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Il papa e il ferroviere Józef Da¸browski (A CURA DI ANGELO BONAGURO E LUCIA DELL’ASTA)

Uno dei responsabili di Solidarnos´c´ negli anni ‘80, amico personale di Giovanni Paolo II ed ex-deputato, ha parlato con noi dei nuovi muri, della cultura della morte che soffoca l’Europa, della collocazione dei cristiani in politica.

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ROFONDO CONOSCITORE degli scritti e del pensiero di Giovanni Paolo II, nonché suo amico dagli anni ‘70, l’ingegner Józef Da¸browski è stato ospite del Meeting di Rimini dell’agosto scorso dove è intervenuto col vescovo Negri sul tema Giovanni Paolo II: quell’uomo afferrato da Cristo1, durante il quale ha parlato dell’amicizia che lo ha legato al nuovo beato e della sua esperienza di uomo di fede messa a dura prova dal regime comunista negli anni ‘80, e dal relativismo oggi. Nato nel 1949, Da¸browski si laurea in ingegneria al politecnico di Varsavia e dal 1972 lavora nelle ferrovie come responsabile della realizzazione dei sistemi informatici. Trasferitosi a Cracovia con la moglie Elz.bieta e su incoraggiamento del cardinal Wojtyła, si impegnano attivamente nel lavoro pastorale

in parrocchia, soprattutto nell’ambito familiare: «Quando ancora non eravamo sposati, nella pastorale accademica della chiesa di Sant’Anna a Varsavia, lavoravamo nel gruppo dei cosiddetti “stracciaioli” che aiutavano le famiglie in difficoltà. Allora ci rendemmo conto dei numerosi problemi e drammi che noi non avevamo sperimentato, per fortuna, nelle nostre famiglie. Dopo il trasferimento a Cracovia, nella parrocchia di Santa Edvige, imparammo a lavorare con le famiglie, e il tempo libero lo dedicavamo ai corsi per fidanzati nell’ambito dell’Accademia Amoris, fondata su iniziativa del cardinal Wojtyła»2, con il quale Józef rimarrà sempre legato anche dopo l’elezione a papa. Dal 1980 Da¸browski è attivo nel sindacato libero Solidarnos´c´: «Naturalmente – ha osservato a 30 anni di distanza – il concetto

1. Video della conferenza disponibile al link: www.meetingrimini.org/?id=991&tipo=-1&ui=cm&find=1_dabrowski_&idm=243. 2. Uczestniczymy w Boz. ej miłos´ci (Partecipiamo dell’amore di Dio), intervista apparsa in «Z´ródlo» n. 3/1999.

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Momenti delle vacanze delle famiglie dei ferrovieri.

di solidarietà non era una novità per la Chiesa, tuttavia allora, grazie al sindacato, il problema della solidarietà fra le persone è diventato un fenomeno globale»3. Durante lo stato di guerra viene internato dal 19 dicembre 1981 al 29 aprile 1982: «Il periodo più difficile, ma che aprì maggiori prospettive, è stato quello dall’agosto 1980 fino al maggio ‘81. La nascita del nostro primo figlio, che avevamo tanto desiderato, ha coinciso infatti con la nascita di Solidarnos´c´. Durante i sette lunghi anni di attesa eravamo impegnati in molte iniziative, abituandoci ad essere sempre insieme ovunque. La funzione di responsabilità che mi ero assunto, come presidente della sezione di Cracovia di Solidarnos´c´, richiedeva invece che facessi viaggi sempre più frequenti e lunghi. Benché entrambi sapessimo che il mio impegno era incompatibile con i problemi familiari del tutto nuovi e sconosciuti, la mia scelta consapevole, nello spirito di sacrificio per amore alla patria, permise di alleviare un po’ la fatica. La situazione ebbe un cambiamento radi-

cale quando, in occasione della proclamazione dello stato di guerra, io fui internato e tutto il peso ricadde sulle spalle di mia moglie… La polizia cercò di sfruttare la situazione per indurmi a firmare una dichiarazione di lealtà al regime, ma devo ringraziare l’eroismo di mia moglie, che non solo riuscì dopo lunghe ricerche a trovare il posto dov’ero rinchiuso, ma rinunciò anche a vedermi per permettermi di partecipare alla messa, e per tutto il periodo mi sostenne assicurandomi che con l’aiuto della famiglia e degli amici ce l’avrebbe fatta»4. Dopo il 1989 è nominato presidente della sezione nazionale del sindacato ferrovieri di Solidarnos´c´, e dal ’97 al 2001 è deputato nelle liste del raggruppamento «Azione elettorale Solidarnos´c´». Dal ‘96 è presidente dell’Associazione cattolica dei ferrovieri polacchi, istituita nel 1994 con approvazione ecclesiastica del primate Glemp. «Non c’è dubbio che l’idea di creare questa associazione – scrive in un editoriale per la rivista dei ferrovieri – fu un modo per cercare

3. «Zwrotnica» n. 31/2010. 4. Ibidem.

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Da¸browski al nostro stand. In alto, con la famiglia; a destra, con Giovanni Paolo II.

di rispondere, anche nell’ambiente dei ferrovieri, all’invito a realizzare il compito indicato dal papa all’inizio del suo pontificato… La storia della nostra associazione non è certo una storia di santi, bensì di persone consapevoli di aver intrapreso la via verso la santità… »5. «La nostra associazione ha come scopo principale la cura delle famiglie dei ferrovieri: l’invito del papa, “non abbiate paura di rendere testimonianza. Non abbiate paura della santità… Esigetelo da voi stessi, anche se altri non dovessero esigerlo da voi!”, espresso durante il suo viaggio in Polonia nel ‘97, ci richiama alla formazione continua»6. L’associazione è molto attenta a proporre momenti di vita in comune tra le famiglie

dei ferrovieri, come vacanze, pellegrinaggi, ritiri spirituali, durante i quali viene sempre sottolineata l’importanza della famiglia: «È necessaria la consapevolezza che il matrimonio è una vocazione e una via alla santità. Da qui deriva la necessità dello sviluppo comune – e non del duello! – verso una maturità ancor più piena, sotto ogni profilo. Molto importante è anche disporre di una buona guida spirituale che abbia il senso della responsabilità, così come di un ambito dove si possa trovare appoggio nei momenti difficili – naturalmente sto parlando di un ambiente di persone che desiderano formare la propria vita secondo il Vangelo»7. In visita allo stand di Russia Cristiana, gli abbiamo posto alcune domande.

5. «Zwrotnica» n. 30/2009. 6. «Z´ródlo» cit. 7. Ibidem.

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Quest’anno è l’anniversario della costruzione del Muro di Berlino. La caduta del comunismo ha creato un vuoto culturale in Europa Centrale. Come è stato avvertito in Polonia e come si è cercato di colmarlo? e parliamo della caduta del Muro, dobbiamo ricordare che la Polonia è sempre stata in un certo modo protetta dall’alto: grazie ai nostri vescovi, grazie al primate Wyszyn´ski, grazie al cardinal Wojtyła, abbiamo salvato quello che c’era di più prezioso nella nostra vita: la fede. Questa non l’abbiamo persa mai. E la caduta del Muro ci ha aiutato a diffondere questa nostra esperienza cristiana in tutta Europa, perché prima avevamo difficoltà ad uscire e a testimoniare. Certo, il Muro di pietra e cemento è caduto, ma purtroppo ne è sorto uno nuovo, secondo me più pericoloso, quello che comincia a dividere l’Europa tra ricchi e poveri, tra coloro che possono sviluppare la propria economia e quelli che sono in coda. Ecco, credo che su questo non ci sia solidarietà all’interno della comunità europea, a cui anche la Polonia appartiene. Il Muro di Berlino era un segno fisico di separazione, avevamo coscienza che esisteva qualcosa che ci separava. Adesso non si parla di queste barriere moderne. Il mondo, soprattutto l’Europa, si è rivolto verso la morte, è questo che ci preoccupa per il futuro. Io sono già maturo, tra pochi anni arriverò alla vecchiaia, e guardando a quello che si sviluppa in Olanda e in altri paesi, non sono sicuro che la mia vita finirà in modo naturale… Ci sono tante preoccupazioni, però la fede mi aiuta a guardare con un certo ottimismo al futuro, perché sono convinto che Dio troverà una soluzione: l’uomo resta sempre uomo, è un grande peccatore, ma anche quando cade, Dio gli dà una mano e lo rialza. Così anche ora, con tutti gli avvenimenti legati a quel drammatico incidente dell’aprile 2010, che ha provocato la morte del nostro presidente e praticamente di tutta

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la sua squadra politica, Dio ci manda dei segni e ci vuole aprire gli occhi e dirigere il nostro sguardo verso qualcosa che è più importante. Come dicevo ieri, durante la mia testimonianza, i nostri politici e tutti noi dobbiamo stare di più in ginocchio davanti al Santissimo per cercare le soluzioni giuste per il bene comune, del popolo polacco e di tutta l’Europa. Non dobbiamo chiuderci solo tra l’Oder e il Bug, dentro i nostri confini: dobbiamo guardare lontano, nel mondo dove ci sono tante persecuzioni contro i nostri fratelli cristiani. La globalizzazione, cui la caduta del Muro ha aperto la strada, costituisce un pericolo soprattutto per i giovani, che crescono inconsapevoli di ciò che li ha preceduti… ortunatamente la Chiesa polacca ha conservato bene la nostra memoria storica, perciò con l’appoggio della Chiesa e con l’appoggio di coloro che sono consapevoli dell’importanza della nostra storia, possiamo far volgere lo sguardo dei giovani verso i valori del passato, che ci aiuteranno a trovare le soluzioni giuste per il futuro. Io non ho la preoccupazione o la paura che la gioventù perderà le sue radici, il suo collegamento con il nostro passato, perché è contro la natura di un polacco, che è legato fortemente alla sua patria.

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Quindi non vede affievolirsi la fede nei giovani? asta guardare cosa è successo durante l’ultima estate, quando più di 100mila giovani hanno deciso di partecipare al pellegrinaggio a Cze¸stochowa: non è banale. Aggiungo, ed è un esempio ancora più impressionante, che c’è un gruppo di bambini e adolescenti – saranno anche loro più di 100mila –, che ogni giorno recitano il rosario per salvare la Polonia, per trovare una soluzione giusta per la nostra nazione. Queste non sono cose di poco conto, Dio le vede.

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Perciò in questo io personalmente ripongo speranza, e la certezza forte che siamo stati affidati tante volte dal santo padre alla nostra Madonna di Cze¸stochowa, alla nostra Regina della Polonia. Non è possibile che nostra Madre ci abbandoni alle forze del male. In base alla sua esperienza personale, è ancora valida l’idea di un partito cattolico oppure ritiene che sia più efficace la «dispersione» dei credenti all’interno della società? o sentito una volta la proposta di un cardinale italiano di creare un nuovo partito cattolico. Io non sono molto convinto di questa soluzione, perché la storia della Democrazia Cristiana in Italia non ci dà tanti motivi di ottimismo: l’uomo è sempre uomo, anche se ha l’etichetta di cattolico. Purtroppo la politica offre tante tentazioni, per questo ieri ho sottolineato che per salvarla dobbiamo metterci in ginocchio. I cattolici devono svegliarsi per due motivi: perché la politica non è una cosa fuori dalla realtà quotidiana, e ci tocca praticamente in tutto, e poi – come ha detto Giovanni Paolo II – oggi la nostra assenza nell’arena pubblica è un peccato mortale, non possiamo lasciare il nostro futuro in mano a coloro che secondo le parole del papa rappresentano «strutture del male ben organizzate». E questo non è un problema nuovo, perché i papi precedenti molto spesso hanno criticato i cristiani pigri e disorientati, troppo chiusi rispetto alla responsabilità verso il bene comune che ci è stato affidato. Dobbiamo convertirci tutti e, con l’aiuto del Signore, trovare una soluzione che possa cambiare il modo di fare politica. Oggi i partiti decidono autonomamente chi inserire nelle proprie liste, così i cattolici sono praticamente estromessi, perciò o si riesce veramente a creare un movimento, un partito, una rappresentanza forte dei cattolici, come quello che abbiamo creato più di trent’anni fa con il movimento di Soli-

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darnos´c´, o ci perderemo tutti. Come siete riusciti a superare l’odio? Era un’esperienza comune a tutti paesi dell’ex-blocco orientale o dell’ex-Unione Sovietica, dove dominava la società dell’odio. Voi invece siete riusciti a rompere le regole del gioco. uesta capacità proviene solo dal Padre Nostro. Se veramente vogliamo recitare il Padre Nostro in modo serio e responsabile, non ci può essere l’odio, perché quando chiediamo a Dio il perdono, e aggiungiamo «come noi li rimettiamo ai nostri debitori», vuole dire che se io non voglio perdonare al mio fratello, non posso chiedere al buon Dio di perdonare le mie colpe. Questa è una riflessione fondamentale. Un esempio eclatante di quel che intendo dire è l’episodio del 1965 quando, alla fine del Concilio Vaticano II, il nostro primate cardinal Wyszyn´ski, assieme al cardinal Wojtyła, prepararono una lettera ai vescovi tedeschi diffusa in occasione dell’anniversario del Millennio dal battesimo della Polonia, in cui inserirono questa frase: «Vi perdoniamo e chiediamo perdono».

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…Fece molto scalpore, all’epoca. comunisti avevano intrapreso una battaglia enorme contro il nostro episcopato, ma quel gesto colpì al cuore il comunismo, che ha questa regola fondamentale: non dimentichiamo e non perdoneremo mai. Occorre far di tutto per non avallare questa filosofia dell’odio, per far capire che senza perdono non possiamo essere veramente cristiani, altrimenti ogni preghiera, ogni partecipazione alla messa non fa che prepararci un posto all’inferno! E non è una mia interpretazione, è Wojtyła ad averci spiegato il Padre Nostro in questo modo.

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Dabrowski - Il papa e il ferroviere