Issuu on Google+

LA POLITICA DEVE LIBERARSI DALL’ETERNO PRESENTE

I

l cosiddetto “finismo” è un tentativo di battere nuove strade, di costruire una nuova cultura che funga da bussola ideale per l’azione degli uomini di governo. E che restituisca alla politica italiana respiro strategico e visione. DI ALESSANDRO CAMPI

Parlare di una “destra normale”, come spesso si fa sui giornali quando si discute di Fini e del cosiddetto “finismo”, sta a significare che ve ne sia una “anormale”, eccentrica e contronatura. Ma quale parametro consente di stabilire l’anomalia o l’eccezione rispetto alla norma di un fenomeno politico o di un movimento di idee? Parlare di una “destra democratica”, che è l’altra formula spesso utilizzata, sta a indicare che ne esista una “antidemocratica”, pericolosa e da mettere al bando. Ma esiste davvero una mi-

naccia autoritaria o peggio fascista nell’attuale panorama politico italiano? Esiste, è vero, è una destra definita dagli studiosi e dagli osservatori “populista”, ma il populismo, oltre ad essere un termine tra i più vaghi del linguaggio politico, non è sempre da considerare una patologia o un pericolo, dal momento che esiste nella storia una tradizione consolidata di “populismo democratico”. Si potrebbe dunque parlare, più banalmente, di una “destra nuova”, ma in questo caso si fatica a capire quale sia quella “vecchia” dalla


INTRODUZIONE Alessandro Campi


4

quale si intende prendere le di- necessario quando si ha a che fare stanze. Tutto ciò che appartiene con un leader politico, che quasi al passato è inutilizzatile e tutto per definizione tende ad avere ciò che appare inedito è davvero con le idee un rapporto strumentale e/o occasionale, ci si è chiesti originale e interessante? Taluni aggettivi, sebbene divenu- quanto esse fossero congruenti ti d’uso comune, rischiano in ef- con la sua biografia e con la sua fetti di essere fuorvianti e poco formazione, avvenuta per intero chiarificatori, quando si vuole ca- all’interno del Movimento sociale pire ciò che sta accadendo all’in- italiano e dunque – per parlare terno del Popolo della libertà e chiaro – del neofascismo. Superapiù in generale nella politica ita- to anche questo scoglio, una volta liana. Conviene perciò lasciarsi preso atto che ogni cambiamenalle spalle certe trappole politiche to, anche il più radicale, nasce e lessicali, il cui utilizzo nel di- sempre da una qualche lontana battito politico-giornalistico pe- radice, e dopo aver comunque dimostrato che la raltro non è mai storia politicodel tutto innocen- Superato l’esame ideologica della te, per andare al destra italiana è cuore del proble- della buona fede, ci si stata assai più ma che abbiamo è chiesti se il finismo complessa e torsotto gli occhi e mentata di come che questo fascico- fosse compatibile con spesso è stata raplo di Charta minu- l’attuale centrodestra presentata da una ta vorrebbe illusommaria storiografia, ci si è infistrare in modo organico. C’è una novità, indubbiamente, ne domandati quanto il nuovo nella attuale scena politica, che si corso finiano fosse utile e compariassume nelle posizioni – inno- tibile con la sua collocazione povative per alcuni, sin troppo ere- litica nel campo dell’odierno centiche per altri – assunte nel corso trodestra, plasmato e dominato degli ultimi due-tre anni da dal cosiddetto “berlusconismo” e Gianfranco Fini su tutta una serie quindi da uno stile d’azione, da di materie, che vanno dall’immi- un sistema di pensiero e da un grazione alla bioetica, dai diritti modo di intendere la politica ascivili alla cittadinanza, dalla lai- solutamente unici e peculiari, cità all’ecologia. Inizialmente ci senza possibili paragoni nel consi è chiesti, sul filo di una legitti- testo europeo. ma diffidenza, quanto esse fossero Le idee di Fini – si è infine sosteautentiche e frutto di una elabo- nuto – saranno pure sincere e per razione consapevole e non invece ciò stesso apprezzabili; le sue popure improvvisazioni dettate da sizioni saranno senz’altro innovaragioni tattiche e prosaiche. Su- tive e frutto di una rinnovata elaperato l’esame della buona fede e borazione, il che non vuol dire dell’onestà intellettuale, sempre che siano per forza inedite o peg-


INTRODUZIONE Alessandro Campi

gio forzatamente eccentriche; i ni si è fatto negli ultimi tempi suoi convincimenti, se analizzati interprete e testimone politico con attenzione, saranno senz’altro vengono per l’appunto snocciolain linea con certe antiche sugge- te e specificate per grandi capitostioni ed esperienze, di cui nel li. Con l’intenzione primaria di campo stesso della destra si è nel far comprendere un dato essenfrattempo persa la memoria; ma ziale. Che tutto ciò che sinora è non c’è forse il rischio, considera- stato presentato nella discussione ti i caratteri e i tratti distintivi pubblica, molto spesso, alla streassunti nel frattempo dalla destra gua di inutili provocazioni o di italiana appunto sotto la spinta di strappi avventati, finalizzati per Berlusconi, che tali idee e convin- di più a chissà quale recondita ficimenti risultino sgradevoli e in- nalità politica, in realtà risponde comprensibili anche a coloro cui ad una necessità storica obiettiva, in prima battuta dovrebbero esse- che dovrebbe essere ampiamente re rivolti? Non c’è forse il rischio condivisa anche da chi quelle posizioni non condiche si tratti, nel cavide e non apprezs o d i F i n i , d i Il nuovo corso finiano za: restituire alla un’avventura intelpolitica italiana lettuale interessan- risponde all’esigenza te quanto si vuole di restituire alla politica un minimo di respiro strategico e ma priva di codi visione. Una strutto politico, un minimo di respiro politica finita da destinata a non la- strategico e di visione un quindicennio sciare traccia o peggio a produrre solo confusione nel pantano di una sorda lotta per nel suo stesso campo? Che credi- il potere condotta a colpi di scobilità (e che futuro) può avere un muniche e utilizzando mezzi soleader che, secondo certe ricostru- vente impropri, una politica senzioni, sembra voler sfuggire al za più idee, che si compiace di proprio passato, non riesce a par- presentarsi pragmatica e fattiva, lare ai suoi potenziali elettori, ma che in realtà ha dimostrato in vuole apparire originale a tutti i tutti questi anni di essere immocosti, ha lo sguardo tutto rivolto bile, autoreferenziale e sempre al futuro e finisce così per non più distante dai problemi reali preoccuparsi di ciò che accade dei cittadini. Vasto e ambizioso programma, sotto i suoi occhi? Domande tutte legittime, anche non c’è dubbio, ma solo prendense magari espresse in molte occa- do alla lettera un tale obiettivo, e sioni in modo sin troppo malizio- solo entrando nel merito dei conso e opportunistico, che chiedono tenuti, si potranno comprendere dunque una risposta articolata. meglio il senso e il significato di Appunto quella che il lettore tro- certe riflessioni e proposte, al verà – così si spera – in queste pa- dunque assai meno eccentriche ed gine. Dove le posizioni di cui Fi- estemporanee di quanto si sia

5


6

detto in questi mesi, tra polemiche e incomprensioni di ogni tipo. Chi avrà la pazienza di scorrere le pagine seguenti noterà, ad esempio, che molte delle tesi avanzate e sviluppate nei diversi contributi, tesi che in Italia ci si ostina a considerare del tutto incongruenti con i caratteri propri di una destra che pure si vorrebbe popolare, riformatrice e liberale, sono in realtà merce corrente nel resto d’Europa, dalla Francia di Sarkozy alla Gran Bretagna di Cameron. La verità, assai semplice, è che nel giro di appena tre lustri il mondo è profondamente cambiato. Sono emerse nuove sfide e nuovi problemi. E ovunque la politica – a destra come a sinistra – ha cerca-

to di adeguarsi, nel pensiero e nella prassi, a queste trasformazioni, ha cercato di modificare il suo linguaggio, le sue chiavi di lettura del mondo reale e i suoi comportamenti istituzionali. Noi italiani, invece, siamo stati troppo impegnati a regolari vecchi conti, a cercare di riprenderci dal trauma di un sistema politico andato traumaticamente in mille pezzi trascinando con sé ogni cosa: partiti, tradizioni politiche, appartenenze ideologiche, minime regole di civiltà politica. Mentre nel mondo tutto cambiava, l’Italia – in particolare l’Italia politica – è rimasta ferma, come prigioniera di un eterno presente, nell’attesa di una trasformazione, addirittura di una “rivoluzione”,


INTRODUZIONE Alessandro Campi

tante volte annunciata ma mai realizzatasi. Sino a scoprirsi, dopo un quindicennio di convulsioni, un paese senza più un passato al quale richiamarsi (un passato rimosso da alcuni, rivendicato strumentalmente da altri) e senza un’idea plausibile del suo futuro, divenuto per ciò motivo di apprensione e fonte di paura. In questo quadro, il cosiddetto “finismo” è solo un tentativo – per carità, modesto e discutibile, precario e forse nemmeno troppo ardito – di cercare di battere nuove strade, recuperando per quanto possibile il tempo sinora perduto. Il che significa, tra le altre cose, proporre un rapporto per quanto possibile nuovamente fruttuoso tra cultura e politica, vista l’impossibilità di ridurre quest’ultima a pura gestione dell’ordinario o a semplice tecnica amministrativa; farsi carico delle questioni e dei problemi a loro volta inediti o non previsti che la politica si è trovata dinnanzi in questi anni (basti pensare all’immigrazione o al problema ambientale); riformulare in una chiave differente, all’altezza dei tempi e dei cambiamenti nel frattempo intervenuti nella sfera sociale e nella sensibilità collettiva, temi antichi e sempre ricorrenti (come conciliare il senso di appartenenza ad una comunità politica, quello che una volta si definiva patriottismo, con una nuova idea della cittadinanza, aperta e inclusiva? Come modulare i rapporti tra la sfera politica-statuale e la dimensione religiosa salvaguardando la laicità e neutralità

delle istituzioni? Come favorire meccanismi di partecipazione alla vita democratica dopo la crisi irreversibile dei partiti di massa?). Ciò significa, in estrema sintesi, ambire a costruire una nuova cultura politica, che da un lato possa prendere il posto delle antiche e fallimentari ideologie, senza ovviamente riproporne il carattere schematico e la pretesa di interpretare il movimento della storia in modo fatalistico e meccanico, e dall’altro fungere da bussola ideale per l’azione degli uomini di governo, altrimenti condannati ad un pragmatismo privo di respiro. Un simile compito, con l’aria che tira oggi in Italia, un misto pericoloso di rassegnazione e cinismo, potrà anche risultare pretenzioso, ma di certo non può essere considerato inutile o inopportuno. Rappresenta piuttosto una sfida, che non tocca soltanto la destra italiana nella sua attuale configurazione, ma la politica nel suo complesso, che senza idee e passioni, senza la capacità di aprirsi al futuro e di rielaborare criticamente il passato, è semplicemente condannata all’impotenza.

L’Autore ALESSANDRO CAMPI Direttore scientifico della fondazione Farefuturo, è professore associato di Storia delle dottrine politiche all’Università di Perugia. Tra i suoi libri, L’ombra lunga di Napoleone. Da Mussolini a Berlusconi (2007) e La destra in cammino. Da Alleanza nazionale al Popolo della libertà (2008).

7


La politica deve liberarsi dall'eterno presente