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EDITORIALE DI ADOLFO URSO

Presidente

Gianfranco FINI

fini@ farefuturofondazione.it

Segretario generale

Adolfo URSO

www.farefuturofondazione.it

Dalla parte degli animali

Farefuturo è una fondazione di cultura politica, studi e analisi sociali che si pone l’obiettivo di promuovere la cultura delle libertà e dei valori dell’Occidente e far emergere una nuova classe dirigente adeguata a governare le sfide della modernità e della globalizzazione. Essa intende accrescere la consapevolezza del patrimonio comune, di cultura, arte, storia e ambiente, con una visione dinamica dell’identità nazionale, dello sviluppo sostenibile e dei nuovi diritti civili, sociali e ambientali e, in tal senso, sviluppare la cultura della responsabilità e del merito a ogni livello. Farefuturo si propone di fornire strumenti e analisi culturali alle forze del centrodestra italiano in una logica bipolare al fine di rafforzare la democrazia dell’alternanza, nel quadro di una visione europea, mediterranea e occidentale. Essa intende operare in sinergia con le altre analoghe fondazioni internazionali, per rafforzare la comune idea d’Europa, contribuire al suo processo di integrazione, affermare una nuova e vitale visione dell’Occidente. La Fondazione opera in Roma, Palazzo Serlupi Crescenzi, via del Seminario 113. Èun’organizzazione aperta al contributo di tutti e si avvale dell’opera tecnico-scientifica e dell’esperienza sociale e professionale del Comitato promotore e del Comitato scientifico. Il Comitato dei benemeriti e l’Albo dei sostenitori sono composti da coloro che ne finanziano l’attività con donazioni private.

Segretario amministrativo

Pierluigi SCIBETTA

scibetta@farefuturofondazione.it

Consiglio di fondazione Alessandro CAMPI, Rosario CANCILA, Mario CIAMPI, Emilio CREMONA, Ferruccio FERRANTI, Gianfranco FINI, Giancarlo LANNA, Vittorio MASSONE, Angelo MELLONE, Daniela MEMMO D’AMELIO, Giancarlo ONGIS, Pietro PICCINETTI, Pierluigi SCIBETTA, Adolfo URSO

Direttore Mario CIAMPI

campi@farefuturofondazione.it

ciampi@farefuturofondazione.it

Direttore editoriale Angelo MELLONE

Direttore relazioni internazionali Federico Eichberg

mellone@farefuturofondazione.it

eichberg@farefuturofondazione.it

Segreteria organizzativa fondazione Farefuturo Via del Seminario 113, 00186 Roma - tel. 06 40044130 - fax 06 40044132 info@farefuturofondazione.it

www.farefuturofondazione.it

Nuova serie Anno IV- Numero 4 - luglio/agosto 2010

Direttore scientifico Alessandro CAMPI

Poste italiane S.p.a. - Spedizione in abbonamento postale - 70% /Roma/Aut. N° 140/2009

urso@ farefuturofondazione.it

dalla parte degli animali Bimestrale della Fondazione Farefuturo Nuova serie anno IV - n. 4 - luglio/agosto 2010 - Euro 12 Direttore Adolfo Urso

Avatar a destra L’indagine che in parte pubblichiamo e che ha fornito lo spunto per questo fascicolo di Charta serve a sfatare un luogo comune secondo il quale la protezione e la tutela degli animali siano appannaggio della sinistra, mentre alla destra toccherebbe il ruolo di sponsor dei cacciatori. Noi non ne siamo mai stati convinti, così come non abbiamo mai condiviso la tesi secondo la quale l’ambiente fosse una prerogativa della sinistra, tanto più se contrapposto allo sviluppo. La nuova destra in Europa e negli Stati Uniti, da Cameron a Reinfeldt, da Sarkozy a Schwarzenegger, dimostra che in realtà una sana e coerente politica ecologista può essere declinata da destra e per giunta coniugata con lo sviluppo. Anzi, una nuova e coerente politica dello sviluppo può fondarsi solo su una diversa e centrale politica “verde” che innervi di sé il sistema produttivo e sociale attivando una crescita qualitativa che si fondi sulla razionalizzazione e quindi sul risparmio e nel contempo sul rinnovo delle risorse naturali. Non esistono temi di destra o di sinistra ma soluzioni e proposte che si adeguano nello spazio e nel tempo e che danno risposte alle esigenze che maturano. Anzi, la destra dovrebbe farsi carico più della sinistra proprio dei temi e delle esigenze che si proiettano nel tempo e nello spazio, in un progetto che per sua natura deve superare la tendenza fondamentalmente egoista di Non esistono temi chi guarda solo al proprio tempo e al prodi destra o di sinistra prio spazio. Presentismo e localismo sono ma soluzioni e proposte due perversioni egoiste dell’individualismo alle nuove esigenze contro le quali deve misurarsi chiunque privilegi la cultura della responsabilità che ovviamente non può sottrarsi al problema dell’eredità. Quale è il mondo che abbiamo trovato e quello che vogliamo lasciare ai nostri figli e nipoti. Qual è l’eredità che abbiamo avuto e come possiamo incrementarla a beneficio di chi verrà dopo. Non possiamo vivere e sprecare solo il nostro tempo, consumando e sprecando il nostro spazio. Il presentismo è l’esasperazione dell’oggi, secondo il quale noi ci arroghiamo il diritto di beneficiare oggi quel che altri pagheranno domani. A noi tutti i benefici, ad altri dopo di noi, tutti i costi. Il localismo non è da meno e porta alla perversione del nimby (non nel mio giardino), che poi significa: non mi interessa quel che accade fuori purché non accada da me; nel mio giardino solo i benefici, nell’altrui tutti i costi. La politica ambientale appartiene per sua natura a chiunque voglia guardare oltre il proprio orizzonte nei due limiti dello spazio e del tempo e costruire quindi un progetto e una metodologia che si faccia carico della responsabilità complessiva, tanto più in un mondo che non ha più barriere, e certamente non ne ha più per quanto riguarda la difesa dell’ambiente e lo sviluppo


SOMMARIO

APPUNTAMENTI

NUOVA SERIE ANNO IV - NUMERO 4 - LUGLIO/AGOSTO 2010

A CURA DI BRUNO TIOZZO w w w. f a r e f u t u r of o n d a zi o n e . i t

Dalla parte degli animali

R OMA

I paradigmi della politica internazionale Mercoledì 7 luglio

Avatar a destra ADOLFO URSO - EDITORIALE

Storia di un amore che non ha ideologie - 104 ADRIANO SCIANCA

Presso la sede della fondazione Farefuturo, in via del Seminario 113, alle ore 18, si terrà la presentazione del volume Mondo caos di Roberto Menotti. Oltre

Semplicemente una battaglia di civiltà - 2 BARBARA MENNITTI

Faccia a faccia nelle pagine di un libro - 112 CECILIA MORETTI

Perché sono vegetariano - 10 UMBERTO VERONESI

Ama il prossimo tuo come te stesso... (anche se è animale) - 120 PIETRO URSO

Verso una nuova normativa del rapporto uomo-animale - 18 FIORELLA RUBINO CECCACCI

Da Ra alle vacche sacre, la divinità nell’animale - 128 DOMENICO NASO

L’uomo, pessimo custode del creato - 24 LUIGI LORENZETTI

Aspettando la svolta animalista - 134 INTERVISTA a CARLO RIPA DI MEANA di Silvia Grassi

Quello “sport” che l’Italia non vuole - 32 SUSANNA BLÄTTLER Siamo tutti parte di una grande famiglia - 42 INTERVISTA a GIORGIO CELLI di Federico Brusadelli

all’autore interverranno Lucio Caracciolo, direttore di Limes, Carlo Stagnaro dell’Istituto Bruno Leoni e Franco Venturini del Corriere della Sera. Modererà Federico Eichberg.

Costruire nuove classi dirigenti

Lav, in prima linea da oltre trent’anni - 60 GIANLUCA FELICETTI

Italiani, maestri di pace - 154 INTERVISTA a FRANCO ANGIONI di Giampiero Ricci

dalla fondazione Glocus, si terrà il seminario dal ti-

Vivisezione: non è un male necessario - 67 MICHELA KUAN

Francia: il paese dell’integrazione - 164 GIUSEPPE MANCINI

Ma l’uomo è centrale nel “sistema ambiente” - 72 FERNANDO FERRARA

Canada, fra Corona e Québec - 174 RODOLFO BASTIANELLI

tolo Le tecnologie per il cambiamento 1.

R OMA

L’importanza di tutelare la biodiversità

LONDRA An Event on Electoral Reform. Un cocktail nel giardino della sede londinese del Parlamento europeo per parlare di una possibile riforma elettorale nel Regno Unito. Tra i relatori Edward McMillan-Scott, Vice presidente del Parlamento europeo. Organizza Bright blue, associazione riformatrice vicina al Partito conservatore. Mercoledì 21 luglio

Ottobre In data da definirsi, si terrà un incontro organizzato

CADENABBIA

dalla fondazione Farefuturo, in collaborazione con

Das vereinte Deutschland im geeinten Europa. «La Germania riunificata nell’Europa unita», giornate di studio della Konrad Adenauer stiftung nella villa italiana dell’ex Cancelliere, sui principali temi della politica in Germania e in Europa. Domenica 1 – giovedì 5 agosto

il Wwf Italia, sull’importanza della biodiversità e

Una Onlus a difesa di chi non ha voce - 98 INTERVISTA a LICIA COLÒ di Domenico Naso

Expecting to Change the World. Approfondimento dell’American enterprise institute sugli obiettivi del millennio. Lunedì 19 luglio

Presso Villa Tuscolana, nell’ambito del ciclo di seminari per amministratori locali L’innovazione nei

MINUTA

Il tempo dell’armonia - 88 TIZIANA LANZA

Economics and Markets: A Program for Journalists. Un seminario di formazione del Fraser institute sull’economia di mercato, rivolto ai giornalisti. Lunedì 30 agosto – giovedì 2 settembre

STRUMENTI Il sondaggio: Le opinioni degli italiani sulla caccia - 142

territori, organizzati dalla fondazione Farefuturo e

Più umani degli uomini - 82 INTERVISTA a RITA DALLA CHIESA di Pietro Urso

VANCOUVER

Bringing America Home: How America Lost Her Way and How We Can Find Our Way Back. Presentazione presso la Heritage foundation del libro «Bringing America Home» di Tom Pauken, già Presidente dei Repubblicani nel Texas. L’autore spiega come la destra americana debba ritrovare l’eredità di Ronald Reagan dopo lo smarrimento ideologico dell’amministrazione Bush. Giovedì 15 luglio

WASHINGTON

FRASCATI (ROMA )

Venerdì 9 e sabato 10 luglio

Wwf: siamo la nuova arca di Noé - 50 ISABELLA PRATESI

Un mare di tesori, tra eccellenze e problemi - 74 TESSA GELISIO

WASHINGTON

sulle misure necessarie per la sua tutela. Interverrà Gianfranco Fini, presidente della fondazione Fare-

futuro.

PITTSBURGH Does Social Justice Require Socialism? Padre Joseph Sirico, Presidente dell’Acton institute, difende il concetto di una politica di giustizia sociale al di fuori l’ideologia socialista. Mercoledì 15 settembre

BUDAPEST Ein Summer University. L’incontro annuale dell’European ideas network, la rete delle fondazioni politiche legate al Partito popolare europeo. Giovedì 16 – sabato 18 settembre

Direttore Adolfo Urso urso@farefuturofondazione.it Caporedattore responsabile Barbara Mennitti mennitti@chartaminuta.it Collaboratori: Roberto Alfatti Appetiti, Rodolfo Bastianelli, Federico Brusadelli, Stefano Caliciuri, Rosalinda Cappello, Diletta Cherra, Silvia Grassi, Giuseppe Mancini, Alessandro Marrone, Pierluigi mennitti, Cecilia Moretti, Domenico Naso, Giuseppe Pennisi, Bruno Tiozzo, Pietro Urso. Direzione e redazione Via del Seminario, 113 - 00186 Roma Tel. 06/97996400 - Fax 06/97996430 E-mail: redazione@chartaminuta.it direttorecharta@gmail.com

Segreteria di redazione redazione@chartaminuta.it Grafica ed impaginazione Giuseppe Proia

ABU DHABI Europa und die Golfregion: gemeinsame Herausforderungen und Perspektiven. Il Presidente della Konrad Adenauer stiftung, Hans-Gert Pöttering, interviene a un convegno sui rapporti tra l’Unione europea e l’area del Golfo persico. Lunedì 20 settembre

ANKARA Principles for a Free Society. Seminario congiunto della Jarl Hjalmarson stiftelsen svedese e il thinktank turco Liberal düşünce topluluğu sui principi alla base della società liberaldemocratica. Mercoledì 22 – venerdì 24 settembre

Editrice Charta s.r.l. Abbonamento annuale € 60, sostenitore da € 200 Versamento su c.c. bancario , Iban IT88X0300205066000400800776 intestato a Editrice Charta s.r.l. C.c. postale n. 73270258 Registrazione Tribunale di Roma N. 419/06

Amministratore unico Gianmaria Sparma

Segreteria amministrativa Silvia Rossi Tipografia Tipografica-Artigiana s.r.l. - Roma Ufficio abbonamenti Domenico Sacco

www.chartaminuta.it


SOMMARIO

APPUNTAMENTI

NUOVA SERIE ANNO IV - NUMERO 4 - LUGLIO/AGOSTO 2010

A CURA DI BRUNO TIOZZO w w w. f a r e f u t u r of o n d a zi o n e . i t

Dalla parte degli animali

R OMA

I paradigmi della politica internazionale Mercoledì 7 luglio

Avatar a destra ADOLFO URSO - EDITORIALE

Storia di un amore che non ha ideologie - 104 ADRIANO SCIANCA

Presso la sede della fondazione Farefuturo, in via del Seminario 113, alle ore 18, si terrà la presentazione del volume Mondo caos di Roberto Menotti. Oltre

Semplicemente una battaglia di civiltà - 2 BARBARA MENNITTI

Faccia a faccia nelle pagine di un libro - 112 CECILIA MORETTI

Perché sono vegetariano - 10 UMBERTO VERONESI

Ama il prossimo tuo come te stesso... (anche se è animale) - 120 PIETRO URSO

Verso una nuova normativa del rapporto uomo-animale - 18 FIORELLA RUBINO CECCACCI

Da Ra alle vacche sacre, la divinità nell’animale - 128 DOMENICO NASO

L’uomo, pessimo custode del creato - 24 LUIGI LORENZETTI

Aspettando la svolta animalista - 134 INTERVISTA a CARLO RIPA DI MEANA di Silvia Grassi

Quello “sport” che l’Italia non vuole - 32 SUSANNA BLÄTTLER Siamo tutti parte di una grande famiglia - 42 INTERVISTA a GIORGIO CELLI di Federico Brusadelli

all’autore interverranno Lucio Caracciolo, direttore di Limes, Carlo Stagnaro dell’Istituto Bruno Leoni e Franco Venturini del Corriere della Sera. Modererà Federico Eichberg.

Costruire nuove classi dirigenti

Lav, in prima linea da oltre trent’anni - 60 GIANLUCA FELICETTI

Italiani, maestri di pace - 154 INTERVISTA a FRANCO ANGIONI di Giampiero Ricci

dalla fondazione Glocus, si terrà il seminario dal ti-

Vivisezione: non è un male necessario - 67 MICHELA KUAN

Francia: il paese dell’integrazione - 164 GIUSEPPE MANCINI

Ma l’uomo è centrale nel “sistema ambiente” - 72 FERNANDO FERRARA

Canada, fra Corona e Québec - 174 RODOLFO BASTIANELLI

tolo Le tecnologie per il cambiamento 1.

R OMA

L’importanza di tutelare la biodiversità

LONDRA An Event on Electoral Reform. Un cocktail nel giardino della sede londinese del Parlamento europeo per parlare di una possibile riforma elettorale nel Regno Unito. Tra i relatori Edward McMillan-Scott, Vice presidente del Parlamento europeo. Organizza Bright blue, associazione riformatrice vicina al Partito conservatore. Mercoledì 21 luglio

Ottobre In data da definirsi, si terrà un incontro organizzato

CADENABBIA

dalla fondazione Farefuturo, in collaborazione con

Das vereinte Deutschland im geeinten Europa. «La Germania riunificata nell’Europa unita», giornate di studio della Konrad Adenauer stiftung nella villa italiana dell’ex Cancelliere, sui principali temi della politica in Germania e in Europa. Domenica 1 – giovedì 5 agosto

il Wwf Italia, sull’importanza della biodiversità e

Una Onlus a difesa di chi non ha voce - 98 INTERVISTA a LICIA COLÒ di Domenico Naso

Expecting to Change the World. Approfondimento dell’American enterprise institute sugli obiettivi del millennio. Lunedì 19 luglio

Presso Villa Tuscolana, nell’ambito del ciclo di seminari per amministratori locali L’innovazione nei

MINUTA

Il tempo dell’armonia - 88 TIZIANA LANZA

Economics and Markets: A Program for Journalists. Un seminario di formazione del Fraser institute sull’economia di mercato, rivolto ai giornalisti. Lunedì 30 agosto – giovedì 2 settembre

STRUMENTI Il sondaggio: Le opinioni degli italiani sulla caccia - 142

territori, organizzati dalla fondazione Farefuturo e

Più umani degli uomini - 82 INTERVISTA a RITA DALLA CHIESA di Pietro Urso

VANCOUVER

Bringing America Home: How America Lost Her Way and How We Can Find Our Way Back. Presentazione presso la Heritage foundation del libro «Bringing America Home» di Tom Pauken, già Presidente dei Repubblicani nel Texas. L’autore spiega come la destra americana debba ritrovare l’eredità di Ronald Reagan dopo lo smarrimento ideologico dell’amministrazione Bush. Giovedì 15 luglio

WASHINGTON

FRASCATI (ROMA )

Venerdì 9 e sabato 10 luglio

Wwf: siamo la nuova arca di Noé - 50 ISABELLA PRATESI

Un mare di tesori, tra eccellenze e problemi - 74 TESSA GELISIO

WASHINGTON

sulle misure necessarie per la sua tutela. Interverrà Gianfranco Fini, presidente della fondazione Fare-

futuro.

PITTSBURGH Does Social Justice Require Socialism? Padre Joseph Sirico, Presidente dell’Acton institute, difende il concetto di una politica di giustizia sociale al di fuori l’ideologia socialista. Mercoledì 15 settembre

BUDAPEST Ein Summer University. L’incontro annuale dell’European ideas network, la rete delle fondazioni politiche legate al Partito popolare europeo. Giovedì 16 – sabato 18 settembre

Direttore Adolfo Urso urso@farefuturofondazione.it Caporedattore responsabile Barbara Mennitti mennitti@chartaminuta.it Collaboratori: Roberto Alfatti Appetiti, Rodolfo Bastianelli, Federico Brusadelli, Stefano Caliciuri, Rosalinda Cappello, Diletta Cherra, Silvia Grassi, Giuseppe Mancini, Alessandro Marrone, Pierluigi mennitti, Cecilia Moretti, Domenico Naso, Giuseppe Pennisi, Bruno Tiozzo, Pietro Urso. Direzione e redazione Via del Seminario, 113 - 00186 Roma Tel. 06/97996400 - Fax 06/97996430 E-mail: redazione@chartaminuta.it direttorecharta@gmail.com

Segreteria di redazione redazione@chartaminuta.it Grafica ed impaginazione Giuseppe Proia

ABU DHABI Europa und die Golfregion: gemeinsame Herausforderungen und Perspektiven. Il Presidente della Konrad Adenauer stiftung, Hans-Gert Pöttering, interviene a un convegno sui rapporti tra l’Unione europea e l’area del Golfo persico. Lunedì 20 settembre

ANKARA Principles for a Free Society. Seminario congiunto della Jarl Hjalmarson stiftelsen svedese e il thinktank turco Liberal düşünce topluluğu sui principi alla base della società liberaldemocratica. Mercoledì 22 – venerdì 24 settembre

Editrice Charta s.r.l. Abbonamento annuale € 60, sostenitore da € 200 Versamento su c.c. bancario , Iban IT88X0300205066000400800776 intestato a Editrice Charta s.r.l. C.c. postale n. 73270258 Registrazione Tribunale di Roma N. 419/06

Amministratore unico Gianmaria Sparma

Segreteria amministrativa Silvia Rossi Tipografia Tipografica-Artigiana s.r.l. - Roma Ufficio abbonamenti Domenico Sacco

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EDITORIALE DI ADOLFO URSO

Presidente

Gianfranco FINI

fini@ farefuturofondazione.it

Segretario generale

Adolfo URSO

www.farefuturofondazione.it

Dalla parte degli animali

Farefuturo è una fondazione di cultura politica, studi e analisi sociali che si pone l’obiettivo di promuovere la cultura delle libertà e dei valori dell’Occidente e far emergere una nuova classe dirigente adeguata a governare le sfide della modernità e della globalizzazione. Essa intende accrescere la consapevolezza del patrimonio comune, di cultura, arte, storia e ambiente, con una visione dinamica dell’identità nazionale, dello sviluppo sostenibile e dei nuovi diritti civili, sociali e ambientali e, in tal senso, sviluppare la cultura della responsabilità e del merito a ogni livello. Farefuturo si propone di fornire strumenti e analisi culturali alle forze del centrodestra italiano in una logica bipolare al fine di rafforzare la democrazia dell’alternanza, nel quadro di una visione europea, mediterranea e occidentale. Essa intende operare in sinergia con le altre analoghe fondazioni internazionali, per rafforzare la comune idea d’Europa, contribuire al suo processo di integrazione, affermare una nuova e vitale visione dell’Occidente. La Fondazione opera in Roma, Palazzo Serlupi Crescenzi, via del Seminario 113. Èun’organizzazione aperta al contributo di tutti e si avvale dell’opera tecnico-scientifica e dell’esperienza sociale e professionale del Comitato promotore e del Comitato scientifico. Il Comitato dei benemeriti e l’Albo dei sostenitori sono composti da coloro che ne finanziano l’attività con donazioni private.

Segretario amministrativo

Pierluigi SCIBETTA

scibetta@farefuturofondazione.it

Consiglio di fondazione Alessandro CAMPI, Rosario CANCILA, Mario CIAMPI, Emilio CREMONA, Ferruccio FERRANTI, Gianfranco FINI, Giancarlo LANNA, Vittorio MASSONE, Angelo MELLONE, Daniela MEMMO D’AMELIO, Giancarlo ONGIS, Pietro PICCINETTI, Pierluigi SCIBETTA, Adolfo URSO

Direttore Mario CIAMPI

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Direttore editoriale Angelo MELLONE

Direttore relazioni internazionali Federico Eichberg

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eichberg@farefuturofondazione.it

Segreteria organizzativa fondazione Farefuturo Via del Seminario 113, 00186 Roma - tel. 06 40044130 - fax 06 40044132 info@farefuturofondazione.it

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Nuova serie Anno IV- Numero 4 - luglio/agosto 2010

Direttore scientifico Alessandro CAMPI

Poste italiane S.p.a. - Spedizione in abbonamento postale - 70% /Roma/Aut. N° 140/2009

urso@ farefuturofondazione.it

dalla parte degli animali Bimestrale della Fondazione Farefuturo Nuova serie anno IV - n. 4 - luglio/agosto 2010 - Euro 12 Direttore Adolfo Urso

Avatar a destra L’indagine che in parte pubblichiamo e che ha fornito lo spunto per questo fascicolo di Charta serve a sfatare un luogo comune secondo il quale la protezione e la tutela degli animali siano appannaggio della sinistra, mentre alla destra toccherebbe il ruolo di sponsor dei cacciatori. Noi non ne siamo mai stati convinti, così come non abbiamo mai condiviso la tesi secondo la quale l’ambiente fosse una prerogativa della sinistra, tanto più se contrapposto allo sviluppo. La nuova destra in Europa e negli Stati Uniti, da Cameron a Reinfeldt, da Sarkozy a Schwarzenegger, dimostra che in realtà una sana e coerente politica ecologista può essere declinata da destra e per giunta coniugata con lo sviluppo. Anzi, una nuova e coerente politica dello sviluppo può fondarsi solo su una diversa e centrale politica “verde” che innervi di sé il sistema produttivo e sociale attivando una crescita qualitativa che si fondi sulla razionalizzazione e quindi sul risparmio e nel contempo sul rinnovo delle risorse naturali. Non esistono temi di destra o di sinistra ma soluzioni e proposte che si adeguano nello spazio e nel tempo e che danno risposte alle esigenze che maturano. Anzi, la destra dovrebbe farsi carico più della sinistra proprio dei temi e delle esigenze che si proiettano nel tempo e nello spazio, in un progetto che per sua natura deve superare la tendenza fondamentalmente egoista di Non esistono temi chi guarda solo al proprio tempo e al prodi destra o di sinistra prio spazio. Presentismo e localismo sono ma soluzioni e proposte due perversioni egoiste dell’individualismo alle nuove esigenze contro le quali deve misurarsi chiunque privilegi la cultura della responsabilità che ovviamente non può sottrarsi al problema dell’eredità. Quale è il mondo che abbiamo trovato e quello che vogliamo lasciare ai nostri figli e nipoti. Qual è l’eredità che abbiamo avuto e come possiamo incrementarla a beneficio di chi verrà dopo. Non possiamo vivere e sprecare solo il nostro tempo, consumando e sprecando il nostro spazio. Il presentismo è l’esasperazione dell’oggi, secondo il quale noi ci arroghiamo il diritto di beneficiare oggi quel che altri pagheranno domani. A noi tutti i benefici, ad altri dopo di noi, tutti i costi. Il localismo non è da meno e porta alla perversione del nimby (non nel mio giardino), che poi significa: non mi interessa quel che accade fuori purché non accada da me; nel mio giardino solo i benefici, nell’altrui tutti i costi. La politica ambientale appartiene per sua natura a chiunque voglia guardare oltre il proprio orizzonte nei due limiti dello spazio e del tempo e costruire quindi un progetto e una metodologia che si faccia carico della responsabilità complessiva, tanto più in un mondo che non ha più barriere, e certamente non ne ha più per quanto riguarda la difesa dell’ambiente e lo sviluppo


sostenibile, e non solo per quanto riguarda il buco dell’ozono e quindi l’emissione di CO2, ma anche per quanto riguarda le grandi tematiche dell’energia e dello sfruttamento delle materie prime, a cominciare dall’acqua, la risorsa fondamentale che più mancherà nei prossimi anni, e delle specie, di tutte le specie che rischiano l’estinzione: la biodiversità è una ricchezza che va preservata, la vera profonda energia dell’umanità. In questo contesto, senz’altro, emerge con forza che la nuova sfida Gli elettori di destra dei diritti è proprio la tutela e la protezione sono più favorevoli degli animali e quindi di una natura che l’uoalla tutela e protezione mo ha il dovere di valorizzare proprio per medegli animali glio utilizzare. Il sondaggio ci dice in sostanza che gli elettori del centrodestra sono più favorevoli alla tutela e la protezione degli animali di quelli di sinistra. In particolare il 45 per cento (sinistra 37, media 41) ritiene che «gli animali sono in grado di provare affetto, gioia e dolore e non è mai giusto fare loro alcun tipo di violenza», mentre il 51 per cento ammette la violenza solo in ambiti ristrettissimi, «in situazioni di necessità, come l’alimentazione». E per quanto riguarda la caccia la netta maggioranza, il 47 per cento, ritiene che sia «un’inutile crudeltà, andrebbe vietata» e un 28 per cento che «dev’essere ridotta istituendo regole più rigide» a fronte di appena un 3 per cento che chiede invece regole meno rigide per la caccia (a sinistra ancor meno: solo il 2 per cento gli ultras cacciatori). Non è quindi vero che a destra siano cacciatori e a sinistra animalisti. È vero semmai che il rispetto per gli animali (e in generale per la natura, e quindi per l’ambiente) sia un bene sempre più diffuso, a partire dalla destra. Certo, anche noi siamo pensiamo che una buona parte dei cacciatori siano anche ambientalisti convinti e sensibili alla tutela degli animali, anche se ci sembra fuorviante e un po’ talvolta giustificazionista la tesi di coloro che sostengono che chi ama la caccia è spesso anche il migliore difensore dell’ambiente e della fauna. In ogni caso, ci sembra giunto il momento di annoverare tra i nuovi diritti anche quelli di chi non li reclaÈ giunto il momento ma. Il film Avatar non è solo una bella e di annoverare tra i nuovi funzionale allegoria cinematografica che diritti anche quelli unisce un messaggio apparentemente antico di chi non li reclama con una tecnologia d’avanguardia: è anche e soprattutto una affascinante e fondata allegoria sulla nostra condizione contemporanea in cui finalmente appare evidente l’intreccio tra il tempo e lo spazio e la stretta interdipendenza tra ogni forma di vita, e non solo tra gli uomini che comunque è già qualcosa per vincere presentismo e localismo. La Natura non sarà Ejwa, ma comunque non è un bene che può essere sottratto al beneficio universale, tanto più da una generazione che si arroga il diritto di decidere per tutte le altre. La flora e la fauna sono sempre più nelle nostre mani, la ricerca scientifica e la tecnologia ce lo consentono: ciò richiama maggiore e non minore responsabilità.

1


ANIMALISMO Barbara Mennitti

Diritti degli animali

Semplicemente una battaglia di civiltà Ci sono temi che non sono di destra né di sinistra. Come la lotta per i diritti degli animali, che appartiene a chiunque creda che la vita sia sempre un bene che merita attenzione e che il dolore gratuito debba essere risparmiato a qualunque essere sia in grado di provarlo. Auspicando che presto l’uomo la smetta di sentirsi “altro” dal mondo che lo accoglie. DI BARBARA MENNITTI 3

«La bontà umana, in tutta la sua purezza e libertà, può venir fuori solo quando è rivolta verso chi non ha nessun potere. La vera prova morale dell’umanità, quella fondamentale, è rappresentata dall’atteggiamento verso chi è sottoposto al suo dominio: gli animali. E sul rispetto nei confronti degli animali, l’umanità ha combinato una catastrofe, un disastro così grave che tutti gli altri ne scaturiscono». (Milan Kundera) Al tempo dell’antica Grecia, la culla della civiltà classica, gli spartani si liberavano dei nuovi nati giudicati in qualche modo non in buona salute, quelli che oggi definiamo “diversamente abili”, gettandoli dalla rupe Tarpea. Per molti secoli è stato ritenuto del tutto normale strappare violentemente dalle loro terre

uomini, donne e bambini di pelle nera per farne degli schiavi a migliaia di chilometri di distanza dal loro mondo. Gli Stati Uniti, uno degli ultimi paesi ad abolire la schiavitù nel 1863 e solo in seguito ad una sanguinosa guerra civile, sono oggi retti da un presidente dalla pelle nera, Barak Obama. Solo due esempi per spiegare perché affrontiamo questo numero sull’animalismo con un certo grado di ottimismo, confidando nel fatto che il genere umano, tutto sommato, viva davvero una continua, seppure lenta, evoluzione di conoscenza e sensibilità. Che lo porta a tagliare sempre nuovi traguardi di “umanità”. Solo qualche anno fa dedicare un intero fascicolo di un bimestrale come il nostro, per di più politicamente


ABBANDONO

Un reato che non ha scusanti

4

Abbandonare un animale domestico, significa condannarlo a morte certa. Perché nessun animale abituato all’ambiente familiare sarà in grado di cavarsela da solo. Eppure, secondo i dati forniti dalla Lav, la Lega antivivisezione, ogni anno nel nostro paese vengono abbandonati 135mila animali domestici, per l’esattezza 90mila gatti e 45mila cani. Una cifra pazzesca se si pensa a tutte le campagne che ogni estate vengono lanciate per sensibilizzare i proprietari e al fatto che abbandonare gli animali è un reato penale. La legge 189 del 2004 che modifica l’art. 727 del Codice penale, stabilisce che «chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è

punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro». Non solo. Come ricorda il ministero della Salute sul suo sito, i cani abbandonati o randagi causano un gran numero di incidenti stradali che quasi sempre costano la vita a loro e spesso a chi si trova nell’auto. Quindi chi abbandona un cane potrebbe rendersi colpevole, oltre che del reato di abbandono, anche di omicidio colposo. Eppure godersi le vacanze senza che ne facciano le spese i 40 milioni di animali domestici che vivono nelle case degli italiani, diventa sempre più facile. Oltre ai vecchi metodi “fai-da-te”, lo scambio di cortesie con i vicini o con gli amici, esistono ormai dog e cat sitter professionali che richiedono compensi abbastanza abbordabili e un gran numero di pensioni specializzate per gatti e cani. Ma non bisogna per forza lasciarli a casa. Aumentano, infatti, le strutture alberghiere e le spiagge che accolgono anche clienti a quattro zampe. La rete è uno strumento prezioso: il sito del ministero della Salute ha un’intera sezione da consultare e facendo una breve ricerca si troveranno alberghi, campeggi, b&b, spiagge, ristoranti e pub che ammettono animali. Utile, infine, la guida del Touring Club Italiano Viaggiare in Italia con cane e gatto, che offre una serie di itinerari nel verde e mappe autostradali con aree attrezzate per gli animali e i consigli di veterinario e avvocato in caso di emergenza.


ANIMALISMO Barbara Mennitti

riconducibile al centrodestra, ai battaglia di chiunque la voglia diritti degli animali sarebbe stato combattere. impensabile. Oggi, fortunata- Per noi si tratta innanzi tutto di mente, determinate battaglie non una battaglia per il rispetto della sono più – se mai lo sono davvero vita, che dovrebbe essere sempre state, poi – appannaggio di una un bene primario, anche quando sola area politica, non sono, per prende la forma quadrupede e arintenderci, di destra o di sinistra. ticola suoni a noi difficilmente Sono semplicemente battaglie di comprensibili. Una battaglia per civiltà che scaturiscono da sensi- il rispetto dell’alterità, della belbilità trasversali, che sempre più lezza di altre forme, di altre spesso e volentieri prescindono espressioni e di altre armonie e di dall’appartenenza politica. Prova quella natura che deve il suo ne è un recente sondaggio con- equilibrio meraviglioso proprio dotto dall’Ipsos nelle 13 regioni alla diversità. L’uomo, dall’alto che si sono recate alle urne nel dell’ultimo gradino della scala evolutiva, potrebmarzo scorso, combe dimostrare missionato da En- Quella per i diritti quella pietas verso pa, Lav, Legamgli esseri più deb i e n t e , L i p u e degli animali è e deve boli, auspicata da Wwf. Senza ad- essere la battaglia Milan Kundera dentrarci ad esaminella frase che abnare le risposte di chiunque la voglia biamo scelto per specifiche, perché combattere aprire questo artialtri lo faranno in questo fascicolo, riportiamo un colo. Molto più spesso, invece, ha unico dato, sorprendente solo per scelto il ruolo di padre-padrone, chi sulla questione non si è mai se non di vero e proprio despota e soffermato. L’89% degli intervi- devastatore, del regno degli anistati vorrebbe che i candidati alle mali, supportato anche – almeno elezioni regionali proponessero nella nostra cultura – dalla Bibregole per aumentare le tutele per bia che, nella Genesi, gli affida il gli animali e la natura: si tratta dominium terrae, prontamente indel 93% degli elettori di Pdl e terpretato come facoltà di fare Lega e dell’87% di quelli di Pd e del creato quello che gli pare e Idv. A sgomberare definitiva- piace. «Ma – argomenta don Luimente il campo dal frusto (e tal- gi Lorenzetti – si tratta di un dovolta strumentale) equivoco, ci minio per “custodire” e “coltivasono gli interventi che abbiamo re”. In altre parole l’essere umaraccolto su questo tema: politici, no, uomo e donna, non è padrone studiosi, religiosi, operatori, ma amministratore, e quello che giornalisti. Di destra, di sinistra, si richiede all’amministratore è di nessuna parte politica. A di- come minimo di non sperperare, mostrare che quella per i diritti distruggere il patrimonio ricevudegli animali è e deve essere la to. (…) Di certo, l’essere umano

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non si è rivelato buon ammini- pensiamo agli allevamenti intenstratore, ma pessimo padrone». È sivi, che definirli lager è riduttiinfatti curioso come si riesca a ri- vo, dove gli animali sono immoferire il discorso di amore univer- bilizzati in gabbie, privati della sale contenuto soprattutto nei facoltà di muoversi, di relazionarVangeli solo agli uomini, senza si, di vivere qualsiasi cosa possa estenderlo a tutte le creature vi- essere definita vita, tenuti all’inventi e in grado di provare soffe- grasso fino al momento di andare renza, che meritano la misericor- al macello. Detto per inciso, gli allevamenti intensivi, sostiene dia dei forti. E di misericordia e di rispetto nei Jonathan Safran Foer nel suo Se confronti degli animali ce n’è an- niente importa recentemente pubcora davvero poca. Se pensiamo a blicato da Guanda, sono anche la quanti animali sono ancora trat- prima causa del riscaldamento tati come mera merce; se pensia- terrestre e una delle cause princimo a come vengono allevati e uc- pali dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua e della cisi gli animali da deforestazione. E, pelliccia, e per Siamo così certi scrive Umberto quale scopo poi; se Veronesi su questo pensiamo a quanti di essere gli unici numero, ha un imanimali sono tor- esseri viventi patto disastroso turati (e questo è sulle disuguaglianl’unico termine la cui vita abbia ze alimentari: «Se appropriato) nei un valore? nel mondo ci sono laboratori per condurre ricerche mediche che poi si 800 milioni di persone che sofrivelano inutili, ma anche per frono la fame è perché gran parte produrre creme e cosmetici che del terreno coltivabile viene dediforse consentiranno di attenuare cato a farvi nascere foraggio e ciin maniera impercettibile una ru- bo per gli animali da carne». Qui ga; se pensiamo a quanti cani e nessuno vuole sostenere che l’unigatti vengono ancora abbandona- ca alimentazione eticamente acti sulle autostrade, destinandoli a cettabile sia quella vegetariana, morte certa, quando l’allegra fa- ma c’è una bella differenza fra gli migliola va in vacanza, nonostan- allevamenti di una volta, dove te sia sanzionato come reato pe- agli animali è consentito di connale; se pensiamo che c’è ancora durre un’esistenza serena e dignichi pensa che sia un divertimento tosa, e quelli industriali, che sono legittimo vestirsi da Rambo per mere fabbriche di carne. Peccato andare a sparare a creature iner- però che le materie prime siano mi; se pensiamo che esistono an- vive e provino sofferenza. cora spettacoli inutilmente Siamo in grado di fare tutto quecruenti come le corride, nelle sto, ma siamo certi di averne il quali l’attrazione è il maltratta- diritto? Siamo certi di essere gli mento e l’uccisione del toro; se unici esseri viventi la cui vita ab-


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IL LIBRO

Il gatto scettico e il Giappone moderno

Il Novecento è appena iniziato in Giappone, e l’era Meiji sembra avere perfettamente realizzato il suo compito: restituire onore e grandezza al paese facendone una nazione moderna. Il potere feudale dei daimyo è, infatti, un pallido ricordo del passato, così come i giorni della rivolta dei samurai a Satsuma, il tragico canto del cigno degli antichi guerrieri. In questi primi anni del nuovo secolo, l’esercito nipponico contende vittoriosamente alla Russia il dominio nel Continente asiatico. Per il Nero del vetturino, il gatto grasso che spadroneggia nel cortile del condominio in cui si svolge questo romanzo, i frutti dell’epoca moderna non sono per niente malvagi. Il Nero del vetturino ha, infatti, un pelo lucido e un’aria spavalda e robusta impensabili fino a qualche tempo fa per un felino di così umile condizione. Per il gatto protagonista di queste pagine, però, le cose non stanno per niente così. Un’oscura follia, anzi, aleggia nell’aria, nel Giappone all’alba del XX secolo. Il nostro eroe non vive, infatti, a casa di un vetturino ma di un professore

che si atteggia a grande studioso e che, a detta di tutti, lo è davvero. Quando torna a casa, il professore si chiude nello studio fino a sera e ne esce raramente. Di tanto in tanto il gatto, a passi felpati, va a sbirciare e puntualmente lo vede dormire: il colorito giallognolo, la pelle spenta, una bava che gli cola sul libro che tiene davanti a sé. Certo, il luminare a volte non dorme, e allora si cimenta in bizzarre imprese. Compone haiku, scrive prosa inglese infarcita di errori, si esercita maldestramente nel tiro con l’arco, recita canti nō nel gabinetto, tanto che i vicini lo hanno soprannominato il «maestro delle latrine», accoglie esteti con gli occhiali cerchiati d’oro che si dilettano a farsi gioco di tutto e di tutti raccontando ogni genere di panzane, spettegola della vita dissoluta di libertini e debosciati… Insomma, mostra a quale grado di insensatezza può giungere il genere umano in epoca moderna… Pubblicato per la prima volta nel 1905, Io sono un gatto non è soltanto un romanzo raro, che ha per protagonista un gatto, filosofo e scettico, che osserva distaccato un radicale mutamento epocale. È anche uno dei grandi libri della letteratura mondiale, la prima opera che, come ha scritto Claude Bonnefoy, inaugura il grande romanzo giapponese all’occidentale. Io sono un gatto Natsume Soseki Neri Pozza Editore, 2006

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bia un valore? Tanto valore da in- Eppure la vita dell’essere umano fischiarcene del dolore che inflig- su questo pianeta è strettamente giamo alle altre creature anche intrecciata con quella degli altri per scopi del tutto futili? Molto esseri viventi. Da sempre uomo e spesso la discussione sulla legit- animale convivono, si dividono timità dello sfruttamento degli gli spazi, se li contendono anche, animali e sui suoi limiti si arti- si combattono e stringono legacola intorno al loro grado di “in- mi, come parti diverse di un unitelligenza”. Sono in grado di ca- co organismo vivente. L’uomo pire come utilizzare gli utensili? guarda all’animale per conoscere e Imparano dall’esperienza? Ricor- scoprire se stesso e per ritrovare la dano? Insomma, quanto più sco- sua dimensione istintiva, in un priamo similitudini fra loro e certo senso primordiale. «Capita noi, tanto più gli animali cresco- – scrive Amos Oz – che quando si no nella nostra considerazione. A guarda un animale si pensa che parte il fatto che gli studi degli forse lui ricorda qualcosa che le persone hanno dietologi contimenticato». Ed è nuano a dimo- Il rapporto forse proprio per strare che molti questa sensazione animali sono do- con l’animale che il rapporto con tati di “intelli- restituisce l’uomo un animale dà qualgenza” e capacità cosa che nessun leche fino a ieri ad una dimensione game fra esseri umaignoravamo, do- naturale perduta ni può dare, come sa vremmo forse porci il problema di rispettarli chiunque conviva con un cane o anche in quanto diversi da noi. un gatto o qualsiasi altro animale. O per le capacità che hanno e che Perché il rapporto non è mediato noi non abbiamo. Chiunque ab- dalle parole, né dall’aspetto, né da bia vissuto anche per poco con tutte le sovrastrutture che gettano un animale può confermare ciò fumo negli occhi e confondono che solo la malafede o l’ignoran- abitualmente i nostri scambi. za negano: gli animali provano. Non è l’eloquio che importa, ma Provano affetto, gioia, ansia, il suono della tua voce; non sono paura, terrore, gelosia. Provano i tuoi vestiti o la tua avvenenza a dolore come noi e, come noi, fare la differenza, ma i gesti che cercano di fuggirlo. Uno degli compi e come li compi. Il rapesempi più fulgidi dell’umanità, porto e la comunicazione sono, Leonardo Da Vinci, presagiva: per così dire, “primari”, genuini, «Verrà il tempo in cui l’uccisio- in qualche modo anche più veri. ne di un animale sarà considera- Un animale, in particolare il nota alla stessa stregua dell’ucci- stro, sentirà la nostra ansia, il nosione di un uomo». Cinque se- stro nervosismo o la nostra eccicoli dopo, quel tempo non è an- tazione anche se noi cerchiamo di nasconderle. Magari non verrà a cora giunto.


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consolarci, perché anche volere a tutti i costi attribuire agli animali sentimenti umani è un errore; magari ci eviterà invece, ma di certo non riusciremo a nascondergli il nostro stato d’animo. Probabilmente è proprio per questa qualità unica del rapporto con il nostro animale, che ci restituisce in parte ad una dimensione naturale che le nostre vite non ci consentono, che il rapporto uomo-animale sta diventando per molti schizofrenico. Vezzeggiamo oltremisura – e spesso anche oltre il gradimento dell’interessato – i nostri cani e i nostri gatti domestici, li portiamo in giro con i fiocchetti in testa e abitini alla moda (quando magari loro preferirebbero rotolarsi nelle pozzanghere), infliggiamo loro lunghe sedute di toeletta e compriamo inutili giocattoli. Dall’altra parte, però, continuiamo tranquillamente a tollerare che gli altri animali, quelli che non sono nostri, subiscano la sorte descritta nelle righe precedenti. Pensate alle possibilità di un coniglio, ora che sono diventati comuni come animali da compagnia: può succedergli di finire in un negozio di animali e, se è abbastanza fortunato, di passare la vita a scorrazzare in appartamento o in giardino; oppure può essere un coniglio da macello e finire in una vaschetta incellophanata al supermercato; o, ancora, può finire torturato in un laboratorio per lanciare sul mercato, udite udite, un nuovo autoabbronzante. È sempre lo stesso coniglio, ma siamo noi a decidere la sua sorte. Questo

arbitrio totale che ci arroghiamo sul destino delle altre creature terrestri va sicuramente oltre le necessità basilari dell’alimentazione, non ha più niente a che vedere con le leggi della natura, né con niente che sia eticamente comprensibile. Quello che vogliamo auspicare con questo numero di Charta minuta, al di là delle posizioni personali che possono essere più (come quella di chi scrive) o meno estreme, è un nuovo modo di rapportarsi fra l’animale dominante del pianeta e tutti gli altri, sicuri che questo andrà vantaggio non solo delle altre specie, ma soprattutto della nostra. A chi ci accuserà di essere anime belle, esortandoci ad occuparci delle cose importanti, rispondiamo con le parole del Mahatma Gandhi: «La grandezza di una nazione e il suo progresso morale possono essere valutati dal modo in cui vengono trattati i suoi animali». Ma in fondo lui ha solo liberato l’India dal colonialismo senza spargimenti di sangue. Loro sapranno sicuramente fare di meglio.

L’Autore barbara mennitti Direttore responsabile di Charta minuta. Giornalista, è stata direttore del quotidiano online Ideazione.com. Collabora con Ffwebmagazine.

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VEGETARISMO Umberto Veronesi

PERCHÉ SONO VEGETARIANO

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inunciare alla carne è prima di tutto una scelta etica. Ma non solo, perché gli allevamenti intensivi sono fra i maggiori responsabili dell’inquinamento e dello spreco di risorse che potrebbero servire per l’alimentazione umana. DI UMBERTO VERONESI 11

Sulla mia posizione di convinto sostenitore dei diritti degli animali sicuramente molto ha influito la mia infanzia. Sono nato in una cascina lombarda e gli animali sono stati i miei primi amici e compagni di giochi. Non percepivo alcuna scala gerarchica fra gli animali, e dunque i cavalli o i vitelli non erano meno amici miei dei cani o dei gatti. Ho capito in fretta che i mammiferi sono evoluti, intelligenti, ti riconoscono, ti seguono, ti amano, sono nevrotici, sono gelosi. Non possono parlare, ma comunicano con lo sguardo, un movimento della coda o della zampa che può consolare ed esprimere condivisione e solidarietà più di tante parole. Ovviamente gli animali sono diversi fra loro, e la loro capacità di

interloquire con noi umani dipende anche dal tempo che passiamo con loro e dall’affetto che trasmettiamo: una mucca che vive nella stalla non sarà mai comunicativa come un cucciolo di cane che alleviamo in casa come un figlio. Tuttavia non ho mai potuto accettare come la nostra società può considerare normale mangiare un agnellino, ma assolutamente scandaloso mangiare un cucciolo di cane. Chi, come me, ama tutti gli esseri viventi, li vede come parte di un unico disegno biologico, e li rispetta, non fa distinzione fra animali di serie A e di serie B: semplicemente trova assurdo torturarli, ucciderli e ingoiarli. Mangiare carne è «digerire le agonie di altri esseri viventi» diceva Mar-


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guerite Yourcenar. Inoltre sono per dissanguamento (questo è pacifista e mite di natura. Dun- quanto impone la legge sulla que non tollero nessuna forma di macellazione), affinché la sua carviolenza, anche quella perpetrata ne prenda un colorito più chiaro. nei confronti degli animali, che Questo dolore tremendo e inutile non possono difendersi e far va- ha conseguenze disastrose per la vita dell’uomo e del pianeta. Solere le proprie ragioni. Eppure quotidianamente, nel- no vegetariano per amore della l’indifferenza generale, la violen- vita e degli animali, tuttavia mi za viene inferta a tutti gli anima- sto sempre più profondamente li da allevamento. Su 4 miliardi convincendo che la scelta vegetadi capi di bestiame da alleva- riana è anche un atto di responsamento 2 miliardi ogni anno ven- bilità nei confronti della salute gono macellati. Non si può re- propria e degli altri, del rispetto stare insensibili davanti al tratta- dell’ambiente, e di coscienza delmento crudele cui sono sottopo- le disuguaglianze alimentari che fanno sì che metà sti bovini, ovini, del mondo si inpollame, maiali. Quotidianamente, tossichi per il tropSono ormai consipo cibo e l’altra derati “macchine nell’indifferenza metà soffra e muodi trasformazione” generale, la violenza ia per la sua mandi una merce a costo noto (i mangi- si abbatte sugli animali canza. In un mondo che ha fame, il mi) in un’altra (la da allevamento consumo di carne carne) il cui prezzo deve essere remunerativo al costituisce uno spreco economico massimo, detratte le spese di al- enorme, e l’ascoltato economista levamento che devono risultare e sociologo Jeremy Rifkin ne ha contratte al minimo. Questa lo- dato una dimostrazione in cifre: gica di mercato scatena la violen- se nel mondo ci sono 800 milioza totale nei confronti degli ani- ni di persone che soffrono la famali da allevamento, che vengo- me è perché gran parte del terreno letteralmente torturati: im- no coltivabile viene dedicato a mobilizzati per impedire il mo- farvi nascere foraggio e cibo per vimento, ingozzati di cibo e an- gli animali da carne. Ogni anno che percossi crudelmente (come sono destinati a bovini, ovini, succede in Giappone) perché il suini e polli circa 150 milioni di muscolo si spezzi e la carne risul- tonnellate di cereali. Con uno ti più gustosa. Anche la pratica spreco finale enorme, perché se della macellazione è violenza allo facciamo un bilancio tra quanto stato puro e risveglia un senso di nutrimento s’impiega per allevaripugnanza nel vedere come re un animale da carne e quanta l’animale viene inizialmente solo resa se ne ha ai fini dell’alimenstordito per poi essere sgozzato tazione umana, vediamo che il in modo che la morte avvenga conto non torna. È molto più


VEGETARISMO Umberto Veronesi

Personaggi

Non si può mangiare ciò che ha un volto «Non si può mangiare ciò che ha un volto». Così diceva Paul McCartney, voce e basso dei Beatles, il gruppo pop che ha cambiato la musica. Vegetariano. Una frase che, nella sua semplicità disarmante, dice molto più di dotti trattati e disquisizioni filosofiche. Gli animali hanno un volto, hanno occhi che ti guardano, sono riconoscibili, sono come noi. Non si possono mangiare. La pensava allo stesso modo il famoso matematico e filosofo greco Pitagora. Diogene, suo biografo, racconta che pagava i pescatori per rigettare in mare i pesci. Pitagora non faceva differenze: «Gli uomini continueranno ad ammazzarsi fra loro fintantoché massacreranno gli animali. Colui che semina l’uccisione e il dolore non può raccogliere la gioia e l’amore». Vegetariani erano anche il filosofo e poeta Empedocle («È una grande vergogna spargere il sangue e divorare le belle membra di animali ai quali è stata violentemente tolta la vita»), Seneca, Plutarco, che al tema della alimentazione priva di carne dedicò anche un trattato, De esu carnum, e Lucrezio che nel famosissimo De rerum natura si scaglia contro i sacrifici animali. Anche nelle epoche successive molti sono stati i “cervelli illuminati” che praticavano il vegetarismo e difendevano i diritti degli animali. Il filosofo tedesco Immanuel Kant credeva che si potesse «conoscere il cuore di un uomo già dal modo in cui egli tratta le bestie». Il grande scrittore russo Lev Tostoj smise di mangiare carne nel 1885 e si fece promotore del pacifismo vegetariano, convinto che «dall’assassinio degli animali all’assassinio degli uomini il passo è piccolo». Vegetariani erano Lord Byron, Percy Shelley, Mark Twain, Emile Zola, George Bernard Shaw, Isaac Bashevis

Singer e il medico teologo e musicista Albert Schweiter, così come il filosofo Friedrich Nietzsche, il compositore Richard Wagner e lo scrittore Franz Kafka. «Sono vegetariano per ragioni etiche, oltre che salutistiche. Credo che il vegetarismo possa incidere in modo favorevole sul destino dell’umanità», scriveva il fisico Albert Einstein in un momento in cui il destino dell’umanità era sull’orlo dell’abisso (ed è curioso che anche il responsabile di quell’abisso non mangiasse carne). E molti di coloro che hanno toccato con mano quel mostruoso abisso, e che sono riusciti a non venirne ingoiati, hanno fatto una scelta di vita vegetariana, riscontrando insopportabili analogie fra gli allevamenti intensivi e i campi di concentramento nazisti. Questa è la scelta dello scrittore rumeno naturalizzato statunitense Elie Wiesel, sopravvissuto a Buchenwald, di Alex Hershaft, fondatore di Farm, e di Steward David, che scrive parole di fuoco: «Ma non sono forse i macelli, gli allevamenti intensivi e i lanoratori di ricerca, così acuratamente nascosti alla nostra vista, le Auschwitz di oggi? Dolore, violenza e sofferenza sono più accettabili perché inflitti ad animali innocenti che a persone innocenti?». Sempre più persone, nel mondo, pensano di no.

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conveniente impiegare direttamente nell’alimentazione umana un chilo di cereali (può nutrire più persone in un giorno, e non ha sprechi) che impiegarne la stessa quantità per nutrire un animale da macello. Un miliardo e 400 milioni di bovini sono allevati nei 5 continenti e ciascun capo produce 500 litri di metano. Gli allevamenti intensivi producono fino a tre tonnellate di liquami per ogni cittadino, inquinando il sottosuolo, e l’evaporazione dei liquami è tra le cause principali delle piogge acide. L’America meridionale, per fare posto agli allevamenti, distrugge ogni anno una parte della foresta amazzonica grande come l’Austria. Per produrre la stessa quantità di cibo, l’allevamento intensivo consuma 70 volte più acqua della coltivazione e si è calcolato che la dieta di un tipico mangiatore di carne “costa “ all’ambiente 5.400 litri di acqua al giorno. Mangiare carne danneggia non solo l’ambiente ma anche il nostro organismo. Le malattie più gravi della nostra era (cancro, malattie cardiovascolari, diabete, obesità) sono legate ad un consumo eccessivo di grassi di origine animale. Sappiamo ad esempio che il 30% dei tumori è dovuto all’alimentazione troppo ricca di grassi insaturi, quelli di origine animale; alcune forme, come il cancro intestinale, sono direttamente correlate al consumo di carne mentre altre, come il tumore dell’endometrio, sono legate all’obesità. La correlazione fra

IL LIBRO

L’uomo, vegetariano per natura

Già nell’antichità si è posto il problema se gli animali avessero, oltre quella sensitiva, anche l’anima razionale e se fosse legittimo ucciderli per cibarsene. Ma se Aristotele li reputava meri strumenti dell’uomo, la posizione di Plutarco è molto diversa (così come quella di altri grandi della Grecia classica come Pitagora o Teofrasto): come ogni filosofo greco che si rispetti, lascia al lettore la libertà di riflettere, ma due principi sono alla base del suo ragionamento. Innanzitutto, secondo Plutarco, gli animali sono dotati di intelligenza e ragione, pur se in misura minore rispetto agli uomini. L’altro principio, ugualmente importante, è il rifiuto di mangiare carne poiché comporta l’uccisione di un essere vivente e un’offesa alla sua dignità. Unica eccezione possibile: le bestie selvatiche che siano dannose e feroci. Per dimostrare la natura vegetariane dell’uomo, Plutarco utilizza proprio la sua natura fisica: non possediamo becco ricurvo, né artigli affilati, denti aguzzi o viscere in grado di digerire o assimilare carne cruda.

Plutarco Del mangiar carne Adelphi, 2004


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un’alimentazione troppo ricca di mantenerci in salute. Frutta e carne e di grassi animali e tumo- verdura, oltre a contaminarci ri probabilmente esiste solo in molto meno degli altri alimenti, quanto il grasso animale – che in sono scrigni di preziose sostanze sé non è pericoloso – veicola fa- che consentono di neutralizzare cilmente i residui dei pesticidi, gli agenti cancerogeni, di “dierbicidi e fungicidi che si usano luirne” la formazione e di ridurre in agricoltura, il fall-out radioat- la proliferazione delle cellule mativo, il benzopirene che emana late. Gli antiossidanti in particodalle città inquinate. Attraverso lare proteggono l’organismo dai tutti gli alimenti che ingeriamo, radicali liberi, cioè da quelle monoi immettiamo nel nostro orga- lecole che, per la loro instabilità nismo una certa quantità delle chimica, possono alterare la sostanze tossiche solubili disper- struttura delle membrane celluse nell’ambiente. Queste sostanze lari e del materiale genetico. si accumulano più facilmente nel Io sono convinto poi che la carne non sia necessaria tessuto adiposo, al nostro organidove rimangono In un mondo smo; considerando per molto tempo il fatto che in teresponendoci più a che ha fame mini evoluzionilungo ai loro effet- consumare carne stici l’uomo è un ti tossici. Frutta e primate, e che noi verdura sono ali- è un enorme abbiamo mantementi poverissimi spreco economico nuto le caratteridi grassi e ricchi di fibre: queste, agevolando il tran- stiche metaboliche fondamentali sito del cibo ingerito, riducono il dei primati che sono rimasti vetempo di contatto con la parete getariani, comprendiamo come il intestinale degli eventuali agenti nostro corpo sia programmato cancerogeni presenti nella dieta proprio per il consumo di frutta, quotidiana. Non è così per gli verdura e legumi. Una dieta prialimenti di origine animale. va di carne non ci può in alcun Quando ingeriamo una quantità modo indebolire, e lo prova il eccessiva di calorie sottoforma di fatto che un neonato nei primi proteine, grassi e zuccheri, que- mesi quadruplica il peso che aveste vengono convertite in mole- va alla nascita nutrendosi solo di cole di trigliceridi e accumulate latte. La carne non è indispensanel tessuto adiposo come deposi- bile alla nostra alimentazione, ti di riserva. È proprio qui, nel nemmeno durante lo svezzamengrasso corporeo, che più facil- to: le proteine necessarie al nomente si accumulano le sostanze stro organismo, oltre che nella carne e nei cibi di origine animadannose presenti nell’ambiente. Non ci sono dubbi che un’ali- le, si trovano anche in molti vementazione povera di carne e ric- getali, come i legumi. È dunque ca di vegetali sia più adatta a possibile trarre dal mondo vege-

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tale una dieta ricca e variata capace di fornirci vitamine, proteine, zuccheri e grassi vegetali in modo completo e calibrato. Come scienziato ho dovuto anche affrontare il tema delicatissimo della sperimentazione sugli animali. Fortunatamente il movimento animalista, a cui sono sempre stato favorevole, è molto forte nel mondo e ha molti meriti, tra cui quello di aver imposto precisi limiti alla sperimentazione animale e di aver promosso lo sviluppo di metodi di studio (su modelli matematici, su colture cellulari e altri ancora) che oggi sono un punto fermo a livello internazionale. Oggi il lavoro degli scienziati operanti nei migliori centri di biomedica è sottoposto, in Italia come all’estero, al controllo dei comitati etici, presenti in ogni istituzione, la cui raccomandazione dice che «fattore essenziale della ricerca sull’animale è l’assenza di dolore, di angoscia e anche di semplice disagio». Le stesse riviste scientifiche non pubblicano studi che abbiano comportato maltrattamenti di animali. Il rispetto per la vita è una delle grandi conquiste dell’uomo, è un segno di civiltà. E la vita non è solo la “nostra” vita, ma anche quella di tutto ciò che ci circonda. Chi rispetta la vita deve rispettarne ogni forma. Gli animali, soprattutto i mammiferi, hanno un elevato livello di consapevolezza, coscienza, sensibilità e molti di loro hanno la capacità di sviluppare sentimenti. Condividono la nostra biologia e

sono dotati di coscienza e per questo hanno il diritto di non essere uccisi e di essere rispettati. Rispettando gli animali, rispettiamo noi stessi, la natura di cui facciamo parte e, soprattutto, rispettiamo il valore della vita. Per questo, insieme al Michela Brambilla che molto si è impegnata a tutela degli animali e dell’ecosistema nella sua figura istituzionale di ministro del Turismo, la Fondazione che porta il mio nome ha preparato un Manifesto sulla coscienza e i diritti degli animali, che intendiamo promuovere presso la popolazione, e i giovani in particolare, le istituzioni, e ogni luogo che produce e diffonde cultura. Nel Manifesto abbiamo stabilito che «il primo diritto degli animali è il diritto alla vita. Uccidere gli animali per l’alimentazione o per sport è un atto di violenza e un segno di arretratezza morale. Anche gli animali soffrono, e chi per crudeltà, o peggio per divertimento, infligge loro sofferenze, non dovrebbe far parte del mondo civile».

L’Autore umberto veronesi Oncologo, nel 1982 ha fondato la Scuola europea di oncologia. Per vent’anni è stato direttore dell’Istituto nazionale per lo studio e la cura dei tumori di Milano. Nel 2003 è stata istituita la Fondazione Veronesi. è stato ministro della Sanità nel secondo governo Amato. Attualmente è senatore del Partito democratico.


ISTITUZIONI Fiorella Ceccacci Rubino

Legislatori a favore della fauna

Verso una nuova normativa del rapporto uomo-animale L’animalismo rappresenta oggi una grande cultura liberale, volta a estendere alcune conquiste di libertà dell’uomo anche a tutte le altre specie viventi. Per questa grande battaglia culturale e politica lavora il gruppo Pdl diritti degli animali. DI FIORELLA CECCACCI RUBINO

Il primo partito italiano, il Popolo della Libertà, può sottovalutare la questione animalista? Può sottovalutare una questione dalle grandi ricadute culturali, sociali ed economiche? Certamente no! Per questo è nato il gruppo parlamentare Pdl diritti degli animali che si è caratterizzato, nell’arco di questa prima parte di legislatura, per una vigile attività di contrasto contro ogni tentativo di regressione normativa in materia di tutela e benessere degli animali e per interventi legislativi volti a rafforzare il quadro normativo in loro difesa. Quadro che si presenta molto complesso perché, essendo la vita dell’uomo fortemente correlata a quella degli animali, tocca una molteplicità di aspetti molto di-

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versi tra loro. Infatti, parliamo di questione animalista ogni qual volta che per motivi economici, sociali, culturali e ambientali la vita dell’uomo entra in contatto con quella di altri esseri viventi. Al di là della specie, questo contatto occorre renderlo il meno problematico e traumatizzante possibile, sia per l’uomo che per l’animale, e per questo il primo partito italiano ha sviluppato nel tempo una sua politica “animalista”, intesa come quell’insieme di interventi normativi volti a rendere meno traumatizzante questo rapporto nei molteplici contesti in cui questo si sostanzia. Questi possono essere familiari, economico-produttivi, scientifici e naturali, per questo usiamo parlare di animali di affe-


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zione, da reddito e da sperimen- ve della specie umana e che, antazione o di animali sinantropici zi, in certi casi, alcune di esse si o selvatici. Infatti, in base al con- possono riscontrare persino con testo, noi tendiamo a categoriz- maggiore evidenza in individui zare l’essere animale in base al ti- appartenenti ad altre specie». Difatti, la ricerca scientifica, in po di “uso” che ne facciamo. A questo punto però nasce un in- questi anni, è andata oltre spieterrogativo: per quale ragione è gando l’esistenza di un fondanecessario una normativa finaliz- mento emotivo, se non addirittuzata a ridurre l’impatto trauma- ra morale, del comportamento animale. Come spiegare, ad tico di questo rapporto? In realtà, tutta la legislazione esempio, il comportamento delle di “orientamento” animalista scimmie che prima litigano e poi non avrebbe senso se non fosse si riconciliano baciandosi e teper il concetto di trauma ani- nendosi per mano? Oppure che male, perché senza il presuppo- proteggono i conspecifici con handicap o che sto della consapeeducano la prole? volezza della sof- Senza il presupposto Come spiegare gli ferenza animale strani riti funerari non avrebbe sen- della consapevolezza documentati degli so nessuna nor- della sofferenza elefanti? Cosa penmativa specifica animale non avrebbe sare inoltre degli in materia. elefantini che non Il riconoscimento senso fare una norma dimenticano il della dimensione psichica della vita animale è il luogo in cui hanno perso il genivero paradigma ideologico ani- tore, le orche e i delfini che si dimalista e la sua accettazione spongono in cerchio intorno a rappresenta il vero discrimine compagni feriti? Questo per tra l’essere o non essere animali- spingermi lontano verso gli anista. L’animalista, sia che voti mali più esotici, ma che dire deldestra o sinistra, si riconosce le numerose manifestazioni di aftout court con quanto, ad esem- fetto dei nostri amici a quattro pio, è scritto nel Manifesto eu- zampe che abbiamo tutti nelle ropeo per i diritti degli animali nostre case? che ha ispirato la Risoluzione Ormai è consapevolezza non solo europea per i diritti universali scientifica ma anche di senso codegli animali: «L’etologia e la mune che gli animali hanno caneurofisiologia comparata evi- pacità emotiva, di apprendimendenziano che sofferenza, gioia, to e di comunicazione. amore, coscienza di sé, altrui- Ebbene questa consapevolezza smo, comunicatività, capacità di inevitabilmente spinge a rivedere analisi e risoluzione dei proble- tutto il quadro normativo che mi, creatività, eredità culturale negli anni ha regolamentato il non sono caratteristiche esclusi- rapporto uomo-animale, perché


ISTITUZIONI Fiorella Ceccacci Rubino

Parlamento

Trenta pasionari contro la caccia Qualche tempo fa, con un emendamento-blitz, il Parlamento, su proposta della maggioranza, aveva tentato di estendere per legge il periodo di caccia nel nostro paese. Il tentativo aveva provocato subito reazioni e proteste da parte, ovviamente, delle associazioni ambientaliste e animaliste, dell’opposizione e anche di un folto gruppo di deputati Pdl (una trentina) che hanno espresso pubblicamente un forte dissenso, innescando anche una piccola crisi interna al partito di maggioranza. Fiorella Ceccacci Rubino, Flavia Perina, Fiamma Nirenstein e il resto dei dissidenti, si erano opposti alle deroghe proposte, aprendo un dibattito culturale sul rapporto tra centrodestra e caccia. E avevano anche scritto a Berlusconi per protestare: «Non intendiamo legittimare con il nostro voto il cedimento politico di alcuni a una piccola lobby di settore e di 750 mila cacciatori. Né, tanto meno, alla loro volontà di sparare indiscriminatamente tutto l’anno e contro qualsiasi specie animale». Il problema delle deroghe alla stagione venatoria, prima ancora che dal gruppo ribelle, era stato posto dall’Europa, che più volte aveva criticato il nostro paese per la troppa accondiscendenza nei confronti della lobby dei cacciatori. Accon-

discendenza che peraltro non ha basi elettorali né di opinione, se è vero che la stragrande maggioranza degli italiani di caccia non vorrebbe nemmeno sentirne parlare. I trenta pasionari, seppure in minoranza, erano riusciti almeno a raggiungere un compromesso, a stemperare le richieste dei parlamentari pro-caccia e a tutelare il patrimonio faunistico italiano (che già non è poi così tutelato...). Piccoli segnali di cambiamenti culturali, insomma, con la convizione che la caccia, nell’Italia del 2010, non è per niente amata. Lo dicono i sondaggi, lo dice il pubblico sentire, lo dice il buonsenso. Lo hanno fatto capire i trenta ribelli, parlamentari del Pdl provenienti da esperienze politiche diverse, ma che hanno comunque in comune una spiccata sensibilità che definire animalista è riduttivo: Fiorella Ceccacci Rubino, Gabriella Giammanco, Barbara Mannucci, Giuliano Cazzola, Benedetto Della Vedova, Fabio Granata, Paola Frassinetti, Manuela Repetti, Enrico La Loggia, Michaela Biancofiore, Margherita Boniver, Flavia Perina, Gennaro Malgieri, Fiamma Nirenstein, Pietro Lunardi, Francesco Paolo Sisto, Lucio Stanca, Salvatore Torrisi, Annagrazia Calabria, Maurizio Iappicca, Gianni Mancuso, Roberto Tortoli, Elvira Savino, Gabriella Carlucci, Elena Centemero, Santo Versace, Basilio Catanoso e Paola Pelino e Adolfo Urso.

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questo paradigma, suffragato ampiamente dalla ricerca scientifica, pone tutta una serie di interrogativi completamente nuovi di natura filosofica, religiosa e giuridica. In sintesi: l’idea che un animale sia capace di provare emozioni, quindi di provare gioia e/o sofferenza, e di dare vita a comportamenti intraspecifici complessi, azzarderei “sociali”, implica di conseguenza il riconoscimento della loro specificità e, quindi, del loro diritto ad una vita etologicamente rispondente. A questo punto la normativa non può non avanzare (pensiamo a titolo esemplificativo alle condizioni degli zoo, alla pratica della vivisezione, alle procedure di allevamento dell’industria zootecnica e a tutti quei luoghi di detenzione degli animali) e di conseguenza il primo partito italiano non può non tenerne conto. A solo titolo di esempio, secondo una recente indagine Ipsos, il 64% del nostro elettorato, ossia di coloro che dichiarano di votare Pdl, è contrario alla caccia contro un solo 9 % di favorevoli e un 27% di astenuti. Ma in termini più generali: quanti delle 9 milioni di famiglie che possiedono un animale d’affezione, sono elettori del Pdl? Quanti di quel 5% di popolazione vegetariana, tre milioni di individui, e le stime parlano di una loro costante crescita (addirittura 30 milioni nel 2050), sono elettori del Pdl? In entrambi i casi, certamente non pochi. Per questo motivo ho ritenuto

IL LIBRO

Tutti i segreti del mondo animale

Lo sapete che un albatros può volare senza sosta per dieci anni? E che i topi cantano mentre fanno sesso, mentre le pulci vanno avanti per tre ore? Che le oche, a dispetto della fama di stupidità, dimostrano sensibilità e intelligenza, che molte specie scelgono un compagno per la vita e alla morte dell’amato si comportano come noi: starnazzano addolorate, smettono di mangiare, si trascinano ingobbite anche per mesi. Sapete che il drago di Komodo, un lucertolone lungo tre metri e ch può pesare fino a 130 chili, è l’unico animale terrestre capace di partogenesi? Questo libro comprende queste e molte altre storie straordinare su animali più o meno familiari. Non un testo di consultazione, nè un pamphlet sui diritti degli animali, piuttosto «un serraglio, un safari in poltrona». Alla fine del quale, però, è impossibile non sentire che gli animali «meritano il nostro rispetto». Il libro dell’ignoranza sugli animali John Lloyd e John Mitchinson Einaudi, 2010


ISTITUZIONI Fiorella Ceccacci Rubino

importante che il primo partito italiano si dotasse di una specifica consulta tematica in materia, ed è quello che come gruppo parlamentare diritti degli animali intendiamo fare. Siamo il primo gruppo parlamentare ad avere una componente animalista al proprio interno, composta da oltre cinquanta parlamentari oltre ad autorevoli esponenti del governo. Chiaramente il lavoro che abbiamo di fronte è molto impegnativo, non poche resistenze e pregiudizi incontriamo sulla nostra strada, ma abbiamo la consapevolezza che, al nostro interno, un salto culturale verso una rivendicazione identitaria è stato ampiamente compiuto. L’animalismo non rappresenta più una dimensione culturale minoritaria di frange estremiste legate a formazioni politiche di estrema sinistra – fautrici di visioni antisistemiche e antagoniste alle democrazie liberali e al loro modello socio-economico, poiché lo sfruttamento animale veniva visto come parte di un complessivo sfruttamento delle risorse umane ed ambientali operate da una cinica e brutale economia di mercato tutta centrata sull’accumulazione del capitale – ma una grande cultura liberale volta a voler estendere alcune conquiste di libertà dell’uomo anche a tutte le altre specie viventi che hanno il diritto di poter vivere come Madre Natura le ha fatte. Quindi una liberazione animale non ristretta in un’astratta ed

utopica visione di cambiamento delle strutture economiche delle società ma in un’ottica antropologica, ossia di cambiamento culturale dell’ancestrale rapporto uomo-animale. Siamo consapevoli di avere di fronte una grande battaglia culturale e politica ma noi del gruppo parlamentare Pdl diritti degli animali abbiamo tutte le intenzioni di combatterla.

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L’Autore fiorella ceccacci rubino Deputato del Pdl, portavoce gruppo Pdl diritti degli animali.


CHIESA E ANIMALI Luigi Lorenzetti

Ripensare la teologia della creazione

L’uomo, pessimo custode del creato La cultura animalista rappresenta una salutare provocazione per i cristiani, che devono interrogarsi sul disegno del Creatore e sull’universo. Sperando in una conversione collettiva a nuovi modelli etici. DI LUIGI LORENZETTI

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Con la scienza e la filosofia, la teologia cristiana può e deve dare un contributo per una nuova cultura animalista, che è il presupposto per un corretto comportamento umano con gli animali e per modificarne altri che passano per razionali, normali e legittimi, ma che in realtà sono irrazionali e indegni. La questione animale ed ecologica è un ambito dove è possibile e doveroso il dialogo e il confronto tra visioni culturali e religiose diverse, ma anche la condivisione e l’impegno comune per iniziative concrete per promuovere la causa animale. Questa breve relazione tocca due cambiamenti del pensiero cristiano cattolico: il primo riguarda la concezione o l’idea della creazione; il secondo considera alcune questioni particolari.

Una rinnovata concezione della creazione

La nuova cultura animalista ed ecologista è stata (ed è) una salutare provocazione per i cristiani (come singoli e come comunità di appartenenza), a ripensare la teologia della creazione e a interrogarsi su quale è il disegno del Creatore sull’universo (o altrimenti detto, creato, natura, cosmo, pianeta-terra) e su quanto contiene. Alcune affermazioni fondamentali sono teoricamente acquisite: 1. L’universo e quanto esiste (realtà inanimata e animata) dice relazione al Creatore (visione teocentrica), prima che all’essere umano. E questo resta vero anche nella visione evoluzionista dell’universo. 2. L’universo e quanto esiste dice riferimento anche all’essere uma-


LA STORIA

E gli animali vanno a messa...

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Monsignor Canciani, il parroco di San Giovanni dei Fiorentini, nel cuore di Roma, che aveva aperto le porte della sua chiesa agli animali, è scomparso nel 2007. Eppure ancora oggi, gli animali possono assistere alla messa. Canciani, fine biblista, aveva fatto della difesa degli animali uno dei temi centrali della sua attività. In fondo, già Paolo VI aveva detto che anche gli animali vanno in Paradiso e, recentemente, anche Benedetto XVI aveva confermato una teoria di Canciani: Gesù, in quanto molto vicino agli Esseni, probabilmente era vegetariano. A San Giovanni dei Fiorentini, gli animali sono ancora i benvenuti. E loro, grati, dimostrano un contegno inaspettato durante la liturgia. Non siamo gli unici a sperare nella vita eterna, a quanto pare.

no al quale viene dato dal Creatore il “dominium terrae” (cf. Genesi 1, 28). Ma si tratta di un dominio (signoria) per “custodire” e “coltivare”. In altre parole, l’essere umano, uomo e donna, non è padrone ma amministratore, e quello che si richiede all’amministratore è, come minimo, di non sperperare, distruggere il patrimonio ricevuto, ma appunto di custodirlo e possibilmente accrescerlo. Di certo, l’essere umano non si è rivelato buon amministratore, ma pessimo padrone. La dignità propria dell’essere umano – egli stesso parte della creazione – non annulla né minimizza la dignità specifica delle creature non umane. 3. Il futuro promesso, nel disegno di Dio, riguarda solo l’essere umano e la comunità degli umani o anche l’universo e tutte le sue creature? Come intendere l’annuncio cristiano della trasformazione del cosmo nell’ultimo giorno? Per rispondere, la teologia della creazione si collega alla teologia dell’escatologia (o teologia delle realtà ultime) e questa autorizza a ritenere che tra lo stadio finale e l’attuale faccia della terra esiste una continuità, che va compresa in termini di pienezza o di compimento. «Dio non fa perire – hanno affermato i teologi italiani in un convegno del 1994 dal titolo Futuro del cosmo, futuro dell’uomo – il vecchio mondo per farne sorgere uno nuovo dalla sua rovina, ma persevera nella fedeltà al mondo da lui creato e lo conserva e gli dà compimento».


CHIESA E ANIMALI Luigi Lorenzetti

Dio ha promesso «cieli nuovi e Su tali affermazioni si può comterra nuova (cf. Ap 21,1)», ma prendere che la questione ecoloquesta nuova realtà non sorge gica in generale, e quella animalidalla rovina o dal nulla della pre- sta in particolare, non sono estracedente, ma dal suo compimento nee al messaggio che la Chiesa è e trasformazione. La realtà futura chiamata a trasmettere: annun(escatologica) non riguarda solo ciare il progetto di Dio sul creato l’essere umano, ma anche il re- e su tutte le creature; denunciare gno animale e l’ambiente natura- la mentalità e i comportamenti le. L’apostolo Paolo è certo che che lo trasgrediscono e ostacolatutta la creazione è raggiunta no. I casi purtroppo sono tanti, dalla redenzione: «La creazione anzi troppi e, tra questi, il deploattende con ansia la manifesta- revole abbandono degli animali, zione dei figli di Dio… La crea- la sperimentazione cosiddetta zione stessa sarà un giorno libe- scientifica che mutila e uccide, rata dalla servitù della corruzio- l’industria della pellicceria che serve solo alla vane… Fino ad ora la nità, la caccia per creazione tutta ge- Secondo Paolo VI sport, l’allevamenme e soffre le doto in batteria e i glie del parto, Rm gli animali sono mattatoi. 8,19.21-22». creature di Dio, Siamo, dunque, autorizzati a pensa- segno della universale Questioni particore gli animali nella attesa della redenzione lari prospettiva delle La questione anirealtà ultime (escatologia) e di ma degli animali conduce a comgodere un giorno anche della loro prendere la distinzione e il collepresenza? Così domandavano gamento tra gli umani e i non molte lettere al settimanale Fa- umani. La filosofia classica parla di miglia Cristiana. Un incoraggia- tre anime: anima vegetativa, promento alla speranza è stato for- pria di tutti gli esseri viventi; animulato da Paolo VI: «Anche gli ma sensitiva, propria degli animaanimali sono creature di Dio, che li e dell’uomo; anima razionale, nella loro muta sofferenza sono propria solo dell’essere umano che un segno dell’impronta universa- lo connota nella sua specificità. le del peccato e della universale Tra i viventi, solo l’essere umano è attesa della redenzione». capace di auto-consapevolezza e di L’orientamento escatologico della libertà-responsabilità. In altre pacreazione è, dunque, di grande role, l’essere umano è l’unico, tra i importanza. La sorte futura del viventi, che sa di esistere (autocomondo creato, e di tutte le crea- scienza) e, quindi, è l’unico che si ture, illumina e orienta la respon- pone la questione del senso del visabilità umana nel salvaguardare vere e dell’agire buono/cattivo, l’intera creazione, che avrà com- giusto/ingiusto. pimento nell’ultimo giorno. Oltre che alla filosofia, ci può ri-

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ferire all’etologia che, in base a ri- gittima un certo disprezzo della gorose analisi, dimostra che gli natura nel suo insieme e degli animali sono dotati di sensibilità, animali in particolare. Alcune di memoria, di comunicazione. correnti letterarie e scientifiche Konrad Lorenz, nel libro, Egli (forse le più dominanti nella stoparlava con i mammiferi, gli uccelli e ria) hanno collocato spesso e sui pesci, conferma con dati scienti- perficialmente, da una parte, fici quanto è descritto nella storia l’uomo ragionevole e, dall’altra, il e nella leggenda di Francesco bruto (dal latino brutus che signid’Assisi. L’eminente scienziato, fica insensato) per designare la tuttavia, scoraggia chi vuole so- bestia (da cui deriva “bestialità”). stenere l’uguaglianza tra l’animale e l’umano. Nell’ultima intervi- La questione dei diritti degli anista, rilasciata prima di morire, al- mali. la domanda su ciò che distingue Non è determinante dirimere la l’uomo dall’animale, Lorenz ri- questione se gli animali abbiano sponde che «la rio meno dei diritti. flessione è una La dignità dell’essere È determinante, proprietà tipicainvece, che il sogmente umana. At- umano non diminuisce getto umano si traverso questa si e non tocca renda consapevole arriva al pensiero che ha precisi doconcettuale… al quella dei viventi veri, e non soltanto grande salto nel- non umani diritti da rivendil’evoluzione, ma care. anche all’anello che ci congiunge Le piante e gli animali, e quanto agli animali». esiste, hanno certamente una raC’è, pertanto, continuità tra l’es- gione di utilità rispetto all’essere sere umano e gli animali, ma an- umano, ma in primo luogo hanno che differenza che va riconosciuta un valore finale, sono un valore in proprio per rispetto agli animali. sé e per sé. Per questo, non c’è bisogno di In opposizione a una cultura utipromuoverli al rango di umani litarista, è necessario riconoscere per accrescerne l’importanza: non che gli animali, prima di un valosarebbe che un modo di svilirli e, re strumentale, hanno valore finacon loro, Colui che li ha creati. La le (sono un bene per sé stessi) e, teoria dello specismo e quella op- insieme con l’essere umano, fanposta dell’uguaglianza sono due no riferimento al Creatore. aspetti della medesima medaglia: Tale concezione delegittima luoil non riconoscimento della spe- ghi comuni e prassi consolidate cie animale per sé stessa. La di- dove è evidente la concezione gnità dell’essere umano non to- strumentale dell’animale: acquiglie né diminuisce la dignità dei sire conoscenze specifiche e nuove viventi non umani. tecniche chirurgiche con speriÈ falsa l’idea di superiorità che le- mentazioni che distruggono o


CHIESA E ANIMALI Luigi Lorenzetti

IL DOCUMENTO

Un garante a difesa degli animali Articolo 1 - Finalità 1. La presente legge istituisce l'ufficio del Garante dei diritti degli animali, di seguito denominato "Garante", con rappresentanze su tutto il territorio nazionale a livello statale, regionale, provinciale e comunale Articolo 2 - Garante 1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, è nominato il Garante scelto tra i soggetti volontari in possesso di competenze specifiche in materia, di un comprovato amore per gli animali e di consolidata esperienza. 2. Il Garante è un pubblico ufficiale dotato dei poteri e dell'autorità necessari all'espletamento della sua carica. 3. Il Garante resta in carica per cinque anni e può essere riconfermato una sola volta. 4. Al Garante non spetta alcuna indennità. Articolo 3 - Garante a livello locale 1. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni, le province ed i comuni provvedono alla istituzione dell'ufficio del Garante. 2. I comuni con popolazione fino a 20.000 abitanti possono decidere di istituire un unico ufficio con competenze sui comuni limitrofi Articolo 4 - Compiti del Garante 1. Il Garante: a) vigila sulla corretta applicazione della normativa nazionale ed europea in materia di tutela dei diritti degli animali; b) monitora l'attività degli enti ed associazioni animaliste operanti sul terri-

torio nazionale ad ogni livello istituzionale ed interviene in caso di necessità; c) è il referente delle segnalazioni dei privati cittadini; d) promuove eventi per la sensibilizzazione della popolazione in materia di tutela dei diritti degli animali; e) segnala a tutti gli organi competenti situazioni meritevoli di attenzione ed eventuale intervento, anche immediato. Articolo 5 - Costituzione di parte civile 1. Il Garante può costituirsi parte civile, nei modi e nelle forme previste dalla legge, nei giudizi riguardanti il maltrattamento degli animali 2. L'assistenza legale al Garante è assicurata mediante l'utilizzo delle risorse del Fondo Articolo 6 - Rapporto Annuale 1. Il Garante, entro quattro mesi dalla data di chiusura dell'esercizio annuale, predispone e pubblica un rapporto in merito all'attività svolta durante i dodici mesi precedenti Articolo 7 - Finanziamento 1. Alla copertura delle spese degli uffici del Garante si provvede mediante donazioni, lasciti ed elargizioni ovvero con i finanziamenti della Unione Europea 2. Ai fini di cui al comma 1 è costituita una Associazione-Onlus dei Garanti per i diritti degli animali Articolo 8 - Costituzione del Fondo 1. E' costituito presso il Ministero della Salute un "Fondo nazionale per la cura degli animali", di seguito denominato "Fondo" nel quale confluiscono le risorse derivanti dal prelievo del 5 per cento sulle vincite non riscosse dei concorsi pronostici denominati totip, totocalcio e gioco del lotto 2. Il Fondo è gestito dall'Associazione di cui all'art. 7 (Ddl presentato dal sen. Serafini)

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conduce a estendere il comandamento anche agli animali. L’universo (e tutte le sue creature) è affidato all’essere umano, perché lo custodisca e lo porti a compimento secondo il disegno di Dio. Non uccidere è doveroso, ma non basta. La vita non è produzione dell’essere umano, non l’ha Il comandamento Non Uccidere. È il comandamento che Dio, tra- creata lui, e quando l’ha distrutmite Mosè, ha dato al popolo di ta non può più ricostruirla. È neIsraele. Gesù, il nuovo legislato- cessaria una conversione, indivire, lo porta oltre l’originaria defi- duale e collettiva, a una nuova nizione: «Avete inteso che fu det- mentalità di tipo etico. Segnali to: “Non uccidere”… Ma io vi di- in questa direzione non mancano co…» di non odiare, di non of- e fanno sperare che, in futuro, i cattolici non fendere, di amare avranno bisogno e perdonare. Il co- È necessaria di ricorrere ad almandamento è tre culture o reliposto nell’orizzon- una conversione, te dell’amore, che individuale e collettiva, gioni per coltivare un corretto e paciinclude e supera la fico rapporto con giustizia, e rag- a una nuova mentalità gli animali. Onogiunge il vertice di tipo etico rare Dio significa nel mistero del Golgota. È impossibile giustifi- anche onorare tutte le creature. care, in nome del Vangelo, l’uccisione e la violenza dell’individuo La questione vegetariana. su altro individuo umano. La vio- La questione vegetariana pone la lenza non trova alcuna legittima- questione dell’alimentazione. La zione morale, non può mai dirsi morale cattolica, come si sa, non giusta. impone alcun obbligo né per L’interpretazione tradizionale che l’uno né l’altro tipo di alimentalimita il comandamento “Non zione, ma questo non vuol dire uccidere” ai soli esseri umani, è che siano moralmente uguali e da ripensare. Infatti, il comanda- che sia indifferente scegliere mento, nella sua dizione sinteti- l’uno o l’altro. Uno, infatti, preca, non dice: «Non commettere suppone l’uccisione dell’animale, omicidio», ma «Non uccidere». l’altro no. Si può fondatamente affermare Non è che tutti devono diventare che il comandamento «Non ucci- vegetariani, ma è doveroso per dere» non si riferisce ai soli uma- tutti coglierne il messaggio: ni, ma anche agli animali. In «perché l’animale viva». D’altra ogni caso, la comprensione della parte, che l’essere umano sia carcreazione e del suo futuro ultimo nivoro o frugifero è una questione mutilano l’animale; risolvere la questione trapianti con organi di animali. Per non parlare di consuetudini estreme che passano, purtroppo, per normali: l’uso degli animali per sport e divertimenti di massa.

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CHIESA E ANIMALI Luigi Lorenzetti

anche scientifica e tutt’ora in aperta discussione. Così non è prudente stabilirla per altri, ad esempio per bambini o per chi non è in grado di farne una scelta libera e consapevole. In altre parole, sebbene non ci sia l’obbligo per l’alimentazione vegetariana, tutti sono chiamati ad avvertire la differenza abissale tra il mangiare carne per necessità e la fiorente industria della carne, fatta di mattatoi, allevamenti intensivi, lunghi trasporti nel patimento degli animali, quale è invalsa nelle società cosiddette avanzate. Così è anche impossibile giustificare la caccia per sport, per divertimento. Tutto questo può sembrare normale e motivato, mentre tutto è anormale, irrazionale e disumano.

da direttamente e lo chiama in causa proprio come credente. Unitamente a tutti gli uomini e donne di buona volontà non potrà non impegnarsi per la via che costruisce la bellezza del creato e delle sue creature e allontanarsi da quelle che distruggono e avviliscono le creature di Dio, nessuna esclusa.

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Conclusione.

Si può concludere con Léon Bloy, scrittore e poeta, e la sua riflessione sul mondo animale. «Non si bada al fatto che le bestie sono altrettanto misteriose dell’uomo e si ignora assolutamente che la loro storia è una scrittura per immagini, in cui risiede il segreto divino. Ma non si è presentato ancora – concludeva – nessun genio per decifrare l’alfabeto simbolico della creazione». Il credente si rende consapevole che quanto esiste (realtà inanimata e animata) è opera della azione creatrice di Dio e termine della sua Provvidenza, intesa come creazione che continua. La questione animalista ed ecologica, pertanto, non è estranea o indifferente al credente, lo riguar-

L’Autore luigi lorenzetti Sacerdote dehoniano, è laureato in teologia, con specializzazione in teologi morale, alla Pontificia università S. Tommaso d’Aquino di Roma. è stato presidente dell’Associazione teologica italiana per lo studio della morale. Insegna teologia morale sllo Studio teologico S. Antonio di Bologns, affiliato alla Facoltà teologica dell’Emilia Romagna, e all’Istituto superiore di scienze di Trento. Dirige la Rivita di Teologia Morale, fa parte del comitato di direzione di Famiglia oggi, collabora con riviste teolociche e cura la rubrica Il teologo su Famiglia Cristiana.


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CACCIA Susanna Blättler

Si riapre il dibattito

Quello “sport” che l’Italia non vuole Tra istinti primordiali e tradizioni secolari, l’esigua minoranza di cacciatori continua a spingere affinché l’arte venatoria sia sempre più libera e svincolata da norme e regole. Eppure agli italiani la caccia non piace... DI SUSANNA BLÄTTLER

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La fauna selvatica è “patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale”, recita il primo paragrafo dell’articolo 1 della legge 157 del 1992, che sarebbe poi la Legislazione sulla caccia, ed è di tutti. Di tutti, appunto. Non esclusivamente di chi si diverte ad ammazzare. Perché divertimento è il termine giusto. “Loro” la chiamano passione ma le passioni sono altro (nell’estensione del suo primario significato, passione è da intendersi come “vivace inclinazione per lo più lodevole o comunque non riprovevole”, e forse ammazzare non è riprorevole?); “loro” la definiscono sport ma sport non è visto che il Coni ha escluso Federcaccia dal proprio

ambito “in quanto non coerente con nessun tipo di attività sportiva”. Eppure “loro” continuano. «Nonostante oramai si parli di una caccia inutile – sostiene la deputata del Pdl Paola Frassinetti da sempre in prima linea nella difesa degli animali e dei loro diritti – non più fatta come passione, non più intesa come sfida con la natura. E se una volta, con la caccia potevano essere esaltate le doti di chi voleva confrontarsi con la natura in una lotta quasi ad armi pari, oggi non è più così». Ma, evidentemente c’è qualcosa di ancestrale nella caccia che ancora resiste, una sorta di rispetto per i nostri antenati, un non voler disconoscere quella che è stata la prima forma di sopravvivenza della specie umana, ata-


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vici ricordi ancora geneticamente del 2006 per arrivare a contarne insiti nell’uomo. E va scritto uo- poco più di settecentomila nel mo in questo caso (per fortuna le 2009. Che siano destinati a donne cacciatrici sono l’esigua scomparire va da sé – e speriamo minoranza di questa minoranza), che a nessuno venga in mente di visto che si tratta di un genere tutelarli come specie in via maschile che non riesce a smalti- d’estinzione – ma sono sempre re i propri istinti primordiali. troppi. Almeno secondo il 70% «C’è nel cristianesimo, e lo dico degli italiani, come è risultato da credente professante – confes- dal sondaggio realizzato dall’Ipsa Andrea Sarubbi, giornalista, sos lo scorso febbraio in cui venideputato del Pd e membro del- vano intervistate persone resil’intergruppo parlamentare denti nelle 13 regioni chiamate Amici degli animali – una falsa al voto di marzo. Fra loro, poi, contrapposizione uomo-animale solo l’8% si dichiarava “favorevocon una visione antropocentrica. le alla caccia” mentre il 22 professava la sua “neuLà dove nella Genesi è scritto “... Solo il 4% degli italiani tralità”. E se si vanno ad esaminail Signore Dio re queste percenprese l’uomo e lo pensa che le regole tuali per orientapose nel giardino per chi va a caccia mento di voto si dell’Eden, perché scopre che lo scarlo coltivasse e lo andrebbero rese to fra centro destra custodisse” quel meno rigide e centro sinistra è coltivare e custodire è stato tradotto con domi- minimo. Se i “fortemente contranare, per cui dell’animale ci si ri” nel Partito Democratico e Italia dei Valori sono il 71% (con serviva». Ma oggi, oggi che la gente si in- un 20 di neutrali), nel Popolo terroga in maniera bioetica que- della Libertà e Lega sono il 64 sto “dominare” non piace più e (con un 27% di neutrali). Per i “la caccia rimane”, come dice “favorevoli”, stesso risultato nei l’onorevole del Pdl Gianni Man- due schieramenti: il 9%. “Dati cuso, veterinario, anche lui di confortanti” secondo Paola FrasAmici animali e relatore della sinetti, “da leggere in maniera nuova proposta di legge sugli decisamente positiva, consideanimali da affezione, «solo un rando soprattutto la serietà dei vecchio modo di vedere il rap- criteri oggettivi usati per questo porto con la natura che fortuna- sondaggio”. tamente coinvolge sempre meno Andando poi a chiedere le opie soprattutto sempre meno gio- nioni sulla caccia, si scopre che a vani». Così dai quasi due milioni sostenere che “le regole per chi di cacciatori del 1980 si è passati va a caccia andrebbero rese meno al 1.571.630 del 1986, agli rigide di come sono adesso” è il 874.627 del 1996, ai 765.404 4% degli interpellati, mentre il


CACCIA Susanna Blättler

Le principali regole della caccia 1. Distanze dalle case La caccia è vietata per una distanza di 100 metri da case, fabbriche, edifici adibiti a posto di lavoro. È vietato sparare in direzione degli stessi da distanza inferiore di 150 metri. 2. Distanze da strade e ferrovie. La caccia è vietata per una distanza di 50 metri dalle strade e dalle ferrovie. È vietato sparare in direzione di esse da distanza inferiore a 150 metri. 3. Distanze da mezzi agricoli. La caccia è vietata a una distanza inferiore di 100 metri da macchine agricole in funzione. 4. Distanze da animali domestici. La caccia nei fondi con presenza di bestiame è consentita solo ad una distanza superiore a metri 100 dalla mandria, dal gregge o dal branco. 5. Trasporto delle armi. È vietato trasportare le armi da caccia, che non siano scariche e in custodia, all’interno dei centri abitati e delle altre zone ove è vietata l’attività venatoria, a bordo di veicoli di qualunque genere e nei giorni non consentiti per l’esercizio venatorio. 6. Mezzi vietati di caccia. Reti, trappole, tagliole, vischio, esche e bocconi avvelenati, lacci, archetti, balestre, gabbie-trappola. 7. Giorni vietati. Martedì e venerdì sono giorni di assoluto silenzio venatorio anche se festivi. 8. Orari di caccia. La caccia è consentita da un’ora prima del sorgere del sole fino al tramonto. 9. Stagione venatoria. Inizia la terza domenica di settembre e chiude il 31 gennaio. 10. Luoghi di divieto di caccia. Terreni di pianura innevati, stagni e laghi ghiacciati, terreni allagati, giardini privati, parchi pubblici, centri abitati, aree adibite a sport, parchi e riserve naturali, oasi, zone di ripopolamento, foreste demaniali. 11. Allenamento dei cani da caccia. È consentito dalla terza domenica di agosto fino alla seconda domenica di settembre, nei giorni di mercoledì, sabato e domenica, dalle ore 6 alle ore 11 e dalle ore 16 alle ore 20, su terreni incolti, boschivi di vecchio impianto, sulle stoppie,

su prati naturali e di leguminose, non oltre dieci giorni dall’ultimo sfalcio. L’allenamento è poi consentito nei campi addestramento cani tabellati. 12. Colture agricole e caccia con i cani. L’accesso dei cani è vietato nei terreni coltivati a riso, soia, tabacco ed ortaggi. L’uso dei cani è consentito in numero massimo di due per cacciatore. L’esercizio venatorio è vietato in forma vagante sui frutteti, vigneti fino alla data del raccolto, coltivazioni di riso, soia e mais da seme. 13. Omessa custodia dei cani da caccia. L’articolo 672 del codice penale, Omessa custodia e mal governo di animali, punisce chi lascia liberi, o non custodisce con le debite cautele, animali pericolosi da lui posseduti. 14. “Polenta e osei”. Nei locali pubblici è vietato servire polenta e uccelli selvatici anche se sono appartenenti a specie cacciabili e abbattuti legalmente. 15. Violazione di domicilio. L’articolo 614 del codice penale, Violazione di domicilio, punisce chi si introduce nei giardini e nelle pertinenze delle abitazioni civili. 16. Uccisione di cani, gatti, animali da cortile. L’articolo 638 del codice penale, Uccisione o danneggiamento di animali altrui, punisce chi uccide o rende inservibili, deteriora o avvelena gli animali che appartengono ai privati. 17. Bocconi avvelenati. L'articolo 727 del codice penale, Maltrattamento di animali, punisce anche chi causa la morte per avvelenamento di essi, mentre la legge sulla caccia punisce penalmente chi utilizza bocconi avvelenati. 18. Disturbo delle persone. L’articolo 659 del codice penale, Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone, punisce chi con rumori molesti disturba le occupazioni o il riposo delle persone. 19. Spari nei pressi delle abitazioni. L’art. 703 del codice penale, Accensioni ed esplosioni pericolose, punisce penalmente chi in un luogo abitato o nelle sue adiacenze o lungo una pubblica via o in direzione di essa spara con armi da fuoco.

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14 sostiene che “le attuali regole sono un buon punto di equilibrio tra tutela degli animali e esigenze dei cacciatori”. A pensare che la caccia “deve essere ridotta istituendo regole più rigide” è il 27% mentre quasi il doppio, a siamo al 52, ritiene che sia “un’inutile crudeltà e andrebbe vietata”. E anche per quest’ultima percentuale, minima la differenza fra elettorato di centro destra (47% Pdl più Lega) e centro sinistra (49% Pd più Italia dei Valori). «Un altro dato positivo – commenta Andrea Sarubbi – ma al di là di quanti siano i cacciatori, e seppure il loro numero sia in costante diminuzione, il problema è che la loro rimane una lobby potente e sono ancora troppi gli interessi politici ed economici che la animano». «Una lobby trasversale ben organizzata e ben attrezzata – gli fa eco Gianni Mancuso – «altrimenti non si spiega come mai poco più dell’1% del totale della popolazione possa contare più del 98 e passa. Non dimentichiamoci che alcuni politici fanno politica, soprattutto là dove il voto è ancora con la preferenza, basandosi esclusivamente sulla caccia». «Ci sono regioni e province dove i cacciatori non spostano un solo voto – aggiunge Sarubbi – mentre ce ne sono altre dove il loro di voto è decisivo per essere o meno eletti. E quei politici, una volta in Parlamento ovviamente difendono chi li ha votati e l’economia del loro territorio dove l’indotto economico derivante dalla caccia è determi-

WEB

Facebook, l’amico degli animali Su Facebook, il social network delle meraviglie che ha conquistato il mondo, non potevano mancare gli animali. Con un seguito niente male per i gruppi a loro dedicati. Basti pensare, ad esempio, alla pagina “Io sono contro il maltrattamento degli animali”, che conta 109mila fan, o a quella ufficiale dell’Enpa (Ente nazionale protezione animali) che ha superato quota 100mila. Proporzioni ancora più grosse, ovviamente, per i gruppi in lingua inglese. La Peta (People for the Ethical Treatment of Animals), associazione globale famosa anche per la collaborazione con le star del cinema e della moda, ha 650mila fan. Il Wwf ne ha 335mila, la Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals 250mila. Ma la rete, proprio perché liberà e quasi anarchica, ospita anche gruppi molto meno benevoli nei confronti degli animali, come chi vorrebbe “ammazzare tutti gli animali” o che incitano a compiere atti crudeli contro gatti, cani, persino le lucertole. Gruppi piccoli, per fortuna, che vengono continuamente segnalati al social network e rimossi nel giro di poche ore. Su Facebook, i diritti degli animali hanno trovato piena cittadinanza. Uno strumento in più, insomma, per sensibilizzare le coscienze un po’ intorpidite di molti internauti e per far capire, soprattutto ai giovani, che il rispetto dei diritti degli animali non è una battaglia marginale di una minoranza illuminata, ma una questione di civiltà che deve riguardare tutti. Nessuno escluso.


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nante». «Succede allora che men- che “gli animali sono in grado di tre nei grandi partiti, Pd e Pdl, provare affetto, gioia e dolore e c’è spazio per il confronto – è la non è mai giusto fare loro alcun conclusione di Mancuso – in un tipo di violenza”. partito come la Lega, dove c’è un Allora, tutto ciò come si concilia aspetto militaristico e che per di con la caccia? Queste percentuali più è espressione geografica di raccontano di un’Italia che la un territorio ben individuato, il caccia non la vuole. Questi dati confronto su questo tema non dicono di cittadini, di centro destra e di centro sinistra, che conpuò esserci». Ancora uno sguardo al sondaggio siderano la caccia un’inutile crudell’Ipsos perché si può immagi- deltà. E quali sono le risposte arnare che posta oggi, a regionali rivate all’indomani di questo avvenute e magari a elezioni a sondaggio? Non un passo indievenire, la seguente domanda pos- tro, nessuna restrizione a questa sa avere uguali risposte: “quanto legislazione sulla caccia oramai vecchia di 18 ansarebbe d’accordo ni, magari anche se i candidati alle Ci sono province dove solo per dare un elezioni regionali contentino a quel proponessero rego- il voto dei cacciatori 70% di italiani. le per aumentare le è decisivo, e i politici No, la proposta tutele per gli anidel senatore leghimali e la natura?”. eletti difendono sta Franco Orsi, “Totalmente d’ac- chi li ha votati colui che vorrebbe cordo” è il 61% degli interpellati, “abbastanza” il i sedicenni con la doppietta, la 28 e, del “totalmente d’accordo” caccia dopo il tramonto e nelle il 62% appartiene all’elettorato foreste demaniali, la possibilità di centro destra e il 59 al centro di utilizzare come zimbello cisinistra. E c’è di più: interrogati vette vive legate e nessuna limisu “quale delle seguenti afferma- tazione del numero di colpi per zioni descrive maggiormente la fucile ad anima rigata e via disua visione del rapporto tra uo- cendo, è ancora ferma al Senato. mo e altri animli” per un 1% che Che potrebbe discuterla, che po“non sa” e un misero 2 che so- trebbe votarla, che potrebbe stiene che “gli animali servono a tentare un nuovo “colpo di masoddisfare i bisogni dell’uomo”, no” fregandosene di quell’articoben il 56% degli intervistati ri- lo 42 della Legge comunitaria sponde che “dobbiamo protegge- che dal 12 maggio (ad oggi in re gli animali e, tranne situazioni cui si scrive) è in attesa della firdi necessità (come l’alimentazio- ma del presidente della Repubne), non è giusto fare violenza blica e che è stato approvato in contro di loro”. Ma il dato che risposta alle richieste della sorprende di più, in positivo ov- Commissione europea che chieviamente, è quel 41% che ritiene deva una risoluzione alle tante,

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troppe infrazioni compiute Morabito di Legambiente, – vidall’Italia “sull’applicazione del- sta la possibilità, sia pur molto la direttiva 79/409/Cee sulla teorica e sottoposta a parere vinconservazione di tutte le specie colante dell’Ispra, di estendere in di uccelli viventi naturalmente deroga al massimo ai primi dieci allo stato selvatico nel territorio giorni di febbraio la caccia a taeuropeo degli Stati membri ai lune specie di uccelli». Nel frattempo l’Istituto superiore per la quali si applica il trattato”. Ora, senza annoiare ulteriormen- protezione e la ricerca ambientate con il racconto dei passaggi fra le si è già espresso negativamente Camera e Senato dell’articolo 42 su “qualunque ipotesi di caccia a - ex 43 –, che ha fatto tremare febbraio per serie ragioni di tuteanche rappresentanti politici dei la degli uccelli migratori e in gedue schieramenti e che, se appro- nere della fauna selvatica”. Eppuvato così come presentato sareb- re il suo, benché vincolante, è un be stato, sono le parole di chi in parere troppo spesso inascoltato visto che tanto poi quei giorni lottac’è sempre una va affinché ciò Durante i periodi qualche “possibilinon avvenisse, “un tà di deroga”. E vero e proprio di migrazione proprio quella posblitz”, “un ulte- e riproduzione sibilità di “estenriore regalo ai cacciatori”, “una de- degli uccelli, la caccia è dere in deroga”, prevista nell’artiregulation venato- assolutamente vietata colo 42, è un pasria”, c’è da dire che i più si ritengono soddisfatti. saggio chiaramente contradditto«Il male minore – ammette An- rio rispetto al resto delle norme drea Sarubbi – nulla di cui essere appena approvate, visto che alla fieri, ma quantomeno si è riusciti fine del via vai, fra le modifiche a bloccare “sparo selvaggio”». apportate alla legge alla Camera «Io, personalmente, – precisa e confermate al Senato, c’è il diPaola Frassinetti, – sono rimasta vieto assoluto di caccia nei periocolpita, nei giorni in cui si discu- do di migrazione e riproduzione teva l’articolo, da alcune dichia- degli uccelli e la salvaguardia razioni di voto espresse da miei delle specie in cattivo stato di colleghi. Comunque, nonostante conservazione. Queste novità, il colpo di mano effettuato al Se- che rispondono almeno in parte nato poi, alla Camera, grazie al- alle contestazioni europee contro l’impegno di parlamentari della l’Italia e che dunque allineano un maggioranza e dell’opposizione po’ di più il nostro paese alle posiamo riusciti a risistemare un litiche di conservazione comunipo’ le cose». «Comunque, tarie, dovranno trovare immediaquest’articolo della Legge comu- ta applicazione regionale e le Renitaria mantiene un grave strap- gioni avranno l’obbligo di canpo alla 157/1992 – precisa Nino cellare varie specie dalla lista di


CACCIA Susanna Blättler

quelle cacciabili e ridurre di snobbato quasi totalmente la vomolti giorni, sia in chiusura che ce delle associazioni venatorie. in apertura, la stagione venatoria Sono stati intervistati parlamenper molte altre specie. Ecco allo- tari, affabulatori vari, portatori ra che, contrariamente al passato, di borse e di mazzette di giornaquando i calendari della stagione li, organizzazioni ambientaliste, venatoria venivano resi noti, non alcune addirittura sconosciute, entro il 15 giugno come previsto con il risultato del coro di caccia da legge (“le Regioni, sentito senza limiti. Ma i cacciatori l’Istituto nazionale per la fauna dov’erano? Chi mai li ha fatti selvatica, pubblicano, entro e parlare? I cacciatori non sono conon oltre il 15 giugno, il calen- me si vorrebbero che fossero, e dario regionale e il regolamento cioè contrari alle leggi nazionali relativi all’intera annata venato- e comunitarie e distruttori delria...”), ma magari a metà agosto, l’ambiente». No, loro non sono quest’anno «visto che l’articolo così. A volte sono peggio... molto peggio. 42 prevedibilmenA volte, prima di te non entrerà in L’Italia si è allineata armarsi e partire, vigore prima di sfogliando proluglio, – come solo in parte prio le pagine di spiega Morabito, – alle richieste Diana potrebbero tutti cercheranno leggere questo tidi rispettare la da- dell’Europa in materia tolo “Quaglie balta per non dover di stagione venatoria caniche”e il relaottemperare alle nuove disposizioni almeno per il tivo sommario “per chi ha voglia di riprendere la stagione 2010/2011». Bene, fin qui avete letto di son- con qualche schioppettata già daggi e leggi, di Europa e Regio- sulla coscienza, per chi non ce la ni, di articoli e deroghe ora: la fa ad aspettare...”. O ancora: tirealtà. Una realtà che racconta di tolo Tre cartucce ad hoc per il controlli quasi inesistenti e di 7,62x39mm, titoletto “la femuna legge non sempre osservata. mina crolla letteralmente sulle È inutile che i cacciatori conti- sue zampe: attinta in piena spalnuino a lamentarsi per quella che la sinistra, presenta un foro di secondo loro “è una della leggi entrata uguale al diametro del più restrittive d’Europa”; è inuti- proiettile e uno in uscita pari a le che, riguardo l’approvazione cinque volte lo stesso”. A volte, dell’articolo 42 (e lo fanno dalle invece, i cartelli con la dicitura pagine del numero di giugno di “Frutto pendente” nemmeno li Diana a firma Gigi Foti), dicano leggono. A volte, i fondi chiusi che «oltre al coro di titoli e arti- fanno finta di non vederli. A volcoli di un’uniformità che scon- te, per dispetto, impallinano certa, segnaliamo, senza stupirci, trattori e rubano insegne. A volil fatto che i media abbiano te, con un’interpretazione del

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tutto personale dell’articolo 842 del codice civile (“Il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l’esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno...”), si arrogano il diritto di entrare nelle proprietà private anche quando la caccia è chiusa e, a caccia aperta, non si fermano davanti a vigneti, oliveti, orti e campi di girasole. A volte, e fin dai primi di giugno, lordano le campagne con quelle striscette di plastica rosse e bianche legate ai rami degli alberi o a canne da loro stessi portate, sia mai non dovessero trovare una buona postazione all’apertura. A volte, non rispettano le distanze da case, strade, impianti sportivi e bestiame brado. A volte, iniziano a costruire i capanni prima del tempo e poi li lasciano lì fra buste di plastica e bossoli di cartucce non raccolti. A volte, il loro piombo inquina (già, perché da noi, al contrario di quanto accade in altri paesi dove le cartucce devono essere caricate con proiettili in lega d’acciaio, ancora si usa il piombo. Sì, nelle aree umide è vietato ma tanto, chi controlla?). A volte, i loro cani, soprattutto se non sono bravi “cacciatori”, non vengono trattati come si dovrebbe. A volte, ad accompagnarli figli o nipoti dodicenni ai quali, immaginandosi inosservati e sicuri di non essere controllati, affidano la doppietta. A volte quell’arma diventa minaccia contro chi gli ricorda ciò che posso-

no o non possono fare. A volte, si ammazzano fra di loro e ammazzano altri – per sbaglio ci mancherebbe – ma nell’ultima stagione 27 sono stati i morti e 58 i feriti. A volte, invece, quell’arma detenuta regolarmente uccide consapevolmente, magari due volontari, due guardie zoofile che si chiamano Pala Quartiti ed Elvio Fichera («l’episodio potrebbe sembrare un momento di follia del cacciatore. Personalmente sono convinto che ad armare la mano del cacciatore assassino sia stato il suo viscerale disprezzo per i volontari, per quello che facevano e che rappresentavano. È da tempo che i cacciatori e le loro organizzazioni offendono, denigrano, diffamano, sviliscono la figura delle guardie zoofile volontarie, spesso con la compiacenza di certe autorità pubbliche, e questi sono i risultati», disse Aldo Curatolo – presidente e capo nucleo guardie zoofile Enpa Lodi – all’indomani dall’accaduto). Solo a volte però.

L’Autore susanna BlÄttler Giornalista e autrice televisiva, ora vive in campagna con i suoi 64 animali. Dopo aver preso il brevetto da istruttore di equitazione e seguito i corsi Pnh e Join-Up si dedica alla riabilitazione di cavalli con problemi comportamentali.


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L’INTERVISTA Giorgio Celli

SIAMO TUTTI PARTE DI UNA GRANDE FAMIGLIA

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’animalismo trova le sue radici scientifiche nel darwinismo: teoria che ha dimostrato che siamo tutti parenti e ci dobbiamo reciproco rispetto. Senza dimenticare che anche l’uomo ha diritto a lottare per la sua sopravvivenza.

INTERVISTA A GIORGIO CELLI DI FEDERICO BRUSADELLI 43

Il rapporto con gli animali è “una scuola di tolleranza”, un modo per abbattere i muri della diversità, per prendere coscienza della propria “umanità, anche. Ecco perché quella dell’animalismo è una battaglia giusta. Un impegno da sostenere e da difendere. Perché è una questione di civiltà e di rispetto di quella verità scientifica intuita da Darwin e confermata dagli studi più recenti. Giorgio Celli, etologo e scrittore di successo, scienziato e divulgatore, invita a declinare l’amore per gli animali con passione e con realismo, evitando gli opposti estremismi di chi li“umanizza”troppo e di chi, dall’altra parte, nega che possano provare sentimenti, che soffrano, che abbiano memoria. Il rispetto

dell’etologia su tutto. Con alcuni punti fermi, su cui c’è poco da discutere. A partire dalla caccia… Professore, partiamo dalla parola stessa: “animalismo”. Cosa significa esattamente? Ed è un termine scientificamente corretto?

“Animalismo” è una parola che me ne fa venire in mente un’altra: “biologico”. Che si usa oggi per indicare un metodo di coltivazione “particolare”. Ed è ovvio che è un assurdo, dato che tutto è “biologico” in natura! Ma si tratta di parole che ormai si sono affermate pienamente e hanno assunto, nella coscienza collettiva, un significato preciso e condiviso. Insomma, sarebbe da puristi (e da puristi un po’


sterili) mettersi a fare delle osservazioni al riguardo. Forse il termine “animalismo” è improprio, forse era meglio “zoofilia”, parola più nobile e più esatta. Ma il senso è quel che conta. E in questo caso il senso, chiaro, è “stare dalla parte degli animali”. Che è, in fin dei conti, una questione di civiltà. Ma quali sono le basi scientifiche più solide e più profonde che giustificano la sensibilità animalista?

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Una delle radici scientifiche dell’animalismo è stata senza dubbio la teoria di Darwin. Una rivoluzione che ha colmato un gap, ha dissolto quell’abisso ontologico che si stendeva fra animale e uomo (un abisso la cui esistenza i cattolici ancora sostengono). E ha dimostrato che siamo tutti parenti. Più o meno vicini, certo, ma siamo tutti parenti: in alcuni casi, come per lo scimpanzé bolobo, siamo addirittura cugini di primo grado… Una grande famiglia, insomma, che impone rispetto reciproco. Poi l’evoluzionismo ha fornito anche delle solide fondamenta scientifiche e sperimentali a questa teoria. Faccio un esempio: il fatto che tutti gli animali – noi inclusi – parlino il medesimo linguaggio molecolare e che il loro Dna funzioni sempre allo stesso modo, è una prova innegabile di questa parentela. Detto ciò, bisogna sottolineare anche che la teoria darwiniana è una sorta di Giano bifronte. Perché se da una parte ci ricorda che siamo tutti parenti e dobbiamo ri-

spettarci, dall’altra ci ricorda che esiste la lotta per la vita. È quasi una correzione “scientifica” della tendenza all’ecumenismo universale. D’altronde lo scriveva anche Gandhi: «Se vivo in un territorio in cui una tigre minaccia i miei figli, cosa devo fare?». O la catturo o la uccido. E se gli insetti invadono i miei campi coltivati, devo trovare il modo di impedirlo. Magari con la lotta biologica e non con i pesticidi, ma devo farlo. Ecco, da “animalisti” bisogna sempre tenere a mente che ogni specie – uomo incluso, ovviamente – lotta per la propria sopravvivenza. Insomma, amore e rispetto per tutti, ma se qualcuno minaccia la nostra sopravvivenza, è naturale uccidere. Ma con parsimonia. Ed è la parsimonia che bisogna praticare… Una giustificazione per la caccia?

No, assolutamente no. Proprio perché serve “parsimonia”, e proprio perché l’uccisione deve essere considerata come l’extrema ratio, una pratica come quella della caccia è assolutamente da proscrivere e da condannare. Sia moralmente che scientificamente. Non si uccide per lusso. Mai. Né per divertimento. E in un periodo in cui gli animali scompaiono, andarli anche a uccidere mi sembra assurdo. Poi, non capisco perché alcune persone, con il pagamento di una quota, possano arrogarsi il potere di eliminare creature di cui io ho “necessità psicologica”. E ancora, il possesso di un’arma peggiora la natura umana, perché regala una posi-


L’INTERVISTA Giorgio Celli

IL LIBRO

Il linguaggio degli animali Capire il linguaggio degli animali non è solo un’avventura intellettuale ma anche, e soprattutto, un modo concreto per imparare a comunicare con loro. E da chi possiamo apprenderlo se non da Temple Grandin e dal suo sorprendente libro La macchina degli abbracci? «L’autismo mi ha consentito di avere, sugli animali, una prospettiva diversa» e gli animali, secondo la Grandin sono simili ai savant autistici (di solito, anche se non sempre, queste persone hanno un Qi compreso nell’intervallo del ritardo mentale, eppure sanno fare spontaneamente cose che nessun essere umano potrebbe imparare a fare). Anzi, è disposta ad affermare che «potrebbero effettivamente essere savant autistici. Gli animali hanno talenti particolari che gli esseri umani non hanno, proprio come le persone autistiche hanno talenti che gli individui normali non hanno; certi animali, poi, proprio come certi savant autistici, presentano forme speciali di genio che le persone normali non possiedono. Molto spesso mi ritrovo a pensare che con ogni probabilità il genio degli animali si manifesti per le stesse ragioni di quello delle persone autistiche: deve trattarsi di una differenza a livello cerebrale che gli autistici hanno in comune con gli animali. L’autismo è una sorta di stazione intermedia sulla via che porta dalle bestie all’uomo, il che pone le persone autistiche in una posizione perfetta per tradurre il “linguaggio animale” in linguaggio umano. Io riesco a spiegare agli esseri umani perché gli animali fanno ciò che fanno». Il motivo per cui abbiamo vissuto con gli animali per tutti questi anni senza accorgerci di molti dei loro particolari talenti, secondo lei, è semplice: non riusciamo a

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vederli. Dopo aver letto questo libro il vostro “sguardo” non sarà più lo stesso e vi accorgerete di quante sfumature in più riuscirete a cogliere in quel comportamento, in quel linguaggio che si farà sempre più comprensibile. Nata a Boston nel 1947, ottiene una laurea di primo livello in psicologia , poi si laurea in zoologia e infine consegue il dottorato in ricerca sempre in zoologia presso l’Università dell’Illinois. Oggi, a 63 anni, è professoressa associata dell’Università statale del Colorado ed è internazionalmente considerata una delle maggiori esperte nel campo della psicologia e del comportamento dei bovini e inventrice di sistemi e strutture per la gestione del bestiame. Da sempre è un’importante attivista del movimento in tutela dei diritti degli animali. La macchina degli abbracci. Parlare con gli animali Temple Grandin Adelphi, 2007


zione di dominanza che sfocia sempre nell’intolleranza, una posizione demiurgica in cui ci si sente superiori agli altri. Una posizione in cui è forte la tentazione di trasformarsi in quel famoso superuomo così sponsorizzato da alcune ideologie novecentesche… Io ho discusso mille volte con i cacciatori, e ogni volta il confronto finisce con una velata minaccia. Magari con il sorriso. Ma pur sempre una minaccia. «Stia attento, professore: in campagna ci si può sempre incontrare…». Scene un po’ da far west, insomma. 46

La situazione in Italia, da questo punto di vista, è peggiore rispetto ad altre realtà europee?

Molto peggiore. In Germania, per esempio, la caccia è regolamentata seriamente (non solo “in teoria” come da noi) ed è necessario sottoporsi ad esami che spesso sono più difficili di quelli universitari: se c’è una specie protetta, il cacciatore deve essere in grado di riconoscerla sia in volo che a terra. E dubito che i nostri cacciatori – che sono in gran parte degli scriteriati, basta vedere i cartelli di “divieto di caccia” impallinati in giro per le nostre campagne – sappiano farlo. È tempo per un nuovo referendum, insomma?

Sì. Anche perché ormai – parlo per esperienza personale – pare che siano quasi tutti contrari alla caccia, tranne la solita sparuta minoranza di cacciatori. E al-

lora non si capisce come mai, in questo caso, la democrazia possa essere tradita in maniera così evidente. Servirebbero nuove regole anche per i giardini zoologici?

Sugli zoo ho delle idee un po’ eretiche. Mi spiego. Non c’è dubbio che, per come sono concepiti e realizzati adesso, siano da proscrivere. Ma è anche vero che esistono zoo come quello di San Diego, in California, che con i suoi grandissimi spazi e il suo rispetto “etologico” degli animali, può essere un modo per proteggere delle specie in pericolo (con tutti i limiti classici dei giardini zoologici, primo fra tutti il problema della consanguineità che è spesso una condanna a morte). E poi molte coscienze animaliste sono cresciute negli zoo: vedere gli animali aumenta, comunque, la sensibilità nei loro confronti. Allora, se vogliamo fare uno zoo facciamolo. Ma che sia fatto con criterio. E che sia, magari, uno solo in tutto il paese, con dimensioni e spazi degni di un Parco nazionale. D’altronde gli animali sono ovunque in estinzione, e se mi dicono che la tigre siberiana esiste ancora in qualche zoo ed è magari oggetto di cure speciali e programmi di ripopolamento, la cosa certamente non mi indigna. Anzi, mi rassicura. Ma per quanto grande, uno zoo non garantirà mai la piena libertà a un animale…

Vede, gli animalisti spesso non sono del tutto in linea con la ve-


L’INTERVISTA Giorgio Celli

rità scientifica. E questo della “libertà” è uno di quei casi. Faccio un esempio. A proposito degli gnu tenuti nello zoo di San Diego di cui parlavamo prima (e che godono di uno spazio vastissimo) mi sono sentito fare proprio questa obiezione: «Ma per quanto grande sia il recinto, lo gnu sogna il Serengeti». Ecco, questo è semplicemente assurdo: lo gnu non sogna proprio niente! Se l’animale è in condizioni di benessere, se ha cibo e acqua, se ha compagnia e luoghi in cui ripararsi dalle intemperie, allora sta benissimo. Non si deve fare l’errore di confondere l’aspirazione umana alla libertà, sentimento spirituale prima che fisico, con il benessere corporeo e “organico”. Non trasformiamo l’animale nel prigioniero di Byron che sogna la libertà. Passiamo al capitolo circo: anche qui servono nuove norme?

Sul circo non ci sono scuse. Se esistono circhi che usano come attrazione animali privi “consuetudine” con l’uomo e che per giunta sono tenuti in maniera orribile, ecco, queste realtà vanno colpite con un divieto assoluto. Senza scuse. Dovrebbero essere i Comuni, per primi, a rifiutarsi di accoglierli nel loro territorio. Mi ricordo di aver visto, in un piccolo circo, un ippopotamo trasportato in gabbia e tenuto in una sorta di vasca da bagno. Una cosa inaccettabile. Un discorso che vale anche per i cavalli e per il circo equestre?

IL LIBRO

Storie ordinarie d’affetto animale Il cane è il miglior amico dell’uomo. Ma anche gatti, civette, cavalli, rondoni, passerotti e persino cavallette sono capaci di gesti d’amore e di fedeltà; tutto sta nel dare loro la possibilità di esprimerli. Lo dimostrano le storie raccolte in C’era una volta una gatta. Storie vere, commoventi ed emblematiche della profonda e inspiegabile relazione fra gli esseri viventi dello stesso Creato. Storie di grande semplicità, come quella di Puccio che resta accoccolato per sette giorni sulle gambe del suo padrone morente, o come quella di Fulvo, cane randagio che allatta cuccioli di volpe rimasti orfani. Oppure storie più particolari, come quella della civetta Gigia che chiede asilo a una signora in carrozzella e che prende il volo, mesi dopo, quando la signora ritorna a camminare sulle sue gambe. O, ancora, quella del gatto Federico che in qualche modo fa capire al suo padrone che sta per sposare la donna sbagliata. C’era una volta una gatta Licia Colò Mondadori, 2010

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No, il discorso è diverso. I cavalli convivono con l’uomo da millenni, loro sì che hanno una consuetudine con noi. E non capisco perché si dovrebbero vietare le evoluzioni circensi a cavallo, se intanto negli stadi si continua a praticare l’ippica. Anche qui, non bisogna essere estremisti. Piuttosto, proibiamo il palio di Siena. Perché?

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In origine per il Palio si usavano cavalli grossi, robusti, che non correvano a gran velocità. Oggi invece ci sono i purosangue. E non è raro che, sfrecciando così veloci, si feriscano e, alle volte, muoiano. Ma non c’è solo il Palio da proibire: manifestazioni locali, corse con i buoi, la colomba di Orvieto. Su questo ci vuole rigore. Ma non possiamo essere troppo estremisti… Esiste allora un “estremismo animalista” da evitare?

Sì, non si può proibire tutto. Altrimenti poi iniziamo a sollevare il discorso degli animali domestici, perché se vogliamo essere rigorosi fino in fondo, dovremmo parlare della castrazione dei gatti o dei cani lasciati tutto il giorno da soli in appartamento. Insomma, il punto è questo: bisogna considerare gli animali dal punto di vista etologico, e assicurarsi che i dati fondamentali della loro etologia siano rispettati. Questa è la base. Se da una parte c’è il rischio di una eccessiva antropizzazione, dall’altra c’è

chi nega alla radice la capacità  degli animali di provare sentimenti.

Non sono due derive paragonabili. Da un lato si rischia di produrre qualche danno minore: accarezzare un gatto che non ne ha voglia, per esempio. Ma gli altri, quelli che dicono che “le bestie non pensano”, che non hanno memoria e non provano sentimenti, che non soffrono e non amano, sono semplicemente degli ignoranti. Oppure sono ideologi: molti credenti, ahimè, sono convinti che gli animali non abbiano l’anima. A tutti loro, consiglio di prendere un animale e di viverci insieme per qualche mese. Ha parlato di credenti: ma davvero Chiesa e animalismo sono così distanti?

L’accusa non va radicalizzata. Basta pensare a San Francesco. E ancora, io ho un libro dell’Ottocento contro la vivisezione scritto da un prelato. C’era anche un sacerdote romano che faceva messe per gli animali. Non si può generalizzare, sebbene si tratti troppo spesso di frazioni minoritarie del mondo della Chiesa. Ma poi, in fondo, esistono anche molti veterinari che non amano gli animali. Un’accusa un po’ forte…

Se ne occupano, ma non li amano. Magari amano i cani e i gatti, ma poi ecco che gli animali da allevamento sono solo macchine da lavoro, e che altri animali ancora, magari “minori”, sono sconosciuti verso cui è difficile provare affetto.


L’INTERVISTA Giorgio Celli

Un rapporto sano con gli animali può  essere la chiave per uno sviluppo personale a sua volta più  sano?

Certo. Regalare un animale a un bambino produce degli effetti benefici incredibili. Dopo aver sorvegliato le prime fasi del loro rapporto (perché il bambino deve capire che si tratta di un amico e non di un giocattolo), si assiste alla produzione di un sentimento di grande importanza: l’accettazione della diversità. Per un bambino – e non solo per lui – la diversità è un “pericolo”. Ma con un animale il bambino scopre che l’animale seppure “diverso”, è capace di amore, di sofferenza, di memoria. E allora si fa strada la consapevolezza che, forse, quella diversità così evidente nasconde una somiglianza, una “consonanza” ben più profonda di quanto si possa immaginare. E si fa strada anche l’idea che appropriarsi della diversità, senza rigettarla, possa essere la strada giusta per diventare più ricchi, per diventare davvero uomini. Ecco, gli animali possono essere una scuola di tolleranza. E la tolleranza ci manca davvero tanto, di questi tempi.

L’Intervistato

giorgio celli Etologo, entomologo, scrittore e conduttore televisivo. Docente all’Università di Bologna, è stato direttore dell’Istituto di entomologia “Guido Grandi” presso lo stesso ateneo. Ha studiato le api sia sul versante della ricerca ecologica, come possibili indicatrici del livello di inquinamento da pesticidi e da piombo, sia sul versante etologico, studiando alcuni aspetti della loro percezione visiva e delle loro capacità di apprendimento. Ha condotto trasmissioni televisive e pubblicato numerosi libri, tra cui I sette peccati capitali degli animali (Mursia, 2006), La mente dell'ape. Considerazioni tra etologia e filosofia, (Compositori, 2008) e Il gatto allo specchio: una nuova indagine del commissario Michelucci, (Morganti, 2008). Dal 1999 al 2004 è stato europarlamentare per i Verdi.

L’Autore federico brusadelli Scrive per Ffwebmagazine e collabora con il Secolo d’Italia. Laureato in Lingue e civiltà orientali, ha seguito il master “Tutela internazionale dei diritti umani” presso l’Università La Sapienza di Roma.

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WWF Isabella Pratesi

L’impegno per tutelare la biodiversità

WWF: siamo la nuova arca di Noé Il sistema delle Oasi, un impegno ultraquarantennale, una presenza capillare sul territorio, un rapporto diretto con le amministrazioni locali: ecco come il Wwf è diventato il custode (e il salvatore) della fauna e della flora a rischio di estinzione nel nostro paese. DI ISABELLA PRATESI

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Da oltre 40 anni il Wwf ha ritenuto importante concentrare i suoi sforzi nella difesa di territori particolarmente a rischio e di specie animali e vegetali che il nostro paese rischiava di perdere per sempre. La cultura della difesa dell’ambiente all’epoca della nascita dell’associazione era praticamente un’illustre sconosciuta. In Italia la natura viveva in balia di uno strano mix di aggressione: da una parte i risvolti consumistici del boom economico, con la continua erosione di territorio pregiato, dall’altra alcuni retaggi “odiosi” della lotta tra uomo e specie selvatiche tipico delle civiltà più antiche, ovvero, l’aggressione alle specie considerate nocive come lupo e orso, animali perseguitati da doppiette e trappole micidiali. Il Wwf si è dunque sostituito da subito a quel Noè allora inesi-

stente raccogliendo nella sua arca i simboli di biodiversità che man mano l’Italia stava perdendo. È così nato da subito il più grande progetto di conservazione dell’associazione, le Oasi del Wwf, un’azione di tutela diretta che è stata affiancata via via dalle grandi campagne di tutela di specie importanti. Fin dal 1966, anno della sua fondazione, ci siamo impegnati a gestire territori naturali in ogni angolo d’Italia: il sistema Oasi, che oggi conta oltre 100 aree gestite e messe a disposizione della collettività, non solo ha permesso di salvare lontre, camosci, lupi, orsi, e specie vegetali rarissime, ma ha anche costituito una chiave di volta nella creazione di un sistema nazionale di aree protette. Pionieri oltre 40 anni fa di una tutela diretta dell’ambiente (all’epoca i parchi nazionali si


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contavano sulle dita di una ma- dei Peligni che diventò dopo pono), attraverso alcune Oasi abbia- co Riserva regionale fino ad essemo man mano inserito “cunei” di re ricompresa dal Parco nazionale protezione in molte aree che oggi della Maiella. Ed ancora in sono diventati luoghi “cuore” di Abruzzo lo stesso percorso viraree protette più estese, come tuoso è accaduto nelle abetine di parchi regionali, parchi nazionali Rosello, un’Oasi nata per tutelae riserve. È il caso dell’Oasi di re una delle ultime aree ad abete Monte Polveracchio e valle della dell’appennino centrale diventata caccia. Le prime azioni del Wwf Oasi con l’accordo del Comune e per questo importante settore dei poi promossa a Riserva naturale Monti Picentini iniziano a metà regionale. Si potrebbe dire lo degli anni Ottanta ed oggi pos- stesso per altre aree, come l’Oasi siamo dire di aver contribuito a blu di Gianola, una delle poche promuovere l’attuale Parco re- aree marine protette che hanno gionale dei Monti Picentini, area integrato anche la tutela della costa e promossa di passaggio del poi a parco regiolupo appenninico. Nel 1968 i cervi sardi nale, così come il Un altro esempio Parco del Partenio, di Parchi naziona- erano 150. Oggi sono la cui foresta è stali nati dalle costo- 7mila, di cui mille ta gestita come le di Oasi Wwf è primo nucleo dal quello della Ma- nella riserva del Wwf Wwf e che oggi iella, una delle in Sardegna rappresenta il cuopiù belle pagine della storia dell’associazione. Do- re dell’area protetta regionale. po anni di mobilitazione per la Alla luce dei tanti risultati poscreazione di questo parco, nel siamo forse oggi dire anche che cuore dell’Abruzzo verde, l’occa- la cultura delle Oasi del Wwf ha sione per fare un passo concreto ispirato la stessa legge quadro in quella direzione avvenne con nazionale che tutela le aree prol’accordo tra Wwf e il Comune tette in Italia. Altri traguardi di Lama dei Peligni per ospitare importanti sono rappresentati un progetto di conservazione dalle specie salvate dal Wwf. Nel molto delicato e atteso, promosso 1968 il Wwf pubblicò una “lista insieme al Parco nazionale dei candidati” all’estinzione: tra d’Abruzzo, la reintroduzione del questi c’era il cervo sardo con camoscio d’Abruzzo, una delle 100-150 individui in Sardegna. specie più rare dell’Appennino e Oggi, grazie anche all’acquisto sopravvissuta con un unico bran- nel 1985, della foresta di Monte co proprio nel parco abruzzese. Arcosu i cervi sono oltre 7.000, L’operazione riuscì perfettamente di cui 1.000 nella riserva del ed oggi i camosci sono sempre di Wwf. La lontra, simbolo dei fiupiù sulle montagne della Maiel- mi, è un’altra specie che sta mola. Nacque allora l’Oasi di Lama strando segni positivi, almeno


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come numero di individui. Infat- che possano consentire di sosteti, se da una parte è scomparsa nere una popolazione vitale. dalle aree del centro Italia, al sud Ma sappiamo bene che le minacsi contano oltre 250 individui ce non derivano solo da azioni anche in aree dove fino a pochi dirette dell’uomo: a peggiorare anni fa era assente. Anche molti lo stato delle cose ci sono anche i uccelli mostrano segni positivi cambiamenti climatici. Una deldovuti alla maggiore protezione le specie simbolo di questi camdel territorio e al maggiore ri- biamenti è un uccello delle praspetto: l’airone bianco maggiore, terie alpine, la pernice bianca. I il cavaliere d’Italia, la volpoca, il suoi adattamenti ai climi rigidi gipeto, l’airone cenerino sono al- sono straordinari: dal mimeticune delle specie che, anno dopo smo, che le garantisce una livrea anno, stanno aumentando nel no- bianca in inverno e marrone screziata in estate, al piumaggio fitstro paese. In particolare, se penso alla lon- tissimo – 20% del peso totale – che garantisce un tra, vengono in perfetto isolamenmente tante Oasi I rischi non to termico, all’alinate proprio per tutelare gli am- derivano solo da azioni mentazione costituita da salici nani bienti più delicati dell’uomo, ma anche ed eriche, la sola che ancora ospitafonte calorica in no questa “regina dai cambiamenti quegli ambienti dei fiumi” come climatici in inverno, fino quella di Vulci, Burano in Toscana, Persano, le alle zampe piumate per non afGole di Felitto e le Gole del Bus- fondare nella neve. La pernice sento in Campania, il Lago di bianca è oggi distribuita su tutte San Giuliano e l’Oasi di Policoro le Alpi, con poche migliaia di in Basilicata. Queste aree per coppie in Italia, ma ridotta a molto tempo sono state le uniche gruppi piccoli e isolati. Negli ulzone protette che hanno ospitato timi 30 anni e in alcune aree si è gli ultimi nuclei di questo raro assistito alla sua estinzione locale mammifero, un contributo che è per il riscaldamento globale e la servito a mantenere questa popo- diminuzione dell’innevamento. lazione che ha abbandonato alcu- Essere bianchi quando nevica è ne aree dell’Italia centro-setten- un grande vantaggio, che si tratrionale e si è concentrata in sforma in uno svantaggio se non quelle centro-meridionali. Re- nevica. La caccia è un’altra micentemente abbiamo promosso naccia importante: molte provinun’analisi dello stato di salute ce si ostinano ad autorizzare l’abdei fiumi i cui risultati verranno battimento di parecchi esemplari resi noti in autunno con un elen- ogni anno. Sulle Alpi proliferano co di progetti urgenti di ripristi- poi le proposte di nuovi impianti no, di conservazione e di tutela sciistici con il relativo aumento

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del disturbo dovuto allo sci alpi- dalle migliaia di cani randagi nismo ed all’escursionismo inver- che frequentano le nostre camnale. Il Wwf Italia ha iniziato pagne. Anche la frammentazione così nel 2009 una campagna per e la trasformazione degli habitat la chiusura della caccia alla per- sono motivo di preoccupazione e nice bianca, che nell’ultima sta- una minaccia alla persistenza di gione ha portato all’esclusione da questa specie. alcuni calendari come specie cac- E con uno sguardo al cielo’è imciabile o alla diminuzione dei portante segnalare invece chi ancora non riesce a dichiararsi “salprelievi in molte aree. Una storia invece a lieto fine è vato dall’arca” insieme alla scomquella del lupo. A metà degli parsa di alcuni ambienti, come le anni Settanta erano appena 100, steppe aride mediterranee, si sta quando il Wwf lanciò l’Opera- rarefacendo sempre di più la prezione San Francesco. La campa- senza di specie di rapaci meditergna permise di ottenere leggi ranei come il capovaccaio, l’aquila del Bonelli e il più severe, il rifalco lanario. In sarcimento per i La frammentazione Italia la popolaziodanni e soprattutne di capovaccaio è to una maggiore e la trasformazione attualmente ridots e n s i b i l i t à p e r degli habitat sono ta a poche coppie sdoganare la brutriproduttive locata immagine del una seria minaccia lizzate in Calabria, lupo delle favole. per le specie a rischio Basilicata e Sicilia, La specie era sul ciglio del baratro negli anni Set- con una diminuzione negli ultitanta, ha trovato la forza di ri- mi anni di circa il 30%. L’aquila scattarsi e di riconquistare terri- del Bonelli era un tempo distritori dai quali era stato sradicato buita con popolazioni stabili in da un’umanità che si è illusa, per Sardegna, Sicilia e Calabria. Dasecoli, di poter dominare lui e gli anni Sessanta la specie ha sugli altri elementi della natura. bito un drammatico calo, tanto Attraverso una lenta ma inesora- da essere ormai del tutto scombile crescita numerica il lupo ha parsa da diversi sistemi montuoormai completato la riconolizza- si. Il lanario è invece ancora prezione dell’intera dorsale appen- sente con poche centinaia di copninica ed è entrato a far parte di pie nell’Italia centro-meridionale diritto della fauna alpina. Nel e in Sicilia. Le cause sono comuni futuro del lupo ci sono ancora per tutte le tre specie: un alto vasti territori da conquistare ma tasso di mortalità, riconducibile anche ombre. La competizione all’eccessiva persecuzione a opera con le attività umane, quando dell’uomo, sia diretta (caccia) che non è gestita, produce un ostina- indiretta (modifiche ambientali). to bracconaggio e l’integrità ge- Per il capovaccaio e l’aquila del netica della specie è minacciata Bonelli, si assiste anche alla ridu-


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DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DEGLI ANIMALI Articolo 1 Tutti gli animali nascono uguali davanti alla vita e hanno gli stessi diritti all’esistenza. Articolo 2 a)Ogni animale ha diritto al rispetto. b)L’uomo, in quanto specie animale, non può attribuirsi il diritto di sterminare gli altri animali o di sfruttarli violando questo diritto. Egli ha il dovere di mettere le sue conoscenze al servizio degli animali. c)Ogni animale ha diritto alla considerazione, alle cure e alla protezione dell’uomo. Articolo 3 a)Nessun animale dovrà essere sottoposto a maltrattamenti e a atti crudeli. b)Se la soppressione di un animale è necessaria, essa deve essere istantanea, senza dolore né angoscia. Articolo 4 a)Ogni animale che appartiene a una specie selvaggia ha il diritto di vivere libero nel suo ambiente naturale terrestre, aereo o acquatico, e ha il diritto di riprodursi. b)Ogni privazione di libertà, anche se a fini didattici, è contraria a questo diritto. Articolo 5 a)Ogni animale appartenente a una specie che vive abitualmente nell’ambiente dell’uomo ha diritto di vivere e di crescere secondo il ritmo e nelle condizioni di vita e di libertà che sono proprie della sua specie. b)Ogni modifica di questo ritmo e di queste condizioni imposta dall’uomo a fini mercantili è contraria a questo diritto. Articolo 6 a)Ogni animale che l’uomo ha scelto per compagno ha diritto a una durata della vita conforme alla sua naturale longevità. b)L’abbandono di un animale è un atto crudele e degradante. Articolo 7 Ogni animale che lavora ha diritto a ragionevoli limitazioni di durata e intensità di lavoro, a una alimentazione adeguata e al riposo.

Articolo 8 a)La sperimentazione animale che implica una sofferenza fisica o psichica è incompatibile con i diritti dell’animale sia che si tratti di una sperimentazione medica, scientifica, commerciale sia di ogni altra forma di sperimentazione. b)Le tecniche sostitutive devono essere utilizzate e sviluppate. Articolo 9 Nel caso che l’animale sia allevato per l’alimentazione deve essere nutrito, alloggiato, trasportato e ucciso senza che per lui ne risulti ansietà né dolore. Articolo 10 a)Nessun animale deve essere usato per il divertimento dell’uomo. b)Le esibizioni di animali e gli spettacoli che utilizzano degli animali sono incompatibili con la dignità dell’animale. Articolo 11 Ogni atto che comporti l’uccisione di un animale senza necessità è un biocidio, cioè un delitto contro la vita. Articolo 12 a)Ogni atto che comporti l’uccisione di un gran numero di animali selvaggi è un genocidio, cioè un delitto contro la specie. b)L’inquinamento e la distruzione dell’ambiente naturale portano al genocidio. Articolo 13 a)L’animale morto deve essere trattato con rispetto. b)Le scene di violenza delle quali gli animali sono vittime devono essere proibite al cinema e alla televisione a meno che non abbiano come fine quello di mostrare una violazione dei diritti dell’animale. Articolo 14 a)Le associazioni di protezione e di salvaguardia degli animali devono essere rappresentate a livello governativo. b)I diritti degli animali devono essere difesi dalla legge come i diritti dell’uomo.

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zione di prede, legata alla modi- indurre un reale cambiamento ficazione delle pratiche pastorali culturale, non si devono infatti e la conversione di terreni incol- fermare al trasferimento delle coti. Infine, negli ultimi anni una noscenze, ma devono promuovepolitica irresponsabile ha per- re una visione d’insieme e favorimesso la nascita di centrali eoli- re le relazioni tra vari soggetti: che o di linee aeree vicino agli insegnanti, agenzie educative, ambienti rupicoli, minacciando enti locali e le altre strutture seriamente gli ultimi esemplari operanti sul territorio e le Oasi, nidificanti. Queste specie sono insieme ai progetti rivolti diretoggetto di numerosi interventi tamente alle scuole e agli insepromossi dal Wwf che opera gnanti, sono una testimonianza principalmente per garantire la di questo impegno. conservazione degli ambienti Ma esiste una sfida ancora più idonei e il buon esito dei pochi impegnativa: alla luce dell’attuaeventi riproduttivi accertati. È le situazione di crisi della biodiversità, la priorità attivo anche un della conservazione progetto di moni- Il progetto più in tutto il mondo toraggio e sorvedeve essere la ricerglianza e per im- importante è quello ca di strumenti atplementare dei delle ecoregioni, ampi ti a migliorare l’efpunti di alimentaficacia degli interzione artificiale e territori non limitati venti. Partendo da uno per la ripro- dai confini politici queste consideraduzione in cattivizioni e dal fatto che le risorse tà del capo vaccaio. Ma forse, al di là dei tanti pro- economiche e le capacità di ingetti concreti su specie e am- tervento in favore della conservabiente direttamente svolti dal- zione della biodiversità sono lil’associazione, il grande merito mitate, il Wwf Internazionale ha del Panda è stato quello di creare lanciato un grande e ambizioso un terreno più fertile per la con- progetto: la conservazione ecoreservazione degli animali in Italia: gionale. Le ecoregioni sono ampi l’opera di sensibilizzazione e di territori che non seguono i confieducazione ambientale è stata ni politici, perché la natura non un’azione costante e “incessante” ha confini. Due di queste, l’Ecoche ha riguardato grandi e picco- regione Alpi e l’Ecoregione Meli, nord e sud, esperti e inesperti, diterraneo centrale, riguardano appassionati e non appassionati. direttamente l’Italia. E proprio Attraverso convegni, seminari, in Italia è necessario difendere pubblicazioni, mass media, sia- ancora oggi il territorio da una mo riusciti a cambiare il modo nuova “ondata” di cemento. Nel in cui gli italiani considerano la nostro paese le pianure coprono a natura e l’importanza di conser- malapena il 23% del territorio, varla. Le proposte educative, per ma qui si concentra quasi il 60%


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dell’urbanizzazione. Secondo alcuni ricercatori proseguendo questo trend di urbanizzazione in pochi decenni non ci saranno più aree pianeggianti libere da cemento e da asfalto. Di tutti i paesaggi italiani quello con la più alta percentuale di urbanizzazione sono le colline pedemontane, seguite dalle coste e dalle pianure di fondovalle. Il problema del consumo del suolo è al centro dell’attività del Wwf Italia, che lavora con Regioni, Province e Comuni per promuovere una pianificazione più rispettosa della biodiversità, che contrasti l’uso non sostenibile del territorio, vigilando contro l’apertura abusiva di cave, di discariche e realizzando progetti di conservazione di specie e habitat. La cultura della difesa della biodiversità per il Wwf in questi ultimi anni si è arricchita di un altro tassello estremamente importante, ovvero, la valorizzazione dei servizi forniti dagli ecosistemi Ogni essere umano dipende dalla natura e dai servizi che gli ecosistemi offrono per avere condizioni di vita adeguata, sana e sicura, dalla formazione del suolo alla fotosintesi clorofilliana, dal riciclo dei nutrienti ai servizi di approvvigionamento come cibo, acqua, legno, fibre. Ma la natura ci regala anche servizi culturali come i valori estetici che la compongono, quelli ricreativi e spirituali. Tutti questi servizi sono utilizzati dagli esseri umani per muoversi, scaldare edifici, nutrirsi, abitare, comunicare, crescere. Il nostro benessere quindi dipen-

MAREA NERA

Strage di animali nel Golfo del Messico Quando tutto è cominciato, a fine aprile, nessuno si aspettava che saremmo arrivati a questo punto. Dopo l’esplosione di una piattaforma petrolifera della British Petroleum nel golfo del Messico, infatti, le dimensioni della catastrofe ambientale che si sta consumando hanno raggiunto proporzioni colossali. Le coste statunitensi della Louisiana sono avvolte da una vera e propria marea di petrolio, una coltre nera che sta distruggendo uno degli ecosistemi più ricchi del pianeta. Le principali vittime di questa catastrofe sono la flora e la fauna di un’area estesa che comprende la Louisiana, il Mississipi, l’Alabama e la Florida, dove si riversano ogni giorno dai 12 ai 19mila barili di greggio. Una superficie che, secondo gli studiosi, potrebbe espandersi ulteriormente quando questo blob si spingerà anche verso il Nord Carolina e il New Jersey fino a prendere il largo verso l’Atlantico. I tentativi di tappare la falla creatasi con l’esplosione sono falliti uno dopo l’altro e la British Petroleum, nonostante i miliardi di dollari spesi, è sul banco degli accusati per aver provocato, ovviamente involontariamente, forse il peggior disastro ambientale della storia dell’umanità. E intanto muoiono a migliaia volatili, delfini, pesci e tartarughe, alcune appartenenti a specie a rischio di estinzione. E già c’è chi dice che bisognerebbe iniziare a ridiscutere il rapportro tra salvaguardia dell’ambiente e sfruttamento delle risorse energetiche.

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de dai servizi forniti dalla natura. Negli ultimi 50 anni, gli esseri umani hanno modificato gli ecosistemi per soddisfare la crescente domanda di risorse e, quindi, di servizi. Queste modificazioni hanno prodotto costi crescenti, incremento del rischio di cambiamenti improvvisi e non prevedibili nelle dinamiche ambientali e hanno peggiorato lo stato di povertà per una grande quantità di esseri umani. La perdita di biodiversità dovuta alle azioni umane, può essere utilizzata come un indicatore del degrado degli ecosistemi e quindi della capacità di fornire servizi ecosistemici. L’estinzione delle specie e la distruzione degli habitat indeboliscono la biodiversità e rischiamo di non poter usufruire in futuro di tutti quei servizi che rendono possibile la sopravvivenza e il benessere della nostra specie, nonché di molte altre sul pianeta. Una natura da difendere senza confini dunque per il Wwf, un principio che si rispecchia anche nell’impegno, accanto a quello costante di conservazione di tasselli e specie tutti italiani, per la conservazione delle foreste tropicali, con particolare attenzione a Sumatra, Amazzonia e Congo. In questi anni è grande l’impegno per ridurre il commercio di specie in via d’estinzione, la sfida di ridurre la nostra responsabilità circa i cambiamenti climatici e l’impegno di denuncia di tutte le azioni che legalmente e illegalmente stanno consumando la biodiversità in Italia e nel pianeta. E infine, una forte

azione di pressing sulle istituzioni nazionali affinché, a partire dall’Anno della biodiversità, si possa adottare in Italia una strategia nazionale ed una legge sulla biodiversità che riconosca finalmente, anche sotto il profilo normativo, il grande primato in ricchezza di habitat e specie che vanta ancora il nostro Bel paese.

L’Autore isabella pratesi Responsabile programma conservazione del Wwf Italia.


LAV Gianluca Felicetti

Risultati e attività

Lav, in prima linea da oltre trent’anni

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ata nel 1977 con l’obiettivo di abolire la vivisezione, nel corso degli anni la Lav ha combattuto tutte le forme di sfruttamento e di violenza sugli animali. Umani e non umani. DI GIANLUCA FELICETTI

La questione “animale” è sempre più presente nel dibattito culturale e politico italiano. Lentamente, e non sempre con i conseguenti atti. Ma il cambiamento per una società che possa finalmente fare pace con gli animali – ai quali ha dichiarato la guerra più antica – è in atto anche perché ora si può vivere senza utilizzo e sfruttamento degli animali. Dall’abbigliamento all’alimentazione, dalla sicurezza dei prodotti al divertimento. Sempre più italiani vivono con uno o più animali in casa, più di una famiglia su tre, c’è sempre più richiesta di contatto con gli animali. E ciò deve essere fonda-

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to sul rispetto per non rappresentare un’ulteriore minaccia agli animali o la messa in pericolo di intere specie. La Lav è nata nel 1977 con l’obiettivo di abolire la vivisezione. In oltre trenta anni di attività questo obiettivo iniziale si è ampliato fino a comprendere la lotta a tutte le forme di sfruttamento e violenza sugli animali, umani e non umani, per il rispetto del diritto alla vita di ogni essere vivente, la difesa della biodiversità e dell’ambiente, la lotta alla zoomafia. È la maggiore associazione antivivisezionista in Italia e una delle più importanti in Europa e conta oggi 40mila fra soci e do-


natori, e 81 tra sedi territoriali e punti di riferimento. Il sostegno di quanti hanno condiviso le battaglie dell’associazione, ha permesso in questi anni il conseguimento di importanti risultati. Oltre a quelli riguardanti la sperimentazione animale, presentati in queste pagine da Michela Kuan, numerosi sono stati gli altri obiettivi raggiunti.

di prodotti derivanti dalle foche e integrate le disposizioni della legge 189/04, prevedendo una sanzione penale anche per l’esportazione di pellicce di cane e gatto. “Nati senza pelliccia” è lo standard proposto dalla Lav che in Italia certifica le aziende impegnate a non produrre pellicce né capi d’abbigliamento rifiniti in pellicce, cui aderiscono alcune catene di grande distribuzione.

Pellicce

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Nel 2001 la Lav smaschera in Maltrattamenti Italia la vendita di pellicce di ca- Grazie alla storica approvazione ne presso alcuni della legge 189, noti grandi ma- Nel 2001 è stato Disposizioni congazzini e ottiene il cernenti il divieto divieto di impor- ottenuto il divieto di maltrattamento tazione e vendita di importazione degli animali nondi pellicce ricavaché di impiego dete da cani e gatti e vendita delle pellicce gli stessi in com(primo paese eu- di cane e gatto battimenti clanderopeo a introdurre stini o competizioquesto bando). Nel 2004 il di- ni non autorizzate, che ha positivieto è inserito nella legge 189. vamente riformato il Codice pe2004 e 2005: la Lav, insieme ad nale e introdotto pene fino a tre alcuni giornalisti e fotografi, do- anni di reclusione e multe fino a cumenta con immagini esclusive 160mila euro, numerose sono la terribile caccia alle foche in state le condanne per maltrattaCanada ed avvia una forte mobi- menti animali ottenute dalla Lav, litazione tesa a coinvolgere sia le la prima delle quali nel 2006, istituzioni italiane, sia il Consi- quando un uomo viene condanglio d’Europa. Nel 2006 ottiene nato a Torino per maltrattamencon il sottosegretario al Com- to di animali alla reclusione (3 mercio estero Urso l’approvazio- anni e otto mesi) e alla confisca ne di un decreto interministeria- degli oltre sessanta animali le che vieta in Italia l’importazio- (mucche, maiali, cavalli, galline), ne e il commercio di pelli e altri poi affidati alla Lav. Nel 2010 prodotti di foca. l’ultima, in ordine di tempo, la 2010: viene adottato il sistema condanna in primo grado a due sanzionatorio per le violazioni anni di reclusione per maltrattaal Regolamento comunitario mento di animali del titolare 1007/2009 contro il commercio della pensione-allevamento Dei


LAV Gianluca Felicetti

Grandi Boschi di San Genesio (Bolzano), anche per l’impiego attivo di alcuni quattrozampe nella pornografia, e sospensione per tre anni dall’esercizio di ogni attività commerciale con animali, e la confisca dei cani. Cani e gatti

Circhi e zoo

La Lav denuncia negli anni lo sfruttamento degli animali nei circhi, numerose illegalità e gravi incidenti: cinque le sentenze di condanna ottenute dalla Lav in seguito ad azioni legali per maltrattamento di animali usati in spettacoli circensi o per altri illeciti. Numerose gli ordini del giorno approvati dalle Amministrazioni locali per il rispetto della normativa in materia di “corretto mantenimento” degli animali nei circhi.

2008: la Lav lancia la campagna contro il traffico dei cuccioli di cani e gatti dall’Est Europa all’Italia e chiede interventi legislativi nazionali ed europei per fermare la tratta. Nel 2009 la Camera dei deputati approva il disegno di legge del governo che ir- Dal 2012 in Europa Allevamenti rigidisce le sanzio1999: la Lav otni contro il mal- saranno proibiti tiene con le altre trattamento degli gli allevamenti associazioni di animali e introdututto il continence lo specifico rea- in batteria delle galline te il bando in Euto di introduzione ovaiole ropa degli allevaillecita di animali menti in batteria da compagnia. Ora si attende il di galline ovaiole, a partire dal voto del Senato. 2012; dal 2003 non possono più 2009/10: avviato, su iniziativa esserne realizzati di nuovi. del Commissario delegato alla 2010: la Lav rende nota una insoprintendenza dell’area archeo- dagine svolta su 17 confezioni logica di Pompei (Napoli) il di uova da allevamento in gabprogetto (C)Ave Canem, per ar- bia, in vendita nei supermercati ginare il problema del randagi- di sei città italiane, sulle quali smo nell’area archeologica. In sono stampate informazioni amcinque mesi sterilizzati, vacci- bigue in relazione al sistema nati e iscritti all’anagrafe canina d’allevamento in gabbia. La Lav 45 cani, 14 dei quali in seguito invita le Amministrazioni locali felicemente adottati. Fin dalle e supermercati a preferire uova prime ore dopo il terremoto che di galline libere. Viene realizzanell’aprile 2009 ha colpito to un sito internet dedicato l’Abruzzo, la Lav si è attivata www.gallinelibere.lav.it, e agper coordinare gli interventi giornata la guida-pratica al sid’urgenza per recuperare anima- stema di etichettatura delle uoli in difficoltà e provvedere alle va, per orientare al meglio i loro cure. consumatori nella scelta.

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la reclusione fino a 5 mesi, alla La Lav coordina per l’Italia la multa. campagna contro i “viaggi della morte” per porre fine al trasporto Scelte alimentari su lunghe distanze degli animali 2009: la Lav lancia la campagna destinati alla macellazione. Per Cambiamenu (www.cambiamedire basta ai lunghi trasporti dei nu.it), per sensibilizzare i cittacavalli al macello, insieme alle dini sulla necessità di assumere associazioni riunite nella coali- consapevolezza di quanto le scelzione Wspa, la Lav ha lanciato la te alimentari individuali influicampagna Handle with care (trat- scano sulla salute del pianeta e in tare con cura). particolare su come il consumo La Lav effettua una serie di corsi eccessivo di carne stia rivelandosi di formazione diretti agli agenti tra i maggiori fattori distruttivi della Polizia stradale, per illu- dell’equilibrio climatico della strare la normativa che regola i Terra. Lancia su Facebook la Vetrasporti degli gRace, la prima animali vivi diret- La zoomafia comprende maratona virtuale ti ai mattatoi. Nel che coinvolgerà i 2005 in collabora- reati come macellazione navigatori in piczione con Ani- clandestina, abigeato, cole ma significamals’ Angels, mitive scelte alimennistero della Salu- combattimenti e tari che potranno te e ministero del- scommesse clandestine concretamente sall’Interno, con il vare il pianeta. patrocinio della Fnovi, viene Per garantire l’opzione vegetariapubblicato il Manuale per la ge- na nelle mense scolastiche e in stione del controllo del benessere tutti i luoghi di ristoro pubblici, animale durante il trasporto su convenzionati e privati, illustra strada. Aggiornato nel 2008 per presso la Camera dei deputati, la illustrare la nuova normativa co- proposta di legge n. 1467. Nelmunitaria in materia (Regola- l’occasione, grazie alla collaboramento 1/2005 e decreto legisla- zione di Pietro Leemann, il più tivo 151 del 2007). celebre chef di cucina vegetariana, 2007: grazie alla collaborazione per la prima volta presso il ristocon Animals’Angels, viene porta- rante dei Deputati, a Palazzo ta alla luce la tragica realtà del Montecitorio, viene proposto un fenomeno illegale delle cosiddet- menu vegetariano. te “vacche a terra” e nel gennaio 2010 il Tribunale penale di Cu- Zoomafia neo condanna 6 imputati per il A partire dal 1997, la Lav porta reato di concorso in maltratta- all’attenzione dell’opinione pubmento di animale per le gravi e blica il fenomeno dei combattireiterate sevizie inflitte a una menti fra animali legato alle mucca, con pene che variano dal- scommesse clandestine, salva Trasporto

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LAV Gianluca Felicetti

CORRIDA

Quell’inutile massacro

Torturare un toro per il piacere, per il divertimento, è molto più che torturare un animale, è torturare una coscienza. Victor Hugo

Sono le cinque di sera di una qualsiasi domenica nelle calde città spagnole… Una folla numerosa si dirige verso la Plaza de Toros. È l’ora della corrida, del perpetrarsi di quel rito ancestrale e a volte incomprensibile, diventato ormai da tempo il simbolo “commerciale” della Spagna nel mondo, come il sirtaki per la Grecia o la pizza per l’Italia. Fatto sta, comunque, che ballare il sirtaki o mangiare una genuina margherita non comporta il ripetersi di uno degli spettacoli più cruenti e brutali a cui si possa assistere. Gli spettatori spagnoli hanno preso i posti migliori, sembrano completamente impazziti dalla voglia di assistere alle gesta pseudoeroiche del matador, della controfigura sbiadita del leggendario toreador del passato. E tutti i turisti sono fermi, incuriositi da quella manifestazione di bestialità umana. I vecchietti attempati dell’orchestrina suonano le marcette dal palco a loro riservato e i cavalli cominciano a sfilare sul terreno del “massacro”, preannunciando con le loro campanelle le scene truculente che seguiranno. Poi la mattanza ha inizio. Prima il toro viene sfiancato e ferito. Quando l'animale

non ce la fa più, la lingua inizia a penzolare e la bava a scendere, il torero conclude lo “spettacolo”. Non ci vuole molto coraggio ad affrontare un toro già morente. Eppure la gente urla, si dimena, chiede azione. Sangue e azione. Alla fine l'animale cede sotto i colpi della spada, infilata con crudele perizia sul capo dell'animale. Il torero taglia l'orecchio, lo lancia tra la folla, che risponde con fiori e urla. Ed ecco che tornano a risuonare le marcette dei vecchietti. Il torero si gode il momento di gloria e il toro viene trascinato via dai cavalli, lasciando dietro sé una scia di sangue e di sbigottimento. Uno spettacolo incivile, raccapricciante e barbaro. Eppure la corrida è da secoli qualcosa di intoccabile, di simbolico. All’estero si è sempre levata qualche voce di indignata protesta ma nella terra di don Chisciotte solo negli ultimi anni si fa largo un certo dissenso. Si inizia a parlare di crudeltà, di necessità di dare maggiore attenzione ai diritti degli animali. È un dibattito lento e macchinoso, che difficilmente avrà esiti positivi in poco tempo. È una tradizione secolare, è patrimonio culturale (che tipo di cultura?), è il simbolo degli spagnoli. Ma è anche barbara, lenta tortura di un essere vivente. “L’eroismo dell’uomo che sfida una bestia pericolosa quasi a mani nude!”, asseriscono i cultori della corrida. Eroismo? Mani nude? Ma si può considerare eroico un uomo che si preoccupa di dare gli ultimi colpi letali ad un animale stordito e torturato da una decina di altri uomini che lo trafiggono con le banderillas?

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dallo sfruttamento per le lotte un centinaio di cani, affidati in custodia giudiziaria, sottoposti a un programma di recupero fisico e comportamentale e affidati a famiglie selezionate. Nel 2009 celebra i 10 anni di attività dell’Osservatorio nazionale zoomafia e pubblica la decima edizione del Rapporto zoomafia. Nel corso degli anni, grazie alla Lav, anche altri filoni della zoomafia come la macellazione clandestina, l’abigeato, le sofisticazioni alimentari, sono stati conosciuti e considerati anche in sede giudiziaria. Caccia 66

gli Uffici scolastici regionali di Calabria, Lazio, Toscana, Emilia Romagna. È riconosciuta ente morale, onlus, associazione che persegue finalità di tutela degli interessi lesi da reati contro gli animali (decreto 2/09 EN.AS. - D.M.Salute 2.11.06 - Legge 189/04), associazione di protezione ambientale, dal 1995 componente della Commissione allevamenti e macelli del ministero della Salute (Legge 623/85). Rappresentante per l’Italia di Eurogroup for animals (Bruxelles), European coalition to end animal experiments, European coalition for farm animals, Fur free alliance.

Negli ultimi anni le attività della Lav contro il federalismo venatorio e la liberalizzazione selvaggia della caccia sono state incessanti e per questo è stato chiesto l’intervento del governo e sono state assunte iniziative legali. La caccia non è più un fenomeno di massa come 40 anni fa, ma costituisce ancora una causa, grave e consistente, di distruzione della natura e di massacro di animali. Il calo delle doppiette è stato, nel corso degli ultimi dodici anni, di circa il 50%. Educazione

Dal 1999 la Lav è firmataria di un protocollo d’intesa con il ministero della Pubblica istruzione allo scopo di promuovere la diffusione e l’approfondimento dei temi dell’educazione al rispetto di tutti gli esseri viventi nelle scuole di ogni ordine e grado. Analoghi atti sono firmati con

L’Autore gianluca felicetti Presidente della Lav, Lega antivivisezione.


LAV Michela Kuan

Le alternative esistono

Vivisezione: non è un male necessario Il ricorso agli animali come cavie di esperimenti scientifici, oltre ad essere fonte di sofferenze indicibili, ha un altissimo indice di insuccesso: negli Usa è la quarta causa di morte umana per reazione avversa ai farmaci. E allora perché non percorrere nuove vie? DI MICHELA KUAN 67

La sperimentazione animale è un fenomeno italiano e globale, che non accenna a diminuire; infatti nonostante lo scenario scientifico nazionale ed europeo sia sempre più rivolto alla promozione di metodi sostitutivi all’impiego di animali, i numeri legati alla sperimentazione sono altissimi, arrivando ad una media annua di 911.962 animali in Italia (fonte G.U. n.243), 12 milioni di animali nei laboratori europei e 115 milioni nel mondo; dati fortemente sottostimati in quanto non includono invertebrati, forme non completamente sviluppate (feti) e animali, o parti di essi, utilizzati già soppressi. Gli animali utilizzati in ambito sperimentale appartengono alle più svariate specie; vengono usati

soprattutto topi, ratti e cavie, ma anche conigli, cavalli, pecore, uccelli, cani, gatti e primati non umani. Nella maggior parte dei casi gli animali provengono da stabilimenti fornitori, che allevano animali destinati esclusivamente ai laboratori e spesso geneticamente modificati, ma in altri casi, come per la maggior parte dei primati, devono essere prelevati in natura; fatto che comporta un impoverimento dell’ecosistema di origine, il finanziamento di tecniche di prelievo illegali e ovviamente, condizioni di cattura, detenzione e trasporto gravemente impattanti sulla salute degli animali. I campi di applicazione degli animali sono molteplici: la maggior parte viene impiegata per lo


IL LIBRO

Anche cibarsi è una scelta etica

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«Una gabbia per galline ovaiole concede in genere a ogni animale una superficie all’incirca di quattro decimetri quadrati: uno spazio grande poco meno di un foglio A4. Le gabbie sono accatastate in pile da tre a nove in capannoni privi di finestre. Entra mentalmente in un ascensore affollato, un ascensore così affolltato che non riesci a girarti senza sbattere (esasperandolo) contro il tuo vicino. Un ascensore così affollato che spesso rimani sollevato a mezz’aria. Il che è una specie di benedizione, Perché il pavimento inclinato è fatto di fil di ferro che ti sega i piedi. Dopo un po’ quelli che stanno nell’ascensore perderanno la capacità di lavorare nell’interesse del gruppo. Alcuni diventeranno violenti, altri impazziranno. Qualcuno, privato di cibo e speranza, si volgerà al cannibalismo. Non c’è tregua, non c’è sollievo. Non arriverà nessun addetto a riparare l’ascensore. Le porte si apriranno una sola volta, al termine della tua vita, per portarti nell’unico posto peggiore». L’ultima opera di Jonathan Safran Foer, l’autore del libro cult Ogni cosa è illuminata (da cui è stato tratto il film altrettanto cult con Elijah Wood), è un pugno nello stomaco. Potrebbe essere scambiato per un saggio sul vegetarismo, ma è in realtà un libro sull’etica, la nostra etica, e su quanti compromessi riusciamo a compiere, quanti occhi riusciamo a chiudere, per non porci problemi.

L’idea del libro-inchiesta sul perché mangiamo gli animali e perché accettiamo che siano trattati in maniera crudele e sadica, matura in Foer alla nascita del suo primo figlio, ma è in realtà ispirata da sua nonna. Ebrea dell’Ucraina, si salvò dall’Olocausto fuggendo senza sosta. Allo stremo delle forze, incontrò un contadino russo che le offrì un pezzo di carne. Ma lei non lo accettò, perché non era kosher, nemmeno per salvarsi la vita. «Perché se niente importa, non c’è niente da salvare». Che senso aveva salvarsi dai nazisti, che volevano annientare gli ebrei, rinnegando i precetti ebraici? E così Foer cerca di dare un senso etico anche all’atto del cibarsi. Ma non solo. Il libro di Foer è anche un forte atto di accusa contro gli allevamenti intensivi, ormai predominanti, dove la natura è umiliata e negata e nessuna attenzione è posta al benessere dell’animale, anzi, e che sono responsabili di inquinamento e riscaldamento. Ulteriore motivo per cominciare a capire che le nostre scelte “importano”. Se niente importa Jonathan Safran Foer Guanda, 2010


LAV Michela Kuan

sviluppo di nuovi farmaci e ap- etiche nella fase di progettazione parecchiature, inoltre vengono o al termine dell’esperimento, impiegati per indagini legate al- analisi che, invece, attraverso un la ricerca di base, studi di tossici- meccanismo di costi-benefici, lità, diagnosi di malattie, forma- miterebbero fortemente l’uso di zione universitaria, esperimenti animali ed eviterebbero il finanziamento di progetti che non apbellici e test cosmetici. La legge che regolamenta l’uti- portino risultati utili alla ricerca. lizzo di animali per fini scientifi- Inoltre, non vengono presi in ci è il Decreto legislativo 116/92 considerazione gli organismi ge(trasposizione della Direttiva eu- neticamente modificati, la cui reropea 86/609 attualmente in fase golamentazione è sempre più urdi revisione: tale decreto, nono- gente e sono imposte condizioni stante sia datato, già si pronuncia di stabulazione minime senza in vari articoli e successive circo- nessun arricchimento. lari a favore dei metodi alternati- Si sottolinea come le condizioni di stabulazione vi e in maniera forinfluiscano anche temente restrittiva Il DL che regola l’uso sul risultato della verso il ricorso ad procedura, infatti animali, ma nei di animali per fini gli animali manfatti lasciando la scientifici non pone tenuti in cattivipossibilità di esetà nei laboratori, guire qualsiasi pro- limite alla sofferenza mostrano chiari cedura; infatti circa che si può infliggere segni di stress l’80% degli esperimenti viene autorizzata tramite psicologico, fisiologico e comun semplice meccanismo di silen- portamentale (Balcombe 2004), zio assenso, non subendo nessun predisponendo il corpo delcontrollo o valutazione retrospet- l’animale all’insorgenza di pativa. La restante percentuale com- tologie che si traducono in vaporta il rilascio, da parte del mi- riabili non deducibili nei risulnistero della Salute, di un’auto- tati sperimentali. rizzazione specifica per il proget- La sperimentazione animale ha to, in quanto prevede l’applica- comportato, e continua a farlo, zione di animali vivi o in campo grandi errori e ritardi nella sciendidattico, o il non ricorso ad ane- za, diventando la quarta causa di stesia (rappresentano il 15% cir- morte negli Stati Uniti per reaca) oppure l’utilizzo di cani, gatti zioni avverse ai farmaci non individuate durante la sperimentae primati non umani. Né il decreto, né la direttiva, at- zione pre-clinica sull’animale; tualmente, pongono limite al li- inoltre solo l’8% dei farmaci pasvello di sofferenza che è possibile sa la fase clinica sull’uomo, con infliggere durante l’esperimento; un indice di insuccesso altissimo non prevedono controlli e ispe- (Pipin 2008) e un ingente spreco zioni obbligatorie e valutazioni di fondi e menti che lavorano per

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produrre dati inutilizzabili e una alla sperimentazione animale. ricerca obsoleta ancora troppo le- Essi vengono definiti tramite il gata all’utilizzo dell’animale e principio delle 3R: replacement, non volta al potenziamento dei nel caso l’animale venga complemetodi alternativi in grado di tamente sostituito, reduction se si tutelare, nei fatti, anche la salute riesce ad attuare lo stesso esperimento con un numero inferiore umana. Troppo spesso si parla di speri- di animali e la terza r, refinement mentazione animale, diffonden- ovvero diminuzione della soffedo passivamente il concetto del renza e dello stress legato alla “male necessario”, creando così procedura o ricorso a specie con un’accettazione della violenza in sviluppo neurologico inferiore. vista del fine ultimo, che co- Tra i metodi sostitutivi più noti munque diventa non attualizza- citiamo le tecniche in vitro, anabile per la riconosciuta fallacia e lisi chimiche, ricerca clinica (su pericolosità del modello anima- materiale biologico umano, analisi genetiche, tecle. Dal punto di niche di imaging), vista etico è im- La sperimentazione studi epidemioloportante anche gici, dimostratisi sottolineare come animale causa ritardi fondamentali nella l’ambiente dei la- scientifici: negli Usa è lotta al cancro, boratori sia un mondo chiuso, la quarta causa di morte modelli bioinformatici e nuove tecdove non entrano per reazione ai farmaci nologie come mimai le telecamere e dal quale le persone comuni crocircuiti cellulari per indagini sono totalmente escluse e volon- di tossico e farmaco cinetica o dinamica, organi bioartificiali e il tariamente tenute distanti. Nonostante questo, l’opinione data sharing (infatti la competitipubblica, in un recente sondag- vità aziendale in ambito chimico gio, si è espressa in maniera for- e farmaceutico comporta, spesso, temente contraria alla sperimen- la mancanza di diffusione di datazione animale. Fortunatamen- ti). L’approccio verso tali metodi te, anche il mondo scientifico si non deve essere concepito come sta ribellando ad una ricerca che rapporto 1:1 con quelli che si banon condivide ed i segnali sono sano su modelli animali, ma comolteplici: il bando totale dei me una strategia integrata che test su animali per i cosmetici prenda in esame un set di test. I nel 2013, la regolamentazione metodi alternativi seguono un Reach (7FP), Dg enterprise euro- iter di validazione lungo, che impea per i metodi alternativi e cri- piega mediamente 10 anni per tiche al modello animale in re- essere approvato, poiché deve essere riconosciuto a livello intercenti pubblicazioni scientifiche. Esistono, e molti sono in fase di nazionale e validato dal Centro validazione, metodi alternativi della Commissione europea per


LAV Michela Kuan

la validazione dei metodi alternativi alla sperimentazione animale - Ecvam. Nonostante lo scenario italiano non sia incoraggiante perché presenta ancora un forte ostruzionismo scientifico che considera i metodi alternativi una ricerca di serie b, e non vi sia una chiara volontà politica volta a ridurre il più possibile il ricorso ad animali o a vietarlo, l’Italia ha un fiore all’occhiello in questo contesto critico e difficile: la legge 413/93 sull’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale. Nel 1993, infatti, venne approvata una legge molto importante per la libertà di pensiero e azione degli italiani, che riguarda studenti, ricercatori, medici, personale sanitario, tecnici, infermieri e chiunque svolga attività anche solo connesse alla sperimentazione animale. “Non Testato su Animali” è lo standard internazionale che certifica i prodotti cosmetici non sperimentati su animali: si tratta dell’unico disciplinare riconosciuto a livello internazionale, rappresentato in Italia dalla Lav. I nomi delle aziende aderenti sono pubblicati nella guida Lav al “Non testato su animali” e su www.lav.it. Dal 2005 la normativa europea vieta di testare i cosmetici (prodotti finiti) su animali, ma è ancora consentito testare su animali i singoli nuovi ingredienti con uno stop europeo previsto per il 2013. Nel 2008 la Lav ha ottenuto che il ministero della Pubblica istruzione vieti l’utilizzo di ani-

mali nelle scuole elementari, medie e superiori per le lezioni di scienze. Attualmente la Lav si sta anche occupando, insieme a I-Care Italia, del recupero fisico e psicologico e della successiva adozione di 70 gatte giunte al termine di cicli di sperimentazione nello stabulario dell’Università di Pisa.

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L’Autore michela kuan Biologa e responsabile nazionale Lav settore vivisezione.


AMBIENTE E/È VITA

Ma l’uomo è centrale nel “sistema ambiente”

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Troppo spesso registriamo nel panorama delle associazione di tutela ambientale la diffusione di tesi che mal celano un pregiudizio di fondo, ovvero che la natura possa essere salvaguardata solo e soltanto creando biosfere protette dove l’uomo sia tenuto bene alla larga in quanto soggetto contaminato e contaminante. È un po’ come sostenere che l’estinzione dei dinosauri sia legata alla scoperta del fuoco (peraltro avvenuta diversi milioni di anni dopo) o che l’impoverimento della biodiversità non sia il risultato di un processo evolutivo delle specie. Concetto che è poi alla base delle tesi evoluzioniste di Darwin che, a ragione, nessuno, pur dopo duecento anni, mette in discussione. Segno che qualcosa di valido aveva teorizzato. Non ci stancheremo mai di ricordare quanto l’uomo, con la sua capacità di modellare secondo scienza e coscienza gli elementi naturali a proprio uso e consumo, debba mantenere una assoluta centralità nel “sistema ambiente”. Questo a significare che la ricerca scientifica non può accumulare ritardi o registrare defezioni a causa di qualsivoglia forma di estremismo ideologico. Come quello di taluni sedicenti animalisti che si espongono coreograficamente nudi per difendere la pelliccia delle cavie di laboratorio ignorando più o meno colpevolmente che il sacrificio di quei topolini, pur doloroso, consente di mettere a punto nuove cure e di garantire il progresso della ricerca. Di questo dobbiamo essere pienamente consapevoli e comportarci responsabilmente di conseguenza. Tutto ciò non toglie che taluni animali, in special misura quelli cosiddetti di compagnia svolgano un ruolo sociale rilevante e, spesso, così significativo da venir personificati tanto da essere considerati anche nella accezione linguistica amici. Nelle varie posizioni dell’ambientalismo e dell’ecologismo, inteso come protezione delle specie animali selvagge e degli ecosistemi che le ospitano, è possibile individuare diversi livelli di protezione, ad esempio: associazioni animaliste legate all'allevamento e all’addestramento dei cani da caccia; ricercatori che praticano la sperimentazione animale; gli ammaestratori del circo, e coloro che semplicemente si dedicano alla cura e al possesso di un animale di compagnia. Pienamente condivisibile, e anche noi dell’associazione Ambiente e/è Vita siamo impegnati su questo fronte, è invece l’impegno per contrastare sistematicamente le attività connesse al triste fenomeno del maltrattamento e dell’abbandono estivo degli animali domestici. Una materia sulla quale il Parlamento ha recentemente legiferato grazie all’impegno del ministero della Salute. Occorre comunque ricordare come gli animali d’affezione non sono una specie particolare: tutte le specie sono capaci di offrire diletto, o meglio, di corrispondere affetto. Di fatto solo alcune entrano a far parte della vita dell’uomo e sono diverse nel tempo e nelle varie civiltà. Elemento ricorrente è il passaggio da un uso di lavoro a stretto contatto al rapporto di conoscenza e di affezione, fino, per alcune specie, alla convivenza. Non vorremmo che alla crescita della sensibilità e dell’attenzione verso il mondo animale, paradossalmente, diminuisca l’attenzione per i diritti umani. Forse perché gli animali da compagnia sono oggetto di molteplici interessi di specifiche


AMBIENTE E/È VITA Fernando Ferrara

industrie? La nostra specie “umanizza” sempre più gli animali perché ha perduto l’abitudine alla loro prossimità. E dunque è sempre più sola. Per gli anziani, ad esempio, i cosiddetti “animali da compagnia” svolgono una funzione di immenso valore: molte volte è l’unica compagnia che hanno; è il motore che li obbliga ad alzarsi la mattina altrimenti starebbero da soli, chiusi in casa. Per persone che hanno momenti di tristezza, di depressione, un cane, un gatto un canarino sono i compagni che non tradiscono mai, che non ti guardano perché sei bello, intelligente e ricco. Sempre analizzando i diversi approcci che il genere umano ha avuto nel corso della storia con le diverse specie animali, piace qui ricordare alcuni esempi in cui l’uomo ha modellato la natura, mi si passi l’espressione. Penso ai casi di alcune specie addomesticate per essere usate come mezzo di trasporto di persone o cose (cavallo, asino, dromedario, elefante); altre per essere usati come cibo; altri per ricavarne materiali pregiati (per esempio la lana dalle pecore o la seta dai bachi); altri semplicemente per intrattenimento o compagnia. Ma questo elenco di motivazioni non è certamente esaustivo; nella maggior parte dei casi, l’addomesticamento di una specie persegue più di uno scopo. Un esempio fra tutti è quello del cane, originariamente aiutante nella caccia e nella protezione della casa, in seguito usato come animale da compagnia ma anche con moltissimi scopi specifici (si pensi ai cani da tartufi, cani antidroga e ai cani guida per non vedenti). Un effetto collaterale della vicinanza tra uomo e animali sono le malattie. Ad esempio, la mucca ha trasmesso all’umanità varie patologie, tra cui: poxviridae, morbillo, e tubercolosi; i maiali hanno portato l’influenza; e i cavalli i rinovirus. Gli uomini condividono circa sessanta malattie con i cani. Anche molti parassiti hanno la loro origine negli animali domestici. Si tratta di un altro aspetto che andrebbe sottolineato a quanti, penso ai sostenitori dell’animalismo estremo, arrivano al paradosso di mettere in primo piano le esigenze degli animali rispetto a quelle delle persone. Per riassumere: quella animalista è una posizione fin troppo estrema, discutibile da troppi punti di vista. Così come quella ambientalista, anch’essa fautrice di eccessivi radicalismi. Per questi motivi l’associazione Ambiente e/è Vita alla demagogia continua a preferire il buon senso; all’allarmismo antepone il nozionismo. Fernando Ferrara Segretario nazionale Ambiente e/è Vita

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FAUNA MARINA Tessa Gelisio

Le coste italiane

Un mare di tesori, tra eccellenze e problemi L’Italia ha migliaia di chilometri di costa e, da sempre, è il porto naturale del Mediterraneo. Anche per questo, dunque, si deve intensificare l’opera a tutela dei nostri mari e dell’immensa varietà animale che li popola. DI TESSA GELISIO

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PCirca ottomila chilometri sono quelli che separano Roma dai Caraibi: una distanza considerevole che corrisponde a poco meno di un quinto della circonferenza terrestre. Ebbene, questa è lunghezza delle coste italiane: seconda nel Mediterraneo solo a quella della Grecia polverizzata in migliaia di isole e isolette. La nostra penisola è un dito d’Europa puntato nel cuore del bacino del Mare Nostrum, un lunghissimo molo naturale, una terra di mare. Posso dire di aver percorso buona parte di questa lunghissima costa, straordinariamente varia, per larghi tratti bellissima, e l’idea che mi sono fatta del nostro mare è difficile da esprimere impiegando un concetto solo. I dati raccolti dagli enti di ricerca e dalle associazioni ambientaliste raccontano di un mare stressato, spesso inquinato, che cambia troppo velocemente

come il resto del globo, a volte saccheggiato ma ancora vitale, tuttora scrigno di una straordinaria biodiversità. I problemi che affronta il Mediterraneo, e che quindi riscontriamo anche nelle nostre acque territoriali, sono problemi comuni a molti altri mari: una pesca industriale a volte eccessiva che depaupera progressivamente la biodiversità soprattutto perché condotta indiscriminatamente, spesso senza alcun rispetto delle regole e senza la minima considerazione per l’impatto ecologico delle proprie azioni; inquinamento da idrocarburi, diretta conseguenza del trasporto di milioni di tonnellate di greggio tra una sponda e l’altra del Mediterraneo ma anche del semplice traffico marittimo che utilizza i derivati del petrolio come propellenti e lubrificanti; l’eutrofizzazione di vaste aree,


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specialmente nei pressi delle foci co. È una così intensa, perenne dei fiumi e dei grandi porti, cau- presenza umana nei nostri mari sata da alte concentrazioni di so- che ha ridotto allo stremo le postanze organiche riversate dagli polazioni delle 21 specie di cetascarichi urbani e dalle infiltrazio- cei del Mediterraneo. Delfini, bani dei prodotti impiegati in agri- lenottere e capodogli, zifi e globicoltura nei corsi d’acqua dolce e cefali affogano impigliati nelle quindi in mare; la tropicalizza- spadare destinate a tonni e pesci zione causata dai cambiamenti spada (illegali nelle nostre acque climatici che spinge specie delle ma diffuse in quelle internazionaacque calde a invadere i nostri li e nel nord Africa); si ammalano mari attraverso il canale di Suez o o non riescono a riprodursi, indequello di Gibilterra, specie ani- boliti da sostanze chimiche come mali e vegetali che spesso compe- il Ddt o i Pcb o dai metalli pesantono con quelle autoctone sop- ti come mercurio e cromo; vengopiantandole creando in genere se- no speronati da navi e motoscafi che, quando non li veri squilibri a liuccidono, ne metvello di ecosiste- Nel Mediterraneo tono fuori uso il ma (come per sonar con il rumore esempio avviene la presenza umana ha assordante delle lungo molte coste ridotto allo stremo eliche; oppure invase dall’alga semplicemente tropicale Caulerpa le ventuno non trovano più taxifolia che sta specie di cetacei prede di cui nutrirtogliendo spazio alla nostra posidonia1); l’iper-an- si. Già, proprio così, diversi vitali tropizzazione delle coste che stra- stock ittici mediterranei sono in volge gli ecosistemi di confine, crisi o prossimi al collasso (basta determinando per esempio la guardare i dati sconfortanti che progressiva scomparsa di lagune e riguardano tonni e pesci spada) stagni costieri, così come il grave mentre molte altre specie (come problema dell’erosione costiera ad esempio la foca monaca, le tarcon tutti i dissesti idrogeologici tarughe marine, varie specie di che questa comporta e i conse- squali e di uccelli marini) sono guenti gravi disagi (smottamen- perennemente iscritte nella lista ti, cedimenti, mareggiate sempre rossa delle specie minacciate o in più devastanti) per le comunità via di estinzione. Gli indicatori che denunciano un eccessivo costiere… Problemi grandi, difficili da ri- sfruttamento dei nostri mari non solvere, anche perché il Mediter- mancano, anzi, ogni anno l’elenco raneo li amplifica enormemente delle spie di allarme si allunga. essendo un mare chiuso: vasto a Perché, pur avendo una sempre perdita d’occhio per un essere più chiara coscienza dei problemi umano, tutto sommato piccolo se del Mediterraneo, non si riesce a osservato sotto il profilo ecologi- porre freno al suo degrado? Uno


FAUNA MARINA Tessa Gelisio

BALENE

Nessuno tocchi Moby Dick

«Il fatto che qualcuno possa ancora pensare, nel 2010, di pescare animali straordinari come i cetacei mi appare non solo sbagliato ma anche fuori dal tempo. Per questo ci impegneremo affinché si giunga al più presto ad un bando completo di questa che non esito a definire una barbarie». Parole dure, quelle di Giancarlo Galan, ministro dell’Agricoltura del governo italiano, che ancora una volta dimostrano l’impegno del nostro paese contro la caccia alle balene, e ai cetacei in generale. Islanda, Norvegia e Giappone continuano imperterriti, nonostante una moratoria che da ventiquattro anni ha messo al bando la caccia alle balene. Proprio questi tre paesi hanno addirittura chiesto all’Iwc (Commissione baleniera internazionale) di riaprire la caccia per i prossimi dieci anni, in cambio di controlli severissimi che la disciplinino. Gli 88 paesi della commissione, invece di punire quegli Stati che violano gli accordi internazionali, pare siano pronti a cedere, almeno in parte, con l’introduzione di un sistema di quote per regolamentare la caccia. Ma perché cacciare le balene? Innanzitutto per motivi economici, ovvia-

mente, e per saziare palati “sopraffini”, come in Giappone, dove la carne del grande cetaceo si chiama kujira, si serve cruda e tagliata sottilmente, e non costa nemmeno tanto, considerata la prelibatezza. Il conto salato, però, lo pagano proprio loro, le balene, il cui numero è sempre più in calo nei mari di tutto il mondo. All’inizio del XX secolo sono state sterminate a milioni, e oggi il mammifero forse più bello della Terra è presente solo in poche decine di migliaia di esemplari. Gli esperti dell’Iwc, però, la pensano diversamente. Nonostante gli studi condotti dalle Ong e da altri organismi indipendenti, secondo la commissione di balene ce ne sono troppe e poi, come ha dichiarato fieramente alla stampa un membro americano dell’Università dell’Oregon, «qui si fa politica, non scienza». Peccato, però, che la salvaguardia delle balene non sia solo una questione etica o derivante dal fatto che gli enormi cetacei sono effettivamente simpatici ai più. Si tratta dell’equilibrio ecologico del pianeta, si tratta di difendere la biodiversità, di garantire una tutela dei mari che non è puro esercizio ambientalista ma fondamento del futuro della presenza umana sulla Terra. Dai vertici dell’Iwc che seguiranno, dunque, non c’è da aspettarsi granché. È solo l’impegno chiaro e deciso dei grandi paesi (Italia in testa) che potrà, forse, porre fine a una mattanza senza limiti che non è degna dei tempi che viviamo.

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dei più evidenti problemi, oltre a di Ustica: insomma un caleidoquello palese del rapporto econo- scopio ecologico davvero invidiamia/ambiente, è politico: il baci- bile. Una conferma diretta del vano del Mediterraneo soffre di una lore ecologico ed estetico delle regolamentazione difforme che coste italiane è il proliferare beporta a una scarsissima condivi- nefico delle aree marine protette, sione delle buone pratiche am- una vera e propria fioritura inibientali nelle nazioni che vi si af- ziata ormai una ventina di anni fa facciano. Se si considera che il li- ed esplosa nel tempo, mano a mamite delle acque territoriali è di no che ci si rendeva conto di co12 miglia marine dalla costa, le me un pesce vivo potesse rendere relativamente severe norme Ue di più di un pesce morto: la natuvengono applicate in una piccola ra intatta di un bel paesaggio e fetta del Mediterraneo sul quale fondali in buona salute sono un si affacciano anche i paesi me- investimento che vale la pena fadiorientali e quelli del Nord re. Molti direttori di aree marine protette collocate Africa, dove per un po’ ovunque, esempio sono am- C’è chi ha sempre tuttavia, mi hanno messe ancora le raccontato delle tremende spadare pensato che il mare difficoltà iniziali e nulla si può fare fosse una risorsa che spesso accomper limitarne pagnano la creaziol’azione se questa da sfruttare senza ne di una nuova avviene anche per vincoli né regole area marina protetpochi metri in acta, specialmente nel farla accettare que internazionali. E l’Italia è forse uno dei paesi che alle comunità locali. Le attività di del malessere del Mediterraneo conservazione ambientale, infatti, soffre maggiormente. Le acque sono viste come un ostacolo e italiane seguono il profilo di un un’imposizione per chi, per esemterritorio che si protende da nord pio i pescatori, tradizionalmente a sud per quasi duemila chilome- ha sempre considerato il mare una tri collegando il cuore del conti- risorsa da sfruttare liberamente, nente al cuore del Mediterraneo senza particolari limiti o vincoli. in un susseguirsi di ambienti na- Eppure, la maggior parte delle turali costieri e marini senza amp, una volta superate le resiuguali. Dai fondali sabbiosi e fan- stenze, si sono rivelate un ottimo gosi della laguna veneta ai bril- affare soprattutto per le località lanti scorci tropicali pugliesi, da- comprese nel loro territorio. L’imgli splendidi fondali rocciosi sar- plementazione, per quanto possidi alle colossali praterie di posi- bile, di forme sempre più evolute donia di Follonica, dalle iride- di ecoturismo stimolate dalle amp scenti grotte di Palinuro alle (aree marine protette), spinge i splendide secche tropicali di pescatori a diventare operatori peLampedusa, ai fondali-acquario sca-turistici, offre ai diving fondali


FAUNA MARINA Tessa Gelisio

sempre migliori e ricchi di vita e La tutela delle preziose praterie agli operatori turistici una leva in di posidonia e la creazione di aree più per attirare un pubblico più in cui la pressione umana è ridotampio. È anche per questo che le ta praticamente al minimo ha attuali 26 aree marine protette permesso alla fauna marina di inche punteggiano il nostro territo- dividuare delle zone tranquille e rio sono destinate ad aumentare. sicure in cui proliferare trasforNon c’è dubbio che questo sia un mando le amp in nuclei di ripoimportante punto di partenza per polamento non solo per le specie un radicale cambio di prospettiva: costiere ma anche per quelle d’alda “i pesci del nostro mare sono to mare: si può dire che molte buoni” a “i pesci del nostro mare aree protette si stanno rivelando sono belli”. Fauna e flora diventa- provvidenziali “polmoni” per la no valori aggiunti (specialmente biodiversità dei nostri mari. se si considerano le decine di spe- Vedere ricomparire il rosso del cie endemiche) e ci si rende conto corallo anche a profondità inferiori ai trenta meche una cernia che tri, oppure le aranuota tra le rocce Conservare è la via goste e le cernie rappresenta per un dove solo fino a sub una delizia per giusta per restituire qualche anno prigli occhi più di alle specie ma sembrava esquanto lo sia per il serne rimasta palato. È bastato del Mediterraneo traccia soltanto regolamentare l’ac- l’antico benessere nei racconti dei cesso a determinate zone, il prelievo di pesce, crosta- pescatori più esperti, oppure cei e molluschi, salvaguardando le lunghe distese di posidonia prapraterie di posidonia oceanica e ticamente intatte apre il cuore e monitorando lo stato di salute convince più di qualsiasi discordelle acque comprese in una data so o proclama sulla bontà della amp, per ottenere meravigliosi ri- conservazione. sultati, persino in tempi relativa- Non è un caso se recentemente mente brevi. Basti pensare all’area nell’amp delle Egadi ha fatto una marina di Portofino che ha da po- fugace apparizione la foca monaco girato la boa dei dieci anni e ca, specie sull’orlo dell’estinzione già vanta fondali in piena, esplosi- e scomparsa dalle coste italiane va ripresa nonostante si trovi a da decenni. Sono rifugi ben cunon più di una trentina di chilo- stoditi, baluardi ben difesi e le metri dal grande porto genovese specie marine sono sufficiente(per esempio, le cernie, quasi mente “intelligenti” per capire scomparse dalle acque del pro- dove trovare riparo. Ora, visto montorio ligure, sono tornate a che nei molti casi di amp ben gecolonizzarne la zona e oggi sono stite fauna e flora marine danno rappresentate da una popolazione regolarmente incoraggianti segni di ripresa, sarebbe naturale estendi quasi 300 esemplari).

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dere le aree protette e si dovrebbe accogliere con gioia la prospettiva di raddoppiarne il numero in poco tempo. Purtroppo non è così. Rimane un problema chiave: il finanziamento delle amp che fino a qualche tempo fa potevano contare sul supporto statale ma che ora sono state invitate a emanciparsi dallo Stato trovando più efficienti vie di autosostentamento. Il principio di per sé non è sbagliato, specie se si vuole dimostrare che l’ambiente può (spesso deve) essere anche un business. Ma non siamo in un paese anglosassone dove i privati hanno investito ed investono tanto nella conservazione. Inoltre non tutte le zone possono vantare un flusso turistico tale da finanziare la conservazione,senza contare che sotto il profilo ecologico alcune aree, anche se poco accessibili, hanno una tale valenza da meritare di essere conservate a priori anche se non offrono un immediato ritorno economico. E questo è uno dei punti dolenti della conservazione: non si è ancora riusciti a stabilire un valore economico all’ambiente e ai servizi ecologici “forniti” dagli ecosistemi. Quanto vale un mare ricco di pesci? Quanto costa alla società l’erosione delle coste?Il problema rimane aperto mentre continuo a incontrare direttori di amp sull’orlo di una crisi di nervi. A volte, tuttavia, le aree protette sono difficili da mantenere sicure come nel caso del vasto Santuario dei Cetacei, un’ampia fetta di Mediterraneo compresa tra il Mar Ligure, un breve tratto orientale della costa

francese, Corsica e Arcipelago Toscano. L’area che comprende un’importante zona di transito per balene e delfini rimane però intensamente trafficata dalle imbarcazioni (che nel migliore dei casi rappresentano un disturbo per i mammiferi marini e nel peggiore un pericolo mortale) e soggetta a varie forme di inquinamento. Soltanto un paio di mesi fa sulla costa toscana si è assistito all’ennesimo spiaggiamento di stenelle (una specie di delfini). La specie già una decina di anni fa era stata decimata dal morbillo e il propagarsi devastante dell’infezione è stato messo in stretta relazione con gli inquinanti rilevati in mare, responsabili a quanto pare di un severo indebolimento del sistema immunitario dei cetacei. Insomma, conservare è la via giusta per restituire alle specie del Mediterraneo almeno un barlume dell’antico benessere, ma è un percorso lungo e difficile e spesso l’intento dei conservazionisti si scontra con esigenze economiche reali e fittizie, oltre che con la cecità di molti. 1

Pianta marina che crea vere e proprie distese verdi fondamentali per l’ossigenazione dell’acqua e come riparo per i piccoli di innumerevoli specie.

L’Autore tessa gelisio Conduttrice televisiva, giornalista e presidente dell’Associazione per la conservazione ambientale for Planet Onlus.


PIÙ UMANI DEGLI UOMINI

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li animali hanno un mondo di tenerezza, non conoscono il rancore né la crudeltà. Gli uomini, invece, sono ancora molto indietro nel rispetto della dignità delle altre creature. INTERVISTA A RITA DALLA CHIESA DI PIETRO URSO


L’INTERVISTA Rita Dalla Chiesa

Conduttrice del programma televisivo Forum da oltre 20 anni, Rita Dalla Chiesa sfrutta la sua notorietà anche per aiutare e difendere gli animali. Sul suo sito www.forumbau.it ogni giorno riceve migliaia di email di persone che chiedono aiuto per trovare una casa a qualche animale abbandonato o che è stato maltrattato. Rita Dalla Chiesa considera gli animali “più umani degli stessi uomini” e le sue battaglie per i loro diritti hanno sempre trovato un forte consenso nell’opinione pubblica.

muore una persona si accucciano sulla tomba, oppure quando è in ospedale aspettano fuori dal portone il ritorno del loro amico. Io credo che sia un amore sovrannaturale quello che lega il cane al suo padrone. Da quello che dice sembra preferire gli animali alle persone...

Io ho una vera passione nei confronti degli animali. Nella mia vita mi sono trovata a stare male a causa degli uomini e questa cosa non mi è mai capitata con gli animali. Secondo me l’animale-uomo è il vero bastardo, l’animaleCome vive il rapporto con i suoi animali? uomo è quello che picchia, che sePer prima cosa voglio precisare vizia, che ha pensieri malvagi. che io non sono la padrona dei Ogni giorno vengono trovati cani miei cani: ho quattro cani e due legati, colpiti da un’accetta, opgatti, tutti trovatelli, e non mi ri- pure impiccati o bruciati. tengo un loro padrone, ma solo un’amica. Li trovo in campagna, Capita molte volte, soprattutto quando nei cassonetti, uno l’ho preso vici- si vive nei condomini, che i vicini non no al supermercato. Ogni volta sopportino gli animali. Cosa si deve fare che prendo un animale, tra noi per evitare questi disagi e nello stesso due scatta qualcosa che possiamo tempo rispettare il proprio animale? quasi definire amore. Sì, possiamo Le persone che possiedono un anidire che il nostro è un vero e pro- male devono fare un grande sforzo prio rapporto d’amore. per evitare che i nostri amici a quattro zampe possano disturbare Secondo lei gli animali sono sensibili? E i vicini. Dobbiamo cercare di educarli per evitare che possano come lo dimostrano all’uomo? Per me gli animali, soprattutto i compromettere, ad esempio, il ricani, i cavalli, gli asini e i maiali, poso o la serenità degli altri. hanno una sensibilità molto spiccata nei confronti dell’uomo. È Ci sono molte persone che hanno in cachiaro che il cane è un animale di sa un animale, ma poi a causa del lavoro casa e quindi con lui è più sem- o di altri impegni non possono stare con plice instaurare un rapporto. Cre- lui. Cosa suggerisce in proposito? do che in loro scatti un bisogno di Io non prenderei mai un cane per essere protetti. Hanno bisogno di lasciarlo sul terrazzino ad abbaianoi per vivere, altrimenti non si re tutto il giorno sotto il caldo, la spiegherebbe come mai quando pioggia o la neve. C’è gente che

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dice: «Io ho il cane». Sì, ma come lo tieni? Hai un rapporto vero con questo cane? Riesci a guardare nei suoi occhi? Riesci a capire di cosa ha bisogno? Un animale non ha solo bisogno di mangiare, ma di coccole, di essere rispettato, di giocare e di tutto quello di cui ha bisogno un amico. È questo che molte persone non riescono a capire: gli animali che vivono con noi hanno bisogno di grande amore, di rispetto, di allegria. Quando ci sono dei litigi in famiglia, i primi che ne pagano le conseguenze sono sempre i bambini e gli animali. 84

Prima ha detto che il vero animale è l’uomo. Può spiegarci meglio questa affermazione?

Detesto le persone che trascinano gli animali, che li prendono a calci. Negli anni sono diventata molto dura nei confronti dell’uomo. Se abbandoni un animale legato al guard-rail sull’autostrada, io legherei te con le macchine che ti sfrecciano vicino. Se abbandoni un cane su una strada pericolosa, io spero che tu faccia la stessa fine. Non sono cattiva. Significa semplicemente avere rispetto per ogni forma di vita. Quindi “occhio per occhio, dente per dente”, come è scritto nella Bibbia?

Non proprio. Non sono una cattolica praticante, ad esempio non vado in chiesa. Seguo un’altra legge che ci ha insegnato Gesù, “ama il prossimo tuo come te stesso”, anche gli animali, che hanno bisogno di cure e di amore

come ogni essere vivente. Io rispetto le persone che dicono di non poter avere un animale perché non sono in grado di seguirlo, ma non posso accettare chi ha animali e li maltratta. Che iniziative ha intrapreso per aiutare gli animali?

Ogni giorno ricevo migliaia di email di persone che trovano degli animali per strada e io, insieme a una mia collega, cerco di fornire loro assistenza per trovare qualcuno che possa adottarli. Cosa pensa delle persone che non amano gli animali?

Questa gente non ama l’uomo, non ama se stessa. E degli uomini che cercano di umanizzare i propri animali?

Non sopporto vedere un animale in studio, non sopporto un animale mascherato, un animale al quale mettono un fiocchetto o la copertina quando va a dormire. Questo non è amore, anzi è un modo per trasferire la propria frustrazione su di loro, forse per non aver avuto dei figli o per la propria solitudine. La gente deve capire che avere un cane o un gatto è un’altra cosa perché gli animali hanno una loro dignità, una loro personalità, devono vivere liberi in un giardino o in un prato, devono poter correre, passeggiare. Molte volte mi capita di ricevere delle email che raccontano di cani senza gli arti inferiori che, secondo me, dovrebbero essere soppressi perché per loro quella non è vita. Siamo noi che ci ostiniamo


L’INTERVISTA Rita Dalla Chiesa

a tenerli in vita per il nostro egoismo. L’uomo deve capire che l’animale deve fare la sua vita e non la nostra. Io ho un cane di nome Petro che ho preso da un canile lager: sta sempre attaccato a me, è la mia ombra. La mattina, quando vado a lavorare e gli dico «Ciao amore, vado a lavorare», lui si gira dall’altra parte arrabbiato, e quando sente arrivare l’auto sotto casa lo vedo che si sporge dal terrazzo e riconosce il rumore dell’auto ancora lontana. Hanno delle doti diverse da noi che ci consideriamo umani mentre umani non siamo. Qualche tempo fa mi hanno scritto una email in cui mi descrivevano l’uccisione di un cinghialetto vicino Genova, ma la cosa surreale era che questo cinghialetto era parte integrante del quartiere, lo conoscevano tutti e la gente gli voleva bene. Ogni giorno andava nel quartiere e le persone gli offrivano da mangiare e lui come ringraziamento giocava con i bambini e poi tornava nel bosco: lo hanno ammazzato senza un motivo. Noi dovremo prendere esempio dagli animali perché hanno un mondo di tenerezza e di non rancore. Possiamo fare qualunque cosa ad un cane, ma lui non ci si rivolterà mai contro, e quelle poche volte che succede significa che è stato maltrattato dal suo padrone, che probabilmente lo teneva in catene e non lo faceva mangiare per renderlo ancora più aggressivo. Ha qualche proposta per risolvere il problema dei cani randagi?

Se ogni palazzo adottasse un cagnolino e ogni inquilino lo accudisse settimanalmente, quel cane vivrebbe lì e farebbe la guardia al palazzo, contribuendo a risolvere il grave problema del randagismo. Molti cani randagi hanno paura dell’uomo perché sono stati picchiati, o hanno subito altre sevizie. In Italia esistono molte feste patronali durante le quali vengono usati gli animali. Che idea si è fatta di queste tradizioni?

Queste feste sono da abolire. Come il Palio di Siena, ad esempio, dove i cavalli sono costretti a correre sui sampietrini in un luogo non adatto ai loro zoccoli e vengono continuamente colpiti con un frustino. Una volta mi hanno scritto che vicino Lecce esiste una cerimonia per festeggiare una Madonna dove i cavalli devono correre per un circuito con un carretto sul quale, ad ogni giro, viene aggiunto un masso, e i cavalli sfiniti cadono per terra nei fossi e vengono fatti rialzare a suon di bastonate. Tutto questo per festeggiare la Madonna, e sono sicura che la Madonna farebbe a meno di tutta questa violenza. Perché non carichiamo gli uomini di pietre e sassi e li facciamo correre? Papa Giovanni Paolo II disse: «Ricordatevi che gli animali hanno un’anima». Io ci credo, e la prova è l’amore che ci donano e ci trasmettono. Loro sono umani, noi uomini, invece, solo qualche volta ci ricordiamo di esserlo.

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Lo Stato italiano sta facendo qualcosa per sensibilizzare il cittadino a prendersi cura degli animali?

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Sicuramente il governo nell’ultimo periodo si sta impegnando molto nei confronti degli animali. Mi riferisco, ad esempio, alla proposta del manifesto “La coscienza degli animali”, che è stato presentato qualche settimana fasu iniziativa del ministro del Turismo e al quale hanno aderito sia esponenti del centrodestra che del centrosinistra. Questo secondo me è un buon inizio per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema. Fortunatamente, poco tempo fa è anche passata la legge che permette di soccorrere un animale ferito anche commettendo delle infrazioni stradali. In questa legge sono state inserite anche delle ammende severissime per chi abbandona un animale ferito in mezzo alla strada. E della caccia che pensa?

Bisogna abolirla. Io sono odiata dai cacciatori perché sono contro la caccia. Per me 700mila cacciatori non possono essere così arroganti da voler continuare una pratica che cinquanta milioni di italiani vogliono abolire. Lei è un personaggio tv molto noto. Essere una persona famosa l’ha aiutata nella sua battaglia a favore degli animali?

Grazie a Forum io ho un contatto continuo con la gente e con i telespettatori e mi arrivano quotidianamente, soprattutto dai giovani, le foto di animali in cerca di casa e per qiuesto motivo ho creato un sito su Forum, www.forumbau.it,

per favorire le adozioni degli animali. Molte volte capita che i canili comunali non facciano adottare gli animali perché anche loro non vogliono rinunciare a quel famoso obolo che il comune elargisce per accudire gli animali. I proprietari dei canili si inventano le scuse più vergognose per evitare l’affidamento. Fortunatamente negli ultimi anni sono stati fatti molti passi avanti anche su questo fronte. Negli ultimi anni sono aumentate le scommesse sulle gare degli animali sia lecite che illecite. Cosa ne pensa?

Prima di tutto abolirei le corride in Spagna e in Messico, mentre vorrei intensificare i controlli in molte città dell’est europeo, come Bucarest, o in alcune città della Spagna dove esistono dei canili lager. Gli animali che sono destinati ai combattimenti, sono pieni di cicatrici e molte volte non vengono nutriti per renderli ancor più feroci. Mi batterò finché posso contro questi maltrattamenti. Dobbiamo, invece, fare una grande battaglia per il cane di quartiere: ad Atene o in Turchia esistono e possono essere molto utili per la sicurezza. Pensiamo a quanti cani potremmo salvare a Roma. Ci può raccontare un aneddoto felice della sua vita con gli animali?

Durante un viaggio da Reggio Calabria a Roma, uno dei miei cani, Thomas, è stato tutto il tempo con una zampa sulla mia spalla e la testa appoggiata sulla spalla del mio ex marito Fabrizio


L’INTERVISTA Rita Dalla Chiesa

Frizzi. Questa cosa fu per me incredibile perché mi chiedevo come non fosse stanco. E poi ricordo che durante il periodo della separazione Thomas veniva ad asciugare il viso dalle lacrime. Non dimenticherò mai questo suo gesto: lui avvertiva la mia sofferenza e non mi mollava mai. Meglio di un amico. Ora lui è morto, ma l’ho cremato e seppellito sotto il mio ulivo così starà sempre accanto a me. Queste sono le cose che poi contano: la compagnia che ci è stata data, l’amore che ci è stato offerto, conta il fatto che allunghi una mano e trovi la sua testolina. Lo guardi e noti che ti sta guardando con affetto, non gli interessa se la sera gli dai pane e latte o una scatoletta. Questa è l’amicizia più vera che possa esistere.

L’Intervistato

rita dalla chiesa Conduttrice televisiva, dal 1988 conduce la popolare trasmissione Forum. Ha iniziato in Rai nei primi anni Ottanta conducendo programmi per ragazzi e nel 1988 è passata alle reti Mediaset. Da sempre impegnata in difesa dei diritti degli animali, è particolarmente sensibile al tema dell’abbandono e del maltrattamento dei cani. Sul sito ufficiale della trasmissione Forum, ha ideato la sezione Bau-Miao, dedicato ad annunci su animali smarriti, abbandonati e che cercano casa,

L’Autore pietro urso Giornalista e redattore di Charta minuta. È esperto di comunicazione e storia del giornalismo italiano ed europeo.

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LE STORIE Tiziana Lanza

Uomini e animali

Il tempo dell’armonia

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lcune persone hanno dedicato la vita alla salvaguardia degli animali. Diane Fossey si è battuta per salvare i gorilla; Angelo D’arrigo, campione di volo libero, insegnava a volare agli uccelli nati in cattività; Timothy Treadwell è morto filmando i greezly. Fino a Hu Yan, la donna ottantenne che ha sfidato il regime cinese per amore dei gatti. DI TIZIANA LANZA

Durante la stagione degli amori i loro canti allietano le profondità degli oceani la cui superficie scintilla sotto i bagliori lunari. Ecco che il mare risuona sotto le note aggraziate di un’orchestra senza strumenti. È il canto delle megattere, che alcuni biologi marini non smettono di studiare restandone sempre più affascinati. Forse è l’insieme di suoni più complesso di tutto il regno animale. Una ricerca ha rivelato che questi suoni possono viaggiare a una velocità di tremila chilometri rimbalzando da una parte all’altra dell’oceano. Questi animali non hanno bisogno dei cellulari per comunicare. Così anche molti altri animali. Una ricerca

ha addirittura parlato di comunicazione sismica fra gli elefanti. Ovvero sarebbero in grado di produrre onde di bassa frequenza capaci di viaggiare sotto terra per più di due chilometri. Comunicherebbero così anche alcuni artropodi, anfibi e piccoli roditori. Gli animali abitano il pianeta da tempi immemorabili. Alcuni si sono estinti in seguito a catastrofi naturali di grosse proporzioni, come ad esempio i dinosauri, altri invece sono arrivati fino a noi. Lo squalo bianco è l’unica specie non estinta del genere Carcharodon. Un’altra specie, i Carcharodon megalodon, ora estinta, visse tra i 55 e i 2 milioni di anni fa. Alcuni denti fossili di questa

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specie sono stati rinvenuti anche ci hanno mostrato 10mila pinne in Sardegna. Eppure, ironia della messe a essiccare al sole sul tetto sorte, questi campioni dell’evo- di un edificio in Costa Rica. luzione oggi rischiano di scom- Questo biologo americano, in parire a causa del più grande pre- collaborazione con la Sea Shepard, una organizzazione che si datore di tutti i tempi: l’uomo. Abbiamo nominato alcuni ani- batte per la salvaguardia di molmali: le balene, gli elefanti, gli te specie marine, ha girato e prosquali e tutti sono vittime degli dotto in merito un film-docuuomini. Spesso si vedono in tele- mento. Sharkwater, così si chiavisione i gommoni di Greenpea- ma il film, proprio come il film ce arrivare fin sotto le baleniere nostrano Gomorra, si è intrecciato giapponesi che proprio non vo- con la criminalità organizzata. gliono desistere dalla caccia dis- La galleria degli orrori potrebbe sennata a questi animali inseriti continuare e allora sfilerebbero nella lista delle specie a rischio. davanti alla nostra mente immagini delle Fur Con il grasso di Farms cinesi dove balena si fanno i Il Cnr francese si scuoiano i procosmetici. Ai dancioni vivi per le loni di questi gi- ha gridato a gran voce ro pelliccie, gli organti del mare si che sperimentare si della Luna tenualimenta un mercato superfluo. sugli animali non serve ti prigionieri in gabbie minuscole Gli elefanti sono a nessuno per estrarre la loro invece vittime del bracconaggio a causa delle loro bile, lupi impallinati dall’alto zanne e anche di maltrattamenti per ordine di alcuni politici che in alcuni circhi. Ma la sorte che pensano di sostituirsi a madre tocca agli squali non è da meno. natura, conigli su cui si speriI vecchi miti di creature feroci la menta senza pietà per far belli i cui pinna a fior d’acqua non può nostri volti: naturalmente sono che seminare il panico, fanno co- tanti gli animali vittime della vimodo a coloro che alimentano visezione anche se il Cnr francese traffici atroci alle spalle di queste ha gridato ad alta voce che spericreature straordinarie. La loro mentare sugli animali non serve pinna viene recisa selvaggiamen- a nessuno È una pratica criminate, nel giro di pochi secondi una le e nient’altro. Ci sono molte orvolta che l’animale viene issato a ganizzazioni che lottano contro bordo della nave “pirata”. Quello le crudeltà commesse nei conche rimane dell’animale sangui- fronti degli animali. Ma noi connolento (a questo punto soltanto sumatori possiamo giocare la zavorra) rigettato in mare senza parte più importante perché il pietà. Del resto niente perdite di mercato siamo noi! Esistono liste tempo: più pinne più soldi. Le che dovremmo portare nella noimmagini girate da Rob Stewart stra borsa tutte le volte che


LE STORIE Tiziana Lanza

LA STORIA di Susanna Blättler

Monty Roberts, l’uomo che ascoltava i cavalli C’era una volta un bambino con le ossa rotte, figlio di un padre violento, che da subito intuisce che se c’è una strada non è quella. «Non esistono cavalli cattivi – ripete Monty Roberts in continuazione, – ma solo cavalli non compresi» . E la memoria torna indietro. Al ricordo di suo padre, appunto, a quelle botte che hanno inferto ferite ben più dolorose di quelle novanta e passa ossa oramai ricalcificate. A quei cavalli domati con violenza, una violenza gratuita necessaria solo a un uomo che vuole dimostrare la sua forza quando non ce n’è bisogno. E ben chiara un’idea: “deve esserci un altro modo”. E un altro modo c’era, da sempre. Bastava osservare i cavalli in branco, scoprire il loro linguaggio, farlo proprio e… comunicare. Questo il segreto di Monty, la comunicazione. «Che è alla portata di tutti – dice lui, – che tutti possono imparare. Comunicare senza violenza». Sarà, ma il dubbio che lui, Monty Roberts, sia uno dei pochi che riesce ad instaurare un rapporto del genere con i cavalli rimane. Anzi, si fa ancora più deciso quando lo si vede all’opera. È in quel momento, quando il suo sorriso si fa ancora più largo e gli occhi brillano di felicità che il passato svanisce e non rimangono che lui e il cavallo. Per iniziare un’avventura che porterà all’amicizia, alla collaborazione, al piacere di stare insieme. «Non è difficile – continua Monty Roberts, – ho tanti allievi che hanno dimostrato di essere bravi almeno quanto me e alcuni lo diventeranno ancora di più. Io non ho fatto altro che fornire degli strumenti, codificare dei comportamenti, non smettere mai di osservare, il resto…». Ma proprio il resto è il tutto. Ancora la sua vita. I primi cavalli domati fra le risate di vecchi cowboy che un altro modo non vogliono nemmeno scoprirlo, i primi soldi messi faticosamente da parte lavorando fin da piccolo, i primi acri com-

prati, il matrimonio, i tre figli. E quella continua voglia di capire che non si ferma ai cavalli, che va all’altro e in particolar ai bambini. A bambini sfortunati come lo fu lui, costretti a fare i conti con adulti che picchiano o bene che vada non ascoltano. E torna la stessa frase: «Non esistono bambini cattivi, ma solo bambini non compresi». La tecnica adottata con i cavalli si rivela vincente anche con loro e Monty comincia ad ospitare in casa ragazzi violenti o con problemi di droga, di alcool, di alimentazione. Ragazzi che nessuno vuole, ragazzi senza futuro. Oggi sono quarantasette «che più i miei tre figli naturali fanno cinquanta». Tutti felici di avere un padre che gira il mondo per far conoscere il suo metodo o per rimediare a quei danni che altri prima di lui hanno provocato su tanti, troppi, cavalli colpevoli solo di aver incontrato qualcuno che non voleva ascoltarli. vache vedere con il film L’uomo che sussurrava ai cavalli. «No – dice lui, – io con quel film non c’entro. Mi avevano chiesto una consulenza ed io ero disposto a darla ma quando mi hanno detto che avevano bisogno di scene forti, altrimenti il film non avrebbe funzionato, mi sono tirato indietro e li ho diffidati dall’usare il mio nome». Ma oramai Monty Roberts è il sussuratore e valla a far capire alla gente la gran differenza fra “sussurrare” ed “ascoltare”. Ma tant’è. Come si dice: l’importante è che se ne parli. Che Monty viaggi il più possibile e che la gente lo guardi e capisca quanto si può ottenere senza usare alcuna violenza. E il mondo lo gira Monty Roberts: «Sono a casa non più di 50 giorni l’anno – ammette un po’ dispiaciuto, – ma se anche solamente una delle persone che mi viene a vedere decide di intraprendere questa strada, abbandonando i metodi tradizionali, io ho ottenuto ciò che volevo».

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Anche il gatto, nell’antico Egitto, era sacro al punto che chi li maltrattava poteva addirittura essere punito con la morte. Una divinità a forma di gatto, la dea Bastet era simbolo di virilità, di forza, di agilità. Queste sue qualità Ci fu il tempo dell’armonia Dovremmo rimanere tutti in si- facevano sì che fosse venerata con lenzio per qualche secondo e im- un culto particolare in una delle maginare il mondo senza gli ani- antiche città egiziane dove è stato mali. Niente più cinguettio de- rinvenuto un cimitero di gatti gli uccelli, mentre facciamo jog- mummificati, a testimoniare ging nelle ville delle nostre città. l’importanza di questi animali. Niente incontri ravvicinati con Il rispetto che gli Indiani piccoli gatti che a volte si vengo- d’America nutrono per la natura no a strusciare nelle nostre gam- e per gli animali è leggendario. Spesso i loro nomi be. Addio buonsi ispirano ad anigiorno del nostro In un mondo mali di cui si ricoamico a quattro zampe che colora senza animali resterebbe noscono particolari abilità o carattele nostre case. solo il frastuono ristiche. Nel belNon il ruggito del leone che possia- della tecnologia umana: lissimo film Balla mo ascoltare du- clacson, moto, allarmi... coi lupi la scena della caccia al burante un safari, né il barrito dell’elefante. Un piane- falo sottolinea come sia caduto in ta che risuona soltanto sotto i disgrazia il concetto di una caccolpi della tecnologia umana: cia eseguita secondo natura. Doclacson, martelli pneumatici, ve è passato l’uomo bianco i bustridio di gomme delle macchi- fali giacciono al suolo sventrati e ne, suoni molesti di moto endu- privati della loro pelliccia. Mentre dai nativi vengono cacciati ro, allarmi. E pensare che in alcune civiltà principalmente come cibo. antiche gli animali erano addirittura oggetto di culto. Anubi, Un angelo di nome Diane una divinità canina, accompa- Per fortuna, esistono anche pergnava i defunti nel regno dei sone che hanno dedicato la loro morti nell’Antico Egitto. Li por- esistenza alla salvaguardia degli tava fin sotto alla bilancia dove animali mettendo addirittura a veniva pesata la loro anima. Una repentaglio la propria vita. La divinità che si intreccia con il paladina di questo filone è senmondo animale, con un ruolo z’altro la scienziata americana molto importante, quello di ac- Diane Fossey, che ha dedicato compagnare gli umani davanti al ben diciannove anni della sua vitribunale degli dei. ta non soltanto a studiare i gorilusciamo a comprare qualcosa e che ci permettono di non comprare un profumo se odora di morte o un cosmetico se è costato la pelle a qualche animale.

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LE STORIE Tiziana Lanza

IL PERSONAGGIO

Brigitte Bardot, da Marianna di Francia a paladina dei diritti degli animali

Bella lo è ancora, nonostante gli anni che passano, nonostante (o forse proprio per questo) non si sia mai sottoposta a interventi di chirurgia estetica. Ma Brigitte Bardot, settantacinque primavere sulle spalle, un passato da diva indiscussa del cinema mondiale, oggi è bella soprattutto per un altro motivo: il suo appassionato impegno animalista. Tutto è iniziato lo stesso giorno in cui finiva la carriera artistica. Era il 1973, e Brigitte Bardot stava girando un film in costume in un borgo della provincia francese. Guardandosi allo specchio, con addosso l’abito di scena, si era sentita improvvisamente ridicola, parte di una messa in scena senza senso. E poi, tra le comparse, c’era una vecchietta che teneva al guinzaglio una capretta, che sarebbe stata uccisa tre giorni dopo per il pranzo di comunione della nipote. Due più due,

e BB cambiò radicalmente vita: comprò la capra e girò il suo ultimo film. La nuova vita della Marianna di Francia cominciava quel giorno. Una vita di impegno animalista sfrontato e appassionato, al limite dell’estremismo. Uno di quegli estremismi “buoni”, che ha ragion d’essere, che mira a difendere quegli animali minacciati dalla cecità umana. La caccia, i trasporti crudeli, i macelli, la scienza che uccide gli animali in nome del progresso, gli abbandoni, la mattanza delle foche e degli elefanti, il Natale cristiano e l’insanguinata festa musulmana dell’aid-el-kebir. Non si è salvato nessuno dall’ira animalista di BB, tanto che le sue campagne hanno spesso provocato polemiche. Persino accuse di razzismo, di estremismo, di inguaribile misantropia. Forse è vero, come dice qualcuno, che la Bardot preferisce la compagnia degli animali a quella degli uomini. Ma qualcuno, in questo mondo così crudele con il mondo animale, che non rispetta i diritti degli altri esseri viventi e li sfrutta senza coscienza per profitto o divertimento, riesce a darle torto? E allora ce ne fossero milioni di Brigitte Bardot, attrice eccelsa, donna bellissima e animalista coraggiosa. Quasi quarant’anni dedicati agli animali, infatti, l’hanno resa l’icona più bella e valorosa di una battagila di civiltà.

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la dell’Africa centrale, i cosiddet- episodi cruenti di bracconaggio ti gorilla di montagna, ma anche che hanno il climax nella morte a combattere il bracconaggio. di Digit, uno dei gorilla preferiti Sotto i suoi occhi pieni d’amore da Diane. Il film si conclude con sono finiti gorilla sventrati e con la morte della protagonista trole mani amputate, per andare ad vata assassinata nel suo rifugio. arricchire il commercio folle dei Era il 1985 e Diane aveva cinposaceneri. Il bellissimo film Go- quantatre anni. Venne seppellita rilla nella Nebbia racconta la stra- in quello stesso luogo insieme ai ordinaria odissea di questa eroina gorilla che aveva tanto amato. che si è immolata per questi es- Persone come lei ci danno la speseri viventi che sono a serio ri- ranza che non tutto è perduto e schio di estinzione. Ne rimango- che forse un giorno gli uomini no poche centinaia. Questi ani- potranno tornare in sé recuperanmali abitano i monti Virunga, al do un rapporto sano con la natuconfine fra il Ruanda e l’Uganda, ra e con gli altri esseri viventi. e oggi fanno le spese anche della La vita di Diane Fossey Imparare dagli aniguerra civile in mali corso nella Re- dimostra che gli uomini Altri individui pubblica del Con- possono recuperare straordinari non go, dato che venhanno esitato a rigono uccisi a colpi un rapporto sano con nunciare all’orgodi mitra dai guer- gli altri esseri viventi glio umano, ricoriglieri che si cinoscendo negli bano delle loro carni con buona animali i maestri di alcune discipace dei rangers posti a salva- pline. Angelo D’Arrigo, chiamaguardia del parco, che però devo- to dai suoi fan “uomo aquila” opno prima pensare alla loro pelle. pure “uomo condor”, decise nella Ai tempi della Fossey era molto sua breve ma straordinaria vita di diffuso il commercio di parti del perfezionare il volo libero ossercorpo di questi animali. Un vando gli uccelli, proprio come, commercio dissennato che ali- a suo tempo, fece Leonardo da mentava follemente il bracconag- Vinci, con la differenza che Angio anche con il tacito consenso gelo poté osservare queste creadelle forze governative. Nel film, ture in aria. Imparava dunque Diane Fossey, interpretata da Si- dagli uccelli e poi a sua volta ingourney Weaver, oggi portavoce segnava loro a volare. Il fine non del Diane Fossey Gorilla Funds, era puramente conoscitivo né stabilisce, così come era successo soltanto competitivo ma anche e nella sua vita, una relazione af- soprattutto naturalistico. Intenfettiva con alcune famiglie di go- deva reintrodurre in natura alcurilla dei monti Virunga. Nono- ne specie che sono a rischio. E stante faccia del suo meglio per così viene chiamato dal Russian proteggerli, si trova ad assistere a Research Institute for Nature


LE STORIE Tiziana Lanza

and Protection per collaborare a riprese cinematografiche in un un progetto di reintroduzione in ambiente impervio. Oppure, i natura di un gruppo di gru sibe- film girati e prodotti dall’attore riane, specie in via d’estinzione, francese Jacques Perrin, il Salvanate in cattività. Notoriamente tore adulto di Nuovo Cinema Pagli uccelli nati in cattività non radiso, fra cui Microcosmo, il poposanno volare e dunque devono lo dell’erba e l’indimenticabile apprendere questa capacità. Il Popolo migratore che ci ha racconruolo di Angelo era proprio que- tato come migrano gli uccelli sto: insegnare alle gru a volare e dandoci la possibilità di seguirli a riconoscere le rotte. Il progetto con i nostri occhi come se facessi concluse egregiamente con la simo parte dello stormo. Il film traversata in deltaplano della Si- ha richiesto quattro anni di riberia su una rotta di 5300 chilo- prese ma il risultato è stato davmetri durante i quali le gru ven- vero degno dello sforzo. Perrin è nero reintrodotte nel loro habitat ultimamente di nuovo al cinema con Oceans, pronaturale. Progetti dotto da Disney simili hanno ri- Angelo D’Arrigo Nature, un docuguardato le aquile mentario sui mari himalayane e i ha imparato il volo di tutto il mondo, condor sudameri- libero dagli uccelli e con l’invito alla cani, molti altri salvaguardia di un erano in cantiere se poi lo ha insegnato Angelo non avesse a quelli nati in cattività ecosistema ormai fortemente a ritrovato nel 2006 la morte durante un tragico e stupi- schio. Quello che sta succedendo do incidente. Una vera e propria attualmente a causa del petrolio ironia della sorte, se si pensa che al largo del Golfo del Messico è quest’uomo era riuscito a sorvola- una vera e propria realtà da inre in volo libero la montagna più cubo. Questi sono crimini conalta del mondo, l’Everest, sotto tro la natura che testimoniano gli occhi increduli del mondo. come la presenza dell’uomo in Certamente l’amore per i rapaci, questo pianeta sia sempre più suoi costanti compagni di viag- invasiva e non curante degli altri gio, deve avere avuto un ruolo di esseri viventi. primo piano nel superamento di Esistono anche uomini che hanqueste sfide quasi al di là di ogni no sfidato la natura pur di documentare la vita di animali che capacità umana. possono essere molto pericolosi. A Timothy Treadwell i grizzly Amore e sfida Altri guidati dal loro profondo dell’Alaska hanno cambiato la amore per gli animali ce li hanno vita. Con un passato alle spalle di raccontati attraverso bellissimi alcool e droga dovuto anche alla film. È il caso della Marcia dei delusione per avere fallito nel suo Pinguini che ha richiesto mesi di sogno di diventare attore, si recò

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in vacanza in Alaska per superare «Morirò per questi animali, moun momento di particolare de- rirò per questi animali», diceva pressione. E lì avvenne uno di con tono da esaltato mentre facequegli incontri che ti cambiano va le riprese. E così è stato! I la vita. Fu amore a prima vista grizzly sono entrati nella sua tenquando osservando questi orsi si da e hanno sbranato lui e la firese conto di volere diventare co- danzata. Una storia d’amore finime uno di loro. Un desiderio ta in tragedia. davvero pericoloso. E così da aspirante attore ad ambientalista La guardiana dei gatti cinesi e documentarista, Timothy si re- Durante le Olimpiadi di Pechicò per ben tredici anni, dal 1990 no si parlò di un’anziana signora fino al 2003, ogni estate nel Par- che aveva accolto presso di lei co nazionale e riserva di Katmai. numerosi gatti togliendoli dalla Risultato: cento ore di documen- strada e sottraendoli a una vera e tario su questi orsi. Il regista propria deportazione. La signora Werner Herzog Hu Yuan, ottanha fatto la regia Durante le Olimpiadi tenne e assai indel film Grizzly daffarata perché Man dedicato a in Cina, Hu Yuan alle prese con cenquesto pazzo uo- ha salvato centinaia tinaia di gatti ci è mo che ha conclurimasta nel cuore. so la sua vita as- di gatti dal massacro Forse il suo ruolo sieme alla sua fi- ordinato dal governo non è meno peridanzata nella pancoloso di quello di cia di un gruppo di grizzly. E co- Treadwell, giacché questa signosì in quel film è Timothy stesso ra opera in una città, Pechino, attore di se stesso, quasi come se che per certi versi sembra una gli orsi lo avessero aiutato a rea- giungla. Le Olimpiadi ci diedero lizzare anche l’altro suo sogno, modo di sbirciare in una realtà quello di essere attore, in cambio da incubo. Quello che succede della sua vita. Sono veramente agli animali in Cina è assolutafolli le riprese che faceva Tread- mente inaccettabile. Che a fare well insieme alla sua fidanzata. le spese fossero anche quegli aniLo vediamo mentre gli orsi si av- mali domestici che lusingano vicinano moltissimo alla teleca- noi occidentali con le loro fusa, mera dando zampate all’obietti- non ce l’aspettavamo. vo, e lui che li apostrofa chia- «Ciò che i nazisti hanno fatto mandoli con nomignoli come agli ebrei, gli uomini lo stanno “Mr Chocolate”. Oppure lo ve- facendo agli animali». Sono le diamo fare il bagno in mezzo a parole di Isaac Bashevis Singer, loro o correre con le volpi. Ac- premio Nobel per la letteratura, campato con la sua tenda non ebreo, sopravvissuto ai campi di importa dove, gli orsi potevano concentramento nazisti e vegetaarrivare in qualsiasi momento. riano. Diversi ebrei sopravvissuti


LE STORIE Tiziana Lanza

all’olocausto oggi si battono per i diritti degli animali. Le scene di deportazione dei gatti cinesi chiusi e ammassati dentro gabbie di legno per essere portati al macello sono assai cruente. Perché tanta crudeltà? E pensare che i cinesi sono fra quei popoli che riconoscono agli animali abilità particolari come la capacità di sentire i terremoti e mettersi in salvo. L’uso degli animali a fini di previsione sismica in Cina risale a tremila anni fa. Qui la popolazione è intenta a osservare il comportamento degli animali per collaborare con le autorità che a loro volta stilano delle vere e proprie mappe basate sull’anomalie del comportamento animale. Purtroppo comportamenti criminali nei confronti degli animali sono diffusi in tutto il mondo ma in Cina non esiste neanche una legislazione sui loro diritti. D’altro canto si deve notare che in Occidente, sebbene l’idea del diritto animale risalga soltanto al Settecento, questo affonda le sue radici nell’etica animalista presente sin dall’antichità. Con queste premesse è inconcepibile che in Occidente si continuino ad attuare comportamenti criminali nei confronti degli animali, dettati soprattutto da logiche di mercato assolutamente intollerabili. Forse dovremmo ricominciare tutti a interrogarci sul significato di parole come “progresso” e “civiltà”. Perché se alla loro base c’è il disprezzo della vita, allora ci sono molte cose che non van-

no. Come ci invita a riflettere una profezia degli indiani Cree, un progresso basato su morte e distruzione non porta da nessuna parte: «Solo dopo che l’ultimo albero sarà stato abbattuto. Solo dopo che l’ultimo fiume sarà stato avvelenato. Solo dopo che l’ultimo pesce sarà stato catturato. Soltanto allora capirai che il denaro non si mangia» .

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L’Autore tiziana lanza Giornalista free-lance, esperta in comunicazione della scienza. Lavora all’Istituto nazionale di geoficia e vulcanologia. Ha collaborato con il Secolo d’Italia, Ideazione.com, Liberal, Newton e Focus.


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L’INTERVISTA Licia Colò

UNA ONLUS A DIFESA DI CHI NON HA VOCE

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na carriera da divulgatrice televisiva della natura che si è traslata nella vita privata in un impegno concreto per garantire agli animali il rispetto della loro dignità.

INTERVISTA A LICIA COLÒ DI DOMENICO NASO 99

Dalla tv dei ragazzi ad oggi, di acqua sotto i ponti ne è passata davvero tanta. E oggi Licia Colò è la regina indiscussa della natura in televisione. Viaggi, tematiche ambientali e soprattutto animali, tanti animali. Un impegno che unisce professione e inclinazioni personali, che travalica il tubo catodico e si trasforma in azioni concrete di aiuto nei confronti delle specie animali più deboli e indifese. Dal gatto all'orso polare, per intenderci, a dimostrazione che gli animali hanno tutti bisogno di noi. Televisione e non solo, visto che periodicamente Licia pubblica libri con Mondadori, raccontando proprio il suo modo di vivere il rapporto con gli animali. E gli incassi derivan-

ti dalle vendite vanno tutti a finanziare una onlus a difesa del mondo animale che prende il nome da Pupina, la gatta che per tanti anni ha fatto compagnia a Licia e che adesso non c’è più. Proprio per il suo impegno chiaro e alla luce del sole in difesa del mondo animale, le posizioni di Licia Colò sono nette: no alla caccia, no all’antropizzazione degli animali da compagnia, lotta senza quartiere ai maltrattamenti e all’abbandono. E dalla parola all’azione il passo è breve. Un passo che, a detta della popolare conduttrice televisiva, non possiamo evitare di compiere. Come e quando è nata la sua passione per gli animali?


Fin da piccola grazie alla mia famiglia ed ai nonni e al modo in cui da sempre sono stati visti i compagni a quattro zampe, a due zampe, striscianti e volanti. Il tutto basato, ovviamente, sul massimo rispetto. Come intende il rapporto uomo-animale?

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Personalmente credo che non si debba mai perdere di vista l’idea che stiamo parlando di esseri viventi. Certamente ci sono delle differenze tra animali domestici e selvatici e la stessa cosa vale tra gli animali di cui ci nutriamo e quelli da compagnia. Comunque anche gli animali di cui ci nutriamo dovrebbero essere trattati con il dovuto rispetto. Permettiamo loro di fare le mucche, i vitelli, di crescere in ambienti che rispettano la dignità animale fino al giorno in cui finirà la loro esistenza. Per questo sono contraria agli allevamenti intensivi e al fatto che da troppi anni gli animali siano considerati una sorta di prodotto uguale a qualsiasi altro oggetto di largo consumo, prova ne è il costo di un pollo, di un agnello o di un vitello. Non sono vegetariana ma credo, e lo dice anche il mondo scientifico, che l’umanità mangi troppa carne e non di qualità. Spesso gli amanti degli animali tendono ad "antropizzarli" e allora troviamo il cane con il cappottino o il gatto dalla dieta vegana. Ma questo è davvero rispetto per gli animali?

Come accennavo prima, ci sono molte differenze tra animali da

compagnia e quelli da utilità. Gli animali da compagnia, per esperienza, ci possono dare davvero tanto e io ho sempre vissuto con cani e gatti che erano a tutti gli effetti dei componenti a quattro zampe della famiglia. Detto questo, però, attribuire a cani o gatti velleità umane lo ritengo strumentale solo per coloro che vendono i prodotti di cui parliamo. Lei ha osservato spesso gli animali selvaggi nei loro habitat, con le loro leggi naturali spesso crudeli. È dura far capire che la crudeltà è parte integrante dell'ecosistema?

La crudeltà non è parte integrante dell’ecosistema. Siamo molto più crudeli noi quando parliamo di allevamento intensivo dove togliamo il piccolo alla madre appena venuto al mondo. Così facendo certamente si toglie loro un qualcosa che tutti gli etologi e biologi di fama mondiale ritengono fondamentale per la loro crescita. Gli animali, nella maggior parte dei casi, uccidono per nutrirsi e anche quando si vede il felino che sembra giocare con la propria preda prima di ucciderla, molto spesso in questo comportamento c’è una motivazione: ad esempio l’insegnamento da parte della madre nei confronti dei cuccioli di come si deve cacciare. Se facciamo un altro esempio con la pesca, vediamo che noi siamo predatori come altre specie di animali, il pesce fa il pesce fino a quando viene predato. Non mi sembra si possa parlare di crudel-


L’INTERVISTA Licia Colò

tà in questo caso. La stessa cosa vale per l’orca che preda la foca: appare crudele ai nostri occhi ma in realtà rappresenta l’alimentazione che le consente di sopravvivere. Alla luce della sua esperienza, quali sono le emergenze animaliste a livello internazionale?

Sono davvero tante, c’è una lunghissima lista della Cites che parla di tutte le specie in via di estinzione e quindi purtroppo c’è solo l’imbarazzo della scelta. È ovvio che gli animali che fanno più scalpore sono quelli che nell’immaginario più ci inteneriscono e preoccupano come il panda gigante, le tigri e gli orsi bianchi. Ma non per questo razze meno belle e spettacolari hanno meno diritto di essere protette. Il disastro ambientale del Golfo del Messico ha provocato anche molti problemi alla fauna di quella zona. Si può difendere il mondo animale quando si ha a che fare con un nemico così potente come il denaro?

Secondo me bisogna far capire alla gente che il mondo è uno solo e non esiste il mondo animale e il mondo degli uomini. Viviamo tutti nello stesso ambiente e ciò che fa morire migliaia di animali, come il disastro nel Golfo del Messico, nel tempo farà morire anche molte persone. Magari più lentamente o attraverso malattie subdole che hanno preso il via da questo grave disastro ambientale. Passiamo al nostro paese: ancora non abbiamo risolto il problema del randa-

gismo, anche se il numero degli animali abbandonati è diminuito sensibilmente negli ultimi tempi. Possiamo dire che siamo diventati un popolo quasi civile? La politica ha fatto qualcosa di buono in questo senso?

Sicuramente negli ultimi tempi la politica si sta interessando di più al benessere animale. Dal 2004 sono state fatte leggi che puniscono in maniera più incisiva chi fa violenza agli animali e di conseguenza chi li abbandona. Detto questo, è purtroppo un dato di fatto che gli episodi di crudeltà nei confronti degli animali sono sempre all’ordine del giorno e, nonostante esistano leggi a loro tutela, molto di rado vengono presi e condannati i colpevoli di tali fatti vergognosi. Ecco perché da qui a definirci un paese civile c’è ancora molta strada da fare Negli ultimi mesi si è riacceso il dibattito sulla caccia nel nostro paese. Qual è la sua posizione in merito?

La mia posizione in merito è risaputa. Mi sono sempre schierata contro la caccia e per me è una questione etica perché non riesco concepire il divertimento nell’uccidere un qualsiasi essere vivente. Quando si parla di sovrappopolazione di determinate specie, se vogliamo risalire alle origini del problema, scopriamo che nel corso degli anni è sempre l’uomo ad aver creato grossi squilibri naturali e fra questi metto anche i cacciatori che in varie occasioni hanno ripopolato con esemplari che poi in alcune aree del paese si sono moltiplicati, vedi i cinghiali, al fine poi di cacciare. Ciò non to-

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glie che non mi sembra un ragione valida per promuovere la caccia come uno sport. Lei è ideatrice e direttore di animalieanimali.it, un quotidiano online tutto dedicato agli animali. Anche attraverso questo strumento, lei ha il polso della sensibilità animalista in Italia. A che punto siamo? C'è ancora tanto da fare?

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Sono certa che ci sia ancora molto da fare ma penso che il mondo stia cambiando in meglio. Ognuno di noi, comunque, nel proprio piccolo può e deve fare qualcosa. Il mio lavoro, ad esempio, è nel campo della comunicazione e quindi quello che posso fare è proporre delle trasmissioni che incentivino il rispetto dell’ambiente. A giugno è partito il mio programma Condominio Terra in onda tutti i giorni su Raitre fino al 24 settembre. Credo sia molto importante avere a disposizione un appuntamento quotidiano televisivo che entri nelle case di milioni di telespettatori con tematiche varie e sempre nuove legate al mondo della natura, degli animali e dell���ambiente. È un piccolo spazio, certamente, ma ne andiamo orgogliosi. Il mio impegno per l’ambiente, inoltre, prosegue con il sito www.animalieanimali.it, un vero e proprio giornale telematico di cui sono direttore editoriale dal 2001 e con il quale – grazie alla collaborazione di giornalisti ed esperti del settore – abbiamo portato avanti e vinto tutta una serie di battaglie in difesa degli animali, della natura e dell’ambiente.

Ha istituito un fondo dedicato ai felini intitolato a Pupina, la sua gatta. Come mai? Perché ha voluto ricordare il suo gatto? Che attività svolge questo fondo?

Con la onlus in questi anni abbiamo aiutato davvero tante realtà in tutta Italia che ci hanno contattato perché bisognose di aiuto. Ho voluto ricordare il mio gatto perché mi ha dato davvero tanto nella mia vita. Dopo che Pupina è morta, ho voluto che continuasse a vivere nei miei libri e a fare del bene attraverso i proventi di questi libri, ovvero Cuore di gatta, L’ottava vita e C’era una volta una gatta, tutti editi da Mondadori. Nel suo ultimo libro, C'era una volta una gatta, racconta storie vere di animali e esseri umani. In questo rapporto simbiotico con gli animali, cosa diamo e cosa riceviamo? Crede in una sorta di funzione terapeutica?

Si è vero, a maggio è uscito il terzo libro intitolato C’era una volta una gatta, con i proventi sempre destinati alla onlus. Per molte persone è un dato di fatto che gli animali domestici siano terapeutici. Conosco tanti anziani che la mattina hanno lo stimolo per vestirsi, provocato unicamente dal dover portare fuori il proprio cane. Detto questo, da anni sono testimone dell’amore che possono darci i nostri animali domestici, un amore indiscusso, totale e disinteressato. Non ci amano se siamo belli, ricchi e famosi; ci amano e basta. E per tutta la vita!


L’INTERVISTA Licia Colò

Quando si affronta il discorso animalista, qualcuno risponde con frasi del genere: «Sì, ma ci sono bambini che muoiono di fame». Come risponde a queste argomentazioni “benaltriste”, che con la scusa delle priorità ignorano i problemi degli animali?

Anche in questo caso, per esperienza ho osservato che chi fa queste considerazioni in genere non si occupa del benessere di nessuno, tanto meno di quello dei bambini, dei malati e degli anziani. Chi si preoccupa del benessere degli animali denota una certa sensibilità che ovviamente non è sorda alle richieste di aiuto ed ai bisogni di una umanità fragile.

L’Intervistato

licia colò Conduttrice televisiva e giornalista, dal 1982 ha ideato e condotto diverse trasmissioni televisive e documentari sulle reti Mediaset e Rai. Nel 2001 ha dato vita a www.animalieanimali.it di cui è direttore editoriale, un portale d'informazione dedicato alla difesa degli animali e della natura. Ha pubblicato numerosi libri dedicati agli animali. Nel 2010 è uscito C'era una volta una gatta i cui proventi sono destinati alla Onlus di animalieanimali.it per aiutare i gatti bisognosi.

L’Autore domenico naso Giornalista, si occupa di cinema, televisione e cultura pop. Ha lavorato per la rivista Ideazione. Collabora con il Secolo d’Italia e Gazzetta del Sud. Cura la rubrica di critica televisiva Television Republic per Ffwebmagazine.

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DESTRA E ANIMALI Adriano Scianca

Tra cultura e amore per gli animali

Storia di un amore che non ha ideologie

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ietzsche, Lorenz, Jünger, Mann, De Benoist: tutti grandi nomi della cultura di “destra” che hanno amato gli animali. Un excursus storico che dimostra che l’animalismo a destra ha radici profonde. DI ADRIANO SCIANCA 105

Gli animali e la destra. Per anni c’è chi ha risolto questo rapporto nei termini della pura e semplice equazione: gli uomini di destra sono animali. Passato il furore ideologico e i complessi di superiorità, le ragioni di un animalismo a destra possono invece essere esplicate con maggiore serenità. L’attenzione verso i viventi non umani e più in generale tutta la problematica ecologica hanno in effetti vissuto un’esplosione di vitalità parallela al crollo delle ideologie, quali forme di impegno e “militanza” postmoderna. La politica, cacciata dalla porta, rientra però dalla finestra. Ed ecco allora che ci si interroga, tra il serio e il faceto: l’animali-

smo è di destra o di sinistra? Posta così la questione ha poco senso. È però vero che esistono modi di elaborazione culturale differente rispetto al rapporto tra l’uomo e le altre forme di vita. E se un certo atteggiamento radical chic e neofricchettone trova spesso spazio a sinistra, c’è tutta una tradizione culturale relativa all’“altro Novecento” che invece mette in mostra un differente approccio alla questione. Anzi, forse è addirittura il caso di fare un passo indietro e posizionarci prima del Novecento. «Ho trovato più pericoli tra gli uomini che in mezzo alle bestie, perigliose sono le vie di Zarathustra. Possano guidarmi i miei


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animali!», diceva Friedrich namente non può mai essere apNietzsche, che aveva le idee chia- preso». Del resto già quello che re in merito al rapporto spesso ad un certo momento era stato complesso e talora ingeneroso “l’educatore” dei Nietzsche, ovdell’uomo con l’animale. Non a vero Arthur Schopenhauer, aveva caso i più fedeli amici del prota- scritto: «Chi è crudele nei congonista del suo poema filosofico fronti degli animali come può es(il Così parlò Zarathustra, ap- sere una buona persona? Chi non punto) sono l’aquila e il serpente. ha posseduto un cane non può E, sempre non a caso, sappiamo sapere cosa significhi essere amache sul crinale tra la lucidità e la ti». Fra i discepoli nietzscheani follia che avvolgerà i suoi ultimi del Novecento, poi, questa sensianni di vita c’è un atto d’amore bilità rimarrà inalterata. Pensiaper un animale. Accade infatti mo alle immagini di Drieu La che il 3 gennaio 1889 Nietzsche, Rochelle ritratto insieme ai suoi passeggiando per Torino, scorga siamesi o alle affascinanti foto di Ernst Jünger con i un carrettiere ubriaco che frusta L’ultimo atto di lucidità suoi felini e i suoi falchi. Proprio il un cavallo. Il penpensatore di Wilsatore di Rocken di Friedrich Nietzsche si commuove, si fu la difesa di un cavallo flingen, del resto, è stato il teorico mette in mezzo, del “passaggio al abbraccia l’equino frustato in strada dal bosco”. Passaggio e sviene. Non si proprio padrone esistenziale e meriprenderà più fino alla morte, giunta nel 1900 taforico, certo. Ma le metafore dopo anni immersi nelle tenebre non nascono mai per caso. Lo della follia. Per la maggior parte stesso Jünger ha chiarito che nel degli interpreti il gesto torinese suo discorso «c’è anche una diè il primo indizio della pazzia in- mensione naturale. In questo cipiente. E se invece fosse l’ulti- senso, per esempio, pur non mo atto di lucidità, quasi un te- avendo una particolare musicalistamento spirituale? Le pagine tà, sono molto sensibile ai rumoanimaliste di Nietzsche, del re- ri naturali del bosco: lo stormire sto, sono piuttosto numerose. delle foglie, il mormorio di un «La crudeltà contro gli animali ruscello o il cantare di una cascanei bambini e negli italiani – ta». Rimangono nella storia, poi, scrive il filosofo in Umano, trop- le pagine in cui Thomas Mann – po umano – è da ricondurre al- lo stesso delle Considerazioni di l’incomprensione; l’animale è un impolitico – descrive in Cane stato, particolarmente per gli in- e padrone il racconto autobiograteressi della dottrina della Chie- fico in cui si immedesima con il sa, situato troppo in basso rispet- punto di vista dell’animale. Semto all’uomo. (...) Che l’altro sof- pre in ambito mitteleuropeo, defra, bisogna apprenderlo: e pie- gli ambientalisti ante litteram


DESTRA E ANIMALI Adriano Scianca

FOCUS

L’animalismo a fumetti dei supereroi

La tela di un ragno, le sette vite di un gatto, il volo di un pipistrello, non sono solo le peculiarità di alcuni animali, ma appartengono anche ai poteri, o meglio ai superpoteri, che caratterizzano l’immagine di alcuni supereroi. Spiderman, Batman, Catwoman, il Pinguino, sono solo alcuni dei più famosi personaggi dei fumetti che sfruttano i loro poteri “animali” per salvare il mondo o cercare di distruggerlo. Quasi tutti i supereroi possiedono una qualità fisica “animalesca” che li aiuta a superare ogni ostacolo. Solo Batman, l’uomo pipistrello, è un semplice uomo senza poteri soprannaturali, ma sfrutta l’inquietudine e le sembianze di questo tenebroso animale per spaventare i suoi nemici e, nello stesso tempo, per affrontare ed esorcizare le sue stesse paure. Bruce Wayne (Batman), caduto da piccolo in una grotta, regno del pipistrello, affronta la sua peggior angoscia trasformandola nel suo doppio, e quindi in un supereroe. Un doppio che, però, molte volte si impossessa della sua parte più umana e così il filantropo

Wayne si trova a dover scegliere continuamente tra l’essere giusto o vendicativo, riflessivo o istintivo, tra restare uomo o diventare “animale”. Mentre gli altri supereroi si trovano in una condizione di non scelta, perché il lato animale fa parte del loro Dna, per nascita o per incidente, Batman è l’unico supereroe che può scegliere e per questo motivo vive in un eterno profondo conflitto con se stesso. Un supereroe meno conosciuto è Animal Man, l’unico che può utilizzare ogni volta che vuole o che gli serve le caratteristiche di un animale diverso. Buddy Baker, il suo vero nome, dopo essere stato investito dall’esplosione di un’astronave extraterrestre, ha acquisito la capacità di “prendere in prestito” temporaneamente le abilità degli animali (come il volo degli uccelli o la forza proporzionale di una formica), e utilizza questi poteri per combattere il crimine. “Sentire” ciò che sentono gli animali induce Buddy a riconsiderare il proprio ruolo nel mondo, e a chiedersi se il punto di vista antropocentrico sia davvero così sensato. La bellezza di questo fumetto sta proprio nell’uso archetipo dell’Übermensch che il suo autore Grant Morrison utilizza per rovistare tra le meschine contraddizioni della civiltà occidentale, arrivando perfino a diventare, sulla base delle riflessioni indotte in lui dai suoi stessi scritti, vegetariano, per rispetto nei confronti degli altri animali. Ma il tema di fondo di Animal Man è, più in generale, l’accettazione del diverso, sotto qualunque forma si presenti.

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furono sicuramente gli apparte- prigionato nella parte dell’artinenti ai Wandervogel, il gruppo sta maledetto, eretico e misangiovanile tedesco che anticipò lo tropo, Céline non fa nulla per scoutismo di qualche decennio. compiacere l’interlocutore. «Son Ribelli, nazionalisti, antimoder- sempre a casa… i cani… ho cose ni, questi ecologisti di fine Otto- da fare… mi tengo occupato… cento cercavano un nuovo radica- non vedo nessuno… non esco… mento nella natura, non disde- sono occupato», bofonchia irrignavano il nudismo, e portavano tato. I cani, gli ultimi compagni già nel nome l’attenzione verso il fedeli di un uomo deciso a fare a mondo animale: Wandervogel si- pugni con la vita. gnifica infatti “uccelli migratori”. Ma sarebbe impossibile ogni riPiù recentemente, invece, è stato cognizione dell’animalismo a del’intellettuale francese Alain de stra che non parlasse di Konrad Benoist, il fondatore e animatore Lorenz, il più grande etologo del della Nouvelle Droite, a dichiara- Novecento, già premio Nobel ma anche intellire: «Senza la mug en za p oliticasica la vita sareb- Konrad Lorenz mente scorretta. be, come diceva «Vorrei dire inNietzsche, un er- si circondò di una nanzitutto – spierore. Si potrebbe quantità enorme – che io non dire altrettanto di animali, tutti lasciati gava ho cominciato a dei gatti…». tenere degli aniE, sempre in am- più liberi possibile mali perché ne bito francese, che dire di Céline con l’immancabile avevo bisogno per scopi scientigatto Bébert? Negli anni della fici: no, tutta la mia vita è stata damnatio memoriae, sarà solo tra legata strettamente agli animali, i quadrupedi che l’autore del fin dalla prima infanzia… CreViaggio al termine della notte scendo ho allevato gli animali troverà affetto e consolazione. più diversi… Mi sono comportaQuando, nel 1961, Robert to sempre in questo modo: per Stromberg, dell’Evergreen Re- conoscere a fondo un animale suview, andrà a trovare lo scrittore periore, ho vissuto con lui. L’ara Meudon, ai margini di Parigi, roganza di certi scienziati moper realizzare un’intervista, si derni, che credono di poter risoltroverà di fronte la scena se- vere tutti i problemi studiando guente: «Vive in una casa del un animale soltanto a livello diciannovesimo secolo in legno sperimentale, è stata sempre e malta di tre piani con sua mo- estranea alla mia mente. E i proglie Lucette Almanzor e circa blemi importanti si risolvono una mezza dozzina di cani, ad soltanto se si conosce l’animale occhio e croce». Un po’ ridotto in maniera diretta». Fu per quein miseria dalle vicende relative sto motivo che Lorenz si circonalla collaborazione, un po’ im- dò di una quantità strepitosa di


DESTRA E ANIMALI Adriano Scianca

animali, tutti rigorosamente lasciati più liberi possibile, cosa che permise all’etologo di giungere a sorprendenti intuizioni sfuggite sino ad allora ai suoi colleghi relegati nei laboratori. Il contatto con l’animale, per lo studioso, risultava fondamentale: «Toccare gli animali, stabilire un contatto diretto con loro, rientra – diceva – in certo qual modo tra le esperienze naturali dell’uomo. Nessuno terrebbe per anni un cane o un gatto in casa se non potesse toccarli e accarezzarli». Attaccando l’ecologismo ideologico spiegava: «A me nessuno ha insegnato l’amore per la natura, mi sono sempre occupato della natura perché sono nato con questa passione. Il mio senso di protezione della natura l’ho tratto soprattutto dall’acquario e dalla gabbia degli uccellini. Io ho sempre avuto acquari e uccelli, e soprattutto ho sempre tenuto animali selvatici…». Un atteggiamento che oggi verrebbe considerato forse disumano da tanti pasdaran dell’ecologismo intollerante e moralistico. Ma di questo scarto tra la la sua visione per così dire “tradizionale” e l’animalismo talebano, Lorenz era perfettamente consapevole: «Quando ero ragazzo – annotava – potevo andare tranquillamente in uno stagno a prendermi girini e ranocchie, oggi invece catturare rane è proibito: se si prende una rana in un prato e la si porta a casa, si può finire in galera…». Non era l’unica presa di posizione che lo differenziava da certi ambientalisti bacchettoni. Di lui

LA STORIA

Il cimitero degli animali

Casa Rosa è un cimitero interamente dedicato agli animali, con 800 tombe di cani e gatti, insieme a conigli, oche, piccioni, pappagalli, cavalli, una scimmia e un leone.La prima sepoltura risale al 1923. Il veterinario Antonio Molon, proprietario della pensione per cani di via dell’Imbrecciato, ricevette da Mussolini l’insolita richiesta di seppellire una gallina, amata compagna di giochi dei suoi figli. Si aggiungono poco dopo i cani di Casa Savoia e negli anni successivi la moglie Rosa Molon e il figlio Luigi accolgono via via i cani di Peppino De Filippo, Sandro Pertini, Palma Bucarelli, Aldo Fabrizi, Federico Fellini e il gatto di Anna Magnani. All’ingresso un monumento commemora “quelli che non hanno un padrone”; all’interno (1600 mq) la stele con la “Preghiera del cane” di Jerome si affianca al tempietto della gatta Stellina, al busto del gatto Isidoro, alle lapidi dell’oca Barbarossa, della leonessa Greta e del coniglio Tappo. Vi sono tombe familiari (una ha forma a piramide) o accoppiate, come per i piccioni Pizzica e Pennacchione. Le iscrizioni dichiarano affetto e riconoscenza (“piccolo grande bassotto”, “ciao, gigante buono”, “grazie per la compagnia”) e talvolta accennano ad una dimensione celeste (“continua ad amarci da lassù”). Una scritta “danke” ringrazia in tedesco la micetta Emma. Al gatto Arturo è dedicato un elogio in latino.

(da www.arvaliastoria.it)

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ha infatti scritto Giovanni Monastra: «Ricordiamo che egli, ponendosi controcorrente tra gli ambientalisti, difendeva la legittimità della caccia e della sperimentazione animale in campo farmaceutico, naturalmente controllata per evitare inutili sofferenze alle bestiole usate come cavie. Accanto alla forte e convincente critica lorenziana alla tecnomorfizzazione planetaria e allo sfruttamento economicistico della natura, vanno poste sia la difesa dell’energia solare contro il mito faustiano del nucleare, sia il rifiuto dell’aborto in quanto pratica antiumana, sia ancora il riconoscimento dell’ineguaglianza tra gli uomini come elemento intrinseco e primario, ma anche fecondo, creativo». Nell’ambito della fiction, invece, era Oriana Fallaci a riscontrare tratti “fascistoidi” nei personaggi dei cartoni animati americani, in cui i vari Gatto Silvestro e Willy il Coyote subivano le peggiori disavventure riuscendo tuttavia sempre a cavarsela, simpatiche canaglie un po’ sfortunate ma per cui potrebbe valere il classico “boia chi molla”. Quanto agli “animali di carta”, è infine impossibile non citare Milù, il terrier bianco che accompagna Tintin nelle sue avventure in giro per il mondo. Il celebre fumetto di quel vecchio nazionalista belga di Hergè – secondo la leggenda ispirato alla vita del capo rexista Leon Degrelle – è stato di recente messo sul banco degli imputati a causa di alcune vignette politicamente

scorrette contenute in Tintin in Congo. E forse qualcuno dovrebbe preoccuparsi di tutelare questa pietra miliare del fumetto europeo. Proprio come fosse una specie protetta.

L’Autore adriano scianca Studioso di filosofia, dottore di ricerca all’Università La Sapienza di Roma. Collabora con il Secolo d’Italia.


LETTERATURA Cecilia Moretti

Autori e narrativa

Faccia a faccia nelle pagine di un libro Grandi pagine di letteratura hanno come protagonisti, o co-protagonisti, animali rappresentati come fedeli compagni dell’uomo o come suoi fieri antagonisti. Sono pagine attraverso le quali l’uomo, descrivendo la natura, cerca di scoprire la parte più nascosta del suo essere. DI CECILIA MORETTI 113

Lo riconobbe solo lui, Argo. Addosso lo straniero aveva i segni di vent’anni di guerra e peregrinazioni per mare, i vestiti da mendicante, il volto irriconoscibile, ma al vecchio e malato cane Argo bastò appena fiutarlo, il suo padrone, per non avere dubbi. Quell’uomo era Ulisse, senza dubbio lui, il ragazzo che vent’anni prima era stato il suo inseparabile compagno di avventure e di giochi, colui per il quale non aveva esitato a rischiare la vita. Troppa, però, la gioia del ritorno tanto atteso, il cuore stanco di Argo non resse. Né il suo padrone poté accarezzarlo un’ultima volta, per paura di tradire il suo travestimento: la moglie, il figlio, la balia che lo tenne bambino lo riconobbero molto tempo e

molte prove dopo. Così, nell’Odissea, archetipo stesso del romanzo e punto di partenza di tutta la letteratura occidentale, Omero inaugura la rappresentazione letteraria del rapporto tra l’uomo e l’animale: «Un cane – scrive il poeta – che stava lì disteso, alzò il capo e le orecchie. Era Argo, il cane di Odisseo, che un tempo egli stesso allevò e mai poté godere nelle cacce, perché assai presto partì l’eroe per la sacra Ilio. Già contro i cervi e le lepri e le capre selvatiche lo spingevano i giovani; ma ora, lontano dal padrone, giaceva abbandonato sul letame di buoi e muli che presso le porte della reggia era raccolto, fin quando i servi lo portavano sui campi a fecondare il vasto podere di Odisseo. E là


Esopo

Quando la volpe insegna la morale “Una volpe che aveva fame, come vide su una vite dei grappoli sospesi, volle impadronirsene ma non poteva. Allontanandosi disse fra sé: "Sono acerbi". Così anche alcuni uomini, non potendo raggiungere i propri scopi per inettitudine, accusano le circostanze.”

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La volpe e l’uva è forse la più famosa delle favole di Esopo, lo scrittore greco vissuto all’incirca fra il 620 e il 560 a. C. Sebbene della sua vita si sappia talmente poco, che alcuni studiosi hanno messo in dubbio che il corpus di favole che gli viene attribuito (circa 400 componimenti) sia opera di un unico autore, le sue favole sono ancora oggi molto popolari e molte sono state esemplificate in proverbi popolari. Le favole di Esopo sono componimenti brevi che hanno quasi sempre come protagonisti animali personificati e lo scopo esplicito di comunicare una morale. Il loro scopo è principalmente didascalico ed educativo, con situazioni ispirate a un insegnamento pratico o tese a costituire un deterrente morale. A Esopo dobbiamo, infatti, l’ammonimento a non “gridare al lupo” senza un motivo fondato, pena non essere presi sul serio nel momento di reale pericolo (Lo scherzo del pastore); o quello a non scialacquare le nostre risorse nei momenti di abbondanza, perché potrebbero arrivare tempi duri e coglierci impreparati (La cicala e la formica); o a non essere impulsivi nelle difficoltà, quando solo il tempo e la pazienza possono essere d’aiuto (La volpe con la pancia piena).

Argo giaceva tutto pieno di zecche. E quando Odisseo gli fu vicino, ecco agitò la coda e lasciò ricadere la orecchie; ma ora non poteva accostarsi di più al suo padrone. E Odisseo volse altrove lo sguardo e s’asciugò una lacrima, senza farsi vedere». «Non c’è patto che non sia stato rotto, non c’è fedeltà che non sia stata tradita, fuorché quella di un cane veramente fedele», scrive secoli e secoli dopo Konrad Lorenz, l’etologo austriaco e premio Nobel per la medicina nel 1973, che dedicò tutta la vita a osservare il comportamento degli animali e scrisse il suo primo e più noto libro sul loro linguaggio e modo di comunicare con il comportamento. L’Anello di Re Salomone, volume che richiama nel titolo la leggenda secondo la quale il saggio re di Israele Salomone aveva un anello magico che gli consentiva di parlare con gli animali, racconta soprattutto delle analogie tra il comportamento animale e quello umano, riconducendoli a una radice atavica comune. «È raro – scrive Lorenz – che io rida di un animale, e quando ciò accade mi accorgo poi, ripensandoci meglio, che in realtà ridevo di me, dell’uomo, di cui l’animale mi aveva presentato una caricatura più o meno spietata». E racconta della commozione che lo prende nel riconoscere negli atteggiamenti delle bestie codici etici niente affatto distanti da quelli dell’uomo: «Devo tuttavia confessare che, nel mio sentimentalismo, sono profondamente commosso e am-


LETTERATURA Cecilia Moretti

mirato di fronte a quel lupo che A voler trovare, in fondo, un filo “non può” azzannare la gola conduttore che leghi le tante padell’avversario, e ancor di più di gine di letteratura dedicate agli fronte all’altro animale, che con- animali – a volte protagonisti asta proprio su questa sua reazione! soluti, a volte comprimari, a volUn animale che affida la propria te semplici personaggi spalla –, vita alla correttezza cavalleresca che siano mammiferi o insetti, di un altro animale! C’è proprio creature molto piccole o molto qualcosa da imparare anche per grandi, esseri selvaggi o addomenoi uomini! Io per lo meno ne ho sticati, bestie in cattività o nel tratto una nuova e più profonda loro habitat, si può pensare procomprensione di un meraviglioso prio al desiderio dell’uomo di cadetto del Vangelo che spesso vie- pire meglio se stesso. Sempre in ne frainteso, e che finora aveva una visione antropocentrica delle suscitato in me solo una forte re- cose e del mondo ribadita con sistenza istintiva: “Se qualcuno ti forza nei secoli, in base alla quale l’essere umano dà uno schiaffo non può fare a sulla guancia de- Non c’è patto che non meno di ricorrere stra...”. L’illumialle proprie catenazione mi è venu- sia stato rotto, non c’è gorie, né di essere ta da un lupo: non fedeltà che non sia letteralmente catper ricevere un alturato da una sotro schiaffo devi stata tradita, fuorché offrire al nemico quella di un cane fedele miglianza innegabile ma che conl’altra guancia, no, devi offrirgliela proprio per im- temporaneamente è anche una diversità che in nessun modo può pedirgli di dartelo!». È propriamente per la ricerca di annullarsi nell’identità. quei comportamenti archetipici Il lupo Zanna Bianca, per esemche apparentano l’animale al- pio: «Passarono i mesi e Zanna l’orizzonte umano che da sempre Bianca – si legge nel libro omoil mondo degli animali esercita nimo – diventò sempre più forte. su scrittori e poeti un irresistibi- Il suo corpo si appesantì. Anche le potere di attrazione. L’animale il carattere si forgiò secondo le come specchio che riflette un’im- caratteristiche della sua razza e magine umana ripulita dalle so- dell’ambiente. Era per natura di vrastrutture, vizi e virtù dell’uo- temperamento plasmabile come mo al netto delle imposizioni so- l’argilla. L’ambiente adattava ciali e dei comportamenti indot- quest’argilla dandole la forma ti. Quasi un album per immagi- adatta alla vita che conduceva. ni delle caratteristiche umane Così, se Zanna Bianca non si fosscarnificate e ridotte all’essenza, se mai fermato accanto al focolaun variopinto bestiario che illu- re dell’uomo, il Wild lo avrebbe stri per metafore e allegorie le trasformato in un lupo perfetto. sfaccettature dell’animo umano. Ma gli dei gli avevano preparato

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un ambiente assai diverso dal corato per bambini. La rappreWild, e diventò un cane con i sentazione è realistica e persino connotati del lupo; ma era più crudele a volte, eppure a leggere cane che lupo. In tal modo, le ca- le descrizioni del lupo in più di ratteristiche ereditarie e l’in- un’occasione sembrerebbe di fluenza dell’ambiente, armoniz- avere a che fare con rappresentazandosi, avevano dato al carattere zioni di tratti di uomini. di Zanna Bianca una forma tutta Uno dei massimi capolavori della particolare. Fatalmente, diventò letteratura americana, poi, è copiù rissoso, più solitario e feroce, struito sull’attesa e l’inseguimene gli altri cani capirono che era to di un’immensa balena bianca. meglio essere in pace con lui e Quella Moby Dick che, da quannon in guerra, e Castoro Grigio do gli aveva troncato una gamba, lo apprezzava sempre più di gior- era diventata l’ossessione e la rano in giorno. Zanna Bianca sem- gione di vita del capitano Achab, brava forte sotto tutti i punti di disposto a inseguirla senza tregua per i mari di tre vista, ma soffriva quarti del mondo. invece di una de- Il filo conduttore L’animale-mostro bolezza invincibidalla testa oblunga le. Non poteva della letteratura sopportare di esse- sugli animali è lo sforzo e dalla mandibola storta diventa il re deriso. La risata simbolo della furia degli uomini era dell’uomo per capire del male onnipreuna cosa odiosa. se stesso sente: «La balena Essi potevano ridere di qualsiasi cosa: egli non se bianca nuotava davanti a lui cone curava affatto. Ma se ridevano me incarnazione di tutti questi di lui, subito era preso da una elementi cattivi che alcuni uomirabbia feroce. Era sempre grave, ni profondi sentono che li divoradignitoso, tetro, ma una risata lo no al loro interno; Achab non si rendeva frenetico fino al punto prostrò ad adorare questa intandi rendersi ridicolo. Ne rimane- gibile malvagità fino a quando va talmente offeso e sconvolto, non si lanciò contro di essa. Tutti che per ore e ore diventava un i mali, per il folle Achab, erano vero demonio. Guai al cane che personificati in Moby Dick. Sulla in quel momento gli desse no- bianca gobba della balena si amia!». Jack London racconta la massava la somma universale delstoria di un lupo in bilico tra un l’odio e la collera che aveva sentifortissimo legame di amicizia to tutta la sua razza da Adamo in con l’uomo e il viscerale richia- poi». Né alla fine è Achab ad mo della natura selvaggia di fo- avere la meglio: Moby Dick viene reste, nevi e ghiacci. Nelle sue avvistata e arpionata, ma trascina pagine non c’è nulla delle raffi- con sé nell’abisso il capitano, crogurazioni umanizzate degli ani- cefisso sul suo dorso dalle corde mali alla Disney, niente di edul- degli arpioni.


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Plinio il Vecchio, già nel I secolo giata e senza filtri. Il meccanid.C., dedica interamente l’VIII smo lo descrive perfettamente libro della sua Naturalis Historia Jorge Luis Borges nel prologo al agli animali terrestri e assegna il suo Manuale di zoologia fantastiprimo posto all’elefante, l’anima- ca, esile volume pubblicato in le il più grosso e – per lo scritto- collaborazione con Margarita re latino – quello spiritualmente Guerrero, una delle amiche-sepiù vicino all’uomo. Di lui Pli- gretarie che lo soccorrevano nella nio riporta una serie di curiosità cecità, nel 1957, anno in cui si leggendarie che rendono la socie- diffuse nel mondo la falsa notizia tà elefantina del tutto simile a della sua morte. Prima di cimenquella umana: «Riconosce il lin- tarsi nella descrizione della sua guaggio della patria, obbedisce «zoologia dei sogni» – il Kraken ai comandamenti, memorizza gli e la Manticora, la Sfinge e il Caapprendimenti, conosce la pas- toblepa, l’Odradek e il Simurg –, sione amorosa e l’ambizione della per la quale attinge con brillante intelligenza filologloria, pratica virgica alla fantasia tù rare anche tra L’animale-mostro di Erodoto, Plinio gli uomini, quali il Vecchio, l’Alla probità, la pru- dalla testa oblunga denza, l’equità, e e dalla mandibola storta drovandi, il Milione, la Bibbia, il Litributa una veneber Monstrorum, razione religiosa diventa il simbolo Omero, ma anche alle stelle, al sole, della furia del male Poe, Kafka o C. S. alla luna». Lo scrittore, nella sua carrellata di Lewis, lo scrittore argentino tratanimali guida il lettore come in teggia in poche righe il potere una sorta di viaggio nella fanta- evocativo e simbolico che hanno sia umana stessa, mostrando con gli animali sull’immaginario evidenza il posto privilegiato che umano, specialmente quello inl’animale, vero o fantastico che fantile: «Un bambino, – scrive sia, ha nella dimensione dell’im- Borges – lo portano per la prima maginario e indagando su quella volta al giardino zoologico. Quesorta di suo «potere fantasmale» sto bambino sarà chiunque di noi che lo fa diventare allegoria, sim- o, inversamente, noi siamo stati questo bambino e ce ne siamo bolo, emblema. E se nell’adulto la consapevolezza dimenticati. Nel giardino, in di una parentela antica e miste- quel terribile giardino, il bambiriosa tra uomo e animale – quasi no vede animali viventi che mai una sorta di primigenia impron- aveva visto: vede giaguari, avvolta comune – è mediata dal ragio- toi, bisonti, e più strano ancora, namento, a livello inconscio è un giraffe. Vede per la prima volta sapere che possiede già anche il la sfrenata varietà del regno anibambino, che per il mondo degli male. E questo spettacolo, che animali ha una curiosità privile- potrebbe allarmarlo o terrorizzar-

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lo, gli piace; tanto gli piace, che corre per ore e ore sulla sua ruota andare al giardino zoologico è, o che, in un brano della sua raccolpuò sembrare, un divertimento ta multicolore 32 variazioni, Euinfantile. Come spiegare questo genio Montale si trova a riflettefatto comune e misterioso insie- re con pensosa ironia sull’uomo e me? Possiamo negarlo, natural- il concetto di libertà: «Dentro la mente. O possiamo sostenere che gabbia si vede un tapis roulant i bambini bruscamente portati al sferico; un criceto, entrandovi, fa giardino zoologico soffriranno, ruotare la sfera; egli cammina vent’anni dopo, di nevrosi; e in velocemente restando sempre verità, come non c’è bambino fermo nello stesso punto. Se che non abbia scoperto il giardi- prendesse coscienza di sé, si creno zoologico, così non c’è adulto derebbe libero. Non vorrei se ne che non sia, esaminato bene, ne- inferisse che la situazione delvrotico. Possiamo anche afferma- l’uomo e quella del criceto siano re che il bambino è, per defini- press’a poco eguali». Ancora, il poeta, nel pomezione, uno scopririggio «pallido e tore, e che scopri- Il bambino è uno assorto» si perde a re il cammello «spiar le file di non è più strano scopritore e per lui rosse formiche» e che scoprire lo un cammello partecipa del «maspecchio, o l’acqua, o le scale. non è molto più strano le di vivere» cosmico nel dolore Possiamo dire, in- di uno specchio senza parole del fine, che il bambino ha fiducia nei genitori che lo «cavallo stramazzato» al suolo. portano in quel luogo di animali; Una sofferenza analoga a quello e che del resto la tigre di pezza, che pervade il poeta Umberto la tigre delle figure dell’enciclo- Saba all’udire il belato «fraterno pedia, l’hanno preparato a vedere al mio dolore» di una capra «sosenza orrore la tigre di carne e la sul prato», «legata», «bagnata ossa. Platone (se partecipasse a dalla pioggia». quest’indagine) ci direbbe che il A metà, invece, tra quello del bambino ha già visto la tigre nel poeta e quello dell’entomologo è mondo interiore degli archetipi, lo sguardo dello scrittore russo e che vedendola adesso la ricono- naturalizzato statunitense Vladisce. Schopenhauer (ancora più ar- mir Vladimirovic Nabokov, che ditamente) direbbe che il bambi- nutriva un’autentica passione per no guarda senza orrore le tigri gli insetti, le farfalle specialmenperché non ignora che lui è le ti- te. Quando descrive la «stupefagri e le tigri sono lui, o meglio, cente trasformazione» della larva che le tigri e lui sono d’una stes- in pupa e della pupa in farfalla, lo scrittore riporta dettagli da sa essenza, la Volontà». Portando ancora qualche esem- scienziato e considerazioni da pio, è osservando un criceto che letterato, cercando soprattutto di


LETTERATURA Cecilia Moretti

assumere la prospettiva dell’animale: «Sebbene sia affascinante da vedere, la trasformazione da larva a pupa e da pupa a farfalla non è un processo particolarmente piacevole per le creature coinvolte. Arriva per ogni bruco un momento difficile, quando inizia a sentirsi pervadere da uno strano senso di disagio. Una sensazione opprimente: qui intorno al collo e dovunque, nel resto del corpo, e poi un insopportabile prurito». Nabokov immagina «un contorcimento, un altro contorcimento», quindi «la pelle che si rompe sulla schiena» e il bruco che «ne viene fuori gradualmente aiutandosi con le spalle e con i fianchi come una persona che si sta togliendo un vestito molto attillato». Poi il «momento critico». Il «coraggioso e testardo animaletto già parzialmente spogliato» «con molta attenzione inizia a sfilare le zampe posteriori, staccandole dal pezzetto di seta da cui penzola a testa in giù . Con una mirabile contorsione e uno scatto, praticamente salta fuori dal cuscinetto di seta, si libera dell’ultimo brandello di pelle e immediatamente, sempre con lo stesso movimento di scatto – e – contorsione – e – salto, si attacca di nuovo con un uncino che era nascosto sotto la vecchia pelle, all’estremità del suo corpo». Ecco, da ultimo, dopo un giorno o due, l’«ultima esaltante muta». E viene fuori la farfalla («avrete notato – precisa lo scrittore – che il bruco è un “lui”, pupa è una cosa neutra e la farfalla è una “lei”»). «All’inizio

– spiega ancora – non è particolarmente bella: è molto tozza e sgraziata, ma tutti quegli arnesi molli che ha liberato, gradualmente si asciugano, si distendono, le nervature si ramificano e si induriscono, e in circa venti minuti è pronta a volare». Infine, però, tenta un estremo sforzo di immedesimazione, e cerca di immaginare la sensazione dell’animale al momento della schiusa: «Senza dubbio c’è un’ondata di panico che arriva alla testa, un fremito che lascia senza respiro e una strana sensazione, ma poi gli occhi vedono, in un fiume di luce la farfalla vede il mondo, e l’enorme e terribile viso dell’entomologo che è rimasto a bocca aperta». Chissà cosa deve pensare la povera creatura.

L’Autore cecilia moretti Giornalista, è redattore di Ffwebmagazine. Collabora con il Secolo d’Italia.

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SANTI E ANIMALI Pietro Urso

Quando il santo è animalista

Ama il prossimo tuo come te stesso... (anche se è animale) Nonostante l’impostazione antropocentrica della Chiesa cattolica, nel corso della storia uomini illuminati e pii hanno dimostrato che cattolicesimo e animali possono, anzi devono, andare d’accordo. DI PIETRO URSO

“Fatto stupendo, o cosa strana! L’orso, la belva si fa umana. Stupor maggiore che l’uomo nato, in belva cerchi esser cangiato”. (Iscrizione sul portale d’ingresso del santuario di San Romedio). «Laudato sie, mì Signore cum tucte le Tue creature, specialmente messor lo frate Sole…». Difficile non riconoscere in queste parole il Cantico delle creature, intonato da Francesco, ormai cieco, piagato e sull’orlo del transito verso l’altra vita, per celebrare la natura, nella sua pienezza, espressione del suo amore per Gesù Cristo. Francesco non è un vero e proprio ecologista ante litteram, come qualcuno vorrebbe, esagerando e forzando la storia del santo. In lui l’amore per la natura, che è comunque una costante dopo la sua conversione, è sempre mediato dalla presenza del ministero. “Questa bella d’erbe famiglia e

d’animali” non è un assoluto superiore all’uomo o un orizzonte fine a se stesso, ma il riflesso di quell’armonia e quel rispetto che furono gli archetipi della sua vita. Il rapporto della Chiesa cattolica con la natura è sempre, fatte appunto debite eccezioni, un rapporto di puro dominio e sfruttamento. Ogni religione dovrebbe ingentilire l’animo umano insegnando che la zoofilia è un aspetto dell’amore mentre il contrario è un crimine contro il creato. La Chiesa ha scelto, per secoli, la strada opposta e lo dimostra la sua storia, dalle Sacre Scritture agli insegnamenti di Tommaso d’Aquino, nella sua visione antropocentrica, sprezzante nei confronti dell’amore dimostrato da Francesco per gli animali. In Europa, ancora alla fine del XIX secolo, soltanto alcune nazioni nordiche di religione protestante, avevano emanato leggi per la protezione degli animali.

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Indubbiamente il rapporto del- no completamente con questa l’uomo occidentale con gli ani- visione. mali negli ultimi decenni è sensi- Tra questi non si può non citare bilmente migliorato. È infatti Sant’Antonio abate, che si festegcresciuta la percezione dell’inter- gia il 17 gennaio, ed è considerato dipendenza biologica tra il mon- il protettore degli animali domedo umano e quello animale all’in- stici, mentre san Francesco d’Asterno di ecosistemi i cui equilibri sisi, che si festeggia il 4 ottobre, multipli possono venire garantiti viene considerato il protettore dei soltanto da una mutua condivi- volontari della protezione animali sione delle risorse della Terra. che in quella data indicono la loro Negli ultimi decenni anche la giornata di sensibilizzazione naChiesa ha ripensato il ruolo degli zionale. La tradizione deriva dal animali nel creato. «Gli animali fatto che l’ordine degli Antoniani sono la parte più piccola della aveva ottenuto il permesso di alleCreazione divina, ma noi un gior- vare maiali all’interno dei centri abitati, poiché il no li rivedremo nel mistero di Cri- È cresciuta la percezione grasso di questi animali veniva usasto», ha detto pato per ungere gli pa Paolo VI. Per dell’interdipendenza ammalati colpiti papa Luciani, «uo- biologica tra il mondo dal fuoco di Sanmo, vegetali, animali siamo tutti umano e quello animale t’Antonio. I maiali erano nutriti a spenella stessa barca; anche nella Chiesa se della comunità e non si tocca l’uno senza che a lungo andare non si circolavano liberamente nel paese danneggi l’altro». «È urgente se- con al collo una campanella. Seguire l’esempio del povero di As- condo una leggenda veneta la notsisi e abbandonare sconsiderate te del 17 gennaio gli animali acforme di dominio, cattura e cu- quisiscono la facoltà di parlare. stodia verso tutte le creature», Una delle raffigurazioni più famose tra santi e animali è quella papa Giovanni Paolo II. Quindi, non è solo nostro dovere di san Romedio, il santo eremita fondamentale mostrare compas- venerato in quello che probabilsione per gli amici animali, ma mente è il più suggestivo santuaanche riconoscere e proteggere i rio delle Alpi trentine; e cioè il loro diritti. Se gli uomini hanno santo eremita con l’orso che, sediritti fondamentali, perché gli condo la leggenda, avrebbe ammansito dopo che questi gli aveva animali non possono averli? Anche se per secoli la Chiesa ha divorato il cavallo: tenuto al guinpredicato la supremazia dell’uo- zaglio, addirittura usato come camo nei confronti degli animali e valcatura dall’eremita stesso. della natura, esistono all’interno Immediatamente scatta il paragodella sua millenaria storia molte ne con il santo più conosciuto, figure importanti che contrasta- Francesco d’Assisi, questa volta


SANTI E ANIMALI Pietro Urso

alle prese con un’altra fiera che in- Gubbio, era tornata la pace e il lufestava abbondantemente i nostri po passava a trovare gli abitanti, boschi nel Medioevo: il feroce lu- che gli davano da mangiare, come po di Gubbio. Si narra che un promesso. Il lupo era diventato il giorno Francesco si recò in vista cane di tutti, era diventato anche nella città di Gubbio. Ma come l’amico di tutti bambini. E quanentrò nella città vide che non c’era do morì, alcuni anni dopo, tutti nessuno, né animali né persone. gli abitanti piansero perché aveTutti i cittadini di Gubbio erano vano perso il loro caro amico frachiusi nelle loro case per paura di tello lupo. Sul rapporto fra santi e un lupo veramente pericoloso e animali, i riferimenti si sprecano: grande. Tutti conoscevano Fran- sant’Antonio di Padova e i pesci cesco e chiesero a lui se poteva (ma anche la mula), san Serafino aiutarli. Francesco accettò e andò di Sarov e un altro orso, san Giroa parlare con il lupo. Si recò nella lamo e il leone, sant’Agnese e foresta, e vide arrivare lentamen- l’agnellino, sant’Eustachio e il cervo, san Colmate questo grosso no che viveva con animnale. France- Il lupo vuole vivere un gallo, che cansco lo chiamò: tava quando era «Fratello lupo, in in pace con voi. ora di alzarsi, un nome di Dio ti or- L’importante è che mi topolino che gli dino di non fare mordicchiava male a me e a tutti promettete che voi gli uomini». gli darete da mangiare l ’ o r e c c h i o f i n quando non si alQuando furono vicini Francesco fece il segno della zava e una mosca che teneva il seCroce sul muso del lupo. Poi gno lì dove era arrivato a leggeFrancesco gli disse: «Fratello lupo re… Ma ci vengono in mente anperché hai fatto del male ai tuoi che, riprendendo il Antico Testafratelli uomini? Tutti ti odiano mento, Elia e il corvo, Giona e la fratello lupo, hanno paura tutti di balena, Baalam e l’asina. Tra i più te, devi smetterla. Ma io sono tuo popolari non si può non citare San fratello e voglio che ci sia pace fra Rocco e il cane. Il santo, dopo la te e gli uomini, cosi sarete tutti morte del padre, si recò a Roma, a tranquilli in questa città». Quan- quel tempo piagata dalla peste, do il lupo capì il suo errore scrollò per curare gli appestati. Venne la testa, fu allora che Francesco però anche lui infettato dalla madisse agli abitanti di Gubbio: «Il lattia, mentre si trovava in ospelupo vuole vivere in pace con voi, dale e, al mattino seguente aveva lo desidera veramente. L’impor- la febbre alta e una gigantesca ultante che mi promettete che voi cera sulla gamba sinistra. Non vodarete da mangiare al vostro nuo- lendo dare fastidio agli altri malavo fratello». Da quel giorno gra- ti, fuggì nel bosco, attendendo la zie a Francesco e alla buona volon- morte. Il giovane pellegrino si rità sia del lupo che dei cittadini di tirò in solitudine nei pressi di Sar-

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mato, trovando riparo in una po- ragione, immagine “prestata” al vera e piccola grotta e lì come un linguaggio umano quando questo povero eremita pregava e soffriva. è in difficoltà di fronte a concetti Su questa scelta oblativa della vita troppo complessi o elevati, simdel santo che offre al Signore, ol- bolo di qualcos’altro: del cammitre alla preghiera, il suo dolore no di conversione piuttosto che di per allontanare la peste dalle po- quello di perdizione, della fedeltà polazioni italiane che ormai lui ha invece che del tradimento. L’aninel suo cuore. In quel luogo soli- male diventa persino “strumentario il Signore non abbandona il to”, del destino o della provvidensuo servo fedele e manda un ange- za a seconda di quello in cui si lo a sanargli la ferita e un cane crede. In tutti questi casi, verrebpietoso a ristorare la sua fame, che be da dire, l’animale è comunque ogni giorno gli porta un pezzo di coinvolto nelle cose umane. Quasi pane che sottrae dal castello del prescindendo dalla sua natura. suo padrone il nobile Gottardo Molte altre volte, per fortuna, gli animali, anche nelPallestrelli. Semla vita dei santi, bra proprio che la L’animale è anche non saranno altro relazione santoche quello che soanimale possa es- “strumento” no: in alcuni casi s e r e a l l a f i n e della provvidenza. persino pericolosi un’autentica cateper l’uomo (e angoria interpretati- L’animale è coinvolto che per il sant’uova, una chiave nelle cose umane mo: quando uno d’accesso per leggere e capire il rapporto uomo- dei contadini viene a dire a san animale, colto nelle sue dimensio- Giovanni Gualberto che un orso sta facendo strage di mucche, il ni anche più problematiche. Evidentemente, nella sua ricchez- santo non interviene con un miza di temi e stimoli, il rapporto racolo, ma risponde secco: «Va’ santo-animale si presta a varie let- ad ammazzarlo!»), in altri simpature, sia di tipo etico-didascalico tici “animali da compagnia” (san che moraleggiante. Di volta in Colombano aveva uno scoiattolo volta l’animale sarà solo un “pre- che si divertiva a entrargli per le testo” per qualche predica per ca- ampie maniche e scorazzargli stigare i costumi, di fatto proiet- sotto la veste), comunque comtando su di lui vizi o virtù tutte pagni nelle fatiche del lavoro o umane. Anzi, facendolo muovere del viaggio, come per tutti gli e parlare proprio come se fosse un uomini del resto. essere umano. Altre volte una sua A livello molto più profondo, la caratteristica “animalesca” (pen- relazione santo-animale è certasiamo alla proverbiale operosità mente un “genere letterario” per attribuita alle api) lo rende esem- parlare del monaco o del santo plare alla stessa razza umana. In che vive in armonia con l’intera alcuni casi diventa, più o meno a creazione, così come profetizzato


SANTI E ANIMALI Pietro Urso

IL DOCUMENTO

Manifesto europeo per i diritti degli animali 1. L’etologia e la neurofisiologia comparata evidenziano che sofferenza, gioia, amore, coscienza di sé, altruismo, comunicatività, capacità di analisi e risoluzione di problemi, eredità culturale non sono caratteristiche esclusive della specie umana e che, anzi, in particolari casi, alcune di esse si possono riscontrare persino con maggior evidenza in individui appartenenti ad altre specie. Tali prerogative, prima tra tutte la capacità di provare dolore e piacere, ci sembrano sufficienti a conferire dei diritti a chi le possiede; più precisamente il diritto ad un’equa considerazione delle proprie esigenze fisiologiche e comportamentali. 2. Il cammino della civiltà risulta strettamente correlato al superamento delle discriminazioni. La spinta all’annullamento di antinomie quali padrone-schiavo, aristocratico-plebeo, bianco-negro, uomodonna, sano-handicappato, eterosessuale-omosessuale ha storicamente condotto non solo a conquiste di ordine etico, ma anche a fondamentali progressi in termini di qualità di vita. Riteniamo che il riconoscimento di diritti anche ad individui non appartenenti alla specie umana, costituisca un corretto sviluppo della medesima tendenza. 3. La società civile ha convenuto l’esigenzaproteggere in modo particolare gli individui più indifesi. Così il comune sentimento si rivolge alla loro tutela (siano essi bambini, anziani, handicappati, disadattati, culturalmente svantaggiati, alienati e così via), tanto più quanto maggiore si rivela la difficoltà oggettiva a far valere i propri diritti. Se tale etica è ritenuta significativa, ci pare legittimo estenderla a qualunque titolare di diritti, indipendentemente dal gruppo, razza o specie di appartenenza. 4. Alla base delle azioni che provocano

sofferenza negli altri, vi è spesso l’ignoranza delle caratteristiche dell’individuo danneggiato e la conseguente mancata partecipazione emotiva al suo vissuto. Se il progresso culturale è legato al miglioramento della qualità di vita di ciascun titolare di diritti, è dunque opportuna una sempre più approfondita comprensione del prossimo nella sua più vasta accezione di “essere capace di provare dolore e piacere”. 5. La conoscenza delle caratteristiche etologiche delle differenze specie animali ha anche contribuito ad interpretare molti aspetti del comportamento dell’uomo, facilitando il rifiuto di quella visione esclusivamente antropocentrica della natura che mette in pericolo la sua stessa sopravvivenza. Ci pare dunque fondamentale approfondire tale conoscenza anche per il consolidamento della nuova sensibilità ecologica, con tutti i vantaggi pratici che ne derivano. 6. Viene comunemente ritenuto legittimo difendersi dalle aggressioni, ma non creare sofferenza negli altri al fine di procurarsi un maggiore benessere. Reputiamo che tale principio vada esteso a qualunque titolare di diritti. 7. Tra i diritti di ciascuno non è solo compreso quello di non subire maltrattamenti e di poter vivere secondo le proprie esigenze comportamentali e fisiologiche, ma anche, più estesamente, di poter godere di un buono stato di salute attraverso laprevenzione e la cura della malattia. Riteniamo che le argomentazioni sopra esposte, sia per la loro fondatezza razionale e scientifica sia per la loro valenza morale, vengano presentate con adeguata intensità e accuratezza all’opinione pubblica, affinchè ciascuno le possa valutare criticamente. Nel limite delle nostre possibilità, ci impegnamo a divulgarle, persuasi che una loro comune accettazione contribuirebbe al progresso morale e materiale della società civile.

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da Isaia: «Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncino pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La vacca e l’orsa pascoleranno assieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi» (Is 11,6-8). La frequenza di queste immagini ci ribadiscono che la comunione perfetta tra l’uomo e il creato, o almeno la nostalgia dei tempi paradisiaci, è un tratto essenziale della santità (san Ciarano aveva fondato un monastero con un cinghiale, un tasso, una volpe, un lupo e una cerva). Ecologisti o meno che si sia, sarà comunque bene pensarci: la santità è comunione. «Dio mio e mio tutto!», avrebbe esclamato Francesco d’Assisi. Degli animali abbiamo bisogno: perché l’animale, ha detto Claude Lévi-Strauss, è «buono da mangiare», ma soprattutto da pensare (cf. Il totemismo oggi, Feltrinelli, Milano 1964). L’alterità animale ha un’importanza decisiva non solo nel fornire all’essere umano beni e servizi, ma anche in quanto implicata nei processi di costruzione dell’umanità stessa. Il mondo animale offre concrete e, per così dire, immediate suggestioni e materiale per la «fabbrica» del naturale e del soprannaturale. In conclusione, sembra proprio che la relazione santo-animale

possa essere vista in un’ottica più vasta, che comprende tutti gli esseri umani e non solo alcuni individui straordinari per cultura o santità. L’animale, si diceva, è «buono da mangiare», ma è anche «buono da pensare». Ecco allora le domande che possiamo ancora porre ciascuno alla propria coscienza, per scoprire la nostra identità più profonda: qual è il santo e l’animale che abita in noi? E fuori di noi, quali sono gli aspetti spirituali o bestiali del tempo che stiamo vivendo? E ancora: nel nostro rapporto con le altre creature viventi che ci circondano, che tipo di relazione riusciamo a realizzare? Di puro sfruttamento o di arricchimento reciproco? Le domande potrebbero continuare, soprattutto per quanto riguarda l’accoglienza di tutto ciò che è diverso da noi, non solo animalescamente inteso. Ma già il fatto dell’incontro e dell’ascolto reciproco, della comune ricerca della verità e della conoscenza l’uno dell’altro, è un segno che ci indica la strada da percorrere, se vogliamo essere autenticamente “animali umani”.

L’Autore pietro urso Giornalista e redattore di Charta minuta. È esperto di comunicazione e storia del giornalismo italiano ed europeo.


RELIGIONI Domenico Naso

Animali nelle religioni

Da Ra alle vacche sacre, la divinità nell’animale Nel corso della storia, tutte le tradizioni religiose hanno attinto all’universo animale per rappresentare divinità e simboli. Dall’Egitto ai Celti, fino alle mucche sacre dell’India e alle tre grandi fedi monoteiste. DI DOMENICO NASO

Tutte le tradizioni religiose, nessuna esclusa, nel corso della storia hanno attinto al mondo animale per creare e proporre simbologie articolate, allegorie, metafore, fino ad arrivare addirittura alla deificazione degli animali. Dall’Antico Egitto alla Cina imperiale, dai culti celtici ai nativi americani, fino ad arrivare alle religioni che ancora oggi dominano la scena mondiale (cristianesimo, induismo, islamismo e buddhismo), il rapporto tra uomo e divinità, tra società e religione, è sempre stato mediato, con diversi livelli di intensità, da figure animali, reali o mitologiche, vere o presunte, docili o feroci. A cominciare dal dragone cinese (Lóng), totem primitivo che possiamo datare al periodo Neolitico. Simbolo di abbondanza, prosperità e fortuna, ricopre ancora oggi un ruolo importante nell’immaginario culturale (e superstizioso) della Cina capitalcomunista dei giorni nostri.

Ma l’apice del connubio animalidivinità nei tempi antichi coincide senza dubbio con lo sviluppo della civiltà egizia. Falchi, coccodrilli, gatti, ibis, cobra, babbuini e scarabei, solo per nominarne qualcuno, arricchiscono di fascino simbolico una tradizione religiosa già di per sé molto ricca e complessa. E non si trattava soltanto di divinità dal viso o dal corpo ferino. Anche una semplice mummia animale era considerata veicolo di preghiere e messaggi per l’aldilà. Gli scavi archeologici hanno portato alla luce centinaia di mummie animali, a conferma di questa teoria. Ma gli animali dell’Antico Egitto non si limitavano a questo compito di tramite tra il regno dei vivi e quello dei morti. Le divinità più importanti del Pantheon egizio hanno fattezze e caratteristiche animali. A cominciare da Horus e Ra, due delle principali personificazioni del dio Sole, rappresentati dal falco, che dal-

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l’alto riesce a osservare tutto ciò una palla di sterco che poi fa roche accade sulla Terra. Per que- tolare in un luogo sicuro. Gli ansto, la figura del rapace verrà as- tichi Egizi, vedendo che gli scasociata indissolubilmente alla fi- rabei venivano fuori dalla palla gura del faraone, incarnazione di sterco, pensarono che si autoterrena del Sole. Strettamente le- generassero, paragonandoli così gata alla figura del sovrano è an- al dio Ra, che spinge davanti a sé che la femmina del cobra. Secon- la palla del Sole. do la mitologia corrisponde, in- Diverso, invece, è l’approccio fatti, a Wadjet, l’occhio di Ra, celtico agli animali nella religiononché sua figlia, che si era stac- ne. Nei culti dei Celti, infatti, cata dal padre per poi farvi ritor- venivano considerati come alleano e collocarsi definitivamente ti. Ogni clan o gruppo etnico si sul suo capo. Da qui, infatti, il identificava con un animale e tipico copricapo dei faraoni. Ma ogni individuo riteneva di poil cobra in questione non è catti- tersi appropriare delle sue caratteristiche fisiche e vo. Il suo compicomportamentali. to, infatti, è quel- Nei culti celtici, il clan C’erano i figli dello di sputare velel’Orsa, ad esemno per difendere il credeva di possedere pio, discendenti faraone e l’Egitto le caratteristiche dalla Grande madai loro nemici. dre, o i gruppi che Wadjet significa dell’animale scelto si rifacevano al ci“la verde”, colei come alleato gno o all’oca, il che proteggeva l’inondazione necessaria alla so- cui piumaggio bianco richiamapravvivenza del paese. Il serpente va l’abito rituale del druido. La “cattivo”, invece, era Apophis, il mitologia celtica è piena di vigrande serpente cosmico, avvolto cende che raccontano le gesta di intorno alla Terra, minacciando un eroe, collegandole al destino di un animale. È il caso di Diarcontinuamente di distruggerla. La mucca, che successivamente maid, eroe la cui sorte sarebbe diventerà animale sacro per altre legata ad un cinghiale. Proprio tradizioni religiose, rappresenta- questo fatto sarebbe all’origine va la dea Hathor, divinità del- del divieto di cacciare il cinghial’amore e della fertilità, della le per tutti i suoi discendenti, bellezza e della musica, simbolo pena la morte. E i racconti legati di resurrezione e purificazione. E al totemismo, cioè al connubio ancora il babbuino (la divinità tra uomo e animale, continuano lunare Thot, dio della saggezza), con la storia di Kullwch, un giol’anatra (Geb, il dio della terra), vane che nasce in mezzo a un il gatto (Bastet, figlia di Ra e al- branco di porci domestici, o di tra dea dell’amore). Particolar- Prydui, eroe rapito alla nascita e mente interessante è il caso dello deposto in una stalla dove era scarabeo, che depone le uova in appena nato un puledro, fino ad


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arrivare addirittura a re Artù, le- rapporto tra le tribù indiane e gato alla figura di un animale questo animale: «Il bisonte ci totemico, in quanto il suo nome dava tutto quello di cui avevamo bisogno. Senza di esso non significa “orso”. Antenati e messaggeri del Gran- saremmo potuti sopravvivere. de spirito, gli animali ricoprono Per questo motivo i bianchi ceruna grande importanza anche carono in tutti i modi di dinella tradizione religiosa degli struggere questo animale, perIndiani d’America. Si trattava (e ché distruggendolo avrebbero si tratta, almeno dal punto di vi- avuto partita vinta contro le posta culturale e tradizionale più polazioni native». che religioso in senso stretto) di L’uccello di tuono, infine, è un un rapporto simbiotico tra uomo animale più mitico che reale. Sie fauna, con quest’ultima che mile a un’aquila ma molto più aiutava a vivere (regalando il fuo- grande, è descritto e dipinto sui co, il cibo). Da questo rapporto tepees e sui vestiti cerimoniali, oltre che nei totem molto stretto posrituali. È l’animasiamo comprende- Nella Bibbia la fauna è le sacro per eccelre, ad esempio, il lenza e viene invoperché del profon- parte integrante del do rispetto verso il creato e gli uomini sono cato in molte cerimonie. La sua inmondo animale vocazione assicura che ha sempre con- tenuti a rispettarla che venga detta la traddistinto i nati- e a proteggerla verità mentre si vi americani. Tre sono gli animali centrali nella fuma la sacra pipa. In caso consimbologia religiosa di queste trario, una saetta potrebbe incepopolazioni: l’aquila, il bisonte e nerire sul posto chiunque non sia sincero. l’uccello di tuono. L’aquila rappresenta quello che il Ma questo breve e sommario exfalco rappresentava per gli Egizi: cursus storico tra le tradizioni revolando così in alto nel cielo, è ligiose di epoche e culture diverl’animale più vicino alla divinità se non conclude il rapporto tra e dunque il messaggero che porta fede e animali. Ancora oggi, le le preghiere dell’uomo alle orec- religioni più diffuse nel mondo chie e al cuore del Grande spiri- hanno codificato la loro visione to. Il potere aquilino era riserva- del mondo animale e la relazione to ai capi e il suo spirito presie- che deve esistere tra questo e le deva i consigli, la caccia e le spe- regole che si sono date in quanto comunità religiose. dizioni di guerra. Il bisonte era il centro della vita L’Islam, ad esempio, attinge didelle grandi nazioni delle pia- rettamente al Corano, considenure. Un vecchio capo indiano, rando tutti gli esseri viventi Cervo Zoppo, è riuscito a rias- (animali inclusi) come creature sumere nel migliore dei modi il di Allah. L’unico Dio dei musul-

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mani, inoltre, ama gli animali e per sport è proibita ed è noto, li ha creati a beneficio degli es- inoltre, il divieto di mangiare carne di maiale. seri umani. Gli islamici, inoltre, non posso- Molto controverso è il rapporto no trattare gli animali con cru- tra buddismo e animali. Sebbene deltà, farli lavorare troppo, cac- si tratti di una religione tendenciarli per sport, farli combattere zialmente animal friendly, infatti, tra loro. L’uso per nutrirsi è per- alcuni aspetti della tradizione somesso, a patto che la morte del- no sorprendentemente negativi. I buddisti non devono ferire gli l’animale non sia cruenta. Questo particolare rispetto nei animali, devono mostrare amore confronti del mondo animale de- e gentilezza nei loro confronti, riva direttamente dalle vicende devono evitare qualsiasi lavoro di Maometto. Si racconta, ad che comporti la loro morte, deesempio, che il profeta costrinse vono trattare le vite umane e un uomo a restituire delle uova a quelle animali con lo stesso rispetto. Per la dotuna madre uccello trina buddista sia che le reclamava, Per i nativi americani, gli uomini che gli promettendo ai animali possono suoi seguaci che il bisonte era il centro raggiungere l’illu«c’è una ricom- simbolico della vita minazione e la pensa per chi si reincarnazione può dimostra caritate- quotidiana avvenire sia in un vole nei confronti nelle grandi pianure corpo umano che di qualsiasi bestia». E ancora: «Chiunque ucci- animale. da un passerotto o qualsiasi altro Il rovescio della medaglia, però, animale più grande, senza un è rappresentato proprio dalla megiusto motivo, pagherà questo tempsicosi. Rinascere animale, gesto di fronte ad Allah nel gior- infatti, è frutto delle colpe della vita precedente e gli animali posno del giudizio». Per la religione ebraica, invece, sono migliorare il proprio status a far testo sono le parole presen- karmico fino a quando non si ti nella Bibbia. Nel libro dei esaurirà automaticamente il loro Proverbi, ad esempio, si legge cattivo karma. Solo quando rinache «il giusto ha cura della vita sceranno in un corpo umano podel suo bestiame» (12:10). An- tranno riprendere il cammino che in questo caso la fauna è verso il nirvana. Le declinazioni parte integrante del Creato e so- contemporanee del buddismo, no molti i precetti fissati dalla però, sono molto più vicine al Bibbia: bisogna nutrire i propri mondo animale rispetto alle altre animali prima di se stessi (Deu- grandi religioni del nostro temteronomio 11:15), gli animali po. Da considerare, infine, il rappossono riposarsi durante il sa- porto tra buddismo e vegetariabato (Esodo 20:10). La caccia nismo, nonostante non sia stato


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mai codificato dalla tradizione. Se parliamo di animali sacri ai giorni nostri, però, possiamo realmente far riferimento solo all’induismo e alle sue “vacche sacre”. Chiunque abbia visitato l’India, o abbia semplicemente visto qualche immagine televisiva, sa perfettamente che le strade delle città sono invase da bovini di ogni genere, che si muovono liberamente tra il traffico infermale delle metropoli del subcontinente. La sacralità dei bovini è strettamente connessa con la dottrina della reincarnazione. Secondo questa dottrina le anime devono attraversare una lunga catena di trasmigrazioni da una specie animale all’altra e l’ultimo gradino prima di arrivare a reincarnarsi nell’uomo è rappresentato proprio dalle vacche. Ma le motivazioni del divieto di macellare i bovini e di cibarsi della loro carne sono più profonde e affondano le radici in tempi più remoti. Le ragioni di questo tabù risiedono nella grande importanza assunta dai bovini nel mantenimento della popolazione indiana, la quale ha un’alta densità demografica. Nei Rig Veda, testi sacri risalenti al secondo millennio a.C., la macellazione dei bovini è ammessa, anzi la casta dei Brahmani aveva il compito di svolgere dei sacrifici rituali, seguiti da un banchetto a base di carne bovina. Successivamente, però, con l’aumento considerevole della popolazione, i bovini diventarono fondamentali per il lavoro agricolo e per la produzione di

latticini. Da qui, a quanto pare, il divieto di ucciderli. Nonostante la spiegazione prosaica e meno spirituale del previsto, la tradizione si è conservata fino ai giorni nostri, diventando anche un segno distintivo culturale (e forse anche turistico) dell’India. Tra le tante curiosità da segnalare, basti ricordare che ancora oggi, soprattutto nelle aree rurali, la mucca è il regalo più pio, alto e meritevole che esista. Divinità, vittime sacrificali, paradigmi di vizi o virtù umane: gli animali sono sempre stati protagonisti della simbologia religiosa. Dal rispetto timoroso di un tempo alla marginalità di oggi, tanto è cambiato nel rapporto tra fede e mondo animale. In peggio, purtroppo.

L’Autore domenico naso Giornalista, si occupa di cinema, televisione e cultura pop. Ha lavorato per la rivista Ideazione. Collabora con il Secolo d’Italia e Gazzetta del Sud. Cura la rubrica di critica televisiva Television Republic per Ffwebmagazine.

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ASPETTANDO LA SVOLTA ANIMALISTA

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mbientalista scettico, già commissario europeo alla Cultura e all’ambiente, condivide con la moglie la passione per gli animali e la lotta senza quartiere alle pellicce. Perché la vanità umana può vestirsi di altre pelli. INTERVISTA A CARLO RIPA DI MEANA DI SILVIA GRASSI


L’INTERVISTA Carlo Ripa di Meana

Ottantadue anni portati con elegante fierezza. Lo sguardo vispo, di chi ha tanto vissuto, s’illumina nel ricordare i trascorsi da giovanissimo monarchico e subito dopo da giovane comunista, quando Ingrao lo mandò oltrefrontiera a Praga a dirigere il World Student News, il mensile in otto lingue dell’Unione internazionale degli studenti per conto del Pci. Metodico e puntiglioso, ripete, quasi fosse un mantra, una frase breve ma inequivocabile: «Fiero di aver fatto sempre battaglie di minoranza, mai nei movimenti maggioritari». Inizia ricordando quella volta che, nel ‘77, da presidente della Biennale di Venezia, organizzò in sintonia con il Psi, la Biennale del dissenso, ospitando gli intellettuali dell’est comunista in esilio. Per i tempi fu una vera e propria arditezza. Eletto al Parlamento europeo nel 1979, da quel momento porterà avanti una lunga serie di battaglie ambientaliste che segneranno tutto il suo percorso politico ed umano: da commissario europeo alla Cultura e all’ambiente, da ministro nel primo governo Amato, da portavoce dei Verdi (‘93-’96) e da presidente di Italia Nostra, la più antica associazione ambientalista, nata nel ‘55 per tutelare il paesaggio e le città storiche. Oggi, dopo una lunga militanza e tante battaglie vinte, ama definirsi un “ambientalista scettico”, seguendo l’esempio del professore Bjorn Lomborg, autore dell’omonimo saggio, in cui si propone di smascherare le tesi eccessivamente

catastrofiste sulle condizioni del pianeta Terra. Dopo aver combattuto tante battglie in prima linea, ora è diventato “scettico”?

Prima di tutto sono una persona all’ascolto della natura, che non considero assoggettabile alle umane decisioni, se non in minima parte. Non sono per un ascolto acritico e rassegnato della sua complessità, ma pongo un limite alla pretesa prometeica dell’uomo di controllarla, dominarla, ridurla ed organizzarla. Per questo non mi definisco un ambientalista critico, ma scettico rispetto all’impianto prevalente dell’ambientalismo tradizionale, che è molto affermativo, assertivo, insofferente al confronto, quasi apocalittico; ha la pretesa di rappresentare una guida. L’ambientalismo, nella sua variante italiana, ha una connotazione piuttosto negativa quando pretende di rappresentare un’unica linea. Io non sono per le verità precostituite, sono per il sospetto e ho sempre il timore di chi mi propina ovvietà, o di chi è privo di senso critico. Lo “scetticismo ambientale” in cosa si traduce?

Pensando alla strettissima attualità, credo che il vulcano dell’Islanda all’opera, il buco nel fondo dell’Oceano Atlantico al largo delle coste americane e i grandi sismi, che determinano modifiche importanti alle temperature degli oceani, siano lì, sotto i nostri occhi, a provare che il vaneggiamento umano è la base scivo-

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IL DOCUMENTO

I diritti dei gatti delle colonie in condominio

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1. I gatti presenti in colonie riconosciute che vivono negli spazi condominiali sono tutelati dalla legge 281 del 1991 e dalle leggi regionali di attuazione, che garantiscono ai gatti diritto di territorialità e libero transito, diritto all’alimentazione, e diritto di ricovero. 2. I gatti appartenenti alle colonie feline riconosciute ai sensi del punto 1 non possono essere trasferiti né spostati per nessun motivo dal loro territorio, se non a causa di gravi motivi igienico-sanitari. 3. È vietato maltrattare, allontanare, spaventare, ferire o uccidere i gatti anche attraverso l’uso di bocconi avvelenati o veleno in genere. Tali fatti sono considerati reati penalmente perseguibili e punibili con un’ammenda fino a 25.000 € e con la reclusione fino a 2 anni, ai sensi dell’art. 544 del Codice Penale. 4. I gatti appartenenti alle colonie feline riconosciute hanno diritto alla sterilizzazione o alla castrazione gratuita, che deve essere effettuata dalla ASL Veterinaria o da veterinari convenzionati. 5. I gatti appartenenti alle colonie feline riconosciute hanno il diritto di caccia anche nelle cantine condominiali allo scopo di effettuare derattizzazione naturale, svolgendo di fatto una funzione meritoria di pubblica utilità. 6. Si intendono colonie feline condominiali riconosciute tutte le colonie, anche se composte da 1 solo gatto, regolarmente censite presso il Comune di residenza e la ASL veterinaria di riferimento, site sia all’interno di condomini composti da 1 o più palazzi, sia presenti all’interno di cortili composti da uno o più appartamenti. 7. I gatti hanno diritto ad avere sempre a disposizione – in uno spazio comune ben delimitato e il più lontano possibile dalle abitazioni e dai parcheggi – ciotole contenenti acqua per 24 ore al giorno.

losa e preoccupante della green economy, contro cui idealmente mi sono sempre battuto. Per questo, per fare un altro esempio, sono stato e sono contrario alla teoria del riscaldamento globale e alla possibilità di contenerlo o persino di invertirne le tendenze. Sostengo che il global warming sia una pura fantasia e chimerico è il progetto di scongiurarlo riducendo le emissioni di gas serra. Già molto infondata mi appare la teoria che ci si trovi in un’era di global warming... Il suo percorso politico ha avuto come fil rouge l’impegno per la tutela dell’ambiente e del paesaggio. Quali i più importanti successi su questo fronte?

Tanti ma ancora molto c’è da fare. Le mie sono state prevalentemente delle battaglie per evitare disastri. Prima tra tutte quella per salvare Venezia dall’Expo, una scelta forsennata ed esilarante, che avrebbe fatto fuori una città unica per affermare una breve stagione d’esposizione. Per fortuna le cose sono andate diversamente e i fatti mi hanno dato ragione. All’epoca ero commissario europeo alla Cultura e all’ambiente, nella commissione Delors. Tante le battaglie lungo lo stivale: da quella contro l’ecomostro del borgo di Monticchiello in Val D’Orcia, al megainsediamento di villette a schiera e palazzine vicino ai palazzi gonzagheschi di Mantova, dal parcheggio interrato in piazza Sant’Ambrogio a Milano, fino al tram nel centro di Firenze. Un’altra grande battaglia “contro” è stata


L’INTERVISTA Carlo Ripa di Meana

quella per fermare la proliferazione delle gigantesche torri eoliche che rovinano gli Appennini lungo i crinali interni e le coste. Questa lotta contro il degrado paesaggistico del nostro paese, mi ha visto in prima linea insieme a Sgarbi che ha più volte denunciato l’affarismo al centro del business eolico, ampiamente documentato da diverse testate giornalistiche. Tante le battaglie che hanno come epicentro Roma, la città eterna, da tutelare contro il degrado paesaggistico e affaristico. Quali le sue prese di posizione più forti ?

Nel 2004 mi sono scagliato contro la scelta forsennata dell’amministrazione Rutelli di candidare Roma ad ospitare le Olimpiadi, poi assegnate ad Atene. Il tempo è stato galantuomo. Oggi la dèbacle finanziaria della Grecia è da imputare in gran parte a quella profusione di denari pubblici, spesi e mai recuperati, per costruire stadi e altre infrastrutture necessarie ad ospitare quel grande evento. Recentemente mi sono battuto per salvare il Pincio, uno dei più bei monumenti di Roma, dallo scempio, grazie all’appoggio del sindaco Alemanno che ci ha affiancati in questa lotta, rovesciando il destino che gli aveva assegnato il sindaco uscente Walter Veltroni. Nel corso del Giubileo del 2000, con Italia Nostra, mi sono impegnato per sventare un pericoloso progetto che avrebbe compromesso la stabilità di Castel Sant’Angelo.

Torniamo alle Olimpiadi. Nel 2020 c’è un’altra possibile candidatura di Roma ad ospitare i Giochi olimpici estivi e quelli paralimpici. Il suo punto di vista è cambiato rispetto al passato o resta immutato?

Quando arrivò la prima candidatura romana alle Olimpiadi del 2004, io ero eurodeputato dei Verdi ed insieme all’editorialista del Corriere della Sera, il professor Ernesto Galli della Loggia e con molti comitati, romani e non, contrari alle Olimpiadi, aprimmo un’attivissima campagna per denunciare la natura affaristica e “dopata” di quella grande competizione sportiva ospitata sul nostro territorio. Segnalammo anche i costi esorbitanti che avrebbe richiesto l’impresa e l’alto rischio di attentati terroristici. Non si possono dimenticare, infatti, le Olimpiadi del terrore, quelle di Monaco di Baviera del ‘72, dove un commando di guerriglieri di un’organizzazione estremista palestinese fece una strage, uccidendo diversi membri della squadra olimpica di Israele, o quelle del ‘96 che si tennero ad Atlanta, la città statunitense dove ha sede la Coca Cola, in virtù di un mero accordo commerciale. Quella delle Olimpiadi del 2004 fu una battaglia vinta. Oggi come ieri sostengo che ospitare le Olimpiadi estive nel 2020 sarebbe un’idiozia. Ci sottoporremmo, oltre che ad una grande esposizione finanziaria, al rischio terrorismo. Prima, durante e dopo e dovremmo fare i conti con i problemi di gestione e manutenzione delle strutture co-

137


138

struite ad hoc senza averne i corrispondenti benefici in termini di turismo.

gio. Purtroppo sono ben poche le associazioni ambientaliste che ne hanno preso le distanze.

Alle Europee del 2009 il Partito animalista italiano, insieme agli EcologistiPartito ambientalista ed al Partito degli euroscettici italiani, ha presentato proprie liste. Oggi c’è ancora l’esigenza di partiti di nicchia che si caratterizzano per l’impegno verde o sono maturi i tempi per promuovere una cultura ambientale trasversale?

Dal panorama politico italiano i Verdi sono “spariti” da qualche anno. In Europa non è così. A cosa imputa questa “anomalia” italiana?

Questa seconda tesi non la sostengo da oggi, ma da sempre. È una nostra anomalia quella per cui in Italia i Verdi sono sempre stati e considerati di e a sinistra. Ci sono paesi dove i Verdi stanno a destra e governano con il centrodestra come in Irlanda, Finlandia, Repubblica Ceca, Estonia e Lettonia. Non è così scontato né naturale che i Verdi stiano con il centrosinistra. I partiti verdi in Europa sono più pratici, meno ideologici e più scientifici della loro variante italiana. Si documentano brillantemente sul nucleare, sulle scorie, sulla sicurezza, sui problemi della dismissione degli impianti e su tutte le tematiche in stretta connessione con l’ambiente. È la loro pragmaticità che li rende vicini alla gente. In Italia, per esempio, tutti sanno che le rinnovabili, soprattutto l’eolico e il fotovoltaico sono prima di tutto gloriosi affari, non risolvono il problema del fabbisogno energetico, non meritano le agevolazioni finanziarie di cui godono ma sono solo delle rendite affaristiche che deturpano gravemente il nostro paesag-

I Verdi italiani sono insignificanti: dopo Pecoraro Scanio sono spariti, ma nessuno se ne è accorto né ne sente la mancanza. I problemi ambientali non vanno tinti in modo scolastico ed ideologico, serve un altro approccio: trasversalità sulle tematiche comuni. Questa è una mia convinzione da lungo tempo. A questo proposito vorrei ricordare che le battaglie più importanti, soprattutto in Europa, le ho condotte con l’appoggio di tutti gli schieramenti e di tutte le nazioni, ed allora erano dodici. Oggi come allora bisogna coinvolgere e sensibilizzare tutti sulle tematiche ambientali, in gioco c’è il futuro. Cosa significa per lei essere “animalista”? Come si traduce in concreto questa passione?

Alla base di tutto c’è il mio indiscusso amore per la natura declinato in tutte le sue sfaccettature e quindi anche del mondo animale. Una passione che coltivo fin da giovane, quando scoprì le innumerevoli bellezze della natura facendo lunghe passeggiate nei parchi e nelle oasi naturalistiche. Quello che mi interessa oggi è che ciò che ho sempre sospettato potrebbe essere confermato scientificamente. Alcuni ricercatori universitari hanno studiato a


L’INTERVISTA Carlo Ripa di Meana

lungo ed hanno approfondito la sfera dei rapporti tra il mondo umano e il mondo animale. Lo studio non è ancora stato pubblicato da riviste scientifiche ma, se fosse confermato, si potrebbe sostenere un’ipotesi di comunicabilità, sempre paventata ma mai accreditata in maniera ufficiale, tra questi due mondi. Se fosse così ci troveremmo davanti ad una grande svolta: quella che oggi si considera una sorta d’empatia tra gli animali domestici e il proprio padrone si tradurrebbe in una sorta di linguaggio, di vera e propria comunicazione. L’amore per gli animali, domestici e non, l’accomuna anche alla sua consorte, Marina?

Ci siamo conosciuti e sposati da adulti, dopo aver fatto, entrambi, un lungo percorso. Entrambi amavamo gli animali, soprattutto i cani e ne avevamo in casa. Marina anche gatti e volatili tra cui uccelli in cattività per il canto. Ambedue siamo carnivori e ci consideriamo felicissimi osservatori del ciclo naturale. Una delle tante cose che ci ha unito molto è che troviamo nella contemplazione del parto degli animali quella bellezza assoluta, ormai così rara. Lo scorso febbraio io e Marina abbiamo partecipato al parto del nostro carlino che ha dato alla luce 5 bellissimi cuccioli. Anche se non si è veterinari, si può partecipare attivamente al parto, tirando fuori i cuccioli dalla placenta. È stata una grandissima felicità vederli crescere, giorno dopo giorno. Altra mia grande passione so-

no i cavalli. Io sono stato anche cavaliere, e li ho amati molto, anche se l’animale che apprezzo di più è il cane per la sua intelligenza . È in grado di dare quasi una dipendenza struggente. Sua moglie è stata protagonista di una nota e coraggiosa campagna pubblicitaria contro le pellicce e di tante altre iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica e la società su questo tema. Fece clamore quando, nel 1998, ad una prima della Scala, si tolse il cappotto in piazza mostrando la scritta sul seno “No fur”. Passioni e azioni “forti”. Vi siete trovati anche in questo?

La difesa degli animali dalla crudeltà gratuita è sempre stata una battaglia condivisa; perché mentre non è facile sostenere che debba uscire dall’alimentazione umana ogni pietanza a base di carne, rinunciando al suo potere nutritivo, è invece più che legittimo sostenere che il sacrificio di vite animali per la gloria estetica rappresentata dalle pellicce sia ampiamente ridimensionabile. È evidente che la vanità si possa vestire anche di altre pelli, quelli ecologiche. Capitolo della protezione degli animali. Molti passi in avanti sono stati fatti da questo governo che vanta ministri dalla spiccata sensibilità animalista. Qual é il bilancio?

Tra le nuove disposizioni è previsto un inasprimento delle pene per i reati di commercio illegale di cuccioli dall’estero e pesanti sanzioni per i negozianti che acquistano animali senza certificazione. Queste iniziative legislati-

139


ve sono molto importanti perché vanno nella direzione giusta, tutelano i diritti degli animali, e in particolare degli animali da compagnia. Altre novità importanti sono nell’ambito della protezione dal dolore per gli animali che vengono trasportati e del miglioramento delle condizioni e dei luoghi dove trascorrono la loro vita in cattività. Ma questi sono piccoli passi, siamo ancora lontanissimi da una grande svolta in senso animalista.

L’Intervistato

carlo ripa di meana Fra il 1953 e il 1956 dirige a Praga, per conto del Pci, World Student News, la rivista dell’Unione internazionale degli studenti. Nel 1956, passato alla sinistra del Psi, dirige la rivi-

140

sta Passato e presente. Dal 1979 al 1984 viene eletto al Parlamento europeo nelle liste del Psi e dal 1985 al 1992 ricopre la carica di commissario europeo alla Cultura e all’ambiente. Nel primo governo Amato, 1992-93, è ministro per l’Ambiente. Dal 1993 al 1996 è leader dei Verdi ed nuovamente eletto al Parlamento europeo. Dal 2005 al 2007 ricopre la carica di presidente dell’associazione ambientalista Italia Nostra.

L’Autore silvia grassi Giornalista, conduttrice e autrice televisiva. Collabora con il quotidiano Il Mattino ed è direttore responsabile di 7itv.


gli strumenti di

142

Il sondaggio Le opinioni degli italiani sulla caccia, realizzato da Ipsos nelle 13 regioni al voto a marzo 2010, è stato commissionato da Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf. Le domande riguardano principalmente la caccia, ma anche più in generale il rapporto con gli animali e le necessità, o meno, di tutela di questi ultimi. Ne emerge che non solo la stragrande maggioranza degli intervistati, a prescindere dalle convinzioni politiche, è contraria alla caccia e a qualsiasi deroga ai limiti attuali all’attività venatoria; ma soprattutto che nel nostro paese aumentano i cittadini che credono che gli animali abbiano dei diritti, e che chiedono delle leggi che li tutelino.


STRUMENTI


Le opinioni degli italiani sulla caccia Sondaggio realizzato nelle 13 regioni Legambiente, LIPU, WWF

al voto a Marzo 2010 per ENPA, LAV,

Presentazione dei risultati

144 Nobody’s Unpredictable

Febbraio 2010

Metodologia utilizzata

Universo di riferimento:

individui residenti nelle 13 regioni che voteranno alle regionali di Marzo 2010 di 18 anni e oltre, in famiglie con telefono fisso (circa 40.989.000 individui)

Campione:

stratificato e casuale, selezionato in base a quote per sesso, età, titolo di studio e condizione professionale

Metodologia:

Interviste telefoniche computer (CATI)

Nr. Interviste eseguite:

980

Data di esecuzione interviste:

2-4 febbraio 2010

Margine di errore statistico:

compreso fra +/- 0,5% e +/- 3,1%

da

© 2009 Ipsos

assistite

2

Sondaggio sulla caccia nelle 13 regioni al voto regionale – Febbraio 2010


STRUMENTI

Composizione del camp

ione (dopo ponderazione)

Sesso:

Titolo di studio: uomini

48%

donne

52%

laurea/diploma

39%

Altro/nessun titolo

61%

Classe d’età: 9%

25-34 anni

16%

35-44 anni

19%

45-54 anni

17%

55-64 anni

14%

65 anni e oltre

25%

Qualifica professionale: impr. / dirig. / liberi prof.

5%

impiegati/insegnanti

18%

operai/esecutivi

13%

disoccupati

6%

Area geografica: Nord (Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria)

42%

Centro (Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio)

33%

Sud (Campania ,Puglia, Calabria, Basilicata)

24%

7%

comm. / artig. / autonomi

studenti

7%

casalinghe

17%

pensionati/altri non occ.

27%

© 2009 Ipsos

18–24 anni

3

Sondaggio sulla caccia nelle 13 regioni al voto regionale – Febbraio 2010

Quale tra le seguenti affermazioni descrive maggiormente la sua visione del rapporto tra uomo e altri animali?

Non sa; 1%

Dobbiamo proteggere gli animali e, tranne situazioni di necessità (come l’alimentazione), non è giusto fare violenza contro di loro; 56%

Gli animali sono in grado di provare affetto, gioia e dolore e non è mai giusto fare loro alcun tipo di violenza; 41%

© 2009 Ipsos

Gli animali servono a soddisfare i bisogni dell’uomo ; 2%

Base: 980 casi 6

Sondaggio sulla caccia nelle 13 regioni al voto regionale – Febbraio 2010

145


Quale tra le seguenti affermazioni descrive maggiormente la sua visione del rapporto tra uomo e altri animali? Analisi per orientamento di voto Gli animali sono in grado di provare affetto, gioia e dolore e non è mai giusto fare loro alcun tipo di violenza Dobbiamo proteggere gli animali e, tranne situazioni di necessità (come l’alimentazione), non è giusto fare violenza contro di

loro

Non sa Gli animali servono a soddisfare i bisogni dell’uomo

PDL +Lega

PD + IDV

altro

non vota/non riponde

41%

56%

45%

37%

51%

37%

3%

2%

60%

47%

2%

53%

4%

58%

© 2009 Ipsos

totale campione

Base: 980 casi 7

Sondaggio sulla caccia nelle 13 regioni al voto regionale – Febbraio 2010

L’atteggiamento generale nei confronti della caccia

Favorevoli: favorevoli alla caccia; 8%

Uomini 55 anni e più Basso titolo di studio Imprenditori e pensionati

neutrali; 22%

Fortemente contrari: Donne Laureati fortemente contrari; 70% Base: 980 casi

Impiegati e casalinghe 18-24 anni

© 2009 Ipsos

146

12

Sondaggio sulla caccia nelle 13 regioni al voto regionale – Febbraio 2010


STRUMENTI

L’atteggiamento generale nei confronti della caccia Analisi per orientamento di voto neutri

favorevoli

70%

totale campione

22%

64%

PDL +Lega

27%

71%

Pd+idv

8%

9%

9%

20%

altro

76%

17%

7%

non vota/non riponde

74%

20%

6%

© 2009 Ipsos

fortemente contrari

Base: 980 casi 13

Sondaggio sulla caccia nelle 13 regioni al voto regionale – Febbraio 2010

Le opinioni sulla caccia Analisi per orientamento di voto è un'inutile crudeltà, andrebbe vietata dev'essere ridotta istituendo regole più rigide non sa Le attuali regole sono un buon punto di equilibrio tra tutela degli animali e esigenze dei cacciatori Le regole per chi va a caccia andrebbero rese meno rigide di come sono adesso

PDL + LEGA

PD + IDV

non voto/nr

4%

32%

49%

17%

65%

52%

28%

14%

20%

2%

28%

47%

altro

3%

27%

52%

13%

1% 10%

4%

11%

4%

3%

2%

7%

5%

© 2009 Ipsos

totale campione

Base: 980 casi 16

Sondaggio sulla caccia nelle 13 regioni al voto regionale – Febbraio 2010

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Le opinioni sulla caccia Analisi per area geografica è un'inutile crudeltà, andrebbe vietata dev'essere ridotta istituendo regole più rigide non sa Le attuali regole sono un buon punto di equilibrio tra tutela degli animali e esigenze dei cacciatori Le regole per chi va a caccia andrebbero rese meno rigide di come sono adesso

46%

nord

60%

sud

3%

31%

53%

centro

27%

2%

24%

14%

15%

4%

22%

6%

15%

3%

4%

12%

4%

3%

Aree geografiche: Nord: Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria - Centro : Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio - Sud : Campania ,Puglia, Calabria, Basilicata

© 2009 Ipsos

52%

totale campione

Base: 980 casi 17

Sondaggio sulla caccia nelle 13 regioni al voto regionale – Febbraio 2010

Il testo di legge approvato al senato, dovrà ora essere discusso alla Camera dei Deputati. Secondo lei cosa dovrebbe fare il parlamento..?

Non sa; 9%

Approvare un testo che vieti completamente la caccia a g li uccelli migratori; 37%

Approvare la le gg e cosi' come e' stata approvata dal Senato; 10% Ripristinare i limiti oggi vigenti (da settembre a gennaio); 14%

Approvare un testo che riduca di piu' il periodo di caccia, ad esempio da ottobre a dicembre; 30%

© 2009 Ipsos

148

Base: 980 casi 19

Sondaggio sulla caccia nelle 13 regioni al voto regionale – Febbraio 2010


STRUMENTI

Quanto sarebbe d’accordo se i candidati alle elezioni regionali proponessero regole per aumentare le tutele per gli animali e la natura?

contrario; 2%

totalmente contrario; 1%

indifferente/ns; 8%

abbastanza d'accordo; 28%

© 2009 Ipsos

totalmente d'accordo; 61%

Base: 980 casi 23

Sondaggio sulla caccia nelle 13 regioni al voto regionale – Febbraio 2010

Quanto sarebbe d’accordo se i candidati alle elezioni regionali proponessero regole per aumentare le tutele per gli animali e la natura? Analisi per orientamento di voto

totale campione

PDL + LEGA

PD + IDV

abbastanza d'accordo

61%

contrario

totalmente contrario

28%

62%

8% 2%1%

31%

59%

28%

72%

altro

non voto/nr

indifferente/ns

55%

8% 3%2%

20%

32%

6% 1%

6% 2%

10% 2%1%

© 2009 Ipsos

totalmente d'accordo

Base: 980 casi 24

Sondaggio sulla caccia nelle 13 regioni al voto regionale – Febbraio 2010

149


Quanto sarebbe d’accordo se i cand idati alle elezioni regionali proponessero regole a favore della caccia?

totalmente d'accordo; 5% abbastanza d'accordo; 11%

indifferente/ns; 15%

totalmente contrario; 41%

© 2009 Ipsos

contrario; 28%

Base: 980 casi 25

Sondaggio sulla caccia nelle 13 regioni al voto regionale – Febbraio 2010

Quanto sarebbe d’accordo se i candidati alle elezioni regionali proponessero regole a favore della caccia? Analisi per orientamento di voto totalmente d'accordo

totale campione

PDL + LEGA

PD + IDV

5%

11%

5%

10%

28%

23%

29%

totalmente contrario

41%

8%

36%

46%

19%

15%

contrario

30%

10%

14%

8%

indifferente/ns

15%

4% 7%

altro 3%

non voto/nr

abbastanza d'accordo

21%

28%

43%

41%

© 2009 Ipsos

150

Base: 980 casi 26

Sondaggio sulla caccia nelle 13 regioni al voto regionale – Febbraio 2010


STRUMENTI

E se il candidato che sta pensando di votare alle prossime elezioni avesse in programma interventi a favore della caccia, lei pensa che potrebbe modificare il suo voto? Analisi per orientamento di voto Si, perche' è un aspetto importante Si, se dopo avergli scritto non cambiasse il programma Sarei indeciso se cambiare il mio voto No, se condividessi gli altri punti del programma perche' nella mia regione ci sono altre priorita' Non risponde

34%

PDL +Lega

32%

PD + IDV

33%

non vota/non riponde

2%

10%

31%

Base casi: chi è contrario o indifferente a che i candidati regione - 840 casi

33%

25%

43%

altro

18%

7%

11%

14%

5%

36%

40%

13%

4%

8%

19%

23%

31%

4%

11%

13%

© 2009 Ipsos

totale campione

propongano interventi a favore della caccia nella propria 29

Sondaggio sulla caccia nelle 13 regioni al voto regionale – Febbraio 2010

Sondaggio realizzato da Ipsos per Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e WWF - presso un campione rappresentativo della popolazione adulta residente nelle 13 regioni che andranno al voto nel marzo 2010 secondo genere, età, livello di scolarità, area e ampiezza del comune di residenza. Sono state realizzate 980 interviste telefoniche (su 10.380 contatti), mediante sistema CATI, eseguite il 2-4 febbraio 2010. Il documento informativo completo riguardante il sondaggio è consultabile ai sensi di legge, per la sua pubblicazione, al sito www.agcom.it .

© 2009 Ipsos

Nota Informativa

30

Sondaggio sulla caccia nelle 13 regioni al voto regionale – Febbraio 2010

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Minuta L’INTERVISTA

Italiani, maestri della pace Intervista a Franco Angioni di Giampiero Ricci ESTERI

Francia: il paese dell’integrazione Giuseppe Mancini

Canada, fra Corona e Québec Rodolfo Bastianelli


Giampiero Ricci

L 154

a missione italiana in Libano del 1982, la prima dopo la fine della seconda guerra mondiale, ha mostrato l’abilità dei nostri militari nelle operazioni di peace-keeping. Capacità che ha radici profonde nella storia del nostro paese.

ITALIANI, MAESTRI DELLA PACE

La storia recente delle missioni internazionali italiane di peace-keeping è la storia di un paese pienamente inserito nel concerto delle potenze che portano su di sé la responsabilità della preservazione del diritto internazionale e di una visione condivisa di ordine mondiale. I militari italiani hanno acquisito negli anni un’esperienza ed un modus operandi tali che li fanno ritenere, da tutte le cancellerie occidentali, necessari soprattutto nei teatri complicati. Ne parliamo con il generale Franco Angioni, Comandante di Ital-


L’INTERVISTA

con, prima missione internazionale italiana all’estero dalla fine della Seconda guerra mondiale. Come iniziò questa avventura?

Iniziò improvvisamente da un punto di vista tecnico, non da un punto di vista politico, perché il boom economico aveva già posto il paese tra le prime otto potenze economiche, di conseguenza dopo l'entrata nell'Alleanza Atlantica e il pieno accreditamento negli organismi internazionali, tra il ‘76 e il ‘78 il mondo politico cominciò a mettere da parte il passato della guerra

persa, della guerra sbagliata, per fare in modo che le Forze armate italiane non rimanessero imbalsamate. C’erano stati alcuni militari che avevano fatto gli osservatori delle Nazioni Unite, qualche nave e aereo militare aveva svolto delle azioni umanitarie, avevamo avuto Kindu e quindi i due aerei C119, i cui equipaggi erano stati trucidati durante le guerre in Congo, e si giunse alla conclusione, quindi, che era arrivato il momento di costituire qualcosa di organico, qualche unità a livello di battaglione dell’esercito e così fu fatto. Per tre anni questo battaglione rimase in attesa tra le polemiche perché appariva quasi un inutile fiore all’occhiello in un mare di inadeguatezza, ma l’Alleanza atlantica ci aveva obbligato ad uscire fuori del cortile. Bisogna ricordare che quell’adesione non fu indolore, avemmo dei morti per le strade, era il 1949. Gli impegni erano che avremmo dovuto tenere 24 divisioni nell'ambito dell’esercito, era un impegno notevole che sulla carta fu onorato ma in verità eravamo al 50% dell'organico, con materiale obsoleto, addestramento inadeguato, carenza di fondi, un fatto poi diventato cronico. La spinta definitiva in avanti comunque avvenne improvvisamente quando nel 1978 il presidente Andreotti impose che uno squadrone di elicotteri partisse per il Libano: ciò si rese necessario poiché l’Irlanda, che aveva aderito all’Unifil, si vide abbattuto un elicottero dai guerriglieri palestinesi e la

155


Giampiero Ricci

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perdita di vite fu giudicata intollerabile per un paese così piccolo. Fummo chiamati alle nostre responsabilità e così ricevemmo l’ordine di approntare uno squadrone di elicotteri e io fui incaricato quale capo ufficio operazioni dello Stato maggiore di provvedere a questa esigenza. Cominciai così a frequentare il Libano con tutte le questioni logistiche inerenti, perché se si accedeva da Israele – la missione internazionale era infatti schierata tra il sud del Libano ed il nord di Israele, la Galilea – se sul passaporto risultava il timbro israeliano, non si poteva entrare in Libano e viceversa. Cominciammo così a prendere dimestichezza con questa parte del mondo mediterraneo. Quando si rese conto che i tempi erano maturi per una presenza italiana nell’area?

La situazione nel 1982 precipitò allorquando Israele lanciò l’operazione “Pace in Galilea”, sicuramente preparata da tempo. Il casus belli fu l’attentato all’ambasciatore israeliano a Londra: nonostante fosse sopravvissuto, l’allora ministro della Difesa di Israele Ariel Sharon decise per il varo dell’operazione. Due divisioni, una meccanizzata ed una corazzata, una dall’interno e una dall’esterno, una quasi attraverso le alture del Golan e l’altra lungo la costa, furono lanciate per eliminare definitivamente il problema palestinese al nord, problema che si era accentuato con l’avvento delle milizie

hezbollah e l’arrivo delle truppe siriane che erano andate a schierarsi nel sud del Libano, dove una forza Unifil inefficiente non era stata in grado di impedire l’afflusso di formazioni che si erano dotate di armamenti pesanti capaci di provocare disturbo ad Israele. L’operazione di Sharon doveva concludersi in 72 ore con l’eliminazione di tutte le forze presenti in quella fascia del sud del Libano. Però non andò così: i palestinesi e i siriani fecero una mirabile manovra in ritirata e il maglio dell’esercito israeliano andò a vuoto. Le formazioni si rifugiarono a Beirut e Sharon ordinò di proseguire, di circondare la capitale libanese e cominciò il cannoneggiamento e il bombardamento. Tutto durò tre mesi, non si trovava la soluzione perché questa zona di Beirut era stata fortificata e tra le macerie si trovava maggiore facilità di movimento. La situazione politicamente era in pieno stallo e chi contribuì a trovare la soluzione fu il presidente del Consiglio italiano dell’epoca Giovanni Spadolini, che godeva della fiducia degli israeliani e che propose una soluzione umanitaria che doveva permettere l’evacuazione dei combattenti, in modo da disperderli e frantumare l’unità di quelle formazioni. Israele non voleva attaccare: le perdite umane sarebbero state troppo pesanti visto che si sarebbe dovuti entrare nel centro abitato, casa per casa. Per questa operazione di evacuazione Israele pretese la


L’INTERVISTA

presenza degli Usa, il Libano quella della Francia e poiché la proposta era stata italiana, fu chiesta la presenza di un contingente italiano e la partecipazione alle operazioni di evacuazione. Nel frattempo il battaglione fiore all'occhiello era stato smantellato e i politici decisero che il contingente italiano sarebbe dovuto essere di 500 persone e pretesero che chi si fosse arruolato per la missione firmasse una sorta di documento di sgravio di responsabilità. Fu come mettere insieme una squadra di calcio con quattro portieri, nessun attaccante, cinque terzini... Questa formazione partì ed in dodici giorni il compito fu assolto tra mille difficoltà, non esistevano neanche le carte topografiche. Sapevamo che avremmo dovuto costituire un posto di blocco presso la Galleria Seman, ma non sapevamo nemmeno cosa fosse. Alla fine dovetti fare un sopralluogo notturno perché altrimenti saremmo stati nell’impossibilità di dare qualsiasi ordine. Verificai che si trattava di un noto negozio di mobili che si trovava su uno snodo stradale fondamentale che porta dal sud del Libano sino a Sidone e nella valle Bekaa e poi in Siria e quindi a Damasco. Si rientrò a compito assolto, nonostante l’opinione pubblica locale avvertisse a grande voce che la partenza delle forza multinazionale si sarebbe risolta in una faida, in un sanguinoso tutti contro tutti tra le fazioni libanesi esacerbate dopo otto anni di guer-

ra. Partimmo il 14 settembre ed il 16 il primo ministro libanese Gemaiel fu assassinato, e nella notte tra il 17 ed il 18 settembre ci fu la strage nel campo palestinese di Sabra e Chatila. Gli autori furono quelli della Falange, ossia la milizia armata dei cristiano maroniti, ma tutto ciò avvenne con la tolleranza delle forze israeliane che circondavano il campo. All’indomani della strage di Sabra e Chatila, l’Onu decide di reinviare in Libano la forza militare multinazionale di interposizione, questa volta costituita da reparti organici, scelti e con un addestramento mirato. È la prima volta dopo la seconda guerra mondiale che l’esercito italiano si affaccia sullo scacchiere internazionale, ci racconti quei giorni.

Furono momenti intensi, a noi fu riservato il settore più delicato ed oneroso con tre campi profughi palestinesi, oltre 40mila persone e poi il settore sciita con 250mila persone sino alla parte meridionale di Beirut. Tutto era stato curato nei particolari. Eravamo la punta di diamante delle Forze armate italiane, avevamo la Marina con due navi che facevano la spola avanti e indietro, pronte a fare fuoco. L’operazione si concluse con piena soddisfazione nel 1984 sebbene gli hezbollah, che oramai erano in Libano e avevano fatto molti accoliti tra gli sciiti libanesi superando Hamal, la precedente falange armata sciita, avessero compiuto attentati molto dolorosi contro ameri-

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cani e francesi ma non contro gli italiani, probabilmente per la nostra estrema cura di tutti i dettagli o forse per il nostro comportamento. Non che i terroristi tengano conto del comportamento del nemico, ma un comportamento eticamente corretto e rispettoso della popolazione civile rende più difficile al terrorista guadagnarsi il consenso della popolazione, essenziale per muoversi sul terreno con disinvoltura ed ordire la propria trama di morte. Se non ci sono le condizioni il terrorismo non agisce perché non può permettersi di sbagliare, perdendo prestigio presso la popolazione che vuole portare dalla propria parte. Ciononostante, avemmo comunque un morto e 75 feriti gravi. Il bilancio della missione italiana fu lusinghiero, anche perché i nostri soldati si distinsero per una particolare capacità di interazione con la popolazione locale, un tratto che ancora oggi appare quasi la cifra stilistica dei nostri militari. Ci può dire da dove nasce questa capacità? C'è un addestramento particolare che viene praticato?

Oggi sì, allora no. Gli ufficiali frequentavano accademie militari dove di norma si insegnava e probabilmente si insegna ancora, come fare la guerra secondo l’ultima guerra. Oggi si studia la guerra asimmetrica, ma allora l’educazione era classica, avevamo alle spalle nove anni di Brigate rosse e sapevamo cosa fosse il terrorismo. Arrivati là, in molti si era diffusa la

convinzione che tra fortificazioni, reticolati e la consapevolezza che noi non avevamo nulla a che fare con i motivi della loro lotta, saremmo stati lasciati in pace. Poi ci furono sottratte le armi dall’armeria e capimmo che avevamo a che fare con un nemico per cui i muri non contavano e che il terrorista non viene da dove ci si aspetta debba arrivare. Ci abituammo a ragionare illogicamente per intercettare il filo illogico del nemico. Gli americani non avevano questo tipo di esperienza, venivano dalla tragedia del Vietnam, stavano arroccati dentro l’aeroporto, se colpiti cercavano di individuare la provenienza dell’attacco, andavano in quel villaggio e colpivano indiscriminatamente. Non conoscevano cosa fosse il terrorismo, i francesi lo sapevano (Algeria, Dien Bien Phu, ultima guerra dell’Indocina) ma trattavano la popolazione sempre con la determinazione del più forte. Noi invece affrontavamo i problemi con umiltà e non ci sottraevamo al contatto con la popolazione civile, con i palestinesi, perché il compito era la difesa della popolazione e nella nostra zona essa era costituita per l’appunto da palestinesi e sciiti. Rendemmo chiaro sin dall’inizio cosa eravamo andati a fare e perché, quello che avrebbero dovuto e potuto aspettarsi da noi, che non avevamo nemici, ma avversari in coloro che ostacolavano il nostro compito e che quand’anche fossimo stati trattati da nemici dai nostri avversari, noi avremmo continuato


L’INTERVISTA

a trattarli da avversari non contravvenendo al nostro codice militare. Non eravamo lì per distruggere nessuno, eravamo lì per aiutare. La messa in pratica di questa etica militare ci ha messo in condizione di poter assolvere professionalmente il compito. Come erano i rapporti tra i comandi dei tre contingenti?

Quando i comandanti si riunivano non c’era molta comprensione sul-

le modalità del nostro operato. I nostri comandanti spiegavano che la difesa è un sacro diritto-dovere del militare ma questa non può mai sconfinare nella rappresaglia. In quegli anni la rappresaglia era un comportamento standardizzato. Quando i siriani ci hanno attaccato colpendo il nostro deposito munizioni e facendolo saltare in aria, le navi italiane erano pronte a far fuoco sugli obiettivi, ma per fortuna non ci fu nemmeno un ferito e i


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colpi non sono partiti. I giornalisti si precipitarono da me, chiedendomi perché non avevamo reagito e definendo debole il nostro comportamento. A quel punto risposi: «Mi dispiace ma per il momento la guerra italo-siriana non è scoppiata». Con soddisfazione, solo due anni e mezzo fa ho appreso che negli Stati Uniti, alla scuola per Marines, l’insegnante di Etica militare ha citato il nostro caso. Non è di facile comprensione perché quando si è in missione e il tuo compagno viene fatto fuori è chiaro che la prima reazione è di rabbia, ma la legittima difesa deve rappresentare un’attività morale e legale e deve essere fermamente distinta dalla vendetta e questa mentalità può acquisirsi solo con il tempo. La maturità e l’equilibrio nelle missioni di pace devono diventare bagaglio professionale. Questo deve essere un punto fermo. Poco più di vent’anni dopo l’Italia si ritrova al comando della missione Unifil all’indomani del conflitto Israele-Hezbollah, sempre sotto mandato Onu, per far sì che l’esercito libanese possa disarmare i miliziani del partito di Dio. Da più parti sono state sollevate perplessità sull’utilità della missione, visto e considerato il riarmo dato per certo di hezbollah: qual è il suo giudizio?

Hezbollah non si è mai disarmato e nel 2004 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite adottò una risoluzione ben determinata che sanciva come tutte le milizie in Li-

bano sarebbero dovute essere disarmate e tutte furono disarmate, tranne hezbollah, che rimane un problema del governo libanese che non ha la possibilità di disarmarlo. Per la costituzione libanese, le sedici comunità che costituiscono il paese si dividono le cariche istituzionali, quindi è sufficiente il veto di 11 ministri per bloccare un qualsiasi provvedimento del governo: Hezbollah ne possiede dieci su trenta. Il rapporto così determinato nasce dal presupposto secondo il quale nel 1984 si presumeva una presenza dei cristiano-maroniti preponderante demograficamente. Oggi i rapporti sono invertiti a favore degli sciiti e di ciò la Costituzione libanese finora non ha preso atto. I giovani cristiano-maroniti studiano a Parigi, esiste tra loro una comunità finanziariamente molto robusta che è stanca della guerra e ne fugge. Gli sciiti di hezbollah, invece, rimangono in Libano e fanno quattro, cinque figli. Bisogna anche ricordare che gli hezbollah da quando sono arrivati hanno ricostruito dalle macerie tutto quanto per assicurare i servizi essenziali, scuole, lavoro, agricoltura, ospedali e quindi la popolazione è legata a loro. La popolazione guarda con simpatia al contingente italiano, c’è ancora un buon ricordo del passato, ma tutti sanno che se Israele decide un attacco, l’esercito libanese non è in grado di contrastarlo. Hezbollah si è organizzato per farlo ed oggi si


L’INTERVISTA

è legalmente inquadrato, è un partito politico. L’Italia mantiene un'immagine di media potenza equilibrata ed amica, al punto che durante i giorni seguenti all’ultimo scontro militare nella striscia di Gaza tra l’esercito israeliano ed Hamas, da qualche parte è stata ventilata la proposta dell’invio di un’altra forza di interposizione militare sotto mandato Onu da assegnare al comando italiano. Fino a che punto diventa ragionevole, utile e sostenibile la nostra esposizione?

Il conflitto arabo-israeliano dura da 62 anni, non è pensabile l’assolvimento di un compito così complesso come quello del controllo della striscia di Gaza se ancora non è chiaro lo scopo di una eventuale missione, che potrà essere determinato solamente all’indomani di un complessivo ed organico accordo di pace arabo-israeliano. Tutti sono d’accordo sul principio di due Stati l’uno accanto all'altro in pace, ma nessuno sa come arrivarci. In Afghanistan, invece, si sono impantanati in passato molti eserciti, iniziando parabole discendenti fino al ridimensionamento della propria capacità di deterrenza. Non ritiene che gli Usa e i loro alleati siano finiti in una gigantesca trappola e che sia stato errato avere fatto dell'Afghanistan una questione d’onore?

Può darsi che sia una trappola, ma l’etica, la legalità internazionale, richiedono l’assolvimento del compito così come sancito dalle Nazioni

unite e pertanto è necesario adattare la propria tattica allo scenario e alla popolazione che si incontra senza barriere mentali. Sino ad oggi i migliori risultati sono stati ottenuti dal generale Petraeus in Iraq. È applicabile lo schema Petraeus in Afghanistan?

Assolutamente sì. Solo così è possibile vincere la guerra contro il terrorismo. Quando arrivammo in Libano la prima cosa che feci fu quella di parlare direttamente, senza l'intervento del governo libanese, con i capi o i leader dei vari quartieri e villaggi. Non capi eletti democraticamente, si andava dall’imam, dal signorotto che aveva imposto un posto di blocco con la forza per far pagare la tassa a chi volesse passare, dallo sheikh. Fui chiaro fin da subito con tutti: spiegai che noi non saremmo mai entrati in un luogo di culto, che il nostro ospedale da campo sarebbe stato a disposizione della popolazione, spiegai quello che avremmo fatto, ma anche che se avessero circolato con le armi sarebbero state sequestrate e che ad offesa avremmo risposto al fuoco, arrestando gli autori e consegnandoli al governo libanese. Alle rimostranze dell’imam risposi che quanto agli arresti non potevamo fare diversamente e che le armi le potevano tenere, ma a casa e non per strada o in pubblico. «Lo faremo quando anche i cristiani lo faranno», mi rispose. Così quando videro che mettevamo al muro e seque-

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stravamo le armi anche ai cristiano-maroniti, capirono che facevamo sul serio e le armi smisero di circolare per le strade. Quando durante la parte conclusiva della guerra in Iraq, il generale Petraeus lanciò la “novità” che bisognava parlare con il nemico, mi è venuto da sorridere. L’operazione in Libano è stata piena di insegnamenti per il futuro, abbiamo cercato di tramandare questa esperienza, attraverso il passaggio di esperienza assicurato da coloro che avevano partecipato alla missione e che poi furono avanzati di grado. Tutto questo ci può far dire con umiltà che abbiamo visto bene e lungo su come comportarsi in questo tipo di guerra asimmetrica. Per portare la pace dobbiamo avvertire il nemico.

L’Intervistato

Nazionale.

Franco angioni Ex-allievo della Scuola militare Nunziatella, ha frequentato l’Accademia militare ed è stato ufficiale dell’Esercito italiano, arrivando al grado di generale. È stato comandante del corpo di spedizione in Libano e del 3° Corpo d’Armata di Milano. È stato esponente dei Democratici di sinistra. È stato eletto alla Camera dei deputati nel 2001, nel collegio uninominale di RomaMonte Sacro, in rappresentanza della coalizione di centrosinistra. Ha occupato l’incarico di segretario della Commissione difesa dal 21 giugno 2001 al 27 aprile 2006 ed è stato membro della delegazione parlamentare presso l’assemblea Nato dal 19 settembre 2001.

l’autore giampiero ricci Giornalista pubblicista, si occupa di letterarura, cinema e cultura pop. Collabora con il quotidiano Liberal, il Domenicale, l’Occidentale e Ffwebmagazine.


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Politiche post coloniali

Francia: il paese dell’integrazione Il nuovo ministro dell’Identità Eric Besson ha presentato il nuovo disegno di legge che si basa su tre cardini immigrazione legale, integrazione e cittadinanza, inasprendo la lotta ai cittadini irregolari DI GIUSEPPE MANCINI


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Immigrazione, integrazione, cittadinanza. Tre elementi indissolubilmente legati, tre tappe sequenziali da sempre al centro del progetto repubblicano: i tre pilastri della nuova legge che ha iniziato il suo iter parlamentare lo scorso 31 marzo (dopo l’approvazione del Consiglio dei ministri) su iniziativa di Eric Besson, ex socialista arruolato da Sarkozy, titolare del dicastero più controverso di Francia. Li ha voluti il presidente in persona, tutti e due: prima il ministero dell’Identità nazionale e dello sviluppo solidale,

oltre che dell’immigrazione e dell’integrazione, già annunciato in campagna elettorale tra gli schiamazzi e le polemiche, istituito subito dopo le elezioni del maggio 2007; poi il ministro Besson dal gennaio 2009, a sostituire il primo e scialbo titolare Hortefeux (passato in rapida serie al Lavoro e agli Interni) e a fare da paravento e da diga – non sempre sostenuto a spada tratta dall’Eliseo, a dire il vero – per gli attacchi indignati della sinistra e dei benpensanti. Il progetto di legge presentato da Besson è


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basato sul principio che l’immigra- sive, però, hanno principalmente zione deve essere accompagnata come bersaglio non gi�� gli immida una mirata politica dell’integra- grati ma le filiere dell’immigrazione zione e da una reale prospettiva di clandestina: senza dimenticare le accesso alla cittadinanza. Una for- imprese che si servono di lavoratori mula che non è una novità ma una privi di permesso di soggiorno, le costante ricorrente nella storia della quali verranno duramente sanzioFrancia, dalle origini terra di inva- nate anche grazie al recepimento sioni e di ondate migratorie rego- di una recente direttiva europea. In larmente fuse in nazione da un pos- ogni caso, verranno rese più efficasente potere centrale – è la tesi che ci le procedure di espulsione degli lo stesso ministro ripropone nel suo irregolari, visto che il 75% dei provrecente pamphlet Per la Nazione vedimenti oggi non trova esecuzio(Pour la Nation, Grasset 2009), ne. Inoltre, rimarranno in vigore i che è insieme manifesto politico e criteri piuttosto severi per la regolarizzazione: cindifesa accorata del que anni di preproprio operato. E Migliorare l’integrazione senza sul territoancora oggi la Franrio, un anno di cia rappresenta un legale inasprendo anzianità nell’imesempio positivo di la lotta all’immigrazione presa, offerta integrazione, come riillegale con misure contrattuale supevendica Besson proriore a un anno in seguendo nelle sue riancor più repressive un settore con flessioni con dati alla scarsità di manomano: perché ogni anno circa centomila stranieri di- dopera. Perché una politica della ventano cittadini, circa centomila regolarizzazione facile, secondo matrimoni misti vengono celebrati Besson, fornisce inevitabilmente dei (un terzo del totale), circa centomila ghiotti incentivi alla criminalità. Le bambini nascono da matrimoni mi- maggiori novità introdotte riguardasti (il 13% delle nascite). Cifre in ter- no la politica dell’integrazione e il mini percentuali molto superiori alla percorso per l’ottenimento della citmedia europea. L’obiettivo priorita- tadinanza. In primo luogo, sempre rio del progetto governativo è co- in virtù del recepimento di una dimunque quello di migliorare anco- rettiva europea fortemente voluta ra le politiche di accoglienza nei dal governo francese, verrà istituito confronti dell’immigrazione legale un permesso di soggiorno trienna(170mila nuovi ingressi di extraco- le, valido su tutto il territorio dell’Ue, munitari per soggiorni superiori ai per i lavoratori qualificati; in secon3 mesi, nel 2009), al contempo do luogo, per il rinnovo del perinasprendo la lotta all’immigrazio- messo di soggiorno, per l’ottenine illegale. Anche le misure repres- mento della carta di residenza (va-


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lida 10 anni) e della cittadinanza, le – quali sono i suoi elementi caverrà attentamente valutato il per- ratteristici, quali le azioni necessacorso di integrazione, codificato rie per rafforzarla. Un dibattito che nel “contratto di accoglienza e di sin dal principio ha scatenato integrazione”, che consiste essen- aspre polemiche politiche, con aczialmente nella formazione civica e cuse a chi l’ha promosso di razzilinguistica (mediante corsi organiz- smo, di islamofobia, di chiusura zati gratuitamente dallo Stato) e passatista, di rigurgito nazionalista, nell’adesione ai valori repubblica- di strumentalizzazione elettorale in ni; in terzo luogo, verrà adottata vista delle regionali di marzo per una procedura accelerata di acces- far perdere voti al Front National so alla cittadinanza – con la ridu- estremista – e del resto, per la gauzione a due anni della permanen- che caviar (gli intellettuali di sinistra za minima sul territorio nazionale ri- equivalenti ai radical chic nostrani) chiesta – di tutti coloro che manife- è il concetto stesso di identità nazionale a essere stamente dimostreranparticolarmente no un’avvenuta intePer Sarkozy è indigesto. Al congrazione (Besson ha trario, per il presiin mente soprattutto i il patriottismo dente Sarkozy è cittadini delle ex coloa costituire l’antidoto proprio il patriotnie francofone); infine, contro i nazionalismi tismo, l’adesione verrà resa obbligatoemozionalmente ria per tutti i nuovi citesclusivi ed egoisti motivata al protadini la firma di una getto repubblicaCarta dei diritti e dei doveri che espliciterà gli impegni no fatto di valori condivisi, a costireciproci dei nuovi francesi e della tuire il miglior antidoto contro i naRepubblica. L’esatto contenuto di zionalismi esclusivi ed egoisti, l’irriquesta carta è ancora da stabilire: nunciable garanzia dell’apertura e e sarà l’oggetto di una consultazio- dell’accoglienza, l’indispensabile ne pubblica nei prossimi mesi, nel- presupposto della democrazia. Il la seconda fase del grande dibatti- presidente francese lo ha affermato to sull’identità nazionale. Durante con partecipata e solenne convinla prima fase di questo dibattito, in- zione in uno dei luoghi simbolo delvece, da novembre 2009 a gen- la Resistenza, il muro dei fucilati naio 2010, i francesi sono stati in- (dai nazisti) della Chapelle-en-Vervitati a partecipare a una serie di cors, il 12 novembre scorso, rivenincontri nel mondo reale e in quello dicando la paternità e l’importanza virtuale, nelle prefetture e in uno del dibattito sull’identità nazionale: spazio di confronto online, per di- «Quale democrazia potremo mai scutere sulla percezione che gli in- costruire in una società in cui ciadividui hanno dell’identità naziona- scuno rimane chiuso nella sua co-

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munità, nella sua banda, nella sua tribù?» Ed è dovuto intervenire per arginare gli attacchi concentrici contro il suo ministro e il suo dibattito – subito dopo il referenVerranno rese più dum svizzero efficaci le regole sui minareti, il 9 di espulsione degli irregolari dicembre – con un articolo sul quotidiano Le Monde (dall’emblematico titolo “Rispettare quelli che arrivano, rispettare quelli che accolgono”) in cui ha invocato il meticciato che è volonta di vivere insieme contro il comunitarismo che è scelta di vivere separamente: «Il meticciato che non è la negazione 168 delle identità, ma è per ognuno nei confronti degli altri il riconoscimento, la comprensione e il rispetto». A chi arriva è affidato il compito più gravoso: «Rispettare quelli che accolgono sforzandosi di non urtarli, di non scioccarli, rispettandone le convinzioni, le leggi, le tradizioni e facendole almeno in parte proprie». Un intervento che, tuttavia, rivolgendosi esclusivamente ai musulmani e giustificando peraltro il voto svizzero contro i minareti, nonostante le buone Verrà isituito intenzioni ha finiun permesso to per inasprire di soggiorno valido gli animi e le potre anni in tutta l’Ue lemiche. Ad ogni modo, il bilancio presentato dal ministro Besson in una conferenza stampa all’inizio di febbraio è nella sua interpretazione altamente positivo: la partecipazione popolare è stata elevata, con 350 riunioni or-

ganizzate in ogni angolo della Francia e 60mila contributi al forum su internet; gli sconfinamenti nell’islamofobia (il rischio maggiore in un tale esercizio dialettico) sono stati tutto sommato limitati; i contenuti emersi sono utili a capire alcuni orientamenti della società francese. Ad esempio, nella definizione dell’identità nazionale si sono sostanzialmente equivalsi gli elementi appartenenti al patrimonio comune (storia, lingua, cultura, monumenti) e quelli che indicano precise e tradizionali scelte valoriali (libertà, uguaglianza, fraternità, laicità). In realtà, a ben guardare, i reali benefici sono al momento del tutto trascurabili. Innanzitutto, la partecipazione ha comunque interessato una fetta molto ristretta della popolazione, che nel suo complesso non si può dire abbia acquisito grazie al


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dibattito un rinnovato fervore patriottico; in secondo luogo, i suggerimenti proposti e adottati non brillano per originalità e incisività: una più ampia esposizione e una più capillare diffusione dei simboli e dei valori della Repubblica nelle scuole e negli spazi pubblici, senza specificare nei dettagli come; infine, e soprattutto, il dibattito e la sua costante tracimazione polemica su stampa e televisione hanno finito coll’esporre divisioni profonde sul tema cruciale della compatibilità tra immigrazione dai paesi islamici e identità nazionale. Non si è trattato di un dibattito sull’Islam, ha giustamente affermato il ministro: ma l’Islam e più in generale l’immigrazione ne hanno rappresentato i temi più partecipati e più controversi. In effetti, il tema dell’immigrazione è oggi al centro del più ampio

dibattito francese – politico e storiografico – che si è scatenato da qualche anno sull’eredità del colonialismo e sui rapporti che continuano a legare la Francia e le ex colonie africane: un tema Il tema che appare dell’immigrazione è con costanza e al centro di un ampio ha regolarmendibattito in Francia te un peso dominante nei discorsi africani di Sarkozy – prima da ministro degli Interni, poi da candidato presidenziale e da presidente. Questo dibattito, dopo decenni di silenzio e di oblio, è esploso a metà degli anni Novanta e si è presto trasformato 169 in guerra delle memorie: una guerra tutta politica, a dire il vero, in cui ancora oggi si fronteggiano da una parte le associazioni di immigrati e gli storici fortemente critici nei confronti della colonizzazione e delle decolonizzazione, in cerca di riconoscimento e scuse da parte dello Stato, dall’altro le élites pubbliche, le associazioni di rimpatriati (gli ex coloni, cioè) e la storiografia nazionalista che trovano nel passato coloniale anche motivi di orgoglio. Fino all’avPer i cittadini vento di Sarkodelle ex colonie zy, i primi hanno sarà più facile ottenere prevalso: e hanla cittadinanza no riportato anno dopo anno dei successi fortemente simbolici, riuscendo anche a respingere le controffensive degli avversari. Ma perché l’oblio, perché il ritorno della memoria? L’oblio ha semplicemente rappresentato


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una strategia di neutralizzazione di presidente Chirac, tuttavia, ha bipossibili conflitti, deleteri per la lanciato queste iniziative istituendo coesione nazionale. Ma l’oblio nel 2003 due altre giornate di pubblico e il silenzio di Stato non commemorazione: per gli harkis, i sono in grado, a lungo termine, di combattenti della guerra d’Algeria soprrimere i traumatismi individuali nell’esercito francese, il 25 settemche, spesso dopo una sola genera- bre; per tutti i morti – militari e civili zione, puntualmente riemergono e – delle guerre d’indipendenza in si trasformano in rivendicazioni che Algeria, Marocco e Tunisia, il 5 diassumono un carattere identitario. cembre. Ma i musei e memoriali Per disinnescarne il potenziale divi- ideati e progettati non sono stati ansivo – il comunitarismo dei gruppi cora realizzati e rimangono in una etno-culturali ripiegati su sé stessi – situazione di profonda incertezza: la politica è costretta a inglobarle il museo di Montpellier sulla storia nei propri rituali solenni e condivisi. della Francia in Algeria (cioè, sulla storia coloniale Durante la presidenza dal 1830 al Chirac, infatti, goverNegli anni Novanta 1962), il Memono e Parlamento hanriale nazionale no a più riprese dato in Francia è esploso della Francia riconoscimento – a il dibattito d’Oltremare a volte formale, a volte sulle ex colonie Marsiglia che intangibile – alle riventende offrire una dicazioni memoriali dopo decenni di oblio visione positiva delle vittime del colodell’esperienza nialismo. Innanzitutto con la legge Taubira del 2001, coloniale. Mentre la legge del 23 che riconosce nella tratta negriera febbraio del 2005, sulla riconoun crimine contro l’umanità, e con scenza della nazione e sul contril’istituzione, sempre nel 2001, del- buto nazionale a favore dei rimpala giornata in ricordo dell’abolizio- triati, pur se approvata con il timido ne della schiavitù, celebrata il 10 appoggio del Partito socialista, ha maggio; poi con la creazione di scatenato la battaglia più cruenta due grandi musei a Parigi: quello delle guerre memoriali francesi: e antropologico dedicato alle civiltà l’anno successivo, su indicazione non europee del Quai Branly, inau- del presidente Chirac, il governo è gurato nel 2006; quello dell’immi- stato costretto a sopprimere il segrazione alla Porte Doré, che ha condo capoverso dell’articolo 4 – preso il posto del museo delle colo- l’elemento più controverso della nie costruito nel 1931, il cui obietti- legge – che chiedeva di inserire vo prioritario è quello di inserire a nei programmi scolastici “il riconopieno titolo la storia dell’immigra- scimento del ruolo positivo della zione nella storia della Francia. Il presenza francese d’Oltremare”. La


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legge disponeva inoltre l’istituzione nieri di una mentalità arcaica di di una fondazione per la memoria stentare a inserirsi nella storia condella guerra d’Algeria: ma anche temporanea che è fatta di apertura quest’iniziativa rimane lontana dal- al mondo e di globalizzazione, ha la sua realizzazione. Insomma, a offerto infine come soluzioni l’Uniouscire vincitrice da questa fase del- ne mediterranea (il primo passo verle guerre memoriali è stata la cosid- so l’Eurafrica) e lo sviluppo condividetta – con disprezzo – “politica so attraverso la formazione in Frandel pentimento”. Sarkozy ha però cia delle giovani generazioni che preso le distanze e ha imposto l’im- poi tornano in Africa per creare bemigrazione come tema centrale del nessere. Pochi mesi dopo, il 5 didibattito fin dal discorso di Coto- cembre 2007 all’università Mennou (la capitale del Benin) del 19 touri di Costantina in Algeria, il premaggio 2006, quando era ancora sidente Sarkozy ha ribadito la sua ministro: parlando della necessità critica delle basi stesse del sistema coloniale “ingiudi «un’immigrazione sto per natura” e scelta e non subita», Il senso della memoria f o n d a t o s u l l o negoziata e organizzata, attraverso la ha preso il sopravvento sfruttamento e l’asservimento e quale rifondare i rapanche se ancora oggi ha riproposto coporti tra la Francia e il molti sono i problemi me soluzione ai continente africano; mali dell’Africa denunciando per la da risolvere sul tema l’immigrazione Francia i rischi del cotemporanea in munitarismo, dei nuovi francesi che non si sentono france- Francia dei giovani africani per si, e per l’Africa del “saccheggio l’acquisizione di competenze da ridei cervelli”. Da presidente, il suo portare con sé in patria. Uno scheprimo discorso africano l’ha pro- ma seguito anche nel solenne dinunciato il 26 luglio 2007 in Sene- scorso davanti al Parlamento di Citgal, all’università Cheikh Anta Diop tà del Capo, il 28 febbraio 2008: di Dakar: e ha scatenato un diluvio denuncia dei crimini e degli errori di polemiche e di improperi che an- del passato, necessità di rinnovacora oggi stenta a calmarsi. Se da mento dei rapporti tra la Francia e una parte ha infatti esplicitamente l’Africa – con il controllo e la gecriticato il sistema coloniale, dall’al- stione condivisa dei flussi migratori tra ha reso omaggio alla missione – al fine di promuoverne la rinascicivilizzatrice della Francia, ha ac- ta; rinnovamento che – è questa la cusato l’Africa di essere in parte re- novità del discorso di Sarkozy – desponsabile delle proprie sciagure e ve essere anche ripensamento della gli africani (“l’uomo africano”, in presenza militare francese: da riun’espressione poco felice) prigio- durre rinegoziando gli accordi di

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difesa con le ex colonie (sono già stati perfezionati quelli con il Togo e il Camerun), da mettere al servizio dell’obiettivo africano di costruire un dispositivo di sicurezza collettiva nell’ambito dell’Unione africana. La visione sarkozyana dei nuovi rapporti tra Francia e Africa – denuncia rituale del colonialismo, rivendicazione degli aspetti positivi dell’esprienza coloniale francese, soprattutto immigrazione scelta e sviluppo condiviso – avrebbe dovuto trovare quest’anno solenne consacrazione in un anno di celebrazioni per il cinquantenario dell’indipendenza di 14 ex colonie. Nel giugno del 2009 il presidente francese ha affidato a Jacques Toubon, già ministro della Cultura e attuale presidente della Città nazionale della storia dell’immigrazione, il compito di coordinare il programma di iniziative, con un triplice obiettivo: celebrare la storia comune, con particolare attenzione per il contributo dell’Africa alla liberazione della Francia e per il cammino verso l’indipendenza dei paesi africani; valorizzare la dimensione umana di questa storia comune, mettendo in rilievo il contributo dei francesi di origine africana nella storia della Repubblica; infine portare a termine il ripensamento degli strumenti – economici, politici, militari – di cooperazione tra la Francia e gli Sati africani. Toubon ha presentato il programma il primo aprile, nel corso di un’affollata conferenza stampa parigina (ma con qualche assenza strategica di am-

basciatori africani, ridotti peraltro al ruolo di comparse silenziose): 250 iniziative di carattere prevalentemente storico-culturale – mostre, conferenze, programmi televisivi – in Francia e nei paesi che festeggiano la propria indipendenza; il 25° summit franco-africano a Nizza, il 31 maggio e primo giugno; un vertice informale il 13 luglio e la partecipazione di contigenti militari alla sfilata del 14 sugli Champs-Elysées. Ci si aspettava di più, la collaborazione accordata è stata limitata, il nome stesso è stato degradato da “Anno dell’Africa in Francia” a “Cinquantenario dell’indipendenza”, la Costa d’Avorio si è chiamata fuori, il Senegal ha festeggiato la propria indipendenza il 4 aprile dichiarando decaduti gli accordi di militari non ancora rinegoziati, l'entusiasmo popolare è dappertutto assente, il summit di Nizza non ha prodotto risultati politicamente o economicamente apprezzabili. La via tracciata da Sarkozy è però quella giusta, sia per la Francia sia per l’Africa: ma gli Stati africani hanno ancora bisogno di essere convinti a seguirla – o, più semplicemente, hanno idee diverse.

L’Autore Giuseppe mancini Esperto di relazioni internazionali, giornalista e storico.


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Canada, fra Corona e Québec Nata dalle politiche coloniali britanniche e francesi, la monarchia costituzionale canadese si è nel tempo evoluta in uno Stato federale a tutti gli effetti. Con la spina nel fianco della provincia francofona del Québec. 174

Il sistema canadese presenta un rapporto tra governo federale ed amministrazioni provinciali che, a seconda delle interpretazioni giuridiche date nei diversi momenti storici, ha fatto prevalere o gli aspetti autonomisti oppure il ruolo dell’amministrazione centrale. Ma la questione più significativa che si presenta quando questo modello viene esaminato è quella relativa al Québec, la provincia a maggioranza francofona i cui rapporti con il governo centrale hanno in passato conosciuto anche momenti di forte tensione. La struttura istituzionale e politica canadese Dal punto di vista istituzionale il Canada formalmente è una monarchia costituzionale. Quando nel 1867 i trentasei delegati delle colonie britanniche approvarono il British Nort America Act con cui

fu creato il Dominion of Canada, decisero che il paese, composto dalle quattro province dell’Ontario, del Québec, della Nuova Scozia e del Nuovo Brunswick, avrebbe avuto una forma di Stato monarchica. Il capo dello Stato canadese è quindi la regina Elisabetta II ed a rappresentare la corona è il governatore generale, una figura non appartenente ad alcun partito politico e designata dalla regina su proposta del governo canadese, le cui prerogative sono essenzialmente protocollari. Difatti, anche se formalmente sono di sua competenza la nomina del primo ministro, la dissoluzione della Camera dei comuni, la designazione dei senatori, dei giudici della Corte suprema e delle corti provinciali insieme a quella dei Lieutenant Governors posti alla guida delle diverse province, il suo ruolo appare esclusivamen-


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te cerimoniale. Ad essere incaricato come premier è sempre il leader del partito che conquista la maggioranza assoluta o quella relativa, mentre è prassi consolidata che la richiesta di convocare elezioni anticipate avanzata dal primo ministro non venga mai rifiutata al pari della nomina agli incarichi prima ricordati delle personalità indicate dal governo. È opinione di diversi osservatori che lo scioglimento possa essere rifiutato solo in circostanze del tutto particolari, ovvero quando il premier avanza la richiesta immediatamente dopo una consultazione elettorale e prima che la nuova Camera dei comuni si sia riunita oppure se questa è proposta quando un esecutivo di minoranza viene sfiduciato a poca distanza dalle ultime elezioni ed una maggioranza alternativa potrebbe essere formata all’interno del Parla-

mento, un’ipotesi questa apparsa possibile durante la crisi politica dello scorso anno. Dal punto di vista formale, il governatore generale conserva infatti una serie di residual powers che in alcune circostanze potrebbero lasciargli un margine di discrezionalità nella designazione del primo ministro e nella decisione se procedere o meno allo scioglimento anticipato del Parlamento. Questo scenario è in massima parte un’ipotesi accademica ma in due momenti della storia canadese, anche se profondamente diversi tra loro, la figura del governatore generale è sembrato potesse assumere un ruolo decisionale nelle scelte politiche del paese. Il primo avvenne nel 1926 quando l’allora premier liberale MacKenzie King chiese al governatore generale Lord Byng di convocare elezioni anticipate per evitare un voto di fi-

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ducia nel quale il suo governo sa- Westiminster. Approvato nel rebbe stato quasi certamente bat- 1931, lo Statuto poneva sullo stestuto. La richiesta venne però re- so piano giuridico i vari domispinta da Lord Byng che, dopo nions e stabiliva come le leggi briaver accettato le dimissioni di tanniche non potevano essere inMacKenzie King, designò come trodotte senza il loro consenso e primo ministro il conservatore Artur che questi avevano anche la facolMeighen il quale, tuttavia, una set- tà di modificare o abrogare i provtimana dopo venne sfiduciato dal- vedimenti legislativi della madrela Camera dei comuni e costretto patria in vigore nei loro paesi. Il a dimettersi. Seguirono delle ele- secondo è invece recentissimo e rizioni anticipate che videro la sale al dicembre 2008. Sei settischiacciante affermazione dei libe- mane prima il premier conservatorali ma anche una serie di polemi- re Stephen Harper aveva vinto le che sulla figura del governatore elezioni ma, come era già avvenuto nel 2006, sengenerale, il cui ruolo za conseguire la sarebbe stato comunVarato nel ’31 lo Statuto maggioranza asque profondamente trasformato lo stesso di Westminster stabiliva soluta. Durante il dibattito sul bilananno con l’adozione uno stesso piano cio l’opposizione della Dichiarazione giuridico per tutti liberale decise di Balfour varata nel presentare una corso della confereni dominions mozione di sfiduza imperiale nella cia contro il goquale i premier di Canada e Sudafrica avevano verno accordandosi nello stesso avanzato delle proposte per rifor- tempo con il Nuovo partito demomare le sue prerogative. Venne cratico per formare subito dopo quindi stabilito che il governatore una coalizione che avrebbe avuto generale non avrebbe più agito in l’appoggio esterno del Bloc québérappresentanza del governo bri- cois, intesa di cui venne informato il tannico ma esclusivamente della governatore generale Michäelle JeCorona e che la sua designazione an con una lettera nella quale si sotsarebbe stata effettuata dietro indi- tolineava come all’interno della Cacazione dell’esecutivo di Ottawa, mera dei comuni esistesse una maganche se sarà solo a partire dagli gioranza alternativa e non vi fosse anni Cinquanta che la carica ver- necessità di ricorrere ad elezioni rà ricoperta da cittadini canadesi. anticipate nel caso l’esecutivo fosse Ed un ulteriore passo verso la com- stato sfiduciato. pleta parificazione tra Londra e le Anche se la crisi si risolse pochi sue ex colonie avverrà cinque anni giorni dopo quando il governatore dopo con il varo dello Statuto di generale acconsentì alla richiesta


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del premier di “sospendere” i lavori in quanto da quel momento un priparlamentari fino alla presentazio- mo ministro avrebbe potuto richiene della legge di bilancio, la vicen- derla qualora il suo governo fosse da aprì comunque un dibattito su stato a rischio di venire sfiduciato. quale avrebbe dovuto essere l’at- Il dibattito sul futuro dell’istituzione teggiamento del governatore gene- monarchica e sull’eventuale trasforrale in un simile scenario. Da una mazione del Canada in una repubparte alcuni costituzionalisti eviden- blica, pur rimanendo limitato ed al ziarono come, qualora il governo di fuori dei programmi ufficiali dei avesse perso il voto di fiducia, era diversi partiti, in questi ultimi anni doveroso appurare se all’interno ha tuttavia cominciato ad essere della Camera dei comuni esistesse sollevato. La maggiore diversificauna maggioranza alternativa, es- zione culturale della società canasendosi rinnovato il Parlamento solo dese causata dall’arrivo di immida poche settimane e quindi il go- grati provenienti dall’Asia e dall’Europa orientale, vernatore generale unita al declino avrebbe agito correttaLa diversificazione della originaria mente nel designare il leader dell’opposiziodella società ha fatto sì componente briha fatto ne liberale Stéphane che una parte del paese tannica, si che una parte Dion quale primo mininon senta oggi nessun significativa del stro, mentre altri sottolinearono invece come legame con l’Inghilterra paese non senta oggi nessun vinnessun esecutivo fosse colo storico o culentrato in carica senza ricevere un mandato dagli elet- turale con la Corona britannica, tori e che il governatore non pote- senza contare poi come all’interno va respingere la richiesta di sciogli- del Québec l’atteggiamento verso mento anticipato della legislatura la monarchia sia sempre stato di innel caso il premier fosse stato sfidu- differenza o addirittura di aperta ciato. La stessa decisione del go- ostilità. E la conferma di come i levernatore generale suscitò poi un gami con il Regno Unito dalla fine aperto dibattito tra i politologi ca- del secondo conflitto mondiale sianadesi, divisi tra chi sosteneva co- no andati progressivamente affievome questa costituisse un atto di sag- lendosi è rappresentata prima dalla gezza teso a stemperare le tensioni decisione presa nel 1965 dall’alloche aveva provocato l’intesa tra i li- ra premier Lester Pearson di introberali, i democratici ed il Bloc qué- durre come bandiera nazionale la bécois e chi, al contrario, riteneva maple leaf (foglia d’acero) al posto invece che la sospensione del Par- della red ensign britannica e poi lamento avesse stabilito un prece- dalla scelta di adottare nel 1980 dente di notevole rilevanza politica come inno nazionale il brano O

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Canada in luogo del tradizionale God save the Queen usato fino a quel momento. Sul piano politico, il Canada presenta una forma di governo parlamentare anche se, al pari di quanto accaduto nel Nel 1965 il premier Regno Unito, Pearson introduce questa è andata nella bandiera con gli anni ad la foglia d’acero assumere sempre di più l’aspetto di un “governo del primo ministro” visto il preponderante peso del premier all’interno dell’esecutivo. Il forte ruolo del primo ministro trova conferma nel fatto che a questo competono tutta una serie di nomi178 ne, mentre è sempre sua prerogativa quella di chiedere lo scioglimento anticipato della Camera dei comuni, una mossa decisa o per ottenere un rinnovato mandato popolare se il governo è chiamato a prendere provvedimenti di particolare importanza oppure perché l’esecutivo, godendo di un momento di popolarità, intende sfruttarlo a suo vantaggio per conseguire un’affermazione elettorale. Questo crescente ruolo del premier ha Nel 1980 il brano O Canada diventa inno portato ad un nazionale al posto del progressivo inGod save the Queen debolimento del Parlamento, tanto che ormai i deputati sembrano esclusivamente chiamati a ratificare quanto deciso dal governo. Di tipo bicamerale, il Parlamento canadese si compone di una Camera dei comuni formata da 308

membri eletti ogni quattro anni in altrettanti collegi con il maggioritario a turno unico e di un Senato composto da personalità nominate dal governo in rappresentanza delle diverse province e dei territori. Tuttavia, pur essendo formalmente entrambe le Camere poste su un piano quasi paritario, spetta solo alla Camera dei comuni la prerogativa di revocare la fiducia all’esecutivo. Sul piano organizzativo, quasi tutta l’attività legislativa è di iniziativa governativa mentre gli stessi tempi d’intervento in aula per i parlamentari sono strettamente regolati, potendo l’esecutivo chiedere in ogni momento di interrompere la discussione se ritiene che questa sia compiuta solo per ragioni ostruzionistiche. Si deve però sottolineare come in Canada all’opposizione – indicata con il nome di “Her Majesty’s loyal opposition” – sono attribuite delle precise garanzie istituzionali, quali la concessione al suo leader di un appannaggio pari a quello di un ministro, di una residenza ufficiale e di un diritto di parola privilegiato. La struttura federale Il Canada si compone di dieci province e di tre territori, quelli del Nord-ovest, quello dello Yukon creato nel 1898 in occasione della “corsa all’oro” del Klondike e quello del Nunavut, sorto nel 1999 su una parte dei territori del Nord-ovest per consentire alla popolazione indigena Inuit di autoamministrarsi. A differenza delle


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province le cui prerogative sono garantite dalla Costituzione, i territori sono invece subordinati al governo federale a cui spetta il potere di istituirli e di decidere quali competenze possono essere loro attribuite. I rapporti tra il governo centrale e le diverse province, nonché le prerogative di quest’ultime, sono regolati dal British North America Act del 1867, un testo che a partire dagli anni Trenta in poi è stato oggetto di importanti emendamenti culminati nel “rimpatrio” della Costituzione canadese avvenuto nel 1982 con cui sono stati eliminati dalla Costituzione gli ultimi legami formali esistenti con il Regno Unito. Su questo aspetto è opportuno soffermarsi un momento data l’importanza politica e giuridica che riveste per l’assetto istituzionale canadese. Il distacco del Canada dal Regno Unito iniziò nel 1931 con l’approvazione dello Statuto di Westminster con cui si sanciva come nessun provvedimento legislativo britannico potesse essere applicato ai diversi dominions senza il consenso dei rispettivi parlamenti, atto al quale nel 1949 seguì il varo del secondo British North America Act dove si sottraeva al Privy Council britannico la funzione di corte di ultimo appello, attribuendo questa prerogativa alla Corte suprema canadese e si concedeva al Canada la facoltà di emendare la propria Costituzione con l’esclusione dei punti nei quali si definivano le competenze delle ammini-

strazioni provinciali. Da più parti però ormai si avanzava l’idea che il Canada dovesse attuare una completa riforma con la quale il Parlamento canadese potesse revisionare tutti gli aspetti del testo Nel ’49 il Canada costituzionale. ebbe la facoltà Ed in questo di emendare quadro, il goverla Costituzione no guidato dal liberale Pierre Trudeau presentò nel 1980 un primo progetto, fortemente osteggiato dal Québec, sul quale si pronunciò la stessa Corte suprema, che ritenne come il consenso di tutte le province era da ritenersi necessario per l’approva179 zione. Una successiva proposta venne così avanzata nel 1981 ma in questa occasione, pur sussistendo ancora la contrarietà della provincia francofona, la Corte suprema affermò invece che il parere negativo di una delle province non poteva bloccare il processo di approvazione del provvedimento. L’anno successivo, quindi, il Parlamento britannico approvava il Constitution Act canadese, composto di sette parti tra le quali parti- Nel 1982 il Parlamento britannico approvò colare importanil Constitution Act za assumeva la canadese Carta dei diritti e delle libertà (Canadian Charter of Rights and Freedom) con cui si garantivano ai cittadini una serie di libertà e diritti fondamentali che nei precedenti testi costituzionali non erano stati enunciati. E proprio l’inserimento


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della Carta dei diritti e delle libertà nella nuova Costituzione era stato alla base dell’opposizione del Québec, i cui esponenti politici temevano che questa potesse portare ad un’espansione delle prerogative del governo federale e, di conseguenza, alla limitazione di quelle assicurate alla loro provincia. Esaminando la ripartizione delle competenze tra il governo centrale e le diverse province del paese, emerge come il sistema federale canadese si presenti estremamente diverso rispetto a quello statunitense. Secondo quanto stabilito dal dettato costituzionale, all’amministrazione federale spettano la politica estera, la difesa, l’emissione monetaria e la regolamentazione dei trasporti, mentre alle province competono la gestione dei servizi sanitari, l’implemen-

tazione delle politiche sociali e l’organizzazione degli enti municipali. Sono invece ripartite tra amministrazione federale e governi provinciali le competenze in materia di immigrazione, con questi ultimi che hanno la facoltà di stabilire i requisiti per gli stranieri che intendono stabilirsi sul loro territorio e di fissare, concordandole con il governo centrale, le “quote” annuali di immigrazione. I poteri del governo centrale vengono però ad ampliarsi sensibilmente sia per la clausola sui “poteri impliciti”, la quale consente al Parlamento federale di legiferare anche nei settori di competenza delle province qualora questo si rendesse necessario, che per quella sui “poteri residui”, per cui all’amministrazione centrale sono attribuite le prerogative nelle materie non


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espressamente enunciate nel testo costituzionale. In passato la preponderanza del governo federale rispetto a quelli provinciali veniva poi ulteriormente assicurata da due ulteriori poteri inclusi nel Constitution Act del 1867 ma che dal secondo dopoguerra in poi non sono stati più applicati tanto che oggi si intendono caduti in desuetudine. Il primo, decaduto dal 1943 e noto come disallowance and reservation power, consentiva al governo federale o di disapplicare un provvedimento adottato da un’assemblea legislativa provinciale oppure di sospenderne l’entrata in vigore per due anni. Il secondo invece, non più applicato dal 1961 ed indicato come clausola dei “poteri dichiaratori”, dava facoltà all’amministrazione centrale di modificare le competenze delle diverse province senza il loro consenso se questo risultava nell’interesse della federazione. Si è detto prima di come il federalismo canadese presenti delle notevoli differenze rispetto a quello statunitense. E queste emergono soprattutto nell’organizzazione della giustizia, visto che in Canada la procedura penale è unica per tutto il paese e non esiste una differenziazione tra sistema giudiziario federale e provinciale. In ogni provincia il sistema prevede delle corti inferiori incaricate di dibattere i casi minori costituite da giudici designati dagli esecutivi locali, delle corti superiori e di appello formate invece da magistrati nominati dal

governo federale e le cui decisioni possono essere impugnate davanti alla Corte suprema, massimo organo giudiziario del paese composto da otto giudici indicati dal ministro della Giustizia e da un Chief Justice nominato invece dal primo ministro. Le stesse competenze in materia di polizia risultano diverse da quelle esistenti negli Stati Uniti, essendo previsto che le funzioni di investigazione e di ordine pubblico siano svolte a livello nazionale e provinciale – esclusi l’Ontario ed il Québec che dispongono di polizie autonome – dalla Royal Canadian Mounted Police dipendente dal ministero federale della Pubblica sicurezza e della Protezione civile. Un discorso a parte va fatto riguardo alla attribuzioni nel campo fiscale, settore nel quale originariamente era previsto che alle province spettasse il diritto di raccogliere delle imposte dirette i cui proventi potevano essere utilizzati esclusivamente per finanziare progetti in ambito locale, ma dove, a partire dagli anni Sessanta, è stato consentito ai governi provinciali di introdurre sia delle aliquote sul reddito delle persone fisiche che delle imposte indirette sulle vendite. Più complesso è il rapporto in merito alle politiche sociali. Secondo il dettato costituzionale, se ai governi provinciali spettano le prerogative in materia di servizi sociali, istruzione e sanità, all’esecutivo federale, attraverso lo spending power, resta la facoltà di finanziare qualsiasi progetto an-

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che se questo rientra in un settore di competenza provinciale. Si tratta di una prerogativa che presenta delle implicazioni quantomai rilevanti. Quando nel secondo dopoguerra venne varato lo shared cost program, si stabilì che il governo federale poteva accollarsi la metà dei costi per la realizzazione di progetti nel campo della sanità e dell’istruzione, restando comunque per le province il diritto a non partecipare (opting out) a questi programmi, così come fece il Québec quando nel 1959 decise di non aderire al piano federale sull’istruzione universitaria assumendone in pieno la gestione. Una decisione, questa, che però per i governi provinciali comportava dei rischi politici non trascurabili. Non solo rinunciando ai contributi federali i governi provinciali non potevano offrire ai propri cittadini lo stesso livello di servizi esistente altrove, ma restavano inoltre obbligati a versare la loro quota di imposte per contribuire ai progetti da realizzare nel resto del paese. Questo contrasto è apparso ancora più evidente soprattutto per quel che riguarda la gestione della sanità. A partire dagli anni Ottanta i sempre maggiori costi avevano prospettato la possibilità che le autorità provinciali potessero imporre ai cittadini delle imposte supplementari per l’accesso al servizio sanitario, cosa che aveva sollevato le perplessità del governo federale per il quale in questo modo sarebbe venuto meno il principio del-

l’universalità dell’assistenza medica. In risposta quindi l’esecutivo centrale approvò nel 1984 il Canada Health Act con cui l’amministrazione federale si impegnava a garantire l’accesso ai servizi sanitari e ad elargire i finanziamenti necessari ai governi provinciali a condizione però che questi rispondessero ad una serie di requisiti fissati dal governo centrale. Negli ultimi anni tuttavia i rapporti tra province ed esecutivo federale sembrano essersi orientati ad un rapporto più cooperativo, come dimostrano sia gli incontri tra gli esponenti politici delle diverse province e dei territori per discutere delle politiche da attuare nei campi di


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loro esclusiva competenza, che quelli tra i capi dei governi provinciali e le autorità federali per coordinare l’azione nei settori in cui le prerogative sono ripartite tra il potere centrale e quello locale. La struttura istituzionale delle province è di tipo parlamentare e riprende sostanzialmente quella esistente a livello federale. Il compito di rappresentare la Corona spetta al Lieutenant Governor, designato dal governatore generale su proposta del primo ministro federale, i cui compiti sono essenzialmente cerimoniali, mentre a capo dell’esecutivo è posto un premier che dispone di un ruolo decisamente più rilevante rispetto a quello degli

altri componenti del governo locale. Le assemblee legislative sono ovunque di tipo monocamerale ed i loro membri eletti con il sistema maggioritario a turno unico. Dopo il “rimpatrio” della Costituzione avvenuto nel 1982, il governo ha tentato di riguadagnare il consenso del Québec presentando negli anni seguenti due progetti di riforma costituzionale. Le richieste della provincia francofona poggiavano essenzialmente su due punti, quali il vedersi riconosciuto il fatto di costituire una “società distinta” all’interno del Canada unitamente all’attribuzione di una serie di prerogative tese a rafforzarne l’autonomia.

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Le stesse forze politiche locali si era- ciali, estendeva gli argomenti per i no comunque divise riguardo agli quali era richiesto il consenso di tutobiettivi che il Québec avrebbe po- te le province per procedere ad tuto raggiungere nel negoziato sulla una revisione costituzionale ed infiriforma costituzionale. Se da un lato ne stabiliva un nuovo criterio per la i liberali con il progetto Maîtriser designazione dei membri del Senal’avenir sostenevano come la pro- to che avrebbero dovuto essere novincia avrebbe dovuto ridurre le sue minati dal primo ministro federale, richieste, limitandole ad una serie scegliendoli tra una lista di personadi obiettivi concretamente realizza- lità preparata dai diversi premier bili e magari di valore simbolico, provinciali. Il nuovo testo costituziodall’altro gli autonomisti del Parti nale avrebbe dovuto essere approquébéeois nel piano Projet d’enten- vato entro tre anni da parte dei dite constitutionelle avanzavano inve- versi parlamenti provinciali, ma alla ce una lista di ventidue condizioni scadenza del termine fissato la mancanza di unatra le quali vi era quelnimità portò al falla che la Carta dei diI liberali sostenevano limento del proritti e delle libertà non cesso di revisiovenisse applicata in che il Québec dovesse ne. L’insuccesso Québec. In questo ridurre le sue richieste, dei negoziati suquadro si arrivò così limitandole a pochi scitò forte irritazioalla proposta di riforne in Québec, ma contenuta nell’Acobiettivi concreti tanto che pure il cordo di Lake Meech partito liberale, presentata nel 1987 sotto il governo del premier conser- che in precedenza aveva tenuto vatore Brian Mulroney. Nel proget- una linea sostanzialmente moderato si riconosceva il Québec come ta, prese ad assumere un atteggiauna società distinta all’interno del mento molto più autonomista come Canada, si attribuiva alle province dimostrato dalla presentazione del la facoltà di recedere (opting-out) Rapporto Allair, un documento in dai programmi federali se questi ri- cui si avanzavano una serie di ricadevano in un settore di loro com- chieste quali l’attribuzione di un dipetenza ricevendo in cambio dal ritto di veto per la provincia, l’aboligoverno centrale una compensazio- zione del Senato ed il varo di una ne finanziaria e si concedeva ai riforma costituzionale per attribuire governi provinciali il diritto di nomi- al Québec la competenza esclusiva nare i giudici della Corte suprema. nella sanità, nella cultura, nelle poliInoltre l’accordo istituzionalizzava tiche sociali e nell’ordine pubblico. la divisione delle prerogative in ma- Ed a conferma di come il clima poteria di immigrazione tra governo litico stesse inasprendosi, la stessa federale ed amministrazioni provin- Commissione Bélanger-Campeau,


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istituita dal premier provinciale Ro- I rapporti con il Québec bert Bourassa con l’incarico di redi- La presenza francese sul territorio gere delle proposte di riforma costi- canadese risale al XVII secolo tuzionale, affermò che si sarebbe quando vennero fondati gli insedovuto convocare entro il 1992 un diamenti dell’Acadia, oggi indicareferendum per decidere dell’even- to come Nuova Scozia, e della tuale sovranità del Québec. Davan- Nuova Francia, corrispondente atti a questo quadro, il governo fede- tualmente al Québec, i quali in serale decise prima di formare delle guito furono incorporati nei domini commissioni di studio, poi di istituire britannici nel 1763. Da allora le cinque conferenze le quali redasse- relazioni della provincia francoforo un rapporto, intitolato A Rene- na con l’amministrazione coloniale wed Canada, dove si suggerivano britannica prima ed il governo feuna serie di riforme costituzionali ed derale canadese poi hanno conoinfine di convocare un tavolo nego- sciuto non pochi momenti di tensioziale aperto ai governi ne, visto che il provinciali e territoriali Québec ha semIl Québec rivendica nonché ai rappresenpre rivendicato tanti delle popolazioni la sua particolariil diritto a costituire autoctone. tà linguistica e una società distinta Il piano, indicato coculturale rispetto per lingua e cultura me Accordo di Charal resto del paelottetown, riprendeva se e quindi il diall’interno del Canada sostanzialmente i punti ritto a costituire del precedente Accoruna società dido di Lake Meech aggiungendovi stinta all’interno del Canada. Su però anche un progetto di riforma questo punto i dirigenti della prodel Senato in base al quale ogni vincia francofona ritengono che provincia avrebbe avuto lo stesso nel corso degli anni le modifiche numero di senatori che sarebbero costituzionali e le interpretazioni lestati eletti o dalle locali assemblee gislative abbiano incrementato la legislative oppure dai cittadini sul- sfera d’azione dell’esecutivo cenl’intero territorio provinciale sul mo- trale riducendo le prerogative delle dello di quanto avviene negli Stati amministrazioni provinciali, una liUniti. Sottoposto a referendum na- nea contestata da quelli che, al zionale nell’agosto 1992, il testo contrario, sostengono invece come dell’accordo venne però respinto al Québec siano assicurate un’amcon il 54% dei voti, lasciando così pia serie di garanzie istituzionali tuttora aperta la questione su come tese a tutelarne il suo carattere diredigere un testo costituzionale che stintivo. Sul piano costituzionale il possa venir approvato dal Québec. British North America Act attribuiva alla provincia una competenza

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esclusiva sull’istruzione e prevede- che le aspirazioni autonomiste asva l’uso del diritto civile francese sumeranno un aspetto decisamente nei tribunali provinciali, mentre al politico. E sarà il successo del libeQuébec era assicurata poi la pos- rale Jean Lesage alle elezioni prosibilità di aprire delle delegazioni vinciali del 1960 ad avviare quelgenerali all’estero per promuovere la “rivoluzione tranquilla” che incila cultura e gli scambi commercia- derà su tutti gli aspetti della società li. Il francese inoltre, secondo locale, visto che negli anni seguenquanto stabilito dall’Official Lan- ti il nuovo esecutivo deciderà una guage Act del 1969, è riconosciu- serie di riforme che ridurranno il to come lingua ufficiale nel paese peso della Chiesa cattolica nelinsieme all’inglese, mentre nel l’istruzione e la nazionalizzazione Québec, in base alle disposizioni delle compagnie elettriche, mentre della Charte de la Langue Françai- dal lato politico questo assumerà se approvata nel 1977, questa co- verso il governo centrale una posizione, riassunta stituisce la sola lingua nella formula Maîufficiale e viene usata Nel paese il francese è tres chez nous, tenei tribunali, nell’amministrazione, nelle lingua ufficiale insieme sa ad affermare i diritti del Québec aziende con oltre cinall’inglese, mentre che permetterà alquanta dipendenti e in Québec è l’unica la provincia di ritinelle scuole, dove rarsi da diversi l’istruzione deve esselingua ufficiale programmi federe impartita obbligarali ricevendo in toriamente in francese, rimanendo garantito il diritto a contropartita delle compensazioni riceverla in lingua inglese solo per fiscali. Il nuovo premier vedeva la gli studenti di cui uno dei genitori federazione canadese come un’asabbia frequentato scuole primarie sociazione paritaria tra due popoli, due culture e due gruppi linguio secondarie anglofone. Tuttavia va ricordato che la Corte stici nella quale il Québec doveva suprema ha dichiarato incostituzio- disporre nuovamente di quelle prenale la parte in cui si imponeva rogative che il governo federale l’uso esclusivo del francese nelle in- aveva assunto dopo il secondo segne commerciali, che possono conflitto mondiale. Secondo i diriora riportare anche le indicazioni genti politici locali la Costituzione in altre lingue. Ma se il desidero di era diventata ormai troppo centraaffermare l’esistenza di una distinta lizzata, in quanto le decisioni della identità québécois è stato fin dal- Corte suprema, diversamente da l’inizio al centro delle richieste del- quelle del Privy Council britannico la classe dirigente locale, sarà tut- che erano orientate a garantire tavia a partire dagli anni Sessanta l’autonomia delle diverse province,


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tendevano a rafforzare le compe- mante, il presidente francese protenze dell’amministrazione federa- nunciò dal balcone del Municipio le. Questa posizione porterà così il la frase “Vive le Québec Libre”, Québec a respingere il disegno di un’espressione che suscitò la dura riforma costituzionale presentato protesta del premier canadese Lenel 1964 per condurre al “rimpa- ster Pearson provocando quasi una trio” della Costituzione canadese. crisi diplomatica tra Francia e CaIndicato come Formula Fulton–Fa- nada. vreau, il progetto prevedeva che Le tensioni politiche furono poi alla per ogni modifica riguardante le base anche di alcuni episodi terroprerogative spettanti ad una pro- ristici che tra gli anni Sessanta e vincia, l’uso del francese o dell’in- Settanta investirono il Québec. Di glese e l’educazione sarebbe stato questi il più grave avvenne nell’otnecessario il consenso unanime di tobre 1970, quando il ministro del tutte le assemblee provinciali, men- Lavoro del governo provinciale Pierre Lapor te tre per tutte le altre venne sequestraquestioni era richiesta Nel 1970 il Front de to ed ucciso per l’approvazione dei due terzi delle provinLibrération du Québec mano del Front de Libération du ce a condizione che rapì e uccise Pierre Québec, un rappresentassero alLaporte, il ministro gruppo che si meno la metà della proponeva di popolazione. Secondel Lavoro creare un Quédo Lesage il piano bec indipendenquindi non solo non garantiva al Québec nessuna di te governato da una società di laquelle prerogative – politica fisca- voratori. In risposta il primo minile, controllo dell’immigrazione e si- stro federale Pierre Trudeau, su ricurezza sociale – che avrebbero chiesta del sindaco di Montreal e dovuto rafforzare la sua “identità” del premier provinciale Robert Bouall’interno del Canada, ma di fatto rassa, impose lo stato d’emergengli impediva di avanzare qualsiasi za ricorrendo alle Forze armate proposta per incrementarne l’auto- per il mantenimento dell’ordine nomia in quanto la probabile op- pubblico, una misura che, pur riposizione dei due terzi delle pro- scuotendo l’approvazione della vince anglofone ne avrebbe reso stragrande maggioranza dell’opiimpossibile l’approvazione. E nione pubblica, si ritiene abbia quanto fossero diffuse le aspirazio- contribuito non poco al declino dei ni autonomiste apparve evidente liberali ed al successo del Parti nel corso della visita che nel 1967 québécois. Fondato dal ministro feCharles De Gaulle effettuò a Mon- derale delle Risorse naturali René treal. Davanti ad una folla accla- Lévesque nel 1968 sulla base di

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una piattaforma apertamente “sovranista”, questo partito conquisterà la maggioranza alle elezioni provinciali del 1976 con un programma in cui si proponeva la convocazione di un referendum per decidere sull’eventuale “sovranità” della provincia. Il progetto di Lévesque prevedeva che il Québec, una volta acquisita la sovranità, avrebbe agito come uno Stato autonomo ma allo stesso conservato i legami economici in associazione con il Canada sulla base di un rapporto internazionale simile a quello della Comunità economica europea. Tuttavia il referendum, indetto nel 1980, verrà nettamente respinto dagli elettori con il 60% dei voti contrari, ridimensionando così le aspirazioni del Parti québécois. Non meno contrasti solleverà poi il nuovo testo costituzionale approvato nel 1982, che per i dirigenti della provincia si ispirava ad una visione centralista dello Stato, negando qualsiasi riconoscimento della distinta identità del Québec ed impedendogli di esercitare il suo diritto di veto su alcuni punti fondamentali. A questa affermazione diversi commentatori hanno risposto sottolineando come il testo attribuisce invece alla provincia un diritto di veto su diversi punti, quali quello in cui si dichiara il francese come lingua ufficiale, si assegnano al Québec tre dei nove giudici della Corte suprema, si determinano le competenze del governatore generale e si fissano le procedure di revisione della Costituzione. Ma

sarà la discussione sui progetti di riforma costituzionale a produrre i maggiori contraccolpi politici. Il fallimento degli Accordi di Lake Meech spingerà nel 1991 un gruppo di parlamentari liberali e conservatori del Québec a fondare il Bloc québécois, una formazione guidata dall’ex ministro federale Lucien Bouchard che si proponeva di portare all’interno della Camera dei comuni le istanze autonomiste della provincia francofona. Ed è in questo quadro che si svolgerà il secondo referendum sulla sovranità del Québec. Convocato nell’ottobre 1995 il quesito referendario, che come quindici anni prima sarà respinto dagli elettori ma stavolta con una maggioranza di appena il 50,6% dei voti, chiedeva se il Québec, dopo aver offerto al Canada un nuovo rapporto di partenariato, avrebbe dovuto diventare uno Stato sovrano al quale sarebbe stata attribuita l’esclusiva competenza legislativa e la facoltà di concludere trattati internazionali. È interessante sottolineare le ragioni avanzate dai due opposti schieramenti. Se i sostenitori della sovranità ritenevano che in questo modo si sarebbe tutelata l’identità culturale del Québec insieme alla sua struttura economica ed alla rete di protezione sociale esistente, al contrario i federalisti sottolineavano come un Québec sovrano avrebbe avuto delle difficoltà ad agire sulla scena internazionale e che il Canada senza la componente francofona avrebbe non solo perso una


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delle sue caratteristiche fondamentali ma si sarebbe posto anche a rischio di disintegrazione, visti i contrasti geografici ed economici esistenti tra le diverse aree del paese. La risposta del governo federale all’esito della consultazione è stata contrastante. Se da un lato l’esecutivo del liberale Jean Chrétien poco dopo il referendum approvava il provvedimento con cui si riconosceva il Québec come una società distinta all’interno del Canada dotata di una cultura e di un diritto civile propri e composta da una popolazione in maggioranza francofona, dall’altro nel 2000 varava il Clarity Act, aspramente contestato dal Bloc québécois, in base al quale alla Camera dei comuni veniva assegnata la facoltà di decidere l’ammissibilità di eventuali referendum secessionisti, che per potersi svolgere dovevano espressamente proporre la separazione dal resto del Canada e l’intenzione di conseguire l’indipendenza. Ma se la legge con cui si riconosceva il Québec come una società distinta sarà accolta senza entusiasmo nella provincia francofona in quanto non conteneva alcun riferimento alle istituzioni locali, nelle altre province susciterà invece aperto scetticismo, tanto che pochi mesi dopo i diversi capi dei governi provinciali – escluso quello del Québec – e dei territori approveranno la Dichiarazione di Calgary con la quale si affermava come le diverse province canadesi dovevano essere poste su un piano di eguaglianza. Le rivendicazioni au-

tonomiste del Québec hanno trovato quindi una fredda accoglienza nel resto del paese e soprattutto nelle province occidentali, dove i toni usati sono stati spesso ostili. Va ricordato in proposito quello che accadde alle elezioni federali del 1997, quando il Reform Party, una formazione di tendenza conservatrice e populista fortemente radicata nell’Alberta e nella Columbia britannica, presentò un manifesto in cui sui volti di alcuni esponenti politici del Québec era stata disegnata una croce affermando inoltre come il Canada fosse stato di fatto governato dai leader della provincia francofona. Di recente però il dibattito sembrerebbe aver assunto un aspetto più propositivo, come dimostra l’approvazione nel novembre 2006 alla Camera dei comuni di una mozione, presentata dal premier federale Stephen Harper, con cui si riconosce che il Québec forma una nazione all’interno di un Canada unito. Ed a conferma di come forse il clima stia cambiando, un recente sondaggio mostra come ben pochi canadesi pensano che nei prossimi dieci anni il Québec sarà indipendente.

l’autore Rodolfo bastianelli Esperto di questioni internazionali, collabora con la rivista dello Stato Maggiore della Difesa Informazioni della Difesa. Collabora inoltre con Liberal, Affari Esteri, Rivista Marittima ed il periodico dello Iai Affari Intrenazionali. Ha collaborato anche con Ideazione e la rivista Acque & Terre.

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