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N OT I Z I A R I O D I I N F O R M A Z I O N E D E L C O M P R E N S O R I O V I L L A F R A N C H E S E FEBBRAIO 2013

R e g i s t ra z i o n e a l Tr i b u n a l e d i Ve ro n a n . 1 8 3 8

Villafranca chiede. Indaga. Vuole sapere. Interviste, domande, quesiti agli amministratori villafranchesi, a persone competenti e politici per comprendere cosa Villafranca domanda e quali sono le loro risposte alle questioni più importanti L’ E D I TO R I A L E

di Diego Cordioli

Villafranca domanda Chiedere, domandare, interrogare. Con curiosità e attenzione, per capire come si sta orientando Villafranca, quale direzione potrà prendere. E per affrontare, con chi di dovere, le criticità e le problematiche che interessano la nostra cittadina. E allora, come la fiaccola durante le Olimpiadi, il microfono dell’informazione villafranchese passa di mano in mano: personalità politiche, esperti, persone competenti, hanno l’opportunità di dire la loro e di rispondere a quei quesiti che ciascun cittadino si sta ponendo. Nasce così “Villafranca domanda”, una rubrica che si struttura attraverso una serie di interviste e che ha l’obiettivo di riconoscere e far conoscere quello che i villafranchesi reputano più importante. A elezioni politiche imminenti, a livello nazionale, abbiamo intervistato alcuni esponenti dell’attuale amministrazione e altri politici per discutere con loro dei temi più rilevanti per il nostro territorio e per provare a intercettare i bisogni e i problemi dei nostri concittadini, confidando che la futura classe politica sia in grado di dare quelle risposte che in tanti vorrebbero. In apertura, l’urgenza di un Piano di Assetto Territoriale (P.A.T.) e tra i temi di maggior rilievo, campeggia sempre l’Ospedale Magalini: 10 anni dopo l’incendio che lo fece chiudere, ci si interroga sui ritardi e sugli ostacoli che ha incontrato la sua riapertura, come tutti sanno, non ancora ultimata. La cronaca fa la sua comparsa anche sulle nostre pagine, grazie alle notizie sempre aggiornate che ci forniscono i Carabinieri della Compagnia di Villafranca. Sempre sul pezzo, a sirene spiegate. Con l’Arma Azzurra poi ci spostiamo fino in Libano per scoprire i dettagli di una missione che ha coinvolto la

VILLAFRANCA DOMANDA...

Paolo Martari, idee in cantiere

VILLAFRANCA DOMANDA...

Maraia: un bilancio su Villafranca

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VILLAFRANCA DOMANDA...

Luca Zamperini: politica e giovani articolo a pag. 6

articolo a pag. 4

ATTUALITA’

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Arduini: le opere pubbliche articolo a pag. 5

NOTIZIE DALL’ARMA

Pecoraro: il Magalini 10 anni dopo articolo a pag. 7

Carabinieri: l’arma risponde articolo a pag. 10

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Primo Piano

A cura di P. Martari, G.Tovo, A. Dal Maso, L. Zanolli, R.Piazzi

P.A.T: Serve un patto per la città I giochetti della maggioranza non possono far perdere opportunità a Villafranca. Perché il PAT, cioè il Piano di Assetto del Territorio, è così importante? Perché il dibattito politico è incentrato su questo tema? Che cosa cambia per i cittadini villafranchesi? Sono domande legittime, a cui è utile dare una risposta, soprattutto per coloro che non sono addetti ai lavori. Il PAT è lo strumento urbanistico che la legge regionale 11 del 2004 ha introdotto per sostituire il “vecchio” Piano Regolatore Generale (PRG), cioè il documento che programma, organizza e definisce il futuro del territorio del nostro comune. Un atto politico partecipato prim’ancora che tecnico. Esso detta le linee generali dello sviluppo comunale, lasciando poi al Piano degli Interventi (il cosiddetto “PI”) le indicazioni di dettaglio, rimesse all’organo esecutivo ed al sindaco in particolare. L’attuale PRG di Villafranca è stato approvato dalla Regione nel 1994. In massima parte è stato attuato, ma nel frattempo il nostro comune ha subito una profonda trasformazione. Dal 2004 l’amministrazione comunale (Zanolli, a quel tempo) ha definito le linee programmatiche e conferito ad uno studio professionale di Reggio Emilia (CAIRE) l’incarico di avviare l’iter per la redazione del nuovo PAT. E’ partita una fase d’ascolto della comunità ed è stato predisposto un primo testo (Agenda dei temi e dei luoghi). E’ seguito l’interregno del Commissario Faillaci ed il quinquennio della giunta Faccioli. Ora il PAT sembrerebbe pronto. A noi consiglieri di minoranza il CD relativo al PAT è stato consegnato solamente a Natale 2012. Abbiamo appreso che esso ricalca sostanzialmente quanto avevamo lasciato prima dell’interruzione della nostra esperienza amministrativa. Il tempo che sinora abbiamo avuto per analizzare e verificare le differenze rispetto alla prima impostazione non ci consente ancora una valutazione dettagliata. Tuttavia si può dire che emerge la conferma di quella impostazione, ma anche la carenza di indicazioni puntuali su scelte a nostro avviso importanti. Ciò che più colpi-

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sce, però, è il fatto che in cinque lunghi anni questa maggioranza, che gode di una schiacciante superiorità consigliare (ben 15 a 5 è il rapporto tra consiglieri di maggioranza e di opposizione!), non sia riuscita ad approvare il PAT. Qualcuno potrebbe pensare che la mancata approvazione sia legata a particolari problematiche, ad ostacoli straordinari. La realtà è ben diversa. Perché l’unico motivo vero per cui il PAT non sia ancora stato posto all’ordine del giorno del consiglio comunale risiede nella mancata condivisione dello stesso. In altri termini: il sindaco ha portato avanti questo iter sostanzialmente da solo, senza coinvolgere adeguatamente i suoi alleati. Ed ora, dopo avere annunciato da almeno un anno e mezzo che esso è pronto per essere approvato, non viene portato in consiglio nemmeno in “zona Cesarini”. Per essere ancora più chiari: la maggioranza è divisa in diversi tronconi ed il sindaco non è per nulla certo che i suoi amici siano disposti ad approvare il PAT. Dunque, ecco il suo dubbio amletico: portare il documento in consiglio con il rischio di una clamorosa bocciatura oppure non portarlo, dichiarando di fatto l’incapacità della sua compagine di raggiungere il principale degli obiettivi del programma per cui venne eletta? Dopo quattro anni e mezzo di silenzio, con la minoranza a chiederne ripetutamente conto, ora la giunta ha dato una sorprendente accelerata all’iter di approvazione. Sono state convocate più volte le relative commissioni, sono stati riuniti informalmente i consiglieri comunali per una prima presentazione. Tutti adempimenti che avrebbero fatto pensare che ormai la strada era spianata. Poi il colpo di scena: nuova convocazione informale del

consiglio comunale: presenza completa della minoranza e diserzione della maggioranza. Un segnale politico chiarissimo lanciato al sindaco, che fa il paio con le voci, sempre più ricorrenti, secondo cui la frattura tra Faccioliani e resto della maggioranza sarebbero quasi insanabili. Come amministratori comunali di minoranza prendiamo atto e constatiamo che la lotta tra fazioni fa perdere tempo e denaro a Villafranca e ai villafranchesi. Tempo, perché dilata inutilmente il processo di approvazione del nuovo strumento programmatorio. Denaro, perché, oltre a impedire al comune di concludere importanti operazioni di edilizia concordata tra pubblico e privato, con conseguente ritardo nell’acquisire opere pubbliche, da anni sosteniamo spese salate senza che il lavoro fin qui svolto sia valorizzato e portato a termine. Alla faccia degli sprechi della politica! Che cosa dice l’opposizione? Una cosa molto semplice. Abbiamo appena preso in mano il PAT, lo stiamo esaminando e stiamo formulando osservazioni e proposte. Se la maggioranza intende approvare in fretta e furia l’attuale documento, faremo valere le nostre idee direttamente nel dibattito consigliare. Qualora invece ritenga di voler intraprendere un percorso di condivisione del PAT, allora siamo pronti a fare la nostra parte in un confronto serio e documentato. Ma per farlo chiediamo un calendario chiaro e puntuale, che permetta di concludere un lavoro fatto bene. Non solo. Diciamo chiaramente che non intendiamo offrire al sindaco un puntello per l’approvazione del PAT, in assenza della sua maggioranza. Per cui, le eventuali osservazioni mirate e motivate che proporremo chiediamo che siano adot-

tate. Diversamente, non prenderemo parte ad un percorso che strumentalizzerebbe il nostro lavoro, con l’intento di nascondere l’incapacità della maggioranza di centro destra di gestire un tema così difficile ed importante. Riteniamo fondamentale, in un momento di forte difficoltà economica e culturale com’è quello attuale, contribuire alla pianificazione di un modello di città che, inserito a pieno nel proprio territorio, possa offrire opportunità di ripresa concreta al mondo dell’impresa e del lavoro. Per questo ora più che mai gli imprenditori, gli artigiani ed i commercianti sono chiamati a farsi parte attiva della costruzione di una nuova

visione del futuro, che pur partendo dalla difesa di un legittimo interesse individuale e di categoria lavori al rafforzamento di un necessario interesse collettivo. Serve cioè un Patto per la Città e tra la Città ed il territorio che la ospita, da costruire giorno per giorno con l’impegno delle istituzioni, delle categorie economiche e dell’associazionismo. Solo da un approccio solidale e comune Villafranca potrà delineare la propria strategia futura. Ci pare questa una modalità seria per rispondere al mandato a cui gli elettori ci hanno chiamato, senza inciuci né giochi di parte. Staremo a vedere la risposta del sindaco nei prossimi giorni.

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Villafranca chiede. Indaga. Vuole sapere. Villafranca è curiosa e attenta. Non si accontenta delle notizie di seconda mano. E così si rivolge alle persone che possono dare una risposta ai tanti quesiti che abbiamo in serbo. Nasce così “Villafranca domanda”, una nuova rubrica che prende la forma di interviste, a volte tacite, altre esplicite richieste di rispondere a quei quesiti che ciascuno di noi potrebbe formulare. In questo numero, le domande le abbiamo indirizzate agli attuali amministratori di Villafranca e ad altri politici ed esperti. Abbiamo posto a tutti gli stessi interrogativi (con alcune lievi variazioni dovute allo specifico ambito di loro competenza), per capire in che direzione si sta muovendo Villafranca sui temi della pubblica amministrazione e dell’ospedale.

Paolo Martari: idee in cantiere Le elezioni si avvicinano: come si sta muovendo Villafranca in vista di questa tappa politica così rilevante? Mi pare che l’apparente calma piatta nasconda moltissimi movimenti “sotto traccia”. Il quadro generale, quindi, è in evoluzione. Forse si attendono gli esiti delle elezioni politiche. Posso però dirle come si sta muovendo il centro sinistra e il gruppo di persone che ha aderito alla mia proposta politico-amministrativa, dando vita ad “Idee in Cantiere”. Io mi presenterò con una lista civica aperta al confronto ed al contributo più vasto possibile di tutti i cittadini che, di fronte ai gravi problemi da affrontare, ritengono sia giunto il momento di girare veramente pagina, proponendo una politica nuova nel metodo e nei contenuti. Il PD, poi, farà una sua lista ed appoggerà la mia candidatura. Sinora abbiamo avuto una risposta sorprendente di giovani che si stanno impegnando a costruire un programma condiviso, approfondendo molti temi con pazienza, entusiasmo e buona volontà. Sono convinto che se si impara a costruire insieme un percorso condiviso e innovativo, questo metodo potrà essere contagioso. Chiediamo e chiederemo a tutti i cittadini che lo desiderano di associarsi per contribuire con un’idea, un suggerimento, un’osservazione o una critica, partendo dalla convinzione che la partecipazione sia il valore attorno a cui costruire una vera e propria rivoluzione. Se da questo percorso nasceranno altre liste o se altre sensibilità politiche vorranno confrontarsi per alimentare questa proposta, ne saremo lieti. Secondo lei, cosa manca a Villafranca in vista di questo appuntamento politico così importante? Fino ad ora manca, a parte il giovane Tumicelli, un interlocutore del centro destra in grado di proporre un’idea chiara per

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il futuro della città. Le ipotesi di candidatura cambiano ogni giorno, frutto di personalismi e interessi di bottega. Ora vengono al pettine i nodi di un partito, il PdL, che, da un lato, non ha democrazia interna ed è costretto a ripresentare il totem di Berlusconi per darsi una parvenza di unità; dall’altro, deve giustificare ai veneti ed ai villafranchesi gli insuccessi degli ultimi 15 anni, in cui l’Italia ha perso competitività e credibilità, mentre Villafranca è ancora senza un ospedale degno di tal nome, di una circonvallazione completa ed è depredata dalle cave e inquinata dalle discariche. Nell’altra metà campo ci sono tanti capi cordata, che sino ad ora sono stati vassalli del sindaco e adesso sono sul piede di guerra per mandarlo a casa. Ma, alla fine di questa commedia delle parti, mi pare che manchi una proposta di rilancio della città, anzi si sono persi treni importanti. In queste condizioni credo che sia molto probabile e lo dico con rammarico - che rischiamo di essere i soli ad avere una proposta ambiziosa per Villafranca. In merito alla politica villafranchese: sono emersi raggruppamenti politici nuovi? E come si stanno organizzando quelli presenti da più tempo sul territorio? Credo che l’esito delle imminenti elezioni politiche potrebbe avere un effetto anche sulle amministrative. Molte persone sono stufe dei politici e dei partiti. E’ difficile dar loro torto: troppi esempi di malaffare e scarsa moralità. Probabilmente ne trarrà giovamento il Movimento 5 Stelle, che raggiunge la pancia dell’elettorato. Alcune loro proposte sono giuste e le condivido. Non mi trovo d’accordo quando accomunano tutto e tutti, rifiutando il dialogo ed il confronto. Sono curioso di vedere quale risultato otterranno a Villafranca, dove saranno la

vera mina vagante. Per il resto, credo che non sarà scontato che si confermino gli stessi rapporti di forza delle scorse tornate. Tanti elettori sono delusi e potrebbero voltare le spalle al centro destra. Ma lo scopriremo solo a fine maggio. Quali sono le priorità che politicamente sembrano stare più a cuore ai villafranchesi? Credo che i villafranchesi vorrebbero vedere una città che si riprende dalla crisi e ritorna a crescere e ad esercitare un ruolo guida per tutto il comprensorio. Vorrebbero un ospedale degno della prima città della provincia di Verona, una viabilità scorrevole con il completamento della Grezzanella e della metropolitana leggera, scuole sicure, maggiori collegamenti con le frazioni, più verde e minore burocrazia. Da tempo diciamo che Villafranca meriti maggiore rispetto: non possiamo essere più trattati come figli di un dio minore. Per tornare ad acquisire questo ruolo dobbiamo cambiare impostazione: non pensare di poter risolvere molti dei nostri problemi da soli, ma comprendere che sono questioni che interessano tutto il nostro territorio. Dunque l’amministrazione che ci proponiamo è quella che rafforza le relazioni con i comuni vicini, che investe su un’economia comprensoriale, che vuole proporsi in Regione ed a Roma non come semplice ente locale, per quanto importante, ma come capofila di un’area più vasta che riconosce Villafranca come leader. Non basta più neanche quella che il centrodestra definisce la “filiera”. L’esempio dell’ospedale è sotto gli occhi di tutti. Dopo oltre 10 anni dall’incendio non è ancora operativo. Ma quel che è peggio è che la Regione (guidata da Lega e PdL) non ci vuole dire, prima delle elezioni, quali reparti ci andranno, quale personale verrà ad operare, chi si farà carico

degli investimenti infrastrutturali. La stessa cosa succede per la Grezzanella, il cui completamento è già stato spostato dal Presidente della Provincia almeno al 2014, rendendola di fatto inservibile. Serve un cambiamento anche per questo: o costruiamo dei rapporti nuovi con il territorio, rafforzandolo nel suo insieme, oppure l’isolamento in cui ci siamo cacciati non potrà essere risolto con la semplice “filiera”, che la gente spazzerà via. Di che cosa ha bisogno Villafranca? Di che cosa invece si deve liberare? Villafranca deve liberarsi di una cultura provinciale che l’ha portata in questi anni a chiudersi in se stessa. Vorrei essere chiaro con un esempio. L’amministrazione Faccioli ha fatto bene a proseguire l’esperienza Zanolli avviata nel 2005, investendo nei concerti musicali al castello. Forse si sarebbe potuto ottenere maggior gettito per il comune, ma comunque ritengo che sia un veicolo importante per fare marketing a Villafranca. Purtroppo si tratta di eventi che richiamano pubblico una volta ogni tanto. Mentre, quando parlo di un protagonismo territoriale, immagino anche la creazione di una pro loco capace di dialogare con l’aeroporto, i tour operator, gli albergatori, con privati che abbiano interesse ad investire nel turismo di tutti i giorni, con i ristoratori di Villafranca e di Valeggio, con le cantine di Custoza, ecc. per creare una sinergia che favorisca l’arrivo di turisti con frequenza maggiore, a beneficio delle categorie commerciali cittadine. Dovremo per questo riqualificare il centro storico, ragionare seriamente sulla sua parziale pedonalizzazione, sulla politica della sosta delle auto, sul piano del traffico, in una logica diversa, che metta al tavolo comune e categorie con l’obiettivo di superare con gradualità le contrapposizioni. Serve un nuovo patto tra

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nostra aeronautica. Il nostro giornale accoglie anche, in questo numero, al suo interno, “Il Giornale dei Veronesi” che ritorna, in forma di inserto. Con novità di rilievo, come la nuova rubrica della criminologa Sabrina Camera su “Sicurezza & Società” e la pagina “L’avvocato risponde” a cura di Giorgia Dongili. Devoti alla loro missione, nelle pagine dedicate al comprensorio villafranchese, i frati Cappuccini parlano del loro apostolato; e, in un’ideale architettura che viene riprodotta anche sulle pagine del nostro giornale, vicino a loro non poteva che esserci il nostro castello, con un articolo sulla sua storia e sui più recenti restauri. L’architettura si sposa con l’arte, che cerchiamo, in questo numero, di mettere a nudo. Non da naturisti ma da amanti della natura, non potevamo dimenticare l’ambiente ed in particolar modo il nostro fiume Tione, la cui realtà ambientale e paesaggistica tanto ci sta a cuore. Diamo voce anche ai giovani e al panorama musicale contemporaneo. E come ogni mese, proiettandoci verso il futuro, non ci dimentichiamo del passato, consapevoli che la Villafranca che era potrà guidarci alla Villafranca che verrà. Diego Cordioli

le istituzioni, le categorie economiche e il mondo dell’associazionismo e del volontariato per condividere le direttrici su cui la nostra città possa acquisire un’identità forte ed un ruolo da protagonista con tutto il territorio villafranchese. Diversamente, credo che Villafranca non crescerà mai.

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Riccardo Maraia: l’economia, un bilancio su Villafranca VILLAFRANCA e ECONOMIA Qual è la situazione economica di Villafranca? Quali le maggiori criticità? La situazione economica del comune di Villafranca è da considerarsi estremamente buona sia dal punto di vista del conto economico che da punto di vista finanziario. Le manovre di bilancio che ho proposto negli ultimi quattro anni sono state tutte rivolte alla riduzione dell’indebitamento dell’ente, che è passato da un debito del 134% ad inizio 2008 ad un indebitamento del 117% a fine del 2012. Sono stati estinti anticipatamente vecchi mutui, con un tasso fisso non competitivo e sono stati rinegoziati altri mutui, grazie ad un accordo nazionale ANCI e cassa depositi e prestiti. Una possibilità, questa, non colta da tutte le amministrazioni. Abbiamo così concretizzato, assieme ad altre manovre, una riduzione di 17 punti che si è tradotta in maggiori risorse a disposizione per i servizi primari. In questo modo, così come con altre forme, siamo riusciti a mantenere uno standard alto di servizi

nonostante i continui tagli. E con risorse interne liberate dalle manovre di riduzione del debito siamo riusciti a mantenere al minimo di legge l’IMU secondaria e addirittura azzerare l’IMU primaria.  Si tenga poi presente che, per volontà politica, non viene commissionata nessuna opera o fornitura senza copertura totale, e quindi il comune paga normalmente entro un massimo di 90 giorni i propri fornitori (caso quasi unico nello scenario del pubblico). E a suo parere, com’è quella dei villafranchesi? Trova che il tasso di disoccupazione e le difficoltà economiche siano preoccupanti? Si, la situazione economica e lavorativa della città di Villafranca ha iniziato a dare segnali di forte preoccupazione. L’edilizia è praticamente ferma e notoriamente rappresenta il volano di qualsiasi economia. Realtà grandi e medio-piccole hanno subito forti contrazioni delle loro domande e spesso risultano fortemente penalizzate anche dall’accesso al credito. Questo comporta riduzioni

del personale e, molto spesso, la fine di rapporti di collaborazione con un mondo di terziariato molto importante a Villafranca ma che oggi fatica davvero a sostentarsi. La crisi che avanza colpisce le famiglie nella loro capacità di reddito, e quindi oltre a contrarre i consumi vengono a mancare le capacità di pagamento di affitti, bollette, rette scolastiche, trasporto scolastico, etc. Gli interventi che facciamo come servizi sociali sono tutti mirati a queste problematiche e contrariamente a quanto si possa pensare, l’ottanta per cento delle famiglie colpite sono italiane e non extra comunitarie. VILLAFRANCA: PROBLEMI e OPPORTUNITA’ Cosa manca a Villafranca, quali sono i problemi che secondo lei vengono più spesso sollevati e di cosa invece la nostra cittadina può andare fiera? Una cosa che certamente deve essere completata è la viabilità. Un paese che ha ambizione di piccola cittadina deve dotarsi necessariamente di una circonvallazione, ed in questo senso il comple-

tamento della Grezzanella è un’opera necessaria. Così come il miglioramento della viabilità nelle frazioni di Quaderni e verso Valeggio. Il completamento dell’Ospedale sarà la ciliegina sulla torta di una serie di servizi erogati nel paese. Mancano probabilmente degli spazi di aggregazione. Negli ultimi quattro anni si è cercato di dare risposta alla richiesta di strutture sportive con il completamento delle piscine e la costruzione ex novo o ristrutturazione di palazzetti dello sport. È partita la costruzione del nuovo teatro e questa è una buona notizia. Si dovrà lavorare nel futuro per avere spazi liberi, usufruibili anche da chi non è collegato ad associazioni o a società sportive. Nel suo complesso la città ha comunque un tessuto vivo, inizia ad essere conosciuta anche fuori dal nostro territorio, ha scelto, da sempre, di non avere centri commerciali per proteggere la sua domanda interna con i negozi del centro. E non da ultimo presenta una realtà associativa di volontariato numerosa e radicata.

Di cosa ha bisogno Villafranca secondo lei, di cosa invece si deve liberare? Di una nuova mentalità, della consapevolezza di sentirsi una piazza importante, la seconda dopo Verona. La posizione strategica tra Verona e Mantova dovrebbe essere maggiormente valorizzata, anche da un punto di vista di promozione turistica. In questo senso il recupero dei nostri contenitori storici e l’inserimento nel circuito provinciale del turismo rappresentano un buon inizio. Di contraltare quello di cui si deve liberare è la timidezza del piccolo comune, la mentalità provinciale che spesso rappresenta un limite al definitivo lancio della città. VILLAFRANCA: SI VOTA Le elezioni si avvicinano…come si sta muovendo secondo lei Villafranca in vista di questo appuntamento politico così importante? C’è un grande fermento, come è normale che sia. Per la prima volta avremo un consiglio a 24 consiglieri e le norme introdotte prevedono anche un certo numero di presenze femminili. Le difficoltà della politica nazionale avranno certamente ripercussioni anche sulle elezioni amministrative, in uno scenario di centrodestra che stenta a fare chiarezza. La politica villafranchese: sono emersi  a suo avviso raggruppamenti politici nuovi? E come si stanno organizzando quelli presenti da più tempo sul territorio? Se vogliamo l’unica vera novità è rappresentata dal movimento di Grillo. Esisteva anche nella precedente tornata elettorale, ma in questi ultimi anni il movimento ha assunto nuove consapevolezze. Altre grosse novità non le vedo. Quali sono per lei le priorità che politicamente sembrano stare più a cuore ai villafranchesi? Avessi la conoscenza delle priorità politiche dei villafranchesi, vincerei certamente le elezioni...

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Opere pubbliche: la parola a Francesco Arduini Grezzanella, piste ciclabili, infrastrutture, ospedale: di questi ed altri temi importanti per la Villafranca presente e futura, discute insieme a noi l’assessore ai lavori pubblici, illustrandoci quello che è stato fatto, quello che sarà realizzato a breve e quello di cui questa cittadina ha bisogno Quali le maggiori criticità? Devo dire con soddisfazione che in questi cinque anni di amministrazione, molti sono stati i lavori portati a termine. I due più onerosi stanno procedendo speditamente. Mi riferisco alla circonvallazione di Dossobuono (tratto B, importo 1.700.000 euro) e al restauro del palazzo Bottagisio (1.800.000 euro). Molte sono le idee, si vorrebbe fare sempre di più e meglio. Purtroppo o per fortuna, dobbiamo fare i conti con la cassa. I continui tagli e le maggiori richieste in termini di denaro da parte degli enti superiori, hanno pesantemente condizionato tutte le amEsistono servizi nuovi, op- ministrazioni. Avremmo potuto pure possibilità o opportu- aumentare le tasse, ma abbiamo nità già esistenti ma poco preferito non mettere le mani note, per quanto riguarda i nelle tasche dei nostri cittadini, lavori pubblici, pensate dal rinunciando, con responsabilità, Comune per i villafranchesi? a qualche lavoro. Ciò che i nostri Ciò che riguarda i lavori pubbli- governanti stanno promettendo ci è inserito nel piano triennale in campagna elettorale, ossia redelle opere pubbliche. Al suo in- stituire l’ IMU sulla prima casa, terno c’è tutto ciò che un’ammi- questa amministrazione lo ha nistrazione desidera realizzare. già fatto, nel senso che l’ha tolta Il piano può essere aggiornato completamente. qualora si presenti la necessità Questione Grezzanella: di inserire una specifica e nuova opera. Stiamo valutando una quali prevede siano i tempi serie di ipotesi per la realizzazio- per ultimarla definitivamenne di nuovi parcheggi a servizio te e cosa si potrebbe fare anche del nostro ospedale Ma- per renderla al più presto galini. utilizzabile? Per completare il primo stralQual è la situazione  dei cio della Grezzanella, devono lavori pubblici a Villafranca? essere ultimati i lavori in loca-

lità Cascina verde. A onor del vero, le lavorazioni sarebbero già terminate se non ci fosse stato un intralcio burocratico. Veneto Strade sta risolvendo il problema e credo che entro un paio di mesi il lavoro potrà essere finito. Dopo di questo, servirà il collaudo e la strada potrà essere aperta. Piste ciclabili: come si sta lavorando in questo senso? Ne verranno realizzate di nuove? Questa amministrazione ha realizzato due piste ciclabili importanti: la ciclabile che collega Dossobuono ad Alpo ed il terzo stralcio della ciclabile degli impianti sportivi di Villafranca. Abbiamo nel cassetto il quarto stralcio che prevede la chiusura dell’ anello lungo il fiume Tione. Una nuova ciclabile è prevista all’esterno della futura cittadella dello sport. Stiamo lavorando con l’ufficio tecnico per definire la nuova pista ciclabile in via Nino Bixio (in entrambi i lati).

troppo tempo. I lavori di costruzione e ampliamento della nuova piastra ospedaliera procedono speditamente sulla tabella di marcia. Entro due anni e mezzo Villafranca e tutto il comprensorio avranno un ospedale nuovo, moderno, con una struttura antisismica e con le carte in regola per tornare ad essere quel punto di riferimento per la sanità, anche nazionale, come lo era prima dell’incendio doloso del 2003. Villafranca è una città vivibile, sicura, a dimensione d’uomo, e, da villafranchese, me lo conceda, bella.

Di che cosa ha bisogno Villafranca secondo lei? Di cosa invece si deve liberare? Villafranca avrebbe bisogno di essere politicamente più unita, soprattutto sui grandi temi. Un esempio su tutti: l’ospedale. La salute dei cittadini non ha colore politico e non è di proprietà di qualcuno. La sanità è un diritto di tutti eppure, noi troviamo il modo di mettere in discussione Cosa manca a Villafranca, anche questi argomenti. Risultaquali sono i problemi che se- to: da dieci anni non c’è più l’ocondo lei vengono più spes- spedale. Pazzesco! Mi piacerebso sollevati e di che cosa in- be che sulle grandi questioni si vece la nostra cittadina può abbandonasse il senso di appartenenza a questo o a quel partito andare fiera? A Villafranca, primo comune del e si trovassero, dopo ampi ragioveronese non capoluogo e quin- namenti, soluzioni condivise per dicesimo comune del Veneto per il bene della nostra città. L’imnumero di abitanti,sicuramente portante è essere ottimisti. Io lo manca l’ospedale. E manca da sono e prima o poi ce la faremo.

Le elezioni si avvicinano: come si sta muovendo secondo lei Villafranca in vista di questo appuntamento politico così importante? In questo momento di fine legislatura, sto seguendo con determinazione i due lavori pubblici che partiranno a breve: il primo è la sistemazione di: via San Francesco, via Fantoni, del marciapiede di via Pace e la riqualificazione di via cav. Vittorio Veneto. Il secondo riguarda la realizzazione della nuova rotatoria all’intersezione tra le vie comunali Pigno e Grattarole e la strada provinciale numero 54 verso Custoza. Pertanto, essendo impegnato amministrativamente non sto seguendo da vicino la questione politica. Sono emersi a suo avviso raggruppamenti politici nuovi? E come si stanno organizzando quelli presenti da più tempo sul territorio? Posso dirle che in questo momento di crisi, che non ha risparmiato nessuno e nemmeno la politica, Villafranca è in contro tendenza. Si sono costituiti parecchi gruppi di giovani che con passione seguono le vicende politiche locali portando sui vari tavoli, entusiasmo, nuove idee, progetti ed esigenze. Per quanto riguarda i partiti storici, sono iniziati i primi abboccamenti, ma credo che non ci saranno notizie di rilievo per la politica villafranchese, prima delle elezioni nazionali di fine febbraio. Quali sono per lei le priorità che politicamente sembrano stare più a cuore ai villafranchesi? Certamente l’ospedale, la Grezzanella e la tanto attesa sala polifunzionale da 500 posti a sedere, facente funzioni anche di teatro. Anche in questa ultima opera i lavori stanno procedendo con il vento in poppa. Con orgoglio, concludo dicendole che in questi cinque anni, tutti i lavori pubblici, dai più piccoli ai più grandi, sono sempre stati seguiti dall’Amministrazione e dall’Ufficio Tecnico con la medesima cura e attenzione, nell’interesse di tutti i cittadini.

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Luca Zamperini: una politica per i giovani L’assessore alle politiche giovanili, tempo libero e patrimonio riflette con noi sul rapporto tra giovani e politica, e sulle opportunità che Villafranca riserva ai ragazzi e a tutti i cittadini. che da due anni ha anche una sezione interamente dedicata agli studenti degli istituti superiori. Da quattro anni il mio assessorato promuove inoltre anche il bando “chi + ne ha + ne metta”. Sempre per i giovani è attivo il servizio informagiovani, lo sportello lavoro e il servizio educativo territoriale presso l’ufficio politiche giovanili in comune. Ma il servizio che più di ogni altro abbiamo visto essere apprezzato dai giovani in questi anni è la biblioteca: dalla sua apertura infatti essa è divenuta un vero spazio di aggregazione per moltissimi studenti del territorio in ogni periodo dell’anno.

la prima edizione di “Invasioni Sonore”, concorso musicale per giovani band del territorio. Oltre al Tavolo territoriale ho avuto modo in questi anni di collaborare con gli istituti superiori villafranchesi, il che ha portato alla realizzazione di diversi progetti fra cui il “X-mas days” che, nelle sue quattro edizioni, ha coinvolto, da protagonisti, centinaia di giovani studenti

necessario che vengano messe da parte tutte le divisioni ed i personalismi che Villafranca ha storicamente, purtroppo, sempre pagato a caro prezzo.

limitarmi a dire che io e il mio gruppo daremo vita ad una lista civica in un centrodestra che ci auguriamo sappia presentarsi agli elettori unito, per il bene della città.

VILLAFRANCA: SI VOTA Quali orientamenti vede nei più giovani? E qual è il loro rapporto con la politica? Molti cittadini, specialmente i più giovani, si sentono distanti da una politica, specialmente quella nazionale, che ha deluso profondamente poiché non è stata in grado di dare il buon esempio, riducendosi ad esempio le “poltrone” e gli stipendi, nemmeno in un momento difficile quale quello che stiamo vivendo. Oggi molti giovani non vedono occasioni di lavoro e le famiglie si trovano spesso in difficoltà per una tassazione che in alcuni casi è divenuta insostenibile. Occorre riavvicinare i giovani e tutti i cittadini alla politica a partire dalla comunità in cui si vive, laddove cioè è ancora possibile avere un contatto diretto con gli amministratori.

Quali sono le priorità che politicamente sembrano stare più a cuore ai villafranchesi? E ai più giovani, in particolare? Uno dei problemi più imporVILLAFRANCA: PROBLEtanti e più sentito dalle famiglie MI e OPPORTUNITA’ e dai giovani è certamente quello del lavoro. Sebbene i comuni Di cosa può andare fiera non ne abbiano delega specifica, Villafranca? GIOVANI e TEMPO occorre dialogare con tutti gli Nel corso del mio mandato ho LIBERO enti, le associazioni di categoavuto modo di conoscere molti giovani volenterosi e capaci ria e le realtà economiche per Cosa viene fatto per i gioSono molte le realtà di vo- e molte persone che operano vani a Villafranca? individuare soluzioni per rilanciare l’occupazione giovanile e Quali servizi, possibilità o lontariato giovanili e non nel mondo del volontariato con solo che operano sul terri- vero spirito di servizio.Villafranricollocare nel mondo del lavoopportunità? ro coloro che hanno perso l’ocInnanzitutto vi è un tavolo ter- torio villafranchese? Qua- ca deve andare fiera di questo ritoriale dei giovani, nato con lo li gli eventi più importanti grande patrimonio che non cupazione in questi anni di crisi. scopo di favorire le proposte che coinvolgono i giovani? Altri temi fondamentali sono deve essere disperso, ma anzi dei giovani e promuovere l’inIl tavolo territoriale dei giovani sostenuto. sicuramente quello della salucontro tra gruppi giovanili attivi è costituito dai rappresentante, il che significa completare e sul territorio. Il tavolo si riunisce ti di una decina di associazioni rendere operativo l’ospedale Di cosa ha bisogno Villacon cadenza mensile, con la pre- giovanili e da alcuni gruppi in- franca secondo lei, di cosa Magalini e quello della grande senza di un educatore del Ser- formali, ed in questi anni è di- invece si deve liberare? viabilità, ovvero dotare Villafranvizio Educativo Territoriale, ed venuto un interlocutore sempre ca di una circonvallazione che Villafranca ha molte sfide che è aperto a qualsiasi giovane che più importante dell’amministra- deve vincere, fra cui: l’ospedale, possa portare fuori dal paese il La politica villafranchese: traffico pesante, migliorando la voglia suggerire qualche idea o zione comunale. Esso infatti ha la “Grezzanella”, uno sviluppo semplicemente conoscere quali collaborato alla realizzazioni di che ne valorizzi la posizione si- sono emersi raggruppa- qualità della vita dei cittadini. Insiano le proposte del territorio. eventi fra i quali “Spazio Libero” curamente strategica. Tutte que- menti politici nuovi? E come fine il tema della tassazione, che Grazie al circuito “Carta Giova- e la “Menga-Menga”, il proget- ste cose si potranno realizzare si stanno organizzando a dovrà essere equa e sostenibile ni” vengono attivati ogni anno, to “GF6 – Giovani Formatori 6 se saprà diventare interlocutore suo avviso quelli presenti da per garantire i servizi essenziali nei comuni aderenti, una serie di Esperienze Formative” finanzia- importante e credibile in tutte più tempo sul territorio? alla persona ma al tempo stescorsi dedicati ai giovani e viene to in parte anche dalla Regione le sedi e con tutti gli enti, maLa politica locale è in fermen- so non gravare eccessivamente promosso il “bando alle ciance”, Veneto, la prima edizione della gari eleggendo propri rappre- to, come è giusto che sia a po- sulle nostre famiglie, che stanno un bando che ogni anno finanzia “Gazega” - la festa delle associa- sentanti in Regione o in Parla- chi mesi dalle elezioni. Non po- vivendo un momento difficile. progetti realizzati dai giovani e zioni giovanili e, l’estate scorsa, mento. Per fare questo è però tendo parlare per altri, posso

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Attualità

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A cura di Diego Cordioli

Ospedale Magalini: facciamo il punto, 10 anni dopo L’intervista al dottor Giuseppe Pecoraro sull’ospedale di Villafranca, a 10 anni dall’incendio che ne provocò la chiusura. Ad oggi i villafranchesi non hanno ancora un ospedale funzionante... onestamente accettabili. Ma bisogna essere molto attenti, guai a pensare che ormai il più è fatto. Quanto al che cosa si potrebbe fare? Le rispondo: i parcheggi e la viabilità.

Il prossimo marzo saranno 10 anni che è bruciato l’ospedale di Villafranca. Lei si trovava all’interno dell’Ospedale in quella circostanza. Cosa ricorda di quei momenti? Sono stati dei momenti tragici, momenti che non si dimenticano. Era una domenica mattina. Stavo facendo con gli infermieri il giro visite quando cominciammo a sentire un odore acre come di gomma bruciata. Prima che ce ne rendessimo conto un denso fumo avvolse la tromba delle scale togliendoci ogni via di fuga. Eravamo al quarto piano, eravamo bloccati. Io ero il solo medico presente. Immediatamente ci organizzammo mettendo tutti i malati in sole due stanze. In pochi minuti il fumo si impossessò anche dei corridoi dove non si vedeva più nulla e l’aria era irrespirabile. Con lenzuola bagnate si tamponava ogni fessura onde impedire al fumo di penetrare nelle stanze altrimenti saremmo morti asfissiati. I minuti sembravano ore. Ad un certo punto qualcuno cominciò a imprecare perché avvertiva la paura di morire, finché non si spalancò la porta e apparvero i vigili del fuoco.

Chi o quali strutture dovrebbero essere coinvolte, a livello politico, economico ma anche di volontariato, per assicurare a Villafranca il proprio ospedale? Deve ritornare quello spirito che animò la nascita dei comitati di cui dicevo sopra. Allora riuscimmo a mobilitare tutte le associazioni di volontariato, quelle di categoria come i commercianti o gli industriali (per inciso, vorrei ricordare che attorno a ogni ospedale vi è anche un giro economico che farebbe bene a tutta la cittadinanza). Tutte risposero: presente! Anche la classe politica si mostrò più coesa. La mobilitazione di allora di categorie e anche di cittadini forse è stata la più grande che si sia mai vista a Villafranca. E qui va fatto un plauso ai nostri concittadini. Ecco, io auspico che il prossimo Sindaco ricostruisca questo spirito e che si metta in testa che, per lui o lei che sarà, il problema ospedale dovrà essere il problema numero uno. Secondo lei quali sono le responsabilità dell’attuale amministrazione e cosa invece ha fatto per il Magalini? A questa domanda le rispondo che saranno i cittadini di Villafranca con le prossime elezioni amministrative a stabilire se sul problema ospedale questa amministrazione ha agito bene oppure no. Questo è anche il bello della democrazia!

Cosa avvenne immediatamente dopo? Ovviamente l’incendio colse di sorpresa tutti, anche i dirigenti aziendali che, in fretta e furia, nei giorni successivi, furono costretti a prendere decisioni sulla destinazione dei reparti e del personale che venne dislocato in più ospedali e distretti. Il Magalini era un ospedale che aveva eccellenti professionalità e per cercare di non disperdere questo patrimonio ci organizzammo prima in un comitato dei dipendenti, di cui io ero rappresentante, e poi in un comitato cittadino di cui è stata brillante rappresentante la sig.ra Mazzonelli. Grazie a questi comitati, alla gente di Villafranca e dintorni, all’allora assessore alla sanità Flavio Tosi, all’allora consigliere regionale Paolo Cerioni, agli ex sindaci Maurizio Facincani prima e Luciano Zanolli dopo, a persone come Danilo Donisi o Gaetano Zoccatelli, si posero le basi non solo per ricostruire ma per creare un nuovo e più grande ospedale. Secondo lei, a cosa sono da imputare i ritardi nella riapertura dell’ospedale? I motivi possono essere diversi. I soliti intoppi burocratici, senza dubbio, poi il fatto che non ci si riusciva ad accordare su quale area far rinascere l’ospedale e la circostanza che contemporaneamente doveva sorgere anche il polo veronese. Però così come spesso si sente dire non si può escludere che vi siano state correnti politiche avverse al progetto di rinascita del Magalini. E infine, e in ciò sono d’accordo con quanto lei scrive su questo giornale, che a Villafranca manca una forte rappresentanza nelle più alte istituzioni regionali e nazionali. Quali sono le sue previsioni in merito? Quando cioè, secondo lei, i villafranchesi potranno riavere un nosocomio funzionante? Se si rispetteranno i tempi come sta avvenendo da quando sono iniziati i lavori, in questo devo dire che sia il Direttore Generale Avv. Dall’Ora che il Commissario Arch. Canini sono stati finora molto attenti, l’ospedale dovrebbe aprire i battenti nel 2015. Ma se è vero che ci sono forze che remano contro o si sarà vigili o il rischio che slitti l’apertura ci potrà essere.

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Cosa si potrebbe fare a suo avviso per accelerare il processo? Per quanto riguarda il processo di costruzione dell’ospedale, non si può accelerare perché i tempi previsti nel bando di appalto sono tempi tecnici e anche, se vogliamo, tempi

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Salute & Sanità

A cura di Diego Cordioli

UROLOGIA

Tumore della Prostata

a cura del Dott. Pecoraro

Primario di Urologia presso l’Ospedale di Isola della Scala Specialista in Urologia

Egregio dottor Pecoraro, Mi hanno riscontrato un tumore della prostata con due prelievi positivi, Gleason 6 e un PSA di 8. Ho consultato dei suoi colleghi e francamente mi sono state date risposte molto diverse: chi mi consiglia il taglio classico e chi l’intervento laparoscopico e chi la radioterapia. Consideri che ho 58 anni. Come può capire sono piuttosto confuso.Vorrei un suo parere. Grazie, G.A., Sommacampagna Gentile signore, Comprendo il suo stato d’animo cui spesso concorre la confusione che creiamo noi medici, anche se va sottolineato che possono esserci scelte diverse ma tutte valide ed è giusto che il medico le prospetti tutte. Ovviamente, a mio parere, bisogna poi saper aiutare il paziente nella scelta. Io mi attengo alle linee guida europee che prevedono delle indicazioni in rapporto ad alcuni fattori quali: stadio della malattia, valore del PSA , del Gleason, età, condizioni generali. Nel suo caso vi è l’indicazione a un trattamento radicale e non palliativo

del tumore perché vi sono ottime possibilità di arrivare a guarigione. Consideri che oggi siamo in grado di guarire da detto tumore quasi il 70% dei pazienti e che nel rimanente 30% la causa di non guarigione è dovuta spesso al ritardo con cui si arriva alla diagnosi. Ecco perché è importante la prevenzione! Tornando al suo caso: 1. è indicato l’intervento chirurgico 2. la scelta se eseguirlo in laparoscopia o con metodo classico è indifferente ai fini della guarigione di questa malattia, i risultati finali sono uguali. L’intervento laparoscopico o robotico è meno invasivo.

3. vi sarebbe l’indicazione alla preservazione dei nervi deputati all’erezione per poter preservare la potenza sessuale (in questo caso bisogna valutare anche se alla visita e/o alla ecografia della prostata vi sono o meno segni di sconfinamento della malattia). 4. vi sarebbe l’indicazione alla ricostruzione delle fasce per prevenire l’incontinenza urinaria che è il problema più invalidante avvertito dai pazienti. Sono procedure che allungano un po’i tempi chirurgici ma le assicuro che vale la pena perché, almeno per i casi da me trattati, i risultati sono veramente molto buoni. 5. la radioterapia è anch’essa efficace

ma alla lunga può avere più effetti collaterali della chirurgia perché vengono irradiati anche organi vicini come la vescica e l’intestino. Statisticamente peraltro alcune casistiche portano risultati di guarigione con tassi lievemente inferiori alla chirurgia 6. In conclusione, le consiglio l’asportazione radicale della prostata con valutazione alla preservazione dei nervi deputati alla potenza sessuale. Nella speranza di aver apportato un po’ di chiarezza, le invio i miei più cordiali saluti.

Per porre i vostri quesiti, potete scrivere direttamente al Dott. Pecoraro alla mail gpecoraro@ulss22.ven.it o alla redazione del giornale a redazione@ilgiornaledivillafranca.com

MEDICINA GERIATRICA

a cura del Dott. Garzotti

Dirigente Medico I° livello presso 1^ Geriatria O.C.M. Borgo Trento Responsabile di Struttura Semplice di Malattie Reumatiche dell’Anziano Specialista in Medicina Interna

Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei! L’articolo di oggi focalizzerà l’attenzione sui benefici effetti che una idonea dieta ed un corretto stile di vita hanno sulle nostre ossa. Il motto: “Prevenire è sempre meglio che curare!” si applica perfettamente quando si parla di dieta. Dobbiamo ricordare che una dieta scorretta e una ridotta attività fisica possono contribuire ad aumentare l’incidenza della malattia. Per questo motivo è molto importante adottare, sin da giovani, corrette abitudini alimentari, efficaci a prevenire e combattere l’osteoporosi. Per molto tempo si è erroneamente pensato che l’osteoporosi fosse una malattia legata all’invecchiamento. Attualmente gli specialisti concordano nell’affermare che la qualità e il futuro delle nostre ossa si decidono già da giovani. Fin dai primi anni di vita è dunque importante salvaguardare la salute delle proprie ossa praticando regolarmente attività fisica ed adottando una dieta sana e bilanciata. Bisogna ricordare che una delle discriminanti del futuro del nostro osso è il “picco di massa ossea” che rappresenta la quantità di tessuto minerale osseo presente alla fine dell’accrescimento.

Tale valore viene raggiunto intorno ai 16-18 anni nelle femmine e a 20-22 anni nei maschi. Da questo momento in poi la grandezza e la densità dell’osso si mantengono costanti durante l’età adulta. L’osso continuerà ad essere sede di un costante rimodellamento con riassorbimento e formazione di nuovo tessuto osseo. Nell’anziano, nelle donne in post menopausa o per le cause secondarie elencate nei precedenti articoli, questo delicato equilibrio tra riassorbimento e neoformazione viene ad alterarsi creando uno sbilanciamento con perdita di tessuto osseo fino all’osteoporosi. Bisogna ricordare che la perdita di massa ossea inizia più precocemente di quello che comunemente si crede. Nelle donne tra i 35-45 anni e negli uomini tra i 40-50 anni la perdita stimata è attorno ai 0,3-1% all’anno. Naturalmente tale perdita si accentua per le donne in menopausa fino a valori di 1-5% all’anno. Questi dati confermano la necessità di prendere coscienza del problema sin dalla giovane età con una dieta equilibrata, ricca di calcio e vitamina D, un’adeguata attività fisica ed una sufficiente esposizione al sole indispensabile per l’attivazione della vitamina D.

La forma di attività fisica più utile ad accrescere e mantenere una buona massa ossea è quella gravitazionale (esercizio in posizione eretta che implica il carico del peso corporeo) come per esempio atletica e ginnastica a corpo libero. Per gli anziani è consigliabile passeggiare e la ginnastica aerobica. Meno utili sono sport come il nuoto o il ciclismo. E’ purtroppo frequente constatare che la nostra dieta è carente di calcio. Il fabbisogno giornaliero medio dell’adulto è di circa 800-1000 mg, che aumenta a 1200 mg per le donne dopo i 45 anni. Riporterò di seguito alcuni schemi che possono essere consultati ed utilizzati per correggere eventuali errori dietologici in relazione alla prevenzione dell’osteoporosi. L’assorbimento del calcio dagli alimenti è favorito dalla contemporanea presenza di vitamina D, lattosio, alcuni aminoacidi e da un corretto rapporto tra calcio e fosforo. La vitamina D è un pro-ormone liposolubile derivante dal colesterolo(D3) o da provenienza vegetale(D2). La vitamina D è prodotta nella cute grazie all’azione delle radiazioni solari di tipo ultravioletto B (UVB) e viene introdot-

ta, in quantità minore, con gli alimenti. Entrambe le forme, per essere utilizzate, devono essere attivate dall’azione del fegato e dei reni. La vitamina D è contenuta soprattutto nell’olio di fegato di merluzzo, salmone fresco, sgombro, carpa, anguilla, pesce azzurro, uova ed in quantità minore nei cereali, carne e formaggi. Mediamente questi alimenti non sono presenti nella nostra dieta in quantità sufficiente ai nostri fabbisogni, perciò la parte prodotta dal nostro organismo con l’azione del sole, fegato e reni rappresenta la frazione più significativa. Nella popolazione anziana è frequente riscontrare valori molto bassi di vitamina D nel sangue. Questo è per lo più dovuto alla scarsa esposizione al sole o alla carente attivazione da parte del fegato e reni per la presenza di patologie concomitanti che interessano tali organi. Il fabbisogno medio giornaliero prima dei 65 anni è di 800-1000 UI ed aumenta successivamente fino a 2000 UI al dì.

Per porre i vostri quesiti, potete scrivete direttamente al Dott. Garzotti alla mail paolo.garzotti@email.it o alla redazione del giornale a redazione@ilgiornaledivillafranca.com

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Salute & Sanità

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A cura di Diego Cordioli

Sprechi nella sanità pubblica e dubbi sul PSSR: ce ne parla Tabarelli L’Ugl Sanità ha fatto due conti ai costi della sanità pubblica veneta. Il portavoce del sindacatoTabarelli rende pubblico il documento presentato alla V commissione per dimostrare che “il vero sperpero non è, ad esempio, Isola della Scala ma è dato dalla macchina amministrativa che pesa su ogni Ulss”. Mentre da una analisi del PSSR 2012 - 14 si evidenziano alcune criticità ed alcune ombre... “Nel Veneto ci sono 23 Ulss e 2 aziende ospedaliere integrate. I direttori generali sono in tutto 20: di questi, 17 percepiscono uno stipendio da 154.510 euro l’anno (per la durata triennale dell’incarico la spesa è di 7milioni e 880 mila euro) mentre 3 dg guadagnano 123.510 euro (nel triennio il totale è di 1 milione e 111mila euro)”. Considera Tabarelli. Morale:“I direttori generali delle Ulss venete costano in un triennio 8 milioni e 991mila euro.A loro vanno aggiunti i direttori sanitari, amministrativi e del sociale”, ricorda Tabarelli,“i primi, ad esempio, sono 20 e per stipendiarli spendiamo 6 milioni per mandato a cui bisogna aggiungere i costi delle altre due categorie di manager.Troppe Ulss, il che significa costi enormi: basterebbe averne una per provincia, il risparmio sarebbe milionario. E questo non è il primo vero grande spreco?”. Anche l’analisi del PSSR 2012 - 14 rivela alcune problematiche.  “Il PSSR, infatti, non individua in modo chiaro i processi di valorizzazione e di autonomia per quanto riguarda tutte le professioni sanitarie. Infatti non si trova traccia (è presente solamente in un paio di passaggi) di tale processo e permane soltanto un modo idealistico di previsione, senza individuare in che modalità queste valorizzazioni devono essere affrontate. In previsione della legge regionale sulle dirigenze delle professioni sanitarie, era necessario dare un mandato chiaro per dare autonomia e professionalità nell’individuare un inserimento di tale figura in essere. Si parla poi di osservatori come modalità di consultazione per il governo clinico, visto che assistiamo quotidianamente ad un abusivismo delle professioni sanitarie che espone al pericolo i cittadini utenti e visto che tale PSSR è impostato sulla centralità della dirigenza medica, si ritiene opportuno che siano istituiti l’Osservatorio delle professioni sanitarie e l’Osservatorio per gli operatori socio sanitari. Il primo deve avere mandato per combattere l’abusivismo, analizzare i fabbisogni professionali e formativi, monitorare e valorizzare i corsi di laurea sanitari, individuare i processi per la formazione ECM e essere modalità consultiva per quanto riguarda i processi di valorizzazione delle professioni stesse. Il secondo deve monitorare i processi di formazione, individuare il fabbisogno assistenziale di base sul cittadino utente e essere partecipe dei processi di valorizzazione della professione. Non si individua inoltre all’interno del Piano Socio Sanitario nessuna modalità o processo per quanto riguarda gli sprechi, visto l’attuale momento economico e soprattutto non è stata fatta una riforma strutturale per la riduzione delle ASSL da territoriali a provinciali e per la creazione di Dipartimenti interprovinciali, che avrebbero comportato in modo significativo una riduzione della spesa in tutti i settori, a vantaggio del cittadino utente, come ad esempio il Dipartimento di prevenzione.Visto poi che l’aspettativa di vita si è allungata, si propone che l’assistenza primaria sia diversificata per una migliore prevenzione attraverso una riorganizzazione istituzionale ed informatica, cioè se il pediatra assiste dai 0 anni ai 16 e il medico di base dai 17 a tutta l’età lavorativa, sarebbe importante creare il geriatra familiare che avrebbe in carico il cittadino dall’età pensionabile, con un’attività di prevenzione mirata. Considerato infine che all’interno del PSSR si parla di strutture per malati terminali, crediamo che la via per la creazione di queste strutture sia la riconversione strutturale di eventuali stabilimenti ospedalieri che saranno dismessi o non saranno più strutture per la fase acuta.”

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Notizie dall’Arma

Attività della Compagnia Carabinieri di Villafranca

Criminalità: i Carabinieri rispondono Denunce, fermi, arresti: cosa accade a Villafraca e dintorni? Come si muovono i Carabinieri per contrastare le attività illecite sul nostro territorio? Ecco nel dettaglio le ultime operazioni dal Comando

I fatti di Gennaio 2013 Dossobuono a luci rosse

Traffico di droga a Castel D’Azzano

Scoperto, a fine gennaio, un centro estetico a luci rosse a Dossobuono. E’ stato chiuso dai Carabinieri ed è stata arrestata la titolare per sfruttamento della prostituzione. I Carabinieri della Compagnia di Villafranca lo stavano monitorando già da metà gennaio 2013, quando sono state avviate le prime indagini sul “Centro massaggi orientali” di Corso Cavour a Dossobuono. Già dopo i primi appostamenti, era risultato subito un vero e proprio locale destinato a prestazioni erotiche a pagamento. L’epilogo dell’attività è stato il 25 gennaio, quando una decina di Carabinieri della stazione di Villafranca e del nucleo operativo della Compagnia di Villafranca, anticipati da alcuni colleghi “infiltrati” in abiti borghesi, hanno fatto irruzione nel centro procedendo alla perquisizione dei locali. All’interno sono state identificate tre cittadine cinesi, tra cui la titolare e due massaggiatrici e una ragazza italiana, responsabile “tecnico” dell’attività. Quest’ultima è risultata estranea all’attività illecita. Le indagini condotte nei giorni precedenti avevano consentito di appurare, grazie anche all’identificazione di una decina di clienti, che dietro all’apparente attività estetica consistente in massaggi e trattamenti vari, era prassi procedere a prestazioni sessuali. Queste ultime andavano a maggiorare il prezzo inizialmente pattuito del trattamento estetico ed alla fine il costo medio arrivava nel complesso ad oscillare tra gli 80 e i 100 euro. I clienti identificati, ad eccezione di uno slavo, sono tutti italiani, residenti in vari comuni della provincia. Alcuni, pur negando di aver accettato prestazioni erotiche, hanno dichiarato che nessuna delle dipendenti all’inizio accennava a pratiche sessuali ma che queste ultime venivano proposte dalla massaggiatrice di turno solo al termine del regolare massaggio, con frasi dove l’operazione erotica veniva definita come “trattamento romantico”. A finire nei guai, la titolare, Z.S., cinese di 31 anni. Le indagini hanno infatti appurato che quanto pagato dai clienti per le prestazioni erotiche veniva direttamente versato a lei, alla cassa, al termine di tutto, senza che, sul momento, dalle massaggiatrici passasse un euro. Era poi personalmente la stessa titolare, a fine mese, a dividere tra le massaggiatrici connazionali gli introiti derivati dall’attività di meretricio. Queste circostanze trasformavano a carico della donna l’iniziale sospetto di favoreggiamento della prostituzione a quello, ben più grave, di sfruttamento e di conseguenza, al termine dell’operazione, Z.S. veniva dichiarata in stato di arresto. Sono state sentite come persone informate dei fatti ed in seguito rilasciate, le giovani massaggiatrici. I locali del centro estetico sono tuttora sotto sequestro penale e sigillati. Sono in corso anche ulteriori accertamenti fiscali dal momento che alcuni clienti hanno precisato, anche nei casi di solo massaggio, il mancato rilascio di ricevuta fiscale.

Sono stati arrestati tre italiani, il 2 febbraio scorso, a Castel D’Azzano per detenzione, a scopo di spaccio, di droga. I Carabinieri del comando stazione di Castel D’Azzano, nell’ambito di un’attività antidroga, hanno fermato e controllato, a bordo della propria autovettura Opel, in Via IV Novembre, due coniugi sospettati di trasportare sostanze stupefacenti: lui, F.A., classe 1972, disoccupato e lei, B.D., classe 1970, disoccupata, entrambi residenti a Castel D’Azzano. Sottoposta a perquisizione personale, la coppia è stata trovata in possesso di 10 grammi di cocaina. E’ stato inoltre identificato e sottoposto a perquisizione personale un terzo soggetto che era in loro compagnia, R.C., classe 1972, di Verona, ferroviere. Quest’ultimo è stato trovato in possesso di 12 grammi di Hashish. L’attività dei militari poco dopo si è spostata nell’abitazione della coppia, dove i Carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato alcuni grammi di cocaina, già confezionati in singole dosi, 6 grammi di Hashish, un bilancino di precisione e ulteriori buste in cellophane del tipo di quelle usate per preparare le altre dosi di cocaina. Quanto recuperato e sequestrato andava a fornire un concreto riscontro del quadro indiziario, tant’è che i Carabinieri ritengono di aver colpito uno dei canali di approvvigionamento della sostanza stupefacente per i consumatori abituali del posto. I tre sono stati dichiarati in stato di arresto, in flagranza di reato per traffico di sostanze stupefacenti. Comparsi davanti al giudice per il processo direttissimo, è stato convalidato l’arresto per tutti e tre: per la coppia è stato disposto il trasferimento in custodia cautelare in carcere a Montorio, mentre il terzo è stato sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di firma.

Villafranca e il gioco d’azzardo Sono stati denunciati un italiano ed una cittadina ucraina per esercizio abusivo di attività da gioco nei bar e nelle tabaccherie della zona. Dallo scorso novembre i due, un uomo ed una donna, residenti nel bresciano, erano ricercati dai Carabinieri del comando stazione di Villafranca dopo che bar e rivendite di tabacchi tra Mozzecane e Villafranca si erano lasciati convincere ad acquistare il gioco denominato “buca buca”, credendolo in regola con la normativa del monopolio di Stato. In realtà il danno per i locali pubblici era doppio perché, una volta acquistato il gioco dall’uomo, poco dopo la donna entrava in azione e conoscendo la giusta combinazione, puntava e regolarmente incassava i primi premi. A febbraio, i due sono stati entrambi denunciati dai Carabinieri.

Scritte sulla Chiesa a Vigasio

Militari della Stazione Radiomobile di Villafranca intenti a sigillare le entrate del Centro Massaggi oggetto delle indagini

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Il 6 febbraio scorso sono state identificate e denunciate due minorenni per alcune scritte sulla Chiesa di Vigasio e su altri edifici pubblici e privati. Già all’indomani della scoperta delle scritte sulla Chiesa di Vigasio, i Carabinieri del locale comando stazione avevano avviato una serie di accertamenti per scoprire i responsabili. Raccolte alcune testimonianze di quella notte, esaminati i filmati delle telecamere, i militari avevano indirizzato le ricerche tra i giovanissimi del luogo. Le indagini sono giunte ad una svolta il 6 febbraio, quando i Carabinieri di Vigasio hanno incrociato e confrontato gli indizi raccolti con quelli in possesso dei militari della stazione di Villafranca. Questi ultimi stavano indagando su altre scritte comparse un giorno prima a Povegliano veronese sulle pareti di un asilo e di alcune abitazioni private. E’ emerso che dietro tutte queste scritte c’erano le stesse mani e si è infine arrivati all’identificazione degli autori: due ragazze minorenni che sono state denunciate alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Venezia.

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R e g i s t ra z i o n e a l Tr i b u n a l e d i Ve ro n a n . 2 9 8 4 / 1 2

FEBBRAIO 2013

Tutti i colori della legalità L’ E D I TO R I A L E d i D i e g o C o r d i o l i

Riflettori puntati sulla legalità Se eravate preoccupati di non averlo visto, lo scorso mese, siamo qui per dissipare ogni vostro dubbio in merito: Il Giornale dei Veronesi c’è ancora, perché ha ancora tanto da dire. I temi che più lo caratterizzano riguardano il rapporto dei cittadini con la legge. Prende quindi la parola Enrico Buttitta che analizza in questo numero il problema della corruzione, mentre la criminologa Sabrina Camera presenta la sua nuova rubrica su sicurezza e società. La nostra psicologa Giuliana Guadagnini esplora invece il controverso fenomeno del cyber bullismo, facendo luce su episodi di violenza e criminalità degli adolescenti ai danni di altri ragazzi, attraverso la rete. Mentre il mondo della scuola, con Anna Lisa Tiberio e quello delle politiche contro la droga con Giovanni Serpelloni si schierano su un unico fronte per osteggiare in ogni modo la diffusione di comportamenti illeciti tra i giovani. Un’altra novità che vi proponiamo interessa la pagina “L’avvocato risponde”: uno spazio in cui Giorgia Dongili affronta tematiche che riguardano i più frequenti dubbi e le perplessità dei cittadini nell’ambito del loro rapporto con la legge. La sezione sull’economia interessa infine quegli argomenti di più spiccata attualità che hanno dominato nell’ultimo periodo le prime pagine dei maggiori quotidiani. E in chiusura, le ultime novità in ambito calcistico, grazie ad Andrea D’Amico. Una Verona seria, impegnata a contrastare quei fenomeni che minano la convivenza sociale e che prende parte alla vita civile con una scelta di campo importante: la vocazione alla legalità.

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GIUSTIZIA & LEGALITA’

Brevi cenni sulla corruzione articolo a pag. 14

L’AVVOCATO RISPONDE

L’amministratore di sostegno articolo a pag. 14

SICUREZZA & SOCIETA’

Criminologia, una risposta alle paure articolo a pag. 15

SCUOLA & ISTRUZIONE

SOCIETA’ & PSICOLOGIA

L’ARMA AZZURRA

DDA e MIUR, insieme contro l’illegalità

Cyberbullismo, analizziamo il fenomeno

L’esperienza in Libano del Col. Maistrello

articolo a pag. 16

articolo a pag. 17

articolo a pag. 11

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Giustizia & Legalità

A cura del Dott. Enrico Buttitta

Brevi cenni su corruzione e concussione Tra i comportamenti disonesti e illegali che hanno come protagonisti i pubblici dipendenti e gli incaricati di pubbliche funzioni, il più diffuso è la corruzione, ma esistono anche concussione e induzione andamento della pubblica amministrazione. Inoltre, gravando sulla finanza pubblica per una cifra stimata in quasi 300 milioni di euro nel solo anno 2012, comporta un gravissimo pregiudizio economico per tutti i cittadini. E’ inoltre evidente che l’esistenza di una prassi corruttiva consolidata in un territorio, scoraggia ed ostacola gli investimenti economici nazionali e stranieri, per il timore di doversi confrontare con funzionari corrotti e di Enrico Buttitta con i conseguenti ulteriori oneri economici per l’impresa. In tal senso gli effetti negativi della atTra i comportamenti disonesti tività corruttiva sono analoghi a e illegali che hanno come prota- quelli dell’attività mafiosa, costigonisti i pubblici dipendenti e gli tuendo un insopportabile freno incaricati di pubbliche funzioni, alla nostra economia. In questo il più diffuso è la corruzione. E’ breve articolo non intendo cerrecentissimo il grido di allarme tamente proporre una espolanciato dal Procuratore Ge- sizione scientifica ed analitica nerale della Corte dei Conti, il delle varie fattispecie di reato, quale ha evidenziato come tale ma desidero richiamare l’attenfenomeno abbia assunto nel no- zione su alcuni concetti ed ististro paese una “natura sistemi- tuti di natura penalistica. Il più ca”. La corruzione è una prassi grave reato contro la pubblica che nuoce gravemente al presti- amministrazione è la concussiogio, alla imparzialità ed al buon ne (art. 317 C.p.), che punisce

con pena da sei a dodici anni il pubblico ufficiale che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri costringe taluno a dare o promettere indebitamente, a lui o ad altri, denaro o altra utilità. Lo scopo della norma è quello di garantire l’adempimento da parte dei pubblici dipendenti dei doveri di onestà, probità, fedeltà e correttezza, tutelando il regolare funzionamento della pubblica amministrazione, sotto il profilo del buon andamento e dell’imparzialità. Tali valori sono previsti dall’art 97 della Costituzione, il quale stabilisce che i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge,in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità del’ amministrazione. Con l’art. 319 quater C.p., è stata introdotta una figura autonoma di reato con riguardo alla “induzione indebita a dare o promettere utilità”. Si punisce in sostanza il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri “induce” taluno a dare

o a promettere indebitamente denaro o altra utilità. Per “induzione”, prevista da tale articolo, si intende ogni comportamento che possa condizionare indebitamente il privato, portandolo ad adeguarsi a richieste illegittime del funzionario pubblico. In sostanza si ha induzione quando il privato è posto in una situazione di soggezione psicologica che lo convince a dare o promettere una prestazione al funzionario pubblico, per evitare un pregiudizio da parte dello stesso. Mentre nella concussione la volontà del privato è coartata dal pubblico ufficiale mediante violenza, minaccia o inganno, nella corruzione viene punito il comportamento del funzionario pubblico che, per compiere un atto legittimo del proprio ufficio (art. 318 C.p.) ovvero (nella ipotesi più grave) per compiere un atto contrario ai propri doveri (art. 319 C.p.), riceve indebitamente denaro o altra utilità. Tale reato è punito con la reclusione da 1 a 5 anni nella prima ipotesi, e da 4 a otto anni nel caso più grave.

E’ da evidenziare che, mentre nelle ipotesi di concussione è assoggettato a pena soltanto il pubblico ufficiale disonesto, nelle ipotesi di corruzione è punito anche il corruttore. Concludo questo breve scritto ricordando che la L. 6 novembre 2012, n. 190 ha introdotto il nuovo reato di traffico di influenze illecite, per contrastare i fenomeni di corruzione che si realizzano -anche a livello internazionale- per l’intervento di soggetti (terzi) che si interpongono quali mediatori tra il pubblico funzionario ed il privato in una fase precedente (e finalizzata) ad un accordo corruttivo. Questa norma è stata introdotta nel nostro ordinamento in adempimento degli obblighi di incriminazione derivanti dalla Convenzione delle Nazioni Unite del 2003 (c.d. Convenzione di Merida) e dalla Convenzione Penale sulla Corruzione del Consiglio d’Europa.

L’avvocato risponde: l’amministratore di sostegno Come si può tutelare una persona temporaneamente o parzialmente non in grado di provvedere ai propri interessi? Risponde l’avvocato Giorgia Dongili.

di Giorgia Dongili

Uno strumento utile a soddisfare questo tipo di necessità può essere l’amministrazione di sostegno. L’introduzione nel nostro ordinamento dell’amministrazione di sostegno, avvenuta con la legge n. 6 del 09/01/04, ha

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profondamente innovato la disciplina delle misure di protezione degli incapaci. Scopo della legge, dalla stessa esplicitato all’art. 1, è quello di tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità d’agire, le persone prive, in tutto o in parte, di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana, con interventi di sostegno temporaneo o permanente. In particolare, l’amministratore di sostegno può essere nominato dal Giudice per persone che, a causa di un’infermità o di una menomazione fisica o psichica, si trovino nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi. L’ambito di applicazione è, quindi, molto ampio e ricomprende sia la persona affetta da un’infermità o menomazione psichica, sia quella, mentalmente sana, che non sia in grado di curare i propri interessi per una menomazione fisica. L’ammini-

stratore di sostegno potrebbe essere nominato, ad esempio, per un anziano non in grado di gestire da solo i propri interessi, per i lungodegenti o in caso di incapacità nello stadio terminale della vita. Nell’ottica di garantire la tutela della dignità della persona, l’amministrazione di sostegno è uno strumento duttile e versatile, in cui il beneficiato mantiene una condizione di generale capacità, nella quale si ritagliano delle zone di incapacità più o meno grandi, a seconda dei casi. E’, infatti, il provvedimento del Giudice a stabilire dettagliatamente i compiti dell’amministratore di sostegno, che possono essere diversi ed adattabili alla situazione ed alle esigenze del beneficiario. L’amministratore di sostegno, nei limiti e con le modalità espressamente indicate dal Giudice, si occupa sia della gestione del patrimonio del beneficiato sia della cura della

sua persona, rendendo periodicamente conto al Giudice della sua attività e delle condizioni del beneficiato. Il beneficiato conserva la capacità di agire per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l’assistenza necessaria dell’amministratore di sostegno e, se ne è in grado, può compiere gli atti necessari a soddisfare le sue esigenze di vita quotidiana. La richiesta di nomina dell’amministratore di sostegno deve essere rivolta al Giudice Tutelare nel Tribunale di residenza o domicilio dell’interessato e può essere presentata dallo stesso beneficiario, dal coniuge, dai conviventi, o da parenti e affini. La scelta dell’amministratore di sostegno è compiuta dal Giudice con esclusivo riguardo alla cura e agli interessi del beneficiario e può ricadere anche sul coniuge, su di un familiare o parente o su una persona stabilmente convivente.

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Sicurezza & Società A cura della Dott.ssa Sabrina Camera

Criminologia, una risposta alle paure La necessità di questa nuova rubrica nasce dal quesito che sempre più spesso istituzioni e cittadini formulano per motivazioni ben diverse, ma correlate fra loro: la paura nella società da cos’è generata? Come si può far fronte a queste paure?

di Sabrina Camera

La tematica della sicurezza costituisce, per le istituzioni, il primo impegno da assumere nelle agende pubbliche nazionali ed internazionali, per porre in essere efficaci politiche di sicurezza e di rassicurazione. Tutto ciò viene realizzato dalle istituzioni dopo aver esaminato le fonti che generano la paura nei consociati; mentre, per questi ultimi

la sicurezza costituisce uno dei principali diritti grazie alla tutela del quale, quotidianamente, possono svolgere la propria vita. La sicurezza, senza ombra di dubbio, costituisce il DNA di un territorio e di una determinata società. Quando si parla di questa tematica, si richiama all’attenzione un ulteriore concetto speculare, cioè quello dell’insicurezza: si viene così a formare un binomio correlato: sicurezza/ insicurezza. Solo analizzando l’accezione negativa del termine sicurezza si può risalire alle misteriose vie dei fenomeni che la generano. Ebbene, il senso di insicurezza nelle città è attualmente un problema serio in quanto paura ed insicurezza hanno immediati effetti sociali, quali: il diminuire della coesione sociale, l’aumento dei costi per la spesa per la sicurezza, fenomeni di immigrazione interna ed esterna nazionale, l’aumento del senso di vittimizzazione potenziale che può divenire reale. In questo modo viene a diffondersi un vero e proprio allarme sociale, che in ambito criminologico viene definito fear of crime e concern about crime; il primo è il timore di subire un crimine

e le sue conseguenze, mentre il secondo è un’inquietudine verso il problema della criminalità che riguarda l’ansia nei confronti dei comportamenti criminali ed interessa la sicurezza della comunità di appartenenza. In Italia il concern about crime è più diffuso rispetto al fear of crime ed è condizionato da variabili psicosociali tra cui: elementi socio-demografici, condizioni dei quartieri di residenza, conoscenza diretta di eventi criminali. Ma cosa incide sullo status di insicurezza, in maniera prevalente? Per prima cosa, ciò che incide è il tasso di criminalità, che ha sempre accompagnato (ed ancora occupa) una buona percentuale degli indici di statistica come fenomeno che genera allarme. Ma possiamo pacificamente affermare, così come è stato rilevato da diversi studi, che ad ampliare i fattori d’allarme sociale sono anche altri fenomeni, tanto da sviluppare una sindrome dal nome di crime complex, o meglio una paura senza forma, vale a dire un sentimento generico di malessere, nel vivere quotidiano, non necessariamente determinato dall’aver subito un reato.

A rischio sembrano essere quei luoghi che, dalla routine e dalla quotidianità, si era portati a considerare come sicuri, ad esempio: la scuola, la famiglia, gli spazi in cui si trascorre il tempo libero. Così la vita quotidiana viene minata dall’ignoto, dalle incertezze e da un senso di insicurezza. Pertanto è la paura senza forma a segnare ormai l’esperienza quotidiana dei cittadini tanto da alimentare la diffusa domanda di sicurezza, definendone i contenuti e precisandone i destinatari. Le variabili che possono incidere ad ampliare la paura senza forma e, dunque, l’allarme sociale, possono essere: la microcriminalità, il vandalismo, i maltrattamenti in famiglia, lo stalking, la violenza sulle donne, la violenza assistita e gli atti di incivilities. Questi ultimi sono stati rilevati anche in presenza di una diminuzione di reati nel territorio. Il senso di paura da parte dei cittadini, e dunque di insicurezza, non si assottiglia. Dobbiamo domandarci come sia possibile. Tali segni funzionano come mero strumento di lettura della paura e della conseguente crescita della domanda di sicurez-

za. Così come il crimine genera paura e di conseguenza incide sulla domanda di sicurezza, allo stesso grado gli atti di incivilities producono disagio riverberandosi sulla stessa domanda. Con l’aumentare di tali segni ci sarà, in ordine alla tematica della sicurezza percepita, un indebolimento interno della comunità sociale ed un senso di abbandono da parte delle istituzioni preposte a mantenere e garantire la sicurezza. Infine, una buona gestione di tali fenomeni porterà a sviluppare e realizzare efficaci ed efficienti politiche di sicurezza e di rassicurazione. Tutto ciò verrà analizzato in questa rubrica a cura della Dott.ssa Sabrina Camera. Tale rubrica avrà come principale caratteristica quella di analizzare i vari fenomeni che minano il diritto alla sicurezza sotto l’aspetto della criminodinamica e della criminogenesi, al fine di comprendere insieme, attraverso lo strumento della conoscenza, quali dinamiche si celino all’interno dei fenomeni criminogeni, per fornire input idonei a realizzare, attraverso la coesione sociale, politiche di sicurezza efficaci.

Dott.ssa Sabrina Camera Docente/formatore- criminologa

Ha conseguito la Laurea in Giurisprudenza, Indirizzo Europeo, presso l’Università degli studi di Urbino “Carlo Bo”, e il Master internazionale in Scienze Criminologico– Forensi presso l’Università “La Sapienza” di Roma, organizzato dalla facoltà di Medicina e Chirurgia I° insegnamento di psicopatologia forense- Prof.Vincenzo Maria Mastronardi. E’ iscritta alla Società Italiana dei Criminologi; svolge la professione di docente formatore a contratto presso il Ministero della Giustizia per la Polizia Penitenziaria e presso le Scuole di aggiornamento e formazione professionale per la Polizia Locale. Da anni presenzia a convegni nazionali in qualità di relatrice nell’ambito di materie giuridiche e criminologiche. sabrina.camera@hotmail.it

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Scuola & Istruzione

A cura della Dott.ssa Anna Lisa Tiberio

DPA, MIUR e scuole insieme contro l’illegalità Una prevenzione sempre più precoce per combattere l’uso di tutte le droghe, l’alcol e il gioco d’azzardo tra i giovani e per promuovere la diffusione della legalità tra i banchi di scuola.

di Anna Lisa Tiberio

Prof. Giovanni Serpelloni Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento Politiche Antidroga

Attivare una prevenzione precoce contro l’uso di sostanze, l’abuso alcolico e il gioco d’azzardo nella popolazione studentesca: è questo uno dei principi fondamentali dell’accordo siglato tra il Ministero dell’Istruzione, dell���Università e della Ricerca (Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione) e il Dipartimento Politiche Antidroga che mira a definire e condividere i concetti di base per poter realizzare strategie ed interventi di prevenzione finalizzati ad evitare l’inizio dell’uso di sostanze stupefacenti e l’abuso alcolico o poterne ritardare l’inizio proprio nella popolazione giovanile. D’altronde la prevenzione diretta ai giovani, e in particolare ai giovanissimi, si è dimostrata efficace soprattutto se utilizza un approccio precoce. Anche il consumo occasionale risulta estremamente pericoloso. Pro-

prio per questo il DPA metterà a disposizione delle scuole, mediante i propri Centri Collaborativi, delle videoconferenze con esperti nel campo delle dipendenze e delle neuroscienze, utilizzabili come materiale didattico riguardo il tema dell’uso di droghe e dell’abuso alcolico; nonché kit informativi e didattici per un aggiornamento continuo dei docenti sul tema per  supportare la realizzazione di interventi nelle scuole, oltre a mettere a disposizione delle risorse per sviluppare dei progetti dedicati alle scuole. Il MIUR dal canto suo provvederà a  promuovere, supportare, diffondere e  favorire la diffusione nel mondo della scuola dei progetti educativi elaborati in collaborazione con il DPA. Le evidenze scientifiche di questi ultimi anni hanno dimostrato che anche per le persone più vulnerabili le modalità educative portate avanti in maniera coerente sia

in ambito familiare, sia in ambito scolastico, possono essere veramente efficaci per ridurre il rischio di usare sostanze stupefacenti e il conseguente sviluppo di dipendenza, aumentando la possibilità di acquisire comportamenti e stili di vita sani e una buona resilienza verso l’uso anche sperimentale di droghe e l’abuso alcolico. “Questo importante accordo - ha dichiarato Giovanni Serpelloni capo del DPA -  ci permetterà, grazie alla preziosa collaborazione del MIUR e di tutte le scuole italiane, di  sviluppare e approfondire con tutti gli studenti delle tematiche importanti come quelle che riguardano il consumo di droga, l’alcol ed anche il gioco d’azzardo patologico, ma soprattutto incrementare gli interventi coordinati di prevenzione dell’uso di sostanze specialmente nei giovani. Riteniamo infatti che poter disporre di opzioni e misure di preven-

zione dall’offerta di droghe sia un diritto umano da assicurare alle giovani generazioni. Tutto questo perché vogliamo valorizzare il potenziale dei giovani rendendoli consapevoli che possono contribuire con le proprie azioni ed il proprio lavoro al benessere della propria famiglia e della comunità nel pieno rispetto della legalità. Crediamo che il comportamento responsabile nei giovani adolescenti vada pertanto sostenuto, incentivato e valorizzato. Inoltre tutti i giovani  - ha concluso il capo del DPA - devono credere nella possibilità di costruire un mondo libero dalle droghe e dalle mafie e devono lottare contro queste organizzazioni criminali esprimendo prima di tutto un comportamento individuale di legalità, di lontananza totale da queste organizzazioni e di rispetto della propria salute fisica, mentale e sociale”.

Donarsi agli altri: La mia vita in te L’Azienda ULSS 20 di Verona promuove il progetto relativo alla donazione di organi e tessuti: “La mia vita in te”. La responsabile è la dottoressa Maria Vittoria Nesoti, mentre la referente di questa iniziativa per quanto riguarda le politiche giovanili è la dottoressa Anna Lisa Tiberio. Il progetto prevede il coinvolgimento degli studenti delle classi quarte e quinte degli istituti superiori della zona afferente all’ULSS 20 di Verona ed è promosso dal Coordinamento locale trapianti in sinergia con le associazioni che operano sul territorio. La legge 91 del 1 aprile 1999 relativa alle “Nuove disposizioni in materia di donazioni e trapianti di organi e tessuti” prevede che ciascun cittadino si esprima al compimento della maggiore età in merito alla donazione di organi a scopo di trapianto e dispone l’attuazione di una serie di misure finalizzate a diffondere l’informazione alla cittadinanza e ad attivare delle strutture per la raccolta delle espressioni di volontà. La scelta in merito alla donazione dei propri organi richiede una corretta informazione e conoscenza del problema per essere realmente libera, consapevole e serena. Disinformazione e pregiudizi alimentano timori ed ostacolano il diffondersi della cultura della donazione, riducendo

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così le possibilità di vita delle migliaia di persone che, anche oggi, attendono un trapianto. La sensibilizzazione dei giovani che si affacciano a questa scelta è particolarmente importante, per la sua complessità e per le molteplici implicazioni di carattere sociale, culturale ed etico. Rappresenta un’opportunità per stimolare nei ragazzi una riflessione più ampia, confrontandosi con i rappresentanti delle istituzioni scolastiche e sanitarie. Gli obiettivi sono quelli di trasmettere corrette conoscenze sulla legislazione dei trapianti, sul sistema trapianti in Italia, sulla selezione del potenziale donatore, sull’utilità terapeutica dei trapianti. Si vuole stimolare una riflessione sulle problematiche culturali, sociali, etiche e psicologiche legate all’attività di donazione e trapianto. Ci si prefigge di informare su “sani stili di vita” e di indurre ad adottarli, come dirittodovere del cittadino, auto­ gestore della propria salute e di quella della comunità. Si mira a predisporre ad un

atteggiamento favorevole nei confronti della donazione di tessuti ed organi e della scelta di divenire donatore di sangue o midollo e si confida di favorire la possibilità di dichiarare in vita la propria volontà alla donazione di organi e tessuti dopo la morte. Il progetto si propone di promuovere un percorso di ricerca e approfondimento partecipativo, attraverso la strategia del lavoro di gruppo e della peer education, eventualmente anche con la partecipazione delle associazioni di volontariato più rappresentative. L’iniziativa prevede uno o due incontri frontali che potranno avvalersi della proiezione di specifici filmati e slides, tratti da materiale prodotto dal Ministero della salute, dal Centro Nazionale Trapianti e dal Centro Regionale Trapianti. I contenuti di tale incontro illustrano: cos’è la donazione, quando può avvenire la morte cerebrale, come funzionano il prelievo e il trapianto di organi, la legislazione in materia, come si esprime la volontà di donare. L’ar-

gomento si presta all’approfondimento nell’ambito di numerose discipline scolastiche: la biologia (aspetti medici e di educazione sanitaria, stili di vita), le scienze umane (le modalità di informazione e la comunicazione sociale) e l’educazione civica. Si propone inoltre di analizzare anche la questione dell’espressione di volontà della coscienza civile alla donazione, sulla scorta della cultura di appartenenza. I membri dei Coordinamento locale trapianti agiranno come consulenti, supervisori e come supporto delle varie fasi del progetto. Sono previsti momenti di rilevazione tramite questionari e verifica dell’apprendimento, pre e post progetto. Ci si avvarrà di un incontro con il personale sanitario coinvolto nel processo di “procurement” e trapianto finalizzato a discutere ed approfondire gli argomenti di ricerca e favorendo un confronto diretto con i protagonisti del processo di donazione e trapianto con l’eventuale intervento di testimoni.

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Società & Psicologia

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A cura della Dott.ssa Giuliana Guadagnini

Analizziamo il fenomeno del cyberbullismo Il bullismo è una forma di prevaricazione dal carattere continuativo effettuato da una o più persone nei confronti di un soggetto percepito come più debole. Diverse sono le forme e le modalità attraverso le quali si manifesta. Il cyberbullismo è una delle espressioni più comuni di bullismo. crudeli, calunniosi, offensivi, denigratori al fine di danneggiare la reputazione della vittima; -outing estorto: registrazione delle confidenze – raccolte all’interno di un ambiente privato – creando un clima di fiducia e poi inserite integralmente in un blog pubblico; -impersonificazione: insinuazione all’interno dell’account di un’altra persona con l’obiettivo di inviare dal medesimo messaggi ingiuriosi, che screditino la di Giuliana Guadagnini vittima; -esclusione: estromissione intenzionale di una persona Con il termine di cyberbulli- dall’attività on line. smo o bullismo online o cyberDiverse sono state le ricerche, bulling - termine ideato dall’e- in campo internazionale, circa il ducatore fenomeno del cyberbullismo e canadese Bill Belsey - si è soliti la sua esponenziale diffusione. I indicare tutti quegli atti di bulli- risultati ottenuti, sebbene diffesmo e di molestia effettuati tra- renti per natura, campione, termite mezzi elettronici quali: siti ritorio e periodo di riferimento, web, blog, chat, e-mail, telefoni sembrano concordare sul fatto cellulari e quant’altro di simile. che il cyberbullismo, malgrado Il fenomeno del cyberbulli- si proponga come meno diffuso smo interessa particolarmente rispetto al tradizionale bullismo, il mondo dei minori e si estrin- rappresenti, comunque, un fenoseca in manifestazioni di pre- meno che coinvolge sempre più varicazioni e di violenze che si preadolescenti e adolescenti. sviluppano in rapporti paritetici Da alcune ricerche effettuate tra minori o tra minori e adulti. nel corso degli ultimi anni è staA tal proposito i giuristi e chi to rilevato che in Inghilterra più si occupa di definire, studiare di un ragazzo su quattro, tra gli ed affrontare il fenomeno, ama- 11 e i 19 anni, è stato oggetto di no distinguere il cyberbullismo, minaccia da parte di un bullo via che avviene tra minorenni, dal sms o via e-mail, mentre in Itacyberharassment o cybermole- lia oltre il 24% degli adolescenstia che avviene tra adulti o tra ti subisce prevaricazioni di tale un adulto e un minorenne, an- tipo (secondo ricerche nazionali che se l’uso comune di cyber- di Eurispes e Telefono Azzurro). bulling viene indifferentemente Bastano questi dati a darci la diutilizzato per entrambi. E’ pos- mensione del fenomeno e rensibile individuare diversi tipi di derci consapevoli della necessità cyberbullismo: di un intervento che sia quanto -flaming: litigi on line nei quali più possibile tempestivo ed effisi fa uso di un linguaggio violen- cace per evitare tutti quei proto e volgare; blemi che, soventemente, si ri-harassment: molestie attua- percuotono sullo sviluppo della te attraverso l’invio ripetuto di personalità dei soggetti vittime messaggi offensivi; di tale violenza. -cyberstalking: invio ripetuto di Nell’ultimo Rapporto Nazionamessaggi che includono esplici- le sulla Condizione dell’Infanzia te minacce fisiche, al punto che e dell’Adolescenza di Eurispes e la vittima arriva a temere per la Telefono Azzurro è emersa una propria incolumità; percentuale maggiore di adole-denigrazione: pubblicazione scenti che dichiarano di essere all’interno di comunità virtuali stati protagonisti, sia nel ruolo quali mud, forum di discussio- di “vittima” che di “carnefice”, di ne, messaggistica immediata, episodi di cyberbullismo. newsgroup, blog o siti Internet In particolare, aumenta col pasdi “pettegolezzi” e commenti sare degli anni, rispetto all’anno

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precedente, la percentuale di adolescenti che dichiarano di aver ricevuto messaggi, foto o video offensivi o minacciosi (2,6% in più), di aver ricevuto o trovato informazioni false sul proprio conto (1% in più), di essere esclusi intenzionalmente da gruppi on line (1% in più), di

aggiungersi la frequente assenza di controllo da parte di alcuni adulti nei confronti degli adolescenti che, spesso, si connettono alla rete in piena autonomia e libertà. Maggiore attenzione viene spesso riposta dai genitori sul controllo dei bambini piuttosto che sugli adolescenti; sono

che l’utilizzo di internet costituisca, per gli stessi, una sorta di “zona franca” dove gli adulti difficilmente possono entrare. La padronanza delle tecnologie da parte dei giovani favorisce, quindi, il diffondersi del fenomeno. La diffusione dei problemi collegati all’uso della rete inter-

aver inviato o diffuso messaggi, foto o video offensivi o minacciosi (1,2% in più), di aver diffuso informazioni false su un’altra persona (0,4% in più) e di aver escluso intenzionalmente una persona da gruppi on line (1,9 % in più). Tale quadro di riferimento ci pone davanti ad un fenomeno che necessita di essere affrontato con la massima attenzione ed il massimo impegno. Il controllo “debole” consentito dalla rete, la possibilità di attuare le prepotenze in qualsiasi momento della giornata utilizzando diverse identità e l’opportunità di colpire contemporaneamente più persone in un brevissimo lasso di tempo, sono tutti elementi che contribuiscono a rendere più complessa la soluzione di tale problema. A tutto ciò va ad

proprio questi ultimi, invece, che necessitano di maggiori controlli, tanto sul tempo di utilizzo di internet quanto sulle modalità di utilizzo dello stesso.Da recenti indagini, si è calcolato che circa un adolescente su tre si connette alla rete da solo, in assenza totale di controlli. Questo se da un lato conferisce maggior libertà ed autonomia personale, dall’altro offre ai ragazzi la possibilità di agire indisturbati in qualità di cyberbulli o di subire violenze e prevaricazioni on line. La consapevolezza delle giovani generazioni di padronanza delle tecnologie, in quanto “nativi digitali” ovvero cresciuti con le tecnologie digitali e la consapevolezza della correlata minor propensione verso tali media da parte dei genitori, fanno sì

net e delle nuove tecnologie da parte dei ragazzi ha indotto anche la Commissione europea a promuovere uno specifico programma denominato “Programma europeo per la protezione dei minori che utilizzano Internet e le nuove tecnologie”. Molteplici, infatti, sono i pericoli che si celano dietro un improprio ed avventato uso della rete da parte delle giovani generazioni. In taluni estremi casi, l’improvvido utilizzo della rete può portate a conseguenze tragiche come il suicidio delle vittime del cyberbullismo. Nel prossimo numero di questo giornale approfondiremo le cause del cyberbullismo, prospettando soluzioni per affrontare questo problema.

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Economia & Società

A cura di Verona Economia

La crisi e le responsabilità dell’euro Le cause della crisi finanziaria italiana vanno ricercate nelle regole imposte dall’euro? Questa drammatica crisi economico-finanziaria italiana si è verificata proprio in concomitanza all’introduzione delle regole imposte dall’euro, quindi è interessante cercare di capire se effettivamente esiste una correlazione fra crisi e sistema monetario. Dal dopoguerra ad oggi ci sono state tre fasi distinte dell’evoluzione dei sistemi monetari: 1) Bretton Woods dal dopoguerra fino al 1971; 2) SME dal 1979 al 2002; 3) L’Euro o meglio moneta unica in Europa. Il sistema dei cambi di Bretton Woods prevedeva fluttuazioni piccolissime (+/- 1%) intorno alla parità delle monete. Il sistema non concedeva la possibilità di riallineamenti competitivi per aiutare i Paesi deboli in caso di difficoltà. La causa principale, che ha contribuito alla caduta di questo sistema monetario è da individuare verso la fine degli anni sessanta nel pressante surplus commerciale del Giappone e della Germania. Il FMI si vide ostacolato da questi due Paesi nell’introdurre un meccanismo ri-equilibratore del cambio in quanto cercavano di mantenere il proprio vantaggio. In tal senso è stato molto esplicito il discorso dell’amministra-

tore delegato del FMI in occasione dell’assemblea annuale del Fondo Monetario Internazionale del settembre 1968 che tentò di promuovere, ma senza successo, una svalutazione competitiva a favore dei Paesi deboli. Con questo sistema rigido, senza la possibilità di riallineamenti competitivi, i Paesi forti diventavano sempre più forti, come del resto accade ai giorni nostri con l’euro. Sostanzialmente il sistema di Bretton Woods ha evidenziato che Paesi con differenti variabili macroeconomiche non possono far parte di uno stesso sistema monetario rigido se non a scapito di forti ripercussioni sui Paesi deboli. La caduta del sistema è poi avvenuta nel 1971 quando, per svalutare la loro moneta, gli americani hanno dichiarato sospesa la convertibilità del dollaro in oro rendendo il dollaro di fatto meno appetibile. Lo SME, nato nel 1979, prevedeva una

fluttuazione dei cambi attorno alla parità del 2,25% fra le varie monete, ma addirittura Paesi deboli come l’Italia e la Spagna beneficiavano di una banda di oscillazione larga del +/- 6%. Questo sistema ha funzionato meglio rispetto a Bretton Woods perché più flessibile. Nella costruzione dello SME si era tenuto conto delle divergenti variabili macroeconomiche dei Paesi aderenti prevedendo espressamente la possibilità di effettuare riallineamenti competitivi che si traducevano in aiuti ai Paesi deboli che non riuscivano a raggiungere da soli il pareggio dei conti agendo solamente sulla leva fiscale. Con questo sistema monetario si poteva per esempio evitare ‘l’effetto Monti’. Le variabili macroeconomiche di alcuni Paesi continuavano ad essere troppo differenti e le conseguenti turbolenze, nonostante i meccanismi ri-equilibratori, hanno por-

tato nel 1992 la Lira e la Sterlina fuori dallo SME. E’ difficile immaginare un Paese all’interno della moneta unica se prima non era riuscito nemmeno a rimanere in un sistema flessibile. Infatti la Gran Bretagna giustamente, non è entrata nella zona euro. L’entrata dell’Italia nella zona euro implica il pareggio di bilancio, (ovviamente non è prevista la possibilità di stampare moneta in modo autonomo da parte di ogni singolo Stato) e questo per un Paese debole comporta una politica fiscale insostenibile. L’aumento delle tasse e dei contributi in un Paese debole provoca un aumento dei prezzi che si traduce in una diminuzione della competitività delle imprese a vantaggio delle aziende collocate in un Paese forte. Le maggiori tasse aumentano le entrate solo nel breve periodo perché l’eccessiva pressione fiscale crea disoccupati, rallenta i

consumi interni e provoca quindi un danno alle entrate fiscali nel medio periodo. Non solo, ma il sistema bancario di un Paese debole deve sostenere le pressanti richieste del debito pubblico a tassi elevati a scapito delle imprese private e delle famiglie, danneggiando ulteriormente gli investimenti e quindi la domanda interna. In sostanza, in una zona monetaria unica con differenti Paesi aderenti, gli obiettivi imposti dai Paesi forti (nel nostro caso il pareggio di bilancio) possono provocare una grave crisi economica nei Paesi che non riescono a raggiungere il pareggio. Accade proprio il contrario di quello che si potrebbe pensare a prima vista; a rimetterci sono i Paesi deboli, che invece dovrebbero essere aiutati ad allinearsi, ed in questo momento possiamo notare che la storia ripropone quello che è già accaduto con Bretton Woods.

L’Imu della nostra disgrazia

Il Monte dei Paschi va salvato. E gli altri italiani?

Ora anche la Commissione Europea, per bocca dei suoi organismi, dice che l’Imu che abbiamo introdotto su indicazione e per far piacere ai Paesi forti dell’Europa non è equa.

Moltissimi sono d’accordo sulla necessità di salvaguardare la più antica banca italiana, il Monte dei Paschi di Siena. Anni fa ci fu l’intervento finanziario dei Tremonti bond a dare liquidità, oggi quasi 4 mld sono i Monti bond che sono serviti a salvaguardare l’istituto finanziario di Siena...

Intanto gli italiani brava gente hanno pagato. Gli incassi sono stati maggiori del previsto, prova che qui non si evade. Ma questa tassa sulla casa e sugli immobili ora sulla bocca di tutti i politici impegnati nella campagna elettorale, pare sia anticostituzionale, primo perché è una patrimoniale occulta e secondo perché non garantisce la progressività di tassazione. Entrambi i requisiti sono previsti costituzionalmente, ma l’ignoranza dei politici non consente che se ne parli. Ed allora paghiamo e zitti, ma almeno ricordiamocene quando andiamo a votare e non con lo spirito di chi suddito è, e quindi è già convinto di dover subire. Eppure la massa mediatica e gli interessi personali prevalgono sullo spirito libero che poi ognuno di noi rivendica a parole forti quando viene calpestato nel gregge che si è scelto di seguire supinamente e stupidamente.

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Tralasciamo per il momento le anomalie di una Fondazione, specchio dell’Amministrazione comunale di stretta osservanza PD, che, unica, mantiene il controllo di una banca, e vediamo chi stiamo salvaguardando. E’ certo che questo intervento finanziario fornisce liquidità e quindi mette l’Istituto in salvo da bufere possibili; è certo che questa iniezione di denaro fresco è un forte segnale al mercato che le banche, anche le più sinistrate, saranno aiutate e non saranno mai lasciate sole. Se questi elementi sono certi è altrettanto sicuro che in questo modo il sistema che ha prodotto questi effetti disastrosi sarà salvaguardato, infatti, tolto qualche personaggio, la gran parte dei dirigenti che hanno avallato stando in silenzio, o che hanno accettato facendo finta di non vedere, questa situazione resteranno in massa al loro posto. Ma se invece di insistere sul salvare banche concettualmente decotte si intervenisse aiutando i cittadini, le imprese, i giovani? Non sarebbe meglio pagare le decine di miliardi di debiti con il tessuto sociale che ha lo Stato con le imprese? O far svolgere lavori utili sul territorio a chi oggi prende uno stipendio sociale? O assumere per 6 mesi o un anno, giovani nelle amministrazioni pagandoli per quanto fanno mentre nel contempo imparano? Tutti fatti reali che nulla hanno a che fare con le diatribe elettorali. Perché, una volta tanto, non si aiutano direttamente gli italiani e, non sempre e solo, per interposta persona, la quale pretende per la sua mediazione un compenso come fanno le banche? Pensate infatti che questo prestito erogato può convertirsi in capitale e far divenire lo Stato primo azionista del Monte dei Paschi, ma intanto costa molto caro, parte dal 9% e prevede penali. Ma se la banca paga il 9% a quanto dovrà immettere questo denaro sul mercato per rientrare nei costi di gestione? Quanto dovranno pagare i suoi clienti per consentire alla banca di rimborsare questo prestito, ammesso che lo voglia fare? Possiamo dire che dovrà piazzare mutui con un taeg al 14% circa, o forse più. Ma come, se il prezzo del denaro ora sul mercato euribor si aggira intorno all’1% , chiedere tassi a due cifre, siamo al limite dell’usura! A meno che la banca non faccia ricorso ai derivati, ma questa è una storia già vista…

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L’arma Azzurra

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A cura del Col. Marco Maistrello

L’esperienza in Libano del Col. Maistrello La missione ONU in Libano raccontata dal Col. Maistrello che l’ha vissuta in prima persona e ci narra di una terra divisa tra cristiani e musulmani, in una situazione dove il rischio di belligeranza è permanente. del Col. Marco Maistrello

La missione UNIFIL (United Nations Interim Force In Lebanon), ossia Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite, è nata con la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU n. 425 del 19 marzo 1978, a cui sono seguite la n. 1701 dell’11 agosto 2006 e la n. 1832 del 27 agosto 2008. Alla missione, di cui l’Italia detiene il comando dal 28 gennaio 2012, partecipano altri 34 Stati, tra cui Brasile, Cina, Francia, Germania e India. Il compito degli oltre 12.000 soldati presenti lungo il confine tra il Libano e Israele è di assistere il Governo libanese nell’esercitare la propria sovranità, garantendo la sicurezza dei suoi confini e sostenendo le Forze Armate nelle operazioni di stabilizzazione dell’area, allo scopo di prevenire un ritorno delle ostilità e creare le condizioni all’interno delle quali possa essere ritrovata una pace duratura tra le parti. Per me tutto ebbe inizio in un freddo pomeriggio del dicembre 2010, quando un collega mi avvisò che ero stato precettato per andare a occupare una posizione nell’ambito della missione in Libano. Cinque mesi dopo, insieme ad altri colleghi, ero a bordo dell’aereo che mi stava portando nella terra dei cedri, per ricoprire il prestigioso incarico di Senior Officer dell’Aeronautica Militare e Capo delle Operazioni Aeree del Quartier Generale di UNIFIL, a Naqoura. Nel periodo intercorso dall’avviso al giorno della partenza, avevo cercato di prendere più informazioni possibili su ciò che avrei trovato e mi sarebbe aspettato; su consiglio di alcuni amici avevo letto il libro di Oriana Fallaci “Inshallah”. Mi sentivo abbastanza informato e sufficientemente addentrato nelle varie problematiche di questo Stato multi “etnico-religioso” e culturale ma, nel contempo, non nascondo la preoccupazione che provavo nel recarmi in una zona costantemente al centro delle cronache internazionali per i terribili attentati che da

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sempre hanno funestato la sua storia. Dopo qualche ora di volo atterrammo all’Aeroporto Internazionale Rafic Hariri di Beirut, un infrastruttura modernissima con boutique e negozi lussuosi che farebbero invidia alle più rinomate vie della moda occidentali. La mia riflessione fu “Hic manebimus optime”. Ad attendermi trovai il Colonnello Antonio Picariello, il collega che pochi giorni dopo avrei sostituto, con il nostro autista ghaniano Seth. Mentre salivamo sul Land Cruiser bianco, con evidenti marchi UN (United Nations) sulle portiere e sul tetto, dicevo “in fondo non è così male qui, mi aspettavo peggio” e la risposta lapidaria di Antonio fu “aspetta, aspetta”! Ci avviammo per le belle e illuminate strade di Beirut fino a imboccare l’autostrada per Saida, la Sidone dei Fenici di scolastica memoria. Arrivati a Saida, notai la differenza rispetto all’opulenza di Beirut e, riferendomi ad Antonio, dissi: “in effetti avevi ragione, si nota una certa differenza”; la sua risposta fu di nuovo: “aspetta, aspetta”! A Saida imboccammo la strada statale per Tiro (antica e potente città Fenicia) e a qualche chilometro più a sud attraversammo il fiume Litani, che segna il confine nord dell’area che rientra sotto la responsabilità di UNIFIL. Qui trovammo il primo posto di blocco controllato dall’esercito libanese e, soprattutto, qui incontrammo i primi problemi perché, essendo ancora sprovvisto del documento United Nations, non avevo l’autorizzazione per passare. Dopo mille spiegazioni e quasi un’ora di tempo, finalmente potemmo ripartire. Dopo questo inconveniente dissi ad Antonio: “meno male che siamo passati”; di contro la sua risposta fu “si, però considera che di questi checkpoint tra qui e Naqoura ce ne sono almeno altri cinque e tra loro non vi è alcuna comunicazione”, così mi prese un pò di sconforto e cominciavo a capire! Dopo Tiro finì la strada asfaltata e ci imbattemmo in uno sterrato pieno di buche, per affrontare gli ultimi 15 chilometri che ci separavano da Naqoura; in quel momento capii anche il motivo

della necessità di muoversi con il fuoristrada. Eravamo immersi in un buio irreale, l’illuminazione stradale e delle case intorno era completamente sparita e l’unica luce era quella data dai fari della nostra vettura. Ciò è dovuto al fatto che il sud del Libano non è fornito di energia elettrica; solo i più fortunati possono far fronte a questa situazione, che per noi sarebbe di totale emergenza, con gruppi elettrogeni che funzionano permanentemente e il cui rumore diventa un sottofondo musicale consueto in tutte le strade di quell’area. Arrivati finalmente al Quartier Generale di UNIFIL a Naqoura, mi sistemai nel mio comodo container, ossia la casa che mi avrebbe ospitato per i successivi 8 mesi, periodo che posso indubbiamente considerare tra quelli più interessanti ed educativi della mia vita, sia da un punto di vista professionale, sia sotto l’aspetto puramente umano. Nel tempo trascorso a Naqoura, infatti, da una parte ho avuto l’opportunità di lavorare “spalla a spalla” con rappresentanti di nazioni di cui conoscevo l’esistenza solo dai libri di scuola e, dall’altra, ho avuto il privilegio di vivere in prima persona le problematiche e le dinamiche che regolano una realtà come il Libano, da sempre al centro delle vicende del movimentato scenario mediorientale. L’esperienza di Casco Blu dell’ONU è stata esaltante; all’inizio, come militare abituato a tutt’altri tipi di missioni e di organizzazioni, sono rimasto un pò frastornato dall’organizzazione delle missioni ONU, in particolare la totale sovrapposizione tra la componente civile e militare, “a cui noi soldati non siamo molto avvezzi”. Col tempo, invece, ho capito che la struttura e l’approccio dell’ONU a certi problemi è l’unico possibile e in grado di fornire dei risultati tangibili. Tra l’altro, la cosa incredibile è che questa Organizzazione permette anche di far convivere sotto un’unica egida nazioni che fino a pochi anni fa erano dalla parte opposta della barricata. Il Libano, come ebbe modo di scrivere il Santo Padre Giovanni Paolo II quando lo visitò, grazie

al ricco mosaico di culture e di fedi, non è solo un paese ma un messaggio: “il Libano non sarebbe il Libano senza la convivenza di cristiani e musulmani, perderebbe la sua identità”. E’ questa, in estrema sintesi, la forza ma al tempo stesso anche la debolezza di questo Paese. Finché le comunità sono riuscite a convivere e ben integrarsi, la coesistenza ha contribuito a creare “uno status” nel quale persone con culti diversi hanno vissuto insieme in pace, tanto che la cattedrale Maronita e la moschea

Gli indicatori sono molteplici; i luoghi di culto, i negozi, ma il più evidente è l’abbigliamento delle donne, in pochi chilometri si passa dal velo che copre per intero il viso ai modi di vestire occidentali più alla moda. Ci sono, poi, le foto dei martiri raffigurate su grandi manifesti che vengono affissi lungo le strade dei paesi a prevalenza musulmana sotto il controllo del partito Hezbollah, che contribuiscono notevolmente a mantenere vivo l’odio per l’altra parte. Questa è stata la mia esperienza in Liba-

di Beirut sono state erette una a fianco all’altra. D’altra parte, però, nei momenti in cui si sono verificate situazioni di tensione, in apparenza non gravi, l’escalation di violenza è stato immediato, tant’è che in Libano si passa da condizioni normalissime alla guerra civile nel giro di poche ore. La cosa veramente inquietante è che questo stato di cose, che per noi abituati a vivere nella pace sono di tensione estrema, per i libanesi è la routine. Per poter sopravvivere in questo paese bisogna assuefarsi al fatto che ogni situazione è da considerarsi assolutamente volatile e temporanea. Ma, anche in questo, si notano evidenti differenze fra la civilizzata e modernissima Beirut e il sud, dove invece la convivenza tra le diverse comunità è sempre difficile. Attraversando i centri abitati del sud è evidente che l’integrazione non esiste. Infatti, fin da un primo sguardo, è palese se si sta entrando in una comunità a maggioranza Musulmana o Cristiana.

no, terra di tante contraddizioni e di grandi bellezze, purtroppo soggiogata a una situazione socio-politico culturale che non permette a questo splendido paese e alla sua gente di poter vivere in pace e serenità. Il 13 gennaio del 2012 ho fatto rientro in Italia, ho potuto riabbracciare mia moglie e i miei figli, ho riassaporato la fortuna di poter vivere in un mondo dove la pace è la normalità, dove non devi viaggiare in macchina a centro strada osservando con attenzione che non ci siamo pacchi sospetti, di non dover fare considerazioni o prendere troppe precauzioni quando si decide di uscire; questa che noi consideriamo quotidianità e routine, in altri posti è un traguardo spesso irraggiungibile. Qualche giorno dopo il mio rientro mi sono ritrovato tra le mani “Inshallah” e cominciando a sfogliarlo, quasi senza accorgermene, ho deciso di rileggerlo. Adesso avevo capito il senso di ogni singola frase!

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L’arte in Mostra

A cura della Prof.ssa Fiorenza Gallina e di Marisa Tumicelli

La pelle della pittura: Dall’Oca Bianca L’universo femminile di Dall’Oca Bianca, in mostra a Verona, alla Casa di Giulietta, fino al 10 marzo 2013. dell’amore dove le forme del corpo femminile esprimono una totale passionalità fra abbandoLa Casa di Giulietta, luogo d’a- no e piacere...una sensualità sumore e di mistero, ha veste di blimata pur in un naufragio amocolori dentro una magia di luci. roso. C’è un’eleganza sensuale Le pareti delle stanze racconta- nell’abbandono dei sensi dentro no di quell’artista che fu Angelo trame di desideri e di steli. C’è dall’Oca Bianca in un’ affascinan- un canto di sfarzose forme, di te sequenza di dipinti che  evo- flessuose nudità, di coloriture cano l’universo femminile in una dove la luce si posa in adagiata dimensione di straordinaria for- sospensione e morbide velature. za onirica, di conturbante eroti- Una pittura che sorprende, che smo, di emozioni dentro una re- esalta, che declina il riaccendersi altà visibile con immagini cariche del fuoco della passione come in di suggestioni. Una celebrazione “Naufraghi dell’ amore”, dentro di Fiorenza Gallina

una bellezza marmorea in “Paolo e Francesca”, rapiti da un amore travolgente. “Il canto dell’amore”, “L’onda infida”, “Le amiche” e “Giuletta e Romeo” abbracciano corpo e anima dentro un dialogo di silenzioso ardore. Una velata innocenza si cala fra immagini in un disorientato concedersi, in una grazia composta come in “Amanti”, “Notturno”, “Primavera” e “Stelle cadenti”. Le donne in un’esuberanza di forme e di atteggiamenti in “Piazza delle Erbe”, “In un mattino di primavera”, “Le ondine

del lago di Garda”, sono figure immerse in atmosfere romantiche, animate da una riflessione con esibizioni che intendono persuadere dentro le tensioni dei sensi. I dipinti sono “ immagini che illuminano, intermittenze di pensiero, una processione di colori laudanti e cangianti, un’offerta fra rami di pensieri e foglie di emozioni. Fragilità di silenzi nel cielo della gloria. (P.Valesio). Le figure femminili sono perle di gioia in quel letto verticale di foglie fra scorci di paesaggi in una poetica simbolista.

I trenta lavori dell’artista, amico di Carducci e D’Annunzio, sono sapientemente collocati in un percorso che incanta il visitatore, l’appassionato d’arte. Con olio e pastello su tela, Dall’ Oca ha creato superfici preziose dove sguardi, sorrisi, intense e innocenti provocazioni femminili, dominano la scena. Meritano un’attenzione i ritratti a carboncino dove il fascino delle modelle si fa solenne e seducente.

Dall’Oca Bianca e la luce A sessant’anni dalla morte (Verona, 1858-1942), la Galleria d’Arte Moderna presenta al pubblico veronese uno spaccato della ricerca di Angelo Dall’Oca Bianca, una delle personalità più apprezzate e gradite dalla città di Verona, a cui il pittore attestò sempre il proprio amore, dedicandole gran parte della vita e delle opere. L’esposizione intende affrontare un tema specifico della sua ricerca: la luce come epifania, apparizione svelamento dell’arte attraverso lo sguardo che va a posarsi sull’universo femminile indagato a tutto tondo. A partire dai nudi inediti, restaurati per l’occasione, passando per le figure tipicamente popolari. Il percorso si completa con i ritratti più tardivi, a cavallo dei due secoli, legati al tema del simbolismo italiano ed europeo.

Sede espositiva Casa di Giulietta,Via Cappello, 23 - Verona Apertura al pubblico Dal 1 dicembre 2012 al 10 marzo 2013 Orari lun. 13.30 - 19.30; mar. - dom. 8.30 - 19.30 (chiusura biglietteria 18.45) Prenotazioni visite guidate Aster tel. +39 045 8036353 tel./fax +39 045 597140 aster.segreteriadidattica@comune.verona.it; www.didamusei.it lun. - ven.: 9.00 - 13.00 e 14.00 -16.15 Biglietti intero € 6,00 - ridotto gruppi (sup. a 15 persone) e anziani € 4,50 ridotto scuole e ragazzi (8-14 anni solo accompagnati) € 1,00 cumulativo Casa + Tomba: intero € 7,00 - ridotto € 5,00 VeronaCard: validità 2 giorni € 15,00 - validità 5 giorni € 20,00

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L’arte in Mostra

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A cura di Antonio Buttitta

I classici messi a nudo, in fotografia Un approccio alla fotografia dichiaratamente artistico. Si serve della poesia, della musica, del teatro. Forse per questo risulta un po’ anomalo, in un mondo in cui molti fotografi si preoccupano della corretta riuscita dello scatto perfetto. zione artistica immediatamente successiva all’ultimo dato culturale a me noto e comprensibile. Cosa c’era subito dopo il ‘900 C’è stato un momento in cui dei libri di scuola e subito prima ho perso il contatto con l’arte. E’ di un’arte che culturalmente non stato quando non sono più riu- comprendevo più? La Fotografia: scito a comprenderla, quando ho questa sconosciuta. Io non dipercepito che le ricerche degli spongo del tempo necessario per artisti contemporanei stavano in- pormi il problema della corretsistendo su binari talmente per- tezza assoluta della mia fotograsonali da farmi sentire un interlo- fia. Quando si approccia un’arte cutore escluso da quello che per così tecnica all’età di trent’anni, ci me è sempre stato un dialogo. si trova ad avere quattordici anni Vedevo delle opere, anche dei di esperienza mancante. E questa bei lavori, nei musei come nelle noncuranza necessaria fa di me gallerie, ma come osservato- un vero “amante” della fotograre facente parte di un pubblico, fia, e non un fotoamatore. Non non avevo più la sensazione che me la posso sposare, la fotograquegli artisti volessero davvero fia. Perché non mi basta. Non mi dirmi qualcosa. Percependo me basta il singolo scatto, non mi stesso come un escluso, come basta se non c’è una musica, non uno che non parla la lingua del mi basta se non mi parla, e non posto, dopo un periodo di appa- mi basta neanche quando si limirente disinteresse, nel quale ine- ta a suggerire. Io invece cerco vitabilmente mi sarei reso conto di raccontare storie principalche mi mancava qualcosa di vita- mente attraverso la sequenza di le, ho voluto riprendere le fila di immagini. Molto semplicemente, quel discorso interrotto tra me quello che racconto é la rappree l’arte tornando nei miei spazi sentazione visiva di una poetica interiori a cercare la manifesta- personale. Poesie, filastrocche, ridi Antonio Buttitta

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cordi, suoni e impressioni sparse nel tempo, risalenti fino all’oblio e alla rimozione. Antecedenti addirittura al tempo dell’intenzione. Riscoperti in un lavoro di definizione identitaria affermatosi con l’abbandono delle paure, e la ritrovata formula del coraggio. Forse meccanismi appartenenti anche ad un’altra vita. Forse immagini imbevute di un siero onirico, talmente dense di fede – e vita, per come la sento- da volersi imporre come reali, in transito immediato dalla suggestione alla realtà per effetto della sola mia evocazione. La fotografia, sì, evoca sensazioni profonde, forti, nel mio caso soprattutto con il simbolismo del bianco e nero. La fotografia mi serve a mostrare ciò che è recuperato “dal fondo del barattolo”. Metto insieme scritti e immagini. Mi rendo conto di quanto sia forte l’impronta psicologica e simbolica in quello che faccio. Me ne rendo conto quando il lavoro, rivisto a distanza di tempo, mi restituisce un’immagine identitaria e psicologica di me stesso ancora più definita.

Il lavoro presentato alla Biennale di Palermo e selezionato per la biennale d’arte di Firenze 2013 si intitola “Saffo – Tramontata è la Luna”. Un collage di nove immagini estratto da una sequenza di foto reperibile alla mia pagina vimeo.com/antoniobuttitta. Questo lavoro è una ricerca sul nudo: un classico, una tappa obbligata nelle arti visive. Ma è uno studio sul nudo che ho voluto in chiave davvero coerentemente classica. Un nudo spiazzante, non più banalmente offerto al piacere del maschio assetato di immagini erotiche, e quindi esaurientesi nella consumazione, ma ripiegato su se stesso, femminile davvero, così da mettere ognuno di fronte all’enigma eterno della mancanza, della solitudine che lacera, dell’erotismo che implode, il voler sentire che non trova soddisfazione, e si contorce, perché non sa lasciarsi stare. Classico in quanto drammatico, se il personaggio sta sentendo il pathos. Mondo interiore di materia viva, esperienziale e universale, in me come negli osservatori. Che

importa di tutto il resto che non sia il richiamo, l’eco eternamente umano e verginale del “Soffro e desidero” di Saffo, in ogni identità visitata almeno una volta nella vita da Eros, che “Scuote l’anima mia, come vento sul monte che irrompe tra le querce, e scioglie le membra, e le agita…” O i miei cavalli del video “Carillon”, evocativi di mondi antichi (Nostalgici? Romantici? Filoborghesi? Che importa!) e illimitatamente vivi, viventi e desiderosi di uscire dal carosello, fino a portarci a una libera associazione di idee che tutti sappiamo ruotare tra una celebre scena di Mary Poppins, il ricordo di una domenica di primavera, e una metafora della vita. Che il pubblico non si senta straniero, come mi sono sentito straniero io. Che possa parlare la stessa lingua dell’artista, e che il suo suggerimento faccia venir voglia a tutti di vivere l’arte, che in Italia è ovunque e in ogni tempo, nelle piazze, tra il carosello del parco, i ricordi dei nonni, e questo guardarci continuamente attorno, se attorno sono gli altri.

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Sport A cura di Diego Cordioli

Abate ed Antonini potrebbero lasciare il Milan Andrea D’Amico, agente di Abate e Antonini, ha parlato del possibile trasferimento dei suoi assistiti.

“Dopo aver acquistato Balotelli e Salamon, il Milan potrebbe cedere qualche giocatore. Non escludo la possibilità che siano Abate ed Antonini a lasciare il Milan. Al momento c’è una pausa nei colloqui con i club russi, ma c’è tempo fino al 27 febbraio. Il grande interesse dalla Russia è indicativo della qualità dei miei assistiti”. Andrea D’Amico potrebbe trattare quindi la cessione dei suo assistiti Ignazio Abate e Luca Antonini. La squadra russa, che non ha problemi di soldi, parte da una valutazione di 10 milioni per Abate, ma il Milan conta di strappare qualcosa in più. Luca Antonini sembra essere ancor più del suo collega sul piede di partenza: potrebbe infatti cambiare aria e lasciare il Milan. Il terzino ha offerte dalla Premier League russa. In Russia il mercato è ancora aperto (chiuderà il 27 Febbraio) e come svelato da Andrea D’Amico a calciomercato.com, il giocatore sta valutando le proposte con grande attenzione per decidere la migliore destinazione. Non è l’unico rossonero richiesto dalla Premier League russa: come si diceva, anche Ignazio Abate è stato nel mirino dello Zenit San Pietroburgo, ma il Milan ha deciso di non cederlo. Poche settimane, quindi, e il futuro di Antonini non sarà più un mistero. Secondo quanto affermato ai microfoni di Sportitalia da Andrea D’Amico, infatti, il mercato rossonero in uscita non è ancora del tutto concluso. Il tentativo last minute del Genoa per il terzino sinistro non è stato molto efficace ma ci sarebbero ancora delle pretendenti al di là della frontiera: “Per andare via dal Milan bisogna trovare qualche situazione migliore, i mercati che pagano di più sono aperti per un altro mese. Abate? Vale la stessa cosa anche se almeno per quanto riguarda lo Zenit il discorso è chiuso”. Mentre su Antonini Andrea D’Amico, è intervenuto ai microfoni di Sportitalia dicendo: “Non so se Luca rimarrà al Milan, in alcuni campionati il mercato è ancora aperto. È un giocatore di qualità e potrà togliersi grandi soddisfazioni, sia al Milan che in altre squadre”.

Il Milan in poche righe Ricordiamo che il Milan è il club più titolato al mondo ed il team che ha vinto 7 Champions League, tra cui l’ultima appena 5 anni fa, battendo 2-1 il Liverpool grazie alla doppietta di Pippo Inzaghi. Pochi mesi dopo il Milan vinse anche la Supercoppa Europea contro il Siviglia, squadra nella quale militava l’attuale centravanti dello Zenit Alexander Kerzhakov. Di quella squadra però, sono rimasti oggi solo Capitan Ambrosini e Bonera. Il Milan ha sicuramente conosciuto tempi migliori: ha infatti avuto un pessimo inizio di stagione: 7 punti in 6 giornate, 3 sconfitte di cui 2 in casa e 11° posto in Serie A. A cui si aggiunge lo 0-0 nella prima giornata di Champions in casa contro l’Anderlecht. Venendo al mercato: tra i leader della scorsa stagione hanno lasciato il Milan e l’Italia: Clarence Seedorf andando al Botafogo in Brasile, Thiago Silva e Zlatan Ibrahimovic, al Psg in Francia, Alessandro Nesta al Montreal Impact in Canada, Gennaro Gattuso al Sion in Svizzera, Pippo Inzaghi si è ritirato. A loro si aggiungono: Mark Van Bommel, Antonio Cassano, Gianluca Zambrotta, Massimo Oddo, Flavio Roma, Alberto Aquilani, e Maxi Lopez. De Jong e Bojan sono invece gli acquisti più conosciuti. Con loro Montolivo, finalista agli ultimi Europei. Senza contare il grande acquisto di Balotelli, arrivato in gennaio. Il giocatore che più sta dando soddisfazioni ai tifosi, sembra essere Stephan El Shaarawy, capocannoniere di questa stagione del Milan.

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L’angolo dei Frati Cappuccini

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A cura della comunità dei Frati Cappuccini di Villafranca di Verona

La faticosa ricerca dello spirito: dove abita la speranza? Parla Frate Renzo, arrivato da alcuni mesi nel convento dei Cappuccini di Villafranca: «Approdare qui è stata un’esperienza singolare, per l’accoglienza dei frati, miei amici, e della gente. Ho ricevuto una incoraggiante spinta da tutti che mi ha aiutato ad ambientarmi in fretta e ad inserirmi in una comunità nuova e in una città mai frequentata» di Frate Renzo Manfrin

Villafranca, in poco tempo, è divenuta casa mia. Bella, simpatica e soprattutto accogliente non tanto per le sue architetture o per le caratteristiche paesaggistiche invidiabili per chiunque la visiti, ma per il calore che promana la gente che la abita. Una città facile da incontrare per chi viene da fuori, come me. Questo sentimento di simpatia -lo devo dire senza presunzioneè sorto in me anche per la mia innata capacità a socializzare e a catturare l’amicizia di tutti. Una qualità che mi appartiene, ma che ha la sua naturale matrice nella presenza secolare dei cappuccini in questo luogo. I confratelli che mi hanno preceduto hanno amato la gente e si sono fatti amare in tutte le epoche, ma soprattutto in certe stagioni particolari della storia, come quando si sono fatti conoscere con l’appellativo di “frati della peste”, nel tempo dell’epidemia verso la fine del XV secolo. E poi “frati del popolo” per la loro generosa e assidua presenza, nelle vicende quotidiane della vita cittadina e rurale della popolazione. In questa integrazione si è consolidato un legame profondo tra i frati e la gente, da creare quasi una simbiosi che perdura anche ai nostri giorni. E io questo l’ho potuto constatare e sperimentare con gioia. Ma non voglio presentare un’immagine poco obiettiva della realtà, perché anche qui, come in altri luoghi dove viviamo e operiamo, sono cambiate la mentalità e lo stile di vita dei frati e delle persone. Rischio di godere immeritatamente della stima guadagnata da certe figure di miei predecessori, che sono state davvero esemplari e quindi rimaste nella memoria e nel cuore della gente per la loro umanità e santità. Allora cerco di vivere con grande fedeltà e coerenza il mio stato di cappuccino quasi per dare continuità e onore alla tradizione e all’azione di tanti religiosi che sono vissuti nel convento di via Rizzini. Mi sono bastati cinque mesi e poco più per comprendere le motivazioni per cui il buon Dio e i miei superiori mi hanno propo-

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sto di venire in questo angolo di mondo. Ho già incontrato centinaia di persone nel mio ministero, provenienti dalle parrocchie della città, dei paesi limitrofi e di oltre provincia e regione. Tutte anime in cerca di Dio, di pace, di conforto, di consiglio e non raramente anche di aiuto materiale in un momento molto critico e grave causato da una crisi che sembra non avere fine, e che non è solo economica. Ho capito che questo è il mio ambito di lavoro specifico: essere di sostegno e presenza amica per chi ha perso la speranza e le ragioni per vivere. Un’ “avventura” che si ripete ogni giorno con sfumature sempre nuove. Non sempre si ha a portata di mano la soluzione dei problemi, per cui, con la mia comunità, cerco di mettercela tutta, dando a tutti pane e amore. Ognuno dei miei frati ha un compito particolare, ma opera sempre in sinergia in modo tale che non è esclusivamente l’individuo che agisce, ma è tutta la comunità (o meglio: la fraternità) che interviene e il singolo la rappresenta. Questo aspetto della nostra vita è caratteristico perché ci consente di testimoniare il carisma cappuccino non come “proprietà privata” ma come un dono che appartiene a tutti. E la gente ci ama anche per questo, e lo si capisce quando commenta qualcosa che accade nel nostro convento o nella nostra chiesa: dice sempre “dai frati”; può anche confondersi nel ricordare il singolo frate o il suo nome, ma mai sbaglia dicendo “dai frati”. Questo fa piacere anche a me, perché cerco di fare bene il bene, sapendo di onorare i miei fratelli che vivono con me e i frati in genere. Ecco perché rappresenta una nota stonata quando disgraziatamente qualcuno di noi può non comportarsi secondo la volontà di Dio, le regole dell’Ordine e la buona fede della gente: la maldicenza ha il potere di diffondersi in maniera più veloce che il dire bene. E certa informazione, sia quella dei mass media che quella piazzaiola, si sa, oggi è impietosa nei confronti degli uomini di chiesa. Con ciò non voglio lasciare ad intendere che i cittadini di Villafranca siano indiscreti e ingrati nei confronti dei cappuccini, ma che a motivo

della familiarità che lega i frati al popolo a volte c’è il rischio che vengano formulati dei giudizi non troppo benevoli sul loro conto. Questo è accaduto soprattutto in passato. Attualmente, grazie a Dio, ho potuto constatare molta serenità e trasparenza nelle relazioni e quindi anche nella collaborazione con i laici e con i fedeli che frequentano il nostro luogo. Si è recuperata quella fiducia e quella stima reciproca che tanto hanno caratterizzato in epoche anche recenti la presenza dei frati e il profondo feeling con la popolazione del territorio. Abbiamo messo a punto dei momenti religiosi e culturali per meglio metterci in dialogo con le persone credenti e non, fornendo ad esse degli strumenti validi per un approfondimento della fede cristiana, in coincidenza con l’Anno speciale indetto da Benedetto XVI, e di formazione umana, morale e spirituale. In sintonia con i frati della mia comunità ho voluto, in proposito, introdurre un’iniziativa che già si prolunga da alcuni mesi: cioè “Prendi, leggi e rifletti” e “Aggiornamenti”, due fogli che settimanalmente vengono messi a disposizione su un espositore per le persone che frequentano la nostra chiesa. In essi vengono trattati temi di attualità, riflessioni, messaggi e aggiornamenti, anche sui più importanti documenti del magistero pontificio e della Chiesa, per una corretta formazione e informazione sulla vita cristiana e sociale. Curo questo servizio, attingendo da fonti attendibili. È completamente gratuito e diffuso anche su internet attraverso posta elettronica. Ci sono già diversi corrispondenti che all’indirizzo renzosam@gmail.com richiedono i testi che propongo, che poi inviano ai loro amici. Le nuove tecnologie sono anche a servizio della diffusione del Vangelo e noi le usiamo con la certezza di raggiungere molti lettori. Tale iniziativa riscuote apprezzamenti, consensi e - perché no? - ci regala anche degli incoraggiamenti per continuarla, come mi scrive una corrispondente: “Trovo le sue pubblicazioni molto interessanti e utili. Scrive cose che ho sempre pensato, ma finora ho trovato poche persone con cui poterle

discutere e condividere. Avanti così e senza ripensamenti! Anche se a qualcuno gli argomenti da lei trattati faranno fastidio, continui a pubblicarli: è ora che si dica chiaramente, senza mezzi termini, come stanno realmente le cose. Credo che noi cristiani finora siamo stati troppo zitti”. La nostra lettrice fa da interprete al pensiero di molti credenti che per tanti ragioni non si espongono ma che hanno un profondo desiderio di conoscere e di dire la verità. Con questi mezzi, per quanto umili, che la nostra fraternità mette a disposizione attraverso me, sono certo di dare voce al loro desiderio di sentirsi credenti in un mondo di laicismo despota che vorrebbe farli tacere. Non è facile trasmettere spiritualità concreta in un’epoca come la nostra, dove domina l’ateismo, il relativismo e una cultura che nega i valori più importanti della vita e della persona umana. Io faccio, e non a tempo perso, il confessore e la guida spirituale di tante persone che si accostano al sacramento della riconciliazione o per avere un punto di riferimento sicuro nella loro vita molto travagliata. Spesso c’è molta ignoranza, anche in persone colte, di ciò che è fondamentale conoscere della dottrina e della morale cristiana.

A volte c’è una sofferenza che grava sulla vita di una persona, di una coppia, di una famiglia. È il momento decisivo in cui si rendono conto di avere bisogno di Dio e ritornano alla fede. Il mio “mestiere” vive di momenti dolorosi e di momenti lieti, ma è sempre supportato da un grande amore. E questo le persone che si avvicinano a questo luogo, lo avvertono e ritornano per il secondo passo e poi il terzo… del loro cammino e ti vengono a ringraziare e abbracciare. Sono le esperienze più belle ed esaltanti del nostro essere frati e sacerdoti di Dio, che ci riempiono il cuore di soddisfazione e di consolazione. Villafranca mi dà tutto questo, ma la descrizione è alquanto limitata rispetto a quello che vivo ogni giorno. Sono tanti gli incontri con Gesù nel volto delle più disparate presenze e situazioni che l’esistenza in questi miei anni di maturità umana e sacerdotale mi riserva. A volte quando vedo la disperazione sui volti e non ci sono parole da suggerire, avverto che, forse, in quel momento credo troppo nelle mie forze. Allora guardo in su, più in su delle mura maestose del castello scaligero che mi sta di fronte, per chiedere perdono a Domineddio della mia poca umiltà.

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Il Castello di Villafranca

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A cura della Prof.ssa Fiorenza Gallina e di Marisa Tumicelli

Il Castello, testimone di storia e ricordi Per chi arriva a Villafranca da Verona e imbocca Corso Vittorio Emanuele, trova ad accoglierlo l’imponente rocca del Castello scaligero con la torre maggiore dell’orologio. E’ un biglietto da visita importante per la nostra cittadina a testimoniare un passato che affonda radici e ricordi in epoche lontane. pomeriggio comparirai davanti all’ordinaria nostra corte nel vecchio castello di Villafranca per conoscere i nostri provvedimenti sul presente caso”. Un riconoscimento importante perché atLa torre e l’orologio così come traverso la celeberrima tragedia appaiono ai nostri giorni in re- shakespeariana il castello e Villaaltà sono opere di un passato franca hanno risuonato in tutti i piuttosto recente. Era solo il più famosi teatri del mondo, le1890 quando si decise di restau- gando la rocca e la nostra cittadirare la torre maggiore e di por- na all’immortalità delle opere del vi sulla sommità, come la moda più grande drammaturgo di tutti del tempo imponeva, l’orologio. i tempi. Era il 1185 quando si coConformandosi poi allo stile del- minciò a costruire il castello, nello la primitiva rocca imperiale, si stesso anno si fa risalire anche la fecero i merli ghibellini, al posto fondazione del paese. La rocca si di quelli guelfi fatti costruire da presentava cinta da una profonda Enrico da Egna, podestà di Vero- fossa e aveva un doppio ingresso na, nel 1243. Anche W. Shakespe- con ponti levatoi e saracinesche. are in “Romeo and Juliet” rende Solo dopo la battaglia di Ponte omaggio alla superba rocca con dei Molini di Mantova, nel 1199, i versi : “Tu, Montecchi, questo ebbe inizio il grande castello retdi Fiorenza Gallina

tangolare che venne terminato nel 1202. La cinta consisteva in una grande muraglia rettangolare con sette “torresine” i cui merli di forma guelfa testimoniano l’epoca di massimo splendore dei comuni. Fu il podestà di Verona, Enrico da Egna, visto il ripetersi delle incursioni mantovane, a far innalzare nel 1243 la torre maggiore ai piedi della quale partiva un vallo militare che univa il fossato del Castello con quello di Sommacampagna. Con la muraglia detta “Serraglio”, costruita tra il 1345 e il 1355 rispettivamente da Mastino II e da Cangrande II della Scala, il Castello veniva ad acquistare una indubbia maggior importanza militare. La costruzione del Serraglio richiese parecchio denaro e così Cangrande impose una tassa di ben

quattro soldi per ogni campo di terra del suo vasto dominio. Allora (come ora) la stangata non rallegrò i veronesi. C’erano ben duecentocinquanta sentinelle ospitate nel Castello. Si tenevano pronte, con i loro veloci cavalli, a controllare il Serraglio per verificare che fosse in ordine in ogni suo punto. Il passare degli anni e le guerre ridussero malconcio il maniero per cui un proclama della Serenissima dispose, nel 1426, una serie di opere di manutenzione in ogni sua parte. Dopo la metà del XV secolo, il Castello, reso inservibile, fu abbandonato e nell’interno si fabbricarono delle casupole che servivano ad alloggiare gli ebrei cacciati da Verona per le loro usure. I veneziani, quando la muraglia perdette importanza militare, la usarono

principalmente come cinta daziaria. Nei secoli successivi il Castello cadde in mano ai privati. Nel 1795 la Repubblica Veneta lo accordava a un tale G.B. Simeoni con il titolo di “Conte di Villafranca”. Del restauro della torre, alla fine dell’Ottocento, si è detto. Nel 1905 crollò la torre sud che venne ricostruita a spese del Comune nel 1926. Nuovi lavori di restauro furono eseguiti nel secondo dopoguerra e qualche anno fa. All’interno del Castello si può ammirare la splendida Chiesetta del Cristo, con il bellissimo altare in marmi policromi. Gli angioletti alle pareti sono attribuiti al Prendaglio. Le tre pale sono opere di Lanceni (fine Seicento). Attualmente le pale originali sono custodite nel municipio villafranchese.

Dentro un cammino di storia mi porto giorni, giorni che solcano la memoria, che s’affacciano tra i rami della mente, sospesi in chiarori che ricompongono un tempo folto di istanti come abbracciare un tempo che non muta e si specchia nel presente. Giorno di febbraio con gocce di luce sospese... sosto in un’onda verde che avvolge questo “castello chiuso e serrato” del mio paese. Sulla soglia di un teatro aperto all’aria e alle stelle m’incanto fra reale, leggenda, ricordi. Figure che turbano, solide presenze si mescolano, prendono rilievo, s’accendono di ardori, “stanno strette insieme”, non s’accorgono di occhi che ritrovano sguardi, s’avvicinano come fuochi svelti, scansano il vuoto, affrettano il passo e lievi a svanire. Ho nostalgia di questa vita che per attimi procede, per attimi soltanto. Ho nostalgia di questa vita che fragile ritorna e si scompiglia nei pensieri così fitti, “nella realtà di questo istante, in questo concreto Adesso quotidiano.” “Quant’è lontano il tempo”… il filo s’ingarbuglia negli anni. Tempo che non ti fermi, hai sosta nel risveglio di un passato fatto luce con brani di storia, fiati e grida in una coralità di voci. Colloquio con il tempo nella nicchia di ricordi e ritrovo frammenti di parole in un transito di quotidiane ombre che trasmigrano in un ritorno di forme che “ci raccontano del loro volo.” Invisibili sipari proteggono le loro tracce. Il castello nella sontuosità di un’architettura dentro volumi d’aria ha base recintata di verde, abbraccio di erbe e foglie, arbusti e rami e fiori senza nome. Una vegetazione spontanea in una vibrazione di immagini, celebrazione di segrete vitalità in una consuetudine di applaudite semine. “Brillano le bordure e le edere con il cuore a tre punte.” La torre ritta e maestosa dal colore castano ascolta il ruotare delle ore in una cadenza di suoni. “Possenti sentinelle scrutano la vana maestà del tempo, quasi aspettando ancora le alabarde; ma tutto è in pace, tranne quando col vento freme la lucida selva di alti steli ai piedi dei bastioni, e sembra un’invasione.” Ripetuti alfabeti vagano come respiri. Mi appartiene questo giorno di attraversati pensieri…” come se sulla mano avessi un’alba col sole tra le dita…”

Marisa Tumicelli

(citazioni poetiche di U. Piersanti – D. Biasutti – S. Zavoli – G. Somalvico)

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CreAttività

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A cura di Diego Cordioli

Tu mi fai girar come fossi una bambola Una rubrica sulla creatività in azione. Lavoretti, piccole creazioni artigianali e di oggettistica per dare colore alle nostre giornate. In questo numero, si parla di bambole... a illustrarci questo mondo, la “bambolaia” Gemma Di Sessa. “Le bambole: una passione da sempre, prima come giocattolo e poi come oggetto da collezione. Giocare con le bambole resta, a mio parere, un momento istruttivo per i bambini ma anche tante persone adulte collezionano bambole che, con i loro costumi, rappresentano anche il passare del tempo e delle mode. Io creo bambole di ogni tipo: di carta, di stoffa, in materiali sintetici e piccoli pupazzetti unici. Ora dipingo pezzi molto realistici di quelle artiste che con grande bravura riescono a riprodurre fattezze ed espressioni di veri be-bè. Si può dire che sono un’artigiana. Uso colori termici che si fissano con il calore del forno elettrico. I colori sono americani, chiamati Genesis. Si trovano solo su internet, come tutti gli altri i materiali che lavoro. Dipingo in numerose fasi e asciugo il colore al forno finché non riesco a vedere sul vinile un effetto “pelle”. Poi, lavoro con i materiali pregiati, come il mhoer inserito ad ago per il rooting (che rifinisce la testa dando l’im-

pressione dei capelli del bimbo), o gli occhi di vetro soffiato. Ho notato purtroppo che spesso questo tipo di bambola chiamata anche “Reborn”, cioè “rinata” è oggetto di critiche. Io le dipingo, le guardo, mi piacciono e i miei clienti me le chiedono sempre con entusiasmo. All’estero, come in Francia, alcune di queste bambole fanno mostra in musei di arte moderna. Nel nord Europa, come in Germania, c’è un grande culto del giocattolo d’epoca e delle bambole in genere. Nelle scuole, i più piccini portano con sé il loro amico di giochi. Anche i maschietti sono invitati a giocare con le bambole, perché possano imparare a prendersi cura del loro compagno più piccolo. Ho abitato in Germania e mi meravigliò questa attività ludica. Io credo molto nel valore terapeutico della bambola. Un’idea molto valida stava prendendo piede a Roma: lo psicologo, prof. Mauro Sorrentini mi contattò per iniziare insieme un viaggio per “aiutare” venti disabili, attraverso

un corso mirato al recupero del giocattolo vecchio ed alla lavorazione della bambola quale mezzo di terapia di gruppo. In America molte di queste idee prendono piede con notevoli benefici per le persone con varie patologie che riescono ad esprimersi attraverso la pittura e la creazione di bambole. Credo che noi tutti dalle bambole abbiamo tanto da imparare. Purtroppo parte della nostra storia sulle bambole è finita quando chiusero le famose industrie del giocattolo italiano. Come dimenticare le celebri Lenci e poi Cremona, la Furga (le più belle bambole del mondo, diceva il Carosello), dove artisti come Arpaia hanno impresso con le loro sculture i volti delle bambole della nostra infanzia...Oggi, quando tutto è “made in China” e del Ciccio Bello Sebino resta solo un lontano ricordo, io con forza costruisco belle bambole artigianali, puntando sulla qualità e sulla cura estrema del dettaglio. Finché ci sarà una bambina grande o piccola, che desideri ancora

guardare il mondo attraverso gli occhi innocenti di una bambola, io continuerò a fare la bambolaia ed anche ad aggiustare bambole vecchie e dimenticate come nel

celebre “Ospedale della Bambola” di Napoli, dove tante volte ho sognato, da bambina di lavorare come infermiera...”

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Giovani

A cura di Diego Cordioli

E’ uscito il 13 febbraio “Riserva Indipendente” E’ uscito il 13 febbraio in tutta Italia il libro Riserva Indipendente, scritto e curato dal giornalista villafranchese Francesco Bommartini. Lo pubblica Arcana, casa editrice romana fondata nei primi anni settanta da Fernanda Pivano e Raimondo Biffi. Noi del Giornale di Villafranca abbiamo avuto l’opportunità di leggerlo in anteprima. spessore e una maturità tali da competere con qualsiasi nome mainstream, i loro tour attraversano la penisola senza soluzione Il volume, che è composto da di continuità, articoli e interviste 240 pagine, tratta della scena mu- compaiono sui media non più sicale indipendente italiana. Bom- soltanto di settore. Attualmenmartini ha raccolto le visioni, le te Riserva Indipendente risulta considerazioni e gli aneddoti di: essere l’opera più dettagliata e Il Teatro degli Orrori, Tre Allegri approfondita sulla musica italiana, Ragazzi Morti, I Ministri, Dente, del presente e del futuro. Verdena, Calibro 35, Perturbazio- Qualche domanda a Francesco ne, Zen Circus,A Toys Orchestra, Bommartini sul suo libro. Paolo Benvegnù, Lo Stato Sociale, Il Pan del Diavolo, I Cani, Uochi Per quale motivo ha deciso Toki, Bud Spencer Blues Explo- di scrivere un libro sulla scesion, Lombroso, Sick Tamburo e na indipendente italiana? Marco Parente. Lo ha fatto tra- Ritengo che tra gli artisti che sponendo fedelmente le intervi- fanno parte di questo panorama ste. Il risultato è assolutamente ci sia il presente e il futuro della godibile. Ma non si è fermato musica italiana. Il mainstream sta a questo, dando spazio ad altri perdendo terreno. A parte Vasco, gruppi, alle etichette, ai video- Ligabue, Pausini e i prodotti dei maker, alle premiazioni indie e ai talent solo pochi raggiungono cigiornalisti musicali Federico Gu- fre di vendita ragguardevoli. Forglielmi (che scrive per Il Mucchio se l’unica vera novità mainstream Selvaggio) ed Enrico De Angelis è Tiziano Ferro. Il resto sono di(Direttore artistico del Tenco). nosauri che possono anche perNella prefazione il presidente mettersi di suonare canzoni medel Mei Giordano Sangiorgi scri- diocri, senza per questo veder inve: “Ritengo che sia importante taccata la loro supremazia. Ma il fare un focus con i protagonisti movimento indipendente attinge della scena musicale indipenden- alla coda lunga. La somma delle te italiana. Capire cosa stanno persone che frequentano i confacendo, in una fase di transi- certi indie è superiore a quella di zione difficile e piena di ostacoli coloro che vanno ai live dei big come quella che stiamo vivendo, italici negli stadi. può essere rivelatorio. Ed è un peccato che i membri di questa Come ha impostato le sinscena facciano sempre un passo gole interviste e quali sono indietro, si scherniscano, pensino state le più stimolanti? di essere qualcosa in meno di Le interviste sono state prepaquel che sono in realtà. Perché rate su misura per ogni artista. potrebbero essere un elemen- Non ho risparmiato domande to trainante della cultura, della scomode, tralasciando totalmensocietà, dell’immagine e anche te l’aspetto promozionale. Non si dell’economia del nostro Paese”. parla quasi mai dell’ultimo album. Ed è proprio questo il punto. Gli Ho preferito approfondire espeartisti indipendenti rappresenta- rienze, visioni ed idee per creare no e incarnano la musica italiana un prodotto longevo. Tutti i 18 dell’ultimo decennio. La loro pro- artisti intervistati hanno gettato posta musicale ha assunto uno luce su aspetti interessanti di ciò di Michele Caruso

che vivono quotidianamente. Mi ha fatto piacere confrontarmi con loro. Pochi se la tirano, per fortuna. Per quale motivo ha fatto pubblicare il libro da Arcana? Pubblicare con loro era il mio sogno fin da quando ho cominciato a scrivere le prime pagine, ad aprile 2012. Ho creduto talmente tanto in questo progetto che non ho firmato contratti fino ad ottobre 2012. Non si tratta di snobismo. Anzi, ero piuttosto preoccupato. Il mondo editoriale è in difficoltà, ma rivalersi sugli autori, chiedendo soldi per stampare (e basta), non è una buona idea. Le offerte che mi sono arrivate prima di quella di Arcana sono state quattro, anche se oltre 15 case editrici si sono interessate all’opera. Si trattava di contratti con clausole inaccettabili. In un caso mi hanno addirittura proposto la stampa dietro il pagamento di 2500 euro! Poco dignitoso. Poi è arrivata Arcana. Non hanno chiesto nulla, se non il mio impegno, e hanno creduto nel libro. E ora si impegneranno, con me, a promuoverlo e distribuirlo. Questo volume lo merita, vista la mole di lavoro che sta a monte. Nel libro ci sono molte fotografie. Da chi sono state scattate e come? I crediti sono tutti nel libro. Tuttavia la fotografa principale è Barbara Ficca. Mi sono avvalso della sua sensibilità, che lei ha riversato nelle fotografie, tutte scattate con una macchina analogica, senza flash. Si è trattato di un lavoro impegnativo. Mi ha accompagnato in tutti i concerti degli intervistati, in giro per il nord Italia. Oltre a lei non posso esimermi dal citare Daniele Bianchi. Si tratta di

uno dei migliori fotografi italiani in ambito concertistico. Ha donato la sua opera con una gentilezza che mi ha riempito il cuore. Dov’è possibile acquistare Riserva Indipendente? Il libro è disponibile in tutte le librerie d’Italia e online (anche sul sito www.arcanaedizioni.com) dal 13 febbraio. Se i lettori non lo trovassero possono scrivermi a fra.bomma@gmail.com, sia per ottenere informazioni che per acquistarlo direttamente da me. Prossimi appuntamenti per la presentazione e vendita di Riserva Indipendente: 15 febbraio – Auditorium Malkovich di Caselle di Sommacampagna (Vr) per concerto Tre Allegri Ragazzi Morti 1 marzo – Tpo (Bologna) con A Toys Orchestra 28 marzo – Jack The Ripper di Roncà (Vr) con Eva Mon Amour 12 aprile – Auditorium Malkovich di Caselle di Sommacampagna (Vr) per concerto Afterhours 19 aprile – Villa Balladoro di Povegliano (Vr)

PUNTI di DISTRIBUZIONE del GIORNALE Il Giornale è disponibile presso le edicole di VILLAFRANCA e nei seguenti punti di distribuzione: Municipio di Villafranca corso Garibaldi 24 MBE - Mail Boxes Etc. via Napoleone III, 6 Distretto A.S.L.22 - Via Ospedale, 5 Liceo E. Medi Via Magenta, 9 Ospedale “Magalini” - Via Ospedale, 2 Casa di Riposo “Morelli-Bugna” - Via Rinaldo da Villafranca, 16 Centro Sociale CIRICUPE - Via Rinaldo da Villafranca, 9 Supermercati Martinelli - Via Don Fumano, 3 / Viale del Lavoro, 1 Uffici INPS - Via Marconi, 18 Staz. di servizio AGIP di Bernabeni - Via Mantova Piscine Comunali - Via Olimpia, 1 E inoltre presso le edicole di DOSSOBUONO, QUADERNI, PIZZOLETTA, ROSEGAFERRO, ALPO.

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Ambiente

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A cura di Luigi Facincani

Il fiume Tione ed il vincolo paesaggistico “La Repubblica tutela il paesaggio”: questa affermazione di principio, riportata nell’art. 9 della Costituzione Italiana, è stata tradotta in legge con una serie di norme che si sono succedute nel tempo. Ma come si traducono nella realtà? E qual è la situazione del fiume Tione? interventi che intende eseguire e chiederne l’Autorizzazione Paesaggistica. I lavori possono iniziare esclusivamente dopo averGià la legge Galasso, del 1985, ne ottenuto l’Autorizzazione e conteneva “disposizioni urgenti questa norma vale sia per gli enti per la tutela delle zone di par- pubblici che per le imprese ed i ticolare interesse ambientale”, privati cittadini. Con l’avvento di come il più recente ed organico queste norme sembrava finito “Codice dei beni culturali e del il Far West sul territorio, almepaesaggio” (Decreto Legislativo no sulla carta. Ma si è visto poi 42/2004). Quest’ultima legge de- che, ricorrendo a cavilli legali e a finisce il paesaggio come il terri- scorciatoie tipiche dei più furbi, in torio e le sue identità particolari, molte aree vincolate si è potuto derivanti dall’azione congiunta di fare quasi di tutto. fattori naturali e dell’intervento dell’uomo. Tra l’altro sono assoggettati a vincolo paesaggistico IL FIUME TIONE i fiumi e le relative sponde per una fascia di 150 metri ciascuna, Veniamo a noi ed al nostro fiutranne alcuni casi particolari in- me Tione, che risulta attualmente dividuati uno ad uno. Da allora, soggetto a tutela paesaggistica a norma di legge, chiunque desi- lungo tutto il suo corso. dera apportare modifiche in aree In data 26.10.2012 la Giunta soggette a vincolo paesaggistico Comunale di Villafranca ha dedeve presentare alla Soprinten- liberato “la non rilevanza ai fini denza per i Beni Architettonici paesaggistici” del corso del fiume e Paesaggistici il progetto degli Tione nel tratto urbano e ha prodi Luigi Facincani

posto alla Soprintendenza e agli altri enti competenti di escludere questo tratto del fiume dalla tutela paesaggistica. L’associazione WWF SudOvest Veronese ha inviato un esposto alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici ed alla Regione del Veneto per chiedere di non avallare la posizione della Giunta Comunale. Infatti, a nostro avviso, la richiesta del Comune di Villafranca di Verona non tiene conto della presenza di rilevanti reperti storici del Serraglio Scaligero, del fatto che il corso del fiume è anche un corridoio ecologico che mette in comunicazione le colline moreniche di Custoza con la fascia delle risorgive di Povegliano, della presenza di un paesaggio tipico formato da alberi e siepi con aree di sosta frequentato da numerose persone convinte di passeggiare in un parco urbano tutelato seppur piccolo e, non da ultimo, della presenza, nel tratto all’altezza

degli impianti sportivi, di alcune canalette di irrigazione in terra battuta, risalenti ad un periodo tra l’800 ed il 900, che meritano di essere ancor più valorizzate e non considerate irrilevanti ai fini culturali e paesaggistici. Ovvero sono presenti i requisiti di natura storica, morfologica ed ambientale che giustificano il permanere del vincolo paesaggistico, almeno secondo le regole stabilite dalla Regione del Veneto. Inoltre è stata fatta presente la strana coincidenza tra la delibera sopra citata del 26 ottobre 2012 e la sottoscrizione, avvenuta il 13 novembre 2012, dell’Accordo di Programma per il progetto Parco del Tione – Città dello Sport (in paese meglio conosciuto come accordo per il Calcio Chievo che si dovrebbe sviluppare proprio a fianco del fiume Tione nel tratto urbano).

RITORNO AL FAR WEST Interpellato in merito dalla stampa, il Sindaco spiega che la delibera è di mera natura urbanistica e non minaccia il parco del Tione. Conclude il Sindaco:“Sono lotti sui quali i proprietari potrebbero edificare, ma avrebbero degli ostacoli, dettati dal vincolo. Un vincolo che in queste zone, già ampiamente urbanizzate, non ha alcun senso. Procura complicanze ai proprietari, complicanze che altri cittadini in precedenza non ebbero, visto che poterono edificare in tutta tranquillità”. Ovvero, nel tratto urbano del fiume Tione, qualora venisse eliminato il vincolo paesaggistico, si potrà tornare al Far West, alla faccia della tutela e della promozione del territorio e del rispetto etico, oltre che formale, delle leggi italiane e della Costituzione, aggirate ricorrendo a cavilli ed a scorciatoie tipiche dei più furbi.

GLOSSARIO ecologico

L’effetto serra Il fenomeno fu così definito nel 1824 dal medico Jean-Baptiste Fourier, il quale aveva intuito una proprietà dell’atmosfera terrestre simile a quella dei vetri di una serra. Il calore proveniente dal Sole viene riflesso dalla superficie terrestre e dagli oceani. I raggi luminosi si trasformano in raggi infrarossi e si dirigono verso lo spazio. Ma la radiazione è in parte trattenuta dall’atmosfera, che così contribuisce ad aumentare le temperature terrestri. A fare le veci del vetro in una serra, cioè a trattenere i raggi infrarossi, sono il vapore acqueo e i cosiddetti gas serra (anidride carbonica, metano, ozono). Questi ultimi, infatti, sono trasparenti nei confronti della luce solare, ma diventano opachi quando sono colpiti da raggi infrarossi. I principali componenti dell’atmosfera, invece, gas come azoto, ossigeno e argo (che rappresentano circa il 99% del sottile strato che circonda il nostro pianeta), non hanno alcuna capacità di trattenere il calore, essendo trasparenti tanto alla radiazione solare luminosa quanto a quella non luminosa. Aumentando la percentuale di gas serra nell’atmosfera, aumenta la quantità di calore trattenuta. La combustione di fonti energetiche fossili, ovvero il carbone, il petrolio ed i gas derivati, determina l’emissione di grandi quantità di anidride carbonica che si trasferiscono nell’atmosfera, provocando l’innalzamento della temperatura globale e minacciando gli equilibri ambientali del Pianeta.

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PUBBLIREDAZIONALE a cura di Giorgio Negrini

Villafranca alle urne Fra qualche giorno andremo a votare per le politiche nazionali, per mandare a Roma i rappresentanti al governo. Vi dico subito che, dovendo fare una scelta, se ascoltassi solo quello che dicono in merito la televisione e i giornali, mi troverei in grossa difficoltà su chi scegliere. A guidarmi, è questa idea: anche nella politica, bisogna sentirsi a casa…questo vale tanto per le elezioni nazionali di febbraio, quanto per quelle amministrative che ci saranno a maggio. Rechiamoci a votare Per prima cosa andrò a votare: non farlo sarebbe contro i principi con cui sono stato allevato, ma soprattutto lasciare che qualcun altro scelga per me lo troverei proprio poco sensato. La televisione ci martella, giorno dopo giorno, con comizi, con ragionamenti che attribuiscono agli uni o agli altri la colpa di questo andazzo così vergognoso della politica e tutti quelli che appaiono sul teleschermo non fanno nient’altro che sparare l’uno sull’altro per quasi tutto il tempo, scaricando le colpe su tutti tranne che su se stessi. Come si può sciogliere questo nodo e come fare a scegliere chi possa rappresentarci?

Verona, la politica e la Lega Ho vissuto (e subito) a Verona tante amministrazioni, dagli anni ‘70 fino a dopo il 2000. Non ho mai trovato, e qui lo affermo con convinzione, una città così bene amministrata come in questi ultimi anni in cui il sindaco è diventato Flavio Tosi. Premetto subito, a scanso di equivoci, che non sono mai stato iscritto a nessun partito e che ho sempre aderito ai sindacati dal primo giorno della mia assunzione al lavoro. In tutti questi anni passati a Verona in un’azienda che all’inizio aveva perfino più di 4000 dipendenti, ho sempre sentito ogni genere di parere sui personaggi politici di allora: da Aldo Moro ad Andreotti e De Mita, da Berlinguer a D’Alema e Occhetto, Da Almirante a Fini e tanti altri. Di tutti loro ne ho sempre sentite di cotte Anche nelle scelte politiche: tornare a casa Vorrei cercare di spiegarmi partendo da un punto di e di crude, però mai come quelle che sto sentendo in vista diverso da quello che stiamo trattando. Quando questi giorni. Tutti quei partiti o meglio, il loro modo le cose non vanno molto bene e soprattutto quando di vedere e vivere le cose quotidiane, sono scomparsi siamo in difficoltà, abbiamo sempre la tendenza a ri- trasformandosi in realtà completamente diverse ma tornare a casa: perché questo? Perché casa vuol dire mantenendo, seppur in modo molto labile, la loro nasicurezza; sicurezza nelle scelte, sicurezza nel trovare tura. Cosa è cambiato veramente in questi anni, che appoggio in quello che si decide di fare, sicurezza di non c’era prima? Il modo di pensare di noi tanti villaavere un sostegno anche se ci si deve impegnare in franchesi, veronesi, veneti o, come si dice da quando è cose difficili, ma soprattutto sicurezza di essere com- nata la Lega, nordisti. La storia della Lega la conoscete presi, amati, sostenuti e di poter partecipare. Ora, se meglio di me e quindi per arrivare subito al sodo, la applicassimo questo concetto alla politica, cioè se per Lega ha avuto questo exploit solo perché ha sempre il nostro prossimo futuro e quello dei nostri figli, do- rappresentato il concetto di “casa”. Più di vent’anni vessimo rivolgerci a qualcuno che la pensa come noi, fa, una mattina, mentre stavo per entrare a lavorare che ha vissuto come noi, che è nato ed è diventato alla Mondadori, vidi un ragazzotto che stava volangrande con i nostri principi e con il nostro modo di tinando nel parcheggio contro i “singali (zingheri)” fare, io non troverei poi così tanti personaggi in giro che stavano infestando Verona; allora mi domandai che rispecchino il mio modo di vedere le cose.Vede- chi era “quell’illuso” che stava facendo tanto “lavoro te, io ho lavorato a Verona per 37 anni alla Mondadori per niente” perché tanto le cose non sarebbero mai e poi all’IBM, nel centro elaborazione dati; per tutti cambiate. Mi sbagliavo di grosso e i fatti hanno dato questi anni ho dovuto attraversare tutta la città, sia ragione a lui. all’andata che al ritorno, sorbendomi code su code per ore e ore, tutte le giornate dell’anno, sia a Pasqua Flavio Tosi Sindaco Dopo il primo mandato in cui Flavio Tosi ha ammiche a Natale o a S. Stefano, perché quando c’è da lavorare bisogna lavorare senza guardare né ferie né nistrato Verona con al primo posto, tra le priorità, “il buon senso”, il 6 e 7 maggio 2012, circa 8 mesi fa, feste comandate.

si sono svolte le elezioni amministrative di Verona e questa volta erano ben 7 le liste collegate alla “Lista civica per Verona- Tosi sindaco”. Sarebbe opportuno ricordarle: Lega Nord-Liga Veneta, Civica per Verona, Alleanza per Verona, I Giovani Punto!, I Pensionati e altre. Il risultato di questa alleanza ha fatto si che, tanto per ricordarlo, la Lista Civica di Flavio Tosi ha ricevuto il consenso di 4 Veronesi su 10 e le altre liste sono state premiate da 2 veronesi su 10; totale 6 Veronesi su 10 hanno dato fiducia a Flavio Tosi. Nemmeno 8 mesi fa erano presenti gli stessi soggetti che oggi riempiono le radio, la televisione e i giornali ogni giorno con tutte le sciocchezze che sentite e risentite di continuo e che io sono arcistufo di ascoltare. Amministrare con buon senso Se penso che quando andavo a lavorare fino a circa 7-8 anni fa, Verona aveva quasi le stesse problematiche che ora ha Villafranca e che nel giro di pochi anni tante sono state risolte, ecco, mi meraviglio non poco, perché solo ora incomincio a capire bene che cosa voglia dire amministrare con buon senso senza tanti proclami e senza tanti insulti contro gli altri. Per tanti e tanti veronesi il concetto di “casa” si è materializzato semplicemente con il modo di amministrare di Flavio Tosi e di tanti altri suoi collaboratori, in primis del vicesindaco Vito Giacino, ex Pdl, che si sono uniti in un unico modo di vedere le cose. Per loro “casa” vuol dire parlare con la gente, dare e ricevere una pacca sulle spalle, saper capire e comprendere le difficoltà di ognuno che va a parlare o bussare da loro; saper di cosa ha bisogno la città per crescere e per assicurare un domani per i nostri figli, per noi e per i nostri anziani.Vedete, solo questo argomento riassume in sé tutte quelle proposte, quelle sensazionali performance che sentiamo tutti i giorni e dove ognuno che si presenta non fa nient’altro che spararle più grosse per prendere più consensi. Appunto proprio per essere diversi, io credo che basti solo dire: “amministriamo la nostra casa con buon senso.” E poi si vedrà.

Registrazione al Tribunale di Verona n. 1838

Società editrice: Pirite S.r.l. Editore: Diego Cordioli Direttore responsabile: Elisa Zanola Redazione: via L. Prina, 71 - Villafranca di Verona Cell. 393.9413610 - 334.7075886 redazione@pirite.net Grafica e impaginazione: Sibilla Tenero - grafica@ilgiornaledivillafranca.com Stampa: Centro Stampa Editoriale S.r.l. Grisignano di Zocco (VI)

Si ringraziano per il contributo gratuito: Giorgio Negrini, Renato Begnoni, Paolo Martari, Graziano Tovo, Alessandro Dal Maso, Luciano Zanolli, Renzo Piazzi, Riccardo Maraia, Francesco Arduini, Luca Zamperini, Dott. Giuseppe Pecoraro, Dott. Paolo Garzotti, Stefano Tabarelli, Antonio Buttitta, Prof. Fiorenza Gallina, Marisa Tumicelli, la Compagnia Carabinieri di Villafranca, il Col. Marco Maistrello, frate Renzo Manfrin, Dott. Enrico Buttitta, Avv. Giorgia Dongili, Dott. Sabrina Camera, Avv. Andrea D’Amico, Dott. Giuliana Guadagnini, Dott. Anna Lisa Tiberio, Verona Economia, Rico Bresaola

Numero chiuso in redazione il 15/02/2013

stampato in 23.000 copie con distribuzione gratuita nel comune di Villafranca di Verona

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“Angelo, il gigante buono” Cari amici, care amiche, al “fubal” torneremo fra qualche numero e con “i pezzi da 90” del nostro paese, ma oggi parleremo di “boxe”. Questa volta tocca al pugile “Angelo, il gigante buono”, riportarci nella “Villafranca de na’ ‘olta”. Angelo Tumicelli, classe 1920, del casato dei “Panara” alias Barabba (come lo avevano soprannominato gli amici, per aver interpretato in Arena la parte di un gladiatore in un kolossal degli anni ‘50) è stato per Villafranca un indiscusso campione nello sport e nell’impegno politico. Iniziato giovanissimo al pugilato, da subito si mette in luce per le sue eccezionali doti fisiche e di carattere .“Peso massimo” per naturale struttura fisica, raggiunge ben presto il vertice del campionato italiano dilettanti, memorabile una finale nazionale disputata a Lucca dove è battuto ai punti da tale Bastiani, non senza però le veementi proteste del pubblico, come ricordano ancora alcuni suoi tifosi accorsi da Villafranca a sostenerlo. Negli anni ‘30 e ‘40 il pugilato, esaltato dalle imprese oltre oceano di Primo Carnera e ben pubblicizzate dalla propaganda del Regime Fascista, era diventato sport di massa che attirava agli incontri folle di appassionati. Nella foto all’Arena di Verona, il pubblico delle grandi occasioni per l’incontro Tumicelli – Berzan. Purtroppo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale impedisce ad Angelo di diventare professionista. Chiamato alle armi ed inviato a Rovereto, il 9 di settembre 1943 è catturato dai tedeschi e deportato in Germania. Il pugilato è tuttavia per lui la salvezza. In campo di concentramento deve esibirsi in innumerevoli combattimenti e con i più disparati sfidanti, ma per questo gode di un trattamento speciale, vitto sufficiente ed alloggio separato. Angelo, finita la guerra e rientrato in Italia, torna sul ring, come pure torna in Germania e questa volta come componente della rappresentativa italiana. Ma ormai per lui gli “anni buoni” sono passati e così mette a frutto la sua esperienza e diventa allenatore federale di pugilato. Sotto la sua guida viene realizzata a Villafranca una scuola di boxe frequentata da numerosi concittadini. La palestra è dapprima in uno scantinato di una casa privata “ai Tubi” (in via Grezzano) e poi, negli anni ‘50 quando è costituita la società “Pugilistica Villafranchese” (il cui primo presidente è stato Franco Dal Gal) viene spostata in un locale dell’albergo ristorante Due Torri in via Messedaglia. Nel 1951 si sposa con l’amore della sua vita, Bruna Bocchio, che gli darà le amatissime Vanna e Mirka. Si ritiene che l’apice del movimento pugilistico villafranchese sia stato raggiunto nel febbraio del 1957 quando nel salone del Superdancing viene disputato il campionato veneto. In quell’ occasione Angelo è l’allenatore dei “pesi welter pesanti” Mazzi e Mazzurega e Biasi, e del “peso massimo” Bulgarelli. Poi però per l’intero movimento pugilistico villafranchese arriva un rapido ed inarrestabile declino. Le cronache dell’epoca riportano come, per rimanere a Villafranca, Angelo rifiuti buone proposte da allenatore a Milano e siccome bisogna pure mangiare, per lui arriva un lavoro alla SAIRA che coincide con l’inizio del suo intenso e travagliato impegno politico. Impegno che lo porta anche a sedere in Consiglio Comunale, ovviamente tra i banchi dell’opposizione. Iscritto sin da giovane al Partito Comunista, di cui rimarrà sempre fervente attivista, alla SAIRA entra subito nel comitato interno di stabilimento trovandosi per questo ad organizzare scioperi ed a presidiare picchetti. Il suo attivismo però non è affatto gradito dalla direzione che non potendolo per questo licenziare direttamente trova la soluzione: lo trasferisce alle fucine e dopo qualche mese lo licenzia per chiusura reparto. Angelo non molla, trova lavoro come metalmeccanico prima a Sant’Antonio di Mantova e poi alla OVER Meccanica di Verona, luoghi di lavoro che lui, privo di patente raggiunge ogni giorno, e con ogni tempo, in sella al suo “moschito”. Semplice come è sempre stato sin da ragazzo, mai altezzoso, buono oltre misura e disponibile verso chiunque ne abbia bisogno, si prodiga per il funzionamento della locale sezione del partito. E’ celebre, in quel periodo la risposta che lui, tra il serio ed il faceto e con in bocca la sua inseparabile pipa, dava a chi gli chiedeva “Angelo sa fasìo a la OVER?” e lui di rimando: “Cingoli par i cari armati russi”. Oppure quando, irrigidendo gli addominali, invitava qualche amico a sferragli un pugno allo stomaco: “ daghe forte”, preoccupandosi poi di chiedergli “te seto fato mal?”. Era la “ Villafranca de ‘na ‘olta”, quando “no g’era né sponsor né television” ed anche se eri stato un vero campione arrivato ai vertici nazionali poi, per vivere, dovevi ” ‘ndar a laorar”. Alla prossima. Rico Bresaola

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Giornale Villafranca