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EDITORIALE Cari lettori, con questo primo numero lanciamo Cinews - Storie dalla Cina al lavoro, newsletter di informazione sul lavoro in Cina che nasce da una collaborazione tra [ http://www.iscos.cisl.it/ ] ISCOS (in particolare i vari Iscos regionali di Emilia Romagna, Piemonte, Sicilia e Toscana) e il sito [ http://www.cineresie.info ]Cineresie.info. Per i prossimi nove mesi, ogni mese riceverete una mail con gli ultimi aggiornamenti su quanto sta succedendo in Cina nel campo del lavoro. Utilizzando materiale tratto soprattutto dai media cinesi, non solo vi terremo al corrente sulle nuove politiche sul lavoro, ma cercheremo anche di illustrarvi le ultime tendenze nel movimento dei lavoratori cinesi e i cambiamenti sociali in atto nella fabbrica del mondo. Con questo ci proponiamo di dare un' immagine del lavoro in Cina lontana da stereotipi e semplificazioni, gettando le basi di un ponte tra i lavoratori italiani e le loro controparti cinesi. Buona lettura! Per ricevere direttamente nella tua casella email questa newsletter scrivi una email a comunicazione@iscos-cisl.org con oggetto ISCRIZIONE CINEWS ___________________________________________________

BREVI

La Foxconn alza i salari Il 20 febbraio 2012 la taiwanese [ http://it.wikipedia.org/wiki/Foxconn ]Foxconn ha fatto sapere di aver innalzato i salari in tutti i suoi stabilimenti in Cina con percentuali che variano fra il 15% e il 26%. A Shenzhen i salari minimi sono passati da 1500 a 2200 RMB (260€); a Wuhan da 1350 a 1550 RMB (180 €). Inoltre sono dimuniti gli straordinari, aumentate le occasioni di addestramento e studio. Su incarico della Apple l'organizzazione statunitense Fair Labor Association (FLA) condurrà un'indagine sulle condizioni di lavoro in due stabilimenti Foxconn a Shenzhen e Chengdu.

Lavoratori in sciopero nel Guangdong In febbraio si sono registrate proteste a Zhaoqing, nel Guangdong, dove un'azienda di scarpe Taiwanese ha scelto di spostare la sua attività senza corrispondere agli operai un risarcimento adeguato per il trasferimento. Dopo un inutile appello all'ufficio del lavoro migliaia di lavoratori sono scesi in piazza bloccando il traffico. Centinaia di poliziotti in tenuta anti sommossa sono stati schierati dalle autorità locali e sono arrivati allo scontro fisico con i manifestanti. Secondo i media di Hong Kong, dopo che i dirigenti delle fabbriche hanno accettato di negoziare con i lavoratori, la protesta si è gradualmente placata. Proteste simili si sono registrate anche a Dongguan.

Preoccupazione per la "carestia" di manodopera Con l'inizio del 2012 sui principali quotidiani cinesi sono apparse nuovamente notizie riguardanti la "carestia di lavoratori", un fenomeno che dal 2004 colpisce periodicamente il mercato del lavoro cinese. Secondo alcuni dati pubblicati sul Nanfang Dushibao, nella provincia del Guangdong nel La Newsletter di "ISCOS - Storie dalla Cina al lavoro" è un servizio offerto gratuitamente agli iscritti. Il trattamento dei dati avviene secondo modalità e finalità indicate nell’informativa ai sensi dell’art.13 del d.lgs 196/03


periodo successivo al capodanno cinese sono stati circa 800.000 i lavoratori che non hanno fatto ritorno per lavorare o cercare un nuovo impiego. Tra le cause di questa scarsità vi sono non solo ragioni demografiche, ma anche una crescente competizione tra le aree interne e le aree costiere nell'attuare politiche finalizzate ad attrarre (o trattenere) la manodopera.

Emendamento alla Legge sui contratti di lavoro Il 9 marzo, Wu Bangguo, presidente dell’Assemblea Nazionale Popolare, ha annunciato di fronte alla sessione plenaria del parlamento cinese che tra le riforme legislative in cantiere per il 2012 c’è anche un emendamento alla Legge sui contratti di lavoro. Entrata in vigore il primo gennaio del 2008, questa Legge è da sempre al centro di un acceso dibattito: da un lato, vi è chi la considera un ostacolo allo sviluppo economico a causa delle nuove tutele che ha introdotto a favore dei lavoratori; dall’altro, vi è chi ne sottolinea i problemi di implementazione e l’eccessiva genericità. Durante la sessione annuale del parlamento, diverse voci si sono levate per sottolineare la necessità di accelerare l’introduzione di un sistema di contrattazione collettiva dei salari. ___________________________________________________

FOCUS

Hukou, riforme in vista? Il sistema di registrazione famigliare, in cinese hukou, vincola la popolazione cinese al proprio luogo d'origine per quanto riguarda l'erogazione di servizi pubblici. Ciò crea non pochi problemi ai lavoratori migranti, i quali in questo modo non hanno la possibilità di godere di servizi fondamentali quali l'assistenza sanitaria e l'educazione pubblica per i figli nelle città in cui si trasferiscono. In febbraio, una nota del Consiglio di Stato, rilanciata dalla stampa cinese, ha aperto nuovi spiragli per una riforma di questo sistema. In particolare, nuove regole entrate recentemente in vigore prevedono che in centri urbani al livello di contea o ai livelli inferiori le persone con un alloggio e un lavoro stabile possano far richiesta di un permesso di residenza permanente insieme ai propri figli, coniugi e genitori. Anche nelle città di medio livello, le persone che hanno un lavoro e un alloggio stabile da almeno tre anni e hanno pagato la sicurezza sociale da almeno un anno, possono far richiesta di un permesso di residenza permanente. Di fatto, sono anni che le autorità cinesi stanno sperimentando nuove politiche finalizzate a riformare il sistema dello hukou. Particolare risonanza stanno avendo gli esperimenti in corso in quattro località: Chongqing, Chengdu, Shanghai e, soprattutto, la provincia del Guangdong. (continua a leggere [ http://www.cineresie.info/hukou-esperimenti-per-una-riforma-della-cittadinanza/ ]sugli esperimenti di riforma)

Zhang Lin e i salari dei migranti Zhang Lin è un lavoratore migrante come tanti altri. Dopo aver seguito un corso di addestramento professionale, nel febbraio del 2009 è stato assunto da un’azienda privata a Shenzhen. Gli avevano promesso un salario mensile di base di 1.400 yuan (170 €). La sua giornata lavorativa era di otto ore, a cui si aggiungevano altre tre ore di straordinari, più un’ora “rubata” durante la pausa pranzo. In aprile, con la busta paga però è arrivata una sorpresa: lo stipendio era di appena 2000 yuan (240 €), molto meno di quanto si aspettava. La Newsletter di "ISCOS - Storie dalla Cina al lavoro" è un servizio offerto gratuitamente agli iscritti. Il trattamento dei dati avviene secondo modalità e finalità indicate nell’informativa ai sensi dell’art.13 del d.lgs 196/03


La sua prima reazione è stata quella di andarsene immediatamente, ma questo non era possibile, visto che se avesse abbandonato il posto di lavoro senza l’autorizzazione avrebbe rischiato di perdere il salario degli ultimi due mesi. In novembre la seconda sorpresa: dopo che, con nove mesi di ritardo, l’azienda gli aveva consegnato una copia del contratto di lavoro, il salario di base risultava essere di appena 900 yuan (110 €). A fondo pagina una firma falsa. A differenza di tanti altri, invece di abbandonare il posto di lavoro seduta stante e rinunciare ai propri diritti, Zhang Lin ha deciso di rimanere e lottare. Da quel momento è inziata una battaglia durata per ben due anni, fino alla fine 2011... (continua a leggere[ http://www.cineresie.info/zhang-lin-lavoratore-salariocinese/ ] lastoriadiZhangLin) ___________________________________________________

LETTURE

Anita Chan: "Walmart in China" Che cosa succede quando l’azienda più grande al mondo incontra il Paese più grande? Con questa domanda si apre “Walmart in China” (Cornell University Press), il nuovo libro curato da Anita Chan, una lunga indagine sull’impatto del colosso commerciale statunitense sulla catena di distribuzione e sulle pratiche aziendali in Cina. Come molte altre imprese globali, nell’ultimo decennio anche Walmart è stata più volte accusata di aver contribuito al peggioramento delle condizioni lavorative in Cina. I contributi raccolti nel libro confermano la veridicità di queste accuse, sottolineando come la continua ricerca del “prezzo più basso” da parte di Walmart abbia di fatto contribuito a comprimere i salari nelle fabbriche dei suoi fornitori. Eppure allo stesso tempo gli autori non mancano di offrire un quadro più completo e circostanziato dei fattori e degli attori in gioco, ricostruendo uno spaccato di quello che è il mondo del lavoro nella Cina di oggi, dai livelli manageriali più elevati ai lavoratori di prima linea, dal sindacato alle organizzazioni della società civile. Anche se il libro è essenzialmente su Walmart, non bisogna commettere l’errore di sottovalutarne la portata analitica. Di fatto, le realtà in esso descritte vanno ben oltre la singola azienda, riflettendo piuttosto le dinamiche globali della “corsa al ribasso” negli standard lavorativi. In quest’ottica, il libro di Anita Chan si rivela una lettura tanto più necessaria.

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China news n 1 marzo 2011  

Newsletter Iscos sullavoro in Cina

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