Issuu on Google+

il geometra ligure

anno 54º - n. 5 • settembre - ottobre 2005

Tariffa Regime Libero: “Poste Italiane S.p.A.” - Spedizione in abbonamento postale - 70% - DBC Genova - Tassa pagata Autorizzazione del Tribunale di Genova n. 318 del 29/11/54

Direttore Responsabile

Arnoldo Juvara

Segretario di Redazione

Marco Russello

Redattori

Foto di copertina del Geom. Adolfo Morasso

Roberta Arena Pier Emilio Copello Alessio Danovaro Paolo De Lorenzi Ettore Fieramosca Filippo Finocchiaro Mauro Mattei Andrea Merello Adolfo Morasso Liliana Olcese Alessandro Ombrina Roberto Ombrina Adriano Rodari Lorenzo Traverso

Servizio fotografico e Coordinatore dell’immagine Adolfo Morasso Direzione Amministrazione 16129 Genova Redazione e Distribuzione Viale Brigata Bisagno, 8/1-2 Tel./Fax 010.5700735 geometrige@geometri.ge.it www.collegio.geometri.ge.it

“Luci di Camogli”

sommario 178 Editoriale

Un giorno…

180 Vizi del suolo e responsabilità del progettista - direttore dei lavori 183 L’Autoguidovia della Madonna della Guardia

La presente pubblicazione è distribuita gratuitamente agli iscritti all’albo professionale della Provincia di Genova ed ai Collegi dei Geometri d’Italia. La riproduzione degli articoli, schizzi e fotografie è permessa solo citando la fonte. Le opinioni espresse dagli Autori, Redattori, Corrispondenti non impegnano né la Direzione, né la Redazione, né il Collegio di cui il periodico è l’organo. Stampato nel mese di settembre 2005 dalle Grafiche Fassicomo Via Imperiale, 41 - 16143 Genova Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana

189 A proposito di…

Seminario di aggiornamento sui costi della sicurezza

191 Informativa

Agenzia del Territorio

200

Relazione del Tesoriere al rendiconto finanziario ed al bilancio consuntivo al 31 dicembre 2004

205 Cultura Ligure

“Il nuovo Centro di Documentazione per la Storia, l’Arte e l’Immagine di Genova”

208 Recensioni


Editoriale Un giorno ... geom. Arnoldo Juvara

N

on esiste, credo, nell’intero Universo noto e ignoto, essere umano che non abbia detto “un giorno farò, andrò, cercherò...” e quindi nessuno di noi sfugge

alla realtà di queste “intenzioni” future che, con frequenza certo superiore ad ogni aspettativa, non si realizzano. Questi velati, neanche troppo, desideri fanno, spesso, un po’

la fine delle cosiddette “buone intenzioni” di cui – sempre si dice – è lastricata la strada per l’“Inferno”. Sono innumerevoli gli esempi di coloro che si pongono dei traguardi che, specie quando si avanza nell’età o per eventi esterni, o per malattia o per mille altri motivi non vengono raggiunti. Tutto ciò è indubbiamente frustrante ma, nello stesso tempo, ragione di vita. E’ un po’ come non volersi rassegnare ad uno stato, spesso scomodo, faticoso o non più gradito. Allora si dà spazio alla fantasia, anche la più minuta, che libera un poco dal peso del momento o del periodo. Così facendo è un po’ come crearsi la “speranza” che già i latini sostenevano essere “l’ultima dea”, cioè l’ultimo sentimento che si spegne nell’uomo a significare che, di fatto, è la sua salvezza psicologica e, in certo senso, spirituale. Ciò vuol dire, secondo una personale visione dalla vita, che l’uomo, quale essere pensante e raziocinante, si crea con la propria “fantasia” gli


Editoriale

179

strumenti di sopravvivenza ai disagi della vita, da quelli più modesti e quotidiani, a quelli gravi, a volte tragici che purtroppo ci possono coinvolgere. Davanti a questi piccoli, grandi eventi, non positivi noi ci difendiamo, con le previsioni (leggi speranze) più varie: un giorno finirà ..., un giorno guarirò ..., un giorno andrò in vacanza ..., un giorno crescerà ... e, chi più ne ha, più ne metta. Ci proiettiamo costantemente, con artifizi, in un futuro, prossimo o remoto, migliore della situazione presente, anche per sconfiggere il male del momento. E’ la salvezza, la possibilità di sopravvivere, il segno forte di migliorarsi, il desiderio rivolto ad una vita migliore, è l’origine dell’ottimismo. Guai a chi non riesce a darsi “speranza”, a cogliere nelle altre realtà o, ancor meglio, nel “sale” della propria esperienza, il sapore della speranza; quell’uomo è destinato

a vivere con fatica ancor superiore rispetto ad altri che, magari, stanno peggio ma “sperano”. La Speranza, nella vita, è tutto o quasi: qualsiasi tipo di religione è fondata sulla “speranza”, qualsiasi momento della vita dell’Uomo è “speranza”, dall’atto della nascita a quello, ultimo, della morte, per molti questa compresa. Non è difficile trovare delle interessanti analogie, in merito, per la nostra vita professionale, spesso, se non sempre, faticosa, non priva di delusioni e amarezze, densa di sacrifici e di rinunce, che coinvolgono non di rado le nostre famiglie, che ci conducono a momenti di crisi se non di rifiuto che superiamo, sempre, nella “speranza” di momenti migliori, nel pensare che “un giorno ...” molti dei problemi che incontriamo saranno risolti, che “un giorno ...” potremo stare senza pensieri con le nostre mogli e

i nostri figli, che “un giorno ...” potremo fare trenta giorni consecutivi di vacanza, che “un giorno ...” entreremo negli uffici pubblici e non troveremo code e musi lunghi, ma solo sorrisi e gente disposta a “semplificarci la vita”, che “un giorno” i nostri Clienti pagheranno senza essere sollecitati, che “un giorno” non ci peserà pagare le tasse, la Cassa di Previdenza, le Assicurazioni. Sì, “un giorno ...” certamente qualcosa succederà, deve succedere per consentirci di sopportare con ragionevole serenità i problemi e le incertezze di oggi. Per me, comunque, la speranza delle speranze è che il mio impegno, i miei sacrifici, le mie gioie, i miei dolori, non sono vani perché creano vita, lavoro, esperienza e, per chi crede, meriti; così sono più sereno che triste, più ottimista che pessimista anche se, sempre più spesso, mi dico “un giorno ...”.

Se avessimo un cuore sempre aperto al godimento delle cose buone che Dio ci offre ogni giorno, avremmo anche la forza sufficiente per sopportare il male, quando arriva. Goethe


Vizi del suolo e responsabilità del progettista - direttore dei lavori Avv. Pieremilio Capponi

S

i da il caso, di frequente, che Geometri od Ingegneri, fin dove arrivano le loro rispettive competenze ed i loro poteri, vengano incaricati di redigere progetti e di svolgere poi la direzione dei relativi lavori. E si da il caso - a dire il vero, e per fortuna, ben più raramente - che nel corso degli stessi, o successivamente, si verifichino problemi relativi al suolo su cui le opere devono essere, o sono state, edificate (smottamenti,

Il progettista/ direttore dei lavori deve accertare la conformità al progetto e la corrispondenza delle modalità esecutive al capitolato ed alle regole della tecnica.

cedimenti, comparsa di falde idriche, etc.). Riguardo al verificarsi di tali problemi i Giudici si sono dimostrati particolarmente severi nei confronti dei progettisti-direttori dei lavori, di talché l’incarico non può certo accettarsi a “cuor leggero”. Di recente la Corte di Appello di Genova (sentenza n. 578 del 20/5/2004) ha condannato il progettista - direttore dei lavori (nella fattispecie un geometra) a pagare al committente una somma di denaro davvero rilevante a titolo di risarcimento del danno subito a seguito dei ripetuti allagamenti occorsi all’opera appena realizzata (nella fattispecie dei boxes sotterranei). Il perito incaricato dal Giudice di accertare la causa, o le cause, di detti allagamenti ha constatato che con la pioggia si creava una falda

idrica nel sottosuolo che provocava poi gli spargimenti. Peculiarità del caso deciso dalla Corte di Appello era che il committente, prima dell’inizio dei lavori, aveva richiesto ed ottenuto una relazione geologica che aveva escluso l’esistenza di particolari problematiche del suolo edificatorio. Il progettista - direttore dei lavori, forte di tale relazione, aveva proceduto nella propria attività senza dedicare ulteriore attenzione alla natura ed allo stato del suolo edificatorio. Il Giudice, unitamente a quella del geologo, ha però riconosciuto anche la colpa del tecnico in quanto “il comportamento del progettista direttore dei lavori deve essere valutato non con riferimento al normale concetto di diligenza, ma alla stregua della diligentia quam in concreto; il professionista deve accertare sia la conformità dell’opera al progetto sia la corrispondenza delle modalità di esecuzione al capitolato e/o alle regole della tecnica”. In particolare il Giudice genovese ha ritenuto che, a prescindere dall’esistenza del-


Vizi del suolo e responsabilità del progettista - direttore dei lavori

la relazione geologica, il progettista - direttore dei lavori, utilizzando la propria diligenza avrebbe dovuto indagare sulla natura e sulla consistenza del suolo edificatorio, visto in particolare che gli allagamenti si erano verificati anche nel corso dell’esecuzione dei lavori stessi e che si trattava di un manufatto interrato e perciò maggiormente propenso a subire gli allagamenti stessi: cosicché egli avrebbe dovuto porsi il problema ed intervenire. La giurisprudenza è stata peraltro sempre particolarmente severa nel riconoscere la responsabilità in capo al progettista - direttore dei lavori riguardo i vizi del suolo. Anche la Suprema Corte ha infatti ritenuto che: “Nell’appalto per la costruzione di un edificio, l’indagine sulla natura e la consistenza del suolo edificatorio rientra nei compiti dell’appaltatore, ove manchi una diversa previsione contrattuale; in tale situazione, pertanto, i difetti della costruzione, derivanti da vizi ed inidoneità del suolo, comportano la responsabilità dello stesso. Nel caso, poi, in cui l’appaltatore abbia svolto anche i compiti di ingegnere progettista e di direttore dei lavori, l’obbligo di diligenza è ancora più rigoroso ed in presenza di situazioni rivelatrici di possibili fattori di rischio (come, nella specie, insorgenza di una falda idrica in caso di eventi meteorici) deve eseguire gli opportuni interventi per accertarne la causa ed apprestare i necessari accorgimenti tecnici vol-

ti a garantire la realizzazione dell’opera senza difetti costruttivi”. (Cass. n. 5632 del 18/4/2002). Quando il tecnico sia solo direttore dei lavori e non anche progettista la sua responsabilità, con riguardo alla natura del suolo edificatorio, sembra essere più limitata: “L’indagine sulla natura e consistenza del suolo sul quale deve essere realizzato un fabbricato non rientra nell’attività di direzione dei lavori, che consiste nella verifica concretantesi in un’attività intellettuale esplicata mediante visite periodiche e contatti diretti con gli organi tecnici dell’impresa e nella emanazione delle disposizioni necessarie alla esecuzione dell’opera - della conformità dell’opera stessa al progetto e alle indicazioni del committente. La predetta indagine, implicante una specifica attività conoscitiva da svolgere con l’uso di particolari mezzi tecnici, spetta all’appaltatore quale soggetto obbligato a realizzare l’opera commessagli mettendo a disposizione la propria organizzazione, e che,

181

pertanto, risponde dei vizi della costruzione dipendenti dal cedimento delle fondazioni dovuto alle caratteristiche geologiche del suolo. In solido con l’appaltatore risponderà, ove risulti che i predetti vizi dipendano da una progettazione inadeguata alle predette condizioni geologiche del terreno, anche il progettista”. (Cass. n. 11783 del 7/9/ 2000). Rimane peraltro che anche la responsabilità del tecnico incaricato della direzione dei lavori va sempre valutata con particolare severità: “In tema di responsabilità conseguente a vizi o difformità dell’opera appaltata, il direttore dei lavori per conto del committente, sebbene presti un’opera professionale in esecuzione di un’obbligazione di mezzi e non di risultati, poiché è chiamato a svolgere la propria attività in situazioni involgenti l’impiego di peculiari competenze tecniche, deve utilizzare le proprie risorse intellettive ed operative per assicurare, relativamente all’opera in corso di realizzazione, il risultato che il commit-

Genova 2003 Museo del Mare, cedimento di strutture in cantiere.


182

Il geometra ligure

tente - preponente si aspetta di conseguire, onde il suo comportamento deve essere valutato non con riferimento al normale concetto di diligenza, ma alla stregua della diligentia quam in concreto; costituisce, pertanto, obbligazione del direttore dei lavori l’accertamento della conformità sia della progressiva realizzazione dell’opera al progetto, sia delle modalità dell’esecuzione di essa al capitolato e/o alle regole della tecnica. Conseguentemente non si sottrae a responsabilità ove ometta di vigilare e di impartire le oppor-

tune disposizioni al riguardo, nonchè di controllarne l’ottemperanza da parte dell’appaltatore ed, in difetto, di riferirne al committente” (Cass. n. 15124 del 28/11/2001). Ed ancora, ancora più incisivamente: “L’obbligazione del direttore dei lavori è un’obbligazione di mezzi, tuttavia ciò non significa che il suo incarico debba ritenersi limitato al riscontro della conformità dell’opera al progetto, giacchè il direttore dei lavori, come l’appaltatore (e a maggior titolo, attesa la sua preparazione tecnica), è tenuto all’individua-

zione e alla correzione di eventuali carenze progettuali che impediscono quella “buona riuscita” del lavoro per la quale egli è tenuto ad adoperarsi: (nella specie, la S.C. ha confermato, sul punto, la sentenza di merito che aveva ritenuto la responsabilità del direttore dei lavori per la mancata coibentazione dei pilastri di un edificio, con conseguente condensazione di umidità all’interno degli appartamenti, benchè tale accorgimento, non fosse previsto dal progetto” (Cass. 30 maggio 2000, n. 7180).

In un bacio saprai tutto ciò che ho taciuto. Neruda


L’Autoguidovia della Madonna della Guardia geom. Paolo De Lorenzi

R

ecarsi in pellegrinaggio al Santuario di Nostra Signora della Guardia è per i genovesi un rito che si compie da secoli, soprattutto in occasione del 29 agosto, quando viene celebrata la festa dell’Apparizione. Il nome guardia deriva dal fatto di essere stata in passato un punto privilegiato di avvistamento per la Repubblica Genovese, posizionato a cavallo tra la Valle del Polcevera a levante e quella del Varenna a ponente. Chiunque di noi si sia recato almeno una volta al Santuario edificato sulla vetta del monte Figogna a 804 mt. s.l.m., non ha potuto fare a meno di visitare la galleria degli ex voto, dove sono custoditi i numerosi attestati di riconoscenza lasciati in cambio di una grazia ricevuta dalla Madonna, che apparve per la prima volta il 29 agosto 1490 ad un contadino, Benedetto Pareto di Livellato. Proprio da un ex voto, inizia questo articolo che si ripromette di ricostruire, per quanto possibile, la storia di quella “autoguidovia” che per quasi 40 anni ha permesso di raggiungere il Santuario.

La storia del più famoso Santuario Genovese inizia come detto il 29 agosto del 1490, quando ad un contadino di Livellato. Benedetto Pareto, appare in visione la Madonna, che gli comanda la costruzione di una cappelletta sulla vetta del monte. Il Pareto, incredulo e quasi impaurito, non obbedisce però subito alla richiesta, ma una seconda apparizione della Madonna, lo convince a rivelare l’accaduto ai suoi compaesani, che preso atto del volere della Madonna, iniziano a costruire quanto richiesto, nel luogo esatto della prima apparizione. Originariamente venne edificata una piccola chiesetta, che dopo pochi anni fu ampliata ed ingrandita, poi, nel XVI secolo, grazie alla diffusione sempre più massiccia del culto della Madonna della Guardia, ed all’intervento di Bartolomeo Ghersi, che avrebbe investito una somma vinta al lotto, l’originaria chiesetta raggiunge le dimensioni di metri 30 x 15 x 8 e viene presto affiancata da ospizi per l’ospitalità dei pellegrini, che sempre in maggior numero raggiungevano i luoghi del-

l’Apparizione. Nel XIX secolo, con grandi difficoltà, la chiesa venne nuovamente ampliata, con spianamento della vetta del Monte Figogna e la demolizione di alcuni degli ospizi esistenti; la nuova costruzione viene però completamente demolita nel 1871 a causa di un errore nella scelta del sito, il cui terreno, particolarmente cedevole, aveva provocato gravi e pericolose fessurazioni nelle murature portanti dell’edificio. Il 26 maggio 1890, viene inaugurata la nuova chiesa su progetto dell’ingegnere Luigi Bisi di Milano; con pianta a croce latina e cupola ottagonale al centro del transetto impostata su quattro pilastri, è disposta su tre navate. L’intera zona, così come il Santuario verrà ulteriormente modificata ed ammodernata in occasione del giubileo dell’anno duemila. Ritornando alla guidovia, fu grazie ad un voto fatto alla Madonna della Guardia se, Carlo Corazza, imprenditore piacentino ne intraprese la costruzione; il Corazza infatti, privo di un polmone, grazie al consiglio di alcuni na-


184

viganti genovesi, si rivolse proprio alla Madonna della Guardia, nella speranza di vedere migliorare le sue condizioni di salute, cosa che “miracolosamente” avvenne, e grazie alla quale, in segno di ringraziamento, iniziò la costruzione della guidovia. Nel dicembre del 1924, nasce la Società Anonima Ferrovia Santuario della Guardia, con presidente ed amministratore delegato, Carlo Corazza, ed un capitale sociale di lire un milione. In effetti l’idea di collegare il Monte Figogna e l’adiacente Santuario con un mezzo meccanico, non era nuova, e nasceva dalla necessità di avere una connessione rapida per il trasporto dei numerosi pellegrini che si recavano al Santuario, raggiungibile fino ad allora esclusivamente a piedi o a dorso di mulo, lungo i tanti ma impervi sentieri che conducevano alla cima. Si erano susseguiti infatti diversi progetti per un collegamento tra l’allora Comune di San Quirico in Val Polcevera ed il Monte Figogna in Comune di Ceranesi; si pensò agli inizi del 1800 ad una “ ferrovia a dentiera”, subito

Particolare del sistema di rotolamento della guidovia secondo il brevetto Alberto Laviosa

Il geometra ligure

abbandonata per motivi economici, passando poi al progetto di una ferrovia simile a quella torinese di Superga, progetto valutato anch’esso troppo oneroso, in quanto prevedeva, tra le varie opere d’arte, una galleria lunga circa 400 metri. Si valutò quindi di costruire una ferrovia a trazione elettrica con filo aereo: il progetto a firma dell’ing. Severino Picasso, presentato il 30 maggio 1896, prevedeva uno sviluppo di circa 8.800 metri, con partenza dalla frazione di Serro nel Comune di San Quirico. I lavori ebbero inizio nel 1900, ma subito incontrarono grosse difficoltà, soprattutto ed ancora di natura economica. Si considerò allora un altro sistema ancora: una funivia. Poi il primo conflitto mondiale fece passare in secondo piano la necessità di un collegamento con il Monte Fignogna, ma a guerra finita si ricominciò a parlare della ferrovia per il Santuario della Madonna della Guardia. E’ proprio in quegli anni che viene realizzato un nuovo sistema chiamato “autoguidovia”, su idea di Alberto

Laviosa, pioniere dei trasporti italiani, che abbinava la trazione mediante gomme, che consentiva il facile superamento anche di forti pendenze, alla sicurezza di avere una guida facilitata grazie al fatto che le vetture correvano entro rotaie. Il Laviosa fu anche l’inventore della “Littorina”, che in esercizio sulla linea Firenze - Pisa, spianò la strada alle grandi industrie Fiat e Breda per lo sviluppo di altre automotrici, basate proprio sui principi tecnici del Laviosa. Nel 1925 iniziano i lavori per la costruzione della prima tratta della linea della lunghezza di mt. 8.861, che avrebbe collegato la frazione di Serro nell’ex Comune di San Quirico alla località Cà Bianca in Comune di Ceranesi. L’armamento era costituito da due cordoli in calcestruzzo della larghezza di cm. 25, sui quali rotolavano le gomme delle vetture, che erano spinte da motori a benzina; ad intervalli regolari di circa metri uno, vi erano ortogonalmente ai cordoli dei profilati in ferro, sui quali venivano imbullonate le due rotaie, che funzionavano da guida per le vetture.


L’Autoguidovia della Madonna della Guardia

In corrispondenza delle località Riviera, Fontanassi, Gaiazza, Sareto, Panigone, Galleria e Piani, erano stati

predisposti degli scambi, che permettevano alle vetture di incrociarsi, previa comunicazione con telefono a batteria tra le stesse; arrivate ai ca-

185

polinea, le carrozze venivano “girate” manualmente per invertirne il senso di marcia, mediante apposite piattaforme girevoli.

Tracciato della guidovia ricostruito con l’ausilio della carta I.G.M. in scala 1:25.000

II convoglio era costituito da una motrice e da due carrozze, queste ultime utilizzate solitamente durante i periodi estivi e di maggiore affluenza al Santuario; le motrici avevano 18 posti a sedere e 40 in piedi, mentre le carrozze disponevano di 40 posti. Tutte le vetture erano dotate di un unico respingente centrale e di un sistema di aggancio simile a quello uti-

lizzato dai tram. La velocità media delle vetture era di 15 km all’ora. L’inaugurazione della tratta Serro Cà Bianca avviene il 28 luglio 1929; da allora con un viaggio di 45 minuti circa si arrivava alla frazione Cà Bianca posta a circa due chilometri di distanza dal Santuario. Ma la guidovia era ancora incompleta: per arrivare in prossimità della vetta

e quindi del Santuario, si doveva salire a piedi o a dorso di mulo, lungo uno stretto e ripido sentiero. Il tratto mancante, avrebbe dovuto attraversare terreni di proprietà della Masseria della Guardia, che non vedeva di buon occhio la realizzazione di quest’ultima parte di tracciato, ritenendo che l’arrivo così a ridosso del Santuario potesse arrecare disturbo alla quiete


186

Il geometra ligure

Motrice lungo la guidovia foto tratta dal sito www.cittaelettriche.it

della zona. Dopo numerose e lunghe trattative, l’intraprendente Carlo Corazza, riesce ad ottenere le autorizzazioni della Masseria, a condizione che il capolinea venga posizionato in prossimità della Cappella dell’Apparizione. Il 23 giugno del 1934, viene completata anche l’ultima tratta che viene inaugurata il 28 luglio 1929; la linea, tutta a binario unico, raggiunge così uno sviluppo complessivo di 10.594 metri, con un dislivello di circa 704 metri ed una pendenza media del 66,5 per mille. Con l’approssimarsi della

Foto tratta dal sito www.tempi.piacenza.it

seconda guerra mondiale, a causa dell’aumento del prezzo della benzina, la guidovia inizio ad avere le prime difficoltà di carattere economico: le proprie motrici infatti erano spinte ancora da motori a benzina. Per la sopravvivenza della guidovia furono installati allora nel 1938 su due motrici altrettanti motori tipo “Mercedes” a trazione diesel, che permettevano un risparmio rispetto alla benzina del 30%. Con l’inizio dei bombardamenti del 1942 sulla città di Genova, la guidovia assolve anche il compito di trasfe-

rire gli sfollati nelle più sicure località dell’entroterra. Con la fine del conflitto, la guidovia ritorna al suo regolare funzionamento; vengono installati sulle vetture dei freni ad aria compressa della “Westinghouse”, e sono adottate le prime gomme della ditta italiana “Pirelli”. Proprio la fabbrica Italiana propone una vettura snodata con gomme a camera d’aria, in luogo di quelle piene: i risultati non sono però soddisfacenti in quanto le gomme rischiavano di scoppiare durante la marcia e l’idea fu così abbandonata. Con l’avvento dell’anno santo del 1950, la guidovia ritorna ai suoi antichi splendori, trasportando un gran numero di pellegrini al Santuario del monte Figogna, mediante numerosi convogli speciali; vengono trasportate quasi 100 persone per ciascuna motrice, con punte di 3000 persone al giorno durante i giorni festivi. Si arriva così ai primi anni sessanta, quando ha inizio il servizio di autocorriere per il Santuario; la guidovia, con costi sempre più alti, necessita per essere competitiva di ingenti lavori di ammodernamento per continuare il proprio esercizio, che vede sempre meno passeggeri, che preferiscono il più comodo e veloce servizio garantito dalle autocorriere. Inizia così un inesorabile declino della guidovia che con la concomitanza della scadenza della concessione del 31 ottobre 1967, chiude definitivamente la propria attività.


L’Autoguidovia della Madonna della Guardia

La guidovia oggi II tracciato della guidovia è ancora completamente percorribile, anche se in parte risulta ampliato ed asfaltato, soprattutto nella porzione iniziale in Comune di Genova. Si inizia a quota 66 mt. s.l.m. in quella che era la frazione di Serro nell’ex Comune di San Quirico, imboccando via Romairone in prossimità del ponte Tullio Barbieri che scavalca il torrente Polcevera. Sulle vecchie tavole della toponomastica del Comune di Genova, sono ancora ben individuati tutti i fabbricati, che componevano la stazione del Serro, così come il relativo tracciato. Dopo poche centinaia di metri, si trova sulla destra l’unico fabbricato superstite della frazione che è stata completamente stravolta dalle recenti urbanizzazioni. A lato del fabbricato, in corrispondenza dell’attuale tracciato stradale vi era l’ingresso alla stazione di partenza della guidovia, unitamente ai fabbricati destinati a rimessaggio delle vetture e ad officina. Il percorso prosegue quindi lungo via al Santuario di Nostra Signora della Guardia, che con una serie infinita di curve e controcurve, passa a valle del piccolo paese di San Biagio, conducendo al confine con il Comune di Ceranesi; prima di arrivare alla frazione di Gaiazza si percorre un lungo tratto denominato via ex strada della guidovia, il cui tracciato segue fedelmente le curve di livello. In frazione Gaiazza, dove vi era uno scambio per l’incrocio

187

L’attuale tracciato della guidovia in frazione Pamigone

delle vetture, si riconosce un primo tratto ancora ben conservato che passa dietro la trattoria Parodi (ex trattoria della Giöstrina), già allora luogo di sosta per i passeggeri della guidovia. Dopo un breve tratto, si incrocia la strada asfaltata, per poi proseguire per un tratto quasi in piano, passando accanto ad alcune villette; compie quindi un ampio tornante, per poi continuare in leggera salita fino ad arrivare alla frazione Sareto in Comune di Ceranesi. Per un lungo tratto

il tracciato risulta nuovamente asfaltato, percorrendo via Piancraiolo e poi via Sareto, fino a arrivare ad un trivio di vie, dove sono nuovamente riconoscibili i cordoli della guidovia sui quali correvano le vetture. Da questo punto in poi il tracciato è rimasto inalterato, rispetto agli anni in cui era in esercizio la guidovia, ed è completamente percorribile senza alcun problema, fino in prossimità del nuovo parcheggio posto a poche decine di metri dalla Cappella dell’Apparizio-

Ponte in cemento armato in frazione Piani.


188

ne, a valle del Santuario, dove era posta la stazione di arrivo; sono ancora perfettamente leggibili in corrispondenza delle località Panigone, Galleria e Piani, gli scambi dove si incrociavano i convogli, così come sono tuttora ottimamente conservate le uniche due gallerie di tutto il percorso, ed un tratto sospeso su di un ponte in cemento armato. In un ottica di riqualifica-

Il geometra ligure

zione e riuso del tracciato della guidovia il Comune di Ceranesi, ha intrapreso una serie di interventi volti principalmente alla sua pulitura mediante taglio di piante infestanti e messa in sicurezza delle parti prive di protezione a valle. Tali lavori sono in corso di realizzazione e potranno ridare al vecchio percorso una nuova fruibilità, come pista ciclabile ed escur-

sionistica; grazie a questi interventi sarà possibile fare conoscere quello che per molti anni è stato un sistema di trasporto unico in Italia, abbandonato purtroppo a favore del trasporto mediante autocorriere e vetture private, che nei giorni festivi e durante le ricorrenze religiose, intasano completamente la strada carrabile che dalla località Geo, sale al Santuario.

Foto e disegni dell’autore Bibliografia Claudio Serra: Storia della guidovia per il Santuario. Nuova Editrice Genovese. Corinna Praga: A piedi al Santuario della Madonna della Guardia. De Ferrari Editore Anna Gatti Parodi - Giovanni Meriana: La Madonna della Guardia. Edizioni Agami. Giovanni Meirana: Guida ai Santuari in Liguria. www.autoguidovie.it Andrea Parodi: i monti di Genova. Andrea Parodi Editore


A proposito di… Seminario di aggiornamento sui costi della sicurezza (Art. 7 D.P.R. 3 luglio 2003, n. 222) geom. Mirco Pusceddu

M

artedì 12 luglio scorso si è svolto presso l’Aula Magna dell’Ente Scuola Edile Genovese il Seminario di aggiornamento sui costi della sicurezza organizzato dal C.P.T.A. (Comitato Paritetico Territoriale Antinfortunistico) e dall’Associazione Geometri, in collaborazione con IPSOA e Indicitalia. Con l’ausilio di Claudio Caviglia de “Il Secolo XIX” in qualità di moderatore, sono intervenuti il Presidente del C.P.T.A. Giancarlo Gennaro, il Vice Presidente del C.P.T.A. Silvio Errico, il Presidente dell’Associazione Geometri Geom. Mauro Mattei e il Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Genova Dott. Alessandro Repetto i quali hanno portato i saluti degli enti di cui sono rappresentanti. In particolar modo l’intervento del Presidente dell’Associazione Geometri coorganizzatrice del seminario, si è rivolto ai tecnici presenti in platea invitandoli a sensibilizzare in maniera specifica i committenti privati sulla necessità di evitare risparmi di denaro in termini di sicurezza in modo che per ogni appalto di qualsiasi importo i costi della sicurezza siano adeguati ed uniformati.

“Con tale proposito – ha proseguito Mattei – da uno dei periodici confronti tra il C.P.T.A. e l’Associazione Geometri è concordemente scaturita la volontà di redigere una pubblicazione indirizzata prevalentemente alle lavorazioni inerenti le ristrutturazioni e i risanamenti. Si è così predisposto un prontuario con una duplice veste grazie alla quale è possibile determinare il costo di ogni singola lavorazione ed il relativo valore della sicurezza: il combinato tra l’esperienza dei tecnici che quotidianamente operano in questo specifico settore e dei tecnici che quotidianamente operano esclusivamente nella sorveglianza della sicurezza, ha consentito di creare un prodotto, il “Prontuario di analisi dei costi della sicurezza e delle lavorazioni edili” con l’intento di fornire ai coordinatori, alle imprese, ai committenti e agli altri soggetti interessati, uno strumento utile alla valutazione e all’uniformità dei costi relativi e – auspica Mattei – al rispetto delle normative relative alla sicurezza”. Il Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Genova, Dott. Repetto ha sottolineato la grande opportunità di

qualità di appalto fornita dalla pubblicazione e come l’Ente da lui presieduto sia sensibile agli argomenti trattati e punti sulla sicurezza e sulla formazione, avendo in proposito istituito, in collaborazione con i sindacati e la Prefettura, un Osservatorio Provinciale per la Sicurezza e che tra gli obiettivi da raggiungere per l’Amministrazione c’è la creazione di un piano formativo per le imprese del territorio. Davanti ad una platea costituita da oltre duecento professionisti e funzionari di Enti Pubblici è quindi intervenuto l’Avv. Luigi Masini, professore di Diritto del Lavoro presso l’Università di Genova, il quale ha illustrato il quadro normativo sui costi della sicurezza ribadendo che l’Autorità di Vigilanza sui Lavori Pubblici ha chiarito che la stima dei costi deve essere analitica voce per voce e che essa deve essere predisposta anche nei casi in cui non sia d’obbligo la figura del coordinatore della sicurezza. Ha preso poi la parola il Dott. Giovanni Russo, Presidente della Corte di Appello di Genova Sezione Lavoro, il quale ha accennato la storia legislativa della sicurezza in Italia e nell’Unione Europea e


190

ha evidenziato le responsabilità amministrative e penali dei vari soggetti interessati. Il Dott. Michele Piccardo, Direttore U.O. P.S.A.L. dell’ASL 3 Genovese, autore dell’intervento successivo, ha posto l’accento sull’attività svolta negli ultimi sei mesi in collaborazione con l’Ufficio Provinciale del Lavoro di Genova. Insieme hanno visionato 23 cantieri di piccola entità con 24 imprese interessate; hanno rilevato irregolarità nel 65% dei casi, sanzionato 47 violazioni delle quali il 60% relative al DPR 164/55 e il 20% al D. Lgs. 494/96 (con sanzioni al coordinatore della sicurezza nel 70% dei casi). Come ASL sono intervenuti in 174 cantieri con oltre 500 imprese, rilevando violazioni delle norme sulla sicurezza nel 50% dei casi, effettuando oltre 100 segnalazioni delle quali l’80% riguardanti il DPR 164/ 55 (40% per mancanza di protezione da caduta dall’alto) e sanzioni al coordinatore della sicurezza nel 67% dei casi, che salgono all’80% nella circostanza di violazione del D. Lgs. 494/96. Il quadro è preoccupante anche per noi tecnici ed è evidente che su questi dati dobbiamo porre una profonda riflessione. Si è quindi giunti all’attesa presentazione del “Prontuario di analisi dei costi della sicurezza e delle lavorazioni edili” introdotta dal Geom. Stefano Armano dell’Associazione Geometri, il quale ha raccontato il percorso effettuato per la stesura della prima edizione, i principi sui quali i tecnici

Il geometra ligure

che hanno collaborato al confezionamento della pubblicazione si sono basati e alla semplicità di utilizzo del programma informatico allegato al prontuario. Infatti il fascicolo, composto da ben 228 schede di analisi, consente all’utilizzatore del programma allegato di redigere una tantum, con possibilità di successiva modifica, i prezzi elementari utili praticati nel territorio in cui si opera e quindi, automaticamente, di ottenere la stima dei costi della sicurezza di ciascuna categoria di lavoro. Il programma può altresì essere utilizzato per la preventivazione in generale in quanto basterà aggiungere ai costi della mano d’opera il costo della materia prima, dei noli e dei trasporti per ottenere l’importo base per l’offerta. A questo punto, presente in sala, ha colto l’opportunità di offrire il suo contributo il Geom. Maurizio Savoncelli del Consiglio Nazionale Geometri, nonché Vice Presidente di GEO.SICUR. (Associazione Geometri per la Sicurezza). Savoncelli ha ribadito il forte interesse in materia di sicurezza manifestato dal CNG e l’apprezzamento delle iniziative portate avanti dall’Associazione Geometri nonché la positiva sinergia tra quest’ultima ed il Collegio di Genova e ha ricordato la recente costituzione di GEO.SICUR.. GEO.SICUR. è un’associazione fortemente voluta dal CNG per la crescente esigenza dei colleghi qualificati nel settore di confrontarsi ed uniformarsi nell’accrescimento della cultura in materia di sicurezza

e salute negli ambienti di vita e di lavoro. I dichiarati obiettivi sono indirizzati al raggiungimento e al miglioramento della professionalità specifica in materia di sicurezza attraverso lo scambio di esperienze, l’informazione, la formazione e la collaborazione con i vari enti, organismi, ordini professionali, privati e tutti i soggetti interessati e coinvolti e di pervenire alla certificazione delle figure professionali tramite appositi organismi, con particolare attenzione a quelle figure professionali operanti nell’ambito del settore delle costruzioni. A conclusione degli interventi gli Ingg. Sergio Lami e Francesco Bini di Verona hanno presentato il programma informatico per la gestione dei costi della sicurezza, parte integrante del prontuario, illustrando con un indicativo esempio il suo funzionamento e le sue potenzialità. L’interesse suscitato dal seminario ha dato seguito ad un lungo ed interessante dibattito nel quale gli intervenuti e il pubblico in sala hanno potuto approfondire tutti gli argomenti trattati. Non meno rilevante il successo riscosso dalla pubblicazione, infatti al termine del seminario ne sono state vendute circa duecento copie. Gli scambi di vedute tra i partecipanti al Seminario sono proseguiti successivamente nel corso del rinfresco gentilmente offerto dagli organizzatori a conclusione di un meeting rivelatosi oltre che di grande interesse di indubbia crescita del patrimonio di conoscenze in materia di sicurezza.


Informativa Agenzia del Territorio CIRCOLARE N. 7/2005 PROT. n° 46573 ENTE EMITTENTE: OGGETTO:

Direzione dell’Agenzia Modalità e termini per la rettifica della rendita catastale “proposta” e relative annotazioni negli atti del catasto. DESTINATARI: Direzioni Centrali, Consiglieri, Servizio Ispettivo, Direzioni Regionali, Uffici Provinciali. CIRCOLARI DELL’ENTE MODIFICATE: n. 189/T del 19.07.1996. Roma, 4 luglio 2005 FIRMATO: Mario Picardi

1. Premessa A seguito del “Regolamento recante norme per l’automazione delle procedure di aggiornamento degli archivi catastali e delle conservatorie dei registri immobiliari”, adottato con decreto del Ministro delle finanze 19 aprile 1994, n. 701, è stata introdotta la procedura DOCFA che consente tra l’altro al contribuente, in attuazione dell’art. 1, comma 3, di dichiarare una rendita proposta per l’unità immobiliare denunciata in catasto. Le modalità ed i termini del procedimento che portano all’attribuzione della rendita catastale sono state e sono spesso oggetto di controversia tra i contribuenti e gli Uffici provinciali di questa Agenzia, innanzi alle Commissioni tributarie. Una delle censure più frequentemente sollevate dai ricorrenti riguarda proprio la presunta illegittimità dell’accertamento della rendita catastale effettuato oltre il periodo di riferimento previsto dal menzionato comma 3. L’insorta conflittualità ha condotto, almeno fino ad oggi, ad orientamenti giurispru-

denziali di merito piuttosto oscillanti e, quindi, non ancora consolidati in assenza di pronunciamenti della Corte di Cassazione, presso la quale sono pendenti alcuni ricorsi. Si ritiene opportuno effettuare una ricognizione generale sugli aspetti tecnico-giuridici più rilevanti, nonché sulle eccezioni sollevate dalle parti ricorrenti, al fine di orientare la difesa degli uffici dell’Agenzia in ogni ordine e grado dei giudizi pendenti, e con l’intento di fornire indicazioni in merito alla corretta prassi procedurale da seguire. 2. Quadro normativo di riferimento Il procedimento si avvia a seguito della presentazione, da parte dell’utente interessato, delle dichiarazioni per l’accertamento delle unità immobiliari di nuova costruzione e per le variazioni dello stato dei beni, redatte in applicazione delle disposizioni contenute nel D.M. 701/94 e conformemente alle procedure di tipo informatico (DOCFA), che consentono il rapido aggiornamento della banca dati catastale con il classamento e la relativa rendita.


192

Le modalità e i termini per la rettifica della rendita catastale “proposta” sono stabilite dal D.M. 701/94. Tale regolamento prevede in particolare, all’art. 1, comma 1, che “Con provvedimento del direttore generale del dipartimento del territorio… viene fissata la data a partire dalla quale le dichiarazioni per l’accertamento delle unità immobiliari urbane di nuova costruzione, di cui all’art. 56 del… decreto del Presidente della Repubblica 1° dicembre 1949, n. 1142, e le dichiarazioni di variazione dello stato dei beni, di cui all’art. 20 del regio decreto-legge 13 aprile 1939, n. 652… unitamente ai relativi elaborati grafici, sono redatte conformemente ai modelli riportati nell’allegato A al presente regolamento e alle procedure vigenti o in uso presso gli uffici tecnici erariali alla data di presentazione degli atti.” Ai sensi dei commi 2 e 3 del suddetto art. 1 “Le dichiarazioni, di cui al comma 1, ad eccezione di quelle finalizzate a procedimenti amministrativi iniziati d’ufficio, sono sottoscritte da uno dei soggetti che ha la titolarità di diritti reali sui beni denunciati e dal tecnico redattore degli atti grafici di cui sia prevista l’allegazione e contengono dati e notizie tali da consentire l’iscrizione in catasto con attribuzione di rendita catastale, senza visita di sopralluogo. Il dichiarante propone anche l’attribuzione della categoria, classe e relativa rendita catastale, per le unità a destinazione ordinaria, o l’attribuzione della categoria e della rendita, per le unità a destinazione speciale o particolare.” “Tale rendita rimane negli atti catastali come “rendita proposta” fino a quando l’ufficio non provvede con mezzi di accertamento informatici o tradizionali, anche a campione, e comunque entro dodici mesi dalla data di presentazione delle dichiarazioni di cui al comma 1, alla determinazione della rendita catastale definitiva. È facoltà dell’amministrazione finanziaria di verificare, ai sensi dell’art. 4, comma 21, del decreto-legge 19 dicembre 1984, n. 853, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 febbraio 1985, n. 17, le caratteristiche degli immobili oggetto delle dichiarazioni di cui al comma 1 ed eventualmente modificarne le risultanze censuarie iscritte in catasto ...”

Il geometra ligure

Il comma 7 dello stesso art. 1 disciplina poi le modalità di presentazione delle dichiarazioni di cui si discute, stabilendo che esse sono presentate “su supporto magnetico secondo le istruzioni fornite dal dipartimento del territorio e le procedure vigenti al momento della presentazione degli atti, a partire dalla data che viene comunicata agli ordini e collegi professionali dagli uffici periferici”. Con decreto del Direttore generale dell’ex Dipartimento del territorio del 1° dicembre 1995, sono state stabilite le modalità di adozione della procedura DOCFA, ed in particolare quelle relative alla data di attivazione. Il comma 9 del menzionato articolo precisa inoltre che “Per l’attestazione dell’avvenuta presentazione delle dichiarazioni di cui al comma 1…l’ufficio rilascia al dichiarante una copia degli esiti delle elaborazioni effettuate.” Come si evince dallo stesso titolo del provvedimento e dalle premesse, il D.M. 701/94 incide in modo specifico sulle procedure correlate alle dichiarazioni in catasto, attraverso un’informatizzazione che consente un aggiornamento automatico e continuo della banca dati catastale, non solo descrittiva, ma anche censuaria. Il dettato regolamentare si inserisce in piena armonia da un lato, con la crescente rilevanza assunta negli ultimi anni dall’operazione di classamento catastale nell’ambito dei procedimenti impositivi relativi a molteplici tributi (ICI, imposta ipotecaria, catastale, IVA, imposta di registro, ecc.) e dall’altro con il ruolo primario che il legislatore ha inteso attribuire alla rendita catastale quale parametro di riferimento per l’individuazione del limite al potere di rettifica dell’Amministrazione finanziaria (c.d. “valutazione automatica” – cfr. art. 52, comma 4, D.P.R. 131/86; art. 12, comma 1, D.L. 70/88, convertito in legge, con modificazioni dalla L. 154/88; art. 10, commi 20, 21, 22, D.L. 323/96, convertito dalla L. 425/96). Il D.M. 701/94 è stato emanato come regolamento ex art. 17, comma 3, L. 400/88 e il decreto si qualifica indubitabilmente come provvedimento amministrativo nel quale sono riportate disposizioni cui devono attenersi sia


Agenzia del Territorio

gli uffici catastali sia i contribuenti. A seguito di circolari e di specifiche istruzioni in tema di applicazione delle norme contenute nel citato D.M. 701/94, ogni ufficio periferico, nell’ambito della propria struttura organizzativa ha disciplinato le varie fasi delle attività connesse alla procedura DOCFA: acquisizione dei documenti su supporto magnetico e cartaceo, fase di controllo (formale e di merito, deterministico e casuale), classamento e accertamento della rendita catastale, eventuale registrazione dei dati censuari accertati, notifica dei dati così variati ai contribuenti interessati e comunicazione al competente Comune. Tra gli orientamenti di prassi più rilevanti concernenti la subiecta materia, si ritiene opportuno segnalare la circolare dell’Agenzia del territorio n. 1 del 13.02.2004 (concernente le modalità di verifica e il controllo della documentazione e degli elementi dichiarati inerenti la redditività delle unità immobiliari) e le circolari n. 189/T del 19.07.1996 e n. 83/ E/T del 09.04.1999, emanate anche al fine di fornire istruzioni riguardo alle norme di semplificazione e razionalizzazione delle attività correlate all’accertamento del valore “fiscale” ai fini delle diverse imposte (registro, ipotecaria, catastale, ecc.). 3. Modalità e termini per la rettifica della rendita catastale proposta Dall’esame dell’art. 1, comma 3, del D.M. 701/94, può desumersi che l’attività di controllo dell’ufficio sulle dichiarazioni presentate ed in particolare sulle rendite catastali “proposte”, ha un limite temporale cui l’ufficio deve attenersi (un anno a regime). Il rispetto di tale termine da parte degli uffici appare indispensabile soprattutto in considerazione della ribadita rilevanza della rendita catastale ai fini fiscali, anche se detta disposizione è da intendersi essenzialmente sollecitatoria (rectius: propulsiva) rispetto alle attività di competenza dell’Amministrazione catastale, cui sono collegati gli adempimenti a carico di ciascun organo impositore. Riguardo agli adempimenti a carico degli uffici, si rileva che il secondo periodo del medesimo comma 3 attribuisce all’Ammini-

193

strazione finanziaria la facoltà “di verificare, ai sensi dell’art. 4, comma 21, del DL 853/ 84, convertito con modificazioni nella L 17 febbraio 1985, n. 17, le caratteristiche degli immobili oggetto delle dichiarazioni di cui al comma 1 ed eventualmente modificarne le risultanze censuarie iscritte in catasto”. Il regolamento di cui trattasi quindi, pur indicando modalità e termini tesi indubbiamente alla semplificazione ed accelerazione delle attività degli uffici catastali, riconosce, in ogni caso, a quest’ultimi la facoltà di procedere a controlli successivi, secondo le modalità previste dalla specifica legislazione di settore. Le richiamate circolari n. 189/T del 1996 e n. 83/E/T del 1999 – quest’ultima emanata congiuntamente dagli ex Dipartimenti delle entrate e del territorio – esplicitano in dettaglio le fasi delle attività connesse all’accertamento della rendita, anche sotto il profilo della rilevanza fiscale, e devono ritenersi conformi, nei termini e contenuti utilizzati, allo spirito di razionalizzazione e semplificazione dei procedimenti connessi all’aggiornamento del catasto edilizio urbano. Pur tuttavia le stesse non tralasciano di evidenziare la ribadita facoltà per l’amministrazione catastale di rettificare la rendita “definitiva” in seguito a successive verifiche. Sulla questione, la circolare 189/T evidenzia che le rendite catastali per le quali sono decorsi i termini di cui all’art. 1, comma 3, del D.M. 701/94 possono essere modificate, qualora ricorrano idonee valutazioni di carattere tecnico supportate eventualmente anche da sopralluogo, “conformemente al dettato dell’art. 4, comma 21, del decreto legge 19 dicembre 1984, n. 853, convertito con modificazioni dalla legge 17 febbraio 1985, n. 17”. 4. Orientamenti giurisprudenziali di merito. Come accennato, la presunta illegittimità dell’accertamento della rendita catastale effettuato oltre il periodo di riferimento previsto dal menzionato comma 3, costituisce una delle eccezioni più ricorrenti negli atti di opposizione proposti innanzi alle Commissioni tributarie. Al fine di chiarire i termini della questio-


194

ne in coerenza con le norme dettate dall’ordinamento, sembra opportuno richiamare alcune delle più significative pronunce emesse dai giudici di merito sulla specifica problematica. La Commissione tributaria regionale della Lombardia, con giurisprudenza consolidatasi in oltre trenta sentenze depositate tra la fine del 2004 e i primi mesi del 2005, ha respinto la tesi della perentorietà del suddetto termine. Tra le tante appare opportuno citare la sentenza n. 38/43/04 secondo cui “la tesi della perentorietà del termine annuale per la rettifica dei classamenti, proposti dai contribuenti con le denunzie di variazione, è duplicemente insostenibile. In primo luogo perché per il principio generale enunciato nell’art. 152 comma 2, c.p.c., e più volte affermato in giurisprudenza, il carattere perentorio di un termine non può presumersi, ma deve risultare espressamente dalla norma, mentre nel caso di specie il decreto ministeriale n. 701 non contiene verbo al riguardo. In secondo luogo perché comunque una fonte di origine amministrativa, dunque secondaria, non potrebbe sorreggere, da sola, la comminatoria di decadenza, di fatto costituente grave limitazione al potere accertativo conferito all’ente pubblico da fonti legislative primarie. Una solidificazione non più rimediabile della proposta di classamento per decorso del termine in danno dell’ente sarebbe del resto assurda, tenuto conto che l’attribuzione della categoria e quella della rendita sono destinate ad esplicare effetti tributari non circoscritti a un singolo esercizio …”. Va rilevato, in ogni caso, che il cennato orientamento dei giudici lombardi, è stato preceduto dalla emanazione di numerose altre conformi pronunce. La Commissione tributaria provinciale di Como, ad esempio, chiamata a giudicare circa l’eccepita decadenza dell’azione dell’ufficio in ordine alla modifica della rendita catastale “proposta”, con la sentenza n. 61/08/02 del 13.04.2002, ha rilevato come “si deve… ritenere che il termine annuale non sia perentorio ma semplicemente ordinatorio”, giacché “la decadenza dovrebbe in ipotesi essere espressamente prevista, tanto più trattandosi di un semplice

Il geometra ligure

decreto ministeriale introdotto per applicare le norme di una legge vera e propria”. Sempre la stessa Commissione tributaria, con sentenza n. 162/9/02 del 17.09.2002, nel ritenere “indicativo e non perentorio” il termine previsto dal D.M. 701/94, ha ulteriormente rappresentato che la rettifica era avvenuta nei termini giacché la rendita corretta era stata registrata negli atti catastali in tempo utile, anche se notificata fuori termine. La Commissione tributaria provinciale di Brescia, con sentenza n. 131/11/02 del 06.06.2002, sullo stesso tema, ha affermato che “non si identifica una legge delega valida ai fini dell’art. 76 Costituzione ed il testo lo conferma (non è stato fatto ricorso al DPR, è stato sentito il Consiglio di Stato)… Si tratta pertanto di atto amministrativo non avente valore di legge” che come “tale non poteva derogare alla legge ordinaria nella specifica materia né introdurre sanzioni severe come la decadenza nel caso frequente che l’Ufficio stesso non rettifichi entro il termine di uno (o due) anni.” Inoltre “lo stesso testo del regolamento non parla affatto di decadenza”. Secondo la Commissione tributaria provinciale di Roma (cfr. sentenza n. 544/23/01 del 26.11.2001), “non sembra… che la previsione di un termine di decadenza dell’Ufficio dal potere di accertamento, attinente ad aspetto sostanziale del rapporto tributario perché direttamente incidente sul potere di accertamento dell’ufficio, possa ritenersi inclusa nelle pur ampie formule sopra riportate, concernenti invece le procedure per la acquisizione delle dichiarazioni di parte su supporto informatico. A dare legittimità alla previsione di decadenza, di cui al citato art.1, comma 3, D.M. 701/1994, non sembra sufficiente neppure il potere di autolimitazione normalmente spettante alla Pubblica Amministrazione, perché neppure la Pubblica Amministrazione ha il potere di rinunciare al suo potere di accertamento, con la introduzione in via amministrativa di un termine (generale) di decadenza non previsto dalla legge.” Riguardo ai due termini (iniziale e finale) del periodo utile per la rettifica della rendita catastale “proposta”, oltre alla citata sentenza della Commissione tributaria provinciale di


Agenzia del Territorio

Como n. 162/9/02 - che ha individuato come termine finale la data di registrazione in atti si ritiene opportuno segnalare la sentenza n. 13/3/03 del 04.02.2003, emessa dalla Commissione tributaria regionale di Perugia, che, relativamente alla corretta individuazione del termine iniziale, ha stabilito che solo dalla data in cui l’ufficio rilascia al dichiarante la copia degli esiti delle elaborazioni effettuate in seguito alle dichiarazioni rese, “l’Ufficio prende atto, ad ogni effetto di legge, che risulta essere stata presentata una dichiarazione di valore.” Occorre, tuttavia, rilevare che sulla tematica in questione va registrato anche qualche intervento non in linea con i precedenti e consolidati orientamenti giurisprudenziali di merito. A titolo esemplificativo, può farsi riferimento alla sentenza della Commissione tributaria regionale di Genova n. 15 del 25.02.2002, con cui è stata ritenuta “fondata l’eccezione del contribuente di tardività dell’accertamento, per decorso del termine biennale di legge”. Si evidenzia, tuttavia, che avverso detta sentenza l’Avvocatura Generale dello Stato ha ritenuto opportuno proporre ricorso per Cassazione, ribadendo la tesi della natura meramente ordinatoria del termine di cui trattasi. 5. Considerazioni sui termini stabiliti dall’art. 1, comma 3, del D.M. 701/94. Dal complesso delle norme, dei documenti di prassi e degli orientamenti giurisprudenziali richiamati, possono trarsi alcune indicazioni interpretative circa la natura dei termini (iniziale e finale) di cui al riferimento temporale contenuto nell’art. 1, comma 3, del D.M. 701/94, per la rettifica del classamento e della relativa rendita catastale “proposta”. 5.1 Esatta individuazione dei termini temporali previsti dalla norma. Relativamente ai predetti termini iniziale e finale, si evidenzia quanto segue. Per quanto riguarda il dies a quo, dal combinato disposto dell’art. 1, comma 3 e dell’art. 1, comma 9, del D.M. 701/94, può affermarsi che detto termine decorrente dalla presentazione del modello informatico, di norma coin-

195

cide con il giorno del rilascio dell’attestazione prevista dal citato comma 9. Quest’ultima disposizione, infatti, prevede che “Per l’attestazione dell’avvenuta presentazione…l’ufficio rilascia al dichiarante una copia degli esiti delle elaborazioni effettuate.” Quanto alla individuazione del suddetto termine finale, si osserva. L’art.1, comma 3, più volte citato non opera alcuna espressa correlazione tra il termine di dodici mesi e la notifica della rendita rettificata a seguito dell’accertamento; anzi, dalla locuzione “fino a quando l’ufficio non provvede con mezzi di accertamento informatici o tradizionali…alla determinazione della rendita catastale definitiva” sembra potersi desumere che il momento conclusivo del procedimento di cui trattasi venga a coincidere con la data di introduzione nella banca dati delle risultanze dell’atto di accertamento dell’ufficio. Purtuttavia, sussistono rilevanti motivi di opportunità, connessi ad esigenze di carattere impositivo, per ritenere che gli uffici debbano effettuare, entro lo stesso periodo di riferimento temporale di dodici mesi, anche la notifica al contribuente della rendita rettificata. Al riguardo, infatti, non può sfuggire come nel caso in esame si ingeneri una sorta di scissione tra la fase accertativa - che si conclude con l’inserimento in atti della rendita modificata (c.d. “messa in atti”) - e la fase di conseguimento dell’efficacia della nuova rendita ai fini impositivi. Ad evitare, quindi, che lo scostamento tra i due momenti temporali venga ad incidere negativamente sulla rilevanza impositiva della nuova rendita, si ritiene opportuno ribadire che la notifica debba essere comunque eseguita nel più breve tempo possibile, anche in considerazione delle disposizioni legislative in tema di efficacia della rendita comunque attribuita (cfr. art. 74 della L. 342/2000). 5.2 La qualificazione del limite temporale di cui all’art. 1, comma 3, del D.M. 701/94. Riguardo alla natura di tale limite temporale, si deve ritenere che esso, rispondendo alla precipua finalità di accelerare la conclu-


196

sione del procedimento di attribuzione della rendita catastale, non riveste carattere perentorio, né il suo naturale decorso comporta la decadenza della potestà accertativa in capo all’Agenzia del territorio o l’illegittimità dell’accertamento adottato dopo tale termine. Come ben evidenziato nelle motivazioni delle citate sentenze (per tutte Commissione tributaria regionale di Milano n. 38/43/04), l’eccezione riguardante il limite temporale del potere di rettifica è stata ritenuta infondata, proprio perché il D.M. in questione non contiene alcun riferimento espresso alla natura perentoria del suddetto termine, né detta natura si deduce dal contesto della norma o può in alcun modo presumersi, tenuto conto dei principi generali enunciati dall’art. 152, comma 2, c.p.c.. 5.3 Il potere di accertamento dell’Ufficio. Dall’analisi del testo normativo in esame e dall’espresso richiamo alla vigenza dell’art. 4, comma 21, del D.L. 853/84, risulta evidente come debbano considerarsi valide le modalità ed i termini previsti dalla sotto indicata legislazione vigente in materia di accertamento catastale. Il R.D.L. 652/39, convertito con modificazioni nella L. 1249/39, secondo il combinato disposto degli art. 1-2-3, prevede il potere di accertamento della rendita in capo all’‹‹amministrazione del catasto e dei servizi tecnici erariali››. Il successivo regolamento approvato con D.P.R. 1142/49 ribadisce tale previsione specificando la definizione di accertamento catastale, all’articolo 3, ed esplicitando le modalità esecutive ai successivi articoli 54 e 56. In particolare l’art. 54 stabilisce che “L’accertamento viene eseguito dai periti degli Uffici tecnici erariali … tenendo presente le dichiarazioni rese su apposita scheda dagli interessati a norma dell’art. 3 della legge e valendosi delle indicazioni fornite dai possessori e dai detentori o da chi li rappresenta.” E’ evidente che a tale potere l’Amministrazione del catasto non può rinunciare, così come prevalentemente evidenziato nelle motivazioni degli organi giudicanti. L’art. 4, comma 21, del D.L. 853/84 - richiamato

Il geometra ligure

dall’art. 1, comma 3, del D.M. 701/94 - prevede espressamente che “ai fini della iscrizione in catasto edilizio urbano delle unità immobiliari di nuova costruzione la scheda per la dichiarazione di cui all’articolo 56 del decreto del Presidente della Repubblica 1 dicembre 1949, n. 1142, deve essere redatta conformemente al modello approvato con decreto del Ministro delle finanze da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale e deve contenere dati e notizie tali da consentire l’iscrizione in catasto senza visita sopralluogo, salvo successive verifiche”. Il D.M. 701/94 sembra, dunque, confermare il riconoscimento in capo all’Amministrazione della facoltà di riesame e rettifica dei propri atti di attribuzione di classamento e rendita, anche oltre il periodo temporale normativamente previsto; in tale ipotesi, ovviamente, la rettifica dovrà essere supportata da adeguata e congrua motivazione con specifici riferimenti agli elementi rilevati in sede di sopralluogo. In definitiva, si può affermare che la disciplina complessivamente delineata dall’art. 1, comma 3, prevede un’articolazione dell’attività accertativa dell’Amministrazione finanziaria in due fasi distinte: • la verifica del classamento e della rendita proposta entro dodici mesi dalla loro attribuzione; • la possibilità di procedere alle verifiche richiamate dall’art. 4, comma 21, del D.L. 853/ 84, convertito con modificazioni nella L. 17/ 85, supportate preferibilmente da sopralluogo, come peraltro stabilito dall’art. 54 del regolamento per la conservazione del catasto edilizio urbano. Sulla scorta delle considerazioni che precedono, sembra dunque di poter affermare che l’espresso richiamo, contenuto nella seconda parte del comma 3, all’art. 4 - comma 21 del D.L. 853/84, può rappresentare - oltre alle motivazioni utilizzate dalla giurisprudenza di merito - un ulteriore argomento a favore della natura non perentoria del riferimento temporale previsto dallo stesso comma 3; d’altra parte, se così non fosse, l’inciso (“È facoltà dell’amministrazione finanziaria di verificare, ai sensi dell’art. 4, comma 21, …le carat-


Agenzia del Territorio

teristiche degli immobili oggetto delle dichiarazioni di cui al comma 1 ed eventualmente modificarne le risultanze censuarie iscritte in catasto…”) verrebbe svuotato di ogni significato, atteso che la potestà di accertamento nella subiecta materia è comunque prevista dalla normativa di settore in via generale. Tale facoltà è stata, peraltro, ribadita dalla ex Direzione centrale del catasto, dei servizi geotopocartografici e della conservazione dei registri immobiliari anche nella menzionata circolare n. 189/T del 19.07.1996, allorché nel paragrafo 8 si afferma che le rendite per cui è decorso il termine di cui all’art. 1, comma 3, possono essere modificate nell’ambito dell’esercizio della potestà di autotutela. 5.4 Adempimenti amministrativi correlati alla decorrenza della rendita accertata, con riferimento alle disposizioni contenute nella circ. n. 83/E/T del 1999. Esaminata la problematica connessa alla corretta individuazione della natura del termine indicato all’art. 1, comma 3, del D.M. 701/94 ed alla facoltà concessa all’ufficio di procedere - anche oltre il predetto termine, sebbene per motivazioni supportate preferibilmente da verifiche sopralluogo - alla rettifica delle rendite iscritte in atti, si pone la necessità di fornire chiarimenti in merito agli adempimenti amministrativi conseguenti a tale rettifica, anche con riferimento alle disposizioni contenute nella circ. n. 83/E/T del 1999. Con la suddetta circolare le due Amministrazioni (gli ex Dipartimenti delle entrate e del territorio) interessate all’attribuzione della rendita catastale alle unità immobiliari urbane e all’applicazione delle imposte alla stessa connessa, hanno assegnato al termine in questione una valenza essenzialmente amministrativa, rispondente alla esigenza di regolamentare, sotto il profilo temporale, le attività di competenza dei rispettivi uffici. Vengono specificate in particolare le modalità di applicazione dell’art. 52, comma 4, del T.U. approvato con D.P.R. 131/86 e del citato art. 12 del D.L. 70/88, in caso di attribuzione di rendita conseguente a dichiarazioni in catasto presentate con procedura DOCFA. Al riguardo viene precisato che,

197

decorso il limite temporale previsto dal D.M. 701/94, il reddito catastale da considerarsi è quello della rendita iscritta in atti dopo il suddetto termine ovvero rettificata dall’ufficio. Tuttavia, nella stessa circolare non si evidenziano gli adempimenti connessi alle correzioni eseguite oltre il termine annuale di cui trattasi. Ora, come è noto, gli Uffici dell’Agenzia delle entrate attuano i propri accertamenti attraverso consultazioni della banca dati catastale, prendendo a riferimento, per le valutazioni di proprio interesse, le rendite registrate in atti. Quindi, nell’ipotesi in cui l’Ufficio provinciale dell’Agenzia del territorio rettifichi le rendite proposte oltre i dodici mesi previsti dall’art. 1, comma 3, è necessario che lo stesso provveda - oltre alla notifica di tali rendite agli interessati ed alla comunicazione ai Comuni prevista dall’art. 74 della L. 342/2000 - a predisporre una specifica nota informativa ai competenti Uffici dell’Agenzia delle entrate. Detti Uffici sono individuati in relazione alla circoscrizione territoriale desumibile dagli atti civili, amministrativi, giudiziali, le cui volture sono state eseguite sulla base di richieste presentate all’Ufficio provinciale successivamente alla data di dichiarazione DOCFA, con la quale è stata proposta in catasto la rendita oggetto di rettifica. 6. Le annotazioni iscritte negli atti catastali relativamente all’art. 1, comma 3, del D.M. 701/94. In considerazione delle criticità emerse nell’applicazione del potere di rettifica della rendita catastale proposta dal contribuente, l’Agenzia del territorio ha ritenuto opportuno promuovere anche una modifica delle annotazioni relative all’applicazione dell’art. 1, comma 3, del D.M. 701/94, già introdotte al paragrafo 8 della menzionata circolare 19.07.1996, n. 189/T. In tale disposizione sono state evidenziate le diverse codifiche delle operazioni connesse alla presentazione delle dichiarazioni effettuate con la procedura DOCFA. Tali codifiche, riportate nel campo “annotazioni” presente sulle


198

consultazioni effettuate nel sistema informativo del catasto, sono state a suo tempo così definite: • “rendita catastale proposta”, riportata in atti a seguito di ogni dichiarazione di unità immobiliare urbana, con dati censuari proposti per i quali non è stata espletata alcuna valutazione di congruità; • “classamento – D.M. n. 701 del 1994”, nel caso di convalida dell’ufficio dei dati censuari proposti dal dichiarante; • “classamento automatico – D.M. n. 701 del 1994”, nel caso di accertamento dell’ufficio basato sulle procedure del classamento automatico; • “rettifica del classamento proposto dalla parte”, nel caso di verifiche ed analisi tecniche specifiche operate dall’ufficio con conseguente modifica dei dati censuari proposti dal dichiarante. L’inserimento delle annotazioni relative a tali codifiche, utile ai fini della trasparenza dell’azione amministrativa ed in particolare all’individuazione delle varie fasi del procedimento di attribuzione del classamento e della rendita alle unità immobiliari urbane, rileva ai fini delle attività degli uffici impositori correlate agli accertamenti della rendita catastale. Tali profili sono stati am-

Il geometra ligure

piamente chiariti nella richiamata circolare del 09.04.1999, n. 83/E/T, emanata in tema di semplificazione ai fini dell’accertamento delle imposte. In seguito all’evoluzione delle procedure informatiche connesse alle dichiarazioni delle unità immobiliari, l’Amministrazione del catasto ha promosso nel tempo attività che migliorassero la leggibilità e la comprensione delle indicazioni fornite nelle visure degli atti informatizzati, anche al fine di una standardizzazione delle locuzioni utilizzate. In particolare, sono stati apportati al sistema informativo del catasto adeguamenti che consentissero, trascorso il termine di dodici mesi di cui all’art. 1, comma 3, del D.M. 701/ 94, l’apposizione, in via automatica, di una specifica annotazione indicante tale circostanza. Nel tempo si è avvertita inoltre la necessità di perfezionare le locuzioni sopra riportate anche al fine di meglio chiarire i corretti termini della norma in esame e delle connesse attività amministrative. E’ in corso una modifica alle procedure che consentirà al sistema di provvedere automaticamente all’inserimento, negli atti informatizzati, di specifiche locuzioni in relazione alla fattispecie ricorrente, riportate nello schema seguente:


Agenzia del Territorio

199

Al fine di standardizzare le annotazioni relative agli esiti delle valutazioni di congruità dei classamenti e delle rendite proposti dal contribuente, gli uffici dovranno utilizzare la procedura applicativa “Gestione Liste”, in sede di registrazione in atti degli accertamenti effettuati successivamente alla dichiarazione ed entro il termine di dodici mesi. Per le rettifiche operate al di fuori di tale termine si raccomanda di utilizzare la procedura “Aggiorna”, inserendo come causale “Variazione d’Ufficio” e come annotazione di stadio “Accertamento d’Ufficio relativo alla dichiarazione n. … del … in atti dal …”. 7. Conclusioni. Da quanto sopra esposto emerge che è compito degli Uffici provinciali, sotto il controllo e coordinamento delle rispettive Direzioni regionali, porre in essere tutti quegli accorgimenti che consentano la rapida registrazione negli atti catastali delle rendite rettificate ai sensi del richiamato art. 1, comma 3, del D.M. 701/94, e la relativa notifica. Si deve infatti sottolineare che l’efficacia fiscale

delle rendite catastali comunque attribuite o modificate, a partire dal 01.01.2000, ai sensi dell’art. 74, comma 1, della L. 342/2000 “decorre dalla loro notifica”. Il termine sopraindicato è comunque da intendersi ordinatorio e non perentorio ed è possibile che gli uffici possano riscontrare, in seguito ad accurate verifiche, supportate preferibilmente da visite dell’unità oggetto d’accertamento, la necessità di procedere alla rettifica dei dati censuari iscritti in atti, anche se risultano trascorsi i dodici mesi previsti dalla norma in esame. In ogni caso rientra nelle attività degli Uffici provinciali dare tempestiva comunicazione delle modifiche apportate al competente Ufficio dell’Agenzia delle entrate, qualora ne ricorrano le circostanze come evidenziato nel precedente punto 5.4. Le Direzioni regionali e gli Uffici provinciali vorranno assicurare, per quanto di competenza, il corretto adempimento delle disposizioni sopra riportate. (fine) Mario Picardi

Di tutte le forme di prudenza, la prudenza nell’amore è forse la più fatale alla vera felicità. Bertrand Russel


Informativa

RELAZIONE DEL TESORIERE AL RENDICONTO FINANZIARIO ED AL BILANCIO CONSUNTIVO AL 31 DICEMBRE 2004 DEL “COLLEGIO DEI GEOMETRI DELLA PROVINCIA DI GENOVA” Sede in Genova Viale B. Bisagno 8/1-2 – Codice fiscale 80039250107 – Partita Iva n. 03733380103

Egregi Colleghi, prima di dare lettura della relazione annuale del Tesoriere al bilancio consuntivo 2004 sento corretto rivolgere un ringraziamento al precedente Consiglio nonché, nel caso specifico, al Geom. Gori Savellini, Collega ed amico che per anni ha svolto il ruolo di Tesoriere con impegno e grande Professionalità. Ringrazio inoltre tutti i Colleghi che mi hanno votato ancora quale membro del Consiglio ed i Colleghi del Consiglio che mi hanno affidato il compito di nuovo Tesoriere che cercherò di svolgere al meglio certo di poter contare sulla collaborazione indispensabile di tutti. Venendo ora alla presente relazione premetto che il consuntivo 2004 è stato oggetto d’approvazione da parte del Consiglio Direttivo del nostro Collegio nei termini statutari previsti, mi pregio, con la presente “relazione annuale illustrativa dei conti consuntivi”, di sottoporre all’Assemblea degli Iscritti i predetti documenti redatti secondo principi “di cassa”, per quanto concerne il rendiconto finanziario ed in forza dei principi di “competenza economica” per ciò che concerne il “bilancio al 31 dicembre 2004” formato da stato patrimoniale e conto economico. Vi sottolineo preliminarmente che ho ritenuto di mantenere l’impostazione rappresentativa dei documenti citati omogenea con quella dell’esercizio 2003, a voi presentata salvo sottolinearvi che il Collegio per il corrente 2005 ha adeguato le proprie strutture informatiche ed amministrative al fine di sempre meglio adeguarsi alla gestione della contabilità finanziaria quale Ente Pubblico non economico. Pertanto con il 1° gennaio 2005 si è impostato

un programma nuovo con il software idoneo a predisporre sia in corso d’esercizio che alla fine tutti gli schemi economici, patrimoniali e finanziari atti a sempre meglio rappresentare le diverse realtà del Collegio. I documenti che vengono sottoposti dal Consiglio alla vostra approvazione sono: 1) il rendiconto finanziario dell’esercizio trascorso anno 2004; 2) il bilancio consuntivo al 31 dicembre 2004 formato da stato patrimoniale e conto economico; 3) Prospetto della sola attività commerciale 4) La presente relazione annuale. Come ho già sottolineato i documenti sono stati redatti dal sottoscritto Tesoriere del nostro Collegio secondo i principi esposti, portati all’esame ed approvazione dell’Organo Esecutivo del Collegio e quindi analizzati, valutati ed approvati dal Collegio dei Revisori che ha redatto la propria relazione che verrà letta in sede assembleare. Prima di entrare nel merito dei dati esposti nei conti consuntivi vorrei inoltre sottolineare che, per completezza, ho predisposto anche un rendiconto relativo alla sola attività commerciale del Collegio e quindi relativa, attualmente alla gestione della nostra Rivista Sociale “Il Geometra Ligure” ed alle attività non Istituzionali. Ovviamente la gestione della rivista risulta ancora negativa sebbene ci si stia sempre attivando per poter ottenere contratti pubblicitari al fine di dare almeno parziale copertura ai costi di gestione. Dal punto di vista economico la gestione dell’attività commerciale ha rilevato una “perdita” di circa Euro 13.183,30. Passo ora, seppure sinteticamente, ad illu-


Informativa

strarvi il Rendiconto Finanziario dell’esercizio 2003. Il rendiconto e’ stato suddiviso in “Entrate e disponibilità finanziarie” in contrapposizione alle “Uscite finanziarie” suddividendo sia le entrate che le uscite fra quelle derivanti da residui attività e/o passivi precedenti e quelle “correnti”. pervenendo quindi ad un saldo differenziale di “avanzo finanziario” al 31 dicembre 2004 di Euro 103.314,34. Disponibilità ed Entrate Finanziarie 2004. Occorre rilevare che le disponibilità iniziali comprendono, nella formulazione predisposta del consuntivo 2004, ritengo correttamente, anche il “fondo TFR” accantonato finanziariamente e che quindi rappresenta comunque una disponibilità del Collegio seppure finalizzata al personale dipendente. Pertanto le disponibilità iniziali allo 01/01/ 2004 ammontavano a complessivi Euro 86.609,28 e le entrate finanziarie dell’esercizio, come meglio chiarito nel documento che si sottopone alla vostra approvazione, vengono analiticamente suddivise e sono rappresentate, per la massima parte, da entrate di carattere Istituzionale (incasso tasse iscrizione Albo, tarature parcelle, ecc.). Il totale delle entrate ammonta a complessivi ad Euro 464.211,06. Uscite Finanziarie 2004. Le uscite finanziarie del 2004 sono state suddivise per capitoli e precisamente per imputazione uscite: • Istituzionali (come da dettaglio evidenziato nel consuntivo); • Amministrative (come da dettaglio esposto); • Per il personale dipendente (come da dettaglio esposto); • Per oneri diversi di gestione (come da dettaglio esposto); • Per oneri finanziari (esclusivamente “spese banca”); • Commerciali (relative alla gestione della rivista). • In conto investimenti (conto capitale) Il totale delle uscite finanziarie relative al 2004 ammonta a complessivi Euro 447.506,00. Lo scrivente Tesoriere ha poi provveduto a predisporre un prospetto riepilogativo dal quale si evince un “avanzo finanziario” rela-

201

tivo all’esercizio 2004 di Euro 103.314,34 corrispondenti alle disponibilità liquide ed immobilizzate alla stessa data . Proseguo e concludo questa mia relazione illustrativa con l’analisi del Bilancio al 31 dicembre 2004 per competenza. Il bilancio redatto secondo competenza economica è formato da stato patrimoniale e conto economico ed evidenzia un avanzo d’esercizio di Euro 565,95 dopo l’accantonamento a fondi per investimenti futuri, per la difesa della Categoria e per la promozione dell’immagine della Categoria per complessivi Euro 37.000; tale importo, ovviamente, non trova riscontro nell’avanzo finanziario per i criteri differenti di redazione seguiti per i due documenti consuntivi (cassa e competenza). Sostanzialmente quindi ci troviamo di fronte ad un risultato del tutto soddisfacente che, seppure evidenzia un sostanziale pareggio economico e patrimoniale come in effetti deve essere in un Ente come il nostro rileva anche un accantonamento certamente utile per il futuro del nostro Collegio e per le sue iniziative. I criteri adottati per le immobilizzazioni sono quelli del costo mentre per i crediti il loro presunto valore di realizzo. I valori monetari (cassa e banche) sono stati assunti al loro importo nominale. I debiti sono indicati al valore cartolare. Inoltre viene indicato il fondo di accantonamento per TFR dipendenti per Euro 90.696,99 che è capiente per far fronte alle indennità maturate ai sensi del vigente contratto collettivo nazionale e risulta al 31 dicembre 2004 finanziariamente investito. Conclusioni. Concludendo questa mia relazione, nella speranza che la stessa, accompagnatrice dei conti consuntivi 2004, sia stata il più esaustiva possibile, rimango a disposizione per qualsivoglia chiarimento e, ringraziando per la fiducia accordatami saluto cordialmente tutti i Colleghi e suggerisco di accantonare l’avanzo economico dell’esercizio 2004 nel patrimonio quale “ avanzo degli esercizi precedenti”. Genova lì 26 aprile 2005

IL TESORIERE (Geom. Pier Emilio Copello)


202

Il geometra ligure

COLLEGIO DEI GEOMETRI DELLA PROVINCIA DI GENOVA Sede in Genova- Piazza della Vittoria 12/23 C.F. 80039250107 P.I. 03733380103

RENDICONTO FINANZIARIO DELL'ESERCIZIO 2004 ENTRATE E DISPONIBILITA' FINANZIARIE Disponibilità iniziali all'01/01/04 Saldo iniziale di cassa in data 01/01/04 Saldo iniziale di c/c postale in data 01/01/04 Saldo iniziale di banca in data 01/01/04 Accantonamento TFR in data 01/01/04 Totale disponibilità iniziali all'01/01/04 Entrate finanziarie dell'esercizio accertate per il 2004 Quote annuali di iscrizione Quote annuali nuovi iscritti Quote di iscrizione Registro Praticanti Concessioni Pubblicitarie Taratura parcelle Sponsorizzazioni Contributi per acquisti Contributo tutors Contributo corso Pregeo Contributo annuale C.I.G. Abbonamenti Rivista Convenzioni con Enti Affitti attivi Recupero spese Corsi professionali Interessi attivi su c/c bancario Acconto tassa annuale 2005 Deposito cauzionale su parcelle

_ _ _ _

1.131,98 6.734,08 23.807,49 54.935,73 86.609,28

304.611,62 35.192,50 24.100,00 2.515,00 2.042,84 4.850,00 18.960,48 2.368,31 1.620,00 12.451,87 300,00 5.000,00 1.332,20 1.921,23 6.393,17 1.706,97 221,53 610,04

Totale entrate esercizio 2004 accertate Entrate finanziarie dell'esercizio 2004 da residui attivi: Per pubblicità Per corsi e convenzioni enti Diversi Per quote associative Totale entrate esercizio 2004 da residui

426.197,76

1.819,75 26.994,19 77,10 9.122,26 38.013,30

Totale complessivo entrate finanziarie 2004

464.211,06

Totale disponibilità iniziali ed entrate esercizio 2004

550.820,34

USCITE FINANZIARIE Uscite finanziarie accertate per il 2004 Uscite Istituzionali


Informativa

Contributo al Consiglio Nazionale Geometri Contributo al Comitato Regionale Ligure Coll. Geom. Corso preparazione Esame abilitazione Quote associative (Consulta -Alp - etc.) AttivitĂ  promozionale categoria Corso tutors Corso testo unico edilizia (utilizzo fondo) Corso Pregeo 8 (utilizzo fondo) Corso di Conciliazione (utilizzo fondo) Corso di formazione personale (utilizzo fondo) Totale uscite istituzionali

203

55.491,49 3.654,00 1.112,10 309,00 8.317,01 8.756,11 1.029,00 630,00 500,00 840,00 80.638,71

Uscite amministrative Affitti immobili in Genova e in Chiavari Leasing mobili e arredi Full service fotocopiatrice Telefoniche-elettriche-postali Legali e consulenze Contratti di assistenza e spese di manutenzione Pulizia locali Viaggi-alberghi-sp.rimborsabili Assicurazioni Cancelleria-stampati vari Anticipi diversi Trasporti Servizi CED Canoni sistemi informatici Spese di rappresentanza Totale uscite amministrative

59.063,98 9.595,47 1.286,63 14.835,85 10.229,43 3.352,20 6.131,54 15.199,80 8.109,93 4.558,25 4.684,39 372,00 1.278,00 9.607,10 2.469,43

Uscite per il personale dipendente Salari e stipendi Oneri sociali e previdenziali Totale uscite per il personale

48.927,93 31.566,32

Uscite per oneri diversi di gestione Imposte e tasse detraibili Imposte per IVA Acquisto timbri-tessere-ecc. Imposte e tasse indetraibili Note spese rimborsabili Totale uscite per oneri diversi di gestione

3.186,80 1.820,91 13.944,79 5.428,90 10.310,68

Oneri finanziari Spese bancarie Totale uscite per oneri finanziari Uscite commerciali Stampa Rivista Tassa iscrizione Ordine dei Giornalisti Costi di redazione Spedizione Rivista Convenzione provincia Totale uscite commerciali Uscite in conto capitale Acquisti sala conferenza e computer

150.774,00

80.494,25

34.692,08

1.808,26 1.808,26

13.970,00 200,00 2.781,86 2.451,00 3.559,64 22.962,50

41.696,80


204

Il geometra ligure

Totale uscite in c/capitale

41.696,80

Totale uscite finanziarie accertate 2004

413.066,60

Uscite finanziarie dell'esercizio 2004 da residui passivi Debiti v/erario per IVA Debiti v/fornitori Debiti per cauzione parcelle Totale uscite commerciali

400,63 33.711,83 326,94 34.439,40

Totale Uscite Finanziarie es. 2004 accertate e residui

447.506,00

RIEPILOGO RENDICONTO FINANZIARIO ESERCIZIO 2004

Totale disponibilità iniziali ed entrate dell'esercizio Totale uscite finanziarie dell'esercizio Avanzo finanziario esercizio 2004

550.820,34 447.506,00 103.314,34

L'avanzo finanziario trova quadratura: Disponibilità di cassa al 31/12/2004 Disponibilità di c/c postale al 31/12/2004 Disponibilità di c/c bancario al 31/12/2004 Titoli accantonati per fondo TFR

3.783,59 15.850,06 18.153,93 65.526,76

Totale disponibilità finali es. 2004 come da avanzo finanziario.

Genova lì 26 aprile 2005 IL TESORIERE (Geom. Pier Emilio Copello)

IL PRESIDENTE (Geom. Luciano Piccinelli)

I REVISORI DEI CONTI (Geomm. Arnoldo Juvara - Elio Picasso)

103.314,34


Cultura Ligure “Il nuovo Centro di Documentazione per la Storia, l’Arte e l’Immagine di Genova” Dott.sa Chiara Finocchiaro

R

ientra nel piano di valorizzazione del patrimonio artistico e culturale genovese, che ha preso l’avvio nel 2004 con il nuovo assetto dei musei di Genova (la riapertura di Palazzo Rosso e Palazzo Bianco e del polo museale di Nervi – GAM) l’apertura prevista per il 30 settembre 2005 del SAI Centro per la Storia, l’Arte e l’Immagine di Genova, presso le dipendenze di Palazzo Rosso. L’evento è di importanza rilevante, specie per gli appassionati del settore, che potranno nuovamente consultare l’archivio storico fotografico, la biblioteca di storia dell’arte e le colle-

zioni topografiche da anni chiusi al pubblico. L’Archivio fotografico del Comune di Genova è la più grande raccolta storica di testimonianze fotografiche a livello Ligure. Conserva circa duecentomila immagini per un arco di tempo che va dalla metà dell’800 alla fine del ‘900, in grado di documentare la vita sociale cittadina degli ultimi due secoli. Aperto nel 1910 con il nome di “Gabinetto fotografico municipale” aveva il ruolo attivo, mantenuto per circa un trentennio, di fotografare momenti salienti e di aggregazione della vita della città, che assunse

un’importanza fondamentale nel periodo fascista, potendo testimoniare particolari eventi storici di cui altrimenti si sarebbe perduta memoria (foto 1). La rilevanza culturale dell’attuale riapertura è ulteriormente valorizzata da un nuovo sistema di inventariazione informatizzato grazie a cui è possibile la consultazione di oltre ventimila unità direttamente collegate ad un’immagine digitale. Le Collezioni Topografiche e Cartografiche costituiscono un patrimonio di migliaia di pezzi diversi per materiale e tecnica – su car-

Franz Hogemberg, Genova, 1572. Acquaforte acquarellata.


206

Il geometra ligure

ed altre testimonianze più artistiche, quali le vedute acquerellate che forniscono panoramiche della città in diversi momenti (foto 3), si potrà ricostruire un’immagine storica di Genova grazie alla conservazione di un patrimonio di antiche testi-

foto 1) E. Cresta, Genova, chiesa di Santo Stefano dopo i bombardamenti, 1943

ta, incisioni, disegni, acquarelli – in grado di illustrare le vicende urbanistiche e architettoniche cittadine in periodi di grandi mutamenti e variazioni, quali furono per Genova il 1700 e il 1800. Così, tra documenti molto tecnici quali mappe, progetti, disegni per l’apertura di nuove strade e restauri di edifici storici (foto 2)

foto 2) G. Brusco, Proposta di adeguamento della facciata del palazzo di Gio.Carlo Brignole sulla nuova piazza, 1786. Inchiostro e acquerello su carta

monianze. La Biblioteca di Storia dell’Arte costituita nel 1908, è attualmente la più importante in ambito regionale, avendo raccolto nel tempo oltre 50.000 volumi e periodici specifici del settore. Di fruizione pubblica dal 1995, è dotata di catalogo cartaceo e informatizzato,

ed oltre a curare nel particolare le pubblicazioni di storia dell’arte italiana e ligure, è continuamente aggiornata a livello europeo ed extraeuropeo, garantendo un’ampia panoramica sulle novità espositive dei più importanti musei del mondo. In occasione dell’apertura del Centro SAI , sarà inaugurata, sempre a Palazzo Rosso, una mostra dal titolo: “La città illustrata. Stampe, acquerelli, fotografie, disegni dedicati a Genova” che esporrà alcune delle più belle opere conservate nell’archivio fotografico e topografico, quali ad esempio la nota acquaforte acquerellata del 1572 (foto di apertura), che dà un’idea panoramica della città nella sua verticalità, circondata dai monti, e nel contempo rende una precisa immagine della sistemazione urbanistica di Genova in quel momento storico, con il tracciato delle mura dell’epoca; una perfetta “fotografia pittorica” che ha costituito un punto di riferimento fondamentale per le successive ricostruzioni urbanistiche della città. L’intento della mostra è proprio quello di illustrare, attraverso opere che coprono un ampio periodo storico, l’immagine che offriva di sé questa città così par-


“Il nuovo Centro di Documentazione per la Storia, l’Arte e l’Immagine di Genova”

ticolare, sia per la sua posizione geografica, sfruttata sviluppandosi in un arco urba-nizzato tra il mare e i monti, circondata da mura e forti, sia per le particolarità dei palazzi affrescati anche in esterno e per le sue piazze con le chiese quasi nascoste, molto rappresentate nel ’700 in quanto estremamente scenografiche (piazza S. Matteo, piazza S. Lorenzo). La mostra esporrà tra l’altro i disegni e i progetti dell’architetto Carlo Barabino, che nell’800 ha avuto un ruolo molto importante per la città, con l’apertura di nuove arterie stradali e la progettazione del Teatro Carlo Felice. Il percorso prosegue con le vedute acquerellate ottocentesche di Genova, ormai meta consacrata del “Grand Tour” che portava gli artisti a dipingere i luoghi più belli d’Italia e d’Europa. Infine, attraverso le foto di

207

foto 3) L. Garibbo, Panorama della città da Santa Chiara, 1825. Acquerello

grandi fotografi stranieri, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento - Noack (foto 4) - vengono fissati quegli aspetti più romantici e particolari della nostra città che tutti più amiamo e sicuramente apprezzeremo di poter rivedere.

A me pare uguale agli Dei chi a te vicino così dolce suono ascolta mentre tu parli. Saffo

foto 4) A. Noack, Truogoli di Santa Brigida, 1890


Recensioni

STEFANO MAINI – “PRONTUARIO PER LA VIGILANZA EDILIZIA” – III EDIZIONE 2005 – MAGGIOLI EDITORE – S. MARINO GIUGNO 2005 – PAGINE 218 – PREZZO € 20,00 Il testo, in questa edizione, è stato rivisitato ed aggiornato con la normativa introdotta dal condono ambientale e dalla finanziaria 2005. Nell’ insieme oltre le sanatorie che hanno carattere eccezionale e temporaneo, tratta gli abusi edilizi, i reati e le sanzioni legate all’attività edilizia in senso allargato. Gli argomenti sono sviluppati progressivamente e con ordine fornendo un volume pratico per la consultazione della disciplina trattata e favorendo l’immediata comprensione della stessa. L’introduzione risulta particolarmente interessante, nonché ben strutturata, presenta infatti gli interventi edilizi siano di nuova costruzione o sul patrimonio edilizio esistente e le procedure per la realizzazione degli stessi. Fornisce anche schematicamente con tabelle riepilogative e note, la descrizione di quelli soggetti a permesso di costruire e quelli di nuova costruzione non soggetti alla disciplina del permesso, o ancora quelli assentibili con D.I.A. Come introduzione all’argomento del regime sanzionatorio si elencano i vincoli in presenza dei quali gli interventi realizzabili non sono “liberi”. Per la violazione degli stessi risulta chiara nel testo, grazie a schematiche tabelle, la relazione tra il vincolo e la sanzione amministrativa e/o penale ad esso corrispondente. Il libro si addentra nello specifico degli abusi edilizi descrivendo i reati che si possono commettere intervenendo in ambito edilizio, i responsabili diretti o in concorso, gli illeciti amministrativi e le sanzioni, e l’istituto della sanatoria ordinaria attuabile ai sensi degli art. 36 e 37 del T.U. Nei capitoli centrali del volume, sono riportati i contenuti essenziali sulla vigilanza edilizia, descrivendo i provvedimenti emessi dai responsabili degli accertamenti nei procedimenti amministrativi o penali, descrivendo gli atti e la documentazione, che deve essere prodotta da chi deve perseguire gli illeciti. In appendice sono descritti nella prima parte novantaquattro intervenenti edilizi, completi di giurisprudenza e note esplicative; nella seconda le fonti normative. Nel complesso il “Prontuario per la vigilanza edilizia” risulta un’ottima guida per affrontare la disciplina degli interventi in ambito urbanistico sia preventivamente che a fronte di abusi gia in essere. geom. Liliana Olcese


Gl2005 5