Page 1

il geometra ligure

anno 52º - n. 1 • gennaio-febbraio 2003 Spedizione in abbonamento postale 70% - art. 2, legge 662/96 Direzione commerciale di Genova - Tassa pagata Autorizzazione del Tribunale di Genova n. 318 del 29/11/54

Direttore responsabile

Arnoldo Juvara

Segretari di redazione

Maura Mignone Marco Russello

Redattori

Servizio fotografico

Roberta Arena Pier Emilio Copello Alessio Danovaro Paolo De Lorenzi Ettore Fieramosca Filippo Finocchiaro Mario Gramigni Mauro Mattei Andrea Merello Adolfo Morasso Liliana Olcese Alessandro Ombrina Roberto Ombrina Adriano Rodari Lorenzo Traverso

Foto di copertina del geom. Adolfo Morasso

Adolfo Morasso

Direzione Amministrazione 16129 Genova Redazione e Distribuzione Viale Brigata Bisagno, 8/1-2 Tel. 010.5700735 geometra_ligure@libero.it www.collegio.geometri.ge.it

Camogli, dolce goccia di Liguria.

sommario

La presente pubblicazione è distribuita gratuitamente agli iscritti all’albo professionale della Provincia di Genova ed ai Collegi dei Geometri d’Italia. La riproduzione degli articoli, schizzi e fotografie è permessa solo citando la fonte. Le opinioni espresse dagli Autori, Redattori, Corrispondenti non impegnano né la Direzione, né la Redazione, né il Collegio di cui il periodico è l’organo. Stampato nel mese di gennaio 2003 dalle Grafiche Fassicomo Via Imperiale, 41 - 16143 Genova Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana

2

Editoriale

4

Suddivisione delle spese per la ricostruzione o la manutenzione della terrazza a livello - Casi particolari

7

Il riassetto di Piazza Carignano

10

Via del Campo: parabola evolutiva del tessuto edilizio

15

Cultura ligure – La conciliazione

19

A proposito di… – Agevolazioni sulla casa

21

Legislazione dello Stato

28

Legislazione Regionale

31

Giurisprudenza

35

Informativa - Un Collega che si distingue

36

Pagina dell’informatica - Navigando in rete

39

Recensioni

40

Atti del Collegio


Editoriale geom. Arnoldo Juvara

È

sempre piacevole mettermi in contatto diretto con Voi lettori attraverso la forma dell’editoriale perché mi fa sentire a Voi più vicino, mi consente un colloquio più diretto e quindi più naturale ed è una formula che lascia più libertà di pensiero, di espressione, in sostanza apre maggiormente il cuore verso chi ci legge e consente così un dialogo più aperto, quindi più costruttivo. Se poi l’occasione di questo colloquio at-

traverso le pagine della nostra rivista avviene in momenti particolari, come nel caso l’inizio di un nuovo anno, ecco che l’occasione si fa più interessante per dare spazio ai nostri sentimenti, ai nostri pensieri e ai nostri auspici. Chi ha partecipato all’Assemblea degli Iscritti, e purtroppo non sono tanti, è già stato informato di alcune importanti novità sia sulla nostra rivista che sull’andamento del Collegio. Per chi non era pre-

sente, o per impegni precedentemente assunti, o per motivi di salute o per disinteresse, vado a commentare queste novità che peraltro costituiscono elemento utile di attenzione anche per chi di queste notizie è già a conoscenza. Dovrebbe essere a tutti noto che è stata inaugurata la nuova sede del Collegio. Questo impegno, di cui si è già dato notizia in queste pagine più volte, è stato particolarmente pesante per il Consi-


Editoriale

glio Direttivo che ha dovuto attuarlo ed anche per le casse del nostro Collegio che sono state martirizzate dagli impegni economici che siffatta scelta ha comportato anche se, come è stato detto, la nostra Cassa di Previdenza, che ha acquistato la sede e alla quale andiamo a riconoscere il giusto affitto, ha dato una mano consistente per contenere gli esborsi immediati da parte del Collegio. Ma l’arredo e quanto altro si è reso necessario a corollario per completare questo notevole impegno, hanno esaurito le nostre possibilità finanziarie. Questo ha comportato un ritocco della tassa annuale di iscrizione in misura abbastanza significativa, ma non del tutto in linea con le effettive necessità scaturenti non soltanto dagli impegni economici assunti per la realizzazione della nuova sede, ma anche per gli altri impegni che riguardano i servizi e l’attività di categoria che il C.D. del Collegio, in modo particolarmente efficace, sta compiendo in questi ultimi anni. Tutti i servizi che vanno a beneficio degli Iscritti sono, a mio avviso, indispensabili in un’ottica di rivalutazione della nostra categoria e di recupero del maggior numero di iscritti al Collegio in regime di riforma scolastica che vede il nostro titolo di fatto annullato. Il Consiglio Direttivo del Collegio, alla luce di tali situazioni, ha chiesto sacrifici un po’ a tutti: prima di tutto agli iscritti con l’incremento della quota associativa, poi agli stessi componenti il Consiglio Direttivo diminuendo i vari budget e quindi sacrificandoli nelle loro iniziative e nei loro sfor-

3

zi di miglioramento ed infine alla rivista, che con tanta passione tutti noi cerchiamo di portare avanti, chiedendo di diminuire la frequenza di pubblicazione per diminuire conseguentemente i costi. Ma non è solo questa la motivazione per cui è stata fatta questa richiesta alla redazione, ve n’è una, forse più significativa, che è quella che la cadenza bimestrale trova meno attualità in virtù di una perfezionata maggior comunicazione fra Collegio e Iscritti, tramite le circolari e tramite altri strumenti che sono in via di studio e di sviluppo. Questa maggior continuità di informazione con altri strumenti che non sono il “Geometra Ligure”, ma meno rilevante in quanto a frequenza poiché tutte le problematiche di attualità di urgenza vengono partecipate agli iscritti per il tramite di circolari e, in un prossimo futuro, anche via internet. Ed allora perché insistere con sei numeri all’anno quando è possibile dare a tutti Voi le stesse informazioni, le stesse comunicazioni, insomma lo stesso servizio con una tiratura che può diventare trimestrale, quindi con quattro numeri all’anno anziché sei? Abbiamo pertanto – in un primo momento - di buon grado accolto l’invito del Consiglio Direttivo e quindi questo doveva essere il primo numero di quattro dell’anno in corso. Ma l’orgoglio di molti redattori che ha ricordato la tradizione della nostra rivista, le fatiche compiute per darle la giusta cadenza, il ritmo con tanti sacrifici raggiunto, ci hanno messo nella non facile condizione di rispettare le richieste di natura economica avanzate

dal C.D. e, nel contempo di mantenere costante la cadenza bimestrale, lasciando inalterata la qualità tipografica e i contenuti, anzi questi ultimi vorremmo migliorarli, rendendo la rivista più tecnica, approfondendo maggiormente certi aspetti che forse, in precedenza, abbiamo meno curato privilegiandone altri. Ci siamo così assunti nuovi motivi di stimoli senza i quali, come Voi tutti ben sapete, c’è il rischio di assopirsi sulle conquiste già fatte. Abbiamo quindi rivisitato con attenzione i destinatari della rivista che è inviata gratuitamente a tutti gli iscritti della Provincia, ai già iscritti ed ora pensionati, ad alcune autorità, ai Comuni, a figure politiche, a tutti i Collegi d’Italia ecc., escludendone molti che poco interesse hanno per questa pubblicazione ottenendo un interessante sfoltimento con conseguente economia, abbiamo intensificato le ricerche per inserzionisti (pubblicità) con un discreto risultato. Ci siamo così messi nella condizione di raggiungere gli obiettivi fissati dal C.D. senza nulla togliere a noi redattori ma soprattutto a Voi lettori. Chiediamo però anche la collaborazione di Voi lettori nel fornirci ogni utile consiglio per migliorarci nonché eventuali articoli e quant’altro ritenuto utile come segnalarci eventuali Ditte interessate a fare pubblicità sulle nostre pagine. Concludo questa mia chiacchierata, che spero sia stata piacevole non solo per me, formulando gli auguri più sentiti per l’anno 2003, da non molto iniziato, a Tutti Voi ed alle Vostre Famiglie.


Suddivisione delle spese per la ricostruzione o la manutenzione della terrazza a livello - Casi particolari avv. Pier Paolo Capponi

L

a terrazza a livello viene definita dalla giurisprudenza “come quell’area scoperta alla quale si accede da un solo appartamento e solo con questo in comunicazione” (Cass. n. 9689 del 6/ 9/1991) oppure come quel manufatto “che consiste in una superficie scoperta posta al sommo di alcuni vani e nel contempo sullo stesso piano di altri, dei quali forma parte integrante strutturalmente e funzionalmente, destinata non tanto a coprire le verticali di edifici sottostanti, quanto e soprattutto a dare un affaccio e ulteriori comodità all’appartamento cui è collegata e del quale rappresenta

Alla terrazza a livello si accede da un solo appartamento e solo con questo è in comunicazione.

una proiezione verso l’esterno” (Cass. n. 8994 del 18/8/ l990). La giurisprudenza equipara poi la terrazza a livello, quando essa assolve anche all’essenziale ed imprenscindibile funzione di copertura dell’edificio, al lastrico solare. Ne consegue che ai fini della ripartizione delle spese necessarie per la sua riparazione e ricostruzione deve applicarsi l’art. 1126 c.c. il quale dispone che: “Quando l’uso dei lastrici solari o di una parte di essi non è comune a tutti i condomini, quelli che ne hanno l’uso esclusivo sono tenuti a con-

tribuire per un terzo della spesa delle riparazioni o ricostruzioni del lastrico: gli altri due terzi sono a carico di tutti i condomini dell’edificio o della parte di questo a cui il lastrico solare serve, in proporzione del valore del piano o della porzione di piano di ciascuno”. La suddetta regolamentazione corrisponde al comune sentire quando si tratta di terrazza a livello posta al sommo di un edificio di più piani: in questi casi può essere comprensibile che, al pari dei lastrici solari, i due terzi della spesa per la sua manutenzione o ricostruzione debbano essere ripartiti nella suddetta proporzione di un terzo e due terzi. L’analogia con il lastrico solare è evidente, e poi, essendo più d’uno i piani sottostanti, i due terzi della spesa verranno di fatto ripartiti tra più condomini, cosicché il peso economico dell’intervento sarà accettabile ed equo per tutti. Più difficile accettare le conseguenze di tale ripartizione quando il piano o porzione di piano ad essere coperto è uno solo.


Suddivisione delle spese per la ricostruzione o la manutenzione della terrazza a livello

La logica farebbe in questo caso propendere verso una suddivisione della spesa, per metà a carico del proprietario della terrazza, e per l’altra metà a carico del proprietario dell’immobile sottostante: con una estensione analogica della previsione dell’art. 1125 c.c. in materia dei soffitti e solai divisori tra piani. Ancora più difficile da comprendersi è l’applicazione della regola suddetta nel caso in cui la terrazza a livello, oltre che a coprire un solo piano, sia posta nella parte più bassa dell’edificio, protetta dal muro perimetrale di quest’ultimo dalle intemperie e quant’altro, magari di notevoli dimensioni, in pieno centro cittadino, così da costituire per il suo proprietario, quanto meno potenzialmente, un autentico “tesoro”, vista la sua sfruttabilità nei modi più ameni e/o redditizi (giardino, barbecue, piscina, terrazza per ricevimenti, party, matrimoni, etc.). In questo caso è difficile equipararla al lastrico solare, per sua natura sito al sommo dell’edificio, battuto da vento e pioggia, a volte neppure calpestabile. Potrebbe poi addirittura accadere che il locale coperto sia un locale del tutto inagibibile, privo perciò di qualsiasi, anche potenziale utilizzo. Fino ad arrivare alle ipotesi estreme in cui sotto la terrazza sia situato solo un ridotto locale cisterna, magari alto poco più di un metro, od addirittura un cunicolo di appena 20 e 30 cm in cui passano condutture condominiali.

5

Talora la terrazza a livello è posta nella parte bassa dell’edificio sopra a negozi o autorimesse.

Anche in questo caso vale la regola di un terzo e due terzi? Parrebbe di sì. La giurisprudenza ha infatti affrontato qualcuno di questi casi, ma ha sempre negato ogni possibilità di adeguamento della norma alla fattispecie concreta, che, come si è visto, può essere la più diversa. Così, venendo alla realtà locale e ad una causa che ha interessato il nostro Tribunale, la grande terrazza già usata dalla Scuola Tedesca di Genova per la ricreazione dei propri studenti, è stata ritenuta doversi riparare con spesa da suddividersi per un terzo a carico del proprietario di essa e per due terzi a carico del proprietario di una sottostante pubblica autorimessa (cinque o sei macchine in tutto ad essere coperte). La causa è finita addirittura in Cassazione e quest’ultima si è laconicamente li mitata ad affermare che “per la costante giurisprudenza della Corte di Cassazione dal cui orientamento non vi è

alcuna ragione di dissentire, la spesa per la riparazione o ricostruzione delle terrazze a livello deve essere sostenuta per un terzo da coloro che ne hanno l’uso esclusivo e per due terzi dai condomini dell’edificio o delle parti di edificio a cui la terrazza a livello funge da copertura. Con tale espressione limitativa, il legislatore si è chiaramente riferito alla funzione di copertura del lastrico (o della terrazza) e, quindi, ai soli condomini proprietari di unità immobiliari sottostanti, che da essa unicamente questa utilità traggono” (Cass. n. 13858 del 9/11/2001). La sentenza della Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte di Appello di Genova (e prima ancora del Tribunale) che proprio in quel modo aveva ritenuto di dover suddividere le spese. In un’altra causa sempre il Tribunale di Genova, occupandosi questa volta del caso opposto, e cioè di una terrazza di ridotte dimensioni, ha ribadito che: “La terrazza a


6

Il geometra ligure

È frequente il caso nel quale la terrazza a livello copre parte dell’edificio.

livello, se ha pure la funzione di copertura, sebbene parziale dell’edificio, va equiparata al lastrico solare. Posto pertanto che un tetto portante adibito a calpestio ed all’uso di tutti o di alcuni solo dei condomini, costituendo una grande terrazza, rientra nella disciplina del lastrico solare, non v’è motivo per escludervi lo stesso bene a causa della sua ridotta dimensione che viene a coprire

solo una parte dell’edificio, ponendosi per altri appartamenti a loro livello anziché sopra” (Trib. Civ. Genova, Sez. Stralcio, 14/12/1999). A completare il quadro si ricorda che i due terzi della spesa vanno ripartiti tra i soli condomini che sono posti sotto la sua verticale e tra quelli che, sempre sotto, hanno anche alcuni vani soltanto. Inoltre nella verticale vi

possono essere delle parti comuni coperte dalla terrazza a livello (scale, ascensore, alloggio del portiere, cantine comuni, centrale termica, ecc.) per cui, in relazione a tale copertura, devono partecipare anche i condomini non posti sotto alla verticale. Secondo il Tribunale di Bologna (sentenza n. 3343 del 27/11/2001) tutte le volte che una porzione di piano sia sottostante ad una terrazza a livello di uso esclusivo, il relativo proprietario deve contribuire al pagamento dei due terzi della spesa tenendo conto di tutti i millesimi di proprietà del proprio immobile, anche se esso ne è coperto per una sola piccola porzione. “L’art. 1126 c.c. usa la stessa locuzione senza specificare che la ripartizione delle spese ivi considerate debba essere ragguagliata alla posizione di una unità, facendosi così luogo ad una ulteriore tabella millesimale”.

“Il caso è caso solo perché non conosciamo tutti i casi che hanno condotto a quel caso”. Albert Einstein


Il riassetto di Piazza Carignano geom. Massimo Savoldelli

Apre un nuovo cantiere nel cuore di Genova: una nuova occasione di sviluppo e di lavoro ma anche un ottimo spunto per parlare di attività edilizie e di noi geometri in un contesto tanto prestigioso quale è la piazza antistante la Basilica N.S. Assunta di Carignano.

L

’ inizio delle attività relative alla realizzazione del nuovo parcheggio interrato in Piazza Carignano, iniziativa voluta e realizzata da Progetti & Costruzioni dell’Ing. Viziano, a cui parteciperà e di cui usufruirà anche Genova Parcheggi S.p.A. è stato dato in data 17 luglio 2002 con conferenza stampa di presentazione a cui hanno partecipato fra gli altri, gli assessori Merella e Gabrielli. Sottolineo con piacere che la nostra professionalità di geometri è stata ancora una volta utilizzata per i vari aspetti relativi a tutto l’iter realizzativo. Ovviamente si è partiti dal rilievo topografico realizzato nel 1999 per poter offrire un supporto fondamentale ai progettisti. Infatti la P&C ha utilizzato il medesimo per “calare” il progetto, dopo averlo studiato, nel contesto di cui sopra. Si è proseguito nei mesi di aprile e maggio 2002 con la

mappatura e la formazione di stati testimoniali che sono stati realizzati in tre edifici prospicienti ed ovviamente anche nella Basilica di S.M. Assunta di Carignano. Questi documenti, asseverati presso la cancelleria del Tribunale di Genova, sono stati consegnati al Comune di Genova come parte integrante del progetto e costituiscono ovviamente dei punti cardine di verifica per eventuali (e non auspicabili) danni che

potrebbero occorrere ai fabbricati di cui sopra. È ovvio che l’elemento che verrà maggiormente tenuto sotto controllo sarà proprio la Basilica su cui vorrei con piacere spendere qualche riga di inquadramento storico. La Basilica di S. Maria Assunta di Carignano fu voluta da Bendinelli I Sauli nel 1482 per rappresentare il fasto e la potenza economica della propria famiglia. Il progetto fu affidato nel


8

1548 all’architetto Galeazzo Alessi che a Genova realizzava un imponente edificio a pianta centrale seguendo lo schema del progetto del S. Pietro di Antonio da Sangallo il Giovane. La chiesa rappresenta per Genova uno dei più emblematici esempi di architettura cinquecentesca. Al suo interno sono state collocate nei secoli importanti opere d’arte grazie ai congrui lasciti dei Sauli. La prima pietra fu posta nel 1522 e il proverbiale interminabile cantiere seguì le tumultuose vicende della famiglia e della città stessa: essa è quindi da considerarsi uno dei simboli della grande storia della nostra Genova. Sotto il profilo strettamen-

Il geometra ligure

te realizzativo, l’opera prevede la costruzione di due parcheggi interrati affiancati con un’unica rampa di accesso. Il primo, su due livelli, sarà realizzato dalla Progetti e Costruzioni, il secondo, realizzato dalla Genova Parcheggi S.p.A. si svilupperà su tre livelli, per un totale complessivo di 240 posti auto. A carico dei soggetti sopra citati sarà anche il completo rifacimento della piazza, con la realizzazione di un grande sagrato semicircolare in arenaria che valorizzerà la Basilica. Il parcheggio verrà ultimato entro luglio 2004. Già nella prima fase realizzativa, le palificazioni per la formazione delle berlinesi di contenimento, l’apporto

topografico risulta essere molto importante. Sono stati infatti tracciati tutti gli allineamenti e gli incroci necessari alla realizzazione delle paratie di cui sopra. Ma le attività della squadra topografica si susseguiranno fino alla fine dei lavori: sono infatti prevedibili numerose altre operazioni da svolgere. Verifiche sulle pareti realizzate, fornitura di quote altimetriche, tracciamento per il posizionamento dei plinti contenenti i pilastri prefabbricati ed altro. La correttezza di questi interventi sarà garantita dalla professionalità del personale “geometra/topografo”, dalla strumentazione collaudata e revisionata a norme di quali-


Il riassetto di Piazza Carignano

tà e dall’utilizzo di un sistema informatico opportunamente fornito di tutte le licenze d’uso. La nostra professione ri-

9

chiede in conclusione una continua capacità di aggiornamento ed una versatilità notevole, ma è importante sapere che ci siamo sempre,

comunque importanti, sempre richiesti ed inseriti nel mondo lavorativo, al centro delle attività e nel cuore.....della nostra attività.

“Chi è disposto a consacrare alla casa parte del proprio reddito, nove volte su dieci è anche un buon cittadino”. Luigi Einaudi


Via del Campo: parabola evolutiva del tessuto edilizio di Paola Lazzeri - Roberto Brusoni

L

’ esistenza del tracciato viario del Campo sembra risalire all’epoca romana, quando la strada era compresa nel sistema viario imperiale che si snodava verso ponente, e la odierna piazza Fossatello era luogo del Campo di Marte. Il nome della strada deriverebbe dalle specifiche caratteristiche dei luoghi, “poiché secondo quanto si raccoglie da scritture antiche era quivi un piano irri-

Entrando dalla Porta dei Vacca, estrema chiusura a ponente delle mura del 1155, Via del Campo si apre misteriosa e piena di fascino.

gato da torrentelli, ove sorgevano tre chiese, cioè santa Sabina, s. Marcellino e S. Pancrazio”1, mentre il nome della piazza deriverebbe da un torrente, attestato in più atti, che avrebbe toccato S. Sabina e San Pancrazio. Nel IX secolo l’area, ancora di tipo agricolo, era esterna alle nuove mura difensive carolinge. Il Belgrano, a proposito della costruzione delle chiese di S. Fede e SS. Vittone e Savina da parte dei milanesi, riporta che l’area “constava allora invece di un’ampia distesa di prateria”2. Dal 862, si assiste ad un allargamento dei confini comunali, sia verso oriente, che verso occidente, fino ad abbracciare alcune aree agricole, con la fondazione, nel 1007, della nuova abbazia benedettina di San Siro. L’impor-

tanza della strada è confermata da una menzione che la riguarda, inserita nella narrazione dell’itinerario di Re Ruggero II, datata 1030. Negli stessi anni, però, l’area è ancora in prevalenza agricola, come attestato dalla presenza di una vigna di proprietà di San Siro3 nei terreni limitrofi alla strada. Nel 1142, la famiglia Vacchero acquista alcuni terreni dai Benedettini di San Siro, per costruirvi le proprie case. Nel 1159, con l’ultimazione della nuova cinta muraria e la costruzione della porta di Santa Fede, denominata solo più tardi “dei Vacca” dal nome della stessa famiglia Vacchero, l’area diviene strategicamente importante, specialmente dal punto di vista commerciale. Negli stessi anni, infatti, è già attestata l’esistenza della piazza nell’area di Fossatello, poiché in atto notarile, si autorizza un Picamiglio e il fratello ad innalzare due colonne in legno innanzi alle loro case in Fossatello; è anche documentata la presenza di una piccola fonte, alimentata dall’acquedotto comunale, che veniva usata dai lavoratori di pelli e


Via del Campo: parabola evolutiva del tessuto edilizio

tessuti che avevano in Via del Campo alcune stanze. Durante tutto il XII secolo, dunque, l’area è in corso di urbanizzazione e si assiste ad una forte spinta migratoria, che porta alla formazione di un abitato ancora costituito da edifici lignei: nel 1172 i Bertolotto del Campo e Pietro Ferrari costruiscono i loro edifici, seguiti nel 1125 da Jacopo Bonvillano, nel 1253 da Pietro Biscia e nel 1246 da Bartolomeo Cabella4. Il passaggio sulla strada era ancora soggetto al pagamento di un diritto di passaggio, sia per i forestieri che per i mercanti, che veniva riscosso dai marchesi di Gavi. Nel tredicesimo secolo, durante il governo del Podestà Jordano di Belvegno, la strada e la piazza Fossatello sono teatro di scontri, durante i quali, nel 1262, nella piazza, Simone Boccanegra perde la vita. Nel 1308 si dà notizia della presenza di bagni pubblici in piazza Fossatello e contemporaneamente è attestata la presenza di un mercato di frutta e verdura, che permarrà fino al 1870. Tra il 1310 ed il 1347, via del Campo (carrubeus rectus maior) è caratterizzata da una edificazione quasi continua, a partire dalla nuova porta e sempre in questo periodo, la zona assume una forte importanza militare, per la vicinanza con la nuova porta della cinta muraria: nel 1310 e nel 1320 si verificano scontri tra fazioni partigiane dei Visconti di Milano e re Roberto di Napoli.

11

Schema dell’urbanizzazione di Via del Campo, nel secolo XII. • Costruzioni esistenti. • Consistenza dell’abitato al termine della sua evoluzione (sec. XIX) Schema dell’urbanizzazione di Via del Campo, nel secolo XIII. • Costruzioni esistenti. • Consi stenza dell’abitato al termine della sua evoluzione (sec. XIX) Schema dell’urbanizzazione di Via del Campo, nel secolo XV. • Costruzioni esistenti. • Consistenza dell’abitato al termine della sua evoluzione (sec. XIX) Schema dell’urbanizzazione di Via del Campo, nel secolo XIX. • Costruzioni esistenti. • Mappatura delle principali trasformazioni del tessuto edilizio, rispetto alla situazione del XV secolo: 1. ridisegno di piazza Fossatello, conseguente alla ristrutturazione del palazzo Pallavicino (1539); 2. realizzazione di piazza del Campo, conseguente alla demolizione di due edifici della famiglia Spinola (1547); 3. realizzazione di piazza Vacchero, in seguito alla demolizione degli edifici dell’omonima famiglia (1628); 4. ristrutturazione di palazzo Serra, con il relativo accorpamento della torre nord di porta di Vacca (1782); 5. ristrutturazione degli isolati a mare, connessa con il ridisegno di via Carlo Alberto (1835).

Contemporaneamente, per la vicinanza con la Ripa, cresce ulteriormente l’importanza commerciale della strada. Infatti, all’inizio del secolo successivo, l’area in adiacenza alla porta dei Vacca è isola dei Maycarolii (Manifattura di pelli ovine). Negli stessi anni è attestata anche la presenza di edifici in Via Ponte Calvi: in un manoscritto del 1345, si riporta, infatti, che la strada veniva così chiamata dal nome della nobile famiglia dei Calvi, che dal XIII secolo avevano cominciato a costruire palazzi nella zona di Fossatello.

Nel 1414, è stimata la presenza di due taverne: una in piazza Fossatello (all’odierno civico 2) e una in adiacenza alla porta dei Vacca (negli edifici incorporati nel palazzo Serra). Nel 1436, piazza Fossatello è ancora una volta teatro di scontri: ne sono i protagonisti, da una parte, il popolo, scortato da Francesco Spinola e dall’altra i Visconti di Milano, nella figura di Erasmo Trivulzio, che doveva subentrare come nuovo ducale governatore e che fu ucciso a sassate lanciate dai palazzi che si affacciavano sulla piazza.


12

Via del Campo a levante, vista da Piazza Fossatello.

Dalla metà del 1400, sono attestate una serie di opere edilizie volte al miglioramento degli edifici, per la costruzione di dimore più sontuose, a testimonianza di una sempre maggiore importanza della zona in chiave mercantile. Sono, infatti, attestati numerosi alberghi nobili, in prevalenza localizzati nelle aree limitrofe alla porta dei Vacca, con la sola eccezione degli immobili che verranno a costitutire, solo nel 1728, palazzo Serra. Nel 1437, opere edilizie sono attestate negli edifici degli Spinola, che demoliscono l’edificio esistente a favore della costruzione di un immobile di maggior mole; nel 1460, Giovanni Piccamiglio innalza un palazzo con una torre (attraverso la quale oggi si accede a vico San Marcellino), di tale magnifi-

Il geometra ligure

cenza da garantirgli da parte del Comune l’immunità dal gravame fiscale 5 ; l’architetto era lo Zorbi, che realizzò la torre in pietra nel paramento inferiore e in mattoni nella parte superiore, coronandola con triplice fregio. Nel 1503 viene completamente ricostruito ad opera di Cipriano Pallavicino, l’edificio di famiglia attestato sulla piazza Fossatello, realizzando il nuovo accesso, sempre su via Ponte Calvi, con un portale, caratterizzato da ricchissimi intagli, oggi conservato al Victoria and Albert Museum6. Il portale fu commissionato da Cipriano Pallavicino a Michele e Antonio Carloni, come risulta da un atto del 28 giugno del 1503, nel quale si patteggiava per il portale, promettendo mercede di 50 ducati e si prescrivevano le sue forme, compresi i putti di decorazione. Nel 1540, un altro Cipriano Pallavicino (probabilmente il nipote del primo fondatore), personaggio di spicco nelle belle arti, vuole nobilitare la sua casata e per questo decide di intervenire nuovamente sull’edificio in piazza Fossatello, assicurandogli un degno fronte verso San Siro, attraverso la demolizio-

ne dell’edificio precedentemente attestato sulla piazza, sempre di proprietà della famiglia. Il nuovo edificio viene ridisegnato acquisendo anche porzioni di suolo pubblico, ma contemporaneamente, tramite approvazione edilizia, viene realizzata l’operazione urbanistica che porta alla formazione della nuova piazza. Il nuovo prospetto, con un grandioso ordine di semicolonne, innalzato su un alto basamento rustico a bugnato, in cui si aprono botteghe che ricordano le tabernae del foro di Cesare, si ispira alla maniera di Sebastiano Serlio. Sempre nel 1540, Pellegro Giustiniani Rebusso presenta una richiesta per avere la possibilità di chiudere il portico; nel 1557 vengono presentate le misure redatte dall’architetto Bartolomeo Bianco per la casa di Bartolomeo Vacchero, probabilmente nell’ottica di una nuova ristrutturazione dell’immobile; nel 1558 vengono presentate da Antonio Doria Invrea due richieste di puntellamento delle strutture esistenti da effettuarsi mediante elementi in marmo; nel 1619 Giovanni Aycardo presenta le misure per un nuovo pilastro di consolidamento della casa di David Poggio in piazza del Campo; nel 1622 viene presentata una ulteriore richiesta per installare un pilastro di consolidamento nella casa del Principe di Massa, probabilmente in Vico del Campo. Nel 1509 é attestata la presenza di una cisterna in via del Campo.


Via del Campo: parabola evolutiva del tessuto edilizio

Il cinquecento è anche il secolo della riorganizzazione del tessuto viario con la creazione o la risistemazione di nuove piazze: nel 1539 si assiste all’ampliamento di piazza Fossatello, connesso con la ristrutturazione del palazzo Pallavicino. Nel 1547 Antonio Doria Invrea costruisce una nuova piazza davanti al suo palazzo, sull’altro lato della via del Campo7, tramite la demolizione di due edifici. La testimonianza del raggiunto prestigio della zona è garantita dal fatto che, dal 1588, due edifici in via del Campo (Palazzo Cambiaso e Palazzo Spinola) ed il palazzo Pallavicino in Piazza Fossatello, sono inseriti negli elenchi per i bussoli da cui estrarre gli immobili dove alloggiare ospiti di stato8. Inoltre, nel 1611, iniziano i lavori per la costruzione del nuovo palazzo di Battista Centurione, che realizza la nuova opera rettificando, a spese del suolo pubblico, gli edifici precedenti9. La paternità dell’opera era stata attribuita in un primo tempo a Gaspare della Corte, poi ad Andrea Vannone; il palazzo, invece, sembra essere opera di Battista Cantone e successivamente del figlio P. Filippo. Da antichi storici fu anche attribuito all’Alessi, ma da un fregio sul prospetto risulta che questa paternità è quantomeno discutibile. L’esterno e l’interno furono riccamente decorati, con marmi ed affreschi di Giovanni Carlone, Domenico Piola, Gregorio De Ferrari,

Antonio Haffner, Bartolomeo Guidobono ed il palazzo fu inserito nella raccolta del Rubens come palazzo Centurione. Nel 1628 le case dei Vaccheri sono rase al suolo poiché la famiglia, in accordo con il governo Sabaudo, aveva macchinato contro la repubblica di Genova e nel luogo dove sorgevano tali edifici viene innalzata una lapide a perenne memoria dell’accaduto10. Nel seicento, però, comincia, la decadenza della zona, probabilmente connessa anche alla perdita della centralità dal punto di vista strategico, causata dalla apertura della nuova strada del Guastato alla Porta di San Tommaso, attraverso il terreno di villa Balbi (ora via Balbi); nel 1660 è infatti attestata in vico del Campo la presenza del ghetto ebraico. Tuttavia fino all’ottocento sono ancora attestate opere di miglioria sugli edifici della zona, come nel caso della costruzione di Palazzo Serra, in adiacenza a Porta di Vacca; durante i lavori del palazzo, ad opera del Pellegrini, la torre nord viene completamente incorporata nel nuovo edificio e gli edifici esistenti vengono trasformati per creare il nuovo organismo. L’altra torre era già stata precedentemente acquistata dalla famiglia Lomellini tra il XVI e il XVII secolo, che si era, contestualmente, impegnata a non alterarne la forma circolare. Sempre nell’ottocento, inoltre, con l’ampliamento di

13

via Carlo Alberto (1835), gli edifici attestati sul lato a mare di via del Campo, subiscono modificazioni poiché si estendono fino a raggiungere i corpi di testata prospicienti la Ripa, inglobando via Sottoripa la Scura, che li separava. Le descrizioni degli storici ottocenteschi da Federico Alizieri all’anonimo del 1818, inseriscono la parte di Via del Campo in adiacenza della Porta dei Vacca e la Piazza Fossatello all’interno dei percorsi da effettuare per conoscere le bellezze della città. Piazza Fossatello è ancora descritta come una delle più belle a Genova: “la piazza Fossatello nel cui mezzo, cinto da balaustri con ferri, è il mercato, è una delle più irregolari della città; tutto che non abbia una grande estensione non di meno abbellita dalle facciate dei due palazzi Saporiti e Centurione e molto di più dalle vedute delle due strade maestose del Campo e Lomellina, forma uno dei più bei punti prospettici della città che abbiano sotto il rapporto dell’arte meritevolmente ad ammirarsi”11. I palazzi, nella maggioranza di proprietà nobiliare, sono segnalati per la loro magnificenza, pur attestandone anche un alto livello di degrado, come nel caso di Palazzo Spinola. Alla metà dell’ottocento (1846) al centro di piazza Fossatello era ancora presente una fonte con un gruppo in marmo, forse di Giovanni Baratta, che fu rimossa negli


14

Il geometra ligure

anni successivi a testimonianza della crescente perdita di prestigio che viene a caratterizzare la zona. Durante tutto il novecento si assiste ad una sempre maggiore decadenza degli edifici, compromessi anche dall’evento bellico, quando una serie di bombardamenti ne colpiscono il tessuto nel dopoguerra. Non risultano successivi interventi, volti a mutare questa situazione di degrado, che abbiano caratterizzato l’abitato fino ai giorni nostri, quando è stato messo in atto un intervento generale di restauro degli edifici, promosso dalla Regione Liguria12 che dovrebbe essere foriero di recupero e valorizzazione

architettonica ed urbanistica del tessuto sia urbano che sociale di questo importante tassello della storia di Genova.

1

FEDERICO ALIZERI, Guida Artistica per la città di Genova, Genova, 1846. 2 TOMASO PASTORINO, Dizionario delle strade di Genova, Tolozzi editore, Genova, 1968. 3 LUCIANO GROSSI BIANCHI, ENNIO POLEGGI, Una città portuale nel Medioevo: Genova nei secoli X-XVI, Sagep Editrice, Genova, 1980. 4 D OMENICO C ASTAGNA , Nuova guida storico-artistica di Genova, Genova, 1929. 5 FEDERICO ALIZIERI, Guida di Genova, Genova, 1875. 6 PAOLO CEVINI, Da San Giovanni di Pre a San Giorgio, Sagep Editrice, Genova, 1978.

7

ENNIO POLEGGI, Ripa, Porta di Genova, Sagep editrice, Genova, 1993. 8 LUCIANO GROSSI BIANCHI, ENNIO POLEGGI, Una città portuale nel Medioevo: Genova nei secoli XXVI, cit. 9 ENNIO POLEGGI, Una reggia repubblica. Atlante dei palazzi di Genova 1576-1664, Umberto Allemandi & C, Torino, 1998. 10 F EDERICO A LIZIERI , Guida di Genova, Genova, 1875. 11 Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818. Sagep editrice, Genova, 1969. 12 Progetto di restauro e risanamento conservativo delle facciate prospicienti Via del Campo e Piazza Fossatello. Ente promotore: Regione Liguria; Direzione Tecnica: A.R.T.E. - Genova, in collaborazione con Studio Tecnico Associato Ombrina, Studio Tecnico di Architettura Associato Architetto Roberto Brusoni - Architetto Simona Andreoli, UEL - Unione Edili Liguri.

“Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni”. Oscar Wilde


Cultura ligure La conciliazione a cura di geom. Alessandro Ombrina

I

l 2/12/2002 presso la sala conferenze della nuova sede del Collegio si è tenuta una giornata di studio one day master sul tema della conciliazione. Relatori del corso erano il geometra Paolo Frediani del Collegio di Pisa, libero professionista, consulente tecnico giudiziario, conciliatore ed arbitro delle C.C.I.A.A. e conciliatore privato, e l’Avv. Ana Uzqueda, conciliatrice privata e giudiziaria accreditata dal Ministero di Giustizia Argentino, docente di tecniche A.D.R. (Alternative Dispute Resolution) presso enti camerali, associazioni di categoria e università straniere, già direttrice del Centro di conciliazione sociale dell’Ufficio del Difensore civico della città di Buenos Aires. Il corso, della durata dell’intera giornata svolto alla presenza di un discreto numero di colleghi, si è articolato in due moduli, i quali hanno consentito di sviscerare una tematica di assoluto interesse professionale ma soprattutto di approfondire ed apprendere, con simulazioni pratiche, tutta una serie di tecniche di comunicazione, a mio avviso,

fondamentali per lo svolgimento della nostra professione ed anche nella conduzione della vita quotidiana. Il risvolto psicologico infatti è spesso sottovalutato nei nostri metodi di comunicazione, considerato ad esempio che in una conversazione siamo inconsciamente più percettivi del tono della voce e della gestualità del nostro interlocutore piuttosto che del contenuto di quanto ci comunica. Pertanto, essere un buon conciliatore, significa avere naturali predisposizioni caratteriali, nonché la consapevolezza che le tecniche di percezione, comunicazione e negoziazione, permettono di raggiungere risultati spesso inaspettati e di dirimere conflitti inizialmente insanabili per il prevalere delle posizioni rispetto invece ai reali interessi. Dette qualità del buon conciliatore consistono spesso nell’osservazione dei propri interlocutori e nel fondamentale uso delle parole per rivolgere domande di tipologia differente in funzione delle informazioni che si vogliono ottenere. Di seguito si riporta l’articolo del collega Paolo Fredia-

ni, relatore del corso, il quale approfondisce i termini legislativi e giuridici nei quali si colloca la conciliazione, ne descrive i presupposti di base, e individua una nuova figura professionale che, per peculiarità tecniche e soprattutto umane, la nostra categoria potrebbe sicuramente ricoprire. ◆ ◆ ◆ La conciliazione una nuova frontiera professionale per il geometra di Paolo Frediani (*)

L

a legge di riforma del le Camere di Commercio L.580/93 ha previsto l’istituzione del servizio di conciliazione presso ogni Camera di Commercio al fine di ri(*) Geometra libero professionista, è consulente tecnico giudiziario, conciliatore privato e delle CCIAA Toscane e docente di tecniche di mediazione e negoziazione. È coautore dei volumi “Le attività del tecnico per l’autorità giudiziaria” – Giuffrè editore, Milano 1998 e “La Conciliazione” Giuffrè editore, Milano 2002. Cura per il Consiglio Nazionale Geometri le giornate di studio “le attività del tecnico per l’Autorità giudiziaria” e “La Conciliazione.


16

solvere le liti tra consumatori e imprese e le controversie tra imprese Successivamente, con l’entrata in vigore delle leggi 08.06.1998 n°192 in materia di “Disciplina della subfornitura delle attività produttive” e successivamente 30.07.1998 n°281 “Disciplina dei diritti dei consumatori ed utenti” lo sportello di conciliazione è divenuto operativo per la risoluzione di una vasta gamma di contenziosi. Questo tipo di conciliazione è nettamente diverso dall’istituto della conciliazione previsto dal codice civile che risulta un tentativo scarsamente operato e soprattutto condizionato dall’ambito in cui viene tentato e spesso vincolato dall’incombenza del giudizio. La conciliazione che trattiamo è quella appartenente a quell’insieme di metodi informali di risoluzione delle controversie (A.D.R. – Alternative dispute resolution) variamente riconducibili al modello di mediazione conflittuale che finalmente, con un ritardo di decenni rispetto ai paesi anglosassoni ed americani si stano affermando nel nostro ordinamento. Potenzialmente gli ambiti di applicazione sono i più diversi; dal civile al penale, dal contenzioso amministrativo alle controversie in materia di lavoro; anche le figure del conciliatore possono differire radicalmente sia dal punto di vista della loro formazione che dalla loro provenienza . Un elemento comune di metodo, tuttavia,

Il geometra ligure

permane costante e consiste nel tentativo di prevenire la degenerazione del conflitto in contesa e di giungere, se possibile, alla soluzione della controversia attraverso un componimento pacifico e volontariamente concordato tra le parti. La conciliazione quindi si propone come un approccio alla gestione dei conflitti alternativo ed in vario modo autonomo rispetto alle procedure giudiziarie tradizionali basate sul sistema contraddittorio – accusatorio e dove le parti si estraneano decisamente dal conflitto che le riguarda rimandando a terzi la decisione per la sua risoluzione. Il motivo per cui nelle società avanzate si è considerata la necessità di adottare un procedimento alternativo per la risoluzione delle controversie è stata la constatazione, pressoché unanime, che i costi ed i tempi per arrivare al giudizio ordinario erano divenuti insopportabili. In molti casi le normali procedure giudiziarie risultano troppo lente e complesse per produrre dei risultati che possano giustificare i costi sostenuti. Basti pensare che l’anno scorso in Italia erano pendenti in vari gradi di giudizio circa quattro milioni di processi civili il che significa che se per ogni causa vi sono, almeno, due parti in lite un italiano su sette è in causa (compresi i bambini). Tale dato rende realmente chiara qual è la portata dell’impatto di tale situazione sulla vita di ciascun cittadino che spesso,

oramai, vive il ricorso alla giustizia con rassegnazione ed impotenza. Ecco dove allora la procedura conciliativa assume un valore sociale poiché si configura realmente nello strumento che permette ad uno Stato di Diritto di garantire la legittima e costituzionale risposta alla domanda di giustizia dei suoi cittadini. L’origine della diffusione moderna di questi strumenti si deve agli Stati Uniti nei primi anni ’70 e dove all’inizio fu originata da meri motivi utilitaristici collegati al fenomeno della cosidetta “litigation explosion” quando per tutta un serie di ragioni procedurali e sociali il numero di cause iscritte presso le corti federali americane ebbero una crescita più che quadruplicata. Da allora, con lo sviluppo ed il perfezionamento dei metodi A.D.R., negli Stati Uniti, il 95% dei procedimenti giudiziari si concludono con un accordo di tipo transattivo o compromissorio. La conciliazione, là dove si è già affermata da tempo ed ora anche in Italia, è di fatto un processo consensuale nel quale le parti in conflitto presentano i loro punti di vista a una terza persona neutrale, mantenendo tuttavia il controllo del processo e del risultato. Non viene garantito un accordo finale e il conciliatore non ha il potere di prendere una decisione vincolante per le parti in lite. In questo senso è sostanziale la differenza con l’arbitrato dove invece i partecipanti conven-


Cultura ligure

gono di permettere a un terzo neutrale di decidere in modo vincolante per loro la risoluzione della controversia. Mediazione e conciliazione sono infatti strumenti di risoluzione che appartengono all’ambito dell’ordine negoziato, l’arbitrato a quello dell’ordine imposto. Un primo passo per cominciare a valutare la conciliazione è quello di considerare il conflitto non come un evento sociale patologico, un male da curare o da risolvere “ghettizzandolo “ in ambiti giudiziari, ma come un fenomeno fisiologico. Infatti se spogliato dalla considerazione pregiudiziale negativa, un conflitto non è dopotutto altro che una disputa tra tesi ed opinioni diverse intorno a un problema. Può essere visto e vissuto come un’occasione di confronto, certo anche di contrasto, ma non necessariamente di guerra insanabile che escluda a priori la possibilità della comunicazione ed implichi la trasformazione dell’avversario in un nemico da sconfiggere. Proprio sulla volontà collaborativa delle parti si basa il procedimento conciliativo che si compone delle due parti che partono da posizioni opposte e del conciliatore. La mediazione è dunque alla ricerca di un accordo basato sugli interessi favorita dall’intervento di un terzo estraneo alla disputa. In quanto tale essa prescinde da qualsiasi elemento di giudizio e di decisione proveniente dal terzo, facendo esclusivamente leva sulla volontà delle parti

17

le quali sono indotte a collaborare per ricercare un accordo risolutivo mutuamente vantaggioso. Il confronto tra le parti è condotto in modo non autoritativo dal mediatore il quale è privo di autorità vincolante e di potere di coazione; egli infatti non imporrà nessuna soluzione ma stimolerà e sorreggerà la comunicazione tra le parti affinchè emergano le pretese e gli interessi, nel pieno rispetto della libertà di determinazione delle parti, per stimolarle a prospettare la soluzione più soddisfacente per entrambe. Solo infatti questa è idonea a eliminare efficacemente il conflitto, essere rispettata e durare nel tempo. Mentre la sentenza o il lodo arbitrale risolvono il conflitto accertando la situazione, indagando retrospettivamente una condotta o un fatto del passato e stabilendo conseguentemente sul diritto e sul torto, nella mediazione l’attenzione è rivolta all’individuazione di una soluzione che definisca comportamenti che le parti devono tenere nel futuro; il giudizio sul passato entra in gioco solo nella misura in cui è utile a questa definizione. La forza del procedimento sta nel fatto che garantisce alle parti i requisiti di rapidità (le conciliazioni, generalmente, hanno una durata massima di 60 giorni), di volontarietà e di economicità, (una lite per importi fino a € 5.000,00 costa pressappoco ad ogni parte € 51,00), di rispetto della riservatezza nonchè di autodeterminazione

delle parti (le parti arriveranno all’accordo solo se lo vorrano e se si potranno giudicare soddisfatte). Il conciliatore dovrà utilizzare una serie di tecniche ed abilità che gli permetteranno di poter acquisire prima la fiducia e la collaborazione delle parti e poi il concreto e fattivo coinvolgimento delle stesse nel processo che guiderà i partecipanti al raggiungimento di un accordo di reciproca soddisfazione. Per far questo il conciliatore utilizza tecniche di percezione, comunicazione e negoziazione che sono alla base della interazione umana e che nella procedura trovano uno sviluppo specifico e finalizzato allo scopo e che come base ha il concentrarsi sugli interessi e non sulle posizioni. Essenzialmente un metodo negoziale può essere valutato in base a tre criteri: se riesce a produrre un buon accordo tra le parti; se questo accordo è efficace; se migliora i rapporti tra le parti. Il mercanteggiare le posizioni (tipo voglio 10 offro 4) comunemente diffuso nella trattativa commerciale solo casualmente può soddisfare tali criteri. I soggetti diventano schiavi delle loro posizioni e quanto più le difendono tanto più si identificano in esse e tantomeno riescono a cambiarle senza dover perdere la faccia di fronte alla controparte. È inoltre vero che spesso le posizioni sono solo la punta dell’iceberg che invece sottointendono una ben maggiore quantità d’interessi


18

Il geometra ligure

reali che la parte non esplicita e che forse la stessa stenta a voler riconoscere. In questo caso l’esempio delle due bambine che desiderano l’arancia è emblematico su come, spesso, si finisce per scambiare la posizione per l’interesse. Avendo una sola arancia in casa la madre alla comune pretesa delle figlie che la desideravano entrambe, per spirito democratico, intese dividerla offrendone a ciascuna la metà. Alle resistenze delle bambine che ne pretendevano l’intera in quanto una l’aveva chiesta per prima e l’altra ne aveva diritto in quanto più piccola, la nonna pose una semplice domanda: Perché desiderate l’arancia? Una bambina rispose che avendo sete voleva farne una spremuta, l’altra aveva promesso all’amica una torta per la festa del pomeriggio e quindi aveva bisogno della scorza. Ecco come con una semplice indagine sugli interessi si è potuto conciliare due posizioni che in partenza risultavano contrapposte ed insanabili. E d’altra parte trattative interrotte sulle posizioni ce ne sono moltissime tra cui alcune molto note come ad esempio il fallimento di uno dei

primi negoziati tra russi ed americani per il controllo degli esperimenti nucleari arenatosi sul problema delle ispezioni sui rispettivi siti. I sovietici non ne volevano più di tre, gli americani ne pretendevano almeno dieci. Il negoziato si ruppe sulla semplice quantità senza nemmeno sfiorare il problema della qualità di cosa si dovesse intendere come ispezione, se eseguita da una persona per un giorno o da dieci per un mese. Bloccate sulle rispettive posizioni, le parti non si sforzarono di arrivare ad un accordo che conciliasse praticamente i legittimi interessi. Per i geometri il ruolo del conciliatore, che presto si affermerà con forza nella nostra realtà sociale, rappresenta un nuovo ambito professionale che potrà avere risvolti positivi anche sulla quotidiana attività professionale. Infatti per la sua naturale funzione di soggetto radicato sul territorio, il geometra, anello di congiunzione delle problematiche tecnico – giuridiche, è talvolta il primo soggetto che si confronta con le questioni legate al ricorso di giustizia del cittadino ed è colui che con la propria attività professionale fornisce, spes-

so, la sostanza al legale per predisporre il ricorso giudiziario. Ecco che allora, prima di chiunque altro, è colui che grazie all’esperienza specifica nel campo che consente di poter proporre un’analisi compiuta ed oggettiva delle problematiche, può proporsi con efficacia nel ruolo di conciliatore delle nascenti controversie. D’altra parte il Geometra per le funzioni sociali che esso spesso è chiamato a svolgere, per le conoscenze di materie vaste e articolate, per la capillare presenza in situazioni economiche rilevanti ed in ambiti ove la nascita di contenziosi è assai probabile, è la figura professionale che potrà, tra breve, essere maggiormente investita dall’attività di conciliazione, pratica che potrà permettere alla stessa categoria di ritagliarsi un’importante fetta nel mercato professionali prossimo. In definitiva la procedura della conciliazione rappresenta realmente l’affermazione di una crescita civile per tutta la collettività ed un efficace strumento, sia per deterrenza che per economicità, per la risoluzione delle controversie nei settori economico-sociali.

“…le cosiddette liberazioni dalle catene, non sono altro che nuove catene”. Friedrich Nietzsche


A proposito di… Agevolazioni sulla casa geom. Luciano Piccinelli

L

a Legge 27.XII.02 n. 289 (“Legge Finanziaria”) ha introdotto una serie di novità riguardanti le agevolazioni sulla casa. In particolare i commi 5 e 6 dell’art.2 prorogano sino al 30.09.03 il termine per fruire della detrazione fiscale del 36% per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente di cui all’art. 1 della l. 27.XII.97 n. 449, il cui limite massimo di spesa su cui calcolare detta percentuale è stato ridotto da € 77.468,53 per l’anno 2002 a € 48.000,00 per il 2003 da ripartire in dieci quote annuali di pari importo. È stato inoltre differito di un anno il termine per gli interventi di ristrutturazione degli immobili realizzati dalle imprese di costruzione che poi li rivendono. L’agevolazione del 36% per l’acquisto dell’immobile ristrutturato è stato prorogato al 31.12.03 ed il termine per la stipula dell’atto è stato spostato al 30.06.2004. Nel caso in cui gli interventi di recupero realizzati fino al 30.09.03 siano una mera prosecuzione di interventi iniziati successivamen-

te al 1.1.98, ai fini del computo massimo delle spese ammesse a fruire della detrazione si tiene conto anche di quelle sostenute negli stessi anni. Ciò significa che le spese che verranno sostenute nell’anno 2003 afferenti lavori già iniziati in precedenza, danno diritto alla detrazione solo se le spese medesime sostenute complessivamente in anni precedenti, non superano il nuovo limite di € 48.000,00 e comunque fino a concorrenza dello stesso limite da riferire a ciascun immobile. In caso di trasferimento per atto tra vivi dell’unità immobiliare oggetto degli interventi, spettano all’acquirente persona fisica, esclusivamente le detrazioni non fruite in toto o in parte. In caso di eredità, la fruizione del beneficio fiscale si trasmette per intero all’erede che conserva la detenzione materiale e diretta del bene. La nuova norma dispone che per i contribuenti di età non inferiore a 75 e a 80 anni, la detrazione di cui trattasi può essere ripartita in 5 e 3 quote annuali.

Con la modifica disposta dal comma 6, il beneficio fiscale del 36% si applica anche nel caso di interventi di restauro e risanamento conservativo e di ristrutturazione riguardanti interi fabbricati eseguiti entro il 31.12.03 da imprese di costruzione e da cooperative edilizie che provvedano alla successiva alienazione o assegnazione dell’immobile entro il 30.06.04. In questo caso la detrazione è pari al 36% di un ammontare forfettario pari al 25% del prezzo di vendita dell’immobile risultante dall’atto di acquisto. Per le spese sostenute nel 2003 l’ammontare su cui calcolare la detrazione non può comunque superare l’importo di € 48.000,00. Lo stesso comma 6 dell’art. 2 – recependo l’autorizzazione dell’U.E. che in realtà permetterebbe una proroga fino al 31.12.03 – prevede la proroga fino al 30.09.03 per l’applicazione dell’aliquota IVA del 10% sulle prestazioni relative alla realizzazione, su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata, degli interventi di recupero di cui alle let-


20

Il geometra ligure

tere a), b), c) e d) dell’art. 31 della L. 457/78. Occorre ricordare che l’aliquota IVA agevolata è applicata alle prestazioni di servizi nel suo complesso e si estende, quindi anche alle forniture a condizione che i beni non vengano forniti da un soggetto diverso da quello che esegue la prestazione o che non vengano acquistati direttamente dal committente; i beni non costituiscano una parte significativa del valore delle cessioni nel quadro dell’intervento, viceversa l’aliquota ridotta si applica solo fino a concorrenza della

differenza tra il valore complessivo dell’intervento di recupero e quello dei beni stessi.

Esempio: Intervento di rifacimento del servizio igienico con impiego di sanitari e rubinetterie per un costo di € 3.000,00; 1. costo totale dell’intervento, € 5.000,00; 2. valore dei beni significativi, € 3.000,00; 3. costo della mano d’opera, € 2.000,00.

Il valore dei beni significativi sconta l’IVA ridotta nei limiti dell’importo di cui al punto 3). Con il D.M. 29.XII.99 sono stati individuati i seguenti beni per i quali ricorre la definizione di “valore signifivativo”: ascensori e montacarichi; infissi esterni ed interni; caldaie; videocitofoni; apparecchiature di condizionamento e riciclo dell’aria; sanitari, rubinetteria da bagno; impianti di sicurezza. L’aliquota ridotta potrà quindi essere applicata sino al 30.09.03 a prescindere dalla data di inizio dei lavori.

“La guerra che verrà non è la prima. Prima ci sono state altre guerre. Alla fine dell’ultima, tra i vinti la povera gente faceva la fame, tra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente”. Bertold Brecht


Legislazione dello Stato

AGENZIA DELLE ENTRATE Tabelle nazionali dei costi chilometrici di esercizio di autovetture e motocicli elaborate dall’ACI - Art. 3, comma 1, del decreto legislativo 2 settembre 1997, n. 314. Pubblicato su Suppl. Ord. n. 231 alla G.U. n. 295 del 17.12.2002

MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO DECRETO 8 luglio 2002. Perimetrazione del sito di interesse nazionale di “Cogoleto Stoppani”. IL MINISTRO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO Vista la legge n. 349/1986 recante “Istituzione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e norme in materia di danno ambientale”; Visto l’art. 17 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, recante: “Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/ CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio” e successive integrazioni e modificazioni; Vista la legge 9 dicembre 1998, n. 426 concernente “Nuovi interventi in campo ambientale” ed in particolare l’art. 1, comma 4, che dispone che gli ambiti compresi negli interventi di interesse nazionale sono perimetrati dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, sentiti i comuni interessati; Visto il decreto ministeriale 25 ottobre 1999, n. 471, concernente “Regolamento recante criteri, procedure e modalità per la messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati, ai sensi dell’art. 17 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni e integrazioni”; Vista la nota della regione Liguria - Dipartimento ambiente e territorio del 23 giugno 2000, prot. n. 1963/ 93081, che trasmette la proposta di inserimento tra i

siti da bonificare di interesse nazionale dell’area Cogoleto-Stoppani; Visto il decreto ministeriale 18 settembre 2001, n. 468 “Regolamento recante: Programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale” che individua l’area di Cogoleto-Stoppani come intervento di bonifica di interesse nazionale; Vista la nota del 16 novembre 2001, prot. n. 11048/ RIBO/DI/B, con la quale si richiede al comune di Cogoleto e, per conoscenza alla regione Liguria, la perimetrazione del sito ai sensi dell’art. 1, comma 4 della legge n. 426 del 1998; Vista la nota della regione Liguria, prot. 171013/3402 del 3 dicembre 2001, con cui la regione trasmette la proposta di perimetrazione del sito, concordata con i comuni interessati di Cogoleto ed Arenzano; Considerato che la perimetrazione proposta individua l’area nella quale sarà eseguita un’analisi storica delle attività svolte all’interno del perimetro al fine di censire tutte le aree potenzialmente contaminate, salvo l’obbligo di procedere alla bonifica delle aree esterne al perimetro che dovessero risultare inquinate; Considerato che sulle aree perimetrate sarà effettuata la fase di caratterizzazione per accertare le effettive condizioni di inquinamento al fine di pervenire alla individuazione del perimetro definitivo; DECRETA: Art. 1. Le aree da sottoporre ad interventi di caratterizzazione ed agli eventuali interventi di messa in sicurezza d’emergenza, nonché, sulla base dei risultati della caratterizzazione, ai necessari interventi di messa in sicurezza, bonifica, ripristino ambientale e attività di monitoraggio, sono individuate all’interno del perimetro provvisorio indicato nella cartografia in scala 1:12.500 allegata al presente decreto. La cartografia ufficiale è conservata in originale presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio ed in copia conforme presso la regione Liguria. L’attuale perimetrazione non esclude l’obbligo di bonifica rispetto a quelle porzioni di territorio che do-


22

Il geometra ligure MINISTERO DELL’INTERNO SITO DI INTERESSE NAZIONALE “COGOLETO - STOPPANI”

DECRETO 16 ottobre 2002. Depositi di G.P.L. in serbatoi fissi, di capacità complessiva superiore a 5 m3 e/o in recipienti mobili di capacità complessiva superiore a 5.000 kg. Adeguamento alla regola tecnica di prevenzione incendi di cui al decreto del Ministro dell’interno di concerto con quello dell’industria, del commercio e dell’artigianato 13 ottobre 1994. Pubblicato su G.U. n. 259 del 05.11.2002

MINISTERO DELL’INTERNO DECRETO 22 novembre 2002 Disposizioni in materia di parcamento di autoveicoli alimentati a gas di petrolio liquefatto all’interno di autorimesse in relazione al sistema di sicurezza dell’impianto. Pubblicato su G.U. n. 283 del 03.12.2002

MINISTERO DELLE ATTIVITÀ PRODUTTIVE DECRETO 22 novembre 2002 vessero risultare inquinate e che attualmente, sulla base delle indicazioni degli enti locali, non sono state ricomprese nel perimetro allegato al presente decreto. Il perimetro potrà essere modificato con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio nel caso in cui dovessero emergere altre aree con una possibile situazione di inquinamento, tale da rendere necessari ulteriori accertamenti analitici e/o interventi di bonifica. Art. 2 Il presente decreto, dopo la registrazione, sarà notificato ai comuni di Cogoleto ed Arenzano, alla provincia di Genova, alla regione Liguria e all’ARPAL della regione Liguria.

Termini di presentazione delle domande per l’accesso alle agevolazioni previste dal decreto del Presidente della Repubblica 28 luglio 2000, n. 314, a favore dell’imprenditoria femminile (Bando 2002). Pubblicato su G.U. n. 282 del 02.12.2002

MINISTERO DELL’INTERNO DECRETO 29 novembre 2002 Requisiti tecnici per la costruzione, l’installazione e l’esercizio dei serbatoi interrati destinati allo stoccaggio di carburanti liquidi per autotrazione, presso gli impianti di distribuzione.

Roma, 8 luglio 2002 Il Ministro MATTEOLI Registrato alla Corte dei conti il 31 luglio 2002 Ufficio di controllo sui Ministeri delle infrastrutture ed assetto del territorio, registro n. 3, foglio n. 382

Pubblicato su G.U. n. 230 del 01.10.2002

MINISTERO DELL’INTERNO DECRETO 18 settembre 2002 Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e l’esercizio delle strutture sanitarie pubbliche e private. Pubblicato su G.U. n. 227 del 27.09.2002

IL MINISTRO DELL’INTERNO Visto l’art. 63 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza 18 luglio 1931, n. 773; Visto l’art. 23 del regio decreto-legge 2 novembre 1933, n. 1741; Visto il proprio decreto 31 luglio 1934 e successive modificazioni, recante norme di sicurezza per la lavorazione, l’immagazzinamento e l’impiego o la vendita di oli minerali e per il trasporto degli stessi; Vista la legge 27 marzo 1969, n. 121, in merito all’impiego di contenitori fissi e mobili non metallici per la lavorazione, l’immagazzinamento ed il trasporto degli oli minerali e loro derivati; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577, recante l’approvazione del rego-


Legislazione dello Stato lamento concernente l’espletamento dei servizi di prevenzione e di vigilanza antincendio; Visto l’art. 18, comma 1, lettera f), e l’art. 107, comma 1, lettera f) n. 3 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112; Visto l’art. 14, comma 1, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300; Ritenuto necessario apportare miglioramenti alla sicurezza degli impianti di distribuzione carburanti liquidi per autotrazione, attraverso l’impiego di serbatoi interrati aventi specifici requisiti tecnici; Sentito il comitato centrale tecnico-scientifico per la prevenzione incendi di cui all’art. 10 del decreto del Presidente della Repubblica n. 577/1982; Sentito il Ministro delle attività produttive; Sentito il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti; Sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, nella seduta del 18 aprile 2002; Espletata la procedura di informazione, ai sensi della direttiva 98/34/CE che codifica la procedura di cui alla direttiva 83/189/CE; DECRETA: Art. 1 Scopo - Campo di applicazione 1. Le disposizioni del presente decreto stabiliscono i requisiti tecnici per la costruzione, l’installazione e l’esercizio dei serbatoi interrati destinati allo stoccaggio di carburanti liquidi per autotrazione presso gli impianti di distribuzione. Art. 2 Requisiti di progettazione, costruzione ed installazione dei serbatoi l. I serbatoi interrati debbono essere progettati, costruiti ed installati nel rispetto della vigente normativa, in modo da assicurare: a) il mantenimento dell’integrità strutturale durante l’esercizio; b) il contenimento ed il rilevamento delle perdite; c) la possibilità di eseguire i controlli previsti. 2. I serbatoi interrati sono: a) a doppia parete e con sistema di monitoraggio in continuo dell’intercapedine. Le pareti dei serbatoi possono essere entrambe metalliche, con la parete esterna rivestita di materiale anticorrosione; la parete interna metallica e la parete esterna in altro materiale non metallico, purché idoneo a garantire la tenuta dell’intercapedine tra le pareti; entrambe le pareti in materiale non metallico, purché resistenti alle sollecitazioni meccaniche ed a1le corrosioni; parete interna non metallica ed esterna in metallo, rivestita in materiale anticorrosione; b) a parete singola metallica od in materiale non metallico all’interno di una cassa di contenimento in calcestruzzo, rivestita internamente con materiale im-

23 permeabile e con monitoraggio in continuo delle perdite. La cassa di contenimento può contenere uno o più serbatoi senza setti di separazione tra gli stessi. 3. Le tubazioni interrate di connessione tra serbatoi interrati e con le apparecchiature erogatrici di carburanti, progettate, costruite ed installate nel rispetto di quanto previsto nel comma l, possono essere di materiale non metallico. 4. Per la prevenzione ed il contenimento delle perdite, i serbatoi devono essere dotati di: a) un dispositivo di sovrappieno del liquido che eviti la fuoriuscita del prodotto in caso di eccessivo riempimento per errata operazione di carico; b) una incamiciatura o sistema equivalente per le tubazioni interrate funzionanti in pressione, al fine di garantire il recupero di eventuali perdite. 5. La capacità massima dei singoli serbatoi interrati è stabilita in 50 m 3 . I serbatoi possono essere compartimentati e contenere prodotti diversi nei vari compartimenti. 6. Con riferimento al monitoraggio in continuo dell’intercapedine, di cui al precedente comma 2, è ammessa la centralizzazione dei sistemi, purché sia consentito il controllo dei singoli serbatoi. Nel caso di serbatoio compartimentato, ai sensi del precedente comma 5, è ammesso il controllo dell’intercapedine mediante unico sensore ove questo sia idoneo alla segnalazione di ognuno dei prodotti detenuti. 7. Su ciascun serbatoio deve essere installata, in posizione visibile, apposita targa di identificazione che deve indicare: a) il nome e l’indirizzo del costruttore; b) l’anno di costruzione; c) la capacità, lo spessore ed il materiale del serbatoio; d) la pressione di progetto dei serbatoi e dell’intercapedine. Art. 3 Conduzione dei serbatoi interrati 1. Nella conduzione dei serbatoi interrati sono attuate tutte le procedure di buone gestione che assicurino la prevenzione dei rilasci, dei traboccamenti e degli sversamenti del contenuto. 2. Il conduttore del serbatoio provvede annualmente ad una verifica di funzionalità dei dispositivi che assicurano il contenimento ed il rilevamento delle perdite secondo quanto previsto nel successivo art. 4 o in mancanza secondo le indicazioni fornite dal costruttore. Art. 4 Norme tecniche di riferimento da applicare ai serbatoi 1. I serbatoi legalmente fabbricati o commercializzati nei Paesi membri dell’Unione europea o da uno dei Paesi contraenti l’accordo SEE, sulla base di norme armonizzate ovvero di norme o regole tecniche nazionali di detti Stati che permettono di garantire un livel-


24

Il geometra ligure

lo di protezione ai fini della sicurezza antincendio equivalente a quello perseguito dalla presente regolamentazione, possono essere commercializzati per essere impiegati nel campo di applicazione disciplinato dal presente decreto. 2. Al fine di dimostrare l’equivalenza del livello di sicurezza previsto dalla norma di riferimento a quello richiesto dalla presente regolamentazione, gli interessati presentano domanda, corredata della documentazione necessaria all’esame redatta in lingua italiana, diretta al Ministero dell’interno - Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, che la esamina tempestivamente e comunica al richiedente l’esito dell’esame, motivando l’eventuale diniego. Art. 5 Disposizioni finali 1. Il presente decreto sostituisce il decreto del Ministro dell’interno 17 giugno 1987, n. 280, e modifica il decreto del Ministro dell’interno 31 luglio 1934 ed il decreto ministeriale 1º luglio 1972. 2. Il presente decreto si applica alle nuove installazioni. 3. Sono fatte salve le competenze spettanti alle regioni a statuto speciale e alle province autonome. Roma, 29 novembre 2002 Il Ministro PISANU Pubblicato su G.U. n. 293 del 14.12.2002

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 29 novembre 2002 Dichiarazione dello stato di emergenza a seguito di eccezionali eventi metereologici verificatisi nel territorio della regione Liguria, in provincia di Savona nei giorni 2, 3, 4, 9 e 10 maggio 2002, in provincia di La Spezia nei giorni 6 e 8 agosto 2002 e nelle province di Genova, La Spezia e Savona nei giorni 21 e 22 settembre 2002, nel territorio dei comuni di Loiano e Monzuno, in provincia di Bologna, a causa del crollo di una parete rocciosa verificatosi il 15 ottobre 2002, e per gli eccezionali eventi atmosferici nel mese di novembre 2002, che hanno colpito le regioni Liguria, Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli - Venezia Giulia ed Emilia Romagna. IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI Visto l’art. 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225; Visto l’art. 107 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112; Visto il decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001, n. 401;

Viste le note del 15 maggio 2002, del 10 luglio 2002 e del 24 settembre 2002 dell’Assessore regionale della Liguria delegato alla protezione civile relative agli eventi meteorologici avversi verificatisi nei giorni 2, 3, 4, 9 e 10 maggio 2002 ed alle situazioni di emergenza e criticità conseguenti agli eventi meteorologici del 6 e 8 agosto e del 21 e 22 settembre 2002 che, nel complesso, hanno gravemente colpito i territori delle province di Savona, Genova e La Spezia; Considerato che l’eccezionale ondata di maltempo sopra cennata ha causato ingenti danni nelle aree territoriali della regione Liguria, così come evidenziato nella delibera regionale, che correda le note di cui sopra; Vista la nota del Presidente della regione Emilia Romagna, 21 ottobre 2002, con la quale è stato segnalato che, a causa del crollo del fronte roccioso, si è verificata un’ostruzione della strada provinciale e la formazione di un dell’invaso nel fiume Savena, con conseguente aggravamento della già critica situazione della viabilità nel territorio della provincia di Bologna, con ogni conseguente danno economico e sociale per le popolazioni interessate; Considerato del tale movimento franoso ha determinato una situazione di pericolo per le persone ed i beni privati e pubblici; Considerato, inoltre, che l’ammasso roccioso, che sovrasta l’alveo del torrente Savena e la strada provinciale “Fondovalle del Savena”, è tuttora interessato da numerosi sistemi di fratture con diversi orientamenti, che creano prismi di possibili distacco; Considerato quindi che è assolutamente urgente procedere alle operazioni di rimozione delle cennate situazioni di rischio e messa in sicurezza di tutta l’area, nonché ripristinare la percorribilità della rete viaria ostruita ed il deflusso delle acque del fiume Savena; Viste le note n. 155716/3914 del 22 novembre 2002, n. EMER 3 del 24 novembre 2002 e n. 157507/3984 del 26 novembre 2002, con la quale la regione Liguria ha chiesto la dichiarazione dello stato di emergenza in relazione agli eventi atmosferici che hanno interessato il territorio regionale sia nel corrente mese di novembre 2002, che per gli eventi alluvionali ricompresi tra maggio e ottobre 2002; Vista la nota n. 0062862 del 26 novembre 2002 con la quale la regione Lombardia ha chiesto la dichiarazione dello stato di emergenza in relazione agli eventi atmosferici che hanno interessato il territorio regionale a partire dal 14 novembre 2002; Viste le note n. 25333/S.I/1.45 del 27 novembre 2002 e n. 25390/S.I/1.45 del 28 novembre 2002 con le quali la regione Piemonte ha chiesto la dichiarazione dello stato di emergenza in relazione agli eventi atmosferici che hanno interessato il territorio regionale nei giorni 23 - 26 novembre 2002; Vista la nota n. DRPC/10113/RCN del 27 novembre 2002 con la quale la regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ha chiesto la dichiarazione dello stato di emer-


Legislazione dello Stato genza a seguito delle intense ed eccezionali precipitazioni verificatesi a partire dal 16 novembre 2002; Vista la nota n. 148/Gab del 25 novembre 2002 del Presidente della provincia di Genova; Vista la nota n. 9707/SP del 26 novembre 2002 del Sindaco di Genova; Vista la nota n. 2751/02/EMER/AREA/P.C. del 26 novembre 2002 dell’ufficio territoriale del governo di Genova con la quale viene rappresentata la gravità della situazione determinatasi in tutto il territorio provinciale a seguito dei gravi eventi alluvionali verificatisi nell’ultimo periodo del mese di novembre 2002; Viste le note del 18, 20, 21, 22 e 26 novembre 2002 dell’Ufficio Territoriale di Sondrio con la quale il Prefetto chiede la dichiarazione dello stato di emergenza a seguito degli eventi alluvionali del mese di novembre 2002; Vista la nota n. 792/52.00.01 del 28 novembre 2002 con la quale la regione Veneto ha chiesto la dichiarazione dello stato di emergenza a seguito degli eccezionali eventi atmosferici verificatisi nella seconda metà del mese di novembre 2002; Vista la nota n. 27098/02/PG.R del 27 novembre 2002, con la quale la regione Emilia Romagna ha chiesto la dichiarazione dello stato di emergenza in relazione alle eccezionali avversità atmosferiche dell’ultima decade del mese di novembre 2002 che hanno determinato la piena del fiume Po, diffusi dissesti idrogeologici, nonché violente mareggiate; Considerato che su gran parte dell’Italia Settentrionale é in corso un maltempo di ampia proporzione e in particolare in Liguria, Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna sono in corso piogge insistenti a valle di tutto l’arco alpino che stanno provocando la tracimazione dei maggiori bacini lacuali, lo straripamento e l’esondazione di fiumi e torrenti, per effetto dei quali si stanno verificando crolli di ponti, frane e smottamenti nonché danni alla viabilità con ogni conseguente grave pericolo per l’incolumità della cittadinanza; Considerato altresì, che per alcune delle regioni interessate dai predetti eventi atmosferici questi ultimi hanno ulteriormente inciso sui territori già colpiti dagli eventi alluvionali dei mesi di maggio, giugno, luglio e agosto 2002 e per i quali sono già intervenute le dichiarazioni di emergenza, aggravando la situazione di crisi dei medesimi territori; Considerato che la natura e la violenza degli eventi meteorologici hanno causato gravi difficoltà al tessuto economico e sociale delle zone interessate e, pertanto, risulta necessario fronteggiare la situazione determinatasi mediante l’utilizzo di mezzi e poteri straordinari; Ritenuto quindi necessario attuare tutti gli interventi straordinari per il superamento dell’emergenza, ricorrendo nel caso di specie, i presupposti di cui all’art. 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225;

25 Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri adottata nella riunione del 29 novembre 2002; DECRETA: Ai sensi e per gli effetti dell’art. 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, in considerazione di quanto in premessa, è dichiarato, fino al 31 dicembre 2003, lo stato di emergenza relativamente agli eventi alluvionali verificatisi nel territorio della regione Liguria, in provincia di Savona nei giorni 2, 3, 4, 9 e 10 maggio 2002, in provincia di La Spezia nei giorni 6 e 8 agosto 2002, nelle provincie di Genova, La Spezia e Savona nei giorni 21 e 22 settembre 2002, a causa del crollo di una parete rocciosa verificatosi il 15 ottobre 2002 nei territori dei comuni di Loiano e Monzuno in provincia di Bologna, e per gli eccezionali eventi atmosferici del mese di novembre 2002 che hanno colpito le regioni Liguria, Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli - Venezia Giulia ed Emilia Romagna. Con successive ordinanze da adottare ai sensi dell’art. 5, comma 2, della predetta legge n. 225 del 1992 saranno individuati gli specifici ambiti comunali interessati. Il presente decreto verrà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Roma, 29 novembre 2002 Il Presidente BERLUSCONI Pubblicato su G.U. n. 288 del 09.12.2002

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE DECRETO 5 dicembre 2002 Sospensione dei termini relativi agli adempimenti e ai versamenti tributari scadenti nel periodo dal 25 novembre 2002 al 31 marzo 2003 nei confronti dei soggetti, residenti in comuni delle regioni dell’Italia settentrionale colpiti dagli eventi alluvionali verificatisi nel mese di novembre 2002. IL MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE Visto l’art. 9, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, che attribuisce al Ministro delle finanze, sentito il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, il potere di sospendere o differire con proprio decreto, il termine per l’adempimento degli obblighi tributari a favore dei contribuenti interessati da eventi eccezionali ed imprevedibili; Visto l’art. 23 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, con il quale è stato istituito il Ministero dell’economia e delle finanze e allo stesso sono state trasferite le funzioni dei Ministeri del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e delle finanze; Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2002, con il quale è stato dichia-


26

Il geometra ligure

rato, tra l’altro, lo stato di emergenza relativamente agli eventi alluvionali verificatisi, nel mese di novembre 2002, nelle regioni Liguria, Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia-Giulia ed Emilia Romagna, rinviando a successive ordinanze, da adottare ai sensi dell’art. 5, comma 2, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, l’individuazione degli specifici ambiti comunali interessati; Considerato che, per i soggetti residenti nei comuni, situati nelle suddette regioni, le cui abitazioni ed immobili sedi di attività produttive, sono stati, a seguito dei citati eventi, oggetto di ordinanze sindacali di sgombero ovvero hanno subito danni superiori al 20 per cento del valore dei beni, attestati mediante autocertificazione ai sensi della normativa vigente, sussiste l’impossibilità di rispettare le scadenze di legge concernenti gli adempimenti degli obblighi tributari; Ritenuta la necessità di sospendere, relativamente ai predetti soggetti, i termini degli adempimenti e dei versamenti tributari che scadono nel periodo dal 25 novembre 2002 al 31 marzo 2003; DECRETA: Art. 1 1. Nei confronti delle persone fisiche, anche in qualità di sostituti d’imposta, che alla data del 25 novembre 2002 avevano la residenza nei comuni, situati nelle regioni Liguria, Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli - Venezia Giulia ed Emilia - Romagna, le cui abitazioni ed immobili, sedi di attività produttive, a seguito degli eventi alluvionali verificatisi a partire dal 25 novembre 2002, sono stati oggetto di ordinanza sindacale di sgombero per inagibilità totale o parziale, o che hanno subito un danno superiore al 20 per cento del valore dei beni mobili e immobili di loro proprietà, attestato mediante autocertificazione ai sensi della normativa vigente, nella quale risultano indicate sinteticamente le voci del danno, sono sospesi, dal 25 novembre 2002 al 31 marzo 2003, i termini relativi agli adempimenti e ai versamenti tributari scadenti nel medesimo periodo. Non si fa luogo al rimborso di quanto già versato. 2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano altresì nei confronti dei soggetti, anche in qualità di sostituti di imposta, diversi dalle persone fisiche, che, alla data degli eventi alluvionali di cui al comma 1, svolgevano nelle regioni di cui allo stesso comma 1, attività produttive in immobili oggetto di ordinanze di sgombero per inagibilità totale o parziale, e avevano negli stessi: a) la sede legale; b) la sede legale e quella operativa; c) la sede operativa; in tal caso, le citate disposizioni si applicano limitatamente agli adempimenti ed ai versamenti tributari relativi alle attività svolte nelle predette regioni. 3. Le disposizioni del comma 1 si applicano anche

agli adempimenti ed ai versamenti tributari relativi ad attività svolte nelle regioni indicate nello stesso comma 1 da soggetti che hanno subito un danno superiore al 20 per cento dei beni strumentali, dichiarato in sede di autocertificazione ai sensi della normativa vigente, contenente l’indicazione sintetica delle voci del danno. 4. I sostituti di imposta, indipendentemente dal loro domicilio fiscale, a richiesta dei contribuenti di cui al comma 1, non operano le ritenute alla fonte. La sospensione si applica alle ritenute alla fonte da operare a titolo di acconto ai sensi degli articoli 23, 24, 25, 25-bis, 28, secondo comma, e 29 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. Le ritenute già operate devono comunque essere versate. 5. Gli adempimenti ed i versamenti, i cui termini scadono nel periodo di sospensione di cui al comma 1, sono effettuati entro il giorno successivo a quello di scadenza dello stesso periodo. Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Roma, 5 dicembre 2002 Il Ministro TREMONTI Pubblicato su G.U. n. 288 del 09.12.2002

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 6 dicembre 2002 Proroga dello stato di emergenza in ordine a situazioni emergenziali derivanti dagli eventi alluvionali verificatisi nel corso dei mesi di ottobre e novembre 2000 che hanno interessato i territori delle regioni Piemonte, Emilia - Romagna, Lombardia, Liguria, Friuli - Venezia Giulia, Toscana, Puglia, Veneto, Valle d’Aosta e delle province autonome di Trento e di Bolzano. Pubblicato su G.U. n. 291 del 12.12.2002

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO ORDINANZA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 20 dicembre 2002 Primi interventi urgenti di protezione civile diretti a fronteggiare i danni conseguenti agli eventi atmosferici che hanno colpito nel mese di novembre 2002 i territori delle regioni Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli - Venezia Giulia ed Emilia - Romagna (Ordinanza n. 3258). Pubblicato su G.U. n. 303 del 28.12.2002


Legislazione dello Stato

27

ISTITUTO NAZIONALE DI STATISTICA Indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, relativi al mese di settembre 2002 che si pubblicano ai sensi dell’art. 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani), ed ai sensi dell’art. 54 della legge del 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica). Gli indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati relativi ai singoli mesi del 2001 e 2002 e le loro variazioni rispetto agli indici relativi al corrispondente mese dell’anno precedente e di due anni precedenti risultano:

Pubblicato su G.U. n. 273 del 21.11.2002

ISTITUTO NAZIONALE DI STATISTICA Indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, relativi al mese di novembre 2002 che si pubblicano ai sensi dell’art. 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani), ed ai sensi dell’art. 54 della legge del 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica). Gli indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati relativi ai singoli mesi del 2001 e 2002 e le loro variazioni rispetto agli indici relativi al corrispondente mese dell’anno precedente e di due anni precedenti risultano: Pubblicato su G.U. n. 253 del 28.10.2002

ISTITUTO NAZIONALE DI STATISTICA Indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, relativi al mese di ottobre 2002 che si pubblicano ai sensi dell’art. 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani), ed ai sensi dell’art. 54 della legge del 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica). Gli indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati relativi ai singoli mesi del 2001 e 2002 e le loro variazioni rispetto agli indici relativi al corrispondente mese dell’anno precedente e di due anni precedenti risultano:

Pubblicato su G.U. n. 299 del 21.12.2002

Il testo completo dei provvedimenti legislativi qui richiamati è disponibile, per gli iscritti, presso la sede del Collegio.


Legislazione Regionale

LEGGE REGIONALE 2 luglio 2002 n. 25 BOLLETTINO UFFICIALE REGIONALE 24/07/2002 n. 11 Modifiche alla legge regionale 3 settembre 2001 n. 29 (individuazione del perimento del Parco Naturale Regionale di Portofino e disposizioni per il relativo piano).

LEGGE REGIONALE 27 settembre 2002 n. 34 BOLLETTINO UFFICIALE REGIONALE 16/10/2002 n. 15

2. Nei casi in cui, per ragioni di accessibilità del cantiere sotterraneo, risulti impossibile effettuare il riempimento mediante l’utilizzo anche del prodotto di risulta delle escavazioni, può autorizzarsi il solo utilizzo dei componenti limosi di cui al comma 1. 3. L’autorizzazione di cui al presente articolo è rilasciata agli esercenti attività di cava o a coloro che esercitano attività di trasformazione di materiale ardesiaco che abbiano la disponibilità delle zone interessate dal riempimento e ne individua il responsabile. 4. Il richiedente l’autorizzazione presenta idonea documentazione attestante, in particolare, la precisa indicazione delle zone oggetto di riempimento e la loro disponibilitoà, e la relativa relazione geologica. 5. Il dirigente competente approva i modelli di domanda e l’elenco della documentazione da allegare.

Integrazioni alla legge regionale 10 aprile 1979 n. 12 (norme sulla disciplina della coltivazione di cave e torbiere) relativamente alla stabilizzazione dei cantieri sotterranei abbandonati di cave di ardesia.

6. L’attività di gestione prevede apposito registro di carico e scarico che dovrà indicare tipologia, quantità, provenienza e mezzo di trasporto utilizzato.

Il Consiglio regionale ha approvato.

8. Alle ipotesi di cui al presente articolo non si applica la legge regionale 21 giugno 1999 n. 18 (adeguamento delle discipline e conferimento delle funzioni agli enti locali in materia di ambiente, difesa del suolo ed energia) e successive modificazioni e integrazioni”.

IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA promulga la seguente legge regionale: Articolo 1 (Integrazioni alla legge regionale 10 aprile 1979 n. 12) 1. Dopo l’articolo 24 della legge regionale 10 aprile 1979 n. 12 (norme sulla disciplina della coltivazione di cave e torbiere) è inserito il seguente: “Articolo 24 bis 1. Ai fini di una miglior stabilizzazione dei cantieri sotterranei abbandonati di cave di ardesia, la Regione può autorizzare il riempimento dei vuoti mediante l’utilizzo di componenti limosi derivanti dalle lavorazioni, anche secondarie, di materiali ardesiaci, unitamente al prodotto di risulta delle escavazioni.

7. La cava oggetto dell’intervento deve essere resa inaccessibile ai non addetti.

Articolo 2 (Integrazioni all’articolo 25 della l.r. 12/1979) 1. Dopo il comma 4 dell’articolo 25 della l.r. 12/1979 è inserito il seguente: “4 bis. La realizzazione degli interventi di riempimento di cui all’articolo 24 bis senza autorizzazione regionale è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 3.100,00 a euro 6.200,00. L’inosservanza delle prescrizioni e dei vincoli contenuti nell’autorizzazione regionale è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 1.550,00 a euro 4.650,00”.


29

Legislazione Regionale La presente legge regionale sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge della Regione Liguria. Data a Genova, addì 27 settembre 2002 Il Presidente SANDRO BIASOTTI

CORTE COSTITUZIONALE Ricorso proposto dal Presidente del Consiglio dei Ministri contro la Regione Liguria, avverso gli artt. 5, 8, 22 e 24 della legge regionale 10 luglio 2002 n. 29 “Misure di sostegno per gli interventi di recupero e riqualificazione dei centri storici e norme per lo snellimento delle procedure di rilascio dei titoli edilizi”. RICORSO per il Presidente del Consiglio dei Ministri, rappresentato dall’Avvocatura generale dello Stato, NEI CONFRONTI della Regione Liguria, in persona del suo Presidente della Giunta, AVVERSO gli artt. 5 (commi 3, 5, 6, 7, 8 e 10), 8, 22 (comma 2) e 24 della legge regionale 10 luglio 2002 n. 29 intitolata “Misure di sostegno per gli interventi di recupero e di riqualificazione dei centri storici e norme per lo snellimento delle procedure di rilascio dei titoli edilizi”, pubblicata nel Boll. Uff. n. 11 del 24 luglio 2002. La determinazione, di proposizione del presente ricorso è stata approvata dal Consiglio dei Ministri nella riunione del 13 settembre 2002 (si depositerà estratto del relativo verbale). L’art. 5 della legge in esame – articolo al quale si collega il successivo art. 24 – reca una riedizione della normativa statale vigente in tema di denuncia (o dichiarazione) di inizio attività (in gergo D.I.A.) con alcune integrazioni, ed inoltre con qualche scostamento dalle norme contenute nel (non ancora vigente) d.lgs. 6 giugno 2001 n. 378 (parte prima) e quindi nel t.u. D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380 e dalle disposizioni contenute nel d.lgs. 29 ottobre 1999 n. 490. Ad esempio nell’art. 5 citato il comma 9 – per il quale non si formula censura – parrebbe provvedere, per le opere eseguite in assenza di D.I.A. o in difformità da essa, sanzioni amministrative diverse da quelle previste – pervero in modo meno efficace (o meno chiaro) – dall’art. 4 del d.l. 5 ottobre 1993 n. 398 come convertito e dall’art. 3 predetto d.lgs. n. 378 del 2001. Premesso che la materia “governo del territorio” è rimasta di “legislazione concorrente” (art. 117 comma

terzo Cost.), occorre anzitutto chiarire che la nozione di “governo del territorio” è più ampia della previgente nozione di “urbanistica”, ed incontra un limite soltanto nelle materie di “legislazione esclusiva” dello Stato (non anche nella indistinta previsione dell’art. 117 comma quarto Cost.). Rientrano quindi nella anzidetta materia accanto all’urbanistica, la difesa del suolo, la salvagurdia idrogeologica, la normativa antisismica, la pianificazione del traffico veicolare, ed anche tutto quanto concerne le trasformazioni edilizie (elencazione questa che non ambisce essere esaustiva). Ciò premesso e precisato, deve passarsi ad esaminare se tutte le disposizioni contenute nell’art. 5 rientrino nella materia, e se vi sia inosservanza di principi fondamentali posti dalla legge statale nella materia stessa. Una prima censura riguarda il comma 3 periodo primo che, per quanto sostanzialmente integra la normativa penale, contrasta con l’art. 117 comma secondo lettera L) Cost. (“ordinamento penale”). Una seconda censura concerne il comma 5 periodo secondo che, apportando deroghe all’art. 151 del citato d.lgs. n. 490 del 1999, contrasta con l’art. 117 comma secondo lettera S) Cost. Particolarmente insidiosi sono i casi previsti dalla lettera e) dell’art. 4 comma 1 della legge in esame, ove sono salvaguardati soltanto i “parametri urbanistici” e le “caratteristiche architettonicocompositivo delle facciate e delle coperture”, e della lettera b) dello stesso art. 4 comma 1 con riferimento al punto 3 di tale lettera, ove si attribuisce agli strumenti urbanistici comunali (ossia ai Consigli comunali) il potere di consentire alterazioni. I commi 6, 7 e 8 dell’art. 5 invadono ambito di competenza esclusiva del legislatore statale ai sensi dell’art. 117 comma secondo lettera S) Cost. La circostanza che la normativa regionale “sub judice” non si allontani significativamente dalla normativa statale vigente non elimina la invasività dei tre commi considerati. Il comma 10 dell’art. 5 contrasta con il principio fondamcntale della materia “governo del territorio”, in quanto interpretabile nel senso che decorsi i “termini stabiliti” i poteri di ordinare la sospensione dei lavori e/o la demolizione dei manufatti sarebbero consumati ed esauriti. Come accennato all’art. 5 si collega il successivo art. 24 (“sostituzione di disposizioni statali”). In proposito, rammentato che l’art. 1, anche per i commi da 6 a 13, della legge 21 dicembre 2001 n. 443 forma oggetto di più controversie proposte da regioni (non dalla Liguria) nel febbraio 2002 dinanzi a codesta Corte, si osserva che la legge di una Regione non può né abrogare né “sostituire” disposizioni legislative statali; e ciò neppure se sia possibile desumere un limite (nell’art. 24 non esplicitato) al solo territorio della singola Regione legislatrice. Nelle materie di “legislazione concorrente” occorre salvaguardare, anche in detto ambito territoriale, il valore dei principi fondamentali espressi in (o


30 desumibili) da disposizioni legislative statali. E comunque, in via generale, la successione delle leggi ed il coordinamento delle disposizioni legislative di diversa fonte sono affidati ad altri e più raffinati principi e tecniche. Del resto, neppure le Regioni apprezzerebbero positivamente una norma statale che sostituisse esplicitamente loro disposizioni legislative. Occorre aggiungere che non chiaro è l’ambito spaziale di applicazione della legge regionale in esame. Lo “incipit” dell’art. 1, letto congiuntamente all’art. 2, indurrebbe a circoscrivere tale ambito ai centri storici perimetrali, con esclusione quindi del rimanente territorio regionale (la rilevanza della perimentrazione resta tuttavia incerta). Il successivo art. 21 comma 1 però recita “Le disposizioni di cui all’art. 4 commi 1, 3 e 4, e all’art. 5 (stranamente non pure quelle di cui all’art. 6) valgono anche ove gli interventi da realizzare (deve ritenersi, quelli di recupero di cui all’art. 4) ricadano in altre parti del territorio comunale” (forse, ma non certo, anche in assenza di centro storico perimetrato). Pervero alquanto distorta appare, nel suo complesso, una legge quale quella in esame – che è focalizzata sulle esigenze in primo luogo architettoniche del “recupero del patrimonio edilizio” in porzioni relativamente piccole di territorio (porzioni edificate e sature) e, al tempo stesso, ambirebbe “sostituire” le norme statali di ben più ampia portata menzionate nell’art. 24. L’art. 8 contrasta con un principio fondamentale dell’ordinamento laddove consente all’ente locale Comune di non osservare norme legislative e regolamentari in tema di salvaguardia igienico-sanitaria; e ciò senza neppure indicare specificatamente quali norme sarebbero disapplicabili mediante semplici atti di amministrazione. In ordine all’art. 22 comma 2 della legge in esame si ripropone, nella sostanza, quanto argomentato in ricorso proposto nel marzo 2002 avverso legge regionale toscana. L’art. 102 comma secondo Cost. nel primo periodo attribuisce al Governo della repubblica il potere di “Sostituirsi a organi… delle città metropolitane delle province e dei comuni” nei casi ivi indicati, e nel secondo periodo riserva alla “legge” il compito di “definire” nel rispetto dei principi di sussidiarità e di leale collaborazione. La continuità testuale dei due periodi dell’unitario comma secondo dell’art. 120 Cost., le solenni disposizioni contenute nell’art. 114 commi primo e secondo Cost., l’attribuzione alla competenza esclusiva dello Stato ai sensi dell’art. 117 comma secondo lettera p) Cost. della materia “organi di governo e funzioni fondamentali di comuni, province e città metropolitane”, la cogente esigenza di una disciplina unica o quanto meno fortemente

Il geometra ligure coordinata delle modalità di esercizio dei poteri sostitutivi sin dal momento della individuazione dell’organo deliberante l’intervento sostitutivo, sono considerazioni tutte concordemente concludenti – come altre che potranno essere evidenziate nel corso del processo costituzionale – nel senso che l’espressione “la legge definisce” utilizzata dal Costituente sta per “disposizioni legislative dello Stato definiscono’’ (prime disposizioni in argomento sono contenute nell’art. 6 del d.d.l. Atto Senato n. 1545, XIV legislatura). Occorre tra l’altro tener presente che un “commissario ad acta” è organo straordinario dell’ente (ad esempio, del comune) cui l’attività sostitutiva è direttamente imputata. L’art. 22 comma 2 in esame contrasta con i parametri costituzionali testé indicati (art. 114 commi primo e secondo, art. 117 comma secondo lettera p, art. 120 Cost.), e non soltanto per invasione di ambito di competenza legislativa statale. Detto art. 22 affida in via generale, al Difensore civico regionale il potere di nominare un commissario “ad acta”. Non è chiaro se il prescelto commissario sia o meno tenuto ad osservare direttive eventualmente date dal Difensore civico regionale. La normativa statale recata dal d.lgs. 18 agosto 2000 n. 267 (testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), all’art. 136 già attribuisce al Difensore civico regionale poteri sostitutivi per omissione o ritardo di atti obbligatori; l’art. 22 ora in esame innova sostanzialmente in quanto, in contrasto con i menzionati parametri costituzionali, sovrappone una disposizione legislativa regionale ad una speciflca norma statale. Indubbiamente v’è l’esigenza di adeguare non soltanto il citato art. 136, ma anche gli artt. 141 e 247 del testo unico del 200 alla sopravvenuta soppressione degli “organi regionali di controllo”; a ciò tuttavia deve procedere il legislatore statale, con regole uniformi per l’intero territorio regionale. Da ultimo, in via logicamente subordinata, si osserva che lo Statuto della regione non pare consenta l’attribuzione al Difensore civico regionale di funzioni di tanto spessore. Si chiede pertanto che sia dichiarata la illegittimità costituzionale delle disposizioni legislative sottoposte a giudizio, nei limiti indicati nei motivi di ricorso, con ogni conseguenziale pronuncia. Roma, 19 settembre 2002 Vice Avvocato Generale FRANCO FAVARA


Giurisprudenza

LOCAZIONE

Ottobre 2002

CASSAZIONE CIVILE, III SEZIONE, 18 ottobre 2001, n. 12743 – D UVA Presidente – P REDEN Relatore – CENNICOLA P.M. (conf.). – Caminiti (avv. Sestili) Caminiti (avv. Ferlito). Locazione di cose – Immobili adibiti ad uso abitativo – Locazione per esigenze di natura transitoria – Morosità – Termine per sanare ex art. 55 legge n. 398/1972 – Inapplicabilità. Alle locazioni stipulate per soddisfare esigenze abitative di natura transitoria, di cui all’art. 26 della legge n. 392/1978, non è applicabile l’istituto della sanatoria della morosità di cui all’art. 55 della medesima legge n. 392/1978 (nella specie la Cassazione ha rimarcato l’espressa esclusione dell’applicazione a tali contratti delle disposizioni del capo I della legge e, pertanto, nell’ambito di esso dell’art. 5, in relazione al quale soltanto l’art. 55 prevede l’ammissione al beneficio del termine di grazia). TECNICA LEGALE

Agosto-settembre 2002

TRIBUNALE ROMA, 10 novembre 2001 – NAZZICONE Giudice unico. – Unione provinciale degli agricoltori di Siena (avv.ti di Majo, Notari e Simeone) - Confederazione generale dell’agricoltura italiana (avv.ti Barenghi, Resegno). Arbitrato – Arbitrato irrituale – Lodo – Impugnazioni – Errore di giudizio – Esclusione – Errore di fatto – Ammissibilità – Fattispecie – Sussistenza – Esclusione (C.c. artt. 1428, 1429; C.p.c. art. 827). A parte il caso di nullità per violazione di norme imperative il lodo pronunciato dell’arbitrato irrituale può essere impegnato solo per dolo violenza od errore essenziale e riconoscibile che abbia determinato la volontà degli arbitri, con esclusione dell’errore di giudizio. Ottobre 2002 TRIBUNALE TORINO, 14 marzo 2002 – TOSCANO Giudice unico. – Piatti (avv. Beligogno) - Sciortino (avv. Milanese)

Usufrutto, uso e abitazione – Abitazione in genere – Modi di costituzione – Usucapione – Ammissibilità (C.c. artt. 1158, 1022). Il diritto di abitazione sull’appartamento del convivente può essere usucapito (il Tribunale, nel caso di specie, ha ammesso che il convivente more uxorio del defunto comproprietario dell’immobile avesse usucapito, per averne avuto il cogodimento esclusivo con il defunto per oltre vent’anni, il diritto di abitazione dell’intera casa in cui aveva convissuto con il de cuius). Agosto-Settembre 2002 CONSIGLIO DI STATO, V SEZIONE, 18 marzo 2002, n. 1562 – QUARANTA Presidente – MASTRANDREA Estensore. – Maglio e altri (avv. Sandulli) - Comune di Grottella (avv.ti Mazzeo, Cicenia). Riforma T.A.R. Campania, Napoli, Sez. V, 6 aprile 2001, n. 1605. Espropriazione per pubblica utilità – Dichiarazione di pubblica utilità – Termini – Indicazione – Necessità. Atti amministrativi – Procedimento – Dichiarazione di pubblica utilità – Comunicazione di avvio – Necessità (L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 7). Giustizia amministrativa – Giurisdizione esclusiva – Occupazione sine titulo – Risarcimento dei danni – Sussistenza (D. Lgs. 31 marzo 1998, n. 80, art. 34). Amministrazione pubblica – Procedimento – Omessa comunicazione di avvio – Responsabilità civile – Sussistenza. Espropriazione per pubblica utilità – Occupazione sine titulo – Risarcimento dei danni – Quantificazione. Espropriazione per pubblica utilità – Occupazione sine titulo – Restituzione del bene – Possibilità – Limiti. La fissazione dei termini iniziali e finali delle procedure ablatorie e dei lavori deve avvenire nello stesso atto avente ex lege valore di dichiarazione di pubblica utilità dell’opera, e quindi nell’atto con cui è approvato il progetto di opera pubblica, escludendosi


32

Il geometra ligure

che tale onere possa essere assolta mediante atti successivi. Il procedimento destinato a sfociare in dichiarazione di pubblica utilità di un’opera pubblica deve essere preceduta dalla comunicazione dell’avvio di procedimento ex art. 7 L. 7 agosto 1990, n. 241. Alla luce dello stretto legame fra profilo urbanistico ed attività di esproprio, rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo ex art. 34 D. Lgs. 31 marzo 1998, n. 80, la controversia risarcitoria sorta dall’occupazione sine titulo di un fondo privato da parte della pubblica amministrazione e dall’eventuale realizzazione sullo stesso di un’opera pubblica. Il danno ingiusto provocato dalla pubblica amministrazione la quale in violazione dell’art. 7 L. 7 agosto 1990, n. 241, abbia omesso di comunicare agli interessati la comunicazione di avvio del procedimento per la dichiarazione di pubblica utilità di un’opera è risarcibile ex art. 2043 c.c., sussistendo i requisiti del danno ingiusto e l’elemento soggettivo. In caso di occupazione sine titulo di un fondo privato da parte della pubblica amministrazione, qualora il privato richieda, in alternativa alla restituzione del fondo il risarcimento del danno per equivalente, non

trovano applicazione i limiti fissati dall’art. 5 bis del D.L. 11 luglio 1992, n. 333, come convertito in legge dalla L. 8 agosto 1992, n. 359. In caso di occupazione sine titulo di un fondo privato da parte della pubblica amministrazione seguita dalla realizzazione di un’opera pubblica spetta al privato esclusivamente il risarcimcnto per equivalente non trovando peraltro applicazione i limiti fissati dall’art. 5 bis del D.L. 11 luglio 1992, n. 333, come convertito in legge dalla L. 8 agosto 1992, n. 359.

Agosto-Settembre 2002 TRIBUNALE MILANO, 9 aprile 2002 (ordinanza) – TAPresidente – D’ISA Giudice Estensore. – Fase Due s.r.l. (avv. Scarselli) - Cinzia Mancinelli (avv. Franchina). RANTOLA

Arbitrato – Arbitrato irrituale – Ricorso ex art. 700 c.p.c. – Proponibilità (C.p.c. artt. 669 terdecies, 700). Il ricorso alla tutela cautelare è ammissibile anche in presenza di una clausola compromissoria per arbitrato irrituale.

Ottobre 2002 DISTANZE CASSAZIONE CIVILE, SEZIONI UNITE, 1° agosto 2002, n. 11498 – BALDASSARE Presidente. – NAPOLETANO Relatore – PALMIERI P.M. (conf.) – Chiappalone ed altre - Tranfo ed altra. 1. Il caso: in tema di distanze tra edifici, in caso di operatività dell’art. 41 quinquies legge urbanistica del 1942, il vicino può chiedere la comunione forzosa del muro del proprietario confinante allo scopo di costruirvi contro, avvalendosi dell’art. 875 c.c.? I coniugi Chiappatone convengono in giudizio davanti al Tribunale di Palmi i coniugi Tranfo, chiedendo che fosse loro attribuita la comunione del muro del fabbricato dei convenuti, previo pagamento del valore della metà del muro e del suolo da occupare con la nuova fabbrica, con condanna dei convenuti a risarcire loro i danni subiti a causa del ritardo della costruzione del nuovo edificio, determinato dal loro rifiuto ingiustificato a rendere comune il muro del proprio immobile e a consentire di costruire in aderenza ad esso, come loro richiesto, ai sensi dell’art. 875 c.c., con apposito atto stragiudiziale. I convenuti si difendono, opponendo che la distanza di 1 metro e mezzo dal confine, alla quale risulta edificato il proprio immobile, è rispettosa dell’art. 873 c.c., norma che all’epoca della costruzione dell’immobile era l’unica norma operante nel locale Comune. Secondo loro, invece, gli attori avrebbero dovuto rispettare la distanza di dieci metri dal loro fabbricato, la cui parete, che si voleva rendere comune, era finestrata. Sia il Tribunale che la Corte di appello di Reggio Calabria danno ragione ai coniugi Tranfo. In Cassazione viene posta la seguente questione giuridica: vi è compatibilità tra il principio codicistico della prevenzione con la disciplina sulla distanza di cui all’art. 41 quinquies primo comma legge urbanistica, come aggiunto dalla legge n. 765/67? 2. La soluzione: l’applicazione dell’art. 41 quinquies non esclude l’operatività delle norme del codice civile con la conseguenza che il privato può avvalersi della possibilità offertagli dall’art. 875 c.c. sulla comunione forzosa del muro. La causa è stata rimessa alle sezioni unite per la soluzione di un contrasto giurisprudenziale sulla questione della compatibilità del principio della prevenzione con la disciplina dettata dall’art. 17 legge n. 765/67 nonché sulla questione del diritto del frontista prevenuto di chiedere l’arretramento dell’edificio del preveniente sino alla distanza di legge dal confine nel caso che il prevenuto non intenda avvalersi della facoltà di avanzare la propria costruzione fino a quella posta nel fondo confinante a distanza illegale. In primo luogo, la Cassazione ribadisce il principio per cui se l’immobile costruito per primo, conforme alle


Giurisprudenza

33

norme codicistiche vigenti all’epoca della costruzione, non risulta conforme alle sopravvenute norme degli strumenti urbanistici, ciò comporta che comunque se il proprietario voglia costruire in aderenza deve rispettare le nuove regole, con la conseguenza che qualora lo strumento urbanistico (nella specie, programma di fabbricazione) vieta la costruzione in aderenza, egli deve rispettare tale prescrizione. Poiché nel caso di specie, lo strumento urbanistico del Comune nulla prevedeva in tema di distanze tra edifici, va applicato, per le s.u., l’art. 17 della c.d. legge ponte del 6 agosto 1967, n. 765, e in forza di tale disposizione che va risolto il problema dell’applicabilità della disciplina codicistica dettata dall’art. 875 c.c. in tema di comunione forzosa del muro, che non è sul confine e, quindi, della possibilità per il vicino di costruire contro il muro stesso; problema la cui soluzione è strettamente connessa alla soluzione del problema dell’applicabilità del principio, anch’esso desumibile dalla disciplina codicistica in tema di distanze tra fabbricati, del c.d. diritto di prevenzione, cioè del diritto di colui che tra i confinanti costruisce per primo, di costruire sul confine o a distanza inferiore alla metà della distanza di legge tra costruzioni finitime ovvero a distanza pari alla metà, sì da costringere il vicino, che nella prima e nella seconda di tali ipotesi non intenda esercitare le facoltà concessegli dagli artt. 875 e 877 c.c. a costruire a distanza tale dalla costruzione del preveniente da assicurare, comunque, il rispetto della distanza di tre metri, prescritta dall’art. 873 c.c. o dell’altra, maggiore, eventualmente prevista dallo strumento urbanistico locale. Per le sezioni unite, che accoglie un orientamento emerso in dottrina (sull’orientamento contrario, critica la posizione di GIOIA, Distanze legali e parcheggi due pesi, due misure, in Corriere Giur., 1197, n. 11, 1310) e in parte della giurisprudenza, vi è contabilità tra la normativa codicistica e quella di cui all’art. 17 citato, ritenendo che la disciplina codicistica della prevenzione debba comunque trovare sempre espressione quando nella norma speciale, come nel caso della norma posta dalla c.d. legge ponte, non sia dato rinvenire alcun indice, esplicito o implicito, di incompatibilità. Ne discende che quando il fabbricato del preveniente si trovi a una distanza dal confine inferiore alla metà del distacco tra fabbricati prescritto dalla norma speciale, il prevenuto ha, ai sensi dell’art. 875 c.c., la facoltà di chiedere la comunione forzosa del muro allo scopo di costruirvi contro. I giudici di legittimità finiscono col trovarsi con le posizioni di quella dottrina (GAMBARO, Il diritto di proprietà, Milano, 1995-467), secondo cui la necessaria armonizzazione tra regola pubblicistica e principi privatistici non deve sempre e necessariamente risolversi nella prevalenza della prima “alla ottimizzazione dell’uso del territorio […] è attribuita una eminente efficacia conformativa delle singole proprietà, e, come si è visto a suo luogo, questo concetto implica una superiorità gerarchica delle scelte pubbliche rispetto alle scelte private; ma non implica ancora una immunità delle prime rispetto ai rimedi che assistono il diritto di proprietà”.

Le note giurisprudenziali sopra riportate sono state tratte dalla rivista “Giurisprudenza Italiana” edita dalla UTET.

AI NON VEDENTI, AGLI IPOVEDENTI (ed ai loro familiari) Gradireste leggere libri, di qualsiasi genere, ma gravi difficoltà di vista ve lo impediscono? Potete ascoltarne la lettura, a casa vostra, registrata su audiocassette.

Basta una telefonata al n. 0185-320420 (ogni mattina dalle 10 alle 12 dal lunedì al venerdì) per avere ogni informazione al riguardo. È un servizio completamente gratuito!


Informativa Un Collega che si distingue

S

iamo lieti ed orgogliosi di dare una bella notizia che riguarda un amico redattore di questa rivista: il geom. Andrea Merello è stato designato all’unanimità dal Consiglio Nazionale dell’ANACI (formato da duecento membri) a rappresentare gli amministratori condominiali italiani nel “Consiglio di Amministrazione” della CEAB (Confederazione Europea Amministratori di Beni), dove l’ANACI rappresenta l’Italia. La CEAB assieme all’EPAG, che raccoglie invece le associazioni di agenti immobiliari, costituiscono la CEPI (Confederazione Europea Professioni Immobiliari) con sede a Bruxelles. Con l’ingresso nella CEAB anche delle Associazioni che raccolgono professionisti di nazioni dell’Est (Polonia, Lituania, Romania) il numero delle nazioni europee rappresentate supera oggi la ventina ed è destinato ad aumentare poiché altre associazioni appartenen-

ti a nazioni dell’Europa Orientale stanno per fare il loro ingresso nella CEAB. Gli iscritti alle associazioni aderenti sono legati dall’osservanza di un codice deontologico europeo. La CEAB è particolarmente attiva sia nel proporre normative comunitarie omogenee in materia di condominio, sia nella formazione mediante cooperazione con alcune università ed altri organismi di paesi diversi, compresa l’IREM che è l’organizzazione degli amministratori di condomini ed immobili operante negli USA. Ad Andrea Merello, già Presidente Nazionale dell’AIACI per sei anni, coopresidente per un anno dell’ANAI, per tre anni Presidente Nazionale dell’ANACI, oggi Presidente Nazionale Onorario e Presidente Regionale per la Liguria dell’ANACI, porgiamo le più vive congratulazioni ed i migliori auguri di buon lavoro anche per questo nuovo e prestigioso incarico.

“Nelle carezze vive un’incarnazione duplice e reciproca. Chi accarezza è accarezzato dal corpo che sta accarezzando”. Jean Paul Sartre


Pagina dell’informatica Navigando in rete geom. Alessio Danovaro

Q

uante volte è capitato che in un colloquio il nostro interlocutore ci chieda “Geometra, qual è la sua e-mail che le mando quel disegno!” oppure proferisca “Mi invii una mail con la bozza del documento…”, lasciandoci completamente spiazzati ed attoniti? Beh, con questo breve escursus che segue, non ho ne la pretesa di insegnare a nessuno come si usi la posta elettronica e neppure ritengo di esserne in grado, però cercherò comunque di dare una traccia molto elementare che ognuno potrà decidere se seguire ed approfondire. Una piccola premessa La posta elettronica è un’applicazione fondamentale di Internet, attraverso la quale è possibile comunicare con persone in qualsiasi parte del mondo, trasmettendo documenti, immagini e suoni ed il tutto in pochissimo tempo e con costi ridotti. I messaggi che inviamo vengono salvati nella mailbox (casella di posta elettronica) del destinatario finché egli non li legge; abbiamo così la certezza che, comunque sia, il messaggio è stato consegnato. Invece, se sbagliassimo l’indirizzo di recapito e questo risultasse inesistente, il nostro messaggio tornerebbe indietro con, in aggiunta, l’indicazione del problema riscontrato. Etimologia dell’indirizzo e-mail Esaminiamo come è strutturato un indirizzo di posta elettronica, prendendo ad esempio il seguente:

geometrige@geometri.ge.it A destra del carattere @ si trova l’indirizzo del computer ( geometri.ge.it ) sul quale si trova l’account (o abbonamento) dell’utente ed al quale sarà trasmesso il nostro messaggio; a sinistra troviamo invece il nome del destinatario ( geometrige ) al quale il server che gestisce geometri.ge.it consegnerà il messaggio. Il carattere @, detto anche chiocciola o e commerciale, in inglese rappresenta la parola “at” che tradotto prende il significato di “presso”. Pertanto il nostro indirizzo si potrebbe rileggere come “geometrige” presso “geometri.ge.it”.

Come creare un nuovo messaggio ed inviarlo I programmi per la gestione della posta elettronica sono molteplici, magari alcuni con funzioni più raffinate di altri. Comunque le regole della e-mail sono univoche e pertanto i concetti non variano. Personalmente prenderò in esempio il software che abitualmente uso e che ritengo sia in possesso anche di altri colleghi: Outlook Express di Microsoft. Per creare un nuovo messaggio basta cliccare sul pulsante “Crea messaggio” oppure dal menu “File”, selezionare “Nuovo” e “Messaggio di posta”. Nella nuova finestra che appare, partendo dall’alto troviamo quattro righe: 1. Da: contiene l’indirizzo e-mail del mittente;


Pagina dell’informatica

2. A: è il campo dove scrivere l’indirizzo del destinatario principale (esempio: geometrige@geometri.ge.it); 3. CC: consente di inviare copia per conoscenza ad altri destinatari; se questi sono in numero superiore ad uno basta interporre tra un indirizzo e il successivo il carattere “;” (punto e virgola); 4. Oggetto: permette di apporre una breve descrizione che comparirà al destinatario ancora prima di aprire il messaggio, rendendogli più facile capire di cosa tratta. Nel caso l’indirizzo del destinatario fosse memorizzato nella rubrica del programma, possiamo richiamare quest’ultima premendo l’icona a sinistra della seconda e/o terza riga: evidenziando i nomi nell’elenco è possibile, tramite i pulsanti A, CC e CCn, inserirli rispettivamente nelle righe summenzionate. Da notare che il pulsante CCn (copia per conoscenza nascosta) ci consente di inviare il messaggio come copia per conoscenza a determinati destinatari senza che i destinatari principali e quelli per conoscenza possano saperlo. Sotto la riga oggetto vi è un riquadro nel quale possiamo digitare liberamente il testo del nostro messaggio e, a nostro piacimento, sottoporlo a controllo grammaticale (menù Strumenti>Controllo ortografia). Le funzioni del programma che si possono applicare al messaggio così creato sono molteplici; tra tutte ricordo: • aggiungere un’immagine di sfondo o un suono (menù Formato>Sfondo); • allegare uno o più file che vogliamo trasmettere (menù Inserisci>Allegato oppure nella barra degli strumenti il pulsante “Allega”); • impostare una priorità affinché il destinatario sappia che il messaggio deve essere letto immediatamente (priorità alta) oppure con comodità (priorità bassa) (menù Messaggio>Imposta priorità oppure nella barra degli strumenti il pulsante “Priorità”); • richiedere conferma dell’avvenuta lettura: al momento dell’apertura del nostro messaggio da parte del destinatario, il suo programma di posta elettronica, previo suo consenso, ci invierà un messaggio contenente data e ora in cui il messaggio è stato

37

visualizzato (menù Strumenti>Richiedi conferma di lettura). Una volta che il messaggio è pronto, lo possiamo spedire premendo il pulsante “Invia” oppure lo possiamo salvare (menù File>Salva o Salva con nome). Ricevere e gestire i messaggi Già all’avvio, il software in automatico controlla se sono stati ricevuti nuovi messaggi; in caso positivo provvede a segnalarlo con apposito messaggio e segnale acustico, quest’ultimo se impostato. È anche in grado di gestire più mailbox, vale a dire: se abbiamo diversi indirizzi di posta elettronica possiamo impostare il programma in modo che controlli tutte le caselle (menù Strumenti>Account>Posta elettronica). In questo caso, però, tutti i messaggi ricevuti vengono indistintamente archiviati nella cartella “Posta in arrivo”; se volessimo che quelli ricevuti in una casella fossero spostati in una ben determinata cartella quale ad esempio “Posta lavoro” non dobbiamo fare altro che creare la nuova cartella (menù File>Nuovo>Cartella) e impostare le regole per la gestione delle mail (menù Strumenti>Regole messaggi>Posta elettronica). Il comando Regole messaggi si dimostra molto utile in quanto permette di gestire al meglio la posta ricevuta, ad esempio mettendo in evidenza messaggi pervenuti da determinati utenti o con certe caratteristiche, spostandone o cestinandone altri, tutto a seconda di come lo impostiamo. Una volta ricevuto, il messaggio può essere lasciato nella cartella Posta in arrivo ovvero possiamo spostarlo manualmente in altre cartelle se non cancellarlo (semplicemente con il tasto “DEL”). In quest’ultimo caso viene spostato nella cartella Posta eliminata: un metodo per rimuoverlo definitivamente è, cliccando con il tasto destro del mouse sopra “Posta eliminata” nella finestra “Cartelle”, selezionare il comando “Svuota cartella Posta eliminata”. Per concludere il consiglio di fare sempre molta attenzione alla posta che vi giunge,


38

Il geometra ligure

specialmente se contiene degli allegati (riconoscibile dall’icona a forma di graffetta posta a sinistra del messaggio): oggi i virus si muovono specialmente via posta elettronica, infettando i computers una volta che l’allegato viene aperto e creando una serie di repliche che verranno spedite via e-mail dal proprio computer a tutti i nominativi presenti nella

rubrica. Quindi può succedere che il virus giunga proprio da un amico che, senza saperlo e volerlo, è stato a sua volta precedentemente infettato. Un rimedio efficace, oltre alla nostra accortezza, è quello di tutelarci con l’ausilio di programmi antivirus, mantenendone sempre aggiornata la banca dati tramite update con cadenza non più che quindicinale.

Il mercatino dell’usato

Inserzione CAROLEO PASQUALE Il sottoscritto geom. _____________________________________________________________ VIA PARASIO, 36 Indirizzo: ______________________________________________________________________ VARAZZE (SV) Comune: _______________________________________________________________________ 019.934126 019.9355835 N° tel.: _______________________________ N° fax: __________________________________ N° 2716 N° iscrizione Albo: __________________________ Contenuto inserzione VENDESI ________________________________________________________________________________ DIGITIZER SUMMAGRAPHIC MICROGRID II ________________________________________________________________________________ ________________________________________________________________________________ FORMATO A0 ________________________________________________________________________________ € 1.200,00 ________________________________________________________________________________ ________________________________________________________________________________ ________________________________________________________________________________ novembre 2002 Varazze, _______________________

“La bellezza è negli occhi di chi guarda”.

William Shakespeare


Recensioni

Guido Elmos - Nicoletta Fayer - Andrea Lavorato “L’APPLICAZIONE DELL’IVA NEL SETTORE EDILIZIO” III edizione aggiornata con le agevolazioni prima casa, le novità per le manutenzioni e per i parcheggi - Maggioli Editore - 2000 - pagine 293 Prezzo € 25,82. Nel Volume sono trattate le recenti innovazioni legislative riguardanti le agevolazioni fiscali per il settore edilizio. Lo scopo è quello di fornire un aiuto all’edilizia che dovrebbe essere un settore trainante per tutta l’economia, facilitando anche l’emersione della parte sommersa. A tal fine vengono ampliate le tipologie di intervento rendendo fruibili le agevolazioni in materia di imposte sul valore aggiunto o di imposte di registro relativamente agli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di case di abitazione con caratteristiche non di lusso. Cercando di applicare le giuste aliquote Iva ad una cessione di beni, oppure ad una prestazione di servizi nell’ambito dell’edilizia, nascono dubbi e si riscontrano alcune difficoltà a causa della varietà dei singoli casi codificati, oltre al continuo variare della normativa. Le problematiche relazionate alle modifiche od innovazioni che il legislatore apporta in materia di agevolazione fiscale, necessitano quindi di chiarimenti. Il testo “L’applicazione dell’IVA nel settore edilizio”, nell’intento di offrire un prodotto il più possibile completo ed aggiornato, comprende tutte le informazioni utili ad interpretare le ultime modifiche alle leggi. Il volume è strutturato in tre parti, la prima riguarda i soggetti: natura del tributo, esercizio di imprese, esercizio di arti e professioni; gli attori del processo edilizio: il progettista, l’impresa edilizia, le società immobiliari, le cooperative e le riunioni di imprese; la seconda parte tratta gli innumerevoli casi di cessione di beni e di prestazioni di servizi. Nella terza parte del libro“L’applicazione dell’IVA nel settore edilizio”, vengono largamente esposte le condizioni generali per fruire delle aliquote Iva ridotte, vengono individuati gli immobili agevolati, le loro caratteristiche e quelle del soggetto acquirente. Negli ultimi capitoli, dettagliatamente, sono elencati gli interventi ammissibili, tra cui l’argomento dei “parcheggi”, anch’esso di importanza rilevante, così come le condizioni per l’applicazione delle agevolazioni per i beni finiti. L’ultima parte del testo “L’applicazione dell’IVA nel settore edilizio” riporta i concetti essenziali rivolti esplicitamente all’interesse del tecnico, da sottolineare in particolare per la concretezza con la quale vengono riportate le categorie di intervento edilizio con i casi specifici. geom. Liliana Olcese


Atti del Collegio

SEDUTA DI CONSIGLIO DEL 27.08.2002 NUOVE ISCRIZIONI Albo n. 3127/2002 CAMBI MARCO s) 16148 GENOVA: Via delle Primule 109/5 - Tel. 010/3761119

DIMISSIONI CUCINI Franco - REBOLI Nicola - SANGUINETI Bartolomeo

SEDUTA DI CONSIGLIO DEL 17.09.2002 TRASFERIMENTI Albo n. 3128/1990 SANVITALE PATRIZIO s) 16121 GENOVA: Via C.R. Ceccardi, 4/8 - Tel. 010/543524 (per trasferimento dal Collegio di Roma)

SEDUTA DI CONSIGLIO DEL 29.10.2002 DIMISSIONI MINETTI Caterina

VARIAZIONI

DI INDIRIZZI

CAMPANELLA Paolo CAMPODONICO Giorgio CIANCIO Maurizio FERRARO Angela FERRERO Claudio FERRETTI Gianni GARDELLA Andrea n.3081 LONDERO Paolo MAGGINI Salvatore MANGINI Marco MELIS Fabio PEDEMONTE Andrea PISTELLA Mauro Mario REBORA Damiano SANGUINETI Roberto SCANIGLIA Carlo SILLA Fabio VENZANO Andrea

-

s) s) s) s) s) s) s) s) s) s) s) s) s) s) s) s) s) s)

16122 GENOVA: Passo Palestro, 7/1 16149 GENOVA: Via G. Buranello, 8/17 s 16121 GENOVA: Via I. d’Aste, 8/5 16159 GENOVA: Sal. Bersaglio, 6/1 16145 GENOVA: Via Trieste, 7/3 sc.A - Tel. 010/312592 16151 GENOVA: Via W. Fillak, 8/1 16031 BOGLIASCO GE: Via G. Mazzini, 233 - Tel. 010/3749147 16036 RECCO GE: Via B. Assereto, 5/4 - Tel. 0185/730575 16121 GENOVA: Via Porta degli Archi, 12/4 - Tel. 010/593281 16137 GENOVA: Passo Ferradini 19/16 Tel. 010/6045419 16164 GENOVA: Sal. S. Cipriano, 2/1 - Tel. 010/711305 16128 GENOVA: Corso A. Podestà, 6/12 - Tel. 010/5957822 16121 GENOVA: Via XX Settembre, 40/4 - Tel. 010/531044 Tel. 0185/50212 16121 GENOVA: Via Granello 5/3 16138 GENOVA: Via Piacenza, 132 A/14 16157 GENOVA: Via G. Murtola 6/8

Gl2003 1  
Advertisement