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il geometra ligure

anno 51º - n. 3 • maggio-giugno 2002 Spedizione in abbonamento postale 70% - sede di Genova Autorizzazione del Tribunale di Genova n. 318 del 29/11/54

Direttore responsabile

Arnoldo Juvara

Segretari di redazione

Maura Mignone Marco Russello

Redattori

Servizio fotografico Direzione Amministrazione Redazione e Distribuzione

Foto di copertina del geom. Adolfo Morasso

Roberta Arena Pier Emilio Copello Alessio Danovaro Paolo De Lorenzi Ettore Fieramosca Filippo Finocchiaro Mario Gramigni Mauro Mattei Andrea Merello Adolfo Morasso Liliana Olcese Alessandro Ombrina Roberto Ombrina Adriano Rodari Lorenzo Traverso Adolfo Morasso 16121 Genova Viale Brigata Bisagno, 8/1-2 Tel. 010.5700735 geometra_ligure@libero.it www.collegio.geometri.ge.it

Luce di mare.

sommario 102 Inno alla vita 103 I volti della terra 110 In materia di sicurezza per le imprese edili 122 A proposito di…

Consolidamento strutturale

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Tasselli ad espansione

128 Legislazione dello Stato 130 Legislazione Regionale La presente pubblicazione è distribuita gratuitamente agli iscritti all’albo professionale della Provincia di Genova ed ai Collegi dei Geometri d’Italia. La riproduzione degli articoli, schizzi e fotografie è permessa solo citando la fonte. Le opinioni espresse dagli Autori, Redattori, Corrispondenti non impegnano né la Direzione, né la Redazione, né il Collegio di cui il periodico è l’organo. Stampato nel mese di aprile 2002 dalle Grafiche Fassicomo - Via Imperiale, 41 - 16143 Genova

131 Giurisprudenza 136 Informativa – SUPER DIA - Nuove procedure 138

– Geo. Val. esperti

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– Piano Regionale Amianto

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– Collegio dei Geometri della Provincia di Genova

142 Informatica 143 Recensioni

Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana

145 Atti del Collegio


Editoriale Inno alla vita

P

rima di sottoporre questi miei pensieri all’attenzione del Comitato di Redazione per l’eventuale pubblicazione, ho riflettuto parecchio perché non contengono aspetti che possano collegarsi in modo specifico al nostro mondo di Geometri. Poi mi sono chiesto perché, davanti a tante tristezze che la vita ci riserva, a quelle non direttamente nostre che vengono divulgate dai mezzi di comunicazione e che spesso riguardano i bambini, non devo partecipare ad altri ed a Voi lettori in particolare, cui mi sento molto legato, esperienze positive che possono un po’ compensare le nefandezze di cui veniamo con tanta frequenza a conoscenza? Così ho deciso ed il Comitato di Redazione ha condiviso il mio pensiero, ed eccomi qui con Voi in un particolare momento ove abbiamo avuto notizie di bambini, non solo maltrattati ma addirittura uccisi. I nostri cuori sono incre-

duli, la nostra mente si interroga, ma com’è possibile? Non c’è risposta. Ma non ci deve essere nemmeno rassegnazione. Ed allora a quelle mamme disgraziate che “buttano” i loro figli appena nati perché al valore della vita hanno preferito il “giudizio” degli uomini, a coloro che rifiutano la vita prima ancora che prenda forma definitiva, a tutti noi che spesso alla vita non diamo il giusto valore e significato, riporto alcuni pezzi di ciò che un giovane ha scritto dopo che ha visto in culla suo nipote: Alessandro!!!… Quando ti cercavo tra gli altri bimbi… ero ansioso e trepidante come un ragazzino… il vederti ha bloccato tutte le mie funzioni vitali mentre il mio povero cervello e il mio cuore impietriti hanno cominciato a pensare, a sperare e a pulsare come non mai. Affascinante è stato vederti dormire serenamente ma stupendo guardarti mentre sten-

devi le manine come se avessi voluto abbracciare il mondo e ti dirò di più, i tuoi occhioni neri sono risuonati dentro me come un inno alla vita… …Tu ora custodisci il segreto della Vita e dell’Amore; fai in modo che non si dissolva con gli anni, portalo dentro te, difendilo a denti stretti e sii pronto a donarlo a chiunque te lo chieda… Concludo qui perché in ciò che abbiamo letto c’è tutto quanto noi abbiamo dentro e spesso non riusciamo ad esprimerlo e, ciò che è peggio, a vederlo. Ma chi ha scritto non è diverso da noi, è stato solo più attento a guardarsi dentro davanti al grande, continuo e meraviglioso miracolo della vita. Dio, chiunque tu sia, Gesù, Maometto, Allah, Budda, Manitou od altro, grazie per averci messo dentro il significato della vita! geom. Arnoldo Juvara


I volti della terra (seconda parte)

Alessandro Di Cerbo

I

l progresso e lo sviluppo della geografia determinato dalle spedizioni (reali o anche solo immaginarie) intorno alla Terra era il tema della quarta parte della mostra (“IL VIAGGIO; LA SCOPERTA; LA CARTA”). Ogni carta “nasce da un racconto, da una discussione, da uno schizzo” e diventa a sua volta evento narrativo. Una percezione ricevuta, peraltro, dalla visione della mostra stessa che si attraversava con la vaga, ma intensa, sensazione di procedere nella lettura di un racconto. Le carte “sono a volte, l’effetto dell’inserimento di informazioni geografiche su Paesi non ancora rivisitati, tratte dalle uniche fonti disponibili: i geografi classici, le mappae mundi medievali, autori come Marco Polo. Sono il prodotto inevitabile del lavoro di incrocio tra fonti eterogenee, spesso, contrastanti, che sovente parlano “linguaggi” diversissimi e tra loro inconciliabili, su cui si costruisce, tra l’inizio del Cinquecento e quello del Settecento, la cartografia a scala universale. Una cartografia che non parte da una sola esperienza di

viaggio, ma elabora con pochi strumenti i prodotti di una quantità di esperienze eterogenee, senza aver sempre i mezzi per valutare, scegliere, decidere”19. Dal ‘500 in poi le progressive conoscenze geografiche e la loro restituzione cartografica sempre più completa e precisa, “non impediscono la congettura né la rendono meno necessaria: le conferiscono, anzi, una maggiore autorità”20. Ogni percorso di ricerca è fatto, anche, di strade che si dimostrano cieche, di scoperte che si rivelano (a volte utilmente) diverse da quelle che si credevano inizialmente, di un procedere che ben poche volte ha l’andamento di una retta, ma è caratterizzato da slittamenti, circonvoluzioni, spezzate (dobbiamo accettare con sereno spirito creativo la serendipity). E questo vale sia per i viaggi sulla superficie della Terra che in quelli della mente umana. Ritornando al tema di fondo di questo articolo “il cartografo, da creatore dell’immagine del mondo, comincia a ridursi a un tecnico che mette abilmente sulla

carta un sapere che gli arriva già garantito alla fonte” 21. Siamo consapevoli di porci una domanda che è una sfida. È possibile pensare ad una cartografia, una topografia che, senza tradire il suo statuto scientifico (o almeno solo in parte, qualche rischio bisognerà correrlo!) sia capace di sporgere lo sguardo su altri campi del sapere? L’interdisciplinarietà come la intendiamo noi, non è abbandonare l’identità (a volte così faticosamente conquistata) del proprio settore scientifico, ma avere il coraggio e la curiosità di affacciarsi su altri territori della conoscenza sapendone cogliere fecondi suggerimenti. Crediamo che ci sia ancora oggi un’immaginario nel topografo (che lui ne sia consapevole o meno); perché non tentare di esprimerlo? Se le carte del passato ci hanno comunicato qualcosa, al di là della semplice tenerezza per quel tipo di rappresentazioni (ripetiamo; sarebbe riduttivo e anche offensivo nei confronti di questi lavori), se ci hanno suggerito un’idea di bello, di religioso, di fantastico, etc, in una parola UNA IDEA DI


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MONDO è possibile per noi uomini del terzo millennio immaginare qualcosa del genere!? È innegabile che si presenteranno dei rischi. Vorrà dire che prenderemo le opportune precauzioni! “Da una parte il reale come dato, quello che bisogna accettare, cui conviene adattarsi: un ordine; dall’altra, il reale come possibile, imprevedibile e insieme costruibile: un ordinamento… o, per riprendere la bella formulazione di Giuseppe Barbieri, il “mondo come lettura” e il “mondo come scrittura”22. Proponiamo allora questa equazione: il topografo = mondo come lettura, descrizione; l’artista, il creativo, colui che esercita la fantasia (..che sta sulle nuvole?) = mondo come scrittura. Il topografo non può lavarsene le mani: anche lui scrive questo mondo. Il suo destino è inci-

Guillaume Delisle (ClaudeAuguste Berey incisore) Mappemonde dressée sur les observations de Mrs de l’Académie des sciences et quelques autres et sur les mémoires les plus recens Parigi, 1700.

Il geometra ligure

so nel suo nome: TÓPOS = luogo, GRAPHÍA = scrittura. Dopo tanto girovagare per il mondo, concentrarsi su un’area territoriale ristretta poteva costituire un contrappunto funzionale alla produzione di riflessioni sui rapporti/confronti tra globale e locale, conosciuto e sconosciuto, sé stessi e gli altri. È il compito che era stato affidato alla parte della mostra intitolata “LA SCOPERTA DEL TERRITORIO VICINO” che, come tributo alla sede luogo di questa esposizione, si era concentrata sull’area lombarda e sul suo epicentro, ovviamente, Milano. Le rappresentazioni della Terra sono state realizzate nella maggior parte dei casi su supporti cartacei, e quindi su superfici piane (con tutti i

problemi di “stendervi” sopra una superficie curva, risolti brillantemente per primo dal Mercatore); ma non poteva rimanere inespresso il desiderio da parte dell’uomo di costruire veri e propri mondi in miniatura. Nascono così i globi (sia terrestri che celesti), quelli che noi oggi chiamiamo mappamondi e che erano oggetto del settore della mostra intitolato “IL RUOLO DEI GLOBI NELLA CONOSCENZA DELLA TERRA”. Consentitemi qui una nota personale. Questa è una delle sale più suggestive della mostra e il ricordo è andato al film “Il grande dittatore” di chapliniana memoria. Il suo delicato e dolce balletto quanto, allo stesso tempo, terribile e tragico, mi ha riportato al senso di responsabilità che noi uomini dovremmo avere (anche) nei confronti del pianeta da noi abitato e così


I volti della terra

splendidamente disegnato. Una attenzione e, mi permetto di scrivere, un affetto di cui tutti i “ritratti” e i materiali esposti erano dimostrazione. La settima sezione della mostra, “L’ISTINTO DELLA MISURA. 3000 ANNI DI DISEGNO DELLA TERRA”, ci riporta al discorso già affrontato di un mondo ricostruito su concetti geometrico-matematici (misura, numero, figure geometriche, etc.) e quello precedente di natura “topologica”. “L’esempio classico di trasformazione topologica è quella sul piano di gomma: una figura – per esempio un quadrato – disegnata su un piano di gomma può essere trasformata tendendo opportunamente il piano, in un rettangolo, o in una circonferenza, o in una qualunque figura perimetrata curvilinea o poligonale, comunque sia i punti interni della figura rimarranno interni e gli esterni, esterni, la regola è che il piano di gomma venga stirato e compresso, mai tagliato. È quanto accade alla memoria visiva che dilata, restringe, deforma il già visto non in modo casuale e caotico, ma secondo determinati criteri”23. La topologia precede la topografia “come – se riguardata nel contesto complessivo della storia della cartografia – la Tabula Peutingeriana esemplarmente dimostra. Sotto tale aspetto, anzi, la topografia non è altro che un caso particolare della topologia, una delle sue forme. Ciò è vero in termini storici prima

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ancora che logici. E come la nostra storia dimostra, la topografia non è altro che la versione moderna della topologia – di conseguenza, il post-moderno è soltanto la scoperta dei limiti di tale versione”24. Qui di seguito riportiamo un passo tratto dal catalogo della mostra su Picasso, su cui riflettere in parallelo a quanto esposto sopra. “Leo Steinberg ha sottolineato quanto fosse importante per Picasso liberarsi da ogni legame col disegno strutturale di tipo naturalistico, e cita come esempio la testa, uno dei più importanti campi di battaglia formali di Picasso. Perché in quel momento la “misura”, la distanza normativa tra le cose, era proprio ciò che Picasso andava destabilizzando. Secondo Steinberg, l’artista muove all’attacco di questi intervalli sino a distruggerli. Non si tratta semplicemente di una distorsione, che implica una qualche violazione di una proporzione canonica. L’operazione di Picasso ha un carattere più radicale. Una volta liberati dal loro contesto strutturale, i lineamenti del volto “d’ora in poi saranno sempre soggetti a una ridistribuzione”25. Ricordo alcuni visi ritratti da Picasso in cui è evidente il tentativo di riportare sul piano della tela, filtrati dalla sua sensibilità, la loro articolazione spaziale e dove alcuni hanno intravisto una operazione simile a quella del Mercatore. Lo stesso problema: rappresentare su una superficie la

tridimensionalità dello spazio. E ancora mi chiedo: si può parlare di un sempre più marcato aspetto “topologico” nella pittura di Picasso? In fondo nei suoi quadri non c’è anche “dilatazione, restrizione, deformazione”? “Braque”, amico e compagno di viaggio nell’attività pittorica di Picasso “aveva già trovato il suo modo di esprimere la mancanza di profondità contraendo i suoi dipinti per trasformarli in valori pittorici e, come abbiamo detto in precedenza, utilizzando il sistema delle ombreggiature come elemento autonomo”26. Quello che accade nella cartografia nella discussione sul “lumeggiamento” delle planimetrie per ottenere l’effetto del rilievo, è esattamente il contrario. “Insieme alla prospettiva, ad essere proscritta dalla nuova carta geometrica è l’ombra, sono le cosiddette “ombre portate”, ritenute in contraddizione con il punto di vista rigorosamente planimetrico. Anche se sotto questi aspetti il disegno topografico rimane in teoria sotto l’influsso del disegno artistico, di imitazione della natura – nel teorizzare il tipo di carta perfetta si chiede di riprodurre “la natura stessa rivestita delle sue forme e dei suoi colori, solo ridotta alle dimensioni della scala” – di fatto e in piena coerenza con i principi già approvati si stabilisce che l’uso del lumeggiamento e dei colori deve essere solo “un mezzo ausiliario subordinato alla proiezione geometrica, senza mai contraddirla o nasconderla””27.


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“Costruire un sogno sul mondo” Ezra Pound Ritornando a Picasso: “uno dei principali temi della nuova arte era la definizione in termini formali del rapporto tra l’uomo e il mondo. Per gli artisti, si trattava del rapporto sfondo/figura. È il problema dell’”io”: come mi rapporto al mondo?, o in modo ancora più sottile: come posso definirmi come soggetto umano a fronte del soverchiante impulso meccanicistico del mondo a replicarmi semplicemente come un’ulteriore unità anonima? Picasso e Braque decisero di ristrutturare lo spazio in modo tale che la figura possa osservare se stessa in un costante dialogo con il proprio sfondo”28. “Fulcro della nuova struttura era la riorganizzazione pittorica degli elementi tradizionali del disegno figurale e della prospettiva. L’antico sistema dualistico aveva trovato la propria unità nell’istituzione di un punto di vista esterno dal quale osservare ogni cosa. La nuova elaborazione consisteva nel sovrapporre al disegno per contorni la griglia della prospettiva e nel trasformarli in analogie formali l’uno dell’altra, integrando la rappresentazione della figura con quella dello sfondo – per poi disintegrarla in una diabolica formazione mutevole di scomposizione/ unità/ scomposizione”29.

Il geometra ligure

I cartografi decidono invece di andare in senso nettamente opposto. “L’approccio positivista riduce l’oggetto all’oggettivo, cioè al reperimento delle condizioni che ne permettono la manipolazione e trascura gli aspetti che potrebbero modificarci in quanto soggetti”30. “… Un oggetto scientifico non si scopre come una statua sotterrata, bensì si “costruisce” mediante una serie di operazioni dove il reale e il ricercatore interagiscono intensamente. E cosa sarebbe questo “reale”? Il reale è ciò che ���resiste” (all’azione scientifica), ciò che “sfugge” (alle domande del ricercatore), ma pure ciò che cambia di “statuto” durante lo stesso approccio che mira a conoscerlo – non essendo quest’ultimo fenomeno il meno strano. In altri termini, tutto accade come se il ricercatore giungesse, ad un certo punto del suo progredire, a lasciarsi prendere dall’oggetto, come se l’oggetto fosse capace di iniziativa… nella realtà della ricerca, ciò che succede è l’interazione di discipline diverse all’interno del ricercatore stesso. Il ricercatore deve praticamente specializzarsi di volta in volta e non deve aver paura di farlo. Se prosegue per problemi, vi è quasi costretto… Contrariamente a ciò che insegnano le scuole di management, mi pare sbagliato non fare che una cosa alla volta. Al contrario bisogna - come dice il

Le mappe sono un modo di organizzare la sorpresa Peter Steinhart, Names on a Map (1986)

francese - «y aller par quatre chemins», letteralmente «andarci per quattro vie», non avere timore di deviare, perché le nostre curiosità diverse si aiutano a vicenda… La morale… può adesso formularsi nel modo seguente: “sii fedele alla tua deriva!”… C’è “un doppio movimento che, da una parte porta i procedimenti dello scoprire alla coscienza e, dall’altra, produce l’interiorizzazione del processo cognitivo… Questo doppio movimento suppone che il ricercatore viva in accordo con il proprio inconscio… Esprime il fenomeno dell’identificazione temporanea del soggetto con il suo oggetto [nel nostro caso il topografo con la Terra]… L’osservazione non fornisce che dell’informazione, mentre solo l’ipotesi produce del senso”31. Se l’accostamento non è troppo ardito, vorrei rilevare come il nuovo indirizzo di ricerca nel campo della pittura, studiato e approfondito da Picasso, conduca verso un atteggiamento analitico di astrattizzazione geometrica della realtà (tipica del cubismo) che può essere posta in parallelo con quella in campo cartografico. Ma, se nei quadri cubisti la mutua interazione tra soggetto e mondo pervade tutta la rappresentazione, sulle carte, sulle mappe e sugli atlanti prende il sopravvento un processo contrario di esasperata oggettivazione che separa l’Uomo dalla Terra. Ritornando a questa sezione della mostra parlando di misura non potevano manca-


I volti della terra

re gli strumenti costruiti per rilevarla. Si poteva passare così in rassegna da un telescopio equatoriale (portatile, del 1780 circa), alla ricostruzione di una groma romana, a uno squadro agrimensorio del XVII-XVIII secolo, ai grafometri, alle bussole, a un teodolite ripetitore (del 1840 circa), agli astrolabi, etc. Tornando ai nostri giorni ci siamo ricordati di come nelle nostre moderne stazioni totali, strumenti governati dalla microelettronica di alta precisione che forniscono con immediatezza già in campagna le svariate misure, sia angolari che lineari, senza ulteriore bisogno di calcoli a tavolino, a supporto di tanta tecnologia d’avanguardia si utilizzano ancora oggi strumenti antichi, apparentemente poveri, ma estremamente efficaci. Per la messa in verticale di una retta il filo a piombo (una banale cordicella con all’estremità un peso, tutto qui!), per disporre un piano in orizzontale di una bolla, all’interno di un liquido, fatta di… aria, mentre per un piombino ottico si ricorre a un semplice gioco di specchi (per paradosso potremmo dire: l’inerzia della tecnica). Giocando con i termini potremmo parlare di topografia globale quando siamo entrati nella penultima parte della mostra dal titolo “LA TERRA RIDISEGNATA DALLO SPAZIO”. Qui sono i satelliti che misurano il nostro pianeta osservandolo, nella sua totalità, dallo spazio. Una macchina

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elettro-meccanica autonoma nelle sue procedure di misurazione e scansione della superficie terrestre si estranea dall’oggetto osservato al punto di traguardarlo da distanze… siderali. Che il processo di oggettivazione della cartografia, iniziato secoli fa, abbia trovato oggi in questa immagine (nel suo doppio senso) la sua massima espressione? Abbiamo veramente reso così rigorosa, esatta e scientifica, ma soprattutto ASSOLUTA, la visione, oppure il nostro è un miraggio, una illusione… ottica? Siamo uomini del nostro tempo, e quindi è estremamente complicato per noi valutare criticamente la nostra contemporaneità prendendone le dovute distanze. Eppure siamo ancora convinti che l’elemento UOMO continui a essere, volenti o nolenti, quell’ente vivente autocosciente che interpreta soggettivamente la realtà in cui è immerso ed ha NECESSITA’ e DESIDERIO di rappresentarsela. “IL CYBERSPAZIO. MAPPE E VIAGGI IN UN NUOVO SPAZIO SOSPESO TRA IL REALE E IL VIRTUALE” era l’ultimo tema affrontato dalla mostra, che a nostro avviso commetteva l’errore di sostituire l’oggetto osservato (la Terra) con

Una mappa del golfo di Napoli realizzata dal satellite europeo Ers. Qui l’immagine raccolta con il radar ad apertura sintetica del satellite è colorata artificialmente per mettere in evidenza le diverse linee di livello.

altri ambiti tridimensionali (più o meno materiali e/o virtuali) ad esso sostanzialmente estranei. Quale legame c’è tra il nostro pianeta, con tutto il suo portato archetipico, e le suggestioni spaziali provocate dalle reti informatiche? Il solo e generico concetto di spazio li accomuna e nulla più. Siamo così arrivati nell’”era del computer” (non abbiamo, con tutto il rispetto, niente di meglio con cui definire la nostra epoca!). Eppure proprio questa macchina potrebbe rimettere in gioco temi e questioni, solo apparentemente, definitivamente risolti e accantonati. Due esempi su tutti: il disegno computerizzato offre la possibilità di ricombinare dinamicamente la visione prospettica con quella zenitale. Il monitor può presentare, in movimento, una superficie di


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Il geometra ligure

Simon Marmion (attribuita a) Mappa Mundi in Jean Mansel, La Fleur des Histories Valenciennes, 1459-1463.

territorio a “volo d’uccello” e, al nostro comando, possiamo immediatamente riconquistare lo sguardo dall’alto (la

planimetria). Ancora: la possibilità di sfruttare le potenzialità multimediali dei computers possono arricchire di

informazioni le cartografie digitalizzate senza che questo comprometta il rigore geometrico e figurativo della rappresentazione (apertura e chiusura di finestre, rimandi, zoomate, etc.). Questi aspetti ripropongono il tema delle tecniche e dei modi della RAPPRESENTAZIONE; argomento che ci è parso in buona parte eluso (anche se dobbiamo riconoscere che sarebbe stato improponibile aggiungere un’ulteriore sezione alle numerose già presenti). Lo suggeriamo come argomento di una prossima mostra. Il nostro, affascinante, viaggio si è concluso; ma il percorso storico offerto dalla mostra non termina né qui né oggi. Sentiamo ancora il desiderio di disegnare altri nuovi VOLTI della TERRA, specchi della nostra immagine.

Dedicato alla mia cara nonna, Aldina (la prima parte dell’articolo è stata pubblicata nel numero 2 della rivista)

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MARICA MILANESI, op. cit. MARICA MILANESI, op. cit. MARICA MILANESI, op. cit. ANDRÉ CORBOZ, Ordine sparso. Saggi sull’arte, il metodo, la città e il territorio, FRANCO ANGELI, Milano, 1998. ENRICO GAMBA, L’istinto della misura. 3000 anni di disegno della terra, catalogo della mostra “SEGNI E SOGNI DELLA TERRA; il disegno del mondo dal mito di atlante alla geografia delle reti, ELECTA, Milano, 2001. FRANCO FARINELLI, Le incomparabili rivoluzioni, in Casabella n.553-554 gen-feb 1989. BERNICE B. ROSE, Il mondo come artefatto, catalogo della mostra “PICASSO. 200 capolavori dal 1898 al 1972”, ELECTA, Milano, 2001. BERNICE B. ROSE, op. cit. MASSIMO QUAINI, op. cit. BERNICE B. ROSE, op. cit. BERNICE B. ROSE, op. cit. ANDRÉ CORBOZ, op. cit. ANDRÉ CORBOZ, op. cit. GEORGES PEREC, op. cit. Le immagini sono state estratte dal catologo della mostra “SEGNI E SOGNI DELLA TERRA; il disegno del mondo dal mito di Atlante alla geografia delle reti”, ELECTA, Milano, 2001.


I volti della terra

“MAP REF. 41°N 93°W An unseen ruler defines with geometry an unruleable expanse of geography an aerial photographer over exposed to the cartologist’s 2D images knows the areas where the waters flowed so petrified the landscape grows straining eyes, try to understand the works, incessantly in hand the carving and pearing of the land the quarter square, the graph divides beneath the rule, a country hides Interrupting my train of thought lines of longitude and latitude define and refine my altitude The curtains undrawn harness fited: no escape common and peaceful: duck flat lowland landscape canal, cannard, water coloured crystal palaces for floral kings a widespread waving span of wings witness the sinking of the sun a deep breath of submission has begun Interrupting my train of thought lines of longitude and latitude define and refine my altitude.” Dall’album dei Wire dal titolo “154” (Harvest/EMI, 1979)

Ringrazio la Geom. Liliana OLCESE per avermi stimolato a scrivere il presente articolo, per l’aiuto prestatomi nella stesura al computer del testo nonché per l’utile confronto di idee. È mio augurio quello di aver onorato lo spazio che la rivista Il GEOMETRA LIGURE ha voluto dedicare a questo mio lavoro. Si ringrazia la casa editrice De Agostini per aver gentilmente concesso l’autorizzazione alla riproduzione delle immagini che corredano il presente articolo.

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“Che cosa si può conoscere del mondo? Dalla nascita alla morte, che quantità di spazio può sperare di abbracciare il Nostro sguardo? Quanti centimetri quadrati del pianeta Terra avranno toccato le nostre suole? Girare il mondo, percorrerlo in lungo e in largo, non permetterà di conoscerne più che qualche ara, qualche arpento: minuscole incursioni in vestigia incorporee, brividi d’avventura, improbabili ricerche fossilizzate in una nebbia dolciastra di cui alcuni particolari si fisseranno nella nostra memoria: al di là di tutte queste stazioni e di queste strade, e delle piste scintillanti degli aeroporti, e di queste strisce strette di terreno che un treno di notte lanciato a tutta velocità illumina per un breve istante, al di là dei panorami attesi troppo a lungo e scoperti troppo tardi, e dei mucchi di pietre e dei mucchi d’opere d’arte, saranno forse tre bambini che corrono su una strada bianca, oppure una casetta uscendo da Avignone, con una porta a graticcio di legno un tempo dipinta di verde, le sagome degli alberi che si stagliano in cima a una collina nei dintorni di Saarbrucken, quattro ilari obesi al tavolino di un caffè alla periferia di Napoli, la via principale di Brionne, nell’Eure, due giorni prima di Natale verso le sei di sera, il fresco di galleria nel suk di Sfax, una minuscola diga trasversale in un lock scozzese, una strada a tornanti vicino a Corvoll’Orgueilleux… E con essi, irriducibile, immediata e tangibile, la sensazione della concretezza del mondo: qualcosa di chiaro, di più vicino a noi: il mondo, non più come una perenne sfida da accettare senza tregua, non come un unico pretesto per una esasperante accumulazione né come illusione d’una conquista, ma come ritrovamento d’un senso, come percezione di una scrittura terrestre, d’una geografia di cui abbiamo dimenticato di essere gli autori”32. Georges Perec


In materia di sicurezza per le imprese edili Ing. Paolo Nattero

Premessa di presentazione di alcuni appunti in materia di igiene e sicurezza sul lavoro. Le recenti normative in materia di igiene e sicurezza sul lavoro hanno trasmesso ai tecnici notevoli responsabilità amministrative e penali legate al controllo della sicurezza dei cantieri. Le leggi e le norme che regolano tale materia partono dalle fondamentali norme del 1955 ed arrivano alle recenti normative (direttiva cantieri e

legge Merloni). Ne segue che la materia è complessa, di non semplice interpretazione e di non facile lettura per i “non addetti ai lavori”. Si ritiene di fare cosa gradita presentando un PROMEMORIA PER IMPRESE EDILI che deriva dalla lettura delle fondamentali norme ed è formulato secondo argomenti partendo dall’apertura del can-

tiere ed esaminando vari aspetti tecnici: scavi, ponteggi, macchine, demolizioni, ecc. Il promemoria, integrato da una bozza di piano operativo di sicurezza, è da intendersi indicativo e non esaustivo della materia e saranno gradite eventuali osservazioni o commenti. La stesura del testo è stata predisposta dell’Ing. Paolo Nattero di Chiavari che opera da tempo in materia di igiene e sicurezza sul lavoro.

ELENCO PRINCIPALI NORME DI IGIENE E SICUREZZA SUL LAVORO PER I CANTIERI EDILI. D.P.R. 27/4/55 N° 547 Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.

D.M. 12/9/58 Istituzione del registro infortuni.

za di tipo mafioso e di altre gravi forme di manifestazioni di pericolosità sociale.

D.P.R. 7/1/56 n° 164 Norme per la prevenzione infortuni sul lavoro nelle costruzioni.

Legge 7/12/84 N° 818 Nulla osta provvisorio per le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi e norme integrative dell’ordinamento del corpo nazionale dei VV.FF.

D.Lgs. 15/8/91 n° 277 Attuativa delle direttive CEE in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro. (piombo - amianto- rumore).

D.P.R. 19/3/56 n° 302 Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro integrative di quelle generali D.P.R. 547.

Legge 5/3/90 n° 46 Norme per la sicurezza degli impianti.

D.P.R. 19/3/56 N° 303 Norme generali per l’igiene sul lavoro.

Legge 19/3/90 n° 55 Nuove disposizioni per la prevenzione della delinquen-

D.Lgs. 19/9/94 n° 626 Attuazione direttive CEE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute


In materia di sicurezza per le imprese edili

dei lavoratori sul luogo di lavoro. D.Lgs. 19/12/94 n° 758 Modificazioni alla disciplina sanzionatoria in materia del lavoro. D.Lgs. 14/8/96 n° 493 Attuazione della direttiva 92/58/CEE concernente le prescrizioni minime per la segnaletica di sicurezza e/o di salute sul luogo di lavoro.

D.Lgs. 14/8/96 n° 494 Attuazione della direttiva 92/57/CEE concernente le prescrizioni minime di sicurezza e di salute da attuare nei cantieri temporanei o mobili. D.M.I. 10/03/1998 Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro.

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D.Lgs. 4/8/1999 n° 359 Attuazione della direttiva 95/63/CEE che modifica la direttiva 89/655/CEE relativa ai requisiti minimi di sicurezza e salute per l’uso di attrezzature di lavoro da parte dei lavoratori. Codice della Strada e regolamento di attuazione. D.Lgs. 19/11/1999 n° 528 Modifiche al D. Lgs 494/96.

OPERAZIONI FONDAMENTALI ALL’APERTURA DI UN NUOVO CANTIERE. Provvedere sempre alla denuncia di nuovo cantiere presso gli Enti competenti (INPS, INAIL, A.S.L., Cassa Edile, eventuali altri Enti in funzione del tipo di lavoro e della zona). Eventuale denuncia opere in c.a., permesso rottura suolo pubblico, occupazione suolo pubblico, denuncia inquinamento acustico, ecc. Effettuare la valutazione del rischio da rumore (e/o aggiornarla) per le specifiche attività dell’Impresa e tenere in cantiere copia del rapporto di valutazione del rumore. Prima dell’inizio dei lavori predisporre idoneo piano operativo della sicurezza, firmato dal datore di lavoro e renderne edotte le maestranze. Dotare il personale di dispositivi di protezione individuale: guanti, elmetti, scarponi di sicurezza con suola imperforabile, mascherine per la polvere, cintura di sicurezza, ecc.; come indicato dal piano di sicurezza del cantie-

re o dalla Valutazione dei Rischi aziendale, preferibilmente facendo controfirmare idonea ricevuta.

Tenere in cantiere, in magazzino ed in ufficio la regolamentare cassetta di medicazione.

Per lavori per conto di Enti pubblici o in sub appalto da Imprese per Enti pubblici (che non rientrano nel campo di applicazione del D. Lgs. 494/ 96) predisporre idoneo piano di sicurezza firmato dal datore di lavoro e renderne edotte le maestranze.

Tenere in cantiere copia del registro infortuni, vidimato dalla A.S.L. competente per territorio.

Informare gli eventuali subappaltatori ed i collaboratori (padroncini, artigiani, ecc.) in merito alla necessità di adeguarsi alle vigenti norme di sicurezza e coordinare la loro attività con la propria. Per lavori per conto di Enti pubblici procedere a regolarizzare gli eventuali sub appalti. Tutti i sub appaltatori devono predisporre il piano operativo della sicurezza. Esporre in cantiere la tabella “Orario di lavoro”. Informare gli operai dei rischi specifici a cui sono sottoposti.

Tenere in cantiere copia di eventuali verbali degli organi di vigilanza (A.S.L., Ispettorato del Lavoro, ecc.). Tenere in cantiere copia della notifica preliminare alla A.S.L., esposta in modo ben visibile. Tenere in cantiere copia della verifica dell’impianto di messa a terra in cui siano riportati i valori di resistenza di terra ed effettuata prima della messa in esercizio da ditta in grado di rilasciare la dichiarazione di conformità. Tenere in cantiere copia della denuncia della rete di terra (modulo B - da presentare all’ISPESL - piazza Brignole 3 - Genova). Richiedere ogni due anni la verifica periodica.


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Il geometra ligure

• • • • • • •

Anche per la gru deve essere tenuta in cantiere l’attestazione dell’ultima verifica.

• • • Tenere in cantiere copia della denuncia dell’impianto contro le scariche atmosferiche (modello A - da presentare all’ISPESL - piazza Brignole 3 - Genova). Richiedere ogni due anni la verifica periodica. Denunciare all’ISPESL (o alla A.S.L. se solo trasferimento) l’installazione degli apparecchi di sollevamento con portata superiore a 200 Kg. Predisporre eventuali deleghe ai preposti.

Revisione mezzi ed attrezzature. Tenere in cantiere la documentazione attestante la verifica delle attrezzature di lavoro ad esempio per: • scale aeree ad inclinazione variabile; • ponti mobili sviluppabili su carro; • ponti sospesi muniti di argano; • funi e catene di impianti di sollevamento; • gru ed apparecchi di sollevamento di portata supe-

ADEMPIMENTI PREVISTI DAL D.Lgs. 626/94. Elezione del rappresentante dei lavoratori.

Redazione VALUTAZIONE DEL RISCHIO.

Nomina del Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione.

Inoltre è sempre necessario: • valutare i rischi per la salute;

Invio comunicazione (raccomandata a.r.) ad A.S.L. e Ispettorato del lavoro del nominativo del responsabile del S.P.P. Nomina del Medico competente.

• eliminare i rischi in base alle conoscenze acquisite ed al progresso tecnico e quando questo non sia possibile, ridurre i rischi al minimo;

riore a 200 Kg; elementi di ponteggio; ponteggi metallici fissi; argani dei ponti sospesi; funi dei ponti sospesi; armature degli scavi; ponteggi sospesi motorizzati; funi dei ponteggi sospesi motorizzati; apparecchi a pressione; generatori e recipienti di vapore d’acqua; generatori di calore per impianti di riscaldamento.

Consegnare copia del piano di sicurezza e coordinamento predisposto dal Committente al rappresentante dei lavoratori ed illustrarne il contenuto. L’attività rientra tra le lavorazioni per le quali vige l’obbligo delle visite mediche preventive e periodiche. Verificare con il medico competente le scadenze delle varie visite mediche periodiche (ad esempio antitetanica) e l’eventuale necessità di una visita al cantiere.

• ridurre i rischi alla fonte; • programmare la prevenzione integrata con il ciclo produttivo; • sostituire ciò che è pericoloso con ciò che lo è meno; • rispettare i principi di ergonomia per i posti di lavoro; • dare preferenza alla protezione collettiva più che alla protezione individuale;


In materia di sicurezza per le imprese edili

• limitare al minimo il numero dei lavoratori soggetti a rischio;

mazione ed informazione dei lavoratori in materia di sicurezza;

• utilizzare al minimo agenti chimici, fisici, biologici (schede tossicologiche dei materiali utilizzati);

• nominare gli addetti al pronto soccorso, emergenze, antincendio;

• effettuare regolare manutenzione di ambienti, macchinari e attrezzature; • rendere edotti i lavoratori in merito a quanto esposto nella valutazione del rischio; • procedere ad adeguata for-

• procedere ad adeguata formazione ed informazione del responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione (16 ore per i Datori di Lavoro che svolgono la funzione di responsabile del S.P.P.); • procedere ad adeguata formazione ed informazione

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del Rappresentante dei Lavoratori (durata minima del corso 20 ore) e degli addetti al pronto soccorso, antincendio ed emergenze; • aggiornare e/o modificare la valutazione ogni qualvolta si cambi il ciclo lavorativo, le modalità di lavoro ed in generale i rischi; • predisporre adeguata gestione dell’emergenza; • nelle Aziende/Imprese con più di 15 dipendenti è obbligatoria almeno una riunione all’anno in materia di sicurezza.

PRINCIPALI NORME DISCIPLINANTI I LAVORI SU STRADA. Segnalamento temporaneo: I lavori ed i depositi su strada ed i relativi cantieri devono essere dotati di sistemi di segnalamento temporaneo mediante l’impiego di specifici segnali. I segnali di pericolo o di indicazione da utilizzare per il segnalamento temporaneo hanno colore di sfondo giallo. I segnali temporanei possono essere utilizzati con supporti e sostegni o basi mobili di tipo trasportabile e ripiegabile che devono assicurare la stabilità del segnale in qualsiasi condizione della strada ed atmosferica. Per gli eventuali zavorramenti dei sostegni è vietato l’uso di materiali rigidi che possono costituire pericolo od intralcio per la circolazione. I segnali devono essere scelti ed installati in maniera

appropriata alle situazioni di fatto ed alle circostanze specifiche secondo quanto rappresentato negli schemi segnaletici differenziati per categoria di strada. Nei sistemi di segnalamento temporaneo ogni segnale deve essere coerente con la situazione in cui viene posto e, ad uguale situazione, devono corrispondere stessi segnali e stessi criteri di posa. In prossimità della testata di ogni cantiere di durata superiore ai sette giorni lavorativi deve essere apposto apposito pannello recante le seguenti indicazioni: • ente proprietario o concessionario della strada; • estremi dell’ordinanza; • denominazione dell’impresa esecutrice dei lavori; • inizio e termine previsto dei lavori;

• recapito e numero telefonico del responsabile del cantiere. Personale al lavoro: Coloro che operano in prossimità della delimitazione di un cantiere o che comunque sono esposti al traffico dei veicoli nello svolgimento della loro attività lavorativa, devono essere visibili sia di giorno che di notte mediante indumenti di lavoro fluorescenti e rifrangenti. Tutti gli indumenti devono essere realizzati con tessuto di base fluorescente di colore arancio o giallo o rosso con applicazione di fasce rifrangenti di colore bianco argento. In caso di intervento di breve durata può essere utilizzata una bretella realizzata con materiale sia fluorescente che rifrangente di colore arancio.


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SCAVI. Durante i lavori deve essere assicurata la viabilità delle persone e dei veicoli. Le rampe di accesso alle zone di scavo devono avere una carreggiata sufficientemente solida ed una pendenza adeguata ai mezzi di trasporto. Le alzate dei gradini ricavati nel terreno, devono essere sostenute, ove occorra con tavole e robusti paletti. L’accesso ai posti di lavoro deve essere predisposto con idonee scale o rampe di sicurezza. Le pareti dello scavo devono avere un’inclinazione ed un tracciato tali da impedire franamenti. Nei lavori di escavazione con mezzi meccanici deve essere vietata la presenza degli operai nel campo di azione dell’escavatore e comunque sul ciglio del fronte di attacco. I lavori ed i depositi su strada devono essere adeguatamente segnalati. Prima di iniziare ogni operazione di scavo, verificare la presenza di servizi e/o utenze (ad esempio: acquedotto, fognatura, rete gas, Enel, telefono, ecc.). Operando in particolari zone a rischio valutare l’opportunità di procedere alla ricerca e rimozione di eventuali ordigni bellici (sminamento). Qualora gli scavi avessero profondità superiore a m 1,50

Il geometra ligure

verificare la stabilità del terreno ed eventualmente procedere alla puntellazione. In prossimità del ciglio dello scavo (se superiore a m 2,00) deve essere installato un idoneo parapetto atto ad impedire la caduta di persone. DEMOLIZIONI. Qualora siano presenti manufatti di cemento - amianto (tipo eternit), predisporre, con congruo anticipo, idoneo piano di smontaggio e smaltimento al fine di ottenere i necessari permessi dalla A.S.L. locale. Prima dell’inizio dei lavori di demolizione procedere alla verifica delle condizioni di conservazione e stabilità delle opere da demolire. In base a quanto sopra eseguire le opere di puntellazione e rafforzamento necessarie ad evitare che durante la demolizione si verifichino crolli improvvisi. I lavori di demolizione devono procedere con cautela dall’alto verso il basso ed in modo da non pregiudicare la stabilità delle opere circostanti. Per le demolizioni strutturali predisporre sempre “idoneo piano di demolizione” firmato dall’imprenditore dal responsabile del cantiere e tenuto a disposizione degli Organi di Vigilanza. La demolizione dei muri deve essere fatta servendosi di ponti indipendenti dall’opera di demolizione.

Il materiale di demolizione non deve essere gettato dall’alto; ma convogliato in appositi scivoli il cui estremo inferiore non deve risultare di altezza maggiore a 2,00 m dal livello del piano di raccolta. L’imboccatura superiore del canale deve essere sistemata in maniera tale che non possano cadervi accidentalmente persone. L’accesso allo sbocco dei canali di scarico per il caricamento ed il trasporto del materiale accumulato deve essere consentito soltanto dopo che sia stato sospeso lo scarico dall’alto. È vietato fare lavorare gli operai sui muri in demolizione. Il materiale di demolizione, ove sia costituito da elementi ingombranti, deve essere calato a terra con mezzi idonei. Ridurre il sollevamento di polvere, bagnando con acqua. Nella zona sottostante la demolizione deve essere vietato il transito e la sosta, delimitando l’area con idonei sbarramenti. Qualora leggi e regolamenti locali lo consentano, è permessa la demolizione per rovesciamento, solo per opere di altezza inferiore a 5,00 m. Devono comunque essere predisposte opportune misure di sicurezza. I lavori devono essere progettati ed intrapresi soltanto sotto la sorveglianza di una persona competente.


In materia di sicurezza per le imprese edili

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PONTEGGI ED OPERE PROVVISIONALI. Devono essere predisposte idonee opere provvisionali per i lavori che si eseguono oltre i 2,00 m di altezza. Quando il ponteggio è superiore a m.20 copia del progetto dello stesso deve essere tenuto in cantiere.

Dotare i lavoratori esposti a rischio di caduta dall’alto di idonea cintura di sicurezza. Tenere in cantiere copia dell’autorizzazione ministeriale all’uso del ponteggio e relazione tecnica del fabbricante. Tenere in cantiere il disegno esecutivo (altezza inferiore a 20 m) firmato dal responsabile di cantiere. Tenere in cantiere copia del progetto del ponteggio, firmato da un tecnico abilitato per ponteggi di altezza superiore a m 20,00 o non realizzato nell’ambito dello schema tipo. È necessario provvedere alla denuncia dei dispositivi contro le scariche atmosferiche e tenerne copia in cantiere (la denuncia su apposito modulo deve essere presentata entro 30 gg dalla messa in opera all’ISPESL - piazza Brignole 3 - Genova). A tutti i piani è necessario predisporre idonei parapetti e tavole fermapiede anche sulle testate dei ponteggi stessi. Il ponteggio deve essere ancorato a parti stabili dell’edificio, con ancoraggi in numero sufficiente. Nel caso che la ponteggiatura sia modificata, aggiornare il disegno. L’estremità inferiore di

ogni montante deve essere provvista di basetta. I montanti devono superare di m 1,20 l’ultimo impalcato o il piano di gronda. Gli impalcati ed i ponti di servizio devono avere un sottoponte di sicurezza costruito come il ponte a distanza non superiore a m 2,50. La distanza dell’intavolato dalla costruzione non deve essere superiore a 20 cm. Devono essere predisposti idonei sistemi di accesso ai piani di lavoro al fine di evitare la salita e la discesa lungo i montanti (vietato arrampicarsi sui ponti). Per lavori ad altezza inferiore a m 2,00 possono essere usati i “cavalletti da muratori”; ma la larghezza dell’impalcato non deve essere inferiore a 90 cm. In corrispondenza dei luoghi di transito (in particolare al portone d’ingresso del caseggiato) deve essere sistemato un idoneo impalcato di sicurezza (mantovana).

I ponteggi devono essere regolarmente puliti e controllati. I montacarichi a mano (carrucola) utilizzati ad altezza superiore a 5,00 m devono essere muniti di dispositivo che impedisca la libera discesa del carico. TRABATTELLI Devono avere una base d’appoggio ampia, per garantire la stabilità al ribaltamento. La stabilità può essere migliorata con l’ausilio di stabilizzatori e staffe laterali. Se il piano di appoggio non offre sufficiente garanzia di stabilità interporre dei tavoloni ripartitori e rendere il piano di appoggio orizzontale. Le ruote devono essere bloccate. I trabattelli devono essere ancorati alla costruzione almeno ogni due piani. La verticalità deve essere controllata con il filo piombo.


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I ponti devono essere usati esclusivamente per l’altezza per cui sono costruiti, senza aggiunta di sovrastrutture. I trabattelli non devono essere spostati quando su di essi si trovano operai o sovraccarichi. Per la salita e la discesa disporre all’interno scale protette contro la caduta (botole). Generalmente i trabattelli sono dotati di scale interne inclinate da bloccare. Vietato arrampicarsi. Gli impalcati devono essere completi. Non improvvisare trabattelli con spezzoni di tubi montati su ruote. Prima dell’uso verificare le condizioni generali e la corretta stabilizzazione. Non montare sui trabattelli carrucole per il sollevamento del materiale. ARGANO A BANDIERA (montacarichi). I montanti delle impalcature, quando gli apparecchi di sollevamento vengono fissati direttamente ad essi, devono essere rafforzati e controventati. Nei ponti metallici i montanti su cui sono montati i montacarichi devono essere in numero sufficiente ed in ogni caso non minore di due. I bracci girevoli dei montacarichi devono essere assicurati mediante staffe con bulloni a vite con dado e controdado.

Il geometra ligure

Il manovratore, qualora non possano essere applicati idonei parapetti, deve utilizzare la cintura di sicurezza. È obbligatorio il dispositivo di fine corsa superiore. I montacarichi a mano (carrucola), utilizzati ad altezza superiore a 5,00 m, devono essere muniti di dispositivo che impedisca la libera discesa del carico. Il sollevamento di laterizi, pietrame, ghiaia o materiali sciolti deve essere effettuato con benne o cassoni metallici. Evitare il passaggio dei carichi sopra i lavoratori. Quando ciò non sia possibile preannunciare la manovra con segnalazioni acustiche. Ganci dotati di dispositivo di chiusura e indicazione della portata massima (incisa). Collegamento a terra dell’impianto elettrico. Impianto elettrico con dispositivo di protezione onnipolare. Grado di protezione delle apparecchiature almeno IP 44. Controllare lo stato dei cavi elettrici. Il posto di carico e di manovra a terra deve essere delimitato con barriera che impedisca la permanenza ed il transito sotto i carichi. Obbligo di casco per l’operaio a terra addetto al carico. Per portate superiori a 200 Kg, denuncia all’ISPESL prima della messa in servizio. Denuncia per successivi spostamenti al Presidio

Multizonale di Prevenzione dell’A.S.L. Verifica trimestrale delle funi ed annotazione sul libretto o su fogli conformi. ARGANO A CAVALLETTO. Vale quanto indicato precedentemente con le seguenti integrazioni: • impalcati sufficientemente robusti ed ampi con parapetto e tavola fermapiede; • parapetto e tavola fermapiede normali; • fermapiede alto non meno di cm 30 nel varco di transito del carico; • staffoni all’altezza di m 1,20 per l’appoggio del lavoratore. Gli impalcati, qualora realizzati in legno, devono avere spessore non inferiore a cm 4 (tavole da ponte). Vietato usare i pannelli da casserature. Verificare preventivamente la correttezza della zavorra (vedi anche libretto d’uso). Vietato zavorrare con liquido. Nel caso che si voglia utilizzare il montacarichi senza zavorra, occorre preventiva verifica di un tecnico abilitato. Ancoraggio antiribaltamento al solaio sovrastante tramite puntone. Ancoraggio su impalcati anche con preventivo annegamento nel calcestruzzo di staffe. Verifica preventiva del macchinario e regolare manutenzione.


In materia di sicurezza per le imprese edili

Controllare lo stato dei cavi elettrici. Libretto di istruzioni e autocertificazione del costruttore. APPARECCHI DI SOLLEVAMENTO. Denunciare all’ISPESL (o alla A.S.L. se solo trasferimento) l’installazione degli apparecchi di sollevamento con portata superiore a 200 Kg. Tenere in cantiere i libretti degli apparecchi di sollevamento di portata superiore a 200 Kg, completi dei verbali di verifica periodica. Effettuare la verifica trimestrale delle funi per mezzo di personale qualificato ed annotarla sul libretto o fogli conformi. Indicare chiaramente sui mezzi di sollevamento la portata massima. I ganci devono essere provvisti di chiusura all’imbocco. L’imbracatura dei carichi deve essere effettuata usando mezzi idonei per evitare la caduta del carico o il suo spostamento dalla primitiva posizione di ammaraggio. Il sollevamento di materiale minuto deve avvenire con secchioni chiusi o benne. USO DI ATTREZZATURE DI LAVORO DESTINATE A SOLLEVARE CARICHI. Il datore di lavoro provvede affinché:

• gli accessori di sollevamento siano scelti in funzione dei carichi; • siano prese misure appropriate per evitare la collisione in caso di interferenze; • le operazioni di aggancio e sgancio possano svolgersi con la massima sicurezza; • tutte le operazioni di sollevamento siano correttamente progettate, controllate ed eseguite (procedure di lavoro per sollevamento con due o più mezzi); • siano prese adeguate misure per trattenere i carichi in caso di interruzione dell’energia; • sia sospesa l’utilizzazione dei mezzi di sollevamento in condizioni metereologiche pericolose. Il datore di lavoro provvede affinché le attrezzature elencate nel seguito siano sottoposte a verifiche. Un documento attestante l’ultima verifica deve accompagnare le attrezzature di lavoro. Elenco indicativo e non esaustivo (per cantieri edili) delle attrezzature da sottoporre a verifica: • scale aeree ad inclinazione variabile; • ponti mobili sviluppabili su carro; • ponti sospesi muniti di argano; • funi e catene di impianti di sollevamento; • gru ed apparecchi di sollevamento di portata superiore a 200 Kg; • elementi di ponteggio;

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• • • • • • • • •

ponteggi metallici fissi; argani dei ponti sospesi; funi dei ponti sospesi; armature degli scavi; ponteggi sospesi motorizzati; funi dei ponteggi sospesi motorizzati; apparecchi a pressione; generatori e recipienti di vapore d’acqua; generatori di calore per impianti di riscaldamento.

LAVORI IN PROSSIMITA’ DI LINEE ELETTRICHE. Non possono essere eseguiti lavori in prossimità di linee elettriche aeree a distanza minore di 5,00 m a meno che non siano adottate adeguate protezioni. Qualora si eseguano scavi in prossimità di linee elettriche interrate contattare sempre e preventivamente l’Ente proprietario delle linee e concordare le più idonee modalità di intervento. IMPIANTI ELETTRICI ED IMPIANTO DI MESSA A TERRA. Gli impianti elettrici in tutte le loro parti devono essere installati e mantenuti in modo da prevenire i pericoli derivanti da contatti accidentali con gli elementi in tensione. Le macchine e gli apparecchi elettrici devono portare l’indicazione della tensione, intensità e tipo di corrente. Il grado di protezione delle apparecchiature e dei componenti elettrici contro la penetrazione di corpi solidi e li-


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quidi deve essere non inferiore a IP 44. Il quadro di distribuzione deve essere provvisto di: • collegamento elettrico verso terra; • interruttore generale onnipolare; • separatori per ogni linea in uscita dal quadro principale per correnti superiori a 16 A; • protezione contro i sovraccarichi; • interruttore differenziale; • indicazione dei circuiti ai quali si riferiscono gli organi di comando. E’ necessario realizzare la rete di terra. Provvedere alla denuncia della rete di terra (denuncia su appositi moduli all’ISPESL piazza Brignole 3 - Genova). Occorre predisporre la dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico (anche per l’impianto di cantiere). Prese e spine devono essere conformi alle Specifiche CEE Euronorm (del tipo da cantiere rosse o blu con colletto di protezione). I conduttori elettrici flessibili impiegati per le derivazioni provvisorie: • devono essere in doppio isolamento; • non devono intralciare i passaggi nel loro impiego; • devono avere un’adeguata protezione contro l’usura meccanica. Le macchine che possono presentare pericolo con la rimessa in moto al ristabilirsi

Il geometra ligure

della tensione di rete dopo l’interruzione devono essere provviste di dispositivo contro il riavviamento automatico. I capannoni metallici del magazzino, le baracche di cantiere ed i box di lamiera devono essere dotati di dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche. Tali dispositivi devono essere denunciati all’ISPESL. Gli impianti di terra ed i dispositivi contro le scariche atmosferiche devono essere periodicamente controllati. Betoniera, circolare, macchina puliscitavole ed altre attrezzature elettriche devono essere collegate a terra. PRINCIPALI ATTREZZATURE DI CANTIERE. Dal 1/1/97 possono essere immesse sul mercato solo attrezzature conformi alla “Direttiva Macchine” e quindi provvisti del marchio CE. L’utilizzo deve avvenire sulla base del libretto di istruzioni per l’uso rilasciato dal fabbricante. Il datore di lavoro è tenuto a mettere a disposizione dei lavoratori attrezzature adeguate al lavoro da svolgere, nonché ad attuare le misure tecnico organizzative adeguate per ridurre al minimo i rischi connessi all’uso delle attrezzature stesse. Il datore di lavoro curerà la manutenzione, il controllo prima dell’entrata in servizio e la revisione periodica degli

impianti e dispositivi al fine di eliminare i difetti che possono pregiudicare la sicurezza e la salute dei lavoratori. USO DI ATTREZZATURE MOBILI E SEMOVENTI. Il datore di lavoro provvede affinché sia assicurato che: vengano disposte e fatte rispettare regole di circolazione in zone di lavoro; vengano adottate misure atte ad evitare che i lavoratori a piedi si trovino nella zona di attività di attrezzature semoventi; il trasporto di lavoratori su attrezzature di lavoro, avvenga esclusivamente su posti sicuri; le attrezzature dotate di motore a combustione siano utilizzate con quantità sufficiente di aria senza rischi per i lavoratori. MACCHINE ED IMPIANTI. Gli organi in movimento delle macchine (pulegge, ingranaggi, parti in rotazione, ecc.) devono essere adeguatamente protetti; la rimozione delle relative protezioni, se facilmente asportabili, deve essere asservita da microinterruttore che consenta automaticamente il blocco macchina. Nel caso di protezioni imbullonate o con chiusura a chiave può essere omesso il microinterruttore, consentendo l’apertura al solo personale qualificato e predisponendo appropriate procedure di lavoro. Non rimuovere i dispositivi di protezione.


In materia di sicurezza per le imprese edili

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Le postazioni di lavoro fisse (ad esempio betoniera o banco di lavorazione del ferro tondino) esposte al pericolo di caduta dall’alto devono essere provviste di solido tettuccio di protezione posto ad altezza non maggiore di m. 3,00.

Se l’operario è esposto a rischio estremo debbono con rigore essere attuate tutte le misure di sicurezza del caso in conformità alla vigente normativa.

Su tutte le macchine (ad esempio betoniera), in prossimità del posto di manovra, deve essere installato in posizione facilmente accessibile un “pulsante di emergenza” di tipo a fungo di colore rosso. La betoniera deve essere dotata di protezione alla puleggia di trascinamento. La betoniera deve essere dotata di dispositivo contro il riavvio automatico dopo l’interruzione ed il ripristino dell’alimentazione elettrica.

Le macchine operatrici devono essere utilizzate solo dal personale autorizzato e con adeguata formazione. Tutte le macchine operatrici o da movimento terra devono essere:

Le mole abrasive devono essere dotate di opportuna etichetta con tipo, qualità, diametro e velocità massima, nonché il nome del costruttore.

• utilizzate correttamente ed esclusivamente per i lavori per i quali sono state progettate; • mantenute in buon stato di funzionamento; • all’occorrenza le macchine devono essere dotate di dispositivi contro la caduta di oggetti; • dotate di dispositivo antiribaltamento.

Le seghe circolari devono essere provviste di cuffia registrabile, coltello divisore, schermi ai lati della lama.

È necessario prendere adeguate misure preventive per evitare la caduta di macchine nello scavo o nell’acqua.

I pezzi da forare al trapano devono essere trattenuti mediante morsa.

I dispositivi silenziatori delle macchine (marmitte) devono essere mantenuti efficienti.

La betoniera deve essere stabile. Le mole abrasive devono essere protette con robuste cuffie metalliche.

Utilizzare macchine ed attrezzature (ad esempio martelli demolitori) insonorizzati.

Effettuare periodica verifica e manutenzione degli impianti e delle macchine.

USO DI ATTREZZATURE MOBILI, SEMOVENTI E NON SEMOVENTI. Il datore di lavoro provvede affinché sia assicurato che: • vengano disposte e fatte rispettare regole di circolazione in zone di lavoro; • vengano adottate misure atte ad evitare che i lavoratori a piedi si trovino nella zona di attività di attrezzature semoventi. Qualora la presenza di lavoratori a piedi sia necessaria per la buona esecuzione dei lavori, vengano adottate opportune misure per evitare che i lavoratori subiscano danni da tali attrezzature; • il trasporto di lavoratori su attrezzature di lavoro, avvenga esclusivamente su posti sicuri e con velocità adeguata; • le attrezzature dotate di motore a combustione siano utilizzate con quantità sufficiente di aria senza rischi per i lavoratori.


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Il geometra ligure

SCHEMA DI PIANO OPERATIVO DI SICUREZZA PROVINCIA DI ……………… LAVORI DI ……………………………………………………………… Decreteto Legislativo n° 528 del 19/11/99 PIANO OPERATIVO DI SICUREZZA art. 31 legge 18/11/1998 n° 415 legge quadro in materia di lavori pubblici prima stesura Località, li ………………

Impresa: XXXXXXXXXXX timbro e firma del legale rappresentante o procuratore

PREMESSA. Il presente elaborato è stato redatto dall’Impresa XXXXXXXXXX aggiudicataria dei lavori in oggetto e contiene quanto previsto: • dall’art. 12 comma 2 del D. Lgs. n° 528 del 19/11/99 che modifica il D. Lgs. 494/96; • e dall’art. 31 della legge quadro in materia di lavori pubblici (n° 109 dell’11/02/94 e successive modifiche). SOLO PER OPERE PUBBLICHE Il presente elaborato contiene infatti: • proposte integrative del piano di sicurezza e di coordinamento; • piano operativo di sicurezza per quanto attiene alle proprie scelte autonome e relative responsabilità nell’organizzazione del cantiere e nell’esecuzione dei lavori, da considerare come piano complementare di dettaglio del piano di sicurezza e di coordinamento. Il presente elaborato integra e completa il

piano di sicurezza e di coordinamento redatto dal coordinatore della sicurezza della progettazione. Inoltre verrà aggiornato in corso d’opera in funzione dell’andamento dei lavori e delle varie esigenze di cantiere. DESCRIZIONE DELLE OPERE. Le opere da realizzare sono quelle indicate negli elaborati progettuali, nel Capitolato Speciale d’Appalto e nei disegni allegati e consistono in: impianto di cantiere; ponteggiatura di facciata; demolizione solai in legno; costruzione muri e pilastri in c.a.; costruzione solai; opere di finitura; … IMPORTO DEI LAVORI. L’importo dei lavori di contratto è pari a EURO 000.000.000 di cui EURO 00.000.000 per oneri di sicurezza non soggetti a ribasso.


In materia di sicurezza per le imprese edili

IMPRESA AGGIUDICATARIA. Impresa XXX XXX con sede in via XXXXX città XXX codice fiscale XXXX - Partita IVA XXXXXXXXX telefono sede: XXXXXX Legale rappresentante: sig. XXXXX. Certificazione di sistemi di qualità n° … rilasciata da … Attestazione di qualificazione rilaciata da SOA … Iscrizione alla camera di commercio di XXX n° XXXXX ANAGRAFICA DEL CANTIERE. sede: via XXXX città XXXX telefono: XXXXXX fax: XXXXXX ORGANIGRAMMA DEL CANTIERE. Direttore di cantiere: XXXX XXXX procura di delega vedi allegato n° … recapiti telefonici: … Capo cantiere: sig. XXXX XXXXX procura di delega vedi allegato n° … recapiti telefonici: … Impiegati: geom. XXXX XXXXX: ufficio acquisti. geom.XXXX XXXXX: addetto alla contabilità e rilievi. sig. XXXX XXXX: responsabile del magazzino

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Nominativo Responsabile Servizio Prevenzione e Protezione. Addetti alle emergenze. Nominativo medico competente Documentazione di formazione e informazione dei lavoratori. Valutazione del rumore. Verbale di consegna dei D.P.I. Per quanto sopra si veda l’ allegato n°... LAVORI IN SUBAPPALTO. Subappalti già affidati: 1) Scavi e movimenti terra: ditta XXXX con sede in XXXXX responsabile del cantiere sig. XXXX. Autorizzazione al sub appalto del… 2) Impermeabilizzazioni e posa guaine: ditta XXXXX con sede in XXXXXX. responsabile del cantiere sig. XXXX. Autorizzazione al sub appalto del … 3) Impianti elettrici: ditta XXXXX con sede in XXXXXX; responsabile del cantiere sig. XXXX. Autorizzazione al sub appalto del … Subappalti che si intende affidare o in corso di affidamento: tinteggiatura; posa ardesie copertura; opere da idraulico.

Operai dipendenti dell’impresa: sig. Mario Rossi - escavatorista (o.s.) sig. Giovanni Verdi - autista autocarro (o.s.) sig. Antonio Bianchi - carpentiere (o.s.) sig. Gaetano Blu: carpentiere (o.q.) sig. Carmelo Rosa: carpentiere (o.q.) sig. Antonio Celeste: operaio generico (o.c.) Fotocopia libro matricola con segnato in giallo i nominativi suddetti vedi allegato n.… DOCUMENTAZIONE SICUREZZA DELL’IMPRESA. Valutazione del rischio ai sensi del D.Lgs. 626/94. Nominativo Rappresentante dei lavoratori in materia di sicurezza.

La segnaletica di sicurezza deve essere posta in vista e leggibile.


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Il geometra ligure

MACCHINARI ED ATTREZZATURE. Saranno usate le seguenti attrezzature: escavatore cingolato XXXXX; pala gommata XXXXX; motocompressore silenziato XXXXX; sega circolare XXXXX; ponteggi XXXXX; gru a torre XXXXX; …

Baracca per conservazione materiale. Baracca spogliatoio e ricovero. Deposito legname, deposito inerti e materiale in arrivo sono segnati nella planimetria allegata. Recinzione realizzata con rete arancione in PVC h = 1,50 sostenuta da paletti in ferro. La sommità dei paletti è protetta con spezzoni di gomma.

DOCUMENTAZIONE DI VERIFICA ATTREZZATURE DI LAVORO. La documentazione di verifica delle attrezzature di lavoro prevista dal D. Lgs. n° 359 del 4/8/99 è riportata nell’allegato n°… e verrà aggiornata in fase di esecuzione del lavoro.

EVENTUALE Guardiania di cantiere notturna affidata alla ditta VIGILANZA NOTTURNA di XXXXXX.

Le schede di manutenzione e le istruzioni d’uso dei macchinari sono riportate nell’allegato n°… Saranno verificate in particolare le seguenti attrezzature: scale aeree ad inclinazione variabile; ponti mobili sviluppabili su carro; ponti sospesi muniti di argano; funi e catene di impianti di sollevamento; gru ed apparecchi di sollevamento di portata superiore a 200 Kg; elementi di ponteggio; ponteggi metallici fissi; argani dei ponti sospesi; funi dei ponti sospesi; armature degli scavi; ponteggi sospesi motorizzati; funi dei ponteggi sospesi motorizzati; apparecchi a pressione; generatori e recipienti di vapore d’acqua; generatori di calore per impianti di riscaldamento. PROGRAMMA LAVORI. Il programma lavori dettagliato è riportato nell’allegato n° … Ogni … giorni si suggerisce una verifica dei tempi ed un eventuale aggiornamento con la D.L. e con il coordinatore della sicurezza. IMPIANTO DI CANTIERE. Baracca servizi igienici. Baracca per Direzione di cantiere.

RELAZIONE TECNICA. Oltre a quanto già indicato nei piani di sicurezza, verranno prese le seguenti misure di sicurezza: …………………… …………………… DIVULGAZIONE DEL PRESENTE PIANO. Copia del presente piano è stata consegnata a: rappresentante dei lavoratori XXXXX in data 00/00/00 firma …………………………… capo cantiere XXX in data 00/00/00 firma …………………………… impresa XXXXX in data 00/00/00 firma …………………………… impresa XXXXX in data 00/00/00 firma …………………………… impresa XXXXX in data 00/00/00 firma ……………………………

Schede integrative del piano di sicurezza per specifiche attrezzature dell’impresa. Sega circolare Autogru Gru a torre Utensili ed attrezzature portatili Scale semplici portatili …


A proposito di… Consolidamento strutturale geom. Adriano Rodari

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a quando sono nate le strutture in cemento armato sia i progettisti che i costruttori hanno pensato a strutture indistruttibili dal tempo, nella realtà e per diversi motivi, quasi tutti gli edifici e le strutture in cemento armato hanno mostrato diversi segni di degrado e che richiedono interventi sostanziali per il loro ricupero. In un primo tempo l’intervento era mirato esclusivamente alla protezione della struttura metallica ed alla ricopertura, integrando la malta copriferro con malte premiscelate ad elevatissima resistenza meccanica appositamente preparate. Con il passare del tempo queste nuove malte si sono staccate dal supporto, al quale erano state applicate, in quanto possedevano un modulo elastico molto più elevato, rispetto alla struttura esistente, quindi sono state studiate malte di ripristino con modulo elastico compatibile con le vecchie strutture onde evitare questi fenomeni di rifiuto. Si é poi presentata la necessità di aumentare le prestazioni statiche delle struttu-

re, senza doverle necessariamente demolire, mediante l’utilizzo di materiali compositi che con il passare del tempo sono stati introdotti e migliorati. L’impiego dei materiali compositi costituisce attualmente l’aspetto più innovativo di questo tipo di interventi e si presta al recupero sia di strutture inflesse sia di strutture verticali compresse. L’impiego di FRP (Fiber Reinforced Polymer) sono materiali costituiti da un tessuto di fibre continue, in particolare fibra di carbonio, dalle elevatissime caratteristiche meccaniche annegato in una matrice polimerica termoindurente, è in grado di risolvere ogni tipo di problema strutturale, conferendo maggiore resistenza e duttilità agli elementi interessati dall’intervento, nonché maggiore resistenza e durata. Deve essere curato in maniera meticolosa e con particolare attenzione il perfetto incollaggio tra il calcestruzzo ed il nuovo rinforzo, dato che da questa adesione dipende la trasmissione dei carichi e la collaborazione delle fibre e quindi, in ultima analisi, l’ef-

ficacia dell’intervento che si va ad eseguire. È importante che la superficie del supporto sia ben pulita e priva di depositi di sporco, polvere, olii o smog, eventualmente ricorrendo a trattamenti abrasivi tipo sabbiatura e che ogni eventuale fessura venga chiusa e sigillata. Se le parti superficiali dell’elemento portante hanno subito particolari danni, si rende necessaria la ricostruzione con malte epossidiche, chiaramente dopo aver sottoposto a risanamento tutti i ferri di armatura con un trattamento anticorrosione. RINFORZO A FLESSIONE E TAGLIO I materiali compositi si prestano ottimamente al rinforzo di elementi strutturali inflessi come travi e solai: in questo caso si applicano tessuti (o meglio nastri) di tipo unidirezionale nella zona tesa di tali elementi e disponendo le fibre secondo la direzione delle armature esistenti, in modo da integrarle. L’applicazione dei nastri va fatta in assenza di deformazioni e quindi con la strut-


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tura caricata solo dal peso proprio e senza sovraccarichi accidentali: all’applicazione dei sovraccarichi, con il deformarsi del solaio o della trave, i nastri vengono sollecitati ed entrano in azione prestando il proprio compito di collaborazione. È possibile anche fare in modo che le fibre inizino ad esplicare la propria azione in presenza del solo peso proprio dell’elemento strutturale, quando le condizioni specifiche del caso permettono di applicare una contro-freccia prima dell’impiego del rinforzo. Quando entrano in azione, le fibre del composito integrano l’azione delle armature in zona tesa e sostanzialmente producono uno spostamento verso il basso dell’asse neutro della sezione: questo porta all’incremento dell’area compressa del calcestruzzo e quindi a valori minori delle tensioni di compressione nel calcestruzzo e di trazione nell’acciaio. Il parametro che gioca un ruolo chiave in questo meccanismo è il modulo elastico delle fibre, fattore, tra l’altro, che rimane costante in qualunque condizione di carico. Quanto più elevato è il modulo elastico delle fibre, maggiore è l’irrigidimento che possono fornire alla struttura risanata. L’applicazione di lamine in FRP provoca: - maggiore rigidezza della struttura, con riduzione delle frecce; - aumento della capacità portante;

Il geometra ligure

- maggiore durata della struttura stessa grazie alla eliminazione o forte limitazione degli stati fessurativi. Oltre a questi effetti principali, gli interventi di ripristino strutturale con i materiali composti conferiscono agli elementi strutturali anche una maggiore resistenza a fatica ed una maggiore duttilità, garantendo maggiore sicurezza nei fenomeni di rottura prossimi al collasso della struttura. È possibile inoltre effettuare un rinforzo di travi, principalmente in prossimità degli appoggi, nei confronti delle sollecitazioni taglianti. In questo caso, dato che non è in generale possibile realizzare una fasciatura continua sui quattro lati della trave stessa, si agisce in due modi: - applicando nastri unidirezionali con funzione di staffatura supplementare sui fianchi laterali della trave, vicino agli appoggi; - integrando tale staffatura con nastri a tessitura biassiale, disposti con inclinazione a 45°, come i ferri piegati. RINFORZO A COMPRESSIONE Il rinforzo di elementi prevalentemente compressi come colonne o pilastri, avviene tramite fasciatura degli elementi stessi con nastri a tessitura unidirezionale di materiali compositi, con le fibre disposte secondo la giacitura orizzontale. Sostanzialmente i nastri si oppongono alle dilatazioni trasversali dell’elemento, con-

trastando l’espansione laterale del calcestruzzo, e inducono quindi uno stato di compressione triassiale anziché monoassiale come nel caso comune. Tale tecnica di rinforzo porta a: - incremento della resistenza alla compressione assiale; - aumento della duttilità e conseguente miglioramento della risposta a sollecitazioni sismiche; - aumento della resistenza a taglio, dato che le fibre vanno ad integrare il lavoro delle staffe. In situazioni specifiche ci può essere la necessità di aumentare anche la resistenza a flessione del pilastro; in questo caso la fasciatura verrà realizzata con l’impiego di tessuti bidirezionali, e a tal fine si sfrutterà la resistenza della quota di fibre disposte secondo la direzione verticale. Un parametro di grande importanza per la riuscita di questo tipo di interventi è la forma dell’elemento strutturale interessato: nel caso di sezioni circolari o quadrate, la tecnica del wrapping con FRP da risultati notevoli, decisamente migliori che nel caso di cerchiature con elementi in acciaio, grazie alle più volte ricordate caratteristiche di elevata leggerezza, resistenza a trazione e durabilità. Per sezioni rettangolari molto allungate, con rapporto tra i lati 3 2, è necessario ricorrere a tessuti con spessori maggiori e risulta opportuno in diversi casi, per rendere più efficace il confina-


Consolidamento strutturale

mento, ricorrere a rinforzi integrativi in acciaio. ADEGUAMENTO SISMICO L’applicazione di rinforzi in FRP ad elementi in calcestruzzo, migliora decisamente il comportamento della struttura durante sollecitazioni sismiche. Tali rinforzi, infatti, sono in grado di conferire agli elementi strutturali: - un incremento sensibile della resistenza meccanica; - un incremento consistente della duttilità, ovvero la capacità delle strutture di sopportare deformazioni in campo plastico.

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L’apporto delle fibre fa si che la struttura sia capace di assorbire e dissipare l’energia sprigionata dal sisma, subendo deformazioni anche notevoli, senza che questo comporti il crollo della struttura. È possibile ottenere elevati livelli di sicurezza, progettando la struttura con il calcolo agli stati limite conformemente agli Eurocodici, attraverso una analisi approfondita delle resistenze, delle rigidezze e della duttilità degli elementi portanti ed un riequilibrio di tali parametri realizzato con l’intervento. Va aggiunto che i FRP possono anche essere impiegati, oltre che per l’adegua-

mento sismico vero e proprio, per le situazioni di emergenza in edifici danneggiati dopo un terremoto: gli elementi in composito permettono di contrastare efficacemente gli effetti dei danni già presenti, mettendo in sicurezza l’edificio e preservandolo dagli effetti di ulteriori scosse in tempi molto brevi, in attesa del consolidamento vero e proprio.

Bibliografia: Sistema di rinforzo statico con materiali compositi - Dott. Ing. F. Ronconi - MPM / SAIE Bologna - 19/10/2001

“Un problema ben posto è un problema già risolto a metà”. Derek Channon


A proposito di…

Tasselli ad espansione esperienze e riflessioni derivate da una C.T.U. geom. Mauro Mattei

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’uso comune, venduti nelle più svariate forme e tipologie, apparentemente facili da mettere in opera, sia da noi intesi come privati cittadini sia dagli operatori edili, facciamo l’uso più disparato dei tasselli ad espansione, basta una punta in widia, un trapano ed un cacciavite ed il gioco è fatto. Sono da tempo tramontati

i “tacchetti” in legno da fissare nel muro con scagliola o cemento di pronta, ai quali avvitare comuni viti. D’uso non frequente sono i tasselli chimici, forse per il loro costo sensibilmente elevato.

vato in difficoltà se il foro praticato non era di diametro più che idoneo, tutto qui. E’ sempre bastato informare il negoziante su quale pezzo era da appendere per comprare il “più idoneo”.

Personalmente non mi ero mai posto il problema della resistenza dei tasselli ad espansione dal punto di vista tecnico, magari mi sono tro-

Recentemente mi sono dovuto occupare, in qualità di C.T.U., delle cause dell’avvenuto distacco di un boiler da cinquanta litri (peso totale di


A proposito di … Tasselli ad espansione

sessanta chilogrammi) che, caduto dopo due mesi dall’installazione, ha provocato danni all’immobile ed a due sottostanti unità per 31.000 Euro (circa £ 60.000.000) causa l’intervenuto allagamento (rottura dei raccordi flessibili), guarda caso in orario di chiusura degli uffici cui erano destinati gli appartamenti. Evidentemente quello capitatomi non è stato un caso isolato perché, chiacchierando del problema ho appreso che un Collega aveva dovuto affrontare professionalmente un caso analogo, questa volta con risvolti penali per lesioni, atteso che il boiler aveva avuto l’imprevidenza di cadere in testa ad una signora provocandole gravi danni alla colonna vertebrale. Dall’indagine effettuata è emersa la responsabilità dei tasselli, del tipo di trapano utilizzato, del supporto murario “non sufficiente”, nonostante quanto impiegato fosse definito nelle schede tecniche di “tipo universale” con apparente dichiarata resistenza come più innanzi vedremo. La responsabilità dei tasselli è stata accertata non già per il prodotto in sè quanto perché è stata utilizzata una

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vite inidonea al fissaggio del pezzo (non per diametro ma per lunghezza della filettatura); la responsabilità del trapano è stata accertata in quanto, con l’uso a percussione, si è slabbrato il foro praticato in una costolatura di mattone forato (ovalizzazione); la non sufficienza del supporto murario perche il tassello lavorava su una sola costolatura del mattone. Per il sommarsi di tutti i fattori sopra cennati è intervenuta una rotazione dei due tasselli/perni ed il loro successivo sfilamento dopo, come si è detto, due mesi circa dall’installazione. Dalle schede tecniche esaminate il tassello, definito “universale per ogni tipo di muratura”, resisteva ad uno sforzo di sfilamento di 120 Kgf che apparentemente consentiva, visto che due erano i supporti, di reggere tranquillamente i 60 Kg del boiler il cui peso creava due forze scomponibili, taglio e sfilamento con preponderanza della prima. Approfondito l’argomento con il produttore si è appreso che il carico ammissibile poteva valutarsi (atteso che il tassello lavorava su una sola costola) in 1/6 dello sforzo a

sfilamento, per cui l’ammissibilità era solamente di 30 Kgf per tassello; se il pezzo avesse lavorato su due costole il carico ammissibile sarebbe stato di 60 Kgf (1/3 dello sforzo a sfilamento). Ecco come è stato possibile appurare che un tassello del diametro di 8 mm. nel quale inserire una vite del diametro di 6,5 mm. non era in grado di reggere uno sforzo combinato taglio/sfilamento di 30 Kgf. Si è detto che una concausa è stato l’utilizzo di un trapano a percussione, di comune uso, pratico e rapido nella foratura. L’uso dell’azione di percussione in caso di fori per l’alloggiamento di tasselli in muratura forata è sconsigliata perché slabbra il foro rendendolo irregolare. Riflessione finale: valutiamo ed imponiamo alle imprese l’uso di tasselli idonei allo scopo che si vuole raggiungere, possibilmente del tipo fornito sigillato in abbinamento vite/tassello e chiediamo loro un leggero maggior sforzo nella foratura senza utilizzare la percussione del trapano. In caso contrario le conseguenze, come abbiamo visto, possono essere disastrose.

“Dall’albero del silenzio pende il suo frutto: la pace ”. Arthur Schopenhauer


Legislazione dello Stato

Comunicato relativo al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 379, recante: “Disposizioni regolamentari in materia edilizia. (Testo C).”. (Decreto pubblicato nel supplemento ordinario n. 239/ L alla Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 245 del 20 ottobre 2001). All’articolo 65 (R), del decreto citato in epigrafe, pubblicato nel suindicato supplemento ordinario, a pag. 48, seconda colonna, devono intendersi apportate le seguenti correzioni: al comma 1, terzo rigo, dove è scritto: “...devono essere denunciate dal direttore dei lavori allo sportello unico...”, leggasi: “...devono essere denunciate dal costruttore allo sportello unico...”; al comma 4, primo rigo, dove è scritto: “Lo sportello unico restituisce al direttore dei lavori...”, leggasi: “Lo sportello unico restituisce al costruttore...”. Pubblicato su G.U. n.47 del 25.02.2002

Comunicato relativo al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, recante: “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia. (Testo A).”. (Decreto pubblicato nel supplemento ordinario n. 239/L alla Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 245 del 20 ottobre 2001). All’articolo 65 (R), del decreto citato in epigrafe, pubblicato nel suindicato supplemento ordinario, a pag. 74, prima colonna, devono intendersi apportate le seguenti correzioni: al comma 1, terzo rigo, dove è scritto: “...devono essere denunciate dal direttore dei lavori allo sportello unico...”, leggasi: “...devono essere denunciate dal costruttore allo sportello unico...”; al comma 4, primo rigo, dove è scritto: “Lo sportello unico restituisce al direttore dei lavori...”, leggasi: “Lo sportello unico restituisce al costruttore...”. Pubblicato su G.U. n.47 del 25.02.2002

DECRETO LEGISLATIVO 15 gennaio 2002, n. 9. Disposizioni integrative e correttive del nuovo codice della strada, a norma dell’articolo 1, comma 1, della legge 22 marzo 2001, n. 85. Pubblicato su S.O. alla G.U. n. 36 del 12.02.2002

DECRETO 27 febbraio 2002. Aggiornamento dei coefficienti per la determinazione del valore dei fabbricati di cui all’art. 5, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, agli effetti dell’imposta comunale sugli immobili (ICI) dovuta per l’anno 2002. IL CAPO DEL DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE FISCALI Visto l’art. 5, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre l992, n. 504, concernente i criteri di determinazione del valore, agli effetti dell’imposta comunale sugli immobili (ICI), dei fabbricati classificabili nel gruppo catastale D, non iscritti in catasto, interamente posseduti da imprese e distintamente contabilizzati; Visti gli articoli 4 e 16 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recanti disposizioni relative all’individuazione della competenza ad adottare gli atti delle pubbliche amministrazioni; Visto l’art. 70, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in base al quale le disposizioni previgenti che conferiscono agli organi di Governo l’adozione di atti di gestione e di atti o provvedimenti amministrativi di cui all’art. 4, comma 2, dello stesso decreto legislativo, si intendono nel senso che la relativa competenza spetta ai dirigenti; Considerato che occorre aggiornare i coefficienti indicati nel citato art. 5, comma 3, ai fini dell’applicazione dell’ICI dovuta per l’anno 2002; Tenuto conto dei dati risultanti all’ISTAT sull’andamento del costo di costruzione di un capannone;


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Legislazione dello Stato Decreta: Art. 1. Aggiornamento dei coefficienti per i fabbricati a valore contabile 1. Agli effetti dell’applicazione dell’imposta comunale sugli immobili (ICI) dovuta per l’anno 2002, per la determinazione del valore dei fabbricati di cui all’art. 5, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, i coefficienti sono stabiliti nelle seguenti misure: per l’anno 2002 = 1,02; per l’anno 2001 = 1,05; per l’anno 2000 = 1,08; per l’anno 1999 = 1,10; per l’anno 1998 = 1,12; per l’anno 1997 = 1,15; per l’anno 1996 = 1,18; per l’anno 1995 = 1,22;

per per per per per per per per per per per per per

l’anno l’anno l’anno l’anno l’anno l’anno l’anno l’anno l’anno l’anno l’anno l’anno l’anno

1994 1993 1992 1991 1990 1989 1988 1987 1986 1985 1984 1983 1982

= 1,26; = 1,28; = 1,29; = 1,32; = 1,38; = 1,45; = 1,51; = 1,63; = 1,76; = 1,89; = 2,01; = 2,14; e anni precedenti 2,26.

Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Roma, 27 febbraio 2002 Il capo del dipartimento: TINO Pubblicato su G.U. n.56 del 07.03.2002

Il testo completo dei provvedimenti legislativi qui richiamati è disponibile, per gli iscritti, presso la sede del Collegio.

SI RICORDA A TUTTI GLI ISCRITTI CHE LA NUOVA SEDE DEL COLLEGIO DEI GEOMETRI È IN VIALE BRIGATA BISAGNO, 8/1-2


Legislazione regionale

Legge Regionale 5 febbraio 2002 n. 5 Riapertura del termine previsto dalla legge regionale 12 novembre 2001 n. 36 (disposizioni a favore delle aziende agricole danneggiate dalle avversità atmosferiche dell’ottobre-novembre 2000). Il Consiglio regionale ha approvato Il PRESIDENTE DELLA GIUNTA promulga la seguente legge regionale: Articolo 1 (Riapertura del termine) 1. Il termine di cui all’articolo 1, comma 4 della legge regionale 12 novembre 200l n. 36 (disposizioni a fa-

vore delle aziende agricole danneggiate dalle avversità atmosferiche dell’ottobre-novembre 2000) è riaperto fino al trentesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della presente legge. 2. Sono fatte salve le domande di contributo presentate nelle more della procedura di approvazione della presente legge. La presente legge regionale sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge della Regione Liguria. Data a Genova, addì 5 febbraio 2002 IL PRESIDENTE Sandro Biasotti Pubblicato su B.U.R. n.3 del 27.02.2002

Il testo completo dei provvedimenti legislativi qui richiamati è disponibile, per gli iscritti, presso la sede del Collegio.


Giurisprudenza

RECENTISSIME DALLA CASSAZIONE CIVILE

NOVEMBRE 2001

a cura di VINCENZO CARBONE

ARBITRATO IRRITUALE CASSAZIONE CIVILE, I SEZIONE, 18 settembre 2001, n. 11678 – CRISCUOLO Presidente – LUCCIOLI Relatore – MELE P.M. (conf.) – Ner s.r.l. -Borini Costruzioni S.p.A. 1. Il caso: nell’arbitrato irrituale, la violazione del principio del contraddittorio costituisce vizio del procedimento o mero errore degli arbitri, non autonomamente impugnabile? Nel 1989 due società edili stipulano una scrittura privata con la quale convengono di riunirsi in raggruppamento temporaneo di imprese, per partecipare congiuntamente alla licitazione privata indetta dal Comune di Paola per la ristrutturazione di un complesso edilizio; nella scrittura le parti s’impegnano a costituire, in caso di aggiudicazione dei lavori, una società consortile a responsabilità limitata, con quote paritetiche, per poter procedere in maniera unitaria ed omogenea all’esecuzione dei lavori. Tuttavia, dopo l’aggiudicazione dell’appalto, tra le due società sorgono in ordine ai loro rapporti creditori e debitori controversie tali da sfociare nella costituzione del collegio arbitrale previsto nella scrittura privata. Gli arbitri dichiarano illegittima la condotta della Nel, che la condannano a pagare circa mezzo miliardo in favore dell’associata. Nell’inadempimento al lodo arbitrale, la controparte conviene la Ner in giudizio davanti al Tribunale di Torino il quale con sentenza poi confermata dalla Corte di appello, condanna la convenuta al pagamento di quanto dovuto. In particolare, per quanto qui rileva, secondo la Corte di appello, è infondata la censura diretta a prospettare la violazione del principio del contraddittorio, atteso che l’asserita mancanza nel lodo di un’analitica confutazione di tutti gli argomenti prospettati dalla Ner s.r.l. non configura, per i giudici, un vizio del procedimento arbitrale, ma un mero difetto di motivazione, non denunciabile. 2. La soluzione: l’errore rilevante è solo quello che attiene alla formazione della volontà degli arbitri, provocando una falsa rappresentazione della realtà. Anche la Cassazione disattende gli argomenti prospettati dalla ricorrente, confermando la correttezza dell’iter logico giuridico seguito dalla Corte territoriale. Il sindacato sull’errore degli arbitri inteso come vizio della volontà che affetti il lodo irrituale, sia in fatto e sia in diritto, deve limitarsi - al fine di non trasformare indebitamente un’azione di nullità in una dissimulata impugnazione di lodo arbitrale per ragioni di merito o per violazione di legge - alla rilevazione di quegli errori che, comuni agli arbitri e determinanti l’esito dell’arbitrato, non siano stati il risultato di un giudizio, ma piuttosto il suo tacito presupposto, posto che solo in tal caso potrebbe parlarsi di condizionamento della volontà e non di autonoma determinazione sulla base di una valutazione critica. A tali principi si è, sostanzialmente, ispirata la pronuncia in commento, in linea con la giurisprudenza prevalente (per la giurisprudenza di merito, cfr. App. Milano, 24 maggio 1994, in Giur. di Merito, 1995, 227; App.


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Il geometra ligure

Cagliari, 21 aprile 1989, in Riv. Giur. Sarda, 1990, 365; Trib. Torino, 24 gennaio 1990, in Giur. piemontese, 1990,545; Trib. Milano, 30 maggio l984, in Lavoro 80, 1984, 1097; Pret. Milano, 16 agosto 1983, in lavoro 80, 1983, 1003; in Orient. Giur. Lav., 1984, 340 per la giurisprudenza di legittimità, cfr. Cass., Sez. I, 4 ottobre 1994, n. 8046, in Corriere Giur., 1994, 1326, con nota di CARBONE; Id., 8 febbraio l988, n. 1341, in Rep. Foro It., 1988, voce «Arbitrato», n. 119; Id., 23 febbraio l981, n. 1070, in Rep. Foro It., 1981, voce «Arbitrato», n. 124). Infatti, secondo i giudici di legittimità, il lodo arbitrale irrituale è impugnabile solo per i vizi che possano vulnerare ogni manifestazione di volontà negoziale, come l’errore, la violenza, il dolo, l’incapacità delle parti che hanno conferito l’incarico o dell’arbitro stesso. In questa prospettiva, peraltro, bisogna ricordare che l’errore è rilevante soltanto quanto attiene alla formazione della volontà degli arbitri e ciò accade quando questi abbiano avuto una falsa rappresentazione della realtà, per non aver preso visione degli elementi della controversia o per averne supposti altri come inesistenti, ovvero per dato come contestati fatti pacifici o viceversa. È, invece, preclusa l’impugnazione per errori di diritto sia in ordine alla valutazione delle prove sia in riferimento alla idoneità o meno della decisione adottata dagli arbitri a comporre la controversia sorta tra le parti. In altri termini, è la natura stessa di tale tipo di arbitrato ad escludere la possibilità di impugnarlo per errori di diritto, in quanto il compromesso per arbitrato irrituale comporta un mandato agli arbitri avente ad oggetto un’attività negoziale in sostituzione delle parti, con potere di comporre una lite, in via conciliativa o transattiva, mediante la creazione di un nuovo assetto di interessi che esse si impegnano a riconoscere e a rispettare. Il lodo irrituale non può, quindi, essere impugnato per errore di diritto in ordine alla qualificazione giuridica del contratto, ma solo allorché gli arbitri abbiano avuto una falsa rappresentazione della realtà, con la conseguenza che il giudice ordinario non può effettuare una nuova indagine sulla natura del rapporto controverso ove la relativa indagine sia stata effettuata dagli arbitri irrituali e non sia inficiata da errore, nel senso che non venga ritenuta la sussistenza di fatti certamente inesistenti, oppure siano stati supposti altri fatti invece inesistenti.

ESPROPRIAZIONE

PER PUBBLICA UTILITÀ

CASSAZIONE CIVILE, I SEZIONE, 20 settembre 2001, n. 1181 – Grieco Presidente – Panebianco Relatore – Frazzini P.M. (parz. diff.) – Edilmarche s.r.l., Triade S.p.a. – Comune di Milano e altri. 1. Il caso: nella determinazione dell’indennità di esproprio, qualora la conformazione dell’area espropriata sia tale da non consentirne l’edificazione, si può applicare il criterio di cui all’art. 5 bis, legge n. 359/1992 in mancanza del requisito dell’edificabilità di fatto, qualora vi siano possibilità edificatorie a scopo produttivo? Il Comune di Milano, quale ente espropriante di un’ampia area di proprietà in parte della Fondiaria s.r.l., in parte in comproprietà tra la Triade S.P.A. e la Edilmarche s.r.l. per altri tremila metri quadri di proprietà delle Assicurazioni Generali S.p.a. e per circa mille mq. di proprietà della Cooperativa Edificatrice Quinto Romano s.r.l., propone opposizione, avanti alla Corte d’Appello di Milano, alla stima delle indennità di esproprio e di occupazione determinate dalla commissione provinciale, convenendo in giudizio le proprietarie espropriate e sostenendo che erroneamente era stata attribuita natura edificatoria a tali terreni, aventi invece vocazione agricola. Solo due delle società si costituiscono, chiedendo il rigetto dell’opposizione ed, in via riconvenzionale, l’accertamento della incongruità, per difetto, della stima effettuata dalla commissione, che aveva assunto a base di calcolo un valore del terreno del tutto inidoneo rispetto alla realtà del mercato. La Corte d’Appello di Milano determina l’ammontare delle indennità di esproprio e di occupazione. Per quanto riguarda l’area in comproprietà delle società costituitesi (la Triade e la Edilmarche), la Corte d’Appello rileva che, essendo decaduta per mancata attuazione nel quinquennio la variante al p.r.g. approvata con decreto della Giunta Regionale con cui l’area era stata destinata a verde pubblico, ne deriva che alla data della dichiarazione di pubblica utilità (28 dicembre 1989) del nuovo progetto relativo al Parco delle Cave tale area era priva di destinazione urbanistica e ricadeva quindi nella disciplina prevista dall’art. 4 comma 8 della legge 28 gennaio 1977, n. 10, con la conseguenza che, essendo prevista da tale norma un indice di mc. 0,03 per mq di area edificabile, doveva ritenersi presente il requisito della edificabilità legale, sia pure in misura ridotta. Tuttavia la Corte territoriale nega l’applicabilità dell’art. 5 bis della legge n. 359/92 dovendosi sostanzialmente escludere il requisito della edificabilità di fatto per la ridottissima possibilità di realizzazione (si trattava di una superficie di appena mq. 16,50) e per la particolare forma, lunga e stretta, del terreno espropriato; non potendo trovare applicazione l’art. 5 bis, i giudici dell’opposizione richiamano i criteri previsti dalla legge n 865/71 per i terreni agricoli. La Corte nega anche la spettanza dell’indennità richiesta ai sensi dell’art. 40 della legge n. 2359 del 1865, per la residua parte, a seguito dell’espropriazione parziale, non essendo stata nemmeno dedotta l’esistenza delle condizioni, costituite dalla presenza di un intimo collegamento fra la parte residua e quella espropriata e di un pregiudizio alla rimanente proprietà derivante dal distacco dalla parte espropriata. Determinava infine l’indennità per occupazione legittima, calcolata ai sensi dell’art. 20 comma 3 della legge n. 865/71.


Giurisprudenza

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La Corte applica infine gli stessi criteri di calcolo previsti dall’art. 20 della legge n. 865/7l anche per quanto riguarda il terreno espropriato alle Generali e alla Cooperativa Edificatrice Quinto Romano, contumaci. Tale la questione giuridica proposta in Cassazione: è applicabile l’art. 5 bis, legge n. 359/1992, qualora, per la conformazione assunta in conseguenza del frazionamento operato dal soggetto espropriante, l’area espropriata non sia più sostanzialmente edificabile, ma comunque suscettibile di sfruttamento produttivo? 2. La soluzione: quale criterio di calcolo dell’indennità di esproprio, l’art. 5 bis si applica anche il bene espropriato sia connotato da possibilità edificatorie per scopi produttivi. La Cassazione accoglie le doglianze delle società proprietarie del suolo espropriato richiamando i principi che regolano la materia nei particolari aspetti dedotti nel giudizio e, soprattutto, facendo tesoro e applicazione dei nuovi canoni giurisprudenziali, affermatisi con la sentenza della Cassazione, a sezioni unite, a composizione di un contrasto creatosi all’interno della S. C. Recentemente, infatti, le Sezioni Unite (Cass. civ., Sez. un., 23 aprile 2001, n.172/01/s.u., in Corriere Giur., 2001, fasc. 6, 747, con nostra nota di commento, La Cassazione compone i contrasti diacronici nell’evoluzione del concetto di «area edificabile») hanno offerto un concetto di edificabilità più elastico, non limitato alle costruzioni di abitazioni o di altri edifici. La rigida dicotomia tra aree edificabili ed aree agricole o comunque non classificabili come edificabili, rispetto alla quale non è consentita la prospettazione di un tertium genus, secondo il giudice della legittimità delle leggi comporta l’adozione di un concetto di edificabilità che non s’identifica e non si esaurisce nella edificabilità residenziale abitativa, ma comprende tutte quelle trasformazioni del suolo che siano riconducibili alla nozione tecnica ed economica di edificazione. Alla giurisprudenza che, fino a pochissimo tempo fa, faceva riferimento ai suoli destinati ad uso industriale con la realizzazione di capannoni industriali, a suoli vincolati alla realizzazione di un piano per l’edilizia economica e popolare (P.e.e.p.) o per insediamenti produttivi (P.i.p.), a strutture destinate alla diretta fruizione del mare (stabilimenti balneari, club nautici, ristoranti, bar), occorre, quindi, ora aggiungere anche i parcheggi e i campi da tennis, per i quali era rinvenibile un precedente contrario. Passando a ripercorrere l’iter motivazionale della sentenza in commento, per i giudici di legittimità non è corretto il riferimento, operato dalla Corte d’Appello, all’art. 4, comma 9 della L. 28 gennaio 1977, n 10, per la qualificazione dell’area come edificabile. A tale previsione non può, infatti, attribuirsi carattere conformativo, idoneo a realizzare l’assetto del territorio alla stregua dell’attività pianificatoria, propria degli strumenti urbanistici, ed a qualificare, quindi, l’area in questione ai fini indennitari in materia di espropriazione, trattandosi di una normativa transitoria con finalità meramente cautelari e di salvaguardia, volta a consentite un riesame per la definitiva destinazione del territorio da parte della p.a. cui incombe l’obbligo di provvedere, contemperando gli interessi pubblici con quelli privati. In questo senso, sembra unitario l’orientamento sia del Consiglio di Stato (Sez. V, 29 novembre 1995, n. 1645) sia della Cassazione (fra le tante Cass. n 12880/98). Per la Cassazione, in particolare, la natura edificatoria od agricola del terreno non può che discendere dall’art. 5 bis della legge n. 359/92 che, nel fissare i nuovi criteri di stima per l’indennizzo delle aree fabbricabili, esaurisce in tale bipartizione ogni differenza escludendo un «tertium genus». Rileva al riguardo il terzo comma dell’art. 5 bis, secondo cui, ai fini della valutazione della edificabilità delle aree, è necessario «considerare le possibilità legali ed effettive di edificazione esistenti al momento dell’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio». La norma è stata oggetto di interpretazione giurisprudenziale, nel senso che sia sufficiente il requisito della «edificabilità legale», senza che sia necessaria la compresenza della «edificabilità di fatto», con l’ulteriore corollario però che a tale secondo criterio possa invece farsi riferimento: a) nell’ipotesi in cui sussistano delle cause che riducano od escludano le possibilità effettive di edificazione, pur legalmente prevista, incidendo cosí sull’utilizzazione del suolo e conseguentemente sulla liquidazione in concreto dell’indennità di esproprio, ma non già sulla natura dell’area che rimane edificabile se tale è considerata dallo strumento urbanistico; ovvero b) in via suppletiva, in assenza di una classificazione del suolo da parte della pianificazione urbanistica. In conclusione, il legislatore, appoggiato dalla Corte costituzionale, per risparmiare sull’indennità di esproprio, si ostina a negare una sia pur minima autonomia ai suoli non agricoli, ma non edificatori in senso etimologico, ribadendo la loro piena equiparazione ai fini dell’indennità con quelli agricoli. Tuttavia poiché, per questi suoli non agricoli ma non edificabili in senso stretto, da un lato, l’ordinamento riconosce al privato la possibilità di un sia pur minimo sfruttamento costruttivo come appunto i parcheggi, i campi da tennis, le cabine balneari, dall’altro il mercato attribuisce, in situazioni di libera concorrenza, ai suoli stessi una valutazione ben diversa e molto più cospicua di quelli agricoli, la giurisprudenza è stata costretta ad adottate un concetto di edificabilità non strictu sensu, ma elastico e comprensivo, in ossequio alla regola, anch’essa giurisprudenziale secondo cui ciò che non è fatto dal legislatore, può farlo, in sede interpretativa, il giudice.


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Il geometra ligure SERVITÙ

Febbraio 2002

CASSAZIONE CIVILE, II SEZIONE, 4 gennaio 2002, n. 71-PONTORIERI Presidente - GOLDONI Relatore - FEDELI P.M. (conf.). - Carlotti - Bono. 1. Il caso: il possesso di luci irregolari legittima l’acquisto per usucapione della servitù di veduta sul fondo confinante di proprietà altrui? Il proprietario di un immobile confinante con un fondo di proprietà altrui, sul quale aveva due vedute, cita in giudizio i suoi vicini, che avevano costruito due box in aderenza all’immobile dell’attore, chiedendo l’accertamento del suo diritto di avere vedute dirette e/o oblique sul fondo vicino, l’accertamento dell’illegittimità della costruzione dei box, costruiti violando le norme codicistiche sulle distanze legali, nonché la loro condanna a demolire tali costruzioni, oltre al risarcimento dei danni. Mentre il Tribunale di Lodi accoglie le sue ragioni, la Corte di appello di Milano riforma la sentenza di primo grado. Secondo i giudici di secondo grado, la domanda dell’attore non avrebbe potuto essere accolta; egli, infatti, non aveva dedotto alcun titolo di acquisto a seguito di usucapione a sostegno del suo preteso diritto di veduta. Inoltre, le aperture in esame non potevano qualificarsi come vedute; infatti, per definirsi veduta l’apertura sul fondo del vicino, essa deve consentire non solo la visione, ma anche la possibilità di affacciarsi, laddove la presenza, nel caso di specie, delle inferriate escludeva la possibilità di sporgere il capo e di guadagnare una visione mobile e globale sull’esterno. Laddove le aperture non costituiscano vedute, esse non potevano che essere luci, peraltro sine titulo, che oltre a non dare alcuna tutela, ma soprattutto impongono al proprietario la loro regolarizzazione. Tale la questione giuridica: è possibile l’acquisto per usucapione di una servitù, quale quella di veduta, non apparente, da parte di chi sia titolare di luci irregolari? 2. La soluzione: non è possibile l’acquisto per usucapione della servitù di veduta, qualora il possesso di luci irregolari sia sprovvisto di titolo e sia fondato sulla mera tolleranza del vicino. La Cassazione riprende l’insegnamento delle sezioni unite (Cass., Sez. un.,21 novembre 1996, n. 10285, in Gius, 1997, 136, con nota di GIACALONE; in Giust. Civ., 1997, I, 380; in Riv. Giur Edil, 1997, I, 697), per negare il titolare di luci irregolari possa acquistare per usucapione la servitù di luce e di aria, se non abbia appositamente titolo per questo scopo. È indispensabile stabilire la natura delle aperture, poiché se si tratta di luci, sia pure irregolari, ne risulta l’impossibilità di usucapione del relativo diritto. Le s.u. (Cass., Sez. un., 28 novembre 1996, n. 10615, in Giust. Civ., 1997, I, 633, con nota di TRIOLA; in Riv. Giur. Edilizia, 1997, I,271; in Notariato, 1997, 413) si sono pronunciate anche sulla definizione di veduta, nel senso che affinché sussista una veduta, a norma dell’art. 900 c. c., è necessario, oltre al requisito della inspectio anche quello della prospectio nel fondo del vicino, dovendo tale apertura, non solo consentire di vedere e guardare frontalmente, ma anche di affacciarsi, vale a dire di guardare sia di fronte, sia anche obliquamente e lateralmente, cosí assoggettando il fondo alieno ad una visione mobile e globale. Può essere utile richiamare anche una pronuncia successiva a quelle del 1996, secondo cui per la sussistenza di una servitù di veduta esercitata mediante una finestra, questa deve avere caratteristiche tali da rivelare la normale e permanente destinazione alla vista ed all’affaccio su fondo altrui e che questo possa esercitarsi senza usare particolari accorgimenti e mettere a repentaglio l’incolumità di chi si affaccia (Cass., Sez. II, 1° settembre 1997, n. 8331, in Arch. Civ., 1998, 63). Il possesso di luci irregolari, quindi, sprovvisto di titolo e fondato sulla mera tolleranza del vicino, non può condurre all’acquisto per usucapione della relativa servitù, in quanto la servitù di aria e di luce - che è negativa, risolvendosi nell’obbligo del proprietario del fondo contiguo di non operarne la soppressione - non è una servitù apparente. L’apparenza, infatti, non consiste soltanto nella esistenza di segni visibili ed opere permanenti, ma esige che queste ultime, come mezzo necessario all’acquisto della servitù, siano indice non equivoco del peso imposto al fondo vicino, in modo da far presumere che il proprietario di questo ne sia a conoscenza. Non giova al riguardo la circostanza che la luce sia irregolare e idonea a conferire alla servitù il carattere di apparenza, non essendo possibile stabilire dalla irregolarità se il vicino la tolleri soltanto, riservandosi la facoltà di chiuderla nel modo stabilito dalla legge, ovvero la subisca come peso del fondo, quale attuazione del corrispondente diritto di servitù o manifestazione del possesso della medesima.


Giurisprudenza

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LOCAZIONE Febbraio 2002 CASSAZIONE CIVILE, III SEZIONE, 22 maggio 2001, n. 6965 LONGO Presidente - TRIFONE Relatore - RAIMONDI P.M. (diff.) Iaccarino Francesco Paolo e Iaccarino Francesca (avv. Caponetti) - Fondazione E.N.A.S.A.R.C.O. (avv. Spallina). Locazione di cose - Immobile uso abitativo - Morte del conduttore - Successori di cui all’art. 6 legge n. 392 del 1978-Inesistenza - Effetti - Fattispecie (C.c. art. 1614; L. 27 luglio 1978, n. 392, art. 6). Alla morte del conduttore di un immobile adibito ad uso abitativo legittimati a succedere nel rapporto di locazione sono esclusivamente i soggetti indicati all’art. 6 della legge n. 392 del 1978 (nella specie la Cassazione ha precisato che in assenza dei predetti soggetti il contratto si estingue e nei confronti dell’erede che detiene l’immobile è esperibilel’azione di rilascio). TECNICA LEGALE

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Febbraio 2002

CASSAZIONE CIVILE, II SEZIONE, 22 marzo 2001, n. 4131 SPADONE Presidente - ELEFANTE Relatore - MELE P.M. (diff.). - Colombo Motti (avv. Tampoia) - Condominio di Via Andrea Costa 4, Milano (avv. Rizzardi). Comunione e condominio - Bene comune - Uso indiretto - Ammissibilità - Requisiti - Impossibilità e irragionevolezza dell’uso diretto - Deliberazione adottata a maggioranza dei condomini - Sussistenza (C.c. art. 1102). L’uso indiretto del bene comune (nella specie: mediante locazione) è validamente disposto con deliberazione presa a maggioranza dei condomini allorché sia impossibile e irragionevole il ricorso all’uso diretto del suddetto bene per tutti i condomini in proporzione alla loro quota promiscuamente oppure con turni temporali o frazionamenti degli spazi; l’eventuale istanza avanzata da uno dei condomini al fine di ottenere la conduzione dell’immobile non vincola l’assemblea a preferire il condomino a terzi nella locazione del bene comune, fatte salve diverse disposizioni di legge o del regolamento di condominio (1). II. CASSAZIONE CIVILE, II SEZIONE, 22 marzo 2001, n. 4135 SPADONE Presidente - CRISTARELLA Relatore - MACCARRONE P.M. (conf.). - Sergio Bartorelli & C. s.a.s. (avv. Macioce) Condominio di via Gregoriana 12, Roma (avv. Di Lorenzo). Comunione e condominio - Bene comune - Uso da parte dei singoli condomini - Limiti - Fattispecie (C.c. art. 1102). I limiti posti dall’art. 1102 c. c. al diritto di ciascun partecipante alla comunione di utilizzare il bene comune devono essere rapportati all’effettiva utilizzazione che il condomino intenda farne e alle modalità della suddetta utilizzazione. È corretta la valutazione con cui il giudice di merito ritiene che costituisca un’oggettiva alterazione della destinazione delle cose comuni, incompatibile con il pari uso degli altri comproprietari, la pretesa del condomino di accedere ai vani condominiali per mezzo di aperture nel muro comune al fine di realizzare un’uscita di sicurezza nel suo locale sotterraneo, indispensabile per ottenere l’autorizzazione dell’autorità amministrativa all’esercizio di una discoteca.

Febbraio 2002 CASSAZIONE CIVILE, II SEZIONE, 20 aprile 2001, n. 5894 GAROFALO Presidente - NAPOLETANO Relatore - RUSSO P.M. (conf.). - Bregante (avv.ti Morelli, Bastreri) Min. Finanze Dir. Reg. Veneto, Min. Trasporti e della Marina Mercantile (Avv. Gen. Stato). Usucapione - Termine decennale - Titolo idoneo - Nullità - Sdemanializzazione - Fattispecie (C.c. art. 1159). Ai fini dell’usucapione decennale l’atto nullo non costituisce titolo idoneo al trasferimento della proprietà. (Nella specie, la Cassazione ha negato che colui che acquista un bene demaniale da un altro privato non possa invocare l’usucapione abbreviata decennale, neppure dalla successiva data di sdemanializzazione del bene che non comporta alcuna convalida dell’atto di trasferimento del bene). URBANISTICA novembre 2001 CASSAZIONE CIVILE, III SEZIONE, 11 dicembre 2000, n. 15578 – LONGO Presidente – PREDEN Relatore – APICE P.M. (conf.). – Caciotti (avv. Rossetti) – Comune di Roma (Avvocatura comunale, avv. Onofri). Edilizia e urbanistica – Concessione edilizia – Attività equipollenti al rilascio della concessione edilizia – Esclusione – Richiesta di risarcimento danni basata sul parere favorevole della Commissione Edilizia – Rigetto (L. 28 gennaio 1977, n. 10 art. 4, 3° comma e art. 11). In base al regime introdotto dalla L. 28 gennaio 1977, n. 10, non esistono attività equipollenti al rilascio della concessione edilizia (nella fattispecie la Suprema Corte ha respinto la richiesta di risarcimento danni basata sul parere favorevole della Commissione Edilizia, nonché sulla richiesta di ulteriore documentazione, risultata non necessaria in base al successivo rigetto, impugnato ai soli fini risarcitori davanti al giudice ordinario). Febbraio 2002 CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO, II SEZIONE, 2 agosto 2001, in Causa 37710/1997 - Presidente ROZAKIS. - Elia s.r.l. (avv. Fiorillo) - Governo italiano (Agenti Leanza Esposito) . Edilizia e urbanistica - Piano regolatore generale Vincoli all’edificabilità - Assenza di indennizzo - Convenzione per i diritti umani - Violazione del principio del rispetto della proprietà - Sussistenza. Sussiste violazione del principio del rispetto della proprietà, secondo quanto previsto dall’art. 1 del protocollo addizionale n. 1 alla Convenzione europea dei Diritti dell’uomo (firmato a Parigi il 20 marzo 1952), qualora vi sia una continua rinnovazione dei vincoli su aree. Tale comportamento, pur non potendo essere assimilato ad una privazione della proprietà, può violare il giusto equilibrio tra le esigenze dell’interesse generale e gli imperativi a salvaguardia dei diritti fondamentali dell’individuo (nel caso di specie un vincolo protrattosi per 33 anni, senza indennizzi e con la sola utilizzabilità agricola, con una completa incertezza sull’utilizzazione edilizia del bene, ha generato un peso speciale ed esorbitante, con violazione del principio del rispetto della proprietà).

Le note giurisprudenziali sopra riportate sono state tratte dalla rivista “Giurisprudenza Italiana” edita dalla UTET.


Informativa Seminario di studio

SUPER DIA - Nuove procedure geom. Liliana Olcese

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l giorno 22 febbraio 2002 in Recco si è tenuto il primo seminario sull’argomento riguardante le procedure introdotte dalla Legge n. 443 del 21 dicembre 2001(“Delega al Governo in materia di infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici ed altri interventi per il rilascio delle attività produttive”). La manifestazione è stata organizzata dal Collegio dei Geometri della Provincia di Genova, dall’Associazione Geometri (Sezione Golfo Paradiso), con il patrocinio del Comune di Recco il quale ha messo gentilmente a disposizione la sala consiliare. L’incontro per la sua attualità ed importanza è stato

Il saluto ai partecipanti del Sindaco del Comune di Recco Gianluca Bucilli.

anche annunciato dai quotidiani locali i quali ne hanno dato ampio risalto. Ha trovato una viva partecipazione tra i Geometri ed altre Categorie professionali provenienti non solo dai Comuni del levante ma anche da Genova e Ponente, liberi professionisti o impiegati di pubbliche amministrazioni, i quali hanno gremito la sala che ospitava l’incontro. Il seminario, dopo la registrazione dei partecipanti, è iniziato con i saluti del Geom. Luciano Piccinelli (Presidente del Collegio dei Geometri della Provincia di Genova), del Geom. Mauro Mattei (presidente Assogeometri della sez. di Genova) del Geom.

Filippo Vircillo (Presidente Assogeometri della sez. del Golfo Paradiso) nonché del Sindaco del Comune di Recco Sig. Gianluca Bucilli e dell’Assessore all’Edilizia Privata Sig. Stefano Bersanetti, che ha anche esposto brevemente la posizione degli uffici comunali rispetto ad ogni procedura che possa snellire l’iter delle istanze. I Relatori dell’incontro, il Dr. Arch. Gianni Peruggi (urbanista) ed il Prof. Avvocato Alberto Quaglia, si sono attivati per chiarire ai partecipanti i numerosissimi dubbi che emergono dall’esame della norma, illustrando il quadro applicativo mettendo in luce anche aspetti non esattamente definiti dal testo pubblicato, delineando ed evidenziando le “zone grigie” che ritroveremo nella procedura. La prima esposizione è stata quella del Dr. Arch. Peruggi, il quale, sulla parte urbanistica oltre a riservare una certa perplessità per la concomitanza dell’entrata in vigore del Testo Unico con la “Superdia” ha elencato i termini di applicabilità della Legge 443/01, in particolare sull’applicazione facoltativa


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SUPER DIA - Nuove procedure

della Denuncia di Inizio Attività (art. 6. a, b, c, d.); sulle zone sottoposte a vincolo storico - artistico o paesistico ambientale, per le quali la D.I.A è subordinata al preventivo rilascio del parere dell’autorizzazione richiesta dalla norma; sulla procedura ex art. 26 Legge 47/85, che non è citato nel testo esaminato e per il quale sono stati espressi i dubbi sulla possibilità di utilizzo. La seconda parte, riguardante gli aspetti legali, è stata gestita dal Prof. Avvocato Alberto Quaglia, il quale tra le molte incognite derivate dalla complessità delle norme, ha segnalato che la Legge oggetto della discussione, contrariamente al Testo Unico, è una norma di eccezione, ovvero indica puntualmente gli interventi ammessi; pertanto tutto ciò che non è espressamente indicato è da considerarsi escluso. È stata richiamata altresì l’importanza dell’autocertificazione degli elaborati progettuali che potrà sostituire il normale iter burocratico e che darà l’opportunità ai tecnici asseveratori di dare un pubblico servizio in maniera con-

La sala consiliare durante il seminario.

creta a differenza della D.I.A. precedente, che limitava gli interventi a semplici ristrutturazioni interne e/o manutenzione straordinaria. Il relatore ha segnalato quindi anche gli aspetti penali che non debbono comunque intimorire i professionisti nello svolgimento della loro attività di asseveratori. A seguire, i partecipanti hanno potuto esporre le proprie perplessità e le domande sovvenute nel corso del dibattito, alle quali gli esperti hanno risposto nella maniera il più possibile chiarificatrice e dimostrando una grande disponibilità e massima professionalità. Anche i Tecnici delle Pub-

bliche Amministrazioni (sei Comuni partecipanti), hanno seguito con attenzione il tema in oggetto, recependo tutti gli aspetti positivi od incerti emersi dal dibattito. La manifestazione si è conclusa con i saluti di rito, con il ringraziamento all’Amministrazione che ha ospitato gli intervenuti, al Collegio dei Geometri della Provincia di Genova e all’Associazione Geometri, rimandando con un “arrivederci” al prossimo seminario sulla Legge 443/01 che si terrà in Genova in data da stabilirsi, nella speranza che tutti, nel contempo, avranno acquisito nuovi elementi che possano aiutare a far luce sulle norme.

“Non credo di avere un talento particolare; mi pongo soltanto una gran quantità di domande”. Alber Einstein


Informativa

Geo. Val. esperti geom. Carlo Papi

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n data 15.03.2002, si sono tenute in Roma, presso la Cassa Italiana Geometri, le Assemblee straordinaria ed ordinaria dell’Associazione Geo.Val. Esperti (Geometri Valutatori Esperti). Tale Associazione professionale si è costituita il 13.12.2000, con il patrocinio del Consiglio Nazionale Geometri, allo scopo di condurre studi e ricerche su tutti gli argomenti concernenti la valutazione dei beni, dei terreni e delle costruzioni, pubblicizzando le metodologie di stima e le procedure poste in atto dai propri associati. I mesi di silenzio successivi alla sua costituzione, sono stati caratterizzati da un oscuro ma proficuo lavoro svolto dalla Commissione che ha realizzato tale iniziativa, tenacemente diretta dal Presidente Geom. Benito Virgilio, che è culminato nell’iscrizione avvenuta durante la riunione di Oslo del 19.05.2001, di Geo.Val. Esperti, all’Associazione Europea dei Valutatori “TEGoVA” e nel suo inserimento nel Comitato Tecnico Scientifico di Tecnoborsa (Tecnoborsa S.C.p.A. rappresenta il consorzio per lo svi-

luppo del mercato immobiliare e costituisce quindi l’organismo nato dal sistema camerale, al fine della creazione di una banca dati a servizio del sistema immobiliare italiano). Dopo il lavoro preparatorio che ha reso possibile ottenere tali importanti riconoscimenti, si è svolta finalmente la prima riunione associativa, che ha consentito l’incontro personale tra i Soci fondatori dell’Associazione ed ha costituito un interessante momento di chiarimento e crescita degli Associati, in merito agli scopi ed alla gestione della neonata Associazione. La riunione di Roma, ha visto infatti la partecipazione di circa 150 Colleghi, provenienti da ogni parte d’Italia (Roma, Firenze, Caltanissetta, Lucca, Genova, Modena, Reggio Calabria, Potenza, Bergamo, Torino, ecc.), che unitamente alle loro numerose deleghe personali, hanno degnamente rappresentato gli oltre 1500 Colleghi, che in fase di costituzione hanno aderito alla nascita di Geo. Val. Esperti. La Provincia di Genova, è stata rappresentata dai Geometri:

Pier-Emilio Copello (Membro del Consiglio Direttivo del Collegio Geometri di Genova e della Commissione Ristretta Nazionale “Estimo ed attività peritali”); Filippo Finocchiaro (Segretario del Consiglio Direttivo del Collegio Geometri di Genova); Marco Russello e Carlo Papi (Soci fondatori). Anche noi, grazie alle numerose deleghe pervenuteci, ci siamo fatti carico di significare con la nostra presenza, il buon interesse riscosso da tale iniziativa presso gli Iscritti all’Albo dei Geometri della nostra Provincia. Durante la discussione sugli argomenti all’ordine del giorno, è stata sottolineata la crescente importanza assunta dalle associazioni negli ultimi anni, che per la flessibilità dei loro statuti, ben si adattano all’attuazione di nuovi programmi formativi ed al rispetto degli standards qualitativi europei. Si è inoltre elogiata la qualità professionale raggiunta dalla nostra Categoria nel campo dell’estimo, che in molti casi supera quella raggiunta dalle altre figure euro-


Geo. Val. esperti

pee che, anche appartenenti ad altre categorie professionali, affrontano tale impegnativa materia di studio e lavoro. Anche l’estimo però, che costituisce per alcuni, la massima espressione della nostra professione, riunendo nella sua applicazione, la maggior parte delle nostre conoscenze tecniche e scientifiche e le fonde con la capillare conoscenza del territorio, che solo un tecnico polivalente come il Geometra può avere, deve rinnovarsi ed adattarsi alle nuove regole ed esigenze dettate dall’inarrestabile processo di globalizzazione in atto. Rinnovamenti e modifiche nella forma e nell’utilizzo dei dati, ma non certamente nel contenuto, che nel nostro Paese è e deve rimanere, di altissima qualità. Proprio per evitare che altre figure italiane od estere, possano ostacolare il corretto affermarsi delle nostre capacità professionali, anche in funzione di nuove ed interessanti prospettive di lavoro che si presenteranno nel prossimo futuro, Geo. Val. Esperti, tende a promuovere l’affermazione di precisi criteri di ar-

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monizzazione delle procedure estimative, anche in funzione della prossima applicazione delle norme internazionali di contabilità (International Account Standard), che diano alla valutazione estimativa quei criteri di trasparenza, qualità professionale ed oggettività, attualmente richiesti dal mercato. Gli interessanti interventi effettuati dal Geom. L. Capaldo, MRICS Responsabile Italia del Rics (the international property professional organisation) e dal Prof. Del Giudice (docente universitario di estimo), oltre ad aver fornito interessanti indicazioni tecniche in merito ai processi evolutivi della perizia estimativa, hanno inoltre elogiato l’istituzione di Geo. Val. Esperti, definendola come il primo esempio in Italia, di corretto adeguamento dell’attività professionale agli standards europei, considerandola altresì come applicazione di un valore aggiunto alla già elevata professionalità di tutti noi. Si è infine provveduto all’approvazione di una modifica apportata allo Statuto originario ed all’approvazione del rendiconto consuntivo

2001 e del bilancio preventivo 2002. Si sono approvati la descrizione del profilo professionale dell’Associato e l’adozione del Codice Deontologico. Si è inoltre deliberato di procrastinare al 31.10.2002, il termine di iscrizione all’Associazione alle condizioni e con le modalità originarie, per tutti gli interessati che non avessero ottenuto l’iscrizione entro il termine precedente. Infine si è provveduto all’elezione del Consiglio Direttivo, che ha visto la conferma dei componenti della Commissione Lavoro originaria, che potranno così proseguire il buon lavoro svolto, unita alla graditissima ed importante elezione del Collega, Geom. PierEmilio Copello, al quale formuliamo i nostri più sinceri auguri di buon lavoro, uniti al desiderio che possa farsi portavoce, in seno al Consiglio Direttivo, delle esigenze e delle problematiche professionali di tutti i Colleghi Associati o interessati all’Associazione. Per informazioni, comunicazioni o richieste in merito a Geo. Val. Esperti contattare: Geom. Pier-Emilio Copello c/o sede Collegio.

“Il tempo è un grande maestro, e mette a posto molte cose”. P. Corneille


Informativa

Piano Regionale Amianto sig. Alberto Verardo

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l prossimo 31 maggio scadranno i termini per l’aggiornamento della presenza di manufatti contenenti amianto in matrice friabile notificati in passato a seguito del censimento promosso dalla Regione Liguria in attuazione del Piano Regionale Amianto. Tale obbligo deriva dall’applicazione della delibera della giunta Regionale n. 155 del 2001 ed è obbligatorio per legge. Tutti i detentori di manufatti contenenti amianto in matrice friabile sono quindi tenuti ad aggiornare la situazione accertandone lo stato di conservazione: come è risaputo la pericolosità del materiale deriva dal fatto che il manufatto degradato può rilasciare fibre che - se inalate - possono produrre effetti dannosi per la salute. Anche coloro che ancora non avessero provveduto, possono regolarizzare loro posizione producendo le relative schede di autonotifica

all’ASL competente per territorio. Questa autonotifica spontanea eviterà l’accertamento d’ufficio a fronte del quale, in caso di inadempienza, avrebbero comminate le previste sanzioni. Le schede di autonotifica e di aggiornamento possono essere ritirate presso la sede della Regione Liguria - Servizio Igiene Pubblica e Veterinaria - Via D’Annunzio 64 (1° piano) - Genova, o estratte dal sito internet all’indirizzo: www.regione.liguria.it/ salusoc/index.htm-igiene pubblica-amianto. Informazioni al riguardo possono essere altresì chieste alle ASL competenti per territorio, allo stesso Servizio Regionale al numero telefonico 010.5484923 (con segreteria) o alla casella vocale 010.5484444. La Regione ha altresì programmato iniziative di informazione e di ulteriore sensibilizzazione chiedendo al ri-

guardo la collaborazione dei Comuni e degli Organismi rappresentativi che direttamente o indirettamente sono coinvolti nelle azioni proprie del censimento, della vigilanza e degli interventi di bonifica dei manufatti contenenti amianto. Nei mesi scorsi sono inoltre stati adottati alcuni atti amministrativi che verranno illustrati alle varie rappresentanze - per la successiva informativa agli aderenti - in un incontro fissato per il giorno 23 aprile che avrà svolgimento nella sede della Regione. I principali atti riguardano l’aggiornamento degli elenchi delle imprese che hanno in organico personale abilitato alla bonifica da amianto, l’aggiornamento delle iniziative di formazione per il conseguimento dell’abilitazione, la formazione del personale delle ASL e l’evoluzione del progetto per la qualificazione dei laboratori che effettuano analisi su amianto.

“Puoi capire dalle sue risposte quanto una persona è colta; ma solo dalle sue domande quanto è intelligente”. Socrate


Informativa

Collegio dei Geometri della Provincia di Genova

Pubblichiamo un parere rilasciato su richiesta di un Iscritto in ordine alla pubblicità di carattere professionale Oggetto: Pubblicità Facciamo seguito alla Sua lettera del 15.10.2001 rivolta ad ottenere un parere di merito sul tema della pubblicità di carattere professionale, per riferirLe quanto in appresso alla luce della vigente normativa in materia e degli sviluppi che essa ha avuto anche in relazione all’avvento del sistema di comunicazione via “internet”. Premesso che, nei contenuti del nostro Ordinamento Professionale (R.D. 11.02.1929 n. 274) non è prevista alcuna norma specifica sull’argomento, è bene innanzitutto sottolineare che il professionista iscritto all’Albo professionale è tenuto comunque a conformare il proprio comportamento a quelle norme consuetudinarie di etica ancorché non codificate e pertanto l’uso della pubblicità deve avere lo scopo di mero strumento informativo. Le informazioni divulgate devono essere riferite esclusivamente alle prestazioni professionali offerte alla Clientela senza che possano essere adottate forme di comparazione con altri professionisti e di concorrenza sleale ovvero millantando credito e/o indicare prestazioni diverse o in contrasto con l’oggetto ed i limiti dell’esercizio professionale (art. 16 dell’Ordinamento Professionale) nonché proporre la fornitura di prestazioni di tipo gratuito anche se a carattere occasionale. Tuttociò premesso, Le ricordiamo che il nostro Codice Deontologico adottato con delibera del Consiglio Direttivo in data 31.12.1997 e successivamente integrato in data 27.09.2000, all’art. 26 con riferimento all’argomento di cui si tratta, prevede che: “È vietata ogni forma di pubblicità in contrasto con lo svolgimento corretto e decoroso della professione” e, pertanto, deve ritenersi assolutamente preclusa la possibilità di esercitare forme di pubblicità attraverso volantinaggio come da Lei nella fattispecie esplicitamente indicato. Alla luce di quanto sopra esposto riteniamo necessario che ogni caso specifico venga preventivamente sottoposto all’esame del Consiglio Direttivo di questo Collegio affinché lo stesso possa esprimere il proprio parere di competenza ed evitare qualsivoglia conseguenza di tipo interpretativo. Nella speranza di aver compiutamente risposto al quesito formulatoci, restiamo a completa disposizione per qualsivoglia occorrenza e cordialmente inviamo i nostri migliori saluti.


Informatica Navigando in rete Geoweb – il sito http://www.geoweb.it Alessio Danovaro

Geoweb nasce da una iniziativa del Consiglio Nazionale Geometri e Sogei, allo scopo di sviluppare e diffondere servizi telematici rivolti ai geometri. Offrendo ai propri abbonati una rete “Intranet”1 attraverso la quale, in modo sicuro e dedicato, è possibile ottenere immediatamente informazioni e certificati, utilizzare il servizio di posta elettronica e navigare in Internet senza bisogno di abbonarsi ad altri gestori, Geoweb si pone un passo più avanti di molte altre società che offrono banche dati professionali. Il cavallo di battaglia è certamente l’interazione che esiste con l’Agenzia del Territorio: il tecnico può accedere ai servizi di visure catastali e di ispezioni ipotecarie comodamente seduto davanti al suo computer, 24 ore su 24, senza più l’assillo di estenuanti code agli sportelli, senza dimenticarsi che le visure catastali stampate da Geoweb

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hanno la stessa valenza di quelle stampate dal Catasto e possono pertanto essere liberamente usate. Inoltre, nei cantieri di Geoweb sta nascendo un altro nuovo servizio: quello della trasmissione telematica degli atti catastali (Docfa e Pregeo), la cui disponibilità verrà data non appena lo stesso sarà attivato dal Dipartimento del Territorio. Complessivamente Geoweb offre al professionista, oltre alla consultazione della banca dati catastale (Catasto Terreni e Catasto Fabbricati), le ispezione ipotecari grazie all’accesso alle banche dati delle Conservatorie, il servizio di posta elettronica, la rassegna stampa (con consultazione delle testate dei primi dieci quotidiani nazionali, degli articoli riguardanti i temi del Catasto, degli articoli riguardanti gli albi professionali e degli articoli riguardanti la sicurezza), un valido sistema per monitorare i costi dei servizi a paga-

mento erogati ed un servizio Help Desk con operatore per risolvere velocemente i problemi connessi a Geoweb. Da non dimenticare poi una serie di servizi minori ma pur sempre importanti quali: possibilità di pubblicare il proprio curriculum sul sito, di ricercare e/ o offrire opportunità di lavoro, forum su tematiche specifiche, attività di formazione nel settore informatico e telematico, attività di analisi, studio, ricerca e consulenza sulle materie di interesse della categoria dei geometri e collegamenti ad altri siti di interesse. Naturalmente tutto ciò è riservato ai professionisti abbonati: per maggiori informazioni sulle tariffe applicate è possibile consultare l’apposita sezione “Modalità di adesione”. Per chi invece avesse ancora qualche dubbio, consiglio di visitare la sezione “Faq”, nella quale vengono pubblicate le risposte alle domande più frequenti.

Intranet: Sistema di collegamento in rete realizzato con i protocolli di Internet ma riservato alle comunicazioni all’interno di un’azienda o di un gruppo di aziende.


Recensioni

Giorgio Pistone - RASSEGNA DI PERIZIE E CONSULENZE TECNICHE - Maggioli Editore - Pagine 384 - Prezzo Euro 29.95 (Lit. 58000). Tra le attività professionali di competenza del geometra vi è quella di ausiliario del giudice, forse la più gratificante, è la consulenza tecnica con la quale il magistrato si avvale dell’assistenza di un consulente anche per l’intero svolgimento del processo. Per accedere a questi incarichi professionali tipici del processo civile, è necessaria l’iscrizione nell’albo speciale tenuto presso il Tribunale dal Presidente del Tribunale medesimo. Una volta nominato consulente tecnico d’ufficio, il professionista designato diviene pubblico ufficiale temporaneo ed ha il compito di fornire elementi utili ad integrare le conoscenze e gli elementi di giudizio, nel solo campo tecnico al giudice. Svolgendo l’attività di consulente del giudice il professionista è soggetto alla responsabilità disciplinare, civile, penale e processuale. Può accadere, non soltanto al giovane collega ma anche a chi giovane più non è dopo aver prestato il giuramento di rito, di incontrare delle difficoltà nell’espletamento dell’incarico poiché a causa dei continui aggiornamenti legislativi e delle circostanze di fatto non esistono casi identici ai quali poter fare riferimento. Tale situazione comporta una ininterrotta indagine ed una continua ricerca. Spesso il professionista deve individuare la metodologia più adatta, e se occorre inventarla costruendo un elaborato permeato di scienza ma rispettoso della logica. La pubblicazione RASSEGNA DI PERIZIE E CONSULENZE TECNICHE raccoglie in testi originali un’ampia casistica con descrizione delle operazioni e degli allegati. Il libro è articolato in dieci capitoli che trattano: - descrizione dei luoghi - valutazione di beni e diritti - ricerca, descrizione e valutazione di danni - opere edili - condominio e locazione - le cave - divisione e servitù - appalti pubblici e privati - ricerche storiche - perizie penali. Si tratta di un’opera, pur nella sua singolarità, certamente utile e preziosa ai colleghi che operano anche in questo particolare settore basato sulla ricerca della verità e nell’affermazione della giustizia. geom. Adolfo Morasso


Atti del Collegio

SEDUTA DI CONSIGLIO DEL 08.01.2002 NUOVE

ISCRIZIONI

ALBO N.3076/2002 FALCOLINI Alberto s) 16040 NE GE: Via S. Biagio, 156 - Tel. 0185.337028 ALBO N.3077/2002 MARTINI Marco Maria s) 16156 GENOVA:Via A. Boito, 17/4 - Tel. 010.6967796

SEDUTA DI CONSIGLIO DEL 22.01.2002 NUOVE

ISCRIZIONI

ALBO N.3078/2002 BOTTI Roberto s) 16030 CASARZA LIGURE GE: Via Francolano, 116 - Tel. 0185.466482 ALBO N.3079/2002 DI MARTINO Cristina s) 16129 GENOVA: Via C. Barabino, 26/3 B - Tel. 010.5451491 ALBO N.3080/2002 FONDACARO Salvatore s) 16014 CAMPOMORONE GE: Via A. De Gasperi, 142 R - Tel. 010.781587 ALBO N.3081/2002 GARDELLA Andrea s) 16031 BOGLIASCO GE: Via Aurelia, 49/3 - Tel. 010.3470833 ALBO N.3082/2002 GUARINO Raffaele s) 16128 GENOVA: Corso A. Podesta’ 5A/1D - Tel. 010.586679 ALBO N.3083/2002 SIGNORILE Chiara s) 16129 GENOVA: Via C. Barabino, 26/3 B - Tel. 010.543425 ALBO N.3084/2002 SIMONINI Marco s) 16037 RIVA TRIGOSO GE: Via G.Balbi, 34 - Tel. 0185.44965

REISCRIZIONI ALBO N.3085/2002 CARELLI Dante s) 16137 GENOVA: Via A. Burlando, 5/21 sc.S T.010/882222


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Il geometra ligure

ALBO N.3086/2002 RICCI ROMANO s) – –

SEDUTA DI CONSIGLIO DEL 05.02.2002 NUOVE

ISCRIZIONI

ALBO N.3087/2002 CANALE Francesco s) 16157 GENOVA: Via G. Murtola, 8/10 - Tel. 010.6197419 ALBO N.3088/2002 GARBARINO Stefano s) 16143 GENOVA: Via della Pantera, 18/5 - Tel. 010.355032 ALBO N.3089/2002 MATTEI Piero s) 16127 GENOVA:Via C. Bonanni, 52/5 - Tel. 010.2428043 ALBO N.3090/2002 OLIVARI Luca s) 16038 S.MARGHERITA LIGURE GE: Via Martiri del Turchino, 5/1B - Tel. 0185.285289 ALBO N.3091/2002 PITTALUGA Daniela s) 16010 SANT’OLCESE GE. Via Don L. Sturzo 20 - Tel. 010.7261575 ALBO N.3092/2002 SANGINISI Maurizio s) 16132 GENOVA: Via Borgoratti, 71/5 - Tel. 010.3760872 ALBO N.3093/2002 SPADONI Alessandro s) – –

REISCRIZIONI ALBO N.3094/2002 MESSINA Claudio s) 16156 GENOVA: Via A. Guglielmotti, 20/13

SEDUTA DI CONSIGLIO DEL 19.02.2002 NUOVE

ISCRIZIONI

ALBO N.3095/2002 CERAVOLO Fabio s) 16149 GENOVA: Corso L. A. Martinetti, 94/12 - Tel. 010.6456810 ALBO N.3096/2002 MASSUCCO Andrea s) 16030 MONEGLIA GE: Via Torrente San Lorenzo, 56 - Tel. 0185.491192 ALBO N.3097/2002 MELIS Fabio s) 16154 GENOVA: Via R. Ginocchio, 15/1 ALBO N.3098/2002 MOLINARI Claudio s) 16158 GENOVA: Via Ventimiglia, 67/18 - Tel. 010.6132000 ALBO N.3099/2002 PASTORINO Giuseppe s) 16013 CAMPO LIGURE GE: Via Maddalena 7B/5 - Tel. 010.920687


Atti del Collegio

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REISCRIZIONI ALBO N.3100/2002 CELLA Giovanni s) 16030 CASARZA LIGURE GE: Via Barletti, 4/1 T.0185/46022

DECESSI CASTELLO Rinaldo

- JUVENAL Giovanni

DIMISSIONI NEBULONI Giulio

VARIAZIONI

DI INDIRIZZI

AGNETTI Luca ALLOCCA Pasquale CARTABIANCA Fabrizio GIANNELLI Eugenio MASI Antonio MILICI Umberto NUCERA Vincenzo PAGANI Andrea PARLATO Massimiliano SPALLAROSSA Leandro TRAVERSO Mauro n.2387

- s) 16030 MONEGLIA GE: Piazza Marengo, 27 - s) 16143 GENOVA:Via Cellini, 44R - s) 16121 GENOVA: Via Cesarea, 15/6 T.010/566281 - s) Tel. 010/7452201 - s) 16016 COGOLETO GE: Piazza Europa, 4 - s) 16121 GENOVA:Via Brigata Liguria, 105 R - Tel. 010.588527 - s) 16039 SESTRI LEVANTE GE: Via E. Fico, 32/16 - s) 16043 CHIAVARI GE: Via Martiri Liberazione, 4 - Tel.0185.306725 - s) 16143 GENOVA: Via Ayroli, 39/6 D T.010/2474425 - s) 16146 GENOVA: Via Flora, 8/8 - s) 16136 GENOVA: Via Ameglia, 9/4 sc.B - Tel. 010.216980

“Gli occhi che guardano sono comuni; quelli che vedono sono rari. Le orecchie che sentono sono comuni; quelle che ascoltano sono rare”. proverbio cinese


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Il geometra ligure

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