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Anno XI - Tariffa Regime Libero (Tab. D) Poste Italiane Spa - sped in A.P. 70% -DCB (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) Varese - Autorizzazione Trib. Varese n. 815 del 25.06.2001 -ISSN 1593/344X

n.3/4 anno 2011

notizie cesvov Progetto Il volontariato nelle strutture per anziani del territorio Focus Una ricerca scatta la fotografia

Storie Racconti di buone prassi: vicinanza, ascolto e tanto altro ancora Europa Il 2012 sarà l’Anno Europeo dedicato a invechiamento attivo e solidarietà tra generazioni

Volontari per la terza età


Cesvov. Il volontariato non ha etĂ


Il progetto “Volontariato nelle strutture per anziani” è stato realizzato dal Cesvov e da Uneba - federazione provinciale di Varese grazie al contributo della Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus

sommario Tanti volontari per la terza età 2....................................................di Paola Provenzano Tutti in aula per mettersi in gioco 3.........................................................di Stella Fracassi Alla ricerca di una alleanza possibile 4.........................................di M. Ampollini e A. Livraga Rsa, ecco le sfide 6...................................................di Paola Provenzano Una Fondazione per il territorio 7.....................................................di Carlo Massironi Uniti per l’Alzheimer 8..............................................................di redazione Partecipare si può 9.............................................................di redazione dalla Spagna per regalare sorrisi 10..................................................di Paola Provenzano Dum licet, et spirant flamina, navis eat OVIdIO, Fast., 4, 18 (Bisogna navigare quando spira il buon vento)

Recensioni 12.........................................a cura della redazione Notizie in breve 14...............................................a cura della redazione

In copertina foto di Fabio Simonelli, a fianco foto di Davide Carabelli


n. 3/4 novembre 2011

di Paola Provenzano

Il Progetto

Tanti volontari per la terza età Un progetto finanziato dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto ha coinvolto Cesvov e Uneba in una indagine sulla presenza dei volontari nelle Rsa, ma anche nella predisposizione di percorsi di formazione ad hoc...

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olontari nelle strutture per anziani della provincia di Varese: è questo il titolo di un progetto che, nel corso dell’ultimo anno, ha visto impegnato il Cesvov (Centro di servizi per il volontariato della provincia di Varese) a fianco di Uneba (Unione Nazionale Istituzioni e Iniziative di Assistenza Sociale) federazione provinciale di Varese e che è stato reso possibile grazie al contributo della Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus.

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biettivo del progetto? Far emergere il valore della presenza dei volontari a fianco delle persone ospiti di Rsa e Centri diurni, ma anche permettere di rilevare eventuali criticità e fornire, attraverso momenti formativi, gli strumenti per migliorare il rapporto e rendere quindi questa presenza sempre più utile e fondamentale. Tanti sono infatti gli aspetti da sondare in questo particolare tipo di volontariato che – come il volontariato ospedaliero – si inserisce in un contesto strutturato e deve quindi mettere uno di fronte all’altro lo spirito “spontaneo” del volontariato e la necessità di rispettare ruoli e competenze.

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volontari che operano nelle strutture si trovano di fronte alla difficoltà di interagire non solo con il soggetto fragile, ma anche con la sua famiglia e con un contesto medico e di assistenza mirata e specialistica. È evidente che si tratta di contesti in cui si creano interazioni personali e relazionali complesse che richiedono non solo doti personali e predisposizione all’aiuto e all’ascolto, ma anche capacità di rispettare e interpretare i ruoli e le funzioni senza invasioni di campo che rischiano di creare tensioni e di essere, in ultima analisi, dannose per le persone assistite.

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l progetto “Volontari nelle strutture per anziani” è stato scandito da differenti momenti, che hanno preso avvio dalla neces-

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sità, in primis, di mappare la realtà esistente per conoscere lo stato dell’arte. È nato così un articolato questionario che è stato sottoposto a tutte le 59 strutture che si occupano di persone anziane tra residenze e Cdi (Centri Diurni Integrati). Dalla somministrazione dei questionari e dalle risposte ottenute si è partiti per conoscere la realtà attuale, sia in fatto di presenza più o meno strutturata dei volontari che del loro eventuale rapporto con il personale della struttura. Ma soprattutto si è cercato di capire quali possono essere gli sviluppi futuri ed eventuali strumenti da mettere in campo.

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na seconda fase è stata quella di proporre e realizzare percorsi di formazione ad hoc rivolti da una parte ai volontari e dall’altra a responsabili di Rsa. In particolare i corsi per volontari sono stati replicati in tre diverse edizioni. Una prima edizione è stata messa in campo alla Fondazione Molina di Varese, la seconda alla Rsa Ronzoni di Besozzo e la terza presso la struttura di Lonate Pozzolo. Il corso è stato articolato con lezioni che hanno riguardato diversi aspetti: dall’inquadramento generale su Rsa e Cdi, a nozioni sulle patologie e sulla relazione con la persona malata ed anziana, ma anche su psicomotricità e coinvolgimento in attività di svago e intrattenimento.

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n momento formativo ha anche riguardato i responsabili delle strutture. Obiettivo? Aiutare le Rsa a regolamentare la presenza di volontari sotto diversi aspetti: a partire dalle questioni di tipo assicurativo che riguardano i volontari stessi nell’espletamento dei loro compiti all’interno delle strutture. Infine un convegno finale ha fatto il punto di quanto realizzato e ha permesso di gettare uno sguardo su ipotesi di lavoro per il futuro: un cammino dunque iniziato e che potrà dare ulteriori frutti.


notizie cesvov

“Io divento vecchio imparando sempre nuove cose” Solone

Tutti in aula, per mettersi in gioco Essere volontario in una struttura per anziani è il titolo del corso di formazione che si è svolto all’interno del progetto Volontari nelle strutture per anziani della provincia di Varese. Il percorso formativo ha avuto tre edizioni che hanno visto coinvolti in prima linea un centinaio di operatori volontari in Rsa. L’opportunità nasce dall’esigenza di formare le persone che intendono iniziare un percorso di volontariato in Rsa e di offrire a chi opera da anni, spunti di formazione riflessione e scambio di esperienze. L’iniziativa ha visto coinvolte: Fondazione Ronzoni di Besozzo, Fondazione Molina di Varese, Rsa di Lonate Pozzolo, come sedi formative. Il compito degli operatori volontari in Residenze Sanitarie per Anziani non è solo quello di avvicinare l’anziano e ascoltarlo quando ne abbia voglia, ma richiede che ci siano delle competenze e conoscenze, oltre che l’attitudine, che gli consentano di entrare davvero in relazione con l’anziano e di collaborare con l’equipe organizzativa. Queste sono state le tematiche affrontate negli incontri formativi, che hanno

visto impegnate le varie figure professionali e relative competenze: - introduzione sulla figura del volontario, accenni sulla Legge quadro sul volontariato; - introduzione su Rsa e Cdi: aspetti gestionali e strutturali; - invecchiamento: la non autosufficienza, il decadimento cognitivo e le altre patologie più diffuse tra gli anziani in Rsa e Cdi - la gestione dell’Ospite nel Cdi e nella Rsa - relazione volontario-ospite - relazione volontario-parente e volontario-operatore. Il gruppo coinvolto nella formazione ha dimostrato forte interesse e motivazione nella volontà di confronto e di acquisizione di nuove competenze.

Stella Fracassi

Anziani protagonisti attivi nel terzo millennio

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e associaizoni di volontariato che operano avendo come destinatari anziani (autosufficienti e non), in provincia di Varese sono 233: il dato risulta dalla banca dati del Cesvov dove sono registrate le realtà del terzo settore che operano a livello territoriale. Tra le realtà censite ci sono soggetti molto diffrenti tra di loro per tipologia di attività e per servizi prestati. Ma gli anziani, quando si parla di volontariato, non sono solo coloro i quali stanno dalla parte di chi ha bisogno di cure e attenzione. Spesso, infatti, sono proprio le persone over 60 che, al contrario, sono protagoniste attive del volontariato. questo proposito vale la pena ricordare che tra i volontari attivi la percentuale di chi ha dai 55 anni in su è pari al 48% tra gli uomini e al 41% tra le donne. Cifre che si conciliano bene con un altro dato: il 37% dei volontari e delle volontarie, infatti, è in pensione ed ha evidentemente una maggiore disponibilità di tempo da dedicare all’aiuto agli altri.

e stime Istat sulla popolazione anziana dicono che gli over 65 in Italia nel 2006 erano 11 milioni e 616 mila e sono destinati a raggingere la cifra di 18 milioni e 788 mila nel 2050. Gli over 80 sono 3 milioni e diventeranno 7 milioni e 738 mila nel 2050. In quello stesso anno i giovani e giovanissimi (fascia di popolazione fino ai 19 anni) saranno soltanto 9,5 milioni. Tenuto conto di queste cifre, rispetto agli altri Paesi Ue, l’Italia risulta essere quello con il tasso di invecchiamento maggiore in assoluto.

i tratta però di una terza età spesso molto attiva: il 36% degli over 65, infatti, dichiara di essere impegnato in una attività che nell’19 % dei casi è di tipo sportivo, mentre nell’11% è di carattere solidaristico. Un altro dato curioso riguarda le Università per la terza età: delle 3mila presenti nel mondo, circa 300 sono in Italia. Gli anziani sono una fetta della popolazione in crescita, ma anche in profonda trasformazione.

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L’indagine

di Maurizio Ampollini e Alessandro Livraga

Alla ricerca di una alleanza possibile Quanti sono i volontari nelle strutture per anziani del Varesotto e come sono organizzati? Quali sono le esigenze a cui sono chiamati a rispondere e come lo fanno? Sono queste solo alcune delle domande contenute nel questionario rivolto a Rsa e Cdi...

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na fotografia capace di leggere il presente, ma anche di aiutare a raccontare il futuro possibile. È l’istantanea scattata grazie al questionario relativo al progetto “volontari nelle strutture per anziani”, somministrato nell’inverno scorso a 59 enti che si occupano di assistenza agli anziani in provincia di Varese, strutturati per lo più come Rsa (residenze sanitarie assistenziali) e Cdi (centri diurni integrati). Al questionario hanno risposto ben 53 delle realtà interpellate, rendendo quindi la raccolta dei dati particolarmente significativa e rappresentativa dello stato dell’arte.

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a mappa - In particolare è la seconda parte del questionario a soffermarsi sulla presenza dei volontari all’interno delle strutture: su 53 enti gestori, quasi l’85% risponde che vi sono volontari che operano al proprio interno, poco più del 13% risponde di non averne, ma di essere interessato e solo un ente risponde di non averne e non essere interessato ad un discorso di inserimenti di volontari nella struttura. La presenza dei volontari dura spesso da lunga data. Dei 45 enti che hanno dato risposta affermativa, più del 53% dichiara di avere volontari presenti in struttura da prima del 2000, più del 13% dal 2001 al 2005 e il 20% dal 2006 in avanti. Un altro 13% non risponde alla domanda. Ma in che modo i volontari sono presenti? Quella che è emersa, attraverso il questionario, è una situazione variegata: più del 53% degli enti dichiara che sono

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presenti volontari organizzati in associazione, il 20% volontari singoli ed il restante quasi 27% volontari di entrambe le tipologie. Per più del 93% i volontari presenti nella struttura sono chiaramente identificati dagli ospiti e sempre il 93% ha chiaro l’organigramma della struttura. Queste alte percentuali stanno ad indicare che i volontari non vengono confusi con il personale dell’ente ed allo stesso tempo che i volontari stessi conoscono come è organizzata la struttura al suo interno in termini di risorse umane, una situazione che, come hanno confermato altre risposte al questionario, non evita conflitti tra volontari e personale stesso. Infine c’è da considerare che sempre il 93% degli enti dichiara che la presenza dei volontari nella struttura è sistematica.

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olontari – Una sezione apposita del questionario è stata dedicata ai volontari singoli. Essi risultano essere presenti in 20 strutture e sono in totale 222 (con una media di poco più di 11 volontari ad ente). Cosa fanno i volontari? Dal questionario si evince che i volontari sono impiegati soprattutto nell’animazione, nei servizi di prossimità e nei servizi di trasporto. Il 76% delle strutture ha codificato le modalità di accesso dei volontari alla struttura stessa che consistono in quasi il 58% dei casi in un colloquio di ammissione, nel 23% nell’iscrizione in un apposito registro ed in poco più del 19% dei casi nell’attestazione di requisiti specifici. I due terzi delle strutture non hanno un regolamento interno per la gestione dei volontari e questo è uno dei punti di criticità su cui è possibile lavorare, ossia la sensibilizzazione e la fornitura degli strumenti necessari affinché tutte le strutture possano creare un regolamento ad hoc per la gestione dei volontari. ll 76% dei volontari gode della necessaria copertura assicurativa da parte della struttura, ma


notizie cesvov

Le risposte in pillole Nell’ambito del progetto “Volontariato nelle strutture per anziani” sono stati somministrati questionari a 59 enti che si occupano di assistenza agli anziani in provincia di Varese, strutturati per lo più come Residenze Sanitarie Assistenziali (Rsa) e Centri Diurni Integrati (Cdi). Hanno risposto 53 enti, che rappresentano quasi il 90% del totale. Su 53 enti gestori, quasi l’85% risponde che vi sono volontari che operano al proprio interno, poco più del 13% di non averne, ma di essere interessata e solo un ente risponde di non averne e non essere interessato ad un discorso di inserimento di volontari nella struttura. Infine tra coloro che hanno risposto di avere volontari o, pur non avendone, di essere interessati, il 73,5% afferma di essere interessato ad un aiuto informativo ai fini dell’instaurazione del rapporto di collaborazione, più del 22% non risponde e quasi il 4% non è interessato. Più del 53% degli enti dichiara che sono presenti volontari organizzati in associazione, il 20% volontari singoli ed il restante quasi 27% volontari di entrambe le tipologie. L’età media dei volontari risulta piuttosto elevata: un aspetto che ha due implicazioni differenti. Da una parte si tratta di un elemento problematicose si guarda al ricambio generazionale, dall’altra parte la vicinanza anagrafica con gli ospiti ne facilita l’interazione.

sarà opportuno insistere a livello formativo e informativo perché la totalità delle strutture adottino delle opportune misure a riguardo, tenendo conto dei rischi e delle responsabilità che la presenza di volontari comporta.

dove sia necessario incrementare il numero di volontari, è sempre meglio attingere da associazioni già esistenti o comunque inserire i volontari in associazioni già strutturate e creare con esse un rapporto di collaborazione.

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apitolo formazione - Dal punto di vista della formazione solo poco più del 52% delle strutture offre opportunità formative e dal punto di vista della tipologia di formazione, per il 47% si tratta di momenti di aggiornamento, poco più del 35% è formazione specifica su determinate tematiche, quasi il 18% formazione di base ai servizi socio assistenziali. Oltre il 75% delle strutture afferma di sentire il bisogno di una maggiore formazione dei volontari che vi operano, ma nei due terzi dei casi si dichiara in grado di gestire autonomamente tale formazione. Il restante terzo sente invece la necessità dell’intervento di un ente esterno. Quasi il 49% delle strutture sente inoltre la necessità di formare anche il proprio personale nel rapporto con i volontari. Quasi il 78% degli enti sente la necessità di incrementare il numero di volontari presenti in struttura. Naturalmente lad-

l 60% delle strutture valuta molto positivamente la presenza di volontari, il 20% positivamente e quasi il 18% sostanzialmente positivamente. E’ la direzione che quasi nel 38% dei casi concorre alla formulazione della valutazione dei volontari, in più del 32% gli operatori, nel 15% dei casi gli ospiti e in quasi il 13% i parenti degli stessi. In più del 62% dei casi esistono momenti formalizzati di verifica tra struttura e volontari, in più del 46% dei casi tre o più volte l’anno, nel 25% due volte l’anno, nel 14% una volta all’anno. Gli aspetti positivi e negativi nel rapporto con i volontari? Gli aspetti positivi maggiormente riscontrati sono il supporto alla socializzazione e l’aiuto all’animazione, seguiti dal supporto in alcuni servizi. Aspetti negativi su cui si deve lavorare sono la conflittualità con il personale, l’approccio inadeguato con gli ospiti e la saltuarietà nella presenza.

Anzianità di servizio dei volontari nelle strutture

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Uneba di Paola Provenzano

Rsa, ecco le sfide A colloquio con Marco Petrillo, presidente di Uneba, Federazione provinciale di Varese. I volontari? “Una risorsa molto importante e irrinunciabile”. Per il futuro si guarda all’ingresso di nuove leve

51 sono le Rsa che operano in provincia di Varese. In quasi tutte sono presenti dei volontari 4.400 Il numero di posti letto garantiti nelle strutture che hanno una capienza media di 100 ospiti

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È una realtà complessa e con forti legami con il territorio quella rappresentata dalle Rsa in provincia di Varese. Da qui i volontari sono visti come una risorsa importante. La sfida per il futuro? Riuscire ad attuare percorsi formativi ad hoc e di favorire l’ingresso di nuove leve partendo dalla sensibilizzazione nelle scuole per una nuova cultura del volontariato. Questo è, in estrema sintesi, il ritratto che emerge dall’intervista a Marco Petrillo presidente di Uneba - Federazione provinciale di Varese. Parliamo prima di tutto di Rsa del territorio e facciamo una mappatura: quale è il ritratto e quali sono le problematiche che state vivendo? Le Rsa in provincia di Varese sono 51, per un totale di 4mila e 400 posti letto. Si tratta per lo più di strutture medie, con capienze attorno ai 100 posti , fatta eccezione per due strutture più grandi. Le difficoltà che si vivono oggi sono essenzialmente due. La prima è legata al peggioramento delle condizioni sanitarie degli ospiti che arrivano nelle case di riposo dopo che le famiglie li hanno tenuti a casa il più a lungo possibile. Ciò significa doversi occupare di casi sempre più gravi e difficili. Il secondo problema è di natura economico-gestionale. Le Rsa sono soggette alla normativa regionale e risentono pesantemente dei tagli operati a livello centrale proprio sui bilanci delle Regioni. Basti pensare che, pur essendo a ridosso della fine dell’anno, non sappiamo ancora su quante risorse potremo contare nel 2012. I volontari nelle Rsa oggi: quali sono gli aspetti positivi di questa presenza? I volontari sono senza dubbio una risorsa molto importante per le nostre strutture. Spesso le Rsa del territorio sono delle ex Ipab, ossia delle istituzioni che hanno alle spalle oltre un secolo di storia: si tratta di realtà molto legate al tessuto sociale in cui sono inserite e i volontari sono una espressione di questo forte legame. Per lo più, come è

emerso dalla ricerca condotta in occasione del progetto, si tratta di volontariato non organizzato: in sintesi si tratta di una presenza che crea un valore aggiunto sotto diversi profili. A parte gli aspetti positivi, ci sono delle problematiche legate alla presenza di volontari? Un primo problema è rappresentato dalla scarsità numerica dei volontari e, di conseguenza, dalla difficoltà nel programmare delle attività in modo costante. Succede poi che i volontari, proprio perché poco strutturati all’interno di organizzazioni, tendano a voler coprire ambiti che non sono di loro competenza: l’aiuto nella deambulazione, solo per fare un esempio. Si tratta di compiti delicati e che devono essere svolti da personale professionalizzato, anche perché, come detto, gli ospiti delle case di riposo oggi tendono ad avere condizioni sanitarie piuttosto complesse. Quali strumenti si possono individuare per poter superare le problematiche oggi in essere? Uno degli strumenti possibili è rappresentato dalla formazione, che poi è anche quello che si è fatto durante il progetto stesso, magari sfruttando economie di scala e organizzando percorsi formativi che accorpino i volontari di più strutture. Come vede il futuro per quanto riguarda i volontari nelle Rsa ? Occorre puntare su di una nuova cultura del volontariato, agganciando nuovi volontari fin dalle scuole superiori. Uno dei fenomeni legati al venir meno del servizio civile è stato, per noi, l’innalzamento dell’età dei volontari. Il servizio civile rappresentava indubbiamente una porta di ingresso privilegiata per le nuove leve del volontariato nelle Rsa. Adesso occorre trovare vie alternative per avvicinare i giovani, creando percorsi ad hoc e favorendo così anche un importantissimo scambio intergenerazionale.


notizie cesvov

Fondazione Comunitaria di Carlo Massironi

Una Fondazione per il territorio S

intetizziamo le origini, le finalità e le attività della Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus che è stata costituita nel 2001 nell’ambito del progetto “Fondazioni Comunitarie” promosso dalla Fondazione Cariplo che ha avviato analoghe iniziative in tutte le province della Lombardia e nelle province di Novara e del Verbano Cusio Ossola.

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a Fondazione Comunitaria opera sul territorio della provincia di Varese che comprende 141 Comuni con circa 900.000 abitanti perseguendo esclusivamente fini di solidarietà sociale nel territorio di propria operatività, promovendo il miglioramento della qualità della vita della Comunità di riferimento e stimolandone lo sviluppo civile, culturale, ambientale ed economico e la coesione sociale.

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a Fondazione Comunitaria dispone di un patrimonio in progressivo incremento a seguito di continue donazioni, la cui redditività è permanentemente destinata in beneficenza e filantropia per finanziamenti di progetti ed iniziative di assistenza sociale e socio sanitaria, assistenza sanitaria, promozione e sviluppo del territorio, formazione professionale, sport dilettantistico, tutela, promozione e valorizzazione di attività culturali, di beni ed iniziative di interesse artistico e storico, tutela e valorizzazione della natura e dell’ambiente, ricerca scientifica ed altre finalità a favore della Comunità della provincia di Varese.

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l patrimonio ammonta attualmente a oltre 16 milioni di euro di cui 10 milioni di euro sono stati donati dalla Fondazione Cariplo e circa 6 milioni di euro sono stati raccolti dalla Fondazione Comunitaria attraverso donazioni, grandi, medie e piccole, da parte di numerosi donatori sensibili alle necessità del territorio. Il consolidamento del Patrimonio avviene attraverso donazioni mobiliari ed immobiliari, lasciti,

oblazioni, legati ed erogazioni di Enti, Società, Istituzioni e Persone con i benefici fiscali previsti dalla normativa.

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al 2002 la Fondazione Comunitaria ha svolto attività di beneficenza e filantropia, sempre con il sostegno finanziario della Fondazione Cariplo, distribuendo circa 30 milioni di euro per numerosi progetti di utilità sociale realizzati e riferiti all’intera Comunità di Varese e provincia. Le erogazioni avvengono attraverso Bandi, Patrocini, Progetti fuori Bando, Borse di Studio, Progetti speciali a favore di Organizzazioni ed Enti Non profit ed anche mediante il “Progetto Micro Credito” a favore di persone in condizioni di temporaneo disagio.

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a Fondazione Comunitaria ha una struttura che comprende il Comitato di Nomina, formato dal Rappresentante di Fondazione Cariplo, dal Presidente della Provincia di Varese, dal Vicario Episcopale della Zona di Varese e dal Rappresentante del Comitato di gestione del Fondo Griffini Miglierina, il Consiglio di Amministrazione, attualmente presieduto dall’Ing. Luca Galli, il Collegio dei Revisori; tutti i Membri di tali Organismi svolgono l’attività a titolo gratuito. Lo Staff della Segreteria Generale completa l’organigramma della Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus.

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Nelle foto: Luca Galli, Presidente della Fondazione Comunitaria del Varesotto e la sede in via Orrigoni 6 a Varese

l Presidente Ing. Luca Galli sottolinea che la Fondazione Comunitaria, che ha come motto “Una Fondazione di Tutti”, vuole essere uno strumento già sperimentato come in altri Paesi del Mondo, ma continuamente migliorabile e ampliabile a favore della Comunità del territorio e a beneficio della coesione sociale.

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Testimonianze

Uniti per l’Alzheimer L’esperienza che si vive a Varese, presso la Fondazione Molina Onlus è un esempio di buona prassi nella collaborazione tra volontariato e strutture per anziani…

di redazione

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i chiama “Casa Alzheimer” e, varcando il cancello della Fondazione Molina in viale Borri, si trova subito sulla destra. La costruzione bianca è da circa un anno la sede di Aima Varese Alzheimer, ma il sodalizio, nato a livello locale nel 1995 grazie all’impegno e dalla tenacia del professor Giannino Sala, ha sempre camminato al fianco della Fondazione che per Varese è sinonimo di Rsa.

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e è nata una collaborazione stretta che ha permesso di integrare compiti e competenze: per l’Associazione lo sviluppo delle attività ha potuto migliorarsi grazie all’esistenza di una filiera che per i pazienti non si interrompe con l’aggravarsi della malattia di Alzheimer, ma si estende al Cdi (Centro diurno) e, quando non è più possibile gestirla a domicilio, al Nucleo Alzhiemer della Fondazione Molina. Proprio quest’ultima, negli ultimi anni, ha investito in nuovi allestimenti e in progetti che vanno oltre il disturbo cognitivo per andare a sollecitare quelle parti di sensibilità (emotiva, affettiva, artistica) che la persona mantiene. Da questa collaborazione si sono sviluppati tanti progetti, come quello che mira a valutare gli effetti della pet therapy sull’evoluzione dei disturbi cognitivi. Un progetto attivato dapprima presso la Fondazione Molina (nel 2010) e che, nel corso del 2011, ha visto muoversi anche Aima Varese Alzhiemer che ha coinvolto nella realizzazione di un protocollo scientifico anche il cane e l’operatore attivi presso il ’Centro diurno del Molina. Nel progetto, Aima Varese Alzheimer

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e Fondazione Molina, con il Villaggio Amico di Gerenzano e con il supporto della Bayer Health Care hanno coinvolto i preziosissimi amici a 4 zampe, ma anche operatori pet therapy formati e abilitati, medici, psicologi, veterinari, un esperto di statistica e un informatico. Anche se lo studio è ancora in corso i primi riscontri (presentati anche a luglio durante un convegno internazionale a Parigi) dicono che la pet therapy può attenuare i sintomi associati alla demenza e probabilmente contrastarne la progressione. Ai progetti si affianca poi, da parte dei volontari, una attività quotidiana che riguarda l’assistenza ai malati e alle loro famiglie.

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al 2007 è stato attivato un “ambulatorio della memoria” rivolto alle persone che presentano disturbi della memoria: qui si svolge la valutazione clinica dello stato di memoria e si formula la diagnosi del disturbo monitorandolo nel tempo. Il mese scorso è stato inaugurato presso Casa Alzheimer il Circolo della Memoria, un ausilio (già sperimentato a Comerio) pensato per le persone che presentano disturbi della memoria lievi. Obiettivo? Realizzare con i pazienti delle attività intese a rallentare il declino cognitivo. E poi ancora, proprio per i familiari, c’è un centro di ascolto e ci sono i gruppi di mutuo aiuto, ma anche gli interventi formativi messi in campo per avere personale qualificato nell’assistenza delle persone affette dalla malattia. Tanti tasselli, insomma, grazie ai quali si crea una continuità che permette di affrontare la malattia unendo le forze.


notizie cesvov

Testimonianze

Partecipare si può Alla Fondazione Centro di Accoglienza per Anziani Onlus di Lonate Pozzolo i volontari non sono mai mancati. Dal ‘97 si sono costituiti in Associazione. Si lavora insieme grazie al confronto e al coordinamento...

di redazione

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utto cominciò con stracci, scope e spazzoloni: fu infatti così che nel 1993, ossia quasi 20 anni fa, si formò un primo nucleo di volontari che decisero di mettersi a disposizione del neonato Centro di Accoglienza anziani di Lonate Pozzolo. Da allora alla Fondazione Centro di Accoglienza per Anziani Onlus i volontari non sono mai mancati, tanto da essersi costituiti formalmente – nel 1997 nell’Associazione amici del Centro Anziani e da aver formalizzato la collaborazione con la struttura in una apposita convenzione. “La partecipazione dei volontari - spiega Tiziana Bernacchi, psicologa - è molto preziosa e va dal servizio di portineria il sabato e la domenica alla presenza durante la merenda pomeridiana fino al supporto ai servizi religiosi e all’animazione, al trasporto e al giardinaggio”. Ognuno dà una mano a seconda delle sue predisposizioni e attitudini.

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olti interventi, senza i volontari, sarebbero a rischio o comunque non potrebbero essere portati a termine allo stesso modo. La struttura di Lonate Pozzolo ospita un centinaio di ospiti fissi a cui si aggiungono una trentina di frequentanti il centro diurno e gli ospiti del nucleo Alzheimer. Muovendosi all’interno si trovano gli spazi nei quali i volontari trascorrono il loro tempo a fianco degli ospiti e degli operatori: la sala per il cineforum, la sala rosa per le attività di animazione, il giardino Alzheimer per la bella stagione. “Oltre alle attività accanto agli ospiti, ai trasporti e alla cura del giardino – racconta Ambrogina Zaro, Direttore Generale della struttura – i volontari organizzano mercatini e iniziative diverse per raccogliere fondi da destinare ad attività con gli anziani, in un modello di coordinamento continuo con il servizio di animazione e con la Direzione”.

alta voce. “Ognuno fa ciò per cui si sente portato – dice ancora la psicologa – senza forzature. A chi partecipa alle attività di animazione è comunque richiesto di prendere parte alle riunioni di equipe per poter stare accanto agli ospiti con maggiore consapevolezza ”.

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hi arriva al Centro per dare una mano spesso rappresenta anche un legame con il territorio circostante: un telefono senza fili che mantiene il collegamento tra fuori e dentro. “ Il mio inizio come volontaria – dice Gina nella sua testimonianza raccolta all’interno del libro “L’anziano al Centro” - è nato dal desiderio di sentirmi ancora utile e attiva dopo aver dato un grande aiuto ai miei figli e ai miei genitori”. Un’altra volontaria, Romana, che ha cominciato a interessarsi del Centro ancor prima dalla sua costruzione (è stata membro del comitato che ne stimolò la nascita ndr.), scrive: “Se qualcuno ritiene di non essere adatta per gli anziani, posso assicurare che si può imparare a poco a poco. Basta un po’ di pazienza e voglia di ascoltare”.

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ei pomeriggi musicali i volontari si danno da fare nell’accompagnamento nelle danze e c’è chi, il mercoledì, organizza un gruppo interessato alla lettura ad

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2012 Anno Europeo

Anziani protagonisti Tra poco prenderà avvio l’Anno Europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra generazioni: in discussione ci sono opportunità che vogliono mettere al centro una nuova modalità di considerare la persona anziana

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l 2012 è stato proclamato Anno europeo dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni: un’occasione per riflettere su come oggi gli europei vivono e restano in salute più a lungo, nonché per cogliere le opportunità che ne derivano. L’invecchiamento attivo può dare alla generazione del “baby-boom” e agli anziani di domani la possibilità di restare occupati e condividere la loro esperienza lavorativa, continuare a svolgere un ruolo attivo nella società, vivere nel modo più sano e più gratificante possibile.

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formativi o i trasporti. L’Anno europeo mira a sensibilizzare a questi temi e al modo migliore per affrontarli. Ma innanzitutto cerca di incoraggiare tutti i responsabili politici e i soggetti interessati a fissare degli obiettivi e realizzarli. Il 2012 vuole andare al di là dei dibattiti e produrre risultati concreti. La coalizione che si è costituita intorno all’Anno europeo 2012 raccoglie 40 organizzazioni europee che vedono quest’appuntamento come un’occasione per affrontare i temi della discriminazione fondata sull’età e dell’evoluzione demografica in modo equo e sostenibile per ogni fascia anagrafica.

La sfida? Migliorare le possibilità di invecchiare restando attivi e di condurre una vita autonoma in ogni campo

uesta occasione serve anche a mantenere la solidarietà tra le generazioni in società che registrano un rapido aumento del numero delle persone anziane. La sfida per i responsabili politici e per le parti interessate è migliorare le possibilità di invecchiare restando attivi e di condurre una vita autonoma, intervenendo in settori tanto diversi quanto il lavoro, l’assistenza sanitaria, i servizi sociali, l’istruzione per gli adulti, il volontariato, gli alloggi, i servizi in-

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’Anno europeo promuoverà la ricerca di soluzioni innovative alle sfide socio-economiche che una popolazione europea sempre più vecchia è chiamata ad affrontare. Consentirà inoltre di dare alle persone anziane i mezzi per rimanere in buona salute fisica e mentale e contribuire più attivamente al mercato del lavoro e alla vita della loro comunità locale.

Una piattaforma che unisce il vecchio continente AGE Platform Europe è una rete europea di circa 165 organizzazioni “di e per” persone che hanno superato i 50 anni di età. Questa rete ha l’obiettivo di promuovere gli interessi dei 150 milioni di cittadini anziani nell'Unione europea e di sensibilizzare sulle questioni che li riguardano di più. AGE è stata istituita nel gennaio 2001 a seguito di un processo di discussione su come migliorare e rafforzare la cooperazione tra le organizzazioni degli anziani a livello europeo. L'adesione all’AGE è aperta alle organizzazioni europee (nazionali e regionali) sia che si tratti di associazioni formate da persone anziane sia che si tratti di realtà che operano a favore degli anziani. L’importante è che siano soggetti del mondo non profit. AGE Platform Europe opera in sette settori principali: anti-discriminazione; occupazione e invecchiamento attivo; inclusione sociale; protezione sociale; salute; accessibilità; solidarietà fra le generazioni . www.age-platform.org

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notizie cesvov

diario europeo

dalla Spagna per regalare sorrisi di Paola Provenzano

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ercedes si muove attenta, tende la mano, aiuta la signora Giovanna a sedersi, ascolta con un grande sorriso i ricordi di Achille, risponde alle richieste della caposala: “C’è ancora del te?” “Sì il te è di là”. Nella sua divisa rossa da volontaria Mercedes non è più la giovane spaesata arrivata sette mesi fa, catapultata dalla movida Madrilena alla fin troppo tranquilla vita di Malnate. Mercedes è una volontaria in Servizio Volontario Europeo (Sve) ossia uno di quei giovani che ha deciso di aderire a un programma della Commissione Europea rivolto a chi (con età compresa tra i 18 e i 30 anni) desidera compiere una esperienza in uno dei Paesi Ue.

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ercedes ha scelto di svolgere il suo progetto di volontariato a fianco delle persone anziane che frequentano il Cdi (Centro diurno integrato) di Sms Malnate: una piccola e moderna struttura per anziani autosufficienti che ha già ospitato l’anno scorso una Sve, Zanda, arrivata dalla Lettonia “All’inizio – confessa – è stato difficile adattarsi alla vita così diversa, arrivando da una grande città”.

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d aiutarla ad affrontare il cambiamento è stata la condivione degli spazi di vita a “Casa Grizzetti” con altre ragazze che, come lei, erano arrivate a Varese per il loro Sve. “Con me hanno abitato Eva e Julie, arrivate dal Belgio, Nani dalla Germania, ed ora

ci sono Monica dalla Romania e Katrina dalla Lettonia”. Un appartamento multiculturale nel quale scambiare idee, progetti e, perché no anche timori. “Adesso mancano due mesi alla fine della mia esperienza e mi pare che tutto stia passando così velocemente”. Anche al Centro diurno i primi tempi non sono stati facili: “C’è stato l’ostacolo della lingua, ma anche il fatto di essere una volontaria un po’ differente dagli altri volontari: sono presente praticamente sempre, per tutta la giornata, mentre gli altri volontari sono qui solo alcune ore al giorno”.

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lle sue spalle Mercedes aveva già un bagaglio come volontaria: a Madrid era stata a fianco di bambini e disabili. “Con le persone anziane è un po’ differente – dice –ma il rapporto che si crea è bellissimo. Spesso quello che chiedono è soprattutto di essere ascoltati, di poter parlare e raccontare. Sono molto teneri e mi commuovono quando si prestano anche loro per aiutarti ad aiutare altri che sono più in difficoltà”. Per il suo futuro ancora Mercedes non sa vedere una strada che la riporti subito in Spagna. “Vorrei restare ancora un po’ – dice – non voglio dimenticare subito l’italiano, anzi vorrei rimanere a parlare ancora meglio”. E c’è da scommettere che anche per il Centro diurno di Malnate il vuoto lasciato dal sorriso solare e dalla disponibilità di Mercedes sarà grande.

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n. 3/4 novembre 2011

Recensioni

a cura della

redazione

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cco una rassegna di libri e siti internet dedicati all’età anziana. Si tratta, nel caso dei libri, di letture che possono essere indicate sia per gli addetti ai lavori che per chi decide di fare volontariato in una struttura per persone anziane e che, quindi, vuole avvicinarsi ad un mondo che tutti noi certamente conosciamo, ma che ha delle sue peculiarità. Per quanto concerne invece i siti internet si vuole offrire una panoramica su strumenti on line che offrono l’opportunità di tenersi costantemente aggiornati.

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vrò cura di te è un libro della giornalista francese Sophie Fontanel (Mondadori, 2011 - pag. 134 euro 17,50). Il romanzo prende in considerazione quella fase della vita in cui i figli devono prendere atto dell’invecchiamento dei loro genitori: una inversione dei ruoli che implica emozioni, ma anche grandi stravolgimenti della propria vita. L’autrice parla del rapporto che la lega alla madre, della complicità, dei segreti e di un rapporto unico e speciale. La riflessione che emerge dalle pagine del libro porta a considerare come, attraverso i mutamenti e il reciproco adattamento alla situazione, per un figlio accudire un genitore anziano diventa ancora una volta un modo per crescere, imparare e mettersi in discussione.

Libri e internet

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nzo Bianchi, priore e fondatore della Comunità monastica di Bose, ne Il pane di ieri,(Einaudi, 2008 - pag. 120 Euro 16,50) raccoglie le storie di un tempo che fu, con anedotti, modi di dire, frasi tratte da una saggezza popolare che appartiene al passato. I racconti di padre Bianchi si chiudono con

pagine più riflessive sul passare dei giorni, sulla vecchiaia e sulla morte: sono considerazioni umanissime ed equilibrate, di serena accettazione della realtà. “Ma il mio compito – si legge nel libro che ha vinto nel 2009 il premio Pavese - , il compito di ciascuno, di fronte alla vecchiaia che incalza non è prevederla bensì prepararla, colmando la vita di quanto può sostenerci fino alla morte”.

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ontribuisce invece alla analisi critica del rapporto con le persone anziane il libro di Lorenzo Li Calzi (Che cosa ti aspetti da me?, Bur , 2006 - pag. 194 Euro 7,90): si tratta della storia di Tommaso Perez, scorbutico ex brillante fisico nucleare, che in seguito a un evento imprevisto ed ineluttabile si trova ricoverato in una casa di riposo con tutto ciò che ne consegue in termini di cambiamento e sconvolgimento. Le immagini che emergono dalla lettura del libro sono quelle che, in ogni Rsa, fanno parte del vissuto quotidiano per chi vi lavora o vi presta volontariato: leggerle nelle pagine di un libro aiuta a prendere le distanze e, nello stesso tempo, a inquadrare in modo più critico quello che si vive sulla propria pelle con le esperienze di ogni giorno.

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i sono poi i testi dedicati invece più specificamente alle problematiche di tipo relazionale e, per così dire, tecnico. È il caso de “Il corpo in cammino” manuale ad uso di psicologi, medici, psicomotricisti, educatori, fisoterapisti e dottori in scienze motorie. Il volume, curato da Giorgio Bellotti e Maria Rosa Madera (Edizioni Unicopli, 2009 pag. 166 euro 14). Questo testo appare particolarmente indicato, in alcune delle sue parti,


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Recensioni

a chi vuole avvicinarsi al volontariato nelle Rsa con “cognizione di causa ossia partendo dall’idea che occorre prima di tutto conoscere quello a cui si assiste, anche se non si è chiamati a farsi carico di certi compiti che appartengono a personale specifico e preparato ad hoc.

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ale la pena citare un libro di prossima uscita (Macchione editore) che promette di offrire uno spaccato di storia e processi di cura in Rsa attraverso la narrazione delle vicende di una struttura con decenni di vita alle spalle, la “Fondazione Centro di accoglienza per Anziani Onlus” di Lonate Pozzolo. Il testo, a cura di Ambrogina Zaro e Rosa Madera, sarà pubblicato all’inizio del nuovo anno con il titolo “L’anziano al centro”.

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Il tema della nuova anzianità ha richiamato I'attenzione di studiosi, di indagini, di convegni che, con analisi sociologiche e psicologiche, hanno accuratamente indagato il fenomeno dei cosiddetti "nuovi anzianl" che, per la loro specificità, rappresentano una tipologia sconosciuta in passato. Generati da un periodo storico in cui si sono concentrati grandi cambiamenti epocali, sono portatori di una cultura diversa che ha espresso il salto epocale che li divide dai loro padri. AIba d' Autunno , la nuova anzianità di Patrizia Consolo (Laterza edizioni 2010 - pag. 144, euro 18) approfondisce alcuni aspetti rilevanti di questa nuova realtà e sottolinea che l'anziano oggi non rappresenta solo la coscienza critica della società, ma anche la sua memoria storica e culturale. Molto si puo fare per valoizzare

questo patrimonio sia in termini individuali sia in termini collettivi e, soprattutto, come auspica il libro, importante è imparare da giovani a progettare "quello che faremo dopo la fine dell'attività lavorativa". Le testimonianze che corredano Alba d'Autunno spiegano come viene vissuta la "nuova anzianità" nel presente ed evidenziano che non c'è un modo "giusto" di vivere questa esperienza, ma tanti modi diversi perché diversa è la storia personale, la cultura, le aspettative, che influenzano l'atteggiamento verso il futuro.

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er concludere non poteva mancare un piccolo salto sul web che è utile soprattutto per chi vuole essere informato in modo continuo su novità e iniziative. Tra i siti sicuramente più aggiornati e completi vi è quello del Centro Maderna (www.centromaderna.it): si tratta di un centro di documentazione, formazione e ricerche sulla condizione anziana nato dalla volontà di promuovere e diffondere una cultura dell’anzianità attiva e che è attivo dal 1988. La parte più interessante del sito è sicuramente la sezione di news aggiornate in modo costante e offre anche la possibilità di consultare una banca dati bibliografica per chi intende approfondire argomenti o tenersi aggiorntato sulle pubblicazioni più recenti. C’è una sezione dedicata alla segnalazione di eventi e la possibilità di consultare anche una serie di link utili che rimandano ad altri siti internet: in altre parole un buon punto di partenza per esplorare le tante risorse in rete. Per praticità nella consultazione i link ai siti sono stati divisi per macro aree tematiche (alzheimer, animazione, assitenza, disabili, tutela dei diritti).

Libri e internet Ha collaborato Stefano Cattaneo

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Notizie in breve

Sostegno agli anziani, un bando da Fondazione Cariplo Fondazione Cariplo torna ad occuparsi di un tema, quello dell’assistenza agli anziani, a dieci anni dall’ultima iniziativa lanciata in questo ambito. Il progressivo invecchiamento demografico della popolazione italiana porrà l’assistenza agli anziani tra le maggiori sfide delle future politiche di welfare. Tra il 2010 e il 2020 si prevede un incremento del 16% degli ultra sessantacinquenni e un più 39% degli ultra ottantenni. Lo strumento messo a punto dalla Fondazione è un nuovo bando con scadenza che assegna contributi per 2 milioni di euro a sostegno dei servizi territoriali destinati alle persone anziane e alle loro famiglie. Attraverso il bando verranno sostenute iniziative per: - arricchire la filiera dei servizi residenziali per anziani, sostenendo l’attivazione di soluzioni residenziali che si pongano a un livello di protezione intermedia tra il sostegno al domicilio e l’inserimento in RSA (residenzialità protetta); - promuovere a livello territoriale la riorganizzazione e il potenziamento dei servizi di sostegno alla domiciliarità: supporto e accompagnamento ai caregiver, iniziative di prossimità, sostegno alle famiglie nell’individuazione e nella gestione delle soluzioni private di cura (sostegno alla domiciliarità). 

Info su: www.fondazionecariplo.it Scadenza: 12 gennaio 2012

Amministratore di sostegno, il progetto a Varese Proseguono le attività messe in campo in provincia di Varese grazie al “Progetto Ads (amministratore di sostegno) rete di tutela dei diritti”. Il progetto, che riguarda una maggiore conoscenza e consapevolezza circa la figura dell’amministratore di sostegno (prevista a livello normativo per la tutela dei soggetti fragili). è stato reso possibile grazie alla formazione di tavoli ad hoc che coinvolgono le realtà del terzo settore che operano appunto nell’ambito della fragilità (disabilità, ma non solo). Dopo una ricognizione compiuta per comprendere l’utilizzo della figura dell’Ads sul nostro territorio, si sono svolte attività che riguardano in particolare la promozione di incontri informativi rivolti ad associazioni, volontari, familiari e singoli soggetti coinvolti da questa problematica a diverso titolo, ma anche un convegno pubblico per dare maggiore risalto a questa realtà. A partire dal mese di ottobre, inoltre, si è dato vita alla pubblicazione di una serie di opuscoli che hanno la finalità di offrire spunti per approfondimenti, ma anche per attività formative e culturali. Il primo opuscolo, a cura di Giovanna Zuccaro, si intitola “l’Amministratore di sostegno - richiami all’iter formativo della legge 19 gennaio 2004 n° 6” e contiene i racconto di come la legge si è formata e di come è avvenuto il varo del testo normativo. Il secondo volume si intitola “Giuda per non esperti sull’Amministratore di sostegno” (a cura di Sivia Bianchi e Alesia Mazzucchelli): all’interno si trovano elencate in modo semplice ed immeiato le risposte alle domande più frequenti rivolte da volontari, familiari e beneficiari dell’amministratore di sostegno. Gli opuscoli sono scaricabili in versione pdf dal sito internet: www.progettoads.net

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Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte. (E.A. Poe)

Salute e benessere dell’anziano: uno studio Secondo ulo studio "Salute e benessere dell'anziano" (condotto dalla Società italiana di gerontologia e geriatria, sulla popolazione anziana di 6 Asl) in Italia gli ultra 85enni sono curati poco e male. Su un campione di 2.200 infartuati, solo il 41% degli over 85 ha ricevuto le cure per evitare ricadute, contro il 77% di quelli tra i 65 e i 69 anni. E solo al 7% è stato controllato il livello del colesterolo "cattivo", rispetto al 26% dei secondi. È quanto emerge dallo studio. Una conferma arriva anche dal dato su quanto le Asl spendono pro- capite ogni anno per farmaci e esami diagnostici: 453 euro per i pazienti over 85, contro i 1.016 euro per chi ha tra i 65 e i 69 anni. Anche le donne con una frattura al femore subiscono la negligenza del sistema sanitario. Su 700 casi di ultra 65enni, soltanto al 14% delle pazienti con più di 85 anni sono stati raccomandati farmaci. Percentuale inferiore di quella delle donne di età compresa tra i 65 e i 69 anni, pari al 29%. Il 25% della popolazione italiana è anziana e consuma oltre il 50% delle risorse sanitarie: evitare le cure farmacologiche necessarie, conduce ad una maggiore ospedalizzazione. Ma non va dimenticato che il ricovero ha un costo complessivo maggiore rispetto alla prevenzione .

Alzheimer, a quando un piano nazionale? ll Senato, all’inizio del mese di ottobre 2011, ha approvato all’unanimità una mozione sull’Alzheimer presentata lo scorso anno. Con questa mozione il Governo si impegna a promuovere, sul piano nazionale, la formazione di una rete di assistenza e cura di questa malattia che colpisce oggi un milione di persone solo in Italia. La mozione prevede, tra le altre cose, i seguenti punti: - la creazione di una serie di linee guida per la prevenzione, la diagnosi precoce e il trattamento terapeico e assistenziale dei pazienti affetti da Alzheimer, - l’inserimento nell’ambito del programma di educazione continua in medicina (ECM) di specifici obblighi formativi riferiti all’Alzheimer per gli operatori della sanità che svolgono attività assistenziale riferita alla patologia; - la promozione di iniziative per il sostegno e lo sviluppo della ricerca scientifica nel campo delle malattie neurodegenerative e della demenza.

Parkinson, terza giornata nazionale Il 26 novembre si celebra la terza giornata nazionale della Malattia di Parkinson. Lo slogan scelto a livello nazionale è “Cambia ritmo, informati: il Parkinson si può curare”. Obiettivo della giornata è quello di informare e sensibilizzare su questa patologia e sulle possibilità riabilitative: l’iniziativa di organizzare questo appuntamento è stata presa da Limpe (Lega italiana lotta contro la malattia di Parkinson) in collaboraizone con le realtà associative che a livello territoriale si occupano dei malati e delle loro famiglie. In questa occasione a Varese As.P.I. (Associazione Parkinson Insubria) organizza un convegno dal titolo “Parliamo di Parkinson” che si svolgerà venerdì 25 novembre (ore 15, aula Magna dell’Università dell’Insubria degli studi di Varese). La manifestazione (ingresso libero) è finalizzata alla divulgazione delle informazioni sulla malattia e sulle conseguenti ripercussioni sulla vita di chi ne è colpito, sia come paziente che come familiare. In programma, durante il pomeriggio, c’è un tavola rotonda su sintomi, opzioni terapeutiche e riabilitative. Seguirà un concerto di musica classica, in memoria della professoressa Emila Martignoni, eseguito dall’orchestra da camera “Poseidon”. Inoltre il 26 novembre ci sarà in desk informativo all’Ospedale di Circolo (dalle 9 alle 13). A Tradate, sempre il 26 novembre, è previsto un open day presso l’Uos neurologia del presidio ospedaliero cittadino (Aula conferenze 6° piano padiglione Monoblocco dalle 9,30 alle 12). Alle 20,30 - con la collaborazione dell’As.P.I: di Cassano Magnago, sempre a Tradate, ci sarà uno spettacolo - concerto presso il teatro comunale P. Grassi.

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Periodico di informazione del Centro di Servizi per il Volontariato della provincia di Varese. Anno XI n. 3/4 novembre 2011 Direttore responsabile Guido Ermolli Redazione Paola Provenzano provenzano@cesvov.it Massimiliano Pavanello

Hanno collaborato Maurizio Ampollini, Stefano Cattaneo, Davide Carabelli, Stella Fracassi, Alessandro Livraga, Carlo Massironi

Redazione amministrazione Via Brambilla 15, 21100 Varese Tel. 0332/293001 Fax 0332/293020 http://www.cesvov.it e-mail: varese@cesvov.it Stampa Tecnografica - Varese


Foto di Viola Santini

Cesvov via Brambilla 15 - Varese tel 0332 293001 www.cesvov.it

Notizie Cesvov 3/4 2011  

Periodico del Centro di Servizi per il Volontariato della provincia di Varese

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