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Cerindustries SpA

numero 29 settembre 2012


L’

angolazione dei raggi solari che colpiscono

The shadows may be growing a little longer

il suolo romagnolo diminuisce gradualmente,

at this time of year, but the land and sea are

ma la terra e il mare sono ancora pervasi dal calore

still imbued with the heat they’ve absorbed

ricevuto dal sole nel corso della bella stagione. Una riserva vitale che alimenta la lussureggiante natura

from the sun all through the summer. It’s this lingering warmth that fuels the luxuriant local vegetation, from the tallest, sturdiest

locale, sostenendo l’albero più massiccio come la

tree to the slenderest wild orchid. The word

più esile orchidea selvatica. La parola Romagna, a

Romagna evokes different scenes for different

seconda di chi la coglie, è infatti capace di evocare

people: a majestic mountain forest, a bright

gli scorci più diversi: un maestoso bosco d’altura, un rigoglioso prato collinare o una fremente pineta costiera. Proprio la riviera romagnola, con i suoi

hillside meadow, a breezy coastal pine wood. The coastline of Romagna, with its enchanting corners and curious attractions and its colourful characters in search of an author, is

incantevoli “cantoni”, le sue curiose attrazioni e i

winding down after another busy summer. But

suoi personaggi in cerca di autore, sta per cadere

as regular readers of these pages will know,

in letargo fino alla prossima estate. Ma i personaggi,

the colourful characters of Romagna are not

come ben sanno i frequentatori abituali di queste pagine, in Romagna non abbondano solo in Riviera. Persi nelle nebbie del tempo, storici, contemporanei

confined to the Riviera. Some are living, some are dead, some have contemporary resonance, others are lost in the mists of time. Artists, poets, dreamers, but also

e, non di rado, viventi. Artisti, poeti, sognatori, ma

pragmatists and entrepreneurs, driven by

anche menti pragmatiche e risolute, attenti gli uni al

the dictates of their heart or their stomach:

cuore quanto le altre alla pancia, hanno qui trovato,

they’ve all found here, and continue to find,

e trovano, la materia prima per le proprie differenti aspirazioni e paiono il naturale “prolungamento” di una terra tanto circoscritta quanto varia e singolare. Una terra che vale la pena di raccontare.

the stuff of which their dreams or aspirations are made. In pursuing them, they are the natural extension of an environment that’s as self-contained as it is varied and unique. An environment with tales to tell.

EDITORIALE

1]


ea r th elem en t


luca biancini

immagini: dervis castellucci, giancarlo tedaldi il culto di queste meravigliose creature della terra e del sole non ha epoche. aldo busi

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Seduttrici vegetali LE ORChIDEE sPONtANEE ChE ORNANO LA ROMAGNA Lontano dalle latitudini tropicali a cui viene naturale associarle e fuori dalle elitarie serre dove le loro cugine recitano il ruolo di “primedonne”: sono le orchidee selvatiche.

In Romagna fioriscono in mezzo ai prati, negli arbusteti e tra i boschi. Imbattersi in uno degli esemplari di questa specialissima categoria floreale ha il sapore del piccolo evento. Rare, per quanto non lo siano ancora eccezionalmente, si impongono subito all’attenzione per le raffinate architetture delle loro appendici vegetali, esibendo una sorta di personalità che permette a questi fiori di emergere dallo sfondo. Dopotutto il fattore sorpresa gioca un ruolo fondamentale nel meccanismo della fascinazione. In Romagna le specie di orchidee spontanee presenti sul territorio sono circa una quarantina (rappresentate principalmente dalle famiglie Orchis, Ophrys, Dactylorhiza, Epipactis e Cephalantera), integralmente protette dalla legge regionale n. 2 del 1977. Con le loro infiorescenze, a spiga, a grappolo o a pannocchia, composte dal calice e dai due petali, a cui si aggiunge il cosiddetto “labello”, sembrano rappresentare piccoli esercizi di stile della Natura. Una bellezza non priva della sua precisa funzione. Gli insetti volanti attirati dal loro nettare cercano di raggiungerlo posandosi sul labello, entrando così in contatto con la massa di polline situata vicino all’imboccatura dello sperone. I

Sensi

di

Romagna


In Romagna, wild orchids are found in meadows, scrub and woodland. Coming across a specimen of this rarest of flowers is always something of an event. An unusual but not exceptionally rare sight, they immediately catch the eye with the elaborate architecture of their petals, exhibiting a kind of personality which makes them stand out from the crowd. After all, the surprise factor plays a fundamental role in the mechanism of fascination. In Romagna, there are around forty species of wild orchid (represented principally by the genera Orchis, Ophrys, Dactylorhiza, Epipactis and Cephalanthera). All are protected by regional legislation introduced in 1977. With their flowers arranged in spikes, bunches and panicles composed of sepal, two petals and labellum, each variety is like an exercise in style by Mother Nature. But all this beauty has a precise function. Attracted by their nectar, flying insects land on the labellum and come into contact with the pollen located near the mouth of the spur. One of the many peculiarities that make orchids so fascinating is found in the Ophrys. This variety has no nectar, so to ensure reproduction it mimics the female of certain insects (bees, wasps etc.) while emanating a scent similar to that secreted by these insects during periods of fertility. While the male insect attempts copulation, it unwittingly gathers pollen from the orchid, which it will later deposit on another orchid of the same species when it falls for its “charms”. Many wild orchids can be found in the Foreste Casentinesi natural park, especially in the Sasso Fratino reserve. In general, however, they’re at home in all kinds of environments. Certain species prefer arid locations, others more moist conditions; some need plenty exposure to sunlight, others fare best in shady spots. Soil composition varies too: some orchids only grow in chalky soil, others prefer acid soil. The only environment that’s hostile to the orchid, in fact, is the human environment: not just built-up areas but even allotments and fertilized land. For not only are orchids among the most sophisticated members of the plant world, they’re also the most elitist.

F LO R A L sE D U C tI O N the wild orchids of Romagna Far from the tropical latitudes they’re commonly associated with and the hothouses where their pampered relatives are treated like prima donnas: meet the wild orchid.

Una delle peculiarità che ha fatto entrare le orchidee nell’immaginario collettivo riguarda poi le specie (come le Ophrys) prive di nettare, le quali per attirare l’insetto riescono a ricalcare le sembianze della femmina appartenente a una precisa razza di imenotteri (api, vespe…), emanando parallelamente un odore simile a quello che queste secernono durante il periodo di fertilità. La “trappola sessuale” scatta quando l’insetto tenta l’accoppiamento caricandosi involontariamente di polline, che andrà poi a deporre su un’altra orchidea della stessa specie, cedendo nuovamente ad “attributi” così ben simulati. Numerose orchidee spontanee fioriscono nella zona coperta dal Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, in particolare all’interno della riserva naturale integrale di Sasso Fratino. In generale, però, non esiste un ambiente universalmente vocato ad ospitarle. A seconda della specie possono preferire luoghi aridi oppure umidi, alcune necessitano di una piena esposizione al sole, mentre altre prediligono posizioni ombreggiate. Anche sulla composizione del suolo non esiste una costante, certe orchidee possono proliferare solo su un terreno calcareo, mentre altre crescono meglio su quello acido.

Tutte però non riescono ad attecchire negli ambienti alterati dalle attività umane, siano questi aree urbanizzate o semplicemente appezzamenti coltivati oppure concimati. Da parte di tali sofisticate rappresentanti del mondo vegetale, questa scelta potrebbe essere letta anche come un fulgido esempio di noblesse oblige.

Territorio

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MILANO MARIttIMA A UN sECOLO DALLA sUA FONDAzIONE

La Città Giardino alessandro antonelli

immagini: archivio comune di cervia

Il 14 agosto del 1912 un gruppo di imprenditori meneghini, capitanati dall’artista Giuseppe Palanti, ufficializzano il progetto di trasformare un tratto di costa romagnola in quella che sarebbe divenuta la “spiaggia di Milano”.

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Nasceva così Milano Marittima, che un secolo dopo si attesta una delle stazioni balneari più elitarie d’Italia. Per progettarla, Palanti si ispirò alla concezione di Garden City (Città Giardino) di Ebenezer howard. Un’idea molto vicina a quello che oggi definiamo “sviluppo sostenibile”, che si è tradotta urbanisticamente in una struttura formata da assi principali paralleli alla costa collegati da rotonde e incrociati da una serie di traverse perpendicolari al mare. Il primo nucleo abitato consisteva in un ridotto numero di villette costruite in stile Liberty (da qualcuno ironicamente individuato anche come stile assiro-brianzolo) abbracciate dalla secolare pineta, alcune delle quali dotate addirittura di una cappella privata, ancora oggi perfettamente conservate. Passata la Grande Guerra iniziò l’edificazione dei primi alberghi e colonie. Lo sviluppo turistico si intensificò fino al secondo conflitto mondiale per poi riprendere nel dopoguerra, quando Milano Marittima divenne un’icona nazionale. Negli anni Cinquanta fu anche eretto un grattacielo di ottanta metri, che si è aggiunto agli elementi distintivi della località. Oggi, con i suoi esclusivi beach club, i locali alla moda, i ristoranti stellati e la sua movimentata nightlife che si snoda intorno alla rotonda Primo Maggio (vero e proprio centro geografico della cittadina), Milano Marittima non ha perso la capacità di rispettare la propria originaria natura, rappresentata dalle rotonde arricchite da sofisticate installazioni floreali e dal verde dei pini marittimi, alcuni dei quali sono letteralmente inglobati negli edifici del centro. Per celebrare degnamente i primi 100 anni di vita di questa ambiziosa scommessa vinta dalla “società Milano Marittima per lo sviluppo della spiaggia di Cervia” (della quale facevano parte il commendatore Napoleone tempini, Aldo tagliazucchi, il senatore Giovanni Facheris, l’avvocato Alberto Redenti, Felice Bianchi e Giuseppe Galli, oltre naturalmente a Palanti), che ha tramutato una vasta zona di relitti marini nella spiaggia più prestigiosa della Riviera, è stato organizzato un fitto programma di appuntamenti. A partire dal gemellaggio con il Comune di Milano, spettacoli, concerti, cene, mostre, festival e congressi hanno fatto della stagione estiva milanomarittimense un unico poliedrico evento continuo, mettendo così in risalto l’indiscutibile fascino di questa “regina dell’estate”, bella da cent’anni e ancora oggi incastonata nella sua lussureggiante pineta. I

Sensi

di

Romagna


immagini: villette graziose, variamente colorate, in mezzo al verde cupo dei pini, su lo sfondo glauco del mare. giuseppe palanti

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t hE G A RDE N CI t y Milano Marittima, one century on On 14 August 1912, a group of Milanese entrepreneurs led by the artist Giuseppe Palanti officially unveiled their plans to transform a stretch of the Romagna coastline into what would become known as “the beach of Milan”. It was the beginning of Milano Marittima, which one century later is one of Italy’s most elite seaside resorts. In designing the resort town, Palanti took inspiration from Ebenezer Howard’s Garden City concept. This concept had much in common with what we would now refer to as “sustainable development” and is still evident in the modern resort, with its main streets laid out parallel to the coast, connected by roundabouts and criss-crossed by side streets running perpendicular to the sea. The early resort was no more than a handful of villas built in the art nouveau style (or Assyro-Milanese, for its detractors) and set amid the ancient pine forest. Some of these villas incorporated private chapels which have survived in a perfect state of preservation. The first hotels and holiday complexes came after the First World War. Tourist development intensified in the coming years, only to be interrupted by the Second World War. When it resumed in the post-war period, Milano Marittima became a national icon. The 80-metre skyscraper built here during the 1950s is now one of the resort’s most distinctive buildings. Today, with its exclusive beach clubs, trendy boutiques, Michelin-starred restaurants and busy nightlife centred around rotonda Primo Maggio (the geographic and spiritual heart of the town), Milano Marittima

remains faithful to its garden city origins, with its roundabouts adorned with sophisticated floral installations and maritime pines, some of which have been literally surrounded by the buildings of the town centre. To celebrate the first 100 years of existence of a resort dreamed up by the “Milano Marittima Society for the Development of the Beach of Cervia” (members of the society were commendatore Napoleone Tempini, Aldo Tagliazucchi, senator Giovanni Facheris, the lawyer Alberto Redenti, Felice Bianchi and Giuseppe Galli, as well as Palanti himself, of course) and its transformation of a vast coastal wasteland into the most prestigious resort on the Riviera, a busy programme of events has been organized. Co-organized with the municipal council of Milan, a series of shows, concerts, exhibitions, festivals and conferences will make summer in Milano Marittima one long happening, a celebration of the enduring appeal of a resort that’s as beautiful now as it was a hundred years ago, set, now as then, like a jewel in its lush pine forest.

Territorio


tommaso attendelli

immagini: archivio a.n.g.e.l.o., archivio mazzini

intage memories [8

GLI ARChIVI INtERNAzIONALI DELLA MODA IN ROMAGNA

Per sopravvivere, la moda si rinnova. Un imperativo categorico che porta ogni griffe a destinare ingenti risorse all’ispirazione creativa dei suoi stilisti.

I

Sensi

di

Romagna

C’È UNA SOLA GRANDE MODA: LA GIOVINEZZA. LEO LONGANESI

Creando il “nuovo” gli esperti di stile sono quasi sempre costretti a concentrarsi sul passato, reinventandolo e alimentando un ciclo nel quale creazioni d’antan si trasformano in nuovi capi e accessori capaci di “parlare” il “linguaggio” della contemporaneità. Proprio per rendere possibile questa transizione nascono gli archivi di moda. Collezioni, o meglio biblioteche, di vestiti d’epoca e modernariato che testimoniano l’evolversi dell’arte sartoriale nel tempo. Per cogliere le suggestioni tattili, gli accostamenti di materiali e tessuti, le soluzioni sartoriali di un vestito non basta infatti una foto o un filmato, è necessario trovarsi dinnanzi al capo originale. Esistono così strutture indipendenti che catalogano e conservano migliaia di pezzi. Due esempi, tra i più importanti a livello internazionale, si trovano in Romagna (per la precisione nella cosiddetta Romagna d’Este) e sorgono a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro. Il primo (in ordine di ampiezza) è collocato nella zona di Massa Lombarda (in provincia di Ravenna) e conosciuto con il nome “Archivi di Ricerca Mazzini”. Questa creatura di Attilio Mazzini, attento conoscitore della storia del costume dai primi del Novecento ad oggi, ospita più di 250 000 capi storici in due spazi per un totale di oltre 1800 metri quadri di esposizione. Una collezione, che comprende abbigliamento uomo, donna, bambino, maglieria, lingerie, accessori e calzature, suddivisa in tre filoni: Design (capi di design storico e contemporaneo, costumizzati e sartoriali di


VINtAGE MEMORIEs International fashion archives in Romagna Fashion has to evolve if it’s to survive. An imperative that drives every fashion house to invest enormous sums of money in the creative inspiration of its designers. But when they create something new, style experts are nearly always forced to turn to the past, reinventing it, fuelling a cycle in which the creations of yesteryear are recast as garments and accessories which speak a contemporary language. And that’s where fashion archives – collections, or libraries, of period and contemporary garments which trace the evolution of sartorial trends over time – come in. Photographic or video records are not enough: to really appreciate the combinations of materials, fabrics and textures, you have to be able to touch the original article. The leading fashion archives collect and catalogue thousands of articles of clothing. Two of the biggest international archives are in Romagna (or more precisely, the area known as Romagna d’Este) and are located just a few miles from each other. The larger of the two, the Archivi di Ricerca Mazzini, is near Massa Lombarda in the province of Ravenna. Founded by Attilio Mazzini, an expert on the history of costume from the early 20th century down to the present day, this archive holds 250,000 garments in its two buildings, with over 1,800 square metres of exhibition space. The collection includes clothing for men, women and children, spanning knitwear, lingerie, accessories and footwear. It’s divided into three sections: Design (historic and contemporary high fashion, with costumes and articles of significant style content in terms of form and fabric), Vintage purposewear (40,000 articles of clothing for specific purposes: military uniforms, workwear, sportswear, jeans through history) and Accessories (leather goods, bags, shoes, hats, spectacles, jewels, and more).

importante contenuto stilistico per forma e materia), Vintage tecnico (40 000 abiti di settori specifici, come quello militare, da lavoro, sportivo e storico del jeans) e Accessori (valigeria, borse, scarpe, cappelli, occhiali, bijuox…). Attilio condivide il suo impegno con Carla Marangoni, la quale decide i criteri di esposizione dei pezzi, che non sono in vendita e normalmente non vengono noleggiati ai privati. stiamo dunque parlando di una sorta di museo della moda? No, o comunque non solo. Gli Archivi di Ricerca Mazzini sono un progetto culturale che offre consulenze per gli studi stilistici. stilisti, designer di moda e preta-porter, produttori di abbigliamento e tessuti mandano i loro esperti a consultarli per trovare fonti di ispirazione da trasmettere alle loro nuove collezioni. Ospiti fissi, tra gli altri, i responsabili degli uffici stile di Gucci, Etro, Prada, Gruppo Max Mara, oltre a produttori di tessuti come Limonta. La struttura apre le porte anche agli enti culturali, alle scuole e ai liberi professionisti della moda. Gli utenti scelgono su quali capi concentrare la propria attenzione e li affittano per un tempo massimo di tre mesi. Quando gli staff delle griffe arrivano sul posto per le selezioni, lo spazio si anima freneticamente dimostrando la sua reale vocazione. Grazie alla collaborazione con l’alchimista e specialista di materiali tessili Fulvio Luparia, la struttura può inoltre sviluppare prototipi e svolgere studi sui trattamenti applicabili ai tessuti più disparati. Storia

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FUORI MODA . C TARE OC VEN I O D CH R E P

EL AN Attilio Mazzini divides the running of the archive with Carla Marangoni, who is responsible for deciding which pieces go on show and which remain in the reserves. The pieces are not for sale, and can only be hired for private use in exceptional circumstances. So is this archive just a museum of fashion? No, for there’s a little more to its operations than that. The Archivi di Ricerca Mazzini are also a cultural project and a valuable resource for fashion studies. Stylists and fashion designers from haute couture to off the peg, clothing and fabrics manufacturers all send their experts to the archive to find sources of inspiration for their forthcoming collections. Among the regular users of the archive are the style departments of Gucci, Etro, Prada, Max Mara and fabric producers such as Limonta. The archive is also used by cultural bodies, schools and freelance fashion professionals. Garments can be hired for study for a maximum period of three months. And when the staff of the fashion houses arrive on the scene for selection, the archive becomes a hive of activity, demonstrating its real vocation. Thanks to the collaboration of alchemist and fabrics specialist Fulvio Luparia, the archive can also develop prototypes and carry out research into the restorative treatments for all kinds of fabrics. Ongoing experimentation into new treatments (for paint, scratches, dirt, gumming or use of wax) has produced thousands of innovative solutions. Quite an achievement for a man who started out as a vendor of workwear in marketplaces. Mazzini’s next step was to begin assembling his collection. To do so, he began acquiring used clothes in exchange for a discount on new garments. Back in the present, Mazzini’s latest ambition is to create a single large fashion archive that assembles the collections of everyone willing to participate in the project. The former sugar refining plant of Massa Lombarda has been voiced as a possible home for the planned archive.

LA MODA È FA TT A

[10 La continua sperimentazione di nuovi trattamenti sui capi (pittura, graffiature, sporcature, gommature o uso di cere) ha prodotto negli ultimi anni migliaia di soluzioni innovative (scrostato, sporcato, gommato, cerato…). Niente male per uno che ha iniziato vendendo abiti da lavoro nei mercati e che, ai tempi del suo primo negozio, ha cominciato a comporre la propria collezione ritirando l’usato in cambio di uno sconto sul nuovo. Il prossimo passo, a cui ora mira Mazzini, è la realizzazione di un unico grande archivio di moda che raggruppi le collezioni di tutti coloro che vorranno partecipare al progetto. Come sede si è pensato anche all’ex-zuccherificio di Massa Lombarda. spostarsi dal territorio è infatti una scelta fuori questione da parte di chi ha rifiutato una proposta di Giorgio Armani (che lo chiamò a Milano) pur di non tradire le proprie radici. L’altra eclatante realtà romagnola legata al mondo del vintage sorge nel centro di Lugo (sempre in provincia di Ravenna) e porta il nome proprio del suo fondatore: “A.N.G.E.L.O” (il cui cognome è Caroli). La sua sede è un palazzo strutturato su tre piani, due dei quali dedicati alla vendita. All’ultimo si trova invece un museo permanente dedicato alla storia della moda di questo secolo, che prevede anche il noleggio degli articoli esposti. Agli abiti delle grandi maison si affiancano vestiti capaci di evocare frammenti di storia vissuta: capi militari, civili, da lavoro, sportivi, da giorno e da sera e principalmente abbigliamento di uso comune. I

Sensi

di

Romagna


No question of moving the archive out of the region, then: Mazzini remains faithful to his and his collection’s roots, and has already turned down an offer from Giorgio Armani to move his collection to Milan. Romagna’s other vintage fashion archive is in the centre of Lugo (like the Mazzini archive, in Ravenna province) and bears the name of its founder: “A.N.G.E.L.O” (his surname is Caroli). This archive is housed in a three-storey building, of which two levels are dedicated to sales. On the top level is a museum dedicated to the history of fashion in the 21st century. The articles on display are available for hire. Side by side with the creations of the leading fashion houses are garments with the power to evoke the events of recent history: there are military uniforms, streetwear, workwear and sportswear, clothes for daytime and clothes for the evening, and – principally – everyday streetwear. The collection numbers a hundred thousand pieces, with garments and accessories from all over the world and dating from 1850 down to the present day, acquired in Italy, Europe and the United States. The archive is open by appointment to fashion professionals, teachers, researchers and students, who come from all over the world to examine its collections for purposes of research, photography, exhibitions, and film, video and theatre productions. Some of the garments in the collection have been immortalized by major photographers of the calibre of Helmut Newton, Paolo Roversi, Walter Chin, Giovanni Gastel and Bruce Weber. Angelo Caroli and his staff also work regularly with various Italian universities (Politecnico di Milano, IED, Rimini University, Polimoda in Florence, Accademia della Moda in Rome, and others), offering their advice and expertise on vintage fashion. Since 2009, the work of the archive has been brought to a wider public through the A.N.G.E.L.O. Small Museum project, a travelling satellite collection which brings the history of costume to museumgoers all over the world: a history of which Romagna is a faithful custodian.

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Centomila pezzi, tra abiti e accessori, raccolti in ogni parte del mondo e datati dal 1850 fino ai giorni nostri che sono il risultato di un’attenta ricerca svolta principalmente in Italia, Europa e stati Uniti. L’Archivio è a disposizione, su appuntamento, degli operatori del settore ed esperti (docenti, ricercatori e studenti) non solo italiani, ma provenienti da tutto il mondo, che lo utilizzano per fini di studio, ricerche stilistiche, mostre, produzioni cinematografiche, video, spettacoli teatrali, servizi fotografici... Alcuni capi dell’Archivio sono stati immortalati da grandi fotografi tra i quali: helmut Newton, Paolo Roversi, Walter Chin, Giovanni Gastel, Bruce Weber. Angelo Caroli e il suo staff collaborano poi attivamente con diverse realtà universitarie italiane (Politecnico di Milano, IED, Università di Rimini, Polimoda di Firenze, Accademia della Moda di Roma…) in qualità di esperti di vintage, tenendo interventi formativi. Dal 2009, per diffondere la conoscenza dell’Archivio è partito anche il progetto A.N.G.E.L.O. small Museum: una collezione satellite che da Lugo si sposta in tutta Italia e nel mondo con l’obiettivo di creare nel pubblico un rapporto confidenziale con la storia del costume. Una storia di cui la Romagna ben conserva la memoria. Storia


angelamaria golfarelli

immagini: archivio museo romagnolo del teatro - sala maria farneti

MARIA FARNEtI, sOPRANO LIRICO “ARIstOCRAtICO” [12

Donna non vidi mai... Interprete quasi esclusivamente di opere veriste e di compositori contemporanei, si distinse per quelle “eccezioni” che danno al suo messaggio artistico un’intensità singolare. Maria Farneti nacque a Forlì nel 1877 da una famiglia del ceto medio, che, fin da piccola, la introdusse allo studio della musica e del pianoforte. Nel 1895 fu ammessa al celebre Liceo musicale “Rossini” di Pesaro, allora diretto da Pietro Mascagni di cui diventerà l’allieva prediletta, e non solo, fino alla rottura del loro rapporto avvenuta nel 1911 a seguito della prima della Isabeau, del cui insuccesso il maestro la incolpò. Al Liceo musicale la sua formazione fu affidata alla maestra di canto Virginia Baccabadati Carignani, che fu una figura determinante per la Farneti e la sua brillante (seppur breve) carriera artistica. Debuttò a san sepolcro nel 1899 con la Bohème di Giacomo Puccini. Iniziarono per lei, da quel momento, una serie di trionfi e successi nei più grandi teatri italiani. Lo stesso Puccini, incantato dalle sue interpretazioni, le annunciò per lettera che le avrebbe inviato lo spartito della Madama Butterfly I

Sensi

affinché lei potesse studiarlo. La Cio-Cio-san di Maria rapì pubblico e critica fin dalla première locale al teatro san Carlo, tanto da indurre Puccini a definire la sua arte “fine ed aristocratica”. Proprio quella in Madama Butterfly resterà, lungo tutto l’arco della sua carriera, una delle migliori interpretazioni della Farneti, destinata a farne una delle interpreti più significative e penetranti del Novecento. Ma di Puccini, Maria interpretò con successo anche la tosca, la Bohème, la Manon Lescaut e la Rondine. soprano lirico pieno, dotata di una notevole estensione, mancò però di ampiezza e volumi tali da poterla definire un soprano drammatico. Restano senza dubbio indimenticabili, però, i suoi acuti. Il suo modo fresco e spontaneo di cantare, sottolineato da una chiarissima dizione e da una presenza scenica di grande impatto emotivo, evidenziava le sue contraddittorie peculiarità di

Romagna


donna non vidi mai simile a questa! / a dirle: io t’amo, / a nuova vita l’alma mia si desta. / “manon lescaut mi chiamo!” / come queste parole profumate / mi vagan nello spirto / e ascose fibre vanno a carezzare. / o sussurro gentil, deh! non cessar! giacomo puccini, tratto da manon lescaut.

DONNA NON VIDI MAI... Maria Farneti, an aristocrat among sopranos An opera singer who performed almost exclusively in works by contemporary composers of the verismo movement, Maria Farneti built her reputation on those “exceptions” which gave her artistic message a singular intensity.

espressive. Gli aggettivi più usati nelle recensioni a lei dirette sono: “aristocratica” e “intelligente”, che si possono sintetizzare e fondere nella perfetta alchimia fra tecnica ed istinto. Nel raggiungimento di quell’equilibrio a cui solo i grandi artisti possono tendere. Oltre alle opere di Puccini e di Mascagni, compaiono nel suo repertorio solo il Falstaff e l’Otello di Verdi. Maria Farneti chiuse la sua carriera nel 1930, dopo una serie di incisioni per la Columbia, e si ritirò dalle scene coltivando, con le sue brillanti frequentazioni, i ricordi di quella breve ed intensa carriera che l’aiutò anche a mantenere il suo precario equilibrio mentale. Dopo aver contratto una grave forma di arteriosclerosi, morì a Forlì il 17 ottobre 1955. Nel locale Museo Romagnolo del teatro le è stata dedicata una sala in cui sono conservati dischi, ritratti e arredi a lei appartenuti, che ripercorrono il suo glorioso passato.

Maria Farneti was born in Forlì in 1877 to a middle-class family that introduced her to the study of music and piano at an early age. In 1895 she was admitted to the famous Rossini musical academy of Pesaro, at that time under the direction of Pietro Mascagni. Farneti became Mascagni’s favourite pupil, and a romantic involvement ensued which finally came to an end in 1911 after the premiere of Isabeau, for whose failure Mascagni blamed Farneti. At the Rossini, Farneti studied under singing teacher Virginia Baccabadati Carignani, who was a major influence on Farneti and her brilliant (albeit brief) artistic career. She made her stage debut in San Sepolcro in 1899 in a performance of Giacomo Puccini’s La Bohème. For Farneti, it was the first in a string of triumphs in the leading opera houses of Italy. Puccini himself was enchanted by her performance, and wrote to her announcing his intention to send her the score of Madama Butterfly so that she could study it. Right from the premiere in the San Carlo, Farneti’s Cio-CioSan was a hit with audiences and critics alike, and Puccini described her style as “fine and aristocratic”. Farneti’s performance in Madama Butterfly was to remain one of the high points in her career, and established her as one of the most distinctive operatic voices of the 20th century. She was also acclaimed for her performances in other works by Puccini, including Tosca, La Bohème, Manon Lescaut and La Rondine. A full-voiced soprano with a remarkable range, Farneti nevertheless lacked the breadth and volume that would have made her a dramatic soprano. Her ability to reach high notes was unforgettable, however. Her fresh, spontaneous style, underpinned by crystal-clear diction and a dramatic stage presence, brought her expressive talents to the fore. The adjectives most commonly used in reference to her performances were “aristocratic” and “intelligent”, each expressing a different aspect of the perfect fusion of technique and instinct that characterized her voice and her ability to strike a balance between the two: something that only the greatest artists can aspire to. Farneti’s repertoire was all but confined to works by Puccini and Mascagni, the only exceptions being Verdi’s Falstaff and Otello. Maria Farneti’s career came to an end in 1930, after she completed a series of recordings for Columbia. She retired from the music scene to cultivate her memories of a brief yet intense career that had helped her preserve a precarious mental equilibrium. After succumbing to a serious form of arteriosclerosis, she died in Forlì on 17 October 1955. The Museo Romagnolo del Teatro dedicates a room to her, with records, portraits and personal effects that trace her brief and glorious career.

Storia

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alessandro antonelli

immagini: archivio famiglia biagetti

manlio rastoni

immagini: archivio comune di cervia, archivio provincia di rimini

Fenomenologia del bagnino PRIMA ICONA DELLA sPIAGGIA tURIstICA ROMAGNOLA

Dai canoni estetici che richiedevano il costume intero a righe abbinato al baffo “a manubrio”, fino alla deriva “californiana” che lo vuole giovane, atletico e abbronzatissimo, è la personificazione della spiaggia attrezzata: è il bagnino. [14 del bagnino ha una funzione meramente psicologica, serve a rassicurare il bagnante e a impedire che covi il proposito di anticipare la sua partenza dai lidi. Anche per questo è inutile aspettarsi da lui delle giustificazioni in caso di errata previsione; egli ha fatto solo il suo dovere. La sua naturale fierezza lo pone in piena sintonia con l’animale-emblema della Romagna: il gallo. Come quest’ultimo, il bagnino-tipo regna su un vasto harem. Benché la sua divisa sia spesso una semplice maglietta o magari solo un fischietto, l’effetto che questa esercita sulle donne supera quello di alamari, medaglie e mostrine. Il vero bagnino è un collezionista di flirt: democratico nei confronti delle sue numerose ammiratrici e storicamente aperto verso le giovani rappresentanti del turismo estero. L’iconografia classica del bagnino di salvataggio lo pone in piedi sul proprio moscone (vedi ee N° 26) mentre, a poche decine di metri dalla riva, veglia sui giochi d’acqua dei bagnanti. I più abili nel padroneggiare questo piccolo natante a remi si sfidano ogni anno nel Palio della Voga. Giungono nel Porto-canale di Cervia (Ra) i bagnini più forti della Riviera, che lasciano il loro “territorio” (dove sono venerati) per cimentarsi tra loro in una gara di velocità e resistenza. Il vincitore sarà per un anno il re dei bagnini, con tutti gli oneri che una tale carica comporta.

In Romagna con questo nome ci si riferisce a due macrocategorie, il gestore dello stabilimento balneare e il bagnino di salvataggio. Entrambi depositari di mezzo secolo di tradizione popolare che li raffigura inveterati sciupafemmine eppure al contempo custodi della sicurezza del turista. Insomma, le massime autorità dell’arenile. I primi discendono da una stirpe che è giunta dalle campagne dell’entroterra agli albori del turismo di massa, negli anni sessanta, capendo che piantare ombrelloni (o le prime tende romagnole – vedi ee N° 19) era più remunerativo e meno faticoso che piantare ortaggi. I secondi sono una loro costola, prodotta dalla moderna specializzazione verticale del lavoro. Entrambi sono accomunati da alcune straordinarie facoltà: la prima è certamente la capacità di prevedere le condizioni meteo. Per farlo non si servono di barometri o bollettini. Alla richiesta del turista si limitano a trafiggere l’orizzonte con uno sguardo corrucciato protetto dal riverbero del sole solo dal palmo della loro mano (per l’occasione si levano infatti gli onnipresenti occhiali da sole, scoprendo il tipico segno dell’abbronzatura sul naso) e a pronunciare la frase: “non fa niente” (non pioverà), spesso in una variante dialettale. Poco importa se il giorno dopo un temporale estivo avrà mutato lo scenario balneare in quello di una zona smilitarizzata. La previsione I

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certo che questa moda di fare il bagno quando piove! dichiarazione di un bagnino a un’emittente televisiva poche ore dopo la morte di un suo cliente colpito da un fulmine. “thE

ItALIAN ExPREss” Gianni Gambi: a global legend of long-distance swimming 5 December 1944: the Canadians pour through the archway of Porta Nuova, Ravenna, liberating the city. A group of soldiers approaches some celebrating locals and one asks: “Where’s Gianni Gambi’s house?” In a city better known for other monuments, the question was more than a little strange, but the Canadians knew well what they were looking for: the origins of one the greatest long-distance swimmers of all time. Back on the banks of Lake Ontario, he was known as The Italian Express, but Gianni Gambi had been born in Ravenna on 7

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A PORtRAIt OF thE BAGNINO An iconic figure on the beaches of Romagna The days of the striped full-body bathing suit and handlebar moustache are gone and today’s beach aesthetic is all about tanned bodies, youth, and athleticism. Fashions come and fashions go, but amid all the change there’s one enduring institution of beach life: the lifeguard. In Romagna, bagnino is a word that can mean bathing attendant or lifeguard. Both figures go back over half a century, and are typically cast in the popular tradition as inveterate womanizers as well as custodians of the beachgoer’s safety. One way or the other, he’s the king of the sands. The bathing attendant variety of bagnino has its roots in the peasant labourers of the hinterland who came to the coasts in search of work during the emergence of mass tourism in the 1960s. Planting parasols (or the earlier sunshades known as tende romagnole – see ee issue 19), they realized, was more lucrative and less tiring than planting vegetables. The lifeguard variety is essentially a spinoff of its predecessor, a product of the vertical specialization which characterizes modern employment dynamics. Both varieties have some extraordinary abilities in common: first of which is their aptitude for weather forecasting. No barometers or weather reports for them: it’s enough for them to peer at the horizon for a couple of seconds, brow suitably furrowed, shielding their eyes from the sun with their hand (for this is one of the rare occasions they take their sunglasses off, revealing the distinctive white stripe on the bridge of their nose). The verdict, invariably is: “Nothing doing” – meaning there’s no rain on the way. It doesn’t really matter if the following day a sudden summer storm transforms the beach into a

war zone. The bagnino’s forecast has a purely psychological function: to reassure beachgoers, and to prevent them from entertaining any thoughts of cutting their holidays short. So don’t expect him to provide any explanations if he gets the weather wrong; he was only doing his duty. This natural pride of the bagnino is reminiscent of the animal that’s the emblem of Romagna: the cockerel. And like the cockerel, any self-respecting bagnino has a legion of females at his beck and call. Although his uniform is usually just a swimsuit – and often a whistle too – he manages to exert a fascination on women that braids and medals and insignia could never achieve. The true bagnino is a serial flirt: democratic in his dealings with his many admirers, and historically not averse to the charms of foreign tourists. Traditional representations of the bagnino-lifeguard depict him beside his moscone (rescue raft) (see ee issue 26) at the top of the beach, watching over the bathers and their games. Every year, the most skilful users of these oar-powered rescue boats dispute the Palio della Voga in the canal of Cervia, leaving their home territory (where they’re venerated) to measure their skills against the Riviera’s leading lifeguards. The winner is king of the lifeguards for a year, with all the benefits that such a position brings with it.

Storia


davanti all’acquario si può star delle ore assorti in fantasticherie, come quando si contemplano le fiamme del caminetto o le rapide acque di un torrente […]. konrad lorenz

La tana degli squali

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franco de pisis

immagini: archivio acquario di cattolica, archivio istituzione culturale della regina – comune di cattolica (rn), giorgio salvatori

A CAt tOLICA PER VARCARE LE PORtE DI UN MONDO sOttOMARINO Raramente un contenitore si accorda così perfettamente al suo contenuto, soprattutto quando tra la loro unione si frappongono quasi settant’anni e alcuni cambi di destinazione.

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Eppure il matrimonio tra la struttura sorta negli anni trenta, progettata dall’architetto Clemente Busiri Vici come colonia marina xxVIII Ottobre per i figli degli italiani all’estero, e il mega acquario oggi ospitato nei suoi spazi sembra quasi predestinato. Il complesso, conosciuto anche come Le Navi (per via della forma degli edifici che richiama quella di una flotta navale pronta a solcare il mare su cui si affaccia), è un alto esempio di architettura razionalista (vedi ee N° 23) che ha subito un importante opera di restauro terminata nel 2000. Anno in cui ha riaperto al pubblico nella sua nuova veste di Parco tematico Marino. Uno spazio didattico e culturale dedicato al mare, sofisticato ed interattivo benché destinato al più vasto pubblico, che si estende su oltre 110 000 metri quadrati. Dalla grande piazza coperta centrale denominata templa serena inizia l’articolato percorso attraverso gli edifici Nave di Ponente, Nave di Levante, Nave Maestrale e Nave Ammiraglia, suddiviso cromaticamente a seconda della tipologia di habitat riprodotti. Quello marcato in blu ci conduce attraverso l’evoluzione biologica del pianeta. L’ambizione del Parco è quella di portare i visitatori a osservare le vasche non come se fossero “gabbie acquatiche”, ma finestre aperte su un mondo sconosciuto popolato di affascinanti protagonisti. tra questi, la palma della simpatia spetta certamente ai pinguini di humbolt, che stregano i più piccoli con le loro scivolate ed evoluzioni natatorie. suscita molto entusiasmo anche l’asilo delle tartarughe, ambiente protetto nato per ospitare giovani esemplari di Caretta caretta durante le fasi più vulnerabili della loro vita prima di essere reintrodotte in natura. L’allegria diventa muto stupore osservando l’habitat dei mari tropicali ravvivato dalla vistosa colorazione dei suoi abitanti, tra pesci Napoleone, pesci Chirurgo e pesci Farfalla. Forme leggiadre e cromatismi singolari spingono il visitatore ad affacciarsi anche agli oblò dietro i quali fluttuano a mezz’acqua le meduse.

Organismi misteriosi ed eleganti come la medusa Quadrifoglio, con la sua ombrella gelatinosa che può raggiungere i 40 centimetri di diametro o la Cassiopea andromeda che, priva di tentacoli urticanti, vive appoggiata sui fondali sabbiosi. Dallo stupore si passa al timore reverenziale quando ci si trova a tu per tu con i famigerati Piranha Gola Rossa. I loro corpi tarchiati e discoidali brillano, immobili, come se fossero cosparsi di porporina dorata, ma le loro sproporzionate dentature lasciano facilmente intendere che la loro triste fama non è usurpata. Nulla in confronto, comunque, alle fauci degli ospiti che sono il vero simbolo dell’Acquario di Cattolica: gli squali. Lungo il percorso si possono osservare da vicino esemplari di squalo Martello e squalo Violino, con le loro particolarissime estremità, ma lo spettacolo più maestoso lo offre la vasca gigante di 700 000 litri d’acqua che ospita gli squali toro e Nutrice. Le loro sagome affusolate scivolano nell’acqua con movimenti minimi, facendoli, a tratti, sembrare senza vita. sensazione confermata dai loro “occhi di bambola”, così chiamati per l’apparente immobilità della pupilla. Questi “fossili viventi”, che possono raggiungere i tre metri e mezzo di lunghezza, nuotano con la loro spaventosa bocca socchiusa, lasciando intravvedere le temibili tre file di denti aguzzi. Per coloro che non si accontentassero di osservare questi ottimi rappresentanti della nemesi marina dell’uomo dietro a qualche centimetro di vetro, l’Acquario di Cattolica è l’unica struttura europea che può organizzare un incontro ancora più ravvicinato. Protetti da una gabbia in acciaio e indossando una speciale muta dotata di autorespiratore (che non richiede un brevetto da sub), qualunque visitatore dai 12 anni in su potrà provare l’emozione di condividere per un attimo il territorio di questi predatori al vertice della piramide alimentare marina. Un’altra occasione di stretto contatto con il mondo sottomarino viene offerta dalla vasca tattile che chiude il Percorso Blu.

Passioni

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thE shARks’ DEN An undersea world in Cattolica

si tratta di un acquario scoperto al cui interno sono presenti diversi organismi, tra cui numerosi trigoni, pesci somiglianti a grosse razze, che sfiorano i due metri di lunghezza. La loro indole docile consente di accarezzarli quando vengono a galla. Per permettere questa pratica in sicurezza viene loro periodicamente reciso, in modo indolore, l’aculeo velenoso che posseggono alla base della coda. Lasciato il padiglione dedicato all’ambiente marino, il Percorso Giallo porta il pubblico alla scoperta degli habitat tipici dei corsi d’acqua. Indiscussi protagonisti di questa sezione del Parco sono le lontre e i caimani nani. Le prime appartengono alla specie Aonyx cinerea e sono le più piccole lontre del mondo, hanno un’indole particolarmente giocosa che non esitano ad esprimere quando un membro dello staff getta tra il branco una palla o tende loro il retino con il cibo. I secondi, molto più sedentari, appartengono alla specie Paleosuchus palpebrosus e non superano da adulti il metro e mezzo di lunghezza, pur possedendo tutte le caratteristiche che rendono alquanto temibili i loro “cugini” più abbondanti. Il Percorso Verde, inaugurato nel 2009, è invece dedicato alla fauna esotica e ospita rettili (come serpenti, camaleonti, iguane, gechi, lucertole…), anfibi e insetti che esibiscono le forme più bizzarre e il mimetismo più perfetto. Il cerchio si chiude con il Percorso Viola, un tour interattivo didattico che illustra la bioacustica degli abitanti del mare. In una sala del padiglione è anche possibile ascoltare il Concerto del Mare composto dal musicista Andrea Centazzo combinando acusticamente le “voci” di pesci e cetacei. La colonna sonora ideale per visitare questo Parco, così simile a una sorta di sottomarino immobile, fatto di vetro e pietra.

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Rarely has a container suited its contents so perfectly. Especially when we consider that almost seventy years – and more than one twist of fate – separate the one from the other. Yet the marriage of the structure – built in the 1930s to a design by architect Clemente Busiri Vici as the XXVIII Ottobre, a seaside colony for the children of Italians based abroad – and the huge aquarium it now houses seems almost predestined. The complex, still known as Le Navi (“The Ships”, on account of the building’s shape, which resembles a naval fleet about to put out to sea), is a prime example of Rationalist architecture (see ee issue no. 23), and was extensively restored in 2000. The same year, it re-opened to the public in its new incarnation: the Parco Tematico Marino, or marine theme park. A cultural and facility dedicated to the sea, it offers a sophisticated and interactive experience to all kinds of visitors over its 110,000 square metres of surface area. Heart of the complex is the large covered piazza known as the Templa Serena. From here, a number of itineraries lead through the various buildings or navi – Nave di Ponente, Nave di Levante, Nave Maestrale and Nave Ammiraglia – in which different marine habitats are recreated. The blue itinerary, for example, takes the visitor on a journey through the biological evolution of the planet. The objective of the park is to make visitors experience the aquarium and its contents not merely as waterfilled cages but rather as windows onto an often strange world of fascinating creatures. Among these, first prize for cuteness surely goes to the Humbolt penguins, which enchant younger visitors with their underwater acrobatics. Another star attraction is the sea turtle sanctuary, a protected environment where new-born specimens of Caretta caretta can kind their feet during the most vulnerable period of their lives before being returned to nature. The sensation elicited by the tropical seas section is not just interest but something closer to amazement, with the vivid colours of its inhabitants including the humphead wrasse, surgeonfishes and butterflyfishes. Meanwhile, behind the portholes of the medusa tank there lurk graceful forms and shifting colours. This tank contains mysterious and elegant creatures including the moon jellyfish, whose umbrella-shaped bell can reach a diameter of 40 centimetres, and the Cassiopea andromeda, a nonstinging variety which lives on the sea bed. Our amazement then turns to awe when we come to the notorious red-bellied piranha. Their thick-set, discoid bodies shine as if sprinkled with gold dust, but it’s their formidable teeth which have earned them their notoriety. But even the piranha pales in comparison with the dental apparatus of the fish that really rule the roost in this aquarium: the sharks. Species kept in the aquarium include the violin and hammerhead sharks with their unusual snouts, but the most majestic spectacle of all is to be found in the giant 700,000-litre tank which houses the bull and nurse sharks. Their tapering silhouettes steal through the water with the slightest of movement, sometimes making them look immobile and lifeless. A sensation that’s reinforced by their “doll’s eyes”, so called for the apparent immobility of the pupils. These “living fossils” can reach lengths of up to three and a half metres, and swim with their mouths open just wide enough to reveal three formidable rows of razor-sharp teeth. And for those not content just too observe these prime adversaries of mankind from behind the safety of a few centimetres of glass, the aquarium of Cattolica is the only facility of its kind in Europe that can organize an even closer encounter.

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Passioni

[…] se gettassi su di un piatto della bilancia tutto ciò che ho imparato a comprendere in quelle ore di meditazione di fronte all’acquario, e sull’altro tutto ciò che ho ricavato dai libri, come rimarrebbe leggero il secondo! konrad lorenz

Wearing a special wetsuit equipped with breathing apparatus which doesn’t require a sub aqua licence, any visitor aged 12 or older can experience the excitement of sharing the environment of the sharks by being lowered into the water inside a steel cage. And there’s another opportunity for close contact with the underwater world in the touching tank which closes the Blue itinerary. This open-topped tank contains various marine species, including a number of rays which grow to lengths of up to two metres. These rays have a docile temperament and visitors can stroke them when they come to the surface. To make sure there’s absolutely no danger in doing so, the poisonous stings at the base of their tails are regularly removed in a painless operation. Leaving the marine world behind, we come to the Yellow itinerary, which focuses on the riverine environment. Undisputed stars of this section are the otters and dwarf caimans. The first, the Asian small-clawed otter, belong to the species Aonyx cinerea and are the smallest otters in the world. They’re very playful animals too, as you’ll see when an attendant throws a ball at them or holds a netful of food out to them. The dwarf caimans are a much more indolent beast and belong to the species Paleosuchus palpebrosus. Adult dwarf caimans grow to no more than a metre and a half in length, although otherwise they have all the characteristics that make their larger and more common cousins so feared. The Green itinerary was inaugurated in 2009 and is dedicated to exotic fauna. Among the animals found in this section are reptiles (snakes, chameleons, iguanas, geckoes, lizards and more), amphibians and insects, many of the bizarrest forms and with the most perfect powers of mimicry. The circuit ends with the Violet itinerary, an educational and interactive tour which examines the bioacoustics of the inhabitants of the seas. In one room, visitors can listen to the Sea Concerto, composed by Andrea Centazzo with the “voices” of fish and whales. It’s the perfect soundtrack for a visit to the aquarium, a glass and concrete submarine on the seafront of Cattolica.

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tonino Guerra a Pennabilli L A s E M P L I C I t à R I C O N Q U I s tAtA

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italo graziani – testo raccolto da alessandro antonelli immagini: archivio italo graziani

Negli ultimi anni, dei ventidue che sono trascorsi dalla prima volta che sono entrato nella Casa dei Mandorli, si preparavano i pensieri e le forme definitive per accogliere quello spirito che rappresenterà l’eredità di questo luogo per lungo tempo a venire. I

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tONINO GUERRA IN PENNABILLI simplicity regained In recent years, of the twenty-two that have passed since I first entered Casa dei Mandorli, preparations had been underway to provide the definitive setting for the memory of a man who will represent the heritage of this place for a long time to come. It was decades ago that Tonino and his wife came to live in Pennabilli. He told me the news over the telephone, on a fine day in October: “I’ve chosen the place where I’ll stay forever and where you’ll come and visit me, like everyone who knows me, personally or otherwise. It’s a place that embodies my great love of beauty and nature.”. At certain times of year, trees can take on extraordinary emotional power. One of these times of year is autumn, just before the leaves begin to fall. Guerra, who was alive to the enchantments of natural “scenography”, continued: “There’s already a plant here with leaves that turn an intense yellow in autumn, and I’d like one whose leaves turn red to be planted here too. That way, at sunset, there’ll be a riot of colour.”. In fulfilment of Tonino’s wish, at the highest part of his garden, where the surrounding valley stretches as far as the eye can see, a group of almond trees evokes an earthly paradise where the unusual juxtaposition has been accomplished. The result adds an extra dimension of “delight” to the place. “Delight” was a word Tonino often used, and in a wide variety of contexts. It might refer to a meal, a fall of snow, a sunset, a person, something he’d read; or just the simple act of walking on fallen leaves and petals. Guerra would surely have experienced delight in beholding this corner of the earth which he once chose as his final home at the beginning of a still-distant autumn. In one of the last poems he wrote in dialect, Odiséa - Viàz del poeta sa Ulisse, the Santarcangeloborn Guerra looked back on his own personal odyssey. From the war years in Germany to Rome, the Mecca of Italian cinema, to London and then back to Italy and his discovery of the South. From there he went to Greece and the echoes of classical myth, and on to Russia, a country which thanks to his wife Lora he came to consider as his second homeland. In the section of the poem dedicated to Ulysses’ dog, Argos, Guerra wrote: “Própi sòtta al méuri de palàz / sòura una móccia ad stàbi / u i è Argo, e’ su chen […] u l guèrda sluntanès fina a la zò in fònd / e u s indurménta, par sémpra” (Right below the walls of the palace / on a heap of dung / is Argos, the dog of Ulysses […] who watches him until he disappears in the distance / then falls asleep, forever). Behind these words we can detect certain impalpable traces of the thing we sometimes call destiny. For Baba, the golden retriever that was Tonino Guerra’s last dog, died just a few days before his master did.

Passioni

CIÒ CHE PER BOCCA DEI POETI DICON LE MUSE, È ETERNO COME I FRUTTI DELLA TERRA, LE STELLE DEL CIELO, LE ACQUE CHE TRASCINANO I FIUMI. TIBULLO

Qui, a Pennabilli, si trasferirono decenni or sono tonino e sua moglie Lora. Per telefono, la sera di una bella giornata di ottobre, lui mi annunciò: “ho scelto il posto dove sarò per sempre e dove voi mi verrete a trovare, così come tutte le persone che mi conoscono; di persona e non. È un luogo che incarna il mio grande amore per la bellezza e la natura”. Gli alberi nei loro momenti di massima intensità sanno regalare penetranti emozioni. Uno di questi picchi si ha in autunno, nel periodo che prelude alla caduta delle foglie. Guerra, che subiva l’incanto delle “scenografie” naturali, continuò: “Vorrei che in questo luogo, dove già esiste una pianta con foglie che diventano in autunno di un giallo intenso, ne venisse piantata anche una con foglie che vireranno al rosso. Al tramonto scaturirà, così, un bagliore capace di segnare i pensieri”. Eseguendo la volontà di tonino, nella parte più alta del suo giardino, con la valle circostante che si perde negli occhi e un gruppo di mandorli che alla fioritura rievocano un “paradiso in terra”, è stato compiuto questo accostamento inusuale. Il risultato aggiunge al luogo un ulteriore momento di “godimento”. Una parola che tonino usava spesso e in un ampio ventaglio di differenti contesti. Poteva riferirsi a un cibo, a una nevicata, a un tramonto, a una persona, a una lettura; o al semplice atto di calpestare foglie o petali. Un godimento che Guerra avrà provato anche osservando con gli occhi sognanti della sua profonda anima il futuro colpo d’occhio che avrebbe offerto l’angolo di terra da lui eletto a propria estrema dimora, al principio di un autunno ancora lontano. In una delle sue ultime opere poetiche dialettali: Odiséa - Viàz del poeta sa Ulisse, il Maestro di santarcangelo ripercorreva la propria esistenza d’“Ulisse di campagna”. Dagli anni della guerra in Germania a Roma, tempio del cinema italiano, fino a Londra, per poi tornare in Italia e scoprirne il Meridione. Da lì in Grecia, tra gli echi dei miti classici, e infine in Russia, continente che, anche grazie alla moglie Lora, finì per considerare una seconda patria. Nei passi dedicati al cane Argo, tonino Guerra scrive: “ Própi sòtta al méuri de palàz / sòura una móccia ad stàbi / u i è Argo, e’ su chen […] u l guèrda sluntanès fina a la zò in fònd / e u s indurménta, par sémpra” (Proprio sotto le mura del palazzo / sopra un mucchio di sterco / c’è Argo, il cane di Ulisse […] e lo guarda finché scompare sul fondo / poi si addormenta, per sempre). tra queste parole in poesia troviamo alcune tracce impalpabili dei segni senza tempo che gli uomini a volte chiamano destino. sì perché Baba, il golden retriever che fu l’ultimo cane di tonino Guerra, ha voluto anche lui andare, subito prima del padrone, ad abitare la terra.

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Gaetano Pasqui alba pirini

IL MAstRO BIRRAIO PIONIERE DEL LUPPOLO ItALIANO

immagini: archivio cartacanta editore

Nel paese di Bacco (dio del vino), l’Italia, vi fu nell’Ottocento un romagnolo che dedicò notevoli sforzi alla causa di Cerere (dea delle messi e, per traslazione, della birra).

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[…] fu allora che da val d’elsa, da bologna, da parma, da altri luoghi si ricorse al pasqui per avere piante e istruzioni: fu da allora che il luppolo si era fatto italiano. frammento dell’elogio funebre di gaetano pasqui.

Gaetano Andrea Leonardo Pasqui, nato a Forlì il 14 novembre del 1807, fu infatti il primo italiano a riuscire ad “addomesticare” il luppolo, pianta capace di conferire alla birra le sue caratteristiche note aromatiche, il cui nome (che etimologicamente significa “pianta-lupo”) la dice lunga sulla natura radicalmente selvatica di questo rampicante. se la prima licenza nazionale di fabbricazione per la birra risale al 1789, per l’Italia fu l’Ottocento il secolo in cui ebbe vero impulso la produzione del nettare di Cerere. tra i più antichi marchi nostrani ricordiamo la bresciana Wührer (1829), la Peroni (1846) e la Moretti (1859). tutti, però, utilizzavano luppolo importato dalla Germania; solo la fabbrica di birra Pasqui (fondata nel 1835) dal 1847 poté dirsi la prima ad impiegare luppolo italiano. A riprova della ostinata tradizione esterofila nazionale, va detto che al tempo era largamente diffusa l’idea che solo il luppolo tedesco fosse adatto alla lavorazione della birra. Pasqui decise di sfatare questo falso mito spinto da una semplice ragione: il prezzo esorbitante della materia prima d’importazione. Fedele allo spirito del self made man che lo avrebbe portato a rinnegare la vocazione servile da barbiere e domestico ereditata dalla famiglia, intuì il potenziale celato da quella che i più consideravano una semplice erbaccia diffusa sul bordo dei torrenti: il luppolo selvatico.

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GAEtANO PAsQUI Master brewer and pioneer of Italian-grown hops Italy is the country of Bacchus, the god of wine. But in the 19th century, a certain Romagnol switched allegiances to Ceres – the goddess of grain crops and, by extension, of beer. Gaetano Andrea Leonardo Pasqui, born in Forlì on 14 November 1807, was the first Italian to succeed in “domesticating” the hop, a plant used for giving beer its characteristic flavour. Its Italian name, luppolo, means “wolf-plant”, a description that says much of the wild and elusive nature of the hop. The first Italian licence for the production of beer was awarded in 1789, but not until the following century did “Ceres’ nectar” really begin to be produced on an industrial scale. Among the oldest Italian brands are the Brescia-based Wührer (founded 1829), Peroni (1846) and Moretti (1859). All of these beers used hops imported from Germany; but in 1847, Pasqui (founded 1835) became the first Italian brewery to use Italian-grown hops. Italy is a country with a long-standing love of things foreign, and it should be remembered that at this time the conventional wisdom held that only German hops were suitable for making beer. Pasqui decided to explode this myth. And he had very unmythical reasons for doing so: the exorbitant price of imported hops. Pasqui was a self-made man who had risen from his inherited station of barber and housekeeper, and he sensed the hidden potential in a plant many considered as just one more riverside weed: the wild hop. In 1851, Pasqui bought a small farm of variable area (the Rabbi, the river which bordered on the farm, often burst its banks) and converted it into a brewery with adjacent hop garden. Ten years later, his hops won prizes at the National Exhibition of Florence (1861) and the International Exhibition of London (1862). They were also exhibited at the International Exposition of Haguenau, Alsace (1867), and the Universal Exhibition of Vienna (1873). Pasqui’s success in domesticating the Italian wild hop soon began to attract the interest of the scientific and academic worlds. But his talents didn’t end here. He was also a noted inventor of agricultural machinery, and among his most famous patents was his polivomerocopriseme, a kind of multi-bladed plough that was remarkably successful. Sadly, the Pasqui brewery did not survive its founder, and Pasqui took the secrets of his recipe and production methods with him to his grave. We have no idea of how his beer looked or tasted, but to judge from the brewery’s surviving accounts it was widely appreciated. Pasqui was recently the subject of a book written by a descendant, Umberto Pasqui. L’uomo della birra (The Beer Man) is a valuable document which brings to life an important period in the history of Italian brewing – and this at a time when artisan beer-making in Italy is enjoying something of a Renaissance.

23] Così, acquistato nel 1851 un modesto podere dai confini incerti (a causa delle esondazioni del limitrofo fiume Rabbi), lo trasformò in una fabbrica di birra con annessa luppolaia. Dieci anni dopo il suo luppolo veniva premiato all’Esposizione Nazionale di Firenze (1861) e all’International Exibition di Londra (1862). Compariva inoltre all’Esposizione Internazionale di haguenau (1867), in Alsazia, e a quella universale di Vienna (1873). Il suo caso fece scuola e venne inserito in testi scientifici e accademici. Non secondaria fu poi l’attività di Pasqui come sviluppatore di attrezzi agricoli, tra i suoi brevetti più celebri citiamo quello del polivomero-copriseme, una sorta di aratro multiplo che incontrò un notevole successo. La fabbrica di birra Pasqui non sopravvisse però al suo fondatore, che si portò nella tomba anche la ricetta e il sistema di produzione della propria birra. Non esistono nemmeno indizi riguardo al suo colore e sapore, ma si può intuire che fosse assai apprezzata a giudicare dai conti riportati sui registri contabili dell’azienda. Alla memoria del Pasqui è stato recentemente dedicato un libro, scritto da Umberto Pasqui (discendente di Gaetano), dal titolo L’uomo della birra, che ha il merito di resuscitare la memoria di questo importante riferimento storico, proprio in un momento in cui la produzione artigianale di birra sta vivendo in tutto il Paese una seconda giovinezza.

Enogastronomia


LA BIRRA ARtIGIANALE DEDICAtA ALLA ROMAGNA

carlo zauli

immagini: archivio birra amarcord

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Il nome di questo birrificio è un tributo alla omonima pellicola felliniana che ha raccontato la Romagna al mondo, un modo per sottolineare il legame tra il suo metodo di produzione e la tradizione. Nato nella seconda metà degli anni Novanta come piccola realtà riminese, dal 2000 ha notevolmente potenziato la propria struttura spostando lo stabilimento nel paesino marchigiano di Apecchio, ai piedi degli Appennini Centrali, noto per la purezza delle sue acque sorgive. I mastri birrai dell’Azienda hanno selezionato le ricette più antiche della tradizione italiana. La prima produzione di Amarcord si articola in quattro birre i cui nomi sono ispirati ai più celebri personaggi femminili del film: La Gradisca (bionda), La Mi Dòna (bionda doppio malto), La Volpina (rossa), La tabachèra (ambrata doppio malto) e le cui etichette sono state illustrate dall’artista/stilista di fama mondiale Robert Niccoli. Forte del successo ottenuto in Italia e all’estero, l’Azienda ha lanciato anche la linea di birre “Ama”, creata in collaborazione con con Garrett Oliver: brewmaster di statura internazionale, autore del saggio sulla birra the Brewmaster’s table e inserito dalla rivista Forbes tra i dieci più importanti tastemaker degli stati Uniti. La gamma è composta da Ama Bionda, Ama Bruna e Ama Mora ed è stata presentata quest’anno contemporaneamente a Rimini e New york. Lo styling delle sue etichette è firmato da Milton Glaser, illustre designer newyorchese, autore, tra gli altri, del celeberrimo marchio “I Ny”. Fiore all’occhiello del birrificio è però senza dubbio la Amarcord Riserva speciale. Anche in questo caso la sua ricetta è stata curata da Garrett Oliver e comprende particolari ingredienti tipici del territorio romagnolo, quali la visciola e il prugnolo. Questa particolarissima birra, integralmente rifermentata in bottiglia è stata dedicata da Oliver a tonino Guerra, che ne ha personalmente disegnato l’etichetta. Una scelta filologica, considerando che il Maestro, recentemente scomparso, del capolavoro di Fellini ha cofirmato la sceneggiatura. I

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di

Romagna

un paese è veramente un paese quando ha una compagnia aerea e una birra. e alla fine è di una bella birra che si ha più bisogno. frank zappa

Un boccale di Amarcord


Riserva Speciale_ Birra artigianale rifermentata in bottiglia/ Bottle refermented artisan beer Le miscele di orzo pregiato, oltre al malto di puro orzo distico primaverile e al luppolo, conferiscono a questa birra, dal colore indefinibile, sospeso tra il rosato e l’arancione, un corpo vellutato e una schiuma compatta. Ingredienti come il miele d’acacia e millefiori, la visciola e il prugnolo le donano un gusto rotondo e fruttato, che vira all’amaro per finire con una moderata nota speziata. Viene rifermentata in bottiglia con lieviti dello champagne, che le donano un perlage fine ed elegante. Meglio se gustata a piccoli sorsi, si abbina perfettamente ai formaggi saporiti come il pecorino e il formaggio di fossa. Premiata al Beer International Recognition Award di Tel Aviv (Israele). Temperatura di servizio 4-7 °C. A mixture of premium barley, pure two-rowed spring barley malt and hops give this beer, with its indefinable colour somewhere between pink and orange, its velvet body and compact head. Ingredients such as acacia and mixed-flower honey, sour cherry and sloe give it a flavour that’s full-bodied, fruity and shading towards bitter, with a moderately spicy finish. Refermented in the bottle with champagne yeast, which gives it its fine and elegant effervescence. Best enjoyed in small sips, it goes well with strongly-flavoured cheeses such as pecorino and fossa cheese. Medal winner at the Beer International Recognition Award of Tel Aviv (Israel). Serving temperature 4-7ºC.

Ama Bionda_ Birra artigianale chiara rifermentata in bottiglia con miele d’arancio/Light artisan beer, bottle refermented with orange blossom honey Schiuma cremosa e bel colore biondo per un carattere fruttato, a tratti floreale, composto da malti aromatici, da tre diversi tipi di luppolo e dal miele d’Arancio di Sicilia. Denota aromi di brandy di pera e mela verde che le danno un corpo robusto, pieno, rotondo e con un persistente finale vivace di cedro. Birra molto versatile, si accompagna particolarmente ai piatti di pesce, ai primi non eccessivamente saporiti e alla pizza. Premiata al Beer International Recognition Award di Tel Aviv (Israele). Temperatura di servizio 4-7 °C. With a creamy head and an attractive golden colour, Ama Bionda is a fruity beer with floral notes made from aromatic malts, three types of hops and Sicilian orange blossom honey. Notes of pear brandy and green apple give it body and robustness, with a lively persistent cedar finish. A highly versatile beer that goes particularly well with fish, delicately-flavoured first courses and pizza. Medal winner at the Beer International Recognition Award of Tel Aviv (Israel). Serving temperature 4-7ºC.

La Midòna_ Birra artigianale chiara doppio malto/Double malt light artisan beer Birra dal colore intenso ravvivato da sfumature dorate. La sua schiuma compatta profuma fortemente di luppolo e malto crudo. Gusto pieno e rotondo, con la freschezza del luppolo il cui retrogusto, normalmente amaro, viene smorzato dal malto e dal processo di alta fermentazione. Il suo carattere marcato le è valso il terzo premio di categoria, su 140 birre partecipanti, al World Expo of Beer di Frankenmuth in Michigan - USA. Temperatura di servizio 4-6 °C. An intensely-coloured beer with golden highlights. Its compact head is strongly flavoured with hop and raw malt. Full-bodied and well built, with the freshness of hops whose naturally bitter aftertaste is softened by the malt and top fermenting. A beer with plenty of character, it won third prize in its category, from a field of 140 beers, at the World Expo of Beer in Frankenmuth, Michigan. Serving temperature 4-7ºC.

AMARCORD IN A BOttLE Artisan beer dedicated to Romagna The name of this brewery is a tribute to the film of the same name, in which Fellini revealed Romagna to the world. And it’s a way of underlining the connection between its method of production and the tradition it belongs to. Founded in the late 1990s as a small brewery in Rimini, in 2000 Amarcord moved to the small village of Apecchio in the Marche, at the feet of the central Apennines, an area noted for the purity of its springs. The company’s master brewers work to the oldest recipes in the Italian beer-making tradition. Amarcord’s earliest beer came in four varieties, each named after a female character in Fellini’s film: La Gradisca (pale), La Mi Dòna (pale double malt), La Volpina (red), and La Tabachèra (amber double malt), with labels illustrated by the world-famous artist and stylist Robert Niccoli. After strong sales on the Italian and export markets, the brewery launched a new range, “Ama”, created in collaboration with Garrett Oliver, the internationally-renowned brewmaster, author of The Brewmaster’s Table and listed in Forbes as one of the top ten tastemakers in the United States. The new range comprises Ama Bionda, Ama Bruna and Ama Mora, and was simultaneously launched in Rimini and New York earlier this year. The styling of its labels is the work of Milton Glaser, a celebrated New York designer whose creations include “INY”. But the brewery’s finest beer is its Amarcord Riserva Speciale, also created under the supervision of Garrett Oliver and containing some typically Romagnol ingredients including sour cherry and sloe. This highly distinctive beer is wholly refermented in the bottle and is dedicated by Oliver to Tonino Guerra, who personally designed the label. A learned choice, considering that the recently-deceased Guerra was coscriptwriter of Fellini’s masterpiece. Enogastronomia

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BEYOND SURFACE

AU DELA DE LA SURFACE


Il lavoro dell’arte NELL’OPERA DI ILARIO FIORAVANtI tatiana tomasetta

immagini: luca fioravanti, carlo vannini, daniele verroni

[28 la padronanza delle diverse tecniche artistiche nasce dalla capacità di sintesi fra realtà e mondo interiore […], il resto è solo pratica. ilario fioravanti

La sintesi eccellente della poetica di Ilario Fioravanti è quella che si legge nelle riflessioni dell’artista stesso: “Il lavoro dell’arte è un gran piacere, anche se faticoso, impegnativo, pesante, com’è la scultura. ho una gran quantità di idee […] e ogni idea ne porta un’altra, come la luce nel tramonto che mentre cala d’intensità aumenta il baluginio, l’intensità del colore. Meno luce, ma più fascino”. Fu architetto, scultore, ma anche pittore, incisore, grafico, ceramista e abilissimo disegnatore. Vero talento fuori dalle scuole, oggi Fioravanti è considerato una delle più rilevanti personalità artistiche italiane del Novecento. Nato a Cesena nel 1922, l’artista è recentemente scomparso, il 29 gennaio scorso, all’età di 89 anni. Concettuale e realista, intellettuale ed effettivo al tempo stesso, il Maestro cesenate esprimeva nel suo operare da un lato l’ideale sensibilità volta alle discipline visive, che fin da piccolo si era espressa nella sua abilità di disegnatore a mano libera, dall’altro la forte tensione ad interpretare la realtà.

I

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WORkING IN ARt the career of Ilario Fioravanti

The best summary of the work of Ilario Fioravanti was the one given by the artist himself:

Nessuna sorpresa, visti gli studi che lo videro laurearsi in architettura (a Firenze nel 1949) ed intraprendere la professione con successo e passione, pur tendendo alla scultura come sintesi espressiva della sua peculiarità di uomo/artista. La sua esperienza creativa era determinata da un’identità ripulita da enfatiche declinazioni. Questo connubio tra architettura e scultura emerge sovente nei lasciti verbali del Maestro: “[…] ho imparato, per consolarmi, che il bravo architetto è quello che dagli errori ricava poesia. Così è in scultura”. Una naturale attitudine, quella per il disegno, attraverso cui Fioravanti tracciava il suo operare: “Gli esecutivi dei miei progetti li eseguivo a mano libera, non riuscivo a costringerli in un incontro di linee rigide e impersonali”. La professione di architetto lo impegnò molto all’inizio della sua carriera, ma, negli anni sessanta, Fioravanti ritornò alla scultura, al fascino dell’imprevedibile che caratterizza la materia terra. si appassionò quindi alle espressioni artistiche arcaiche, volgendo lo sguardo all’arte egizia, alle terrecotte mesoamericane, alle sculture nuragiche, all’arte etrusca e africana. È la passione, quella che le mani dell’artista lasciano sull’impasto. Diversi i contributi di Fioravanti disseminati sul territorio romagnolo, opere nate da un pensiero, da un incontro, da un’idea. Fra i lavori più importanti: il nuovo Palazzo Almerici e il portale del Duomo (entrambi a Cesena), varie architetture private e ben 17 chiese. Nell’ultima parte della sua vita, Fioravanti scelse di aprire al pubblico la Casa dell’Upupa: il suo studio di sorrivoli (sulle colline cesenati) affinché anche altri potessero godere di quel luogo denso di creatività. Qui, ancora oggi, tra le sue terrecotte policrome, i bronzetti, i dipinti a sanguigna, la moglie Adele Briani cura una stimolante programmazione di eventi dedicati all’arte.

“Working in art is a great pleasure, even if it’s tiring, demanding, as sculpture is. I have a lot of ideas […] and each idea brings another, like the light at sunset: as it fades in intensity, the intensity, the gleam of colour increases. Less light, but more attraction.”. Fioravanti was best known as an architect and sculptor, but he was also a painter, engraver, graphic designer, ceramist and a gifted freehand artist. A true talent whose work transcended distinctions of style and movement, today Fioravanti is considered one of the leading Italian artists of the 20th century. Born in Cesena in 1922, he died last 29 January at the age of 89. A conceptualist yet a realist, an intellectual yet a hands-on craftsman, Fioravanti had a remarkably visual sensibility, which he had revealed at a young age in his aptitude for freehand drawing, and a flair for interpreting reality. Which should come as no surprise in view of his training in architecture (he graduated in Florence in 1949) and his subsequent career which he undertook with passion and success, although it was always sculpture that most succinctly embodied his peculiarities as a man and an artist. In every facet of his work the same polished finesse emerges, and the conjugation of architecture and sculpture often emerges in his writings: “I’ve learned, as a consolation, that the skilled architect is one who turns errors into poetry. So it is in sculpture.”. His natural aptitude for drawing was an integral part of Fioravanti’s approach to his work: “I used to make the drawings for my projects in freehand, I was unable to constrict them in a grid of straight, impersonal lines.”. Much of Fioravanti’s early career was taken up by his work as an architect, but in the 1960s he returned to sculpture and his fascination with the medium. He fell in love with ancient art in all its expressions: Egyptian, Meso-Amercian terracottas, Nuragic sculpture, Etruscan and African art. And this passion left its imprint on his sculptures. There are numerous works by Fioravanti in Romagna. Among the most important: the new Palazzo Almerici and the portal of the Duomo (both in Cesena), various private architectural commissions, and no fewer than 17 churches. In the final years of his life, Fioravanti decided to open the doors of Casa dell’Upupa, his home and studio in the village of Sorrivoli in the hills above Cesena, so that visitors too could enjoy a place so laden with creative energy. Here, among Fioravanti’s polychrome terracottas, bronze figurines and sanguine sketches, his wife Adele Briani organizes an interesting programme of events dedicated to the arts.

Arte

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paolo martini

immagini: archivio giulio zavatta, saliko

vorrebbe comprimerla, e indic i il tempo a il co ntenu i qual e n i to de t i m i l fu l i turo a s s . v epa r t asi l o lij e t r a ’ ka l nd in sk ij

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Marco Marchetti DEttO “DA FAENzA”

In arte, e in particolare nella pittura, il tempo, non di rado, riscrive la storia. È il caso del pittore Marco da Faenza. decorazione degli appartamenti ducali di Palazzo Vecchio in Firenze. sempre a Palazzo Vecchio lavora al quartiere degli Elementi. È l’aiutante più ispirato del Vasari, il quale, alla morte del suo vecchio doceno (una sorta di braccio destro o capomastro) vuole il faentino al suo fianco. Insomma, uno straordinario artigiano che passa gran parte della propria vita ad abbellire le stanze dei signori di Firenze. Il Vasari non manca di lodarlo per la prestezza e la qualità della fattura: il Nostro lavora presto e bene. Attorno al 1566 Marchetti torna a Faenza, dove affresca il Voltone della Molinella nel palazzo municipale. Comincia anche a dipingere a cavalletto. E qui la sua vita torna a legarsi con la storia della pittura romagnola del Cinquecento. Considerata chiusa e provinciale, la scuola pittorica di Romagna pare riscattarsi grazie anche, e soprattutto, all’opera di Marco da Faenza, che accanto alla secolare

Marco Marchetti, nasce nella città romagnola tra il secondo e il terzo decennio del Cinquecento. La prima notizia biografica certa risale infatti al 23 giugno del 1528, quando viene citato nel testamento della matrigna. Gli anni della formazione sono avvolti nella bruma del tempo, ma è verosimile che venga iniziato alla carriera pittorica nella bottega manfreda di Jacopone Bertucci, dove si seguono i dettami raffaelliti. Ben presto Marchetti abbandona la città natale e si impiega in numerosi cantieri facendo la spola fra Roma e Firenze. si afferma così come il più geniale creatore di grottesche della sua generazione. Il suo talento viene citato dal Vasari ne Le Vite e ulteriormente confermato dal Baglione che gli dedica un’intera biografia. Nel 1553 fregia le storie di Ulisse nel palazzo romano del cardinale Giovanni Ricci, porporato legato ai de’ Medici, in via Giulia. Due anni dopo, sotto la direzione del Vasari, collabora alla I

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MARCO MARChEttI a.k.a. “Marco da Faenza” In art, and in painting especially, it’s not uncommon for the passage of time to change our perceptions. One such case is that of the painter known as Marco da Faenza. Marco Marchetti was born in in Faenza in the second or third decades of the 16th century. The earliest documentary reference to him dates from 23 June 1528, when he is cited in the will of his stepmother. Little is known of his formative years, but it’s likely he began his career as a painter in the Faenza studio of Jacopone Bertucci, which cultivated a rather derivative, Raphaelesque style of painting. But Marchetti soon left his native town, moving between Florence and Rome and finding work in both cities. In doing so he established himself as one of his generation’s most gifted painters of grottesche. Vasari mentions Marco’s talent in his Lives, and a later historian, Baglione, dedicates a whole chapter to him. In 1553 he painted a series of frescoes on the story of Ulysses in the palace of the pro-Medici cardinal Giovanni Ricci in via Giulia, Rome. Two years later, working under the direction of Vasari, Marchetti was working on the decoration of the ducal apartments of Palazzo Vecchio, Florence. Also in Palazzo Vecchio, Marchetti worked on the decoration of the apartments of the Elements. He was Vasari’s most inspired helper, and on the death of his old doceno or right-hand man, Vasari chose Marchetti to take his place. Marchetti was an extraordinarily talented painter who spent much of his life decorating the apartments of the signori of Florence. Vasari praises him for his speed and the quality of his handling: “Our man works quickly and well.”. Some time around 1566, Marchetti returned to Faenza, where he painted the frescoes of the Molinella Vault in the town hall. At this point Marchetti also began to paint at the easel. And it’s here that he once again becomes part of the history of Romagnol painting of the 16th Century. Formerly dismissed as inward-looking and provincial, the Romagnol school of painting has recently undergone something of a rehabilitation, thanks mainly to a major critical re-appraisal of the work of “Marco da Faenza”. Besides the aforementioned Molinella Vault, his native town has seven paintings by Marco, all on religious themes and now divided between the local art gallery and the church of Sant’Antonio. Elsewhere in Romagna, his works can be found in the churches of the Servi and the Suffragio in Rimini, and in the collection of the Cassa di Risparmio in Cesena. Some of these paintings are of recent attribution; as a body of work, they speak of a painter with a gift for imbuing his faces with an expressiveness bordering on the grotesque, and a tendency to paint in different colour registers. Of a painter whose works nodded to the Flemish masters and explored new, anti-classical avenues of pictorial expression – all in total antithesis to the stereotype of the Rafael-copying Romagnol artist. Marco da Faenza died in his native town on 13 August 1588. Five centuries later, he has finally gained the artistic immortality his work deserves.

fortuna di artista-artigiano vive una grande rivalutazione critica. La città natale, accanto al già citato Voltone, accoglie sette dipinti di carattere sacro, divisi fra pinacoteca e chiesa di sant’Antonio da Padova. In Romagna, alcuni sui lavori sono custoditi nella chiesa dei servi e in quella del suffragio, a Rimini, nonché nella raccolta della Cassa di Risparmio in Cesena. Un complesso di opere, alcune di recente attribuzione, che mostrano un pittore capace di caricare i volti di un’espressività al limite del grottesco, di utilizzare una gamma di colori cangiante. Così dal passato della pittura romagnola giunge un pittore che cita i fiamminghi e s’industria con sperimentalismi anticlassici, in totale antitesi allo stereotipo dell’artista romagnolo impegnato a imitare Raffaello. Marco da Faenza muore nella sua città il 13 agosto 1588. Cinque secoli dopo, l’artigiano romagnolo ha guadagnato una dignitosa immortalità pittorica. Arte

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TERRITORIO

sEDUt t RICI VEGEtALI_ le orchidee spontanee che ornano la romagn a FLORAL sEDUCtION_ the wild orchids of romagna LA CIt tà GIARDINO_ milano marittima a un secolo dalla sua fondazione thE GARDEN CIty_ milano marittima, one century on

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STORIA

VINtAGE MEMORIEs _ gli archivi internazionali della moda in romagna VINtAGE MEMORIEs _ international fashion archives in romagna DONNA NON VIDI MAI..._ maria farneti, soprano lirico “aristocratico” DONNA NON VIDI MAI..._ maria farneti, an aristocrat among sopranos FENOMENOLOGIA DEL BAGNINO_ prima icona della spiaggia turistica romagnola A PORtRAIt OF thE BAGNINO _ an iconic figure on the beaches of romagna

[16] PASSIONI [32

LA tANA DEGLI sQUALI_ a cattolica per varcare le porte di un mondo sottomarino thE shARks’ DEN_ an undersea world in cattolica tONINO GUERRA A PENNABILLI_ la semplicità riconquistata tONINO GUERRA IN PENNABILLI_ simplicity regained

[22] ENOGASTRONOMIA GAEtANO PAsQUI_ il mastro birraio pioniere del luppolo italiano GAEtANO PAsQUI_ master brewer and pioneer of italian-grown hops UN B OCCALE DI AMARCORD_ la birra artigianale dedicata alla romagna AMARCORD IN A B Ot t LE_ artisan beer dedicated to romagna

[28] ARTE IL LAVORO DELL’ARtE_ nell’opera di ilario fioravanti WORkING IN ARt _ the career of ilario fioravanti MARCO MARChEt tI_ detto “da faenza” MARCO MARChEt tI_ a.k.a. “marco da faenza”

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Periodico edito da Cerindustries SpA 4 8 0 1 4 C a s t e l B o l o g n e s e ( R A ) I TA LY via Emilia Ponente, 1000 w w w. c e r d o m u s . c o m w w w. c e r d o m u s . n e t Direttore responsabile Raffaella Agostini Direttore editoriale Luca Biancini Progetto Carlo Zauli Luca Biancini Grafica e impaginazione Laura Zavalloni – Cambiamenti per Divisione immagine Cerdomus Coordinamento editoriale Alessandro Antonelli Redazione To m m a s o A t t e n d e l l i Franco De Pisis Angelamaria Golfarelli Italo Graziani Paolo Martini Alba Pirini Manlio Rastoni Ta t i a n a To m a s e t t a Carlo Zauli Foto Archivio Acquario di Cattolica A r c h i v i o A . N . G . E . L . O. Archivio Birra Amarcord Archivio CartaCanta Editore Archivio Comune di Cervia Archivio Giulio Zavatta Archivio Ilario Fioravanti Archivio Istituzione Culturale della Regina - Comune di Cattolica (RN) Archivio Italo Graziani Archivio Mazzini A r c h i v i o M u s e o R o m a g n o l o d e l Te a t r o - S a l a M a r i a F a r n e t i Archivio Provincia di Forlì-Cesena Archivio Provincia di Rimini Dervis Castellucci Luca Fioravanti Saliko Giorgio Salvatori G i a n c a r l o Te d a l d i C a r l o Va n n i n i D a n i e l e Ve r r o n i Si ringraziano APT Rimini Birra Amarcord Angelo Caroli CartaCanta Editore Casa dell’Upupa Famiglia Mazzini Istitu zio n e Cu ltu r ale de lla Re gin a - C o mu n e d i C a t t o l i c a ( R N ) M u s e o R o m a g n o l o d e l Te a t r o Luciana Prati Provincia di Forlì-Cesena Ufficio stampa Comune di Cervia Giulio Zavatta Si ringrazia per la preziosa collaborazione Maddalena Becca / Divisione immagine Cerdomus Tr a d u z i o n i Tr a d u c o , L u g o Stampa FA E N Z A I n d u s t r i e G r a f i c h e © Cerindustries SpA Tu t t i i d i r i t t i r i s e r v a t i A u t o r i z z a z i o n e d e l Tr i b u n a l e d i R a v e n n a nr. 1173 del 19/12/2001 (con variazione iscritta in data 11/05/2010)


Magazine EE nr 29  

I Sensi di Romagna Cerdomus Ceramiche

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