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rotagonista indiscussa di ee è la terra di Romagna. O meglio gli elementi della terra di Romagna - earth element - “frutti” culturali

e naturali. Elementi che testimoniano come la storia sia legata al presente. ee rac-

The earth of Romagna is ee’s main feature. Trather, the elements of the earth of Romagna - earth element - the cultural and natural fruits. Elements that bear witness to history's connection with the present. ee recounts these elements through stories originating form comparison of the ideas of people who want to challenge traditional ways of communicating, through words that become products, that originate from wisdom, experience and creativity. This is what happens at Cerdomus, the founder of this magazine. ee, a new publication, will try to prevent memory and records from disappearing in the dust of amnesia. This rich earth produces all elements that people connect with the alchemy that has always been deeply rooted in nature itself: earth, water, fire and air. This is why clay is turned into pottery, fruit into wine and oil, culture into art, passions into motors, history into knowledge, traditions into safeguarding of the land. For the people of Romagna and for the people of the world all elements meet. ee wants to collect memory and records in order not to loose them, but also and especially to acknowledge their value. The elements of the earth have been combining for years with excellent results. They are often multiplied and extended thanks to alchemic formulas worked out by people, with the purpose of improving the quality of human life. ee will deal with this subject. In its own way.

conta gli elementi attraverso “narrazioni” scaturite dal dialogo/confronto/scontro delle idee di persone che vogliono sfidare il normale modo di comunicare, attraverso parole che diventano i prodotti del proprio sapere, della propria esperienza, della propria creatività. Come accade alla Cerdomus, per volontà della quale la rivista è nata. ee, che oggi si affaccia per la prima volta sul panorama editoriale, tenterà strade diverse per far si che la memoria e la qualità dei ricordi non si disperdano nella polvere dell’amnesia. Da questa terra fertile nascono tutti gli elementi che l'uomo lega con alchimie da sempre connaturate con la natura stessa: terra, acqua, fuoco, aria. Ecco perché l’argilla si trasforma in ceramiche; i frutti si trasformano in vino ed olio; la cultura in arte; le passioni in motori; la storia in saggezza; le tradizioni in salvaguardia del territorio. Tutti gli elementi si incontrano per la gente di Romagna e per quella di tutto il mondo. ee intende radunarle, non solo per non disperderli ma, soprattutto, per riconoscerne il valore. Da milioni di anni gli elementi della terra si combinano tra loro con risultati straordinari. Spesso riescono a moltiplicarsi e amplificarsi grazie a formule alchemiche descritte dall’ingegno dell’uomo, teso a migliorare la qualità della vita delle persone. ee parlerà proprio di questo. A suo modo. E d ito ria le

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Pubblica comunicazione


ph. Circolo Fotografico Casolano

Pon e

La Valle del Senio

Siede terra, dove fui, su la la marina dove ‘l nata Po discente per aver pace co’ seguaci sui. Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende, prese costui de la bella persona che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende, Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona. Dante Alighieri, Inferno, 04

I S e n s i d i R o m ag na

ph. d’archivio

itine ra r io naturalistico

Canto V, 97-105


Siede terra, dove fui, su la la marina dove ‘l nata Po discente per aver pace co’ seguaci sui. Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende, prese costui de la bella persona che mich’a fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende, Amor, nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona. Si può dire che la Romagna sia costituita dai fiumi che vi scorrono e che hanno formato la pianura che si stende oltre la via Emilia, limite a cui giungono i vari contrafforti

ph. d’archivio

che diramano dal crinale tosco-emiliano.

D

ue di questi, partendo dal Passo Ronchi di Berna e da quello della Colla e terminando, dopo aver in più punti superato i 1000 metri, in modeste colli-

ne che svaniscono in pianura, formano la comoda e ben limitata valle del Senio. Questo, in autunno, scorre indolente, come stremato dalla stagione secca, zam-

NATURE ITINERARY SENIO VALLEY Romagna is made of rivers that cross it and that have created the plain stretching beyond Via Emilia, the limit reached by the various buttresses branching out from the Tuscan-Emilian ridges. Two of these ridges start from Passo Ronchi di Berna and Passo della Colla, reaching the low hills that disappear in a plain which forms the nice Senio valley, after achieving heights exceeding 1000 metres. In autumn the Senio river flows calmly, exhausted by the dry summer and its water spurts from its sources, in Tuscany, near Passo della Sambuca. After crossing the centre of Acquadalto, surrounded by conifers, beeches and oaks, where the Shrine of the Madonna delle Nevi is located, the Senio river, which is still a torrent, reaches Palazzuolo, thus crossing the two neighbouring regions. For this reason Palazzuolo is known as the capital of Romagna-Tuscany. Palazzuolo is a very tranquil place and an excellent starting point for invigorating walks in the woods. The Abbey of Susinana is not far from Palazzuolo. Among the many abbeys that were in this valley, inhabited by monks who drained the nearby territory, the Abbey of Susinana is the only one left that dates back to around 1000. The conquering ambitions of the legendary Maghinardo "Il lioncel dal nido bianco" (Inferno, XXVII 49-51), started from these places at the end of 1200. Maghinardo had his fortress near the abbey, but today the castles and abbeys are only ruins in the woods, like ships wrecked by bad weather. From Palazzuolo, following the state road, you reach Casola Valsenio, which is the centre of the so-called Valley of the Herbs: it is the meeting point between the Road of Lavender (from the east) and the Road of Plants and Trees of Former Times, to the west. This is a symbolic union, like an ideal junction of scents, of the history of four valleys. After Casola Valsenio the landscape is rougher, with the sharp edges of the erosion furrows and bare walls, without vegetation: this is the Vena del Gesso. It extends transversely for about 20 kilometres and has crystalline deposits with variable dimensions (from few millimetres to several metres) which the inhabitants of this area call "pietra di luna " (moon stone) because they are very bright if lit by a special light. The Orridi del Rio Basino is another natural spectacle offered by the Vein of Gypsum. It is a labyrinth of gorges and small falls that have been dug by water through the centuries. The Grotta del re Tiberio is a place of prehistoric settlement, and legend has it that the legendary treasure of this ancient king is still kept in this cavern. The last stage of this itinerary is Riolo Terme, a village surrounded by the towers of the intact Fortress, where ancient and miraculous waters flow. From Riolo Terme, the hills roll down to the plain, where the noise of the Via Emilia ends our journey.

pillando dalla sorgente, in territorio toscano, vicino al Passo della Sambuca. Dopo aver oltrepassato fra conifere, faggi e querce il centro di Acquadalto, dove si trova il Santuario della Madonna della Neve, quello che è ancora un torrente giunge a Palazzuolo, bagnando, con le sue acque, le realtà delle due regioni, poco oltre, confinanti. Non a caso, Palazzuolo è anche detta capitale della Romagna-Toscana. È un luogo incredibilmente quieto ed un ottimo punto di partenza per tonificanti passeggiate nei boschi. Poco oltre, sorge l’Abbazia di Susinana, unica rimasta di quelle che, attorno all’inquieto anno 1000, fiorivano nella valle, popolate da monaci che bonificarono larghi tratti di territorio. Sempre da questi luoghi partivano poi, verso la fine del Duecento, le mire di conquista del mitico Maghinardo, “il lioncel dal nido bianco” (inf. xxvii 49-51), che aveva la sua roccaforte vicino alla badia. Oggi di castelli e abbazie restano solo relitti nei boschi, come navi naufragate per le intemperie del tempo. Proseguendo lungo la statale si giunge a Casola Valsenio, il centro di quella che viene, a ragione, definita “La Valle delle Erbe”: punto d’incontro fra “La Strada della Lavanda”, ad Est, e “La Strada delle Piante di un tempo” verso Ovest. Unione simbolica, come in un’ideale collana di profumi, per la storia di ben quattro valli. Oltre Casola Valsenio il paesaggio si fa più aspro, caratterizzato dai fianchi taglienti dei calanchi e dalle nude pareti, inattaccate dalla vegetazione, della Vena del Gesso. Questa si estende trasversalmente per circa 20 chilometri, con depositi cristallini che vanno da pochi millimetri ad alcuni metri e chiamati, dai locali, “pietra di luna” per la brillantezza che assumono in particolari condizioni di luce. Altri spettacoli naturali della vena sono offerti dagli Orridi del Rio Basino, un labirinto di gole e cascatelle scavati dall’acqua nel corso dei millenni, e dalla Grotta del re Tiberio, luogo d’insediamenti preistorici e, forse, ancora sede del leggendario tesoro dell’antico sovrano. Ultima tappa è Riolo Terme, località dominata dai torrioni dell’intatta Rocca e benedetta da antiche e miracolose acque. Ma da qui le colline defluiscono rapidamente nella pianura, dove i rumori della via Emilia pongono fine al nostro viaggio.

Te rrito rio

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Ciò che scambiate per pazzia non è altro che estrema godezza dei sensi Edgar Allan Poe Nasciamo tutti quanti matti. Qualcuno lo rimane.

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ph. Circolo Fotografico Casolano

Samuel Beckett

Pon e

Il territorio faentino

da l ma re verso F iren z e

Adagiata ai piedi dell’Appennino tosco-emiliano e posta di fronte all’ultimo lembo meridionale della pianura Padana, che qui muore schiacciata tra i monti e il mare,

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aenza ha goduto in ogni tempo di un’ubicazione che le ha permesso scambi e rapporti non solo con le altre città pedemontane e marittime romagno-

le, ma anche con l’altro versante degli Appennini. Inoltre, il suo essere situata sulla via Emilia (187 a.C.) all’incrocio con la grande via, ugualmente vecchissima, che congiunge il porto di Ravenna con i bacini interni della Toscana, ha fornito l’impulso decisivo per lo sviluppo della zona. Una terra generosa, dolci colline e clima invidiabile hanno alimentato la “vocazione” agricola della città, che ha rallentato ogni fenomeno di tipo industriale fin’oltre la metà del secolo scorso. Ed anche se negli ultimi decenni l’inevitabile aumento di zone industriali e

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I S e n s i d i R o m ag na


limiti accettabili, contribuendo a conservare inalterato il rapporto osmotico e

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residenziali ha fatto crescere il peso della città, ciò è, per ora, avvenuto entro sostanzialmente equilibrato col territorio. Rapporto, questo, che ha, dall’altro lato, generato ed alimentato un singolare percorso dell’arte. Questa ha infatti avuto, da sempre, manifestazioni notevoli, sino ad assumere, nel XV secolo, i caratteri di una vera e propria scuola, specialmente nella pittura e soprattutto nella maiolica. Allora Faenza fu punto d’incontro e d’irraggiamento di diverse correnti; particolarmente felice, al riguardo, il rapporto con l’ambiente artistico fiorentino dell’età umanistica, che animò un ambiente già di per sé fecondo. Queste due anime, che coesistono e si compenetrano, possono essere avvertite sia che si scorrazzi fra ricche vigne e assolati campi di grano, sia curiosando fra i laboratori di ceramica e le corti interne di palazzi eleganti.

Dà due volte chi da subito.

Proverbio Latino

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THE TERRITORY OF FAENZA FROM THE SEASIDE TO FLORENCE At the foot of the Tuscan-Emilian Apennines and near the final southern tip of the Po Valley, which ends up wedged between the mountains and the sea, Faenza has always enjoyed a position that has permitted exchanges and relations not only with the piedmont and maritime towns of Romagna, but also with the other side of the Apennines. Faenza is situated on the Via Emilia (187 BC) at the junction with the equally old and large Via that links the port of Ravenna with the internal basins of Tuscany. This strategic position has given a great boost to the development of this area. Rich soil, gently sloping hills and very favourable climate have nourished the agricultural "vocation" of this town, which has delayed all industrial development until the middle of the last century and later. However, in the recent decades the inevitable growth of the industrial and residential areas has increased the town's importance. To date this has taken place within acceptable limits and has contributed to keeping the osmotic relation with the territory unchanged and balanced. This relationship also generated and nourished a singular trend in art. there has always been important artistic expression and in the 15th century it became an actual school, especially with regard to painting and majolica. At that time Faenza was the interface and point of radiation of different currents. In this respect, the relationship with the artistic background of Florence in the humanistic age was very important and enlivened a milieu that was already prolific. These two souls that coexist and interpenetrate can be perceived both by rambling through the rich vineyards and the sunny fields of wheat, and by looking about in the pottery workshops and in the internal courtyards of elegant mansions.

Te rrito rio

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E il bambino nel cortile sta giocando tira sassi nel cielo e nel mare, ogni volta che colpisce una stella chiude gli occhi e si mette a volare.

ph. d’archivio

ph. d’archivio

Fabrizio De Andrè, Le storie di ieri

Be ppe S a n gi orgi

Il capodanno celtico

da Ha llow e e n a S an M art in o

Un giorno nostro nonno, la schiena carica d’anni, si è allontanato nel fitto del bosco, si è trasformato in un alce ed è sparito tra i boschi.

Canto Cheyenne, Il sole è padre di mio padre

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ph. d’archivio

Il Sole è il padre di mio padre. Egli mi ha dato tutte le canzoni, egli mi ha dato gli strumenti sacri, egli mi ha dato la casa dove vivo che dolcemente dondola al soffio del vento notturno. Egli mi ha dato tutto ciò che possiedo sulla terra.

ph. d’archivio

Canto Cheyenne, Il sole è padre di mio padre

La diffusione anche in Italia della Festa di Halloween ha riportato all'attenzione, per affinità ed origini comuni, una tra le più

antiche e suggestive

tradizioni romagnole.

N

egli Stati Uniti, la notte che precede il primo novembre (detta notte di Halloween per la deformazione fonetica di All Hallows’Eve, cioè vigilia di Ognissanti), turbe di

adolescenti scatenati, travestiti da streghe e diavoli, vanno e vengono tra strepiti ed urla, battendo alle porte per chiedere doni ma anche per terrorizzare e fare danni. Ostentando emblematicamente ostentano zucche svuotate ed intagliate che richiamano l'immagine di un teschio. La stessa figurazione la troviamo nella consuetudine del corteo notturno che in tutta la Romagna si svolgeva fino alla metà del '900 la notte di San Martino, 11 novembre. Un drappello di ragazzi, armati di corni e campanacci, percorreva i vicoli male illuminati dei borghi, preceduto da un alfiere che inalberava una zucca infilata a mo' di teschio con i buchi illuminati da una candela accesa posta all'interno. Con la circospezione dei congiurati si portavano quatti quatti sotto le finestre dei mariti cornuti, o ritenuti tali, e con gran schiamazzo urlavano: “Fuori i becchi, fuori i becchi". I cortei, gli schiamazzi e le maschere della notte di Halloween in America e della notte di San Martino in Romagna risalgono ai riti sociali e religiosi dei Celti che attorno al V° secolo a.C. si diffusero in Europa: dalla pianura padana all'Irlanda da dove costumi e credenze seguirono poi gli emigranti verso l'America. Ognissanti e San Martino aprono e chiudono un periodo di 11 giorni, corrispondenti al tempo che si doveva aggiungere al calendario celtico che ne contava solo 354. È un “tempo fuori del tempo", una sorta di capodanno, un periodo di trapasso da un anno agricolo all'altro, che vedeva il ritorno sulla terra dei morti col compito di eliminare tutti gli influssi negativi e favorire la nuova annata agricola. Ce lo ricorda anche l'usanza delle nonne romagnole che fino a mezzo secolo fa svegliavano i bambini prima dell'alba del primo novembre, sollecitandoli a lasciare il spiriti che, rappresentati dalle zucche intagliate portate dagli adolescenti, si incaricavano di purificare la comunità, attraverso una denuncia pubblica che assumeva gli aspetti della

ph. d’archivio

letto per fare posto ai defunti che tornavano a riposare nei vecchi letti di casa. Morti e

caccia ai trasgressori delle regole sociali e morali della comunità. Era una caccia rituale che vedeva nel ruolo di preda chi non aveva esercitato il dovere sociale della supremazia maschile, come appunto i mariti traditi che avevano permesso alle mogli di creare caos e distorsioni morali nella vita delle piccole comunità. Mariti raffigurati con le corna poiché, per le tribù celtiche, la preda

THE CELTIC NEW YEARS DAY: FROM HALLOWEEN TO SAINT MARTIN’S NIGHT The spreading of Halloween celebrations in Italy has drawn people's attention to one of the most ancient and suggestive traditions of Romagna: these two events are similar and share the same origins. In the United States, on the night before the first day of November (whose name Halloween originates from the phonetic distortion of All Hallows' Eve) lots of wild teenagers dressed-up as witches and devils wander about shouting and screaming, knocking on doors asking for small presents or terrorising people and causing damage to property. Besides, they carry hollowed-out and carved pumpkins that represent skulls. The same representation can be found in the traditional night procession that took place in Romagna until about 1950 on the night of 11th November, i.e. the night of Saint Martin. A group of young people, with horns and cowbells, walked across the poorly lit lanes of the small villages. They were preceded by a standard bearer who carried aloft a pumpkin with a lighted candle inside, resembling a skull. With cautious conspirators, they quietly approached the windows of the presumed cuckolds and shouted "Let's see the cuckolds! Let's see the cuckolds!". The processions, dins and masks of Halloween's night in the U.S.A. and Saint Martin's night in Romagna originate from the social and religious Celtic rites that spread in Europe in the 5th century BC: from the Po Plain to Ireland, from which these customs and beliefs reached the U.S.A. through immigration. All Saints' Day and the day of Saint Martin open and close a period of 11 nights and days, which correspond to the period to be added to the Celtic calendar, which had only 354 nights. It is a "time out of time", a sort of New Year's Day, a period of passage from a farmer's year to the one that follows, when the dead come back to remove the negative influence and help the new farming year. The old customs of the grandmothers of Romagna recall this: they used to wake up their grandchildren before dawn because they had to leave their beds to the dead, who came back to have a rest in their old beds. The spirits and the dead represented by the carved pumpkins carried by teenagers had the task of purifying the community through public accusation that became a sort of hunt for those who infringed the social and moral regulations of the community. It was a sort of ritual hunt where the prey was the men who had not performed their duty of male supremacy, such as the betrayed husbands who had allowed their wives to create moral chaos and mess up life in the small communities. These husbands were depicted with horns because in the Celtic tribes the prey par excellence was the large antlered deer that lived in the German woods.

per eccellenza era il cervo dalle grandi corna ramificate che abitava i boschi germanici. S to ria

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ph. d’archivio ph. d’archivio

Pon e

Ravenna e il mausoleo di Galla Placidia

e la pittura pe r l’ e te r nità

U

na volta divenuta, nel 402 d.C., capitale di un Impero d’Occidente che, pur avendo già imboccato una spirale discendente, rimaneva il perno di una

vasta rete di interessi materiali e spirituali, Ravenna iniziò ad arricchirsi di que-

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gli splendidi monumenti che, in gran parte ancor oggi, possiamo ammirare; prodotti di un’arte, quella bizantina, che, proprio in quel periodo andava formalizzando il proprio canone estetico. Costruito fra il 425 e il 426, il mausoleo di Galla Placidia presenta un esterno in laterizio di una semplicità disarmante, ornato solo da lesene e arcate cieche che assecondano la sagoma della pianta a croce latina. Nulla lascia presagire ciò che aspetta all’interno una volta varcata la soglia. Qui, un calmo rivestimento di marmo giallo di Siena sale dal pavimento fino agli spettacolari mosaici che decorano le volte dei quattro bracci, le lunette di fondo e la cupola centrale. Nella magica luce che filtra attraverso le lastre d’alabastro delle finestrelle a strombatura, i mosaici, arte definita, a ragione, “pittura per l’eternità”, sembrano risplendere per virtù propria,

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I Sensi di Romagna


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Le persone viaggiano per stupirsi delle montagne, dei mari, dei fiumi, delle stelle; e passano accanto a sè stessi senza meravigliarsi.

HISTORIC-ARTISTIC ITINERARY RAVENNA AND THE MAUSOLEUM OF GALLA PLACIDIA In 402 AD Ravenna became the capital of the Western Roman Empire which, though close to its fall, was still the centre of a large network of material and spiritual interests. As a result, Ravenna began to enrich itself with splendid monuments, most of which we can still admire today, the product of Byzantine art, which was formalising its aesthetic canon precisely in that period. The Mausoleum of Galla Placidia was built between 425 and 426. Its exterior is extremely simple and made of brick. It is decorated only with pilasters and blind arcades that follow the Latin cross. Nothing leads you to imagine what you will see after crossing the threshold. A coating of Siena yellow marble runs from the floor to the spectacular mosaics that decorate the vaults of the four arms, the bottom lunettes and the central dome. In the magic light that filters through the alabaster slabs of the splayed windows, the mosaics - art defined with good reason "painting for eternity" - seem to shine their own light, while figures depicted take on mysterious and solemn meanings. The effect is strengthened by the blue-green background that wonderfully enlarges the space. The sacellum of Galla Placidia is not the most impressive monument that Palaeochristian art has left in Ravenna, but it is certainly the one that best embodies the spirit of the time. Against the background of the political, social and ideological epoch-making changes that led to the Middle Ages, and of lost faith in man, art turned its attention to new stylistic horizons. It avoided pompous external displays and preferred a spiritual life that no longer reproduced real life, but rather the infinite universe. The plasticity of some figures still recalls the Roman spirit, but the mystic effect of the whole reveals new artistic trends and that syncretism, according to which we may argue that Ravenna held its foot on Roman ground and its face turned to the East.

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Sant’Agostino

amplificato da uno sfondo glauco che dilata mirabilmente lo spazio. Il sacello di Galla Placidia non è il monumento più eclatante che l’arte paleocristiana ha lasciato a Ravenna, ma è sicuramente quello che meglio incarna lo spirito del

ph. d’archivio

mentre le figure espresse acquistano significati misteriosi e solenni: effetto

tempo. Sullo sfondo di epocali mutamenti politici, sociali e ideologici che sfoceranno nel Medioevo, l’arte, perduta la fiducia nell’uomo, levò lo sguardo verso nuovi orizzonti stilistici, evitando ridondanti manifestazioni esteriori a favore di un’interiorità tesa a riprodurre non più il reale ma l’universo infinito. Infatti, se la plasticità di certe figure ci parla ancora di romanità, tuttavia l’effetto mistico dell’insieme già rivela tendenze artistiche nuove e quel sincretismo per cui si può dire che Ravenna tenesse il piede sul suolo romano e la faccia rivolta ad Oriente.

S to ria

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I S e n s i d i R o m ag na

Lao Tzu

Per governare occorre saper cogliere il semplice e abbracciare l’essenziale: ma per far questo occorre saper ridurre il proprio io e frenare i propri desideri.

Be ppe S a n gi orgi

I frutti dimenticati

de lla collina faen t in a

ph. Luciano Morara


In autunno la collina romagnola si trasforma in una sorta di paese di Bengodi. Di domenica in domenica, sagre e feste gastronomiche portano in piazza una varietà straordinaria di prodotti tipici: dal vino alle castagne, dalla carne di maiale alla saba, dal tartufo all'olio. THE FORGOTTEN FRUITS OF THE HILLS FAENZA

O

ltre a questi, l'Appennino faentino propone anche i cosiddetti “frutti dimenticati". Sono frutti quali sorbe, noci, avellane, azzeruole, cotogni, mele da rosa, pere vol-

pine, corniole, melegrane, prugnoli, giuggiole, castagne e nespole, consumati un tempo dalla popolazione contadina della collina e che mutamenti sociali e di modi vita, insieme ad un nuovo mercato e nuove mode alimentari, hanno via via emarginato. Dall'inizio degli anni '90, questi frutti sono riapparsi sulle bancarelle allestite dagli agricoltori nelle sagre gastronomiche della collina: prima di tutte a Casola Valsenio dove il terzo week end di ottobre si svolge appunto la “Festa dei frutti dimenticati" ed anche nelle sagre gastronomiche organizzate a Riolo Terme e Brisighella. Si tratta di piccoli frutti autunnali raccolti da vecchie piante sopravvissute ai mutamenti colturali o da nuove piante collocate dopo la ripresa di interesse verso il mondo contadino tradizionale ed in particolare verso un'alimentazione naturale, sana, ricca di sapori che tengono il passo delle stagioni. Un mondo oramai scomparso che le feste recuperano anche negli addobbi delle bancarelle o nelle ricostruzioni di scorci di vita contadina. E di quel mondo, attraverso i frutti dimenticati, vengono recuperati gli aspetti alimentari, medicinali ed anche culturali: dai modi di dire agli indovinelli ed ai proverbi che spesso facevano riferimento a quei frutti da

ph. d’archivio

tutti conosciuti e consumati.

In autumn the hills of Romagna become the land of milk and honey. Every Sunday gastronomic festivals offer a large variety of typical products: wine, chestnuts, pork meat, saba (an ancient recipe of syrup made with longboiled must), truffles and oil. Moreover, the Faenza Apennines offer the so-called forgotten fruits: rowan berries, walnuts, hazelnuts, azaroles, quince, rose apples, wild pears, cornelian berries, pomegranates, wild plums, jujubes, chestnuts and medlars. They are called forgotten fruits because the rural population of these hills used to eat them in the past, but social changes, different life styles and new market and food trends have gradually set them apart. At the beginning of the 90's farmers started to revive these forgotten fruits with gastronomic festivals held in the villages in the hills around Faenza. The Casola Valsenio Festival of Forgotten Fruits (third weekend of October) is certainly the most important one, but also the gastronomic festivals of Riolo Terme and Brisighella are also worth a visit. The forgotten fruits are small autumn fruits produced by old plants and trees that have survived cultivation changes or by new plants and trees that have been planted following the new interest in traditional rural society and in natural and healthy food, rich in taste and flavour, which follows the seasons. This is a world which has almost disappeared and which these festivals revive with the decoration of their stalls and the reproduction of scenes from old rural life. The food, medicinal and

Tutto, ogni cosa che comprendo, la comprendo soltanto perché amo.

Leone Tolstoj

La ripresa di interesse verso i frutti di un tempo è rivolta anche al recupero di antichi metodi di conservazione, lavorazione e consumo con la preparazione di confetture. Assieme a questo si è inoltre affermata, grazie all'intraprendenza di alcuni ristoratori della valle del Senio, la “Cucina ai frutti dimenticati". Sono piatti che, nel periodo autunnale, propongono i prodotti tradizionali del territorio attraverso una interpretazione che si riflette in una cucina nuova, naturale, salutare e dal forte potere evocativo. Basti ricordare piatti come la zuppa di castagne, i tortelloni in salsa di prugnoli, l’insalata di mele selvatiche, azzeruole, giuggiole e sorbe oppure la frittatina di pere cotogne. Ed insieme al recupero alimentare e culturale, le feste gastronomiche della collina propongono anche il recupero del paesaggio di un tempo attraverso la commercializzazione di piccole piante destinate ad incentivare la ripresa della produzione di frutti dimenticati. O ad abbellire giardini e parchi, recuperando, attraverso la nascita, il cambio di colore e la caduta delle foglie, la stagionalità del nostro vivere, sempre più appiattito in scenari di piante sempreverdi.

cultural aspects of this ancient world are revived through the forgotten fruits: from idioms to riddles and proverbs, which often referred to these widely known and consumed fruits. The new interest in these forgotten fruits also includes the revival of old methods for preserving, preparing and consuming with the preparation of jams. Cooking with Forgotten Fruits has also been promoted by some enterprising restaurateurs of the Senio valley. In autumn, they prepare dishes with the traditional products in a new interpretation that offers new, natural and healthy recipes and a strong evocative power. Some typical dishes are: chestnut soup, tortelloni with wild plum sauce, salad with wild apples, azaroles, jujubes and rowan berries and omelette with quince pears. Besides reviving the cultural and food traditions, these gastronomic festivals in the hills around Faenza promote the revival of the landscapes of ancient times through the sale of small plants that increase cultivation of the forgotten fruits. These plants and trees also embellish gardens and parks and recover the seasonal nature of our life, which is increasingly flattened by evergreen scenarios, through the rituals of birth, change of colours and falling of leaves.

Pa ssio n i

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ph. d’archivio

Pon e

E mutor

i l c ol ore del la pa ssione è il rosso

L’eloquenza è come la fiamma: ci vuole la materia per accenderla, il moto per attizzarla, e mentre brucia, illumina. ph. d’archivio

Tacito

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I S e n s i d i R o m ag na


Una bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe. Mark Twain

Per gli inglesi è verde, come la campagna che si spande a perdita d’occhio. I francesi, invece, hanno scelto il blu, per non dimenticare quant’è fresco e dolce il sapore della libertà.

M

entre in Germania, inguaribili essenziali, dipin-

belli e tecnici al mondo offrono uno sfogo imme-

gono d’argento il metallo delle loro frecce.

diato al bisogno di correre di centinaia di cavalli imbizzarriti.

corsa ha sempre coinciso con quello della passione:

È una passione che serpeggia lungo le strade sinuo-

rosso. Come le albe sull’Adriatico e i tramonti oltre

se dei valichi sugli Appennini, nella penombra sfer-

le Alpi. Rosso. Come una terra teatro di battaglie

ragliante di isolati capannoni ed in vane ed aspre

antiche e i frutti sugli alberi in ricordo di quei

discussioni al bar la sera dopo il Gran Premio.

sacrifici. Rosso. Come le labbra di una ragazza da

Una passione che respira gas di scarico e fumi d’o-

baciare; lì, ora. Rosso. Come l’autunno,

ph. d’archivio

quando un fuoco inesorabile appicca

ph. d’archivio

Nessun dubbio anche in Italia, dove il colore da

lio bruciato, si rimpinza di piadina e salsiccia, delizia le orecchie con il

ogni cosa, dentro e fuori, disfando e già

rombo armonico di file di cilindri

disponendo per un nuovo incendio. La

scoppiettanti e si ubriaca di vino.

passione è una fenice. E quella per i

Rigorosamente rosso. La si può avver-

motori ha qui, in Emilia Romagna, il suo

tire anche nelle occhiate sfuggenti che

cuore pulsante, dove sorgono le marche

saettano dalle automobili ferme al

che hanno fatto, e fanno, la storia del

semaforo. Rosso anch’esso. Colore

motorismo da corsa, ed alcuni fra gli autodromi più

beneaugurante prima di ogni nuova partenza.

“E MUTOR” THE COLOR OF PASSION IS RED

ph. d’archivio

For the English it is green, like the countryside that spreads out as far as the eye can see. The French, instead, have chosen blue because it reminds them of the fresh and sweet flavour of freedom. Germans, who are very essential people, paint the metal of their arrows silver. No doubt in Italy, where the colour of racing has always coincided with that of passion: red. Like the dawns on the Adriatic Sea and the sunsets beyond the Alps. Red. Like a land where battles took place in ancient times and the fruits on the trees in memory of those sacrifices. Red. Like holly at Christmas and the lips of a girl to kiss; there, now. Red. Like autumn, when everything is set on fire inexorably, inside and outside, all is destroyed and a new fire is prepared. Passion is a phoenix. And passion for motors has its beating heart in Emilia Romagna, where the marques that made and are still making motor racing history have their headquarters and some of the most beautiful and technical circuits in the world immediately meet the need to run hundreds of frisky horsepower. This passion spreads along the winding roads of the passes on the Apennines, in the clanging gloom of isolated sheds and in useless and harsh discussions at the bar on the evening after the Grand Prix. This passion breathes exhaust fumes and the smoke of burnt oil, stuffs itself with piadina and sausage, delights its ears with the harmonic roar of crackling cylinders and gets drunk with wine. Strictly red. This passion can also be seen in the elusive looks that are darted from cars stopped at the traffic lights. Red, too. Colour of good omen before every new start.

Pa ssio n i

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ph. archivio Ferrucci

Pon e

Ferrucci

amanti appa ssionati e fe de li

P

arola di Stefano Ferrucci, titolare dell’omonima azienda vitivinicola posta sulle prime pendici collinari di Castel Bolognese, località Serra.

Nei suoi 15 ettari di terreno, infatti, i vigneti vengono “accuditi” e “coccolati” al fine di ottenere una produzione di vino dalle caratteristiche eccellenti tant’è che più volte ha ricevuto importanti riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale: ben 9 “Douja d'or” al concorso nazionale dei vini DOC di Asti, 1 “Oscar Regionale” a Pramaggiore, la “Medaglia d'Argento” a Vinalia ‘87 di Valencia in Spagna, 1 “Albana del Vip” all'Enoteca Regionale di Dozza e il “Cangrande della Scala 94” al Vinitaly di Verona, addirittura 28 “Vini del Tribuno” del Tribunato di Romagna, di cui gli ultimi due grazie al Domus Caia 98 e Domus Aurea 98. Ma la qualità del vino passa anche attraverso un altro punto fermo dell’Azienda: volere unicamente vinificare le uve della propria produzione, risultato di una continua selezione che inizia già sulla vite con potature tendenti a favorire una raccolta quantitativamente limitata, per proseguire alla sfioritura con un eventuale diradamento dei grappoli appena formati, per arrivare, infine,

FERRUCCI ................... These are Stefano Ferrucci's words, owner of the Stefano Ferrucci wine growing and producing estate in the foothills of Serra, Castel Bolognese. Ferrucci's vineyards, which extend over 15 hectares, are "looked after" and "cuddled" to obtain wine with excellent properties, which has often been rewarded with national and international prizes. It has received nine "Douja d'or" at the DOC wine national competition of Asti, one "Oscar Regionale" in Pramaggiore, the Silver Medal at Vinalia '87 in Valencia (Spain), one "Albana del Vip" at the Enoteca Regionale (Regional Wine Exhibition) in Dozza, the "Cangrande della Scala 94" at Vinitaly in Verona and twenty-eight "Vini del Tribuno" of the Tribunato di Romagna (Tribuneship of Romagna). The wines Domus Caia 98 and Domus Aurea 98 obtained these last two of these prizes. However, the quality of Ferrucci's wine is also guaranteed by the desire to produce wine only from grapes cultivated on his own estate. These grapes are the result of an uninterrupted selection that starts from the vine, with pruning techniques for the production of small quantities of harvested grapes, withering and thinning out of the newly grown bunches and harvesting with a careful selection of grapes. Stefano Ferrucci has recently started a research and testing project involving the choice of clones and different planting formations aimed at upgrading the quality of grapes. ph. d’archivio

Non è la quantità che fa la differenza ma la qualità.

Recentemente, Ferrucci ha avviato anche un lavoro di ricerca e sperimentazione per quanto riguarda le scelte clonali e vari tipi di sesti di impianto atti a privilegiare la qualità delle uve.

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I S e n s i d i R o m ag na

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alla vendemmia, con una scrupolosa scelta delle uve.


L’amore come la golosità sono piaceri di grande soddisfazione

ph. d’archivio

ph. d’archivio

ph. archivio Ferrucci

Italo Calvino

Ma vediamo alcuni di questi nettari.

Below is a brief description of some of Ferrucci's wines.

DOMUS AUREA ALBANA DI ROMAGNA DOCG PASSITO Prodotto con uve scelte di Albana della Serra (Clone AL 17 T) sottoposte ad appassimento naturale appese su telai mobili, quindi diraspate e vinificate con pressatura soffice e fermentate in parte in botti piccole a temperatura controllata in presenza di lieviti selezionati. Ha colore giallo oro lucido con sfumature ambrate, profumo ampio e persistente con sentore di uva appassita, miele e frutta matura, sapore delicatamente dolce.

DOMUS AUREA ALBANA DI ROMAGNA DOCG PASSITO This wine is produced with selected Albana della Serra grapes (Clone AL 17 T), which undergo a natural transition to dried out status on mobile frames. They are then destemmed and vinified with soft pressing and fermented in small casks under controlled temperature with selected yeasts. Shining golden yellow, with an amber tinge, wide and persistent bouquet, with aroma of raisins, honey and mature fruit and a delicate sweet taste. STEFANO FERRUCCI BIANCO from very mature grapes This wine is produced from Malvasia grapes, which are harvested grape by grape after the second half of January in order to exploit the concentration effect of cold and frost. They are then vinified under controlled temperature with selected yeasts. Straw yellow, with aroma of noble rot and tropical fruit, it has a full taste, slightly aromatic and very elegant. CENTURIONE SANGIOVESE DI ROMAGNA DOC SUPERIORE Produced from selected Sangiovese grapes (Clone R 24), which are destemmed, pressed and left to soak on marc for at least six days. Brilliant ruby red, intense and persistent bouquet of marasca cherry and violets, full and dry taste with strong and full body. DOMUS CAIA RISERVA SANGIOVESE DI ROMAGNA DOC Wine produced from Sangiovese grapes (Clone R 24), which are selected and undergo a natural transition to dried out status. They are then destemmed, pressed and left to soak on marc for a long time. A part of the wine is then aged for 12-14 months in small casks, then it is added to the rest of the wine and improved in the bottle for a long time. It has an intense ruby red colour with a garnet tinge, an intense and ethereal bouquet with aroma of marasca cherry, baked plums and withered rose. It has a dry, warm, velvety and harmonious taste. BOTTALE SANGIOVESE DI ROMAGNA DOC RISERVA Wine produced from Sangiovese grapes (Clone R 24), which are selected and undergo a natural transition to dried out status. They are then destemmed, pressed, and left to soak on marc for a long time. The wine is then aged for 24 months in small casks and improved for 12 months in the bottle. It has a ruby red colour with a purple background, an intense and warm bouquet with aroma of vanilla, marasca cherry and cassia and a dry and warm bouquet with full and rich body.

STEFANO FERRUCCI BIANCO da uve stramature Prodotto con uve Malvasia raccolte acino per acino dopo la metà di Gennaio per sfruttare l'effetto di concentrazione del freddo e del gelo vinificate a temperatura controllata con lieviti selezionati. Ha colore giallo paglierino, sentore di muffa nobile, frutti tropicali, sapore pieno, leggermente aromatico, di grande eleganza. CENTURIONE SANGIOVESE DI ROMAGNA DOC SUPERIORE Prodotto con uve scelte di Sangiovese (Clone R 24) diraspate, pigiate e lasciate in macerazione sulle vinacce almeno sei giorni. Ha colore rosso rubino brillante, profumo intenso e persistente di marasca e viola, sapore pieno e asciutto con buon nerbo e stoffa.

BOTTALE SANGIOVESE DI ROMAGNA DOC RISERVA Prodotto con uve Sangiovese (Clone R24) scelte e sottoposte ad appassimento naturale, quindi diraspate, pigiate e lasciate in prolungata macerazione sulle vinacce. Il vino viene posto per 24 mesi in botti piccole quindi affinato per altri 12 mesi in bottiglia. Ha colore rosso rubino su fondo porpora, profumo intenso e avvolgente con sentore di vaniglia, marasca, cassis, sapore asciutto caldo con nerbo saldo e stoffa ricca.

ph. archivio Ferrucci

DOMUS CAIA RISERVA SANGIOVESE DI ROMAGNA DOC Prodotto con uve Sangiovese (Clone R 24) scelte e sottoposte ad appassimento naturale, quindi diraspate, pigiate e lasciate in prolungata macerazione sulle vinacce. Parte del vino viene passato per 12-14 mesi in botti piccole, quindi riassemblato prima di subire un lungo affinamento in bottiglia. Ha colore rosso rubino tendente al granato, profumo intenso ed etereo con sentore di marasca, prugna cotta e rosa appassita, sapore asciutto, caldo, vellutato, armonico.

En o g a stro n o mia

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Gi orgi o M e l a n dr i

I Felliniani

ph. d’archivio

l a grande fa ma de i piccoli produttor i

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I S e n s i d i R o m ag na


ph. d’archivio

Il Sangiovese è l'unico vitigno autoctono italiano che

“I FELLINIANI” THE GREAT RENOWN OF SMALL PRODUCERS

sta conquistando un rango internazionale e sono diverse le aziende romagnole che grazie ad esso hanno scalato i vertici dell'enologia nazionale, attestandosi con continuità tra i primi produttori del bel paese.

Q

ualcuno però si è accorto che proprio a Rimini, dove transitano ogni anno milioni di turisti, il Sangiovese, così come gli altri vini locali, era poco pro-

posto. Un'occasione sprecata, sicuramente. Partendo da questa considerazione e sollecitati dall'Enoteca Regionale e dagli amministratori locali, un gruppo formato da 14 produttori ha sviluppato un progetto con l'obbiettivo di rendere visibile la loro immagine e “certificare" la qualità del loro prodotto. Sono nati così “I Felliniani", vini dei colli di Rimini che superata una certa soglia di qualità giudicata in linea con l'immagine che si voleva dare alla selezione, possono fregiarsi di un cartiglio che riproduce un disegno a china di Federico Fellini. Ricordate “I Vitelloni", bellissimo film del ‘54 imperniato su un gruppo di perdigiorno nella desolata Rimini invernale? Bene, il disegno richiama l'immagine dei “vitelloni" in riva al mare in tempesta a sognare una impossibile evasione dallo squallido tran tran della vita di provincia. A garantire sulla qualità dei vini selezionati per il club "I Felliniani" è l'arbitro unico Luca Maroni, bravissimo degustatore professionista inventore di un originale e innovativo metodo di degustazione. All'iniziativa hanno aderito con entusiasmo più di 100 ristoratori decretando da subito il successo di una iniziativa senza precedenti, e la vetrina Rimini sta già dando i suoi frutti anche in tema export.

di è è al

Sangiovese is the only autochton Italian vine that is achieving international fame. Several wine producing estates in Romagna that cultivate the Sangiovese vine have reached the top of national oenology and are now considered to be among the main Italian wine producers. However, someone realised that in Rimini, visited every year by thousands of tourists, Sangiovese and other local wines are not offered very often. Certainly a wasted opportunity. Inspired by this consideration and spurred by the Regional Wine Exhibition and by local administrators, a group of 14 wine producers has developed a project aimed at promoting their image and "certifying" the quality of their products. This has led to the foundation of the group "I Felliniani", i.e. the wines of the hills of Rimini. These wines are selected according Chi to quality criteria, in compliance with the virtù image that this wine selection assumes, ricco and boast a scroll ornament that simile reproduces an Indian ink drawing made fanciullo Lao Tzu by Federico Fellini. Can you remember the wonderful film I Vitelloni, shot in 1954, where the main protagonists are a group of idlers in a wintry, desolate Rimini? The drawing is reminiscent of the scene of "I Vitelloni", when they are on the seashore, during a storm, dreaming of an impossible flight from the miserable routine of provincial life. The "judge" Luca Maroni, excellent wine taster and inventor of an original and innovative tasting method, guarantees the quality of the wines selected for the club "I Felliniani". More than 100 restaurateurs have taken part enthusiastically in this project, thus granting unprecedented success. And Rimini, known all over the world, is already bearing fruit, also in the field of export. Besides, a similar project is being worked out in Parma. It resembles the project of Rimini and has a similar name: "I Verdini". ph. d’archivio

Analogamente a Parma si sta pensando ad un'iniziativa simile che ricalca anche nel nome, “I Verdini", quella riminese.

Te rrito rio

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Pon e

L’olio di Brisighella

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oro v e rde de lle te r re d i Ro m ag n a

gastronomia. Questo anche perché in Romagna sono numerosi e di alta qualità i prodotti tipici.

N

el comprensorio di Faenza uno dei più nobili e pregiati è sicuramente l’olio extra vergine di oliva di Brisighella, di cui esiste anche un cru

“Brisighello”, olio che può vantare la Denominazione di Origine Protetta. Questo prodotto deriva dagli oliveti selezionati sotto l’aspetto produttivo e fitopatologico ed ubicati esclusivamente nelle colline del comprensorio brisighellese. L’alto profilo qualitativo è

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I S e n s i d i R o m ag na

THE OIL OF BRISIGHELLA ................... Romagna is traditionally a land of excellent gastronomy and boasts many typical top-quality products. In the area of Faenza one of the most valuable and noble products is certainly the extra virgin oil of Brisighella, which includes the cru area Brisighello. The Brisighello oil boasts the DOP appellation (product of denominated origin). This oil is produced from olive groves selected according to production and phytopathologic criteria and positioned exclusively in the hills around Brisighella. The excellent quality of this oil is guaranteed by the special technique of production. Olive grinding must be carried out within four days from harvest ph. d’archivio

La terra di Romagna è tradizionalmente terra di ottima


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Ho ancora la forza di non tirarmi indietro, di scegliermi la vita masticando ogni metro Fabrizio De Andrè

colta (novembre e dicembre), che viene eseguita manualmente per brucatura, in quanto il territorio non permette alcun tipo di meccanizzazione. L’estrazione, parte fondamentale del processo produttivo, avviene per sgocciolamento. Ma veniamo ora alle caratteristiche organolettiche che fanno dell’Olio di Brisighella un prodotto inimitabile ed esclusivo. L’aroma è intenso e delicato, lievemente mandorlato, con note che ricordano il carciofino verde. Fluido al palato, le note dolci-amare e piccanti sono presenti in misura equilibrata ed armonica. Gli abbinamenti gastronomici sono molteplici. Eccellente sul pesce, ottimo nella preparazione di salse fuori fuoco con i liquidi

ph. Circolo Fotografico Casolano

di cottura di pesce, carne, selvaggina.

(November and December). Olives are handpicked because no type of mechanisation can be used in this area. Oil extraction, a crucial part of the production process, is obtained through dripping. The Oil of Brisighella is an incomparable and exclusive product thanks to its organoleptic characteristics. It has an intense and delicate aroma, with a light almond flavour and hints of green artichoke. On the palate, this oil is smooth and the sweet-and-sour and spicy hints are perfectly balanced. The gastronomic combinations of the Oil of Brisighella are manifold. It is excellent with fish and for the preparation of uncooked sauces with the cooking sauces of fish, meat and game. ph. d’archivio

molitura delle olive deve avvenire obbligatoriamente entro 4 giorni dalla rac-

ph. d’archivio

determinato anche dall’attenta tecnica di preparazione del prodotto. Infatti, la

Saper rivivere con piacere il passato e vivere due volte Marziale

En o g a stro n o mia

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I S e n s i d i R o m ag na

ph. d’archivio

Leone Tolstoj

Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiar se stesso. S t e f a n i a M a z z ot ti

Angelo Biancini

le tradizioni e i v a lor i mitici ch e resist o n o

ph. Circolo Fotografico Casolano


Faenza, Casola Valsenio, Imola, Alfonsine, Cervia, Argenta, Forlì, ognuna di queste piccole città romagnole ospita almeno una scultura dell'artista di Castelbolognese Angelo Biancini.

F

u nel dopo guerra che Biancini ricevette numerose commissioni pubbliche, quando oramai già era noto alla critica nazionale e si stavano affermando le

seconde avanguardie, così lontane dal suo percorso artistico. Biancini in quegli anni aveva già partecipato a numerose Biennali di Venezia e a diverse Quadriennali di Milano. Era, insomma, un artista affermato a livello nazionale ed internazionale. Alla fine degli anni Sessanta ricevette importanti commisgurante Dante fu collocata nel parco nazionale di Madrid, diversi istituti culturali statunitensi acquistarono alcuni suoi gruppi scultorei, in Canada fu allestita una sua personale, “Le dodici Tribù" vennero collocate nella Sinagoga di New York e la maiolica raffigu-

ph. d’archivio

ph. d’archivio

sioni dall'estero. Nel 1967 una grande scultura raffi-

rante “L'incontro di Paolo IV con Antenagora" a Gerusalemme. L'esordio della sua carriera avvenne prima della seconda guerra. Nato nel 1911, nel 1929 si trasferì a Firenze per frequentare l'istituto d'arte. Qui entrò a bottega presso Libero Andreotti. L'incontro fu determinante ed influenzò tutta la sua successiva produzione artistica. Non tanto nella forma, ma soprattutto nell'avvicinamento alle correnti di “ritorno all'ordine" rappresentate prima dalla metafisica di Carrà e De Chirico, poi dal gruppo “Novecento". “Valori plastici" (il primo numero uscì nel 1920) era la rivista nella quale si teorizzava il rifiuto del "modernismo" e l'idolatria della velocità della vita moderna propagandato dal futurismo e si proponeva, a contrasto, la tranquillità della forma tradizionale. I principi erano quelli dell'individualismo del genio artistico, dell'irrazionalità e del recupero delle suggestioni classiche ed arcaiche. Valori che in pieno periodo fascista si trasformarono in forme imponenti e retoriche. Biancini ereditò dal suo tempo questi pensieri e correnti di gusto. Nel 1936 giunse la celebrità. Nello stesso anno fu presente alla Triennale di Milano con il “Ritratto di bimba" e poi alla Biennale di Venezia, “Leone d’oro”, con la “Donna romagnola", opere nelle quali Biancini tentava l'allontanamento dal monumentalismo di regime per una maggiore naturalezza e freschezza. Lo si nota soprattutto nel “Prometeo", opera in bronzo eseguita nello stesso anno. Nelle sue opere Biancini seppe sempre coniugare classicismo ad una sorta di naturalismo raffigurato per lo più nella descrizione realistica dei volti. Il suo classicismo fu soprattutto di ispirazione arcaica, non quello ideale ed equilibrato del Rinascimento, ma quello romantico di riscoperta degli stili antichi, come quello egiziano, la plastica etrusca, gotica, romanica e la ieraticità bizantina.

ANGELO BIANCINI: TRADITIONS AND MITHICAL VALUES LASTING IN TIME Faenza, Casola Valsenio, Imola, Alfonsine, Cervia, Argenta, Forlì: each one of these small Romagna towns owns at least one sculpture by the Castelbolognese artist Angelo Biancini. It was in the post-war period that Biancini received numerous public commissions, when he was already well known to national critics and when the second avant-gardes, so distant from his own artistic itinerary, were coming to the fore. In those years Biancini had already taken part in numerous Venice Biennials and several Milan Quadrennials. He was, all in all, an artist recognised at national and international level. At the end of the sixties he received important commissions from abroad. In 1967 a great sculpture of Dante was placed in the Madrid national park and various United States institutions purchased several of his sculpture groups; he had a one-man show in Canada; his “Dodici Arte

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Fu soprattutto nelle opere pubbliche intorno agli anni Quaranta che si lasciò andare a forme monumentali e retoriche. Nella decorazione del Ponte della Vittoria a ph. d’archivio

Verona del 1938 realizzò forme gonfie ispirandosi ad un classicismo sacrale ed accademico. Lo stesso avvenne nel 1940 con la scultura in ceramica di Atteone, imponente e statica, allo stesso modo del monumento ai Caduti di Imola. Nel decennio successivo il suo stile si allentò in forme più leggere, aggraziate, intrise di naturalismo come nel “Bimbo derelitto” (1940), nel “Sarto Melandri" (1947) o nella "Bella Carlina" (1948). Ma ben presto tornò alla sua vocazione originaria, non perdendo però la grazia e la leggiadria. Rivisitando un classicismo di sapore archeologico nel 1954 realizzò il “Monumento a Dina Galli" ispirato ai modelli sepolcrali etruschi e nel 1955 eseguì il monumento a Grazia Deledda a Cervia. Qui rappresentò la Pescatora e la Pastora con lo stesso gusto per la pietra scalfita e sfaccettata di Arturo Martini. Una pietra che così trattata risultava antica e conferiva continuità e potenza alle due figure popolari. Negli anni Settanta le influenze ieratiche bizantine dei mosaici ravennati diventarono determinanti. Lo si può notare nel S. Tommaso d'Aquino, nel piazzale di S. Domenico a Faenza, nei pannelli in ceramica “Lo sposalizio della Vergine" e “La natività" di Arenzano, realizzati senza profondità spaziale e con i colori brillanti tipici dei mosaici. Ed è, soprattutto, nelle ceramiche maiolicate con colori brillanti che Biancini citava e rivisitava l'arcaico partendo dalle esperienze avute nella fabbrica di Laveno negli anni Trenta con le formelle che decoravano i grandi vasi. Queste rappresentavano icone varie, come stelle marine, capre, elefanti alla maniera dei pavimenti delle basiliche paleocristiane, oppure profili di uomini o donne come nella ritrattistica romana. L'azzerare il sapere prospettico rinascimentale, rifacendosi alle piatte raffigurazioni medioevali e proporre forme arcaiche significava per Biancini recuperare con nostalgia un mondo antico intriso di tradizioni e valori mitici, purtroppo oramai travolti dalla modernità. Angelo Biancini morì nel gennaio del 1988 a settantasei anni, celebre e fedele alla sua poetica artistica. Ora la sua opera rivive nelle piastrelle titolate “Frammenti d'Antico", di marchio Cerdomus, eseguite per volontà del figlio Cesare a memoria del lavoro del padre.

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I S e n s i d i R o m ag na

Tribù” were placed in the New York Synagogue and, in Jerusalem, the majolica depicting “L’incontro di Paolo IV con Antenagora". His career began before the Second World War. Born in 1911, he moved to Florence in 1929 to attend Art School. Here he worked with Libero Andreotti. The meeting was a determining factor and influenced his entire subsequent artistic production. Not so much in form but above all in the approach to the “return to order” trend, represented first by the metaphysics of Carrà and De Chirico and later by the “Novecento” group. “Valori Plastici” (the first number came out in 1920) was the magazine in which theories were expounded on the refutation of “modernism” and the Futurists’ propagandising about idolatry of the speed of modern life. What was proposed was the tranquillity of traditional form. The principles were those of the individualism of artistic genius, of irrationality and the recovery of classical and archaic evocations. Values which were transformed into imposing and rhetorical forms at the height of the fascist period. From his age Biancini inherited these thoughts and trends of taste. In 1936 he achieved celebrity. The same year he was at the Milan Triennial with “Ritratto di bimba” and was then awarded the “Leone d’Oro” at the Venice Biennial for “Donna Romagnola”, a work in which Biancini tried to distance himself from the regime’s monumentality and seek greater naturalness and freshness. This may also be noted in his “Prometeo”, a bronze of the same year. In his works Biancini always knew how to merge classicism with a sort of depicted naturalism, chiefly in the realistic rendering of faces. His classicism was above all of archaic inspiration, not the ideal and balanced kind of the Renaissance but the Romantic kind of rediscovering antique styles (such as the Egyptian), Etruscan, Gothic and Romanesque modelling, and Byzantine stateliness. It was above all in public works around the 40’s that he let himself go with monumental and rhetorical forms. In decorating the Ponte della Vittoria in Verona in 1938 he created inflated forms inspired by a stately and academic classicism. The same happened in 1940 with the ceramic sculpture of Actaeon, monumental and static, like the monument to the Fallen in Imola. In the following decade his style slowed down into lighter, more graceful forms steeped in naturalism such as “Abandoned Boy” (1940), “Melandri the Tailor” (1947) and “Bella Carlina” (1948). However he was soon to return to his original vocation, but without losing grace and loveliness. Revisiting an archaeologically flavoured classicism in 1954 he created the “Monument to Dino Galli”, inspired by the model of Etruscan tombs, and in 1955 the “Monument to Grazia Deledda” in Cervia. Here he depicted the Fisherwoman and the Shepherdess with the same taste for scratched and faceted stone as Arturo Martini. A stone which thus treated seemed antique and gave continuity and power to the two popular figures. In the seventies the stately Byzantine influence of the Ravenna mosaics became determining. This may be seen in the St. Thomas Aquinas, in Piazzale S. Domenico in Faenza, and in the ceramic panels “The Marriage of the Virgin” and “The Nativity” in Arenano, created without spatial depth and with the brilliant colours typical of those mosaics. And it is above all in the majolica pottery with brilliant colours that Biancini cited and revisited the archaic from his experiences in the Laveno factory in the thirties, with the tiles that decorated the great vases. These depicted various icons such as starfish, goats and elephants in the manner of the floors of the Palaeochristian basilicas, or profiles of men and women as in Roman portraiture. For Biancini the zeroing of Renaissance knowledge of perspective, the return to flat mediaeval depictions and archaic forms, meant the nostalgic recovery of an antique world of traditions and mythical values, unfortunately overcome by modernity. Angelo Biancini died in January 1988 at the age of seventysix, celebrated and faithful to his artistic poetics. Now his work lives again in the Cerdomus trademark tiles called “Antique Fragments”, created in memory of his work in accordance with the wishes of his son Cesare.


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Ste fa n i a M a z z ot t i

Le “Argille da Faenza” Faience: così lo stile dei piatti bianchi traforati prodotti dai maiolicari faentini nel seicento fece il giro del mondo fino a fare identificare con questo nome la ceramica stessa.

L

a ceramica a Faenza già nel seicento aveva origini antichissime. La città sor-

FAENZA CLAYS

geva e sorge ancora in un terreno ricchissimo di argille adatte alla foggiatu-

Faience: the style of the white perforated plates produced by 17th century Faenza majolica-ware craftsmen spread throughout the world to such an extent that this name was identified with pottery itself. Already in the 17th century there was an ancient tradition of pottery in Faenza. The town stood, and still stands, on terrain rich in clays suitable for shaping, so much so that those found in their natural state between the river Santerno and the Samoggia torrent came, as a result of their special composition, to give their name to a specific kind of clay. Clay is one of the most common materials on the earth’s crust. Produced with the cooling of the earth’s surface and by the action of atmospheric agents, it possesses different physical and chemical properties depending on geological origins. “Faenza Clays” are secondary clays with a homogeneous and fine granule size, high percentages of calcareous rock and considerable quantities of iron. They are fired at 960-990 degrees Centigrade, after which they take on the typical reddish colouring. Going up the river Lamone valley you cross intensively cultivated countryside. This territory, which includes a strip practically parallel to the Via Emilia, is characterised by high quantities of clays. It is delimited to the west by the boundary of the Commune of Riolo Terme, to the east by the Samoggia torrent, to the south by the chalk ridge known as “The Chalk Vein” and to the north by the localities of Beccadella, Rio Sanguinario, Monte Coralli, Pideura, Sarna, Rio Vicchio, Marzeno and Santa Lucia. The phenomenon of the sedimentation of these clays began as soon as the waters of the Atlantic filled the Mediterranean Basin, which had long been dry. On the clayey, extremely permeable rocks a layer of larger granule size earth was deposited which protected them. This terrain was covered by woodland for centuries. Today, following the passage from forestry to extensive cultivation, it has been eroded by water and the clay brought to the surface. The erosion furrows, a direct consequence of this action, have become a chief feature of the Faenza hills landscape.

ra, tanto che quelle che si trovavano allo stato naturale nelle colline tra il fiume a denominare un genere specifico di argilla. L'argilla è uno dei materiali più comuni della crosta terrestre. Prodotta con il raffreddamento della superficie terrestre e dall'a-

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Santerno e il torrente Samoggia, per la loro particolare composizione, andarono

zione degli agenti atmosferici, a seconda delle origine geologica, possiede diverse proprietà fisico e chimiche. Le “Argille da Faenza" sono argille secondarie, di granulometria omogenea e fine, con alte percentuali di calcare e considerevoli quantità di ferro. Si cuociono a 960-990 gradi centigradi e, una volta cotte, assumono la tipica colorazione rossiccia. Risalendo la valle del fiume Lamone si attraversa una campagna intensamente coltivata. Questo territorio, che comprende una fascia praticamente parallela alla via Emilia, è caratterizzato fortemente dalla presenza delle argille. Ad Ovest è delimitata dal confine con il comune di Riolo Terme, ad Est con il torrente località Beccadella, Rio Sanguinario, Monte Coralli, Pideura, Sarna, Rio Vicchio, Marzeno e Santa Lucia. Il fenomeno della sedimentazione di queste argille iniziò non appena le acque

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Samoggia, a Sud con la dorsale gessosa detta “Vena del Gesso" e a Nord dalle

dell'Atlantico andarono a riempire il bacino del Mediterraneo rimasto per lungo tempo asciutto. Sulle rocce argillose, fortemente permeabili, si depositò poi uno strato di terreno a granulometria più consistente che le proteggeva. Questi terreni, ricoperti di boschi per secoli, oggi dopo il passaggio dalle coltivazioni arboree a quelle estensive, sono stati erosi dall'acqua fino a portare in affioramento le argille. I calanchi, diretta conseguenza di questa erosione, sono diventati oramai la caratteristica del paesaggio collinare faentino.

Arte

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Territorio La Valle del Senio itinerario naturalistico Nature Itinerary Senio Valley

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Il territorio faentino dal mare verso Firenze

Storia Il capodanno celtico da Halloween a San Martino

The Territory of Faenza from the seaside to Florence

The celtic new years day: from halloween to saint martin’s night Ravenna e il mausoleo di Galla Placidia e la pittura per l’eternità Historic-artistic itinerary Ravenna and the mausoleum of Galla Placidia

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Passioni I frutti dimenticati della collina faentina The forgotten fruits of the hills Faenza E mutor il colore della passione è il rosso E mutor the color of passion is red

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Enogastronomia Ferrucci amanti appassionati e fedeli Ferrucci ........... I Felliniani la grande fama dei piccoli produttori I Felliniani the great renown of small producers L’olio di Brisighella oro verde delle terre di Romagna The oil of Brisighella ...........

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I Sens i di Rom agn a

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Arte Angelo Biancini le tradizioni e i valori mitici che resistono Angelo Biancini traditions and mithical values lasting in time Le “Argille da Faenza” Faenza Clays


I Sensi di Romagna numero 0.

gennaio 2002

Quadrimestrale edito da CERDOMUS Ceramiche S.p.A. Castelbolognese (RA) Progetto Luca Biancini Carlo Zauli Progetto grafico e impaginazione Elisa Sangiorgi/Pubblica comunicazione per Divisione immagine Cerdomus Coordinamento editoriale Pierluigi Papi Redazione Paolo Cannellini Marcello Cicognani Stefania Mazzotti Giorgio Melandri Pierluigi Papi Giuseppe Sangiorgi Foto Circolo Fotografico Casolano Luciano Morara Archivio Cerdomus

si ringrazia per la preziosa collaborazione Maddalena Becca/Divisione immagine Cerdomus Traduzioni Omnitrad Castelbolognese Stampa www.golinelli.it ŠCERDOMUS Ceramiche SpA tutti i diritti riservati Autorizzazione del Tribunale di Ravenna nr. 1173 del 19.12.2001

Magazine EE nr 00  

I Sensi di Romagna di Cerdomus Ceramiche

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