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Periodico della comunicazione ceramica - Tariffa R.O.C: Poste italiane s.p.a. - Spedidzione in A.P. D.L. 353-2003 (conv. in L. 27/02/2004 - n. 46) art. 1 comma 1 DCB Fil. EPI di Modena - Tassa riscossa - Anno XV - Nr. CENTODODICI Maggio-Giugno 2015 - Euro 4,00

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maggio giugno 2015

Wainer Vaccari Il gatto di Schrodinger 77x56,5 Grafite su carta 2013

Mercato

Statistiche

Economia

Investitori stranieri sulla piastrella italiana

Il 2014 di ceramica e meccanica

Cultura di impresa e gestione della crisi


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di Roberto Caroli

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Il made in Italy è scritto nel nostro DNA F

ino a qualche secolo fa l’Italia importava dall’Egitto obelischi e reperti museali, oggi anche imprenditori, investitori che ancora vedono nel nostro Paese, in modo particolare nel nostro distretto, l’eccellenza che il mondo ci invidia, un’opportunità di business. E’ notizia di questi giorni l’acquisizione della ceramica Guglia da parte dell’imprenditore Kirollos L. Hakim, già proprietario delle ceramiche egiziane Al Amir e Omega, che segue in ordine cronologico quello di ceramiche Cercom, siglato nel mese di aprile, da parte del fratello La Mie già titolare delle aziende Venous, Piramid e Glamour, anch’esse situate all’ombra delle piramidi. Stupisce ma non più di tanto che le famiglie Barbolini e Romani abbiano deciso di passare la mano (quest’ultima soltanto di una piccola parte del gruppo), in quanto da tempo Sassuolo è considerato un grande hub. Il felice ingresso dei turchi della Seramiksan nel gruppo Rondine, quello accidentato di Kalebodur in Edilcuoghi, gli americani della Mohawk Daltile in Marazzi confermano che Sassuolo è oggi terra di conquista. Nel 2002 il conduttore televisivo Paolo Del Debbio, nel libro “Global” prendeva le difese della globalizzazione al punto da considerarla “l’unica speranza per quei popoli che sono stremati dalla fame, e che non vanno difesi dal mercato ma aiutati a navigarci dentro”. Come dargli torto, quei paesi hanno beneficiato così tanto del fenomeno che ora hanno i mezzi per venire qui e comprare le nostre fabbriche. Ma sono sufficienti i soldi per garantire certezze e futuro alle nostre aziende di nuova bandiera? Ancora una volta i fatti recenti ci vengono in soccorso. Se escludiamo Marazzi e gli americani, il cui matrimonio sta portando ottimi frutti in termini di investimenti, aumento di fatturato, prospettive occupazionali e acquisizione di nuove quote di mercato, le turche Kalebodur e Seramiksan hanno prodotto risultati contrapposti che suggeriscono spunti interessanti: la dove parte della proprietà e conduzione aziendale sono rimaste in mani italiane i risultati sono stati apprezzabili, mentre nel caso in cui 100% della proprietà e del management sono finite in mani straniere abbiamo assistito al risultato opposto. Ci rendiamo conto che non sia facile per un capitano d’impresa, turco o egiziano che sia, intraprendere in Italia, con costi energetici, del lavoro, pressione fiscale, imposizioni sindacali, lacci e lacciuoli burocratici, assai lontani da quelli riscontrati in patria. Qui è tutto un altro mondo, qui si corre molto più velocemente, le decisioni vanno prese e realizzate in tempo reale, qualunque esse siano: investimenti, tipo di produzione, scelta del management. La recente chiusura di tutte le unità produttive appartenute al gruppo Fincuoghi, la messa in mobilità di quasi tutti i suoi lavoratori, l’infelice capitalizzazione di brand storici devono farci riflettere; ma soprattutto mettono in guardia i “nuovi” imprenditori egiziani, e chiunque volesse in futuro intraprendere nel nostro territorio, che il vero made in Italy non si limita ad avere fabbriche in Italia, ma anche managment, mentalità, forza lavoro, coraggio, fantasia, velocità, genio e sregolatezza italiani. Il made in Italy non si trova nei muri dei capannoni e neppure negli impianti produttivi, si annida nel nostro DNA. E vale più dei brand!

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La perfezione dei dettagli

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Sommario

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NUMERO 112 - MAGGIO - GIUGNO 2015 Anno XIII (Chiuso in tipografia il 08/07/2015) Una copia: euro 4,00 Abbonamento annuale 6 numeri: euro 24,00 - C.C.P. nr. 11777414

EDITORIALE Il made in Italy è scritto nel nostro DNA

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L’ARTISTA Wainer Vaccari

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ECONOMIA Gli investitori esteri sulla nostra piastella

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NEWS AZIENDE -

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MERCATO

Prodotti e produttori

Il 2014 della ceramica: estero ok, Italia ko

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COSTRUZIONI Edilizia al palo: la politica cosa fa?

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EVENTO • Forum Mussini: il gruppo Concorde premia i superlaureati • Scuola e industria: la 28ma edizione del Premio Lucchese • Marazzi premia il nuovo concetto di made in Italy

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MERCATO Sorpresa: gli impianti crescono anche in Italia

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INTERVISTA Cassani: «E’ un momento postivo: il mercato risponde»

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NEWS AZIENDE - Impianti e servizi

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SPORT • Tra la via Emilia e la serie A • Tre uomini (e tre città) per i derby del 2015/16 • La sana provincia

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IL PROGETTO Caesar e Eataly: insieme per l’eccellenza

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ECONOMIA Cultura di impresa e gestione della crisi

PRIMO PIANO 18 28 34 38 40 42 48 58

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DIRETTORE RESPONSABILE Roberto Caroli carocaroli@ceramicanda. com DIREZIONE, AMMINISTRAZIONE E REDAZIONE Ceramicanda s. r. l. Via De Amicis, 4, 42013, Veggia di Casalgrande (R. E.) Tel. 0536. 990323 - Fax 0536. 990402 redazione@ceramicanda. com COLLABORATORI Daniela D’Angeli, Stefano Fogliani, Edda Ansaloni, Paolo Ruini, Claudio Sorbo CERAMICANDA garantisce la massima riservatezza dei dati forniti e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo al responsabile dati Ceramicanda via De Amicis, 4 - Veggia di Casalgrande (RE). Le informazioni custodite nel nostro archivio elettronico verranno utilizzate al solo scopo di inviare proposte commerciali. In conformità alla legge 675/96 sulla tutela dati personali e al codice di autodisciplina ANVED a tutela del consumatore EDITORE Ceramicanda s. r. l. Pubblicazione registrata presso il Tribunale di Reggio Emilia al n° 986 in data 19/04/99 • Spedizione in abbonamento postale art. 2 comma 20/c legge 662/96 • In attesa di Iscrizione Registro nazionale della Stampa PUBBLICITÀ Ceramicanda s. r. l. Via De Amicis, 4, 42013, Veggia di Casalgrande (R. E.) Tel. 0536. 990323 - Fax 0536. 990402 pubblicita@ceramicanda. com PROGETTO GRAFICO Ceramicanda IMPAGINAZIONE gilbertorighi.com STAMPA E CONFEZIONE Printì

www.ceramicanda.com Si autorizza la riproduzione di fotografie e testi purché recante citazione espressa della fonte IN COPERTINA Wainer Vaccari

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L’Artista

Wainer Vaccari

Wainer Vaccari

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Il ciclo dedicato al paradosso del “Gatto di Schrödinger” richiama teorie fisico-matematiche attraverso le quali l’artista reintepreta una realtà mai uguale a se stessa

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Tratti minutissimi, slanci in filigrana, triangoli e quadrilateri – che danno forma a personaggi pronti a tuffarsi nelle vertiginose profondità primigenie della nostra realtà». Si esprime in modi molteplici, la ricerca pittorica di Wainer Vaccari, e scandaglia il reale attraverso il segno sapiente di chi domina la tecnica del dipingere ma sceglie di non fermarsi a quella. Perché la volontà di lavorare ancora, e di misurasi con altri universi, come quello scientifico. Vaccari infatti non si limita più a suggerire la parzialità della percezione umana attraverso la resa pittorica, ma «cita direttamente le teorie della fisica che stanno alla base di questa verità scientifica, racchiusa nella meccanica quantistica». Un esempio su tutte è la serie dedicata al paradosso del “Gatto di Schrödinger” in cui viene citato non solo l’esperimento in questione, ma anche la formula matematica del principio di indeterminazione di Heisenberg. «L’universo di Vaccari – scrive infatti la critica - esula dalle sue tele e dai suoi disegni: ci sono scienziati, esploratori e studiosi immersi in una costante ricerca sulle origini della materia che riprendono le sembianze e le pose esemplari delle tele anni novanta, circondati da elementi surreali come atomi macroscopici, elettroni che con la loro rotazione formano vere e proprie aureole, o ampolle di vetro che contengono formule e concetti». Il ciclo di dipinti dedicati al paradosso del “Gatto di Schrödinger” è, in un certo senso, paradigma di una percorso che porta Vaccari «a travalicare la linea che separa l’assurdo dal possibile, e appoggia la sua ricerca su paradossi senza soluzione che al contempo seducono e conquistano»

Il gatto di Schrodinger 1 - Grafite su carta cm 77x56,5 - 2013

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MAGGIO - GIUGNO 2015

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Mercato

a cura di Daniela D’Angeli

Dopo i turchi, gli egiziani: la nostra piastrella parla anche arabo? I due fratelli Hakim, Kirollos e Lamie, hanno recentemente acquisito Cercom e Guglia. Confermati 200 posti di lavoro, 70 a Filo e 130 nel modenese, ma sono molte le incognite che pesano sul futuro MAGGIO - GIUGNO 2015

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entre i grandi gruppi della ceramica investono nell’internazionalizzazione a stelle e strisce i gruppi di medio cabotaggio, spesso titolari di marchi storici, finiscono in mano straniera con una certa predilezione per investitori di lingua araba. Dopo l’ondata turca, che ad ottobre 2011 ha visto il gruppo Kale acquisire Fincuoghi e a giugno nel 2013 l’ingresso dei turchi della Seramiksan in Rondine, nel 2015 tocca all’Egitto sbarcare nel distretto. Il 30 aprile Omega Ceramic, con all’attivo sei stabilimenti in patria, ha rilevato quello di Filo di Alfonsine di Serenissima, mentre il 30 marchi e stabilimenti del gruppo Cbs La Guglia sono finiti nelle mani della newco Oscar For Porcelain and Ceramic Production, direttamente controllata dal gruppo egiziano Omega Ceramics. Le due operazioni portano la firma di due fratelli Kirollos Hakim e La Mie Hakim ed evidentemente fanno parte di una strategia precisa del gruppo omega Ceramics. Contrariamente a quanto avvenuto con la vicenda Fincuoghi, acquisita dal tribunale in fase concordataria, non abbiamo assistito a proclami degli acquirenti, nessuna dichiarazione d’intenti e plauso al made in Italy e alla creatività nostrana. I due fratelli egiziani si sono limitati, si fa per dire, a mettere mano al portafoglio e, dopo aver siglato con i sindacati accordi di salvaguardia dell’occupazione, hanno messo la bandiera egiziana

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Mercato su Cercom e La Guglia. Numeri alla mano a Filo di Alfonsine gli egiziani hanno mantenuto a lavoro 70 persone, solo 4 hanno deciso per la pensione anticipata, mentre per il gruppo Cbs sono 130 i posti salvati: 86 confermati a Sassuolo e 44 trasferiti tra Solignano e Spilamberto. Dati incoraggianti che, giustamente, hanno ricevuto il plauso della politica ed anche dei sindacati secondo questi ultimi un accordo come quello de La Guglia conferma che il distretto ceramico è “un polo attrattivo anche per gli investitori stranieri, soprattutto se intenzionati a rilanciare i marchi storici del territorio, valorizzando così le competenze locali”. Ma ne siamo sicuri? Fatto salvo il caso dell’acquisizione di Marazzi da parte di Mohawk DalTile, nel quale l’apporto di capitali americani e know-how italiano sta dando ottimi frutti, non abbiamo assistito in questi anni a trionfali cavalcate delle aziende rilevate da stranieri. Il “rilancio di marchi storici del territorio” citato dai sindacati è rimasto lettera morta, in particolare nel caso Fincuoghi, con un progressivo svuotamento della componente produttiva ed una sostanziale ritirata dagli iniziali impegni di sviluppo. Che fare impresa in Italia non sia semplice è cosa nota a tutti i ceramisti, non a caso i gruppi più grandi stanno puntando con decisione verso l’internazionalizzazione in mercati contendibili e redditizi, su tutti quello americano. E allora perché venire a fare ceramica in Italia? Un paese nel quale la burocrazia è asfissiante, lo Stato un socio occulto che attraverso tasse e gabelle si accaparra la fetta più grossa delle

nostre fatiche. Vale forse la pena volgere lo sguardo altrove, nel paese d’origine dei fratelli Hakim, uno dei migliori alleati dell’occidente in quella fetta di mediterraneo attraversata da conflitti crescenti. Una nazione che da sempre mantiene buoni rapporti con l’Italia e l’Europa, pensate che i due fratelli Hakim sono cristiani, ma che si trova oggi a fare i conti con l’Isis, certamente meno propensi al compromesso rispetto ai nostri sindacati, ostacoli ben più temibili anche delle tasse e degli elevati costi energetici. In Egitto negli ultimi tre anni il settore della ceramica si era messo a correre ma negli ultimi tempi l’euforia si sta spegnendo: tanti i forni spenti con una capacità produttiva inespressa che si aggira intorno agli 80milioni di metri quadrati l’anno, i magazzini sono pieni e c’è difficoltà a reperire valuta; i mercati di sbocco come Libia, Siria, Iraq e Yemen sono bloccati, tra rivolte ed instabilità di vario genere, mentre l’Arabia Saudita sta contando sulla propria produzione interna grazie agli investimenti resi possibili dai proventi del petrolio. Fermo ovviamente anche il mercato interno con progetti immobiliari bloccati un po’ ovunque in Egitto, per non parlare dell’invenduto che solo a Il Cairo potrebbe allocare almeno un milione di persone. I motivi della fuga dall’Egitto sono chiari, se gli investimenti in Italia saranno forieri di vero sviluppo o si tradurranno in altro ce lo dirà solo il tempo.

“Per arrivare al mercato devi essere a Sassuolo” E’ questa secondo Maurizio Piglione, ex numero uno Marazzi ora partner Erns & Young, la ragione dell’arrivo di investitori stranieri

Maurizio Piglione

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Finalmente!”, così Maurizio Piglione, un passato alla guida di Marazzi ed ora partner di Erns & Young, saluta l’arrivo di capitali esteri nel distretto della ceramica. “E’ un processo che non interessa solo la ceramica, in Italia in molti settori stanno arrivando investimenti dall’estero, piuttosto dovremmo chiederci come mai gli imprenditori italiani preferiscono farlo altrove”. Cosa cerca chi viene nel nostro paese? “Chi investe qua cerca la nostra cultura imprenditoriale, non vuole importare modelli. E’ un fatto molto positivo quando un modello industriale riesce ad attrarre investimenti, fino a qualche anno fa non ci accadeva è un ottimo segnale”.

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Perché ha detto finalmente arrivano capitali stranieri? “Perché fino a poco tempo fa la ceramica era un settore chiuso, gli investimenti esteri che arrivavano qui in Italia erano pochissimi. L’arrivo di investitori non porta solo risorse finanziarie, mette in circolazione nuove idee e porta stimoli nuovi, ti porta al confronto e all’integrazione con realtà estere, crea un maggiore scambio di idee. Se la ceramica italiana fosse rimasta chiusa in se stessa sarebbe out”. C’è anche chi ipotizza che si tratti di operazioni finanziarie senza grande futuro. Cosa ne pensa? “Certamente non lo sono state per gli americani in Marazzi e per i turchi in Fincuoghi, erano realtà che cercavano nuovi mercati, hanno aggiunto alle attività le proprie competenze. Credo sia sano per gli imprenditori italiani avere opzioni estere, avere in azienda nuovi stimoli rafforza la loro posizione di imprenditori”. Sembra che in alcuni casi si verifichino problemi culturali, complicazioni che rallentano i processi decisionali e spesso non permettono all’azienda di svilupparsi con celerità. Cosa ne pensa?

“Questo è vero, per quanto riguarda noi italiani però quando facciamo investimenti all’estero cerchiamo di capire dove siamo, puntiamo ad integrare le culture di due paesi. E’ quanto avvenuto con successo per la Marazzi che ha fatto dell’integrazione tra culture un elemento fondamentale; se si entra in conflitto diventa veramente problematico”. Come commenta quanto sta avvenendo con Kale Italia? “Non conosco i dettagli, è evidente che siano stati fatti, di certo però la proprietà turca ha investito risorse molto ingenti, stanno pagando il conto”. Qual è il vero vantaggio per gli stranieri nel cercare un approdo nel nostro territorio? “La prima è la competenza nel realizzare ceramica che tuttora, seppure ridotta percentuale rispetto ad una produzione mondiale che cresce sempre di più, è tuttora una bandiera d’eccellenza: la seconda fondamentale è la piattaforma logistica: chi arriva nel distretto ha a disposizione il mercato e il modo di arrivare al mercato. Non hai altro modo di entrare se non dal distretto”.

ANTONIO CAMELLINI: “SENZA LOGISTICA NON C’È FUTURO” Il past president di Confindustria Ceramica Antonio Camellini affonda le radici nel passato ma la sua mente si proietta con facilità nel presente e nel futuro del distretto ceramico, è stato lui a sostenere tempo fa l’importanza del distretto come hub, come luogo in grado di fornire il supporto logistico per entrare con successo nel mercato della ceramica. “Purtroppo è un bluff perché manca l’elemento fondamentale, il collegamento tra il sistema viario e quello ferroviario, quindi ecco perché un’esperienza come quella di Kalebodur con Edilcuoghi non sta andando bene”. A sostegno della sua teoria Antonio Camellini cita anche la spedizione cinese che alcuni anni fa arrivò nel distretto accompagnata dall’allora assessore regionale Giancarlo Muzzarelli: “Vennero per capire come investire e fare impresa, ma fecero subito presente che il distretto non poteva contare sul collegamento tra sistema ferroviario ed autostradale. Per 14 chilometri siamo di fatto sganciati dall’Europa”.

IL FELICE MATRIMONIO MOHAWK-MARAZZI Ecco come la pensa, in merito all’attrazione fatale dei gruppi esteri per la piastrella italiana Mauro Vandini, amministratore delegato di Marazzi Italia, che evidenzia come «nell’aprile del 2013 si è aperta una nuova e importante fase per Marazzi: «questa acquisizione ci permette di accelerare il nostro percorso di crescita forti non solo delle nostre nuove dimensioni di Gruppo ma anche della leadership in termini di stile, capacità di innovazione e posizionamento di marchio». Vandini continua a vedere lo sbarco americano in Marazzi come «lun riconoscimento del ruolo chiave della ceramica italiana, di cui Marazzi rappresenta un’eccellenza in tutto il mondo». Non per caso, aggiunge Vandini, «c’è pieno accordo con i nuovi azionisti d’oltreoceano pronti, come annunciato al momento dell’entrata di Marazzi nel Gruppo Mohawk, a sostenere concretamente i piani di crescita partendo dallo sviluppo tecnologico e dal knowhow del distretto. L’intesa con la capogruppo Mohawk è molto forte – aggiunge Vandini – e la strategia è chiara: puntare sull’eccellenza, riconosciuta alle ceramiche italiane, e farlo investendo in innovazione ed eco-sostenibilità delle tecnologie produttive, competenza e sicurezza delle risorse umane e altissima qualità dei prodotti che deve contraddistinguere le produzioni italiane».

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NEWS

Aziende

MARAZZI GROUP RIVESTE EXPO 2015 Marazzi Group, leader nel design e produzione nel settore delle piastrelle di ceramica con i marchi Marazzi e Ragno, è tra i protagonisti dell’Esposizione Universale Milano 2015. Sono, infatti, 10 le aree del sito che ospita l’Esposizione nelle quali architetti di fama mondiale hanno scelto ceramiche Marazzi per oltre 30.000 metri quadri di pavimentazioni e rivestimenti. Innanzitutto le porte di ingresso di Expo 2015 – il Padiglione Zero progettato dall’ Arch. Michele De Lucchi e l’Expocenter – attraverso le quali passerà oltre il 70% dei visitatori dell’Esposizione e nelle quali circa 2.300 mq delle pavimentazioni ceramiche sono a firma Marazzi (Collezioni SistemT e SistemC). Palazzo Italia, il principale edificio dell’intero Padiglione Italia, progetto dello studio Nemesi & Partners, vede l’utilizzo delle migliori soluzioni ecosostenibili firmate Marazzi e Ragno in quasi 12.000 mq. della costruzione. Marazzi partecipa a diverse altre iniziative organizzate a Milano in occasione dell’Esposizione Universale. Tra queste, la riqualificazione della Stazione Centrale dove le nuove banchine dei treni speciali riservati ad Expo sono pavimentate con 5.000 mq. di SistemT Antracite, i laboratori “Ceramics of Italy” curati da Aldo Colonnetti e Riccardo Blumer alla Triennale, l’installazione Punti di vista di Piuarch all’Università Statale, la ristrutturazione e la riconsegna alla città della Torre Arcobaleno, i Foodies Party ospitati nello showroom Marazzi durante tutta la durata di Expo.

“EFFETTO TERRA”: CASALGRANDE PADANA PER FOTOGRAFIA EUROPEA

CAMBIO AL VERTICE PER RICCHETTI GROUP

Casalgrande Padana aggiunge un nuovo capitolo alla sua strategia aziendale partecipando alla sponsorizzazione di Fotografia Europea. L’esposizione fotografica che coinvolgerà l’intera città di Reggio Emilia e parte del suo territorio, affronterà il tema “Effetto Terra” attraverso lo sguardo dei fotografi , collegandosi a problematiche di grande attualità per il pianeta. Fotografia Europea 2015 si caratterizza come un’iniziativa che vede riuniti – nello stesso luogo – esordienti e importanti nomi della fotografia, scatti che hanno fatto la storia e opere realizzate ad hoc.

Dopo la chiusura del mandato quinquennale del presidente e amministratore delegato Alfonso Panzani, subentrano al timone del Gruppo Ceramiche Ricchetti Andrea Zannoni in qualità di presidente del cda e Andrea Lodetti, nuovo amministratore delegato. Le nomine sono state approvate lo scorso 8 maggio dal nuovo Consiglio di Amministrazione riunitosi al termine dell’Assemblea ordinaria degli Azionisti. Nella stessa seduta, il cda ha inoltre rinnovato la composizione del Comitato Controllo e Rischi, nominando i consiglieri indipendenti Annalisa Catelani e Franco Vantaggi, già membri del consiglio assieme a Davide De Marchi e Anna Zannoni.

FLORIM PUBBLICA LA SETTIMA EDIZIONE DEL SUO BILANCIO DI SOSTENIBILITÀ Giunge quest’anno alla settima edizione il Bilancio di Sostenibilità Florim, il report annuale che offre una sintesi dei risultati ottenuti dall’azienda in ambito economico, sociale e ambientale. Il documento non si limita a rendicontare i soli aspetti finanziari e contabili, ma definisce le politiche intraprese dal gruppo in ottica di sostenibilità complessiva e annuncia gli obiettivi che l’azienda si prefigge per il prossimo futuro. Anche nel 2014 la parte dedicata ai dati economici restituisce risultati incoraggianti che contrassegnano il sesto anno consecutivo di crescita e miglioramento di tutti gli indicatori fondamentali. Alla base del successo, investimenti concepiti con grande attenzione ai fattori di costo e alla flessibilità, alta qualità dei materiali offerti, professionalità e serietà a tutti i livelli e ricerca continua dell’eccellenza. Florim redige annualmente il Bilancio di Sostenibilità come richiamo costante alla coerenza e alla responsabilità per il miglioramento delle proprie performance, nella convinzione che la risorsa principale per il futuro rimanga l’uomo.

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MIRAGE WORKSHOP AL POLITECNICO DI MILANO Mirage collabora con il Politecnico milanese nello sviluppo e gestione di un workshop interamente dedicato al design di pavimenti e rivestimenti in gres porcellanato. “Progettazione di nuovi scenari applicativi dei rivestimenti ceramici”, è il titolo del workshop che porta gli studenti ad indagare sulle tematiche dell’architettura di interni e dell’evoluzione delle tipologie architettoniche, con particolare riferimento all’ambito residenziale. Il progetto coinvolge gli studenti del Politecnico in forma di laboratorio sperimentale, e si propone di far meglio comprendere le peculiarità tecniche ed estetiche del gres porcellanato applicato all’ interior design : analisi di progetti, spazi e servizi, per un materiale sempre più richiesto ed integrato nella progettazione degli spazi.

PANARIAGROUP, +20% NEL PRIMO TRIMESTRE 2015 Decisamente positivi i risultati raggiunti nel primo trimestre 2015 da Panariagroup Industrie Ceramiche, multinazionale italiana attiva nel segmento pavimenti e rivestimenti di fascia alta e lusso. Confermando l’andamento positivo già manifestatosi nel precedente trimestre, il gruppo guidato da Emilio Mussini ha registrato un fatturato consolidato al 31/3/2015 di 81,9 milioni di Euro (+20%sul primo trimestre 2014), grazie anche ad un contesto economico internazionale decisamente più favorevole rispetto agli ultimi anni e alle iniziative di riorganizzazione e razionalizzazione condotte nell’ultimo biennio. L’incremento ha avuto un significativo impatto sulla marginalità: il margine operativo lordo è salito a 6,3 milioni di Euro (+3,5 milioni di Euro rispetto al primo trimestre 2014), il margine operativo netto, pari a 1,8 milioni di euro, è cresciuto di 3,1 milioni di Euro; positivo anche risultato netto, pari a 1 milione di euro (+2,7 milioni di Euro sul primo trimestre 2014). Le esportazioni, pari all’80% del fatturato, sono risultate in crescita in tutte le aree geografiche: +20% in dollari nel mercato USA, che incide per il 37% sui ricavi del gruppo e che presenta buone prospettive per tutto il 2015; +8% in Europa, seconda maggiore area di export (31% sui ricavi totali), con incrementi superiori al 20% in Portogallo, Spagna e Germania; in crescita di oltre il 20% anche le vendite nei mercati di Asia, Sud America, Oceania e Africa, che rappresentano oggi il 12% dei ricavi di gruppo. Dopo anni di rallentamento, è arrivata una prima inversione di tendenza anche sul mercato italiano (+6%), parzialmente già colta dal gruppo nel corso del secondo semestre 2014 e in controtendenza con l’andamento complessivo del settore.

MAGGIO - GIUGNO 2015

prodotti e produttori www.ceramicanda.com redazione@ceramicanda.com

NASCE LA FEDERAZIONE EVOLUTA CONFINDUSTRIA CERAMICA E LATERIZI Nell’ambito del processo di riforma organizzativa in atto nel sistema Confindustria (cd “Riforma Pesenti”), Confindustria Ceramica e Andil (l’Associazione del settore dei laterizi) si sono impegnate, con unanimi delibere dei rispettivi Consigli Direttivi, a far evolvere la comune Federazione, che opera dal 2009 con risultati positivi e senza costi aggiuntivi per le imprese, in una Federazione di settore ai sensi della Riforma.

MAPEI PER IL NOVINSKY PASSAGE DI MOSCA Considerato uno dei più grandi centri commerciali e direzionali di Mosca, il Novinsky Passage si trova sul Garden Ring, non lontano dalla centralissima Novvy Arbat. La galleria commerciale occupa 11.000 m2 divisi su undici piani, tre dei quali ospitano punti vendita di prestigiosi marchi di lusso, sei ristoranti, numerosi caffé e un parcheggio sotterraneo di oltre 200 posti auto. Gli spazi interni, molto luminosi grazie alla cupola vetrata, hanno ambienti caratterizzati da arredi e finiture di pregio. Per la rasatura e la posa delle piastrelle in gres porcellanato su un’area complessiva di 4.500 m2, l’impresa costruttrice ha scelto i prodotti di Mapei: PRIMER G, ULTRAPLAN, l’adesivo cementizio GRANIRAPID e, per la stuccatura delle fughe è stata utilizzata la malta ad alte prestazioni ULTRACOLOR PLUS.

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Mercato

a cura di Stefano Fogliani

La conferenza stampa del 9 giugno 2015

Il 2014 della ceramica: estero ok, Italia ko A

umentano investimenti (nuovo record dal 2008), vendite e fatturato, complice una quota di esportazioni che aumenta di oltre 6 punti percentuali, calano gli addetti, le aziende e resta in standby il mercato italiano, che segna un’ulteriore flessione rispetto a quanto già registrato tra 2012 e 2013. Questa, in estrema sintesi, la fotografia scattata al made in Italy della piastrella dal Centro Studi di Confindustria Ceramica, che ha diffuso le statistiche sui diversi comparti che compongono l’industria ceramica italiana. Detto che l’intero fatturato di settore è comunque in crescita (5,68 miliardi di euro, frutto dell’attività di 223 industrie, è di tutta evidenza come siano proprio le esportazioni a trainare il settore ceramico, consolidando un trend che si è rafforzato nell’ultimo triennio. In Italia, da 2012 a 2014, si passa da 93,2 milioni di metri quadrati agli 80 del 2014 e da un fatturato superiore ai 900 milioni di euro a quello, registrato a fine 2014, poco sopra gli 800, mentre è all’estero che il made in Italy si fa valere. Passando dai 289 milioni di metri quadri venduti nel 2012, attraverso i 302 del 2013, agli attuali 313,7 e vedendo crescere i fatturati dai 3,6 miliardi del 2012 ai 4,11 di oggi. La selezione, non è una novità, è in atto, ed il dipanarsi dei dati nel corso del triennio lo conferma: il

MAGGIO - GIUGNO 2015

Diffusi i dati di settore relativi al 2014: crescono investimenti, produzione e fatturato, calano aziende e addetti. L’export traina le vendite, mentre per ritrovare il mercato italiano occorrerà aspettare, dicono le stime, il 2016 mercato promuove chi investe – e il settore investe eccome, con un incremento del 27% rispetto al 2013 - ma asciuga, inevitabilmente i numeri relativi ad aziende attive (erano 159 nel 2012, 156 nel 2013, 150 nel 2014) e soprattutto agli addetti, passati dagli oltre 21mila del 2012 agli attuali 19mila e spiccioli, dando spazio all’internazionalizzazione produttiva – sono 16 le società di diritto estero,

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Mercato INDUSTRIA ITALIANA PIASTRELLE IN CERAMICA 2012 2013 2014 AZIENDE 159 156 150 ADDETTI 21355 20537 19430 PRODUZIONE* 367,2 363,4 381,7 VENDITE* 382,2 389,3 394,6 di cui Italia 93,2 86,5 80,8 di cui estero 289 302,7 313,7 FATTURATO** 4581 4726 4915 di cui Italia 919 856 804 di cui estero 3662 3870 4110 * milioni dimetri quadri ** milionidi euro (fonte Centro Studi Confindustria Ceramica) controllate da nove gruppi ceramici italiani, che nel 2014 hanno occupato 3.062 addetti in fabbriche che realizzato 76,7 milioni di metri quadri per un fatturato di 715 milioni di euro – che testimonia comunque un dinamismo importante da parte del settore. Che, archiviato un 2014 in linea con le aspettative, guarda con fiducia al 2015. Da una parte le stime parlano di ulteriori investimenti (250 milioni), dall’altra l’uscita dalla crisi durante quest’anno (+1% le vendite totali) sembra destinata a subire una decisa accelerazione nel 2016 (+3,2%).. Il quadro di riferimento evidenzia, per il 2015, una crescita della produzione del +1,1%, sullo stesso livello delle vendite totali che – ancora una volta – confermano una dinamica antitetica nelle previsioni: di crescita dell’export (+1,7%), di flessione (-1,6%, minor calo dal 2008) sul mercato interno. Relativamente ai mercati esteri, sono i Paesi del Golfo (+10,5%), del NAFTA (+4,6%), del Nord Africa e medio oriente (+4,1%) e dell’America latina (+3,3%). Stabile l’Europa Occidentale (+0,8%) mentre permangono difficoltà nell’Europa Centro Orientale (-3,5%), dove la crisi russa continua a produrre i propri effetti.

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2014: le vendite in dettaglio Vendite Italia 81 Vendite estero 314 Europa occidentale Europa Centrorientale Balcani Paesi NAFTA America Latina Aggregato Golfo Nord Africa e M/O Far East Resto del mondo

156 37 15 42 6 12 12 16 17

Vendite totali

395

*milioni di metri quadri

LE PREVISIONI DA QUI AL 2016 Il 2014 è andato, ed è andato secondo le previsioni, con l’export a compensare le difficoltà del mercato interno, il 2015 schiuderà ulteriori prospettive di crescita che precluderanno, nel 2016, ad una ripresa finalmente consistente anche sul mercato italiano. E’ quanto emerge dall’aggiornamento di fine maggio dell’Osservatorio Previsionale Confindustria Ceramica – Prometeia, che aggancia proprio al 2016 performances finalmente di livello. Con vendite e produzione che superano entrambe il +3%,e soprattutto con un mercato nazionale finalmente ritornato ad avere un segno positivo (+0,3%) e dove l’espansione delle vendite estere (+4%) mette a segno risultati superiori alla media nei Paesi del Golfo (+9,1%), NAFTA (+6,8%), Nord Africa e MO (+5,5%), Far East (+5%). Nell’ordine del +2,6 / 2,7%, invece, le vendite in Europea Occidentale ed Orientale.

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a cura di Stefano Fogliani

Borelli: «Si nota un cambio di clima, ma c’è ancora molto da fare» C

onfermato alla guida di Confindustria Ceramica anche per il biennio 2015/2016, Vittorio Borelli commenta con cautela i dati statistici di settore, comunque positivi al netto del permanere dellee difficoltà sul mercato italiano. «Il clima sembra stia cambiando, grazie al calo dei costi dell’energia, al cambio e alla discesa dei tassi, ma per rendere stabili questi vantaggi occorrono altre politiche delle quali il sistema paese dovrà comunque dotarsi», ha detto l’amministratore delegato di Fincibec Group, facendo capire come permangano alcune criticità, tra le quali «i troppi lacci burocratici che appesantiscono ogni procedura, le troppe tasse locali sugli immobili produttivi e la pressione fiscale sui cosiddetti imbullonati». Fronti caldi sui quali Borelli lavorerà, in ottica associativa, nel corso di questo suo secondo mandato. Che si incastra in un biennio cruciale, stando almeno alle previsioni, con il 2015 rampa di lancio per un 2016 che consoliderà la lunga marcia dei mercati fuori dalla crisi. E biennio che vedrà Confindustria Ceramica impegnata su più fronti, nel tentativo di mettere il sistema in condizione di assecondare al meglio i tanti sforzi che le aziende del settore stanno sostenendo per mantenere la loro competitività.

Armando Cafiero e Vittorio Borelli

Confermato alla presidenza di Confindustria Ceramica, Vittorio Borelli mette in evidenza la vitalità di un sistema che continua ad investire e si consolida come player di riferimento sul mercato globale

ELETTO IL NUOVO PARLAMENTINO 2015-2017 L’Assemblea del 9 giugno 2015, che ha eletto all’unanimità Vittorio Borelli come Presidente per il biennio 2015 – 2017, ha rinnovato anche il Consiglio Direttivo ed il Collegio dei Revisori dei Conti. Il “Parlamentino” dell’industria italiana della ceramica, per il prossimo mandato, risulta composto da Bocini Loriano (Industrie Bitossi), Bolognesi Stefano (Cooperativa Ceramica d’Imola),Bressan Boschini Claudia (Ancap), Camossi Alberto (Dolomite Franchi), Fabbri Roberto (Abk Group Industrie Ceramiche), Gambini Dilvanna (Gambini Group Industrie Ceramiche), Giacobazzi Lauro (Rondine), Levoni Leonardo (Elios Ceramica), Ligabue Andrea (Etruria Design), Manuzzi Ennio (Ceramica Sant’Agostino), Mussini Luca (Ceramiche Atlas Concorde), Panzani Alfonso (Ceramiche Settecento Valtresinaro), Pegoraro Cesare (Keratech), Romani Giorgio (Serenissima Cir Industrie Ceramiche), Roncaglia Mario (Novabell Ceramiche Italiane), Savorani Giovanni (Gigacer), Tioli Villiam (Emilceramica), Vacchi Carla Maria Antonia (Industrie Ceramiche Piemme),Vandini Mauro (Marazzi Group) e Zannoni Anna (Gruppo Ceramiche Ricchetti). In rappresentanza delle imprese aggregate è stato eletto dall’Assemblea Marco Squinzi (Mapei). Fanno inoltre parte del nuovo Consiglio Direttivo il Presidente eletto e il past President Franco Manfredini. L’Assemblea ha anche provveduto al rinnovo del Collegio dei Revisori dei Conti che ha visto l’elezione di Antonio Cherchi, Anna Maria Olivieri e Claudio Raimondi.

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Primo Piano

a cura della redazione

PrimoPiano

A&M, l’eccellenza nell’exhibition design Soluzioni espositive complesse e personalizzate fanno dell’azienda reggiana una realtà in costante evoluzione, con sedi su mercati strategici come Russia e Stati Uniti


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’eccellenza sul mercato dell’exhibition design, raggiunta grazie a 40 anni di attività, e ad investimenti che fanno di A&M un partner di provata affidabilità. La progettazione e realizzazione di showroom e stands sono funzioni di grande complessità, ma il know how che l’azienda reggiana è riuscita a sviluppare garantisce performances in linea con le esigenze del mercato. «Lavorare con più settori ci garantisce la necessaria competitività - dice Alfredo Montanari, Amministratore Unico di A&M – e ci permette di realizzare soluzioni espositive dall’altissimo contenuto, frutto del coinvolgimento di ogni funzione aziendale». Si chiama ASMP (Allestimento su Misura Pianificato) il metodo attraverso il quale A&M studia, elabora, progetta e realizza le proprie proposte, attribuendo ad ogni reparto aziendale, (Marketing, Progettazione, Preventivazione, Produzione , Installazione, Logistica) un compito definito. Ed il coordinamento tra le funzioni, un sistema informativo oltremodo evoluto che assicura continuità al flusso dei dati tra i diversi reparti permette inoltre interventi rapidi ed efficaci su ogni modifica che dovesse rendersi necessaria nel corso del processo produttivo. Innovazione, creatività e flessibilità: il resto lo fanno l’esperienza sul campo, un’ampia rete di fornitori e i tanti investimenti, in materiali e ricerca, che hanno permesso ad A&M di affermarsi anche sui mercati internazionali. «Un processo di internazionalizzazione articolato – dice ancora Montanari - che ha dato significativi vantaggi ai nostri clienti: la presenza su mercati strategici ci consente di fornire in loco i nostri servizi con la medesima qualità della struttura italiana e di ottimizzare i tempi legati alla logistica». Il marchio è stato infatti esportato prima in Russia, poi negli Stati Uniti. A Mosca, dal 2010, A&M Exhibition Design opera a pieno regime con un magazzino di 1000 metri quadri e un know how consolidato espresso, tra l’altro, dall’importante partnership con Estima, per la quale l’azienda reggiana ha realizzato dieci showroorm e la palazzina dell’headquarter. E dal 2014 A&M Production è presente negli Stati Uniti, con la nuova sede di Atlanta, strutturata su 1800 metri quadri di magazzino, ed il marchio A&M Exhibition. Una nuova realtà che sta ritagliandosi uno spazio di tutto rispetto all’interno di un contesto economico e produttivo in continua evoluzione.


Costruzioni

a cura di Daniela D’Angeli

Edilizia al palo:

servono incentivi per la ristrutturazione e vere riduzioni delle imposte sulla casa L

a crisi dell’edilizia, che trascina con se il mercato italiano della ceramica, è una costante da almeno sette anni. Gli ultimi dati in ordine di tempo son quelli dell’indice di attività dell’edilizia che ad aprile ha fatto segnare una flessione del 3,3% su base annua, negativo anche il valore delle compravendite immobiliari che nei primi tre mesi dell’anno registrano una diminuzione del 3,4%. Dal rapporto di Confartigianato emerge un quadro a tinte fosche con la crisi del settore che si manifesta anche nel valore in discesa dei prezzi delle abitazioni che nel 2014 si attesta a - 2,9%. Insomma una débâcle su tutta la linea, con la politica che non sa mettere in campo azioni adeguate per spingere alla ripresa il settore che fa da motore all’economia. “La politica dovrebbe semplicemente accorgersi più di noi”, sostiene il vice Presidente di Confartigianato Marco Granelli, “recentemente è stato fatto qualche passo avanti con l’approvazione di un disegno di legge al Senato che riguarda gli appalti, ma ora serve l’ok della

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La politica che non sa mettere in campo azioni adeguate per spingere alla ripresa il settore che fa da motore all’economia Camera, purtroppo i tempi della politica non sono quelli delle imprese”. Il disegno di legge aiuta il settore dell’edilizia che ha a che fare con gli appalti pubblici, permettendo la suddivisione in lotti più piccoli, e con esso l’accesso alle piccole imprese, inoltre permette di pagare direttamente i subappaltatori evitando il rischio insolvenza da parte dei grandi gruppi.

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Marco Granelli

Purtroppo per quanto riguarda l’edilizia residenziale, quella che maggiormente consuma piastrelle, la vera zavorra è la tassazione che “negli ultimi anni ha raggiunto livelli improponibili, l’unica vera spinta potrebbe arrivare dalle ristrutturazioni a serve la conferma degli incentivi per il recupero di quanto speso nella tassazione Irpef, misure che però sono in scadenza”. Una politica di intervento etico, poiché permette di diminuire costi energetici delle abitazioni e le emissioni atmosferiche, ma soprattutto finalizzata alla ripresa di un settore oramai al collasso. “Dobbiamo anche prendere in considerazione la saturazione del mercato creata dalla corsa al costruire

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degli ultimi anni, le amministrazioni comunali hanno dato permessi per fare cassetto con gli oneri per costruire, ora ci ritroviamo con una quota importante di invenduto che oramai è obsoleto, andrebbe esso stesso riqualificato”. A quanto pare anche chi compra case si è trasformato in un consumatore etico e presta una grande attenzione a ciò che sta per acquistare: “ci sono case che hanno 4,5 anni e non sono mai state abitate ma che non trovano compratori perché non sono in classe energetica a o b, sono già vecchie”. Impossibile pensare che il costruttore svenda ad un prezzo inferiore rispetto a quello che ha sostenuto per realizzarla, così come diventa impensabile che un compratore ristrutturi una casa nuova, pur in presenza di forti incentivi fiscali. Nei mesi scorsi nel pacchetto liberalizzazioni del Governo Renzi si era parlato anche di misure fiscali a favore dell’edilizia, al momento però sono lettera morta; tra le ipotesi riduzioni in materia di aliquota base Imu per le società immobiliari di costruzioni ed una revisione del regime Iva per cessioni e locazioni di nuove abitazioni. Altre novità ipotizzavano anche le detrazioni maggiori di iva in caso di accertamento e controllo del contribuente (esercizio di rivalsa nei confronti del cessionario o del committente dell’imposta sul valore aggiunto pagata in conseguenza di accertamento o di rettifica da parte dell’ufficio). Infine l’esecutivo aveva fatto trapelare anche l’intenzione di introduzione nuove forme di incentivo per il fenomeno dell’housing sociale oltre che ad una variazione dell’iva per cessioni e locazioni dell’immobile. Ma ancora nulla si è visto.

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L’evento

a cura della redazione

L’ottava edizione del “Forum Mussini” Il Gruppo Concorde premia i superlaureati Assegnati i premi di studio intitolati al Prof. Cirillo Mussini

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Cirillo Mussini

inque borse di studio, intitolate al Prof. Cirillo Mussini per cinque superlaureati, quasi a saldare il proprio legame con i giovani e con l’eccellenza. Il Gruppo Concorde non cambia formula e contenuti anche per questa ottava edizione, in memoria del suo compianto Presidente, che si è svolta giovedì 4 giugno presso la sede di Fiorano Modenese. In questa occasione è stata celebrata la figura di uno degli imprenditori più illuminati del distretto ceramico, oltre che medico stimato ed apprezzato. Il Prof. Mussini è stato ricordato con un filmato nel corso della mattinata, dopo l’intervento del giornalista de Il Sole 24 Ore e vicediret-

Da sinistra Luca Mussini (Presidente Gruppo Concorde), i premiati Vittorio Fontana, Barbara Paolini, Andrea Beccati, Agnese Manicardi, Claudio Argentino, il Magnifico Rettore Prof. Angelo Oreste Andrisano, il Sindaco di Fiorano Francesco Tosi

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tore di Radio 24 Sebastiano Barisoni che ha tenuto una conferenza su “Mercato e consumatore – analisi microeconomica e strutturale”. La cerimonia è poi proseguita con la premiazione dei magnifici cinque, ovvero i neolaureati che si sono aggiudicati i premi di studio dopo essere stati selezionati da un comitato interno appositamente istituito. «Riconosciamo il merito di giovani che con tanto impegno hanno ottenuto eccellenti risultati negli studi. Sono convinto che questi giovani ingegneri e dottori capaci, preparati e con tanta voglia di fare affronteranno il loro futuro lavorativo con altrettanto successo e merito», ha detto Luca Mussini, presidente del Gruppo Concorde a margine della cerimonia di premiazione, sottolineando la grande attenzione, da parte delle aziende del Gruppo,

alle risorse umane, il cui ruolo è fondamentale, in un contesto economico come quello con il quale si confrontano gli imprenditori oggi. Si tratta di raccogliere la sfida del futuro, ed il Gruppo Concorde continua ad investire in questo stesso futuro lavorando sull’internazionalizzazione (nella seconda metà del 2016 aprirà uno stabilimento produttivo negli USA) a testimonianza di essere un punto di riferimento su un mercato sempre più selettivo. I premiati di questa edizione 2015 sono tutti laureati col massimo dei voti e con lode: Claudio Argentino, dottore in Scienze e tecnologie geologiche; Andrea Beccati, Ingegneria dei materiali; Agnese Manicardi, Scienze chimiche; Barbara Paolini, Management internazionale e al sassolese Vittorio Fontana, Ingegneria Meccanica.

«Merito e valore aggiunto per ripartire» Sebastiano Barisoni

«

C’è stata, fin qua, una cattiva interpretazione di diritti il cui mantenimento non deve deresponsabilizzare. Ogni volta che si parla di merito sembra di voler attuare soluzioni drastiche o discriminare qualcuno a dispetto di altri, ma il merito è l’unica leva in grado di far ripartire l’ascensore sociale». A margine del Premio Mussini, inevitabile parlare di quella meritocrazia della quale i giovani neolaureati premiati, ma anche il gruppo che ne riconosce le capacità con un assegno di studio sono espressione fin troppo evidente. E parlarne con il vicedirettore di radio 24 Sebastiano Barisoni viene da se, dal momento che al giornalista appare chiaro come, «per camminare nel nuovo mondo occorrano merito e valore aggiunto» Cominciamo dal primo… «Ho già detto che è l’unico fattore in grado di far ripartire l’ascensore sociale, perché premia chi ha capacità ma non fortuna e penalizza chi ha fortuna ma non capacità. Ci sono culture secondo le quali il merito discrimina, io preferisco pensare alla selezione naturale. Non quella che premia il più forte, perché non è questo che Darwin teorizzava, ma quella che premia chi si adatta meglio» Ovvero? «Vince chi merita, oggi funziona così: succede a livello individuale, e succede alle aziende che hanno saputo adattarsi alle nuove dinamiche economiche. Investendo, scegliendo e assumendosi delle responsabilità a

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La pensa così Sebastiano Barisoni, vicedirettore di radio24. «La crisi che abbiamo attraversato è solo parte di una rivoluzione più ampia» fronte di correnti di pensiero che, dando alcuni diritti come acquisiti, deresponsabilizzano» Il valore aggiunto, invece? «Oggi è forse l’unica linea guida da seguire per intercettare i consumatori cosiddetti neosobri. Si crea lavorando sulla qualità come sul prezzo, e rendendosi conto che il consumatore oggi guarda proprio al valore aggiunto. Quello che sta facendo l’impresa italiana, e che stanno facendo imprese come queste, è corretto: è necessario sganciarsi dal mass market. E’ bello girare questo paese perché quando lo osservi da una scrivania viene lo sconforto, ma quando visiti le imprese capisci gli sforzi che fanno per restare competitive, e capisci che sono in grado di restare protagoniste anche in presenza di un contesto all’interno del quale sta cambiando tutto» Colpa della crisi, il tanto che sta cambiando? «Più che una crisi, quella in atto è una rivoluzione, di cui la crisi è solo un momento specifico. La competizione non finirà con la crisi, anzi è destinata ad aumentare. Da qui la necessità di generare valore aggiunto su ogni bene che si produce, e anche la necessità di superare modelli organizzativi che hanno avuto grande successo in passato ma oggi non funzionano. Lo stanno facendo, con grande consapevolezza, anche i giovani che abbiamo incontrato oggi. Si preparano al futuro e alla competizione con una consapevolezza anche maggiore di quella che avevamo noi quando ci affacciammo sul mercato del lavoro».

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MOLTO PIÙ RESISTENTE (MENO CONTESTAZIONI) Contrariamente a q quanto accade nel caso delle tradizionali lavorazioni delle superfici p ceramiche la finitura supergloss p g aumenta la resistenza alle macchie. Questa è da intendersi sia come una ripulibilità p della superficie p da p pedate e macchie di vario g genere, sia come resistenza all’attacco acido e all’usura determinata dal calpestio nel tempo.

MOLTA PIÙ RESA PRODUTTIVA (MENO SCARTO) Normalmente i p processi di lappatura pp a campo p p pieno comportano p un declassamento di oltre il 15% dovuto ad imperfezioni p della superficie p durante le lavorazioni. Con il trattamento supergloss p g la percentuale p di declassamento si riduce drasticamente favorendo un innalzamento del livello di produttività.

+10%

L A P PAT U RA S U P E R G L O S S R E S A 9 2/ 9 5 %

L A P PAT U RA T R A D I ZI O N A L E R E S A 8 0 / 8 2 %

MOLTO PIÙ LUCIDA (GLOSS >90) L’innovativa finitura superficiale p supergloss p g è in g grado di aumentare notevolmente il livello di lucentezza oltre i 90 punti di gloss.

MOLTO MENO SCIVOLOSA (BCRA >40) Migliorato g il GRIP sulle superfici p lavorate con SUPERGLOSS superando abbondantemete i valori minimi richiesti dalle norme BCRA.

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a cura della redazione

Primo Piano

Starlike : un sistema completo per la posa

PrimoPiano

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Estetica e performance, un punto di riferimento nel settore dei sigillanti per posatori e progettisti

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’innovativa gamma di prodotti Starlike® di Litokol è sempre più un punto di riferimento nel settore dei sigillanti per l’edilizia, per i posatori di piastrelle e per il mondo del progetto e dell’arredo, perché offre innumerevoli soluzioni per curare i dettagli e gli abbinamenti cromatici di ogni soluzione abitativa, industriale o pubblica anche nei minimi particolari. L’estetica si unisce alle alte performance tecniche del prodotto e alla semplicità di utilizzo. Proprio per queste caratteristiche nel 2007 Starlike® ha ottenuto il brevetto internazionale e da un unico prodotto ne è nata una gamma completa che va incontro alle richieste di un mercato sempre più evoluto. I plus di Starlike® Starlike® è un prodotto unico che risolve da solo tre diverse esigenze: incollare, sigillare e rasare. E’ infatti una malta epossidica fugante per eccellenza, utilizzabile anche come collante e resina decorativa per pareti. Questo prodotto innovativo garantisce un risultato perfetto su qualsiasi materiale ed è un prodotto facile da applicare e pulire. Starlike® è l’unico sigillante epossidico resistente ai raggi UV sia per gli utilizzi interni che esterni, certificato dall’Università di Modena e Reggio Emilia.


I nuovi colori di Starlike® Nel 2015 la gamma Starlike® si è arricchita di colori nuovi presentati alla forza vendita durante il meeting d’inizio anno. Sono stati presentati ben 6 nuovi colori base, 3 per la Classic Collection e 3 per la Glamour Collection. Entrambe le collezioni passano quindi dai precedenti 12 agli attuali 15 colori di base che, incrociati con le diverse finiture, portano la gamma delle tonalità disponibili a ben 132, rispetto alle 102 precedenti. Nella Classic Collection sono stati introdotti il Grigio Seta, il Grigio Portland e l’Avorio, mentre il precedente Grigio ha subito un riposizionamento cambiando la denominazione in Grigio Fango. Nella Glamour Collection l’Azzurro Pastello, il Verde Salvia e il Verde Pino sono le novità della collezione dai colori più brillanti. La scelta dei nuovi colori è stata fatta dopo attente ricerche e valutazioni sui trend del mercato ceramico e dei mosaici. Nella Classic Collection l’introduzione dei due nuovi toni di Grigio modula in modo ancora più preciso la scala delle tonalità fredde. Il riposizionamento del Grigio Fango e l’introduzione del colore Avorio rende ancora più graduale la scala dei colori caldi. In questo modo Litokol è in grado di fornire una risposta in linea con le tendenze del mercato ceramico soprattutto per quanto riguarda le superfici che s’ispirano alle pietre naturali più moderne, alle resine e ai cementi. Anche le tonalità calde consentono di ottenere una stuccatura in tono su tono alle tavelle ispirate al legno, in modo da rendere la fuga impercettibile, senza disturbare la continuità della pavimentazione. Nella Glamour Collection l’inserimento dell’Azzurro Pastello modula in modo ancora più progressivo la gamma delle tinte blu-azzurre, più adatte ad essere utilizzate nella realizzazione di piscine. Il Verde Salvia e il Verde Pino sono invece due tonalità completamente nuove che ampliano in modo sorprendente le possibilità di utilizzo del sigillante Starlike®, specialmente per quanto riguarda i mosaici e il mondo delle ceramiche a tinta unita. I colori sono stati studiati anche per quanto riguarda la loro resa nel caso di utilizzo come rasante decorativo. La gamma dei glitter si arricchisce della confezione predosata per il nuovo secchio da 1 kg della gamma Classic. Nuovo merchandising per il punto vendita Questi importanti cambiamenti sono supportati da una completa rivisitazione degli strumenti di merchandising a disposizione dei punti vendita. Il tradizionale cofanetto è stato, infatti, sostituito da due eleganti cartelle cartonate a tre ante con la chiusura a calamita. Le cartelle contengono le bacchette asportabili, riempite di sigillante e presentano un’importante novità: il bordo è stato ridotto ai minimi termini, praticamente invisibile in modo tale che il colore del sigillante sia estremamente brillante e naturale per facilitare la percezione cromatica del colore e di conseguenza la scelta più appropriata, in relazione al materiale da stuccare.


L’evento

a cura della redazione

Scuola e industria: insieme per guardare al futuro Presso lo spazio Florim Gallery si è tenuta la ventottesima edizione del Premio Ing. Giovanni Lucchese 30

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iccardo Benedetti (voto diploma 100/100, media 9,08), Marco Fontana (voto diploma 100/100 e lode, media 9,67), Daniele Massaro (voto diploma 100/100 e lode, media 9,75) Lorenzo Rosini (voto diploma 100/100, media 9,09) e Martina Spezzani (voto diploma 100/100, media 8,42). Sono questi gli studenti dell’Istituto Tecnico Industriale Statale “Alessandro Volta” di Sassuolo del Premio Lucchese, istituito in memoria dell’ingegner Giovanni Lucchese.

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Il Premio consiste in alcune borse destinate a studenti che, a conclusione dello scorso anno scolastico, hanno conseguito il diploma di maturità con il massimo dei voti. L’evento, tenutosi presso Florim Gallery, è promosso dalla Fondazione Ing. Giovanni Lucchese in collaborazione con la Società Ceramica Italiana. Nata dalla volontà della famiglia di onorare la memoria del fondatore di Floor Gres, nonché padre dell’attuale presidente di Florim Dott. Claudio Lucchese, la Fondazione ha come obiettivo quello di dare un sostegno economico al territorio, erogando fondi

a favore di enti e associazioni dedicati alle famiglie più bisognose nei comuni del distretto. A condurre l’evento il giornalista e scrittore Leo Turrini, con una realazione dal titolo “Fatti avanti amore”. Imparare dalle proprie sconfitte, uscire più forti dalla crisi economica, come trasformare una delusione in occasione di crescita, sono stati i temi affrontati dalla ventottesima edizione del Premio Lucchese, con il quale il Gruppo Florim conferma da una parte il suo forte legame con il territorio, dall’altra la grande attenzione al mondo della scuola e alle generazioni future.

«ALONSO? VINCE IL PREMIO RODODENDRO» A proposito della capacità di darsi obiettivi e alzare l’asticella, i l caso-Ferrari... Ecco come Leo Turrini risponde a Fernando Alonso, ad avviso del quale «la Ferrari va piano»

Leo Turrini

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«C’è un segnale di controtendenza evidente: la Ferrari è stata capace di imprare dagli errori della socosa stagione, e quest’anno passa all’incasso». Succede anche nello sport, dice Leo Turrini, inviato del QN, commentatore per Sky, a margine della cerimonia di consegna del Premio Lucchese: la stagione della Rossa come paradigma di chi «lavora per migliorarsi, e sa come fare» Alonso la pensa diversamente... «Con quelle dichiarazioni Alonso vince il premio Rododendro 2015, che si assegna al peggior rosicone dell’anno. Lui ha fatto una scelta legittima, ritenendo non conveniente, a livello di carriera, provare ad aspettare per vincere con la Ferrari. E’ andato alla Mc Laren e adesso prende due giri a gara...» La Ferrari va piano, ha detto il pilota spagnolo... «Dirlo significa mentire: la Ferrari ha il doppio dei punti dell’anno scorso, e a Fernando mi sento di consigliare un paio di occhiali»

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PrimoPiano

Primo Piano

a cura della redazione

Cotto d’Este per Skyway Monte Bianco, le nuove funivie mozzafiato ’è anche Cotto d’Este tra le aziende che Le superfici C hanno collaborato alla realizzazione di Skyway, la nuova funivia sul lato italiano del multiformato in Monte Bianco già definita l’ottava meraviglia del mondo. Quattro anni di lavori, oltre gres porcellanato 100 milioni di costo per regalare ai visitatori un tuffo nel cielo, con un percorso che da Courmayeur raggiunge, in 19 minuti, quota spessorato 14 mm 3466 metri, coprendo un dislivello di oltre 2200 metri. L’azienda sassolese è protagonista del della collezione progetto con le proprie pavimentazioni in gres porcellanato spessorato 14 mm serie BUXY Buxi caratterizzano FLAMME’ CENDRE in multiformato, presenti tutte le stazioni che caratterizzano il prel’importante progetto incorso di Skyway. Quella di partenza (Pontal d’Entrès, 1.300 metri), quella intermedia di di Carlo Cillara Rossi, Pavillon du Mont Fréty (2.173 mt) e l’ultima, Punta Helbronner, situata a 3.466 metri: per fiore all’occhiello gli spazi comuni di transito e servizi i progettisti scelto le superfici di Cotto d’Este, predell’ingegneria italiana hanno miandone le qualità tecniche ed estetiche.


Una fornitura di 4500 metri quadri complessivi, che ha risposto in modo efficace e puntuale alle necessità di un contesto avveniristico. «L’impianto è stato pensato e realizzato per permettere la salita in quota in ambienti che siano i più confortevoli possibili», spiega l’architetto genovese Carlo Cillara Rossi, che ha vinto «una sfida progettuale impegnativa ma bellissima» integrando Skyway con il paesaggio e scegliendo con attenzione i materiali più funzionali alla sua idea. Vetro e acciaio, dunque, «e cemento armato, ma il fatto che la struttura sia pensata per un afflusso di migliaia

e migliaia di persone – spiega l’architetto - ha imposto anche di ripensare le pavimentazioni, considerandone sia l’estetica che la facilità di pulizia e manutenzione, oltre che le qualità tecniche». Da qui la scelta delle superfici Cotto d’Este: «planari, resistenti, ingelive, le pavimentazioni in gres porcellanato utilizzate – spiega Cillara Rossi - combinano un effetto estetico importante ad una capacità prestazionale non comune». E aggiungono eccellenza all’eccellenza, impreziosendo un impianto che è uno dei fiori all’occhiello dell’ingegneria italiana.


L’evento

a cura della redazione

Marazzi premia il nuovo concetto di Made in Italy

Presso il Dipartimento di Economia Marco Biagi dell’Università di Modena la consegna del Premio di laurea Filippo Marazzi, istituito nel 2013 dopo la scomparsa del grande capitano d’industria sassolese 36

È

Francesco Parente il vincitore della seconda edizione del Premio“Filippo Marazzi”. Il premio del valore di cinquemila euro, istituito dalla Fondazione Marazzi, in collaborazione con Unimore, per ricordare il grande imprenditore dell’industria ceramica scomparso nel 2012, ha visto prevalere Parente, autore di un elaborato su “Brand image, price premium and quality are designed in Italy – The partitioned country of orgin effect: an empirical analysis of a hybrid product in UK”, che gli è valso l’apprezzamento del Comitato Scientifico del Premio. «Il lavoro di Parente – ha detto Tiziano Bursi di Unimore a nome del Comitato Scientifico – esamina come la provenienza paese dei prodotti, il cosiddetto Country of origin influisca sulla decisione di acquisto della clientela. In particolare, lo studio si sofferma sui prodotti ‘’ibridi’’ e cioè disegnati in un paese e prodotti in un altro paese».

CERAMICANDA112


Tema quantomeno attuale, oltre che stimolante, legato a doppio filo con quell’innovazione “diver dell’internazionalizzazione” che è stata oggetto di discussione nel corso della tavola rotonda tenutasi a margine della cerimonia di consegna. Al tavolo dei relatori Alessando Bellati di Safilo, Paolo Bonsignore di Illy, Adolfo Guzzini, amministratore dell’omonimo gruppo e, a fare gli onori di casa, Mauro Vandini, general manager di Marazzi Group, autore di una carrellata storica che visto protagonisti proprio il gruppo

Marazzi e quel Filippo Marazzi che ne ha fatto uno dei player di riferimento a livello mondiale. «È stato il gruppo che ha fatto nascere il distretto: compie 80 anni, ma il 90% delle piastrelle nel mondo viene fatta oggi con una tecnologia creata negli anni Settanta da noi».Potenza del made in Italy, valore da esportare e contestualizzare su un mercato globalizzato e selettivo, rinnovando da una parte le eccellenze dei distretti e aggiornando, dall’altra, l’interpretazione dell’effetto di origine del Made in Italy.

I PREMIATI Oltre a Francesco Parente, classe 1990, laureatosi in Economia e management presso l’Università degli studi del Sannio, la Presidente della Fondazione Filippo Marazzi Emanuela Verlicchi Marazzi ha premiato anche due studenti che si sono guadaganete la menzione d’onore. La prima menzione d’onore è stata assegnata a Erika Belli, con la tesi “La percezione, la valorizzazione e la promozione del Made in Italy enogastronomico nel mercato australiano”, discussa presso l’Università di Torino, la seconda a Emanuela Franzoni con la tesi “L’internazionalizzazione del lusso Made in Italy: hard luxury e soft luxury a confronto”, discussa presso l’Università del Sacro Cuore di Milano. I tre elaborati premiati sono stati selezionati dal comitato scientifico tra i 37 che hanno partecipato all’edizione 2015 del premio Marazzi.

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I&P Consulting: la protezione delle superfici

Ippolito & Perrone Consulting: un punto di riferimento per l’applicazione di sistemi di protezione, funzionalizzazione e pulizia di superfici

N

ata nel 1997 a Milano, dove pulsa da sempre il cuore dell’ eccellenza chimica italiana, la Ippolito & Perrone Consulting opera nel settore specifico dei prodotti di nanotecnologia chimica e biochimica professionali, mettendo a punto soluzioni mirate a specifiche esigenze, legate al trattamento di superfici e materiali, direttamente in linea di produzione o in fase di post-posa, per migliorarne le performance di resistenza ad attacchi chimico fisici. Obbiettivo questo raggiunto grazie al proprio laboratorio di ricerca e sviluppo, collaborando sia con primarie aziende leaders nella chimica industriale, sia lavorando a stretto contatto con i potenziali clienti. Completano l’eccellenza dei risultati, il rapporto di esclusività, con una delle più attive università nel campo della nanotecnologia chimica, nonchè con lo stesso Cnr “Consiglio Nazionale delle Ricerche”. Ippolito & Perrone Consulting permette alle aziende ed ai loro consumatori di discutere, comprendere e confrontare le varie soluzioni messe a disposizione nell’ambito della Protezione, Funzionalizzazione e Pulizia di Superfici, per poter poi assieme scegliere e richiedere i prodotti che meglio si adattino alle proprie personali esigenze.


Un reparto ricerca e sviluppo dedicato, la competenza d’ingegneri chimici a supporto del cliente, l’affidabilità dei prodotti nel tempo, l’immediatezza delle soluzioni, la flessibilità del servizio, sono alcuni dei plus aziendali che arricchiscono

il costante supporto fornito alla clientela e integrano una mission ben precisa, ovvero «consolidare la propria leadership di settore in ricerca e sviluppo, innovazione, qualità ed ecosostenibilità dei loro formulati tutto nel rispetto dell’ambiente».

La Ippolito & Perrone Consulting supporta le aziende produttrici nei vari settori idustriali, su diverse tipologie di materiali e substrati, quali piastrelle naturali, lappate e levigate, marmi, pietre naturali, PVC, legni, tessuti, materiali plastici, vetri, automotive, pavimentazioni in resina, e altro ancora.

L’impegno e la dedizione dedicati in tal senso, ha permesso una crescita esponenziale, premiando il percorso verso l’eccellenza, sia in ambito nazionale che internazionale, con reciproca soddisfazione delle parti premiando l’impegno profuso.


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Geal: GEAL propone alla filiera del Gres Porcellanato un rapporto innovativo per la salvaguardia della sua eccellenza tecnologica ed estetica, al fine di migliorare la produttività del Distretto Ceramico Italiano

mantenere l’eccellenza

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V

iviamo un ciclo economico e uno stato sociale che richiede profondi mutamenti comportamentali: -”la nostra proposta di cambiamento non è una rivoluzione ma piuttosto un’evoluzione che coinvolge tutti i componenti del settore in cui operiamo, dal più umile al più importante. Ma per produrre gli effetti desiderati, l’evoluzione comporta di mutare alcuni modelli dell’abituale modo di fare, e non pretendere che debbano fare ciò solo gli altri”-. Questo sostiene Eugenio Giusti - chimico, fondatore nel 1979 dell’azienda chimica Geal oggi marchio gestito da BeL Chimica srl, azienda condotta dai figli Benedetta e Lorenzo - nel presentare il Sistema GRES Geal attraverso l’intervista concessa e trasmessa dal nostro canale Sky. “L’obiettivo è quello di agire sull’intera filiera produttiva e commerciale del Gres porcellanato offrendo a tutti i componenti, a ciascuno secondo le proprie competenze, soluzioni innovative e sopratutto appropriate all’evoluzione del materiale e del suo ciclo produttivo e vitale così da salvaguardarne le peculiarità originarie e prevenire qualsiasi controversia, spesso insussistente e comunque non causata del materiale medesimo”. Sistema GRES Geal fornisce l’originale, sperimentata e completa soluzione preventiva al manifestarsi di problematiche sia a causa di improprio “completamento” della finitura protettiva industriale sulla piastrella levigata e sopratutto su quella lappata del tipo decorato/smaltato, che a causa di mancanza delle informazioni appropriate nelle Istruzioni di Posa e di Conservazione da parte del Produttore e del Rivenditore. Tali soluzioni preventive, oltre alle prestazioni promesse e attese,


permettono pure soluzioni le più economiche per mezzo di prodotti detergenti mirati e di modalità operative puntuali. Solo così si consente la conservazione di questo pressoché inappuntabile materiale e si evitano improprie controversie, non solo onerose poiché inutili ma, alla distanza, lesive della validità pure di importanti marchi e comunque svianti verso l’appiattimento e la svalutazione della qualità e del prezzo. “La filosofia di Sistema GRES Geal, aggiunge Giusti, è quella di introdurre innovazione al processo e al prodotto: ciò non significa rinnegare quanto di buono finora è stato fatto ma migliorarlo e adeguarlo ai cambiamenti della filiera per garantire il mantenimento del primato d’eccellenza del materiale ceramico con tecnologia italiana”. Esso costituisce il vademecum globale: un insieme di prodotti, modalità e informazioni teso a esaltare e proteggere le superfici ceramiche, in particolare il gres porcellanato, in maniera organica e armonica a partire dal completamento del suo processo produttivo per proseguire nella fase delicata della vendita, della messa in opera, e della corretta e coerente manutenzione domestica. Tutto questo si scopre nel nuovo sito www.geal-gres.it e si conferma nel potenziamento del Servizio di Assistenza Tecnica on line SAT Geal, mezzi offerti da un’azienda storica, a vocazione scientifica e tecnologica prima che commerciale; come sta confermando l’ampia preferenza nella fruizione dei prodotti chimici per uso industriale e di quelli a supporto della vendita da parte delle maggiori aziende produttrici con sede nel Distretto di Sassuolo. MANTENERE L’ECCELLENZA è la mission che Geal sposa coi suoi prodotti ed è pure il claim della homepage del sito aziendale specifico che veicola il valore aggiunto della proposta innovativa Geal, a favore del materiale di cui ogni addetto è chiamato a sostenere l’innata eccellenza.


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Cibo e alta qualità da Lea Ceramiche in occasione di Expo Milano 2015 Un calendario di incontri presso Lea Ceramiche Showroom di Via Durini 3 a Milano, trasformato per l’occasione da Diego Grandi in una gastronomia gourmet totalmente tailor-made. Partner dell’iniziativa Piacere Modena, con le eccellenze enogastronomiche del territorio modenese

I

n occasione di Expo Milano 2015, Lea Ceramiche ospita un calendario di incontri e momenti di degustazione delle eccellenze del territorio modenese. Partner del progetto è Piacere Modena, il brand che dà risalto e promuove i Consorzi dei prodotti agroalimentari modenesi. Cibo ed alta qualità, tradizione, cultura ed innovazione contraddistinguono il programma di appuntamenti che da maggio ad ottobre prova a valorizzare e promuovere il territorio di Modena, ricco di eccellenze in diversi ambiti, quello ceramico e quello enogastronomico. Con un numero importante di produzioni a Denominazione di Origine e Indicazione Geografica Protetta (dieci DOP e nove IGP), la provincia di Modena rappresenta una delle realtà più importanti del panorama agroalimentare italiano. L’Aceto Balsamico, il Lambrusco, il Parmigiano Reggiano sono tre delle denominazioni


diffuse in oltre 50 paesi del mondo, produzioni a Denominazione di Origine che garantiscono sull’origine delle materie prime, l’alta qualità, la trasparenza dei controlli sull’intera filiera di produzione di ciascun prodotto. Gli incontri danno la possibilità di raccontare l’unicità di queste eccellenze presentate in purezza o con speciali accostamenti culinari. Nel primo appuntamento di maggio degustazione del più famoso vino rosso frizzante declinato in Lambrusco di Sorbara, Lambrusco Grasparossa di Castelvetro, Lambrusco Salamino di Santa Croce; a giugno le famose ciliegie di Vignola insieme alle confetture di Amarene Brusche di Modena; luglio con il Prosciutto crudo di Modena invecchiato 12 e 18 mesi; a settembre Parmigiano Reggiano unitamente all’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena invecchiato di 12 anni o l’extravecchio di 25 anni e per finire in ottobre con la degustazione di cotechino e zampone, gli antichi sapori della tradizione culinaria modenese. Teatro di questi incontri lo showroom di Lea Ceramiche di via Durini 3 a Milano, trasformato per l’occasione da Diego Grandi in una gastronomia gourmet totalmente tailor-made. L’allestimento mostra la trasversalità della lastra ultrasottile Slimtech, applicabile per rivestire qualsiasi superficie non solo i tradizionali pavimenti e pareti. Il gres laminato effetto resina ed effetto marmo avvolge come un tessuto i volumi del food store comunicando pulizia delle linee, finiture di dettaglio, estrema funzionalità. I piani di lavoro, le pareti, il pavimento evidenziano l’estensione delle lastre, l’uso non convenzionale della ceramica, un materiale antico quanto mutevole, adatto per trasformare gli spazi e gli interni domestici secondo le visioni dei progettisti e per coniugare estetica, funzionalità ed innovazione.


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La casa veste Classic Lâ&#x20AC;&#x2122;eleganza senza tempo delle soluzioni proposte da Classic Arredamenti: atmosfera ed eleganza per interni da sogno


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cegliere un arredamento classico significa scegliere l’eccellenza, l’eleganza ed il pregio di soluzioni in grado di connotare in modo ben evidente il proprio abitare. E Classic antichità & arredamenti interpreta nel modo più efficace il gusto e la cifra estetica di soluzioni mai banali, che coniugano una nuova realtà imprenditoriale nata dalla trentennale esperienza maturata nel mondo dell’arredamento classico. Classic Arredamenti è a Sassuolo, in viale Vespucci, dove uno showroom le cui atmosfere si caratterizzano non meno che le soluzioni proposte da uno staff aggiornato e competente e avvolgono mobili e complementi di arredo, selezionati attentamente dopo una ricerca accurata e frutto di anni ed anni di esperienza nel campo della progettazione di interni. Il personale dell’azienda sassolese, competente e disponibile, è in grado di suggerire e consigliare sull’arredo di soggiorni, camere da letto, proponendovi un ampissima scelta di tessuti, complementi e un’attenta fase di progettazione, in modo da soddisfare ogni esigenza. Abbinamenti sapienti di colori e materiali, il giusto mix tra tradizione e innovazione in grado di creare ambienti unici, la bellezza senza tempo di finiture elaborate che nulla tolgono all’eleganza innata del classico, la cura dei dettagli sono il plus, indiscutibile, attraverso il quale vestire la propria casa Classic.


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Mercato

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Sorpresa: cresce anche l’Italia

Succede nel comparto dei macchinari per ceramica: il settore cersce del 7% e torna ai livelli precrisi con un fatturato di 1,8 miliari di euro 52

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n 2014 in crescita, che schiude ulteriori propsettive di sviluppo al settore dei macchinari per ceramica. Il 2014 ha confermato un trend di crescita già avidente tra 2012 e 2013, mandando in archivio una stagione da record. Scritta sì negli oltre 1,8 miliardi di fatturato, ma soprattutto dalle ottime performances sia sui mercati esteri sia, e questa è una notizia, sul cosiddetto mercato domestico. Se le vendite del made in italy dell’impiantistica sui mercati esteri incrementano il loro dato di poco più di un punto e mezzo percentuale e valgono infatti quasi 1,4 miliardi, l’Italia cresce del +28,2%, attestandosi ad oltre 400 milioni (441,866, per la precisione) di euro. Un settore, quello che emrge da un 2014 già in archivio, dinamico e fortemente internazionalizzato,

CERAMICANDA112


QUADRO GENERALE DI SETTORE aziende occupati fatturato*

2010 157 6228 1377,5

2011 150 6343 1744,8

2012 151 5973 1672,7

2013 146 6091 1715,6

2014 152 6203 1836,2

di cui Italia* di cui estero*

320,7 1056,8

353,3 1391,5

381,4 1291,3

344,7 1370,9

441,7 1394,6

fonte Centro Studi Acimac valori in mioni di euro

in grado di far valere plus importanti a livello globale, insomma, come peraltro emerge dalla ripartizione, a livello geografico, del volume d’affari. Ripartizione pressochè omogenea, sintomo di una solidità – testimoniata anche dal numero di aziende e di addetti - che il know how made in italy dispiega pressochè avunque, presidiando con attenzione (e traendone risultati non trascurabili) la totalità dei mercati strategici. Medio Oriente (quasi 250 milioni di euro), Unione Europea (226 milioni)

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e Asia (Cina esclusa) con quasi 215 milioni di euro valgono infatti il 30% di volumi che danno segno di sé in maniera capillare anche nella altre macroaree del mercato globale. Perchè se calano Centro e Sud America (172 milioni di euro, -6,2%), Africa (-17%, 165 milioni di fatturato) le contrazioni appena citate sono comunque compensate dalle buone perfornmances registrate, ad esempio, tra Cina (116 milioni, +15% circa) e paesi extra UE, che crescono di oltre cinque punti percentuali.

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Intervista

a cura della redazione

«È un momento positivo: il mercato risponde» Pietro Cassani. numero uno di Sacmi, guarda con fiducia ad un contesto economico mondiale in crescita. «Supporti e logistica: la sfida con il mercato globale si gioca lì»

D

al suo punto di osservazione privilegiato, ovvero la tolda di comando di Sacmi, di cui è direttore generale, Pietro Cassani vede un contesto economico che si è finalmente rimesso in movimento dopo anni non semplici. «Un momento positivo», lo definisce il past president di Acimac, quello dell’economia mondiale, «trascinata dagli Stati Uniti che sono tornati la potenza che sono sempre stati». Poi ci sono «realtà emergenti, come quelle africane, o come Turchia e Brasile, e ancora l’India: mercati – dice Cassani - che hanno

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prospettive importanti di crescita assecondate, se le guardiamo dalla nostra prospettiva, da un cambio che ci aiuta» E la Cina? E’ tempo di fiera, con Ceramiics China, ma se ne parla sempre meno… «Resta produttore importante, ad ogni livello, anche per il settore ceramico. ma sta attraversando un periodo di pausa fisiologica: il governo cinese incide da sempre in modo importante sulle scelte economiche e ha scelto di rallentare per evitare fenomeni inflattivi. Oggi, se guardiamo la produzione ceramica cinese, riscontriamo come il 30% degli impianti risulti fermo. Alla luce di una circostanza del genere, è inevitabile che, anche in termini di competitività, il sistema cinese qualcosa paghi rispetto alòla concorrenza di altri produttori» Quali effetti per i produttori italiani ? «L’Italia, nei confronti della Cina, ha acquisito piena consapevolezza circa le proprie possibilità. Sono diverse le realtà produttive che avevano puntato sulla Cina e si stanno ricredendo. Fenomeno diffuso, che dice che costi e qualità, quando si produce in Cina, spesso non sono in linea con le aspettative. E questo cambia radicalmente lo scenario rispetto a cinque, sei anni fa, soprattutto per noi che produciamo in Italia»

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Cassani e il direttore negli studi di Ceramicanda

Ha parlato di impianti cinesi fermi per il 30%... «Quando non c’è domanda loro si fermano: ci sono scelte politiche e governative, in Cina, che condizionano in modo decisivo l’economia, e al momento tali scelte sono quelle di ridurre le produzioni» E con gli ammortizzatori sociali come fanno? «Certe problematiche cominciano ad essere gestite solo in questo periodo. Ovviamente sempre a livello governativo o di amministrazione pubblica. La politica, da questo punto di vista, in Cina pesa ancora tanto» E in Italia? Sacmi è una cooperativa: cosa significa, in sintesi? «L’essere cooperativa non è riconducibile ad un unico modello, perché ogni cooperativa di dota di un proprio modello organizzativo. Sacmi, ad esempio, è una cooperativa a capo di un gruppo cui fanno capo delle società per azioni, ed è caratterizzata da una proprietà distribuita su più soggetti – circa 400 – che sono anche dipendenti dell’azienda. La circostanza favorisce al massimo la partecipazione di ogni socio alla vita aziendale, ma non condiziona il management in quanto i livelli, quello politico e quello decisionale, sono separati, nel senso che il cda controlla, il management gestisce, e questo tratto che caratterizza sacmi, non è così comune in altre cooperative come ad esempio quelle di costruzioni» Un difetto, un modello del genere, ce l’avrà… «Forse l’inevitabile lentezza di processi decisionali condivisi. Ad un imprenditore basta una frazione di secondo per prendere una decisione, mentre un modello aziendale come il

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nostro è inevitabilmente più elaborato. Da una parte è garanzia che ogni problematica venga affrontata nel modo più compiuto possibile, dall’altra è ovvio che le tempistiche di decisioni non sono quelle di altre aziende, dove è il singolo a decidere» Torniamo al ceramico: dove fa business, Sacmi? Ovvero, ci sono impianti più o meno richiesti di altri? «Non nel nostro caso: la distribuzione è abbastanza omogenea, anche considerato che il cliente sceglie speso il pacchetto completo, piuttosto che il singolo macchinario. E’ importante invece, ed è obiettivo al quale abbiamo lavorato e stiamo lavorando, saper mettere in relazione i diversi impianti tra di loro in una logica di progetto. E’ quella che, oggi, viene premiata dalla committenza» La ricerca Sacmi su cosa lavora, oggi? «Sul dopo decorazione digitale ad umido. La tecnologia digitale ha velocizzato la comunicazione e in un certo senso appiattito le produzioni, ma il mercato chiede materia e struttura con le quali arricchiera ancora un prodotto in grado di differenziarsi rispetto ad aaltri. Il nuovo, oggi, è l’aggiungere ulteriore ricchezza oltre la superficie, con polveri e graniglie, effetti e strutture da portare a monte della compattazione del prodotto che tra l’atro sta riscoprendo lo spessore, dopo la moda del sottile. Altro ambito da sviluppare è, inevitabilmente, la logistica: i grandi formati che poi vengono tagliati e destinati al mercato secondo le diverse richieste pongono un problema che verrà risolto dalla fabbrica del futuro. Quella, flessibile anche dal punto di vista della capacità produttiva, in grado di rispondere in modo ancora più rapido di oggi alle esigenze del mercato».

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NEWS

Aziende

G.M.M. TRASMISSIONI MECCANICHE PARTNER DI PANARIA GROUP SUL RISPARMIO ENERGETICO Presentato a Tecnargilla 2014, Smart Energy Pack di G.M.M. Trasmissioni Meccaniche ha riscosso grande interesse da parte dei principali player dell’industria ceramica internazionale. In Italia, ad esempio, è stato adottato da Panaria Group, da sempre sensibile al tema dell’ecosostenibilità, che ha installato motori ad alta efficienza IE3 e la nuova trasmissione Eagle NRG. Smart Energy Pack è la più recente soluzione sviluppata da G.M.M. Trasmissioni Meccaniche per limitare la dissipazione di energia nell’ambito delle trasmissioni di potenza e dei circuiti pneumatici che garantisce l’ottimizzazione dei consumi energetici, nonché l’accesso a certificazioni statali.

FINE LINEA SYSTEM PER BIEN SERAMIK Bien Seramik, nota azienda turca produttrice di piastrelle ceramiche, ha scelto di potenziare il proprio reparto di “fine linea” con due dei più innovativi impianti brevettati da System: la confezionatrice 4Phases che consentirà all’azienda un risparmio dell’80% di cartone per gli imballi, e Multigecko, il nuovo sistema di impilamento delle piastrelle che le separa fisicamente in base alla loro qualità. Le due nuove macchine permetteranno a Bien Seramik di gestire in maniera efficiente grandi volumi di prodotto finito. La crescita commerciale di System in Turchia è supportata dalla presenza a Istanbul di System Turkey, una delle numerose filiali e società del Gruppo attive in 26 Paesi del mondo, che può contare su tecnici specializzati e magazzino ricambi per offrire assistenza e servizio pre e post vendita alle aziende ceramiche locali.

VETRICERAMICI AMPLIA LA GAMMA La collaborazione attiva con i più importanti costruttori di impianti per la produzione di gres porcellanato in doppio caricamento, ha consentito a Vetriceramici di ampliare la propria gamma di prodotti destinati a questa tecnologia. L’offerta ora si compone di atomizzati micronizzati e colorati a secco, lamelle e spaghetti monocolore e variegati multicolore, granuli e atomizzati nobili (extrabianchi, colorati, lustri, lucidi e mat trasparenti) con granulometrie calibrate e umidità controllata, adatti anche all’applicazione con digitale a secco. Tutti i materiali possono essere personalizzati per adattarsi alle caratteristiche degli impasti delle singole aziende ceramiche, questo soprattutto in termini di ritiro e coefficiente di dilatazione in modo da garantire una perfetta planarità anche con formati extralarge sempre più richiesti. Recentemente Vetriceramici ha anche ampliato la gamma delle graniglie tecniche, segmento in cui è riconosciuta leader di mercato: oltre 20 tipologie in diverse granulometrie calibrate, capaci di soddisfare tutte le esigenze di effetti superficiali (in particolare lappati e levigati), sviluppo cromatico, coefficiente di dilatazione, tecniche di applicazione.

PREMIATA DAL MERCATO LA “EKOLINE” DI NUOVA FIMA Progettata e continuamente aggiornata per rispondere alle richieste del mercato, la nuova “EkoLine” di Nuova Fima è la risposta ideale ad ogni esigenza nel fine linea, con caratteristiche uniche sul mercato per flessibilità e performance. Lo confermano i risultati di mercato, con ben 73 soluzioni installate, 37 confezionatrici EkoWrap e 26 EkoRoll – la soluzione capace di ridurre fino al 65% l’utilizzo di cartone aumentando la velocità produttiva – e ben 10 EkoSort, la nuova linea di scelta che si distingue per il sistema di smistamento semplificato configurabile direttamente dal software e in grado di operare indipendentemente da formati e spessori, con conseguente minimizzazione dei tempi di cambio formato. «Un grande successo – ha spiegato l’ing. Giuseppe Miselli, responsabile commerciale per l’Italia – da ricondurre alle rivoluzionarie caratteristiche tecniche delle soluzioni, che sono alla base della rinnovata fiducia mostrata da parte delle principali aziende del settore, in maggioranza italiane, presso le quali sono state collocate le soluzioni fornite».

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DURST GAMMA XD 98 CONQUISTA IL MERCATO CERAMICO Grande successo per Gamma XD 98, l’innovativa stampante ceramica inkjet a 8 colori di Durst, che ha già conquistato il mercato internazionale, mettendo a segno numerose installazioni in Europa, Asia e America Latina. In Italia, sono già numerosi i sistemi Gamma XD installati, e molte aziende hanno già ordinato la seconda, e in alcuni casi la terza stampante della serie. Per Alberto Bassanello, Direttore Vendite Italia, quello italiano è «un record superato al momento solo dal Brasile, dove uno dei più affermati produttori locali ha già ordinato 6 unità». Ottimi risultati che Durst spera di replicare con il lancio di Gamma XD 148. Alta qualità dell’immagine, colori pieni e omogenei lungo tutta la larghezza di stampa e totale assenza di banding sono i plus che hanno decretato il successo di questo sistema modulare che ha contribuito a fissare nuovi standard nella decorazione digitale delle piastrelle.

X55, L’ALIMENTATORE PRESSA A CARICAMENTO MULTIPLO DI MARTINELLI GROUP L’alimentatore X55 rappresenta la più moderna ed efficiente soluzione per la gestione delle polveri alla pressa nella produzione di Gres Porcellanato tecnico e smaltato. Realizzato in 3 diverse versioni - X55, X55 Micron e X55 Micron Plus - può lavorare con due, tre o quattro caricamenti, consentendo la realizzazione di una grande varietà di prodotti ceramici con prestazioni uniche ed inimitabili. L’alimentatore X55 viene utilizzato per l’applicazione di materiali di diversa composizione e granulometria. Impasti atomizzati e micronizzati, smalti, granuli e scaglie possono essere depositati sia singolarmente che come miscele, consentendo la realizzazione di materiali naturali, strutturati e levigati di grande pregio estetico. L’utilizzo congiunto del sistema di alimentazione X55 e delle tecnologie per la decorazione digitale permette la realizzazione di materiali caratterizzati da straordinaria naturalezza e matericità, senza rinunciare alla necessaria produttività di una moderna linea ceramica.

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impianti e servizi www.ceramicanda.com redazione@ceramicanda.com

FATTURATO RECORD PER SACMI Uno tra i migliori bilanci della storia di Sacmi, quello con cui il gruppo leader mondiale nella produzione di impianti per l’industria ceramica chiude il 2014. Con un fatturato consolidato stabilmente sopra gli 1,2 miliardi di euro, un patrimonio netto di oltre 660 milioni e una forza lavoro globale pari a quasi 4.000 addetti su oltre 70 società controllate, Sacmi raccoglie i frutti dei grandi investimenti in ricerca e innovazione tecnologica (oltre 20 milioni di euro, nel 2014). Seppur fortemente internazionalizzato - Sacmi realizza ormai oltre l’88% del fatturato all’estero - il Gruppo ha mantenuto ben saldo il proprio cuore tecnologico e produttivo in Italia. A condurre il successo di Sacmi, nello specifico, si confermano le performances del settore Ceramics, che, nel 2014, ha registrato un’ulteriore crescita dei volumi (+5%) e della marginalità, grazie ad alcune novità tecnologiche: dalla linea Continua+ per la produzione di grandi lastre ai sistemi per l’impilamento e il confezionamento flessibile Eko Sort ed Eko Wrap, fino alle soluzioni per il colaggio in pressione AVI per sanitari. A fronte dei risultati già raggiunti, le premesse per il 2015 appaiono altrettanto incoraggianti.

KRYO DI OFFICINE SMAC PER NG KUTAHYA Arrivano importanti riscontri, dalla Turchia, per la tecnologia Kryo di Officine Smac, adottata ora anche da NG Kutahya, noto produttore di piastrelle di alta gamma che vanta una capacità produttiva di circa 28 milioni di metri quadri all’anno. Nel nuovo impianto per la produzione di grandi lastre ceramiche è infatti stato recentemente installato un raffreddatore Kryo F.130 che, in fase di decorazione digitale, risolve il problema dell’emissione di vapori sulle testine della stampante causata dalle alte temperature delle lastre. Produttività e qualità di stampa hanno mostrato un netto miglioramento confermando la validità della tecnologia brevettata Kryo - con sistema di raffreddamento a doppio ciclo chiuso - anche nel processo di produzione e decorazione di lastre ceramiche di grandi e grandissime dimensioni.

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G 5: lo stato dell’arte

Primo Piano

della decorazione digitale

PrimoPiano

a cura della redazione

Una nuova tecnologia, una nuova generazione di decorazione digitale completamente modulare e autonoma è stata la protagonista esclusiva all’evento di Projecta Engineering

G

5, Generazione Cinque: presso la sede di Via Viazza II Tronco 55 a Fiorano Modenese, il 18 giugno Projecta Engineering – azienda del Gruppo Siti B&T guidata dall’ingegnere Vincenzo Palumbo - ha organizzato un evento su misura per presentare non solo una nuova tecnologia, non solo una nuova macchina, ma soprattutto un nuovo modo di pensare il “fare decorazione”, la nuova generazione della decorazione digitale. G 5, infatti, è il primo sistema di decorazione digitale completamente modulare, tagliato su misura per rispondere a qualsiasi esigenza dell’utilizzatore finale. Il suo design è, come sempre, raffinato e curato in ogni dettaglio

e la sua composizione è, se possibile, ancora più immediata e semplice: un tappeto, di lunghezza variabile tra i 3,5 e i 5,5 metri, e al suo inizio un modulo Master. Ma nella “semplicità” di questi pochi metri, Projecta Engineering ha sintetizzato l’intero processo di smalteria completa attraverso la sublimazione di tutte le tecnologie digitali fino ad oggi prodotte e le ha compendiate in una macchina la cui flessibilità è totale, secondo quel “Pensiero Digitale” alla base della filosofia aziendale identificabile nel concetto di “filiera digitale integrata”. G 5 è stata progettata e realizzata per ospitare da 8 a 10, a 12 e finanche a 14 colori grazie a moduli tutti indipendenti e autonomi fra loro, smontabili con facilità e riposizionabili a seconda delle diverse necessità. Ogni modulo inserito su G 5 diventa dunque di per se stesso una singola unità di stampa a tutti gli effetti, slegata dagli altri elementi, in grado di posizionarsi automaticamente in fase di stand-by in caso di mancato utilizzo, eliminando ogni possibilità di usura, anche passiva. La nuova macchina può ospitare differenti tipi di testine che determinano sia la dimensione della goccia, sia la risoluzione di stampa la cui velocità massima si spinge oltre i 50 m/min. Alla base del tappeto, il modulo Master - l’unico fisso - con monitor integrato racchiude tutte le funzioni comuni e necessarie all’interazione con i singoli elementi, integrando la Guida Centratura, singola o a


doppia fila. Ad esso può essere aggiunto l’innovativo sistema GScanner per il riconoscimento automatico strutturale a Laser. Di semplice utilizzo, il Laser è posizionato sotto al Master e consente di sincronizzare la stampa della grafica al tampone garantendo elevate performance. Al termine del tappeto, l’elemento opzionale GVision per il controllo continuo qualità di stampa in linea in grado di riconoscere i difetti di produzione anche a crudo. Grazie al sistema di Visione Intelligente, GVision non si limita a effettuare una segnalazione ma istituisce un vero dialogo con la macchina che così può eventualmente procedere prima a una fase di pulizia automatica, poi alla stampa del test. A questo punto, se il problema non si ripresenta, la macchina riprende il suo lavoro in totale autonomia; in caso contrario, vengono attivati diversi sistemi di allarme fino al richiamo dell’operatore. Ci troviamo, ancora una volta, di fronte alla nuova evoluzione-rivoluzione di Projecta Engineering. Lo ha fatto sei anni fa con il rivoluzionario concetto di cassetti colore estraibili, sistema da allora imitato da tutte le principali concorrenti, lo ha rifatto questa volta con una soluzione talmente modulare da sbaragliare il concetto tradizionale di decorazione digitale e portare al centro di tutto il Progetto. Di conseguenza, la possibilità di attrezzare liberamente il piano di lavoro con qualsiasi tipo di elemento e con qualunque modulo, presente o di prossima generazione, consente la massima libertà espressiva all’azienda che può plasmare

la macchina sulla base delle proprie necessità e fantasie, distinguendosi sul mercato con risultati assolutamente originali. Questo risultato è il frutto dell’incessante impegno di Projecta Engineering in Ricerca&Sviluppo che permette di evolvere le tecnologie di prodotto in un’ottica di continuità delle macchine stesse. Gli sforzi di Projecta Engineering su G5, infatti, nascono da un compendio delle principali caratteristiche vincenti della serie EVOLVE e hanno ricadute molto interessanti sulle linee già esistenti che possono così godere delle migliorie e integrarsi con G5 stessa per produrre risultati ancora di più alto livello. Tutta la serie Evo, infatti, può essere upgradate con le nuove e più performanti interfaccia utente, possono integrare i moduli GVision e GScanner e, come nel caso delle Ibride, possono alloggiare i molteplici modelli di testine offerte da diversi produttori. È questo, d’altronde, lo scopo di Projecta Engineering: capire le esigenze e le opportunità che si presentano per realizzare decoratrici digitali di assoluta avanguardia, in grado di anticipare le necessità di mercato, migliorando i processi industriali e rendendo più efficiente la produzione. Come il pennello attinge ai colori scelti sulla tavolozza dell’artista, così G 5 offre la massima opportunità creativa all’azienda e all’uomo. G 5 è la nuova espressione della decorazione digitale senza limiti. www.projectainvent.com


Sport

a cura di Stefano Fogliani

Tra la via Emilia e la serie A… Tre squadre nella massima serie in 70 km. Da Bologna a Reggio, passando per quella Modena dove giocherà il Carpi. Sulla via Emilia, da agosto, il pallone rotolerà veloce veloce… 60

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lla fine ce l’hanno fatta anche i rossoblu. Ovvero il Bologna, che ha raggiunto i biancorossi del Carpi e i neroverdi del Sassuolo in serie A. Alla fine tutto si tiene, e i poco più di 70 chilometri scritti dalla Reggio Emilia del Mapei Stadium a via Andrea Costa, Bologna, dove ha sede il Dall’Ara, ci sono tre squadre di A. Perché a Bologna gioca il Bologna, e ci mancherebbe, a Reggio il Sassuolo, e si sa, e a Modena giocherà invece il Carpi che debutta in serie A, benedicendo un tratto di via Emilia che è il paradiso del pallone. Tre squadre di serie A (già detto, ma ricapitoliamo: Sassuolo a Reggio, Bologna a Bologna, Carpi a Modena) dentro stadi che la serie A l’hanno già vista (anche il Braglia, ai tempi della dei gialloblu) e con dentro le squadre che non ti aspetti. Perché il Bologna ci sta, e ci mancherebbe, al Sassuolo che maramaldeggia al Mapei Sadium ti abitui perché l’impianto reggiano

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BOLOGNA - Stadio Dall’Ara

è griffato Mapei, ma il Carpi è la variabile che spariglia, sceglie Modena e congiunge idealmente – e non a caso è tappa intermedia sulla via Emilia del pallone – una tratta che non ha eguali. E non li avrà la prossima stagione. Perché hai voglia a dire che tra Milano e Bergamo (i km sono poco più di 53) la distanza è ancora minore, ma tra la Milano di Inter e Milan e la Bergamo dell’Atalanta le squadre sono tre ma le città due e soprattutto manca il contorno. Ovvero la B del Modena, la Prima Divisione della Reggiana e soprattutto quell’idea che su quel tratto di via Emilia, da agosto – si comincia il 22 – non ci sarà da annoiarsi. Perché su quei 70 chilometri di asfalto che separano il Dall’Ara bolognese dal Mapei Stadium neroverde passando per il Braglia di Modena, dove il Carpi è atteso non senza curiosità al ballo delle debuttanti, rotolerà tutto il pallone che serve. E si gioca la partita che non ti aspetti, quella della provincia emergente che a restare provincia non ci sta, e prova a fare la voce grossa.

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MODENA – Stadio Braglia

REGGIO E. – Mapei Stadium

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Sport

a cura di Stefano Fogliani

Tre città, e tre uomini, per i derby del 2015/16

Giorgio Squinzi (Sassuolo)

Stefano Bonacini (Carpi)

Joey Saputo (Bologna)

Carpi, Sassuolo, Bologna. Tessile, ceramico, imballi e meccanica: biancorossi, neroverdi e rossoblu esprimono (anche) la bontà di un modello vincente 62

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allone, certo, ma non solo. La serie A che corre lungo la via Emilia è anche espressione di tre distretti industriali tra i più floridi d’Italia, oltre che emanazione di tre imprenditori che, quanto a numeri, si fanno dare del “Voi”. Distretto ceramico a Sassuolo, distretto tessile a Carpi, distretto della meccanica a Bologna. Quanto valgono? Valgono, e tanto... Sassuolo con le sue ceramiche fattura 5,7 miliardi di euro, esporta il 75% dei 381 milioni prodotti e occupa, giusto per limitarci alle piastrelle (del comparto fanno parte anche refrattari, sanitari e stoviglieria) oltre 19000 addetti in 150 aziende. Marciano, le piastrelle sassolesi, non meno che la squadra neroverde e del resto lo stesso trend lo segue la vicina Carpi, dove la produzione legata al tessile nel 2014 ha visto crescere il proprio fatturato del 3,1%, attestandolo a circa 1,5 miliardi di euro e vedendo

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la quuota di esportazioni fermarsi a ridosso del 36%. Non male per due realtà che assommano, a guardare i dati dei residenti, poco più di 100mila abitanti (70mila Carpi, 40mila Sassuolo) e non sono né capoluoghi di provincia (Sassuolo è addirittura, dal dopoguerra ad oggi, la città più piccola rappresentata nella massima serie) né aree metropolitane come quella cui è facile ricondurre Bologna. Un colosso, quando ad abitanti e territoirio, e anche quanto a blasone della squadra, e non a caso l’unica delle tre a giocare nel suo stadio. E, non per caso nemmeno quello, capace di esprimere la stessa vitalità economica, con i suoi distretti di riferimento, delle “sorelle minori”. Quello che si è detto di Carpi e Sassuolo, ovvero di tessile e ceramico, vale anche per Bologna, dove il distretto delle macchine per imballaggio cresce di oltre sei punti percentuali e il distretto della meccanica fa, stando alle stime del Monitor dei Distretti di Intesa Sanpaolo, altrettanto bene. Bologna, tuttavia, è anche altro, e del resto la proprietà non è necessraimente riconducibile al settore industriale che esprime il territorio, con Joey

LA SANA PROVINCIA Sul Dstretto di qualche tempo fa scrivevo della crisi del Sassuolo calcio, perdeva da quattro partite e la squadra sembrava vivere solo sugli allori di un girone di andata scoppiettante, nell’articolo mettevo in guardia l’ambiente neroverde circa il rischio di perdere per strada qualche tifoso di pancia, magari attratto da altre piazze vicine, da squadre e giocatori più motivati e divertenti di quanto non fossero, in quel preciso momento, gli undici di mister Di Francesco. L’allusione era al Carpi, già praticamente promosso in Serie A, e al Bologna secondo in classifica. Il Sassuolo ha poi chiuso il campionato alla grande con quattro vittorie consecutive, terminando la stagione a 49 punti; il Carpi ha stravinto e dominato il campionato di serie B; il Bologna ha vinto i play off battendo in finale il Pescara dopo 180 minuti al cardiopalmo. Morale, nel prossimo campionato avremo tre squadre in serie A racchiuse in un raggio di soli 73 chilometri, per la gioia degli appassionati di calcio i quali potrebbero concedersi il lusso di godersi la serie A tutte le sante domeniche e di scegliere la piazza che ospita la squadra più blasonata. Ad eccezione dei tifosi di cuore i quali, come è logico, si rifiutano di seguire altre squadre al di fuori della propria. Pensiamo inoltre alla gioia dei tifosi di Juve, Milan, Inter e Napoli, da queste parti se ne contano molti e potranno seguirle per ben tre giornate semplicemente recandosi a Reggio Emilia, Modena e Bologna. Nel triangolo dei distretti della moda, delle piastrelle e della meccanica è successo qualcosa di straordinario dal punto di vista sportivo e non credo sia da attribuire alla casualità: qui ci sono imprese e imprenditori con

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Saputo, imprenditore canadese nel campo dell’industria casearia, nonché presidente della squadra di calcio dell’Impact de Montréal, che a dicembre 2014 è diventato azionista di maggioranza facendo del Bologna il primo club calcistico italiano della storia ad essere controllato da imprenditori canadesi ed il secondo, dopo l’A.S. Roma, ad essere guidato da un presidente nordamericano. Italianissime, invece, le proprietà cui sono legate Sassuolo e Carpi. La proprietà della squadra neroverde è infatti riconducibile a Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria e numero uno di Mapei, colosso multinazionale dei prodotti per l’edilizia che fattura 2,3 miliardi, con 70 aziende consociate con 64 stabilimenti produttivi operanti nei 5 continenti in 31 nazioni diverse, mentre nel Carpi la figura di punta è Stefano Bonacini, fondatore del marchio Gaudì, a capo di un impero da oltre 50 milioni di fatturato, quasi il 40 per cento in più dell’anno precedente. La mamma cuciva maglie a domicilio, il padre aveva un piccolo salumificio: lui ha fatto strada, parecchia. Anche nel calcio.

i cosiddetti attributi e l’economia è meno depressa che in altri luoghi del nostro paese, questo favorisce e non poco gli investitori amanti del calcio. Squinzi con la Mapei, Bonacini con Gaudì, Saputo e le sue mozzarelle canadesi, sono loro gli artefici dell’impresa calcistica legata al nostro territorio. Ci sono due parole che possono riassumere il fenomeno: “sana provincia”, in barba al Lotito pensiero e alle telefonate con le quali il presidente della Lazio metteva in guardia circa il rischio di svuotare di interesse e introiti il massimo campionato, qualora alcune squadre di provincia ne avessero preso parte. Ma il karma arriva sempre puntuale: è notizia della settimana il suo rinvio a giuidizio con l’accusa di “aggiotaggio manipolativo e informativo su azioni del club biancoceleste”, cui si aggiunge l’inchiesta della Procura di Napoli sulle telefonata nella quale attaccava il Carpi: Come ha detto Crozza, occupandosi delle inchieste in corso nella Capitale, “a Roma non c’è più il raccordo anulare ma l’accordo a rubare”. Come sempre la comicità è la bocca della verità, sono quindi le grandi metropoli che dovrebbero preoccuparsi! C’è bisogno della sana provincia per provare a risollevare l’Italia, c’è bisogno delle nostre squadre per portare un po’ di aria pulita nel mondo del calcio. In bocca al lupo a Sassuolo, Carpi e Bologna. (Roberto Caroli)

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a cura della redazione

Il progetto

Eataly e Caesar,

insieme nellâ&#x20AC;&#x2122;eccellenza Trace, Anima e One: tre collezioni in gres porcellanato protagoniste ad EXPO 2015

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Il progetto

Tutte le foto sono di Nicolas Tarantino

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ncora una volta l’esperienza, la versatilità e l’innovazione, cosi come il ruolo di player di riferimento per le realizzazioni architettoniche più moderne e all’avanguardia, rendono le collezioni in gres porcellanato di Caesar protagoniste di uno degli eventi più attesi a livello internazionale, EXPO 2015, l’Esposizione Universale inaugurata lo scorso primo maggio a Milano e operativa fino al prossimo 31 ottobre. Importante vetrina di interesse internazionale, Expo 2015 offre a tutti i Paesi del mondo la possibilità di mostrare il meglio delle proprie tecnologie riguardanti il tema “Nutrire il Pia-

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neta, Energia per la Vita”, offrendo risposte concrete alle esigenze di sana nutrizione e rispetto dell’ecosistema. Il nome di Caesar e il look originale delle sue piastrelle in gres porcellanato sono presenti all’evento in tre diversi padiglioni, tra cui i ristoranti di Eataly nell’area dedicata. La partnership con Eataly rappresenta il binomio perfetto tra due realtà imprenditoriali diverse ma accomunate dall’eccellenza del made in Italy. Eataly, la più nota catena di punti vendita specializzati nella diffusione e somministrazione di prodotti enogastronomici italiani di alta qualità artigianale, ha già avuto modo di apprezzare

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la Cultura della Materia di Caesar in altre occasioni, utilizzando le sue diverse collezioni di piastrelle in ceramica 100% Made in Italy per la realizzazione di negozi in Italia – a Bari e a Monticello d’Alba – e anche negli USA, nel nuovo shop sulla Fifth Avenue di New York. In occasione del grande evento di Milano, Eataly ha confermato la sua preferenza per l’azienda ceramica di Fiorano Modenese scegliendola nuovamente per la fornitura dei rivestimenti in gres porcellanato destinati ad alcune aree dei locali presenti all’interno della grande esposizione. Due, infatti, sono gli interi padiglioni dedicati

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alla biodiversità della cucina italiana che la famosa catena di negozi ha ottenuto in gestione autonoma. Qui 84 ristoratori italiani si avvicendano di mese in mese alla guida delle cucine dei complessivi 20 ristoranti regionali che attraversano tutte le tradizioni gastronomiche della penisola, offrendo una sorprendente varietà di piatti tipici con materie prime Dop. Perfettamente in linea con la filosofia aziendale che mira alla cura e selezione delle materie prime per offrire una qualità eccellente del prodotto finale, Caesar ha proposto tre delle sue collezioni di ultima generazione.

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Il progetto

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Il progetto

Trace, dal look esclusivo e pregiato, richiama gli aspetti del metallo brunito e l’opacità del cemento per una superficie ceramica materica ed elegante, che richiama le grandi opere del passato. Ai grandi capolavori scultorei che hanno segnato la storia dell’arte italiana si rivolge anche Anima, interpretazione ceramica del marmo declinata in 6 diverse ispirazioni con 3 finiture di superficie. Alleato “unico” per progetti contemporanei è One, frutto di una intensa ricerca sulla materia

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e sulle sensazioni derivanti che ha portato a fondere nel gres porcellanato elementi tipici della tradizione progettuale quali il cotto e il cemento. Con questa importante collaborazione, Caesar sottolinea nuovamente la sua attitudine a farsi interprete delle tendenze più contemporanee, tra grande passione e alta qualità, mettendo a frutto i risultati dell’esperienza e dell’innovazione ceramica made in Italy che caratterizza tutte le sue collezioni di pavimenti e rivestimenti in gres porcellanato.

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a cura di Claudio Sorbo

Economia

Liberali & liberisti: cultura di impresa e gestione della crisi Da Keynes e Friedman a Obama e Draghi: cosa fare per consolidare il successo, cioè per rendere strutturale una ripresa che ancora appare congiunturale?

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Economia

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obert Ernest (detto Bob) Hall, professore di Economia Politica a Stanford, nel 1976 coniò due espressioni per definire le opposte scuole del pensiero economico che all’epoca dominavano: i saltwater economist, economisti di acqua salata, e i freshwater economist, economisti di acqua dolce. Gli esponenti della prima corrente insegnavano in Università ubicate in città di mare o prossime al mare e gli altri in Università vicine ai Grandi Laghi: da qui la loro pittoresca etichetta. In comune avevano la materia su cui si confrontavano: la Macroeconomia, la disciplina che si occupa delle variabili economiche tra loro dipendenti quali la domanda, l’offerta, il P.I.L., l’export, l’import, la bilancia dei pagamenti, eccetera. Per gli interessati all’argomento i saltwater economist insegnavano nella University of California a Berkeley, nella Brown University di Providence nel Rhode Island, nella Harvard University di Cambridge, periferia di Boston, nella University of Pennsylvania a Filadelfia, nella Princeton University a Princeton nel New Jersey, nella Columbia University di New York e nel MIT, Massachusetts Institute of Technology di Cambridge, periferia di Boston (fermata Kendall della metropolitana, due fermate più avanti c’è Harvard). I freshwater economist erano docenti della Chicago University di Chicago, della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, della Minnesota University di Minneapolis e della University of Rochester di Rochester nello Stato di New York. I due gruppi avevano anche due leader riconosciuti: i

saltwater economist avevano l’inglese John Maynard Keynes, Primo Barone di Tilton, di Cambridge, i freshwater economist il molto meno titolato Milton Friedman, ebreo di Brooklyn, New York. Entrambi sono stati, comunque, fari dell’ Economia, in particolare John Maynard Keynes collezionava successi tra i Capi di Stato, mentre Milton Friedman era un asso nel creare gruppi di lavoro di altissimo livello come i famosissimi ”Chicago Boys”, “I ragazzi di Chicago”, epiteto alquanto sinistro soprattutto in una città in cui aveva spadroneggiato Al Capone. Cosa distingue i primi economisti dai secondi? I primi sono liberali, i secondi sono liberisti. Il significato dei due termini è sintetizzato da una vecchia battuta: “I liberali considerano i politici un male inevitabile, i liberisti li considerano un male superfluo”. I liberali, quindi, convivono con la politica e la ritengono il motore dell’economia, sono favorevoli alla spesa pubblica, persino dell’indebitamento pubblico pur di mantenere elevati i livelli occupazionali, cioè il lavoro, gli stipendi e i consumi: il tutto grazie a una interpretazione in chiave sociale del capitalismo. Il massimo esponente delle teorie liberali, John Maynard Keynes, scrisse, sull’argomento, “Il capitalismo non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso e non mantiene le promesse. In breve, non ci piace e stiamo cominciando a disprezzarlo. Ma quando ci chiediamo cosa mettere al suo posto, restiamo estremamente perplessi” (“National Self – Efficiency”, “Autosufficienza nazionale”, 1933). Le teorie di Keynes ebbero

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«I liberali considerano i politici un male inevitabile, i liberisti li considerano un male superfl uo»

– ed hanno ancora oggi – largo successo e applicazione a livello mondiale: negli anni ’30 col New Deal di Franklin Delano Roosevelt, nel 1956 col Federal – Aid Highway Act (Legge di aiuto federale sulle autostrade), che diede il via al Dwight D. Eisenhower National System of Interstate and Defense Highways (Sistema Nazionale di Autostrade interstatali e di difesa Dwight Eisenhower). Grazie a questa legge furono costruite le autostrade americane, una rete che oggi è di 74.000 chilometri, la cui costruzione assorbì i disoccupati americani e i reduci della guerra di Corea. Un caso ulteriore si è avuto nel 2013 quando Obama ha disposto che la Federal Reserve, la Banca Centrale degli Stati Uniti, stampasse montagne di dollari e li mettesse a disposizione delle imprese a interessi bassissimi per favorire gli investimenti e quindi abbattere la disoccupazione (e con quali eccellenti risultati abbiamo visto). L’ultimo esempio – il meno ortodosso, visto che non ha riguardato uno Stato – si è avuto di recente con il “quantitative easing” “alleggerimento quantitativo” di Mario Draghi, Governatore della BCE, con cui ha attaccato – pare vittoriosamente – la deflazione e ha lanciato una lieve inflazione nella Unione Europea allo scopo di rilanciare l’occupazione. I saltwater economist sono, in ultima analisi, roba vecchia ma sempre valida, già prevista da John Maynard Keynes quasi 80 anni fa e perfezionata da Alban Phillips nel 1958 con la sua “Curva sulla relazione inversa tra inflazione e tasso di disoccupazione”, per la quale la disoccupazione cala se aumenta l’inflazione, evento che non avvie-

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ne solo nel caso di recessione, come è accaduto a noi per 12 trimestri consecutivi. Passiamo ora ai freshwater economist, i liberisti. Essi considerano i politici un male superfluo del quale si può e si deve fare a meno. Quindi, gli interventi in economia dei liberisti non prevedono né il parere, né l’avallo né l’autorizzazione dei politici: secondo loro il Parlamento è il tempio in cui si celebrano i riti dello spreco del tempo e delle pubbliche risorse, e dove spesso si riuniscono i gruppi di potere che lavorano solo per il loro tornaconto (per l’Italia, mi pare realistico). Ne consegue che i liberisti hanno bisogno di avere le mani libere per applicare le loro teorie, per cui l’unico ambiente politico e sociale in cui possono agire senza ostacoli è una dittatura: convinto uno, cioè il Dittatore, convinti tutti. Un caso di applicazione delle teorie liberiste è stato il Cile: dopo il colpo di Stato che abbatté Salvador Allende, andò al potere Augusto Pinochet, un generale che impose al paese una dittatura feroce. Appena al potere, Pinochet conferì a Milton Friedman, l’esponente più autorevole dei liberisti, l’incarico di rimettere in sesto l’economia cilena sfiancata dalla raffica di nazionalizzazioni del passato Governo (e dal generoso contributo alla sua caduta da parte della CIA e delle multinazionali americane, Anaconda Copper Company e AT&T in testa). In sintesi, il liberismo poggia su tre cardini: liberalizzazione degli scambi di beni, servizi e capitali tra i singoli Stati, contenimento e successiva riduzione dell’imposizione fiscale e, quindi, della spesa pubblica, riduzione delle norme che regola-

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Economia

Non sta scritto da nessuna parte che le politiche economiche debbano ottenere il consenso popolare

Mario Draghi

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no il commercio. Il paese più liberista del mondo sono gli Stati Uniti (anche gli autobus comunali sono privati), i meno liberisti erano le democrazie del Nord, Danimarca, Svezia, Norvegia. Ho detto “erano” perché lassù, oggi, è in corso un severo processo di revisione delle politiche di intervento dello Stato e di applicazione del Welfare State: “Tutto gratis per tutti, dalla culla alla cassa” è uno slogan che non risuona più tra i bianchi boschi di betulle. Infatti, una politica economica nata per i locali (quattro gatti) è diventata il Bengodi di chiunque fosse emigrato lassù e ciò non è più sostenibile per nessuno, né per i vecchi, né per i nuovi abitanti. Se oggi giungete in Svezia in treno da Copenhagen, molto probabilmente i primi tre svedesi che incontrerete saranno una mamma islamica col velo e i suoi due mocciosi attaccati al sottanone: tutto ciò a Malmö, la città natale di Zlatan Ibrahimovic. Passiamo ora ad alcune riflessioni. In primo luogo, la storia dei saltwater e dei freshwater economist non è stata una chiacchierata da salotto: aveva lo scopo di far conoscere la situazione a chi non la conosceva. In secondo luogo, quanto descritto fa intendere che le scelte in materia economica non vengono mai fatte da ignoranti sprovveduti: chi sceglie di impostare le politiche economiche in chiave liberale o liberista sa benissimo a cosa va incontro. In terzo secondo luogo, non sta scritto da nessuna parte che le politiche economiche debbano ottenere il consenso popolare. Non è

richiesto né dalle teorie liberali né, ancor meno, da quelle liberiste. Per non parlare del collettivismo, la teoria economica praticata dal comunismo sovietico: è sempre stato messo in pratica fottendosene del consenso popolare. Infatti, nel collettivismo (come nel liberismo) decide chi ha il potere, non chi ha il consenso: quando dopo la Seconda Guerra Mondiale si trattò di disegnare l’economia dei paesi sotto l’ala protettiva di Mosca, Churchill affermò, pittoresco come sempre, che “il comunismo stava alla Polonia quanto una sella alla schiena di una mucca”: ebbene, nessuno oltre la Cortina di Ferro si chiese se il popolo fosse d’accordo con le iniziative economiche di Mosca, erano state approvate da Stalin e tanto bastava. Così la Polonia, cattolicissima e al massimo prussiana, fu sempre una spina nel fianco del regime sovietico ma fu costretta a farne parte, rivolte o non rivolte, fino a che il comunismo non è collassato come un soufflé sfiancato da albumi troppo montati. Infine, sapere chi siano stati e siano i liberali e i liberisti, in cosa consistano le loro teorie e quali siano i manuali che le descrivono è solo un fatto di cultura. Chi la possiede, sa chi sono, cosa propugnano e se (e in che misura) le loro teorie sono applicabili. Chi, invece, non ha questa cultura, non saprà mai che esistono, quindi – al limite – non può decidere se applicarle o meno. In ultima sintesi, la cultura conferisce a chi la possiede la capacità di scegliere. Poiché si sa che è veramente libero solo chi può scegliere, non

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poterlo fare significa essere schiavi. Non a caso, Franklin Delano Roosevelt, annunciando i contenuti del New Deal, disse al popolo americano, “Io vi libererò dalla schiavitù del bisogno”. Molti, poi, credono che il danaro possa sostituire la cultura: non è così, un imprenditore può essere ricco quanto vuole ma se non ha le conoscenze non può decidere consapevolmente: in pratica, è uno schiavo ricco, ma pur sempre uno schiavo. Se estendiamo queste considerazioni generali al settore ceramico, che ruolo ha giocato la cultura di impresa nella gestione della crisi? La logica dice che le aziende che hanno superato la crisi evidentemente sapevano cosa fare e hanno scelto giusto, mentre quelle che non sapevano cosa fare hanno sbagliato scelta (o, come tante, non hanno scelto e hanno continuato come prima, comunque sbagliando). Su questo argomento molto si è detto, persino che le aziende ceramiche che sono sopravvissute e hanno prosperato “hanno avuto la fortuna” di esportare negli Stati Uniti. Ebbene, premesso che non è stato mai vietato a nessuno di esportare laggiù, occorre ricordare che le aziende più avanzate – e quindi più colte – hanno aperto le loro filiali negli Stati Uniti tanti anni fa, anche 30, non a crisi già avviata, e ad aprirle furono giovani – allora – funzionari commerciali vigorosi e di tanta fede. Ebbene, quando i mercati sono ripartiti, le aziende che avevano già le filiali hanno ottenuto buoni risultati. Cosa hanno fatto, senza essere né liberali né liberisti, han-

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no aumentato il numero dei Venditori e hanno presidiato meglio e con più uomini le aree che avevano ripreso a comprare. Il fatto, poi, che il sottoscritto abbia predicato per anni di fare così è irrilevante: gli imprenditori ceramici sono abituati da sempre a non dare retta a nessuno, nel bene e nel male (più spesso nel male). Il vero problema viene però ora: cosa occorre fare per consolidare il successo, cioè per rendere strutturale una ripresa che ancora appare congiunturale? In altre parole, per continuare a servire i clienti che sono stati serviti e per acquisire nuovi clienti? La risposta è semplice: bisogna annusare i mercati, tenere le orecchie dritte e dare immediate (o quantomeno rapide) risposte alle nuove esigenze dei clienti in tema sia di prodotto, sia di servizio, sia di sicurezza della costanza nel tempo delle due prestazioni precedenti. Poi occorre sapere dove sono i mercati e i clienti potenziali, bisogna analizzarli e programmare il numero dei Venditori necessari per contattarli tutti nella prospettiva di acquisirne almeno il 30% (il primo anno). Ovviamente, bisognerebbe anche, a futura memoria e per i dovuti controlli, anche redigere un business plan triennale sul quale fissare gli obiettivi da raggiungere alle singole scadenze. Sarebbe forse un’impresa titanica? E, se non lo fosse (e non lo è), cosa ostacolerebbe questi progetti? Sono fermamente convinto che buona parte della crisi che ancor oggi attanaglia le imprese ceramiche è solo la conseguenza del loro modo

Augusto Pinochet

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Economia

di pensare, non del costo del lavoro o dell’energia: come già descrissero nel 1982 Waterman e Peters nel loro illuminante “In Search of Excellence”, (“Alla ricerca dell’eccellenza”; Sperling & Kupfer Ed.), uno dei cinque fattori di successo di un’impresa è la capacità di cambiamento. Siamo sicuri che in ceramica sia una capacità diffusamente sviluppata? Io credo di no, e per motivi storici: un settore ingessato dalla conservazione (tranne che in campo tecnico) e spesso vittima del “Si è sempre fatto così” è figlio della cultura contadina locale: infatti, cosa c’è di più conservatore della cultura contadina, che vive sui ritmi sempre uguali della natura? Non dimentichiamo che la prima generazione degli imprenditori ceramici, oggi ancora quasi tutti al potere, è figlia di agricoltori e che i capannoni di Sassuolo e dintorni sono quasi tutti nati su terreni agricoli diventati industriali. La capacità di cambiamento, quella che ha portato alla nascita degli Swatch di plastica e al quarzo in Svizzera, dell’IPhone (PC più telefono) negli Stati Uniti, delle Kawasaki 750 in Giappone: il tutto, mentre in Svizzera si producevano solo orologi di lusso meccanici, negli Stati Uniti solo i telefonini che facevano tutti e in Giappone ciclomotori con cui scimmiottare la Piaggio e persino la Peugeot. La capacità di cambiamento diventerà un fatto culturalmente diffuso a Sassuolo quando saranno andati al governo delle aziende i figli dei figli di coloro che oggi le guidano: infatti, se non è d’accordo col padre, il figlio oggi fa il pittore e solo il nipote torna in azienda, sempre che sia ancora in mano alla famiglia del fondatore. Le dinastie italiane che contano conoscono bene questa situazione: nemmeno gli Agnelli sono sta-

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ti risparmiati dalla regola del “Uno sì, uno no”, quella per cui a un geniale capitano d’industria seguiva un figlio che non aveva uguali attitudini, salvo poi avere daccapo il fuoriclasse, cioè il nipote. Gli Agnelli hanno risolto gli interregni dapprima con Valletta, poi con Marchionne perché erano preveggenti. Chi se la sente in ceramica di managerializzare la propria impresa in attesa del nipote? Credo nessuno. Ed è un peccato, perché nel frattempo chi non avrà saputo cambiare il proprio modo di pensare sarà stato tagliato fuori per sempre dai mercati che contano. Se gli andrà bene, farà del piccolo cabotaggio di provincia, cioè europeo: magari arriverà alla fine del mese, ma sarà come il capocannoniere della Lega Pro, che col sopra citato Ibrahimovic avrà in comune solo il fatto che entrambi giocano al calcio.

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Bisogna annusare i mercati, tenere le orecchie dritte e dare immediate (o quantomeno rapide) risposte alle nuove esigenze dei clienti in tema sia di prodotto, sia di servizio, sia di sicurezza della costanza nel tempo delle due prestazioni precedenti. Poi occorre sapere dove sono i mercati e i clienti potenziali. Chi non avrĂ saputo cambiare il proprio modo di pensare sarĂ  stato tagliato fuori per sempre dai mercati che contano

MAGGIO - GIUGNO 2015

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CERAMICANDA V E D E R E

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maggio giugno 2015

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Maggio/Giugno 2015

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