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Salone del Mobile

Economia

La Spagna fa di nuovo paura

Grandi lastre, design e architettura

Dalla ‘fabbrica fiorita’ alla ‘factory 4.0’ Bertozzi & Casoni

Mercato

G L I

A S C O L T A R E

E

V E D E R E

marzo aprile 2018

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Periodico della comunicazione ceramica - Tariffa R.O.C: Poste italiane s.p.a. - Spedidzione in A.P. D.L. 353-2003 (conv. in L. 27/02/2004 - n. 46) art. 1 comma 1 DCB Fil. EPI di Modena - Tassa riscossa - Anno XVI - Nr. CENTOVENTINOVE Marzo-Aprile 2018 - Euro 4,00

Ceramica d’autore

S P A Z I

CERAMICANDA


ia le ito r Ed

di Roberto Caroli

carocaroli@ceramicanda.com

Che non sia il caso di spostare il tiro? D

omenica scorsa sul circuito iberico di Jarez de la Frontera Marc Marquez tagliava per primo il traguardo in sella alla sua Honda schizzando in testa al motomondiale,

consacrandosi di fatto il nuovo Valentino Rossi, il numero uno delle moto-gp. Sul fronte del tennis Rafa Nadal fa suoi tutti i tornei sulla terra battuta, da Montecarlo a Barcellona, riprendendosi il trono di primo tennista al mondo, per pochi mesi prestato a Roger Federer, e anche quelli di Madrid, Roma e Parigi, in programma nelle prossime 6 settimane, difficilmente avranno sorte diversa. Nel calcio il Barcellona e il Real Madrid sono considerate le squadre e le società sportive più forti e blasonate al mondo, nel match di domenica scorsa erano presenti centomila spettatori. In ambito architetturale Santiago Calatrava, in quello cinematografico Almodovar, gli spagnoli primeggiano in molti campi e si affacciano prepotentemente anche in quello industriale. Sostenuti da un sistema Paese che funziona e gioca per mettere le imprese iberiche nella condizione di massima competitività. Certo l’economia spagnola va oltre ogni aspettativa soprattutto se la si confronta con quella di paesi più assimilabili ad essa, e di fronte a Italia, Grecia e Portogallo, in questo quadro del sud del Mediterraneo, spicca con una crescita che sta riprendendo una tendenza positiva come quella pre-crisi; superando addirittura le performance, in termini di percentuali, di Germania e Francia; una crescita favorita dall’aumento dei consumi interni:+ 2,4% rispetto all’1,3% della media europea, e il confronto con l’economia italiana rischia di sembrare quasi impietoso per il nostro paese. La Spagna è passata dal 49° al 33° posto in cui è facile fare business; dal 115° al 74° posto in cui è più facile aprire un’impresa, e i giorni per farlo sono scesi da 52 a 13. Nel ceramico, per venire a casa nostra, le aziende possono permettersi di vendere le piastrelle fino a un 40% in meno rispetto alla concorrenza, in primis quella italiana; grazie a non pochi fattori competitivi irraggiungibili qui a Sassuolo. Pagano tutto di meno: l’energia elettrica la metà della nostra, il gas(solo) il 7%, la manodopera il 35%, le tasse il 45%, senza contare le migliori infrastrutture, il porto che si trova ai piedi delle produzioni. Lo diciamo da tempo, la tecnologia ha contribuito e non poco a ridurre il gap qualitativo ed estetico dei prodotti ed oggi sui mercati di tutto il mondo la piastrella spagnola vola. In Russia hanno venduto 7 milioni di metri quadri, contro l’1,8 delle italiane; negli USA le aziende locali hanno perso nei primi tre mesi di quest’anno il 15% di fatturato e lascio immaginare a vantaggio di chi; in Germania e Francia, i principali paesi europei consumatori di ceramica, gli iberici stanno entrando presso rivenditori fino a qualche tempo fa monopolio della ceramica italiana. Da anni Confindustria ceramica si batte a Bruxelles sul fronte politico, devo dire con ottimi risultati, per l’ottenimento e la proroga delle misure anti dumping nei confronti delle ceramiche cinesi ma, alla luce di quanto esposto, forse, che non sia il caso di spostare il tiro?

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editoriale

Che non sia il caso di spostare il tiro?

L’ARTISTA

Bertozzi & Casoni

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MERCATO

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SPECIALE RUSSIA

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INTERVISTA

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PERSONAGGI

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SPECIALE SALONE E FUORISALONE

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EDILIZIA

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NEWS AZIENDE - Prodotti e produttori

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INTERVISTA

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SPORT

Ombre spagnole sulle piastrelle italiane Batimat 2018: «La Russia resta mercato complesso» Federica Minozzi: «Sul mercato USA c’è un po’ di difficoltà» Confindustria Ceramica tra presente e futuro: da Vittorio Borelli a Giovanni Savorani Le grandi lastre, tra design e architettura

Rallentano le costruzioni, ok l’immobiliare

Quattro chiacchiere con Leo Turrini tra sport, politica e società Sassuolo salvo: Giorgio Squinzi vince un’altra scommessa

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NEWS AZIENDE - Impianti e servizi

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ECONOMIA

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IL PROGETTO

Dalla ‘fabbrica fiorita’ al 4.0 Cotto d’Este per il polo del lusso di Doha

PRIMO PIANO

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GRAZIE PER AVERCI SCELTO

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Sommario

34 – MARAZZI 36 – TARGET GROUP 38 - FONDOVALLE 40 - GRUPPO ROMANI 50 – PORCELANOSA 52 – SMALTICERAM 68 – SITI B&T GROUP 70 – BMR 72 – PROJECTA ENGINEERING

Numero 129 - MARZO - APRILE 2018 Anno XIII (Chiuso in tipografia il 08/05/2018) Una copia: euro 4,00 Abbonamento annuale 6 numeri: euro 24,00 - C.C.P. nr. 11777414 DIRETTORE RESPONSABILE Roberto Caroli carocaroli@ceramicanda. com DIREZIONE, AMMINISTRAZIONE E REDAZIONE Ceramicanda s. r. l. Via De Amicis, 4, 42013, Veggia di Casalgrande (R. E.) Tel. 0536. 990323 - Fax 0536. 990402 redazione@ceramicanda. com COLLABORATORI Daniela D’Angeli, Stefano Fogliani, Edda Ansaloni, Paolo Ruini, Claudio Sorbo, Massimo Bassi CERAMICANDA garantisce la massima riservatezza dei dati forniti e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo al responsabile dati Ceramicanda via De Amicis, 4 - Veggia di Casalgrande (RE). Le informazioni custodite nel nostro archivio elettronico verranno utilizzate al solo scopo di inviare proposte commerciali. In conformità alla legge 675/96 sulla tutela dati personali e al codice di autodisciplina ANVED a tutela del consumatore EDITORE Ceramicanda s. r. l. Pubblicazione registrata presso il Tribunale di Reggio Emilia al n° 986 in data 19/04/99 • Spedizione in abbonamento postale art. 2 comma 20/c legge 662/96 • In attesa di Iscrizione Registro nazionale della Stampa PUBBLICITÀ Ceramicanda s. r. l. Via De Amicis, 4, 42013, Veggia di Casalgrande (R. E.) Tel. 0536. 990323 - Fax 0536. 990402 promozione@ceramicanda. com PROGETTO GRAFICO Ceramicanda IMPAGINAZIONE gilbertorighi.com STAMPA E CONFEZIONE Printì

www.ceramicanda.com Si autorizza la riproduzione di fotografie e testi purché recante citazione espressa della fonte IN COPERTINA “Composizione-Scomposizione” ceramica policroma (particolare)

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Bertozzi & Casoni

L’Artista

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La ceramica come ricerca artistica «Bertozzi & Casoni hanno saputo portare la ceramica nel mondo dell’arte contemporanea»

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L’analisi e lo studio dei processi sono sempre stati alla base del ragionamento scientifico volto ad una esplorazione artistica verso forme diverse di pensiero. La scienza e l’arte sono sempre state legate tra di loro da valori universali, come il Rinascimento italiano ci ha ampiamente dimostrato. Leon Battista Alberti, Leonardo da Vinci e Piero della Francesca non erano solo artisti, ma anche illustri ed autorevoli scienziati». La presenta così, Franco Stefani, la mostra permanente promossa attraverso System presso la Cavallerizza Ducale, a Sassuolo, dedicata a Bertozzi & Casoni, spiegando

come «l’arte, come la scienza hanno sempre mutato linguaggi e tecniche nel corso della storia…. Nel Rinascimento la realizzazione di un’opera d’arte era l’espressione complessa di scienza e di cultura artistica, dove gli oggetti, le proporzioni e i punti di vista venivano calcolati secondo i canoni dell’artista, che erano quegli stessi canoni riconosciuti dalle avanguardie scientifiche di quei tempi. Con il Museo Bertozzi & Casoni per la prima volta si può vedere la ceramica in una nuova veste. Incontrerete così opere create con materiali e tecniche mai visti prima, supportati dai processi industriali e dalle tecnologie dei nostri giorni». Una cifra artistica mai raggiunta dalla ceramica anche perché declinata secondo canoni contemporanei che restano un unicum e stupiscono, catturando l’attenzione del visitatore che contempla un universo a suo modo inesplorato. Alla creazione, alla materia, soccorrono «maestria e tecnologie innovative che rappresentano un’occasione importante, scrive ancora Stefani, «per poter ammirare, nella terra dove la ceramica rappresenta tradizione e innovazione, quel ponte invisibile che lega il passato al futuro e la ceramica al mondo dell’arte contemporanea».

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foto: Paolo Carichino

“Resistenza 2”, 2017, ceramica policroma, cm. 300 x 124

foto: Lorenzo Palmieri

“Scegli il Paradiso”, 1997, maiolica, cm. h. 196 x 190 x 85

MARZO - APRILE 2018

“Polar bear”, 2016, ceramica policroma, cm. h. 196 x 222 x 116

MUSEO BERTOZZI & CASONI Cavallerizza Ducale Via Racchetta, 2 - Sassuolo (MO) Informazioni sul Museo e visite: Tel. 0542 640136 info@bertozziecasoni.it www.bertozziecasoni.it www.museobertozziecasoni.com

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Mercato

a cura di Roberto Caroli

L’ombra spagnola sulla ceramica italiana I produttori iberici tornano a fare paura: pagano il gas il 7% in meno, l’energia elettrica la metà rispetto agli italiani e hanno infrastrutture più efficienti e una legislazione più favorevole in tema di imprese e lavoro

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’allarme lo aveva lanciato in tempi non sospetti Maurizio Vandini, AD di Marazzi. «I nostri clienti – aveva detto – riconoscono ancora la qualità del prodotto e il servizio connessi al made in Italy, ma la forbice si sta assottigliando». Era il settembre 2017, il Cersaie era alle porte e, qualche mese dopo, è tempo di tornare al vaticinio di Vandini per constatare che, è vero, la forbice si è davvero assottigliata, e la Spagna è qualcosa di più di un concorrente con il quale fare i conti. La rimonta delle baldosas A febbraio, il Cevisama ha confermato come la Spagna sia fuori da tunnel, e che la ceramica spagnola, di conseguenza, abbia ricominciato a correre, ‘spingendo’ produzioni non prive di appeal su mercati strategici (anche) per la piastrella italiana. Prezzo più basso, ma a quanto pare non è tutta nelle politiche di prezzo – differenza sempre esistita – la riscossa delle piastrelle iberiche, come peraltro aveva fatto capire anche il Direttore Generale di Ascer Pedro Riaza a margine del Cevisama. «Possiamo dire che la crisi è dietro le spalle. Uscirne è stato difficile e doloroso,

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Mercato

Maurizio Vandini

«Il digitale non ha ridotto la differenza qualitativa tra Sassuolo e il mondo, ma ha avvicinato a noi gli spagnoli, che rispetto agli italiani hanno vantaggi di costi e infrastrutture imbarazzanti» (Settembre 2017)

Pedro Riaza

«Si guarda con «La grande crisi interesse al mondo ormai è alla spalle, dell’architettura e del ed ha accresciuto progetto. I produttori la competitività di spagnoli hanno sistema: il settore investito molto in è in grado di consolidarela crescita questi anni, e hanno sul lungo periodo, modo di proporsi in grazie anche ad una modo efficace ad diffusa fiducia» alto livello» (febbraio 2018) (aprile 2018)

ma adesso ci sono nuove prospettive, sia per il settore ceramico che per il paese più in generale. E c’è fiducia diffusa», le sue parole, a suffragio di un 2017 da record. Già il 2016 (3,3 miliardi il giro di affari) aveva allargato il sorriso dei produttori iberici, il 2017 ha fatto segnare un incremento della produzione (oggi 530 milioni di metri, +9%) e anche delle vendite, attestatesi a 3,5 miliardi di euro (cinque anni fa erano 2,5) con crescite riflesse anche sul prezzo medio (+1,2%) e sull’export, che oggi vale 2,7 miliardi di euro con inattesi exploit non solo in Europa, ma anche negli USA, dove l’incidenza delle baldosas viene valutata con qualche preoccupazione dai produttori di casa nostra, anche alla luce del fatto che è già tempo di Coverings.

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Leon Herrera

Il prezzo e altre incognite Il mercato è il mondo, e la Spagna ha ricominciato a correre: «In Francia e Germania ma anche in Italia, ma specialmente in USA e Russia», conferma il Console, allungando l’ombra delle baldosas anche sulla fiera americana. La cuccagna, del resto, non poteva durare, fanno notare gli analisti più attenti che compulsano i dati che ‘premiano’ i competitors spagnoli grazie a costi di produzione di gran lunga inferiori rispetto a quelli con cui fanno i conti i produttori italiani. In Spagna il gas costa il 7% in meno che in Italia, l’energia elettrica costa quasi la metà rispetto all’Italia, il costo del lavoro il 30% in meno e ha legislazione infinitamente più flessibile della nostra. E c’è altro, che gonfia le vele spagnole: le

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infrastrutture – portare materie prime dal porto di Ravenna al distretto costa decisamente di più di quanto costa al distretto spagnolo rifornirsi via mare e, come se non bastasse, la riscossa spagnola è sul pavimento, prima core business della piastrella made in Italy e ora terreno di caccia anche dei produttori iberici. Hai voglia a dire, e si dice, «che a livello di marketing e servizio la Spagna paga qualcosa nei confronti dei produttori italiani» ma da una parte si stratta di logiche, confermate anche dagli addetti ai lavori incontrati al Cevisama, che rispondono a precisi piani aziendali, dall’altra, e l’impressione ha preso concretezza ‘studiando’ le proposte spagnole in occasione della design week milanese, anche a livello di presentazione del prodotto e di marketing passi in avanti, gli spagnoli, ne hanno fatti eccome. E non è un caso muovano con buona decisione, oltre che su tipologie produttive di alta gamma, anche su materie prime come le argille ucraine e il feldspato turco. E, alzando la domanda, ne aumentano il prezzo, con le ricadute del caso sulle forniture destinate all’Italia. La primavera iberica Quanto la Spagna spinga, in questa prima metà del 2018, lo abbiamo verificato anche al Salone del Mobile di Milano. Era anche lì, la Spagna: otto aziende ‘a rimorchio’ di un proprio stand, presidiato da Leon Herrera, console economico commerciale di Spagna, in un certo senso ‘ambasciatore’ di una ceramica spagnola «che guarda con interesse al mondo dell’architettura e del progetto. I produttori spagnoli, come del resto quelli italiani, hanno investito molto in questi anni, e un evento come la design week milanese è diventata vetrina importante per proporsi agli operatori professionali». La ‘nuova’ Spagna, insomma,

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è ben viva: il Batimat moscovita ne ha rilanciato ambizioni già palesate al Cevisama, la settimana milanese è un altro trampolino dal quale affacciarsi, per vedere che margini di espansione ci sono. Faranno anche poco marketing, i produttori spagnoli («e in questo, come nel servizio – conviene Herrera – dobbiamo migliorare») ma i loro prodotti hanno prezzi altamente competitivi e una qualità estetica, che assicurano una buona efficacia sui mercati di tutto il mondo. Il prezzo e altre incognite Il mercato è il mondo, e la Spagna ha ricominciato a correre: «In Francia e Germania ma anche in Italia, ma specialmente in USA e Russia», conferma il Console, allungando l’ombra delle baldosas anche sulla fiera americana. La cuccagna, del resto, non poteva durare, fanno notare gli analisti più attenti che compulsano i dati che ‘premiano’ i competitors spagnoli grazie a costi di produzione di gran lunga inferiori rispetto a quelli con cui fanno i conti i produttori italiani. In Spagna il gas costa il 7% in meno che in Italia, l’energia elettrica costa quasi la metà rispetto all’Italia, il costo del lavoro il 30% in meno e ha legislazione infinitamente più flessibile della nostra. E c’è altro, che gonfia le vele spagnole: le infrastrutture – portare materie prima dal porto di Ravenna al distretto costa decisamente di più di quanto costa al distretto spagnolo rifornirsi via mare e, come se non bastasse, la riscossa spagnola è sul pavimento, prima core business della piastrella made in Italy e ora terreno di caccia anche dei produttori iberici. Che muovono con buona decisione anche su materie prime come le argille ucraine e il feldspato turco. E, alzando la domanda, ne aumentano il prezzo, con le ricadute del caso sulle forniture destinate all’Italia.

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a cura di Roberto Caroli e Stefano Fogliani

Speciale Russia

Loris Marcucci negli studi di Ceramicanda

«La Russia è mercato sempre più complesso per gli italiani» L’edizione 2018 di Batimat conferma le difficoltà per il made in Italy della piastrella, stretto tra la concorrenza spagnola e una legislazione che tutela la produzione locale. «E la riduzione del potere d’acquisto di quella che una volta era la fascia media – spiega Loris Marcucci – non aiuta» MARZO - APRILE 2018

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Sono 32 anni che mi occupo di Russia. E’ diventata quasi una questione di cuore, e quello che si ama non si discute». Ma in questo caso se ne può comunque parlare, di Russia, visto che a fare le carte al mercato russo è Loris Marcucci, interlocutore abituale del Dstretto e di Ceramicanda quando scegliamo di occuparci del tema. A poco meno di due mesi dalle elezioni che hanno confermato come la Russia di oggi non abbia nessuna voglia di prescindere da Vladimir Putin che incassa fiducia plebiscitaria, e a qualche settimana dalla chiusura del Batimat, la fiera di riferimento per il mercato russo della ceramica, quello che dipinge Marcucci è un quadro di luci ed ombre. Quadro che ‘il nostro agente a Mosca’ tratteggia con la consueta puntualità spiegando, a proposito della fiera moscovita, come «agli ingressi del Batimat avrebbero potuto mettere il cartello con il motto dantesco Lasciate ogni speranza voi ch’entrate»

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Speciale Russia

In che senso? «Nel senso che l’edizione 2018 del Batimat ha confermato la preminenza, sul mercato russo, dei produttori locali, che del resto valgono, secondo le ultime statistiche relative al 2017, circa il 72% del mercato russo. Rendendo quindi oltremodo difficili ingerenze altrui: ovvio la presenza italiana fosse abbastanza esigua» Quanti erano i produttori italiani di ceramica presenti? «Una dozzina, contro il 36 del 2013. La contrazione, del resto, riflette il calo delle vendite e conferma quanto sia complesso, per chi esporta, affrontare un mercato che tuttavia, stando ai dati più recenti, sembra espandersi sia in volumi che in fatturato» C’erano gli spagnoli, però, la cui concorrenza nei confronti del made in Italy continua a farsi sentire: perché loro bene e noi italiani così così? «C’erano eccome, gli spagnoli: come sempre non troppo accattivanti nella loro presentazione dei prodotti ma non privi di proposte che hanno una loro efficacia, come peraltro testimoniato dal fatto che il prodotto spagnolo, in Russia, oggi vale quasi il triplo di quello italiano in termini di metri quadrati: parliamo di quasi 5 milioni di metri quadri contro il poco più di un milione e mezzo di metri che esporta l’Italia»

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Vuol dire che i russi oggi guardano soprattutto al prezzo? «Non necessariamente: credo il meccanismo sia indotto da dinamiche sociopolitiche ben chiare. Da una parte c’è la riduzione del reddito reale di gran parte della popolazione russa, dall’altra c’è la scomparsa del cosiddetto ceto medio, ovvero di quei consumatori che, ristrutturando la propria casa, potevano permettersi un prodotto un po’ più costoso di quello locale e guardava anche al made in Italy. E poi c’è quel vincolo legale a tutela della produzione locale che la impone su ogni progetto statale: questo significa che, ad esempio, in tutti gli impianti sportivi in cui si giocano i mondiali gli italiani non trovano posto, a meno che non producano anche in loco» Circostanze che valgono anche per gli spagnoli, che tuttavia sembrano andare decisamente meglio. Perché, secondo Marcucci? «Oltre al prezzo, quasi il 50% in meno, c’è la tipologia di prodotto che risulta vincente nei confronti di quello italiano, e parliamo anche di estetica: sul mercato russo, a differenza dei mercati europei e di quello statunitense, il 40% è rivestimento, tipologia produttiva sulla quale gli spagnoli sono più forti di noi, e per il consumatore dell’est il colore e il decoro restano valore aggiunto, quando si parla di superfici. Il minimalismo, le resine, i cementi che conno-

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Edilizia in difficoltà, ma le piastrelle reggono… L’industria russa della ceramica ha reagito meglio di altri comparti alla nuova contrazione dell’edilizia nel 2017. E il 2018 si lascerà alle spalle la recessione… Consumi nazionali ed importazioni in crescita: la Russia si scuote di dosso le difficoltà degli ultimi anni e regala saldi positivi se non al cemento (- 2%) e ai laterizi (-4%), almeno alle piastrelle, che recuperano la contrazione del 2016 attestando la produzione nazionale oltre i 160 milioni di metri quadri, quasi equamente divisi tra rivestimento (poco meno della metà del totale) e pavimento. C’è, insomma, una certa vivacità, sorretta da una parte dalla crescita dei consumi nazionali (circa 180 milioni di metri quadri, in crescita del 3%) e anche delle importazioni, che hanno abbattuto il muro dei 40 milioni di metri quadrati. Ok anche le esportazioni: la Russia dice la sua soprattutto in Asia, dove i produttori russi costruiscono buona parte di un dato complessivo di poco superiore ai 25 milioni di euro. Il dato più significativo, tuttavia, riguarda quella che, a detta dei principali analisti, sembra essere la fine della recessione: «Possiamo parlare dell’inizio di un nuovo ciclo economico: ci sono segnali di rinascita della domanda», aveva detto un anno fa il Governatore della Banca centrale della Federazione Russa Elvira Nabiullina, e le sue previsioni sembrano trovare conferma dalle statistiche più recenti. Dal 2017 l’economia russa ha infatti iniziato a mostrare i primi segnali di miglioramento che, secondo le previsioni del Rosstat della Banca Mondiale, troveranno conferma nel 2018 con incrementi di circa il +1,7%. In grado, pare, di dare nuovo impulso anche al mercato delle costruzioni grazie ad un piano di rilancio a lungo termine (fino al 2030) che, si legge sulle agenzie di stampa, «prevede misure volte a creare le condizioni per lo sviluppo del settore e la concorrenza intra-industriale, stimolare la domanda interna, gestire la qualità e la gamma dei materiali da costruzione, sviluppare il potenziale di esportazione del settore, monitorare l’attuazione della strategia».

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Speciale Russia

tano molto del made in Italy della ceramica non integrano al meglio le istanze del consumatore russo, che tra l’altro, non dimentichiamolo, non è necessariamente quello che abita a Mosca o San Pietroburgo, ma magari sta in Siberia, o in zone geograficamente, e non solo, più vicine all’Asia che all’Europa» Quindi chi ha investito in Russia, i cosiddetti italo-russi che producono là, ha fatto bene… «La situazione attuale dice di si: chi produce in Russia ha forse margini inferiori, ma vende decisamente di più: lo stesso sistema economico incoraggia una dinamica del genere, e credo lo incoraggerà a lungo» Già, in questo senso le recenti elezioni, un plebiscito per Putin, qualcosa hanno detto… «Quello della politica, in Russia, è problema stringente. Ma non ci sono dubbi che Putin abbia un reale sostegno popolare…» I russi vogliono Putin… «Per due motivi…. Non c’è una piattaforma alternativa in grado di elaborare proposte che vadano oltre il dissenso manifestato nei suoi confronti, che resta un dissenso ma che

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tuttavia non produce reali alternative a livello di proposte di governo. E poi i russi sono terrorizzati dalla prospettiva di tornare alla metà degli anni Novanta, quando il dissesto socioeconomico mise in grossa difficoltà un sistema cui Putin, ad avviso dei russi, ha invece garantito stabilità, facendo leva anche sul senso di appartenenza e sull’orgoglio nazionalista dei russi» Modernità, ma poca democrazia… «In un certo senso sì…. È una sorta di modello cinese, che evolve dal punto di vista tecnologico ma resta fortemente accentrato, con molte regioni che dipendono dai finanziamenti di Mosca, ovvero del governo centrale» Cosa servirebbe alla Russia per fare un salto ‘vero’ verso la modernità? «Essenzialmente degli investimenti. Materie prime ne hanno in abbondanza, il mercato su cui farle valere ci sarebbe anche, ma a frenare investimenti che generino sviluppo è principalmente la burocrazia. E la politica, in Russia come altrove, scoraggia gli investimenti anziché sostenerli».

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Intervista

a cura di Roberto Caroli

«Sul mercato USA si percepisce un po’ di difficoltà» Intervista esclusiva a Federica Minozzi: «Negli Stati Uniti, dopo i buoni risultati di 2016 e 2017 c’è un rallentamento fisiologico, indotto anche dalla concorrenza di materiali non ceramici più economici della piastrella che la loro sul mercato tradizionale la stanno dicendo…»

Federica Minozzi

È

tra le (poche) donne sulle plance di comando del settore ceramico, Federica Minozzi, «e negli anni, dopo un inizio non semplicissimo ma molto formativo, diciamo che ho acquisito credibilità e capacità che mi permettono di gestire un gruppo importante». Presidente di Porcelaingres, CEO di Iris Group e di Stonepeak, oggi dice di trovarsi bene nel suo ruolo, «anche se è vero che il settore ceramico è dominato da presenze maschili, sia a livello di imprenditoria che di management». Vero, ma la circostanza non ha impedito a Minozzi di fare incetta di premi nel 2017 (Chief Executive Officer del 2017 per Le Fonti Awards​, poi tra gli imprenditori dell’anno da EY)

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Intervista

e non le impedisce, dice, di «fare il mio lavoro con passione e curiosità» Mancherà sempre il tempo, all’imprenditrice Federica Minozzi… «Il tempo in generale è sempre poco, soprattutto per una donna che sceglie un’attività così impegnativa. Sveglia alle 6, colazione con i bambini che poi vanno a scuola, mentre io alle 8 sono a lavorare. Le giornate hanno scadenze già fissate, ma non ricordo una giornata in cui al programma prestabilito non si sia aggiunto un imprevisto o altro. Fatto sta che è difficile lasci l’azienda prima delle 20…» La cosa che le piace di più del suo lavoro? «La parte creativa: la possibilità di elaborare progetti che poi vengono realizzati. Io sono molto curiosa: studio soluzioni e proposte di altri settori come la moda, il food e l’arredo e a volte mi vengono idee che provo a trasporre sulla ceramica. La possibilità di poterlo fare, perché anche se fondamentalmente rispondo a mio padre ho sostanzialmente ampio spazio di manovra, mi da’ grande soddisfazione» La cosa che le piace meno? «Tutto quello che ha a che fare con la burocrazia: le carte, le firme… Lì un po’ mi scoccio» Autorità e autorevolezza in genere non collimano: su cosa fa leva Federica Minozzi? « La prima funziona se supportata dalla seconda. L’autorevolezza è la capacità di gestire persone che ti seguono e si fidano di te, riconoscendoti una leadership. L’autorità può funzionare, e non sempre, solo nell’immediato, dopo no» Le donne sono le peggiori nemiche delle loro simili: ci pensi mai quando assumi un dirigen-

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te, un capoarea o altri? «Scelgo le capacità…. La mia collaboratrice più importante, in azienda, è una donna. L’ultimo venditore che abbiamo assunto, per il mercato russo, è una donna che arriva da un altro settore. E’ vero che la donna, nella cultura italiana, sembra poter avere più vincoli familiari e meno tempo da dedicare al lavoro, ma questa è un cultura che non mi appartiene. Io scelgo le capacità della persona, e scelgo caso per caso» A quale aspetto personale devi rinunciare sul lavoro? «Forse alla spontaneità, visto che il mio ruolo mi impone un certo tipo di comportamento. Ma anche nei rapporti di lavoro sono convinto l’aspetto umano abbia grande importanza» Dov’è che la Dottoressa Minozzi ridiventa Federica? «A casa, con i miei figli» A casa, la Dottoressa Minozzi, è appena tornata dopo uno dei suoi tanti viaggi negli Stati Uniti: che aria tira là? «Vedo un netto contrasto tra le aree più rurali del paese e quelle metropolitane, e vedo che qualche tensione attorno a Trump c’è, anche se credo stia realizzando la politica per la quale è stato premiato dal voto. Sta abbassando le tasse e spinge sui dazi, che tuttavia non credo possano riguardare né l’Italia e meno che mai il settore ceramico. Mi sembra Trump stia guardando ad altri paesi, la Cina su tutti, e ad altri settori merceologici» Pare che i produttori locali siano in flessione, e che il mercato sta rallentando… «Si percepisce, in effetti, un po’ di difficoltà. Se 2016 e 2017 hanno sostenuto in modo importante la piastrella, legati anche ad un diffuso

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Federica Minozzi negli studi di Ceramicanda

entusiasmo legato all’elezione di Trump che ha ‘spinto’ il settore delle costruzioni, oggi c’è un rallentamento fisiologico, indotto anche dalla concorrenza di materiali non ceramici più economici della piastrella che la loro sul mercato tradizionale la stanno dicendo…» Cosa possiamo dire, allora: viva l’Europa? «Possiamo dire che ci sono aziende, come la nostra, che lavorano su 180 mercati. Per uno che rallenta ce n’è un altro che cresce e questo garantisce una sorta di compensazione. Noi, ad esempio, stiamo registrando ottime performances in Medio Oriente, in Cina, in Sud America. E sugli Stati Uniti siamo al lavoro su un’importante campagna di comunicazione che metta in risalto quanto valga la ceramica» Avete rivoluzionato alcuni siti produttivi puntando sulle grandi lastre e puntando anche, come in Ariostea, su tecnologie esclusive provenienti da altri settori… «Le grandi lastre necessitano di una logistica dedicata e questo ci ha spinto a studiare soluzioni inedite che ottimizzassero la necessità di spazi richiesti da grandi formati che vengono lavorati in un’infinità di sottomultipli. Gli impianti che abbiamo messo in funzione prendono spunto dalle attività dei marmisti: produciamo il grande formato e poi lo lavoriamo sulla base della richiesta del cliente. In tempi rapidissimi siamo in grado di rispondere all’ordine del cliente per la quantità e i formati richiesti. Lavorazione custom made e confezionamento ad hoc, con vantaggi commerciali e di costi che rendono le forniture quasi on-demand» L’esclusività delle vostre tecnologie, si dice, hanno subito qualche attacco… «Difficile, nel settore ceramico, pensare di

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inventare qualcosa di buono e non essere copiato» Ma copiare, sostiene qualcuno, significa fare ricerca…. «Non se si copia pedissequamente. In questo caso, vale per le tecnologie come per i prodotti, ci si fa una concorrenza che abbatte i prezzi e svilisce il valore dei prodotti. La ricerca si fa con l’evoluzione, poi è ovvio che l’evoluzione parte, magari, da qualcosa che esiste, ma lo migliora, non lo replica» Molte novità si sono viste al Salone del Mobile… «E’ un appuntamento che ha una sua originalità, una grande occasione per venire a contatto con progettisti, architetti e interior designers. E credo sia una delle manifestazioni di riferimento per quanto riguarda bagno e cucina» Provi a immaginare il settore ceramico tra cinque anni…. «E’ sotto gli occhi di tutti come la ceramica stia imponendosi con efficacia oltre gli ambiti di pavimento e rivestimento. Immagino il settore in grado di recitare da protagonista anche sul mercato dell’arredo, ma non solo. La ceramica, oggi, è un materiale eclettico in grado di farsi valere a più livelli» Il dottore, suo padre, come sta? «Molto bene: resta presenza fondamentale anche in azienda» A caccia va ancora? «Si dedica ai suoi setter e fa lunghe passeggiate» Il fucile l’ha lasciato a lei, si dice... «Anch’io a caccia non vado quasi più. Dalla caccia ho imparato il rispetto delle regole e un’etica importante, la stessa che mi ha trasmesso mio padre trasmettendomi la passione per la caccia».

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Personaggi

Vittorio Borelli negli studi di Ceramicanda

a cura di Roberto Caroli e Stefano Fogliani

«Tanto si è fatto, tanto resta da fare» Vittorio Borelli lascia, dopo cinque anni, la Presidenza di Confindustria Ceramica MARZO - APRILE 2018

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Personaggi

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Il bilancio, dopo cinque anni, è positivo. Ma non tanto per quello che ho fatto a livello di Presidente, ma soprattutto perché l’Associazione ha confermato di essere in grado di lavorare nel modo giusto per il settore». Ultimi giorni da Presidente di Confindustria Ceramica per Vittorio Borelli, AD di Fincibec, e tempo di bilanci in attesa del passaggio di consegne a Giovanni Savorani «che – dice Borelli – sono sicuro darà ulteriore impulso alle attività associative» A nostra memoria è la prima volta che non c’è un imprenditore del distretto alla guida di Confindustria Ceramica… «Può essere, ma è un dettaglio. L’associazione ha carattere nazionale e come il nostro, anche il distretto di Imola e Faenza, da cui proviene Savorani, ha grande importanza per il settore né è così distante, dal punto di vista geografico, da qui. Inoltre, Savorani è in consiglio da tempo, conosce l’associazione e sono certo che, anche per le competenze e l’esperienza che ha, sia il profilo giusto» Che Confindustria Ceramica lascia Borelli a Savorani? «Una struttura che sa lavorare e che sa giocare di squadra, facendosi interprete delle tante istanze delle aziende che la compongono. Tra il tanto fatto finora, e non parlo solo del mio mandato ma di un percorso che

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Confindustria Ceramica aveva già intrapreso, ricordo l’introduzione e la conferma dei dazi antidumping, quanto ottenuto a livello legislativo su lavoro e costi energetici che si aggiungono al supporto promozionale e non solo che l’associazione garantisce alle azien-

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de del comparto» Cosa resta da fare? «Molto, ovviamente. L’agenda è fitta: si tratta di continuare a lavorare sul tema dell’integrazione tra sistema paese e sistema industriale per creare un contesto favorevole nei confronti di chi fa impresa. Penso alle infrastrutture e a incentivi che possano premiare e incentivare il sistema produttivo, oltre che ad una pressione fiscale che credo sia necessario ridurre….» Sull’agenda di Savorani resta anche la Bretella… «Anche in questo caso c’è un percorso in atto: si sono fatti passi avanti ed è necessario farne altri…» Un nuovo Governo potrebbe ‘mettersi di traverso’? «Non credo: l’iter è già avviato, siamo in una fase di dialogo tra concessionario e istituzioni locali che riguardano il progetto esecutivo, quindi….» A Roma, di governo, si parla da settimane: che impressione si trae da questo teatrino? «Più che un teatrino, una partita a poker, o una guerra di posizione che tuttavia mi auguro trovi soluzione: il governo serve e ci sono decisioni che urgono soprattutto a livello di politica industriale» La Spagna è stata a lungo senza governo, il

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Belgio anche, come la Germania, ma non ne hanno risentito… «Vero,ma sono paesi diversi dal nostro, e loro a certe riforme che qui ancora non sono state fatte hanno già provveduto» Si fa un gran parlare della Spagna, si dice che la concorrenza delle baldosas nel confronti delle piastrelle stia condizionando in modo importante questo primo scorcio del 2018… «Prima parlavo di integrazione tra sistema paese e sistema industriale: la Spagna da questo punto di vista è più avanti di noi. Infrastrutture, porti, strade, politiche industriali, incentivi sono tutti fattori che sostengono i produttori iberici. L’Italia, in questo senso, deve ancora lavorare… Le imprese combattono innovando, ma la politica deve lavorare per rendere più favorevole il contesto» Anche perché sembra che il 2018 non sia cominciato benissimo per il comparto ceramico… «Abbiamo chiuso molto bene il 2017, ma nel 2018 si è registrato un rallentamento legato soprattutto al raffreddamento del mercato americano causato da performances importanti dei nostri principali competitors» E sempre agli spagnoli si torna… «Anche a loro, ma non solo a loro… Di sicuro, le dinamiche in atto sul mercato USA vanno approfondite».

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Personaggi

a cura della redazione

Un romagnolo per Confindustria Ceramica

Giovanni Savorani

Giovanni Savorani, fondatore di Gigacer SpA, sarà il prossimo Presidente dell’associazione di via Monte Santo. Il prossimo 6 giugno la nomina da parte dell’Assemblea Generale

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a nomina ufficiale è in programma il 6 giugno prossimo, in occasione dell’Assemblea generale di Confindustria Ceramica, ma la designazione di Giovanni Savorani ne fa il Presidente in pectore dell’associazione di Via Monte Santo. «La Commissione di Designazione – composta da Franco Manfredini, Alfonso Panzani e Sergio Sassi – ha riferito durante la seduta del 10 aprile del Consiglio Generale le evidenze emerse in oltre un mese di ampia consultazione della base associativa», si legge sulla nota diffusa da Confindustria

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Ceramica, che aggiunge come dai colloqui sia emerso «un chiaro orientamento sul nome di Giovanni Savorani quale candidato alla Presidenza dell’Associazione per il biennio giugno 2018 – maggio 2020. Il Consiglio Generale – prosegue la nota - ha approvato la designazione, che verrà proposta all’Assemblea dell’Associazione che si terrà il prossimo 6 giugno a Sassuolo». Savorani succederà all’attuale Presidente Vittorio Borelli che resta in carica fino all’Assemblea, e nei cui confronti si registra, da parte dell’Associazione, «un particolare plauso per l’operato». 69 anni, faentino, Savorani ha cominciato la sua attività di imprenditore nel 2006 fondando Gigacer spa, di cui riveste il ruolo di Presidente del Consiglio di Amministrazione sin dalla fondazione. In Confindustria Ceramica, Giovanni Savorani è componente del Consiglio Generale dal 2013 ed è membro della Commissione Normazione Tecnica, oltre a rappresentare l’Associazione nell’Assemblea del Centro Ceramico. «Ringrazio vivamente tutti i colleghi per la fiducia che mi hanno accordato nell’affidarmi un incarico di grande prestigio, ma di altrettanta responsabilità. La nostra Associazione – il commento del Pre-

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«La nostra Associazione ha dimostrato in questi anni come l’impegno comune e la partecipazione delle aziende possa produrre risultati molto rilevanti per l’industria della ceramica italiana, in un contesto internazionale sempre più competitivo. Assicuro il mio massimo impegno perchè si continui su questa linea»

sidente Designato - ha dimostrato in questi anni come l’impegno comune e la partecipazione delle aziende possa produrre risultati molto rilevanti per l’industria della ceramica italiana, in un contesto internazionale sempre più competitivo. Assicuro il mio massimo impegno perchè si continui su questa linea». Sposato,due figli, Savorani si è diplomato al corso di perfezionamento tecnico dell’Istituto Statale d’Arte per la ceramica di Faenza nel 1968, per sette anni è stato il capo fabbrica di una azienda industriale per poi diventare il responsabile tecnico della CAST, dove è rimasto per dieci anni a partire dal luglio

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1977. Nell’aprile 1987 entra in Cooperativa Ceramica di Imola con l’incarico di capo fabbrica nello stabilimento di Borgo Tossignano. Nel giugno del 1990 entra in Sacmi Imola con l’incarico di Direttore Vendite, che lascia nel novembre del 1994 per entrare in Ceramiche La Faenza con l’incarico di Direttore Generale; dieci anni dopo (maggio 2005) assume l’incarico di Direttore Generale di Cooperativa Ceramica d’Imola, lasciato appunto per dedicarsi a Gigacer, realtà che opera in uno stabilimento nel distretto ceramico di Imola - Faenza con una capacità produttiva di 1,2 milioni di metri quadrati e 73 dipendenti.

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Salone del Mobile

a cura di Stefano Fogliani

Le ceramiche al Salone tra design e architettura

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Paola Tuniper

In archivio, con grandi risultati, la design week milanese, vetrina d’eccezione anche per le superfici ceramiche MARZO - APRILE 2018

n’edizione col botto, la numero 57 del Salone del Mobile, vetrina «unica» (la definizione è di Fabio Novembre) per le eccellenze di un comparto che vale il 5% del PIL. E da’ vita ad un evento in grado di rappresentare in modo particolarmente efficace molto della creatività del made in italy, e di registrare numeri da capogiro,complici non solo i 434mila visitatori (+26% rispetto all’edizione 2017) ma anche un ventaglio di proposte mai così ampio. Un contesto cosmopolita e contemporaneo, un mix perfettamente riuscito di creatività, idee, tendenze nell’ambito del quale anche la ceramica ha detto la sua. «Con una presenza davvero massiccia, e a diversi livelli», ha detto ai nostri microfoni l’architetto Paola Tuniper, uno dei tanti professionisti del progetto che Ceramicanda ha incontrato nel corso del suo tour milanese. Un tour alla ricerca di quelle nuove declinazioni tecnicostilistiche che la ceramica delle grandi lastre e non solo reinterpreta proponendosi non solo come materiale per la progettazione. «Il concetto che elabora la ceramica, oggi, è fortemente innovativo ed altrettanto stimolante, come del resto confermato – dice ancora Tuniper – da proposte che spaziano dai suoi ambiti più tradizionali fino a quelli dell’arredo e del design di interni».

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Salone del Mobile

a cura della redazione

«Il design? Non più estetica ma “ex etica”…»

Fortunato D’Amico

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Oggi il design si declina, come altre discipline, anche secondo la responsabilità sociale». Anni fa aveva stupito la Milano della design week con una mostra, realizzata all’Ansaldo, dal titolo Merci Beaucoup!, e furono critiche feroci su Fortunato D’Amico «perché mi dissero che il design non andava raccontato così, ovvero teorizzando la fine della società dei consumi. Oggi – spiega D’Amico - il design è diventata un’altra cosa, per fortuna: prescinde dall’oggetto, è il portato di un percorso creativo indotto da eccellenze formative come il Politecnico di Milano ed elaborato da professionisti che non pensano, come allora, che il design sia la Madonnina da portare in giro per la città». Ricercatore che muove il suo studio lungo diverse discipline, già docente presso il Politecnico di Torino e oggi presso il POLI.design di Milano, D’Amico tratteggia da par suo i confini del design, legandoli a connotazioni etiche «oggi imprescindibili in ogni ricerca». Siamo sul tetto di Superstudio Più, location scelta da Target Group per presentare le collezioni di Fuoriformato, «un’azienda giovane, in grado di interpretare il design e gli oggetti – dice D’Amico – secondo quei percorsi creativi di cui dicevo prima. Multidisciplinarità, intercultura, una nuova visione del mondo che faccia i conti con quelle idee condivise imposte ad ognuno dal mercato globale».

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Ogni oggetto di design contemporaneo, secondo Fortunato D’Amico, «non può prescindere dalla responsabilità sociale. Vale per chi produce come per chi consuma. E vale soprattutto per chi ‘inventa’» Qui, su questo roofgarden milanese di via Tortona, Michelangelo Pistoletto ha immaginato e realizzato, un’opera iconica fatta di simboli e numeri che evocassero regole per un nuovo pensiero collettivo: «impossibile, oggi, pensare individualmente, impossibile prescindere da processi e prodotti che implicano responsabilità ben precise. Da parte di chi produce – puntualizza D’Amico - come da parte di chi consuma: ci sono 17 punti fissati dall’Onu e da attuare entro il 2030 che ridisegnano nuove necessità in tema di sviluppo sostenibile, di attenzione all’altro, di condivisione di principi. Temi fondamentali per tutti coloro che fanno azienda, obbligati a rifondare le loro organizzazioni su piattaforme etiche lontane dalle regole che potevano valere fino a qualche tempo fa». Il nuovo millennio, dice D’Amico, ha rotto uno schema, «e vede il nuovo design contemporaneo non guardare più solo all’estetica, quanto piuttosto all’ex etica», formula all’interno della quale, secondo D’Amico, c’è un sistema valoriale in evoluzione ma ben riconoscibile. «Il percorso progettuale muove dai principi, ovvero dall’etica, e attraverso l’estetica concepisce l’oggetto». Non più solo oggetto, dunque, ma sintesi di principi ed esperienze che, chiude D’Amico, «oggi permettono al design di essere ancora un passo avanti e di interpretare nuove necessità collettive».

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a cura della redazione

Dalle superfici ai volumi

Marco Zavagno con Enrica Cavarzan

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E’ da tempo che lavoriamo sulla ceramica: ci ispiriamo alle due diverse possibilità di utilizzo, cercando di capitalizzare le sue caratteristiche tecniche ed estetiche». Superfici, ma non solo: Enrica Cavarzan e Marco Zavagno di Zaven rompono gli schemi tradizionali del materiale ceramico ed elaborano rivestimenti tridimensionali per l’interior design dal forte impatto estetico, «dando ulteriore impulso – spiegano a Ceramicanda – alla nostra ricerca che si muove da tempo nell’ambito della conversione del segno bidimensionale in volume tridimensionale. Abbiamo mosso dalla volontà di creare qualcosa di nuovo, giocando sulla modularità delle diverse forme, sulla possibilità di elaborare combinazioni che diano volume e profondità alle superfici». I due designers hanno lavorato sulle grandi lastre di CEDIT ottenendone la collezione ‘Rilievi’, attraverso la quale i due progettisti sperimentano le potenzialità applicative ed espressive della ceramica dando vita ad un vero e proprio progetto-scultura. «L’obiettivo – spiegano ancora – è quello di decorare spazi che vanno cambiati e vissuti, ma anche caratterizzati, non solo decorati». La materia, in questo senso, è ‘solo’ un tramite: prime c’è l’idea, cui «abbiamo dato forma lavorando in sinergia con un team altamente ricettivo nei confronti delle nostre istanze», poi c’è il risultato, arricchito anche da colori «che sono insiti, già dai tempi di Giò Ponti, nella nostra cultura artistica e architettonica. Abbiamo scelto cromie vivaci, che trasmettessero energia e quel senso di novità che vogliamo emerga da superfici che immaginiamo utilizzabili in diverse situazioni, anche inedite». Perché il design, e la settimana milanese lo ha confermato, è in continuo movimento, «c’è – dice – e ci sarà

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Enrica Cavarzan e Marco Zavagno rompono gli schemi tradizionali del materiale ceramico ed elaborano rivestimenti tridimensionali per l’interior design sempre perché è connaturato agli uomini, ai loro corpi, alle architetture che raccontano le nostre città». C’è, nella ricerca che Enrica Cavarzan e Marco Zavagno hanno elaborato (anche) sul prodotto ceramico, la volontà di sperimentare e di andare oltre schemi precostituiti, di ridisegnare canoni che non devono essere vissuti come vincoli, ma solo come un’altra possibilità espressiva. «La necessità del progettista contemporaneo – la conclusione dei progettisti di Zaven – è quella di spaziare e porsi delle domande. Lavorando su progetti in grado di porne altre, di domande, in un divenire destinato ad accompagnarci, sempre e comunque.

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Salone del Mobile

a cura della redazione

«Dietro le lastre ceramiche c’è la ricerca di un genio»

Fabio Novembre

La pensa così Fabio Novembre, ad avviso del quale «parliamo di un materiale camaleontico, in continua evoluzione»

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oncreto. Si parte da qui (e qui si arriva) nel declinare la ricerca ceramica dell’architetto e designer Fabio Novembre e del progetto che ha curato per Lea Ceramiche, muovendo oltre che dall’idea, da una parola. «Concreto, appunto: una parola bellissima. L’etimo inglese rimanda al cemento, inteso come materiale, il significato latino rimanda invece al concetto di ‘crescere insieme’ e da’ bene la misura di quanto la il gres porecellanato rappresenti un materiale in continua evoluzione». Prezioso per il progettista, dice Novembre, ma poco conosciuto al grande pubblico che ne considera più la valenza estetica che quella tecnologica. L’occasione, per sperimentare e promuovere un nuovo concetto di ricerca sul materiale ceramico, è la design week milanese, «una vetrina unica dove trovano spazio grandi eccellenze. Tra queste anche il gres porcellanato, materiale camaleontico per eccellenza.

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Polveri che per alta compressione e passaggio in forno – dice Novembre – assumono una solidità pazzesca con spessori anche sottili. Materiale del quale il grande pubblico apprezza soprattutto la riproducibilità fotografica, come se si trattasse di un foglio da decorare per poi rivestire ambienti». Invece, dice Novembre, sotto la superficie ceramica c’è altro: ci sono ispirazioni che l’hanno portata a reinterpretare legno e marmo o, come in questo caso, «il cemento, materiale cui è giusto riconoscere un ruolo preminente nell’architettura, anche in quella contemporanea. Si parlava, a proposito di lastre ceramiche, di ‘materiale camaleontico’, capace di prestarsi alle interpretazioni più varie, «ma attenzione a non “stressarlo” troppo, il camaleonte, perché ci sono comunque estetiche in grado di aderire meglio di altre a questo tipo di superficie, e il cemento credo sia tra queste». Materia e superficie, idea e prodotto, in questo senso, interagiscono dando concretezza a quell’idea di ‘crescere insieme’ che sottende alla ricerca di Novembre, in grado di ‘spingere’ il prodotto oltre il processo, «dal momento che il nostro compito è sintonizzarsi sul gusto della gente e presentare loro un’idea che vada oltre il percorso che l’ha generata: mi viene in mente in questo senso, il pane, che è farina e acqua ma anche altro. Anche il gres porcellanato ha ‘ingredienti’ semplici, ma dietro c’è la ricerca di un genio. E il distretto di Sassuolo, che produce materiali del genere, può essere considerato, per la sua carica innovativa e la capacità di ricerca, come la Silicon Valley. Giusto, se ce n’è occasione, sventolare la bandiera italiana e – conclude Novembre mostrare il meglio del nostro paese: soprattutto quando, come nel corso della design week, le luci del mondo si accendono su Milano richiamando l’attenzione globale».

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Primo Piano

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a cura della redazione

Marazzi presenta la nuova collezione di lastre Grande 2018 @ The Tile Club T

he Tile Club è uno spazio temporaneo creato da Marazzi per offrire un punto d’incontro fra amatori e professionisti del mondo della ceramica. Curato da Matteo Cibic con Studio Blanco, è stato progettato come un’esperienza unica in cui mostrare la nuova collezione lastre Grande 2018. Ispirato dai tradizionali Gentlemen’s Club inglesi, lo spazio Marazzi è aperto a chiunque sia interessato alla produzione di ceramica elevata a forma d’arte. The Tile Club è composto da cinque diverse stanze: una lobby con portiere, una lounge aperta centrale, un cafè, una wunderkammer e un bistrot che immergono il visitatore in un’atmosfera rilassata ed esclusiva. «Sono partito da alcune ricerche sulle intersezioni tra arte e ceramica per arrivare alla storia degli artisti di The Tile Club, che mi incuriosiva molto», ha detto Matteo Cibic a Icon Design, spiegando come il punto di partenza della ricerca sia stata un collettivo newyorchese fondato nel 1877 e composto da artisti specializzati nella decorazione in ceramica. «Ho mescolato questa ispirazione all’idea di creare un club privato all’inglese che fosse divertente e al


The Tile Club contempo elegante», ha detto ancora Cibic, che ha colto nel segno con un allestimento di grande effetto. A dominare gli spazi sono palette cipriate e geometrie morbide, che tratteggiano un mondo di materie vellutate. Lo spazio è stato disegnato utilizzando la col-

lezione Marazzi Grande 2018, che aggiunge i super formati 160x320cm e 162x324cm alle lastre 120x120cm e 120x240cm, due spessori da 6 e 12mm e nuovi look ispirati ai marmi più pregiati, alla personalità materica del cemento e al fascino minerale dei metalli.

Marazzi Showroom Via Borgogna 2, Milano Aprile – Giugno 2018 Martedì/venerdì 10-13 / 14:30-19 Sabato 10-16 Lunedì e Domenica chiuso

credits Omar Sartor

Uno spazio temporaneo progettato da Matteo Cibic con Studio Blanco: un’esperienza unica in cui mostrare la nuova collezione Grande 2018


Primo Piano

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a cura della redazione

L’arte interpreta il grande formato:Target Group alla Milano Design Week «

Fausto Mucci

Le grandi lastre di Fuoriformato a sintetizzare la vasta gamma di soluzioni che il gruppo fioranese è in grado di elaborare per le superfici ceramiche

Questa è una location molto importante a livello internazionale. Il nostro gruppo lavora da tempo sul design, e qui abbiamo trovato progetti e sensibilità attraverso le quali esprimere il senso pieno della nostra ricerca». Ha puntato con decisione sulla settimana milanese Target Group, «dando corso – spiega Fausto Mucci, CEO dell’azienda fioranese - ad un progetto di contaminazione tra superfici ceramiche, arte e architettura in grado di coniugare il processo industriale con l’estro creativo e artigianale». Tre differenti ‘cornici’ per i tre brand di Target Group: il roof garden di Superstudio Più, in via Tortona, un ulteriore spazio espositivo nell’ambito della mostra ‘Smartcity Material – Technology people’ e ancora la partnership con Berloni ad Eurocucina per Fuoriformato, 14Oraitaliana e Unica, con le grandi lastre 100x300 di Fuoriformato a sintetizzare la vasta gamma di soluzioni che Target è in grado di elaborare per le superfici ceramiche. Ha affidato alla sensibilità di diversi progettisti (Enzo Eusebi, Matteo Fantoni,


Fotografia: Corrado Ravazzini

Elia Festa, Rosanna Lombardi, Daniela Pellegrini e Giuseppe Tortato) le proprie superfici, Target Group, ottenendone un risultato di sicuro impatto, garantito da forme e cromie di indubbia originalità. Le nuove possibilità offerte dalla tecnologia decorativa di Target Group sono infatti funzionali alle necessità di personalizzazione e di esclusività richieste oggi ad ogni prodotto, e si traducono in produzioni inedite che possono essere utilizzate per rivestire pareti divisorie, porte scorrevoli, rivestimenti di facciate e impiegati in altri molteplici usi legati all’architettura, al design, all’arte. Pezzi unici, quelli concepiti dalla collabora-

zione tra Target Group e i diversi progettisti che hanno scelto di ‘interpretarne’ le lastre prodotte dall’azienda fioranese. Lastre che hanno trovato collocazione sul grande orto urbano di 750 metri quadrati situato sul roof garden di Superstudio Più, a ridosso di quel Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto che è altra opera iconica, dedicata al tema della sostenibilità ambientale e alla creatività. Temi che l’azienda guidata da Fausto Mucci ha scelto di fare propri, ritagliandosi uno spazio importante all’interno di una settimana nel corso della quale la ceramica incontra il mondo della progettazione e del design.


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a cura della redazione

Creatività, ricerca e innovazione: il ‘Castello dorato’ di Fondovalle e LB

Francesco Lucchese

Lastre ceramiche 160x320 per un concept inusuale con il quale l’architetto Francesco Lucchese ha esaltato le caratteristiche tecniche ed estetiche delle ultime produzioni di Ceramica Fondovalle, realizzate con tecnologia LB

Federico Tusini

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l tema era la grande lastra ceramica, la sua possibilità di impiego anche nel mondo dell’arredo e del design e Fondovalle lo ha affrontato di conseguenza, consegnando all’architetto Francesco Lucchese «un materiale di assoluta avanguardia, un materiale straordinario che – spiega il progettista – abbiamo scelto di collocare in un concept inusuale, che ne mettesse in evidenza la resistenza ma anche la cifra estetica». Creatività, innovazione, curiosità: con questi ingredienti e una comprovata esperienza nel


le pareti di una casa diventano una pelle architettonica protettiva per chi vive gli ambienti interni». E’ infatti nel dualismo tra la solidità dell’insieme e la fragilità del rappresentato la base dalla quale i progettisti hanno tratto ispirazione, installando superfici resistenti - lastre bianche, grigie e antracite in grès porcellanato tecnico – su un archetipo che suggerisce stabilità ben oltre la sua rappresentazione, impreziosita da elementi realizzati in vetro di Murano che nella loro trasparenza esaltano il dualismo di cui si diceva prima, dando forma ad una sperimentazione che diventa, secondo il Direttore Commerciale e Marketing di Ceramica Fondovalle Federico Tusini, «una scommessa vinta dal nostro presidente Maurizio Baraldi: lui concepisce la ceramica come ricerca ma la ricerca, quando si fa impresa, non basta: occorre raggiungere l’obiettivo e Fondovalle, con questa installazione, lo ha raggiunto». Le lastre, 160x320 centimetri di formato e 2 di spessore con vena passante che conferisce continuità al disegno della superficie, sono state realizzate, spiega ancora Tusini senza tecnica digitale, «governando, come faceva la ceramica delle origini, la materia, e forgiandola a garantirle capacità prestazionali superiori a quelle di qualsiasi altro materiale di questo tipo. Questo obiettivo è stato raggiunto anche grazie alla tecnologia LB che, da sempre all’avanguardia, ci ha permesso di produrre dei materiali di elevata caratura tecnico-estetica, dall’effetto naturale e molto difficilmente replicabili». L’intuizione dell’architetto Lucchese, «riuscitissima dal punto di vista della comunicazione, ha fatto il resto, suggerendo – conclude Tusini – questa idea di bellezza e resistenza, di eccellenza tecnica ed estetica esaltata dalla forma espressiva elaborata dai progettisti».

Fotografia: Corrado Ravazzini

settore della ceramica e dell’interior design, Fondovalle ha partecipato alla nuova edizione della più importante kermesse milanese dedicata all’arredo e al design. Oltre alla presenza presso il centro fieristico di Rho, dove è stata tra i protagonisti dello spazio espositivo di Edonè, Fondovalle ha ‘vestito’ il progetto di Francesco Lucchese “Il castello dorato”, realizzato in collaborazione con un’altra azienda del distretto ceramico (LB,che di recente ha dato vita alla nuova divisione LB ARTE ITALIANA) e allestito presso il Cortile d’Onore dell’Università degli Studi di Milano nell’ambito della mostra “House in Motion” promossa dal periodico INTERNI durante la Design Week milanese. E se la partnership istituzionale con Edonè ha garantito riscontri importanti all’azienda modenese, è stato soprattutto l’allestimento presso l’Università meneghina ad imporre a progettisti e addetti ai lavori l’eccellenza tecnica ed estetica dei materiali nati dalla ricerca dei laboratori di Fondovalle. «Volevamo mettere in evidenza spessori e superfici, e un allestimento di questo tipo ci ha dato modo di dimostrare anche come le lastre, tra di loro, ‘lavorino’ a sorreggere un sistema di oltre 3mila chilogrammi di peso e collaborino ad un insieme perfettamente riuscito». “Design Island - Il Castello Dorato”, realizzato in collaborazione con l’architetto Francesco Lucchese propone infatti una rilettura dell’archetipo del castello di carte, attuata grazie all’impiego di materiali resistenti come le grandi lastre in gres porcellanato, per evocare l’idea di stabilità, e con l’aggiunta di elementi delicati e trasparenti, mira a suscitare una sensazione di virtuale insicurezza. «La fugacità tipica della costruzione – si legge sul testo critico - si trasforma qui in ferma concretezza, e il castello di carte diventa un solido scrigno in grado di preservare gli oggetti sottostanti, così come


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a cura della redazione

Ceramic Universe, l’universo Ceramico del Gruppo Romani Uno storytelling fatto di materia ceramica per raccontare i grandi temi dell’ambiente attraverso i brand del Gruppo Romani. Al Fuorisalone il doppio progetto espositivo firmato dall’artista Nero/Alessandro Neretti

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adre Natura e il pianeta Terra sono al centro di un racconto materico giocato sul filo di una sagace ironia ludico-creativa in un doppio percorso espositivo creato dall’artista Nero/Alessandro Neretti con il quale il Gruppo Romani partecipa al Fuorisalone 2018. CERAMIC UNIVERSE è il titolo dell’evento che si svolge in due location di Milano, nella settimana dal 17 al 22 aprile, dedicato alla grande sfida della sostenibilità e della tutela dell’ambiente, uno degli obiettivi principali del Gruppo Romani. L’installazione MOTHER NATURE, situata in via Solferino 14 è stata concepita dai designer Francesca Po, Ester Sirito e Giacomo Bassamaji come una struttura geometrica fitta e leggera composta da metallo e grès porcellanato nella quale i segni grafici dell’artista Nero/Alessandro Neretti, incisi con una nuova


tecnica laser realizzata dall’azienda di Casalgrande, irrompono deflagrando il rigore della matericità. PLANET EARTH è il titolo dell’esposizione collocata presso lo spazio CASABELLA laboratorio di via Marco Polo 13, una riprogrammazione concettuale e strutturale dei rivestimenti ceramici, un vero e proprio viaggio nell’arte contemporanea. Nero/Alessandro Neretti ha reinterpretato i materiali dei brand Serenissima, CIR, Cerasarda e Cercom inserendoli in un progetto artistico site-specific, realizzato su misura, esito di una attenta ricerca estetica e concettuale. Attraverso questo doppio evento, il Gruppo Romani presenta l’innovativa tecnica di incisione laser

che consente di ottenere una decorazione unica e personalizzata. Si tratta di una tecnica che può essere applicata su qualsiasi superficie ceramica dei prodotti dei brand del Gruppo Romani perché mantiene intatte tutte le caratteristiche tecniche del materiale. L’incisione laser proposta dal Gruppo Romani è una delle forme più evolute di decorazione, permette di customizzare il risultato finale realizzando pezzi unici, a misura delle richieste di ogni cliente. Le opere dell’artista Nero/Alessandro Neretti ideate per il Fuorisalone potranno essere incise, on demand, su qualsiasi prodotto di tutti i brand del Gruppo Romani.


a cura di Stefano Fogliani e Paolo Ruini

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Momento non semplice per l’Italia delle costruzioni L’Osservatorio dell’Ance conferma le difficoltà di un comparto che ‘vede’ la ripresa ma non la aggancia: e in 10 anni ha perso 60 miliardi… MARZO - APRILE 2018

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n anno di crescita in fumo, e il mirino della ripresa spostato sul 2018. Perché di ripresa, nel 2017, neanche a parlarne nonostante le aspettative di fine 2016: non, almeno, per il settore delle costruzioni il cui andamento sul finire del 2017 è stato fotografato, come di consueto, dal rapporto congiunturale dell’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori la cui sintesi un po’ scoraggia. Raccontando le persistenti difficoltà per un settore che vale, in termini di investimenti, fino a otto punti percentuali di PIL, ma da almeno un decennio segna il passo in modo deciso. Le costruzioni al palo anche nel 2017… Il tutto, e questa è la circostanza che preoccupa di più, in un contesto tutto sommato favorevole che tuttavia non dispiega appieno i suoi effetti sul comparto delle costruzioni. «Complessivamente- si legge sulla nota che accompagna l’Osservatorio Ance - nel 2017 il Pil italiano è aumentato dell’1,5%, in

progressiva crescita rispetto ai tassi registrati negli anni precedenti, e la previsione Istat per il 2018 è di un aumento del Pil dell’1,4% in termini reali, ma il settore delle costruzioni ancora non riesce a vedere chiari segnali di ripresa, dopo la lunga e pesante crisi degli anni precedenti». Gli investimenti sono infatti rimasti al palo anche nel 2017, con una leggera flessione che salda, attorno all’ennesimo segno negativo, un decennio difficilissimo per un comparto che ha registrato un crollo del 36,5% degli investimenti, determinando un gap infrastrutturale pari a 60 miliardi, con oltre 100mila imprese oltre 600mila posti di lavoro persi. «Discontinua e insufficiente»: la ripresa che non c’è «Il 2017 – si legge ancora - ha mostrato dinamiche profondamente incerte per il settore delle costruzioni, che hanno inciso negativamente sui livelli potenziali di produzione». E’ un quadro a tinte fosche, quello dipinto dai

La svolta? Potrebbe essere l’anno buono… Le stime per il 2018 farebbero giustizia di un 2017 non semplice: non resta che aspettare… C’è una luce in fondo al tunnel e, fa capire l’Osservatorio dell’Ance, potrebbe non essere il treno. «Il 2018 – si legge sul rapporto redatto dall’associazione dei costruttori –potrebbe essere l’anno della svolta». Dopo una lunga e pesantissima crisi, si legge, «gli investimenti complessivi tornano a crescere: la previsione è di un aumento dei livelli produttivi del +2,4% in termini reali». Il dato deriva dal prolungamento della crescita del comparto delle riqualificazioni del, dall’atteso cambio di segno nelle opere pubbliche e, si legge ancora, «da un recupero dei livelli produttivi nella nuova edilizia abitativa, cui si aggiunge il consolidarsi della ripresa del comparto non residenziale privato».

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numeri dell’Ance, e non è nemmeno il primo. Consegna all’Italia un ritardo strutturale, dal quale il Belpaese si sta riprendendo, ma senza che i segnali,comunque positivi, registrati nel secondo semestre dell’anno scorso compensino le difficoltà pregresse. «Nei primi

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undici mesi del 2017 si registra un lieve aumento dello 0,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In particolare, negli ultimi tre mesi dell’anno, si riscontrano risultati tendenziali positivi (+1,8% a settembre, +1,9% a ottobre e +0,6% a novembre 2017 sugli ana-

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loghi mesi del 2016), non sufficienti tuttavia a compensare l’andamento fortemente discontinuo dei mesi precedenti». Non sufficienti, appunto, a dire che la Quaresima del settore non è ancora finita. I singoli comparti: andamento lento Il trend, fa capire l’Osservatorio, è lo stesso degli ultimi anni: scarsa la nuova produzione nei comparti del residenziale e del non residenziale privato, estrema difficoltà nel trasformare in cantieri le risorse destinate a nuove infrastrutture. La stima Ance per gli investimenti nella

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nuova edilizia residenziale è negativa e pari a -0,7% in termini reali rispetto al 2016, solo in parte compensati dal +0,5% di cui è accreditato il comparto della riqualificazione del patrimonio abitativo, che oggi rappresenta il 38% del valore degli investimenti in costruzioni e dal punto e mezzo percentuale stimato per gli investimenti privati in costruzioni non residenziali. Non benissimo il privato, insomma, male il pubblico: l’Osservatorio registra infatti un calo del 3% per gli investimenti in costruzioni non residenziali pubblici, a confermare come l’Italia delle costruzioni la ripresa non l’ha ancora agganciata. Se ne riparla nel 2018…

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a cura di Stefano Fogliani e Paolo Ruini

L’immobiliare residenziale consolida la crescita Dopo gli aumenti registrati nel 2017, anche nel 2018 saranno l’immobiliare e soprattutto le ristrutturazioni susseguenti alle transazioni a sorreggere il mercato delle costruzioni. Le riqualificazioni valgono infatti il 38% del giro d’affari della filiera MARZO - APRILE 2018

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offriranno anche, le costruzioni, che riemergono (faticosamente) dopo un lungo periodo di crisi, ma il costruito viaggia, e viaggia spedito. Il costruito è, o meglio sarebbe, l’esistente, spina dorsale di un mercato immobiliare che, anche nel 2017, prosegue nella crescita cominciata nel 2014 e, stando alle stime degli addetti ai lavori, crescerà anche nel 2018. Trattandosi di un segmento di mercato legato a doppio filo con il mercato delle ristrutturazioni, ovvero il comparto della filiera dell’edilizia che cresce più di ogni altro, vale la pena sottolineare la circostanza come merita, vista anche la sua incidenza sulla vendita di materiali ceramici. I numeri Li ha rielaborati l’Associazione Nazionale Costruttori Edili, tratteggiando un quadro ragionevolmente roseo, soprattutto se confrontato alle prospettive non brillantissime legate alle costruzioni. L’Agenzia delle Entrate aveva già fornito stime incoraggianti in questo senso, l’Ance si spinge oltre, scrivendo come «il mercato immobiliare residenziale continua a evidenziare segnali positivi». Eccoli, i segnali positivi, sanciti dai numeri. Il mercato immobiliare residenziale, nel quarto trimestre 2017, consolida in modo significativo la ripresa con una crescita del 4,9% (542mila abitazioni

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scambiate) su base annua che dovrebbe continuare anche nel 2018, portando il dato oltre 555mila. E consolida ulteriormente la dinamica positiva in atto dal 2014. I dati relativi al quarto trimestre 2017 mostrano, infatti, un incremento del 6,3% del numero di abitazioni compravendute nel confronto con lo stesso periodo del 2016: crescita di intensità superiore rispetto ai trimestri precedenti (+1,4% nel terzo trimestre, +3,8% nel secondo trimestre). Il dato Non c’è un dato certo sulla ripartizione tra immobili nuovi e/o usati oggetto della transazione, ma secondo altre stime, mutuate dalle associazioni notarili, si stima che solo un immobile su cinque, tra quelli oggetto di transazioni, sia nuovo e che la quota preponderante, parliamo di circa l’ottanta per cento, si riferisca ad immobili esistenti. Sono stati e sono questi ultimi, infatti, in questi anni di profonda crisi del settore delle costruzioni ed in particolare delle nuove abitazioni, a sostenere gli investimenti legati alla manutenzione straordinaria del patrimonio abitativo giungendo a rappresentare nel 2017, secondo stime Ance, il 38% del valore complessivo degli investimenti in costruzioni. «Questo comparto, infatti, è stato l’unico – si legge sull’Osservatorio

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dell’associazione dei costruttori - a mostrare una crescita dei livelli produttivi: dal 2008 al 2017 gli investimenti di recupero in edilizia residenziale sono aumentati del 20,9%, a fronte di una perdita del 36,5% per le costruzioni nel complesso, grazie anche all’effetto di stimolo degli incentivi fiscali legati alla riqualificazione e all’efficientamento energetico» Lo scenario Incoraggia, indubbiamente, anche alla luce delle prime stime relative al 2018. Da una parte c’è una rilevazione dell’Istat sulle intenzioni di acquisto (la quota di famiglie che si dichiara interessata all’acquisto di un’abitazione a gennaio 2018 è pari al 2,9%), dall’altra (i dati sono di Bankitalia) i mutui erogati alle famiglie per l’acquisto di un’abitazione crescono dello 0,3%, dall’altra ancora il messag-

gio che sembra passare, di recente, è che ristrutturare conviene. «Ristrutturare conviene specie nelle città più grandi, dove lo stock a disposizione è più ampio e diversificato in termini di qualità. Nel 2018 – dice Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari – chi deciderà di comprare un immobile da ristrutturare otterrà un plusvalore che varia dall’1,6 al 10,4 % in più rispetto alla spesa effettuata. E al netto degli sconti fiscali che possono rappresentare un ulteriore venti per cento, ma diluiti nel tempo». Il contesto, insomma, è quello del superamento della ‘domanda repressa’ tipica dei momenti di recessione, assecondata anche dal calo delle quotazioni che tuttavia, secondo gli addetti ai lavori, andrà assestandosi nel corso di questo 2018, garantendo ulteriore stabilità ad un segmento che vive una fase di rilancio.

Ok anche l’immobiliare non residenziale Unità scambiate a +7,8%, addirittura +10% per il comparto del terziario e commerciale Proseguono i segnali positivi anche per il mercato immobiliare non residenziale che manifesta nei primi nove mesi del 2017 un ulteriore incremento delle unità scambiate del 7,8% nel confronto con lo stesso periodo dell’anno che rafforza la crescita dei periodi precedenti. Il buon andamento delle compravendite coinvolge tutti i settori del non residenziale. In particolare, in termini percentuali l’aumento più significativo interessa il settore produttivo agricolo (unità immobiliari produttive connesse alle attività agricole) con +15,1%, seguono il settore produttivo (capannoni industriali) con +10,1%, il comparto del terziario commerciale (uffici, istituti di credito, negozi, edifici commerciali, depositi commerciali ed autorimesse) con +7,4% ed infine le atre destinazioni, ovvero immobili che non producono reddito, ad esempio lastrico solare, fabbricato in attesa di dichiarazione, ecc., registrano un aumento del 7,8% nel confronto con i primi nove mesi del 2016.

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a cura della redazione

Parquet ceramico FOREST di PAR-KER, un nuovo concetto di sostenibilità per il ‘Contract’ Con questa prodotto Porcelanosa riduce al minimo l’impatto ambientale con una composizione riciclata per oltre il 95% che ottiene la certificazione ambientale Dapcons

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l parquet ceramico PAR-KER original di Porcelanosa rispetta la natura in tutti i suoi aspetti. Si tratta infatti di un elemento in ceramica che riproduce le caratteristiche del legno con meticolosa accuratezza e presenta una composizione riciclata per oltre il 95%. Forest offre un gres porcellanato che riduce al minimo l’impatto ambientale e ottiene la dichiarazione ambientale di prodotto Dapcons. Un programma che riunisce produttori di materiali da costruzione la cui missione è creare prodotti rispettosi dell’ambiente, scommettendo su un futuro più sostenibile, indagando e avanzando nell’analisi degli impatti ambien-

tali dei loro prodotti. Inoltre, Forest di PAR-KER ha anche ricevuto la certificazione ambientale di processo e si impegna per l’ecologia, rendendo così il parquet ceramico più adatto per progetti sostenibili. Una composizione riciclata Una delle particolarità più rilevanti di Porcelanosa è che la composizione di Forest proviene per oltre il 95% dagli scarti ceramici solidi generati durante il processo di produzione delle altre collezioni di Porcelanosa. E’ simbiosi perfetta tra il frammento grezzo e la polvere aspirata recuperata dai sistemi di depurazione, attraverso la quale si ottiene un materiale che abbina performances tecnologiche di rilievo assoluto alla cifra estetica che caratterizza la produzione Porcelanosa. La soluzione definitiva per il ‘Contract’ La serie Forest è concepita per far fronte alla crescente domanda del mercato immobiliare, alberghiero e contract. La sua composizione offre alta qualità a un prezzo inferiore rispetto al resto dei parquet ceramici di PARKER e si adatta perfettamente alle esigenze di grandi aree come edifici pubblici e privati,


siano essi complessi residenziali, locali commerciali, strutture sanitarie, centri educativi, istituti penitenziari, aeroporti o edifici governativi. Formati e finiture Con Forest le possibilità garantite al progettista si moltiplicano, dal momento che i prodotti sono resistenti al transito pedonale medio, al riscaldamento radiante, al fuoco, nonché all’acqua e all’umidità. Questa

inalterabilità è disponibile in due formati; 22×90 cm e 14,3×90 cm: quest’ultimo può anche essere antiscivolo, adatto per aree all’aperto e zone umide. Per quanto riguarda le diverse finiture, sono disponibili in quattro colori: Natural, Acero, Frassino e Acciaio. Tonalità che vanno da una nuance rilassata e luminosa come quella di Forest Natural, a quella grigia ed elegante come Forest Acero.


PrimoPiano

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a cura della redazione

Estetica e tecnica per nuove superfici

Carlo Alberto Ovi

‘We are… Smalticeram’, il meeting annuale con il quale l’azienda reggiana presenta le sue novità di processo e di prodotto


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n’occasione per presentare le nuove collezioni, ma anche per ribadire un’identità forte, fatta di ricerca e di persone, e di «una volontà di crescita che si è concretizzata in un ambizioso piano di investimenti tuttora in corso». Si è concluso il 27 aprile ‘We are... Smalticeram’, il meeting annuale attraverso il quale la storica azienda reggiana, oggi una delle più importanti realtà mondiali nella realizzazione di prodotti per applicazioni sui materiali ceramici, fa del suo headquarter nel cuore del distretto ceramico uno spazio di dialogo, di proposta e condivisione nei confronti dei propri partners. Al centro di questa proposta, ovviamente, l’eccellenza Smalticeram, risultato di una ricerca sulla quale l’azienda reggiana ha investito e investe tutt’ora. «C’è – dice Carlo Alberto Ovi – un percorso parallelo tra la ricerca di base e quella dedicata all’evoluzione dei prodotti, e la sfida, oggi, è elaborare soluzioni che integrino una cifra estetica di livello con caratteristiche tecniche all’altezza delle aspettative del mercato». Mercato che chiede essenzialmente novità, e le novità le declina secondo variabili differenti tra loro, «come ad esempio il formato: se è vero – dice Ovi – che le grandi lastre la stanno facendo

da padrone, con tutto quello che ne consegue in termine di evoluzione delle superfici, la ricerca di Smalticeram prosegue anche sui formati tradizionali e su formati più piccoli: la completezza di gamma del prodotto ceramico impone a noi che facciamo ricerca di tenere in considerazione ogni variabile». Sia essa tecnologica che estetica: «abbiamo puntato in modo deciso, in questo 2018, sul segmento dei levigati, ottenendo risposte oltremodo lusinghiere, determinate da qualità estetiche e tecniche di rilevanza assoluta». Tra i prodotti di punta presentati nel corso del meeting c’è tuttavia anche altro, ci sono tutte le tematiche decorative (dal legno ai marmi) che ‘fanno’, oggi, la ricerca sul materiale ceramico, «ed il prodotto di punta – spiega ancora Ovi – è una pietra cui l’effetto combinato di tecnologia digitale e applicazioni materiche successive garantisce una naturalezza fuori dal comune. E’ il punto di approdo più recente della nostra ricerca, che tuttavia prosegue senza soluzione di continuità anche grazie agli importanti investimenti che come Gruppo abbiamo scelto di fare sia sulla nostra sede centrale sia sulle nostre consociate internazionali che continuano la loro crescita sui mercati di riferimento».


NEWS

Aziende

LAMINAM, NUOVA CERTIFICAZIONE AMBIENTALE: EPD DI PRODOTTO La lastra ceramica Laminam è green. Lo certifica ufficialmente l’EPD di prodotto, certificazione indipendente che attesta l’impatto ambientale del ciclo di vita per la fabbricazione di un prodotto (Iso14025). L’EPD prende in esame il consumo di materie prime, di energia e di acqua oltre alla produzione di emissioni inquinanti e di rifiuti derivanti dal processo di fabbricazione della lastra ceramica Laminam. La certificazione inoltre ha confermato che il prodotto finale stesso può vantare proprietà di estrema durabilità nel tempo, riciclabilità, igienicità e assenza di tossicità.  L’EPD è un requisito fondamentale e un elemento di vantaggio per accedere ad altre certificazioni green internazionali in tema di edilizia: LEED (Italia), BREEAM (UK), DGNB (Germania), HQE (Francia) e ad ECO Platform (Associazione Europea per le costruzioni).

AL VIA CERAMICA ACADEMY

MARAZZI VINCE IL BEST OF HOUZZ 2018

Al via Ceramic Academy, iniziativa fortemente voluta da Gruppo Romani, Sicer e Stylgraph, tre importanti realtà del settore ceramico, che mira ad orientare, formare e sostenere i giovani che entrano in contatto per la prima volta con il mondo del lavoro. Realizzato in collaborazione con IFOA il nuovo percorso di formazione di 500 ore, cofinanziato dalla Regione Emilia Romagna con Fondo Sociale Europeo è dedicato a una figura specializzata e strategica per il settore, quella del Tecnico commerciale e marketing per il sistema produttivo ceramico. I 12 allievi della Ceramic Academy saranno attentamente selezionati per essere formati nelle tre realtà lavorative che partecipano al progetto.

Marazzi ha ricevuto il riconoscimento per “Best of Houzz Design” su Houzz®, la piattaforma online leader mondiale nell’arredamento, progettazione e ristrutturazione d’interni e d’esterni. Marazzi è stata scelta dagli oltre 40 milioni di utenti unici mensili facenti parte della Community di Houzz, tra più di un milione e mezzo di professionisti della casa come architetti, designer e imprese edili.

PANARIAGROUP LANCIA LA SFIDA DEL CONTRACT Panariagroup lancia la propria struttura di Contract & Key-Account, nuova divisione che ha l’obiettivo di sviluppare il settore delle grandi opere e dei progetti architettonici di valore mondiale. La struttura mette a disposizione di architetti e progettisti delle grandi opere un canale dedicato per interagire con un team di professionisti in grado di rispondere in modo efficace a tutte le attuali esigenze e tendenze dell’architettura su scala globale. La divisione si distingue per la gamma completa di servizi che offre al mondo dell’architettura e del progetto, dall’attività di consulenza per la progettazione al coordinamento e logistica fino all’assistenza tecnica e ai progetti speciali on demand. Panariagroup mette a disposizione di questo importante segmento di mercato tutta la propria ampiezza di gamma (realizzata nei propri stabilimenti italiani, portoghesi e americani), con un catalogo di oltre 1000 prodotti, realizzati con le più innovative tecnologie. La nuova Divisione affronterà il mercato internazionale con una presenza capillare nelle principali rassegne mondiali rivolte al target dell’architettura e del design: «Il motore dello sviluppo del nostro Gruppo – ha affermato Emilio Mussini, Presidente di Panariagroup – risiede da sempre nella capacità di affrontare nuove sfide. La nuova struttura organizzerà e svilupperà relazioni con un target sempre più rilevante, che si occupa di opere architettoniche di massimo prestigio in tutto il mondo, attraverso una maggiore attenzione alle esigenze specifiche di questo canale e attraverso l’offerta di servizi ad alto valore aggiunto».

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1988-2018: CAESAR COMPIE 30 ANNI Era il 1988 quando il Gruppo Concorde, credendo fortemente nelle qualità del gres porcellanato che allora rappresentava solo il 3% della produzione ceramica italiana, investiva in una nuova azienda a esso dedicata, dotandola di impianti all’avanguardia. La nuova realtà prendeva il nome di Ceramiche Caesar. Siamo nel 2018: e da allora Caesar è cresciuta affermando una sua forte identità incentrata proprio sulle molteplici soluzioni che il gres porcellanato offre al mercato non solo italiano ma internazionale. Con la sede negli Stati Uniti del 1997 fino alle ultime showroom monomarca Urban Lab ed Espace Design rispettivamente a Londra e a Parigi, oltre al recentissimo rinnovo con ampliamento sia della sede che dell’annessa showroom, l’azienda ha diffuso il proprio stile rispondendo con puntualità ai differenti trend che l’edilizia dei diversi decenni ha dettato. Grandi formati, decorazione di ultima generazione, sistemi per il contract, per pavimentazioni sopraelevate, così come il progetto Aextra20 a spessore maggiorato per gli spazi outdoor e l’Aquae Wellness per piscine e centri benessere: sono tipologie di soluzioni che, negli anni, hanno permesso a Caesar di offrire una gamma completa e di essere un riferimento per le diverse tipologie architettoniche, sia in indoor che in outdoor.

MAPEI INVESTE OLTRE 6.5 MILIONI DI DOLLARI E RAFFORZA LA SUA PRESENZA IN MEDIO ORIENTE Mapei, leader nella produzione di adesivi, sigillanti e prodotti chimici per edilizia, ha inaugurato l’ampliamento dello stabilimento della consociata Mapei Construction Chemicals LLC negli UAE. Più di 6.5 milioni di dollari investiti per ampliare l’innovativo stabilimento produttivo e gli uffici al Dubai Investments Park. Oltre al mercato petrolifero, anche quello delle costruzioni continua a mostrare un’importante e solida crescita: per questo. Mapei ha deciso di rafforzare la sua presenza con questo importante investimento che ha permesso di ottenere un magazzino coperto di 5200 metri quadrati in grado stoccare maggiori quantità di materiali, e l’introduzione della linea resine epossidiche consentirà a Mapei di ampliare il suo portafoglio prodotti e offrire nuove soluzioni specificatamente studiate per il mercato locale. I nuovi uffici, estesi su un’area di oltre di 2000 metri quadrati, includono uno showroom e un centro di formazione, e ospitano oltre 120 dipendenti da 22 diversi paesi.

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prodotti e produttori www.ceramicanda.com redazione@ceramicanda.com

La Tagina diventa‘romana’ Il passaggio di consegne era atteso, e lo ha ufficializzato Mario Moriconi, presidente della ceramica umbra, sottoscrivendo il comunicato che formalizza il passaggio di proprietà. «In data 20 aprile 2018 – si legge - i soci della Tagina Ceramiche d’Arte SpA hanno ceduto il 100% del pacchetto azionario ai seguenti acquirenti: CIRCULAR CERAM, Società che fa capo all’imprenditore dott. Francesco Borgomeo del Gruppo Saxa Gres per il 95%; PRO BUSINESS & LAW srl per il 5%. Nel ringraziare i soci, i sindaci ed il consiglio di amministrazione per l’opera fin qui svolta auguro ai nuovi acquirenti, dott. Francesco Borgomeo e dott. Stefano Donati, nuovo Amministratore Delegato della società, un caloroso benvenuto ed un grande “in bocca al lupo” per le prossime sfide che l’attendono per il rilancio della “sempre nostra” Tagina».

RANDSTAD EMPLOYER BRAND 2018: ANCHE FLORIM TRA LE AZIENDE ITALIANE PIÙ ATTRATTIVE C’è anche il Gruppo Florim tra le aziende vincitrici del Randstad Employer Brand 2018, il riconoscimento assegnato sulla base della più completa e rappresentativa ricerca globale dedicata all’employer branding da Randstad, secondo player al mondo nei servizi per le risorse umane. Commissionato da Randstad all’istituto di ricerca Kantar TNS e condotto su oltre 175.000 persone in 30 Paesi in modo indipendente con un’analisi approfondita su più di 5.700 aziende a livello globale, lo studio del Randstad Employer Brand ha misurato il livello di attrattività percepita delle aziende italiane da parte dei possibili dipendenti.

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a cura di Roberto Caroli e Stefano Fogliani

Intervista

Quattro chiacchiere con Leo Turrini

Leo Turrini negli studi di Ceramicanda

Uno dei pochi sassolesi con cui Ceramicanda può non parlare di ceramica: potevamo farci scappare l’occasione?

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uno dei pochi sassolesi con i quali Ceramicanda può permettersi di non parlare di ceramica. Perché Leo Turrini, giornalista e scrittore, le ceramiche le vive come simbolo e ‘portato’ di quella città che gli diede i natali, nel 1960, e che «resta simbolo di un’eccellenza forse unica, proprio grazie alla ceramica». E dalla quale Turrini è partito centinaia di volte per raccontare grandi eventi sportivi, salvo poi tornarci sempre, perché questa è la sua terra. Terra (anche) di piastrelle, e pazienza se quelle che dice di avere nella casa in cui, racconta, «abito da trent’anni, le scelse mia moglie: il giornale – racconta - mi aveva mandato al Giro d’Italia, ed era dietro l’angolo l’inizio del Mondiale di Formula Uno. Mentre io giravo come una trottola, ha pensato a tutto la mia signora». Lui, nel frattempo, viaggiava e raccontava, come del

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resto viaggia e racconta tuttora, «e mi sento un privilegiato, perché lo scrivere era la mia passione da quando, scolaro delle elementari, facevo il giornalino di classe: ho girato il mondo scrivendo, ed era esattamente quello che sognavo di fare. Mi hanno pagato – dice - per fare quello che avrei pagato per fare, e questo credo vada considerato un privilegio». Muove proprio dal tanto che Turrini può raccontare questa chiacchierata a 360° con l’inviato di QN, l’opinionista di Sky, lo scrittore la cui narrazione ha attraversato tutte le più belle storie di sport (da Enzo Ferrari all’Inter di Moratti, da Senna a Pantani) dei nostri tempi, non senza concedersi digressioni sempre riuscite (Battisti, per dire, nel senso di Lucio) che ne fanno uno dei figli più illustri del distretto ceramico. Orgogliosamente sassolese, Leo Turrini, l’inviato che da un quarto di secolo racconta Olimpiadi, Mondiali e Gran Premi, ma scansa le leggende e, quando non scrive o non è «lontano, tra alberghi ed areoporti» si definisce «persona normalissima, forse anche noiosa, il cui modo di vivere fa giustizia di molte leggende che circolano su chi gira il mondo per raccontare le cose ai propri lettori. A casa mia – dice - continuano a passare amici che con il giornalismo non hanno nulla a che fare, gente che ho conosciuto da ragazzo e che continuo a frequentare con bella assiduità»

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Intervista

«E’ lo specchio del paese: la situazione, con tre blocchi contrapposti, riflette le spaccature e le difficoltà dell’elettorato che è andato al voto»

«Trovo scoraggiante che la capitale mondiale della piastrella mandi i suoi abitanti che vogliono andare al cinema in altri Comuni perché a Sassuolo non c’è una sala cinematografica funzionante» C’è anche una laurea in legge mai usata, nella storia di Leo Turrini… «Ai miei tempi il giornalismo si apprendeva per pratica, mentre oggi ogni editore la chiede come requisito minimo. I tempi sono cambiati, nel mestiere di giornalista come negli altri mestieri, con la rete e internet che hanno cambiato tutto. Ma io la passione per lo studio l’ho sempre avuta, e la laurea l’ho presa lavorando, convinto come sono del valore intrinseco dello studio. Non per questo penso che serva necessariamente una laurea per riuscire nelle cose che si vogliono fare, e mi viene in mente Enzo Ferrari, autodidatta di grandissimo successo, forse uno degli italiani più famosi del XX secolo, che di lauree ne prese, sì, ma ad honorem…» Non è indispensabile nemmeno per i politici, il titolo di studio, meno che mai la laurea: Turrini come lo vede il teatrino della politica che oggi da’ prove di sé tutt’altro che esaltanti? «Credo quello che tu definisci ‘teatrino’ esprima il paese che ha democraticamente votato per questi rappresentanti, che raccon-

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tano a loro modo la profonda spaccatura della nostra società. Tre blocchi che ‘pesano’ uguale, nessuno dei quali ha la maggioranza, o si accordano o tornano al via, prigionieri in un certo senso anche dei loro problemi di identità, della loro difficoltà di trovare una collocazione. Penso al pd, ma non solo, e penso che ogni movimento stia, a suo modo, raccogliendo quello che ha seminato…» Il Turrini ‘pubblico’ lo conosciamo tutti, il Turrini casalingo, invece? «Una persona normalissima, che vive il suo privato a prescindere dal mestiere che fa, e da un mestiere che lo porta ovunque, ma alla fine lo riporta sempre a Sassuolo» Città in decadenza, dicono i detrattori, intristita anche dalla mancanza di un cinema o di un teatro, tra l’altro…. «La questione c’è… Non tanto per i giovani, che sono dinamici, curiosi e si spostano, quanto per quelli della mia generazione. E non è bello che la capitale mondiale della ceramica, perché questo è Sassuolo, mandi i suoi abitanti al cinema altrove. Per me è una

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«Il Sassuolo nella massima serie è una favola che come tale andrebbe valorizzata. E credo i sassolesi siano in debito con la famiglia Squinzi, che ha regalato loro un sogno»

«Quel ‘rosso’ resta uno dei simboli delle eccellenze del made in Italy, un mito. E la macchina è forte e può dire la sua, ma vale la pena fare attenzione ai tedeschi» cosa scoraggiante, e credo dica tanto della Sassuolo di oggi…» Anche le istituzioni pare stiano perdendo terreno, nell’offrire cultura a chi abita questi territori… «Credo su questo combini un insieme di cose, ma per stare al cinema e al teatro, mi sembra assurdo che ci sia una multisala a Savignano sul Panaro, con tutto il rispetto per Savignano sul Panaro,e un sassolese che voglia andare al cinema debba essere obbligato ad uscire dal Comune. Forse il tutto è figlio anche del fatto che tempo fa, a Sassuolo eravamo tutti un po’ più ricchi degli altri, nel senso che Sassuolo aveva possibilità importanti, e i sassolesi erano abituati ad uscire, avendone la possibilità, da Sassuolo» A cosa stai lavorando? «Ad un libro, in uscita tra fine 2018 e 2019, e ad un progetto in collaborazione con il Comune di Formigine su Paolo Scaramelli, storico meccanico della Ferrari. Un personaggio incredibile, scomparso qualche anno fa, che è un po’ il simbolo,e lo dico da figlio di que-

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ste terre, del legame tra questo territorio e le eccellenze che questo territorio ha prodotto. La Ferrari, le ceramiche, e non solo….» Già: c’è il Sassuolo… «Penso i sassolesi abbiano un debito con la famiglia Squinzi, che ha regalato loro un sogno. Io ho cominciato a scrivere proprio seguendo il Sassuolo: giocavamo contro Crevalcore e Contarina, oggi è una realtà solida e ben amministrata, con uno stadio di proprietà, un centro sportivo all’avanguardia in costruzione. E’ una realtà che, se Squinzi di stancasse, potrebbe diventare appetibile anche per qualche compratore estero. Un brand di serie A…» Come la Ferrari: è l’anno buono, per le ‘rosse’? «Domanda delle cento pistole: di sicuro fin qua è stata la macchina più veloce, ma la stagione è lunga e temo i tedeschi e la loro capacità di sviluppo a stagione in corso. In quello, i nostri cugini, sono imbattibili, ma la Ferrari ha le sue carte da giocare e lo ha dimostrato in questa prima fase della stagione».

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Sport

a cura di Stefano Fogliani

6 maggio: Sassuolo, 6 salvo…

Battendo la Sampdoria la società neroverde conquista la salvezza e si garantisce (almeno) un’altra stagione nella massima serie nonostante un’annata non semplice. Un traguardo importantissimo, un’altra scommessa vinta da Giorgio Squinzi 62

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ra cominciata sognando l’Europa, la stagione neroverde, è proseguita tra alti (qualcuno) e bassi (diversi) ma alla fine l’epilogo è stato quello necessario a programmare la riapertura di un ciclo. E quando Matteo Politano, il protagonista che non ti aspetti della stagione del Sassuolo, ha calciato alle spalle del portiere della Sampdoria Viviano il pallone che ha portato i neroverdi a 40 punti, in parecchi hanno tirato un sospiro di sollievo perché la stagione era nata male e in pochi, anche solo un paio di mesi fa, erano disposti a scommettere su un Sassuolo salvo con due giornate di anticipo. E invece… Invece la società neroverde è venuta a capo della sua stagione più difficile, quella del dopo Di Francesco, quella che l’ha vista cambiare allenatore in corsa – era successo solo nel 2013/14, con la breve transizione di Malesani – e fare i conti con più equivoci tecnico tattici che ne hanno, a tratti, azzoppato la corsa. Dalla scarsa vena di Berardi alle difficoltà della gestione-Bucchi, tecnico scelto per il dopo-Di Francesco e giubilato dopo che in 14 giornate aveva raccolto 11 punti, vincendo poco e convincendo meno, fino al dato dei gol segnati, che fanno ancora oogi di quello neroverde – impreziosito dall’acquisto di Babacar a gennaio, con una decina di milioni versati nelle casse della Fiorentina – il peggior attacco della stagione.

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foto: www.sassuolocalcio.it

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Sette istantanee per raccontare la stagione: 1 Cristian Bucchi, Giorgio Squinzi e Giovanni Carnevali al Cersaie 2 Francesco Acerbi: a dicembre ha festeggiato le 100 gare consecutive ufficiali tra campionato, Coppa Italia, Euroleague. Da ottobre 2015 ad oggi sempre titolare, mai sostituito 3 Era tra i protagonisti più attesi, Domenico, Berardi: ad oggi solo 3 gol stagionali, per lui 4 Giuseppe Iachini e Matteo Politano: metà della salvezza neroverde è loro: per il tecnico 29 punti in 22 gare, per Politano 9 gol 5 Francesco Magnanelli, capitano neroverde, ha fatto 400, nel senso di gare ufficiali con il Sassuolo. Un record 6 Claud Adjapong, difensore, classe 1998, unico sassolese nella rosa neroverde. Primo sassolese a giocare e segnare in serie A con la maglia del Sassuolo 7 Babacar E’ stato l’acquisto più costoso della stagione neroverde: è arrivato a gennaio per circa 10 milioni di euro

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Il Sassuolo ha azzeccato la mossa del cambio di panchina, trovando in Giuseppe Iachini e nel suo pragmatismo la chiave per aprire la porta della salvezza. Mai una vittoria con più di un gol di scarto, nella stagione del Sassuolo, ok, ma anche serie importati (10 punti in 5 gare a fine 2017, otto risultati utili a primavera) che hanno garantito quel minimo di continuità necessario a salvarsi. Il passato… Ha scontato errori di programmazione, il Sassuolo, ha avuto annata caratterizzata anche da polemiche inusuali per il tipo di piazza, ha visto gli equilibri del gruppo turbati dalle sessioni estiva e invernale del calciomercato (dal caso Matri fino alla querelle-Politano) ma alla fine ha trovato proprio nel gruppo la ‘spinta’ necessaria a togliersi dalle sabbie mobili. Giusto per fare un’idea il 15 ottobre, dopo l’ottava giornata, il Sassuolo era terz’ultimo con 5 punti, alla 15ma, dopo la ‘prima’ di Iachini, aveva giusto un punto di vantaggio sulla zona che scotta e non più tardi di due mesi fa – 11 marzo, 28ma giornata, Sassuolo-Spal 1-1 – era terz’ultimo – a pari merito con Crotone e Spal – a 24 punti, appena due punti sopra il penultimo posto. Si sa che lo stesso Giorgio Squinzi, nei momenti più difficili, ha fatto capire alla squadra

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l’importanza del mantenimento della categoria, e si sa che il ‘Signor Mapei’ non ha mancato, nemmeno quest’anno, di investire su un progetto sportivo per il quale la prossima sfida è uscire dalla transizione e riaprire un ciclo. Farlo con in dote un altro anno di serie A è un buon punto di partenza. Il futuro La stagione va finendo, ma l’agenda neroverde, alla voce futuro, è già fitta. Scadono i contratti della spina dorsale del gruppo dirigente (dal DG Giovanni Carnevali al DS Guido Angelozzi) e Iachini, comunque blindato da un contratto con scadenza 2019, ha già fatto sapere che «contano le volontà reciproche e i progetti, non i contratti», quasi a dire che potrebbe non essere lui il tecnico del Sassuolo 2018/19. Poi ci sono i giocatori: sarà impossibile trattenere Politano, autore della sua miglior stagione di sempre e sarà molto difficile anche tenere in neroverde Acerbi (il centrale record da 100 presenze consecutive) non senza valutare anche il possibile destino di quel Berardi del quale sentiremo inevitabilmente, ancora parlare. Poi in ballo c’è il centro sportivo, ci sono programmi che devono dare gambe ad un progetto che andrà necessariamente riprogrammato. Vedremo…

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NEWS

Aziende

FERRARI & CIGARINI PER IL TAGLIO DEI GRANDI FORMATI Si conferma il successo delle macchine per la lavorazione dei grandi formati di Ferrari & Cigarini. La gamma produttiva comprende i modelli MTP 1300 - MTP 1600 – MTP 1900 – MTP 2200, progettati per soddisfare le richieste di qualità, rapidità e produttività nella lavorazione di grandi formati quali 120 – 150 – 180 – 210 cm. Le innovazioni apportate al sistema costruttivo e tecnologico riguardano il sistema di apertura a 180° EASY OPEN che permette all’operatore di lavorare senza intralci di sorta tra il carter, gli alberi ed il tappeto, ed il sistema di apertura automatica del carter di protezione. Inoltre, l’AUTOMATIC ALIGNMENT SYSTEM permette la regolazione automatica del sistema di allineamento dei dischi e visualizzazione della quota di posizione favorendo la qualità finale del taglio mentre l’AUTOMATIC PRESSURE SYSTEM regola in automatico il sistema di pressione delle barre pressori, accrescendo esponenzialmente precisione e velocità. Infine, l’allungamento della macchina nella sezione d’ingresso favorisce l’entrata, l’appoggio e l’allineamento delle lastre di grandi dimensioni, anche grazie ad A.F.S (Autocentring Fast System), lo speciale sistema di autocentraggio rapido.

SYSTEM PER LO STABILIMENTO DI AMERICAN WONDER PORCELAIN

SICER AMPLIA LA GAMMA CON SINKS

American Wonder Porcelain, divisione statunitense del gruppo Marco Polo (Dongguan City, Cina) investirà in automazioni System per il suo stabilimento di Lebanon (Tennessee) specializzato nella produzione di gres porcellanato. Il nuovo investimento supporterà l’espansione della gamma produttiva anche con l’inserimento di nuovi formati fino a 600x1200 mm. System fornirà due linee di scelta completamente automatizzate che includono il sistema di visione artificiale Qualitron, lo smistatore Multigecko, la confezionatrice 4Phases e il pallettizzatore Griffon, automazioni altamente flessibili che assicurano una forte riduzione dei costi di produzione. Fra l’altro, American Wonder Porcelain è la prima azienda ceramica statunitense ad aver adottato la tecnologia 4Phases per la creazione on demand delle confezioni in cartone, realizzate a misura della pila di piastrelle da confezionare. Di fornitura System anche le stampanti digitali ad alta definizione Creadigit.

Sicer amplia la gamma di inchiostri digitali con i nuovissimi SINKS, inchiostri digitali per gres porcellanato di colore Rosso assoluto, Giallo e Verde. Già lanciati in anteprima a Cersaie e pronti per essere proposti al mercato americano durante il prossimo Coverings, i nuovi Sinks sono omologati per le più moderne macchine digitali per la produzione di grandi lastre e formati tradizionali, e garantiscono risultati eccellenti.

TUSCANIA HA SCELTO LA TECNOLOGIA GAPE DUE SMARTMOULD Gape Due si è sempre distinta tra le aziende di stampi per ceramica per professionalità, qualità del prodotto e innovazione e ha inaugurato il 2018 con un’importante fornitura di stampi, che equipaggeranno le nuove presse dello stabilimento dell’industria ceramica Tuscania S.p.A a Serramazzoni, in provincia di Modena. L’accordo prevede la fornitura di 8 Smartmould a trasferimento nei formati 60x60 (a 3 uscite), 30x60 (a 6 uscite), 120x120 (a 1 uscita) e 80x160 (a 1 uscita). Lo Smartmould è dotato di sensoristica avanzata e consente il monitoraggio continuo del ciclo produttivo; con interfaccia semplice e intuitiva è uno strumento efficace per l’operatore a bordo macchina che viene allertato tempestivamente in caso di malfunzionamenti. Diventa così possibile gestire in modo adeguato la tracciabilità e il “ciclo di vita” di stampi e tamponi ottimizzando i processi di rigenerazione e di acquisto.

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CERAMICA CARTHAGO E LB: NUOVE PARTNERSHIP IN TUNISIA E ALGERIA La Carthago Ceramic, ditta tunisina leader nel settore dei materiali da costruzione, ha deciso di dare un segnale significativo al mercato lanciando progetti per 4 nuove fabbriche: mattoni, piastrelle, sanitari, industria delle costruzioni. Quanto sopra, in un contesto di transizione democratica caratterizzato da una molteplicità di sfide economiche, politiche e sociali. Pionieri in Africa nella scelta di dotare le proprie fabbriche delle tecnologie più innovative e guidati dalla forte volontà di fabbricare prodotti di qualità, Carthago Ceramic ha finalizzato nuove partnership con il gruppo italiano LB con l’acquisizione della più avanzata tecnologia di macinazione MIGRATECH e con la realizzazione di una linea di produzione caratterizzata da un sistema di trasporto totalmente pneumatico per la linea di produzione di colle, premiscelati e intonaci per l’industria delle costruzioni. Per queste nuove operazioni, Carthago ha deciso ancora una volta di affidarsi alla competenza ed affidabilità del suo partner di lungo corso LB, che la ha accompagnata sin dall’installazione del primo impianto di Agareb, nel 2011.

impianti e servizi www.ceramicanda.com redazione@ceramicanda.com

NUOVE COMMESSE IN INDIA PER SMAC Negli ultimi mesi Smac ha ricevuto importanti ordini destinati al mercato indiano. L’azienda fioranese ha già istallato un nuovo impianto di macinazione per la produzione di fritte ceramiche presso la Orient Glazes Pvt Ltd con sede in Gujarat, mentre Emcer Tiles Pvt Ltd., anch’essa con sede in Gujarat, ha commissionato a Smac una nuova linea completa di smaltatura, che verrà avviata nei prossimi mesi. Il nuovo impianto comprende una linea di smaltatura con telaio di 1400 mm completa di tutti gli accessori standard e consentirà di produrre piastrelle nei formati 120x240 cm, 120x120 cm, 80x160 cm, 80x240 cm. Completano la fornitura le stazioni di smaltatura airless Versatile, il sistema di raffreddamento piastrelle Kryo, la macchina DSR per l’applicazione a secco di graniglie e il sistema Reverso per l’applicazione di ingobbio con cilindro inciso.

ANCHE POLCART SBARCA NEGLI USA FERRAES CERAMICA AVVIA LA PRIMA PH8200 SMART DI SACMI IN SPAGNA Ferraes Ceramica, primaria azienda ceramica spagnola parte del Gruppo Vives, si aggiudica il primo esemplare di pressa PH8200 Smart venduta da Sacmi sul mercato iberico. La nuovissima soluzione Smart si distingue per il sistema di automazione integrato basato sul protocollo di comunicazione Ethernet Powerlink, il programma di automazione della PH 8200 che consente grande velocità di comunicazione e un controllo puntuale di tutti i parametri di funzionamento della macchina, consumi compresi. La prima pressata della PH8200 Smart è stata effettuata con successo nello stabilimento spagnolo, con l’ausilio dei tecnici Sacmi collegati da remoto. La commercializzazione della nuova soluzione Smart a livello mondiale è prevista a partire da quest’anno.

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Un’altra rappresentante del made in Italy ceramico inaugura la nuova sede a Cookeville, in Tennessee. Polcart, da trenta anni leader nella progettazione e produzione di espositori su misura per ceramica, offre in modo diretto anche sul mercato americano i suoi prodotti concepiti presso lo stabilimento di 10mila metri quadri ubicato a Fiorano Modenese, nel cuore del settore ceramico sassolese. La nuova sede americana di Polcart, operativa da maggio 2017, fornirà il servizio di taglio piastrelle, posa sulle campionature, confezionamento e stoccaggio, come richiesto da tutti i clienti italiani presenti nel distretto ceramico di Nashville. Con questo importante investimento Polcart si conferma partner di riferimento per le aziende del settore ceramico.

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PrimoPiano

Primo Piano

a cura della redazione

«Dopo un buon 2017, un 2018 di investimenti» I

l 2017 è stato anno importante per Siti B&T Group, chiuso con numeri che non accettano repliche, il 2018 sarà un anno altrettanto importante per un gruppo che, dice l’Amministratore Delegato Fabio Tarozzi, non smette di innovare, «perché questo ci chiede il mercato, questo ci chiedono i nostri clienti. Come azienda, ci tengo a dirlo, dobbiamo molto alle persone che lavorano con noi» Il cosiddetto ‘fattore umano’… «Professionalità e teste pensanti per un gruppo formato da quattro aziende che hanno la testa e il cuore nel distretto ceramico. Merito di queste professionalità l’aver aggiunto valore ad un progetto di eccellenza che oggi si dispiega in ogni segmento della produzione ceramica, da Ancora a Digital Design, a Projecta Engineering fino alla casa madre di SITI B&T. E poi c’è la fiducia dei clienti: se fondamentale, all’interno delle nostre aziende, è l’apporto delle persone che lavorano per noi, altrettanto fondamentale è il loro trasmettere i plus dei nostri progetti a quei clienti che finora ce lo hanno sempre riconosciuto, anche a livello globale» Già: perché il mercato è globale, ma ci saranno mercati di riferimento… «Ovvio, ma quella dello sbocco commerciale del meccano-ceramico è la classica ‘torta perfetta’, nel senso che le macroaree di riferimento della produzione sono tutte ben rappresentate su ogni continente. Da qui anche la necessità di una forte presenza

L’AD di Siti B&T svela i progetti del Gruppo per il 2018: dal nuovo polo logistico di Sassuolo a bt-Space, «un nuovo luogo di incontro e confronto che trasmetta la nostra idea di fare impresa. Che si basa su un sistema di valori e principi condivisi» internazionale, l’obbligo di presidiare ogni mercato con filiali e service dedicati» Proprio in questi giorni corre l’anniversario della vostra quotazione in borsa, avvenuta giusto due anni fa, volendo fare un bilancio? «Positivo, senza dubbio. L’apertura di una società come la nostra al mercato dei capitali è scelta strategica di posizionamento. Si accetta un livello di trasparenza moderno, ci si confronta con modelli di best practice e governance integrate che aiutano a crescere».


Fabio Tarozzi negli studi di Ceramicanda

Ci sono anche più controlli, si dice… «Quelli aiutano, nel senso che sono un elemento di confronto. E il confronto arricchisce» E’ un periodo di grandi investimenti, per il vostro Gruppo… «Ricerca e Sviluppo continuano a farla da padrone, ma i riscontri da parte del mercato sono buoni e crediamo sia giusto insistere su questa strada. Sperimentare quello in cui non crede nessuno è una sfida che raccogliamo volentieri. Dalla lappatura a secco che stiamo sperimentando in Ancora, alla tecnologia Supera® per le grandi lastre, fino alla Titanium®, un sistema di cottura per piastrelle e sanitari che riduce emissioni anche del 30%. Noi siamo gente del distretto, su questi territori viviamo e abitiamo, abbiamo obblighi che vanno oltre il contenuto economico, e parlo di valore sociale e cultura aziendale, e che ci permettono di ‘fare’ proprio su questi territori…» Non a caso il vostro nuovo polo logistico sta sorgendo proprio a Sassuolo… «L’area della ex Ricchetti, in questo senso, era perfetta: 36mila metri coperti che ci permetteranno di ottimizzare la logistica, e soprattutto di stringere un legame ancora più saldo con questo territorio» Formigine, dove c’è la casa madre del Gruppo, il polo logistico e Ancora a Sassuolo, Projecta Engineering e Digital Design a Ubersetto, dove sappiamo nascerà un altro spazio dedicato… «Disponiamo, a Ubersetto, di uno spazio straordinario e vogliamo sfruttarlo di conseguenza. Si chiamerà bt-Space, sarà una sorta di ‘casa’ della nostra comunicazione. L’impresa, o meglio il nostro fare impresa, non è solo produrre e vendere macchinari, ma un insieme di valori e principi condivisi che troveranno piena espressione in questo nuovo spazio. Luogo di incontro con i nostri clienti, ma anche teatro di confronto e centro di eventi. Un’esposizione permanente del nostro prodotto, ma anche uno spazio in grado di veicolare

la nostra idea di impresa, a unire idealmente l’innovazione di processo sulla quale lavoriamo da sempre alla bellezza del prodotto finale. Ci piace pensare che i nostri clienti non comprino impianti, ma un’idea di bellezza generata dai nostri impianti e riflessa sul prodotto finito» Come coniugherete questo nuovo spazio con le fiere di settore? «Attraverso una serie di eventi che siano, visto che i tempi sono questi, quello che è il ‘fuorisalone’ per il Salone del Mobile. Un completamento e un’integrazione nell’ambito di una proposta la più completa possibile» Che ruolo hanno, oggi, le fiere per un’azienda come la vostra? «Un ruolo comunque centrale, anche se non sono più appuntamenti nel corso dei quali si vende ma sono sempre più momenti di dialogo e confronto con la clientela e con i competitors. E, di conseguenza, ci piace lanciare questa idea di ‘porte aperte’ della quale bt-Space sarà una sorta di vetrina quotidiana» Il Gruppo viaggia spedito, ma la conduzione è, e resta, familiare: capostipite, figli, nipoti… «Mio padre ha, da sempre, quello che gli anglosassoni definiscono ‘animal instict’. Per me è ‘magic touch’: ha sempre avuto le idee giuste, anche in tempi non lontani da questi nel corso dei quali la crisi si è fatta sentire. Ci ha sempre appoggiato e sostenuto, mentre Marco è braccio operativo, come lo sono io, dell’azienda» E dopo? «Non so, ma stiamo facendo con il figlio di Marco quello che mio padre ha fatto con noi. Avvicinarlo al fare impresa senza forzarlo, perché per fare bene un mestiere devi esserne innamorato, anche se è un mestiere che lascia poco tempo per se» E quel poco tempo per se, l’imprenditore, come lo trascorre? «Nel mio caso in famiglia, anche se sono sempre molto concentrato sulle tante cose da fare».


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a cura della redazione

BMR: un processo completo per le grandi lastre

Le innovazioni più recenti confermano la leadership dell’azienza scandianese come player di riferimento delle tecnologie del fine linea

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egli ultimi anni il mercato ceramico è stato caratterizzato dal fortissimo impulso generato dalla produzione di lastre dalle grandi dimensioni, oggi disponibili con spessori e formati che vanno anche oltre i 1600x3200 mm. BMR ha saputo rispondere alle nuove esigenze del settore proponendo un’offerta consolidata e ampia di prodotti dedicati e fortemente competitivi, e il numero crescente di referenze italiane e internazionali hanno sottolineato la posizione di BMR quale player di riferimento. Si tratta di un traguardo importante, raggiunto indirizzando gli sforzi di tutto il personale verso la

realizzazione non solo di macchinari innovativi ed efficienti, quanto di un processo completo di fine linea capace di mettere in sinergia i numerosi fattori in gioco, creando soluzioni su misura per le esigenze produttive del cliente. Processo tecnologico Il processo tecnologico di BMR può essere raggruppato in 4 principali macro aree: • pre-rettifica • lappatura/levigatura/trattamento • taglio sottomultipli • squadratura/bisellatura Pre-rettifica e trattamento La fase iniziale è rappresentata dalla pre-rettifica, con uno o due moduli di squadratura che definiscono la superficie prima della fase di lappatura. Avviene poi la lappatura vera e propria, processo di abrasione superficiale attraverso il quale si ottengono finiture più o meno lucide su superfici smaltate o in gres porcellanato.


Tale lavorazione segue strettamente lo sviluppo del prodotto finito e della sua resa estetica, contribuendo anche alla definizione della decorazione digitale. Il risultato finale della lappatura è determinato da diversi fattori (velocità di brandeggio, di avanzamento del nastro, granulometria dell’utensile, pressione delle teste) che vengono gestiti con competenza dall’operatore, soprattutto a fronte della lavorazione sulle grandi lastre dove il rendimento utensili deve essere ottimizzato. E proprio la tecnologia degli utensili abrasivi in resina e diamante si è evoluta di pari passo allo sviluppo dei prodotti ceramici lappati, permettendo di implementare la flessibilità del processo. Dopo la lappatura diventa fondamentale eseguire il trattamento: grazie alla collaborazione con aziende specializzate e alle conoscenze specifiche in fatto di utensili, smalti e materie prime, BMR ha sviluppato tre linee di trattamenti che si diversificano a seconda della struttura della superficie ceramica, suddivisibili in porcellanato tecnico levigato e lappato/smaltato: TopCoat, che garantisce la lucentezza originale del prodotto; TopFinishing, che aumenta la lucentezza;

SuperShine, trattamento termo-meccanico attuato sulla piastrella asciutta e pulita che aumenta in modo evidente la lucentezza del prodotto. Taglio/spacco e squadratura Il processo di BMR termina con le operazioni di taglio/spacco e di squadratura con tecnologia sia a umido sia a secco “dry”. Trasla Dry e Dry Cut sono le tecnologie a secco per il processo di taglio che differiscono per l’incisione trasversale della prima e longitudinale della seconda. Ad entrambe segue la frattura della piastrella. Squadra Dry e Top Squadra Dry sono invece le due soluzioni a secco per la squadratura, adattate nelle dimensioni strutturali per i grandi formati. Ai benefici derivanti dalla tecnologia dry (semplificazione dell’impiantistica, maggiore durata dei ricambi e quindi della linea, migliore ambiente di lavoro), BMR ha di recente aggiunto l’importante possibilità di recuperare le grandi quantità di residui della rettifica a secco e di riciclarli come materia prima nella formulazione dell’impasto.


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a cura della redazione

Projecta Engineering protagonista sul mercato globale Il mercato globale richiede continui investimenti: l’azienda di Fiorano Modenese ha quindi riorganizzato la sua struttura aziendale aggiungendo professionalità e competenze al proprio management

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pronta a raccogliere le sfide del 2018, Projecta Engineering. Un anno importantissimo, complici sia la prossima edizione di Tecnargilla sia la riorganizzazione interna che aggiunge nuove professionalità e competenze alla struttura aziendale. Specializzata nelle soluzioni innovative per la stampa digitale ceramica, ed in grado di realizzare la più ampia gamma di macchine ad alta tecnologia oggi disponibile, l’azienda fioranese ha infatti di recente riorganizzato il managament, in modo da recepire nel modo più efficace possibile le istanze di un mercato globale che richiede presenza costante e quell’attenzione al cliente e agli standard di servizio in grado di consolidare la leadership di Projecta Engineering. «In realtà non si tratta di un cambio nel senso proprio del termine, quanto piuttosto di un rafforzamento della compagine aziendale: Valte Cappellini concentra ora la sua attività su Projecta Engineering in qualità di Amministratore Delegato», spiega Marco Ferrari, General Manager dell’azienda fioranese, ad avviso del quale «il mercato, oggi, richiede ad ogni player l’impiego di grandi energie. Io ero e sono molto concentrato sull’ambito produttivo e sullo sviluppo tecnico delle produzioni, e diventava difficile conciliare la mia presenza worldwide sui mercati di riferimento con l’impegno quotidiano in azienda, quindi….».


Valte Cappellini

Marco Ferrari

Quindi la scelta di rafforzare la compagine di Projecta Engineering con una figura come Cappellini «conferma – dice Ferrari – la nostra volontà di restare protagonisti su un mercato sempre più ampio e selettivo». Grandi formati, 4.0, full digital tracciano i confini lungo i quali muovere una ricerca in costante evoluzione, in grado di elaborare applicazioni sempre innovative. «Cappellini ha straordinaria esperienza: ha vissuto e conosce le due facce della medaglia, quella dell’impiantista e del fornitore di tecnologia e quella della tecnologia degli smalti e della decorazione. Una competenza unica, la sua, che credo possa dare un’ulteriore spinta ad un’azienda come Projecta Engineering, strategica per l’intero Gruppo, e al cui futuro guardiamo con fiducia e ottimismo», dice invece Fabio Tarozzi, Presidente e AD di Siti B&T Group, di cui l’azienda fioranese fa parte. Proprio le sinergie e l’integrazione con la multinazionale formiginese hanno permesso, nel tempo, a Projecta Engineering di trasformare la decorazione in un sistema digitale efficiente, performante e capace di inserirsi e dialogare con tutta la filiera produttiva. «Le spalle larghe sono fondamentali a livello finanziario, ma anche e soprattutto a livello produttivo e tecnologico», spiega Juan Antonio Cavilla, Sales Executive Director del

Fabio Tarozzi

Juan Antonio Cavilla

Gruppo, e il continuo processo di ricerca e innovazione attraverso il quale Projecta Engineering elabora le sue proposte per la tecnologia digitale confermano l’assunto. L’azienda fioranese ‘coltiva’ le sue peculiarità capitalizzando l’essere parte di un Gruppo in grado di proporre «soluzioni a 360°: impianti in grado di sottendere all’intero ciclo produttivo. Da una parte – aggiunge Cavilla - c’è infatti la necessità di presidiare la clientela matura con una crescente specializzazione, dall’altra quella di fornire riposte globali all’interno delle quali, tuttavia, la personalizzazione continua a fare la differenza». E la differenza, Projecta, la fa con sistemi sempre più evoluti ma soprattutto, dice Ferrari, con un confronto costante con il cliente, con l’interpretazione di esigenze sempre più stringenti in termini di qualità, flessibilità e costi. Projecta Engineering intercetta le necessità dei clienti rielaborandole grazie all’attività di un team che cresce e dal punto di vista numerico, con l’assunzione di quattro nuove figure presso i nostri uffici tecnici, e da quello delle competenze. I nostri partners, oggi, chiedono continui upgrade, modifiche, idee per nuovi impianti sempre più evoluti ed efficienti, che garantiscano quella specializzazione produttiva fondamentale in ogni piano di sviluppo».

EVO Dry Fix L presentata a Indian Ceramics Siti B&T Group era presente anche quest’anno a Indian Ceramics, con uno stand dedicato interamente alla decorazione digitale ed alle nuove soluzioni presentate da Projecta Engineering, azienda del gruppo Siti, che insieme a Digital Design e Ancora, propone soluzioni integrate all’avanguardia focalizzate sulla resa estetica del prodotto finito. EVO Dry Fix L, la nuova nata della famiglia di decoratrici materiche a secco, è dotata di un dispositivo di riconoscimento della grafica, G- Synchro, che le permette di essere abbinata alla quasi totalità delle decoratrici presenti sul mercato. Le tesine di nuova generazione Seiko 1536 L garantiscono scarichi fino a 75 g/m di colla ad una velocità di oltre 35m al minuto ed ad una risoluzione di 360dpi. Una EDF equipaggiata con testine ad alto scarico Seiko L è in grado con una sola barra di garantire uno scarico di colla sufficiente ad incollare oltre 600g di graniglia. Inoltre, essendo questa macchina dotata di 2 barre digitali, è possibile introdurre sulla seconda barra un effetto materico tipo lustro, bianco opaco, bianco matt, cristallina o inchiostro metallizzato, per creare giochi di luce e contrasti di materia, combinando l’applicazione della colla e graniglia all’applicazione dell’effetto materico.


di Claudio Sorbo

Economia

Dalla fabbrica-casa alla fabbrica ‘fiorita’ Quando le esigenze dettano lo stile: come evolve l’architettura industriale? La lunga marcia verso la ‘smart factory’ è cominciata nel Settecento

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Economia

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gni edificio civile, quale che sia la sua destinazione, è sempre elevato in coerenza con le regole che governano la società nel momento in cui esso viene costruito. Ciò spiega la omogeneità delle strutture civili e industriali, al punto che nelle città se ne possono qualificare le date di edificazione in base lo stile in cui sono stati costruiti. Esistono città ad elevata leggibilità architettonica ed altre meno: ciò deriva dal fervore intellettuale presente nella località nel corso del tempo. Ad esempio, una città come Milano, sempre effervescente culturalmente, lo è anche architettonicamente: basti pensare al così detto “Villaggio dei Giornalisti”, quartiere residenziale contiguo alla “Maggiolina”, entrambi rioni in puro stile Liberty. In campo industriale, l’architettura si è sviluppata attraverso un temperamento tra gli stili e le esigenze dettate da elementi socialmente importanti - il numero degli addetti, ad esempio - e le normative in vigore. Ricordiamo, allora, le tappe della lunga marcia della ‘fabbrica’ per come la conosciamo oggi e per come la vedremo in un prossimo futuro.

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La fabbrica – casa Essa si è sviluppata soprattutto in Inghilterra, in Germania e in Francia fino alla Seconda Rivoluzione Industriale, cioè dalla seconda metà del 1700 fino alla fine della Prima Guerra Mondiale. In Italia l’edificio industriale dell’epoca, ovvero la fabbrica – casa, sorse soprattutto in Lombardia e consisteva di uno spazio cintato da muri, al cui interno era l’opificio (di solito del settore tessile) e l’abitazione del titolare. Col passare del tempo questo modello architettonico si diffuse in Piemonte e in Emilia, soprattutto verso la fine del 1800. Oltre che nel settore tessile, questa struttura era presente anche nelle pochissime fabbriche lombarde di piastrelle: si veda il caso della Ceramica Bardelli di Vittuone, tuttora attiva, in cui la proprietà viveva in una villetta circondata da alberi e recintata da una rete metallica, mentre il resto della fabbrica, compreso un magazzino destinato alla vendita al pubblico, circondava la civile abitazione. Solitamente la fabbrica – casa sorgeva nel centro urbano, di solito un paesino, in modo da essere vicina alle dimore dei dipendenti.

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Fece eccezione la città di Trieste, ove in riva al mare, sulla costa verso Muggia sorgevano i cantieri navali dell’unico porto dell’Impero Austroungarico. La struttura interna della fabbrica era elementare: ambienti privi di pareti divisorie ospitavano le macchine (spesso una sola) e gli operai. Nessuno spazio era adibito a mensa e mancavano locali igienici con docce: esisteva un solo stanzone con lavandini e toilettes in cui l’intimità era parzialmente assicurata da una porta aperta sul fondo. Questa aveva due scopi; controllare se la toilette era occupata e controllare per quanto tempo l’occupante la teneva impegnata. Negli Stati Uniti questo modo di strutturare i locali igienici si è esteso a tutti i locali pubblici, dai bar ai ristoranti, ai supermercati, agli Shopping Mall e nessuno se ne sorprende. La fabbrica alta Nasce all’inizio della seconda metà del 1800, quando le dimensioni degli stabilimenti produttivi aumentano per accogliere una manodopera crescente. Questo fatto andava però coniugato con le esigenze del territorio,

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che ancora vedeva, ovunque in Europa, il dominio economico dell’agricoltura: quindi, se si costruiva una fabbrica, severe normative presenti in tutti gli Stati Europei e negli Stati Uniti imponevano di consumare meno terreno agricolo possibile. Per questo motivo fu creata “la fabbrica alta”, quella che si sviluppava verticalmente: i piani accoglievano una manodopera numerosa con un ridotto consumo di terreno agricolo. La “fabbrica alta” nacque in Belgio e in Inghilterra: ne sono ancora visibili numerosi esempi negli Stati Uniti, in particolare nel New England, ove le fabbriche producevano carta, minuteria metallica, piccole macchine. Le fabbriche alte venivano costruite in appositi quartieri nelle periferie urbane, possibilmente in prossimità di fiumi o canali da cui era ricavata la forza motrice di prima generazione, ovvero l’acqua. Si veda il caso di Lowell e di Holyoke nel Massachusetts, due cittadine vicine al fiume Connecticut. Grazie alle prime due Rivoluzioni Industriali Lowell divenne la capitale americana della produzione di tessuti industriali, Holyoke la capitale dell’industria

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Economia

cartaria. Fin quasi al 1950 entrambi furono città industriali popolate da una miriade di fabbriche alte, che diedero ai loro abitanti occupazione, notorietà e ricchezza, Poi il vento cambiò: i tessuti industriali cominciarono ad essere prodotti ovunque a prezzi più bassi e la carta subì una sorte simile. Oggi le due località sono diventate angoscianti cimiteri industriali, in cui vecchi opifici ottocenteschi fatiscenti sorgono lungo i canali ormai inutili e le strade ferrate, con decine di vagoni e locomotive a vapore ferme da oltre un secolo e ormai ridotte ad ammassi arrugginiti, sono in progressivo degrado. In Italia il primo esempio significativo di “fabbrica alta” si ebbe con il Lanificio Rossi (quello che sarebbe diventato la Lanerossi), fatto costruire da Alessandro Rossi, fondatore dell’azienda, a Schio (VI) nel 1862. L’edificio fu progettato dall’architetto belga Auguste Vivroux, che veniva da un paese, il Belgio, in cui la “fabbrica alta” si era imposta da tempo. La costruzione era lunga 80 metri, larga 13,90 metri e contava 5 piani più il piano terreno. All’interno lo spazio era diviso in tre campate sostenute da colonne in ghisa (quindi leggerissime) che davano luogo a spazi aperti di 1.112 metri quadri per piano (compreso il pianterreno), per un totale di 5.560 metri quadrati. Non si sa quanti operai

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vi lavorassero, ma si stima fossero non meno di 2500. L’illuminazione naturale era assicurata da 330 finestre mentre la leggerezza complessiva dell’edificio, che doveva accogliere personale e macchine, era assicurata dalla struttura in laterizio. Saltando le vicissitudini e le peripezie della Lanerossi, nel maggio 2013 la “Fabbrica Alta” (così era stata ufficialmente denominata) è stata acquisita dal Comune di Schio e ora, restaurata, ospita esposizioni e convegni. Un altro edificio, più tardo, fu edificato secondo le regole della “fabbrica alta”: lo stabilimento della FIAT al Lingotto, quartiere allora periferico di Torino. Fu iniziato nel 1915 dopo l’accordo stipulato tra il giovane fondatore e proprietario della FIAT Giovanni Agnelli e il Re d’Italia, Vittorio Emanuele III, nell’imminenza della Prima Guerra Mondiale. Grazie all’accordo, la FIAT sarebbe stata l’unica fornitrice del Regio Esercito per tutto ciò che marciava su 4 ruote o cingoli. Rimasero fuori l’automitragliatrice Bianchi, già in dotazione all’Esercito all’epoca della guerra italo turca (la cosiddetta “guerra di Libia”, del 1911) e l’autoblindo pesante Ansaldo Lancia 1 Z. Il Lingotto fu inaugurato nel 1923, alla presenza di Mussolini. Era in cemento armato, occupava una superficie di 150.000 metri quadrati e ospitava tutti i reparti dell’azienda, dalla

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fonderia alla piegatura dei metalli, alla verniciatura, oltre che alla catena di montaggio. La superficie complessiva, occupata anche da altri edifici di contorno, era di 378.000 metri quadrati: uno dei complessi industriali più grandi del mondo. La fabbrica era costituito da due corpi affiancati di oltre 500 metri di lunghezza ciascuno, collegati tra loro longitudinalmente da cinque traverse multipiano. Al termine dei due corpi lunghi erano due rampe elicoidali che permettevano il passaggio da un piano all’altro delle automobili durante la loro costruzione fino al tetto, ove era la pista di prova lunga oltre 400 metri per rettilineo, con due curve sopraelevate, per un totale di circa un chilometro. Al termine dei collaudi, le auto scendevano al piano terreno sul percorso elicoidale discendente situato all’altra estremità dell’edificio. Complessivamente, l’edificio contava quattro piani, più il piano terreno e la pista sul tetto. Il Lingotto subì gravi danni durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e dopo il conflitto fu pesantemente ristrutturato: vi fu trasferita la divisione elettrodomestici (lavatrici e frigoriferi), che furono prodotti dalla FIAT su suo marchio fino al 1954. Con il forte ridimensionamento del personale degli anni ’70, uno stabilimento di tali dimensioni era inutile:

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il Lingotto cessò la sua attività nel 1982 e al suo posto fu costruito il complesso di Mirafiori. Oggi, dopo adeguate ristrutturazioni, si svolgono al Lingotto attività diverse: l’intervento di Renzo Piano ha trasformato parte delle officine in un Centro Congressi dotato di un grande Auditorium, la ex Officina di Smistamento è diventata uno spazio fieristico mentre sulla pista situata sul tetto è stata creata una bolla in vetro che ospita una sala riunioni e un punto di arrivo per elicotteri. Subito sotto, sono nati una galleria commerciale e due grandi alberghi di una nota catena spagnola, oltre a un cinema multisala e alla prestigiosa pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, che ospita 23 dipinti e 2 statue del Canova che ingentilivano l’abitazione dell’Avvocato e della consorte. Infine, il Fabbricato Uffici, restaurato nel 1998, ospita la Amministrazione Centrale FIAT. La fabbrica larga Grazie alla industrializzazione dell’agricoltura lo spazio a questa dedicato si è ridotto in tutto il mondo più avanzato. Inoltre lo sviluppo di tecnologie agricole ha fatto aumentare a dismisura la produzione di prodotti della terra. Oggi sul pianeta è destinato ad agricoltura il 41% delle terre coltivabili e resta a disposizione

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Economia

dell’umanità ancora il 59% del totale (O.N.U. 2016). Essendo la popolazione attuale di sette miliardi e mezzo, quel che resta ancora da coltivare basta, in via teorica, a dar da mangiare almeno ad altri 9 miliardi di persone, per un totale di 16,5 miliardi. Quanto alla superficie occupata dalla fabbrica larga, non ha molto senso stabilire classifiche perché oggi la dimensione dell’azienda non è un fattore collegabile alla sua importanza. In Italia l’azienda più estesa è a Trieste: si tratta della Wärtsilä Italia S.p.a., una multinazionale finlandese che produce grandi motori ad uso navale, motori diesel oppure dual fuel (diesel e gas naturale) e motori destinati a generatori di corrente per centrali elettriche da 5 a 500 MW. Infine, motori per la propulsione missilistica e gruppi elettrogeni. La superficie occupata dall’azienda è di oltre 530.000 metri quadrati, ma questa non ne indica il valore economico. La fabbrica lunga Qui spendiamo poche parole: sono “fabbriche lunghe” tutti i laminatoi a caldo di metalli, ferro, acciaio, alluminio, allumini speciali destinati ad essere confezionati in coils (rotoli), di spessore, per convenzione, da 32 mm a 6 micron. In Inghilterra è possibile incontrarli a Sheffield, in Italia ce n’è uno significativo del Gruppo Laminazione Sottile S.p.A. di San Marco Evangelista (CE), un Gruppo industriale nato nel 1923 e oggi costituito da sei aziende, di cui tre straniere.

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La fabbrica buia Sarà quella in cui si lavorerà seguendo i principi della factory 4.0: essendo la produzione in gran parte delegata ai robot, i capannoni in cui essi opereranno saranno al buio, perché il robot non ha bisogno di vederci per lavorare. Quindi, la factory 4.0 darà luogo anche ad un risparmio notevole in termini di energia. La fabbrica fiorita Per concludere, una curiosità: intorno al 1935 si ebbe anche la “fabbrica fiorita”, il primo stabilimento ceramico voluto da Filippo Marazzi, fondatore dell’azienda e capostipite della dinastia. Non disponendo di molto danaro, per fare lo stabilimento di produzione coniugò la sua genialità alla natura locale: acquistò un pezzo di terra sul quale era un pioppeto e fece erigere i muri tra un filare e l’altro, poi il tutto venne coperto con mezzi di fortuna. All’interno furono posizionate le macchine, mentre i pavimenti erano fatti con pezzi di piastrelle rotte. Questo stabilimento pittoresco e primitivo fu detta “la fabbrica fiorita” perché in primavera i tronchi dei pioppi facevano i getti che li trasformavano rapidamente in rami e foglie. Fu ovviamente una soluzione precaria: concluse le prime vendite, venne iniziato lo stabilimento vero e proprio, in tutto simile agli altri del nascente comprensorio ceramico. Ora della “fabbrica fiorita” è rimasto il ricordo e un volume del 1985, edito in ricordo dei primi 50 anni dell’azienda, ne riporta un disegno, ma nessuna foto.

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a cura della redazione

Il progetto

Kerlite riveste il nuovo polo del lusso di Doha

Salam Department Store Mall of Qatar Al-Rayyan, Doha Progetto Stramigioli Associati Architecture and Design Prodotti: Kerlite 5plus Black-White - White glossy, Ultrawhite

Le superfici Cotto d’Este per il nuovo progetto del Salam Department Store all’interno del Mall of Qatar

Kerlite 5plus Cluny - Auvergne Adouci, Champagne Adouci

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Il progetto

L

e superfici ultrasottili di Kerlite sono indiscusse protagoniste del nuovo progetto del Salam Department Store all’interno del Mall of Qatar situato nella zona di Al-Rayyan, nel cuore della nuova Doha. Gli interni di questo prestigioso spazio sono stati progettati da Stramigioli Associati per Salam Stores, uno dei più importanti gruppi di distribuzione del lusso

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nel Middle East. Un progetto dal design contemporaneo dove coesistono eccellenze in settori diversi, offre al visitatore l’opportunità di dimensioni esperienziali differenti. Il nuovo department store ospita al suo interno settori tra loro molto diversi: dall’home design alla cosmetica, dall’accessorio all’abbigliamento (donna, uomo e bambino) e alla gioielleria.

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Nei tre livelli, i negozi si alternano veicolando ciascuno la propria originale ricerca, tramutandosi in “spazi-evento” dove artigianalità, estetica del bello, gusto, attenzione per la qualità di materiali e prodotti raccontano la filosofia dei rispettivi marchi.   Nel disegno degli spazi, la scelta delle finiture rispetta la volontà di dare evidenza alla dimen-

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sione materica dell’intervento: gli arredi sono stati realizzati su misura con grande minuziosità per questo progetto così come i pavimenti pensati e sviluppati con grande professionalità in collaborazione con Cotto D’Este. Le lastre in gres porcellanato laminato ultrasottile di Kerlite sono state utilizzate per la realizzazione delle pavimentazioni di tutti e tre i piani del Mall.

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Il progetto

La qualità superiore di questo materiale, unico per spessori, dimensioni e utilizzi, è stata infatti in grado di rispondere alle esigenze sia tecniche che estetiche dello studio Stramigioli Associati.  Partendo dalla necessità di ricoprire in maniera omogenea una superficie di 7800 mq, i progettisti hanno voluto creare una sorta di pattern a “codice a barre” che ricordasse i cartellini dei prodotti esposti in vendita. 

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Attingendo tra le molteplici finiture di Kerlite, sono stati scelti i giusti cromatismi in abbinamento al target, tenendo una cromia a fare da sfondo ed un colore differente per ogni piano, in grado di differenziare e caratterizzare lo spazio. Nello specifico, le finiture neutre, bianca lucida e opaca, (Kerlite Black-White White glossy, Kerlite Black-White – Ultrawhite e Kerlite Cluny - Champagne Adouci) sono sta-

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te arricchite ogni volta con un terzo colore: Kerlite Cluny - Auvergne Adouci per il basement, Kerlite Cluny - Champagne Adouci per il piano terra e Kerlite Cluny - Auvergne Adouci per il primo piano. La pavimentazione, così studiata, riesce ad avere carattere e discrezione nel medesimo tempo, impreziosendo questo spazio contemporaneo con eleganza. L’ampia proposta di formati di Kerlite ha

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permesso a Stramigioli Associati di ideare e realizzare questo progetto utilizzando come modularità i formati con lunghezza fissa di cm 150 e larghezza variabile di cm 100 / 75 / 50 / 25 / 10. La perfetta planarità dei bordi, inoltre, riducendo al minimo la percezione di ‘fughe’ tra una lastra e l’altra, lascia apprezzare nella sua interezza il pattern definito dagli architetti.

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PROJECTA ENGINEERING

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BMR

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MECTILES ITALIA

NUOVA ERA Pag.

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RODRY HOME

3a di copertina 24

CASA DEL CUSCINETTO

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SACMI

CTM

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SITI B&T GROUP

DEL CONCA

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SMALTICERAM

FERRARI & CIGARINI

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SYSTEM

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Salone del Mobile

Economia

La Spagna fa di nuovo paura

Grandi lastre, design e architettura

Dalla ‘fabbrica fiorita’ alla ‘factory 4.0’ Bertozzi & Casoni

Mercato

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Periodico della comunicazione ceramica - Tariffa R.O.C: Poste italiane s.p.a. - Spedidzione in A.P. D.L. 353-2003 (conv. in L. 27/02/2004 - n. 46) art. 1 comma 1 DCB Fil. EPI di Modena - Tassa riscossa - Anno XVI - Nr. CENTOVENTINOVE Marzo-Aprile 2018 - Euro 4,00

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Ceramicanda n.129  

Marzo/Aprile 2018

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