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Spagna

Mercato

L’edilizia mondiale in espansione

La crescita iberica ‘traina’ le baldosas

Ceramica e meccanica, il 2017 consolida la ripresa Bertozzi & Casoni

Costruzioni

G L I

A S C O L T A R E

E

V E D E R E

gennaio febbraio 2018

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Periodico della comunicazione ceramica - Tariffa R.O.C: Poste italiane s.p.a. - Spedidzione in A.P. D.L. 353-2003 (conv. in L. 27/02/2004 - n. 46) art. 1 comma 1 DCB Fil. EPI di Modena - Tassa riscossa - Anno XVI - Nr. CENTOVENTOTTO Gennaio-Febbraio 2018 - Euro 4,00

Ceramica d’autore

S P A Z I

CERAMICANDA


ia le ito r Ed

di Roberto Caroli

carocaroli@ceramicanda.com

Laurea e forche caudine È

arcinoto, ne hanno scritto i giornali, ne hanno parlato radio e televisioni: Valeria Fedeli, già Ministro dell’Istruzione, non è laureata. Premesso che il titolo di studio non è una garanzia di qualità delle persone, infatti ci sono diplomati che surclassano laureati, infermieri che battono dottori, geometri che superano architetti e ingegneri; ma sostenere che il capo del Gabinetto delle nostre scuole, delle nostre università possa non avere conseguito la laurea è come dire che il bagnino di salvataggio della piscina, o dell’impianto balneare, può non saper nuotare. E questo è difficilmente sostenibile. Lo è perché, come si dà per scontato che il Ministro dell’agricoltura conosca le scienze agrarie, è sottointeso che il Ministro dell’istruzione conosca quanto meno gli atenei o, per lo meno, li abbia frequentati, vissuti, respirati; lo è perché, se non sei in possesso di una laurea non ti ammettono nemmeno al concorso per un posto da ferroviere, o alle poste; non si capisce dunque perché a un dipendente pubblico con tali responsabilità non venga chiesto, quantomeno, il massimo dei titoli di studio! In Italia più punti in alto e meno ti viene richiesto. Succede anche per i candidati politici che aspirano a diventare deputati o senatori: la laurea non è ritenuta un requisito indispensabile. Da un’indagine pubblicata da Eurostat riguardante i titoli di studio dei politici italiani è emerso che la percentuale di parlamentari laureati è ferma al 31% contro il 51% degli inglesi, il 58% dei francesi e il 65% dei tedeschi, come sempre i primi della classe. Tra i politici più celebri senza laurea spiccano Massimo D’Alema, Umberto Bossi, Livia Turco, Giuliano Poletti, Andrea Orlando, Luigi di Maio, Vito Crimi, Beatrice Lorenzin, Antonio Razzi, Beppe Grillo, Guido Crosetto e Daniela Santanché; se vi siete distratti vi invito a rileggere l’elenco: contiene ben tre ministri del Governo Gentiloni, cui si aggiunge la suddetta Fedeli. Il 4 marzo siamo stati chiamati a scegliere i nostri parlamentari, e nelle liste dei papabili non mancavano i candidati senza laurea, coloro che si sono fermati al diploma, alcuni di questi senza avere mai fatto alcuna esperienza, che non conoscono il lavoro di fabbrica, d’ufficio, il mercato, il marketing. Eppure si sono presentati agli italiani con la loro irrinunciabile faccia di bronzo, da primi della classe, con l’arroganza e l’assenza di umiltà di chi è convinto, nonostante tutto, di sapere governare l’Italia, di sapere legiferare, di avere le competenze necessarie a raddrizzare il nostro sgangherato Paese. Se la regola vale per i ferrovieri e gli impiegati delle poste a maggior ragione deve valere anche per coloro nelle cui mani rimettiamo il destino dell’Italia. Che esempio danno questi signori ai nostri giovani, cresciuti con l’educazione, e la convinzione, che solo con il sacrificio e il conseguimento di un titolo di studio si possano aprire loro porte importanti verso una possibile carriera professionale! Che supporto danno questi signori ai nostri atenei, se non l’idea che nella vita sia possibile raggiungere qualsiasi livello a prescindere dal titolo di studio! Chissà quanti ragazzi, di fronte alle pressioni dei loro genitori a continuare gli studi, hanno risposto: “Ma no, a cosa serve, guarda quel ministro, quel parlamentare, dove sono arrivati senza una laurea..!”. Più che invocare la riduzione del compenso ai parlamentari, populismo puro che assale i principali movimenti e partiti politici affamati di voti, questi farebbero bene a vagliare nel modo giusto i loro candidati, magari facendoli passare dalle forche caudine delle competenze reali e della laurea obbligatoria.

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Laurea e forche caudine

L’ARTISTA

Bertozzi & Casoni

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MERCATO

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MERCATO

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TENDENZE

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SPECIALE SPAGNA

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COSTRUZIONI

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INTERVISTA

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NEWS AZIENDE - Prodotti e produttori

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MERCATO

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INTERVISTA

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Il 2017 consolida la ripresa della piastrella Consumo mondiale oltre i 13 miliardi di mq. Andrea Maffei: «La mia ceramica? Resine e cementi» «Il made in Italy è ancora un passo avanti» Edilizia mondiale in espansione Emanuele Orsini, il Salone del Mobile e le grandi lastre ceramiche

Macchine per ceramica: crescono i fatturati Fulvio Baldini: «Il 4.0? Segna un’inversione di tendenza»

MERCATO

Numero 128 - GENNAIO - FEBBRAIO 2018 Anno XIII (Chiuso in tipografia il 05/03/2018) Una copia: euro 4,00 Abbonamento annuale 6 numeri: euro 24,00 - C.C.P. nr. 11777414 DIRETTORE RESPONSABILE Roberto Caroli carocaroli@ceramicanda. com DIREZIONE, AMMINISTRAZIONE E REDAZIONE Ceramicanda s. r. l. Via De Amicis, 4, 42013, Veggia di Casalgrande (R. E.) Tel. 0536. 990323 - Fax 0536. 990402 redazione@ceramicanda. com COLLABORATORI Daniela D’Angeli, Stefano Fogliani, Edda Ansaloni, Paolo Ruini, Claudio Sorbo, Massimo Bassi CERAMICANDA garantisce la massima riservatezza dei dati forniti e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo al responsabile dati Ceramicanda via De Amicis, 4 - Veggia di Casalgrande (RE). Le informazioni custodite nel nostro archivio elettronico verranno utilizzate al solo scopo di inviare proposte commerciali. In conformità alla legge 675/96 sulla tutela dati personali e al codice di autodisciplina ANVED a tutela del consumatore EDITORE Ceramicanda s. r. l. Pubblicazione registrata presso il Tribunale di Reggio Emilia al n° 986 in data 19/04/99 • Spedizione in abbonamento postale art. 2 comma 20/c legge 662/96 • In attesa di Iscrizione Registro nazionale della Stampa PUBBLICITÀ Ceramicanda s. r. l. Via De Amicis, 4, 42013, Veggia di Casalgrande (R. E.) Tel. 0536. 990323 - Fax 0536. 990402 promozione@ceramicanda. com PROGETTO GRAFICO Ceramicanda IMPAGINAZIONE gilbertorighi.com

Paolo Sassi: «Le grandi lastre trainano l’innovazione»

STAMPA E CONFEZIONE Printì

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NEWS AZIENDE - Impianti e servizi

www.ceramicanda.com

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ECONOMIA

Dal pescatore di Uraga al made in Japan

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IL PROGETTO

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ARCHITETTURA

PRIMO PIANO

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GRAZIE PER AVERCI SCELTO

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editoriale

Sommario

Take Care di LEA Ceramiche

Si autorizza la riproduzione di fotografie e testi purché recante citazione espressa della fonte IN COPERTINA “Composizione non finita-infinita” ceramica policroma (particolare)

Marble House, l’essenza del marmo 24 – Torrecid Group 26 – GI-car 34 – Fila 46 – Siti B&T Group

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Un Museo per Bertozzi & Casoni I

A Sassuolo la prima mostra permanente d’arte contemporanea dedicata alla ceramica foto: Lorenzo Palmieri

Bertozzi & Casoni

L’Artista

l Museo dedicato all’arte di Bertozzi & Casoni è nato grazie alla munificenza di un’azienda leader nel campo delle automazioni industriali e di processo uniche al mondo per l’industria ceramica, l’intra-logistica, l’elettronica e il packaging - il Gruppo System di Fiorano Modenese che ha messo a disposizione spazi e potenzialità gestionali - e alla disponibilità degli artisti che qui hanno destinato significative opere mai cedute, sia per i risultati tecnici ed espressivi ottenuti sia per le notevoli dimensioni. Una convergenza felice, in un Paese come il nostro provvido di eventi temporanei ma tutto sommato avaro di sedi istituzionali dedicate all’arte moderna e contemporanea, i cui benefici non si riverseranno unicamente sul luogo ma su tutta la collettività artistica, non solo nazionale. Dai primi anni Ottanta Bertozzi & Casoni utilizzano la ceramica come esclusivo mezzo espressivo a fini scultorei - con esposizioni in prestigiosi musei, in importanti gallerie e nelle maggiori manifestazioni del settore - e dagli anni Duemila le loro opere sono divenute icone internazionalmente riconosciute di una, non solo contemporanea, condizione umana.

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foto: Bernardo Ricci

“Composizione non finita-infinita”, 2009, ceramica policroma, cm. h. 285 x 1000 x 27

foto: Paolo Carichino

foto: Paolo Carichino

“Dove Come Quando”, 2014, ceramica policroma, cm. h. 122 x 157 x 130

“Regeneration”, 2012, ceramica policroma, cm. h. 160 x 213 x 190

E’ questo, dunque, un riconoscimento non solo dovuto e meritato ma una importante tappa di un lungo tragitto - di cui Bertozzi & Casoni sono un apice odierno - che, sotto la specie della figurazione, ha mantenuto alti i rapporti con la grande tradizione dell’arte innervandoli con le sensibilità indotte dalle tante crisi ideali ed artistiche novecentesche. Un percorso che non ha mai messo in dubbio la centralità delle attenzioni alla vicenda umana: tra aspirazioni e cadute, tra vertici e abissi, tra bellezze e disastri. Nulla è dato per scontato da Bertozzi & Casoni che registrano quanto di meraviglioso e di misterioso è contenuto anche nelle più disprezzate e rimosse manifestazioni, o conseguenze, della vita: con frequenti ricorsi ai temi del memento mori, dell’horror vacui e a quello prediletto della vanitas. Riscattando tutto sul piano estetico, gli artisti hanno originalmente attivato un meccanismo complesso e avvolgente che non trova mai fine o soluzione. Solo con la ceramica, Bertozzi & Casoni potevano raggiungere quel grado

di mimesi delle forme naturali o degli oggetti artificiali che garantisce alle loro “contemplazioni del presente” straordinari poteri di meraviglia, attrazione, interrogazione e, anche, di universalità. (Franco Bertoni)

GENNAIO - FEBBRAIO 2018

MUSEO BERTOZZI & CASONI Cavallerizza Ducale Via Racchetta, 2 - Sassuolo (MO) Informazioni sul Museo e visite: Tel. 0542.640136 www.museobertozziecasoni.com info@bertozziecasoni.it

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Mercato

a cura di Stefano Fogliani

Piastrelle: il 2017 consolida la ripresa, ma all’Italia serve un cambio di passo Secondo i preconsuntivi di Confindustria Ceramica aumentano gli investimenti, tengono produzione e vendite grazie alla crescita dell’export e della domanda globale: continua a preoccupare, però, il mercato italiano, ancora molto al di sotto dei livelli precrisi GENNAIO - FEBBRAIO 2018

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Mercato

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k il 2017, il 2018 sarà, con tutta probabilità, ancora meglio. Questo, in estrema sintesi, il senso dei dati forniti alla fine dell’anno scorso dal preconsuntivo elaborato da Confindustria Ceramica e desunto dagli studi e dalle analisi realizzati dal Centro Studi dell’Associazione in collaborazione con Prometeia e BPER Banca Spa. Il 2017 consolida infatti la ripresa con un +2% e attesta produzione e vendite a circa 425 milioni di metri e a 5,5 miliardi di euro di fatturato, legandone tuttavia, come da qualche tempo a questa parte, gran parte delle fortune (circa l’80%) all’export. Il 2018 della piastrella parte da qui, ovvero dalla fotografia scattata al settore da Confindustria Ceramica a fine 2017, cui si agganciano le previsioni elaborate da Bper Banca e Prometeia che stimano per l’anno appena cominciato un rafforzamento di tutte le variabili nell’ordine di un ulteriore punto percentuale, e sfoggiano cautela solo quando si parla di mercato italiano, fermo da anni alla metà dei volumi precrisi. «Sul mercato domestico – dice infatti il Presidente di Confindustria Ceramica – serve un cambio di passo, in grado di dare impulso a quel patrimonio abitativo oggi in standby: occorre rendere permanenti gli incentivi energetici e sismici, e nuovi investimenti sono necessari per la riqualificazione delle nostre città: misure tutte necessarie per rimettere in moto l’industria edile». In attesa del ‘godot’ tricolore

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ci si consola con prospettive ragguardevoli: alle porte c’è infatti un altro biennio positivo, soprattutto oltreconfine: se in Italia Prometeia conferma come la domanda mondiale passerà dai 13,2 miliardi di mq di questo 2017 a 14 miliardi nel 2019, con accelerazioni oltre il 5% in Europa Orientale e Paesi del Golfo e garantendo al made in Italy una domanda aggiuntiva di almeno altri 23 milioni di metri quadrati. «Le prospettive sono quelle di una crescita ancora più marcata, trainata da investimenti – aggiunge Borelli – destinati ad aumentare ancora». Al netto delle perplessità indotte da uno scenario geopolitico a suo modo dinamico (il rialzo del prezzo del petrolio, il cambio euro-dollaro, una certa instabilità a condizionare i mercati) e incassato con soddisfazione il rinnovo dei dazi antidumping alla Cina fino al 2022, la piastrella manda in archivio un 2017 ‘importante’. Le cui buone performances appoggiano sulla solidità di un settore che sembra aver ritrovato una sua stabilità anche in termini di imprese e addetti – 150 le prime, 19mila i secondi – e non smette di investire per accrescere la sua competitività. La crescita del dato degli investimenti sul fatturato (7,5%) è infatti data per certa, e continuerà a crescere fino al 2018: l’elemento di novità del 2017, piuttosto, è che in tutte le aree di destinazione del prodotto ceramico si registra un segno positivo e la strada tracciata è quella di una ripresa

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Investimenti raddoppiati negli ultimi cinque anni Dai 225 milioni del 2012 ai 400 del 2016, con ulteriore crescita prevista per il 2017: il settore ceramico punta sull’innovazione Non ci sono dubbi sul fatto che gli investimenti, da parte del settore ceramico, continueranno a crescere, ribadendo da una parte la solidità del comparto, dall’altra la propensione ad innovare in tecnologia e innovazione. Da una parte ci sono, evidenziati anche dai preconsuntivi di fine anno di Confindustria Ceramica, gli incentivi legati al 4.0, dall’altra una tendenza ormai consolidata che vede gli investimenti del settore crescere di anno in anno ormai da cinque anni a questa parte. I 224 milioni di euro investiti nel 2013, ultimo dato in flessione rispetto all’anno precedente, oggi sono – o meglio erano nel 2016, ultimo dato ufficiale disponibile – 400,4 e rappresentano il 7,4% del fatturato contro il 4,75% del 2013. Dal 2014 ad oggi, gli investimenti del settore ceramico sono cresciuti esponenzialmente: 286 milioni (+27% rispetto all’anno precedente) nel 2014, 351 nel 2015 (+22%), 400,4 milioni nel 2016 (+14%) e possibilità, prossima alla certezza, che la crescita sia destinata ad aumentare anche in questo 2018. Con gli investimenti, cresce anche la loro incidenza sui fatturati, quasi i players del settore abbiano ormai accettato l’idea che la destinazione di parte del fatturato alla ricerca e all’innovazione, oltre che all’acquisto di impianti e/o beni strumentali sia il prezzo da pagare alla competitività sul mercato. Se cinque anni fa (2013) gli investimenti erano pari al 5,5% del fatturato, oggi siamo a 7,4%, traguardo raggiunto gradualmente, attraverso dati sempre in crescita, dal 6% del 2014 al 6,9% del 2015. Giusto per avere idea della progressione, vale la pena sottolineare come il dato del 2016, rispetto a quello del 2012, vale il 36% in più.

scritta dal quinto anno consecutivo di crescita per l’export (+2,6%), il quarto di fila per la produzione (+2,3%) e il se­condo di ripresa anche per il mercato interno (+1,5%), sul quale si concentrano, tuttavia, le preoccupazioni dei più. Ma dall’altra parte si osserva con una certa attenzione l’evoluzione dell’edilizia che per il non residenziale (commercio, alberghi) sembra avere una dinamica interessante e può costituire un crescente potenziale per le grandi lastre ceramiche, su cui le aziende si stanno orientando con sempre maggiore

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convinzione, complice la ritrovata solidità di tutti i players di riferimento. Secondo l’analisi di bilancio di Bper Banca, infatti, l’80% delle prime 60 realtà industriali (coprono il 72% del fatturato complessivo) ha chiuso il bilancio 2016 in utile, mentre il dato di settore, definito «brillante» attesta la crescita del fatturato medio di settore (+21% dal 2007), con un EBITDA 2016 al 14%. «Un incremento apprezzabile – si legge ancora a margine dell’analisi – e un fatturato medio per azienda che in molti casi è tornato ai livelli precrisi».

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Mercato

a cura della redazione

Domanda mondiale oltre i 13 miliardi di metri quadrati L’osservatorio previsionale di Confindustria Ceramica stima, dopo quello del 2016, un’ulteriore aumento del consumo mondiale di ceramica con incrementi destinati a proseguire fino, almeno, al 2019

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onsumi ancora in crescita per la piastrella. A certificarlo l’osservatorio previsionale elaborato da Prometeia per Confindustria Ceramica, che attesta il consumo mondiale oltre i 13 miliardi di metri quadrati. Traguardo già tagliato dalla produzione mondiale nel 2016 (13056 milioni, +5,7% rispetto al 2015) e raggiunto, secondo le stime di Prometeia, anche dal consumo mondiale, che nel 2016 si era attestato ben oltre i dodici miliardi e mezzo (12783 milioni) e nel 2017 registrerà la quota record di 13101 milioni. Globale, il mercato, e ricettivo, se è vero che la crescita è diffusa (nessun saldo negativo nelle 9 macroaree esaminate da Prometeia) e che la prospettiva sul lungo periodo attesta ulteriori incrementi anche nel biennio 2018/2019. Il percorso, insomma, sembra tracciato, e l’Osservatorio Previsionale asseconda un certo ottimismo: nel 2015 flettevano,rispetto al 2014, Europa Centro Orientale e America Latina, nel 2016 sul ‘Vecchio Continente’ è tornato il sereno (+1,5% rispetto al 2015) mentre l’America Latina ha pagato carissimo (-9%) una congiuntura a dire poco infelice, ma il 2017 ha visto anche il Sudamerica lasciarsi alle spalle le difficoltà. Morale? Non si vedono, stima Prometeia, segni meno davanti a nessuna area di riferimento fino al

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2019, al netto di ‘moderati rallentamenti’ che tuttavia non alterano né sembrano in grado di alterare un quadro di riferimento caratterizzato da una sensibile accelerazione destinata a dare ulteriore spessore a incrementi ormai consolidati. Gli oltre 13miliardi di metri quadri che integrano la domanda mondiale, infatti, si giovano di aumenti percentuali che vanno consolidandosi nel tempo alla media di tre punti percentuali di anno in anno e resteranno tali (tra il 3,1% e il 3,3%) anche nel prossimo biennio, a garantire stabilità ad un mercato oltremodo solido che ha il suo protagonista indiscusso nel far east (oltre otto miliardi di metri quadri) ma vede una crescita comunque ragguardevole, e di massima in linea con l’andamento mondiale anche per i mercati di riferimento del made in Italy della piastrella, come l’area Nafta e l’Europa che valgono oltre 250 dei 340 milioni di metri quadrati che l’Italia ha esportato nel corso di un 2017 comunque positivo e passibile di seguito ugualmente positivo anche tra 2018 e 2019, quando sono attesi ulteriori segnali positivi da aree, come i paesi del Golfo, potenzialmente in parte contendibili come attestato da previsioni che stimando incrementi a ridosso del 5% nel prossimo biennio.

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a cura della redazione

«La mia ceramica? Resine e cementi»

Andrea Maffei

Andrea Maffei, architetto modenese tra i più quotati sul panorama internazionale, ‘promuove’ la ceramica come materiale per la progettazione e l’architettura

Tendenze

ce Maffei - una sfida molto interessante con la quale confrontarsi anche perché ha implicato una progettualità molto complessa, coinvolgendo più studi di progettazione con i quali c’è stato un confronto serrato su temi come il recupero e la rigenerazione urbana, che sono argomenti-cardine dell’architettura contemporanea. Questione di visioni, di prospettive e, perché no, anche di evoluzione di materiali». E se si parla di materiali, inevitabile chiedere a Maffei, ormai archistar di fama internazionale ma con natali a due passi dal distretto ceramico – è nato a Modena nel 1968 – a che punto è la ‘lunga marcia’ della piastrella verso il mondo dell’architettura. «L’evoluzione di cui è stata protagonista la ceramica è sotto gli occhi di tutti. Le innovazioni tecnologiche più recenti ne fanno materiale per la progettazione sulla quale il professionista sa di poter contare alla ricerca di soluzioni non solo per gli interni ma anche per i rivestimenti esterni». Resistenza, qualità tecniche e duttilità d’uso, aggiunge Maffei, «sono elementi che ne caratterizzano uno sviluppo molto interessante. Quanto all’estetica – chiude Maffei – vedo che necessità commerciali la spingono verso la rielaborazione di elementi naturali, ovvero ambiti all’interno dei quali la superficie ceramica è in grado di esaltarsi, ma io preferisco cementi e resine, che credo siano strutture suscettibili, più di altre, di rivelare in pieno l’essenza della ceramica».

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L’esperienza in Giappone è stata importantissima, oltre che stimolante, ma dopo sei anni avevo anche voglia di tornare a casa». A tu per tu con Andrea Maffei, uno dei più quotati architetti emergenti, un passato (recente) in Giappone, presso lo studio di Arata Isokazi e un presente che lo vede impegnato su più fronti, e che lo ha già visto firmare come chief architect il Palasport di Torino e, tra gli altri, anche il Mabic, la Biblioteca di Maranello. Un ex cervello in fuga, Maffei, che tuttavia ha scelto di tornare in Italia. «Mi sono laureato a Firenze, poi volevo fare esperienza all’estero e ho colto al volo l’occasione di andare in Giappone, luogo che mi aveva sempre affascinato in quanto paradigmatico di un certo futuro. I due anni, tuttavia, sono diventati sei, ma si sa che in Giappone va tutto più veloce…». Proprio dal Giappone, Maffei ha spiccato il volo, seguendo progetti «in tutto il mondo» tra i quali il più importante, ad oggi, è senza dubbio la Torre Allianz di Milano. «La struttura ha numeri importanti, essendo tra l’altro il grattacielo più alto d’Italia, ed è stata – di-

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Speciale Spagna

a cura di Roberto Caroli e Stefano Fogliani

«L’energia? La paghiamo più noi che i nostri concorrenti europei» Pedro Riaza, Direttore Generale di Ascer, sorprende: «c’è l’energia – dice – tra le incognite con cui la ripresa spagnola deve fare i conti. Ma il settore è uscito più forte dalla grande crisi» GENNAIO - FEBBRAIO 2018

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Speciale Spagna

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sorpresa, Pedro Riaza mette l’energia, o meglio i costi energetici, tra le incognite in grado di tarpare le ali al volo del comparto ceramico spagnolo, tornato ai livelli precrisi dopo le brusche frenate di un decennio fa e pronto a riguadagnare il tempo perduto. Ce le confida, la sue preoccupazioni, tra i padiglioni del Cevisama, il Direttore Generale di Ascer, spiegando come «in Spagna, per le nostre aziende, l’energia costa come da voi in Italia, se non di più: questione – argomenta Riaza - di costi fissi, che incidono di oltre il 50% sul prezzo dell’energia. Questa, a ben vedere, è un’incognita con la quale fare i conti, e motivo di preoccupazione, perché i nostri costi regolati sono superiori a quelli dei nostri competitors europei e italiani». L’unica, però: avete le infrastrutture, i porti, un costo del lavoro inferiore… «L’energia è una variabile che pesa decisamente di più sulle dinamiche produttive: forse servirebbe qualche scelta politica più coraggiosa da parte del governo centrale…» Nel frattempo, però, la Spagna si è ripresa…. «Possiamo dire con soddisfazione che la crisi è dietro le spalle, quello sì. Uscirne è stato difficile e doloroso, ma adesso ci sono nuove prospettive, sia per il settore ceramico che per il paese più in generale. E c’è fiducia diffusa, come testimoniano gli incrementi di produzione e fatturato» Quanto vi è costata la crisi, in termini di produzione e di aziende? «Tra chiusure e aggregazioni il settore ha perso una sessantina di imprese, mentre a livello produttivo parliamo di circa 100 milioni di metri quadrati. Ma oggi il settore ha un suo dinamismo e una composizione in grado di garantire ai mercati qualità e prezzo sulle due macroaree in cui si divide abitualmente il mercato mondiale della piastrella. E credo sia un mix che funziona, perché oggi i clienti chiedono differenti combinazioni a seconda dei segmenti, che la composizione del comparto spagnolo è in grado di presidiare efficacemente con le proprie aziende» Crescete, in effetti, su tutti i mercati maturi, ma segnate, un po’ a sorpresa, il passo in Africa e

negli Emirati Arabi: cosa è successo? «In Africa scontiamo le difficoltà dell’Algeria, che ha di fatto chiuso parte del proprio mercato alle forniture estere per questioni politiche. Il calo negli Emirati credo invece sia legato ad un rallentamento più generale dell’economia di quelle zone, che stiamo comunque continuando a monitorare con grande attenzione» Compenserete quei cali altrove, viene da pensare: del resto, ormai anche la piastrella spagnola vende più all’estero che sul mercato domestico… «E’ così da anni, e non poteva essere diversamente visto quanto la crisi ha depresso il mercato interno delle costruzioni. Oggi l’economia spagnola si è rimessa in moto, ma le aziende si sono già strutturate per rivolgersi a mercati esteri che ormai rappresentano, per il nostro settore, lo sbocco di quasi l’80% della produzione totale» Anche grazie ad un prezzo medio oltremodo competitivo… «Anche ma non solo. Stiamo lavorando per alzarlo, ed in parte siamo riusciti nell’intento anche se la tecnologia digitale ha, in parte, ridotto quel surplus legato a pezzi speciali e decori» Tra cinque anni, secondo Riaza, a che punto sarà il settore ceramico spagnolo? «Immagino ancora in crescita, come produzione e come fatturati. E anche come prezzo medio: a mio modo di vedere il comparto è uscito dalla crisi più competitivo. In un certo senso, chi è rimasto oggi è più forte» Una sorta di selezione darwiniana… «Proprio così, e per questo resto fiducioso e sono certo che si crescerà e si migliorerà ancora: nei volumi ma anche nella struttura del comparto, con imprese sempre più solide e strutturate le cui scelte immagino gioveranno alle perfomances del settore» Agli italiani, invece, la Spagna cosa invidia? «Senza dubbio la creatività, il modo di proporre il prodotto. Da quel punto di vista l’Italia è ancora un passo avanti e materia di studio per molti produttori spagnoli, che credo vorrebbero capire di più».

Vendite, prezzo medio e produzione in crescita Per le baldosas un 2017 da record In archivio non senza soddisfazione il 2017 della ceramica spagnola. Se già il 2016 (oltre i 3,3 miliardi di euro, erano poco più di 2,5 cinque anni fa) aveva allargato i sorrisi dei produttori iberici, il 2017 ne consolida la ripresa. Secondo le stime di ASCER, l’Associazione spagnola dei produttori di piastrelle, il 2017 avrebbe fatto registrare, a livello di produzione, un incremento del 9% che ha attestato il dato a ridosso dei 530 milioni di metri quadrati, mentre le vendite sarebbero cresciute dell’8% circa, superando i 3,5 miliardi di euro. In aumento (1,3%) anche il prezzo medio di vendita, e l’export, cresciuto tra il 5 e il 6% rispetto al 2016, con vendite a valore pari a 2,7 miliardi di euro. L’UE si conferma un mercato importante, e guadagna terreno, la Spagna, tra USA ed Est Europa. Ok anche il mercato domestico, che vale 820 milioni di euro, con incrementi tra l’8 e il 10% rispetto al 2016.

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a cura di Roberto Caroli e Stefano Fogliani

«Il made in Italy è ancora un passo avanti» Ne sono convinti i tanti imprenditori italiani incontrati a Cevisama. «Il dualismo è sempre esistito, ma la gara resta su piani differenti» GENNAIO - FEBBRAIO 2018

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Speciale Spagna

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ra rivendicazioni di un primato ancora intatto e ovvie cautele perché «hanno fatto, negli anni, passi da gigante», il made in Italy della ceramica ‘studia’ l’avversario spagnolo. E lo fa attraverso un Cevisama che festeggia nel 2018 il record di visite e, dice Emilio Mussini, Presidente di Panariagroup, «ha sensibilmente alzato il livello qualitativo dell’esposizione, che resta comunque inferiore, ad esempio, a quello del Cersaie». La Spagna corre, la sintesi dei tanti addetti ai lavori incrociati in quel di Valencia, e se l’Italia resta in vantaggio i motivi per guardarsi le spalle sono diversi. Da una parte, dice Riccardo Monti di Gold Art, il mercato mondiale «riconosce ancora, anche a livello di prezzi, il made in Italy», dall’altra «le differenze tra Italia e Spagna sono ancora importanti: costi inferiori e infrastrutture – dice Daniele Bandiera, AD di Vetriceramici Ferro Italia - avvantaggiano gli iberici, ma il prodotto italiano, sia per tecnica che per estetica, resta migliore».

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Ma che la Spagna sia in marcia nessun dubbio…. Lo si vede, dice Maurizio Cavagnari, «anche dalla presentazione dei prodotti delle aziende di riferimento del mercato spagnolo, oltre che dalle grafiche e dagli effetti. E del resto – aggiunge il CEO di Stylgraph – la tecnologia ha aiutato tutti». Figuriamoci produttori, come quelli iberici, che «hanno - registra Riccardo Pieroni di Ferrari & Cigarini - grande voglia di tornare protagonisti», e la buona ricettività delle aziende spagnole nei confronti della novità la legge invece il Direttore Commerciale di System Giuseppe Bandieri, spiegando come «si siano presentate, da parte dei fornitori di tecnologia, soluzioni fatte di struttura e materia, in grado di abbinarsi alla tecnologia digitale e ad applicazioni a smalto». Un prodotto sempre più evoluto, insomma, quello spagnolo, anche sui formati, «e anche le grandi lastre – dice Fausto Mucci, Presidente di Target Group– testimoniano il salto in avanti della produzione spagnola».

Emilio Mussini

Daniele Bandiera

Maurizio Baraldi

Lauro Palazzi

Juan Antonio Cavilla

Riccardo Pieroni

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Un prodotto che cerca spazio, «perché spazio – dice il Direttore Commerciale di Siti B&T Group Juan Antonio Cavilla – ce n’è per tutti. La ceramica spagnola cresce nell’efficienza dei costi, ma anche nel brand design e si vedono prodotti sempre più importanti, e non solo dal punto di vista estetico». «Ci sono prodotti che integrano materia e design, e le richieste che ci arrivano – conferma Lauro Palazzi, Direttore Generale di Smalticeram Espana – riguardano non tanto il prodotto in se, quanto piuttosto un concetto di prodotto evoluto, fatto anche di effetti, materia, estetica». Così, sarà anche vero, per dirla con il Presidente Sacmi Paolo Mongardi, che «il prodotto italiano resta più competitivo, anche grazie ad innovazioni tecnologiche su cui il made in Italy fa ancora scuola», ma è altrettanto vero che «vale la pena fare attenzione». Lo dice il Presidente di Fondovalle Maurizio Baraldi, non senza aggiungere che «l’Italia ha qualcosa in più, grazie a tecno-

logia e senso estetico, ma non possiamo dormire sugli allori. Il digitale ha ammazzato la ceramica per come la conoscevamo, il compito dei produttori italiani è lavorare sulla materia, innovare e investire per tenere a distanza la concorrenza». Sono lontani i tempi in cui, ricorda Giancarlo Ferrari, Presidente di Tecnoferrari, «qui attorno, dove sorgono diverse fabbriche, c’erano solo aranceti, e i formati che caratterizzavano la produzione spagnola erano il 10x10 o il 7,5x7,5», oggi la Spagna corre, forte quasi quanto l’Italia. Il dualismo, del resto, c’è sempre stato, «e se fino a qualche tempo fa sembrava che le produzioni italiane e spagnole avessero come destinazioni, rispettivamente, un mercato più alto e uno più basso, oggi – ammette Emilio Mussini di Panariagroup – le differenze si sono assottigliate, anche grazie alla diffusione della tecnologia. Il livello medio degli spagnoli si è alzato, insomma, ma la gara, oggi, resta su piani differenti».

Giancarlo Ferrari

Fausto Mucci

Maurizio Cavagnari

Riccardo Monti

Giuseppe Bandieri

Paolo Mongardi

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Speciale Spagna

a cura di Roberto Caroli

«Per la ceramica spagnola è un buon momento»

Jorge Bauset

Non ha dubbi Jorge Bauset, Direttore Generale di Pamesa, intervistato a margine del Cevisama…

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Non so se sia un momento d’oro, di sicuro è un buon momento». Viaggiano forte le aziende spagnole, viaggia fortissimo Pamesa, colosso iberico passato, come gli altri players del settore, attraverso la crisi, ma uscita dalla crisi stessa ancora più forte. E sponsor di una squadra di calcio da quartieri altissimi, che al Sassuolo, due stagioni fa, comprò quel Gianluca Sansone che oggi in Spagna gioca e non gioca e oggi al Sassuolo farebbe maledettamente comodo. Il momento, insomma, è ok: la conferma nei numeri, e nelle opinioni di Jorge Bauset, che abbiamo incontrato durante la settimana di Cevisama. «Nemmeno nei momenti più difficili abbiamo smesso di investire, e oggi registriamo con successo importanti aumenti di fatturato, con volumi – dice il dirigente di Pamesa - quasi triplicati dal 2009 al 2017» Con quali tecnologie? «Principalmente con le tecnologie produttive tradizionali, con i formati e le grafiche che sono il patrimonio di Pamesa» Niente grandi lastre? «Le grandi lastre le compriamo in Italia e le commercializziamo, stiamo studiandole, e in futuro magari le produrremo. Intanto però, i nostri formati di riferimento, quanto a produzione, sono quelli tradizionali» Rispetto alla qualità dei produttori italiani, la

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‘baldosa’ a che punto è? «Credo ormai le qualità dei prodotti italiani e spagnoli siano, se non uguali, molto simili tra di loro» Il prezzo medio spagnolo, però, è più basso: nell’ordine dei 3,4 euro in meno: come fate… «Ottimizziamo, per politica aziendale, i costi legati a marketing e pubblicità: sono quelli, più che altri, i costi che incidono sul prezzo finale da praticare al cliente…» Poi ci sono, in Spagna, costi energetici e del lavoro più bassi che in Italia… «Forse, ma la loro incidenza sul prezzo non fa i 3,4 euro di cui diceva lei… Parliamo, in questo caso, di un’incidenza di circa un euro, non di più» Il futuro della piastrella spagnola, secondo Bauset? «Prevedo aumenteranno i volumi produttivi, fino ad oltre 600 milioni di metri quadri. Il dato lo desumo anche da quelle che sono le previsioni sugli aumenti di produzione che abbiamo pianificato in Pamesa. Anche le altre imprese spagnole immagino aumenteranno i volumi produttivi e 600 milioni di metri quadri mi sembra possa essere obiettivo raggiungibile sul breve termine» La ‘baldosa’, del resto, ha ripreso spinta, come d’altra parte è facile vedere da questa edizione di Cevisama… «In effetti è stata una settimana importante. Molta gente e molto interesse: significa che siamo sulla strada giusta» Tra produttori spagnoli e produttori italiani di piastrelle è una sorta di derby senza fine, come quello tra Villareal, di cui siete sponsor, e Sassuolo. «Il Villareal è una bella realtà, in effetti: una società solida, che fa grandi risultati e ha uno stadio-gioiello, un po’ come il Sassuolo» Il luogo comune vuole tuttavia che con il pallone i soldi non si facciano, ma si spendano e si perdano… «Il business del calcio è retto per gran parte dai proventi dei diritti televisivi. Le risorse che Pamesa ha scelto di investire in un progetto sportivo sostengono un’eccellenza del nostro territorio e la nostra passione sportiva. Il fatturato di Pamesa viene, ovviamente, dalla ceramica, non dal calcio» Intanto, però, dal Sassuolo avete comprato Sansone, che al Sassuolo farebbe ancora comodo… «Vero: il ragazzo non sta facendo male, anche se ultimamente trova spazio a singhiozzo».

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a cura della redazione

Torrecid vince l’Alfa de Oro grazie alla ® ‘rivoluzione’ ECOINK-CID La nuova soluzione ‘FULL DIGITAL’ della multinazionale per smaltare e decorare con base acqua è già in produzione e completamente consolidata nel mercato

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l Gruppo Torrecid non avrebbe potuto festeggiare meglio il suo 55° anniversario. Durante l’edizione recentemente conclusa della fiera CEVISAMA, che si è tenuta a Valencia dal 5 al 9 di febbraio, la Società Spagnola di Ceramica e Vetro ha riconosciuto il premio Alfa de Oro 2018 al gruppo con sede ad Alcora per lo sviluppo di ECOINK-CID®, la prima soluzione base acqua in produzione per la smaltatura e decorazione di superfici ceramiche completamente in digitale. La soluzione ECOINK-CID® comprende sia la tipologia di smalti e inchiostri digitali esistenti che i nuovi prodotti in sviluppo con formule a base acqua: smalti con diversi valori di lucentezza, smalti matt con tutte le tipologie di finiture, inchiostri con i quali si ottiene la più ampia gamma cromatica, inchiostri per effetti ceramici, per effetti metallici, soluzioni di colla per l’applicazione di graniglie, etc... Con i nuovi smalti e inchiostri a base acqua ECOINK-CID® è possibile ottenere la più completa varietà di prodotti con finiture più naturali, con una qualità visiva migliore, offrendo colori ed effetti meglio definiti e più realistici. Tutto questo, unito alla caratteristica ‘ecofriendly’ della nuova soluzione ‘full-digital’, rende possibile racchiudere tutti i vantaggi tecnici ed estetici della tecnologia digitale e un maggiore


rispetto verso l’ambiente. In questo modo, i produttori di superfici ceramiche continuano a disporre di tutti gli strumenti necessari per proseguire nella realizzazione di prodotti spettacolari e affascinanti – specialmente quando si parla di grandi formati - però in maniera sostenibile a livello ambientale. Infatti, ci sono già vari clienti di Torrecid in Spagna e in Italia che stanno producendo con la soluzione ECOINK-CID®, presentando al CEVISAMA nuovi prodotti di grande successo che hanno reso questa Innovazione una realtà già confermata industrialmente. La Ceramica, materiale di riferimento L’ Alfa de Oro è uno dei premi più rilevanti nel settore sia a livello nazionale che internazionale, e Torrecid può vantarne diversi nel suo palmarés. La multinazionale è stata, durante il suo più di mezzo secolo di storia, protagonista delle rivoluzioni più importanti che ha vissuto la ceramica e che hanno permesso a quest’ultima di prendere il posto di altri materiali, come il legno, la pietra naturale o il vetro. Piccola, pesante, monotona, ripetitiva, presente solo in bagni e cucine o presentata in noiosi pannelli. Così era la ceramica fino a che, grazie anche alle innovazioni introdotte da Torrecid nel settore ceramico come la Rivoluzione Digitale dei primi anni del XXI secolo, si è iniziato a produrre questo materiale in grandi formati di spessore sottile (attualmente si produce in lastre di superficie superiore a 1,5 x 3 metri di soli 6 millimetri) ed è facile trovarlo in facciate, tetti, pavimenti, arredamento urbano e qualsiasi altra superficie immaginabile. La Ceramica quindi, è già parte della nostra vita quotidiana ed è diventata l’opzione di riferimento per architetti e interior designers. Oggi, con ECOINK-CID®, si apre una nuova tappa verso il futuro, che è già presente, sostenibile, per fare in modo che questo materiale continui ad essere la prima scelta nel campo delle superfici. Il futuro passa dal “FULL DIGITAL” base acqua Il gruppo multinazionale diretto dall’Imprenditore Federico Michavila, attualmente presente in 28 paesi e con clienti in più di 130, ha presentato alcuni mesi fa ECOINK-CID®, una soluzione già in produzione con la quale si riesce a smaltare e a decorare superfici ceramiche in maniera “FULL DIGITAL” e sostenibile a livello ambientale. Tra i numerosi vantaggi tecnici del nuovo ‘prodotto di punta’ del Gruppo Torrecid emerge la maggiore definizione e resa dei colori ed effetti ceramici, la riduzione dei tempi di asciugatura che favoriscono le applicazioni successive o l’applicazione in tutti i tipi di prodotto con particolare importanza nei grandi formati. Con tutto questo si ottengono delle finiture più naturali, più realistiche e, per concludere, un prodotto di qualità maggiore. Inoltre, ECOINK-CID® porta anche una vasta serie di vantaggi ambientali, si tratta infatti di una soluzione totalmente eco-friendly, che agevola la gestione dei rifiuti generati, garantisce una maggiore riduzione delle emissioni e migliora l’ambiente di lavoro. Riassumendo, colloca i clienti di Torrecid in una posizione migliore per adempiere alle attuali e future legislazioni relative alle emissioni e normative ambientali, con l’obiettivo di raggiungere una produzione molto più sostenibile.

Tutti questi vantaggi portano ECOINK-CID® ad avere un impatto molto importante nel settore ceramico e questo ha spinto Torrecid a brevettare questa soluzione. L’innovazione come motore per la crescita Torrecid è tornata ad entrare con forza in un’edizione della fiera CEVISAMA, durante la quale ha sorpreso nuovamente i clienti e visitatori di tutto il mondo. In un impressionante stand di più di 600 metri quadrati, la multinazionale ha presentato i suoi nuovi prodotti e disegni ricreando i diversi ambienti di quello che ha denominato ‘Restaurant 55’, uno spazio ispirato a un esclusivo ristorante d’avanguardia nel quale ciascun dettaglio è curato al massimo ed è possibile provare sensazioni uniche. Nel dettaglio, Torrecid presenta con il concetto STYLE-CID® la moda e le tendenze del futuro del settore attraverso atmosfere ceramiche irripetibili, disegni, spazi unici, stile puro e architettura ceramica. Un concetto senza tempo, unico, diverso e totalmente innovativo nel settore. Il gruppo multinazionale globalizzato porta l’innovazione nel proprio DNA, ed è grazie a questa che è stato possibile trasformare una piccola azienda a conduzione familiare in un gruppo multinazionale che provoca i cambiamenti e detta le tendenze del settore generando nuove soluzioni e tendenze per il futuro che forniscono i migliori vantaggi competitivi e il massimo valore aggiunto. Per concludere, l’ Alfa de Oro riconosciuto a Torrecid per il lancio della soluzione ECOINK-CID®, “FULL DIGITAL” base acqua, è un nuovo e importante riconoscimento per uno dei principali attori della trasformazione del mercato ceramico del XXI secolo, un settore in rialzo che ha sempre dimostrato di non fermarsi, di sapersi reinventare e di evolvere e promette un futuro brillante.


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a cura della redazione

GI-CAR diventa concessionaria esclusiva UNICARRIERS per le provincie di Modena e Reggio Emilia

Da gennaio 2018 GI-CAR è diventata concessionaria esclusiva per le provincie di Modena e Reggio Emilia di UNICARRIERS, che riunisce tre marchi distintivi quali Atlet, Nissan e TCM per offrire una combinazione perfetta di qualità e tecnologia giapponesi con design, ergonomia e spirito innovativo svedese al servizio del settore della movimentazione merce

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i questa nuova avventura che rilancia l’azienda di Maranello nel mercato dei carrelli elevatori nuovi parliamo con Eleonora Paglia (Titolare & Direttore Amministrativo), Andrea Gibellini (Titolare & Direttore Service/ Acquisti) e Davide Possanzini (Direttore Commerciale & Marketing), che spiegano come è maturata questa nuova sfida. “Negli ultimi tre anni abbiamo affrontato la sistemica crisi economica dedicandoci al mercato dei carrelli elevatori ricondizionati – spiega Eleonora Paglia – e, grazie ad una profonda riorganizzazione aziendale e ad un approccio manageriale nella gestione d’impresa, siamo riusciti a diventare molto competitivi, anche su scala nazionale. Dopo lunghe analisi di mercato e di prodotto, quest’anno abbiamo deciso di scegliere un marchio premium e ben commercializzato nei paesi del nord europeo. Avendo operato per oltre 10 anni su carrelli elevatori STILL, leader mondiale indiscusso sulla macchina frontale elettrica, avevamo bisogno di orientarci su un prodotto di elevata qualità ma dotato di pricing aggressivo


in modo da conquistare, insieme, il difficile mercato italiano. Resta inteso che le macchine da magazzino elettriche Unicarriers (transpallet, stoccatori, retrattili, commissionatori) sono di derivazione Atlet; parliamo dunque delle soluzioni di intralogistica più affidabili ed all’avanguardia nel mercato europeo. La nostra mission rimane quella di massimizzare l’operatività dei nostri clienti e di offrire performance eccellenti nella movimentazione di merce.” Nessun dubbio sulle macchine da magazzino prodotte dallo storico brand Atlet a Göteborg dal lontano 1958 e sui carrelli frontali diesel che sono di chiara derivazione Nissan, ma andiamo a scoprire le vere novità tecniche Unicarriers con uno che di carrelli ne mastica da almeno trent’anni. “La serie di controbilanciati TX3 e TX4 (frontali elettrici da 3 o 4 ruote, da 15/16/18/20 quintali di portata e sollevamento fino a 7 metri), prodotti direttamente negli stabilimenti di Pamplona, sono sicuramente i modelli europei più innovativi, - garantisce Andrea Gibellini - in grado di soddisfare al meglio i requisiti di efficienza energetica, eccellente ergonomia ed efficienza nella movimentazione. Il nuovo TX3 ha un consumo energetico inferiore ai 4,2 kWh/h, imbattibile per autonomia nella sua classe. Per offrire la massima visibilità sono occorsi numerosi accorgimenti, tra cui il ridimensionamento delle barre e dei montanti del tettuccio, l’ampliamento della luce tra gli sfili interni del montante ed il pistone dell’alzata libera, i pannelli trasparenti ai piedi dell’operatore che consentono di visionare le estremità del pallet nelle varie fasi di movimentazione; un comodo pannello di comandi laterale consente, infine, di avere un display anteriore minimalista e non ingombrante alla visuale. L’ergonomia non è solo qualcosa di bello da vedere ma aumenta l’efficienza e la redditività operativa; la sinuosa ed ultra sottile forma dello sterzo, ad esempio, è stata studiata per offrire maggiore spazio alle gambe dell’operatore. Le velocità dei movimenti - in sollevamento, brandeggio e guida - sono ottimizzati automaticamente in base al carico, altezza di sollevamento e angolo di brandeggio. Questo rende l’operatore tranquillo, e libero di concentrarsi sull’efficienza.

Il basso gradino (il più basso della sua classe) di entrata/ uscita dell’operatore consente di salire e scendere senza difficoltà. I nostri nuovi carrelli TX hanno l’idraulica più silenziosa della loro classe, nonché comandi idraulici unici per un funzionamento intuitivo e confortevole. Sono troppe le innovazioni apportate in questi nuovi modelli, è difficile riassumerle in poche parole, queste macchine vanno visionate e testate; anche un profano si accorgerebbe del salto qualitativo che offre Unicarriers”.

Questi nuovi modelli sembrano apparentemente figli di nessuno - aggiunge Davide Possanzini - In realtà c’è stata una bella rivoluzione per coniugare la tecnologia giapponese dei frontali elettrici Nissan con il design dinamico europeo, l’ergonomia e la funzionalità operativa che da sempre contraddistinguono il marchio Atlet. Il mercato dei carrelli elevatori si è notevolmente evoluto nell’ultima decade: oltre alla supremazia dell’elettrico sul diesel, si sta assistendo ad una maggiore richiesta di macchine da magazzino per servire le sempre più sofisticate esigenze di spazio verticale. In questo processo l’apporto di Atlet è stato determinante nel progettare i nuovi frontali Unicarriers con le funzionalità e gli efficientamenti tipici delle macchine da magazzino. Considerate, inoltre, che questi modelli TX rappresentano le vere novità europee degli ultimi dieci anni e che la quota di mercato dei carrelli elettrici da 15/20 quintali di portata rappresentano il 70% della domanda globale di frontali elettrici. Nessun costruttore ha più prodotto un nuovo modello di frontale elettrico con tali portate dal lontano 2008 (pensate al Linde 386 del 2006, allo Still RX20 del 2004, al Jungheinrich EFG2 del 2008, al Toyota Traigo 48 del 2008); negli ultimi anni tutte le migliori case costruttrici si sono limitate ad aggiornare i precedenti modelli. Solo Unicarriers è riuscita a concepire un carrello elevatore elettrico di nuova generazione; e questo è stato possibile grazie a mirate indagini effettuate in oltre 50 cantieri europei di prova, a diretto contatto con gli operatori carrellisti. La sfida si fa davvero entusiasmante poiché non esiste mercato che non possa essere aggredito con l’innovazione tecnologica e l’eccellenza qualitativa che oggi vantiamo anche rispetto ai più blasonati brand tedeschi concorrenti.”

GI-CAR SRL Via Eugenio Castellotti 28/32 Maranello (MO) Tel: 0536 944996 Fax: 0536 945012 Email: info@gi-car.com www.gi-car.com www.gicarcarrellielevatori.com www.gicarbatterie.com


a cura di Stefano Fogliani

Costruzioni

Edilizia mondiale in espansione Ok il 2017, prospettive importanti anche per il 2018,quando la crescita del PIL mondiale, superiore alle attese, porterà in positivo anche il settore delle costruzioni in America Latina. Il tutto mentre Spagna, Francia e Germania ‘spingono’ l’Europa, Nafta e Far East si consolidano

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Costruzioni

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paesi ‘maturi’ consolidano la crescita, quelli emergenti si rafforzano. Le stime macroeconomiche strizzano l’occhio ad una crescita del Pil mondiale oltre le attese, se è vero che anche Goldman Sachs, con il suo Global Economics Outlook per il 2018,dipingeva possibili scenari alzando le stime di crescita del PIL mondiale al 3,7% per il 2017 e al 4% nel 2018. Miglioramenti attesi, si leggeva sull’outlook di Goldman Sachs, sia da parte delle economie sviluppate che dai mercati emergenti per il prossimo anno sull’economia mondiale, con crescita distribuita in modo ragionevolmente uniforme tra Stati Uniti (+2,5%), Eurozona (+2,2%) e ottimismo palpabile a proposito di India e Russia, «dove – si legge sul rapporto la crescita sta prendendo il posto della recente debolezza. Contesto espansivo, insomma, dentro il quale si muove con buona disinvoltura anche l’edilizia residenziale, uno dei driver

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(vale circa il 4%) di crescita più dinamici, in grado di recepire appieno le opportunità di una crescita generalizzata e diffusa. Edilizia mondiale, uno sguardo di insieme Già: vale un incremento del 3,5%, nel 2017, la crescita dell’edilizia mondiale, almeno a quanto emerge dal ‘rapporto’ curato da Prometeia per Confindustria Ceramica a fine 2017, dal quale traiamo alcune indicazioni su dinamiche ovviamente in divenire: in assestamento gli Stati Uniti, si registrano performances importanti in Europa, Francia, Germania e Spagna, l’Italia viaggia a scartamento ridotto – maglia nera, secondo l’Ocse – e fanno il loro anche Europa Centro Orientale e Asia, ‘spingendo’ un’espansione destinata a consolidarsi nel 2018 tanto sui mercati tradizionali su aumenti medi che vedono solo il Regno Unito in ritardo

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(crescita al di sotto di un punto percentuale), quanto i cosiddetti mercati emergenti, con i Paesi del Golfo e il Nord Africa che ‘ballano’, rispettivamente, tra il +5,2% del primo e il 3,8% del secondo. Crescita oltremodo diffusa, insomma, e nessuna macroarea al di sotto di un +2%, quasi che il 2016 che ha visto comunque stentare (+0,5%) l’America Latina abbia dato gambe ad una stabilità tutto sommato diffusa nel 2017 ed in grado di ‘armare’il braccio della ripresa anche nel 2018. I mercati tradizionali tra alti e bassi… Le prospettive più intriganti riguardano senza dubbio l’Europa Occidentale, ben al di sopra delle attese, mentre quella degli Stati Uniti si rivela performance al di sotto delle aspettative, disegnando la traiettoria di un ‘sorpasso’ non previsto e innescato da una parte

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dai buoni risultati di alcuni mercati europei, dall’altra da un contesto made in USA definito ‘meno favorevole’. Il mercato statunitense (+1,2% rispetto al 2016) non ha tenuto il passo con l’incoraggiante incremento (oltre due punti percentuali rispetto al trimestre precedente) del primo trimestre dell’anno, mentre il volo lo hanno spiccato Francia, Germania e Spagna. Cinque punti percentuali in più per l’edilizia transalpina, addirittura +5,3% per la Germania e un sorprendente +7,2% per la Spagna. La penisola iberica consolida la ripresa grazie alla crescita della domanda strutturata su aumenti di permessi di costruire, compravendite e quotazioni che non hanno più smesso di aumentare dal 2015, mentre la Francia si agevola di misure pubbliche di sostegno al comparto che forniscono segnali di stabilità inscritti sia nell’aumento dei nuovi cantieri che dei premessi di costruire.

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Costruzioni

La Brexit è invece una della cause cui gli analisti collegano la ‘frenata’ del Regno Unito che prenderà forma più definita nel prossimo biennio, in parte compensata tuttavia da mercati come Irlanda, Svezia e Olanda caratterizzati da un’espansione comunque degna di nota. Per gli ‘emergenti’ una crescita ‘strutturata’ Europa Centro Orientale ok, bene anche il far east: il ‘vecchio continente’ fa il suo con un aumento del 4,4% e su livelli non dissimili, ovvero superiori al 4%, chiude il 2017 il Far East, pur con tutti i distinguo del caso, e segnali positivi (+3,3%) arrivano anche dal cosiddetto ‘aggregato Golfo’. La Russia che,

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come sottolineato anche in apertura, sembra uscire dalla recessione (crescita del 2,5% da qui al prossimo biennio) asseconda la ripresa dell’Europa Centro Orientale, nel cui contesto Ungheria e Repubblica Ceca confermano il loro dinamismo e anche la Turchia sembra poter rivendicare una sua vivacità, grazie alla crescita dell’edilizia abitativa. Viaggia l’Europa, quindi, così come viaggia il Far East: siamo, anche in questo caso, comunque oltre i quattro punti percentuali, inscritto nei segnali comunque prositivi che arrivano da Cina e India, oltre che dall’Indonesia. L’impero di Cindia, insomma,tiene: l’edilizia indiana sarà il mercato più dinamico mentre la Cina sconta un rientro dall’espansione degli scorsi anni che

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sembra tradursi in segnali di raffreddamento che riguardano compravendite e nuovi cantieri, a ‘sgonfiare’ un’offerta recepita oggi, solo in parte da un mercato concentrato soprattutto a redistribuire lo stock di invenduto. Oltre i tre punti percentuali (+3,8%) anche il margine di crescita del quale viene accreditato il Nordafrica in questo 2017 mentre l’anno appena andato in archivio dovrebbe essere stato anche in grado di invertire il trend negativo che, da un biennio a questa parte, penalizzava l’America Latina, oggi a -0,6% dopo l’emorragia del 2016. Discorso a parte per il già citato ‘aggregato Golfo’: nessuna zona del mondo, dopo il +3,3% del 2017, potrebbe essere l’area destinata a crescere più delle altre.

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Lo scenario per il biennio? Incoraggiante Graduale accelerazione per gli Stati Uniti, tenuta sostanziale di mercati maturi quali Francia e Germania, e crescita diffusa un po’ ovunque, su ritmi comunque incoraggianti. Prospettive non male, insomma, se si allarga lo spettro di osservazione oltre il 2017, e performances di tutto riguardo un po’ ovunque, con incrementi mai sotto il 2% nel 2018, mai sotto i tre punti percentuali – unica eccezione il +2,3% dell’Europa Occidentale stimato per il 2019 – con ‘punte’ di oltre 5 percentuali nel caso del cosiddetto ‘aggregato Golfo’ per una crescita media mondiale del 3% tra 2018 e 2019.

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a cura della redazione

Soluzioni per il benessere

della ceramica Francesco Pettenon: «Faccio mia la massima dell’amministratrice delegata di un importante distributore tedesco, la Signora Isolde Keck, che negli incontri con i suoi venditori ricorda sempre che il nemico più acerrimo della ceramica è una ceramica sporca»

Francesco Pettenon


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ILA INDUSTRIA CHIMICA SpA è una realtà imprenditoriale d’eccellenza leader, a livello internazionale, nel settore delle soluzioni per il trattamento e la protezione delle superfici; è l’unico brand che, grazie all’ampia offerta di prodotti e servizi dedicati ai materiali ceramici e lapidei, unita ad una forte politica di investimenti in ricerca e sviluppo, è riuscita, nel tempo a saldare partnership con oltre 220 produttori internazionali. La cura, il mantenimento e il benessere di una superficie sono fondamentali per migliorarne la resa tecnico estetica e per mantenerne intatto il suo originale splendore. Per questo, l’Azienda, presente in oltre 110 paesi al mondo, è al fianco dei produttori ceramici, con business units dedicate per lo sviluppo di sistemi specifici. In questi anni, infatti, la crescita del mercato della ceramica ha portato all’apertura di un innovativo Centro di Consulenza, Sperimentazione e Ricerca FILA a Fiorano Modenese, nel cuore del distretto della ceramica che, collaborando direttamente con i produttori, si è specializzato nello studio di soluzioni all’avanguardia per l’applicazione in linea di prodotti per la protezione dei materiali e di servizio post vendita dedicati. “Il nostro impegno” – conferma Paolo Zuliani, Responsabile della Divisione Consulting – “è rivolto alla ricerca della migliore soluzione già a livello preventivo, in modo che il produttore non debba affrontare controverse situazioni che si possono verificare in cantiere. A tal proposito FILA ha creato un centro di formazione rivolto alle divisioni tecniche e commerciali dei produttori con l’obiettivo di condividere il know how attraverso corsi dedicati”. I corsi di formazione si svolgono periodicamente sia presso la Sala Formazione della sede di Fiorano Modenese, sia in loco presso il produttore: durante tutta la vita di una superficie ceramica, dalla rimozione dello sporco di fugatura, passando

Paolo Zuliani

Denis Tessaro

dal lavaggio dopo posa, per arrivare alla protezione, alla finitura e al mantenimento, FILA offre soluzioni efficaci e altamente performanti dedicate all’intera filiera della produzione ceramica. “L’attività di FILA TECH – dichiara l’Ing Denis Tessaro, Responsabile della Business Unit - ci consente di sviluppare, grazie al nostro team di ricercatori, tecnici di linea, assistenti alla produzione e responsabili commerciali, partnership importanti con i principali produttori ceramici ed impiantisti. Grazie alla nostra capacità di essere presenti on site, soddisfiamo le necessità quotidiane di una clientela mondiale sempre più esigente, che richiede il massimo risultato dalla superficie, sia per la resa estetica che dal punto di vista tecnologico”.


Intervista

Emanuele Orsini negli studi di Ceramicanda

a cura di Roberto Caroli

Il Salone del Mobile è troppo piccolo per le grandi lastre Intervista esclusiva ad Emanuele Orsini, numero uno di Sistem Costruzioni e presidente di FederlegnoArredo GENNAIO - FEBBRAIO 2018

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ici case, o grandi strutture, in legno e pensi all’Alto Adige. E invece basta allungarsi poco oltre il distretto ceramico, a Solignano, dove c’è il quartier generale, nonché la sede storica, di Sistem Costruzioni, azienda leader del settore guidata da Emanuele Orsini, che dal febbraio del 2017 è anche presidente di FederlegnoArredo, l’associazione che rappresenta sì un’eccellenza del made in Italy ma anche, e soprattutto, una filiera da oltre 40 miliardi di euro e accompagnati dal quale andiamo alla scoperta di un mondo che ha parecchio da dire, complici anche performances di aziende come quelle di Orsini, «sul mercato dal 1973,

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Intervista

con un prodotto – spiega Orsini – che funziona, come peraltro dimostra la crescita della nostra azienda e più in generale di tutto il settore. E non parliamo più solo di grandi strutture, ma anche di case in legno che non sono più case nel senso comune del termine, ma anche edifici a più piani, lontani dall’idea ‘classica’ della costruzione in legno» Il legno è roba da Alto Adige, nell’immaginario comune… «Non più: certo l’Alto Adige conta su disponibilità di materie prime che restano un vantaggio, ma l’ottimizzazione della logistica, la diffusione di know how e dei macchinari hanno ridotto la differenza e oggi chi dice casa in legno pensa a strutture realizzate ovunque, e in grado di soddisfare tutte le esigenze dell’abitare contemporaneo…» Problemi con gli ambientalisti? Il laterizio, si dice, non disbosca… «Garantire la sostenibilità è nostro interesse primario, visto che ci serviamo del legno. Il tema è quello dell’utilizzo sostenibile della materia prima: noi utilizziamo uno e piantiamo due… salvaguardare la materia prima è fondamentale anche per noi… Si parla di economia circolare, di sostenibilità che produce altra sostenibilità» A costi, volendo confrontare legno e materiali tradizionali, come siamo messi? «Detto che due terzi dei costi sono appan-

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naggio di impianti e finiture, sull’altro terzo il legno se la gioca, anche grazie alle possibilità – garantite – di ottimizzare i risparmi energetici e isolamento, complici coefficienti che premiano il legno più che il laterizio. Poi c’è la rapidità dei lavori, che gioca a favore del legno…» Non parliamo più di un fenomeno tipicamente nordico, insomma…. «Come Sistem Costruzioni lavoriamo in Sicilia, Sardegna e Calabria, siamo su tutto il territorio nazionale. E quanto a strutture realizzate, siamo in netta controtendenza con la contrazione che interessa invece il settore delle costruzioni che ha visto i permessi di costruire ridursi di oltre quattro quinti dal 2007 ad oggi… Un calo notevole, ma il legno cresce…» Fatto 100 del business delle costruzioni in legno, quanto c’è di case, o meglio di edilizia residenziale? «Il 2017 è stato un anno anomalo: 50% costruzioni residenziali e 50% di grandi strutture come impianti sportivi, grandi magazzini, edilizia scolastica. Ma di solito si parlava più di grandi strutture che di costruzioni residenziali: segno che il settore evolve, ed è dinamico nel recepire le istanze del mercato…» Ma come sta, questo settore? «L’ultimo dato ufficiale parla di un fatturato di 41,7 miliardi, 328mila addetti e 79mila imprese, ovvero il 5% del PIL industriale, l’8,75%

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degli addetti dell’industria nazionale e il 16% di imprese industriali. Il sistema, insomma, ha una sua solidità e un suo equilibrio anche tra Italia ed estero, visto che 18,5 miliardi di euro arrivano dal mercato estero. Lo stesso dato dell’occupazione si giova di questo dinamismo: la previsione è di 30mila nuove assunzioni a fronte di 21mila lavoratori destinati a chiudere il loro percorso professionale. E lo chiudono, beninteso, perché vanno in pensione…» Come siete usciti dalla crisi? «Investendo, sulle aziende e sui mercati. Cina e Russia, per il nostro settore, segnano incrementi nell’ordine del 30%, e il comparto ha la forza per guardare anche oltre i mercati tradizionali, grazie anche al Salone del Mobile, che oggi è un format che stiamo proponendo, con buoni riscontri, sul mercato globale» Il Salone, allora: si parla di un dualismo tra Salone e Fuorisalone, degli organizzatori del primo infastiditi dal secondo… «Non direi: il Fuorisalone senza Salone non esiste. E credo il connubio tra evento fieristico ed eventi cittadini sia un valore aggiunto per la nostra filiera. Milano è un pezzo di Italia importante, il Salone è un evento che della location milanese si avvantaggia in modo determinante, come del resto testimonia il numero dei visitatori. E il più grande evento del prossimo Salone lo facciamo, non per

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caso, in pieno centro di Milano» Parlando di Salone e di ceramica, pare che le grandi lastre, impiegabili anche come complementi d’arredo, guardino con un certo interesse al Salone… «Il Salone ha un regolamento ad oggi molto rigido per quanto attiene ai settori merceologici. E, soprattutto, i nostri spazi espositivi sono già assegnati per i prossimi tre anni almeno…» Ma la lastra arreda… «Vero, come è vero che è un prodotto che ha una forte connotazione anche a livello di design. Ma credo che come è fortissimo il Cersaie, in campo ceramico, il discorso vada affrontato sul lungo termine: il connubio funziona, a mio avviso, se combina diversi settori in differenti locations...» Dalla politica FederlegnoArredo che tipo di appoggi si aspetta? «Non chiediamo nulla, ma stiamo elaborando, linee programmatiche, una piattaforma seria dalla quale poter muovere in sinergia con il prossimo Governo: l’estensione del bonus mobili, che vale 1,8 miliardi di fatturato reale, e un sistema di incentivi, ad esempio, per le giovani coppie. E il tema della formazione: servono infatti competenze ulteriori per confrontarsi efficacemente con il mercato. Il tema, in sintesi, è che invece che appoggiare qualcuno vorremmo essere appoggiati».

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NEWS

Aziende

CERAMICHE KEOPE PARTNER DI ARTE SELLA: IL PROGETTO DIGITAL #KEOPE4ARTESELLA Al via #Keope4ArteSella, il progetto digital promosso da Ceramiche Keope che si propone di raccontare, attraverso gli occhi e le parole di alcuni selezionati Influencer e Blogger italiani, la realtà di Arte Sella: the contemporary mountain, un luogo dove da più di trent’anni la montagna incontra l’arte contemporanea. Arte Sella è un processo creativo unico che Ceramiche Keope ha deciso di sostenere, e che vede incontrarsi linguaggi artistici, sensibilità e ispirazioni diversi, accomunati dal desiderio di intessere un fecondo e continuo dialogo tra arte e natura. Il progetto vede il coinvolgimento di 10 Influencer e Blogger provenienti da diverse aree d’Italia che si daranno staffetta per dar vita a uno storytelling che narra l’esperienza vissuta esplorando Arte Sella, un museo a cielo aperto di opere internazionali che traggono nutrimento dalla storia e dalla natura del luogo, situato a Borgo Valsugana, in provincia di Trento. Una filosofia in piena sintonia con Ceramica Keope che da più di vent’anni trae ispirazione dal linguaggio della natura e lo ripropone nella sua offerta sia a livello creativo che produttivo.

ADDIO A VITTORIANO BITOSSI, STORICO PATRON DI COLOROBBIA È scomparso lo scorso 17 gennaio, Vittoriano Bitossi, storico patron della Colorobbia, già insignito negli anni delle onorificenze di Cavaliere del Lavoro (nel 1998) e Commendatore (2014). Aveva 94 anni. A suo nome nel 2008 era stata creata la fondazione Vittoriano Bitossi per l’arte ceramica e l’industria chimica, per valorizzare la cultura, la ricerca storica e scientifica in merito ai manufatti simbolo dell’azienda. La sede è quella dove un tempo nacque la manifattura “Maioliche Artistiche Guido Bitossi” fondata dal padre Guido Bitossi nel 1921.

MAPEI È PARTNER DELLA MOSTRA ‘L’ETERNO E IL TEMPO TRA MICHELANGELO E CARAVAGGIO’ Mapei inizia il 2018 all’insegna della cultura e della solidarietà sponsorizzando come Platinum Partner la mostra promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì. Mapei continua così a sostenere le mostre realizzate presso i Musei San Domenico a Forlì e come in passato, anche quest’anno il ricavato della vendita dei biglietti della mostra consentirà di finanziare la ricerca, la prevenzione e la cura dei tumori infantili dei progetti della Fabbrica del Sorriso, iniziativa di Mediafriends. La sponsorizzazione consolida l’impegno di Mapei in iniziative di questo tipo che coniugano cultura e solidarietà.

ATLAS PLAN: UN NUOVO BRAND PER ATLAS CONCORDE Atlas Plan è il nuovo brand di Atlas Concorde nato per proporre progetti di design e raggiungere nuovi livelli di eccellenza. Le prestazioni tecniche del gres porcellanato e la raffinata ricerca estetica si fondono in lastre di grande formato capaci di aggiungere un elemento di suggestione ad ogni ambiente. Dalla perfetta abbinabilità tra le superfici Atlas Plan e la gamma di pavimenti e rivestimenti Atlas Concorde risiedono il pregio e l’unicità del progetto. La combinazione dei due brand apre molteplici possibilità di rivestire e arredare un ambiente nella sua totalità.

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LE LASTRE LAMINAM PER LA STAZIONE FERROVIARIA DI POTSDAM Importante snodo per il trasporto pubblico cittadino, la stazione ferroviaria di Potsdam è stata progettata negli anni ’90. Ad oltre 20 anni dalla sua realizzazione, si è reso necessario un riammodernamento degli spazi interni ed in particolare il rifacimento della pavimentazione, ormai particolarmente usurata. L’interpretazione architettonica che distingue lo Studio GMP Architekten di Amburgo che ne ha curato il progetto originario, è fondata sui valori di solidità, longevità, bellezza e sostenibilità. Principi pienamente rispettati da KSP Jürgen Engel Architekten GmbH, che ha progettato la nuova pavimentazione, nella scelta di utilizzare le lastre ceramiche di grande formato e minimo spessore Laminam per i pavimenti. Puro grès porcellanato che unisce ottime qualità estetiche alle elevate proprietà di resistenza a urti, graffi, macchie e prodotti chimici. I pavimenti sono stati realizzati con lastre formato 1000x2700mm in 5,6mm di spessore della collezione I Naturali, Pietra di Savoia Avorio, per un’area totale di 6500 m2.

FLOOR GRES: FLOWTECH PREMIATA CON IL WALLPAPER* DESIGN AWARDS 2018 La collezione Flowtech del marchio Floor Gres, lanciata in occasione dell’ultimo Cersaie, ha ricevuto il premio Wallpaper* Design Awards 2018. Ad assegnare questo importante riconoscimento è la rivistaWallpaper*, magazine internazionale di riferimento nel settore design, fashion e lifestyle che ogni anno passa in rassegna il meglio della creatività dei precedenti dodici mesi e seleziona prodotti e progetti destinati a fare tendenza a livello mondiale. La giuria, formata da architetti, designers ed esperti nel campo della moda e dello spettacolo, ha premiato la nuova serie Flowtech, che si caratterizza per una superficie unica dove l’iconica estetica di una selezione di metalli incontra le più elevate performance tecniche del gres porcellanato.

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prodotti e produttori www.ceramicanda.com redazione@ceramicanda.com

GRUPPO ROMANI RILASCIA IL NUOVO LAYOUT DEL SITO WEB Il Gruppo Romani prosegue nel percorso di innovazione e aggiornamento dei propri strumenti di comunicazione e, a un anno di distanza dalla realizzazione dei nuovi siti web presenta il nuovo layout del sito istituzionale e di quelli dei cinque brand: Serenissima, CIR, Cercom, Cerasarda e Isla Tiles. Attraverso la nuova grafica l’esperienza di navigazione risulta più coinvolgente e intuitiva, in linea con le esigenze degli utenti sempre più attenti ed esperti nell’utilizzo del web. Gli strumenti online di cui il Gruppo Romani si è dotato rappresentano un biglietto da visita importante che rispecchia una realtà aziendale avanzata, dinamica e in continua evoluzione.

PORCELANOSA: FATTURATO IN CRESCITA NEL 2017 José Soriano, amministratore delegato di Porcelanosa, ha annunciato i dati più importanti dell’anno 2017, tra cui, la creazione di 200 nuovi posti di lavoro permanente. PORCELANOSA Grupo ha chiuso lo scorso anno con un fatturato di 889 milioni di euro, che ha certificato e superato l’obiettivo di crescita fissato dall’azienda del 5% rispetto all’anno precedente. Di questo importo, il 22% proveniva dal mercato nazionale, che dimostra un graduale miglioramento nel nostro paese. Soriano ha anche annunciato l’avvio del più grande piano di investimenti della compagnia per i prossimi tre anni, a partire dal 2018 con un investimento di 80 milioni di euro.

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Mercato

a cura di Stefano Fogliani

Macchine per ceramica: il fatturato cresce del 9% Il giro d’affari di settore cresce del 9% e raggiunge i 2,2 miliardi di euro. Ok anche l’Italia, grazie agli incentivi del piano Industry 4.0

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Anche nel 2017, i dati, ancorchè non ufficiali, hanno confermato la supremazia tecnologica e commerciale delle aziende italiane». Non nascondevano la loro soddisfazione i vertici di Acimac, l’associazione dei costruttori italiani di impianti, macchine, attrezzature e prodotti semi-lavorati, materie prime e servizi per l’industria ceramica, a fine dicembre, in occasione del tradizionale appuntamento di fine anno. I preconsuntivi elaborati dall’Ufficio Studi dell’associazione dicono infatti che la congiuntura continua a sorridere alla tecnologia made in Italy, premiata tanto sui mercati mondiali quanto su quello cosiddetto domestico. Il 2017, secondo le stime si sarebbe infatti chiudersi con il fatturato di settore in ulteriore crescita di 8,8 punti percentuali, e pari a 2,205 miliardi di euro: la primavera certificherà il

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dato, comunque lusinghiero, che è punto di partenza per un 2018 cui la Acimac lega aspettative comunque importanti. «Se i mercati internazionali hanno già dimostrato e dimostrano tuttora un interessante dinamismo specialmente legato a nuovi investimenti per la produzione delle grandi lastre ceramiche, anche il mercato italiano – se legge sulla nota che accompagnava i dati di fine 2017 – dovrebbe registrare una normalizzazione, consolidando le buone performances dell’ultimo periodo». Intanto, però, se l’export ha generato la quota maggiore dei ricavi (73,5% del totale) con vendite oltreconfine pari a oltre un miliardo e mezzo di euro (1620 milioni di euro, per essere precisi) con una crescita di quasi cinque punti percentuali (+4,8%) sul 2016, è l’Italia che fa registrare la performance migliore. Come auspicato e in

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una certa misura anche previsto, infatti, gli incentivi fiscali del piano Industry 4.0 hanno trainato in modo (forse) determinante la crescita del fatturato ‘domestico’ a ridosso dei 600 milioni di euro (585, il dato previsto dal preconsuntivo) con una previsione di crescita che si attesta a ridosso del +21,5%. E se il boom ‘italiano’ è giocoforza destinato ad assestarsi nel 2018, i produttori italiani guardano con una certa fiducia all’estero, contando anche sull’effetto-Tecnargilla. A settembre, infatti, Rimini ospita la fiera di riferimento del settore, «che – garantiscono in Acimac - sarà all’insegna dell’innovazione: le aziende italiane sono al lavoro per presentare nuove tecnologie di processo e di prodotto in grado di confermarne ancora una volta la capacità di individuare le strade attraverso le quali si muove il futuro della ceramica».

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PrimoPiano

Primo Piano

a cura della redazione

Un nuovo Direttore Generale per Siti B&T Group S.P.A A Stefano Baraldi il compito di imprimere un’ulteriore accelerazione al processo di crescita del Gruppo. «Con questa nomina – dice Fabio Tarozzi, AD del Gruppo SITI B&T – arricchiamo il management aziendale di ulteriore competenza e professionalità»

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Il Gruppo continua a crescere, e cresce al contempo il fabbisogno di organizzazione e gestione. Si impongono, da parte nostra, scelte di managerialità. Il nostro modello, già dichiarato con l’entrata in Borsa, è quello di azienda familiare, sì, ma anche meritrocratica e manageriale». Continua nel suo processo di sviluppo, Siti B&T Group, e sceglie in Stefano Baraldi il nuovo Direttore Generale cui la proprietà affida il compito, spiega l’Amministratore Delegato del Gruppo Fabio Tarozzi, «di sviluppare il processo di crescita della SITI B&T Group nei mercati di interesse, rafforzandone la vocazione di impiantista completo e partner tecnologico di riferimento per tutti i produttori di piastrelle ceramiche e di sanitari». Si tratterà, per Baraldi, di lavorare «su piani a lungo termine in grado di valutare, studiare e intercettare le opportunità che il futuro ci può riservare. Con questa nomina arricchiamo – aggiunge ancora Tarozzi – il management aziendale con esperienze che vengono anche da settori industriali diversi dal nostro, creando ulteriore valore per i nostri clienti». Baraldi, laureato in fisica, ha scritto la sua storia professionale in settori lontani da quelli dell’impiantistica per ceramica, «ma – dice – il progetto che mi ha proposto la proprietà mi ha convinto da subito». Ha lavorato, racconta, «per una multinazionale dell’automobilismo per 15 anni, poi in WAMGROUP dove sono cresciuto


Stefano Baraldi

professionalmente e da ultimo presso Keraglass, dove ho avuto modo di avvicinarmi al mondo dell’impiantisica». La nomina di Baraldi conferma delle linee guida lungo le quali il gruppo formiginese muove per consolidare la sua readership: Ricerca & Innovazione, sfruttamento compatibile delle risorse energetiche e sviluppo internazionale. Le precedenti esperienze del nuovo dirigente, si leggeva nella nota con cui a fine gennaio veniva ufficializzata la sua nomina in Siti B&T, consentiranno al Dott. Baraldi di apportare energie, stimoli e processi evolutivi al Gruppo, che da sempre sviluppa nuove tecnologie ponendo la ricerca e l’innovazione al centro della mission aziendale. Unico impiantista mondiale a poter vantare know-how ed esperienza lungo tutta la catena (dal processo al prodotto) SITI B&T Group propone ai clienti il proprio supporto nella creazione e nella realizzazione di un prodotto che coniughi qualità tecniche di prim’ordine con il “fattore bellezza”, sempre più determinante nella scelta del cliente

Fabio Tarozzi

finale e quindi leva primaria di competitività. L’obiettivo della nuova Direzione Generale, che riporterà direttamente l’Amministratore Delegato Fabio Tarozzi, sarà quello di imprimere un’ulteriore accelerazione al processo di crescita del Gruppo. «La prima impressione è quella di una realtà aziendale estremamente evoluta, in grado di farsi valere all’interno di un settore che garantisce ampie possibilità di sviluppo», spiega ancora Baraldi, aggiungendo come «in SITI B&T ho trovato da subito professionalità in grado di fare squadra e adesso si tratta di mettersi al lavoro». Tra i primi obiettivi della sua gestione «un aumento della capacità produttiva che dia modo di perseguire quelli che sono gli obiettivi dell’azienda in termini di fatturato, un miglioramento dei livelli di servizio, tanto a livello di cantiere quanto di consegna e l’armonizzazione delle filiali tra di loro, in modo che il segnale che si veicola all’esterno – conclude Baraldi – sia coerente con le strategie di innovazione e di crescita che sono la mission di SITI B&T Group».


Intervista

a cura della redazione

«Il 4.0 segna un’inversione di tendenza» Secondo Fulvio Baldini le nuove tecnologie produttive «garantiscono il miglior utilizzo possibile di dati ed informazioni e creano valore aggiunto in ogni settore produttivo»

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Parlare di industria 4.0, oggi, non è già più sufficiente: il 2018 sarà l’anno dell’impresa 4.0, concetto che implica la digitalizzazione non solo della produzione, ma anche di quanto c’è prima e dopo la produzione stessa». Secondo Fulvio Baldini, Amministratore Delegato di ICF Welko, è sempre la tecnologia il motore dello sviluppo «ed il 4.0 è la quarta rivoluzione industriale: automazione, digitalizzazione, interconnessione garantiscono il miglior utilizzo possibile di dati ed informazioni e creano – dice Baldini – valore aggiunto» Per produttori e consumatori cosa significa? «Per i primi vuol dire produrre di più e meglio, efficienza e costi inferiori, presenza più solida su un mercato sempre più esigente. Per i consumatori significa invece poter disporre di un prodotto migliore e in tempo reale a minor costo» Tradotto per la forza lavoro? «Cambieranno le professionalità richieste: ingegneria, informatica, finanza e management saranno le competenze più richieste. Ovvio sarà necessario anche garantire l’adeguata formazione alla forza lavoro tuttora in attività» Nasce, in sintesi, una nuova tendenza produttiva…. «Nasce, in un certo senso, un’inversione di tendenza: si assiste al rientro delle industrie manifatturiere nel mercato di origine. Ieri abbiamo visto la delocalizzazione dei siti produttivi che cercavano minor costo del lavoro, oggi il mercato è cambiato: il cliente chiede qualità, servizio, flessibilità produttiva perché il gusto cambia e la risposta deve essere veloce. Prendiamo esempio da alcuni produttori di beni di largo consumo come scarpe, abbigliamento, occhiali: hanno già riportato a casa parte della produzione utilizzando industria 4.0» Perché? «La prototipazione e l’organizzazione della produzione in paesi distanti 3-4 settimane via

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Fulvio Baldini negli studi di Ceramicanda

mare, aggiunte ai problemi della qualità, della logistica e della distribuzione ai centri commerciali richiede un lasso di tempo talmente lungo che spesso gli scaffali della distribuzione sono ancora pieni che la domanda è cambiata. Occorre invece produrre e distribuire in tempo reale qualità adatta al mercato sempre in evoluzione: per questo serve una fabbrica con macchine automatiche in grado di garantire flessibilità produttiva e quindi una risposta veloce al mercato: con il 4.0 si torna a produrre sotto casa a costi competitivi e assoluta qualità» Come e perché si è arrivati a questo 4.0? «È, come ho detto, la quarta rivoluzione industriale. La prima nel 1780 con l’avvento della macchina a vapore e la meccanizzazione produttiva, la seconda nel 1870 con l’inizio della produzione di massa grazie al motore a scoppio, l’energia elettrica, l’uso massiccio del petrolio, la terza nel 1970 con l’introduzione dell’informatica che ha permesso di elevare l’automazione. La quarta, invece, è oggi: si applica la terza rivoluzione, quella informatica, alla seconda, ovvero la produzione di massa» Cosa ha comportato in Italia il 4.0? «Il governo ha varato a fine 2016 una serie di provvedimenti per iperammortamento e superammortamento. Ad un anno dal varo del programma 4.0 possiamo dire che sul mercato sono cresciute le vendite di beni materiali e strumentali come pure gli investimenti in ricerca e sviluppo» E nel settore della ceramica?? «Tante sono le imprese che hanno investito nel 4.0: tutte le macchine di ultima generazione

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sono dotate di strumenti digitali in grado di interconnettersi con le altre macchine della filiera produttiva. Dalla macinazione alla fase di pressatura-smaltatura-cottura-scelta-pallettizzazione il processo è monitorato o può essere seguito istante per istante, piastrella per piastrella e i dati raccolti vengono elaborati e usati per ottimizzare la produzione. Non solo: sulle linee digitali è già possibile cambiare il prodotto in tempo reale favorendo la flessibilità della produzione e riducendo i tempi di consegna e le code di magazzino. Stanno finendo o finiranno i tempi in cui per soddisfare i clienti servono spazi immensi e investimenti per avere il prodotto richiesto in tempi a misura di cliente» E con inquinamento e consumi come la mettiamo?? «I forni moderni sono già attrezzati con strumenti digitali atti a monitorare l’utilizzo della energia sia termica che elettrica e di ottimizzarne i consumi. Si tratta di interconnettere tali dati e strumenti con il resto della linea produttiva a valle in modo da avere una macchina intelligente in grado di capire il prodotto ed adattare tutti i parametri alle esigenze produttive. Il cliente chiede una tipologia di prodotto, viene inserito in linea, i sistemi automatici ne garantiscono la qualità e la produzione in tempo reale, le macchine termiche si adeguano: il prodotto esce dalle linee di scelta, che grazie all’automatizzazione devono lavorare sempre meno ma garantiscono l’assoluta qualità del prodotto finito, e si passa per il confezionamento dedicato che precede la spedizione. Senza fare nomi, questa modalità produttiva è già una realtà… ».

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Mercato

a cura di Roberto Caroli e Stefano Fogliani

«Le grandi lastre trainano l’evoluzione della tecnologia» Secondo il presidente di BMR e di Acimac Paolo Sassi le grandi superfici impongono passi avanti anche in termini di innovazione a livello di impiantistica

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È

un’eccezione nel panorama delle imprese scandianesi, BMR. Realtà leader nel campo della produzione di macchinari per il fine linea, in grado di crescere con percentuali annue nell’ordine del 20% che hanno spinto l’azienda guidata da Paolo Sassi ben oltre gli ottanta milioni di fatturato, per la comprensibile soddisfazione dello stesso Sassi, che tuttavia non considera BMR un’eccezione quanto piuttosto «il risultato di serietà e capacità di dare servizio al cliente. Sono sempre state queste – spiega Sassi, che dal maggio del 2016 è anche presidente di Acimac - le nostre carte vincenti, che siamo stati in grado di giocare in modo molto efficace soprattutto dopo l’avvento delle grandi lastre» Hanno cambiato il mercato, si dice, le grandi lastre… «Si tratta di superfici, la cui produzione è sempre più diffusa, che richiedono diverse lavorazioni complementari come taglio, lappatura, squadratura, rettifica: il nostro fatturato è cresciuto di conseguenza» Fatturato raddoppiato in quattro, cinque anni: non spaventa, una crescita così rapida? «In un certo senso sì perché il mercato ceramico è storicamente soggetto a flessioni. Quindi si lavora e si resta vigili, sapendo che all’espansione di oggi potrebbe seguire una contrazione, ma il momento resta favorevole» Essere nel comprensorio aiuta ancora? «Senza dubbio: siamo vicini ai produttori, siamo a diretto contatto con tutte le aziende leader del settore ceramico e stiamo lavorando per aprire un’altra unità produttiva e portarle a tre, anche se ci piacerebbe poter accentrare tutto presso un’unica struttura. Ma oltre alla struttura che abbiamo in animo di realizzare che affianchi la nostra sede

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Paolo Sassi

scandianese già esistente abbiamo anche quella di Schio, in provincia di Vicenza, e la nostra volontà è mantenerla là perché i macchinari prodotti in Veneto si giovano di un indotto che in Veneto c’è» Sassi che meriti si riconosce nei successi della sua azienda? «Abbiamo sempre mantenuto un basso profilo, non abbiamo mai fatto passi che ci ponessero oltre le nostre possibilità» Sassi è uomo di basso profilo…. «Vero, ed è una filosofia che ho trasmesso anche in azienda, dove ogni collaboratore si impegna nel quotidiano per raggiungere il massimo. Il fattore umano è valore aggiunto, anche grazie ad una combinazione, a mio modo molto riuscita, tra elementi di grande esperienza e giovani. In ufficio tecnico, per dire, l’età media è di 35 anni» La ricerca quanto pesa? «Moltissimo. Il passaggio da umido a secco ha permesso di dotare i macchinari di elettronica, accrescendone automazione e performance e garantendo alle lavorazioni quella qualità dalla quale oggi non si prescinde» Il fine linea, del resto, è strategico…. «Lo è diventato negli anni: una volta le lavorazioni sulle superfici ceramiche venivano per lo più esternalizzate, oggi le ceramiche, complice anche l’avvento delle grandi lastre, hanno fatto altre scelte e molte lavorazioni le svolgono al loro interno, ottenendo benefici importanti in termini di costi e logistica»

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La concorrenza estera, in questo senso, si sta facendo sentire? «L’Italia è e resta comunque in vantaggio, ma attenzione alla Cina. La chiave, ovviamente, è nella possibilità dei cinesi di vendere a prezzi minori grazie agli inferiori costi di produzione» L’impiantistica del made in Italy, dicono i detrattori, ha sempre lavorato in monopolio… «Non è del tutto vero… Oltre a Cina, anche Iran, Turchia e Spagna ormai possono dire la loro a pieno titolo. Vale, beninteso, non solo per i produttori di tecnologia, ma per tutto il contesto produttivo che fa riferimento alla ceramica…» Il settore però sta bene, almeno a leggere i dati… «Il dato più positivo è che si cresce di anno in anno in anno, che i risultati si consolidano sul lungo periodo. Vuol dire che il contesto è buono e credo anche il 2018 confermerà il trend, complice anche il Tecnargilla: per noi produttori di tecnologia, quello del prossimo settembre è un evento di riferimento» Stupisce il dato sul mercato italiano: merito solo dell’iperammortamento? «Merito anche dell’iperammortamento, che ha assecondato la naturale tendenza ad investire del settore ceramico» I mercati più promettenti per il made in italy della tecnologia? «Spagna, Sudamerica, Medio Oriente e ci sono buoni riscontri sull’Estremo Oriente. Non benissimo, invece, il Nordafrica».

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NEWS

Aziende

ANCORA PER I GRANDI FORMATI DI RAK CERAMICS IRAN Rak Ceramics ha installato nello stabilimento di Tehran due linee di finitura prodotte da Ancora (Gruppo Siti B&T). La prima è dedicata alla produzione di grandi formati fino al 1200x1200 mm. La seconda è una linea di squadratura e bisellatura a secco Speed-Dry, destinata alla finitura di grandi lastre ceramiche. Quest’ultima si caratterizza sia per la sostenibilità ambientale derivante dall’azzeramento dei consumi idrici e dal risparmio energetico, che per i vantaggi in termini di maggiore durata dell’impianto, minore manutenzione e minor consumo degli utensili diamantati. Soluzioni tecnologiche, quindi, che consentono un netto risparmio dei costi operativi di gestione (che per questa tipologia di macchine incidono in maniera significativa), grazie all’attenzione del Gruppo Siti B&T al Total Cost of Operation. La partnership con la multinazionale emiratina testimonia il valore delle tecnologie di finitura sviluppate e brevettate da Ancora grazie al know how specifico sui grandi formati.

AUTOMAZIONI SYSTEM PER LA BOLIVIANA FABOCE Dopo l’avviamento a inizio 2017 di tre stampanti digitali Creadigit E negli stabilimenti a Tarija, Cochabamba e Santa Cruz de la Sierra, la ceramica boliviana Faboce ha nuovamente scelto la tecnologia System per l’ammodernamento del reparto fine linea dotandosi di automazioni industriali all’avanguardia. Un sistema di smistamento Multigecko, la confezionatrice 4Phases e il pallettizzatore Falcon Portale sono in funzione dallo scorso novembre nel sito produttivo di Santa Cruz de la Sierra, asserviti alla nuova linea dedicata al taglio, rettifica e lappatura di piastrelle in porcellanato tecnico e smaltato nei formati fino al 120x120 cm. Con queste soluzioni, Faboce è in grado di gestire formati piccoli, medi e grandi con un unico asset tecnologico e può contare su un processo più dinamico e veloce.

Durst annuncia a Cevisama le prime installazioni della tecnologia Full Digital Glaze Line

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Durst ha presentato a CEVISAMA 2018 le principali novità della sua esclusiva linea di smalteria digitale, annunciando le prime installazioni programmate entro fine 2018. La tecnologia Durst Full Digital Glaze è il risultato di oltre 6 anni di ricerca e sviluppo finalizzati alla messa a punto di una linea di smaltatura interamente digitale basata su un sistema aperto. Una soluzione inedita che incorpora tecnologie di stampa, finissaggio e smaltatura di ultima generazione in grado di gestire smalti simili a quelli impiegati con i sistemi tradizionali. Il sistema di smaltatura single-pass utilizza la tecnologia Durst RockJet®, concepita e sviluppata per ottimizzare le caratteristiche dello smalto ceramico. Tra le novità anche l’inedito Durst TRUE Full Digital Tile Production Workflow 4.0 per la gestione integrata del flusso di lavoro, applicato al sistema di smaltatura digitale Durst Gamma DG Digital Glaze e alla stampante Gamma XD, oltre al software di gestione del colore Durst ColorGATE True Ceramics.

INNOVAZIONE E SERVIZIO: PAMM FESTEGGIA 25 ANNI DI ECCELLENZA Taglia un traguardo oltremodo prestigioso, PA M M , a z i e n d a leader nel settore dell’imballaggio e del confezionamento di prodotti industriali, che celebra in questi gior ni i 25 anni di attività. «Dal 1993 – spiega l’amministratore Mauro Mondioli - produciamo imballaggi in legno e casse pieghevoli per macchinari ed impianti industriali. Negli ultimi anni – aggiunge - ci siamo inseriti anche nel settore ceramico, realizzando vassoi e cavalletti per piastrelle in grandi formati» Ogni imballo viene realizzato su misura, rispettando le esigenze del cliente e le caratteristiche del prodotto, ed il resto lo fanno la professionalità e la competenza che PAMM ha acquisito in questo quarto di secolo

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SACMI FORNISCE A CATALAN CERAMICS LA PRESSA PIÙ GRANDE DEL VIETNAM Il Gruppo vietnamita Catalan Ceramics sceglie la migliore tecnologia Made in Italy per perfezionare il recente ambizioso piano di investimenti volto all’ampliamento e completamento della gamma di offerta, nella direzione dei mediograndi e grandi formati. Attualmente in fase di installazione è una linea produttiva completamente nuova, di fornitura Sacmi, dalla pressa all’uscita del forno, per la realizzazione di ceramica smaltata di grande formato. Cuore della fornitura è l’affermata pressa idraulica Sacmi PH 7500, la più grande e potente installata in Vietnam, per la realizzazione di circa 8.000 mq al giorno nel formato 800 x 800 mm. Alla nuova pressa, Catalan Ceramics ha affiancato l’essiccatoio orizzontale a 5 piani ECP 285, a valle del quale interviene l’innovativa decoratrice digitale a umido DHD-D 1208 di Sacmi Digital. Il prodotto così decorato viene avviato al forno monostrato a rulli FCC – una soluzione che si distingue per affidabilità, versatilità, bassi consumi – tramite l’unità di carico automatizzata e sincronizzata alla pressa. Catalan Ceramics suggella così una collaborazione industriale di successo con Sacmi, che perdura dal 2007. Nove le presse fornite nel corso degli anni, che salgono a 11 con le nuove PH 7500 e PH 6500 in fase di avviamento, a cui si aggiungono 12 essiccatoi, altrettante macchine termiche e tutta una serie di soluzioni per la gestione del trasporto e del fine linea tra cui unità di carico pressa, magazzino verticale e linea di scelta automatica.

TECNOLOGIA AIRLESS SMAC PER CERAMICHE SAVOIA Savoia Italia, azienda e marchio storici del distretto ceramico, sceglie la tecnologia airless TITAN di Smac per le sue linee produttive. Sono due infatti le stazioni complete installate recentemente preso lo stabilimento di Fiorano Modenese. TITAN si caratterizza per l’innovativa movimentazione superiore con doppio motore su ogni singolo asse e grazie alla modalità di lavoro Synchro permette una perfetta ed omogenea stesura di smalti e cristalline su piastrelle con formati fino a 1800 mm di larghezza.

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impianti e servizi www.ceramicanda.com redazione@ceramicanda.com

LB IN CINA CON DAUGRES Il 2018 comincia nel migliore di modi per LB che chiude la trattativa con l’importante multinazionale del settore ceramico Daugres per la fornitura di un impianto completo per la produzione di gres porcellanato, per lo stabilimento di He Yuan (Foshan). Oggetto della fornitura le tecnologie per la preparazione delle polveri nella produzione di gres porcellanato che, con il sistema di colorazione a secco Easy color system e l’alimentatore pressa Single feeder, permettono di realizzare prodotti di elevato standard estetico e in una varietà di combinazioni secondo schemi conformi alle reali condizioni di lavoro e sfruttando lo spazio, le risorse e gli elementi esistenti. Con questa fornitura, LB consolida la sua posizione di leadership sul mercato cinese per ciò che riguarda l’intero processo di gestione delle polveri fino alla pressa. L’impianto per il nuovo stabilimento di He Yuan è il primo in Cina che utilizza tecnologie completamente Italiane per la produzione di piastrelle di contenuto tecnico ed estetico superiore, pari a quello europeo.

BMR per le lastre di Lioli Ceramica Sarà inaugurato a fine marzo il nuovo impianto di finitura fornito da BMR a Lioli Ceramica (Lexus Group) e dedicato alla produzione di grandi lastre in gres porcellanato. Per lo stabilimento di Morbi (Gujarat), l’azienda indiana ha scelto una linea di lappatura composta da due moduli con 20 teste con ponte brandeggiante e un modulo con 16 teste e ponte fisso. In aggiunta anche il sistema di trattamento Supershine e, a completamento dell’impianto, ha adottato anche la tecnologia Top Squadra Dry. L’investimento consentirà all’azienda indiana di potenziare il proprio core business proprio nella produzione di gres porcellanato di alta qualità, nei formati da 1200x1200 mm fino a 1600x3200 mm.

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Economia

di Claudio Sorbo

Dal pescatore di Uraga al ‘made in Japan’

La terza potenza più industrializzata del mondo ha una storia che vale la pena raccontare

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er molti il Giappone è un paese lontano, misterioso e sconosciuto. Eppure ha una storia affascinante, per 258 anni, dal 1600 al 1858, sotto il comando degli Shōgun visse in un isolamento assoluto mai replicato da nessuno Stato. Dopo la rivoluzione degli Imperatori Meiji (1868) il Giappone si è avvicinato all’Occidente e, nonostante il dramma delle atomiche di Hiroshima e Nagasaki del 1945, oggi è la terza potenza più industrializzata al mondo. Come lo è diventata? Ce lo spiega la storia incredibile e affascinante che pochi conoscono e che raccontiamo.

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Economia

All’alba dell’8 luglio 1853, un venerdì, un pescatore ascendeva lo stretto sentiero che portava dalla sua misera casa fino al vicino villaggio di Uraga, nella baia ove sorgeva Edo, oggi Tokyo. Sulle spalle aveva una cesta di vimini colma del pescato che stava portando al mercato. Giunto sulla sommità del colle si fermò e asciugò il sudore che gli colava dalla fronte: l’umidità incollava alla sua pelle il tessuto del suo Jinbei, l’abito tradizionale estivo di cotone. Il pescatore tirò il respiro, poi volse lo sguardo al mare ed ebbe un soprassalto: nella baia erano alla fonda quattro navi nere; dai fumaioli di due di queste uscivano ampie volute di fumo nero che giungevano fino a lui. Il pescatore non aveva mai visto nulla di simile: col cuore in gola abbandonò a terra la cesta del pesce, lasciò gli zori (ciabatte infradito tradizionali) e corse scalzo lungo la discesa per raggiungere il villaggio prima possibile. Qui giunto, si unì alla folla in riva al mare: tutti osservavano, muti e spaventati, le navi: nessuno aveva mai visto nulla di simile. Cosa era accaduto? All’alba di quel giorno il Commodoro Matthew Galbraight Perry, alla guida di quattro navi da guerra americane (Mississippi, Plymouth, Saratoga e Susquehanna), era giunto nella baia di Uraga e qui aveva calato le ancore. Gli abitanti battezzarono gli scafi “Le navi nere” per il loro colore e l’espressione si diffuse rapidamente nell’intero paese: ancor oggi in Giappone si parla di “Navi nere” per indicare un evento imprevisto che non lascia presagire nulla di buono.

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Il Commodoro e l’Imperatore A metà mattina una miriade di barche avevano circondato le navi americane e i giapponesi a bordo urlavano minacciosi, intimando con gesti eloquenti ai marinai americani di andarsene. Il Commodoro fece rispondere da un interprete, un olandese di Deshima (all’epoca minuscolo ed unico avamposto occidentale in Giappone), che se non se ne fossero andati subito li avrebbe presi a cannonate. La piccola flotta riguadagnò velocemente la riva, poi il Commodoro Perry scese a terra. Qui annunciò che voleva parlare all’Imperatore, che però risiedeva a Kyoto, la capitale imperiale: ottenne comunque di parlare con un dignitario, al quale consegnò un documento in cui si intimava al Giappone di aprire le sue frontiere e di instaurare rapporti commerciali con gli Stati Uniti. Ciò fatto, Perry girò sui tacchi e si diresse verso la lancia che lo aveva trasportato a terra, non prima di aver avvertito il dignitario che concedeva loro un anno di tempo per decidere: sarebbe ritornato nel marzo del 1854 con una flotta ben più numerosa e se la risposta fosse stata negativa avrebbe preso a cannonate Uraga. Un primo involontario risultato lo ottenne: diciassette giorni più tardi lo Shōgun Tokugawa Ieyoshi – il capo militare dell’Impero – morì d’infarto, probabilmente stroncato dalla minaccia. L’anno successivo, come promesso, il Commodoro Perry tornò con una flotta più numerosa e chiese dello Shōgun. Non parlò con lui e nemmeno con l’Imperatore ma con un alto funzionario di

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corte, dal quale apprese che le sue richieste erano state accettate. I ‘trattati ineguali’ Ai nostri occhi il comportamento del Commodoro appare arrogante, intimidatorio e anche surreale: un vero e proprio bluff, perché oggi nessuno Stato prenderebbe sul serio la minaccia di un uomo solo, sia pure al comando di quattro navi da guerra. Invece, il Giappone chinò il capo e aderì alle richieste. Così facendo inaugurò il periodo dei cosiddetti “Trattati ineguali”, nei quali fu sistematicamente il contraente più debole. Ad esempio, con gli americani concordò che non avrebbe più incarcerato i marinai che fossero naufragati sulle coste giapponesi, che non avrebbe imposto dazi superiori al 6% sulle merci in entrata e che avrebbe permesso agli Stati Uniti di pescare balene senza limiti nell’Oceano Pacifico. In cambio, il Giappone cosa ottenne? Nulla. La spiegazione è semplice: il paese veniva da 800 anni di regimi feudali fondati sulla forza e non sul diritto, per cui era ovvio che cedesse a chi sembrava più forte. Insomma, il trattato era un sopruso, ma i giapponesi lo accettarono perché si ritenevano militarmente inferiori agli americani. Diffusasi la notizia in tutto il mondo, nacquero gli imitatori e quasi subito il Giappone fu costretto a sottoscrivere numerosi “Trattati ineguali” con la Russia, la Francia, l’Inghilterra, l’Impero Qing cinese e quello Joseon coreano. Poi fu la volta dell’Impero Austroungarico, del Portogallo e dell’Italia, che

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ottennero anch’essi condizioni scandalose di favore dal Giappone. Qual era stato il vero scopo della richiesta americana di infrangere l’isolamento secolare del Giappone? Il commercio non poteva essere il solo obiettivo: infatti dopo poco, abilmente mimetizzato tra le pieghe dei documenti ufficiali, emerse il vero obiettivo: ottenere la pesca libera – ovvero senza limiti – delle balene nell’Oceano Pacifico. Saltò anche fuori che la missione di Perry era stata ideata dal Presidente americano Millard Fillmore perché aveva saputo che gli Stati Uniti avevano quasi estinto le balene dell’Atlantico del Nord. Il vero obiettivo della caccia ai cetacei, tra l’altro, non era la loro carne, bensì il grasso e l’olio che se ne ricavavano: erano l’illuminante e, soprattutto, il lubrificante più importanti del XIX secolo. Infatti venivano impiegati per lubrificare le macchine delle fabbriche degli Stati Uniti, a quel tempo impegnati nel più importante sviluppo industriale che il mondo abbia mai registrato, più grande persino di quello cinese avviato nel 1978. Così, olio e grasso di balena divennero elementi indispensabili allo sviluppo, ma c’era un problema: i tempi del loro consumo erano enormemente più rapidi dei tempi necessari ai cetacei per riprodursi. Continuando così, lo sviluppo si sarebbe prima rallentato e poi interrotto, provocando il blocco dell’intero paese. Eppure il grasso di balena era maleodorante e molto peggiore di quello del capodoglio, che era inodore e senza fumo ma disponibile in piccole quantità e con un prezzo assai più alto: non è un

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Economia

caso che gli uomini più eminenti – e ricchi – dell’America dei primi del 1800, Hamilton, Franklin, lo stesso Washington, pretendessero olio di capodoglio e non di balena per le loro lampade. A metà 1800 il consumo di grasso di balena era elevatissimo: per procurarsene le baleniere americane intorno al 1840 scendevano fin quasi all’Argentina e al Sud Africa e si calcola che dal 1800 al 1850 gli americani da soli abbiano ucciso oltre 250.000 balene nel Nord Atlantico, più della somma di quelle uccise da tutti gli altri paesi che le cacciavano. Questa situazione aveva imposto agli U.S.A. la ricerca dell’accordo col Giappone per la pesca di balene nel Pacifico: la conoscenza della sua politica prevedibilmente remissiva aveva fatto il resto. La prepotenza del Commodoro Perry non rimase, però, senza risposta: ci pensò la Storia a scrivere la vendetta, provocata, ironia della sorte, da un gesto di educazione degli americani. Infatti, rispettosi dell’etichetta imposta dai rapporti internazionali, essi non si presentarono alla trattativa a mani vuote: Perry in persona donò alla delegazione giapponese un telegrafo, una macchina fotografica e il modello perfettamente funzionante, in scala 1 a 4, di un treno a vapore con tanto di vagoni. I tre doni furono consegnati da Perry alla delegazione giapponese e da questi vennero subito girati agli ingegneri imperiali, che rimasero sbalorditi: non avevano mai visto nulla di simile, tranne la macchina fotografica, che avevano conosciuto dagli olandesi di Deshima. A caval donato… Comunque, compresero di cosa si trattava, copiarono immediatamente i doni, cominciarono a fabbricarli in serie e a venderli. Altri ingegneri giapponesi studiarono i treni e progettarono le linee ferroviarie, che costruirono

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accanto alle vie imperiali. Gli storici fanno risalire a questo momento l’avvio dell’industrializzazione del paese, accelerata dalla spinta alla modernizzazione degli Imperatori Meiji dopo il 1868, che diede vita alle prime imprese giapponesi, alcune delle quali ancora oggi leader mondiali. I loro nomi vi sono familiari, ma è solitamente poco nota la loro età: la Nikon, leader mondiale degli apparecchi fotografici, ha 101 anni, essendo nata nel 1917; la Mitsubishi, anch’essa nata nel 1917, è leader di numerosi settori industriali e già nel 1940 sfornava dalle sue officine gli aerei da caccia Zero che tanti danni inflissero agli americani; la Asahi Glass, fondata nel 1907, è il più grande produttore mondiale di lastre di vetro; la Komatsu, nata nel 1917, è il secondo produttore mondiale di macchine movimento terra dopo la Caterpillar; la Kubota, fondata nel 1890, è la più importante produttrice di trattori tagliaerba; la Makita, produttrice di attrezzature e macchine utensili professionali, è nata nel 1915; Hitachi, leader nell’elettronica, elettrotecnica, macchine movimento terra e costruzioni ferroviarie, è stata fondata nel 1910; la NSK, produttrice di cuscinetti industriali per il settore automobilistico e di sistemi sterzanti, è nata nel 1916; la Oji Paper, terzo produttore di carta al mondo, è stata fondata addirittura nel 1873; la Pilot, fondata nel 1918, è leader nella produzione di strumenti di scrittura, con innumerevoli brevetti per lo scorrimento dell’inchiostro nelle penne stilografiche e nelle biro; Shiseido, leader mondiale nella cosmesi, è stata fondata a Tokyo nel 1872: sulla Ginza, la strada della moda di Tokyo, esiste un suo negozio fondato nel 1906, come da targa all’ingresso, miracolosamente sopravvissuto ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

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Al suo interno ha sui banconi numerose piccole specchiere di foggia settecentesca a disposizione delle clienti: sembrano specchi, ma sono schermi di telecamere ad alta definizione che riprendono il volto della cliente, che così ha una visione che uno specchio comune non permette. Una citazione a parte merita la TOTO, leader mondiale nei sanitari: fondata a Kitakyushu nel 1917, la sua ragione sociale è la sigla di Tōyō Tōki Co. Ltd.. Nel 1980 l’azienda brevettò il “washlet”, ovvero un sanitario con bidet incorporato. Riscosse un enorme successo e ne propose presto altre versioni arricchite di nuove funzioni. Solo chi è stato in Giappone può comprendere il cauto timore con cui il visitatore occidentale, alla sua prima visita, approccia i sanitari della Toto, presenti in tutti gli alberghi: si può stabilire la temperatura dell’acqua che fuoriesce dalla tazza quando è nella funzione bidet, la velocità e l’inclinazione del suo getto, il modo di scorrimento, l’inclinazione dell’acqua che cade dopo aver premuto lo sciacquone e tante altre diavolerie sapientemente descritte con figure su due assi laterali alla tazza dotate di adeguata pulsanteria. Dopo qualche timido tentativo il visitatore sostituisce al timore la curiosità e infine la gioia infantile, quando scopre di aver domato questo gioiello della tecnologia sanitaria. La TOTO ha ottenuto il suo record nel 2011: 30 milioni di pezzi, mai uguagliato da nessun altro produttore mondiale. Della Yamaha non parliamo: troppo lungo descrivere come passò dai pianoforti alle motociclette, ma l’hanno fatto. Oggi la parziale conversione industriale della Yamaha è un esempio di scuola nelle Facoltà di Marketing delle Università di tutto il mondo. Altrettanto si dica delle industrie automobilistica e motociclistica, di cui sono leader mondiali.

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La qualità come motore dello sviluppo L’attività industriale del Giappone fu accompagnata da una parallela attività accademica e di ricerca iniziata alla fine della Seconda Guerra Mondiale, allorché gli americani di stanza in Giappone richiesero la visita nel paese di esperti di Business Management. Grazie a questi fu avviato il controllo statistico della produzione e della rotazione di magazzino allo scopo di individuare la frequenza dell’errore. Altrettanto fu fatto con la movimentazione delle materie prime e dei semilavorati e ciò consentì di individuare le sacche di inefficienza delle imprese migliorando i costi, il valore economico dell’errore e il suo impatto percentuale sui costi. In particolare, uno degli esperti presente in Giappone, Homer Sarasohn, organizzò per i manager giapponesi un ciclo di conferenze tenute da William Edwards Deming (1900 – 1993), un docente di Management oggi conosciuto come l’inventore del Total Quality Management, TQM, da noi definito “Qualità Totale”. La chiave del TQM fu il “miglioramento continuo”, in giapponese “Kaizen”, da “Kai”, “cambiamento” e “Zen“, “migliore”. Tramite le regole del Kaizen l’attenzione del lavoratore fu spostata dal numero di pezzi prodotti alla qualità degli stessi, perché il cliente non comprava quantità ma pezzi buoni. Il Kaizen mise al centro la soddisfazione del cliente, non la capacità dell’azienda di produrre grandi quantità. Il problema era solo di mentalità: i giapponesi credevano che meno fossero costati i prodotti, più ne avrebbero venduti (e non sono stati i soli a pensarla così). Di fronte alle nuove politiche il mondo del lavoro giapponese fu ribaltato e dopo Deming ciò che contò fu il numero dei clienti fedeli, non il numero di pezzi prodotti. Molto ci sarebbe ancora da dire, ma lo spazio è tiranno.

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Il progetto

a cura della redazione

Take Care: resina, cemento e tessuto su lastre Slimtech L

ea Ceramiche, brand di riferimento nel settore ceramico per visione creativa e dialogo con il mondo del design, presenta Take Care: la nuova collezione che sintetizza la capacità dell’azienda di interpretare le ultime tendenze nelle superfici. Dal grès laminato sottile ai prodotti realizzati in collaborazione con i più noti designer internazionali, l’ampio catalogo Lea Ceramiche racconta come know how, esperienza e tecnologia siano riusciti, negli anni, a trasformare un materiale antico come la ceramica in un prodotto altamente performativo e al passo con gli stili ed i gusti dell’abitare. La tecnologia sempre più evoluta guidata dal saper fare e dalla capacità di rendersi interpreti di nuove tendenze, ha reso il gres porcellanato un prodotto duttile e

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versatile per eccellenza: dalla verosimiglianza con materiali esistenti in natura alla trasformazione in effetti materici reinventati, le novità di Lea Ceramiche esprimono la costante volontà di sperimentare nuovi codici estetici e sempre più ampie possibilità di applicazione. Composto da due superfici in apparenza eterogenee, Take Care è il risultato di un armonioso dialogo. In Take si legge l’effetto spatolato e continuo a metà tra la resina e il cemento, arricchito dall’inclusione di materiali a diversa riflessione. La finitura è morbida, quasi vellutata e in base all’incidenza della luce, può risultare con un effetto cangiante. Care ha un’identità più ibrida, ricorda un tessuto grezzo rielaborato con un effetto più materico. È il risultato di una tecnica di lavorazione innova-

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Il progetto

tiva con materie compenetranti che generano effetti lucidi, cangianti e a rilievo. Take Care ha formati importanti e sottili che nella combinazione delle due finiture restituiscono alle superfici un’estetica semplice, un accento leggero ma non intrusivo su pareti e pavimenti. Cinque i colori disponibili declinati in tonalità polverose e neutre, cromie calde e fredde che permettono una perfetta fusione visiva tra le due textures. Confermando la propria vocazione al design, Lea Ceramiche integra inoltre nella collezione la decorazione Pad, firmata dal designer fran-

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cese Patrick Norguet; i disegni Tamis e Oakland sono due pattern astratti dai tratti irregolari ed imprecisi, realizzati anch’essi su lastre ultrasottili di 3m x 1m. La collezione è realizzata con lastre Slimtech di 5,5mm di spessore, le innovative grandi lastre sottili che combinano prestazioni straordinarie di leggerezza, resistenza (grazie all’esclusivo rinforzo in fibra di vetro) e sostenibilità, con una produzione a ridotto impatto ambientale nell’utilizzo di materie prime e nelle emissioni. Lea Ceramiche è la perfetta sintesi di design visionario e performance tecnologica, ed è

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partner della creatività ovunque nel mondo, per ogni tipo di progetto architettonico che ricerchi distinzione attraverso uno stile unico e riconoscibile. La continua innovazione, l’assoluta affidabilità delle prestazioni e la capacità di osare hanno reso Lea Ceramiche una protagonista indiscussa dell’architettura mondiale, permettendole di siglare significative e prestigiose partnership con designer e professionisti del progetto di fama internazionale. La capacità innovativa dell’azienda si basa su una continua sperimentazione che, grazie allo sviluppo di sistemi produttivi e tecnologie

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all’avanguardia, consente a Lea Ceramiche di proporre ai propri clienti una vasta gamma di prodotti di altissima qualità, tanto da ricevere in questi anni prestigiosi premi a livello internazionale sia per le eccellenti prestazioni tecniche che per il contenuto di design. Costanti ed ingenti investimenti orientati ad ottenere, ad ogni stagione, un’offerta di collezioni di grande personalità, hanno dato origine a Slimtech, il rivoluzionario grès laminato dallo spessore di 3,5 e 5,5mm e dalle dimensioni extra di 3mx1m, adatto ad impieghi ad oggi inaccessibili alla ceramica tradizionale.

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Architettura

a cura della redazione

Gruppo PORCELANOSA Projects: Marble House, l’essenza del marmo immersa nel paesaggio di Bangkok Il porcellanato tecnico XLIGHT di Urbatek avvolge l’intero complesso, adattandosi a volumi che legano interni ed esterni e mescolando leggerezza e solidità

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arble House è senza dubbio uno dei progetti più importanti degli ultimi anni in termini di design e architettura. Si tratta infatti di un complesso residenziale realizzato dallo studio di architettura Openbox Architects composto da una struttura sorprendente in grado di integrare gli spazi esterni e interni in un insieme invisibile. Senza confini visivi. Seguendo questo concetto, il progetto comprende una struttura di grandi dimensioni, che si articola partendo da una base solida sulla quale si espande un grande volume monolitico di forma cubica. Si è deciso di scommettere sulla creazione di una struttura visivamente leggera che sfida le leggi di gravità.

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Architettura

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Architettura

Architetti Openbox Architects Fotografia Wison Tungthunya & W Workspace

Questo grande cubo evoca l’essenza del marmo grazie ad uno dei prodotti più singolari del Gruppo PORCELANOSA: il porcellanato tecnico extrafino XLIGHT di Urbatek. Un materiale che avvolge l’intero complesso, mescolando leggerezza e solidità e che si adatta perfettamente ai volumi angolari che collegano la facciata esterna con l’interno della casa. Si plasma così un senso di continuità che si adatta alle esigenze della forma per creare un progetto che si distingue per unicità e singolarità. Questo grande pezzo monolitico, progettato sfruttando l’essenza del marmo bianco fiammato, si mescola con altri materiali e sensazioni come la forza della pietra naturale, il calore del legno, il contrasto del profilo nero o la freschezza delle travi metalliche, aumentando così l’espressività di ciascuno dei materiali.

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All’interno della casa si ha una disposizione a doppia altezza, i cui ambienti e spazi sono progettati con una meditata considerazione delle esigenze funzionali ed estetiche, servendosi di forme geometriche (come la frammentazione del cubo) per realizzare le connessioni. Queste due altezze organizzano la vita all’interno del progetto. Il piano terra, zona giorno, si collega al giardino in modo aperto grazie a una grande finestra; il piano superiore è dedicato agli spazi privati con balconi e finestrate che, grazie ai volumi angolari dei suoi disegni, consentono una privacy assicurata ai suoi membri senza venir meno al massimo utilizzo della luce naturale. Infine, va ricordato che la casa è protetta dai cambiamenti di temperatura grazie alla copertura in ceramica e alla distribuzione di finestre che impediscono il filtraggio di luce diretta, inoltre si facilita la circolazione dell’aria grazie a lucernari.

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Spagna

Mercato

L’edilizia mondiale in espansione

La crescita iberica ‘traina’ le baldosas

Ceramica e meccanica, il 2017 consolida la ripresa Bertozzi & Casoni

Costruzioni

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A S C O L T A R E

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Periodico della comunicazione ceramica - Tariffa R.O.C: Poste italiane s.p.a. - Spedidzione in A.P. D.L. 353-2003 (conv. in L. 27/02/2004 - n. 46) art. 1 comma 1 DCB Fil. EPI di Modena - Tassa riscossa - Anno XVI - Nr. CENTOVENTOTTO Gennaio-Febbraio 2018 - Euro 4,00

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Gennaio/Febbraio 2018

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