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Periodico della comunicazione ceramica - Tariffa R.O.C: Poste italiane s.p.a. - Spedidzione in A.P. D.L. 353-2003 (conv. in L. 27/02/2004 - n. 46) art. 1 comma 1 DCB Fil. EPI di Modena - Tassa riscossa - Anno XVI - Nr. CENTOVENTITRE Marzo-Aprile 2017 - Euro 4,00

CERAMICANDA 123

V E D E R E

E

A S C O L T A R E

G L I

S P A Z I

MARZO APRILE 2017

Luciano Bonacini Artist Photographer

Dream car (2010)

Speciale Fiere

Reportage

Economia

Coverings, Batimat, Salone e Fuorisalone

Cuba resta mercato non contendibile

Costruzioni, arriva davvero la ripresa?


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Orgoglio

italiano È

il made in Italy, più precisamente il made in Emilia Romagna, a trionfare a primavera in America; dalla Florida e dal Texas sono arrivate conferme importanti per le superfici ceramiche e per le moto, per gli imprenditori e i piloti azzurri. Valentino Rossi è in testa alla classifica del Mondiale piloti di Moto Gp, con il secondo posto rimediato ad Austin, dietro solo al marziano spagnolo Marc Marquez, grazie anche alla caduta del compagno di squadra Maverick Vinales, secondo gli esperti candidato numero uno al titolo iridato. L’inno di Mameli ha suonato però solo durante la premiazione delle Moto 2 e 3, con le vittorie, rispettivamente, di Morbidelli su Kalex e Fenati su Honda, grazie alle quali ci siamo commossi e abbiamo riscoperto l’orgoglio di appartenere a questo sgangherato Paese. Come diceva Montanelli “a livello individuale siamo imbattibili, ma quando cerchiamo di metterci insieme, di fare sistema, purtroppo rischiamo di finire ultimi”. E allora godiamo di questa nostra individualità e quando ne abbiamo la possibilità approfittiamone per far capire al mondo che, tutto sommato, gli italiani non sono solo un popolo di ubriaconi e puttanieri, come insinuato recentemente dal ministro delle Finanze olandese; all’occorrenza sappiamo essere ben altro. In occasione della quattro giorni di Orlando gli imprenditori di casa nostra hanno vinto la propria gara, e se nessuno ha pensato di suonare per loro l’inno nazionale, ci hanno pensato il mercato e i clienti americani a gratificarli e premiarli. E se “i nostri politici dell’ultimo ventennio non hanno offerto al mondo una bella immagine del Paese”, come giustamente sostenuto nei corridoi del Coverings da una nota imprenditrice sassolese, “per fortuna ci ha pensato la classe imprenditoriale italiana a tenere alta la bandiera”. In modo particolare quella del settore ceramico, protagonista anche in Texas come sponsor nella Moto 3: il primo classificato Romano Fenati è sostenuto da Unicom Starker, mentre il secondo classificato Jorge Martin su Honda, il terzo Fabio di Giannatonio, e il quarto Enea Bastianini (questi ultimi della scuderia Gresini) indossano la vistosa tuta griffata Ceramiche Del Conca, frutto del sostegno della famiglia Mularoni. Una vittoria, quindi, non solo di motori e di piloti, ma anche dell’imprenditore che ha saputo guardare lontano, che ha scommesso su una scuderia e ne ha raccolto i frutti; che ha visto nel motociclismo un efficace strumento di comunicazione, il miglior interprete, insieme a Fellini e Casadei, della terra romagnola. Piastrelle e motori, gusto italiano e velocità, due entità che non sono così dissimili. In fondo la velocità non si misura e non si apprezza solo in pista, ma anche nelle decisioni che un capitano d’impresa avveduto si trova ad affrontare nel corso della sua vita professionale, per le quali, a volte, un giorno in più fa la differenza. Durante la premiazione di domenica il pensiero è corso inevitabilmente ad Enzo Donald Mularoni, alla sua scelta coraggiosa, e lungimirante, di internazionalizzarsi con l’unità produttiva di Loudon nel Tennessee, che oggi raccoglie i suoi frutti; non ché agli ingenti investimenti dell’ultima ora, che hanno permesso al gruppo di dotarsi delle ultime tecnologie. Non solo per la vittoria di un pilota, ma anche per quella di un imprenditore, proviamo lo stesso orgoglio di essere italiani.

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Orgoglio italiano

SPECIALE COVERINGS

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SPECIALE COVERINGS

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SPECIALE COVERINGS

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REPORTAGE

La piastrella conquista gli Stati Uniti Federica Minozzi: «Così le grandi lastre cambiano il mercato» Donato Grosser: «Investire sugli USA conviene» Cuba? Resta mercato non contendibile

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SPECIALE BATIMAT

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AZIENDE

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SALONE E FUORISALONE

La Russia si risveglia?

Laminam si fa russa: «un traguardo importante» Il design come fenomeno sociale: la design week della ceramica

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TENDENZE E DESIGN

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NEWS AZIENDE - Prodotti e produttori ECONOMIA

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INTERVISTA

Danilo Maletti: «La qualità della manodopera italiana è un valore aggiunto»

Costruzioni, arriva la ripresa?

Emilio Mussini: «La produttività va di pari passo con il cambiamento»

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AZIENDE

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INTERVISTA

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NEWS AZIENDE - Impianti e servizi INTERVISTA

Ceramica Sant’Agostino ritorna alla normalità Giancarlo Capitani, il re delle mattonelle ‘scondite’

Claudio Marani: «giovani e cultura per la manifattura 4.0»

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IL PROGETTO

PRIMO PIANO

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GRAZIE PER AVERCI SCELTO

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editoriale

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Sommario Numero 123 - MARZO - APRILE 2017 Anno XIII (Chiuso in tipografia il 19/05/2017) Una copia: euro 4,00 Abbonamento annuale 6 numeri: euro 24,00 - C.C.P. nr. 11777414 DIRETTORE RESPONSABILE Roberto Caroli carocaroli@ceramicanda. com DIREZIONE, AMMINISTRAZIONE E REDAZIONE Ceramicanda s. r. l. Via De Amicis, 4, 42013, Veggia di Casalgrande (R. E.) Tel. 0536. 990323 - Fax 0536. 990402 redazione@ceramicanda. com COLLABORATORI Daniela D’Angeli, Stefano Fogliani, Edda Ansaloni, Paolo Ruini, Massimo Bassi CERAMICANDA garantisce la massima riservatezza dei dati forniti e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo al responsabile dati Ceramicanda via De Amicis, 4 - Veggia di Casalgrande (RE). Le informazioni custodite nel nostro archivio elettronico verranno utilizzate al solo scopo di inviare proposte commerciali. In conformità alla legge 675/96 sulla tutela dati personali e al codice di autodisciplina ANVED a tutela del consumatore EDITORE Ceramicanda s. r. l. Pubblicazione registrata presso il Tribunale di Reggio Emilia al n° 986 in data 19/04/99 • Spedizione in abbonamento postale art. 2 comma 20/c legge 662/96 • In attesa di Iscrizione Registro nazionale della Stampa PUBBLICITÀ Ceramicanda s. r. l. Via De Amicis, 4, 42013, Veggia di Casalgrande (R. E.) Tel. 0536. 990323 - Fax 0536. 990402 promozione@ceramicanda. com PROGETTO GRAFICO Ceramicanda IMPAGINAZIONE gilbertorighi.com STAMPA E CONFEZIONE Printì

www.ceramicanda.com Si autorizza la riproduzione di fotografie e testi purché recante citazione espressa della fonte IN COPERTINA Luciano Bonacini www.lucianobonacini.com

La moda italiana sceglie Caesar 20 – Tagina 22 – Sicer 24 – Mirage 44 – Marazzi 46 – Gruppo Romani 54 – Porcelanosa 78 – GI – Car 80 - BMR

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a cura di Roberto Caroli e Stefano Fogliani

La piastrella conquista gli USA

Speciale Coverings

Il taglio del nastro

Il PIL statunitense che cresce meno del previsto non toglie entusiasmo al made in Italy della ceramica, che in occasione di Coverings si mette il vestito buono e punta deciso su un mercato «che offre grandi opportunità»

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ai voglia a condividere quel pizzico di delusione che accompagna la crescita del PIL americano al di sotto delle attese. Visto da un’Italia il cui prodotto interno lordo cresce a percentuali da prefisso telefonico, il +1,5 registrato dagli States è quasi una promessa, anche perché dentro ci sono prospettive importanti per chi, come i produttori italiani

MARZO - APRILE 2017

di ceramica, guardano con favore a quello che, numeri alla mano, resta un mercato che offre «grandi opportunità di investimento». Ne è convinto Armando Cafiero, Direttore Generale di Confindustria Ceramica, che bypassa le tante incognite che gravano sulle dinamiche commerciali, appese a quanto deciderà di fare Trump, per dire che «si è in fase di discussione: per l’Italia, tuttavia, parlano le qualità dei prodotti, la ricerca, la capacità di investimento. E le prospettive – aggiunge Cafiero – sono e restano buone». Anche per questo, il made in Italy della ceramica si è presentato a Orlando con il cosiddetto vestito buono. «Record di espositori, oltre 120 marchi italiani e un padiglione che è senza dubbio il più attrattivo e frequentato della fiera», spiega Vittorio Borelli, Presidente di Confindustria Ceramica, ad avviso del quale «c’è un bell’entusiasmo per un mercato sul quale la ceramica si espande in modo strutturato». L’allusione è a dati (+6% nel 2016, +7% stimato per il 2017 e 2018) che confermano la leadership italiana sul mercato americano, ma inevitabilmente la appendono alla incognita-dazi. E’ la politica ‘protezionistica’ di Trump a preoccupare, «anche considerato

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Speciale Coverings

Armando Cafiero

Vittorio Borelli

– aggiunge Borelli – che ogni chiusura è una situazione nella quale perdono tutti gli attori. Ma resto convinto che le intenzioni manifestate dall’amministrazione USA facciano riferimento a politiche commerciali scorrette che non appartengono all’Italia, quindi restiamo fiduciosi, anche riguardo alle nuove destinazioni d’uso del materiale ceramico ovvero le grandi lastre che sembrano in grado – dice Borelli – di aprire ulteriori business, in grado di andare oltre l’edilizia che comunque si espande». Già, costruzioni ed edilizia: la ceramica guarda a quelle, e del resto Trump è un costruttore. «Anche per questo vale la pena guardare con fiducia al mercato americano», chiude Borelli, e sulla stessa linea muove Gloria Marina Bellelli. Console Generale a Miami, convinta che «gli standard qualitativi delle produzioni italiane incoraggiano, e credo potranno pesare in fase di decisione che

Ermes Ferrari e il Direttore

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Gloria Marina Bellelli

dovessero limitare, in un modo o nell’altro, gli scambi commerciali». Il PIL al di sotto delle aspettative, dice il Console, non deve ingannare quanto alle potenzialità del mercato a stelle e strisce perché se è vero «che non ci sono stati gli auspicati balzi in avanti», è altrettanto vero che «tutta l’economia mondiale vive una fase di consolidamento». In questa ottica, il +1,6% del mercato USA ha un suo peso specifico, anche per l’Italia che negli USA produce e negli USA esporta. «Questa è una fase in cui, come istituzioni, vorremmo un dialogo più aperto con l’amministrazione, consapevoli che il consumatore riconosca al made in Italy un valore aggiunto», spiega ancora Bellelli, che sulle potenzialità dell’export italiano non ha dubbi. «Penso alla nautica, ad esempio, ma anche alle costruzioni: macrosettori in crescita e all’interno dei quali le produzioni italiane possono dire la loro».

Orange Convention Center

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a cura di Roberto Caroli e Stefano Fogliani

Gli imprenditori: «C’è grande fiducia»

Gli addetti ai lavori incontrati al Coverings fanno le carte al mercato a stelle e strisce, tra qualche incognita e parecchie certezze

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li indicatori economici crescono forse al di sotto delle attese, ma crescono, e tanto basta a gonfiare le vele dell’ottimismo dei tanti imprenditori incrociati tra gli stand del Coverings. Le incognite si chiamano dazi e protezionismo, rialzo dei tassi di interesse, concorrenza straniera parecchio agguerrita, ma che gli USA mantengano e accrescano il loro appeal nessun dubbio. «Del resto si tratta, tra i mercati contendibili, di quello che cresce di più. Nel 2012 la ceramica valeva 200 milioni di metri quadrati, alla fine del 2016 eravamo a 300 e, per quel che si vede, c’è ancora spazio, sia per chi esporta che per chi sceglie di produrre qui».

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Parole e musica di Graziano Verdi, fresco di acquisizione di La Fabbrica attraverso Mandarin Capital Partners, che coglie appieno il dinamismo del mercato a stelle e strisce. Dinamismo, appunto: azzerato in Italia, gli imprenditori italiani lo trovano qui. «Gli indici macroeconomici forse sono più bassi di quanto ci si aspettasse, ma questo è un mercato – dice Giuseppe Mussini, presidente di Panaria – sul quale vale la pena puntare. Così, tra gli stand di Orlando, ecco i nuovi (Blustyle, marchio di Panariagroup, è al suo primo Coverings, ABK propone le grandi lastre con cui ha di recente arricchito la gamma) ma anche chi, negli USA, c’è da sempre. Caesar, che festeggia il ventennale di Caesar Ceramics USA registrando, con il CEO Adolfo Tancredi, «il tanto che è cambiato su questo mercato che resta strategico per la piastrella», ma anche chi agli USA si riaffaccia con ritrovata fiducia dopo una transizione non semplice, come Sant’Agostino, la cui presenza al Coverings, dice Filippo Manuzzi, «sancisce la fine di un percorso di ricostruzione molto laborioso, cominciato in quella mattina del 2012 in cui il terremoto ci colpì in modo durissimo». Oggi, per Sant’Agostino, si tratta di ricominciare,

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Speciale Coverings

Graziano Verdi

Paolo Mussini

Adolfo Tancredi

Giuseppe Mussini

Giorgio Romani

Filippo Manuzzi

alla ricerca di spazi che il mercato statunitense sembra poter riservare a chiunque abbia voglia di fare. Anche perché il gusto degli americani sta cambiando: da una parte le lastre, dall’altra una crescente attenzione al prodotto ceramico e alle sue possibili applicazioni, soprattutto se declinate sulle grandi lastre. «C’è un bel fermento, e si respira un’aria che altrove, e non parliamo dell’Italia, non c’è», sottolinea Mario Roncaglia , numero uno di Novabell, altra azienda italiana che sul mercato a stelle e strisce la sua è abituata a dirla, facendo come si dice in gergo ‘tendenza’ anche qui negli Stati Uniti. «Una parte del mercato statunitense ha un

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gusto europeo, quasi metropolitano, mentre un’altra parte è più legata a determinate tradizioni», dice l’ad di Iris Federica Minozzi, cui fa eco Fausto Mucci, CEO di Target Group, che al Coverings è presente con tutti i marchi del gruppo, consapevole della ricettività di un mercato che al made in Italy strizza l’occhio eccome. «Si cominciano a vendere tipologie produttive che prima non venivano nemmeno considerate», dice infatti Daniele Verde di Verde 1999, fotografando bene quel dinamismo che è il plus di un mercato le cui potenzialità sembrano potere andare oltre i fattori macroeconomici. «I dazi? Il made in Italy resterebbe comunque apprezzato negli USA, né credo che se venissero introdotti gli americani smetterebbero di comprare il made in Italy…», dice ancora Verde, cui fanno eco altri operatori cui il Dstretto sceglie di sottoporre la questione, incrociandola anche con il rialzo dei tassi di intesse. «Né l’uno né l’altro fattore credo debbano preoccupare realtà come le nostre: si tratterà, nel caso di oscillazioni di cambio, di rivedere alcune politiche di prezzo», è il parere di Giovanni Grossi, CEO di Florim USA, espansione americana del gruppo guidato da Claudio Lucchese, tra i primi a produrre oltreoceano. «Se parliamo di protezionismo, non credo sia questione all’ordine del giorno,

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Federica Minozzi

Daniele Verde

Claudio Lucchese

Fausto Mucci

Giovanni Grossi

Mario Roncaglia

né che la ceramica possa avere problemi di questo tipo», dice ancora Minozzi, allineandosi ai tanti che preferiscono scommettere sugli USA . Magari producendo oltreoceano, come già fanno in tanti dei player di riferimento del made in italy della ceramica, o anche solo insidiando, con produzioni nuove e livelli di servizio che solo la ceramica italiana è in grado di offrire, quelle quote di mercato ancora contendibili. Da cercare attraverso le tante opportunità create dal mercato e qualche inevitabile contrattempo. Tra le opportunità il grande dinamismo che caratterizza il mercato, «e capita così – dice Paolo Mussini, che con Blustyle si affaccia da quest’anno oltreoceano – che anche aziende nuove, se hanno un buon prodotto e una proposta commerciale valida, possano ottenere buoni riscontri anche al debutto». Tra le insidie, ad esempio, il problema del fitosanitario, «con alcuni porti, da ultimo Baltimora, che – spiega Giorgio Romani di Gruppo Romani - creano problemi ai nostri container. Sembrava la questione fosse risolta, e invece ogni tanto si ripresenta e sarebbe il caso, come aziende italiane, di cercare anche azioni più incisive: io, in un caso, ho deciso di perdere l’ordine piuttosto che combattere, come facciamo in questi casi, contro i mulini a vento». Il mercato americano tuttavia, c’è

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ed è tanto attrattivo quanto remunerativo, e soprattutto molto aperto, nel senso che l’idea è che ci sia spazio per tutti. E possa essere appannaggio di chi saprà muoversi con maggiore efficacia, si tratti di produttori italiani o di chi il made in Italy – parliamo di estetica di prodotto, di tecnologia e di livello di servizio, ovvio – ha scelto di produrlo negli Stati Uniti. Mettendosi al riparo per tempo da quelle misure protezionistiche solo annunciate ma alle quali nessuno crede davvero. Non qui, sotto i padiglioni dell’Orange Centre di Orlando, dove il made in italy della ceramica scopre di piacere quanto, lo dicono in numeri, non era mai piaciuto.

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Speciale Coverings

a cura di Roberto Caroli

«Così le grandi lastre cambiano il mercato» Federica Minozzi, AD del Gruppo Iris, fa il punto sull’evoluzione del made in Italy della piastrella negli USA

Federica Minozzi

A

d un mese da un Coverings da record (+8% gli spazi espositivi e +30% i materiali esposti negli stand) il made in Italy della ceramica continua a scommettere sul mercato a stelle e strisce. «La seconda metà del 2016 ci aveva lasciati un po’ perplessi, ma adesso i livelli di crescita sono più che soddisfacenti», spiega Federica Minozzi, Amministratore Delegato del Gruppo Iris e la sua analisi trova conferma nelle statistiche. Il mercato dell’edilizia, negli Stati Uniti, corre da sette anni consecutivi e dopo +4,4% del 2016, U.S. Census Bureau stima un +6,3% nel 2017 e un +7,2% nel 2018. Ovvio l’effetto traino sulla piastrella, con la domanda che cresce e i consumi saliti, nel 2016, a 270 milioni di metri quadri. E l’Italia in prima fila: «stiamo spingendo un mercato che ha una complessità ben definita: una parte più metropolitana, caratterizzata da un gusto contemporaneo, e un’altra parte più tradizionale, legata alla ‘pancia’ del paese», dice Minozzi, aggiungendo come il made in Italy abbia le sue carte da giocarsi, e non solo perché, come nel caso del Gruppo Iris, ci siano aziende che producono anche oltreoceano. «E’ il saper fare italiano che è unico, e nemmeno l’immagine deteriore che gli ha dato certa politica è in grado di scalfirlo. A livello di imprenditoria, il made in Italy è

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in grado di farsi valere, anche grazie ad un approccio positivo che rappresenta un valore aggiunto. Magari – dice l’AD del Gruppo Iris - gli americani ci vedono un po’ anarchici, qualche volta disorganizzati, ma sanno che siamo i più bravi, e che questa bravura è nel grande imprenditore come nel piccolo artigiano». E l’Italia, aggiunge, «dovrebbe sfruttare meglio, anche a livello istituzionale, questa capacità di fare impresa». Ne è ben convinta, Federica Minozzi, anche perché, grazie al ruolo privilegiato di osservatore sul mercato italiano e statunitense garantitole dalla posizione di comando all’interno di un Gruppo che sugli USA scommise per tempo, sa bene come produrre negli USA «sia cosa comunque complessa, il punto di arrivo di un percorso mai semplice». E come il mercato sia frontiere da esplorare, anche con quelle grandi lastre che sono il cuore delle nuove proposte ceramiche e che il mercato statunitense non ha ancora recepito appieno. «Ci sono due problemi di base su queste tipologie produttive: da una parte lo spirito tradizionalista del consumatore americano, dall’altra – chiude Minozzi - la preparazione dei posatori, ancora lontana da quella dei professionisti che lavorano in Europa». La partita tra grandi lastre e USA, tuttavia, è appena cominciata.

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a cura di Roberto Caroli

Speciale Coverings

Donato Grosser: «Investire sugli USA resta un vantaggio»

Donato Grosser

La crescita USA è ancora troppo lenta, «e non è di chiudersi, oggi, che ha bisogno l’economia statunitense». Ne è convinto il consulente newyorchese, ad avviso del quale «il protezionismo è solo una suggestione»

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Questa idea di protezionismo con il quale si teme di doversi confrontare non credo possa reggere. Tempo un anno e nessuno ne parlerà più». Non crede il mercato americano si chiuderà, Donato Grosser: da una parte gli USA crescono, ma con ritmi inferiori alle attese, dall’altra ci sono, dice l’avvocato newyorchese alludendo alle recenti dichiarazioni di Trump, «ci sono cose che si possono fare e altre che non si possono fare. E l’assunto vale anche per il Presidente degli Stati Uniti» Che tuttavia sul protezionismo ‘spinge’ in modo deciso… «Trump può dire, e ci mancherebbe, quello che crede, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo, nel suo caso, il congresso. E anche una buona parte del partito che lo sostiene non vede di buon occhio le ipotesi di chiusura del mercato. Non è di questo che ha bisogno l’economia statunitense, oggi» Di cosa ha bisogno, secondo Grosser? «Di una sorta di fair trade, ovvero di un sistema di regole che bilanci le diverse situazioni. Ma credo sia opinione condivisa, negli USA, che con il protezionismo non si vada avanti» Lei dice, in sintesi, Trump vorrebbe ma non glielo lasce-

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ranno fare… «Sono convinto di no. E credo anche che Trump, una volta che avrà davvero capito cosa significa realmente essere il Presidente degli USA, se ne convincerà. Come ho detto, ci sono cose che si possono fare, altre che non si possono fare: Trump è stato eletto a sorpresa, sta ancora studiando da Presidente, come del resto anche Obama ci mise un po’ a capire, elessero a sorpresa anche lui, quali sono le reali prerogative della presidenza USA» Dalla politica all’economia: come è la situazione? «Relativamente buona, nel senso che siamo in una fase di espansione. Espansione, tuttavia, ancora limitata: per questo sul mercato è giusto e doveroso muovere, ma è altrettanto giusto fare grande attenzione. Il PIL, del resto cresce, ma non ai ritmi attesi» Le costruzioni, però, crescono… «Sì, ma teniamo presente che sono le nuove costruzioni che trainano il settore ceramico, e le nuove costruzioni dipendono da più fattori. Tassi di interesse, propensione al consumo, fiducia: la grande crisi ha visto le nuove realizzazioni residenziali perdere oltre il 70%: stiamo risalendo ma ancora non siamo, ad esempio, al milione e mezzo di nuove costruzioni residenziali l’anno. L’impatto delle recenti risalite vale per il settore delle piastrelle un +5,8, 5,9%, ma l’incremento, a ben vedere, è strettamente legato all’andamento dell’edilizia residenziale. E l’edilizia residenziale marcia, sì, ma lentamente…» Perché? «Principalmente perché la gente ha meno soldi di quanti ne servono per comprare casa… E se deve comprare, piuttosto che una casa compra un auto…» Il PIL del resto, è ben al di sotto, con il suo +1,15%, delle stime degli esperti che lo avevano previsto al 2,5%... «Gli esperti sono tanti, le opinioni anche. Sul sistema economico americano agiscono diversi fattori: magari un incremento ridotto rispetto alle previsioni è anche dovuto ai troppi regolamenti con i quali l’amministrazione Obama ha un po’ frenato il sistema. Servirebbe, credo, un equilibrio, quando si parla di economia, tra il lasciare fare al mercato e la necessità di tutela che si esprime attraverso i regolamenti. E qui torniamo a quanto dicevamo a proposito dell’apertura del mercato» Gli italiani che hanno scelto il Tennessee per produrre, tuttavia, hanno fatto bene a scegliere gli USA… «Si è trattato di decisioni strategiche, legate anche ad una situazione valutaria tra euro e dollaro che oggi non è più quella di allora. Ma certo, per collocazione – Tennessee e Kentucky sono stati centrali, hanno infrastrutture e materie prime – e per altri fattori chi produce in USA ha comunque un buon vantaggio da spendere» Anche perché, par di capire, la crescita USA non è di quelle che stupiscono… «C’è la crescita, ma tra quanti la analizzano c’è anche un po’ di delusione. E’ una crescita ancora lenta: ovvio che si sperava in qualcosa di più…».

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a cura di Stefano Fogliani

Un mercato da 3 miliardi e mezzo

Il made in Italy è leader per fatturato, con 665 milioni di euro e un saldo positivo di oltre il 7% rispetto al 2015

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a ceramica, negli USA, vale oltre tre miliardi, ma il dato è inevitabilmente destinato a crescere. Trainato da costruzioni che vanno progressivamente raggiungendo i valori precrisi e dimostrando un dinamismo (permessi di costruire a +1%, ovvero 1,21 milioni, nuove abitazioni a +6%, a ridosso di 1,23 milioni l’anno) che la piastrella italiana sta cercando di capitalizzare, sfruttando l’onda lunga di un trend di crescita media annua del 7%. Il lungo periodo, secondo gli addetti ai lavori, consoliderà ulteriormente la tendenza e il made in Italy non vuole farsi trovare impreparato, anche considerato che il consumo

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Speciale Coverings

di piastrelle, negli USA, si è attestato nel 2016 a 270 milioni di metri quadrati, con un incremento di quasi 6 punti percentuali rispetto al 2015, e che gli Stati Uniti importano oltre il 70% del loro fabbisogno. Nel 2016 gli USA hanno importato 185 milioni di metri quadri e il made in Italy ha messo la bandierina su circa il 22% del consumo interno: circa 40 milioni di metri quadrati (per 665 milioni di euro, +7,1% rispetto al 2015) sono arrivati dall’Italia, mentre 25 milioni di metri quadrati, pur prodotti negli USA, sono riconducibili alle aziende “italiane” che hanno dato forma al cosiddetto distretto made in USA. Detto che non c’è solo l’Italia – la Cina esporta 54 milioni di metri e cresce del 4%, il Messico registra 43 milioni di metri ma un -8,7% - va tuttavia aggiunto come l’Italia raggiunga un fatturato record che la colloca, e guardiamo a fatturato stesso, in posizione di leadership. Fatturava più di tutti anche nel 2015, il made in Italy, ma in questo 2016 la quota di mercato della piastrella italiana è cresciuta di un punto percentuale ed il risultato sembra destinato a consolidarsi anche nel 2017.

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PrimoPiano

Primo Piano

a cura della redazione

Artigianalità e tecnologia, l’anima umbra di Tagina

Andrea Bordignon

Leonardo De Muro

del territorio umbro all’edizione 2017 La nuova Lna’anima di Coverings. Grazie, naturalmente, a TagiCeramiche d’Arte. «Abbiamo intrapreso compagine un’operazione di rilancio importante – afferma Andrea Bordignon, da inizio anno direttore dirigenziale generale dell’azienda - che ha comportato investimenti per accrescere la dell’azienda umbra, significativi capacità produttiva». La storia di Tagina resta nella forte caratterizzazione del prodotto, storica griffe del tecnologie all’avanguardia e un management profondamente rinnovato ne rilanciano made in Italy della il ruolo di protagonista del made in italy della «Con l’arrivo nello staff dirigenziale ceramica presente ceramica. di nuove figure abbiamo dato corso ad un profondo rinnovamento, sia dal punto di vial Coverings sta produttivo che da quello commerciale». Per quanto riguarda gli obiettivi, «nel 2017 – con diversi nuovi prosegue Bordignon - i conti devono innandare il senso dell’essere un’azienda, prodotti, racconta il zitutto facendo sì che si torni a un utile importante. lì, non ci poniamo limiti: abbiamo sparilancio cominciato Da zi e strutture importanti per continuare a crescere». La storia, insomma, ricomincia, a inizio del 2017 con le certezze di una tradizione oltremodo


Foto Omnia Advert e Saverio Lombardi Vallauri

solida e con la sfida del mercato da raccogliere «con grande entusiasmo e grande determinazione»; qualità che sosterranno, spiega il direttore commerciale Leonardo De Muro, nuovi prodotti che tuttavia manterranno inalterata quella riconoscibilità che Tagina si è conquistata in decenni di storia. «Tagina – aggiunge De Muro - ha un suo posizionamento, un suo tipo di prodotto e una sua specificità. Per anni questa è stata azienda di riferimento, caratterizzata per un lavoro di assoluta innovazione, da una ricerca continua. Se

vogliamo parlare, oggi, di prodotto che possa avere una riconoscibilità su quasi tutti i mercati... parliamo di spessorati, due centimetri. E Tagina è stata tra le prime aziende a lavorare su queste tipologie produttive». Al Coverings, Tagina ha messo in mostra legni particolari e proposte come disegni geometrici che hanno catturato l’attenzione, «e rappresentano – dice De Muro – la sintesi della specificità di Tagina: legni disegnati e studiati nella particolarità, prodotti di stampo moderno, il cotto, nonchè prodotti di altissimo design».


PrimoPiano

Primo Piano

a cura della redazione

Il nuovo corso di Sicer

Acquisizioni, investimenti, innovazione: in attesa dell’inaugurazione della nuova sede, l’azienda fioranese si conferma leader nel campo della decorazione ceramica e delle nuove materie per gres porcellanato

S

ono passati quasi due anni dal nuovo corso imprenditoriale di Sicer, l’azienda di Spezzano leader nel campo della progettazione, della produzione e distribuzione di materie prime e semilavorati per la decorazione e la produzione di ceramica. Con il Direttore Commerciale Marco Eumenidi abbiamo fatto il punto della situazione: «Ci riteniamo senz’altro soddisfatti, intanto perchè abbiamo chiuso un buon 2016. Bene anche il primo trimestre del 2017, dove l’incremento del fatturato è del 25% sull’estero e un 20% in Italia.


Dati importanti, che vanno a consolidare l’insieme del lavoro che stiamo facendo». A monte ci sono state azioni imprenditoriali precise e forti: «investimenti per 10 milioni di euro in due anni: è stata acquisita un’azienda concorrente, Cerev, la storica Zama Smalti, un piccolo colorificio ceramico specializzato nella decorazione, ed è stato aperto un nuovo stabilimento produttivo a Monterey per servire Messico e Stati Uniti. A giugno, inaugureremo la nuova sede Sicer, nel distretto sassolese, dove avremo una gallery e un centro di ricerca decisamente innovativi». Investe per il futuro, Sicer, e guarda con attenzione anche al fattore umano, altro asset sul quale non sono stati lesinati investimenti. «Abbiamo assunto – dice Eumenidi - undici laureati in chimica, ben selezionati: vogliamo un’azienda giovane e con strumenti tecnologici d’avanguardia. E’ un aspetto nel quale ho sempre creduto: il nostro Paese deve tenere molto alto il livello del proprio lavoro e della propria qualità: l’innovazione e la ricerca passano anche e soprattutto da lì». A proposito di ricerca, di nuovi prodotti e... di Coverings, uno dei ragionamenti da affrontare è quello del gusto degli americani in relazione a certe proposte commerciali. «Gli americani – afferma Saverio Palazzi, Resp. Comm. Sicer USA– rimangono ancora un po’ sulle loro tradizioni, prediligendo solu-

zioni come i legni e i formati rettangolari, ma c’è grande attenzione alle nuove proposte, soprattutto dal punto di vista dei formati, che stanno aumentando, anche sotto la spinta di una proposta italiana che persegue da tempo la logica del grande formato. Noi abbiamo seguito e assecondato questo trend con proposte innovative, nella fattispecie una serie di nuove materie antiriflesso, che hanno avuto riscontri importanti da parte dei nostri clienti sia degli Stati Uniti che del Messico. Le ceramiche hanno bisogno di nuove materie per differenziarsi tra loro; oggi assolutamente mancano. Noi le stiamo progettando. Parola d’ordine: eccellenza».


Primo Piano

PrimoPiano

a cura della redazione

Glocal,

cementing a new style Texture pulite ma profonde per questa nuova collezione che esalta l’anima del cemento nella sua veste più tipicamente originale

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ssenzialità, neutralità e matericità sono le chiavi interpretative che hanno guidato la realizzazione di Glocal, la nuova collezione di cemento rasato in gres porcellanato Mirage. Tutta la storia dell’architettura moderna e contemporanea, dalle origini della corrente brutalista di Le Corbusier, alle casseformi giapponesi di Tadao Ando, ha infatti visto il cemento come uno dei materiali più utilizzati all’interno del panorama del design, poiché permette ad ogni progettista di configurare e di personalizzare gli spazi seguendo specifiche esigenze stilistiche e arredative. La forza del cemento sta nella neutralità, nell’ecletticità arredativa e nella capacità di poter racchiudere tutta l’identità materica del prodotto ceramico al fine di trasformarlo in un vero contenitore capace di valorizzare tutti i tipi di finiture e di elementi d’arredo. Mirage ha valorizzato questa caratteristica tipica del cemento spatolato, proponendo una collezione che si esprime in modo delicato e leggero attraverso texture pulite ma


profonde, che richiamano l’anima del cemento nella sua veste più tipicamente originale, senza trascurare una selezionata ricerca di sottili dettagli. 6 tonalità neutre, che vanno dal bianco all’antracite passando per sfumature di grigio calde e fredde, che ben si abbinano tra di loro e che la rendono in grado di convivere matericamente con altre collezioni in gamma Mirage, al fine di enfatizzare ulteriormente le soluzioni arredative e di design. Glocal è disponibile anche in grandi lastre, dalle dimensioni 120x120 e 120x240, in grado di valorizzare l’effetto di una superfice continua, tipica del cemento naturale, grazie alla

riduzione dell’effetto griglia dato dalla fuga di posa, tipico dei piccoli formati. Ideale sia a pavimento che a rivestimento Glocal è disponibile in diversi elementi decorativi, che permettono di creare ricercate combinazioni graficogeometriche. Come da tradizione Mirage, anche l’offerta di Glocal si estende al mondo dell’outdoor living con la proposta a catalogo EVO 2/e, il progetto di superfici per la pavimentazioni e l’arredamento degli spazi esterni. La collezione, infatti, è disponibile anche nei formati 60x60x2cm e 90x90x2cm.


Reportage

a cura di Roberto Caroli

Cuba no libre! Nonostante le recenti aperture e il boom del turismo, quello dell’isola resta mercato non contendibile MARZO - APRILE 2017

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uando arriviamo all’aeroporto di L’Avana sono le dieci del mattino, provenienti da Orlando abbiamo tutta la giornata davanti per visitare la città, nota per i colori delle folkloristiche auto anni ’50, l’architettura coloniale e spagnoleggiante del centro storico, l’accoglienza dei cubani; anche se gli imprevisti sono dietro l’angolo e fare i conti senza l’oste può risultare imprudente, soprattutto in un Paese dove al computer si preferiscono ancora penna e carta, fiumi di carta; nella Cuba dove negli ultimi 57 anni il tempo ha perso valore e le persone valgono ancor meno del tempo. Non a caso le attese diventeranno sgradite compagne della nostra breve visita nella capitale, passeremo interminabili mezzore ad aspettare di tutto e di più: dal taxi all’autobus,

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Reportage

dalla consegna delle chiavi della stanza in albergo, al caffè consumato al tavolo di un bar. A Cuba non bisogna avere fretta, però a tutto c’è un limite. Mai mi era capitato di cadere su un microfono, c’è sempre una prima volta, che risulterà rovinosa all’impatto con la pesantissima burocrazia comunista, in barba a coloro che scrivono di una Cuba cambiata, dopo gli accordi tra Barak Obama e Raul Castro dello scorso anno.

Al controllo bagagli mi viene fatto notare che il microfono che porto nello zaino insieme alla telecamera non può entrare a Cuba, per disposizione del Ministero delle telecomunicazioni, il quale mi autorizza però a lascarlo in deposito fino alla mia ripartenza per l’Italia, previo rilascio, da parte della dogana locale, di un documento che dovrò mostrare all’atto del recupero del mio indispensabile strumento di lavoro. Il divieto viene posto solo nei confronti del microfono radio, fortuna vuole che abbia portato con me anche quello a filo, quindi il programma delle interviste e la stessa puntata su Cuba sono salvi. Peccato che per sbrigare tale operazione burocratica abbia dovuto attendere tre ore, per giunta in piedi, nel caldo umido e in un ambiente non certo confortevole, per usare un eufemismo. Non il massimo dell’accoglienza, con l’aggravante che io sarei qui per parlare e scrivere della Cuba di oggi. Tant’è. Un’esperienza personale che ho voluto raccontarvi perché meglio di qualsiasi commento giornalistico è emblematica di come né la morte di Fidel, né la visita dell’inquilino della Casa Bianca, abbiano di fatto cambiato il paese. Certo l’intesa ristabilisce le rappresentanze diplomatiche, i voli commerciali diretti, offre possibilità ad alcuni

«Tecnologia e beni strumentali: il made in italy piace» Il Direttore dell’ICE a L’Avana, Mauro De Tommasi, fa il punto sulle dinamiche commerciali «Il risultato consolidato dell’import dall’Italia nel 2016 è stato di 300 milioni di euro. Non è un record, ma è il secondo miglior risultato di sempre». Il made in italy ‘tira’ anche a Cuba, e lo conferma Mauro De Tommasi, direttore dell’ufficio Ice, l’istituto governativo del commercio con l’estero, dell’Avana, che fa il punto Mauro De Tommasi sulle dinamiche commerciali tra Cuba e il Belpaese. Vivaci, a dispetto di un sistema economico, quello cubano, statalizzato: un unicum in grado di rendere del tutto particolari gli andamenti degli scambi commerciali tra Cuba e gli altri paesi. «L’Italia, anche grazie al tanto fatto dal Ministro Calenda, è tra i paesi che stanno lavorando meglio, in questo senso, anche se l’economia cubana, prevedendo lo Stato, o le agenzie statali, come interlocutori, impone agli importatori una certa struttura». Chi esporta a Cuba, la sintesi di De Tommasi, sa che deve passare, necessariamente, dallo stato e dalle sue diramazioni. Anche chi vuole entrare nel business delle costruzioni e delle ristrutturazioni, trainato da un’industria turistica che continua a crescere. Da quando Barack Obama e Raúl Castro annunciarono la ripresa delle relazioni fra Cuba e gli Stati Uniti alla fine del 2014, il turismo ha fatto boom, ovvero 4 milioni nel 2016, il 13% in più del 2015. Alberghi, resort, b&b, strutture ricettive suggerirebbero possibile espansione anche per le imprese italiane, che a Cuba forniscono soprattutto «tecnologia e beni strumentali: come ICE – dice De Tommasi vediamo crescente interesse da parte dell’Italia per il mercato cubano e – chiude De Tommasi – le nostre imprese presenti alle fiere cubane, in primis la FIHAV che si tiene ogni anno qui a L’Avana, continuano a crescere. Sia come numero che come proposte».

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settori del mondo imprenditoriale americano di arrivare a fare business a Cuba, ma da qui a parlare di cambiamento ce ne passa. Anche perché, secondo fonti americane, il governo cubano non avrebbe mantenuto le promesse fatte, deludendo in primis i governatori di Texas, Arkansas, Arizona, che hanno organizzato missioni con le rispettive camere di commercio per firmare accordi e stabilire futuri contatti. In più si aggiungono le preoccupazioni per le dichiarazioni fatte da Trump in campagna elettorale, nelle quali considerava tale apertura “un accordo a senso unico del quale beneficia solo L’Avana”. Intesa che Trump potrebbe, essendo stato deliberata dal Presidente e non dal Congresso, cancellare con un semplice colpo di spugna. Ed è il timore delle persone che incontriamo nelle strade, sui taxi e nei mezzi pubblici, i quali confidano che si sia trattato solo di slogan elettorali e non di qualcosa di destinato a concretizzarsi. Ma Trump non l’ha mandata a dire neppure a Castro: “è un dittatore brutale che ha oppresso il suo popolo per sei decenni, il mio auspicio è che la sua morte segni un allontanamento dagli orrori sopportati per troppo tempo, e un futuro in cui il meraviglioso popolo cubano finalmente viva la libertà che merita”.

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Intanto però qualcosa è stato fatto, un passettino che lascia ben sperare: ora è possibile raggiungere L’Avana con le compagnie Jetblue e American Airlines con voli in partenza dagli Stati Uniti; sono stati allentati i limiti per l’invio di denaro, ed è stato recentemente ripristinato il servizio postale tra i due paesi.

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Reportage Anche se cambiare i dollari in pesos Cuc comporta il pagamento di una tassa pari al 14% della valuta, ed è singolare il fatto che tale onere valga solo per la moneta americana, a dimostrazione di come parlare di totale disgelo risulti quantomeno improprio. Qui il tempo sembra essersi fermato agli anni ’50, le auto, le umili case, i palazzi coloniali, il modo di vestire della gente, i mezzi pubblici insufficienti, il bassissimo tenore di vita dei cubani: un operaio guadagna 500 Cup al mese, (ce ne vogliono 24 per i Cuc, unica moneta convertibile) un medico 1.500, un ingegnere 1.200, ovvero tra i 50 e i 60 euro. E questo spiega perché spesso abbiano un secondo lavoro e il ricorso al sussidio alimentare: una volta al mese vengono distribuiti alle famiglie latte, farina, olio, riso e qualche

«Il cambiamento è in atto, ma serve tempo…» «Serviranno decenni perché l’economia si ‘apra’ del tutto»: lo dice Baldomero Carrodeguas, ingegnere che il paese di Fidel lo conosce bene

Quanto il sistema economico dell’isola sia contendibile ce lo siamo fatti spiegare da Baldomero Carrodeguas, ingegnere, nonno spagnolo ma cubano da due generazioni, che ci spiega che «la Cuba di oggi è la Cuba di ieri. Cambia, ma lentamente: serviranno anni, forse generazioni perché le cose cambio davvero…» Non è ancora una Cuba libera, insomma… «Il controllo statale è troppo forte. Si muove qualcosa, anche a livello di piccola impresa, ma la democrazia in senso occidentale è ancora lontana» Esiste una classe media? «Certo. Come esistono una classe alta e una classe bassa. Dal 1989 le cose sono cambiate, ma il cambio, che è in atto, ha tempi lunghissimi…Nel frattempo, si vive alla giornata, o con l’aiuto di stato

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altro genere di primaria importanza. Cresce in modo esponenziale il turismo, soprattutto dopo l’apertura con gli Usa, e le attuali strutture alberghiere sono insufficienti, il che giustifica il proliferare delle case particular, alloggi privati dove è possibile trovare stanze a prezzi sostenibili. Anche perché negli alberghi del centro, rigorosamente di proprietà dello Stato, la richiesta media è di 250/350 Cuc, e questo vale anche per il Dos Mundos, elegante e particolare hotel che ha ospitato per ben sette anni l’autore di “Per chi suona la campana”, Ernest Hemingway. Ma a Cuba è ancora tutto statale, persino la pesca e il commercio dell’aragosta, le coltivazioni di tabacco e le fabbriche di sigari, gli impianti balneari sulle isole: a proposito, Playa Sirena a Cajo Largo, considerata la quarta spiaggia

Stato…» Il lavoro c’è per tutti? «C’è, ma il problema sono stipendi, cambio e inflazione. Quello che si guadagna spesso non basta…» Stipendi bassi, insomma… «Un operaio 10 dollari al mese, un ‘professional’, ovvero un medico o u ingegnere, arriva anche a 35, 40… E provare ad arricchirsi e fare impresa non è semplice…» In che senso? «Cominci a fare business, poi però arriva un controllo, una cartella, una multa… A dire basta così» Democrazia ancora lontana… «Si… La democrazia è libertà di espressione, in tutti i sensi, ma a Cuba la liberà di espressione è un problema, a tutti i livelli. La mentalità è che c’è un solo sistema possibile, e quello è e resta…» Cambierà, Cuba? «Sì, ma c’è parecchia strada a fare. Noi cubani abbiamo voglia di cambiare, ma non vogliamo essere schiavi degli USA o di altri. Non ci sarà democrazia, a Cuba, ma ci sono salute, istruzione e una possibilità per tutti. Negli Stai Uniti tutti pagano tutto: meglio qua che là…» In tanti, in occidente, immaginano una Cuba aperta.. «Ma nei grandi cantieri che costruiscono gli alberghi per i turisti lavorano cinesi e indiani, però, non cubani. E non credo sia questa la strada giusta per ‘aprire’ Cuba all’occidente. Per fare affari a Cuba serve lo Stato, occorre accordarsi con chi guida l’economia cubana: l’economia non è ancora aperta ma si aprirà. Cuba va aspettata perché, come dite in occidente, chi va piano va lontano».

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più bella al mondo, è imperdibile. All’Avana sono in corso lavori per la costruzione di quattro nuovi hotel che vedono la collaborazione tra indiani, americani e governo cubano, ma non si illudano i potenziali fornitori di materiali... Qui gli acquisti li fanno ancora le società del governo e non sono previste trattative dirette tra privati. Anche se questo mercato, a fronte di cambiamenti veri che richiederanno ancora una decina di anni, va ben monitorato, vista la sua effettiva potenzialità. Cuba dovrà però affrontare anche un altro grande problema, quello rappresentato dal crollo verticale della preparazione culturale, delle iscrizioni alle università, i pochi giovani ancora disposti a sopportare di consegnare, una volta entrati nel mondo del lavoro, un terzo del loro già esiguo salario nelle mani dello stato. Così come il bassissimo tasso di natività, che unitamente al flusso di cubani che, in opposizione al regime lasciano Cuba, contribuiscono ad abbassare il tasso demografico. Nonostante il computer sia un privilegio di pochi, nonostante la maggior parte delle abitazioni siano loculi angusti, e parte di queste affaccino direttamente sulla strada, nonostante le privazioni siano ovunque evidenti, qui Fidel è ancora amato e odiato. Con ogni probabilità rimpianto. Il Leader Maximo era il padre di questi cubani, trasmetteva loro protezione e sicurezza, un pezzo di pane e una ciotola di riso al giorno per campare. Singolare il commento di un ingegnere edile che incontriamo al bar La Francesa, sulla piazza centrale: “ho passato due anni in America, convinto di trovarvi tutto quello che mi è mancato qui, poi però ho

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capito che preferisco tenermi cara e stretta la mia Cuba e sono tornato per rimanere”. Chiedersi se riuscirà a fare lo stesso Raul Castro è legittimo, anche se è improbabile che i tempi e le mode cambino. Probabilmente succederà anche qui quello che accadde in Germania dopo la caduta del muro, con i tedeschi comunisti che dopo alcuni mesi avrebbero voluto ricostruirlo quel muro; con il popolo cubano seduto sul muretto del lunghissimo mare di L’Avana a guardare l’infinito oceano con la speranza di vedere apparire un’imbarcazione con a bordo Fidel, il Che, o perché no Hemingway, con in mano un daiquiri ed una copia de “Il vecchio e il mare”.

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Speciale Batimat

a cura di Stefano Fogliani

La Russia si risveglia?

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una faticosa risalita, quella del mercato russo, cui tuttavia il made in Italy della ceramica e dell’impiantistica sceglie di dare fiducia. Anche attraverso la partecipazione a Batimat Russia 2017, la fiera di riferimento per l’edilizia e le costruzioni, con particolare riferimento a materiali e tecnologie per il mondo dell’architettura e delle costruzioni, pavimentazioni, finiture per interni, arredo bagno e complementi di design. Si tratta di provare a immaginare quale tipo di futuro la geopolitica andrà a scrivere per un mercato e soprattutto per consumatori, ostaggi e del cambio del rublo e soprattutto di un impoverimento della popolazione che ha visto i redditi contrarsi anche del 15, 20% nel corso degli ultimi mesi. L’Italia, tuttavia, ci crede, ed in questa direzione va la partecipazione di diverse aziende alla fiera moscovita: «E’ la terza volta – sottolinea il Direttore Generale di Confindustria Ceramica Armando Cafiero – che l’industria italiana della ceramica espone qui al Crocus Expo Center, all’interno di questa fiera dedicata al mondo delle costruzioni che si conferma tra le fiere di maggior rilievo dopo Cersaie». La presenza italiana, aggiunge Cafiero, «riconferma la fiducia dell’industria ceramica al mercato russo confidando in una prossima ripresa economica di un’area così strategica per l’export italiano”.

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Dopo la grande crisi del 2014, PIL di nuovo in attivo tra 2017 e 2018: il made in Italy spera nella ripresa e sulla Russia non smette di investire E pazienza se il mercato continua a soffrire: «non credo – spiega Loris Marcucci, consulente per il mercato russo di diverse aziende del distretto – nessuno si aspetti un ritorno in tempi brevi all’età dell’oro del 2013», ma intanto i numeri lasciano intravvedere una possibile uscita dal tunnel, con le stime dell’istituto russo nazionale di statistica che prevede, dopo i cali dell’ultimo triennio, il Pil di nuovo in crescita. Nulla di trascendentale (poco più di un punto percentuale in questo 2017, un +1,7% nel 2018), ma abbastanza per gonfiare le vele ad un po’ di ottimismo, anche perché quella verso il saldo positivo è stata una lunga marcia. Cominciata nel 2014 e ancora lontana dal finire, forse, ma le stime macroeconomiche

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tracciano la road map di una risalita possibile. -0,7% nel 2014, -3,7% nel 2015, -1,8% nel 2016 sono i saldi negativi di cui ha dato notizia l’ICE di anno in anno, ma 2017 e 2018 potrebbero invertire la tendenza. E se il negativo contesto macroeconomico dell’ultimo triennio ha pesantemente influenzato anche l’industria delle costruzioni (- 4,8% nel 2015, -4,3% nel 2016), la risalita potrebbe riflettere qualche beneficio anche in quel settore, magari spingendo di nuovo avanti un mercato che nel 2016 vale,

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per i produttori non russi, circa 25 milioni di metri quadrati, ma sconta in modo importante e il cambio con il rublo e, perché no, quella crisi dei consumi che ha penalizzato in modo importante anche un made in italy che nella Russia, tuttavia, non vuole smettere di credere, come peraltro confermano, oltre che la presenza italiana a Batimat, anche i tanti investimenti cui le aziende italiane continuano a dar corso, aspettando quella ripresa che, prima o poi, dovrà pur arrivare.

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Aziende

a cura di Roberto Caroli e Stefano Fogliani

Laminam si fa russa

Taglio del nastro: da sinistra, Alberto Selmi (AD Laminam), Franco Stefani (Presidente Laminam), Anatoly Dmitriovich Artamonov (Governatore dell’Oblast di Kaluga), Ismail Timirovich Akhmetov (Laminam Rus)

Inaugurato il nuovo stabilimento a 100 chilometri da Mosca che fa del Gruppo guidato da Franco Stefani il primo e unico produttore di lastre ceramiche in Russia

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o non investo né per i soldi e nemmeno per l’immediato: investo sull’ideale. E questa fabbrica è uno dei miei ideali». Dopo Borgotaro a settembre, un’altra inaugurazione per Laminam: siamo in Russia, presso il Parco Industriale Vorsino, importante area industriale nell’Oblast di Kaluga a circa 100 km da Mosca, dove Franco Stefani presenta la sua ultima creatura, ovvero il nuovo stabilimento produttivo che fa di Laminam, sulla scorta

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della joint venture tra System e il partner locale Ismail Timirovich Akhmetov, il primo e unico produttore di lastre ceramiche in Russia. Un investimento da oltre 30 milioni che rafforza la presenza di Laminam su un mercato «comunque in ripresa e ricettivo». Da una parte «la ricerca è quella italiana, e le strategie di comunicazione – dice Alessandra Stefani, Responsabile Marketing di Laminam - sono quelle fatte di chiarezza ed entusiasmo che contraddistinguono sia la nostra filosofia aziendale che questo nuovo inizio», dall’altra «possiamo rivolgerci – dice Alberto Selmi, AD di Laminam - a tutti i paesi che fanno di Mosca il loro centro commerciale. Parliamo di una regione che si estende dall’Ucraina a Vladivostok e conta 250 milioni di abitanti. Attraverso il nuovo sito industriale, Laminam può così godere di una posizione strategica, che abbatte le barriere logistiche e garantisce un maggiore livello di servizio, dando corso all’ennesima intuizione di quel Franco Stefani che continua a guardare avanti. Sembra ieri, del resto, che il Signor System inventava Laminam e si faceva riprendere mentre saltava sulle lastre prodotte dalla sua tecnologia: diciassette anni dopo «salto ancora, e questo saltare mi da’ grande soddisfazione: poi il futuro arriva da solo», dice Stefani, che ha voluto un impianto oltremodo

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innovativo, che a pieno regime impiegherà 100 addetti ed è prosecuzione ideale di quello di Fiorano, nel senso che riproduce tutte le caretteristiche del ‘modello Laminam’ su una superficie di 14mila metri quadrati «interamente dedicata alla produzione di superfici in grès porcellanato nel formato 1000x3000 millimetri, con spessore 3 e 5 millimetri, e for-

te delle tecnologie più innovative Made in Italy». Continua a ‘saltare’, insomma, il Signor System, con buona pace di quanti avevano previsto che il 2017 sarebbe stato l’anno in cui avrebbe tirato i remi in barca. «Cosa sono i remi in barca? Io, se vedo che la barca non va – chiude Stefani - i remi li butto a mare e sotto alla barca metto quattro motori».

«Un traguardo importante» Nessun dubbio per l’imprenditore Ismail Timirovich Akhmetov: «La Russia tornerà la potenza economica che era: per noi che facciamo impresa, investire in momenti come questi è un obbligo» «Raggiungiamo un traguardo importante, in un momento in cui investire è fondamentale». Ad un anno dalla firma dell’accordo con la quale ha garantito a Laminam la quota di maggioranza di ‘Laminam Rus’ Ismail Timirovich Akhmetov, imprenditore russo che ha puntato subito sulla sinergia con Franco Stefani, si gode il risultato di uno sforzo imprenditoriale importante. «Abbiamo realizzato quanto volevamo, e del resto Stefani è imprenditore che non guarda solo alle cifre, ma anche ai concetti». E il concetto è questo polo industriale cui si legano aspettative importanti. «La Russia – dice Akhmetov - saprà tornare la potenza economica di qualche anno fa: proprio perché il nostro paese vive un momento particolare, noi imprenditori non possiamo stare fermi». Quanto alle sanzioni, il Governatore dell’Oblast di Kaluga Anatoly Dmitriovich Artamanov è convinto che passeranno, ma pur rimanendo «una stupidaggine, dal punto di vista politico», a qualcosa sono servite. «Hanno aiutato le nostre fabbriche a produrre meglio, a diventare più efficienti».

da sinistra, Ismail Timirovich Akhmetov, Anatoly Dmitriovich Artamonov, Franco Stefani, Alberto Selmi

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Franco Stefani con i sindaci di Sassuolo, Scandiano e Casalgrande

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a cura di Stefano Fogliani

Design e non solo: Salone e Fuorisalone

Speciale Salone

La ‘Design week’ milanese si conferma appuntamento centrale per le eccellenze della progettazione made in italy: migliaia di proposte diventano messaggi universali, in grado di andare oltre un circuito altre volte chiuso e autoreferenziale

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uasi 350mila visitatori provenienti da 165 paesi, 2000 espositori, un migliaio di appuntamenti sparsi dentro una Milano che per una settimana diventa capitale del design mondiale. «La città, in questa settimana, è una sorta di hub: da anni del resto – spiega il designer Diego Grandi – Milano coltiva il design, lavora sulle sue potenzialità e propone messaggi sempre nuovi». Proposta, quella della settimana milanese, articolata su schemi ormai consolidati: tante novità e tanto, tantissimo glamour tra il Salone del Mobile, giunto ormai alla 56ma edizione, e la ‘Milano Design Week’. Eventi scenografici in location d’eccezione, mostre, talk e workshop hanno integrato un appuntamento che si conferma centrale, si fa forza di un’universalità che, a detta di molti addetti ai lavori, è l’esatta cifra del design. «Milano stupisce, e attrae un numero crescente di visitatori, professionali e non: l’impressione è che nemmeno la moda ‘muova’ nulla del genere, anche a livello di interesse e partecipazione». Philippe Nigro, altro designer, non ha dubbi circa la valenza di un appuntamento che non nasconde la pretesa di prendersi spazi sempre maggiori. La prova nelle nuove location che hanno trovato ospitalità in questa edizione 2017: con Design Cadorna e Isola Design District sono diventati undici i cosiddetti ‘distretti’ che tracciano le traiettorie dell’appuntamento milanese, garantendogli una

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rilevanza sociale ed economica che va oltre il contenuto specifico culturale e progettuale delle ‘design week’, spostando il punto di osservazione ben oltre l’ambito di un circuito che tende ad essere talvolta chiuso e autoreferenziale. «Universale», è l’aggettivo con il quale Nigro ha definito la proposta milanese, e proprio questo tentativo di offrire occasioni di confronto tra addetti ai lavori e non, di mettere in circolo informazioni e conoscenze («l’energia del salone», la definisce ancora Nigro) sembra poter rompere quello schema che vuole il design oggetto d’indagine dei pochi. Da tempo non è così, e la Design Week milanese sdogana il design quale fenomeno universale, «perché se la moda cambia continuamente, giusto per restare ad un confronto con un’altra proposta che caratterizza Milano, il design racconta invece il tentativo di creare qualcosa di stabile». Ne è convinto Philippe Daverio: l’anno scorso, quando lo incontrammo per il Dstretto e Ceramicanda, ci disse che «in tutto il mondo non c’è un appuntamento come questo», oggi ci racconta come «in ogni oggetto esposto c’è l’essenza del design, ovvero quel contenuto utopico attraverso il quale si prova ad immaginare quel mondo diverso nel quale ognuno vorrebbe vivere». La riconoscibilità tra soggetto e oggetto, è conseguenza necessaria, e universalizza il design rendendo la settimana milanese «qualcosa – dice ancora Daverio – di unico».

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Speciale Salone

a cura di Daniela D’Angeli

La Design Week del distretto

Cerasarda

Emilgroup

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ella Design week 2017 hanno giocato un ruolo di assoluto primo piano le aziende del distretto ceramico, confermando una tendenza già in atto da anni a presidiare direttamente la città di Milano con showroom, store e spazi espositivi collocati nelle zone strategiche della movida legata al mondo della progettazione e dell’architettura. Tanti gli eventi serali made in Sassuolo che hanno animato le serate milanesi, ma lustrini e mondanitàa parte vale la pena raccontare quanto di innovativo è stato presentato dai principali player del settore delle superfici ceramiche.Il marchio Cedit, rilanciato sapientemente dal Gruppo Florim lo scorso anno, ha presentato

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Cucine ipertecnologiche, pareti divisorie in ceramica e tanto glamour due collezioni di lastrefirmate dai designer più quotati del momento: Martino Gamper e i Formafantasma. Il primo ha realizzato la collezione “Frammenti”, basando il concept della serie di lastre ceramiche sul recupero e il ri-assemblaggio di materiali esistenti per dare vita a nuove proposte estetiche e funzionali; Andrea Trimarchi e Simone Farresin,

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Cotto d’Este

Cedit

Laminam

Cedit

alias Formafantasma, hanno invece realizzato Cromatica, una proposta di rivestimento per l’architettura d’interni, sempre su lastre, che indaga le possibilità del colore nella produzione industriale ceramica contemporanea. 6 colori declinati in due superfici, naturale e lucida. Il progetto Creativity in performance di Lea si è sviluppato in due location: la mostra In Factory di Diego Grandi e il nuovo progetto Filigrane di Philippe Nigro. L’identità della materia ha ispirato a Diego grandi il percorso che ha portato i visitatori a scoprire il processo produttivo di realizzazione delle lastre ceramiche Lea e delle rubinetterie Zucchetti.Kos. Mentre Philippe Nigro ha sfruttato

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al massimo le potenzialità della tecnologia di lavorazione ceramica per creare un disegno in filigrana, quasi un velo leggero, sulle lastre che si ispirano al marmo. Nel Cortile della Farmacia dell’Università degli Studi di Milanoi gres porcellanati di Marazzi sono stati i protagonisti del progetto AugmentedSurface dello studio Antonio Citterio Patricia Viel: attraverso un dispositivo teatrale fatto di quinte a specchio, il cortile è stato raddoppiato in due ambientazioni, pur rimanendo per metà inalterato; una illusione ottica decorata dalla ricchezza visiva e cromatica delle lastre di gres, poste sul muro dei portici e a terra, in formato 150x75cm, stampate una ad una

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Speciale Salone

Lea Ceramiche

per ottenere l’immagine finale come in un grande mosaico. Ceramica protagonista anche a Ventura Lambrate nel progetto Heart’sServicedApartments di Simone Micheli: quattro appartamenti che presentano un nuovo concept per il mondo dell’ospitalità, con spazi accoglienti, smart e interattivi. Nel realizzare l’Apartment Art, ideato per il contesto di una città d’arte, l’architetto Micheli ha scelto Marvel Gems di Atlas Concorde, superfici in gres porcellanato e rivestimenti in pasta bianca ispirati al terrazzo veneziano.Cerasarda ha invece animato lo spazio Casabella laboratorio con l’installazione “Superficie e danza tra geometria e colore”, protagoniste le superfici del progetto Abitare la Terra, ideati da Maria Luisa Brighenti; un percorso nella produzione Cersarda arricchito da una lezione di Philippe Daverio secondo il quale l’azienda reggiana “è riuscita a passare dal real estate all’architettura”. Nel nuovo showroom ai piedi del Teatro La Scala Laminam ha presentato ModulTop, una magnifica isola-cucina rivestita in lastre da 1620 x 3240 mm Cava bianco statuario venato lucidato; una cucina ultra moderna degli architetti polacchi JakubWisniewski e TomaszPietrzak, nella quale lavello, miscelatore, ripiano bar, prese elettriche ed ogni altro elemento, scompare a filo del top e viene gestito in remoto su tablet e smartphone.

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Lea Ceramiche

All’Emillab di via Savona Emilceramica ha proposto le nuove collezioni disegnate dal direttore artistico Giancarlo Macchioni: Tr3nd, cemento, legno e majolica in otto nuance di colori tono su tono, ed anche L’H, legni laccati di recupero; grande spazio inoltre al concetto di parete divisoria EcWall, design King & Miranda e sistemi per facciate esterne.

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Primo Piano

a cura della redazione

Le nuove superfici

PrimoPiano

Marazzi

L’installazione curata da Antonio Citterio e Patricia Viel rielabora le potenzialità del gres porcellanato con un allestimento di grande impatto

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n passo avanti nella lavorazione della superficie ceramica. A compierlo è Marazzi, che nel Cortile della Farmacia dell’Università degli Studi di Milano, nell’ambito della mostra “Interni Material Immaterial” (e negli spazi Marazzi di Via Borgogna) tenutasi in occasione del Fuorisalone, presenta innovativi gres porcellanati - il progetto si chiama Augmented Surface, ed è curato dallo studio Antonio Citterio Patricia Viel – arricchiti da un trattamento delle superfici mai sperimentato finora. Oltre al lavoro di ricerca per ottenere gli effetti superficiali desiderati, la sfida per gli architetti e per Marazzi è stata produrre centinaia di lastre diverse a partire da altrettanti file di stampa: Augmented Surface è infatti composta da quinte


Foto Omnia Advert e Saverio Lombardi Vallauri

a specchio alte sei metri e da lastre appoggiate, con una sorgente di luce radente dal basso. Il gres, in formato 150x75cm, è stato stampato lastra per lastra ottenendo, come in un grande mosaico, l’immagine finale. «Volevamo studiare - spiega Patricia Viel - le capacità di un materiale, il gres porcellanato, che ha potenzialità tuttora inesplorate e straordinarie, sia per gli interni che gli esterni. Oggi la ricerca è orientata a trovare modalità di trattamento delle superfici che arricchiscano in profondità e tridimensionalità le superfici e con Marazzi – aggiunge Viel - abbiamo lavorato in questi termini, elaborando un mix di diverse tecniche per ottenere degli effetti

assolutamente nuovi: e questo alternarsi di lucido, opaco e di profondità tridimensionale rappresenta qualcosa di inedito». Ceramica e design, tecnologie all’avanguardia a disposizione di progettisti che della sperimentazione sui materiali fanno un’autentica mission per un prodotto «innanzitutto bello», spiega l’ad di Marazzi Group Mauro Vandini, ma non solo. «La ricerca – dice Vandini - va nella direzione di rendere sempre più nobile il materiale ceramico. Anche abbinando tecnologie diverse: il fatto che le nostre aziende spingano al limite la ricerca sui prodotti, è un tratto distintivo, che permette alla ceramica italiana di mantenere la sua unicità».


PrimoPiano

Primo Piano

a cura della redazione

Il Gruppo Romani al Fuorisalone con Cerasarda

Colori e superfici per un’installazione di grande effetto

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l Gruppo Romani debutta al Fuorisalone, e lo fa con Cerasarda, la ceramica della Costa Smeralda, il marchio più colorato e architetturale del gruppo. Una settimana di eventi nella scenografica cornice creata da Cerasarda presso lo spazio Casabella laboratorio: in primo piano l’installazione “Superficie e danza tra geometria e colore”, che ha ospitato i colori e le superfici del progetto Abitare la Terra, ideati dalla designer e ceramista Maria Luisa Brighenti e realizzati con le innovative tecnologie del Gruppo Romani Industrie Ceramiche. Numerosi gli appuntamenti nello spazio laboratorio di via Marco Polo 13, realizzati in collaborazione con l’atelier Blumer dell’Accademia di Architettura USI di Mendrisio e presentati in anteprima dal direttore di Casabella, Prof. Francesco Dal Co, in occasione della conferenza stampa inaugurale. Tra questi anche la suggestiva performance dal titolo “140 Modi di piegare la carta”: superfici geometriche sempre diverse, create con un


unico materiale, hanno preso vita in un emozionante gioco di luci. La luce, appunto, è stata tra i protagonisti della settimana milanese di Cerasarda, grazie a Zumtobel Group, partner tecnico dell’installazione conosciuto per le sue soluzioni illuminotecniche innovative, che ha offerto una serata speciale intitolata “Oltre la materia, esperienza di luce e colore”. Un rapporto speciale lega la terra di Sardegna e Cerasarda, una storia che si è evoluta nel tempo proponendo al mondo della progettazione soluzioni innovative per l’abitare contemporaneo. «Crediamo molto nell’architettura – spiega Paolo Romani, amministratore delegato del gruppo - e nell’importanza del Fuorisalone come opportunità, per l’azienda, di mettere in mostra le proprie idee. Questa presenza non è che un primo passo per portare il Gruppo Romani verso la conquista di nuovi traguardi». Superfici colorate e tattili integrano un progetto all’interno del quale è ben evidente il ‘saper fare’ del made in Italy della ceramica, la manualità che rende unica ogni realizzazione. «Uno dei segreti della nostra capacità di creare materiali, in tutti i campi nei quali viviamo, compreso quello delle pareti, dei marmi, dei pavimenti, dei mobili... », ha detto Philippe Daverio, ospite di eccezione all’evento Cerasarda durante la Design Week milanese. «La nostra – continua Daverio - è un’architettura che sfida l’eternità. Il che presenta una conseguenza e un parallelismo: i nostri materiali per l’architettura devono sfidare l’eternità, ecco perché usiamo materiali che con il tempo migliorano invece di peggiorare; se pensiamo a certe vernici in commercio oggi, dopo una settimana sono già brutte; se consideriamo un nostro vecchio intonaco, la settimana dopo è già un po’ più umano, e dopo cinque secoli è ancora lì. Poi ci sono i materiali veri e propri, come il marmo, le terraglie, le terrecotte, e tutto ciò che è capace di sfidare il tempo. Questa capacità è uno degli elementi che

fa sì che per noi il manufatto architettonico sia qualcosa di rassicurante e protettivo». Daverio riconosce in Cerasarda un gioco di colore molto antico, addirittura pregreco, che ha una connessione con il mondo ispanico e portoghese, che si ritrova negli abiti e nei gioielli sardi e diventa tema fondamentale: “La gioiosità di queste cromie, trasferita nella vita quotidiana di oggi, è un balsamo comportamentale, qualcosa che ci rende la vita più divertente”. L’incontro tra la tradizione ceramica emiliana e l’estetica sarda sviluppa un’interessante contaminazione e “sono proprio le contaminazioni che creano la lingua attuale”, commenta ancora Daverio. La ricerca è, dunque, una scommessa sempre aperta per Cerasarda: “La sfida del futuro – conviene Romani - è effettivamente quella di realizzare materiali sempre più durevoli, che resistano nel tempo, ricreando estetiche in grado di emozionare”.


Tendenze & Design

a cura di Roberto Caroli

Maletti leader nei saloni di bellezza Danilo Maletti negli studi di Ceramicanda

«Dopo anni di delocalizzazione, si sta tornando a produrre in Italia: la qualità della nostra manodopera è un valore aggiunto». Il problema, per chi sceglie il Belpaese, resta la pressione fiscale, insopportabile

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ttantuno anni fa, i suoi genitori cominciarono producendo bigodini per capelli. Poi sono arrivati i lavatesta, le poltrone, l’arredamento tout court, dalle spa alle navi fino agli arredi per le gelaterie: la storia della Maletti conferma come il made in italy, se sostenuto da idee e investimenti, sia un valore aggiunto. E racconta, attraverso quel Danilo Maletti che oggi regge le sorti dell’azienda scandianese, un’Italia pronta ad uscire dalla crisi anche grazie ad un mercato mondiale sul quale il ‘saper fare’ italiano pesa eccome, figlio come è di tradizione e innovazione, di idee ed investimenti. «La storia della nostra azienda – racconta Danilo Maletti – è cominciata ottantuno anni fa, avviata dai miei genitori. Si producevano bigodini, poi con i primi lavatesta manuali e le prime poltroncine il business è andato allargandosi ben oltre le attività dei parrucchieri e ben oltre i confini nazionali» Fino a dove? «Fino all’intero campo dell’arredamento: alcune delle cose che ci stanno dando le maggiori soddisfazioni, oggi, sono gli arredi per le SPA e per le navi, in un’evoluzione sempre all’insegna della bellezza. Un grandissimo successo, frutto anche della collaborazione avviata con grandissimi designer, primo fra tutti Philippe Stark, un professionista il cui lavoro ha cambiato la concezione del mondo dell’arredamento» La vostra attività è fortemente internazionale: il 25% del vostro fatturato lo realizzate in Italia e il 75% nel resto del mondo, è così?

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«Sì. L’Italia resta una nazione molto importante, un paese alla moda nel quale i negozi per parrucchieri sono veramente belli. Al di fuori del nostro Paese una nazione molto importante è la Francia, patria di grandi prodotti del settore cui seguono, in ordine di importanza, altre nazioni europee. Ma non c’è solo l’Europa…» Il mondo, del resto, è grande, e certi valori sono universali… «Col tempo hanno assunto importanza anche Paesi extraeuropei, come l’Arabia. Un altro mercato molto buono è quello dell’India e, da cinque anni a questa parte, abbiamo poi aperto filiali e succursali in America del Sud, un bacino dalle potenzialità enormi visto il numero di abitanti, trecento milioni, e vista la sensibilità nei confronti del valore della bellezza, specie in luoghi come il Brasile. Devo anzi dire che da questo paese, in cui per tradizione culturale la donna cura molto la sua bellezza e dove sono importanti attività come pedicure e manicure, ho ripreso un’idea di cura del corpo che va oltre il capello e che sto utilizzando per allargare il campo del nostro lavoro, adattando i negozi alla cura globale del corpo» E’ un business in continuo divenire, il vostro… «Stiamo per aprire uno stabilimento diretto in America del Nord, dove fino ad ora eravamo presenti esclusivamente con dei distributori» Come si è evoluto, nel tempo, l’arredamento per parrucchieri? Oggi è un arredamento minimale o va alla ricerca di colori e vivacità? «Personalmente sono contrario al bianco e nero; però molti lo chiedono, perchè è più semplice. Ciononostante continuo a ritenere, in base anche alla nostra esperienza, che l’arredamento per parrucchieri non sia un tipo di arredamento minimalista come del resto non lo è l’attività stessa del parrucchiere. Se noi guardiamo il modo di vestire e il modo di vivere di un parrucchiere... troviamo che è tutt’altro che minimalista. Per cui dal punto di vista del design ha anche bisogno di un arredamento forte, potente. Abbiamo potuto constatare che quando si è cercato di proporre stili di arredamento semplice... non sempre hanno avuto successo. Le ultime linee che abbiamo lanciato hanno connotazioni romantiche, con colorazioni legate al mondo della moda: in questo mondo caratterizzato anche da paure come quella degli attentati, le persone hanno bisogno di sognare; e stanno avendo un grandissimo successo, conferendoci una importante visione a livello mondiale» Non solo parrucchieri, tuttavia: ci risulta che oggi la Maletti, attraverso una collaborazione con Pregel - ditta anch’essa guidata da uno scandianese - allestisce arredamenti per parrucchieri con annessi gelato e granita di caffè: è così? «Esatto. Si tratta della nostra più recente idea. Per quanto riguarda le collaborazioni con le realtà locali... queste erano già iniziate tempo fa con le realtà ceramiche. Ora cercavo qualcosa di diverso. Sono convinto che una donna debba essere bella anche attraverso una certa tipologia di alimentazione; e ho pensato agli ottimi gelati della Pregel, anche per offrire un servizio globale. La proposta di installazione di questo bar-gelato ha avuto un successo strepitoso: quasi tutti i franchising mi hanno telefonato per averlo» Gira voce che la Pregel abbia intenzione di realizzare un franchising nel mondo, con negozi e gelaterie personalizzate...

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«Di questo dovreste parlare con la famiglia Rabboni. Io posso dire che hanno questa intenzione e che probabilmente i nostri architetti disegneranno, prossimamente, gli arredi per questi franchising, formula nella quale siamo molto forti: i più grandi franchising del mondo lavorano con il Gruppo Maletti» Il vostro settore, rivolto al commercio e al lusso, può dirsi ormai proiettato fuori dalla crisi economica? «Penso proprio di sì. Credo il momento di crisi sia passato. La fase di caduta, con perdita di fatturato, c’è stata, ma dopo le cose sono cambiate. L’anno scorso è andata benino, quest’anno ancora meglio, con una ripresa del più venti per cento. Non saprei dire se questo sia dovuto agli articoli nuovi che abbiamo prodotto, ma mi sento di dire che quando c’è ripresa per Maletti c’è ripresa per tutti: il mercato è aperto» Ed è più facile programmare e investire… «Diciamo che in questo momento stiamo guardando al futuro in maniera rosea» Sessanta milioni di euro di fatturato: con quali prospettive? «Il lavoro di semina in America latina è terminato e sta dando molte soddisfazioni. Penso che nei prossimi anni il fatturato possa anche aumentare: stiamo lavorando sull’America settentrionale e nel prossimo mese decideremo se acquistare una società o aprire un ufficio diretto» E’ ancora così difficile produrre in Italia? «C’è, di recente, un netto ritorno alla produzione in Italia. Molti sono andati a produrre all’estero, anche noi… Cina, Romania, Tunisia... Ma stiamo ritornando in Italia, perchè la qualità che è in grado di garantire la manodopera del nostro Paese non ha eguali. C’è però sicuramente un problema, e molto serio: un’azienda non può pagare l’ottantacinque per cento di tasse. Come si fa, in questo modo, a investire? In Inghilterra un mio concorrente paga il trentatrè per cento....».

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NEWS

Aziende

LA EX SADON AL GRUPPO RONDINE Rondine Group ha acquisito lo stabilimento della ex ceramica Sadon di Vetto. Nell’ambito della procedura fallimentare della Sadon, Rondine Group ha infatti presentato l’unica proposta di acquisto. Si chiude quindi nel modo auspicato anche dagli amministratori locali il percorso avviato a settembre, quando Rondine spa aveva presentato una proposta per l’acquisizione a titolo definitivo del ramo d’azienda. Già dal 2010, del resto, il gruppo guidato da Lauro Giacobazzi aveva preso in affitto il settore produttivo e commerciale dello stabilimento ex Sadon.

IL GRUPPO PORCELANOSA INAUGURA IL SUO NUOVO ASSOCIATE A PANAMA Porcelanosa ha riaperto il suo showroom a Panama insieme all’azienda EUROCER. La Associate Porcelanosa nella capitale della Repubblica di Panama, collocata nel quartiere del design, consiste in uno showroom innovativo di 300 metri quadri, distribuiti su due piani, nei quali trarre ispirazione da un’accurata selezione delle ultime tendenze di pavimenti e rivestimenti ceramici, materiali naturali, cucine, bagni e soluzioni costruttive.

2016, RECORD STORICO DI FATTURATO PER PANARIAGROUP L’Assemblea degli Azionisti di Panariagroup ha approvato il bilancio d’esercizio della Società relativo all’esercizio chiuso al 31 dicembre 2016. In un contesto economico in tendenziale miglioramento, in cui l’economia mondiale ha continuato la crescita avviatasi nel 2015, anche se con un ritmo di sviluppo non omogeneo nella varie aree, il Gruppo ha beneficiato appieno della sua connotazione internazionale con ottimi risultati di crescita del volume d’affari e della redditività. Il fatturato raggiunto rappresenta il record storico per Panariagroup, con una distribuzione geografica delle vendite più bilanciata rispetto al passato e con un maggior presidio su tutti i principali mercati mondiali del comparto ceramico. Questo miglioramento si è tradotto in una crescita dei ricavi di 34,1 milioni di Euro (+10% rispetto al 2015) in un incremento del Margine Operativo Lordo di 10 milioni di Euro (+32%) e in una crescita di 5,3 milioni di Euro dell’Utile Netto, oggi pari a 11,2 milioni di euro.

MARAZZI-EMILCERAMICA: IL CLOSING Marazzi ha perfezionato lo scorso 5 aprile l’acquisizione, annunciata lo scorso 20 gennaio, del cento per cento del capitale di Emilceramica di Fiorano. Il closing dell’operazione è arrivato a seguito della ricezione del nullaosta delle competenti autorità antitrust. «Siamo molto soddisfatti dell’accordo raggiunto. Insieme alla capogruppo Mohawk – ha commentato l’AD di Marazzi, Mauro Vandini – abbiamo intrapreso un percorso di crescita e di rilevanti investimenti nel distretto e, con questa operazione, riteniamo il nostro gruppo rafforzi il proprio posizionamento di leadership e la propria capacità di innovazione sul prodotto ceramico». «L’ingresso in un Gruppo di dimensioni più grandi e fortemente internazionalizzato – ha aggiunto l’AD di Emilceramica Sergio Sassi – è certamente la scelta più opportuna per dare alla nostra azienda un futuro di sviluppo. Marazzi ha trovato in Emilceramica una realtà di valore perfettamente sinergica con le proprie strategie industriali e commerciali».

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CEDIT SI AGGIUDICA IL “RED DOT AWARD: PRODUCT DESIGN 2017”

prodotti e produttori www.ceramicanda.com redazione@ceramicanda.com

MCP COMPRA LA FABBRICA

Il marchio CEDIT – Ceramiche d’Italia si conferma protagonista del design mondiale. Il prodotto “Castello” della collezione “Storie”, firmata dai designer Giorgia Zanellato & Daniele Bortotto, ha conquistato il “Red Dot Award: Best of the Best” nella categoria “Product Design 2017”, uno dei più importanti e storici riconoscimenti a livello mondiale per il design. Anche per questa edizione, il prestigioso concorso ha premiato le proposte più originali e interessanti per design e innovazione, provenienti da 54 paesi. Una giuria composta da 40 esperti di fama internazionale ha valutato oltre 5500 prodotti, assegnando alla collezione “Storie” l’importante titolo. Un esemplare del prodotto CEDIT sarà esposto nel Red Dot Design Museum di Essen. Ad un anno esatto dal rilancio da parte di Florim – avvenuto in occasione del Fuorisalone 2016 – il marchio continua l’ascesa e conferma la propria forza come sinonimo di design oltre che di prodotto ceramico di altissima gamma.

MAPEI RAFFORZA LA SUA PRESENZA SUL MERCATO SUDAMERICANO Il Gruppo Mapei ha acquisito la società Productos Bronco S.A. entrando così nel mercato colombiano. L’acquisizione della società, con sede nella località La Estrella a Medellín, rientra nella strategia di internazionalizzazione del Gruppo Mapei: maggiore vicinanza alle esigenze locali e ottimizzazione della logistica. Fondata nel 1983, Productos Bronco S.A è specializzata nella produzione di impermeabilizzanti, sigillanti e finiture, gode di una riconoscibilità sul mercato di riferimento per la qualità dei suoi prodotti, per il servizio al pubblico e per una efficiente rete distributiva. Con questa acquisizione, Mapei rafforza la sua presenza sul mercato sudamericano, tra i più promettenti, dove la Colombia si distingue per gli interessanti tassi di crescita e gli alti standard qualitativi. La gamma dei prodotti Bronco sarà ampliata con l’introduzione di alcuni prodotti Mapei e la struttura societaria verrà potenziata soprattutto negli aspetti tecnici, per beneficiare appieno delle sinergie con il Gruppo Mapei.

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Decolla il polo della ceramica di alta gamma italiana. Il fondo di private equity MPC II ha firmato l’acquisizione de La Fabbrica, azienda di Castel Bolognese, per consolidare la leadership del Made in Italy nel settore e puntare fortemente sui mercati esteri. A partire dagli Usa, dove Italcer, il veicolo usato per l’acquisizione, darà il via in autunno a un impianto di produzione 4.0 negli Stati Uniti per “consolidare e sviluppare la presenza del gruppo”. Ad affiancare Mandarin Capital Partners c’è, come noto, Graziano Verdi. La Fabbrica, più di 41 milioni di euro di fatturato e un’ottantina di dipendenti, detiene anche il brand Ava. Attorno a Italcer-La Fabbrica, che fa da catalizzatore per sviluppare massa critica, ci sono altre operazioni in arrivo. A fine 2017, il polo della ceramica potrebbe già contare su oltre 100 milioni di fatturato dando lavoro a 350 dipendenti.

FRANCESCO BERGOMI ALLA DIREZIONE DI ASSOPOSA Francesco Bergomi, milanese, 60 anni, è il nuovo Direttore di Assoposa. Dopo una lunga esperienza nel sistema di Confindustria durata 31 anni, gli ultimi dieci dei quali all’interno di Confindustria Ceramica dove era responsabile del Servizio Formazione e Sicurezza sul Lavoro, Bergomi è passato ad Assoposa e ne è stato nominato Direttore. Assoposa, l’associazione professionale dei posatori e dei rivenditori specializzati nella posa della ceramica, è stata costituita in occasione di Cersaie 2013 allo scopo di qualificare la posa italiana. Oggi conta 400 soci.

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PrimoPiano

Primo Piano

a cura della redazione

Gruppo PORCELANOSA Projects: l’esclusivo studio medico Pulcini Lab a Roma, in Italia Un innovativo progetto per il design d’interni, realizzato dall’architetto Giorgio Carta e a cui ha contribuito anche il Gruppo PORCELANOSA

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ggi scopriamo un esclusivo ed elegante studio medico, il Pulcini Lab, situato in una capitale europea, Roma. Un progetto degno di nota per il design d’interni molto curato, realizzato dall’architetto Giorgio Carta e a cui ha contribuito anche il Gruppo PORCELANOSA. Carta si è affidato a sei delle aziende che formano il Gruppo nella progettazione degli ambienti particolari del centro medico, caratterizzati da uno spirito emozionale e una grande ampiezza e luminosità. Come voleva esprimere l’architetto, spesso gli studi medici si presentano come ambienti freddi e anonimi, con scarso calore. Per questo motivo Giorgio Carta ha concentrato i suoi sforzi nel ridare la dimensione emozionale agli spazi, con l’obiettivo che questi possano influire più positivamente sullo stato fisico e mentale dei pazienti. In qualsiasi momento di questo progetto è stato rispettato il principio della funzionalità, con un importante valore scenico. La reception Tutte le aree del Pulcini Lab di Roma hanno una marcata impronta moderna che spicca con maggiore forza nella zona della reception e della sala d’attesa. Il soffitto si apre come un ventaglio avvitato su tre cilindri e che converge sopra il bancone. I fasci di luce escono dalle pareti e si uniscono nei cilindri, dove si raggruppano per poi diffondersi. Risalta l’uso


dell’illuminazione a Led, che si estende anche nei corridoi, definendo gli spazi e le forme. Per quanto riguarda i materiali, nell’ingresso troviamo il gres porcellanato tecnico Soul di Urbatek in due versioni, Soul Frost e Soul Stone, entrambi con finitura lucida. Questa piastrella ceramica tutta massa è particolarmente indicata per questa zona per il suo aspetto classico ispirato al marmo, in contrasto con l’aspetto avanguardista dello spazio, oltre che per essere altamente resistente e duratura persino in ambienti ad alto transito. La serie Soul Stone, invece, è stata scelta per i rivestimenti, insieme al mosaico vitreo Harmony Strip Coltan di L’Antic Colonial; per il pavimento è stato posato il Soul Frost Lucido. Da notare nel pavimento,  la lastra romboide in marmo inserita con il logo dello studio, dai cui angoli partono quattro linee, di cui due sono gli assi che percorrono i corridoi. Le sale Le sale del Pulcini Lab sono ampie e sobrie, possiedono la calma e la serenità conferita dal colore bianco predominante. In queste zone si è scommesso su una grande sensazione di leggerezza, utilizzando vetro e materiali ispirati al marmo per ottenere grande luminosità. Come pavimento è stato nuovamente selezionato il porcellanato tecnico Soul Frost di Urbatek, combinato, in ogni sala, con rivestimenti ceramici decorati. L’obiettivo era dotare di originalità e dinamicità il design d’interni in maniera pacata e delicata, senza alterare la percezione dei pazienti. In concreto, i rivestimenti ceramici scelti sono stati il rivestimento decorativo Menorca Hojas Bianco di Porcelanosa e le serie Bluebell White, Suede White Matt e Liz White di Venis. Il bagno In linea con il resto degli ambienti, il bagno dello studio medico Pulcini Lab è stato progettato in maniera esclusiva e originale ma allo stesso tempo sobria e pacata. Per ottenere questo effetto si è optato per una combinazione di vari rivestimenti: il mosaico Forest Carrara Bianco e il rivestimento ceramico effetto marmo Carrara Bianco, entrambi di Porcelanosa. Noken, dal canto suo, ha contribuito con un arredobagno innovativo e altamente tecnologico: la rubinetteria monocomando

Mini Sani, il sifone Hotels e la rubinetteria da doccia monocomando da incastro NK Concept. L’ultima delle aziende del Gruppo PORCELANOSA che ritroviamo in questo progetto dell’architetto Giorgio Carta è Butech. Le sue soluzioni costruttive hanno offerto al Pulcini Lab degli innovativi sistemi di traverse autolivellanti, come anche materiale di giuntura per le piastrelle ceramiche: Colorstuk ed Epotech Crystal. Inoltre, per abbellire ancora di più le finiture ceramiche, l’azienda ha proposto i suoi profili tecnici e decorativi,  in particolare il modello Part Latón Cromado. Si tratta di un progetto unico, con un carattere emozionale e capace di salvaguardare la pace decorativa richiesta dal paziente di una clinica.


Economia

a cura della redazione

Costruzioni, la ripresa arriva davvero? Il 2017, stando ai dati dell’Ance che rivede al rialzo (da -1,2% a + 0,8%) le stime di luglio, potrebbe segnare un’inversione di tendenza dopo anni di grandi difficoltà: permangono tuttavia grossi problemi a livello occupazionale MARZO - APRILE 2017

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l 2016 fu definita ‘un’occasione mancata’, ma il 2017 potrebbe rappresentare ‘l’anno della svolta’. Non forse per l’intero sistema paese, ma probabilmente per il settore delle costruzioni, che resta comunque uno dei comparti che trainano, da sempre, l’economia del made in Italy, come ben sottolineato dall’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori. «La ripresa dell’economia italiana continua ad essere fragile e di intensità contenuta», scrive infatti l’ufficio studi dell’associazione dei costruttori a proposito del 2016, aggiungendo come «emerge un quadro ancora incerto e non sembrano sussistere le condizioni per un’effettiva ripartenza». Ma si legge anche come il 2017 potrebbe segnare una possibile inversione di tendenza. Dopo i toni dimessi del 2016, infatti, l’Ance prevede, per il 2017, “un aumento dello 0,8% degli investimenti in costruzioni”, correggendo al rialzo le previsioni estive, che

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Economia

per il 2017 indicavano una flessione dell’1,2% e incastrando il secondo saldo positivo del biennio. Modesto, come detto (+0,3%) quello di fine 2016, decisamente più marcato quello del 2017, non foss’altro perché sovverte stime negative risalenti a soli sei mesi fa. La ripresa dietro l’angolo? «Il 2017 – si legge sul rapporto dell’Ance - potrebbe rappresentare l’anno di ripresa per il settore». La previsione dell’Ance è, come detto, di un aumento dello 0,8% in termini reali

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(+1,8% in termini nominali) degli investimenti in costruzioni e l’analisi «tiene conto dell’impatto sui livelli produttivi delle misure contenute nella Legge di Bilancio 2017 finalizzate al rilancio degli investimenti infrastrutturali ed al rafforzamento degli incentivi fiscali esistenti, con particolare attenzione agli interventi di messa in sicurezza sismica e di efficientamento energetico». Grandi aspettative vengono infatti legate, si legge sul rapporto «all’aumento delle risorse stanziate per le opere pubbliche:

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+23,4% nel 2017 rispetto all’anno passato». L’attuazione di tutte le misure previste consentirebbe di ottenere 1,7 miliardi di investimenti aggiuntivi nel settore nel 2017, con un +1,9% per le opere pubbliche, un +1,4% nel recupero abitativo e un +0,3% nel comparto non residenziale, a dare ulteriore impulso ad una ripresa che ha già coinvolto il mercato italiano della casa. La riqualificazione come fattore di crescita Se anche per il 2016 gli investimenti nella nuova edilizia residenziale è negativa e pari al -3,4% in termini reali rispetto al 2015, «gli investimenti in riqualificazione del patrimonio abitativo – scrive l’Ance - confermano la dinamica positiva degli anni precedenti, giungendo a rappresentare il 37% del valore degli investimenti in costruzioni». E, rispetto al 2015, per gli investimenti in tale comparto si stima una crescita dell’1,7% in termini reali, sostanzialmente in linea con quella rilasciata nell’Osservatorio, che tiene conto del potenziamento degli incentivi fiscali per le ristrutturazioni edilizie e per l’efficientamento energetico previsti dalla Legge di Stabilità per il 2016 e confermati dalla Legge di Bilancio, per tutto il 2017. In crescita anche gli investimenti privati

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in costruzioni non residenziali, che nel 2016 segnano un aumento dello 0,8% in termini reali e la stima, «leggermente migliorata» rispetto a quanto l’Ance aveva rilasciato a luglio scorso (+0,2%), «tiene conto del migliorato contesto economico del Paese». Lo scenario La Legge di Bilancio, si legge sul documento del’Ance, «rivolge grande attenzione all’edilizia e prevede misure che, se pienamente attuate, potranno sostenere la ripresa degli investimenti pubblici e privati nei prossimi anni». Il riferimento è, tra gli altri, al Fondo per gli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale e industriale del Paese previsto dalla Legge di Bilancio, che dovrebbe avere un impatto positivo sull’attività nel settore già a partire dal 2017. «Un ulteriore impulso agli investimenti potrebbe, inoltre, derivare dalla proroga per cinque anni (2017-2021) della detrazione Irpef/Ires delle spese sostenute per interventi di messa in sicurezza statica delle abitazioni e degli immobili a destinazione produttiva, situati nelle zone ad alta pericolosità sismica» che tuttavia, nell’immediato, dovrebbe avere effetti ancora contenuti. Più importante, quanto a riflessi sulle costruzioni, «la confer-

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Economia

ma della proroga, fino a dicembre 2017, del potenziamento al 50% della detrazione per le ristrutturazioni edilizie e della detrazione del 65% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici» Il neo: occupazione e imprese in negativo Non si ferma, nonostante previsioni moderatamente incoraggianti, l’emorragia a livello occupazionale.

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Il 2016 scrive infatti un -4,9%, onda lunga di una ‘fuga’ cominciata nel 2008 che ha visto le costruzioni perdere quasi 600mila posti di lavoro. E che, ovviamente, viene da lontano, ovvero dalla flessione numerica delle imprese. Erano quasi 630mila, nel 2008, oggi sono 100mila in meno per un -16% che ha colpito, paradossalmente, quelle con più di 50 addetti, che si sono ridotte di quasi un terzo.

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Intervista

a cura di Roberto Caroli

Panariagroup cresce in doppia cifra

Emilio Mussini negli studi di Ceramicanda

Fatturato record per il Gruppo guidato da Emilio Mussini. «Il riassetto organizzativo e gli investimenti – dice – sono stati fondamentali: la produttività va di pari passo con il rinnovamento»

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Dopo una transizione non semplice, il cda ha approvato il bilancio del 2016 che, devo dire, è ottimo». Cresce a doppia cifra, Panariagroup, ed il Presidente Emilio Mussini non nasconde la sua soddisfazione. «Abbiamo reimpostato – dice Mussini - un percorso di rinnovamento che in tre anni ci ha portato a grandi risultati» Ovvero? «Un fatturato da record, pari a 377 milioni di euro, con un incremento del 10%, cui si aggiungono le buone performances degli altri indicatori, e un utile netto di 11 milioni che ci ha permesso di distribuire anche un dividendo agli azionisti» Merito del mercato che ricomincia a ‘girare’ o di quanto fatto all’interno di Panariagroup in questi ultimi anni?

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«Il mercato senza dubbio aiuta, e la situazione, per il prodotto ceramico di alta qualità, è senza dubbio favorevole. Ma il perdurare della crisi lo abbiamo affrontato nel modo giusto: con un riassetto attraverso il quale abbiamo messo mano alla governance e al management con nuove risorse che si sono accollate responsabilità ancora oggi condivise e integrate con la guida ‘storica’ del nostro gruppo» Sono in previsione nuovi investimenti, visti i risultati con cui Panariagroup chiude il bilancio? «Quello degli investimenti è un capitolo che non sarà mai chiuso, e del resto abbiamo investito anche quando la crisi era più accentuata. Il rilancio di Panariagroup è passato infatti anche da investimenti molto rilevanti. Nell’ultimo anno, per dire, abbiamo investito 37 milioni di euro e sappiamo che dovremo investire ancora: le tecnologie cambiano e la produttività va di pari passo con il rinnovamento» A proposito di tecnologie e impianti: chi li sceglie, il tecnico o l’imprenditore? «Entrambi, almeno per quella che è la mia esperienza. L’imprenditore deve conoscere il business nel suo complesso, ma la conoscenza delle performances dell’impianto è propria del tecnico. Se il tecnico sceglie, l’imprenditore deve avere la capacità di ‘leggere’ il futuro e la prospettiva di tali scelte» Nel frattempo, è cominciata la stagione delle fiere…

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«E quelle di primavera sono molto importanti per il nostro settore. Non sono forse paragonabili al Cersaie, che ha un impatto che si riflette ben oltre la settimana in cui si celebra, ma hanno una connotazione tattica ben precisa, anche perché sono le fiere di riferimento di mercati strategici per la piastrella» Russia, ma soprattutto USA… «Il mercato statunitense si è rilanciato in modo prepotente: è uscito prima dell’Europa dalla crisi e ha agganciato per tempo una ripresa della quale si è avvantaggiato senza dubbio anche la ceramica, sia quella che esporta dall’Italia sia quella che negli USA ha avviato unità produttive» Trump, Putin, Gentiloni: da imprenditore chi preoccupa di più Mussini? «Credo si possa dire che mai come in questo periodo le dinamiche economiche non sono necessariamente agganciate alle leadership politiche. Cambiamo gli uomini, ma i sistemi bene o male sono quelli: Trump ha molto da dimostrare, ma non credo le sue politiche altereranno più di tanto l’attuale andamento degli USA. E Putin c’è sempre stato, sia quando la Russia andava male, sia quando andava bene. E c’è oggi, quando il mercato sta recuperando, a prescindere dalla leadership» Lei è stato Presidente di Lea, oggi di uno dei gruppi leader del settore ceramico: nostalgie o rimpianti? «La nostalgia è legata solo al tempo che è passato, e al fatto che parliamo di tempi, quelli in cui ero Presidente di Lea, nel corso dei quali il mercato garantiva ben altre prospettive rispetto

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ad oggi. Il mestiere di imprenditore è cambiato, ma fare impresa resta un grande stimolo e una grande sfida» Non capita di invidiare chi, anche nel suo gruppo, lavora le sue otto ore e poi ‘stacca’? «Ogni professione richiede impegno e dedizione. Possiamo dire che fare impresa comporta il fatto che i problemi ti accompagnano ovunque, ma in un certo senso ogni imprenditore cerca questa dimensione di sfida continua» Dove va l’estetica di prodotto nel 2017? «Ormai abbiamo diviso i prodotti per categorie – legni, marmi, cementi – e l’evoluzione, oggi, deve catturare non tanto la tendenza produttiva, quanto quella del mercato e del progetto. Noi facciamo superfici ma progettisti, architetti, designers rinnovano sistematicamente forme, sagome, colori, ambienti. Noi produttori dobbiamo allinearci a queste nuove tendenze, elaborare superfici che abbiano una coerenza con le richieste del costruire e dell’abitare contemporaneo» Quella del prodotto unico è logica superata? «La caccia all’inedito, visto il punto in cui è arrivata la ricerca mi sembra velleitaria: l’aspettativa del consumatore è legata ad atro» Ovvero? «Al bello, alla piacevolezza, alla durevolezza anche dal punto di vista dell’estetica. Il tema della ricerca deve muovere su questo piano: occorre da una parte conoscere la ceramica ma anche l’ambito di ricerca in cui la ceramica stessa si muove. E di creare assonanze, le maggiori possibili, con tutti gli altri materiali utilizzati dalla progettazione contemporanea».

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MOLTO PIÙ RESISTENTE (MENO CONTESTAZIONI) Contrariamente a quanto accade nel caso delle tradizionali lavorazioni delle superfici ceramiche la finitura supergloss aumenta la resistenza alle macchie. Questa è da intendersi sia come una ripulibilità della superficie da pedate e macchie di vario genere, sia come resistenza all’attacco acido e all’usura determinata dal calpestio nel tempo.

MOLTA PIÙ RESA PRODUTTIVA (MENO SCARTO) Normalmente i processi di lappatura a campo pieno comportano un declassamento di oltre il 15% dovuto ad imperfezioni della superficie durante le lavorazioni. Con il trattamento supergloss la percentuale di declassamento si riduce drasticamente favorendo un innalzamento del livello di produttività.

+10%

L A P PAT U R A S U P E R G L O S S R E S A 9 2 / 9 5 %

L A P PAT U R A T R A D I Z I O N A L E R E S A 8 0 / 8 2 %

MOLTO PIÙ LUCIDA (GLOSS >90) L’innovativa finitura superficiale supergloss è in grado di aumentare notevolmente il livello di lucentezza oltre i 90 punti di gloss.

MOLTO MENO SCIVOLOSA (BCRA >40) Migliorato il GRIP sulle superfici lavorate con SUPERGLOSS superando abbondantemete i valori minimi richiesti dalle norme BCRA.

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Aziende

a cura di Roberto Caroli

Ceramica Sant’Agostino: «Finalmente ci siamo rialzati»

Filippo Manuzzi

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Ci siamo rialzati…». A cinque anni dal terremoto del maggio 2012, Ceramica Sant’Agostino celebra il ritorno alla normalità. Le difficoltà, vuole la saggezza popolare, aiutano anche a crescere, ed è facile sia stato anche questo assunto a guidare la lunga marcia del gruppo ferrarese verso quella che è sempre stata la sua dimensione. «Dopo quel giorno del 2012 – dice Filippo Manuzzi - Sant’Agostino ha finalmente ultimato la ricostruzione. Impiantistica e, diciamo… morale, a 360 gradi. E’ stato un colpo duro, dal quale siamo però ripartiti immediatamente» Quanto è stato difficile ricominciare? «Non sono mancati, nel breve periodo, i problemi organizzativi e commerciali, ma nel medio termine erano già superati brillantemente» Con l’acquisto della pressa per realizzare le grandi lastre, la finalità è quella di collocarsi sul mercato dei grandi formati o quello di creare dei sottomultipli?

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A cinque anni dal sisma del 2012, Filippo Manuzzi racconta la rinascita del gruppo ceramico ferrarese. «Ricostruzione ultimata, anche – dice Manuzzi – a livello…. morale» «Principalmente quella di creare dei sottomultipli. Sant’Agostino è un’azienda orientata principalmente al residenziale di alta gamma e al commerciale di valore. Crediamo ci sia spazio, a livello di mercato, per il mondo delle grandi lastre, ma crediamo anche che ognuno debba occuparsi di quello che è più bravo a fare. Noi facciamo ceramica di qualità, in grandi formati, con altissime fonti di ispirazione e altissime tecnologie... e su questo vogliamo puntare, concentrarci, per rilanciare tutti i nostri prodotti e i nuovi formati» Oltre al terremoto, avete dovuto fare i conti anche con lo stallo del mercato italiano, sul quale eravate fortemente sbilanciati... «Da anni, e già prima del 2012, abbiamo operato un ribaltamento completo delle quote di mercato. Il mercato italiano rimane per noi, in termini percentuali, quello più importante, per motivi storici legati alle caratteristiche dell’azienda. E anche se è sceso sotto la quota del trenta per cento, conti-

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La nuova sede

Il cantiere

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nuiamo a puntarci, perchè un’azienda che vuole essere forte nel mondo deve esserlo a cominciare dal mercato domestico» Al mondo, tuttavia, non smettete di guardare: al Coverings la vostra presenza si è fatta notare... «Ci siamo presentati a Orlando con uno stand di 110 metri quadrati e con sette novità completamente diverse una dall’altra. Il payoff che abbiamo scelto, ‘A ognuno il suo’, voleva sottolineare la trasversalità dell’offerta» Si parla poco di Cuba, come mercato contendibile: potrebbe diventare meta del turismo americano e il discorso, per la ceramica italiana, si farebbe interessante... «Al momento non abbiamo rapporti commerciali, ma ci sono alcuni distributori dell’area della Florida che potrebbero avere le giuste ‘connection’ per incaricarsi eventualmente della distribuzione o della specificazione del nostro materiale a Cuba» Dopo la pressa per i grandi formati, qual è il prossimo obiettivo, in termini di investimento? «Non si tratta solo di una pressa ma di un’intera linea produttiva. Per quanto concerne le nuove sfide, prevediamo di saturare la nuova produzione e magari anche di cominciare ad affrontare il mercato in maniera

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trasversale, non mettendo la distribuzione in secondo piano, ma semmai affiancando alla distribuzione stessa un’attività di promozione attraverso key account» Vi sentite più fortunati ad essere fuori dal distretto? «Essere fuori dal distretto comporta vantaggi e svantaggi. Sicuramente l’indipendenza, prima di tutto mentale, cui siamo stati obbligati in termini di scelte imprenditoriali e di ricerca sul prodotto, possono averci aiutati, in questi cinquant’anni, a conseguire una forte identità. Ci sono poi anche dei limiti. Ci rendiamo magari conto con un po’ di ritardo di quali siano i ‘sentiment’ del settore... Però oggi, con le tecnologie informatiche, ottanta chilometri non sono niente. Diciamo che ci sentiamo più parte del distretto di quanto potevamo essere quindici o vent’anni fa» In realtà nel distretto ci siete... Coem Fioranese è una bellissima realtà... «E’ una realtà gestita molto bene, che negli ultimi anni ha cambiato completamente pelle da ogni punto vista: numeri, produzione, bilanci, crescita, parco clienti. Rappresenta un modello di gestione, dal punto di vista operativo e commerciale, completamente separata, ma che si giova, naturalmente, di forti sinergie da un punto di vista produttivo e gestionale».

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Intervista

a cura di Roberto Caroli

Giancarlo Capitani: il re delle mattonelle ‘scondite’

Giancarlo Capitani,

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u chiamale, se vuoi, ‘mattonelle scondite’. La ceramica strizza l’occhio alla progettazione e dell’architettura e il made in italy della piastrella rincorre, spingendo l’innovazione tecnica ed estetica al limite, il prodotto unico e l’alto di gamma, ma c’è ancora chi persegue politiche di prodotto opposte e complementari. Quelle che vedono uscire dai forni le ‘piastrelle scondite’, appunto. «La definizione è del mio amico Claudio Lucchese, numero uno di Florim: lui rappresenta un grande gruppo che da’ lustro al made in italy della ceramica con qualità, innovazione, marketing, io faccio un made in italy di volumi», spiega Giancarlo Capitani, numero uno di ITA che con la sua azienda – stabilimenti a Fiorano e Salvaterra – guarda al mondo della piastrella con gli occhi disincantati di chi quel mondo lo bazzica da tempo. «Mi ero laureato in lettere straniere, cominciai alla Ragno della signora Afra Giacobazzi. Ai campioni, poi l’ufficio oltremare e da lì – dice - il mondo» Quanto è contata una laurea del genere? «Tanto: questione anche di curiosità, la stessa ha fatto grande un distretto che non ha mai avuto paura del mondo. Per la Ragno sono stato ovunque, ma anche quando, in Australia più di trent’anni fa, lessi un cartello che

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Dice di fare un made in italy «di volumi», il numero uno di ITA, e va controcorrente. «La signora Maria – dice - non apprezza i voli pindarici e i forni sono impianti industriali, che devono, appunto, sfornare» recitava Rome 20000 km, non mi sono mai sentito lontano da quello che volevo fare. La signora Giacobazzi, del resto, sapeva trarre da ognuno il meglio di se, e metterti a tuo agio nel fare una cosa che sentivi di fare con successo. Dava una carica enorme…» E quella carica ha portato lontano Capitani…. «Vero: ma nel 1982, quando mi dimisi per fondare la mia prima azienda, e vidi i cancelli della Ragno chiudersi alle mie spalle mi sembrò di andarmene di casa…» Le chiacchiere da bar le ascrivono un record, ovvero un ordine da due milioni di metri quadri….

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«Storia vera, invece. Era il 1984, fu L’ICE di Singapore a definirlo un record. Parliamo di 13 miliardi di lire: un affare non male…» Più difficile farli oggi, numeri del genere… «Sassuolo, 40 anni fa, valeva il 40% della produzione mondiale, oggi vale dieci volte meno. ll cambiamento è anche in questi numeri, ma non mi sembra Sassuolo abbia perso la voglia di dire la sua. Anche facendo, come faccio io, mattonelle scondite» Ovvero? «Non hanno marketing, non hanno costi di promozione, non hanno infrastrutture o reti commerciali inadatte ad un prodotto, appunto, scondito. La signora Maria non apprezza i voli pindarici e i forni sono impianti industriali, che devono, appunto, sfornare» Lei va controcorrente…. «Non ho una struttura adatta alla nicchia….» Quindi la grande lastra da 1 metro per 3 non le interessa… «Sullo scondito è un formato sul quale non ho mercato. Lo fanno, ovviamente scondito, già indiani e cinesi. Noi, e parlo delle mie aziende, dobbiamo fare buone mattonelle, con tecnologia e look italiani, e venderle ad un prezzo che risponda alle aspettative del

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mercato. L’aumento produttivo registrato dal made in italy della ceramica lo si deve anche a quei prodotti medi che hanno permesso alla nostra piastrella di riprendersi su mercati come Francia e Germania» Prodotti medi, prezzo anche…. «Non è il prezzo che fa il made in italy. Il made in italy è un sistema integrato di immagine e produzione, dove l’immagine serve a tanto ma non basta: noi italiani siamo capaci di fare piastrelle e macchine, ma siamo soprattutto capaci di fare squadra, all’interno delle nostre aziende, come nessuno nel mondo. C’è chi ha fatto del brand un asset strategico, chi punta sui fattori produttivi, ma in un caso e nell’altro è la squadra che deve funzionare» Anche con le ‘scondite’? «Con le scondite e con i prodotti di nicchia, che sono in un certo senso complementari. L’immagine del prodotto di nicchia restituisce a tutti i materiali italiani un allure che fa si che tra una mattonella polacca che costa quattro euro e una italiana il cliente sceglie la seconda. La nostra capacità di andare per il mondo con le scondite, invece, apre il mercato anche alle nicchie. E’ un lavoro di squadra anche questo».

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Rivestimento Easy Wand

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NEWS

Aziende

CONTINUA LA CRESCITA DI ANCORA Ancora, azienda di Sassuolo leader nella progettazione e produzione di linee complete per la finitura del prodotto ceramico, dal 2015 parte di SITI B&T Group ha raggiunto, nel 2016, una crescita di fatturato del 25% rispetto all’anno precedente, con un export superiore al 70%; innovazioni tecnologiche di primo livello lanciate sul mercato; una forte specializzazione nella finitura delle grandi lastre; un trend positivo che non si arresta, anche grazie alle sinergie tecnologiche e commerciali di gruppo. Dopo il primo anno completo all’interno di SITI B&T Group, il bilancio di Ancora è sicuramente lusinghiero.

SYSTEM PER LE GRANDI SUPERFICI IN GRES PORCELLANATO DI GOLD MEDAL L’innovativa tecnologia System per la creazione di grandi superfici ceramiche ha conquistato la fiducia di Gold Medal, industria cinese specializzata nella produzione di ceramica vetrificata, marmi, piastrelle di alta gamma. L’impianto oggetto della fornitura è dedicato alla realizzazione di lastre in gres porcellanato e sarà installato nel corso del 2017 nella fabbrica Guangdong Gold Medal Ceramics Co. situata a Foshan, nella costa meridionale della Cina continentale. Il sistema di pressatura sviluppato dal dipartimento System Lamina è caratterizzato dalla pressa senza stampo LAMGEA configurata per raggiungere una forza di 30000 tonnellate e realizzare superfici in formato massimo 1,6 x 3,2 metri con la variante 1,2 x 2,4 metri. I pezzi finiti potranno avere uno spessore variabile da un minimo di 3 fino a 20 millimetri e realizzare, così, una vasta gamma di prodotti. Gold Medal ha selezionato l’innovazione di System anche per la fase di decorazione decorazione digitale. Tutti i pezzi ceramici saranno decorati in alta definizione (400 DPI) dal sistema di stampa digitale Creadigit BS.

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FERRARI & CIGARINI: SUCCESSO AMERICANO PER FAST MOSAIC MOVER

VALORI RECORD SITI-B&T GROUP NEL 2016

Successo americano per il nuovo FAST MOSAIC MOVER presentato e in funzione presso lo stand Coverings 2017 ad Orlando che ha incuriosito e suscitato l’interesse dei numerosi visitatori. FAST MOSAIC MOVER è un sistema totalmente automatizzato per comporre nelle apposite griglie o vassoi i mosaici (marmo, ceramica, vetro), incrementando l’efficienza e la produttività. Grazie all’utilizzo di un robot dotato di una speciale ventosa, FAST MOSAIC MOVER raccoglie i pezzi di mosaico in arrivo dal taglio inserendoli nei vassoi che saranno poi destinati alla macchina di incollaggio. L’utilizzo del robot, rispetto ai sistemi precedenti, permette una notevole riduzione dei tempi di lavorazione, grande precisione, durata del ciclo estremamente ridotta, e di conseguenza incremento della produttività aziendale. FA S T M O S A I C M O V E R è dotato di una videocamera integrata e di un software per la gestione del picking ad alta velocità. Modificando il programma il sistema può comporre mosaici con diversi colori e diverse forme, come triangoli, esagoni e ottagoni.

SITI-B&T Group S.p.A., produttore di impianti completi a servizio dell’industria ceramica mondiale, quotata sul mercato AIM Italia, archivia il 2016 con ricavi che crescono a doppia cifra, così come l’utile netto. Il valore della produzione è risultato pari a 209 milioni di euro, in crescita del 14,3% rispetto all’esercizio 2015, grazie anche alla crescita delle vendite di linee complete per la produzione ceramica. Il Gruppo è sempre più posizionato quale “full provider” in grado di proporre per ogni fase del processo produttivo tecnologie all’avanguardia, che hanno permesso di concludere importanti commesse per i maggiori player mondiali del settore ceramico. Il margine operativo lordo (Ebitda) consolidato è cresciuto a 18,9 milioni di euro, +9,3% rispetto al 2015. Il risultato operativo (Ebit) consolidato è pari a 14,4 milioni di euro, in crescita del 9,7%. L’utile netto consolidato è pari a 9,7 milioni di euro, in crescita del 33,2% rispetto all’esercizio precedente.

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SACMI PROTAGONISTA SUL MERCATO DIGITALE ITALIANO Fincibec, Nuovo Corso, San Valentino Manifatture Ceramiche, Ce.Si. (Ceramica di Sirone), Gardenia Orchidea, Studio Mizar, Target Group. Questi i protagonisti della produzione ceramica italiana di qualità che hanno scelto di recente le soluzioni SACMI Digital sviluppate da Intesa. Reduce da un 2016 particolarmente positivo, SACMI prosegue così il proprio percorso di crescita, grazie a soluzioni efficienti e flessibili nella gestione dei diversi formati, progettate per valorizzare al massimo le specificità estetiche e di design del prodotto. Accanto ai clienti acquisiti, che hanno scelto di affiancare ulteriori macchine alle soluzioni Intesa già in produzione, sono diverse le “new entry” 2017 che hanno riconosciuto le superiori caratteristiche delle macchine SACMI Digital.

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CINQUANT’ANNI PER GAPE DUE Gape Due taglia il traguardo dei suoi primi 50 anni di attività. I festeggiamenti si terranno a settembre, ma per ora l’azienda di via Regina Pacis un regalo se lo è già fatto. Ha infatti aperto un nuovo capannone per far fronte all’aumento di ordini e lavorazioni, tornati finalmente oltre i livelli pre-crisi. Nata nel 1967 per iniziativa di Michele Gatti, che oggi ne è ancora il titolare insieme al figlio Stefano, Gape Due è da sempre un punto di riferimento per gli stampi nel distretto ceramico e nell’industria della piastrella in generale.

CERAMICA NOWA GALA RADDOPPIA CON DIVARIO E SCEGLIE FREESTILE L’importante gruppo polacco CERAMICA NOWA GALA conferma la fiducia accordata a LB, sottoscrivendo un accordo per la fornitura di un secondo alimentatore pressa Divario, che verrà installato nel secondo semestre del 2017. Raddoppiando con Divario, NOWA GALA ha deciso di acquistare anche l’intero sistema Freestile, la nuovissima tecnologia LB che offre la possibilità di produrre piastrelle con un’infinita varietà di effetti estetici, anche su lastre di grande formato. Questa tecnologia, grazie all’elevatissima efficienza produttiva che garantisce, sta diventando l’investimento di punta per i maggiori produttori ceramici a livello mondiale.

ERRATA CORRIGE: sul numero 122 di Ceramicanda, a corredo della notizia sulla collaborazione tra LB e The Size Neolith è uscita un’immagine di repertorio che nulla aveva a che fare con The Size. Ce ne scusiamo con i lettori e con gli interessati.

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SUCCESSO PER DURST AD EXPO REVESTIR Grande successo a Expo Revestir 2017 per Durst, lo specialista delle applicazioni inkjet industriali. Il segmento Durst Ceramics Printing ha conquistato il pubblico della più importante fiera ceramica del Sudamerica con la nuova serie Gamma XD 4.0. Grande interesse in particolare per il rivoluzionario sistema di smaltatura digitale, che consente lo sviluppo e la realizzazione di prodotti innovativi con una definizione e una ricchezza di dettagli mai raggiunti prima. Riflettori puntati anche sull’esclusiva tecnologia Durst DM (Digital Material) per la realizzazione di stampe a effetto di altissima qualità, grazie alla capacità di rilasciare grandi quantità di inchiostro materico (oltre 100 gr/mq). Qualità e innovazione sono state, dunque, le parole chiave del successo firmato Durst. E lo testimonia anche il fatto che 4 dei 10 prodotti premiati nell’ambito dei Revestir Design-Awards «Prêmio dos Arquitetos e Designers de Interiores» siano stati realizzati coi sistemi di stampa Durst Gamma XD.

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Intervista

a cura di Roberto Caroli e Stefano Fogliani

«Giovani, 4.0 e cultura: le sfide del futuro» Claudio Marani, da novembre Direttore Generale di Sacmi, racconta i suoi primi 150 giorni sulla plancia di comando

Claudio Marani

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circa 150 giorni da quel 10 novembre che vide il CdA di Sacmi nominarlo alla Direzione Generale del Gruppo, Claudio Marani traccia un primo bilancio della sua nuova esperienza. «Esperienza – dice – entusiasmante, ancorchè estremamente impegnativa». Uomo Sacmi da sempre (35 anni di Sacmi per lui, già DG della Divisione Ceramics) Marani aveva tracciato le linee guida del suo mandato, qualche mese fa, nel «proseguimento della politica di investimenti e innovazione continua che ha portato il Gruppo ai vertici della manifattura mondiale» e oggi lavora «con grande entusiasmo: per me è un’occasione di ampliare la mia esperienza su settori che avevo seguito solo in modo superficiale, dibattendone solo attraverso il confronto nel corso delle riunioni di direzione. Il mio attuale incarico – dice Marani – mi impegna invece in prima linea su tutti i settori della vita aziendale» Se l’aspettava, la nomina? «A dire la verità no» Che obiettivi si è dato? «Mettere in sicurezza l’azienda. Dal punto di vista organizzativo, con regole precise di governance e policy di deleghe, e dal punto di vista della prospettiva, con la crescita dei giovani che reputo essere aspetto molto importante» Perchè? «E’ un percorso che crea alternanza per il futuro. Si tratta, anche attraverso la formazione, di conferire alle risorse più giovani crescenti responsabilità, anche magari a scapito di figure senior: credo sia un percorso dovuto, teso a mettere in luce le risorse più ‘vive’ che abbiamo in azienda»

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Su cosa state lavorando? O meglio, dopo Continua, cosa bolle nelle pentola di Sacmi? «La nuova frontiera è il 4.0. Non uno slogan, ma un impegno a 360° che coinvolge cambiamenti strutturali, organizzativi e culturali…» Il 4.0, tuttavia, in Sacmi c’era già… «In un certo senso sì, almeno dal 1998. Ma quello che cambia, oggi, è il ripensamento delle linee, la corretta interpretazione di quello che l’informatica può assicurare, in termini di vantaggio, ai produttori di macchine, di ceramica, ai fornitori di servizi» Le chiederei una fotografia del mercato mondiale… «Oggi i mercati più vivaci sono Italia e Spagna. Poi Turchia, Messico e Stati Uniti» Si fa un gran parlare anche dell’Iran… «Per almeno un triennio, prima della grande crisi, è stato uno dei nostri sbocchi strategici, con punte di fatturato attestate oltre i 150 milioni. Era un mercato che si stava riaprendo, ma la politica di Trump pone, su di esso qualche punto interrogativo. Sarebbe un peccato: è un paese che ha voglia di crescere e ha potenzialità importanti» Dovesse puntare su un nuovo mercato? «Direi l’Africa nera, di cui stiamo studiando le opportunità, anche se ci siamo mossi un po’ in ritardo rispetto alla Cina, che si è insediata in quelle zone in modo prepotente, gestendo produzione e forniture» Magari la Cina si contrasta anche con il 4.0… «Anche ma non solo. La concorrenza cinese si contrasta con servizio e cultura. Reputo Sacmi non solo un produttore di macchinari, ma un’azienda caratterizzata da una profonda cultura ceramica, maturata in 50 anni di esperienza. E la cultura del ceramista nel senso proprio del termine, applicata alla tecnologia, integra un ‘pacchetto completo’ che i nostri competitors cinesi non sono in grado di proporre ai clienti».

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PrimoPiano

Primo Piano

a cura della redazione

Diversificazione e innovazione: GI-CAR rilancia

Da sinistra: Andrea Gibellini, Eleonora Paglia, Davide Possanzini

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opo aver festeggiato lo scorso anno il suo venticinquesimo anniversario e dopo aver ultimato il suo processo di trasformazione interna, GI-CAR da oltre un anno riscuote enorme apprezzamento anche fuori dal suo tradizionale bacino di clienti emiliano, radicato in particolare nel distretto ceramico modenese. Del nuovo corso che rilancia l’azienda di Maranello parliamo con Andrea Gibellini (Titolare & Direttore Service/ Acquisti), Eleonora Paglia (Titolare & Direttore Amministrativo), Davide Possanzini (Direttore Commerciale & Marketing) che spiegano come «il segreto sia sicuramente quello di mettersi in discussione». Nel 1991, anno di fondazione di GI-CAR, bastava un’idea per fare impresa, «oggi – spiega Eleonora Paglia - per affrontare adeguatamente la crisi di sistema abbiamo deciso di stravolgere il nostro assetto organizzativo, utilizzare un approccio manageriale nella gestione d’impresa, diversificare oculatamente le nostre linee di business ed adottare nuove strategie commerciali e marketing». L’azienda è cambiata, ringiovanendo l’organico e facendo squadra. «Siamo un’azienda commerciale e

Anche il mercato del carrello elevatore usato esige attenzione sartoriale per competere su scala nazionale, e l’azienda di Maranello è pronta a raccogliere nuove sfide


di servizi, il nostro valore aggiunto – spiega ancora Paglia - deriva essenzialmente dalla qualità degli interventi e dalla grande attenzione rivolta al cliente da parte del nostro personale. In due anni abbiamo operato un vero e proprio ricambio generazionale all’interno dell’azienda: grazie a figure giovani, qualificate, dinamiche ed intraprendenti ora siamo in piena fase di sviluppo ed espansione commerciale». Per rinnovare un’azienda occorre «prima di tutto, rinnovare se stessi»: ne è convinto Andrea Gibellini, altro titolare dell’azienda di Maranello, che ha scelto di confrontarsi con un nuovo modo di fare business. «Mi sono rimesso in gioco per primo, ho cercato di rinnovare i processi aziendali e razionalizzare la gestione dei flussi informativi interni, mettendo in discussione le certezze acquisite in oltre trent’anni di duro lavoro», aggiunge Gibellini, rilevando come, «oltre a diversificare, siamo anche tornati alle nostre radici. A livello strategico abbiamo scelto di sfruttare meglio tutte le attività derivanti dall’importante know-how elettromeccanico interno, quelle che ci consentono di essere maggiormente competitivi: la riparazione in officina, il pronto intervento a domicilio in 24 ore, la revisione e la rigenerazione dei carrelli elevatori usati che ritiriamo dalla nostra flotta a noleggio». Se l’assistenza e la riparazione fanno di GI-CAR un leader a livello regionale, la vendita ed il noleggio di mezzi usati a basso costo (grazie all’ammortamento dei costi durante i precedenti noleggi) ed in condizioni pari al nuovo (grazie ad una maniacale opera di ricondizionamento) hanno permesso all’azienda di Maranello di ampliare a dismisura il suo raggio di azione, imponendo GI-CAR come valida alternativa al mercato del nuovo in diverse regioni del centro-nord Italia. «Abbiamo esternalizzato anche una

serie di servizi, come la verniciatura ed i trasporti, che prima svolgevamo internamente e che danno valore aggiunto al prodotto finale», dice ancora Gibellini, mentre la diversificazione del business è ben rappresentata dalla nascita della Divisione Batterie e la registrazione di un marchio proprio, BLUEYES Batteries. Dopo 20 anni di esperienza sulle batterie a trazione leggera e pesante, GI-CAR ha iniziato ad occuparsi anche di batterie avviamento, stazionarie e cicliche per ogni tipologia di applicazione, «ed il lancio di questa nuova divisione ha consentito all’azienda di conseguire importanti risultati economici (rappresenta già il 30% del nostro fatturato), di allargare il proprio portafoglio clienti e di diffondere su scala nazionale il nostro brand». Grazie a politiche di marketing strategico ed operativo mutuate dai modelli bancario-assicurativo e del lusso-design, «siamo riusciti a cucire – dice il direttore Commerciale & Marketing Davide Possanzini- un vestito su misura ad un’azienda dotata di un rilevante know-how tecnico ma che faticava a ritrovare la propria collocazione e vocazione commerciale. Abbiamo ricostruito una forte identità aziendale e ridefinito il core business, confezionando “bisogni su misura” e diversificando l’offerta per tipologia di zona/attività e target di clientela. Durante questa negativa congiuntura economica il mercato dell’usato è esploso e ne abbiamo approfittato raccogliendo adesioni anche tra i clienti più esigenti e sofisticati che pretendono di essere guidati, passo a passo, nella scelta. Le competenze tecniche possedute sinergicamente sia sui carrelli elevatori sia sugli accumulatori elettrici, l’attenzione dedicata al bisogno specifico ci hanno consentito di dare concretezza al rilancio di GI-CAR, senza perdere di vista le sue origini».

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PrimoPiano

Primo Piano

a cura della redazione

BMR e la rivoluzione 4.0

I continui e importanti investimenti che l’azienda da sempre riserva alla Ricerca&Sviluppo hanno consentito a BMR di accogliere le nuove frontiere del 4.0

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a quarta rivoluzione industriale, conosciuta come Industria 4.0, non ha colto impreparata BMR “che da oltre 40 anni presidia i più importanti mercati internazionali e si pone quale produttrice primaria di linee complete per la levigatura/lappatura-trattamento e per il taglio/spaccosquadratura di piastrelle e lastre ceramiche”. L’azienda di Scandiano, grazie a tecnologie rigorosamente made in Italy all’avanguardia e alla costante attenzione alla cura e al servizio verso il cliente, ha guadagnato con merito il ruolo di partner altamente affidabile e specializzato presso le più importanti realtà produttrici ceramiche del mondo. I continui e importanti investimenti che l’azienda da sempre riserva alla Ricerca&Sviluppo hanno consentito a BMR di accogliere le nuove frontiere del 4.0 sia con le linee di Squadratrici, sia con quella delle Levigatrici, riconosciute come finanziabili dal progetto. Il software Quality Service applicato alle tecnologie BMR poi, promosso dall’azienda e costantemente implementato nei propri servizi, garantisce la certificazione, in base ai criteri di produzione automatizzata e interconnessa propria della rivoluzione 4.0.


Siamo a tutti gli effetti di fronte a una nuova concezione industriale che introduce la “smart Factory”, la “fabbrica intelligente” dove i processi di sviluppo vengono monitorati da sistemi informatici che comunicano e cooperano tra loro e con gli esseri umani in tempo reale, consentendo decisioni e interventi decentrati e tempestivi. BMR ancora una volta affronta l’evoluzione in prima linea e si pone al centro di questa nuova frontiera, sostenendo un passaggio che investe non solo l’area tecnologica, non solo quella logistica, ma anche un più profondo ambito culturale che guarda al futuro ponendo il cliente e la sua soddisfazione in una posizione sempre più centrale. I principali vantaggi di questa rivoluzione, infatti, investono soprattutto il servizio nel post-vendita: una maggiore tempestività sia nella ricambistica, sia nella risoluzione delle problematiche anche a distanza, una assistenza tecnica sempre più mirata e specializzata. Questi fattori consentiranno di ottimizzare costantemente il funzionamento delle linee produttive, individuando e riducendo gli errori in tempo reale, e di aumentare conseguentemente la produttività e la competitività.


a cura della redazione

Il progetto

Allo Scalo Milano City Style la moda italiana sceglie Caesar Nel city style metropolitano dove lâ&#x20AC;&#x2122;eccellenza del design, della moda e dei migliori brand dello slow food italiano trovano la loro massima espressione riuniti in uno spazio dedicato, unico nel suo genere in Italia, Patrizia Pepe, K-way, Superga e Robe di Kappa hanno scelto Ceramiche Caesar come partner ideale per la fornitura delle pavimentazioni indoor MARZO - APRILE 2017

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Il progetto

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ella periferia sud di Milano, il meglio di moda, design ed enogastronomia si incontrano in un luogo elegante e funzionale, studiato e realizzato per offrire ai clienti numerose possibilità di shopping. È l’Outlet Scalo City Style, il paradiso del luxury shopping inaugurato nell’ottobre 2016, che si estende per 30.000 mq nell’area provinciale di Locate Triulzi e che ospita le firme d’abbigliamento più famose, raffinati ristoranti e prestigiosi showroom di arredo. Crocevia di tradizione ed innovazione, centro abitato ed aree verdi, lo shopping district lombardo è spesso teatro di eventi e mostre, grazie alle due grandi sale espositive dedicate all’arte.

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Qui, dove il Made in Italy fa sfoggio di tutta la sua portata estetica e qualitativa, Ceramiche Caesar è risultata partner ideale per la fornitura di pavimenti indoor di quattro negozi delle firme italiane di abbigliamento classico e sportivo più rinomate del panorama internazionale. Con la serie di design effetto cemento Gate, declinata nel colore neutro Downtown e nel formato quadrato 75x75 cm, l’azienda di Fiorano Modenese firma infatti i pavimenti dell’esclusiva boutique Patrizia Pepe, il brand fiorentino che vanta negozi monomarca in tutto il mondo, dalla Russia al Giappone, dagli Emirati Arabi

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Il progetto

alla Germania. Sinonimo di ricercata essenzialità e libertà creativa, la collezione in gres porcellanato di Caesar accompagna con discrezione la classe e l’eleganza dei capi esposti: le superfici valorizzano l’ambiente, creando con esso un gioco di piacevoli armonie estetiche. Nate dalla cultura per la materia Caesar e da una tecnologia di ultima generazione, le superfici di Gate offrono inoltre un’elevata resistenza alle sollecitazioni, fondamentale per ambienti ad alto calpestio. È invece la collezione in gres porcellanato effetto pietra Elapse ad arredare con personalità e carattere i negozi K-Way, Superga e Robe di Kappa, importanti marchi del Gruppo Basic, il Gruppo con sede a Torino che opera

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nel settore dell’abbigliamento, delle calzature e degli accessori per lo sport e per il tempo libero. Scelta nella gradazione scura di grigio antracite Cave nei negozi K-way e Robe di Kappa e nella nuance Mist – un grigio puro caratterizzato da svariati picchi tonali più intensi – negli spazi di Superga, Elapse ha nella Natura la sua matrice progettuale e si erge a testimone della contemporaneità, ma anche dei tempi passati, rappresentando un’estetica avanguardistica che unisce passato, presente e futuro. Nei tre negozi, la collezione in gres porcellanato è posata nel formato 20x120 cm a correre o a lisca di pesce, a riprova di un’eccletticità compositiva che lascia spazio alle esigenze progettuali di architetti, designer e professionisti del settore.

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7 3 01 12 2 n. ILE I - PR XV - A o O nn Z A AR M

C lie

nt i

123 Cliente

Pag.

ALUBEL

73

BMR

80 - 81

BRUNACCI

82

CAESAR

38

CASA DEL CUSCINETTO CASALGRANDE PADANA

59 3 di copertina a

CERAMIC CHINA

71

CTM

63

FERRARI & CIGARINI

16

FERRARI GIORGIO

14

GI CAR

78 - 79

GP SERVICE

6

GRUPPO ROMANI ICF WELKO

46 - 47 2 di copertina a

KAZBUILD

50

KER BELL

67

LB TECHNOLOGY MAPEI MARAZZI

Grazie per averci scelto

1 4 di copertina a

44 - 45

MEC DESIGN

43

MECTILES

72

MINERAL

62

MIRAGE

24 - 25

MONTEDIL

61

NUOVA ERA

56

POLCART

26

PORCELANOSA

54 - 55 - 66

SACMI

76

SASSUOLO CALCIO

51

SICER

7 - 22 - 23

SITI B&T

5

SYSTEM

8

TAGINA

20 - 21

TECNOFERRARI UNICOM STARKER

3 18


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Periodico della comunicazione ceramica - Tariffa R.O.C: Poste italiane s.p.a. - Spedidzione in A.P. D.L. 353-2003 (conv. in L. 27/02/2004 - n. 46) art. 1 comma 1 DCB Fil. EPI di Modena - Tassa riscossa - Anno XVI - Nr. CENTOVENTITRE Marzo-Aprile 2017 - Euro 4,00

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V E D E R E

E

A S C O L T A R E

G L I

S P A Z I

MARZO APRILE 2017

Luciano Bonacini Artist Photographer

Dream car (2010)

Speciale Fiere

Reportage

Economia

Coverings, Batimat, Salone e Fuorisalone

Cuba resta mercato non contendibile

Costruzioni, arriva davvero la ripresa?

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Ceramicanda n.123  

Marzo/Aprile 2017

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Marzo/Aprile 2017