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Dal 55% al 80% in più di resa a seconda del prodotto Migliore lavorabilità e minor fatica nella posa Maggiore velocità di applicazione Eccellente bagnatura del rovescio delle piastrelle Info di prodotto

Altamente deformabili (Classe S1, S2) Sacchi con maniglia per una più facile movimentazione Contengono più del 20% di materiale riciclato Sacchi più leggeri per il trasporto: solo 15 kg Disponibile bianco e grigio Elevato punto di bianco

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A S C O L T A R E

G L I

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settembre ottobre 2016

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Ultralite Flex, Ultralite S1, Ultralite S1 Quick, Ultralite S2, Ultralite S2 Quick: una linea di adesivi cementizi alleggeriti dalle prestazioni straordinarie per tutti i tipi di piastrelle ceramiche.

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Prendere il tuo lavoro con leggerezza non è mai stato così vantaggioso.

Periodico della comunicazione ceramica - Tariffa R.O.C: Poste italiane s.p.a. - Spedidzione in A.P. D.L. 353-2003 (conv. in L. 27/02/2004 - n. 46) art. 1 comma 1 DCB Fil. EPI di Modena - Tassa riscossa - Anno XVI - Nr. CENTOVENTI Settembre-Ottobre 2016 - Euro 4,00

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Adriano Venturelli ‘Monuments’ Tecnica mista su marmo (2016) 120x180x20 cm

Costruzioni

India – Cina: il sorpasso

Il ricordo

Addio ad Enzo Mularoni

Economia

Le nuove frontiere del commercio


via Emilia Romagna, 7 41049 Sassuolo (Modena) Tel. +39 0536 867200 Fax +39 0536 867320-51 info@marcacorona.it www.marcacorona.it


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di Roberto Caroli

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carocaroli@ceramicanda.com

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La ceramica va in barca C

i sono molte cose in comune tra il settore della nautica e quello della ceramica, anche se è casuale il fatto che entrambi abbiano scelto settembre quale mese per fare vetrina. Yacht, barche a motore e a vela espongono nella penultima settimana del mese al Salone Nautico di Genova, giunto alla 56° edizione; lastre, piastrelle e sanitari si mettono invece in mostra al Cersaie di Bologna dal 26 al 30. I due settori scontano un mercato domestico che non ne vuole sapere di ripartire, per la ceramica -0,6% le vendite nel 2015, e pagano le pessime scelte dei governi che da una parte hanno tassano i beni di lusso e dall’altra incentivato gli italiani ad acquistare titoli di stato al posto degli immobili. Fortunatamente entrambi hanno trovato nei mercati internazionali il terreno fertile per far germogliare un presente certo, con la prospettiva di guardare con ottimismo al futuro: la nautica italiana detiene infatti il 23,7% del mercato mondiale e se nel 2015 ha visto una crescita del fatturato del +17,1% è solo grazie all’export; e chissà cosa ne sarebbe della ceramica italiana se non potesse contare sulle vendite oltre confine, arrivate a quota 78,9% sulla produzione totale, pur rappresentando solo il 3,7% del mercato mondiale. Accomuna i due settori anche l’aver maturato la convinzione e la consapevolezza dell’importanza del fare massa critica, di creare gruppi che possano reggere maggiormente l’urto delle tempeste che si incontrano nel mercato globale. Tra le similitudini anche la pioggia di capitali di investitori esteri: nella nautica sono arrivati i soldi cinesi e quelli dei cantieri francesi, Benetteau e Janneau in particolare, nella ceramica gli americani, i turchi e gli egiziani, anche se a farla da padroni rimangono, fortunatamente, ancora gli imprenditori italiani. Un altro fattore che li accomuna è legato alle dimensioni degli articoli messi in produzione e successivamente sul mercato: per la nautica è sparita la classe media, si investe solo su natanti, piccole imbarcazioni o mega yacht; e anche la ceramica è concentrata sulle piccole tessere dei mosaici e, in particolare, sulle grandi lastre, con la volontà di aprirsi un varco nel cuore degli architetti e nelle commesse dei progetti più prestigiosi. Che la ceramica fosse diventata grande non lo scopriamo oggi, quello che invece ci sorprende del nuovo e progressivo ordine di grandezza è la sua crescita costante. Ogni anno, in occasione del Cersaie, le piastrelle sono sempre più lastre e quelli che una volta erano pannelli di manufatti si trasformano in gigantesche pareti di ceramica: 120x240; 160x320, e non escludo che in occasione della 34° edizione della fiera di Bologna possa essere stabilito, in quanto a dimensioni, un nuovo primato. E’ da quando la piastrella ha voluto sdoganarsi dall’ edilizia, per diventare sempre più superficie per l’architettura, che ha avvertito la necessità di allargarsi, soprattutto per rispondere ai progettisti allergici alle fughe, amanti delle superfici continue. Le grandi lastre sono, oggi, la vera innovazione della ceramica, che porta con se non soltanto la continuità superficiale ma anche, per le aziende che la producono, flussi finanziari importanti, investimenti non sempre sostenibile se non grazie all’appoggio delle banche o degli stessi fornitori. Per produrre le mega superfici servono presse potenti e di nuova concezione, macchine digitali e forni adeguati, impasti formulati ad hoc, il taglio per l’ottenimento dei sottomultipli, la logistica, lo spazio. E chi non può, o non vuole, seguire l’onda, cavalca comunque l’idea di mettere in soffitta i formati tradizionali per sfoggiare l’80x80, il 100x100 quando non il 120x120. E per chi pensasse di unirsi alla famiglia dei produttori di grandi lastre, il Tecnargilla di Rimini potrebbe offrire, oltre a tutto il resto, ottimi spunti sulla tecnologia e, perché no, anche un’ottima opportunità, se il tempo lo dovesse permettere, per uscire in barca a vela. L’alternativa per chi resta a Bologna è Cersail, un porto ricostruito all’interno di Cersaie: 1500 metri quadrati di soluzioni ceramiche, nuove idee per migliorare esteticamente le nostre darsene. Non mi sorprenderebbe, in un prossimo futuro, vedere il passavanti delle imbarcazioni, le porte di bagno e cabine, il tavolo della dinette realizzati, sulle ali del finto legno, in ceramica sottile. La cosa salderebbe ancora di più i due settori.

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CERAMICANDA120


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editoriale

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L’ARTISTA

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COSTRUZIONI ITALIA

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COSTRUZIONI MONDO

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IL RICORDO

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AZIENDE

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INTERVISTA

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NEWS AZIENDE - Prodotti e produttori INTERVISTA

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MERCATO

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NOVITÀ

La ceramica va in barca Adriano Venturelli L’autunno caldo delle costruzioni India-Cina:il sorpasso

Enzo Donald Mularoni: l’ingegnere che amava l’arte e lo sport La Marazzi rilancia: nuovi investimenti sullo storico stabilimento di Sassuolo Mario Cucinella: «In Italia c’è urgenza di futuro»

Danilo Dallari: «Terremoti? Occorre intervenire sull’esistente»

SpazioContinuo: Litokol lancia le resine Comincia la stagione di Ceramicanda

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CASE HISTORY

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L’ADDIO

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CULTURA

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NEWS AZIENDE - Impianti e servizi SPECIALE MATERIE PRIME

Cigaimpianti: storia di un successo

Gian Carlo Valentini, ‘l’avvocato delle ceramiche’ Seccoumidofuoco: la ceramica in mostra

Westerwald - Sassuolo anno zero

109 ECONOMIA

Le nuove frontiere del commercio mondiale

114 IL PROGETTO

Porcelanosa per il Ginevra B&B di Bergamo

PRIMO PIANO

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Sommario Numero 120 - SETTEMBRE - OTTOBRE 2016 Anno XIII (Chiuso in tipografia il 16/09/2016) Una copia: euro 4,00 Abbonamento annuale 6 numeri: euro 24,00 - C.C.P. nr. 11777414 DIRETTORE RESPONSABILE Roberto Caroli carocaroli@ceramicanda. com DIREZIONE, AMMINISTRAZIONE E REDAZIONE Ceramicanda s. r. l. Via De Amicis, 4, 42013, Veggia di Casalgrande (R. E.) Tel. 0536. 990323 - Fax 0536. 990402 redazione@ceramicanda. com COLLABORATORI Daniela D’Angeli, Stefano Fogliani, Edda Ansaloni, Paolo Ruini, Claudio Sorbo CERAMICANDA garantisce la massima riservatezza dei dati forniti e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo al responsabile dati Ceramicanda via De Amicis, 4 - Veggia di Casalgrande (RE). Le informazioni custodite nel nostro archivio elettronico verranno utilizzate al solo scopo di inviare proposte commerciali. In conformità alla legge 675/96 sulla tutela dati personali e al codice di autodisciplina ANVED a tutela del consumatore EDITORE Ceramicanda s. r. l. Pubblicazione registrata presso il Tribunale di Reggio Emilia al n° 986 in data 19/04/99 • Spedizione in abbonamento postale art. 2 comma 20/c legge 662/96 • In attesa di Iscrizione Registro nazionale della Stampa PUBBLICITÀ Ceramicanda s. r. l. Via De Amicis, 4, 42013, Veggia di Casalgrande (R. E.) Tel. 0536. 990323 - Fax 0536. 990402 promozione@ceramicanda. com PROGETTO GRAFICO Ceramicanda IMPAGINAZIONE gilbertorighi.com STAMPA E CONFEZIONE Printì

www.ceramicanda.com Si autorizza la riproduzione di fotografie e testi purché recante citazione espressa della fonte IN COPERTINA Adriano Venturelli

24 – Piemme 30 – Cotto d’Este 40 – Nuovocorso 42 – Emilceramica 46 – GMM 54 – Vetriceramici 62 – Kerbell 76 – RCM 82 – Casa del cuscinetto Sassuolo 86 – Emboss 100 – Schenker Italiana 102 – Lhoist 105 – Omic

120 GRAZIE PER AVERCI SCELTO

CERAMICANDA120


Adriano Venturelli

L’Artista

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Forma e sostanza: Con.Ca marmi per Adriano Venturelli L’artista modenese e Con.Ca marmi intraprendono un percorso comune alla ricerca di una nuova frontiera espressiva, che combina la sensibilità personale dell’artista e l’eccellenza che l’azienda parmense ha sviluppato, in oltre sessant’anni di attività, nel campo delle lavorazioni della materia più nobile, ovvero il marmo

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l marmo, materiale prezioso per eccellenza, come strumento espressivo di una inedita sinergia tra la materialità irriproducibile della natura e l’intuizione artistica. Allarga gli orizzonti della propria sperimentazione, l’artista modenese Adriano Venturelli, che comincia un percorso di collaborazione con Con.Ca Marmi, realtà che in oltre sessant’anni di attività ha costruito la sua eccellenza attraverso una crescita esponenziale, in grado di imporla all’oggi come interprete di livello assoluto nella lavorazione delle pietre naturali. Venturelli, che il suo percorso lo ha invece cominciato ‘solo’ quarant’anni fa, ovvero a metà degli anni Settanta, ha a lungo sperimentato tecniche figurative, variando sul tema di un sentire profondamente personale tra incisioni, pittura e scultura sul tema di un sentire profondamente. E adesso trova proprio nella sfida propostagli da Con.Ca marmi l’ennesimo input per spostare in avanti l’orizzonte della sua ricerca. Il confronto con la materia, l’intuizione artistica traslata su una superficie con la quale Venturelli dialoga, come del resto ha sempre dialogato con tele, forme e tecniche e colori che negli anni hanno tradotto

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la sua sensibilità. Ma il dialogo, questa volta, è dialogo autentico, è sintesi compiuta tra l’intuizione della quale Venturelli fa sostanza e la struttura, unica e irripetibile, del blocco marmoreo, estratto dalle cave, situate sulle Apuane, di G.M.C. presso le quali si trova la Breccia Capraia. Un marmo particolare e meraviglioso, piegato, o meglio plasmato da professionisti della lavorazione della pietra naturale al volere dell’artista, che traspone sulla materia effetti cromatici e tecniche esaltate da una struttura sì statuaria, ma mai fredda. Un esercizio non contemplativo, quello che Venturelli e Con.Ca marmi pongono in essere – e presentano in esclusiva a MarmoMacc (stand G.M.C. Hall 9, Stand B2) - attraverso uno sforzo comune. Piuttosto l’elaborazione di un monolite che media in modo mirabile tra l’umano sentire e la struttura primordiale della natura, accompagnata verso la sua forma definitiva dall’incontro di due eccellenze che hanno scelto di intraprendere un percorso comune. Venturelli ha infatti ‘sposato’ il progetto di Con.Ca marmi, che ha scelto di fare dell’artista modenese un’interprete della propria tradizione nella lavorazione della pietra naturale. E con Con.Ca marmi che ha invece scelto in Venturelli un tramite con il quale esplorare nuove frontiere, divenendo anche collezionista delle opere dell’artista modenese, acquistandone un’incisione.

Stefano Palombi e 3D Print&Project: il tramite digitale tra l’artista e la materia E’ stato tramite tra l’intuizione artistica di Venturelli e la materia che Con.Ca Marmi ha plasmato con sapienza. Ha dato ‘forma’, prima che la forma stessa trovasse la sua dimensione più piena, all’idea: Stefano Palombi, designer ed esperto di grafica digitale in 3D, ha avuto una parte importantissima nello sviluppo della sinergia tra Con.Ca Marmi e Adriano Venturelli, anche grazie alla tecnologia delle stampanti 3D Project X60, una famiglia di stampanti digitali in grado di soddisfare le molteplici esigenze richieste dalle più moderne applicazioni. La velocità di stampa, la qualità del colore e la facilità d’uso hanno permesso a Palombi di interfacciarsi in modo efficace e funzionale tra le necessità dell’artista e quelle di Con.Ca Marmi, aggiungendo valore ad un’opera che rappresenta una sintesi tra idea, tecnologia e materia.

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Costruzioni Italia a cura di Stefano Fogliani

L’autunno caldo delle costruzioni Riviste al ribasso le stime di crescita per il 2016, l’Italia delle costruzioni continua a vivere, tra crescite marginali e qualche stop, una congiuntura quantomeno complicata

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Costruzioni Italia

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dire che sembrava poter essere la volta buona. Solo cinque mesi fa, sulla scorta di un PIL in crescita (0,8% nel 2015) che interrompeva una contrazione in atto dal 2013, si era arrivati addirittura a stimare per il 2016 una crescita del 1,2% (dato poi rivisto al +1,1%), ma il primo semestre ha fatto giustizia di troppo ottimismo, con Confindustria che a luglio ha tagliato le stime allo 0,8%, ‘gelando’ gli entusiasmi primaverili. Dando ragione a quanti, è il caso di chi studia il settore delle costruzioni, aveva sempre mostrato la cautela del caso. Troppo deboli gli indicatori macroeconomici per poter parla-

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re di effettiva ripresa, aveva sempre detto l’Ance, ovvero l’associazione nazionale dei costruttori, che nel rapporto congiunturale di luglio traccia un quadro non catastrofico come altri tratteggiati in questi anni difficili, ma comunque oltremodo tiepido nei confronti della cosiddetta ripresa. Che, avverte l’Ance, sarà forse cominciata per quanto attiene alla ripresa dei consumi, ma per il settore delle costruzioni è ancora ragionevolmente lontana, come peraltro suffragato dall’Ufficio Studi di Confindustria che, tagliate al già citato 0,8% le stime di crescita del PIL, hanno scritto di fianco alla casella 2017

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un +0,6 che vuol dire crescita ‘solo’ fisiologica, non certo ripresa. Il quadro d’insieme: «aspettative non rispettate» In un contesto del genere, rileva il rapporto congiunturale di Ance, «l’aspettativa di ripresa del settore delle costruzioni motivata dal cambio di segno di alcuni indicatori e dalla fiducia in un effettivo rilancio degli investimenti pubblici in infrastrutture, emersa a fine 2015, non ha trovato piena conferma nella prima parte dell’anno in corso». E l’associazione dei costruttori, che pure sognava una crescita degli investimenti nel 2016 pari al

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punto percentuale, si è vista costretta a sua volta a tagliare la stima, attestandola al +0,3. Poco? Forse, di sicuro non abbastanza: «Si tratta – si legge sul rapporto - di un aumento trascurabile, del tutto insufficiente a creare condizioni di effettiva ripresa per un settore stremato da una crisi senza fine». Ben di altro tenore dovrebbero essere per percentuali di crescita per dare fiato ad un settore che, tra il 2008 e il 2014, ha visto cambiare il mondo attorno a se e uscire di scena oltre 100000 imprese, ovvero il 16%, e circostanza più rilevante, ha visto difficoltà distribuite in modo omogeneo – le imprese tra i 2 e i nove ad-

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Costruzioni Italia

detti si sono ridotte di quasi un terzo, manca il 40% di quelle che di addetti ne avevano da 10 a 50, mentre ha chiuso anche un terzo delle grandi imprese, quelle con oltre 50 addetti – a prefigurare quella che l’Ance chiama «desertificazione progressiva». Ed è costata anche in termini occupazione: tra 2008 e 2016 dal settore delle costruzioni sono

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usciti 580mila addetti,che diventano 800mila se si considerano i settori collegati. Il 2016 delle costruzioni: ok solo un comparto su quattro «L’indice Istat della produzione nelle costruzioni nei primi quattro mesi del 2016 – si legge ancora sul rapporto - è stato caratterizzato

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da un andamento altalenante, dopo che a fine 2015 aveva manifestato primi segnali positivi». Il dato di aprile (ultimo disponibile,+3%) ha determinato, sul primo quadrimestre, una crescita dello 0,4% che tuttavia, secondo l’Ance, «letto insieme agli altri indicatori settoriali, non allontana il timore che sia a rischio la ripresa del settore». Né lo allontana, il timore dell’ufficio studi dell’Ance, quanto emerge dai singoli comparti e dal loro divenire. Per gli investimenti in nuova edilizia residenziale è attesa, nel 2016, una flessione del 3,4%, con i permessi di costruire che, dal 2005 ad oggi, si sono ridotti dell’80%, mentre gli investimenti privati sul non residenziale crescono, ma solo dello 0,2% e sono tuttavia ‘drogati’, rileva l’Ance, «dal significativo aumento dei mutui erogati alle imprese per investimenti in costruzioni non residenziali registrato nel biennio 2014-2015 (rispettivamente +6,7% e +67,3%)» e non è un caso che «tale dinamica non trovi conferma nei dati relativi al primo trimestre 2016, in flessione del 21,1% rispetto al primo trimestre 2015». Detto che il settore ha poco anche dagli investimenti in costruzioni non residenziali pubbliche (aumento dello 0,4%), l’unico comparto che ‘strappa’ un sorriso ai costruttori sono gli investimenti in riqualificazione del patrimonio abitativo. «Rappresentano nel 2016 il 37% del valore degli investimenti in costruzioni e – scrive l’Ance - sono l’unico comparto che continua a mostrare una tenuta dei livelli produttivi. Rispetto al 2015, si legge ancora sul rapporto dell’associazione costruttori, «si stima una crescita dell’1,9% in termini reali. L’aumento stimato per l’anno in corso, pari a circa 1,3 miliardi di euro, è imputabile al potenziamento fino a dicembre 2016 degli incentivi fiscali per le ristrutturazioni edilizie e per l’efficientamento energetico».

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Il 2017 resta un’incognita: i possibili scenari Tendenzialmente, l’Ance prevede, per il 2017, una ulteriore flessione, stimata attorno al punto percentuale. Il consolidarsi delle dinamiche del biennio 2014/15, spiega il rapporto elaborato dall’associazione dei costruttori, è infatti destinato a riflettersi su «un progressivo rallentamento della potenzialità di sviluppo delle costruzioni», distribuito peraltro su tutti i comparti-chiave del settore. Se per le opere pubbliche «la riduzione dei bandi di gara porta a stimare una flessione che interromperà la lieve ripresa iniziata nel 2015», anche il privato potrebbe segnare il passo. In assenza di incentivi ad hoc, si legge ancora sul rapporto, il saldo negativo potrebbe caratterizzare il settore delle riqualificazioni e quello della nuova edilizia abitativa, mentre il residenziale privato, stante un miglioramento progressivo a livello macroeconomico potrebbe attestarsi allo 0,2%. La ripresa? Passa dagli incentivi Alla luce delle stime relative al 2017, e sulla falsariga di quanto peraltro già chiesto anche nel 2015, l’Ance segnala come a dare spessore ad aspettative oggi modeste sarebbe chiamata la politica del governo, con una serie di manovre ad hoc che ridarebbero impulso al settore. Parliamo di una serie di incentivi legislativi – nuovo codice degli appalti, ‘sostituzione edilizia’, proroga delle detrazioni per l’acquisto di abitazioni in classe energetica A e B, messa a regime degli incentivi per la riqualificazione – che l’associazione dei costruttori sottopone al Governo, agganciando alla loro adozione la ripresa. Quella vera, trainata, secondo le stime dell’Ance, «da un investimento nel comparto delle opere pubbliche di circa un miliardo e di 1,9 miliardi nei comparti abitativi del nuovo e del recupero».

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Costruzioni Mondo

a cura di Massimo Bassi

India-Cina: il sorpasso Per la prima volta il subcontinente indiano cresce a ritmi più veloci della Cina: PIL, popolazione, adesso le costruzioni. Il mercato construction ha visto spostarsi il suo baricentro verso Oriente: di 7000 miliardi investiti nel 2015, il 45% sono infatti appannaggio del far east

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l sorpasso, a livello di PIL, c’era già stato, quello a livello di popolazione è atteso entro il 2020, ma il 2015 ha fatto segnare un altro passo avanti nel ‘derby’ tra quale, delle due economie globali più importanti, ovvero Cina e India, è la più forte. Perché, se tra ottobre e dicembre l’India ha messo il turbo e ha fatto segnare una crescita del PIL del 7,5% rispetto al 7,3% della Cina e gli analisti sono certi che il 2017 sancirà una verità già scritta, è vero sì che il PIL cinese resta, in termini assoluti, 5 volte quello dell’India, è anche vero che la lunga marcia del Dragone sembra aver trovato una sua antagonista, almeno per quanto riguarda i ritmi di crescita. Che registrano anche, attraverso uno studio commissionato da Samoter a Prometeia avente ad oggetto il mercato mondiale delle costruzioni, come il sorpasso indiano si rifletta anche sul ritmo di crescita

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del settore delle costruzioni. Settore, qui come ovunque, trainante per l’intero sistema economico, che traduce il balzo indiano in un +5,3% contro i soli quattro punti fatti registrare dalla Cina. Si parla di ‘investimenti globali del comparto’ e si parla di 2015, con la consapevolezza che mentre il mercato mondiale viaggia comunque su rialzi sistematici sparsi un po’ dovunque – a livello di macroaree, flette solo l’Europa orientale – che hanno tuttavia spostato il cosiddetto mercato construc-

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tion, in 15 anni, da occidente ad oriente, con la quota degli investimenti globali detenuta dai paesi avanzati passata dal 70% al 43%, in favore di India e Cina. Il dato, registrato a consuntivo sul 2015, sembra consolidarsi nelle stime del 2016, con un primo trimestre che conferma il trend del 2015. Quando, con un valore di quasi 7.000 miliardi di euro il mercato aveva fatto segnare un +2,6%: gli analisti prevedono, per il 2016, un’ulteriore crescita del 3,6% trainata soprattutto, come detto,

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Costruzioni Mondo

da Oriente e Stati Uniti. «Nel complesso – si legge sulle relazioni pubblicate a primavera - l’Asia si conferma come il fulcro dell’industria mondiale delle costruzioni», con Far East e Oceania che pesano per oltre il 45% sul valore dell’edilizia mondiale, né sono attese flessioni, anzi. Se restiamo al Far East anche Filippine e Indonesia mostravano, a fine 2015, buone prospettive di crescita e, se dell’India

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si è detto, anche l’Australia ha fatto il suo, con un tasso di crescita del 2,5% che ha lasciato l’ultimo posto al Giappone, mercato maturo ma non in grado di esprimersi oltre un punto percentuale di crescita. Poco? Forse, ma se guardiamo i numeri in assoluto è facile rendersi conto di come il baricentro si sia spostato ad est in modo ormai decisivo, anche a causa dei fenomeni recessivi che continuano a condizionare un’altra macroarea occidentale che non se la passa benissimo come l’America Latina, unica area mondiale che, chiuso il 2015 in negativo, sarebbe destinata a flettere (-0,3%) anche in questo 2016. Sempre secondo Prometeia, il Far East delle costruzioni pesa, in valore, quasi 3200 miliardi e cresce a ritmo doppio (+4,1%) rispetto alle due macroaree europee che si attestano, in valore, a poco più della metà del Far East. Saldo, invece, l’andamento del settore nei paesi Nafta, dove si investono, con tassi di crescita su base annuale di 5 punti percentuali in più, circa 1310 miliardi. Non male, ma nulla a che vedere con l’altra parte del globo: detto del Far East, infatti, il 2016 dovrebbe ‘spingere’ anche l’area del Golfo Persico verso i 230 miliardi, con il tasso di crescita di oltre il 5%. Superiore, quindi, sia al Far East che all’area Nafta.

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«Nel complesso – si legge sulle relazioni pubblicate a primavera - l’Asia si conferma come il fulcro dell’industria mondiale delle costruzioni», con Far East e Oceania che pesano per oltre il 45% sul valore dell’edilizia mondiale, nè sono attese flessioni, anzi

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Il ricordo

a cura di Roberto Caroli

Scomparso Enzo Donald Mularoni: l’ingegnere che amava l’arte e lo sport

Enzo Donald Mularoni

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ra in occasione del Cersaie, entrando nello stand del gruppo DelConca, che si potevano cogliere con precisione lo spirito, la natura e la capacità imprenditoriale dell’ingegnere Enzo Donald Mularoni. Lì c’era tutto il suo mondo: la famiglia con la moglie e i figli, i motori, l’arte, lo sport, la ceramica, mai senza una novità: da Fast, l’innovativo sistema di posa a secco, alle donne di Manara; dall’artista Lodola, alle piastrelle disegnate da Giugiaro; dai campioni del motociclismo al trasformista di Striscia la notizia, nonché pittore, Dario Ballantini. Espressioni che hanno enfatizzato la natura innovatrice dell’uomo e dell’im-

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Natali americani, cittadinanza sanmarinese, un talento speciale per la ceramica: questo e molto altro era il patron di DelConca, scomparso a soli 64 anni lo scorso 26 agosto prenditore. Ma soprattutto c’era lui, l’amico, l’ingegnere. Elegante, educato, misurato, mai scontroso, mai sopra le righe, un vero signore aggiungerei. Anche quando avrebbe avuto mille ragioni per arrabbiarsi rimaneva quello di sempre. A volte noi giornalisti, sospinti dalla sete di notizie, autorizzati dal diritto di cronaca, pubblichiamo articoli senza pensare alle conseguenze che potrebbero avere sulla gente, sui mercati, sui clienti. Un giovedì dello scorso gennaio, eravamo in chiusura di giornale, ricevetti un articolo da un quotidiano americano che dava notizia dell’incendio sviluppatosi nella fabbrica Del Conca di

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Enzo Mularoni e il Gresini Racing Team

Loudon. Senza darne avviso all’amico Enzo, senza concordarne con lui i termini, l’entità effettiva dei danni, fidandomi solo del contenuto di quell’articolo, pubblicammo la notizia; oppure di quella volta che scrissi del naufragio del catamarano finito sugli scogli della Sardegna, a bordo Mularoni e la moglie costretti ad abbandonare l’imbarcazione in piena notte. In entrambe i casi Enzo si limitò a darmi del “patacca”con un sorriso, con quel suo accento romagnolo che lo distingueva così tanto dagli imprenditori sassolesi. Mularoni sarebbe stato un ottimo Presidente di Confindustria Ceramica, ma scontava il fatto di non essere nato lungo la via Emilia: il suo linguaggio forbito, la sua cultura, la sua dialettica, la sua capacità di muoversi negli ambienti istituzionali e politici, non l’avrebbero di certo fatto sfigurare. Lo stabilimento Del Conca di San Clemente, fondato dal padre, quello di Faetano, la Pastorelli e, infine, la fabbrica americana di Loudon, costata 40 milioni di dollari più altri 30 per il suo raddoppio, ancora in corso. Quest’ultimo venne a raccontarcelo nei nostri studi televisivi, con la pacatezza di sempre, senza lesinare però le giuste critiche al sistema italiano, alla sua burocrazia, ai suoi ritardi e lungaggini, giurassiche rispetto a quello americano: poteva dire qualsiasi cosa l’ingegnere, con l’eleganza e la signorilità che in lui erano innate; senza

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sottrarsi mai alle nostre domande, anche quando erano più dirette e meno tenere del solito. Come “il domandone” di Ceramicanda che chiedeva lumi sugli investimenti dello stabilimento di Crotone, forse l’unica “ciambella” uscita dal forno senza buco nel suo lungo percorso imprenditoriale. Lo scotto che spesso pagano gli imprenditori che non siedono sugli allori, e che invece osano e guardano avanti. Mi invitò alcune volte a Misano in occasione del mondiale di motociclismo, mi presentò il pilota Iannone di cui era sponsor, oggi vincitore in sella alla Ducati; il pilota inglese Sam Lowes della scuderia Gresini, altro esempio di come Enzo sapesse guardare lontano, non solo con le piastrelle. Anche la copertina del mio fortunato libro “profumo d’argilla” è indirettamente opera sua, nata dal contatto che mi procurò con l’artista Marco Lodola. Ci accomunava la passione per la vela, ci allietavano i racconti del mare, le virate e le strambate, le rotte e i porti, dei quali si parlava sempre all’inizio di settembre, al rientro delle vacanze, durante la visita nella sede di Faetano che puntualmente gli facevo, e che ora mi mancheranno molto. Non ho idea di quello che stesse preparando per la prossima edizione del Cersaie, ma sono convinto che ancora una volta, da lassù, saprà sorprenderci. Nell’attesa l’intero settore piange l’imprenditore, io l’amico.

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Primo Piano

a cura della redazione

Per Piemme fatturato in crescita e re-branding in corso

PrimoPiano

Dopo il +4,7% del fatturato nel 2015 l’anno in corso sta portando ottimi risultati. Ed intanto si rinnova l’immagine con i nuovi loghi di Ceramiche Piemme - in cui confluiscono Piemmegres, Studio e Club – e Valentino, dedicato all’alto di gamma

Massimo Barbari

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assimo Barbari, proveniente da una quindicennale esperienza presso Panaria Group, dall’aprile 2015 è amministratore delegato di Ceramiche Piemme per la quale si è immediatamente impegnato, come ci dichiarava già lo scorso anno: “A riposizionare i marchi secondo una visione strategica più attuale che conduca l’azienda ad assumere una vera cultura del marchio; operazione necessaria allo scopo di garantire all’azienda maggiori margini di redditività”. Ad un anno di distanza da quella intervista Ceramiche Piemme ha chiuso il 2015 a 96,3 mil/euro di fatturato, +4,7% sull’anno precedente, siamo quindi tornati da Barbari per capire a che punto sia giunta l’attuazione della linea strategica delineata e quali i prossimi step prefissati. E’ soddisfatto di quanto fatto finora? “I risultati economici ottenuti da Ceramiche Piemme nel 2015 sono stati soddisfacenti perché, oltre ad una crescita dell’export, che rappresenta ormai l’85% del fatturato, stiamo registrando anche un lieve incremento delle vendite sul mercato italiano. Nel 2016 è in corso un importante travaso di fatturato dal conto/terzi alla vendita a marchio che consente all’azienda una maggiore marginalità dal punto di vista economico ed una maggiore affermazione del brand dal punto di vista dell’immagine. L’attività di produzione per conto di altre aziende partner resta stra-

tegica per Piemme, ma la stiamo rendendo sempre più qualificata con l’obiettivo di migliorare i margini aziendali”. Peraltro Piemme ha portato a termine un piano industriale di ammodernamento che l’ha certamente resa una delle realtà produttive più efficienti del comprensorio. “Il piano industriale che ha coinvolto Piemme, completato nel 2015, è stato tra i più importanti investimenti effettuati negli ultimi anni nel distretto di Sassuolo ed oggi l’azienda è saldamente posizionata sull’efficienza e sull’innovazione di prodotto. Lo stabilimento di Solignano produce 7,3 milioni di mq/anno e comprende oggi: 1 turbina jet per la produzione di energia elettrica, 3 atomizzatori con capacità produttiva di 9.000 Ton/settimana, 9 Presse idrauliche di ultima generazione, 7 linee di smalteria supportate da 7 stazioni di decorazione digitale Durst, 4 forni a rulli monocanale ad alto rendimento, 3 linee complete di taglio/rettifica/levigatura con capacità produttiva di 4 milioni di mq/anno ed un sistema completamente automatizzato di movimentazione interna; tutti i processi produttivi sono ora effettuati in un unico stabilimento coadiuvati da un sistema informativo completamente rivisto e capace oggi di supervisionare in tempo reale quanto accade in azienda, dall’arrivo delle argille grezze alla spedizione della fattura per il prodotto finito. Quindi sì, Piemme è certamente una delle più


efficienti realtà produttive del comprensorio e il mio compito, nel ridefinire le strategie commerciali e marketing, si concentra ora su una profonda azione di re-branding”. E’ corretto dire che è in atto un’azione di riposizionamento “culturale” dell’azienda? “Direi che Piemme si merita assolutamente questo riposizionamento culturale, vista l’elevata capacità produttiva, l’alta qualità che è in grado di garantire ed i risultati di fatturato in costante crescita”. Potrebbe illustrarci i punti principali dell’azione di re-branding? “Due iniziative fondamentali le presentiamo proprio in occasione di questo Cersaie. Intanto abbiamo proceduto a raggruppare tutta la produzione sotto l’egida di due marchi ben definiti, per i quali presentiamo anche i due nuovi loghi: il primo è Ceramiche Piemme - in cui confluiscono Piemmegres, Studio e Club -, dedicato alla produzione di pavimenti e rivestimenti attenti al trend del mondo della progettazione e destinati sia ad un mercato residenziale che commerciale di medio-alto livello, e caratterizzati da un’immagine contemporanea e smart. Il secondo nuovo logo è per la linea Valentino, dedicato all’alto di gamma, con uno spostamento dello stile su una raffinatezza più sobria ed occidentale di tutta la linea di ricerca per questa griffe internazionale che spazierà dai rivestimenti ai pavimenti di grande formato.” Qual’è la seconda iniziativa? “In attuazione della stessa linea strategica abbiamo optato per il completo rinnovamento della nostra area espositiva a Cersaie. Per presentare infatti nel modo più adeguato il nuovo approccio al brand con la netta divisione della gamma produttiva sotto i due nuovi marchi Ceramiche Piemme e Valentino non poteva esserci occasione migliore di Cersaie e così abbiamo deciso di ristudiare completamente lo spazio espositivo in modo che potesse rappresentare al meglio il nuovo spirito dell’azienda, più attuale. Abbiamo quindi deciso di affidare la progettazione dello stand ad alcuni architetti con cui collaboriamo chiedendo loro l’ideazione di uno spazio capace di trasmettere i concetti di sobria modernità a cui si lega oggi l’azienda; oltre ad essere fresco ed intuitivo nella lettura dell’esposizione, per soddisfare le esigenze dei nostri migliori rivenditori e dei progettisti nostri ospiti per l’occasione”. Sentite l’esigenza di colloquiare con i progettisti? “Dal momento che l’edilizia è sempre più costituita da recupero e riqualificazione degli edifici, la figura dell’architetto e dell’interior designer diviene sempre più strategica. Abbiamo infatti intensificato quest’anno il dialogo con questa figura professionale anche grazie alla collaborazione con Gordon Guil-

laumier, il noto designer con il quale abbiamo sviluppato una linea di prodotti presentata in anteprima ad Aprile al Fuori Salone di Milano e che presentiamo ora completata in ogni dettaglio al Cersaie. Riteniamo che per attrarre l’attenzione di questo importante target sia necessario puntare su un brand forte -che abbiamo individuato in Ceramiche Piemme- dotato di una gamma completa in grès porcellanato di ultima generazione con le innovative strutture tridimensionali che ci caratterizzano e le particolari levigature che presentiamo in fiera con nuove finiture per proporre una gamma prodotti sempre più completa e composta da veri e propri “programmi d’architettura” con pavimenti e rivestimenti tra loro abbinati. Quest’anno a Cersaie grazie ad un grande sforzo tecnologico presentiamo inoltre le nostre prime serie in formato 120x120 e 60x120, perché i grandi formati sono sempre più in trend, anche se abbiamo notato che anche i piccoli formati stanno tornando a fare tendenza tra gli interior designer e stiamo di conseguenza adeguando la gamma anche in questa direzione”. Abbiamo parlato di riposizionamento dei marchi e di costruzione di una mentalità orientata alla vendita a marchio. Ma la logistica e la gestione delle consegne sono pronte al cambiamento? “Assolutamente sì. Il nuovo gestionale è ormai “a regime” e ci sta permettendo di ottimizzare la distribuzione sui mercati di riferimento. Per ottenere ciò abbiamo proceduto a tutta una serie di azioni finalizzate ad una riorganizzazione interna che ha riguardato anche l’efficientamento delle scorte. Il nuovo gestionale è ora trasformato in una arma di business intelligence da un lato e di customer relationship management dall’altro”. Visto il buon andamento del primo semestre, contate di confermare anche per il 2016 un buon trend di crescita, sulla scia di quelli registrati negli ultimi anni? “Il primo semestre 2016 ha visto un +13% delle vendite generali a marchio, mentre per quanto riguarda il mercato italiano, si conferma l’incremento abbozzato a fine 2015, anche se siamo ancora molto distanti da un ritorno alla “normalità”. I mercati di riferimento per noi restano quelli mitteleuropei che costituiscono un mercato che potremo definire “domestico” e che anche nel 2016 stanno confermando un trend positivo, poi ci sono gli USA che segnano per noi incrementi importanti, il medio oriente che continua a darci ottime soddisfazioni e l’estremo oriente in costante aumento. Sono quindi molto fiducioso che la strategia che stiamo perseguendo per un deciso riposizionamento dell’azienda sul mercato darà ottimi frutti anche quest’anno”.


Aziende

a cura di Stefano Fogliani

La Marazzi rilancia: nuovi investimenti sullo storico stabilimento di Sassuolo L’obiettivo è portare, grazie ad un’impiantistica d’avanguardia e made in italy, la capacità produttiva a 10 milioni di metri quadri l’anno, ‘lavorando’ su quasi 60mila metri quadri dei 400mila complessivi su cui si estende l’unità produttiva di via Regina Pacis 26

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n anno fa, di questi tempi, c’erano il Ministro Maria Elena Boschi e il Presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini a salutare l’inaugurazione del restyling dello stabilimento Marazzi di Fiorano Modenese. Questa volta, mentre il CEO del gruppo leader internazionale nel design e produzione di piastrelle di ceramica per pavimenti e rivestimenti Mauro Vandini annunciava il piano degli investimenti previsto per il 2016, il padrone di casa era Carlo Cracco, chef simbolo dell’eccellenza di un made in italy sul quale Marazzi continua a puntare, anche se tra cucina e piastrelle l’unico punto di contatto è, appunto, la cottura. Ha scelto il settembre del Cersaie, e una location oltremodo suggestiva – ‘Carlo e Camilla in segheria’, uno dei locali di Cracco a Milano -il Gruppo Marazzi per annunciare l’ambizioso piano di investimenti che cambierà il volto produttivo dello storico stabilimento sassolese di via Regina Pacis, facendone, si è detto in fase di presentazione,

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«il polo più moderno per la produzione del gres porcellanato», in grado di portare la capacità produttiva dello storico sito a 10 milioni di metri quadri l’anno, con ampia flessibilità di formati e finiture per adattarsi alle esigenze del mercato e assicurare un ottimo servizio al cliente. Gli interventi interesseranno un’area di circa 50mila metri quadri già esistente oltre a quasi 9mila metri quadri di nuova realizzazione, all’interno del sito industriale Marazzi di Sassuolo che con un’area di circa 400mila metri quadri complessivi è il più grande dell’intero distretto della ceramica e uno dei più importanti al mondo per dimensioni e capacità tecnologica. La nuova fabbrica di Sassuolo avrà linee di produzione complete – dalla formatura del prodotto al packaging all’avanguardia, con nuovi forni a ridotti consumi energetici ed emissioni, nuovi impianti di aspirazione, nuovi sistemi di recupero del calore e di depurazione e recupero delle acque industriali. I lavori, già partiti e destinati a concludersi entro i prossimi nove mesi, riguarderanno anche i nuovi laboratori Marazzi, un nuovo spazio dedicato alla ricerca tecnologica ed estetica di prodotto, sempre più necessaria per ampliare le capacità di innovazione e sperimentazione, ma anche un luogo di incontro e confronto con i clienti, e si rifletteranno anche sul contesto che circonda lo storico stabilimento di via Regina Pacis. Sono infatti previsti anche la riqualificazione di viale Regina Pacis con passaggi pedonali illuminati, parcheggi auto con illuminazione, recinzioni e l’apertura alla città della zona del Crogiolo, la parte del sito risalente agli anni 30 già oggetto del sapiente recupero conservativo del primo edificio industriale Marazzi.

Mauro Vandini: «Diamo continuità agli altri investimenti già fatti» Un altro colpo d’ala per Marazzi: «Le buone industrie italiane, oltre a portare la bellezza e la qualità dei nostri prodotti in tutto il mondo, sanno ancora attrarre» «Questo nuovo ciclo di investimenti portato avanti da Marazzi con Mohawk segue quelli implementati negli scorsi anni dalla nostra azienda a Fiorano e Finale Emilia». Non nasconde la sua soddisfazione per questo ennesimo ‘colpo d’ala’ del gruppo, l’ad di Marazzi Mauro Vandini, che nel nuovo piano cui da’ corso il Gruppo vede «il segno inequivocabile che dove ci sono competenza, ricerca, conoscenza e volontà industriale, le buone industrie italiane, oltre a portare la bellezza e la qualità dei nostri prodotti in tutto il mondo, sanno ancora attrarre grandi investimenti internazionali». E offrono, per chi le sa cogliere, occasioni importanti di crescita che secondo Vandini restano un patrimonio del made in Itay della ceramica. «Poi lo sappiamo tutti che oggi le cose cambiano, e cambiano in fretta i mercati e i gusti del consumatore, ma l’Italia della ceramica ha capacità di adattamento a questo cambiamento, e di proporre prodotti e processi in grado di rispondere al meglio alle richieste di un mercato che cambia, ma che deve rimanere un punto di riferimento stabile per noi che produciamo». Nulla, Vandini, ha voluto concedere ai cronisti circa la possibile acquisizione, da parte di Marazzi, di Emilceramica. «Sono voci, e tali restano», il commento di chi, come Vandini, ha altro a cui pensare a pochi giorni dal Cersaie. E magari fa, come si dice in gergo calcistico, pretattica…

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Primo Piano

PrimoPiano

a cura della redazione

Cotto d’Este per Hamad International Airport Un prodotto custom made ad alto spessore 14 mm per i nuovi spazi progettati da Antonio Citterio Patricia Viel Interiors che arricchiscono lo scalo di Doha in Qatar

Foto Leo Torri

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’aeroporto Hamad di Doha, considerato l’hub internazionale più moderno al mondo, si arricchisce di nuovi prestigiosi spazi di accoglienza. Con una superficie di 50mila metri quadri, i nuovi spazi progettati da Studio Antonio Citterio Patricia Viel Interiors rappresentano una vera e propria città all’interno dell’aeroporto. Lo stile e l’eleganza tipicamente italiani, insieme alla ricchezza dei materiali utilizzati dai progettisti, contribuiscono a rendere unica l’atmosfera ricercata e lussuosa dell’hub e fanno di questo aeroporto, la cui estensione complessiva è di oltre 600mila metri quadri dove si prevede di far transitare fino a 50 milioni di passeggeri l’anno, una destinazione, più che un semplice luogo di transito. L’intervento ha riguardato la progettazione di sale lounge, aree check-in e zone aperte di libero accesso, dedicate alle più varie attività (dalla ristorazione ai giochi per bambini), il tutto nel rispetto dei principi del “design for all”. Cotto d’Este ha contribuito a questo importante progetto con il rivestimento delle superfici a pavimento.


Per i nuovi spazi i progettisti hanno infatti richiesto un prodotto custom made, 60x120 cm dal bordo rettificato, con una finitura speciale di superficie naturale e spessore 14 mm, che risponde ai piĂš rigorosi requisiti per gli impieghi pubblici ad alto traffico.


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Intervista

a cura della redazione

«In Italia c’è urgenza di futuro» I

Intervista a Mario Cucinella, uno degli architetti italiani più famosi nel mondo. «Continuiamo a pensare che rilanciare l’economia significhi costruire automobili ed edifici. Io dico di no. Perchè non ristrutturiamo il nostro patrimonio?» SETTEMBRE - OTTOBRE 2016

n genere la dinamica – quando si parla dell’Italia - è quella della fuga dei cervelli. Una regola che ha le sue eccezioni, evidentemente, se uno come l’architetto e designer Mario Cucinella “fugge” dall’estero per stabilirsi a Bologna. Parliamo di un personaggio di calibro internazionale, un professionista – insegnante in diverse università, anche fuori dall’Italia - che nel 2009 si è aggiudicato il Premio Marché International des Professionnels d’Immobilier (Mipim) nella categoria Green Building con il Centre for Sustainable Energy Technologies (Cset) e che nel 2011 ha bissato l’identico riconoscimento, nella medesima categoria, con la sede centrale italiana della Minnesota Mining and Manufacturing Company, multinazionale statunitense (fondata nel 1902) presente in tutto il mondo e che nel 2013 contava sessantacinque consociate distribuite in centonovantasei paesi, vantando ottantamila dipendenti. Lo abbiamo intervistato, prendendo le mosse proprio dalla sua “controfuga”: «Ho vissuto per dieci anni a Parigi – dichiara Cucinella – che è una città bellissima. L’attività dell’architetto, chiuso nel suo studio, è però un’attività piuttosto solitaria, senza contare che, dopo un po’ di tempo, le caratteristiche della metropoli rendono la vita piuttosto faticosa; pensiamo a questioni come l’inquinamento, i trasporti...» E poi? «Da Parigi mi sono trovato a svolgere lavori nelle Marche, facendo tappa a Bologna. E qui ho scoperto una città che non è un semplice paese ma nemmeno una realtà troppo grande:

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Intervista

la ritengo un luogo a misura d’uomo. Infine, constatando che, pur risiedendo in Francia, spesso effettuavo lavori per l’estero, ho pensato che trasferirmi in una città dalla migliore qualità urbana fosse una scelta più consona alla mia dimensione personale, anche se, professionalmente, attualmente eseguo lavori non a Bologna ma fuori dall’Italia, in Francia, America, Africa, Asia...» A proposito di città italiane: nel 2014 lei ha collaborato a un progetto di recupero delle periferie. Cosa ne è stato di quel lavoro? «L’obiettivo era quello di portare al centro del dibattito un tema dimenticato e al contempo molto importante per il futuro delle città. Per molto tempo la politica non ha voluto vedere che esisteva un problema, ai margini dei grossi centri abitati. Quando il senatore Renzo Piano ha portato il tema all’attenzione del Parlamento, gli amministratori hanno dovuto aprire gli occhi. Da qui si è innescato un meccanismo che ha portato chi di dovere a provare a darsi da fare» C’è stato, in Italia, un altro terremoto. E si è ricominciato a parlare, come sempre, del problema della sicurezza delle costruzioni. Che reazioni ha suscitato, in un architetto come lei, questo fenomeno? «In Italia è stata realizzata tempo fa una mappatura dei rischi sismici e delle situazioni connesse, con una analisi degli edifici a rischio nelle varie città. Quello studio è stato

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messo nelle mani degli amministratori politici, dei presidenti di Regione, di Provincia e degli amministratori dei Comuni. La conoscenza della situazione è lì sul tavolo, a disposizione di chi dovrebbe utilizzarla progettualmente. Sul piano dei soccorsi siamo bravissimi, abbiamo la Protezione Civile più organizzata del mondo, ma dovremmo essere altrettanto bravi sul piano della politica della prevenzione; mentre non lo siamo affatto» Perchè? «Più del 60% degli edifici scolastici italiani, secondo uno studio, non ha il certificato di agibilità; eppure tutte le mattine portiamo i nostri ragazzi in aula. In occasione di ogni terremoto, purtroppo, crolla una scuola: quanti anni dobbiamo ancora aspettare per avere una legge che impedisca di far entrare gli alunni in classe fin che la struttura dell’edificio non è in sicurezza? Questo gap è una vergogna. Contestualmente, il tema della ricostruzione potrebbe, in ogni circostanza, offrire l’opportunità di chiedersi quale direzione dare al futuro, sia dal punto di vista urbanistico che da quello economico. L’Italia è un paese che ha nei centri storici un grande patrimonio, un bene da curare. E invece continuiamo a pensare che rilanciare l’economia significhi costruire automobili ed edifici. Io dico di no. Perchè non ristrutturiamo il nostro patrimonio? Credo che in questo momento, nel nostro Paese, esista ciò che si può definire ‘Urgenza di

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futuro’, un futuro per il quale occorre coraggio. E quando parlo di necessità di coraggio mi riferisco principalmente alla politica. L’architetto, di per sè, è già sua per sua natura una persona coraggiosa»

Cambiamo argomento, e parliamo di sostenibilità: in architettura che cosa significa e che cosa implica questo concetto? «E’ una parola importante, che dovrebbe diventare strumento di cambiamento; un

CHI E’ MARIO CUCINELLA Mario Cucinella, insigne architetto e designer italiano, nasce a Palermo il 29 agosto 1960. Laureato a Genova nel 1987, nello stesso anno comincia a lavorare nello studio di una celebrità che non ha bisogno di presentazioni: Renzo Piano. Nel 1992 fonda la “Mario Cucinella Architects” (Mca) a Parigi e nel 1999 a Bologna. All’età di 38 anni inizia a insegnare presso vari istituti e atenei, in Italia e in Inghilterra (Facoltà di Architettura di Ferrara, Ied di Torino, Università Federico II di Napoli e Università di Nottingham). Viene nominato direttore del comitato scientifico Passive and Low Energy Architecture (Plea), e nel 2015 il Royal Institute of British Architects (Riba) gli conferisce una International Fellowship per l’anno 2016. Nel 2012 fonda la Building Green Futures, organizzazione no-profit che ha quale suo obiettivo quello di favorire – nei Paesi in via di sviluppo - un’architettura che garantisca dignità, qualità e performance nel rispetto dell’ambiente. Nel 2014 collabora con Renzo Piano al progetto nazionale per il recupero delle periferie delle città italiane. Tra le sue realizzazioni più significative si possono citare: il Centre for Sustainable Energy Technologies (Cset) di Ningbo, la sede della società 3M a Milano, il progetto per l’Agenzia regionale per l’Ambiente (Arpa) di Ferrara; il Nido d’infanzia di Guastalla, il Polo Universitario di Aosta, l’edificio One Airport Square di Accra, il Polo Chirurgico dell’Ospedale San Raffaele di Milano e la nuova sede delle Poste e Telecomunicazioni ARPT e il Centro Universitario Ospedalierodi di Algeri.

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Intervista

concetto che non può essere slegato dal nostro desiderio di vivere meglio, dalla volontà di instaurare un rapporto migliore con la natura e con tutto ciò che ci circonda. Cito un problema: stiamo ancora pagando il prezzo della rivoluzione industriale, nel corso della quale l’uomo ha prodotto ricchezza portando però le persone, in certi luoghi, a vivere in condizioni terrificanti. Un processo portato avanti nella convinzione che la natura fosse un elemento da manipolare a nostro uso e consumo. Con conseguenze che ovviamente hanno coinvolto anche il mio settore. Faccio un esempio: negli ultimi cento anni il criterio architettonico urbano è stato quello del profitto. Palazzi uguali in tutto il mondo, a vantaggio della finanza, in una logica di ottimizzazione delle risorse e non di rappresentanza sociale. Un criterio che, culturalmente, non apparteneva a un Paese come l’Italia, il quale, fino ad allora, aveva

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avuto come suo fine realizzativo quello della bellezza. E’ stata una grave perdita culturale, a danno di tutti i soggetti, perchè l’Italia ha un patrimonio storico architettonico che non ha nessun altro. E questo mutamento è un’eredità riconducibile a certe dinamiche della rivoluzione industriale» Sostenibilità, in architettura, significa anche materiali. Nasce in questo senso la sua collaborazione con Cotto D’Este? «Nasce certamente per una sensibilità reciproca. Anche sul piano del mercato si è sviluppato un valore che è quello della natura del prodotto: come è stato realizzato, con quali elementi, in quali condizioni di rispetto dell’ambiente e dei lavoratori... L’architettura è qualcosa di più rispetto alla scelta del materiale, ma non ne può prescindere, e la sfida che abbiamo oggi di fronte è di tipo ecologico, è sul come vivere bene i nostri spazi, la nostra città»

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E per quanto riguarda i suoi progetti personali? Se getta uno sguardo all’indietro... ce n’è uno che preferisce rispetto agli altri? Qual è la cosa più bella che ritiene di avere realizzato? «Faccio fatica, a proposito dei lavori che ho compiuto, a dire che ce n’è uno più bello di un altro; anche perchè in un certo senso prevale sempre il pensiero per cui il più bello è sempre il prossimo, quello non ancora compiuto. Però, l’edificio realizzato a Guastalla credo possa distinguersi: perchè, al di là dell’architettura, nasceva da una letteratura. C’era una cultura, dietro. Nella fattispecie, un libro di Collodi. Sto parlando di un asilo (oggi definito Nido d’Infanzia, ndr). Mi venne in mente, in quel momento, il ‘mio’ asilo, un ricordo di cinquant’anni prima, a Piacenza, dove ho abitato da bambino. Ho svolto una ricerca e ho scoperto che questo asilo, collocato in un quartiere popolare della città, era stato progettato nel 1957 da un giovane

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architetto bolognese, Giuseppe Vaccaro. Eravamo, in quegli anni, in piena ricostruzione, e per affrontarla furono coinvolti dei giovani architetti, che sono stati i maestri italiani del dopoguerra, capaci di cose bellissime. Ho pensato alla questione della memoria, al fatto che forse avevo intrapreso l’attività di architetto perchè avevo vissuto in una bella struttura. Quando è stato aperto quell’asilo, a Guastalla, mi sono reso conto di quanto possa incidere nella vita delle persone una certa opera architettonica. Le famiglie scelgono di portare lì i bambini perchè capiscono che la struttura, relativamente a loro, ha un enorme potenziale. Devo dire che, in merito al rendersi conto di quale portata possa avere la responsabilità di un ruolo come il mio, quello è stato un momento importante. Costruire un bell’edificio ha delle conseguenze positive per tutti: per l’impresa, per la gente che lo osserva, per le persone che lo vivono...»

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NEWS

Aziende

Panariagroup: primo semestre 2016 in crescita Il Consiglio di Amministrazione di Panariagroup Industrie Ceramiche S.p.A. ha approvato la relazione finanziaria semestrale al 30 giugno 2016. Pur in presenza di un quadro economico e politico mutevole e incerto, Panariagroup ha continuato nel suo percorso di sviluppo conseguendo risultati in crescita in tutte le principali macro aree presidiate, in particolare sui mercati europei e sul mercato statunitense. I ricavi del Gruppo nel semestre sono infatti cresciuti del 10,8% rispetto al corrispondente periodo del 2015 ed anche la marginalità ha registrato un importante progresso con il margine operativo lordo in crescita del 30,4% rispetto al 30 giugno 2015. Nel primo semestre del 2016 è inoltre proseguito l’importante programma 2015-2016 di investimenti nei diversi stabilimenti del Gruppo: nello stabilimento di Fiorano Modenese è attiva, da marzo, l’attività produttiva della terza linea di gres laminato e di una nuova linea dedicata alla levigatura delle lastre, mentre nello stabilimento portoghese di Aveiro è stata installata una nuova linea di levigatura e nello stabilimento statunitense di Lawrenceburg è in fase di completamento l’installazione di un’intera nuova linea produttiva.

Un altro riconoscimento per Casalgrande Padana Old House Il giardino della Casalgrande Padana Old House, progettato dal Maestro Kengo Kuma, è stato premiato dal Brand&Landscape Award 2016 per la virtuosa integrazione tra architettura e paesaggio all’interno dei luoghi industriali, per la capacità di promuovere una nuova visione degli ambienti di lavoro, di produzione, di ricerca e del fare impresa. Il Brand&Landscape Award 2016 ha voluto ribadire la funzione sociale dell’architettura, un importante momento di sintesi per riflettere sul delicato rapporto tra luoghi industriali e paesaggio, tra produzione e territorio, tra la comunità e i luoghi in cui vive e lavora. Old House rappresenta proprio tutto questo, il volume massiccio dialoga sapientemente con gli spazi esterni (da qui la motivazione del premio), che vedono la presenza di un frutteto a spalliera, con oltre 170 piante di mele, piantumato a raggiera per avere come fulcro visivo il CCCloud. 

Grespania: grandi lastre con System e ICF Welko Avviato con successo il nuovo impianto Grespania per la produzione di grandi lastre nel formato 1200x3600 mm con spessori variabili da 3 a 12 mm. La linea, fornita da System, si compone della pressa Gea e relativo impianto di caricamento polveri, scelta, movimentazione e trattamento lastre, oltre che dalle macchine termiche I.C.F. & Welko.

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Florim presenta Hotel Design Solutions POLI.design, in collaborazione con Florim, organizza il nuovo Corso di Alta Formazione in “Hotel Design Solutions – progettare una struttura ricettiva di successo” dal 26 settembre al 28 ottobre 2016. Il Corso, evoluzione delle otto edizioni precedenti di “Hotel Experience Design”, nasce per indagare le nuove dinamiche che influenzano le scelte dei fruitori e come il progetto delle aree comuni interne ed esterne (ad esempio delle zone wellness o delle “private spa”) possa determinare il successo di una struttura ricettiva, sia nel caso di restyling, che di nuova costruzione. Saranno esplorate le nuove tendenze internazionali nella progettazione dei servizi, delle parti comuni e delle diverse tipologie di camere.

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ADRIANA SPAZZOLI NUOVA PRESIDENTE DI FONDAZIONE SODALITAS Fondazione Sodalitas ha una nuova Presidente: è Adriana Spazzoli, imprenditrice del Gruppo Mapei, azienda familiare italiana nata nel 1937, leader mondiale nel settore della chimica per l’edilizia. Eletta all’unanimità dal Consiglio riunitosi presso l’Assolombarda a Milano, Adriana Spazzoli succede a Diana Bracco che lascia la Presidenza di Fondazione Sodalitas perché non più rinnovabile per statuto dopo due mandati. Oggi aderiscono a Fondazione Sodalitas oltre 100 imprese leader, che esprimono un valore economico complessivo di 600 miliardi di €, pari a oltre il 40% del PIL, e danno lavoro a un milione di persone. Sono imprese italiane e multinazionali, realtà di riferimento nei principali settori di mercato. Fondazione Sodalitas, come partner di CSR Europe, il network promosso dalla Commissione Europea, è impegnata ad attuare nel nostro Paese l’Agenda UE in materia di Sostenibilità. «Innovazione, sostenibilità, attenzione alle persone e presenza forte nella comunità sono i valori condivisi dalle aziende aderenti a Fondazione Sodalitas. Il mio impegno come Presidente – ha detto Spazzoli - è che la Fondazione contribuisca in modo sempre più efficace a un obiettivo così fondamentale»

IL GRUPPO DEL CONCA PROIETTATO NEL FUTURO Centoventi milioni di euro in cinque anni: un piano di investimenti di portata storica per il Gruppo Del Conca. Il raddoppio della capacità produttiva dello stabilimento americano si sta completando in questi mesi con un investimento di 30 milioni di dollari, che si aggiungono ai 50 investiti per la sua costruzione, ultimata nel 2014. Parallelamente, a marzo 2016 la collegata Pastorelli Spa ha completato lo studio di un lay-out da realizzare nel proprio stabilimento di Savignano sul Panaro. La prima fase, da completarsi entro il primo trimestre 2017 con un investimento di 20 milioni di euro, consiste nella realizzazione di un impianto di tipo tradizionale, ma con due presse ad elevatissimo tonnellaggio, un forno di dimensioni tali da produrre un incremento dell’output di circa 2 milioni di mq all’anno, impianti di rettifica e movimentazione che consentiranno di realizzare, su vasta scala, i grandi formati che attualmente sono prodotti nello stabilimento di San Clemente di Ceramica Del Conca. La seconda fase di questo progetto consiste nella realizzazione di un impianto di pressatura continua, CONTINUA PLUS, finalizzato alla produzione di grandi lastre e grandi doghe (misura di riferimento 240 cm di lunghezza) molto richieste dal mercato e dai professionisti del settore. La CONTINUA PLUS trasforma un letto continuo di polvere atomizzata in materiale ceramico pronto per essiccazione e cottura, tramite un supercompattatore in grado di applicare una pressione equivalente a 450 kg/cm2. Questa avveniristica tecnologia che pochissime aziende al mondo utilizzano, permetterà al Gruppo Del Conca di ampliare enormemente la gamma e di offrire alla clientela prodotti all’avanguardia a livello internazionale.

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Laminam inaugura lo stabilimento di Borgotaro Sceglie la settimana del Cersaie, Laminam, per inaugurare il nuovo stabilimento di Borgotaro, nel parmense. Acquisito a fine 2015, lo stabilimento permetterà a Laminam di raddoppiare la sua capacità produttiva, complici investimenti che si sono attestati tra i 30 e i 40 milioni di euro. «Abbiamo riconosciuto nello stabilimento di Borgotaro, un’opportunità imperdibile per ampliare lo spazio produttivo», ebbe a dire Alberto Selmi, ad di Laminam, una volta ufficializzata l’acquisizione, annunciando l’entrata a regime della nuova unità produttiva entro sei mesi dall’acquisizione.

‘Superfici d’autore’ al MIC di Faenza In concomitanza con il Cersaie di Bologna e Tecnargilla di Rimini, il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza ospita “Superfici d’autore”, una mostra che, dal 22 settembre al 9 ottobre 2016, ospiterà le eccellenze del design internazionale applicato alla ceramica industriale. L’esposizione raccoglie i lavori nati da quattro noti brand della ceramica Made in Italy (CEDITGruppo Florim, Lea Ceramiche, Mutina, Ceramica Sant’Agostino) insieme a diversi designer di fama internazionale. «Nel settore industriale ceramico quando si parla di design si pensa subito a una produzione italiana – commenta Eugenio Emiliani, Presidente della Fondazione MIC di Faenza – ed anche per questo abbiamo voluto mettere in mostra alcuni progetti in grado di esprimere il miglior livello della produzione nazionale attuale e quali ulteriori spazi può aprire la ceramica all’architettura moderna».

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Primo Piano

a cura della redazione

Nuovocorso, rinnovamento e continuità con le grandi lastre Big Slabs

PrimoPiano

Carrara C

L’installazione di una Continua Plus di Sacmi permetterà di affiancare alla gamma tradizionale nei formati 120x120, 20x180, 60x180 anche le grandi lastre 120x240 e 160x320

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uovocorso prosegue nella produzione dei grandi formati e si rinnova grazie all’installazione della pressa Continua Plus Sacmi, la più innovativa in termini di tecnologia ceramica. Col passaggio dall’estruso al pressato, Nuovocorso sarà in grado di produrre le grandi lastre nei formati 120x240 e 160x320. Naturalmente, saranno affiancate dai formati attualmente in gamma: proseguirà infatti la produzione del 120x120, del 20x180 e del 60x180. Con l’introduzione delle grandi lastre, Nuovocorso ha studiato un nuovo marchio: Big Slabs by Nuovocorso. Questo marchio andrà a distinguersi da quello di Biomateria ed includerà il 120x240 con spessore 6 mm ed il 160x320 con spessore 6 e 12 mm.


Statuario

Calacatta Oro

Basaltina Nera

Taj Mahal

Ovviamente, i due spessori avranno destinazioni d’uso differenti:il 6 mm è pensato per il consueto uso ceramico, mentre il12 mm ha come destinazione i top da arredo. Un altro vantaggio di questo importante cambiamento sarà la possibilità di proporre nuove estetiche, quali ad esempio quelle dei marmi. La gamma iniziale sarà caratterizzata in particolare dai marmi classici quali lo sta-

tuario, il calacatta, il carrara, che, insieme ai legni e ai cementi, sono anche le tipologie più ricercate. Sono inoltre posizionabili a 360 gradi, con destinazione in Europa, Stati Uniti, America Latina, Medio ed Estremo Oriente. Insomma: nuova tecnologia, nuovi formati, nuovi design per offrire sempre più spazio alle personalizzazioni e sempre migliori risposte alle richieste del mercato.

Cemento Grigio


Primo Piano

a cura della redazione

Get inspired: Emilceramica al servizio degli architetti

PrimoPiano

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Debora Laterza

E’ il motto dell’azienda di Fiorano, una ispirazione che poi diventa il mezzo per modellare un paesaggio o un ambiente

l Cersaie, salone Internazionale della Ceramica, non è solo una vetrina internazionale, ma anche una piattaforma commerciale e di relazione per tutti gli operatori del settore che desiderino conoscere o presentare le nuove collezioni, le tendenze ele novità maturate in ambito di ricerca&sviluppo. Abbiamo raccolto la testimonianza di Debora Laterza, Direttore Marketing di Emilceramicagroup, una realtà industriale, del distretto Fiorano-Sassuolo, tra le più importanti a livello internazionale. «Quest’anno – ci racconta Debora - Emilceramica ha scelto un concept espositivo capace di esprimere e raccontare uno dei focus più caratterizzanti del nostro gruppo: la trasformazione. La ceramica, infatti, viene dalla madre terra. È un materiale estremamente naturale fatto da terra e fuoco. Noi trasformiamo questa materia in prodotti dal design innovativo e funzionale, per conferire stile, bellezza e nuove coscienze ai luoghi dove le persone vivono, lavorano e trascorrono il loro tempo libero. E per fare questo – continua Debora – in Emilceramica c’è un costante impegno in ricerca&sviluppo, che unito all’esperienza e alla conoscenza dell’intero processoproduttivo costituisceuno dei punti cardine del nostro lavoro» Prima di approdare al mondo ceramico, la tua esperienza professionale si è formata nel settore dell’arredo contemporaneo. Ciò significa che questo settore sta perdendo la sua tradizionale connotazione di prodotto edilizio a vantaggio di un evoluzione verso un ambito architettonico e di interior? «Trovo molte aree comuni con il settore dell’arredamento. In Emilceramica trasformiamo la materia in prodotti dal design innovativo e funzionale, per dare la possibilità, ad architetti,


Foto Emilgroup Foto Emilgroup

interior, e progettisti di liberare la loro creatività, che grazie ai nostri prodotti diventa segno di stileper creare ambienti e spazi in linea con un concetto forse un po’ romantico, l’ispirazione» Ecco svelato il vostro liet-motiv: Get inspired «Proprio così. Credo che soprattutto l’architettura sia ispirazione che poi diventa il mezzo per modellare un paesaggio o un ambiente. Noi vogliamo essere partner di architetti e progettisti che, attraverso le collezioni dei nostri quattro brand, Viva, Provenza, Ergon ed Emilceramica, possono fare sperimentazione e ricerca di soluzioni innovative, per creare luoghi del vivere e dell’abitare capaci di emozionare. Un tema importante, approfondito e raccontato nel libro dell’architetto Botta, Dove abitano le emozioni» Ma la settimana del Cersaieè per Emilceramica un evento che racchiude un ulteriore evento «Proprio così, giovedì 29, nello stand al padiglione 36 Emilgroup ha ricevuto il Gold Excellence Award, un importante riconoscimento d’eccellenza per aver scelto di perseguire un percorso volontario di Certificazione del Sistema di Gestione dell’Energia, in conformità ai requisiti della norma ISO 50001:2011. Un’ulteriore testimonianza dell’attenzione e della sensibilità che l’azienda mette in atto per perseguire obiettivi di efficienza e risparmi energetico».


PrimoPiano

Primo Piano

a cura della redazione

BBM Maintenance Partner: nuova frontiera per gestione e manutenzione degli impianti industriali La storica azienda leader nel condition monitoring e nella manutenzione preventiva specializzata è stata recentemente integrata nel gruppo GMM

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ecentemente integrata nel Gruppo GMM, BBM Maintenance Partner, storica azienda fondata nel 1990 da Daniele Bertolla, pone le proprie radici sui concetti di Condition monitoring e Manutenzione preventiva specializzata. L’impegno di BBM è aiutare i clienti ad aumentare l’efficienza della linea di produzione, ridurre al minimo i tempi di fermo macchina non pianificati e minimizzare le giacenze di magazzino al fine di ottimizzare il capitale circolante. Le sinergie di gruppo permetteranno inoltre a BBM di accedere in tempo reale a componenti di alta qualità destinati ai vari

Luca Milani

interventi. «Oggi - spiega Luca Milani, AD di BBM Maintenance Partner - i responsabili della manutenzione devono affrontare un compito difficile. Sebbene il loro staff possa essere estremamente valido, il numero di macchine poste sotto il loro controllo è sempre più


elevato, al punto da non consentire loro gli interventi necessari. Inoltre, la manutenzione dei macchinari diventa sempre più complessa a seguito di progressi tecnologici e normative ambientali sempre più severe, che esercitano particolare pressione su questa funzione». Consapevole della necessità di risorse supplementari, BBM offre alle aziende un vasto assortimento di servizi di manutenzione (24/7) finalizzati all’ottimizzazione dei processi produttivi, avvalendosi di sofisticate apparecchiature (SKF, PRÜFTECHNIK) per determinare le condizioni operative. «Negli esseri umani indicatori dello stato di salute sono il polso, la temperatura e la pressione sanguigna - prosegue Milani - e le macchine si comportano in maniera analoga. Dato che ogni macchina vibra durante l’esercizio e dato che questa forma di movimento può essere misurata in tutta semplicità, le vibrazioni costituiscono la base per una prima articolata valutazione. Il monitoraggio consente di effettuare affermazioni e previsioni sulle condizioni generali o su specifiche problematiche di una macchina, programmando il lavoro e pianificando altre riparazioni durante i tempi di fermo predefiniti». Oltre a queste funzionalità, base dei concetti di manutenzione predittiva, BBM Maintenance Partner si propone come Global Service di Manutenzione, attraverso contratti per servizi di manutenzione, riparazione e revisione industriale che prevedano la definizione di attività proattive volte a prolungare la durata di esercizio di macchinari ed applicazioni ad elevata criticità (forni, agitatori per barbottina, filtri di aspirazione, rettifiche, motoriduttori di grosse dimensioni), rilasciando certificato di garanzia su tutti i punti di intervento realizzati. «Nella nostra esperienza - conclude Milani - l’implementazione di servizi di GSM presso diversi clienti operanti in differenti settori produttivi ha portato ad una riduzione del capitale circolante pari a circa il 40% dei costi complessivi di manutenzione (ricambi e intervento specializzato), contribuendo a liberare risorse che il cliente può reinvestire in attività strategiche ad elevato valore aggiunto.


SEE YOU AT 26th - 30th SEPTEMBER RIMINI - ITALY


Intervista

a cura di Roberto Caroli

«Terremoti? La scienza può prevenire»

Danilo Dallari

SETTEMBRE - OTTOBRE 2016

Una chiacchierata a 360° con Danilo Dallari a proposito di edilizia e terremoti tra normative all’avanguardia, impostazioni progettuali, i tanti luoghi comuni e le non notizie circolate dopo il sisma che ha devastato il centro Italia 51


Intervista

A

ncora una volta l’Italia piange i suoi morti. Ancora una volta migliaia di persone alle prese con un terremoto e con conseguenze come sempre devastanti. E dopo i giorni delle lacrime e del dolore, dopo la solidarietà e la partecipazione, quelli della ricerca di cosa non ha funzionato, cosa è stato valutato erroneamente o, peggio, sottovalutato. Social, politica e talk show hanno fatto il resto: si è detto, letto e scritto tutto e il contrario di tutto, si è assistito alla circolazione di notizie spesso contraddittorie, altrettanto spesso confuse quando non necessariamente vere e ci è piaciuto capire cosa e quanto c’è di vero dentro il diluvio di informazioni che ci ha bombardato nei giorni successivi a quel 24 agosto che ha cancellato un altro pezzo d’Italia. Ceramicanda ha scelto di incontrare l’ingegner Danilo Dallari, classe 1965, consulente tra i più apprezzati del distretto ceramico e progettista tra i più noti in zona, con competenze importanti anche in campo antisismico. E’ a lui che Ceramicanda ha chiesto un punto di vista neutro sul tanto che si è detto e soprattutto su quei vuoti normativi chiamati in causa da tanti, dopo il terremoto di agosto. «Vuoti

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normativi che tuttavia – dice Dallari – non ci sono, non nell’Italia di oggi, almeno» Eppure si è spesso sentito dire, dopo il 24 agosto, che c’è un problema di normativa… «Non sono convinto il problema sia quello. L’Italia, dal punto di vista della legislazione, è all’avanguardia. Ci sono leggi del 2008 che hanno recepito anche direttive europee e garantiscono, se seguite, piena efficacia ai criteri antisismici. I nuovi edifici, infatti, offrono tutte le garanzie del caso, ma quando accadono cose del genere si cerca spesso, per cultura, un colpevole, e quando non ci sono argomenti concreti un certo senso comune vuole che ci sia qualcosa che non funziona nella legge» Questo rincorrere una legge perfetta rischia di appesantire ulteriormente gli adempimenti burocratici per chi costruisce… «Il rischio c’è e non è detto che la cosa aiuti. Anche perché gli interventi sugli edifici, soprattutto quelli esistenti, non sono mai semplici» Lei che è un tecnico cosa ha provato vedendo le immagini di intere città rase al suolo? «al di là degli ovvi risvolti umani non pos-

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so dare una risposta tecnica perché sono realtà che non conosco, né sono stato nei luoghi interessati dal sisma. Ma ho visto da vicino il terremoto emiliano del 2012 e non ho potuto fare a meno di riflettere su come, ad esempio, edifici costruiti magari negli anni Sessanta siano rimasti in piedi ed altri, più recenti, hanno invece avuto non pochi problemi» Perché, secondo lei? «La questione credo sia di impostazione progettuale. Deve maturare del tutto la consapevolezza della necessità di progettare e costruire in modo adeguato: la cultura antisismica vera e propria è materia del 2003, la legislazione del 2008 ed entrambe assolvono alle funzioni richieste dall’oggi. Quando si costruisce secondo questi criteri gli edifici sono sicuri» Il problema è l’esistente, par di capire… «In parte sì, anche perché la gran parte degli edifici italiani sono edifici in un certo senso ‘storici’» Quindi? «Quindi si assolve a tutta una serie di prescrizioni in grado di preservarli, e di assicurare loro prestazioni che garantiscano la sicurez-

SETTEMBRE - OTTOBRE 2016

za. Ma non si può pretendere che l’edificio storico soddisfi, a livello di criterio progettuale e di materiale da costruzione, i criteri richiesti oggi» E la storia del ‘poco cemento’ che storia è? Un luogo comune? Una verità? «Credo sia figlia della volontà di cercare a tutti costi notizie anche dove la notizia non c’è. La legge sui materiali è rigorosa, e se la si rispetta tutto va come deve andare. Credo con storie di questo tipo si provi a fare il solito gioco per cui in Italia si tira via e si fanno le cose come non vanno fatte» La scienza può ‘anticipare’ la natura, nel caso dei terremoti? «No, ma può prevenire. Lavorare sull’esistente si può e si deve, né mancano studi, perizie e accorgimenti che possono mettere in linea strutture che presentano criticità con quelli che sono i criteri progettuali più moderni. Ma l’intervento sull’esistente, ovvio, non è semplice» Più facile quello sull’edilizia industriale? «Sono elementi più semplici, almeno dal punto di vista costruttivo. E gli adempimenti per metterli in sicurezza sono, a loro volta, più semplici».

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Primo Piano

a cura della redazione

Vetriceramici,

innovare con passione…

NUOVE MICROGRANIGLIE TECNICHE Per ampliare ulteriormente la gamma rendendola in grado di soddisfare tutte le attuali esigenze del settore ceramico garantendo la realizzazione di superfici tecniche anti-riflesso, capaci di mantenere la massima trasparenza con un’elevata resa dei colori degli inchiostri digitali e la possibilità di allinearsi ai coefficienti dilatometrici dei supporti.

FULL-POLISH Per quanto riguarda i prodotti destinati alla levigatura il continuo studio applicato dal team tecnico Vetriceramici ha portato ad ottenere il know-how necessario che, sposato a prodotti altamente performanti, permette di ottenere superfici con un’elevata trasparenza, compattezza e caratteristiche resistenziali. Le nuove graniglie, confermando la pluridecennale tradizione Vetri, sono disponibili in un’ampia gamma di granulometrie, sia per le tradizionali applicazioni a secco sia per le applicazioni ad umido per le quali sono stati ottimizzati i range granulometrici. PRODOTTI PER LA DECORAZIONE DIGITALE Ampliata la gamma con effetti digitali matt, lucidi e lustri che si affiancano ad una serie già esistente di colori, bianchi e materie. Tutti i materiali per la decorazione digitale sono a base di prodotti di estrazione naturale di origine vegetale e disperdenti di elevata qualità per ottenere la miglior stabilità possibile nel tempo. PRODOTTI PER IL DOPPIO CARICAMENTO ALLA PRESSA Ampliata la gamma dei prodotti che Vetriceramici propone per questa tecnologia che non conosce declino nonostante l’avvento del digitale e sta moltiplicando gli impianti produttivi in tutto il mondo ceramico. La gamma Vetriceramici comprende: atomizzati extrawhite e colorati, lamelle e spaghetti variegati, lamelle ad effetto metallico, granuli colorati.

PrimoPiano

Vetriceramici, azienda da sempre leader nella produzione di graniglie, che da più di trent’anni produce nello stabilimento di Casola Valsenio (RA) negli ultimi mesi ha presentato una nuova serie di graniglie , materie digitali per il gres porcellanato e prodotti per il doppio caricamento


Mercato

a cura della redazione

SpazioContinuo, le resine di Litokol

Alessandro Turini e il Direttore negli studi di Ceramicanda

Verra’ presentata in occasione del Cersaie la più recente elaborazione nata dalla ricerca dell’azienda rubierese: «Per noi significa dare continuità al nostro percorso: la nostra mission è quella di offrire prodotti e servizi su tutto quello che gravita attorno all’elemento ceramico» SETTEMBRE - OTTOBRE 2016

N

on è per caso che ci si trovi a parlare, su questo numero speciale dedicato a Cersaie e Tecnargilla, di Litokol, storica azienda di prodotti per la posa e il trattamento dei materiali ceramici. Fondata infatti nel 1968 e stabilitasi nella sede attuale di Rubiera nel 1994, Litokol da sempre si è distinta per una serie di soluzioni innovative, e questo 2016 non fa eccezione, complice la presentazione di una linea di resine. Di questa novità, e non solo, abbiamo parlato con Alessandro Turini, membro del consiglio di amministrazione e Direttore Commerciale della Litokol. «Presenteremo ufficialmente queste resine in occasione del Cersaie e sarà qualcosa di ben distinto rispetto alla nostra normale gamma produttiva. Si tratta infatti – spiega Turini - di un vero e proprio brand a sè, con un suo specifico catalogo e, spero, anche una sua storia» Come mai avete avvertito il bisogno di andare oltre gli adesivi, i sigillanti, le fughe colorate e quant’altro? «Da sempre Litokol ha come suo obiettivo quello di offrire un servizio a tutto ciò che sta

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Mercato

intorno all’elemento ceramico: di sotto, di fianco e di sopra, visto che presentiamo anche prodotti di trattamento delle superfici.

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La tendenza del mercato è quella di prevedere soluzioni alternative, innovative. Sulle fughe, Litokol ha una importante storia. Le resine significano per noi una continuità, rispetto a quello che è il trend del mercato, per cui ci sembrava una scelta giusta quella di proporre una nostra soluzione» Quale proposta di colori presentate? «Una gamma praticamente infinita. Si parte con una cartella contenente mille e novecentocinquanta opzioni. Questo significa poter dare qualsiasi risposta a un architetto progettista che desidera soluzioni customizzate» SpazioContinuo, le Resine di Litokol: il nome è importante, ed è importante cercare quello appropriato soprattutto per legarlo a una collezione, in relazione a fughe che in questo caso non ci sono... «Non ci sono, ma è giusto che ci sia la proposta. SpazioContinuo credo sia un progetto che rende l’idea della continuità dello spazio, quindi di una interruzione di fuga, che non c’è più, sostituita da una lastra, da un elemento per così dire infinito. Nella scelta del nome

CERAMICANDA120


ha giocato un ruolo decisivo il fatto che ci teniamo molto alla nostra italianità. Per i nostri clienti esteri è un nome un po’ difficile, ma ve-

SETTEMBRE - OTTOBRE 2016

dremo di descriverlo e chiarirlo al meglio». Come stanno rispondendo, in questo momento, i mercati? «In maniera diversificata, rispetto ai contesti locali. Litokol è un’azienda che esporta parecchio, con una quota di estero dell’ottantacinque per cento: bisognerebbe entrare nel dettaglio geografico della distribuzione dei prodotti... Per quanto riguarda l’Italia, è risaputo che ormai la situazione è abbastanza piatta, mentre certi mercati esteri sono pressoché scomparsi. E’ per questo che negli ultimi anni ci siamo mossi, e abbastanza bene, nella ricerca di un riposizionamento rispetto alla nuova situazione dei mercati» Ma... come riesce, la Litokol, a crearsi spazi importanti di mercato tra colossi come, ad esempio, Mapei e Kerakoll? «Tra l’altro, il mercato domestico è molto competitivo. Noi siamo comunque riusciti a fare la differenza con il pacchetto di prodotti della gamma Starlight, declinato in varie modalità. Un’onda lunga che, nel tempo, molti altri produttori hanno seguito».

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Novità

Al via la nuova stagione di Ceramicanda Palinsesti e strumenti di comunicazione rinnovati, il nuovo studio televisivo modulare e personalizzabile: un nuovo inizio per il gruppo editoriale guidato da Roberto Caroli

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ronta a cominciare una nuova stagione, Ceramicanda, nel segno della novità. E della continuità. Tanti gli investimenti con i quali Ceramicanda ha scelto di raccogliere le nuove sfide imposte dal mercato, tanti i riscontri ottenuti fin qua. Il viatico migliore per continuare a lavorare alla ricerca di formule e strumenti sempre più dinamici, versatili ed efficaci, che tengano tuttavia ben saldi i punti di forza del gruppo editoriale fondato e guidato da Roberto Caroli. Che in vista della nuova stagione arricchisce di mezzi e contenuti i suoi strumenti di comunicazione ed informazione. Dalle testate giornalistiche alla rubrica televisiva, dalla piattaforma web del nuovo sito fino ai canali satellitari e le web tv, l’offerta di Ceramicanda spazia oggi a 360°. Raccontando e spiegando, con quello stile che ha reso Ceramicanda unica. Già dai primi mesi del 2016 il canale satellitare ha impresso una svolta decisa ai suoi standard, ed oggi Archinews24 è realtà consolidata, che si giova del patrocinio dell’Ordine degli Architetti di

SETTEMBRE - OTTOBRE 2016

Roma: sottotitolato in lingua inglese, il palinsesto offre news – anche personalizzabili – e servizi, reportage e approfondimenti sul mondo dell’architettura e della progettazione, ma è solo la punta dell’iceberg. Perché Ceramicanda ha puntato in modo deciso su se stessa, innovando anche i suoi periodici (Il Dstretto e Ceramicanda) nelle grafiche e nei contenuti, li ha messi in rete, fuor di metafora, con il rinnovato sito web, caratterizzato da immediatezza e facilità d’uso che caratterizzano la sinergia tra rubrica televisiva, riviste e freepress. Finestre sempre aperte sulle rubriche televisive e sui canali satellitari, oltre che sulla web tv Ceramicanda International, vetrina tecnica – sottotitolata in inglese - dedicata al mondo dell’innovazione, alle novità di processo che raccontano l’evoluzione produttiva che sottende all’eccellenza della produzione ceramica. Banner interattivi, publiredazionali, reportage, approfondimenti dedicati integrano un palinsesto che non smette di guardare avanti, ma mantiene ben saldo il legame con il laboratorio-Ceramicanda dove le idee prendono forma compiuta, trasformandosi grazie ad un team di professionisti affiatati, in un prodotto all’avanguardia, in grado di soddisfare quanto richiesto dalla comunicazione contemporanea. In questa direzione muoveva il restyling dello studio televisivo, location moderna e funzionale, in grado di fornire ulteriore visibilità ai partner di Ceramicanda. La struttura è infatti modulare e flessibile, oltre che personalizzabile secondo le esigenze di quei clienti che scelgono di vestire con i loro prodotti le scenografie di Ceramicanda. Un’altra occasione di visibilità che Ceramicanda offre ai suoi partners che, per periodi che vanno dai 15 ai 30 giorni, hanno modo di ‘griffare’ con i loro marchi e i loro prodotti l’ambientazione all’interno della quale i giornalisti di Ceramicanda raccontano l’attualità.

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®

MOLTO PIÙ RESISTENTE (MENO CONTESTAZIONI) Contrariamente a quanto accade nel caso delle tradizionali lavorazioni delle superfici ceramiche la finitura supergloss aumenta la resistenza alle macchie. Questa è da intendersi sia come una ripulibilità della superficie da pedate e macchie di vario genere, sia come resistenza all’attacco acido e all’usura determinata dal calpestio nel tempo.

MOLTA PIÙ RESA PRODUTTIVA (MENO SCARTO) Normalmente i processi di lappatura a campo pieno comportano un declassamento di oltre il 15% dovuto ad imperfezioni della superficie durante le lavorazioni. Con il trattamento supergloss la percentuale di declassamento si riduce drasticamente favorendo un innalzamento del livello di produttività.

+10%

L A P PAT U R A S U P E R G L O S S R E S A 9 2 / 9 5%

L A P PAT U R A T R A D I Z I O N A L E R E S A 8 0 / 82 %

MOLTO PIÙ LUCIDA (GLOSS >90) L’innovativa finitura superficiale supergloss è in grado di aumentare notevolmente il livello di lucentezza oltre i 90 punti di gloss.

MOLTO MENO SCIVOLOSA (BCRA >40) Migliorato il GRIP sulle superfici lavorate con SUPERGLOSS superando abbondantemete i valori minimi richiesti dalle norme BCRA.

LA PPATU R A TR A D I Z I ONA LE : GLOSS <80

LA PPATU R A S U PE R GLOSS: GLO S S >90

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CONTINUA LA FASE DI INVESTIMENTI PER KERBELL AMPLIAMENTO MAGAZZINO ESTERNO

Abbiamo deciso di ampliare il magazzino esterno, portandolo da 16.500 mq a 28.000 mq. per una miglior gestione dei grandi formati.

Ma non ci fermiamo qui... E stato raggiunto l’accordo con system per il montaggio della quarta 4Phases.

NUOVA 4PHASES PER GRANDI FORMATI

l’ultima macchina automatica progettata per i grandi formati, dotata di una tecnlogia molto sofisticata.

Ed infine...

RADDOPPIO LINEA SUPERGLOSS

Ad ottobre ci sarà un ampliamento anche nel reparto lappatura. Verrà montata la seconda linea SUPERGLOSS.

Con questo investimento rinnoviamo la nostra fiducia nel comparto ceramico, e continuiamo a restare all’avanguardia per la soddifazione dei nostri clienti.


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a cura della redazione

CIGAIMPIANTI,

Case History

storia di un successo L’azienda di Finale Emilia si occupa da ormai 35 anni di montaggio e manutenzione di macchine, impianti ed automazioni industriali ed oggi è partner di importanti gruppi nazionali ed internazionali. «La nostra forza — dicono i fondatori — è la credibilità»

SETTEMBRE - OTTOBRE 2016

«

A inizio 2009 eravamo in piena debacle. Le disdette da parte di clienti, anche di grosso calibro, fioccavano. Abbiamo vissuto quei sei, sette mesi con profonda sofferenza. Mi sentivo come un bambino che, alle prese con il gioco dell’oca, è costretto a tornare al via». Si può cominciare da qui a raccontare CIGAIMPIANTI, ovvero dal ricordo, ancora ben vivo nella memoria di Claudio Sabatini, di un periodo non semplice per un’azienda che tuttavia ha saputo, ogni volta ripartire, ed oggi è un player di riferimento nel settore del montaggio e manutenzione di macchine, impianti ed automazioni industriali. Fondata dallo stesso Sabatini e da Flavio Fallarini, oggi CIGAIMPIANTI è una solida realtà che le sue fortune le ha costruite soprattutto grazie «alla credibilità, che ci ha caratterizzato fin dagli esordi. Io e Flavio — dice Sabatini — eravamo ragazzi molto seri, e lo siamo tuttora».

Nuova sede di Finale Emilia (Foto per gentile concessione di Elisabetta Baracchi)

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Case History

Modena, terra di motori. Anche nel montaggio di macchine automatiche ci mettiamo l’anima e il gioco di squadra è vincente !!!

E’ quello l’asso nella manica che ha permesso a CIGAIMPIANTI di crescere, ripartendo con risolutezza anche dopo quei rovesci che non mancano in nessuna storia aziendale. «Basti dire che la prima commessa importante che prendemmo fu un’importante incarico di manutenzione agli impianti della cartiera di Marzabotto, a Lama di Reno. L’azienda a quei tempi era di proprietà del Gruppo Rizzoli Corriere della sera, e finì nel calderone della P2, e nel calderone dell’Amministrazione controllata per 3 anni. Lessi la notizia sui giornali e mi venne quasi un colpo: ovvio che nessuno ci pagò, e i soldi arrivarono solo otto anni dopo, ma quella fu la prima lezione che imparammo come imprenditori. Ovvero che occorre essere soprattutto credibili». E CIGAIMPIANTI, sulla credibilità, ha investito tutto, ottenendone rapporti oltremodo limpidi e con i clienti e con i dipendenti. Se questi ultimi sono, oggi, 135, «tutti rigorosamente assunti» e sono stati più volte decisivi nel collaborare con l’azienda quando si è trattato, come nel 2009, di uscire dalle secche della crisi, i clienti «sono — dice ancora Sabatini — veri e propri partners con cui creiamo un rapporto solido, e destinato a durare a lungo». Gruppi perlopiù noti a livello internazionale, se è vero che «per diciotto anni siamo stati presenza fissa negli stabilimenti Barilla» mentre oggi le collaborazioni di CIGAIMPIANTI sono con Marchesini Group, Gd Group , Marposs, Sir,

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TCM Panaria, Gruppo Concorde, Granarolo, Menù, Pizzoli, FCA VM Motori, Nuova Sima, azienda che fa parte della galassia Sacmi, colosso dell’impiantistica per la ceramica e il beverage. «Con Sacmi lavoravamo già nel 1982: nel 2006 siamo diventati braccio operativo di Nuova Sima», spiega ancora Sabatini, che lega proprio alla collaborazione con il colosso imolese lo sbarco di CIGAIMPIANTI nel distretto ceramico. Prima con Enterprise, che oltre che all’assemblaggio ha fatto della costruzione di macchine automatiche conto terzi missione prioritaria («Tastai il terreno presso gli imprenditori della zona, chiedendo loro cosa ne pensassero, e ne abbi risposte entusiastiche, visto che si trattava di mantenere i nostri standard a costi più competitivi»), e nel 2010 con l’officina CIGA di Fiorano Modenese. Finale Emilia, Maranello, Fiorano: ecco il triangolo nel quale è iscritta l’eccellenza di CIGAIMPIANTI, che in questi primi trentacinque anni di attività ha lasciato la sua impronta in ogni angolo del globo. «I nostri principali interlocutori sono i costruttori di macchine e di impianti completi nonché gli stabilimenti di produzione», spiega ancora Sabatini, che non nasconde la soddisfazione per l’abbrivio preso da un’azienda che non ha mai smesso di investire né di credere in se stessa e, puntando sulla professionalità e sulla «credibilità» di cui si è detto all’inizio, adesso passa all’incasso. Il 2009 è solo un ricordo, «e forse quanto abbiamo passato — dice

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Particolare di montaggio macchina packaging all’interno di CIGA Finale

Sabatini — ci ha resi ancora più tenaci», portando CIGAIMPIANTI oltre traguardi importanti. Non tanto a livello di fatturato (otto milioni nel 2015) quanto di ore lavorate («l’anno scorso hanno toccato quota 270mila contro 203mila del 2014 e le 152mila del 2011» che sono il metro più efficace attraverso il quale misurare una crescita che non ha fermato nemmeno il sisma che ha colpito, nel 2012, la Bassa modenese, colpendo in modo durissimo anche la sede di CIGAIMPIANTI, e proprio nei giorni in cui l’azienda si apprestava a festeggiare il trentennale. Non granché come regalo di compleanno — 150.000 euro di danni e una struttura su cui intervenire: CIGAIMPIANTI, tuttavia, ha saputo ancora una volta ripartire. «Nonostante fosse stato costruito con tecnologie antisismiche di ultima generazione, essendo piuttosto alto il capannone appena inaugurato richiese un intervento repentino. Venne infatti per tre quarti smontato e quindi rimontato». Da quegli stessi dipendenti molti dei quali, ricorda Sabatini, avevano le case danneggiate, ma si organizzarono anche con posti letto in azienda dentro a casette di legno costruite ad hoc «per non prendere pause dal lavoro in un momento del genere». Un esempio di dedizione non comune, una capacità di reazione della quale CIGAIMPIANTI ha fatto uno dei punti di forza della sua storia ultratrentennale. Quella storia che ne ha fatto un’azienda «fatta di e per le persone»..

SETTEMBRE - OTTOBRE 2016

Cigaimpianti Fondata nel 1982 da Claudio Sabatini e Flavio Fallarini, si occupa del montaggio e della manutenzione di macchine, impianti e automazioni industriali e dal 2006 è anche costruttore di macchine automatiche conto terzi. Con una crescita ininterrotta, l’azienda attualmente ha 135 dipendenti e oltre 30 automezzi. Ha tre sedi: due edifici di cui uno su due piani per complessivi 4.000 metri quadrati a Finale Emilia, inaugurato nel 2012, un’officina di 2.000 metri quadrati a Fiorano Modenese Enterprise a Maranello (officina di 600mq + uffici) Tra i suoi clienti, CIGAIMPIANTI vanta importanti realtà industriali, soprattutto del settore ceramico, alimentare e meccanico, tra cui: Marchesini Group, Gd Group , Marposs, Nuova Sima (Sacmi Group), Sir, TCM Panaria, Gruppo Concorde, Granarolo, Menù, Pizzoli, FCA VM Motori, ecc. Il fatturato del 2015 è stato di oltre 8 milioni di euro, il monte ore lavorate sviluppato dall’azienda ha toccato quota 270.000.

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L’addio

a cura di Daniela D’Angeli

Scomparso a Parigi l’avvocato Valentini

L’avvocato Gian Carlo Valentini

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n uomo colto, un avvocato capace, una mente acuta, un signore d’altri tempi con l’energia di un giovane, così viene descritto da chi lo conosceva l’avvocato Gian Carlo Valentini, morto a Parigi venerdì 2 settembre, ventiquattro ore dopo essere stato investito da una moto mentre passeggiava. L’avvocato Scandianese, classe 1932, aveva scelto di vivere nella capitale francese per placare la sua sete di cultura, per risiedere in una metropoli che gli consentisse di godere appieno di ogni opportunità. Il suo studio, Valentini & Associati, si trova in piazza Boiardo a Scandiano, da li è stato per decenni il punto di riferimento delle aziende ceramiche, forte della specializzazione in diritto commerciale e societario che aveva conseguito negli anni in cui il settore iniziava la sua corsa. Tra i suoi clienti Casalgrande Padana, Soprea divenuta poi Area Prefabbricati, Gresmalt, Master, Della Robbia, Daytona, Panaria Group, ma anche la Berni che si è affidata a lui per la cessione al colosso Nestlè. «Era un grande avvocato», racconta Paolo Magelli che ha lavorato con lui al passaggio da Soprea ad Area Prefabbricati, «se si metteva a sedere faceva fatica a perdere, era un grande negli accordi con le banche». Lo ricorda così Viterbo Burani, delle Ceramiche Arpa: «Lo conoscevo da 65 anni, un’amicizia nata sui banchi di scuola, il mio ricordo è certamente condizionato da questo ma era davvero un asso nel gestire i passaggi societari. Aveva inoltre la grande umiltà

SETTEMBRE - OTTOBRE 2016

È stato investito da una moto nella capitale francese, città nella quale aveva scelto di vivere per la sete di cultura che lo animava da sempre. Esperto di diritto commerciale aveva curato gli interessi di molte ceramiche ed anche la vendita della Berni alla Nestlé di indicarti qualche collega quando riteneva di non essere l’avvocato adatto per la tua problematica. Come uomo posso dire che era serio, generoso, gentile, aveva una grande cultura e tanti interessi, faceva beneficenza attraverso il Lions ma non solo». Con Viterbo condividevano anche la passione del calcio, insieme andavano a vedere la Reggiana: «Ma lui è stato più furbo di me, veniva solo allo stadio, io invece ci ho anche investito». A renderlo un grande avvocato al servizio delle aziende era anche la sua esperienza di imprenditore, era infatti entrato come socio con quote di minoranza in alcune delle ceramiche che aveva seguito. Un viaggiatore appassionato che dopo aver scelto di vivere nel quartiere Marais era appena rientrato da una lunga crociera in Australia e si apprestava a partire per il Canada e poi per il Giappone. «Era un grande amico di mio padre da quando erano soci nella Ceramica Lauretana», racconta Emanuel Manfredini, «e devo a lui e a Paolo Magelli il mio presente e futuro professionale. Ed oltre ad essere un grande avvocato, Gian Carlo era una persona straordinaria, con una grande cultura giuridica e non solo, lo si può proprio definire un principe del foro». Era un uomo assetato di conoscenza, proprio per questo aveva scelto Parigi ma, come racconta Manuel Manfredini, «se non avesse avuto il problema dell’inglese avrebbe scelto New York, voleva arricchirsi culturalmente e per questo sceglieva grandi metropoli».

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Primo Piano

a cura della redazione

RCM, una storia di affidabilità D

Romolo Raimondi

Tra i sette maggiori costruttori mondiali di macchine per la pulizia industriale RCM si prepara a festeggiare 50 anni di attività. «Abbiamo una tradizione importante, che continuiamo a rispettare»

alle biciclette alle macchine per la pulizia industriale... Bisogna averne fatta, di strada. E di storia. Parliamo dI RCM di Casinalbo, azienda che produce e vende in tutto il mondo macchinari per la pulizia di pavimenti industriali e non solo. L’avventura, come azienda di famiglia, parte alla fine dell’Ottocento, «Quando nostro nonno – racconta Romolo Raimondi, amministratore delegato RCM - Ippolito, a Parma comincia a costruire biciclette, per poi trasferirsi a Modena alla fine della prima guerra mondiale». E, nel modenese, la storia prende una piega nuova. «Nel 1922 nostro padre dà il via all’esperienza nel mondo dei motori, costruendo dapprima motocicli, quindi motori marini, industriali e trattori agricoli. Sono stati i miei due fratelli, a metà degli anni Sessanta, quando la produzione dei trattori e dei motori industriali ha subìto una flessione importante, ad effettuare una svolta». Bisognava intraprendere una nuova strada. Quale? Beh, all’epoca si stava facendo largo, nel mondo della ceramica,


una precisa richiesta: quella di intervenire per la pulizia di grandi quantità di polveri, «ed i miei fratelli hanno concepito una macchina apposita, con grande capacità filtrante». Il resto, dice Raimondi, è venuto da sè, evolvendo in parallelo con le esigenze del mondo produttivo. Allora le polveri, oggi le micropolveri, ma la problematica è sempre quella, e tocca il tema della sicurezza, della salvaguardia dei macchinari, della qualità del prodotto e della salute del personale. «Per quanto concerne le polveri – prosegue Raimondi - se non altro oggi in ceramica sembra di essere in un salotto. I problemi di salute possono essere a un altro livello, come le posture, il modo di salire o scendere da una macchina...». Le cose cambiano, la posizione sul mercato di RCM resta ben salda. Questione, anche di territorio. «Siamo nati qui e – spiega Raimondi - ci siamo sùbito trovati in sintonia con l’ambiente e le sue esigenze, affiancando di continuo l’evolversi delle richieste che provenivano dal mondo produttivo. Si imponeva sempre più la necessità di una pulizia accurata e raffinatissima. Dal punto di vista dell’azienda e della sua riconoscibilità, abbiamo una tradizione e cerchiamo di rispettarla: nostro nonno e nostro padre costruivano macchinari estremamente affidabili, noi non abbiamo fatto altro che proseguire con questa filosofia. Ai nostri clienti proponiamo una gamma di soluzioni evolute, sì, ma soprattutto affidabili. Penso - conclude Raimondi - alla nostra grande lavapavimenti, chiamata Tera, un prodotto che si pone al più alto livello su scala mondiale nel campo della pulizia degli stabilimenti ceramici».


Casa del Cuscinetto di Sassuolo

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1986 - 2016

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asa del Cuscinetto di Sassuolo raggiunge, con orgoglio, il traguardo dei 30 anni di attività. L’Azienda di Sassuolo, saldamente guidata da Nemisti Ober, si conferma un punto di riferimento nella distribuzione di Articoli Tecnici Industriali. Dal 1986 anno della fondazione ad oggi, la gamma dei prodotti si è ampliata offrendo alla clientela articoli standard come cuscinetti, supporti, snodi, guarnizioni, catene,

ingranaggi CHIARAVALLI, componenti per pneumatica CAMOZZI, articoli termoplastici FM, motori elettrici-riduttori, materie plastiche ma anche PARTICOLARI A DISEGNO costruiti su specifica del cliente. Casa del Cuscinetto di Sassuolo guarda al futuro con l’obiettivo di continuare a garantire competenza e servizio lavorando con passione e volontà per soddisfare le esigenze dei clienti impegnati sulla manutenzione e nella costruzione di impianti meccanici.


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Primo Piano

a cura della redazione

Emboss da’ forma alle idee Un know how ultradecennale e tecnologie all’avanguardia per un’azienda specializzata nella progettazione e nello sviluppo delle superfici ceramiche che si pone come trait d’union tra l’idea e il prodotto

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are forma alle idee. Lo fanno, dal 2005, in Emboss, azienda di Casalgrande che in oltre un decennio ha saputo sviluppare il suo know how attraverso l’utilizzo di tecnologie di avanguardia e oggi si propone come partner per produttori cui il mercato chiede innovazioni sempre più spinte. «E tutto quello che riguarda la superficie ceramica è il nostro ambito di ricerca: la crescente specializzazione – dice Mattia Foracchia, uno dei soci dell’azienda reggiana – e la piena padronanza di tecnologie software estremamente evolute ci permettono di restare fedeli a quella che è la nostra mission, ovvero creare superfici che innovino gli standard produttivi per come li conosciamo». Emboss, con la sua struttura creativa, è un esempio di quanto conti la ricerca sulle superfici ceramiche: dalla progettazione allo sviluppo del prodotto, dal concept nato da un laboratorio interno fino alle personalizzazioni richieste da


un settore ceramico che da anni aggiunge valore alla superficie, il servizio che Emboss mette a disposizione dei propri partners «è il trait d’union – spiegano Stefano Rosi e Ivan Gibertini – tra idea e prodotto». Il mercato è cambiato, la ricerca si è evoluta, i prodotti sono soggetti a continue trasformazioni che impongono l’uscita dagli schemi: si tratta di sperimentare, di avvalersi di tecnologie sempre più evolute. E di raccogliere appieno, innovando e investendo, le nuove sfide che il terzo millennio lancia al settore ceramico. Emboss ha scelto di raccogliere la sfida, crescendo nel tempo, investendo in ricerca e innovazione, creando percorsi creativi ad hoc, flessibili e personalizzabili. E investendo in strutture: va infatti in questa direzione anche il recente trasferimento nella nuova sede di Sant’Antonino di Casalgrande. Struttura moderna e funzionale, collocata nel cuore del distretto ceramico.


Cultura

a cura della redazione

Seccoumidofuoco, le alchimie della ceramica Una nuova sezione fotografica per il Museo della ceramica del Castello di Spezzano

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Argille, caolini, sabbie e feldspati e altre materie prime sono alla base delle “ricette”delle ceramiche. Attraverso operazioni che mi ricordano procedimenti alchemici sono trasformati grazie a sapienza e tecnica che arrivano dal nostro lontanissimo passato. Le foto in progetto non hanno lo scopo di essere una spiegazione esaustiva dei nuovi e innovativi processi produttivi dell’industria ceramica, ma suggestioni sulla complessità e sapienza di un processo dove l’uomo è oggi chiamato a partecipare soprattutto come controllore e supervisore». Così nel 2013 la fotografa reggiana Paola De Pietri presentava le sue opere in mostra al Cersaie, diciotto immagini sintesi di un’indagine svolta dall’ar-

CERAMICANDA120 Il castello di Spezzano


Un’immagine dell’inaugurazione

tista in stabilimenti dei Gruppi ceramici Atlas Concorde, Casalgrande Padana, Florim e Panaria, per documentare lo stato di fatto produttivo nel Distretto modenese-reggiano. Il reportage, promosso dal Comune di Fiorano Modenese in collaborazione con Confindustria Ceramica e Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea, è diventato, dal 5 giugno scorso, ‘seccoumidofuoco’, esposizione permanente del Museo della ceramica e in particolare di Manodopera, la sezione multimediale inaugurata nel 2014 per raccontare “la storia degli uomini e delle donne che hanno fatto la ceramica industriale”. I grandi quadri fotografici (93,6 x 78,5 cm), incorniciati di bianco, resteranno esposti nell’ampio spazio al secondo piano dell’ala ovest del castello, sopra la spettacolare Sala delle Vedute. “Seccoumidofuoco – ha scritto Francesco Zanot - è un’opera in quattro tempi. Ci sono immagini di materie prime, grezze o semilavorate (argille, caolini, sabbie, feldspati), macchinari industriali, lavoratori e prodotti finiti. Quattro soggetti principali. Mescolati tra loro, senza suddivisioni né gerarchie, raccontano l’intero ciclo di produzione della ceramica alternandosi gli uni con gli altri. Mescolati – appunto – impastati, fusi, ricombinati, proprio come gli ingredienti alla base di questa formula. Come il titolo del lavoro: seccoumidofuoco. Non c’è soluzione di continuità. Nessun respiro. Tre parole diventano una.

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Porzioni di realtà diventano immagini”. Le fotografie sono suddivise in tre blocchi: secco (le materie prime), umido (impasto e smalteria), fuoco (cottura e prodotti finiti), introdotti da un pannello con un breve testo storico-tecnico e un’immagine wordle in cui come su una linea produttiva scorrono le parole-chiave dei settori produttivi e relative fotografie.. Su uno schermo tv scorre in loop il filmato del lavoro all’interno della Ceramica Aurora di Casalgrande negli anni 1950/60: un suggestivo contraltare tecnico e umano alle immagini del lavoro automatizzato di oggi, «quando – ha scritto Francesco Genitoni - le squadre di uomini e donne del secolo scorso sembrano estromessi dai grandi macchinari robotizzati anche se in realtà ci sono ancora, pur se meno numerosi di una volta, dietro le quinte, dove si progettano e commercializzano i prodotti. E ci sono ancora, tutti, idealmente. È la storia in evoluzione di un territorio, dei suoi paesi e città. Delle trasformazioni fisiconaturalistiche, ambientali, sociali. È la storia delle loro comunità, vecchie e nuove». Museo della Ceramica - Castello di Spezzano Comune di Fiorano Modenese Orari da marzo a novembre: sabato e domenica ore 15-19. Ingresso gratuito. Visite guidate gratuite al Castello l’ultima domenica del mese, ore 17-19 Info: tel +0039 0536 833412, cultura@fiorano.it www.fiorano.it - f Castello di Spezzano

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NEWS

Aziende

Tecnologia “X55” di Emar Impianti per Vitra Turchia Prende il via una importante collaborazione tra la società turca VITRA KARO e EMAR IMPIANTI, società del Gruppo Martinelli, già leader mondiale nella fornitura di stampi per ceramica ed oggi sempre più impegnata nello sviluppo di innovative tecnologie di alimentazione pressa. Vitra Karo ha infatti scelto il sistema di multi caricamento X55 per la produzione di nuovi materiali in gres porcellanato nello stabilimento di Bozuyuk in Turchia. La fornitura comprende l’installazione di un sistema X55 MICRON, in grado di caricare lo stampo pressa con 3 diversi strati di materiale, coniugando nuove possibilità estetiche con performance produttive mai raggiunte con i tradizionali sistemi di doppio caricamento. Il sistema X55 consente infatti di caricare simultaneamente lo stampo pressa con materiali diversi quali polveri e smalti sia atomizzati che micronizzati, scaglie e granuli.

Avviata con successo la più recente vetrina tecnologica SITI B&T Group in Sud America Cerámicos Gala, marchio della rinomata azienda peruviana Aris Industrial, ha scelto SITI B&T Group come partner tecnologico per rinnovare lo stabilimento ed aumentare la produttività. Nello stabilimento situato nel distretto di Lurín, a sud di Lima (Perù), sviluppato su una super ficie di 60.000 mq, SITI B&T Group ha installato un impianto completo costituito da due presse EVO 3.0 2808/1750 di ultima generazione, equipaggiate dal nuovissimo E-Synchro®e un essiccatoio a 5 piani 2850/3000, a piani completamente indipendenti. Un nuovissimo forno TITANIUM® con bocca 3200 e 133,20 m di lunghezza completo di sistema di recupero di calore MHR 230°, garantisce ad Aris le migliori performance possibili sul mercato in termini di qualità del prodotto e di efficienza energetica rendendo possibili risparmi fino al 30% e con toni e calibri più costanti rispetto ad un forno tradizionale.

Magazzino verticale Modula Lift per Ferrari&Cigarini L’innovazione tecnologica e l’attenzione verso il cliente sono un focus importante per Ferrari&Cigarini che ha installato già da diversi mesi il magazzino verticale Modula Lift di System. Questa scelta è stata dettata dalla volontà di migliorare la qualità, l’ordine e l’efficienza dei processi produttivi che gestiscono una grande quantità di codici soggetti a movimentazione continua. Il magazzino automatico Modula Lift è stato infatti destinato sia allo stoccaggio dei materiali per la costruzione delle macchine che ai ricambi, con l’obiettivo di ottimizzare gli spazi ampliando lo stock, aumentare l’efficienza del picking e del livello di servizio offerto ai clienti, grazie alla maggior velocità e qualità dei prelievi dei materiali. Inoltre, grazie al software integrato con il sistema informativo aziendale, il nuovo magazzino verticale garantisce la tracciabilità della merce.

Nuova sede brasiliana per Metco Inaugurazione della nuova sede brasiliana per Metco. La multinazionale ha festeggiato così i suoi 20 anni in Sudamerica alla presenza di Jonathan Becker e di Lazzaro Menasce, oltre che del presidente Graziano Vignali, del responsabile commerciale Claudio Casolari e di Simone Guidelli, responsabile della filiale brasiliana.

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Sacmı: accordo con NG Kutahya Seramık per nuovi investimenti NG Kutahya Seramik, il leader nella produzione di piastrelle in ceramica in Turchia, ha firmato un accordo con Sacmi per un nuovo importante investimento. Una nuova fabbrica entrerà infatti in funzione a maggio 2017 con una superficie di 44mila mq  coperti e una capacità produttiva annua di 7.5 milioni mq.  I formati di piastrelle (in grès porcellanato tecnico) prodotti nel nuovo stabilimento saranno 80x80, 60x120, 60x160 e 120x120 cm. Con la messa in funzione della nuova fabbrica, NG Kutahya Seramik raggiungerà una capacità produttiva annua di 33 milioni di metri quadri.

Evento DIGITAL TILES: Netmind presenta la tecNologia VDI NETMIND System Integrator ha coinvolto i dipartimenti ICT, Ricerca e Sviluppo e Marketing del comprensorio ceramico per presentare una rivoluzionaria innovazione di processo: i vantaggi portati dalla tecnologia VDI (Virtual Desktop Infrastructure) nella gestione operativa del lavoro grafico. L’evento si è tenuto presso il Castello di Formigine e, oltre ad un approfondimento teorico insieme ai partner tecnologici Citrix e HPE, ha permesso di testare in prima persona diverse workstation grafiche con tecnologia VDI. Per approfondire i vantaggi portati dalla virtualizzazione: www.netmind.com

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10 Creadigit System per PorcelaniteLamosa La storica partnership tra System e PorcelaniteLamosa, ha portato all’installazione in quattro siti produttivi (Monterrey, San Luis Potosí e Puebla) di 10 stampanti digitali Creadigit. Inoltre, nell’ambito del rinnovamento dei layout di fine linea dei vari stabilimenti, il gruppo messicano ha adottato le tecnologie System per gestire i vari formati di piastrelle: i nuovi layout combinano lo smistatore Multigecko con la macchina per il confezionamento doppio FV08 e il pallettizzatore Griffon o con il Falcon. Avviati, in due stabilimenti, anche 12 Robofloor Nuova Era e veicoli LGV per la movimentazione dei box. Il postvendita, la fornitura di ricambi e il supporto tecnico-grafico sono forniti H24 dalla filiale messicana di System. 

Il “sassolese” è sempre più diffuso nei nuovi laboratori Sassuololab, in occasione del Tecnargilla 2016, ha realizzato una serie di nuovi strumenti in linea con le normative Europee e dei vari paesi dove le piastrelle andranno prodotte e collocate. Ecco alcuni esempi dei nuovi strumenti che verranno presentati al Tecnargilla (Padiglione D3 Stand 195) 1. Nuovo Strumento per determinare il carico di rottura in crudo ed essiccato e nuovi sistemi di posizionamento delle piastrelle sugli strumenti per i grandi formati. 2. Nuovo strumento per determinare l’assorbimento delle piastrelle col sistema del vuoto 3. Nuovo sistema per determinare la densità apparente dei prodotti pressati senza l’uso del micidiale Mercurio. 4. Nuovi strumenti per il controllo della scivolosità in base alle varie norme sia Europee che Extra Europee 5. Restyling della serie di Presse da 40/60 ton e della linea P da 80/100 e 120 ton. 6. Restyling del sistema di controllo dimensionale sia per i prodotti in linea che per i controlli nel laboratorio. Sappiamo che la strada da percorrere assieme ai produttori di piastrelle è in salita e lastricata di nuove sfide, ma siamo certi che sapremo vincerle anche grazie a quanti collaborano con noi e a quanti continuano a darci fiducia e a credere nelle nostre capacità di fare squadra. La nostra sfida continua con il rafforzamento della ns presenza dove si richiede di fare sintesi tra qualità dei prodotti ed efficienza dei servizi.

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IN OCCASIONE DEL PROSSIMO SALONE INTERNAZIONALE DELLA CERAMICA On the occasion of the next international exhibition of the ceramic sector En ocasión de la próxima exposición internacional de la cerámica À l’occasion de la prochaine exposition internationale de la céramique

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Speciale materie prime

a cura di Roberto Caroli

Westerwald - Sassuolo anno zero Colpisce che ceramisti italiani, cavatori tedeschi e ferrovie non sono mai arrivati, vista la posta in gioco, ad un accordo di fornitura e trasporto formale, timbrato e firmato a garanzia di tutte le parti. Sarebbe auspicabile un nuovo approccio mentale da parte dei tre soggetti in campo

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chi si dovesse trovare nel Westerwald per una visita alle famose cave di argilla suggerirei un passaggio al museo di Siershahn, laddove illustrazioni fotografiche, utensili, macchine, tecnologia raccontano la storia dell’estrazione del pregiato minerale. Sono visibili i mastelli di legno con i quali all’inizio del ’900 venivano portate in superficie le argille, stivate poi in botti caricate su navi nel porto di Rotterdam e spedite oltremare; binari ferroviari, locomotori e vagoni, largamente impiegati fino agli anni ‘70, per l’estrazione in galleria di argille destinate prevalentemente al mercato domestico e olandese; i primi piani estrattivi per la coltivazione a cielo aperto, che hanno spianato la strada verso Sassuolo, con un sistema ancora utilizzato ai giorni nostri. Ad imporre i passaggi da un sistema all’altro è sempre stato il mercato, i crescenti volumi richiesti dalle aziende sulla base dei mutamenti di prodotto e di processo: la produzione di monocottura bianca e gres porcellanato portò allo sviluppo di forni sempre più larghi e lunghi, presse più potenti ed essiccatoi più rapidi. In particolar modo in Italia dove alla fine degli anni ‘80 la produzione raggiunse i 650 milioni di metri quadrati e le tonnellate di argilla “bianca” provenienti dal Westerwald superarono il muro di 1,5 milioni. Nulla nasce per caso. L’interesse dei ceramisti italiani verso le miscele di argilla tedesche maturò grazie all’impasto 17 che i laboratori tecnologici degli impiantisti formularono e suggerirono a chiunque acquistasse i loro impianti. Rammento ancora la ricetta: 40% argilla Martin Paghestecher (finita poi nell’orbita Fuchs, oggi Sibelco); 22,5% eurite; 22,5% aplite; 15% sabbie locali dei nostri appennini. Se quell’impasto avesse previsto solo argille locali oggi saremmo qui a scrivere un’altra storia e a considerare tecnologie diverse da quelle che vediamo in funzione nelle unità produttive. Era più semplice progettare mulini, atomizzatori, presse, essiccatoi e forni sulla base di impasti nobili che non su formule con prevalenza di materie prime locali. Con un conseguente aggravio di costi per i ceramisti italiani, i quali potevano però strappare qualche lira in più al metro quadro in ragione del sederino bianco delle piastrelle; e non è un caso che gli impiantisti cinesi realizzino forni lunghi centinaia di metri, lo fanno per consentire ai loro clienti di utilizzare le argille carboniose delle cave locali.

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Non sta a me stabilire cosa fosse giusto fare, se la strada percorsa fosse quella più veloce e strategicamente la migliore, soprattutto ora che i giochi sono fatti e, soprattutto, forti della consapevolezza che indietro non si torna. Con un mercato italiano che superava il 50% della loro totale produzione, i cavatori tedeschi si organizzarono per soddisfare soprattutto le esigenze di Sassuolo (Germania e Olanda crescevano ma di poco): acquistarono macchine, costruirono box, assunsero personale di cava, ampliarono i loro laboratori, si dotarono di ruspe e camion, presero impegni con le banche, sicuri che il matrimonio Italia- Germania fosse destinato a durare una vita. Allo stesso modo, e con la stessa convinzione, le ferrovie di allora, tedesche, svizzere e italiane, investirono in vagoni ferroviari numericamente

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in grado di trasportare quell’enorme quantità di argilla, arrivando ad oltre 800 unità. Gli italiani ritiravano e consumavano argilla, i tedeschi la estraevano, le ferrovie si occupavano del trasporto: un ingranaggio che girava a meraviglia e che nessuno, anche i più esperti, avrebbe mai immaginato potesse incepparsi. La metafora perfetta è quella di un tavolo a tre gambe: difficile resti in piedi se uno di questi si rompe. Nella prima metà degli anni ’90 la scelta degli italiani di buttarsi sulle argille Ucraine, più alluminose, tenaci e bianche di quelle tedesche, i quantitativi dalla Germania cominciarono a perdere quota fino a stabilizzarsi intorno alle 500mila tonnellate, un terzo rispetto a prima, con conseguenze a danno dei cavatori tedeschi e delle ferrovie facili da immaginare: surplus di manodopera, numero

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di impianti in eccesso non ancora ammortizzati, calo dei fatturati, ma soprattutto, fuga dei carri ferroviari verso altre tratte. Questo è il mercato, qualcuno potrebbe asserire, queste le sue leggi. Giusto! Mi chiedo però, ribaltando la situazione: come avrebbero reagito i ceramisti italiani se di punto in bianco i tedeschi avessero deciso, allettati magari da mercati più remunerativi, di mettere a disposizione di Sassuolo soltanto un terzo del suo fabbisogno? Non saprei, ma lo posso immaginare, di certo avrebbero fermato parecchi forni. I matrimoni celebrati in chiesa reggono più delle unioni non istituzionalizzate; gli accordi scritti valgono più di una semplice stretta di mano. La cosa che sorprende è proprio questa, ossia il fatto che ceramisti italiani, cavatori tedeschi e fer-

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rovie non siano mai arrivati, vista la posta in gioco, ad un accordo di fornitura e trasporto formale, timbrato e firmato a garanzia di tutte le parti. L’assurdo è che tutto sia stato lasciato al libero arbitrio dei singoli! Ma tant’è! Dopo anni di purgatorio per i tedeschi, alcuni cambiamenti geopolitici come la guerra in Crimea, la salita del dollaro, il peggioramento chimico ceramico delle miscele di Donetsk, abbiamo assistito ad un repentino ritorno dei ceramisti italiani nel Westerwald; oggi la quota di argille importate dalla Germania, tra est e ovest, si aggira intorno ad 1,3 milioni di tonnellate, purtroppo però con una quota di vagoni ferroviari appena sufficienti, per usare un eufemismo, a soddisfare il trasporto di tali volumi. In altri termini, sarebbe necessario inserire nuovi

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carri, con investimenti da parte delle ferrovie che ancora però non si vedono. La Deutsch Bahn è esplicita in tal senso: “gli investimenti saranno fatti solo nel momento in cui gli imprenditori sassolesi daranno la garanzia nel mese di dicembre circa il fabbisogno di argilla almeno per l’anno successivo”.Le ferrovie chiedono solo di formalizzare un accordo, quello che le parti non furono in grado di sottoscrivere negli anni passati. Fino a quando la logistica non si sbloccherà in tal senso la Sassuolo ceramica dovrà accontentarsi di 400 miseri vagoni ferroviari, accettare i ritardi che inevitabilmente si accumuleranno durante l’anno e che peggioreranno in caso di scioperi e incidenti; a maggior ragione in questi giorni nei quali continuano a soffiare venti di

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guerra in Ucraina. Al di la della logistica, importantissima, si presenta nel Westerwald un ulteriore problema: qualitativo e burocratico. Le argille bianche contenenti un tenore di ossido di ferro non superiore all’1-1,10% (in via di esaurimento), hanno lasciato il passo alle miscele con ferro superiore al 2-2,50%; i tempi per l’ottenimento di nuove concessioni minerarie si sono moltiplicati, fino ad arrivare in taluni casi anche a sfiorare i 10 anni. Sarebbe suggeribile, in conclusione, un nuovo approccio mentale da parte dei tre soggetti in campo. Mentre per i geologi che governano i laboratori ceramici a Sassuolo raccomandiamo un impasto 17 punto zero, più vicino alle reali possibilità qualitative del Westerwald, forse l’unica vera fonte sicura rimasta.

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a cura della redazione

Schenker Italiana:

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soluzioni innovative di logistica ferroviaria e trasporto multimodale con alti standard di servizio S

La filiale di Dinazzano opera tramite un magazzino raccordato di 6.250 mq attrezzato con carroponte di portata fino a 35 tonnellate e piazzali per circa 15.000 mq

PrimoPiano

Fabrizio Chiastra

chenker Italiana, nome con cui DB Schenker opera in Italia da oltre 50 anni, è presente con 40 filiali, 1.100 dipendenti e 140.000 mq di magazzini modernamente equipaggiati tramite i quali offre l’intera gamma di servizi di trasporto terrestre (camion, ferrovia e intermodale), spedizioni marittime ed aeree, come pure le più avanzate soluzioni di logistica integrata. La filiale di Dinazzano opera tramite un magazzino raccordato di 6.250 mq attrezzato con carroponte di portata fino a 35 tonnellate e piazzali per circa 15.000 mq; un Team di esperti in logistica ferroviaria, costituito anche da personale madre lingua russa e tedesca (per poter dialogare al meglio lungo l’intera supply chain) offre soluzioni di trasporto door-to-door da o per qualsiasi destinazione in Europa o nei Paesi dell’Est e fornisce consulenza e assistenza durante tutte le fasi del trasporto confermandosi partner ideale per il mercato dell’industria ceramica italiana, ma anche per i settori carta e prodotti forestali, alimentari e bevande, acciaio e prodotti siderurgici, chimico e riciclabili, macchinari e apparecchiature. La filiale di Dinazzano offre anche servizi innovativi e con un alto standard di servizio quali ad esempio: “China Rail” - soluzioni di logistica ferroviaria tra Cina ed Europa; un servizio intermodale regolare per FCL e LCL che permette di spedire le proprie merci da e per la Cina ottimizzando costi e transit time. “LTL on rail tracks” - soluzioni di trasporto multimodale tra Italia, Germania, Belgio, Olanda e Scandinavia con partenze giornaliere dal Railport di Dinazzano. Un collegamento estremamente efficiente per spedizioni camionistiche LTL superiori alle due tonnellate. “Ocean Freight” – soluzioni di trasporto via mare di merce sia in container che break bulk; offriamo servizi door-to-door con elevati standard di qualità e a prezzi competitivi.


a cura della redazione

H.C. Spinks Clay Pronta per un Secondo Secolo di Innovazione

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ondata nel 1916, la H.C Spinks Clay Company, divisione della società belga Lhoist Group, sta entrando nel secondo secolo di attività come fornitore di argille e caolini per il mercato nazionale ed internazionale. Spinks Clay è cresciuta attraverso continui investimenti nella tecnologia, nelle attrezzature, nel personale e nelle cave. Con due impianti di produzione ubicati nello Stato del Tennessee e con riserve di argilla tra le maggiori del settore, Spinks si sta espandendo per soddisfare la crescente domanda negli Stati Uniti di argille per gres porcellanato. Spinks Clay ha ottimizzato le proprie attività minerarie, consentendo di evolvere i processi di produzione e di raggiungere standard di qualità che pongono l’azienda in prima linea rispetto alla concorrenza.

Strati multipli e varie qualità di argille sono estratti dalle cave e vengono stoccati, previa miscelazione, per ottenere prodotti conformi alle specifiche di ogni cliente. Tecniche di miscelazione complesse e controlli di processo rigorosi, consentono a Spinks di soddisfare gli alti standard qualitativi richiesti da una clientela selettiva, compresa quella del distretto ceramico. Spinks Clay non è solo fornitore di produttori di piastrelle di ceramica, ma serve anche molti altri settori, incluso produzione di sanitari, ceramica industriale, materiali refrattari, sigillanti, cemento e costruzioni. Inoltre, i responsabili tecnici e commerciali di Spinks negli Stati Uniti e in Messico sono ingegneri che collaborano con i clienti per comprendere le loro esigenze. Spinks si differenzia fornendo ai clienti materiali su misura e l’assistenza tecnica di cui hanno bisogno per migliorare i prodotti e per rendere i processi più efficienti. Spinks serve attualmente diversi produttori di gres porcellanato e sanitari in Nord America ed ha ampliato la capacità produttiva per crescere nel prossimo secolo. Per ulteriori informazioni su Spinks e vedere i video: http://www.lhoist.com/us_en/spinks-clay

PrimoPiano

Cresciuta grazie ad investimenti in tecnologie, attrezzature, personale e cave, Spinks si sta espandendo per soddisfare la crescente domanda di argilla negli USA

Speciale materie prime


a cura della redazione

Omic impianti, frangizollatura e trattamento materie prime

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a anni la “Omic Impianti S.r.l.” è presente sul porto di Ravenna con impianti di frangizollatura, presso “Sibelco Italia”, “Terminal Nord” e “Sapir”, comprendente sminuzzatori Sm-500 e relativi cassoni alimentatori a tapparella, con potenzialità di 180 Ton/H Cad. Nel corso degli ultimi anni abbiamo maturato esperienze nella costruzione di impianti per la frangizollatura delle argille, in particolare nella zona industriale del porto di Ravenna, dove si contano decine di sminuzzatori SM-500 con cassoni alimentatori e nastri di trasporto di grandi dimensioni. Novità di quest’anno è la messa in produzione del frangizolle sminuzzatore Sm500 Super, con potenzialità di produzione di argilla di 200 Ton/H. Inoltre per migliorare la durata d’esercizio possiamo fornire arpioni antiusura. La “Omic Impianti Srl”, è presente sul mercato per la produzione di macchine per ceramica fin dal 1962 e la sua produzione è rivolta in modo particolare alla lavorazione di argille e materie prime, costruendo macchine come: nastri trasportatori, elevatori, coclee, frangizolle, vagli vibranti, cassoni alimentatori a tappeto di gomma o a tapparella, estrattori a stella e vari altri tipi, oltre a deferrizzatori a piastre ed a barrotti autopulenti. Oltre alla costruzione ed installazione di impianti completi di stoccaggio atomizzato, con inserimento di colorazione con ossidi micronizzati e impianti di pesatura e miscelazione.

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PrimoPiano

Importanti novità, nel 2016, per l’azienda di Casalgrande, sul mercato dal 1962

Speciale materie prime


a cura di Massimo Bassi e Stefano Fogliani

Economia

Le nuove frontiere del commercio Consumi e risorse: è lâ&#x20AC;&#x2122;est la terra promessa SETTEMBRE - OTTOBRE 2016

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Economia

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el passaggio dai BRICS ai TICKS abbiamo parlato nel numero scorso, qui si tratta di capire come e dove va il mondo del consumo, e analizzare quanto in fretta cresca il cosiddetto mercato ‘consumer’, da sempre termometro dello stato di salute di un sistema economico. Perché dove si consuma, vuole un assunto forse elementare ma incontrovertibile, ci sono risorse e soprattutto fiducia, da intendersi come quell’entusiasmo che sorregge il consumatore. E ci sono giovani, ovvero quei consumatori evoluti e soprattutto in grado di assicurare alla curva della domanda quell’andamento crescente sul lungo termine che, ad esempio, nella vecchia Europa, viaggia a velocità oltremodo ridotta e scorge dietro il passare del tempo incognite crescenti. Grande distribuzione per i beni di consumo, beni di lusso, e-commerce: il Sole 24 Ore, in una recente inchiesta, analizzava la propensione al consumo della nuova locomotiva mondiale, ovvero quella che, dai mercati statunitensi a quelli più ‘classici’ della Vecchia Europa, decentra il mercato del futuro verso l’est del mondo. Il mercato che sognano tutti i produttori, insomma: quello che consuma, compra, e non va nemmeno troppo per il sottile quando si tratta di acquistare. Ce ne sono diversi, a guardare la classifica licenziata dall’ufficio studi di At Kearney, e se comanda

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sempre la Cina, dispetto di congiunture lontane dai boom di qualche anno fa, si scopre che sono soprattutto i mercati ‘tradizionali’ a pagare dazio ad una crescita che si sposta inesorabilmente verso est, tiene ad ovest e al centro, ovvero in Europa, ha di che guardarsi invece anche sugli effetti, non ancora chiari del tutto, soprattutto sul medio e lungo periodo, della Brexit. I ‘motori’ e la ‘benzina’ Fiducia e risorse: ecco la benzina che serve ad avviare i motori delle economie emergenti ma anche per quei produttori che a queste economie guardano con grande attenzione, e si sono strutturati per poter aggredire in modo efficace un mercato mai così globale. Magari decentrando per tempo le loro unità produttive e mettendosi nelle condizioni di sfruttare il fatto che si produce in loco, magari ottimizzando reti di vendita e logistica in modo da potersi posizionare sui mercati stessi in griglia con i produttori locali, o ancora sfruttando sinergie e joint venture i cui esempi non mancano. La strada era già stata tracciata dalle economie delle multinazionali, ma anche dalle griffe e dai marchi che oggi passano all’incasso, sfruttando l’onda lunga di una propensione al consumo trainata da tassi di crescita che per i mercati tradizionali

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sono exploit, per i mercati emergenti sono invece il consolidarsi di una crescita che magari rallenta, ma sempre su percentuali lontanissime dalle cosiddette ‘crescite da prefisso telefonico’ sulle quali più di un imprenditore, anche in Italia, ha speso ironia mista a scetticismo. Così, mentre la locomotiva europea avanza su binari che tuttavia non hanno ancora imboccato la galleria degli effetti – fin qua non prevedibili – della Brexit, altri e più veloci treni sfrecciano lungo le traiettorie del mercato mondiale. La classifica L’ha compilata, per conto de Il Sole24 ore, At Kearney, una delle società leader nel campo della consulenza, incoronando la Cina (e fin qua nulla di nuovo) ma più in generale l’Asia. L’India è al secondo posto e quattro dei primi cinque posti sono appannaggio di paesi asiatici. Il bronzo se lo aggiudica la Malaysia, un mercato piccolo, ma estremamente aperto agli investimenti esteri, e con una buona capacità di spesa e il quinto posto va all’Indonesia. La vera sorpresa – dicono gli analisti di At Kinney – sono tuttavia Vietnam e Filippine, collocati all’undicesimo e al sedicesimo poso: bassi margini di saturazione li descrivono come mercati che danno «ampio spazio a tutti» e il resto lo fa un tasso di crescita in costante, quando non prepotente, ascesa. La top 15 considera appetibili anche Emirati Arabi e Arabia Saudita, né deve stupire il 12mo posto dello Sri Lanka poiché la crescita del Sudest asiatico è un fenomeno con cui tutte le aziende devono fare i conti». Ribadito come mostrino la corda Russia e Brasile (attestate tra 20mo e 22mo posto) è infine giusto registrare le buone performances dell’Africa: nella top ci sono i paesi che ti aspetti, ovvero quelli del nord – Marocco decimo, Tunisia 26ma, e ci sono anche Egitto e Algeria – ma anche qualche altra sorpresa come Kenya e Sudafrica, Nigeria, Ghana e Zambia. Quanto alla Cina, poco da dire: vince per distacco, il Dragone, sulla scorta di statistiche ne consolidano la leadership. Chi corre… La Cina, e chi sennò? Rallenta il passo dal punto di vista della crescita economica, ma accelera sul fronte dei consumi. Nonostante il segmento del lusso sia calato, l’aumento della classe media e la crescita della domanda dalle campagne e dalle città periferiche ne fanno il più promettente mercato emergente anche per questo 2016. I consumi dei suoi oltre 1,3 miliardi di abitanti sono in decisa crescita. E vanno più veloci del Pil: +8,1% contro +6,9%, stando agli studi più recenti, che trovano ulteriore conferma anche nelle previsioni del McKinsey Global Institute. Nel giro di 15 anni i consumi cinesi cresceranno infatti di altri 6.700 miliardi di dollari e oltre il 30% di una cifra già enorme si concentrerà in tre zone già battezzate come ‘il triangolo d’oro’ delle esportazioni. Pechino e le sue città satelliti, Shanghai

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Economia

e lo Shandong. Quanto al tipo di consumi, le categorie merceologiche a più rapida crescita sono quelle legate al lifestyle e oltre la metà della spesa è infatti riconducibile alle fasce di età comprese tra i 30 e i 59 anni. Le prospettive di lungo periodo, insomma, ci sono tutte: l’azienda di consulenza Roland Berger prevede che il credito ai consumatori triplicherà entro il 2020 fino a raggiungere 2 mila miliardi di euro, mentre Goldman Sachs mette in evidenza un altro fattore destinato a ‘spingere’ lontano il dragone, ovvero l’effetto millennial. I nati dopo gli anni ’80, in Cina, sono 415 milioni, e hanno un reddito medio 5 mila euro l’anno che si prevede crescerà fino a 13 mila da qui al 2025. Chi marcia… Ovvero, gli Stati Uniti. Secondo le previsioni della National Retail Federation, il settore nel 2016 salirà al 3,1 per cento. Un passo avanti rispetto alla media del 2,7 per cento degli ultimi dieci anni ed un segnale positivo che Matthew Shay, Presidente e Ceo di Nrf ha spiegato con il fatto che l’economia ha conti-

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nuato a ridurre la disoccupazione, e ha alzato gli stipendi. «Sono stati creati nuovi posti di lavoro, la fiducia dei consumatori rimane salda, e malgrado le turbolenze – ha detto Shay - che la nostra economia subisce da parte della situazione estera, pensiamo che il 2016 sarà favorevole allo sviluppo: è il consumatore che conduce la nostra ripresa economica». Secondo la Nrf, nonostante la volatilità, negli States si sta registrando una maggiore propensione a mangiare fuori, viaggiare e ad acquistare altri servizi per sé. Chi cammina… In Europa il quadro macroeconomico ha registrato nel 2015 un trend positivo e anche gli indicatori sull’occupazione sono leggermente migliorati. Ne consegue un potere d’acquisto nominale, in crescita media del 3,7% rispetto all’anno scorso: i paesi Ue, nel 2016, cresceranno a tassi lievemente inferiori al 2015, posizionandosi su un incremento dell’1,1% su base annua fortemente differenziato. A ritmi molto diversi si muovono infatti mercati quali la Romania (+7,2%) e i paesi baltici (fra +3,8%

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e +4,9%), in piena fase di maturazione. Svezia (+4,8%) e Spagna (+3,7%) si collocano nella fascia intermedia, mentre l’Italia si assesta sul +1,4%. Salvo rare eccezioni – non a caso la Romania è nella top 30 di At Kearney – numeri ben diversi da quelli dell’est del mondo. La Brexit, incognita per tutti Può essere ora il caso di rivolgerci a considerazioni in proprio, muovendo – ci pare doveroso - da un recente e fondamentale accadimento: la Brexit, ovvero l’avvenuta uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. L’effetto di questo voto ha avuto risvolti immediati, e altri ne avrà sul medio e lungo termine. Quali potranno essere, a lungo andare, le conseguenze? La risposta dipende da molti fattori, e soprattutto da quella grossa incognita che si chiama effetto domino: dovesse prendere forma la concreta percezione che altri Paesi possano abbandonare l’Unione Europea, a quel punto il quadro della situazione assumerebbe tinte un po’ più fosche. Il clima di incertezza potrebbe calcificarsi, e incidere negativamente – in prima battuta – sui mer-

SETTEMBRE - OTTOBRE 2016

cati continentali e statunitensi. Diverso potrebbe essere l’effetto sui mercati emergenti, forse più immunizzati anche in virtù di differenziazioni ed esclusività a livello di fondamentali. E ci troveremmo di fronte a una specie di paradosso, quello per cui l’instabilità politica – addebitata tradizionalmente alle aree delle economie emergenti – sia da considerarsi un fattore che può in realtà contraddistinguere e condizionare strutturalmente i cosiddetti mercati storicamente più sviluppati. Nel caso, invece, la situazione all’interno dell’Unione Europea procedesse nel senso di una relativa compattazione le vicende del Regno Unito potrebbero rappresentare una specie di ago della bilancia, determinando un prospetto diversificato all’interno della stessa realtà geoeconomica dei mercati emergenti. Non è da escludere, nel lungo termine, uno sbilanciamento del centro di gravità dei mercati finanziari da Londra verso alcuni poli dell’Estremo Oriente, ma nemmeno una eventualità negativa a carico di quei Paesi del Sudest asiatico che vantano rapporti storici con il Regno Unito.

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Il progetto

a cura della redazione

B&B Ginevra vista sull’esterno

PORCELANOSA Grupo:

l’atemporalità nel design d’interni del B&B Rooms Ginevra di Bergamo Le collezioni Porcelanosa A aricchiscono questa suggestiva struttura ricettiva situata nel capoluogo lombardo: pavimenti, rivestimenti, accessori caratterizzano in modo inconfondibile ambienti oltremodo raffinati 114

Bergamo, città emblematica nel nord Italia, si trova il singolare progetto alberghiero B&B Rooms Ginevra. Una sistemazione sofisticata che permette alla struttura di giocare con la temporalità e l’atemporalità e lo fa denominando le sue camere o suite con i nomi di importanti orologi. I più famosi produttori svizzeri sono ben rappresentati in questo esclusivo Bed&Breakfast, il cui design non passerà mai di moda, grazie all’eleganza degli ambienti e la cifra estetica dei suoi materiali. Porcelanosa Grupo lascia il segno con Rolex, Cartier, Vacheron o Patek, che sono solo alcune delle camere del B&B Rooms Ginevra. Le collezioni di  Porcelanosa (Venis, Noken, Systempool, Butech, L’Antic Colonial e Urbatek) offrono le loro innovative

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B&B Ginevra stanza Vacheron

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Il progetto

B&B Ginevra stanza Cartier

B&B Ginevra area comune


B&B Ginevra area comune

B&B Ginevra bagno stanza Patek


Il progetto

B&B Ginevra bagno stanza Rolex

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B&B Ginevra soggiorno stanza Patek

B&B Ginevra stanza Vacheron

proposte affinché il soggiorno in questa location sia piacevole e unico. Per quanto riguarda i pavimenti, si è scommesso su proposte ceramiche ispirate al legno naturale per l’intero progetto. Predomina infatti il pavimento ceramico Hampton Beige di Venis per il pavimento dei piani, per l’area comune, per il pavimento dei bagni e per le camere Vacheron e Rolex. Questo materiale è sinonimo di calore e accoglienza, caratteristiche proprie dei materiali naturali, a cui si somma la resistenza offerta dal materiale ceramico. Per quanto riguarda, invece, i rivestimenti, si mescolano diverse proposte raffinate e senza tempo di Porcelanosa, ovvero Urbatek e L’Antic Colonial. Per esempio, in alcuni bagni troviamo il rivestimento ceramico ispirato alla piastrella idraulica Dover Antique di Porcelanosa che conferisce un tocco vintage molto attuale. Prendendo come riferimento il cemento continuo, troviamo invece nella camera Patek la serie Dover per il rivestimento principale, in cui si trova il televisore. La camera Vacheron, invece, si avvale dei materiali di L’Antic Colonial attraverso il rivestimento in pietra naturale Airslate Dehli. Un materiale elegante, che riempie di lusso il bagno

SETTEMBRE - OTTOBRE 2016

e la camera, unendo toni di grigio e marrone, con una sfumatura molto piacevole e confortevole. Il gres porcellanato extra fine di UrbatekXLight, adatto invece per progetti contract grazie all’elevata resistenza e alla facilità di manutenzione, è presente in camere come la Cartier, la Rolex o la Patek, per le quali sono state scelte le serie Xlight Code Coal, Xlight Code Beige e Xlight Rust Beige per i rivestimenti. Diverse finiture contemporanee di lastra ceramica, che si adattano perfettamente a qualsiasi spazio con la totale garanzia di qualità. Noken, Systempool e Butech caratterizzano invece gli accessori per il bagno con un design moderno e innovativo. E mentre Noken si occupa di sanitari, soffioni e accessori, attraverso le collezioni Hotels, NK Concept o Lounge, Systempool fornisce paraventi per doccia e molti suoi lavabi realizzati con il minerale compatto di ultima generazione KRION® Solid Surface. Butech, invece, offre massima sicurezza ai bagni con doccia, con il suo kit Ristrutturazione Imperband, ovvero uno scarico in PVC superfine e termosaldato ad una lastra impermeabile che favorisce l’impermeabilizzazione dei piatti doccia.

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India – Cina: il sorpasso

Il ricordo

Addio ad Enzo Mularoni

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Le nuove frontiere del commercio

Ceramicanda n.120  

Settembre/Ottobre 2016

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