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Periodico della comunicazione ceramica - Tariffa R.O.C: Poste italiane s.p.a. - Spedidzione in A.P. D.L. 353-2003 (conv. in L. 27/02/2004 - n. 46) art. 1 comma 1 DCB Fil. EPI di Modena - Tassa riscossa - Anno XV - Nr. CENTODICIOTTO Maggio-Giugno 2016 - Euro 4,00

A' T I L A

CERAMICANDA V E D E R E

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A S C O L T A R E

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S P A Z I

maggio giugno 2016

Adriano Venturelli Gli amici del criminale Cesare Battisti CB - N11 tecnica mista ad olio 120x180 (2009)

Mercato

Economia

Reportage

Il 2015 di ceramica e meccanica

Effetto BREXIT: cosa succederĂ ?

Ceramica promossa dai giovani architetti


STILE, PRECISIONE E AFFIDABILITÀ NEL RIFLESSO DELLE TUE CREAZIONI. Style, precision and reliability in the reflection of your creations.

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di Claudio Sorbo

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claudio.sorbo@gmail.com

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Caro Direttore… Claudio Sorbo, economista e collaboratore storico del nostro gruppo, risponde all’editoriale del numero scorso in cui si riprende l’idea dell’istituzione di un Corso di Laurea Magistrale destinato a preparare i giovani alla professione di Venditore

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aro Direttore, nell’editoriale (“Il dottore venditore”) comparso sull’ultimo numero di Ceramicanda, hai descritto il caso di TomonKajtazi, un giovane albanese che ha guadagnato il titolo di miglior Venditore della Divisione italiana della Folletto Vorwerk, azienda di elettrodomestici fondata a Wuppertal nel 1883 e presente in Italia dal 1938. Come molti sanno, la Folletto offre prodotti eccellenti ai prezzi più elevati del mercato e li vende “porta a porta”, cioè ai privati. Visitandoli e convincendoli all’acquisto: roba tosta, quindi, per Venditori eccezionali ed eccezionalmente motivati. Sempre nell’editoriale– e te ne sono grato – hai anche riesumato una mia vecchia idea: un Corso di Laurea Magistrale destinato a preparare i giovani alla professione di Venditore. Perché mi sono fissato coi Venditori? Perché amo le Vendite, perché le considero uno dei mestieri più utili del mondo, un mestiere difficilissimo e bistrattato. Ci ho lavorato per tutta la vita in Italia e all’estero, ne ho analizzato e studiato gli aspetti più singolari, ho imparato a praticarle nel rispetto degli usi locali; infine, le ho coniugate al Marketing, che ne è il padre. E soprattutto amo le Vendite per motivi di giustizia: le Vendite sono la funzione meno amata nelle aziende perché i Venditori sono i meno sottoposti a controlli e i più pagati tra i dipendenti. Di più: le Vendite sono la funzione di cui tutti ritengono di avere il diritto di parlare, di giudicarle e di criticarle. Quasi sempre senza conoscerle. Le Vendite invece sono il cardine intorno al quale ruota la vita dell’azienda: essa infatti vive e progredisce grazie a un prodotto o un servizio che i Venditori collocano presso i clienti, che lo pagano. Quindi, non basta fare un buon prodotto: bisogna anche venderlo. Ne consegue che il fattore critico di successo di ogni azienda è vendere, non produrre: si può produrre roba mediocre, ma se si ha una buona rete di Vendita la si vende, mentre senza Venditori la merce migliore rimane invenduta in fondo a un magazzino. Oggi però il processo di Vendita è intralciato da varie cause che le rendono sempre più difficili. La prima: la crisi economica. Checché ne dica il nostro Presidente del Consiglio e la sua Corte (il Giglio magico dei toscani al potere, tanto affollato da farci rimpiangere la Avellino di De Mita), la crisi in Italia non è affatto finita. Per rendersene conto, basta vedere come si sta riducendo nelle aziende il rapporto tra fatturato Italia e fatturato estero, sia in termini percentuali, sia in termini assoluti. Ciò significa, in Italia, meno clienti, meno prodotti venduti, meno affari per le imprese, meno possibilità di investimenti. Non esistendo uno straccio di politica industriale varata dal Governo, questo sarà anche il nostro immediato futuro. continua a pag. 57

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Sommario

EDITORIALE Caro Direttore...

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L’ARTISTA

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MERCATO

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NEWS AZIENDE - Prodotti e produttori AZIENDE

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INTERVISTA

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EVENTO

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ECONOMIA

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REPORTAGE

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EVENTO

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EVENTO

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NEWS AZIENDE - Impianti e servizi MERCATO

Adriano Venturelli Il 2015 delle piastrelle: investimenti e fatturato in crescita

Emilio Mussini: «Panariagroup si riorganizza»

Roberto Sommella: «Risorse umane e denaro, la ripresa passa da lì» Assegnati i premi di studio “Prof. Cirillo Mussini” Effetto BREXIT: e adesso che cosa succede? I giovani architetti promuovono la ceramica Londra Design Week: italians do it better A Venezia la premiazione del Gran Prix Casalgrande Padana

Macchine per ceramica: fatturato a 1.982 milioni di euro

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ACIMAC

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INTERVISTA

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IL RICORDO

Paolo Sassi è il nuovo Presidente dell’associazione Franco Stefani: «Alle imprese serve fiducia» Ciao Ivanno, fai buon viaggio

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ECONOMIA

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IL PROGETTO

NUMERO 118 - MAGGIO - GIUGNO 2016 Anno XIII (Chiuso in tipografia il 08/07/2016) Una copia: euro 4,00 Abbonamento annuale 6 numeri: euro 24,00 - C.C.P. nr. 11777414 DIRETTORE RESPONSABILE Roberto Caroli carocaroli@ceramicanda. com DIREZIONE, AMMINISTRAZIONE E REDAZIONE Ceramicanda s. r. l. Via De Amicis, 4, 42013, Veggia di Casalgrande (R. E.) Tel. 0536. 990323 - Fax 0536. 990402 redazione@ceramicanda. com COLLABORATORI Daniela D’Angeli, Stefano Fogliani, Edda Ansaloni, Paolo Ruini, Claudio Sorbo CERAMICANDA garantisce la massima riservatezza dei dati forniti e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo al responsabile dati Ceramicanda via De Amicis, 4 - Veggia di Casalgrande (RE). Le informazioni custodite nel nostro archivio elettronico verranno utilizzate al solo scopo di inviare proposte commerciali. In conformità alla legge 675/96 sulla tutela dati personali e al codice di autodisciplina ANVED a tutela del consumatore EDITORE Ceramicanda s. r. l. Pubblicazione registrata presso il Tribunale di Reggio Emilia al n° 986 in data 19/04/99 • Spedizione in abbonamento postale art. 2 comma 20/c legge 662/96 • In attesa di Iscrizione Registro nazionale della Stampa PUBBLICITÀ Ceramicanda s. r. l. Via De Amicis, 4, 42013, Veggia di Casalgrande (R. E.) Tel. 0536. 990323 - Fax 0536. 990402 pubblicita@ceramicanda. com PROGETTO GRAFICO Ceramicanda IMPAGINAZIONE gilbertorighi.com STAMPA E CONFEZIONE Printì

www.ceramicanda.com Si autorizza la riproduzione di fotografie e testi purché recante citazione espressa della fonte IN COPERTINA Adriano Venturelli

Un’università per i venditori, perchè no? Casalgrande Padana per Wavefront Townhouses

PRIMO PIANO

12 - FLORIM 20 - COTTO D’ESTE 22 - EMILCERAMICA GROUP 28 - LEA CERAMICA 34 - NETMIND

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GRAZIE PER AVERCI SCELTO CERAMICANDA118


L’Artista

Adriano Venturelli

Adriano Venturelli

Riflessioni sugli amici del criminale

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Il colore rosso come tema dominante di un potente ciclo pittorico ancora in divenire destinato a comporsi di oltre cento opere: ecco ‘Gli amici del criminale Cesare Battisti’

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Come dare una risposta ai “cattivi maestri”? Come anteporre alla loro arroganza qualcosa che magari li possa portare ad una riflessione?». Se lo chiedeva, Adriano Venturelli, nel 2006, «consapevole di essere meno che Davide contro Golia» ma anche di «possedere un’arma, magari un po’ spuntata» che si chiama espressione artistica. Ed è proprio con l’espressione artistica che il Davide Adriano Venturelli ha armato la fionda, per puntarla simbolicamente su Cesare Battisti, o meglio sugli ‘amici del criminale’. Nasce così il ciclo pittorico che, cominciato nel 2009, ancora oggi è oggetto di indagine da parte di Venturelli: «Il mio progetto prevede la realizzazione di almeno cento opere, ognuna dedicata ad un diverso amico sostenitore del criminale Cesare Battisti. In questo modo, uso la “gogna” del timbro con il riferimento al “criminale”, e all’interno il nome della persona che ne ha preso pubblicamente le difese a discapito delle vittime». Perché Battisti? Perché Battisti, la cui vicenda è nota, diventa

paradigma e simbolo, e quelli che Venturelli inquadra come ‘amici’ impongono una riflessione, un atto di ribellione dettato da un pensiero che, dice l’artista modenese, va non tanto al criminale Cesare Battisti o ai suoi sedicenti amici, ma piuttosto «alle vittime, e ai loro famigliari: loro sono i veri depositari dell’ unica verità e di nessun’altro, e la verità è quella che condanna tutti gli autori dei crimini commessi nel nome di una qualsiasi ideologia». Verità è ribellione, dunque, cui l’artista modenese da’ forma con un potente ciclo pittorico la cui costante è «il colore scelto, che volutamente rimarrà una costante di tutte le opere. Il rosso sangue, per imprimere maggiormente il tema drammatico di cui si parla». Tema che chiama in causa gli anni di piombo e le loro storture, la supponenza e il pressapochismo di chi, per furore ideologico, non ha esitato a «schierarsi dalla parte di chi ha seminato terrore e sangue dietro di sé, dolori e lutti, rapine a mano armata e fughe dalla galera con ferimenti di secondini». Perché, suggerisce Venturelli, un conto è Battisti, ovvero il criminale il cui comportamento, argomenta Venturelli «è quello di tutti i criminali: non pagare per le loro colpe ed evitare la galera». Un altro conto sono invece gli amici, quelli che lo difendono e lo hanno difeso. «Scrittori, editori, giornalisti, docenti universitari, poeti, registi, architetti, politici. Come mai queste persone si spendono dalla parte sbagliata? Perchè non sentono forte il grido di dolore e di rabbia dei famigliari, di chi ha perso la vita o è rimasto ferito o ha subito rapine e violenze? Perchè incensano un criminale che irride a tutti?». Il dubbio tormenta ancora Venturelli, che lo esprime a modo suo, dedicando agli ‘amici del criminale’ una ricerca ancora in divenire, ed «un’opera per ognuno». Il rosso sangue e l’idea sullo sfondo: immagini su immagini realizzate con la tecnica ad olio, «in grado di imprigionare per sempre la scelleratezza di queste personalità che sprofondano nella miseria dell’offesa ognuna proprio nella sua grandezza»

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MAGGIO - GIUGNO 2016

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Mercato

a cura di Daniela D’Angeli

La ripresa c’è: record di investimenti e fatturati in crescita Il comparto delle piastrelle in ceramica archivia il 2015 con segnali positivi su tutti i fronti, l’unico neo resta il mercato italiano ancora in affanno

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ecord di investimenti, fatturati in aumento, export in crescita, se non fosse per il mercato italiano che resta stagnante i dati di andamento del settore ceramico nel 2015 sarebbero da incorniciare. Nei corridoi di Confindustria Ceramica non si odono grida di giubilo ma i sussurri sono carichi di ottimismo e il messaggio è chiaro: la ripresa è in atto. «Il dato più importante è sicuramente quello degli investimenti - spiega il Presidente di Confindustria Ceramica Vittorio Borelli - se escludiamo il 1995 quando la legge Tremonti incentivò gli interventi sugli impianti, siamo in presenza di un anno record: abbiamo toccato il 7% del fatturato con una spesa di 351,3 milioni di euro, + 22,7% rispetto al 2014. E’ un dato importante che testimonia che il nostro settore ha capito che la ripresa si aggancia solo se restiamo i leader a livello mondiale, quindi continuando a rinnovare gli impianti per realizzare prodotti innovativi».

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Mercato

Un settore che si è stabilizzato anche nella composizione: 150 le aziende presenti sul suolo italiano, lo stesso numero del 2014, 19.143 gli addetti con una flessione fisiologica di -1,5%. Sul fronte della produzione nel 2015 sono usciti dai forni italiani 394,8 milioni di metri quadrati di materiale ceramico, +3,4%, tali da consentire vendite per 396,9 milioni di metri quadrati, +0,6% sul 2014. «Se sommiamo ai 400 milioni di metri quadrati prodotti in Italia gli 80 milioni che arrivano dall’internazionalizzazione produttiva siamo vicini a quota 500 milioni, ovvero ai livelli precrisi», sottolinea il Direttore di Confindustria Armando Cafiero, non nascondendo un cauto ottimismo sostenuto dalla convinzione che gli imprenditori del distretto hanno mantenuto i nervi saldi ed investito nel territorio. Le vendite in Italia si consolidano a 80,3 milioni di metri quadrati (erano 80,8 nel 2014), come anche i volumi esportati, ora pari a 316,6 milioni di metri quadrati (+0,90%); il fatturato totale de settore è ora a 5, 1 miliardi di euro (+4,1%) e deriva per 4,3 miliardi dalle esportazioni (+5,1%), con una quota record dell’84,4%, e da 799 milioni di euro da vendite sul territorio nazionale (-0,6%). «La ripresa c’è prosegue il Presidente Borelli – ma è relegata solo sui mercati esteri, mentre l’export è aumentato circa del 4% il mercato nazionale mostra ancora segnali di sofferenza, non ha smesso di calare tant’è vero che ha perso lo 0,6% ultimo anno. Aspetterei a parlare di ripresa vera e propria, per farlo ci mancano

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ancora circa 500 milioni di euro di export che avevamo prima della crisi. Noi tendiamo a recuperare quei numeri, certo l’export ci sa dando una mano ma con una crescita del 4% ogni anno sarà necessario ancora del tempo per colmare il gap». Com’è facile immaginare sono grandi formati a spingere gli investimenti: «Per realizzarle servono impianti molto complessi - spiega Borelli - sono fabbriche nelle fabbriche, richiedono molti spazi ed una logistica completamente diversa, rivoluzionare una fabbrica comporta investimenti molto importanti. C’è poi da considerare il completamento del passaggio alla decorazione digitale, oramai sono su quasi tutte le linee, inoltre sono state realizzate torri tecnologiche per rifare gli impianti colorazione, il trasporto impasti e la macinazione. Insomma abbiamo vissuto una rivoluzione a 360 gradi con le grandi lastre a fare la parte del leone». Per quanto concerne le 16 società di diritto estero protagoniste dell’internazionalizzazione, sotto il controllo di nove gruppi ceramici italiani, nel 2015 hanno visto un calo degli addetti del 3%, ora a quota 3.091, a fronte di una produzione in aumento del 6,6%, pari a 82,3 milioni di metri quadrati con vendite che hanno generato un fatturato di 792,2 milioni di euro (+9.8%). «L’80% della produzione italiana viene esportato, la metà all’interno dell’Unione Europea. La Germania è ancora la locomotiva del mercato europeo ma in generale vanno bene tutti i paesi limitrofi ed anche la Francia, che ha vissuto una pic-

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cola battuta d’arresto, si sta riprendendo. Attendiamo la ripresa dell’Italia e intanto ci godiamo la crescita a due cifre degli Stati Uniti che possono contare su un mercato edilizio molto vigoroso. La Russia sta scontando alcune difficoltà sul mercato interno, c’è meno capacità d’acquisto e questo si riflette anche sui nostri volumi di export». Gli investimenti produttivi hanno spinto anche sul fronte del recupero di produttività per addetto ma siamo ancora lontani dalle performance dei cugini spagnoli, eppure proprio sul fronte delle relazioni sindacali il distretto

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vive un momento di tensione con scioperi in diverse aziende nel bel mezzo delle trattative per il rinnovo dei contratti. «Questo fa parte della dialettica delle parti - sostiene il Presidente di Confindustria Ceramica Vittorio Borelli - quando si è in presenza di rinnovi contrattuali, noi dal nostro osservatorio valutiamo che le cose stanno procedendo secondo i dettami di Confindustria, secondo le regole che il mondo confindustriale si è dato. Si deve cercare di agganciare i salari alla produttività, dopodiché ogni azienda ha una sua dialettica interna con le parti sociali».

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PrimoPiano

Primo Piano

a cura della redazione

Florim premia i giovani

A fine maggio presso gli spazi di Florim Gallery si è svolta la cerimonia di assegnazione delle borse di studio del “Premio Lucchese”, intitolato alla memoria del fondatore del Gruppo oggi guidato dal figlio Claudio Lucchese

Ecco chi sono i premiati Questi i nomi dei sei studenti premiati in occasione della XXIX edizione del ‘Premio Lucchese’: Federico Suffritti (voto diploma 100/100 e lode, media 9,25), Giacomo Levrini (voto diploma 100/100 e lode, media 9,08), Riccardo Gambarelli (voto diploma 100/100, media 8,83), Luca Buffagni (voto diploma 100/100, media 8,5), Martina Berretti (voto diploma 100/100 media 8,75) ed Elena Bondi (voto diploma 100/100 media 8,75).

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lorim premia le eccellenze, confermando la grande attenzione che il Gruppo ripone sul territorio e sui giovani. Perché sono proprio giovani studenti, e più precisamente i sei diplomati più brillanti usciti dall’Istituto di Istruzione Superiore “Alessandro Volta” di Sassuolo lo scorso anno, i destinatari delle borse di studio del ‘Premio Lucchese’, che – organizzato da Florim in collaborazione con la Società Ceramica Italiana – ha celebrato la sua XXIX edizione. Florim Gallery il teatro dell’evento, occasione per ricordare la figura dell’Ing. Giovanni Lucchese, fondatore di Floor Gres e padre dell’attuale Presidente di Florim Claudio Lucchese, ma anche e soprattutto per riconoscere l’impegno di studenti meritevoli che hanno cominciato a costruire il loro futuro (anche) attraverso lo studio. Perché ‘Si, anche in Italia si può’: il tema scelto dagli organizzatori – e sviluppato dal giornalista e scrittore Leo Turrini – legava – volutamente – a doppio filo eccellenza ad eccellenza, con un occhio di riguardo all’Italia, «che – ha detto Turrini – è in grado di raccontare ancora storie importanti: penso a Kobe Bryant, il più grande giocatore di basket di sempre, che muove i primi passi in una palestra a Montecchio, in provincia di Reggio, o ai 12 disegnatori ita-


liani che lavorano per la Marvel, e dico che è giusto pensare ad un’Italia per la quale i giovani possono ancora fare tanto. E viceversa». Lo stesso Presidente di Florim, Claudio Lucchese, non ha mancato di sottolineare la valenza di un evento che si volta indietro a celebrare una storia imprenditoriale dalla quale è nato uno dei gruppi oggi leader mondiale del settore ceramico, e guarda anche avanti. «E vedere questi giovani così appassionati mi porta a pensare che, nonostante le difficoltà legate alla burocrazia e ai problemi occupazionali, storie di successo possono nascere anche nell’Italia di oggi. Noi come impresa ci siamo, ci crediamo, continuiamo ad investire e contiamo sul fatto che la politica e l’istruzione possano fare qualcosa di più anche per il futuro di questi giovani». Appassionati, appunto, consapevoli che si può provare a vincere la sfida del futuro. Con lo studio, con percorsi scolastici che «il nostro istituto – dice Alessandra Borghi, Dirigente del Volta – cerca di variare, cercando di mettere in contatto il mondo della scuola e quello dell’impresa» e con la conoscenza. Requisito fondamentale, ad avviso di Paolo Zanini di Società Ceramica Italiana, perché oggi le informazioni sono «tantissime e im-

mediatamente disponibili, ma la conoscenza è un’altra cosa». È, appunto, il piacere di costruire qualcosa, anche attraverso lo studio, e di vederlo riconosciuto da un Premio attraverso il quale Florim dà spessore ad una filosofia di impresa che del fattore umano e della visione ‘globale’ del futuro ha fatto i suoi punti di forza, investendo in qualità e in eccellenza.


NEWS

Aziende

FLORIM PUBBLICA IL BILANCIO DI SOSTENIBILITÀ Testimone della volontà di Florim di dialogare con totale trasparenza con i propri stakeholder, il Bilancio di Sostenibilità è uno strumento chiave della comunicazione aziendale che, oltre a rendicontare gli aspetti economici, definisce le politiche intraprese dal Gruppo in ottica di green management e Responsabilità Sociale d’Impresa. Giunto all’ottava edizione, il Bilancio di Sostenibilità mette in evidenza risultati significativi che evidenziano la crescita e la solidità del Gruppo Florim. Il documento non si limita infatti a rendicontare i soli aspetti finanziari e contabili, ma definisce le politiche intraprese dal gruppo in ottica di sostenibilità complessiva e annuncia gli obiettivi che l’azienda si prefigge per il prossimo futuro. Florim redige annualmente il Bilancio di Sostenibilità come richiamo costante alla coerenza e alla responsabilità per il miglioramento delle proprie performance, nella convinzione che la risorsa principale per il futuro rimanga l’uomo.

CERAMICLAND: LEZIONI D’AUTORE 2016 Cominciato a maggio, si conclude a ottobre il primo ciclo di conferenze - che rientrano in Ceramicland - che si svolgeranno all’interno delle industrie ceramiche del distretto di Sassuolo, promuovendone una nuova immagine ed una nuova percezione. Le conferenze sono rivolte in modo specifico agli architetti e ai progettisti, ma sono anche aperte al pubblico interessato ad approfondire i temi proposti, mentre vengono riservate ai soli architetti le visite guidate in azienda che precedono ogni conferenza. Con il coordinamento scientifico del Prof. Fulvio Irace, professore ordinario della Scuola di Design del Politecnico di Milano, si sono tenute e si terranno in alcune fabbriche del territorio delle Lezioni d’Autore che affronteranno nuove tematiche legate alla moderna cultura d’impresa. Già in archivio i primi appuntamenti (‘Impresa, cultura e Made in Italy’, tenutosi presso Marazzi, ’Branding e storia di impresa’ ospitato da Casalgrande Padana e ‘Nuove prospettive del design’ promosso presso Florim Gallery), il prossimo è in programma il 20 ottobre, presso la Marca Corona con la conferenza ‘Millenials, società e stili di vita’.

SI È SPENTO IBRAHIM BODUR Si è spento lunedì 23 maggio, all’età di 88 anni, il Dr. Ibrahim Bodur, fondatore e presidente onorario di Kale Group, una tra le figure di maggior spicco all’interno dell’industria ceramica internazionale nella quale ha avuto un ruolo da protagonista per oltre 50 anni. Pioniere dell’industria ceramica in Turchia - la fondazione di Kale risale al 1957 - Bodur è stato uno degli imprenditori più rappresentativi e influenti dell’industria nazionale, a capo di un gruppo che negli anni si è sviluppato fino a divenire un colosso industriale di respiro mondiale, con 17 società in Turchia, Russia e Italia e oltre 5.000 dipendenti. Numerosi i ruoli istituzionali ricoperti da Ibrahim Bodur tra il 1952 e il 2008 ai vertici della Associazione Industriali di Istanbul, alla cui nascita ha contribuito direttamente nel 1952, e, a livello nazionale, nella Turkish Union of Chambers. Di rilievo anche il suo contributo allo sviluppo delle relazioni economiche internazionali come membro del Turkish Foreign Economic Relations Council

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PANARIAGROUP: UTILI IN AUMENTO Il CdA di Panariagroup Industrie Ceramiche S.p.A. ha approvato il resoconto intermedio di gestione al 31 marzo 2016. Nel primo trimestre del 2016 si registrano, rispetto al corrispondente periodo del 2015, importanti progressi, con un incremento dei ricavi di 9,6 milioni di euro, del margine operativo lordo di 3 milioni di euro, del margine operativo netto di 2,7 milioni di euro e dell’utile netto di 0,9 milioni di euro. La crescita ha interessato tutte le business unit: le divisioni estere portoghese ed americana hanno ulteriormente rafforzato la già buona marginalità ma anche la divisione italiana comincia a dare segnali di sviluppo in termini di redditività.

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LAMINAM ALLA BIENNALE DI ARCHITETTURA Specialista nella produzione di superfici ceramiche di grande formato e minimo spessore per gli esterni e gli interni, Laminam testimonia il forte legame con il mondo dell’Architettura partecipando, in qualità di Sostenitore, alla 15. Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia. Sin dalla sua nascita nel 2001, Laminam ha perseguito un’unica mission, ovvero dare vita a lastre ceramiche dal valore architettonico e funzionale, una materia duttile in grado di rivestire come una pelle architettonica sia gli esterni che gli interni. Un rapporto a doppio filo con il mondo dell’Architettura che l’azienda ribadisce con il proprio supporto alla 15ma Mostra Internazionale di Architettura, nell’ambito della quale, tra 26 e 27 maggio, Laminam ha presentato il World Atlas Book, un volume di architettura a tiratura limitata dedicato agli scatti più emozionanti delle principali realizzazioni in Laminam nel mondo. La presenza di Laminam alla Biennale si concretizza inoltre nella fornitura di lastre Calce Tortora per l’installazione “Building Knowlegde: An inventory of strategies” dell’architetto Anupama Kundoo all’Arsenale.

PORCELANOSA INAUGURA IL NUOVO SHOWROOM DI SAINT-ÉTIENNE IN FRANCIA Porcelanosa Grupo ha inaugurato recentemente il suo showroom di Saint-Étienne, una delle città più importanti del sudest francese. Lo store si affaccia una delle principali arterie che attraversano la città, in un edificio storico, soprannominato La Dinamo, costruito nel 1902 come impianto industriale per il famoso marchio Manufrance e considerato, a partire dal 2000, monumento protetto. Di questo passato industriale, lo store mantiene due grandi generatori, che si stagliano maestosi sotto le travi di ferro formanti il tetto dell’edificio. Lo showroom si distingue per la raffinatezza e l’eleganza del suo design d’interni, frutto di un grande lavoro di configurazione interna, che unisce lo stile proprio dei negozi Porcelanosa Grupo con elementi originali. All’inaugurazione ha partecipato il vicepresidente esecutivo di Porcelanosa Grupo, Silvestre Segarra, maestro della cerimonia insieme al sindaco di Saint Étienne, Monsieur Gaël Perdriau.

MAGGIO - GIUGNO 2016

prodotti e produttori www.ceramicanda.com redazione@ceramicanda.com

MAPEI: RICAVI OLTRE I 2 MILIARDI Fatturato record per Mapei. La multinazionale guidata da Giorgio Squinzi, attiva in circa 80 sedi sparse nei cinque continenti, quasi 6mila addetti dislocati oltreconfine cui si aggiungono gli oltre 2000 dipendenti in Italia, varca la soglia dei 2 miliardi di euro di fatturato. I mercati esteri garantiscono al gruppo il 75% dei ricavi, con valori raddoppiati rispetto al 2008: un progresso corale, che riguarda più aree geografiche – l’Italia è stabile - e porta Mapei a quota 2,18 miliardi, oltre il 12% in più rispetto all’anno precedente e prospettive importanti per il 2016. Previsti, infatti, 100 milioni di investimenti e l’inserimento di 300 addetti, molti dei quali in Italia.

CRESCE LA PRESENZA INTERNAZIONALE DI CERAMICA RONDINE La presenza internazionale di Ceramica Rondine cresce e mette a segno una nuova tappa a Tunisi, in Africa Settentrionale. Grazie a investimenti, partnership e sinergie, la Casa di Rubiera continua ad allargare la sua presenza sui mercati stranieri, forte di una produzione di pregio sia dal punto di vista estetico sia tecnicomeccanico. SICERAM, importante produttore ceramico della Tunisia, ha scelto di arricchire la sua proposta con i prodotti Ceramica Rondine e da questa partnership - consolidata negli anni nasce una nuova occasione per esportare il made in Italy in Nord Africa. Le ceramiche di Rondine sono state protagoniste a «Carthage 2016», Salon International de la Construction et du Bâtiment di Tunisi, importante fiera di settore biennale, che riunisce oltre 350 espositori e distributori stranieri di prodotti e attrezzature per la costruzione e per la rifinitura con ceramiche d’eccellenza.

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Aziende

a cura di Roberto Caroli

«Panariagroup si riorganizza»

Emilio Mussini, Presidente di Panariagroup, è cauto, ma non manca di rilevare come «il settore ceramico, investendo e consolidandosi a livello internazionale, ha costruito i presupposti giusti per fare bene»

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dati diffusi da Confindustria Ceramica una decina di giorni fa, relativi al 2015 del settore ceramico, hanno confermato come il comparto sia ormai fuori dalla crisi. Il primo trimestre del 2016 è stato archiviato non senza sorrisi, che fanno il paio con cautele d’obbligo sfoggiate qua e là, ma l’impressione è che il made in Italy della piastrella si sia rimesso in moto, e che la ‘lunga marcia’ sia appena cominciata, «anche se le incognite non mancano». Resta cauto, e del resto fa parte del ruolo, Emilio Mussini, presidente e amministratore delegato di Panariagroup, che tuttavia non manca di sottolineare come «il comparto ha reagito nel modo giusto alla crisi, si è ristrutturato, ha investito, e – aggiunge Mussini - si sta dimostrando in grado di affrontare il mercato per come si è evoluto negli ultimi anni» La ripresa è davvero cominciata? «I dati diffusi del 2015 parlano di un andamen-

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to molto migliorato, soprattutto dal punto di vista degli investimenti, e credo sia questo il dato che spicca, a maggior ragione se confrontato con altri settori della manifattura italiana. Perché dice che le aziende, ritrovato il giusto equilibrio, non vogliono rimanere indietro rispetto alle richieste del mercato» Possiamo quasi mettere la maiuscola, quindi, sulla parola ‘Ripresa’… «La cautela è d’obbligo: il 2015 è andato bene, questo primo scorcio del 2016 è altrettanto positivo. Ma diventa difficile ragionare sul lungo termine, anche perché oggi i mercati sono condizionati da fattori esterni e da fattori macroeconomici in grado di orientarli al di là di quelle che sono le possibilità dell’industria» I presupposti, tuttavia, sembrano quelli giusti… «Vero, ma il mercato globale risponde a logiche i cui sviluppi oggi sono spesso insondabili. Brexit, prezzo del petrolio, cambio… fattori che il settore, ovviamente, non governa: noi come aziende abbiamo investito, lavorato e prodotto perché i presupposti siano quelli che sono oggi, ma i conti vanno fatti con dinamiche estere che si riflettono sulla propensione al consumo» Da questo punto di vista aiuta l’essere ovunque, e il made in Italy della piastrella è ovunque… «L’essersi consolidati sui mercati esteri da’ tonicità alla ripresa, e del resto le statistiche mettono bene in evidenza la vocazione internazionale del comparto ceramico, assecondata anche dai dati della produzione, in crescita anche quelli….» Io, lo scorso novembre, profetizzai il ritorno

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dei livelli produttivi ai famosi 400 milioni di metri quadri: un’utopia? «I metri quadrati che il settore ceramico produce vanno letti in valore, non in quantità. La produzione di oggi vale, dal punto di vista del valore, non meno dei 540 milioni di metri quadri prodotti dieci anni fa: la piastrella è cambiata, le aziende hanno investito sul processo produttivo e consolidato il loro ruolo sui mercati internazionali. E non dimentichiamo che la produzione italiana delle aziende oltreconfine vale comunque un’ottantina di milioni di metri quadri. Sommandola alla produzione italiana, non siamo così lontani dai 400 milioni. Il settore, insomma, ha specificità importanti da far valere, anche su un mercato complesso come quello sul quale si trovano a competere» Panariagroup sembra seguire il trend… «Veniamo da un 2015 importante: una crescita a doppia cifra che ci ha consentito la piena efficienza degli impianti e soprattutto una buona marginalità, e se il primo trimestre 2016 non poteva replicare un risultato del genere ha comunque offerto buone performances, con segnali importanti da parte dell’Europa e anche da parte dei marchi italiani che operano sul mercato domestico ed europeo» Risultato frutto, si dice, di una ristrutturazione importante affrontata dal gruppo… «Più una manutenzione, direi. Il mercato, con la sua mutevolezza, obbliga le aziende ad una ristrutturazione continua, a livello industriale, produttivo e distributivo e noi abbiamo fatto le nostre scelte, anche a livello dei diversi marchi e del loro posizionamento. Panariagroup dispone di cinque marchi italiani, e ha provveduto a rivedere le organizzazioni

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distributive indipendenti italiane che saranno tre, ognuna con una sua identità, ed un suo target ben preciso: Cotto d’Este distribuisce Bluestyle, Panaria distribuisce Fiordo e Lea che distribuisce se stessa. Tre organizzazioni indipendenti…» …e due reti di vendita in meno» «Le abbiamo integrate, e completate. Si trattava di cerare efficienza, di accorpare servizi e coordinarli tra di loro: siamo in grado di portare sul mercato un’offerta sinergica e completa, fatta di marchi più leggibili per target e orientamento, che collaborino tra di loro di fronte ai nuovi interlocutori, ovvero progettisti e interlocutori professionali cui proponiamo un’offerta intergrata» Sforzo riorganizzativo importante… «Ci abbiamo messo il tempo che serviva, abbiamo introdotto nuovi manager, ma la nostra filosofia è rimasta quella di sempre, una filosofia multibrand. Restiamo azienda che crede fermamente nella necessità di presentarsi sul mercato con marchi posizionati in modo preciso, e presenti sui mercati in modo capillare» Producete in Italia, Portogallo, USA: negli Stati Uniti a gonfie vele, in Italia il buon vento non ha ancora cominciato a soffiare… «Ragioniamo per paesi e business unit. Il Portogallo e gli Stati Uniti hanno un focus molto importante sul mercato interno, mentre il marchio italiano ha il vantaggio di proporre, su tutti i mercati esteri oltre che sul mercato italiano, quello che all’estero non c’è, con una forte propensione all’export. E l’andamento in Portogallo si è fatto molto positivo, sia sul mercato interno che sui principali mercati europei».

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MOLTO PIÙ RESISTENTE (MENO CONTESTAZIONI) Contrariamente a quanto accade nel caso delle tradizionali lavorazioni delle superfici ceramiche la finitura supergloss aumenta la resistenza alle macchie. Questa è da intendersi sia come una ripulibilità della superficie da pedate e macchie di vario genere, sia come resistenza all’attacco acido e all’usura determinata dal calpestio nel tempo.

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Primo Piano

a cura della redazione

PrimoPiano

Kerlite protagonista della Galleria di Base “Variante di Valico” della A1 erlite, porcellanato ceramico ultrasottile di Una galleria luminosa K Cotto d’Este, è stata utilizzata per rivestire le pareti curve della galleria più lunga della e pulita rivestita col Variante di Valico, progetto infrastrutturale tra i più imponenti d’Europa. Le lastre ceramiche rivoluzionario gres sottili (solo 3,5 mm di spessore) e di grandi (100x300 e 100x100 cm), di colore porcellanato ultrasottile e dimensioni bianco antiriflettente, sono state incollate, con appositi adesivi Mapei, per un’altezza di flessibile di Cotto d’Este 4 metri a partire dal marciapiede di carreggiata su entrambe le pareti in calcestruzzo di ogni tunnel (uno per senso di marcia). La scelta di Kerlite è dovuta a molteplici proprietà intrinseche al prodotto: innanzitutto la sua flessibilità che, con un raggio di curvatura di 5 metri, è in grado di assecondare l’andamento a volta delle gallerie autostradali e ferroviarie; il costo inferiore della ceramica rispetto alle alternative presenti sul mercato, nettamente più conveniente in termini di manutenzione grazie alla sua facilità di pulizia; l’intrinseca resistenza al fuoco (classe 1) e la durata nel tempo del gres porcellanato. Realizzata con i migliori standard qualitativi e di sicurezza, grazie al rivestimento in Kerlite la Galleria di Base avrà un’elevata luminosità e un comfort acustico ottimale, caratteristiche che incideranno positivamente sulla sicurezza degli automobilisti che presto si troveranno a percorrerla. «Siamo orgogliosi – ha detto l’AD Cotto d’Este


Paolo Mussini - di aver contribuito a costruire quest’opera che gli italiani aspettano da tempo». Cotto d’Este ha fornito 175.000 mq del rivoluzionario materiale ceramico lanciato sul mercato nel 2004, realizzando così la fornitura più consistente dell’ormai decennale storia di Kerlite. La “Galleria di Base”, un tunnel a carreggiate separate di 8,7 km di lunghezza, opera simbolo dell’intera “Variante di Valico” dell’autostrada A1, è stata inaugurata a di-

cembre e, con 10,2 milioni di metri cubi di materiale scavato e una sezione di 180 metri quadri è la galleria più importante della Variante di Valico e una delle più imponenti d’Europa. La Variante di Valico interessa 66,6 km del tratto appenninico della A1, nel segmento compreso tra Sasso Marconi (Bo) e Barberino del Mugello (Fi), l’intervento di potenziamento della rete autostradale più importante di Autostrade per l’Italia.


PrimoPiano

Primo Piano

a cura della redazione

Design e architettura si fondono in ECwall di Emilceramica ECwall è un progetto rivoluzionario, coperto da deposito brevettuale, che propone una nuova tecnologia ed un nuovo strumento di progettazione per ridefinire il concetto di parete attrezzata

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all’hotellerie agli spazi pubblici, dalle boutique agli showroom, dai musei alle luxury home: sono solo alcune delle location nelle quali installare ECwall di Emilceramica, una soluzione capace di ridisegnare gli spazi con un sistema parete d’interni brevettato. ECwall è un progetto che nasce dal desiderio di creare tagli di luce e suggestioni di trasparenze all’interno degli ambienti; una soluzione d’arredo contemporaneo capace di ridefinire gli spazi e caratterizzare gli ambienti, scelta recentemente come elemento caratterizzante per le quattro lounge della XXI Triennale di Milano, presso il Museo Diocesano. Estremamente articolato e personalizzabile, per dimensioni e soluzioni, il nuovo sistema sfrutta le potenzialità della piastrella in ceramica in una nuova chiave, riconoscendo ad essa un nuovo ruolo; l’idea del duo creativo King& Miranda e di Emilceramica nasce dal desiderio di introdurre nei progetti d’interni la possibilità di modulare e interpretare la luce: che sia artificiale a led o naturale. Il tutto in linea con le più recenti tendenze in ambito architettonico che vedono l’impiego di superfici trasparenti per arrivare quasi ad abbattere le pareti che delimitano l’indoor dall’outdoor. Un elemento di caratterizzazione che lo rende distintivo è la possibilità di integrare sezioni aperte e permeabili, che consentono alla luce, artificiale opportunamente integrata attraverso sorgenti luminose a led, o naturale,


di filtrare dalla parete o dall’ambiente retrostante. Come per il diaframma di una macchina fotografica, l’ampiezza dell’apertura influisce sulla luminosità dell’immagine e sulla ‘profondità’ di campo ottenibile, la visione attraverso la parete contribuisce a modificare e caratterizzare fortemente la fisionomia di un ambiente, fino a creare effetti caleidoscopici grazie ad un sistema di specchi integrati nei tagli di luce della parete. ECwall Sistema si fa interprete di questi valori e codici espressivi, indagando e reinterpretando le potenzialità costruttive ed il prezioso contributo che un materiale quale la ceramica, notoriamente consistente e materico, può offrire in questa accezione, grazie alla composizioni di tagli di luce che fanno percepire ciò che vive oltre il muro. Coerente con l’aforisma di Mies van der Rohe ‘Less is More’, questo progetto riconduce la complessità e la tecnicità dell’ideazione ad una semplificazione ed essenzialità del prodotto finale, con possibilità di personalizzazione ed esiti sorprendenti. Dall’edilizia il progetto ECwall sconfina nell’ambito di architettura d’interni, consentendo nuove e inaspettate possibilità espressive per riprogettare, ripartire, personalizzare e illuminare gli ambienti.


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Intervista

a cura della redazione

«Uomo e denaro: la ripresa passa da lì »

Secondo l’economista Roberto Sommella si tratta di «incrociare le tante risorse oggi ferme con le tante imprese che vogliono crescere per investire: l’Europa – ha detto – si basa ancora su schemi tradizionali: più lavoro, più prodotto, meno finanza» MAGGIO - GIUGNO 2016

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are più valore al fattore umano e alle risorse che ci sono: la ripresa passa (anche) da lì. O almeno, è questa la tesi di Roberto Sommella, economista e politologo che, a margine dell’edizione 2016 del Forum Mussini, ha propugnato una tesi quantomeno originale. Tesi che prende l’assunto dal fatto che «viviamo in un mondo complicato, in cui l’economia digitale cresce il doppio rispetto a quella reale, mentre l’Europa, per il tipo di modello economico sulla quale si basa, ha ancora bisogno di certezze. Il capitale sta prendendo il sopravvento, e ha sempre meno bisogno di lavoro per creare ricchezza, ma l’Europa ragiona su schemi più tradizionali» Quindi? «Quindi dal fattore umano non si prescinde, e il fattore umano va fatto incontrare con il capitale e con le risorse che pure ci sono. Penso all’Italia, al tesoretto di 3mila miliardi che è ll risparmio degli italiani oggi e a quanto sono sottocapitalizzate le nostre aziende. E dico che andrebbe trovato il modo di incrociare queste due esigenze reciproche: quelle del-

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Intervista

le imprese di disporre di risorse da investire, quelle dei risparmiatori di vedere remunerati i loro investimenti, soprattutto in un momento in cui il denaro non rende quanto dovrebbe, se non lo si investe» Possibile? «La risposta è nel mondo della sana impresa italiana. Un’impresa dentro la quale ci sono passione, amore, famiglie dalle quali nascono eccellenze che sono il valore aggiunto del made in italy. Il distretto ceramico, da questo punto di vista, è un esempio, anche per come ha saputo valorizzare il suo legame con il territorio. Come ho detto prima, andrebbe incrociata la ricchezza degli italiani con la ricchezza di aziende che, e ce ne sono tante, vogliono continuare a crescere: questa è una peculiarità che va messa in evidenza. Peculiarità funzionale alla ripartenza di un sistema, e parlo del mondo della manifattura, la sua l’ha detta e continua a dirla» Magari bypassando le banche: c’è addirittura chi teorizza un mondo senza… «Non credo possa essere possibile anche le banche, in fondo, sono aziende. Piuttosto, credo occorra fare un salto in avanti,

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e dico che quello che si sta facendo per garantire il benessere del sistema finanziario e bancario andrebbe fatto per garantire il benessere di ognuno, prima che il benessere delle banche stesse. E questo l’Europa dovrebbe capirlo» Difficile: l’Europa ci strangolò già con il cambio con l’euro, e anche adesso ci tiene stretti a vincoli che ben conosciamo… «Quel cambio fu la condizione posta dagli altri Stati per entrare, né l’Italia era in grado di negoziare la sua entrata, viste anche le contingenze di allora e quanto il debito pubblico gravava sul Belpaese. Si doveva comunque decidere, e si trattava di entrare o uscire: siamo entrati» Uscirne? «Impossibile, oltre che dannoso. Una svalutazione attesa del 30% favorirebbe forse le esportazioni, ma manderebbe alle stesse i costi energetici e soprattutto eliderebbe in maniera significativa le capacità di acquisto dei redditi fissi. Parliamo di pensioni e stipendi, e di una svalutazione senza precedenti, acuita dall’inevitabile aumento dei prezzi. Non credo ne valga la pena».

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Evento

a cura della redazione

Assegnati i premi di studio ‘Prof. Cirillo Mussini’

Da sinistra: Magnifico Rettore Angelo Oreste Andrisano, Luca Mussini Presidente Gruppo Concorde, Massimiliano Bononi (Premiato), Vittoria Gaiani (Premiata), Chiara Benedetta Stefani (Premiata), Lidia Lancellotti (Premiata), Matteo Franchini (Premiato), Dott. Roberto Sommella (Relatore Forum Mussini)

Cirillo Mussini

Il Gruppo Concorde premia i neolaureati: quella del 2016 è stata la nona edizione MAGGIO - GIUGNO 2016

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ssegnati i premi di studio ‘Prof. Cirillo Mussini’, dedicati alla memoria del fondatore del Gruppo Concorde. All’evento, svoltosi presso la Sala Conferenze della sede del Gruppo, in via Canaletto a Fiorano, hanno partecipato anche il Presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini e il Magnifico Rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia Aldo Andrisano. Il Presidente del Gruppo Concorde, Luca Mussini, ha consegnato i premi di studio a brillanti neolaureati in campo tecnico-economico-scientifico, scelti da un apposito comitato. Questi i nomi dei premiati: Ing. Massimiliano Bononi (Ingegneria dei Materiali), Dott. Matteo Franchini (Analisi, Consulenza e Gestione Finanziaria), Dott. ssa Vittoria Gaiani (Direzione e Consulenza d’Impresa), Dott.ssa Lidia Lancellotti (Scienze Chimiche), Dott.ssa Chiara Benedetta Stefani (Scienze Chimiche). Quella del 2016 è stata la nona edizione dei premi di studio, a testimonianza della fiducia nei giovani e della loro valorizzazione che il Gruppo Concorde e il suo fondatore hanno sempre dimostrato.

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Primo Piano

XXIV Compasso d’Oro ADI Menzione D’Onore a Type 32 Slimtech di Lea Ceramiche

PrimoPiano

a cura della redazione

Dopo il Good Design™ Award del 2014, un altro prestigioso riconoscimento per la collezione di Lea Ceramiche firmata da Diego Grandi

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ype 32 Slimtech, la collezione di Lea Ceramiche firmata da Diego Grandi, ha ricevuto la Menzione D’Onore del Compasso d’Oro ADI 2016, lo storico e più autorevole riconoscimento per il design a livello internazionale, nato da un’idea di Gio Ponti e giunto alla sua XXIV edizione. Tra i circa 300 prodotti di design degli ultimi due anni in gara, una giuria internazionale ha scelto i migliori nei propri settori di appartenenza. Selezionata e premiata con la Menzione d’Onore, Type 32 entra così di diritto a far parte del patrimonio della Collezione Storica del Compasso d’Oro ADI. «Ringrazio ADI per la Menzione d’Onore attribuita a Type 32, riconoscimento che segna la mia indagine sulle superfici. Ringrazio Lea Ceramiche, un interlocutore attento che ha creduto nella capacità espressiva del design», ha detto Diego Grandi, DGO Studio, che ha reinterpretato le lastre in gres laminato effetto legno Slimtech di Lea Ceramiche (formato 20x200cm, spessore 5,5mm). Type 32, infatti, parte dalla materia ma finisce per trascenderla e l’autore del progetto, Diego Grandi, sorprende con un gioco di grafismi proposti in 4 varianti cromatiche che danno origine ad infinite combinazioni e ad una originale ed insolita variante di pavimento decorato. Il premio dell’ADI insieme al Good Design™ Award del Chicago Athenaeum Museum, vinto sempre da Type nel 2014, conferma il percorso intrapreso da Lea Ceramiche diversi anni fa: raccontare attraverso progetti ed insolite installazioni un uso non convenzionale del materiale ceramico. Come afferma Cesare Cabani, Managing Director di Lea Ceramiche, «è grande motivo di orgoglio e soddisfazione aver ricevuto la Menzione


d’Onore del Compasso d’Oro: un importante riconoscimento che ci stimola a proseguire nel nostro percorso di innovazione e di ricerca continua sulla superficie. L’attenzione riservata da sempre ai contenuti di design, la profonda conoscenza del materiale e il costante impegno rivolto alla ricerca tecnologica ci

hanno spinto a proporre nel corso degli anni prodotti in grado di rivelare inedite potenzialità stilistiche e tecnologiche. In quest’ottica – conclude Cabani - il riconoscimento dell’ADI ci onora ed è per noi la conferma di un percorso in cui crediamo e che desideriamo portare avanti».


Economia

a cura di Stefano Fogliani

Brexit:

e adesso cosa sucede?

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Gli esiti, inattesi, del referendum e il made in Italy che esporta oltremanica: tutto ok sul breve periodo, ma dopo? «L’Europa prenda atto: il segnale, molto forte, è per Bruxelles, che deve ricompattare i paesi attorno ad una nuova idea di Europa» MAGGIO - GIUGNO 2016

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adesso che succede? Niente, per almeno un paio d’anni, ma il lungo periodo di transizione finirà, e allora i conti con Brexit andranno fatti. A livello di UE, ovvio, a livello monetario – quanto varrà la sterlina? – e in generale a livelo di rapporti commerciali. Lo strappo inglese sorprende, e il made in Italy, anche quello della piastrella e dell’impiantistica, a noi più vicini, ci fanno i conti. Perché il Regno Unito vale comunque più per i sanitari che non per la ceramica – gli ultimi dati disponibili, primo semestre 2015, accreditavano all’export oltremanica di meno del 3% - e perché nessuno, di quanti hanno affidato al postBrexit il loro punto di vista, si è dimostrato troppo preoccupato. Definiamoli più sorpresi che preoccupati, allora, i nostri interlocutori: perché cambieranno le procedure, i beni del continente diventeranno – complice la svalutazione della sterlina - decisamente più cari ma tant’è… Il distretto che produce ceramica e fornisce tecnologia per ceramica guarda avanti, come del resto fa Confindustria Modena e come fa tutto il Made in Italy che lavora oltremanica.

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Economia

E attende sviluppi ad oggi insondabili, escludendo tuttavia contraccolpi importanti. Almeno per l’immediato. Vincenzo Boccia, Presidente Confindustria «Don’t panic», il diktat, visto che «è evidente che gli effetti speculativi ci saranno, ma i fondamentali dell’Ue sono a posto». Così il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, che ha commentato la Brexit spiegando come «il trauma vada trasformato in opportunità: è ora di reagire». D’altra parte, ha aggiunto il numero uno di viale dell’Astronomia, «l’Europa è sempre andata avanti per traumi», e gli esiti del Brexit, magari, faranno in modo «che l’Ue si muova per rivedere i trattati anche nella logica di una maggiore flessibilità».

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Valter Caiumi, Presidente Confindustria Modena «Si tratta di una scelta che francamente non ci aspettavamo e che avrà conseguenze su più fronti. Dal punto di vista strettamente economico, però, ritengo che i rapporti commerciali della Gran Bretagna con il nostro Paese, con l’Emilia-Romagna e con Modena siano ben consolidati. E non dimentichiamo che ci vorranno due anni prima che venga completato tutto l’iter per l’exit», dice Valter Caiumi, numero uno di Confindustria Modena, ad avviso del quale «il risultato ha invece un grande impatto a livello politico. Non vi è dubbio che l’uscita del Regno Unito indebolisce l’Europa nello scacchiere globale. Ed esiste un rischio dell’effetto “domino” verso altri Paesi. In questo momento sono in gioco i valori europei più importanti». Non necessariamente uno schiaffo, quello di Brexit, ma un segnale… «Un segnale forte per Bruxelles e per una politica che non si è resa conto dei problemi di tutti. Adesso l’impegno deve essere quello di ricompattare i Paesi su una nuova idea di Europa, più vicina alle esigenze dei cittadini e dei territori. Ma è anche l’occasione per trasformare un accadimento potenzialmente negativo in un’opportunità: reagire insieme e lavorare con una energia maggiore per un’Europa più unita»

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Vittorio Borelli, Presidente Confindustria Ceramica « Probabile ci sarà una svalutazione della sterlina nell’immediato ma non vediamo rischi sul lungo periodo per le nostre esportazioni ». Non si aspetta scossoni sul medio-lungo periodo, il presidente di Confindustria Ceramica Vittorio Borelli. «Il settore ceramico non ha fenomeni di internazionalizzazione di rilievo e anche l’export, seppur in crescita, si attesta intorno al 2 per cento. Chiaro che si tratta di un mercato appetibile che anche nel 2016 si sta mostrando in fase di consolidamento con prodotti ad alto valore aggiunto, visto anche il buon andamento del settore delle costruzioni e dell’edilizia in quelle zone, ma il risultato del referendum va nel senso contrario a quello di un’ulteriore apertura, e punto di vista politico - aggiunge Borelli - si tratta di un’occasione persa perché la priorità è sempre quella di muoversi su un mercato aperto e senza ostacoli». E’ vero tuttavia, evidenzia il numero uno di Confindustria Ceramica Borelli «che l’Europa negli ultimi anni ha tenuto un atteggiamento che ha complicato la vita delle imprese: contiamo Brexit possa servire da lezione per il futuro dell’Unione». Paolo Sassi, Presidente Acimac Anche per il settore dei macchinari per cera-

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mica non sono attesi choc di rilievo, men che mai sull’immediato. Il neopresidente, Paolo Sassi, si dice infatti più preoccupato per il possibile effetto domino innestato da Brexit. «Sarà un problema se altri Paesi seguiranno lo stesso esempio. Questa esperienza ci deve insegnare a non commettere gli stessi errori nei confronti delle rivendicazioni altrui», le parole di Sassi, che aggiunge come «sul breve periodo prevediamo comunque poche conseguenze per il settore dei macchinari ceramici». Alberto Zambianchi, Presidente Unioncamere Emilia Romagna «Come cittadino europeo provo grande amarezza, e ho la precisa consapevolezza che ci attende un lungo periodo di contraccolpi sotto il profilo economico». Alberto Zambianchi, numero uno di Unioncamere Emilia Romagna, qualche perplessità ce l’ha e non la nasconde. «Sicuramente la sterlina indebolita non agevolerà l’export dei prodotti italiani. I vantaggi invece, se ci saranno, sono ancora tutti da identificare. Certamente è un segnale forte per Bruxelles, per una politica che non si è resa conto dei problemi di tutti. Quello che servirà a questo punto – conclude Zambianchi - è un’azione di rilancio dell’Unione Europea che dovrà essere rapida ed efficace».

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PrimoPiano

Primo Piano

a cura della redazione

Emilceramica e NETMIND rivoluzionano i processi produttivi

La virtualizzazione delle postazioni grafiche nuova frontiera per Ricerca e Sviluppo

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milceramica continua, come da tradizione, a investire sullâ&#x20AC;&#x2122;innovazione tecnologica. Il progetto di virtualizzazione delle workstation grafiche del reparto Ricerca e Sviluppo â&#x20AC;&#x201C; elaborato in partnership con NETMIND - ha permesso di ottenere un aumento della produttivitĂ , diminuendo i costi operativi richiesti dalla tecnologia tradizionale.


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Quali le caratteristiche del progetto sviluppato? (Luca Sghedoni, Responsabile Infrastruttura Emilceramica) Quella che abbiamo colto è stata una sfida importante: migliorare la produttività del già efficiente dipartimento R&S, sfruttando le possibilità offerte dalla tecnologia VDI. La virtualizzazione del Desktop (VDI) consente di eseguire un desktop utente su un client (un computer o un tablet) senza che le risorse a cui esso fa riferimento (capacità di calcolo, memoria, file, programmi) siano fisicamente presenti sul client stesso. Tutta la gestione delle risorse è centralizzata e il desktop utente è accessibile in qualsiasi momento, da qualsiasi luogo e su qualsiasi dispositivo. Lavorare su postazioni virtualizzate non è una novità, in tanti ambiti. Si tratta invece di una rivoluzione assoluta se parliamo di workstation grafiche, che hanno specifiche esigenze a livello di scheda grafica e di utilizzo di applicativi di grafica 2D. Fino ad ora il dipartimento R&S non poteva lavorare al massimo della produttività a causa di diversi limiti dettati dall’infrastruttura: i file prodotti, pesanti anche 10GB, venivano spostati con difficoltà sull’archivio aziendale e questo generava molte inefficienze. In primis un problema di integrità del dato; inoltre mancava una condivisione dei file e la flessibilità operativa era scarsa. Gli operatori avevano necessità di utilizzare due computer, un MAC per gli applicativi grafici e un PC per gli altri programmi aziendali, e in caso di guasto l’attività si interrompeva per ore o addirittura giorni. Quali vantaggi porta una workstation virtualizzata?

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(Andrea Rademoli, Direttore Risorse Umane e Sistemi di Gestione Emilceramica) Aver virtualizzato le postazioni significa gestire l’attività da un server centrale: tutti i dati vengono salvati costantemente e, in caso di guasto di una delle postazioni, la continuità operativa è garantita. File e applicazioni sono ora raggiungibili e utilizzabili da qualsiasi postazione, il che significa aver migliorato sensibilmente la flessibilità operativa durante i picchi di lavoro. E, non da meno, è da sottolineare il risparmio in termini di costi: alle workstation grafiche precedenti è stato possibile sostituire postazioni dal costo nettamente inferiore. Nel lungo periodo raggiungeremo una maggiore integrazione organizzativa nel suo complesso, un aspetto primario per aumentare la produttività aziendale. Emilceramica ha implementato questa innovazione per il reparto di Ricerca e Sviluppo. La soluzione è replicabile anche su altri dipartimenti? (Simone Ponzoni, Amministratore NETMIND System Integrator) Assolutamente si. Virtualizzare le postazioni porta significativi vantaggi per tutti i dipartimenti aziendali e con il caso Emilceramica si è aperta una nuova frontiera di applicazione: ora sappiamo che la tecnologia VDI è sfruttabile anche per virtualizzare una scheda grafica che supporti applicazioni 2D e che sia in grado di gestire ottimamente file molto pesanti. Questa innovazione può risultare particolarmente interessante, oltre che per R&S, anche per i dipartimenti marketing aziendali e in generale per tutti gli operatori che lavorino con applicativi di grafica 2D e 3D.


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Reportage

a cura di Stefano Fogliani

I giovani architetti promuovono la ceramica

La parola ai progettisti emergenti. Il marmo «è classico», il legno «va contestualizzato», le resine «sono un clichè» mentre «la piastrella sta conoscendo una nuova vita: ed è tra i materiali più interessanti tra quelli proposti a noi progettisti»

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Reportage

Antonio De Paolis

Mattia Darò

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mentazioni e rivestimento. «E’ un materiale che sta vivendo una nuova vita, che la pone ben oltre il significato che le è riconosciuto da sempre», spiega infatti Antonio De Paolis, interpretando una visione decisamente diffusa tra i giovani progettisti. Standard qualitativi ed estetici sempre più marcarti, grandi formati, varietà di spessori e di utilizzo, caratteristiche tecniche e versatilità d’uso fanno della ceramica «uno strumento indispensabile per la progettazione, in grado di personalizzare in modo efficace ogni idea. E’ un materiale la cui qualità, figlia degli importanti investimenti dei produttori, stupisce ed il suo rapporto tra qualità e prezzo la mette un passo avanti rispetto, ad esempio, al marmo o alle resine». La pensa così Mattia Darò,

l marmo? Sempre elegantissimo, ma classico e costoso. Il legno? Naturale, certo, e caldo ma… Le resine e il linoleum? «Interessanti, ma superate». La ceramica, invece, «sta conoscendo una nuova vita, grazie ad un orizzonte di soluzioni particolarmente ampio che da tempo è in grado di offrire». I progettisti promuovono la ceramica, confermando come la ‘lunga marcia’ sia ormai compiuta. E che il ruolo che la piastrella rivendica ormai da un decennio, ovvero quello di materiale per la progettazione, si sta consolidando anche presso il mondo dell’architettura. Questo il sentiment raccolto dal Dstretto presso la Casa dell’Architettura di Roma, dove alcuni architetti emergenti hanno detto la loro sui materiali per pavi-

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Carlo Prati

Matteo Costanzo

che boccia il marmo («oggi il gusto va in altre direzioni, si creano ambienti più caldi, che vadano oltre il simbolico e rappresentativo») e trova sponda su Carlo Prati, che pensando al marmo pensa più alle architetture classiche, che non alla progettazione contemporanea. Per quest’ultima, aggiunge, si può piuttosto pensare «al legno, che tuttavia va contestualizzato e capito» o alle resine «che sono forse più adatti ai grandi progetti», ma è la ceramica il materiale che sembra aderire in maniera più efficace ai crismi del nuovo progettare, anche perchè «l’evoluzione tecnologica ne ha ampliato sensibilmente gli orizzonti, anche a livello di impiego, facendone un elemento essenziale di ogni progetto». «Ovvio tuttavia che, vista

la varietà delle proposte, si parli di materiali di qualità: parte della produzione è ancora legata a procedimenti produttivi dai quali escono materiali dozzinali, mentre c’è una nicchia che si è ormai attestata sull’alto di gamma e può a ragione rivendicare un ruolo importante in ogni progetto», l’obiezione di Matteo Costanzo, che mette la ceramica «di qualità» ormai a livello di marmo («il materiale più elegante») e legno («che combina come nessun altro calore ed eleganza») e ben oltre resine e linoleum che ormai, dice «sono clichè». Ceramica promossa, insomma: «materiale tra i più interessanti tra quelli proposti a noi progettisti, unico se si tratta, nel progettare, di caratterizzare un ambiente o un contesto».

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Evento

a cura di Daniela D’Angeli

Londra design week: italians do it better

Da sette anni viene organizzata la Clerkenwell design week, figlia minore della Milano design week, lontana dai suoi fasti ma con il vantaggio della presenza di tremila architetti in quattro chilometri quadrati

A

edas, Foster & Partners, Atkins, Jacobs, Zaha Hadid: sono solo alcuni dei grandi studi di architettura che hanno sede a Londra, la capitale europea che più di ogni altra è oggetto di arditi progetti architettonici, da The Shard di Renzo Piano al The Gherkin di Norman Foster. Una città nella quale il mercato immobiliare è in costante fermento con prezzi alle stelle: a maggio, mediamente un immobile costava 556.350 sterline, ovvero circa 700mila euro, 14 volte in più dello stipendio medio di un residente. La ragione è tutta nel fatto che ad acquistare immobili a Londra, vendendo interi grattacieli sulla carta prima ancora che il primo mattone sia posato, sono ricchi stranieri, come forma di investimento o per stabilire la propria residenza nel Regno Unito alla ricerca di un regime fiscale favorevole. Un mercato decisamente appetibile per qualunque azienda si occupi di design al servizio dell’edilizia, ivi comprese le ceramiche e non a caso Caesar ha aperto una showroom all’interno del quartiere degli architetti: il

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“Caesar urban lab” a Clerkenwell. Nell’ultimo decennio proprio in questo quartiere di Londra hanno posto la propria sede i maggiori studi di architettura, progettando realizzazioni architettoniche che vengono poi realizzate in tutto il mondo. A seguito degli architetti sono arrivati anche i produttori di complementi d’arredo, un po’ com’è capitato in zona Brera a Milano, ed esattamente come nella capitale lombarda hanno pensato bene di organizzarsi una propria settimana del design. Da sette anni a maggio si svolge la “Clerkenwell design week”, figlia minore dell’appuntamento mondiale che è divenuto la Milano design week, affermazione che ci permettiamo di fare dopo averla visitata quest’anno. Un evento sottotono rispetto ai fasti meneghini, poco il glamour ed ancor meno gli eventi culturali pensati per architetti e designer, l’impressione che si ha girando per le strade di Clerkenwell è certamente meno patinata di quella milanese. Possiamo quindi affermare con orgoglio, almeno in questa occasione, italians do it better! Ma se noi siamo belli e patinati loro possono invece contare sulla massiccia presenza di architetti, come conferma Davide Colli, International account executive Caesar: “E’ una manifestazione abbastanza giovane, si è sviluppata assieme a questo quartiere che fino a qualche anno fa non era particolarmente bello. Allora gli affitti erano relativamente bassi, per questo architetti e designer si sono spostati in questa zona, ora in quattro chilometri quadrati c’è una concentrazione di più di tremila studi architettura. Da qui la spinta alla creazione di questo evento che somiglia al nostro Fuorisalone, con sale mostra aperte fino a tarda notte”. Una grande opportunità quindi per Caesar per incontrare architetti e non solo: “E’ un quartiere molto vibrante, pieno di persone giovani ma già con responsabilità e professionalità, l’età media delle persone che entrano nella showroom è di circa 30 anni e questo per noi è molto stimolante”.

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Evento

a cura della redazione

Casalgrande Padana premia a Venezia i vincitori del Grand Prix 2013-2015

La cerimonia si è svolta, a margine della Biennale di Architettura, nella splendida cornice dell’Università IUAV

«

Venticinque anni fa abbiamo cominciato una sorta di rivoluzione, lavorando sulla ceramica per farne non più un prodotto per l’edilizia, ma anche e soprattutto un elemento di progettazione, che potesse sposare le esigenze dell’architettura contemporanea». L’evoluzione del prodotto ceramico, vista da Franco Manfredini, fondatore di Casalgrande Padana, racconta bene la sfida che oggi la piastrella può dire di aver vinto. «Eravamo confinati, ai tempi, tra bagno e cucina: l’evoluzione di prodotto e di processo ci ha portati fin qua». Ovvero a Venezia, in piena Biennale dell’Architettura, dove Casalgrande Padana festeggia la decima edizione del Grand Prix con una cerimonia tenutasi presso l’Aula Magna dell’Università IUAV di Venezia. Oltre 150 i progettisti, provenienti da tutto il mondo, candidati alla fase finale con proposte di elevato livello qualitativo, a dimostrazione della crescente diffusione e valorizzazione del materiale ceramico nell’ambito delle

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costruzioni. «Ci stiamo riprendendo i nostri spazi», dice Manfredini, rivendicando il rapporto, atavico, tra ceramica e progettazione, e l’elenco dei premiati ne asseconda l’assunto, restituendo alla piastrella quella dimensione internazionale testimoniata (anche) dai luoghi in cui sono state realizzate le opere premiate. Sud Africa, Qatar, Perù, Russia, Ungheria, Polonia, Svizzera, Francia e Italia. Il mercato è globale, la progettazione contemporanea, ed il Gran Prix Casalgrande Padana offre sintesi compiuta di un’eccellenza, e rilancia le superfici ceramiche declinandole verso l’alto.«Da tempo lavoriamo sul rapporto tra luce e superficie, e nei materiali di Casalgrande Padana abbiamo trovato non solo estetica e materia, ma il giusto rapporto con lo spazio», spiega Alfonso Feima, progettista di 5+1AA che si è aggiudicato la sezione Rivestimenti di Facciata, Pavimentazioni Esterne. «La ceramica – ha aggiunto Feima – è da tempo in grado di dialogare con la progettazione e con il suo mondo, è in grado di assecondare percorsi che diventano incontri tra due volontà differenti ma a loro modo congiunte». Mezzo e fine: sintesi perfetta, tradotta anche nelle altre opere premiate dal Grand Prix. Nella sezione Centri Commerciali e Direzionali Zoltàn Kun - Kunyho Epitèsziroda con il Mercato Klauzal di Budapest, in quella dedicata all’Edilizia Pubblica e dei Servizi, Edilizia Industriale con Peia Associati e lo Sky Lounge Bar di Doha, in quella per l’Edilizia Residenziale a Jacopo Mascheroni di JM Architecture. Premio speciale, infine, per la sezione Piscine, ad Alessandra e Matteo Raso per il nuovo stadio del nuoto di Cuneo.

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NEWS

Aziende

CRESCE, IN IRAN, IL DIGITALE SYSTEM Continua a crescere l’attività di System in Iran dove, tra Yazd e Maybod, il gruppo di Fiorano Modenese ha messo a segno numerose commesse nel campo della decorazione digitale di piastrelle. Persepolis Tile ha installato tre Creadigit per formati fino al 60x60 cm, oltre al modello XL per la decorazione di piastrelle di grande formato. L’efficienza raggiunta in produzione, e soprattutto l’elevato indice di ottimizzazione degli inchiostri, hanno spinto Narin Tile e Yazd Novin a richiedere altre stampanti Creadigit che si vanno ad aggiungere a quelle già in funzione nei loro stabilimenti. Un’altra conferma delle prestazioni della macchina viene da Sadra Tile che, per potenziare le linee, ha ordinato altre due Creadigit che si affiancheranno a quelle avviate in precedenza.

BMR SBARCA NEGLI USA BMR ha varcato l’Atlantico ed è approdata per la prima volta a Coverings. Un esordio importante in una vetrina d’eccezione, che è stata l’occasione per annunciare l’inaugurazione di una nuova filiale logistica a Dickson, in Tennessee (USA), nella “ceramic valley” americana. La sede, aperta in collaborazione con LB di Fiorano Modenese (da oltre 40 anni riferimento internazionale nel settore dell’alimentazione pressa e della macinazione a secco), ha lo scopo di portare l’innovazione della tecnologia made in Italy in America, offrendo la competenza e la professionalità di settore al mercato locale, attraverso un servizio di assistenza tecnica e commerciale a diretto contatto con il cliente. La scelta di BMR, azienda di Scandiano leader nella progettazione e produzione di linee complete per la levigatura/lappatura-trattamento e per il taglio/spacco-squadratura di piastrelle e lastre ceramiche, si inserisce in un più ampio contesto di internazionalizzazione che la vede protagonista in nuove aree di mercato di grande risalto, dove il know how e la professionalità tutta made in Italy di oltre 40 anni di attività hanno trovato grande appeal.

LA NUOVA G5 DI PROJECTA ENGINEERING PER AL EZZ CERAMICS Presso lo stabilimento di Al Ezz Ceramics & Porcelain Co (Gemma), primaria azienda ceramica egiziana, è stata installata la nuova G5, la stampante digitale di ultima generazione sviluppata da Projecta Engineering. Caratteristica peculiare di G5 è la completa modularità, che le consente di ospitare fino a 14 moduli di decorazione totalmente autonomi: la macchina installata alla Al Ezz, con fronte di stampa di 700 mm, è caratterizzata attualmente da 7 moduli di decorazione per ottenere la massima libertà espressiva. Nello stabilimento del produttore egiziano salgono quindi a cinque le stampanti digitali fornite da Projecta Engineering: oltre alla G5, sono infatti già in funzione quattro stampanti della precedente serie Evolve.

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LA TECNOLOGIA KRYO DI SMAC PER COOPERATIVA CERAMICA D’IMOLA Nuove conferme in Italia per Kryo, l’innovativa tecnologia Smac per il raffreddamento di piastrelle ceramiche prima della decorazione digitale. Tra le più recenti installazioni vi è quella effettuata alla Cooperativa Ceramica d’Imola, storico marchio italiano con una produzione di circa 20 milioni mq/ anno, che si è affidata a Smac per la risoluzione delle problematiche derivanti dalle alte temperature e dall’emissione di vapori durante la stampa digitale.

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FATTURATO RECORD PER SACMI Fatturato a 1,354 miliardi di euro e performance superiori alle aspettative in tutti i principali business di attività per il gruppo imolese, che continua la crescita sui mercati internazionali grazie ad azioni mirate nei Paesi-target. Importanti i riscontri ottenuti dalle recenti acquisizioni strategiche È quanto emerge dal Bilancio Consolidato 2015 approvato oggi, 14 maggio dall’Assemblea dei Soci. «Come la capogruppo, Sacmi Imola, anche il consolidato del Gruppo Sacmi chiude decisamente meglio sia delle ipotesi di budget sia rispetto all’anno precedente», il commento del presidente di Sacmi, Paolo Mongardi.

TECNOPRESS CONSOLIDA LA PERTNERSHIP CON LA CINESE WONDERFUL Tecnopress celebra i suoi primi 40 anni di attività consolidando un’importante partnership oltreoceano. Nel nuovo stabilimento di Wonder Porcelain Group LLC in Tennessee (USA), di proprietà del Gruppo cinese Wonderful, saranno installate 28 pompe a pistoni, progettate per l’alimentazione degli atomizzatori e per il trasporto di barbottine ceramiche e liquidi densi. Dopo il primo lotto di 14 pezzi ordinato lo scorso ottobre, a febbraio di quest’anno il Gruppo ceramico cinese, cui fanno capo anche i brand Marco Polo ed L&D, ha infatti raddoppiato la commessa.

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SITI B&T GROUP SI RAFFORZA IN ASIA SITI B&T Group si rafforza in Asia con il nuovo stabilimento di Gaoming, inaugurato in occasione di Ceramics China. Il nuovo stabilimento ha richiesto un investimento pari a 6,8 milioni di dollari, attraverso il quale SITI B&T Group raggiunge l’obiettivo di potenziare la sua presenza produttiva, commerciale e di service sul mercato asiatico nell’ottica di un ulteriore sviluppo in un’area strategica quale quella dell’Asia Pacific. Con una superficie edificata di 8.000 mq, raddoppiata rispetto alla sede precedente, la nuova struttura di Gaoming consentirà un significativo aumento della capacità produttiva e una razionalizzazione della produzione.

NUOVA DECORAZIONE DIGITALE FERRARI&CIGARINI In crescita le installazione di DGbull, la stampante Ferrari&Cigarini per la decorazione digitale con inchiostri a base acqua e a bassa temperatura. DGbull lavora con 6 colori: 4 colori base della quadricromia più il bianco e un canale aggiuntivo costituito da resina trasparente. Dopo la fase di stampa, il materiale viene convogliato direttamente nel forno DGfire, ad una temperatura di 200°C per 20 minuti, poi il ciclo è completato e si può procedere all’inscatolamento dei pezzi. È possibile ottenere stampe ripetitive di una immagine su tutti i pezzi, oppure stampare differenti grafiche su ogni pezzo, per ottenere effetti stonalizzati.

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Mercato

a cura della redazione

Macchine per ceramica: fatturato a 1.982 milioni di euro

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Per i soci Acimac il 2015 è andato in archivio con il record storico di fatturato, frutto del +9,1% di export e del +4,3% del mercato italiano

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orridono e ne hanno ben donde i produttori di macchine per ceramica che hanno chiuso il 2015 facendo segnare il record di fatturato e si trovano con un primo trimestre 2016 che ha visto un incremento del +9% sullo stesso periodo dello scorso anno. Sono dati emersi dalla 24° Indagine Statistica Nazionale realizzata da Acimac e diffusa in occasione dell’assemblea annuale dell’associazione nella quale è avvenuto il passaggio di consegne tra il Presidente uscente Fabio Tarozzi ed il neo eletto Paolo Sassi. A fine dicembre 2015 erano 148 le aziende attive in Italia, con un calo di unità sul 2014, che hanno dato lavoro a 6.229 addetti con un aumento del +0,4%.

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Mercato

Nel 2015 il settore ha registrato un fatturato che ha toccato il più alto della storia: 1.982 milioni di euro, frutto in buona parte di un export che genera il 76,8% del fatturato e cresce del 9,1% pari a 1.522 milioni di Euro; prosegue inoltre il trend positivo del mercato italiano che totalizza 461 milioni di euro, +4,3% sul 2014. Tra le destinazioni dell’export troviamo al primo posto l’Asia (Cina esclusa) con 278 milioni di euro, pari al 18,3% del fatturato totale, che ha fatto registrare un incremento del +29,3% sul 2014; conserva il secondo posto l’Unione Europea, passando da 226,2 a 277,3 milioni di Euro (+22,6%) e assorbendo il 18,2% del fatturato complessivo. Segue l’Africa, ancora principalmente identificabile con i Paesi del Nord Africa, che registra un +22,8%, raggiungendo i 203,8 milioni di Euro (13,4% dell’export globale). Si ferma invece a 186,6 milioni di Euro il Medio Oriente che, con calo del -25,1%, nel 2015 scende al quarto posto tra le principali destinazioni dell’export made in Italy. Al quinto posto troviamo il Sud America con

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185,9 milioni di Euro (+8%). Ottime le performance in Nord America, trainate dal nuovo distretto produttivo a stelle e strisce animato dai maggiori produttori italiani di ceramica, che praticamente raddoppia il fatturato, raggiungendo i 160,9 milioni di Euro (+92,8%). Segue Est Europa, con un totale di 152,9 milioni (+7,9%), Est Asia (Cina, Hong Kong, Taiwan) con 75,5 milioni di Euro (-34,9%) e Oceania con i suoi 1,2 milioni di Euro di fatturato. I produttori di macchine per ceramica hanno fatto dell’internazionalizzazione produttiva uno dei punti cardine del proprio successo con 67 le aziende estere controllate da gruppi italiani al 31 dicembre 2015; un dato in crescita rispetto al 2014 che ha generato un fatturato di 492,5 milioni di Euro. Le vendite ai produttori di piastrelle rappresentano l’82,5% del totale e sono risultate in crescita del +6,1% sull’anno precedente con incrementi maggiori sui mercati internazionali, dove le vendite sono cresciute del +7% e un fatturato pari a 1.222,4 milioni di Euro. Ottime le performance delle macchine per laterizi, in crescita del +38,3% per un fatturato che raggiunge i 156,1 milioni di Euro, mentre al terzo posto si posiziona il settore dei sanitari in ceramica a +25,9%, con fatturato a 126,9 milioni di euro. Buoni anche i dati del primo trimestre 2016 chiuso con un incremento del +9% sullo stesso periodo del 2015, trainato dai buoni risultati registrati all’estero a +14,2%, nonostante i rallentamenti in atto in alcuni importanti mercati e le crisi economiche e sociali che stanno attraversando alcune aree. Qualche nota dolente arriva dal mercato italiano a -5,9% dopo due anni col vento in poppa.

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Intervista

a cura di Roberto Caroli

Paolo Sassi: un antidivo per Acimac

Il numero uno di BMR è il nuovo Presidente di ACIMAC. Resterà in carica fino al 2020 e, dice, «raccolgo un’eredità importante, ma sono pronto a vivere un’esperienza che credo sarà molto stimolante da tutti i punti di vista»

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ice che è un po’ teso, puntualizzando che si tratta di «un po’ di sana tensione». E aggiunge che mai, avrebbe pensato di trovarsi a ricoprire un ruolo istituzionale, «ma una serie di coincidenze hanno fatto sì che la cosa accadesse: ovvio che cercherò di fare del mio meglio per assolvere ai compiti che mi saranno affidati». Il Dstretto lo ha incontrato alla vigilia della sua elezione, per raccoglierne impressioni ed aspettative forzando, in un certo senso, la sua poca voglia di apparire: Paolo Sassi, numero uno di BMR, è il nuovo Presidente di Acimac, l’Associazione dei Costruttori di Macchine e Attrezzature per Ceramica e, dice «raccolgo un’eredità importante e mi appresto a vivere un’esperienza che – dice Sassi - ritengo sarà molto stimolante da tutti i punti di vista» Cosa ne diresti se titolassi questa intervista ‘uno schivo ai vertici di Acimac? «Diciamo che potrebbe starci. Chi mi conosce e conosce la mia storia sa che apparire non mi appassiona. Il mio nuovo ruolo cambierà le cose? Vorrà dire che pian piano mi ci abituerò»

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Potrebbe aiutare il fatto che il settore vive un momento oltremodo positivo: fare il presidente quando le cose vanno bene non sarà così complicato… «Vero, ma l’associazione è un punto di riferimento per le tante aziende che ne fanno parte e per l’intero settore e io raccolgo le importanti eredità lasciate da Cassani e Tarozzi. Ma spero, e conto, di poter essere all’altezza dei mei predecessori» Che si sono giovati di un settore in salute: lo stesso che ha diffuso statistiche che fanno del 2015 un anno da record. A cosa pensi sia dovuta questa crescita? «Principalmente alle innovazioni di prodotto. Noi impiantisti facciamo ricerca, non solo meccanica o elettronica, e i grandi formati hanno dato, nell’ultimo periodo, un impulso importante alla ricerca. Il discorso della grandi lastre è, ovviamente, in piedi da un po’, ma le sperimentazioni sono continue e continua è l’evoluzione dei processi produttivi che, come tecnici, siamo chiamati ad assecondare ed ottimizzare» Attorno alle grandi lastre c’è un indotto importante, insomma… «Il prodotto è importante, ovvio che attorno ad esso ruoti un mondo che studia ed elabora, insieme ai produttori, quello che è un nuovo concetto di fare ceramica, che implica tecnologie del tutto nuove di finitura superficiale, cottura, scelta e pallettizzazione, fine line linea» Avrei scommesso i numeri record del 2015 fossero dovuti ancora al digitale. «C’è anche il digitale, ovvio, e va di pari passo con le altre tecnologie: anche le grandi lastre, del resto, si giovano della tecnologia digitale» Qualche ombra sul settore ci sarà… «Il terzista fatica, anche perché molti stabilimenti ceramici stanno internalizzando molti servizi e diverse lavorazioni. Da questo punto di vista, tuttavia, credo aiuti l’essere strutturati» Ci sono mercati che vanno meglio di altri? «Il settore sta facendo bene anche in Italia, nonostante fisiologiche contrazioni nel primo trimestre del 2016, la Spagna sta riprendendo forza. Poi ci sono i cosiddetti mercati emergenti, sui quali ci sono buone prospettive di crescita ma che vanno necessariamente monitorati, viste anche le congiunture internazionali che non possono non condizionare un settore ormai globalizzato come il nostro» Pensa a qualche paese in particolare ? «All’Iran, ad esempio, paese che ha comunque margini di crescita, ma anche al Brasile, e per motivi opposti. Fino ad un paio di anni fa il Brasile trascinava, oggi vedo che fanno fatica» Gli obiettivi del Sassi Presidente? «Presto per dirlo, ma diciamo che, senza fare grandi cose, vorrei lasciare una traccia positiva».

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Intervista

a cura di Roberto Caroli

«Alle imprese serve fiducia» «

Franco Stefani

«Non dimentichiamo che parlando di Italia parliamo di un vecchio paese della vecchia Europa: scordiamoci i boom e pensiamo a consolidare, mantenendo e migliorando quanto già fatto. Solo così – dice Franco Stefani – sarà possibile uscire dalla recessione: ma chi fa impresa deve avere fiducia» 52

Quando parliamo di Italia qualche volta dimentichiamo che parliamo sempre di un vecchio paese della vecchia Europa. Di un paese che ha bisogno sì di crescere ma anche di fiducia, e la fiducia siamo noi che facciamo impresa che dobbiamo averla, se no il sistema resta fermo». La convinzione che il sistema Italia, la sua, l’abbia sempre detta alberga da sempre in Franco Stefani, e questo primo scorcio di 2016 non fa recedere dalle sue convinzioni il Signor System, che vede «una leggera crescita e, perché no, anche un leggero ottimismo» Ha ragione Renzi, quindi? L’Italia riparte, c’è la ripresa? «Se ripresa significa consolidare credo di sì, che abbia ragione il Premier. Se invece per ripresa si intendono quei boom che caratterizzano i paesi emergenti oggi come hanno caratterizzato l’Italia di qualche tempo fa no: ma questo secondo concetto di ripresa non è adattabile ai sistemi economici maturi e già cresciuti» Quindi? «Sarebbe importante, piuttosto, essere in grado di mantenere quello che si è già fatto. E uscire dalla recessione, che vuol dire riprendere a crescere e a consumare. Lentamente, ma riprendere: per fare questo serve soprattutto fiducia da parte di tutti gli attori in gioco» Se Stefani avesse la bacchetta magica e una mossa a disposizione per ridare gas al sistema, cosa farebbe? «Toglierei dalla politica la conflittualità che la sta contraddistinguendo adesso, assicurereri al paese stabilità e certezze. Il contesto politico che sogno è quello dell’immediato dopoguerra, quello che è stato in grado di mettere da parte i propri interessi particolari perché sapeva che andava fatta l’Italia. Oggi il contesto è frammentato, poco stabile, né è adatto ad assecondare quel processo di consolidamento di cui parlavo prima...» Il mondo delle nostre imprese, e penso alla ceramica, tuttavia sembra tenere... «Le aziende hanno saputo assumersi responsabilità importanti, al contrario di altri, e credo lo si veda dai risultati dell’export. E questo è un valore cresciuto all’interno del settore che ha sempre perseguito un progetto di evoluzione

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ed espansione. La ceramica, oggi, conosce prodotto e mercato, e si pone come modello economico evoluto che, indubbiamente, ha la sua efficacia, e carte importanti da giocare sul mercato globale. E quello che hanno fatto le ceramiche negli ultimi anni non nasce né da System, né da Sacmi o da Siti, per dire chi inventa tecnologia, ma è un know how che si è perfezionato con innovazioni e investimenti dal quale è nato un settore evoluto» Non dal punto di vista delle relazioni sindacali, stando a quanto accade ultimamente nel distretto... «Parliamo di una condizione storica che viene da lontano, ma che di questi tempi andrebbe rivista» In che senso? «Un lavoratore ha la sua formazione, anche dal punto di vista sindacale, e non dimentica, anche se certe forme di protesta credo andrebbero riviste, o manifestate in modo diverso. Ma lo sciopero, perché di questo si parla, è figlio di una libertà di espressione che non si può eliminare, ma oggi le rivendicazioni possono essere espresse in altro modo. E certi problemi credo andrebbero risolti prima che si arrivi alla rottura» Il mondo sta cambiando: dello sciopero si è detto, ma si sente parlare anche di un futuro senza banche. Stefani come la pensa? «Scenario possibile. Penso all’e-commerce, ne studio la crescita e dico che l’ipotesi non è così remota, a mio avviso» A Sassuolo ha regalato via Cavallotti, adesso costruisce una scuola a Fiorano: sta lavorando per prendersi un posto in paradiso? «Non guardo tanto in là. Diciamo che ci sono occasioni in cui gli interessi reciproci trovano la giusta combinazione. Con Fiorano c’è un accordo che da’ spessore ad una forma di collaborazione tra pubblico e privato che credo dovrebbe essere un modello» Dice? «Credo sia una cosa fatta bene, e credo pos-

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sa funzionare. Questo conta» A fine anno ha annunciato novità importanti per System in tema di decorazione digitale... «Le novità sono nel dna del nostro fare impresa, e ne lanciamo una ogni sei mesi. Sul digitale abbiamo fatto, da quando entrammo sul mercato con Creadigit, già una decina di modifiche che hanno permesso al nostro sistema di aderire alle nuove esigenze produttive. E a settembre, in occasione del Tecnargilla, sveleremo come Creadigit sia cambiata ancora, sulla base di un’evoluzione continua che rispetto all’originale ha mantenuto la base, arricchendola ed evolvendola» Oltre al Tecnargilla, però, in agenda c’è molto altro: parliamo di Borgotaro e di Laminam o di Mosca, e di Laminam Rus? «Parliamo di tutti e due, e diciamo che a Mosca stiamo completando un lavoro importante, mentre a Borgotaro credo che tra settembre, massimo ottobre, si possa partire» Poi ci sono gli Stati Uniti, con Modula... «Abbiamo scontato, e superato, qualche problema, ma siamo soddisfatti degli standard produttivi raggiunti: oggi facciamo otto macchine a settimana, e guardiamo avanti» Se Stefani si volta indietro dove si vede? «Sul cantiere dove oggi c’è la sede principale di System, dove invece che i capannoni allora c’erano solo le fondazioni. Ricordo che immaginavo il futuro e mi immaginavo, sono sincero, meno di quanto è arrivato. Ma penso sia stato bello pensare in grande, e vedere i traguardi che si ampliavano giorno dopo giorno. Chi pensa in piccolo smette di vivere...» Stefani, invece, ha sempre pensato in grande... «Sì, e proseguo nel mio percorso sto continuando a farlo. A volte mi dico che il tempo starebbe per scadere, e quasi non ci credo. Ma è un attimo, perché io continuo a navigare nel futuro».

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a cura di Roberto Caroli

Ciao Ivanno, fai buon viaggio È scomparso, a maggio, Ivanno Ligabue, fondatore di LB e già presidente ACIMAC

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Ivanno Ligabue

el giorno dei sorrisi per la ventilata ripresa del settore piastrella, arrivano anche le lacrime per la scomparsa di Ivanno Ligabue. Avrebbe compiuto 68 anni il prossimo agosto. Un imprenditore di quelli che hanno fatto grande il distretto, ma soprattutto un amico. Già Past President di Acimac , l’associazione che raccoglie gli impiantisti, fondatore di LB, azienda meccanica specializzata nella progettazione di macchinari per la movimentazione delle polveri al caricamento delle presse, e di mulini per la macinazione a secco degli impasti , Ivanno Ligabue era per tutti l’imprenditore. Per il sottoscritto, invece, era soprattutto un amico, una persona con la quale scambiare spesso fiumi di parole, confrontarsi su diversi argomenti, i più svariati, perché questo mi viene in mente se ripenso ad Ivanno, scritto proprio con due ‘n’, in barba al correttore di world. Rimanevo, ricordo bene, anche alcune ore seduto nel suo ufficio, mentre lui in piedi davanti alla finestra che si affaccia sul ‘rotondone’ della Modena Sassuolo guardava verso l’infinito come ad interrogarlo sul futuro del distretto. Ci si trovava sotto sera, la scrivania coperta da piastrelle in gres porcellanato realizzate con la sua tecnologia, che lui maneggiava, ammirava, e mi descriveva nei dettagli. «Vedi Caroli, con i nostri nuovi caricamenti – spiegava - è possibile produrre del gres bianco macinato a secco ottenendo gli stessi risultati dell’atomizzato, con un abbattimento di costi spaventoso». L’idea che mi dava e che mi ha sempre dato era quella di un uomo che non smetteva mai di pensare, che utilizzava appieno le ventiquattro ore della giornata per riflettere sullo sviluppo, gli accorgimenti tecnologici, sul suo supporto da offrire al settore, prima ancora che alla sua azienda. Mi catturavano la sua arte oratoria, la ricchezza di metafore, il suo pragmatismo, i suoi enun-

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Il ricordo

ciati ricchi di riferimenti che toglievano ogni dubbio ai suoi interlocutori e ne facevano uno ‘speciale’, uno da ascoltare e con il quale valeva la pena parlare, discutere, confrontarsi. I suoi primi cedimenti si manifestarono a San Paolo, in Brasile, durante una fiera di settore… Poi il ricovero in ospedale , il piccolo intervento al cuore risolto perfettamente che, mi disse ironico quando rientrò in azienda e lo andai a trovare dopo un breve periodo di convalescenza, «mi è costato come un Audi 80». Spesso, noi di Ceramicanda, lo abbiamo avuto davanti alle telecamere, si trattasse di commentare un Tecnargilla, di raccontare il settore e il distretto, di parlare di Acimac. L’ultima volta fu nel 2010,in occasione della presentazione di un libro sulla macinazione a secco , ma i fiumi di parole cui ci aveva abituati erano già divenuti ruscelli. Sono passati anni, ma non sono trascorsi invano, anche se parliamo della fine del 2010: dopo qualche mese il ritiro dalla professione, la malattia, il buio. Lo vidi l’ultima volta, qualche tempo fa, nella sua casa sassolese, mi guardava senza pronunciare una parola. Non saprò mai cosa stesse pensando, cosa avrebbe voluto dirmi, ma quello sguardo mi piace pensare che me lo terrò stretto ancora a lungo. Ciao Ivanno.

«Rimanevo, ricordo bene, anche alcune ore seduto nel suo ufficio, mentre lui in piedi davanti alla finestra che si affaccia sul ‘rotondone’ della Modena Sassuolo guardava verso l’infinito come ad interrogarlo sul futuro del distretto»

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a cura di Claudio Sorbo

Economia

continua da pag. 2

Caro Direttore... Le Vendite sono il cardine intorno al quale ruota la vita dellâ&#x20AC;&#x2122;azienda: essa infatti vive e progredisce grazie a un prodotto o un servizio che i Venditori collocano presso i clienti, che lo pagano. Quindi, non basta fare un buon prodotto: bisogna anche venderlo MAGGIO - GIUGNO 2016

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Economia

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a seconda: le Vendite, come si sa, servono a mettere in contatto due entità geograficamente lontane: il produttore e il cliente. L’intermediario che presenta al cliente il prodotto fabbricato dall’azienda è il Venditore che lo convince all’acquisto. Quindi, senza Venditore non c’è vendita, “No Salesman, no Sale”, dicono gli americani, pragmaticamente come sempre. Ebbene, siamo sicuri che le aziende abbiano sui mercati esteri utili (quelli dove la crisi è finita da un pezzo o dove non c’è mai stata) un numero di Venditori sufficiente a vendere i loro prodotti a tutti coloro che potrebbero comprarli? Certamente no, prova ne sia che tutte le aziende che ho conosciuto hanno meno Venditori di quanti ne servirebbero. Perché? La terza: le Vendite sono l’unica Divisione aziendale che produce il danaro necessario all’azienda per vivere. Siamo sicuri che il prezzo al quale si vende è il più remunerativo possibile? Si sa che molte aziende controllano il prezzo medio praticato dal Venditore: se

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non è remunerativo, cosa succede? Niente. Perché? La quarta: le Vendite sono l’unica funzione di cui un’impresa non può fare a meno. Si può esternalizzare la Produzione (pensate a tutte le Commerciali che comprano e poi rivendono ciò che altri hanno prodotto), si può affidare ad un gruppo di professionisti l’Amministrazione, la Finanza e il Controllo, si può vivere anche senza lo Sviluppo delle Risorse Umane, una volta detta “la Direzione del Personale”, si può incaricare una entità esterna di occuparsi della Ricerca e Sviluppo, come accade in campo automobilistico, ma un’impresa non può vivere senza Vendite. Ebbene, tutto ciò premesso, cosa fanno le aziende per potenziare al massimo le capacità di Vendita dei loro commerciali? Temo che la risposta sia: poco o niente. Perché? Quanto qui denunciato è l’espressione di una sorta di storico fatalismo manageriale, per cui si prende dalle Vendite quel che viene. E se ne viene troppo poco, si cambia il Venditore,

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Oggi una Facoltà universitaria che insegnasse le Vendite sarebbe un motore di occupazione ben più efficace di tutti i provvedimenti governativi, a partire da quel dilettantesco Job’sAct

non si cerca di farlo migliorare. E perché? Perché in Italia si dà per scontato che il Venditore sia quel che è: un autodidatta del mestiere che esercita. Tutto ciò accade perché non esiste una scuola che insegni a vendere. Un bel giorno, alla fine degli anni ‘80, giunsi alla conclusione che tutto ciò era surreale, grottesco, ingiusto: come è possibile che le sorti di un’azienda siano nelle mani – innocenti quanto si vuole – di gente che pratica un mestiere senza averlo mai studiato, mentre in Contabilità si pretendono ragionieri o laureati in Economia? E in Produzione si vogliono Ingegneri? E alla Direzione del Personale si inseriscono laureati in Filosofia o in Lettere perché sarebbero quelli più adatti all’incarico, in base ad analisi del ruolo svolte da Istituti di Ricerca? Come è possibile che non esiste una struttura che prepari professionalmente gli uomini che consentono alle aziende di prosperare? Come è possibile che la parte che genera il

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danaro di cui essa vive sia la meno qualificata nel ruolo? Da queste e altre considerazioni nacque la mia idea di una Facoltà universitaria destinata a creare Venditori preparati nel loro mestiere. Naturalmente, i timidi tentativi fatti per portare avanti la mia idea furono accolti con il sorrisino di compatimento di chi la sa lunga: mi dissero che queste cose c’erano già, c’erano i Centri di Formazione pubblici, le Società di Formazione private, le Scuole delle Associazioni di categoria: quando replicavo che conoscevo gente prossima alla pensione che non aveva mai ricevuto un’ora di Formazione (che non è insegnamento) mi replicavano con le solite avvilenti scempiaggini: “si è sempre fatto così”, “l’unica Università che insegna a vendere è l’Università del marciapiede”, “Macché scuole, basta impegnarsi e i risultati arrivano”. In pratica, mi prendevano per un visionario scollato dalla realtà, mentre sapevo di avere ragione.

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Economia

Eppure la mancanza di preparazione al ruolo rende i Venditori meno efficaci di quel che potrebbero essere, per cui la professione di Venditore è oggi svolta da “dilettanti di lusso”, che sono tali non per colpa loro. E, numericamente, sono oltre 250mila, molti più dei Dirigenti dello Stato o dei conduttori di treni. La responsabilità di questo buco culturale e del disinteresse verso questi lavoratori va ascritta allo Stato e alle Regioni, che non si sono mai occupate del problema. E dire che il livello di responsabilità dei Venditori è elevato quanto quello di altri professionisti: ricevono dall’Azienda un pacchetto di clienti da incrementare nel numero e nei risultati, devono gestire in chiave di crescita fatturati di milioni di Euro, entrano in possesso di informazioni sensibili su formule chimiche, prodotti, fatturati. Ebbene, tutto ciò viene maneggiato da gente dal forte senso di responsabilità ma spesso laureata all’Università di Ponte Fossa, come dicono gli “Snob dell’ignoranza”, i vecchi Venditori convinti che conti solo la dura scuola del marciapiede. Ma è così dappertutto? Certamente no. Nelle Università di tutto il mondo civile esiste una Facoltà di Vendite e Marketing, frequentata da giovanotti che, conseguito il diploma di laurea, vanno a fare i Venditori. E se saranno capaci faranno carriera, altrimenti faranno i Venditori tutta la vita. In Italia, invece, solo da poco sono spuntate

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qui e là Facoltà in cui si insegna “Management”, parola che significa “comandare, guidare”, non “apprendere per fare”: in pratica, siamo al solito vecchio equivoco italiano della Università elitaria, che fin dai tempi della Riforma Gentile (1923), ha creato i quadri dirigenti del paese, cioè le “eccellenze che fanno fare”, quindi “i comandanti”: ebbene, è ancora attuale questo modello? Certamente no: la globalizzazione ha reso più dura la competizione e oggi non è più tempo di soli capi eccellenti “che fanno fare” a gente – come nel caso dei Venditori – priva della cultura del ruolo: oggi, la nuova frontiera della cultura universitaria deve essere l’Università che crea “le eccellenze che fanno”. Anche perché, come spiegava SunTzu, generale cinese del VI secolo A. C., “Ogni esercito cammina alla velocità del più lento dei suoi soldati”: ebbene, oggi il successo arride agli eserciti che camminano veloci, non a quelli che hanno capi eccellenti. Se noi perpetuiamo l’imprinting classista dell’istruzione e trascuriamo le fasce che generano reddito, come le Vendite, commettiamo un grave errore di miopia politica: i fanali della Punto non li monta Marchionne ma un operaio. Ebbene, la Punto viene giudicata anche su come sono stati montati i fanali, e a me che ho speso 12.000 Euro per comprarla non me ne frega niente di Marchionne, voglio che funzionino bene. Quindi, chi deve essere bravo?

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Solo Marchionne? No, anche l’operaio. E quindi bisogna formare al suo mestiere anche l’operaio. Oggi, chi si occupa di formare culturalmente i Venditori? Nessuno. I capi lontani e freddi come le stelle che guidano Corti di Mandarini sono vecchi, arcaici, ammuffiti, stantii come una mozzarella scaduta da un mese: di fuori pare perfetta nel suo incarto, ma se la apri scopri che è nauseabonda e immangiabile. Partendo da queste considerazioni, quali sono i paesi più avanzati al mondo? Ovviamente, quelli che hanno la forza lavoro migliore. Li identifichiamo scorrendo le graduatorie delle migliori università del mondo: nel rapporto per il 2016 di QS, Società inglese specializzata in queste classifiche, delle prime 50 Università mondiali 18 sono statunitensi e 11 inglesi, e fin qui niente di nuovo. Accanto, però, troviamo Università di paesi prima assenti in queste classifiche: 5 australiane (in un paese di 23,9 milioni di abitanti, meno della metà dell’Italia), 3 canadesi, 2 giapponesi, 2 cinesi, 2 di Singapore, 2 di Hong Kong, 2 svizzere. Tutte Università in cui l’eccellenza degli studi fa andare a ruba chi vi si laurea. E le Università italiane? Le prime cinque sono il Politecnico di Milano al 187° posto, l’Università di Bologna al 204°, La Sapienza di Roma al 213°, l’Università Statale di Milano al 306° e quella di Padova al 309°. Segue il gruppone, con l’Università di Modena e Reggio mestamente intruppata nei posti

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indistinti tra il al 701° e il 1000°. Queste posizioni testimoniano il ruolo di retroguardia della nostra cultura universitaria: ebbene, che impatto ha questo ritratto impietoso della qualità e dell’attualità dell’insegnamento universitario italiano sulle professioni esercitate da chi si è laureato nelle nostre Università? E siamo sicuri che, se i laureati sono così, i diplomati siano molto migliori? Ascoltate una stazione radio qualsiasi e scoprirete la triste verità: gli strafalcioni grammaticali, gli errori di sintassi, gli sfondoni che a me ragazzo avrebbero implicato in un tema la riga blu del professore e la valutazione “inclassificabile” sono l’erba di cui si pasce l’ascoltatore. E i pochi studenti preparati, che incentivi hanno ad affrontare dopo la Laurea la carriera di Ricercatore o di Professore in Italia? Nessuno, e bene fanno i migliori ad andarsene: da noi l’età media di un Ricercatore nel 2012 era di 45,9 anni e di un Professore di 59,4 mentre negli Stati Uniti si diventa, se capaci e meritevoli (e non certo per titoli ed esami), Assistant Professor a 30 anni, Associate Professor 6 anni più tardi e Full Professor, il grado più elevato, dopo altri 5 anni. Va aggiunto che la tenure, cioè la conferma a tempo indeterminato, giunge di solito al termine dei sei anni di Assistant Professor. Come si vede, non si regala niente. E cosa dire di quelli che, per miopia e inerzia delle autorità preposte, sono costretti a svolgere una professione importante come

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Economia quella di Venditore senza il sostegno di una preparazione universitaria che per quanto modesta sarebbe meglio di niente? Insomma, i Venditori sono vittime involontarie di un sistema universitario anacronistico, polveroso, sclerotizzato e volto tutelare chi comanda, non a creare generazioni di laureati bravi e capaci, un sistema in cui vige il mandarinato e non la meritocrazia e dove la classe docente non è per niente disponibile a studiare le esigenze sociali insoddisfatte, come quella di Venditori preparati nella cultura del loro mestiere. Con queste premesse, come possiamo aspettarci che un professore si adoperi per creare una nuova Facoltà, che tra l’altro si dovrebbe occupare di temi e argomenti di cui lui è completamente all’oscuro? Oggi la crisi ha messo a nudo, per chi sa leggere i numeri e le situazioni, non solo l’entità dei danni all’economia, ma anche le cause della crisi stessa. Personalmente ho accertato che le aziende che hanno subito i peggiori danni (fino alla chiusura) non sono state quelle avevano prodotti inadeguati (scadenti, cari, inattuali) ma quelle meno presenti sui mercati internazionali. In altre parole, quelle che, come denunciavo 30 anni fa, avevano 40 Agenti sull’Italia (che realizzavano il 30% del fatturato aziendale) e 20 Agenti sull’estero (che realizzavano il 70% restante). Quando la crisi ha colpito tutti, il crollo iniziale dell’estero ha determinato il crollo delle aziende perché troppo poche persone gestivano fatturati troppo grossi realizzatida troppo pochi clienti. Il tutto con la compiaciuta benedizione dei miopi titolari delle aziende, che godevano per i ricchi utili e non si accorgevano che i pochi clienti che compravano tanto stavano strin-

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gendo il nodo scorsoio intorno al collo e loro e delle loro aziende. Sono sopravvissute solo le aziende che hanno puntato soprattutto a moltiplicare gli uomini di Vendita sull’estero e i clienti serviti, non quelle che hanno migliorato i prodottilasciando invariata la struttura commerciale. Ora chiediamoci: cosa sarebbe stato della crisi se le aziende si fossero avvalse di Venditori preparati? E, soprattutto, guidati da uomini preparati? Sono convinto che ne saremmo usciti prima. Concludendo, oggi una Facoltà universitaria che insegnasse le Vendite sarebbe un motore di occupazione ben più efficace di tutti i provvedimenti governativi, a partire da quel dilettantesco Job’sAct, voluto da un Ministro del Lavoro esperto nella gestione di Cooperative (cioè di aziende attive in mercati protetti e con regimi fiscali agevolatissimi, non in ambienti competitivi). Soprattutto un motore ben più valido di tante Facoltà ora esistenti, quelle che ho raggruppato sotto la voce “Scienze della Disoccupazione”, quali Scienza della Comunicazione, Scienza della Formazione e lo stesso DAMS, che ha creato lavoro più per i docenti che per gli allievi: i primi hanno avuto “il posto fisso” insegnando materie soavi e inutili ai fini occupazionali a tanti giovani convinti essere tutti dei Federico Fellini, salvo poi trovarli nei Call Center o a fare i commessi in un Centro Commerciale (quando va bene). Oggi abbiamo bisogno di laureati in materie che servono, non in quelle che piacciono agli studenti: qualsiasi incoraggiamento a frequentare queste ultime è solo colpevole irresponsabilità. È mia salda opinione che avremmo bisogno anche di Magnifici Rettori immersi nella realtà, non difensori di un modello didattico di Università come sede del sapere e dispensatrice di verità vecchie, un modello arcaico di scienza e di conoscenza sconfitto dal ’68, vale a dire quasi 50 anni fa, ma ancora vivo e vitale, ahimé. Avremmo bisogno di Rettori che cessassero di giacere, circonfusi di luci eteree, adagiati sul soffice mondo delle loro granitiche certezze e avessero il coraggio di sporcarsi ogni giorno le mani con l’unto della nuova conoscenza. Oltre tutto, loro non sanno niente delle Vendite: perché non si informano con intelligente umiltà anziché tranciare, come accadde a me in passato, giudizi negativi sulla mia proposta, figli solo di una sicumera che odorava sgradevolmente di arroganza? Comunque, continuerò a tenermi la mia idea, amandola come si ama lo zio che tutti dicono che è matto mentre è solo più geniale degli altri, lo zio matto di cui ogni famiglia dabbene dovrebbe essere orgogliosa detentrice. Le certezze lasciamole agli stupidi. Ai quali, comunque, consiglio di ascoltare meno Minuetti di Boccherini e un po’ più Cavalcate delle Valkirie di Wagner.

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Le certezze lasciamole agli stupidi. Ai quali, comunque, consiglio di ascoltare meno Minuetti di Boccherini e un poâ&#x20AC;&#x2122; piĂš Cavalcate delle Valkirie di Wagner Un abbraccio forte, caro Direttore.

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a cura della redazione

Il progetto

Il gres porcellanato di Casalgrande Padana per le Wavefront Townhouses di Lennox Head MAGGIO - GIUGNO 2016

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Il progetto Di fronte all’Oceano un edificio moderno e funzionale esaltato dalle superfici di Casalgrande Padana: Amazzonia e Newood le serie scelte da Justin Quinlan per caratterizzare gli ambienti di una residenza concepita secondo i crismi della progettazione contemporanea

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’intensa azione di ricerca e sperimentazione che caratterizza gli elementi ceramici a elevato contenuto tecnico ed estetico di Casalgrande Padana caratterizzano in modo deciso Wavefront Townohouses, una struttura residenziale progettata da Justin Quinlan e situata nella piccola comunità costiera di Lennox Head nel nord del New South Wales, in Australia.

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Struttura improntata alla massima flessibilità, utilizzabile sia come residenza formata da due unità separate, sia come una grande abitazione, i cui spazi abitativi sono situati al piano superiore sotto un grande tetto piano con vista sulla spiaggia, mentre le zone giorno orientano verso nord, con la facciata occidentale chiusa, consentendo il massimo controllo solare passivo. Il livello superiore è invece prevalentemente caratterizzato da vetrate ed aperture che catturano luce e ventilazione ed il tetto stesso, progettato come parte integrante dell’abitazione, sembra quasi ‘nascondere’ la struttura per il livello superiore, creando una transizione tra le zone abitative interne e le ampie terrazze esterne coperte. La scansione dei livelli garantisce alla struttura una gerarchia verticale molto chiara, sia spazialmente che materialmente, facendone una sorta di sperimentazione progettuale all’interno della quale gli ambienti diventano protagonisti anche grazie ai materiali scelti dal progettista e frutto della ricerca di Casalgrande Padana. Amazzonia, della linea Pietre Native e Newood, della linea Granitoker, le serie individuate da Justin Quinlan per caratterizzare gli ambienti di Wavefront Townhouses. Ottenuti con la più avanzata tecnologia applicata al grès porcellanato, i materiali Casalgrande Padana rispondono nel modo più efficace alle necessità della progettazione contemporanea.

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Il progetto

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Il progetto

Amazzonia reinterpreta la costituzione geologica e morfologica delle pietre naturali di riferimento, riproponendole con inedite contaminazioni cromatiche: la conformazione è quella della pietra, mentre i colori sono creati appositamente: otto le proposte cromatiche (dal bianco al grigio al nero, dal beige al bruno al marrone, dal verde al rosato) che, combinate alle due finiture (naturale e grip, leggermente strutturata) e a quattro formati modulari rettificati (cm 30x30, cm 30x60, 60x60, 45x45, 45x90) più tutti i formati ottenuti da taglio fanno di Amazzonia una soluzione ideale per pavimenti e rivestimenti, di ambienti interni ed esterni per tutti i settori applicativi. Non meno evidente l’impatto, sul progetto, di Newood: prodotto industriale evoluto, estremamente versatile e flessibile, gres porcellanato smaltato frutto di sofisticati processi produttivi in grado di assicurargli elevate prestazioni tecniche associandole a inedite soluzioni estetiche. Colorati nella massa con le stesse tonalità della superficie, gli elementi di Newood si caratterizzano per l’elegante accostamento tra lo strato materico della finitura,che propone un disegno delle venature lignee leggermente a rilievo e sempre diverso, e la raffinata selezione cromatica, decisamente orientata

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al design contemporaneo. Sul piano estetico e compositivo la serie Newood è ulteriormente arricchita dall’approfondito studio cromatico, che propone 8 morbide gradazioni: tre tonalità neutre (black, grey, white) e cinque tonalità calde (wengè, brown, cream, beige, ivory). Realizzato in lastre sempre diverse tra loro, Newood è prodotto nello spessore di 10,5 mm, squadrato e rettificato, nei formati modulari 45x90, 22,5x90, 15x90 e 11x90 cm, 15x120 cm, 20x120cm, 60x120 cm, completati dai pezzi speciali (battiscopa, gradino, gradone, angolare). Caratterizzato da elevati valori di resistenza all’usura, allo scivolamento, alla flessione, al gelo e alle sostanze macchianti, questo grès porcellanato è in grado di soddisfare severe specifiche prestazionali e, parallelamente, fornire soluzioni compositive adeguate per qualsiasi esigenza di progetto. Come tutta la produzione Casalgrande Padana, tanto la serie Amazzonia quanto la serie Newood si caratterizzano per i contenuti di ecocompatibilità. L’azienda, infatti, da sempre è impegnata nella ricerca di tecnologie innovative per produrre materiale dalle alte prestazioni ma a basso impatto ambientale, come testimoniano le certificazioni ISO 14001 ed Emas.

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SCHEDA PROGETTO Wavefront Townhouses Lennox Head, Australia Anno: 2015 Categoria: Edilizia residenziale Materiali utilizzati: Linea PIETRE NATIVE Serie: Amazzonia Formati: 900x450 Colori: Dragon Grey Linea GRANITOKER Serie: Newood Formati: 900x150, 900x110 Colori: Cream, Beige

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Adriano Venturelli Gli amici del criminale Cesare Battisti CB - N11 tecnica mista ad olio 120x180 (2009)

Mercato

Economia

Reportage

Il 2015 di ceramica e meccanica

Effetto BREXIT: cosa succederĂ ?

Ceramica promossa dai giovani architetti

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Ceramicanda n.118  

Maggio/Giugno 2016

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