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Periodico del Liceo Scientifico “F. Severi” a diffusione gratuita - Anno XIV - 2011

Editoriale

(CONTINUA AL PROSSIMO NUMERO) Steve Jobs. Forse quasi nessuno di voi sa chi è, ebbene è la moderna mente del mondo, il fondatore della Apple, creatore del prestigioso IPhone. Nemmeno io sapevo chi fosse finchè un giorno non ho ascoltato un suo discorso rivolto ai giovani. L’ho ascoltato e da quest’ascolto ne sono uscita con delle convinzioni che prima non avevo. Ed ora è quasi come se mi sentissi “obbligata” a diffondere il suo messaggio, le sue idee, i suoi consigli, perchè a volte c’è bisogno solo di qualcuno che questa reltà, non importa come, ma ce la porti fin dentro casa per farcela capire. Steve Jobs è l’emblema dei sogni realizzati, della determinazione, della speranza, dell’istinto, della ragione e di tanta creatività che l’ha portato lì dove è ora, a dirigere una compagnia di due miliardi di dollari, iniziata quasi per gioco nel suo garage. Lasciò il college e si dedicò alla calligrafia. Pensereste che sia stata una scelta azzardata, eppure è stata quella giusta. A volte, è impossibile unire i punti guardando il futuro, ma diventa molto chiaro quando dieci anni dopo puoi guardarti all’indietro. Così dovete avere fiducia che in qualche modo, nelfuturo, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa - il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Ma a volte capita che sei fuori, e in maniera plateale. Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. L’unica cosa che vi potrà trattenere dal mollare tutto è l’amore per quello che fate. Dovete trovare quello che amate. Non accontentatevi. Il discorso di questo multi milionario che lo è diventato per passione e determinazione, è rivolto a noi giovani che un giorno ci ritroveremo ad avere nelle mani un mondo da gestire. È un incoraggiamento. È un qualcosa di dannatamente feroce, perchè riesce a dirtelo che nella vita sei sottoposto al rischio di fallire, ma che se vuoi puoi affrontarlo. Dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore, la nostra intuizione, in qualche modo loro sanno cosa vogliamo realmente diventare. Tutto il resto è secondario. Non dobbiamo avere paura di sbagliare, di tentare, di tuffarci a capofitto nelle nostre passioni e non uscirne più, perchè è il destino che ci sta conducendo verso la nostra meta: il nostro futuro. Il fondatore della Apple ci ha detto: “Stay Hungry. Stay Foolish”, “Siate affamati. Siate folli”. È quello che si è sempre augurato per sè stesso ed è quello che ci augura e che dobbiamo augurarci. “Stay Hungry. Stay Foolish“. Valeria Scarica - III L

Questo primo numero del 2011 si apre all’insegna dell’Unità d’Italia, e non poteva essere altrimenti, anche perché è stato elaborato fra febbraio e marzo nel pieno delle celebrazioni e delle discussioni. L’intervista allo storico Mascilli Migliorini – quasi uno scoop dato il prestigio dell’intervistato e il rilievo delle risposte- è nata dalla volontà di alcuni studenti della redazione che prima hanno ascoltato- come inviati di C’è Proprio! - il professore alle Lezioni di Storia presso il Montil, e poi hanno voluto allargare anche agli altri e alla scuola la conoscenza di quanto li aveva entusiasmati. C’è da dire che la redazione 2011 di C’è Proprio è formata da studenti particolarmente propositivi e attivi, la prova è proprio questo numero, pronto dopo solo quattro incontri ... davvero un record negli annali del Severi! L’attenzione della redazione era andata anche verso i grandi sconvolgimenti del Nord Africa prima e ora della Libia, ma è stata una decisione condivisa eliminare quegli articoli che all’uscita del giornale sarebbero risultati arretrati rispetto alla evoluzione degli eventi. Così la scelta è caduta sugli articoli che trattano argomenti senza scadenze e quindi, insieme alle problematiche del Sud (sempre attuali dall’Unità al film ”Benvenuti al Sud”!) ecco il problema dell’energia atomica imposto dalla sciagura del Giappone e le esperienze personali o di classe, interessanti per i destinatari di questo giornale, cioè in primis per gli studenti di questo liceo. Amalia Dema

Intervista allo storico Luigi Mascilli Migliorini Abbiamo intervistato, in ricorrenza del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, il professor Luigi Mascilli Migliorini, docente universitario e storico italiano, esperto del periodo napoleonico, docente di Storia del Mediterraneo moderno e contemporaneo e di Storia della Francia moderna e contemporanea presso l’Università degli studi di Napoli “ L’Orientale”. È direttore della “ Rivista italiana di studi napoleonici”, collaboratore culturale dei quotidiani “La Nazione“ e “Il Sole24Ore“, co-direttore della “Rivista storica italiana”. Dopo 150 anni, in che senso ed entro quali limiti possiamo dire “unita” l’Italia? «Noi possiamo dire che l’Italia è unita intanto perché sul piano delle strutture della vita quotidiana, quelle che noi chiamiamo le istituzioni, come la scuola, sono 150 anni che una collettività che a quell’epoca non aveva ancora un centro lo ha trovato, lo ha sperimentato e trasmesso di generazione in generazione. Questo però potrebbe apparire un dato anche un po’ esteriore. Quello che ritengo più profondo è che gli italiani si sono, per così dire, sperimentati, raccolti meglio attorno a questa identità collettiva. A 150 anni di distanza noi abbiamo delle blindature di contesto: istituzionale, economico, amministrativo, che sono sicuramente quelle che si impongono, nella nostra vita quotidiana, come Italia e come Italiani. Soprattutto però, abbiamo avuto in 150 anni un forte, complesso, fenomeno di coscienza collettiva, di sviluppo – diciamo- di un’identità culturale comune, che si è svolto sia per tappe positive sia, soprattutto, per tappe ed esperienze dolorose e negative della storia». La scelta della bandiera come avvenne e da cosa fu determinata? «Come ci dicono i manuali e soprattutto come ci raccontano i patrioti e i testimoni dell’epoca la bandiera fu scelta in un congresso delle province cispadane frutto dell’arrivo dell’esercito della repubblica francese guidato da Napoleone Bonaparte nell’Italia tra il 1796 e 1797.Si scelse un tricolore perché la scelta del tricolore era quella che era stata fatta anche dalla Francia rivoluzionaria; si scelse il verde il bianco e il rosso perché erano colori che appartenevano ad alcune delle tradizioni italiane, in particolare dell’Italia settentrionale perché il bianco e il rosso erano colori classici della famosa lega lombarda del carroccio del passato. Questo talvolta non lo ricordano gli amici del nord non lo ricordano più, ma insomma i primi ad agitare dei vessilli che poi sono stati ripresi nella tradizione patriottica sono stati loro con il bianco il rosso e il carroccio. Il verde invece apparteneva alle divise della guardia civica lombarda milanese quindi in qualche modo erano tre cromatismi che circolavano nelle iconografie dell’Italia settentrionale. Poi il tricolore come sappiamo nasce a Reggio Emilia, nasce in un congresso fondativo della repubblica cispadana e nasce quindi padano proprio, più padano non si può (ride ndr.)». (CONTINUA A PAG. 2)

Anche quest’anno, come di consueto, presso il liceo scientifico F.Severi , si è tenuta l’annuale festa della primavera : una giornata all’insegna della musica e dell’allegria sotto l’attenta supervisione della professoressa Matarazzo e dei rappresentanti di istituto. Numerosissimi sono stati i ragazzi che hanno aderito alla rappresentazione, cogliendo l’opportunità di potersi esprimere ed esibirsi, chi con parole e chi al ritmo di buona musica, davanti ad un pubblico più che vasto. (CONTINUA A PAG. 2)

FESTA DELLA MUSICA E DELLA POESIA 2011


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Intervista allo storico Luigi Mascilli Migliorini Ma quindi un ruolo di Napoli, e in generale del Sud fu un ruolo di sottomissione all’unificazione? «Se noi guardiamo anche qui i testimoni del tempo, gli scrittori, i patrioti sia prima sia all’indomani dell’unità noi vediamo come il riconoscimento del ruolo di Napoli e del mezzogiorno sia immediato e anche molto convinto. Intanto perché noi portavamo in dote, diciamo così, alla costruzione della nazione due elementi che non vanno mai dimenticati. Uno è la grande tradizione dell’illuminismo meridionale, con quello che aveva significato attraverso grandi scrittori come Genovesi, Filangieri, ma ricordo soprattutto anche Mario Pagano perché una delle prime costituzioni che noi abbiamo o almeno di progetti costituzionali importanti e definiti dell’Italia pre unitaria è quello che Pagano mise in piedi per la Repubblica Partenopea del ‘99, e poi appunto abbiamo quello straordinario momento che fu la Repubblica Napoletana nel ‘99. Dall’ora in poi i napoletani sono sempre stati lì, pronti agli appuntamenti pre-unitari: la rivoluzione del ’20-21, i nostri patrioti del cilento, (quelli a cui adesso Martone ha dedicato una parte importante di quel suo bel film) e poi il ’48. Insomma in nessun momento del processo di formazione della nazione siamo apparsi né comprimari nè tanto meno sudditi nè tanto meno, per così dire, gli sconfitti di turno. Vi abbiamo partecipato! Naturalmente va tenuto conto che nel mezzogiorno si portava avanti un processo risorgimentale, vivendo in uno stato grande e importante, come era il Regno di Napoli, che invece aveva degli indirizzi di politica interna ed internazionale oppositivi alla formazione della nazione italiana». Ci furono molti brogli nelle annessioni? «Brogli è una parola che per un verso dice troppo e per un verso dice troppo poco, nel senso che certamente le cifre che noi possediamo dei plebisciti risentono inevitabilmente del fatto che si trattava di suffragi ristretti su tessuti sociali, e non solo del mezzogiorno ma anche del nord, in cui non era difficilissimo, per alcuni leader territoriali, di indirizzare la formazione del consenso e anche talvolta di qualche piccola manipolazione. Se per brogli intendiamo l’autentica manomissione della volontà popolare a causa dell’intromissione di dati fraudolenti in una democrazia dove votano 40 milioni di italiani, non è così. Sono le inevitabili manipolazioni che accadono là dove la base elettorale è ristrettissima e quindi poi, di fatto, a monte tu hai già orientato la formazione. Oggi se il prefetto indirizzasse il voto- come facevano certamente i prefetti post-unitari - non cambierebbe di molto il significato delle elezioni, oggi ci vuole ben altro per cambiare il significato delle elezioni. Allora, invece, se un prefetto dava un’indicazione di voto su una base di 500\ 600 elettori - molto sensibili naturalmente, anche per classe sociale di appartenenza, alle parole di un prefettoquesto poteva certamente riorientarli. Lo chiamiamo broglio, ma evidentemente è un’altra cosa. Non meno problematica, ma è un’altra cosa». In merito all’Unità d’Italia, i leghisti con il passar del tempo hanno cambiato posizione. Oggi non parlano più di divisione fra nord e sud, ma solo di Federalismo. Come mai? «Federalismo è il modo di organizzazione di una collettività dentro la quale si immagina che la partecipazione politica - o addirittura quello che noi chiamiamo la democrazia- sia meglio garantita e sia meglio valorizzata. Il problema è: “i leghisti parlano di federalismo perché sono sinceramente e autenticamente convinti, come sono stati altri in passato, che la democrazia vive di una vita più fertile quando è molto sparsa sul territorio o parlano d’altro? “Personalmente sono convinto che parlano d’altro. Sono convinto perché l’impianto generale del pensiero leghista non lo ritengo includente, ma lo ritengo escludente. Se uno fosse un federalista convinto, dovrebbe essere ‘includente’, dovrebbe dire ben vengano gli altri concittadini. Quindi il loro è un federalismo a forte radicamento identitario, che ti chiede precise condizioni per accedere a quella comunità, che sono condizioni molto spesso più dovute al radicamento territoriale che all’appartenenza a un ideale. Anche qui, se pensiamo ad esempio alla costituzione americana - per diventare americani non è il sangue, è semmai la condivisione di alcuni valori-, il loro federalismo è lontano. Se una comunità come quella dei leghisti ha un unico valore e, o si crede in quello o niente, allora siamo fuori dal rapporto stretto tra federalismo e democrazia, che è tipico del pensiero politico europeo e che è tipico del risorgimento federalista . Quindi nonostante i leghisti amino riferisti a Cattaneo, a Ferrari e alla tradizione del Risorgimento, e sembrano avere ragione perché noi abbiamo un risorgimento federalista, in realtà hanno torto perché non ne condividono la condizione fondamentale che è il rapporto tra federalismo e democrazia». Per quali ragioni un giovane italiano può o potrebbe, oggi, essere orgoglioso della propria nazione? «Innanzitutto come vi capiterà, o forse come vi è già capitato, se si va fuori dall’Italia si ha sempre una considerazione rispettosa per quello che l’Italia e gli Italiani sono: la ricchezza delle nostre tradizioni storico- artistiche, ed anche il senso della nostra collettività che è una collettività autentica, non è una nazione inventata. Quindi si può dire che già questo basterebbe per essere orgogliosi di sentirsi Italiani. Ma io vorrei aggiungere un altro elemento, che a mio giudizio è il rispetto per gli Italiani che ci hanno preceduto. L’Italia non si è fatta intorno a delle vittorie, anzi talvolta ci si dice abbiamo perso tutte le guerre, insomma l’Italia è un paese come tutti gli altri attraversato da grandi tragedie, da momenti di grande sofferenza individuale e collettiva: guerre mezze vinte e mezze perse, guerre totalmente perse, la seconda guerra mondiale con le sue grandi devastazioni; il nostro è un paese povero che ha tentato di diventare ricco e questo non dobbiamo dimenticarlo, non è un paese ’immediatamente’ ricco. Tutto questo è stato fatto con italiani che lo hanno tenacemente voluto, e allora io credo che noi dobbiamo sentirci Italiani perché dobbiamo avere rispetto per le generazioni che ci hanno preceduto e, aggiungo e concludo, se si ha il rispetto per le generazioni che ci hanno preceduto, prepariamo terreno perché quelle che seguiranno ci rispetteranno. Altrimenti io più grande, voi più piccoli, ci prepariamo per anni nei quali non verremo a nostra volta apprezzati, riconosciuti, rispettati, e non sempre per quello che abbiamo fatto con gli Italiani, talvolta anche per quello che non siamo riusciti a fare. Io credo che un popolo è soprattutto la continuità del rispetto delle generazioni che si succedono, ed è per questo che oggi non mi piace nulla di quello che succede, perché io dico che, prima ancora che gli altri, finiamo col non essere all’altezza di noi stessi, ecco. Come se ci sporcassimo noi stessi con queste cose, non ci rispetteranno. È come quando la gente mette a repentaglio la propria vita: vuol dire che non la ritiene un bene prezioso, siccome noi riteniamo che la nostra vita collettiva oltre che quella individuale è un bene prezioso dobbiamo sentirci orgogliosi di essere italiani». Luigi Elefante - IV H e Mariarosaria Stanzione - III H P. S.: In merito alla risposta sul Federalismo il professore, nell’intervista che ci ha concesso, ha anticipato quanto ha poi pubblicato sul Sole24Ore il giorno successivo.

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FESTA DELLA MUSICA E DELLA POESIA 2011 La manifestazione si è aperta intorno alle 9.15, dopo la prima ora di lezione, con l’intervento di membri esterni: hanno iniziato gli alunni del primo e del terzo circolo, con magnifici testi in prosa e poesie a favore della pace e della festa dei 150 anni dell’Unità d’Italia; a seguire Social Guitar Project, un’associazione che già da diversi anni si esibisce presso il nostro liceo con stupende canzoni.

A dare poi l’energia, che ha davvero caratterizzato quest’evento, sono stati i numerosissimi gruppi interni, presentatisi con un vastissimo repertorio musicale: dal rock più storico e nostalgico dei Beatles e dei Pink Floyd, alle note di un pop molto più moderno. Sono stati molti gli applausi e sono state molte soprattutto le emozioni trasmesse al pubblico, in questa giornata splendida contraddistinta dall’allegria e dalla buona musica! Valerio Accardo - IIE

AVVISO AI LETTORI Vi sembra vivo o morto ... C’è Proprio?! Chi vorrà pubblicare i propri articoli sul prossimo numero di C’è Proprio deve solo contattare la Redazione! Redazione: ROBERTA APREA - PIA ASCIONE DALILA DELL’AMURA LUIGI ELEFANTE - CARLO MUCCIO VALERIA SCARICA MARIAROSARIA STANZIONE Supervisori: PROF.SSA CARMEN MATARAZZO PROF.SSA AMALIA DEMA Stampa: TIPOGRAFIA COTTICELLI TEL. 081 8712254 CASTELLAMMARE DI STABIA

Un Discorso da Oscar

La storia di un Re balbuziente che ha incantato pubblico e critica Per un regista, affrontare un film biografico cela inevitabilmente due rischi: ritrovarsi o una pellicola terribilmente noiosa, che ripercorre in modo piatto la vita del personaggio di turno, o un film strappalacrime, il cui protagonista è un eroe senza macchie. Tom Hooper li scongiura entrambi: il Discorso del Re - The King’s Speech il titolo originale - è un film equilibrato, allietante, anche commovente, un quadro pacato e accurato nei colori; complici del risultato sicuramente una regia non invadente, silenziosa (in alcuni punti forse troppo), una sceneggiatura ben fatta e un cast impeccabile, su tutti la coppia Firth-Rush. Belle anche le musiche di Desplat. Un tipico film all’inglese, insomma. Molti di voi l’hanno visto: sapete di cosa parlo.

Non è un caso, quindi, che il film abbia ricevuto ben 12 candidature ai premi Oscar, aggiudicandosi, come da pronostico, i quattro premi più importanti: miglior film, miglior regia (Tom Hooper), miglior attore protagonista (Colin Firth) e miglior sceneggiatura originale. Per chi non lo ha ancora visto sintetizzo la trama: ambientato nell’Inghilterra degli anni che precedono l’entrata in guerra contro la Germania nazista, il film narra il dramma di un uomo che cerca disperatamente di comunicare con il mondo: il Principe Albert, duca di York (Colin Firth). Secondo figlio di Re Giorgio V, soffre di balbuzie e ciò gli impedisce di tenere discorsi in pubblico e ai microfoni della radio. Il film segue la lotta sfibrante di quest’uomo-re contro il proprio handicap: passo dopo passo arriverà fino alla vittoria, appunto il suo ‘discorso’ da re. Vi giunge, e con lui lo spettatore, grazie alla collaborazione o soprattutto all’ amicizia di un curioso “logopedista” australiano, autodidatta. Una fotografia pulita ed essenziale ricostruisce i retroscena, indugia sugli aspetti privati e più umani di un animo triste, di un re che per essere tale doveva sconfiggere le proprie paure, diventare sovrano di se stesso, prima che di un popolo. Consiglio per tutti gli anglofoni: è da riguardare in lingua originale, per apprezzare al meglio lo sforzo interpretativo che è valso l’Oscar al protagonista. God save the King! Carlo Muccio - V E AVVISO PER LA PROSSIMA ASSEMBLEA - IL BARATTO DEL LIBROTutti gli studenti sono invitati a partecipare al “baratto del libro” che avrà luogo durante la prossima assemblea: consiste semplicemente nel portare un libro (di lettura, non scolastico) e scambiarlo con un altro che ritiene più interessante! Una mirabile iniziativa, facciamo girare la cultura...gratis!

“MATTONELLA’S DAY”

Il 22/03/2010 un’improvvisa e perciò spaventosa esplosione da bolla sollevò il pavimento dell’aula n. 17 - corridoio lato segreteria- e ci fece saltare insieme a una bella lista di mattonelle. Oggi 22/03/2011 ad un anno di distanza, alle ore 10.45 spaccate, la IV E ne celebra la ricorrenza con cornetti e graffe, in-augurando così il “MATTONELLA’S DAY”. Francesco (il) Piacente IV E

Un film per conoscere e unire gli Italiani?!? Alberto (Clauduio Bisio) impiegato postale di un paesino della ricca onesta - Brianza cuore della Lega Nord, si finge invalido per essere promosso(!) scoperto è trasferito a Castellabate, un paesino della Campania. Una vera punizione per un uomo del Nord leghista! Lavorare a Napoli equivale ad esercitare la propria professione in un paese sommerso dalla camorra, dalla violenza, dalla criminalità e tra “terroni” scansafatiche. È divertente per una persona che sa che le sue paure sono infondate osservare in che modo egli arriva a Napoli, munito di giubbotto antiproiettili, insetticidi vari, trappole per topi e privato dalla moglie di tutte le cose preziose che aveva con sé, addirittura dell’orologio per la preoccupazione che per prenderlo i criminali avrebbero potuto tagliargli una mano! Pregiudizi, insomma, che con il tempo grazie a Mattia (il brillante comico Alessandro Siano) e ai suoi conterranei saranno sfatati. Alberto comincerà a rendersi conto che in fondo questi “terroni” non sono poi così tanto diversi, certo, hanno le proprie usanze, le proprie tradizioni, le proprie credenze ma quando li si conosce bene si può capire che non sono tutti camorristi,non sono tutti sporchi, non sono tutti ladri! Ecco, è proprio questo che al Nord dovrebbero capire: noi del Sud non siamo inferiori a loro, noi del Sud non siamo nemmeno migliori, noi del Sud siamo Italiani come lo sono loro, abbiamo i nostri disagi come ce l’hanno loro. Quello che ultimamente non si capisce è che siamo una Nazione. Il 17 Marzo sarà festa Nazionale per ricordare i 150 anni d’unità d’Italia ma mi sembra che il panorama attuale non sia degno di tanto onore. Sotto l’ombra minacciosa del federalismo fiscale, che prevede che le imposte riscosse da una determinata regione siano usate solo ed esclusivamente per la regione stessa, questa unione sembra quasi una parodia, poiché istituire una legge volta a penalizzare le regioni del Sud Italia non dimostra una vera e propria unione, mette invece in rilievo la concezione della popolazione del Nord che ci considera ‘un peso’ a loro spese. Basti pensare alle polemiche fatte sul giorno di festeggiamento dalla “Lega Nord”, il cui capo, Umberto Bossi ha dichiarato di essere contrario se non si fosse prima accettato il federalismo. Insomma, al giorno d’oggi dopo 150 anni di unità assistiamo ancora a forme di superiorità da parte di connazionali che invece di rendersi conto del fatto che gli abitanti di una stessa nazione si sostengono a vicenda, cercano ancora di trovare un modo per rendere la nostra unione più debole. Siamo complici,non siamo rivali,abbiamo le stesse origini, condividiamo la stessa arte, la stessa storia, ammiriamo gli stessi autori, gli stessi scultori, siamo la nazione più forte culturalmente, dobbiamo solo unire le nostre forze per diventare un paese migliore. Dalila Dell’Amura - III L

SBA-BAM!

Prof. “Ragazzi, dobbiamo realizzare un progetto sull’ambiente... Wewè vi ricordate: il gabbiano Jonatan ?!” [...] (=silenzio di tomba, n.d.D.) “Un DVD di max 10 minuti, ricordate ? Insomma siamo in ritardo e ora abbiamo solo tre giorni: rinunciate? Nooo! Su con idee e partecipazione! Volessimo vederci oggi pomeriggio?”

Alunno/a/i/e SBA-BAM ! Che botta in fronte. Oggi non se ne parla proprio. Ho ben altro per la testa. La prof. faccia pure quello che vuole! Questi corsi pomeridiani cenestannoportando (ortograficamente corretto, n.d.D.) Non sto a spiegarvi... ideato, filmato, montato e circumvesuvianato... il DVD è tra i primi 6. Ufficialmente sappiamo di esserci piazzati. P.S.: Alla prossima vi diremo il risultato. n.d.D. = nota di Dario Di Maio IV E


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Intervista ai “The Dreamers” Da chi è composto il gruppo? «Siamo in 6: io, Italo Bove, sono il cantante del gruppo insieme a Gianluca Murino; poi Gianpaolo Savino: chitarrista; Lorenzo Di Capua: tastierista e chitarrista; Giuseppe Cataldo: batterista; ed infine c’è il nostro manager che ci accompagna ovunque: Lello Gatto». Come è nato il nome del vostro gruppo: “The Dreamers”? «Ci chiamiamo così perché tutti siamo un po’ sognatori e noi prima di tutti. Inizialmente l’idea è venuta a Gianpaolo, che lo ha letto per strada scritto grande su un muro. Gli si è accesa una lampadina e noi altri abbiamo pensato che fosse una bel nome per il gruppo». Quando e dove vi riunite? «Quasi sempre a casa di uno di noi il sabato alle 18, in modo da conciliare tutti i nostri impegni». Come è nata l’idea di formare un gruppo? «Quando abbiamo scoperto che avevamo questa passione della musica in comune, abbiamo pensato “Questa si che è un’idea!” e così abbiamo iniziato a vederci ogni settimana e piano piano abbiamo formato un vero e proprio quintetto». Che tipo di musica suonate? «Siamo molto aperti a qualsiasi genere di musica e siamo abbastanza bravi non solo con i brani italiani, ma anche con quelli inglesi».

Vampiri succhia sangue? Buon tramite per Sani Valori L’adolescenza ruota, come si sa, intorno all’amore e a tutti i problemi e agli intrighi che riempiono la vita. Ma se l’amore fosse davvero una questione di sangue, intorno alla quale si aggirerebbero i vampiri? Ciò accade esattamente a Mystic Falls, una cittadina nella quale sono ambientate le vicende di due fratelli vampiri ultracentenari, Damon e Stefan Salvatore, che si contendono, per ben la seconda volta, la stessa ragazza...umana. È il plot della seria televisiva tratta dall’anonimo libro “The Vampire Diaries”. Da notare, però, che ci sono molte differenze tra libro e serie. Entrambi ci regalano emozioni, ma diverse. Il libro ci spinge a sfruttare la nostra fantasia e dà emozioni incredibili tramite i vampiri. Eppure vi invitiamo a guardare assolutamente anche la serie televisiva che è “magnetica ed intrigante”. Dopo aver letto il libro, aver seguito saghe e serie, viene il dubbio che il nostro mondo sia davero invaso da vampiri. Ma il dubbio profondo è se ognuno di noi non convive con un proprio lato “vampiro” Se fossimo regolati da due esseri, da due tendenze non molto affini e compatibili? Se fossimo, appunto, dei vampiri, come sarebbe la nostra realtà? Come sarebbe il nostro ego? Molto probabilmente saremmo come i due protagonisti della serie che fra l’altro si odiano, proprio a causa dei caratteri opposti. Damon è spietato, sarcastico, vendicativo e terribilmente bello: il classico “bello e impossibile“. Invece il fratello Stefan è buono, gentile, romantico e assolutamente tenero, con un viso così dolce che è impossibile non in-

Scrivete voi i testi che suonate? «La maggior parte delle volte. Quando siamo ispirati riusciamo anche a scrivere delle belle canzoni e i nostri chitarristi e batteristi scrivono le note e i brani». Quanto tempo impiegate per incontrarvi e studiare i brani? «Svolgiamo il lavoro separatamente. Ognuno studia ciò che gli viene assegnato il sabato. Poi ci incontriamo e mettiamo tutto insieme e vediamo che ne viene fuori». Raccontate esperienze personali nelle canzoni? «Si, soprattutto i problemi adolescenziali e i rapporti e le discussioni, a volte troppo pesanti, con i genitori. Scriviamo canzoni che ci accomunano, in cui un po’ tutti si possono identificare. In fin dei conti, anche se forse all’apparenza non sembra molto, siamo dei ragazzi sensibili». Quali sono le vostre aspirazioni per il futuro? «Semplicemente puntiamo al successo. Anche se nel gruppo ci sono diverse idee di successo. Gianpaolo, per esempio, mira in alto ed è pronto a superare qualsiasi ostacolo per riuscirci. Invece per me e Lorenzo basterebbe iniziare dal basso per poi arrivare in cima. Ovviamente anche noi vogliamo arrivare in alto, ma pensiamo che sia importante fare alcune esperienze prima, per essere dopo degli artisti ancora migliori. Se il talento è vero, ben venga il successo. La nostra aspirazione più profonda? Vivere per la musica». La vostra esibizione più recente? «Il 23 Marzo, alla festa della musica del Severi, ci siamo esibiti con la canzone “Save you Simple Plan”. Per problemi vocali non ho potuto cantare io, ma mi ha sostituito brillantemente il nostro caro amico Gianluca Murino». Roberta Aprea - II A

namorarsene, anche se un vampiro, oggettivamente, non sarà mai buono e gentile, perché è pur sempre un demone! Insomma, forse dietro il telefilm da intrattenimento e dietro la famigerata figura del Vampiro, si celano dei significati ‘altri’ e anche valori importanti. È un po’ come se la loro immagine ci indicasse un nostro lato oscuro e misterioso e ci portasse pian piano alla sua scoperta. I vampire televisivi servono a farci capire che non possiamo catalogare ed etichettare una persona solo dal modo d’apparire. Ci insegnano che tutto e tutti possono cambiare. Ci ricordano che il passato non si può cancellare, anzi spesso ci si ritrova a fronteggiarlo per risalire, faticosamente, nel presente. Ci mostrano, oggettivato, l’indecifrabile e complicato rapporto odio-amore tra fratelli, che però, in ogni caso, continuano a stare fianco a fianco. Infine c’è il tema centrale: l’amore. Nella storia per salvare il proprio amore dai pericoli si combatte anche a costo di morire. L’immagine del vampire è ancora emblema dell’antagonismo tra “essere” e “voler essere”, della conflittualità del nostro “Io” interiore, della relazione tra eternità e sentimenti, in una parola della difficoltà di noi adolescent (o di noi ‘umani’) di capirci. Insomma, tra un morso e l’altro, ci vengono lanciati insegnamenti per la vita e indicazioni per andare alla scoperta di noi stessi. Forse non potremo mai sapere con certezza se i vampiri sono pura fantasia o lontana realtà, se sono così affascinanti come in tv o molto spaventosi, ma dobbiamo ringraziare chi ce li ha “mostrati” e chi ce li ha così idealmente plasmati. Ma a scanso di equivoci, se per caso una notte doveste imbattervi in uno di loro, ricordate: un paletto nel cuore funziona sempre! Valeria Scarica - III L, Roberta Aprea - II A P. S. Indagando sulle vite private degli attori del cast, si scopre che Ian Somerhalder, nella fiction Damon Salvatore il vampire ‘cattivo’, è il fondatore della “ISF” (Ian Somerhalder Foundation), che ha trovato in milioni di persone l’appoggio per la difesa dell’ambiente e degli animali... vuoi vedere che ‘fare il Vampire, fa bene’... in tutti i sensi?

Ma ci pensi che questo è l’ultimo Anno che passiamo insieme?!? Da raccontare ai nostri figli avremo Risate, pianti e giochi. È proprio vero: questi sono I migliori anni Della nostra vita!!!! SCAMBIO CULTURALE CASTELLAMMARE DI STABIA-THOUARS Un’altra bella esperienza da aggiungere al nostro curriculum vitae: lo scambio culturale con la Francia delle settimane scorse. Per alcuni studenti era la prima volta che ospitavamo, per altri la seconda, la terza... ma per tutti un’esperienza indimenticabile, che ti arricchisce nel profondo, ti resta impressa nella mente per tutta la vita. Senti che la tua casa è il mondo, che hai una persona che in fondo ti aspetta e ti aspetterà sempre; ogni persona che ha partecipato ad uno scambio culturale sa cosa significa quella speranza segreta di rivedersi un giorno... I ragazzi sono arrivati sabato 5 marzo. La settimana era piena di appuntamenti impeccabili: Capri, reggia di Caserta, Napoli, Sorrento, Pompei scavi. Come da copione, i ragazzi sono rimasti affascinati dalle meraviglie del nostro territorio: dalla storia, alle persone, al cibo...quest’ultimo in particolare! Dicevano: “Ma qui si mangia sempre? “infatti, essendo periodo di carnevale, nelle nostre famiglie tra lasagne, chiacchiere e sanguinaccio- solo per citarne alcune-hanno assaggiato di sicuro le migliori pietanze caserecce. Come ogni volta, il tempo a tua disposizione è sempre troppo poco. Non basta una settimana per scoprire quanto di bello c’è in una persona, non basta mai per esplorare il mondo che si cela dietro quello sconosciuto arrivato da lontano. I primi giorni così si consumano tra la timidezza e le domande più semplici: lo stile di vita, il cibo che mangiano, l’organizzazione scolastica, la famiglia. Poi, tra il terzo e il quarto giorno ti sembra di avere un nuovo fratello/sorella in casa, una persona che fino a pochi giorni prima non conoscevi ma che adesso sembra appartenerti da sempre... cominciano quelle risate che non dimenticherai più, che nascono spesso dalle incomprensioni linguistiche o da un modo di comportarsi diverso che appare vicendevolmente bizzarro! Da parte nostra, abbiamo fatto

di tutto per rendere la loro settimana davvero speciale: abbiamo organizzato una colazione tipica campana a scuola, qualcuno ha organizzato pranzi/cene di gruppo o si è mascherato per la festa di carnevale; ci siamo impegnati come guide negli scavi di Pompei, e questo è stato di sicuro uno degli impegni più apprezzati. Venerdì 11: già aleggia la malinconia del giorno seguente: prendi coscienza che quel breve sogno sta per finire. Così cerchi di godere al meglio di quegli ultimi momenti... E l’ultimo giorno (sabato 12) è un po’ una tragedia: anche se partono di pomeriggio, qualcuno la mattina ha già il muso lungo. Poi all’aeroporto è tutta una valle di lacrime, senza distinzione di sesso potremmo aggiungere! È difficile trovare le parole giuste per descrivere ciò che si prova: quei pianti possono apparire ridicoli a chi non ha ospitato; invece sono sinceri, senti un vuoto allo stomaco incolmabile, pensi che adesso sia impossibile tornare alla vita di sempre senza quella personcina che ha incrociato la tua vita e l’ha conquistata in così breve tempo. Un abbraccio strettissimo...e poi via, i professori ci richiamano, adesso è proprio ora di andare. Sono trascorse poche settimane, ed oggi sono più serena. Provate ad indovinare perché? Ho già prenotato il mio aereo per Parigi, quest’estate andrò a trovare i miei cari amici!!! Sono felicissima del forte legame che è rimasto tra di noi, ci sentiamo ogni giorno e mi aggiornano sul programma che hanno intenzione di svolgere quando andremo lì. Spero di avervi trasmesso, per quanto possibile, le emozioni vissute da me come da molti altri ragazzi del liceo, ed auguro a tutti voi almeno una volta nella vita, di avere un’occasione simile!! Vi lascio con le parole scritte da un ragazzo francese che ha partecipato allo scambio: ”Adesso sappiamo che l’amicizia non ha frontiere, nè la lingua nè la distanza ci condizionano!”. Marina Minniti - V BL

“Una valigia piena di un sogno, la sola cosa di cui hai bisogno”. Le nostre valigie sono piene di tutto un po’, ma il vero peso è dato dal carico di emozioni che ognuno di noi si porta dietro: propositi, speranze, ma soprattutto sogni! “Che questo viaggio possa farli diventare realtà!!!”. Così si apre il nostro diario di bordo, un quaderno che ci ha accompagnato per tutto il viaggio e che abbiamo riempito di pensieri, emozioni, canzoni. Siamo tornati sulla Terra. Ci siamo svegliati da un sogno targato Madrid! A distanza di pochi giorni posso dire che questa ultima gita ha soddisfatto a pieno quelle che erano le nostre aspettative. E’ brutto tornare alla normalità, noi tutti sentiamo la mancanza di ogni piccola cosa che ha reso questo viaggio indimenticabile: “dormire” tutti insieme in una camera, cantare fino a perdere la voce, alzarsi alle 8 del mattino dopo una notte insonne, aspettare i soliti ritardatari all’appello, farsi capire dagli Spagnoli aggiungendo una “S” ad ogni parola italiana, cercare di raggirare i controllori alla metro... e come al solito non riuscirci, camminare per le strade madrilene in 4 sotto un solo ombrello, durante il viaggio di ritorno, fermarci all’autogrill di “La Macchia” solo per la pizza di Spizzico e scoprire che Spizzico è chiuso perché la moglie del proprietario sta partorendo ... Beh questi sono solo alcuni dei tasselli che compongono il mosaico Madrid, il resto faranno parte di quel mosaico che è il nostro cuore! E tra tutti questi, uno è occupato da coloro che ci hanno permesso di vivere tutte queste emozioni: i prof che ci hanno accompagnato! Don Alfonso, un prof ma soprattutto un amico; le prof. Celotto e Basile, le nostre prof! Due persone che si sono rivelate delle mamme premurose, delle simpatiche donzelle in mezzo a noi ragazzi, ma soprattutto giocatrici professioniste di Burraco!!! A loro va un grazie dal profondo di ognuno di noi! Ma come non ringraziare le mitiche III E e IV D?!? Scrivere tutti i nomi sarebbe troppo lungo, ma ognuno di loro ci ha lasciato un segno che ricorderemo per tutta la vita, perché questi sono e resteranno per sempre I migliori anni della nostra Vita!! Raffaella Gargiulo - V E

Giappone: tragedia che fa pensare. Sondaggio di C’è Proprio su Faceboock

Abbiamo visto tutti, si può dire in diretta, la tragedia del Giappone che ha riaperto il dibattito sul nucleare, mettendo in discussione le politiche energetiche nucleari a livello internazionale. Anche l’Italia, che a Giugno si sottoporrà al giudizio popolare col referendum sul nucleare, si interroga: continuare a credere alle sue potenzialità nonostante l’enorme pericolosità? Sondaggio: Tu cosa pensi di una possibile introduzione del nucleare in Italia? Sei pro o contro? Ma soprattutto perché? Rispondi a queste e altre domande nei nostri sondaggi sulla nuova pagina Facebook di “C’è Proprio!” e discutine con noi. Eugenio Muccio - V E


C'è Proprio! - numero del 5 Aprile 2011