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Mons. Marchetto a Vicenza:

Giustizia e Bene Comune: parole-chiave per affrontare il tema dell’immigrazione e dell’ integrazione Incontro- dibattito con 400 studenti di quattro istituti scolastici della città- Lectio magistralis sull’ultima enciclica papale Vicenza, 5 ottobre 2009. Giornata piena, totalmente vicentina, per l’arcivescovo mons. Agostino Marchetto, Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i migranti e gli Itineranti, che ha così dato inizio all’attività annuale della Migrantes diocesana. Al mattino, dialogo su “ Diritti e doveri nel processo migratorio” con 400 studenti di ben quattro Istituti Superiori della città di Vicenza (il Quadri, il Lioy, il Canova e il Boscardin). Con un atteggiamento di grande responsabilità e maturità, i ragazzi hanno affrontato la complessità del problema migratorio, che ha caratteri mondiali strutturali, destinato nei prossimi anni a cambiare il paesaggio umano e culturale dei vari Stati europei (soprattutto con l’ affermarsi dei migranti di seconda generazione), delineando una società multietnica, multiculturale e multireligiosa. Mons. Marchetto ha affermato che il macrofenomeno delle migrazioni è una delle manifestazioni della globalizzazione che deve essere affrontato con i criteri della Giustizia e del Bene Comune. Ha presentato le problematiche delle diverse forme di mobilità umana: da quella di coloro che si spostano per motivi economici, a quella di chi è perseguitato costretto a scappare dal proprio paese per motivi politici o per guerre e disastri naturali, a quella di quanti si muovono per motivi di lavoro e di studio. Occorre capire, ha aggiunto, che alla radice delle migrazioni ci sono gli squilibri tra Nord e Sud del mondo, e che esiste lo schiavismo moderno della tratta di persone, in particolare di donne e bambini, organizzato dalla rete delinquenziale. Gli Stati hanno il diritto di regolare i flussi migratori ma in base alle norme di diritto internazionale che obbliga a verificare se un migrante presenta le condizioni di rifugiato. La politica dei respingimenti preventivi non è in armonia con la normativa ONU, e la migrazione in sé non può essere considerata un reato, neppure quando il singolo migrante non ha ancora completato il suo iter di regolarizzazione amministrativa. Al contrario, esiste il diritto a migrare, e il diritto a non emigrare. Perché si verifichi quest’ultimo diritto, è necessario incidere per un maggiore equilibrio e redistribuzione internazionale delle ricchezze, sulla riforma delle organizzazioni di cooperazione, su una maggiore cooperazione comunitaria (Italia-Europa) e sull’esigenza di una autorità politica mondiale che coordini i flussi. Mons. Marchetto ha criticato l’atteggiamento del presidente francese Sarkozy che propugna “ la immigrazione scelta”, cioè che accetta solo “ i cervelli” che servono, in una logica che non è cristiana perché il migrante è una persona, non è “una merce” , una zavorra da caricare e scaricare alla prima opportunità. La legge-sicurezza rende ulteriormente difficile e dolorosa la vita degli immigrati, e complica l’invio delle rimesse nei paesi d’origine. Non ci sono solo diritti nel processo migratorio. L’accoglienza e l’integrazione non deve significare assimilazione. L’immigrato deve rispettare le leggi, adattarsi ai modi di vita locale, imparare la lingua, ma senza per questo trascurare le proprie radici culturali. Il Segretario del Pontificio Consiglio ha concluso il suo incontro con i ragazzi e professori dei quattro istituti scolastici cittadini, ricordando che è necessario sempre un dialogo aperto e rispettoso delle identità, in un circuito di reciprocità e di crescita per il Bene Comune. Il dialogo formativo della Migrantes con gli studenti proseguirà durante tutto l’anno 2009-2010, in coordinazione con gli insegnanti e i rispettivi Dirigenti scolastici, nel quadro del progetto su “ “Cittadinanza e Costituzione”.


Nel pomeriggio, monsignor Marchetto ha affrontato i punti relativi alla pastorale per i migranti nell’Enciclica di Benedetto XVI ‘Caritas in veritate’, sottolineando i ”quattro principi per il regolamento legittimo dei flussi migratori da parte dei Governi” più volte proposti: impegno a far sì che non sia necessario a chi vive in Paesi poveri il dover emigrare per vivere conformemente alla propria dignità umana (diritto a non emigrare); diritto a emigrare; diritto delle pubbliche autorità nazionali a regolare i flussi migratori (con rispetto dei diritti umani fondamentali dei migranti e della distinzione, nei loro flussi misti, fra quelli “economici” e i rifugiati e richiedenti asilo), tenendo presente il bene comune della nazione; e, infine, attenzione al “contesto del Bene Comune universale”. Ha richiamato l’attenzione sul rapporto tra “migrazioni e sviluppo” – definito “assai complesso, perché non lineare nel suo rapporto di causa-effetto – il fenomeno del “brain drain”, o fuga di cervelli, ovvero l’emigrazione di personale altamente specializzato (soprattutto in campo sanitario) da paesi del Sud del mondo verso il Nord, ma compie anche un interessante analisi delle differenze tra “l’integrazione e l’assimilazione”, dove si evidenzia come la seconda impoverisce tanto l’immigrato quanto il paese che lo accoglie. “Occorre però ricordare – ha sostenuto l’Arcivescovo Marchetto - che l’integrazione non è una strada a senso unico, non è un cammino da percorrere solo dall’immigrato, ma anche dalla società di arrivo, che, a contatto con lui, scopre la sua “ricchezza”, cogliendone i valori della cultura. La vera integrazione quindi si realizza là dove l’interazione tra gli immigrati e la popolazione autoctona non si limita al solo campo economico-sociale, ma si attua in pienezza, comprendendo anche quello culturale. Ambedue le parti, comunque, devono essere disposte a farlo, giacché motore dell’integrazione è il dialogo, e ciò presuppone un rapporto reciproco”. A suo giudizio, Benedetto XVI con Caritas in veritate, ponendoci dinnanzi alle grandi sfide del nostro tempo, mette in guardia contro il rischio che “ all’interdipendenza di fatto tra gli uomini non corrisponda l’interazione etica delle coscienze e delle intelligenze, dalla quale possa emergere uno sviluppo veramente umano. L’autentico sviluppo, infatti, proviene dalla condivisione dei beni e delle risorse, che “ non è assicurata dal solo progresso tecnico e da mere relazioni di convenienza, ma dal potenziale di amore che vince il male con il bene e apre alla reciprocità delle coscienze e delle libertà”. A questo proposito, viene di grande attualità la “ questione etica…della ricerca di un nuovo ordine economico internazionale … che contribuirebbe a ridurre e moderare i flussi …delle popolazioni in difficoltà. Occorre quindi una nuova visione “ della comunità mondiale, considerata come famiglia dei popoli, a cui finalmente sono destinati i beni della terra, in una prospettiva del Bene Comune universale”. Migrantes-Vicenza P.S:: Il testo integrale della prolusione di Mons. Marchetto “ L’enciclica Caritas in veritate e la pastorale di migranti” è disponibile nel sito di Migrantes e della Diocesi


mons. Marchetto a Vicenza -5 ottobre