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L’ermetico Errante

Numero 1 anno 1 Giugno 2011 3,00 Euro

Periodico d’informazione contemporanea

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FEDERALISMO: IL CENTRO NORD AVRA’ PIU’ SOLDI, IL SUD MENO Con il decreto sul federalismo municipale, a guadagnarci, almeno per il momento, sono le

CHI CI GUADAGNA (€ pro-capite) – prima dell’ istituzione del Fondo sperimentale di riequilibrio

Regioni del Centro Nord. 1-EMILIA ROMAGNA 2-VENETO 3-LIGURIA 4-TOSCANA 5-LOMBARDIA 6-LAZIO 7-PIEMONTE 8-MARCHE

Chi ci guadagna? Chi ci rimette?

Trasferimenti soppressi ai Comuni (a)

Imposte lasciate Saldo ai Comuni (b)

(b-a)

204 182 269 222 199 214 226 200

278 234 319 263 238 245 236 208

73 52 51 41 39 31 10 8

CHI CI RIMETTE (€ pro-capite)

Con il decreto sul federalismo municipale, a guadagnarci, almeno per il momento, sono le Regioni del Centro Nord. Lo dicono i risultati di una proiezione della CGIA di Mestre, che ha calcolato la differenza tra le imposte che saranno lasciate ai Comuni (ovvero Irpef sui redditi fondiari; Imposta di bollo e di registro sui contratti di locazione; compartecipazione del 30% al gettito delle imposte sui trasferimenti immobiliari; compartecipazione del 21,7% al gettito della cedolare secca sugli affitti; compartecipazione al gettito Iva per un importo di 2,889 mld di euro) e i trasferimenti (al netto dei tagli previsti dal DL n° 78/2010, pari a circa 1,3 mld di euro) che, invece, saranno soppressi: le realtà comunali del Centro Nord avranno più soldi in tasca, quelli del Sud invece meno. Secondo i dati, allo stato attuale, i Comuni dell’Emilia Romagna sono — almeno per ora — i maggiori beneficiari di questa operazione: il vantaggio fiscale pro-capite è di +73 € rispetto al 2010, seguono i veneti, con +52 €, i liguri, con +51 euro, i toscani con +49 d, i lombardi + 39 €, i laziali con +31 €, i piemontesi con +10 d e i marchigiani con +8 €. Di segno negativo, invece, il risultato che emerge per il Sud. I più penalizzati — sempre momentaneamente — risultano essere i Sindaci lucani, con -155 euro pro-capite rispetto al 2010. Male anche per i primi cittadini campani, con -134 euro, i calabresi con -132 euro e di seguito tutte le altre realtà del Sud. Oltre a queste, ci rimette anche l’Umbria con -34 € pro-capite.

- prima dell’ istituzione del Fondo sperimentale di riequilibrio

9-ABRUZZO 10-UMBRIA 11-PUGLIA 12-MOLISE 13CALABRIA 14-CAMPANIA 15-BASILICATA

“Un risultato – sottolinea il segretario della CGIA di Mestre Giuseppe Bortolussi – molto parziale visto che con

Trasferimenti soppressi ai Comuni (a)

Imposte lasciate Saldo ai Comuni (b)

(b-a)

197 225 209 230 258 278 276

173 190 159 153 126 144 121

-23 -34 -50 -77 -132 -134 -155

L’uso improprio di migliaia d’intercettazioni ha tolto certezza al diritto individuale della privacy

decreto sul federalismo municipale,

“La libertà esiste se esistono gli uomini liberi”

queste disparità territoriali dovranno

Luigi Einaudi

l’istituzione del Fondo sperimentale di riequilibrio, così come previsto dal

essere eliminate”. “Una cosa però è certa: per le casse dello Stato centrale — conclude Bortolussi — l’operazione è a somma zero. A fronte di un taglio dei trasferimenti ai Comuni di 11,243 mld di euro, altrettanti 11,243 mld di euro saranno devoluti ai Comuni. Nella legge delega, infatti, il legislatore ha chiaramente espresso l’intenzione che tale operazione fosse a costo zero per l’Erario. A livello territoriale, però, alcuni potrebbero guadagnarci e altri invece rimetterci, anche se il Fondo di riequilibrio avrà il compito di

In questa stagione politica così travagliata serve riflettere sulla Libertà: un “bene” che troppo spesso si dichiara disponibile per tutti i cittadini, ma che nella realtà ha molte restrizioni in diversi contesti. I giorni che viviamo sono emblematici: l’uso improprio di migliaia d’intercettazioni ha tolto certezza al diritto individuale della privacy; la scelta dei candidati al Parlamento non è fatta dai cittadini, ma è imposta dalle nomine dei partiti che ormai s’identificano con il nome di una persona. Una parte della Magistratura si sente al di sopra di ogni controllo e abuso; fino agli anni ‘90 si è schierata palesemente a sostegno politico degli anti democristiani (tutti, tranne i cattocomunisti), successivamente si è schierata a sostegno degli anti Berlusconi. Nei giorni scorsi un altro eccesso: la Magistratura è arrivata all’esagerazione di fare perquisizioni finalizzate a svelare la provenienza delle fonti; iniziative di questo tipo sono già state duramente sanzionate dalla Corte europea. Serve una stagione di serenità, di verità e di riconoscimento da parte di tutti dei valori fondanti della nostra Repubblica, unitamente ai valori umani e cristiani della nostra origine e identità. Serve soprattutto una classe dirigente e politica che sia al reale servizio del miglioramento del bene comune, ma nel rispetto dell’etica i cui valori andrebbero esplicitati pubblicamente in tutte le attività.

smussare queste disparità”.

Antonino Giannone

vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito» (Antoine de Saint-Exupéry)

In questo numero Famiglie italiane in affanno

La Cgia di Mestre ha diffuso i dati sull’indebitamento medio delle famiglie consumatrici italiane, lanciando un allarme su come esso sia cresciuto a settembre 2010 (rispetto a settembre 2008) del 28,7 per cento. PAGINA 2

L’appello di Don Sturzo, oggi di grande attualità

Dopo quasi un secolo, l’appello di Don Sturzo a tutti coloro che “in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della patria, senza pregiudizi né preconcetti” riesce ancora a suscitare stupore e ammirazione. PAGINA 4

34522526111278.9

ritroviamo un orizzonte di senso C’è un messaggio molto forte rivolto a tutto il mondo dell’informazione ma soprattutto ai singoli giornalisti, nel discorso che l’Arcivescovo di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi, ha pronunciato in un incontro con i media in occasione della festa di san Francesco di Sales, Patrono dei giornalisti, a fine gennaio. Oggi, ha sottolineato Tettamanzi, l’immagine del nostro paese offerta dai mezzi di comunicazione, è quella di un Paese che sembra preda di un “litigio isterico permanente”. “Personalizzazione, esasperazione, drammatizzazione, contrapposizione sono il ‘sale’ con il quale si tenta di dare sapore a una realtà che, altrimenti, si ritiene destinata alla inevidenza. Se ogni pioggia è un diluvio, se tutti gli immigrati sono delinquenti, se ogni politico è corrotto, se ogni influenza è pandemia, come potrà vivere sereno chi di tv e giornali è utente abituale e non ha mezzi e capacità per esperire personalmente la realtà presentata dai media con questo stile fuorviante? Come potrà non provare ansia nei confronti della vita quotidiana? Per la verità non manca chi sperimenta la sensazione opposta, rimanendo quasi anestetizzato davanti a ciò che accade. Se è sempre emergenza, non sarà mai emergenza, nemmeno nelle evenienze reali: la tensione non può essere sostenuta a lungo e finisce per generare assuefazione. Molti poi provano una specie di straniamento dalla realtà, una distanza scettica da ciò che non sperimentano direttamente, riducendo così il reale solo a ciò che materialmente è sottoposto ai propri sensi”.

“La libertà esiste se esistono uomini liberi; muore se gli uomini hanno l’animo di servi... La libertà economica è la condizione necessaria della libertà politica”. Luigi Einaudi

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Tettamanzi:

Regione Lombardia

Il Presidente Napolitano ha inaugurato insieme a Roberto Formigoni la nuova sede a Milano, “un monumento all’Italia delle autonomie”. PAGINA 9

Chiara Zanetti

Isabella Falbo intervista la fashion accessories designer che lavora attraverso il pellame tra sperimentazione e ricerca. PAGINA 10

Italia Unita

Un insieme di popoli vincolati a un comune destino che accumula tante diversità: così per il sociologo Ulderico Aldrovandi. PAGINA 11

Come può il giornalista, con responsabilità, correggere questa percezione? Come contrastare la rassegnazione che è scesa tra la gente? Nella Bibbia, ci racconta Tettamanzi, “la verità (a-letheia) giunge all’uomo mediante un processo continuo di svelamento. a verità di Dio non si offre solo all’intelligenza, e quindi non è possibile scoprirla solo con la ricerca razionale, nella forma del possesso. La verità si offre a noi nella forma di un Dio che si china sull’uomo dentro un processo d’amore, di cura, di crescita”. Testimoniare la verità significa inserire i fatti della realtà in un più ampio contesto, gli episodi in un orizzonte di senso. Proprio queste sono le domande che il giornalista deve porsi: qual è il senso complessivo dei fatti che quotidianamente viviamo, incontriamo, raccontiamo? In quale contesto complessivo dobbiamo inserirli? La verità non si esaurisce nei fatti puntuali, non è “sequestrata” da una serie frammentata di episodi. Né i singoli episodi della realtà possono essere usati per dare forza a questo o a quello schieramento politico. Secondo Tettamanzi, “Un giornalista – sia cattolico che laico - testimonia la verità se non ostacola ma permette alle persone di accedere alla verità complessiva, più grande: di quel determinato evento, della realtà che sta vivendo, del momento storico che si sta attraversando, della propria esistenza”. L’augurio dell’arcivescovo, per le donne e gli uomini impegnati nel giornalismo, è quello di saper riconoscere ogni giorno le grandi responsabilità esercitate nella professione, di essere consapevoli del contributo che possono dare o negare alla vera realizzazione delle persone e del bene del Paese. Per questo occorre recuperare passione per la vita reale della gente, svegliare il Paese dal suo torpore e riuscire anche a mostrare il Paese che “ce la fa”, l’azione di quanti operano per uscire dalla crisi morale, sociale, economica, politica, la loro volontà, la loro passione, la forza, la generosità, la lungimiranza: atteggiamenti quotidiani ma che diventano straordinari in un momento in cui l’ordinario pare essere sempre più l’egoismo, l’avidità, le scorciatoie, la corruzione, l’immoralità… Questa realtà è “l’unica via che può spingere a quel sussulto collettivo capace di toglierci dalle secche in cui siamo arenati”.


2

Notizie del mese Famiglie italiane in affanno: l’indebitamento medio sfiora ormai i 20.000 euro

A livello provinciale il record spetta a Roma, con 28.790 €. Negli ultimi 2 anni l’indebitamento medio delle famiglie italiane è aumentato del +28,7%. Preoccupa la situazione al Sud: qui troviamo livelli record di sofferenze bancarie

L’

indebitamento medio delle famiglie consumatrici italiane - generato dall’accensione di mutui per l’acquisto della casa, dai prestiti per l’acquisto di beni mobili, dal credito al consumo, dai finanziamenti per la ristrutturazione di beni immobili, etc. - ha raggiunto, al 30 settembre del 2010, i 19.491 €. Rispetto alla fine di settembre del 2008 (data di inizio della crisi finanziaria che ha colpito anche il nostro Paese), l’indebitamento medio nazionale è cresciuto del + 28,7%. A livello provinciale le “esposizioni” maggiori sono a carico delle famiglie della Provincia di Roma (28.790 €), seguite da quelle di Milano (28.243 €) e da quelle di Lodi (27.516 €). Al quarto posto troviamo Prato (26.294 €), di seguito Como (25.217 €), Varese (25.069 €) e, successivamente, tutte le altre.

indebitate sono anche quelle che registrano i livelli di reddito più elevati.

viamo tutte realtà territoriali del Mezzogiorno, a dimostrazione che la crisi ha colpito soprattutto le famiglie delle aree economicamente più arretrate del Paese”. Ritornando all’analisi della CGIA, a vivere con minore ansia la preoccupazione di un debito da onorare agli istituti di credito sono le famiglie delle province delle 2 grandi isole: infatti, al quartultimo posto troviamo Medio C a m p i d a n o, con un indebitamento medio pari a 8.845 €, al terzultimo Enna, con 8.833 €, al penultimo Carbonia-

Come interpretare questi dati? “Innanzitutto - esordisce Giuseppe Bortolussi segretario dell’Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre Cgia di Mestre che ha curato l’indagine - le province più

È chiaro che tra queste famiglie vi sono molti nuclei appartenenti alle fasce sociali più deboli. Tuttavia, la forte esposizione bancaria di queste realtà, soprattutto a fronte di significativi investimenti avvenuti in questi ultimi anni nel settore immobiliare, ci deve preoccupare relativamente. Più allarmante, invece, è il risultato che emerge dalla lettura dei dati riferiti all’incidenza percentuale delle sofferenze sull’erogato. In questo caso notiamo che nelle prime posizioni tro-

Sblocco addizionali:

Stupro e violenza diventino crimini per tutti

nel 2011 più tasse per 351 milioni di euro Nel 2011, lo sblocco delle addizionali comunali Irpef costerà 351 milioni di euro ai contribuenti residenti in quei Comuni che potranno applicare l’aumento dell’aliquota fino ad un massimo dello 0,2%. Quasi il 44% dei Sindaci italiani sarà nella condizione di applicare questa misura. L’incremento medio nazionale annuo delle tasse a carico dei contribuenti destinatari dello sblocco sarà pari a 40 euro, con una punta massima di 49 € in Lombardia. In termini dimensionali, come era prevedibile, saranno i Comuni con oltre 250.000 abitanti ad incassare di più: in queste realtà l’aumento medio per contribuente sarà di 55 €. Sono questi i punti salienti emersi dall’analisi condotta dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre che ha stimato gli effetti dello sblocco delle aliquote dell’addizionale comunale Irpef per il 2011. “Visto che gli 8 decreti delegati dovranno ottenere il via libera entro il prossimo 21 maggio - dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre - c’è il pericolo che venga approvata una riforma sconclusionata che partorisca, almeno nella prima fase di applicazione, la possibilità di dare ai Sindaci la piena autonomia di agire sulla leva fiscale. Se avverrà così, il risultato che si presenterà sarà facilmente prevedibile: almeno in una prima fase, i cittadini rischieranno di vedersi aumentare il carico fiscale, con buona pace di chi ha sempre sostenuto che il federalismo fiscale lo avrebbe ridotto. Un’ipotesi, viste le difficoltà di bilancio di moltissimi Comuni, che non è per niente da escludere: anzi, per altri versi è quasi certa. Tuttavia, è un rischio che dobbiamo correre. Infatti, solo il federalismo fiscale può consentire, nel medio periodo, una decisa contrazione della spesa pubblica con la conseguente riduzione delle imposte”.

Iglesias, con 8.687 e, nell’ultimo gradino della classifica, troviamo la provincia di Ogliastra, con 7.035 €. Il record della crescita del debito delle famiglie avvenuta tra il 30 settembre 2008 (periodo di inizio della crisi finanziaria) e il 30 settembre 2010, appartiene alla provincia di Grosseto, che in questi 2 anni è stata del +48,8%. Seguono Livorno, con un aumento del +47,5%, Asti, con +42,3 %, Foggia, con +41,7% ed Arezzo, con +41%. Infine, dalla CGIA segnalano che, al 30 settembre 2010, la maggiore incidenza percentuale delle sofferenze spetta alla provincia di Crotone, con il 5,9%.Vale a dire che in questo territorio, a fronte di 100 euro erogati alle famiglie crotonesi, quasi 6 euro non sono stati restituiti agli istituti di credito. Al secondo posto di questa particolare graduatoria troviamo Caltanisetta (incidenza % delle sofferenze pari al 5,7) ed al terzo Enna e Benevento (entrambe con una % di insolvenza del 5,5). Il dato medio nazionale è pari al 3,5%.

Così si è pronunciato il Parlamento Europeo con una risoluzione

Debito pubblico e privato insieme per valutare un Paese Che il nuovo Patto di Stabilità in Europa tenga conto anche del debito privato dei cittadini, e non solo del debito pubblico: è la battaglia che il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, da tempo sta promuovendo in Europa all’interno dell’Ecofin, il Consiglio composto dei ministri dell’economia e delle finanze degli Stati membri dell’Unione Europea. In ottobre, dopo l’accordo per la revisione, il ministro aveva annunciato che “Nel nuovo Patto di stabilità ci sono formule flessibili, ragionevoli e gestibili da parte del governo italiano. Questo Patto ridisegnato e ridelineato ci consente di recepire alcuni insegnamenti che sono venuti dalla crisi”. La conferma del consenso, da parte dell’Europa, per inserire il debito privato insieme al debito pubblico nell’esame della situazione economica di un Paese, è arrivata anche dopo l’ultima riunione di Ecofin, il 15 febbraio 2011, durante la quale è stata raggiunta un’intesa sugli indicatori che saranno utilizzati per monitorare gli squilibri macroeconomici globali. Tra essi sarà inserito anche il debito privato, cioè il valore di quanto i cittadini in media sono indebitati con banche e finanziarie. Si tratta di un’ottima notizia per il nostro paese, dove il debito privato è basso grazie alla elevata propensione al risparmio degli italiani, ma va anche ricordato che la tendenza a considerare solo la finanza pubblica a scapito di quella pri“Nel nuovo Patto di stabilità vata avrebbe portato anche nella direzioci sono formule flessibili, ne di addossare tutte le colpe ai governi ragionevoli e gestibili da parte e le virtù alle banche e alla finanza, del governo italiano.” che invece nella crisi hanno avuto responsabilità considerevoli. “Abbiamo sempre detto” ha ricordato Tremonti “che è logico considerare che quando hai due tasche, se in una tasca hai il debito pubblico ma nell’altra hai il debito privato, non puoi guardare una tasca dello stesso vestito e non anche l’altra. Guardare solo al debito pubblico senza la finanza privata oppure solo la finanza privata senza il debito pubblico, è un errore. Noi abbiamo un grande debito pubblico ma - ha concluso - abbiamo anche un minimo debito privato. La crisi non è tanto per il debito pubblico ma anche per la finanza privata, quindi quella è la posizione giusta”. Ora Tremonti auspica che questo principio possa essere inserito anche nel Patto di Stabilità. In proposito, Alessandro Barbera della Stampa rifletteva che “La questione non è meramente semantica: mai come negli incontri internazionali, dietro parole apparentemente aride si cela la sostanza. Infatti, se valutato con la stessa rilevanza a livello comunitario, quel concetto di «debito privato» sarebbe decisivo per difendere gli interessi dell’Italia nella battaglia sul nuovo Patto di stabilità. Fra i grandi Paesi, l’Italia è fra quelli a più alto indebitamento pubblico e a basso indebitamento privato. Il nuovo Patto, almeno nella versione che vorrebbe imporre l’asse franco-tedesco, punta a sanzionare anzitutto i Paesi ad alto debito, senza tenere conto che «all’origine della crisi ci sono le banche», il cui salvataggio, in molti casi, si è «scaricato sulle spalle dei bilanci pubblici»”. Simona Cremonini

L

o stupro e altre forme di violenza sessuale contro le donne devono essere riconosciuti come crimini in tutti i paesi dell’UE e portare alla persecuzione automatica, ha stabilito il Parlamento Europeo in una risoluzione che chiede nuove proposte legislative per combattere la violenza basata sul genere. In diversi Stati membri, lo stupro non è trattato come un reato di Stato. La protezione contro la violenza maschile garantita alle donne non è omogenea nell’Unione europea a causa della diversità di politiche e legislazioni nei vari Stati membri, secondo la risoluzione elaborata da Eva-Britt Svensson (Svezia) e approvata per alzata di mano.

Il Parlamento sottolinea che tutti gli Direttiva UE contro la violenza di genere Stati membri dovrebbero riconosceLa risoluzione chiede inoltre una diretre come reati la violenza sessuale e lo tiva dell’Unione europea contro la viostupro a danno di donne, in particolalenza basata sul genere. Nel documento re all’interno del matrimonio e di relasi evidenzia che il 20-25% delle donne zioni intime non ufficializzate e/o se in Europa ha subito atti di violenza fisicommessi da parenca almeno una volta ti maschi. Gli Stanella loro vita adulta, “Il Parlamento sottolinea ti membri dovrebbee più di un decimo che tutti gli Stati membri ro garantire che detti ha subito violenza dovrebbero riconoscere come reati siano perseguiti sessuale che coinvolreati la violenza sessuale e lo stupro a danno di donne...” d’ufficio. Le pratiche ge l’uso della forza. culturali, tradizionali Inoltre, il testo soto religiose come cirtolinea che anche lo costanze attenuanti in casi di violenza “stalking” dovrebbe essere consideracontro le donne, compresi i cosiddetti to come una forma di violenza contro “delitti d’onore” e le mutilazioni genile donne ed essere oggetto di norme in tali femminili, devono essere respinte. tutti gli Stati membri.

La relatrice Svensson ha dichiarato: “Le donne sono vittime di violenza basata sul genere, ma dobbiamo smetterla di vederle come semplici vittime. Spesso si tratta di donne forti le quali, con un sostegno efficiente da parte della società, sono in grado di costruirsi una vita nuova e migliore per se stesse e per i loro figli. Mi rallegro che oggi il Parlamento abbia deciso che la violenza contro le donne sia una priorità per l’Unione europea e attendo con impazienza le proposte della Commissione per una strategia e un piano d’azione per combattere tale violenza”. Prevenire lo sfruttamento, garantendo assistenza legale e aiutando le vittime. L’UE e i suoi Stati membri dovrebbe-

ro predisporre un quadro giuridico che accordi alle donne migranti il diritto di custodire personalmente il proprio passaporto e il proprio permesso di soggiorno e che consenta loro di ritenere penalmente responsabile chiunque s’impadronisca di tali documenti. Inoltre, i deputati chiedono standard minimi per assicurare che le vittime della violenza possano beneficiare del parere di un medico legale e dell’accesso al patrocinio che consenta loro di far valere i propri diritti in tutta l’Unione. Infine, chiedono agli Stati membri di fornire una dimora sicura e strutture di assistenza ogni 10.000 abitanti per le vittime della violenza di genere.

L’Ermetico Errante Direttore Responsabile:  Simona Cremonini (info@simonacremonini.it) Editore:  Centro Studi Giovanile Ermes ‐ Mantova !"#$%&#'('%)*#+%,#-%.,(/' Gabriele Lombardo (www.gabrilomb.eu)

0%"(-%.,(1'2(3#-%.,(1'4))%,%56"#-%.,(' ('78$%&%.'#99.,#)(,6%/ Via Grazioli 10 46100 Mantova (MN) Tel. 345 4994337 Fax: 0376382430 Email: info@csgermes.it www.csgermes.org

Pubblicità: Via Grazioli 10 46100 Mantova (MN) Tel. 345 4994337 Fax: 0376382430 Iscritto al Registro Stampa del tribunale di Mantova del 2‐3 dicembre 2010

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Notizie del mese

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Dottrina sociale cattolica e moralismo politico ROMA, (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l’editoriale di Claudio Gentili apparso su “La Società”, la rivista di studi e documentazione della Fondazione Toniolo sulla Dottrina sociale della Chiesa.

L

’Italia, di cui abbiamo celebrato il 17 marzo i 150 anni dall’Unità, è oggi un paese profondamente diviso. Due narrazioni si contendono gli italiani. Molti pensano che il ventennio berlusconiano volga ormai alla sua conclusione fisiologica. Vi è una parte che ritiene che il premier vada mandato a casa con ogni mezzo. E se sono insufficienti i mezzi democratici del voto popolare possono essere utili anche altri mezzi, compreso il naturale decorso dei numerosi processi che la magistratura sta conducendo a suo carico. Vi è un’altra parte che ritiene che nel 1994 si sia consumato in Italia un golpe mediatico-giudiziario che ha decapitato l’intero sistema politico italiano, fatta eccezione per gli eredi del Partito Comunista, che oggi rischiano di trasformarsi negli eredi del giustizialismo e sono inadatti a governare l’Italia. Le simpatie di molti cattolici si riconoscono in queste due narrazioni, con molte sfumature. Ma queste due narrazioni sono entrambe inadeguate per deficit di analisi antropologica e tengono poco conto della realtà del nostro Paese. Se si esce dal furore degli scontri ideologici e dal clima moralistico a cui giornali come Repubblica (o come i suoi imitatori dell’altra sponda) ci spingono quotidianamente, ci si accorge che l’Italia non è solo un paese diviso ma è anche un paese fermo. Anzi, un paese bloccato. Assomigliamo a una barca che da vent’anni è bloccata in rada. Si litiga e quindi si ha l’impressione di muoversi. Ma si sta sempre fermi. Il Pil è fermo. La produttività è in calo. Le riforme non si riescono a fare. E quelle che si fanno trovano resistenza a essere applicate. Le performance degli studenti e la qualità della scuola non danno segni di significativo miglioramento. Le infrastrutture e i lavori pubblici sono caratterizzate da endemica lentezza di messa in opera. Non solo aspettiamo da vent’anni il raddoppio della Salerno-Reggio Calabria ma non riusciamo neppure a fare la pedemontana nel Nord efficiente e produttivo. Il nostro debito pubblico non cala. E quindi non possiamo abbassare il carico fiscale sulle famiglie e sulle imprese. Ben 2 milioni di giovani non studiano e non lavorano. La disoccupazione giovanile ha raggiunto cifre record ma le imprese non trovano ben 110mila tecnici e se si cercano artigiani spesso si trovano solo extracomunitari disponibili. L’età’ media di ingresso al lavoro dei nostri figli è di 6 anni più elevata della media europea (da noi si comincia a 28 anni, in Europa a 22). L’età media dei membri dei CdA delle banche è di 15 anni più elevata della media OCSE. Da noi gli over-65 hanno ormai superato gli under-15. Assistiamo a una vera e propria “emergenza educativa” che ha spinto la CEI ha dedicare alla sfida dell’educazione il programma pastorale del prossimo decennio. La fisiologia dialettica politica è diventata scontro tra istituzioni. Lo spirito civile si va indebolendo (l’età media di chi fa volontariato si è alzata in modo esponenziale). Le virtù pubbliche sono neglette. Domina una visione clientelare dei rapporti sociali e politici. Un continuo mercanteggiamento ha indebolito l’etica pubblica e anche molti parlamentari sono ormai (come al tempo del trasformismo giolittiano) pronti a continui passaggi di campo.

Il bipolarismo selvaggio ha accentuato la personalizzazione della vita pubblica, segnata da una crescente esposizione televisiva, da una concentrazione della politica nei talk-show e da un allontanamento dalla vita reale dei territori, salvo la discussa ma reale eccezione della Lega, forse l’unico partito organizzato rimasto nel Paese. Il federalismo va avanti con continui stop and go. Prevale (con un forte valore antieducativo per i nostri figli) la logica del “così fan tutti”.Viene sempre più trascurata la dimensione della formazione morale e della autonomia morale della persona. C’è stato - diciamolo senza timori reverenziali verso il pensiero unico relativista dominante - un deficit di dottrina sociale. I principi basici che la fondano (il principio-persona, la solidarietà, la sussidiarietà, il bene comune) sono quotidianamente disattesi nella pratica. Tutta colpa di Berlusconi? Basta mandare a casa il premier per far ripartire l’Italia? Sarebbe troppo semplice. Questo deficit di dottrina sociale ha riguardato sia chi ci ha governato che chi ha fatto in questi anni opposizione. Non tutto è ascrivibile insomma ai comportamenti di chi ignora che ogni funzione pubblica necessita di una rigorosa vita privata. Per troppo tempo si sono intesi i richiami etici come privi di efficacia. Dietro questa concezione si cela la convinzione che l’attività dell’uomo non è determinata in ultima analisi dalla sua libertà morale ma da leggi di natura economica e sociale. Perché il pensiero progressista (a cui tanto sta a cuore la dignità delle persone) è stato così miope da svalutare per anni il valore pedagogico della morale sessuale? Perché il pensiero conservatore si è trasformato radicalmente in cultura dell’audience, in acquiescenza totale ai dogmi dell’apparire e alla insostenibile leggerezza dell’essere? Come hanno fatto i maitre à penser del cambiamento sociale a trascurare per anni la necessità di un’etica privata dopo essere diventati i paladini dell’etica pubblica? Tutti ci ricordiamo l’epoca di “Porci con le ali” e dell’opzione libertina della sinistra sessantottina e il disprezzo per gli immigrati della destra. Pochi invece ricordano che negli anni Cinquanta, quando l’ethos di Peppone e Don Camillo affondava le sue radici nell’humus cristiano che ha edificato l’Europa e fondato le teorie dei diritti umani, Enrico Berlinguer indicava come modello alle ragazze del FGCI Maria Goretti e non per un sussulto di devozionismo cattolico, ma “contro l’uso consumistico della sessualità tipico dell’ideologia borghese e il conseguente mancato rispetto della dignità della donna”. Oggi è meno credibile per i suoi eredi dell’ opposizione imbarcarsi (dal caso Noemi al caso Ruby) in continue battaglie sulla morale dopo aver esaltato l’indifferentismo morale di chi ripete che ognuno sotto le lenzuola fa quello che vuole, compreso Roman Polansky. Un’opposizione che ha fatto dopo il 1994 della morale la sua più usata arma di battaglia politica, avrebbe dovuto accorgersi molto tempo prima, che la libertà si trasformava in licenza, e la società aperta in casa chiusa. Per il bene della democrazia italiana la destra faccia i conti fino in fondo con i residui di razzismo che albergano nelle sue fila, e la sinistra faccia i conti con la propria impotenza politica e con la propria ipocrisia morale. L’enorme potere che in questi vent’anni Berlusconi ha esercitato sugli italiani è stato un potere ipnotico. Essendo lui l’espressione, nel bene e nel male, di più di una metà dell’inconscio

degli italiani ha fatto perdere la testa sia a chi lo vuole che a chi lo rifiuta. Chi vota per il centro-de stra non è cieco di fronte ai difetti di Berlusconi. E chi non lo vota in molti casi non si lascia andare all’odio e al rancore ma cerca di continuare a pensare. Il silenzio pensoso di molti cattolici di fronte a queste vicende (lo ha spiegato molto bene De Rita in un coraggioso editoriale sul Corriere) non è il segno di una fuga dalle responsabilità ma esprime l’esigenza di ricominciare a ragionare politicamente fuori dai fanatismi, ascoltando i richiami delle alte indicazioni del Capo dello Stato. Essere miti in politica, ragionare senza insultare, sembra talora il pragmatismo degli imbelli. Il grido che reclama la pulizia morale (gonfio di risentimento) ha spesso la vibrazione del moralismo. Ma perché chi parla di morale cade nel moralismo? Perché si è smarrito il rapporto con Dio e non si coltiva la vita spirituale. Al contrario di quanto aveva profetizzato Feuerbach, il primo servizio che la fede fa alla politica è la liberazione dai miti politici, che sono il vero rischio del nostro tempo. La morale politica consiste nel resistere alla seduzione dei grandi proclami. E al tempo stesso apprestarsi, sulle orme di chi ha scritto il Codice di Camaldoli, a preparare una Italia nuova, come chi porta avanti nei territori l’Agenda Sociale dopo la Settimana di Reggio Calabria o partecipa ai Gruppi della DSC. I cattolici possono farsi strumento di una più solida unità del Paese e far ritrovare anche a chi non condivide i principi della dottrina sociale, i fondamenti di una politica davvero rispettosa della dignità della persona. Alexis de Tocqueville ha sostenuto nella sua penetrante analisi della nascita della democrazia in America, che la democrazia si fonda assai più sull’ethos che sulle istituzioni. La libertà, ignota al mondo animale, che ci costituisce come persone, poggia su una relazione con la verità. Al fondo della questione morale troviamo dunque la relazione delle persone alla verità. La capacità di autenticare un ethos, che nella nostra cultura è indubitabilmente fondato sulla esperienza cristiana del popolo italiano, è fonte di autonomia morale ed è la via d’uscita dal nichilismo di chi dice che non ci sono più valori. Al fondo dello scetticismo etico che ha attraversato il XX secolo noi troviamo una dissociazione tanto radicale quanto ingiustificata tra i valori, la vita autentica e la ragione. Una dissociazione che affonda le sue radici nella pace di Westfalia, nella laicité, nell’Illuminismo e nella Rivoluzione francese ma soprattutto nel pensiero di quel gigante della filosofia che è stato Immanuel Kant. Da quell’epoca esercizio della ragione e esperienza del valore si guardano in cagnesco, generando scetticismo. E la riconciliazione di verità e ragione, di ragione ed etica, con una fede ragionevole e con una ragione non chiusa al trascendente, è il leit motiv della ricerca filosofica e poi del magistero di Ratzinger. L’invito di Papa Benedetto al mondo laico a vivere come se Dio ci fosse (rovesciando il paradigma di Grozio) va preso in seria considerazione da tutti, ma soprattutto da chi negli ultimi anni ha, sia pur tardivamente, scoperto l’importanza dei valori morali. Questo ci aiuta ad abbandonare i fanatismi e a ricominciare a pensare politicamente. Sapendo che il moralismo è una delle tante varianti del fanatismo e spesso ha poco a che fare con la moralità.

Una nuova divisione:

mare profondo

I

tempi sono sempre più veloci. Nel giro di vent’anni ci ritroviamo ad avere altri steccati, prima si chiamavano “cortina di ferro” e con la Cina “cortina di bambù” ora potremmo chiamarla “cortina mare profondo”. I nuovi paesi di frontiera sono cambiati ad eccezione dell’Italia, noi siamo sulla linea di confronto (con Spagna, Portogallo, Grecia) tra nord e sud, tra paesi emergenti dalle dittature, tra paesi di diverse religioni, con profondi germi fondamentalisti. Per molti anni la divisione sarà netta ed insidiosa, essa dividerà i paesi che stanno alle nostre spalle, dai paesi che stanno aldilà del mare. Il fattore petrolio, con l’aggiunta per l’Africa Centrale di altre materie prime preziose per le nostre economie, sarà la chiave di lettura di ogni futura azione politica. La distinzione, nel ventesimo secolo, era geopolitica ora è geoeconomica, infatti la divisione non è più ideologica, ma economico-religiosa. Un fatto nuovo stravolge le metodologie di prima, i nuovi mezzi di comunicazione via internet, che possono raggiungere, in tempo reale, anche le tende nel deserto, pur senza elettricità. Da lì si evidenzia velocemente la difformità sociale ed economica, con conseguente presa di coscienza delle libertà politiche ma soprattutto economico sociali. Le risposte politiche nell’attuale crisi sono purtroppo arrivate lente, rispetto alla velocità degli avvenimenti,. Il tutto ci ricorda un precedente: la Società delle Nazioni che rimase bloccata e reagì troppo tardi rispetto all’avanzata del nazismo in Europa. Lo stesso vale anche per la titubanza di alcuni paesi dovuta, non al problema umanitario e morale che porta con sé la guerra, ma alla ricaduta sulla

propria economia. L’incertezza iniziale dell’Italia non era legata all’accoglienza di Berlusconi a Gheddafi ma alle concessioni petrolifere dell’Eni. Emblematica la posizione della Lega, che credo più rivolta al suo retroterra composto da soggetti economicoindustriali del nord che ad una politica nazionale ed internazionale. Allo stesso modo si comporta la Germania per paura di pestare troppo i piedi con chi si pensa di fare ancora affari. La Francia spinge per l’attacco, la Germania frena e non partecipa al voto. L’Inghilterra spinge e partecipa attivamente per essere nel gioco degli interessi economici delle super potenze. La prima vuol partecipare alle concessioni petrolifere che non ha in Libia, oltre al fatto che Sarkozy ha bisogno di recuperare la sua posizione dopo la caduta dei consensi per non essersi impegnato a fondo con la Tunisia e riaffermare la grandezza della Francia; la Germania che opera già in Libia, in vari settori, in un ottica di potenza economica non vuole inimicarsi la dirigenza libica per essere il garante per il prossimo futuro. L’Inghilterra per non essere esclusa dalla scena internazionale. Così credo, e penso di non sbagliarmi, che la scelta del PD (partito di lungo corso politico) di appoggiare l’Onu e la Nato, quindi l’azione del governo, sia per una visione nazionale del ruolo che l’Italia deve avere nel mondo, che per recuperare un’immagine e ruolo politico sui grandi temi nazionali. Esistevano paesi cuscinetto-neutrali, come l’Austria e la Svizzera, ora esiste solo la Svizzera, però avevano in comune, con noi, profonde radici cristiane, oltre ad un modello economico liberista. Ora vi è la Turchia che ha sempre avuto una doppia visione religiosa e quindi politica, anche se proiettata verso l’Europa. C’è anche la Siria, paese più vicino politicamente agli stati islamici-rigidi che all’Occidente. Gli Stati Uniti sono ideologicamente con l’Europa ma interfacciano pro-

blemi economici che annebbiano la visione dei rapporti politici ed ideologici. Noi non siamo solo una delle coste preferite dai profughi ma anche la terra più vicina all’altra sponda. Come allora siamo molto importanti per l’Occidente, Stati Uniti compresi, (anche se ora sono po’ strabici verso l’Europa e quindi verso di noi) in quanto ubicazione geografica strategica, ponte naturale verso il sud, ma anche più esposti ad ogni evenienza negativa. Dobbiamo cercare di salvaguardare e difendere la voglia di libertà e di autodeterminazione dei popoli che si affacciano al benessere occidentale avendo presente sempre gli interessi del nostro paese. Questa è la nuova sfida che abbiamo davanti. Esiste una sola via, finito il frastuono delle armi, quella politico-diplomatica (politica estera) che sappia, conoscendo i mondi interessati, muoversi con intelligenza ed abilità, in una parola meno burocrazia e più cognizione del mondo che si ha di fronte. La consapevolezza, da parte dei servizi segreti, è di saper leggere le realtà con nuove lenti, con una visione geo-sociale e economica. Gli interlocutori non sono solo occidentali ma soprattutto i paesi emergenti ed arabi. Occorre più intuitività nel capire ed affrontare i problemi attraverso una politica estera ferma e duttile, risvegliando l’Europa ad agire in modo unitario. Certo, ci vuole tempo a formarla, ed attuarla. Ma bisogna farlo subito. Ora, comunque sia, usciremo più deboli per non esserci preparati ai cambiamenti che giorno per giorno ci siamo trovati di fronte. Purtroppo, anche noi Italiani, negli scorsi abbiamo bruciato uomini e quindi idee, tutto sull’onda del cambiamento post-cortina di ferro. Cambiamento voluto dagli italiani, ma sostenuti, si dice, anche da “poteri forti” esteri.

Paolo Caccia Già deputato al Parlamento

I cattolici vogliono tornare a fare politica Presentato il Documento conclusivo della Settimana sociale di Reggio Calabria ROMA, (ZENIT.org). “Un cammino che continua”: è questo non solo il titolo ma anche il senso del Documento conclusivo della 46ma Settimana sociale dei cattolici italiani di Reggio Calabria presentato a Roma alla stampa.

Obiettivo del documento, infatti, ha spiegato mons. Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea e presidente del Comitato scientifico ed organizzatore delle Settimane sociali è “allargare ulteriormente la riflessione compiuta a Reggio Calabria, così come nel cammino preparatorio, sull’impegno concreto della Chiesa per il bene comune”. Il coinvolgimento di centinaia di delegati delle diocesi italiane e di associazioni e movimenti laicali rappresenta allora non solo “un elemento caratterizzante l’assise di Reggio Calabria” ma anche “un metodo di discernimento comunitario affidato alle chiese locali perché facciano altrettanto”. “Su questa strada – ha concordato Edoardo Patriarca, consigliere del Cnel e segretario del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali – si stanno già muovendo numerose diocesi ed associazioni che stanno avviando esperienze di ‘laboratori per il bene comune’”. “È emerso con grande convinzione – ha affermato Patriarca rispondendo a una domanda di ZENIT su quali siano oggi alcuni degli orientamenti condi-

visi dai cattolici italiani – il desiderio di tornare a fare politica”. Non “un popolo di Dio riottoso e titubante”, ha assicurato Patriarca, ha accolto l’invito di Benedetto XVI per una nuova generazione di politici cattolici ma, al contrario, “un laicato che esprime una convinzione davvero condivisa a recuperare la vocazione alla politica”, e capace di “uscire dalla paura di scelte plurali”. Grande concordanza c’è, in merito all’educare – uno dei 5 ambiti di riflessione dei lavori di Reggio Calabria - sull’attenzione da dare al “mondo degli adulti e al sostegno della funzione educante di genitori e docenti”. Un’altra idea largamente condivisa dai cattolici presenti alla Settimana sociale dello scorso ottobre è che “il Paese per tornare a crescere deve investire sulla vocazione imprenditoriale”. Superata una certa visione degli scorsi decenni che “identificava nell’impresa un luogo di diseguaglianze” va invece accolta “la lezione della Caritas in veritate che vede nell’impresa un soggetto del bene comune”. Senza dimenticare, infatti “le ragioni del lavoro, va sottolineato che il lavoro stesso si difende inventandolo e costruendolo insieme”. Va, infine sottolineata, la questione dell’immigrazione. “A Reggio Calabria – ha affermato Patriarca – sono

emerse entrambe le linee dell’accoglienza e del ‘realismo’ che chiede di predisporre delle condizioni per la stessa accoglienza, ma c’è concordanza sull’idea del riconoscimento dei diritti di cittadinanza”. In merito è emersa “una grande maturità e consapevolezza che farà bene al Paese”. Trasversale a tutte le questioni è, secondo Patriarca, “la rilevanza della questione antropologica intesa come premura prioritaria verso la persona e la famiglia”. “Il testo conclusivo della Settimana sociale – ha sottolineato Franco Pasquali, segretario generale di Coldiretti e membro del Comitato scientifico e organizzatore – è un documento di prospettiva che non intende rispondere, anche per il suo articolato iter preparatorio, a delle contingenze immediate ma offrire delle chiavi di lettura della realtà del nostro Paese”. Fondamentale, in questa prospettiva è “la sottolineatura del concetto di bene comune affidato non solo ai soggetti istituzionali ma a tutti i soggetti della società civile per una rinnovata partecipazione alla vita dei territori nei quali vivono”.

di Chiara Santomiero

MADE IN MANTUA: NASCE IL NUOVO MARCHIO DELLA MODA ARTIGIANA Un’idea di Federmoda Cna per promuovere le eccellenze di Mantova Un sito e un catalogo nuovi di zecca per promuovere un marchio altrettanto innovativo: “madeinmatua - La moda artigiana a Mantova”. Il progetto, presentato a Palazzo di Bagno, è promosso dall’Assessorato alle Attività Produttive della Provincia di Mantova con la Confederazione Nazionale Artigianato. La Provincia di Mantova ha sostenuto fin dall’inizio con grande entusiasmo e convinzione l’idea di Federmoda - CNA che punta a promuovere nei mercati globalizzati un gruppo di imprese di nicchia del settore tessile che producono in conto proprio abbigliamento di alta gamma e su misura. La forte attenzione ai temi dello sviluppo economico locale e all¹elaborazione di precise linee di intervento per quanto riguarda il sostegno alle imprese e ai loro processi di innovazione e internazionalizzazione è una caratteristica che contraddistingue da sempre l¹azione della Provincia di Mantova e della CNA. Da qui la nascita del catalogo delle aziende artigiane mantovane che producono abbigliamento in conto proprio: la pubblicazione, del tutto nuova e la prima nel suo genere per Mantova, rappresenta uno strumento importante per il consumatore, diventato molto esigente e che potrà quindi essere informato sulle piccole realtà, spesso ottime manifatture che operano sul territorio locale. Il marketing delle quattro P (Product - Price - Place - Promotion) non è più sufficiente per stimolare la curiosità dei consumatori e invogliarli all’acquisto. Passato il tempo della concorrenza infinita, le aziende cercano di imporsi sul mercato attraverso alleanze strategiche, in grado di stupire ed emozionare i consumatori. Si tratta del cosiddetto marketing associativo o collettivo in cui Federmoda CNA, assieme alla Provincia di Mantova, credono fortemente: promuovendo tutte insieme le aziende del tessile Made in Mantova, infatti è possibile abbattere i costi e pubblicizzare l’intero comparto.

Si può andare alla scoperta delle aziende interessate anche on line sul sito www.madeinmantua.it.

Massimo Salvarani - direttore CNA Mantova


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Cultura politica Dieci punti che si ricongiungono alla Caritas in veritate

L'appello di Don Sturzo ai liberi e forti resta oggi di grande attualità

A

più di cinquant’anni dalla sua L’enciclica leonina fu il vero punto di scomparsa, Luigi Sturzo riepartenza di quel sentiero segnato da imsce ancora a suscitare in noi un pegno e determinazione che portò il 18 sentimento di stupore misto ad un grangennaio 1919 dalla stanza dell’albergo de senso di ammirazione. Nel suo stile Santa Chiara all’appello ai liberi e forti. La dichiarazione del 18 gennaio 1919 conciso, nell’impegno che dedicò a tutcostituì un’importante assunzione di rete le battaglie che lo accompagnarono sponsabilità da parte di tutti coloro che in vita e che perpetuano il suo ricordo “in questa grave ora sentono alto il dodi portatore di libertà nel tempo affiora vere di cooperare ai fini superiori della il ricordo di un grande personaggio stopatria, senza pregiudizi né preconcetti.” rico. Nei tempi in cui Sturzo intrapreL’appello ai liberi e forti era seguito da se il proprio cammino politico sociale un programma stilato in dodici punl’Italia era un paese in piena mutazione ti che costituivano efficaci risposte ai sotto il profilo sociale. I grandi processi quesiti e alle problematiche di uno stato di unificazione che avrebbero portato lo bisognoso di un grande processo mostato Italiano a potersi dire unico e indidernizzatore sotto il profilo economivisibile erano accompagnati da un proco, amministrativo, ma anche in merito fondo silenzio della Santa Sede in matepolitico. Le scelte giolittiane, totalmente ria politico-sociale. Il 30 giugno 1886 la incapaci di fare fronte alle problematiPenitenzieria Romana rivolse ai vescovi che di una nazione in grande fermenitaliani la seguente nota sul fatto che essi to, risultavano quanto mai inadeguate e si recassero a votare per le elezioni poobsolete. Il progetto di Sturzo che aveva litiche: “Attentis omnibus circumstanvisto nella nascita del PPI un passo detiis, non expedit”. cisivo avrebbe coDal non conviene nosciuto un forte considerare tutte le “A più di cinquant’anni dalla sviluppo colleziocircostanze, il non sua scomparsa, Luigi Sturzo nando importanexpedit divenne un riesce ancora a suscitare in noi un ti successi. Si penvero e proprio disentimento di stupore” si per esempio alla vieto con un decrenascita dei sindacati to del Santo Uffizio bianchi, alla risoluzione delle problemache il 30 giugno 1886 sancì che: “non tiche legate all’agricoltura con il lodo expedit prohibitionem importat”. Bianchi, alla riforma elettorale indirizTuttavia questo clima di chiusura da zata verso il sistema proporzionale che parte del mondo clericale nei confronlimitò fortemente i clientelismi preti dell’operato sociale e politico non risenti nel vecchio sistema maggioritario. guardava l’intero ambiente ecclesiastiPurtroppo il grande lavoro dei popolaco. Il 15 maggio 1891 Papa Leone XIII ri venne interrotto dall’avvento del fapubblicò la famosa enciclica Rerum scismo, contro la cui violenza ben poco Novarum. Papa Pecci era ormai anziano poté fare in una situazione così comma il messaggio racchiuso tra le pagipromessa il neonato PPI. ne della sua enciclica denotava una sorAi giorni nostri l’appello ai liberi e forprendente lungimiranza. Nel decennio ti e i conseguenti dodici punti del proche seguì la pubblicazione della Rerum gramma popolare potrebbero apparire Novarum il pensiero del Papa e le sue come semplice materia storica. Ci troposizioni furono tali da sostenere con viamo di fronte a tematiche di granautorevolezza gli orientamenti dei più de attualità. In un mondo in cui l’avgiovani contro le resistenze degli amvento della globalizzazione rischia di bienti cattolici intransigenti. obnubilare i fondamenti culturali dei Come Sturzo stesso ricordava, la spinta popoli Sturzo avrebbe probabilmente all’azione, la legittimazione in un certo indirizzato il suo appello a tutti coloro senso, perché anche un sacerdote potesche nel pieno rifiuto di un’ottica pretse occuparsi di questioni sociali, venne tamente faziosa e nichilista assumessero dalla pubblicazione della lettera enciclicome punto di partenza la consapevoca Rerum Novarum.

lezza del contesto sociale e culturale in cui ogni progetto politico può inserirsi. Si sarebbe probabilmente rivolto a tutti coloro che all’insegna di un vero pluralismo avrebbero valutato il mondo nella sua interezza e complessità rifiutando il dogmatismo degli urlatori di piazza. Si sarebbe rivolto a tutti coloro che rifiutano l’idea di una negazione delle profonde radici cristiane e cattoliche che da sempre contraddistinguono il nostro paese. Anche il programma in dodici punti presentato dal PPI, se opportunamente rivisto in base ai tempi in cui viviamo, conserva un forte carattere attuale. Si pensi per esempio al punto primo: “Integrità della famiglia”, “protezione dell’infanzia”, “ricerca della paternità”. Se è vero che nel nostro paese si riscontra una prevalenza di imprese a gestione famigliare risulta evidente l’importanza della famiglia sia come organo sociale che economico. Determinante risulta quindi l’impegno a tutelare la famiglia come organismo vitale e fondamentale, come ricorda nella lettera enciclica Caritas in veritate Papa Benedetto XVI: “Diventa cosi una necessità sociale, e perfino economica, proporre ancora alle nuove generazioni la bellezza della famiglia e del matrimonio, la rispondenza di tali istituzioni alle esigenze più profonde del cuore e della dignità della persona. In questa prospettiva gli Stati sono chiamati a varare politiche che promuovano la centralità e l’integralità della famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, prima e vitale cellula della società, facendosi carico anche dei suoi problemi economici e fiscali, nel rispetto della sua natura relazionale”. Il secondo punto, recante: “Libertà di insegnamento in ogni grado”, Riforma e cultura popolare, diffusione dell’istruzione professionale” potrebbe essere tradotto in un’opera, in parte già intrapresa dall’attuale governo, di riforma dell’università e della ricerca quale cuore pulsante dell’innovazione e dello sviluppo. Nel terzo e quarto punto risulta efficace l’osservazione che il Santo Padre nella sua lettera enciclica rivolge in materia di tutela del lavoro: “L’estromissio-

paese fortemente eterogeneo come il nostro mutano di regione in regione. Il federalismo può inoltre contribuire alla creazione di competitività tra le aziende locali, in particolare tra le imprese di gestione del territorio, contribuendo al miglioramento del servizio offerto. Il punto settimo imposta come tema fondamentale il tema della beneficenza e dell’assistenza. Le profonde radici cattoliche che contraddistinguono la nostra gente assumono come criterio di base lo sviluppo dell’uomo nella sua piena integrità. La dottrina sociale della chiesa, per mezzo del testo Caritas in veritate, suggerisce un’implicazione del termine etica in campo economico nel pieno rispetto dello stesso. L’impegno pertanto a una maggiore distribuzione della ricchezza risulta determinante al fine di scongiurare l’incremento del fenomeno dei “nuovi poveri”. L’ottavo punto assume un particolare ne dal lavoro per lungo tempo, oppure significato alla luce degli ultimi eventi: la dipendenza prolungata dall’assistenza ‘Libertà e sviluppo della coscienza cripubblica o privata minano la libertà e la stiana, considerata come fondamento e creatività della persona e i suoi rapporti presidio della vita della nazione e delle familiari e sociali con forti conseguenze libertà popolari”. sul piano psicologico e spirituale”. Pur assumendo come basilare il caratSe nel 1919 le necessità primarie per il tere laico delle istituzioni credo che sapaese dal punto di vista energetico coinrebbe deleterio trasformare il laicismo cidevano con la creazione di impianti di in un perenne vuoto spirituale all’inseproduzione e di distribuzione dell’energna del politically correct. gia, oggi si potrebbe adattare il quinto La chiesa e la sua dottrina sociale hanno punto del programma popolare rivola cuore il bene e lo sviluppo dell’uomo gendo particolare attenzione allo svinella sua integrità. Il caso della sentenluppo di fonti energetiche ecosostenibiza della corte europea dei diritti umali utilizzando le fonti rinnovabili che ci ni suscita perplessità unita a un senso sono messe a disposizione. Il punto sesto e nono ci fanno riflettere su una prodi amarezza. La giustificazione secondo blematica alla quale la quale il crocefisl’attuale governo ha so minerebbe la li“Nella piena consapevolezza contribuito a dare bertà di un genitoche un nuovo appello ai liberi e soluzione. La “lire di educare i figli forti sia oggi non solo possibile bertà ed autonomia in base alle proprie ma necessario mi preme ricordare degli enti pubblici convinzioni non un aspetto che Sturzo tendeva a locali” costituiva la può essere sostenusottolineare spesso.” carthago delenda ta: l’educazione di est del programma un bambino deve popolare. Oggi si essere finalizzata potrebbe chiamare federalismo. L’autonecessariamente a un corretto svilupnomia degli enti pubblici locali, come le po della persona nel contesto culturale regioni, rappresenta il punto di partenin cui l’individuo è posto. L’educazione za per un progetto di tutela e valorizzadi un figlio in un paese cristiano deve zione delle arti, dei mestieri e della ricassumere come principio fondamentale chezza culturale locale, risorse che in un il rispetto di quelle radici culturali che

C’è una grande confusione sotto il sole

affondano nelle stesse origini religiose del paese. A prescindere dalle scelte spirituali in cui l’individuo è sovrano non devono venire meno le condizioni per una rispettosa convivenza. Le istituzioni da sole non bastano a garantire lo sviluppo dei popoli e delle nazioni, occorre non dimenticare le proprie radici, e basare i propri progetti su una profonda conoscenza del contesto culturale in cui andranno a inserirsi memori dell’antico detto: ‘siamo come nani sulle spalle dei giganti’. Un importante punto che non è compreso nel programma popolare è la necessità di integrare coloro che entrano a fare parte della nostra realtà culturale. Come osservato da Papa Benedetto XVI, bisogna prestare particolare attenzione a non confondere l’integrazione con un eclettismo culturale. L’avvicinamento di due o più realtà culturali senza un vero scambio di idee rischia di accumulare tensioni destinate a manifestarsi in episodi di cui ogni tanto ci rendiamo testimoni. Nella piena consapevolezza che un nuovo appello ai liberi e forti sia oggi non solo possibile ma necessario mi preme ricordare un aspetto che Sturzo tendeva a sottolineare spesso. Pretendere che un’associazione o un partito sia formato esclusivamente da personalità equivalenti sarebbe negare la stessa natura di essere umano. Senza scomodare Eraclito e la sua perenne lotta tra i contrari si potrebbe dire che le correnti, di pensiero o di opinione, garantiscono una certa criticità nello sviluppo di idee e di progetti. Stabiliscono inoltre una delle caratteristiche fondamentali del dibattito: il confronto, la discussione. Solo dal dialogo possono scaturire decisioni ampiamente condivisibili. Questo è il motivo principale per il quale Sturzo legittimava le correnti, purché si dimostrassero unite nel momento finale nel proclamare i propri ideali cattolici e popolari.

“Il sistema capitalistico, in profonda convulsione, stenta a ridefinire delle regole”

S

È l’ora della solidarietà Davanti agli sbarchi continui di centinaia e centinaia di migrantes dalle coste nordafricane, su barconi stracolmi di donne, bambini e uomini di ogni razza ed età, e all’impatto non più sopportabile dalla nobile e generosa gente di Lampedusa, non possiamo più far finta di niente. L’esodo biblico conseguente a quanto sta accadendo con la guerra in Libia e il ribollire dell’intera area della costa sud del Mediterraneo non può essere sopportato dalla sola Sicilia. Certo, esistono precise responsabilità e doveri dell’Unione europea nella quale è ora di denunciare l’ottusa politica opportunistica dei francesi, sempre pronti a innalzare la bandiera della difesa dei diritti umani, quanto impegnati soprattutto nella difesa dei loro interessi e alla mercé di un Presidente che cerca di recuperare consenso, dopo la fallimentare politica in Tunisia, con l’evocazione dell’antica grandeur. In attesa che si chiariscano responsabilità e impegni in sede europea, compito fondamentale del nostro governo, non possiamo che condividere quanto sin qui è stato posto in essere dai nostri ministri dell’interno, Maroni e della difesa, La Russa. Non possiamo invece che condannare

le politiche di chiusura egoistica messe in campo da molte, troppe regioni, senza distinzione di colore politico. È l’ora di far scattare la solidarietà di tutta l’Italia e di favorire politiche di generosa disponibilità all’accoglienza di questi disgraziati. Una terra come quella veneta che, alla pari e, in molti casi, in misura assai maggiore di altre regioni, ha conosciuto il fenomeno dell’emigrazione con cui il Veneto ha saputo fecondare molte parti del mondo, non può sottrarsi a questo dovere. Lo diciamo forte e chiaro al nostro governatore Luca Zaia, convinti che anche gli amici della Lega, in coerenza con le politiche coraggiose del ministro Maroni, non si sottrarranno a questo elementare dovere di solidarietà. Certo ci sarà il tempo di distinguere tra profughi e clandestini e di porre in essere ogni misura per facilitare il giusto trasferimento dei preventivati trecentomila arrivi nel resto d’Europa. Intanto, però, prepariamoci anche noi a fare la nostra parte. È un dovere morale cui non possiamo e vogliamo sottrarci. Ettore Bonalberti - Presidente di ALEF ( Associazione Liberi e Forti) Venezia, 28 marzo 2011

ì, c’è una grande confusione sotto il sole: siamo nel mezzo dell’età della crisi e della incertezza. Perché il sistema capitalistico, in profonda convulsione, stenta a ridefinire delle regole per il mercato dopo il fallimento del fondamentalismo mercatista; è lacerato nel costruire una indispensabile governance globale; è riluttante a muoversi lungo strategie di vasto respiro; è tentennante nel rifondare un’etica basata sugli interessi planetari e sulla coesione sociale; quindi, continua a generare sussulti, incertezze, disoccupazione, aumento delle materie prime, focolai di tensioni sociali. Perché il mondo arabo è una polveriera dalle Colonne d’Ercole fino al fiume Oxus ed all’Hindu Kush: esclusione sociale mescolata alle ingiustizie ed alla repressione, una società giovane ed instabile dentro istituzioni rese fragili dalle strutture claniche e tribali, un enorme sottoproletariato intellettuale giovane senza speranze nel futuro, il magma confuso e coinvolgente delle grandi megalopoli, il ruolo fondamentale ed aggregante dei social network (Web, Internet, Twitter, Facebook), l’orgoglio panarabo di Al Jazeera, lo scontro strisciante tra Sunniti e Sciiti, la capacità di attrazione del no-profit islamico, i militari come unica struttura stabile e con capacità di Governo. Perché l’America è investita violentemente dal passaggio da un assetto unipolare imperiale ad un nuovo equilibrio multipolare; quindi, con grande realismo, ha scelto la linea dello “smart power” e della selezione degli obiettivi d’intervento; “il guerriero” appare riluttante, pronto ad un impegno defilato in un’area poco strategica e per di più col rischio di contraddire platealmente la linea culturale, illustrata da Obama nel discorso del Cairo e di Ankara, nei confronti del mondo islamico. Perché l’Europa, che di fronte al defilato impegno dell’America dovrebbe assumere un ruolo di responsabilità globale attiva, sta invece consumando un tragico fallimento della sua politica estera, impantanata nelle secche del tatticismo, dilaniata dal riemergere di antistorici nazionalismi e dai fantasmi

mai sopiti del colonialismo. Perché emergono di continuo segnali che fanno presagire scenari futuri ancora più inquietanti: l’isolamento di Israele ormai senza sponde solide nel campo arabo; la crisi del Bahrein e le tensioni nel clan di governo Saudita (da questa area passa il 40% del flusso energetico planetario); il rafforzamento dell’Iran; la guerra civile in Yemen, le tensioni in Giordania e le incognite del nuovo Egitto con la forte presenza dei Fratelli Musulmani (dal Mar Rosso e da Suez passa un terzo del commercio mondiale); la tragedia giapponese, la guerra in Libia e l’aumento del petrolio produrranno inflazione particolarmente perniciosa per la fragile ripresa. Perché il Mediterraneo è diventato di nuovo un’area geopolitica cruciale, traversata da tensioni e da conflitti, un confine magmatico per l’Europa che appare su questo problema senza strategia, senza politiche. Perché le bibliche ondate migratorie che investono le nostre coste sono giovani, cariche di disperata determinazione e di speranza; e l’Europa sta balbettando una risposta egoistica da “si salvi chi può”, incerta, spaventata del futuro; l’arroccarsi di un popolo vecchio, geloso del proprio presente, senza il coraggio e la speranza di guardare il futuro, di capire il cambiamento. È il drammatico risultato della “gelata demografica”. Perché l’Occidente, tutto l’Occidente, pur dotato di grandi strumenti di indagine e di sensori raffinatissimi, non ha previsto nulla del futuro, perché non sta capendo il presente che si muove tumultuosamente ai nostri confini. Come muoversi in questa inquietante confusione? Con lucida cautela, consapevole dei grandi rischi e della impossibilità di restaurare lo status quo ante; la transizione sarà lunga, complessa, ardua, pericolosa, ma cambierà radicalmente il nostro presente. È prioritario ripristinare una solida unità dell’Occidente ed in particolar modo della UE, perseguendo alcuni obiettivi: grande vigilanza sui nodi della sicurezza; l’emergenza umanitaria è un problema di tutta l’Europa e le modalità in cui affronteremo

questo problema fonderanno i nostri rapporti futuri con l’Africa e il Medio Oriente; è ora di porre le condizioni per uno sviluppo più equilibrato dell’area mediterranea (Piano Marshall, Bers, Mercato Comune, ecc.); va recuperato un rapporto di partnership solidale ed effettivo con la Turchia che appare sempre di più come il punto di riferimento più efficace di tutto il Medio Oriente; va bloccato, ma subito, il processo di somalizzazione della Libia. Per quanto riguarda l’Italia, i cittadini si aspettano che, di fronte a problemi così vasti ed allarmanti, l’élite politica sappia recuperare spirito di solidarietà nazionale. E che i Partiti non attizzino, per qualche consenso fugace, le paure e le ansie, ma sappiano scioglierle nella speranza lungimirante della concretezza riformatrice. Ma c’è ancora spazio per questa speranza? Gianstefano Frigerio Membro dell’Ufficio Politico del PPE

Matteo Fazzi


Cultura politica

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La responsabilità sociale delle attività economiche ROMA, (ZENIT.org).

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ristotele definisce l’etica come “scienza pratica”[1], in quanto ritiene che essa esprima un sapere causale che ha come oggetto determinazioni qualitative del “reale” che ne investigano l’essenza [2], non si tratta di un’analisi fatta dal punto di vista della pura e semplice contemplazione (come per quanto riguarda le scienze teoretiche, quali la matematica, la fisica e la filosofia primaria) né fatta dal punto di vista della “produzione” (come avviene in ambito poetico, ovvero nelle arti), ma trattasi di tutto ciò che riguarda la prassi, l’azione [3]. Il VI libro dell’Etica Nicomachea di Aristotele contiene la trattazione delle virtù dianoetiche, che sono proprie dell’anima razionale; esse sono la scienza, l’arte, la saggezza, l’intelligenza, la sapienza. La scienza è “una disposizione che dirige la dimostrazione” ed ha per oggetto ciò che non può essere diversamente da quello che è, vale a dire il necessario e l’eterno; l’arte, invece, è “una disposizione accompagnata da ragionamento vero che dirige il produrre” ed è diversa, pertanto, dalla disposizione che dirige l’agire, in cui consiste la saggezza, che è definita “come l’abito pratico razionale che concerne ciò che è bene o male per l’uomo” ed ha una natura mutevole al pari dell’uomo; l’intelligenza è un abito razionale che ha la facoltà di intuire i principi primi di tutte le scienze, nonché i “termini ultimi”, i fini, cioè, a cui deve indirizzarsi l’azione, e insieme con la scienza costituisce la sapienza, che è il grado più elevato e universale del sapere, in quanto è “insieme scienza e intelligenza delle cose più alte per natura” e, come tale, è ben distinto dalla saggezza. Inoltre Aristotele, in questo testo, evidenzia la dicotomia esistente tra le realtà “che non possono essere diverse da quello che sono” (es. fenomeni naturali) e quelle “che possono essere diversamente da quello che sono” (es. l’azione, l’agire). Fatta questa premessa, si può affermare che l’etica è la “scienza dell’agire” che cerca di capire come l’azione si produce, non limitandosi ad una semplice analisi descrittiva, cercando di trovare quindi solo i meccanismi matrice dell’azione, ma approfondendo gli effetti dell’azione, la loro natura e le loro finalità. Aristotele inoltre tratta la questione dell’etica con riferimento all’aspetto economico, escludendo che una vita dedita al guadagno e al perseguimento della ricchezza possa portare al sommo bene, dato che il perseguimento del lucro implica di dover far fronte alle necessità di sopravvivenza e che il denaro è un mezzo, non un fine,

essendo solo il bene supremo il fine che si vuole di per se stesso [4]. L’economia, diversamente da altre scienze, è legata sia alla teoria della razionalità sia all’etica, pertanto è difficile tenere separati i problemi metodologici che hanno per argomento il carattere dell’economia dai problemi valutativi che riguardano le scelte individuali, le loro condizioni e le loro conseguenze. L’economista non può essere estraneo alla morale e utilizzare l’economia come semplice tecnica, dato che per poter fornire strumenti tecnici alla politica, ad esempio, deve collegare la teoria economica ai concetti morali che sono impiegati dai politici. Per fare questo deve essere in grado di orientarsi in tematiche quali i bisogni, l’equità, le opportunità, la libertà e i diritti. Ma un rapporto tra etica ed economia fino agli anni Novanta risultava di difficile attuazione sia perché le leggi nazionali sembravano incapaci di operare a livello transnazionale e globale, sia perché molti governi tendevano a mitigare le regolazioni stesse in favore di un liberalismo che permettesse una maggiore competitività. Questo ha quindi favorito il dilagare di determinati fenomeni quali lo sfruttamento del lavoro minorile, l’aumento della povertà in molti paesi come l’America Latina, le crisi finanziarie come quelle della Parmalat e della Wordcom e sicuramente ha comportato anche l’indebolimento delle garanzie e della stabilità del lavoro. Un’impresa dovrebbe di fatto adottare un comportamento socialmente responsabile, monitorando e rispondendo alle aspettative economiche, ambientali, sociali di tutti i portatori di interesse (stakeholders), riuscendo anche a raggiungere l’obiettivo di conseguire un vantaggio competitivo e la massimizzazione degli utili di lungo periodo. Se si prende in considerazione un qualsiasi prodotto si può notare, infatti, che non viene apprezzato unicamente per le caratteristiche qualitative esteriori o funzionali; il suo valore è stimato in gran parte per le caratteristiche non materiali, quali le condizioni di fornitura, i servizi di assistenza e di personalizzazione, l’immagine ed infine la storia del prodotto stesso. All’interno del mercato globale e locale, le imprese non hanno un’esistenza autonoma stante, ma sono enti che vivono e agiscono in un tessuto sociale che comprende vari soggetti, sicuramente attenti all’operato imprenditoriale. Ma il comportamento più o meno etico di un’impresa interessa, soprattutto, oltre che gli stakeholder, tutti i cittadini, ai quali non bastano astratte dichiarazioni di principi e valori: essi esigono ormai un impegno quotidiano e cre-

L’organizzazione politica è autonoma dalla religione? dibile, frutto di una precisa politica manageriale e di un sistema aziendale organizzato a tal fine. Durante il Consiglio Europeo di Lisbona, la Commissione Europea sottolineò il ruolo che poteva svolgere la responsabilità sociale delle imprese nella gestione delle conseguenze dell’integrazione dell’economia e dei mercati sull’occupazione e sul settore sociale e nell’adeguamento delle condizioni di lavoro alla nuova economia.[5] Venne redatto così nel 2001 il Libro Verde intitolato: “Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese”. Il progetto era quindi quello di costruire un’economia della conoscenza dinamica e competitiva basata sulla coesione e che facesse appello proprio al senso di responsabilità sociale delle imprese per arrivare a raggiungere alcuni obiettivi quali: una migliore organizzazione del lavoro, delle pari opportunità, l’inserimento sociale e uno sviluppo durevole. L’iniziativa del CSR è nata in seguito ad alcune problematiche: la globalizzazione, gli scandali finanziari, il fallimento del sistema di regulating business e la persistenza del conflitto di interessi. Prima della discussione sul Corporate Social Responsibility a livello comunitario, ogni paese dell’Unione Europea aveva attuato un proprio approccio al CSR a seconda delle singole caratteristiche del proprio Stato: cercando quindi di seguire il modello di capitalismo vigente, il grado di intervento dello Stato, le iniziative pubbliche e quelle private. Proprio le differenze strutturali di ogni singolo Paese avevano condotto ad una diversificazione del CSR partendo dall’utilizzo del top-down in Danimarca e Francia ed arrivando al bottom-up utilizzato in Gran Bretagna e in Italia[6]. La tendenza odierna è la convergenza degli approcci nazionali verso il modello auspicato dalla Commissione Europea, nel quale per CSR si intende la responsabilità sociale delle imprese nei confronti della “società” nel suo insieme. [1] Cfr. Aristotele, Metafisica,VI, cap. 1. [2] Cfr. Aristotele, Analitici Posteriori, I, cap. 2, pag. 71. [3] Cfr. M.E. Di Giandomenico, Management Etico, principi e fondamenti, Milano,Giuffrè Editore, 2007 [4] Idem. [5] www.eur-lex.europa.eu, Libro Verde, Commissione Europea, 2001 [6] Quando le iniziative che riguardano il CSR vengono intraprese dai soggetti pubblici, si parla di top-down; quando invece derivano dalle stesse imprese si parla di bottom-up. prof.Tommaso Cozzi. Docente presso la Facoltà di Scienze della Formazione di “Economia e Gestione delle Imprese” all’Università di Bari.

Un “libro bianco”sul nuovo Welfare La prima cosa da tenere presente è la centralità della persona, per svilupparne le potenzialità e per promuoverne le capacità umane.

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opo un anno di tempesta finanziaria sembra che le nubi della crisi si stiano allontanando dal mondo. A questo punto è sembrato opportuno al ministro Sacconi riunire i ministri delle politiche sociali dei 14 stati più industrializzati per ridefinire principi e regole di un nuovo modello di welfare, per dare seguito alla “strategia di Lisbona” che ha ideato l’idea di una nuova “società attiva”. Il nuovo modello sociale uscito, infatti, è orientato a promuovere l’autosufficienza di ciascuna persona, di tutte le persone, per ricostruire la fiducia nel futuro, dove andranno coniugati gli obiettivi tanto di competitività, quanto di inclusione sociale.

L’incontro è servito anche per precisare i valori del nuovo modello che mette in soffitta il vecchio assistenzialismo. Ne è uscito alla fine un libro che è un po’ la pietra migliare, come si dice, dell’agire dei governi nel futuro. La prima cosa da tenere presente è la centralità della persona, per svilupparne le potenzialità e per promuoverne le capacità umane. Al termine infatti tutti i ministri all’unisono hanno affermato “People first!”, la persona prima di tutto. Poi, la famiglia come nucleo economico fondamentale. Esiste infatti un legame inscindibile tra benessere della famiglia e benessere della società. La famiglia è un sistema di relazioni capace di tutelare ma anche può portare a soluzioni e stimoli.

Di seguito, la comunità come società intermedia, una rete cioè che alimenta il senso di responsabilità, la fiducia e la solidarietà sociale. La salute con la necessità di spostare l’attenzione dalla fase acuta alla prevenzione primaria e secondaria, alla promozione di corretti stili di vita, ai rapporti tra salute, sicurezza, ambiente di lavoro e di vita. Si dovrebbe quindi passare da un welfare assistenziale a un welfare delle responsabilità condivise con l’integrazione socio-sanitaria-assistenziale. Sul lavoro il nuovo welfare si è detto non può manifestarsi soltanto nella tutela e nella promozione del lavoro dipendente, ma anche le professioni, il lavoro autonomo, il lavoro in forma cooperativa e associata, l’autoimprenditorialità devono essere riconosciute come valori di apprezzamento sociale e sostegno istituzionale. Per i giovani l’obiettivo è che le istituzioni e le famiglie devono offrire un modello di comportamento fondato sulla responsabilità, per essere utili a se stessi e agli altri e dare opportunità di crescita e di inclusione. Sul problema di attualità dell’immigrazione, esso va declinato oltre l’emergenza, innanzitutto definendo quale sia l’effettiva capacità ricettiva del nostro paese, stabilendo una precisa strategia degli ingressi, a partire dalle attività di formazione nei paesi di origine. Oggi, il modello che finora abbiamo seguito in Italia è stato giudicato un welfare “debole” negli istituti che sostengono la vita attiva, appesantito da un onere insostenibile sul reddito, condiziona-

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infatti, molti affermano che siamo tut’è un problema cui i cristiani ti uomini prima di essere cristiani o di non possono sottrarsi e a cui altre religioni. Con simili frasi si vuole devono dare una risposta: l’orintendere che il piano umano e natuganizzazione della vita su questa terra, rale è esso stesso fonte di piena umache alla fine fa capo alla sintesi politinizzazione e che l’unione tra gli uomica, è autonoma dalla religione oppure ni non ha in sé bisogno della religione. è insufficiente a fondare e a manteneC’è come una Chiesa temporale, che re se stessa? Dalla risposta a questa domanda dipende il rapporto che si vuole instaurare tra la politica e la fede religiosa, tra il mondo con le sue logiche e il cristianesimo. Si può anche dire, con Sant’Agostino, che si tratta di stabilire il rapporto tra la “città di Dio” e la “città dell’uomo”. Lungo la storia si è cercato di trovare diverse soluzioni per questo problema e il grande filosofo e storico Étienne Gilson aveva scritto nel 1952 un libro proprio per analizzare le principali di queste soluzioni. Questo libro è stato ristampato dall’editore Cantagalli di Siena con il titolo originario “Le metamorfosi della città di Dio”. Si sa che l’ago della bilancia può tendere più da un lato o dall’altro, ora a favore della città dell’uomo ora a favore della città di Dio. Lungo la storia è però stata anche proposta una soluzione con la pretesa di essere perfettamente equilibrata. Autore di questa proposta fu Dante Aliè il genere umano, autonomo nel suo ghieri e Gilson presenta questa soluordine, e c’è poi una Chiesa religiosa zione nel capitolo IV del suo libro. Può guidata dal Papa e animata da Cristo. essere interessante, quindi, esaminare A sostegno della sua tesi Dante portava la proposta di Dante per poi vedere soprattutto due argomenti. La prima è cosa ne pensa Gilson. che l’impero, vale a dire l’organizzaÈ un esercizio utile anche per l’oggi, zione del piano politico senza la reliperché anche oggi molti cristiani rigione cristiana, c’era anche prima del tengono che la politica e la religione cristianesimo. siano due realtà autonome e indipenEgli si riferiva, naturalmente, sopratdenti ognuna nel suo ambito. Ma è vetutto all’impero romano, il quale era ramente così? tendenzialmente universale. Secondo Dante il potere politico non Quindi - egli diceva - il piano politico riceve la propria esistenza da quelè in grado di stare in piedi da solo. La lo spirituale, ma solo una luce che lo seconda era che la ragione umana meaiuta spiritualmente nell’esercizio della diante la filosofia di Aristotele, ai suoi sua autorità. tempi pienamente assimilata nel monLa Chiesa è fondata su Cristo, il potedo occidentale soprattutto tramite San re politico si fonda invece sul diritto. Tommaso d’AquiIl primo ha come no, dava l’impresscopo la salvezza sione di essere piedell’anima, il se“È vero che il piano politico è namente in grado condo ha come autonomo da quello religioso e che di raggiungere da scopo la salute del è in grado di raggiungere da solo i sola tutte le sue procorpo. Il piano suoi fini ultimi?” prie verità. Quetemporale è così sto dava l’idea che pienamente autola ragione fosse autonoma dalla fede e nomo. che fosse in grado di guidare con le sue Il potere spirituale può aiutarlo a ragforze l’agire politico dell’imperatore. giungere i suoi fini, ma non gli confeSolo che ambedue gli argomenti non risce la sua autorità. reggevano veramente, come fa notare C’è un piano naturale dell’esistenza Gilson, da valente storico del pensiero universale degli uomini che basta a se occidentale quale egli era. Sant’Agostesso. È quindi anche pienamente laistino, per esempio, nel De civitate Dei co: tutti gli uomini ne fanno parte in aveva criticato moltissimo le leggi e i base alla loro natura umana, siano essi costumi deteriori dell’impero romano, di una o dell’altra religione. La natura sostenendo che il crollo dell’impero è autonoma dalla grazia, anche se è nel era proprio dovuto alla immoralità suo interesse mettere a profitto i benedilagante. fici della grazia. Questo stava a dimostrare che senza Dante ha quindi colto per la prima l’avvento del Cristianesimo, il quale volta la nozione di un piano politico costruendo dei “buoni cristiani” autonomo e sufficiente nel suo ordine, costruiva anche dei “buoni cittadini”, dotato di una sua propria natura, di un la ragione e la morale naturali non fine ultimo suo proprio e di mezzi ausarebbero riuscite a costruire la città tonomi per raggiungerlo. Anche oggi,

to da una polarizzazione eccessiva sulla spesa per le pensioni ed è segnato da un servizio socio-sanitario inefficiente e oneroso nel Centro Sud. Nel 2050 in assenza di politiche di correttive e di riequlibrio la spesa sanitaria potrebbe più che raddoppiare. Per non fare collassare il sistema (cosa che accade quando una quota troppo elevata del reddito prodotto viene prelevata per finanziare prestazioni non pienamente appropriate, che ingenerano fenomeni che incidono negativamente su occupazione e crescita) è opportuno che il sistema sanitario sia legato a un sistema di governance che deve favorire rigorosi principi di efficienza ed efficacia. Per la sostenibilità del modello sociale italiano ed europeo c’è un primo obiettivo, e cioè l’incremento della natalità e dei tassi di occupazione regolare. Inoltre per garantire la sostenibilità è necessario tener conto delle possibilità di spesa. È questo il principio dell’universalismo selettivo che ne segnala la distanza dall’utopia di un universalismo assoluto che non fa i conti con la scarsità delle risorse e con la sostenibilità. Per concludere, si potrebbe dire che il nuovo modello di welfare governativo, che verrà man mano messo in cantiere, segna il passaggio da quello assistenziale a quello delle opportunità. Più semplicemente andiamo verso un welfare che si può così descrivere: “una vita buona in una società attiva”. A.Todesco

terrena. Circa il secondo argomento: «siamo certi che il trionfo di Aristotele nel Medioevo sia stato puramente filosofico e razionale?». Grande domanda, questa. Senza che la fede cristiana purificasse gli errori presenti anche nella filosofia di Aristotele, sarebbe nata la grande filosofia medioevale? Come si vede si può dubitare che la ragione possa fare da sola. Che dire allora della proposta di Dante? È vero che il piano politico è autonomo da quello religioso e che è in grado di raggiungere da solo i suoi fini ultimi? Per accettare questa impostazione bisogna accettare che l’uomo abbia due fini: un fine temporale e un fine soprannaturale. Dante dice proprio questo, ma dal punto di vista cristiana si tratta di un errore. Egli, non riconoscendo il fatto che l’uomo ha un’unica vocazione, «misconosceva il principio fondamentale, che ben lungi dal sopprimere l’autonomia di un qualsiasi ordine inferiore, la sua subordinazione gerarchica consegue l’effetto di fondarlo, di portarlo a perfezione, in breve, di garantirne l’integrità e di mantenerlo. La natura informata dalla grazia é più perfettamente natura. La ragione naturale illuminata dalla fede diventa più integralmente ragionevole. Accettando la giurisdizione spirituale e religiosa della Chiesa, l’ordine sociale e politico si fa più felice e più saggio sul piano temporale». Se, quindi, Dante aveva torto, non possiamo non porci, con Gilson, la domanda più intrigante che ci sia al giorno d’oggi, ma difficilmente eludibile da parte di chi voglia andare fino in fondo alle cose: «Può esservi una Chiesa senza che vi sia unità politica sull a terra; ma può esservi unità politica della terra senza che vi sia il riconoscimento, da parte del temporale, dell’autorità diretta dello spirituale, non soltanto in campo morale, ma anche in campo politico?». Scriveva San Tommaso d’Aquino: «In materia spirituale conviene obbedire al papa, in materia temporale é meglio obbedire al principe, ma meglio ancora al papa, che occupa il vertice dei due ordini». Secondo Gilson questo vuol dire che «Lo spirituale non è subordinato al temporale. Il principe, che ha autorità sul temporale, non ne ha dunque alcuna sul campo spirituale; ma il temporale è subordinato allo spirituale. Il papa, che ha autorità sullo spirituale, ha dunque anche autorità sul temporale, nella misura stessa in cui questo dipende dallo spirituale. La formula è semplice ed è sufficiente applicarla per vedere come essa comporti un preciso significato. Il papa non è il sovrano politico, di nessun popolo della terra, ma ha autorità sovrana sul modo in cui tutti i popoli conducono la loro politica». ROMA, (ZENIT.org). di Stefano Fontana

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6 ROMA, (ZENIT.org).

I dottori Ammar Hayani e Sharad M. Salvi del reparto di Ematologia pediatrica-Oncologia dell’Advocate Hope Children’s Hospital and Christ Medical Center di Oak Lown (Illinois), insieme al dottore David Morgan del reparto di Radioterapia oncologica dello stesso ospedale, hanno pubblicato il primo rapporto su un trapianto autologo di sangue del cordone ombelicale per la cura della leucemia linfoide acuta in una bambina, con la collaborazione del dottor Eberhard Lampeter del Dipartimento di Patologia della Mayo Clinic di Rochester (Minnesota). L’annuncio è avvenuto su Pediatrics[1], il prestigioso mensile ufficiale dell’Associazione Americana di Pediatria. La paziente E.M. è una bambina di 6 anni, che all’età di 3 aveva iniziato a manifestare emorragie e splenomegalia, valori altissimi di leucociti, bassi di emoglobina e, soprattutto, di piastrine. L’esame del midollo osseo mostrava un 94% di linfoblasti immaturi con morfologia L-1. Vi è presenza di proteine oncogene (CD45), caratteristiche della forma linfoblastica (CD10) o di parziale differenziazione cellulare (CD19 e CD20): purtroppo, i segni di una leucemia linfoblastica acuta. La paziente è stata curata con un protocollo per la leucemia ad alto rischio a causa dell’alto numero di globuli bianchi. Ha ottenuto una totale remissione dopo 4 settimane di terapia d’induzione, seguita da 6 cicli di terapia di consolidamento. La cura è stata terminata con una chemioterapia di continuazione. Purtroppo alla quarantaquattresima settimana, una puntura lombare di controllo mostrava un alto numero di cellule nucleate tipo L senza globuli rossi nel liquido cefalo-rachidiano, mentre il midollo osseo risultava normale, segno di una ricaduta a livello del sistema nervoso centrale. La paziente ha ottenuto una seconda remissione con una chemioterapia intratecale settimanale tripla. A causa della precocità della ricaduta è stato preso in considerazione un trapianto di cellule staminali autologhe dal cordone ombelicale della bambina crio-conservato dopo la nascita, anche per la mancanza di familiari compatibili. Per primi sono stati eseguiti 3 cicli di chemioterapia di consolidamento. Il regime di condizionamento da irradiazione totale del corpo e irradiazione cranica a dosi elevate è stato seguito da trattamento con etoposside e ciclofosfamide a dosi alte. Sono stati effettuati test molecolari per individuare un eventuale clone della leucemia nel sangue del cordone. Non essendoci la presenza di marcatori cromosomici specifici, sono stati ricercati riarrangiamenti dei geni per il recettore della catena pesante delle immunoglobuline (igH) e del recettore T-gamma Jg per mezzo della reazione della catena polimerasi: fortunatamente sono risultate negativi. Al momento dello scongelamento le cellule nucleate del sangue del cordone ombelicale erano 979 milioni e le cellule che producono la proteina CD34,

Scienza Il cordone ombelicale salva bimba di 6 anni dalla leucemia favorente l’adesività delle staminali al trapianto di cellule staminali emopoiemidollo osseo, 2,59 milioni. Il loro tastiche. Esso può essere indicato per paso di recupero era del 92%, mentre la zienti leucemici con ricadute tempovitalità variava dall’80% al 98%, a seralmente precoci circoscritte al sistema conda del metodo usato: in ogni caso nervoso centrale. ottimi valori. Le staminali sono state Il professor Bordigoni ha riscontrato infuse senza complicazioni ed il tranei suoi studi una sopravvivenza libepianto è stato portato a termine 15 ra da malattia del 77% dopo trapianto giorni dopo. di staminali nei bambini, che avevaA distanza di 4 mesi la conta di tutte no avuto ricadute delimitate al SNC, le cellule del sangue era divenuta del dopo aver ricevuto una chemioterapia. tutto normale. La paziente stava molto Questo è un risultato nettamente mibene, senza infezioni serie, importangliore rispetto a quello ottenuto dopo ti complicazioni, né una tradizionasegni di rigetto del le radioterapia o “La leucemia linfoide acuta trapianto. chemioterapia in è la più comune neoplasia Ad un anno l’esame questo tipo di panell’infanzia e oggi ha un del midollo osseo zienti [3]. tasso di sopravvivenza che si mostrava una dimiInoltre questa nuzione del numebambina aveva avvicina all’80%.” ro di cellule a livelli avuto una ricadunella media, nonché ta estremamente un’ematopoiesi normale [2]. precoce, nonostante l’utilizzo di dosi La leucemia linfoide acuta è la più comolto elevate: 10 mesi dall’inizio del mune neoplasia nell’infanzia e oggi ha trattamento. Ciò potrebbe comportare un tasso di sopravvivenza che si avviun altissimo rischio di fallimento del cina all’80%. trattamento medico e di ricadute usanIl sistema nervoso centrale è la secondo chemioterapie e radioterapie tradida localizzazione delle ricadute per inzionali. cidenza dopo il midollo osseo. La soL’uso di staminali autologhe del sanpravvivenza libera da malattia nei 4 gue del cordone ombelicale comportaanni successivi è del 71% ; la percenva i vantaggi di una diminuzione della tuale migliora se la durata della prima mortalità e della morbilità; in particoremissione completa è maggiore di 18 lare un calo del rischi di rigetto del tramesi (83%), peggiora, invece, se minopianto da parte del sistema immunitare (46%). Le cause favorenti una ricario del ricevente di ben il 30%. Questi duta nel sistema nervoso centrale sono elementi positivi superavano ampiala localizzazione iniziale specifica della mente i rischi, per altro non chiaraleucemia nel SNC, così come la resimente dimostrati, di una infusione stenza delle cellule linfoblastiche alteaccidentale del clone della leucemia rate alla chemioterapia. e della mancata risposta immunitaria L’importanza di quest’ultima è evidendelle cellule trapiantate contro quelle ziata dal fatto che la ricaduta localizzaneoplastiche sopravvissute. ta nel midollo osseo è la più comune Al momento del rapporto la bambina forma di fallimento della terapia dopo era rimasta nella seconda remissione ricadute delimitate al sistema nervoso completa per ben 28 mesi: una ulteriocentrale: 50% rispetto al 14%, che colre ricaduta sarebbe stata estremamente piscono il SNC[2]. improbabile. Questi dati consigliano una terapia siIl professor Ritchey afferma nei suoi stemica intensiva in aggiunta a quelstudi che la maggior parte delle ricala per il sistema nervoso centrale, con dute in pazienti trattati per il rimanifel’uso di chemioterapia intratecale e di starsi precoce della leucemia linfoblaradioterapia, ad alte dosi, seguite da stica acuta del SNC avveniva entro 2

1) Ammar Hayani MD e coll. - Pediatrics – 01/01/2007 - pag. e295-e300 2) Ritchey AK e coll. - Improved survival of children with isolated CSN relapse of acute lymphoblastic leukemia – J Clinic Oncol. - 1999 – 17:3745-3742 3) Bordigoni e coll. - Total body irradiation-highdose cytosine arabinoside and melphalan followed by allogenic bone marrow transplantation... - A Societe Francaise de Greffe de Moelle study. - Br J Haematology – 1998 – 102: 656-665 4) Mori H e coll. - Chromosome translocations and covert leukemic clones are generated during normal fetal development... Proct Natl Acad Sci USA – 2002 – 99: 8242-8247

Prima unità mobile di soccorso veterinario dell’Enpa per le gravi emergenze Si chiama “Isotta” la prima unità mobile di soccorso veterinario per le gravi emergenze (terremoti, inondazioni e altri catastrofi) presentata a Milano dall’Enpa nel corso di una conferenza stampa. Si tratta di un mezzo speciale allestito con i più moderni e avanzati dispositivi medico–veterinari, tra cui una macchina per l’ossigenoterapia; una lettiga speciale per il trasporto di animali fino a cento chilogrammi, che può essere usata anche su terreni accidentati e trasformata in tavolo operatorio itinerante; guide per il carico di animali pesanti e un porta-feriti supplementare. Il mezzo è stato presentato dall’Enpa e ha come padrino d’eccezione Edoardo Stoppa di Striscia la Notizia; alla presentazione hanno partecipato i partner dell’Enpa che hanno reso possibile questo progetto (Pizzardi Editore e Royal Canin) nonché il presidente nazionale di Enpa, Carla Rocchi e Marco Bravi, responsabile del Centro Comunicazione e Sviluppo e membro della Giunta esecutiva Nazionale dell’Ente Nazionale Protezione Animali. Isotta è il nome di una gatta che è stata salvata tra le rovine di Onna (L’Aquila) dalle Guardie Zoofile Enpa del Nucleo di Cuneo. Recuperare la micia non fu un’operazione difficile: fu lei stessa a scegliere i volontari della Protezione Animali, zampettando verso la loro auto di servizio e accucciandosi tranquillamente sul cruscotto dove attese il loro ritorno. Per alcuni giorni le Guardie Zoofile cercarono invano il proprietario di Isotta finché non decisero di portarla con loro a Cuneo. «Come rivela la storia della micia Isotta, tra le vittime incolpevoli di disastri e calamità ci sono anche gli animali, selvatici e d’affezione. Tuttavia, mentre per il soccorso degli uomini esiste una rete di enti istituzionali a ciò dedicati, spesso quello veterinario è rimasto inattuato o è stato affidato a iniziative volontaristiche dei singoli», ha spiegato Bravi, che ha poi aggiunto: «sarebbe invece necessario prevedere, nell’ambito della più generale organizzazione dei soccorsi, una unità destinata proprio a loro, equipaggiata cioè con dispositivi medici dedicati e con personale competente, che permetta di affrontare con lucidità tutti i problemi che si possono presentare. Con grande beneficio per l’intera collettività.» L’unità di soccorso veterinario “Isotta” rappresenta dunque un primo passo in questa direzione, reso possibile anche grazie al supporto dei partner di Enpa, Pizzardi Editore e Royal Canin. «Collaboriamo con Enpa fin dal 2007, da quando abbiamo iniziato l’avventura di Amici Cucciolotti, una collezione di figurine pensata per sensibilizzare i bambini al rispetto degli animali e dell’ambiente, e attraverso cui abbiamo veicolato anche diverse iniziative solidali a sostegno dell’attività della Protezione Animali – ha detto Alberto Glisoni, Reponsabile Progetti Educativi di Pizzardi Editore -. E l’edizione di quest’anno è stata dedicata proprio ad “Isotta”.» «Abbiamo aderito con entusiasmo a questa iniziativa mettendo a disposizione, in occasione di grandi calamità naturali, alimenti secchi per il sostentamento degli animali soccorsi e ricoverati dalla Protezione Animali – ha aggiunto Matteo Vestri, direttore Marketing della Royal Canin -. Da sempre cani e gatti sono al centro della nostra attività, il che significa farsi carico concretamente delle problematiche che spesso i nostri amici a quattro zampe si trovano ad affrontare. » Ma non è tutto. L’unità mobile di soccorso per le emergenze rappresenta solo un tassello di un progetto più articolato: sollecitare l’istituzione del 118 veterinario. Per questo, a partire da aprile e fino a giugno, “Isotta” sarà impegnata nella campagna “Soccorrerli, un gesto di civiltà”, un tour itinerante che toccherà alcune delle principali città italiane, durante il quale i cittadini potranno contribuire attivamente alla creazione del 118 veterinario firmando la petizione dell’Enpa. «Con l’iniziativa “Soccorrerli, un gesto di civiltà” l’attività dell’Enpa acquista una modalità “in movimento” per aumentare la sensibilità dei cittadini nei confronti dei modi corretti ed utili di intervenire in soccorso degli animali sia in condizioni di normalità sia in condizioni di emergenza.», ha detto presentando la campagna il presidente nazionale dell’Enpa, Carla Rocchi, che ha aggiunto: «questo per l’Enpa rappresenta il miglior modo di celebrare i 140 anni della propria storia. L’Enpa è nata infatti nel 1871 dalla sensibilità di Garibaldi che, vedendo due muli girare con fatica una macina si impietosì della loro sorte e chiese al Re Vittorio Emanuele di istituire quella che allora prese il nome di Società di Protezione degli Animali. Da quel giorno ci siamo occupati ininterrottamente di soccorrere gli animali, alleviare le loro fatiche, impedirne i maltrattamenti e promuovere le leggi a loro tutela. »

Già effettuati 19 trapianti

Un cuore anziano può ancora salvare una vita

I fattori di rischio ambientale incidono fino a oltre il 40% nelle patologie respiratorie. A sostenerlo un’indagine epidemiologica realizzata dall’Ibim-Cnr di Palermo, appena pubblicata sulla rivista scientifica Pediatric Allergy and Immunology

Q

Presentata “Isotta”,

Paolo De Lillo - dottore in Farmacia.

Asma? Eliminare fumo, muffe e smog

uasi un ragazzo palermitano su quattro soffre di rinite allergica e congiuntivite e oltre un terzo di allergie. 56 su cento dichiarano di essere esposti al fumo domestico, il 21,1% lamenta l’intenso traffico pesante attorno alla propria abitazione e il 15% dichiara la presenza di muffe o umidità nella propria camera da letto. Sono i dati emersi dall’indagine epidemiologica condotta dall’Istituto di biomedicina e immunologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Palermo (Ibim-Cnr) sulla base di un finanziamento erogato da Arpa Sicilia, appena pubblicata sulla rivista scientifica Pediatric Allergy and Immunology, che indica come percentuali fino al 41% delle patologie respiratorie siano attribuibili ai fattori ambientali. Nella ricerca sono stati coinvolti 2.150 studenti di 16 scuole medie secondarie di primo grado del capoluogo siciliano, di età compresa fra gli 11 e i 14 anni. “I soggetti sono stati indagati mediante questionari di salute respiratoria, test allergici cutanei e spirometria”, spiega Giovanni

anni. Solo il 4% si verificava oltre i 28 mesi [2]. Il sangue del cordone ombelicale è stato utilizzato per la prima volta nel 1988 per un trapianto. Alcuni dei suoi numerosi vantaggi sono l’ampia disponibilità, la facilità di raccolta, la donazione priva di rischi, l’assenza d’infezioni, l’immediata reperibilità delle unità crioconservate nel caso di necessità di un trapianto, e, soprattutto, il ridotto rischio di rigetto immunitario. Diversi studi hanno dimostrato l’origine prenatale della leucemia dei bambini, con fusione di geni specifici per la leucemia o riarrangiamenti di altri. Per questa paziente la mancanza di riarrangiamenti del gene, che codifica per il recettore della catena pesante delle immunoglobuline (IgH) e di quello per il recettore T-gamma JG, dava una forte assicurazione che il sangue cordonale non contenesse il clone della leucemia. Inoltre non è affatto sicuro che la sfortunata presenza di tale clone nell’infusione porti ad alti rischi per il paziente, che senza l’uso del cordone ombelicale spesso avrebbe poche speranze di salvezza, come nel caso di questa bambina americana. Infatti l’incidenza del clone nella popolazione è ben 100 volte maggiore di quella della leucemia infantile, riducendo la probabilità di questo grave effetto collaterale all’1% dei casi trattati. Ciò fa supporre la necessità di un secondo fattore scatenante di tipo ambientale successivo alla nascita, perché si posa manifestare la malattia [4]. Il tasso d’incidenza della neoplasia nei bambini è stimato a 130 per milione, quindi con una percentuale di rischio di 2 casi su 1.000 durante tutta l’infanzia. L’uso delle staminali è indicato, secondo il rapporto del dottor Hayani e colleghi, in caso di leucemia mieloblastica acuta, quella fibroblastica acuta ad alto rischio, ricadute della leucemia e del linfoma, e stadi avanzati del neuroblastoma, anche se nel periodo successivo a questo rapporto le indicazioni sono notevolmente aumentate: in meno di 4 anni da 1 caso su 2.000 di uso delle staminali ematopoietiche nel 2010 si è passati ad 1 su 1.000. Anche la vitalità delle staminali del cordone ombelicale crioconservate è passata da 5-15 anni a 40, grazie a recentissime scoperte [1].

Viegi, direttore dell’Ibim-Cnr. “Dalla valutazione delle risposte è risultata una prevalenza di asma corrente del 4,2% e di rinocongiuntivite del 17,9%, mentre il restante 77.9% dei soggetti era asintomatico. La prevalenza di sensibilizzazione allergica, ossia la risposta positiva ad almeno uno degli 8 allergeni utilizzati per l’esecuzione del test allergico, è stata del 39,2%”. Dati, questi, che si possono allineare con quelli dei maggiori centri urbani italiani e delle maggiori città del Nord d’Italia, anche se a Palermo non vi sono rilevanti insediamenti industriali. Va inoltre osservato come tali valori di prevalenza rilevati nell’anno scolastico 2005-2006 siano in crescita rispetto a quelli rilevati sempre nel capoluogo siciliano e sulla medesima fascia di età nell’anno 2002, nell’ambito dello studio epidemiologico italiano SIDRIA2 (+0,7% annuo per l’asma e +2,2%/anno per la rinocongiuntivite). “La presenza di traffico intenso intorno alla propria abitazione”, specifica il direttore dell’Ibim-Cnr, “è risultato fattore

di rischio significativo in particolare per asma corrente, rinocongiuntivite e ridotta funzione respiratoria rispetto a chi non riferiva traffico vicino casa”. Dai dati è stato possibile calcolare il Par (population attributable risk – rischio attribuibile di popolazione), ovvero la proporzione di una malattia dovuta all’esposizione a fattori di rischio e che potrebbe essere dunque eliminata se tale esposizione fosse evitata. Il Par complessivamente dovuto a fattori ambientali evitabili, come esposizione a fumo di sigaretta, presenza di umidità o muffe nell’ambito domestico ed esposizione a traffico veicolare pesante attorno alla propria abitazione, è risultato del 40,8% per l’asma corrente, del 33,6% per la rinocongiuntivite e del 14,1% per la ridotta funzione respiratoria. “Un risultato”, conclude Viegi, “che dimostra quanto la prevenzione sanitaria ed ambientale per la salute dei bambini e degli adolescenti sia importante e possa consentire enormi risparmi in termini di spesa, sia per i farmaci sia per l’accesso ai servizi sanitari”.

Creato un network nazionale Anche un cuore anziano può donare una vita’ è il titolo del convegno tenutosi a Roma presso l’aula Marconi del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), organizzato dall’Istituto di fisiologia clinica (Ifc-Cnr) di Pisa e dal Centro nazionale trapianti (Cnt), che ha dato il via alla creazione di un network nazionale per utilizzare cuori prelevati da donatori over 55 attraverso il coinvolgimento dei centri cardiochirurgici di trapianto, dei livelli interregionali (AIRT, NITp e OCST) e creando una rete nei centri di neuro rianimazione che statisticamente forniscono il maggior numero di donazioni. La manifestazione ha visto la partecipazione del presidente del Cnr, Luciano Maiani e del direttore del Cnt, Alessandro Nanni Costa. Il convegno ha ricevuto il patrocinio di ministero della Salute, Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule (Aido) e Cittadinanzattiva. Il progetto prende le mosse dai risultati scientifici acquisiti a partire dallo studio ‘Adonhers’ (Aged Donor Heart Rescue by Stress Echo) condotto dall’Istituto di fisiologia clinica di Pisa unitamente alle Regioni Emilia–Romagna e Toscana. “La ricerca in forma sperimentale ha

evidenziato la possibilità di prelevare, a fini trapiantologici, cuori da donatori superiori ai 55 anni d’età una volta escluse, attraverso il sistema di accertamento dell’eco-stress, coronaropatie prognosticamente significative e cardiomiopatie occulte, solitamente legate all’età anagrafica”, spiega il responsabile scientifico, Tonino Bombardini dell’Ifc-Cnr. “Il progetto ha permesso di effettuare con successo 19 trapianti, registrando un esito del tutto sovrapponibile a quello dei donatori standard. La novità è, dunque, la possibilità di usare questa tecnica nell’esame dello stato dell’organo per garantire una maggiore attendibilità nella valutazione della funzionalità stessa, rispetto agli accertamenti standard”. L’estensione del programma a livello nazionale sotto il coordinamento del Centro nazionale trapianti è stata ora finanziata dal ministero della Salute attraverso il Ccm (Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie). “L’ampliamento della platea di donatori di cuore tra coloro che hanno superato i 55 anni potrebbe portare a una netta diminuzione dei pazienti in lista trapianto”, aggiunge Eugenio Picano, direttore dell’Ifc-Cnr di Pisa. “Con

l’aumento dell’età media dei donatori potenziali, è necessario collaudare il cuore anziano prima del disco verde alla donazione. Questo sistema può contribuire a rilanciare la donazione di cuore, in lieve flessione nel 2010”. Secondo i dati del Cnt sono stati 273 i trapianti di cuore eseguiti nel nostro Paese al 31 dicembre 2010. I pazienti in lista di attesa sono 728 e la permanenza media in lista è di 2,36 anni. Inoltre, dal confronto con i registri europei, l’Italia è al di sopra della media europea per quanto riguarda la sopravvivenza dell’organo. “Per rispondere alle richieste dei pazienti in lista d’attesa è necessario lavorare sulle opposizioni alla donazione e sulla comunicazione ai cittadini. Eppure, aumentare il numero degli interventi non è strettamente vincolato a quello delle donazioni”, commenta il direttore del Cnt, Alessandro Nanni Costa. “L’aumento dell’età media dei donatori, ad esempio, ci pone di fronte a nuove sfide che il Centro ha già raccolto e l’estensione a livello nazionale del programma ‘Adhoners’ va nella giusta direzione”.


Società

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Progetti per il Mezzogiorno

Favorire gli investimenti in ricerca delle Pmi

Ricerca e innovazione in 6 aree di attività

Accordo tra Consiglio Nazionale delle Ricerche, Rete Ventures e Mediocredito Italiano. Una sinergia capillare in tutta Italia tra oltre 100 istituti Cnr e circa 6.000 sportelli intesa sanpaolo per finanziare lo sviluppo. Un ulteriore passo avanti verso l’innovazione e il technology transfer

Sono sei i progetti di ricerca per l’innovazione e lo sviluppo nel Mezzogiorno coordinati dal Consiglio nazionale delle ricerche presentati a Reggio Calabria. I progetti sono finanziati dalla Legge di stabilità 2010 con uno stanziamento ad hoc del ministero dell’Economia, e riguardano le tecnologie avanzate per l’efficienza energetica, le fonti rinnovabili, la geotermia per la produzione elettrica, la gestione sostenibile della fascia costiera, il ‘Made in Italy’ agroalimentare e i farmaci innovativi. “La scelta del Governo di affidare al Cnr il coordinamento dei fondi per progetti legati allo sviluppo del Mezzogiorno ci inorgoglisce – commenta il presidente Luciano Maiani – e sapremo svolgere questo compito forti dell’approccio meritocratico che ci consente risultati di qualità internazionale, di una rete scientifica diffusa in modo capillare e coordinato nelle Regioni del Sud, e di una solida esperienza di collaborazione con università, enti di ricerca, industrie, istituzioni e tessuto sociale locali”. Il Cnr al Sud conta 35 sedi principali di Istituti di ricerca, 72 sedi secondarie e sei aree di ricerca, con 2.241 unità di personale addetto alla ricerca su 2.522 totali (solo l’11% di personale amministrativo). “Il Cnr è il maggior ente di ricerca nazionale ed è un motore di sviluppo per il Mezzogiorno. Oggi, in occasione della presentazione dei primi sei progetti – conclude il presidente Maiani – vogliamo rilanciare il nostro impegno affinché Amministrazioni e imprese destinino sempre maggiori risorse alle attività di ricerca e innovazione che costituiscono un elemento ineludibile per lo sviluppo di questa parte importante del Paese. Chiediamo anche al Governo, e in particolare al Ministero del Tesoro e al Miur, di continuare a credere in questa nostra azione per il Mezzogiorno e a sostenere con nuovi investimenti le nostre attività”. L’investimento stanziato per i progetti coordinati dal Cnr, alcuni dei quali si svolgeranno in collaborazione con Enea, è di 46,5 milioni di euro nel triennio, di cui 15 nel 2010, 13.5 nel 2011 e 18 nel 2012. Le ricerche affiancheranno le azioni previste dal Quadro strategico nazionale 2007-2013, cui fanno riferimento i progetti Pon e Por attivi nelle quattro regioni dell’obiettivo convergenza (Calabria, Campania, Puglia, Sicilia), estendendo il proprio campo di azione alle altre aree-obiettivo previste dall’articolo 44 della Legge finanziaria 2010 e integrandosi con la rete degli istituti Cnr presente sull’intero territorio naziona-

le per il necessario raccordo Sud-Nord e per la proiezione internazionale del Mezzogiorno. Queste le schede dei progetti presentati oggi. ‘Efficienza energetica’. Prevede lo studio e la realizzazione di sistemi di trigenerazione avanzati, anche con integrazione di fonti rinnovabili. È inoltre prevista la realizzazione di sistemi di accumulo innovativi basati anche sull’utilizzo di celle a combustibile reversibili e la prototipazione di veicoli a impatto zero elettrico equivalente. Coinvolti gli Istituti Cnr di Napoli, Messina, Bari, Padova e Parma, aziende motoristiche e di componentistica per impianti con fonti rinnovabili. ‘Energia da fonti rinnovabili’. Il progetto è focalizzato sulle tecnologie per il fotovoltaico di prossima generazione e sulle tecnologie per la bioproduzione di idrogeno attraverso processi economicamente e ambientalmente più convenienti. In particolare, nel fotovoltaico di prossima generazione, è stata siglata la collaborazione degli Istituti Cnr (Itm Cosenza, Nnl Lecce, Iccom Bari, Ipcf Messina, Imm Catania, Ismn Palermo, Icb, Ictp e Imcb Napoli) con imprese quali X Group, Tozzi Renewable Energy e Dyesol Italia, intenzionate ad applicare a livello industriale i risultati di innovazione tecnologica. Per la bioproduzione di Idrogeno, accanto ad alcune Pmi ubicate nel territorio campano, una multinazionale italiana di grande rilievo è pronta a localizzare nel Mezzogiorno una linea di attività per rendere energeticamente sufficiente i propri impianti di produzione nel settore food. ‘Ambiente mare - Gestione sostenibile della pesca nelle regioni del Mezzogiorno d’Italia’. Questo progetto vuole sviluppare e implementare tecnologie per la gestione sostenibile della pesca ed essere uno strumento utile a una nuova fase di sviluppo delle attività ittiche nelle regioni meridionali, che permetta di conciliare redditività ed eco-compatibilità: osservazioni dell’ambiente marino in tempo reale, informazioni dirette ai pescatori per la gestione dello sforzo di pesca, radar costieri per il monitoraggio di aree critiche. Cruciale in tal senso è la collaborazione della rete scientifica del Cnr – Iamc di Mazara del Vallo, Capo Granitola, Messina e Oristano, Ismar di Foggia e Isac di Lecce e Roma - con il Mipaaf, le cooperative di pescatori, le organizzazioni di categoria, le capitanerie di porto e gli assessorati regionali. ‘Geotermico Italia Meridionale’. Questo progetto di ricerca è focalizzato

sullo sfruttamento del potenziale geotermico non convenzionale per la produzione di energia elettrica e sulla realizzazione di un atlante aggiornato delle risorse geotermiche. Il progetto prevede anche attività di formazione e informazione a operatori scientifici, tecnici e amministrativi per incrementare le competenze sui vari aspetti dell’energia geotermica, in particolare quella non convenzionale. Tra gli Istituti Cnr coinvolti: Iamc e Irea di Napoli, Imaa di Potenza, Irpi di Cosenza e Bari, Igag di Cagliari e Roma, Irsa di Bari e Roma. ‘Conoscenze integrate per sostenibilità e innovazione del Made in Italy agroalimentare’. L’obiettivo del progetto è aumentare la conoscenza del patrimonio genetico di microorganismi, piante e animali, che sono alla base dei prodotti Made in Italy per migliorare la sostenibilità e la qualità della produzione agroalimentare. Tra gli altri obiettivi e le azioni del progetto, anche una rete di diagnostica avanzata ed efficiente per la qualità, tracciabilità e sicurezza alimentare; nuovi prodotti e/o processi di interesse per l’industria alimentare e per l’interazione alimentazione-salute; comunicazione, informazione ed educazione con strutture pubbliche e attori del sistema produttivo. Collaborano Istituti del Cnr di Bari, Lecce, Napoli, Palermo, Cosenza, Catania, Avellino, Sardegna e Lazio. Il Cnr già collabora con gruppi di Pmi in laboratori ‘pubblico-privati’ e in programmi finanziati da Ministeri, Regioni e Ue oltre che in distretti tecnologici e consorzi. Il Cnr impegna nel settore agroalimentare circa 900 persone, di cui circa due terzi operano nelle Regioni e Province indicate dal progetto. ‘Genetica, medicina predittiva, sviluppo di diagnostici e farmaci innovativi’. Le attività di ricerca del progetto ‘FaReBio di Qualità’ (farmaci e reti biotecnologiche di qualità) mirano alla identificazione di nuove molecole per la cura di tumori farmaco-resistenti, malattie ereditarie rare, patologie autoimmuni e sclerosi multipla e di integratori alimentari per la prevenzione su base scientifica delle malattie. Il progetto prevede due linee di attività: dal gene al farmaco e nuovi prodotti nutrizionali per la salute. Tra le collaborazioni, gli Istituti Cnr di Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia e un network esterno di collaborazioni con oltre 20 imprese, università e centri di ricerca anche esteri.

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche, il maggiore Ente di ricerca pubblico italiano, Rete Ventures, società controllata dal Cnr specializzata in operazioni di technology transfer e creazione d’impresa ad alto contenuto tecnologico, e Mediocredito Italiano (Gruppo Intesa Sanpaolo) hanno formalizzato un accordo-quadro immediatamente operativo, con l’obiettivo di moltiplicare per le piccole e medie imprese le occasioni di trasferimento tecnologico e di conoscenza dal mondo della ricerca verso il mercato. Sottoscritto dal presidente di Mediocredito Italiano Roberto Mazzotta, dal presidente di Rete Ventures Luca Anselmi e dal presidente del Cnr Luciano Maiani, l’accordo è destinato a sviluppare e intensificare ulteriormente i rapporti di collaborazione al fine di favorire e stimolare la cooperazione tra i centri di eccellenza dell’Ente di ricerca – con particolare riferimento ai suoi spinoff – e le piccole e medie imprese, anche mediante l’offerta da parte di Mediocredito Italiano di prodotti di finanziamento e di servizi. Il Cnr attraverso Rete Ventures, società di servizi in house con l’obiettivo di generare risorse per la ricerca valorizzando la proprietà intellettuale e l’insieme di asset intangibili dell’Ente, aveva già stabilito contatti con Mediocredito Italiano con lo scopo di creare un sempre più proficuo incontro tra finanza e ricerca grazie alla sensibilità del Mediocredito Italiano rispetto alle tematiche di comune interesse. L’accordo di conferma l’attenzione del Gruppo Intesa Sanpaolo al mondo dell’innovazione, già ribadita con il sostegno da sponsor alla prima Start Cup Cnr–Sole 24 Ore. All’interno del Gruppo, Mediocredito Italiano è la banca di riferimento per sostenere lo sviluppo delle Pmi italiane con particolare attenzione all’innovazione. Dotato di strutture specialistiche in grado di integrare con analisi delle prospettive di sviluppo la tradizionale valutazione creditizia, Mediocredito Italiano, con questo accordo, potrà finanziare i progetti commissionati dalle imprese al Cnr o ai suoi spin-off, velocizzando gli incassi da parte dell’Ente e finanziando correttamente a medio termine gli investimenti di innovazione delle Pmi. In particolare, Mediocredito Italiano mette a disposizione delle imprese, proprie clienti o che intendono collaborare con il Cnr, due specifiche soluzioni di finanziamento: con Nova+ Università affiancherà le imprese che intendono collaborare con strutture o spin-off che operano come veri e propri laboratori di ricerca e prototipazione conto terzi; con Nova+ Acquisto si rivolgerà alle imprese che intendono acquisire dagli spin-off del Cnr prodotti ad elevato contenuto tecnologico già pronti per essere trasferiti sul mercato con le op-

Card. Ravasi: il dialogo con i non credenti affronti questioni radicali Commenta la presentazione del “Cortile dei Gentili”

ROMA, venerdì, 11 febbraio 2011 (ZENIT.org).- Il dialogo tra credenti e non credenti non deve limitarsi a cercare un minimo comun denominatore, ma affrontare le questioni fondamentali della vita di ogni essere umano. Il Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, lo ha sottolineato in un’intervista rilasciata alla “Radio Vaticana” in vista della presentazione, all’Università di Bologna, del “Cortile dei Gentili”, la nuova struttura vaticana – inserita nel contesto del dicastero – creata per favorire l’incontro e il dialogo tra credenti e non credenti. Il “Cortile dei Gentili” era in origine quello spazio dell’antico Tempio di Gerusalemme non esclusivamente riservato agli israeliti. Tutti vi potevano accedere liberamente, indipendentemente da cultura, lingua o orientamento religioso. La creazione della nuova struttura è la conseguenza delle parole che Papa Benedetto XVI ha pronunciato il 21 dicembre 2009: “Penso che la Chiesa dovrebbe anche oggi aprire una sorta di ‘cortile dei gentili’ dove gli uomini possano in una qualche maniera agganciarsi a Dio, senza conoscerlo e prima che abbiano trovato l’accesso al suo mistero”. La presentazione all’Università di Bologna, primo ateneo laico europeo, ha preceduto il varo internazionale della struttura, in programma a Parigi il 24 e il 25 marzo.

L’ateneo bolognese, ha affermato il Presidente del dicastero vaticano, “ha voluto idealmente rinverdire l’antica tradizione delle ‘questioni disputate’ - come si usava dire allora - tra credenti e non credenti in questo caso, mentre allora era tra le diverse opinioni e le diverse tesi. Sarà costituito da quattro docenti che, a loro modo, interloquiranno e presenteranno profili differenti, nei quali può accadere lo scontro e il dialogo tra credenti e non credenti: il diritto, la filosofia, la letteratura e la scienza”. “Un’attrice intervallerà questi momenti con la voce dei grandi del passato Pascal, la voce di Agostino, ma anche la voce Nietzsche - in modo che si mostri che questo dialogo è un dialogo che affonda le sue radici anche in un lontano passato”. Secondo il Cardinal Ravasi, il rischio eventuale del dialogo con i non credenti “potrebbe essere soltanto quello di un dialogo accademico, un dialogo che alla fine semplicemente trovi quel minimo comune denominatore”. “Mi sto battendo perché non si corra questo rischio”, ha confessato. “Voglio che si pongano veramente questioni radicali - questioni di antropologia, quindi bene e male, vita e oltre vita, l’amore, il dolore, il senso del male - domande che siano sostanzialmente alla base dell’esperienza umana”. Gli obiettivi del Cardinale sono anche

altri: “che, per esempio, ci si interroghi sulla qualità della teologia, proprio per far comprendere che la teologia non è un relitto del paleolitico, del passato, è invece una disciplina che ha un suo statuto, una sua tipologia di metodo, è un altro sguardo dato alla realtà”. Allo stesso modo, sottolinea la “spiritualità dell’ateo, perché la trascendenza non è soltanto ciò che insegna la teologia, è anche insita nella ragione stessa, la quale di sua natura vuole sempre andare oltre e, quindi, alla fine anche interrogarsi sull’oltre e sull’altro in assoluto”. “Sono molte le piste, i percorsi che vogliamo proporre, tutti comunque di una certa provocazione”, ha indicato. Per il porporato, non c’è il rischio di proselitismo che alcuni hanno paventato. “Sappiamo, e non bisogna mai negarlo, che le religioni di loro natura non sono solo informative, sono anche performative, cioè vogliono formare le coscienze, vogliono dare il senso caloroso del messaggio che portano”, ha osservato, ma questa è anche una tendenza “dell’ateismo serio”. Quanto all’evento parigino, il Cardinal Ravasi ha detto che “si tratterà di un evento particolarmente complesso, vasto, perché sono coinvolte le presenze più alte della cultura francese”. “I momenti fondamentali sono stati quattro: il primo momento sarà alla

Sorbona e vedrà un dialogo tra intellettuali; il secondo momento si terrà all’Unesco, dove verrà invece affrontata più la dimensione socio-politico-culturale; il terzo momento sarà rappresentato da un luogo esclusivo, dove saranno per eccellenza i membri ad essere interlocutori e cioè l’Accademia di Francia, la celebre ‘Coupole’; nel quarto momento, infine, abbiamo voluto allargare questo ‘Cortile’ ed entrare in un cortile spaziale, l’immensa piazza che si trova davanti alla Basilica di Notre-Dame, dove saranno convocati i giovani, che assisteranno certamente ad uno spettacolo, ma che avranno anche l’occasione per poter varcare - forse - questo ‘Cortile’ ed entrare se lo vogliono - credenti e non credenti, all’interno del Tempio, dove la comunità di Taizé preparerà un modulo di preghiera per mostrare anche ai non credenti come il credente invoca il suo Dio”. Gli incontri di Bologna e di Parigi saranno solo i primi di una serie di iniziative internazionali. Dopo i progetti per Tirana e Stoccolma, “si pensa poi di varcare l’Oceano e di andare in Paesi più remoti, partendo dagli Stati Uniti dove c’è già un interesse a Chicago e a Washington; e poi ancora in Paesi dove il cattolicesimo non è presente in maniera significativa, ma dove è presente una religiosità di altro genere: pensiamo all’Asia”.

portune personalizzazioni. In particolare, tale soluzione di finanziamento consentirà di sostenere piani organici di investimento che comprendano, oltre all’acquisizione di tecnologie di processo e di prodotto, anche spese in beni immateriali e in formazione/ addestramento. In quest’ambito, laddove possibile, le strutture specialistiche di Mediocredito Italiano lavoreranno in sinergia con il Cnr e Rete Ventures per realizzare una ‘prevalutazione tecnologica’ del prodotto dello spin-off, in modo da rendere più snello e veloce il processo di valutazione tecnico-industriale delle singole operazioni. “Con questa iniziativa, Mediocredito Italiano costituisce un supporto concreto all’esigenza di sostenere la capacità di creare innovazione”, dichiara Roberto Maz-

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zotta, presidente di Mediocredito Italiano. “Siamo l’unica banca che si è misurata sui temi della tecnologia, che dispone di un team di specialisti dedicati al finanziamento dell’innovazione e che ha attivato una serie di accordi strutturati con alcuni tra i più autorevoli atenei italiani al fine di favorire il trasferimento tecnologico dal mondo della ricerca alle imprese”. Il Cnr e Rete Ventures, da sempre impegnati sul fronte del trasferimento tecnologico, sono convinti che “l’accordo sia particolarmente utile per rendere più competitivi, almeno negli aspetti tecnologici e finanziari, gli imprenditori-attori delle Pmi italiane, soprattutto nel Mezzogiorno, per rafforzarli nei confronti dei competitor internazionali”, commenta il presidente di Rete Ventures Luca Anselmi.

Una festa per ripensare l’Italia futura

l ricordo dei 150 anni dell’Unità d’Italia non dovrebbe esaurirsi nella pur doverosa celebrazione dell’evento, ma dovrebbe particolarmente fornire l’occasione per un’approfondita riflessione relativamente alla nascita del nostro stato nazionale e - come ha detto il Presidente Napolitano - alla sua rinascita su basi democratiche nel segno della costituzione repubblicana. E questo per affrontare adeguatamente il futuro. Un riferimento per tale riflessione potrebbe essere costituito dal 1961, centenario dell’Unità. In non molti anni, dalla fine della guerra, dalla Costituzione, in forza della volontà di rinascita e insieme del rigore e dell’impegno dei governanti, l’Italia seppe ottenere significativi risultati. In quel 1961, tra l’altro, il PIL sfiorò un incremento dell’8% e la disoccupazione si attestò al 3,4%. E il balzo in avanti compiuto dal nostro paese aveva ricevuto del resto autorevoli riconoscimenti in ambito internazionale: l’Oscar delle monete alla nostra Lira, la definizione di un “miracolo economico” per lo sviluppo conseguito. Il progresso fu dovuto al fatto che l’opera di ricostruzione è stata collegata a profonde riforme economico-sociali e a concrete iniziative di modernizzazione, funzionali allo sviluppo e alla solidarietà. E ciò in un ampio ventaglio di settori (agricoltura, industria, energia, fisco, casa, scuola, lavoro). La ricostruzione e il progresso non furono solo economici e sociali ma anche civili e democratici. E in politica estera l’Italia raggiunse un ruolo di punta in Europa e nel Mediterraneo. Dalla riflessione su tali vicende possono trarsi indicazioni anche per il presente, ai fini di un’unità che risulti frutto di un’intesa etico-civile, prima ancora che territoriale, politica e giuridica. Per motivare i problemi economicosociali oggi si invocano spesso le difficoltà derivanti dalla crisi internazionale. Ma non sono da dimenticare quali fossero le grandi difficoltà del nostro paese nella fase precedente all’anno centenario. Eppure l’impegno di cittadini e governanti fece fare allora importanti passi in avanti. Il che significa che il nostro popolo ha grandi potenzialità, grandi risorse di passione e di lavoro, ma queste devono essere valorizzate. La politica non può oggi tenere un atteggiamento di rassegnazione rispetto all’esistente, e ciò in particolare su due questioni tra loro collegate: lavoro e istruzione. Il lavoro deve essere il primo punto in ogni agenda politica, particolarmente in relazione alle donne e ai giovani. Abbiamo tra l’altro il triste primato in Europa per numero di giovani tra i 15 e i 30 anni che abbandonano gli studi, non lavorano, hanno gettato la spugna. Tale problema collegato a quello della crescita è certamente difficile, ma non si può certo risolvere con ininfluenti riforme costituzionali, come surroga al continuo rinvio delle riforme economiche di impatto reale. Per il lavoro, la Costituzione si tratta non di riformarla, ma di attuarla. I Padri diedero priorità assoluta al tema del lavoro, non a caso ponendolo all’articolo 1 gli stessi estensori dell’articolo si impegnarono, divenuti governanti, a darvi attuazione. È da ricordare che la mancanza di lavoro per i giovani porta anche ad una serie di altre gravi conseguenze, agli effetti del matrimonio, dei figli… Del resto si dice che questa già sia, nel dopoguerra, la prima generazione della decrescita, un paese che non dà prospettive alle giovani generazioni non le ha per se stesso. Collegato al tema del lavoro è quello dell’istruzione. I Padri vedevano con lungimiranza nel potenziamento dell’istruzione il motore dello sviluppo economico del paese oltre che di quello democratico e civile e dell’avvicinamento tra ceti. Coerentemente misero in atto significative riforme, negli anni 60 l’impegno in materia divenne prioritario nel bilancio dello stato. Dovrebbe essere quindi modificata l’attuale logica, non selettiva, che comporta tagli in tale settore fondamentale: come si conciliano infatti queste posizioni con l’economia dei paesi sviluppati e di quelli emergenti che fanno a gara nel potenziare gli investimenti nel capitale umano? Queste riflessioni specifiche sul lavoro e sull’istruzione (che andrebbero accompagnate da quelle sulla carenza di iniziative relative all’Europa e al Mediterraneo proprio in una fase in cui in quest’ultima area si stanno vivendo ore decisive) portano a considerazioni più generali. Alla necessità del ritorno alla politica, quella vera, non quella del pensiero “breve” o addirittura del non pensiero, essendo sostituito questo dalla politica spettacolo. I Padri invece avevano l’attitudine a guardare “lontano”. De Gasperi affermava: “La differenza tra un politico e uno statista è che un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni”. L’Unità si persegue adeguatamente quando dimostra che si opera effettivamente in funzione dei valori e della soluzione dei problemi concreti, per il bene e non dei singoli. Si sta sviluppando un circolo vizioso: al declino economico si accompagna un declino civile con un solco tra politica e cittadini. Questa occasione dei 150 anni dell’Unità dovrebbe quindi essere utilizzata per indispensabili riflessioni e conseguenti comportamenti, per ritrovare la rotta che portò l’Italia ad essere giudicata, proprio nel 1961 dal Presidente Kennedy come “l’esperienza più incoraggiante del dopoguerra” Carlo Fracanzani


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Società

Dottrina Sociale e Bene Comune

Il diritto alla vita e le politiche sociali nella “Caritas in veritate” ROMA, (ZENIT.org).

Il tema della vita è molto presente nella Caritas in veritate (CV), non però come un argomento tra gli argomenti, ma come un principio chiave di tutta la sapienza sociale e politica. La CV tratta esplicitamente del tema della vita soprattutto nei paragrafi 28, 44, 48, 74 e 75. Interessanti precisazioni ci sono anche nel n. 51 che riguarda l’impegno della Chiesa per la protezione del creato su cui tornerò alla fine. Dall’esame di questi paragrafi si vede molto bene come la logica della vita influisca sulla generalità delle politiche, relative a tutti gli ambiti e che non possa assolutamente essere confinata in un ambito specifico. Nel paragrafo 28, per esempio, si dice che “Se si perde la sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita, anche altre forme di accoglienza, utili alla vita sociale, si inaridiscono. L’accoglienza della vita tempra le energie morali e rende capaci di aiuto reciproco”. In altre parole il disprezzo della vita corrompe il “capitale sociale” (n. 32) di una comunità politica, ecco perché “l’apertura alla vita è al centro del vero sviluppo”. Nel paragrafo 44 si parla delle politiche demografiche. L’enciclica ribadisce i già arcinoti danni economici dell’inverno demografico – dalla crisi dei sistemi di welfare all’impoverimento delle reti di solidarietà intergenerazionale, ma soprattutto conferma l’idea che la crescita demografica è anche un valore economico: “Grandi nazioni sono potute uscire dalla miseria anche

atteggiamento verso ciò che è umano grazie al grande numero e alla capae ciò che non lo è? Stupisce la selettivicità dei loro abitanti” – il pensiero va tà arbitraria di quanto oggi viene proautomaticamente a Cina ed India. “Al posto come degno di rispetto. Mentre contrario, nazioni un tempo floride i poveri del mondo bussano ancora alle conoscono ora una fase di incertezza porte dell’opulenza, il mondo ricco rie in qualche caso di declino proprio a schia di non sentire più quei colpi alla causa della denatalità, problema crusua porta, per una coscienza ormai inciale per le società di avanzato benescapace di riconoscere l’umano”. sere”. Quante politiche sociali hanno a Stupisce anche come tanti tra gli stessi che fare con la denatalità? In occasiocattolici, compresi organismi e istitune della recente crisi finanziaria alcuni zioni religiose in prima linea sul fronosservatori hanno messo in evidenza te dello sviluppo e perfino conferenze come essa abbia avuto all’origine proepiscopali, non abbiano ancora comprio la crisi demografica, che avrebbe preso questo nesso inscindibile che rarefatto il mercato e spinto le imprese, lega tra loro il ricomplici i prodotti spetto della vita e finanziari derivati, “Mentre i poveri del mondo l’autentico svilupa vendere a credipo. Anche il conto con grande facibussano ancora alle porte cetto di ecologia lità. Non è che un dell’opulenza, il mondo ambientale scivola esempio delle proricco rischia di non sentire verso interpretafonde connessiopiù quei colpi alla sua zioni ideologiche ni tra denatalità e – l’ecologismo – se povertà economica porta” non è strettamente nel lungo periodo. legato all’ecologia Nel paragrafo 48 si naturale umana, il cui primo princianalizza il legame tra ecologia naturale pio è il rispetto della vita: “Se non si ed ecologia del rispetto della vita umarispetta il diritto alla vita e alla morte na. Il paragrafo ha una naturale prosenaturale, se si rende artificiale il concuzione nei nn. 74 e 75 sulla valenza cepimento, la gestazione e la nascita sociale e politica della bioetica. Legdell’uomo, se si sacrificano embriogiamo qui uno dei passi più inquietanni umani alla ricerca, la coscienza coti dell’intera enciclica. Il papa ha appemune finisce per perdere il concetto di na parlato di aborto, di pianificazione ecologia umana e, con esso, quello di eugenetica delle nascite e di mens euecologia ambientale” (n. 51). tanasica. Poi così prosegue: “Chi poCome si può vedere da queste ossertrà misurare gli effetti negativi di una vazioni, il tema della vita è all’origine simile mentalità sullo sviluppo? Come di ogni riflessione sulla società, la sua ci si potrà stupire per l’indifferenza per natura e i suoi scopi ed è anche stretle situazioni umane di degrado se l’intamente connesso con tutti gli aspetti differenza caratterizza perfino il nostro

e il comportamento dei cattolici nella della politica, per cui si può veramenvita politica del 2002. È anche presente dire che con esso o contro di esso te nell’ordinario magistero di Benetutto cambia. Non faccio in questa detto XVI ed ha trovato un momensede la rincorsa alle possibili politiche to molto espressivo nella indicazione sociali per dimostrare questo assundei cosiddetti principi non negoziabili to. Un interessante esempio di questa e nell’dea che la democrazia non è un centralità politica del diritto alla vita compromesso al ribasso perché il bene ci è stato fornito dai vescovi degli Stacomune non è il minor male comune. ti Uniti sia durante la campagna eletNel dibattito sulla riforma sanitaria, i torale americana del 2008 sia in occavescovi americani sono intervenuti in sione del dibattito per l’approvazione molti modi, tra i quali tramite due letdella riforma sanitaria in quel paese. tere indirizzate al Congresso in cui si Durante la campagna elettorale molpuntualizzavano le critiche al testo di ti vescovi hanno insistito sulla priorità legge, lo si conpolitica del tema delfrontava con la vita, altri si erano le precedeninvece attestati con“E facendolo deve difendere ti disposizioni tro la logica del “sinnon solo la terra, l’acqua d e l l ’a m m i n i gle issue”, sostenene l’aria come doni della strazione repubdo che c’è sì l’aborto blicana e si facema anche la povertà creazione appartenenti a vano concrete o l’immigrazione. Ad tutti. Deve proteggere anche proposte giuun certo punto è vel’uomo contro la distruzione ridiche ed amnuto un fondamentale di se stesso.” ministrative al chiarimento da parte riguardo. L’imdei vescovi del Texas, pegno della poi fatto proprio dalla Chiesa cattolica americana su questi conferenza episcopale. I vescovi texani temi è encomiabile e le statistiche dihanno fatto notare che mentre il tema cono che ormai i fronti pro choice e della povertà, oppure quello dell’impro life si equivalgono numericamenmigrazione, ammette molte soluzioni te, fatto questo che ha forse indotto il e quindi lascia spazio a scelte prudenpresidente Obama a togliere nella riziali di carattere politico, quello di non forma la parte riguardante il diritto uccidere è un divieto morale assoluto alla vita. che come tale non ammette deroghe. Vorrei concludere con una riflessione Esso quindi non può essere posto sulsu un aspetto di grande interesse e imlo stesso piano di altre esigenze. Del portanza a mio parere. Il paragrafo n. resto questo era stato già autorevol51 dice che “la Chiesa ha una granmente detto dalla Nota dottrinale delde responsabilità per il creato”. Si tratla Congregazione della Fede circa alta di una affermazione dalle molteplici cune questioni riguardanti l’impegno

fondamentali conseguenze che possiamo capire meglio ricordando quanto Benedetto XVI ha detto nel dicembre scorso in un memorabile discorso alla curia romana per gli auguri natalizi. “Poiché la fede nel creatore è una parte essenziale del Credo cristiano, la Chiesa non può e non deve limitarsi a trasmettere ai suoi fedeli soltanto il messaggio della salvezza. Essa ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico. E facendolo deve difendere non solo la terra, l’acqua e l’aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere anche l’uomo contro la distruzione di se stesso. È necessario che ci sia qualcosa come una ecologia dell’uomo intesa nel senso giusto. Non è una metafisica superata, se la Chiesa parla della natura dell’essere umano come uomo e come donna e chiede che quest’ordine della creazione venga rispettato… Le foreste tropicali meritano, sì, la nostra protezione, ma non la merita meno l’uomo come creatura”. Il tema della vita (e della famiglia) si colloca quindi nel punto stesso in cui la missione pubblica della Chiesa incontra la politica. La Chiesa non cederà mai su questo punto; i cattolici non cesseranno di impegnarsi in questo campo, la politica non riuscirà mai a liberarsi di questa spina nel fianco. di Stefano Fontana Direttore dell’Osservatorio Internazionale “Cardinale Van Thuan” sulla Dottrina Sociale della Chiesa www.vanthuanobservatory.org.

L’Afghanistan affronta la sfida dell’istruzione

A 10 anni dalla caduta dei talebani, ora anche le ragazze possono studiare

ROMA, (ZENIT.org).

In un discorso pronunciato in occasione della riapertura delle scuole dopo le festività per l’inizio del nuovo anno persiano e afghano - il “Nowruz” -, il presidente dell’Afghanistan, Hamid Karzai, ha lanciato il 23 marzo scorso un appello ai talebani perché pongano fine ai loro attacchi contro le scuole del Paese, specialmente contro gli istituti femminili. “Incendiare scuole è un atto codardo”, così ha detto Karzai (BBC, 23 marzo). I talebani e gli altri gruppi estremisti dovrebbero capire - ha ribadito il presidente - che prendere di mira le scuole

e dare fuoco a edifici scolastici è sintomo di “inimicizia” verso la nazione. “Non distruggete il futuro di questa povera, sofferente nazione, che finalmente ha alcune opportunità”, ha implorato Karzai, spiegando che “la scuola è un luogo pubblico dove i figli e le figlie di questo Paese imparano come servire la nazione”. “Se volete che le truppe straniere lascino il paese, allora permettete ai figli e alle figlie dell’Afghanistan di essere istruiti”, ha aggiunto molto significativamente il capo dello Stato. Solo tre mesi fa, il ministro dell’Educazione di Kabul, Ghulam Farooq Wardak, si era dimostrato ancora ottimi-

sta. Intervistato a Londra dal Times Educational Supplement (14 gennaio), Wardak aveva affermato che i talebani - ironicamente la parola vuole dire “studenti”, ovvero delle scuole coraniche – stavano per abbandonare la loro opposizione all’educazione. “È un cambiamento di atteggiamento, è un cambiamento comportamentale, è un cambiamento culturale”, aveva sottolineato Wardak. “Quello che sento dire ai livelli più alti dei talebani è che non si oppongono più all’istruzione, e neppure all’istruzione delle ragazze”, aveva continuato il ministro. Durante il breve dominio dei talebani sull’Afghanistan, durato dal 1996 fino

all’invasione statunitense nel 2001 e caratterizzato da una cruente applicazione della legge islamica o shari’a (incluse le amputazioni e la lapidazione pubblica), era proibito ad esempio alle ragazze di andare a scuola. Secondo le stime dell’UNICEF, sotto il giogo talebano appena due milioni di bambini afghani frequentavano la scuola e la partecipazione delle donne o ragazze era più o meno inesistente. Oggi invece, a dieci anni dalla caduta del regime, le iscrizioni scolastiche sono aumentate “in modo strabiliante”. Secondo i dati del ministero dell’Educazione di Kabul, attualmente circa 8,3 milioni di bambini vengono scolarizzati - o ssia 500.000 in più rispetto al 2010 -, il 39% dei quali sono bambine e ragazze. Ma la strada da percorrere è ancora lunghissima e molto insidiosa. Si calcola infatti che meno di un terzo della popolazione dell’Afghanistan è alfabetizzato e che ben 4 milioni di bambini afghani (in maggioranza femminucce) non frequentano la scuola. Anzi, secondo un rapporto pubblicato il 24 febbraio scorso sotto il titolo “High Stakes: Girls’ Education in Afghanistan” da un gruppo di 16 ONG e associazioni umanitarie, fra le quali Oxfam e CARE, la continua violenza, la povertà e la mancanza di investimenti rischiano di annichilire i frutti della campagna “Back to School” che ha permesso a milioni di bambini afghani di ritornare sui banchi di scuola. Anche se nel corso degli ultimi due anni sono state costruite nel Paese centro-asiatico 2.281 scuole, quasi nella metà dei casi (il 47%) mancano veri e propri edifici scolastici. Finora, gli estremisti islamici non hanno mai smesso i loro attacchi intimidatori nei confronti del neonato sistema scolastico afghano. Secondo quanto riferito dall’agenzia Associated Press, l’esplosione di una bomba ha

ucciso martedì 15 marzo nel capoluogo della provincia orientale di Nangarhar, Jalalabad, il preside della Najmul Jihad School, Bahram Khail Salehi, e ferito altri due insegnanti dell’istituto. Sabato 26 giugno 2010, alcuni sospetti talebani avevano decapitato nella provincia orientale di Ghazni il preside della Al Berooni School, Sakandar Shah Mohammadi. Lo stesso giorno, estremisti islamici avevano incendiato anche due scuole elementari nell’area di Zardalo, nel sud del Paese (Deutsche Presse-Agentur, 27 giugno 2010). Del resto, come ha ricordato un rapporto della nota organizzazione per i diritti umani Amnesty International, pubblicato nell’aprile del 2007 con il titolo “Afghanistan All who are not friends, are enemies: Taleban abuses against civilians”, il codice o manuale militare dei talebani (noto come “Laheya”) prevede esplicitamente le intimidazioni nei confronti degli insegnanti e del personale scolastico e anche la loro uccisione se dopo un primo e un secondo avvertimento continuano comunque l’attività. Un’altra feroce “tattica” usata dai talebani e simili prende di mira direttamente le alunne delle scuole. Spesso viene gettato loro sul volto dell’acido per sfigurarle per il resto della vita, anche se poi molte non si fanno intimidire e appena possono riprendono i corsi, come nel caso di Shamsia Husseini e compagne. Come ha raccontato il New York Times (13 gennaio 2009), due mesi dopo aver subito nel novembre 2008 un attacco all’acido la coraggiosa ragazza e 10 delle sue compagne (erano state colpite anche quattro insegnanti) erano di nuovo al loro posto nei banchi della Mirwais School for Girls a Kandahar, capoluogo dell’omonima provincia meridionale. Nel loro tentativo di smorzare il desiderio di studiare nelle ragazze, gli estre-

misti hanno persino riempito intere aule scolastiche di gas tossici, una “tecnica” utilizzata soprattutto nelle zone a maggioranza Pashtun (NYT, 31 agosto 2010). Ma anche se i talebani sono riusciti ad intossicare decine di ragazze ed insegnanti di varie scuole, fra cui la Zabihullah Esmati High School, situata in un quartiere periferico della capitale Kabul, l’attività scolastica è stata ripresa molto rapidamente. L’oltranzismo talebano non si limita al solo Afghanistan: ha superato infatti i confini e si è diffuso anche in alcune regioni del Pakistan. Venerdì 25 marzo, sconosciuti hanno fatto saltare in aria due scuole elementari per ragazze nell’area di Landi Khotal, nella zona tribale Khyber Agency (nel nordovest del Paese). Secondo quanto riferito da Radio Free Europe/Radio Liberty (25 marzo) Hasham Khan Afridi, responsabile per l’Educazione nella Khyber Agency, circa 1.200 bambine frequentavano i due istituti femminili nel villaggio di Sultankhel. Con gli ultimi due attacchi dinamitardi, il numero delle strutture scolastiche fatte esplodere dal 2009 nella regione è salito ad almeno 38. Nella stessa zona, che ospita lo strategico passo di montagna Khyber, che collega il Pakistan all’Afghanistan, militanti islamici avevano distrutto solo due settimane fa, cioè giovedì 10 marzo, un’altra scuola governativa per ragazze, la Haji Yaseen Khan School. Secondo le stime di RFE/RL, gruppi estremisti hanno fatto saltare in aria più di 700 scuole nei distretti pachistani di Swat, Buner, Dir e Peshawar, e nelle Aree tribali di amministrazione federale (FATA in acronimo inglese) di Bajaur e di Mohmand, la maggioranza delle quali erano istituti per ragazze, impedendo loro di continuare gli studi. di Paul De Maeyer


Lombardia

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FORMIGONI: IL FEDERALISMO NUOVA FORMA DELL’UNITÀ NAZIONALE

IL CAPO DELLO STATO ALL’INAUGURAZIONE UFFICIALE DELLA SEDE

«Inaugurare questa nuova sede di Regione Lombardia nei giorni del 150° della nascita del nostro Stato vale a consolidare il legame profondo tra le autonomie nella loro evoluzione federalista e la rinnovata unità nazionale»

“P

alazzo Lombardia è certamente una sede istituzionale e un luogo di lavoro di straordinaria funzionalità e modernità, ma è anche un monumento all’Italia delle autonomie”. Sono parole del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che ha evidenziato la “significativa coincidenza tra l’inaugurazione dell’edificio regionale e le celebrazioni del 150° dell’Italia unita”. A Palazzo Lombardia Napolitano è stato accolto dal presidente Roberto Formigoni, con il quale si è intrattenuto per 20 minuti a colloquio privato nell’ufficio al 35° piano, poi è salito al belvedere del 39° (dove ha ricevuto le chiavi simboliche del Palazzo) per entrare infine nella Piazza Città di Lombardia, la grande piazza coperta, gremita di dipendenti regionali e di autorità, per la cerimonia dell’inaugurazione, aperta dalle note dell’Inno di Mameli. Erano presenti numerose personalità istituzionali, politiche, militari e civili: il vicepresidente Andrea Gibelli, gli assessori della Giunta regionale, i consiglieri regionali con il loro presidente Davide

Boni, i vicepresidenti di Camera e Senato, Maurizio Lupi e Rosy Mauro, il prefetto Lombardi, i presidenti di Provincia, il sindaco di Milano Letizia Moratti, centinaia di sindaci in fascia tricolore, figure di spicco dell’economia, vertici delle forze dell’ordine. Il cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, ha impartito la benedizione e commentato il passo delle lettere di San Paolo (la prima ai Corinti, cap. 12) dove si parla di comunità, che, analogamente al corpo, “ha diverse membra ma è una sola”, per dire che “le specificità devono tendere al bene comune”. A fare gli onori di casa, insieme al presidente Formigoni, il segretario generale Nicola Sanese e il sottosegretario alla Presidenza Paolo Alli.

me scavo. Lo ha ricordato Formigoni nel suo intervento, in cui ha espresso a Napolitano “la gioia e la commozione” per la sua presenza, insieme all’2orgoglio di mostrare al capo dello Stato questa grande opera completata”, “intitolata ‘Palazzo Lombardia’ dall’esito di un sondaggio web di 100.000 persone”, “edificio di governo concepito e commissionato perché parlasse di noi, della comunità lombarda, dei nostri territori, delle nostre città, della nostra concezione della vita, del lavoro e della società civile”. I progettisti (Pei, Cobb, Fried & partner) studiarono e fotografarono ogni angolo della Lombardia, per “appropriarsi delle sue specificità, le acque, le foreste, il verde, le città, e trasmetterle nell’edificio e nelle sue forme”.

L’OPERA COMPLETATA - È questa la seconda visita del presidente Napolitano alla nuova sede della Regione. La prima volta fu il 6 dicembre del 2007, a lavori appena iniziati, quando, dove ora sorgono gli edifici curvilinei di vetro e la torre di 161 metri, c’era solo un enor-

MODELLO DI GOVERNO - Formigoni ha anche sottolineato che Palazzo Lombardia “affianca e dialoga con il Pirelli” (che rimane patrimonio della Regione e sarà utilizzato soprattutto per il Consiglio),“con la sua trasparenza vuole esprimere un’idea di governo sussidiario

De Capitani «Agricoltura Bio risorsa per l’ambiente» “Fare agricoltura oggi significa produrre beni primari nel pieno rispetto dell’ambiente, del territorio e della salute dei consumatori. Obiettivi che sono sempre stati propri della agricoltura biologica”. Lo ha affermato l’assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia, Giulio De Capitani, intervenendo all’Assemblea nazionale dei produttori biologici Federbio. Rispetto alle preoccupazioni del settore sulla diffusione degli OGM, l’assessore ha ricordato l’impegno condiviso con tutti gli assessori regionali all’agricoltura: “un unanime no alle coltivazioni transgeniche e alla praticabilità di una loro coesistenza con le colture convenzionali”. “L’obiettivo, anche per il settore biologico - ha detto De Capitani - è ridurre la distanza che separa il mondo agricolo dai cittadini, dai consumatori. Come Assessorato all’agricoltura stiamo portando avanti iniziative per introdurre i prodotti bio nelle mense scolastiche”. “Il mondo dell’agricoltura biologica conta 1.169 aziende – ha ricordato De Capitani - che, grazie alle politiche comunitarie, hanno potuto beneficiare di specifiche misure del Programma di sviluppo rurale (Psr): la 214E ‘pagamenti ambientali destinati a produzioni biologiche’ che ha finanziato in 4 anni 700 domande pari a un contributo complessivo di 1,8 milioni di euro; la 132 ‘partecipazione ai sistemi di qualità alimentari’ che ha finanziato 500 domande per 270.000 euro e la 133 ‘promozione sui mercati della comunità europea’ con 350.000 euro”. “Anche l’agricoltura biologica - ha concluso De Capitani – deve saper cogliere le opportunità di aggregazione offerte dalle organizzazioni di produttori e dai distretti agricoli, strumenti fondamentali per ottimizzare le risorse delle imprese in una logica di squadra e per fare fronte a un mercato globale sempre più competitivo”.

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e non sovrastante la società”, è “l’unico che raggruppa insieme tutte le funzioni di una pubblica amministrazione, a beneficio di cittadini e imprese”, ha impianti ecologicamente all’avanguardia a emissioni zero, e tra breve ospiterà servizi e funzioni aperte al pubblico, creando vita 24 ore al giorno ed evitando “il rischio dopo le ore di ufficio di un luogo deserto e magari pericoloso”, come è stato per vari grattacieli pubblici nel mondo. FEDERALISMO - Ma anche un altro “grazie” ha espresso il presidente della Lombardia al capo dello Stato, il “grazie forte e sentito per il modo straordinario con cui esprime il sentimento dei nostri cittadini e delle nostre comunità, ricordando l’appartenenza e la figliolanza rispetto alla grande patria che è l’Italia”. “Grazie - sono ancora parole di Formigoni - per aver sempre sottolineato che l’appartenenza alla nazione si accompagna bene con i sentimenti che ognuno di noi prova verso la sua città, la sua regione, il luogo dove è nato, vive e lavo-

ra”. “Con questi sentimenti - ha concluso Formigoni - guardiamo al futuro consapevoli delle difficoltà ma anche forti della tenacia di tanti nostri giovani, cittadini, imprenditori desiderosi di costruire e di competere nel mondo”. Consapevoli della necessità anche di cambiare l’assetto del nostro Paese: “Abbiamo vissuto i primi 150 anni di un’unità d’Italia con la forma centralista, oggi questa forma appare superata. Ed è il federalismo la nuova forma dell’unità italiana”. UNITÀ E AUTONOMIE - Il capo dello Stato ha dunque preso le mosse dalla definizione data a Palazzo Lombardia di “monumento all’Italia delle autonomie”, per sottolineare che l’ “Italia delle autonomie” è un’ “opera iniziata dai Costituenti”, “che non possiamo non completare” con la piena e giusta attuazione della riforma del Titolo V. Napolitano ha citato l’art. 5 della Costituzione, che “sancisce insieme l’unità inscindibile dell’Italia e la promozione delle autonomie” (comunali, locali,

regionali) e ha ricordato che dovettero passare 22 anni perché si istituissero le Regioni, nel 1970, per arrivare ora alla “riforma del Titolo per una svolta più federalista”. “Non possiamo concederci il lusso - ha detto - di non completare l’opera: portare a termine, con il massimo di condivisione, l’attuazione del nuovo Titolo V, trovando tutte le necessarie strade di equilibrio e di piena corrispondenza tra ruolo delle istituzioni nazionali, in particolare il Parlamento (da riformare in conseguenza di questo processo) e quello di Regioni, Province e Comuni”. Concetto scritto da Napolitano di suo pugno sul libro degli ospiti al 39° piano: “Inaugurare questa nuova sede di Regione Lombardia nei giorni del 150° della nascita del nostro Stato vale a consolidare il legame profondo tra le autonomie nella loro evoluzione federalista e la rinnovata unità nazionale”. (Ln)

Formigoni: «Golfari maestro di regionalismo» A Palazzo Pirelli il convegno dedicato all’ex presidente

(Ln - Milano, 26 mar) “La lezione di Cesare Golfari in tema di autonomia e regionalismo è ancora oggi preziosa per noi che ci avviamo a compiere quel percorso che uomini come lui hanno tracciato, con il coraggio delle idee e del pragmatismo, con la lungimiranza che nasce dall’osservazione della quotidianità”. Con queste parole Roberto Formigoni ha voluto ricordare la figura dell’ex presidente della Regione Lombardia, Cesare Golfari, negli anni Settanta. Lo ha fatto nel corso di un convegno dal titolo “Ricordo di un politico educatore” organizzato a Palazzo Pirelli dal Consiglio regionale e a cui sono stati invitati, tra gli altri, gli ex presidenti Piero Bassetti, Giuseppe Giovenzana e Bruno Tabacci. LA LEZIONE DI REGIONALISMO - “Dobbiamo a uomini come Golfari - ha proseguito Formigoni - se la Lombardia oggi rappresenta anche un punto di riferimento per le trasformazioni politiche e istituzionali auspicate per tutto il paese. A uomini come lui dobbiamo la maturazione della nostra idea di federalismo, fondato sull’autonomia e sulla responsabilità, prima che su un nuovo meccanismo di distribuzione delle risorse: un federalismo fondato sull’opportunità di ridisegnare le competenze di servizio e di farvi fronte con risorse proprie”. IL GRANDE AMMINISTRATORE - “Cesare Golfari - ha sottolineato Formigoni - è stato un grande amministratore, amatissimo dai galbiatesi e dai lecchesi, per i quali fortemente volle la Provincia proprio per le sue competenze di primo cittadino. Tra i suoi primi meriti, mi piace ricordare l’insistenza sull’organizzazione dei servizi a livello intercomunale, tramite strumenti giuridici come i consorzi e le società pubbliche. Dall’osservatorio privilegiato della vita amministrativa egli ha potuto comprendere l’importanza di una autonomia locale più spinta”. L’ACQUISTO DI PALAZZO PIRELLI - Non è solo la lezione in materia di regionalismo e autonomia che Formigoni ha voluto ricordare a proposito di Golfari: “Per le istituzioni lombarde - ha detto - il 2011 è un anno davvero straordinario: abbiamo inaugurato, solo pochi giorni fa, il nuovo Palazzo di Governo della Regione, Colucci «il verde fattore decisivo di sviluppo alla presenza del presidente delsostenibile» la Repubblica. In questo stesso Un fitto calendario di iniziative è in programma su tutto il territorio regionale per anno si compirà celebrare il 2011 come “Anno internazionale delle Foreste”. il trasferimenLo ha ricordato l’assessore ai Sistemi verdi e paesaggio della Regione Lombardia, to del Consiglio Alessandro Colucci, in occasione dell’avvio ufficiale dell’anno internazionale da parte regionale lomdell’Onu avvenuta nel Palazzo di vetro a New York. bardo in Palazzo Tra le iniziative al via con l’inizio della primavera l’ormai tradizionale appuntamento Pirelli che dal con Vivere le Foreste (una serie di eventi ludico-sportivi e culturali che renderanno 1978, proprio più fruibili le nostre foreste) e una mostra fotografica d’autore - realizzata in collabograzie all’iniziarazione con Assolegno - che, partendo da Milano, toccherà poi tutti i capoluoghi di tiva del presidente Golfari, è divenuto proprietà della Regione e suo stesso inconprovincia lombardi. fondibile simbolo. Il 12 luglio Regione Lombardia organizzerà la festa in onore di San Giovanni GualQuesto è un motivo di vicinanza e riconoscenza a Golfari che intuì l’importanza berto, patrono dei forestali d’Italia. Le iniziative proseguiranno fino all’inizio dell’auconcreta ma anche simbolica di un unico palazzo per l’espletamento delle funzioni tunno con distribuzioni di piantine in piazza, piantumazioni simboliche, convegni e regionali, in un momento in cui la Lombardia muoveva i primi passi come automomenti di intrattenimento. nomia locale, a pochi anni dall’approvazione dello Statuto del 1971”. “Dalle vallate alpine alle distese della pianura - ha detto Colucci - le 20 Foreste reLa stessa intuizione - ha proseguito Formigoni - “ci ha guidati a volere fortemente gionali sono il grande patrimonio verde della collettività lombarda e costituiscono un Palazzo Lombardia, con la cui edificazione abbiamo voluto rilanciare anche simimportante mosaico di ecosistemi naturali, abitati da una straordinaria varietà di fauna bolicamente la fisionomia e il compito delle istituzioni come dialogo con la società e flora. L’appuntamento dell’Anno internazionale delle Foreste sarà l’occasione per e i cittadini”. conoscerle da vicino e per promuovere quello scambio di conoscenza necessario a faL’ALTA MISSIONE DELLA POLITICA - L’eredità di Golfari, infine, supera la vorire una loro gestione sostenibile”. Lombardia. E non solo perché da senatore promosse l’urgenza di una nuova conSul territorio lombardo ci sono circa 620.000 ettari di foreste e boschi (pari al 25,9% sapevolezza sui temi della salvaguardia ambientale alla guida della Commissione del territorio lombardo). Di questi, 23.000 sono di proprietà di Regione Lombardia la Ambiente di Palazzo Madama, ma anche perché, dedicandosi in maniera totale, cui gestione, tutela e valorizzazione è affidata ad Ersaf, l’ente regionale per la valoriz“ha testimoniato l’alta missione della politica. zazione e lo sviluppo delle foreste. Le associazioni politiche e le istituzioni dovevano, secondo lui, soddisfare i bisogni “Le foreste - ha aggiunto Colucci - sono parte integrante dello sviluppo sostenibile e i diritti essenziali dei gruppi e degli individui, pena lo scoppiare di crisi inconglobale. Le attività economiche a loro legate influiscono, infatti, sulle condizioni di trollabili. vita di 1 miliardo e 600 milioni di persone in tutto il mondo, sono fonte di benefici a Noi partiamo dalla sua lezione e la ampliamo, lanciando la sfida di una politica livello socio-culturale e costituiscono il fondamento del sapere delle popolazioni indicapace di pensare a un nuovo modo di fare governo, a una governance completagene. Le foreste giocano anche uno ruolo fondamentale nel proteggere la biodiversità mente nuova e adeguata alla domanda di democrazia, un sistema a rete in cui tutti e nell’attenuare gli effetti del cambiamento climatico”. i livelli di governo concorrono a formulare, a proporre, ad attuare le politiche e a Nell’occasione è stato presentato anche il logo dell’iniziativa: un albero stilizzato nella verificarne i risultati”. cui chioma sono rappresentate le peculiarità delle foreste

Anno delle foreste, tante iniziative

Energia e complementi d’arredo da scarti legno colucci: nostre foreste sono leva economica e occupazionale Utilizzare di più e meglio il legno dei boschi lombardi, sfruttandolo per i suoi usi più diversi, ma sempre nel massimo rispetto dell’ambiente. È questo l’obiettivo del Patto filiera bosco-legno-energia - sottoscritto lo scorso dicembre - che negli scorsi mesi, alla presenza dell’assessore ai Sistemi verdi e Paesaggio della Regione Lombardia Alessandro Colucci, ha ufficialmente iniziato i propri lavori.

“Era quanto mai necessaria una cabina di regia, che mettesse un po’ di ordine al sistema – ha spiegato Colucci - e oggi pensiamo davvero di essere riusciti a crearla. Il taglio degli alberi e la corretta manutenzione dei boschi non sono un male e, se eseguiti seguendo le norme, sono interventi necessari, non solo per rendere sempre più fruibili le nostre aree verdi, ma anche per la messa in sicurezza del

paesaggio e la prevenzione dei dissesti idrogeologici”. “Da questi tagli – ha aggiunto l’assessore - si ricava infatti materiale molto richiesto da segherie, cartiere, aziende d’arredamento e perfino da coloro che lo vogliono sfruttare, e lo stanno già facendo, per produrre energia. Il tutto ovviamente non inquinando”. “Il patto di filiera – ha proseguito l’assessore - renderà dunque le nostre fo-

reste una vera leva economica e occupazionale”. Il Patto di Filiera, dunque, riunisce attorno ad un unico Tavolo tutti coloro che sono interessati a questo uso della legna, pur avendo priorità differenti. Fanno parte del Tavolo Federlegno-arredo, Acimall (Associazione costruttori italiani macchine lavorazione legno), Consorzi forestali, Imprese boschive, Associazione pioppicoltori Italiani,

Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Fiper, Federazione produttori energie rinnovabili, Ordine dei dottori Agronomi e Forestali, Upl e Uncem, che si sono accordati sulla suddivisione dei lavori in tre gruppi tematici (sviluppo e semplificazione; domanda e offerta di mercato; finalizzazione contributi). I risultati delle sessioni saranno illustrati a fine anno nel Rapporto annuale sullo stato delle foreste.

“Vogliamo anche incentivare l’approvvigionamento locale della legna - ha detto Colucci -. La Lombardia è, infatti, una regione che presenta un fortissimo comparto della lavorazione e della trasformazione, ma oggi queste capacità sono ancora troppo poco sfruttate. Occorre quindi fare sistema e lavorare tutti insieme”.


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Arte e cultura

L’arte sacra e la bellezza

Chiara Zanetti di Isabella Falbo

Anche la tradizione scolastica, legge la bellezza come un godimento che parte Nella Costituzione sulla Sacra Liturdalla conoscenza sensoriale ma la supegia del Concilio Vaticano II, Sacrosanra; così nel pensiero di San Tommaso, la ctum Concilium, è scritto che le opeceleberrima affermazione «Pulchrum re d’arte sacra «per loro natura, hanno est quod visum placet», vuole signifirelazione con l’infinita bellezza divicare che del bello conta l’apprensione e na, che deve essere in modo speciale il in qualche modo godimento: il bel“L’artista, dunque, non solo espressa dalle opelo è “gradevole alla re dell’uomo e sono conoscen z a”[2], deve conoscere la bellezza, tanto più orientaperché il bello rima deve contemplarla, per te a Dio e all’inchiede di essere questo da sempre il primo cremento della sua “conosciuto” da testimone della verità della lode e della sua gloun essere che ha ria, in quanto nesl’anima razionale. bellezza è l’artista” sun altro fine è staLa bellezza si caratto loro assegnato se terizza per Tomnon quello di contribuire il più efficamaso come “integritas sive proportio”, cemente possibile, con le loro opere, a ovvero compiutezza, come “debita indirizzare religiosamente le menti deproportio sive consonantia”, ovvero gli uomini a Dio» (n. 122). armonia proporzionale, e come “claLe opere d’arte religiosa e sacra, dunritas”, ovvero splendore, corporeo e que, devono “in qualche modo” spirituale. Tutto questo significa un esprimere la bellezza divina, l’infinilegame stretto tra bellezza ed ordine; ta bellezza divina, con la quale intratgià Sant’Agostino affermava che «Non tengono una relazione naturale, che è vi è nulla di ordinato che non sia belcioè propria della loro natura. Tramite lo: come dice l’Apostolo, ogni ordine l’espressione della bellezza, e in quanto proviene da Dio.»[3] si orientano verso la Bellezza infinita, Il piacere causato dalla bellezza coinesse possono esplicitare il loro “unico” volge non solo i sensi, ma tutta la perfine di indirizzare “religiosamente” le sona: emozioni e passioni; ragione e anime a Dio. intelletto; e si tratta di un piacere non Ma che cosa è la bellezza? finalizzato all’utile, dunque, è un piaLa tradizione – ma ancor prima di essa cere disinteressato, un piacere per piae a suo fondamento anche una autencere: cioè un provare piacere di frontica riflessione su quanto consta nella te a qualche cosa che si conosce, senza esperienza comune – lega la bellezza volerla comprare, possedere, modificaad un’esperienza dei sensi che eccede re, firmare. gli stessi sensi. Già nella speculazione Il piacere che si gode nella conoscenplatonica, la bellezza è delineata nella za del bello trova ragione nel fatto che sua complessità di realtà ideale visibile cose belle sono anche vere e buone. le per gli occhi. Nel Fedro leggiamo: Infatti, ci piacciono gli originali, non «Per quanto riguarda la Bellezza, poi, le imitazioni, ci piacciono le cose buocome abbiamo detto, splendeva fra le ne, non quelle cattive. realtà di lassù come Essere. E noi, veAnche per i Greci, il tema della belleznuti quaggiù, l’abbiamo colta con la za, indagato radicalmente nel suo spespiù chiara delle nostre sensazioni, in sore ontologico, si trova indissolubilquanto risplende in modo luminosismente legato con il bene. simo. Infatti, la vista, per noi, è la più Secondo san Tommaso, il bello e il acuta delle sensazioni, che riceviamo bene «si identificano nel soggetto, permediante il corpo. Ma con essa non si ché si fondano sulla medesima realtà, vede la Saggezza, perché, giungendo cioè sulla forma, e per questo ciò che è alla vista susciterebbe terribili amori, buono è lodato come bello»[4]. Il bello se offrisse una qualche chiara immaimplica una forma che desta ammiragine di sé, né si vedono tutte le altre zione e si riferisce all’intelletto, mentre realtà che sono degne d’amore. Ora, il bene implica una forma che attrae e invece, solamente la Bellezza ricevette si riferisce alla volontà. Potremmo dire questa sorte di essere ciò che è più mache il godimento della bellezza è gioia nifesto e più amabile»[1]. nella conoscenza del bene: unisce coROMA, lunedì, 7 febbraio 2011 (ZENIT.org).

noscenza e gioia, coinvolgendo tutta la persona. La bellezza della realtà è un segno della bellezza del Creatore. Le perfezioni di Dio sono da noi conosciute a partire dalla conoscenza della realtà creata. Ogni bellezza è partecipazione della bellezza divina. Giovanni Paolo II nella Lettera agli Artisti ha scritto: «Per questo la bellezza delle cose create non può appagare, e suscita quell’arcana nostalgia di Dio che un innamorato del bello come sant’Agostino ha saputo interpretare con accenti ineguagliabili: “Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato!”» (n.16). Le arti della pittura, della scultura e dell’architettura collocate all’interno del pensiero cristiano, hanno dunque il compito di scrutare e descrivere tale bellezza, traducendola, attraverso i mezzi propri di ciascuna disciplina, in un canto di gioia che, esprimendo l’amore di Dio verso l’uomo, sia capace di essere il canto, fatto con arte, che tutta la Chiesa innalza verso il cielo, come ringraziamento. L’artista, dunque, non solo deve conoscere la bellezza, ma deve contemplarla, per questo da sempre il primo testimone della verità della bellezza è l’artista; in più l’artista di opere d’arte sacra, per la sua particolare condizione, non può che essere un vero cristiano, che vive la propria vocazione artistica nella costante preghiera. 1) Platone, Fedro, 250 D-E 2) Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, II-II, 27, 1, ad 3um 3) « Nihil enim est ordinatum, quod non sit pulchrum. Et sicut ait apostolus: Omnìs ordo a deo est» Agostino, De vera Religione, cap. XLI (trad. it. a cura di O. Grassi, Milano 1997, pag. 136). 4) Tommaso d’Aquino, Summa theol., I, 5, 4, ad 1um.

Rodolfo Papa è storico dell’arte, docente di storia delle teorie estetiche presso la Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Urbaniana, Roma; presidente della Accademia Urbana delle Arti. Pittore, membro ordinario della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon. Autore di cicli pittorici di arte sacra in diverse basiliche e cattedrali. Si interessa di questioni iconologiche relative all’arte rinascimentale e barocca, su cui ha scritto monografie e saggi; specialista di Leonardo e Caravaggio, collabora con numerose riviste; tiene dal 2000 una rubrica settimanale di storia dell’arte cristiana alla Radio Vaticana.

Moby Dick ovvero i messaggeri dell’Imperscrutabile

«P (ZENIT.org)

er produrre un libro grandioso – scrive Herman Melville – si dovrà scegliere un tema grandioso». Secondo lo scrittore newyorkese la balena è il tema più ampio possibile, eppure, nonostante dia il titolo all’opera, Moby Dick balenerà fuori dalle onde soltanto nelle ultime pagine, in un’epifania fulminea e rovinosa. Se ne contempla la possanza attoniti e smarriti, come un uomo che apra gli occhi giusto in tempo per vedersi piombare addosso un treno. Di YHWH si possono vedere solo le spalle, della balena infuriata soltanto la coda. Eppure Moby Dick è ossessivamente presente in ogni pagina del romanzo: lo colma con la sua assenza, incombe dalle profondità abissali sopra le quali navigano i suoi incauti cacciator i. Anche le molte-

plici digressioni non fanno altro che piegare ogni branca del sapere a un suo tentativo di comprensione. Se in altre opere – dai romanzi picareschi al Viaggio sentimentale di Sterne – le digressioni sono centrifughe, quelle di Moby Dick appaiono invece come insistite spinte centripete. Più che digressioni paiono ingressi: porte, finestre, botole, infiniti tentativi di forzare, penetrando da un alto o dall’altro, il Mistero di cui la balena è messaggero. I cetacei – «elementi costitutivi del caos» – sono descritti da Melville come i custodi di ciò che sfugge all’uomo: «il mondo non può risolvere il mistero di se stesso» e la scienza «non è che una favola effimera». Moby Dick rappresenta l’implosione del paradigma conoscitivo dell’enciclopedia: non basta accumulare tutto lo scibile esistente per possedere la realtà. Così che l’uomo stesso si scruta senza comprendersi: «Queequeg era, nella sua stessa persona, un enigma da sciogliere, un’opera stupefacente in un solo volume, i cui misteri però non potevano essere letti neppure da lui, benché sotto di essi battesse il suo cuore vivo». Di fronte a Moby Dick – e a ciò che essa rappresenta – sono possibili le reazioni più diverse, come esemplificano i suoi personaggi in molte pagine. C’è il narratore, Ismaele, colui che, davanti al Mistero,

viaggia animato da «una voglia insaziabile di cose lontane» per ampliare i propri orizzonti e per raccontarlo: è lo scolaro («ho traversato a nuoto le biblioteche») e il testimone («una nave baleniera fu la mia Harvard e la mia Yale»), lo scrivano e l’eterno principiante, l’uomo animato da un desiderio di conoscenza finalizzato alla convivenza. Il primo ufficiale Starbuck è l’uomo devoto che davanti al Mistero s’inchina: sa riconoscerne i segni e li teme; il suo giudizio è sempre ponderato e non smarrisce la propria umanità neppure quando ne va della propria vita. Stubb, il secondo ufficiale, riconosce che tutto è un segno, ma non saprebbe dire di cosa: ritiene che «una risata è la risposta più saggia e più semplice a tutto ciò che è bizzarro». E poiché «tutto è bizzarro, a pensarsi», il suo buonumore è inaffondabile, venato di fatalismo e «quasi empio» per costanza. Flask, terzo ufficiale, è prosaico e piatto; il Mistero semplicemente non lo coglie, il suo sguardo si conclude con il visibile.

Abbiamo incontrato Chiara Zanetti in occasione del secondo appuntamento di Effefashion, la rubrica dedicata alla moda intesa come prodotto culturale creato con l’obbiettivo di soddisfare i bisogni immateriali dei consumatori, attraverso sintesi formali e figurative portatrici di sensazioni, atmosfere e stimoli della cultura collettiva. Chiara Zanetti (Desenzano del Garda 1974) è fashion accessories designer, nel 2006 ha fondato la propria linea di gioielli caratterizzata da serie limitate e numerate e rientra nella nuova categoria di creativi definibili Fashion Intellectuals. Le sue creazioni sono realizzate interamente a mano e rigorosamente in pelle, sono sperimentali e raffinate, seguono una ricerca poetica come ogni “opera d’arte” e si possono considerare “piccole sculture indossabili”. $% • Isabella Falbo: Cara Chiara, il tuo mezzo espressivo è il “pellame” perché lo consideri materia viva, perché “lo senti” e sentendolo lo interpreti trasformandolo in gioielli che appaiono sculture… • Chiara Zanetti: Utilizzare il pellame non è stata una scelta calcolata, ma semplicemente attraverso il mio percorso di sperimentazione e ricerca la pelle è diventato il materiale con il quale riesco ad esprimere al meglio la mia creatività. • I.F: Bracciali con rose intagliate effetto origami, lucidati tipo armatura, ritorti effetto optical: le tue creazioni molto apprezzate sono state segnalate su numerose testate di moda e del settore tra cui Elle, Woman on bikes, Fashion, Mood, Collezioni, Accessori, Sei di moda, Stile.it, ecc., le tue collezioni sono in vendita in vetrine di prestigio come Barney’s a NY. Fra gli ingredienti del tuo successo quanto pensi possa essere stato influente il connubio arte/ moda? • C.Z: Secondo me, la moda nasce ed invecchia, l’arte, la vera arte, non ha tempo, il mio pensiero più ambizioso è quello di creare degli oggetti che riescano a vivere in armonia con i mutamenti del tempo mantenendo unicità ed originalità. • I.F. : Tra le tue news la collaborazione con Lankama, Associazione Onlus a favore dell’educazione e della crescita di bambini orfani dell’India: ho visto alcuni dei tuoi bracciali ricamati dall’atelier di sartoria Ginger Fashion, affascinante connubio di artigianalità italiana e indiana. È possibile considerare questo tuo passo come una condivisione del fenomeno della “moda etica”? • C.Z. Lo definirei etico-sociale in quanto la collaborazione vuole essere in più, un progetto dove Chiara Zanetti e Lankama si uniscono non solo per la produzione dell’oggetto stesso, ma lo scopo è di dare dignità e valore alla persona che lo produce. • I.F. Grazie Chiara per la tua disponibilità, in bocca al lupo e buon lavoro. • C.Z: Grazie a te. Un caro saluto. Chiara

ISABELLA FALBO, Chiara Zanetti, in EFFESHION, rubrica a cura di Isabella Falbo, in METODO EFFE, progetto a cura di Silvia Fiorentino, www.metodoeffe.it/direfare/effeshion, 2010

A Bologna la settima edizione di Biografilm Festival – International Celebration of Lives, è alle porte: si terrà dal 10 al 20 giugno presso la Manifattura delle Arti (via Azzo Gardino 65).

Gli anni 80 celebrati a Bologna a Biografilm Festival Dopo Woodstock e l’Italia degli anni’60, a Biografilm 2011 si celebrano gli anni ’80 con ’85 / ’86 - L’inizio del futuro. Il mondo globalizzato. La rivoluzione digitale. La coscienza ecologica: i prodromi della globalizzazione, l’avvio della rivoluzione digitale, la fine delle ideologie, il materialismo sfrenato, il risveglio di una coscienza ecologica. Un decennio che sarà raccontato attraverso i suoi anni centrali: il 1985 e il 1986, anni cruciali per cambiamenti importanti che hanno segnato la storia mondiale e che continuano ad influire sul mondo anche dopo 25 anni.

Infine, ecco il capitano Ahab, l’incapace di lode – «ogni bellezza per me è angoscia, perché non so mai gioirne» – colui che riconosce il Mistero e i suoi araldi, e volutamente vi si oppone: «ciò che odio di più è proprio quell’imperscrutabilità, e che la balena bianca ne sia l’agente o il mandante, io le rovescerò comunque addosso il mio odio».

Come ogni anno Biografilm presenterà nella Selezione Ufficiale alcune tra le migliori produzioni cinematografiche internazionali a tema biografico, prodotte negli ultimi due anni e non ancora distribuite in Italia, che saranno in competizione per il Lancia Award | Biografilm Festival 2011, il Best Life Award | Biografilm Festival 2011 e da quest’anno il premio Together che nasce dalla collaborazione con Legacoop Bologna per celebrare le vite di chi ha saputo, attraverso un progetto condiviso, intrecciare la sua con alte biografie. Tutti i premi saranno assegnati da una giuria internazionale, mentre l’Audience Award | Biografilm Festival 2011 sarà attribuito come di consueto dagli spettatori.

di Paolo Pegoraro

Per info: www.biografilm.it.

150 anni dell’Unità d’Italia

La “Battaglia della Cernaia” a Palazzo Reale “La Battaglia della Cernaia” dipinta nel 1857 da Gerolamo Induno e appartenente alla collezione di opere d’arte della Fondazione Cariplo è una delle tele al centro della mostra “Le grandi battaglie del Risorgimento”, che ha aperto il 20 marzo 2011 al Palazzo Reale di Milano in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. L’esposizione è dedicata ai dipinti che documentano l’epoca risorgimentale e le sanguinose battaglie d’indipendenza. La “Battaglia della Cernaia” segna il debutto di Induno nel genere della pittura di storia monumentale ispirata alle vicende del Risorgimento, della quale l’artista diventerà uno dei più significativi interpreti. Gerolamo Induno e il fratello Domenico, anch’egli pittore, furono coinvolti in prima persona nei moti delle Cinque Giornate di Milano (18-22 marzo 1848) e presero parte come volontari alle campagne di Giuseppe Garibaldi dieci anni più tardi. All’inaugurazione della mostra è intervenuto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.


Arte e cultura

11 Italia Unita del sociologo Ulderico Bernardi

Baudelaire, il canto della contraddizione ROMA, (ZENIT.org).

Parigi è una città di cimiteri: si erge sopra fosse comuni ordinatamente occultate nel sottosuolo e alla luce del sole vanta tombe illustri ed eccentriche, mete di veri e propri pellegrinaggi. Tutti conoscono il Peré Lachaise, eppure è a Montparnasse che riposano i più grandi cantori della capitale francese. Qui non troverete Jim Morrison, ma Serge Gainsbourg. E neppure Oscar Wilde, ma il padre della poesia moderna, Charles Baudelaire. Colui che scrisse: «le tombe capiranno sempre il poeta»... All’appuntamento con I fiori del Male si sono presentati traduttori quali Bertolucci, Caproni, Raboni, Bufalino, ai quali si aggiunge questa nuova edizione (Salerno, pp. XLIII+519, € 22) curata dal poeta Davide Rondoni: fedele al testo, sensibilissima al ritmo e pronta - appena l’italiano lo permette - a restituire rime e assonanze dell’originale. Canzoniere d’amore e poema epico apparentemente rovesciati, I fiori del Male sono - nota Rondoni - «l’opera più grande della modernità sulla contraddizione umana». Nell’armatura della metrica classica vibra il contrasto, nell’ineccepibile musicalità delle costruzioni stona il canto di un «libro destinato a rappresentare l’agitazione dello spirito nel male», «la consapevolezza dentro il Male» (L’irrimediabile). A definirlo così è lo stesso Baudelaire, il quale nel 1857 fu condannato a una multa di 300 franchi per oltraggio alla morale pubblica e ai buoni costumi. Fu assolto invece dall’accusa di oltraggio alla religione: tra I fiori ci sono parodie del Veni Creator, d’accordo, e una benedizione a san Pietro per aver tradito Cristo, va bene, e un salmo a Satana, sia pure... ma di cosa parla l’opera nel suo insieme? «I poeti più illustri - ha scritto il francesista Giovanni Macchia - hanno fatto le loro scelte fra Dio e Satana, il trionfalismo e la bestemmia, il sogno e l’azione. In Baudelaire il dramma essenziale si ripropone di continuo, con caratteri più angosciosi e definitivi, per la coesistenza, la contemporaneità e la pari forza dei due termini». Inferno e Paradiso, Dio e Satana, voluttà animalesca e slancio spirituale... l’importante è non cadere nel mezzo, nella bocca spalancata del vizio «più basso e velenoso e immondo» dal quale il lettore viene redarguito fin dalle prime pagine: la Noia. Perché fintanto che l’insoddisfazione gli fa sanguinare il cuore, c’è speranza per l’uomo. La Noia è invece quello slancio speculare e opposto al desiderio, una fame d’infinito negativa nella quale tutto si schianta, tutto sprofonda, viene assorbito e nullificato. I Padri del deserto la conoscevano come akedìa. Per san Simeone «è il demone peggiore di tutti, la morte dell’anima e dell’intelligenza», per san Teodoro Studita rappresenta «il fondo dell’inferno». Uscire da questo pantano richiederà a Baudelaire l’invocazione di un soccorso potente: Che tu venga dal cielo o dagli inferi - che importa o Bellezza! Mostro ingenuo, terribile e grandioso! Se il tuo occhio, il sorriso, il piede mi aprono la porta di un infinito che amo, così misterioso?

è grande e prezioso proprio perché costituito nell’accumulazione di tante diversità. Messe a confronto nei secoli, e sollecitate all’unità nello scambio e nel dialogo con il mondo intero. Ciò che i nostri emigrati all’estero hanno capito benissimo, affermandosi nel lavoro e nell’impegno secondo la loro provenienza regionale, ma presentandosi unitariamente nelle nuove patrie come Italiani. Originari di quell’Italia che si può considerare come un’Europa in piccolo, per la compresenza di tante culture differenti tra le Alpi e il Mediterraneo, la cui civiltà si è plasmata intorno ai valori del cristianesimo. Quell’Europa che ancora otto secoli fa Abelardo definiva diversa non adversa. Dando dell’identità del vecchio continente la migliore definizione. Tradita nelle disastrose guerre del Novecento. La nostra Repubblica, democraticamente matura, può finalmente liberarsi dalla demagogia che ne é la peggior nemica. Non c’è miglior monumento che si possa alzare all’unità italiana che la realizzazione di un solido impianto federalista. Non ripiegato nel piccolo nazionalismo, ma aperto e solidale, capace di riproporre il meglio dei contenuti d’ogni specificità regionale, nel comune vantaggio di un’appartenenza

unitaria rispettosa del valore dell’interculturalità. Con la speranza che i nostri governanti sappiano trarsi fuori dallo squallore del politicume, degli ideologismi, dell’instabilità e del disimpegno morale, per offrire ai sessanta milioni di italiani in patria e agli altrettanti discendenti di italiani che vivono nei continenti (e che di rado hanno avuto momenti in cui sentirsi fieri dell’Italia da cui partirono gli antenati), un’immagine degna del Paese che ha tanto dato e ricevuto dal mondo. Prendendo atto delle due forze che oggi procedono in pari, inarrestabili entrambe: la spinta tecnologico-scientifica-economica alla mondializzazione; e l’esigenza di un radicamento saldo nei valori dell’appartenenza, che garantiscano di distinguere fra ciò che è possibile, tra quanto vengono proponendo le innovazioni, e ciò che è lecito secondo la propria tradizione. Aiutati in questo difficile compito da un’altra perla del pensiero giobertiano, che, nel Rinnovamento Civile d’Italia invita a considerare che in politica, come in ogni altro genere di cose, nulla prova né dura al mondo se non è spontaneo e nativo. Se non s’innesta cioè negli usi, nelle esperienze, nella memoria di un popolo.

ERRANDO PER MOSTRE “Matisse, la seduzione di Michelangelo” a Brescia – fino al 12 giugno 2011

Baudelaire si rivolge alla Bellezza, ma quale? Quando diciamo “bellezza” ci vengono automaticamente alla mente immagini come la Venere di Botticelli o il Discobolo di Mirone: i modelli dell’ideale ellenistico o umanista, insomma l’immagine di perfezione mondana. A Baudelaire non interessa. Nella lettera inviata alla rivista École paienne (22 gennaio 1852) egli accusa proprio i poeti della scuola neopagana di ricercare una Bellezza fine a se stessa, romantica e ossessivamente distinta dalla Verità. La Bellezza alla quale si rivolge Baudelaire non ha nulla di idealistico: è un tiranno capriccioso («governi tutto e rispondi di nulla») che tortura e può perfino annichilire, eppure è capace di “aprire una porta” verso l’infinito amato. Una Bellezza per nulla “graziosa”, dunque, ma con un compito rivelativo molto simile a quello della “Grazia”. E, davanti ad essa, il dramma. «Libertà e peccato - scrive Rondoni. - Senza il secondo l’una si muove nel nulla. E senza la prima il bene non ha senso». L’antropologia di Baudelaire - l’uomo moderno che egli chiama in causa - non ha nulla a che vedere con le sorti «magnifiche e progressive» annunciate dal suo secolo. L’uomo è un abisso di amarezze e bellezze segrete, dirà nel sonetto L’uomo e il mare, una cavità incolmabile, un rompicapo senza soluzione. I conti non tornano, i pezzi non combaciano. La creatura umana resta misteriosamente, mirabilmente incompiuta: splendida perché mutilata, come la Venere di Milo. Neppure l’arte, infatti, può sperare di varcare la soglia di cui pure intuisce l’esistenza. È la conclusione di uno dei componimenti più grandiosi della raccolta, I Fari, una galleria di tele (Rubens, Leonardo, Rembrandt, Michelangelo, Goya, Delacroix) consumate da una furia epigrammatica, come un Louvre incendiato: Queste maledizioni bestemmie pianti queste estasi grida lacrime e Te Deum, sono un’eco ripetuta per mille labirinti, un oppio celeste per i cuori mortali. È un grido ridato da mille sentinelle, un ordine rilanciato da mille messaggeri, è un faro acceso su mille cittadelle, in grandi boschi il richiamo di perduti cacciatori! Perché Signore la testimonianza più vera che noi possiamo dare della nostra dignità è questo ardente singhiozzo che va di èra in èra e viene a morire al confine della vostra eternità!

Attraverso 180 opere - dipinti, sculture, disegni, incisioni, gouaches découpées che coprono l’intera vicenda artistica di Matisse, si analizzerà l’opera del grande artista francese da un punto di vista mai tentato finora in un’esposizione: la relazione con l’opera di Michelangelo. Infatti, benché Matisse abbia sempre affermato con forza la natura moderna della sua arte, come tutti i grandi geni, studiò e analizzò a lungo l’arte antica, in particolare l’opera di Michelangelo, traendone forza e suggestione nella sua ricerca di giungere a un’essenza assoluta della pittura. Particolarmente affascinante sarà il confronto tra due delle opere più importanti di Matisse, provenienti dalla National Gallery di Washington, come il grande dipinto Pianista e giocatori di dama e la

grandissima gouache découpée intitolata Venere che verrà affiancata da un disegno originale di Michelangelo raffigurante, per l’appunto, due Veneri. La mostra è curata da Claudia Beltramo Ceppi e coadiuvata da un comitato scientifico composto dai maggiori esperti di Matisse; è promossa dal Comune di Brescia, prodotta e organizzata da Fondazione Brescia Musei e Artematica, col patrocinio della Regione LombardiaCultura e del Ministero degli Affari Esteri. Accompagna la mostra, un catalogo GAmm Giunti. Info e prenotazioni: Numero Verde 800 775083 www.matissebrescia.it

“L’angolo obliquo”, a Milano - fino al 25 giugno 2011 La Galleria EFFEARTE presenta L’angolo obliquo, progetto espositivo con interventi di Daniele Bacci, Andrea Facco e Giovanni Termini. La mostra, presentata in concomitanza con la cinquantesima edizione del Salone del Mobile di Milano, vuole sottolineare l’importanza del disegno, qui inteso come primum movens dell’idea, ossia di quel progetto che dal concetto passa alla forma, estendendosi sia in piano sia nello spazio. Concepito come una tripersonale, o, meglio, come una tri-angolazione tra tre differenti artisti, l’evento vuole porre l’accento direttamente sul percorso creativo che non può prescindere dalla “contemplazione della pura forma”, operazione possibile solo attraverso una fase progettuale. Le opere in mostra raccon-

L’arte è un’eco. L’arte è un ordine. L’arte è un faro. L’arte è un richiamo. Un rimando, un segnale, un’indicazione: nulla di più. L’arte è un singhiozzo che muore sulle sponde di ciò che non muore. È l’invocazione di chi avverte in sé l’incompiutezza. Proprio qui è la sorgente della poesia di Baudelaire, in una contraddizione che non riesce a risolversi, in uno slancio che ricade su se stesso eppure non può fare a meno di tentare ancora una volta di rialzarsi in volo. Vivere la dismisura, patire la propria incongruenza, è il compito del poeta: «Io so che il dolore è la sola nobiltà che dalla terra e dall’inferno è mai annullata, e perché un’alta corona mi sia intrecciata si deve spogliare ogni epoca e universo. Ma dell’antica Palmira il tesoro che fu perso, metalli ignoti, perle dei mari pendenti alla vostra mano, sarà in difetto per un diadema così splendido, perfetto; sarà di sola, di pura e sola luce tratta dal fuoco sacro dei raggi primari, di cui gli occhi mortali, nel loro splendore, non son che specchi tristi, e così oscuri!»

Un assaggio dell’opera Elevazione Al di sopra degli stagni, delle valli, dei monti, dei boschi, delle nubi, dei mari, al di là del sole, e dei cieli più puri, e delle sfere vorticose di stelle spirito mio, ti muovi con agilità e, come nuotatore che si diverte sull’onda, tu solchi felice la immensità profonda con maschile e indicibile voluttà. Vattene lontano da questi miasmi ammorbati; va’ a purificarti in un’aria superiore. E bevi, come puro e divino liquore, il fuoco chiaro che riempie gli spazi incontaminati. Alle spalle le noie e i vasti affanni che gravano col loro peso l’esistenza brumosa, felice chi può sul colpo d’ala vigorosa slanciarsi verso i campi luminosi e chi ha pensieri come allodole al mattino al cielo libere sgorgate - e plana sulla vita, intende senza fatica la lingua dei fiori e delle cose mute! L’uomo e il mare Uomo libero, sempre ti affascinerà il mare! È il tuo specchio, la tua anima è là nell’infinito moto delle onde, e il tuo spirito non è un abisso meno amaro. Nella tua immagine ami tuffarti, la trattieni con gli occhi e le braccia, e il cuore

L

e memorie d’Italia contengono le sue speranze! Lo ha scritto un grande italiano, che non ha potuto dare ulteriormente il suo contributo alla causa nazionale, per la morte sopravvenuta nel 1852, quando tante aspettative venivano maturando. Era Vincenzo Gioberti, sacerdote, sostenitore di un “cristianesimo repubblicano”, e per questo esule dalla sabauda Torino, dov’era nato. Uno dei padri dell’idea federale, che pensava a un’Italia unita nelle sue diversità. Oggi che il nostro giovane Stato celebra, un poco burocraticamente i centocinquant’anni dalla fondazione, sarebbe quanto mai opportuno riproporre a tutti, ma in primo luogo alle giovani generazio-

ni, un pensiero come questo. Per riconoscerci nelle nostre diversità, ed esaltarci nella nostra unità: siamo siciliani e veneti, lombardi e campani, pugliesi e marchigiani, toscani e laziali, e in quanto tali tutti italiani! Lo dicono le nostre storie differenti, e la nostra profonda, innata comprensione, che questa penisola gettata sul Mediterraneo, in dialogo millenario tra Oriente e Occidente, davanti al mondo è Italia. L’apprendere non è altro che il ricordarsi, insiste Gioberti. E su questa riflessione tornerà un altro grande italiano, il veneto di Dalmazia Niccolò Tommaseo: La dimenticanza perde i popoli e le nazioni, perché le nazioni altro non sono che memoria! Se, con onestà, la celebrazione dell’unità italiana volesse sfuggire alla demagogia, dovrebbe svolgersi come un progetto di approfondimento, nelle case, nelle scuole, e nelle piazze, delle nostre storie, in ogni regione. Che ci restituirebbe finalmente una visione degna del divenire, e coerente con il desiderio di proseguire nel cammino di realizzazione dell’Unione Europea. E l’Italia si rivelerebbe per ciò che orgogliosamente è: un insieme di popoli vincolati a un comune destino, il cui patrimonio ereditato dalle generazioni

a volte il battito sospende al fragore indomabile e selvaggio di quel pianto. Voi due, tenebrosi e discreti. Nessuno sonda il fondo dei tuoi abissi, uomo. Nessuno, mare, conosce le tue bellezze segrete, voi, gelosi, i vostri misteri tenete. Eppure da mille secoli, ecco, là! amando carneficina e morte vi combattete senza rimpianto o pietà, guerrieri eterni, implacabili fratelli in sorte. Armonia della sera Ecco venire l’ora in cui tremando sullo stelo ogni fiore svapora come un incensiere; i suoni e i profumi vanno per l’aria della sera; valzer melanconico e dolce vertigine! Ogni fiore svapora come un incensiere; trema il violino che s’affligge come un cuore; valzer melanconico e dolce vertigine! Il cielo è triste e bello come un grande altare. Trema il violino che s’affligge come un cuore, cuore tenero che odia il nulla immenso e nero! Il cielo è triste e bello come un grande altare; il sole è annegato nel sangue che rapprende. Un cuore tenero che odia il nulla immenso e nero trattiene ogni traccia del passato luminoso! Il sole è annegato nel suo sangue che rapprende... In me il tuo ricordo è un ostensorio che risplende!

di Paolo Pegoraro Nato a Vicenza, 1977, si è laureato in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e in Letterature comparate presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Collabora da anni alle pagine culturali di numerose riviste, tra cui L’Osservatore Romano, La Civiltà Cattolica e Famiglia Cristiana.

tano se stesse, creando una linea narrativa tra il processo formante e l’opera formata, tra significato e significante. Il segno/disegno di Termini si estrinseca nel rapporto con l’ambiente, Bacci intesse invece un filo rosso tra concetto e sostanza, tra iconico e aniconico, mentre le opere di Facco si dipanano in un iperstile che conferisce alla pittura il suo statuto materico; in questo senso si può parlare di angolo obliquo, ovvero di una visione “trasversale” rispetto al semplice atto del guardare. Info: Effearte - info@effeartegallery.com - www.effeartegallery.com

“Le storie di Ester rivelate”, a Venezia – fino al 24 luglio A conclusione di un lungo e complesso restauro, nella cornice straordinaria delle sale di Palazzo Grimani a Venezia, vengono proposti al pubblico i comparti su tela del soffitto della chiesa di San Sebastiano, raffiguranti il Ripudio di Vasti, Ester incoronata da Assuero e il trionfo di Mardocheo, temi tratti dal “Libro di Ester”. L’occasione di godere da vicino di queste opere eccelse, capolavoro giovanile di Paolo Veronese, è impedibile e irripetibile, poiché dopo quest’occasione i dipinti torneranno definitivamente nella loro sede originaria, nella chiesa di San Sebastiano, a molti metri d’altezza. L’occasione diviene ora ancora più ghiotta poiché l’intervento di restauro, appena concluso, ha restituito ai dipinti le loro straordinarie qualità cromatiche, luministiche e compositive. La chiesa di San Sebastiano è il tempio assoluto dell’opera di Veronese. Il grande artista comincia a lavorarvi a partire dalla sacrestia, dal 1554; interviene quindi sul soffitto, tra la fine del 1555 e l’ottobre dell’anno successivo, con le Storie di Ester. Passa ad occuparsi del disegno e

della esecuzione della decorazione, via via, di quasi tutto il resto: dagli affreschi delle pareti all’organo, dai dipinti dell’area presbitariale alle pale degli altari. Veronese lavora in San Sebastiano per un lungo tratto della sua esistenza e, a coronamento di questo rapporto privilegiato, sceglie di esservi seppellito. La mostra, inaugurata dalla Soprintendente Giovanna Damiani, rimarrà aperta fino al 24 luglio. L’esposizione curata da Giulio Manieri Elia è promossa dalla Soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Venezia e dei comuni della Gronda lagunare, realizzata in collaborazione con la Curia Patriarcale di Venezia e con Save Venice Inc. e prodotta da Venezia Accademia. Il Corriere del Veneto è mediapartner dell’iniziativa. Catalogo Marsilio. Info: www.polomuseale.venezia.beniculturali.it

“UNIVERSO RIETVELD”, a Roma – fino al 10 luglio 2011 Architetto, artigiano e falegname, progettista di interni e di mobili, ma anche docente, sapiente allestitore di mostre e progettista di spazi espositivi, anticipatore di molti sviluppi dell’architettura attuale e dell’idea contemporanea di democratic design, che sposa la qualità alla produzione di massa. A Gerrit Rietveld (Utrecht 1888 - 1964) e al suo universo il MAXXI Architettura dedica la prima retrospettiva monografica in Italia, dal 14 aprile al 10 luglio 2011, coprodotta dal MAXXI con il Central Museum Utecht e NAi Rotterdam, a cura di Maristella Casciato, Domitilla Dardi e Ida van Zijl. La mostra - con oltre 100 opere di architettura e design

per un totale di circa 400 pezzi tra disegni, foto, modelli - ripercorre a 360 gradi l’attività del maestro olandese: dai suoi rapporti con gli artisti del gruppo De Stijl (Theo van Doesburg, Bart van der Leck, Vilmos Huszár, J.J.P. Oud) e con i protagonisti dell’avanguardia modernista (Le Corbusier, Gropius, Mies van der Rohe, Frank Lloyd Wright) fino agli influssi sull’architettura e il design contemporanei (da Alessandro Mendini a Ettore Sottsass a Maarten Baas). Infine il rapporto di Rietveld con il XXI secolo, che irrompe dalle quattordici interviste ai progettisti contemporanei trasmesse in loop nello spazio di mostra

(tra cui Gae Aulenti, Andrea Branzi, Vittorio Gregotti, Enzo Mari) e nelle loro opere esposte. Il percorso espositivo è inoltre arricchito dall’installazione del Laboratorio Rietveld, a cura del Dipartimento Educazione del MAXXI: uno spazio esterno progettato dagli scandinavi Rintala Eggerstsson Architects - in perfetto spirito rietveldiano all’insegna dell’essenzialità - in cui i visitatori possono sperimentare la costruzione di alcuni mobili di Rietveld. Info: www.fondazionemaxxi.it

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L'Ermetico Errante giugno 2011