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L’asino “il primo architetto del mondo” Le Corbusier

Provincia Regionale di Catania Assessorato Servizi Sociali (Legge 285/97) Arci Nuova Associazione Ct


Andò subito in cerca di uno specchio, per potersi vedere: non trovando uno specchio, empì d’acqua la catinella del lavamano e, specchiandovici dentro, vide quel che non avrebbe mai voluto vedere.- vide ‘cioé, la sua immagine abbellita di un magnifico paio di orec chi asinini…’ C.Collodi, Pinocchio.

Povero Pinocchio… e poveracci gli asini! Con buona pace dell’illustre Collodi, ho il sospetto che questa storia degli “orecchi asini ni” sia da considerarsi una calunnia bella e buona tanto per Pinocchio quanto per gli asini di tutto il mondo... Ma dico io, siamo proprio sicuri che vendere l’abbecedario per andare a godersi un bellissimo spettacolo di burattini o farsi un bel viaggetto in una fantastica città dei giochi (ovvero “attività creative”, diremmo oggi), sia davvero una faccenda da somari? Tanto più poi se l’abbe cedario in questione fosse un pessimo libro scola stico (ce ne sono così tanti in giro), e se in quella città dei giochi anche ai burattini, anche a tutti i “meno bravi” di questo mondo fosse data la pos sibilità di esprimersi e di contare qualcosa? E chi l’ha detto -mi chiedo io e vi chiedete voi- che gli asini sono degli animali così particolarmente “scemi”, e che le loro orecchie siano il segnale peloso di poca intelligenza e scarsa inclinazione allo studio? Con questo editoriale “in favola” nel febbraio del 1995 Il Gruppoteatro Manipolazioni di Catania lanciava la sua proposta culturale “intorno al pianeta infanzia”. Quella proposta, scaturita da quindici anni di attività culturale con e per l’infanzia e l’adolescenza, fra i tanti strumenti messi in campo assumeva anche la forma di un periodico dal titolo ammiccante di Orecchie d’asino, finalizzato a promuovere quasi un movimento per la promozione e la diffusione della cultura dell’infanzia quale motore effettivo di una “rivoluzione” socio-culturale basata sul protagonismo dei bambini e delle bambine dentro la società. Pur tra difficoltà e totale assenza di sostegni finanziari, il periodico ebbe una discreta diffusione e divenne quasi subito un punto di riferimento significativo per operatori e bambini/e e ragazzi/e di numerose scuole siciliane: per un triennio riuscì ad essere veicolo di progetti, idee e iniziative da mettere in rete non solo in Sicilia ma, nel suo piccolo, anche sul territorio nazionale.

Il periodico cominciò a richiedere un impegno e un onere finanziario impossibile da reggere per le esigue forze del Gruppoteatro Manipolazioni e dei pochi volenterosi collaboratori. E inevitabilmente, nel novembre del ‘98, con un numero doppio ancorato all’avvio del nuovo piano nazionale per l’infanzia e l’adolescenza (legge 285/97), Orecchie d’asino salutava i propri lettori con un arrivederci a data indefinita. Non era un addio: e abbiamo mantenuto la promessa. Ci sono voluti altri due anni di intenso lavoro sul campo, tutti spesi nella piena attuazione di un duplice progetto di Centro di promozione della cultura dell’infanzia e dell’adolescenza all’interno del piano della 285, per riprendere le pubblicazioni del periodico “asinino” oggi più che mai in grado di essere strumento e veicolo culturale nel territorio. L’antica saggezza delle Orecchie d’asino torna dunque fra noi bambini mai “pentiti” del loro essere bambini, più che mai in questo inizio di millennio così apparentemente vicino all’infanzia ma di fatto così lontano dai bisogni e dalla realtà concreta dell’essere bambino-bambina. L’infanzia è tutta da ri-conquistare, in una società che “usa” il bambino come merce in tutte le sue manifestazioni, a volte anche quando mostra apparentemente di volerlo “accudire”. C’è bisogno di molto lavoro! Il vecchio, fantastico paese dei balocchi è ormai definitivamente scomparso; al suo posto è stato edificato un enorme Supermarket. Ma i bambini non sono merce e le orecchie d’asino possono anche trasformare un supermercato in una fantastica città-ludoteca… È semplice: basta volerlo!


editoriale (p. 2)

Catania cittĂ  laboratorio (pp. 4 - 16)

Il laboratorio di Orecchie d’asino (pp. 18 - 25)

Direttore responsabile: Ada Mollica

Lettere e poesie asinine (pp. 26 - 29)

Redazione: Mario Bonica, Benedetto Caldarella, Mario Giuffrida, Alessandro Campanella, Anna Bucca, Tiziana Cicero, Paola Fecarotta, Salvo Costa, Lucia Scuderi, Emanuele Coco, Concetta Rovere, Remigio Tosoni

Collaboratori al n. 10: Fabio Pecci, Mauro Speraggi, Giusi Germenia Progetto Grafico: Aldo Kappadona Edizioni: Manipolazioni Segretaria di Redazione: Chiara Rovere

Culture in gioco (pp. 30 - 31)


UNA CITTÀ LABORATORIO PER LA CULTURA DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA (Catania, la 285 e altri progetti in rete) Il l7 novembre 2000, con l’inaugurazione della nuova sede del CIPI - CENTRO DI PROMOZIONE DELLA CULTURA DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA (legge 285/97), la città di Catania e provincia può considerarsi a tutti gli effetti un laboratorio permanente di ricerca e documentazione della cultura dell’infanzia e dell’adolescenza, non solo grazie all’attuazione dei progetti della legge 285, ma soprattutto per il modo in cui le diverse progettualità hanno iniziato ad operare in rete sul territorio. Un ruolo fondamentale in questo percorso, ancora in fase di sviluppo, è stato “giocato” dal Centro Sperimentale Kerè (già Gruppoteatro Manipolazioni) che, mettendo a disposizione degli enti locali e delle altre associazioni le proprie risorse tecniche e professionali maturate in quasi due decenni di attività nell’ambito del teatro e dei linguaggi espressivi, si è assunto il ruolo di promotore di connessioni e sinergie per l’attivazione di una rete sul territorio. Sulla base, infatti, delle attività già avviate negli anni passati, fra cui in primo luogo questo giornale e la rassegna INCONTRI, il Gruppoteatro Manipolazioni ha scelto nel ‘99 di trasformarsi in un Centro Permanente di Ricerca e Produzione su Arti e Culture dell’Infanzia e dell’Adolescenza, denominato CENTRO SPERIMENTALE KERE’ (dalla radice indoeuropea di creare, crescere, ecc.), aprendosi al territorio. Ciò ha reso possibile l’aggancio, attraverso l’ARCI territoriale di Catania, all’avvio della legge 285/97, sia in ambito comunale che provinciale, con la costituzione appunto di due strutture territoriali collegate dallo stesso obiettivo: a) il CiPi, Centro di Promozione della Cultura dell’Infanzia e dell’Adolescenza, promosso dalla Provincia Regionale di Catania, con sede in città, in via Mascagni n.74; b) il Laboratorio Arteinfanzie, promosso dall’Amministrazione Comunale di Catania, con sede in città, in via Macherione n.21. All’attività permanente dei due Centri, si collegano quindi una serie di iniziative finalizzate ugualmente alla promozione della cultura dell’infanzia e dell’adolescenza, in corso di attuazione nell’anno 2000-2001 o a carattere stabile, in particolare: - il progetto itinerante dell’ARCI Sicilia, l’ISOLA BAMBINA; - la manifestazione del COPE di Catania, MEDITERRANEO CASA COMUNE; - il progetto 285 dell’UNICEF per la produzione di scritture teatrali di bambini e ragazzi, dal titolo I DIRITTI SULLA SCENA; - l’attività dei MESTIERI DEI TEATRI presso il carcere minorile di Bicocca, in collaborazione con l’ETI e il Ministero di Grazia e Giustizia; - la Rassegna INCONTRI, realizzata dallo stesso Centro Sperimentale Kerê per il quinto anno consecutivo. Su questo primo nucleo di rete territoriale intorno alla cultura dell’infanzia e dell’adolescenza si sta lavorando cercando di coinvolgere altre progettualità in corso d’opera, affinché Catania e provincia possano realmente divenire una “città-laboratorio”, consentendo la massima valorizzazione delle rirorse in gioco. Orecchie d’asino torna a esistere proprio con questo obiettivo: essere strumento di una progettualità in rete che coinvolga l’intero territorio.


L’iniziativa intende far acquisire a bambini e ragazzi la consapevolezza dei propri diritti nonché la formazione di una coscienza critica non solo della propria realtà ma anche delle realtà di altri Paesi, della loro cultura e dei loro problemi. Gli atti unici che le Scuole dovranno presentare per la partecipazione alla Rassegna dovranno infatti essere incentrati sui seguenti temi: - Insieme contro tutti i razzismi e le tolleranze; - I Diritti dell’Infanzia: diversi ma uguali per vivere insieme; - La Pace: un bene prezioso da difendere. Si tratta di una proposta didattica di Educazione allo Sviluppo parallela ai vigenti programmi ministeriali di cui non altera né la finalità né l’equilibrio e che pone l’alunno in una posizione centrale, oltre che come destinatario della formazione e dell’informazione, come soggetto. La proposta didattica presenta alcuni aspetti qualificanti che, elaborati dagli alunni, potranno essere tracce di valore per la realizzazione del tema della Rassegna, secondo il seguente schema: 1. Impostazione di un percorso di ricerca, conoscenza e analisi “dal locale al globale”. 2. Alunno soggetto e non oggetto. 3. Informazione/ Educazione. Partecipazione/ Trasformazione. Punto fondamentale della proposta qui formulata è che l’argomento della

composizione teatrale deve scaturire in classe dopo una approfondita lettura ed un esauriente commento della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e deve essere liberamente scelto dalla scolaresca. La redazione dell’argomento prescelto, sotto forma di copione, deve essere curata dagli alunni sotto la guida di uno o più docenti, in un normale lavoro di gruppo. La preparazione per la rappresentazione dell’atto unico deve essere inserita, in senso interdisciplinare, nell’attività di classe e lasciare ampio spazio alla libera creatività dei ragazzi. Il progetto, realizzato in collaborazione con il CiPi, vedrà inoltre la pubblicazione finale dei testi più interessanti e la eventuale messa in scena nella prossima stagione teatrale.


CIPI: Centro di promozione della cultura dell’infanzia e dell’adolescenza. Struttura a carattere provinciale con funzione di sostegno, consulenza e documentazione delle attività espressive realizzate da bambini e ragazzi all’interno delle scuole di ogni ordine e grado e nelle strutture socio-culturali del territorio della provincia di Catania. La struttura del Centro di Promozione, altamente qualificata da un’équipe di esperti e da un collegamento permanente con le più significative realtà nazionali, ha sede a Catania in via Mascagni n.74 ed è in funzione nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì, la mattina dalle ore 9,30 alle ore 12 e il pomeriggio dalle ore 16 alle 19 per consulenza, mediateca e attività di laboratorio. I servizi messi a disposizione dal Centro per tutti gli operatori socio-culturali, molteplici e integrati in un progetto unitario di promozione e diffusione della cultura dell’infanzia e dell’adolescenza, sono i seguenti: - Consulenza permanente su metodologia e strumenti operativi concernenti teatro e letteratura ragazzi, cinema e linguaggi audiovisuali, musica, arti visive, psicologia e pedagogia. - Informazione e Documentazione, su tutto ciò che attiene le attività espressive, di ricerca e sperimentazione collegate all’infanzia e all’adolescenza,

A fine febbraio del 2001, dopo appena un anno dall’avvio ufficiale dell’attività del CIPI - Centro di Promozione della Cultura dell’Infanzia e dell’Adolescenza, la creazione di un Centro permanente di “ascolto e promozione” dell’identità del bambino e dell’adolescente è

relativamente alla provincia catanese e su tutto il territorio nazionale. - Formazione degli operatori impegnati in vario modo in attività culturali e socio-educative (insegnanti, educatori, animatori, genitori, studenti, operatori sociali del territorio), mediante laboratori teorico-pratici, stage, incontri, convegni e pubblicazioni. - Ricerca e monitoraggio, sulle attività socio-culturali “di” e “per” l’infanzia e l’adolescenza con continue analisi e inchieste sul campo, dalle scuole ai centri sociali, ecc. - Promozione e Diffusione dei prodotti creativi realizzati da bambini e ragazzi della provincia catanese su tutto il territorio nazionale, mediante pubblicazioni, video, mostre e mediateca aperta alla consultazione pubblica. Per informazioni sulle attività del CIPI basta recarsi direttamente presso la sede del Centro in via Mascagni n.74 o telefonare ai numeri: 095-7463412, 095-7470384 (fax). Indirizzo di posta e-mail: cipict@tiscalinet.it

già un dato reale in grado di incidere profondamente nella realtà socio-culturale della provincia catanese, secondo l’obiettivo primario della legge 285/97. A partire da un convegno metodologico sulle attività espressive in funzione dello


sviluppo dell’identità infantile e adolescenziale, che ha visto l’èquipe del CIPI confrontarsi con operatori del mondo della scuola e del sociale sia catanesi che nazionali, da dicembre ‘99 a dicembre 2000 è stato un susseguirsi di laboratori e seminari formativi sui diversi linguaggi, tenuti dagli esperti del Centro di Promozione e da esperti nazionali, quali la dott.ssa Elena Pasetti, responsabile nazionale del C.I.A.S. (Centro Italiano Audiovisivi e Scuola), il maestro Sebastian Korn, il pedagogista Mauro Speraggi, già dirigente nazionale del C.I.G.I.. Sono stati coinvolti nelle attività circa trecento operatori (tra insegnanti e animatori) dell’intera provincia catanese. E già nel mese di

marzo sono stati pure realizzati due laboratori permanenti di animazione pittorica e di audiovisivi, a cui hanno partecipato circa duecento bambini delle scuole elementari di Misterbianco, Mascalucia e Gravina di Catania. Con l’apertura al pubblico della sede del Centro di Documentazione, nei locali di via Mascagni 74, il progetto del CIPI ha assunto infine quella dimensione di laboratorio permanente in grado di promuovere in maniera capillare la formazione e la crescita culturale e di nuovi servizi intorno al pianeta infanzia, come struttura aperta a tutto il territorio. L’avventura è appena cominciata: e i frutti sono già maturi.


La struttura del Laboratorio Arteinfanzie, con sede a Catania in via Macherione n.21, è in funzione tutti i giorni feriali, la mattina dalle ore 9,30 alle ore 12, e il pomeriggio dalle ore 16 alle ore 19,30. Le attività a carattere permanente in programmazione da lunedì a venerdì sono:laboratori di scrittura creativa, drammatizzazione, animazione pittorica, animazione musicale, animazione ludica, video e multimedia, indirizzati a bambini e ragazzi dai 5 ai 18 anni.

mobile, a partire dalla primavera del 2001, circuiterà su tutto il territorio catanese iniziative di animazione rivolte in maniera integrata a adulti e bambini, con produzione di video finale. Tutti gli operatori interessati al progetto, le famiglie e, prioritariamente, tutti i bambini e ragazzi catanesi possono partecipare gratuitamente alle attività del Laboratorio Arteinfanzie, recandosi presso il Centro Sperimentale KERÊ in via Macherione n.21, o telefonando al

Parallelamente ai laboratori, vengono messi a disposizione dal Centro per tutti gli operatori socio-culturali servizi di: consulenza, formazione, produzione e diffusione dei prodotti creativi realizzati da bambini e ragazzi catanesi su tutto il territorio nazionale, mediante pubblicazioni, video, mostre e rassegne. Oltre alle attività interne al Centro, una struttura di laboratorio

numero 095-381150 e 095-7227434 (fax). Indirizzo di posta e-mail: kere@ngweb.it. Attualmente il Laboratorio Arteinfanzie impegna stabilmente nelle sue attività quasi un centinaio tra bambini e ragazzi delle diverse fasce d’età, nonché periodicamente i genitori e le famiglie, con incontri periodici, all’interno degli stessi laboratori.


Lettera aperta a tutti i genitori che non hanno scordato d’essere stati bambini Conoscevate l’esistenza di una legge dello stato italiano per la tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza? E sapevate che da più di un anno questa legge si è tradotta anche per la nostra città in una serie di iniziative e di servizi messi a disposizione di bambini e adulti, fruibili gratuitamente da tutta la popolazione (anziani compresi)? Purtroppo i mezzi di informazione si interessano all’infanzia solo quando c’è da parlare di cose tragiche; eppure le cose positive non mancano (ma non fanno notizia). E noi oggi vogliamo parlarvi di possibilità positive per i nostri bambini e ragazzi. Grazie a quella legge del ‘97, n.285, oggi anche nella nostra città bambini e ragazzi possono disporre di un luogo in cui incontrarsi e svolgere attività creative e di animazione, dal teatro all’arte, al video, alla scrittura creativa, alla musica, ecc. Basta solo iscriversi gratuitamente e partecipare alle attività! LABORATORIO ARTEINFANZIE Laboratori permanenti di scrittura creativa, drammatizzazione, animazione pittorica, animazione musicale, animazione ludica, video e multimedia, indirizzati a bambini e ragazzi dai 5 ai 18 anni. Ma il Laboratorio Arteinfanzie non è solamente questo. È un luogo in cui ricucire i rapporti tra generazioni, tra adulti e bambini, ragazzi e anziani. Perciò vi chiediamo di lasciarvi coinvolgere a poco a poco dai vostri figli, per poter tentare di ritrovarci tutti insieme impegnati a creare una vera cultura dell’infanzia, a garanzia di tutte le generazioni. Venite a trovarci al Laboratorio Arteinfanzie , a partire da lunedì 16 ottobre, tutti i giorni feriali dalle ore 16 alle 19,30, in via Macherione n.21, o telefonateci al numero 095-381150. Vi aspettiamo!


L’isola bambina non è semplicemente uno spazio “per” i bambini, uno dei tanti luoghi riservati, sia pure in un ghetto dorato a quella parte di umanità racchiusa dentro la categoria Infanzia e, in quanto categoria, “separata” dalle altre categorie generazionali, giovani, adulti, anziani, ecc. L’isola bambina è l’insieme umano e sociale di un territorio in cui l’infanzia è il valore fondante di una riaggregazione di individui e generazioni attorno a un’idea di società a misura di bambino e, quindi, a misura d’uomo. Il progetto culturale che prende avvio quest’anno all’interno della carovana antimafia è essenzialmente un progetto di promozione e diffusione della cultura dell’infanzia così come portata avanti da anni dall’ARCI (regionale e nazionale), e secondo le direttive della stessa legge 285/97, nell’ambito della quale la nostra associazione sta giocando un ruolo fondamentale in Sicilia con progetti innovativi e aperti a una costante prospettiva di rete territoriale. L’isola bambina vuole essere così uno strumento itinerante per tracciare nuovi percorsi intorno alla stessa idea di infanzia, a partire da una intensa attività di “ascolto” e di dialogo diretto con i bambini e le bambine reali, con i ragazzi e le ragazze.

Da questa prima edizione che coinvolgerà ben 12 comuni siciliani, partiamo per un viaggio che dovrà prolungarsi per i prossimi anni, per promuovere e diffondere il più possibile una cultura dell’infanzia non più “per”, ma “con” i bambini e le bambine dentro il territorio, dentro un tempo e uno spazio umani interamente da costruire insieme a loro, perché i diritti dell’infanzia sono semplicemente i diritti di ogni essere umano!


Quale ipotesi di progetto artistico può raggiungere e superare le barriere dell’esclusione e della diversità? Cosa può significare l’esperienza d’arte come strumento di rivalutazione sociale e valorizzazione di culture altre, dimenticate, minoritarie, emarginate, abbandonate? Domande non nuove, risposte da trovare. Dentro ognuno di noi si cela una possibilità esclusa e mai considerata. Dentro ognuno di noi nasce la volontà di escludere e discriminare la diversità altrui. Per uscire fuori da questi ghetti mentali che ci attanagliano dobbiamo elaborare una nuova maniera di leggere e di vivere l’arte. Questa ricerca di una risposta non può che passare attraverso quello che è il simbolo dei luoghi, non soltanto fisici, dell’esclusione nella società attuale: il carcere. Il senso dell’attività di drammatizzazione portata

avanti in questi ultimi cinque anni negli istituti penali per minori e per adulti sta tutto qui. Un lavoro mirato più alla costituzione di un gruppo composito, animatori/detenuti, che effettui insieme un percorso esperenziale unico e individuale; portando tutti a concretizzare

nel gruppo il meglio delle proprie possibilità espressive. I risultati teatrali, drammaturgici, audiovisuali, artigianali, pittorici,… Restano comunque a loro volta imprigionati dalle regole civili che impongono agli esclusi un’arte per

esclusi. Mai nessuno potrà mai assistere, vedere, sentire, la viva espressione di questo mondo parallelo isolato dal nostro quotidiano quieto vivere. Inutile considerare possibili recuperi e integrazioni, inutile indicare la sicurezza della pena, sino a quando si continuerà a ignorare e separare tutto resterà sempre alla stessa maniera. Forse è più comodo così. Ancora una volta il nostro sacrosanto quieto vivere ha avuto la meglio. È più comodo isolare igienicamente le vivande in singole buste e riporle elegantemente nel congelatore di casa. Immobili e separate… fino a che non arrivi il prossimo ammanco d’energia a scongelare tutto e a rimetterlo in discussione. Questa rubrica di Orecchie d’Asino vuole proporvi di staccare volontariamente il freezer e dare una possibilità di discussione e approfondimento su tutto ciò che man mano si scongela ed esce fuori dall’isolamento della cella che sta nella cucina di casa di ognuno di noi.


Il progetto di Educazione allo Sviluppo Mediterraneo Casa Comune: un mare di identità e intercultura, promossa da Volontari nel Mondo FOCSIV (Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontari) in collaborazione con nove organismi associati aventi sede in città di mare (Trieste, Genova, Livorno, Catania, Castellammare di Stabia, Ancona, Reggio Calabria, Oristano, Bari), è il risultato della confluenza di attività comuni alle nove città associate e di attività locali peculiari a ciascuna città. Strumento centrale del progetto è stato l’allestimento di una mostra itinerante divisa in tre sezioni: una selezione di 100 disegni, un video, e una selezione di 30 poesie di donne mediterranee, ciascuna delle quali indirizzata in modo particolare agli alunni delle classi elementari, delle medie inferiori e superiori. A Catania sono state realizzate inoltre le seguenti attività: tre laboratori espressivi realizzati in tre scuole della provincia; tre mostre fotografiche; un incontro-dibattito sul campo nomadi di Paternò condotto da Mario Gennaro (fotografo) e Mauro Mangano (assessore); un incontro di presentazione e confronto sui laboratori espressivi.

Sez. 1 - Disegni Attraverso un bando di concorso dal titolo Disegna il tuo porto e il tuo mare, rivolto ai bambini delle scuole elementari di nove città italiane e di alcuni paesi del Mediterraneo, l’antropologa Patrizia Sterpetti ha selezionato 100 disegni scegliendo solo alcuni dei livelli comparativi possibili. Premessa al lavoro di selezione: vedere che cosa i concorrenti associano nelle rispettive città allo scenario del mare e del porto: quali usi di luoghi? Quali pratiche? Quali relazioni sociali? Quali cibi? Quali fantasie di personificazione di elementi? Le opere pervenute (1276 disegni) sono state quindi selezionate in base a una griglia: l’idea di un Mediterraneo comune. E’ prevalsa così l’attenzione al contenuto narrativo, descrittivo e simbolico delle opere. Vinicio Ongini individua negli elementi fantastici emersi dai disegni dei personaggi-ponte, appartenenti alle diverse culture del Mediterraneo e in tutte riconosciuti. Un alfabeto comune di personaggi e di simboli a partire dalla

quale avviare un dialogo e uno scambio tra le culture infantili dei diversi paesi. Sez. 2 - Poesie Partendo dal Marocco fino alla Spagna F. Corrao e C. Ferrini hanno selezionato 30 poesie di donne del Mediterraneo. Con la raccolta si è voluto valorizzare il punto di vista delle donne mediterranee, seguire il filo dei loro temi e pensieri, calarsi nelle loro situazioni, lasciarsi attraversare dai loro movimenti interiori, scandagliare le tante identità femminili che si celano e si intravedono nei versi proposti. Si alternano, infatti, poetesse giovanissime e più adulte, molto famose e praticamente sconosciute; alcune trattano temi sociali, civili e patriottici, altre temi intimistici. La breve ma significativa carrellata di poesie dà modo di osservare la sostanziale unità di temi e motivi della cultura araba in generale e della poesia in particolare. Fa eccezione il caso della Palestina e il momento difficile che negli ultimi anni sta attraversando l’Algeria. Della molteplicità e complessità delle culture


presenti nel Mediterraneo cerca di dar conto la Ferrini che si è occupata dei paesi non di lingua araba. La ricerca di tratti comuni del paesaggio femminile che delinea individua non dei temi, quanto degli ambiti, degli elementi emozionali che le donne richiamano nei loro scritti: l’acqua, il tempo, la storia, la morte, il corpo, i colori, la bellezza. L’idea di stimolare nei ragazzi una immersione nell’universo poetico femminile del Mediterraneo (attraverso l’elemento sonoro, grafico, emotivo) non è stato di facile applicazione per le varie difficoltà tecniche incontrate (difficoltà di lettura dei testi poetici nei pannelli, cattiva registrazione delle poesie in lingua originale) e per la mancanza di esperienza degli animatori presenti.

competenza degli animatori, di proporre processi di immedesimazione (attraverso il video e la mostra fotografica) e creativi (attraverso le poesie ed i disegni). In questa direzione, fra le attività locali promosse a Catania dal Cope nell’ambito del progetto, risultano particolarmente significativi i tre laboratori di scrittura creativa (ragazzi di scuola media dell’obbligo), video (bambini di scuola elementare), e teatro (ragazzi di scuola media superiore), realizzati dal Centro Sperimentale Kerê di Catania, ma anche la mostra fotografica “Lontano da casa. Immagini e volti tra Albania e Marocco” realizzata dall’Associazione Alisei di Perugia, fotografie di Roberto Faidutti.

Sez. 3 - Video didattico di 20 minuti, rivolto in modo particolare agli alunni delle classi medie inferiori, dal titolo “Immigrazione in 3D”, regia di Chiara Martinetti. Il video cerca di presentare l’immigrazione da una prospettiva che dia conto della complessità del fenomeno migratorio, attraverso un linguaggio semplice e vicino agli studenti. Il video ha avuto un forte impatto sui ragazzi per il processo di immedesimazione che attiva, soprattutto quando a parlare è un ragazzo marocchino che racconta la sua esperienza di immigrato in Italia. Ad interrogarlo sono Frida (albanese) e Dario (italiano), due giovani che vanno in giro per l’Italia entrando in contatto con realtà differenti di immigrazione. La mostra Mediterraneo Casa Comune nelle sue linee comuni non nasce, a mio avviso, come strumento interattivo che permetta agli studenti cui si rivolge di far emergere il loro vissuto, di penetrare e far luce sulle dinamiche fondanti la relazione con una diversità, qualsiasi essa sia, o di individuare nel Mediterraneo uno spazio (geografico, politico, socio-culturale) ed un tempo (storico, immaginario, quotidiano) da ri-conoscere e ri-scoprire per la complessità e contraddittorietà che lo caratterizza. La mostra inoltre si propone come evento isolato, non avendo previsto una continuità di lavoro con gli insegnanti che accompagnano i ragazzi. Nel periodo di permanenza della mostra a Catania si è tentato, nei limiti imposti dai tempi e modalità di visita da parte delle classi e dalla

Le immagini, così familiari anche al vissuto di ciascun visitatore, hanno permesso, da un lato di entrare in sintonia ed empatia con quanto rappresentato alla ricerca di somiglianze e vicinanza, e dall’altro di riconoscere ed identificare differenze e quindi stimolare curiosità ed apertura verso realtà altre. Tiziana Cicero


Maram al-Misri (Siria)

Donne come me Non sanno parlare; ogni parola in gola è spina da ingoiare. Donne come me non sanno che lacrimare, impossibile lacrimare all’improvviso versare come arteria ferita. Donne come me Ricevono colpi E non osano renderli; di rabbia vibrano; si sottomettono. Leone in gabbia Donne come me La libertà… vanno sognando… (Trad. Francesca M. Corraro)

Viaggio in fotografia: sfondo di conchiglie Pesci colorati catturano i bambini * Fontane e piazze dipinte di azzurro e oltre il mare il verde deserto… Paese ignoto del Mediterraneo dolce ricordo di un viaggio che ancora non conosco Melania Di Mauro


VOCI DAL FONDO DEL MEDITERRANEO Nella mia valigia trovo fotografie di terre lontane di nuove isole ancor da scoprire Osservando l’azzurro mare riscopro scogliere da superare E se ascolto con più attenzione posso rievocare l’odore di quelle terre speziate sentire il sapore dell’acqua di rugiada e riascoltare le voci confuse dei bambini che giocano conchiglie Alessandra Giuffrida


Incontri nella città:, alle soglie del terzo millennio, si propone di essere un luogo di incontri (e confronti) tra esperienze, proposte, sperimentazioni culturali e artistiche che abbiano per protagonista il bambino e l’adolescente dentro il territorio, in quanto luogo di edificazione di valori umani e sociali. La rassegna, nella sua nuova veste, privilegia quest’anno il coinvolgimento delle periferie più svantaggiate, con una articolazione delle manifestazioni in grado di far interagire attraverso il territorio le scuole dell’obbligo, le ludoteche e il carcere minorile quale luogo “escluso” della città, secondo il seguente percorso: La città esclusa: Laboratori di scrittura creativa, drammatizzazione e video con produzione finale in collegamento con il progetto “I Mestieri dei Teatri” dell’Ente Teatro Italiano e del Ministero di Grazia e Giustizia, presso il carcere minorile di Bicocca. La città dispersa: Laboratori integrati di drammatizzazione multimediale con saggio finale presso le ludoteche Aquilone, Millepiedi, Arcobaleno. La città-memoria: Laboratori integrati di drammatizzazione multimediale con saggio finale presso la ludoteca Ti r i t i t u ff ; Mostra di attività espressive e seminari con esperti. La città sognata: Rassegna di teatro-ragazzi e vetrina del video dei bambini e dei ragazzi. Le attività realizzate all’interno di INCONTRI si articolano nell’arco di circa sei mesi, da dicembre 2000 a

maggio 2001, in decentramento su tutto il territorio catanese, attraverso quattro sezioni: SEZIONE 1 - LABORATORI: I laboratori sono indirizzati, in due diversi momenti, ai bambini e ragazzi e agli educatori (ludotecari, insegnanti, animatori). Tenuti da esperti di fama nazionale, oltre che dagli esperti del Centro Keré, i laboratori sviluppano tecniche e linguaggi specifici con particolare riferimento a letteratura-infanzia, cinema e video, arte del bambino, animazione ludica e manualità. Ogni realtà territoriale lavora a un proprio itinerario coordinandosi al progetto complessivo, secondo obiettivi e finalità comuni. SEZIONE 2 - VIDEO: Il cinema fatto dai ragazzi rappresenta la sezione centrale della Rassegna Incontri. Come nelle precedenti edizioni saranno selezionati e presentati al pubblico cortometraggi e video realizzati da bambini e ragazzi della scuola dell’obbligo su tutto il territorio nazionale e anche europeo, con interventi di esperti del settore e incontri seminariali.

SEZIONE 3 - TEATRO: Uno spazio particolare di INCONTRI è dedicato al “Teatro di ricerca” prodotto dai ragazzi, su testi originali e con tecniche miste, dal teatro gestuale al teatro di figura, ecc. Nella breve rassegna saranno presentati al pubblico spettacoli originali, interamente prodotti dai ragazzi (dalla scrittura del testo alla messa in scena). La programmazione degli spettacoli sarà accompagnata da incontri con gli autori e momenti di confronto con gli operatori teatrali catanesi. SEZIONE 4 - MOSTRA DI ATTIVITA’ ESPRESSIVE: Non una semplice vetrina di prodotti realizzati da bambini e ragazzi, ma un itinerario a più direzioni dentro la soggettività infantile attraverso le attività espressive. La mostra, aperta alla partecipazione di bambini e ragazzi delle scuole italiane (e anche europee), prevede: 1) Scrittura creativa e piccola editoria dell’infanzia. - 2) Arte e Grafica dell’infanzia. - 3) Video e teatro in video. La Segreteria della Rassegna Incontri è aperta al pubblico nei giorni di martedì e giovedì, presso la sede del CiPi, in via Mascagni 74 Catania, dalle ore 9,30 alle 12,30. Tel:095.7463412 Fax: 095.7470384 e-mail: cipict@tiscalinet.it


Finalmente a Gela la “Ludoteca riapre”. Ciò che ci sta fondamentalmente a cuore è il bambino con le sue richieste e i suoi bisogni, anche non espressi. La “Ludoteca” offre innanzitutto un ambiente accogliente e libero, nella possibilità di espressione personale, lontani da ciò che la scuola ancora oggi continua a chiedere al bambino di essere cioè “tutto testa” dimenticandosi del corpo e delle emozioni. Gruppi di bambini e bambine arrivavano quasi ogni pomeriggio per informarsi sul momento dell’avvio delle attività della Ludoteca, è evidente l’interesse suscitato sui piccoli dalle esperienze pregresse che ne hanno fatto un luogo di riferimento. La gestione delle attività, fatta dagli operatori, si è sempre rivolta a

soddisfare le svariate esigenze dei bambini in modo flessibile e quanto più vicino al loro modo di intendere il gioco. La struttura, messaCi a disposizione dal comune, è fornita di vari spazi diversamente attrezzati; dello spazio adibito ai giochi di società e da tavolo, al laboratorio di Manipolazioni, al laboratorio di espressione corporea e animazione”, allo spazio dei giochi liberi. Nelle Precedenti esperienze l’affluenza di bambini ha superato ogni aspettativa, questo ha portato a suddividerli per fasce di età (una compresa fra 5 e 8 anni, l’altra fra gli 8 ei 12 anni) e tempi. La “Ludoteca” vuole essere luogo che permetta la crescita dell’individuo utilizzando creativamente le sue risorse. arci “le nuvole” Gela


di Concetta Rovere

I C OL OR I D E L LE M A N I HA N N O V I S TO L A M I A FA C C I A LABORATORIO SUL RITRATTO (Per un laboratorio intensivo di un giorno o due)

Giocare con l’arte, non per diventare necessariamente artisti, né semplicemente per illustrare i segreti dei grandi maestri; non soltanto per divertirsi e per dare libero sfogo alla fantasia; ma giocare con l’arte per vivere in maniera ludica le regole della creatività (o, per dirla con Rodari, la “grammatica della fantasia”). In sintesi, il laboratorio sul ritratto, realizzato presso il Circolo Didattico “Gabelli” di Misterbianco (CT), nasce da questa linea metodologica e rappresenta una tappa di un lungo percorso di animazione pittorica condotto prima all’interno del Gruppoteatro Manipolazioni di Catania e quindi, dal ‘99 all’interno del Centro di Promozione CiPi.

Scelto il soggetto (in questo caso l’autoritratto), lo si elabora con tecniche differenti, così da far percepire nella pratica ai bambini il modo in cui la scelta di una tecnica pittorica determina pure i “contenuti” espressivi del quadro… Fondamentale in questo percorso è la scelta del luogo in cui si opera: un piccolo atelier in cui le materie (i materiali), i colori, la disposizione stessa degli oggetti è un invito irrefrenabile alla creatività. Così, partendo dagli stimoli attivati dalla magia dello spazio-laboratorio, si procede alla costruzione del percorso creativo funzionale all’elaborazione degli autoritratti. Come sei, come ti immagini, come vorresti essere… anziché scriverlo, traccialo con una bella morbida matita, senza mai usare la gomma da cancellare, accettando gli errori, sviluppandoli come suggerimenti del caso o altro… In ogni caso, nessun problema: puoi sempre appallottolare il foglio “sbagliato” e ricominciare con un altro foglio e, perché no? anche con un’altra matita… E quando gli schizzi a matita sono bell’e pronti, c’è tanto bisogno di colore: i colori delle proprie emozioni, dei propri desideri,


delle paure anche e della tristezza o della rabbia che si ha dentro… E allora scopriamo insieme quante “coloriture” per quanti sentimenti e pensieri ci frullano in testa: una “materia” di colore per ogni differente espressione e immagine della propria faccia. È importante che l’animatore mostri praticamente la ricchezza di ogni singola tecnica: prende in mano un pastello o un gessetto e fa vedere quanti tipi di segno si possono tracciare. Subito diventa un gioco e il bambino si sbizzarrisce a tracciare segni differenti senza complessi e, soprattutto, senza l’ansia di “sbagliare”. Ma vediamole un po’ più da vicino alcune fra le cento tecniche a nostra disposizione:

- GESSETTI. Mostrare praticamente il modo di usarli, la valenza del gesto della mano mentre traccia scie di colore; e poi il piacere fisico delle dita che sfumano le superfici di colore, colorandosi esse stesse… È bello “sporcarsi” di colore, è come accarezzare il mondo: ti dà gioia, voglia di vivere, e se hai voglia di cantare, puoi anche farlo, mentre il tuo ritratto vive attraverso le sfumature di colore. - PASTELLI A OLIO. Così duttili, li puoi usare di punta e di piatto, con delicatezza e poi quasi con forza… scivolano dolcemente sul tuo volto tracciato sul foglio…


- COLORI A DITO. E qui, veramente, sono le mani a colorarsi prima ancora del disegno! Un colore per ogni dito: i bambini guardano con gioia le proprie mani intrise di colore e le mettono in mostra e, a poco a poco, i colori delle mani “vedono” i ritratti di ognuno. È fondamentale che il segno e il colore vengano riscoperti come emanazione della propria corporeità e non come astrazione intellettuale di una tecnica pittorica. È il corpo che disegna e che colora con le proprie emozioni e i propri desideri: il pennello da inzuppare di colore e con cui dipingere superfici è la nostra corporeità.


- COLLAGE. Con che cosa il bambino “giocherà” il collage? Con ritagli e frammenti di materiali diversi, di tutti i materiali possibili a disposizione nel laboratorio. Cartoncini di ogni tipo, carta di giornali e riviste, bottoni, pasta, stoffa, lana, paglia, carta da regalo… e poi le colle adatte a ogni tipo di materiale usato. L’animatore non deve far altro che guidare il bambino a incollare senza pasticciare, per il resto offre stimoli e osserva. Sia con queste che con altre tecniche pittoriche, il ruolo dell’animatore deve comunque essere di stimolo non prevaricante all’emergere della soggettività creativa del bambino: è lui stesso uno strumento duttile della creatività collettiva, così come i colori o i pennelli. I bambini sono così guidati e allo stesso tempo lasciati liberi… liberi di lasciarsi guidare con fiducia nel mondo fantastico dell’arte.


di Alessandro Campanella

Che fare della nostra voce? Possiamo usarla per “divertirci” a fare musica? Magari andando a ripescare vecchie filastrocche? Certo! Le filastrocche, intese come possibilità di Educazione Musicale attraverso il linguaggio parlato. È quanto ci spiega Sebastian Korn nella prefazione a “Un Due Tre - Fare musica con il parlato”: “Una delle idee che hanno orientato la loro (delle filastrocche) elaborazione è quella di non separare il piano dell’espressione da quello del contenuto, il suono dal suo significato. Mettendo di volta in volta in evidenza fonemi o gruppi consonantici, viene rafforzata l’espressività delle parole in modo da “far vivere” i testi, animarli, drammatizzarli. La lingua parlata diventa inoltre un piacevole stimolo per sollecitare il senso musicale dei bambini, grazie all’utilizzazione del fraseggio, della dinamica, del ritmo, e persino dei primi passi polifonici! Raggiungere un risultato “artistico” tramite l’intensità dell’articolazione, l’espressività delle vocali e delle consonanti, la precisione ritmica è possibile anche con un brano per bambini! Ma queste filastrocche possono essere utili

anche al fine di una educazione vocale: attraverso un corretto uso del parlato, svegliare stimolare nei bambini la consapevolezza delle proprie funzionalità fisiche (respirazione, vocalizzazione, articolazione), per preparare tutto il corpo a un passo successivo, il canto.” Queste, possiamo dire, le linee guida dell’affollatissimo (circa 90 partecipanti) laboratorio sul tema “Dalla parola al canto” tenuto nel mese di marzo 2000 da Sebastian Korn, didatta di grande esperienza, tedesco di origine ma italiano di adozione, diplomatosi all’Accademia di Monaco di Baviera nelle specialità di canto, direzione di coro, educazione della voce, didattica musicale. Inizialmente, ci dice Korn, riprendendo in parte la grande intuizione di Carl Orff, è più proficuo basare il lavoro coi bambini, sull’educazione della lingua, sviluppando l’aspetto ritmico del parlato. Questo perché a differenza del cantato, il parlato è posseduto ed utilizzato da tutti e contiene al suo interno gli elementi prosodici che già sono musica: timbro, melodia, intensità, ritmo.

Così, ad esempio, la vecchia Ambarabà cicì cocò, opportunamente manipolata, rivela tutte le sue potenzialità musicali:


E ancora il breve testo de “Il mulino” ci fornisce parecchi spunti onomatopeici attraverso cui, fra l’altro, viene stimolata l’attività diaframmatica e la risonanza (rrr...):

Può inoltre essere utile nonché divertente servirsi durante l’attività ritmica anche di gesti-suono (termine che indica movimenti percussivi del corpo capaci di produrre dei suoni sufficientemente controllabili: battere le mani fra loro, i piedi per terra, schioccare le dita, battere le mani su varie parti del corpo, ecc. con difficoltà ritmiche crescenti e con un progressivo utilizzo di elementi timbrici. È questo il caso, ad esempio, di “Verrà quel dì di lune”, accompagnato da semplici ma efficaci gesti-suono:


E se a questo punto provassimo a cantare alcune di queste filastrocche, magari in polifonia? Roba da professionisti? Forse, ma anche da bambini. Dal canone parlato, per esempio, può riuscire abbastanza facile passare a brani in canone, questa volta da intonare.

Anche la tecnica dell’ostinato offre infinite possibilità di arricchire con una o più linee melodiche un brano dato:

Dopo parecchi brani di questo tipo, facilmente reperibili nelle preziose pubblicazioni di S. Korn, i corsisti nella quasi totalità apparivano piacevolmente stupiti del fatto che brani

comunemente definiti di elementare struttura, potessero alla fine, opportunamente manipolati, diventare materiale per esecuzioni di notevole presa emotiva.


“Il gesto musicale” era invece il tema del laboratorio tenuto da Alessandro Campanella (chi scrive), responsabile della sezione musica del CIPI. “Il fanciullo deve essere stimolato a usare e analizzare i suoni che è già capace di produrre con la voce e con il corpo”, recita il programma ministeriale della scuola elementare; ed è proprio dal bisogno di ritrovare proprio questi “gesti” iscritti nella memoria musicale dei bambini che si è inteso partire per affrontare il funzionamento della musica. Il gesto quindi come matrice di sperimentazione e di conoscenza del suono musicale; il gesto che consente di rilevare i parametri della musica e il loro funzionamento nelle strutture musicali. Nel corso del laboratorio sono stati proposti numerosi modelli di gioco graduati, che conducono verso l’eplorazione di un territorio musicale, punto di partenza per l’elaborazione, soprattutto mediante la voce e il movimento, di strutture musicali più organizzate e precise. Per una sommaria esemplificazione, verranno proposti di seguito, solo alcuni esempi di questi giochi, legati a precise funzioni percettive. Partiamo dal gesto più elementare da analizzare coi bambini: Il battere. Battere sul corpo, con le mani, coi piedi, con un oggetto, cercando di capire la differenza fra ciascun modo di battere e rispetto a ciascuna materia. Anche sfregare è un gesto elementare. Sfregare come e su che cosa; dopo la sperimentazione analizziamo i risultati insieme ai bambini; Es.: gesto ampio = suono lungo, gesto piccolo = suono corto. Costruiamo quindi un momento musicale: i bambini sfregano(con le mani per terra, con oggetti,coi piedi ecc.); ogni tanto (nella musica colta contemporanea questo si chiamerebbe alea), qualcuno quando ne sente il bisogno, batte con forza le mani una sola volta. Nozioni che ne derivano: contrasto (suoni legati e suoni brevi); ascolto (cercare di non batterre tutti insieme,); gioco aleatorio abituarsi a creare delle sorprese ritmiche). La nozione del contrasto è presente anche nel gioco dello “scatto a molla”: i bambini partono accovacciati, quindi si alzano di scatto come molle con esplosione vocale (in un secondo momento si possono associare anche altri gesti). L’idea di partenza in questo caso sarà la rottura brusca del silenzio e la sorpresa ritmica. Mi piace soffermarmi ancora sull’idea

di contrasto, sia perché essa è contenuta nella grande maggioranza delle musiche prodotte nel mondo, sia perché i bambini sono fisicamente molto sensibili a questa nozione. Del resto quando ascoltano musica, essi riescono a cogliere il carattere contrastante degli elementi timbrici, dinamici, di intensità e spesso descrivono ciò che ascoltano con gesti che rendono questi movimenti in contrasto. Giochiamo: dopo aver selezionato insieme ai bambini varie coppie di gesti che contengono dinamiche in contrasto (innalzarsi-ricadere; sfregare-battere; fare un passo scivolandotenendo ben fermi i piedi; fare un cerchio con le braccia-battere con le mani; slancio durante la corsa-fermarsi di colpo cadendo ecc.), si cercherà di accompagnarli con suoni vocali; poco per volta si eseguiranno solo i suoni vocali in contrasto, badando bene di mantenerne immutata l’energia originaria, in altre parole si farà in modo che essi mantengano nella memoria il gesto da cui hanno tratto origine. La sperimentazione attraverso il gesto di diverse dinamiche sonore, favorirà nei bambini l’acquisizione di una migliore coscienza del movimento musicale, fondamentale per l’apprendimento del fenomeno musicale. Attraverso il dispositivo del contrasto, è stato inoltre possibile, durante il laboratorio indagare sull’intensità, la densità, il timbro, la durata; arrivare ai gesti strumentali e all’organizzazione più strutturata di eventi musicali, sicuri comunque della necessità di fare agire i bambini, in contesti dove le dimensioni del piacere, del desiderio, del gioco, diventino motivo conduttore per tutte le attività. Bibliografia S. Korn - L’uso della voce e l’educazione dell’orecchio musicale L’articolazione e il parlato - Cori parlati - Il canto parte I - Il canto parte II - Antologia Lo strumentario didattico - Indicazioni per l’uso e primo repertorio - Antologia di brani A cura di Amadeus-Studio 49 Orff Schulwerk Direzione ed educazione corale Ed. Rugginenti Giocanto - Edizioni a cura dell’Associazione Gruppi Corali, Verona Un, Due, Tre, - Non più in commercio, per informazioni contattare il CIPI.


Ciao… oggi tu non sei quello che ero io…, io sono una ragazza di 15 anni e come tutte le adolescenti anch’io ho dei “problemi”… forse di questa mia lettera non t’importerà niente… ma per me è molto importante scrivertela… I problemi che oggi affliggono soprattutto le ragazze nell’età adolescenziale sono molto probabilmente di tipo amoroso…, ma se proprio lo vuoi sapere MEGLIO NON PARLARNE! Quando io non sono insieme alle mie amiche e mi ritrovo sola non faccio altro che pensare… pensare… pensare… Mi ritrovo spesso a pensare cose non troppo belle, soprattutto penso che nessuno mi vuole bene… e che nessuno si accorge di me… Spero che questo non accade pure a te… anche perché fissarti su una cosa che molto probabilmente non è vera però tu la vedi così : è abbastanza brutto! Io molte volte penso è vero… però la mia vita non è fatta solo di pensieri, ma anche di cose concrete!! Mi diverto a stare insieme alle mie amiche perché quando sto con loro cerco di dimenticarmi tutti i miei problemi… al contrario invece di quando sto sola ed ascolto la radio…!!! Ho due amiche speciali, loro sanno capirmi, comprendermi ma soprattutto consigliarmi… e senza di loro io NON SAPREI COME FARE!!! Spero che la tua vita sia migliore della mia… e che tu possa raggiungere uno scopo ben preciso nella vita… Ciao amici non c’è un motivo vero che sta al fondo di questa lettera, o forse è solo uno sfogo del mio male di vivere. Ci sono tante cose che qui non vanno e se ci penso bene non ci bastano le dita delle mani di mille persone. Da un periodo di tempo sembra che tutto mi cada addosso e non c’è problema che io non debba affrontare! prima sembravano cose lontane che mai e poi mai mi avrebbero afflitto e poi invece… I problemi di droga erano all’ordine del giorno e non molto tempo fa un mio amico per comprarsi la “roba” ha rubato e poi venduto tutto quello che aveva e poi come si dice, i problemi non vengono mai da soli, infatti ho scoperto che Giulia è diventata bulimica da quando il suo boy gli ha fatto le corna e si sono lasciati e io… sono sola, o quasi, infatti alcune persone che credevo amiche mi hanno girato le spalle… Ma fortunatamente non tutte… alcuni sono rimasti e mi hanno aiutato ad aiutare! sarà una “frase fatta” e convenzionale ma… È così i migliori sono rimasti. Beh… il mio sfogo è finito, rimarrà solo questo perché voi non capirete quello che vi ho raccontato… sfortunatamente!!


*** Disperazione: un nodo alla gola che ti impedisce di respirare; un fremito d’angoscia che ti strappa la vita; una nebbia di dolore che ti appanna la vista. Solo per un attimo intravedi la luce, ma poi dalle mani gelide ti bloccano e tu nel gelo di questa notte che trafigge il tuo corpo con mille lame d’acciaio, rimani qui, sommersa dalla pioggia del rimorso e dell’amarezza.

*** Intorno a me processioni ignobili, abbracci traditori, lacrime ipocrite. Sorrisi di circostanza, addii celati dalla parola “arrivederci”. Ma io lo so, l’ho capito da tempo: il vostro continuo fingere amore vi serve per celare le vostre paure: del domani, dell’ignoto, della morte, della povertà… Poveri gretti, come vi compatisco! Io dal fondo del mio marciapiede vi vedo indaffarati nei vostri riti pagani, vi vedo invocare un dio al quale vi rivolgete affinché le cose vi vadano bene. Non avete capito nulla. La lezione non è servita. Vivrete le vostre vite soli con la vostra ipocrisia, attori tragici, costretti a dover immolare, ogni giorno, sull’altare delle vostre menzogne, la vostra libertà.


*** Siamo tutti delle talpe perché preferiamo sotterrarci in noi stessi, piuttosto che mostrare ciò che siamo all’aria aperta.

*** Dolore solitario nella notte: piangi, ti dimeni, mordi le lenzuola, preghi Dio e cerchi aiuto. Ingenua: nessuno ti sente, nessuno ti tenderà la mano, sarai sola per l’eternità e soffrirai tenendoti tutto dentro.

L’UCCELLO RAPACE CHIAMATO INDIFFERENZA Cala su di noi, la sua ombra oscura tutto, e un freddo gelido penetra nelle nostre vene. È così che arriva. E tutto è distrutto. Sguardi non ricambiati, sorrisi calpestati, speranze distrutte. Il vuoto.

*** Rivoglio le mie ali candide, rivoglio la mia libertà, rivoglio il mio cuore straziato e morente, che tu hai lasciato esanime sui gradini della mia sconfitta. E lui beffardo, continua a volare sulle nostre anime indifferenti.


*** Come sei bello! E non lo sai. Non sai la forza che possiedi, non te l’ha mai detto nessuno che i tuoi occhi sono belli come due stelle… Non te l’ha mai detto nessuno… E già, sono l’unica l’unica che ha visto quella luce, quell’oppressa purezza, l’unica che ha carpito la tua forza e la tua anima repressa… Odio i falsi perbenismi, gli inutili moralismi che ti etichetterebbero diverso: ma che ne sanno loro? Ma che ne so io? Non ti conosco, eppure ti sento in me come se tu facessi parte del mio sangue… Vorrei stare con te, ma senza lei, lei che ci condiziona la vita, che gioca alla “prima donna” ma che in fondo è finzione. Tu mi piaci. E non è vero che sei morto. Io ti ho visto vivo e ho visto la tua luce. Non spegnerla per lei…

*** Cos’è poi la tristezza? Una fitta che ti paralizza il cuore, un dolore pungente che ti picchia in testa… Tristezza: sangue che sgorga senza sosta, corpi senza vita sull’asfalto rovente, acqua e sale che scivolano sulla via, impronte sporche di sangue imbrattano il mio corpo senza vita e con le pupille dilatate la mia anima vaga senza mèta…


Maria Bacchi CERCANDO LUISA (Storie di bambini in guerra). Ed. Sansoni - Lire 32.000 Cosa vuol dire scegliere l’infanzia come via d’accesso all’interpretazione della guerra, delle leggi razziali e delle deportazioni? Bambini e bambine si muovono nella Mantova sconvolta dalla guerra vedendo ciò che all’occhio adulto sfugge. Si sottraggono ai criteri d’ordine con cui il regime vorrebbe controllarli, si perdono nei mille rivoli di una quotidianità fatta di affetti, di giochi, di esplorazioni, di piccoli ma dolorosi conflitti. La figura di Luisa Levi, la più giovane dei deportati ebrei che, il 4 aprile del 1944, partirono da Mantova per Auschwitz, attraversa tutto il libro: la sua voce affiora dagli scritti, inediti, che ha lasciato e dalla memoria dei testimoni che divisero con lei gli anni della guerra, l’occupazione tedesca, i mesi della clandestinità. Queste pagine - tra narrativa, memorialistica e storia raccolgono, insieme alle foto originali dell’epoca, il prezioso, piccolo Diario di Lidia Gallico, compagna di Luisa nella «dasse speciale» per i bambini ebrei mantovani ed esule in Svizzera tra il 1944 e il ‘45.

PaoloLandi MANUALE PER L’ALLEVAMENTO DEL PICCOLO CONSUMATORE Ed. Einaudi - Lire 13.000 “Perché siamo stati tutti derubati dell’unico bene comune: l’infanzia nostra, e quella dei nostri bambini.” In 25 fulminei capitoli-tesi, la rappresentazione di un universo infantile allarmante. Quanto valgono i bambini? Come cucinarli, come concepirli, come ingrassarli, come drogarli, come incatenarli davanti alla tv, come abituarli a ottenere un buon profitto, come ricavare profitto da loro. Tutti i modi per consumarli subito, o per trasformarli in perfetti consumatori. Con un commento in immagini di Oliviero Toscani. Di libri che spiegano perché il mondo del consumo non sia il migliore dei mondi possibili ce n’è in giro una certa quantità. Se ce lo spiega, questa volta, con ironia e leggerezza, qualcuno che conosce bene i meccanismi della pubblicità, lo ascoltiamo forse piú volentieri. Landi ci rivela un segreto ben custodito, per quanto sotto gli occhi di tutti: si deve cominciare a consumare sin da piccoli. Come mai questa società, almeno a guardare spot e vetrine, sembra basarsi sull’adorazione assoluta dei bambini? E’ semplice. Bisogna smettere, insinua Landi, di considerare i bambini gli adulti di domani: meglio cominciare a pensarli come strumenti per gli adulti di oggi. I bambini sono merci, come tutto il resto. Il problema non è più vendergli qualcosa, il problema è vendere loro: alle televisioni, alle industrie, agli sponsor. Un libro che provoca un sorriso amaro e che mette la parola fine su una frase provocatoriamente apocalittica: “L’infanzia è senza pietà”.


Alfonso M. Iacono, Sergio Viti LE DOMANDE SONO CILIEGE (Filosofia alle elementari). Ed. Manifesto libri - Lire 22.000 Da un incontro tra un maestro fuori del comune (Sergio Viti), un professore di Filosofia dell’Universitá di Pisa (Alfonso M. lacono) e un gruppo di scolari di quinta elementare sono nati i dialoghi e le riflessioni raccolti in questo volume. Che la filosofia possa avere un suo ruolo anche nell’insegnamento primario è una tesi che trova sempre più spesso sostenitori, in Italia e non solo. I risultati esposti in questo libro sembrano confermarla. «Della filosofia abbiamo capito prima di tutto dicono gli scolari di Pietrasanta - che non si tratta di una cosa strana che sta in un mondo diverso, al contrario ci può aiutare meglio a capire la nostra vita di tutti i giorni. Poi ci siamo accorti che in filosofia le domande sono come le ciliege: una tira l’altra. Il filosofo ce lo aveva detto: in filosofia le domande sono più importanti delle risposte». E infatti, nelle conversazioni tra il maestro, il professore e i ragazzini di Pietrasanta domande, risposte e nuove domande si intrecciano dando luogo a percorsi inconsueti.

Gianni Fiorentino IL BAMBINO NELLA RETE (dalla lavagna al computer) Ed. Marsilio - Lire 18.000 Il bambino di oggi spesso è molto lontano dalla scuola della lavagna e dei quaderni. Viaggia con il Mouse, ha da tempo stabilito un contatto con le rappresentazioni mediate della realtà. E’ diventato uno sconosciuto che disarma insegnanti, genitori e educatori mentre le pratiche tradizionali di apprendimento mostrano limiti e lacune. Nella scuola come a casa sostiene l’autore - è auspicabile una silenziosa rivoluzione: gli educatori, maestri o genitori, devono sapersi mettere in discussione e cedere al bambino il centro della scena diventando animatori della sua creatività e cercando nuove strade per dialogare e insegnare. Un libro dalla parte dei bambini che affronta lo spinoso problema dell’aggiornamento nella formazione degli insegnanti e propone nuove vie per una scuola al passo con la diffusione degli strumenti multimediali.


Orecchie d'asino n°10 2001  

Periodico di letteratura, animazione e attività creative per l'infanzia

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