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argomenti e contributi

11 DICEMBRE

2006

CENTR STUDI


11 DICEMBRE 2006

Sotto il titolo Argomenti & Contributi vengono divulgati saggi su temi di attualità ed interesse che rientrano nelle materie di particolare competenza del Centro Studi PIM: territorio, ambiente, mobilità, sviluppo locale.

Il presente documento Le tre città della Brianza (IST_02_05) è compreso nell’ambito del programma di attività istituzionali del Centro Studi PIM per l’anno 2005.

I saggi, che intendono contribuire alla discussione tecnica e politica sui problemi territoriali dell’area milanese, riprendono lavori svolti dagli esperti del Centro Studi PIM sotto forma di articoli per riviste specializzate e relazioni a convegni o sono riferiti a indagini, studi, progetti prodotti dallo stesso Centro Studi.

Il gruppo di lavoro che ha curato la realizzazione del rapporto è composto da: Franco Sacchi (direttore responsabile FF), Fabio Bianchini (capo progetto), Alma Grieco, Maria Evelina Saracchi [staff PIM] Cesare Benzi (consulente esterno, capitoli 2 e 6), Alessia Galimberti (consulente esterna, capitoli 1, 3)

progetto grafico e impaginazione Paolo Marelli (studio AM:PM)

Le immagini prive di citazione della fonte sono tratte dall’Archivio fotografico del Centro Studi PIM.


LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA Temi e prospettive della nuova Provincia

CENTR STUDI


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Indice

DICEMBRE 2006

Presentazione di Vittorio Algarotti (Presidente del Centro Studi PIM)

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1. La Brianza fra geografie incerte e intenzionalità forti 1.1 Il termine Brianza 1.2 Il territorio e le linee di confine 1.3 Lo sviluppo recente

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2. Popolazione, imprese e territorio 2.1 La struttura socio-economica

25 25 25 28 30 37 37 40 42

2.1.1 La popolazione e le abitazioni 2.1.2. I caratteri generali dell’economia 2.1.3. La specializzazione settoriale

2.2 Le principali dinamiche socio-economiche 2.2.1 L’evoluzione della popolazione e delle abitazioni 2.2.2 I cambiamenti della struttura economica 2.2.3 Il mutamento nella specializzazione settoriale

3.

Le tre città della Brianza 3.1 Il campo delle relazioni territoriali 3.2 Il disegno del territorio 3.3 Verso sguardi nuovi 3.4 Le modalità di sviluppo e la geografia dei mutamenti 3.5 Piani e progetti per lo sviluppo urbano e territoriale

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4. Il contesto paesistico-ambientale fra spazi aperti e aree protette 4.1 Il sistema paesistico-ambientale 4.2 I parchi regionali e i parchi naturali nell’area brianzola 4.3 I parchi locali di interesse sovracomunale 4.4 La rete ecologica 4.5 Le strutture urbane e gli spazi aperti di contesto 4.6 Le emergenze architettoniche e ambientali 5. Emergenza traffico 5.1 Le reti infrastrutturali in Brianza oggi 5.1.1 La domanda di mobilità 5.1.2 Lo stato di fatto della rete stradale 5.1.3 Lo stato di fatto del trasporto pubblico su ferro 5.1.4 Lo stato di fatto del trasporto pubblico su gomma

5.2 La dotazione infrastrutturale verso lo scenario 2009 5.2.1 La progettualità di breve periodo per la rete stradale 5.2.2 La progettualità di breve periodo per la rete di trasporto pubblico su ferro 5.2.3 La progettualità di breve periodo per il trasporto pubblico su gomma

5.3 Le prospettive di sviluppo 5.3.1 Lo scenario di lungo periodo per la rete stradale 5.3.2 Lo scenario di lungo periodo per la rete di trasporto pubblico su ferro 5.3.3 Lo scenario di lungo periodo per il trasporto pubblico su gomma

6. Verso la nuova Provincia: alcuni contributi propositivi 6.1 Le politiche di sviluppo per il territorio plurale brianteo 6.2 Tra rafforzamento della competitività e azioni di cura del territorio 6.3 Le politiche paesistico-ambientali 6.4 Le infrastrutture al servizio del territorio Indicazioni bibliografiche

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71 72 73 79 79 79 80 82 86 87 87 88 89 91 91 94 95 97 98 102 106 112 118


Le tre città della Brianza: il cantiere di un progetto territoriale rappresentato attraverso un particolare degli affreschi della cappella di Teodolinda nel Duomo di Monza

Bottega degli Zavattari, Tre operai edili lavorano alla fondazione del Duomo di Monza, particolare dal registro inferiore centrale della parete nord. (L’immagine, appartenente alla Storia n. 34 secondo lo schema contenuto ne Il Duomo di Monza. Storia e Arte, Milano 1989, p. 211, è presa da Cassanelli, Roberto Conti, Roberto – Monza. La cappella di Teodolinda nel Duomo. Architettura, decorazione, restauri, ed. Electa

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per Soroptimist International, pp. 184, ill. col., Milano 1991 p. 87; stessa immagine anche in La Corona Ferrea nell’Europa degli Imperi, vol. 1: La Corona, il Regno e l’Impero: un millennio di storia, p. 5). La prima fonte letteraria in cui è trattata la materia del ciclo degli Zavattari è il Chronicon Modoetiense di Bonincontro Morigia, opera della metà del Trecento. Vi è riportata memoria della leggendaria scelta del

luogo per l’edificazione della Chiesa di San Giovanni Battista, operata dall’invio di una colomba da parte dello Spirito Santo alla regina Teodolinda, in un luogo boscoso chiamato Olmea. La fantasiosa ricostruzione etimologica del toponimo Modoetia vuole che lì giunta la regina sentisse una voce dall’alto pronunciare “Modo” – a significare ecco, ora, è qui il luogo – a cui ella rispose “etiam” – sì –.


Presentazione La costituzione della Provincia di Monza e Brianza rappresenta l’obiettivo di un percorso tenacemente intrapreso da importanti settori della locale società civile, in risposta ad una volontà di autodeterminazione che, colta in prospettiva storica più allargata, appare come la riedizione contemporanea di una ben radicata e più antica istanza. Oggi, alle soglie della realizzazione di quell’aspirazione, possiamo chiederci quale ruolo sarà chiamata a svolgere la nuova Provincia all’interno dell’area metropolitana della città lombarda. La moltiplicazione degli attori istituzionali dell’area metropolitana, infatti, deve essere interpretata come occasione per rappresentare più efficacemente le diverse voci del territorio, non per avvallare spinte centrifughe o la pretesa illusoria che esistano soluzioni locali ed unilaterali ai problemi di indirizzo dell’area vasta. Vittorio Algarotti

Presidente Centro Studi PIM Verso la nuova Provincia: il riscontro territoriale di un’aspirazione antica La tradizionale aspirazione della Brianza ad affermare la propria specificità, non ha trovato corrispettivi amministrativi rispetto alla sua ben documentata capacità produttiva e alla sua identità culturale. La ragione di ciò risiede fondamentalmente nella prossimità di Milano, la cui forza di nucleo attrattore egemone di un sistema territoriale eminentemente radiocentrico ha favorito storicamente l’insorgere di centri satellite anche consistenti, ma non l’affermarsi di centralità pienamente autonome, specialmente rispetto alle grandi funzioni urbane. Se ciò è stato vero ieri, qual è la realtà attuale? L’assetto territoriale di Monza e della Brianza come supporta oggi, alle soglie della sua realizzazione, quell’antica aspirazione?

Monza e la Brianza, già da tempo, si sentono una Provincia. Dal punto di vista delle “ragioni del cuore”, dunque, lo sono senz’altro: per essere (anche un poco) “diversi”, infatti, basta “sentirsi” (anche un poco) diversi. E di questo distinguersi brianzolo mille episodi possono essere riscontrati nella storia locale, nelle tradizioni, in certe peculiarità e precipue inflessioni della nostra comune cultura lombarda. Il particolarismo italiano, del resto, è frequentemente la matrice storica – al di là dell’effettivo riconoscimento amministrativo – dell’emergere di forti caratteri locali, né si può negare proprio alla Brianza di costituire una certa individualità culturale cui concorrono tradizioni e sensibilità consolidate1.

Un cantore di questa originalità briantea, asserita con fierezza, fu, tra gli altri, Gianni Brera, autore certamente al di sopra di ogni sospetto di eccesso campanilistico per esser stato un pavese, anzi un “bassaiolo”,

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Un’opera di grande respiro e valore su questi temi rimane AA.VV. (a cura di A. Bosisio e G. Vismara) – Storia di Monza e della Brianza, 5 voll., ed. Il Polifilo, Milano 1971-1973. Piace in questa sede ricordare anche l’opera di Ignazio Cantù, (Brivio, 5 dicembre 1810, Monza, 20 aprile 1877), Le vicende della Brianza e de’ paesi circonvicini, pubblicate in fascicoli, per i tipi di Santo Bravetta di Milano, tra il 1836 e il 1937, e ripubblicata nel 1853 in edizione illustrata da litografie. Per il 170° anniversario dell’opera il Museo Civico “Carlo Verri” di Biassono, a partire dal settembre 2006, ha organizzato una mostra.

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LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

termine di suo conio ideato proprio per contrapporsi a “brianzolo”. “La Padania è un immenso popolodromo”. “Noi sappiamo che gli osci abitavano la Padania e sono stati spinti a meridione, dov’è oggi la Lucania; sappiamo che gli umbri abitavano l’Insubria, cioè il nostro paese lombardo-brianteo, e che sono stati cacciati nell’attuale Umbria dai liguri o, poco dopo, dai galli.” “Quando i romani sono venuti in Padania e a casa nostra, ci siamo loro associati e abbiamo preso in mano il pallino più volte”. Ma a connotare il tipo del brianzolo fu decisiva la calata dei “padri Longobardi” che, pur travolti dagli eventi della Storia, non si sono alla fine estinti: “Non sono volati verso altre galassie: sono rimasti qui a lavorare. In qualche secolo hanno abbreviato il proprio nome mutandolo in lombardi” “Della vita hanno imparato a vedere il buono e l’orribile; della fatica hanno conosciuto l’esaltazione e l’obbrobrio, lo scontento animale e la fierezza che è dell’uomo libero”. Da questa persistenza e da questo retaggio deriva lo spirito della Brianza: “perchè dopo di loro non è venuto nessuno ad abitare il nostro paese: sono venuti soldati, guarnigioni, poliziotti: però il popolo è costituito da moltitudini che, fuse nel tempo da una sola cultura, alla lunga si trovano a costituire nazione. Io posso dire che esiste una nazione lombarda e persino una nazione brianzola nella nazione lombarda”.2

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Brera, Gianni – Storie dei Lombardi, ed. Baldini & Castoldi (Storie della storia d’Italia 8), pp. 426, Milano 1993. Ivi compare La Brianza, pp. 295-302, scritto datato 11 ottobre 1976. da cui si cita, passim

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È tema certo interessante ripercorrere i motivi che hanno animato questo sentimento distintivo della comunità brianzola, così come le tappe storiche che hanno accompagnato l’affermazione della municipalità monzese (per brevi ed incompleti accenni è quello che si farà di seguito in questa presentazione). Ma al di là della semplice affermazione di orgoglio identitario, tuttavia, sono altresì insistiti episodi della storia economico-sociale a segnalare, con meno eteree rivendicazioni e più tangibili interessi, l’insistente intenzione di Monza e delle sue terre di fare caso a parte, rispetto a Milano. I numeri dell’economia brianzola, il peso demografico di Monza e mille indicatori socioeconomici che potrebbero essere elencati, restituiscono l’immagine di una realtà certo non “minore”. Anzi, con quel peso socioeconomico, fosse sorta lontano da Milano, nessuno, e da gran tempo, avrebbe potuto negare a Monza il ruolo di capoluogo. Fosse sorta lontano da Milano, e avesse dimostrato altrove il suo carattere intraprendente ed alacre avrebbe, fin dal Medioevo, unificato sotto di sè la Brianza come ricco e florido contado, e a partire dal proficuo scambio con il suo territorio sarebbe stata vera città (cioè centro direttivo), e non solo popoloso borgo. Fatto sta che, storicamente, tutto ciò non fu, e che Milano è sempre stata vicina, troppo vicina, per non assorbire nel suo raggio d’influenza territoriale, e a titolo esclusivo, le prerogative del centro: proprio per la preponderanza milanese (che potrà anche spiacere, ma è un fatto) la Brianza non fu territorio autonomo con un suo capoluogo, non fu, tecnicamente, lo stato di Monza, così come, inversamente, Monza non fu città con un suo contado. Al contrario, Monza e Brianza furono entrambe parte dell’ampia regione soggetta a Milano e questo rapporto subalterno, protrat-

tosi per secoli, finì “per farsi territorio”, condizionando cioè la fisionomia profonda del funzionamento di questo spazio, divenendo così un’eredità di cui non ci si può disfare solo perchè lo si vuole. Si pensa ora, forse non a torto, che la conquista dell’autonomia amministrativa possa significare disporre di un’Istituzione ritagliata a misura delle caratteristiche e degli interessi specifici di quest’area, più sollecita e pronta alle necessità di quest’ambito, meglio in grado di interpretarne le esigenze e di tradurle in tempestive politiche di indirizzo e sostegno. Non ci si può che augurare che le cose vadano così. Ma se l’ossequio delle proprie tradizioni locali, la consapevolezza della propria forza economica, la volontà politica di affermare la propria autonomia sono i forti motivi a favore della costituzione della nuova Provincia di Monza, sul piano della verifica territoriale, tuttavia, tali elementi, aspirazioni e volontà debbono poter trovare riscontro. Si tratta di capire con quale fondamento – posto che per tradizione i monzesi desiderano vedersi riconosciuta la qualifica di capoluogo – questa aspirazione sia sostenuta dalla concreta “centralità” di Monza rispetto al suo intorno e corrisponda quindi alla realtà territoriale della Brianza. Detto in altri termini, si tratta di verificare quanto al sentimento autonomistico, ricorrentemente ribadito dalla storia locale e dal folklore, corrisponda una reale autonomia, un’effettiva geografia delle relazioni territoriali, delle gerarchie e delle articolazioni dei rapporti che questo “spazio geografico” intrattiene al suo interno e con l’esterno, tanto da capire in che modo (e fino a che punto), esso possa essere “individuato” come realtà locale strutturata e capace di provvedere ai bisogni della propria comunità per quanto concerne funzioni e servizi, organizzazione territoriale, competenze e risorse, pur nel-


Presentazione

l’ambito delle intense relazioni di reciprocità proprie dello spazio metropolitano. Non si pretende certo che la Brianza finisca per assomigliare ad una monade, ripiegata su se stessa e riferita autarchicamente su Monza per ogni esigenza, per poterle riconoscere il diritto a porsi nella condizione di autonomia amministrativa; tuttavia riscontrare un’effettiva dipendenza della vita della sua comunità da strutture, beni e servizi posti a Milano e nel milanese, rappresenterebbe in via di principio una palese contraddizione rispetto all’affermazione della presunta centralità di Monza e della sua capacità di irradiarsi su un “proprio” territorio di riferimento. È questo il tema che, nella complessità dei suoi aspetti, il presente numero di Argomenti & Contributi intende affrontare, offrendo di questo quadro territoriale composito, delle sue dinamiche recenti e di prospettiva, un’immagine aggiornata, capace di verificare la “tenuta” delle tradizionali letture e di proporre un quadro conoscitivo integrato con i dati più attuali di cui è possibile disporre. La prima parte offre indicazioni sullo stato attuale delle diverse componenti che costituiscono il disegno territoriale della Brianza, attraverso la predisposizione di una serie di sintetici quadri interpretativi (struttura e dinamiche socio-economiche, sistema territoriale e ambientale, infrastrutture e mobilità). Nell’ultima parte vengono invece evidenziate le questioni ancora irrisolte, messe a confronto con le aspettative e i benefici attesi, per delineare le opportunità e le scelte che potranno orientare l’azione della nuova Provincia e dell’insieme degli attori locali.

Quale Brianza, quale ruolo per Monza capoluogo La Brianza di cui si parla in queste pagine coincide con l’area identificata per la costituenda Provincia. Questa delimitazione non abbraccia tutto il territorio che tradizionalmente si definisce “Brianza”, pur con tutta la vaghezza che da sempre accompagna il termine in merito ad un suo rigoroso significato geografico3. Perché sotto la denominazione Provincia Briantea si potesse comprendere tutta la Brianza, all’amputazione della Provincia di Milano avrebbe dovuto accompagnarsi analoga resezione del comasco e del lecchese. Pur così come sarà realizzata, in questa forma parziale di Brianza minor o Brianza citeriore, all’analisi territoriale tocca distinguere al suo interno tre ambiti, le cosiddette tre città della Brianza (il Vimercatese e la Brianza occidentale, oltre a Monza), perchè è questa la lettura che si rivela più efficace e più aderente all’intima struttura del territorio. Il riconoscimento di quest’articolazione interna va senz’altro riferita all’organizzazione multipolare di questo spazio, la cui genesi deriva dall’armatura infrastrutturale 3 “Quell’insieme di colline comprese tra il Seveso ad ovest e l’Adda ad est, che cominciano ad elevarsi sopra Monza e terminano al monte Barro e alle falde dei monti della Valsassina, costituiscono la Brianza”, in Barni, G. - Bitto,I. - De Camilli Soffredi A. - Paredi, A. – Le vicende politiche dalla preistoria all’età sforzesca, vol. I di AA.VV. (a cura di A. Bosisio e G. Vismara) – Storia di Monza e della Brianza, op.cit., p. 11. Non troppo discorde l’opinione espressa in un’opera divulgativa di buon livello come AA.VV. - Brianza immagini, ed. Cattaneo, Oggiono 19732, p. 17 “Quali sono dunque i confini della Brianza? I pareri su questa delimitazione sono piuttosto discordi, tuttavia non vi è alcuna necessità di essere troppo precisi. Da parte nostra ci adeguiamo alla opinione più diffusa. Da Monza, che molti definiscono il capoluogo della Brianza sebbene situata nel vertice estremo Sud, si apre un ventaglio

delle strade storiche in uscita da Milano, su cui si sono nel tempo condensati nuclei e attestati distretti produttivi relativamente indipendenti e le cui relazioni funzionali (specie per certe funzioni e servizi rari) costruiscono ancor oggi una geografia incentrata spesso più sul capoluogo lombardo che su Monza. Ciò sembrerebbe indicare la difficoltà di Monza ad assolvere al ruolo di centro maggiore rispetto agli altri, sia per la “forza attrattiva” della vicina Milano (capace di un’offerta superiore e di più ampie opportunità), sia per il livello di sviluppo degli altri centri briantei, in grado di assolvere autonomamente a molte delle esigenze dei rispettivi sub-ambiti di pertinenza. Questa particolare condizione di sviluppo territoriale, per cui ad una città importante, consistente e fiorente come Monza, corrisponda un livello relativamente basso di “centralità” rispetto al proprio contesto geografico ha precise ragioni storiche. L’affermazione di Monza entro il sistema urbano lombardo, come ricordato poc’anzi, ha risentito della prossimità con Milano: se da un parte tale condizione ha rappresentato l’opportunità di sviluppo derivante dalla vantaggiosa relaai cui lati sono i fiumi Adda verso oriente e Seveso ad occidente. Il territorio fra essi compresi è la Brianza. A Nord, secondo alcuni, essa sarebbe delimitata dai laghetti di Alserio, Pusiano e Annone mentre, per altri, proseguirebbe sino a comprendere parte del triangolo montuoso esistente fra i due rami del lago di Como. A noi sembra che una linea ideale corrente fra Erba e Lecco possa costituire, con buone ragioni, il terzo lato del triangolo brianteo”. Sull’etimologia del termine Brianza, vedi, alle pagine successive, il § 1.1. Cfr. anche la voce - Brianza - in AA.VV. – Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, ed. UTET, pp. 850, Torino 1990, p. 116; sull’attestazione storica del termine Brianza cfr. Vismara, Giulio – Premessa, in AA.VV. (a cura di A. Bosisio e G. Vismara) – Storia di Monza e della Brianza, op.cit., pp. IX e seguenti.

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LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

zione con un’importante “piazza” economica4, dall’altro ha impedito la piena ed autonoma affermazione della capacità direttive della città. In particolare, sul piano dell’organizzazione territoriale, la supremazia politico-militare di Milano in epoca comunale prima e signorile poi, ha comportato l’impossibilità per Monza di esercitare un ruolo egemone rispetto ad un esteso contado. «La città italiana è inconcepibile senza il suo contado, anzi la formazione del comune e del suo territorio extracittadino è una medesima cosa»: del suo mondo immediatamente circostante la città deve poter diventare «il centro di organizzazione e di governo». È questa «missione storica» di «unificazione del territorio», come scriveva lo storico Gioacchino Volpe5, la vocazione dei comuni cittadini in età medioevale. Dopo essere stata “corte” estiva di Teodolinda e feudo del Barbarossa, una volta posta sotto l’influenza di Milano, Monza poté crescere, divenire sede di fiorenti attività economiche, ma non assurgere al rango di civitas. La realtà di centri urbani di rango intermedio tra città e borgo rurale imbarazzava gli autori antichi, che ricorrevano a perifrasi o parlavano di quasi-città: “Così è per Bonvesin della Riva, quando, nel suo De magnalibus urbis Mediolani, viene a parlare di Monza «civitatis quam burgi nomine dignior noncupari»”6.

La difficoltà a riconoscere nome e qualifica di città corrisponde in effetti alla parziale mancanza di quell’effettivo rango urbano, per il quale “le civitates appaiono ben distinte dagli alti centri, e inconfondibili con essi: non solo per il numero degli abitanti, la superficie occupata, la consistenza economica, ma soprattutto per il ruolo che esse hanno di strutture portanti degli assetti politici e territoriali, di nuclei di organizzazione di vasti territori intorno ad esse: territori i quali costituiscono le maglie di una rete di stati cittadini, appunto, che, senza grossi strappi, ricopre gran parte delle regioni centro-settentrionali della penisola”.7 Fregiarsi del nome di città, vedersi riconosciuto tale status, soprattutto nei confronti di un proprio gravitante contado, rappresentava per i centri abitati una significativa promozione, non facilmente concessa. Tra l’ultima promozione a città operata dagli Sforza – concessa a Vigevano nel 1530 – fino alla prima metà del Settecento, nello stato di Milano, solo Casalmaggiore, nel 1753 (dopo 220 anni, quindi) ottenne un privilegium civitatis, peraltro con solo alcuni attributi urbani, tra i quali non quello di vedersi affidato in distretto dipendente. “Tutti gli altri centri, d’importanza antica o recente – da Monza a Varese (...) – dovranno aspettare sino all’Ottocento: sino a quando, cioè, in una

situazione ormai profondamente mutata dal punto di vista economico, e sotto la spinta anche di grandi rimaneggiamenti politici, si sviluppò un’affatto nuova dinamica di evoluzione dei centri urbani e di distrettuazioni territoriali.”8 Questi pur scarni riferimenti alla storia della città, legati a momenti remoti ma cruciali rispetto alla definizione degli assetti del sistema urbano lombardo, ci permettono di comprendere come il ruolo e la centralità potenziale di Monza abbiano finito per essere frustrate, al di là delle intenzioni vessatorie di Milano, dalla semplice vicinanza del capoluogo lombardo, centro di rango certamente superiore, tale per cui fu oggettivamente impossibile l’istaurarsi di un rapporto gerarchico diverso da quello che vide l’inevitabile egemonia ambrosiana ai danni delle ambizioni autonomistiche monzesi. La ricostruzione puntuale della dinamica storica che ha presieduto la formazione degli equilibri territoriali del milanese esula da limiti imposti a questa presentazione. Tuttavia, sul piano concettuale, il rapporto tra Milano, Monza e la Brianza potrebbe anche essere interpretato mutuando alcuni strumenti della teoria geografica sulla localizzazione degli insediamenti urbani e sull’affermazione della località centrali, inaugurati dal lavoro di Walter Christaller9, un

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lia centro-settentrionale (secoli XIV-XVI), ed. Unicopli (Early Modern - Studi di Storia europea protomoderna), pp. 262, Milano 1996. Ivi, il passo è a p. 85. Per un aspetto ulteriore dell’espressione “quasi-città” riferita a Monza, in relazione ad una delle grandi funzioni urbane, vedi Gazzini, Marina – L’esempio di una “quasicittà”: gli ospedali di Monza e i loro rapporti con Milano in Ospedali e città. L’Italia del Centro-Nord, XIII-XVI secolo, a cura di A. J. Grieco e L. Sandri, Firenze 1997, pp. 179-207. Sulle grandi funzioni urbane come attività qualificanti e distintive degli aggregati urbani di rango superiore, cfr. Bugatti, Angelo (a cura di ) – Le grandi funzioni urbane, ed. Clup, pp. 278, ill., Milano 1989 7 Chittolini, Giorgio – «Quasi città»..., op.cit, p. 87

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Traffici e commerci hanno risentito favorevolmente della posizione di Monza, posta lungo la strada tra Milano a Lecco e connessa alla direttrice ComoBergamo, aperta ad est verso i maggiori centri veneti, a nord-ovest verso i valichi alpini 5 Volpe, Gioacchino – Medioevo Italiano, ed. orig. Vallecchi (Collana storica), pp. XII-330, Firenze 1923; 2a ed. accresciuta, ed. Vallecchi (Collana storica 10), pp. XII-355, Firenze 1928; riediz. con introduzione di Cinzio Violante, ed. Laterza (Biblioteca Universale Laterza 371), pp. XLI-318, Roma - Bari 1992 6 Chittolini, Giorgio – «Quasi città». Borghi e terre in area lombarda nel tardo Medioevo, cap. V, pp. 85-104 in Idem – Città, comunità e feudi negli stati dell’Ita-

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Ivi, p. 103 Christaller, Walter – Die zentralen Orte Süddeutschland, Jena 1933. Com’è noto, lo studio di Christaller, poi sperimentalmente verificato nel contesto delle Germania meridionale, aprì un importante filone di ricerca nell’ambito degli studi regionali. Per un inquadramento generale del tema cfr. Sica, Paolo – Storia dell’urbanistica. Il Novecento, ed. Laterza (Grandi opere), pp. 762, ill., Roma-Bari 1978, 19965, pp. 178-180; per una più puntuale ricostruzione dell’evoluzione disciplinare che accompagna la teoria delle località centrali, cfr. Vallega, Adalberto – Compendio di geografia regionale, ed. Mursia (Strumenti per una nuova cultura - Guide e manuali 42), pp. 222, Milano 1987, ivi, Cap. V – La 9


Presentazione

tipo di analisi economica a partire dal quale sono diventate comuni rappresentazioni dello spazio geografico fortemente astratte, in cui algide geometrie rappresentano il “campo gravitazionale” determinato dalla massa delle diverse centralità urbane. Senza applicare realmente questo approccio,

approfitteremo semplicemente di grafismi vagamente simili per accostare tre immagini, rispettivamente evocative della gerarchia delle relazioni territoriali, della centralità di Milano e della polarità di Monza: un espediente per suggerire come, all’interno del raggio di influenza di Milano, non poté

costituirsi storicamente una forte centralità alternativa, neppure intorno a Monza, che pure, fin da antica data, vanta caratteristiche di agglomerato consistente, è epicentro economico rilevante ed ha alimentato forze intellettuali impegnate nella rivendicazione di una propria autonomia.

polarizzazione, pp. 64-89; per una descrizione puntuale dell’opera di Christaller, cfr. Carter, Harold – La geografia urbana. Teoria e metodi, ed. Zanichelli, pp. 268, ill. Bologna 1988, ivi, cap. V - Funzioni centrali

e teoria del central place, pp. 54-68; sull’evoluzione della teoria di Christaller, presso Lösch, Isard e altri cfr. Lloyd, Peter E. - Dicken, Peter – Spazio e localizzazione. Un’interpretazione geografica dell’economia, a

cura di M. Costa e M.P. Pagani, ed. Franco Angeli (Geografia e società 600.8), ed. Franco Angeli, pp. 364, ill., Milano 1991 (13a ed.)

Il sistema dei luoghi centrali secondo Christaller (da Carter, Harold – La geografia urbana. Teoria e metodi, ed. Zanichelli, Bologna 1988, p. 59)

Milano capitale: la rappresentazione filaretiana di Sforzinda

Un’immagine per esprimere la centralità di Monza: lastra marmorea con intreccio a stella, originariamente immorsata nella muratura dell’abside del Duomo di Monza, opera della bottega di Matteo da Campione, ora al Museo e Tesoro del Duomo (da Cassanelli, Roberto (a cura di) – Lombardia Gotica, ed. Jaca Book, Milano 2002, p. 196)

I precedenti storici dell’autonomia di Monza

tà, non ne impedirono infatti né lo sviluppo economico10 né il riconoscimento di alcune forme, anche significative, di autogoverno11. “La corte di Monza, al confine meridionale della Martesana, faceva parte anch’essa del contado milanese, ma con particolare autonomia, finché divenne corte arcivescovile e poi feudo diretto dell’Impero per decisione del Barbarossa”.12 Proprio Federico I assicu-

Quanto antiche e radicate siano le tradizioni autonomistiche di Monza è circostanza che si rileva scorrendo la storia locale fin dalle origini. L’assenza di una funzione direttiva rispetto ad un proprio contado ed il tardivo riconoscimento a Monza dello status di cit-

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Sull’economia di Monza vedi Zaninelli, Sergio – Vita economica e sociale, pp. 312, vol. 3 di Storia di Monza e della Brianza, op.cit. 11 La fonte documentaria privilegiata sulla storia di Monza è Frisi, Anton Francesco – Memorie storiche di Monza e sua corte, I-III, Milano 1794 12 Paredi, Angelo – Dall’età barbarica al Comune, pp. 71- 183, in AA.VV. – Le vicende politiche dalla preistoria all’età sforzesca, vol. 1 di Storia di Monza e della Brianza, op. cit. Il brano riportato è a p. 114

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LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

rò a Monza, con un diploma del 26 gennaio 1159, libertà e sicurezza di fronte alle pretese dei Milanesi, ponendola alle dirette dipendenze dell’imperatore. Parlando di Monza, ad espressione della sua chiara predilezione, l’Imperatore così si esprimeva “la speciale nostra sede di Monza, che è com’è noto capitale di Lombardia e sede di quel regno, nella quale pure i nostri predecessori solevano cingere la corona in conformità al diritto regio”13. Più avanti l’Imperatore asserisce: “Rivendichiamo pertanto il suddetto luogo esclusivamente alla nostra giurisdizione e potestà, in maniera tanto speciale e particolare, in quanto il nostro animo è fermamente deciso a non voler mai dare in feudo, a mo’ di beneficio, a chicchessia, la summenzionata nostra sede regia”. Il diploma assicurava particolari tutele per Monza e “per tutti gli individui altresì d’entrambi i sessi e di qualsiasi condizione” affinché, tra l’altro, “in qualsiasi parte del nostro impero” dove “abbiano qualcosa da fare per ragioni di commercio o per sistemare le proprie faccende, sempre abbiano sicura partenza, libero transito, tranquillo rientro”, senza gravami di dazi e gabelle, da nessuno esigibili. Così “le loro persone e cose restino tutte quante libere, inviolate e integre; di modo che, per soperchierie e torti inflitti loro dai Milanesi o da altri vicini, non debbano soffrire alcun danno o gravame da qualsivoglia città o luogo o persona, nella loro qualità di nostri uomini liberi”. In altra fase storica, non sono più le concessioni imperiali ma è l’autonoma redazione degli statuti cittadini a segnalare la vitalità 13

Le citazioni del documento riportate sono in La Corona Ferrea nell’Europa degli Imperi, a cura della Società di Studi Monzesi, 2 voll., vol. 1: La Corona, il Regno e l’Impero: un millennio di storia; ed. Giorgio Mondadori, pp. 432, ill. col., Milano 1995 (nel 1400 Anniversario di fondazione del Duomo di Monza), p. 374

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e la capacità organizzativa autonoma dei comuni14. Nel caso di Monza, il mantenimento in vigore di tali ordinamenti consentì la difesa di alcune importanti prerogative municipali anche dopo l’annessione della città nello stato visconteo, particolarmente a protezione degli interessi corporativi e delle attività economiche locali.15 Tappe significative del percorso di ottenimento e difesa di tale autonomia da parte di Monza sono: 1311 - da Milano, Enrico VII si rivolge ai fideles del Sacro Romano Impero per dar minutamente conto di tutti i privilegi da lui accordati o confermati ai Monzesi nella loro qualità di sudditi posti alle dirette dipendenze dell’imperatore; 1371 - Bianca di Savoia, facendo le veci del marito Galeazzo Visconti, interviene in favore della Universitas Mercatorum di Monza; 1376 - Galeazzo II concede un nuovo privilegio ai mercanti monzesi; 1378 - Galeazzo II riconferma i precedenti privilegi, suoi e dei suoi predecessori; lo stesso farà successivamente, nel 1379, Gian Galeazzi II, conte di Virtù; nel 1413 Filippo Maria Visconti rinnova ai Monzesi il diritto di servirsi di tutte quelle

leggi, consuetudini, statuti e privilegi, di cui essi godevano al tempo di Gian Galeazzo, suo padre; il 19 marzo 1450 Francesco I Sforza riconferma l’autonomia di Monza accordata dai Visconti e così fa, nel 1481, il giovane duca Gian Galeazzo Maria Sforza; Francesca II Sforza, nel 1525, riconferma a sua volta ma, nel 1531, con diploma, sancisce la definitiva sottomissione del borgo di Monza al vincolo feudale in favore di Antonio de Leyva, in forza di precedenti accordi di spartizione presi con Carlo V.16 Molte delle forme di autonomia concesse e confermate che abbiamo testé ricordato, si configuravano all’interno di un particolare strumento – l’istituto della separazione – attraverso cui venivano regolate, nello stato di Milano, le relazioni con i nuclei più importanti, consentendo loro di governare importanti ambiti della vita civile. “Una delle aspirazioni più diffuse, fra borghi e territori lombardi nel Quattrocento, uno degli obiettivi più tenacemente perseguiti, è la cosiddetta «separazione». Con questa espressione si usava indicare, nel linguaggio cancelleresco dello stato milanese nel secolo XV

14 Per il valore di testimonianza e rivendicazione di autonomia assunto dagli statuti di quelle città e centri minori inglobati negli stati regionali tre-quattrocenteschi cfr. Chittolini, Giorgio – Statuti e autonomie urbane. Introduzione, in Statuti città territori in Italia e Germania tra Medioevo ed Età moderna, a cura di G. Chittolini e D. Willoweit, Annali dell’Istituto storico italo-germanico, Quaderno 30, Bologna 1991, pp. 7-45 (pp. 21-31) 15 Liber statutorum communis Modoetiae cum suis rubricis et indice locupletissimo ac annotationibus amplissimis, Mediolani, apud Paulum Gottardium Pontium, MDLXXIX. Il Liber è apparso in ristampa anastatica, insieme a due altri volumi, nell’ed. realizzata per iniziativa del Rotary Club di Monza, ed. Federico Motta Editore, Milano 1993, pp. 132 di cui le prime 16 non numerate; alle pp. 1-116 la raccolta a stampa degli statuti. Dell’opera fa parte anche il volume Gli Statuti medievali di Monza. Saggi critici, di Padoa Schioppa, A. - Bologna, G. - Storti Storchi, C. - Massetto, G. P. - Dezza, E. - Andenna, G. con prefazione di Andrea Padoa Schioppa, ed. a cura del Rotary Club di Mon-

za, realizzazione editoriale Federico Motta Editore, pp. 149, Milano 1993. Per quanto riguarda la difesa delle prerogative autonome a protezione della vivacità economica di Monza, vedi lo studio pionieristico sul tema di Riva, G. – L’arte del cappello e della berretta a Monza e a Milano nei secoli XVI-XVIII. Contributo alla storia delle corporazioni artigiane con un’appendice sui privilegi della terra di Monza e la sua separazione dalla città e dal ducato di Milano, Monza 1909. Più recente il contributo di Andenna G. – Dall’irrigazione dei prati all’arte della lana, dalla terra al commercio. L’economia del borgo di Monza in età medievale attraverso i suoi statuti, in Gli Statuti medievali di Monza. Saggi critici, con prefazione di Padoa Schioppa, op.cit., pp. 129-149 16 Notizie e regesto parziale dei documenti relativi a questi episodi sono pubblicate in La Corona Ferrea nell’Europa degli Imperi, a cura della Società di Studi Monzesi, 2 voll., vol. 1: La Corona, il Regno e l’Impero: un millennio di storia, op.cit., pp. 362-373


Presentazione

(così come nei secoli successivi, sino alla caduta dell’Antico regime), quella particolare condizione di autonomia – fiscale, giurisdizionale, amministrativa – che derivava dal distacco, dalla «separazione», appunto, di quei centri e territori dai distretti cittadini ai quali essi avrebbero dovuto appartenere (in quanto già compresi, in età comunale, nel contado di una città); una separazione dal contado che comportava, per ciò stesso, separazione dalle circoscrizioni provinciali del ducato di Milano (che sui vecchi confini degli stati cittadini si erano di regola ricalcate) e una dipendenza immediata e diretta dal principe”17. “Di tale condizione godevano già diverse terre: alcuni grossi borghi semi-urbani, fin dall’avvento del dominio visconteo (è il caso di Monza, Treviglio, Soncino, Borgo San Donnino, Vigevano); oppure centri minori, che erano riusciti ad ottenere il privilegio della separazione in seguito, magari grazie alla loro posizione strategica ai confini dello stato, o per singolari benemerenze acquistate presso i Visconti – come Castelleone, Fontanella, Mortara, Pizzighettone, Sale, Castellarquato.”18 Come abbiamo visto, avendola già ottenuta dai Visconti, i monzesi chiesero la conferma della loro separazione al nuovo duca, 17 Chittolini, Giorgio – Le terre separate nel ducato di Milano in età sforzesca, in Milano nell’età di Ludovico il Moro, Atti del Convegno, Milano 28 febbraio - 4 marzo 1983, Milano 1983, I, pp. 115-128; ripubblicato in Idem – Città, comunità e feudi negli stati dell’Italia centro-settentrionale (secoli XIV-XVI), ed. Unicopli (Early Modern – Studi di Storia europea protomoderna), pp. 262, Milano 1996, pp. 61-83 da cui si cita. In particolare su Monza vedi anche Rovida, E. – Monza terra separata. La comunità di Monza fra la crisi dello stato sforzesco e la dominazione spagnola, ed. ECIG, pp. 237, Genova 1992 18 Chittolini, Giorgio – I capitoli di dedizione delle comunità lombarde a Francesco Sforza, in Idem – Città, comunità e feudi negli stati dell’Italia centro-settentrionale (secoli XIV-XVI), op. cit., cap. 3, pp. 39-55. La citazione è a p. 47

Francesco Sforza, che la concedette con un capitolo del 19 marzo 1450.19 Tra i maggiori benefici goduti dalle terre separate vanno ricordati essenzialmente quelli di ordine fiscale (tra cui preparazione “in proprio” degli estimi, l’organizzazione libera del prelievo, escludendo dal loro territorio appaltatori, dazieri ed esattori estranei) e quelli di natura giurisdizionale (disponibilità di un proprio tribunale, “in grado di amministrare “buona giustizia” (ai locali e ai forenses) senza limitazioni di competenza, sulla base di statuti propri, ad opera di giusdicenti per lo più esperti e autorevoli”. Oltre a ciò la separazione comporta la necessità di formare una “burocrazia” competente e responsabile dei gradi di autonomia conquistati: “La separazione presuppone inoltre e rende necessaria la presenza di un corpo di officiali e magistrati locali, che esercitano in modo autonomo funzioni amministrative e di governo, e possono far sentire all’esterno la voce della terra.” “È difficile pensare che le aspre lotte sostenute, ad esempio, dai monzesi per la libertà e l’esenzione del loro mercato nei confronti dei dazieri di Milano, [...] avrebbero ottenuto i risultati che ebbero, se l’azione [...] non fosse stata sostenuta e corroborata da quella più generale condizione di privilegio”. “Non sembra sbagliato, insomma, mettere in relazione, [...] (lo status di terra separata), con la maggior consistenza e vivacità che [...] (esse) presentano rispetto ad altre comunità rurali, e vedere nella separazione il correlato istituzionale di quella particolare fisionomia (particolare anche dal punto di vista economico e sociale) che ne fa una categoria a sé [...]” e che poteva costituire il presupposto per ulteriori possibilità di crescita. “Esse sviluppano com’è ben noto una

vita economica intensa; con le loro corporazioni di artigiani – l’esistenza delle quali, talora contrastata nel Trecento, non sembra più minacciata in età sforzesca –; con i collegi dei mercanti, protetti anch’essi da autonomie e privilegi, che ne allargano l’azione ben al di là dell’ambito locale, a tutto il ducato anzi e a tutta la penisola [...]”.20 L’attaccamento al grado di autonomia conquistato dalle terre separate venne tenacemente difeso nel corso dei secoli: intorno ai privilegi di separazione “non stupisce che anche in seguito, nel Cinquecento e nel Seicento, gli scontri e le controversie si mantengano vive, e anzi si moltiplichino, sia nei territori che rimasero appartenenti allo stato di Milano, sia in quelli che se ne staccarono” “per Monza (...) i vecchi privilegi viscontei e sforzeschi lasciarono una duratura, seppur controversa, eredità istituzionale.” “Nella vita amministrativa dello stato di Milano, per tutta l’età spagnola, lo sparuto manipolo delle ‘terre separate’, come ormai erano comunemente definite, continuano a distinguersi per la vivacità delle rivendicazioni, e per la puntigliosa difesa dei privilegi posseduti, in episodi e vicende che occupano ampio spazio nelle loro storie municipali. Ancora intorno alla metà del Settecento, quando, con la Riforma provinciale, il governo teresiano volle introdurre un’uniformità di istituti amministrativi, giurisdizionali e fiscali, che avrebbero cancellato le loro autonomie, molte di esse protestarono e riuscirono a conservarne alcune, soprattutto fiscali. Solo con la venuta dei francesi, alla fine del secolo, queste sopravvivenze estreme di un ordinamento territoriale ormai vecchio di più di quattro secoli furono cancellate.” 21 20

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cfr. Frisi, F. Memorie storiche di Monza e sua corte, vol. II, Milano 1794, pp. 200-1)

Chittolini, Giorgio – Le terre separate..., op, cit., pp. 81-2 21 Ivi, p. 83

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LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

La nuova Provincia e la necessità di coordinamento dell’area metropolitana milanese Abbiamo ricordato quanto antica sia per Monza e la Brianza l’aspirazione a rendersi capace di esprimere, a fronte della propria forza economica e consapevolezza identitaria, anche forme di rappresentanza, di autogoverno e di difesa dei propri interessi. Abbiamo anche visto come tutto ciò sia effettivamente sfociato nella conquista di particolari forme di autonomia, senza tuttavia corrispondere ad una forte centralità territoriale di Monza all’interno del sistema insediativo (a parte il significato simbolico di luogo d’incoronazione dei re d’Italia ...). Oggi, la realtà di Monza e del suo territorio è segnata dalla geografia complessa dello spazio metropolitano lombardo, una delle “area forti” d’Europa, in cui si condensa un coacervo variegato di sub-ambiti e si intrecciano e si sovrappongono logiche d’uso e stili di vita diversi. L’efficienza di questo complesso spazio di vita (economico, sociale, ambientale) è legato alla capacità di favorire la lettura delle omogeneità manifeste o latenti, allo scopo di sfruttarne il vantaggio della grande concentrazione (di uomini, di risorse, di idee), minimizzando gli effetti del disturbo reciproco, delle interferenze indebite, dei pesi nocivi che le diverse logiche d’uso del territorio tendono a produrre l’una rispetto alle altre (produrre, abitare, consumare, etc.). La costituzione della nuova Provincia dovrà dimostrare di essere il risultato di questa capacità di lettura, tesa ad ottimizzare lo sfruttamento delle risorse e a produrre capacità di risposta più pronta ed appropriata alle esigenze del territorio. Abbiamo alcuni strumenti per prevedere gli esiti che la costituzione della nuova 14

Provincia determinerà, rapportando - ceteris paribus - la Provincia di Milano attuale con quella a posteriori (nelle pagine che seguono la situazione attuale è definita – Provincia di Milano old – ed è considerata la somma delle realtà statistiche a venire: Provincia di Milano new, più la Brianza). Ma al di là di queste valutazioni, che misurano il già noto e lo proiettano sullo schermo del futuro, la vera differenza positiva che potrà instaurarsi con l’insediamento della nuova Provincia sarà determinata dalla capacità di proposta e dalla vitalità che essa saprà dimostrare. In quanto strumento, la nuova Istituzione risulterà efficace se saprà effettivamente fungere da catalizzatore per quelle risorse latenti del territorio che oggi restano inespresse o solo parzialmente sfruttate, se saprà imprimere una sollecita accelerazione a quelle manifestazioni che, motu proprio, hanno difficoltà a esprimere il loro potenziale. Se, in sintesi, la migliorata, perchè ravvicinata, capacità di ascolto delle istanze socio-economiche di questo territorio saprà tradursi in un fattivo complesso di risposte. Su questo molto è possibile fare e non c’è che da tifare per la nuova Provincia nella speranza che l’alacrità brianzola possa trovare in essa uno strumento agile e pronto di riflessi. Esistono tuttavia questioni rispetto alle quali la scala provinciale già sappiamo si dimostra inadeguata. Un unico esempio: la mobilità. A prescindere da questioni macroeconomiche che trascendono ampiamente la scala locale, le prime e più urgenti risposte positive che il nostro territorio attende sul piano di una ritrovata prospettiva di sviluppo riguardano l’ambito infrastrutturale. Il costo sociale dell’inefficienza del nostro sistema di mobilità vale forse quanto una


Presentazione

manovra finanziaria, e tocca tutte le parti sociali: i molti cittadini costretti ad un pendolarismo in condizioni disagevoli; il mondo economico ed imprenditoriale, affannosamente alla ricerca di strumenti per conseguire una migliore competitività, che trova invece nell’insufficiente velocità commerciale di merci e persone un costo aggiuntivo; i Comuni che tentano di organizzare la viabilità entro i loro confini ma che potrebbero vedere risolte le loro situazioni “di sofferenza” ambientale e viabilistica solo a seguito della realizzazione di quelle grandi opere che da anni abbiamo messo sulla carta ma non in cantiere. La cabina di regia di efficaci politiche di mobilità (e rispetto a molte altre questioni sul tappeto) può essere rappresentata solo dalla dimensione metropolitana. Può non essere necessariamente un paradosso la circostanza per cui, se da una parte moltiplichiamo le immagini e le analisi per definire adeguatamente l’attuale dinamica territoriale parlando di città-regione22, di megalopoli padana23, di città trasversale24, etc., dando evidentemente prova di cogliere quanto vanno dilatandosi i confini entro cui i fenomeni si collocano e insorgono le problematiche, dall’altra frammentiamo e circoscriviamo sempre più minutamente i nostri organi di governo del territorio. Può, ripeto, non essere un paradosso ma solo se, contemporaneamente, riusciamo a

innescare un dialogo proficuo tra scala locale e visione sistemica dei problemi, senza arroccamenti, difese ad oltranza delle prerogative ed attribuzioni, ma con una reale intelligenza dei problemi, del loro giusto approccio e della scala adeguata delle soluzioni possibili. La costituzione di una qualsivoglia forma di authority preposta al governo dell’area metropolitana è passaggio ineludibile per mettere nella giusta prospettiva i problemi che dobbiamo fronteggiare. Il dibattito sul tema è maturo, ma se le posizioni astrattamente convergono occorrerà misurare nei fatti il grado di convinzione dei molti attori coinvolti: il Capoluogo lombardo, la Regione, i Comuni e le Province, siano pure nel numero che si ritiene giusto ed utile debbano essere. Ciascuno di questi interlocutori non può rappresentare l’ennesima forza centrifuga, è chiamato cioè a non anteporre la difesa dello status quo, o, peggio, inattuali rigurgiti campanilistici o pretese egemoniche, rispetto all’esigenza comune di costituire un adeguato ambito decisionale. Questo dovrà esser di natura non accademicamente tecnico-previsionale, ma effettivamente investito, sulla base del consenso, della responsabilità di governare la complessa materia che la dimensione metropolitana impone alla nostra considerazione. (V.A.)

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Sui caratteri della regione milanese vedi Boeri, S. - Lanzani, A. - Marini, E. – Il territorio che cambia. Ambienti, paesaggi e immagini della regione milanese, a cura di AIM, ed. Abitare Segesa, pp. 272, ill., Milano 1993. Qui, sulla Brianza milanese, vedi Il reticolo denso e conurbato della Brianza milanese, pp. 221-5 23 Turri, Eugenio – La megalopoli padana, ed. Marsilio, pp. 312, ill., Venezia 2000 24 Macchi Cassia, C. - Orsini, M. - Privileggio, N.- Secchi, M. – Per Milano, ed. Hoepli, pp. 176, ill., Milano 2004

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L’inquadramento territoriale

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1. La Brianza fra geografie incerte e intenzionalità forti

Quando si dice “Brianza” si mette al lavoro un “oggetto” per nulla scontato. A fianco di interpretazioni consolidate, che includono i territori compresi fra Seveso e Adda e tra la linea pedemontana e Monza, dotati di forte identità e una evidente centralità nel contesto provinciale e regionale, si affacciano visioni meno “rassicuranti”. Esse alludono, da una parte, alle difficoltà riscontrabili nella definizione, che affonda le radici nella storia, di una precisa perimetrazione geografica, dall’altra, agli effetti determinati dalle trasformazioni più recenti, soprattutto in ordine agli sviluppi della cosiddetta “città infinita” lungo l’asse pedemontano, dall’altra ancora alla forte intramatura con il nucleo centrale metropolitano e infine all’accentuata articolazione territoriale interna all’area (Brianza centrale, Vimercatese e Brianza occidentale). Secondo questo punto di vista, la storia della territorialità briantea ci consegna oggi un’immagine un po’ sfocata, che invita ad una rinnovata osservazione e tematizzazione geografica. La storica “inafferrabilità” dei Olivieri, Dante - Dizionario di toponimi lombardi, Ceschina, Milano 1961. 2 Cantù, Ignazio - Guida pei monti della Brianza 1

confini briantei si confronta oggi con una determinante nuova e forte, rappresentata dal “progetto” politico, amministrativo e territoriale sotteso alla creazione della nuova Provincia. Seguendo questa impostazione, il lavoro prende le mosse dalla sagoma definita dai nuovi confini provinciali, senza però dimenticare la trama complessa dei nessi che strutturano questo territorio.

Dante Olivieri nel Dizionario di Toponimi Lombardi1, accettando una notizia del XIII secolo, suppose che il termine Brianza derivasse da Brianzola, oggi frazione del Comune di Castello di Brianza, in relazione alla forma celtica brigantia (brigant significherebbe sporgente e brigantii montanari). Ignazio Cantù2 partendo dal vocabolo briga, che in celto significa fortificazione, ed aan abitato, da cui deriva brigaan, e quindi brigan avrebbe il significato di luogo di fortificazione aggiunta, che i celti potevano

1.1 Il termine Brianza

e per le terre circonvicine, Dominioni, Como 1998.

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LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

LA NUOVA PROVINCIA DI MONZA E BRIANZA

L’idea di separarsi da Milano ha una lunga storia, che ha iniziato a concretizzarsi solo con la legge di riforma sulle autonomie locali del 1990, che poneva la questione se scegliere di aderire all’area metropolitana di Milano o percorrere la via dell’autonomia. Così nel 1993 è nato il Comitato Pro Brianza Provincia, che in quattro anni ha raccolto l’adesione di 35 Comuni, più della metà di quelli richiesti per dare l’avvio al processo per l’istituzione della nuova Provincia. Nel 1997 anche il Consiglio regionale ha detto sì all’autonomia istituzionale della Brianza ed è ripartita la maratona parlamentare. Il 4 marzo 2002 il progetto di legge è approdato alla Camera, che ha accettato il 29 ottobre 2003. Con la definitiva approvazione al Senato è nata la Provincia di Monza e Brianza istituita l’11 giugno 2004 con la L 146/04. La Provincia di Monza si completerà solo nel 2009, quando si terranno le elezioni per il Presidente e il Consiglio Provinciale. Nel frattempo, proseguono, da parte dell’Assemblea dei Sindaci e della Provincia di Milano (nella figura dell’Assessorato all’attuazione della Provincia di Monza e Brianza), iniziative volte ad individuare le prime linee d’azione del nuovo Ente, nel contesto della definizione delle specifiche competenze tra Regione Lombardia, Provincia di Milano e singoli Comuni. L’iter di costruzione della nuova Provincia sembra però oggi incontrare difficoltà nel reperimento della provvista finanziaria necessaria per realizzare il progetto. Allo stesso tempo, la realizzazione della nuova Provincia dovrà anche misurarsi con la proposta della costituzione della Città metropolitana. Secondo autorevoli pareri, primo fra tutti quello espresso dal Ministro degli Interni Amato, in un

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recente convegno dell’Unione delle Province Italiane (UPI), la Città metropolitana dovrà includere, oltre alla provincia di Milano anche il territorio della nuova provincia Monza e Brianza, sostituendo le attuali Amministrazioni Provinciali nelle loro competenze strategiche. Allo stesso tempo, sempre secondo il Ministro, è ragionevole pensare che l’eventuale città metropolitana dia luogo ad aggregazioni entro le province esistenti, mettendo così in gioco anche i poteri dei Comuni, in primis del capoluogo. Come è facile constatare, il quadro appare fortemente in movimento e il processo di costruzione della Provincia di Monza e Brianza, fino a poco tempo fa avviato su binari convenzionali, potrebbe subire profonde revisioni, quanto meno con riferimento alla tradizionale ripartizione dei poteri tra i diversi livelli istituzionali. La popolazione complessiva della nuova provincia sarà di circa 750.000 abitanti, e comprenderà 50 comuni che si individueranno all’interno dell’attuale Provincia di Milano: Agrate Brianza, Aicurzio, Albiate, Arcore, Barlassina, Bellusco, Bernareggio, Besana in Brianza, Biassono, Bovisio-Masciago, Briosco, Brugherio, Burago di Molgora, Camparada, Carate Brianza, Carnate, Cavenago di Brianza, Ceriano Laghetto, Cesano Maderno, Cogliate, Concorezzo, Correzzana, Desio, Giussano, Lazzate, Lesmo, Limbiate, Lissone, Macherio, Meda, Mezzago, Misinto, Monza, Muggiò, Nova Milanese, Ornago, Renate, Ronco Briantino, Seregno, Seveso, Sovico, Sulbiate, Triuggio, Usmate Velate, Varedo, Vedano al Lambro, Veduggio con Colzano, Verano Brianza, Villasanta, Vimercate. A questi dovrebbero aggiungersi Busnago, Caponago e Cornate


1. La Brianza fra geografie incerte e intenzionalità forti

d’Adda, con gli ultimi due che ha già ottenuto parere favorevole da parte del Consiglio regionale. La nuova provincia si colloca fra le prime venti province italiane per popolazione e densità abitativa, la quinta in Lombardia (dopo Milano, Brescia, Bergamo, Varese), occupando una superficie di 363.800 kmq, corrispondenti al 12,3% dell’attuale territorio della provincia di Milano. Per la sua particolare configurazione, la nuova Provincia può essere a sua volta

suddivisa in tre aree omogenee (circondari), ciascuna delle quali farà capo, dal punto di vista amministrativo, ad un polo organizzativo principale (dotato di una sede operativa specifica per i servizi e le attività strategiche proprie di ciascuna area) ubicato rispettivamente: a Monza (capoluogo provinciale) per l’area centrale, a Vimercate per l’area est e a Limbiate per l’area ovest.

in alto, La nuova Provincia di Monza e Brianza e la suddivisione in aree omogenee

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LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

attribuire ai paesi dove essi trovarono rifugio e difesa; sostiene che il termine brigan si sarebbe alterato con i latini in brigantia trasformandosi poi in Brianza. Confrontando le due congetture si arriva alla definizione di un paese montuoso, atto alla fortificazione e alla difesa. L’etimologia del termine Brianza ha quindi radici abbastanza antiche, si presume anche risalenti al III secolo d.C. quando, uno dei primi vescovi di Milano, organizzò la divisione del territorio nelle vicinanze di Milano in pievi che dovevano sottostare alla sua giurisdizione. Egli denominò tutti i villaggi che si affacciavano sulla valle di Rovagnate con un unico termine: Brianza. Ad ogni modo né il nome, né la delimitazione di quel territorio furono una invenzione del vescovo; molto probabilmente risalgono a un periodo precedente. In età imperiale infatti, esisteva una suddivisione che riuniva sotto lo stesso nome i villaggi di Tremonte, Rovagnate, S. Maria Hoè, Prestabbio, Cologna, Giovenzana, Cagliano, Sestetto, Tegnone, Cereda, Monte, Casternago, Monticello d’Olgiate, Olgiate Molgora e Mondonico. Il termine Brianza compare per la prima volta in un documento del 1097, in riferimento ad un modesto rilievo presente nell’area fra

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Galbiate e Rovagnate, e quindi più in area lecchese che monzese, quando, in un atto di vendita, un cittadino milanese venne definito come “qui fit de loco Briantia3”. A breve distanza di tempo, nel 1107, si ritrova la stessa definizione in un atto notarile, nel quale una Contessa milanese cedeva tutti i suoi possedimenti all’ordine dei cluniacensi per fondarvi un monastero. Dopo questi primi atti notarili il termine Brianza entrò nell’uso comune sia per denominare gli abitanti del luogo, sia per connotare il luogo stesso. Ma in quel periodo la zona della Brianza aveva dei confini molto confusi e ambigui, risalenti ancora alla suddivisione fatta in età imperiale; fu solo dall’anno 1400 in poi che con il termine di Brianza si cominciò a indicare un intero territorio i cui confini erano più estesi rispetto a quelli definiti in epoca romana, ma erano comunque caratterizzati da una delimitazione scarsa e approssimativa. Per tutti i secoli successivi il termine Brianza andò definendo un’area sempre più estesa, che dall’originaria valle di Rovagnate ha successivamente inglobato i paesi confinanti fino circa al corso dell’Adda a est, del Seveso a ovest, del Triangolo Lariano a nord e di Monza inclusa a sud.


1. La Brianza fra geografie incerte e intenzionalità forti

I confini della Brianza sono però sempre rimasti velati da un’aura di vaghezza. Il territorio brianteo è sempre stato definito in base alle caratteristiche naturali e culturali che i diversi villaggi avevano in comune, avendo vissuto analoghe vicende storiche e sviluppato una economia agricola simile4. La difficoltà di inserire il territorio brianteo entro coordinate precise si ritrova anche negli scritti del brianzolo Ignazio Cantù, nel 1852, che non riesce a fornire una linea di confine definitiva e istituzionalizzata alla Brianza. L’immagine che ne emerge è quella di un luogo che non ha dei confini delineati precisamente, un luogo sulla cui estensione discordano gli scrittori, ovvero gli studiosi. Dai testi analizzati del secondo ‘800 e del primo ‘900 emerge un’immagine della Brianza come di territorio vago, da fiaba e senza confini prefissati, a tal punto da differire tanto nell’uso volgare, quanto in quello scientifico. La rappresentazione della Brianza che questi testi esprimono è essenzialmente quella di un paesaggio, un ambiente che si differenzia dalle realtà locali adiacenti per le sue caratteristiche di fertilità, mitezza del clima, ricchezza di corsi d’acqua e natura incontaminata. Più che un luogo geografico prettamente fisico, la Brianza è un luogo geografico portatore di caratteristiche sia fisiche sia culturali, che ha sviluppato vicende storiche differenti da quelle delle realtà territoriali confinanti.

Del fatto che la Brianza sia compresa tra il Triangolo Lariano e i fiumi Adda e Seveso non c’è dubbio, ma i paesi che esattamente ne fanno parte rimangono definiti in modo generale, perché sono tutti quei paesi e quei luoghi naturali che portano lo stesso imprinting culturale5. Più recentemente, nel 2001, un altro studioso della Brianza si è cimentato nell’arduo compito di definirne i confini e ne parla così: “(...) la Brianza è sempre stata un concetto piuttosto vago, fatto di colline, di aria buona, di osterie, di fresche scampagnate sotto la pergola di una cascina o in riva ad un fiume, Lambro o Adda che fosse. Vorrei dichiarare subito che il mio approccio non è di tipo prettamente geografico, ma storico-culturale, anche perché la Brianza non è una regione geografica, ma una regione storica6”. É certo che i confini della Brianza di un tempo sono ben lontani dai confini attuali; segnati: a occidente dal Seveso; a oriente dall’Adda e a mezzogiorno dalla linea della pedemontana con la città di Monza, capoluogo della Brianza, e i paesi circonvicini: Agrate Brianza, Vimercate, Trezzo sull’Adda e Vaprio d’Adda. La Brianza occupa la zona della provincia di Milano tra il confine di Saronno (a ovest) e Trezzo sull’Adda (a est) e tra Giussano (a nord) e Monza (a sud). Tuttavia i confini geografici comprendono anche buona parte della zona a nord verso Erba e Lecco.

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la Brianza confina con la catena alpina e al centro possiede vari laghetti come Annone, Pusiano, Segrino e un altro paio. Il terreno è molto fertile; i vigneti, gli orti e gli alberi di gelso sono stupendi. In queste brevi righe emerge la visione di un territorio definito come un paese da fiaba: questa connotazione situa il luogo geografico in una dimensione di non luogo, di luogo immaginario, mentale. 5 Per un maggiore approfondimento vedi Beretta, Luca - Ronzoni, Domenico Flavio - Vivi Brianza. Itinerari in Brianza tra ambiente, cultura e tempo libero, Bellavite, Missaglia 1997. 6 Ronzoni, Domenico Flavio - I confini storici dell’ex giardino di Lombardia, in Brianza, n° 16, 2001.

Proveniente dal luogo Brianza. Una viaggiatrice straniera in Brianza, Tryphosa BatesBatcheller tenta, in una lettera alla madre nel 1911, di definire che cosa sia la Brianza in modo preciso e quali siano i suoi confini, ma si rende conto di non poterla dipingere a parole; riporta allora la definizione che le viene fornita dal Marchese d’Adda, ospite della villa dove la Batcheller soggiornava a Cernobbio. Il Marchese d’Adda mi ha spiegato che, come tutti i paesi da fiaba, (la Brianza) non ha confini reali, ma, generalmente parlando, si intende quel tratto ondulato che si estende a nord fra il Lambro e l’Adda e forma quel territorio quasi triangolare che divide il lago di Como da quello di Lecco. Come tutta la regione fino al lago Maggiore, 4

1.2 Il territorio e le linee di confine

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LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

1.3. Lo sviluppo recente

Il territorio urbano Brianteo conobbe nel tempo un fiorente sviluppo dell’agricoltura, dell’industria e del commercio. Gli esercizi industriali apparvero inizialmente a Monza, diffondendosi poi in centri minori come Desio, Carate, Seregno, Cesano Maderno e Seveso, che assunsero un rilievo economico non più marginale. Tutta la Brianza registrò negli anni un notevole tasso di crescita della popolazione residente nei centri interessati alla produzione industriale, arrivando agli inizi del ‘900 a una densità di circa 559 abitanti per kmq, una tra le più alte d’Europa. Il primo dopoguerra rappresentò per la Brianza un periodo di notevole sviluppo economico, mentre l’assetto economico di Monza e del territorio circostante conobbe sensibili cambiamenti. Di fatto era giunta a compimento la prima fase del processo di industrializzazione, sotto ogni profilo: dal rafforzamento della struttura patrimoniale all’aggiornamento tecnologico e organizzativo della produzione, dall’impiego su vasta scala della manodopera specializzata e comune, al crescente utilizzo della forza motrice. Queste trasformazioni non comportarono soltanto l’ascesa economica briantea nel ranking territoriale nazionale, ma anche una diversa valutazione delle sue potenzialità in sede politica e governativa. All’inizio degli anni Cinquanta la Brianza aveva ormai saldamente imboccato la strada di uno sviluppo industriale intensivo. Spiccava in primo luogo, Monza dove era sviluppato soprattutto il settore tessile e quello meccanico. L’industria del mobile conquistò invece una posizione di grande rilievo nel circondario, in particolare a Meda, Giussano, Lissone, Seregno e Seveso, mentre l’industria meccanica si sviluppò lungo le località situate a bordo della vecchia statale fra Monza e Lecco.

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Con l’avvento delle trasformazioni ingenti e radicali apportate dal massiccio insediamento di realtà sia artigianali, sia della media industria, e il conseguente diffuso e dilagante consumismo di massa, la Brianza divenne sinonimo di operosità e industriosità. Il decennio tra il 1950 e il 1960 consolidò definitivamente il ruolo della Brianza ai vertici della graduatoria delle zone più industrializzate del nord Italia. Negli anni ‘60, in seguito al vertiginoso incremento demografico, dopo la ricostruzione postbellica e il successivo boom economico, la trasformazione del territorio brianteo procedette in modo pressante. Il decentramento industriale dalla metropoli milanese, diretto a più vantaggiose sedi, creò consistenti opportunità d’impiego lavorativo, provocando maggiori esigenze di strutture e alloggi. Molto rapidamente, i paesi briantei da un lato assunsero forme e dimensioni urbane, dall’altro mutarono completamente l’attività economica primaria, relegando la pratica agricola in settori sempre più marginali. Agli anni ‘70 sono legate una serie di componenti negative, risvolti inevitabili conseguenti all’ottimistica fiducia per l’idea di progresso, verificatosi con il boom economico ed edilizio. Si rivelarono, in modo acuto, i disagi derivanti da politiche inadeguate per un territorio che aveva vissuto repentine trasformazioni nella gestione degli assetti territoriali e ambientali. Gli anni ’80 presentano una diversa forma di organizzazione dell’assetto territoriale, in cui si generano strutture, forme e modi tipici della città, determinatasi da un’inversione di tendenza della dinamica della popolazione che dalla metropoli si trasferisce alla ricerca di aree periferiche più qualificate dal punto di vista della vivibilità, portando, contrariamente a quanto avveniva negli anni ‘60 e ‘70, a una maggiore presa


1. La Brianza fra geografie incerte e intenzionalità forti

Il nucleo di Sulbiate in una elaborazione con il modello 3D della cartografia digitale (Centro Studi PIM, 2005)

di coscienza, di volontà e insita esigenza di recupero delle strutture esistenti, da parte della base collettiva, spesso organizzata in entità associative. Gli anni ’90 invece si contraddistinguono per la presenza di: • una complessa ed articolata rete urbana, con un centro polare polivalente, dotato di forza attrattiva e una rete molto fitta di centri minori, collegati tra loro; • una complessa rete viaria interessata a un flusso continuo di uomini, merci, capitali;

• un alto grado di motorizzazione, strettamente connesso alle esigenze di trasporto, di mobilità lavorativa, di pendolarismo e divertimento; • un intenso utilizzo degli spazi con la drastica riduzione del verde che sopravvive a stento negli ambiti “vuoti” risparmiati dal continuo edificato di case, fabbriche, strade, ecc.; • numerosi complessi produttivi e una diffusione massiccia di piccole e medie industrie.

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24


2. Popolazione, imprese e territorio All’alba del nuovo secolo, la struttura socio-economica briantea ricopre ancora un ruolo cruciale nell’ambito della regione urbana milanese. Con oltre 750.000 abitanti la nuova provincia di Monza e Brianza conta circa il 20% della popolazione della vecchia provincia di Milano. Analogamente l’economia brianzola, ancora fortemente caratterizzata dalla diffusa presenza di numerose piccole imprese, conta oltre 65.000 unità locali, che rappresentano circa il 20% della totalità delle unità locali presenti nella vecchia provincia di Milano, con circa 280.000 addetti che rappresentano il 15% dell’occupazione della vecchia provincia di Milano.

2.1.1 La popolazione e le abitazioni La provincia di Monza e Brianza si presenta come un territorio ad alta densità di popolazione (2108,16 ab/km) superiore sia alla media della nuova provincia di Milano (1914,23 ab/kmq) che a quella della vecchia provincia (1949,78 ab/kmq). L’analisi della distribuzione territoriale della densità della popolazione residente evidenzia come la provincia di Monza e Brianza possa essere ulteriormente suddivisa in tre macro aree piuttosto omogenee al loro interno: il capoluogo ed i comuni immediatamente confinanti presentano in effetti una

densità della popolazione molto più elevata della media provinciale; la Brianza occidentale - territorio in cui alcuni comuni, come Desio, Seregno e Cesano Maderno, assumono un rilievo particolare - presenta una densità della popolazione più elevata della media provinciale, anche se inferiore a quella del polo costituito da capoluogo e dai comuni circostanti; infine, la rimanente e vasta area della provincia di Monza e Brianza presenta una densità della popolazione residente con valori più bassi della media provinciale, verosimilmente per effetto sia della presenza di vincoli (come il Parco della Valle del Lambro) sia di una

2.1 La struttura socio-economica

Popolazione residente (2005) Pop 766.941

kmq 363,80

Pop/kmq 2.108,16

Provincia di Milano (new)

3.102.096

1.620,55

1.914,23

Provincia di Milano (old)

3.869.037

1.984,36

1.949,78

Provincia di Monza e Brianza

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LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

densità del tessuto sociale importante ma tradizionalmente meno fitta di quella delle altre due aree, come avviene nel Vimercatese.

in alto, La densità della popolazione residente (2005)

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La dimensione media dei nuclei familiari della provincia di Monza e Brianza appare significativamente superiore a quella che si registra negli altri due aggregati territoriali considerati (2,58 individui per famiglia contro 2,35 a livello della nuova provincia di Milano e 2,40 a livello della vecchia provincia di Milano): ciò dimostra che il modello di estrema parcellizzazione dei nuclei familiari che caratterizza l’area metropoli-

tana milanese stenta a riprodursi anche in Brianza; questo territorio è tradizionalmente caratterizzato da un’identità certamente fondata sulla presenza a livello locale di una serie di istituzioni formali (cooperative, banche di credito cooperativo, fondazioni) ed informali (la famiglia, le relazioni di reciprocità) in grado di fornire un supporto all’attività individuale e garantire quindi una più elevata stabilità sociale.


2. Popolazione, imprese e territorio

La pressione residenziale (2001)

L’indice di pressione residenziale1, che si propone di misurare la pressione della popolazione residente sulle risorse, assume un valore (0,943) molto simile a quello a livello provinciale (0,942). Questa evidenza nasconde tuttavia importanti differenze interne alla provincia di Monza e Brianza. In effetti emergono pattern

La pressione residenziale (2001) Famiglie

Dimensione media famiglie

Abitazioni

Pressione residenziale

283.177

2,58

300.142

0,943

Provincia di Milano (new)

1.262.326

2,35

1.340.328

0,942

Provincia di Milano (old)

1.545.503

2,40

1.640.470

0,942

Provincia di Monza e Brianza

I prezzi al mq delle abitazioni nuove, recenti e vecchie (2001) 1

In termini formali, l’indice di pressione residenziale può essere pertanto essere definito attraverso la seguente espressione formale: Fam Pr es Re s = , Ab Tot dove Fam rappresenta il numero delle famiglie e AbTot rappresenta il numero delle abitazioni totali.

Monza Brianza Nord e Groane Provincia di Milano (old)

Ab. nuove 3.550 € 1.988 € 1.843 € 1.847 €

Ab. recenti 2.675 € 1.525 € 1.429 € 1.445 €

Ab. vecchie 2.100 € 1.200 € 1.120 € 1.110 € 27


LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

localizzativi “tipici”: l’area del capoluogo è caratterizzata da una pressione residenziale inferiore alla media per due tra i principali centri urbani (Monza e Lissone). Per gli altri centri urbani di dimensioni inferiori (per i quali si può ipotizzare invece la relativa incapacità di accogliere crescenti flussi di persone); la pressione sulle risorse abitative della Brianza occidentale è invece più elevata della media provinciale; coerentemente con i più contenuti livelli di densità della popolazione residente, la pressione residenziale è invece meno importante nell’area dei comuni del Lambro e nel Vimercatese.

2.1.2 I caratteri generali dell’economia Per un lungo periodo di tempo, nell’immaginario collettivo, la Brianza è stata associata alla capacità di produrre, alla capacità di accumulare ricchezza, alla laboriosità dei suoi abitanti. A seguito del rallentamento del ritmo della crescita economica, avvenuto a cavallo tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, tale immagine appare oggi più appannata. Come si può notare, l’indice di occupazione2 della provincia di Monza e Brianza (38,23 addetti per 100 residenti) è nettamente inferiore sia a quello della nuova provincia di Milano (50,76 addetti per 100 residenti) sia a quello della vecchia provincia di Milano (48,29 addetti per 100 residenti). Se si esamina poi la distribuzione territoriale dell’indice di occupazione, si può notare che la capacità di creare occupazione è spazialmente concentrata in due subaree: la zona del capoluogo e dei comuni cirnella pagina a fianco, L’indice di occupazione (2001)

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Ovvero il rapporto tra addetti e popolazione residente. 2

Questa analisi interpretativa sembrebbe confermata dall’analisi dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare della Provincia di Milano. In effetti, sebbene basata su partizioni territoriali un po’ differenti da quelle emerse dalle precedenti analisi, si evidenzia come i prezzi al mq delle abitazioni nel comune di Monza e nella Brianza Occidentale sono superiori alla media della provincia di Milano; quelli della rimanente parte della provincia di Monza e Brianza sono invece in linea con tale media.

costanti, che presenta un indice di occupazione leggermente superiore alla media della provincia di Monza e Brianza; ed il Vimercatese, vero e proprio punto di forza dell’economia provinciale, che presenta indici di occupazione di gran lunga più elevati della media provinciale. Diversamente, sia la Brianza occidentale che la parte più settentrionale della provincia presentano indici di occupazione inferiori alla media provinciale. Come si vedrà meglio in seguito, queste differenti capacità di creare occupazione possono verosimilmente essere correlate alla vocazione produttiva delle singole subaree e alle dinamiche evolutive dei settori di specializzazione. I dati confermano poi la tradizionale specializzazione della provincia di Monza e Brianza nelle attività industriali: il tasso di industrializzazione3 provinciale (17,88 addetti industriali per 100 residenti) è infatti superiore sia a quello della nuova provincia di Milano (14,31 addetti industriali per 100 Definito come rapporto tra addetti all’industria e popolazione residente. 3


2. Popolazione, imprese e territorio

residenti) sia a quello della vecchia provincia di Milano (15,02 addetti industriali per 100 residenti), anche se le differenze non sono poi così evidenti come ci si potrebbe attendere. Un’altra conferma è la relativa despecializzazione della provincia di Monza e Brianza nelle attività terziarie: il tasso di terziarizzazione4 provinciale (20,35 addetti al terziario per 100 residenti) è infatti nettamente inferiore sia a quello della nuova provincia di Milano (36,45 addetti al terziario per 100 residenti) sia a quello della vecchia provincia di Milano (33,27 addetti al terziario per 100 residenti), anche se è chiaro che il ruolo svolto dalla città di Milano nell’elevare il valore della provincia di Milano non può essere omesso. Infine, occorre prendere in considerazione un altro degli aspetti che viene spesso associato al sistema economico brianzolo, vale a dire la piccola dimensione delle imprese locali. Come si può notare, la dimensione media delle unità locali della provincia di Monza e Brianza (4,28 addetti per unità locale) è effettivamente inferiore a quella della nuova e vecchia provincia di Milano (rispettivamente 4,90 e 4,79 addetti per unità locale): nell’industria la dimensione media delle unità locali brianzole aumenta un po’ (6,50 addetti per unità locale), ma le differenze con i dati della nuova e vecchia provincia di Milano si riducono leggermente; viceversa, se si considera solo il terziario, in questi settori operano per lo più microimprese (3,29 addetti per unità locale) ed è invece maggiore la differenza con i dati della nuova e vecchia provincia di Milano. Definito come rapporto tra addetti al terziario e popolazione residente. 4

L’indice di occupazione, il tasso di industrializzazione e il tasso di terziarizzazione (2001) Provincia di Monza e Brianza Provincia di Milano (new) Provincia di Milano (old)

IndOCC 38,23 50,76 48,29

TxIND 17,88 14,31 15,02

TxTERZ 20,35 36,45 33,27

La dimensione media delle unità locali: totale economia (2001) Provincia di Monza e Brianza Provincia di Milano (new) Provincia di Milano (old)

Unità locali 65.370 308.191 373.561

Addetti 279.715 1.510.327 1.790.042

ADD/UL 4,28 4,90 4,79

Addetti 130.840 425.840 556.680

ADD/UL 6,50 6,87 6,78

Addetti 148.875 1.084.487 1.233.362

ADD/UL 3,29 4,40 4,23

La dimensione media delle unità locali: industria (2001) Provincia di Monza e Brianza Provincia di Milano (new) Provincia di Milano (old)

Unità locali 20.135 61.949 82.084

La dimensione media delle unità locali: terziario (2001) Provincia di Monza e Brianza Provincia di Milano (new) Provincia di Milano (old)

Unità locali 45.235 246.242 291.477

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LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

2.1.3 La specializzazione settoriale L’economia della Brianza è stata tradizionalmente associata allo sviluppo di alcuni settori produttivi fortemente concentrati in alcune aree del territorio: il settore tessile, localizzato prevalentemente a Monza e nella parte settentrionale della provincia; il settore metalmeccanico che, a partire dalla città di Monza, è prevalentemente concentrato nella zona centrale della provincia; il settore dell’elettromeccanica, concentrato nel Vimercatese; il settore del mobile, localizzato nella Brianza occidentale, a cavallo tra le province di Milano e Como. L’analisi della figura consente alcune verifiche: innanzitutto, consente di accertare quali sono i settori di specializzazione assoluta (ovvero quelli dimensionalmente più consistenti) della provincia; in secondo luogo, consente di individuare le vocazioni territoriali attraverso il quoziente di localizzazione5. La quota di occupazione attribuibile ai 10 settori dimensionalmente più rilevanti va dal 20,13% di occupazione totale per l’industria meccanica, al 17,28% per il commercio, al 12,68% per i servizi alle imprese, al 7,07% per le costruzioni, fino al 5,58% per sanità e altri servizi sociali. Per quanto concerne i settori di specializzazione relativa, ovvero quei settori la cui dimensione è maggiore rispetto a quella asIl quoziente di localizzazione relativo a un settore i in un’area j è dato dal rapporto tra la quota di occupazione che il settore i possiede nell’area j e la quota di occupazione che il settore i possiede nell’ambito di un’unità territoriale più ampia (nel presente caso, la provincia di Milano e la provincia di Monza e Brianza, vale a dire la vecchia provincia di Milano). In termini formali:

5

QL = (L ij / ∑ L ij ) /( ∑ L ij / ∑ ∑ L ij ) , i

30

j

i j

sunta ad una scala territoriale più vasta, si tratta - in definitiva - di attività industriali quali l’industria meccanica (quoziente di localizzazione pari a 1,62), le costruzioni (quoziente di localizzazione pari a 1,35), le altre industrie manifatturiere (che comprendono l’industria del mobile: quoziente di localizzazione pari a 3,61), l’industria tessile e dell’abbigliamento (quoziente di localizzazione pari a 1,84); tra i servizi, presentano valori del quoziente di localizzazione leggermente superiori all’unità solo il commercio (quoziente di localizzazione pari a 1,02) e l’istruzione (quoziente di localizzazione pari a 1,01). Diversamente, la dotazione di servizi alla produzione, appare ancora carente. Innanzitutto, sembra ancora insufficiente la dotazione dei servizi ricettivi, che costituisce - soprattutto per il comune di Monza - un innegabile svantaggio. Il sistema fieristico si incentra sul centro espositivo di Monza che, in attesa della nuova sede nell’area della caserma IV novembre, ha una localizzazione provvisoria e inidonea: ne consegue che le strutture localizzate a Erba e, soprattutto, a Milano costituiscono le principali strutture di riferimento del settore. Sul territorio brianteo sono poi presenti alcune importanti concentrazioni di servizi alla produzione, spesso innovativi, presso il centro Colleoni ad in cui L indica l’occupazione, i il settore e j l’area. È evidente che valori del quoziente di localizzazione superiori all’unità indicano che il settore considerato assume un peso superiore rispetto a quello assunto nell’ambito dell’unità territoriale più ampia e, in modo analogo, valori del quoziente di localizzazione inferiori ad uno indicano che il settore considerato assume un peso inferiore rispetto a quello assunto nell’ambito dell’unità territoriale più ampia: per QL=1 il settore considerato ha la stessa importanza assunta nell’ambito dell’unità territoriali più ampia.


2. Popolazione, imprese e territorio

Agrate e presso le Torri bianche di Vimercate: tuttavia, la situazione per quanto riguarda la dotazione di servizi all’impresa appare complessivamente abbastanza critica. La Brianza presenta sul suo territorio una dotazione diffusa di servizi alla persona.

Monza rappresenta, con l’ospedale San Gerardo, un importante riferimento per tutto l’ambito provinciale per quanto riguarda le strutture sanitarie Un ospedale è presente anche a Vimercate. Il sistema scolastico è articolato in diversi

in alto, Il sistema dei servizi di livello sovralocale nella pagina precedente La specializzazione assoluta (quota di occupazione per settore) e relativa (quoziente di localizzazione) della provincia di Monza e Brianza (2001)

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LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

livelli: oltre 29.000 studenti frequentano i 76 istituti superiori e i 28 Centri di Formazione Professionale di cui la provincia di Monza e Brianza è dotata. Lo sviluppo di una formazione universitaria di livello elevato passa invece attraverso il processo di decentramento del Sistema Universitario Regionale (apertura di una nuova sede della Facoltà di Medicina dell’Università di Milano Bicocca a Monza, avvio di un Corso di Laurea in Filosofia a Cesano Maderno da parte dell’Università San Raffaele, realizzazione di corsi di perfezionamento post laurea nell’area socio-economica attraverso il coinvolgimento di Sviluppo Brianza, varie iniziative formative da parte del Politecnico di Milano e dell’Università di Castellanza). In campo culturale il sistema museale presenta una sua punta di eccellenza a Monza con il museo del Duomo e il futuro polo della Villa Reale, mentre più sguarnito appare il resto del territorio brianteo, dove sono tuttavia presenti 57 spazi espositivi. Sono inoltre presenti 19 teatri importanti, numerose sale cinematografiche, oltre a 9 multisale, 16 auditorium, 42 spazi per manifestazioni musicali e ricreative.

IL SETTORE MECCANICO

Il settore meccanico brianzolo è tradizionalmente localizzato lungo due direttici. Lungo la direttrice Monza-Lecco operano imprese meccaniche specializzate nella produzione di macchine utensili (nei pressi del capoluogo) e di prodotti in metallo (nei comuni più settentrionali della provincia, determinando in tal modo una saldatura con il distretto industriale di Lecco). L’importanza dell’industria meccanica milanese - di cui quella della provincia di Monza e Brianza rappresenta una parte importante (l’occupazione meccanica brianzola è pari al 25% dell’occupazione meccanica della vecchia provincia di Milano) - è rappresentata

32

dall’interscambio di prodotti meccanici, pari al 22,66% dell’interscambio nazionale del settore: la maggior parte dei prodotti scambiati sono prodotti elettromeccanici. Le importazioni superano nettamente le esportazioni (-20,4 mln di €), a fronte di un saldo nazionale che invece è complessivamente positivo (+12,9 mln di €): tale saldo è pressoché interamente attribuibile all’elettromeccanica e ai mezzi di trasporto, mentre lo scambio di macchine utensili fa registrare un saldo moderatamente positivo. Il principale mercato di interscambio è quello dei paesi europei maggiormente industrializzati (64,6% dell’interscambio del settore).


2. Popolazione, imprese e territorio

IL SETTORE DEL MOBILE

Il più antico distretto del mobile italiano è tradizionalmente localizzato a cavallo delle province di Milano (centri principali: Seregno e Desio) e Como (centro principale: Cantù). La produzione locale viene realizzata da una serie di piccole e medie imprese e si colloca oggi nel segmento “alto” del mercato, concentrandosi su prodotti di qualità eseguiti con materie prime pregiate e con un’alta incidenza di manodopera. Accanto a queste produzioni (che hanno il loro epicentro nella Brianza comasca),

si è diffusa negli ultimi decenni anche la produzione di mobili per ufficio (più presente nella parte milanese dell’area). La rilevanza del settore del mobile brianzolo è più limitata di quella dell’industria meccanica, dato che l’interscambio di prodotti del settore rappresenta l’11,4% dell’interscambio nazionale. A differenza di quanto avveniva per l’industria meccanica, in questo caso il saldo tra esportazioni ed importazioni è complessivamente positivo ed è valutabile in +7,6 mln di €. Dal punto di vista geografico, il merca-

to d’interscambio è molto meno concentrato rispetto a quello dell’industria meccanica: la maggior parte dei prodotti del settore viene scambiata con i paesi europei maggiormente industrializzati (48,8% dell’interscambio del settore); tuttavia anche altri mercati presentano dimensioni particolarmente significative, come è ad esempio il caso degli altri paesi (24,2% dell’interscambio) e dell’America del nord (13,6% dell’interscambio).

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LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

IL SETTORE TESSILE E DELL’ABBIGLIAMENTO

Anche il settore tessile e dell’abbigliamento è un tradizionale settore di specializzazione locale. Nel complesso, il settore si è spesso caratterizzato per una certa carenza di radicamento a livello locale (scarsità delle interrelazioni produttive, frequente ricorso al decentramento produttivo) e per una certa fragilità a livello di organizzazione della produzione. Ciò nonostante, l’industria tessile della provincia di Milano - di cui quella brianzo-

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la rappresenta una parte non trascurabile (il 25% circa dell’occupazione tessile) - assume un peso paragonabile a quello dell’industria del mobile, l’interscambio del settore essendo pari all’11,32% di quello nazionale. Anche il saldo commerciale del settore è lievemente positivo (+0,5 mln di €), anche se in misura nettamente inferiore al dato nazionale (+7,9 mln di €): in questo caso, la performance delle imprese tessili

è tuttavia migliore di quella delle imprese dell’abbigliamento. Infine, il principale mercato di interscambio è quello dei paesi europei maggiormente industrializzati (41,6% dell’interscambio del settore), ma - come già nel caso del mobile - assumono un peso rilevante alcuni mercati tradizionalmente considerati minori come quello asiatico (25,9% dell’interscambio) e degli altri paesi (23,2% dell’interscambio).


2. Popolazione, imprese e territorio

I SERVIZI PRIVATI

La provincia di Monza e Brianza è relativamente sottodimensionata per quanto riguarda la dotazione di servizi privati: per tale motivo, per ogni comune si è preferito considerare come significativo il solo raggiungimento di una soglia dimensionale minima, che - per convenzione - è stata stabilita in 500 addetti. Inoltre, si è distinto tra servizi tradizionali (commercio, servizi ricettivi, trasporti e comunicazione ed alcuni servizi alle imprese residuali ovvero i servizi di investigazione, di pulizia e disinfestazione, ecc.) e servizi

avanzati (intermediazione monetaria e finanziaria ed alcuni servizi alle imprese quali le attività professionali in materia legale, fiscale, contabile, pubblicitaria, ingegneristica, di collaudi ed analisi tecniche, di selezione del personale, ecc.), ipotizzando in questo modo una correlazione - peraltro suscettibile di importanti eccezioni - tra capacità innovativa dei servizi e loro contributo al valore aggiunto locale. Come si può notare sono possibili quattro casi “tipici”: • comuni nei quali sono presenti in modo

rilevante più di un servizio “tradizionale” e almeno un servizio “avanzato”; • comuni nei quali è presente in modo rilevante un solo servizio “tradizionale” (il commercio) ed almeno un servizio “avanzato”; • comuni nei quali è presente in modo rilevante un solo servizio “tradizionale” (il commercio), ma non sono presenti in modo rilevante servizi “avanzati”; • comuni nei quali non sono presenti in modo rilevante né servizi “tradizionali”, né servizi “avanzati”.

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LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

I SERVIZI PUBBLICI O DI PUBBLICO INTERESSE

Anche in questo caso, la provincia di Monza e Brianza si presenta come relativamente sottodimensionata per quanto attiene la dotazione di servizi pubblici o di interesse pubblico: pertanto, per ogni comune si è nuovamente considerato come significativo il raggiungimento di una soglia dimensionale minima, convenzionalmente stabilita in 500 addetti. In base a questo criterio di selezione, anche in questo caso è stato possibile individuare quattro casi “tipici”. • Nei comuni “centrali” sono presenti in

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modo rilevante tutti i servizi di pubblico interesse ovvero la pubblica amministrazione, l’istruzione, la sanità e gli altri servizi sociali, ecc.: solo il comune di Monza è in grado di fornire tutti questi servizi. • Nei comuni “semi-centrali” sono presenti in modo rilevante più servizi di pubblico interesse: i comuni di Desio e Seregno soddisfano la domanda della Brianza occidentale, mentre il comune di Vimercate soddisfa la domanda attivata dalla popolazione residente nella Brianza orientale.

• Nei comuni “con funzioni pubbliche decentrate” è presente in modo rilevante solo un servizio di pubblico interesse: si tratta di comuni (Carate Brianza, Limbiate, Lissone, Meda e Seveso) localizzati nella parte occidentale e centrale della provincia di Monza e Brianza. • Gli altri comuni non presentano servizi di pubblico interesse adeguatamente dimensionati e soddisfano quindi la domanda di questi servizi presso gli altri comuni.


2. Popolazione, imprese e territorio

2.2.1 L’evoluzione della popolazione e delle abitazioni La dinamica intercensuaria della popolazione residente nella provincia di Monza e Brianza è fortemente positiva: l’incremento demografico è infatti pari a +4,84%, a fronte della contrazione che si registra in provincia di Milano (-0,84% se si considera la vecchia provincia di Milano, -2,15% se si

considera la nuova provincia di Milano). È verosimile che la dinamica demografica provinciale sia stata sottostimata in occasione del censimento 2001 sia per difficoltà tecniche legate alla fase di rilevazione sia per la presenza di popolazione straniera non regolarizzata: in effetti, nel periodo 2001-2005 la popolazione della nuova provincia di Monza e Brianza cresce ancora in misura superiore alla media provinciale, ma

Provincia di Milano (new)

3.040.915 2.975.637

Pop 2005 Δ% Pop ’91-‘01 Δ% Pop ’01-‘05 766.941 4,83 4,84 3.102.096 4,25 -2,15

Provincia di Milano (old)

3.738.685 3.707.210

3.869.037

Provincia di Monza e Brianza

Pop 1991

Pop 2001

697.770

731.573

-0,84

4,37

2.2 Le principali dinamiche socio-economiche

a fianco, La dinamica intercensuaria della popolazione residente (1991-2001)

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LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

le differenze sono attenuate di molto. Confrontando la dinamica intercensuaria della popolazione con la densità della popolazione emerge immediatamente un pattern di mobilità territoriale della popolazione inequivoco e sostanzialmente basato su due fattori esplicativi: in primo luogo, la popolazione residente, in termini percentuali, cresce meno della media provinciale nei comuni con maggiore densità e cresce più della media provinciale nei comuni con densità superiori; in secondo luogo, esistono fenomeni di “traboccamento” della popolazione dai comuni di maggiori dimensioni (in particolare, Monza e Vimercate) ai comuni limitrofi. Si tratta di dinamiche osservate anche a scala provinciale, che possono essere spiegate con la volontà - da parte di una frazione crescente della popolazione - di trovare condizioni di vita maggiormente rispondenti ai propri bisogni: costi delle abitazioni relativamente contenuti rispetto al mercato metropolitano; migliore qualità della vita derivante dalla possibilità di instaurare relazioni sociali più “a misura d’uomo”, desiderio di abitare spazi meno congestionati e di ricercare un più stretto rapporto con le risorse naturali, ecc.

dall’alto, Gli spostamenti totali (lavoro+studio) generati/attratti dalla Brianza per ambiti omogenei (Elaborazione Centro Studi PIM su dati ISTAT 2001 - Censimento generale della popolazione) La dinamica recente della popolazione residente (2001-2004)

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Gli spostamenti per motivi di lavoro e/o studio in entrata/uscita verso/dalla Brianza confermano l’ipotesi che la provincia di Monza e Brianza svolga in misura crescentemente rilevante funzioni ricettive: in effetti, i flussi in uscita sono significativamente superiori ai flussi in entrata e molto elevati sono anche i flussi interni ai comuni della Brianza. Queste ipotesi sembrano confermate dalla dinamica dei flussi demografici nel periodo 2001-2005. Come si può notare, anche in questo periodo la popolazione residente cresce più in provincia di Monza e Brianza che in provincia di Milano: tuttavia, mentre


2. Popolazione, imprese e territorio

Analizzando la dinamica della pressione residenziale nel periodo intercensuario6, si può notare come, in provincia di Monza e Brianza aumentino - in proporzione superiore a quanto non avvenga in provincia di Milano - sia il numero delle famiglie (15,27%, contro 8,54% nella vecchia provincia di Milano e 7,12% nella nuova provincia di Milano) che il numero delle abitazioni (14,90%, contro 6,98% nella vecchia provincia di Milano e 5,35% nella nuova provincia di Milano): occorre tuttavia sottolineare come la crescita del numero delle famiglie e delle abitazioni sia maggiormente equilibrata in provincia di Monza e Brianza, che presenta quindi indici di dinamica della pressione residenziale nettamente più positivi di quelli che si registrano in provincia di Milano.

La dinamica della pressione residenziale (1991-2001) Δ% Famiglie

Δ% Abitazioni Δ% Pressione residenziale

Provincia di Monza e Brianza

15,37

14,90

0,47

Provincia di Milano (new)

7,12

5,35

1,77

Provincia di Milano (old)

8,54

6,98

1,56

la maggior parte della crescita demografica è dovuta in provincia di Milano a fenomeni di migrazione dall’estero (a testimonianza della capacità attrattiva esercitata dalla provincia di Milano), in provincia di Monza e Brianza presentano una dimensione rile-

vante anche i saldi naturali e - soprattutto - i movimenti migratori interni (il che può far ipotizzare, appunto, che esista una domanda di mobilità legata non solo all’attività economica ma anche alla ricerca di una migliore qualità della vita).

La dinamica della pressione residenziale può essere definita come differenza tra variazione percentuale delle famiglie e variazione percentuale delle abitazioni

totali, ovvero come:

6

Inoltre, la pressione residenziale aumenta più della media provinciale soprattutto nei comuni in cui la popolazione residente è cresciuta maggiormente, a ulteriore conferma delle ipotesi sulla mobilità già formulate in precedenza e a testimonianza della maggiore difficoltà delle amministrazioni di questi comuni di assorbire i flussi migratori in entrata con adeguate politiche dell’offerta.

in alto, La dinamica intercensuaria della pressione residenziale (1991-2001)

∆ Pr es Re s = {[(Fam t1 - Fam t0 ) / Fam t0 ]• 100}- {[(AbTot t1 - AbTot t0 ) / AbTot t0 ]• 100}

39


LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

Ab. nuove

Ab. recenti

Ab. vecchie

Monza 1° sem. 2004 2° sem. 2004 1° sem. 2005

13,7% 10,7% 10,1%

19,0% 13,8% 13,8%

20.0% 17,6% 12,0%

Brianza 1° sem. 2004 2° sem. 2004 1° sem. 2005

5,8% 5,7% 7,8%

5,9% 7,0% 10,3%

7,6% 10,2% 12,7%

Nord e Groane 1° sem. 2004 2° sem. 2004 1° sem. 2005

12,3% 8,7% 5,8%

13,5% 8,3% 6,6%

13,3% 7,9% 8,1%

Provincia di Milano (old) 1° sem. 2004 2° sem. 2004 1° sem. 2005

3,7% 4,2% 7,8%

7,2% 6,6% 9,3%

8,1% 7,2% 11,4%

La dinamica dei prezzi al mq di abitazioni nuove, recenti e vecchie, 1° sem. 2004 - 1° sem 2005 (Fonte CCIAA di Milano, Borsa Immobiliare di Milano, 2005)

L’analisi della dinamica dei prezzi al mq delle abitazioni per i tre ambiti territoriali individuati - comune di Monza, Brianza, Nord e Groane - evidenzia come la dinamica dei prezzi sia positiva e generalmente superiore alla media provinciale per Monza e per la Brianza. Il Nord e Groane presentano invece tassi di crescita dei prezzi delle abitazioni solo inizialmente superiori alla media provinciali, mentre al termine del periodo considerato la dinamica dei prezzi è più contenuta.

2.2.2 I cambiamenti della struttura economica La dinamica intercensuaria dell’occupazione totale della provincia di Monza e Brianza (+9,48%) è lievemente migliore di quella rilevata a livello provinciale (+7,49% se si considera la vecchia provincia di Milano, +7,13% se si considera la nuova provincia 40

di Milano). Questa evidenza è l’effetto di due tendenze contrapposte: da un lato, la contrazione marcata dell’occupazione industriale, sebbene questa contrazione sia più contenuta in Brianza (-8,19%) che non a livello provinciale (-17,43% se si considera la vecchia provincia di Milano, -19,91% se si considera la nuova provincia di Milano); dall’altro, la crescita vigorosa dell’occupazione terziaria, che in Brianza fa registrare tassi di crescita (+31,87%) superiori alle medie provinciali (+24,45% se si considera la vecchia provincia di Milano, +23,51% se si considera la nuova provincia di Milano). Tale crescita si distribuisce sul territorio della nuova provincia di Monza e Brianza: gli incrementi occupazionali si concentrano fortemente nel Vimercatese, lungo la direttrice che collega Milano a Bergamo; anche il territorio circostante il capoluogo fa registrare incrementi occupazionali, benché più contenuti; salvo alcune eccezioni - in taluni casi anche rilevanti (Albiate, Carate Brian-


2. Popolazione, imprese e territorio

La dinamica dell’occupazione (1991-2001) Δ% OCC TOT

Δ% IND

Δ% TERZ

Provincia di Monza e Brianza

9,48

-8,19

31,78

Provincia di Milano (new)

7,13

-19,91

23,51

Provincia di Milano (old)

7,49

-17,43

24,45

za, Cogliate e Sovico) - l’area settentrionale e occidentale della provincia fanno invece registrare tassi di crescita dell’occupazione prossimi allo zero o negativi. Sfortunatamente, non sono disponibili dati che possano fornire indicazioni circa l’andamento dell’occupazione nel periodo successivo al censimento 2001, che - come noto - è stato caratterizzato da una congiuntura internazionale severa e da una dinamica dell’economia nazionale anche più difficoltosa. L’unica serie storica disponibile è quella che riguarda il numero delle imprese operanti a livello locale, che però è in grado di fornire informazioni attendibili solo sul dinamismo imprenditoriale e non anche sull’andamento dell’occupazione. Ebbene, come si può notare, la dinamica imprenditoriale della Brianza è positiva (+4,66%) ma sostanzialmente in linea con i dati provinciali (+4,65% sia che si consideri la vecchia provincia di Milano, sia che si consideri la nuova provincia di Milano): come ci si poteva attendere, la dinamica delle imprese industriali è migliore in provincia di Monza e Brianza (+3,26%) che non in provincia di Milano (+3,12% se si considera la vecchia provincia di Milano, +3,08% se si considera la nuova provincia di Milano); tuttavia, an-

che la dinamica delle imprese terziarie della Brianza (+5,58%) presenta tassi di crescita superiori alle medie provinciali (+5,33% se si considera la vecchia provincia di Milano, +5,29% se si considera la nuova provincia di Milano). Infine, occorre brevemente ricordare come la dimensione media delle unità locali risulti essere in forte contrazione nel periodo intercensuario. A dispetto dell’immagine di una Brianza in cui le piccole imprese svolgono un ruolo di crescente rilevanza per la struttura economica locale, la contrazione delle dimensioni medie delle unità locali brianzole (-20,82%) è comunque nettamente inferiore alle medie provinciali (-25,17% se si considera la vecchia provincia di Milano, -26,04% se si considera la nuova provincia di Milano): questa minore diminuzione delle dimensioni medie delle unità locali vale sia per le imprese industriali (-19,93% in provincia di Monza e Brianza, -28,96% nella vecchia provincia di Milano, - 31,39% nella nuova provincia di Milano) che per le imprese che operano nel terziario (-13,42% in provincia di Monza e Brianza, -19,13% nella vecchia provincia di Milano, -19,90% nella nuova provincia di Milano).

La dinamica recente della imprese attive (2001-2004)

La dinamica della dimensione media delle unità locali.Variazione percentuale (1991-2001) Tot. Economia

Industria

Servizi

Provincia di Monza e Brianza

-20,82

-19,93

-13,42

Provincia di Milano (new)

-26,04

-31,39

-19,90

Provincia di Milano (old)

-25,17

-28,96

-19,13

41


LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

2.2.3 Il mutamento nella specializzazione settoriale

La dinamica intercensuaria dell’occupazione settoriale (1991-2001)

42

L’ultimo aspetto da considerare, per quanto attiene i cambiamenti della struttura dell’economia brianzola, è la dinamica intercensuaria dei principali settori di specializzazione, le cui caratteristiche erano già emerse in precedenza. Come si può notare emerge chiaramente un pattern di evoluzione della struttura economica locale ben definito e che si riscontra anche a livello nazionale. In effetti, i tradizionali settori di specializzazione dell’economica locale - vale a dire i settori industriali - perdono consistentemente occupazione. Particolarmente, questo trend è più marcato nel caso di attività mature, per le quali il costo del lavoro è un fattore competitivo ancora molto importante e che sono quindi maggiormente sottoposte alla concorrenza dei paesi in via di sviluppo: è, ad esempio, il caso del settore del mobile (-20,64%, contro -20,38% nella vecchia provincia di Milano e -20,04% nella nuova provincia di Milano) o dell’industria tessile e dell’abbigliamento (-32,10%, contro -29,12% nella vecchia provincia di Milano e -27,84% nella nuova provincia di Milano). Tuttavia, anche i settori industriali meno maturi fanno registrare una contrazione dell’occupazione che ne segnala la difficoltà a competere sui mercati internazionali, pur se occorre sottolineare che le performance delle imprese brianzole in questi settori di attività sono nel complesso discrete e comunque nettamente migliori delle medie provinciali. L’occupazione nell’industria meccanica fa infatti registrare una contrazione del 6,09% (-21,12% nel-

la vecchia provincia di Milano e -25,18% nella nuova provincia di Milano), mentre quella dell’industria chimica è anche meno marcata e si attesta a -2,92% (-18,17% nella vecchia provincia di Milano e -20,45% nella nuova provincia di Milano). Tra i settori industriali, solo un settore particolare come quello delle costruzioni vede crescere l’occupazione (+22,17%, contro +9,57% nella vecchia provincia di Milano e +6,62% nella nuova provincia di Milano). L’occupazione cresce invece molto consistentemente in quasi tutti i settori di specializzazione del terziario. Questo è certamente vero per i settori in forte espansione negli anni Novanta, come nel caso dei servizi alle imprese (+138,17%, contro +100,07% nella vecchia provincia di Milano e +96,50% nella nuova provincia di Milano), della sanità e degli altri servizi sociali (+27,77%, contro +30,17% nella vecchia provincia di Milano e +30,59% nella nuova provincia di Milano), dei trasporti e delle comunicazioni (+26,24%, contro +32,09% nella vecchia provincia di Milano e +32,57% nella nuova provincia di Milano). Tuttavia, in Brianza cresce l’occupazione anche nel settore del commercio, in forte controtendenza rispetto alle dinamiche medie provinciali (+13,92%, contro -3,74% nella vecchia provincia di Milano e -6,49% nella nuova provincia di Milano). L’unico settore di specializzazione del terziario per il quale si registra una contrazione dell’occupazione - anche in questo caso in controtendenza rispetto alle medie provinciali - è quello dell’istruzione (-5,03%, contro +1,87% nella vecchia provincia di Milano e +0,71% nella nuova provincia di Milano).


2. Popolazione, imprese e territorio

LE DINAMICHE DEL MODELLO DI SPECIALIZZAZIONE COMMERCIALE

(PER TIPO DI PRODOTTO)

I settori di specializzazione della provincia di Monza e Brianza sono caratterizzati da dinamiche commerciali piuttosto insoddisfacenti. • Migliora la capacità di incrementare la dimensione dei propri mercati e la competitività delle imprese che operano nel settore chimico: in effetti, si tratta di un settore caratterizzato da una domanda mondiale in espansione, ma che nella nuova provincia di Monza e Brianza ha dimensioni - per quanto crescenti - tutto sommato ancora modeste. • Cresce l’interscambio delle imprese meccaniche che producono autoveicoli ed altri mezzi di trasporto, pur se a prezzo di una contrazione del saldo normalizzato e - pertanto - di una contrazione della loro capacità competitiva: occorre peraltro ricordare che - date le dimensioni di questi comparti e la loro localizzazione geografica - queste performance non sono significative. • Si assiste ad un adeguamento al declino commerciale per le imprese meccaniche che operano nei comparti a maggior valore aggiunto ovvero le macchine utensili e l’elettromeccanica: è verosimile ritenere che questa evidenza empirica sia l’effetto dei vasti processi - spesso guidati da grandi imprese multinazionali - di ristrutturazione e/o delocalizzazione all’estero di alcune fasi della produzione che interessano, in particolare, il Vimercatese. • Si assiste ad un adeguamento al declino commerciale anche per le imprese tessili e dell’abbigliamento: è un fenomeno che riflette un trend nazionale ed europeo, anche in questo caso largamente dovuto alla accresciuta capacità competitiva di

alcuni paesi di nuova industrializzazione, che in molti casi ha determinato la delocalizzazione all’estero di parti importati del processo produttivo. • L’adeguamento al declino commerciale interessa soprattutto le imprese che operano nel settore del mobile (Grandinetti, Passon, 2004): in un mercato mondiale in espansione, in cui l’Italia svolge ancora il ruolo di principale esportatore mondiale, il nostro paese ha infatti registrato un forte peggioramento dei principali indicatori a fronte della forte crescita di alcuni paesi in via di sviluppo come la Cina. Il problema principale sembra essere costituito dalla perdita di competitività delle imprese del settore, a causa dell’aumento del costo delle materie prime che si è trasferito sui listino prezzi delle imprese italiane. • Infine, migliora la competitività delle imprese meccaniche che producono prodotti in metallo e delle imprese tessili, ma a prezzo di una riduzione dell’interscambio commerciale: sembrerebbe quindi emergere un pattern di selezione delle imprese esportatrici basato sulla loro capacità di competere sui mercati internazionali e di ottenere quindi un miglioramento del saldo normalizzato. In definitiva, emerge un quadro - come già detto abbastanza simile a quello rilevato a livello nazionale - in cui i principali settori di specializzazione mostrano segnali di sofferenza o dal punto di vista della loro capacità competitiva o dal quello della loro capacità di incrementare la dimensione dei propri mercati, se non di entrambi questi aspetti.

43


Le nuove città della Brianza a nord di Milano e dell’Alto Milanese, a nord-ovest (Boeri - Lanzani - Marini, 1993)

44


3. Le tre città della Brianza La provincia di Monza e Brianza si colloca nel settore nord-est rispetto a Milano, in una fascia compresa tra il sistema metropolitano milanese, costituito dal capoluogo lombardo e dalle aree urbane di “prima cintura”, e il sistema delle città pedemontane, nelle province di Como e Lecco. Ciò non di meno, agli osservatori più attenti non sfuggono “sconfinamenti” e contiguità tra il territorio disegnato dalla nuova provincia e la Brianza Comasca e Lecchese, così come non possono essere elusi i nessi che mettono in relazione la Brianza Milanese con i territori pedemontani, sull’asse est-ovest, e con il nucleo centrale metropolitano verso sud.

Accanto a tale fitta intramatura territoriale, che allude a interazione/interconnessione con territori esterni più o meno prossimi, la Brianza si presenta come un’area fortemente differenziata al proprio interno. In questo senso, è dunque possibile identificare tre aree: una centrale che fa perno su Monza, una orientale che ha come centro maggiore Vimercate e una occidentale in cui non è presente un centro urbano maggiore, anche se Limbiate costituisce la sede amministrativa del futuro Circondario. La struttura insediativa, fortemente segnata dalla permanenza della trama dei nuclei storici, è caratterizzata da un’area centrale fortemente urbanizzata, che si sviluppa a cavallo delle principali direttrici viarie con andamento nord-sud, e da ambiti che ancora presentano una particolare qualità

ambientale, ulteriormente rimarcata dalla presenza di Parchi regionali e locali che seguono l’andamento dei corsi d’acqua. L’ambiente costruito presenta una densità del suolo urbanizzato/urbanizzabile decisamente elevata, sostanzialmente paragonabile, soprattutto nei comparti sud e ovest, a quella dell’area più a ridosso di Milano, pur con una densità di popolazione inferiore, a causa di modelli insediativi ed edilizi a carattere più aperto ed estensivo. Quanto più ci si avvicina all’area collinare si registra una diffusione di insediamenti residenziali, composti principalmente da edifici unifamiliari e piccole palazzine, che, se garantiscono una buona dotazione di giardini e di aree verdi, interessano però ampie porzioni di territorio, senza coinvolgere consistenti quantitativi di popolazione. Le 45


LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

3.1 Il campo delle relazioni territoriali

46

dinamiche in atto, per quanto caratterizzate da intensità differenti da ambito ad ambito, rimandano alla situazione critica già vissuta in altre parti della regione urbana milanese, connotate da un’estrema diffusione degli insediamenti di tipo residenziale e produt-

tivo, che coinvolgono ampie porzioni del territorio, determinando spreco di suolo, favorendo la saldatura tra centri contermini e mandando in crisi le reti infrastrutturali, con traffici misti e difficilmente compatibili.

La Brianza, per la sua storia economica e in ragione della sua collocazione su assi infrastrutturali strategici, ha da sempre dialogato/interagito, in modo più o meno denso e gerarchizzato durante le diverse fasi del suo sviluppo, con un “fuori” più o meno prossimo (in primis Milano). In particolare, nel definire il profilo territoriale brianteo si sono da sempre confrontate due immagini per molti versi complementari: le prime, di tipo longitudinale, più forti e marcanti il territorio lungo quell’asse nord-sud storicamente decisivo per i traffici e gli scambi di Milano verso l’Europa; le seconde, meno scontate e di recente riproposizione, di tipo trasversale, a conferma di rapporti territoriali non univocamente segnati dalla dominanza della città centrale e dalla sua forza centripeta. Le immagini longitudinali sono note e si riferiscono nel loro insieme alla direttrice territoriale a vocazione regionale e transfrontaliera, definita storicamente dai tracciati ferroviari e stradali (le linee ferroviarie Milano-Chiasso e Milano-Monza-Lecco, le linee delle Ferrovie Nord, le reti tranviarie extraurbane, la Statale dei Giovi, la Vallassina, la SS 36 per Lecco, ecc.). Una direttrice territoriale lungo la quale si è venuta formando un’estesa conurbazione - una vera e propria “nuova città” - entro la quale processi di

addensamento di residenze e localizzazioni industriali si alternano, man mano che ci allontana dal nucleo centrale metropolitano, ai residui territori liberi, in larga misura tutelati da Parchi regionali e locali. Le immagini trasversali mobilitano invece relazioni territoriali est-ovest e sembrano trovare una rinnovata attenzione in ambito culturale e politico essendo anch’esse radicate in certe specifiche modalità di osservare e interpretare i diversi ambienti della geografia economica e insediativa lombarda. Si pensi solo al fitto reticolo di interdipendenze tra imprese locali, che è alla base dello sviluppo economico brianteo, alla classica figura territoriale riferita all’ampia fascia dell’alta pianura asciutta e densamente urbanizzata, a nord di Milano, tradizionalmente caratterizzata da una fitta maglia insediativa e infrastrutturale che si estende lungo la linea pedemontana con la presenza di una molteplicità di centri urbani di piccole e medie dimensioni. Un reticolo urbano sottoposto, negli ultimi decenni, a processi diffusivi di crescita economica e territoriale (i temi dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione diffusa e della dispersione insediativa trovano in questo ambito una declinazione esemplare) e che - recentemente - è stato ri-guardato in termini di città estesa pedemontana1 o attraverso


3. Le tre città della Brianza

Le trame insediative e lo spazio urbanizzato dell’alta pianura asciutta tra Varese e Brescia (Itaten, 1996)

le immagini più metaforiche della geo-comunità pedemontana - avanzata negli studi Cnel-Censis - o della “città infinita”2. Le considerazioni svolte intendono sottolineare quanto le modalità di osservare e descrivere un certo contesto locale - e i rapporti territoriali che esso intrattiene alle diverse scale - possano avere risvolti decisivi nell’orientare le scelte e le azioni di sviluppo. Con la consapevolezza che quando oggi osserviamo i mutamenti radicali della “forma metropolitana nell’epoca postfordista”, si debba sempre confrontarsi con relazioni territoriali dense, segnate da rapporti di produzione non omogenei e da ecologie sociali sedimentate nei tempi lunghi delle trasformazioni del quadro insediativo. Questi sintetici richiami alle immagini prevalenti nella descrizione della Brianza - e alla dimensione transcalare nella quale si esprimono i rapporti territoriali che legano questo contesto locale alla regione milanese e lombarda - possono rappresentare la premessa per un riposizionamento geostrategico del territorio brianteo alle diverse scale. Passando a una lettura dell’articolazione territoriale interna all’area, si possono distinguere, come precedentemente ricordato, tre

subaree: Brianza centrale, Brianza orientale e Brianza occidentale. Tale approccio interpretativo può però essere abbinato a visioni del territorio meno convenzionali che, per quanto ancora non consolidate, possono aiutare, se esplorate con convinzione, a comprendere meglio il pluralismo territoriale brianteo e le trasformazioni in atto.

1

2

Per un maggior approfondimento vedi Palermo, 1997, 2001 e Lanzani 2004a, 2004b.

3.2 Il disegno del territorio

Monza e la Brianza centrale La Brianza Centrale è un’area densamente urbanizzata (la superficie è pari a 100 kmq, gli abitanti sono circa 235.000 con una densità pari a 2350 ab./kmq), con forte presenza di attività economiche, medio-piccole e artigianali, anche con forte proiezione verso mercati nazionali e internazionali. Al tempo stesso, essa è connotata da un territorio collinare a urbanizzazione meno densa, che evidenzia ancora forti interessi paesaggistici e naturalistici. All’interno della Brianza centrale, Monza è il maggiore nodo del policentrismo brianteo, esercitando un ruolo centrale sia dal punto di vista storico-culturale, sia per quanto concerne la provvista di servizi, sia sotto il profilo delle relazioni che intrattiene con le aree vicine, soprattutto a sud (in primis con Milano). Vedi Bonomi – Abbruzzese, 2004.

47


LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

Il panorama dal centro di Monza verso nord (Comune di Monza)

Il territorio più prossimo al capoluogo si presenta come il prolungamento del continuum edificato del nucleo centrale metropolitano, con un orientamento della trama insediativa lungo le principali direttrici di traffico nord-sud. A Monza lo sviluppo del tessuto insediativo sembra fortemente orientato verso unità abitative costituite da tipologie miste a media e bassa densità. Si nota una forte presenza di edifici produttivi e industriali ereditati da periodi precedenti. I nuovi nuclei produttivi sono invece quasi assenti nell’area meridio48

nale e si concentrano prevalentemente nei comuni settentrionali di Biassono e Vedano al Lambro. Oltre il centro urbano di Monza, la trama dell’edificato apre progressivamente le sue maglie man mano che si procede verso nord, mentre vanno ampliandosi le porzioni di spazio aperto tra le agglomerazioni lineari che seguono le vie di traffico. L’intensa espansione edilizia e urbana che ha saturato questa fascia di territorio, la pianificazione comunale che, priva di un coordinamento a livello superiore, ha accompagnato la crescita edilizia e il forte incre-


3. Le tre città della Brianza

Il centro commerciale Torri Bianche a Vimercate (AIMB Notizie, 2002)

mento, specie nei decenni ‘50 e ‘60, degli insediamenti produttivi locali, la mancanza di equilibrio fra Milano e la cintura urbana adiacente, hanno di fatto determinato rilevanti criticità territoriali e ambientali. Lo stesso Parco di Monza, nonostante la sua preponderanza in termini di superficie territoriale, che balza evidente al solo sguardo delle foto aeree, appare come una “grande isola verde”, priva di connessioni con l’intorno in grado di garantire il collegamento con il sistema delle vicine aree protette e con le più consistenti aree agricole situate a est.

Vimercate e la Brianza orientale Il territorio della Brianza orientale copre una superficie di 115 kmq, con 140.000 abitanti, per una densità di 1.200 abitanti per kmq. Il territorio della Brianza orientale è posto in pianura (circa il 45%) e sulle prime, quasi impercettibili, colline della Brianza (55%). Il processo di sviluppo dell’area, acceleratosi fortemente a partire dagli anni ’60, è avvenuto sulla base di modalità insediative che non hanno compromesso in modo significativo né il territorio né la preesistente struttura urbana e demografica. 49


LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

Cesano Maderno in una elaborazione con il modello 3D della cartografia digitale (Centro Studi PIM, 2005)

Da una parte, infatti, la prevalente concentrazione dei nuovi insediamenti ha consentito di mantenere - e anche di rafforzare - un modello fondato su un reticolo di centri che solo in rari casi hanno conosciuto forme di conurbazione. Dall’altra, la qualità media e medio-superiore delle nuove strutture produttive ha determinato un ulteriore orientamento verso un sistema residenziale ad alta e medio-alta qualificazione, dalle caratteristiche assai differenti rispetto al modello di urbanizzazione tipico dell’hinterland metropolitano. Non solo, la maturazione di iniziative volte a tutelare le parti più pregevoli ed interessanti dell’ambiente (in particolare, ma non solo, i Consorzi del Parco del Molgora e del Rio Vallone) ha contribuito ad elevare ulteriormente i valori territoriali ed urbani dell’area. In questo quadro, Vimercate è una città che, attraverso la capacità di mettersi in rete, di 50

attivare strutture a carattere istituzionale e promuovere qualità sociale e ambientale, sembra in grado di gestire una difficile riconversione economica, mantenendo un profilo produttivo qualificato. Lo stesso sviluppo urbano, per quanto intenso, ha mantenuto elementi significativi di qualità nelle forme dell’abitare, nel paesaggio, nell’ambiente fisico, ma anche in quello socio-culturale. La Brianza occidentale La Brianza occidentale, pur con la presenza del Parco delle Groane, rappresenta la parte più urbanizzata dell’intera Brianza, si sviluppa su una superficie di 180 kmq, con 415.000 abitanti e una densità di circa 2.300 abitanti per kmq. Lo sviluppo dell’ambito più occidentale della Provincia si è appoggiato sulla rete viaria principale, l’antica strada Comasina e la più recente Milano-Meda da un lato e la vecchia e la nuova Valassina dall’altro, dando


3. Le tre città della Brianza

luogo inizialmente a formazioni lineari con andamento nord-sud e ramificandosi poi in un tessuto di residenze e piccole-medie industrie che ha, poco a poco, raggiunto e saturato i residui spazi agricoli. Ne è derivato un utilizzo intenso del territorio, un carattere disomogeneo delle tipologie edilizie, una nuova forma di paesaggio che induce da un lato un’attenuazione della “memoria dei luoghi”, dall’altro mette in mostra contenuti formali non sempre di adeguata qualità, dall’altro ancora attesta un evidente dinamismo socio-economico. Oggi il tessuto urbano della Brianza occidentale risente di due principali criticità. Da un lato siamo di fronte, come in molti distretti industriali maturi sottoposti a una crescente concorrenza internazionale, a processi di dismissione di impianti produttivi, a cui fanno seguito riconversioni non sempre agevoli. Dall’altro lato, si stanno manifestando rilevanti problemi territoriali e ambientali, determinati dalla saturazione degli spazi liberi, che compromettono sia lo sviluppo urbano sia il completamento della dorsale verde.

La precedente lettura, di ordine “orizzontale”, non può però considerarsi esaustiva. Altri sguardi, di natura “verticale”, vanno presi in considerazione, affiancandoli ai precedenti, in modo da aprire nuovi punti di osservazione e interpretazioni più originali. Si può in questo senso provare a leggere il territorio brianteo anche come stratificazione di “tre città” in azione congiunta: • la “città pre-moderna”, la cui organizzazione degli spazi urbani (che fa prioritariamente riferimento alle funzioni abitative, commerciali e di servizio entro i centri storici e al loro rapporto con il territorio “fuori le mura”) e dei rapporti sociali (con relazioni fittamente intramate, di matrice prevalentemente comunitaria, basate su concetti come identità, reciprocità e fiducia) è relativamente circoscritta e nota; • la “città della prima modernità” novecentesca, che articola gli spazi per funzioni relativamente compartimentate, spesso definite esogenamente (la produzione, l’abitare, i servizi, il consumo, il loisir, ecc.), e stabilisce relazioni sociali “fredde, contrattuali” e tendenzialmente “artificiali”, come quelle tipicamente veicolate dalle grandi organizzazioni; • la “città della seconda modernità”, che si può “pensare” come multiverso di relazioni produttive e ri-produttive, complesse/flessibili/volatili. Esse vanno a descrivere una molteplicità di “ambiti di vita” per ciascuno dei diversi attori territoriali (imprese, famiglie, istituzioni, autonomie funzionali, corpi intermedi, ecc.), in azione contemporanea, ma differenziati per scala territoriale, per intensità di interazione, per frammistione/ibridazione tra funzioni diverse, per attitudine a riscoprire capacità auto-organizzative, per auto-attribuzione di significati nell’uso del territorio.

3.3 Verso sguardi nuovi

51


LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

3.4 Le modalità di sviluppo e la geografia dei mutamenti

a fianco, Usi del suolo nella Provincia di Monza e Brianza (2006) nella pagina accanto, Rappresentazione sintetica del Mosaico degli strumenti urbanistici comunali (Centro Studi PIM, 2006)

52

In questa luce, i territori a sviluppo maturo, come la Brianza, sono tutt’altro che conformati su un unico modello organizzativo spaziale e sociale. Sono un “corpo” differenziato e complesso, che vede la compre-

senza di intenzionalità consapevoli e effetti inattesi, di capacità di programmazione/ controllo e di adattamenti spontanei o, addirittura, casualità nei processi di sviluppo territoriale.

Agli inizi del duemila il territorio occupato da funzioni urbane ha raggiunto il 37% dell’intera superficie provinciale, contro il 33% dell’attuale provincia di Milano, grazie all’incremento di oltre il 13% registrato nel periodo 1981-2006. La disponibilità di ulteriore crescita urbana, offerta dalle previsioni degli strumenti urbanistici locali, consentirebbe per il prossimo decennio un incremento della quota di suolo urbanizzato di circa altri 5 punti che, in complesso, porterebbe ad avere, nell’intera provincia, una percentuale di suolo occupato da funzioni urbane pari al 42% del totale, valore paragonabile a quello dell’attuale provincia di Milano. Emerge con evidenza come la crescita del

sistema urbano dell’area brianzola non si sia fermata, sebbene abbia mostrato segnali di rallentamento rispetto alla fase di massima espansione insediativa avvenuta soprattutto negli anni Sessanta e Settanta. Una lettura più accurata dell’assetto territoriale dell’area provinciale milanese, offerta dalle informazioni contenute nel Mosaico degli strumenti urbanistici comunali, non può basarsi unicamente sui dati complessivi, che ne restituiscono solo in parte i caratteri distintivi. Va piuttosto osservata la geografia dei mutamenti territoriali dei diversi sub-ambiti provinciali, dai quali è possibile cogliere le specificità e le diverse modalità di sviluppo e trasformazione del territorio. Negli ultimi venticinque anni si possono di-


3. Le tre città della Brianza

stinguere due fasi: la prima, nella quale ha prevalso la crescita urbana attraverso il più tradizionale processo di espansione, e la seconda, che ha visto, accanto al pieno affermarsi di fenomeni di crescita per contiguità, l’avviarsi di interventi di trasformazione del tessuto urbanistico pre-esistente.

Il processo di espansione urbana è avvenuto, infatti, non attraverso l’insediamento di grandi comparti edificati, come in misura più evidente era accaduto nei decenni precedenti, ma attraverso l’insediamento di funzioni collocate in prevalenza attorno ai nuclei urbani esistenti e ai comparti produt-

tivi già insediati, privilegiando, in sostanza, i processi di consolidamento dei sistemi insediativi esistenti. Allo stesso tempo, la dismissione ha offerto significative occasioni di trasformazione-valorizzazione, soprattutto in ragione della collocazione strategica di molte di queste aree, rispetto alla vicinanza 53


LE TRE CITTĂ€ DELLA BRIANZA

Piani e progetti di sviluppo urbano e territoriale

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3. Le tre città della Brianza

ai sistemi infrastrutturali della mobilità e dei servizi. Potenzialità che solo più di recente hanno cominciato a essere colte attraverso l’attuazione di interventi di trasformazione, con effetti complessivi di minore consumo di suolo e incremento delle densità urbane. Ciò non di meno, la scomparsa dei maggiori impianti produttivi, in particolare a Monza e Desio, fra i luoghi più significativi di insediamento industriale storico della Brianza, non ha eliminato la presenza industriale, garantita ora da un sistema più esteso e diffuso. Sotto il profilo delle destinazioni d’uso, in particolare per le funzioni commerciali e produttive in genere, i processi di sviluppo appaiono fortemente condizionati dalle infrastrutture stradali. Riguardo alla residenza, ha continuato a prevalere, anche negli anni Ottanta e in parte negli anni successivi, un modello insediativo caratterizzato da accentuata diffusione, con conseguenti riflessi negativi sui sistemi territoriale, ambientale e dei trasporti.

Passando invece alla valutazione degli andamenti nella fase più recente, si registrano ancora fenomeni di crescita diffusiva, più accentuati nelle aree collinari caratterizzate da minore densità, da più contenute percentuali di suolo occupato, da costi meno elevati, da una maggiore lontananza dai nodi del trasporto pubblico. Si tratta però di un processo che tende ad attenuare la propria intensità, anche in ragione della presenza di aree protette, in grado di svolgere una decisa funzione di contenimento.

Il quadro che emerge dall’analisi della struttura e delle trasformazioni socio-economiche e territoriali della Brianza sembra smentire alcune interpretazioni unilaterali, che pongono l’accento unicamente sugli effetti spiazzanti e critici dei processi di globalizzazione (come la delocalizzazione spinta di alcune produzioni e di residenza, con la conseguente perdita dell’identità dei contesti socio-territoriali di origine). Occorre invece guardare con occhi nuovi ad alcuni segnali di una riterritorializzazione in corso, intendendo con tale espressione l’insieme dei mutamenti che investono non solo la geografia economica e territoriale di

scala vasta, ma la natura stessa dei luoghi e dei contesti locali nei processi di sviluppo territoriale. Una natura, questa, dinamica e in trasformazione, che sembra influire sulla stessa percezione diffusa di un contesto locale e che apre alla possibilità da parte dei diversi attori di avanzare una diversa configurazione geostrategica di una località e dei suoi sentieri evolutivi. Non mancano difficoltà e incertezze su questo fronte, ma la sfida che si pone innanzi a un sistema locale sembra per molti versi obbligata: elevare la propria “riflessività” per qualificare un progetto di sviluppo territoriale in grado di fronteggiare i nuovi processi alle diverse scale.

Allo stesso tempo, sembra rafforzarsi una tendenza alla riconcentrazione urbana. Si evidenzia infatti una maggiore attenzione a modalità insediative meno disperse, collocate in posizione più prossima alla rete di forza del trasporto pubblico su ferro, che sfruttano l’offerta, in particolar modo residenziale, generata nelle aree di trasformazione collocate nel capoluogo o nei comuni della prima corona nord.

3.5 Piani e progetti per lo sviluppo urbano e territoriale

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LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

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In questo senso, i territori che intendono competere con successo nell’arena globale sono chiamati continuamente a re-interpretare in modo creativo le loro specificità, sviluppando una sempre più accentuata capacità di differenziare, personalizzare, complessificare, “arricchire” produzioni di beni materiali, relazioni sociali, usi del territorio. In questo senso non è dunque azzardato affermare che il territorio, inteso in senso lato, ha bisogno di un lavoro di continua “ricostruzione” ad opera della pluralità di soggetti, sia organizzati che diffusi, che lo “abitano”, vi operano, lo usano. Questa consapevolezza invita a guardare l’agenda dei temi e delle trasformazioni che hanno caratterizzato il campo territoriale brianteo. In questa luce, il quadro dei piani e dei progetti in azione appare assai ricco e articolato sia sotto il profilo funzionale che territoriale. Gli interventi principali riguardano destinazioni residenziali, produttive-commerciali e soprattutto di servizio. In questo senso, spiccano le realizzazioni di servizi amministrativi, legati all’istituzione della nuova Provincia di Monza e Brianza.

integrazione di servizi alla persona nei piccoli comuni dell’ambito collinare. Altri progetti di rilevanza sovralocale in Monza riguardano il recupero dell’ex Caserma IV Novembre, che diverrà sede della Provincia di Monza e Brianza, dell’ex carcere destinato a ospitare il Museo del Novecento, dell’ambito ex Fossati Lamperti ed ex TPM, un’area di circa 50.000 mq destinata a residenze e servizi, dell’ex Cotonificio Cederna, anch’esso destinato a servizi e residenza. Lo scopo di questi interventi consiste nel promuovere ristrutturazione urbanistica, riqualificazione edilizia e risanamento ambientale, attraverso la realizzazione di complessi polifunzionali con destinazioni residenziali (inclusivi di edilizia convenzionata), terziarie e commerciali.

Monza e la Brianza Centrale L’istituzione della nuova Provincia di Monza e Brianza può diventare l’occasione per stimolare la connessione locale ed extralocale e per rafforzare la qualità delle attività insediate. In particolare, ci si riferisce al grande progetto di riqualificazione paesistico-ambientale, imperniato attorno a una maggiore valorizzazione del Parco di Monza e della Villa Reale, in grado di costituire una centralità per tutta la Brianza. Un altro ambito cruciale di intervento riguarda i servizi sanitari, sia attraverso progetti di potenziamento dell’eccellenza medico-sanitaria monzese (Polo Universitario Ospedaliero del San Gerardo), sia attraverso interventi volti a promuovere una maggiore

Brianza orientale Per quanto riguarda le prospettive future della Brianza orientale, appare ormai da più parti accreditata l’idea secondo la quale, per mantenere un alto livello di sviluppo economico e di qualità territoriale per imprese e abitanti, occorra “volare sui rami alti” dei processi di sviluppo, re-interpretando in chiave nuova una strategia di successo che l’area ha già conosciuto nei decenni passati. Ciò significa proporsi di mettere a punto progetti in grado di valorizzare al meglio i propri punti di forza (qualità urbana, presenza di ampie zone verdi, offerta qualificata di servizi alle persone e alle imprese, ecc.) e di sviluppare la capacità di cooperazione e di governo delle sue amministrazio-

Sempre nella Brianza Centrale si ricorda il progetto Eco City, che recupererà la vasta area (oltre 300.000 mq) dell’ex Lombarda Petroli, che verrà destinata ad un importante processo di riqualificazione urbana a carattere polifunzionale.


3. Le tre città della Brianza

La nuova sede dell’industria alimentare Rovagnati a Villasanta

ni comunali. In questo senso, la città di Vimercate sta puntando su tre grandi progetti: il Polo Universitario, ritenuto strategico per tutta la provincia, il nuovo ospedale e il recupero della ex Bassetti come sede provinciale decentrata. Brianza occidentale La Brianza occidentale, appare ancora contrassegnata da una crescita insediativa accelerata, che riguarda sia la residenza che l’industria che, soprattutto, gli spazi di consumo individuale. A Desio, fra i progetti in fase di attuazione, è previsto il recupero di alcune aree dimesse: la ex Philips destinata a polo logistico collegato con la linea ferroviaria Milano-Como, la ex Gavazzi con funzioni residenziali e commerciali oltre a strutture pubbliche, la ex Tilane a carattere prevalentemente residenziale, mentre per la ex Keller sono previste funzioni residen-

ziali e commerciali. I Comuni di Barlassina e Lentate sul Seveso promuovono un intervento di riqualificazione urbanistica a carattere polifunzionale del Parco Militare, un’area di 180.000 mq a cavallo dei due territori comunali. A Limbiate, un maxi-progetto per l’utilizzo del comparto immobiliare di Mombello, destinato a sede decentrata della Provincia di Monza e Brianza (Polo Interprovinciale di Mombello). Infine a Cesano Maderno è previsto un intervento significativo di rilevanza sovracomunale, con la creazione di un polo tecnologico e produttivo attraverso il recupero dell’area ex SNIA.

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LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

IL POLO ISTITUZIONALE DI MONZA

La zona del Polo Istituzionale a Monza (ex caserma IV novembre) presenta un alto interesse per tutta la città e per l’intera Brianza, in quanto si sta definendo la modifica all’Accordo di Programma originario (Regione, Demanio dello Stato, Comune) per la realizzazione della nuova sede della Provincia di Monza e Brianza e destinazioni derivate come la sede della Questura, della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate (già previste nell’Accordo originario). Inoltre in questi 80.000 mq, definiti strategici dal nuovo PGT di Monza, è prevista la localizzazione della Fiera che attualmente ha una sede provvisoria e inidonea, di un centro commerciale con destinazioni anche per albergo e uffici (derivante dal-

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l’Accordo in corso), del Centro bibliotecario di Monza e Brianza e di un nuovo parco lungo il Villoresi che, in continuità col tessuto urbano di Muggiò, si connette al Parco del Grugnotorto. Il Polo istituzionale viene servito da una nuova fermata ferroviaria in prossimità del confine tra Monza e Lissone e dalla fermata della M5 che si collega a Bettola con la linea M1 e prosegue sino alla Villa Reale con possibilità di prolungamento verso Muggiò e Vedano. Diversamente da quanto previsto la nuova sede della Provincia non sarà pronta per il 2009, in quanto non è stato trovato l’accordo economico con il Demanio, proprietario dell’area.


3. Le tre città della Brianza

IL COMPLESSO MOMBELLO A LIMBIATE

Il complesso di Mombello, di proprietà provinciale, si estende su una superficie di circa 590.000 mq sulla quale sono localizzati numerosi edifici tra cui Villa Pusterla, l’oratorio di S.Francesco e altri immobili minori, per una superficie coperta di circa 26.700 mq. La Provincia di Milano sta valutando come riordinare l’utilizzo del complesso, con l’obiettivo di verificare e razionalizzare le funzioni d’uso, valorizzandole e incorniciandole nel Piano direttore per rendere fruibile alla popolazione i diversi spazi, superare lo stato emergenziale e di degrado in cui versano alcune strutture e le aree a

verde, che potrebbero essere reintegrate nell’ambito del Parco delle Groane. Il Piano Direttore del complesso, ritenuto strategico per saldare la collaborazione tra le Province di Milano e Monza, individua sette priorità da realizzare nel medio periodo: 1. realizzazione di un polo interprovinciale, incentrato sul recupero di villa Pusterla, fulcro operativo per le due Province, comprendente funzioni amministrative e congressuali; 2. riorganizzazione complessiva del Polo scolastico (ITAG, ITC e PACLE), mediante accorpamento dei relativi edifi-

ci nell’area a nord di villa Pusterla; 3. interconnessione con il Parco delle Groane; 4. eventuale polarizzazione dell’insediamento AVIS con funzioni istituzionali; 5. recupero della Chiesa Nuova e della palazzina adibita a residenza delle Suore per la realizzazione di un progetto interculturale; 6. recupero del Teatro Sociale da finalizzare alle progettualità culturali dell’associazionismo giovanile presente sul territorio; 7. inserimento di funzioni o attività di servizio finalizzate al potenziamento della rete universitaria.

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LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

PIANO D’AREA

Il Piano d’Area ha lo scopo di costruire uno scenario di riferimento orientato agli sviluppi istituzionali e al futuro processo di pianificazione della nuova Provincia. Identità e ruolo, strategie di sviluppo, governo dei cambiamenti, elementi ambientali di strutturazione territoriale, sviluppo della mobilità e dei servizi rappresentano così i principali temi di lavoro del Piano. Il Piano d’Area, per meglio adempiere al ruolo di raccordo tra pianificazione provinciale e comunale, si articola in uno studio d’area (Documento di Inquadramento), in grado di correlarsi al PTCP per quanto riguarda le scelte strutturali del piano, e in un Piano di Coordinamento, non prescrittivo ma orientativo, che si preciserà poi nel tempo, attraverso il confronto e la concertazione degli Enti coinvolti. La procedura per l’elaborazione del PdA, di fatto avviata con l’elaborazione del

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Documento di Inquadramento, approvato dall’Assemblea dei Sindaci nel maggio 2003, è proseguita con la deliberazione della Giunta Provinciale per la sottoscrizione dell’accordo politico del 22 febbraio 2006 e dell’accordo tecnico del successivo luglio. Il PdA, la cui elaborazione è prevista per la fine del 2007, è articolato in tre documenti riferiti ai tre ambiti territoriali corrispondenti ai circondari della Brianza (ovest, centro, est) e prevede i seguenti approfondimenti territoriali: • identità territoriale; • sistema insediativo e polarità urbane; • sviluppo economico; • rete ecologica; • valorizzazione paesistico-ambientale; • sistema della mobilità; • aree agricole e territorio non urbanizzato; • pianificazione dei servizi.


3. Le tre città della Brianza

SVILUPPO BRIANZA E IL PIANO STRATEGICO

L’avvio dell’esperienza organizzativa di Sviluppo Brianza, società intercomunale per la qualità produttiva e sociale del territorio, coincide con un’ampia ricerca di contributi e consensi utili allo sviluppo locale. Gli enti locali, le associazioni imprenditoriali, le organizzazioni sindacali, i rappresentanti delle autonomie funzionali, del terzo settore e dei consorzi esistenti sul territorio, sono infatti i protagonisti di un lavoro comune teso ad individuare una visione condivisa dello sviluppo, le linee strategiche e gli obiettivi prioritari da perseguire. Alle prime elaborazioni è seguita la trasformazione di Sviluppo Brianza da So-

cietà Intercomunale ad Agenzia per la qualità produttiva e sociale del territorio, con finalità di ideazione, progettazione e animazione territoriale rivolte ai temi dello sviluppo locale e prevedendo come soci, accanto agli enti locali, le organizzazioni imprenditoriali e sindacali, il terzo settore, il mondo organizzato della scuola superiore, i consorzi e le strutture con scopi collegati all’oggetto sociale. La nuova evoluzione di Sviluppo Brianza è stata definita anche con la trasformazione societaria in società consortile a responsabilità limitata per sottolinearne la natura solidale e di servizio alla comunità locale. Com’è nelle metodologie dello sviluppo

locale, anche gli Stati Generali della Brianza si sono conclusi con la sottoscrizione di un’Intesa per lo sviluppo della Brianza, che formalizza l’impegno degli enti locali e delle organizzazioni che la sottoscrivono a sostenere gli obiettivi individuati ed a creare nella direzione della visione di sviluppo indicata una reciproca sinergia. Gli Enti sottoscrittori sono: 23 Comuni dell’area brianzola, APA Confartigianato, API Brianza, CNA Brianza, COS Brianza, Lega delle Autonomie, Lega delle Cooperative, Unione Commercianti Milano e Provincia, CGIL Brianza, CISL Brianza, UIL Brianza, Agintec, Centro Lavoro di Monza, CCR (Centro Culturale Ricerca).

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Il sistema delle aree regionali protette (Centro Studi PIM, 2006)

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4. Il contesto paesistico-ambientale fra spazi aperti e aree protette Mentre negli altri territori dell’area milanese il sistema delle aree protette, pur con tutele diversamente graduate, sembra in grado di gestire, seppur con crescenti difficoltà, il rapporto tra città e campagna, nell’arco nord il completamento della cintura verde si presenta assai più problematico.

Il territorio della Brianza appare innervato da numerosi corsi d’acqua che scorrono con andamento nord-sud: il Lura lungo il confine ovest e quindi il Seveso con i torrenti delle Groane, il Lambro, il Molgora e il Rio Vallone, mentre il canale Villoresi delimita a sud il territorio, con andamento est-ovest, elemento di divisione artificiale fra alta pianura asciutta e irrigua. Quest’ultima presenta strette analogie di tipo geologico con l’alta pianura asciutta, ma ha acquisito i connotati caratteristici della pianura irrigua, soprattutto nelle aree di maggior addensamento dei fontanili. I principali sistemi vallivi (Seveso e Lambro) rappresentano, dal punto di vista morfologico, soluzioni di continuità nella pianura. La valle del Lambro si presenta abbastanza profonda e boscata fino a Monza, mentre quella del Seveso, più che una vera e pro-

pria valle, rappresenta una sorta di varco longitudinale che si incunea nei pianalti diluviali dell’alta pianura. Verso nord le colline moreniche briantee costituiscono i rilievi più consistenti dell’attuale provincia di Milano, profondamente segnati dalla presenza di numerosi terrazzi fluviali che si raccordano con lievi ondulazioni con l’alta pianura asciutta a nord del Villoresi, prevalentemente pianeggiante e che presenta un’attività agricola frammentata e poco differenziata con prevalenza di seminativo e prato (nella zona meridionale, per la presenza di risorgive e del Villoresi) e poche aree boscate nella parte più settentrionale. Tra le conurbazioni del Lura e del Seveso, in un territorio di brughiera fra i più meridionali d’Europa e di peculiare interesse geologico, si sviluppa il Parco delle Groane, in connes-

4.1 Il sistema paesistico-ambientale

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LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

sione a nord con il Bosco delle Querce di Seveso e il Parco della Brughiera. Qui il terrazzo delle Groane e di Meda, fra le direttrici della Varesina e della Comasina è oggetto di una fortissima pressione antropica, con una cortina edificata pressoché continua che segna il margine di un’urbanizzazione particolarmente diffusa. I caratteri geomorfologici hanno favorito il permanere di un ambiente prevalentemente naturalistico, estraneo sia al paesaggio rurale, sia alla prima grande ondata di industrializzazione, rappresentando un forte limite all’urbanizzazione. Il territorio della Brianza Centrale ha proprie peculiarità paesaggistiche e naturalistiche di raccordo tra gli ecosistemi montani e di pianura ed è interessato da un complesso sistema collinare e fluviale segnato profondamente dalla rete idrografica affluente al Lambro. Esso presenta inoltre una notevole consistenza di aree protette, oltre che di emergenze storico-architettoniche (sistemi di ville, complessi di archeologia industriale, ecc.) armonicamente fuse con il paesaggio naturale. L’alto Lambro si identifica con la parte più naturale del Parco della Valle del Lambro, dove il fiume è ancora ben visibile e scorre in un ambito di elevato valore naturalistico. Qui il ruolo marginale svolto attualmente dall’attività agricola ha determinato l’abbandono o la trasformazione della maggior parte delle cascine, oltre a una superfice agricola, prevalentemente coltivata a prato, decisamente frammentata. In questo ambito il sistema insediativo lungo la Valassina, come d’altra parte l’area monzese, presenta notevoli fenomeni di compromissione delle aree di frangia che accolgono, a fianco di ciò che resta dell’attività agricola che un tempo aveva caratterizzato questi territori, le attività più disparate, spesso marginalizzate dalle strutture urbane 64

(sfasciacarrozze, campi nomadi, depositi di varia natura, orti spontanei), accanto a centri commerciali e aree attrezzate per il tempo libero. Procedendo verso est le fasce di naturalità lungo Molgora e Rio Vallone, tutelate dai PLIS omonimi, rappresentano degli elementi di eccezione in un territorio in cui la presenza di spazi agricoli appare ancora rilevante. Il Parco del Molgora garantisce, pur con le restrizioni determinate dagli attraversamenti urbani, una continuità del sistema ecologico nord-sud, ponendo in relazione il sistema prealpino della Brianza con i parchi urbani del sistema metropolitano. A sua volta il Parco del Rio Vallone rappresenta un sostanziale elemento ecologico nord-sud, con il ruolo di “ricucitura” fra le aree agricole periurbane e quelle di frangia oltre che, almeno in prospettiva, di connessione della rete ecologica con il sistema ambientale dell’Adda. In tale ambito il sistema agricolo, in cui prevalgono, oltre alle superfici a seminativo e a prato, gli impianti florovivaistici e le culture orticole, appare ancora riconoscibile e apprezzabile, rivestendo notevole importanza in quanto elemento di interfaccia e di relazione tra i diversi sistemi insediativi e, almeno in prospettiva, per la possibilità di istituire un rapporto privilegiato tra i margini dei tessuti urbani e lo spazio aperto. Sotto il profilo paesistico-ambientale, sono aree di estrema potenzialità (e per contro di estrema fragilità) proprio in ordine al loro ruolo di assorbimento degli impatti da parte del sistema insediativo e in relazione alla loro funzione di riequilibrio ecologico, riqualificazione del paesaggio e promozione di un “presidio ecologico” del territorio. In questo quadro la Direzione di progetto Monza e Brianza, con la collaborazione di Andreas Kipar, ha realizzato il progetto “2009: Molta + Brianza”, sul tema della

riqualificazione del paesaggio e della ricomposizione urbana. L’obiettivo è la promozione e la qualificazione del paesaggio sfruttando il potenziale delle risorse naturali, culturali, paesaggistiche e sociali del territorio, inserendosi nel più vasto progetto “Città di Città ”, proposto dalla Provincia di Milano, promuovendo progetti in grado di creare, secondo le direttive della Convenzione europea del paesaggio, una rete fra i comuni della nuova provincia indispensabile per la promozione del territorio. Natura, cultura e paesaggio sono stati individuati come i temi prioritari per lo sviluppo e la promozione della nuova provincia, attraverso alcune proposte da mettere in rete che riguardano, per esempio, il Seveso, il Villoresi, le ville di delizia e i loro giardini, il paesaggio agricolo delle connessioni, il paesaggio delle industrie, il paesaggio del Lambro.

nella pagina accanto, L’uso dei suoli non urbanizzati (Centro Studi PIM, 2006)


4. Il contesto paesistico-ambientale fra spazi versi e aree protette

Il sistema dei parchi e delle aree protette è uno dei fattori di qualificazione dell’organizzazione territoriale della regione urbana milanese. Esso comincia a configurarsi negli anni ’70 proprio nell’area milanese come forma di tutela e difesa di ambiti con connotati di elevata naturalità rispetto al diffondersi delle strutture urbane (Groane, Valle del Ticino, Nord Milano) e acquisisce forma di programma organico con la LR 86/83. Il sistema dei parchi regionali, che nell’intera Lombardia raggiunge il 22% del territorio, nella provincia di Milano si alza al 39% ad ulteriore conferma della urgenza di tutela degli spazi aperti che stava all’origine della LR 86/83. I dati riferiti alla nuova

provincia parlano invece del 26%, a fronte di una percentuale di suolo occupato da strutture urbane, o da previsioni di insediamenti, pari al 42%, a testimonianza di una sostanziale scarsità di spazi liberi, in special modo di quelli non soggetti a tutela. Nella provincia di Monza e Brianza il sistema dei parchi regionali, risponde principalmente alla necessità di conservare e garantire a lungo termine gli ambienti di maggiore interesse paesistico, naturalistico e storico delle valli e delle aree di contesto del Lambro, degli ambiti dei terrazzamenti e dei boschi delle Groane. Da un’attenta lettura delle normative dei singoli piani emerge come gli aspetti di tu-

4.2 I parchi regionali e i parchi naturali nell’area brianzola

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LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

Rapporto tra territori dei parchi nella provincia di Monza e Brianza (Centro Studi PIM, 2006)

PARCO REGIONALE DELLE GROANE

(forestale e di cintura metropolitana) Territorio: Parte del terrazzo fluvio-glaciale situato a nord della città di Milano tra le conurbazioni del Lura e del Seveso. Il Parco occupa un territorio di brughiera di peculiare interesse geologico, costitui-

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tela della natura siano prevalenti nei parchi fluviali e forestali: il Parco delle Groane, sottopone a tutela naturalistica ampie zone di brughiera, mentre il Parco della Valle del Lambro individua nelle aree di pertinenza dei fiumi gli ambiti di maggiore pregio. Diverso è il caso del Bosco delle Querce, parco naturale nato con lo scopo principale di bonifica, recupero ambientale e ricostruzione dell’ecosistema dopo l’incidente dell’ICMESA del 1976, su cui si è intervenuto con opere di bonifica e recupero ambientale. Le aree riservate ad attrezzature per la fruizione acquistano peso sempre maggiore quanto più ci si avvicina all’area centrale e densamente abitata della regione urbana milanese, con significative presenze nel Valle Lambro, nel quale la necessità di accedere a luoghi dove esercitare pratiche sportive, trascorrere il tempo libero, fino al semplice bisogno di “aprire le finestre” sul verde determina una forte pressione in coorrispondenza del Parco di Monza.

to da ripiani argillosi “ferrettizzati” che determinano specificità ambientali e floristiche. La vegetazione è caratterizzata da estese brughiere che si evolvono gradatamente verso il bosco di pini silvestri e betulle, fino a maturare in boschi alti di querce e carpini. Notevoli gli elementi di interesse storico-artistico, quali il Castellazzo di Bollate, la Valera di Arese, e le fornaci, testimonianze di archeologia industriale. Istituzione: proposto nel 1969 dal Centro Studi del Piano Intercomunale Milanese (PIM), istituito con LR 31/76 Gestione: Consorzio tra i 16 Comuni inte-

Oggi il ruolo di questo parco è essenzialmente di carattere sovracomunale, andando a investire tutta l’area a nord di Milano, ponendosi come anello di congiunzione tra le colline brianzole e la pianura asciutta. La mancanza di territori agricoli produttivi tipici della bassa pianura irrigua rende di scarso rilievo i temi tipici del paesaggio agrario. In particolare, il Parco della Valle del Lambro, oltre a individuare il “sistema delle aree prevalentemente agricole”, comprende aree agricole interne al perimetro di Parco naturale classificate come aree di protezione dei corsi d’acqua in quanto facenti parte dell’ecosistema fluviale. Va infine rilevato che in questi parchi, in diversa misura a seconda delle caratteristiche degli ambiti tutelati, il rapporto con le strutture urbane, comprese o marginali rispetto al perimetro del parco, si è dimostrato l’elemento di maggiore conflittualità tra enti gestori e Comuni nel governo del territorio e nella “attuazione” di progetti condivisi.

ressati, il Comune e la Provincia di Milano Sede: Solaro Superficie: 3.200 ha, di cui 1505 in provincia di Monza e Brianza Pianificazione: PTC approvato con del.GR n° 7/18476 del 30/07/2004 Caratteri: Il piano si articola attorno a grandi aree di riserva naturale parziale, in fase di acquisizione da parte del Parco; alcune zone specificamente destinate alla fruizione concentrano le attrezzature di svago; le fornaci, interessanti testimonianze residue di attività ormai dismesse sono comprese in uno specifico piano di settore.


4. Il contesto paesistico-ambientale fra spazi versi e aree protette

PARCO REGIONALE DELLA VALLE DEL LAMBRO

(fluviale e di cintura metropolitana) Territorio: Territori appartenenti alla fascia collinare, lungo 25 km del Lambro, dai laghi di Alserio e Pusiano al Parco di Monza. Le zone collinari della Brianza sono quelle più interessanti dal punto di vista naturalistico, con alcuni ambienti palustri di pregio, boschi e l’orrido di Inverigo. Notevole è l’interesse storico delle numerose ville patrizie e dei relativi giardini storici, tra i quali il complesso mo-

PARCO NATURALE DEL BOSCO DELLE QUERCE

numentale costituito dalla Rotonda, villa Crivelli, S.Maria della Noce di Inverigo e la villa Reale di Monza. Istituzione: Previsto dalla LR86/83, istituito con LR 82/83. Gestione: Consorzio tra i 35 Comuni interessati e le Province di Como, Lecco e Milano e la Regione Lombardia. Sede: Triuggio Superficie: 8.182 ha di cui 4252 in provincia di Monza e Brianza Pianificazione: PTC approvato con del. GR n°7/601 del 28/07/2000 Parco Naturale istituito con LR 18/05 del 09/12/2005 Caratteri: Il PTC è articolato su un doppio sistema di lettura, costituito da un lato dall’identificazione di unità di paesaggio e dall’altro dalla suddivisione del territorio in “sistema delle aree fluviali e

lacustri” (identificate anche dal perimetro di Parco naturale), “sistema delle aree prevalentemente agricole”, “sistema degli aggregati urbani”. Il Parco comprende inoltre il parco storico della Villa Reale di Monza, che viene riconosciuto come parco urbano, con specifiche destinazioni e attività ammesse, non differenziate nella tavola di Piano. Le aree agricole interne al perimetro di Parco naturale sono state classificate come aree di protezione dei corsi d’acqua in quanto interne al “Sistema delle aree fluviali e lacustri”. Il perimetro di Parco naturale comprende i territori tra i laghi di Pusiano e di Alserio a nord e l’intero Parco di Monza, per una superficie complessiva di 4.700 ha (59% del parco), di cui 2277 in provincia di Monza e Brianza.

Territorio: Territori dell’alta pianura diluviale, presso il margine tra l’area collinosa degli archi morenici a nord e le spianate terrazzate dei depositi fluvio-glaciali, dovuti allo smaltimento erosivi degli accumuli morenici, a sud. Il corso d’acqua Certosa o Terrò lambisce per un lungo tratto il perimetro del Bosco. La vegetazione è caratterizzata da specie arboree e arbustive presenti nei boschi residui vicini, quali rovere, pino silvestre, betulla, carpino bianco, ontano nero, salice, corniolo, rovo, biancospino, nocciolo, sambuco. Fra Seveso e Meda, il Parco interessa la zona più colpita dal disastro ambientale dell’ICMESA del 1976, su cui si è intervenuto con opere di bonifica e recupero ambientale. Le finalità del Parco sono: tutelare la biodiversità, conservare e incrementare le potenzialità faunistiche e vegetazionali; monitorare l’ecosistema ricostruito; svolgere attività di informa-

zione ed educazione; incentivare la fruizione pubblica eco-compatibile; realizzare attraverso il Parco un elemento della rete ecologica provinciale; valorizzare l’origine dell’area a seguito degli interventi di bonifica. Istituzione: Istituito con LR 21/05 del 28/12/2005 Gestione: Comune di Seveso in convenzione con il Comune di Meda Sede: Seveso Superficie: 44 ha Pianificazione: Il Parco è privo di strumento di pianificazione Caratteri: La zonizzazione del parco, elaborata dall ́Azienda regionale delle Foreste suddivide in 5 tipologie di aree, ripartite in aree paesaggistiche (5 ettari), aree naturalistiche (16,5 ettari), aree ricreative intensive (7,2 ettari), aree ricreative estensive (8 ettari) e aree di rispetto (6 ettari).

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LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

4.3 I parchi locali di interesse sovracomunale

Un tratto del Lambro

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Il quadro delle aree protette si completa con i parchi locali di interesse sovracomunale (PLIS), mentre le riserve regionali esterne ai parchi e i monumenti naturali tutelano aree specifiche di limitata superficie o singoli fenomeni isolati di carattere morfologico o naturalistico. In quest’area i primi parchi locali traggono origine da tutele paesistiche o naturalistiche di corsi d’acqua minori (Molgora) o di aree boscate (Rio Vallone), ma in seguito si sono estesi soprattutto alla difesa e riprogettazione paesistica di aree agricole interstiziali rispetto all’espansione dell’edificato, rivolgendosi alla conservazione e alla valorizzazione di spazi aperti anche attraverso la creazione di aree attrezzate. È il caso del Parco del Grugnotorto-Villoresi e di quello della Brianza Centrale, che rappresentano uno snodo nel sistema delle grandi aree protette, situandosi in una posizione strategica rispetto alle Groane, al Parco Nord, al Parco della Valle del Lambro e a quello della Media Valle del Lambro, grazie anche alle connessioni permesse dalle aste del Seveso e del Villoresi. In Brianza, osservando la distribuzione di queste aree protette, che si caratterizzano per un andamento radiale o subradiale rispetto all’area centrale milanese, si può abbozzare l’ipo-

tesi di due sub-sistemi interposti tra i grandi ambiti tutelati dei parchi regionali: • il sistema ovest, tra i parchi delle Groane, Nord Milano e Valle Lambro, costituito dai PLIS della Brianza Centrale, del Grugnotorto-Villoresi e da quello della Media Valle del Lambro; • il sistema est, tra i parchi Valle Lambro e Adda Nord, costituito dai PLIS del Rio Vallone, del Molgora, delle Colline Briantee, della Cavallera, delle Cave, questi ultimi tre in via di istituzione. Ulteriori proposte riguardano il Parco del Molgora-Villoresi e quello dei Cinque Borghi (nei territori di Vimercate, Bernareggio, Usmate Velate), mentre è previsto l’ampliamento del Parco della Valletta, in provincia di Lecco, ai territori di Besana e Renate. Il consolidamento di alcune di queste iniziative e la loro messa in rete mediante la formazione di un sistema di percorsi ciclabili, sta consentendo, per quanto un po’ lentamente, di ridistribuire la domanda di spazi verdi accessibili e di allentare conseguentemente la pressione precedentemente esercitata sui pochi parchi esistenti strutturati ed effettivamente protetti, primo fra tutti il Parco di Monza.


4. Il contesto paesistico-ambientale fra spazi versi e aree protette

PARCO DEL GRUGNOTORTO-VILLORESI

L’alzaia del Villoresi nel Parco del Grugnotorto

Istituzione: Del.GR n° 6/46253 del 12/11/1999; Del.GR n°7/6754 del 09/11/2001; Del.GP n°481/04 del 16/06/04 Territorio: Comprende una vasta area inedificata interclusa nel sistema delle conurbazioni dense di prima cintura a nord di Milano. L’agricoltura è presente in forma residuale; sono segnalate alcune zone umide e interessanti relitti di boschetti planiziali. Il parco si pone come struttura di connessione ecologica indispensabile

tra i parchi regionali Nord Milano, Groane e Valle Lambro. Gestione: Convenzione tra i comuni di Cusano Milanino, Cinisello Balsamo, Muggiò, Nova Milanese, Paderno Dugnano Sede: Paderno Dugnano Superficie: 791 ha di cui 261 in provincia di Monza e Brianza Pianificazione: Piano Pluriennale degli interventi

PARCO DELLA BRIANZA CENTRALE

Un’area fruitiva nel Parco della Brianza centrale

Istituzione: Del.GR n°7/5139 del 15/06/2001, Del.GP n°41/05 del 26/01/05 Territorio: Interamente nel Comune di Seregno, comprende aree inedificate all’interno del tessuto urbano locale, che, nel loro insieme, costituiscono elementi ancorché frammentari di un tessuto connettivo di valore elevato tra i parchi regionali delle Groane, della Brughiera e della

Valle del Lambro. È previsto l’ampliamento ai comuni di Albiate e Cesano. Gestione: Comune di Seregno Sede: Seregno Superficie: 396 ha Pianificazione: Piano Particolareggiato approvato con Del.CC n°22 del 09-022005; Piano Pluriennale degli interventi adottato con Del.CC n°42 del 30-032004

PARCO DELLA MEDIA VALLE DEL LAMBRO

La proposta di Piano Particolareggiato del Centro Studi PIM (1999)

Istituzione: Del.GR n°7/8966 del 30/04/2002 Territorio: Proposto dai comuni che affacciano sul Lambro settentrionale, a sud di Monza, ha come finalità il recupero di aree fortemente degradate dalla presenza di cave dismesse, residui di attività industriali dismesse, orti urbani spontanei, ecc, attraverso un ridisegno complessivo

delle aree che lo compongono. Gestione: Protocollo d’intesa tra i Comuni di Cologno Monzese e Sesto San Giovanni Sede: Cologno Monzese Superficie: 292 ha di cui 83 in provincia di Monza e Brianza Pianificazione: Piano Particolareggiato proposto

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LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

PARCO DEL MOLGORA

Un tratto del Molgora all’interno dell’omonimo PLIS (Di Fidio - Ferrari - Lazzeri, 2001)

Istituzione: Del.GR. n°53703 del 26/06/1985, Del.GR. n°35985 del 13/09/1988, Del.GR. n°5/21972 del 23/4/1992, Del.GR. n°6/41711 del 26/02/1999, Del.GR. n°7/7573 del 21/12/2001, Del.GP n°502/05 del 14/07/05 Territorio: Il torrente Molgora scende dai ripiani precollinari alla bassa pianura ove si immette nel canale Muzza. Il parco, originariamente comprendente i territori settentrionali, è stato recentemente ampliato fino all’abitato di Bussero. La parte meridionale del corso del torrente è parzialmente compresa nel parchi regionali Sud Milano e Adda Sud. Inserito in un’area fortemente antropizzata, mantiene e va rafforzando il recupero

delle coperture forestali originali e la gestione delle aree umide di elevato valore ecologico, negli ambiti contigui all’alveo fluviale e negli stagni derivanti da vecchie cave di argilla. Notevole presenza di elementi di interesse storico-architettonico, rappresentati da centri, ville e parchi storici. Gestione: Consorzio tra i Comuni di Vimercate, Burago Molgora, Agrate Brianza, Usmate Velate, Carnate, Caponago, Bussero, Pessano con Bornago. Sede: Agrate Brianza Superficie: 1.015 ha di cui 560 in provincia di Monza e Brianza Pianificazione: Piano Particolareggiato proposto

PARCO DEL RIO VALLONE

Una zona umida nel Parco del Rio Vallone (Di Fidio - Ferrari - Lazzeri, 2001)

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Istituzione: Istituzione D e l . G R n°5/21784 del 23/04/1992, Del.GR n°6/33405 del 19/12/1997, Del.GP n°572/05 del 27/7/05, Del.GP di Lecco n°74 del 30/9/05 Territorio: Il parco, recentemente ampliato verso il Parco Adda Nord, si sviluppa lungo l’asta dell’omonimo torrente, uno dei principali elementi di caratterizzazione dell’altopiano ferrettizzato dell’est brianzolo. Il parco custodisce ambienti di eccezionale pregio naturalistico, come alcuni lembi di foresta planiziale di querce e zone umide molto suggestive formatesi per il ristagno dell’acqua piovana sul suolo argilloso.

Fa parte del parco anche la “collina” della discarica di Cavenago, ormai in via di recupero, il cui profilo è destinato a far parte dell’orografia locale. Gestione: Consorzio tra i Comuni di Basiano, Bellusco, Bernareggio, Busnago, Cavenago di Brianza, Cornate d’Adda, Masate, Mezzago, Ornago, Sulbiate, Verderio Inferiore Sede: Cavenago di Brianza Superficie: 1118 ha di cui 723 in provincia di Monza e Brianza e 94 in provincia di Lecco Pianificazione: Piano Particolareggiato vigente e recepito solo per i comuni di Basiano, Bellusco, Cavenago di Brianza, Masate, Ornago.


4. Il contesto paesistico-ambientale fra spazi versi e aree protette

4.4 La rete ecologica

Il sistema di aree protette appena descritto rappresenta una parte della “cintura verde” della regione urbana milanese. Ma se il Parco Sud, con le sue tutele volte soprattutto alla conservazione degli spazi agrari, contribuisce a mantenere il rapporto storico tra città e campagna, nell’arco nord, anche tenendo conto della presenza dei PLIS, il completamento della “cintura” si presenta più problematico. In tal senso lo strumento che oggi risulta di primaria importanza per il rafforzamento della componente ambientale e per il superamento delle criticità delle aree ad alto tasso di urbanizzazione, è la formazione della “rete ecologica“, affidata alla pianificazione provinciale nel suo disegno generale, ma realizzabile nelle sue specificità soprattutto attraverso la risposta della pianificazione locale.

La costruzione di una rete ecologica ha lo scopo di mettere in relazione gli ambiti di valore naturalistico con altre aree, continue e interrelate con le strutture insediative e le reti infrastrutturali, al fine di evitare la formazione di sistemi chiusi e isolati. Nell’ambito della nuova provincia gli elementi di base della rete, che si fonda su uno schema portante di habitat capaci di fornire livelli sufficienti di biodiversità, su nuovi elementi di naturalità, da creare negli ambiti di maggiore carenza, e su un sistema di fasce di connessione, sono rappresentati da: • il sistema delle acque, con le grandi aste fluviali, in direzione nord-sud (Lambro, Seveso), ma anche i corsi d’acqua minori (torrenti groanici, Molgora, ecc), il Villoresi, fondamentale collegamento est-

La rete ecologica prevista dall’attuale PTCP (Provincia di Milano, 2003)

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LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

ovest, e la rete minuta del sistema irriguo derivato; gli ambiti di naturalità compresi nei parchi e nelle riserve regionali; i PLIS, quali elementi di potenziale ricostruzione di elementi di naturalità; i sistemi di verde urbano, una volta messi a regime e in contatto con gli spazi aperti; il sistema della percorribilità “lenta” del territorio, costituito dai principali tracciati ciclopedonali esistenti o in progetto (Villoresi, Vallassina, Parco della Valle del Lambro) che possono essere adeguata-

mente dotati di elementi di arredo vegetale continui; • la conservazione degli spazi liberi, non soggetti a tutela, laddove costituiscano “varchi” tra aree fortemente urbanizzate, con orientamento dell’attività agricola verso colture che garantiscano la conservazione della biodiversità; • gli indirizzi alla progettazione delle grandi infrastrutture di mobilità che tengano conto della necessità di superare le barriere, attraverso opportuni interventi tali da garantire la continuità dei corridoi ecologici.

Dall’analisi del rapporto tra aree urbane ed extraurbane nell’ambito più densamente edificato della regione urbana emerge, paradossalmente, il fatto che i suoli liberi appartengono ai soli settori a nord di Milano, là dove il sistema delle aree protette non penetra negli interstizi delle strutture urbane. Inoltre, nei parchi regionali e locali, se da un lato le tutele paesistiche e naturalistiche sono prioritarie e costituiscono un vincolo alle espansioni insediative, dall’altro le strutture urbane acquistano qualità (e quindi valore) quanto più affacciano su aree di pregio ambientale, come è possibile riscontrare nelle aree di contesto del Parco di Monza.

ambientale, affidati a programmazione concordata tra le amministrazioni locali (PLIS e altre), o la realizzazione della rete ecologica o un adeguato utilizzo delle opere di mitigazione e compensazione delle nuove infrastrutture, appaiono oggi in grado di incidere in modo significativo sui paesaggi esistenti.

• • •

4.5 Le strutture urbane e gli spazi aperti di contesto

Gli spazi liberi del settore in cui è compresa la nuova provincia, in assenza di logiche di pianificazione unitaria, risultano ulteriormente frammentati dalla presenza delle grandi infrastrutture di mobilità e, con la progressiva scomparsa dell’attività agricola, non sono più in grado di costituire paesaggio di contesto alle aree urbane. Solamente interventi di ricostruzione paesaggistica e 72

Nell’ambito dell’area brianzola le maggiori opportunità sono rappresentate dunque da: • l’aggancio, attraverso il Parco della Brianza Centrale, del Parco della Valle del Lambro con quello delle Groane; • le ricuciture minute della maglia degli spazi liberi, capaci di attenuare l’impatto con l’insieme delle barriere infrastrutturali, soggette per altro ad ulteriori potenziamenti; • la formazione di “corridoi” verdi in abbinamento con i grandi itinerari ciclabili, quali l’alzaia del Villoresi e il sistema della direttrice Vallassina, collegata all’itinerario del Parco della Valle del Lambro a partire da Monza lungo il fiume.


4. Il contesto paesistico-ambientale fra spazi versi e aree protette

Il patrimonio storico-architettonico della Brianza appare di notevole importanza per diffusione e valore, raggiungendo, secondo le prime stime, circa il 30% della quota riferibile all’attuale provincia di Milano. Si tratta di un patrimonio particolarmente vasto e importante, oltre che per le architetture religiose e rurali, soprattututto per il sistema delle dimore extraurbane (36%), edificate a partire dal tardo Rinascimento, che rappresentano un segno distintivo di un territorio che nel corso dei secoli è stato scelto quale luogo privilegiato di residenza. Emergenza assoluta, in grado di proiettare la Brianza in una dimensione internazionale, è il sistema Villa Reale e Parco di Monza, da tempo in attesa di un’adeguata politica di riqualificazione e valorizzazione. Spesso alla felice ubicazione dovuta alla delicata morfologia collinare, questo patrimonio unisce la qualità dell’architet-tura, determinando episodi, se non addirittura sistemi, paesaggistici di livello assoluto, come quelli di villa Borromeo D’Adda ad Arcore, Gallarati Scotti a Oreno, Crivelli Pusterla a Limbiate. In questo panorama quelle di proprietà pubblica, generalmente uffici comunali e di altre istituzioni locali, raggiungono una percentuale di assoluto rilievo, quasi il 50%, senza per questo determinare un’elevata accessibilità da parte del pubblico. Pur godendo generalmente di un discreto stato di conservazione e della pubblicità di qualche guida turistica, raramente queste dimore gentilizie risultano inserite in un circuito culturale. I complessi rurali, spesso trasformati, risultano presenti in modo particolare in quella fascia che comprende Cesano Maderno, Seregno, Limbiate e Seveso, mentre è da segnalare una presenza significativa di molini lungo il Lambro.

Per quanto riguarda invece le architetture religiose, che rappresentano quasi il 39% sul totale dell’attuale provincia, pur risultando anch’esse generalmente in buono stato di conservazione, ancora inferiore risulta essere il numero di quelle inserite in un circuito turistico. Infine, occore considerare che sia i beni archeologici che i complessi militari, non risultano presenti in modo significativo.

4.6 Le emergenze architettoniche e ambientali

Gli studi per il Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Milano hanno evidenziato la necessità di una lettura complessiva del sistema dei beni architettonici e ambientali capace di evidenziare le presenze di valore attraverso il riconoscimento di: • elementi di “emergenza” quali edifici o beni caratterizzati da rarità, rappresentatività, valori storici o monumentali: villa Tittoni Traversi a Desio, il complesso del Parco Reale e il Duomo di Monza, palazzo Borromeo Arese a Cesano Maderno, villa Gallarati Scotti a Oreno, la basilica de SS. Pietro e Paolo ad Agliate (Carate); • elementi di “riferimento territoriale”, cioè beni che per notorietà o per posizione costituiscono un sistema di riferimento per la conoscenza dell’area: l’oratorio di S.Vittore a Meda, la ex casa del Fascio di Terragni a Lissone, le cascine del parco di Monza; • elementi “di caratterizzazione territoriale” cioè beni e luoghi che per la loro diffusione segnano il paesaggio: le testimonianze di archeologia industriale, come le fornaci delle Groane, le cascine della valle del Lambro, assieme alle aste irrigue, ma anche i quartieri residenziali recenti e storici, le vie commerciali e i loro centri, ecc. Il quadro complessivo vede solo 34 comuni della nuova provincia interessati da provvedimenti di tutela ex D.lgs 42/04, art. 10 (già L 1089/39), con un numero molto elevato 73


LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

di vincoli di rispetto, per un totale di 137 edifici, con una larga prevalenza di architetture residenziali (81) e solo 6 complessi agricoli. Questo conferma la presenza di un patrimonio, a torto definito “minore”, decisamente a rischio di pesanti trasformazioni se non addirittura di demolizioni. I fattori di criticità rispetto ai temi della conservazione di questo patrimonio e soprattut74

to rispetto alla riqualificazione delle parti già “in sofferenza” ai margini delle zone più densamente edificate appaiono numerosi, a partire dalla pressione dei grandi operatori immobiliari per la trasformazione delle aree più appetibili, fino all’annullamento dei valori ambientali e paesistici delle linee d’acqua causato dalle tombinature, dall’affollamento delle rive e dalla realizzazione di nuovi tracciati stradali.

Tutto ciò indica la necessità, che peraltro si sta sempre più diffondendo fra le popolazioni, di passare da una cultura passiva ad una attiva, fondata sulla conoscenza del territorio e su progetti di valorizzazione. In quest’ottica è possibile segnalare l’iniziativa del Parco della Valle del Lambro, per l’istituzione di un’agenzia con l’obiettivo di tutelare e promuovere il territorio, attraverso la sua fruibilità e percorribilità.


4. Il contesto paesistico-ambientale fra spazi versi e aree protette

In sintesi, i punti di forza della nuova provincia sono rappresentati dall’esistenza di un patrimonio di elevato livello, dalle tradizioni e dall’artigianato, dalla presenza dell’Autodromo e dal Gran Premio di Formula 1, che garantiscono una straordinaria visibilità internazionale. La principale criticità è invece costituita, oltre che dalla bassa valorizzazione del patrimonio storico, artistico e ambientale, dalla concorrenzialità di Milano e delle aree turistiche limitrofe. Il principale obiettivo che la nuova Provincia si è posta rispetto ai beni culturali è di tutelare il patrimonio per poterne sfruttare le potenzialità, in modo che possano essere messi al servizio del territorio. Il lavoro della Direzione di progetto Monza e Brianza in quest’ambito è finalizzato alla: • catalogazione delle risorse culturali; • organizzazione e promozione di eventi di eccellenza; • organizzazione di convegni a tema per operatori culturali e turistici. Le principali attività avviate sono rappresentate dal circuito delle Ville di Brianza, quello dei Teatri e dello Spettacolo, i laboratori sui sistemi culturali e turistici, oltre al bando “Raccolta Cultura”. L’8 settembre 2006 è stato inoltre siglato, fra la Provincia di Milano, la Camera di Commercio di Milano e il Comune di Monza, il Protocollo di intesa per la creazione di un sistema turistico locale, che si propone di:

• realizzare uno studio di fattibilità per la creazione di un organismo di gestione autonomo per l’organizzazione delle attività turistiche, con particolare attenzione alle strutture informative e all’accoglienza turistica; • realizzare uno studio dedicato all’identità turistica della Brianza; • costituire una Consulta del turismo composta da operatori pubblici e privati; • costituire un Comitato con funzioni di indirizzo e controllo; • elaborare un programma comune per lo sviluppo del turismo da presentare alla Regione per poter accedere ai finanziamenti previsti dalla LR 8/04. Oggi il territorio della Brianza si propone come meta di turismo culturale, naturalistico e d’affari, caratterizzato non da grandi numeri ma dalla qualità dell’offerta. In questo senso il prodotto turistico principale è costituito dal circuito delle ville storiche e dei parchi, dai percorsi ciclabili e dalle architetture sacre, al quale è però necessario aggiungere la valorizzazione delle risorse ambientali e paesaggistiche. L’accordo, inoltre, è nato anche dalla convinzione che la promozione del comparto turistico sia volano futuro per l’intera economia locale e si aggiunga, in termini di eccellenza e competitività, all’offerta di servizi già presenti sul territorio.

nella pagina a fianco, Il sitema dei beni storico architettonici

75


LE TRE CITTĂ€ DELLA BRIANZA

Il Piano di Settore per il Parco di Monza

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4. Il contesto paesistico-ambientale fra spazi versi e aree protette

ponenti il Parco; accessibilità, percorsi tematici, distribuzione e circolazione interna degli utenti; • individuazione dei criteri per una maggiore compatibilità di golf e autodromo; • zone ed edifici che necessitano di particolari modalità di recupero e tutela. Secondo il Piano il Parco deve riscoprire e valorizzare il ruolo di testimonianza storica, culturale e paesistica, di complesso “museale”, esplicitando le sue potenzialità di “parco politematico” in cui si integrano temi storico-culturali, naturalistici, paesistico-ambientali, sportivi e del tempo libero, mettendo in evidenza modalità di utilizzo diversificate, correttamente integrabili con i suoi valori, e non più solo il ruolo oggi dominante di grande polmone di verde per il tempo libero. Il rinnovato interesse nei confronti del Parco di Monza, confermato dall’acquisizione da parte della Regione della quota parte del Comune di Milano della Villa Reale e dall’iniziativa del concorso per il recupero della Villa stessa, riporta al centro dell’attenzione questa straordinaria risorsa, in occasione del suo bicentenario. Gli interventi effettuati finora hanno prodotto esiti positivi, ma non appaiono sufficienti a guidare un processo di riqualificazione e sviluppo più complessivo. Si tratta ora di configurare uno strumento organico, che tenga conto delle potenzialità, delle aspettative e dei conflitti tra le esigenze degli abituali fruitori del Parco, che lo vivono come un grande giardino urbano, e quelle del pubblico delle grandi manifestazioni, come il Gran Premio di Formula 1. Un progetto di ampio respiro che tenga conto dell’esigenza di reperire nuove risorse per il suo mantenimento e valorizzazione, a cominciare da uno sforzo immaginativo che ne assicuri vitalità e continuità di utilizzo, ne rilanci le attività e ne diversifichi l’offerta, mantenendo il livello delle sue potenzialità di attrattore al di là di singoli episodi saltuari. •

IL PARCO DI MONZA

I 700 ettari del Parco Reale comprendono al loro interno ville settecentesche, aziende agricole, molini, vaste aree boschive di notevole pregio ambientale e un ampio tratto del Lambro, integrati in un unico paesaggio secondo il progetto paesaggistico di Luigi Canonica, che non prevede un uso esclusivamente ricreativo a favore della casa regnante, ma anche la creazione di una tenuta modello, destinata alla sperimentazione agricola, alla cura dei boschi, all’allevamento. Il paesaggio viene misurato e inquadrato da un sistema di viali alberati e di assi propettici che introducono nello spazio omogeneo delle superfici prative e boscate, una trama ordinatrice di scorci e visuali. Questo sistema, oltre a mettere in relazione tutti gli episodi più importanti in una rigorosa assialità lenotriana, in contrasto con la moda contemporanea e la teorizzazione di Ercole Silva, si prolunga all’esterno con i Boschetti, connessi al centro storico di Monza, e il grande asse di accesso alla Villa, connesso alla nuova strada per Milano. Ne nasce un disegno che travalica le assialità unidirezionali per costruire una dinamica della visione che, sul sostegno di un implicito invito al movimento, costruisce, attraverso nodi di fil-

tratura visiva, una sorta di interazione tra recinto e fughe. Nel 2002 il Centro Studi PIM ha presentato alla Regione e al Consorzio del Parco della Valle del Lambro la proposta di Piano di Settore, strumento di indirizzo per l’attuazione delle disposizioni del PTC del Parco della Valle del Lambro. Il Piano di Settore: • precisa obiettivi, funzioni e destinazioni delle varie componenti del Parco; • acquisisce ed esplicita gli orientamenti espressi dalla LR 40/95 “Programma Triennale per la manutenzione e riqualificazione del Parco di Monza”; • rappresenta un progetto generale di assetto, che non fa ricorso a rigidi meccanismi puntuali di carattere azzonativonormativo; • descrive le caratteristiche degli interventi e delle azioni da intraprendere e definisce i criteri da adottare nella gestione dei diversi tematismi che interessano il Parco. Il compito del Piano di Settore consiste nel definire indirizzi riguardanti: • ruolo e finalità del Parco in relazione al recupero e al riutilizzo delle sue componenti; • organizzazione e disegno paesistico di riferimento; • funzione degli spazi e delle parti com-

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La rete stradale esistente

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5. Emergenza traffico La Brianza costituisce un’area di denso insediamento abitativo e industriale con una domanda di mobilità molto elevata, ma anche una zona in cui proprio le caratteristiche insediative e le specifiche problematiche ambientali rendono non facile l’inserimento di nuove infrastrutture.

La lettura dell’attuale situazione della mobilità fornisce una prima “fotografia” dello stato di grave congestione del traffico in cui versa la Brianza, rispetto alla quale la nuova Provincia dovrà attuare azioni a carattere prioritario tali da fornire adeguate risposte ai problemi presenti e soddisfare le più generali aspettative di sviluppo per il territorio, snodo di rilevanza strategica a livello regionale per la sua posizione di crocevia di grandi arterie di comunicazione.

5.1.1 La domanda di mobilità Informazioni in merito al grado di relazione tra la nuova realtà provinciale e il contesto circostante (in particolare la conurbazione milanese), oltre ai reciproci livelli di attrazione tra i singoli comuni, sono fornite dalla domanda di mobilità, rappresentata dal numero di spostamenti (per motivi di lavoro o di studio) della popolazione residente, in origine e in destinazione per ciascun comu-

ne interno alla Provincia di Monza e Brianza (ISTAT–14° Censimento generale della popolazione del 2001). Essa risulta interessata da una consistente entità di domanda di mobilità, con circa 120.700 spostamenti generati, 66.900 spostamenti attratti e 113.000 spostamenti intercomunali interni all’area provinciale. L’attrattività esercitata da Milano è piuttosto elevata, con livelli decrescenti allontanandosi verso l’esterno della nuova area provinciale. Gli spostamenti in entrata da Milano verso la Brianza sono, invece, decisamente inferiori. Anche il nuovo capoluogo di Provincia esercita un buon grado di attrazione, con un maggior livello di gravitazione su Monza da parte dei comuni ad esso più prossimi. Il mezzo di trasporto utilizzato in prevalenza è l’auto privata, mentre il trasporto collettivo viene impiegato più per gli spostamenti in uscita dal territorio provinciale che per quelli in ingresso o tra gli stessi comuni della Brianza. Dove il servizio è presente, risulta maggiormente attrattiva per

5.1 Le reti infrastrutturali in Brianza oggi

79


LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

Gli spostamenti per motivi di lavoro in origine dai Comuni della Brianza con destinazione Milano e Monza (Elaborazione Centro Studi PIM su dati ISTAT, 2001)

le destinazioni esterne la modalità ferroviaria, la cui competitività potrà essere ulteriormente valorizzata con specifiche scelte di sviluppo infrastrutturale e gestionale.

5.1.2 Lo stato di fatto della rete stradale Le attuali direttrici viarie principali (superstrade ex-SS35 Milano-Meda-Lentate, SS36 Nuova Valassina e A51 Tangenziale est di Milano fino a Vimercate) hanno prevalentemente andamento nord-sud, confermando la forte gravitazione dell’area della Brianza verso Milano, e consentono i collegamenti verso Como e Lecco. 80

In direzione est-ovest si segnalano due direttrici autostradali/superstrade, che lambiscono il territorio provinciale a sud (A4 Milano-Bergamo e A52 Tangenziale nord di Milano, che prosegue nella SP46 RhoMonza fino a Baranzate), e viabilità di tipo ordinario (ex-SS527 Bustese, SP2 MonzaTrezzo e ex-SS342 Briantea, a nord, esterna ai confini provinciali). Per i collegamenti a carattere locale è da segnalare la presenza di un reticolo viario minore sufficientemente articolato (lungo il quale si è spesso sviluppata una fitta edificazione), costituito da assi radiali con origine in Milano e da itinerari trasversali con andamento discontinuo, più fitti nell’area


5. Emergenza traffico

La distribuzione dei flussi di traffico sulla rete stradale esistente

centro-occidentale del territorio provinciale, maggiormente urbanizzata. Il territorio di Monza si conferma, anche dal punto di vista della maglia stradale, come polo di attrazione interno (seguito da Vimercate), caratterizzato da un proprio sistema viario ben strutturato, interconnesso con la rete di rango superiore. Gli attuali flussi di traffico veicolare risultano particolarmente elevati, accompagnati da una situazione di grave congestione, sia sulle direttrici di grande comunicazione, sia lungo la viabilità ordinaria, in particolare in corrispondenza degli attraversamenti delle aree urbane e nella zona più prossima a Milano. Questa situazione, che si presenta tra le peggiori dell’intera Lombardia, è caratterizzata anche da lunghi tempi di spo-

stamento, incidentalità e inquinamento, fenomeni dovuti alla sovrapposizione indifferenziata tra traffici di attraversamento e di carattere locale, che impegnano una rete non più adeguata all’entità dei volumi veicolari transitanti e ormai priva di una specifica struttura gerarchica. Vi è poi il problema della mancanza di itinerari “forti” per i collegamenti in direzione est-ovest, che porta ad un ulteriore aggravio della congestione della viabilità più prossima al sistema autostradale e tangenziale di Milano. Tutto ciò rende l’attuale dotazione stradale della Brianza inadeguata a fronteggiare la crescente domanda di mobilità prospettata per il futuro, rendendo indispensabili azioni, sia specifiche, per la realizzazione di 81


LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

nuovi interventi infrastrutturali, sia di carattere strategico più generale, volte al “riequilibrio modale” ad alla promozione di forme di trasporto “sostenibili”.

5.1.3 Lo stato di fatto del trasporto pubblico su ferro

in alto, I tempi di accessibilità veicolare rispetto a Milano nella pagina a fianco, La rete di trasporto pubblico su ferro esistente

82

L’attuale rete di trasporto pubblico su ferro è costituita da linee che presentano, analogamente alla rete stradale, un andamento prevalentemente radiale verso Milano, con una struttura maggiormente articolata nel settore nord per le interconnessioni con Como, Asso e Lecco.

I servizi di tipo ferroviario assumono caratteri differenti a seconda della specifica connessione realizzata da ciascuna linea: di tipo suburbano cadenzato, maggiormente rispondente alle esigenze di accessibilità del territorio, tra i comuni della Brianza e per le relazioni con Milano (linee FNM Milano-Mariano Comense e RFI MilanoMonza-Seregno), collegamenti a carattere prettamente locale lungo la linea RFI Monza-Oggiono, collegamenti regionali e internazionali sulle direttrici RFI Milano-LeccoSondrio e Milano-Monza-Chiasso. Un discorso a parte è da farsi per le linee trasversali RFI Seregno-Bergamo e FNM Saronno-Seregno, che rappresenterebbero un


5. Emergenza traffico

efficace e strategico collegamento est-ovest per l’area metropolitana a nord di Milano, non solo a carattere locale, ma risultano attualmente sottoutilizzate. L’attuale impegno della rete ferroviaria si

presenta disomogeneo a seconda della direttrice considerata: le linee radiali a carattere locale hanno coefficienti di utilizzo sufficientemente bassi, sebbene presentino problematiche legate alla presenza di nu-

merosi passaggi a livello lungo il tracciato; coefficienti ancor più bassi si registrano lungo la direttrice trasversale Saronno-SeregnoCarnate, mentre la linea per Como-Chiasso presenta un livello di utilizzo elevato, dovu83


LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

to alla sovrapposizione dei servizi regionali ed internazionali, anche in questo caso con lunghi tempi di percorrenza. Esternamente rispetto ai confini provinciali si posizionano i capolinea della rete metropolitana di Milano (a Sesto San Giovanni e 84

Cologno Monzese), offrendo ai comuni della nuova Provincia vantaggi solo circoscritti per i collegamenti pubblici con il capoluogo lombardo. Le conurbazioni più dense dell’area ovest, infine, sono raggiunte da due linee tranviarie extraurbane (Mila-

no-Limbiate e Milano-Desio), che offrono attualmente un servizio limitato, a causa dell’inadeguatezza infrastrutturale e tecnologica. In conclusione, anche la situazione del trasporto pubblico su ferro risulta particolarmente critica, sia dal punto di vista


5. Emergenza traffico

I tempi di accessibilità ferroviaria (con treni SFR) rispetto a Milano (Centro Studi PIM su dati Trenitalia 2004)

infrastrutturale, sia in termini di quantità, qualità ed efficienza complessiva del servizio offerto. Infatti, sebbene la presenza di numerose stazioni, lungo le linee a carattere locale, favorisca attrattività e accessibilità altamente diffusa del servizio, d’altro canto influisce negativamente sui tempi di percorrenza, a meno che vengano attuati ammodernamenti strutturali e gestionali che ne migliorino la funzionalità. Inoltre, la mancanza di capacità aggiuntiva sulla linea internazionale rende difficile un incremento dell’offerta regionale e suburbana.

Infine sono da sottolineare: il sottoutilizzo della linea est-ovest, l’obsolescenza delle direttrici tranviarie interurbane e la mancanza di interconnessioni dirette con la rete delle metropolitane milanesi. Le potenzialità della rete esistente fanno, comunque, intravedere buone prospettive per il complessivo miglioramento del trasporto pubblico su ferro, verso il quale dovranno essere indirizzate buona parte delle risorse della programmazione strategica, della progettazione e dell’impegno economico, secondo la logica del riequilibrio modale.

nella pagina precedente, L’attuale impegno dell’infrastruttura ferroviaria

85


LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

5.1.4 Lo stato di fatto del trasporto pubblico su gomma I comuni della nuova Provincia sono raggiunti da numerose linee di trasporto pubblico su gomma a carattere interurbano, prevalentemente di competenza della Provincia di Milano e date in affidamento a differenti Aziende concessionarie, oltre ad alcune linee interprovinciali. I Comuni di 86

Arcore, Besana Brianza, Giussano, Monza, Seregno e Vimercate sono ulteriormente dotati di propri servizi urbani. All’interno della maglia delle autolinee si possono individuare alcune direttrici di forza, caratterizzate da elevata frequenza nelle ore di punta e alto livello di utilizzo da parte dell’utenza, che operano lungo le principali arterie viarie e che hanno, pertanto, andamento prevalentemente radiale rispetto a Milano: le linee

che collegano Vimercate con Milano, Saronno con Seregno e con Monza (quest’ultima con percorso est-ovest), Giussano con Monza e Sesto San Giovanni, oltre ai diversi collegamenti tra Monza e Milano. Altre linee importanti sono quelle di adduzione al sistema ferroviario e metropolitano e quelle che offrono servizi di carattere tangenziale, collegando tra loro gli altri poli di generazione e attrazione di traffico.


5. Emergenza traffico

Le principali criticità relative all’offerta di trasporto pubblico su gomma riguardano: • l’inadeguatezza della rete stradale su cui si svolge il servizio e la carenza di aree di interscambio; • la mancanza di una programmazione complessiva dei servizi (orari, percorsi e frequenze), che risponda in modo effica-

ce e capillare alle esigenze della domanda e consenta una migliore gestione delle risorse economiche; • l’assenza di un sistema tariffario integrato; • i modesti standard di qualità presenti, legati in particolare all’anzianità del parco autobus; • la scarsità di informazione all’utenza.

Il 2009, con l’effettivo insediamento delle specifiche figure istituzionali, rappresenta un importante riferimento temporale anche per il “passaggio delle consegne” della dotazione infrastrutturale che ricade entro i limiti amministrativi del nuovo Ente, sia di diretta gestione provinciale che, comunque, di rilevanza nell’ambito della pianificazione e programmazione sovracomunale.

Gli unici interventi di “breve periodo” che riguardano la maglia stradale fondamentale sono: • la riqualifica della SS36 Valassina Monza-Cinisello Balsamo, finalizzata al miglioramento della percorrenza lungo la direttrice verso Lecco e della vivibilità delle aree urbane ai suoi margini; • la realizzazione della quarta corsia sulla A4, dalla barriera di Milano Est a Orio al Serio, che consentirà di migliorare le relazioni con l’area bergamasca e bresciana; • l’ultimazione delle opere per la viabilità di accesso al nuovo Polo fieristico di Rho-Pero, che consentiranno, sebbene esterne alla nuova Provincia, di migliorare l’offerta infrastrutturale in direzione est-ovest per le aree più prossime a Milano, realizzando il completamento dell’itinerario della Tangenziale nord fino alla A8 ed alla A4 a Rho-Pero. Le restanti opere per le quali si prevede l’inizio dei lavori entro il 2009 riguardano la maglia viaria ordinaria (di competenza prevalentemente provinciale) e consistono nella realizzazione di nuovi tracciati in variante esterna rispetto alle aree urbane, con l’obiettivo di risolvere le criticità locali e di migliorare la fluidità di scorrimento lungo alcuni itinerari, nell’ottica di costruire una corretta gerarchia della maglia stradale.

È, quindi, interessante capire quale sarà lo scenario che si presenterà a tale data, determinato dalle trasformazioni previste nel breve periodo, ossia dal completamento di alcuni degli interventi che interessano le reti di mobilità della Brianza, la cui attuazione potrà avvenire, appunto, entro il 2009.

5.2.1 La progettualità di breve periodo per la rete stradale Analizzando la tempistica dei progetti stradali, si nota che le previsioni che maggiormente modificheranno l’assetto infrastrutturale complessivo troveranno attuazione solo in un orizzonte più lontano rispetto al 2009, sebbene spesso si tratti di interventi già da molti anni oggetto del dibattito a livello regionale o nazionale.

5.2 La dotazione infrastrutturale verso lo scenario 2009

nella pagina precedente, L’attuale offerta di trasporto pubblico su gomma nell’ora di punta del mattino secondo il PTS 20062008 (Provincia di Milano, 2005)

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LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

In relazione alle caratteristiche di tutti questi interventi, per il 2009 non si prospetta una sostanziale modifica della distribuzione dei flussi di traffico, a meno della risoluzione di criticità localizzate che porteranno ad una diminuzione dei carichi veicolari in corrispondenza dell’attraversamento di specifiche aree urbane, o all’alleggerimento della congestione lungo la SS36 e la A4, senza, per altro, risolvere la più generale situazione di crisi che affligge l’intera rete.

5.2.2 La progettualità di breve periodo per la rete di trasporto pubblico su ferro

nella pagina a fianco, Le previsioni di riorganizzazione delle linee di trasporto pubblico extraurbano su gomma secondo il PTS 2001-2003 (Provincia di Milano, 2001)

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Anche nel caso dei progetti ferroviari, a fronte di un quadro progettuale piuttosto articolato, risulta contenuto il numero di interventi che troveranno attuazione nel “breve periodo”, rappresentati da: • il potenziamento e l’elettrificazione della linea FNM Saronno-Seregno che fornirà nuove opportunità per le connessioni trasversali nel settore nord e che costituirà un importante tronco dell’itinerario della Gronda ferroviaria di nord-ovest; • l’eliminazione dei passaggi a livello lungo la linea FNM Milano-Asso tra Paderno Dugnano e Seveso, migliorando le condizioni di accessibilità viaria al contorno; • il raddoppio della linea RFI Monza-Calolziocorte nella tratta Carnate-Airuno, che consentirà di incrementare l’offerta lungo la linea per Lecco, attualmente satura; • gli interventi di consolidamento di alcuni tratti e manufatti lungo la linea RFI Monza-Molteno-Lecco, per migliorare il servizio offerto grazie alla circolazione di treni con più carrozze. Anche per le linee metropolitane e tranviarie sono previsti interventi volti a migliorare il livello di connessione radiale con Milano

e a incrementare l’offerta infrastrutturale al servizio delle principali aree urbane della Brianza. Essi sono rappresentati, nel “breve periodo”, da: • il prolungamento della linea metropolitana M1 da Sesto San Giovanni a Monza, al confine sud della nuova Provincia, primo di una serie di previsioni di espansione della rete di forza del trasporto pubblico locale verso il cuore della Brianza; • la prima tratta della nuova linea M5 di Milano, tra Garibaldi e Ca’ Granda, che raggiungerà poi il capolinea della M1, realizzando un unico nodo d’interscambio; • il prolungamento della linea M3 da Maciachini a Comasina, in corrispondenza dell’innesto della ex-SS35 Milano-Meda; • la nuova metrotranvia Milano-Cinisello, con riqualifica della tratta milanese. Lo scenario di offerta conseguente alla realizzazione degli interventi ferroviari di “breve periodo” consisterà, principalmente, nell’entrata in vigore del cosiddetto “programma di esercizio obiettivo” del Servizio Ferroviario Regionale (definito nel Programma Triennale del Servizio Ferroviario Regionale 2004-2006), che consentirà la completa integrazione dei servizi RFI e FNM, garantendo frequenze certe e ripetitività delle caratteristiche dell’offerta, per meglio soddisfare le esigenze della domanda. In particolare, in Brianza nel triennio 2004-2006 è prevista l’istituzione di linee suburbane verso Besana Brianza e Carnate, con estensione del servizio regionale fino a Lecco. Ciò implicherà una complessiva riorganizzazione dei servizi afferenti al nodo di Monza, che richiederanno una sistematizzazione delle tracce dei treni regionali compatibile con quelle dei servizi a lunga percorrenza diretti a Chiasso, senza precludere interventi infrastrutturali di più lungo termine per aumentarne la capacità complessiva.


5. Emergenza traffico

La riattivazione/potenziamento della linea FNM Saronno-Seregno garantirà, infine, un’offerta completamente nuova per le relazioni trasversali verso ovest, con un servizio locale tra Seregno e Saronno (in prospettiva di tipo suburbano) e un servizio diretto da Saronno a Malpensa.

5.2.3 La progettualità di breve periodo per il trasporto pubblico su gomma Informazioni sulla progettualità per il trasporto pubblico su gomma sono fornite dal Programma Triennale dei Servizi di Trasporto pubblico Locale (PTS) della Provincia di Milano, strumento attuativo della LR 22/98 di “Riforma del trasporto pubblico locale in Lombardia”. Allo stato attuale è in vigore il PTS redatto per il triennio 2006-2008, seb-

bene non sia ancora chiara la situazione relativa ai ricorsi effettuati da alcune Società di trasporto in merito alle precedenti gare di aggiudicazione degli appalti di servizio, effettuate sulla base del PTS 2001-2003. Le strategie di base per la riorganizzazione del sistema di trasporto pubblico su gomma risultano analoghe in entrambe le edizioni del PTS, avendo come obiettivi generali: • la definizione di un modello organizzativo basato su un sistema a rete, che 89


LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

assicuri la massima integrazione tra il trasporto su gomma e quello su ferro; • l’eliminazione delle sovrapposizioni tra servizi; • il soddisfacimento della domanda, ren90

dendo appetibili i tempi di percorrenza e servendo nel modo più adeguato gli ambiti urbanizzati e le aree di interscambio; • l’aumento dell’integrazione tra le varie modalità di trasporto, anche agevolando

gli interscambi con i servizi su ferro. Le principali differenze tra i due PTS riguardano, invece, la suddivisione del territorio dell’attuale Provincia di Milano in bacini di traffico omogenei, definiti per poter accor-


5. Emergenza traffico

pare le linee extraurbane in sub-reti, funzionali alla definizione dei lotti di servizio da mettere a gara: nel PTS 2001-2003 la Brianza risulta suddivisa in tre sotto-ambiti, estesi anche all’esterno dei confini amministrativi della nuova Provincia, mentre nel PTS 2006-2008 è prevista un’unica sotto-rete, attribuendo al Comune di Monza, in quanto

futuro capoluogo, le competenze relative ai Servizi di Area Urbana. Sarà, quindi, necessario chiarire al più presto quale sarà l’effettiva configurazione di riferimento della rete, conseguente alla suddivisione in sotto-ambiti adottata e che avrà validità fino al 2013-2014, anno in cui scadranno i primi contratti di servizio.

L’assetto infrastrutturale futuro della Brianza (oltre il 2009) si inserisce in un più ampio quadro di riorganizzazione della mobilità che riguarda l’intera Lombardia. Le più recenti strategie alla base di questo riassetto generale si fondano su una visione integrata di tutte le modalità di trasporto a tutti i livelli, che non si limiti a una semplice e decontestualizzata elencazione delle opere da attuare, ma consenta la definizione di una precisa gerarchia di priorità e un preciso schema di rete verso cui tendere.

stema Viabilistico Pedemontano, costituito dall’asse autostradale, che collegherà direttamente la Brianza con le aree della bergamasca e della Lombardia occidentale, e da opere stradali connesse. Altri interventi relativi alla maglia fondamentale, che miglioreranno l’offerta infrastrutturale in direzione nord-sud sono: • il completamento della riqualifica della SS36 Valassina, sia verso sud, per la penetrazione in Milano, sia verso nord, da Giussano a Suello (Lecco); • l’ipotesi di riqualifica della ex-SS35 Comasina tra Milano-A4 e Cesano Maderno, all’interconnessione con la Pedemontana, completando la fluidificazione dell’itinerario tra Lentate sul Seveso e l’area milanese. Per quanto attiene gli interventi che interessano la maglia viaria ordinaria si segnalano, oltre alle opere complementari alla Pedemontana: • la riqualifica della SP32 Novedratese e la realizzazione delle sua prosecuzione fino a Monticello (in Provincia di Lecco), quale nuovo itinerario trasversale nella parte nord della nuova Provincia;

5.3.1 Lo scenario di lungo periodo per la rete stradale I progetti di lungo periodo sulla maglia viaria riguardano la soluzione delle problematiche evidenziate per lo stato di fatto della rete stradale, in molti casi in linea con le più generali strategie inerenti le grandi direttrici di comunicazione della Lombardia. L’intervento che modificherà in modo più sostanziale il sistema delle relazioni provinciali, rafforzando l’attualmente debole direttrice est-ovest, è rappresentato dal Si-

5.3

Le prospettive di sviluppo

nella pagina precedente, Le previsioni di riorganizzazione delle linee di trasporto pubblico extraurbano su gomma secondo il PTS 2006-2008 (Provincia di Milano, 2005)

91


LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

• la variante alla SP36 Canturina (in Provincia di Como), per migliorare il collegamento tra Cermenate e l’area comasca. La Brianza risulta marginalmente coinvolta 92

anche da quella che potrà essere l’effettiva configurazione dell’innesto della Tangenziale Est esterna di Milano, prevista, in base alle prescrizioni del CIPE sul progetto preliminare, nei pressi dell’esistente sistema

tangenziale milanese: da tale configurazione dipenderanno, da un lato, la soluzione delle problematiche proprie del nodo autostradale di Agrate Brianza, dall’altro, le opportunità di connessione della nuova


5. Emergenza traffico

IL SISTEMA AUTOSTRADALE PEDEMONTANO

La realizzazione del Sistema Viabilistico Pedemontano produrrà notevoli benefici, migliorando, non solo le connessioni a più lunga percorrenza, ma anche lo schema delle relazioni locali nell’area più prossima a Milano. L’intervento oltre al nuovo asse autostradale principale, prevede il potenziamento in sede, con caratteristiche autostradali, della ex-SS35 Milano-Meda tra Cesano

Provincia con il settore orientale dell’area metropolitana milanese. Confrontando i flussi di traffico previsti sulla maglia stradale nello scenario di lungo periodo (ottenuti utilizzando la simulazione

Maderno e Lentate sul Seveso, (cui si accompagnerà il ripristino della viabilità locale per la ricucitura delle connessioni urbane tra i comuni posti ai margini dell’infrastruttura esistente), oltre ad un articolato insieme di opere connesse e complementari che consentiranno il collegamento diretto delle realtà locali con la nuova arteria autostradale, realizzando, nel contempo, varianti alla viabilità provinciale (SP31, SP6, SP210, SP3 e SP177). Allo stato attuale, per la concretizzazio-

modellistica) con quelli esistenti, si evidenzia una complessiva diminuzione del carico veicolare su tutti gli assi con andamento estovest, ma anche lungo quelli in direzione nord-sud, il tutto come conseguenza del-

ne del progetto, fondamentale per la sua importanza strategica in relazione alla necessità di collegamenti di tipo trasversale, occorre: • procedere nella progettazione degli interventi (dal preliminare al definitivo); • migliorare le soluzioni di inserimento ambientale; • fare in modo che lo Stato garantisca la quota di risorse pubbliche indispensabile per avviare la realizzazione del progetto, almeno per le tratte prioritarie (la Brianza certamente).

l’effetto “gronda” generato del Sistema Viabilistico Pedemontano. nella pagina precedente, I progetti di lungo periodo inerenti la rete stradale

93


LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

5.3.2 Lo scenario di lungo periodo per la rete di trasporto pubblico su ferro Anche la rete su ferro risulta interessata, nel lungo periodo, da interventi che modificheranno la configurazione dell’offerta infrastrutturale, rispondendo alle indicazioni strategiche per la riorganizzazione della mobilità a più vasta scala, sia per le lunghe percorrenze che per i servizi di carattere locale e metropolitano. Le previsioni relative alla rete ferroviaria risultano funzionali a tre categorie di servizio offerto: • interventi volti al rafforzamento del sistema delle relazioni internazionali, grazie al quadruplicamento della linea RFI Monza-Chiasso con connessione alla nuova direttrice ad alta velocità Alptransit Gottardo; • interventi volti alla realizzazione della Gronda nord-est Seregno-Bergamo, costituendo, assieme alla tratta FNM SaronnoSeregno (riqualificata nel breve periodo) un asse portante del quadrilatero di scorrimento delle merci esterno a Milano, di collegamento tra le città pedemontane, la rete nazionale e il sistema degli aeroporti del nord Italia; • interventi volti allo sviluppo del SFR, rappresentati dall’ammodernamento/potenziamento delle linee RFI Monza-Molteno-Lecco e FNM Milano-Asso (fino a Mariano Comense). Le previsioni infrastrutturali relative alle metropolitane e metrotranvie sono volte nel complesso a: • ampliare il bacino delle relazioni radiali tra Milano e la Brianza, con il prolungamento delle linee metropolitane milanesi fino all’area di Monza (M1 e M5) e del Vimercatese (M2) e con la riqualifica delle tranvie esistenti, portandole ad in94

terconnettersi con il sistema ferroviario trasversale; • dotare il nuovo capoluogo provinciale di un proprio sistema di linee di forza per il trasporto pubblico che potrebbe servire anche i comuni contermini e interconnettersi con la rete metropolitana. Si segnala, infine, l’ipotesi di realizzare un nuovo itinerario di trasporto pubblico a guida prevalentemente vincolata con andamento tangenziale a nord di Milano che, sebbene esterno all’ambito della nuova provincia, potrebbe agevolare le interconnessioni trasversali tra le direttrici di forza con andamento radiale, sebbene, per raggiungere tale obbiettivo risulti, in molti casi, più adeguato l’utilizzo del trasporto pubblico su gomma.

La riorganizzazione del sistema dell’offerta, conseguente agli interventi citati, avrà come obiettivi generali il raggiungimento di un assetto della mobilità coerente con le strategie di più vasta scala e sarà possibile, tra l’altro, grazie all’incremento e all’ottimizzazione del servizio ferroviario regionale, conseguente alla disponibilità di ulteriori tracce ferroviarie, che consentiranno la separazione dei servizi merci e Intercity da quelli locali e suburbani. La Brianza potrà, inoltre, godere delle opportunità offerte dal nuovo collegamento diretto con la Svizzera lungo la direttrice Milano-Chiasso-Gottardo, purchè si prevedano fermate dei treni della linea veloce anche a Seregno.


5. Emergenza traffico

5.3.3 Lo scenario di lungo periodo per il trasporto pubblico su gomma Per quanto riguarda il trasporto pubblico su gomma, risulta difficile effettuare previsioni di dettaglio sulla configurazione della rete oltre il 2009, sebbene esso si confronti con contratti di affidamento dei servizi che avranno validità settennale. Le motivazioni di ciò sono legate, da un lato, alle modifiche infrastrutturali previste nel lungo periodo sulle reti stradale e su ferro, la cui realizzazione porterà ad un sostan-

ziale cambiamento nello scenario di riferimento dell’offerta, che richiederà certamente una riorganizzazione e adeguamento dei servizi pubblici su gomma. Inoltre, il 2009 vedrà la nascita del nuovo Ente provinciale che modificherà lo scenario istituzionale di riferimento, con un iniziale trasferimento alla nuova Provincia dei contratti di servizio relativi al suo ambito territoriale. Successivamente potrà presentarsi l’eventualità di “rivisitare” i servizi su gomma in base alle specifiche scelte strategiche autonome che verranno intraprese dalla nuova Provincia in

materia di trasporto pubblico locale, anche a fronte dei precedentemente citati cambiamenti infrastrutturali di lungo periodo. Analogamente il Comune di Monza dovrà dotarsi di un proprio PTS in qualità di Comune capoluogo, con la più specifica definizione dei Servizi di Area Urbana.

nella pagina precedente, I progetti di lungo periodo inerenti la rete ferroviaria in alto, I progetti di lungo periodo inerenti la rete delle metropolitane e tranvie

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Il panorama della Brianza nei pressi di Seveso (Regione Lombardia, Approvazione delle linee generali di assetto del territorio lombardo, 2000)

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6. Verso la nuova Provincia: alcuni contributi propositivi La lettura delle trasformazioni avvenute nel territorio brianteo invita all’interpretazione del futuro economico e sociale della provincia di Monza e Brianza, una Provincia in gestazione, che ufficialmente esiste già, ma la cui attività effettiva è prevista a partire dal 2009. Dall’analisi territoriale emerge il ruolo cruciale di una città come Milano, con la quale di territorio brianteo ha da sempre avuto legami molto stretti, spesso di collaborazione, a volte di confronto.

L’analisi fin qui condotta ha messo in luce i principali caratteri del territorio brianteo: un’area omogenea per la storia e la cultura, un’area fertile, di gente laboriosa, dal carattere schietto e inventivo. Inoltre si aggiunge una realtà produttiva e imprenditoriale moderna e dinamica e una evidente capacità di trasformazione del territorio. In questo quadro, il confronto con Milano, segnato da un forte orgoglio identitario, ha fatto emergere sentieri di sviluppo autonomi, ma anche forti relazioni di complementarità. In assenza di politiche di localizzazione di scala vasta, è stata la politica urbanistica dei singoli Comuni ad essere l’unica arma per condizionare e guidare lo sviluppo e il futuro del territorio brianteo.

Monza è stata per la Brianza la capitale naturale di una campagna urbanizzata, nella quale molti hanno visto il futuro di un progresso tecnico, scientifico, culturale e sociale. Oggi con il Progetto Monza e Brianza nasce l’opportunità di disegnare una provincia policentrica che costituisce un motore di sviluppo per tutti i campi di attività. Quest’ultima parte del lavoro si incaricherà di riannodare i quadri interpretativi prospettati nei capitoli iniziali, provando anche a “fare sponda” rispetto alle questioni poste nell’ambito del progetto di nuova Provincia. 97


LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

6.1 Le politiche di sviluppo per il territorio plurale brianteo

nella pagina a fianco, I territori della Brianza milanese

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L’analisi delle principali caratteristiche e dinamiche sociali ed economiche restituisce un’immagine della Brianza che conferma in larga misura l’ipotesi iniziale che articola il territorio in tre aree/città, la Brianza occidentale, la Brianza centrale e il Vimercatese, anche se l’evoluzione delle tre subaree induce a considerare tale partizione con alcune cautele.

pacità di penetrare i mercati internazionali è ancora robusta e che azioni di contrasto al declino degli ultimi anni sono pertanto possibili (cfr. aumento della qualità dei prodotti, con forte incentivazione delle innovazioni e del design, passando attraverso un incremento delle competenze imprenditoriali ed operaie a livello locale).

La Brianza occidentale ovvero la Brianza del mobile

Il Vimercatese ovvero la Brianza dell’elettromeccanica

È un’area caratterizzata da modalità residenziali strettamente connesse ad una struttura produttiva basata sulla piccola e piccolissima impresa, spesso di carattere artigiano, in cui la produzione veniva di sovente svolta all’interno dell’abitazione di proprietà, determinando così un equilibro stabile tra domanda ed offerta di abitazioni.

Il Vimercatese si presenta come un’area caratterizzata da una bassa densità della popolazione, da una bassa pressione residenziale e da elevati livelli di occupazione, dovuti principalmente allo sviluppo dell’attività elettromeccanica ed elettronica, a cui si sono successivamente affiancate - pur se a livelli di soglia non paragonabili - l’industria chimica e i servizi alle imprese, come il Centro Colleoni ad Agrate Brianza.

Dal punto di vista economico, il settore di specializzazione relativo è la produzione del mobile, che rappresenta probabilmente il principale fattore di coesione - anche sociale - di questo territorio, l’elemento che conferisce identità a questa subarea. Da segnalare, inoltre, che nelle città di Desio e Seregno si registra una relativamente abbondante erogazione di servizi privati ed anche una buona presenza di servizi pubblici. Da un punto di vista dinamico, la popolazione appare in crescita, anche se ciò non si è ancora tradotto in una eccessiva pressione sulle risorse abitative disponibili, mentre appare più severo il quadro economico caratterizzato da segnali di sofferenza del settore di specializzazione: da questo punto di vista, occorre invertire la tendenza in base alla quale i produttori locali sembrano accusare una certa perdita di competitività, ma è anche bene ricordare che la loro ca-

Lo sviluppo economico ha determinato uno spostamento di popolazione verso quest’area, con un forte incremento della pressione residenziale: dati i livelli di saturazione dei comuni che costituiscono il nucleo dello sviluppo economico locale, come Vimercate, l’incremento della popolazione è risultato maggiore nei comuni limitrofi, che, tuttavia, sono riusciti a mantenere la pressione residenziale a livelli accettabili dato che le risorse disponibili erano verosimilmente sottoutilizzate. Il modello di sviluppo, tradizionalmente trainato da attori esterni all’area, si è sostanzialmente mantenuto immutato, ma è all’origine della attuale crisi occupazionale: la sensazione, non adeguatamente supportata dai dati statistici, è che le decisioni delle multinazionali di delocalizzare intere fasi


6. Verso la nuova Provincia: alcuni contributi propositivi

della produzione nei paesi in via di sviluppo stia determinando una contrazione dell’occupazione molto maggiore di quella - tutto sommato modesta - che si è registrata nel corso degli anni Novanta. L’area è comunque assai ricca di competenze che dovreb-

bero essere preservate, magari favorendo la transizione dalla produzione caratteristica dell’area di hardware a quella di software, un’attività che negli ultimi trent’anni si è sviluppata in modo complementare alla produzione principale. Da verificare attra-

verso ulteriori analisi, la possibilità di sviluppo di un settore chimico all’avanguardia, che sfrutti le opportunità derivanti dalla localizzazione - in prossimità dei confini provinciali - di numerose iniziative pubbliche e private in questo settore. 99


LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

La Brianza Centrale ovvero la Brianza della meccanica tradizionale La Brianza Centrale è una subarea che presenta alcuni fattori di forte omogeneità accanto ad altri fattori - e soprattutto dinamiche - più eterogenei: si tratta quindi dell’area per cui le cautele interpretative, cui si accennava all’inizio del presente paragrafo, devono essere maggiori. Se si considerano i fattori di omogeneità, occorre innanzitutto menzionare il forte sentimento di identità e di appartenenza al territorio che deriva da fattori storici e culturali: si pensi all’etica del lavoro, alla compresenza di un accentuato spirito di competizione nel mondo del lavoro e di una forte attitudine alla solidarietà sociale che deriva dalla contaminazione delle culture cattolica e socialista, ecc. Il secondo fattore di omogeneità è costituito dalla diffusa presenza di un’industria meccanica tradizionale (meccanica fine e produzione di macchine utensili) che storicamente si è localizzata in quest’area e che svolge - ancora oggi - il ruolo di attività economica trainante per questo territorio. Tra i fattori che presentano un minor grado di omogeneità, sono da ricordare innanzitutto le modalità insediative, che sono verosimilmente influenzate dalla morfologia del territorio. L’area nei pressi del capoluogo presenta caratteristiche molto simili a quelle dell’area metropolitana milanese. L’area più a nord è invece tradizionalmente caratterizzata da una bassa densità della popolazione residente e da bassa pressione residenziale, a testimonianza di un buon equilibrio tra domanda e offerta di abitazioni che storicamente riflette tanto condizioni di contesto (la particolare conformazione del territorio, caratterizzata dalla presenza di aree collinari, una certa distanza dai poli di sviluppo economico, ecc.) quanto la presenza di vincoli di carattere ambientale. 100

Tuttavia, le maggiori differenze territoriali - all’interno della Brianza Centrale - sembrano emergere quando si comparano le dinamiche attese dell’agglomerazione Monzese e del nord Brianza. In un prossimo futuro, è verosimile ipotizzare che nell’agglomerazione Monzese proseguirà la transizione - ormai già avviata da alcuni anni - dal “mondo della produzione” (l’industria meccanica, ma anche la chimica ed il tessile) al “mondo dei servizi” (sia i servizi privati quali i servizi alle imprese, che i servizi pubblici quali la pubblica amministrazione, la sanità, la scuola, ecc.). Ciò sembra a maggior ragione vero se si pensa che due fattori importanti agiranno in questo senso: da un lato, il potenziamento del sistema dei trasporti tra quest’area e il nucleo metropolitano milanese tenderà ad implementare la funzione residenziale e a far emergere una crescente domanda di servizi alla persona; dall’altro lato, la costituzione della nuova provincia di Monza e Brianza farà emergere nuovi bisogni e nuovi centri di erogazione di servizi di pubblico interesse (si pensi, a puro titolo di esempio, ai servizi forniti dall’Amministrazione provinciale, dalla Camera di Commercio, da altre autonomie funzionali e dai corpi intermedi). Occorre peraltro sottolineare che, in quest’area, permangono - e dovranno essere quanto più possibile preservate - attività di eccellenza, particolarmente nel settore delle macchine utensili, che hanno fatto registrare performance occupazionali relativamente soddisfacenti nel decennio 1991-2001, ma che si trovano relativamente in difficoltà di fronte ai cambiamenti legati alla divisione internazione del lavoro. Il nord appare invece caratterizzato dalla forte crescita della popolazione e della pressione residenziale, forse per effetto dello spostamento di un gran numero di famiglie dalle ormai congestionate agglomerazioni monzese e milanese.


6. Verso la nuova Provincia: alcuni contributi propositivi

Il nucleo di Carate Brianza in una elaborazione con il modello 3D della cartografia digitale (Centro Studi PIM, 2005)

Questo fenomeno sembra poter proseguire anche in un prossimo futuro ed accentuare la funzione “residenziale” della Brianza settentrionale, dato che la mobilità degli individui verso quest’area pare essere determinata da fattori, come l’elevata qualità ambientale e della vita, di cui questo territorio è dotato. D’altra parte, i punti di forza che hanno caratterizzato la struttura socio-economica di quest’area sembrano poter essere mantenuti: dal punto di vista economico, pur non

registrandosi un aumento consistente della capacità occupazionale dell’area, i segnali di tenuta sono incoraggianti, dato che il settore della minuteria meccanica vede una modesta crescita dell’occupazione nel corso degli anni Novanta e un incremento dei saldi all’esportazione (pur se a prezzo di una contrazione dei livelli di produzione) nel periodo 1997-2004. Ciò induce, in definitiva, a riflettere sulla geometria variabile che caratterizza le relazioni territoriali, dato che i fattori di omogeneità/differenza sono in larga misura basati

su rapporti che si stabiliscono tra gli attori, che agiscono in base a motivazioni, strategie, opportunità e vincoli che variano nel tempo. La sfida cui deve far fronte l’area della Brianza Centrale (assai più di quanto non avvenga per le altre due subaree) è quindi comprendere quali esigenze dovranno essere prioritariamente soddisfatte (il che richiama la necessità di esplicitare la domanda di interventi di interesse pubblico) ed in che modo sarà possibile soddisfarle (il che richiama la necessità di esplicitare le possibili strategie di intervento). 101


LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

6.2 Tra rafforzamento della competitività e azioni di cura del territorio

In ognuno dei comuni brianzoli la storia del territorio, recente e passata, ha lasciato tracce e documenti che possono essere considerati elementi ordinatori e fondanti dell’organizzazione degli insediamenti e che devono trovare una giusta collocazione nelle previsioni dello sviluppo futuro, pena la cancellazione dei caratteri di identità delle comunità locali. Tra questi, appartengono alla riconoscibilità geografica dei luoghi e al paesaggio degli spazi aperti gli elementi costituenti il sistema delle acque a cui si associa il sistema delle strade, rappresentative dei legami storicamente consolidati tra i centri storici, i complessi architettonici più significativi e il territorio vicino e lontano. All’interno del sistema storico si sono consolidate le scelte urbanistiche dell’ultimo cinquantennio, rappresentate da quartieri residenziali e industriali, dal sistema della mobilità a lungo raggio e, in tempi più recenti, dai servizi pubblici e privati di carattere sovracomunale, centri commerciali, strutture sportive, parchi e quant’altro. La Brianza rappresenta allora un territorio complesso e articolato: dalla “città infinita” di Bonomi1, ad area verde e collinare per i molti che della Brianza hanno ancora l’idea di un territorio in cui è indiscutibile l’importanza degli aspetti paesaggistici e ambientali. Sono immagini di un territorio in cui coesistono situazioni apparentemente in contrasto, di una Brianza che in questi decenni è stata interessata da uno sviluppo industriale e urbano rapido e intenso, luogo di un continuum abitato da un centro all’altro, che ne ha radicalmente mutato il paesaggio e di una Brianza verde e amena, con aree verdi, colline, brughiere, parchi e giardini.

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Bonomi – Abbruzzese, 2004

Le relazioni territoriali Nella complessiva configurazione dell’ambito della Brianza, risulta di fondamentale importanza il disegno territoriale sul quale si articolano le sue relazioni interne ed esterne, consentendo, da un lato, di caratterizzare e rafforzare l’articolazione insediativa della nuova realtà istituzionale, in modo tale da valorizzarne l’identità propria e gli specifici ruoli dei centri presenti, dall’altro, di definire e strutturare i rapporti reciproci tra la nuova autonomia amministrativa e il contesto della provincia di Milano, rispetto alla quale sussistono indissolubili legami di gravitazione (dovuti anche alla struttura radiale delle reti infrastrutturali) che devono, però, assumere caratteristiche di complementarità e non di subordinazione. In questi anni di preparazione la nuova provincia dovrà svilupparsi e crescere, mantenendo lo stretto rapporto di relazione con quest’ultima (sul solco di una tradizione secolare) e con le altre province limitrofe, cercando di considerare i confini amministrativi come occasione di progettazione interprovinciale su temi comuni. Nella prospettiva della costruzione della “città policentrica regionale” la Brianza può svolgere un ruolo decisivo, in quanto già caratterizzata da una propria centralità autonoma che la colloca nel novero dei sistemi insediativi di rilievo della Lombardia, valorizzando, allo stesso tempo, le specificità delle aree e dei poli che la compongono: il Monzese, il Vimercatese, l’Alto Lambro e la Brianza occidentale. Per la Brianza è importante riconoscere e valorizzare la sua identità storico e culturale, attraverso la salvaguardia del passato, promuovendo interventi di riqualificazione dei centri storici, dei monumenti e del territorio nel suo complesso e consolidando la sua organizzazio-


6. Verso la nuova Provincia: alcuni contributi propositivi

ne in tanti centri piccoli e medi, anche in ambiti territoriali caratterizzati, a loro volta, dalla presenza di possibili poli di eccellenza nella dotazione di servizi. Per poter dar corpo a questa immagine di “città multipolare” è necessario connettere in una rete, differenziare e rendere più complessi il sistema degli spazi centrali e dei servizi sovracomunali, promuovendo inoltre progetti integrati a ridosso dei principali interventi infrastrutturali ed elaborando criteri guida per la diffusa ristrutturazione urbanistica dei tessuti edificati, al fine di una significativa riqualifica del territorio urbano.

Il sistema insediativo Per evitare fenomeni di espansione diffusa e indifferenziata che hanno assunto in altre parti della regione urbana un livello di emergenza per il governo del territorio, dell’ambiente, della mobilità e dei servizi, diventa indispensabile operarare per il consolidamento e la riqualificazione del territorio urbanizzato. L’obiettivo generale diventa allora il concetto di sostenibilità, qualità e funzionalità dell’uso del territorio, da ricercare nella salvaguardia e nella valorizzazione del modello insediativo, mentre risultano strategiche le politiche di controllo delle dinamiche insediative in grado di governare la struttura territoriale complessa, mantenendo e potenziando, allo stesso tempo, le specifiche connotazioni del territorio. Governare il superamento delle dicotomie città/campagna e centro/periferia significa investire nella valorizzazione di un territorio che si propone come una rete di realtà e di opportunità ambientali e insediative differenziate e complementari, in grado di contrastare un modello degenerativo, destinato a produrre effetti negativi a vari livelli.

In tal senso il consolidamento degli ambiti urbanizzati con risistemazione delle aree di frangia, il riuso delle aree industriali dismesse poste in prossimità dei centri storici o dei quartieri residenziali va nella direzione di contrastare l’eccessivo consumo di suolo e, comunque, di un suo uso improprio e non attento alle peculiarità territoriali, sia in termini di valenze ambientali che di potenzialità culturali. Il patrimonio delle aree dismesse della Brianza (Monza, Brugherio, Lissone, Villasanta, Agrate, Arcore, Bellusco e Concorezzo), in stretta connessione con le infrastrutture della mobilità, rappresenta un’importante potenzialità per il futuro, sia per insediamenti produttivi, che per servizi di ricerca e direzionali. In quest’ottica, sul versante degli insediamenti residenziali, il controllo delle nuove espansioni, privilegiando gli interventi di qualità e il recupero del patrimonio edilizio esistente, risponde alle nuove esigenze di qualità del territorio. Un ulteriore spunto di riflessione è la diversificazione di funzioni residenziali, produttive e di servizio contrastando, in particolare nelle periferie e nei centri storici, gli effetti di monofunzionalità. La perdita di competività del sistema economico locale potrebbe portare ad una forte riduzione della capacità attrattiva e di sviluppo, con effetti negativi anche sulla distribuzione commerciale, in special modo su quella di vicinato. In tal senso appaiono centrali tanto la valorizzazione delle attività commerciali situate nei centri storici, quanto la razionalizzazione del sistema della rete della media e grande distribuzione, garantendo adeguati livelli di accessibilità ed elevati requisiti qualitativi. Per quanto riguarda invece gli insediamenti produttivi i temi principali sono rappresentati, oltre che dal recupero delle aree industriali dismesse, dalla previsione di nuovi 103


LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

insediamenti artigianali e industriali di piccole e di medie dimensioni ben serviti dalle infrastrutture e compatibili con il territorio circostante, nonchè dalla riconversione e/o rilocalizzazione del sistema produttivo incompatibile con il tessuto edilizio esistente. Infine, l’inadeguatezza della dotazione dei servizi, soprattutto riferibile a quelli di rango superiore, determina uno squilibrio nel rapporto tra le realtà locali e il capoluogo. Occorre allora promuovere un diverso modello insediativo in grado di attuare una gestione coordinata di servizi e attività di supporto, in modo da elevare la competitività dei centri urbani, garantendo una migliore qualità della vita. Una diversa programmazione delle localizzazioni delle funzioni di servizio sarebbe, inoltre, in grado di diminuire gli alti costi sociali e territoriali dovuti all’accentuato pendolarismo. Il problema non può però essere limitato all’individuazione di nuove polarità urbane in cui ubicare servizi di interesse locale. Occorre invece connettere a sistema: • attività produttive, sistema formativo e ricerca di iniziative di terziario avanzato; • attività culturali e di tempo libero con il patrimonio storico-artistico e ambientale, per favorire iniziative turistiche e alberghiere; • attività commerciali e sistema produttivo per l’individuazione di iniziative in grado di favorire la penetrazione su mercati lontani e difficili; • attività socio-sanitarie con il sistema del verde e del patrimonio storico-artistico per l’individuazione di iniziative sociali e sanitarie; • attività economiche e sistema del verde per promuovere iniziative ecologicamente compatibili e tecnologicamente avanzate.

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Tra progetti e territorio L’elevata percentuale di progetti che stentano a trovare concreta attivazione rende imprescindibile, per evitare continui azzeramenti e ripensamenti in occasione del succedersi dei cicli elettorali, la pratica di metodi concertativi in grado di conferire una sostanziale continuità e una coerente sequenzialità alle decisioni assunte. Per poter contribuire a trasformare, riqualificando e migliorando in misura sensibile l’organizzazione territoriale, è importante progettare fin dall’inizio le grandi funzioni urbane, necessarie alla nuova provincia, come “opere territoriali”, attente alle specificità, alle regole e ai percorsi evolutivi dei contesti sui quali si inseriscono, privilegiando varietà di funzioni che alimentano le interdipendenze e sviluppano sinergie con i contesti. Per sostenere uno sviluppo durevole, sembra allora conveniente una condotta “bifronte”, tendente ad assicurare un ragionevole equilibrio tra obiettivi di “eccellenza” e obiettivi di “cura”, assicurarando strutture in grado di attrezzare la Brianza di fronte alla competizione globale, preoccupandosi però di valorizzare e riprogettare le condizioni economico-sociali e territoriali-ambientali specifiche (valori, conoscenze, istituzioni, assetti insediativi, infrastrutture, ambiente naturale e sociale, ecc.) che consentono la rigenerazione dei vantaggi competitivi dei sistemi locali, perdendo i quali l’organismo sociale-produttivo rischia di vedere depotenziata la sua stessa funzionalità ed efficienza.


6. Verso la nuova Provincia: alcuni contributi propositivi

Il nucleo di Bellusco in una elaborazione con il modello 3D della cartografia digitale (Centro Studi PIM, 2005)

Le pratiche della governance territoriale Lo sviluppo di progettualità, connessa alla creazione della nuova provincia, costringe istituzioni, autonomie funzionali e soggetti privati e/o misti a ripensare in termini stringenti lo specifico tema della governance e i relativi processi di istituzionalizzazione, indispensabili per tutte quelle problematiche territoriali che devono trovare la loro soluzione alla meso-scala. Di fronte al complesso e articolato quadro fin qui delineato, un passaggio indispensabile appare quello di riprendere la strada del confronto e del dialogo tra Comuni e Province per definire azioni di coordinamento, affrontando preventivamente situazioni di possibile conflittualità.

In questo quadro l’Amministrazione provinciale sarà prioritariamente chiamata a sviluppare azioni di networking e di coordinamento: da una parte fare rete fra gli attori della filiera decisionale, dall’altra ricondurre le numerose iniziative in atto a una politica e a un disegno complessivi, che prevedano il coinvolgimento attivo di tutti i soggetti e superino la dimensione settoriale, inserendosi nel quadro delle strategie di trasformazione della regione urbana. In questo quadro, la nuova legge regionale di governo del territorio (LR 12/05), che obbliga le amministrazioni comunali a riformulare i vecchi PRG entro quattro anni dalla sua entrata in vigore, rappresenta sicuramente un’occasione irripetibile per tutte le amministrazioni coinvolte (Provincia, Comuni ed Enti parco). 105


LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

6.3 Le politiche paesistico-ambientali

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In un ambito in cui i nuovi modelli di sviluppo territoriale e organizzazione urbana ripropongono problemi di compromissione, congestione, saturazione delle risorse territoriali, promuovere la qualità e la sostenibilità ecologico-ambientale, significa ricercare il senso di un rapporto virtuoso tra sistema insediativo e territorio, promuovendo uno sviluppo capace di coniugare l’efficienza economica con la tutela delle risorse naturali, ridurre la pressione sull’ambiente naturale e migliorare la qualità urbana. Il ruolo delle aree verdi, ancor più se qualificate e strutturate attraverso azioni mirate alla formazione di parchi, ha un’importanza fondamentale per fare della Brianza un’entità ecosistemica e paesaggistica completa, efficacemente integrata con l’ecosistema naturale e costituita dagli spazi verdi urbani e da quelli a carattere agricolo e naturalistico della frangia periurbana. La salvaguardia del tessuto connettivo verde della Brianza è la principale operazione in grado di valorizzare la sua organizzazione policentrica, contrastando l’urbanizzazione diffusa e disordinata del suo territorio. Questa continuità a sistema dovrà essere perseguita non solo collegando fra loro i grandi parchi, ma anche coinvolgendo il suo impianto storico e architettonico. A sua volta il paesaggio rurale, impoverito sotto il profilo paesaggistico e della biodiversità, necessita di inteventi in grado di ridare identità agli spazi agricoli, promuovere la riqualificazione delle aree abbandonate, rafforzare il ruolo di presidio ambientale, garantire lo sviluppo di attività agro-forestali sostenibili, sia attraverso il riorientamento dell’attività agricola verso produzioni rispettose della biodiversità, sia attraverso il sostegno ad attività complementari anche mediante la sperimentazione di forme alternative di uso del patrimonio edilizio dismesso.

La valorizzazione fruitiva delle aree verdi di cintura, la costruzione di relazioni qualificate tra il sistema del verde urbano e quello territoriale, la ridefinizione del paesaggio urbano e la qualità ambientale delle periferie sono le sfide principali con cui deve misurarsi la “politica del verde”, favorendo la crescita di una sensibilità diffusa tra la popolazione e il coinvolgimento delle amministrazioni locali, consolidando una cultura progettuale in grado di incidere positivamente sull’assetto complessivo del territorio.

Il completamento della cintura verde a nord di Milano e la rete ecologica Nel quadro del sistema delle aree protette, il progressivo avvio dei PLIS conferma l’interesse e la necessità di completare la “cintura verde” del territorio densamente urbanizzato del nord Milano, attraverso la messa a sistema degli spazi aperti, siano essi appartenenti ad ambiti agricoli strutturati, ad aree di valenza ambientale-naturalistica o a spazi urbani attrezzati a “verde”. La sostenibilità dei valori ambientali risiede principalmente, oltre che nella promozione dei PLIS, nell’individuazione di una rete ecologica il cui significato appare rilevante anche sotto il profilo insediativo e il cui progetto dovrà mettere in luce l’insieme delle conoscenze nel settore naturalistico e paesaggistico, le molteplici opportunità, le situazioni già mature per interventi di qualificazione, coordinando iniziative degli enti gestori dei parchi e dei Comuni, per i quali la rete ecologica, insieme ai PLIS, può rappresentare un ambito nel quale convogliare prioritariamente capacità progettuali e concreti interventi. Questo progetto dovrà innanzitutto creare una continuità verde est-ovest, collegando fra loro le grandi aree protette, dal Parco delle Groane a quelli


6. Verso la nuova Provincia: alcuni contributi propositivi

della Valle del Lambro e di Montevecchia, attraverso il Parco del Molgora e quello del Rio Vallone, e favorire interventi di connessione con le aree protette esterne, quali i parchi dell’Adda Nord, della Brughiera, del Lura e Sud Milano. La predisposizione del-

la rete fa necessariamente capo ad un ente territoriale di larga scala, quale la Provincia, cui spetta il compito della definizione di ambiti spaziali ai quali assegnare determinati obiettivi funzionali, come quello della permeabilità ecologica e della adozione di re-

gole attuative eco-compatibili per le attività umane, che dovrà operare in modo strettamente coordinato con Enti Parco e Comuni. in alto, Le aree protette e le prospettive di integrazione degli spazi aperti per l’equilibrio del sistema metropolitano

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Le aree di frangia come risorse e opportunità Le dinamiche dell’area metropolitana richiedono interventi tanto più forti e mirati quanto più si è in prossimità delle parti a maggior densità, dove le nuove funzioni trovano collocazione senza alcuna logica di continuità e reciproca integrazione. Se le aree di margine della città, a maggior ragione se già comprese in ambiti di parco, vengono intese come il campo di applicazione di quelle “politiche del paesaggio” individuate dalla Convenzione Europea, esse perdono la connotazione negativa di territori di frangia per acquisire il significato di risorse da valorizzare e opportunità per rispondere alle molteplici esigenze di riqualificazione che nascono dalla mediocre qualità di molti tessuti periferici. Si tratta di individuare un nuovo paesaggio di transizione, dove le diverse attività presenti sono chiamate a riqualificare e valorizzare l’ambiente in modo propositivo, facendo leva sulle radici storiche e superando le non più attuali posizioni basate su un rigido schema di conservazione/restauro. Il “nuovo paesaggio” delle aree di frangia è chiamato a comporre, a fianco di ciò che resta dell’attività agricola, le diverse funzioni marginalizzate dalle strutture urbane, ricreando una logica localizzativa in grado di accoglierle e di renderne compatibile la presenza, attraverso una diversa impostazione progettuale, un diverso coinvolgimento degli enti operanti ai diversi livelli, una diversa capacità di indirizzo e di coordinamento delle iniziative private.

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La difesa del suolo La nuova Provincia ha di fronte a sè il compito di promuovere un percorso innovativo che superi il concetto della difesa del suolo visto unicamente come insieme di interventi a seguito di eventi eccezionali e che veda nell’attività di pianificazione e di manutenzione del territorio una reale occasione di prevenzione dai rischi. Superando il criterio dei finanziamenti e dell’azione a seguito di emergenze, si dovrà procedere, coerentemente col quadro di pianificazione, alla realizzazione di programmi integrati di prevenzione del rischio e riassetto idrogeologico del territorio, con particolare attenzione al recupero ambientale e naturalistico dello stesso, attraverso l’attuazione di progetti di: • riassetto idrogeologico complessivo del territorio brianteo; • completamento dei progetti di risanamento dei bacini di Seveso, Lambro e Molgora, sia con la depurazione delle acque, che con la riduzione delle sostanze nocive nei processi di produzione; • potenziamento del ruolo paesistico del sistema idrografico; • attivazione di interventi di ricostituzione di sistemi verdi nelle zone di pianura e di ricostruzione del patrimonio arboreo lungo le ripe dei corsi d’acqua.

Gli attori e le politiche del verde Le problematiche legate all’ambiente non possono essere risolte a scala locale, ma devono trovare la loro soluzione a una scala chiaramente più grande, come quella rappresentata dalla nuova Provincia. La coscienza collettiva, prima che il sistema legislativo, deve divenire consapevole che il territorio deve essere valorizzato nel suo significato originario di risorsa, risultato del


6. Verso la nuova Provincia: alcuni contributi propositivi

lavoro umano su di esso. Per questo motivo la tutela e il governo del paesaggio e del verde deve diventare un obiettivo della collettività, superando l’attuale situazione nella quale la percezione del paesaggio come valore da sostenere stenta ad essere diffusa. Il ruolo delle amministrazioni pubbliche (Provincia, Comuni ed Enti parco) deve essere innanzitutto rivolto all’individuazione e promozione di politiche comuni di riqualificazione paesistico-ambientale, coinvolgendo tutti gli operatori in campo, per ritrovare nel sistema paesistico una convenienza economica, definendone potenzialità d’uso e riuso che valorizzino le diverse componenti, ripristinando quella duplice valenza utilitaria ed estetica che un tempo caratterizzava il territorio extraurbano. In secondo luogo, esse dovranno operare nel coordinamento dei progetti e nel sostegno mirato di specifiche componenti, attorno alle quali aggregare le azioni dei soggetti privati che intendano inserirsi nei processi di valorizzazione delle risorse paesistico-ambientali. In questo quadro, il Parco della Valle del Lambro, per quanto bisognoso di una struttura operativa più adeguata, può e deve svolgere un ruolo centrale, anche per la sua posizione territoriale nel cuore della Brianza, mentre i diversi PLIS possono contribuire a favorire la crescita di una sensibilità diffusa tra la popolazione e il coinvolgimento delle amministrazioni locali. Cogliere opportunità, mobilitare risorse umane e tecniche, attivare finanziamenti diventa così l’esito di progetti complessi di valorizzazione dell’ingente patrimonio storico, culturale e ambientale costituito dalle aree protette, mentre il lavoro dell’Amministrazione Provinciale dovrà essere quello di fare rete fra gli attori della filiera decisionale, riconducendo le numerose iniziative in atto a un disegno complessivo del sistema del verde nella regione urbana.

Questo tipo di approccio richiede una ridefinizione profonda del ruolo dei soggetti pubblici, con la Provincia che, pur mantenendo un ruolo forte, sia in grado di gestire in modo efficace i conflitti sempre più aspri fra parchi e interventi di trasformazione. Allo scopo, è possibile ipotizzare l’affacciarsi sulla scena di strutture apposite, come le “agenzie del verde” o “agenzie d’area” già sperimentate nelle esperienze francesi e tedesche, che integrino prescrizioni normative, strumenti e modalità di gestione propri del processo socio-economico. Emerge infine la necessità di individuare fonti di entrata dal settore privato, soprattutto per quegli ambiti più sofferenti, quali il Parco di Monza, anche attraverso la finanza di progetto, senza peraltro svilire il carattere primario di luogo pubblico svolto dagli spazi verdi.

Il superamento di una concezione puramente difensiva delle politiche ambientali Nell’attuale impostazione delle politiche ambientali e paesaggistiche, spesso associate con le tutele promosse dagli enti parco, appare evidente la criticità di un’impostazione puramente difensiva che, se può rallentare il degrado degli spazi aperti, non è certamente sufficiente a garantirne la sopravvivenza, possibile solo attraverso interventi a carattere propositivo e progettuale, senza i quali i beni paesistico-ambientali fanno il loro ingresso nel campo delle economie assistite, divenendo riserve decontestualizzate dal territorio da un punto di vista sociale, economico e fruitivo. Se un paesaggio è il risultato di attività produttive uscite dalla contemporaneità o che tendono a divenire 109


LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

antieconomiche, la sua conservazione deve necessariamente prevedere l’attribuzione di nuove funzioni e nuovi ruoli socio-economici in grado di esprimere nuove forme di paesaggio. In tal senso le politiche ambientali, in accordo con le indicazioni della Convenzione Europea del Paesaggio, devono divenire progetto strategico in grado di creare, a partire dal riconoscimento dei valori territoriali sedimentati nella storia dei luoghi, nuovi valori paesisitici espressione del coinvolgimento delle comunità locali.

Le strategie per lo sviluppo delle risorse turistiche e culturali Assume sempre maggiore importanza il costante allargamento della fascia di popolazione presso la quale sono in crescita i bisogni immateriali, dove cioè il consumo di cultura, così come quello di spazi verdi, sono necessità sentite come essenziali per il benessere psicofisico. In tal senso assume rilievo prioritario la definizione di un progetto comune e condiviso di politiche culturali, che presupponga e rafforzi l’identità della nuova Provincia. Le politiche di conservazione e valorizzazione del patrimonio storico-culturale, da un lato, devono avere necessariamente per oggetto le “emergenze”, cioè quelle eccellenze in grado di esercitare grande richiamo e di dare tono all’intero sistema, dall’altro, devono agire sulla trama di beni diffusi, che identificano particolari modalità d’uso legate a uno specifico contesto culturale o temporale e che hanno segnato la lunga opera di strutturazione del territorio, dando priorità alle “situazioni critiche”. Altro passaggio è la ricerca di funzioni nuove e compatibili con la tutela dei caratte110

ri originari dei beni e dei relativi contesti storici e ambientali, per consentire loro di continuare a vivere al passo coi tempi, contribuendo a un complessivo programma di qualificazione territoriale. Non ci si può più accontentare di una politica autocelebrativa, per la quale ogni edificio è il museo di se stesso, ma qualunque complesso storico-architettonico deve essere reinterpretato e rivissuto secondo la cultura d’oggi, pur nel rispetto delle sue valenze originali, ritrovando in esso la possibilità di farlo rivivere, contribuendo così a bloccare il processo di obsolescenza e creando al tempo stesso nuove forme di utilizzo che rispondano alle nuove esigenze della città e del territorio. Le strategie d’azione devono infine incaricarsi di indagare, progettare e agire sulle relazioni che uniscono tra loro i beni e che li legano al territorio, generando un valore che può essere percepito ad una scala “sistemica”. Le azioni di tutela risultano facilitate se le comunità locali conoscono questo patrimonio e riconoscono in esso un elemento fondamentale della propria identità storico-culturale. In questo senso la LR 1/2000 prevede la delega per la catalogazione dei beni alle Province, che possono usufuire di contributi finanziari pari al 50% del costo. Inoltre, un’offerta culturale ricca e soprattutto capace di sollecitare la partecipazione dei cittadini ha una ricaduta diretta, molto interessante anche dal punto di vista economico, maggiore di quanto non sia puntare tutto sul turismo. In quest’ottica la Brianza può rappresentare un polo di attrazione non solo da Milano, ma anche per lo straniero in viaggio d’affari. L’inserimento del turismo in un contesto come quello brianzolo, che viene percepito


6. Verso la nuova Provincia: alcuni contributi propositivi

essenzialmente come industriale, non deve essere considerato come un fenomeno anomalo, ma deve fondarsi su una visione del territorio di tipo globale e più equilibrata, che vede, accanto ad una realtà produttiva competitiva, la valorizzazione di importanti realtà culturali e ambientali, determinando una miglior percezione dell’immagine industriale e di quella complessiva del territorio. Nel caso della Brianza si tratta di sviluppare ex novo il business turistico in un territorio in cui questo appare attualmente presente in modo alquanto marginale. In tal senso le principali strategie sono: • centralità della riqualificazione delle risorse emergenti; • capitalizzazione dell’effetto Gran Premio di Formula 1 al fine della creazione di un’identità di prodotto brianzola; • valorizzazione del patrimonio di dimore storiche nell’ottica di una ridestinazione d’uso di tipo ricettivo e congressuale;

• valorizzazione delle risorse ambientali nell’ottica dell’incentivazione della loro fruizione turistica; • promozione delle tradizioni locali e artigianali come contributo fondamentale all’offerta turistica provinciale. La realtà socio-economica brianzola determina la necessità di dialogare con le imprese presenti sul territorio, per le quali potrebbe risultare interessante l’apertura del turismo d’affari ad attività a carattere più fruitivo e culturale. Da tutto questo appare evidente che il ruolo che possono assumere gli imprenditori locali è si centrale, ma deve necessariamente essere accompagnato dallo sviluppo di azioni di promozione del territorio e di valorizzazione del patrimonio culturale sviluppate dagli enti locali, in grado di superare i limiti propri di investitori isolati attraverso forme stabili di collaborazione che orientino e gestiscano interessi e risorse.

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LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

6.4 Le infrastrutture al servizio del territorio

La nuova Provincia di Monza e Brianza si presenta come un territorio “di passaggio”, per il quale non è possibile una netta separazione tra le proprie reti infrastrutturali e quelle degli ambiti circostanti. Pertanto, anche alla luce di una lettura comparativa delle criticità e delle potenzialità delle reti nello stato attuale, nello scenario 2009 e in un orizzonte di lungo periodo, emerge che la programmazione e la gestione degli interventi per la mobilità dovrà continuare ad essere attuata in stretta sinergia con le Province confinanti, senza, ovviamente, dimenticare, da un lato, gli elementi di specificità, da valorizzare e sviluppare per accrescere l’identità propria della Brianza, dall’altro, il suo posizionamento strategico nel più ampio sistema delle relazioni internazionali, da rafforzare.

In tal senso risulta decisamente opportuno cogliere l’opportunità di: • realizzare forti connessioni est-ovest, rappresentate principalmente dal Sistema Viabilistico Pedemontano e dalla Gronda ferroviaria di nord-est e nord-ovest; • prevedere il miglioramento dei collegamenti con Milano, soprattutto di tipo metropolitano, estendendo la rete del trasporto pubblico e realizzando adeguati nodi di interscambio modale, prioritariamente quello di Monza-Bettola, porta di accesso per le relazioni tra la Brianza e il capoluogo lombardo; • prevedere un interscambio diretto con la nuova connessione ferroviaria veloce con la Svizzera (nelle stazioni di Monza e Seregno, pensate come nodi principali di un sistema integrato), che consentirà di migliorare l’efficienza della direttrice Milano-Chiasso-Gottardo, sia per i servizi Intercity che per i treni regionali. 112

Accanto agli spostamenti a lunga percorrenza, bisogna tenere conto anche delle esigenze di quelli a più breve raggio, generati dalla densa struttura insediativa presente nella Brianza, che ha assunto la connotazione di una “città diffusa”, con conseguenti ricadute sul sistema della mobilità. Le azioni da intraprendere per migliorare le condizioni dell’offerta di carattere locale e intercomunale dovranno, pertanto, essere rivolte: • all’articolazione gerarchica della maglia stradale, attribuendo importanza strategica anche alla riqualificazione della rete minore, con interventi sui nodi e tratti critici per migliorarne le condizioni di sicurezza; • alla costruzione di un’efficiente rete di trasporto pubblico, che garantisca un servizio capillare interno alla Brianza (anche in direzione est-ovest) e le necessarie interazioni con gli ambiti esterni; • all’organizzazione di centri di interscambio (anche per le merci), che consentano l’integrazione delle reti e dei servizi e favoriscano il trasferimento modale verso il trasporto pubblico, coerentemente con gli obiettivi di scala regionale e nazionale.

Nell’ottica di un progressivo miglioramento delle condizioni della mobilità della nuova provincia, e in relazione alla comunque ricca dotazione di infrastrutture su ferro che già oggi caratterizza la Brianza, si ritengono strategici gli interventi previsti, appunto, per il trasporto ferroviario che, a fronte di investimenti relativamente contenuti e di un’adeguata scelta delle tipologie di servizio offerto, garantiranno consistenti miglioramenti nell’assetto del sistema della mobilità anche prima della realizzazione di opere infrastrutturali di più ampia portata.


6. Verso la nuova Provincia: alcuni contributi propositivi

Sintesi delle principali criticità dello stato di fatto

Qualunque nuova opera infrastrutturale dovrà, comunque, confrontarsi con le ampie aree contraddistinte da particolare sensibilità ambientale che circondano gli ambiti densamente urbanizzati. Occorre in questo senso favorire la migliore integrazione possibile tra gli interventi previsti e il territorio nel quale andranno ad inserirsi, risolvendo le situazioni più critiche di impatto ambientale, attraverso progetti integrati a elevata qualità ambientale.

Le priorità di intervento nel breve-medio periodo Si tratta, nel complesso, di iniziative di portata decisamente più contenuta rispetto alle più grandi previsioni infrastrutturali, sia in termini di costi, che in termini di tempi di attuazione, ma la cui efficacia nel brevemedio periodo risulterà decisamente rilevante per migliorare progressivamente le condizioni della mobilità (e della vivibilità) della nuova provincia. 113


LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

1. Riattivazione linea ferroviaria SaronnoSeregno (FNM) • È necessario passare al più presto dal progetto definitivo alla realizzazione dei lavori. • È necessario integrare il progetto dell’infrastruttura con il progetto di servizio ferroviario (linea S9). 2. Riqualificazione linea ferroviaria MonzaMolteno-Oggiono • È attualmente disponibile il progetto preliminare approvato con unanime consenso. • Occorre l’impegno di RFI a reperire i finanziamenti necessari. 3. Linea ferroviaria Milano-Meda (FNM) • È necessario realizzare con urgenza i lavori indispensabili per migliorare la quantità e la qualità del servizio ferroviario: stazioni, sostituzione passaggi a livello, ecc. 4. Miglioramento dell’offerta del Servizio Ferroviario Regionale sulla linea MIMonza-Seregno • È prevedibile un incremento della domanda di trasporto, anche per effetto dei lavori previsti sulla direttrice Vallassina in Monza. • È necessario rispondere con urgenza all’incremento di domanda con l’offerta di più treni a più carrozze (linee S e regionali).

nella pagina a fianco, Sintesi delle principali azioni previste e delle criticità residue dello scenario 2009

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5. Metrotranvia Milano-Desio-Seregno, M1 a Monza-Bettola e M5 verso Monza • È attualmente disponibile il progetto definitivo della metrotranvia: occorre ora una quota significativa di finanziamenti statali, ad integrazione di quelli locali, per poterne realizzare i lavori. • Per il prolungamento della M1 da Sesto FS a Monza-Bettola sono disponibili i necessari finanziamenti, ma occorre uno sforzo ulteriore per la realizzazione dei parcheggi di interscambio. • I lavori per la linea M5 a Milano partiranno a breve: la fase successiva dovrà essere il prolungamento della M5 fino a Monza Fossati-Lamperti. 6. Trasporto pubblico locale su gomma • È indispensabile la riorganizzazione dei servizi di autobus della Brianza con l’obiettivo di una maggiore qualità del servizio, ma anche di una maggiore economicità. • Uno strumento operativo da valorizzare a questo scopo è la Compagnia dei Trasporti del Nord Milano, società a maggioranza pubblica locale. 7. Rho-Monza • La Provincia ha recentemente realizzato il tratto ancora mancante per raggiungere l’Autolaghi e il Polo fieristico di RhoPero. • Il passo successivo sarà il potenziamento di tutta la Rho-Monza, come naturale

completamento della Tangenziale Nord gestita dalla Società Serravalle. 8. Superstrada Milano-Meda • Vi è l’urgente bisogno di riqualificazione e potenziamento (terza corsia) di questa arteria. • La Regione e la Provincia realizzeranno al più presto uno studio di fattibilità tecnica ed economica per tale intervento. 9. Tunnel di viale Lombardia in Monza • È indispensabile una rapida soluzione delle problematiche relative all’affidamento dell’incarico per la realizzazione dei lavori affinché possano essere realizzate al più presto le opere per collegare la SS36 dal lago di Como alle Autostrade (Monza e Cinisello). • È necessario concentrare gli sforzi per contenere il più possibile i tempi dei cantieri e per minimizzare i disagi per automobilisti e abitanti delle zone interessate. 10. Interventi diffusi sulla rete stradale • La Provincia è impegnata a realizzare, nella programmazione pluriennale, interventi considerati “minori”: rotatorie, varianti di centri abitati, ecc. • L’importanza di tali interventi è, comunque, fondamentale per rendere più sicura e funzionale la circolazione sulle strade della Brianza.


6. Verso la nuova Provincia: alcuni contributi propositivi

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LE TRE CITTÀ DELLA BRIANZA

I progetti strategici di medio-lungo periodo I cardini su cui si fondano le strategie di sviluppo di scala regionale sono quelli del riequilibrio-integrazione modale e della mobilità sostenibile, da attuare tenendo conto delle effettive esigenze di mobilità sul territorio e della configurazione dei sistemi insediativi. Gli obiettivi da perseguire sono pertanto: • il trasferimento di quote di spostamenti verso la modalità pubblica, specialmente ferroviaria, con un’adeguata politica di potenziamento infrastrutturale e gestionale della rete su ferro; • l’allontanamento dei traffici di lunga percorrenza, stradali e ferroviari, dal nodo di Milano; • l’integrazione tra le diverse reti e i diversi servizi di trasporto, con la realizzazione di nodi di interscambio (ferro-gomma, pubblico-privato, sia passeggeri che merci) e con l’introduzione dell’integrazione tariffaria e degli orari. Anche nell’ambito di tale riequilibrio modale, che tende a privilegiare la modalità ferroviaria, non bisogna, comunque, trascurare azioni sul versante stradale, in quanto la rete viaria sarà comunque interessata da un forte incremento di traffico, rendendo indispensabile realizzare interventi di riqualificazione e potenziamento, per scongiurare il rischio della paralisi.

nella pagina a fianco, Sintesi delle principali azioni previste e delle questioni aperte per lo scenario di lungo periodo

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Non basta, però, focalizzare l’attenzione solo sulle grandi infrastrutture (che effettivamente costituiscono delle risposte strutturali ai problemi, ma hanno lunghi tempi ed elevati costi di realizzazione), occorre prendere in considerazione anche la progettualità diffusa, intesa come riqualificazione delle infrastrutture esistenti, realizzazione di nuovi interventi a scala locale (sempre funzionali alla logica di rete) e attuazione di iniziative che garantiscano migliori condizioni di utilizzo del sistema della mobilità nel suo complesso (pianificazione e gestione del traffico, soluzione dei nodi critici e dei tronchi maggiormente compromessi, miglioramento della sicurezza stradale). La nuova Provincia sarà dunque chiamata, da un lato, a compartecipare al progetto di riassetto generale della mobilità in Lombardia e nel nord Italia, dall’altro, a definire le priorità da assegnare agli interventi sul proprio territorio, avendo presente come ciò si inserisce nel quadro più generale. Ancora il nuovo Ente sarà chiamato a svolgere un ruolo di coordinamento nelle fasi di “confronto” tra le proposte progettuali ed il territorio in cui andranno ad inserirsi, in quanto risulta indispensabile che i progetti d’intervento siano il più possibile sostenuti e condivisi dalle realtà territoriali interessate (Comuni, Province, forze economiche e sociali), potendo sfruttare gli investimenti infrastrutturali quali occasioni per riorganizzare e riqualificare il territorio, minimizzando i rischi di impatto ambientale e valorizzando le opportunità da essi fornite ai fini dello sviluppo locale.


6. Verso la nuova Provincia: alcuni contributi propositivi

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Indicazioni bibliografiche Le indicazioni bibliografiche riportate di seguito, che privilegiano le opere di carattere generale e storico, possono costituire, pur nella loro parzialità, un orientamento alla letteratura sulle principali problematiche della Brianza.

AA.VV. – I beni culturali della nuova Provincia di Monza e Brianza. Primo laboratorio: la conoscenza, Atti del convegno, Monza, 20 maggio 2005 AA.VV. – Brianza. Un mondo che cambia, Cattaneo Editore, 1998 A.A.VV. - La grande Brianza, Istituto editoriale regione italiane, Milano 1978 Amici della Brianza - Brianza: itinerari e cenni storici sui 164 comuni brianzoli, Edizioni di Licinium, Erba 1964

Cantù, Ignazio - Guida per i monti della Brianza e per le terre circonvicine, Bryan, Erba 1998 Cavicchini, Ermes - Benzi, Cesare (a cura di) - I territori della Science Based in provincia di Milano, rapporto non pubblicato, Provincia di Milano, 2002 Centro Studi PIM - Specificità locali e sistema metropolitano. Area Monza, Milano 1995a

Barbieri, Gianni (a cura di) - Brianza bella: l’industria al servizio della società, Associazione Industriale di Monza e Brianza, Monza 1982

Centro Studi PIM - Specificità locali e sistema metropolitano. Area Seregno, Milano 1995b

Boeri, Stefano - Lanzani, Arturo – Marini, Edoardo - Il territorio che cambia, Abitare Sagesta, Milano 1993

Centro Studi PIM - Specificità locali e sistema metropolitano. Area Vimercate, Milano 1995c

Bonomi, Aldo – Abbruzzese, Alberto (a cura di) - Città infinita, Bruno Mondadori, Milano 2004

Centro Studi PIM - Emergenza traffico in Brianza Pedemontana, metropolitane, ferrovie: dai progetti alle concrete realizzazioni, Milano 2002

Bosisio, Alfredo – Vismara, Giulio (a cura di) - Storia di Monza e della Brianza, 5 voll., Il Polifilo, Milano 1971-1973

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Cantù, Ignazio - Le vicende della Brianza e dei paesi circonvicini, Dominioni, Como 1990

Centro Studi PIM - Rapporto sulla mobilità e i trasporti nella provincia di Monza e Brianza, Milano 2005


Cito Filomarino, Anna Maria - Viaggio pittorico in Brianza, Valentina, Milano 1999 Colombo, Antonio - Brianza e Monza: note storiche artistiche e ambientali, Credito artigiano, Monza 1981

Lanzani, Arturo – Un’insolita rappresentazione per la governance della regione urbana lombardo-milanese, in Territorio, n° 29/30, 2004b Lose, Federico e Carolina. - Viaggio pittorico nei monti di Brianza, Il Polifilo, Milano 1959

Corbetta, G. - Brianza ’80: contributi per un’ipotesi di sviluppo, Nuova Brianza, Cassago Brianza 1980

Nebbia, Ugo - La Brianza, Istituto Italiano d’Arti Grafiche, Bergamo 1912

Diligenti, Emilio - Pozzi, Alfredo - La Brianza in un secolo di storia d’Italia: 1848-1945, Teti, Milano 1980

Nomisma - Brianza globale: i percorsi dello sviluppo, Assindustria Monza e Brianza, Monza 2000

Garlandini, Alberto - Brianza e Comasco, Electa, Milano 1983

Palermo, Piercarlo - Linee di assetto e scenari evolutivi della regione urbana milanese. Atlante delle trasformazioni insediative, Franco Angeli, Milano 1997

Garofoli, Gioacchino - Geroldi, Gianni (a cura di) - La Brianza tra crisi e sviluppo. Trasformazioni produttive e politiche di intervento, Franco Angeli, Milano 1986 Grandi Maurizio - Per un atlante di architetture lombarde: Brianza, Comasco, Lecchese, CFS del Politecnico di Milano, Milano 2003 Lanzani, Arturo – I paesaggi italiani, Meltemi, Roma 2004a

Palermo, Piercarlo - Prove di innovazione. Nuove forme ed esperienze di governo del territorio in Italia, FrancoAngeli, Milano 2001 Pozzi, Alfredo (a cura di) - Studi e ricerche nell’area del mobile, Arti Grafiche Merone, Lissone, 1985

Redaelli, Carlo - Notizie storiche della Brianza, del distretto di Lecco, della Valassina, e dei luoghi limitrofi dai più remoti tempi sino ai nostri giorni, G. Stefanoni, Lecco 1995 Ronzoni, Domenico Flavio - Dai campi alla fabbrica: alle origini della Brianza industriale, Bellavite, Missaglia 1994 Sviluppo Brianza - Autogestire la comunità locale. Il percorso dell’identità: gli stati generali, l’intesa, l’organizzazione dello sviluppo locale, Milano, FrancoAngeli, Milano 2003 Sviluppo Brianza – I luoghi della nuova provincia. Identità, risorse e strategie per il sistema turistico della Brianza, FrancoAngeli, Milano 2004 Sviluppo Brianza – Il piano di sviluppo turistico della Brianza, Monza 2001 Sviluppo Brianza - La Provincia utile. Ricerche e contributi del primo Forum per la nuova Provincia di Monza e Brianza, Franco Angeli, Milano 2006 Touring Club Italiano – Guida d’Italia. Lombardia, TCI, Milano 1999

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CENTRO STUDI

CENTRO STUDI PER LA PROGRAMMAZIONE INTERCOMUNALE DELL’AREA METROPOLITANA

Cos’è il Centro Studi PIM

Le attività

La struttura tecnico-operativa

Il Centro Studi PIM nasce nel 1961 come associazione di Comuni, con lo scopo di realizzare il Piano Intercomunale Milanese, sulla base di quanto disposto con Decreto del Ministro dei LL.PP.

Nella sua ormai quarantennale esperienza il PIM ha realizzato un vastissimo repertorio di studi, ricerche e progetti riguardanti non solo la pianificazione territoriale, ma anche interventi operativi in materia di infrastrutture di mobilità, di sistemazione ambientale, di sviluppo socio-economico locale. Alcuni interventi che oggi si stanno concretizzando, come il “Passante Ferroviario” o i parchi metropolitani, sono anche il risultato dell’attività PIM. Tra le più importanti attività recentemente concluse o in atto occorre segnalare, in particolare, il Piano Territoriale di Coordinamento del Parco Sud Milano, il Piano d’Area Malpensa, il Progetto d’Area Castanese, lo Studio-progetto d’area Sud Milano, i progetti e gli studi di impatto ambientale della Valassina e della Gronda Intermedia (tratta centrale della Pedemontana), il Piano di Settore del Parco di Monza, lo Studio sull’“Integrazione regionale della nuova linea Lugano-Milano del Gottardo”, la compartecipazione al progetto preliminare e al SIA dell’autostrada Pedemontana e al Master Plan dei navigli.

È composta da 20 dipendenti, per la maggior parte figure professionali altamente qualificate: accanto agli specialisti in materie urbanistiche e territoriali operano esperti in economia regionale, in viabilità e trasporti, in tecnologie ambientali, in pianificazione paesistica e in gestione informatica.

Nel 1978, con l’istituzione in Lombardia dei Comprensori, lo scopo principale diventa l’elaborazione del Piano Territoriale del Comprensorio Milanese. Chiusa l’esperienza comprensoriale, il Centro Studi PIM assume la denominazione e la configurazione statutaria attuali: viene accentuata la sua funzione di strumento operativo al servizio degli Enti associati nei settori di attività riguardanti la pianificazione urbanistica e territoriale dell’area metropolitana milanese. Sono organi dell’associazione: l’Assemblea, composta dai rappresentanti degli Enti associati (Provincia di Milano, Comune di Milano e 77 Comuni dell’area milanese), il Presidente e il Consiglio Direttivo, eletti dall’Assemblea.

Come supporto all’attività interna, ma anche come servizio rivolto all’esterno, il PIM è dotato di una biblioteca specializzata, di un archivio cartografico e di un sistema informativo urbanistico-territoriale sull’area milanese.

Bilancio e mezzi finanziari Il bilancio del PIM è attualmente pari a circa 2 milioni di euro ed è coperto in parte dai contributi degli Enti soci, finalizzati ad attività istituzionali e di interesse generale e in parte dai ricavi derivanti da incarichi specifici affidati al Centro Studi dagli stessi soci e da altri Enti, tra cui, principalmente, la Regione Lombardia.


Elenco dei soci Oltre al Comune e alla Provincia di Milano sono attualmente soci del Centro Studi PIM Abbiategrasso, Agrate Brianza, Aicurzio, Arcore, Assago, Baranzate, Bareggio, Basiglio, Bernareggio, Binasco, Bollate, Bovisio Masciago, Brugherio, Buccinasco, Burago Molgora, Caponago, Carpiano, Carugate, Casarile, Cassina de’ Pecchi, Ceriano Laghetto, Cesano Boscone, Cesano Maderno, Cinisello Balsamo, Cologno Monzese, Concorezzo, Cormano, Cornaredo, Corsico, Cusago, Desio, Gaggiano, Garbagnate Milanese, Gessate, Gorgonzola, Lacchiarella, Lainate, Liscate, Lissone, Locate Triulzi, Macherio, Melegnano, Melzo, Mezzago, Monza, Nova Milanese, Novate Milanese, Noviglio, Opera, Pantigliate, Paullo, Pero, Peschiera Borromeo, Pessano con Bornago, Pieve Emanuele, Pogliano Milanese, Pregnana Milanese, Rho, Rosate, Rozzano, San Donato Milanese, San Giuliano Milanese, Sedriano, Segrate, Sesto San Giovanni, Settala, Settimo Milanese, Solaro, Sovico, Trezzano sul Naviglio, Tribiano, Vanzago, Varedo, Vernate, Villasanta, Vizzolo Predabissi, Zibido San Giacomo.


Gli organi del Centro Studi PIM Assemblea È costituita dai rappresentanti degli enti associati: i Sindaci del Comune di Milano e di altri 77 Comuni (o loro delegati), il Presidente della Provincia (o suo delegato). Presidente e Consiglio Direttivo eletti dall’87a Assemblea dei Soci del 23 giugno 2005 Presidente Vittorio Algarotti (designato dalla Provincia di Milano) Vice-Presidente Alberto Garocchio (Consigliere Comunale di Milano, delegato del Sindaco)

Componenti del Consiglio Direttivo • Adriano Alessandrini (Sindaco del Comune di Segrate) • Francesco Chiesa (designato dalla Provincia di Milano) • Flavio Cirillo (Sindaco del Comune di Basiglio) • Michele Faglia (Sindaco Comune di Monza) • Emanuele Fiano (Consigliere Comunale di Milano, designato dal Comune di Milano) • Giuseppe Gatti (Vice-Sindaco del Comune di Gaggiano) • Sergio Graffeo (Sindaco del Comune di Corsico) • Emilio Locatelli (Assessore del Comune di Rozzano) • Pietro Mezzi (Assessore della Provincia di Milano, delegato del Presidente) • Antonio Mario Pilli • Pietro Roseti • Alessandra Tabacco (designata dal Comune di Milano)

Struttura tecnico-operativa Direttore (f.f.) Franco Sacchi Tecnici laureati responsabili delle attività di ricerca e progettazione Mauro Barzizza, Fabio Bianchini, Francesca Boeri, Francesca Cella, Claudio Grossoni, Edoardo Marini, Nguyen Huu Nha, Pierluigi Nobile, Paola Pozzi, Maria Evelina Saracchi. Tecnici addetti ai settori e servizi operativi Alma Grieco, Claudio Paraboni, Cinzia Vanzulli Addetti ai servizi generali Paola Baraldo, Barbara Fabozzi, Monica Falcetta, Roberta Guerinoni, Vanda Migliavacca, Massimiliano Zappa


NUMERI DI ARGOMENTI & CONTRIBUTI PUBBLICATI

1. PROGETTI INFRASTRUTTURALI E TERRITORIO NELL’AREA MILANESE E LOMBARDA - giugno 2001 2. INFRASTRUTTURE STRATEGICHE PER MILANO E LA LOMBARDIA E “LEGGE OBIETTIVO” - maggio 2002 3. STUDIO-PROGETTO D’AREA SUD MILANO - luglio 2002 4. EMERGENZA TRAFFICO IN BRIANZA Pedemontana, metropolitane, ferrovie: dai progetti alle concrete realizzazioni - luglio 2002 5. ABITARE NELL’AREA METROPOLITANA MILANESE Le politiche di intervento di fronte alla nuova domanda e alla crisi del modello tradizionale - gennaio 2003 6. LA MAPPA DEI CAMBIAMENTI SOCIO-ECONOMICI E TERRITORIALI NELLA REGIONE URBANA MILANESE Primi risultati dei Censimenti 2001 - gennaio 2003 7. L’AREA METROPOLITANA MILANESE Idee e progetti per il futuro - giugno 2003 8. DAL MONDO NUOVO ALLA CITTÀ INFINITA Cento anni di trasformazioni e progetti nell’area milanese - giugno 2004 9. I NAVIGLI, LA CITTÀ E IL TERRITORIO - ottobre 2004 10. IL PAESAGGIO, LA NATURA, LA CITTÀ Le aree verdi nella configurazione del territorio metropolitano - luglio 2005

Gli arretrati sono disponibili ad amministratori e tecnici degli Enti associati al PIM che ne facciano richiesta, nonché agli organismi Istituzionali interessati. Copie digitali sono scaricabili presso il sito internet del Centro Studi: www.pim.milano.it



Centro Sudi PIM | Argomenti & Contributi n.11