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CENTR STUDI

LA MAPPA DEI CAMBIAMENTI SOCIO-ECONOMICI E TERRITORIALI NELLA REGIONE URBANA MILANESE

Primi risultati dei Censimenti 2001

6

gennaio 2003


LA MAPPA DEI CAMBIAMENTI SOCIO-ECONOMICI E TERRITORIALI NELLA REGIONE URBANA MILANESE

Primi risultati dei Censimenti 2001

Argomenti & Contributi

Primi risultati dei Censimenti 2001

Sotto il titolo Argomenti & Contributi vengono divulgati dei saggi su argomenti di attualità ed interesse che rientrano nelle materie di particolare competenza del Centro Studi PIM: territorio, ambiente, mobilità, sviluppo locale. I saggi, che intendono contribuire alla discussione tecnica e politica sui problemi territoriali dell’area milanese, riprendono dei lavori svolti dagli esperti del Centro Studi PIM sotto forma di articoli per riviste specializzate e relazioni a convegni o riferiti a indagini, studi, progetti prodotti dallo stesso Centro Studi.

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Primi risultati dei Censimenti 2001

Il presente documento La mappa dei cambiamenti socio-economici e territoriali nella regione urbana milanese. Primi risultati dei Censimenti 2001 (IST_01_02) è compreso nell’ambito del programma di attività istituzionali PIM per l’anno 2002. Il gruppo di lavoro che ha curato la realizzazione del rapporto, è composto da: Luciano Minotti (direttore responsabile) Franco Sacchi (capo progetto), Piero Nobile, Alma Grieco (staff PIM) Cesare Benzi, Anna Canevini, Ignazio Pisani, SERT sas (collaboratori esterni)

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Primi risultati dei Censimenti 2001

INDICE

EXECUTIVE SUMMARY................................................................................................................. 5 1. INTRODUZIONE ........................................................................................................................ 7 2. POPOLAZIONE E FAMIGLIE.................................................................................................... 12 3. ABITAZIONI ............................................................................................................................... 19 4. ECONOMIA ................................................................................................................................ 23 5. TERRITORIO.............................................................................................................................. 31 6. NUOVE GEOGRAFIE DELLO SVILUPPO E PROBLEMI APERTI.......................................... 35

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EXECUTIVE SUMMARY

I primi risultati dei Censimenti 2001 popolazione/abitazioni e industria/servizi confermano che, anche nella fase più recente, i territori più dinamici sono stati quelli di corona, posti nell’arco ovest nordest del capoluogo regionale, insieme con quelli della fascia pedemontana, in particolare nel “segmento” lecchese e bergamasco. Gli elementi di novità sono invece rappresentati dalla dilatazione di scala – e dalla relativa rimodulazione di intensità - dei fenomeni di sviluppo territoriale e socio-economico, che nell’ultimo decennio giungono a investire le seconde corone metropolitane, le aree di frangia provinciali e - più in generale - tutte le province limitrofe poste sulla medesima direttrice. Di converso, la stagnazione o il declino demografico e occupazionale hanno investito principalmente le città (non solo le maggiori, ma anche quelle medie e persino i centri comprensoriali metropolitani), i comuni di prima corona e - più in generale - alcuni territori a “macchie di leopardo” del nord e del nord-ovest milanese. Tali fenomeni non sono interpretabili come un semplice traboccamento della metropoli verso nuovi territori meno congestionati. Siamo invece di fronte a un ulteriore salto di scala nell’organizzazione territoriale, che rafforza l’immagine multi-territorio della regione urbana milanese. Per un verso, spazio conurbato relativamente concluso e compatto di dimensioni sub-provinciali (salvo alcuni sconfinamenti sulle direttrici storiche di sviluppo a nord e nord-ovest); per un altro, regione urbana di dimensioni sempre più estese (ormai tendenzialmente ultra-provinciali e, verso Novara, persino interregionali), discontinua al proprio interno, caratterizzata da una molteplicità di ambienti, assetti insediativi e forme di sviluppo economico-sociale. La rilevanza di tale passaggio di scala non è solo di natura geografica. La riarticolazione produttiva e residenziale, in uno spazio differenziato e complesso come quello milanese, ha ritematizzato il rapporto tra le diverse funzioni (abitative, produttive, di servizio, ecc.) e i territori specifici su cui si innestano, infittendo le interconnessioni dinamiche che strutturano reticolarmente, in termini di interdipendenza e complementarità, le diverse parti dell’area metropolitana. Tali processi pongono alcune questioni stringenti nell’agenda dei policy maker locali e regionali, a partire dall’orientamento delle politiche pubbliche e dalla forma/modalità di esercizio del governo metropolitano.

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1. INTRODUZIONE Oggetto e finalità del lavoro

Contenuti

Il presente rapporto è finalizzato a descrivere e a interpretare i cambiamenti territoriali e socio-economici che hanno interessato la regione urbana milanese durante gli anni ’90. L’occasione per compiere questa ricognizione a largo raggio è stata fornita, da una parte, dalla pubblicazione, da parte dell’ISTAT, dei primi risultati del Censimento della popolazione e delle abitazioni e di quello dell’industria e dei servizi del 2001, dall’altra, dall’aggiornamento al 1998 dei dati forniti dal MISURC (Mosaico Informatizzato degli Strumenti Urbanistici Comunali) incluso nel SIT (Sistema Informativo Territoriale) del PIM.

Gli elaborati prodotti si incaricano di fornire uno sguardo d’insieme sulle dinamiche sociali (popolazione, famiglie, abitazioni), sulle trasformazioni economiche (addetti e unità locali) e sui cambiamenti territoriali (usi del suolo) della regione urbana milanese nell’ultimo ventennio. Per compiere tale analisi, da una parte, si sono comparate le dinamiche metropolitane con quelle delle province limitrofe e della regione, dall’altra, si è cercato di individuare direttrici infraprovinciali di cambiamento socio-economico e territoriale. In tal senso si è lavorato sia alla scala comunale che a quella sovracomunale, in particolare attraverso l’articolazione territoriale costituita dalle aree statistiche PIM. Nelle conclusioni si è tentato di restituire un quadro interpretativo generale delle trasformazioni in atto e di alcuni problemi che si affacciano nell’agenda dei policy maker locali e regionali.

Figura 1. La partizione della provincia di Milano in aree statistiche

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I comuni della provincia di Milano suddivisi per aree statistiche 1 - Area Melegnano

3 - Area Vimercate

4 - Area Monza

6 - Area Cinisello B.

9 - Area Legnano

12 - Area Abbiategrasso

Carpiano

Agrate Brianza

Albiate

Bresso

Busto Garolfo

Abbiategrasso

Cerro al Lambro

Aicurzio

Besana in Brianza

Cinisello Balsamo

Canegrate

Albairate

Colturano

Arcore

Biassono

Cologno Monzese

Casorezzo

Besate

Dresano

Basiano

Briosco

Cormano

Cerro Maggiore

Bubbiano

Mediglia

Bellusco

Brugherio

Cusano Milanlno

Dairago

Calvignasco

Melegnano

Bernareggio

Carate Brianza

Sesto San Giovanni

Legnano

Cassinetta di Lugagnano

Pantigliate

Burago di Molgora

Lissone

Nerviano

Cisliano

Paullo

Busnago

Macherio

7 - Area Garbagnate

Parabiago

Gaggiano

Peschiera Borromeo

Camparada

Monza

Bollate

Rescaldina

Gudo Visconti

San Colombano Lambro

Caponago

Renate

Cesate

San Giorgio su Legnano

Morimondo

San Donato Milanese

Carnate

Sovico

Garbagnate Milanese

San Vittore Olona

Motta Visconti

San Giuliano Milanese

Cavenago di Brianza

Triuggio

Limbiate

Villa Cortese

San Zenone al Lambro

Concorezzo

Vedano al Lambro

Novate Milanese

Ozzero Rosate

Tribiano

Cornate d'Adda

Veduggio con Colzano Paderno Dugnano

10 - Area Castano Primo

Vermezzo

Vizzolo Predabissi

Correzzana

Verano Brianza

Arconate

Zelo Surrigone

Grezzago

Villasanta

Senago

Bernate Ticino

2 - Area Cernusco s/N.

Lesmo

8 - Area Rho

Bellinzago Lombardo

Masate

5 - Area Seregno

Buscate

13 - Area Rozzano

Arese

Castano Primo

Basiglio

Bussero

Mezzago

Barlassina

Cornaredo

Cuggiono

Binasco

Cambiago

Ornago

Bovisio-Masciago

Lainate

Inveruno

Casarile

Carugate

Pozzo d'Adda

Ceriano Laghetto

Pero

Magnago

Lacchiarella

Cassano d'Adda

Roncello

Cesano Maderno

Pogliano Milanese

Nosate

Locate di Triulzi

Cassina De Pecchi

Ronco Briantino

Cogliate

Pregnana Milanese

Robecchetto con Induno

Noviglio

Cernusco sul Naviglio

Sulbiate

Desio

Rho

Turbigo

Opera

Gessate

Trezzano Rosa

Giussano

Settimo Milanese

Vanzaghello

Pieve Emanuele

Gorgonzola

Trezzo sull'Adda

Lazzate

Vanzago

Inzago

Usmate Velate

Lentate sul Seveso

11 - Area Magenta

Vernate

Liscate

Vaprio d'Adda

Meda

Arluno

Zibido San Giacomo

Melzo

Vimercate

Misinto

Bareggio

Rozzano

Pessano con Bornago

Muggiò

Boffalora Sopra Ticino

14 - Area Corsico

Pioltello

Nova Milanese

Corbetta

Assago

Pozzuolo Martesana

Seregno

Magenta

Buccinasco

Rodano

Seveso

Marcallo con Casone

Cesano Boscone

Segrate

Solaro

Mesero

Corsico

Settala

Varedo

Ossona

Cusago

Truccazzano

Robecco sul Naviglio

Trezzano sul Naviglio

Vignate

Santo Stefano Ticino

Vimodrone

Sedriano Vittuone

MILANO

I criteri di partizione territoriale A fini statistici, l’articolazione territoriale della provincia di Milano è stata compiuta seguendo una partizione già sperimentata in un precedente studio PIM (Centro Studi PIM, 1995, “Sistema metropolitano e specificità locali. Atlante cartografico e profili d’area”, Milano). In quel lavoro, per compiere tale suddivisione, si seguì un criterio prevalentemente istituzionale, valutando nel contempo la significatività territoriale della partizione adottata. Il risultato ottenuto apparve piuttosto convincente, tanto che altri lavori successivi, anche di autori diversi dal PIM, impiegarono un’articolazione territoriale analoga. Ancora oggi, pur non senza qualche punto di debolezza (principalmente determinati da una non istantanea lettura dei fenomeni per “corone” e da una non immediata interpretazione delle dinamiche complessive del territorio brianteo), l’articolazione impiegata ci sembra catturare ampiamente le specificità dei territori provinciali.

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Primi risultati dei Censimenti 2001

Aspetti metodologici e operativi La lettura degli andamenti delle variabili socioeconomiche è stata svolta ponendo a confronto i dati definitivi dei Censimenti popolazione e abitazioni e dei Censimenti industria e servizi del 1981 e 1991 con i primi risultati degli analoghi Censimenti del 2001 (ISTAT, Censimento della popolazione e delle abitazioni, 1981, 1991, 2001- primi risultati e Istat, Censimento dell’industria e dei servizi, 1981, 1991, 2001 - primi risultati).

Al fine di testarne l’attendibilità, si sono inoltre eseguiti confronti con i dati ISTAT relativi ai movimenti anagrafici (in particolare quelli al 2000), con i dati ISTAT relativi all’attività edilizia (vari anni), con i dati ISTAT, Censimento Intermedio dell’industria e dei servizi del 1996 e con quelli ASPO-Archivio Statistico Provinciale per l’Occupazione (in particolare quelli relativi al 1998).

I dati sulla popolazione e le abitazioni Per quanto riguarda popolazione e abitazioni, le verifiche effettuate sui dati provvisori ci consentono di ritenerli complessivamente attendibili per la quasi generalità dei comuni della provincia di Milano. Per una corretta valutazione delle note interpretative che seguono, occorre però avvertire che tra le eccezioni, si registra il caso del comune capoluogo, dove i ritardi nelle rilevazioni e la complessità dei riscontri con l’anagrafe fanno ritenere significativamente sottostimato il dato provvisorio, sia per gli abitanti sia per le famiglie e le abitazioni. Una condizione analoga si è potuta verificare, in base a confronti con il dato anagrafico per famiglie e popolazione e con il dato dell’attività edilizia per le abitazioni, anche per il comune di Sesto San Giovanni e, in misura meno significativa, per i comuni di Corsico, Segrate, Pioltello e per pochi altri casi “minori”. In tutte queste situazioni, analisi e valutazioni, come del resto richiamato in sede di commento, sono state sviluppate facendo riferimento ad un dato 2001 stimato (che nel caso di Milano è frutto di un riscontro con gli uffici comunali preposti), che per popolazione e famiglie risulta da una mediazione fra dato anagrafico e dato censuario provvisorio. Resta inteso che le elaborazioni statistiche fanno invece sempre riferimento al dato ISTAT, primi risultati 2001.

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I dati sugli addetti e le unità locali I dati censuari provvisori relativi ad addetti e unità locali, classificati per grandi settori economici (industria, commercio, altri settori, istituzioni), appaiono invece problematici in un numero superiore di casi. I primi risultati 2001, infatti, potrebbero verosimilmente presentare, in alcuni casi, scostamenti anche significativi rispetto ai dati definitivi. Le ragioni di tale eventuale differenza sono da ricercare nelle seguenti motivazioni. Ø Possono essere pervenute in ritardo (successivamente cioè alla chiusura del modello ISTAT C6) denunce da parte di imprese caratterizzate da una complessità organizzativa rilevante. Ø Alcune imprese si sono avvalse della facoltà di consegnare i moduli censuari direttamente agli uffici centrali dell’ISTAT. Chiaramente tale facoltà è stata utilizzata prevalentemente, per ovvia comodità operativa, dalle imprese multiplant e/o dalle imprese multinazionali, il cui ufficio centrale (italiano o straniero) era il solo in possesso di tutte le informazioni richieste in sede censuaria. Ø Per esigenze di completamento e/o di rettifica in fase di consolidamento dei risultati censuari. Di conseguenza, le variazioni riportate nel presente studio, che si basano sul confronto tra i dati provvisori del 2001 ed i dati definitivi del 1991 e 1981, risultano in alcuni casi “pessimiste” o, comunque, verosimilmente soggette a correzioni in fase di pubblicazione dei dati censuari definitivi. Tali precisazioni appaiono particolarmente significative per alcuni comuni fortemente caratterizzati da presenza di imprese e di unità locali di tipo multiplant e/o di filiali o controllate di imprese straniere. In particolare, i comuni con tali caratteristiche che presentano dati verosimilmente sottostimati, o comunque problematici, sembrano essere: Ø Cassina de’ Pecchi e Segrate, collocati nell’area di Cernusco sul Naviglio; Ø Cinisello Balsamo, Cormano e Cologno Monzese, collocati nell’area di Cinisello; Ø Corsico e Trezzano sul Naviglio, collocati nell’area di Corsico; Ø Rozzano, collocato nella omonima area; Ø San Donato, collocato nell’area di Melegnano. Come per le variabili che attengono al Censimento popolazione e abitazioni, le elaborazioni statistiche presentate fanno rigorosamente riferimento ai dati ufficiali ISTAT, mentre in sede di commento sono state avanzate considerazioni integrative rispetto a quanto risulterebbe dalla semplice lettura dei numeri.

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Primi risultati dei Censimenti 2001

I dati sugli usi del suolo I dati attinenti agli usi del suolo occupato da funzioni urbane e dalle previsioni di nuova occupazione, oltre a quelli riguardanti il suolo riservato alle attività economiche, sono il risultato di specifiche elaborazioni svolte dal PIM sul data base del Mosaico Informatizzato degli Strumenti Urbanistici dei Comuni (MISURC) della provincia di Milano, la cui base cartografica di aggiornamento è costituita dalle Ortofoto digitali 1998. Al fine di fornire la dinamica dei processi di occupazione del suolo (1981-1998) si è proceduto all’aggregazione dei dati, applicando i medesimi criteri adottati in occasione della precedente rilevazione effettuata agli inizi degli anni Novanta, con riferimento alla base Carta Tecnica Regionale aggiornata al 1981. Va tuttavia precisato che il confronto alle due soglie sconta le diverse modalità di misurazione che, nel primo caso, sono state effettuate manualmente, con l’inevitabile rischio di sovrastima dei calcoli, mentre per la soglia 1998 si sono trattati dati informatizzati che forniscono un risultato più “preciso”. Si ricorda che nella definizione di suolo urbanizzato ed urbanizzabile sono contenute tutte le principali funzioni urbane esistenti e previste, quali: residenza, attività produttive-economiche in genere, tutti i servizi, comprese le aree verdi e tutte le infrastrutture. Appartengono al suolo non urbanizzabile le aree agricole, i boschi, i parchi urbani di cintura ed i parchi territoriali, le aree estrattive e le acque. Infine, per quanto riguarda il dato sulle attività economiche, si precisa che per la sua rilevazione si è fatto riferimento alle classi del MISURC relative al produttivo, al commerciale/direzionale e a quelle aree classificate come polifunzionali nelle quali si è rilevata una prevalenza di funzioni produttive o terziarie.

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2. POPOLAZIONE E FAMIGLIE La Lombardia torna a crescere, mentre…

...la provincia di Milano ancora flette

Per la prima volta da diversi decenni, al censimento 2001 (Primi risultati) l’Italia non vede aumentare la popolazione complessiva, che si assesta fra stabilità e lieve calo. Come non avveniva da tempo, questa volta è il nord a salvare il bilancio demografico del paese. Il sud cresce, infatti, meno del centro-nord, sia per le nuove spinte migratorie verso le aree forti sia per l’estensione anche alle regioni meridionali dei processi di riduzione delle nascite già in atto nel resto del paese. Sono così le regioni del nord a crescere di più: oltre al nord-est, anche la Lombardia. Quest’ultima, dopo un andamento negativo nel decennio precedente, registra un aumento significativo che, senza Milano, supera largamente il 3%. Scendendo ulteriormente di scala, è possibile rilevare come le province confinanti con la provincia di Milano siano tutte in crescita, incluse quelle che, come Pavia, Cremona e Novara, perdevano popolazione negli anni Ottanta. Sempre negli anni ’90, è stato forte l’aumento soprattutto nelle province di Bergamo, Lecco, Lodi, tutte in crescita di oltre il 5%, a conferma di andamenti molto positivi verificatisi anche nel decennio precedente. Crescono bene anche Como e Varese, che segnano invece incrementi maggiori rispetto agli anni ‘80.

L’evoluzione della popolazione in provincia di Milano durante gli anni Novanta appare influenzata da consistenti flussi migratori provenienti sia dalle aree meno sviluppate del paese, sia dall’estero (paesi in via di sviluppo ed est europeo). Verso la fine del decennio, gli effetti di tali processi cominciano a riflettersi anche sugli andamenti naturali, contribuendo a rallentare i ritmi della denatalità e dell’invecchiamento, che continuano comunque a caratterizzare le tendenze di lungo periodo. La timida ripresa delle nascite non è tale invece da influire in maniera leggibile sulla dimensione della taglia familiare, la cui riduzione continua ad emergere come uno dei fenomeni più vistosi.

150,0

130,0

110,0

90,0

70,0 1981

1991

2001

Provincia di Milano, esclusa Milano

Comune di Milano

Provincia di Milano

Regione Lombardia

Figura 2. Evoluzione di lungo periodo della popolazione residente (1981-2001, 1981=100)

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Aree statistiche PIM

Superficie

kmq.

Popolazione residente 1981

1991

Variaz. 1981-1991 v. a. %

2001

Melegnano Cernusco sul Naviglio Vimercate Monza Seregno Cinisello Balsamo Garbagnate Rho Legnano Castano Primo Magenta Abbiategrasso Rozzano Corsico Totale subaree

179,9 129.915 146.828 151.994 226,3 218.090 246.993 254.194 180,3 150.949 170.609 187.123 124,3 279.340 285.154 292.682 134,2 271.072 280.903 291.942 44,0 302.669 284.662 259.212 71,1 184.465 194.128 200.477 86,8 139.937 155.185 160.980 103,5 160.991 165.174 174.216 118,6 57.909 59.990 63.059 130,8 93.850 101.045 106.506 206,7 56.304 61.911 68.474 144,0 85.809 105.375 109.733 51,8 102.933 111.497 110.823 1.802,3 2.234.233 2.369.454 2.431.415

Comune di Milano Provincia di Milano

182,1 1.984,4

1.604.773 3.839.006

1.369.231 3.738.685

Regione Lombardia

23.859,8

8.891.652

8.856.074

Variaz. 1991-2001 v. a. %

Densità 2001

16.913 28.903 19.660 5.814 9.831 -18.007 9.663 15.248 4.183 2.081 7.195 5.607 19.566 8.564 135.221

13,0 13,3 13,0 2,1 3,6 -5,9 5,2 10,9 2,6 3,6 7,7 10,0 22,8 8,3 6,1

5.166 7.201 16.514 7.528 11.039 -25.450 6.349 5.795 9.042 3.069 5.461 6.563 4.358 -674 61.961

3,5 2,9 9,7 2,6 3,9 -8,9 3,3 3,7 5,5 5,1 5,4 10,6 4,1 -0,6 2,6

844,9 1123,3 1037,8 2354,6 2175,4 5891,2 2819,6 1854,6 1683,2 531,7 814,3 331,3 762,0 2139,4 1349,1

1.182.693 3.614.108

-235.542 -100.321

-14,7 -2,6

-186.538 -124.577

-13,6 -3,3

6494,7 1821,3

8.922.463

-35.578

-0,4

66.389

0,7

374,0

Tabella 1. Popolazione residente e densità per aree statistiche (1981-2001)

L’analisi dei primi risultati censuari evidenzia per la provincia un calo di popolazione intorno al 3% (pari a circa 125 mila abitanti), di poco superiore alla flessione registrata nel corso degli anni Ottanta. Tale performance negativa si costituisce, così come avvenne nel precedente decennio censuario, come il saldo tra l’andamento ancora positivo del resto della provincia e quello tuttora pesantemente negativo del comune di Milano. La flessione demografica della provincia dovrebbe però attenuarsi con la pubblicazione del dato censuario definitivo.

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La performance provinciale è infatti fortemente influenzata dal dato del comune di Milano (ma anche di Sesto San Giovanni e, in misura minore, di qualche altro comune) che registrano scostamenti anomali tra le risultanze anagrafiche al 31-12-2000 e il dato censuario dell’ottobre 2001. E’ quindi ragionevole, per questi comuni, attendersi sensibili aggiustamenti verso l’alto in fase di pubblicazione dei dati definitivi. Se tali previsioni fossero confermate, la provincia di Milano, durante gli anni Novanta, registrerebbe una sostanziale stabilità demografica.

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Verso uno sviluppo “diffusivo” Il declino dei core metropolitani e delle aree a maggior densità abitativa, insieme alla crescita delle cinture, già emersa negli anni Ottanta sia a scala nazionale che internazionale, si confermano come tendenze dominanti anche nell’ultimo decennio. La provincia di Milano non fa eccezione. Ma, mentre negli anni Ottanta i processi di declino erano circoscritti al capoluogo, ad alcuni comuni di prima cintura e a pochi centri comprensoriali, negli anni Novanta si è evidenziata un’estensione di scala del fenomeno che da Milano tende a investire la quasi generalità dei comuni più vicini al capoluogo e la maggior parte delle città medie, che costituiscono località centrali a scala di sub-area. Simmetricamente, mentre nel decennio censuario precedente erano

cresciuti soprattutto il sud e l’est della provincia (con incrementi anche superiori al 20% come nell’area di Rozzano), negli anni Novanta si è registrata una distribuzione più omogenea della crescita, che investe una scala più ampia che in passato, “tracimando” persino oltre i confini provinciali. Al calo di popolazione del capoluogo, peraltro in via di attenuazione, si affianca infatti una flessione, in qualche caso anche più pronunciata che in passato, di alcuni comuni di prima cintura (Sesto San Giovanni, Corsico, Cologno Monzese, Cinisello Balsamo, Bresso e altri), oltre che di alcuni centri di medie dimensioni (Monza, Vimercate, Cernusco sul Naviglio, Limbiate, Magenta, Trezzano sul Naviglio, Rozzano, San Giuliano Milanese, Melegnano).

Figura 3. Densità della popolazione residente per comuni (2001)

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Figura 4. Dinamica intercensuaria della popolazione residente per comuni (1991-2001)

Anche se non mancano le eccezioni a tale tendenza, costituite da una migliore performance, fra i comuni di prima corona, di Cusago, Bollate e San Donato, nei quali è stata particolarmente rilevante la produzione di nuove abitazioni, sono soprattutto i comuni medio-piccoli di “seconda cintura” che mettono in mostra i tassi d’incremento più elevati. Sembra quindi disegnarsi per gli anni Novanta una nuova geografia, costruita attorno a un asse di lettura sudovest/nordest particolarmente significativo, con aree di calo o stasi nella prima cintura (aree di Cinisello e Corsico) e con i maggiori incrementi percentuali nei bacini più esterni di Abbiategrasso e Vimercate, nei comuni più esterni dell’est (in particolare quelli delle Celeri dell’Adda) e in misura minore nel nordovest (Legnanese e Castanese).

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Tali aree si rivelano come nuove mete di approdo di significativi movimenti migratori, a conferma di una ridistribuzione di popolazione che tende a “saltare” i comuni di corona del capoluogo, che divengono a loro volta aree di esodo. Tali andamenti vanno posti in relazione, da un lato, con l’articolazione del mercato abitativo (alti prezzi delle aree centrali e disponibilità di aree edificabili sempre più decentrata) e, dall’altro, con la crescente integrazione metropolitana consentita dal miglioramento del trasporto e dalla diffusione dei servizi. Alla delocalizzazione abitativa contribuisce altresì, sia pure in via subordinata, l’insofferenza verso la congestione urbana e la conseguente ricerca di un ambiente più salubre e di una migliore qualità dei servizi al cittadino che si può più facilmente trovare nella piccola/media dimensione comunale.

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Primi risultati dei Censimenti 2001

Milano frena (e si prepara al “rimbalzo”?) Sia in ragione del ruolo giocato a scala provinciale e regionale sia in ragione della scarsa verosimiglianza del dato censuario, il caso del comune di Milano merita un approfondimento. In base alle risultanze anagrafiche, l’andamento della popolazione nel comune di Milano evidenzia nel corso degli anni Novanta una complessiva tenuta, che rappresenterebbe una sostanziale novità dopo due decenni di forte calo (dell’ordine di 15/20.000 abitanti anno). In particolare, se nella prima parte del decennio si registra ancora un calo, anche se molto più contenuto, negli ultimi cinque anni si va verso una vera stabilità, con lievi oscillazioni intorno a 1.300.000 abitanti. La flessione demografica complessiva del decennio, a partire dal dato censuario ’91 allineato all’anagrafe (pari a 1.369.231 abitanti), fino al dato anagrafico del dicembre 2001 (pari a 1.301.551 abitanti), risulterebbe prossimo al 5% (in valore assoluto -67.680 residenti).

gennaio 2003 ARC_ST_AC_06

Ben diversamente starebbero invece le cose, se si dovesse dare credito al dato censuario provvisorio dell’ottobre 2001 che, registrando soltanto 1.182.693 abitanti, segnalerebbe un calo demografico rispetto al ‘91 del 13,6% (in valore assoluto pari a -189.538 abitanti), dunque non tanto dissimile rispetto ai decenni precedenti. Le verifiche in corso presso i Servizi Statistici del Comune dovrebbero concludersi, a quanto ci è stato anticipato, con un dato definitivo a metà strada, intorno a 1.250.000 abitanti, che comporterebbe un calo pari al 6/7% (80/90.000 abitanti), assai minore rispetto a quello registrato nei precedenti intervalli censuari.

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Primi risultati dei Censimenti 2001

Famiglie: sempre di più e sempre più piccole Stasi o diminuzione dei matrimoni, separazioni e divorzi in crescita, bassa natalità, invecchiamento della popolazione, immigrazione di forza lavoro giovane sono tutti fattori che concorrono alla diminuzione del numero medio di componenti per famiglia, che a livello nazionale passano da 2,8 a 2,6 nell’ultimo decennio. Ancora più vistoso è il fenomeno se letto nel confronto numerico abitanti/famiglie: a fronte di una popolazione italiana che non aumenta negli anni Novanta, le famiglie crescono di ben 1.600.000 (+8%). In provincia di Milano si registra un aumento delle famiglie del 5,2%, a fronte di un calo di popolazione del 3,3%; in regione entrambi i valori crescono, ma con intensità molto differenziata: gli abitanti solo dello 0,7%, le famiglie del 9,3%. A scala infra-provinciale sono anche in questo caso i comuni posti sull’asse sud-ovest/nordest a registrare i tassi di variazione più significativi, mentre Milano e pochi altri comuni, prevalentemente posti a ridosso del core metropolitano, mostrano andamenti negativi. In provincia di Milano la taglia familiare passa da 2,81 componenti nel 1981 a 2,63 nel 1991 a 2,41 nel 2001, mentre nel capoluogo, caratterizzato fin dagli anni

Settanta da famiglie più piccole, maggiore presenza di single, maggiore invecchiamento, si passa negli ultimi tre censimenti da 2,57 a 2,35 a 2,16. Non è lontano dunque a Milano il momento della famiglia media di due persone, anche se va detto che l’ultimo decennio mostra in città un relativo rallentamento del processo, mentre lo stesso tende invece ad accelerare nel resto della provincia e soprattutto nei bacini di prima corona. Le aree in cui si registra una maggiore velocità nel processo di riduzione della dimensione media delle famiglie sono quelle più prossime al core metropolitano, cioè, nell’ordine, oltre a Milano, quelle di Melegnano, Corsico, Rozzano, Rho e Cinisello. L’insieme di questi andamenti sembra dunque confermare una tendenza generale alla esportazione verso l’esterno dei processi di trasformazione, che compaiono prima nella città centrale, poi nella prima corona e infine anche in comuni più distanti, configurando una tendenziale omogeneizzazione dei comportamenti demografici a scala metropolitana.

150,0

130,0

110,0

90,0

70,0 1981

1991

2001

Provincia di Milano, esclusa Milano

Comune di Milano

Provincia di Milano

Regione Lombardia

Figura 5. Evoluzione di lungo periodo delle famiglie residenti (1981-2001, 1981=100)

gennaio 2003 ARC_ST_AC_06

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Primi risultati dei Censimenti 2001

Figura 6. Dinamica intercensuaria delle famiglie per comuni (1991-2001)

Aree statistiche PIM Melegnano Cernusco sul Naviglio Vimercate Monza Seregno Cinisello Balsamo Garbagnate Rho Legnano Castano Primo Magenta Abbiategrasso Rozzano Corsico Totale subaree

1981

Famiglie residenti 1991 2001

Variaz. 1981-1991 v. a. %

Variaz. 1991-2001 v. a. %

N.ro medio componenti 1981 1991 2001

42.613 71.420 50.899 93.194 86.472 101.510 59.594 46.124 54.719 20.021 32.240 19.713 27.502 32.898 738.919

51.903 87.573 60.767 102.546 96.688 104.051 67.614 54.255 59.166 21.574 36.132 22.394 36.654 38.650 839.967

60.381 98.986 72.690 115.643 110.759 105.954 76.704 62.412 67.891 24.683 41.542 26.714 42.367 43.021 949.747

9.290 16.153 9.868 9.352 10.216 2.541 8.020 8.131 4.447 1.553 3.892 2.681 9.152 5.752 101.048

21,8 22,6 19,4 10,0 11,8 2,5 13,5 17,6 8,1 7,8 12,1 13,6 33,3 17,5 13,7

8.478 11.413 11.923 13.097 14.071 1.903 9.090 8.157 8.725 3.109 5.410 4.320 5.713 4.371 109.780

16,3 13,0 19,6 12,8 14,6 1,8 13,4 15,0 14,7 14,4 15,0 19,3 15,6 11,3 13,1

3,0 3,1 3,0 3,0 3,1 3,0 3,1 3,0 2,9 2,9 2,9 2,9 3,1 3,1 3,0

2,8 2,8 2,8 2,8 2,9 2,7 2,9 2,9 2,8 2,8 2,8 2,8 2,9 2,9 2,8

2,5 2,6 2,6 2,5 2,6 2,4 2,6 2,6 2,6 2,6 2,6 2,6 2,6 2,6 2,6

Comune di Milano Provincia di Milano

625.445 1.364.364

583.889 1.423.856

548.282 1.498.029

-41.556 59.492

-6,6 4,4

-35.607 74.173

-6,1 5,2

2,6 2,8

2,3 2,6

2,2 2,4

Regione Lombardia

3.081.787

3.290.060

3.595.478

208.273

6,8

305.418

9,3

2,9

2,7

2,5

Tabella 2. Famiglie residenti e numero medio di componenti per aree statistiche (1981-2001)

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3. ABITAZIONI una

Il risultato: una crescita più lenta rispetto agli anni ‘80

La produzione di nuove abitazioni negli anni Novanta ha avuto, in linea generale, un andamento discontinuo, con una stasi nella prima parte del decennio e una decisa ripresa negli ultimi anni dello stesso. Il risultato è una crescita dello stock abitativo (6% a livello nazionale) superiore alle previsioni degli esperti di settore, che avevano scommesso soprattutto sul recupero del costruito. Con riferimento soprattutto alle aree metropolitane, regione urbana milanese inclusa, si può rilevare inoltre come la graduale liberalizzazione del mercato degli affitti abbia favorito nel complesso un maggiore uso dello stock abitativo esistente, testimoniato dalla netta riduzione delle abitazioni “non occupate”. Tale processo, pur non privo in molti casi di fenomeni di selezione sociale, sembra aver avuto positivi effetti di ripresa della mobilità abitativa e di contenimento degli sprechi.

In provincia di Milano le abitazioni aumentano nel complesso di circa 50.000 unità (3,2%), anche se su tale risultato pesa negativamente la performance del capoluogo (- 47.000 unità circa fra i due ultimi censimenti). Con esclusione del comune di Milano, si registra infatti una crescita dello stock di circa 97.000 unità (10,8%) che fotografa bene l’andamento degli “altri comuni”, confermando il dato ricavabile dalla rilevazione ISTAT dell’attività edilizia, pari a circa 100/110.000 nuove abitazioni costruite nel decennio. Per quanto il dato concernente il capoluogo risulti corretto al rialzo in sede di risultati definitivi, siamo di fronte, nell’ultimo decennio censuario, a una complessiva attenuazione della crescita del numero di abitazioni totali per tutte le partizioni territoriali, rispetto a quanto avvenuto durante gli anni ‘80.

Prima in stasi poi in produzione discontinua

ripresa:

150,0 130,0 110,0 90,0 70,0 1981 Provincia di Milano, esclusa Milano Provincia di Milano

1991

2001 Comune di Milano Regione Lombardia

Figura 7. Evoluzione di lungo periodo delle abitazioni totali (1981-2001, 1981=100)

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Primi risultati dei Censimenti 2001

Aree statistiche PIM Melegnano Cernusco sul Naviglio Vimercate Monza Seregno Cinisello Balsamo Garbagnate Rho Legnano Castano Primo Magenta Abbiategrasso Rozzano Corsico Totale subaree

1981

Abitazioni totali 1991 2001

Variaz. 1981-1991 v. a. %

Variaz. 1991-2001 v. a. %

42.518 74.801 54.255 98.012 89.501 104.673 60.979 47.639 56.944 20.649 33.579 20.896 29.648 34.276 768.370

55.790 93.213 65.168 109.622 102.274 109.340 71.333 58.240 62.831 22.751 38.013 23.699 39.795 40.710 892.779

63.686 102.965 76.211 122.432 114.896 109.007 79.083 64.971 70.703 25.648 43.100 27.729 44.714 44.278 989.423

13.272 18.412 10.913 11.610 12.773 4.667 10.354 10.601 5.887 2.102 4.434 2.803 10.147 6.434 124.409

31,2 24,6 20,1 11,8 14,3 4,5 17,0 22,3 10,3 10,2 13,2 13,4 34,2 18,8 16,2

7.896 9.752 11.043 12.810 12.622 -333 7.750 6.731 7.872 2.897 5.087 4.030 4.919 3.568 96.644

14,2 10,5 16,9 11,7 12,3 -0,3 10,9 11,6 12,5 12,7 13,4 17,0 12,4 8,8 10,8

Comune di Milano Provincia di Milano

658.450 1.426.820

640.641 1.533.420

593.270 1.582.693

-17.809 106.600

-2,7 7,5

-47.371 49.273

-7,4 3,2

Regione Lombardia

3.418.326

3.765.454

4.038.245

347.128

10,2

272.791

7,2

Tabella 3. Abitazioni totali per aree statistiche (1981-2001)

Aree statistiche PIM

Melegnano Cernusco S/N Vimercate Monza Seregno Cinisello B. Garbagnate Rho Legnano Castano Primo Magenta Abbiategrasso Rozzano Corsico Totale subaree

Abitazioni occupate 1981 1991 2001

39.395 70.144 49.809 91.618 84.633 99.215 57.935 45.006 53.198 19.282 31.346 19.284 26.779 32.358 720.002

51.627 87.315 60.553 102.265 96.488 103.667 67.539 54.113 58.954 21.326 36.059 22.364 36.601 38.601 837.472

Variaz. percent. 81-91 91-01

Abitazioni non occupate 1981 1991 2001

Variaz. percent. 81-91 91-01

60.142 98.560 72.547 115.139 110.454 105.731 76.448 62.146 67.738 24.513 41.383 26.650 42.318 42.951 946.720

31,0 24,5 21,6 11,6 14,0 4,5 16,6 20,2 10,8 10,6 15,0 16,0 36,7 19,3 16,3

16,5 12,9 19,8 12,6 14,5 2,0 13,2 14,8 14,9 14,9 14,8 19,2 15,6 11,3 13,0

3.123 4.657 4.446 6.394 4.868 5.458 3.044 2.633 3.746 1.367 2.233 1.612 2.869 1.918 48.368

4.163 5.898 4.615 7.357 5.786 5.673 3.794 4.127 3.877 1.425 1.954 1.335 3.194 2.109 55.307

3.544 4.405 3.664 7.293 4.442 3.276 2.635 2.825 2.965 1.135 1.717 1.079 2.396 1.327 42.703

33,3 26,6 3,8 15,1 18,9 3,9 24,6 56,7 3,5 4,2 -12,5 -17,2 11,3 10,0 14,3

-14,9 -25,3 -20,6 -0,9 -23,2 -42,3 -30,5 -31,5 -23,5 -20,4 -12,1 -19,2 -25,0 -37,1 -22,8

Comune di Milano Provincia di Milano

613.400 576.777 545.197 1.333.402 1.414.249 1.491.917

-6,0 6,1

-5,5 5,5

45.050 93.418

63.864 119.171

48.073 90.776

41,8 27,6

-24,7 -23,8

Regione Lombardia

2.996.802 3.265.682 3.576.182

9,0

9,5

421.524

499.772

462.063

18,6

-7,5

Tabella 4. Abitazioni occupate e non occupate per aree statistiche (1981-2001)

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Una riduzione dell’apporto delle nuove costruzioni alla crescita dello stock appare da una parte, fisiologica, in quanto dovuta alla perdita di unità abitative per accorpamenti nelle ristrutturazioni e per trasformazioni d’uso, dall’altra, in linea con l’andamento delle famiglie nell’ultimo ventennio (a un incremento delle famiglie inferiore a quello delle abitazioni totali negli anni ’80 è seguito un andamento inverso nel decennio successivo). Le province confinanti, negli anni Novanta, registrano tutte crescite percentuali maggiori rispetto alla provincia di Milano, con i picchi più appariscenti in quelle di Bergamo e Lodi (oltre il 12%), a cui seguono Novara, Varese e Como (oltre l’8%). Tuttavia, solo Lodi e Novara hanno aumenti più elevati che nel precedente decennio, mentre tutte le altre province crescono di meno. In linea con tale decelerazione del processo di crescita dello stock abitativo, appare anche l’andamento regionale. In Lombardia le abitazioni crescono infatti del 7,2% negli anni Novanta, a fronte di un aumento del 10,2% nel decennio precedente.

Un migliore utilizzo dello stock esistente Passando invece ad analizzare la composizione dello stock, durante gli anni Novanta, l’incidenza delle abitazioni “non occupate” è scesa in provincia di Milano dal 7,8% del 1991 al 5,7% del 2001, ma, anche in questo caso, con forti differenze fra capoluogo e altri comuni. La quota di “non occupato” scende infatti anche a Milano, ma solo dal 10% all’8,1%, mentre nel resto della provincia passa dal 6,2% al 4,3%. Va tuttavia notato che l’alta percentuale rilevata nel capoluogo va attribuita in misura rilevante alla presenza di abitazioni transitorie, occupate da non residenti, che vengono censite insieme alle abitazioni “non utilizzate”. Queste ultime sembrerebbero invece diminuire più sensibilmente nel decennio, come è indirettamente dimostrato dalla già ricordata maggior “tenuta” della popolazione e da un aumento delle famiglie superiore a quello delle nuove abitazioni realizzate, che può essere interpretato solo alla luce di un diffuso recupero di patrimonio inutilizzato, a seguito di riqualificazione o semplicemente perché ritornato in circolazione.

14,0 12,0 10,0 8,0 6,0 4,0 2,0

Ce rn us Me co leg su n a l N no av Vi igl i m er o ca te M on Ci z ni s e Se a llo re g Ba no l G sam ar ba o gn at e Rh o Ca Le st gna an no o Pr im A b Ma o bi ge at n eg ta ra s Ro so zz an Co o rs ic o M Pr ila Re ov. no g. Mi Lo lan o m ba rd ia

0,0

1991

2001

Figura 8. Incidenza delle abitazioni non occupate sulle abitazioni totali per aree statistiche (1991-2001)

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Sud-ovest e nord-est: i luoghi privilegiati dello sviluppo abitativo Durante gli anni Novanta, in provincia, le aree a maggior sviluppo abitativo sono anche quelle dove si registra una crescita più accentuata di popolazione e famiglie (e, anche se con una correlazione meno stretta, di addetti e unità locali). Nell’ordine, si tratta delle aree di Abbiategrasso, Vimercate, Melegnano, Magenta, Castano Primo. In valori assoluti, invece, gli incrementi più rilevanti (superiori a 10.000 abitazioni totali), si riscontrano nelle aree di Monza, Seregno e Vimercate. Segue quella di Cernusco, poco al di sotto. Diversamente, solo il nord Milano registra una dinamica stagnante, con un tasso di variazione delle abitazioni totali vicino a zero. Complessivamente, siamo quindi di fronte a incrementi ancora cospicui, anche se, come già anticipato, inferiori a quelli registrati negli anni Ottanta (in particolare, le aree di Melegnano, Cernusco, Rho, Rozzano e Corsico arrivano a dimezzare la loro crescita nel secondo decennio censuario).

Scendendo di scala, anche a livello comunale non si registrano più gli incrementi eccezionali che, nel corso degli anni ’80, avevano portato alcuni comuni a più che raddoppiare il loro stock. Vi si avvicinano, con incrementi comunque elevatissimi, piccoli o piccolissimi comuni come Tribiano, Bubbiano, Trezzano Rosa e Cusago, mentre hanno incrementi assoluti maggiori di 2.000 abitazioni alcuni grandi comuni come Monza, Legnano, Bollate e, inoltre, Buccinasco (con un incremento percentuale pari al 35%). Anche a livello sub-provinciale, per le ragioni precedentemente richiamate, il fenomeno della riduzione dell’incidenza delle abitazioni “non occupate” appare consistente e generalizzato. Pur partendo da quote anche sensibilmente differenti, le aree che fanno registrare i decrementi più significativi sono quelle più prossime al capoluogo, caratterizzate quindi da un mercato abitativo di tipo metropolitano (Cinisello, Corsico, Rho e Garbagnate).

Figura 9. Dinamica intercensuaria delle abitazioni totali per comuni (1991-2001)

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4. ECONOMIA Chi sale e chi scende: processi trasformazione di un’economia matura

di

Nelle dinamiche di trasformazione della struttura produttiva milanese e lombarda hanno giocato fattori insieme economicosociali e territoriali. Fra i primi, in particolare, la progressiva espulsione dal sistema produttivo lombardo di industrie appartenenti a settori maturi e di imprese industriali di rilevanti dimensioni (in connessione alla crisi della grande impresa); le strategie delle grandi multinazionali, dirette a trasferire la produzione nei paesi dell’est europeo o dell’Asia; la crisi di settori specifici (in particolare l’industria automobilistica e, meno recentemente, quella di prima trasformazione). Tra i fattori territoriali, va sottolineata la scarsità complessiva di suolo disponibile per insediamenti produttivi nelle zone più congestionate della Lombardia, e, nell’ambito delle singole province, nelle aree centrali; la pressione sul suolo disponibile di altri settori (residenza e servizi); la crescente consapevolezza della incompatibilità degli insediamenti produttivi rispetto ad altre funzioni. Va infine rilevato il costo crescente della congestione, in particolare quella viaria, che ha reso sempre più diseconomica un’ubicazione di stabili produttivi nelle aree più urbanizzate ed in particolare nel core delle province.

Questi fattori economici e territoriali hanno fortemente pesato sul sistema industriale, in particolare sulle imprese di medie – grandi dimensioni, che è arretrato in quasi tutte le province lombarde. Dalle risorse lasciate libere dai settori in crisi strutturale, si sono avvantaggiate: • nel settore industriale, le imprese artigiane e di piccole dimensioni, maggiormente in grado di inserirsi sul territorio, le imprese con produzioni innovative, le imprese rivolte verso nicchie specializzate del consumo locale, le imprese con un forte radicamento nel sistema sociale e territoriale esistente; • nel settore commerciale, gli insediamenti distributivi specializzati, i centri commerciali extraurbani di rilevanti dimensioni, le strutture (grandi e piccole) dedicate alla distribuzione di nuovi prodotti e servizi, soprattutto in campo informatico, i centri di distribuzione e assistenza costituiti da filiali di multinazionali e di grandi imprese; • nel settore degli altri servizi, le imprese nel settore multimediale, i centri di progettazione, le imprese di logistica, le imprese di informatica, le imprese private operanti nel campo dell’istruzione, dell’assistenza sanitaria domiciliare ed ospedaliera.

150,0 130,0 110,0 90,0 70,0 1981

1991

2001

Provincia di Milano, esclusa Milano

Comune di Milano

Provincia di Milano

Regione Lombardia

Figura 10. Evoluzione di lungo periodo degli addetti (1981-2001, 1981=100)

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LA MAPPA DEI CAMBIAMENTI SOCIO-ECONOMICI E TERRITORIALI NELLA REGIONE URBANA MILANESE

Primi risultati dei Censimenti 2001

L’occupazione lombarda cresce, quella milanese (per la prima volta) flette Nel decennio 1981 – 1991, si era già delineata, a livello lombardo, una tendenza che vedeva la provincia di Milano – e in particolare il nucleo centrale della regione - in fase di progressiva decelerazione rispetto alle altre province, in termini sia di unità locali sia, soprattutto, di addetti. In particolare, ad un aumento complessivo degli addetti della provincia di Milano dell’1,6%, si contrapponeva un aumento superiore per otto province lombarde esterne, mentre solo due, Cremona e Pavia, registravano aumenti inferiori, o, nel secondo caso, una flessione. Tale tendenza, almeno a giudicare sulla base dei risultati censuari provvisori, è proseguita e si è accentuata nel decennio successivo: solo la provincia di Milano registra dal 1991 al 2001 una flessione degli addetti totali (-5%), contro aumenti significativi per tutte le altre province. Addirittura sorprendenti sono poi la dinamica delle province di Bergamo e di Lecco, il netto recupero delle province di Cremona e di Novara, il ritrovato dinamismo della provincia di Pavia.

Aree statistiche PIM

1981

Addetti 1991

La dinamica della provincia di Milano, analizzata per grandi settori, vede una flessione, nell’ultimo decennio censuario, del 18,6% per il settore industriale, un calo dell’1,1% per il commercio; un aumento del 6,7% per gli altri servizi. Si tratta di performance sistematicamente meno brillanti rispetto a quelle delle altre province lombarde. Non ci si riferisce solo al settore industriale, che include comparti “maturi” anche a scala regionale, con aumenti modesti solo per le province di Bergamo e Lecco (e per la vicina provincia piemontese di Novara). Ci si riferisce anche al settore commerciale e soprattutto al settore degli “altri servizi”, comparto in cui prevalgono rami di attività di livello qualitativo superiore. È vero che le province lombarde esterne partivano nel 1981 da una situazione indubbiamente molto meno favorevole, ma è da rilevare che, nel periodo 1981 – 2001, contro un aumento del 31,6% per la provincia di Milano, si registra un range di variazioni assai più sostenuto per le altre province lombarde (dal 56,8% all’80,7%) e per quella di Novara (47,8%).

2001

Variaz. 1981-1991 v. a. %

Variaz. 1991-2001 v. a. %

51.521 86.594 61.780 98.520 94.505 93.301 55.705 80.005 60.656 21.964 30.755 17.903 27.875 40.156 821.240

58.639 111.264 73.426 103.965 95.941 94.284 59.246 78.855 58.097 22.860 34.854 21.757 37.413 53.467 904.068

58.587 112.722 89.007 115.598 92.199 75.364 59.225 70.864 58.932 24.215 38.666 23.329 39.788 45.212 903.708

7.118 24.670 11.646 5.445 1.436 983 3.541 -1.150 -2.559 896 4.099 3.854 9.538 13.311 82.828

13,8 28,5 18,9 5,5 1,5 1,1 6,4 -1,4 -4,2 4,1 13,3 21,5 34,2 33,1 10,1

-52 1.458 15.581 11.633 -3.742 -18.920 -21 -7.991 835 1.355 3.812 1.572 2.375 -8.255 -360

-0,1 1,3 21,2 11,2 -3,9 -20,1 0,0 -10,1 1,4 5,9 10,9 7,2 6,3 -15,4 0,0

Milano Provincia di Milano

818.188 1.639.428

761.170 1.665.238

678.273 1.581.981

-57.018 25.810

-7,0 1,6

-82.897 -83.257

-10,9 -5,0

Regione Lombardia

3.448.952

3.593.223

3.681.619

144.271

4,2

88.396

2,5

Melegnano Cernusco sul Naviglio Vimercate Monza Seregno Cinisello Balsamo Garbagnate Rho Legnano Castano Primo Magenta Abbiategrasso Rozzano Corsico Totale subaree

Tabella 5. Varazione degli addetti per aree statistiche (1981-2001)

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Primi risultati dei Censimenti 2001

150,0

130,0

110,0

90,0

70,0 1981

1991

2001

Provincia di Milano, esclusa Milano

Comune di Milano

Provincia di Milano

Regione Lombardia

Figura 11. Evoluzione di lungo periodo delle unità locali (1981-2001, 1981=100

Aree statistiche PIM

1981

Unità locali 1991

2001

Variaz. 1981-1991 v. a. %

Variaz. 1991-2001 v. a. %

Melegnano Cernusco sul Naviglio Vimercate Monza Seregno Cinisello Balsamo Garbagnate Rho Legnano Castano Primo Magenta Abbiategrasso Rozzano Corsico Totale subaree

5.862 9.947 7.942 15.796 17.545 13.678 8.398 7.194 8.504 3.906 4.915 3.087 4.108 5.163 116.045

7.948 15.069 11.439 19.534 19.584 16.489 10.526 9.881 9.894 4.396 6.085 4.160 6.096 6.647 147.748

9.402 16.731 13.753 22.413 21.647 14.508 11.778 11.034 11.427 4.579 7.089 4.510 6.696 7.669 163.236

2.086 5.122 3.497 3.738 2.039 2.811 2.128 2.687 1.390 490 1.170 1.073 1.988 1.484 31.703

35,6 51,5 44,0 23,7 11,6 20,6 25,3 37,4 16,3 12,5 23,8 34,8 48,4 28,7 27,3

1.454 1.662 2.314 2.879 2.063 -1.981 1.252 1.153 1.533 183 1.004 350 600 1.022 15.488

18,3 11,0 20,2 14,7 10,5 -12,0 11,9 11,7 15,5 4,2 16,5 8,4 9,8 15,4 10,5

Milano Provincia di Milano

107.889 223.934

112.289 260.037

118.217 281.453

4.400 36.103

4,1 16,1

5.928 21.416

5,3 8,2

Regione Lombardia

591.883

666.582

710.464

74.699

12,6

43.882

6,6

Tabella 6. Variazione delle unità locali per aree statistiche (1981-2001)

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La flessione registrata per la provincia di Milano nell’ammontare complessivo dei posti lavoro e - più in generale - la dinamica sistematicamente meno accentuata rispetto alle altre province della Lombardia non devono peraltro essere interpretati come un semplice fattore di crisi. Tale diminuzione occupazionale, oltre ad attenuarsi, verosimilmente, in sede di pubblicazione dei dati censuari definitivi, riflette infatti il proseguimento di un andamento già in essere nel decennio censuario precedente, tendente a definire un rapporto meno problematico tra insediamenti produttivi, popolazione attiva residente o proveniente dall’esterno, risorse territoriali e infrastrutturali disponibili.

In altri termini, siamo di fronte ad un processo di trasformazione destinato a riarticolare in modo ancor più accentuato le relazioni tra sistema produttivo, società locali e territorio.

Figura 12. Indice di occupazione (2001)

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Milano: prosegue l’andamento negativo ma... Analizzando più nel dettaglio la flessione occupazionale della provincia di Milano, si rileva una situazione di debolezza del comune di Milano, la cui occupazione totale cala dell’11% circa, in contrapposizione alla stabilità del resto della provincia. E se appare logica, in rapporto al ruolo di Milano ed ai costi di insediamento che si registrano in tale territorio, la progressiva smobilitazione del settore industriale (una flessione del 20% rispetto al 1991 e di quasi il 50% rispetto al 1981), nonché l’indebolimento del settore commerciale, in ragione della crescente indisponibilità di grandi spazi

necessari per la distribuzione specializzata e despecializzata e in ragione di una progressiva flessione ed invecchiamento di residenti, suscita invece perplessità la riduzione degli addetti agli “altri servizi” (7,6%). E’ infatti innegabile che, nel decennio considerato, in assenza di qualificate iniziative pubbliche e/o private di livello superiore, il sistema produttivo milanese abbia registrato, anche nei suoi settori più qualificati, alcuni sintomi di stanchezza. Ma è altrettanto innegabile che si tratta comunque di un comparto ancora dinamico che dovrebbe avere, dato l’elevato valore aggiunto che caratterizza la maggior parte delle attività che lo costituiscono, la sua sede privilegiata nel core dell’area.

Figura 13. Dinamica intercensuaria degli addetti per comuni (1991-2001)

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Figura 14. Dinamica intercensuaria delle unità locali per comuni (1991-2001)

A testimoniare tali dubbi, va osservato che un confronto delle dinamiche censuarie per il comune di Milano con quelle - relative ad un periodo più limitato (gennaio 1992 – gennaio 1998) - dell’Unione delle Camere di Commercio Lombarde, mette in evidenza variazioni sostanzialmente simili per il settore industriale e per quello commerciale, mentre per gli “altri servizi”, contro la flessione rilevata dall’ISTAT, si registra invece un aumento occupazionale, sia pur contenuto (3,8%). Non è escluso pertanto che le eventuali correzioni in sede di dati censuari definitivi possano far emergere, proprio per questo settore, un maggior numero di addetti rispetto ai risultati provvisori.

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...anche gli altri comuni della provincia frenano Per quanto riguarda invece la parte restante del territorio provinciale, i primi risultati censuari rivelano un quadro articolato. • In diminuzione risultano le aree e, in particolare, entro queste ultime, i comuni più prossimi al nucleo centrale metropolitano, caratterizzati da scarse risorse territoriali, da grandi insediamenti industriali e/o da processi di industrializzazione “matura”. Nell’area di Cinisello gli addetti totali sono diminuiti nell’ultimo decennio censuario del 20% circa, in quella di Corsico del 15% circa, in quella di Rho del 10% circa, in quella di Seregno del 4% circa. Anche se destinati

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ad essere corretti al rialzo nel passaggio ai dati definitivi, si tratta di andamenti negativi, in qualche caso di dimensione eclatante, che riflettono però una tendenza al declino occupazionale già manifestatasi nei periodi precedenti. Fa eccezione l’area di Corsico che nel decennio Ottanta ancora rivelava una consistente crescita occupazionale. • Stazionarie - o al più in modestissima crescita - appaiono invece le aree “a cavallo” tra centro e periferia metropolitana (Melegnano: –0,1%; Garbagnate: 0,0%; Cernusco sul Naviglio: 1,3%). Se la tendenza fosse confermata anche in sede di dati definitivi, si tratterebbe di un vero e proprio break-down, in quanto tutte queste aree, anche se in misura sensibilmente diversa, risultavano ancora in forte crescita durante gli anni Ottanta. La loro performance nello scorso decennio è però determinata da andamenti interni assai differenziati. Da una parte, si registra un trend occupazionale flettente per i comuni più congestionati in affaccio sul nucleo metropolitano; dall’altra, si evidenzia un andamento crescente degli addetti in quei comuni meno prossimi al capoluogo, caratterizzati da risorse territoriali ancora spendibili, ma comunque ben collegati al capoluogo da potenti assi infrastrutturali. Sempre in leggera crescita, anche se “eccentrica” rispetto alla tassonomia delineata, risulta l’area di Legnano (1,4%). Si tratta di un’area di antica industrializzazione, oggi in via di assestamento dopo la lunga fase di declino occupazionale (dovuto principalmente alla crisi dell’industria) vissuto durante gli anni Ottanta.

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• In aumento, anche rilevante, sono infine le aree che presentano almeno una delle seguenti caratteristiche: a) risultano periferiche rispetto al capoluogo e quindi dotate di buone - e relativamente meno costose - risorse territoriali; b) appaiono prevalentemente caratterizzate da un sistema produttivo radicato sul territorio o addirittura da modelli endogeni di sviluppo locale; c) sono collocate su assi infrastrutturali, prevalentemente viari, relativamente meno congestionati. In ordine di performance occupazionale decrescente, si tratta delle aree di Vimercate (21,2%), Monza (11,2%), Magenta (10,9%), Abbiategrasso (7,2%), Rozzano (6,3%), Castano Primo (5,9%). Si tratta di aree che risultavano in crescita anche durante gli anni Ottanta, anche se in qualche caso gli andamenti tra i due decenni censuari appaiono piuttosto diversificati (migliora nel tempo il suo risultato occupazionale l’area di Monza, mentre peggiorano nettamente le performance delle aree di Abbiategrasso e Rozzano).

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Aree statistiche PIM

1981

Industria 1991

2001

1981

Commercio 1991

2001

1981

Altre attività 1991

2001

Melegnano Cernusco sul Naviglio Vimercate Monza Seregno Cinisello Balsamo Garbagnate Rho 5. TERRITORIO Legnano Castano Primo Magenta Abbiategrasso Rozzano Corsico Totale subaree

49,4 57,1 72,3 59,5 66,2 56,8 60,5 71,9 69,1 73,7 64,9 60,0 60,3 59,9 62,7

45,8 48,7 63,4 51,2 58,2 47,1 53,8 62,6 58,7 68,3 58,4 55,8 48,5 46,1 53,9

39,1 41,9 57,1 38,7 45,9 38,4 44,7 48,5 46,9 58,8 48,4 46,9 37,4 33,1 44,2

16,8 15,0 9,4 15,2 15,0 19,4 14,9 12,6 11,1 10,8 13,4 15,4 17,4 22,0 15,0

17,2 17,9 14,2 17,4 17,4 22,2 16,5 15,6 14,9 11,5 16,1 15,9 26,2 25,5 17,9

19,2 21,5 16,0 16,4 18,7 23,8 16,9 18,9 15,6 11,4 15,4 14,8 28,5 27,4 19,1

33,9 27,9 18,3 25,2 18,8 23,8 24,7 15,5 19,8 15,5 21,7 24,6 22,2 18,1 22,4

37,0 33,4 22,3 31,4 24,4 30,6 29,6 21,9 26,4 20,2 25,5 28,3 25,3 28,4 28,2

41,7 36,6 27,0 44,9 35,4 37,8 38,4 32,6 37,5 29,8 36,2 38,2 34,1 39,4 36,8

Comune di Milano Provincia di Milano

35,1 48,9

24,6 40,5

22,1 34,7

20,3 17,6

20,0 18,9

20,4 19,7

44,6 33,5

55,4 40,6

57,5 45,6

Regione Lombardia

53,6

46,6

40,4

16,5

17,4

17,4

29,9

36,0

42,1

Tabella 7. Struttura delle attività economiche (1981-2001, Totale economia =100)

100,0 80,0 60,0 40,0 20,0

Ce rn M us e co leg s u n an lN o av Vi igli o m er ca te M on Ci z ni Se a se r l lo e g Ba no lsa G ar mo ba gn at e Rh Ca Le g o n st an an o o Pr im o M Ab ag en bi at eg ta ra s Ro so zz an Co o rs ic o M ila Pr no o Re v. M g. i Lo lan o m ba rd ia

0,0

Industria

Altre attività

Figura 15. Indice dell’occupazione industriale sull’occupazione totale (2001)

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5. TERRITORIO Suolo occupato: i dati essenziali della provincia di Milano

Le modalità di sviluppo tra espansione e trasformazione urbana

Agli inizi del duemila il territorio occupato da funzioni urbane rappresenta il 34% dell’intera superficie provinciale. A questa soglia si è pervenuti a seguito dell’incremento registrato nel periodo 1981-1998, che è stato di poco superiore al 13%. La disponibilità di ulteriore crescita urbana, offerta dalle previsioni degli strumenti urbanistici locali, consentirebbe per il prossimo decennio un incremento di suolo urbanizzato di circa il 25% che, in complesso, porterebbe ad avere, nell’intera provincia, una percentuale di suolo occupato da funzioni urbane pari al 42% del totale. Emerge con evidenza come la crescita del sistema urbano dell’area provinciale milanese non si sia fermata, sebbene abbia mostrato segnali di rallentamento rispetto alla fase di massima espansione insediativa avvenuta soprattutto negli anni Sessanta e Settanta. I processi di sviluppo che si sono determinati nel più recente periodo hanno visto crescere non tanto la dimensione totale del suolo riservato a funzioni urbane, ma, soprattutto negli ultimi anni, i fenomeni di trasformazione funzionale degli spazi di territorio già urbanizzato con effetti complessivi di incremento-estensione delle densità urbane.

Una lettura più accurata dell’assetto territoriale dell’area provinciale milanese, offerta dalle informazioni contenute nel Mosaico dei PRG, non può basarsi unicamente sui dati complessivi, che ne restituiscono solo in parte i caratteri distintivi. Vanno piuttosto osservati sub-ambiti provinciali dai quali è possibile cogliere le specificità e le diverse modalità di sviluppotrasformazione del territorio. Nell’intervallo temporale considerato (19811998) si possono distinguere due fasi: la prima, nella quale ha prevalso la crescita urbana attraverso il più tradizionale processo di espansione, e la seconda, che ha visto l’avviarsi di interventi di trasformazione del tessuto urbanistico. Riguardo a questa seconda fase è opportuno ricordare il peso ed il rilievo assunto dal fenomeno della dismissione produttiva. Esso ha iniziato a manifestarsi all’inizio degli anni Ottanta e, dopo un periodo di stasi, ha subito una nuova ripresa nella prima metà degli anni Novanta. Complessivamente nella provincia di Milano è stata rilevata, attorno a metà degli anni Novanta, la presenza di circa 15 milioni di mq di aree dimesse che ha interessato 250 aziende. Un dato che rappresenta all’incirca il 13% della superficie complessiva del sistema produttivo provinciale rilevato al 1981. Valore non certo trascurabile, che assume maggiore rilievo se considerato in riferimento al profondo mutamento che il fenomeno ha prodotto nel sistema delle attività economiche a livello provinciale.

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Sono infatti praticamente scomparsi tutti i maggiori impianti produttivi ed attualmente il sistema insediativo a tipologia produttiva è costituito, in misura prevalente, da strutture industriali di piccole-medie dimensioni, da attività artigianali e da depositi e magazzini. Le grandi imprese hanno lasciato sul territorio provinciale quasi esclusivamente le sedi direzionali. Tale fenomeno si è ovviamente manifestato con maggiore evidenza nelle aree urbane mature del nord e del cuore dell’area provinciale. Milano, con oltre cinque milioni di mq di impianti dismessi, ha visto la cancellazione degli impianti produttivi di tutte le grandi aziende, senza con questo eliminare la presenza industriale nella città, garantita ora da un sistema più esteso e diffuso. Un processo analogo si è sviluppato nelle città di Sesto San Giovanni, Rho-Pero, Monza, Desio, Legnano, Corsico. Questo solo per citare alcuni dei luoghi più significativi di storico insediamento industriale.

La dismissione ha quindi offerto significative potenzialità di trasformazione-valorizzazione, soprattutto in ragione della collocazione strategica di molte di queste aree, rispetto alla vicinanza ai sistemi infrastrutturali della mobilità e dei servizi. Potenzialità che solo più di recente hanno cominciato ad essere colte attraverso l’attuazione di interventi di trasformazione, consentendo così un minore di consumo di suolo. Il consumo di suolo, pur caratterizzando maggiormente la prima fase del periodo 1981-1998, è proseguito anche in seguito in tutte le aree provinciali con pesi differenti, ma con modalità di sviluppo pressoché analoghe. Il processo di espansione urbana è avvenuto non attraverso l’insediamento di grandi comparti edificati, come in misura più evidente era accaduto nei decenni precedenti.

Figura 16. Percentuale del suolo urbanizzato-urbanizzabile sulla superficie comunale (1998)

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Si è invece proceduto attraverso l’insediamento di funzioni collocate in prevalenza attorno ai nuclei urbani esistenti ed ai comparti produttivi già insediati. Si sono, in sostanza, privilegiati i processi di consolidamento dei sistemi insediativi esistenti. Questo processo, non particolarmente rilevante rispetto alla dimensione già consistente degli insediamenti esistenti, ha tuttavia interessato aree per una superficie complessiva di circa 8.000 ettari; dimensione che è raffrontabile ai due terzi del territorio urbanizzato di Milano. Al processo di espansione urbana hanno inoltre contribuito sia l’insediamento di funzioni commerciali e della logistica, sia l’attuazione delle strutture di servizio alle funzioni urbane, la cui realizzazione ha teso a colmare situazioni di sottodotazione dovute alle precedenti fasi di sviluppo intensivo.

La geografia dei mutamenti territoriali L’attuale assetto territoriale è caratterizzato dal sostanziale rafforzamento del modello insediativo che si era formato nel corso degli ultimi decenni. Il disegno che risulta è così definito: • un’area ad elevata densità al centro, rappresentata da Milano; • un ambito, che registra le medesime caratteristiche del capoluogo, posizionato immediatamente a nord ed esteso sino ai confini provinciali; • uno sviluppo significativo dei comuni di prima corona del capoluogo e di quelli collocati lungo le principali direttrici infrastrutturali; • l’attenuazione dei valori di occupazione di suolo più ci si allontana dal nucleo centrale. Tale fenomeno si evidenzia in misura maggiore nel comparto sud ovest e con minore rilievo ad est.

Figura 17. Densità urbana (popolazione più addetti /superficie urbanizzata per ettaro) (1998)

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Il processo di sviluppo appare fortemente condizionato dalle infrastrutture della mobilità, in particolare da quelle stradali per le funzioni commerciali e produttive in genere. Riguardo alla residenza ha continuato a prevalere, anche negli anni Ottanta e in parte negli anni Novanta, un modello insediativo caratterizzato da diffusione localizzativa indistinta, con conseguenti riflessi negativi sui sistemi territoriale, ambientale e trasportistico. Sembrano, tuttavia, emergere alcuni segnali di segno opposto circa una maggiore attenzione a modalità insediative che privilegiano territori collocati in posizione più prossima ai sistemi infrastrutturali del trasporto pubblico su ferro. Inoltre, occasioni in questo senso sono offerte dai processi di trasformazione di aree urbane centrali nei quali assumono peso gli insediamenti residenziali. Seppure in misura limitata, in rapporto alla consistenza dell’assetto esistente, questo processo può contribuire a porre un freno ai processi di espulsione avvenuti nei precedenti periodi.

Una conferma di questo quadro complessivo emerge anche dalla rappresentazione delle densità urbane, dove si misura il peso di abitanti ed addetti sul suolo occupato. Dalla sua lettura si evidenziano inoltre i poli metropolitani intermedi, anche quelli collocati in ambiti a minore urbanizzazione. I dati dimensionali dello sviluppo insediativo registrano i segnali di crescita più accentuata nelle aree a minore densità e con più contenute percentuali di suolo occupato. E’ infatti in questi territori che maggiori sono state le disponibilità di aree libere anche a costi insediativi più contenuti. Questo processo tende tuttavia a raffreddarsi in quanto la presenza di parchi ed aree protette riduce di molto le occasioni per ulteriori espansioni. Percentuali di crescita molto contenute se non prossime a zero riguardano infine il capoluogo e le aree immediatamente a nord Monza, Cinisello-Sesto e Garbagnate.

Figura 18. Percentuale di suolo destinato ad attività economiche/superficie urbanizzata (1998)

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6. NUOVE GEOGRAFIE DELLO SVILUPPO E PROBLEMI APERTI Persistenze e cambiamenti: della regione urbana milanese

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I primi risultati dei Censimenti 2001 popolazione/abitazioni e industria/servizi ci consegnano, per gli anni ‘90, una geografia dello sviluppo territoriale e socio-economico in parte rinnovata rispetto a quella che ha caratterizzato il decennio precedente. Per un verso, infatti, l’analisi comparata dei dati conferma che, anche nella fase più recente, i territori più dinamici sono stati quelli di corona, posti nell’arco ovest nordest del capoluogo regionale, insieme a quelli della fascia pedemontana, in particolare nel “segmento” lecchese e bergamasco. Accanto a questo tratto di “persistenza”, si affacciano però alcuni elementi di novità. Si assiste infatti alla dilatazione di scala - e alla relativa rimodulazione di intensità - dei fenomeni di sviluppo territoriale e socioeconomico che, nell’ultimo decennio, giungono a investire le seconde corone

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metropolitane, le aree di frangia provinciali e - più in generale - tutte le province limitrofe poste sulla medesima direttrice (comprese quelle del sud, stagnanti nel decennio precedente, e quella novarese). Si delinea una direttrice di sviluppo regionale che include territori contrassegnati da modelli di sviluppo differenti (modello di frangia metropolitana per la corona milanese; modello prevalentemente endogeno per la fascia pedemontana), accomunati però da rilevanti tratti distintivi: minore densità abitativa, indici di occupazione meno elevati, affermazione di processi di industrializzazione diffusa basati sulla piccola e media impresa (che assumono spesso forma “distrettuale”), crescita di una rete di piccoli centri periferici rispetto alle tradizionali direttrici di sviluppo, urbanizzazione di territori (ex-) agricoli in affaccio a rilevanti assi viari. Di converso, la stagnazione e a volte il vero e proprio declino demografico e occupazionale hanno investito principalmente le città (non

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solo le maggiori, ma anche quelle medie e persino i centri comprensoriali metropolitani), i comuni di prima corona e - più in generale – alcuni territori a “macchie di leopardo” del nord e del nord-ovest milanese. Si tratta di aree a economia matura (massiccia presenza di grandi imprese, spesso multinazionali, operanti in settori in via di ridimensionamento), socialmente poco dinamiche (più accentuato invecchiamento della popolazione, benessere diffuso e consolidato nel tempo, minor propensione al rischio d’impresa, ecc.), fortemente conurbate e caratterizzate da elevate criticità territoriali (scarsità di suolo edificabile, costo elevato dei terreni, problemi di adattamento tra funzioni produttive e ambiente, congestione viaria e crescenti costi di trasporto, ecc.). L’immagine risultante da tali processi evolutivi presenta una morfologia tripartita dello sviluppo della regione urbana milanese. In primo luogo, infatti, assistiamo ad una perdurante “vitalità metropolitana”, che si manifesta però in forme differenziate e ad una scala assai più ampia rispetto al passato, assumendo così una dimensione tendenzialmente interprovinciale (il core

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metropolitano attenua la sua dinamica flettente, le prime corone iniziano a conoscere fenomeni di declino, le seconde corone e i territori di frangia, anche non contigui alla conurbazione, crescono decisamente). In secondo luogo, si registra un forte sviluppo economico e demografico della fascia pedemontana a nord-est del capoluogo, in particolare nelle province di Lecco e Bergamo (e, ancora più a est, di Brescia) che assume un carattere eminentemente endogeno e si appoggia a strutture territoriali intermedie “periferiche”. In terza istanza, siamo in presenza di processi di ristrutturazione industriale con stagnazione occupazionale e demografica, ricchi di potenzialità ma ad esito incerto, di aree tradizionalmente forti, anche in questo caso a sviluppo prevalentemente endogeno (aree Varesina e Comasca). Immagini di futuro Incrociando le tendenze attuali con le dinamiche prevedibili, è ragionevole ritenere che i territori appartenenti alla corona circolare sud milanese e quelli della fascia

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pedemontana rappresentino i luoghi privilegiati dello sviluppo anche per il prossimo futuro. E’ altrettanto ragionevole prevedere però che, almeno sul medio periodo, si potrà assistere ad un ulteriore ampliamento della scala a cui si potranno manifestare i fenomeni di crescita, che tendenzialmente coinvolgerà in misura ancora maggiore le aree extra-provinciali confinanti. In particolare, si può immaginare, da una parte, l’inclusione dei territori della Malpensa e dell’ovest Ticino, interessati dagli effetti indotti dall’hub aeroportuale nonché da importanti interventi in campo infrastrutturale, dall’altra, un maggiore interessamento dei territori del nord Pavese, dell’alto Lodigiano e del Cremasco lungo i principali assi infrastrutturali, dall’altra ancora la tracimazione della crescita lungo la direttrice della futura Bre-Be-Mi. Diversamente, è ragionevole ritenere che i centri maggiori e le aree a più antico sviluppo (compresi alcuni capoluoghi provinciali), che hanno sperimentato anticipatamente fenomeni di stagnazione - e persino di declino - rallenteranno la loro dinamica negativa o, in qualche caso, giungeranno addirittura a “rimbalzare” a seguito di

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rivalorizzazione di risorse economiche e territoriali nuovamente “messe in circolo” (l’attenuazione del decremento demografico di Milano e alcune timide avvisaglie di ripresa di Legnano, ad esempio, già annunciano un fenomeno di tale segno). Ancora più “a rischio” appaiono invece i centri di prima corona, in particolare quelli sviluppatisi nel trentennio ‘50-’80. Tali aree, infatti, potrebbero essere sottoposte a fenomeni di congestione dall’intensità non molto differente da quella sperimentata nelle aree più centrali, senza disporre però della qualità urbana e delle risorse sociali tipiche delle aree centrali o di quelle a sviluppo consolidato. Tale “povertà qualitativa”, se non rapidamente compensata da politiche appropriate, rappresenterebbe uno svantaggio competitivo evidente nei confronti delle aree più centrali sia nei processi di riuso di risorse territoriali già impegnate nelle precedenti fasi di sviluppo (aree industriali dismesse, scali ferroviari, “aree vaghe”, ecc.) sia per l’attivazione di processi di sviluppo “endogeno”. Una volta “saturate” le loro capacità di crescita, potrebbero infine rallentare - o persino invertire - il loro andamento anche

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alcuni centri di seconda corona, riproducendo così fenomeni di stagnazione già conosciuti nelle aree più centrali. Un salto di scala nell’organizzazione territoriale Siamo evidentemente di fronte a processi ambivalenti. Ad una prima lettura, quelli appena descritti sembrano fenomeni ancora interpretabili come traboccamento della metropoli, secondo un modello di sviluppo “tradizionale” che individua nelle corone, connotate da minore densità, vasi d’espansione atti ad ospitare la crescita metropolitana. Secondo questa interpretazione l’area metropolitana si troverebbe nello stadio di disurbanizzazione relativa del ciclo di vita urbano, in cui, in corrispondenza del passaggio da una fase economica dominata dall’industria manifatturiera ad una fase “post-industriale”, si registra un declino

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demografico-occupazionale accelerato nei cores, non sufficientemente compensato dalla crescita delle zone sub-urbane. Si tratta però di un’interpretazione “di scuola”, che coglie le regolarità statistiche nel riproporzionamento tra nucleo urbano centrale, corone e resto del territorio, ma ha scarsa capacità euristica. In realtà, siamo di fronte a un ulteriore salto di scala nell’organizzazione territoriale, che rafforza l’immagine “multi-territorio” della regione urbana milanese. Per un verso, spazio conurbato relativamente concluso e compatto di dimensioni sub-provinciali (salvo alcuni sconfinamenti sulle direttrici storiche di sviluppo a nord e nord-ovest); per un altro, regione urbana di dimensioni sempre più estese (ormai tendenzialmente ultraprovinciali e, verso Novara, persino interregionali), discontinua al proprio interno, caratterizzata da una molteplicità di ambienti, di assetti insediativi e forme di sviluppo economico-sociale.

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Come è noto, infatti, la regione urbana milanese non è fatta di “città” e “campagna”, ma è costituita da un sistema complesso che, oltre al capoluogo, vede la presenza di diverse e importanti realtà locali, ognuna di queste dotata di proprie caratteristiche ambientali-territoriali e di proprie specificità economiche, sociali e culturali che, in molti casi, affondano robuste radici nella storia. Ne emerge un quadro territoriale variegato in cui è possibile riconoscere una molteplicità di ambienti, caratterizzati da una pluralità di modelli di sviluppo economico-territoriale (aree di deindustrializzazione con compensazione terziaria, aree di rilocalizzazione industriale/residenziale a breve raggio, aree di sviluppo prevalentemente endogeno inserite in zone periurbane, distretti industriali e aree di industrializzazione e urbanizzazione diffusa, ecc.) e di relativi assetti insediativi (core metropolitano, comuni di cintura conurbati, città medie, centri comprensoriali, realtà urbane minori, centri rurali, campagna urbanizzata, ecc.). In ragione di tale complessa articolazione, la dilatazione della scala, a cui si sono manifestati i fenomeni di sviluppo socioeconomico e territoriale negli ultimi decenni, pone questioni nuove. Non siamo infatti solo di fronte a semplici processi di rilocalizzazione (le stesse funzioni in spazi nuovi, più ampi, meno congestionati, a minor costo, ecc.), tipici di uno spazio metropolitano “piatto e omogeneo”. La riarticolazione produttiva e residenziale in uno spazio differenziato e complesso come quello milanese ritematizza invece il rapporto tra le diverse funzioni (abitative, produttive, di servizio, ecc.) e i territori specifici su cui si innestano e, nel contempo, focalizza l’attenzione sulle interconnessioni dinamiche che strutturano reticolarmente, in termini di interdipendenza e complementarità, le diverse parti del territorio. Conseguentemente, anche la distanza, tradizionalmente considerata come una variabile esplicativa cruciale dei processi di sviluppo, sembra perdere progressivamente importanza nei confronti delle relazioni socioeconomiche e ambientali-territoriali locali, nonché dell’agire strategico della pluralità degli attori in campo, più o meno capaci di trasformare creativamente i vantaggi competitivi specifici dei territori in opportunità di sviluppo. Restituendo quindi un territorio, un sistema

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produttivo specifico e una società locale alle relazioni funzionali è allora possibile distinguere la pluralità dei sentieri di sviluppo compresenti entro la regione urbana milanese. Si può in questo modo riconoscere territori che, valorizzando attraverso processi autoorganizzativi alcune proprie specificità in campo produttivo o nei servizi, sono stati in grado di connettersi a reti specializzate di dimensioni più vaste (anche internazionali), affrancandosi così, almeno per quanto riguarda alcune funzioni, dai classici nessi di dipendenza gerarchica con il centro metropolitano. Si possono altresì cogliere le specificità di aree che hanno saputo internalizzare e mettere a reddito competenze e capacità tecnico-organizzative trasferite da imprese esterne attraverso processi di decentramento produttivo, costruendo così parabole evolutive relativamente autonome che hanno consentito di stabilire con il core metropolitano relazioni di complementarità. Oppure, diversamente, è possibile individuare zone dove il traboccamento metropolitano unito a connessioni infrastrutturali veloci, in presenza di contesti socio-economici locali deboli o poco dinamici, ha segmentato o addirittura sradicato relazioni produttive e sociali tipiche dei centri

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sub-provinciali, allargando le aree di indifferenza localizzativa, con conseguente erosione dei mercati del lavoro locali. Oppure, infine, è possibile identificare zone di rivalorizzazione, collocate prevalentemente entro aree urbane di antica industrializzazione, che hanno saputo, soprattutto se ben supportate da finanziamenti derivanti da programmi ragionali/nazionali e/o europei, mettere a reddito risorse territoriali (prevalentemente siti industriali dismessi), attrarre nuove imprese, aiutare la riconversione dell’apparato produttivo esistente, formare profili professionali emergenti, fornire servizi innovativi, migliorare l’ambiente naturale e il paesaggio urbano. Il nuovo orientamento delle politiche di sviluppo territoriale e socio-economico La dilatazione di scala dei processi di sviluppo socio-economico e territoriale - con la conseguente riarticolazione delle relazioni tra la molteplicità degli “ambienti” metropolitani - pone alcune questioni stringenti nell’agenda dei policy maker locali e regionali.

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La prima questione riguarda l’orientamento delle politiche di sviluppo metropolitano e regionale. Guardando ad alcuni grandi progetti in azione (seconda Università Statale, Teatro degli Arcimboldi e altro/Bicocca, secondo Polititecnico/Bovisa, PRU/ex Maserati e ex OM, ecc.) e in via di definizione (Città delle culture/Ansaldo, Biblioteca Europea/Stazione Vittoria, Centro Congressi Rogoredo, progetti Montecity e Garibaldi/Repubblica, ecc.) si nota una rinnovata attenzione verso localizzazioni di funzioni “eccellenti” nel comune di Milano. I “grandi progetti”, a vario stadio di definizione, localizzati invece in aree esterne, tendono a privilegiare i comuni di prima corona (nuovo polo fieristico di Rho/Pero, aree Falk, Marelli e Breda di Sesto San Giovanni, alcune aree dismesse a Corsico, ecc.) o comunque comuni appartenenti alla conurbazione densa (ad esempio i progetti di riconversione dell’Alfa Romeo di Arese e dell’Autobianchi di Desio). Un numero decisamente minore di progetti – o in più di un caso si dovrebbe parlare di ipotesi progettuali - sta investendo le aree di seconda corona (es. area Malpensa e Sud

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Milano). Sicuramente la localizzazione centrale di molte delle attività previste da tali progetti risulta funzionale alla selettività che contraddistingue le nuove forme dell’economia urbana e le nuove pratiche di vita e di consumo. Quindi non solo appare ineludibile, ma risulta persino desiderabile per rafforzare il ruolo del sistema metropolitano nell’ambito della regional competition a scala internazionale. L’obiettivo “Milano città globale” si traguarda però più efficacemente se si corregge lo strabismo delle politiche neo-centraliste, riconoscendo la complessità sistemica dell’economia, della società e del territorio metropolitano. A tal fine, facendo leva su alcuni dei caratteri strutturali e dei fattori di competitività del sistema socio-economico e territoriale milanese/lombardo (dinamicità delle piccole medie imprese, innovazione incrementale, vitalità delle società locali, assetto insediativo connotato da una rete di centri “minori”, relativa diffusione dei servizi, ruolo delle infrastrutture di “secondo livello” e, più in generale, tutti quei fattori che vanno ad alimentare economie esterne alle imprese ma interne ai contesti territoriali) occorre proporsi politiche in grado di rafforzare i nessi di interdipendenza e complementarità tra imprese di diversa taglia, tra settori produttivi, tra territori sub-regionali. Entro tale prospettiva, appare allora opportuno accentuare i processi di territorializzazione delle politiche economiche (con i relativi riflessi sulla strumentazione e sulle pratiche urbanistiche), supportando adeguatamente percorsi sperimentali di concertazione territoriale che vedono al lavoro una pluralità di soggetti (enti locali, istituzioni di scala più elevata, società pubbliche o miste, autonomie funzionali, corpi intermedi, rappresentanze diverse della società locale, ecc.). Le possibili direzioni di marcia di tali politiche di rafforzamento dell’integrazione sistemica appaiono le seguenti. • Dar corso a politiche di sviluppo locale in grado di progettare e gestire il processo di cambiamento di sistemi produttivi ancora relativamente “periferici” da punto di vista geografico, ma “centrali” dal punto di vista economico. • Investire sulle società locali per ridurre spaesamento ed estraneità ai contesti da parte delle diverse “comunità urbane”, per

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intensificare i processi di inclusione civile, culturale ed economica dei migranti, per riconferire senso e per riorientare l’azione collettiva, per rafforzare i sistemi di relazione che alimentano coesione sociale e aiutano lo sviluppo economico. • Supportare adeguatamente, sia sotto il profilo insediativo che infrastrutturale, il miglioramento di posizionamento dei poli regionali e dei centri intermedi e minori, accelerando l’aggancio di tali “capitali” produttive alla maglia primaria delle connessioni regionali e interregionali. Città metropolitana multilivello?

o

governance

Un’altra questione cruciale nell’agenda dei policy maker milanesi e lombardi è rappresentata dalla forma e dalle modalità di esercizio del governo metropolitano. La geometria plurima delle interconnessioni territoriali è ormai giunta a mettere permanentemente in tensione le pratiche tradizionali di istituzionalizzazione dei processi di governo a scala metropolitana. Non siamo più solo di fronte al problema “classico”, per quanto ancora irrisolto, del rapporto tra Milano e i comuni contermini (mediato, in forme variabili nel tempo, dalla Provincia) o alla questione dell’autorappresentazione sull’arena istituzionale

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regionale e nazionale di “giganti” economici e sociali che si sentono “nani politici” (la Brianza innanzitutto, ma anche i comuni dell’Olonia). Assistiamo invece all’irruzione sulla scena delle politiche pubbliche di una pluralità di soggetti, posti in posizioni molto diverse per livelli di governo (Unione Europea, Stato, Regione, Province, Comuni, Consorzi) e statuto (soggetti pubblici, privati, società miste, autonomie funzionali, rappresentanze sociali, organizzazioni no profit, ecc.), che hanno profondamente innovato il campo delle politiche pubbliche e le modalità di governo dei problemi metropolitani. Con l’affermazione di tali nuovi protagonisti, non solo si sono complicati enormemente i processi decisionali, creando crescenti problemi di coordinamento tra gli attori, ma, rompendo “l’automaticità” del nesso tra istituzioni e politiche, si stanno ponendo questioni di legittimità, di competenza e di potestà dell’azione di rilevanza pubblica. Ne consegue che le pratiche di governo dei cambiamenti metropolitani, fondate su una pianificazione urbanistica/territoriale e settoriale di tipo tradizionale, incontrano difficoltà permanenti - e non solo a scala nazionale – nel delineare quadri di senso condivisi capaci di orientare e conferire

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efficacia all’azione degli attori. Se questo è il quadro, è legittimo chiedersi se le nuove domande di governo del territorio metropolitano possono trovare risposte sufficienti entro processi di ingegneria istituzionale, destinati a dar luce a nuove strutture di governo (Città metropolitana e relativi Circondari, nuove province, ecc.). Se si condividono questi dubbi, appare forse più realistico privilegiare un altro approccio, di carattere graduale/incrementale. In tal senso, sarebbe allora più conveniente iniziare a praticare il governo metropolitano attraverso processi che mettano al lavoro una pluralità di politiche, progetti e azioni che coinvolgano la molteplicità degli attori in scena. Lo sforzo dovrebbe essere orientato a mettere in campo azioni concertate a scala sovracomunale, a partire dal protagonismo dei diversi territori che compongono la regione urbana milanese. Nel contempo, occorrerebbe ricercare connessioni alle scale opportune (regionale, nazionale, europea) per individuare risorse e modalità efficaci per il trattamento dei problemi posti dal governo metropolitano. Movendosi in questa prospettiva, il primo impegno potrebbe essere volto a far maturare forme innovative di governo che,

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pur in forme sperimentali ancora acerbe, sono già in azione nel contesto milanese (es. il ruolo della Conferenza dei Comuni, le esperienze maturate in seno al Piano Strategico del Nord Milano, i lavori di alcuni Tavoli Interistituzionali del PTCP, in primis quello del Sud Milano, le attività del Coordinamento dei Comuni del Castanese, le pratiche di alcune Agenzie di sviluppo, ecc.). In secondo luogo, pare ormai giunto il tempo – e la scarsa attenzione prestata dalla “Legge Obiettivo” all’area milanese sta a testimoniarlo - per avviare una riflessione sulle modalità di rappresentazione degli interessi generali della regione urbana milanese, per conferire loro peso ed efficacia in sede nazionale ed anche europea.

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Non si intende per questa via vagheggiare “territori senza confini” e politiche senza istituzioni, quanto piuttosto sollecitare l’attenzione verso pratiche efficaci di accompagnamento alla progettazione locale, di coordinamento delle politiche, di stimolo alla cooperazione sovracomunale, di costruzione di luoghi di integrazione del processo decisionale, di supporto allo sviluppo di forme di apprendimento entro le singole Amministrazioni e nella società locale. In altri termini, mettere in movimento un processo graduale e progressivo di costruzione del governo metropolitano che metta al centro le pratiche di una pluralità di attori, ricercando consenso, coordinamento e coerenza.

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NUMERI DI ARGOMENTI & CONTRIBUTI FINORA PUBBLICATI

1.

PROGETTI INFRASTRUTTURALI E TERRITORIO NELL’AREA MILANESE E LOMBARDA

giugno 2001

2.

INFRASTRUTTURE STRATEGICHE PER MILANO E LA LOMBARDIA E “LEGGE OBIETTIVO”

maggio 2002

3.

STUDIO-PROGETTO D’AREA SUD MILANO

luglio 2002

4.

EMERGENZA TRAFFICO IN BRIANZA Pedemontana, metropolitane, ferrovie: dai progetti alle concrete realizzazioni

luglio 2002

5.

6.

ABITARE NELL’AREA METROPOLITANA MILANESE Le politiche di intervento di fronte alla nuova domanda e alla crisi del modello tradizionale

gennaio 2003

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Centro Sudi PIM | Argomenti & Contributi n.6  

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