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Piccoli campioni crescono di Brigida Pinto

Alimenti diuretici naturali

fitness mag #134

LA MIA PENISOLA 100% FITNESS MAGAZINE ANNO XII

COPIA GRATUITA

di Francesca Maresca

Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico di Domenico Casa


Questo mese 08 #FISIOTERAPISTA Piccoli campioni

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crescono

Vittorio Fabbrocini

Laurea in Fisioterapia e laurea magistrale in Scienze Riabilitative delle Professioni Sanitarie, entrambe conseguite presso l’Università “Federico II” di Napoli. Lunedì al Venerdì 9.00 - 12.00 e 17.00 - 20.00

cell. 338.4086506 e-mail v.fabbrocini@alice.it

cell. 331.2668437 e-mail pintobrigida@gmail.com

#NUTRIZIONISTA

20 #ODONTOIATRA Le radiografie dal

dentista sono sicure

Alimenti diuretici naturali

Vittorio Milanese

Laureato in Odontoiatria e protesi dentiaria presso l’Università di Napoli. Socio A.N.D.I.

Francesca Maresca

cell. 338.4698121

Laureata in Dietistica presso l’Università di Napoli Federico II. Disponibile telefonicamente Martedì e Giovedì dalle 15.00 alle16.30

cell. 334.2258132

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#LOGOPEDISTA

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La malattia: un messaggio dell’anima Laureata in Filosofia e Psicopedagogia presso l’Università di Napoli Federico II, specializzata in Gestalt Counseling Bioenergetica e Terapie Olistiche

cell. 393.9315564

Mariarosaria D'Esposito

cell. 338.3191494

#PSICOPEDAGOGISTA

Bianca Pane

Topolino ha un nuovo "carattere"! Laureata in Logopedia presso l'Università Federico II di Napoli. Disponibile telefonicamente Giovedì e Sabato dalle 9.00 alle 13.00

Per Barnard fu vera gloria? Cardiologo e Internista, è stato Libero Docente presso l’Università di Napoli, Primario ospedaliero e poi Cardiologo ambulatoriale a Napoli. Giornalista pubblicista, già Redattore scientifico de "IL MATTINO" di Napoli

Brigida Pinto

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#CARDIOLOGO

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#PEDIATRA

L’elisir di lunga vita è nel piatto Carlo Alfaro

#FARMACISTA

Respira a pieno la vita! Giuseppe De Simone

Laureato in Farmacia e specializzato in Scienza e tecniche delle piante officinali presso l’Università Federico II di Napoli.

cell. 335.5302988

La Mia Penisola 100% Fitness Mag Anno XII

Numero 134

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#NATUROPATA

Olio Argan

Mariateresa Caiafa cell. 338.8194524

In copertina Federica (28), Angelica (26) e Pasquale De Rosa (23) di Sorrento fotografati da Pino Coluccino di Sant'Agnello presso il centro ULYSSE WELLNESS di Sorrento


www.centopercentofitness.it

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#PERSONALTRAINER

Scheda di allenamento precisazioni

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Domenico Casa

cell. 329.6220310 e-mail infonelloiaccarino@email.it

e-mail domenico.casa2@tin.it

Consulente filosofico

#FITNESS

Anti-aging, come rallentare l’invecchiamento

50 #CASA Maxi detrazione del 50% prorogata Amalia de Maria Consulente immobiliare

Alfonso Galano

cell. 338.1620274

Dottore in Scienze Motorie Personal Trainer certificato I.S.S.A. specializzato in allenamento a corpo libero CALISTHENICS certificato BURNINGATE.

cell. 339.4577850

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#FOODCROSSING

Quando la Regina dei Fornelli incontra il Re dell'Orto... Anna Maione

Esperta in comunicazione multimediale dell’enogastronomia

e-mail an.maione83@gmail.com

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54 #CONDOMINIO Rispondo alle

vostre domande

Teresa Pane

Amministratrice - Responsabile Punto Casa Italia

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Carciofi alla Romana Imma Gargiulo

Ernesto Lupacchio Personal Coach

cell. 347.67.67.533

Contatti e-mail redazione@centopercentofitness.it Cell. 331.5063051 - 339.2926045

Acquarelax La (ri)evoluzione della Spa

60 #POETA Elucubrazioni di una mamma

Salvatore Spinelli

#MENTALCOACH

Il Napoli di Sarri… che spettacolo!

#WELLNESS

Tecnoambiente

RICETTA

Chef Patron del Ristorante Femmena Conduttrice di "Conserve di Casa" su Alice TV

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Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico

Nello Iaccarino

LSM - PT - Preparatore e Consulente

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#FILOSOFO

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#LIBRI

Libri come fari Giovanni Pepe

Mondadori Bookstore Piano di Sorrento

Periodico di attualità a diffusione gratuita Dep. Aut. Tribunale di Torre Annunziata del 09.06.2010 Direttore responsabile Giuseppe Damiano Editore Giuseppe Manzi Redazione Via Camaldoli, 18 - Vico Equense (Na) Progetto Grafico Maurizio Manzi 42 Adv&Print


#FISIOTERAPISTA

Piccoli campioni crescono

Dottoressa

Brigida Pinto

E sempre più spesso si infortunano. In realtà è estremamente difficile per un genitore riuscire a distinguere e ad individuare un possibile problema di salute da un semplice “risentimento” post-allenamento: si può rischiare, in un caso, di allarmarsi troppo facilmente, nell’altro invece, di prendere sotto gamba una situazione che potrebbe trasformarsi, se trascurata, in qualcosa di più serio e pericoloso. Tra i bambini di età compresa tra i 6 e i 10 anni la pratica sportiva continuativa è in continuo aumento percentuale, (54,3%). E nell’ultimo anno, grazie a una ulteriore crescita di circa 3 punti percentuali, i più piccoli hanno guadagnato il primato dei più sportivi del Belpaese. Quasi 6 su 10 (57%) 8

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praticano uno sport in maniera continuativa, in testa nuoto e danza, percentuali che non si registrano in nessun’altra età della vita. E proprio in questa età che le loro ossa vanno rispettate, protette perchè sono fragili, dato che ci troviamo nel momento esatto in cui si stanno consolidando e la loro crescita è sotto il controllo dell’ormone somatotropo, in concerto con l’insulina e ormoni tiroidei, prima di passare successivamente a quello degli ormoni sessuali, gli estrogeni nelle femmine e gli androgeni nei maschi. L’osso è costituito da una superficie esterna liscia, compatta, molto dura e resistente, formata da una componente minerale composta di calcio, combinato con ossigeno, fosforo e idrogeno che formano una molecola cristallina chiamata idrossiapatite, la quale viene rimaneggiata da specifiche cellule (diciamo distrutta e ricostruita) ogni due mesi circa. Le lesioni muscolo-scheletriche nei soggetti dai 6 ai 17 anni sono molto diverse tra loro, oltre che rispetto all’adulto, anche in relazione alla differente


#FISIOTERAPISTA

anatomia e biomeccanica, al diverso impegno agonistico e alla differente preparazione atletica. La patologia traumatica del giovane sportivo è causata, nella maggioranza dei casi, da uno squilibrio tra la forza muscolare e la resistenza ai carichi offerta da strutture meno elastiche, i tendini, le cartilagini, le articolazioni e i legamenti. Il muscolo infatti per le sue caratteristiche di elevata elasticità va incontro in modo più rapido agli adattamenti dovuti agli allenamenti, non altrettanto avviene per le altre strutture non muscolari. Possono verificarsi lesioni acute delle parti molli come distorsioni e lesioni muscolari, lesioni dello scheletro come fratture e lussazioni e lesioni della cartilagine che provocano piccoli distacchi ossei e interessano la cartilagine di coniugazione epifisaria o distacchi nella zona dove si inseriscono sull’osso i tendini di grossi muscoli sovraccaricati in allenamento (sulle spine iliache o sulle tuberosità ischiatiche). In particolare, sempre più frequenti sono i casi di osteocondrosi, un gruppo di patologie a carattere perlopiù benigno (se trattate per tempo) che coinvolge nuclei di accrescimento osseo, cartilagini e tendini. Le principali possono verificarsi a livello delle ginocchia (morbo di Osgood-Schlatter e morbo di Konig), del calcagno (m. di Haglund), a livello del piede, in particolare 10

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dello scafoide tarsale e di alcuni metatarsi (s. di Kohler). Sono condizioni trattabili e risolvibili, ma che spesso precludono l’attività per qualche tempo, prevedendo un periodo di riabilitazione. E in tutta questa “confusione”, un genitore come può agire? Certo non sperando di riuscire da solo a diagnosticare un problema, ove mai ci fosse, ma sicuramente cercando di far capire, con l’aiuto di professionisti del movimento, che il nostro corpo va ascoltato, che ciascuno di noi ha capacità di controllo, di apprendimento e di adattamento differenti che vanno allenate, con meticolosa attenzione, perché ogni gesto va studiato,ripetuto e migliorato ad ogni ripetizione... insomma che non c’è solo l’esplosione della “performance”, della gara, anzi, ci sono tutta una serie di mattoncini da costruire che sono molto più

importanti per far si che lo sport realizzi il suo principale obiettivo nei bambini, quello socio educativo: migliorare l’impiego dell’energia fisica, intellettuale e spirituale e vivere in armonia con se stesso e gli altri nell'ambiente, garantendo salute e sviluppo psicomotorio.


#NUTRIZIONISTA

Alimenti diuretici naturali

quali sono e come utilizzarli

Dottoressa

Francesca Maresca

Quali sono i migliori alimenti diuretici naturali e come vanno utilizzati? I diuretici sono delle sostanze che aiutano l’espulsione di urina e sono quindi ottimi in caso di gonfiore e di ritenzione idrica. La caffeina ad esempio è un importante diuretico naturale ed è presente in bevande come il caffè ma anche il tè verde, un vero alleato per il benessere e la salute. Attenzione però perchè esagerare con i diuretici può comportare dei problemi seri per la nostra salute e causare uno scompenso del bilancio idrico dell’organismo, con conseguente nausea, crampi, ipotensione e anche collasso cardiocircolatorio. Il consiglio è quindi quello di affidarsi ai diuretici naturali ricchi di acqua, potassio, vitamina C e vitamina B6. 12

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I migliori alimenti diuretici naturali

La caffeina è uno dei diuretici naturali più potenti: è anche stata classificata dalla FDA e dall’American Medical Association come sicura e si può trovare non solo nel caffè ma anche nelle foglie di tè e dei semi di cacao. Attenzione però perchè la caffeina può generare dipendenza, meglio quindi non esagerare con la sua assunzione. Ottimo anche il sedano che è ricco di potassio, calcio, fosforo, magnesio e selenio, vitamine C ed A. Da non dimenticare l’ananas, che depura l’organismo e favorisce la diuresi, l’estratto di betulla, che combatte il ristagno di liquidi, il carciofo, che stimola la funzionalità epatica e renale, il cetriolo, che oltre a rinfrescare ha anche

grandi capacità depuranti e diuretiche. Tra i diuretici naturali troviamo anche la cipolla che aiuta la produzione di urina, il finocchio, che aiuta a eliminare le scorie, da consumare fresco o anche sotto forma di tisana, le mele, l’ortica, che migliora la funzionalità renale e il tarassaco, un vero toccasana per la depurazione naturale dell’organismo.

Precauzioni nell’uso di alimenti diuretici

I diuretici naturali solitamente vengono utilizzati in condizioni di gonfiore ma anche da chi desidera dimagrire in tempi molto brevi: attenzione però perchè la perdita di peso è dovuta alla perdita di acqua e non di grasso. Attenzione poi ad abbinare un’at-


Ecco le ricette di alcuni centrifugati drenanti da provare:

tività sportiva molto intensa con un massiccio utilizzo di diuretici: già con lo sport infatti si perdono molti liquidi che devono essere reintegrati per evitare uno scompenso nel fisico. Sono invece da evitare tutti gli alimenti con un’elevata presenza di sodio tra cui ricordiamo certamente i cibi fritti o arrosto, carni grasse, formaggi grassi, pizza, cioccolato e dolciumi industriali, bevande gassate, alcolici e superalcolici.

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Ananas e cetriolo Ideale per chi desidera combattere la ritenzione idrica e la cellulite. Si beve a digiuno di prima mattina. Cetrioli e cardo 1 costa di cardo crudo e due cetrioli. Il sapore non sarà proprio il top ma è ottimo per incrementare la diuresi, purificare il sangue e per agevolare la funzione renale. Cetrioli e verza (o lattuga) In questo caso il sapore è più mite ma la diuresi è assicurata. Va bevuto regolarmente per qualche giorno. Mango e ananas Molto gradevole e rinfrescante è drenante ed anche ricco di vitamine. Da provare. Finocchio e mela forse vi farà storcere il naso ma fa parte dei centrifugati drenanti che aiutano il corpo ad espellere i liquidi in eccesso, svolgendo anche un’azione detox. Ananas, finocchio e sedano Servono due fette di ananas, due gambi di sedano ed un finocchio. Questo succo drenante ha davvero delle interessanti proprietà inoltre è digestivo. Sedano, mela e lattuga Anche qui forse il gusto non è proprio il massimo ma le ottime proprietà della frutta e della verdura sono davvero utili per sconfiggere la ritenzione idrica. Per aumentare l’effetto drenante si consiglia di aggiungere qualche foglia di lattuga.


#LOGOPEDISTA

Topolino ha un nuovo "carattere"! Dottoressa

Mariarosaria D'Esposito

ciazione Dislessici Italiano, il font consente ai pccoli lettori di decodificare il contenuto del baloon in maniera più immediata, in modo da concentare le energie unicamente sulla comprensione del testo.

Ma cos'è EasyReading? Nonostante i suoi 90'anni suonati, rimane ancora giovane, dinamico e soprattutto al passo con i tempi. È Topolino, il personaggio più amato da adulti e bambini ed il fumetto in assoluto più letto dai ragazzi tra i 5 i 13 anni. Il magazine da questo mese si rinnova nella sua veste grafica e si arricchisce di una storia inedita e rubriche nuove di zecca. Un Topolino in continuo fermento quindi, pur rimanendo incredibilmente fedele a sè stesso ed ai suoi lettori. Ma l'innovazione epocale, attesa per il numero 3255 del settimanale, è senza dubbio l'introduzione di un nuovo carattere tipografico che supera le barriere della lettura per i ragazzi dislessici. Easy Reading, il nuovo font, conferisce al fumetto una facile leggibilità, grazie alle forme più arrotandate ed essenziali dei caratteri stessi, le linee più definite e spaziature aumentate, saggiamente calibrate tra le parole. Testato ed approvato dall'Asso14

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È un nuovo font di scrittura, pensato per lettori dislessici, che si compone di 811 elementi, tra lettere, numeri, simboli e punteggiatura. L'ideatore, il designer torinese Federico Alfonsetti, inizia a dedicarsi al progetto nel 2007. All'epoca socio di una piccola casa editrice, gli viene affidata la stampa e la pubblicazione del libro «Storie di normale dislessia». Questa la miccia che lo porta ad approfondire la problematica, fino

a radunare un'equipe di menti brillanti e fa partire il suo progetto: rendere la lettura accessibile a tutti. EasyReading si sta affermando come valido strumento di lettura e comprensione, al punto che anche la Microsoft pare si sia interessata al font, attratta dall'opportunità di favorire l'accessibilità per ben 700 milioni di persone nel mondo, il popolo dei dislessici. "L'alta leggibilità", frutto di otto anni di lavoro e di 800mila euro di investimenti, arriva questo mese tra le pagine di Topolino. Nessuno meglio dell'intramontabile Mickey può essere testimonial del font e del principio al quale il suo fondatore si ispira: "Complicare è facile, semplificare è difficile".


#FARMACISTA

Respira a pieno la vita! Fai il test polmonare e trova la soluzione per smettere di fumare più adatta a Te.

Dottor

Giuseppe De Simone

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I Tuoi polmoni stanno invecchiando più velocemente di Te? La funzionalità polmonare dimunuisce con il tempo a causa dei normali cambiamenti legati all' età. Tuttavia ci sono molti modi per mantenersi in salutee per evitare che i polmoni invecchino precocemente. Effettuando il test di misurazione dell' età polmonare puoi scoprire se: - i Tuoi polmoni stanno invecchiando in modo fisiologico - sei a rischio di sviluppare una patologia dell' apparto respiratorio. Sei un fumatore oppure un ex fumatore? Fai fatica a respirare durante uno sforzo? Hai frequenti infezioni dell' apparato respiratorio? Se hai risposto SI ad almeno 1 di

queste domande, Ti consigliamo di chiedere maggiori informazioni sul test in farmacia. Il test è molto semplice e veloce. Per ottenere un risultato accurato è necessario non fumare, fare pasti pesanti o fare sport nelle 3 ore prima della prova. Per fare il test dovrai espirare alla massima velocità possibile nel boccaglio monouso collegato al dispositivo. Dovrai ripetere l' operazione 3 volte, dopodichè il dispositivo mostrerà la Tua età polmonare e la presenza o meno di ostruzione o il rischio di sviluppo della BPCO (bronco pneumopatia cronico ostruttiva), che il farmacista ti sinteizzerà in un report. Info 0818786605


#CARDIOLOGO

Per Barnard fu vera gloria? A cinquant’anni dal primo trapianto di cuore si discute sulle qualità del Cardiochirurgo che seppe sfruttare al massimo la sua preparazione di operatore

Dottor

Vittorio Fabbrocini

Sono trascorsi cinquant’anni dal giorno, 3 dicembre 1967, che ci giunse via Radio la notizia del primo trapianto di cuore effettuato nell'Ospedale Groote Schuur a Città del Capo. Il Cardiochirurgo sudafricano Christiaan Barnard annunciava al mondo intero il primo trapianto del cuore da uomo a uomo sul 55enne Louis Washkansky. Il cuore nuovo prelevato era quello del giovane Denise Darvall, in fin di vita in un incidente automobilistico. Non era la prima volta che si tentava di sostituire un organo malato nell’uomo con uno sano, dalla cornea dell’occhio (1905), ai testicoli (1920), al rene (1964), al polmone (1963) e al fegato (1967). Tutti di difficile esecuzione per problemi di tecnica ma anche di tolleranza da parte dell’organismo ospite. La presenza di questa intolleranza verso l’organo trapiantato allontanò di molti anni l’attuazione ufficiale dei trapianti cardiaci anche se molte Scuole di Cardiochirurgia europee e americane da tempo avessero messo a punto tecniche adeguate. Il cuore era considerato intoccabile, forse come l’organo che possedeva virtualmente una anima, il rischio di fronte al mondo intero di ottenere degli insuccessi a compiere il primo intervento.

Insuccesso il primo trapianto di cuore

Finchè il Chirurgo Alfred Blalock di Boston, spinto anche dalla Pediatra Helen Taussing incominciò a intervenire con successo sui grandi vasi arteriosi vicino al cuore nei bambini con il Morbo blù. Il primo tra18

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pianto di cuore di Barnard suscitò molto entusiasmo in tutto il mondo, ma ebbe un insuccesso per la morte dopo 18 giorni di Washanski per una indomabile polmonite bilaterale. Barnard non perse il primitivo coraggio, evidentemente credeva in se stesso e nella sua preparazione dopo anni di studi ed esperienze. Ritentò l’intervento dopo un mese dal precedente intervento operatorio sul dentista Philip Blaiberg, un paziente di 58 anni con gravi condizioni cardiache, che ricevette il cuore del giovane Clive Haupt di 24 anni, deceduto per emorragia cerebrale.

Reazioni da Rigetto

Anche se dopo il trapianto comparvero serie manifestazioni di reazioni da Rigetto il dentista riuscì a sopravvivere per oltre un anno e mezzo. La strada era quella auspicata da Barnard, ma aveva di fronte un grosso macigno che ostacolava l’auspicato successo definitivo: il rigetto. Anche per gli altri Cardiochirurghi vi furono grosse difficoltà nella diffusione dei trapianti nel mondo non solo per le reazioni di rigetto, ma anche per la tecnica messa in pratica. In un primo tempo molti trapianti di cuore effettuati da altri operatori ebbero una durata di vita inferiore a quelli trapiantati dal Cardiochirurgo di Città del Capo. Diversi chirurghi del cuore si ritennero quasi come "fregati" dal primo trapianto di Barnard, come su una dirittura di arrivo. La scoperta e l’introduzione in commercio di un nuovo farmaco nel 1980 per contrastare il rigetto degli organi trapiantati, la Ciclosporina A, derivata da funghi, consentì la diffusione dei trapianti di cuore . Questo farmaco oltre a ridurre la formazione di particolari elementi del sangue (linfociti T) che contrastano l'at-


Christian Barnard e la sua giovane moglie in giro per il mondo a raccogliere i meritati riconoscimenti scientifici

Il dentista Philip Blaiberg che ricevette da Barnard il secondo trapianto di cuore

tecchimento di corpi estranei nell'organismo, favorendone in tal modo l’espulsione (rigetto), non agisce sugli altri elementi del sangue che sono necessari per la difesa da facili e gravi infezioni.

di varie Centri Cardiologici Europei e Americani, come Shumway, Kantrowitz, Coolooy e De Bakey in occasione di un Convegno tenutosi a Napoli qualche anno dopo il primo trapianto mondiale, con l'intervento dello stesso Christian Barnard, ebbero a a dichiararmi in una intervista effettuata per IL MATTINO di Napoli, che le loro èquipe avevano da tempo acquisito un'esperienza tale da poter effettuare loro stessi per primi il trapianto cardiaco. Ma i Capi responsabili volevano una maggiore garanzia per il successo finale, oltre che come tecnica già acquisita anche per evitare il Rigetto al fine della riuscita finale. Non senza coraggio e non senza rischio per la riuscita Barnard quante vite ha salvato? E quante persone hanno in seguito potuto utilizzare questa metodica? Milione di persone, avendo queste di certo poco tempo di sopravvivenza per gravi compromissioni cardiache. Uomini come Christiaan Barnard che hanno avuto innanzitutto volontà, si fanno le ossa grazie all'impegno profuso per anni, anche con l'aiuto di tecniche d'avanguardia e nell'interesse di chi soffre, meritano l'ammirazione per quanto hann o fatto ed il giusto riconoscimento incondizionato.Barnard oltre alla sicurezza ottenuta dalle precedenti sperimentazioni sugli animali e alla grande manualità acquisita ebbe anche il coraggio di affrontare una specie di sfida con la Società, con il rischio di un possibile insuccesso nella realizzazione del suo progetto che allora era certamente di avanguardia. Barnard alla fine ha girato il mondo felice con la sua giovane e graziosa moglie Barbara, raccogliendo ovunque la meritata standing ovation e dovuti riconoscimenti scientifici.

Trapianto in Italia

Così anche in Italia abbiamo avuto il primo trapianto di cuore il 14 novembre 1985, che è stato eseguito a Padova dall'èquipe del prof. Vincenzo Gallucci, con esperienza negli negli Stati Uniti. Fu trapiantato con successo il cuore di un ragazzo di 18 anni su Ilario Lazzari. In seguito molti altri Centri italiani hanno effettuato numerosi trapianti con successo su persone con malattie cardiache che avrebbero consentito pochi mesi di vita. Molti trapiantati dopo anni ancora vivono in buone condizioni di salute ed alcuni in piena attività lavorativa. Tuttavia, per la difficoltà di reperire cuori da trapiantare, sono stati approntati vari tipi di apparecchiature funzionanti come " cuori artificiali temporanei" in attesa di poter effettuare il trapianto definitivo. Nel mondo sono stai eseguiti 844 trapianti nel 1985 e tale numero è andato progressivamente salito sino 5.000 casi nel 2015. I tempi di attesa sono stati ridotti in Italia, al confronto di tutta Europa, in particolar modo per i trapianti di Rene nei bambini.

Fu vera gloria quella di Barnard?

A questa domanda non possiamo che rispondere da Medico Cardiologo e cittadino: si, certamente. Ha attuato come primo al mondo un intervento che tanti avevano tentato di fare ma non provato, anche se in seguito hanno manifestato qualità ed esperienza certamente pari a quella di Barnard. Gli stessi Capiscuola www.centopercentofitness.it


#ODONTOIATRA

Le radiografie dal dentista sono sicure

Dottor

Vittorio Milanese

“Le notizie dei presunti danni alla salute per l’esposizione ai raggi durante le radiografie dal dentista sono una fake news”. A dirlo sono i dentisti ANDI a proposito di quanto pubblicato dalla stampa sul tema della presunta pericolosità delle radiografie da parte del dentista. È corretto sensibilizzare i pazienti affinché richiedano che eventuali tomografie computerizzate (le cosiddette TAC) siano eseguite solo se necessario, spiegano i dentisti ANDI, ma questi esami vengono svolti in casi eccezionali, solo per preparare importanti interventi di riabilitazione e non come esami di routine. Le normali “lastrine”, le piccole radiografie che il dentista esegue per verificare lo stato di salute di un singolo dente hanno una emissione di radiazione quasi inesistente, come rilevano anche le linee guida che il ministero della Salute ha pubblicato di recente. 20

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Rimane corretto evidenziare, fanno notare da ANDI, come l’esame radiografico debba essere eseguito solo quando necessario e non per ogni visita come molte pubblicità di centri odontoiatrici propongono per attirare l’attenzione di ignari cittadini. Questo rappresenta un abuso del presidio diagnostico che dev’essere impedito, soprattutto se il paziente viene sottoposto all’esame senza una visita preliminare da parte di un dentista regolarmente abilitato, che ne giustifichi la prescrizione. Sul fronte rischi per la salute, ANDI ricorda che gli apparecchi radiografici presenti negli studi sono controllati con cadenza biennale da tecnici specializzati, che confermano regolarmente che gli apparecchi per radiografie endorali e gli ortopantomografi oggi in uso emettono pochissime radiazioni e i presidi utilizzati negli studi sono assolutamente idonei a proteggere

i pazienti. L’esame radiografico viene eseguito seguendo i principi di giustificazione ed ottimizzazione previsti dalla legge 187/2000 ed escluso in particolari situazioni, come ad esempio per le donne in gravidanza o i malati di tumore. Se si viene a conoscenza di uso non necessario va assolutamente segnalato alle autorità competenti perché intervengano. Fonte: il mio dentista informa


#PSICOPEDAGOGISTA

La malattia: un messaggio dell’anima Stiamo male perchè non ci fermiamo mai ad ascoltarci

Dottoressa

Bianca Pane

L’ansia, la fretta, la rabbia, la necessità di emergere o, semplicemente di sopravvivere, sono delle pessime consigliere, ci incalzano, accelerando la nostra vita e spingendoci senza scampo in una spirale perversa che si auto-alimenta. Ci affanniamo, cerchiamo di essere ‘all’altezza’ di tutti i modelli ideali, e quindi irraggiungibili, che ci vengono imposti in continuazione dalla società, dai media, dai nostri familiari, da noi stessi. In tutto questo arrancare, rincorrendo ora l’una ora l’altra di queste chimere, ci perdiamo. Perdiamo il contatto con quello che siamo veramente, con la nostra verità. Non sappiamo più chi siamo, non desideriamo i nostri desideri ma quelli che ci propinano gli altri, non conosciamo il nostro corpo perché non abbiamo tempo nemmeno di considerarlo, deve essere soltanto una macchi24

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na ben oliata che serve a raggiungere i nostri obiettivi. Ignoriamo segnali importanti come la paura, il sentirci terribilmente soli, la mancanza d’amore. Facciamo finta che queste cose non esistono perché, se le prendessimo in considerazione, perderemmo tempo, quel tempo sprecato in una corsa frenetica in cui afferriamo cose o relazioni, o sentimenti da consumare e buttare. Non ci fermiamo perché, facendolo, potremmo renderci conto di quanto sia effimera la nostra costruzione, il nostro castello di carta, che non si basa sulla nostra verità, ma su quella di altri. Non ci fermiamo a riflettere perché, se lo facessimo, dovremmo convenire che molte cose nella nostra vita non vanno, e dovremmo ammettere, almeno con noi stessi, che molte andrebbero cambiate. Non arrestiamo questa inutile corsa perché dovremmo chiederci: ‘Ma sei felice?’ E la risposta ci fa paura… Questo è quanto temiamo maggiormente: modificare lo status quo, che ci dà un’illusione di solidità. Nel lavoro, nei rapporti affettivi, addirittura nel rapporto con le cose, quello che desideriamo maggiormente è che nulla cambi. E se ci guardiamo intorno ci accorgia-

mo che quasi tutti si comportano in questo modo. Eppure, la vita è cambiamento, per definizione. Non ci può essere immobilità, staticità, solidità: tutto è in continuo divenire, proprio perché è vivo. A volte il disagio cresce a tal punto da non poter essere ignorato ma, se riusciamo a tener duro, appena questo passa, facciamo finta di niente e andiamo avanti. Peccato che la tensione dentro di noi non sia risolta e continui a lavorare in profondità. Ma che c’entra tutto questo con l’avvento della malattia?

Come il disagio diventa sintomo

Le nostre emozioni parlano un linguaggio molto chiaro: non è difficile sapere se siamo felici, se ci ascoltiamo con rispetto, riusciamo a sentirlo e vederlo. Quando è così, il mondo ci sembra più luminoso, le persone intorno a noi sono più belle, tutto intorno a noi accade facilmente e ci vien voglia di sorridere. Ovviamente, è altrettanto facile comprendere quando siamo infelici, quando qualcosa non funziona per noi. Tutto sembra pesante, abbiamo paura di fare qualsiasi cosa, anche la più banale, perseguitati dalla sensazione di ‘non essere


#PSICOPEDAGOGISTA

abbastanza’. Oppure ci sentiamo soli, non amati, o brutti e non desiderabili. A volte rinunciamo a dire la nostra verità, perché pensiamo che nessuno ci ascolti, ma le parole ci pesano in gola come macigni.. I disagi, che così accuratamente mascheriamo per non sembrare deboli, in questa società di supereroi, nascono semplicemente perché, a un certo punto, decidiamo di non essere noi stessi. Operiamo un ‘tradimento’ a noi stessi. E proponiamo fuori non l’immagine di quello che siamo, ma di quello che, secondo la cultura odierna, ‘dovremmo essere’ e cioè ricchi, potenti, magri e seducenti. Dunque ci sarà sempre qualcosa che ci manca o che dovremmo avere per essere felici. Questo processo di occultazione della nostra vera essenza ci porta a non ascoltarci, a non dirci le cose veramente giuste per noi e che ci fanno davvero bene. Le menzogne che ci raccontiamo ci impediscono dunque di avere relazioni che ci nutrono veramente, un lavoro che ci gratifica e, non in ultimo, un corpo sano. La verità però resta che dobbiamo cambiare qualcosa e il disagio non ascoltato comincia ad ‘alzare la voce’ e lo fa attraverso la malattia. Dunque la malattia porta fuori, in modo eclatante,ciò che ci stiamo facendo dentro. Le tensioni inascoltate, i disagi ignorati e misconosciuti, vengono così fuori sotto forma di sintomi patologici, mostrando in modo più evidente e concreto il malessere che abbiamo fatto finta di non vedere. Ma non 26

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c’è un modo per fare diversamente? Potremmo fermarci prima di ammalarci? SI. Guardando le cose da un altro punto di vista: quello energetico. La patologia reca un messaggio intrinseco, è uno dei modi in cui l’energia che abbiamo bloccato con le nostre false verità e false credenze, si manifesta purtroppo nel nostro povero corpo che ne fa le spese... Ma non finisce così: se ci permettiamo di ascoltarci più nel profondo e di non mentire a noi stessi, possiamo guarire, e la malattia sarà stata solo una occasione di crescita ed autoconoscenza.

La malattia dal punto di vista energetico e spirituale

Ribaltare le proprie credenze quelle che ci hanno nutriti per venti, trenta, cinquant’anni e cominciare a guardare le cose da un altro punto di vista non è sempre facile, soprattutto in un campo come quello energetico e spirituale dove tutto è spesso intangibile. Siamo abituati agli effetti immediati e tangibili delle cose materiali, come quello della pillola che in dieci minuti ci toglie il mal di testa… Ci torna facile e comodo credere nel cambiamento usando questo tipo di espedienti quasi magici.. Invece nell’approccio energetico spirituale non c’è nulla di magico o astruso anzi, c’è tanto di umanamente possibile, perché ci invita a riconoscere che le chiavi del cambiamento e della guarigione fisica e psicologica, sono

dentro di noi. Si tratta solo di volerle trovare. Dobbiamo abbandonare quel vittimismo culturale nel quale siamo cresciuti, quell’atteggiamento che ci fa sempre addossare a qualcuno la colpa della nostra infelicità o del nostro star male. Non devono esserci più frasi del tipo: ‘E’ colpa di mia madre’, o ‘Nessuno mi capisce..’. Per la legge della responsabilità, fulcro dell’approccio energetico spirituale, noi siamo gli artefici della nostra vita, attiriamo delle persone e delle esperienze che sono il risultato delle nostre scelte, dei nostri pensieri, delle nostre paure consapevoli o inconsce. E soprattutto, dell’effetto che queste producono sulla nostra energia. Secondo l’idea spirituale noi siamo completi, sani e abbiamo tutti i talenti che ci servono per vivere al meglio. Non è proprio quello che ci hanno sempre insegnato. Pertanto anche i nostri rapporti devono cambiare: se un rapporto affettivo o di lavoro non funziona, possiamo chiederci cosa dobbiamo trasformare in noi affinchè il blocco si sciolga oppure se c’è qualcosa che possiamo fare per aiutare l’altra persona che, magari, a sua volta è bloccata. Dunque ci sono molte cose da considerare e apprendere, ma i talenti ci sono e i mezzi si possono imparare…. (Continua nel prossimo numero..)


#PEDIATRA

L’elisir di lunga vita è nel piatto

Dottor

Carlo Alfaro

L’elisir di lunga vita è sempre stato il sogno dell’umanità: una leggendaria pozione capace di donare vita eterna e immortalità a chi la beva. Oggi la scienza ci avvicina alla possibilità di identificarlo davvero. Una vastissima analisi del genoma su oltre 600 mila individui distribuiti in 25 diverse popolazioni europee, australiane e nord americane, condotta dall’Università di Edinburgo e pubblicata a ottobre scorso su Nature Communications, ha individuato il segreto della longevità innanzitutto in una genetica favorevole: ci sarebbero geni direttamente collegati alla durata della vita, influenzando metabolismo e immunità. Tuttavia, la ricerca ha anche stabilito che a fare la differenza maggiore è lo stile di vita, come l’abitudine al fumo (fumare un pacchetto di sigarette al giorno accorcia l’esistenza di 7 anni), il sovrappeso (ogni chilo di troppo riduce la vita di due mesi), l’istruzione (lo studio allunga la vita di 28

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quasi un anno per ogni anno curriculare). Ma il fondamentale elisir di lunga vita è nel piatto: tutte le recenti ricerche concordano sul fatto che il cibo risulti una vera medicina naturale, capace di agire come un farmaco nel modulare il funzionamento di innumerevoli geni e regolare le funzioni ormonali e i processi metabolici. La qualità dell’alimentazione sin dall’infanzia e, prima ancora, quella della madre, può contribuire a contrastare i rischi di malattie come obesità, diabete di tipo 2, patologie cardiovascolari e neurologiche, tumori, tutte condizioni che influenzano la durata della vita. Gli studi condotti sui centenari di ogni parte del mondo individuano due caratteristiche della loro alimentazione: una quantitativa e una qualitativa. Dal punto di vista quantitativo, il segreto è mangiare poco, basandosi sull’antica regola di alzarsi da tavola ancora non sazi. Da questa osservazione scaturisce la dieta "mima-digiuno", che secondo il suo promulgatore, Valter Longo, direttore del dipartimento di gerontologia dell’Università della California, serve a eliminare cellule e componenti intracellulari danneggiati, provocando una sorta di “reset”, che attiva le cellule staminali e la rigenerazione cellulare. La dieta mima-digiuno andrebbe seguita secondo l’auto-

re dai quattro ai sette giorni, circa una volta ogni 4 mesi. L’aspetto qualitativo comporta invece consumare in abbondanza vegetali a ogni pasto (5 porzioni al giorno, 2 di frutta e 3 di verdure), prediligere grassi vegetali, pane e farine integrali, scegliere come fonti di proteine i legumi, le uova, i formaggi, il pesce e in misura minore le carni, preferire alimenti poco raffinati e non di origine industriale, usare come condimento l’olio d’oliva. Praticamente, i dettami della dieta mediterranea. Dieta che non è solo alimentazione, ma un insieme di competenze,


pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, tra cui la coltivazione, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione e, in particolare, il consumo di cibo inteso come convivialità e interazione sociale. Vera e propria arma della salute, la dieta mediterranea, aiuta a prevenire malattie cardiovascolari, tumori, diabete, fegato grasso, depressione e demenza, osteoporosi e fratture, tutte condizioni che rubano anni di vita. Secondo un recente studio condotto alle Isole Baleari su un campione casuale (219 maschi e 379 femmine) di età 12-65 anni, www.centopercentofitness.it

la scarsa aderenza al modello alimentare mediterraneo si associa ad aumento dei markers infiammatori (leptina, fattore di necrosi tumorale alfa, inibitore dell’attivatore del plasminogeno 1, proteina C reattiva ad alta sensibilità), correlati alla sindrome metabolica e alla mortalità cardiovascolare. Purtroppo anche in Italia, culla della dieta mediterranea, secondo una ricerca Censis resa nota lo scorso maggio, ci stiamo allontanando da questo stile alimentare salubre, se 1,9 milioni di Italiani consumano “cibo spazzatura” (alimenti elaborati, ad alto con-

tenuto di zuccheri, grassi e sale e con basso valore nutrizionale), e 1,2 milioni se ne autodefiniscono ingordi, “junk food lovers”. Peggio ancora i bambini: solo il 14% segue la dieta mediterranea nell’infanzia, età in cui la sana e corretta alimentazione è più cruciale sia per l’acquisizione di giuste regole e abitudini che poi consolideranno da adulti, sia per la “programmazione” metabolica ed enzimatica del corpo per la salute futura. Il cibo spazzatura, secondo un recente studio dell’Università di Bonn sui topi, pubblicato su Cell, può agire addirittura sul corpo come un’infezione batterica, provocando una forte risposta infiammatoria che altera il sistema immunitario anche a lungo termine. Il cibo poco sano viene infatti riconosciuto come nocivo da un particolare inflammasoma (NLRP3), che scatena la reazione immunitaria. Gli inflammasomi sono complessi sistemi molecolari di segnalazione intracellulare che riconoscono agenti infettivi e altre sostanze nocive. Peraltro il cibo-spazzatura, provocando il rilascio dei neurotrasmettitori del piacere (dopamina e oppioidi endogeni a livello cerebrale e/o endocannabinoidi nell’intestino) genera il “food carving”, una dipendenza simile a quella da nicotina e droga. Eppure, la dieta mediterranea ha consentito al “Bloomberg Global Health Index


#PEDIATRA

2017” di definire il nostro popolo “il più sano del mondo”, su 163 Paesi esaminati, accreditando a un bimbo italiano la maggiore aspettativa di vita al mondo, di oltre 80 anni (80,3 anni per gli uomini e 85,2 anni per le donne). Uno studio statunitense, di ampiezza e durata senza precedenti, che ha coinvolto oltre 126.000 individui, il cui stato di salute è stato monitorato per un totale di 32 anni, condotto in Inghilterra e pubblicato sulla rivista JAMA Internal Medicine, ha posto innanzitutto come raccomandazione alimentare per la lunga vita la sostituzione dei grassi “cattivi”, cioè quelli saturi di origine animale come lardo, burro, strutto, panna per cucinare, grassi delle carni rosse, salumi, insaccati, e ancor di più i grassi “trans” (cioè processati) presenti nel cibo spazzatura o più in generale in quello confezionato industriale. Sostanziosi consumi di alimenti ricchi di grassi insaturi (Omega3 e Omega6, detti acidi grassi essenziali, perché non prodotti dall’organismo e necessari al buon funzionamento del metabolismo delle cellule) sono risultati associati a una riduzione dell’11-19% della mortalità per tutte le cause. Viceversa, per ogni aumento del 2% dei grassi trans si ha un aumento del 16% del rischio di morire prematuramente. I grassi trans sono oli vegetali liquidi che l’industria rende solidi aggiungendo idrogeno. Sembravano inizialmente da preferire ai grassi di origine animale e agli oli tropicali (come l’olio di palma o di noce di cocco) ricchi di grassi saturi, per cui sono stati usati estensivamente nell’industria alimentare, anche perché il cambiamento di struttura che si ottiene con l’idrogenazione permette di prolungare la durata dei prodotti e di garantirne la freschezza, riducendo i costi di produzione, e migliorare la sensazione di sapore e la consistenza. Invece è oggi noto che i grassi trans fanno aumentare il livello delle lipoproteine LDL, il cosiddetto “colesterolo cattivo” a discapito di quello “buono”, l’HDL, più ancora dei grassi saturi, che anzi attualmente le ricerche tendono a scagionare, se l’introito totale di grassi e calorie non è eccedente, come dimostra il famoso “paradosso francese”, cioè il fatto per cui in Francia si abbia un basso tasso di malattie cardiache nonostante una dieta ricca di grassi saturi. 30

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Le attuali linee guida alimentari raccomandano un apporto quotidiano di grassi saturi inferiore al 10%, e di grassi trans a meno del 1%. Inoltre, è raccomandato dall’OMS limitare l’assunzione di zuccheri semplici, come quelli di dolci, snacks, merendine e bevande con zuccheri aggiunti, a meno del 10% dell’apporto energetico totale, e ancor più salutare risulterebbe un’ulteriore riduzione a meno del 5%, preferendo invece carboidrati a struttura complessa, contenuti in cereali, frutta e legumi, latte. Consumare molte bevande zuccherate (come bibite e succhi di frutta) potrebbe anche raddoppiare il rischio di morte, secondo uno studio presentato in occasione delle Scientific Sessions 2018 su epidemiologia, stili di vita e prevenzione, della American Heart Association, a New Orleans. La ricerca è stata condotta su oltre 30 mila persone di 45 anni o oltre, che hanno compilato questionari dettagliati sui loro consumi alimentari e sono stati seguiti mediamente per sei anni. Anche mantenere l’assunzione di sale a meno di 5 g al giorno è utile a migliorare l’aspettativa di vita. È noto che il consumo eccessivo di sale si associa a ipertensione, patologie cardio-cerebrovascolari, tumori, osteoporosi, malattie renali e, secondo dati recentissimi, anche diabete di tipo 2 e una forma autoimmune di diabete a comparsa in età adulta (LADA, Latent Autoimmune Diabetes in Adults). Sono da evitare abbondanti condimenti contenenti sodio (dado da brodo, ketchup, salsa di soia, senape) e alimenti trasformati ricchi di sale (snack salati, patatine in sacchetto, olive da tavola, alcuni salumi e formaggi) e preferiti erbe aromatiche (come aglio, cipolla, basilico, prezzemolo, rosmarino, salvia, menta, origano, maggiorana, sedano, porro, timo, semi di finocchio) e spezie (come pepe, peperoncino, noce moscata, zafferano, curry) o succo di limone e aceto per condire ed insaporire le pietanze senza ricorrere al sale. In conclusione, il segreto della lunga e sana vita non è in una medicina miracolosa, ma nelle buone e tradizionali abitudini alimentari che appartengono alla storia della nostra tavola e che hanno protetto per secoli la salute delle nostre popolazioni.


#NATUROPATA

Olio Argan

Mariateresa Caiafa

In Marocco, cresce l’albero dell’Argan o albero delle capre perché questi dolci e testardi animali pur di assaporare i gustosi frutti sono capaci di scalare l’albero con rami anche superiori ai 10 metri, per di più hanno contribuito la diffusione dell’Argan, sputando i semi dei frutti lungo il territorio dopo averne mangiata la prelibata polpa. Le popolazioni di questa zona da sempre conoscono le sue grandi virtù e dai suoi frutti ne ricavano un olio ricchissimo di principi nutritivi (maggiormente presenti sono gli acidi grassi oleico e linoleico; Omega 3; Omega 6; vitamina E; vitamina A; minerali come ferro, rame e manganese), è considerato un olio preziosissimo per via della lunga e faticosissima produzione realizzata ancora oggi a mano dalle donne, basti pensare che vengono utilizzati ben 100kg di frutti per ottenere meno di tre litri di olio. Nella cosmetica, quest’olio vegetale assume un colore limpido e dorato perché spremuto a freddo, considerato un elisir di lunga vita 34

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grazie al lavoro sinergico delle vitamine A, E e dell’acido linoleico che combattono l’invecchiamento cutaneo, proteggendo la pelle idratandola e rendendola morbida ed elastica, quindi ottimo per le smagliature. Per la prevenzione potete aggiungere qualche goccia di olio puro nelle creme o direttamente su rughe o smagliature o nella vasca da bagno se volete nutrire tutto il corpo. L’Argan viene usato anche per le scottature o per attenuare i disturbi cutanei come eczemi e psoriasi o nei massaggi per rilassare o per contratture muscolari, reumatismi e crampi; è un potente antinfiammatorio. Per uso alimentare (ha un costo inferiore rispetto al cosmetico), il colore dell’olio diventa scuro perché viene ricavato dalla tostatura dei semi, acquistando un sapore che ricorda quello della nocciola per questo molto apprezzato in Marocco (attenzione a chi è allergico ad arachidi e noci). Prestigioso e importante anche in ambito della medicina naturale, poichè i fitosteroli facilitano l’assorbimento del colesterolo nel sangue, regolarizzando così il metabolismo in maniera naturale ed evitando perciò disturbi cardio-vascolari e intestinali, l’olio Argan migliora la circolazione sanguigna e regola la pressione. Una boccetta da 50 ml può costare dai 20 ai 30 euro, per questo l’olio Argan è anche definito “oro

liquido” per il suo prezzo elevato, non dovuto alle speculazioni dei rivenditori, ma alla sua rarità. Quindi, fate attenzione quando acquistate prodotti a “prezzi bassi”, probabilmente si tratterà di un prodotto non puro, basterà leggere attentamente l’etichetta e altra nota importantissima, distinguete quello per uso alimentare e cosmetico, alcuni rivenditori potrebbero affermare che si tratti dello stesso prodotto senza alcuna differenza.


#PERSONALTRAINER

Scheda di allenamento precisazioni

Nello Iaccarino

La scheda di allenamento in palestra viene elaborata da personale qualificato e non è un atto formale, ma frutto di accurato studio sul soggetto. Essa scaturisce da un'anamnesi generale del soggetto e dai suoi obiettivi dichiarati. Una scheda, quindi, non deve essere improvvisata, copiata da internet o uguale a quella di un'altra persona o la scheda di Stanlio ed Ollio, ma frutto di approfondite valutazioni; deve rientrare possibilmente in una programmazione di breve, medio o lungo termine e deve essere conseguenziale e/o propedeutica di altre. Ovviamente,all'interno di essa, entrano in gioco degli elementi che si vanno a modulare: 1. Serie; 2. ripetizioni; 3. riposo; 4. carico in kg e in %; 5. recupero; 6. volume; 7. intensità; 36

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8. densità; 9. TUT (Time under tension); 10. frequenza; 11. ecc. I matematici hanno calcolato, modulando tali elementi, più di 100.000 variabili. La modulazione di questi elementi deve tenere in debito conto l'impatto che essi hanno sullo sviluppo delle qualità biomotorie. Se, ad esempio, la scheda deve incidere sul dimagrimento, tutti gli elementi devono essere modulati affinchè si creino gli adattamenti epigenetici specifici. Anche le tecniche di allenamento devono essere usate in relazione a ciò che si vuole ottenere e non usate a casaccio. Possibilmente, la scheda deve tener conto,prima di essere elaborata, della composizione corporea del soggetto e delle sue variazioni, nonchè della componente alimentare. Si deduce, da quanto scritto, che in una

palestra commerciale una scheda di allenamento scientificamente elaborata è quasi sempre una pia illusione; i motivi sono vari: 1. elevato numero di iscritti (la quantità notoriamente è inversamente proporzionale alla qualità); 2. elevata % di iscritti estremamente incostante; 3. elevata % di selfisti e chattoni; 4. quote mensili o di abbonamenti bassi; 5. retribuzione personale qualificato basso. Infine, nel caso in cui ci si imbatte in personale qualificato, malretribuito, in palestra


#FITNESS

Anti-aging, come rallentare l’invecchiamento Alfonso Galano

Alla soglia dei cinquant’anni ci si inizia a rendere conto del fisiologico processo d’invecchiamento, constatando la realtà di tale condizione si vuole sapere cosa fare per invecchiare il meglio possibile, per rallentare, contrastare, vivere al meglio questo fenomeno naturale. Il Personal Training, nel senso più completo e professionale del termine, può essere una strategia realmente efficace, preventiva e non curativa. Più del medico che interviene quando è tardi, quando si deve curare una determinata patologia, più della pillola magica richiestissima per il tutto e subito senza fatica. Invecchiando diviene minore l’energia a disposizione per l’attività fisica extra, ovvero per muoversi, questo perché il metabolismo è impegnato, oltre che a supportare le sue funzioni vitali a riposo, a mantenere una quota energetica potenziale di riserva per combattere le malattie. Velocità di cammino e altre attività funzionali si riducono instaurando cosi un circolo vizioso che porta a stanchezza sedentarietà e diminuzione di massa muscolare con conseguente diminuzione del metabolismo basale quindi si ingrassa soprattutto a livello profondo con tutte le complicanze del caso (malattie cardiovascolari in primis). Il muscolo scheletrico è essenzialmente un trasformatore di energia e dopo i 40-50 anni questo trasformatore diminuisce quantitativamente e qualitativamente, di conseguenza, diminuisce la 38

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funzionalità motoria con un maggior deposito di grasso corporeo. Dunque il punto cruciale dell’aging è la sarcopenia: ”perdita di massa e funzionalità del muscolo”. La perdita di massa muscolare legata all’età è un fattore indipendente predittore di mortalità, vale a dire che avere poca massa muscolare riduce le aspettative di vita incrementando il rischio di morte per tutte le cause. Dovrebbero bastare i riscontri di questi studi recenti per spingere le persone ad allenarsi muscolarmente se sedentarie, o a variare l’allenamento da solo aerobico o solo anaerobico ad un mix di attività di endurance e lavoro muscolare. Teoricamente l’uomo, dotato in media di maggiore massa muscolare dovrebbe essere avvantaggiato rispetto alla donna, ma col passare degli anni è soggetto ad una perdita maggiore e la differenza tra i sessi scompare dopo gli 80 anni. Bisogna capire che dietro il mondo del fitness non c’è solo il fine estetico fortemente ricercato da tutti, bensì un vero e proprio investimento sulla vita, per evitare che il farmacista diventi il nostro miglior amico, soprattutto superata una certa età… prevenire è sempre meglio che curare e farlo con la guida di un professionista serio e preparato permette di attuare questo processo in maniera sicura e mirata.


#FOODCROSSING

Quando la Regina dei Fornelli incontra il Re dell'Orto...

Anna Maione

La cucina romana di tradizione contadina ha una lunga storia che è arrivata fino ai giorni nostri conservando i sapori semplici del passato. Uno dei piatti più amati e diffusi di questa tradizione è il carciofo alla romana. Conosciuto fin dall’antichità, il carciofo è un ortaggio e annovera tra le sue caratteristiche naturali importanti proprietà benefiche e medicinali. Il suo uso è attestato sin dagli antichi Egizi, ma anche Etruschi, Greci e Romani lo consumavano, sebbene in una forma più selvatica di quella attuale. Come è noto, il carciofo predilige ambienti umidi e viene coltivato sopratutto nei paesi mediterranei come l’Italia, la Spagna e l’Egitto, ma anche in Francia e nella California. Contiene molte proprietà nutritive come il potassio, il ferro, il ma42

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gnesio ed è ricco di fibre. Viene consigliato a chi ha problemi di ipertensione ed è un ottimo alleato per ogni tipo di dieta perché ha un basso contenuto calorico. Nei carciofi alla romana, ricetta introdotta dalla cultura contadina, il carciofo è cotto intero, proprio perché la varietà di carciofo coltivato nelle campagne laziali ha la caratteristica di essere particolarmente morbida e priva di spine. Il nome di questa varietà di carciofo è “mammola” (o anche “cimaro-

lo”) ed è protetto da marchio IGP che attesta la qualità e l’originalità del prodotto. Si presenta piuttosto grande, è versatile in cucina ed è caratterizzato dal un colore verde che va verso il viola. La tradizione contadina è sempre riuscita con semplicità a creare piatti gustosi e nutrienti con quello che offre la terra. I carciofi alla romana sono il tipico contorno semplice e tuttavia in grado di valorizzare al meglio i prodotti poveri dell’orto.


Carciofi alla Romana

© FOTO DI ANNA MAIONE

Imma Gargiulo

INGREDIENTI • 4 carciofi del tipo mammole • 4 patate nuove medie • Aglio novello • Prezzemolo • Sale&pepe • Olio extravergine DOP Penisola Sorrentina • 1 limone PROCEDIMENTO Preparare una ciotola capiente con acqua fredda ed aggiungere il sucwww.centopercentofitness.it

co del limone e le parti di limone strizzate. Tagliare dai carciofi il gambo all’altezza della corolla. Con un coltello speluchino (piccolo coltello con la lama semicurva) eliminare i primi petali del carciofo (si petali, perché il carciofo non è un ortaggio ma un’infiorescenza). Quando iniziano a comparire i petali con attaccatura più chiara infilare lo speluchino a metà dei petali ed eliminare dalla prima fila solo la parte superiore. Infine con un coltello da chef (col-

tello di dimensione media e lama larga) eliminare la corona centrale a circa 1 o 2 centimetri dalla parte alta. Infine con il coltellino ritagliare il gambo rimasto ed immergere il carciofo nell’acqua acidula. Pulire anche il gambo eliminando solo la parte esterna lasciandosi guidare dal diverso colore tra la parte esterna ed il cuore interno. Ripetere la stessa operazione per ciascun carciofo. Tritare poi l’aglio ed il prezzemolo. Riprendere i carciofi e batterli contro un angolo di un tagliare per aiutarsi ad aprirlo, salare e pepeare per bene ed imbottire ciascun carciofo con parte del ripieno. Sbucciare le patate e tagliarle a tocchi grandi; questo farà in modo che le patate non si disfino in cottura. Sistemare questo punto i carciofi in una casseruola con i bordi alti a testa in su, aggiungere le patate ed i gambi facendo in modo che gli ingredienti siano disposti vicini ma non pressati o troppo sovrapposti. Condire ciascun carciofo con abbondante olio extravergine e lasciare cuocere lentamente con coperchio. Durante la cottura, che durerà all’incirca 45/50 minuti, controllare la cottura e se occorresse aggiungere un pochino di acqua calda. I carciofi saranno cotti quando sarà semplice infilzarli con una forchetta.


#MENTALCOACH

Il Napoli di Sarri… che spettacolo! Non c’è un altro posto del mondo dove l’uomo è più felice che in uno stadio di calcio Albert Camus

Ernesto Lupacchio

Questo articolo urterà sicuramente la suscettibilità di molti, perché parlare di tifo calcistico e di politica, soprattutto con il prevalente uso dei social, infervora gli animi troppo in fretta. Io ascolto le opinioni di tutti, accetto le critiche ma valuto e faccio le mie scelte senza lasciarmi condizionare: per questo oggi voglio parlare di calcio, voglio parlare delle due squadre che si stanno contendendo lo scudetto. Napoli e Juve… Due squadre completamente diverse, diverse per il gioco che esprimono, diverse per l’organizzazione societaria, per la storia, per titoli vinti, per numero di tifosi, per fatturato e soprattutto per la rosa dei calciatori…due squadre che tuttavia nella loro enorme differenza, stanno animando e dominando il campionato di calcio 2017/18. Io non posso tifare Napoli per ovvi motivi: dal mio primo compleanno, quando sulla torta c’era il logo della Juve, ben 55 anni fa, ho questa passione e fede bianconera nel cuore e ringrazio mio padre che me l’ha trasmessa dalla nascita, ed ora sono abbonato da 6 anni all’Allianz Stadium. Continuo a sentire offese rivolte a noi juventini del sud “vergognatevi di tifare Juve ...rinnegate le vostre origini… “, ma non ho mai sentito offendere nessuno del sud Italia perché tifa Fiorentina, Bologna, Torino, Udinese, o altro, mah… strano, solo con la Juve funziona così? 44

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Io non devo “difendere” nessuna città, tanto meno in uno sport. Io amo Napoli come amo Sorrento e la penisola sorrentina e difendo le mie origini con l’educazione, il senso civico, la responsabilità delle mie azioni e non allo stadio e nel calcio tifo chi voglio. Secondo questa teoria, invece, avrei dovuto tifare per la squadra del mio paese o per lo meno quella in serie A, più vicina al mio comune? Giusto? Quindi tutti quelli della penisola sorrentina, se la Juve Stabia o altre squadre vicino a noi fossero in serie A, tiferebbero per la Juve Stabia? E con Maradona come l’avremmo messa? E Hamsik…Insigne, Mertens? Forse la scelta a tifare Napoli è stata dettata proprio da un aspetto puramente geografico? Si è visto la distanza chilometrica da casa e scelto la squadra che militava in quel momento in serie A? Così funziona? Mi dispiace ma per me non funziona così!!! Si è scelto di tifare Napoli per la passione di andare allo stadio, per Maradona, perché è stato trasmesso dai genitori, dagli amici, a scuola, etc. Io non scelgo con e per la “geografia”, il tifo è fede, passione, gioia, emozione, il tifo è amore…e anche l’amore per una squadra non deve limitarsi ai semplici confini geografici. Immaginate di innamorarvi di una donna o di un uomo e solo perché non è del vostro paese, per questo siete giudicati negativamente! Mi dispiace, ma l’amore è il sentimento più bello che esiste


#MENTALCOACH

e non ci si può porre limiti di alcun genere. Quando mi dicono di vergognarmi, perché quelli del nord ci insultano chiamandoci “terroni”, o con i cori sul Vesuvio (cori da stadio che ci sono sempre stati), io rispondo: “certo che mi vergogno disprezzando questi comportamenti, così come mi vergogno anche dell’inciviltà di molte persone della nostra terra che ogni giorno fanno parlare negativamente di noi nel mondo, per la mancanza di senso civico, la maleducazione e per la malavita (vedi Gomorra). Di questo nessuno si vergogna? Ognuno è responsabile delle proprie azioni ed io non mi lascio influenzare, nelle scelte della mia vita, nonché dal tifo, per quello che dicono o fanno gli altri. Io sono l’unico responsabile dei miei pensieri e delle mie scelte. Come già detto non tifo Napoli, tuttavia sarei felice lo stesso (se proprio non dovesse vincere la Juve), che, fra tutte le altre squadre, vincesse lo scudetto proprio il Napoli per tanti motivi: • Per Alessandro e Fabio, i fidanzati delle mie figlie che voglio bene come miei figli. So che soffrono tanto per il Napoli e solo chi condivide le stesse passioni lo può capire. Vorrei che provassero la gioia di una vittoria così importante. Io ho vissuto sconfitte ma anche tante vittorie di Scudetti, Champions League e Finale a Berlino dei Campionati del Mondo. Vorrei che anche loro, non avendo vissuto quello di Maradona, potessero festeggiare e vivere tutto quello che si organizza in occasione dello scudetto del Napoli e magari festeggiare anch’io con loro. • Per tutti gli amici fraterni e parenti, così saranno felici anche loro ogni tanto per una vittoria della propria squadra del cuore. • Per il popolo napoletano che sui social mi fa diver46

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tire con i commenti (quando non sono offensivi) e video esilaranti nel tifare il Napoli e odiare la Juve e Higuain (che da campione è diventato bidone). • Per farla finita col vittimismo della gente guidata dal loro Presidente e Allenatore e così finalmente si potrà dirà che il campionato è regolare e non rubato. • Per consumare finalmente tutti i fuochi d’artificio, per sparare almeno una volta i botti non in occasione di una sconfitta di una squadra italiana in Europa ma per la vittoria della propria squadra del cuore. • Perché ormai sono abituato e dopo 6 scudetti di fila non festeggio più come una volta. • Ma soprattutto perché quest’anno se c’è una squadra che merita di vincere il campionato, ahimè, è proprio il Napoli. Ebbene si…Il Napoli meriterebbe lo scudetto perché con una rosa nettamente inferiore alla Juve gioca un calcio spettacolare, mi sembra di rivedere il Barcellona di Guardiola e ora il City. Difesa alta, pressing asfissiante, gioco di prima, uno, massimo due tocchi; che dire, è veramente bello vederli giocare. Non oso immaginare Higuain ancora al Napoli e tolto alla Juve, altro che 6 scudetti di fila. Meno male che c’è De Laurentis con le sue clausole rescissorie. Leggendo i nomi dei calciatori delle due squadre si intuisce che quasi nessuno del Napoli giocherebbe nella Juve e che invece, quasi tutte le riserve della Juve potrebbero giocare tranquillamente nel Napoli. Il merito allora è proprio dell’allenatore, bravo Sarri che predilige il gioco e lo spettacolo, perché il calcio è passione, entusiasmo, gioia, divertimento, emozione, è una giocata di un campione o un’azione di squadra travolgente, ovviamente se coroni tutto questo anche con una vittoria sarebbe ancora più bello. Buon campionato a tutti . . . fino alla fine!!!


#FILOSOFO

Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico

Domenico Casa

L'epoca in cui viviamo è un'epoca paganeggiante in cui la pratica cristiana è a tal punto superficiale da spingere papa Francesco a sostenere che sarebbe meglio essere atei piuttosto che credenti di facciata. In realtà è in atto un processo di scristianizzazione, che non sarebbe negativo se inducesse a riprendere in mano brani e passi dei Vangeli, che vanno oltre il tempo, e possono parlare a uomini di culture e di fedi diverse. A tale proposito viene in mente "la parabola del buon Samaritano" raccontata da Luca, 10, 25-37. Essa è di un'attualità sconcertante e potrebbe dare l'impulso a una seria riflessione per superare incomprensioni e conflitti così presenti e drammatici. Già l'esordio è felicissimo. "Un uomo". Chi è costui? Certamente non è un ebreo, un greco, un romano, un egiziano, un siriano. È semplicemente un uomo di cui non si specifica alcuna appartenenza geografica, religiosa, raz48

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ziale, politica, sociale. Con tutta evidenza, a colui che racconta la parabola, interessa l'uomo nella sua nudità senza le soprastrutture ideologiche con cui l'essere umano si ammanta (o si nasconde) solitamente. Ed è un uomo che "scendeva". Non saliva, cosa che avrebbe potuto far pensare a uno sforzo, una fatica, ma scendeva. Lo scendere genera l'idea che egli stesse procedendo tranquillo per la sua strada, ignaro di quello che gli sarebbe potuto accadere per mano dei suoi simili, forse addirittura godendosi un attimo di felicità che gli verrà presto strappata. "Incappò nei ladroni". Costoro, non solo lo spogliarono, e forse lo derubarono, ma lo coprirono di botte, lasciandolo a terra tramortito. È quello che capita a tutti quotidianamente, quando agli uomini vengono sottratti lavoro, denaro,

casa, diritti, parola, bellezza, salute, affetti, assistenza, terra, felicità, vita, che sono botte e percosse esistenziali e morali. Non si può ignorare che vi sono anche quelli che le ricevono fisicamente. I briganti non sono i soli a compiere il gesto esecrabile. "Passò di lì un sacerdote. Lo vide e andò oltre. "Anche "un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre." Il narratore dice, con un implicito rincrescimento, che coloro che più di altri sono delegati all'aiuto e all'assistenza, non mostrano alcuna attenzione allo stato di rischio in cui si trova l'uomo: hanno altre faccende più importanti da sbrigare, secondo il loro modo di vedere le cose. Vista la stretta connessione tra politica e religione nel mondo antico, il rincrescimento potrebbe essere riferito


anche a coloro che governano e amministrano nell'indifferenza o nell'esclusione. Ma pure a tutti noi, quando non ci traformiamo in Samaritani. L'unica persona, infatti, che non cede alla fretta, all'indifferenza e al disamore, è una persona di cui nessuno in Giudea aveva una buona opinione. "Invece" (l'avverbio sottolinea il contrasto) "un samaritano, che era in viaggio" (anche lui, con molta evidenza aveva delle faccende da sbrigare) "passandogli accanto lo vide e ne ebbe compassione". I samaritani, pubblici peccatori secondo l'opinione diffusa, erano considerati eretici con il divieto di entrare nel tempio di Gerusalem-

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me. Ma questo non pare importi al narratore. Quel che gli interessa non è il pregiudizio diffuso o il fatto che gli sia vietato di entrare nel luogo di culto. Gli importa unicamente il modo con cui tratta l'altro uomo. La sua compassione. Che non si traduce in parole inutili, fintamente caritatevoli o consolatorie. "Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui." La cosa nemmeno tanto sorprendente è che il samaritano non rivolge una sola parola al povero disgraziato che corre il pericolo di morire. Gli preme unicamente che

sia curato, e curato bene, ovvero salvato. E non finisce qui, perché egli fa suo il problema dell'uomo sfortunato, che è l'aspetto fondamentale della compassione (patire insieme), e "il giorno seguente, estrasse dei denari e li diede all'albergatore dicendo: abbi cura di lui e ciò che spenderai, te lo renderò al mio ritorno." Tutto il contrario dello spirito individualista ed egoista che percorre le strade del nostro tempo.


#CASA

Maxi detrazione del 50% prorogata fino al 31 dicembre 2018

Amalia de Maria

La maxi detrazione del 50% sugli interventi di manutenzione, ristrutturazione e restauro conservativo è stata prorogata fino al 31 dicembre con il limite massimo di spesa di euro 96.000,00 per singola unità immobiliare (comprensiva di pertinenza). Dal 2019 si ritornerà alla detrazione del 36% sul limite massimo di spesa di Euro 48.000,00.

Quali sono gli interventi di recupero del patrimonio edilizio detraibili al 50%?

Gli interventi agevolati più importanti sono la manutenzione straordinaria, di restauro e risanamento conservativo, di ristrutturazione edilizia “effettuati sulle singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale, anche rurali, possedute o detenute e sulle loro pertinenze. Sono esclusi dalla 50

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maxi detrazione, quindi, gli edifici a destinazione produttiva, commerciale e direzionale”. Sono agevolati anche i cosiddetti “altri interventi” o “interventi minori” quali la ricostruzione o il ripristino di immobili danneggiati da eventi calamitosi, l’eliminazione delle barriere architettoniche, la bonifica dall’amianto.

Con il trasferimento di proprietà passa di mano anche il bonus.

In caso di trasferimento della proprietà oggetto di interventi di recupero che fruiscono della detrazione del 50%, le regole cambiano a seconda se trattasi di compravendita ovvero successione o donazione. In caso di vendita dell’unità immobiliare sulla quale sono stati realizzati gli interventi, la detrazione non utilizzata in tutto o in parte è trasferita per i rimanenti periodi di imposta, salvo diverso accordo delle parti, all’acquirente persona fisica dell’unità immobiliare. L’opzione per il mantenimento del diritto alla detrazione in capo al venditore va indicata nell’atto notarile di compravendita in maniera espressa. Le stesse regole si applicano anche nelle cessioni a titolo gratuito quale la

donazione e in caso di permuta. In caso di acquisizione dell’immobile per successione, invece, le quote residue di detrazione si trasferiscono per intero esclusivamente all’erede o agli eredi che conservano la detenzione materiale e diretta dell’immobile, cioè in capo agli eredi che conservano la disponibilità materiale dell’immobile anche se lo stesso non è adibito ad abitazione principale. Se vi sono più eredi, qualora uno solo abiti l’immobile, la detrazione spetta per intero a colui che abita nell’immobile. Viceversa se l’immobile è a disposizione di tutti, la detrazione spetta in parte uguali agli eredi. Se esiste un coniuge superstite, titolare del diritto di abitazione, il diritto alla detrazione compete a quest’ultimo salvo rinuncia all’eredità. Se l’immobile è locato la detrazione non compete in quanto gli eredi non ne possono disporre. È importante osservare che la disponibilità del bene deve ricorrere non soltanto per l’anno dell’accettazione dell’eredità, ma anche per ciascun anno per il quale l’eredo fruisce delle rate residue di detrazione.


#CONDOMINIO

Rispondo alle vostre domande Teresa Pane

Le staffe per la stesura della biancheria sono vietate? Gentile dott.ssa Pane, da poco sono andata ad abitare in un fabbricato storico con unico affaccio sulla strada principale ed ho provveduto ad installare delle staffe per la stesura della biancheria. L’Amministratore mi ha intimato la immediata rimozione di tali staffe e l’assoluto divieto di stendere panni a qualsiasi orario fuori il balcone, affermando che tali divieti sono previsti nel Regolamento di Condominio. Unica alternativa sarebbe l’uso del terrazzo condominiale che però reputo assolutamente scomodo. Posso oppormi a tali divieti? (Ludovica M.) Carissima Ludovica, capita spesso che i Regolamenti di Condominio disciplinino le modalità con cui debbano svolgersi alcune attività della vita quotidiana come ad esempio lo stendimento dei panni. La ragione per cui vengono introdotte tali regole limitative ha lo scopo, talvolta, di tutelare il decoro del fabbricato inteso non

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in senso strutturale ma estetico e, talvolta, al fine di consentire uno svolgimento della vita comune più agevole per tutti. Nel suo caso, la norma del Regolamento che vieta la stesura dei panni sulla facciata principale dell’edificio ha certamente lo scopo di tutelare il decoro estetico in virtù della posizione logistica privilegiata che lei descrive. Se tale limitazione non esclude in toto il suo diritto di avere una zona in cui può stendere i panni, ad esempio perché ha un altro balcone con affaccio non sulla facciata principale o l’edificio prevede un terrazzo condominiale, non si configura alcuna illegittimità.


#CONDOMINIO

Le spese dell'impianto elettrico toccano a tutti? Caro Amministratore, approfitto della sua rubrica per chiederle una consulenza. Nel fabbricato dove risiedo l’Assemblea ha deciso di procedere a lavori di rifacimento dell’impianto elettrico in quanto non a norma. La spesa è stata attribuita anche a me che sono proprietario solo di un negozio fronte strada e non accedo all’interno del fabbricato. Mi chiedo, dunque, se sia corretto addebitare spese di un impianto di illuminazione che di fatto io non utilizzo. (Luca A.) Caro Luca, in riferimento all’impianto elettrico (che non significa solo impianto di illuminazione come da lei indicato) le spese vanno ripartite a tutte le unità immobiliari del fabbricato. L’impianto elettrico è, infatti, un impianto comune ed il suo rifacimento è finalizzato alla messa a norma ed alla acquisizione della relativa certificazione. Diversa sarebbe l’eventuale riparazione di parti dell’impianto di illuminazione: in tal caso le spese vanno ripartite un base all’uso. Esempio: se viene sostituita una lampadina alla scala A, la spesa è ripartita tra gli immobili presenti in suddetta scala.

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La sostituzione della tubazione fecale di un singolo condomino è tutto a suo carico? Signora Pane, l’Amministratore, a seguito della rottura della tubazione fecale del condominio in cui risiedo, ha previsto l’esecuzione di lavori di sostituzione della fecale. Tuttavia, dal computo metrico approvato ho constatato che non è stata prevista la sostituzione della c.d. braga che dalla tubazione fecale principale giunge al mio appartamento. L’Amministratore sostiene che trattasi di tubatura privata e che, pertanto, qualora volessi sostituirla dovrei prestare il mio consenso e pagare la relativa spesa. Mi sento di dubitare di tale affermazione poiché reputo che quella tubatura sia comunque condominiale in quanto in assenza di essa la fecale principale non sarebbe utilizzabile. Spero mi chiarisca. Grazie di cuore (Alberto M.) Caro Alberto, il suo Amministratore ha perfettamente ragione. Ai sensi dell’art. 1117 c.c. i canali di scarico fognari, così come anche le condotte di adduzione acqua, si presumono comuni a tutti i condomini ma solo fino al punto di diramazione all’interno dei locali di proprietà esclusiva. Dunque, la cd. braga, ovvero la tubazione che collega la condotta principale ai singoli appartamenti, non è di proprietà condominiale ma è al servizio soltanto del singolo appartamento. Ne deriva anche, che qualora sia la c.d. braga a produrre danni (es . infiltrazioni a seguito di sua rottura) tali danni siano risarciti dal proprietario dell’appartamento cui la braga serve.


#WELLNESS

Acquarelax La (ri) evoluzione della Spa

a cura di

Tecnoambiente

Salus per aquam citavano gli antichi romani, e da oltre duemila anni l’acqua è e resta sempre una fonte di benessere sia fisico che mentale. Sarà che siamo fatti per oltre due terzi di acqua, sarà che la visione del mare ci porta a contemplare l’infinito, sarà che immergerci ci porta a sentirci più leggeri e rilassati, resta il fatto che l’acqua sta alla base della vita e non potremmo mai farne a meno. Se l’acqua resta il punto di riferimento, le tecnologie moderne ci portano ad esplorare nuovi percorsi che aiutano a mantenerla 58

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sana e batteriologicamente pura, ci consentono di scegliere tra trattamenti variegati e permettono l’inserimento in contesti prima impensabili. In realtà ciò che veramente è cambiato è l’approccio di chi è intenzionato ad utilizzare l’acqua come metodo di rigenerazione. Con le spiagge ed il mare sempre più sporchi, le piscine pubbliche affollate e spesso mal gestite, il tempo sempre più ristretto che la società moderna ci impone portano ad una rivalutazione della qualità del benessere, un miglioramento della richiesta e dell’offerta. Una intimità che si distacca dalla folla senza sconfinare nella solitudine, un luogo di relax dove dimenticare i vari problemi quotidiani e rigenerarsi in vista delle

lotte che la collettività odierna ci impone. Il brand Acquarelax ormai si sta affermando decisamente sul mercato grazie alla capacità di personalizzazione a misura per il cliente, adatto per creare spazi modulari come vasche, docce, piscine, idromassaggio, bagni di vapore, saune, chaise longue, per poter essere inseriti in ogni contesto come in suite di hotel o centri benessere o strutture private quando si vuole adeguare la qualità dell’offerta fornendo la massima affidabilità e un’estrema semplicità d’uso.


#POESIA

Elucubrazioni di una mamma Salvatore Spinelli

Una mamma, diciamo avanti con l’età, dialogando un giorno con la realtà, si abbandonò a delle osservazioni traendone svariate conclusioni. Dagli occhi dei miei figli, è una pazzia, il tempo farà svanire l’immagine mia, essi avranno ben altro da guardare, incontenibile, da non trascurare. Il mio nome, prima appena sillabato poi mille volte al giorno urlato, dalle loro labbra cancellerà perché impegnate in altre attività. La familiarità della loro pelle con la mia poco per volta cancellata, che follia, la confidenza che ci rendeva un corpo solo piano piano anch’essa prenderà il volo. A far affievolire il reciproco amore subentreranno il giudizio, il pudore, la vergogna dell’adulta differenza di cui in altri tempi si faceva senza. Ai loro occhi sembravo un portento capace anche di fermare il vento, calmare il mare, guarire l’inguaribile, proprio nulla mi era impossibile. Con me si aprivan tutte le porte, per loro superavo anche la morte, poi diventati adulti e vaccinati tutti i miei poteri bell’e andati. Essi non chiederanno più il mio aiuto perché la fiducia in me avran perduto, per loro non sono più onnipotente scoprendo che non era vero niente. Smetteranno di imitarmi perché non vorranno essere come me, smetteranno di voler la mia compagnia 60

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avendo preso il loro cuore altra via. Sbiadiranno nella loro vita futura la rabbia, la gelosia, la paura, gli echi delle <ninne nanne> spariranno e i tanti <c’era una volta> moriranno. I solletichi, gli ammiccamenti, il <non cadere>, state attenti!, le migliaia di baci, migliaia di carezze, le moine, le reciproche tenerezze. I miei figli, scapoli o sposati dimenticheranno che li ho allattati, custoditi e portati in fasce, cullati, imboccati, curati e consolati. Dimenticheranno, non certo per dispetto, che hanno dormito sul mio petto, il bisogno di me, senza esagerare, era per loro come l’aria per respirare. Gli abbracci e baci da fanciulli perfido, il tempo li renderà nulli, ci si tratterrà d’abbracciare un padre, d’abbracciare, dal baciare una madre. I miei figli, una volta pargoletti, scopriranno che ho molti difetti, cinico, il tempo porterà l’oblio, ma io non dimenticherò, figlio mio. Dimenticheranno, nessuno si meravigli, è questo che devono fare i figli, è questo che il tempo, spietato, pretende e di fronte ad alcun ostacolo s’arrende. Per i miei figli, sempre il mio tesoro, io devo ricordare anche per loro, spero solo che il tempo possa aiutare questa mamma che non vuol dimenticare. Da un idea sul web


#LIBRI

Libri come fari Giovanni Pepe

La libreria dove tutto è possibile di Stephanie Butland - Garzanti

Il passato e il futuro in collisione nel presente di Loveday, libraia, ragazza schiva e particolare alle prese con una storia di vita che grava come un macigno sul suo cuore. I libri sono la sua salvezza perché riescono a prendersi cura di lei come lei si prende cura di loro. Loveday è una persona molto introversa, provata da un passato che non le lascia scampo e che non le permette di intravedere alcuna prospettiva di serenità futura. Un’infanzia difficile e una relazione dannosa hanno infatti gettato le basi per renderla insicura nei rapporti interpersonali e chiusa alle gioie della vita. Tuttavia un incontro inaspettato con un poeta comincerà a demolire il muro interiore che aveva innalzato. Comincia così ad assaporare la freschezza di una vita diversa, ma presto torneranno a incombere i fantasmi del passato: in libreria le vengono consegnati da un mittente misterioso dei libri appartenuti a sua madre e scoprirà così che nascondersi dal passato e fingere di negarlo non sono i presupposti migliori per archiviare le storie indigeste, soprattutto se si tratta della propria. Affrontare le cose con una nuova apertura mentale e con le persone importanti si rivelerà il passo giusto, quello che le donerà una pace insperata. 62

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Due come Loro Marco Marsullo – Einaudi

Immaginate Dio un fricchettone che organizza feste in continuazione, dice parolacce e va a donne e ha un figlio che sulla Terra si diverte a reinventare la propria identità, ultimamente pare sia in fissa col sushi. Immaginate anche il Diavolo, molto zen e che si esprime con aforismi, frasi di Baudelaire e Vasco Rossi, che non perde una puntata di Don Matteo e si rilassa a sentire la musica di Katy Perry, una delle popstar meno trasgressive del pop americano. Ecco in mezzo c’è un impiegato del ramo suicidi al servizio di Dio e del Diavolo. Shep ha trentasei anni, un'ex fidanzata di nome Viola, della quale è ancora perdutamente innamorato, e una professione insolita. Si occupa degli aspiranti suicidi e lo fa per conto di Dio, all'insaputa del Diavolo, ma anche per conto del Diavolo, di nascosto da Dio. È lui a decidere di volta in volta chi salvare dalle fiamme dell'Inferno. Riceve ogni mese una lista con i nomi, il luogo, la data e l'ora del suicidio. Tutto sembra andare alla grande finché nella lista non compare il nuovo fidanzato di Viola: un avvocatuccio stempiato sulla quarantina, buon partito per il desiderio di sistemarsi di lei. Shep esulta all'idea di accompagnare alla morte il suo rivale, cosí da potersi riprendere Viola. Però gli balza in testa una domanda: perché una persona in apparenza senza segreti vuole ammazzarsi? È allora che comincia la sua indagine.


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100% Fitness Mag - N. 134  

La rivista di salute e benessere per chi ama star bene e vivere la vita al 100%

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