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La “strata de Chianti”

a via che serviva a collegare Firenze con la regione chiantigiana, come ricorda lo “Statuto del Capitano del Popolo” del 1322-1325 (Liber IV, Cap. VIII), nel medioevo aveva “initium a pilastro ubi est crux ultra ponticellum de Ricorboli”. Di li cominciava a risalire le alture che dividono la valle dell’Arno dalla val d’Ema con un ripido percorso che è quello dell’attuale via Benedetto Fortini, che si svolge, incassata tra muri, lasciando a destra la Villa di Rusciano, a sinistra le ville Medici, Ficalbo e Larione. Quasi al termine della salita s’incontra la chiesa dell’antico monastero di Santa Maria e Brigida, detta “al Paradiso” perché prossima alla celebrata villa chiamata il “Paradiso degli Alberti”. La chiesa conserva tracce della primitiva costruzione trecentesca, oltre a resti di affreschi del primo Quattrocento e ad un piccolo chiostro. La strada digrada verso il fondo valle dell’Ema e, transitando per le località Fontenuova e Borghetto, giunge all’abitato di Ponte a Ema, mantenendosi poi sulla destra del torrente sino a Grassina, grosso borgo formatosi in corrispondenza della confluenza nell’Ema del torrente Grassina, al punto di convergenza di più strade che scendono dalle colline circostanti. Nel tratto fra Ponte a Ema e Grassina, poco prima di giungere all’antica chiesa cluniacense di San Piero a Ema, rifatta completamente nell’Ottocento, una strada sulla sinistra porta al vicino Oratorio di Santa Caterina dell’Antella. Già di patronato degli Alberti, la chiesa sorge isolata a lato di una casa colonica: è ad un’unica navata, coperta con volte ogivali, ed è conclusa da una scarsella quadrata. L’in-

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L’oratorio di Santa Caterina a Bagno a Ripoli


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terno ha le pareti quasi completamente coperte di affreschi: quelli della navata raffigurano Storie di Santa Caterina e sono, come gli Evangelisti delle volte, di Spinello Aretino; quelli della scarsella, anch’essi trecenteschi, sono stati attribuiti al “Maestro di Barberino” e al “Maestro dei Coniugi Datini”. Tutto intorno a Grassina le colline sono punteggiate di ville signorili e di turrite “case da padrone”, declassate a Veduta tergale dell’oratorio di Santa Caterina dell’Antella case coloniche. Tra le prime ricordiamo in primo luogo la villa “Il Riposo”, della quale faceva parte un ninfeo (la “Fonte della Fata Morgana”) costruito nel 1571 dal Giambologna per Bernardo Vecchietti. E poi il castello di Montaguto, antica casa padronale trasformata in villa nel Cinquecento; la villa di Lappeggi, che fu dimora dei cardinali di casa Medici; la villa di Mondeggi o Della Gherardesca, di aspetto ottocentesco; l’elegante villa Malenchini; ecc. Altrettanto numerosi sono i resedi rurali pertinenti alle vecchie unità poderili, che denunziano di essere stati un tempo dimore padronali, come testimoniano le strutture murarie due-trecentesche che hanno riutilizzato: vedi tra le altre le case coloniche dei poderi Bottaia, Fattucchia, Grillo, Poggio Ronconi, Torraccia, Torre. Oltrepassata Grassina la via “Chiantigiana” comincia a salire in direzione del “vasto altopiano” di Strada (così lo definì il Carocci), che si estende tra la val d’Ema e la val Greve. Al termine della salita incontra la chiesa di San Martino a

Villa il Riposo con la “fonte della Fata Morgana”, Bagno a Ripoli

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OLTRE LE MURA DI FIRENZE: DA CONTADO A CITTÀ METROPOLITANA


Villa Medici Malenchini a Lilliano, Bagno a Ripoli

Strada, nel cui interno è una tavola rafffigurante la Madonna col Bambino e Santi, della scuola di Cosimo Rosselli, oltre a resti di affreschi tre-quattrocenteschi. Al bivio con la breve diramazione che conduce alla chiesa è poi un tabernacolo affrescato da Pietro Annigoni (1954) con l’immagine della Madonna del Buon Viaggio. La strada prosegue con andamento pianeggiante tra oliveti, incontrando sulla destra due belle case coloniche d’impianto cinque-seicentesco e transitando poi (ma in questo tratto l’attuale è una variante moderna dell’antica via) dinanzi al loggiato settecentesco che decora il retro della villa l’Ugolino, una elegante costruzione del Seicento attribuita a Gherardo Silvani. Dopo aver attraversato l’ampia area verdeggiante dei campi da golf, la “Chiantigiana” giunge a Strada, il cui allungatissimo impianto urbano indica nella via l’elemento generatore dell’abitato, peraltro testimoniato inequivocabilmente dallo stesso toponimo. Il nucleo più antico della borgata è tuttavia costituito dal tessuto abitativo che si distribuisce attorno alla chiesa di San Cristoforo, un edificio d’impianto romanico, con un portico neomedievale in facciata, nel cui interno si conserva un Crocifisso quattrocentesco in legno, scolpito da un “don Romualdo camaldolese” e dipinto da Neri di Bicci. La strada prosegue in direzione di Greve svolgendosi per un paesaggio che con i suoi vigneti sempre più estesi preannuncia il Chianti. Tutto intorno le colline, ammantate di boschi alle quote più elevate, sono punteggiate di case coloniche e di antichi castelli trasformati in ville-fattorie. Chiesa di San Martino a Strada

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14. La “strata de Chianti”  

La via che serviva a collegare Firenze con la regione chiantigiana, come ricordalo “Statuto del Capitano del Popolo” del 1322-1325 (Liber IV...