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La “strata per quam itur Pisas”

a via Pisana rappresentava per la Firenze del medioevo un’arteria eminentemente commerciale. Con l’Arno, che all’epoca costituiva una via fluviale di non trascurabile importanza, serviva a incanalare il flusso dei traffici con i grossi centri del contado che si trovavano nel Valdarno inferiore, oltre ai transiti che avevano come meta il porto di Pisa. A metà del Trecento non a caso nelle “terre” e nei villaggi che si succedevano lungo il suo percorso (Monticelli, Legnaia, Settimo, Lastra a Signa, ecc.) si concentrava la maggior parte dei trasportatori di professione (i cosiddetti “vetturali”) che operavano nel territorio della repubblica fiorentina. Il percorso medievale della via pisana, nelle sue linee generali doveva ripetere quello della strada romana per Pisa: la “via Quinctia”. Ove si eccettui il rinvenimento di una pietra miliare, avvenuto nel 1752 nei pressi di Montelupo, che ci ha consentito peraltro di denominare la via, grazie alla sua iscrizione (T.QUINTIUS. T.F. / FLAMINIUS / COS / PISAS X), non rimangono però in superficie materiali caratteristici della strada romana, cancellati da secoli di storia, e soprattutto dalle esondazioni e dai mutamenti di percorso dell’Arno.

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ITINERARI STRADALI

A sua volta la strada moderna (Strada Statale n. 67 Tosco-romagnola) segue l’asse direzionale della medievale via per Pisa, la quale è però probabile si caratterizzasse per un percorso dallo svolgimento più pedecollinare, discostandosi maggiormente dal corso dell’Arno. Nel tempo non devono essere infatti mancati aggiustamenti e modificazioni del tracciato: già nello “Statuto del Capitano del Popolo” del 1322-1325 si parla di una “stratam novam et carrarecciam confectam a Ponte de Signe ad Pontem Pese de Monte Lupo” (Liber IV, Capitulus X). Comunque la successione degli abitati, molti dei quali si caratterizzano per la loro tipica conformazione urbana allungata (villaggi-strada) non lascia dubbi circa la sostanziale coincidenza tra il percorso moderno e quello medievale di una strada che, come afferma il Repetti, ancora nell’Ottocento era “la più frequentata tra tutte le strade postali, sia per le merci, sia per le vetture che vi passano, sia per il comodo, largo e ben tenuto piano stradale, come ancora per la frequenza dei villaggi, de’ borghi e delle terre che essa attraversa” (E. Repetti, Dizionario geografico fisico storico della Toscana, Firenze 1832-1843, vol. V, p. 570). La strada aveva inizio dalla Porta San Frediano, in prossimità della quale sorgeva uno spedale, che è detto trovarsi “in populo Sanctae Mariae de Verzaria iuxta stratam qua itur Florentia Pisas”. E tutta una serie di spedali era distribuita nel primo tratto del percorso: nel “burgo Sancti Frediani”, a Legnaia (“Hospitale del Cappone”), a Ponte a Greve (“Hospitale Pontis de Grieve”) e a Casellina (“Hospitale de Casellina”). Egualmente nelle borgate che si succedevano nel tratto iniziale della via si addensavano gli “hospitatores privati”: dallo “Statuto dell’Arte degli Al-

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ITINERARI STRADALI

L’interno del castello dell’Acciaiolo, Scandicci

bergatori” del 1334 risultavano esserci a “Lignaria”, a “Pons ad Grievem”, a “Scandicci”, a “Planus Septimi” e a “Ugnanus”. L’area tra Firenze e Scandicci, un tempo ricca di coltivi, è in pratica attualmente tutta urbanizzata: gli “orti feraci” descritti dalle vecchie guide sono stati pressoché ovunque cementificati. La Statale n. 67, che evitava le borgate della medievale “via Pisana”, svolgendosi parallelamente ad essa, ma in aperta campagna, scorre oggi tra palazzi condominiali, insediamenti industriali e centri commerciali. Muovendosi per il vecchio percorso è però ancora possibile individuare le testimonianze della vecchia via: il tessuto edilizio delle borgate, con le caratteristiche casette allineate lungo la strada; gli antichi tabernacoli (come quello del XV secolo sulla strada che porta a San Bartolo a Cintoia, o quello trecentesco sul ponte che attraversa la Greve), lo stesso ponte sulla Greve, le chiesette parrocchiali dei vari borghi che si succedono sulla via (San Pietro a Monticelli, Sant’Arcangelo a Legnaia, San Quirico, San Lorenzo a Greve), che non di rado conservano opere d’arte di notevole pregio. I rilievi collinari che sulla sinistra seguono il percorso della Pisana sono stati invece solo marginalmente interessati dallo sviluppo urbanistico di Firenze e di Scandicci. Il paesaggio agrario in essi torna ad essere quello tipico delle colline fiorentine, con le consuete colture dell’olivo e della vite, le case coloniche “su podere”, le grandi ville-fattorie, come “L’Acciaiolo”, “Le Torri”, la grandiosa Villa Torrigiani, la scenografica Villa di Castelpulci.

L’Acciaiolo di Scandicci

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San Martino alla Palma, Scandicci

La chiesa di Mosciano

Oltrepassato il borgo di San Lorenzo a Greve e il successivo abitato di Casellina, ove la vecchia strada Pisana si riunisce alla Statale n. 67, in località Piscetto due brevi diversioni sulla destra conducono alla pieve di San Giuliano a Settimo e alla Badia di San Salvatore a Settimo. La prima è una delle più antiche chiese plebane del contado fiorentino, ricordata sin dall’VIII secolo: ha conservato l’impianto romanico a tre navate e tre absidi, ma all’interno è stata rinnovata nel XVII secolo con membrature architettoniche in pietra serena. Non lontano sorge il complesso della Badia a Settimo, fondazione benedettina dell’inizio dell’XI secolo, che nel 1060 passò all’ordine vallombrosano e quindi (1236) alla congregazione cistercense, che la tenne sino alle soppressioni leopoldine del 1782. Ai cistercensi si deve la sistemazione generale dell’abbazia che, oltre alla chiesa, contempla una serie di edifici monastici raccolti attorno a due chiostri e racchiusi da fortificazioni tre-quattrocentesche. La chiesa si presenta con le forme ricevute da una ricostruzione che inglobò le strutture del preesistente edificio dell’XI secolo, ancora visibili in una parte dei muri perimetrali. Consta di tre navate con copertura a capriate lignee, ma il coro è frutto di un rin-

La Villa di Castelpulci, Scandicci

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novamento del XV secolo. Sotto il presbiterio si sviluppa una cripta, anch’essa residuo della costruzione dell’XI secolo, così come la sepoltura delle contesse Gasdia e Cilla, una cassa intarsiata in marmo bianco e serpentino, con frontone e iscrizione che la riferisce al 1096. Degli altri ambienti che componevano il monastero sono Villa di Casignano, Scandicci di notevole rilevanza il chiostro grande e la vasta sala capitolare, a tre navate con le volte a crociera della copertura nascenti da colonne. Procedendo oltre, dopo essere transitata per la località “Viottolone”, la strada giunge all’abitato di Lastra a Signa, il cui nucleo più antico ha conservato il sistema di fortificazioni del primo Quattrocento che recingevano la “terra”, facendone una sorta di antemurale di Firenze. Vi si accede per il cosiddetto “Portone di Baccio”, come è chiamata la principale porta, sovrastata da un’alta torre. Di grande interesse, all’interno, è lo Spedale di Sant’Antonio, un grande edificio dalle strutture quattrocentesche, alla cui base si apre un loggiato a sette arcate, in parte tamponate, su colonne ottagonali in pietra serena con capitelli a fogliami. Tre vasti ambienti con volte a crociera si affacciano sul loggiato: in essi venivano ospitati i viandanti e i pellegrini. In una delle stanze al piano superiore, nell’architrave di un camino quattrocentesco, uno stemma dell’Arte della Seta sta a ricordare l’ente che promosse la costruzione dell’edificio. Anche se i singoli elementi dello spedale sono goticheggianti, le proporzioni e l’articolazione degli spazi rispecchiano una visione già rinascimentale, che ha fatto pensare a un’opera giovanile del Brunelleschi, del quale peraltro è documentata l’attività,

Villa Torrigiani, Scandicci

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ITINERARI STRADALI

Facciata della chiesa abbaziale di Settimo

Il cosiddetto “Portone di Baccio” a Lastra Signa

non solo a Lastra a Signa per lavori di restauro alle mura, ma anche nella vicina Malmantile, dove nel 1424 realizzò la cinta fortificata, intervallata da torri, che ancora racchiude la piccola “terra murata”. Sia prima che dopo Lastra a Signa, la strada procede per una “campagna urbanizzata”, dove gli edifici residenziali e gli insediamenti di numerose piccole industrie, si alternano ai superstiti spazi coltivati. Siamo in una delle aree della Toscana ove naggiore è la concentrazione demografica, e il fenomeno accompagnerà il percorso della Statale n. 67 sin oltre gli abitati di Ponte a Signa e di Signa, che con la Lastra costituiscono le cosiddette “Signe”, ormai comprese a tutti gli effetti nella conurbazione fiorentina. Ponte a Signa è l’agglomerato formatosi in corrispondenza del ponte che, attraversato l’Arno, porta al castello di Signa, che si compone di una parte alta, che

Lo Spedale di Sant’Antonio a Signa

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Le mura di Malmantile

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sorge sulla sommità di una collinetta e conserva cospicui resti delle fortificazioni che ne recingevano l’abitato, e di una parte bassa. Quest’ultima conserva la trecentesca pieve di San Giovanni Battista, detta anche della Beata, poiché vi si conserva il corpo della Beata Giovanna da Signa: è una chiesa a tre navate divise da pilastri ed ha il presbiterio affrescato con un ciclo di pitture con Storie della Beata. Poco discosto è l’oratorio di San Lorenzo, primitiva pieve di Signa, nel cui interno è conservato un prezioso pergamo del XII secolo a lastroni di marmo intarsiato. I resti delle mura di Signa

Signa

Villa Castelletti a Signa

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