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Nono itinerario

Le fortificazioni di confine Le fortificazioni lungo la linea chiantigiana di confine tra le repubbliche di Firenze e di Siena

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ll’inizio del Duecento, con il cosiddetto “Lodo di Poggibonsi”, vennero definiti i confini tra le repubbliche senese e fiorentina, confini che rimarranno per secoli sostanzialmente inalterati. Nel Chianti, ove soprattutto i contadi delle due città confinavano, lungo la linea di demarcazione si formarono due catene di fortificazioni contrapposte. Dalla parte senese si allineavano i fortilizi di Sesta, Cerreto, Pievasciata, Selvole, Aiola e Querciagrossa. Si trattava di insediamenti castellani preesistenti (e addirittura di una pieve), che vennero rinnovati nelle loro difese e ulteriormente muniti in modo da fungere da fortezze. Sesta, i cui resti saranno poi utilizzati da una casa colonica sorta sul suo sito (Sestaccia), conserva ancora il circuito delle mura scarpate con, all’interno, due edifici con rivestimenti murari a filaretto e, all’esterno, una torre isolata che doveva svolgere la funzione di rivellino. Di Cerreto (oggi Cerretaccio) restano solo dei suggestivi ruderi alla sommità di una collinetta boscosa che sovrasta l’Arbia: le sue fortificazioni dovevano

Posto al punto d’incontro fra i territori facenti capo a Firenze e Siena, il Chianti fu spesso coinvolto nelle guerre che videro fronteggiarsi le due città-stato. La regione fu quindi particolarmente munita e lungo il confine tra i due stati vide il formarsi di due vere e proprie linee di fortificazioni, in località ove ancor oggi si osservano le superstiti strutture dei sistemi difensivi. 108

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Il castello senese di Sestaccia

essere ragguardevoli, anche a giudicare dai disegni del castello, già in rovina, che ne fece Ettore Romagnoli alla fine del Settecento. Del fortilizio di Selvole, sul cui sito sorse poi una fattoria, rimane soltanto una torre rettangolare scapitozzata, con base a scarpa. Ben poco resta anche delle fortificazioni di cui venne dotata la Pievasciata: due elementi turriti, uno dei quali funge da campanile della chiesa. Addirittura quasi più niente rimane del castello di Querciagrossa, le cui poche strutture residue sono state inglobate in una costruzione rurale. Assai più consistenti sono invece i resti della fortezza dell’Aiola, che rappresentava il più importante baluardo senese, “capace di ospitare da tre a quattrocento soldati”. Nell’area occupata dal fortilizio è sorta in prosieguo di tempo l’omonima fattoria, ma si è integralmente conservata la cinta muraria quadrilatera con l’originale base fortemente scarpata e, ancorché scapitozzate, le quattro torri che ne rinforzavano gli angoli. All’allineamento di fortificazioni senesi si contrapponevano i fortilizi fiorentini di Brolio, Montecastelli, Rentennano, Cacchiano, Tornano, Monteluco a Lecchi e San Polo in Rosso. Per la sua posizione strategica e per la vicinanza a Siena, da cui distava solo poche miglia, Brolio venne particolarmente munito dai fiorentini che, sul finire del Quattrocento, ne fecero una delle prime fortezze bastionate della Toscana, all’interno della quale furono accolti i residui elementi delle precedenti fortificazioni duecentesche. Il fortilizio è rimasto pressoché integro col suo grandioso circuito murario scarpato a forma di pentagono irregolare, rinforzato agli angoli da cinque bastioni.

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Il castello fiorentino di Brolio

Solo pochi ruderi restano invece di Montecastelli e del tutto scomparse sono le strutture fortilizie di Rentennano, inglobate nelle murature della villa-fattoria sorta sul suo sito. Anche il castello di Cacchiano fu successivamente utilizzato come sede di fattoria, ma il complesso mostra ancora tratti delle mura dell’antica fortificazione. I due fortilizi di Tornano e di Monteluco a Lecchi, ancorché per lungo tempo adibiti ad abitazioni rurali, hanno conservato entrambi cospicui resti delle strutture fortificate duecentesche. A Tornano rimane integro il poderoso torrione della rocca, mentre Monteluco a Lecchi conserva l’intero circuito murario, a pianta presso a poco ellittica, con una torre scapitozzata a lato della porta di accesso. Singolarissimo è infine il caso di San Polo in Rosso, fortezza che fu il risultato della fortificazione dell’omonima pieve romanica, che venne inserita entro un ampio quadrilatero di mura per realizzare il quale vennero utilizzate anche la facciata e la zona absidale della chiesa. Per seguire l’itinerario per la visita ai castelli di confine di cui sopra ci si può servire delle strade che da Gaiole portano, rispettivamente, a Pianella e a Castelnuovo Berardenga, nonché la strada che da Radda si dirige verso Siena, via San Fedele. Brevi diversioni da tali percorsi permettono infatti di giungere a tutti i fortilizi ricordati.

Capitolo 4 - Nono itinerario

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