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Terzo itinerario

Alla scoperta del romanico del Chianti Un itinerario per pievi e abbazie chiantigiane

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a strada statale n. 222, con il suo tracciato che percorre longitudinalmente la regione chiantigiana, permette di raggiungere facilmente tutte le più significative testimonianze dell’architettura romanica religiosa del Chianti. Partendo da Firenze, dopo pochi chilometri, a Strada in Chianti una diramazione conduce in breve a San Polo, in val di Robbiana, dove troviamo la vetusta pieve dedicata a San Miniato. Anche se assai rimaneggiata la chiesa conserva l’originale abside semicircolare: si tratta del principale residuo dell’edificio consacrato nel febbraio 1077 dal cardinale Pietro Igneo e da Guglielmo, vescovo di Fiesole, come ricorda una lapide all’interno. Sempre da Strada in Chianti si diparte una via trasversale che porta al Valdarno, percorrendo la quale si possono raggiungere la pieve di San Pietro a Cintoia e l’abbazia di Montescalari. La prima è un edificio ad un’unica navata con abside terminale che conserva ancora esternamente l’originale paramento murario a filaretti di alberese (l’interno è stato trasformato nel 1804). La facciata è manifestamente rifatta, in quanto arretrata rispetto alla posizione originale, ancora segnata dai resti della torre campanaria. Oltrepassata la pieve la strada porta ai resti dell’abbazia vallombrosana di San Cassiano a Montescalari. Trasformato successivamente in fattoria, il monastero consta di più corpi di fabbrica che formano un grande quadrilatero rac-

Il rinnovamento dell’edilizia religiosa tra l’XI e il XIII secolo coinvolse anche la regione chiantigiana: sia le chiese matrici (le pievi), che le chiesette suffraganee e le grandi abbazie furono riedificate o costruite exnovo in quelle forme romaniche che la maggior parte di esse conserva ancor oggi più o meno integralmente. 76

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Terzo itinerario

Particolare dell’attuale facciata della pieve di San Cresci a Montefioralle

chiuso da mura, entro il quale è la chiesa, tardo romanica (fu consacrata nel 1212), con pianta a croce latina. Ritornati sulla statale n. 222, poco prima dell’abitato di Greve, su una delle colline che sovrastano l’antico mercatale si trova la pieve di San Cresci a Montefioralle. Anche in questo caso l’originale edificio romanico è stato assai manomesso, ma conserva integro quello che doveva essere un piccolo portico antistante la facciata (corrisponde alla parte inferiore dell’attuale prospetto), nel quale si apre un portale affiancato da due colonnine sormontate da capitelli cubici e alti pulvini. Il paramento murario è a filaretti di bianco alberese, su cui si stagliano le decorazioni in laterizio degli archivolti del portale e delle bifore. Oltre Greve la strada statale “Chiantigiana” risale il poggio di Panzano, superata la sommità del quale incontra la pieve di San Leolino, una bella costruzione romanica dalla struttura tipica delle chiese plebane del contado fiorentino: l’impianto è infatti di tipo basilicale e consta di tre navate divise da una successione di arcate su pilastri quadrangolari; la copertura è a capriate lignee. Da Panzano si snoda una strada di crinale che conduce a Mercatale Val di Pesa. Essa ci permette di raggiungere altre significative testimonianze dell’architettura romanica del Chianti: le pievi di Sillano e di Campoli e l’abbazia di Passignano. Sia la pieve di Sillano che quella di Campoli ripetono la struttura basilicale a tre navate; entrambe sono state rimaneggiate internamente da “ammodernamenti” settecenteschi, ma mostrano ancora all’esterno le murature originali a filaretti di alberese (a Sillano l’abside terminale, scomparsa a Campoli, è anche coronata da un ricorso di arcatelle pensili).

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Interno della pieve di San Leolino a Panzano

L’abbazia di San Michele Arcangelo a Passignano fu sede di una delle più importanti comunità monastiche vallombrosane della Toscana. Attualmente il monastero si presenta come un complesso di edifici di epoca diversa, racchiusi da mura e integrati da ottocenteschi rimaneggiamenti neo-medievali. La chiesa conserva il primitivo impianto romanico ad un’unica navata con pianta a croce latina, ma è completamente trasformata all’interno. Perfettamente integra è invece la cripta che si sviluppa sotto la parte centrale del presbiterio: un piccolo ambiente absidato diviso in tre navatelle da colonne in arenaria dai semplicissimi capitelli troncoconici. Altro importante residuo della costruzione romanica è rappresentato dall’alta e massiccia torre campanaria che sorge a lato della chiesa e che sovrasta tutto il complesso. Ritornati sulla statale “Chiantigiana”, si digrada verso il fondo valle della Pesa; in località “Ponte Nuovo” una diramazione porta a San Donato in Poggio, dove troviamo, isolata dall’abitato, l’omonima pieve. Siamo qui alla presenza di un edificio romanico perfettamente conservato in ogni sua parte: è a tre navate concluse da tre absidi e si distingue per l’accuratissimo rivestimento murario, sempre a filaretti di bianco alberese. Da San Donato una strada, detta della “Macìa Morta”, conducendo a Castellina, ci permette di ricollegarci con la statale “Chiantigiana”. Proseguendo in direzione di Siena possono essere raggiunti, con brevi deviazioni, altri interessanti edifici romanici: la cosiddetta “Badiola”, una chiesa oggi ridotta ad una sola navata ma in origine a impianto basilicale; la pieve di San Leolino in Conio, anch’essa manomessa, ma con cospicui residui della costruzione romanica; la pieve di Santa Cristina a Lilliano, ad un’unica navata, con la bella facciata rivestita a filaretti di alberese.

Capitolo 4 - Terzo itinerario

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Veduta della pieve di Santa Maria a Spaltenna

A questo punto del nostro itinerario occorre abbandonare la strada “Chiantigiana” e, fatto ritorno a Castellina, immettersi nella strada che conduce a Radda, località nei dintorni della quale troviamo tre fra le più importanti pievi romaniche del Chianti: Santa Maria Novella, San Giusto in Salcio e San Polo in Rosso. La prima, seppur rimaneggiata nell’Ottocento, conserva l’originario impianto basilicale, con le tre navate divise da archeggiature impostate su colonne alternate a pilastri e possiede (unico caso in tutto il Chianti) capitelli scolpiti con figure animali, fogliami e simboli dei Vangeli, di vaga ascendenza longobarda. La pieve di San Giusto in Salcio si presenta nella veste conferitale da un restauro integrativo del primo Novecento: è originale tuttavia l’impostazione basilicale dell’interno con i pilastri in pietra e le archeggiature delle tre navate di cui l’edificio consta. La pieve di San Polo in Rosso, anch’essa a tre navate concluse da una sola abside, è un interessante esempio di edificio plebano fortificato, poiché si trova inserita entro una cinta muraria quadrangolare intervallata da torri. Singolare è inoltre la copertura della chiesa, a volte ogivali, frutto di un rifacimento trecentesco, che conferiscono all’interno un aspetto ibrido tra il romanico e il gotico. Da Radda, spostandosi a Gaiole, è possibile raggiungere altri notevoli esempi di romanico chiantigiano. Anzitutto la pieve di Santa Maria a Spaltenna, posta nei pressi dell’antico mercatale: ancora una costruzione a impianto basilicale a tre navate, una sola abside e copertura a capriate. Notevole anche in questo caso l’accuratezza dei rivestimenti murari, che caratterizza anche la bella ed integra torre campanaria che sorge a lato della chiesa. Non lontano da Gaiole, prendendo la strada che porta al Valdarno, troviamo

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La Badia di San Lorenzo a Coltibuono

poi un’altra abbazia vallombrosana: San Lorenzo a Coltibuono. L’antico monastero, oggi trasformato in fattoria, conserva sostanzialmente intatta la chiesa romanica, ad un’unica navata con abside e pianta a croce latina. In corrispondenza del transetto l’edificio dà luogo ad una cupola, rivestita all’esterno da un tiburio dalla singolare forma a pagoda. Notevole è inoltre la poderosa torre campanaria, un vero e proprio cassero medioevale, che si eleva tra il braccio sinistro del transetto e la navata. Un’ultima pieve chiantigiana che ha conservato gli originali caratteri romanici si trova infine prendendo la strada che da Gaiole porta a Monteluco della Berardenga, dove ha termine il nostro itinerario. Ci riferiamo alla pieve di San Vincenti, una chiesa che conserva caratteri di maggiore arcaicità avendo probabilmente reimpiegato strutture murarie preromaniche. L’impianto è, al solito, di tipo basilicale e le tre navate, concluse da una sola abside, sono divise da rozzi pilastri, circolari, quadrati o compositi, che si alternano a sostegno delle archeggiature.

Capitello della pieve di Santa Maria Novella

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