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Itinerario

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IL MUGELLO, LA VAL DI SIEVE E LA ROMAGNA TOSCANA


Insediamenti legati al sistema poderile (e a quello di fattoria)

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UNDICESIMO ITINERARIO ià nel XIII secolo era in atto nel contado fiorentino l’affermazione di una struttura produttiva di tipo poderile-familiare, con diffusione di contratti a reparti parziari. Un peso considerevole nella determinazione del nuovo assetto dell’economia agraria ebbe la borghesia mercantesca della città, attraverso l’acquisizione delle terre a danno dei coltivatori proprietari e la conduzione delle stesse mediante Casa colonica nei pressi di Firenzuola rapporti di tipo mezzadrile. Il fenomeno, che non conobbe inversioni di tendenza nei secoli immediatamente successivi, determinò una serie di mutamenti territoriali, sia a livello di paesaggio agrario (formazione di unità poderili, diffusione della coltivazione promiscua), sia con il cambiamento delle modalità insediative, per l’affermarsi di forme di insediamento isolato, “su podere” appunto. Nel Cinquecento la nuova struttura agraria a base poderile non solo sarà di gran lunga prevalente in tutto il contado, ma inizierà anche ad evolversi in senso più capitalistico, con la formazione delle fattorie, centri direzionali dell’attività produttiva dei poderi facenti capo a una stessa proprietà, che limiteranno i margini di autonomia dei mezzadri, ormai divenuti semplici prestatori di mano d’opera. Il Mugello e la val di Sieve, ovviamente, furono anch’essi interessati dal fenomeno, che si manifestò più precocemente nelle aree più prossime alla città e nel-

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Dettaglio di casa colonica nei dintorni della Rufina

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Un dettaglio della villa-fattoria di Vitareta

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le zone di fondo valle, lungo la Sieve e nelle colline che ne sovrastano immediatamente il corso. Più lenta sarà invece l’affermazione del sistema nelle aree più montuose, ai margini del contado, dove le terre erano meno appetibili perché più insicure, di minor fertilità e più lontane dal mercato cittadino. Oltre che dai dati documentari (Catasto fiorentino del 1427), ciò è confermato dalla maggiore o minore pre- Una turrita casa padronale del Duecento senza sul territorio di edifici nei pressi di Lobaco espressione delle prime superstiti manifestazioni di insediamento isolato: le due-trecentesche “case da padrone”, abitazioni (per lo più a forma di torre) che i proprietari dei poderi si costruivano per quando si recavano nei propri possedimenti (delle dimore contadine dello stesso periodo più niente invece rimane, essendo state realizzate con materiali deperibili quali legno e argilla pressata). Begli esempi di turrite case padronali non a caso punteggiano perciò le aree più vicine a Firenze, come la vallata della Sieve, immediatamente a monte di Pontassieve e sino alla Rufina, nonché la piccola valle del Borro delle Sieci, due zone entrambe facilmente raggiungibili dalla città. Risalgono invece al periodo che vide evolversi il sistema poderile in sistema di fattoria (XVI secolo) i primi esempi di abitazioni contadine in muratura, quelle che saranno poi chiamate “case coloniche”, ma che all’epoca erano definite “case da lavoratore”. Si tratta di costruzioni che, astraendo dalle aggiunte e dai rimaneggiamenti, dovevano originariamente presentarsi come compatti volumi, di forma presso a poco cubica o parallelepipeda: le integrazioni successive conferiranno agli edifici l’aspetto che oggi rileviamo, per la libera distribu-

Veduta della cinquecentesca villa-fattoria di Vitareta

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Stampa settecentesca raffigurante la “Villa delle Maschere” (G. Zocchi 1774)

zione dei corpi di fabbrica aggiunti (tettoie, capanne, annessi), che si giustappongono e s’intersecano creando spesso effetti pittoreschi. Nel XVI secolo si realizza anche la definitiva trasformazione della “casa da padrone” in “villa-fattoria”. Già nel Tre-Quattrocento la forma turrita degli edifici padronali aveva ceduto il passo a una distribuzione prevalentemente orizzontale degli ambienti, per la presenza di loggiati e di altre parti costruttive, in ordine a un modo nuovo, meno schematico e più libero, di organizzare lo spazio, in relazione alle mutate e più sicure condizioni di vita, nonché alle maggiori esigenze dell’attività produttiva. Il passaggio dalla casa padronale turrita alla villa-fattoria è evidente nel confronto tra le due ville medicee mugellane del Trebbio e di Cafaggiolo. Denunzia di essere ancora strettamente legata all’edilizia trecentesca la villa del Trebbio, con la sua massa compatta dominata dal possente torrione d’angolo. Al contrario, la villa di Cafaggiolo della dimora signorile del medioevo conserva soltanto le torri d’angolo con i ballatoi e la muratura, per il resto la costruzione è già rinascimentale nell’articolazione dei volumi e nella nitidezza geometrica delle bianche pareti scandite da finestre. Disegno ricostruttivo dell’impianto originario della villa di Cafaggiolo. Si notino il fossato e il recinto merlato e turrito successivamente scomparsi. Anche la possente torre centrale è andata distrutta

Nel Cinque-Seicento il paesaggio della mezzadria in Mugello e in val di Sieve si costellerà di ville-fattorie. In taluni casi esse hanno conservato i caratteri architettonici rinascimentali: vedi la villa che con il suo cortile cinquecentesco si affaccia sulla strada delle Salaiole presso Vitareta, oppure la villa di Bernardetto dei Medici, detta il “Palazzaccio” a Cardetole, la villa Del Monte a Galliano, la villa Pozzolini nel comune di Vaglia, per citarne solo alcune. Più spesso le costruzioni, anche se di im124

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La villa-fattoria del Trebbio

pianto rinascimentale, hanno subito in seguito delle modifiche, come la villa del Poggio Reale alla Rufina, oppure sono state rimaneggiate a tal punto da presentarsi oggi con una veste architettonica del tutto diversa: vedi la settecentesca villa delle Maschere a Barberino, oppure la villa Gerini e quella di Serravalle, anch’esse settecentesche, che si trovano entrambe nel territorio comunale di Borgo San Lorenzo. Nella seconda metà del Settecento si rinnoverà anche l’edilizia rurale, per l’impulso dato all’agricoltura dal granduca lorenese Pietro Leopoldo. La cultura architettonica ufficiale elaborerà i primi progetti di case coloniche che, in una certa misura, si rifaranno ai canoni dell’architettura tardo-rinascimentale. I modelli proposti, propagatisi dapprima con lentezza, nel corso dell’Ottocento si diffonderanno anche in Mugello, dando vita alle numerose case coloniche dall’impianto volumetrico regolare dominato dalla torretta-colombaia e aperto talvolta alla base da un loggiato a due o più arcate. Il fenomeno si prolungherà sino al primo Novecento, come testimonia una casa colonica della fattoria di Petrognano, al Pomino, che reca un cartiglio con la data della sua costruzione: 1908. R.S.

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