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Itinerario

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IL MUGELLO, LA VAL DI SIEVE E LA ROMAGNA TOSCANA


Pievi romaniche del Mugello e della Val di Sieve

Quinto itinerario - Pievi romaniche del Mugello

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QUINTO ITINERARIO

Particolare dell’abside della Pieve di Faltona

La pieve di San Giovanni Maggiore

l rinnovamento della veste architettonica delle pievi costituisce la principale manifestazione dell’intensa attività edilizia che si ebbe in Mugello e nella val di Sieve tra l’XI e il XIII secolo, portando alla ricostruzione degli edifici plebani esistenti, oltre che alla nascita di numerose piccole chiese suffraganee delle pievi. Le più precoci espressioni del rinnovamento sono riferibili ai primi decenni dell’XI secolo, come sembrano attestare i caratteri protoromanici della pieve di Santa Maria a Fagna, ancora leggibili nonostante le modifiche apportate da un “ammodernamento” settecentesco. L’edificio, a impianto basilicale, con le tre navate di cui consta divise da archeggiature su bassi pilastri quadrangolari, mostra nell’abside un coronamento di nicchiette a fornice di foggia tipicamente lombarda. Con ogni probabilità la chiesa fu opera di quelle maestranze, eredi del mondo paleocristiano e bizantino, che operarono in più zone del contado fiorentino, divulgando tecniche costruttive e pratiche decorative tipiche dell’area padana. La grande fioritura dell’architettura romanica religiosa si verificò però nel XII secolo, periodo cui è imputabile la ricostruzione della maggior parte delle pievi romaniche mugellane. Continuarono gli apporti culturali del mondo padano, come attesta la pieve di Santa Felicita a Faltona, dal consueto schema basilicale a tre navate divise da pilastri, che nell’abside presenta un coronamento di nicchie a fornice sormontate da un ricorso di arcatelle pensili, come in alcune chiese emiliane (vedi per tutte l’abbazia di Nonantola). Gli elementi più propriamente “lombardi” andarono tuttavia sempre più attenuandosi, sino a scomparire quasi del tutto, per l’affermarsi di una concezione architettonica formatasi dall’incontro dei mutamenti stilistici apportati dalla cultura romanica lombarda con l’eredità della tradizione antica. Nascerà così un folto gruppo di edifici dalle forme regolari e volumetricamente definite, con identici caratteri icnografici, stilistici e strutturali, il cui impianto denunzia chiaramente di derivare dalla basilica paleocristiana ma, rispetto a questa, le colonne vengono sostituite da pilastri quadrangolari e le pareti divengono masse solide e compatte. Mai si attua l’alternanza dei sostegni, né si giunge all’articolazione delle pareti; del tutto sconosciuta sarà poi la copertura a volte (usata solo per i piccoli ambienti come le cripte), e sempre si opterà per la tradizionale bellezza del tetto a capriate lignee. La persistenza di una tradizione secolare spiega questa accentuata tendenza conservatrice, tipica peraltro della cultura artistica fiorentina del periodo, frutto a un tempo di una riflessione estetica e dell’attaccamento ai modi costruttivi tradizionali.

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QUINTO ITINERARIO San Piero a Sieve, San Cresci in Valcava, Santo Stefano a Castiglione, San Bartolomeo al Pomino, Santa Maria a Dicomano sono le pievi del Mugello e della val di Sieve che meglio evidenziano i caratteri prevalenti dell’architettura romanica religiosa locale. Sono tutte costruzioni a tre navate divise da archeggiature su pilastri e concluse da un’abside semicircolare (più raramente da tre absidi). I pilastri, nascenti da un semplice plinto di base, presentano alla sommità una cornice sagomata che sporge soltanto dalla parte dell’intradosso, al fine di non rompere la linearità della parete. Il paramento murario è a regolari filaretti di bozze di pietra e del tutto assenti sono i motivi decorativi: gli stessi coronamenti absidali si riducono a semplici cornici sgusciate (solo nella pieve del Po- L’ottagonale torre campanaria della pieve mino compaiono delle arcatelle pensili). di San Giovanni Maggiore Vi sono poi degli edifici plebani dall’impianto icnografico ancora più semplice, costituito da una sola navata rettangolare absidata: vedi, in val di Sieve, le pievi di San Bavello e di San Lorino in Montanis (quest’ultima, sebbene di modestissime dimensioni, vede aprirsi nella parete terminale tre absidi). Oppure, in Mugello, la pieve di San Martino in Viminiccio e, originariamente, quella di San Gavino Adimari. Alcune chiese plebane divergono dal quadro dell’architettura romanica religiosa ora delineato, improntato a grande sobrietà di forme e a semplicità costruttiva. Anzitutto la pieve di Borgo San Lorenzo, che si avvicina maggiormente alla tradizione paleocristiana della grande basilica senza transetto, con la sua fitta successione di colonne monolitiche a sostegno dei dieci valichi di divisione delle tre navate (nella navata destra compaiono però alcuni pilastri che costituiscono una soluzione di ripiego adottata forse sin dall’origine). L’abside è ricassata alla lombarda, e lombardo è anche il singolare campanile in laterizio, a forma di esagono irregolare, che s’imposta sulla curvatura absidale. Evidentemente aggiunta in epoca successiva (una data incisa nel capitello di una bifora lo riferisce al 1263), la torre campanaria è da ricollegare al campanile della vicina pieve di San Giovanni Maggiore, anch’esso in laterizio e poligonale, sebbene nascenFonte battesimale della Pieve te da una base quadrata in pietra. di Sant’Agata di Mugello Quinto itinerario - Pievi romaniche del Mugello

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QUINTO ITINERARIO

Interno di Sant’Agata di Mugello

Veduta della Pieve di San Cresci in Valcava

Colonnati a divisione delle navate erano anche nella pieve di San Cassiano di Padule, quasi completamente distrutta dal terremoto del 1919, così come nella pieve di San Giovanni in Petroio, dove però invece di colonne appaiono svelti pilastri a sezione circolare coronati da depressi capitelli scolpiti con motivi ancora di gusto preromanico. Due pievi, poste entrambe sulla via per Bologna, rispettivamente prima e dopo il valico del Giogo, per i loro particolarissimi caratteri strutturali rappresentano la più vistosa eccezione ai caratteri prevalenti nell’architettura romanica mugellana. Si tratta di Sant’Agata di Mugello e di San Giovanni Battista a Cornacchiaia, due chiese che si distingono entrambe per il loro singolare tipo di copertura, in forza del quale l’armatura del tetto viene ad essere posata direttamente sugli alti pilastri circolari che dividono gli edifici in tre navate, il che crea dei valori spaziali che ricordano quelli delle “hallenkirchen” tedesche, e ci fa supporre l’intervento di maestranze oltralpine. Nelle stesse pievi l’uniforme cortina a filaretti del rivestimento murario è ravvivata da inserti decorativi ottenuti componendo in forme quadrate o triangolari piccole bozze di verde serpentino e di bianco alberese. È una eco dell’arte dei “marmorarii” fiorentini ricca di reminiscenze classiche e solita a usare materiali pregiati con rigore geometrico, che nel Mugello dette vita anche alle suppellettili sacre che nel corso del XII secolo arricchirono talune chiese plebane: vedi i fonti battesimali di Fagna, Faltona (datato 1157) e di Sant’Agata (anch’esso datato 1175), nonché gli amboni di San Giovanni Maggiore ed ancora di Fagna. Si tratta di preziosi manufatti marmorei in cui gli intarsi, dapprima a composizioni semplici e misurate, divengono sempre più minuti ed astratti e nelle opere più tarde, come in Sant’Agata, si fondono con la decorazione scultorea. R.S.

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QUINTO ITINERARIO

L’interno della pieve di Borgo San Lorenzo

Pieve di San Bartolomeo al Pomino

Facciata e campanile della pieve di San Giovanni Battista a Remole (Pontassieve)

La pieve di San Giovanni Battista a Cornacchiaia (Firenzuola)

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5. Le pievi romaniche