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dagli archivi del Museo Fisogni]

Bergomi vintage petrol-pump fina 1949

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Fina Calcio sta disputando un trionfale torneo”; “ai bravi giocatori […] facciamo i più sinceri auguri di un meritato successo, a premio dell’impegno e del personale sacrificio […] per conseguire l’ambito primato”; il successo, in effetti, arrise alla squadra della compagnia, che si aggiudicò i campionati del 1968 e del 1969. Anche il secondo posto del 1970 dietro alla Mobil venne comunque definito “un risultato più che onorevole”, che valse alla squadra il “sincero plauso” dell’azienda. Non solo lo sport era incentivato dalla Fina. Lasciando alla fantasia fantozziana tornei come la “Coppa Cobram” o le Olimpiadi Aziendali, la compagnia belga puntava piuttosto su altre tipologie di attività, come le gite all’estero e le iniziative del Fina Club, il Concorso Philips per “Giovani Inventori”, competizioni fotografiche, cacce al tesoro o il “Concorso Idee” lanciato nel 1969. Non tutte queste attività, però, andavano a buon fine, e proprio il “Concorso Idee” del ’69 si rivelò un mezzo flop; infatti, nonostante “un monte premi di 500.000 lire”, la società constatava con “sorpresa” che “solo il 4% dei dipendenti ha inviato proposte interessanti”, segnando una bassa partecipazione all’iniziativa. Svaghi a parte, esistevano poi facilitazioni per i dipendenti “che frequentano corsi professionali o di addestramento”, sia organizzati dall’azienda che esterni; i lavoratori, inoltre, avevano a disposizione dei buoni benzina e lubrificanti loro riservati. Ampio spazio era poi riservato alle notizie sindacali che avevano, in un periodo non facile come quello del ’68, una sezione dedicata. Proprio in quegli anni delicati, in effetti, si nota un atteggiamento molto prudente: nell’ambito delle trattative nazionali e locali per il rinnovo dei contratti, la Fina, almeno stando a quanto emerge nel notiziario, evitava di schierarsi apertamente, lasciando che i dipendenti si documentassero attraverso la “ampia informazione da parte della stampa quotidiana”; piuttosto, negli articoli si cercava di sottolineare gli aspetti positivi e costruttivi delle trattative e degli accordi man mano raggiunti con i lavoratori e i sindacati. I toni concilianti e il cauto ottimismo che caratterizzarono tutta l’annata 1969, non erano così scontati negli anni precedenti. Ancora all’inizio del 1968 la compagnia manifestava apertamente tutta la sua “amarezza” per il mancato rinnovo del “patto aziendale

Un interno dello nello stabilimento Fina di Roma

integrativo”, soprattutto in considerazione del fatto che “molti altri accordi erano nel frattempo stati raggiunti presso altre aziende”. Ancora più lontani i toni del 1960 in cui la società, pur mantenendo un basso profilo, difendeva esplicitamente le posizioni degli industriali dopo l’interruzione delle trattative tra Confindustria e sindacati. Le condizioni poste dal padronato erano più che giustificate, secondo la Fina, in quanto “rappresentavano lo sforzo massimo che le aziende erano in grado di sostenere”. Le attività a supporto del brand Un elemento costante nel corso degli anni era invece l’attenzione verso i prodotti a marchio Fina e la strategia commerciale. Sin dal primo numero, infatti, si insisteva sulla necessità di promuovere la qualità del servizio e di propagandare “il nome Fina”. Nel corso degli anni si sprecavano i consigli su come tenere alto l’onore dell’azienda, mantenendo elevati gli standard e denunciando i casi di mala gestione. Periodicamente, poi, la società cambiava e aggiornava i propri slogan, non mancando di informarne a dovere i dipendenti; ecco che, per esempio, per la campagna 1968 venne introdotto “il nuovo slogan “Fina con fiducia”, che sostituisce il precedente “Fina va forte”, senza dimenticare l’arcinoto “Fina ti benzina”. Abbondavano inoltre notizie e aggiornamenti su tutti i nuovi prodotti della compagnia, e il notiziario non perdeva occasione di annunciare il lancio delle ultime novità, indicandone caratteristiche, pregi e prezzo di vendita. Come in tutte le “megaditte”, non mancavano ovviamente cerimonie pompose e altisonanti comunicati della dirigenza. Con una vasta flotta di petroliere, ad esempio, non erano rare le cerimonie di varo e inaugurazione di nuove navi. In assenza della maldestra Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare di Fantozzi a

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