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Ricerca Povel sugli adolescenti e i loro comportamenti di fronte ad atti di bullismo e cyberbullismo e sull’uso di droghe e alcolici 12 dic 2012 Si fidano, ma non del tutto. Con gli adulti, genitori e insegnanti, gli adolescenti di Francia, Spagna, Belgio e Italia hanno un buon rapporto, ma quando si trovano nei guai, preferiscono chiedere aiuto agli amici o a generici centri o servizi specialistici. Perchè dei ‘grandi’, genitori e insegnanti, spiega Lorena Sassi, responsabile area Relazioni Internazionali Cefal e coordinatrice Povel, «secondo l’analisi svolta dall’Isre-Istituto Superiore di Ricerca Educativa, hanno una percezione debole in termini relazionali, vedendoli poco autorevoli e, quindi, non come un punto di appoggio sicuro nelle situazioni di difficoltà». Come possono essere quelle che ci creano a causa dell’abuso di alcool o droga oppure di episodi di bullismo o cyber-bullismo. L’Isre ha infatti evidenziato, incrociando i dati dell’approfondimento della ricerca attraverso attività creative, con i risultati dei questionari, che fra le possibili fonti di aiuto vengono raramente citati i genitori e mai gli insegnanti o altro personale della scuola. La relazione positiva con genitori e insegnanti non sembra tale da essere considerata una risorsa in caso di difficoltà. A far emergere il dato è ‘Stop the violence’, l’indagine che è un po’ il punto di partenza di Povel, progetto transnazionale finanziato dalla Commissione europea – Dg Giustizia, Libertà e Sicurezza nell’ambito del programma Daphne III. Acronimo di Prevention of Violence trought Education to Legality (Prevenzione alla Violenza attraverso l’Educazione alla Legalità), Povel ha visto lavorare fianco a fianco organizzazioni pubbliche e private di Italia (Scuola Centrale Formazione e Provincia di Ravenna), Belgio, Spagna e Francia. Realtà coordinate dal CEFAL, ente di formazione di MCL. Obiettivo di Povel: attraverso il coinvolgimento attivo dei giovani, promuovere stili di vita sani e azioni preventive in particolare sull’uso degli alcolici e della droga, nonché sulla violenza tra pari e quella connessa alle nuove tecnologie. INDAGINE ’STOP THE VIOLENCE’ Quattro gli ambiti nel mirino di ‘Stop the violence’: alcool-droga, bullismo e cyber-bullismo. In media hanno tra i 16 e i 17 anni e frequentano centri di formazione professionale e istituti tecnici o professionali, i 696 ragazzini europei coinvolti da Povel. Di questi 51 sono spagnoli, 120 belgi, 100 francesi e 425 italiani (Emilia Romagna con Bologna e Ravenna e Friuli Venezia Giulia), mentre per quanto riguarda il genere, 54% sono maschi e 46% femmine. L’84% ha fratelli e sorelle e il 43% vive in periferia (solo il 32% vive in centro). Il 47,7% ritiene molto soddisfacente il rapporto con i genitori, un ulteriore 35,6% lo considera soddisfacente. Quanto agli stili di vita: il 54% non fuma (78% in Belgio, 51% in Italia, 46% in Francia e 37% in Spagna) e l’80% non lavora perché studia o è in attesa di occupazione. Solo un 10% lavora in modo occasionale. Durante il week end, più della metà va a letto tra le 23 e l’una di notte. Il 43%, invece, ci va dopo le due di notte (ma in Spagna questa percentuale tocca il 78%). BULLISMO


Il 45% ha buoni rapporti con i compagni di classe, abbastanza buoni nel 36%. Come pure, nel 81% dei casi, con docenti-educatori o tutor (58% molto soddisfatto; 23% moltissimo). La maggior parte degli intervistati (55,8%, tra quelli che hanno risposto di sì, anche solo occasionalmente) rileva che, nel luogo dove studia, talvolta si verificano atti di bullismo. In genere, questa forma di violenza coinvolge più di due persone (42,4% degli episodi). E si tratta di presa in giro (62%) o scherzi (38%). Il bullismo ‘classico’ che, oltretutto accade in aula, riguarda il 41% dei casi. Rispetto ai maschi, le femmine sembrano meno propense a riscontare il fenomeno; quanto poi al loro ruolo affermano di essere poco ‘bulle’. E comunque i bulli preferiscono agire in gruppo. Le reazioni più comuni dei compagni presenti o no alla violenza sono, per lo più, di divertimento (33%) o di negazione (31%). Un quarto degli intervistati sceglie, tuttavia, di ‘aiutare la vittima’. Se poi qualcuno si comporta da bullo, gli adulti intervengono a favore della vittima (41%), non sono presenti o non si accorgono (34%). Questo perché gli episodi di bullismo sono poco aggressivi. ALCOLICI Il 39% dichiara di bere quando esce con gli amici di sabato o domenica. Solo il 32% lo fa solo in occasione speciali. Il 20% che ammette di non bere mai è così suddiviso: 33% Spagna, 30 Francia, 23% Italia e 0% Belgio. Il 69% brinda di sera e con coetanei (60%). In particolare, il 41,5% sceglie soft drink, il 41,5% birra, il 44,5% liquori e il 15,8% vino. Nel complesso, il 31% si scola più di tre bicchieri. Quanto alla motivazione: divertirsi (50%), tirarsi su (27%), sentirsi bene (17%), essere meno inibito o vincere la timidezza (13%). «La pressione del gruppo – osserva la coordinatrice di Povel – è un elemento ricorrente tra i fattori di rischio per i fenomeni di bullismo o di imitazione di comportamenti scorretti. Le motivazioni che li muovono al consumo sono legate al gruppo e allo stare bene con gli altri, al divertimento, alla necessità di acquisire più coraggio e di essere brillanti nelle situazioni di gruppo». DROGA Il 26% almeno una volta, nella vita, ha fatto uso di droghe. Di questo il 47% è spagnolo, il 25% italiano, il 24% belga e il 21% francese. La sostanza stupefacente più comune è la marijuana seguita da cocaina (soprattutto in Italia) e droghe sintetiche. La stragrande maggioranza del campione non risponde alla domanda relativa la ‘prima volta’. Fanno eccezione i francesi: 13 anni. Non sniffano ogni giorno: il 17% ammette un uso piuttosto occasionale. Ma sono sollecitati a ‘farsi’ perchè un amico spinge (60%) o incalza (56%). Se guardano ai loro amici, il 4,7% non sa se si droga, il 39,1% dichiara nessuno, il 36,3% meno delle metà e il 19,5% più della metà. Degli effetti nocivi di droga e alcool, il 23,7% non sa nulla, il 2,7% afferma nessuno, il 60,30% che possono uccidere, 46,3% che causano malattie neurologiche, al cuore (49%) e all’apparato respiratorio (42,8). Una curiosità: il 70% dei ragazzini francesi ignora ogni genere di conseguenza. Infine, alcuni minorenni (21%) sono consapevoli che si rischia di finire in ospedale (12), in coma etilico (5) o il ritiro della patente (2). MEDIA «Più si naviga sul web – osserva Sassi -, più si assiste al propagarsi di nuove forme di violenza tra pari. E’ preoccupante però il dato che le prepotenze on line tendono ad essere sottovalutate dagli adolescenti. Ad un utilizzo del web più intenso non corrisponde un’altrettanto adeguata educazione sulle cosiddette nuove tecnologie».


Il cellulare è sempre al top delle tecnologie amate dagli under 18. Ma più che telefonare, la generazione 2.0 preferisce inviare raffiche di sms. Al punto che il 24% degli italiani e il 33% dei belgi ammette di usare il cellulare per almeno sette ore al giorno. Subito dopo gli sms, si piazzano i video girati con il cellulare: il 56,3% li guarda da solo sullo smartphone, il 33,9% li manda agli amici. Chiude un 20% che non scatta foto nè riprende immagini. L’unico mezzo che i teen condividono è la vecchia e cara tv che serve solo a guardare film (51%) o serie (30%). Italiani e francesi, nel 20% circa dei casi, guardano anche notiziari. Il 42,8% non legge nulla, meno che mai libri. Amano i videogame soprattutto se di azione. Ci gioca: il 18% di spagnoli, il 16% di italiani, il 14% dei francesi e l’8% dei belgi. Internet è il re dei media. Oltre navigare, i ragazzi cliccano all’impazzata Facebook, YouTube, Google, Messenger e Wikipedia. L’81,7% ha un profilo sui social network sui quali lasciano pensieri (59%), foto o video di sé o di amici (56,5%). Il 33,5% non ricorre a restrizioni delle privacy sui social. Chat e instant messaging sono comuni (56%). Il 47% afferma che in chat ha conosciuto persone nuove; 115 tra ragazzi e ragazze, sui social, hanno vissuto una brutta avventura oppure un’invasione della privacy e violenza psicologica. «Se ne deduce – conclude la responsabile area Relazioni Internazionali Cefal e coordinatrice Povel – che i ragazzi si accostano il web e i social network in particolare come luogo virtuale di socializzazione, sottovalutandone però i rischi ed esponendosi ad esperienze non solo spiacevoli, ma anche molto pericolose. In conclusione, riflettendo sugli spazi di possibile ulteriore intervento, si può sottolineare come nei contesti formativi ed educativi (scuole, centri professionali etc.) sia necessario lavorare con i giovani alla promozione dell’intelligenza emotiva quale capacità fondamentale per gestire le relazioni interpersonali e governare il proprio percorso di sviluppo personale. Anche il tema del benessere può essere assunto, nei contesti educativi e formativi, come contenuto trasversale da utilizzare per consolidare nei giovani la consapevolezza della salute come bene prezioso da salvaguardare e da proteggere con adeguati comportamenti personali».

POVEL è un progetto finanziato dalla Commissione Europea —DG Giustizia, Libertà e Sicurezza nell’ambito del Programma Daphne III. POVEL è l’acronimo di “Prevention of Violence through Education to Legality” (Prevenzione della Violenza attraverso l’Educazione alla Legalità) e si occupa di azioni volte alla sensibilizzazione e al coinvolgimento attivo dei giovani nella prevenzione della violenza tra pari, del bullismo, della violenza attraverso i media e della violenza legata all’abuso di alcol e droga. Queste finalità sono perseguite attraverso attività di educazione alla legalità rivolte ad adolescenti tra 14 e 20 anni di età. Il progetto pone particolare attenzione alla promozione di stili di vita sani e di misure preventive, soprattutto in merito all’uso di alcol e droga, nonché alla violenza e dipendenza dalle Tecnologie di Informazione e Comunicazione che oggigiorno in maniera crescente rappresentano un rischio per la salute e il benessere dei teenager. POVEL è un progetto trans-nazionale ed è promosso da una partnership composta da organizzazioni pubbliche e private dall’Italia, Belgio, Spagna e Francia.

121212 - sax2000 povel