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nante come in altri Paesi. Quando si va avanti con più leggerezza non ci sono molte difficoltà, i piedi camminano senza domandarsi cosa si stanno lasciando dietro. La grafica deve alimentare sé stessa, ma deve anche essere in qualche modo rispettata, conosciuta, non solo dagli appassionati, ma anche da coloro che si interessano di altri ambiti artistici... è la pagina in più di un libro aperto. Se alimentiamo la specificità di questo settore non possiamo pretendere che questa si diffonda nell’ambito di concorsi aperti e che possa competere con altre forme d’arte quali il disegno, la pittura o una fotografia. Non possiamo lamentarci se la grafica d’arte viene rifiutata o poco valorizzata, se sono gli artisti stessi a serrarla nell’esclusività del proprio circolo chiuso che si sono costruiti, tanto accuratamente, lungo il corso della storia. Per diffondere è necessario aprire, non costruire ghetti. Noi incisori conosciamo già le tecniche, non c’è alcun bisogno che ci riuniamo per premiarci fra noi. CLARE SZYDLOWSKI / Io non mi considero una “pura” printmaker. Penso alla mia conoscenza delle tecniche tradizionali di stampa come ad un ulteriore strumento che posso utilizzare per raggiungere i miei obiettivi concettuali. Apprezzo l’arte del-

la stampa e dei metodi tradizionali che ho studiato a scuola, ma mi sento maggiormente ispirata dagli artisti che uniscono liberamente il printmaking ad altri media. Gli strumenti digitali giocano un ruolo molto importante nel mio lavoro, utilizzo Adobe Illustrator per tutti i disegni che faccio nelle mie serigrafie. Usufruire di questi strumenti sostiene anche i miei obiettivi concettuali in quanto gran parte del mio lavoro si incentra sull’appropriazione del linguaggio del packaging design, utilizzare uno strumento digitale mi permette di simulare questo linguaggio perfettamente. Inoltre, per tagliare i miei packaging utilizzo un laser. Sono un membro del Techshop di San Francisco, un laboratorio dove è possibile seguire corsi e utilizzare una grande varietà di macchine e strumenti industriali. Nella Bay Area vedo molti printmaker legati all’utilizzo della tecnologia nel proprio lavoro, non trovo che la preservazione della purezza del mezzo sia una preoccupazione espressa spesso dagli artisti della Bay Area. L’atteggiamento che ho riscontrato sia alla San Francisco State University che presso le comunità di printmaker quali ad esempio il Kala Art Institute di Berkeley, sembra voler sostenere l’utilizzo dei nuovi media e spingere i limiti della stampa d’arte tradizionale.

/ ESISTONO SCUOLE TECNICHE E DI PENSIERO IN AMBITO GRAFICO-ARTISTICO NEL TUO PAESE? / C’È, O C’È STATA, UNA FORTE TRADIZIONE SULLA QUALE SI È SVILUPPATA E DIFFUSA QUESTA PRATICA? / PROMUOVE REGOLE FORMALI, CONTENUTISTICHE E TECNICHE PRECISE? / TI SENTI LEGATO A QUESTA TRADIZIONE? ANDRZEJ FYDRYCH / Ora che tutto diventa globalizzato è difficile individuare caratteri specifici. Tuttavia esiste una scuola in Polonia che, a mio parere, è davvero differente, l’Accademia di Belle Arti di Katowice ha questo carattere così speciale. L’Istituto ha

a disposizione un’attrezzatura estremamente pro‑ fessionale e gli studenti non hanno paura di sperimentare ciò che non conoscono. Suppongo che i docenti a Katowice siano di mentalità veramente aperta, forse perché sono piuttosto giovani.

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Prova d'Artista_Cecilia Giampaoli  

Indagine comparativa sulla pratica della grafica d'arte contemporanea

Prova d'Artista_Cecilia Giampaoli  

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