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MA-KE Retail

IL MAGAZINE DI CEAN

IL PROTAGONISTA SEI TU!


Editoriale —

PERCHÉ LA MILANO FOOD WEEK?

Il mantra del mondo del retail è ormai lo stesso da diversi anni: il cliente al centro. È da tempo che l’occhio del ciclone si è spostato dall’imprenditore al consumatore, tuttavia fino ad oggi il cliente finale è sempre stato considerato come un’entità unica, quasi idealizzata. Come potremmo descrivere questo cliente? Quanti anni ha? Quali sono le sue abitudini? È sposato, ha una famiglia? Non vengono mai definite le sue caratteristiche eppure lo prendiamo tutti come esempio di riferimento, come metro di paragone. Si parla sempre di “cliente” e mai di “clienti”. Se è vero che bisogna concentrarsi su chi compra, è anche vero che non tutti gli acquirenti sono uguali e che a personalità differenti equivalgono bisogni ed esigenze diverse. Per questo abbiamo deciso di essere disruptive (uno dei termini più usati al giorno d’oggi) e di intendere il concetto di cliente in un senso più ampio, al punto di volerci immergere nella folla con le orecchie tese pronte a cogliere e interpretare i segnali del mercato. Perché il mercato è fatto di persone e noi siamo alla Milano Food Week per ascoltarle, per farci portavoce delle loro esigenze, delle loro necessità cercando di renderle concrete.

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E’ da qui che inizia il nostro lavoro, dall’ascolto. Per poi evolversi nel processo di studio, progettazione, realizzazione e allestimento dei punti vendita. Dal 1980 proponiamo una visione progettuale a 360° che comprenda e abbracci anche gli utenti finali: i clienti dei nostri clienti . Il nostro compito è infatti quello di stimolare e aiutare gli imprenditori a cogliere le nuove opportunità del mercato e vincere la sfida dell’online realizzando punti vendita coinvolgenti, rendendoli luoghi di esperienza. Noi siamo fermamente convinti di non poter scindere le due facce di questa medaglia (online/offline), ma vogliamo anzi fonderle per dare vita a qualcosa di unico. Proprio per questo abbiamo deciso di realizzare la nostra glass house in L.go Beltrami a misura dei cinque sensi. Perché esattamente come ogni senso funziona in autonomia ma raggiunge la sua massima espressione solo quando unito agli altri, così anche il nostro team è composto da professionalità differenti e autonome che unite insieme… sono davvero una forza disruptive!


INDICE

Cean – Siamo tutt’orecchi

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L’identikit del consumatore digitale – Sempre connessi, sempre online

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Social & Food – Intervista a Silvia Fasciano

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E-commerce in crescita – Le motivazioni che spingono il consumatore ad acquistare online

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Il cibo è un bene prezioso

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SoliDando – la spesa solidale a Milano

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News

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SIAMO TUTT’ORECCHI!

Cosa ci fa un’azienda che si occupa di progettare e realizzare punti vendita ad un evento che si occupa di cibo? Cean, che i supermercati li crea, ha deciso di aderire alla Milano Food Week con un obiettivo ben preciso: ascoltare il cliente. Se è vero che gli italiani amano il cibo e lo considerano uno strumento importante di socialità, è anche vero che i luoghi della spesa quotidiana stanno diventando sempre più importanti combattendo una spersonalizzazione che c’è stata fino ad oggi. Cliente al centro e luoghi personalizzati. Luoghi, i supermercati, che diventano sempre più espressione delle

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abitudini quotidiane dei consumatori che, seguendo il filone della spesa consapevole, si recano tutti i giorni o quasi nel loro punto vendita di fiducia. Diventa quindi fondamentale tendere bene le orecchie per cogliere aspettative e commenti dei clienti finali ed essere spunto per gli imprenditori che investono sul punto vendita. Ed è da qui che parte il nostro lavoro, dall’ascolto. L’ascolto diventa metodo. Il metodo da vita a un progetto completo.


COSA FAREMO NELLA NOSTRA “LISTENING ROOM”? 1. INTERVISTE DOPPIE Vogliamo comprendere quali caratteristiche dovrebbe avere il tuo supermercato ideale. VIENI A DIRCI LA TUA!

Coinvolgi la tua mamma, la tua dolce metà o il tuo migliore amico/a e vieni a fare un’intervista doppia nella nostra “listening Room“ allestita in largo Beltrami. Ti aspettiamo per ascoltare i tuoi suggerimenti. Ci aiuteranno a progettare il tuo punto vendita da sogno!

2. APPUNTAMENTI

Public Kitchen (Largo Beltrami)

Tavola rotonda – Spesa consapevole: conosci quel che mangi?

City Kitchen (Largo Beltrami)

Tavola rotonda – I retailer ascoltano i cambiamenti del mercato?

City Kitchen (Largo Beltrami)

Tavola rotonda – I trend del food retail: dove siamo diretti?

3. GAME SHOW

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CHI È CEAN ASCOLTARE PER PROGETTARE E REALIZZARE. Dal 1980 Cean è un’azienda di servizi che si occupa di progettare e realizzare punti vendita e supermercati. Si propone come General Contractor per seguire il cliente come unico interlocutore in tutte le fasi di lavoro o come fornitore di singoli servizi.

I SERVIZI DI CEAN IN 10 PUNTI

DIAMO FORMA ALLA TUA IDEA TRASFORMARE UN’IDEA IN UN PROGETTO D’IMPRESA

FARSI NOTARE CON SEMPLICITÀ LA TUA IDEA VOLA IN RETE!

L’UNIONE FA IL PUNTO VENDITA

VALORIZZIAMO IL POTENZIALE DEL TUO PUNTO VENDITA

PAROLA D’ORDINE RISPARMIARE!

NON TI LASCIAMO SOLO!

NEL POSTO GIUSTO AL MOMENTO GIUSTO CREA IL TUO TEAM VINCENTE!

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alla valorizzazione dei prodotti e al risparmio energetico. Ecco perché Cean è focalizzata nella scelta dell’illuminazione ideale utilizzando ad esempio spettri di luce ad hoc per far risaltare le qualità organolettiche dei prodotti oppure scegliendo luci che possano contribuire a ridurre lo spreco alimentare rallentando il processo di decolorazione del cibo.

BRAND IDENTITY: COME DIVENTARE RICONOSCIBILI

SOSTENIBILITÀ QUANDO IL SISTEMA È FULL GREEN Le attrezzature fanno la differenza e Cean da sempre seleziona le migliori sul mercato tenendo in grande considerazione la sostenibilità ambientale. Qualche esempio? Forniamo murali frigoriferi di classe A e A+ (in genere sul mercato si trovano banchi con classe energetica D). Rispetto ai murali refrigerati tradizionali aperti (senza porte di chiusura) i consumi energetici diminuiscono del 60%. Oltre a salvaguardare l’ambiente, aumenta anche il comfort ambientale interno poiché si eviterà di avere la fastidiosa aria fredda nelle corsie. Anche gli impianti rientrano nell’integrazione del sistema “full green” di Cean: impianto fotovoltaico per la creazione di energia elettrica pulita, impianti di refrigerazione che utilizzano la CO2, gas naturale non tossico. I consumi generali di un punto vendita si possono ridurre del 15-20% rispetto agli impianti tradizionali.

Creare un’immagine identificativa forte della propria attività non è una cosa semplice ed è fondamentale seguire due filoni: unicità e semplicità. In un mondo in cui il mercato è sempre più aperto e dinamico, è semplice affogare nel mare dei competitor. Per questo diventa fondamentale farsi riconoscere in mezzo alla folla. Notorietà non significa autorevolezza. La notorietà si costruisce con la semplice pubblicità, ma è la conoscenza a 360° del proprio settore e di tutto ciò che lo circonda che vi permetterà di creare contenuti utili per i vostri clienti e di rendervi autorevoli ai loro occhi. Autorevolezza vuol dire serietà che genera la fedeltà del cliente verso il nostro marchio.

TECNOLOGIA: UN’OPPORTUNITÀ DA COGLIERE AL VOLO! La tecnologia è dalla parte del cliente e delle vendite. Tra i canali online e offline c’è una sinergia in forte crescita ed il cliente interagisce sia attraverso la realtà tangibile dei negozi sia attraverso i servizi del mondo digitale. Cean risponde a queste esigenze ideando e realizzando siti web, app e altri programmi per implementare l’esperienza d’acquisto. Lo sviluppo del mercato virtuale è un’occasione per i retailer tradizionali per conquistare le ultime generazioni.

Dati alla mano, sono i retailer stranieri ad aprirci gli occhi e lo dimostra la percentuale di capitale investito in formazione di aziende come: Wegamans (77%), Publix (77%), Trader Joe (76%), Aldi (68%), Walmart (31%). L’italia è fanalino di coda sugli investimenti in formazione del personale addetto alla Gdo con una percentuale di circa il 32%, fatta eccezione per alcuni esempi lungimiranti che tutti conosciamo. Per quali ragioni dovremmo investire sulla formazione? 1. Aumenta la competitività È indispensabile stare al passo con i cambiamenti del mercato e gli avanzamenti tecnologici. Questo è fondamentale per essere competitivi e creare innovazione. 2. Aumenta la produttività Quando aumentano le competenze e la preparazione dei dipendenti, migliorano anche le loro performance. 3. Migliora la comprensione del business Fornire una formazione trasversale tra le diverse aree aiuta a fornire ai propri dipendenti un quadro più ampio del business e dei meccanismi che la possono portare al successo. 4. Aumenta l’engagement Quando un’azienda investe nella formazione dei propri dipendenti, dimostra di considerarli risorse di valore. 5. Diminuisce il turnover Investire nella formazione fa sentire i dipendenti più soddisfatti. Essi percepiranno di lavorare in un ambiente dinamico e ricco di stimoli. Questo contribuirà a “trattenerli” in azienda più a lungo. — Fonte: Randstad Italia

DIFFERENZIARE ED ESALTARE: IL POTERE DELL’ILLUMINAZIONE NELLO STORE Le luci emozionano il cliente, creando in lui sensazioni positive o negative che si riflettono sul suo comportamento d’acquisto! Sono tra i principali artefici nella percezione degli spazi e nella creazione di uno stile originale: cromie calde per ambienti familiari e confortevoli, toni più freddi e brillanti per focalizzare l’attenzione del cliente. Ad ogni progetto corrisponde la giusta soluzione illuminotecnica, orientata

QUANTO INVESTIAMO NELLA FORMAZIONE DEL PERSONALE? TROPPO POCO E’ ormai opinione diffusa e condivisa che investire sulla formazione dei propri dipendenti è la strada giusta per accrescere il livello di soddisfazione del cliente. Soddisfazione che si basa su valori etici trasmessi e formazione del personale che si mostra competente e disponibile verso il cliente. Questo si traduce in un aumento del livello di produttività dell’azienda.

Questa è la ragione per cui Cean ha creato l’Academy Market, un centro di formazione per gli addetti della distribuzione. Formazione a tutti i livelli studiata su misura di imprenditori ed insegne che scelgono di investire sulle persone con programmi personalizzati per valorizzare il potenziale che esiste in ogni persona che lavora nel punto vendita.

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L’identikit del consumatore digitale Sempre connessi, sempre online

La capacità di essere un’impresa audace e originale consiste nel saper abbracciare i cambiamenti attraverso un modus operandi che vada a rompere le consuetudini. La tecnologia sta apportando delle trasformazioni importanti e ci guida sempre di più verso la personalizzazione assoluta. Il consumatore è sempre meno fedele ad un brand e sempre più orientato alla ricerca di un’esperienza di acquisto unica e personalizzata in base alle proprie necessità. Da una ricerca di MagNews, effettuata su un campione rappresentativo di circa 29 milioni di persone, i consumatori possono essere divisi in otto categorie sulla base delle loro abitudini di acquisto e sulla base delle interazioni che hanno con i touchpoint che sono tutti quegli elementi on e offline che possono influenzare la decisione di acquisto del consumatore. I più utilizzati sono: motori di ricerca (Google), siti comparatori, recensioni su forum e social, opinioni di amici e conoscenti, vetrine dei negozi, siti dei brand.

Sulla base della ricerca sono emersi diversi profili: Il tradizionalista E-Informato: utilizza con disinvoltura i touchpoint digitali (ad es. motori di ricerca, siti di recensioni, commenti) per guidare i propri acquisti offline. È una giusta via di mezzo tra online e offline perché si trova a suo agio in entrambi i contesti e decide di sfruttarne uno piuttosto che un altro a seconda dell’occasione che gli viene posta di fronte. Consumatore irremovibile: acquista solo in negozio, raramente a distanza, mai online. L’acquisto non viene mai ragionato quanto più guidato dalle consuetudini ed è immune agli stimoli push. Influenzabile: è molto attento al parere degli esperti o degli influencer di settore, prima di acquistare fa ricerca, non tanto sulla provenienza o qualità dei prodotti, quanto sull’opinione che la critical mass ha di quel determinato articolo. Informivoro: il processo di acquisto è preceduto da una raccolta minuziosa di informazioni. Questa volta si tratta di un cliente molto minuzioso che ricerca tutte le caratteristiche intrinseche dell’articolo.

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Fast shopper: l’acquisto è la risposta ad un bisogno temporaneo, è guidato dalle emozioni e dal momento. Il suo è un acquisto di tipo compulsivo che si traduce nell’esigenza di soddisfare un bisogno assolutamente limitato e circoscritto al contesto in cui si trova in quel momento. Sherlock digitale: il processo decisionale è influenzato da dati comparitivi ed è sensibile alle notifiche “push” a patto che siano veicolate tramite canali digitali. Questo consumatore ritiene le fonti davvero importanti. È un giusto mix tra il cliente influenzabile e l’informivoro dove i commenti e le informazioni trovano sfogo nelle comparazioni. Look Maniac: ricerca quei prodotti che possano trasmettergli il fascino del brand e rassicurarlo a dimostrazione che l’acquisto diventa sempre più un riflesso del nostro modo di essere. Friend Follower: attiva i touchpoint, ma sono fondamentali i pareri di amici ed esperti in negozio. Si fida della persona fisica più che dell’utente online. Se il consiglio poi proviene da amici e parenti, la fonte è data per certa.


È evidente che ad abitudini differenti corrispondono strategie diverse per fidelizzare e coinvolgere il cliente:

Tradizionalista: va incuriosito! Offerte e comunicazioni mirate possono spingerlo ad acquistare nel punto vendita desiderato. Irremovibile: va coccolato! La spesa per lui è abitudine ed è importante che continui a sentirsi a suo agio in quel contesto. Influenzabile: va guidato! Dal momento che le recensioni sono molto importanti per la sua scelta d’acquisto, la costruzione di una brand identity è fondamentale. Informivoro: va educato! Un cliente così preciso va informato con una comunicazione ad

hoc che illustri le caratteristiche degli articoli e la loro provenienza. Fast shopper: va convinto tramite attività di cross selling! La chiave per conquistarlo è creare in lui un’esigenza. Sherlock: va stupito! In questo caso è fondamentale dimostrargli in che cosa si differenzia la nostra attività da tutte le altre. Qual è il vostro plus? Look maniac: ideale per programmi fedeltà! Fagli intendere che lui è parte della vostra azienda e in quanto tale ne diventa immagine. Friend follower: stimola la sua cerchia! Le classiche promozioni che possano coinvolgere amici e network intorno a lui, sono ideali per stimolarlo a tornare.

Fonte: MagNews Scarica la ricerca completa!

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Social & Food Intervista a Silvia Fasciano

SILVIA NASCE COME YOUTUBER, UNA RAGAZZA CHE TROVA NEI SOCIAL L’ARMA GIUSTA PER RACCONTARE LA SUA STORIA E IL SUO RAPPORTO CON IL CIBO ED ESSERE COSÌ D’ESEMPIO PER TUTTE LE RAGAZZE E LE DONNE CHE SI TROVANO OGNI GIORNO A COMBATTERE CONTRO I DISTURBI ALIMENTARI. È UNA VERA FORZA DELLA NATURA, A VEDERLA NON SI DIREBBE CHE UN TEMPO, PROPRIO LEI, ERA UNA RAGAZZA TIMIDA E IN LOTTA CON SE’ STESSA. OGGI È UNA GIOVANE DONNA CHE STUDIA FOOD MARKETING E CHE CONDIVIDE CON I SUOI NUMEROSI FOLLOWER LE SUE PASSIONI PIÙ GRANDI: IL FITNESS E IL CIBO SANO. ECCO PERCHÉ LE ABBIAMO CHIESTO DI DEDICARCI QUALCHE MINUTO DEL SUO TEMPO, PERCHÉ CI PARLI DELL’ATTENZIONE CHE HA VERSO I PRODOTTI A KM0, VERSO GLI SPRECHI ALIMENTARI E VERSO UNA SPESA CONSAPEVOLE.

/Parlaci della tua storia e del tuo rapporto con il cibo. «C’è stato un tempo, non molto lontano, in cui il pensiero del cibo occupava ogni singolo secondo della mia giornata. Si crede che qualcuno che soffre di anoressia cerchi in tutti i modi di evitarlo, invece io no; lo cercavo in continuazione, lo desideravo più di ogni altra cosa al mondo, ma mi limitavo a mangiarlo con gli occhi, perché non pensavo di essere meritevole di provare quel piacere che il cibo dona. Solo quando il mio cervello cedeva al controllo, il mio corpo si buttava di getto su fiumi interminabili di cibo; non c’era piacere in quel mangiare ma solo lo scopo di riempire quel vuoto, perché ‘tanto ormai’ avevo perso. In questi anni ho compiuto un percorso di perdono verso me stessa; ho curato la mente e l’anima. E quell’ossessione negativa è diventata

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oggi una mia grande passione: oggi mangio di tutto un po’, osservo e valuto le qualità organolettiche degli alimenti, mi diverto a preparare manicaretti e leccornie. Voglio ‘nutrire’ il mio corpo, cerco di dargli alimenti il più naturale, sani e genuini possibili perché, più che mai, sono convinta che la nostra salute e benessere dipendano fortemente da ciò che mangiamo. Io oggi mangio per nutrirmi e non più per punirmi.» /In che modo i social media influenzano le tue decisioni di acquisto? Sono consapevole che, ogni volta che mostro sui miei social un prodotto alimentare nuovo spiegandone proprietà, benefici e uso, molte persone ne rimangono incuriosite. Inoltre, se alla spiegazione abbino una ricetta semplice e la foto di un piatto invitante, lo stimolo all’acquisto diventa ancora più forte. Come mai? Perché sui social ci sono persone comuni con capacità ‘medie’, quindi l’utente si sente in grado di poter riproporre quella ricetta poiché già testata e fatta da un suo ‘pari livello’. Il ‘peer to peer’ è l’elemento su cui si basano i social, ogni gerarchia è annullata. /Quali sono le tue abitudini di consumo (quante volte a settimana vai a fare la spesa, quanto tempo le dedichi, fai una lista oppure ti lasci guidare)? Vivendo da sola e avendo solo il motorino come mezzo di trasporto, sono costretta ad andare a fare la spesa più volte la settimana. Sono molto abitudinaria, ho i miei alimenti di base che non possono mai mancare nel frigo. Però sono una curiosa, quando ne ho la possibilità, mi piace passare il tempo a studiare e scoprire i prodotti, leggere le etichette e valutare il rapporto qualità-prezzo. Solitamente quando acquisto qualcosa al di fuori della mia lista della spesa si tratta di un prodotto più a fine edonistico e di qualità, ad esempio prodotti caseari a Km0.

/Secondo i tuoi studi, che ruolo gioca il marketing nel processo di acquisto di un prodotto piuttosto che un altro? Da quasi laureata magistrale in Food Marketing e Strategie Commerciali non posso che dire che il marketing, nel processo di acquisto di un prodotto, giochi un ruolo fondamentale. Il consumatore medio si è evoluto: il prezzo non è più un key driver del processo di acquisto. Il consumatore di oggi vuole di più: vuole sentirsi coinvolto e partecipe, vuole sentirsi appagato, vuole sentirsi considerato e vuole interagire con il brand. Ed è in luce di questo che le aziende devono muoversi: far partecipare il consumatore alla creazione e sviluppo di un prodotto, fare iniziative ed eventi volti a trasmettere i valori dell’azienda. L’ obiettivo principale deve essere quello di far identificare le persone nel brand, l’acquisto dei prodotti verrà come naturale conseguenza quasi come un ‘ringraziamento’ da parte del consumatore per averlo reso parte della famiglia. /Descrivici il tuo supermercato ideale! Il mio supermercato ideale deve essere capace di portarmi sempre prodotti nuovi ed innovativi da scoprire, dare spazio alle piccole e medie imprese italiane a scapito delle grandi multinazionali e guidare il consumatore nella scelta di prodotti di qualità (stagionalità, provenienza, località). Mi piacerebbe un supermercato che insegni che mangiare non consiste solo nel riempire la pancia, ma che dietro ogni alimento e combinazione c’è molto di più. Un supermercato che ci insegni a tornare alle origini, quando la genuinità dei prodotti della terra la faceva da padrona e che non dia spazio ai prodotti confezionati e super processati. Mi piacerebbe un supermercato interattivo, che conoscendo le mie preferenze mi tenga sempre aggiornata sulle promozioni o sull’arrivo di prodotti che potrebbero piacermi.


«MI PIACEREBBE UN SUPERMERCATO INTERATTIVO, CHE CONOSCENDO LE MIE PREFERENZE MI TENGA SEMPRE AGGIORNATA SULLE PROMOZIONI O SULL’ARRIVO DI PRODOTTI CHE POTREBBERO PIACERMI.»

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E-Commerce in crescita Le motivazioni che spingono il consumatore ad acquistare online

Nel 2017 le attività che si occupano di shopping online sono state quasi 18mila, una cifra pari al +8,4% rispetto al 2016. Idealo (piattaforma leader nella comparazione dei prezzi) ha analizzato anche quest’anno il comportamento d’acquisto degli italiani in rete e la trasformazione tecnologica e sociale innescata dall’e-commerce nel contesto italiano. I dati a disposizione di questo studio derivano dalle intenzioni di acquisto di oltre 15 milioni di utenti al mese, registrate su Idealo, e dal sondaggio condotto da Survey Sampling International (SSI) – uno dei principali fornitori mondiali di soluzioni relative al campionamento e alle ricerche di mercato. Una delle motivazioni che spinge maggiormente il consumatore ad acquistare online è senz’altro la convenienza economica caratterizzata dalla comparazione. Il 92% degli italiani dichiara di confrontare costantemente prezzi online e offline. Un dato in costante aumento che non solo conferma un cambio nelle abitudini dei clienti, ma anche una tendenza ad interpretare siti di commenti/recensioni come canali trasparenti e oggettivi. A dimostrazione dell’importanza dei prezzi, il 74% dei consumatori ha dichiarato di preferire acquistare presso un negozio meno noto, a patto di risparmiare sulla spesa. Il settore del food occupa il 20% degli acquisti online a sottolineare come il negozio fisico abbia ancora la sua rilevanza. In Italia la predominante di e-shopper è maschile con un 61% e la loro età si aggira tra i 35 e i 44 anni. Il canale più utilizzato per effettuare

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gli acquisti è ancora il pc (91%) seguito da dispositivi mobile (29%) e tablet (22%). Il fattore però più interessante che è emerso dalla ricerca di Idealo è che il cliente non è più digital, ma phygital. C’è una tendenza sempre maggiore nel combinare online e offline per ottenere un’esperienza d’acquisto completa. Combinando infatti entrambi i canali, otteniamo un utente che utilizza le fonti online per fare ricerca e comparazioni, ma preferisce comunque recarsi nel negozio fisico per effettuare l’acquisto. Si tratta quindi di un nuovo consumatore che oggi più che mai può essere definito come consapevole di ciò che acquista.

E-COMMERCE ITALIANO IN CRESCITA CONTINUA: IL NUOVO CLIENTE È PHYGITAL!


“La nostra analisi ha evidenziato come i confini tra mondo fisico e mondo virtuale stiano diventando sempre più sottili e che la tendenza ad acquistare online stia crescendo esponenzialmente” ha commentato Fabio Plebani, country manager di Idealo per l’Italia – “La maggior leva di acquisto rimane il prezzo e gli italiani mostrano un’attenzione crescente verso la trasparenza e la neutralità delle fonti.” Fonte – Idealo

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Il cibo è un bene PREZIOSO a cura di Jacopo Bianchi

In Italia si spreca troppo cibo. Ogni anno finiscono nella pattumiera quasi cinque milioni di tonnellate di generi alimentari, ancora sani e commestibili. Di queste, almeno 185mila tonnellate arrivano dai tavoli dei ristoranti, gli avanzi che nessuno consuma e che alla fine vengono gettati via. Nel Mondo ben un terzo del cibo per il consumo umano viene sprecato, nonostante un miliardo di persone quotidianamente soffra la fame. Secondo i dati di FAO e WWF nel nostro Paese una famiglia, pur avendolo acquistato, non consuma e di conseguenza getta via mediamente 454 € di cibo all’anno. Nello specifico -dicono i numeri elaborati dall’Osservatorio sugli sprechi- si tratta soprattutto di prodotti freschi e appena cucinati (35%), pane (19%), frutta e verdura (17%), pesce (15%). Alimenti che potrebbero sfamare 40 milioni di persone. Anche le mense scolastiche sprecano troppo: 1/3 dei pasti viene gettato, quasi 90 grammi di cibo per ogni studente. E a finire per prima nella spazzatura è la frutta. Secondo il Barilla Center for Food and Nutrition lo spreco domestico italiano vale 37 miliardi di euro. In termini ambientali ha un impatto pari alla produzione di 14 milioni di tonnellate di anidride carbonica, un vero inquinamento che per essere riassorbito ha bisogno di 800mila ettari di boschi, in pratica l’intera superficie boschiva della Lombardia.

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IN MEDIA, IN ITALIA, SI BUTTA VIA CIBO PER UN VALORE DI 454 € ALL’ANNO

Eppure la situazione sta migliorando. In occasione della V Giornata Nazionale di prevenzione dello spreco alimentare il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato i risultati del Progetto Reduce, un “diario quotidiano” del cibo sprecato, un giornale di bordo della tavola fatto compilare nel 2017 a 430 famiglie di tutta Italia. È emerso che il campione preso in considerazione spreca 84 chili di cibo per famiglia e 36 chili a persona. Lo stesso esperimento condotto nel 2016 aveva fatto registrare ben 145 chili per famiglia e 63 chili per persona. Una inversione di tendenza dovuta in parte alle conseguenze della crisi economica, che ha reso tutti un po’ più attenti e parsimoniosi. Un segnale comunque positivo che non va ignorato e che anzi, proprio il Ministero, vuole rendere permanente per abbattere quel 50% di sprechi che ancora avviene in casa. E per farlo punta su un decalogo di buone pratiche, semplici consigli che se attuati potrebbero aiutare a risparmiare lo 0,6% del Pil nazionale. Bastano infatti piccoli accorgimenti alle nostre abitudini quotidiane, un po’ più di attenzione per fare del bene al portafoglio e all’intera filiera dell’alimentazione, dalla produzione al consumo finale. Qualche esempio? Consumare per primi gli alimenti prossimi alla data di scadenza, acquistare solo i prodotti di cui si ha necessità, fare la spesa giorno per giorno e non concentrare tutti gli acquisti una sola volta la settimana. Infine, non vergognarsi a chiedere la family bag al ristorante per portare a casa gli avanzi e consumarli in un secondo momento. A dare un contributo alla riduzione degli sprechi ha contribuito anche l’entrata in vigore due anni fa della Legge Gadda che incentiva la redistribuzione delle eccedenze alimentari lungo tutta la filiera. A parlare sono i numeri del Banco Alimentare. Le donazioni delle eccedenze (non più destinate alla distruzione) hanno fatto segnare in appena dodici mesi un +21%, un vero cambio di abitudini che ha permesso di recuperare 5.500 tonnellate di derrate alimentari.

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SoliDando La spesa solidale a Milano — Intervista ad Alessandra Bianchi, responsabile progetto SoliDando

SOLIDANDO DEVE IL SUO NOME AI DUE ELEMENTI CARDINE DEL PROGETTO: LA SOLIDARIETÀ E LA DONAZIONE. SOLIDANDO PROMUOVE LA CULTURA DELL’ACCOGLIENZA E DEL DONO OFFRENDO AGLI INDIGENTI LA POSSIBILITÀ DI ACQUISTARE PRODOTTI IN UN VERO SUPERMERCATO, ELIMINANDO COSÌ LA SENSAZIONE DI DISAGIO DI METTERSI IN CODA AD ASPETTARE UN PASTO CALDO. SI TRATTA DI UN PUNTO VENDITA A TUTTI GLI EFFETTI, NATO DA POCO, MA GIÀ RICONOSCIUTO POICHÉ PERMETTE A PIÙ DI 300 PERSONE DI FARE LA SPESA. Quando nasce Solidando e qual’ è la sua mission? «SoliDando è nato esattamente un anno fa, a maggio 2017; un progetto che cerca di venire incontro ai bisogni alimentari che molte famiglie vivono nella nostra città. SoliDando è un supermercato solidale dove famiglie, selezionate dal nostro centro di ascolto FareCentro oppure inviateci da centri d’ascolto e parrocchie, possono fare la spesa in modo completamente gratuito. È munito di casse, carrelli, scaffali e di una variegata tipologia di prodotti che le persone possono mettere nel loro carrello, scalando i punti dalla propria tessera che mensilmente viene caricata.» Come funziona SoliDando? «Alla sua apertura l’obiettivo di SoliDando era quello di dare aiuto, nel primo anno, a 150 nuclei familiari (oltre 560 persone) ma in questo periodo ha già superato le previsioni arrivando a distribuire 345 tessere, (oltre 1.000 beneficiari) a cui sono stati distribuiti 133.245 prodotti per un totale di 71.111 kg di merce. Per dare maggiori possibilità di accesso, grazie alla disponibilità dei numerosi volontari, è stato inoltre ampliato l’orario di apertura, aggiungendo a martedì e venerdì (9-13), anche il lunedì pomeriggio (14-17).» Come è strutturato il supermercato e perché avete scelto di ricreare un punto vendita vero e proprio? SoliDando è un modello innovativo di fare solidarietà che mira a salvaguardare la dignità delle persone, non più costrette a mettersi in coda per ricevere il pacco-viveri, ma libere di scegliere i prodotti in base alle proprie esigenze, in un contesto accogliente e ben organizzato.

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Una realtà che è anche luogo di incontro, in cui trovare - anche tramite gli altri servizi di iBVA - opportunità di uscita dalla condizione di disagio. Perché la Milano Food Week? La Milano Food Week ci sembrava una bella occasione per far conoscere il nostro progetto e far capire alle persone che a Milano ci sono i grandi ristoranti e i grandi chef, ma anche molte persone che fanno fatica ad arrivare a fine mese. Inoltre essere beneficiari della raccolta nei Pam è per noi molto importante per arricchire la merce sui nostri scaffali. Come si può sostenere SoliDando? Il progetto si può sostenere con delle donazioni e mettendoci in contatto con aziende che possono regalarci con continuità i loro prodotti così da poter aumentare ulteriormente il numero di persone aiutate.

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LA GENTILEZZA PAGA: SOPRATTUTTO NEL SUPERMERCATO Si parla tanto di disponibilità e gentilezza richieste al personale del punto vendita per rendere l’ambiente accogliente ma si ignora troppo spesso che anche noi clienti dovremmo rispettare alcune regole… Eh sì, perché il supermercato è un microcosmo, un palcoscenico della società in cui viviamo e dove ritroviamo il bisogno di rispetto e buona educazione per una pacifica convivenza. Proviamo ad essere civili anche noi, dunque, quando

andiamo a fare la spesa! Ad esempio, riponiamo i prodotti che non abbiamo più intenzione di acquistare colti da improvvisi pentimenti in prossimità delle casse. Inoltre perché trasformare la fila alle casse in un Grande Raccordo Anulare? Facciamo passare avanti chi ha uno o due prodotti nel carrello facilitando lo smaltimento della fila. La cordialità che vorremmo incontrare nel personale del punto vendita dovrebbe essere qualcosa di ricambiato

IL LUSSO COME ESPERIENZA CHE PASSA ATTRAVERSO IL CIBO Dall’indagine sulla spesa delle famiglie condotta annualmente dall’Istat su un campione di 28 mila famiglie italiane, risulta come siano cambiate radicalmente le priorità d’acquisto dei consumatori. La spesa per i generi alimentari è aumentata dal 15 al 17% in rapporto alla spesa complessiva, dimostrando un

approccio sempre più salutistico, quasi terapeutico, verso l’alimentazione. L’incidenza della frutta e della verdura sulla spesa complessiva è cresciuta del 3,6%, a fronte di un ridimensionamento di quella per dolciumi scesi dal 7 al 5%. Mangiare bene = stare bene.

IL CIBO DIVENTA MODA Il cibo è arrivato oggi a sostituire l’abbigliamento come segnalazione di identità sociale dell’individuo. Il cibo diventa sperimentazione, individualità, soprattutto cambiamento frequente delle preferenze. Quando a guidare la scelta alimentare non è più soltanto il palato e la sua

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soddisfazione, ma una scelta di tipo sociale. Il fenomeno si traduce nell’andamento da un anno all’altro di alcuni dei superfood: tra quelli che diminuiscono ci sono aglio nero (-39%), bacche di acaj (-33%) e kamut (-24%), mentre crescono maggiormente avocado (+78%), zenzero


anche da parte nostra, non dimentichiamoci che anche il cassiere è un essere umano che al mattino, probabilmente, si è svegliato molto presto: perché non fare un bel sorriso, ringraziare e salutare prima di uscire dal supermercato? Le buone maniere sono contagiose e la gentilezza rende più belli, sempre.

Diminuiscono quindi le quantità di alcol, carne rossa, grassi e aumentano i consumi di prodotti salutari. 7kg in meno all’anno di carne consumata rispetto agli anni ’80 24 kg i consumi medi di un italiano di pasta all’anno.

(+72%), olio di lino (+52%) e barbabietola (+47%). Il latte di soia è sostituito da quello di mandorla e di cocco, mentre la pasta di kamut lascia spazio a quella di farro.

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CEAN S.p.A. Via Terracini 1 10028 Trofarello (TO)

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