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Lombardia nord-ovest n.1 anno LXXXVI Rivista semestrale della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Varese Direttore responsabile Mauro Temperelli Redazione Antonio Franzi, Rosa Pandini, Enrico Argentiero, Elena Botter Comitato scientifico Giuseppe Armocida, Walter Baggini, Carlo Brusa, Marco Dal Fior, Mauro Luoni, Pietro Macchione, Angelo Monti, Gaspare Morgione, Francesco Pierantozzi, Pierfausto Vedani Traduzione Nexo Corporation Srl Progetto grafico e impaginazione Fulvia Vallini Direzione redazione e amministrazione piazza Monte Grappa, 5 - 21100 - Varese tel. +39 0332 295321 - fax +39 0332 282158 e-mail: comunicazione@va.camcom.it L’accettazione degli articoli dipende dal giudizio insindacabile della direzione. Gli scritti firmati o siglati rispecchiando soltanto il pensiero dell’autore, non impegnano né la direzione nè l’editore. Non è consentita la riproduzione degli articoli senza autorizzazione. I manoscritti, le pubblicazioni e le richieste a titolo di cambio devono essere indirizzate alla redazione. I manoscritti, anche se non pubblicati non vengono restituiti.

Registrazione del tribunale di Varese N° 260 del 31 ottobre 1973 Stampa F.lli Crespi Industria Grafica srl 21012 Cassano Magnago (Va) Editore © Camera di Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura di Varese

Ph. Massimo Alari

Unione Stampa Periodica Italiana

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SPECIALE: VARESE MUSEI IN RETE

Editoriale di Renato Scapolan

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Philippe Daverio e quel posto... pi첫 bello del mondo di Federico Bianchessi

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Case histories: Varese musei introduzione di ogni sezione a cura di Mario Chiodetti

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Al museo tra ville e castelli di Nicola Antonello

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Paesi dipinti: musei en plein air di Nicola Antonello

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Musei d'arte di Adriana Morlacchi

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Musei tra archeologia e scienza di Marta Licata

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Il Sacro Monte di Varese, il museo verticale

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Case Museo di Chiara Palumbo

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Musei dei trasporti di Maria Carla Cebrelli

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Musei dell'industria e dei mestieri di Paola Provenzano

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Il museo s'innova: ecco il MuseoWeb della Camera di Commercio di Antonio Franzi

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“Non tutto ciò che conta può essere misurato e tutto ciò che è misurabile può non contare”

Ph. Paolo Valentini

Albert Einstein

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VARESE MUSEI IN RETE

Editoriale di Renato Scapolan*

La cultura è una risorsa formidabile per promuovere lo sviluppo economico a livello locale. Tanto più che, normalmente, si tratta di forme di sviluppo di qualità, fondate sulla sostenibilità della sua crescita. Non solo, ma anche di uno sviluppo rispettoso delle diversità e capace di attrarre forme di turismo assai interessanti. Insomma, in un contesto economico di grave difficoltà, la cultura può e deve essere un fattore di redditività. E questo, soprattutto per quelle giovani generazioni che stanno subendo le pesanti conseguenze dell’indebolimento del tessuto socio-economico. Da qui lo sforzo di mettere in rete le diverse e interessantissime strutture museali. Vere grandi e piccole “chicche chicche”” che, con le loro opere ad alto profilo, arricchiscono i diversi luoghi della nostra provincia. Questo numero di Lombardia nord-ovest vuole allora fornire un contributo per valorizzare quell’inestimabile patrimonio rappresentato dai nostri musei. Sono sufficienti alcune cifre per renderci conto del potenziale di cui sono espressione, anche rispetto al mercato del lavoro: secondo dati di ““Excelsior Excelsior”, ”, il sistema promosso dalle Camere di Commercio insieme al Ministero del Lavoro che ogni anno fornisce informazioni sulle figure professionali richieste dalle aziende del territorio, negli ultimi dodici mesi erano 32.250 le assunzioni programmate in Italia dal sistema produttivo culturale. Un sistema che risulta in grado di resistere meglio alle difficoltà congiunturali: basti pensare che se la variazione dell’occupazione dipendente attesa è comunque negativa, il -0,7% previsto è contenuto rispetto al -1,2% delle altre imprese dell’industria e dei servizi. Una messa in rete di strutture e opportunità che deve essere intesa anche come occasione per organizzare il territorio e renderlo attraente in vista dell’Esposizione Universale che nel 2015 si svolgerà a due passi dalla provincia di Varese. Molte sono le variabili che potranno incidere sul successo del grande evento e, di conseguenza, determinarne un impatto più o meno significativo. Di certo, comunque, dovremo saper aggregare le realtà di cui, nei vari ambiti, siamo ricchi con l’obiettivo di intercettare i tanti visitatori attesi e offrire loro la curiosità di dedicarsi anche alla provincia di Varese. Si tratta insomma di creare dei veri e propri prodotti turistici innovativi, anche in ambito culturale, così da rendere permanenti e stabili le “connessioni connessioni virtuose” virtuose” che si genereranno. La Camera di Commercio, anche attraverso questa edizione della nostra pubblicazione Lombardia nordovest, è pronta a fare la sua parte.

*Presidente della Camera di Commercio di Varese / President of the Varese Chamber of Commerce

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Culture is a terrific resource for promoting economic development at a local level. Especially since these are normally forms of development based on quality and sustainable growth. Forms of development that are also respectful of diversity, and are capable of attracting extremely interesting forms of tourism. In short, within a context of severe economic difficulties, culture can and should be seen as a significant factor in terms of generating revenue. And this is especially true for the younger generations, who will suffer the most serious consequences of the weakening socio-economic fabric. This has given rise to an effort to network the various museums located throughout the territory. With their high-profile works, these veritable treasure troves, both great and small, enrich the various places of interest throughout our province. This issue of Lombardia nordovest is thus dedicated to emphasizing the inestimable heritage represented by our territory's museums. All it takes is a few figures to understand the potential that these structures possess, even when compared to the labour market: according to the data from “Excelsior” Excelsior” (the system promoted by the Chambers of Commerce together with the Ministry of Labour, which annually provides information regarding the professional figures requested by the companies throughout the nation), over the last twelve months 32,250 new jobs have been created within Italy's cultural production system alone. It's a system, therefore, that's proven itself to be capable of better withstanding these economic difficulties: just consider that, although the forecast variation in the employment rate is negative, -0.7% is nevertheless quite a bit lower than the -1.2% forecast for the industry and service sectors. This networking of facilities and opportunities can be seen as an occasion to organize the territory, thus rendering it more attractive in view of the 2015 World's Fair, which will be held just beyond the confines of the province of Varese itself. There are many variables that are capable of affecting the success of this enormous event and, as a result, may cause it to have a more or less significant impact. We must, however, succeed in aggregating our vast range of facilities in the various sectors, with the aim of intercepting the large number of expected visitors by enticing them to visit the province of Varese as well. In short, we need to create truly innovative tourism products, even in terms of cultural attractions, in order to consolidate and stabilize the “virtuous connections” that will be generated. To this end, the Chamber of Commerce is prepared to do its part, even through this edition of the Lombardia nord-ovest publication.

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VARESE MUSEI IN RETE

“Not everything that counts can be counted and not everything that can be counted counts”

Ph. Paolo Valentini

Albert Einstein

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Philippe Daverio e quel posto‌ piÚ bello del mondo

Ph. Marina Alessi

di Federico Bianchessi

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VARESE MUSEI IN RETE

È nato in Alsazia, a Mulhouse, il nome è francese, ma in compenso nel cognome soffia un’aria tutta e inconfondibilmente varesina. E antica, anzi antichissima, almeno quanto la famiglia romana dei Verris alla quale si attribuisce l’origine del toponimo Daverio. Delle sue radici va orgoglioso: «Più varesotto di me… anche se per la metà materna sono crucco, è difficile trovarne». Uno di quei varesotti, e ce n’erano e ce ne sono ancora tanti, per i quali è difficile tracciare confini geografici e ancor meno culturali, più che altro puoi indicare i luoghi in cui si fermano per qualche tempo: nel suo caso, la Scuola Europea, la casa (fino a poco tempo fa) di Casciago, i percorsi di mille passeggiate nei giardini, in corso Matteotti, sui laghi, e naturalmente tra le opere d’arte. E conoscenze importanti, amicizie come quella con il conte Giuseppe Panza, il grande collezionista d’arte contemporanea, un altro come lui, un cittadino del mondo che si è sempre sentito a suo agio soprattutto a Biumo. «Potrei scrivere un racconto romantico della mia infanzia in quello che era allora forse il posto più bello del mondo» dichiara il suo amore Philippe Daverio. Un amore sfumato nelle tinte della nostalgia: quella antica e giovanile bellezza di Varese è però ancora ben rintracciabile pur sotto qualche ruga. Questo territorio conserva un grande tesoro di cultura, tanto da avere attirato importanti artisti contemporanei, basti pensare a Guttuso o Baj. E ha ospitato la straordinaria attività di Giuseppe Panza. «Assolutamente. Un tesoro straordinario, sebbene irripetibile. Anche quel genere di collezionismo ha fatto il suo tempo, qui. Quella società altamente sofisticata, aristocratica non nel senso di nobiliare, non ha avuto seguito. Oggi Varese può e deve riannodare i suoi fortissimi elementi di attrazione per una società cosmopolita, penso per esempio agli stranieri che lavorano al centro di ricerca europeo di Ispra». Facciamo una prova. Se dovesse aggiungere per esempio una stanza dedicata a Varese al “museo immaginato” del suo ultimo libro, che cosa ci metterebbe? «Senza dubbio il meraviglioso quadro di Bernardo Bellotto con la vista della Gazzada, che è alla Pinacoteca di Brera. E poi l’insieme della raccolta Panza a Biumo: perché rappresenta la versione contemporanea del Sacro Monte. Nel senso che creano un cammino verso la luce, come la salita delle Cappelle. Che sono esse stesse un’opera straordinaria, dove si manifesta la corrente di entusiasmo artistico e culturale del periodo successivo alla scoperta del sarcofago Ludovisi a Roma nel ‘600…». Pensa che a riconquistare il ruolo culturale che compete a Varese siano utili grandi mostre come quelle organizzate prima a Treviso e poi in altre città, come Brescia e Verona, da Marco Gordin? «È l’ultima disgrazia che augurerei a Varese…decisamente no! Quelle sono mostre che arricchiscono soltanto gli organizzatori e non lasciano nulla alle città che le ospitano. No, la strada per Varese è mettere in rete le

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Bernardo Bellotto “Veduta di Gazzada� - Ph. archive Pinacoteca di Brera

Lei sarebbe disponibile a collaborare? «Una consulenza la posso offrire, sì. Per un progetto culturale legato all’Expo, per un rilancio delle eccellenze turistiche, anche di quelle commerciali, ricettive e della ristorazione, sarei disponibile a dare una mano. A suo tempo, da assessore a Milano, avevo per esempio proposto un’iniziativa che si chiamava “Il Lago Maggiore comincia in piazza Cadorna”, per coinvolgere le Ferrovie Nord con un “Treno dei laghi” turistico. In genere, a questo punto, si tira in campo l’Expo di A un’ora dall’Expo, ci sono giacimenti culturali enormi verso Milano del 2015 come un appuntamento su cui investire cui portare i visitatori». per la valorizzazione del territorio? «Senz’altro, ma l’Expo comincerà domani! È realmente Ritiene quindi che i musei varesini possano essere un’occasione irripetibile per Varese. Ma ci si deve muovere inseriti in un progetto “Expo”? subito: per mettersi in rete con una proposta capace di attrarre «Certamente, ce ne sono molti di rilievo. In particolare, Villa gli ospiti della rassegna sugli itinerari più interessanti del Panza, Maga e Masnago, ma non dimentico Volandia». territorio, da Casteseprio a Castiglione Olona, dalle aree del Fai al Castello di Masnago. Bisogna prepararsi, però: ripeto, Non perdere tempo, dunque? l’Expo è domattina». «Occorre subito formare una “commissione di agitazione” per una Expo che si allarghi alla Lombardia intera. Varese può offrire una grande iniezione di intelligenza». numerosissime attrattive che definiscono la sua reale identità. L’esempio è Mantova con il suo festival letterario. Individuare gli elementi apicali della città capaci di produrre un evento di grande rilievo comunicativo. Varese ha bisogno di un vero piano di coordinamento delle iniziative e dei centri culturali. Un progetto per metterla in quello che è il suo vero ruolo: essere una delle più belle città italiane».

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Philippe Daverio and... the most beautiful place in the world

Born in Alsace, in Mulhouse, his name is French, but at least his surname reflects his unmistakable Varese origins. It's an ancient surname indeed, dating back to the Roman family of Verris, with whom the surname of Daverio is said to originate. And he's proud of his heritage: «It's hard to find someone who's more of Varese origins than myself...

love, however, whose colours faded due to homesickness.

even if I'm half-Kraut on my mother's side.» He's one of those many people of Varese origins for whom cultural and geographical boundaries mean little. More than anything else, all you can do is point out the places where they have spent parts of their lives: in his case, these include the European School, the family home (up until recently) in Casciago and the thousands of pathways taken through the gardens, along Corso Matteotti, on the shores of the lakes or, naturally, among the city's works of art. Not to mention important contacts. Friendships like that with with Count Giuseppe Panza, a passionate collector of contemporary art who, like himself, is a citizen of the world that's always felt at home in Biumo. «I could write a romantic tale of my childhood based on what was then perhaps the most beautiful place in the world», Philippe Daverio explains, citing his love for our territory. A

works of Giuseppe Panza. «Absolutely. It's an extraordinary and, dare I say, a unique treasure. Yet no great contemporary artist would come to live in the Varese area today. The heyday of that kind of collectionism has long since passed here. There has been no continuum to that highly sophisticated society, and by this I mean aristocracy, not nobility. Today, Varese is neglecting what could have been its most attractive elements for a cosmopolitan society. Just think, for example, of the foreigners who work at the European Research Centre in Ispra».

Varese retains an enormous cultural treasure, to the extent that it attracts numerous contemporary artists, including the likes of Guttuso and Baj. And even gave rise to the amazing

Ph. Marina Alessi

If you were to add, for example, a room dedicated to Varese to an «imaginary imaginary museum» in this latest volume, what would it look like? «I would certainly include the wonderful portrait of Bernardo Bellotto, with the view

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VARESE MUSEI IN RETE

of Gazzada, which can be seen at the Brera Art Gallery. I'd also include the entire Panza collection from Biumo, as it represents a contemporary version of the Sacro Monte. In the sense that they create a path towards the light, like the ascent of the Chapels. Which in and of themselves represent extraordinary works, manifesting the current of artistic

its initiatives and cultural centres. In short, what the city needs is a project. One that will restore it to its rank among Italy's most beautiful cities».

and cultural enthusiasm following the period when the Ludovisi sarcophagus was discovered in Rome during the 1600s ... ».

valorize our territory. «Absolutely, if the Expo were to begin tomorrow. It's really a unique opportunity for the Varese area. But preparations need to made immediately. The province needs to establish a network designed to draw visitors to the area's most interesting tourist attractions, from Casteseprio to Castiglione Olona, from the areas managed by the Italian Environmental Foundation to the castle of Masnago. But the preparations need to be made. After all, the Expo is just around the corner».

Do you think that exhibitions like those organized by Marco Gordin in Treviso and other cities, like Brescia and Verona, are useful for regaining the cultural role once played by the city of Varese? «That's the last thing I would wish upon Varese... absolutely not! Such exhibitions only enrich the organizers, and leave nothing to the cities that host them. No, Varese needs to follow a path that will allow it to discover its own true identity. An example, on the other hand, would be Mantua, with its literary festival. It is necessary to identify the city's foremost elements... ones that are capable of conveying a significant message. Varese needs a feasible plan for coordinating

At this point, we generally begin discussing the 2015 World's Fair in Milan as a event in which we could

once proposed the “Lake Lake Maggiore begins in Piazza Cadorna Cadorna” program, which was aimed at involving the Northern Railways with a “Train Train of the Lakes” Lakes tourism initiative. Being located just one hour from the Expo itself, there are significant cultural venues to which visitors can be drawn». So you think that the museums of the Varese area can be inserted within an “Expo Expo” project? «Absolutely... the area boasts many important museum structures. Some of the most significant include Villa Panza, Maga and Masnago, and that's not to mention Volandia». So there's no time to waste? «A committee needs to be formed immediately in order to ensure that the Expo encompasses the entire region of Lombardy. Varese area offers a good dose of common sense».

Would you be willing to cooperate? «I could certainly offer some advice. For a cultural project linked to the Expo, for the revival of tourism or even in terms of sales, accommodations and catering aspects, I would certainly be willing to lend a hand. As a councillor in Milan, for example, I

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lo dice...

Museums between manors and castle Our province boasts many villas and castles, and fortunately many of these old residences

are beautifully preserved, offering visitors the opportunity to visit them and, often times, to enjoy the charming little museums housed inside. This is precisely the case at the Doll and children’s clothing museum , located at the magnificent Rocca di Angera, owned by the Borromeo family, which features over two centuries of history, exhibiting a wide range of precious dolls made with a variety of materials, including wood, Papier-mâché, porcelain, wax, and even celluloid. In contrast, the sixteenth-century villa Cicogna Mozzoni in Bisuschio and villa Della Porta Bozzolo in Casalzuigno are museum homes, now owned by the FAI (Fondo Ambiente Italiano - the "Italian Environmental Foundation"), which host exhibitions and floriculture events, as well

Anna Gastel ▪ presidente FAI Lombardia Italian National Trust Lombardy President

Varese, città dei giardini, dei parchi, dei luoghi d’acqua. Una grande varietà e bellezza di paesaggio cui s’affianca una ricchezza di ville e musei. Una città da conoscere prendendo il tempo necessario a scoprire quello che non appare subito al visitatore. Proprio perché i musei e le raccolte d’arte sono all’interno di ville o di antiche dimore. Varese, che offre tantissimo alla cultura. Basta attraversare le piazze, le vie, i giardini, i cortili e poi… varcare le soglie. Varese, a city of gardens, parks, boasting a wealth of lakes and rivers. It provides a great variety of beautiful landscapes elegantly flanked by historical villas and numerous museums. A city deserving to be discovered slowly, unveiling its beauties to the curious few, precisely because its museums and art collections are safeguarded in villas or historical mansions. Varese offers a unique range of cultural opportunities; one needs only to cross the squares, streets, gardens, courtyards and then finally, ...the thresholds.

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as concerts and theatre performances. Thanks to the donation made to the city by sculptor Giancarlo Sangregorio, with some of his greatest works being exhibited in the historic residence, Visconti Castle in Somma Lombardo features an unusual mix of ancient and contemporary art. The FAI also has another important property located on the hill of Biumo, the splendid Villa Litta Menafoglio Panza, which hosts Count Giuseppe Panza’s modern art collection, as well as a number of other important international exhibits. A museum that needs to rediscover its identity, on the other hand, is that of the Masnago Castle: despite hosting a good permanent collection and a number of exhibits by local artists, this structure, which once hosted events of a much higher level, has now fallen a bit behind.

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VARESE MUSEI IN RETE | CASE HISTORY

Al museo tra ville e castelli di Mario Chiodetti

Ville e castelli sono un vanto della nostra provincia e, per fortuna, molte di queste antiche dimore sono splendidamente conservate, offrono al visitatore la possibilità di una visita e spesso di conoscere piccoli e accattivanti musei. È il caso del Museo della Bambola e dell’abbigliamento infantile, accolto nella magnifica Rocca di Angera, di proprietà della famiglia Borromeo, che propone ben due secoli di storia attraverso preziose bambole realizzate con i più svariati materiali, dal legno alla cartapesta, dalla porcellana alla cera, fino alla celluloide. Case museo sono poi la cinquecentesca villa Cicogna Mozzoni di Bisuschio e villa Della Porta Bozzolo di Casalzuigno, oggi proprietà del FAI che accoglie mostre e manifestazioni anche legate alla floricoltura, concerti e pièce teatrali. Al Castello Visconti di Somma Lombardo va segnalato un insolito connubio tra arte antica e contemporanea, grazie alla donazione che lo scultore Giancarlo Sangregorio ha voluto fare alla città, con alcune sue grandi opere accolte nella storica residenza e fruibili al pubblico. Il FAI ha anche un’altra importante proprietà sul colle di Biumo, la splendida villa Litta Menafoglio Panza sede della collezione di arte moderna del conte Giuseppe Panza e di importanti mostre internazionali. Un museo che deve ritrovare la sua identità è invece quello del Castello di Masnago, sede in passato di esposizioni di livello e oggi un po’ defilato, nonostante la buona raccolta permanente e le mostre dedicate anche ad artisti locali.

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Museo della bambola di Nicola Antonello

Giocattoli, ma anche opere d'arte. La Rocca Borromeo di Angera ospita il Museo della Bambola e del Giocattolo. Fondato nel 1988 dalla principessa Bona Borromeo Arese, fu la prima esposizione italiana del genere e, ancora oggi, rappresenta uno dei principali punti di riferimento per gli appassionati di tutto il mondo. Le 1.300 bambole presenti sono esposte seguendo un percorso storico e quindi dall’avvicendarsi dei materiali utilizzati nelle varie epoche e fasi: dall’artigianato all'industria. Partendo dal XVIII secolo si trovano esemplari realizzati in legno, biscuit, tessuto, cera, cartapesta, porcellana. E poi bambole francesi, tedesche e inglesi riccamente abbigliate di corredi in miniatura, insieme con altri giocattoli, accessori domestici, modelli di mobili, case di bambola completamente arredate, negozi in miniatura, giochi di società e didattici, raccolte di ex-libris a soggetto infantile e figurine. Tutte illustrano l'evoluzione storica e culturale di questo straordinario oggetto, da sempre protagonista dell'infanzia. Il percorso storico e l'impianto didattico ampiamente documentato, accompagnano i visitatori attraverso un fantastico viaggio nel tempo alla riscoperta del gioco. Non si tratta soltanto di oggetti ludici: esistono infatti profonde connessioni tra le bambole antiche e moderne e la società e l'educazione, nonché legami con moda, arte e costume di ieri e di oggi. L’esposizione si sviluppa attraverso dodici sale collocate nell'ala Borromea e nell'“ nell'“oratorio oratorio”, ”, a cui sono state affiancate sezioni monotematiche separate: una dedicata alle bambole e giocattoli provenienti da culture extraeuropee nelle ““scuderie scuderie”, ”, l'altra, nelle tre sale al primo piano, ospita la collezione del Petit Musée du Costume di Tours, raccolta da Gisele Peschè, consistente in una straordinaria serie di automi francesi e tedeschi, vere meraviglie animate, prodotti durante il XIX secolo.

Museum of dolls and toys Toys, but also works of art. Angera's Rocca Borromeo hosts the the Museum of Dolls and Toys. Founded in 1988 by Princess Bona Borromeo Arese, this structure represents the first exhibit of its kind in Italy, and to this day remains one of the main reference points for enthusiasts worldwide. The 1,300 dolls present are displayed in chronological order, and therefore reflect the particular materials utilized for their production over the ages: from artisan craft to industry. Starting from the eighteenth century, the museum features exemplars made from wood, bisque, cloth, wax, papiermâché and porcelain. There are even French, German and English dolls, finely dressed with the utmost attention to detail, together with other toys, home accessories, furniture models, fully furnished doll-houses, miniature shops, board games and educational games, collections of children's books and figurines. Each object represents a part of the historical and cultural evolution of these extraordinary childhood treasures. A historic pathway, combined with a well-documented educational system, leads visitors through a fantastic journey through the fun and games of the past. The items on display do not merely represent recreational objects. Rather, these ancient and modern dolls are deeply rooted in society and education, and are profoundly linked to the fashion, art and costumes of both the past and present. The exhibit extends throughout twelve rooms located in the Borromea wing and the “oratory oratory”,, which in turn are flanked by two separate themed areas: one in the “stables stables”,, dedicated to the dolls and toys from extra-European cultures, and the other, located in the three rooms on the first floor, hosting the collection of the Petit Musée du Costume di Tours, collected by Gisele Peschè, which is made up of an extraordinary series of wonderful French and German animated dolls manufactured during the nineteenth century.

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indirizzo / address Rocca Borromeo Via Rocca Castello, 2 Angera www.borromeoturismo.it info@borromeoturismo.it

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Villa Cicogna Mozzoni di Nicola Antonello

Una villa che è anche un museo e viceversa. Villa Cicogna Mozzoni di Bisuschio è un gioiello rinascimentale in cui il contenitore e il contenuto coincidono. Ogni comodino, ogni letto e libro della biblioteca è un'opera d'arte. «In questo caso però – spiega il Conte Jacopo Cicogna Mozzoni – ogni pezzo non è stato portato in un luogo adibito a museo, ma è rimasto nel suo posto d'origine, la villa e le sue sale» sale».. La dimora, realizzata nel 1530 ha un'altra caratteristica quasi unica nella storia: è sempre appartenuta dalla famiglia che la costruì. Non solo. All'epoca i nobili la vivevano come casa di villeggiatura: soprattutto d'estate, d'autunno e nei periodi di caccia all'orso bruno e al cinghiale. Oggi la quattordicesima generazione composta da Francesco, Jacopo e Angelica Cicogna Mozzoni, se ne prende ancora cura. Per tutto l'anno. Tutto iniziò nel 1581 quando Angela, l’ultima erede dei Mozzoni, si sposò con Gian Pietro Cicogna il quale, in cambio della dote, accettò di unire i due cognomi. Il nuovo ceppo familiare continuò a usare la Villa come luogo di svago e di delizie dove poter ospitare amici e parenti, andare a caccia e a pesca e godere delle meraviglie della natura così meravigliosamente “sintetizzate” nei giardini. Già i giardini: un gioiello nel gioiello. Realizzati in contemporanea con la dimora, sono stati rimodellati nel Settecento, seguendo la moda dell'epoca ma senza stravolgerne la struttura, mentre nell'Ottocento vi è stato annesso un ampio parco verso la collina. La Villa conserva ancora una bellezza da nobildonna: dal cortile allo scalone d'onore, dalla biblioteca al grande salone di ricevimento. In tutto 12 sale interamente affrescate e arredate con mobili e oggetti di varie epoche. «Come in una casa normale, ma qui il tempo si è fermato a cinquecento anni fa», fa», dice l'ultimo erede della famiglia Cicogna Mozzoni. Il cui stemma permette, ancora oggi, di far volare in alto la cultura della Lombardia.

Ph. Vincent Berg

Villa Cicogna Mozzoni A villa that's also a museum, and vice-versa. Villa Cicogna Mozzoni in Bisuschio is a Renaissance jewel in which the container and the contents coincide. «Every bedside table, every bed and every book in the library is a true work of art. In this case, however - explains Count Jacopo Cicogna Mozzoni - each piece has not been taken to a place designed specifically to serve as a museum, but has rather remained in its place of origin: the villa and its magnificent rooms». The residence, which was built in 1530, also boasts another historically unique feature, in that it has always remained the property of the family that built it. And that's not all. The nobles originally used the villa as a holiday home, above all during the summer and autumn, as well as during the brown-bear and wild-boar hunting seasons. The villa is still maintained to this day by the family's fourteenth generation, made up of Francesco, Jacopo and Angelica Cicogna Mozzoni. All year round. It all began back in 1581, when Angela Mozzoni, the last of her family's heirs, married Gian Pietro Cicogna, who agreed to combine the their two surnames in exchange for her dowry. This new branch of the family continued to use the villa as a getaway: a place for entertaining friends and family, for going hunting and fishing and for enjoying the wonders of nature, which have been so wonderfully "synthesized" in its splendid gardens: a jewel within the jewel. Already included within the design of the original dwelling itself, the gardens were remodelled during the eighteenth century, in keeping with the trends of the times, without compromising their original structure, with a large park area adjacent to the hill later being incorporated during the nineteenth century. The Villa still retains a splendour worthy of nobility, featuring a magnificent courtyard, a grand staircase, an extensive library and a splendid reception hall. All 12 rooms are entirely frescoed and adorned with furnishings and objects from various epochs. «It's much like a normal house, but here, time stopped five hundred years ago» explains the last heir of the Cicogna Mozzoni family. The family's coat of arms still exalts the culture of Lombardy to this day.

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Villa Della Porta Bozzolo FAI di Nicola Antonello

Ph. Effedueotto

A Villa Della Porta Bozzolo è primavera tutto l'anno. Quando i fiori appassiscono, sbocciano quelli che decorano le pareti, le porte e decine di particolari della dimora di Casalzuigno. Ma per una vera esplosione di colori e profumi bisogna attendere la bella stagione. Quando il parco composto a tre livelli si trasforma in un trionfo della natura. Dal ““bouquet bouquet”” del parterre e poi salendo sul ““teatro teatro”, ”, il prato che sale nella parte “Nord Nord”. ”. E poi in cima al belvedere, da dove si domina una splendida veduta della Valcuvia, una della valli più selvagge del Varesotto. È in questo contesto che, dalla seconda metà del Cinquecento, ha inizio la storia di Villa Della Porta Bozzolo. All'epoca il nobile notaio Giroldino Della Porta acquistò la proprietà per edificarvi una dimora signorile. Al secolo successivo risale una prima riqualificazione della struttura originaria, con la realizzazione, in corrispondenza della corte, delle ali che trasformarono la pianta della Villa in una “U” secondo una tipologia diffusa nella Lombardia del tempo. Risale invece alla prima metà del Settecento la principale particolarità architettonica del complesso, vale a dire la ricca decorazione degli interni (ad opera dei lombardi Antonio Maria Porrani e Simone Salvioni), la realizzazione dell’oratorio e, in occasione delle nozze di Girolamo III Della Porta con Isabella Giulini, l’articolata trasformazione del parco. In epoca barocca la Villa raggiunse il massimo del suo splendore, divenendo una vera e propria ““villa villa di delizie” delizie”.. Gli anni seguenti segnarono un lento declino della famiglia Della Porta e una decadenza del complesso. Con l’estinzione della casata nel 1817, la Villa arrivò ai Bozzolo che, tra Ottocento e Novecento, porteranno numerosi restauri ed aggiornamenti, per trasformare l’antico edificio in una confortevole residenza estiva. Seguirà un periodo di abbandono, fino alla decisione nel 1989 degli eredi Bozzolo di donarla al Fai, il Fondo Ambiente Italiano, che oggi se ne prende amorevolmente cura.

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Villa Della Porta Bozzolo At Villa Della Porta Bozzolo, it's springtime all year round. When the flowers outside begin to fade, those which adorn the walls, doors and ceilings of this residence in Casalzuigno continue to bloom. But in order to be dazzled by a true explosion of colours and fragrances, one must wait for the summertime. It is during this season, in fact, that the three-tiered park is transformed into a true triumph of nature, with the "bouquet" of the parterre, the splendid "theatre" just beyond, and the magnificent lawn extending to the "North". And then there's the view from atop the lookout, which affords

a breathtaking view of Valcuvia, one of the wildest valleys in the Varese area. It is within this context that the fascinating history of Villa Della Porta Bozzolo began, during the second half of the sixteenth century, when the noble notary Giroldino Della Porta purchased the property to build a mansion. The original structure was later renovated during the following century with the addition of the wings adjacent to the courtyard, which, in keeping with the popular Lombard trend of the time, would transform the villa's layout into a "U" shape. The structure's main architectural peculiarities, on the other hand, which are credited to the Lombard designers Antonio Maria Porrani and Simone Salvioni, date back to the first half of the eighteenth century. These include the rich interior dĂŠcor, the construction of the oratory and, in order

to mark Girolamo Della Porta III's marriage to Isabella Giulini, the articulated transformation of the park area. The Villa reached the height of its splendour during the Baroque period, becoming a veritable "garden of delights". The following years saw the gradual decline of the Della Porta family, with the consequent deterioration of the complex itself. With the dynasty's extinction in 1817, the Bozzolo family came into possession of the Villa, performing numerous renovations and upgrades throughout the nineteenth and twentieth centuries, ultimately transforming the ancient structure into a comfortable summer residence. A period of abandonment ensued up until the 1989, when the heirs of the Bozzolo family decided to donate the Villa to the FAI (the Italian Environmental Foundation), which has carefully maintained it to this day.

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indirizzo / address viale Senatore Camillo Bozzolo, 5 Casalzuigno www.fondoambiente.it faibozzolo@fondoambiente.it

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Castello Visconti di Sanvito di Nicola Antonello

Radersi: per i nobili dei secoli scorsi anche questa pratica era un'arte da praticare con gli strumenti più preziosi. Così preziosi da meritare una collezione. La pensò in questo modo Carlo Ermes Visconti di San Vito, il marchese che iniziò a raccogliere decine di piatti da barba. La tradizione venne proseguita dai suoi eredi e oggi, la collezione, è diventata una delle più pregevoli al mondo nonché la caratteristica più originale del Castello Visconti di San Vito di Somma Lombardo. «Nella residenza storica – spiega Cristina Bertacchi, segretaria della Fondazione che guida il castello – sono custoditi circa 500 esemplari: si tratta di fondine con incavo a mezzaluna sul lato che, piene d'acqua calda, venivano appoggiate al collo ed erano fondamentali per una perfetta rasatura nel rispetto dell'igiene» dell'igiene».. Ogni piatto è diverso dall'altro a seconda delle decorazioni e dei materiali: argento, peltro, ceramica, rame, alabastro, porcellana e sono provenienti per lo più da Italia, Francia e Inghilterra. Comparsi alla metà del Seicento, questi accessori hanno avuto il periodo di massimo splendore nei due secoli successivi, quando i clienti tenevano in equilibrio il piatto con entrambe le mani sotto il mento, mentre il barbiere insaponava, radeva e sciacquava. Inoltre nella residenza sommese, oltre agli arredi originali, si trovano gli affreschi attribuiti alla scuola di Camillo Procaccini, la pala d'altare del Cerano e materiale archeologico della cultura di Golasecca, fra cui 155 fittili, vale a dire urne cinerarie con annesso corredo funebre di bronzo o rame. Accrescono la bellezza storica ed artistica del Castello le sale dedicate alle personalità di rilievo che legano le loro vicende al Castello di Somma. È il caso di Papa Gregorio XIV, nato nel castello stesso l'11 febbraio 1535 ed eletto Pontefice dal 5 dicembre 1590 al 6 ottobre 1591. Il suo nome è legato alla casata Viscontea in quanto figlio di Anna Visconti, sposa di Francesco Sfondrati, senatore di Francesco Sforza.

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The Visconti di Sanvito castle Shaving: for the nobles of the past centuries this practice was an art to be performed using the most precious tools. So precious, in fact, so as to merit a collection. This was the passion of Carlo Ermes Visconti di San Vito, the Marquis, who began his collection by amassing dozens of shaving bowls. The tradition was continued by his heirs, and today the collection has become one of the world's finest, rendering it one of the most original features of the Visconti di San Vito Castle in Somma Lombardo. «This historic residence houses about 500 exemplars» explains Cristina Bertacchi, secretary of the Foundation that manages the castle. «These crescent-shaped bowls, which were filled with hot water and placed upon the neck, were considered fundamental tools for ensuring a perfect shave». Every bowl is unique in terms of its decorations and materials, which include silver, pewter, ceramic, copper, alabaster and porcelain, and were mainly produced in Italy, France and England. Dating as far back as the midsixteen hundreds, these accessories became wildly popular over the next two centuries, with patrons keeping the bowl perfectly balanced beneath their chins with both hands as their barbers soaped, shaved and rinsed their faces. In addition to its original furnishings, this residence in Somma Lombardo also boasts various frescoes attributed to the school of Camillo Procaccini, an altarpiece by Cerano and various archaeological materials attributed to the Celtic Golasecca culture, including 155 funerary urns with bronze or copper adornments. The castle's historic and artistic beauty is enhanced by its various halls, a number of which are dedicated to important figures linked to the Castle's history. These include Pope Gregory XIV, who was born at the castle itself on 11 February 1535 and served as Pope from 5 December 1590 to 6 October 1591. His name is linked to the dynasty as he was born to Anna Visconti, the wife of Francesco Sfondrati, who served as a senator under the reign of Francesco Sforza.

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indirizzo / address piazza Scipione, 2 Somma Lombardo www.castelloviscontidisanvito.it castellovisconti@libero.it

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Museo civico d'arte moderna e contemporanea del Castello di Masnago di Nicola Antonello

Un viaggio nel tempo, percorrendo i secoli attraverso una serie di opere d'arte. Al Castello di Masnago a Varese l'ambiente che accoglie il visitatore all'ingresso lo trasporta nel Quattrocento, grazie agli affreschi tardogotici. Poi sono le opere a farlo navigare nei secoli, a partire dalle prime che si incontrano: quadri e sculture che spaziano dal XVI al XX secolo, realizzate per lo più da artisti lombardi. L'allestimento in ordine cronologico permette di stabilire rimandi fra le opere stesse e il territorio prealpino. E così al piano inferiore si possono scoprire l'Orazione nell'Orto tratto dal dipinto di Francesco Cairo della Pinacoteca di Brera, e poi una serie di sculture ottocentesche, tra cui il Ritratto di Girolamo Ghirlanda di Vincenzo Vela, o una Veduta fluviale di Giovanni Migliara. Collegamenti con la città che portano dal Sacro Monte alla grande stagione Liberty. In una sala di particolare suggestione sono state collocate opere della Scapigliatura, da Cremona a Ranzoni a Grandi, assieme all'arazzo cinquecentesco su cartone di Girolamo Romanino. Al piano superiore è stata invece dedicata una piccola saletta al lascito Bolchini-De Grandi, donazione del 1965 che ha dato vita al Museo. È proprio il tempo il filo conduttore dell'esposizione in un continuo, lento, avanzamento negli anni, che però ha sempre dei rimandi al passato. Si arriva fino al Novecento, introdotto da dipinti divisionisti di Giacomo Balla, Emilio Longoni e Giuseppe Pellizza da Volpedo, mentre è particolarmente significativa la selezione degli artisti dell'epoca varesini con Giuseppe Montanari, Federico Gariboldi, Domenico De Bernardi e Innocente Salvini. Per la sezione di arte contemporanea, favorendo anche qui le presenze locali, si è privilegiato un accostamento delle opere con gli affreschi cercando, come in altre sale, di valorizzare la particolarità della struttura espositiva. Il tutto inserito all'interno di uno dei tanti, magnifici, parchi della Varese “città-giardino”.

The civic museum of Masnago Castle A journey through time, traversing the centuries through a series of artworks. The frescoes of the late Gothic period at Varese's Masnago Castle transport visitors back to the fifteenth century. The castle also boasts a number of additional works of later eras, including paintings and sculptures from the sixteenth to the twentieth centuries, mostly by Lombard artists. A chronological showcase that establishes clear points of reference between the works themselves and the pre-alpine territory from which they originate. The ground floor features the Orazione nell'Orto, painted by Francesco Cairo, from the Brera Art Gallery, as well as a series of nineteenth century sculptures, including the Ritratto di Girolamo Ghirlanda ("Portrait of Girolamo Ghirlanda") by Vincenzo Vela, or Una Veduta Fluviale ("A River View") by Giovanni Migliara. Connections with the city that lead from the Sacro Monte to the magnificent Art Nouveau era. One room of particular interest houses artworks from the Scapigliatura movement, including works by Cremona, Ranzoni and Grandi, together with a sixteenth-century tapestry by Girolamo Romanino. A small room upstairs, on the other hand, is dedicated to the legacy of Bolchini-De Grandi, and contains the works donated in 1965 that gave rise to the Museum. Time itself serves as the common thread, continuously and progressively guiding the visitor through the centuries. The collection even boasts works from the twentieth century, featuring paintings by Giacomo Balla, Emilio Longoni and Giuseppe Pellizza Volpedo, with particular focus upon artists from the Varese area, including Giuseppe Montanari, Federico Gariboldi, Domenico De Bernardi and Innocente Salvini. The contemporary art section likewise places a certain amount of emphasis upon local artists, with the artworks being displayed alongside the castle's frescoes in an attempt to highlight the special features of the exhibition structure itself. The entire complex is set within one of the many magnificent parks of the "garden city” of Varese.

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Ph. Massimo Alari

indirizzo / address via Cola di Rienzo, 42 Varese www.comune.varese.it www.varesecultura.it musei.masnago@comune.varese.it

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Villa e collezione Panza FAI

Villa Panza White, yellow and blue: spirituality blends with the metaphysics of colour and light. Red, green and pink: space and the environment become one. This is the magic of the "Varese Corridor", one of the world's most famous permanent contemporary art installations. We're at Villa Panza, in the city of Varese, where a prestigious eighteenth century residence maintained by the FAI has also been transformed into a museum, thanks to Count Giuseppe Panza's passion for art. The work, which continues to impress visitors to this day, is known as the Varese Corridor: here, the talent of Dan Flavin, whose works are displayed on the rustic first floor, is exalted in a mix of light and colour, intermingling with the paint and the architecture itself, becoming an essential component. Fluorescent neon tubes adorn the floors and walls: poor and industrial mediums, which nevertheless provide for a rich sensory experience. In the words of Anna Bernardini, the museum's director, «Count Panza liked Dan Flavin because his creativity expressed his perception of the world around him: that of an individual in constant pursuit of spirituality and the metaphysical». The Count paid no attention to the opinions of others, who, at the time, criticized his purchases of inexpensive and lesser-known works of art. But the his foresight proved to

di Nicola Antonello

Ph. Giorgio Majno

Bianco, giallo e blu: la spiritualità si fonde nella metafisica del colore e della luce. Rosso, verde e rosa: spazio e ambiente diventano una cosa sola. È la magia del ““Varese Varese Corridor”, Corridor”, una delle più celebri installazioni permanenti al mondo di arte contemporanea. Si trova a Villa Panza, Varese dove la prestigiosa dimora settecentesca del Fai, grazie alla passione per l'arte del Conte Giuseppe Panza, si è trasformata anche in un museo. L'opera, che ancora oggi lascia stupiti migliaia di visitatori, è il Varese Corridor: qui il talento di Dan Flavin, l'artista protagonista degli spazi dei rustici al primo piano, è esaltato in un mix di luce e colore, steso come la pittura insieme con l'architettura, che ne diventa parte fondamentale. Ci sono tubi al neon fluorescenti sui pavimenti o sulle pareti: mezzi poveri e industriali che, tuttavia, regalano ricche emozioni. «Il Conte Panza – racconta Anna Bernardini, direttore del museo – amava Dan Flavin perché esprimeva attraverso la sua creatività il medesimo modo di sentire, quello di una persona sempre alla ricerca della spiritualità e della metafisica metafisica». ». Il nobile non si guardava dai giudizi altrui che, all'epoca, criticavano i suoi acquisti: poco costosi, poco conosciuti. Aveva ragione: oggi sono capolavori dell'arte minimale. Grazie a questa intuizione, la Villa si arricchì di opere d'arte americana e ben presto la collezione Panza iniziò a essere conosciuta nel mondo. Un omaggio alla lungimiranza e alla sensibilità del proprietario. All'inizio degli anni Settanta Giuseppe Panza adattò anche gli ambienti delle scuderie e dei rustici per ospitare le installazioni d'arte ambientale dei californiani James Turrel, Maria Nordman e Robert Irwin. Si tratta per lo più di interventi sullo spazio con l'utilizzo della luce naturale e artificiale che tendono a creare nuove situazioni percettive. Al centro della collezione resta comunque il newyorkese Dan Flavin, di cui la collezione Panza vanta la più grande concentrazione di opere permanenti esposte.

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be correct, and today the works are renowned as minimalist masterpieces. Thanks to this intuition, the Villa came to house a number of American artworks, and the Panza collection soon gained worldwide acclaim. The Villa now stands as a tribute to its owner's wisdom and foresight. In the early seventies, Giuseppe Panza also adapted the Villa's stables and cottages to accommodate the environmental art installations of the Californian artists James Turrell, Maria Nordman and Robert Irwin. These mainly include spatial interventions involving the use of natural and artificial light, which tend to create new perceptual situations. But the focus of the collection remains the work of the New Yorker Dan Flavin, for whom the Panza collection currently boasts the largest concentration of permanent works on display.

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indirizzo / address piazza Litta, 1 Varese www.fondoambiente.it faibiumo@fondoambiente.it

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Villa Baragiola Vietato non toccare. Si può. Anche in un museo. È il caso del Museo

Please feel free to touch. It's allowed. Even in a museum.

Tattile di Villa Baragiola a Varese. Qui si possono accarezzare e

This is the case of the Tactile Museum of Villa Baragiola in

scoprire nuove modalità di conoscenza attraverso le proprie mani,

Varese. Here, visitors can touch and discover new ways

vivendo un’esperienza non solo sensoriale di interesse (tanto per

of enjoying the exhibits through their own hands, for a

i vedenti che per i non vedenti), ma una nuova e più approfondita

sensory experience that's not only inviting (especially for

modalità per accedere alla conoscenza del mondo. Nel museo si

the blind), but also represents a new and more profound

trova una sezione dedicata a modelli che riproducono edifici, chiese

way to learn about the world. The museum hosts an entire

e monumenti rappresentativi dei più importanti stili architettonici della

section dedicated to models of buildings, churches and

storia dell'arte. Vi è poi una parte ispirata alla geografia con modellini

monuments, representing some of the most important

che raffigurano l'alveo di un fiume o la conformazione di una costa. E

architectural styles throughout the history of art. There's

poi esempi di costruzioni umane: l'aeroporto, la stazione ferroviaria,

even a section dedicated to geography, featuring models of

il porto, il ponte, lo svincolo autostradale e i mulini d'acqua. Infine vi

riverbeds and coastlines. And yet there are also examples

sono delle guide turistiche tridimensionali in cui poter conoscere il

of man-made constructions, like the airport, the train station,

centro storico di una città attraverso il tatto e le scritte in Braille, per

the harbour, the bridge, the motorway and the water mills.

poi essere più consapevoli in caso di una successiva visita reale.

Finally, there are three-dimensional guided tours, which allow visitors to discover historic city centres via touch and Braille signs, thus providing guests with a wealth of information for subsequent visits to the cities themselves.

Villa Recalcati Una vera e propria galleria a cielo aperto con le opere di undici

A veritable open-air gallery featuring works by eleven of

scultori tra i più importanti del Novecento italiano. È un percorso

Italy's most important twentieth century sculptors. It's a

di raro interesse e di grande fascino quello che accoglie i visitatori

particularly fascinating itinerary, in which visitors will have

all’interno del parco di Villa Recalcati a Varese. Del resto, l’argilla,

the opportunity to explore the park at Varese's renowned

il legno, la pietra e il bronzo sono materiali con cui da sempre s’è

Villa Recalcati. In fact, clay, wood, stone and bronze

esercitata la creatività degli scultori nella nostra terra. Grazie alla

have always been the materials with which our region's

Provincia, che li ospita nella sua sede, e a Flaminio Gualdoni, tra i

sculptors have preferred to express their creativity. Thanks

critici dell’arte uno dei più attenti alla contemporaneità, si è costituita

to the Province of Varese, which hosts them at its offices,

una collezione permanente frutto delle opere lasciate dagli scultori

and Flaminio Gualdoni, one of Italy's most renowned

legati al territorio varesino per nascita o presenza. Opere che

contemporary art critics, a permanent collection has been

s’intersecano nel patrimonio ambientale di uno dei parchi più belli

established of the artworks produced by various sculptors

della “città giardino”. Così, Maria Cristina Carlini ha creato una sorta

bound to the Varese area, whether by residence or by birth.

di bosco artificiale mentre Nino Cassani, Pietro Coletta, Max Corno,

Works that come together within the environmental heritage

Adam Farkas, Vittore Frattini, Alberto Ghinzani, Vincent Pirruccio e

of one of the most beautiful parks in the "garden city". Maria

Carlo Zauli propongono memorie di forme e di esperienze vitali.

Cristina Carlini has thus created a sort of artificial forest,

Una figurazione forte è invece propria dei lavori di Vittorio Tavernari

while the works of Nino Cassani, Pietro Coletta, Max Corno,

e Renato Marino Mazzacurati. Altre opere si trovano poi all’interno

Adam Farkas, Vittore Frattini, Alberto Ghinzani, Vincent

della villa e portano le firme prestigiose di Floriano Bodini, Angelo

Pirruccio and Carlo Zauli represent memories of forms and

Frattini ed Emilio Greco.

life experiences. The works of Vittorio Tavernari and Renato Marino Mazzacurati, on the other hand, provide for an even stronger figurative approach. Other works, by prestigious artists like Floriano Bodini, Angel Frattini and Emilio Greco, can even be found inside the villa itself.

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Ph. Alberto Lavit

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lo dice...

Painted villages, our museum en plein air The villages of Arcumeggia and Boarezzo are timeless: lost utopias whose artworks,

Giacomo Campiotti ▪ regista - director

Ad Arcumeggia e Boarezzo ho passato i giorni più felici della mia infanzia tra famiglia e scout. È ancora viva in me la sensazione speciale di quando camminavo in quelle stradine di pietra tra le pareti delle case affrescate. La mia immaginazione correva, stimolata dalle figure e dai colori. Mi sentivo dentro un mondo magico, fuori dal tempo, incantato. Di notte poi si aggiungevano mistero e paura. I chiaroscuri e le ombre rendevano ancora più reali gli affreschi e mi aspettavo che qualcuna delle figure da un momento all’altro mi saltasse davanti. Queste case affrescate sono state i miei primi “schermi”, e forse il mio amore per le storie raccontate per immagini (il cinema) è proprio nato in questi borghi incantati. The happiest days of my childhood were in Arcumeggia and Boarezzo, where I’ve spent my time divided between my family and scouting activities. What a feeling, walking through the small cobblestones streets looking at the mural paintings on the houses. My vivid imagination blossomed, spurred by the many figures and colors. It was like being in a magical world, enchanted and out of time ... These painted walls were my first "screens", and most probably, my love for storytelling through cinema was born from those charming little towns.

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though increasingly elusive, have left a significant and indelible impression and can still be appreciated on a daily basis. In 1956, Manlio Raffo, then president of the Provincial Tourism Office, envisioned the concept of "giving voice" to the painters, inviting them to paint the façades of a number of dwellings in Arcumeggia, thus realizing one of the most important "painted towns" in all of Italy. The first to join the initiative was the Varese-born artist Giuseppe Montanari, followed by Morelli, Funi, Usellini and Tomea from Milan, while Franco Gentilini, who was among the preferred artists of Piero Chiara, to the point that his paintings were often chosen for the covers of his novels, declined the invitation. In those times, when something was decided upon, the effort was made and the project was carried out. Arcumeggia was thus soon transformed into an artistic centre renowned throughout Italy, becoming the subject of articles and television documentaries, and was increasingly frequented by international movie stars and celebrities. In Boarezzo, on the other hand, a total of sixteen artists depicted the town's ancient crafts and rural life over the years, upon painted panels affixed to the walls of the town's dwellings. Here, in the serenity of Valganna, the grand hotel of the Belle Époque highlights how the Varese area was a popular tourist destination for visitors from both Italy and abroad.

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Paesi dipinti: musei en plein air di Mario Chiodetti

Sono borghi fuori dal tempo quelli di Arcumeggia e Boarezzo, una sorta di paradiso perduto, dove l’arte ha lasciato un segno importante e indelebile, che possiamo ritrovare ogni giorno anche se con sempre maggior fatica. Nel 1956 Manlio Raffo, allora presidente dell’Ente provinciale per il Turismo, immaginò di “dar “dar parete” parete” ai pittori, invitandoli ad affrescare le facciate di alcune case di Arcumeggia e inventare così uno dei più importanti “paesi “paesi dipinti dipinti”” d’Italia. Il primo ad aderire all’iniziativa fu il varesino Giuseppe Montanari, seguirono i milanesi Morelli, Funi, Usellini e Tomea, mentre Franco Gentilini, tra gli artisti preferiti da Piero Chiara tanto che i suoi quadri furono spesso scelti per le copertine dei romanzi, declinò l’invito. A quei tempi quando una cosa era decisa, si partiva e la si realizzava, così Arcumeggia si trasformò ben presto in un centro d’arte noto in tutta Italia, oggetto di articoli e documentari televisivi, visitato da divi del cinema e personaggi del mondo della cultura. A Boarezzo invece, sedici artisti nel corso degli anni hanno raffigurato, su pannelli dipinti collocati sulle pareti delle case, gli antichi mestieri e la vita contadina del paese. Qui, nel silenzio della Valganna, lo scheletro del grande albergo vanto della Belle èpoque testimonia quanto il Varesotto fosse una meta ambita per i turisti non solo italiani.

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Arcumeggia paese dipinto di Nicola Antonello

È stato il primo paese dipinto al mondo. E ancora oggi è la principale rappresentazione globale di questo particolare stile d'arte popolare: gli affreschi non più dipinti nelle chiese o nelle dimore nobiliari ma, più semplicemente, sui muri delle case. Era il 1956 quando Arcumeggia (frazione montana di Casalzuigno) fu scelta come sede della manifestazione ““Pittori Pittori in vacanza”, vacanza”, nell'intenzione di richiamare artisti delle maggiori tendenze italiane della metà del Novecento. A rispondere alla chiamata, insieme al varesino Giuseppe Montanari, furono in molti: Achille Funi, Eugenio Tomiolo, Gianfilippo Usellini, Francesco Menzio, Fiorenzo Tomea, Giovanni Brancaccio, Enzo Morelli, Bruno Saetti e Ferruccio Ferrazzi. Il successo fu così clamoroso che l'esperimento proseguì fino agli anni Settanta con Aligi Sassu, Remo Brindisi, Giuseppe Migneco, Gianni Dova, Aldo Carpi e Umberto Faini e Innocente Salvini. Una rosa da far invidia a qualsiasi pinacoteca. Solo che ad Arcumeggia per vedere i capolavori non si paga il biglietto. Basta farsi una passeggiata: fra il verde della montagna, le 30 anime che oggi abitano il borgo e, appunto, i dipinti. Gli artisti che hanno partecipato all'iniziativa erano accomunati principalmente dalla volontà di riproporre l’importanza dell’arte figurativa, in contrapposizione agli esiti avanguardisti dei primi decenni del secolo scorso, che avevano portato alla disgregazione delle forme e ad una produzione pittorica astratta ed informale. «Si tratta di qualcosa di unico – spiega Vincenzo Giovine, assessore alla Cultura a Casalzuigno – persino nella straordinaria varietà artistica italiana. Tra i soggetti dipinti appaiono immagini relative all’emigrazione in Francia e in Svizzera, raffigurazioni simbolico-allegoriche, ritratti di abitanti e mestieri del paese, intervallate da santi e scene religiose, a cui recentemente grazie ad Antonio Pedretti e Albino Reggiori si sono aggiunte immagini naturalistiche e paesaggistiche paesaggistiche». ». Un percorso per cui, oggi, è in atto un programma di rilancio turistico, nonché di salvaguardia.

Arcumeggia It was the world's first painted town. And to this day still represents the main embodiment of this particular style of folk art on a worldwide scale, with frescoes no longer only being painted exclusively upon the walls of churches and stately mansions, but even upon the walls of the common homes as well. It was 1956 when Arcumeggia (a mountain village in the municipality of Casalzuigno) was selected as the venue for the Pittori in Vacanza ("Painters on holiday") exhibition, which attracted a large number of popular Italian artists during the mid-twentieth century. The event was attended by the Varese-born artist Giuseppe Montanari, along with many others, including: Achille Funi, Eugenio Tomiolo, Gianfilippo Usellini, Francesco Menzio, Fiorenzo Tomea, Giovanni Brancaccio, Enzo Morelli, Bruno Saetti and Ferruccio Ferrazzi. It was such an enormous success that the experiment continued up until the 1970s, featuring works by artists like Aligi Sassu, Remo Brindisi, Giuseppe Migneco, Gianni Dova, Aldo Carpi e Umberto Faini and Innocente Salvini. Names that would make any art gallery envious. But in Arcumeggia, there's no need to pay admission. All you have to do is take a stroll through the town: a quaint village of just 30 inhabitants, featuring a lush green mountain landscape and, naturally, magnificent paintings. The artists who participated were mainly united by the desire to revive the importance of figurative art, in contrast to the avant-garde style of the previous century, which featured works of a largely abstract and informal nature. «It's quite unique - explains Vincenzo Giovine, the Casalzuigno Municipal Councillor for Culture - Even considering the extraordinary variety offered by Italian art as a whole whole».. The subject matters include images of the emigration to France and Switzerland, allegorical-symbolic depictions, portraits of the town's inhabitants and local tradesmen, interspersed with images of saints and religious scenery, with naturalistic works and landscapes being added more recently by artists like Antonio Pedretti and Albino Reggiori». Today, a program has been established to protect the artworks themselves, with Arcumeggia once again being promoted as a popular tourist destination.

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indirizzo / address località Arcumeggia Casalzuigno www.comune.casalzuigno.va.it info@comune.casalzuigno.va.it

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Boarezzo borgo dipinto di Nicola Antonello

Trenta abitanti fissi, poco più della metà dei cinquantasette dipinti che decorano le case di Boarezzo, costituendo il Villaggio artistico GrandiTabacchi. Un complesso di opere realizzato con l'obiettivo di riportare all'antico splendore il borgo della Valganna. Un'epoca, durata fino agli anni Settanta-Ottanta, in cui migliaia di villeggianti e ospiti affollavano l'albergo Piambello e il Villaggio alpino. Difficile se non impossibile tornare a quei fasti, ma il paese dipinto diede nuovamente “colore colore”” a uno dei gioielli della montagna prealpina. A 735 metri di altitudine, fra case in sasso con i tetti rossi, stradine strette e viottoli acciottolati, nel 1984 il Maestro Mario Alioli ebbe l'intuizione di creare un Villaggio artistico. Lo stimato pittore varesino, dopo la provocazione della messa in vendita dell’intero borgo che conquistò la ribalta delle televisioni e dei giornali nazionali, con altri quindici colleghi e amici affrescò le case della frazione. Si tratta per lo più di opere di promozione turistica e dipinti di tradizione popolare, come il ““Maniscalco Maniscalco”” di Giuseppe De Luca o “Dopo il lavoro dei campi” di Bottegal. Ma si tratta anche una preziosa testimonianza culturale al servizio dell'intera comunità. Oggi l'eredità dei dipinti raffiguranti gli antichi mestieri è custodita dall'associazione Amici di Boarezzo,, impegnata nel tentativo di tenere viva la Boarezzo frazione e di restaurare gli affreschi che risentono degli “acciacchi “acciacchi”” del tempo. Inoltre a Boarezzo si può passeggiare per i boschi di faggi, querce e conifere, respirare l’aria fresca e pulita delle Alpi che si riversa nella vallata, ammirare la bellezza del panorama, fermarsi a chiacchierare con la signora che ancora oggi lava alcuni panni al lavatoio che c’è nella piazza. Il periodo più suggestivo per visitare il borgo è nelle mattine fresche d’autunno, quando una leggera nebbiolina cela in parte l’ambiente, lasciando poi a poco a poco comparire i colori splendidi della natura, accompagnati dai colori delle pitture, in un gioco cromatico che crea una magica atmosfera.

Boarezzo With only thirty permanent residents (just over half of the fifty-seven paintings that adorn the town's homes), the village of Boarezzo is a work of art unto itself. The town features a series of works aimed at restoring this Valganna village to its ancient splendour. It was an era that lasted up until the 1970s ad 80s, during which thousands of vacationers and guests regularly crowded the Alpine village and the Piambello hotel. While restoring the glory of the past is

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not a simple task, this painted town certainly succeeds in bringing "colour" back to one of the jewels of this pre-alpine region. In 1984, Maestro Mario Alioli came up with the idea of transforming this splendid town, situated at 735 meters above sea level and made up of beautiful stone houses, narrow streets and quaint cobblestone alleyways, into an artistic Village. When the entire village, which had been placed in the spotlight by both the national television networks and the newspapers, was put up for sale, this renowned Varese-born painter, together with fifteen colleagues and

friends, decided to fresco the homes of the town itself. The works are mainly aimed at promoting tourism, featuring paintings of folk tradition, like the Maniscalo (the "Blacksmith") by Giuseppe De Luca or Dopo il lavoro dei campi ("After working in the fields") by Bottegal. But the works are also of significant cultural value to the entire community. Today, the legacy of these paintings depicting the region's ancient crafts is safeguarded by the Amici di Boarezzo association, which is committed to keeping the village alive and maintaining the frescoes, which have naturally

been weathered over time. In addition to the artwork, Boarezzo also boasts splendid forests of beech, oaks and conifers, fresh Alpine air, a beautiful mountain landscape with magnificent views of the valley, and a traditional village lifestyle. This charming town is most suggestive on cool autumn mornings, when a light mist blankets the landscape, gradually dispersing to reveal the spectacular colours of the surrounding nature, all accompanied by the colourful paintings that provide for a truly magical atmosphere.

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indirizzo / address localitĂ  Boarezzo Valganna amicidiboarezzo@libero.it

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Peveranza Sono i lavori di una volta i protagonisti del borgo dipinto di Peveranza, località nel Comune di Cairate. Esattamente dieci anni fa un gruppo di pittori locali riuniti nell’associazione “La Tavolozza” decisero di utilizzare colori e pennelli per creare un percorso artistico all’aperto. La particolarità dei pannelli di Peveranza è il fatto che queste opere d’arte sono state realizzate sui muri degli edifici dove questi lavori si sono svolti realmente. Mungitore, seminatore, calzolaio, panettiere e cadregat (l'impagliatore di sedie) ricordano il passato che oggi, spesso, non c'è più. Ad affiancarli ci sono anche rappresentazioni di vita quotidiana come la trebbiatura e la vendemmia e due quadri raffiguranti la “Madonna Immacolata” e la “Madonna del pane” a testimoniare la fede e la devozione degli abitanti a Maria. Infine, gli artisti hanno dipinto i luoghi cari alla comunità: la fornace, la chiesa, la casa della nonna, una cascina di campagna dell'Ottocento esistente tutt'oggi.

Marchirolo Nostalgia e speranza. Dolore per il distacco dalla famiglia e augurio di un ritorno. Sono i temi sviluppati sui muri di Marchirolo, piccolo borgo situato fra Varese e Lavena Ponte Tresa. I muralisti di questo paese, situato al confine con la Svizzera, hanno deciso di evocare storie di contrabbandieri ma soprattutto le vicende dell'emigrazione e del lavoro italiano all'estero: come per quei marchirolesi che contribuirono alla costruzione della ferrovia del Tonchino, nella lontana Cina. Sui muri viene rappresentato chi se ne va come nei casi di “Cartolina dall'A merica”, “I ricordi dell'emigrante” o “Frontiera”, ma anche i figli, le madri, le mogli che pregano per il proprio caro lontano ne “Quelli che restano” o “L'attesa”. La rassegna murale venne realizzata nel 1983 ma, recentemente, il centro storico si è arricchito di nuove opere, tra cui i “Colori della memoria murale” di Giorgio Polo, dipinta sulla facciata del Circolo Angioj.

Runo di Dumenza La rinascita di un paesino affidata all’arte. È capitato a Runo di Dumenza dove, negli anni Settanta, si decise di consegnare il “Rinascimento” moderno del borgo nelle sapienti mani di Guido Maserati. Fu lui a guidare un gruppo di artisti locali impegnati in un muralismo schiettamente spontaneo di cui, ancora oggi, si può vedere il risultato. La suggestiva frazione del luinese è un minuscolo mosaico di murales antichi e moderni, creati da pittori in erba e soprattutto amanti delle tradizioni locali. I loro sono flash d'ispirazione rurale e religiosa: gioiellini ben protetti dalla comunità locale. Gli artisti si sono cimentati con l’antica tecnica “a fresco” per ottenere un risultato pittorico cristallino ed immediato. Il tema libero ha aggiunto spontaneità e disinvoltura alle opere. Tant'è che i murales si sono inseriti con naturalezza e semplicità nel piccolo centro storico e sono divenuti parte integrante della vita del luogo.

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Peveranza At the painted village of Peveranza, in the municipality of Cairate, the trades of the past capture the spotlight. Ten years ago, a group of local artists belonging to the association known as "La Palette" decided to used their paints and brushes to create an outdoor art itinerary. The peculiarity of the artworks in Peveranza, in fact, is that they have been realized upon the walls of the buildings in which the trades depicted were actually performed. The images of the milker, the sower, the shoemaker, the baker and the chair upholsterer bear witness to the trades of the town's past. And these painting are even flanked by depictions of the daily threshing and harvesting activities, as well as two paintings of the "Immaculate Madonna" and the "Madonna of the bread", which bear witness to the inhabitants' devotion to the virgin Mary. Finally, the artists even painted some of the community's most valued locales, including the kiln, the church, the grandmother's house, and a nineteenth century farmhouse that's still standing today.

Marchirolo Nostalgia and hope. The pain of being separated from the family and the desire to be reunited. These are the themes depicted upon the walls of Marchirolo, a small village located between Varese and Lavena Ponte Tresa. The themes depicted by the muralists of this Swiss border town included smugglers and emigrants, as well as Italian labourers working abroad, like the town's inhabitants who contributed to the construction of the Tonkin railway in China. The walls feature images of those who have departed, like in Cartolina dall'A merica ("Postcard from America"), I ricordi dell'emigrante ("Memories of the emigrant") or Frontiera ("the Border"), as well as children, mothers and wives praying for their missed loved ones, such as Quelli che restano ("Those left behind") or L'attesa ("Waiting"). While the original murals were completed in 1983, the town's historic centre has recently been enriched with new works, including the Colori della memoria murale ("Colours of the memory wall") by Giorgio Polo, painted on the faรงade of the Angioj Society.

Runo di Dumenza A village's rebirth entrusted to art. During the 1970s, the "Renaissance" of the modern village of Runo di Dumenza was entrusted to the able hands of Guido Maserati. It was he who engaged a group of local artists to create a number of spontaneous murals, the results of which can still be admired to this day. This charming little town in the municipality of Luino is a veritable mosaic of ancient and modern murals, created by aspiring artists and, above all, lovers of the local traditions. Their splendid works represent flashes of rural and religious inspiration, and are well protected by the local community. The artists employed the ancient fresco technique in order to obtain a crystalline and immediate pictorial effect. The freedom of subject matter added spontaneity and nonchalance to the works themselves. So much so, that the murals soon became a natural part of the small historic centre, representing an integral part of the town's livelihood.

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lo dice...

Provincia di Varese Province of Varese

Davide Rampello ▪ direttore artistico Padiglione Zero Expo 2015 AD Padiglione Zero Expo 2015

Quando si discute di valorizzazione dei territori è evidente che si deve riflettere sulla conoscenza. La conoscenza è anche reinterpretazione: si deve trasformare il passato in memoria ed è la memoria il grande motore di ogni idea e di ogni progetto. I nostri grandi patrimoni devono essere valorizzati partendo dalla memoria e dallo studio ma anche puntando sulla comunicazione per far conoscere tutto questo.* * da festival “Glocal News”, Varese 15 novembre 2012

Arts museum Not everyone knows that Palazzo MarlianiCicogna in Busto Arsizio (featuring over 500 works, including paintings, sculptures, drawings and prints) also includes a rich collection of works by Arturo Tosi and other lesser-known painters from the Busto Arsizio area, who were nevertheless protagonists of the town's cultural life in the early 1900s, not to mention works by the Crespi brothers, Gaetano and Ferruccio, protagonists of Milan's scapigliatura movement during the second half of the 1800s. Other structures include the Maga art gallery of Gallarate, a large project featuring an extensive collection of contemporary art, which, after suffering a fire in its historic wing, is particularly deserving of honourable mention. For lovers of ceramic art, the Gianetti Museum in Saronno is a must see, featuring a magnificent collection of 18th century pottery, ceramics and porcelain of the Gianetti family, with over six hundred pieces collected since 1913. Arriving in the area of Sacro Monte, on the other hand, one can not help but admire a small treasure trove full of artistic jewels from different eras, like that which is housed at the Baroffio Museum.

When we speak about the development and the promotion of the Territory, it goes without saying that we should also speak about knowledge. Knowledge works hand in hand with re-interpretation: every great idea must stem from our heritage; we must build upon the legacy we have been handed; our past must be the engine that transforms our great assets into viable projects to form part of our future, emphasizing the importance of communicating better about what we do.*

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Musei d'arte di Mario Chiodetti

Non tutti sanno che il Palazzo Marliani-Cicogna di Busto Arsizio (500 i lavori presenti tra dipinti, sculture, disegni e grafica) accoglie, tra le altre, una ricca raccolta di opere di Arturo Tosi e di altri pittori bustesi meno noti, protagonisti della vita culturale cittadina ai primi del ‘900, e dei fratelli Crespi, Gaetano e Ferruccio, fiancheggiatori del movimento scapigliato milanese nella seconda metà dell’800. Un discorso a parte merita il Maga di Gallarate, un grande progetto di divulgazione di una parte importante dell’arte contemporanea che merita di poter vincere la sua sfida dopo essere stato al centro di eventi drammatici come l’incendio dell’ala storica. Per gli appassionati di ceramica d’arte, una sosta d’obbligo è quella al Museo Gianetti di Saronno, che conserva la magnifica collezione di ceramiche, maioliche e porcellane del XVIII secolo della famiglia Gianetti, oltre seicento pezzi raccolti a partire dal 1913. Salendo al Sacro Monte, poi, non si può non ammirare un piccolo scranno pieno di gioielli artistici di epoche diverse come il Museo Baroffio.

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Civiche raccolte d'Arte di Palazzo Marliani Cicogna di Adriana Morlacchi

The civic museum of Palazzo Marliani-Cicogna

Il museo civico di Palazzo Marliani-Cicogna fu aperto al pubblico nel 1990, per dare sistemazione alle opere d'arte di proprietà comunale. I restauri, iniziati negli anni ’80 e terminati nel 2002, hanno portato alla luce alcuni caratteristici ambienti, quali la cantina da vini e le scuderie, risalenti al secolo XVI, nonché le decorazioni e i tipici soffitti settecenteschi dipinti “a passa sotto”. Le opere della collezione - composta da circa 200 tra dipinti, affreschi, sculture, disegni e grafica sono raggruppate in base a criteri tematici, stilistici o cronologici. Si va dalle testimonianze di pittura devozionale provenienti dal territorio, a poche ma significative opere del Manierismo lombardo, sino a lavori di importanti artisti nativi di Busto Arsizio: Biagio Bellotti (1714-1789) e Giuseppe Bossi (1777-1815). La parte più consistente delle opere documenta la stagione del tardo romanticismo lombardo, con autori locali ma attivi soprattutto a Milano, quali Enrico Crespi ed Emilio Magistretti. Arturo Tosi, anch’egli nativo della città, è presente con un discreto numero di dipinti, mentre ricca è la selezione di opere di autori attivi e conosciuti nella zona dai primi decenni del Novecento all’attualità. E poi ci sono, tra gli altri: Claudio Olivieri, Tino Repetto, Enrico Della Torre, Claudio Rotta Loria, Giorgio Albertini, Attilio Forgioli, Gianfranco Pardi, Sergio Sarri, Giancarlo Ossola, Alberto Venditti, etc. Molte opere di arte contemporanea provengono dalle diverse edizioni del “Premio di Pittura Città di Busto Arsizio” Arsizio”,, organizzato dal 1996 al 2004 con cadenza biennale. Dagli anni della sua apertura il museo ha proposto mostre temporanee d’arte figurativa, di taglio storico documentario e momenti di approfondimento e formazione. I servizi educativi sono articolati in laboratori didattici, visite guidate interattive anche in lingua inglese e francese sulla collezione permanente, attività a tema in occasione di mostre temporanee.

The civic museum of Palazzo Marliani-Cicogna houses a vast collection of artworks owned by the city, and was opened to the public in 1990. The structure's restoration, which began in the 1980s and was completed in the year 2002, brought to light a number of the building's historical aspects, including the wine cellar and stables, which date back to the sixteenth century, as well as a series of eighteenthcentury ceiling paintings and decorations. The collection's works, which consist in some 200 paintings, frescoes, sculptures, drawings and prints, are grouped according to thematic, stylistic or historical criteria. They range from local religious works, to a few significant works of Lombard Mannerism, even including paintings by important artists from the town of Busto Arsizio itself: such as Biagio Bellotti (1714-1789) and Giuseppe Bossi (1777-1815). The bulk of the work documents the period of late Lombard Romanticism, featuring local artists who mainly worked out of Milan, such as Enrico Crespi and Emilio Magistretti. There are a large number of works by Arturo Tosi, also a native of the city, along with a rich selection of pieces by artists who were, or have been, active in the area from the early twentieth century up until to the present. Others include: Claudio Olivieri, Tino Repetto, Enrico Della Torre, Claudio Rotta Loria, Giorgio Albertini, Attilio Forgioli, Gianfranco Pardi, Sergio Sarri, Giancarlo Ossola, Alberto Venditti, and more. Many of the contemporary artworks come from the various editions of the Premio di Pittura Città di Busto Arsizio (The "City of Busto Arsizio Painting Award"), which was held biannually from 1996 until 2004.Since the time of its opening, the museum has hosted numerous temporary exhibitions of figurative art and historical documentary works, as well as various educational initiatives. The museum's educational services include workshops and interactive guided tours of the permanent collection in both English and French, as well as themed activities in honour of the temporary exhibits.

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indirizzo / address piazza Vittorio Emanuele II, 2 Busto Arsizio www.comune.bustoarsizio.va.it museibusto@comune.bustoarsizio.va.it

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Museo Maga di Adriana Morlacchi

È il museo di arte contemporanea più grande della provincia di Varese. La sua storia – fu istituito nel 1966 con il nome di Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate – coincide con quella della sua collezione, che è nata e si è ampliata in seguito alle acquisizioni del Premio Nazionale Arti Visive “Città di Gallarate” a partire dalla prima edizione del 1950. Recentemente il museo è stato teatro di un incendio. È soprattutto grazie all’impegno del personale e dei volontari che è stato messo in salvo l’intero patrimonio che conta più di 5mila opere

tra dipinti, sculture, installazioni, libri d’artista, fotografie, oggetti di design e opere di grafica. Oggetti che offrono ai visitatori un ricco e articolato panorama dei principali orientamenti artistici dalla metà del Novecento ai giorni nostri, con aperture sulle ricerche contemporanee internazionali. Nella collezione permanente si trovano opere di artisti, tra i quali Atanasio Soldati, Renato Birolli, Bruno Munari, Lucio Fontana e Floriano Bodini. Un tassello importante nella storia di questa realtà lo si è messo nel dicembre 2009, quando il comune di Gallarate ha costituito la Fondazione “Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Silvio Zanella”,, il cui compito è quello di gestire Zanella” le attività del museo e la conservazione

e valorizzazione delle opere della collezione. A seguito di questa svolta istituzionale, nel marzo 2010, il museo ha acquisito il nome Maga - Museo d’Arte Gallarate. Nello stesso anno è stata inaugurata la nuova e più prestigiosa sede museale in via De Magri che per i suoi ampi spazi favorisce una proposta culturale varia e aperta. Il Maga promuove la produzione e l’acquisizione di opere di giovani artisti realizzate appositamente per il Museo in occasione di mostre a essi dedicate. E soprattutto resiste in un momento in cui ogni azione che si fa per la cultura, soprattutto contemporanea, è una grande sfida.

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The Maga art museum The province of Varese's largest museum of contemporary art. The history of the museum (established in 1966 as the Gallarate Civic Gallery of Modern Art) coincides with that of its collection, which originated with the acquisitions obtained through the "City of Gallarate" National Visual Arts Award, starting with the first edition in 1950. Although the museum was recently damaged by a fire, its staff and numerous volunteers were able to save the entire collection, which is comprised of more than five thousand works, including paintings, sculptures, installations, artist's books, photographs, design objects and prints. Visitors will enjoy a rich and varied panorama of the most important artistic expressions from the midtwentieth century up until the present, with specific sections dedicated to contemporary international research. The permanent collection includes works by artists like Atanasio Soldati, Renato Birolli, Bruno Munari, Lucio Fontana and Floriano Bodini. An important milestone in the history of this museum took place in December of 2009, when the town of Gallarate formed the "Silvio Zanella Gallery of Modern and Contemporary Art" Foundation, which is dedicated to managing the museum's activities, as well as preserving and increasing the visibility of the collection's artworks. Following this institutional turning point, in March of 2010 the museum assumed the name of Maga - Museo d'A rte Gallarate. That same year the museum's latest and most prestigious location was inaugurated on Via De Magri, which, thanks to its wide open spaces, is capable of promoting a vast and wide-reaching assortment of cultural activities. The Maga Art Museum promotes the production and acquisition of works by young artists, realized specifically for the Museum in honour of the exhibitions dedicated to the artists themselves. Perhaps the museum's most significant achievement lies in the fact that it has succeeded in surviving during a time in which every culturally-oriented activity, above all related to contemporary art, has met with significant challenges.

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indirizzo / address via Egidio De Magri, 1 Gallarate www.museomaga.it segreteria@museomaga.it

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Civico museo Parisi Valle di Adriana Morlacchi

Il Parisi-Valle di Maccagno è il “museo-ponte” “museo-ponte”.. Un nome che deriva dalla struttura architettonica progettata da Maurizio Sacripanti che ha particolare valenza simbolica perché unisce Maccagno Superiore e Maccagno Inferiore, fino a quel momento divise dal fiume Giona. L'idea di fondare un museo così avveniristico a Maccagno, piccolo comune della provincia di Varese che conta soli 2200 abitanti, iniziò a prendere corpo nel 1977. Quando Giuseppe Vittorio Parisi, un artista nato a Maccagno nel 1915, una volta divenuto docente e operatore di ricerca visiva, tornò nel suo paese natale per una vacanza. Rimase talmente affascinato dall’ambiente che iniziò subito a dare corpo all’idea di creare un museo che fosse portatore già nella sua struttura di un messaggio culturale. Nel 1998 ne fu ultimata la costruzione e nel 1992 il "museo-ponte" ottenne il "Premio Nazionale IN/ ARCH 1991-92 per un complesso edilizio direzionale, culturale e di servizio" servizio".. Un riconoscimento prestigioso assegnato da una commissione giudicatrice composta dagli architetti Giuliano Gresleri, Sergio Lenci, Manfredi Nicoletti, Enzo Zacchiroli e Bruno Zevi. Particolarità dell’edificio è quella di riuscire a intrecciare elementi naturali (acqua, aria, cielo, alberi) e renderli materiali costruttivi dell'architettura. Il progetto di Maccagno di Sacripanti si collega ad altri celebri lavori dell’artista, tutti testimonianza del piacere per la mutazione, l'invenzione continua, l'oscillazione tra razionalismo e organicismo, l'incompiuto e la creazione aperta. La collezione permanete, donata da Parisi-Valle, comprende complessivamente 2085 opere, tra cui spiccano le firme di Guttuso, Balla e Birolli. In questi anni il museo non ha smesso di crescere e ha acquisito Morandini, Tadini, Rognoni, Longaretti. Ogni anno, inoltre, il museo ospita quattro o cinque mostre che portano i riflettori sulla struttura e allargano il respiro della collezione permanente.

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The Parisi Valle museum The Parisi-Valle museum of Maccagno: the "bridge-museum." The museum's name is derived from the architectural structure designed by Maurizio Sacripanti, which has particular symbolic value because it unites Upper Maccagno with Lower Maccagno, which, up to that point, were divided by the river Giona. The idea of establishing such a futuristic museum in Maccagno, a small town in the province of Varese with a population of just 2,200 inhabitants, began to take shape in 1977. It was then that Giuseppe Vittorio Parisi, an artist born in Maccagno in 1915, returned to his home town for a vacation after having become a professor and operator in the field of visual research. He was so fascinated by the atmosphere that he immediately began fleshing out an idea for a museum whose very structure would bear a cultural message. While the museum itself was completed in 1998, the "bridgemuseum" project was awarded the National IN/ARCH Award as a directional, cultural and service-oriented building complex in 1992. A prestigious acknowledgement, awarded by a jury made up of architects Giuliano Gresleri, Sergio Lenci, Manfredi Nicoletti, Enzo Zacchiroli and Bruno Zevi. Some of its special features include the interweaving of the natural elements (water, air, sky, trees), and the way that they become part of the building's construction materials. The Maccagno di Sacripanti project is linked to other famous works by the same artist, all of which bear witness to his propensity for mutation, continuous innovation, the unfinished, open creativity and his fluctuation between rationalism and organicism. The permanent collection, donated by Parisi-Valle, includes a total of 2,085 works, featuring pieces by Guttuso, Balla e Birolli. The museum has continued to grow in recent years, acquiring works by Morandini, Tadini, Rognoni and Longaretti. Furthermore, it hosts four or five exhibitions every year, which place the spotlight upon the structure itself and expand the horizons of the permanent collection.

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indirizzo / address via L. Giampaolo, 1 Maccagno www.museoparisivalle.it info@museoparisivalle.it

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Museo Baroffio e del Santuario del Sacro Monte sopra Varese di Adriana Morlacchi

Ph. Vivi Papi

Il museo Baroffio e del Santuario, riaperto nel 2001 dopo un intervento di restauro, si trova in cima al Sacro Monte. Vi si accede da una terrazza da cui si gode di un panorama definito ““sfacciato sfacciato”” per vastità e incanto. Il patrimonio museale si articola tra la raccolta storico-artistica di Santa Maria del Monte e l’eterogenea collezione del barone Giuseppe Baroffio Dall’Aglio (Brescia 1859 – Azzate 1929). Nelle sue sale si incontrano sculture romaniche, miniature medievali e rinascimentali di codici ambrosiani, tessuti preziosi d’età sforzesca. I quadri sono di gusto romantico: dipinti fiamminghi e olandesi sono posti vicino a opere lombarde, emiliane e venete dal XV al XVII secolo (tra gli artisti: Agostino Decio, Camillo Procaccini, Girolamo Chignoli, Bartolomeo Schedoni, Domenico Fetti, Giacomo Ceruti, Francesco Capella, Giuseppe Antonio Petrini, Pietro Antonio Magatti). Grazie alla donazione di monsignor Pasquale Macchi alla Fondazione Paolo VI per il Sacro Monte, una decina di anni fa, è nata una nuova sezione di una sessantina di opere del XX secolo il cui tema mariano - fatta eccezione per un Volto di Cristo di Georges Rouault - si è posto in una continuità ideale con le stagioni artistiche fiorite nei secoli attorno al Sacro Monte. Artisti stranieri quali Henri Matisse, Bernard Buffet, Ivan Meštrovic, Théodore Strawinsky convivono accanto ad artisti varesini di nascita o d’adozione come Angelo Frattini, Giuseppe Montanari, Vittorio Tavernari. Le opere di Aldo Carpi, Silvio Consadori, Pericle Fazzini, Luigi Filocamo, Lello Scorzelli si uniscono, in una felice alternanza di tecniche e stili, alle opere di Domenico Cantatore, Primo Conti, Riccardo Tommaso Ferroni, Luciano Minguzzi, Mario Radice, Aligi Sassu, Mario Sironi. Tutto insieme ad artisti che hanno scritto pagine del territorio, come Renato Guttuso, che nel 1983 dipinse la Fuga in Egitto presso la Terza Cappella. O Floriano Bodini, autore del monumento a Paolo VI posto sul sagrato del santuario.

Renato Guttuso, bozzetto preparatorio per l'affresco "Fuga in Egitto" Renato Guttuso, draft for the fresco painting "Flight in Egypt" 46

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The Baroffio museum and the museum of the Sanctuary, which were reopened in 2001 after being restored, are situated at the summit of Sacro Monte. They are accessed via a magnificent terrace, where visitors can enjoy a vast, breathtaking panorama. The museum features the historical and artistic collection of Santa Maria del Monte, as well as the heterogeneous collection of Baron Giuseppe Baroffio Dall'Aglio (b. Brescia 1859 - d. Azzate 1929). Within its rooms, guests will encounter Romanesque sculptures, Medieval and Renaissance miniatures and precious fabrics of the Sforza era. The paintings are of a romantic nature, featuring Flemish and Dutch pieces, flanked by fifteenth to seventeenth century works from the regions of Lombardy, Emilia Romagna and Veneto (the artists include: Agostino Decio, Camillo Procaccini, Girolamo Chignoli, Bartolomeo Schedoni, Domenico Fetti, Giacomo Ceruti, Francesco Capella, Giuseppe Antonio Petrini and Pietro Antonio Magatti). A donation made by Archbishop Pasquale Macchi to the Paul VI Sacro Monte Foundation a dozen years ago gave rise to a new section of sixty works from the twentieth century, whose Marian theme - with the exception of a "Face of Christ" by Georges Rouault - creates an ideal continuity with the artistic seasons that have blossomed in the Sacro Monte area throughout the centuries. The works of foreign artists, like Henri Matisse, Bernard Buffet, Ivan Meštrovic and Théodore Stravinsky, coexist alongside those of local or immigrant artists, such as Angelo Frattini, Giuseppe Montanari and Vittorio Tavernari. The works of Aldo Carpi, Silvio Consadori, Pericle Fazzini, Luigi Filocamo and Lello Scorzelli are combined, in a happy alternation of techniques and styles, with the works of Domenico Cantatore, Primo Conti, Riccardo Tommaso Ferroni, Luciano Minguzzi, Mario Radice, Aligi Sassu and Mario Sironi. All alongside artists who have made a significant contribution to the local history of the territory, like Renato Guttuso, who painted the Flight to Egypt in the Third Chapel in 1983, or Floriano Bodini, who created the monument to Pope Paul VI in the sanctuary's churchyard.

Ph. Decio Grassi

Ph. Vivi Papi

The Baroffio museum

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indirizzo / address piazzetta Monastero località Sacro Monte Varese www.museobaroffio.it info@museobaroffio.it

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Museo Giuseppe Gianetti - collezione di ceramiche antiche di Adriana Morlacchi

Visitare il museo Giuseppe Gianetti di Saronno è come entrare in una casa degli anni ‘30 ancora abitata. L'esposizione comprende gli oggetti che hanno accompagnato il collezionista Giuseppe Gianetti, nella sua vita quotidiana. Ci sono i quadri, le sculture e i mobili acquistati da antiquari e gallerie di Roma, Milano e Torino. Animato da sete di ricerca nel campo delle arti plastiche e visive, dal 1932 Gianetti spostò il proprio interesse dai quadri alle ceramiche, che acquistava solo se erano “sane”, ovvero perfettamente integre. La collezione comprende più di 600 pezzi, dei quali è documentata perfino la corrispondenza con gli antiquari, le fatture, le notule, i ringraziamenti per i doni ricevuti.Spiccano le 201 raffinate porcellane di Meissen dei primi anni del ‘700 fino ai primi decenni del XIX secolo; le porcellane europee, orientali e italiane, tra cui una rara scultura della manifattura veneziana Hewelcke; le maioliche italiane ed europee settecentesche. I rari pezzi del ‘700, di cui ci sono pochi eguali al mondo, rendono il museo conosciuto in Italia e in Europa. Ci sono servizi interi che vengono chiesti in prestito da vari musei tra cui quelli di Dresda, una delle città dove la cultura delle ceramiche è maggiormente sentita. Il Coe, Centro Orientamento Educativo, sostiene il museo per l’accurata opera di ricerca e catalogazione affidata a specialisti, l’opera di conservazione e restauro, la valorizzazione e la divulgazione. Con l’obiettivo di aiutare i giovani a relazionarsi con l’arte e di creare un ponte tra l’antico e il contemporaneo, il museo ha aperto recentemente una sezione dedicata alla ceramica contemporanea e la biblioteca delle arti decorative. Inoltre propone mostre temporanee tra cui il progetto biennale per giovani artisti Coffeebreak.museum. Le attività della sezione didattica invece comprendono le visite “animate” a tema e i laboratori, dove bambini e ragazzi imparano non solo a guardare un’opera, ma anche come è composta e quali processi manuali, visivi e mentali l’hanno fatta nascere.

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The Gianetti museum Visiting the Giuseppe Gianetti Museum of Saronno is like entering a house of the 1930s that's still inhabited. The exhibits include objects that accompanied collector Giuseppe Gianetti throughout his daily life. The museum features various paintings, sculptures and furniture purchased from antique shops and galleries in Rome, Milan and Turin. Driven by a passion for research in the field of plastic and visual arts, in 1932 Gianetti shifted his interest from paintings to ceramics, which he only purchased if they were "pristine", or rather perfectly intact. The collection includes more than 600 pieces, for which even the correspondence with the antique dealers is documented, including invoices, bills, and thank-you letters for the goods received. Some particularly noteworthy exhibits include the 201 fine Meissen porcelain pieces, dating from the early 1700s up until the early decades of the nineteenth century, as well as various pieces of European, Oriental and Italian china, not to mention a rare sculpture by the Venetian porcelain factory Hewelcke and the eighteenth century majolica pottery of Italian and European origins. The rare 18th century works, which know few equals worldwide, have rendered the museum famous on a national and European-wide scale. The museum borrows entire sets of china from various foreign museums, including those of Dresden, a city whose passion for ceramics knows few rivals. The Italian Educational Guidance Centre supports the museum by providing meticulous research and cataloguing services, as well as by preserving and restoring the pieces themselves and promoting the museum's activities. With the aim of helping young people engage with the world of art and creating a bridge between the ancient and the contemporary, the museum has recently opened a section dedicated to contemporary ceramics and a library of the decorative arts. It also features temporary exhibitions, including the biannual project for young artists known as Coffeebreak.museum. The educational division's activities include themed "animated" tours and workshops, during which the children not only learn how to appreciate the artworks themselves, but also how they are made and the manual, visual and mental processes that contributed to their realization.

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indirizzo / address via Felice Carcano, 9 Saronno www.museogianetti.it info@museogianetti.it

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lo dice...

Museums between archeology and science As of today, in order to find out more about our ancient culture, all you have to do is visit

Alberto Angela ▪ documentarista - documentarian

I musei scientifici si presentano oggi come un ideale campo di indagine non solo per le interessanti indagini che vi si stanno conducendo, ma anche per la crescente attenzione che suscitano nel pubblico… Le innovazioni che stanno caratterizzando i musei scientifici costituiranno un punto di riferimento pratico, una sorta di “filo ‘d’Arianna” per capire meglio le soluzioni adottate anche negli altri musei.* * “Musei (e mostre) a misura d'uomo. Come comunicare attraverso gli oggetti”, Armando Editore, 2008

Today, Science museums are an ideal field of investigation not only for the interesting researches they conduct, but also for the growing attention they receive from the public. Innovation is shaping today’s museums helping them to become a reference point, a breadcrumb thread to better understand solutions adopted by other museums.*

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the civic museums of Villa Mirabello and take a tour through the eleven rooms of the new Prehistory and Protohistory sections. A magnificent journey through prehistory, featuring unique finds like the evidence of human settlements at our lake, in Pizzo di Bodio, dating as far back as 6220 BC, during the Mesolithic period. It's no wonder that Isolino Virginia (home to another archaeological museum), Bodio and Punta Sabbioni are listed as UNESCO World Heritage Sites, as are the Lombard towns of Castelseprio and Torba. With its late Roman structures, during the middle ages Castelseprio became the capital of the County of Seprio, which at the time encompassed a large portion of the province of Varese. Significant finds have also been made in Besano, whose museum, which opened in 1981, houses Besanosaurus and Saltriosaurus fossils, the former an ichthyosaur and the latter a carnivorous dinosaur about eight metres long. And don't miss out on the Studi Patri Museum in Gallarate, with its magnificent medieval monastery, and the Archaeological Museum in Sesto Calende, which houses various artefacts of the Golasecca culture that flourished in western Lombardy, eastern Piedmont and the Ticino region from the ninth to the fifth centuries B.C. In 2002, in the town of Caravate, a bulldozer unearthed the remains of a skeleton during the restoration of the church of Sant'Agostino, part of a necropolis. A score of skeletons dating to the eighth and ninth centuries A.D. were recovered soon after, reflecting the extent to which the Varese area was inhabited in ancient times.

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Musei tra archeologia e scienza di Mario Chiodetti

Per conoscere quanto sia antica la nostra cultura, da oggi basta salire ai musei civici di Villa Mirabello e visitare le undici sale della nuova sezione Preistorica e Protostorica. Uno splendido percorso nella storia, con reperti unici, come quelli che testimoniano la frequentazione del nostro lago, al Pizzo di Bodio, già nel 6220 avanti Cristo, in pieno Mesolitico. Non per niente l’Isolino Virginia, sede di un altro museo archeologico, Bodio e la Punta Sabbione, sono annoverati tra i siti patrimonio dell’Unesco, come del resto i centri longobardi di Castelseprio e Torba. Castelseprio con le sue strutture, di origine tardo romana, diventò nel Medioevo centro del Contado del Seprio, che racchiudeva gran parte dell’attuale provincia di Varese. Suggestioni non mancano anche a Besano, il cui museo, aperto nel 1981, accoglie i fossili del Besanosauro e del Saltriosauro, il primo un ittiosauro e il secondo un dinosauro carnivoro lungo circa otto metri. Meritano poi una visita anche il Museo Studi Patri di Gallarate, con il chiostrino che è un gioiello medioevale, e il Museo archeologico della Civiltà di Golasecca, a Sesto Calende, con i reperti dell’omonima cultura, fiorita dal IX al V secolo a. C. nella Lombardia occidentale, nel Piemonte orientale e nel Canton Ticino. Nel 2002 poi, a Caravate una ruspa portò alla luce i resti di uno scheletro durante i restauri della chiesa di Sant’Agostino, parte di una necropoli, con una ventina di scheletri ritrovati, risalente tra l’VIII e il IX secolo, a testimonianza di quanto il territorio varesino fosse popolato fin dai tempi più remoti.

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Museo civico dei fossili di Besano museo paleontologico di Marta Licata

Inaugurato nel 1981, il Museo Civico dei Fossili di Besano rappresenta un raro esempio di conservazione e di valorizzazione del patrimonio paleontologico del Nord Italia. La collezione, organizzata in cinque sale, ospita una ricca raccolta di reperti fossili che da oltre centocinquant’anni riemergono dagli scavi. Sono fossili di intervertebrati, pesci, rettili marini e terrestri e piante che dimostrano l’antichità del sito e il loro studio offre la possibilità di ricostruire la vita terrestre di un passato assai remoto. Recentemente annoverato tra i siti dell’UNESCO, il giacimento di Monte San Giorgio è sicuramente una delle più importanti testimonianze dell’era Mesozoica, più precisamente del Triassico Medio (circa 240 milioni di anni fa), quando la terra di Besano si affacciava sulle rive della Tetide, l’oceano che circondava le terre emerse. Proprio in quest’area, milioni di anni fa, viveva il Ticinosuchs ferox, un rettile terrestre appartenete all’ordine dei Rauisuchi che, ancor prima dei dinosauri, aveva sviluppato la capacità di camminare sulle zampe erette. I suoi resti sono conservati nel museo con quelli di un altro gigantesco rettile marino del mesozoico, il Besanosauro. Si tratta del fossile di una femmina gravida, lungo quasi sei metri e che conserva all’altezza dell’addome i resti di embrioni. Dal 2001 il museo accoglie anche lo scheletro del primo grande dinosauro carnivoro italiano ritrovato a Saltrio, sempre in val Ceresio, il Saltriosauro. Il feroce predatore, vissuto 200 milioni di anni fa, misurava otto metri circa in lunghezza e quattro in altezza; la sua conservazione è conseguenza di una circostanza fortuita per cui la carcassa dell’esemplare si era depositata nelle sabbie di un fondale marino che ha permesso la fossilizzazione. L’aspetto scientifico e didattico dell’intera collezione si esprime anche attraverso le visite guidate e le attività di laboratorio che il museo organizza per scolaresche e gruppi in visita. Il percorso geo-paleontologico poi offre la possibilità di recarsi sull’area degli scavi osservando, lungo il percorso, le stratificazioni delle varie ere geologiche, dalla paleozoica fino al triassico.

Besano, the civic fossil museum Inaugurated in 1981, the Besano Fossil Museum is a rare example of the celebration and preservation of Northern Italy's paleontological heritage. The collection, which is organized into five rooms, houses a rich collection of fossils that have been recovered from various excavations over the course of one hundred and fifty years. Fossils of invertebrates, fish, plants and marine and terrestrial reptiles that bear witness to the site's antiquity, the study of which allows us to reconstruct the terrestrial life of the region's prehistoric past. Recently listed as a UNESCO world heritage site, the deposits at Monte San Giorgio certainly represent one of the world's most important Mesozoic finds. More specifically, the site dates to the Middle Triassic period (about 240 million years ago), when the Besano area overlooked the Tethys Ocean. Millions of years ago, this area was home to the Ticinosuchs ferox, a terrestrial reptile belonging to the Rauisuchia group, which, even before the dinosaurs, had developed the ability to walk upright on its hind legs. Its remains are preserved in the museum along with those of another giant marine reptile from the Mesozoic period: the Besanosaurus. This fossil, a pregnant female nearly six meters long, still preserves the remains of embryos in its abdomen. Since 2001, the museum has also housed the skeleton of Italy's first-known large carnivorous dinosaur, the Saltriosaurus, which was discovered in the municipality of Saltrio, in the Ceresio valley. This ferocious predator lived about 200 million years ago, and measured about eight metres in length and four metres in height. Its preservation is due to the fortuitous circumstance of the carcass being deposited in the sand on the sea floor, thus allowing it to fossilize. The collection's scientific and educational aspects are highlighted by guided tours, as well as by the laboratory activities that the museum organizes for students and groups of visitors. The geo-paleontological itinerary even offers guests the opportunity to visit the site of the excavations themselves, where they can observe the stratifications of the various geological eras, from the Paleozoic to Triassic periods.

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indirizzo / address via Prestini, 5 Besano www.comune.besano.va.it museodibesano@tiscali.it

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Museo e area archeologica Isolino Virginia di Marta Licata

Esiste un luogo a Varese, unico al mondo, sia per il suo isolamento sia per la storia che ha conservato nel corso dei millenni. Stiamo parlano dell’Isolino Virginia, una lingua di terra di circa 10.000 metri quadrati che sembra galleggiare sulle acque del lago di Varese. Una piccola isola che si presenta ricca di vegetazione e dove sembrano regnare la quiete e la serenità. Le qualità di quest’area territoriale e soprattutto le condizioni ambientali particolarmente favorevoli devono aver attirato l’uomo preistorico che dal neolitico (fine VI millennio) decise di venirvi ad abitare. La sua presenza si riconosce dai resti palafitticoli che ha lasciato e che le acque del lago, i sedimenti e la vegetazione hanno conservato sommergendoli. Si tratta di monumentali piattaforme lignee sulle quali venivano innalzate abitazioni a pianta rettangolare. Non ci si meraviglia quindi che il sito, noto già dall’Ottocento, sia stato di recente inserito dall’UNESCO nella lista del Patrimonio dell’umanità. È un museo che non si osserva, ma si vive direttamente: il visitatore infatti ha la preziosa possibilità di muoversi tra i resti delle antiche abitazioni preistoriche. Un’occasione rara, offerta da pochissime strutture a livello europeo! Il percorso guida poi lo stesso visitatore dentro le mura della piccola Villa Ponti, dove si vedono alcuni reperti recuperati durante gli scavi che, iniziati alla metà del secolo XIX, continuano ancora oggi. L’Isolino Virginia insiste nel territorio del comune di Biandronno, ma da un cinquantennio è proprietà della città di Varese ed è sezione dei Musei Civici, dopo la donazione del marchese Ponti che ha permesso la valorizzazione, la fruizione, la conoscenza e l’apertura al pubblico di un luogo unico nel suo genere, dove si può respirare ancora la presenza dell’uomo preistorico in una affascinante cornice ambientale.

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Biandronno, the Isolino Virginia The Varese area is home to a place that's extremely unique in terms of both its isolation and the history it has preserved thousands of years. We're talking about Isolino Virginia, a 10,000 square metre strip of land that seems to be floating upon the waters of Lake Varese. A small vegetation-rich island, where peace and serenity reign. The quality of the land and, above all, the particularly favourable environmental conditions attracted prehistoric man to settle here as far back as the Neolithic period (the late sixth millennium B.C.). The presence of prehistoric man is evidenced by the remains of dwellings that were submerged and preserved by the lake water, the sediments and the vegetation. These are comprised of monumental wooden platforms, upon which rectangular dwellings were erected. With these discoveries already having been made back in the nineteenth century, it's no surprise that the island has been recently listed as a UNESCO World Heritage site. It is a museum that's not only to be viewed, but to be experienced directly: in fact, visitors are given the exciting opportunity to walk through the remains of the prehistoric dwellings themselves. A rare occasion that's only offered by a handful of museums throughout Europe! The itinerary then moves on, leading the visitors into Villa Ponti, which houses a number of artefacts recovered during various excavations (unearthed from the mid-nineteenth century all the way up until the present). While Isolino Virginia is located in the municipality of Biandronno, it was donated to the city of Varese fifty years ago by the marquis Ponti and is now one of the city's Civic Museums, offering visitors the opportunity to discover a breathtaking landscape and a unique place where prehistoric man settled thousands of years ago.

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Ph. Massimo Alari

indirizzo / address via Isola Lago di Varese - Varese lake Biandronno www.cspa-va.it - www.varesecultura.it museoarcheologico.mirabello@comune.varese.va.it

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Necropoli di Caravate di Marta Licata

Nel 2002, le opere di restauro e di recupero intorno alla chiesetta di Sant’Agostino di Caravate hanno svelato un’area di necropoli adiacente all’edificio religioso. La Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia ha ritenuto opportuno approfondire l’indagine con uno scavo sistematico allo scopo di recuperare l’intera zona cimiteriale. Venne portato alla luce un complesso di quattordici sepolture a inumazione che la stratigrafia archeologica ha permesso di datare tra l’VIII e il IX secolo. Le tombe sono ancora visibili grazie al progetto di valorizzazione del contesto. Si tratta di loculi strutturati che in origine erano chiusi con lastroni di pietra. All’interno giacevano supini i resti scheletrizzati, alcuni dei quali perfettamente conservati, degli antichi abitanti di Caravate. Gli scheletri sono stati consegnati al Laboratorio di Antropologia Fisica e Molecolare dell’Università degli Studi dell’Insubria per essere studiati sotto il profilo antropologico e paleopatologico. Scheletri di uomini, donne e bambini che ci rivelano come la statura media della popolazione non superasse i metri 1,65 di altezza. L’aspettativa di vita raramente andava oltre 45 anni di età; l’alta mortalità infantile purtroppo qui è ben rappresentata e le lesioni ossee riscontrate su diversi soggetti potrebbero suggerire un evento traumatico non mortale, ma che interessò gran parte della comunità di Sant’Agostino. Tutto però rimane oggetto di ipotesi. L’area archeologica comprende anche la piccola chiesa, che riflette ancora lo stile romanico e che custodisce al suo interno un ciclo di affreschi trecenteschi, alcuni di questi strappati e oggi conservati all’interno del palazzo comunale, tra cui un’importantissima scena della Crocifissione gotica e una dell’Adorazione dei Re Magi. I lavori di restauro e di valorizzazione dell’area archeologica permettono oggi al visitatore di scoprire a cielo aperto un’area funeraria di epoca medievale.

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Caravate, the necropolis In 2002, the restoration and recovery work being performed around the church of Sant'Agostino in Caravate unearthed a necropolis adjacent to the religious building itself. The Superintendence for Archaeological Heritage of Lombardy decided to carry out a more in-depth analysis of the discovery, by performing a systematic excavation of the entire cemetery area. The excavations unearthed a complex of fourteen burial tombs, which, based on the archaeological stratigraphy, date back to the eighth or ninth centuries A.D. Thanks to the environmental development project, the tombs are still visible today. The recessed burial structures were originally covered with stone slabs. Inside lay the supine skeletonized remains of Caravate's ancient inhabitants, some of which were perfectly preserved. The skeletons were brought to the Laboratory of Anthropology and Molecular Physics at the University of Insubria in order to undergo anthropological and paleopathological analysis. The skeletons, of men, women and children, reveal how the population's average height did not exceed 1.65 metres. The life expectancy rarely reached beyond 45 years of age and there was a high infant mortality rate. The bone injuries encountered upon various subjects may indicate that a non-fatal traumatic event took place that affected much of the community of Sant'Agostino. All this, however, remains a matter of conjecture. The archaeological site also includes a small Romanesque church housing a series of fourteenth century frescoes, some of which have been removed and are now preserved in the municipal building, including an important Gothic Crucifixion scene and one depicting the Adoration of the Magi. Thanks to the restoration and development of the archaeological site, visitors now have the opportunity to discover an outdoor medieval funeral area.

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indirizzo / address via XX settembre, 22 Caravate www.comune.caravate.va.it info@ comune.caravate.va.it

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Parco archeologico e Chiesa di Santa Maria di Marta Licata

Camminando tra le rovine archeologiche di Castelseprio ci si immerge in una dimensione straordinaria. Quel che resta degli edifici distrutti del borgo è tale da procurare nel visitatore la sensazione di un salto nel passato, in particolare nel Medioevo. Tutto quel che si può vedere, muri superstiti di architetture civili e religiose, venne portato all’attenzione del pubblico alla fine degli anni Cinquanta e il 26 giugno 2011 è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Il sito si estende su una vasta area boschiva dei comuni di Castelseprio e Gornate Olona. Si possono ancora osservare i resti dei poderosi muraglioni del IV secolo, delle torri edificate in epoca gota e bizantina e pure dell’area abitativa medievale, quando il luogo assunse un’importanza notevole come centro giudiziario dell’intero distretto. La sua distruzione nel 1287, in seguito alle lotte tra l’impero e Milano, e il successivo totale abbandono permisero di sigillare il tempo in quel preciso momento. Tra i resti più impressionanti si distingue quel che resta degli edifici religiosi. Il complesso di San Giovanni, conserva ancora l’antica abside che si alza di circa dieci metri, rivelando così ai posteri la sua originaria imponenza e, al suo interno, custodisce i sepolcri di soldati longobardi dotati di coperture monolitiche scolpite con croci e spade. Di modeste dimensioni, ma riconosciuta di grande valore storico è certamente la chiesa di Santa Maria foris portas la cui architettura segue le linee dell’arte romanica e gli affreschi che decorano le pareti interne datano al periodo longobardo. Il tema della Natività ripresa dai vangeli apocrifi e qui narrata dalla mano del pittore ha infittito il mistero intorno al sito di Castelseprio. Dello stesso unicum archeologico è anche il Monastero di Torba: avamposto militare nel tardo Impero romano per controllare il passaggio lungo il fiume Olona, venne in seguito utilizzato come bastione difensivo dai Goti e poi occupato dai Longobardi. Divenne monastero intorno all'VIII secolo, quando ospitò un gruppo di religiose benedettine, che all'edificio originale aggiunsero fra l’altro la piccola chiesa intitolata alla Vergine.

The archaeological park and the Church of Santa Maria Walking among the archaeological ruins of Castelseprio, visitors will find themselves immersed in an extraordinary dimension. That which remains of the village's buildings gives the visitor a profound sense of stepping back into the medieval past. Everything that can be seen, including the surviving walls of the residential and religious buildings, was brought to public's attention at the end of the 1950s, and the area was declared a UNESCO World Heritage Site on 26 June 2011. The site covers a large wooded area in the municipalities of Castelseprio and Gornate Olona. Some of the site's most prominent features include the remains of the mighty fourth century walls, the Gothic and Byzantine towers, and the residential area that dates back to medieval times, when the village took on considerable importance as the judicial centre for the entire district. Following its destruction in 1287, after the conflict between the Empire and Milan, the village was entirely abandoned, thus offering us the chance to catch a glimpse of that precise moment in time. Among the most impressive ruins are the remains of the religious buildings. The complex of San Giovanni still preserves the ancient apse, which rises about ten meters, thus revealing its original grandeur. Inside, the complex houses the graves of Lombard soldiers, complete with monolithic covers carved with crosses and swords. Despite its modest size, the church of Santa Maria foris portas is of great historical value, featuring Romanesque style architecture and frescoes dating back to the Lombard period. The theme of the Nativity taken from the apocryphal gospels, narrated here by the hand of the painter, has deepened the mystery surrounding the Castelseprio archaeological site. The same site also includes the Monastery of Torba: a military outpost of the late Roman Empire that monitored the passage along the river Olona, later used as a defensive bastion by the Goths and subsequently occupied by the Lombards. The structure was converted into a monastery around the eighth century, hosting a group of Benedictine monks who added a small church dedicated to the Virgin Mary to the original building.

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Ph. Paolo Valentini

indirizzo / address via Castelvecchio, 58 Castelseprio www.www.italialangobardorum.it www.castelseprio.net ufficio.anagrafe@castelseprio.net

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Museo della Società Gallaratese per gli Studi Patri di Marta Licata

Dalla preistoria all’età romana, dal tardo antico al Medioevo, il museo della Società Gallaratese di Studi Patri racchiude, all’interno della sua graziosa cornice, il chiostrino del convento di San Francesco, reperti archeologici di notevole importanza. Nella prima sala si vedono sia i resti di età neolitica, provenienti dalle stazioni palafitticole dei laghi varesini e consistenti soprattutto in punte di freccia, strumenti litici e ceramiche, sia molti dei ritrovamenti golasecchiani dei dintorni e che includono principalmente vasellame e ornamenti personali. Del primo gruppo fa parte la piroga del lago di Monate, esposta al centro della sala e che, per il suo stato di conservazione, rappresenta uno dei rari esemplari a noi

giunti di imbarcazione preistorica. La seconda sala espone una ricca documentazione archeologica di epoca romana comprensiva di numerose epigrafi e un sarcofago. Nella stessa sala poi sono presenti diverse collezioni numismatiche anche di età medievale. Una posizione centrale tra i reperti del museo è sicuramente il pluteo che originariamente separava l'altare e il coro dal resto della chiesa di San Giovanni di Castelseprio. Il chiostrino stesso è un monumento medievale di notevole importanza per la città. Eretto nel 1234, l’edificio fu uno dei più antichi monasteri francescani in Lombardia, costituito da due chiostri annessi a una chiesa gotica. Non solo archeologia ma anche storia dell’arte. Nel museo gallaratese, infatti, è esposta una raccolta di arte figurativa che copre un arco cronologico compreso tra il Medioevo e il XX secolo e che vanta la presenza di artisti celebri. Tra le opere più considerevoli prendono posto le pitture di Giuseppe De Alberti, le affascinanti sculture di Adolf Wildt, dipinti di Nicolò Pisano e di Tanzio da Varallo e un bozzetto del Cerano. Nonché due sculture medievali provenienti da Cairate che rappresentano un ponte d’unione tra l’archeologia e la storia dell’arte.

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The Museum of the Studi Patri Society of Gallarate From prehistoric to Roman times, from late antiquity to the Middle Ages, the splendid Museum of the Studi Patri Society of Gallarate, which is housed inside the cloister of the monastery of San Francesco, features archaeological finds of considerable importance. The first room contains a collection of Neolithic artefacts from the Pile dwellings of the Varese lakes, mainly comprised of arrowheads, stone tools and ceramics, as well as a number of Golasecchian artefacts,

including pottery and personal ornaments. The first group includes a canoe from the Lake Monate area, which, due to its exceptional state of preservation, is displayed at the centre of the room, representing one of the rare surviving examples of a prehistoric boat. The second room houses a rich collection of Roman artefacts, including numerous epigraphs and even a sarcophagus. The same room also contains various numismatic collections from the Middle Ages. One of the museum's most interesting items is the pluteo, which originally separated the altar and the choir from the rest of the church of San Giovanni di Castelseprio. The cloister itself is a medieval monument of significant importance to the city. Erected in 1234, the building represents one of the oldest

Franciscan monasteries in all of Lombardy, and is comprised of two cloisters adjacent to a Gothic church. Not just archaeology, but art history as well. The museum in Gallarate, in fact, houses a figurative art collection that ranges from the Middle Ages to the twentieth century, featuring works by famous artists. Some of the most significant works include paintings by Giuseppe De Alberti, fascinating sculptures by Adolf Wildt, paintings by Nicolò Pisano and Tanzio Varallo, and even a sketch by Cerano. Not to mention the two medieval sculptures from Cairate, which bridge the gap between the archaeology and the art history.

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indirizzo / address via Borgo Antico, 4 Gallarate www.studipatri.it info@studipatri.it

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Area archeologica del Monsorino e Antiquarium di Marta Licata

Una straordinaria testimonianza di come le antiche città dei morti riescono a restituirci aspetti di vita del passato si trova in Golasecca. In questo senso, l’area archeologica del Monsorino, aperta al pubblico dal 2002 su sentieri guidati, può introdurre il visitatore nell’ambiente naturale in cui fiorì una particolare civiltà dell’età del ferro. L’Abate Giovanni Battista Giani, che si interessò alle molte tombe scoperte nei primi anni del XIX secolo, si era ingannato intendendo che esse fossero la sepoltura dei morti in una grande battaglia tra i Galli e i Romani presso il Ticino. In realtà, i più avveduti archeologi che percorsero questi luoghi nella seconda metà dell’Ottocento capirono di trovarsi di fronte ai resti funerari di popolazioni dell’età del ferro, omogenee su un vasto territorio tra i fiumi Sesia e Serio e dalle Prealpi fino al Po. Luoghi di morte ma che scoprono aspetti di vita, le necropoli golasecchiane hanno rivelato che quelle genti avevano una struttura sociale articolata gerarchicamente, praticavano l’agricoltura, l’allevamento e la tessitura, vivevano in villaggi organizzati, avevano una propria lingua di cui ci resta qualche testimonianza, realizzavano ceramiche con il tornio, forgiavano i metalli e forse erano popolazioni pacifiche. Già da tempo gli allievi delle scuole locali si prestano ad accompagnare i turisti nella visita all’area archeologica, oggi poi il Comune di Golasecca è capofila - insieme a Provincia e Sistema Museale Archeologico di Varese, Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia - di un progetto di grande interesse finanziato anche dalla Fondazione Cariplo. Un piano di lavoro che troverà realizzazione prima dell’Expo del 2015 e che intende riqualificare l’area archeologica del Monsorino. Un ruolo determinante nelle funzioni divulgative è sicuramente quello del Centro Multimediale con video e immagini che verranno proiettati su monitor touchscreen per raccontare la Civiltà di Golasecca.

The necropolis of Monsorino and the archaeological museum of Golasecca Golasecca offers an extraordinary example of how the ancient cities of the dead are able to tells us about life in the past. In this sense, the Monsorino archaeological site, which has been open to the public with guided walkways since 2002, allows visitors to delve into the natural environment where a particular Iron Age civilization flourished. Abbot Giovanni Battista Giani, who maintained the many tombs discovered in the early years of the nineteenth century, had deceived himself into believing that the graves were those of soldiers who had fought in a great battle between the Gauls and the Romans in Ticino. In fact, the most astute archaeologists who visited these sites during the second half of the nineteenth century, realized that they were the remains of burials from an Iron Age civilization that uniformly occupied a vast expanse of territory between the Sesia and Serio rivers and the Alpine foothills, extending all the way to the Po river. As places of death that reveal aspects of life, the necropolises of Golasecca reveal that these people had a hierarchical social structure, practised agriculture, animal husbandry and weaving, lived in organized villages, had their own language (of which some evidence still remains), manufactured pottery with lathes, forged metals and may have been peaceful. For some time, local school students have been providing guided tours of the archaeological site, and the City of Golasecca - together with the Province of Varese, the Varese Archaeological Museum Society and the Superintendence for the Archaeological Heritage of Lombardy - has now developed a interesting project, funded also by the Cariplo Foundation. This project is aimed at redeveloping the Monsorino archaeological site and is scheduled to be completed before the 2015 World's Fair in Milan. The Multimedia Centre, where videos and images will be shown on touch-screen monitors to tell the story of Golasecchian Civilization, will certainly play a crucial role.

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indirizzo / address piazza Libertà, 3 Golasecca www.simarch.org info@comune.golasecca.va.it

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Museo civico archeologico Sesto Calende di Marta Licata

È una tappa obbligatoria per chi vuole conoscere l’antica civiltà di Golasecca. Già, perché il museo di Sesto Calende ospita una delle raccolte più complete di questa singolare popolazione che dall’età del ferro si insediò in quel territorio oggi definito nei confini della Lombardia occidentale e del Piemonte orientale. Quella cultura sembra abbia subito influenze dalle popolazioni celtiche ed etrusche, percepibili nei manufatti che essa ci ha lasciato. Sostanzialmente il patrimonio archeologico golasecchiano riemerge dalle necropoli che ci permettono di conoscere non solo la ritualità funeraria, ma anche le forme artistiche e gli oggetti che facevano parte della vita quotidiana. Tra il materiale esposto non solo si possono osservare le urne cinerarie, ma anche l’intero corredo consegnato alla tomba. Oltre all’abbondante vasellame in ceramica, le raccolte comprendono una varietà di manufatti sorprendente tra cui ornamenti in metallo, ma anche in corallo, ambra e altri materiali pregiati. Punto scenografico del museo e straordinario esempio di sepoltura di alto rango è offerto dalla tomba del Tripode (fine VI a.C.) che raccoglieva le ceneri di una donna e un ricco corredo composto da diversi ornamenti. Sicuramente un reperto molto importante della collezione è il collo del bicchiere che porta due iscrizioni, testimonianze rare di un alfabeto italico derivante da quello etrusco e definito “alfabeto di Lugano”. La collezione di Sesto è completata da altri pezzi archeologici che, nella loro totalità constano di circa 800 reperti, testimonianti l’antichità del luogo dal terzo millennio a.C. fino al Medioevo. Di un Medioevo fiorente a Sesto abbiamo due plutei antichi, recuperati all’interno dell’Abazia di San Donato. Un pezzo curioso è anche il cosiddetto “bastone animato” della collezione Bellini e che consiste in un’asta con anima in ferro, utilizzata per sondare il terreno alla ricerca di reperti archeologici. Il museo ha accolto poi anche una sezione di fossili provenienti da Cheglio di Taino che include diverse specie animali e vegetali dell’era del pleistocene.

The archaeological Museum A must see for anyone who wants to find out more about the ancient civilization of Golasecca. The museum of Sesto Calende hosts the most comprehensive collection of artefacts recovered from this unique Iron Age population, which lived within the boundaries of western Lombardy and Eastern Piedmont. The artefacts recovered seem to indicate that Golasecchian culture was profoundly influenced by that of the Celts and the Etruscans. The Golasecchian archaeological heritage recovered from the necropolises have not only allowed us to learn about their funerary rituals, but also their art forms and their objects they used in everyday life. The material recovered not only includes the funeral urns, but the funerary offerings as well. In addition to the large number of ceramics vessels, the collections also contain a variety of extremely interesting artefacts, including ornaments made from metals, coral and amber, as well as other precious materials. The tomb of the Tripod (late sixth century B.C.), which contained the ashes of a woman and a rich assortment of funerary offerings comprised of various ornaments, represents one of the museum's most scenic points, as well as an extraordinary example of an upper-class burial. One of the collection's most important artefacts is doubtlessly the rim of a cup bearing two inscriptions, which offers rare evidence of an Italic alphabet deriving from that of the Etruscans, known as the "alphabet of Lugano." The Sesto collection is complemented by additional archaeological pieces, for a total of approximately 800 artefacts, which provide evidence of the area's occupation from the third millennium B.C. up until the Middle Ages. Two ancient parapets recovered from the Abbey of San Donato bear witness to a flourishing Medieval culture in Sesto. Another curious piece is the so-called bastone animato (the "animated stick") from the Bellini collection: a rod with an iron core that was used to probe the terrain in search of archaeological finds. The museum also features a collection of fossils from Cheglio di Taino, including several plant and animal species from the Pleistocene age.

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indirizzo / address piazza Mazzini, 1 Sesto Calende www.simarch.org dada@comune.sesto-calende.va.it

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Museo civico archeologico e sezione risorgimentale di Villa Mirabello di Marta Licata

Dal 1949 la splendida cornice di Villa Mirabello ospita la sezione archeologica dei Musei Civici. L’ala preistorica, inaugurata di recente in un nuovo allestimento, illustra le tappe di un’evoluzione dal tardo neolitico fino all’età del ferro. Le prime fabbricazioni umane sono documentate dall’industria litica e dai suoi sviluppi. In questo orizzonte cronologico, dei ritrovamenti importanti sono quelli del sito neoeneolitico del Pizzo di Bodio, area indagata stratigraficamente a partire dal 1982 e che rappresenta una delle più antiche testimonianze di attività agricola dell’Italia Settentrionale. Tra i reperti significativi del luogo si segnalano i resti umani, ovvero un omero e un astragalo, appartenenti a uno stesso individuo che visse qui settemila anni fa. Numerose sono anche le attestazioni delle età dei metalli, dal bronzo di cui si conservano alcune punte di lancia tra le più antiche dell’Europa centrale fino all’età del ferro dove si inseriscono moltissimi manufatti ritrovati nei contesti di necropoli della cultura golasecchiana. A quest’ultima fase preistorica appartiene l’eccezionale corredo della seconda Tomba del guerriero, riemersa dagli scavi di Sesto Calende e che risale agli inizi del VI secolo con armi, resti del carro e altri oggetti in bronzo. Del tutto singolare è la cosiddetta stele di Vergiate, una delle più rare testimonianze di cultura celtica per l’iscrizione in grafia sinistrorsa che, secondo gli esperti, data tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C. La ricchissima sezione romana è rappresentata soprattutto dai corredi funerari rinvenuti in area varesina, da una importante collezione numismatica a partire dall’età repubblicana e dalla vasta raccolta lapidaria. Tra gli altri splendidi oggetti come il peso in bronzo a forma di astragalo ritrovato a Biandronno, si segnala la Diatreta Cagnola, uno tra i più preziosi vetri di età tardo romana. Più piccola, ma non meno importante è la raccolta di reperti altomedievali. Attira poi l’attenzione anche la mummia del bambino morto all’età di 11-12 anni, tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo.

Villa Mirabello e il Risorgimento italiano I visitatori di Villa Mirabello possono anche conoscere un capitolo di storia che fa di Varese uno dei luoghi simbolo del Risorgimento italiano. La sezione risorgimentale riallestita di recente è testimonianza della vocazione garibaldina della città che vide la prima vittoria dei Cacciatori delle Alpi sugli austriaci, il 26 maggio 1859, a Biumo Inferiore. Il grande quadro di Eleuterio Pagliano raffigurante

lo sbarco di Garibaldi a Sesto Calende si accompagna a molti altri oggetti, divise e armi delle guerre di Indipendenza.

Villa Mirabello and the Italian Risorgimento Visitors to Villa Mirabello can even learn about a chapter in history that makes the Varese area one of the landmarks of the Italian Risorgimento. The recently inaugurated section on the Risorgimento bears witness to

the city's support for Garibaldi's movement, which saw the Hunters of the Alps' first victory over the Austrians on 26 May 1859, in Biumo Inferiore. The large painting by Eleuterio Pagliano, depicting Garibaldi's landing in Sesto Calende, is accompanied by a wide range of other objects, uniforms and weapons from the Wars of Independence. Independence.

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The civic archaeological museum of Villa Mirabello The archaeological section of the Civic Museums has been housed within the splendid setting of Villa Mirabello since 1949. The prehistory wing, which has recently inaugurated a new layout, illustrates the evolutionary stages that took place from the late Neolithic period to the Iron Age. The first human fabrications are documented by the presence of stone tools and their evolution over time. Some of the most important finds include those recovered from the neolithic site of Pizzo di Bodio, which has been stratigraphically surveyed since 1982 and features some of the earliest evidence of northern Italian agriculture. One of the most significant finds at this site are the human remains, specifically a humerus and an astragalus, both belonging to a single individual who lived at the site seven thousand years ago. There are also numerous artefacts from the metal ages, including some of Central Europe's oldest bronze age spear heads and numerous iron age funerary offerings recovered from the Golasecchian necropolises. The iron age specimens include those recovered from the excavations of the second Tomb of the warrior in Sesto Calende, which dates back to the beginning of the sixth century B.C., featuring weapons, the remains of a wagon and various bronze artefacts. Another entirely unique artefact is the so-called Vergiate stone, an extremely rare example of right-to-left Celtic inscription which, according to experts, dates somewhere from the late sixth to early fifth centuries B.C. The rich collection of Roman artefacts features funerary offerings found in the Varese area, an important collection of coins from the age of the Roman Republic, and an extensive lapidary collection. Some of the other magnificent objects include a bronze weight in the shape of an astragalus, found in Biandronno, and the Diatreta Cagnola, one of the most precious examples of late-Roman glassware. Although smaller, the museum's collection of early medieval artefacts is no less significant. One exhibit that always attracts a great deal of attention is the mummy of an 11-12 year old child, which dates back to the late sixteenth or early seventeenth century.

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Ph. Maurizio Bonetti

indirizzo / address piazza della Motta, 4 Varese www.cspa-va.it www.varesecultura.it museoarcheologico.mirabello@comune.varese.va.it

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The he museum of Angera The museum of Angera arose from excavations carried out by the Mario Bertolone Association as far back as 1971, which were continued by the universities of Milan and Pavia. Opened during the mid-1970s inside the small medieval building that still houses it to this day, the museum was officially inaugurated in 1982 and was extensively renovated from 2008-2009 to accommodate objects from more recent archaeological discoveries. Through some of the most significant finds, the collection aims to recount the history of the territory of Angera, from the end of the Paleolithic up until the Middle Ages. The prehistory section includes several stone tools, made of flint, quartz and rock crystal, which were found inside the Tana del Lupo (the "Wolf's Den"), located below the Fortress, also known as the Antro Mitriaco ("The Cavern of Mithra"). One find of great historical significance is a fragment of a bell-shaped vase, which bears witness to the presence of a Copper Age culture throughout the territory of Angera (III millennium B.C.). Some of the main items housed in the Roman section include the artefacts recovered from the necropolis, which testify to the use of direct cremation as a funerary ritual. The remains, in fact, were burned directly at the place of burial, where the funerary offerings were also placed. The museum chronologically displays a number of significant funerary offerings, ceramic vases, glass unguentaria and ornaments, including bracelets, necklaces and rings, as well as a rich numismatic collection. There are also a considerable number of epigraphic finds of a largely religious nature, which, along with Rocca Borromeo's rich lapidary collection and the artefacts displayed at other museums throughout the territories of Varese and Milan, bear witness to the presence of various cults in the area, including those of Jupiter, Mercury, Hercules, Isis and the Matres. One room contains the funerary urn of Virilliena Calventia, a fragment of a funerary stele carved with the portraits of the deceased, as well as a second stele decorated with plant motifs, of which only a small portion of the short side remains.

The museum of Arsago Seprio The history and pre-history of the Arsago area have been revealed over the past thirty years thanks to various archaeological excavations, which have brought to light ancient settlements from the prehistoric period up until the time of the Visconti. Divided into two sections, one internal and one external, the Museum of Arsago has opted to include the area of the Lombard necropolis within the museum's overall structure. The tour begins in the first room, which contains discoveries from ancient times, including prehistoric stone artefacts, pottery and wood from the Lake Varese pile-dwellings, dating back to the 3rd to 2nd millennia B.C. The same room also hosts several Iron Age objects of Golasecchian origins. One find of particular historical significance is the tomb of the Celtic warrior (late 3rd to early 2nd century B.C.), the funerary offerings of which included a ritually-bent iron sword, one of the collection's most striking finds, due to its rarity. Of equal importance are a number of ceramic artefacts bearing Celtic inscriptions, which date to the 2nd-1st centuries B.C. The second room, on the other hand, is dedicated to documenting the territory's Roman period. These artefacts mainly include the remains from the necropolises in the locality of San Ambrogio, which highlight the continued links between the Celtic and Roman cultures. The display cases feature objects made from painted ceramics, peg-topped vases, buckles, black glazed pottery and blown glass. Perhaps the museum's most fascinating feature is its outdoor burial area, which features the the province of Varese's only large family necropolis of the Lombard era. These 26 tombs only represent a portion of the necropolis as a whole, which has already been partially mapped via GPR and is yet to be entirely excavated. These burials include that of an upper class individual, with whom a silver inlay ornament was interred.

Skeletons and mummies When construction workers are excavating in areas deemed to be "at risk", it is not unusual to come across ancient human remains, most of which are skeletonized. In this regard, numerous graves of both medieval and modern origin have been discovered in the territory of Varese over the past twenty years. Only having recently been considered as archaeological finds, the skeletons of the individuals who inhabited our territory during ancient times have proved to be of vital importance to revealing certain aspects of life in the past, which otherwise would not have been able to be obtained from material sources and written documents. Like other national universities, which have been studying the anthropological and palaeontological remains of ancient humans for quite some time, the University of Insubria has also recently begun to show an interest for the study of the territory's osteological remains. Through an agreement stipulated with the Archaeological Superintendence of Lombardy, the Faculty of Medicine's Laboratory of Molecular and Physical Anthropology now receives the skeletal remains unearthed by archaeologists on an ongoing basis in order to perform anthropological identification studies (in terms of age, sex, height and physical activity), as well as studies aimed at determining the diseases that plagued our ancestors in the past (including CT scans and ancient DNA tests). The osteoarchaeological collection of Varese is complemented by a number of "random" mummified remains belonging to various subjects, including those of a child, which have been unearthed in the Sacro Monte area.

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Il museo di Angera Gli scavi cominciati nel 1971 a cura dell’Associazione Mario Bertolone e proseguiti dagli istituti universitari di Milano e di Pavia hanno dettato la nascita del museo di Angera. Avviato alla metà degli anni Settanta nel piccolo edificio medievale dove ancora si trova oggi, fu poi inaugurato nel 1982 e ampiamente rinnovato nel 2008-2009 per accogliere gli oggetti delle più recenti scoperte archeologiche. La collezione vuole raccontare, attraverso i reperti più significativi, la storia del territorio di Angera, dalla fase finale del paleolitico fino al medioevo. La sezione preistorica comprende diversi strumenti litici in selce, quarzo, cristallo di rocca, rinvenuti all’interno della Tana del lupo posta al di sotto della Rocca e nota anche come Antro mitriaco. Di notevole significato storico è certamente il frammento di un vaso campaniforme che testimonia la diffusione di una cultura dell’età del rame nel territorio angerese (III millennio a.C.). La sezione romana accoglie soprattutto i reperti rinvenuti nella necropoli che attestano il rituale funerario della cremazione diretta: le spoglie venivano arse nel luogo di sepoltura dove veniva deposto anche il corredo. Il museo espone con criterio cronologico alcuni corredi significativi, vasellame in ceramica, balsamari in vetro, accessori di ornamento, tra cui bracciali, collane e anelli e una ricca collezione numismatica. Si trova anche qualche testimonianza epigrafica prevalentemente di natura religiosa e che, insieme al più ricco lapidario della Rocca Borromeo e di quanto si trova in altri musei di Varese e di Milano, testimonia la presenza in luogo di diversi culti, tra cui quelli di Giove, di Mercurio, di Ercole, di Iside e delle Matrone. In una sala vediamo l’urna funeraria di Virilliena Calventia, un frammento di stele funeraria dove sono scolpiti i ritratti delle persone defunte e una seconda stele di cui si conserva solamente una piccola parte del lato breve, decorato con motivi vegetali.

Il museo di Arsago Seprio La storia di Arsago viene svelata negli ultimi trent’anni grazie alle indagini archeologiche che hanno portato alla luce antichi insediamenti, dal periodo preistorico fino all’epoca dei Visconti. Articolato in due sezioni, una interna e una esterna, il museo di Arsago ha scelto di comprendere nella struttura complessiva anche l’area della necropoli longobarda. Il percorso comincia all’interno, dalla prima sala, dove trovano spazio i reperti che testimoniano le epoche più remote: pezzi preistorici tra cui manufatti in pietra, ceramica e legni provenienti dai siti palafitticoli dei laghi di Varese e risalenti al III-II millennio a.C. All’interno della stessa sala è possibile ammirare anche diversi oggetti dell’età del ferro, della cultura golasecchiana. Di straordinaria importanza storica è sicuramente la tomba del guerriero celtico (fine III inizio II a.C.) che custodiva nel suo corredo una spada in ferro piegata ritualmente, uno dei reperti più suggestivi della raccolta, proprio per la sua rarità. Altrettanto importanti sono alcuni manufatti in ceramica con iscrizioni in lingua celtica e che datano al II-I secolo a.C. La seconda sala è invece stata creata per documentare il periodo romano del territorio. Si tratta soprattutto di resti provenienti dalle necropoli in località di San Ambrogio che denuncia la persistenza di collegamenti tra l’ambiente celtico e quello romano. Le vetrine espongono oggetti in ceramica decorata, vasi a trottola, fibule, vasellame a vernice nera e vetro soffiato. L’aspetto forse più affascinante del museo è la zona esterna in cui è stata valorizzata l’area di sepolture che è l’unica grande necropoli famigliare di età longobarda in provincia di Varese. Si tratta di 26 tombe a inumazione, ma che fanno parte di una necropoli più ampia, già individuata tramite il georadar e ancora da scavare. Tra queste sepolture spicca quella di un personaggio sicuramente di rango in cui è deposta un’agemina in argento.

Scheletri e mummie Non è insolito scoprire resti umani antichi, la maggior parte dei quali scheletrizzati, quando operatori edili scavano nel sottosuolo di alcune aree cosiddette “a rischio” e, a tal proposito, il territorio di Varese negli ultimi vent’anni è stato oggetto di numerosissimi ritrovamenti di tombe di epoca medievale e moderna. Considerati solo di recente come beni archeologici, gli scheletri delle persone che nel passato hanno abitato i nostri luoghi possono rivelarci aspetti di vita non ottenibili dalle fonti della cultura materiale e della documentazione scritta. In sintonia con gli altri istituti universitari nazionali che già da diverso tempo si occupavano dello studio antropologico e paleopatologico dei resti umani antichi, anche l’Università degli Studi dell’Insubria ha cominciato una decina di anni fa ad interessarsi dei resti osteologici del territorio. Il Laboratorio di Antropologia Fisica e Molecolare della Facoltà di Medicina, tramite un accordo stipulato con la Soprintendenza Archeologica della Lombardia, accoglie di continuo i resti scheletrici scoperti dagli archeologi per studiarli sotto un profilo antropologico identificativo (età, sesso, statura, attività fisiche) e di individuazione e studio (indagini TAC e DNA antico) di patologie che in passato affliggevano i nostri antenati. La collezione osteoarcheologica varesina si completa anche con alcuni reperti “casualmente” mummificati che sono stati recuperati al Sacro Monte e che appartengono a diversi soggetti, tra cui un bambino.

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Il Sacro Monte: il museo verticale Chissà se Henry Beyle, in arte Stendhal, la pensò così quando salì alla Madonna del Monte innamorato perso della bella Angela Pietragrua, ma l’ascensione lungo il Viale delle Cappelle si può considerare un vero e proprio “museo verticale”, tante sono le ricchezze artistiche con dipinti e sculture profusi in ognuno dei quattordici tempietti che vanno a costituire una delle più suggestive “via crucis” dell’area prealpina. Dall’acrilico di Renato Guttuso alla Terza Cappella, agli affreschi del Morazzone nella Settima, ogni tappa è fonte di arricchimento spirituale e culturale, ma anche naturalistico, grazie al continuo variare del paesaggio circostante.

Sacro Monte (the Sacred Mountain): the vertical museum Who knows whether Henry Beyle, a.k.a. Stendhal, thought of it like this when he climbed up to the Madonna del Monte madly in love with the beautiful Angela Pietragrua. But the ascent along Viale dell Cappelle can truly be considered a "vertical museum", featuring many artistic treasures, including various paintings and sculptures at each of the fourteen small temples that make up one of the most beautiful "Stations of the Cross" in all the Alps. From the acrylic paintings by Renato Guttuso in the Third Chapel, to the frescoes by Morazzone in the Seventh, each stop offers a spiritual and cultural awakening, set amongst the backdrop of a breathtaking Ph. Paolo Valentini

natural landscape.

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lo dice...

Le case museo ci offrono una grande opportunità: entrare nell’ambiente dove lavoravano questi artisti significa cogliere al meglio il senso del loro agire. Capire come Salvini abbia valorizzato l’uso del colore o come Bodini abbia saputo coniugare l’attenzione al reale con la capacità introspettiva. Ecco, percorrere le sale di queste case museo vuol dire toccare con mano il senso del loro essere a pieno titolo “artisti veri”.

The historic house museums offer the unique opportunity of allowing visitors to discover the very environment in which artists lived in and worked and thus better understand their art. These museums have allowed us to fully grasp Salvini’s use of color or how Bodini’s sculptures combine reality together with the capacity for introspection. Lingering in the rooms of these houses museums can make you feel first-hand how some attained their full potential and became full-fledge artists.

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With the artist's relatives and the old family mill immortalized numerous times in the large canvasses by the young Innocente, the Salvini di Cocquio Trevisago museum is one of the most suggestive artistic locales in the entire the province. Surrounded by the Viganella river and the silence of the forest, visitors get a sense of being transported to a far-off utopia, where simplicity, good food and healthy living are a way of life. Innocente Salvini was born here in May of 1889. Having never left his homeland, it was here that the famous painter received friends and art critics alike, painting in his characteristic style that combined the Macchiaioli

Vittore Frattini ▪ artista - artist

Artist's houses

technique with the Divisionism of Gaetano Previati. And while the Salvini Museum is an excellent example of "artist's house", Villa Cagnola of Gazzada Schianno is that of an art collector, or rather the nobleman Guido Cagnola, although the villa itself was built by the powerful Perabò family during the 1700s. Together with his father, Carlo Cagnola, Guido collected a series of paintings by fourteenth and fifteenth century Tuscan painters (above all of a religious nature), works by Venetian landscape artists like Francesco Guardi, various sculptures, French and Flemish tapestries, as well as numerous rare and splendid ceramic pieces of European and Asian origin. The Butti Museum, dedicated to the sculptor whose works more than any other represent pure craftsmanship combined with absolute genius, bears witness to the epic history of the stonecutters in the municipality of Viggiù. Enrico Butti donated his collection of sculptures to the municipality in 1926, and today, in addition to his own works, a special pavilion houses pieces by various other artists from the Viggiù area, including the likes of Buzzi Reschini, Luigi Bottinelli and Vincenzo Cattò. At the end of the 1980s, Floriano Bodini, known also for his sculpture of Pope Paul VI at the entrance to the sanctuary of the Madonna del Monte, decided to leave his works and art collection to the town of Gemonio where he was born and raised. He thus came up with the idea of establishing a museum by renovating an old farmhouse with the help of the municipality. Today, the museum has become one of the areas greatest cultural attractions and has hosted many important exhibits, like those of Adolfo Wildt and Marino Marini.

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Case museo di Mario Chiodetti

È uno dei luoghi d’arte più suggestivi della provincia il Museo Salvini di Cocquio Trevisago, con il vecchio mulino della famiglia del pittore tante volte immortalato dal giovane Innocente nelle grandi tele insieme ai parenti contadini. Il torrente Viganella gli gira intorno, nel silenzio del boschetto circostante, e il visitatore ha la sensazione di immergersi in un’arcadia lontana, fatta di gesti e consuetudini semplici, di buon cibo e vita sana. Salvini vi nacque nel maggio 1889 e di fatto non si mosse mai da lì, ricevendo amici e critici e continuando a dipingere unendo la tecnica dei Macchiaioli con il Divisionismo di Gaetano Previati. Se il Museo Salvini è una “casa d’artista” d’artista”,, villa Cagnola di Gazzada Schianno è stata la fastosa dimora di un collezionista, il nobile Guido Cagnola, anche se la villa fu costruita nel ‘700 dalla potente famiglia Perabò. Fu il padre Carlo Cagnola, assieme a Guido, a raccogliere una serie di dipinti di pittori toscani del Trecento e Quattrocento, soprattutto di carattere religioso, oltre a opere di vedutisti veneti come Francesco Guardi, sculture, arazzi fiamminghi e francesi e molte splendide e rare ceramiche europee e orientali. Testimone di un’epopea, quella dei “picasass” di Viggiù, è il Museo Butti, dedicato allo scultore che più di ogni altro rappresentò la maestria artigiana unita alla genialità. Enrico Butti donò la propria gipsoteca al comune nel 1926, e oggi, accanto alla raccolta delle sue opere, un apposito padiglione accoglie quelle degli altri artisti viggiutesi, da Buzzi Reschini a Lugi Bottinelli e Vincenzo Cattò. A Gemonio Floriano Bodini, scultore noto anche per la statua di papa Paolo VI, posta davanti all’ingresso del santuario della Madonna del Monte, volle sul finire degli anni ‘80 80 lasciare le sue opere e la collezione d’arte al paese dove era nato e cresciuto, così pensò a creare un museo ristrutturando una vecchia cascina grazie all’aiuto del comune. Oggi il museo è una realtà viva del territorio e ha accolto mostre significative, come quelle su Adolfo Wildt e Marino Marini.

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Il mulino-museo, casa natale e dal 1983 pinacoteca di Innocente Salvini (Cocquio Trevisago 1889 - 1979), è un raro esempio di archeologia industriale del XVII secolo, impreziosito dai resti di un’antica torre medievale e caratterizzato da due ruote e da una serie di ingranaggi perfettamente funzionanti, mossi dall’acqua del vicino torrente Viganella. In questo angolo tuttora di quiete, al confine tra i comuni di Cocquio Trevisago e Gemonio, l’artista di spiccata valenza espressionista abitò e lavorò per un’intera vita, traendo ispirazione dal vicino paesaggio e animandolo con volti frugali e umili figure, testimoni di una civiltà rurale oggi scomparsa. Nella rappresentazione di soggetti del quotidiano, Salvini adottò una tecnica pittorica di forte impatto emotivo caratterizzata da una calda tavolozza cromatica. Dall’ampio cortile, su cui si affacciano pregevoli affreschi “en plein air” di sua produzione, si accede al museo attraverso l’originaria struttura del mulino, che ancora oggi conserva le macine, i vagli, le pulegge, gli elevatori e gli altri sistemi di trasporto del grano macinato. I progetti e la relativa realizzazione di macchinari in versione automatizzata furono ideati dallo stesso, con l’intento di poter avere tempo libero da dedicare all’arte e disporre liberamente dei propri familiari in qualità di validi modelli. Tre sale sono adibite all’allestimento permanente di opere pittoriche esposte a rotazione, in cui sfilano le esili silhouette delle sorelle, i bei ritratti della madre e del padre, le attività lavorative del fratello, nonché scorci di paese e di architetture del territorio. I dipinti sono connotati da viva luce e forti tinte riecheggianti la circostante natura, che ben tracciano l’originale produzione artistica di un uomo estraneo alle mode del suo tempo, incentrata su un intimo e profondo realismo. Il museo è inoltre sede di mostre ed eventi culturali a carattere temporaneo.

Museo Innocente Salvini di Chiara Palumbo

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The Innocente Salvini museum As the birthplace and, since 1983, the art gallery that houses the works by Innocente Salvini (Cocquio Trevisago 18891979), the mill-museum is a rare example of seventeenth century industrial archaeology, featuring the remains of an ancient medieval tower, as well as two wheels and a series of fully-functional gears powered by the waters of the nearby Viganella river. It was in this quiet corner of the countryside, bordering on the municipalities of Cocquio Trevisago and Gemonio, that the renowned expressionist artist lived and worked throughout his entire life, drawing inspiration from the nearby landscape and enlivening it with frugal faces and humble figures, thus bearing witness to a rural culture that has since disappeared. In depicting everyday subjects, Salvini adopted a painting technique with a strong emotional impact, characterized by a warm colour palette. Visitors are welcomed into the museum through a large courtyard, which features "en plein air" frescoes by the artist himself, and the original structure of the mill, which still retains the grinders, sieves, pulleys, lifts and other systems for handling the ground grain. The artist designed and manufactured the automated versions of the machinery on his own in order to free up his time and devote himself to his art, freely using his family members as models for his paintings. Three rooms have been dedicated to permanent exhibits of paintings displayed in rotation, where visitors will discover the slender silhouettes of the artist's sisters, the magnificent portraits of his mother and father and the work activities carried out by his brother, as well as splendid depictions of the surrounding countryside and local architecture. The paintings are characterized by the vivid light and the bright colours of the surrounding nature: a testimony to the original artistry of a man who was estranged from the trends of his own time, focusing instead upon a profound and intimate realism. The museum also regularly hosts various temporary exhibits and cultural events.

Ph. Roberto Molinari

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indirizzo / address contrada Salvini, 5 Cocquio Trevisago www.museosalvini.it museo.salvini@gmail.com

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Villa Cagnola di Chiara Palumbo

Sorta nel Seicento quale tenuta di campagna della famiglia Perabò, trasformata dagli stessi in villa di delizia con forme del barocchetto lombardo divenne, in seguito, proprietà dei Melzi d’Eril e infine acquistata dalla stirpe dei Cagnola, che donarono all’ampio parco, rivolto verso il lago di Varese, le sue attuali forme all’inglese e arricchirono la dimora di mirabili oggetti e opere artistiche. Carlo Cagnola implementò il patrimonio con un ricco corpus di ceramiche di cui era profondo intenditore e il figlio Guido ne perseguì l’intento raccogliendo un elevato numero di tesori nel corso di viaggi e ricerche trasformando la villa in vera e propria casa-museo. Nel 1946 l’intera proprietà fu ceduta con lascito testamentario alla Santa Sede con l’esplicita richiesta che divenisse luogo di incontro tra fede e cultura. Le raccolte d’arte ancora oggi conservate a Villa Cagnola, visitabili esclusivamente previo appuntamento, sono costituite da diversi nuclei: assieme alle già citate maioliche e porcellane delle più importanti e raffinate fabbriche d’Europa e alle ceramiche orientali, si annoverano preziosi arazzi fiamminghi e sontuosi mobili, in particolar modo apprezzabili all’interno del noto “Salotto Rosso”, Rosso”, connotato dall’originale soffitto a cassettoni. L’amicizia di Guido Cagnola con alcuni tra i più importanti conoscitori d’arte del suo tempo, tra cui Bernard Berenson, lo portarono ad affinare un particolare interesse per i cosiddetti “primitivi” e artisti rinascimentali di scuola lombarda, veneta e toscana. Il simbolo della collezione, la mirabile Madonna con Bambino attribuita al Maestro della Madonna Cagnola, si affianca ai protagonisti della tavolozza quali: Bernardo Daddi, Antonio e Bartolomeo Vivarini, Jacopo Bellini, Ercole de’ Roberti, Bernardino Luini, Ambrogio da Fossano detto il Bergognone e Bernardino Butinone. Infine, pregevoli opere di vedutisti a cavallo tra ‘700 e ‘800 sono i “Capricci” del veneziano Francesco Guardi e i delicati acquerelli del ticinese Carlo Bossoli.

Villa Cagnola Built by the Perabò family in the seventeenth century as a country estate and later transformed into a family getaway, this Lombard baroque style villa later passed under the ownership of the Melzi d'Eril family, and was ultimately purchased by the Cagnola family, who gave the large park overlooking Lake Varese its current English style and embellished the residence with magnificent objects and works of art. Carlo Cagnola enriched the estate with a vast collection of ceramics, of which he was a passionate connoisseur, and his son Guido continued with this endeavour, collecting a large number of treasures throughout the course of his travels and research activities, thus transforming the villa into a veritable house-museum. In 1946 the entire estate was bequeathed to the Holy See, with the explicit request that it be transformed into a meeting place between faith and culture. The art collections still housed at Villa Cagnola, which can only be visited upon appointment, are made up of various groups: together with the aforementioned ceramics and porcelain pieces from some of the most important and sophisticated European and Oriental ceramics manufacturers, the collection also includes precious Flemish tapestries and exquisite furnishings, many of which can be admired in the famous Salotto Rosso (the "Red Living Room"), which features an original coffered ceiling. Guido Cagnola's friendships with some of the most important art connoisseurs of his time, including Bernard Berenson, led him to hone a particular interest for the socalled "primitive" artists, as well as Renaissance artists of the Lombard, Veneto and Tuscan schools. The collection's most iconic piece, the magnificent Madonna with Child attributed to the Master of the Madonna Cagnola, is accompanied by works by various other talented artists, such as: Bernardo Daddi, Antonio and Bartolomeo Vivarini, Jacopo Bellini, Ercole de’ Roberti, Bernardino Luini, Ambrogio da Fossano (known as Bergognone) and Bernardino Butinone. Finally, the collection also features valuable landscapes from the 18th and 19th centuries, including the Capricci by Venetian artist Francesco Guardi, and delicate watercolours by the Ticino-native Carlo Bossoli.

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indirizzo / address via Cagnola, 17/19 Gazzada Schianno www.villacagnola.it villacagnola@tin.it

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Museo Enrico Butti e degli artisti viggiutesi di Chiara Palumbo

Il museo sorse per volontà dell’artista Enrico Butti (Viggiù 1847 - 1932) che nel 1926 donò al Comune di origine la propria villa-studio, oggi adibita a biblioteca, ufficio di informazione turistica e spazio espositivo, unitamente a una novantina di modelli in gesso di sculture, a grandezza naturale o ridotta se in forma di bozzetti, per le quali predispose la costruzione di un’apposita gipsoteca attigua alla propria dimora. L’allestimento delle opere, originariamente studiato dal loro stesso autore, ben descrive l’intera parabola creativa del noto professore di scultura all’Accademia di Brera a Milano: difatti la produzione giovanile di influenza scapigliata, talvolta impreziosita da eleganti esiti romantici e di sapore floreale, lasciò successivamente spazio a una maturità creativa intrisa di realismo. Seguendo questi stili Butti spaziò da intimi monumenti a carattere commemorativo-funerario e di denuncia sociale a soluzioni di gusto spiccatamente retorico con tematiche celebrative e patriottiche. Tra i gessi più famosi che accolgono il visitatore è il maestoso busto di Giuseppe Verdi, modello per il relativo monumento, sito a Milano di fronte alla Casa di Riposo per Musicisti, costruita proprio per volere del compositore. Meno nota, ma ugualmente interessante, è la sezione di dipinti conservata al piano superiore, dedicata alla tarda produzione pittorica dell’artista. All'interno del parco è inoltre situato il Museo degli Artisti Viggiutesi del Novecento, che si compone di diverse collezioni di opere appartenenti ad altri abili scultori locali quali Giacomo Buzzi Reschini, Nando Conti, Luigi

Bottinelli, Vincenzo Cattò, Gottardo Freschetti ed Ettore Cedraschi. Non distanti sono poi le scuderie di Villa Borromeo, dov’è conservato interessante materiale sull’attività tradizionale dei “picasass” (spaccapietre) e la relativa estrazione e lavorazione dell’arenaria grigia della vicina cava di Viggiù.

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The Enrico Butti civic museum The museum was established at the behest of the artist Enrico Butti (Viggiù 1847-1932), who donated his villastudio to the Municipality in 1926. The structure is now used as a library, a tourist information office and an exhibition hall, with an additional building having been constructed alongside the residence in order to house some ninety plaster-casts, including both full-sized works and small-scale rough drafts. The layout of the works, originally conceived by the artist himself, covers the entire creative scope of this renowned professor of sculpture at the Brera Academy in Milan. Visitors will note, in fact, how the artist's earlier works, influenced by the scapigliatura movement, sometimes embellished with elegant and romantic floral pieces, gradually give way to a creative maturity steeped in realism. Following these styles, Butti's works ranged from intimate monuments of a commemorative, funerary and social nature, to works of a distinctly rhetorical flavour, with patriotic and celebratory themes. One of the most famous plaster casts that visitors can admire is the majestic bust of Giuseppe Verdi, which served as a model for the relative monument in Milan, located in front of the Retirement Home for Musicians built at the behest of the composer himself. Although less well-known, the section of paintings housed on the top floor, dedicated to the artist's later works, is also quite interesting. The park also contains the Museum of the Twentieth Century Artists of Viggiù, which is comprised of several collections of works by other talented sculptors, including Giacomo Buzzi Reschini, Nando Conti, Luigi Bottinelli, Vincenzo Cattò, Gottardo Freschetti and Ettore Cedraschi. The stables of Villa Borromeo are also not far off, where visitors can find interesting materials on the activities of the traditional picasass ("stonecutters"), as well as information regarding the mining and processing of the grey sandstone from the nearby Viggiù quarry..

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indirizzo / address viale Varese, 4 Viggiù www.comune.viggiu.va.it museobutti@comune.viggiu.va.it

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Museo civico Floriano Bodini di Chiara Palumbo

Il Museo Civico Floriano Bodini a Gemonio si configura quale mirabile esempio di cascina-museo; una struttura rurale-contadina del ‘700 perfettamente riadattata a spazio espositivo aperto al pubblico nel 1998. Cortile, porticato, fienile e stalla sono ancora riconoscibili nelle rispettive antiche funzioni e partiture architettoniche costituite da sassi di fiume, colonne di serizzo e tavole di legno e posti in dialogo con il ricco corpus di opere dello scultore, che ebbe i natali in questo piccolo centro a ridosso della verdeggiante Valcuvia. Difatti, pur avendo trasferito studio e residenza a Milano e lavorato all’estero, Floriano Bodini (Gemonio 1933 - Milano 2005) è sempre stato intimamente legato al proprio territorio, tanto da predisporre una cospicua donazione che copre l’intero arco della sua vivace attività artistica. Gessi, bronzi, terrecotte, marmi, originali e modelli per i suoi noti ritratti, papi e monumenti pubblici sono esposti accanto alla sua ampia produzione medaglistica e grafica, creando un accattivante percorso, che sfocia all’esterno sul ballatoio e nel giardino delle sculture. A fare da contrappunto alle icone di Papa Paolo VI, agli intimi o espressionisti volti di familiari e agli eroici professori di Gottinga è una ricca collezione permanente di proprietà dell’artista stesso, che annovera sculture di Leonardo Bistolfi, Medardo Rosso, Arturo Martini, Giacomo Manzù, Giuseppe Grandi, Lucio Fontana, Francesco Messina e Augusto Perez. Tra i dipinti sono presenti le firme di Alberto Sughi, Giuseppe Zigaina e molti altri, cui si aggiungono le più recenti donazioni di Franco Molteni, Giordano Morganti, Jean Rustin e Nicola Villa. Nell´ambito della produzione grafica si possono ammirare tirature di Fernand Lèger, Henry Moore, Georges Rouault e Graham Sutherland. Il museo, sede di esposizioni temporanee, offre inoltre una ricca biblioteca di oltre 5.000 volumi, con particolare attenzione ai protagonisti del Realismo Esistenziale e alla storia della scultura.

The Floriano Bodini civic museum The Floriano Bodini Civic Museum in Gemonio is a splendid example of a farmhouse-museum. This 18th century rural farmhouse was transformed into an exhibition hall and opened to the public in 1998. The courtyard, arcade, barn and stables still reflect their former functions and are characterized by their original architectural elements, including river stones, gneiss columns and wood planks, all accompanied by the local sculptor's vast collection of artworks. In fact, despite having transferred his residence and studio to Milan and having worked abroad, Floriano Bodini (Gemonio 1933 - Milan 2005) always maintained strong ties with his homeland, to the point that he even donated an extensive collection to his home town, encompassing the entire span of his rich artistic career. Works in plaster, bronze, terracotta and marble, both originals and models for his famous portraits, including popes and public monuments, are displayed alongside his vast collection of medals and prints, resulting in a captivating itinerary that ultimately leads the visitor outside onto the balcony and into the garden of sculptures. Standing in marked contrast to the iconic images of Pope Paul VI, the intimate or expressionist faces of family members and heroic professors from Göttingen, is a rich permanent collection that belonged to the artist himself, which includes sculptures by Leonardo Bistolfi, Medardo Rosso, Arturo Martini, Giacomo Manzù, Giuseppe Grandi, Lucio Fontana, Francesco Messina and Augusto Perez. The collection's paintings include works by Alberto Sughi and Giuseppe Zigaina, along with more recent pieces donated by Franco Molteni, Giordano Morganti, Jean Rustin and Nicola Villa. In terms of prints, the collection boasts works by Fernand Léger, Henry Moore, Georges Rouault and Graham Sutherland. The museum, which regularly hosts temporary exhibits, also features an extensive library of over 5,000 volumes, with particular focus being placed upon the protagonists of the Existential Realism movement and the history of sculpture.

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indirizzo / address via Marsala, 11 Gemonio www.museobodini.it segreteria@comune.gemonio.va.it

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lo dice...

Museums of transports In addition to boasting a scenic landscape, the Varese area has always been a driving force behind the economy thanks to the numerous industries scattered throughout

Flavio Vanetti ▪ giornalista Corriere della Sera e pilota aeronautico Corriere della Sera journalist and AeronauticsPilot

I trasporti sono una sorta di seconda anima di Varese. Qui l’aviazione ha avuto la sua culla, ma c’è anche una tradizione importante legata alla produzione in campo motoristico. Bello è che questa autentica saga di successo riviva grazie a iniziative di conservazione e divulgazione di una capacità produttiva ad altissimo livello, che può trasformarsi in un fattore di successo sul versante dell’attrattività turistica.

Transport is a almost the second soul of Varese. Not only has it been the cradle of aviation, but also the area holds a long tradition in the automotive industry. We could leverage on previous experience and encourage the industry to make the most of their innovative potential. The best way really to preserve historical heritage transforming it into and economic and tourist attractiveness.

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the province. From the early 1900s up until the boom years, these industries placed Varese amongst the top most productive areas on a national level. Many of these historic companies still exist to this day. Others have effectively become "museum pieces", like the company Frera of Tradate (a manufacturer of high-quality bicycles and motorcycles), with the old factory now hosting a library as well as a collection of antique motorcycles. The magnificent visionary art of Flaminio Bertoni, on the other hand, is housed within a museum in Masnago, which offers visitors the opportunity to catch a glimpse of 20th century automotive culture, featuring projects by the great designer himself, who created legendary vehicles for Citroën, like the Traction Avant and the legendary DS. Bearing witness to our territory's passion for cycling, the town of Cittiglio honours cycling champion Alfredo Binda with a small museum dedicated to his career. The Agusta and Volandia museums, on the other hand, reconstruct the history of flight, highlighting the great aviation traditions of the Varese area. The pioneer of our transport-related museums, however, was Francesco Ogliari, who, on his property in the town of Ranco, amassed an extraordinary collection that bears witness to his personal passion for cars, locomotives, trams and trolleybuses. This journey into the past is divided into various sections dedicated to the horse, steam power, electricity, and the internal combustion engine, and thanks to Ogliari's lifelong passion for studies and literature, the humanistic aspects of the featured technologies are constantly emphasized.

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Musei dei trasporti di Mario Chiodetti

Accanto alle bellezze paesistiche, il Varesotto è sempre stato un volano economico, grazie alle moltissime industrie sparse per la provincia, che agli inizi del ‘900 e fino agli anni del boom l’hanno messo ai primi posti nella produttività nazionale. Molte di queste storiche aziende esistono ancora. Altre, come per esempio la Frera di Tradate, produttrice di biciclette e motociclette di alta qualità, sono diventate a tutti gli effetti “pezzi da museo”, con la vecchia fabbrica sede di una raccolta di antiche motociclette e della biblioteca. L’arte magnifica e visionaria di Flaminio Bertoni è invece raccolta nell’omonimo museo di Masnago, che offre al visitatore uno spaccato della cultura automobilistica del ‘900, attraverso i progetti del grande designer, creatore per Citroën di mitiche vetture come la Traction Avant e la leggendaria DS. Cittiglio onora il campionissimo Alfredo Binda con un piccolo museo pieno dei suoi cimeli, a testimonianza della vocazione ciclistica della nostra terra, mentre il museo Agusta e Volandia ricostruiscono l’epopea del volo con riferimento alle grandi tradizioni aeronautiche del Varesotto. Il pioniere dei nostri musei legati ai trasporti è stato però Francesco Ogliari, che nella sua proprietà di Ranco mise le basi per una straordinaria raccolta, frutto della sua passione personale per automobili, locomotive, tram e filobus. Un viaggio nel passato, scandito dalle diverse sezioni, dedicate al cavallo, al vapore, all’elettricità, al motore a scoppio, in cui la tecnologia non si discosta mai dall’aspetto umanistico, perché le buone letture sono state nutrimento fondamentale di Ogliari per tutta la sua vita.

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Museo Alfredo Binda di Maria Carla Cebrelli

Ph. Paolo Valentini

Il Varesotto è terra di ciclismo e di campioni della bicicletta. E ad Alfredo Binda è dedicato il museo nato nel 1986 nel suo paese natale, Cittiglio. Un luogo voluto dall'amministrazione comunale per celebrare lo sportivo e le sue imprese. All'interno della struttura sono custoditi e catalogati alcuni simboli e cimeli che hanno caratterizzato la sua vita dedicata al ciclismo. Il materiale, messo a disposizione dalla famiglia, va ben oltre il racconto della vita dello sportivo. La mostra si compone della maglia iridata e di quelle di campione italiano accanto alle “attrezzature” del ciclista come selle, occhialini, scarpette. Da segnalare anche le due biciclette Legnano testimoni dei trionfi ai campionati del Mondo del '30 e del '32. Accanto agli oggetti è interessante anche il percorso fatto di documenti e articoli di giornale che offrono al visitatore la ricostruzione di un'epoca e di una pagina del mondo del ciclismo per molti versi assai distante dalla concezione attuale di questo sport. Nel museo è possibile osservare gli articoli e le copertine della Gazzetta dello Sport accanto a una raccolta di fotografie che hanno immortalato i momenti più emozionanti della vita di Binda con le vittorie di tre Campionati del Mondo e di Cinque Giri d'Italia. L'esposizione raccoglie infine i ricordi legati alla ventennale carriera di Commissario Tecnico della Nazionale italiana di ciclismo. Il museo si appresta oggi ad affrontare una nuova fase, visto che ora usufruisce di uno spazio ancor più accogliente all’interno della stazione di Cittiglio. Un trasferimento, reso possibile dall’accordo tra Amministrazione Comunale e Ferrovie Nord, che permette di valorizzare ancor meglio il materiale a disposizione: vere e proprie “chicche” per gli appassionati di ciclismo, attratti in questa località a due passi dal lago Maggiore dalla possibilità di entrare in contatto diretto con l’epopea del primo grande “campionissimo” della storia delle due ruote.

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The Alfredo Binda museum The Varese area has always held a deep-seated passion for cycling, and is proud to call itself the home of many champion cyclists. One of these champions was Alfredo Binda, to whom a museum in his home town of Cittiglio was dedicated in 1986. The museum was established at the behest of the municipality in order to celebrate the athlete and his achievements. The structure houses a series of relics and memorabilia from his cycling career. And the material, donated by his family, goes far beyond telling the story of the athlete's life alone. The exhibits include both the rainbow jersey and those of the Italian championships, as well as the cyclist's "equipment", including bicycle seats, glasses and shoes. Other noteworthy exhibits include the two Legnano bicycles with which Binda triumphed at the World Championships of 1930 and 1932. In addition to the memorabilia, the itinerary also features various documents and newspaper articles that allow visitors to reconstruct an entire era: a page of cycling history that, in many ways, is now far removed from our current perception of the sport. The museum features numerous articles and front pages from the Gazzetta dello Sport, along with a collection of photographs depicting some of the most exciting moments of Binda's career, including his victories at three World Championships and five triumphs at the Giro d'Italia. Finally, the museum also includes exhibits on the last twenty years of Binda's career, when he served as coach for the Italian national cycling team. The museum is now preparing for a new phase, as it now enjoys an even more welcoming space inside the Cittiglio train station. This move, which was made possible by an Agreement between City Council and the Northern Railway, will give greater visibility to the museum's exhibits: true "gems" for cycling enthusiasts, who are drawn to this location, at just a few steps from Lake Maggiore, by the possibility of getting up close and personal with the epic story of the first great champion in the history of cycling.

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indirizzo / address piazzale Alfredo Binda Cittiglio www.comune.cittiglio.va.it/binda biblioteca@comune.cittiglio.va.it

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Museo Agusta di Maria Carla Cebrelli

Il passato ultracentenario di Agusta e la storia di un successo internazionale sono racchiusi all'interno del museo di Cascina Costa a Samarate. L'esposizione permette ai visitatori di ripercorrere l'intera storia della società: dal primo volo dell'AGI del 1907 ai velivoli di ultima generazione. La mostra offre inoltre una sezione speciale dedicata a Mv Agusta, al mondo delle moto e ai riconoscimenti ottenuti in tanti anni di gloria sui circuiti di tutto il mondo. Il museo è nato grazie alla volontà del Gruppo dei Lavoratori Anziani d'A zienda e rappresenta oggi la testimonianza di un sapere industriale unico custodito nel territorio a cavallo tra il Gallaratese e il Basso Verbano. L'area espositiva, che ha il suo cuore nella collezione di mezzi e di velivoli, racchiude anche molti documenti autentici legati da un lato all'attività di progettazione, dall'altro alle vicende storiche della società. Agusta è stata nel tempo protagonista di numerose partnership e collaborazioni a livello internazionale. Accordi che ne hanno segnato il destino e la crescita nel tempo: un'evoluzione che si può ricostruire attraverso questo prezioso percorso espositivo. Nelle sale del museo è possibile soffermarsi su filmati e immagini che evidenziano gli enormi passi avanti compiuti nella produzione di mezzi estremamente complessi come gli elicotteri. Pale, motori, trasmissioni e ingranaggi mostrano anche l'evolversi della tecnologia delle singoli componenti assemblate. Proseguendo la visita si incontra la sezione dedicata a Siai Marchetti e Caproni Vizzola che sottolinea l'importante contributo apportato da queste realtà allo sviluppo dell'aeronautica italiana. Anche in questo caso storia e progresso si sono intrecciate in un cammino fatto di lavoro e alta specializzazione. Il museo permette ai visitatori di testare l'emozione del volo attraverso un simulatore della cabina di pilotaggio di un elicottero.

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The Agusta museum The Agusto company's history of international success dates back over a hundred years and is enshrined within the Cascina Costa museum in Samarate. The exhibits allow visitors to relive the company's entire history, from the first flight of the AGI in 1907 to the aircraft of the latest generation. The museum also features a special section dedicated to MV Agusta, the world of motorcycling and the awards that the company has obtained throughout its numerous years competing on the international circuits. The museum was established at the behest of the Gruppo dei Lavoratori Anziani d'A zienda (the "Group of Senior Company Workers"), and bears witness to the unique industrial know-how present in the Gallarate and Lower Verbano areas. The exhibition area, which is centred around the collection of vehicles and aircraft, also contains a wide range of authentic documents relating to both the company's designs and its history. Over time, Agusta established numerous partnerships on an international level. Such agreements have had a profound influence upon the company's destiny and expansion over the years, and this evolution has been thoroughly documented by these important exhibits. In the halls of the museum, in fact, visitors have the opportunity to view films and images that highlight the enormous progress made in the production of extremely complex vehicles, such as helicopters. The elements on display, including blades, engines, transmissions and gears, bear witness to the technological evolution of the assembled components. Continuing with the tour, visitors will find themselves in a section dedicated to SIAI Marchetti and Caproni Vizzola, which highlights the important contribution that these companies made to the development of Italian aviation. At the Agusta museum, history and progress are intertwined, resulting in an itinerary made up of hard work and a high degree of specialization. The museum even features a cockpit simulator, which allows visitors to experience the thrill of flying a real helicopter.

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indirizzo / address via G. Agusta, 510 localitĂ  Cascina Costa Samarate www.museoagusta.it info@museoagusta.it

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Volandia Parco e museo del volo di Maria Carla Cebrelli

Nasce in un luogo che ha segnato la storia dell'industria aeronautica del Varesotto e di tutta Italia. L'area espositiva di Volandia, il Parco e Museo del Volo è sorta infatti dal recupero delle storiche Officine Aeronautiche Caproni, fondate nel 1910 a Malpensa. Si tratta davvero di un parco con grandi sale mostra e ampie aree esterne: nei suoi sessantamila metri quadrati Volandia ricostruisce l'universo del volo fatto di sogni, lavoro e competenze. Il museo è suddiviso in undici aree che ripercorrono le fasi vissute da questo complesso e diversificato settore. Al suo interno si trovano le prove dei voli pionieristici in mongolfiera e tutte le tappe tecnologiche che li hanno seguiti fino ad arrivare al Convertiplano, velivolo all'avanguardia capace di coniugare il volo orizzontale con quello verticale. Nell'area storica è possibile ammirare l'ambientazione del primo volo sulla brughiera di Malpensa che fu realizzato dal biplano Caproni Ca.1, il 27 maggio del 1910, avverando così il sogno

di Gianni Caproni. Si trovano inoltre diversi velivoli, dai primi mezzi a elica a quelli decisamente più moderni e complessi. Un'area speciale è dedicata all'elicottero e al suo impiego in ambito civile e militare. Ma Volandia guarda anche al futuro e alle nuove frontiere del settore. All'interno del museo è allestito un Padiglione dedicato allo Spazio, realizzato con la collaborazione dell'Agenzia Spaziale Italiana, dell'European Space Agency e Finmeccanica. Il visitatore si trova catapultato in un mondo in evoluzione e tutt'altro che statico. Il parco comprende delle aree gioco all'esterno e al coperto per i bambini mentre ai più grandi offre un'area con zone dedicate alla simulazione del volo. Da ammirare, tra le varie particolarità di Volandia, anche l'operazione di recupero del patrimonio di archeologia industriale che questo luogo rappresenta: al suo interno è infatti possibile visitare la ricostruzione dell'officina dove venivano costruiti i velivoli Caproni. L'azienda fu la prima ditta aeronautica del Novecento.

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Volandia, the park and the museum of flight The museum itself stands in a place that has left a significant mark upon the history of the Varese and Italian-wide aviation industries. The story of the Volandia exhibition area, including the Park and the Museum of Flight, began with the recovery of the historical Caproni Aeronautical Workshops, founded in Malpensa in 1910. As a veritable park, featuring large exhibition halls and spacious outdoor areas, for a total of sixty thousand square metres, Volandia reconstructs the history of flight, including the dreams, the hard work and the skills that have made it possible. The museum is divided into eleven areas, which chronologically explain the development of this complex and diverse industry. Inside, visitors will find exhibits on the pioneering balloon flights, along with all the later technological milestones that led up to the development of the Tiltrotor, an advanced aircraft that's capable of both horizontal and vertical flight. In the historical area, visitors can admire the setting of the first flight over the moors of Malpensa, performed by the Caproni biplane Ca.1 on 27 May 1910, thus realizing Gianni Caproni's lifelong dream. The museum also features various aircraft, from the first propeller planes to highly complex modern models. A special area is dedicated to the helicopter and its use in both civil and military aviation. But Volandia also has a keen eye trained on the future and the industry's new frontiers. In fact, the museum even houses a pavilion dedicated to Space, which has been realized in collaboration with the Italian Space Agency, the European Space Agency and Finmeccanica. Visitors will find themselves catapulted into a rapidly-evolving and fast paced world. The park features indoor and outdoor play areas for children, while adults can enjoy the thrill of the flight simulation area. Volandia even features an industrial archaeology exhibit, offering visitors the opportunity to tour the reconstructed workshop where Caproni aircraft were once built. Caproni was Italy's first aviation company of the twentieth century.

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indirizzo / address via per Tornavento, 15 localitĂ  Case Nuove Somma Lombardo www.volandia.it info@volandia.it

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Museo ferroviario del Verbano di Maria Carla Cebrelli

The railway museum The old locomotive shed of 1882, which now houses the Verbano Railway Museum, has become both a workshop and a space dedicated to exhibits and dioramas: a must see attraction for tourists and railway enthusiasts alike. The exhibits include the prestigious E 428 and the veteran Gr 625.116, not to mention the impressive BR 50 3673 German locomotive, built by Borsig in 1941. The locomotive is still in perfect working order and was purchased by the Verbano Express in order to operate its special steam trains. The exhibits, however, are not the only

La vecchia rimessa locomotive del 1882, oggi sede del Museo Ferroviario del Verbano, è al tempo stesso officina, e anche sede di mostre, diorami e un vero punto di riferimento per turisti e appassionati di ferrovia. Tra i suoi gioielli, accanto alle prestigiose E 428 e alla veterana Gr 625.116, si segnala l'imponente locomotiva tedesca BR 50 3673, costruita nel 1941 dalle officine Borsig. La locomotiva è tutt'ora funzionante ed è stata acquistata dalla Verbano Express per l’effettuazione di treni speciali a vapore. A rendere prestigioso il Museo Ferroviario non è però solo la sua dotazione espositiva. Attraverso l'Associazione Verbano Express, in oltre vent'anni di attività, è stato possibile creare intorno alla stazione di Luino un polo storico-culturale e una solida comunità che condivide la passione per il mondo dei treni e delle ferrovie. Il museo luinese è soprattutto un ambiente vivo e attivo, una realtà che si è presa cura di una parte del patrimonio storico e ha cercato di valorizzarlo al meglio coinvolgendo un pubblico vasto e non solo di amanti del settore. In questo luogo periodicamente vengono promossi eventi e iniziative originali: come i viaggi d'epoca che l'associazione organizza verso la vicina Svizzera. Un viaggio sul treno trainato dalla mitica BR 50 3673, ad esempio, è diventato realtà già da un paio d’anni. I visitatori che hanno voluto partecipare all'evento sono saliti a Arth Goldau (CH) e hanno potuto percorrere tutta la linea del San Gottardo sul treno a vapore. Al termine del viaggio, la locomotiva è rimasta a Luino ad arricchire la collezione del Museo Ferroviario del Verbano e pronta a riprendere il via in una nuova occasione. Tra le varie iniziative promosse in occasione del ventesimo anniversario dell'Associazione è stato anche il ‘battesimo’ di un treno ETR 150 “Flirt” della società Tilo che ora porta il nome “Valli del Luinese”. Luinese”

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thing that render the Railway Museum unique. In just over twenty years time, in fact, the Verbano Express Association succeeded in creating a historical and cultural centre around the Luino train station, made up of a solid community of enthusiasts that share a common passion for trains and railways. Having assumed the responsibility for curating a significant part of the local historical heritage and improving its visibility for enthusiasts as well as the general public, the museum's environment is extremely lively and active. The structure even regularly hosts numerous original events and initiatives, like the historical journeys that the association organizes to nearby Switzerland. A couple of years ago, for example, visitors had the opportunity to enjoy a trip on a train towed by the legendary 50 BR 3673. The passengers, who boarded the steam train at Arth Goldau (CH), were given the opportunity to enjoy a trip down the entire San Gottardo railway line. At the end of the journey, the locomotive remained in Luino as part of the Verbano Railroad Museum's collection, and will be ready to get back on the tracks whenever the next occasion presents itself. The various initiatives promoted to mark the Association's twentieth anniversary included the 'baptism' of an ETR 150 "Flirt" train, manufactured by the company Tilo, which now bears the name of "Valli del Luinese."

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indirizzo / address piazza G. Marconi, 1 Luino www.verbanoexpress.it presidente@verbanoexpress.it

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Museo europeo dei trasporti Francesco Ogliari di Maria Carla Cebrelli

Ph. Paolo Valentini

Il gioiello nato dalla grande passione di un esperto come Francesco Ogliari è diventato il Museo dei Trasporti di Ranco. Si tratta di una realtà unica nel suo genere, che porta il visitatore a camminare tra carrozze e locomotive in un viaggio nel tempo e nella storia del progresso che ha segnato gli ultimi secoli dell'umanità. Quella situata sulle rive del Lago Maggiore è una collezione dinamica nata, come lo stesso Ogliari nel corso della sua vita ha voluto ricordare: ««dall'amore dall'amore per i trasporti, e l'amore di una vita può avere solo un riscontro morale morale». ». Il percorso inizia da “Il tempo del cavallo” e passa poi da quello del vapore, dell'elettricità e del motore. Si continua con “La scalata al cielo” con la “Emmina” “Emmina”,, storica automotrice con motore a ciclo diesel e trazione a cremagliera costruita nel 1932, fino ad arrivare alla “Città ideale” ideale”.. È questo senza dubbio il luogo più suggestivo del parco. La città ideale è ispirata al genio di Leonardo da Vinci ma è stata resa reale, con miniature, luci e collegamenti dalla passione e dall'impegno di un esperto del calibro di Francesco Ogliari. Nei sentieri a cielo aperto che attraversano le epoche si passeggia ammirando i mezzi originali, si visitano i luoghi della socialità e quelli del lavoro. Ma ogni epoca è fatta soprattutto dalle persone che l'hanno vissuta. L'atmosfera del tempo è perciò raccontata, senza filtri, dai dettagli che documentano il contesto: gli abiti eleganti, gli strumenti degli operai, gli oggetti per la quotidianità a gli articoli da collezione destinati agli ambienti più esclusivi. Ogni angolo del museo è vivo: lavoro e ingegno, sogni e sacrifici emergono per l'interno percorso anche con rumori e suoni, con le musiche raffinate dei compositori o le canzoni popolari.

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The Ogliari museum of transport This collection, which arose from the passion expert Francesco Ogliari, has now been transformed into the Ranco Museum of Transport. This one-of-a-kind venue allows visitors to stroll amongst railway cars and locomotives, on a journey through time that highlights all the progress that has been made over the past few centuries. This structure, which is located along the shores of Lake Maggiore, hosts a dynamic collection that, in the words of Ogliari himself, was born "from a love for transport, and the love of a lifetime cannot help but evoke strong emotions." The itinerary begins with "The age of the horse", and moves on to that of steam-power, electricity and the internal combustion engine. The tour continues with "The ascent to heaven" on the "Emmina", a historic diesel motor coach for rack railways built in 1932, up to the CittĂ  Ideale (the "Ideal City"). This is undoubtedly the most impressive part of the park. The ideal city was inspired by the genius of Leonardo da Vinci, but was realized, with miniatures, lights and connections, by the passion and dedication of Francesco Ogliari himself. Along the open air pathways that lead through the various eras, visitors can admire the original means of transport and visit the leisure and work places of times gone by. But each era is mainly comprised of the individuals who experienced it. The atmosphere of every age is thus narrated by the specific details that document each context, including elegant clothing, workers' tools, everyday objects and even collectors' items. Throughout the tour, every corner of the museum is brought to life, revealing the work, ingenuity, dreams and sacrifices of the past, even with noises, sounds, symphony music and popular songs.

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indirizzo / address via Alberto, 99 Ranco www.museodeitrasportiogliari.it amministrazione@studio-ogliari.it

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Museo della motocicletta Frera di Maria Carla Cebrelli

È dedicato al marchio centenario Frera, il museo della motocicletta ospitato al piano superiore della biblioteca di Tradate. L'ampio spazio espositivo è stato rinnovato e inaugurato dall'amministrazione comunale nel 2005. Il museo sorge negli stessi locali di via Zara dove un tempo aveva sede la storica fabbrica il cui passato è strettamente legato alla cittadina del Varesotto. Proprio a Tradate, nel 1905, l'imprenditore Corrado Frera decise di fondare lo stabilimento che avrebbe ospitato la sua officina meccanica per la costruzione e l'assemblaggio di cicli e motocicli. Fu quella una scelta che contribuì a cambiare profondamente il tessuto economico e sociale del luogo dando impulso ad altri investimenti industriali che si insediarono successivamente nello stesso territorio. La fabbrica tradatese divenne tra le più grandi, arrivando nei momenti di massima attività ad avere più di un migliaio di dipendenti. Oggi all'interno del museo il visitatore può osservare l'evoluzione di quel prodotto di eccellenza che, oltre a prestigiose caratteristiche tecniche, è riuscito nel tempo a fondere grinta e design nel segno dello slogan “Frera... non corre ma vola” vola”,, lo stesso che recitavano i manifesti pubblicitari. Le moto in mostra sono più di cinquanta: dalle prime Frera alle ultime produzioni. Molte sono state concesse in esposizione dai soci del “Moto Club Amatori Moto Frera” che fin dall'inizio hanno creduto in questo importante progetto. All'interno della collezione si trovano anche motociclette di altre marche prodotte sempre in Lombardia. Il visitatore può osservare inoltre una raccolta di documenti che contribuisce a ricostruire la storia della Frera. Al nome si accompagnano anche le gesta sportive della squadra corse della fabbrica attorno alla quale si è sviluppata una grande comunità di appassionati. Il Centro Frera, al piano inferiore del museo ospita oggi anche la grande biblioteca comunale. Il polo culturale è anche un punto di riferimento per gli altri Moto Club della zona che periodicamente organizzano raduni e iniziative.

The Frera museum Dedicated to the centenary brand Frera, this motorcycle museum is housed on the top floor of the Tradate library. The large, newly-renovated exhibition space was inaugurated by the municipality in the year 2005. The museum is situated on Zara Street, where the historic factory, whose past is closely linked to the town of Varese, was once located. It was precisely in Tradate, in fact, that Corrado Frera decided to establish his production facility in 1905: a mechanical workshop dedicated to the construction and assembly of bicycles and motorcycles. This decision radically changed the economic and social fabric of the area, giving impetus to other industrial investments throughout the same territory. The factory in Tradate became one of the area's largest, employing over a thousand workers at its times of peak activity. At the museum, visitors can now observe the evolution of the company's prestigious products which, in addition to their exceptional technical characteristics, succeeded in combining both robustness and aesthetic appeal, thus giving rise to the advertising slogan "Frera ... non corre ma vola" ("Frera ...they don't just ride, they fly"). There are over fifty bikes on display: from the first Frera models to the latest placed on the market. Many models have been provided by members of the "Moto Club Amatori Moto Frera" club, who have believed in this important project from the outset. The collection also includes motorcycles of other brands produced in Lombardy. Visitors also have the opportunity to view a collection of documents from throughout Frera's history. The company's name is also associated with the sporting exploits of the factory's racing team, which has developed a rather large fan base. Today, the Frera Centre on the lower floor of the museum also houses a large public library. The cultural centre also serves as a reference point for other Motorcycle Clubs throughout the area, which periodically organize meetings and various initiatives.

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indirizzo / address via Zara, 37 Tradate www.comune.tradate.va.it eventi.bibliotecatradate@gmail.com eventi.bibliotecatradate@gmail.com

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The Flaminio Bertoni museum Ingenious and multifaceted. Today, the figure of Flaminio Bertoni lives again within the halls of the Varese-based museum bearing his name. The museum's exhibits celebrate the incredible talent of this famous automotive designer, who was also an artist, architect, sculptor and painter. Established in 2007 at the behest of his son Leonardo, together with members of the International Flaminio Bertoni Association, the Province of Varese and the Frattini School of the Arts, the museum was reorganized in 2009 in order to highlight Bertoni's incredible skills and, above all, his work as a designer. When the revolutionary DS, one of the absolute icons of the automotive world, was presented at the Paris Motor Show in October of 1955, no one could believe that it was the work of an Italian designer of unparalleled talent. This model drove like a "dream", featuring a state-of-the-art hydropneumatic suspension, the movements of which were developed by observing a fish: its profile, in fact, was even suggestive of the shape, but had been moulded and adapted to meet the requirements of a vehicle. All this and more can be found at the Varese museum dedicated to Bertoni himself. The permanent collection includes various works from private collections, as well as from the artist's own studio in Antony, on the outskirts of Paris, where he lived during the final years of his life. A heritage that remained curated and untouched for more than thirty years following the death of the artist himself. In addition to the various projects, paintings and sculptures, the museum's visitors can also admire the classic cars that made him famous worldwide, now considered to be true masterpieces and milestones in automotive history. This is the true heart of the museum, featuring sections dedicated to the vehicles designed for CitroĂŤn by Bertoni: including the 11BL Traction Avant, the DS19, the 2 CV and the Ami 6 Sedan. In order to create a thematic framework around the vehicles, the cars are surrounded by other works by the artist himself, including various sculptures and paintings.

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Museo Flaminio Bertoni di Maria Carla Cebrelli

Poliedrico e geniale. La figura di Flaminio Bertoni rivive oggi all'interno delle sale del museo varesino che gli è stato dedicato. Al suo interno emerge il grande talento del celebre designer di automobili che fu anche artista, architetto, progettista, scultore e pittore. Inaugurato nel 2007 e nato dall'impegno del figlio Leonardo insieme ai membri dell'Associazione Internazionale Flaminio Bertoni, la Provincia di Varese e il liceo Artistico Frattini, il museo è stato riallestito nel 2009 proprio per valorizzare le capacità di Bertoni e in particolare la sua attività di progettista. Quando dunque nell’ottobre 1955, al Salone dell’automobile di Parigi, venne presentata la stupenda e rivoluzionaria DS, una delle icone assolute dell’automobilismo, nessuno immaginava che il tratto fosse opera di un italiano dalle visioni senza pari. Quella che condusse alla “Dea”, dotata delle inedite sospensioni idropneumatiche, prese le mosse dall’osservazione di un pesce: il suo profilo suggerì la forma, poi modellata e adattata alle esigenze di un veicolo. Tutto materiale valorizzato nel museo varesino a lui dedicato. Quanto alla collezione permanente, le opere che si possono ammirare provengono da archivi privati e in gran parte dall'atelier che l'artista aveva aperto ad Antony, nei dintorni di Parigi e dove visse gli ultimi anni della propria vita. Un patrimonio rimasto custodito e inviolato per oltre trent'anni dopo la morte di Bertoni. L'itinerario del museo permette di ammirare, oltre ai progetti, ai quadri e alle sculture, le vetture d'epoca che lo resero celebre in tutto il mondo e che sono capolavori e veri capisaldi della storia dell'auto. Proprio questo è il cuore del museo che offre al pubblico le sezioni dedicate alle autovetture progettate da Bertoni per la Citroën: la Traction Avant 11BL, la DS19, la 2 CV e la Ami 6 Berlina. Attorno a esse sono esposte le altre sculture e le opere pittoriche in modo tale da creare una cornice tematica con le auto.

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indirizzo / address via Valverde, 2 Varese www.flaminiobertoni.it museo@flaminiobertoni.it

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lo dice...

Museum of industry and crafts When we talk about pipes, certain images come to mind, like the imposing figure of Inspector Maigret, the chain-smoking hero dreamt up by Georges Simenon. The Varese area has been, and to some extent continues to be, one of the world's pipe manufacturing capitals. This fact is evidenced by the presence of the historical factories of Brebbia and Savinelli, as well as the memory of Rossi, the world's most prominent pipe manufacturer during the 1950s, the products of whom are partly preserved in a beautiful museum built in Gavirate at

Federica Mancini ▪ responsabile esposizioni Dipartimento Arti Grafiche Museo del Louvre Director of Graphic Arts Department, Louvre Museum

the behest of Alberto Paronelli. The Brebbia museum founded by Enea Buzzi in 1979, on the other hand, boasts some of the world's most unique and extraordinary exemplars and, since 2006, has even housed the Schuchardt collection, featuring pieces collected by Franz Schuchardt (chief engineer of the German company AEG) during his trips to various parts of

Varese luogo del produrre, ma anche dei musei. Basti pensare a una risorsa incredibile per attrarre turisti, e dunque introiti, quali le fabbriche con i loro oggetti del fare. Un esempio? La straordinaria rete del Liberty che, adeguatamente valorizzata, offrirebbe un polo invidiabile e eccezionale. A condizione che la comunicazione sia adeguata e che si prenda consapevolezza di questa opportunità.

the world. For an example of a place that's perfectly preserved and loved like family, on the other hand, the town of Brinzio presents itself like a natural museum, featuring original farmhouses with fully-operational stables and barns, not to mention flower-filled courtyards. There's even a real museum, that of Pre-Alpine Rural Culture, which offers visitors the chance to discover the ancient crafts and the farming culture that has since been left behind. For the theme of technology applied to art, visitors are encouraged to visit Castiglione Olona, where the Plastic Art Museum bears witness to the results of the "Polymero Arte" project dreamt up by Count

Lodovico Castiglioni and Franco Mazzucchelli (the owner of one of the most important Italian plastics companies) at the end of the 1960s, whereby a fully-equipped workshop was placed at the disposal of artists. Other examples of the industrial civilization that's so deeply-ingrained within our territory include the Textile Museum of Busto Arsizio, where visitors can discover how cotton fibres are transformed into fabrics, and the Museum of Industry and Labour in Saronno, which is housed inside the old Northern Railway buildings,

Varese, where working hard is a way of life, is also a city of museums. Just think of one of its incredible resource it has to attract tourists, and therefore revenues: the manufacturing plants and the work intensive objects they produce. Just trawl the Art Nouveau architectural gems arising throughout the city; if the value of its cultural assets were properly increased, Varese could hold an enviable and unique position. Provided that adequate communication is ensured and opportunity to showcase its heritage is given.

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featuring antique radios, old locomotives, the machines for producing the famous Lazzaroni biscuits and thousands of other items that were produced at the local factories. And then there's the ceramics industry, for which the International Museum of Ceramic Design in Cerro di Laveno offers a clear demonstration of how creative talent and entrepreneurism can go hand in hand, exhibiting a wide range of beautiful pieces by famous designers, including Antonia Campi and Guido Andlovitz.

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Musei dell'industria e dei mestieri di Mario Chiodetti

Se parliamo di pipe, il nostro immaginario corre alla figura massiccia del commissario Maigret, creato dall’inestinguibile fantasia di Georges Simenon, come il suo eroe accanito fumatore e collezionista. Il Varesotto è stato, e in parte continua a essere, una delle capitali della produzione di pipe, con fabbriche storiche con la Brebbia e la Savinelli, e il ricordo della Rossi, la più importante del mondo negli anni ‘50, 50, la cui produzione è in parte conservata nel bel museo voluto da Alberto Paronelli a Gavirate. Il museo Brebbia, invece, fondato da Enea Buzzi nel 1979, vanta pezzi unici e, dal 2006, la collezione Schuchardt, acquistata in blocco e tra le più straordinarie, con pezzi raccolti da Franz Schuchardt, ingegnere capo della tedesca Aeg, durante i suoi viaggi in varie parti del mondo. Per fare un esempio, invece, di paese perfettamente conservato e amato come un parente, occorre parlare di Brinzio, quasi un museo naturale, con le stalle e i fienili, le vecchie cascine ancora in funzione, i cortili fioriti. Non manca un museo vero, quello della Cultura Rurale Prealpina, un ideale “ripasso” degli antichi mestieri e della cultura contadina che purtroppo abbiamo abbandonato. Di tecnologia applicata all’arte si parla poi a Castiglione Olona, dove il Museo di Arte Plastica riporta alla luce l’idea che il conte Lodovico Castiglioni e Franco Mazzucchelli, titolare di una delle più importanti aziende italiane di materie plastiche, ebbero alla fine dei Sessanta con “Polimero Arte”, cioè mettere a disposizione della creatività degli artisti un attrezzato laboratorio che accogliesse le loro richieste. Altre testimonianze della civiltà industriale così radicata nel nostro territorio arrivano dal Museo del Tessile di Busto Arsizio, dove si conosce l’intero percorso del cotone, dalla fibra al tessuto, e a Saronno, oppure dal Mils (Museo dell’industria e del lavoro del saronnese) ricavato nei vecchi capannoni delle ferrovie Nord, che regala emozioni con la vista di radio d’epoca, vecchi locomotori, macchinari per la fabbricazione dei famosi biscotti Lazzaroni e di mille altri oggetti “sfornati” dalle fabbriche del circondario. Anche la ceramica è industria, e a Cerro di Laveno il Museo Internazionale del Design ceramico è dimostrazione lampante di come si possa unire il talento creativo a quello imprenditoriale, con l’esposizione di splendidi pezzi di designer famosi, come Antonia Campi o Guido Andlovitz.

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Musei della pipa

Museo della pipa - Brebbia Museo della pipa Paronelli - Gavirate di Paola Provenzano

Quello fondato da Alberto Paronelli alla fine degli ‘70 a Gavirate è il più antico e noto museo italiano dedicato alla pipa, nato da una collezione frutto della grande passione del fondatore che, dagli anni ‘40 in poi, raccolse e collezionò pipe delle più svariate forme e materiali: dalla terracotta al gesso passando per ceramica, radica, legno di bosso, sughero e schiuma di mare, ossia quella particolare materia bianca (silicato di magnesio) capace di assumere sfumature differenti con il passare del tempo e delle fumate. Il museo si sviluppa attraverso una decina di sale, una delle quali accoglie l’intera collezione della Rossi di Barasso, la prima ditta italiana di pipe, nonché la più importante al mondo negli anni ‘50. A ciò si aggiungono spazi adibiti a biblioteca e un’esposizione di macchinari e utensili utilizzati per la lavorazione delle pipe. Dalle pipe pre-colombiane del Messico si arriva fino alla pipa realizzata in occasione del matrimonio di Carlo e Diana: i pezzi rari e originalissimi, capaci di racchiudere in sè un pezzo di storia, sono così tanti da richiedere senza dubbio una visita. Un altro museo sempre dedicato alla pipa è poi quello che a Brebbia ci racconta e documenta la storia di questo oggetto e la sua evoluzione, fatta di stravaganze e originalità nelle forme e nei materiali, come nella sperimentazione e nell’innovazione. Le pipe oggi raccolte a Brebbia sono quelle che Enea Buzzi, fondatore della Pipe Brebbia, raccolse in anni di intensa e appassionata ricerca arrivando a catalogare ben 6 mila pezzi provenienti da ogni parte del mondo: dai calumet degli indiani d’America alle collezioni italiane, francesi e olandesi. È un viaggio nella storia della pipa, ma anche un interessantissimo excursus attraverso sperimentazioni come le pipe a sigaro, studiate per i motociclisti e quelle con il fornello aereato pensate per i climi più caldi. Non è possibile non restare ammirati dalle forme e dalle cesellature che rendono alcuni dei pezzi esposti dei veri e propri oggetti di arte e di design. Non manca un reparto dedicato alla letteratura mondiale della pipa e un vasto assortimento dedicato alle pipe scolpite e qualche curiosità, come quella delle pipe a forma di sirena respinte dalla dogana di New York negli anni '50 ai tempi del Maccartismo perché ritenute pornografiche e magistralmente rivestite con un pudico due pezzi, per essere rispedite oltre oceano. 102

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Brebbia e Gavirate, the pipe museums That which was founded by Alberto Paronelli in the late 1970s in Gavirate is Italy's oldest and most famous pipe museum. The collection arose from the great passion of the museum's founder, who, from the 1940s onward, collected pipes of various shapes and materials, including clay, plaster, ceramic, briar-wood, boxwood, cork and meerschaum (a particular white mineral, made up of magnesium silicate, that takes on different colour tones with use and with the passage of time). The museum is made up of a dozen rooms, one of which hosts the entire Rossi Barasso collection: the pipe manufacturing company that was not only Italy's first, but was also the world's most renowned during the 1950s. There's even an area outfitted as a library, as well as an exhibit area where the machinery and tools used for pipe manufacturing are on display. The museum's collection ranges from pre-Columbian pipes made in Mexico to the pipe manufactured to commemorate the wedding of Prince Charles and Lady Diana. It's vast assortment of rare and original pieces, in fact, render it an absolute must for any visitor to the area. Another local pipe museum is that of Brebbia, which documents the history and evolution of these fascinating objects, from the use of extravagant and original materials and shapes, to the development of innovative and experimental models. Today, the pipe collection in Brebbia is made up of those amassed over the years by Enea Buzzi, founder of the company Pipe Brebbia, for a total of over 6000 pieces from all over the world: from the ceremonial calumets of the American Indians, to Italian, French and Dutch collections. It's a journey through the history of the pipe, featuring specific exhibits on interesting experiments, like the cigar pipe designed for motorcyclists, and those with a ventilated bowl designed for warmer climates. Visitors will find themselves admiring the various shapes and carvings, which render some of the exhibits veritable works of art and design. In addition to the sections dedicated to world pipe literature and the entire assortment dedicated to carved pipes, there's also a number of curiosities, like that of the mermaid-shaped pipe rejected by New York customs during McCarthyism in the 1950s as it was considered pornographic, which was later masterfully covered with a modest twopiece bathing suit and sent back overseas.

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indirizzo / address Pipe Brebbia via Piave, 21 Brebbia www.brebbiapipe.it info@brebbiapipe.it Pipe Paronelli via del Chiostro 1/5 Gavirate www.paronellipipe.it info@paronellipipe.it

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Museo della cultura rurale prealpina di Paola Provenzano

Il museo della Cultura Rurale Prealpina di Brinzio è qualcosa di più di un semplice spazio espositivo dove sono raccolti e catalogati oggetti. Nelle sale, infatti, grazie a un progetto portato avanti dal Comune di Brinzio in collaborazione con l’Università dell’Insubria, si racconta la vita del territorio con i suoi saperi e le sue tradizioni, ma anche la sua evoluzione. La storia comincia proprio dalla sede: una antica stalla e relativo fienile donati al Comune di Brinzio da Giacomo Piccinelli, missionario in America Centrale, con la finalità di creare un museo dell'antica civiltà contadina locale. Il museo, nato nel 2008, ospita attualmente 11 sezioni disposte su due piani espositivi con l’obiettivo di ricostruire le attività tipiche dell’area prealpina, da quelle legate all’ambiente fino alle lavorazioni artigianali. Gli oggetti selezionati ed esposti sono in realtà solo la parte più significativa di un consistente patrimonio di utensili, attrezzi, macchinari e suppellettili, raccolto a Brinzio e nelle Prealpi varesine nel corso di alcuni decenni in vista della costituzione del museo. Al piano terra trova spazio l'esposizione degli utensili e degli attrezzi utilizzati nelle diverse attività della cultura rurale prealpina svolte all'aperto, nei campi e nel bosco. Al primo piano, nella ex cascina, sono esposti gli oggetti relativi alle attività domestiche ed artigiane. Si tratta di tutto ciò che concerne le lavorazioni tipiche del passato che vanno dalla filatura alla tessitura, nonché le attività produttive legate al saper fare degli artigiani: ecco allora gli attrezzi del calzolaio, del falegname o del fabbro. Oltre alle visite guidate vi è anche l’offerta di laboratori didattici per i più piccoli curati e realizzati dall’Associazione didattica museale (Adm), responsabile dei servizi educativi del Museo di Storia Naturale di Milano. Una vera immersione nell’atmosfera di altri tempi, per comprendere come si viveva un tempo e per scoprire le tante risorse del nostro territorio.

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The museum of pre-alpine rural culture The Museum of Pre-Alpine Rural Culture in Brinzio is more than just an exhibition space where objects have been collected and catalogued. In fact, thanks to a project carried out by the City of Brinzio in collaboration with the University of Insubria, the exhibits chronicle the history of the territory itself, describing its knowledge, its traditions and its evolution. The story begins directly on site, with an old stable and barn donated to the City of Brinzio by Giacomo Piccinelli, a missionary in Central America, with the aim of creating a museum dedicated to the ancient local farming tradition. The museum, which was founded in 2008, currently houses 11 sections arranged over two floors of exhibition space, each of which is designed to reconstruct the typical activities of the Alpine foothills, from those associated with the environment to the local crafts and trades. The objects on display, in fact, only represent some of the most significant among an enormous wealth of tools, equipment, machinery and ornaments collected from the Brinzio area and the Varese foothills over the few decades prior to the museum's establishment. The ground floor hosts an exhibit of the tools and utensils used for the various pre-alpine rural activities performed outdoors, whether in the fields or in the woods. The items associated with domestic activities and crafts, on the other hand, are displayed on the first floor of the old farmhouse. This collection is comprised of all sorts of items linked to the typical trades of the past, such as spinning and weaving, as well as various other crafts activities, including the tools used by shoemakers, carpenters and blacksmiths. In addition to guided tours, the museum also offers educational workshops for children held by the ADM (The Museum Educational Association), which is in charge of the educational services at the Museum of Natural History in Milan. The museum represents a way of truly experiencing the past, offering visitors the opportunity to gain a better understanding of how the locals once lived and discover the plentiful resources that our territory has to offer.

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indirizzo / address via Trieste, 24 Brinzio www.museo.brinzio.va.it info@comune.brinzio.va.it

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Museo del tessile e della tradizione industriale di Paola Provenzano

Un luogo della memoria industriale che conserva e valorizza il lavoro dell’imprenditoria bustocca: è il Museo del Tessile e della Tradizione Industriale di Busto Arsizio, aperto nel 1997 grazie all’impegno dell’amministrazione Comunale, con la partecipazione di cittadini e imprese. L’atmosfera industriale si respira fin dall’inizio della visita che si svolge nella cornice dell’edificio che ospitava alcuni reparti del Cotonificio Carlo Ottolini, poi Cotonificio Bustese, esempio di architettura industriale di fine Ottocento, in stile neogotico. La storia dell’industrializzazione, che in questo territorio è stata segnata soprattutto dal settore tessile, è narrata a partire da metà ottocento grazie a macchinari, strumenti, oggetti e documenti. Quello del tessile si può a ragione definire un “museo per tutti” grazie ai laboratori didattici, visite guidate interattive, ai percorsi di approfondimento rivolti alle scuole e a una sezione tattile per i non vedenti con indicazioni in Braille. Il fil rouge della visita segue la sequenza della lavorazione delle fibre. Per questo motivo il piano terra è dedicato alla filatura, preparazione e tessitura, con piccoli strumenti e grandi macchinari, tra i quali un antico telaio per nastri del 1813 e uno dei primi telai meccanici per fustagni del 1869. Al primo piano sono ospitate la sala dedicata al sistema Jacquard, quella del finissaggio, confezione e spedizione, con preziose etichette originali ed antichi campionari. Il secondo piano è dedicato a tintoria e stampa, con attrezzi usati per la tintura “manuale”, “manuale”, ma anche con appunti e ricette di tintori bustesi. Una apposita sezione getta lo sguardo al presente e al futuro: è quella delle nuove fibre, di origine chimica o organica, e alle loro applicazioni in vari campi (medico sportivo, aeronautico e spaziale). In due torrette trovano posto un settore dedicato allo storico Calzaturificio Giuseppe Borri (1891-1990) e all’Archivio dello studio fotografico Paracchi, mentre una sala a fianco del corpo centrale del Museo, è dedicata al ricamo industriale. È un viaggio a tutto tondo che porta il visitatore alla scoperta delle radici di un mondo industriale capace di dare ancora tanto al nostro territorio.

The museum of textiles and industrial tradition Thanks to the efforts of the Municipal Administration, together with the help of local citizens and businesses, the Museum of Textiles and Industrial Tradition in Busto Arsizio opened to the public in 1997 as a place dedicated to commemorating and preserving Busto Arsizio's industrial traditions. The industrial atmosphere can be sensed from very start of the tour, which takes place within the framework of the building that once housed a portion of the Carlo Ottolini Cotton Mill, formerly known as Cotonificio Bustese: a fine example of late nineteenth century, neo-Gothic style industrial architecture. The history of the area's industrialization, which was marked mainly by the presence of the textile industry, is narrated within the context of machinery, tools, objects and documents, dating back to the mid-nineteenth century. Thanks to the workshops, guided interactive tours, insightful courses for schoolchildren and a tactile section for the blind with information in Braille, the textile museum truly has "something for everyone". The tour follows the sequence by which the fibres are processed. For this reason, the ground floor is dedicated to the spinning, preparation and weaving of the fibres, using both small tools and large machinery, including an antique loom from 1813 and one of the first mechanical looms for fustians from 1869. The first floor hosts a room dedicated entirely to the Jacquard system, as well as one dedicated to the finishing, packaging and shipping procedures, featuring valuable original labels and antique sample collections. The second floor is dedicated to the operations of dyeing and printing, and features the tools used for "manual" dyeing, as well as the notes and recipes used by dyers from the Busto Arsizio area. There's even a special section dedicated to the textile industry of the present and the future, where visitors will discover new fibres of both chemical and organic origin, along with their applications in various fields (including sports medicine, aeronautics and space). Sections dedicated to the historic Giuseppe Borri footwear factory (1891-1990) and the Archives of the Paracchi photo studio are housed in two small towers, while a room adjacent to the museum's main building is dedicated to industrial embroidery. It's a journey that comes full-circle, allowing visitors to discover the roots of an industry that's given so much to our territory.

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indirizzo / address viaAlessandro Volta, 6 Busto Arsizio www.comune.bustoarsizio.va.it museibusto@comune.bustoarsizio.va.it

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The Plastic Art Museum

Ph. Franco Canziani

Over 50 works realized during the 1970s by international artists, including some of the most famous of the post war era, all made from moulded plastic: a material that became ductile and highly expressive when placed in the hands of Carla Accardi and Enrico Baj, as well as those of Giacomo Balla and Man Ray in later years. These works represent the core around which the current collection of the Plastic Art Museum [MAP] in Castiglione Olona grew. The museum, in fact, boasts the honour of being Italy's first museum of plastic art, and currently features a total of 65 artworks. The current collection, in fact, began with the fifty artworks collected by "Polymero Arte", an aesthetic research centre and avant-garde laboratory established during the 1960s and 1970s at the behest of Count Castiglioni and his cousin Franco Mazzucchelli, the owner of Italy's leading company operating in the celluloid industry. Thanks to the collaboration between the municipal administration of Castiglione Olona and Mazzucchelli 1849 S.p.A. in 2004 (the year of the museum's inauguration), the works found a home within the frescoed halls of the fifteenth century Palazzo dei Castiglioni Monteruzzo, owned by the Municipality of Castiglione Olona, thus offering visitors a picturesque setting in which to view new and unique pieces of contemporary art amongst the architectural vestiges of the past. Over the years, the Municipality's constant commitment, under the supervision of the museum's curator and co-founder, art critic Rolando Bellini, has allowed the collection to be enhanced with various new works as well, including pieces by Vittore Frattini, Carlo Giuliano, Maria Teresa Illuminato, Marcello Morandini, Ornella Piluso and Giorgio Vicentini. In 2010, the Plastic Art Museum was awarded museum status by the Region of Lombardy, and the Municipality of Castiglione Olona now aims to recover additional space in order to create workshops for artists, young people and students alike, with the goal of improving collaboration between the public and private sectors.

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Museo Arte Plastica MAP di Paola Provenzano

Più di 50 opere realizzate negli anni ‘70 da artisti internazionali tra i più quotati del secondo dopoguerra tutte rigorosamente plasmate dalla plastica, che diventa materia duttile ed espressiva nelle mani di Carla Accardi ed Enrico Baj come in quelle, più tardi, di Giacomo Balla e Man Ray. È questo il cuore attorno al quale è cresciuta la attuale collezione del Museo Arte Plastica [MAP] di Castiglione Olona che conta oggi 65 opere e rappresenta il primo museo di arti applicate alla plastica nato in Italia. A dare il via alla attuale raccolta sono state proprio la cinquantina di opere raccolte dal “Polimero Arte”, Arte”, un centro di ricerche estetiche e laboratorio all’avanguardia voluto a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70 dal Conte Castiglioni e dal cugino Franco Mazzucchelli, titolare dell’azienda leader in Italia nel settore della celluloide. Grazie alla collaborazione tra l’amministrazione Comunale di Castiglione Olona e la Mazzucchelli 1849 Spa, nel 2004 - anno di inaugurazione del museo - le opere sono state collocate nelle sale affrescate del quattrocentesco Palazzo dei Castiglioni di Monteruzzo di proprietà del Comune di Castiglione Olona, che offrono al visitatore una suggestiva cornice capace di racchiudere inediti e singolari pezzi di arte contemporanea tra le vestigia architettoniche del passato. Negli anni il continuo impegno del Comune con la supervisione del curatore e cofondatore del museo, il critico d’arte Rolando Bellini, ha fatto sì che trovassero qui collocazione nuove opere che hanno arricchito il nucleo centrale: vi si ammirano lavori di Vittore Frattini, Carlo Giuliano, Maria Teresa Illuminato, Marcello Morandini, Ornella Piluso e Giorgio Vicentini. Nel 2010 il MAP ha ottenuto il riconoscimento museale da parte della Regione Lombardia: l’obiettivo del Comune di Castiglione Olona è ora il recupero di ulteriori spazi che potranno portare alla creazione di laboratori per artisti, giovani e studenti sempre nell’ottica della valorizzazione della collaborazione tra pubblico e privato.

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indirizzo / address via Roma, 29 Castiglione Olona www.comune.castiglione-olona.va.it map@comune.castiglione-olona.va.it

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Museo internazionale design ceramico MIDEC di Paola Provenzano

È lunga oltre 150 anni la storia che lega Laveno alla lavorazione della ceramica e di questo connubio è testimonianza il Museo Internazionale Design Ceramico (Midec) ospitato dal 1971 nel cinquecentesco palazzo Perabò a Cerro di Laveno Mombello. La sua apertura fu dovuta a una iniziale donazione di opere in ceramica provenienti dalla fabbrica della Richard-Ginori 1735. A ciò si aggiunsero altri oggetti in ceramica appartenuti a collezioni private e, in anni recenti, ulteriori opere, frutto di donazioni, che segnano l’apertura verso un continuo viaggio nell’arte ceramica, compiuto anche attraverso l’organizzazione di mostre temporanee. Una biblioteca specialistica arricchisce il patrimonio culturale conservato ed è a disposizione di studiosi e appassionati della materia. Nelle sale allestite all’interno dello storico edificio si possono ammirare grandi vasi, portaombrelli, piatti e servizi da tavola finemente decorati, realizzati tra la fine dell'Ottocento e primo Novecento, che arrivano direttamente dalle produzioni della Società Ceramica Italiana. Tra i pezzi forti di questa collezione vi sono opere in stile liberty e pezzi ormai rari di servizi igienici di manifatture italiane e straniere. Sculture e pannelli in ceramica dalle forme classiche a quelle moderne, dai colori vivaci e dalle raffinate raffigurazioni si susseguono lungo il percorso espositivo impreziosendo le pareti del palazzo e delle sale. La visita al museo rende evidente la caratteristica impronta data alla produzione ceramica locale, a partire da fine ‘800 fino agli anni ‘70 del Novecento, dai vari direttori artistici delle ceramiche lavenesi che hanno reso celebre le terraglie made in Laveno anche oltre confine. Solo per citare alcuni dei nomi che hanno segnato il cammino si possono ricordare Guido Andlovitz,considerato l’artefice della storia ceramica italiana, e Antonia Campi, designer e ceramista tra le più originali e moderne. Nell’ultimo decennio il Midec è cresciuto ancora e la collezione si è arricchita di nuove ed originali opere di artisti contemporanei a testimonianza del fatto che la ceramica, oltre che materiale del quotidiano, resta da sempre materia privilegiata per l’espressione artistica in ogni tempo.

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The international museum of ceramic design The long history that binds the town of Laveno to the manufacture of ceramics dates back over 150 years, and the International Museum of Ceramic Design (Midec), which has been housed within the sixteenth century Palazzo Perabò in Cerro di Laveno Mombello since 1971, bears testimony to this relationship. The museum initially began with the donation of various ceramic works from the factory of Richard-Ginori 1735. Over the years, the collection grew with the addition of other ceramic objects belonging to private collections, as well as other works donated in recent years, thus marking a continuous journey into the world of ceramics, which has also succeeded thanks to the organization of temporary exhibits. The vast cultural heritage preserved at the museum is enriched by the presence of a topic-specific library, which is at the disposal of scholars and art enthusiasts alike. The halls inside the historic building feature large vases, umbrella stands, plates and finely decorated tableware manufactured directly by the Italian Ceramic Society from the late nineteenth to early twentieth centuries. Some of the highlights of the collection include Art Nouveau style artworks, as well as rare sanitary ware produced by moth Italian and foreign manufacturers. Throughout the tour, guests will have the chance to admire the countless brightly coloured and refined ceramic sculptures and panels adorning the walls of the building. The museum highlights the characteristic features of the local pottery tradition from the end of the 1800s up until the 1970s, featuring items produced by the various ceramics manufacturers of the Laveno area, all of whom have contributed to the international acclaim attributed to made-in-Laveno ceramics. Just a couple of noteworthy names include Guido Andlovitz, regarded as the architect of the history of Italian ceramics, and Antonia Campi, one of the most original designers and ceramists of her time. Midec has further expanded over the past decade, with its collection being enriched with new and original works by contemporary artists, thus reflecting the fact that ceramics, in addition to being a material of everyday life, have remained a privileged medium for artistic expression as well.

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indirizzo / address lungolago Perabò, 5 località Cerro Laveno Mombello www.midec.org segreteria@midec.org

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Museo delle industrie e del lavoro del saronnese MILS di Paola Provenzano

Un museo dell’industria posizionato all’interno di uno spazio che è esso stesso industriale: a ospitare il Museo dell’Industria e del Lavoro del Saronnese (Mils) sono infatti gli spazi di via Don Griffanti, capannoni messi a disposizione dalle Ferrovie Nord Milano, dove, agli esordi di fine ‘800, venivano revisionate le locomotive a vapore. L’idea di creare un Museo del Lavoro e dell’Industria è nata nel 1996 a seguito di una mostra temporanea organizzata dalle Acli proprio sul tema dell’industria. Dopo appena due anni nasceva una esposizione permanente gestita e portata avanti da una associazione di volontari con la finalità di conservare e valorizzare il ricco patrimonio industriale del saronnese, creando anche un’occasione didattica oltre che espositiva. Tra i fiori all’occhiello del Mils si può citare un televisore Phonola che è esposto anche al Guggheneim di New York e la custodia blindata, della ditta Parma Antonio, che ha protetto dal 1881, per ben novantasette anni, il Pallio d’oro dell’altare di Sant’Ambrogio a Milano. Da non dimenticare la presenza del primo locomotore elettrico delle stesse Ferrovie, datato 1928; i motori dell’Isotta Fraschini; una grande macchina

per stampare i tessuti della De Angeli-Frua-Cantoni e le più antiche macchine per la fabbricazione di biscotti ed amaretti della D. Lazzaroni & C. con le tante scatole di latta e cartone per contenerli raffigurate con immagini che hanno fatto la storia del disegno industriale. Gli spazi espositivi si estendono per 1400 metri quadri all’esterno interamente dedicati al trasporto ferroviario con i veicoli storici delle Nord e per più di 800 metri interni dove è stata creata anche una stanza della memoria e una biblioteca di volumi dedicati alla storia economica del territorio. Una sala ospita invece un totem audiovisivo ed è utilizzata anche per conferenze e mostre temporanee. Al Mils trovano collocazione oggetti e macchinari che ripercorrono la storia dell’industrializzazione da fine ‘800 fino al boom economico degli anni ‘60. Qui sono presenti un po’ tutte le anime dell’industria che hanno reso celebre la città di Saronno a livello mondiale: dal settore meccanico al tessile, passando per gli apparecchi per la fonoregistrazione fino a liquori e biscotti.

The Saronno museum of industry and labour A museum of industry located within an industrial structure: the Saronno Museum of Industry and Labour (MILS), in fact, is housed within the Northern Milan Railway buildings, where the steam locomotives were overhauled at the beginning of the 19th century. The idea of creating a Museum of Industry and Labour dates back to 1996, following a temporary exhibition on the theme of industry organized by the ACLI (The Christian Association of Italian Labourers). After just two years, a permanent exhibition managed by an association of volunteers was established with the aim of preserving and promoting the Saronno area's rich industrial heritage, thus also resulting in an opportunity to promote education as well. Some of the flagships of the MILS museum include a Phonola television, another of which is exhibited at the Guggenheim in New York, and an armoured encasement by the company Parma Antonio, which protected the pallio d'oro of Milan's altar of Sant'A mbrogio for ninety-seven years, starting in 1881. Other exhibits include the northern railway's first electric locomotive of 1928, a number of Isotta Fraschini engines, a large fabric printing machine by De Angeli Frua-Cantoni and some of the oldest cookie and macaroon making machines by D. Lazzaroni & C., with the various tin cans and cartons used for packaging depicted in images that have shaped the history of industrial design. The exhibition spaces extend outside for nearly 1400 square metres, with an area dedicated entirely to rail transport, featuring historic vehicles of the Northern Railway, and inside for almost 800 metres, where visitors will find a room dedicated to historical events and a library of books on the area's economic history. One room, used also for conferences and exhibitions, even includes an audiovisual kiosk. As a whole, the MILS museum features objects and machines that mark the history of industrialization from end of the 1800s up until the economic boom of the 1960s. The collection includes all of the most important industrial artefacts that have placed the town of Saronno on the world map: from the field of mechanics to the textile sector, even including phonographs and machinery for the production of liquors and cookies.

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indirizzo / address via Don Griffanti, 6 Saronno www.museomils.it mils@milsaronno.191.it

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Bodio Lomnago, museo del clavicembalo Una dimora prestigiosa per un gioiello dell’arte e della musica: è infatti la splendida villa Bossi di Bodio Lomnago ad ospitare il museo dedicato al clavicembalo, un oggetto capace di riassumere in sé una doppia natura, di strumento musicale e di opera d’arte. A dare vita al Museo è stata, alcuni anni fa, la famiglia Bizzi, che porta avanti ancora oggi la produzione di questo singolare strumento. Il percorso museale attraversa i laboratori dove i liutai compiono il loro antico lavoro, prosegue attraverso l'ampio parco di clavicembali e fortepiani costruiti dalla famiglia Bizzi, che annovera anche molti pianoforti storici originali. Si percorre un’ampia collezione di strumenti musicali di famiglie ed epoche diverse: accanto agli originali trovano spazio numerose copie di strumenti a vari stadi costruttivi, materiali e utensili dell'attività liutaria. Il percorso sfocia infine negli ambienti settecenteschi della villa e nello splendido giardino all'italiana, per terminare con una dimostrazione musicale al clavicembalo. Grazie all’impegno dall’Associazione musicale che gestisce il museo tante sono le attività e i laboratori proposti soprattutto alle scuole con la finalità di avvicinare i giovani al mondo della musica.

Castellanza, archivio cinema industriale Non esattamente un museo, bensì un archivio dedicato al cinema industriale e della comunicazione d’impresa. Si tratta di una realtà promossa nel 1998 da Confindustria e Liuc Università Cattaneo di Castellanza a cui ha aderito – a partire dal 2000 - il Centro studi per la documentazione storica ed economica dell’impresa. L’obiettivo? Promuovere la ricerca storica attraverso la produzione cinematografia industriale italiana: una produzione che è in grado di raccontare con parole, testimonianze e immagini, l’evoluzione non solo economica, ma anche sociale del nostro Paese. Punto forte dell’archivio è la catalogazione, ma anche la raccolta e lo studio di documenti che sono fondamentali per illustrare, comprendere e ricostruire vicende individuali e collettive. Sotto osservazione vi è dunque la produzione cinematografica dedicata all’impresa in tutte le sue sfaccettature: sono raccolti in copia (attraverso un processo di digitalizzazione), restaurati e gestiti documenti visivi, audiovisivi e sonori prodotta da e per conto di imprese industriali italiane a fini tecnici, divulgativi, didattici o pubblicitari, a partire dal diciannovesimo secolo fino ad oggi.

Ispra, le fornaci Archeologia industriale a cielo aperto: si possono definire così le Fornaci di Ispra possenti costruzioni all’interno delle quali, a partire da metà ‘800, si cuoceva la pietra calcarea frantumata per ottenere la calce. Un tipo di attività che ha caratterizzato a lungo la vita economica di questa cittadina sulle sponde del lago Maggiore: l’ultima fornace ha smesso di essere utilizzata nel 1960. Anche se alcune fornaci sono crollate o sono state demolite, ne restano ancora diverse a far memoria del passato. Le fornaci sopravvissute risalgono alla fine dell'Ottocento e agli inizi del Novecento ed hanno camino a forma conica oppure a imbuto. Si tratta di costruzioni imponenti, con un diametro alla base di 5 metri e con altezze che arrivano a oltre dieci metri. Suggestiva è anche la cornice paesaggistica nella quale sono inserite: vicine al lago, ossia alla via d’acqua lungo la quale avveniva poi il trasposto della calce in direzione sud fino a Sesto Calende e, poi, attraverso il Ticino e il Naviglio Grande, verso Milano e Pavia.

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Bodio Lomnago, the harpsichord museum A prestigious home for a jewel of art and music. This description perfectly summarizes the ambience at the splendid Villa Bossi, in the town of Bodio Lomnago. A magnificent structure that hosts a museum dedicated to the harpsichord: an object that takes on the dual role of both a musical instrument and a work of art. The museum was established just a few years ago by the Bizzi family, which continues to produce these unique instruments to this very day. The museum offers visitors the chance to tour through the workshops where the luthiers continue to perform their ancient trade, and continues on through the extensive inventory of harpsichords and pianos built by the Bizzi family, even including a wide range of original historical pianos. A vast collection of musical instruments from families of different epochs, where the originals are flanked by numerous copies of instruments in various stages of construction, alongside a wide range of lute making tools and materials. The splendid itinerary ultimately leads visitors into the eighteenth-century villa and the magnificent Italian garden, culminating in an exhibition of masterfully-executed harpsichord music. Thanks to the dedication of the Musical Association that manages the museum, the structure even offers a wide range of activities and workshops, mainly designed to instil schoolchildren and young people with a with passion for music.

Castellanza: the industrial cinema archive The LIUC is much more than just a simple museum. It's a complete archive dedicated entirely to industrial cinema and business communications. The organization was initially promoted in 1998 by Confindustria and the Liuc of the UniveristĂ  Cattaneo di Castellanza, and was joined in the year 2000 by the Study Centre for the historical and economic documentation of local enterprises. The goal? To promote historical research through the works of Italy's industrial cinematography sector: works that are capable of recounting our country's economic and social development through the words, images and direct testimonies of those involved. One of the archive's main highlights is its catalogue, which serves to organize the vast collection of documents. These documents, in turn, are essential to illustrating, understanding and reconstructing the individual and collective stories of the enterprises themselves. The collection is thus focused upon every aspect of industrial film production, including works collected as copies (via a process of digitalization) or else visual, audiovisual and audio works that have been restored and properly-managed, produced by and on behalf of Italian industries operating in the technical, informational, educational or advertising sectors, from the nineteenth century up until today.

Ispra: the kilns Open-air industrial archaeology. That's how many would define the Kilns at Ispra: mighty buildings where crushed limestone was once baked to obtain lime starting from the mid1800s. For a vast period of time, this type of activity was characteristic of the economic life at this town on the shores of Lake Maggiore, where the last kiln ceased to be used in the year 1960. Although a number of kilns have collapsed or were demolished, several still remain as testimonies to the town's past way of life. The surviving kilns date back to the late nineteenth and early twentieth centuries, and feature conical or funnel-shaped smokestacks. These Ph. Marco Guariglia

imposing buildings have base diameters of approximately 5 metres, and heights in excess of over ten metres. Their natural surroundings are also noteworthy: many are located near the lake, or rather along the waterway where the lime was transported in a southerly direction towards Sesto Calende, continuing on through the Ticino canton and the Naviglio Grande, ultimately destined for the cities of Milan and Pavia.

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www.museoweb.it

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Il museo s’innova: ecco il MuseoWeb della Camera di Commercio

È il primo museo online tutto dedicato a un sistema economico locale e basta un click per entrare in contatto con il ricco patrimonio di conoscenze, documentazioni ed esperienze che offre ai visitatori. Digitando l’indirizzo web www.museoweb.it è offerta a tutti l’opportunità di accostarsi a realtà imprenditoriali che nel tempo hanno saputo mantenersi sempre competitive: tante aziende varesine, espressione di tutti i settori economici, che sono state in grado di vincere, anno dopo anno, le sfide che il mercato ha proposto loro. Si scoprono così vicende curiose e di grande rilievo come quelle dei primi insediamenti di industrie tessili, ma anche meccaniche e dei diversi comparti produttivi e, al tempo stesso, di quei negozi che profumano di storia. L’iniziativa del MuseoWeb - realizzata dalla Camera di Commercio con il supporto degli studiosi del “Centro per la Cultura d’Impresa” - offre, inoltre, l’opportunità di mettere in evidenza la centralità delle piccole e medie imprese all’interno del sistema economico varesino. Navigando all’interno del sito è possibile cogliere le vicende di imprese capaci di sorprendere per le particolarità e il rilievo del loro operato. I documenti raccolti e le testimonianze rese restituiscono un quadro non solo del sistema imprenditoriale varesino, ma anche delle relazioni instauratesi con il territorio e le istituzioni locali, delle dinamiche legate allo sviluppo e ai momenti di difficoltà, dei rapporti famigliari e delle successioni generazionali, del cambiamento della società e del mercato. Un quadro variegato arricchito da immagini, documenti e di Antonio Franzi dal volto stesso dei testimoni che raccontano le vicende delle loro aziende attraverso videointerviste di grande interesse. Non manca poi uno spazio dedicato alle analisi e agli studi che, grazie anche a un contributo della Fondazione Cariplo, sono stati realizzati dagli allievi delle scuole superiori di diverse località della provincia di Varese. Del resto, Varese e il suo territorio costituiscono una delle culle dell’industrializzazione in Italia. È proprio lungo le sponde del fiume Olona che sono sorte le prime industrie del nostro Paese fin dall’inizio dell’Ottocento. Questo patrimonio storico rappresenta una ricchezza di incalcolabile valore, espressa da quelle “imprese longeve” che hanno saputo adeguarsi ai tempi restando tuttora presenti sul mercato. Il MuseoWeb diventa allora un prezioso strumento di valorizzazione e di diffusione di quella cultura d’impresa che è uno dei segni distintivi del tessuto sociale della provincia di Varese.

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The Innovative Museum: the web museum of the Chamber of Commerce The first online museum dedicated entirely to a local economic system, where visitors can find themselves immersed in a rich heritage of knowledge, documentation and experiences in just a few clicks. By visiting the website www.museoweb.it, anyone can discover the numerous businesses from Varese that have succeeded in remaining competitive throughout the years: companies operating in every economic sector, which have constantly been able to overcome the challenges posed by the market over time. Here, visitors will discover a wide range of interesting and important milestones in the region's various industries, including the textile and mechanical sectors, as well as a large number of historical shops. The MuseoWeb initiative, which has been created by the Varese Chamber of Commerce with the support of the scholars at the Centro per la Cultura d’Impresa ("Centre for Entrepreneurial Culture"), also highlights the important role played by small to medium-sized enterprises within the Province of Varese's economic system. Browsing the site, visitors can learn about the some of the territory's most unique companies, as well as the importance of their products and services. The featured documents and articles not only offer an overview of the Varese entrepreneurial system, but also bear witness to the relationships that were instilled with the local communities and institutions, the dynamics of the businesses' development and

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VARESE MUSEI IN RETE

Ph. Marco Guariglia

trials, the family bonds and generational successions, and the changes in society and the market. A vast panorama filled with images and documents, as well as the very faces of the individuals themselves, who tell the stories of their companies through captivating video interviews. There's even an area dedicated to research studies which, thanks to a contribution from the Cariplo Foundation, were carried out by secondary school students throughout the province of Varese. The Varese area is one of Italy's cradles of industrialization. In fact, some of the first industries that arose in our country at the beginning of the nineteenth century were established right along the banks of the River Olona. This heritage represents a priceless treasure for our region, boasting a large number of historical companies that have managed to adapt to the times and are still operating on the market to this day. The MuseoWeb initiative thus becomes a valuable tool for promoting and disseminating entrepreneurial culture, which is one of the hallmarks of the province of Varese's social fabric.

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Varese musei in rete network museum

Ville e Castelli

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Mansion houses and castle p 15

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Paesi dipinti Painted villages p 31 7

Musei d’arte

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Art museums p 39

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Archeologia

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21

33

p 51

Houses museum

34

25 33

Archeology

Case museo

8

26

37

14 24

6

15 30

23

1

Musei dei trasporti

36 20

Museums of transport p 85

17

31

19 4 28

Musei dell’industria e dei mestieri

10 18

Museums of industry and labour p 101

27

9

13 38 35

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www.museoweb.it Lombardia-NW-1-13.indd 120

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Lombardia nord-ovest 1/2013 - VARESE SPECIALE MUSEI