4. Sviluppo sostenibile, Cambiamenti climatici ed economia circolare

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IL PROGETTO SE MI LASCI NON VALE E I 4 DOSSIER Questo opuscolo è stato realizzato dall'Associazione di Promozione Sociale “Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali – CDCA Abruzzo” all'interno del progetto “Se mi lasci...non vale! - Conoscere e prevenire” finanziato dalla Regione Abruzzo - Dipartimento per la Salute e il Welfare – Servizio Programmazione Sociale – dpf014 nell'ambito del bando “Finanziamento di iniziative e progetti di rilevanza regionale promossi da organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale per la realizzazione di attività di interesse generale”. Il progetto ha l'obiettivo generale di sensibilizzare sui temi della gestione dei rifiuti, della lotta allo spreco, dello Sviluppo Sostenibile, dei cambiamenti climatici e dell'economia circolare, attraverso la realizzazione di un insieme di attività volte al raggiungimento delle differenti fasce di popolazione ed enti pubblici e privati, comprendendo anche la traduzione nelle 7 lingue straniere maggiormente diffuse nella Regione Abruzzo. In particolare, i 4 dossier sono disponibili nelle seguenti lingue straniere, al fine di coinvolgere e facilitare la comunicazione e la comprensione del necessario cambio culturale che il nostro tempo impone: rumeno, albanese, arabo, cinese, russo, inglese, francese. In particolare, i 4 dossier realizzati sono:

N. 1 - “Ciclo dei rifiuti, corretto conferimento e riciclo dei beni a fine vita: le 4R” N.2 - “Danni causati dall'abbandono dei rifiuti in natura e vantaggi sociali, ambientali ed economici dell'assunzione di comportamenti responsabili e sostenibili” N. 3 - “Usi alternativi del cibo – evita lo spreco alimentare e non solo” N. 4 - “Sviluppo sostenibile, Cambiamenti climatici ed economia circolare – comportamenti responsabili da adottare” Chiunque può diffondere e stampare i dossier, mantenendone le caratteristiche grafiche e di contenuto. “… Saremo conosciuti per sempre dalle impronte che lasciamo …”.


SE MI LASCI NON VALE


Cambiamenti climatici, sviluppo sostenibile ed economia circolare Lo sviluppo Sostenibile Il concetto di sviluppo sostenibile si afferma verso la fine del XX secolo. Per sua definizione lo sviluppo sostenibile indica un livello di progresso equamente distribuito tra le popolazioni, capace di impiegare in modo responsabile le limitate risorse del pianeta. Lo sviluppo sostenibile suggerisce una proiezione futura dei bisogni umani, considerando quelli futuri ugualmente importanti. Un’elevata pressione sulle risorse (alimentari, energetiche, minerarie) esercitata nel presente, rischierebbe di compromettere sensibilmente la possibilità delle future generazioni ad avere accesso alle stesse. Ogni processo produttivo utilizza degli input (lavoro, capitale, tecnologia, risorse naturali) per questo il loro impiego e coordinamento deve essere ottimizzato. Beni e Servizi intermedi

Capitale Lavoro Materie Prime Risorse Naturali

Beni e Servizi

Produttori

Consumatori

A parità di costi e prestazioni dovrebbero essere quindi preferiti gli input che producono meno impatti e meno esternalità negative sull’ambiente. Il concetto di sviluppo sostenibile ha portata generale e non riguarda un unico aspetto delle politiche ambientali. Esso è capace di coinvolgere a livello sistemico molteplici elementi: risorse, biodiversità, rifiuti, clima ecc. La sostenibilità è quindi oggi una necessità e non una moda da adottare. I paesi che nel passato hanno maggiormente prodotto inquinanti devono ora adottare un ruolo pioneristico per definire un modello alternativo considerando la finitezza delle risorse e i naturali limiti della crescita. Anche indici macroeconomici tradizionalmente usati per misurare la crescita e il benessere (PIL, Prodotto Interno Lordo) devono essere affiancati da strumenti innovativi capaci di indagare ben più affondo la realtà. Si muovono in questa direzione gli indicatori del BES (Benessere Economico Sostenibile) elaborato da ISTAT in un’ottica “beyond Gdp” (oltre il PIL). Un progetto che in un decennio ha conquistato progressivamente interesse tra cittadini e decisori politici. Strutturato in 12 domini e 152 indicatori il BES spazia dalla salute ai i servizi sanitari, alle risorse digitali, al cambiamento climatico e il capitale umano. Basamento di tale lavoro è la consapevolezza che una realtà olistica non può essere spiegata con numeri parziali ma occorre misurare il progresso in un mondo in evoluzione. Uno dei domini d’indagine del BES è quello “Ambiente” che fornisce misurazioni puntuali su aspetti quantitativi misurati ma Strutturato in 12 domini e 152 indicatori il BES spazia dalla salute ai i servizi sanitari, alle risorse digitali, al cambiamento climatico e il capitale umano.


Basamento di tale lavoro è la consapevolezza che una realtà olistica non può essere spiegata con numeri parziali ma occorre misurare il progresso in un mondo in evoluzione. Uno dei domini d’indagine del BES è quello “Ambiente” che fornisce misurazioni puntuali su aspetti quantitativi misurati ma anche su percezioni e sensibilità espresse dai cittadini. Ad esempio risulta essere cresciuta di ben dieci punti percentuali in un decennio la preoccupazione per i cambiamenti climatici: oggi due persone su tre ritengono il cambiamento climatico o l’aumento dell’effetto serra una delle preoccupazioni ambientali prioritarie. Ancora, è qui il trend risulta essere contrastante rispetto al valore nazionale, il conferimento dei rifiuti urbani in discarica nella regione Abruzzo diminuisce fino al 2014 per poi tornare a crescere fino a rappresentare circa il 35% del totale nel 2019. Il BES indaga quindi tanti aspetti della vita umana, misurandone le performance e i cambiamenti nel tempo. un Recentemente un sottoinsieme di 12 indicatori BES è stato incluso nel Def (Documento Economico e Finanziario), con l’obiettivo di monitorare e valutare l’effetto delle politiche su alcune dimensioni fondamentali per la qualità della vita, ponendo l’Italia tra i paesi all’avanguardia in questo campo. Per essere realmente sostenibile lo sviluppo deve anche prevedere condizioni di equità e uguale allocazione delle risorse. Forti sperequazioni, interne o tra paesi diversi, mettono a rischio la pace sociale, producono criticità e faglie che possono poi degenerare in conflitti o vere e proprie guerre. Forti stress test che si sono susseguiti in poco più di un decennio (crisi economica-finanziaria internazionale del 2008, diffusione della pandemia SARS-CoV-2) hanno accelerato processi tipici dell’economia di mercato. Polarizzazione della ricchezza, aumento di precarietà, della disoccupazione e della povertà sono solo alcuni aspetti della nostra epoca che vanno osservati in modo critico imponendo al decisore politico necessari cambi di rotta. Si comprende quindi come il cambio di paradigma debba partire da una maggiore diffusione della conoscenza di strumenti alternativi idonei a misurare le molteplici dimensioni del benessere. Restare legati ad indici pensati per misurare esclusivamente il valore della produzione e le sue variazioni ci condannerebbe ad una prospettiva miope e per nulla virtuosa.


Ambiente

Conferimento dei rifiuti urbani in discarica

Percentuale dei rifiuti urbani conferiti in discarica (compresi i flussi di rifiuti urbani in ingresso e in uscita da altre regioni) sul totale dei rifiuti urbani raccolti. Il dato tiene conto anche dei flussi di rifiuti urbani in ingresso e in uscita da altre regioni, che possono modificare il valore del numeratore anche in misura rilevante. Nella regione Campania è stata considerata anche la quota di rifiuti provenienti dagli impianti di trattamento meccanico-biologico che, in mancanza della disponibilità di impianti per il recupero, è stata annualmente stoccata in attesa di essere avviata allo smaltimento (anche fuori regione). A partire dal 2011 tale quota è pari a zero. Unità di misura: Valori percentuali Fonte: Ispra, Produzione, recupero, trattamento e smaltimento di rifiuti urbani, speciali e pericolosi. Abruzzo

Riferimento Italia

Povertà assoluta e relativa (Italia, ISTAT)

Incidenza di povertà relativa individuale (% di persone che vivono in famiglie in povertà relativa sui residenti) Incidenza di povertà assoluta individuale (% di persone che vivono in famiglie in povertà assoluta sui residenti)



I cambiamenti climatici Per importanza e produzione di impatti verrà analizzato il concetto di sviluppo sostenibile in riferimento alle fonti di energia. L’impiego crescente delle fonti fossili (idrocarburi a differente rilascio di biossido di carbonio) nei processi produttivi ha alterato sensibilmente la quantità di gas serra prodotta in atmosfera. Dalla prima rivoluzione industriale ad oggi, molti paesi hanno legato le proprie politiche industriali ed energetiche al petrolio, al gas naturale e al carbone. La combustione, indispensabile per trasformare l’energia chimica in energia termica ed infine in elettricità, produce inevitabilmente emissioni di gas climalteranti. In particolar modo carbone e petrolio, emettono gas serra quando bruciati; rilasciati in atmosfera, contribuiscono all’innalzamento della temperatura media globale. Tra i tanti problemi ambientali, quello del surriscaldamento globale, dovuto dall’attività antropica, rappresenta l’emergenza maggiore. I tentativi di accordi internazionali e di protocolli (es. Accordo di Parigi) spesso contrastano con interessi geopolitici specifici di paesi più forti. Gli Stati Uniti oggi continuano ad essere il primo paese per produzione pro capite di CO2, la Repubblica Popolare Cinese il primo per produzione mondiale e dovrebbe raggiungere l’apice entro il 2030 per poi gradualmente iniziare a vedere gli effetti della decarbonizzazione. L’Europa (intesa come attuale UE di 27 paesi) risulta la più virtuosa, anche se, il primo produttore manifatturiero del continente (Germania) non spegnerà le ultime centrali a carbone prima del 2036. Anche il massiccio impiego di GNL (Gas Naturale Liquefatto) non è esule dall’emettere gas serra: i rilasci involontari di Metano durante la fase estrattiva e il trasporto sono consistenti e aumenteranno con il maggiore impiego di questa risorsa. Il Metano pur essendo presente in quantità inferiore in atmosfera, rispetto al vapore acqueo e del biossido di Carbonio, ha un potere climalterante molto superiore, risultando così un acceleratore di processo da non sottovalutare. Si cercherà per il futuro di contenere le emissioni di gas serra, tentando di non superare l’aumento della temperatura media globale di +1° C. Impresa ardua se si pensa che previsioni meno ottimistiche tendono ad un aumento fino a +4° C. L’impego massiccio di fonti di energia rinnovabili giocherà quindi un ruolo strategico. Puntando principalmente su eolico, fotovoltaico ed energia idroelettrica, la transizione energetica dovrebbe approdare, per i paesi più performanti, alla completa decarbonizzazione entro il 2050. Il passaggio dagli idrocarburi alle rinnovabili non è però del tutto privo di difficoltà ed impatti. L’eolico ad esempio produce esternalità negative a specie faunistiche (principalmente uccelli o specie ittiche per impianti offshore), il fotovoltaico impone l’impiego di grandi superficie di suolo da sottrarre all’agricoltura; l’idroelettrico altera il naturale percorso di fiumi e il loro ecosistema. Inoltre molte delle tecnologie che sfruttano fonti rinnovabili necessitano di grandi quantità di terre e metalli rari per la loro fabbricazione. L’estrazione di terre e metalli rari è molto impattante, essendo quest’ultime presenti in modo molto frazionato sulla superficie terrestre e necessitando anche di trattamenti inquinanti.


Il loro riciclo e recupero è ridotto, perché una volta lavorati sono combinati con altri materiali non più separabili. Le temperature aumentano e diminuiscono, le precipitazioni vanno e vengono. Le foreste prosperano e deperiscono, i deserti si espandono e si contraggono. L’umanità si è evoluta tra fasi calde e fredde, traendo benefici da optimum climatici e adattandosi ad Ere glaciali. Oggi la Terra si sta riscaldando e le attività antropiche sono parte principale di tale processo. I governi e le organizzazioni internazionali, con differenti sensibilità e proposte, pensano a strategie per limitare le emissioni dei gas serra, la cui presenza nell’atmosfera è considerata la principale causa del surriscaldamento del nostro pianeta. Tra il 1960 e il 2016 le emissioni di biossido di carbonio sono aumentate del 270%, con una media annua del 2,4%. L’anidride carbonica non è di certo l’unico gas serra, anzi esistono altre molecole (CH4, CFC, HCFC, ecc.) con capacità anche maggiori nel conservare il calore delle radiazioni solari, ma è quello presente in maggiore quantità e, di conseguenza, preso come base di riferimento. Le stime del riscaldamento climatico, secondo modelli costruiti nei primi anni del ventesimo secolo, prevedono un aumento della temperatura media dell’atmosfera fra i 2,7° C e 3,7 °C nei prossimi 50 anni. Si tratta di valori di sintesi con elevata disomogeneità tra i diversi paesi e le differenti latitudini. Questi valori potrebbero essere capaci di fondere parte dei ghiacciai e innalzare fino a 15 cm il livello del mare (innalzamento peraltro già in corso e che mette a rischio molti degli atolli del Pacifico). I mutamenti climatici determinano anche variazioni significative del ciclo idrologico che influenzano la distribuzione delle precipitazioni, rendendole meno frequenti ma più intense e quindi maggiormente capaci di generare danni. Oltre ai tanti mutamenti determinati a livello di meteo e biodiversità, i cambiamenti climatici incidono su alcuni aspetti della vita umana quali fenomeni migratori ed economia. Tale variabile non va però intesa in senso esclusivo ma concorrente all’interno di un sistema olistico concorrono molteplici aspetti (conflitti, instabilità politica ed economica, ecc.). I flussi migratori possono essere interni ad un paese o transnazionali. Essi sono un fenomeno epocale, e tra le cause troviamo l’aumento delle temperature con i suoi effetti diretti ed indiretti. La perdita di terreno fertile per l’agricoltura (soprattutto a latitudini tropicali), disastri ambientali derivanti da fenomeni atmosferici potenziati, pace sociale messa a dura prova da sperequazioni sociali e povertà assoluta, sono elementi che contribuiscono a esodi di centinaia di migliaia di persone. Anche i sistemi economici instaurano profondi legami con i cambiamenti climatici in corso. La correlazione tra PIL (o GDP in inglese) mondiale ed emissioni nell’atmosfera di gas climalteranti è elevatissima.


Non tutti i settori dell’economia incidono nello stesso modo in termini di emissioni. Alcuni, a volte con un ridotto numero di imprese ed occupati, hanno impatti enormi. Agire sulle tecnologie e i processi di tali settori diventa quindi prioritario. Tali valori sono riportati in Contabilità Nazionale tramite il sistema NAMEA (National Accounts Matrix including Environmental Accounts) ovvero “matrice di conti economici nazionali integrata con conti ambientali”: si tratta di un sistema contabile che rappresenta l’interazione tra economia e l’ambiente coerentemente con la logica della contabilità nazionale e in modo tale da assicurare la confrontabilità dei dati economici e sociali con quelli relativi alle pressioni che le attività umane comportano sull’ambiente naturale. Per quanto riguarda le emissioni atmosferiche gli aggregati NAMEA sono frutto di una collaborazione tra l’Istat – Dipartimento per la produzione statistica e il coordinamento tecnico scientifico e l’APAT – Dipartimento Stato dell’ambiente e Metrologia Ambientale. Le emissioni sono espresse in GRHO (ton di CO2 equivalenti) in modo da poter riportare ad un unico valore gli impatti dei differenti gas serra. Incidono più di tutti gli altri settori quello della produzione e vendita di energia e il settore primario. Sostanziale differenza è che, nel primo caso, le aziende attive nel settore sono decisamente poche eppure risultano responsabili di oltre i 2/3 delle emissioni.

PIL

CO2

MONDO

Prodotto Interno Lordo (in dollari USA) Emissioni CO2 (kt)


Mondo - Emissioni CO2 Mondo - Emissioni CO2(kt)

Centro di analisi delle informazioni sull'anidride carbonica, Divisione di scienze ambientali, Oak Ridge National Laboratory, Tennessee, Stati Uniti. Licenza: CC BY-4.0

Italia – GRHO: effetto serra (ton di CO2 equivalenti) – 2017 Fonte: conti NAMEA, ISTAT GRHO: effetto serra (ton di CO2 equivalenti)

Imprese 1.145.705

1.200.000

90.000.000 1.000.000

80.000.000 70.000.000

800.000

60.000.000 50.000.000 40.000.000

600.000 379.381

400.000

30.000.000 20.000.000 10.000.000 0

200.000

95.023 3.376 Commercio A t t i v i t à all’ingrosso, metallurgiche escluso quello di autoveicoli e di motocicli

4.371 Fabbricazione di prodotti chimici

Tr a s p o r t o terrestre e trasporto mediante condotte

297

1.807

8.422

18.060

Fabbricazione di coke e prodotti derivanti d a l l a raffinazione del petrolio

Trasporti marittimi e per vie d’acqua

Gestione delle reti fognarie, attività di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti, recupero dei materiali, attività di risanamento e altri servizi di gestione dei rifiuti

Fabbricazione di altri prodotti d e l l a lavorazione di minerali n o n metalliferi

11.271 Produzioni vegetali e animali, caccia e servizi connessi

Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata

0

IMPRESE

TONI DI CO2 EQUIVALENTI

100.000.000




Economia Circolare L’idea di economia circolare risponde alla necessità di crescita sostenibile, in un contesto crescente di pressione sulle risorse e sull’ambiente. L’attuale modello economico con paradigma “produzione-consumo-smaltimento”, impone che ogni prodotto è inesorabilmente destinato ad arrivare a “fine vita”. Per la produzione di cibo, la costruzione di case e infrastrutture, realizzazione di beni di consumo o fornitura di energia si usano materiali pregiati. Quando la loro vita utile è completa, questi prodotti sono smaltiti come rifiuti. La crescente profondità demografica e la maggiore propensione ai consumi di parte della popolazione, spinge più che mai verso l’alto la domanda di risorse e portano al degrado ambientale. Aumentano così i prezzi di metalli e minerali, di combustibili fossili, degli alimenti per uomo e animali, dell’acqua pulita e dei terreni fertili. La produzione media di ogni cittadino UE di rifiuti l’anno è di circa 5 milioni di tonnellate, mentre impiega quasi 15 tonnellate di materiali. La metà dei rifiuti viene smaltita nelle discariche senza alcuna valorizzazione. L’economia lineare, che si affida esclusivamente allo sfruttamento delle risorse, non è più un’opzione praticabile. La transizione verso un’economia circolare sposta l’attenzione sul riutilizzare, aggiustare, rinnovare e riciclare i materiali e i prodotti esistenti. Quel che normalmente si considerava come “rifiuto” non necessariamente ha esaurito la propria vita utile, spesso detiene ancora un valore intrinseco che attende di essere valorizzato e trasformato in una risorsa. Si comprende al meglio l’economia circolare osservando i sistemi viventi (biosistemi) naturali. Essi funzionano in modo ottimale e in una condizione di equilibrio perché ognuno dei loro elementi si inserisce bene nel complesso. Nei sistemi viventi i rifiuti residui sono prossimi allo zero, la materia si va ad allocare in modo efficiente nelle diverse fasi garantendo equilibrio e durata nel tempo. La transizione verso un’economia circolare richiede la partecipazione e l’impegno di diversi gruppi di persone, fondamentale è la strategia adottata dai decisori politici per realizzare azioni di valorizzazione del ruolo dei consumatori e definire come i cittadini possono beneficiare dei vantaggi dei cambiamenti in corso. Il mondo delle imprese può riprogettare completamente le catene di fornitura, mirando all’efficienza nell’impiego delle risorse e alla circolarità. A questa transizione sistemica sono d’aiuto gli sviluppi delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) e i cambiamenti sociali.


L’economia circolare può quindi aprire nuovi mercati, che rispondano ai cambiamenti dei modelli di consumo: dalla convenzionale proprietà all’utilizzo, riutilizzo e condivisione dei prodotti. Inoltre, può concorrere a creare maggiore e migliore occupazione. Affinché l’economia circolare non sia più nicchia ma normalità è necessario muovere tutte le leve d’opportunità e coinvolgere tutti gli operatori possibili (ONG, le organizzazioni di imprese e di consumatori, sindacati, scuole ed università, istituti di ricerca e le altre parti interessate, a tutti i livelli di governo).

Ancora una volta il cambio di paradigma potrà passare solo attraverso una conoscenza diffusa e condivisa.


SE MI LASCI NON VALE

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