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SHE: il femminile impegnato. Con glamour.

a cura di ELENA RUSSO

C’è una frase che mi ritorna, come il brasato: “lei è più bella che intelligente”, iscritta in una cultura precisa, atroce, dilagante. Collassati i prodotti, passano al valore d’uso dei corpi. La rivoluzione dovrebbe partire da qui.

Lorenzo Calza SHE è spesso rappresentata dando le spalle al lettore, perchè ? Questo è istinto puro, non so spiegarlo. Come la sua solitudine in campo bianco. Credo che abbia a che fare con la mia indignazione per come il nostro Paese è arrivato a trattare le donne. La nudità di She è schiettezza, il suo darci le spalle, pudore. Anzi, no, forse è il pudore del maschio che la disegna. Che si vergogna della putrida palude in cui abbiamo trascinato l’altra metà del cielo.

Lorenzo condivide la beatitudine e l’inquietudine di un uomo che indaga il mondo, lo rappresenta e lo racconta: non esiste un passante, un bimbo o una donna che non siano scansionati, archiviati, indagati, ma anche animali, case e cose. Dieci storie di Julia, tre romanzi, racconti, disegni, cani vignette status, blog e figli. Nell’aprile 2010 su facebook appare “She” e nello stesso anno approda sulle pagine de “il Misfatto”, inserto satirico domenicale de Il Fatto Quotidiano.

SHE è molto amata dalle donne. Le amiche virtuali condividono sulla propria bacheca lo SHE pensiero. Trovi che SHE amplifichi la voce delle donne? No, sono loro che danno voce a lei. Il lavoro dell’autore funziona quando si rende filtro invisibile, quando riesce a togliersi di scena. Lì scatta l’immedesimazione. “She sono io!”, questo scrivono in tante. E io, col mio pennarello e lo scanner, esco di scena alla chetichella! She, con la sua proliferazione in rete, comunque, tocca un nervo scoperto e smaschera un buco nel mercato dell’immaginario.Ilfemminile-impegnato-con-glamuor,il sesso-con-sensuale.

Perché è nata “SHE”? Nasce per un finto caso, come tutte le cose azzeccate. La misera cronaca politica nostrana mi diede l’aggancio per una battuta. Poteva essere la classica frase ‘da status’ di Facebook, ma sentivo che mancava qualcosa. Di solito, supplisco alle mancanze ricorrendo alla femmina. La disegnai (maluccio) in pochi secondi. D’istinto mi venne nuda, di spalle, biondina, con i capelli raccolti a coda. In fondo, per un moro “latinos” come me, la “bionditudine” è un mistero fecondo. Leggo ora che risalirebbe all’iconografia di Afrodite. Comunque, la vignetta funzionava, rimbalzava di nido in nido. Ne feci un’altra, e un’altra ancora. Senza accorgermene, avevo creato un piccolo format. Fu un boom: “una fenomena dal basso”, mi piace definirla. Ma la casualità non è la spiegazione. Fin da piccolo, le donne sono al centro del mio immaginario. Gli ormoni mi hanno sempre chiamato a loro in modo dirompente.

She ha aperto un vaso di Pandora: pensi che questo paese abbia bisogno di una rivoluzione che parta dalla dignità femminile ? L’abisso della modernità è lì, nei corpi di plastica esibiti come bestiame, nelle alcove del potere, nella coercizione assoluta, nel ricatto sessuale. Nella mercificazione della donna. Nello sguardo perso delle giovani ragazze, schiacciate da questo incastro. È come se il maschio - preso atto della sua sconfitta storica e culturale - temesse le amazzoni all’orizzonte. Allora ha usato il capitalismo per fermare la natura. Ma c’è ‘sto clima da Tardo Impero decadente, da colpi di coda finali. Con tutte le allusioni possibili al concetto di “coda”. La rivoluzione che verrà sarà dolce ma potente, e sarà tutta vostra. Purchè davvero lo capiate. In fondo è questo l’umile lavoro ai fianchi di She, che in una sua celebre battuta dice: “Possiamo autoriprodurci, lo sapevi? Vi useremo come perversione”. Intanto, Afrodite mi ha confezionato uno scherzo: il mio secondo pupo è nato biondo-finnico, con gli occhi azzurri a sfidare il cielo!

La mia infanzia fu anche segnata dalla presenza di una nonna emiliana, aperta, intelligente. Poco colta, ma di gran cuore e buon senso. Questo mix formativo mi ha spinto a considerare le donne a tutto tondo, nella loro interezza, e nella loro intrinseca “simpatia”, spesso sacrificata nel gioco delle convenzioni sociali. Poi esiste l’elemento professionale. Dietro She ci sono anni di lavoro su “Julia”, la criminologa con le fattezze di Audrey Hepburn. Anni di immedesimazione quotidiana nell’immaginario femminile. Un lavoro di scavo, anche interiore, che ha spinto alcune lettrici di She a dubitare che io fossi un maschietto. La più grande lusinga! 24

CHair Magazine  

Il primo numero di CHair Magazine

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