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CIANOMAGENTAGIALLONERO

liber mente ...se il Figlio vi libera, sarete veramente liberi

anno 2 • numero 3 • febbraio 2008

Trimestrale delle Chiese Cristiane Evangeliche nella “Valle del Sele”

SEDE: 84092 BELLIZZI, Via Copernico, 115; tel 3312425502; fax 082854586; sito web: www.ccevas.it; e-mail: liberamente@ccevas.it;

EDITORIALE Pasquale Gigante

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orqué no te callas? Perché non stai zitto? Queste le parole dette, qualche settimana fa, dal re di Spagna Juan Carlos di Borbone al presidente del Venenzuela Hugo Chavez in un incontro ufficiale tra uomini di governo dell’America Latina. Ciò sta provocando una profonda crisi diplomatica tra i due paesi. In Italia a queste parole forse non si è dato molto risalto, ma in Sudamerica, invece, ogni giorno i media parlavano di questo evento seguendo dettagliatamente gli sviluppi dell’incidente. Ho avuto modo di notarlo nelle due settimane che recentemente ho trascorso in Argentina. Le stesse parole, riportate su cartelloni, in una manifestazione politica in Italia, sono state indirizzate ad un politico di primo piano della nostra nazione che in quanto a parole ed offese verso gli altri non è secondo a nessuno. Questi eventi mi hanno indotto a riflettere. Chissà a quante persone il Re del cielo, Dio, dovrebbe dire le stesse parole! In questo momento storico si parla troppo e ciò accade in tutti i campi, da quello politico, economico, sociale a quello religioso. Tutti propongono la propria panacea, il più delle volte però, le opinioni sono solo vuoti messaggi lanciati con l’unico scopo di mettersi in evidenza ed essere protagonisti ad ogni costo. Ciò, come già accennato, accade in tutti i campi. Se si imparasse a tacere e a riflettere prima di parlare, chissà quanti problemi si eviterebbero. Invece si parla, si parla, a proposito ed a sproposito causando a volte ferite insanabili e terribili conflittualità tra popoli, tra politici, tra ministri religiosi, tra persone, tra familiari. Analizzando la Bibbia, nel libro degli Atti degli Apostoli cap. 16 vv. 16-18, viene riportata la notizia di una ragazza che aveva uno spirito strano.

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DISTRIBUZIONE GRATUITA

Evviva Diodati! La traduzione della Bibbia in italiano compie 400 anni

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a fama di Giovanni Diodati è legata alla sua traduzione della prima Bibbia in italiano. Egli deve essere considerato uno dei principali traduttori della Bibbia di tutti i tempi e la sua versione italiana è degna di stare alla pari con le grandi traduzioni precedenti o dello stesso periodo, fatte in altre lingue europee. In occasione delle celebrazioni per il quattrocentesimo anniversario della traduzione italiana, le CCEVAS hanno proposto una interessante serie di conferenze volta alla diffusione ed allo studio dell’opera del Diodati. Una pregevole mostra ha illustrato un suggestivo percorso ideale attraverso la storia e le vicende che portarono il Diodati ad essere uno degli studiosi più noti del suo tempo e come la sua opera sia giunta sino ai nostri giorni. L’esposizione ha avuto luogo a Fisciano, a Battipaglia, a Contursi Terme, ad Oliveto Citra e Cava de’Tirreni.

Tutto sbagliato, tutto da rifare Daniele Garrone

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i fronte a quello che sta succedendo a seguito dell’invito rivolto al Papa a presiedere l’apertura dell’anno accademico all’Università La Sapienza di Roma, mi viene in mente solo il vecchio adagio di Gino Bartali: “Tutto sbagliato, tutto da rifare”. Purtroppo, nulla si può rifare e si rimane attoniti spettatori dell’ennesimo colpo inferto, da ogni parte, alla asfittica laicità del nostro

SPECIALE Quattro secoli di storia e di vicende a pagina 2

Tony Blair si converte al cattolicesimo

paese. Le critiche all’iniziativa del rettore vengono - da destra e sinistra, da cattolici militanti e da chierichetti atei stigmatizzate come violazione della libertà di parola. Tutti - compresi gli ex fascisti e gli ex-comunisti, dunque gli eredi delle culture non liberali diventano profeti di liberalismo. Ritenere non opportuno un invito a tenere un discorso è cosa diversa dall’impedire a qualcuno di esprimere le proprie opinioni. Il Papa non è un semplice accademico che sostiene tesi controverse o formula ipotesi non condivise da pochi o da molti. Il Papa parla di valori non negoziabili, non formula ipotesi; pretende di esplicitare la verità; si pronuncia non come esponente di una delle varie religioni e confessioni presenti sulla agorà, ma come esperto di umanità in grado di indicare i fondamenti dello stato e i criteri di una corretta laicità. Il Papa pretende di sapere per tutti noi come si debbano rettamente coniugare fede e ragione. Se vogliamo, il Papa è anche l’ultimo sovrano assoluto per diritto divino. Benedetto XVI bolla la ricerca del pensiero scientifico e filosofico della modernità “post-cristiana” come dittatura del relativismo. Cioè pronuncia una drastica censura nei

chi è mai capitato di organizzare un evento (festa di compleanno, anniversario) che ad un certo punto, a seguito di un imprevisto più o meno piacevole, nell’incertezza generale, ha ottenuto un risultato inatteso? È proprio ciò che è accaduto nei primi giorni dello scorso novembre alla comunità evangelica di Battipaglia. Ci si preparava per la cosiddetta “Giornata della buona notizia”; un appuntamento mensile dall’indirizzo prettamente evangelistico con lo scopo di annunciare l’attualità del messaggio evangelico a tutti gli intervenuti, ma questa volta l’orientamento sarebbe stato un po’ diverso. I costanti flussi migratori dalle zone povere del mondo e dall’est europeo erano già al centro della nostre

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Ricciardiello a pagina 5

Da dove viene il cattivo? Andrea Ricciardiello

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liber mente

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Speciale

In questo numero ci occupiamo della figura del teologo e pastore protestante Giovanni Diodati (1576-1649). Egli ha legato il suo nome all’autorevole prima traduzione della Bibbia in lingua italiana, fatta dai testi originali ebraici e greci, edita a Ginevra nel 1607.

La Bibbia del Diodati (1607-2007). Quattro secoli di storia e di vicende La Bibbia del Diodati rappresenta un legame significativo e importante in Italia tra la Riforma del sec. XVI, l’evangelismo ottocentesco e il variegato panorama odierno; è un elemento comune a tutte le componenti del mondo evangelico italiano. L’ a u t o re v o l e z z a s t o r i c a m e n t e consolidata della Bibbia Diodati nella vita della cultura e della fede del nostro Paese non è eguagliata da alcuna altra traduzione. Modello di lingua italiana apprezzata dal poeta inglese John Milton, dallo spiritualista Antonio Rosmini e dall’esteta Gabriele D’Annunzio tanto per citarne alcuni, la “Diodatina” è da quattro secoli la Bibbia dei colti e dei letterati. Il suo italiano concreto e immaginifico è punto di riferimento per l’Accademia della Crusca. Ha avuto una storia avventurosa: diffusione clandestina per secoli, sequestri, pregiudizi, roghi, processi, ecc. In breve riassumiamo le vicende che l’hanno portata fino a noi nello speciale curato da Mario Cignoni (su gentile concessione SBBF, Roma). Il Medioevo Le prime traduzioni dei testi biblici in italiano cominciano nel medioevo e sono tramandate da alcuni codici manoscritti poco studiati e comunque inediti. Per quanto riguarda il Nuovo Testamento i manoscritti sono tardo trecenteschi o quattrocenteschi. Nel Duecento, nella Toscana dei Comuni, dove tra le generazioni precedenti a Dante nasce la nostra letteratura, fioriscono e si diffondono, le prime traduzioni dei libri del Nuovo Testamento in lingua italiana. L’Umanesimo Con il fervore culturale dell’Umanesimo e l’invenzione rivoluzionaria della stampa (1454) si affermano in tutta Europa libri di carta stampati a centinaia di copie. Più accessibile culturalmente ed economicamente rispetto agli antichi codici manoscritti di pergamena, il libro lascia le biblioteche dei ricchi e del clero per entrare nelle case dei laici e della gente comune. In Italia la Bibbia viene tradotta dal latino dal monaco Niccolò Malermi e stampata a Venezia nel 1471. Cresce anche l’attenzione per i testi originali: prima viene stampato l’Antico Testamento ebraico (Soncino 1488), poi Erasmo da Rotterdam cura la prima edizione del Nuovo Testamento greco (Basilea 1516). Il Rinascimento e la Riforma protestante Ben presto con il Rinascimento e la Riforma protestante si sente la necessità di una versione più accurata fatta direttamente dai testi originali. Con la Riforma protestante, originata da Lutero in Germania a partire dal 1517, milioni di cristiani decisero di non seguire più gli insegnamenti e l’autorità della Chiesa di Roma, ma di vivere la fede basandosi soltanto sull’insegnamento della Bibbia: solo la Bibbia (Sola Scriptura) è la fonte per conoscere Gesù Cristo, Parola di Dio. Le traduzioni delle Bibbie nelle lingue nazionali si moltiplicarono. La Chiesa

deve essere riformata sulla base della Bibbia e i protestanti di tutti i tipi hanno avuto, hanno e sono chiamati ad avere una conoscenza diretta e personale della Bibbia. Nel culto, il centro è costituito dalla lettura e dalla predicazione della Parola di Dio. La Riforma si diffuse in Europa, e poi nel mondo, con accenti diversi: oggi gli evangelici sono oltre 500 milioni. La Riforma raggiunse presto anche l’Italia e un laico protestante fiorentino, Antonio Brucioli, traducendo dall’ebraico e dal greco, pubblicò una Bibbia in italiano a Venezia nel 1532. La Controriforma Nell’Italia della Controriforma le edizioni Malermi e Brucioli erano destinate a scomparire presto dalla circolazione. Infatti con le disposizioni del Concilio di Trento (1546) la Chiesa cattolica, reagendo alla Riforma, affermò l’uso ufficiale e liturgico esclusivo della Vulgata latina e limitò fortemente la lettura e il possesso della Bibbia in italiano, libro che fu messo all’Indice dei libri proibiti. Dopo il 1567 non furono più pubblicate Bibbie in Italia e la lettura della Bibbia da parte dei laici cessò del tutto per secoli. La Bibbia divenne un libro quasi sconosciuto; solo nel 1757 Papa Benedetto XIV autorizzò la stampa di Bibbie in italiano, e la versione di

Giovanni Calvino (1509 - 1564)

Mons. Martini tradotta dal latino fu ultimata a fine Settecento; ma per l’uso della Bibbia in italiano a messa bisognerà attendere il Concilio Vaticano II. L’Inquisizione Con la creazione del Tribunale dell’Inquisizione papale (1542), si dava il via alla repressione della Riforma e di conseguenza alla persecuzione dei protestanti anche in Italia. I protestanti, e gli ‘eretici’ in generale, si trovarono costretti davanti a un bivio perché la loro fede non poteva essere vissuta liberamente. Si trattava dunque di abiurare, oppure di dissimulare la propria fede vivendola di nascosto (nicodemismo), ma questa possibilità veniva criticata dai riformatori d’oltralpe, oppure di viverla apertamente affrontando però il martirio o la via dell’esilio.

difficoltà di un esilio forzoso. La scelta dignitosa e dura dell’esilio fu difesa dal protestante senese Ragnoni come la più alta forma di testimonianza dopo il

Ginevra - Accademia di Calvino

martirio. Parecchi italiani, provenienti da varie regioni, fuggirono dunque nei paesi riformati per vivere liberamente la propria fede. Una quantità consistente si rifugiò a Ginevra, in Svizzera. Qui Giovanni Calvino, giurista francese, teologo e riformatore religioso che aveva pubblicato l’Istituzione della religione cristiana (1536), in cui esponeva la sua dottrina in modo organico e sistematico, aveva fondato l’Accademia (1559), dove erano preparati pastori e membri di chiesa militanti e responsabili. Ginevra divenne il centro propulsore delle chiese riformate di tutta Europa, un tipo di chiese protestanti con caratteristiche proprie che, pur combattute violentemente dalla Controriforma, riuscirono a diffondersi - oltre che in Svizzera - in Francia (ugonotti), Scozia (presbiteriani), Inghilterra (puritani), Olanda, Ungheria, Polonia, Italia (valdesi), e poi nell’America settentrionale, svolgendo un ruolo di primo piano nella formazione del mondo moderno. Tra i vari esuli italiani a Ginevra, la colonia più compatta e numerosa fu quella proveniente da Lucca, capitale di un piccolo stato repubblicano i n d i p e n d e n t e d e l l a To s c a n a settentrionale, dove le idee della Riforma, giunte al seguito dei mercanti, erano state consolidate dalla predicazione del Vermigli nel 1541-42. Gli appartenenti alla ‘nazione lucchese’, continuavano a parlare la loro lingua in famiglia, a mantenere usi e costumi della loro città, ad aiutarsi gli uni gli altri, e preferibilmente a sposarsi fra di loro, per mantenere i patrimoni in seno alla comunità. Anche fuori dell’Italia, la ‘nazione’ era fiera delle proprie radici con le quali, in modo sotterraneo, ma reale, continuava ad avere rapporti. Le famiglie ginevrine appartenenti alla nazione lucchese appoggiarono con entusiasmo le dottrine di Calvino e finanziarono l’Accademia, il centro di formazione internazionale del calvinismo. Tra di esse si trovava la famiglia Diodati. I Diodati I Diodati, originari di Coreglia in Garfagnana, erano un’illustre famiglia di Lucca, grandi mercanti con palazzo nel centro cittadino (Palazzo Diodati, poi Orsetti, oggi sede dell’amministrazione comunale) e villa in campagna. Pompeo fu il primo ad accogliere le idee della Riforma: denunciato dall’Inquisizione fuggì all’estero e infine si stabilì a Ginevra nel 1565. Suo cugino Michele, più volte gonfaloniere di Lucca, accusato

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L’esilio Una possibilità era quella di rifugiarsi all’estero, affrontando tutte le

di eresia fu imprigionato dall’Inquisizione a Roma (1558-1560). Anche Carlo (Lucca 1541 - Ginevra 1625), figlio di Michele, battezzato da papa Paolo III, avendo come padrino l’imperatore Carlo V, fu bandito da Lucca come eretico nel 1567. Anche lui si rifugiò a Ginevra, dove si stabilì e fu membro della chiesa protestante italiana, fondata da Bernardino Ochino nel 1542, chiesa che, dopo alcuni tentennamenti tra varie correnti, dal 1558 seguiva la dottrina calvinista. Egli fu il padre di Giovanni Diodati. Giovanni Diodati Giovanni Diodati, che tutta la vita si autodefinì di ‘nazione lucchese’, nacque a Ginevra nel 1576. Avviato agli studi teologici all’Accademia di Calvino, dove affluivano studenti da ogni parte d’Europa, conseguì il diploma in teologia con una tesi De Sacra Scriptura (1596). Poco dopo fu chiamato alla cattedra di ebraico (1597-1606) e poi a quella di teologia

Lucca

(1599-1645). Fu interprete fedele e autorevole del pensiero di Calvino e del suo discepolo Teodoro di Beza teologo riformato, rettore dell’Accademia di Ginevra dal 1559, che aveva continuato con scrupolo l’opera di Calvino divenendo, dopo di lui, l’ispiratore autorevole della chiesa riformata - al quale succedette nell’insegnamento. Divenne una delle personalità più in vista del mondo riformato, sulle quali ricade la responsabilità di sostenere l’ortodossia calvinista. Nel 1600 sposò Maddalena Burlamacchi, anche lei discendente da una famiglia di Lucca. Diodati pubblicò a Ginevra nel 1607 la sua traduzione - dai testi originali della Bibbia in lingua italiana. Già nel 1608 pubblicò una versione revisionata del Nuovo Testamento. Lo stesso anno venne consacrato pastore. Andò in missione a Venezia (1608) con lo pseudonimo di Giovanni Coreglia, chiamato dall’ambasciatore inglese Sir Henry Wotton, dove conoscerà Paolo Sarpi, del quale darà una valutazione altamente positiva, traducendo anche in francese (1621) la sua celebre Storia del Concilio di Trento. Poi venne incaricato della cura della chiesa italiana a Ginevra (1612); nel 1614 sarà pastore a Nîmes (ospitato dai Baudan, nobili ugonotti) e a Pont de Veyle (1617). Nel 1618-19 venne inviato al Sinodo di Dordrecht, in Olanda, dove gli ‘arminiani’, contestarono la dottrina della predestinazione così come è stata definita da Calvino e Beza. Diodati (insieme a Tronchin, altro delegato di Ginevra) svolse un ruolo determinante difendendo la linea calvinista. Il Sinodo, seguendo le sue conclusioni,

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Speciale

votò i cosiddetti ‘canoni di Dordrecht’ che rimarranno a lungo un punto di riferimento importante per il mondo riformato. Nel 1631 pubblicò i Salmi in rima cercando di musicarli per poterli far cantare durante il culto nelle comunità riformate di lingua italiana. L’edizione musicata uscirà postuma a Haarlem in Olanda nel 1664, curata da un figlio. Nel 1639 fu eletto decano, cioè presidente, della Compagnia dei pastori a Ginevra. Nel 1641 pubblicò a Ginevra una nuova edizione della Bibbia in italiano, completamente revisionata rispetto alla prima. Le note di questa edizione saranno molto apprezzate dai contemporanei e verranno anche tradotte in inglese e pubblicate per decisione del parlamento inglese nel 1643. Nel 1644 portò a termine la sua traduzione della Bibbia in lingua francese, iniziata oltre Il Seminatore venti anni prima, che però non avrà la stessa fortuna della versione italiana. Diodati morì a Ginevra nel 1649.

del traduttore. Il suo scopo è quello di essere il più fedele possibile ai testi originali che erano disponibili al suo tempo. La Bibbia ha un formato grande (33x20,5cm) con i libri apocrifi spostati dopo il Nuovo Testamento, seguiti da un appendice con i Salmi in rima. Le note sono molto più ampie e complete. Le dimensioni, maggiori della precedente versione, rispecchiano anche una diversa situazione storica: dopo il massacro dei protestanti della Valtellina (1620) in Italia non è più tempo di evangelizzazione, questa Bibbia è un’edizione per studiosi, per chiese costituite, per famiglie. Il frontespizio presenta la marca t i p o g r a f i c a dell’editore Pietro Chovët: un contadino indica un albero (ulivo) del quale alcuni rami sono stati tagliati e altri sono stati innestati, con il motto Noli altum sapere (= non ti insuperbire) tratto dalla Lettera ai Romani (cap. 11 v. 20b).

La Bibbia del 1607 La prima edizione fu pubblicata a Ginevra nel 1607: La Bibbia, cioè i libri del Vecchio e del Nuovo Testamento nuovamente traslatati in lingua italiana da Giovanni Diodati di nation lucchese. Diodati ha la viva coscienza di essere stato chiamato da Dio per questo lavoro e traduce con l’intento di fornire al protestantesimo di lingua italiana un testo comprensibile e fedele agli originali ebraici e greci. La Bibbia ha un formato medio (26x18cm), voluminoso, di oltre 1300 pagine, con i libri apocrifi (definiti deuterocanonici dalla Chiesa cattolica), preceduti da apposita introduzione che ne inquadra il ruolo marginale, collocati tra i due Testamenti. Le dimensioni, abbastanza maneggevoli, erano pensate nella

Il Seicento e il Settecento Questa Bibbia (1607), apprezzata in ambito protestante, incontrò fin da subito, la contrarietà della Chiesa Cattolica. Già nel 1609 il cardinale Arrigoni di Modena metteva in guardia l’inquisizione, facendo riferimento, fra i libri ‘pericolosi’, alla Bibbia del Diodati. Nel 1644 il cardinale Barberini affermava che ‘la versione in italiano della Scrittura composta dal Diodati, principale ministro di Ginevra, con alcune postille piene di false et eretiche opinioni’ è stata introdotta come proibita nelle ‘regole dell’Indice’ e informava che il Papa aveva vietato di introdurre quest’opera nelle diocesi d’Italia. La Bibbia del Diodati, insomma, è al bando e non può circolare in Italia. È letta dai valdesi che, pur sterminati da cruente persecuzioni (sec. XVI-XVII), riescono a sopravvivere in alcune valli del Piemonte. In quello stesso anno si perpetra contro di loro l’orribile massacro detto delle “Pasque Piemontesi”, e anche molte Bibbie finiranno al rogo. Si rende necessaria una nuova edizione che sarà fatta ristampare dai loro potenti amici, i protestanti olandesi (Haarlem 1665). Fu necessario col tempo revisionare la traduzione del Diodati per renderla accessibile alle nuove generazioni. Fu un lavoro delicato che richiedeva grande perizia, conoscenza approfondita e amore sia per le lingue bibliche che per quella italiana. Nel corso del Settecento importanti revisioni e nuove edizioni della Diodati furono pubblicate a Lipsia, Norimberga, Colonia e Dresda perché in Italia era vietato.

speranza di una possibile evangelizzazione della penisola. Il testo è disposto su due colonne e corredato da brevi note esplicative ai margini e da piccole introduzioni. Il frontespizio presenta la bella marca tipografica dell’editore Jean des Tournes, un seminatore che semina un campo, che allude alla parabola evangelica, con il motto Son art en Dieu (= la sua arte in Dio). La Bibbia del 1641 La seconda edizione fu pubblicata a Ginevra nel 1641: La Sacra Bibbia, tradotta in lingua italiana e commentata da Giovanni Diodati, di nation lucchese. Seconda editione, migliorata, ed accresciuta. Con l’aggiunta de’ Sacri Salmi, messi in rima per lo medesimo. È una profonda revisione della prima versione che accoglie alcune osservazioni, mosse da amici e studiosi, e una riflessione più matura

Testamento del Diodati viene pubblicato dalla SBBF nel 1808 a cura di J. F. Usko, già cappellano inglese a Smirne, che fa riprodurre l’edizione uscita a Parigi nel 1803 sull’onda della libertà napoleonica. Il Risorgimento Durante il Risorgimento, tra i fermenti religiosi e sociali che agitano il nostro Paese e che porteranno all’Unità d’Italia (1861) e culmineranno con la fine dello Stato Pontificio (1870), la Diodati conosce uno splendido rilancio e una storia avventurosa. Quel seme piantato oltre due secoli prima e rimasto - praticamente - nascosto per molto tempo, e tenuto lontano dalla terra alla quale era destinato, rinasce, cresce, e porta un frutto eccezionale e addirittura impensabile. Nel 1819 a Londra esce una revisione importante a cura di G.B. Rolandi, l’ultima a contenere i libri apocrifi che ancora venivano pubblicati in appendice. Questi scompariranno a partire dal 1822-23 su pressione dei presbiteriani scozzesi e per disposizione dell’agenzia della SBBF di Malta. Poi, con l’acuirsi degli eventi politico-militari, l’affermarsi effimero ma importante e incandescente di fenomeni repubblicani, il sorgere e il diffondersi di piccoli nuclei protestanti in tutta la penisola (valdesi, Fratelli e missioni straniere), la Diodati assume addirittura un valore simbolico eversivo nei confronti della religione di stato e come tale viene considerata dalle autorità pubbliche. Nel 1849 il Nuovo Testamento viene pubblicato a Pisa e a Roma, nel periodo repubblicano, come segno di libertà religiosa e civile: leggere un libro condannato dal clero vuol dire affermare di essere uomini liberi. Con la repressione che seguirà la sconfitta delle repubbliche, il Granduca farà requisire le copie che circolavano in Toscana e il Papa, tornato a Roma, fatte sequestrare migliaia di copie, le farà bruciare in un cortile interno del Vaticano. La lotta politica era anche lotta religiosa e in una società dove la Bibbia ufficiale era la Vulgata, accessibile solo a coloro che conoscevano il latino, la Diodati era divenuta chiaro segno di un’affermazione di fede evangelica. Negli anni che precedono l’Unità d’Italia, i protestanti (tranne che in Piemonte dove il re concede i diritti civili alla popolazione valdese nel 1848) sono perseguitati. La Bibbia del

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L’Ottocento Agli inizi dell’Ottocento viene fondata a Londra (1804) la Società Biblica Britannica & Forestiera (SBBF), con lo scopo di tradurre, stampare e diffondere la Bibbia. L’edizione in italiano è sollecitata dal cappellano inglese a Malta, da cui dipende la distribuzione per l’Italia. E il Nuovo

Diodati diviene una specie di cartina di tornasole: là dove viene letta si può individuare un nucleo protestante. Le perquisizioni di polizia si susseguono, parecchi vengono scoperti a leggere la Diodati, seguono denunce, sequestri, arresti e processi: alcuni vengono condannati all’esilio, altri al carcere. C’è il carcere duro (con i lavori forzati e la palla al piede) per chi legge la Bibbia del Diodati “infetta di calvinistico veleno”, e da qualche parte viene ripristinata la pena di morte per i protestanti. In una società in cui la Bibbia era in latino, fu temuta la lettura della Bibbia del Diodati: il libero esame della sacra Scrittura, rivendicava un contatto diretto con la parola di Dio, escludendo la mediazione del clero. Leggere la Diodati fu segno di un’affermazione di fede evangelica, e la diffusione di questa Bibbia, favorita anche da Mazzini e da Garibaldi, andò di pari passo con i moti risorgimentali e la rivendicazione di diritti civili. Mentre alcuni gruppi sono dispersi altri se ne creano intorno alla lettura di questo libro. Nel clima di tensione che si è formato la Bibbia stessa è ormai materiale di contrabbando: importata clandestinamente da alcuni coraggiosi, è letta in privato e conservata in nascondigli segreti. Ma tutte queste vessazioni non stancano la predicazione evangelica, né bloccano la diffusione della Diodati: in questi stessi anni ne vengono pubblicate a Londra diverse edizioni curate da personaggi di spicco dell’evangelismo italiano: Teodorico Pietrocola Rossetti (1850), Salvatore Ferretti (1854), Piero Guicciardini (1855), Luigi De Sanctis (1856).

Colportore

Le Bibbie arrivano oltre che dall’Inghilterra anche da depositi svizzeri, nizzardi e maltesi. I colportori della SBBF seguono l’impresa mitica dei Mille di Garibaldi (1860) e aprono un deposito a Palermo. Quando le camicie rosse entrano a Napoli uno strillone grida per le strade: il Libro! il Libro! e distribuisce la Diodati. La prima edizione del Nuovo Testamento Diodati pubblicata in Italia da italiani sarà fatta a Torino nel 1860 dalla Claudiana, casa editrice protestante: tremila copie. E il sinodo valdese si farà promotore della prima pubblicazione ‘italiana’ dell’intera Bibbia che, curata dal pastore Giovanni Pietro Revel, presidente del Comitato valdese di evangelizzazione, sarà finanziata dall’American Bible Society (Firenze 1868). Il regno d’Italia è proclamato nel 1861, il Veneto è annesso nel 1866 e il 20 settembre 1870 con la battaglia di Porta Pia e la sconfitta dello Stato Pontificio, anche Roma entra a fare parte dell’Italia unita. In quello stesso giorno entrano in città alcuni colportori della SBBF e cominciano la diffusione della Bibbia del Diodati, gettando il seme dal quale germoglieranno le chiese evangeliche della capitale.

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(segue dalla pagina precedente)

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Diodati: un uomo, la sua epoca Giuseppe Longo La ricerca biografica di Emanuele Fiume Emanuele Fiume, nato a Trieste nel 1969, ha studiato musica a Trieste e si è laureato in Teologia a Roma, studiando anche a Heidelberg e Zurigo. Ha pubblicato alcune ricerche di Storia del protestantesimo e di musica sacra. È attualmente pastore della Chiesa Valdese di via IV novembre a Roma. Giuseppe Longo ha intervistato il pastore Fiume, ospite delle conferenze organizzate dalle CCEVAS nell’ambito delle celebrazioni per il quarto centenario, autore del libro “Giovanni Diodati. Un italiano nella Ginevra della Riforma. Traduttore della Bibbia e teologo europeo”, che si sofferma p re c i p u a m e n t e s u g l i a s p e t t i metodologici della sua ricerca storiografica. Quanto è stato lungo il lavoro di documentazione e ricerca delle fonti per la stesura di questa sua biografia sul Diodati? Il lavoro è stato allo stesso tempo lungo e breve. Lungo perché da quindici anni mi occupo dell’evangelismo italiano del ‘500 e del ‘600; breve perché la stesura del libro non è durata più di quaranta giorni. In realtà disponevo già di moltissime informazioni sul personaggio e sull’epoca che avevo schedato nei miei precedenti lavori come quello su Zanchi. Proprio tra qualche mese uscirà il mio volume per i GBU. Tempo fa ho lavorato anche sull’evangelico napoletano Scipione Lentulo di una generazione più giovane di Diodati. Al momento, invece, sto lavorando su Turrettini. Si può dire che questa materia rappresenta il mio pane quotidiano. Qual è stato il metodo storiografico da lei usato per indagare questi segmenti spesso ritenuti marginali dalla storiografia corrente? E per quale ragione lei ha scelto proprio il genere biografico? In Italia il genere letterario della biografia è alquanto snobbato. Io mi sono richiamato ad autori della scuola annalistica francese di grande e riconosciuto valore. Ritengo che la

storia non sia soltanto una storia di idee. Essa è costituita da uomini e donne presenti nella storia con tutto il loro essere. La biografia consente la ricostruzione dell’interezza del personaggio. È infatti possibile

Quel periodo ha provocato profonde divisioni nell’evangelismo italiano che si è ritrovato particolarmente frammentato. In questo panorama così variegato la figura del Diodati rappresentava la fonte: la Scrittura.

Conferenza a Fisciano

recuperare gli eventi e i rapporti della personalità e non solo le sue idee. Ovviamente il rischio della biografia è che il soggetto dell’indagine diventi una sorta di santo o di eroe. Non sono soltanto le idee a contare nella storia. Lo stesso Benedetto Croce, appassionato di storia delle idee, fa dei ritratti storici - come quello di Galeazzo Caracciolo - di una fenomenale intensità umana. Il libro che mi ha iniziato a questo genere letterario è il San Luigi (Luigi X di Francia) di Jacques Le Goff. Nella bellissima introduzione di questo libro l’autore spiega l’importanza di inquadrare non soltanto l’idea ma anche l’uomo nella sua prospettiva storica. È stata più volte richiamata l’importanza di Diodati nel Risorgimento italiano. Come si spiega questa peculiarità? Diodati nel Risorgimento significa Bibbia. Al testo biblico è ricollegata l’idea di libertà. Diodati è un personaggio simbolico per il Risorgimento, una sorta di ‘patrono’.

Un suggestivo DVD dal titolo “Giovanni Diodati ...di Nation Lucchese... La Bibbia e il suo traduttore” prodotto dalla SBBF in occasione delle celebrazioni per il IV centenario della traduzione in italiano della Bibbia ha arricchito la mostra che dal 3 al 30 dicembre 2007, su iniziativa delle CCEVAS, ha toccato diversi comuni del salernitano. Il filmato ricorda la vita e l’opera del teologo e pastore italiano che, dall’estero, ha influenzato il suo tempo e ha dato impulso all’evangelismo italiano. Hanno partecipato alla realizzazione Domenico Maselli, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), e Daniele Garrone, decano della Facoltà valdese di teologia di Roma e presidente della Società Biblica in Italia.

La Società Biblica in Italia La SBBF, che aveva potuto iniziare un lavoro organizzato prima nel Regno di Sardegna (Torino 1851), stabilisce a Roma la sede della sua agenzia italiana autonoma. I venditori ambulanti di Bibbie, con sacchi e carri, in mezzo a mille difficoltà e al disprezzo del clero e della gente, portano la Diodati in tutta Italia, ma sono denunciati come liberi pensatori, rivoluzionari, nemici della religione. E per questo suo lavoro missionario la stessa SBBF è condannata ufficialmente e duramente più volte nel corso dell’Ottocento da varie encicliche e lettere papali. Ma la diffusione della Diodati è inarrestabile: la prima edizione pubblicata in Roma “liberata” è un volumetto contenente solo l’evangelo di Luca e I-II Pietro (Roma 1871), cui seguirà l’intero Nuovo Testamento a cura della Società Biblica Italiana (Roma 1872). La Diodati diviene presto disponibile

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in tutti i formati e tutte le vesti tipografiche: dal solo evangelo di Giovanni (Londra 1864) alla grossa Bibbia da pulpito (Roma 1875), dalle rilegature in tela a quelle in pelle. Valdesi e scozzesi continuano a revisionarla per conto delle Società bibliche. Un ultimo ritocco linguistico è dato dai valdesi A. Meille e G. Luzzi (Roma 1894): questa edizione pubblicata per la prima volta dalla Claudiana, è stampata dalla SBBF fino al giorno d’oggi.


Tony Blair si converte al cattolicesimo. La comunione a Westmister Già nel corso degli ultimi anni, in occasione della visita in Vaticano dell’allora primo ministro Tony Blair a Giovanni Paolo II prima ed a Benedetto XVI poi, avevo sentito nell’animo mio di sottoporre ai nostri lettori una riflessione originata dalla rilettura della “Prefazione” di Giuseppe Petrelli al suo volume “La Chiesa - la Invisibile” pubblicata nel secolo scorso e che di seguito ripropongo: Chi scrive, ha per molti anni predicato l’Evangelo, ed ha scoperto che, dopo la conoscenza della Persona di Cristo, il soggetto più importante è la Chiesa. Lentamente e dolorosamente egli è venuto alla conclusione che vi è o la Chiesa Invisibile, o il sistema Romano. A tutta prima questo dilemma sembra crudo, ma chi scrive tenterà, contando sull’aiuto di Dio e fidando nella benevolenza del lettore, di dare alcuni suggerimenti sull’argomento. Nel trattare un profondo mistero, nessuno dovrebbe aspettarsi a spiegazioni matematiche. Il lettore non deve avere alcun preconcetto e deve essere pronto a mettere da parte opinioni stabilite. Chi scrive è rimasto impressionato dal fatto che numerosi evangelici hanno lasciato la loro chiesa per abbracciare la confessione cattolica. In modo speciale egli ha desiderato leggere quanto più gli era possibile sulla vita e gli scritti di tre uomini della Chiesa Anglicana che passarono alla Chiesa Romana: Newman, Faber e Manning. L’autore ha letto quasi tutti i loro libri cercando di scoprire per quale seguito di ragionamenti questi uomini pii e dotti giunsero alla loro conclusione – e la sua impressione è la seguente: Essi guardarono alla Chiesa visibile, e basandosi sulla storia del Cristianesimo antico e sulla teoria dell’adattabilità, essi optarono per il ramo del Cristianesimo che sembrava il più conseguente, il più unito ed il più capace. Se non riconosciamo che la vera Chiesa è Invisibile, non sappiamo come contraddire questi tre uomini illustri. Lo scrittore, con l’aiuto di Dio spiegherà ciò che intende col termine Chiesa Invisibile. Tema arduo, Dio l’aiuterà. Vorrei citare alcune parole che il defunto cardinale Manning scrisse quand’era ancora anglicano. Tali parole sono citate da Purcell, uno degli estesi (voluminosi) biografi del cardinale: “Per me, non andare avanti, vorrebbe significare retrocedere nella pura religione individuale. Arrivai a vedere che non c’è nessuna posizione intermedia fra la fede cattolica e un pietismo non dogmatico… Avrei preferito rigettare del tutto la religione piuttosto che credere che la verità è senza luce né certezza. Perciò non tardai ad incamminarmi sulla via della dottrina definita e sicura”. Più tardi, Manning scriveva ad un suo caro amico: “Se rimango (voleva dire nella Chiesa d’Inghilterra), finirò per essere un

semplice mistico: Dio è spirito e non ha nessun regno visibile, nessuna chiesa, nessun sacramento. Niente mi farà mai tornare nella confusione del Protestantesimo, che sia anglicano od altro”. Il Purcell cita pure una lettera diretta a Manning quand’era Arcidiacono, e nella

solo politica. Prima di tutto voglio chiarire che il rapporto con Dio non può relegarsi ad una sterile e abitudinaria pratica religiosa: Gesù Cristo non è una religione, ma molto di più… Deve essere una relazione stretta, intima e

La famiglia Blair

quale si legge: “È questo il risultato di sette lunghi anni di perplessità, nei quali - posso dirlo con sicurezza, - la Chiesa Anglicana non mi ha mai dato la minima guida, né il più tenue appoggio”. Questi uomini videro il dilemma: la Chiesa, l’Invisibile, o il Cattolicesimo. Erano stati a lungo in quella che possiamo chiamare la ‘via media’, e vennero alla conclusione: Cattolicesimo. Lungi da noi il giudicare le varie sezioni del Cristianesimo, perché ognuna di esse ha punti eccellenti ed individui santificati. Dio nella Sua infinita Saggezza, sa come adoperare cose e persone. Quelli che non hanno miglior luce, saranno benedetti dovunque siano, se sono fedeli a quello che sanno. Però non dovremmo chiudere gli occhi alla Verità con la scusa che Dio permette eccezioni. Persistendo nell’ascoltare la voce del Buon Pastore, conosceremo la Verità e la Verità ci francherà. La verità costa. Conduce al martirio. Cristo fu crocifisso dai religiosi visibili - chiamiamoli chiesa - del Suo tempo. Ed Egli continua ad essere crocifisso nello spirito in coloro che desiderano di entrare e di vivere nel Regno INVISIBILE.

Ovviamente, il caso dei pastori anglicani Newman, Faber e Manning e del travaglio interiore che li portò alla decisione di optare per la Comunione Cattolica dell’Universalismo Romano, da addetti ai lavori quali essi erano, è stato diverso rispetto alla vicenda umana e anche familiare di Tony Blair. Tuttavia è possibile tracciare una certa linea comune, sebbene ci si trovi a vivere un’epoca di globalizzazione, post-cristiana e neo-secolarizzata, tra le sofferte decisioni di persone di valore quali furono quelli e questo attuale uomo di grande portata e non

personale (Vangelo di Matteo cap. 6 v. 6) capace di soddisfare tutto il nostro essere interiore “fatto proprio per Lui ed a Sua misura” come diceva Agostino d’Ippona (si veda anche Libro dell’Ecclesiaste cap. 3 v. 11). Ed appunto lì, all’interno, nell’intimo di noi stessi, ripieni completamente di Lui, appagheremo (Salmo 42 vv. 1-2 e 8) la nostra sete, la ricerca di Lui che sebbene non vediamo, noi amiamo (I Lettera di Pietro cap. 1 vv. 8-9)... Tanto da poterGli dire: “Da questo mondo niente voglio più/Ho trovato tutto in Te, Gesù!”. Ma resta il dilemma della nostra personale militanza o della semplice personale e familiare appartenenza alla Chiesa o Congregazione locale, ad una grande Istituzione trans-locale, ad una Chiesa Nazionale, o ad una di concezione Teocratica trans-nazionale, mondiale, globale o universale. Ci restano vari problema da risolvere: rendere “a Cesare quello che è di

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SCHEDA 22 dicembre 2007 LONDRA - Lo aveva annunciato da tempo, ma ieri ha compiuto l’ultimo atto liturgico necessario alla conversione. Ora l’ex premier britannico Tony Blair è a tutti gli effetti un credente cattolico, come la moglie Cherie e i quattro figli. L’ex leader laburista, 54 anni, ha ricevuto la comunione - secondo quanto riferito dai media britannici dalle mani del cardinale Cormac Murphy - O’Connor nel corso di una cerimonia svoltasi nella cappella privata della residenza ufficiale dell’arcivescovo di Westminster, a Londra. Non è stato invece necessario un nuovo battesimo, in quanto la Chiesa di Roma riconosce validità ai sacramenti del rito anglicano. La conversione di Blair dall’anglicanesimo al cattolicesimo era data per certa ormai da tempo e lo stesso ex premier, seppure implicitamente, aveva fatto capire, prima di incontrare il Pontefice, che di essa avrebbe parlato con Benedetto XVI nel corso di una recente visita in Vaticano. Prima di poter compiere questo passo, Blair ha dovuto seguire un programma di formazione per prepararsi a ricevere la piena comunione. Il cardinale si è detto “lieto” di accogliere l’ex premier “nella Chiesa cattolica”. I cattolici “sono contenti di accogliere nella loro comunità coloro che, attraverso un cammino serio e di riflessione, si convertono al cattolicesimo”. Lo ha sottolineato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, esprimendo “gioia e rispetto” per la scelta dell’ex premier. Lombardi ha aggiunto che tale decisione è giunta dopo “un lungo e profondo percorso di fede e ricerca”. La conversione di Blair, poco prima del Natale, non giunge come una sorpresa ma rappresenta comunque un fatto di rilievo per un Paese la cui storia è profondamente legata allo scisma anglicano. Per quanto non vi siano ostacoli costituzionali alla conversione al cattolicesimo di un primo ministro britannico, questa non avrebbe mancato di sollevare polemiche. Polemiche che, fra l’altro, avrebbero potuto incidere negativamente sul processo di pace fra cattolici e protestanti nell’Irlanda del Nord, di cui Blair è stato uno dei protagonisti.

22 dicembre 2007 […] Da tempo si parlava di una possibile conversione di Blair una volta terminato il suo incarico di primo ministro […] Le voci si erano intensificate in occasione della sua udienza da Papa Benedetto XVI in giugno, nel corso di uno dei suoi ultimi viaggi ufficiali da primo ministro. Si trattò allora della terza visita di Blair in Vaticano in quattro anni […] L’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, ha augurato ogni bene a Tony Blair nel suo cammino spirituale, dopo aver appreso della sua conversione al cattolicesimo. “Tony Blair ha le mie preghiere e i miei auguri mentre intraprende questo passo nel suo pellegrinaggio cristiano”, ha detto il capo spirituale della chiesa anglicana lasciata dall’ex primo ministro. “Un grande scrittore cattolico del secolo scorso ha detto che l’unica ragione per muoversi da una famiglia cristiana all’altra è di approfondire la propria relazione con Dio - ha aggiunto l’arcivescovo - pregherò perché questo sia il risultato della decisione di Tony Blair nella sua vita personale”.

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Niente di personale... Romolo Ricciardiello

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Vangelo di Giuda tra falsità ed equivoci Renzo Gigante

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Il New York Times smaschera gli errori di traduzione del National Geographic Circa un anno fa il National Geographic annunciava la straordinaria scoperta di un quinto vangelo scritto da una persona molto vicina a Gesù: esso avrebbe stravolto la storia del cristianesimo. Il documento ritrovato sarebbe “il vangelo di Giuda”. La scoperta non passò inosservata visto che il suo contenuto presentava argomenti assai scottanti: Giuda non sarebbe stato il tanto discusso traditore, la persona poco affidabile che tutti hanno descritto ma semplicemente un mezzo attraverso cui si sarebbe concretizzata la volontà di Dio. Secondo la traduzione curata dal National Geographic, Gesù avrebbe implorato Giuda di tradirlo. Lo stesso Giuda - non Giovanni sarebbe stato il discepolo prediletto e tutte le cattiverie sul suo conto sarebbero state diffuse dagli altri discepoli mossi a gelosia. Il vangelo risulterebbe autentico vista la data di redazione: sembra, infatti, che risalga al I secolo d.C., un periodo attendibile per una corretta ricostruzione dei fatti. Ma ecco il nuovo colpo di scena: lo scorso dicembre il New York Times pubblica una traduzione più accurata che evidenzia i grossolani errori commessi dal National Geographic. “L’edizione del National Geographic scrive lo studioso di copto e di vangeli

rifiuto: “O Dio non esiste o ci siamo sbagliati sul suo conto” è l’espressione che sempre più spesso ricorre. Da qui ad eliminare del tutto l’idea di Dio il passo è breve. Si blaterano verità poco credibili, fondate su giochi di potere, e appoggiate sull’affannoso obiettivo di conservare - ove non fosse possibile conquistare - spazi, risorse e quant’altro. Il risultato: la

ad ogni costo. Di questo tipo di istituzione ecclesiastica sì che dovremmo sbarazzarci. Un Dio legalista non avrebbe mandato Suo Figlio a morire per permettere che noi fossimo liberi e di questa libertà dovremmo vivere, smettendola di correre dietro a qualsiasi illusoria novità. Solo lo sviluppo di una personalità

cancellazione del nome di Dio dai luoghi in cui prima era presente, in primis dalle coscienze delle persone. La comprensione della volontà di colui che ci ha creato, il puro e vero amore che ha dimostrato per noi, sarebbe consentita da una più attenta e meno superficiale lettura della Bibbia; non sono necessarie mediazioni, non servono le interpretazioni ipocrite ed oziose di un’inutile casta presenzialista

propria, unica, originale, critica, fondata sulla conoscenza diretta del Dio di cui tutti ci parlano ma che forse pochi conoscono, potrà salvarci dal baratro in cui la decadenza morale sta trascinando la nostra società. La nostra vita potrebbe acquistare un altro sapore. La scelta spetta a noi, e questa è una libertà che nessuno mai ci potrà negare!

Sono aperte le iscrizioni per l’anno scolastico 2008

gnostici April De Conick sul giornale americano - sosteneva l’interpretazione provocatoria di Giuda come eroe; una lettura più attenta chiarisce che Giuda non solo non è un eroe, ma per il testo è un demone”. Gli errori, si giustifica il National Geographic, sarebbero attribuibili alla frettolosa traduzione ed alle difficoltà di lettura del testo originale. Un dubbio però rimane: perché questa corsa sfrenata nel mettere in dubbio la Bibbia e smentire i Vangeli? Perché per molte persone il testo sacro è solo un documento in cui prima o poi si rileveranno contraddizioni irreversibilmente compromettenti? Eloquente il clamore che ha suscitato il bestseller di Dan Brown. Da romanzo di fantasia, Il Codice da Vinci è divenuto un libro di storia, tanto da sembrare che stesse raccontando vicende realmente accadute. È palese l’intenzione di sbarazzarsi a tutti i costi dell’ingombrante figura di un Creatore duro e legalista che, pretendendo il controllo delle coscienze e delle scelte della gente, ha condotto generazioni esasperate al

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Cesare ed a Dio quello che è di Dio” (Vangelo di Luca cap. 20 v. 25) e stare in sintonia con i tempi moderni nel vivere civilmente in una libera Chiesa nel libero Stato, rinunciando a voler vivere l’aspetto teocratico dell’Israele antico per realizzare che il Regno di Dio è già ora nel mezzo di noi e dentro di noi (Vangelo di Luca cap. 17 vv. 2021) se siamo nati di nuovo e realmente siamo entrati (Vangelo di Giovanni cap. 3 vv. 3 e 5) nella dovuta dimensione spirituale; tutto ciò dovrà trovare una soluzione in ciascuno di noi, poiché, nella realtà, il Regno per la cui venuta preghiamo (Vangelo di Matteo cap. 6 v. 10a) e che annunciamo essersi avvicinato (Vangelo di Luca cap.10 v. 9), attualmente non è in terra (Vangelo di Giovanni 18 v. 36) ma vi sarà stabilito solo al ritorno del nostro Signore Gesù (Libro degli Atti cap. 1 v. 11) dopo che Egli avrà annullato ogni principato, potenza e potestà (I Lettera ai Corinzi 15 v. 24 e 25). Affrettiamo, dunque, tale ristabilimento del Suo Regno con una vita da sudditi degni di un tale Re, che, ora Invisibile, regna già in noi, membra del Suo Corpo, nella Sua Chiesa (anch'essa ora Invisibile) sparsa nelle varie chiese, stazioni, livelli o dimensioni visibili, ma viviamo pienamente appagati solo di Lui, che “l’anima nostra ama”, tolleranti delle manchevolezze, deficienze e incoerenze che troviamo qui ed ora, in tutti gli ambienti religiosi ed, ovviamente, anche nel nostro… E riconosciamo che, in questa benedetta e celeste vocazione, noi non siamo stati messi in contatto con nulla di visibile o di palpabile, bensì con la “Gerusalemme celeste”, il monte di Sion, la Città del vivente Signore, le miriadi di angeli, l’assise dei primogeniti ben noti nei cieli, gli spiriti dei giusti resi perfetti e Dio stesso giudice di tutti (Lettera agli Ebrei cap. 12 vv. 18-24). Dimentichiamo, dunque, e non guardiamo a ciò che si vede ma è temporaneo, bensì a quello che non si vede ma è eterno (2 Lettera ai Corinzi cap. 4 v. 18). Infine, con riferimento alla “via media” come qualificata dal Petrelli, un invito a tutti a ricevere il “regno che non può essere scosso… ed offrire a Dio un culto gradito con riverenza e timore”. Abbandoniamo le nostre vie di mezzo che, con l’illusione di ottemperare ad universalismo e liberalismo con i fermi fondamenti biblici, ci condurrebbero solamente a comportamenti di imitazione e ostentazione di “potere e dignità” a noi non congeniali. Non imitiamo il sistema di quelli che, diluiti i cardini evangelici dell’insegnamento di Cristo (Vangelo di Luca cap. 22 vv. 25-27), rincorrono le maniere di tutte le nazioni, così come fece Israele antico (I Libro di Samuele cap. 8 vv. 5b, 7 e 8), in quanto hanno tutt’altro da difendere che la fedeltà a Dio. Restiamo, ben lieti, col Re invisibile che regni su di noi (Vangelo di Luca cap. 19 v. 14) anche a costo di non essere affatto riconosciuti dal mondo… che non ha conosciuto Lui e neanche Lo ha ricevuto (I Lettera di Giovanni cap. 3 v 1; Vangelo di Giovanni cap. 1 v. 11): ci basti dunque, ci soddisfi completamente essere come il nostro Maestro e Signore da veri suoi servi e discepoli (Vangelo di Matteo cap. 10 vv. 24-25).


Editoriale

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Pasquale Gigante

Apparentemente sembrava dicesse cose buone; ella, infatti affermava che “questi uomini sono servi del Dio Altissimo e ci annunciano la via della salvezza”. Ciò infastidì l’apostolo Paolo tanto da metterla a tacere scacciando da lei quello spirito. Dio non ha bisogno di pubblicità da chi non lo ama veramente con tutto il cuore, con tutta la sua anima, con tutta la sua mente e con tutta la sua forza (Vangelo di Marco cap. 12 v. 30) e non si studia di mettere in pratica con fatti concreti i suoi insegnamenti. Gesù stesso zittì Pietro che voleva contrastare il progetto di Dio e dovette dirgli: “Vattene via da me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non hai il senso delle cose di Dio ma delle cose degli uomini” (Vangelo di Matteo cap.16 vv. 22-23). Credo che in ogni circostanza si dovrebbe avere il senso alle cose di Dio, basterebbe infatti seguire gli insegnamenti, gli esempi, le indicazioni che ci vengono date dalla sua Parola. Essa non dovrebbe mai essere accantonata, ma piuttosto studiata, meditata ed applicata alla propria vita per migliorare. La querelle Juan Carlos-Chavez ci interessa poco, è solo uno spunto per farci riflettere ed esaminare il nostro

rapporto con Dio e chiederci: “Cosa dice Dio a me? Mi dice di parlare o tacere?”. Un detto popolare afferma: “Il saggio parla al momento opportuno”. Nella sua epistola l’apostolo Giacomo ci esorta a chiedere saggezza (cap. 1 v.5) ed il profeta Isaia cap. 50 v. 4 dice: “Il Signore Iddio, m’ha dato la lingua dei dotti per parlare opportunamente allo stanco... mi desta l’orecchio per udire come i dotti” (secondo una vecchia versione della Bibbia di D i o d a t i ) . Tu t t e queste parole dovrebbero servire a migliorare il nostro parlare e come affermava lo storico romano Plinio “Addito salis grano” (Naturalis Historia, 23, 149) che letteralmente significa ‘con l’aggiunta di un granello di sale’ o s s i a c o n discernimento, con misura; con un po’ di buon senso si può cambiare la vita. Insomma basterebbe poco per perfezionare i nostri rapporti con il prossimo. Ho citato l’epistola di Giacomo e credo che dovrebbe essere letta, riletta ed applicata in tutte le sfere della nostra società: molte problematiche sarebbero risolte e si potrebbe viaggiare speditamente verso la realizzazione di tutte le promesse

Romolo Ricciardiello Pasquale Gigante

DIRETTORE DIRETTORE RESPONSABILE

REDAZIONE Manuela Cavalieri, Andrea Ricciardiello GRUPPO REDAZIONALE Ludovico Albano, Maurizio Albano, Giovanni Caponigro, Katia Dati, Grazia Luongo, Enzo Senatore HANNO COLLABORATO Aldo Di Biasi, Giuseppe Longo, Daniele Garrone, Renzo Gigante Andrea Ricciardiello

PROGETTO GRAFICO

Artigraf - Battipaglia

STAMPA

IMMAGINE DI COPERTINA Ritratto di Giovanni Diodati, Frontespizio Bibbia del 1607, Contestazione a “La Sapienza”

Dal 2008 è attivo il nuovo servizio on-line delle CCEVAS:

Puoi inviarci quesiti riguardanti la Bibbia, il costume, la società, la fede, i principi dottrinali, ecc. La direzione sarà lieta di risponderti

Scrivi a: info@ccevas.it gloriose che Dio ha fatto all’umanità se non fosse per l’uomo che preferisce dare poco spazio a Dio e molto spazio al protagonismo personale. Le turbolenze arrivano quando noi chiudiamo la porta a Dio e la apriamo al diavolo. Dio porta la pace, quella pace che ci proietta verso la santificazione e ci prepara all’incontro con Lui (I

Lettera ai Tessalonicesi cap. 5 v. 23). Mi auguro che queste semplici considerazioni possano servire ad elevare il tono della nostra vita e dei nostri rapporti con il prossimo incoraggiandoci sempre di più a camminare con Cristo che vuole essere il padrone della nostra lingua e delle nostre parole.

Cinquantesimo anniversario della morte di Giuseppe Petrelli La figura del teologo pentecostale ricordata da Carmine Napolitano L’anno 2007 è stato ricco di ricorrenze molto importanti. Alcune hanno prodotto grandi manifestazioni, altre s e m b r a n o e s s e re s t a t e q u a s i dimenticate. Tra queste ultime vi è sicuramente l’anniversario per i cinquanta anni dalla morte di un grande teologo evangelico: Giuseppe Petrelli, nato in Italia e morto negli Stati Uniti d’America nel febbraio del ‘57. Riportiamo alcuni cenni storici sulla vita e l’opera di Petrelli raccolti da Carmine Napolitano, preside della Facoltà Pentecostale di Scienze Religiose (Aversa). Giuseppe Petrelli (Noepoli, 1876 Belleville, 1957) è stato un teologo pentecostale. Dopo aver compiuto gli studi superiori si laureò in giurisprudenza a Napoli; probabilmente fu durante il soggiorno universitario che avviò una prestigiosa collaborazione con il Corriere di Napoli diretto da Edoardo Scarfoglio e sul quale scrivevano personaggi come Matilde Serao, Gabriele D’Annunzio, Salvatore Di Giacomo, Ruggero Bonghi e Benedetto Croce. Nel 1905 Petrelli divenne evangelico e accettò il battesimo per immersione nella chiesa battista di via Foria a Napoli; subito dopo partì per gli Stati Uniti avvertendo fortemente la convinzione di essere chiamato da Dio a predicare l’Evangelo, per la qual cosa abbandonò la sua professione che ormai gli sembrava inconciliabile con la nuova prospettiva di vita che andava

maturando. Nel gennaio del 1906, dopo pochi mesi dal suo arrivo a New York, ebbe un incarico pastorale presso la Temple Mission, una delle più antiche ed importanti chiese battiste italiane; nello stesso tempo curava anche un’altra missione newyorchese sulla Second Avenue. Nel giugno del 1908 presso il Mariner’s Temple di New York fu nominato ufficialmente ministro di culto. Tra le chiese battiste trascorse più di dieci anni ricoprendo varie cariche come insegnante e come pastore. Nel 1916 lo ritroviamo presidente dell’Associazione Battista Italiana di cui presiede l’incontro tenuto ad Hartford (Connecticut); ma aveva già avuto modo di accostarsi al movimento pentecostale da qualche anno. Nel movimento pentecostale rimase il resto della vita senza mai assumere incarichi pastorali, offrendo il suo servizio alle molte comunità che andavano sorgendo negli Stati Uniti e nel Canada. Dopo l’adesione al movimento cominciò a lavorare anche come missionario; andò per la prima volta in Argentina nel 1919 e quindi si recò anche in Brasile (1920-1921). Dalla seconda moglie aveva avuto due figlie in America; le perse entrambe (una di loro morì nel 1930). Ai molti impegni come ministro itinerante Petrelli associò verso la fine degli anni trenta regolari corsi biblici settimanali a Belleville e a Jersey City, cosa che fece per circa vent’anni.

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(segue dalla prima pagina)

In Italia il pensiero di Petrelli è affidato a ventotto volumi a stampa e alla raccolta degli annuali de Il Regno di Dio, il periodico fondato nel 1948 da Aida Chauvie ed alimentato con gli scritti di Petrelli fino all’anno della sua morte. I suoi libri furono diffusi in tutto il mondo pentecostale e furono apprezzati anche fuori dallo specifico ambito denominazionale perché ritenuti dei classici della letteratura cristiana di taglio carismatico. Bisogna aggiungere che oltre al periodico italiano nato sotto i suoi auspici ne aveva fondato e diretto uno anche negli Stati Uniti, a Bristol in Pennsylvania Il Re ed il Regno (1929-1931); originariamente questo periodico era pubblicato solo in italiano con cadenza trimestrale, in seguito anche in inglese. Nel 1945 pubblicherà un nuovo periodico bilingue a Trenton nel New Jersey intitolato La Differenza che arriverà anche in Italia. Petrelli fu uomo di vasta e varia cultura; la sua teologia, pur spaziando in diversi campi, è essenzialmente Cristocentrica e su essa Petrelli ha innestato un’ampia riflessione ecclesiologica che ne ha fatto un antesignano della prospettiva ecumenica delle relazioni tra le chiese muovendo, però, da premesse pneumatologiche. Il giudizio contrapposto su Petrelli che ha costantemente diviso il mondo pentecostale trova la sua origine lontana nella divergenza di prospettiva

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del suo pensiero dalle comuni convinzioni dottrinali che si erano andate sedimentando nel tempo e risultavano fondate più su luoghi comuni che su una vera ricerca; una divergenza, questa, che costrinse Petrelli a contese inasprite oltremodo da quelli che dissentivano dalle sue posizioni imponendogli di sopportare per primo e da “padre” del movimento pentecostale le conseguenze di una generalizzata quanto ingiustificata avversione a tutto ciò che sapeva di cultura. Ciò fece sì che già mentre era in vita si assumesse nei suoi confronti un atteggiamento bivalente: da una parte riconosciuto e riverito per la sua cultura, la sua sensibilità ed affidabilità, dall’altra osteggiato e frainteso per un’impostazione di pensiero che richiede solo di essere correttamente contestualizzata per essere compresa; operazione non semplice, né breve per i molti titoli che compongono la sua produzione bibliografica e le scarse notizie biografiche. C. NAPOLITANO, Il pensiero di Giuseppe Petrelli. Per una storia del movimento pentecostale italiano D. MASELLI (a cura di), Movimenti evangelici popolari del XIX e XX secolo, Firenze, Fedeltà, 1999, pp. 94-153. C. NAPOLITANO Giuseppe Petrelli in Dizionario di teologia evangelica, P. BOLOGNESI, L. DE CHIRICO, A. FERRARI (a cura di), Marchirolo (Va), EUN, 2007

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Innocua curiosità o pericoloso sentiero dell'occulto? Andrea Ricciardiello Oroscopi e divinazioni secondo la Bibbia Molti in questo tempo consultano gli oroscopi dell’uno o dell’altro sedicente astrologo per scoprire qualche aspetto riguardante il prossimo futuro. Soprattutto all’inizio di un nuovo anno, siamo interessati a conoscere cosa ci riserveranno le congiunzioni astrali. Sin dalla notte dei tempi l’uomo ha interrogato gli astri e messo a punto pratiche sempre più ingegnose e sofisticate. Oggi, nell’era dei media, delle cellule staminali e delle stazioni spaziali orbitanti, a medioevo ormai concluso, è ormai una moda. Alcuni “fortunati” lo fanno per mestiere (!?), altri perché cercano soluzioni a questo o quel problema, altri ancora per curiosità o superficialità. Tutti, purtroppo, ignorano quanto insidiosi siano i legami che si possono instaurare col mondo dell'occulto. E mentre scansiamo un gatto nero, dibattiamo su quanto possa essere antiquato un libro come la Bibbia. Pochi cristiani, purtroppo, si interrogano su quale possa essere il punto di vista biblico in merito; ancora meno sono coloro che si preoccupano

di conoscere l’intenzione di Dio e cosa Lui possa avere in mente per questo nuovo anno, ignorando i ripetuti avvertimenti in materia di magia e divinazione. “Non praticherete alcuna

forma di divinazione o di magia” (Libro del Levitico cap. 19 v. 26). I Suoi precetti in questo ambito sono sempre più spesso disattesi: “Non si trovi in mezzo a te né astrologo, né chi predice il futuro, né mago, né incantatore, né chi consulta gli spiriti, né chi dice la fortuna, né negromante,

perché il Signore detesta chiunque fa queste cose” (Libro del Deuteronomio cap.18 vv. 10-12). Preferiamo, invece, preoccuparci quotidianamente di sciogliere i nostri dubbi su incognite terribili come la salute, le finanze, i sentimenti, più in generale: il futuro. Dovremmo capire definitivamente che il nostro futuro, molto spesso, è dettato dalle scelte che giornalmente compiamo e che spesso coinvolgono non solo noi stessi ma anche le nostre famiglie, i nostri amici, i colleghi di lavoro, ecc. Una saggia decisione per il nuovo anno potrebbe essere quella di scegliere oggi se continuare ad ignorare la volontà di Dio per noi, proseguendo a farci detestare perché agiamo in contraddizione alla sua volontà, o riconoscere che abbiamo sbagliato. Oggi possiamo pentirci del nostro errore, riconoscendo che lontano da Lui non c’è alcun bene. Potremo, così, cominciare a vivere la vita abbondante a cui siamo stati

predestinati e che Egli stesso ha preparato per noi, sapendo che il progetto di Dio per questo 2008 è pace, speranza, libertà, guarigione e prosperità. “Infatti io so i pensieri che medito per voi, dice il Signore, pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza. Voi mi invocherete, verrete a pregarmi ed io vi esaudirò. Voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore; io mi lascerò trovare da voi” (Libro di Geremia cap. 29 vv. 11-13).

Una gara a chi la spara più grossa Pubblicato il dossier del Comitato di controllo per le affermazioni sul paranormale Implacabile, come ogni anno, sulle previsioni degli astrologi si abbatte la scure del Comitato italiano di Controllo per le Affermazioni sul Paranormale (Cicap). La rivista Scienza & Paranormale raccoglie e verifica gli improbabili «vaticini» vari ed eventuali pubblicati su quotidiani, settimanali, mensili, o annunciati in televisione, alla radio, su internet e come ogni anno presenta il conto: salatissimo. Nessuno si salva: negli oroscopi è una gara a chi la spara più grossa. Segolene Royale vincente nella corsa all’Eliseo, mancata nascita del Partito Democratico, pace tra Israele e Palestina, caduta di Ahmadinejad. Sono solo alcune delle previsioni sbagliate da astrologi e veggenti per il 2007. Secondo un’astrologa, Romano

Prodi avrebbe potuto contare su un 2007 più facile da gestire, grazie soprattutto ad «un transito di Giove in Sagittario». Non sembra aver miglior fortuna il sempreverde Nostradamus: per il primo il 2007 sarebbe stato l’anno di una guerra negli Urali. Sconsigliabile anche affidare le proprie finanze alle congiunture degli astri: secondo Grazia Mirti, esperta di queste questioni, «le borse avrebbero dovuto continuare a tenere per tutto il 2007», con febbraio-marzo e luglio-agosto particolarmente favorevoli agli investimenti: peccato che la bolla dei mutui subprime in Usa sia esplosa proprio tra l’8 ed il 9 agosto, con ricaduta sugli altri palcoscenici economici mondiali. Il Cicap, come al solito, è andato oltre,

puntando l’indice anche contro quel che «non è stato previsto», un mix di eventi in parte addirittura epocali. Qualche esempio? La liberalizzazione della proprietà privata in Cina, le manifestazioni di piazza in Myanmar con la sanguinosa repressione dei monaci buddisti, il calcio in lutto per la morte dell’ispettore Raciti e del tifoso laziale Sandri, la richiesta di risarcimento di 260 milioni dei Savoia, i guai fiscali di Valentino Rossi, lo scandalo McLaren in Formula 1, la querelle Visco-Speciale. Il Cicap, fondato nell’89 da Piero Angela e che fra i suoi garanti scientifici annovera Rita Levi Montalcini, Margherita Hack, Tullio

Regge, ha lavorato duro passando al setaccio un numero enorme di previsioni. Osserva Massimo Polidoro, che del Cicap è il segretario: “È ancora più evidente come la maggior parte delle previsioni siano in realtà affermazioni talmente banali e generiche che è difficile dire se siano giuste o sbagliate”.

di Masullo G. & C. CENTRO GIARDINAGGIO e BONSAI

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Tutto sbagliato, tutto da rifare

Stand, un percorso artistico e spirituale Daniele Garrone

In questo numero parleremo di Michael W. Smith, artista molto produttivo ed eclettico. Il suo primo lavoro risale all’83 (Project). Da allora non si è più fermato. Smith è stato premiato con prestigiosi riconoscimenti tra cui tre Grammy Awards, gli oscar della musica pop. Ha venduto durante la sua carriera 13 milioni di album, con molti brani posizionati al primo posto delle classifiche ufficiali. Tra l’altro gli sono stati assegnati ben 14 dischi d’oro e 5 di platino. L’11 settembre 2001 (data purtroppo tristemente nota) ha pubblicato il primo album interamente strumentale: Worship, con il quale ha ricevuto un disco di platino. Smith si mostra da sempre sensibile ai problemi sociali collaborando con organizzazioni impegnate e con illustri colleghi artisti come Bono degli U2. M. W. Smith è di sicuro un artista talentuoso. Basti pensare che è difficile non cantare un suo brano dopo averlo ascoltato un paio di volte. Non a caso molti dei suoi pezzi sono divenuti veri e propri pilastri della Contemporary Christian Music. Il suo penultimo lavoro è Stand (l’ultimo, in ordine di tempo, è It’s a Wonderful Christmas, classica produzione di Natale in pieno stile USA). L’impostazione grafica della copertina dell’album appare essenziale e semplice, cosa che caratterizza anche la personalità e il carattere dell’artista. Chi segue Michael probabilmente non resterà deluso da questo album che rispecchia bene il suo modo di comporre e interpretare. Si denota complessivamente un marcato stile ‘americano’ che però di tanto in tanto cede il passo ad influenze segnatamente europee; certo si tratta di soluzioni classiche e non particolarmente ricercate, ma curate come pure gli arrangiamenti che appaiono essenziali ma ben fatti. Il suo stile interpretativo lascia trasparire di sicuro una forte esperienza maturata attraverso anni di duro lavoro, cosa che emerge in più ampia misura, ovviamente, durante le performance live. Un’osservazione di rilievo va al suo personale stile pianistico. Smith, difatti, è stato recentemente nominato miglior tastierista rock’n roll dalla rivista Keyboard Magazine. Anche in questo album, il suo strumento

prediletto introduce praticamente tutti i pezzi, tranne Grace e The Stand, risultando predominante. Molto significativi i brani Open Arms con il quale lancia alla chiesa il messaggio di aprire concretamente le porte al mondo senza chiudersi in se stessa. Di forte intensità How to say Goodbye, scritto a quattro mani con Amy Grant. Come see, invece, si avvale della collaborazione della Film-harmonic Orchestra di Praga, che ha lavorato a colonne sonore per progetti di grosso calibro come Final Fantasy, Silent Hill 2 ed altri. Il suo stile, comunque inconfondibile e ben definito rischia di sfociare in sfumature vocali non sempre originali. Tuttavia Michael W. Smith resta a pieno titolo uno dei maggiori (se non il più grande) rappresentanti della Contemporary Christian Music. Questo musicista è davvero un talento al servizio della chiesa, basti immaginare quanti suoi brani sono tradotti ed accompagnano momenti di intensa adorazione in ogni parte del mondo. Un esempio, dunque, che deve

confronti di quello che è lo spirito della ricerca libera e senza presupposti che spero presieda all’insegnamento nelle nostre università. Benedetto XVI persegue, con grande intelligenza, una strategia di rimonta nei confronti della società laica e pluralista. Tutto questo andava ricordato nel momento in cui lo si invitava. Si doveva sapere che il Papa non viene a discutere o a confrontarsi, ma viene per essere ascoltato con reverenza ed eventualmente accolto con una genuflessione. Si doveva sapere che era legittimo dissentire dall’invito, non perché si è oscurantisti ma perché non si può né si vuole riconoscere la pretesa che egli statutariamente e quindi inevitabilmente porta con sé. Per queste ragioni io non l’avrei invitato a presiedere l’apertura dell’anno accademico. Lo inviterei però, domani stesso, a partecipare come uno dei relatori ad un dies academicus: si darebbe un bellissimo esempio di cosa può essere una università libera e laica e veramente plurale. Perché - sebbene gli italiani, in primis gli atei devoti, di destra come di sinistra, non lo sappiano - qualunque “capo religioso”, persino il Papa, nella democrazia discorsiva è “uno dei relatori”. Nulla di meno - e va detto con forza e io lo faccio con assoluta convinzione - ma neanche nulla di più. Una volta che l’invito - inopportuno a mio avviso - era stato rivolto, il Papa doveva parlare. Il dissenso era legittimo; se il dissenso poneva problemi di ordine pubblico - in una università il dissenso si esprime con il dibattito delle idee e con un po’ di humour - essi dovevano essere risolti come ogni altro problema di ordine pubblico. Nessuno, tuttavia, può essere posto al riparo dal dissenso che si manifesta nelle forme legittime. Tra l’altro, giova ricordare che Gesù si espose sulla pubblica piazza, senza aver prima negoziato con l’autorità le

condizioni consone alla sua visita. Anzi parlò senza essere invitato. Ci pensino quelli che nel Papa ravvisano il Vicario e che oggi vedono in lui la vittima di un sopruso. Chi pensava che Benedetto XVI fosse meno capace di “comunicare” del suo predecessore, ha oggi una bella smentita. Non andando alla Sapienza, il Papa diventa una vittima dell’intolleranza laica, la nuova inquisizione lo sta portando al rogo. Bisogna vegliare per lui. Me lo si lasci dire, visto che i miei antenati di inquisizione ne sapevano qualcosa: quando c’è l’inquisizione non si tratta di qualche sberleffo o magari di qualche insulto in mezzo ad un folla compunta e persino adorante. Per giorni non si parlerà d’altro. E anche senza questo incidente, ogni giorno, dalla mattina alla sera, le televisioni italiane (l’Europa e il mondo sono un’altra cosa) parlano del Papa e dei suoi moniti e dei suoi rimbrotti e dei suoi non possumus che vogliono dire “non dovete”. Ora tutti faranno a gara per riparare, per scusarsi, per far vedere che - per quanto atei - si sa dare alla chiesa e al papa il dovuto riconoscimento. Per fortuna le occasioni non mancheranno: c’è una legge sulla libertà religiosa da lasciar sepolta; la 194 da rivedere; il riconoscimento delle unioni civili da non prendere neppure in considerazione; la vita da tutelare. Forse si potrebbe anche porre qualche limite alla diffusione dei contraccettivi. E poi siamo italiani, la fantasia non ci manca, sapremo come farci perdonare. D’altronde, se non abbiamo avuto Lutero, Kant e Jefferson non è colpa nostra. Abbiamo inteso riportare, su gentile concessione dell’autore, l’intervento del pastore Daniele Garrone, decano della Facoltà valdese di teologia e Presidente della Società biblica in Italia, sulla controversa vicenda della mancata visita del Papa a “la Sapienza” (fonte: NEV Notizie Evangeliche). La Redazione.

SCHEDA IL FATTO L’INVITO - L’università romana La Sapienza invita Benedetto XVI all'inaugurazione dell’anno accademico 2007-2008 in programma per il 17 gennaio. La cerimonia, dedicata al delicato argomento della pena di morte, prevede a chiusura il discorso del Papa.

costituire un forte incoraggiamento per chi desideri, come lui, portare il messaggio di salvezza a questa generazione.

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LA LETTERA - Un gruppo di 67 docenti dell’ateneo presentano al rettore Renato Guarini una lettera in cui giudicano “incongruo” e non in linea con la laicità della scienza il previsto intervento del Papa. Tra gli altri firmatari ci sono anche i fisici Andrea Frova, autore di un libro su Galileo e la Chiesa e Carlo Maiani, presidente del CNR. Radio Vaticana bolla l’iniziativa come un atto di “ tipo censorio”. LA CONTESTAZIONE - Nella lettera i docenti contestano un passaggio del discorso del 15 marzo 1990 tenuto dall’allora cardinale Ratzinger in cui il futuro Papa riprendeva un’affermazione di Feyerabend: “All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto”.

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L’ANNULLAMENTO - Il giorno 16, il Vaticano annulla la visita alla Sapienza “per timore che si verifichino disordini in città che mettano a repentaglio l’incolumità dei cittadini”. In concomitanza con la visita del Pontefice, erano già state organizzate massicce manifestazioni di protesta dagli studenti. Il Viminale ha reso noto che l’annullamento della visita del Papa all’ateneo romano è stata una scelta dettata da motivi di opportunità e non da possibili problemi di sicurezza (Fonte: Ansa, agenzie).

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Michael W. Smith di Ludovico Albano

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News! a cura di Manuela Cavalieri Notizie, curiosità, novità, informazioni ed eventi che coinvolgono le realtà evangeliche nel mondo ITALIA Kakà: voglio diventare pastore evangelico A fine carriera Kakà vorrebbe diventare un pastore evangelico e insegnare la Bibbia. Lo ha confidato al mensile GQ: “Mi piacerebbe molto ha detto il Pallone d’oro 2007 e vincitore anche del FIFA World Player - è un percorso impegnativo: bisogna studiare teologia, approfondire lo studio della Bibbia. Un pastore evangelico legge la Bibbia e ne trasmette i precetti. Non è così facile applicare alla società di oggi cose scritte migliaia di anni fa. Ma proprio questo è il compito di un buon pastore: attualizzare l’insegnamento della Bibbia”. Ricardo Izecson dos Santos Leite, alias Kakà, inoltre sottolinea di essere cresciuto con un’educazione biblica.

dell’iniezione letale, prevista la prossima primavera, da quattro mesi a questa parte sono state sospese tutte le esecuzioni in programma. GRAN BRETAGNA The manga Bible La casa editrice inglese “Hodder and Stoughton” ha prodotto una Bibbia dal titolo “The Manga Bible”. Si tratta di manga (i caratteristici fumetti giapponesi) disegnati dall’artista

USA Il New Jersey abolisce la pena di morte Il New Jersey diventa il 14° Stato abolizionista degli USA e il primo ad aver deciso di cancellare la pena di morte dalle leggi dopo il suo ripristino,

inglese Siku. Al momento ne sono uscite due edizioni: “The Manga Bible - NT Raw” che contiene il Nuovo Testamento più una introduzione e “The Manga Bible - NT Extreme” che contiene anche il testo integrale del Nuovo Testamento.

Il Governatore Corzine

nel 1976, ad opera della Corte suprema federale. Gli otto prigionieri nel braccio della morte vedranno commutata la propria pena in ergastolo. Gli ultimi Stati degli USA ad aver abolito la pena di morte erano stati lo Iowa e il West Virginia, nel 1965. Negli Usa è in vigore una moratoria di fatto. In attesa della decisione della Corte suprema sulla possibile incostituzionalità del metodo

NIGERIA Distrutte quattro chiese evangeliche Quattro strutture adibite a locali di culto saranno distrutte nella zona di Badawa, a nord di Kano, ufficialmente per far posto a strade e un ospedale. In realtà quella di smantellare le chiese sembra ormai essere una pratica diffusa, che trova vasti consensi tra i musulmani. Questa volta è toccato a due chiese pentecostali (“Assemblies of God Church” e la “Mountain of fire and miracles Church”) e a due comunità della Chiesa evangelica dell’Africa occidentale (ECWA). La demolizione è stata decisa dal Governo

Gli SMS del Grillo Parlante Aldo Di Biasi Non sono le circostanze che Egli vuol cambiare ma il modo di viverle e di attraversarle È sorte di re fare il bene ed essere denigrato Se sei cristiano nelle piccole cose, tu non sei un piccolo cristiano La superbia mostra l’ignoranza

senza prevedere ricostruzione o risarcimento. La Nigeria è da molti anni teatro di persecuzione dei cristiani, che rappresentano circa il quaranta per cento della popolazione. Dal 2000 in molte regioni del Paese è stata introdotta la Sharìa, la legge islamica, che dovrebbe essere rispettata dai soli islamici, ma spesso le milizie musulmane ne pretendono il rispetto anche da parte dei cristiani. CINA Bibbia bestseller Un tempo in Cina la Bibbia era totalmente vietata, ma da qualche anno l’unica casa editrice cinese autorizzata a stamparla, la Amity Printing, non riesce a star dietro alle richieste. Una crescita vertiginosa, che è passata dalle 505.000 copie vendute nel 1988 agli oltre 6,5 milioni del 2005. E le previsioni parlano ancora di crescita. Il fenomeno sembra in contraddizione con la voce ufficiale del ministero degli Esteri che, per le Olimpiadi, consentirà a ciascun visitatore o atleta di portare una Bibbia o articoli religiosi “soltanto per uso personale”. Nei mesi scorsi hanno fatto discutere, infatti, una serie di dichiarazioni ufficiali che proibivano l’introduzione di materiale religioso di “propaganda”, considerato pericoloso. La Amity l’anno prossimo aprirà una nuova sede vicino a Nanchino diventando la più grande casa editrice di sole Bibbie al mondo. Dall’86 a oggi la Amity ha stampato 50 milioni di Bibbie: 41 milioni scritte in cinese e in altre otto lingue minori, mentre il resto è stato esportato in Russia e in Africa. La Bibbia da Guinness è cinese. È scritta su una striscia di raso bianco di altissima qualità, misura 5.007 metri. Composta da 900mila caratteri Cao Shu, è divisa in 50 volumi, ciascuno lungo circa 100 metri. Intanto resta altissimo il rischio per i pastori cinesi. La polizia della provincia orientale dello Shandong ha arrestato 270 leader protestanti non ufficiali, colpevoli di aver partecipato “ad un incontro religioso illegale” nel distretto di Hedeng, nei pressi della città di Linyi. Al momento, circa 150 cristiani sono ancora detenuti in un carcere statale. Lo denuncia la China Aid Association (Caa), un’ONG con base negli USA che opera per la libertà religiosa in Cina. Gli evangelici non ufficiali, che si radunano in “chiese domestiche” non registrate, sono stimati ad oltre 50 milioni. Nel corso dello scorso anno, il governo ha arrestato 1958 fra pastori e fedeli delle Chiese evangeliche non ufficiali. GERMANIA Il braccio robotico scrive la Bibbia A quasi 600 anni da Gutenberg, la tecnologia contemporanea ripercorre le orme del famoso tipografo precursore della stampa moderna. La RobotLab, azienda tedesca, ha costruito un braccio robotico capace di scrivere e disegnare (con i dovuti limiti) come un braccio umano. Nella fase di simulazione di scrittura di un libro, gli ingegneri che stanno lavorando al progetto, hanno scelto la Bibbia tradotta da Lutero. Se partendo da questo libro Gutenberg ha dato l’abbrivio alle conquiste che tutti oggi possiamo vedere, non osiamo

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Multae terricolis lingue celestibus una

Ciò che non si comprende non lo si possiede La mente è come il paracadute, funziona solo se si apre Dietro ogni uomo “grande” c’è una donna

Possiamo dare senza amore, ma non possiamo amare senza dare

immaginare la portata di un tale progetto.

ITALIA Pato confessa la sua fede «Un talento di spensieratezza». «Un extraterrestre». «Sarà presto il numero uno al mondo». Scarpette arancioni e apparecchio ai denti. Così si è presentato al San Siro l’enfant prodige del Milan. E così Alexandre Rodrigues da Silva meglio conosciuto come Pato (Pato Branco, 2 settembre 1989) ha incantato tutti,

guadagnandosi le prime pagine dei quotidiani italiani. Ai giornalisti che gli chiedevano se fosse o meno religioso, Pato ha risposto: “Si, ho un forte rapporto con Dio. Sono evangelico”. ITALIA Moratoria sulla pena di morte A seguito dell’epocale voto dell’Assemblea Generale dell’ONU a favore di una moratoria della pena di morte, Domenico Maselli, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI), ha inviato una lettera al presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro degli Esteri, per esprimere la propria soddisfazione per il risultato raggiunto.

“Riteniamo questo un importante contributo dell’Italia al riconoscimento universale dei diritti umani e civili” dichiara Maselli. Il presidente, inoltre, ha enfatizzato la posizione delle chiese evangeliche “moralmente impegnate in prima linea nella difesa dei diritti civili e della pace”.


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(segue dalla prima pagina)

Da dove viene il cattivo? Andrea Ricciardiello

attenzioni e la chiesa, da sempre attenta all'integrazione e all’accoglienza, stava cercando di organizzare incontri a cadenza periodica dedicati alle diverse etnie e culture presenti nelle nostre zone. Il primo di essi, dal titolo “Giornata dell’accoglienza”, in programma la prima domenica di novembre, era dedicato alla Romania, una scelta non casuale vista l’enorme presenza di cittadini rumeni immigrati in Italia. Ricordo una storia biblica narrata nel libro della Genesi al capitolo 32. Si parla di un uomo di nome Giacobbe, depositario di una smisurata promessa di benedizione da parte di Dio (cap. 28 vv. 13-15) che si accinge ad incontrare sulla sua strada la vittima delle sue angherie, un uomo distrutto dal “Vorrei regalare una Bibbia in romeno a Nicolae Romulus Mailat. È una persona che ci ha fatto tanto male, voglio che comprenda quello che ha fatto e si converta”. Poche parole, quelle della famiglia Reggiani. Le hanno riportate gli organi d’informazione nazionali a seguito di una lettera pubblicata dal settimanale evangelico Riforma. A parlare è Francesca Reggiani, la madre di Giovanna, la donna aggredita e uccisa brutalmente alla fermata ferroviaria di Tor di Quinto a Roma lo scorso 30 ottobre. In questa terribile vicenda, straordinari sono stati la dignità e il riserbo con cui la famiglia ha vissuto il proprio dolore. Regalare una Bibbia è un gesto che parla di riconciliazione. Come in un circolo vizioso, torna la domanda di routine che sempre si pone ai familiari della vittima: perdonate gli assassini? Questa volta la risposta ha davvero sconvolto l’opinione pubblica. Quando la fede non è fondata su chiacchiere vagamente religiose, ma è realtà di un cammino con Cristo…

fallimento. Uno stato di fatto frutto delle abitudini egoiste, della sete di potere e di ricchezza, delle astuzie usurpatrici di un fratello minore che in quanto ad ambizione non è secondo a nessuno. La storia di Esaù e Giacobbe, due fratelli. Due figli della stessa madre e dello stesso padre. Vittime del loro stesso orgoglio e condannati a fuggire per sopravvivere. I due non si odiano, di più. Il primo dei due, Esaù, il primogenito per nascita, si sente ormai autorizzato a fare giustizia. È la vita stessa a dargli ragione. Ormai ne ha subite tante da sentirsi pronto per prendersi la rivincita. Questo è l’inverosimile scenario che si è venuto a creare nella settimana che ha preceduto il nostro incontro, all’indomani dell’efferato omicidio di Giovanna Reggiani, una nostra sorella, italiana. Violata, rapinata e poi uccisa da un immigrato rumeno clandestino che non avrebbe mai dovuto incontrare sulla strada di casa, al rientro da una giornata come tante. Da un lato una storia di invisibilità fatta di dimore occasionali, reati quotidiani più o meno gravi, soprusi, violenza, emarginazione, dall’altro la vita normale di una persona integrata, partecipe, amata. Sono queste le contraddizioni della nostra società, le manifeste incompatibilità che viviamo giornalmente e di cui dibattiamo al lavoro, a scuola, in famiglia. La parte “lesa” che deve porgere la mano all’aggressore, impossibile. Come fare, visti i presupposti, a credere ancora e con maggior tenacia nell’importanza dell’integrazione culturale, nella reciproca accettazione e nella possibilità di vivere insieme a chi viene a cercare speranza di vita migliore ed un lavoro dignitoso? Puntare sulla ricchezza che c’è nella diversità, aprire le porte al dialogo, credere nel pluralismo culturale vissuto come risorsa e come fattore di un nuovo sviluppo diventano solo belle parole e sfide difficili da cogliere;

Per contatti, informazioni, suggerimenti, scrivi alla redazione:

11 rischiamo di diventare intransigenti. Chi sono le vittime e chi i carnefici? Come si fa a giudicare con equilibrio in certe situazioni? Esaù o Giacobbe? Le ragioni dell'intolleranza o quelle dell’emarginazione? Una legge sbagliata, l’esigenza di eluderla ad ogni costo per sopravvivere o l’assoluta mancanza di interesse verso il rispetto delle regole? La politica se ne è interessata (per un po’), i media ne hanno parlato finché l’audience era alta ma allo spegnersi dei riflettori la questione è rimasta tutta lì e, nel pieno della sua criticità, il quesito non ha avuto risposte. In un Paese in cui la demagogia è di casa e in cui per un pugno di voti saremmo capaci di murare gli usci delle chiese (quelle delle minoranze, ovviamente) forse la soluzione va cercata altrove. Continuare ad implorare Dio come Giacobbe in preda alla paura (v. 11) “Liberami, ti prego, dalle mani di mio fratello…”, è perfettamente inutile. “Preparerò un dono per il mio nemico” (v.13). Questa sì che è un’idea originale, bravo Giacobbe - mi sembra di sentire la voce di Dio che riflette fra sé - ancora una volta sta cercando di indirizzare a modo suo una vita destinata alla benedizione, quando la smetterà? Questo iniziò a fare Giacobbe con la speranza di placare l’ira di suo fratello. L’idea, ancora una volta era basata

sulle proprie capacità e sull’esperienza di una vita ma stava trascurando un piccolo dettaglio: troppo tempo ormai era trascorso, il rancore si era ormai trasformato in odio e questa fame di vendetta si sarebbe placata solo con lo spargimento di sangue. Quanti utili insegnamenti possiamo apprendere nella parola di Dio (Lettera agli Efesini cap. 4 vv. 26-27): “Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sopra la vostra ira e non fate posto al diavolo”, evidentemente non è sempre vero che il tempo sistema ogni cosa... Ma è durante la notte più buia della sua vita, nella totale solitudine, in mezzo allo sconforto dell’abbandono, privato dei suoi affetti - mogli, figli e servi lo avevano lasciato - che le cose per Giacobbe iniziano a cambiare. Una battaglia estenuante, una lotta a tu per tu contro Dio o un suo angelo fino all’alba. Ormai ferito ed esausto, ecco la sua richiesta: benedicimi! Non ti lascio andare se non lo fai (v. 26). E l’angelo lo benedice, anzi di più, gli dà un nuovo nome. Non lo si chiamerà più usurpatore ma uomo che lotta con Dio. Il suo nome non sarà ladro o ingannatore ma erede delle promesse di Abrahamo. È a questo punto che Giacobbe scampa la sua vita. Il miracolo è compiuto, ha realizzato che è impossibile andare avanti in questo modo e suo fratello lo sa, tutto è cambiato anche in lui.

Ministero e ministri nella Chiesa Lettera agli Efesini cap. 4 v. 11

liberamente@ccevas.it o chiama il 3312425502 Convenzione 2008 Domenica, 17 febbraio Anteprima, ore 18.00

detersivi, profumeria, casalinghi, articoli da regalo

via Trieste, 69 Bellizzi (Sa)

Pastore ed insegnante - Chiesa Apostolica in Italia

Giovedì, 21 febbraio Inizio lavori, ore 19.00

Hector Petrecca

Venerdì, 22 febbraio Seminario, ore 19.00

Juan Lopez Cano

Sabato, 23 febbraio 1a sessione, ore 10.00 2a sessione, ore 16.00 3a sessione, ore 19.00

Enrique Montenegro

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Russomando Donato

Luigi Roncavasaglia

Pastore (Argentina)

Pastore ed evangelista (Spagna)

Insegnante e missionario (Spagna)

Domenica, 24 febbraio Conclusione con Cena del Signore ore 18.00

Auditorium “l’Alternativa”, via Copernico n.115, Bellizzi (Sa)


CIANOMAGENTAGIALLONERO

Liberamente Febbraio  

Liberamente