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Seguimi

(Matteo 9:9) Ed egli, alzatosi, lo seguì PUBBLICAZIONE TRIMESTRALE DELLA CHIESA DI DIO UNIVERSALE 2008- 1

Persone ordinarie possono cambiare il mondo Dio desidera prendere la nostra vita giornaliera e usarla in un modo che porti risultati diversi da quelli che noi potremmo produrre o prevedere. Il risultato sarà più grandioso di qualsiasi cosa che noi potremmo “fare per il Signore” e l’impatto potrà essere ancora più straordinario quando permettiamo a Dio di operare attraverso noi come comunità di credenti. Per illustrare questo punto, cito i seguenti due potenti esempi. Le persone coinvolte non avevano percepito alcun particolare valore drammatico in quello che stavano facendo. Eppure Cristo li usò per contribuire a portare l’Impero romano all’incontro con Gesù Cristo.

Randal Dick

FINESTRA SUL MONDO Nota: Questa è la terza parte di una trilogia che include gli articoli “Parlare del Vangelo” e “La potenza dell’intento”, pubblicati in edizioni passate di Seguimi. uando preghiamo e chiediamo a Dio che la sua volontà sia fatta nelle nostre vite, quanto lo comprendiamo veramente? Cerchiamo di evitare di mettere la nostra agenda di fronte alla volontà di Dio. Ma io ritengo, tuttavia, che il nostro problema più grande è che noi, spesso, non prendiamo abbastanza sul serio l’affermazione di Dio che Egli ci userà per la sua gloria e il suo onore.

Q

Le donne Quando i primi gruppi di credenti seguirono l’esempio di Cristo nelle loro comunità, qualcosa di piccolo iniziò; ma presto diventò grande. Come risultato diretto del loro cammino di obbedienza quotidiana, la chiesa primitiva divenne attraente per le donne. Infatti, il numero delle conversioni di donne dal paganesimo alla cristianità divenne talmente un problema per i pagani che l’imperatore Giuliano emise un ordine scritto dal Papa Damasco I che vietava ai cristiani missionari di visitare le donne pagane che li invitavano nelle loro case. Per apprezzare come il semplice cammino quotidiano del singolo cristiano era usato da Cristo per creare questo movimento trasformatore della storia, dobbiamo confrontare la comunità cristiana con quella pagana.

Genericidio I nuovi convertiti che cominciarono a seguire Gesù avrebbero smesso di praticare l’aborto e l’infanticidio. Allo scopo di avere una popolazione maschile superiore per la guerra e la produzione di cibo, il genericidio femminile era largamente praticato al tempo della chiesa primitiva. Questa è stata una realtà per la maggior parte delle famiglie. Uno studio delle iscrizioni di Delfi ha permesso agli storici di ricostruire la composizione di circa 600 famiglie. Solo 6 famiglie avevano cresciuto più di una figlia. Oggi chiameremmo questo fenomeno genericidio. L’aborto era anche largamente praticato nella società grecoromana. Quando i cristiani obbedivano a Dio, la cosa diveniva visibilmente evidente alla comunità pagana che stava attorno a loro. E questo fece una differenza. Questo semplice atto di obbedienza rese il modo di vivere cristiano molto più attraente alle donne greco-romane e in breve tempo la popolazione dominante nella chiesa fu femminile, mentre la religione pagana fu predominante tra gli uomini. ( Continua a pag. 11 )

Sommario

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1 Persone ordinarie possono cambiare il mondo 2 Un’ancora per la vita 4 Donne alla guida della Chiesa (Parte IV) 9 Eroi Fedeli

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Personalmente da . . . ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○

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Joseph Tkach

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vete mai sentito il bisogno di avere un’ancora per la vostra vita? Le tempeste della vita hanno mai cercato di trascinarvi ad infrangervi contro le rocce? Per alcune persone possono essere problemi di famiglia, per altre la perdita del lavoro, la morte di una persona cara oppure una malattia grave. Problemi come questi ci possono sommergere come un’onda che si infrange su una nave. Le memorie di un navigare tranquillo sul mare calmo scompaiono di colpo e tutto quello che possiamo pensare al momento è la tribolazione che stiamo attraversando. Sopravvivremo o affonderemo? Qualche volta il tumulto è talmente forte che affondare non sembra neanche una brutta opzione. Per affrontare le tempeste della vita abbiamo bisogno di un’ancora che ci tiene saldi, in modo da non essere portati ad infrangerci sulle rocce, che non ci faccia capovolgere e affondare. Qual è la nostra ancora? La lettera agli Ebrei ci dice che abbiamo un’ancora, che è la sicura speranza di salvezza attraverso Gesù Cristo. Questa è la speranza che ci è stata data e che ci incoraggia. “Questa speranza la teniamo come un’ancora dell’anima, sicura e ferma” (Ebrei 6:18-19). Il versetto 20 dice che questa speranza arriva alla presenza di Dio in cielo, dove Gesù ci sta già aiutando. La nostra speranza di vita eterna è ancorata in cielo, dove le tempeste di questa vita non potranno mai affondare la nostra nave. La nostra salvezza è sicura e ferma. Le tempeste comunque continueranno ad arrivare e si scateneranno attorno a noi. Le onde si infrangono su di noi.

Pastore generale della Chiesa di Dio Universale

Un’ancora per la vita Ma non dobbiamo temere, perché la nostra ancora è negli inaffondabili cieli. Le nostre vite sono salvaguardate da Gesù stesso. La nostra ancora manterrà la nostra vita sicura fino a quando durerà. E questo significa per sempre! Abbiamo

La Parabola della stabilità Gesù stesso insegnò qualcosa di simile nel sermone sul monte: “Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato a un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma essa non è caduta, perché era fondata sulla roccia. “E chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica sarà paragonato a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno fatto impeto contro quella casa, ed essa è caduta e la sua rovina è stata grande” (Matteo 7:2427). Gesù descrive due gruppi di persone in questa parabola: le persone che lo seguono e quelle che non lo seguono. Entrambi costruiscono delle belle case. Entrambi questi gruppi di persone sembrano avere le loro vite in ordine. Ma le tempeste della vita si abbattono su entrambi, e le case sono messe alla prova, non tanto per come appaiono esteriormente, ma per come sono state costruite sulle loro fondamenta.

“Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato a un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma essa non è caduta, perché era fondata sulla roccia”. (Matteo 7:24-25)

un’ancora per la vita, un punto di stabilità quando la vita diventa difficile. Non aspettiamo che le tempeste inizino. Ancoriamo la vostra vita a Cristo, ora! 2 Seguimi


Alla ricerca di un fondamento Se vogliamo una base di stabilità nel tempo di tribolazione, allora dobbiamo andare a vedere gli insegnamenti di Gesù. Non dovremmo aspettare che le tempeste arrivino. Piuttosto, dovremmo cominciare, ora, a coltivare le buone abitudini. Come possiamo fare questo? Aspettare che Gesù venga in casa nostra e ci dica cosa dovremmo fare? Naturalmente, no! Per la maggior parte dei casi le parole di Gesù sono già nelle nostre dimore. Quello che abbiamo bisogno di fare è di prendere l’iniziativa di imparare quali sono gli insegnamenti di Gesù, e fare quello che Egli dice. Non dobbiamo supporre di conoscerli solo perché li abbiamo letti alcuni anni fa. Se vogliamo realmente un fondamento stabile, abbiamo bisogno di leggerli di nuovo. Non possiamo costruire sul giusto fondamento se non lo conosciamo. Non dobbiamo ritenere che quello che abbiamo imparato alcuni anni fa sia abbastanza, anche se allora bastava. Probabilmente, abbiamo dimenticato alcune cose. Inoltre, possiamo imparare ancora di più ora che abbiamo più esperienza di vita. Vi incoraggio a continuare ad imparare, a crescere e a rafforzare le vostre fondamenta. Nessun altro lo può fare per voi! Questo è qualcosa per cui vale la pena di riflettere.

“E chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica sarà paragonato a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno fatto impeto contro quella casa, ed essa è caduta e la sua rovina è stata grande”. (Matteo 7:26-27)

abbiamo bisogno della volontà di fare cosa Egli dice, di confidare in Lui non solo per il futuro, ma per la nostra vita attuale. Se noi sentiamo le parole ma non obbediamo a quello che Gesù dice, le nostre vite possono sembrare buone in superficie. Ma prima o poi le tribolazioni arriveranno e le nostre vite possono crollare o capovolgersi.. Scegliete voi la metafora che volete. Il punto è che la vita funziona meglio quando facciamo quello che Gesù

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(Matteo 9:9) Ed egli, alzatosi, lo seguì

PUBBLICAZIONE TRIMESTRALE DELLA CHIESA DI DIO UNIVERSALE 2008-1

Pubblicazione trimestrale della Chiesa di Dio Universale

2008

Anno 8° Numero 1

EDITORE Verein Weltweite Kirche Gottes Postfach 8215 8036 Zürich (Svizzera)

DIRETTORE Daniel Bösch

TRADUTTORI Marisa Betti, Silvia Derrigo, Vera Derrigo, Vladimiro Meandri, Andrea Papi, Alice Porcu

COLLABORATORI Saro Barracato, Gaetano Longo Vincenzo Scannapieco

REDAZIONE TECNICA Paolo Nauer, Pietro Papi

PROGETTO GRAFICO E IMPAGINAZIONE Laura Papi

STAMPATO IN SVIZZERA

Seguimi contiene articoli tratti dalle nostre pubblicazioni internazionali e viene diffusa in Italia dalla Chiesa di Dio Universale. L’abbonamento è completamente gratuito e può essere richiesto al seguente indirizzo:

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ci dice di fare. Gesù non ci forza ad essergli ubbidienti, ma ci mette davanti ad una scelta. Ci dice cosa accadrà se non lo facciamo. Il nostro comportamento mostra se crediamo in Lui e se confidiamo in Lui.

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Ascoltare Gesù non previene la pioggia, l’acqua ed il vento, cioè i problemi della vita. Ascoltare Gesù previene il collasso. Quando le tempeste della vita si abbattono su di noi, abbiamo bisogno di solide fondamenta per tenerci saldi. Gesù ci consiglia di costruire le nostre vite non soltanto nell’ascoltare le sue parole, ma nel metterle in pratica. Abbiamo bisogno di più del nome di Gesù;

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Donne alla guida della Chiesa (Parte IV)

Prefazione di Joseph Tkach Molte delle pratiche, eventi e leggi contenute nell’Antico Testamento ci potrebbero sembrare strani. Tuttavia, l’Antico Testamento è parte della Bibbia; e, nel nostro studio riguardo la relazione tra uomini, donne e Dio, abbiamo bisogno di esaminare cosa dice questa parte delle Scritture. Non vogliamo addolcire ciò che dice, né ignorarlo. Vedremo molte cose che non vorremmo imitare, ma anche esempi positivi. Osserveremo che alcune leggi bibliche sono appositamente stabilite in relazione alla cultura del tempo e per adempiere a specifiche tradizioni. E, come tali, possono non essere intese come se dovessero essere seguite ciecamente. Questo studio, in due parti, dell’Antico Testamento servirà anche come sfondo di contrasto per lo studio successivo, che tratterà Gesù e le donne.

Uomini e donne nei libri di Mosè

N

el nostro studio precedente abbiamo esaminato l’insegnamento di Genesi, capitoli 1 a 3. In questo studio osserveremo il resto dei libri di Mosè. Per il grande volume di materiale coinvolto, saremo brevi in molti punti. Ci sono numerose difficoltà interpretative in questo materiale. Gran parte di esso è narrativo e racconta la storia di ciò che accadde, senza commentare se era buono o cattivo. In altre parti si emanano leggi su uomini e donne, ma anche queste (come le leggi sul divorzio) possono essere un accomodamento per la cultura del tempo più che dei principi universali. Inoltre, molte leggi dell’Antico Testamento sono obsolete. Perché allora dovremmo esaminare completamente questi passi che riguardano una società antica, quando ci interroghiamo su una situazione differente, e cioè sui ruoli all’interno della chiesa? Molti studiosi credono che i ruoli nella chiesa vengono assegnati da Dio in un modo coerente con i ruoli assegnati da Dio alla società. Perciò, vogliamo vedere cosa dice la Bibbia sui ruoli maschili e femminili in generale, anche se alcune di quelle istruzioni oggi sono superate. Impareremo, per certe cose, che i comandamenti biblici sono spesso stabiliti all’interno della loro particolare situazione culturale. Questo studio ci fornirà anche uno sfondo per i versetti del Nuovo Testamento; infatti, qualcuno di questi fa riferimento a passi

dell’Antico Testamento. Attraverso tutto questo studio, non possiamo concludere che poiché qualcosa è accaduta, dovremo necessariamente seguirla anche oggi come esempio. Non riteniamo, per esempio, che Abramo sia il marito ideale, né Rebecca la moglie ideale. Valutiamo i comportamenti basati sui principi del Nuovo Testamento, radicati nel comandamento di Gesù di amare il prossimo come se stessi. Quel comandamento esisteva anche nell’Antico Testamento. Eppure, certe leggi di Mosè richiedevano che gli uomini non trattassero le loro donne nel modo in cui si trattavano l’un l’altro.

Genesi I primi capitoli della Genesi ci dicono poco sulle donne. Ci viene detto che Adamo conobbe Eva e lei ebbe dei figli (4:1-2, 25). Caino conobbe sua moglie e nacque Enoc (4:17). Lamec sposò due donne, Ada e Zilla (versetto19). In uno dei più dibattuti versetti della Bibbia, ci viene detto che “i figli di Dio” conobbero “le figlie degli uomini, e ebbero da loro dei figli” (6:4). La moglie di Noè e le sue nuore furono salvate nell’arca (7:13). Le genealogie raramente menzionano le donne nonostante venga notato che certi uomini hanno avuto “figli e figlie” (11:11, ecc.). Abramo sposò sua sorellastra Sarai, e Naor, fratello di Abramo, sposò la loro nipote Milca (11:29). Abramo, Sarai e Lot partirono per Canaan, e poi per l’Egitto (12:5, 10). 4 Seguimi

In Egitto, Abramo e Sarai erano convinti che il faraone avesse preso Sarai per la sua bellezza; l’unica domanda era se Abramo sarebbe sopravvissuto. Così, Abramo disse che Sarai era sua sorella e il faraone effettivamente la prese nel suo harem (versetti 15, 19). Per questo motivo Dio punì il faraone, il quale restituì Sarai ad Abramo e li mandò tutti via. Più tardi, Abraamo fece una cosa simile con Abimelec, re di Gherar, dicendo che Sara era sua sorella, la quale disse che Abraamo era suo fratello (20:2, 5). Dio avvisò Abimelec. Così, egli si tenne a distanza da Sara (versetti 3-4); e Abramo spiegò che Sara era sua sorellastra (versetto 12). Abimelec riconobbe di aver offeso Sara e diede del denaro ad Abraamo per coprire l’offesa (versetto16). Abraamo aveva detto “una mezza verità”. Il faraone e Abimelec avevano ragione di protestare contro gli intenti di Abraamo di ingannarli. Sarai disse ad Abramo di giacere con Agar, la sua serva (16:1-2). Secondo l’antico costume, il bambino che sarebbe nato, sarebbe poi stato trattato come se fosse nato dalla moglie. Sarai disse: “…forse avrò figli da lei”. Più tardi, Rachele fece una cosa simile e disse: “…entra da lei; ella partorirà sulle mie ginocchia e per mezzo dei lei, avrò anch’io dei figli” (30:3). “Abramo diede ascolto alla voce di Sarai” e Agar rimase incinta (16:2-4). Poi ci fu tensione tra Sarai e Agar. E Sarai ingiustamente accusò Abramo per il problema (versetto 5). Abramo lasciò che


Sara trattasse Agar come desiderava; e Sarai trattò duramente Agar, così tanto, che lei fuggì (versetto 6). Un angelo disse ad Agar di tornare indietro e chiamare suo figlio Ismaele. E Agar diede un nome a Dio: “Allora Agar diede al Signore, che le aveva parlato, il nome di Atta-El-Roi (tu sei un Dio che vede) (versetto13). [1] Quando Dio disse ad Abraamo che Sara avrebbe avuto un figlio, Abramo rise e (evidentemente mancando di fede nella promessa) suggerì che invece fosse benedetto Ismaele (17:17-18). Ma la promessa di Dio, invece, era tanto per Abraamo quanto per Sara (versetti 16, 19). Più tardi, Dio ancora disse che Sara avrebbe avuto un figlio; Sara rise (18:12). “Allora Sara negò, dicendo: “Non ho riso”; perché ebbe paura” (versetto 15).

Lot e le sue figlie Nel capitolo 19, Lot diede un orribile esempio. Quando gli uomini di Sodoma volevano avere delle relazioni con i loro ospiti, Lot offrì loro le sue figlie vergini (nonostante fossero impegnate con altri) dicendo: “…farete di loro quel che vi piacerà”. Lot si sentì più costretto a proteggere i suoi ospiti che le sue proprie figlie! Ma gli angeli salvarono Lot e le sue figlie. Lot si salvò nel villaggio di Soar e Dio distrusse Sodoma. La moglie di Lot guardò indietro e morì. Lot e le sue figlie andarono verso le montagne e là queste lo fecero ubriacare e furono messe incinte da lui. È una storia tragica. Sara diede alla luce Isacco e quando lo svezzò, disse ad Abraamo di mandare via Agar e Ismaele (21:10). Ad Abramo era dispiaciuto per Ismaele, ma Dio gli disse di fare tutto ciò che Sara diceva (versetto 12). Così Agar e Ismaele furono mandati nel deserto. Lì, sarebbero morti, se non fosse stato per l’intervento di Dio. Sara morì all’età di 127 anni e fu sepolta vicino a Hebron. Abraamo ebbe anche figli (non vengono menzionate figlie) da Chetura e alcune concubine (25:1-6). Isacco sposò Rebecca, la figlia del suo cugino Betuel. Ella era una ragazza disposta a parlare agli stranieri, abbastanza diligente da dare da bere volenterosamente a 10 cammelli, disposta ad estendere l’ospitalità per conto della

sua famiglia, assai avventurosa da affrontare un viaggio senza ritorno a Canaan e disposta a parlare per sé (24:1561). Abraamo specificò dall’inizio che lei lo doveva volere(versetto 8). Rebecca all’inizio era sterile (la sterilità generalmente veniva attribuita alla donna); ma Isacco pregò per lei e lei rimase incinta (25:21). I bimbi combattevano nel suo grembo e lei invocò il Signore, che le disse che il figlio meno giovane avrebbe servito il più giovane (evidentemente, lei non doveva andare da suo marito per invocare il Signore o per ricevere una risposta). Rebecca sapeva che il Signore avrebbe benedetto Giacobbe e quindi favorì Giacobbe; ma Isacco favorì Esaù (25:28). Quando Rebecca sentì che Isacco voleva benedire Esaù (contrariamente alle intenzioni di Dio), cospirò con Giacobbe per ingannare Isacco (27:5-10). Preparò il pasto e Giacobbe si finse Esaù e ottenne la benedizione. Quando Esaù voleva uccidere Giacobbe, Rebecca disse a Giacobbe di andare ad Caran. Fece in modo che Isacco lo benedicesse ancora e lo mandò nel Nord della Mesopotamia a trovare moglie (27:42-28:5). Esaù sposò due donne ittite, Giudit e Basmat (26:34). Ai suoi genitori non piacevano le donne ittite, per cui sposò una cugina, Maalat, figlia di Ismael e altre donne (28:9; 36:2-3). Isacco partì per Gherar a causa di una carestia e, proprio come aveva fatto suo padre, disse ad Abimelec che sua moglie era sua sorella (26:7) e Abimelec si arrabbiò (versetto 10). Giacobbe fu ingannato da Labano e finì per sposare due sorelle. Lea ebbe quattro figli e Rachele chiese che Giacobbe dormisse con la sua serva, così che lei potesse avere una sua famiglia sostitutiva. Lea fece la stessa cosa; una volta pagò Rachele per avere l’opportunità di dormire con Giacobbe (30:16). C’è una moltitudine di esempi sbagliati in questa storia. Rachele rubò gli idoli dalla casa di suo padre e poi mentì (31:35).

Dina Nella città di Sichem c’era un principe che si chiamava Sichem, che giacque con Dina, la figlia di Lea, profanandola e 5 Seguimi

svergognandola agli occhi dei suoi fratelli. Sichem offrì di pagare tutto quello che desideravano; ma i figli di Giacobbe “parlarono loro con astuzia” e saccheggiarono la città, prendendo donne e bambini come schiavi (34:13, 29). Giacobbe si lamentò di questo. Ma Simeone e Levi risposero dicendo: “…nostra sorella dovrebbe forse essere trattata come una prostituta?”. Eppure fu la loro madre che aveva comprato una notte con il loro padre! Rachele aveva detto: “…dammi dei figli, altrimenti muoio” (30:1). È quando ebbe il secondo figlio, lei morì. Lo chiamò “figlio del mio dolore”; ma Giacobbe cambiò il nome in Beniamino, che significa “figlio della mia mano destra” (probabilmente riferendosi a Rachele). Rachele fu sepolta a Betlemme (35:19). Ruben, il figlio primogenito di Lea, giacque con Bila, la serva dell’ormai defunta Rachele (versetto 22). Come primogenito, avrebbe dovuto eventualmente ereditare le concubine di suo padre, ma a causa della sua azione prematura perse i diritti della primogenitura (1 Cronache 5:1).

Tamar Genesi 38 racconta la storia di Tamar. Giuda sposò Sua, dalla quale ebbe dei figli che si chiamavano Er, Onan e Sela. Giuda prese per Er una moglie che si chiamava Tamar. Dio uccise Er, per cui attenendosi all’antico costume, il fratello più vicino a Er avrebbe dovuto stare con la vedova per assicurare a Er la discendenza (versetto 8; Deuteronomio 25:5). Ma Onan non voleva permettere la discendenza a Er (poiché Onan avrebbe poi preso un’eredità più piccola); e Dio fece morire anche lui. Ma anche quando Sela fu cresciuto, non fu mandato da Tamar per darle dei figli. Così Tamar si travestì da prostituta e rimase incinta di suo suocero, Giuda. Quando si seppe della gravidanza, Giuda minacciò che fosse bruciata. Ma quando lei provò che Giuda era il padre, egli disse: “E’ più giusta di me, perché non l’ho data a mio figlio Sela” (versetto 26). Lei adempì la sua responsabilità nei confronti della sua famiglia, mentre egli non l’aveva fatto.


Giuseppe Le donne hanno un ruolo più piccolo nella storia di Giuseppe. Giuseppe fece un sogno in cui il sole, la luna e le stelle s’inchinavano di fronte a lui. La luna fu interpretata come sua madre (37:10), anche se era morta. La moglie di Potifar voleva Giuseppe; ma quando Giuseppe si rifiutò, lei lo accusò di averle tentato violenza (39:14). Ma lei non ha ulteriori ruoli in questa storia. Il faraone diede una moglie a Giuseppe, Asenat, la figlia di un sacerdote egiziano ed ebbero due figli, Manasse e Efraim (41:45-52).

Esodo – Deuteronomio – racconti Esodo inizia con l’iniziativa di alcune donne. Le levatrici ebree Sifra e Pua si rifiutarono di uccidere i neonati maschi israeliti. Mentirono al faraone e Dio le benedì (Esodo 1:19-20). Una madre Levita nascose suo figlio per tre mesi, lo mise in un cesto nel Nilo; sua sorella lo guardò mentre la figlia del faraone lo salvava. La sorella si offrì per trovare una nutrice; e così la madre fu pagata per nutrire il proprio bambino (2:1-9).

loro. “Ogni donna domanderà alla sua vicina e alla sua coinquilina degli oggetti d’argento, degli oggetti d’oro dei vestiti” (3:22). Successivamente disse a Mosè che sia uomini che donne avrebbero dovuto

moglie che era Cucita; e Maria fu punita per una settimana (Numeri 12:1-15), probabilmente perché fu lei l’istigatrice; non vi è alcuna menzione della sua progenie. Uomini e donne ugualmente furono coinvolti nell’adorazione del vitello d’oro; (Esodo 32:2-3) e uomini e donne ugualmente furono coinvolti nella costruzione del tabernacolo (35:2229). In Numeri 27, le figlie di Selofead chiesero a Mosè un cambiamento relativo alle leggi sull’eredità, permettendo alle figlie di ereditare se non c’erano figli maschi. Mosè portò tale richiesta a Dio, che disse: “…le figlie di Selofead dicono bene”. E la loro richiesta fu scritta nella legge (versetti 1-11). Queste donne lasciarono un segno permanente nelle leggi dell’Antico Patto.

Le leggi, nonostante siano bibliche, furono date in un particolare contesto culturale e non dovremmo vederle come delle direttive di Dio valide per sempre. Anche nel Nuovo Testamento, ci sono delle direttive che sono state influenzate dalla cultura del tempo: i capi coperti per le donne, il salutare le persone con un bacio, avere un elenco delle vedove più anziane, ecc.

Dopo che Mosè fuggì a Madian, difese sette donne e abbeverò i loro greggi; sposò una di loro, Sefora, dalla quale ebbe un figlio di nome Ghersom (2:1522). Quando Dio stava per far morire Mosè, Sefora lo salvò facendo circoncidere Ghersom, toccando Mosè con il prepuzio (4:25). Dio disse a Mosè di portare gli Israeliti fuori dall’Egitto e promise di fare in modo che gli Egiziani fossero favorevoli verso

chiedere ai loro vicini oro e argento (11:2). Maria, la profetessa, coinvolse le donne a cantare e a ballare con lode (Esodo 15:20). Più tardi, lei ed Aronne parlarono contro Mosè a causa di sua 6 Seguimi

EsodoDeuteronomio-leggi

Esattamente come nelle altre culture vicine, le leggi vennero normalmente scritte al maschile, come se solo gli uomini commettessero dei crimini. Per esempio: “Se uno [‘iysh] ruba un bue o una pecora... Se uno prende in prestito dal suo vicino una bestia...” (Esodo 22:1-14). Alcune versioni della Bibbia usano la forma più corretta “qualcuno”: “Se qualcuno ruba un bue o una pecora... Se qualcuno prende in prestito dal suo vicino una bestia...”. Molti esempi aggiuntivi di leggi potrebbero essere menzionati, che suppongono che la persona sia maschio; alcune poche leggi menzionano anche le donne. Tutte le leggi per l’incesto sono formulate in base a una


prospettiva maschile (Levitico 18) [2]. Le leggi d’Israele a volte si rivolgono agli uomini e alle donne in ugual modo. Ma, a volte, non è così. Presenteremo alcune di queste leggi per illustrare i punti di uguaglianza e punti di disuguaglianza. Dio disse che avrebbe punito l’iniquità dei padri sino alla terza e alla quarta generazione (Esodo 20:5): Ma niente viene detto riguardo i peccati delle madri. Le donne venivano specificamente incluse nel comandamento del sabato (versetto 10) e nel comandamento dell’onorare i genitori (versetto12). Chiunque avrebbe maledetto o percosso uno dei genitori doveva essere messo a morte (21: 15, 17). Ma nel decimo comandamento, “il prossimo” si presume che sia maschio; niente viene detto riguardo alla possibilità che il prossimo possa essere una vedova che possiede una proprietà (20:17). Se un uomo ebreo diventava un servo, doveva essere lasciato libero dopo sei anni e sua moglie sarebbe stata libera anch’essa; ma se il padrone gli aveva data una moglie, lei e i suoi figli non dovevano essere lasciati liberi (21:2-4). L’uomo poteva stare con la sua famiglia solo se diventava servo per tutta la vita (versetti 5-6). I servi, maschi o femmine, dovevano essere liberati se erano feriti. Un bue che aveva colpito a morte un uomo o una donna, doveva essere abbattuto (versetti 26-28). Se una femmina veniva venduta come schiava [3], essa non doveva essere lasciata libera (in quella società, una tale “libertà” poteva forzare la donna alla prostituzione). Poteva essere venduta a Ebrei, ma non a stranieri. Se veniva comprata per un figlio, doveva essere trattata come una figlia. Se il figlio sposava un’altra donna, non doveva privare la prima moglie dei diritti coniugali, oppure doveva lasciarla libera (21:7-11). L’ultimo versetto può implicare che erano incluse nella precedente situazione anche le relazioni sessuali; era una cosa comune per le donne schiave essere concubine. Se degli uomini causavano una nascita prematura per un comportamento incosciente [4], poteva essere chiesto il pagamento dell’ammenda “che il marito della donna gli imporrà” (21:22). Non viene fatta menzione di ciò che la donna

poteva volere. Se un uomo dormiva con una vergine, doveva pagare la dote, anche se il padre non permetteva il matrimonio (22:16-17) [5]. Dopo aver partorito una femmina, le donne rimanevano impure per un periodo di tempo più lungo (Levitico 12:1-5). Dopo una emissione di seme, gli uomini rimanevano impuri fino a sera; mentre le donne erano impure per sette giorni per il ciclo mestruale; e la loro impurità era anche più trasmissibile (Levitico 15:1624). Per il voto di consacrazione, le femmine venivano valutate meno rispetto agli uomini (Levitico 27:2-7). Entrambi i sessi potevano fare voti di nazireato per dedicarsi al servizio divino (Numeri 6:2)[6]. Alle donne fu permesso di prendere voti religiosi, ma erano validi soltanto se il padre o il marito avrebbero approvato (Numeri 30:3-14). Il voto di una vedova o una donna divorziata era automaticamente valido (versetto 9). Apparentemente le donne non potevano essere sacerdoti, nonostante nessuna legge si riferisca specificamente a questo fatto (ma anche la maggior parte degli uomini non poteva essere sacerdote). Un sacerdote poteva dare cibo sacrificale alle sue figlie, anche a quelle che erano tornate in famiglia dopo aver perso il marito o avere divorziato (Numeri 18:11; Levitico 22:13). Agli uomini veniva richiesto di andare alle feste e fare un’offerta tre volte all’anno (Deuteronomio 16:16); e si presupponeva che normalmente vi andassero anche le donne, i bambini e le vedove (26:12; 31:12). Quando, in guerra, gli israeliti catturavano donne , potevano prenderne una come moglie [7]. Poteva essere liberata, ma non venduta o trattata come una schiava (Deuteronomio 21: 10-14). Se un uomo sposava due donne, doveva trattare equamente il primogenito (che aveva la parte più grande di eredità), non in base a quale moglie preferiva (versetti15-17). Se una donna fidanzata stava volontariamente con un altro uomo, era colpevole di adulterio e entrambi venivano messi a morte (22:23-24). Ma se succedeva in campagna, si presumeva che 7 Seguimi

si era trattato di una violenza e solo l’uomo veniva messo morte (Deuteronomio 22:23-27). Se una ragazza non era fidanzata, l’uomo sarebbe stato costretto a pagare 50 sicli e a sposarla, senza diritto al divorzio (versetti 28-29). La legge non dava voce alcuna alla ragazza in queste situazioni. Se un uomo sospettava che la sua nuova moglie non era vergine, poteva metterlo in dubbio. Se la sua verginità non poteva essere provata, la donna doveva essere lapidata davanti alla casa di suo padre, per la sua condotta promiscua mentre era soggetta a lui (22:13-21) [8]. Se un uomo si era sposato da un po’ e sospettava l’infedeltà di sua moglie, poteva portare un’offerta al sacerdote e metterla alla prova (Numeri 5:15-28); la legge supponeva l’innocenza e lasciava la decisione per la punizione o meno all’intervento di Dio. Se poteva essere provato che la moglie era stata con qualcun altro, lei e l’altro uomo venivano messi a morte (Deuteronomio 22 22); ma questo non si applicava al contrario. Un marito che stava con una prostituta, per esempio, non era considerato colpevole di adulterio. Similmente, le leggi non richiedevano che gli uomini fossero vergini quando si sposavano. Gli uomini potevano avere più mogli, ma le donne non potevano avere più mariti. Le leggi regolavano il comportamento sessuale delle giovani donne e delle mogli, ma non regolavano la vita sessuale delle vedove; né proibivano la prostituzione [9]. Se un uomo voleva divorziare da sua moglie doveva darle un documento che le permettesse di sposare qualcun altro (Deuteronomio 24:1-4). Alla donna non veniva concesso il diritto di divorzio da suo marito. Le mogli erano legalmente sotto l’autorità dei loro mariti, e venivano a volte trattate come una proprietà, ma non avevano lo stesso status legale della “proprietà”; non facevano parte dell’eredità, anche se ne facevano parte le concubine. “Una moglie non poteva essere venduta come un bue o un asino... I diritti coniugali di donna… la distinguevano dallo schiavo che rappresentava una vera proprietà” [10].


Conclusione Le donne di solito furono trattate meglio sotto le leggi di Mosè di quanto non lo sarebbero state in altre nazioni [11]. Eppure, molte delle leggi sopra menzionate ci colpiscono ancora per quanto favoriscano più gli uomini delle donne. Come dovremmo rispondere a queste leggi? Per prima cosa, dobbiamo riconoscere che le leggi, come parte dell’Antico Patto, sono obsolete. I cristiani oggi non sono assolutamente obbligati a vivere secondo queste leggi. E poi, dobbiamo capire che anche quando l’Antico Patto era in vigore, queste leggi non descrivevano la società ideale. Gesù indicò che la legge del divorzio era una concessione che Dio permise, poiché le persone erano peccatrici (Matteo 19:8). Un’usanza che già esisteva fu regolata per prevenire abusi evidenti, ma la legge non implicava l’approvazione dell’usanza stessa. La stessa cosa è vera per molte delle altre leggi, come quelle che implicavano una più grande libertà sessuale per gli uomini che per le donne. Per esempio, la mancanza di pena per gli uomini non dovrebbe essere presa come un’approvazione divina per la loro libertà ad andare dalle prostitute. Era una cultura patriarcale e Dio permetteva che alcune ingiustizie continuassero per un certo tempo. Crediamo che nessuno al mondo dovrebbe essere comprato e venduto come schiavo. Crediamo che l’impegno per tutta la vita nel matrimonio dovrebbe essere preso sia dalla sposa che dallo sposo. Crediamo che la fornicazione e l’adulterio non meritino la pena di morte. Crediamo che gli uomini, come le donne, dovrebbero essere vergini quando si sposano. Crediamo ancora che gli uomini, come le donne, non dovrebbero avere rapporti sessuali al di fuori del matrimonio. Eppure riconosciamo anche che non possiamo sempre insistere su questi ideali. In molte nazioni, i matrimoni vengono pianificati e le coppie devono vivere con relative conseguenze. Molti giovani non sono vergini e l’adulterio succede. Anche all’interno delle comunità dei credenti,

c’è a volte “durezza di cuore”, una durezza che chiama al pentimento, ma che richiede anche una soluzione pratica a ciò che le persone hanno fatto. Questo non è il luogo per esprimere giudizi etici sulle diverse situazioni a cui le persone vanno incontro. Siamo semplicemente puntualizzando che queste leggi, nonostante siano bibliche, furono date in un particolare contesto culturale e non dovremmo vederle come delle direttive di Dio valide per sempre. Anche nel Nuovo Testamento ci sono delle direttive che sono state influenzate dalla cultura del tempo: i capi coperti per le donne, il salutare le persone con un bacio, avere un elenco delle vedove più anziane, ecc. Tratteremo queste direttive più avanti. Per adesso è sufficiente notare che l’Antico Testamento è culturalmente molto più limitato rispetto al Nuovo Testamento. Nel nostro prossimo studio, guarderemo alle donne della storia d’Israele, da Raab a Ester. A causa della grande quantità di materiale, saremo nuovamente brevi, ma questa panoramica darà un certo contesto storico del ministero di Gesù e degli scritti di Paolo.

Note: [1] “In nessuna altra parte dell’antica letteratura del vicino oriente viene riportato che una divinità chiamò una donna per nome; eppure l’angelo del Signore lo fece persino per due volte nel caso di Agar (Genesi 16:8; 21:17). La conversazione tra l’angelo del Signore e Agar, nel suo contesto culturale è sorprendente tanto quanto la conversazione di Gesù, ai suoi giorni, con la donna samaritana. In entrambi i casi, Dio riveste una donna di piena dignità curandosi di lei premurosamente e dandole delle rivelazioni, nonostante entrambe venissero dal fuori della razza pura ed erano peccatrici” (Bruce Walkte, “The Relationship of the Sexes in the Bible”, Crux, September 1983, pagg. 1214). [2] Così la legge proibisce che un uomo giaccia con la zia (versetti 12-14), ma niente viene detto riguardo alla donna che giace con suo zio. [3] I padri potevano vendere anche i 8 Seguimi

loro figli come schiavi; uomini e donne potevano vendere se stessi (Levitico 25:39; Deuteronomio 15:12). [4] Ma se causavano un aborto spontaneo o una lesione grave, si applica il versetto 23. Christopher Wright dice che in questo contesto, “vita per vita” non significa una pena di morte, ma un bambino vivo dato per compensare uno che viene ucciso prima della nascita. La pena di morte non era appropriata per l’omicidio accidentale (versetto 13). (God’sPeople in God’s Land: Family, Land and Property in the Old Testament [Paternoster, 1997], pagina 212). [5] Deuteronomio 22:28-29 è simile, ma non permette un suo rifiuto e specifica che la donna non può mai essere divorziata. [6] Tuttavia, il resto del capitolo è scritto come se il Nazireato fosse per l’uomo, seguendo l’usanza che le leggi sono scritte come se fossero per i maschi anche quando si applicano alle femmine. [7] Non viene menzionata alcuna restrizione di razza. [8] Ma se l’accusava falsamente, non poteva più divorziare da lei. La “prova della verginità” poteva essere un panno macchiato da una recente mestruazione, mostrando che la donna, quando si sposò, non era incinta. [9] Ciò nonostante, la prostituzione fu regolata e scoraggiata. La prostituzione religiosa non era permessa, e le ricompense delle prostitute non potevano essere portate nel tabernacolo (Deuteronomio 23:17-18). Le figlie dei sacerdoti non potevano diventare prostitute; e i sacerdoti non potevano sposarsi con le prostitute (Levitico 21:9, 13). I padri non potevano forzare le figlie alla prostituzione (Levitino 19:29). Ma non c’era una pena per la prostituzione in sé. [10] Linda Belleville, Women Leaders and the Church: Three Crucial Questions (Baker, 1999), pagina 77. [11] Per qualche esempio, vedi William Webb, Slaves, Women & Homosexuals, pagg.76-80, e gli articoli sulle donne nell’Anchor Bible Dictionary e nell’Intervarsity’s Dictionary of the Old Testament: Pentateuch.


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Michael Morrison

una delle caratteristiche della fede. I commentatori dibattono ampiamente sul preciso significato delle parole greche usate qui. La fede è un sentimento di sicurezza (come riportato sopra) oppure è la “sostanza” (come traducono altri) della nostra speranza? Questi dibattiti spesso non arrivano al punto, perché l’autore non sta cercando di definire la fede, ma di descrivere uno dei risultati che essa ha nelle nostre vite. Il punto dell’autore è che fede significa credere e agire per qualcosa che non possiamo vedere. Questa è la qualità della fede che l’autore vuole specialmente, e che i lettori abbiano. “Infatti, per essa fu resa buona testimonianza agli antichi” (v. 2). L’elemento della fede è un filo che scorre attraverso tutta la storia del popolo di

Eroi Fedeli

al momento presente. La creazione stessa mostra che solo perché qualcosa che non si può vedere, non vuol dire che non c’è. L’autore non dice che Dio fece ogni cosa dal nulla. Egli dice solamente che Dio fece il visibile dall’invisibile; questa è la differenza che vuole fare. Il nostro futuro è basato non su quello che vediamo, ma su quello che non vediamo, cioè Dio.

Abele ed Enoc Con questa breve introduzione l’autore inizia a dare degli esempi: “Per fede Abele offrì a Dio un sacrificio più eccellente di quello di Caino; per mezzo di essa gli fu resa testimonianza che egli era giusto, quando Dio attestò di gradire le sue offerte; e per mezzo di essa, benché morto, egli parla ancora” (Ebrei 11:4).

Studio di Ebrei 11:1-7

E

brei 11 è spesso chiamato il capitolo della fede. Esso ci racconta come persone diverse risposero con fede a ciò che Dio disse loro. Ma queste storie non sono raccontate come banalità storiche. Esse ci incoraggiano ad aver fede anche nelle nostre condizioni.

Un’introduzione alla fede L’epistola agli Ebrei aveva appena detto ai lettori che Dio vuole che il suo popolo “vivrà per fede” (Ebrei 10:38). Egli vuole che esso perseveri, che faccia la volontà di Dio e riceva le sue benedizioni (versetto 36). I cristiani sono persone “che hanno fede per ottenere la vita”. Il capitolo 11, poi, descrive cos’è la fede: “Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono” (11:1). Gli antichi oratori alle volte davano una breve definizione della parola che volevano usare, che non era. una definizione completa, ma sottolineava

Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono. Infatti, per essa fu resa buona testimonianza agli antichi. Ebrei 11:1-2

Dio; e l’autore lo porta fino ai giorni nostri, aggiungendo: “per fede comprendiamo che i mondi sono stati formati dalla parola di Dio; così le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti” (versetto 3, in riferimento a Genesi 1:3 e Salmo 33:6). La fede è necessaria dall’inizio fino

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Veramente Genesi 4 ci dice molto poco di Abele. Egli portò una offerta e Dio lo guardò con favore (Genesi 4:4). Non ci dice perché la sua offerta era migliore di quella di Caino (nell’antico Israele, il grano era un’offerta legittima esattamente come l’agnello) e non dice nulla sulla fede. Tuttavia, l’autore di


Ebrei presume che se Dio era compiaciuto, allora Abele doveva avere fede. Il prossimo esempio è Enoc: “Per fede Enoc fu rapito perché non vedesse la morte; e non fu più trovato, perché Dio lo aveva portato via; infatti prima che fosse portato via ebbe la testimonianza di essere stato gradito a Dio (Ebrei 11:5, che cita Genesi 5:24). Di nuovo, Genesi dice poco di Enoc, ma le leggende Giudaiche dicono che era stato portato in cielo e questo riflette il commento dell’autore, e cioè, che Enoc non morì. Dio lo prese perché “camminò con Dio”. Il nostro autore prende queste parole come prova della sua fede. Non sappiamo esattamente che cosa credeva o che cosa faceva. Probabilmente i lettori non hanno bisogno di avere prove della fede di Enoc, perché sanno già che egli era uno dei “buoni”. L’autore non sta cercando qui di discutere il suo caso con la logica, ma sta dipingendo un quadro, che mostra la fede non come una cosa strana, ma come qualcosa di naturale per il popolo di Dio. I lettori già sanno che la fede è buona, ma l’autore sta usando la sua abilità di oratore per creare emozioni positive per la fede, quando i lettori si trovano già ad affrontare possibili conseguenze spiacevoli per avere fede in Gesù Cristo. Per Abele, fede ha significato una morte prematura; per Enoc, il contrario. In entrambi i modi, il popolo di Dio ha bisogno della fede. Dopo l’introduzione di questi due esempi, l’autore esprime la lezione che vuole sottolineare: “Or senza fede è impossibile piacergli; poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano” (Ebrei 11:6). In questo piccolo credo, l’autore ci ricorda che Dio ricompensa i fedeli, quelli che lo cercano.

Sebbene non possiamo vederlo, abbiamo la prova che Egli esiste. Oltre alle ricompense sovrannaturali, la fede ha ricompense naturali anche nel presente: con la fede si sta meglio che con la paura.

Noè L’autore enfatizza ancor più il suo punto, iniziando ogni frase con le parole “per fede”: “Per fede Noè, divinamente avvertito di cose che non si vedevano ancora, con

Per fede comprendiamo che i mondi sono stati formati dalla parola di Dio; così le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti. Ebrei 11:3

inevitabilmente malvagio il mondo: nessuno si pentì nemmeno dopo 120 anni di avvertimenti. E per la sua fede Noè divenne un erede della giustizia. Egli è la prima persona nella Bibbia ad essere chiamato giusto (Genesi 7:1). E, più tardi, sarà detto di Abramo, “Egli credette al Signore, che gli contò questo come giustizia” (Genesi 15:6). Abramo fu considerato giusto da Dio, perché era fedele. La parola Greca pistis può significare sia fede che fedeltà; e molte persone hanno notato che l’epistola agli Ebrei spesso la usa nel senso di fedeltà, o ubbidienza; e alle volte è difficile dire se l’autore si stia riferendo alla fede o al comportamento. (Sebbene Paolo occasionalmente usa la stessa parola col significato di fedeltà, egli di solito si riferisce alla fede). L’ubbidienza è la prova della fede, ed entrambe sono necessarie. Noè fece ciò che Dio gli disse di fare perché confidava in Dio; egli credeva che Dio avrebbe condannato gli empi e salvato lui e la sua famiglia se avessero costruito l’arca. Domande per la discussione: Se abbiamo la certezza che qualcosa accadrà, ma non accade, questa è sempre chiamata fede? (versetto 1) L’universo è visibile, ma abbiamo l’evidenza visibile che fu creato? Che fu creato da un comando di Dio? (versetto 3) Come può parlare Abele anche quando è morto? (versetto 4) Abele è morto, ma Enoc non conobbe la morte (versetto 5). Perché questa differenza, e dove sono ora? E’ davvero importante per noi credere che Dio ci ricompenserà? (versetto 6) In quale modo le persone, oggi, “condannano il mondo” avendo fede? (versetto 7).

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pio timore, preparò un’arca per la salvezza della sua famiglia; con la sua fede condannò il mondo e fu fatto erede della giustizia che si ha per mezzo della fede” (versetto 7). Per Noè, l’autore ha più informazioni bibliche: Dio avvertì Noè di un diluvio e gli disse di costruire un’arca; e Noè ubbidì, salvando se stesso e la sua famiglia (Genesi 6-9). In realtà Noè non condannò il mondo (lo fece Dio, in base al comportamento del mondo), ma il suo fedele esempio rese ovvio quanto fosse diventato

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( Continua da pag.1)

Cristo le fece “pescatori di uomini” Queste donne camminarono con Cristo; le loro vite cominciarono ad assomigliare al carattere del loro Signore. Erano trasformate in qualcosa di desiderabile che gli uomini non potevano trovare da nessuna altra parte. Non è che non c’erano delle donne virtuose fra le donne pagane. E’ solo che, proporzionalmente, c’erano così tante donne cristiane virtuose che ogni uomo che cercava una donna virtuosa era tendenzialmente attratto dalla comunità cristiana. Le affermazioni di Paolo in I Corinzi 7 erano primariamente intese a regolare un fenomeno che stava accadendo con una frequenza crescente: degli uomini pagani si avvicinavano alla Chiesa per trovare moglie, con una frequenza rapidamente crescente.

Qualità di vita

generazioni successive, facendo crescere esponenzialmente l’impatto di questa semplice obbedienza. 2. I cristiani riflettevano anche l’amore di Dio per le vedove. Le vedove pagane erano spesso obbligate a risposarsi contro la loro volontà. Spesso diventavano proprietà del nuovo marito e perdevano tutta la loro eredità ed il controllo

3. Le donne cristiane potevano sposarsi in età più matura. Questo non sembra così rilevante se non si sa che nel mondo greco-romano le ragazze erano spesso forzate a sposarsi in età prepuberale. Alcuni storici stimano che quasi il 50% delle donne pagane vivevano in uno stato di matrimonio consumato prima dell’età di 14 anni. Le donne cristiane stavano molto meglio per il cammino vocazionale della comunità con Gesù. 4. Ruoli di responsabilità erano dati alle donne cristiane, che furono ordinate come diaconesse esattamente come gli uomini. Origene e altri commentarono di donne che erano meritatamente parte del diaconato. Il termine “diaconessa” è una forma moderna e non riflette il termine originale, dove un diacono era un diacono, maschio o femmina che sia.

Riconosco che Gesù mi vuole, non soltando i miei sforzi. La sua chiamata è per me è di essere Suo. La mia efficacia inizia e finisce con la mia sottomissione intenzionale a Lui nella mia vita quotidiana. Ogni giorno è un nuovo passo in un viaggio lungo tutta la vita con Cristo. Nell’essere un persona ordinaria e vivere una vita ordinaria in Cristo, gli permetto di usarmi in modo tale che io possa portare beneficio al suo Regno, in modi che io non posso neanche immaginare e tanto meno escogitare.

Con il passare del tempo, le donne cristiane cominciarono a godere di una qualità di vita significativamente migliore a confronto di tante donne pagane nella società grecoromana. Questa enorme differenza si trovò dove la comunità cristiana fu compatta nel seguire la via di Cristo: 1. La comunità cristiana rigettò il concetto prevalente dei due pesi e due misure, secondo il quale ci si aspettava che la donna fosse casta mentre all’uomo era concessa una grande libertà sessuale. Questo cambiò l’intero disegno di vita per la comunità e per tutti quelli con cui venivano in contatto. E si estese alle

personale delle loro proprietà; potevano essere messe da parte e lasciate senza niente. Non accadeva così per i cristiani. La comunità cristiana aiutava a sostenere le vedove credenti che non avevano abbastanza per vivere. 11 Seguimi

Le epidemie

Due gravi epidemie colpirono l’Impero romano. La prima devastò il continente tra il 165 d.C. e il 180 d.C. circa. La seconda epidemia arrivò circa 100 anni dopo. Durante i suoi 15 anni, la prima epidemia sterminò tra un quarto e un terzo della popolazione dell’impero. Uccise persino l’imperatore Marco Aurelio. (La sua morte è stata descritta all’inizio del film “Il Gladiatore”.) I cristiani furono colpiti da queste piaghe insieme ai loro vicini pagani. A differenza dei pagani, però, la maggior parte dei cristiani seguiva Gesù e lo emulava nel comportamento della sua vita e, in alcuni casi, nel modo in cui moriva. Gesù si servì del popolo che lo seguiva per scuotere l’impero.


Immaginate di trovarvi in mezzo a un’epidemia: l’odore di morte vi circonda, carovane di carri si muovono attraverso le strade per lasciare la città, carichi di corpi infettati da portare ad una fossa comune dove saranno sepolti o bruciati, la gente intorno a voi cade come mosche. Chi sarà il prossimo a morire? In circostanze come queste, la gente si fa domande sulla vita, sulla morte e su Dio. I pagani non avevano alcuno a cui rivolgersi. I loro sacerdoti non avevano delle risposte. I loro dei non erano d’aiuto. Gli dei pagani erano lì per essere placati così che non avrebbero infierito. Ma gli dei pagani non offrivano loro un rapporto di amore. Solo Gesù lo fece. Gli dei pagani non offrivano vita eterna, se non nell’oscurità del regno dei morti. Così c’era una speranza e un conforto per i cristiani che erano nutriti dallo Spirito Santo. C’era un’attitudine di amore verso gli altri, persino nelle difficili tribolazioni che affrontavano. Intorno al 260 dopo Cristo, Dionisio scrisse: “La maggior parte dei nostri fratelli cristiani mostrarono un amore e una lealtà illimitati, non si sono mai risparmiati, pensando solo l’un all’altro. Non curanti del pericolo, i cristiani si presero cura dei malati, dando loro tutto quello di cui avevano bisogno, servendoli in Cristo e lasciando questa vita serenamente felici; essi furono infettati dagli altri, portando su di sé la malattia dei vicini e accettando serenamente la loro sofferenza. Molti, curando gli altri, furono contagiati e morirono in loro vece… I nostri fratelli migliori persero la loro vita in questo modo e un numero di presbiteriani, diaconi e laici si sono guadagnati grande lode perché la morte in questa forma, fu il risultato di grande pietà e forte fede, simile al martirio”. Un grande numero di pagani, inclusi governatori, sacerdoti e medici, non

avendo alcuna speranza per le loro vite, fuggirono per scampare all’epidemia. Lasciarono i loro malati soli senza nessun tipo di cura e senza aiuti di base. I cristiani, nell’insieme, tendevano a rimanere e a prendersi cura dei loro malati e l’un dell’altro. In molti casi, l’amore di Dio in loro raggiunse anche le case abbandonate dai pagani e si presero cura anche di quei malati. Questo singolo gesto, scaturito dalla riflessione su cosa Gesù avrebbe fatto in quella situazione, ebbe un profondo effetto. Riportiamo alcuni dei modi in cui fecero una tale differenza: L’esempio cristiano era di tale contrasto con l’esempio pagano che un gran numero di quelli che sopravissero all’epidemia erano portati a guardare i cristiani vicini con cuore aperto. Il sistema in cui credevano non li aveva aiutati. Invece, i loro vicini cristiani sembrava conoscessero una via migliore. Così, molti furono portati a Cristo.

Religione pura e senza macchia Gli epidemiologi stimano che la cura base della salute, come il fornire abbastanza acqua e calore, può risultare in un tasso di sopravvivenza anche fino al 30% superiore. C’erano infatti più sopravvissuti cristiani che pagani. Questo fatto di per sé era sufficiente per cambiare sostanzialmente il rapporto tra il numero di cristiani e quello dei pagani. Anche i pagani che erano stati curati dai cristiani godettero di un numero più alto di sopravvissuti. Questi sopravvissuti tendevano quindi ad avere delle relazioni amorevoli con i cristiani, invece dei sospetti che avevano avuto nel passato. Il numero di conversioni aumentò drasticamente. Infatti, questo cambiamento dello status quo ebbe un impatto così drammatico che lo stesso imperatore

Giuliano scrisse al capo sacerdote della Galazia, suggerendo che c’era bisogno di uniformarsi alle virtù cristiane. In una lettera ad un altro sacerdote Giuliano scrisse: “Penso che quando i poveri sono stati trascurati e dimenticati dai sacerdoti, i Galilei empi lo notarono e si dedicarono alla benevolenza”. Egli scrisse anche: “I Galilei sostengono non solo i loro poveri, ma anche i nostri. Tutti vedono che la nostra gente manca di aiuto da parte nostra”. Povero Giuliano! Come molti oggi, poteva vedere solo le cose in termini economici. Egli non aveva idea che se stesso e il suo sistema erano messi a confronto personalmente con Gesù, attraverso la vita collettiva di coloro che seguirono la chiamata: “Venite dietro a me e vi farò pescatori di uomini” (Matteo 4:19). Ho imparato le seguenti lezioni chiave nella ricerca e nello scrivere di questa trilogia: Riconosco che Gesù vuole me, non soltanto i miei sforzi. La sua chiamata per me è di essere Suo ( Egli riempirà lo spazio bianco, ed il risultato glorificherà il Padre). La mia efficacia inizia e finisce con la mia sottomissione intenzionale a Lui nella mia vita quotidiana. Ogni giorno è un nuovo passo in un viaggio lungo tutta la vita con Cristo. Nell’essere una persona ordinaria e vivere una vita ordinaria in Cristo, gli permetto di usarmi in modo tale che io possa portare beneficio al suo Regno, in modi che io non posso neanche immaginare e tanto meno escogitare. Nota: Siccome questo è un articolo giornalistico, non ho elencato tutte le citazioni o fonti. La fonte principale per le statistiche e le citazioni è il libro di Rodney Stark “The Rise of Christianity” (1997 Harper Collins). Il dott. Stark a sua volta cita le specifiche fonti per i suoi studi e le referenze di antichi manoscritti.

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Questo periodico è diffuso in Italia dalla Chiesa di Dio Universale Casella Postale 67 24030 Brembate di Sopra (BG) E-mail: chiesadidiouniversale@tin.it Sito internet: www.wcg.org/italy

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Seguimi n.1 anno 2008  

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