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nr. 5 / Giu. 2012

L’importanza della piazza finanziaria per il Ticino


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Sommario

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Giugno 2012 Strong opinion Editoriale Contromano Il Tema Ospite Ospite Ospite Ospite Biblioteca liberale Attualità Attualità Attualità Attualità Attualità Attualità Formazione Osec Commercio estero Fiere internazionali Vita dei Soci Vita dei Soci Vita dei Soci Vita dei Soci Vita dei Soci Vita dei Soci Vita dei Soci Vita dei Soci Vita dei Soci Vita dei Soci

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Venti autolesionisti Criminalizzare le aziende danneggia tutti Invece di frenare le uscite si accelerano le imposte La nuova grande sfida per la piazza finanziaria ticinese Ticino for Finance: per una valorizzazione della piazza finanziaria ticinese Grazie ad una partnership tra pubblico e privato è nata Ticino for Finance Anche i fiduciari in prima linea sulla piazza finanziaria in evoluzione La Borsa di Berna: un’opportunità per le PMI Solidarietà e profitto sono due facce della stessa medaglia Danneggia la Svizzera «Governance a geometria variabile: linee guida per le regioni metropolitane» Il mattoncino stile «Lego» tira? L’estate del programma fedeltà arcobaleno è ai nastri di partenza Notizie ed informazioni per vivere l’Insubria Investire in Special Situations Ivano Realini, Economista aziendale nelle arti e mestieri diplomato 2011 Commercio estero Difficoltà ricorrenti in ambito export I prossimi appuntamenti MaffeisNetwork SA Masaba Sagl UTD - Unique Trend Developments SA Ticinomoda SSIC TI Gruppo Sicurezza Lugicons SA Luisoni Consulenze SA Consel Suisse Sagl UPSA Ticino

Redattrice responsabile: Lisa Pantini

nr. 5 / Giu. 2012

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Impressum Editore: Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino, Lugano

L’importanza della piazza finanziaria per il Ticino

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Comitato redazionale: Franco Ambrosetti, Luca Albertoni, Rinaldo Gobbi, Lisa Pantini, Simona Morosini Marconi, Marco Passalia e Mercedes Galan Foto di copertina: © iStockphoto.com/Bliznetsov

Redazione: Cc-Ti, Corso Elvezia 16, 6900 Lugano Tel. +41 91 911 51 11 Fax +41 91 911 51 12 pantini@cc-ti.ch www.cc-ti.ch Pubblicità: Pubblicità Sacchi, C.P. 558 6928 Manno Tel. +41 91 600 20 70 info@pubblicitasacchi.ch www.pubblicitasacchi.ch

Stampa: TBS, La Buona Stampa sa via Fola 11, Pregassona (Lugano) Diffusione: Tiratura: 2’500 copie Abbonamento gratuito per i soci Cc-Ti Abbonamento supplementare: - CHF 50.- annuo - per i non soci CHF 70.- annuo (+ IVA) Frequenza: Ticino Business è pubblicato in 10 numeri annuali


Strong Opinion di Franco Ambrosetti, Presidente della Cc-Ti

Venti autolesionisti

Vent’anni fa, il settore tessile in Ticino era praticamente sparito. Le ultime aziende insediatesi avevano scelto il nostro Cantone come ultima spiaggia a causa dei bassi salari, prima di compiere il salto definitivo verso Hong Kong e dintorni lasciando dietro di loro disoccupazione e desolazione. Grazie al coraggio di imprenditori come Zegna e altri membri di Ticinomoda, il nocciolo buono di questo importante settore è sopravvissuto e ripartito a dispetto della crisi che aveva colpito il tessile un po’ ovunque in Europa. Le previsioni economiche sono quanto mai inaffidabili perché dipendono dall’attività umana, imprevedibile per sua natura e da circostanze imponderabili. Ecco perché un’attività alla quale nessuno aveva pensato, inaspettatamente si insedia nel nostro Cantone che offre vantaggi competitivi in termini di efficienza, condizioni quadro del sistema Paese, livello della manodopera, fiscalità moderata, qualità di vita e quant’altro. Parlo della logistica che da anni è una realtà molto significativa della nostra economia. Questa premessa è opportuna per capire l’origine del Fox Town, il centro commerciale che ospita gli outlet (spacci aziendali a prezzi ridotti) delle marche più prestigiose al mondo. Da 17 anni il Fox Town è una bandiera per il Ticino, la prova di un successo imprenditoriale scaturito dalla fantasia e dalla perseveranza del suo fondatore sull’onda della rinascita di un’industria data per defunta. Dati attuali: mille dipendenti, 2.3 milioni di clienti nel 2011 e 33 milioni dal ‘95 (due volte la popolazione del Regno Unito), 2.4 miliardi di franchi fatturati dal 1995 ad oggi, contratto collettivo di lavoro (CCL) firmato con i sindacati che offre 40 ore settimanali, 5 settimane di vacanza minime per tutti e cospicui salari minimi per categoria. Ora, dopo quasi un ventennio salta fuori che le aperture domenicali che contribuiscono per ben il 30% alla cifra d’affari globale, sono illegali. Chi lo dice? Il Seco (organo del Dipartimento federale dell’economia). Lo stesso ufficio bernese che fino a due settimane fa sosteneva che le black list di Tremonti erano un problema solo per il piccolo Ticino. Ma chi è il Seco che in barba a una sentenza del Tribunale Federale del 1997 sostiene l’illegalità dell’apertura domenicale in questione? Si rende conto della gravità di un’affermazione del genere e delle conseguenze economiche per un Cantone che si trova in gravissime difficoltà a fronteggiare una concorrenza agguerritissima a pochi chilometri dal confine? Per la legge federale il lavoro domenicale, a determinate condizioni che si applicano perfettamente alla realtà del Fox Town, è autorizzato. Aggiungo che la legislazione ha subito negli anni svariati adattamenti e solo un interpretazione volutamente restrittiva e intransigente può portare a conclusioni

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tanto sciagurate. Tra qualche tempo le FFS inizieranno la ristrutturazione delle stazioni di Lugano e Bellinzona che prevede l’insediamento di spazi commerciali aperti sette giorni su sette dal mattino presto alle 22.00. Come l’Aperto (ora Piccobello) che tutti conosciamo. Segno che la questione dell’apertura domenicale non è un tabù ma un argomento flessibile. Le FFS sono lo Stato. Il Fox Town no. Due pesi e due misure? Di fronte alla situazione di pericolosa incertezza giuridica, i sindacati firmatari del CCL si sono divisi. OCST, SIC (e MPS) sono a favore dell’apertura domenicale, UNIA è contraria, nonostante abbia firmato il CCL rinnovato l‘1.1.2012 che la prevede come finora. Ammetto, mi devo essere perso qualche puntata della telenovela “Il sindacato ce l’ha duro”, perché quando si chiamava FLMO l’intransigenza era un atteggiamento mentale sconosciuto. Alfredo Bernasconi prima e Renzo Ambrosetti poi facevano gli interessi dei lavoratori e non quelli del sindacato che, oggi, mi pare, voglia essere un centro di potere fine a se stesso, per scopi politici dei quali i lavoratori se ne fanno un baffo solenne. La forza della Svizzera sta nella predisposizione al dialogo tra le parti sociali, la nostra ricchezza e stabilità sono il frutto di questa politica del compromesso. Siamo un unicum nel panorama politico occidentale, con la concordanza che arriva fino a livello governativo. È lo stile del nostro Paese. La contrapposizione radicale, la voglia di menar le mani, atteggiamenti di intransigenza calvinista, posizioni iperideologiche sono veleno puro. Venti autolesionisti per i valori nei quali siamo cresciuti e che ci hanno portato in una posizione di privilegio che tutti ci invidiano. Lasciamo il massimalismo e l’intolleranza ai Paesi che ci circondano che, legittimando posizioni oltranziste, sono andati molto peggio di noi e ora ne pagano il prezzo. Non saranno affari nostri ma una domanda mi scappa di farla: accettare la posizione del Seco che non è un istanza giudiziaria (dopo averla sollecitata) vuol dire difendere gli interessi dei lavoratori? È stato chiesto loro cosa ne pensano? Il rischio di chiusura del Fox Town, in assenza di un accordo, è reale. Non ci voglio pensare. Nessuno può essere così masochista o così sprovveduto da sacrificare sull’altare di un’illegalità tutta da accertare un fiore all’occhiello che nutre 1000 famiglie, alimenta generosamente le casse dello Stato e rappresenta un icona per il turismo ticinese. A Tokio pochi conoscono Lugano. Tutti conoscono il Fox Town. Dovesse decidere di andare altrove sarebbe come se a Santiago de Compostela si decidesse di spostare la reliquia dell’apostolo S. Giacomo a Las Vegas.


Editoriale di Luca Albertoni, Direttore della Cc-Ti

Criminalizzare le aziende danneggia tutti Qualche giorno fa, le cosiddette “cinque sorelle” (ABT, AITI, Cc-Ti, CATEF e SSIC-TI, in rappresentanza anche delle oltre 50 associazioni di categoria in vario modo ad esse legate) hanno pubblicamente chiesto maggiore rispetto per le aziende che, è opportuno ricordarlo, creano posti di lavoro e gettito fiscale. Infatti, le associazioni economiche sono preoccupate per i continui ed indiscriminati attacchi al mondo produttivo e al sistema liberale svizzero. La lotta a determinati abusi, legati in particolare all’applicazione dell’accordo sulla libera circolazione fra Svizzera e Unione Europea, non passa per lo smantellamento delle strutture che hanno reso la Svizzera uno dei Paesi più competitivi del mondo, né mettendo continuamente sul banco degli accusati tutto il settore economico. È necessario un partenariato sociale costruttivo e tutti, aziende, sindacati e Stato (anche nel suo ruolo di datore di lavoro), devono operare congiuntamente per apportare i necessari correttivi, senza però stravolgere un sistema ammirato in tutto il mondo. Constatiamo infatti una crescente ostilità nei confronti delle aziende, accusate troppo spesso con superficialità di compiere o coprire abusi che danneggiano in particolare il mercato del lavoro cantonale. Un atteggiamento di questo tipo è incomprensibile, considerato che le imprese creano la ricchezza del Cantone, offrendo posti di lavoro, generando gettito fiscale diretto e indiretto (attraverso gli stipendi versati a collaboratrici e collaboratori) e garantendo quindi il funzionamento del Cantone (vedi ad esempio le statistiche ufficiali sul gettito fiscale delle persone giuridiche). La creazione di ricchezza, tutt’altro che scontata, va a beneficio di tutti ed è il frutto di un lavoro duro e costante, svolto spesso in condizioni difficili e non influenzabili, come dimostrano gli effetti del franco forte. E questo va riconosciuto senza se e senza ma. È pertanto sbagliato e scorretto criminalizzare indistintamente tutti gli operatori economici, a causa di una piccola minoranza che non rispetta le regole, non solo legali ma anche di opportunità. Le associazioni economiche sono impegnate in prima linea per combattere fenomeni di abusi, spesso legati a ignoranza delle regole svizzere da parte di un nuovo tipo di imprenditoria più legato a dinamiche internazionali e quindi meno sensibile al contesto sociale e politico cantonale. È però necessario che tutti, compresi i sindacati e lo Stato (visto che fenomeni di sostituzione di lavoratori indigeni e dumping salariale sono ravvisabili anche nel settore pubblico o para-pubblico), lavorino con intenti comuni. Un partenariato sociale efficace, come lo abbiamo conosciuto per decenni, è utile, ma vanno evitate le accuse superficiali e strumentali al mondo delle imprese, concentrandosi sui casi provati e che sono veramente nocivi per il tessuto economico cantonale.

Inoltre, non rappresentano certo soluzioni valide i tentativi di introdurre regole rigide e che prevedono, sulla carta, soluzioni a tutti i problemi attraverso norme complicate che rischiano di essere inapplicabili e bloccare tutto il sistema economico. Le associazioni economiche sono pertanto fermamente contrarie all’introduzione generalizzata di contratti collettivi di lavoro (CCL) o al ricorso sistematico a contratti normali di lavoro (CNL) affinché lo Stato imponga regole anche laddove non strettamente necessario. I CCL devono essere adottati solo nei settori in cui ve n’è manifestamente bisogno, sulla base di quanto indicato e negoziato dalle parti sociali e i CNL devono restare uno strumento da applicare solo in casi ben determinati di abusi acclarati e ripetuti. Il fatto che la Svizzera sia fra i Paesi più competitivi al mondo è senza dubbio dovuto anche al fatto che il nostro sistema è di chiara matrice liberale, con grande rispetto per la libertà economica e d’impresa, rese possibili da una legislazione non eccessivamente complicata e sanzionatoria. I molti, troppi tentativi di introdurre regole rigide sia a livello federale che cantonale rischiano di far perdere al nostro sistema molte delle peculiarità che lo rendono ammirato in tutto il mondo. Proprio quando Paesi a noi vicini (vedi Francia e Italia ad esempio) stanno cercando di staccarsi dalle rigidità delle loro normative sul lavoro, in Svizzera qualcuno sembra invece voler imitare questi esempi poco edificanti. Le associazioni economiche non ritengono che sia questa la via da seguire. La flessibilità non è sinonimo di abuso. Gli abusi vanno combattuti energicamente, ma senza stravolgere il sistema. È ovvio che se si vogliono mantenere poche regole chiare ed efficaci occorre rispettarle, ma per questo bastano alcuni adattamenti. Infine, occorre sottolineare che la libertà d’impresa va tutelata anche evitando che si tengano discorsi di economia pianificata. Troppo facile dire che certe imprese non le vogliamo più sul nostro territorio. Anche le deprecate attività a scarso valore aggiunto hanno comunque un impatto in termini di gettito fiscale per il Cantone e sarebbe assurdo decidere a tavolino chi è meritevole di insediarsi in Svizzera oppure no. È giusto che vi siano strategie di massima su settori sui quali si vuole puntare, ma questo non deve impedire lo sviluppo del tessuto imprenditoriale che segue dinamiche dettate dagli eventi economici. La libertà di insediarsi in Svizzera non va confusa con la legittima richiesta di fissare criteri chiari per chi riceve aiuti e agevolazioni dallo Stato, che è cosa ben diversa. Di tutti questi aspetti occorre tenere conto, se vogliamo mantenere un sistema in grado di reggere il confronto con un panorama nazionale ed internazionale sempre più agguerrito. Sarebbe un peccato mortale farsi male da soli eliminando tutti i nostri punti di forza.

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Contromano di Alessio Del Grande

Invece di frenare le uscite si accelerano le imposte

Frenare i disavanzi pubblici. E chi non sarebbe d’accordo. Il discorso, però, cambia quando la leva da tirare per azionare il freno è il moltiplicatore cantonale d’imposta. Tradotto in parole semplici vuol dire: fissata la regola di un limite pari al 3% delle entrate correnti per i disavanzi calcolati a preventivo, qualora si sfori questa percentuale, per coprire il disavanzo si ricorre all’aumento delle imposte cantonali. Con una classe politica abituata da decenni al tassa e spendi, pare scontato che si darà un’accelerata alla pressione fiscale più che una frenata alle spese. È questo il meccanismo perverso che sta dietro il recente messaggio del Governo sul freno ai disavanzi, secondo un modello ideato e caldeggiato dalla Ministra delle Finanze Laura Sadis. Un progetto bocciato senza riserve da tutte le associazioni economiche e imprenditoriali, dalla Camera di commercio all’Aiti, dall’Associazione bancaria alla Camera dell’economia fondiaria e agli impresari costruttori. Perché non è certo con questo strumento che si potrà finalmente arrivare ad una più rigorosa disciplina di bilancio. Perché il vero problema è il controllo delle uscite, mentre un freno ai disavanzi così concepito, significherebbe solo un aumento certo e ricorrente della pressione fiscale. Una certezza che deriva dal fatto che di contenere la spese in Ticino non se ne parla proprio. O, meglio, se ne parla, a mo’ di alibi, ma in concreto non si è fatto mai niente. Fallita la mitica riforma dei compiti dello Stato (scaduta a palliativi riorganizzativi), fallito ogni tentativo di sfoltire l’ipertrofica amministrazione cantonale, in presenza di un eccesso di dipartimentalismo e con il Parlamento che da una parte invoca rigore finanziario e dall’altra, non solo approva nuove spese, ma boccia pure qualche timida misura di risparmio, la crescita delle uscite è ormai purtroppo un trend permanente nei bilanci del Cantone. Dietro questi flussi crescenti delle uscite ci sono essenzialmente due fattori: una classe politica che si assicura il consenso attraverso l’erogazione in varie forme di denaro pubblico, ossia coi soldi dei contribuenti, e un funzionariato statale assai attento a servire gli interessi dei partiti nella creazione di questo consenso. Una dinamica che ha portato ad un aumento continuo della spesa pubblica che ha poco a che vedere con la necessità di finanziare nuovi bisogni sociali. Negli

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ultimi anni a contenere il deficit c’è stato l’incremento costante delle entrate, in gran parte sopravvenienze fiscali, che hanno garantito discreti margini di operatività nella gestione del bilancio. È però chiaro che il gettito garantito da queste sopravvenienze ( ogni anno sono decine di milioni di franchi) non durerà in eterno e che bisognerà, quindi, mettere mano a quei nodi strutturali che impediscono una sana e responsabile politica finanziaria. Che non può essere il freno ai disavanzi con il moltiplicatore cantonale. Una soluzione di questo genere comporta solo tre gravi conseguenze, senza risolvere il problema. Anzi peggiorandolo. Innanzitutto aumenterebbe la pressione fiscale sulle persone fisiche e giuridiche; in secondo luogo una classe politica di manica larga con i soldi dei cittadini si sentirebbe incentivata a spendere ancora di più, e non da ultimo col moltiplicatore cantonale si darebbe il colpo di grazia alla concorrenzialità fiscale del cantone. Aspetto quest’ultimo affatto trascurabile, visto che il Ticino ha perso già parecchie posizioni nella classifica intercantonale dell’attrattività fiscale. In poche parole il freno ai disavanzi non offre nessuna garanzia per il contenimento delle uscite, ma solo la certezza di un aumento delle imposte. Ecco perché rispetto a questa proposta appare molto più incisiva e mirata quella legge sul freno alla spesa pubblica, proposta nove anni fa dall’allora Ministra delle Finanze Marina Masoni, e rilanciata recentemente dall’UDC con un’iniziativa parlamentare. La proposta di Masoni aveva il pregio di affermare il sacrosanto principio che le uscite dello Stato non potevano aumentare più della crescita economica - vale a dire del Prodotto interno lordo del cantone - calcolata sulla media degli ultimi cinque anni. Superato questo limite la legge Masoni prevedeva tagli automatici per le uscite. Dunque, lo Stato era obbligato ad esercitare di preventivo in preventivo il necessario rigore finanziario e senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Ovvio che una simile proposta non poteva suscitare l’entusiasmo di politici abituati a tutt’altri costumi, per cui il progetto di Masoni rimase nei cassetti della commissione della Gestione. Sadis lo ha tirato fuori, snaturandolo però con il correttivo del moltiplicatore cantonale, il che vuol dire far pagare ai cittadini e alle imprese quegli aumenti della spesa pubblica che né il Governo né il parlamento riescono a controllare.


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Il tema di Alessio del Grande

La nuova grande sfida per la Un consiglio d'oro: ascoltare sempre prima di mettersi all 'opera.

In una recente intervista il CEO di UBS Sergio Ermotti, ricordando quattro anni di attacchi al segreto bancario, ha affermato che è in atto una guerra economica contro la piazza finanziaria svizzera. Obiettivo di questa guerra è colpire e indebolire soprattutto le due più grandi banche elvetiche, a tutto vantaggio dei maggiori concorrenti internazionali. Le banche svizzere, ha ricordato Ermotti, gestiscono oggi 2.200 miliardi di franchi di capitali stranieri, è inevitabile, quindi, che altre piazze, altri grandi istituti transnazionali vogliano mettere le mani su questo ricco mercato. Perdurando questa situazione “c’è il rischio che la nostra piazza finanziaria perda il 20% dei posti di lavoro, ossia 20 mila impieghi” ha avvertito il CEO di UBS. Purtroppo, non è uno scenario eccessivamente catastrofista. Ermotti sa di che parla. Difatti, il pressing degli USA e dell’Unione Europea sulla Svizzera non tende ad allentarsi. Tutt’altro. Mentre si è arrivati ad alcuni accordi fiscali con Paesi importanti, Gran Bretagna, Austria e Germania (per i quali però manca ancora la ratifica parlamentare) e ci si avvia finalmente ad un negoziato anche con l’Italia, su tutta la piazza finanziaria si vanno addensando altre nubi minacciose. Le nuove disposizioni Fatca, MiFid e del Gafi, che vorrebbe addirittura assimilare la violazione fiscale al riciclaggio, avranno ripercussioni non da poco. Ad esse si assommeranno quelle della Finma che colpiranno pesantemente il settore parabancario, rendendo insopportabili i costi operativi per molti gestori indipendenti di fondi e patrimoni. Una categoria che oggi accorpa in tutto il Paese più di 3’000 professionisti che gestiscono 600-650 miliardi di franchi circa, ossia 11% del private banking complessivo. Insomma, non è un momento felice per banche e parabancario che, non va dimenticato, rappresentano il 15% dell’economia elvetica. E tanto meno felice è per il Ticino finanziario sul cui futuro peserà non poco il tenore degli accordi fiscali che si andranno a sottoscrivere con Roma. Ecco perché meritano un plauso particolare tutte le iniziative orientate a valorizzare e promuovere la nostra piazza, come la nascita lo scorso anno di un’apposita associazione: Ticino for Finance. Costituita grazie ad una partnership tra pubblico e privato, che vede impegnati da un lato il Cantone e i Comuni più importanti, e dall’altro l’Associazione bancaria, la Camera di commercio,


piazza finanziaria ticinese

l’Associazione dei gestori patrimoniali, la Federazione delle associazioni di fiduciari e l’Ordine degli avvocati. Scopo prioritario di Ticino for Financeè quello di favorire il trasferimento nel Cantone di attività finanziarie ad alto valore aggiunto, sfruttando tutta una serie di potenzialità che vanno oltre quelle sinora offerte dal private banking. Un primo studio ha già enucleato promettenti campi di attività su cui si può lavorare: hedge funds, family offices, gestione di fondi d’investimento, fondi di private equity e trading di materie prime, attività quest’ultima in forte espansione in tutti i Paesi e che nel nostro Cantone sta conoscendo una crescita molto interessante. Si tratta innanzitutto di veicolare verso l’esterno le caratteristiche e le qualità della nostra piazza come centro finanziario internazionale, presentando agli operatori degli altri Paesi anche i vantaggi che offre il Ticino come luogo dove vivere e fare finanza. Sinora Ticino for Finance ha tenuto una cinquantina d’incontri e, dopo una prima iniziativa mirata sull’Italia, nell’aprile scorso ha organizzato pure una conferenza a Londra per presentare agli operatori britannici la piazza ticinese, le sue particolarità fiscali e giuridiche, la snellezza della burocrazia, ma anche la qualità della vita nel nostro Cantone. Insomma, i vantaggi del vivere e del fare business in Ticino che era, poi, il tema della conferenza, che ha destato apprezzamenti e un vivo interesse nella City. Si sta, dunque, mettendo in campo una strategia promozionale ad ampio spettro, che tende a sottolineare e valorizzare l’insieme dei vantaggi offerti dal Ticino e non solo quelli strettamente legati all’attività finanziaria su una piazza dalle solide tradizioni, ma allo stesso tempo fortemente integrata a livello globale. Un approccio che fa leva pure su fattori emozionali diversi, si pensi alla qualità della vita, alla burocrazia light o all’efficienza dei servizi, oggi determinanti nella scelta della sede per i propri affari. In attesa di vedere gli effetti della nuova Weissgeldstrategie e le conseguenze dirette dell’applicazione del modello Rubik, la nostra piazza finanziaria va tracciando un suo nuovo profilo. Proponendo un concetto di attrattività che va ben oltre quello di rifugio sicuro per i capitali in fuga da Stati sempre più indebitati.

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Ospite Intervista di Lisa Pantini con Franco Citterio, Presidente dell’Associazione Ticino For Finance, e Direttore dell’ABT – Associazione Bancaria Ticinese

Ticino for Finance: per una valorizzazione della piazza finanziaria ticinese Franco Citterio

Innanzitutto, può offrirci uno spaccato del settore bancario ticinese, per numero di banche, impieghi e patrimoni amministrati? “Il settore bancario ticinese a oggi è costituito da 70 banche che danno lavoro a circa 7’000 persone. Delle settanta banche presenti oltre la metà sono istituti che noi definiamo «in mano straniera» ovvero banche le cui partecipazioni qualificate sono estere, mentre un numero considerevole di banche è rappresentato dalle cosiddette «banche borsistiche» che sono specializzate nella gestione patrimoniale. Per quanto riguarda gli asset under management il settore bancario ticinese gestisce circa il 10% dei patrimoni amministrati a livello svizzero”.

Un anno fa per promuovere la piazza finanziaria è nata l’associazione Ticino for Finance, può tracciare un primo bilancio e anticiparci la strategia futura?

“Dopo diversi tentativi di sensibilizzare l’ente pubblico rispetto all’esigenza di fare una promozione economica specifica per il settore finanziario, due anni fa abbiamo trovato un interlocutore disponibile nel Cantone. Ticino for Finance nasce nel 2011 proprio dalla stretta collaborazione tra il Dipartimento delle finanze e dell’economia del Canton Ticino e l’Associazione Bancaria Ticinese ed ha raccolto ben presto la partecipazione di partner istituzionali del mondo pubblico e privato. La costituzione dell’associazione è avvenuta dopo aver compiuto un’analisi finalizzata a comprendere le reali esigenze degli operatori finanziari quando si parla di luogo ideale dove poter svolgere attività finanziaria. I risultati hanno evidenziato come non solo sia importante l’aspetto fiscale ma anche aspetti legati ai servizi, alle infrastrutture, alla sicurezza e alla qualità della vita: tutti aspetti che il Ticino può offrire. Dopo un anno di attività possiamo ritenerci soddisfatti, grazie a questa collaborazione abbiamo gettato le basi per poter raggiungere insieme obiettivi ambiziosi. Quello su cui ci stiamo impegnando è da un lato cercare di attrarre competenze e risorse nuove che consentano di diversificare l’offerta della piazza finanziaria e dall’altro di far conoscere all’estero il Ticino e le opportunità che può offrire agli operatori finanziari”.

Fare oggi finanza in Ticino, quali sono le opportunità?

“Oggi più che mai le caratteristiche di stabilità e certezza normativa offerte dalla Svizzera e dal Canton Ticino ci rendono competitivi a livello internazionale. In questo

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contesto, la nostra comunità finanziaria è ben lieta di poter accogliere nuovi operatori in grado di arricchire le competenze già esistenti. Ci troviamo pertanto ad attraversare una fase storica, dove accanto alle difficoltà di alcuni Paesi, il Ticino è in grado di presentarsi come un’alternativa valida e concorrenziale sia per quanto riguarda i fondi d’investimento che per altre attività finanziarie a elevato valore aggiunto”.

L’attività promozionale di Ticino for Finance, sembra per ora focalizzata su Italia e Inghilterra, quali sono le ragioni di questa scelta?

“La scelta di focalizzarci sull’Italia e su operatori basati a Londra non è stata di certo casuale. Londra è il centro finanziario europeo per eccellenza, mentre l’Italia è il Paese più vicino al nostro dal punto di vista geografico, è storicamente il nostro mercato principale. Nella fase iniziale del progetto Ticino for Finance, abbiamo voluto adottare un approccio non dispersivo, concentrando i nostri sforzi su un obiettivo ben circoscritto e valutando nel tempo se estendere la nostra attività su altri mercati. Abbiamo quindi deciso di concentrare la nostra attenzione su operatori italiani che operano dall’Italia o da Londra e che possono pertanto trovare in Ticino una combinazione ideale tra professionalità svizzera e imprenditorialità italiana. Ecco quindi che aspetti quali la lingua, la prossimità geografica, il clima e l’italianità dello stile di vita possono rendere ancora più attrattivo il nostro Cantone per questi operatori ed essere quindi decisivi nel caso di un’eventuale scelta di rilocalizzazione. Se questo è il nostro focus attuale, la nostra attività è comunque aperta sin da ora a soggetti di tutte le nazionalità e aree geografiche”.

Quali sono le prospettive future per la piazza bancaria?

“È molto difficile rispondere a questa domanda. Quello che è certo è che ci troviamo di fronte ad una fase di cambiamenti epocali sia a livello normativo sia di ristrutturazione del settore bancario a livello internazionale. Molto dipenderà dagli accordi internazionali tuttora in discussione, ed essendo la nostra una piazza che opera a livello internazionale, saremo direttamente interessati dalle decisioni prese. Non si possono fare delle previsioni, di sicuro se sapremo giocare bene le nostre carte saremo in grado di cogliere opportunità importanti”.


Ospite Intervista di Lisa Pantini con Stefano Rizzi, Vice Presidente dell’Associazione Ticino For Finance e Direttore della Divisione dell’economia

Grazie ad una partnership tra pubblico e privato è nata Ticino for Finance Stefano Rizzi

Qual è oggi l’apporto della piazza finanziaria all’economia cantonale? “L’apporto della piazza finanziaria è sicuramente fondamentale per la nostra economia. Basta, infatti, citare alcuni numeri per capire la strategicità di questo settore: oltre il 17% del PIL cantonale, un livello occupazionale pari al 7% e un gettito fiscale compreso tra il 30% e il 50% del totale delle persone giuridiche. Da non sottovalutare poi il gettito riguardante le persone fisiche impiegate in questo settore che generalmente hanno stipendi superiori alla media. Numeri che sicuramente fanno riflettere ma che non bastano a descrivere il peso della piazza finanziaria per il nostro Cantone. Si pensi solo all’importanza che, ad esempio, rivestono le banche per le imprese del nostro territorio piuttosto che a tutti i servizi che ruotano attorno al mondo finanziario”.

Un anno fa, grazie alla collaborazione pubblicoprivato, è nata l’associazione Ticino for Finance, come valuta oggi questa partnership? “La partnership cui abbiamo dato vita un anno fa è sicuramente positiva. Ticino for Finance è un progetto della piazza finanziaria per la piazza finanziaria. Ci stiamo impegnando non soltanto nel cercare di presentare la piazza finanziaria a operatori stranieri ma anche di coinvolgere gli operatori locali perché è grazie anche al loro coinvolgimento e al loro network che possiamo veicolare nel modo più efficace possibile i nostri messaggi. Per conseguire dei risultati tangibili, e quindi delle rilocalizzazioni, serve tempo. Si tratta giustamente di scelte che devono essere ponderate sotto diversi punti di vista. A oggi abbiamo ricevuto un buon numero di richieste informative e abbiamo già incontrato alcuni operatori che hanno sentito parlare di noi grazie alle attività che stiamo facendo: direi che queste sono le prime testimonianze importanti che dimostrano che ci stiamo muovendo nella direzione giusta”.

blico» organizzato da Ticino for Finance dopo quello di Lugano dello scorso mese di novembre. Come allora l’evento è stato importante per intrecciare relazioni con operatori che operano sulla piazza londinese. Stiamo prendendo contatto con loro e il prossimo passo sarà incontrare di persona chi ha manifestato un interesse nei confronti del Ticino. È difficile ovviamente aspettarsi che tutti gli operatori inglesi mostrino un interesse per il nostro territorio, dobbiamo però impegnarci a far conoscere a livello internazionale la nostra piazza finanziaria e la conferenza di Londra è stata sicuramente il primo passo per raggiungere quest’obiettivo così sfidante”.

Nonostante le pressioni internazionali sulla Svizzera, crede che la «Swissness» rappresenti sempre un valore simbolo e un richiamo per gli operatori internazionali del mercato globale?

“Sono fermamente convinto che la «Swissness» rappresenti un valore simbolo e un richiamo per gli operatori internazionali del mercato globale. La Svizzera, pur con tutti i suoi difetti e qualche suo mito infranto, resta un modello istituzionale, di coesione sociale, di dinamismo imprenditoriale, di livello della formazione e della ricerca, che molti vorrebbero imitare. Non è un caso che le statistiche mondiali ci pongano tra i Paesi più innovativi e performanti. Ed è proprio su questi aspetti che dobbiamo puntare e fare leva per far conoscere il Ticino, sulla sua stabilità, su un’amministrazione pubblica snella e capace di rispondere tempestivamente alle richieste dei cittadini e delle imprese. Sono questi alcuni degli elementi importanti che ci differenziano da tante altre piazze finanziarie presenti a livello internazionale”.

Recentemente Ticino For Finance nell’ambito della sua strategia promozionale ha organizzato una conferenza a Londra. Che impressione ha avuto? C’è interesse per la piazza ticinese? “L’impressione è sicuramente buona ed è testimoniato anche dalla qualità dei partecipanti intervenuti alla conferenza. Quello di Londra è il secondo «evento pub-

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Ospite Intervista di Lisa Pantini con Cristina Maderni, Membro di Comitato dell’Associazione Ticino For Finance e Presidente dell’OCCT - Ordine dei Commercialisti del Cantone Ticino

Anche i fiduciari in prima linea sulla piazza finanziaria in evoluzione Cristina Maderni

Oltre all’ABT, anche l’Associazione dei gestori patrimoniali e la Federazione delle associazioni di fiduciari, fanno parte della piattaforma Ticino for Finance. Che cosa significa per i fiduciari ticinesi la partecipazione a quest’associazione? “I fiduciari sono una componente importante della nostra piazza finanziaria. Abbiamo ritenuto quindi doveroso, visto soprattutto il grande momento di cambiamento che il settore sta attraversando, contribuire attivamente, insieme alle altre categorie di operatori interessati, a dare un futuro alla piazza finanziaria ticinese e a discutere insieme di problematiche e obiettivi comuni. Ticino for Finance costituisce quindi un’opportunità per discutere tutti insieme di quanto sta accadendo e per «fare sistema» di fronte alle sfide che siamo chiamati ad affrontare”. Tra gli obiettivi a breve termine di Ticino for Finance c’è anche l’elaborazione di proposte per migliorare le condizioni quadro per la piazza finanziaria; secondo lei in che direzione dovrebbero andare questi miglioramenti? Che cosa bisognerebbe fare subito? “Sono due i livelli su cui, a mio avviso, si dovrebbe intervenire per migliorare le condizioni quadro in cui si trova a operare la piazza finanziaria: uno a livello cantonale e l’altro a livello federale. A livello cantonale siamo sicuramente penalizzati da una fiscalità, in particolare per le persone fisiche, che ci rende meno attrattivi rispetto ad altri cantoni. Inevitabilmente questo ha delle ripercussioni anche sul settore finanziario e su eventuali decisioni di rilocalizzazione. A livello federale le tasse di negoziazione riguardo ai prodotti d’investimento andrebbero sicuramente ritoccate verso il basso o abolite: il bollo federale ci penalizza non poco nell’ambito dei fondi d’investimento”.

Quali sono oggi i punti di forza della piazza finanziaria ticinese? “La Svizzera e il Ticino godono di un framework normativo e di una stabilità che ci sono invidiate a livello mondiale. Inoltre sulla piazza finanziaria sono oggi presenti competenze e servizi di alto livello. Sono questi gli elementi su cui dobbiamo fare leva per presentarci e farci conoscere a livello internazionale”. Di fronte alle pressioni internazionali su fisco e segreto bancario e a una concorrenza sempre più agguerrita, su cosa bisogna lavorare, secondo lei, per mantenere la competitività della piazza ticinese? “Credo che per rimanere competitivi servano regole, regole che però devono essere condivise e osservate da tutti a livello internazionale. In questo senso diventa difficile poter competere se ci troviamo a operare in un contesto in cui esistono differenze importanti tra i principali playerPaesi. Su molti di questi aspetti si sta discutendo proprio in questi giorni e si stanno prendendo decisioni importanti a livello internazionale. Sicuramente la competitività attuale e futura della piazza finanziaria ticinese dipenderà dalle decisioni che saranno prese a questi livelli”. Ultimamente si è parlato spesso dei cosiddetti «fiduciari ombra», in che misura esiste questo problema e come risolverlo? “Il problema esiste e per arginarlo bisogna mettere in vigore subito la Legge Cantonale sui fiduciari approvata dal Gran Consiglio il 1° dicembre 2009. Un successivo ricorso al Tribunale amministrativo federale è stato respinto. Di conseguenza, il Consiglio di Stato deve ora solo dare il via libera alla sua entrata in vigore. Si tratta di una revisione della normativa precedente fortemente voluta dalle associazioni di categoria, che consentirà all’Autorità di Vigilanza maggiori possibilità di controllo e di interventi incisivi”.


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Ospite Intervista di Lisa Pantini con Luca Schenk, Direttore di BX Berne eXchange

La borsa di Berna: un’opportunità per le PMI Luca Schenk

Delle Borse regionali si parla poco, eppure hanno un’importanza vitale soprattutto per le PMI. Come è nata la Borsa di Berna e quali sono i suoi obiettivi? “La Borsa di Berna è una delle due borse svizzere e vanta una lunga tradizione che risale al 1884. Passata allo scambio elettronico oltre dieci anni fa, dispone oggi di una piattaforma aggiornata ai massimi livelli internazionali. Essendo un’associazione, ha membri o partecipanti agli scambi quali il Credit Suisse, UBS, le banche cantonali di Berna o di Zurigo, Vontobel e Julius Baer. Come la borsa di Zurigo è sottoposta alla legge federale sulle borse e alla supervisione della FINMA e garantisce uno scambio di valori mobiliari trasparente, nel pieno rispetto della parità di trattamento degli investitori. BX Berne eXchange è la Borsa svizzera per le PMI e ha come obiettivo di dare anche alle piccole e medie imprese, società immobiliari e d’investimento, la possibilità di trarre i vantaggi di una quotazione in borsa e di offrire a investitori privati e istituzionali orientati al valore, l’opportunità di investire in franchi svizzeri in società svizzere, sotto la supervisione di una borsa regolamentata”. Quali sono i punti di forza e le qualità di una Borsa concentrata sul mercato svizzero? Quante sono le aziende oggi quotate alla Borsa di Berna e in quali settori sono attive? “Forte della sua indipendenza e dell’autoregolamentazione concessa dalla legge federale sulle borse, BX ha potuto adattare i requisiti di quotazione e trasparenza alle esigenze e possibilità delle PMI e degli investitori svizzeri, in alternativa alla Borsa di Zurigo, piuttosto concentrata sul mercato internazionale. Diventa così possibile investire in aziende svizzere in crescita, dove la grande parte della creazione di valore deve ancora accadere e delle quali, anche grazie a una maggiore trasparenza, ci si possa fidare. Sul nostro sito www.berne-x.com si possono consultare, oltre alle informazioni tipiche, anche i libri degli ordini di borsa in tempo reale, gratuitamente. I titoli quotati alla BX oggi sono circa 40: il settore immobiliare ne conta circa un quarto ed il resto è bene assortito. Tra i titoli più conosciuti si possono annoverare

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Biella, Swatch, BLS, Thurella (Biotta), Fundamenta Real Estate e Next Generation Finance Invest”. In concreto cosa fa la Berne Exchange per le PMI? “Conosco bene per esperienza personale le esigenze delle PMI e mi sento di potere affermare che BX pone dei requisiti adeguati alle PMI per avvicinarsi al mercato dei capitali in un’ottica integrata: è cosi possibile non solo quotare diverse categorie di azioni, ma anche obbligazioni. Fondi propri e capitalizzazione minima di 2 milioni di franchi, principi contabili Swiss GAAP FER ed un flottante minimo del 15%, sono tutti fattori che facilitano un’apertura graduale al mercato, particolarmente per aziende non ancora abituate ad avere azionisti «esterni». I benefici che ne derivano in termini di maggiore forza contrattuale verso banche e fornitori e nelle pubbliche relazioni sono evidenti. Spesso si dimentica, poi, la maggiore attrattività sul mercato del lavoro. Essenziali però sono un modello di business solido e robusto e un ottimo management, il quale, in ultima analisi, determina il successo di un’impresa. La riduzione dei costi monetari e dell’impegno di tempo diventa enorme, se si considera la possibilità di applicare regole svizzere e non internazionali e di avere direttamente un supporto dalla borsa (in italiano!) sia durante il processo di quotazione che nella quotidianità da società quotata. Personalmente passo molto tempo al telefono con i manager, ad esempio per risolvere dubbi su comunicazioni ad hoc o pubblicità delle partecipazioni”. Qual è il potenziale di crescita che si profila per Berne eXchange? “Il numero di PMI svizzere che finora non hanno osato avvicinarsi al mercato dei capitali è imponente. L’allargamento dell’azionariato, i benefici dello status di società quotata e la possibilità di reperire capitali a condizioni spesso più vantaggiose rispetto ai canali di finanziamento tradizionali, sono tutti fattori che daranno una forte spinta al mercato. Che BX offra le premesse ideali per finanziare la crescita è stato provato dal fatto che nel 2011 abbiamo potuto registrare dieci aumenti di capitale e l’unico IPO in svizzera!”

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Biblioteca liberale di Alessio del Grande

Solidarietà e profitto sono due facce della stessa medaglia In che misura si possono conciliare profitto e solidarietà? Come coniugare questi due termini all’interno di una visione della società in cui dono e relazioni di scambio economico, ossia mercato, non si escludano a vicenda? Domande a cui rispondono un filosofo cattolico e di autentico stampo liberale quale Dario Antiseri, e un sacerdote, Giacomo Panizza, saggista e concretamente impegnato in progetti di lavoro sociale e di solidarietà in una difficile terra di frontiera come il Sud Italia. Dalle loro risposte nasce uno stimolante dialogo sulla sintesi tra etica cattolica e spirito del capitalismo, raccolto in un agile volumetto: “Il dono e lo scambio” pubblicato da Rubbettino, editore da sempre molto attento sia ai grandi temi dell’impegno sociale che all’evoluzione della tradizione del liberalismo. Se ci si muove solo sul campo minato dei luoghi comuni, pare impossibile conciliare solidarietà e profitto. La solidarietà è, difatti, comunemente intesa come altruismo, virtù, amore, o quantomeno attenzione verso i poveri e chi ha bisogno. Il profitto nell’accezione corrente è sinonimo, invece, di egoismo, avidità e bramosia di ricchezza. Ma le cose stanno veramente così? No, perché se è vero che la sola economia non basta agli uomini, è altrettanto vero che senza di essa, senza lo scambio regolato dal mercato, non ci sarebbero crescita e benessere, quindi la possibilità del dono e della solidarietà. Tra Antiseri e Panizza s’intesse un dialogo che parte dalla Grecia classica per arrivare alla Rerum Novarum di Papa Leone XIII e alla società aperta di Popper, lungo un percorso di pensiero e storia viva che ha liberato gli uomini da dogmi e schiavitù. Ma alla radice di tutto c’è la nascita del commercio, l’affermarsi del mercato. Il commercio è più antico dello Stato - ricorda Antiseri -, nel suo esercizio ha incluso ospitalità, protezione, passaggio sicuro e tramite il contatto con l’altro ha portato ad una nuova comprensione del mondo. Perciò, “commercio e civilizzazione si ritrovano strettamente collegati”. Il mercato non è solo scambio e profitto, ma crea e rielabora anche legami sociali. Sono stati i mercanti che hanno fatto incontrare tra di loro nazioni e società chiuse - aggiunge Panizza -, predisponendole gradualmente a trasformarsi in società aperte. Con le pratiche commerciali, i greci hanno messo in circolo la discussione critica che, con una forza invisibile ma grandiosa, ha demolito lacci, motivi e comportamenti tradizionali rigidi praticati da varie popolazioni, comprese le stesse polis greche. “ La carta forte giocata dai mercanti è stata la fiducia che essi, per primi - scrive il sacerdote - hanno anticipato a coloro con i quali intrattenevano le loro attività commerciali. La fiducia offerta ha avviato e sostenuto le relazioni mercantili, la comunicazione, la discussione e il dialogo tra regioni e popolazioni. La fiducia contraccambiata ha ingenerato una nuova tradizione di rottura dei confini statuali. Con lo scambio delle merci si sdoganava lo scambio delle lingue, delle religioni, delle culture, delle filosofie”. Sull’apparente dicotomia tra mercato-profitto-economia e

solidarietà-dono, Antiseri e Panizza ricordano la lezione di don Angelo Tosato che affrontava proprio questo nodo in un suo famoso contributo, “Solidarietà e profitto: il ruolo degli imprenditori”, pubblicato in ‘Biblioteca della liberta”. Per don Tosato il profitto non va confuso con la refurtiva, ma va invece interpretato come l’onesto frutto del proprio lavoro e dei propri beni: “Siamo portatori di una capacità divina, i ricettori di un talento che non va sotterrato, ma utilizzato al meglio, reso produttivo, moltiplicato. Non è questione soltanto di procurare a noi un vantaggio, ma anche di realizzare pienamente noi stessi e dare gloria al Creatore, facendo ciò per cui Egli ci ha chiamati all’esistenza”. Avvertendo che “agire per la perdita non è virtù cristiana, ma pura e semplice aberrazione”, scriveva: “Se il profitto è di per sé onesto e gradito a Dio, la ricerca del profitto è di per sé condotta virtuosa e religiosa. E in quanto tale, non può stare in contrapposizione ad altra virtù umana e cristiana, men che meno alla solidarietà”. Secondo don Tosato, nota Antiseri, tra ricerca del profitto ed esercizio della solidarietà non esiste tanto un rapporto di compatibilità, “esiste piuttosto un rapporto di interdipendenza”. Dunque, senza spingersi sino alla tesi del neocon George Gilder, secondo cui altruismo e solidarietà sarebbero “i nuclei germinali del capitalismo”, che si fonderebbe sulla cultura del dono e non sul mero self-interest, nel pensiero di don Tosato la solidarietà, anche se inintenzionale, è intrinseca all’attività degli imprenditori che perseguono onestamente il loro interesse individuale. “Non solo e non tanto perché danno lavoro, creano occupazione, ma anche e soprattutto perché rispondono in maniera vantaggiosa alla domanda sociale di beni e servizi”. Questa risposta ad una domanda sociale è alla base del progresso e del benessere, per questo, secondo don Tosato, non è dissimile dai doveri di carità assolti dai buoni cristiani: “Il profitto onesto è inscindibilmente individuale e sociale. La ricerca del profitto è, inscindibilmente, individuale, altruistica, solidaristica. La sintesi tra profitto e solidarietà sta nelle cose, travalica le intenzioni. Tra profitto e solidarietà vi è essenziale interdipendenza”.

Titolo: Il dono e lo scambio

Autori: Dario Antiseri e Giacomo Panizza

Editore: Rubbettino

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Attualita` di Angelo Geninazzi, Responsabile di economiesuisse per la Svizzera italiana, Federazione delle imprese svizzere

Danneggia la Svizzera

Mancano pochi giorni e poi finalmente sapremo cosa ne sarà della nostra democrazia: l’iniziativa “Per il rafforzamento dei diritti popolari in politica estera (accordi internazionali: decida il popolo!)” vuole infatti introdurre il referendum obbligatorio per tutti gli accordi internazionali “importanti”. Questo indipendentemente se l’accordo internazionale sarà contestato o meno. Il Parlamento, il Consiglio federale, una vasta alleanza di partiti (PLR, PPD, PS, Verdi, VL, PBD) e gli ambienti economici si oppongono a questo progetto per diversi motivi.

1. Indebolisce i diritti popolari

• L ‘iniziativa è superflua: Il popolo può già pronunciarsi sulla politica estera della Svizzera. Per qualunque trattato internazionale è possibile raccogliere 50’000 firme (o l’adesione di 8 Cantoni) per sottoporre il testo al popolo. Dopo l’introduzione del referendum in materia di trattati internazionali nel 1921, il referendum è stato utilizzato solo occasionalmente. Su 257 trattati, unicamente in 10 casi si è ricorso allo strumento del referendum. Di questi 10 casi, 9 referendum hanno raccolto un numero di firme sufficiente. Di questi 9 referendum, soltanto 2 sono stati approvati dal popolo. In futuro occorrerebbe quindi esprimersi su tutta una serie di temi assolutamente incontestati. In questi ultimi anni i 7 trattati seguenti avrebbero probabilmente dovuti essere oggetto di votazioni (bisogna parlare al condizionale poiché è una questione di interpretazione del testo dell’iniziativa ) • Convenzione concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale. • Scambio di note concernente il sistema d’informazione sui visti e lo scambio di dati tra gli Stati membri sui visti per soggiorni di breve durata. • Scambio di note a proposito di un codice comunitario relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone. • Convenzione dell’Aja sulla legge applicabile a taluni diritti sui titoli detenuti presso un intermediario. • Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina e il Protocollo aggiuntivo alla Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina concernente il divieto di clonazione di esseri umani. • Protocollo aggiuntivo alla Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina relativo al trapianto di organi e di tessuti di origine umana.

16  Ticino Business

• L’iniziativa causa grandi incertezze: il termine di trattato internazionale “importante” è ambiguo. Spetterà al Parlamento decidere, caso per caso, se un trattato debba essere sottoposto al referendum obbligatorio o meno. L’interpretazione dell’iniziativa aprirà la strada a dibattiti senza fine e a decisioni arbitrarie. • L ’iniziativa paralizza la democrazia diretta: essa induce un aumento sensibile del numero di votazioni su temi generalmente incontestati e sovente molto tecnici. Secondo uno studio del Forum di politica estera foraus, con l’iniziativa il popolo dovrebbe votare in media su 8 trattati internazionali supplementari ogni anno. Negli ultimi anni si sarebbe dunque assistito a 77 votazioni supplementari su trattati internazionali. Buona parte di questi oggetti concernerebbero temi molto complessi, giuridici e molto tecnici.

2. Riduce il potere contrattuale della Svizzera nei confronti dell’estero

L’iniziativa indebolisce il Consiglio federale e i negoziatori svizzeri sulla scena internazionale. La loro credibilità sarà minacciata e la loro posizione sarà indebolita dal momento che un numero molto elevato di trattati che essi negoziano saranno sottoposti ad un voto obbligatorio, ciò che comporta un’incertezza e un ritardo considerevole della loro entrata in vigore.

3. Nuoce alla competitività dell’economia svizzera

Il successo economico e il benessere in Svizzera si basano sugli scambi commerciali con l’estero. La densa rete di accordi internazionali con gli Stati di tutto il mondo ne è la chiave di volta. La competitività svizzera deve essere rafforzata e non limitata come previsto dall’iniziativa dell’ASNI.


At tualita` di Daniela Lepori, Avenir Suisse

«Governance a geometria variabile: linee guida per le regioni metropolitane» La globalizzazione dei mercati mette le regioni alla prova: possono esse adeguare le proprie strutture economiche in base alle nuove situazioni? Le istituzioni politiche riescono a tenere il passo di questi sviluppi con una governance efficace? Il nuovo studio di Avenir Suisse discute di tali questioni prendendo l’esempio del bacino del lago Lemano e propone 14 spunti per un’efficace governance metropolitana che possono però venire applicati anche alle nostre latitudini

La metropoli lemanica è un’importante realtà per il nostro Paese. La vicinanza al confine, la complessità dei legami istituzionali e una situazione giuridica complessa, così come la diversità degli attori regionali e la globalizzazione dell’economia, della scienza e della società rendono il compito di trovare una buona governance un po’ più complicato. Secondo quali principi dovrebbero essere gestite le regioni metropolitane svizzere? Un’analisi della situazione dell’area sotto il profilo storico, politico, economico e di pianificazione del territorio aiuta a tracciare un bilancio e a proporre delle linee guida per una governance efficace. Le regioni metropolitane della Svizzera non hanno bisogno di un masterplan, ma di soluzioni liberali che tengano conto delle dinamiche di ogni singola regione. La metropoli lemanica, seconda regione svizzera dopo Zurigo in termini di potenza economica, si confronta con nuovi interrogativi. La rapida crescita demografica ed economica degli ultimi anni ha portato ad una crisi, in particolare nel settore delle infrastrutture e dei trasporti così come nel mercato immobiliare. Confederazione, Cantoni e Comuni non possono affrontare questi problemi da soli, visto che la questione tocca anche la vicina Francia e le zone limitrofe. Le aree metropolitane vanno oltre i confini politici e quindi solo trovando una governance efficace esse riescono a gestire con successo le sfide future della concorrenza internazionale. Avenir Suisse ha dato incarico ad alcuni esperti di discutere la questione di una gestione efficiente delle aree metropolitane partendo da diverse angolazioni. Il giornalista Serge Bimpage ha proposto una panoramica della situazione politica, Claude Jeanrenaud ha esaminato gli aspetti economici e Laurent Matile ha creato un inventario del quadro giuridico esistente. Inoltre, Olivier Meuwly ha trattato l’argomento da una prospettiva storica risalendo agli inizi della Svizzera moderna, Daniel Müller-Jentsch, esperto in pianificazione del territorio ed economista di Avenir Suisse ha valutato le tendenze di sviluppo territoriale degli ultimi anni e l’economista Wolf Zinkl ha mostrato infine, grazie all’esempio di Basilea, che la gestione politica viene spesso surclassata da quella del territorio. Il risultato di queste riflessioni è uno studio eclettico al termine del quale Xavier Comtesse propone 14 idee:

1. Avere un approccio policentrico che tenga conto dell’importanza storica dei singoli centri. 2. Definire dei territori di azione nei quali vengono attuati dei progetti comuni senza che si creino nuove strutture istituzionali. 3. Prevedere delle zone a geometria variabile che, a dipendenza del tema, si possano comporre in modo pragmatico e flessibile. 4. Raggruppare temi comuni in un piano d’azione. 5. Agire in base al concetto di equità piuttosto che quello di uguaglianza, quindi impiegando le risorse in modo adeguato e non uniforme. 6. Distribuire i compiti: non tutti fanno tutto, ma ognuno può contribuire al bene comune. 7. Mirare alla collaborazione nella concorrenza, in quanto solo quest’ultima porta all’innovazione e all’efficienza. 8. Trovare un posto nella concorrenza internazionale attraverso i propri punti di forza. 9. Mettere a concorso i contratti di prestazione misurando il prodotto e non il fattore produttivo. Quello che conta è il risultato. 10. Utilizzare i servizi amministrativi virtuali. Le regioni metropolitane non necessitano di nuova burocrazia. La messa in comune delle risorse ai livelli inferiori è sufficiente. 11. Creare un consiglio direttivo politico. Esso dovrebbe essere composto da politici eletti democraticamente, in modo che godano della fiducia del popolo. 12. Mirare ad un equilibrio finanziario invece che riscuotere nuove imposte. 13. Garantire la responsabilità politica delle regioni metropolitane: rendere conto della situazione rafforza la democrazia. 14. Firmare un contratto che assicuri la responsabilità sociale in modo da coinvolgere i cittadini e quindi garantire trasparenza e democrazia. Alla fine il futuro delle regioni metropolitane svizzere dipende dalle decisioni dei singoli che vanno prese con chiarezza e tenacia nell’interesse della buona governance. Lo studio «Gouvernance à géométrie variable» dovrebbe offrire degli spunti in questa direzione. Pubblicazione: «Gouvernance à géométrie variable: perspective lémanique», a cura di Xavier Comtesse, Avenir Suisse, 242 pagine, ISBN 978-2-940450-13-8, Éditions du Tricorne, 33 CHF

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At tualita` di Lisa Pantini

Il mattoncino stile «Lego» tira?

Alberto Montorfani

Un articolo del Corriere della Sera di inizio marzo 2012 (non era ancora il primo d’aprile…) parlava dell’impennata del mercato immobiliare a Roma, nel centro città, e fin qui nulla di strano. La peculiarità degli oggetti in vendita è la caratteristica curiosa: appartamenti (loculi?) di 5, 7, 10 m2, a prezzi stratosferici. Sulla base di questo singolare fatto, abbiamo preso spunto per una chiacchierata con Alberto Montorfani, Presidente di SVIT Ticino, l’Associazione svizzera dell’economia immobiliare

Signor Presidente, come giudica in prima battuta la notizia data da un quotidiano autorevole come il Corriere della Sera?

“Credo si tratti di una bufala, può solo essere questo. Anche nella vicina Penisola, benché vi siano molte cose che non funzionano, esistono dei regolamenti edilizi e delle normative che regolano l’abitabilità di un appartamento/casa/palazzo. Ed è veramente difficile eluderli. Ora non escludo che ci possano essere delle eccezioni, ma mi risulta difficile credere che 5 m2 possano essere venduti come appartamento «stile mattoncino Lego» dove si viva… Molto probabilmente si è trattata dell’ennesima spettacolarizzazione della notizia da parte dei mass media, autorevoli o meno che siano: è successo un fatto curioso ed è subito stato venduto quale trend”.

Lego a parte, il mattone tira sempre? O ha risentito della crisi che attanaglia l’economia?

“Il mattone e l’investimento in esso tira sempre sì, ma non alle condizioni esposte nella prima domanda. In tutta la Svizzera, come anche nel nostro piccolo Ticino, la propensione all’acquisto è cresciuta, come pure per le case, sia per la forma abitativa condominale, formula quest’ultima in costante crescita. Secondo stime ufficiali (Catef), nel 2000 il 35% degli acquisti era fatto per appartamenti, oggi, 12 anni dopo, sono saliti al 45%. La Confederazione ha in parte risentito della crisi economica, è ovvio, ma non ha subito danni. Siamo in un Paese dove l’industria ed i servizi funzionano al meglio, e nel quale, malgrado il tasso di cambio sfavorevole, esiste la capacità di adattarsi, ai cambiamenti di mercato con flessibilità, arguzia ed innovazione. Il benessere che permea la società in cui viviamo garantisce un livello di vita qualitativamente ineccepibile”.

Perché vi è un interesse nell’acquisto di un appartamento o di una casa?

“È sempre un investimento sicuro. Bisogna considerare l’aumento della popolazione che incide sulla domanda di unità abitative, così come che tutte le produzioni messe sul mercato negli ultimi anni hanno trovato immediatamente un acquirente. L’immigrazione in aumento (e si badi bene, non parlo di quelle situazioni che leggiamo sui giornali come persone fermate alle frontiere e bloccate, ma di lavoratori che si trasferiscono in Svizzera, magari con famiglie al seguito), quella di cui non ci accorgiamo poiché resta meno visibile e non fa notizia, incide sulla domanda di case o appartamenti”.

È possibile tracciare un trend per il mercato immobiliare cantonale?

“È difficile strutturare un mercato come quello ticinese, che è molto piccolo, con caratteristiche territoriali diverse tra loro. Troviamo tre macro centri: Locarno, Bellinzona e Lugano. Locarno vede la sua vocazione turistica per eccellenza confrontarsi con il fenomeno dei letti freddi, con una popolazione soprattutto tedesca e svizzero tedesca; a Bellinzona l’aspetto locativo va per la maggiore, soprattutto per la presenza di uffici amministrativi

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statali e parastatali, mentre a Lugano si gioca con l’internazionalizzazione: il mondo della finanza, nel quale si ingloba quello degli studenti per la presenza dell’università. Parlando ancora di Lugano, vediamo come essa risulti essere un microcosmo a sé, la città si è urbanizzata molto velocemente, la locazione (se non per la parte riguardante gli universitari) sta andando scemando, mentre è in aumento l’acquisto di unità abitative, anche a prezzi elevatissimi. È un mercato che ha delle regole a sé. Si noti come la parte commerciale sia invece andata diminuendo”.

Come si caratterizza il territorio ticinese con queste marcate differenze in uno spazio così esiguo?

“Viviamo in un territorio che presenta un alto valore intrinseco: il territorio è conosciuto, ha dei confini importanti che ne fanno un luogo strategico (Milano e Zurigo sono davvero qui dietro l’angolo), e vi si trova di tutto, le offerte sono molteplici e diversificate, così come le attività. Un piccolo angolo di mondo ubicato su uno dei più importanti assi europei. Negli ultimi 10 anni non vi è stata una regressione del mercato immobiliare, al contrario investimenti su investimenti. Abbiamo assistito ad un’accelerazione delle costruzioni, anche volte al miglioramento ed alla valorizzazione del territorio, con grandi opere che non possiamo più attendere di cominciare come il raddoppio del San Gottardo; o con altre in fase di attuazione, come Alp Transit”.

Come si inserisce la realizzazione di opere importanti, ma anche più ridotte, con una pianificazione del territorio strategica?

“La pianificazione è fondamentale e purtroppo spesso manca una lungimiranza globale del prodotto «Ticino». E non mi riferisco solo alla pianificazione e costruzione di unità abitative e condomini. Questi vanno pianificati in un contesto globale con le grandi opere (strade, svincoli, gallerie, zone industriali, ecc.). Allo stato attuale in Ticino non c’è più molto spazio. Abbiamo delle zone verdi che vanno preservate poiché fanno parte di quel patrimonio che concorre alla formazione del valore della «città Ticino» nel suo insieme. Occorrerebbero maggiori sinergie tra i diversi attori in gioco, una presa di coscienza collettiva per non limitarsi agli interessi propri, ma guardare ad un progetto comune di insieme”.

Quale è il ruolo di SVIT, l’Associazione svizzera dell’economia immobiliare, in questo contesto?

“Siamo un’associazione che difende gli interessi dell’economia immobiliare in tutte le regioni della Svizzera e rappresenta gli offerenti professionali di servizi in ambito immobiliare, in particolare nei settori della gestione, della vendita, della consulenza, dello sviluppo e della valutazione. A livello svizzero siamo attivi dal 1933, la nostra associazione conta oltre 2’000 soci (di cui un centinaio in Ticino) occupando circa 20’000 collaboratori. Ci poniamo quali professionisti dell’immobiliare, interessati alla preservazione del valore del territorio nel tempo. Ed è con questa filosofia che anche i nostri consulenti operano e con la quale consigliano i clienti”.


At tualita`

L’estate del programma fedeltà arcobaleno è ai nastri di partenza Dal 1° giugno al 31 agosto 2012, gli abbonati annuali arcobaleno potranno beneficiare delle offerte estive del programma fedeltà. Tutti i dettagli sul sito www.arcobalenopremia.ch

Si, viaggiare. Questa la parola d’ordine per l’estate del programma fedeltà arcobaleno: dai viaggi in Europa alle gite fuori porta, tante originali proposte per vivere al meglio le vacanze con un occhio di riguardo alla mobilità sostenibile. Un’estate ricca di proposte, dunque, a cui si aggiungono gli allettanti premi del concorso stagionale gentilmente offerti dai partner del programma. Per scoprire tutti i dettagli è sufficiente visitare il sito www.arcobalenopremia.ch.

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At tualita` di Lisa Pantini

Notizie ed informazioni per vivere l’Insubria www.infoinsubria.com è un interessante portale che presenta notizie, eventi, informazioni pratiche e curiosità al di qua ed al di là del confine

Infoinsubria.com è un portale indipendente che propone informazioni mirate sull’attualità della regione insubrica, a cavallo tra Svizzera italiana e Nord Italia. Argomenti vari, i fatti del giorno, le news quotidiane, ma anche un occhio di riguardo e privilegiato a ciò che accade sul confine, con notizie sull’attualità locale, sugli eventi, le manifestazioni, la politica, l’economia e la cultura, e molto altro ancora da e per entrambi i lati del confine. Non solo svizzeri, non solo italiani. La regione insubrica è una realtà ben definita che coinvolge 2.5 milioni di abitanti, un vasto territorio con tre città importanti a poco più di mezz’ora di distanza: Lugano, Como e Varese. Lavoratori, consumatori, frontalieri, imprese, ecc.: il bacino d’utenza per chi vive la regio insubrica è sempre più vasto, così come gli scambi commerciali trasfrontalieri. Il Ticino valorizza le sue risorse ed interagisce con una delle regioni economicamente più attive in Italia. Un portale informativo che vuole essere una risposta alle migliaia di sollecitazioni e di interazioni economiche dell’area trasfrontaliera. Frontalieri in primis, ma anche svizzeri che vivono e/o lavorano in Italia, artigiani ed imprenditori interessati agli affari oltre confine, consumatori: realtà diverse che si confrontano ed interagiscono, ma che hanno innanzitutto bisogno di risposte ad una serie di stimoli differenti, con un comune denominatore, l’informazione e la conoscenza. Infoinsubria.com si prefigge d’essere un punto d’incontro, una piattaforma che si occupa del territorio e delle sue peculiarità, delle sue risorse, senza badare alla frontiera che sta nel mezzo. L’utente che naviga sul sito può trovare informazioni, consigli e risposte: dati utili per l’attività profes-

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sionale e il tempo libero, informazioni sull’attualità politica, istituzionale, economica e cultuale della regione, un’agenda delle manifestazioni, degli eventi, ecc., le domande dei lettori sugli aspetti pratici della vita transfrontaliera (con la redazione che previa interrogazione a specialisti, fiscalisti, esperti di dogana, trasportatori, commercianti, ecc., redige una risposta), link a siti istituzionali nei quali approfondire alcuni temi. Online da due anni (maggio 2010) il sito raccoglie oltre tremila visite giornaliere, dati in costante crescita, si parla di quasi 100’000 visite al mese, il tutto senza aver fatto, per ora, nessun tipo di pubblicità o promozione. È uno dei primi risultati nei motori di ricerca quali Google, gli utenti fanno ricerche e trovano nel sito delle riposte pratiche. Infoinsubria è un sito indipendente, ideato da giornalisti professionisti con trentennale esperienza alle spalle – Michele Andreoli e Katya Cometta –, che risponde a specifiche esigenze degli utenti. Oggi occupa 3 giornalisti professionisti, un praticante in formazione e alcuni corrispondenti dall’Italia. Dove l’informazione, le risposte a domande specifiche, la cultura e lo svago si incontrano senza guardare la frontiera. www.infoinsubria.com Redazione: Tel. +41 91 600 96 78 Fax +41 91 600 99 37, redazione@infoinsubria.com


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At tualita` Intervista con Gianluca Olivieri, Managing Partner di Financial Technologies

Investire in Special Situations

Gianluca Olivieri

Tra tutte le forme d’investimento quella più interessante e dinamica (e talvolta più semplice) è, senza dubbio, quella in attività d’impresa derivanti da situazioni di crisi. Una forma d’investimento alternativa, molto poco inflazionata, che consente di ottenere ritorni eccellenti a basso grado complessivo di rischio. Si cercano e si selezionano assets d’impresa da acquistare a prezzi vantaggiosi, che abbiano condizioni di bilancio molto particolari. L’humus nel quale operare è costituito da situazioni complesse, normalmente rivenienti da situazioni di crisi d’impresa: fallimenti, amministrazioni straordinarie, imprese in condizioni prefallimentari o prossime all’insolvenza (ancorché non necessariamente accertata in via giudiziale), imprese in stato di forte stress gestionale. L’obiettivo è quello di liberare valore attraverso interventi di ristrutturazione del debito e ridefinizione dei contenziosi attivi e passivi sottostanti. Le operazioni migliori sono quelle cosiddette “asset-backed”, ovvero finanziate direttamente con gli attivi (liquidità residuale o altro) della società target. Il menù operativo è variegato e comprende arbitraggi in situazioni di fallimento, arbitraggi preventivi legati a concordati, acquisizioni dei cosiddetti Non Performing Loans (debiti gravosi e scarsamente fruttiferi rispetto alle condizioni di mercato), acquisizioni di filiali o rami d’aziende. Mettiamo un po’ d’ordine in questa apparente giungla di situazioni critiche. Nelle situazioni di fallimento, tanto per fare un esempio facilmente comprensibile, l’investimento consiste nel porsi come assuntore in concordati fallimentari, effettuando un arbitraggio preventivo tra passivi in via di assunzione ed attivi. L’intervento consta di tre fasi, che chiameremo per semplicità situazione iniziale, situazione intermedia e situazione finale. La situazione iniziale vede un bilancio nel quale le attività sono “imbrigliate” in situazioni di fallimento e le passività sono fortemente cresciute e fuori controllo: una netta prevalenza di passivi. L’investitore capace riesce a limitare il rischio sostanziale della transazione pareggiando, in via negoziale e preliminarmente all’assunzione, le esigenze del passivo assunto, utilizzando gli attivi già presenti nel fallimento o altri più complessi fatti emergere in via preventiva. Una volta divenuto assuntore del fallimento, l’investitore provvede a soddisfare i creditori mediante lo smobilizzo degli attivi. Generalmente in sede di omologa l’investitore ha già assolto gli oneri concordatari, residuando attivi complessi da liquidare nel tempo (ma preferibilmente a breve). In questa fase intermedia

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si libera il valore delle attività “bloccate” nel fallimento e si definiscono i contenziosi, ristrutturando il debito: si comprimono le passività e si ordinano le partite attive. Nella situazione finale il bilancio di attività valorizzate e di passività ristrutturate presenta un utile positivo, definito “utile d’arbitraggio”. Gli attivi residuali costituiscono l’utile dell’operazione di arbitraggio, come surplus di partite attive sul totale delle passività riordinate. Negli arbitraggi cosiddetti “preventivi” il meccanismo è il medesimo, salvo il fatto che l’investitore opera in un meccanismo cosiddetto di “back-up”, soddisfacendo le esigenze del passivo mediante la ristrutturazione di passività finanziarie, l’emersione “in continuità” di attivi complessi e la valorizzazione di rami d’azienda attivi, che devono però essere poi gestiti. Nelle operazioni di acquisizione d’imprese o parti d’impresa in forte stress gestionale si arriva a rilevare il business, in tutto o in parte, mediante riconoscimento di un badwill. Il badwill è, concettualmente, la condizione opposta al goodwill (l’avviamento), un vero e proprio “prezzo negativo”. Contrariamente a quanto avviene nelle compravendite abituali, chi vende un’attività soggetta a forte stress paga un prezzo (talvolta elevato) a chi compra, affinché quest’ultimo si faccia carico di attività che invece di generare ricchezza ne assorbono. In questi casi il compratore (che beneficia quindi, oltre che dell’attivo transato ed in forte stato di stress, anche del riconoscimento di un corrispettivo economico, il badwill per l’appunto) generalmente individua a priori (ossia prima dell’assunzione) una Way Out che gli consenta di liberarsi degli attivi ricavati. In questo caso il valore si genera attraverso l’ottenimento di un “prezzo negativo” di transazione, e gli attivi residuali vengono liquidati oppure estinti (cessazione completa e drastica dell’attività), oppure ancora convertiti in attività profittevoli. La crisi generalizzata che attanaglia il mercato, la condizione asfittica del mercato dei capitali, la crisi di liquidità del sistema bancario, l’incremento del costo del denaro, l’eccesso di leva utilizzato in anni recenti: la concomitanza di tutti questi fattori sta creando un numero di opportunità stupefacente. Le inefficienze sistemiche nella gestione delle procedure concorsuali contribuiscono ad aumentare sensibilmente la vita media delle situazioni di crisi, un settore nel quale la concorrenza è ancora limitatissima e la velocità decisionale un elemento premiante. Ciò che appare un’attività molto strutturata e complessa può talvolta tradursi in un’operazione rapida e proficua.


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Formazione di Lisa Pantini

Ivano Realini, Economista aziendale nelle arti e mestieri diplomato 2011 Ivano Realini

Ivano Realini si è diplomato lo scorso anno, dopo aver frequentato il Corso Preparatorio all’esame professionale superiore per il diploma federale di Economista aziendale nelle arti e mestieri (SEA) presso la Cc-Ti dal 2010. Lo scorso marzo è stato insignito del premio per il miglior lavoro di diploma (offerto dalla Viscom Sezione Ticino e dalla Camera di commercio) attribuitogli in ex-equo con Silvia Mozzettini. Il corso, erogato dalla Cc-Ti in collaborazione con l’Istituto svizzero per la formazione di capi-azienda nelle arti e mestieri (IFCAM), viene offerto in lingua italiana in Ticino fin dal 2000. Ricordiamo tra l’altro che il prossimo settembre riprenderanno i nuovi cicli di formazione “Scuola per Capi-azienda nelle arti e mestieri” e “Corso Preparatorio all’esame professionale superiore per il diploma federale di Economista aziendale nelle arti e mestieri”. Questa formazione offre un’approfondita istruzione nella conduzione aziendale e conferma che il titolare di un’azienda è in grado di dirigere un’impresa rispondendo agli imperativi del mercato in continua evoluzione. Per maggiori informazioni sull’offerta formativa Cc-Ti, vi invitiamo a consultare il nostro sito web www.cc-ti.ch.

Signor Realini, congratulazioni per il premio ricevuto! Vorremmo cominciare questa breve chiacchierata sapendo qualcosa di più su di lei, può dirci qualcosa sulla sua persona?

“Vivo a Coldrerio, ho lavorato a Chiasso presso le FFS per diversi anni, ed ora sono Direttore presso l’Autolinea Mendrisiense SA. Appena maggiorenne sono partito dal Ticino per un’esperienza oltr’Alpe, in Svizzera tedesca e francese, dove ho frequentato una scuola d’esercizio presso le FFS, tornando poi in Ticino diversi anni dopo. Nel 2003 sono stato scelto quale Responsabile dello smistamento di Chiasso. Parallelamente all’attività lavorativa di allora, che ho terminato a gennaio 2012, ho seguito diverse formazioni superiori: quella di gestione del personale, ottenendo l’attestato federale, il corso presso la Cc-Ti di Capo azienda dal 2008 e la Scuola di Economista aziendale nelle arti e mestieri, diplomandomi l’anno scorso. Dal febbraio 2012 ho assunto la Direzione di Autolinea Mandrisiense SA, azienda di trasporti che collega tutto il Mendrisiotto, dirigendo circa 45 dipendenti”.

Un percorso variegato ed un interesse per la cultura e le diverse formazioni, soprattutto mi sembra di capire, un’attenzione particolare verso le risorse umane…

“Vero. Mi è sempre interessato lo studio e approfondire le mie conoscenze nelle dinamiche aziendali e di gestione delle risorse umane, ma non solo. Ho sete di conoscenza e non nego che se ne avessi la possibilità ed il tempo, non mi dispiacerebbe approfondire ulteriormente anche altri aspetti. Il nuovo lavoro però è molto laborioso e mi trovo confrontato con una bella sfida professionale che sto affrontando con determinazione. È ovvio che è un compito impegnativo, poiché le dinamiche della gestione aziendale sono più complesse di quelle di risorse umane, in quanto quest’ultime sono solo una parte, benché fondamentale, della gestione dell’impresa”.

Quali sono state le motivazioni che l’hanno spinta ad iscriversi al corso Economista aziendale nelle arti e mestieri?

“Mi è sembrato un «naturale proseguimento» del percorso intrapreso con il corso precedente che avevo svolto presso la Cc-Ti, quello di Capo azienda, sia per le tematiche di gestione affrontate,

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sia per l’approfondimento di alcuni aspetti di questi ultimi, come ad esempio la parte di gestione e pianificazione strategica o la parte finanziaria”.

Quanto è stato importate il sostegno del suo datore di lavoro? Come ha conciliato lavoro, studio e famiglia?

“Una parte vitale. Il mio precedente datore di lavoro mi ha spronato ed incoraggiato nella formazione, permettendomi di seguire le lezioni per un giorno a settimana. Fortunatamente non ho mai riscontrato problemi, mi sono sempre adoperato per impegnarmi al massimo cercando di concentrare il lavoro nei 4 giorni della mia «settimana lavorativa». Un bell’impegno, anche dal punto di vista della conciliazione lavoro-famiglia-studio. Grazie anche al sostegno della mia famiglia, ho potuto incastrare i pezzi del puzzle che mi hanno accompagnato nel recente passato: lavoro presso le FFS, studio, tempo da dedicare alla famiglia, lavoro presso il nuovo datore di lavoro per un passaggio di consegne e un’«inizializzazione» ai nuovi compiti, … Un periodo intenso, che con il giusto spirito e supporto da parte di chi mi vuol bene e dai datori di lavoro, sono riuscito a far funzionare al meglio. Un altro aspetto fondamentale è stata l’interazione con i compagni di classe e con gli insegnanti, con i quali è stato possibile intrattenere rapporti di reciproca stima. Con alcuni colleghi poi si organizzavano anche delle sedute extra di studio ed approfondimento in vista degli esami, un bel intersecarsi di persone, caratteri, concetti ed esperienze. Anche l’organizzazione della Cc-Ti è stata utile: puntuale e precisa”.

Quali ambiti d’insegnamento le sono interessati maggiormente?

“In linea generale tutto ciò che ho appreso e che mi è stato insegnato è stato interessante, stimolante e mi ha aperto nuove visioni e orizzonti. Alcuni concetti erano nuovi, altri ho potuto rinfrescarli ed esercitarli. Sicuramente visto il mio interessamento alla parte di gestione HR, data anche la mia precedente formazione quale specialista HR, è stato uno degli ambiti che aspettavo di trattare con più attenzione: le mie aspettative non sono state deluse, ho scoperto nuove metodologie e nuovi approcci, potendomi confrontare con altre persone e interagendo con gli insegnanti, molto preparati. Oltre a ciò anche il management, la strategia e il marketing hanno particolarmente suscitato il mio interesse. Ho per contro trovato impegnativa – ma non meno stimolante – la parte dedicata alla gestione finanziaria”.

Come ha trovato gli esami finali e su cosa si è concentrato il suo lavoro di diploma?

“Gli esami sono stati «tosti». Non impossibili, non facili. Giusti rispetto a quanto ci è stato insegnato, impegnativi. Il mio lavoro di diploma è stato un approfondimento per un’azienda di trasporti che andava a verificare l’entrata in nuovi mercati con una differenziazione dell’attività. Un aspetto che mi preme sottolineare qui è come sia stato utile poter mettere in pratica quanto appreso nel tempo. Il lavoro di diploma ha raccolto in sé tutti gli ambiti che si erano trattati”.

Può tracciare una valutazione globale sul corso?

“La mia valutazione è senza dubbio più che buona. Ho apprezzato l’interazione con i compagni di corso, la disponibilità e la preparazione degli insegnati, come pure l’organizzazione della Cc-Ti”.


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Commercio estero Pagine a cura di Osec Ticino

prossime GIORNATE DI CONSULENZA PAESE LUGANO, GIUGNO E SETTEMBRE 2012 • BRASILE: martedì 18 settembre 2012 • CINA: venerdì 21 settembre 2012 Nel corso delle giornate di consulenza proposte alle aziende, avrete l’occasione di fissare un incontro individuale gratuito con i consulenti dell’Osec e con i collaboratori degli Swiss Business Hub all’estero. Le aziende intenzionate ad espandere le loro attività nei mercati sopra citati o che hanno esigenze concrete non esitino a mettersi in contatto con l’Osec e a fissare un appuntamento con i suoi esperti! CONTATTATECI AL NO. TEL. +41 91 911 51 37 OPPURE TRAMITE E-MAIL ALL’INDIRIZZO INFO.LUGANO@OSEC.CH, SAREMO LIETI DI FISSARVI UN APPUNTAMENTO.

Expo 2015 a Milano: 23,1 milioni di franchi per la presenza svizzera

Il 16 maggio 2012, il Consiglio federale ha approvato il messaggio sul credito destinato alla partecipazione svizzera presso l’esposizione universale 2015 a Milano. Il credito stanziato ammonta a 23,1 milioni di franchi. Secondo quanto comunicato dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), 21 milioni di franchi sono destinati alla pianificazione, al montaggio, alla gestione e allo smantellamento del padiglione svizzero. I restanti 2,1 milioni saranno impiegati per le attività complementari e le misure di comunicazione. Il DFAE specifica che il contributo del settore privato al budget complessivo ammonterà a 8 milioni. Alcune imprese hanno già garantito una partecipazione finanziaria. A questo proposito, segnaliamo che l’Osec sta organizzando una missione economica a Milano in autunno, i cui dettagli saranno comunicati a breve. Dipartimento federale degli affari esteri: Expo Milano 2015 - L’esposizione universale alle porte www.news.admin.ch/message/index.html?lang=it&msgid=44584 Osec: Expo 2015 inizia già nel 2012 www.osec.ch/it/blog/expo-2015-inizia-gia-nel-2012

La Germania richiede nuove formalità per le cessioni intracomunitarie

In Germania, la cosiddetta “Gelangensbestätigung” sarà richiesta dal 1° luglio 2012 in caso di cessione intracomunitaria. Si tratta di un attestato ai fini fiscali, che conferma la ricezione della merce e che occorre allegare al duplicato della fattura. Anche i fornitori svizzeri devono adempiere questo obbligo. Handelskammer Deutschland-Schweiz: Informationsblatt zur Änderung der Beleg- und Buchnachweispflichten bei der Steuerbefreiung für innergemeinschaftliche Lieferungen www.handelskammer-d-ch.ch/de/news-und-events/aktuel-

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les/aktuelle-informationen/informationsblatt-zur-aenderungder-beleg--und-buchnachweispflichten-bei-der-steuerbefreiung-fuer-innergemeinschaftliche-lieferungen Emons: Gelangensbestätigung - Das deutsche Bundesfinanzministerium verlängert die Übergangsfrist bis zum 30.06.2012 www.emons.ch/_data/downloads/emonsch/gelangensbestaetigung-022012.pdf

Accordo di libero scambio AELS-Ucraina in vigore dal 1° giugno 2012

Il 1° giugno 2012 è entrato in vigore l’accordo multilaterale di libero scambio tra l’Ucraina e gli Stati dell’AELS (Svizzera, Islanda, Liechtenstein e Norvegia), che mira soprattutto a smantellare i dazi doganali e a facilitare l’entrata sui rispettivi mercati per le imprese dei Paesi firmatari. Secondo quanto comunicato dall’Amministrazione federale delle dogane (AFD), la soppressione dei dazi riguarda le merci dei capitoli 25 a 97 della tariffa doganale, esclusi alcuni prodotti agricoli ivi contenuti. L’accordo si applica anche ai prodotti agricoli trasformati nonché ai pesci e altri prodotti del mare. Lo smantellamento avviene in modo “asimmetrico”, ossia gli Stati dell’AELS (e quindi anche la Svizzera) riducono o eliminano i dazi con l’entrata in vigore dell’accordo il 1° giugno 2012, mentre l’Ucraina li smantella progressivamente fino al libero scambio nel 2022. Il protocollo d’origine previsto dalla convenzione corrisponde ampiamente al modello paneuromediterraneo. Tuttavia, l’AFD specifica che non è ancora consentito il cumolo diagonale, per esempio con l’UE. Il 1° giugno 2012 è entrato altresì in vigore l’accordo agricolo bilaterale Svizzera-Ucraina, che riguarda determinati prodotti agricoli di base dei capitoli 1 a 24. Amministrazione federale delle dogane: Entrata in vigore dell’accordo multilaterale di libero scambio con AELS-


Ucraina e dell’accordo agricolo bilaterale Svizzera-Ucraina in data 1° giugno 2012 w w w.e z v. a dmin.ch /p d f _ linke r.p hp?d o c = zir kula r_ ukraine_04_12&lang=it

L’Ucraina concede esenzioni per l’importazione di attrezzature a basso consumo energetico

Le attrezzature, i macchinari e i materiali a basso consumo energetico possono ora essere importati in Ucraina in esenzione da dazi doganali e IVA. Tuttavia, per beneficiare delle concessioni tariffarie occorre documentare l’efficienza energetica delle attrezzature, dei macchinari e dei materiali importati. Inoltre, valgono solo per prodotti che non possono essere forniti in qualità paragonabile e in quantità sufficiente dall’industria ucraina. BNT Newsletter Ukraine: Import of Energy-Saving Equipment into Ukraine www.bnt.eu/uploads/files/ukraine/Newsletter/bnt_newsletter_UKR_1-2-2012_EN.pdf

L’Ucraina vuole costruire una Silicon Valley

Un parco tecnologico, ispirato alla Silicon Valley e alla sua versione russa Skolkowo, sorgerà alle porte di Kiev. Anche se la superficie di 147 ettari del futuro parco “Bionic Hill” è più modesta di quella dei modelli statunitense e russo, l’ex-repubblica sovietica punta su questo progetto di prestigio per promuovere l’attrattività del proprio polo high-tech. L’infrastruttura e i servizi offerti dal parco sono tagliati su misura per le imprese attive negli ambiti IT, biotecnologie, cleantech, efficienza energetica ed energie rinnovabili. Il Bionic Hill sarà realizzato dall’impresa Ukrainskoe Dunajskoe Parachodstwo (UDP), che intende investirvi 1 miliardo di dollari. La prima fase di costruzione dei 100’000 mq di superfici commerciali e abitative dovrebbe essere terminata nel 2014. Bionic Hill Innovation Techno Park http://bionic-hill.com/BionicHills_booklet_mini.pdf

Vasto ampliamento della metropolitana di Mosca

Entro il 2020, alla rete della metropolitana moscovita saranno aggiunti 150 chilometri di binari, portando il totale a 451. Il governo cittadino ha stanziato 30 miliardi di euro per realizzare il progetto. Secondo quanto comunicato da Dow Jones, oltre ad ampliare la rete, si costruiranno 70 nuove fermate, si modernizzerà la flotta, sorgeranno sette nuovi depositi e se ne risaneranno otto vecchi. Itar Tass: Moscow metro lines to grow to 451km by 2020 www.itar-tass.com/en/c154/402451.html

Gruppo tessile uzbeko progetta grandi investimenti con partecipazione svizzera

Il gruppo tessile statale Uzbekyengilsanoat intende realizzare 20 progetti nell’anno corrente, cui partecipa anche il produttore svizzero di macchine tessili Rieter. Secondo quanto comunicato da Uzdaily, nell’ambito della neo-costituita Rieter Uzbekistan, il gruppo svizzero investirà 3,8 milioni di dollari in un progetto volto a costruire

un impianto di produzione di macchine per la cardatura e la filatura. Uzdaily: Uzbekyengilsanoat to implement projects for US$150m in 2012 www.uzdaily.com/ru/articles-id-18064.htm

Montenegro e Samoa aderiscono all’OMC

Montenegro e Samoa sono diventati rispettivamente il 154° e il 155° membro dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). In seguito all’adesione, il traffico commerciale nello Stato balcano e nell’isola del Pacifico deve rispettare le disposizioni vigenti dell’OMC e ogni ostacolo al commercio deve essere smantellato. A titolo d’esempio, il Montenegro applica ora un’aliquota consolidata del 4,3% sull’importazione di beni industriali. Per l’importazione di prodotti agricoli vale l’aliquota del 10,8%. Secondo quanto comunicato dall’OMC, i dazi su alcuni articoli saranno ridotti progressivamente fino al 2022. WTO: Montenegro and Samoa strengthen the WTO www.wto.org/english/news_e/pres12_e/pr660_e.htm

Nuove disposizioni all’importazione in Arabia Saudita

Le forniture di merci con valore in dogana superiore ai 100 dollari USA sottostanno a nuove disposizioni all’importazione in Arabia Saudita. Swiss Business Hub GCC: Saudi Arabia - New Import Regulations www.osec.ch/it/filefield-private/files/42326/field_blog_public_files/9068

Nuovo modulo online per la richiesta di un numero PAN per l’imposizione alla fonte di servizi e royalties in India

Dal 1° aprile 2010, le autorità indiane richiedono un Permanent Account Number (PAN) per identificare i beneficiari di pagamenti sottoposti all’imposta alla fonte (per esempio, il pagamento di royalties e per servizi resi). Dall’8 aprile 2012, tale numero deve essere richiesto con un nuovo modulo online. Se non indica un numero PAN, il debitore indiano è tenuto a dedurre un’imposta maggiore rispetto a quanto previsto nella convenzione in materia di doppia imposizione (a titolo d’esempio: servizio come da convenzione sulla doppia imposizione: 10%, senza PAN: 20%). La direttiva vale per tutti, ossia anche per le imprese estere che non hanno una succursale in India, ma si riferisce unicamente al pagamento di royalties e per servizi resi. NON riguarda invece le normali operazioni d’esportazione. Le aziende estere possono richiedere il rimborso delle quote dedotte che superano il limite stipulato nella convenzione di doppia imposizione, ma la procedura è onerosa e le autorità si sono accordate a tal fine un termine di 2 anni a partire dalla fine dell’anno finanziario. Si consiglia pertanto alle imprese beneficiarie di pagamenti per servizi e royalties in India di richiedere urgentemente un PAN e di riportare tale numero su tutta la relativa corrispondenza. Osec: India Pan Application Info 2012 www.osec.ch/it/filefield-private/files/42071/field_blog_public_files/8790

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Commercio estero Pagine a cura di Osec Ticino

Singapore estende il termine per la riesportazione di merci collocate in ammissione temporanea

Singapore ha esteso da tre a sei mesi il termine per la riesportazione di merci collocate in ammissione temporanea secondo la procedura doganale semplificata “Temporary Import Scheme”. La nuova regolamentazione è in vigore dal 1° aprile 2012 e vale per i seguenti prodotti importati temporaneamente senza versare tributi doganali: • attrezzature ed equipaggiamento per effettuare riparazioni e migliorie; • merce destinate a fiere ed esposizioni; • animali vivi; • apparecchiature scientifiche e attrezzature tecniche; • attrezzature e accessori per manifestazioni internazionali. Singapore Customs: Extension of Temporary Import Period to 6 Months w w w.customs.gov.sg /NR /rdonlyre s /806059B3-FEBE-4D85-9717-C4270BE42857/28861/CircularonTIperiodextensionto6monthsfinal19Mar2012.pdf

La Cina aggiorna l’elenco delle tariffe doganali all’importazione per i beni di consumo

La Cina ha aggiornato le categorie e le tariffe doganali applicabili ai principali beni di consumo provenienti dall’estero. Il nuovo elenco è entrato in vigore il 15 aprile 2012. China Briefing: China Revises Categorization of Imported Goods and Tariff Rates www.china-briefing.com/news/2012/03/30/china-revisescategorization-of-imported-goods-and-tariff-rates.html

Cura degli anziani in Cina: si crea un nuovo mercato

Il numero degli anziani cresce costantemente anche in Cina. Nel 2010, i cittadini ultrasessantenni erano 178 milioni e si stima che saranno 360 milioni nel 2050. In questo contesto, sorgono opportunità d’affari soprattutto nell’ambito della cura degli anziani. In Cina, la cura degli anziani è ancora agli inizi e si sviluppa solo lentamente poiché il governo non compie sforzi volti a costruire e promuovere le infrastrutture necessarie per il ricovero e la cura della terza età. Si tratta di una sfera lasciata all’iniziativa privata, che manca di know-how, non riesce a istituzionalizzarsi e quindi è poco efficace. Di conseguenza, si crea un mercato enorme per le imprese e organizzazioni straniere dotate delle necessarie competenze, anche se non sarà facile gestirlo. La società di consulenza InterChina Consulting ha redatto un rapporto di sette pagine, che illustra come rispondere all’appello “Help the 360 Million Aged” e trarre contestualmente beneficio dal potenziale derivante. InterChina Insight: Help the 360 Million Aged www.interchinaconsulting.com/files/help_the_360_million_aged.pdf

L’economia cinese cresce a un ritmo più contenuto

Nel 1° trimestre 2012, la crescita economica cinese è stata più contenuta del previsto. Gli esperti avevano stimato una crescita del PIL dell’8,4% rispetto al trimestre precedente, ma il livello realmente raggiunto è stato dell’8,1%.

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Si tratta del tasso trimestrale più basso degli scorsi tre anni. L’economia cinese aveva chiuso il 2011 con una crescita che si attestava ancora all’8,9%. Questo sviluppo ha indotto la Banca mondiale a correggere le proprie previsioni per la Cina, abbassando il tasso di crescita all’8,2% per il 2012, ma prevedendo una nuova accelerazione a partire dal terzo trimestre. Bloomberg: China’s Less-Than-Forecast 8.1% Growth may Signal Easing http://mobile.bloomberg.com/news/2012-04-13/china-seconomy-grows-less-than-estimated-8-1-.html Reuters: China growth seen slower in 2012, recovery mild: World Bank www.reuters.com/article/2012/04/12/us-world-bank-china-idUSBRE83B0C920120412

Ulteriore facilitazione del regime doganale UE/USA

Il 4 maggio 2012, l’Unione europea e gli Stati Uniti hanno firmato un accordo per il riconoscimento reciproco degli operatori economici autorizzati. Gli AEO (dall’inglese “Authorised Economic Operators”) approvati nell’UE potranno ora beneficiare dello sdoganamento accelerato anche negli USA, e viceversa. Secondo quanto comunicato dalla Commissione europea, la regolamentazione entra in vigore il 1° luglio 2012. Nella sola UE, ne beneficeranno circa 5’000 AEO. Il nuovo accordo consentirà di semplificare e moltiplicare gli scambi commerciali tra UE e USA. Inoltre, ottimizzerà la sicurezza delle importazioni e delle esportazioni. Commissione europea: Customs: EU and USA agree to recognise each other’s “trusted traders” http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference= IP/12/449&format=HTML&aged=0&language=EN&guiLa nguage=en

Cambiano i parametri del diritto brevettuale statunitense

L’attuazione progressiva del nuovo diritto brevettuale statunitense è iniziata a metà marzo. Secondo il cosiddetto Leahy-Smith America Invents Act, la legislazione si baserà ora sul principio “first to file”, come nella maggioranza dei paesi, e non più su quello “first to invent” finora applicato negli USA. In altre parole, il titolare dell’invenzione sarà colui che ne deposita per primo la domanda di brevetto, e non più l’inventore. La nuova regolamentazione dovrebbe entrare in vigore a marzo 2013. Tuttavia, un aspetto essenziale continuerà a contraddistinguere il diritto statunitense: l’invenzione potrà essere pubblicata un anno prima che la relativa domanda sia depositata senza che l’inventore perda il suo diritto al brevetto. Inoltre, sono previste, oppure già state realizzate, le seguenti modifiche e novità: • aumento del 15% delle tasse applicate per il deposito di domande brevettuali (da settembre 2011); • tassa supplementare di 400 dollari per le domande di brevetto, che non sono depositate per via elettronica; • possibilità di un esame accelerato contro una tassa compresa tra i 2’400 e i 4’800 dollari a seconda della complessità procedurale (da settembre 2011); • tasse ridotte fino al 75% sulle domande di brevetto depositate dalle PMI (la data d’entrata in vigore non è ancora stata stabilita);


• introduzione di un “inter partes review” e di un “post grant review” (procedure volte a valutare la legittimità di un brevetto davanti a un comitato d’esportazione dell’ufficio brevetti statunitense in alternativa a procedimenti giudiziari costosi) (dal 16 settembre 2012). Cowan Liebowitz Lattman: CLL Patent Newsletter Outlines and Explains the The Leahy-Smith America Invents Act (AIA) www.cll.com/article-detail/CLL-Patent-Newsletter-Outlines-and-Explains-the-The-Leahy-Smith-America-InventsAct

Nuovo slancio per l’energia eolica in Canada

Il Canada intende rafforzare la promozione dell’energia eolica e presenta il programma “Windvision 2025”. Nuovo slancio sarà altresì fornito grazie a numerosi incentivi a livello regionale. Il Canada vuole aumentare le capacità di energia eolica di 55’000 megawatt entro il 2025. La quota-parte di fonti rinnovabili alla produzione elettrica complessiva aumenterebbe così del 20%. La Canada Wind Energy Association stima i necessari investimenti a 79 miliardi di dollari. Canadian Wind Energy Association www.canwea.ca/index_e.php Windvision 2025: Powering Canada’s Future www.canwea.ca/windvision_e.php

Il Cile costruisce nuovi nosocomi

Il Cile intende costruire cinque nuovi ospedali entro il 2014 sotto forma di partenariati pubblico-privati. Il Ministero della salute stima gli investimenti richiesti a 3 miliardi di dollari. Il progetto più avanzato riguarda l’ospedale Leonardo Guzman ad Antofagasta. La gara d’appalto per la concessione è stata lanciata a inizio anno. L’ospedale Salvador a Santiago del Cile e l’annesso istituto nazionale geriatrico sono anche oggetto di un progetto preliminare dettagliato. Gli altri nosocomi previsti sono Marga-Marga y Quillota Petorca a Valparaiso, Santiago Occidente e Sotero del Rió Puente Alto a Santiago nonché Curicó, Linares y Chillán a Talca. L’intenzione è di creare 5’000 nuovi posti letto nonché di ricostruire le strutture distrutte durante il pesante terremoto che ha colpito il Paese due anni fa. Inoltre, il governo cileno vuole garantire l’assistenza sanitaria nelle zone meridionali del Paese, le cui strutture sono carenti. I progetti contemplano, tra gli altri, la costruzione di tre ospedali e di un dispensario. Gobierno de Chile: Programa de Concesiones de Infraestructura Hospitalaria 2012-2014: Taller de Trabajo “Hospital de Antofagasta” w w w.conce sione s.cl/proyectos / D o cument s / Hospit al% 2 0 d e% 2 0A ntof a g a s t a / Talle rH% 2 0A ntof a g a sta2012_03_26_def.pdf Republica de Chile, Ministerio de Obras Públicas, Dirección General de Obras Públicas: Bases de Concurso Consultario “Anteproyecto Hospizal del Salvador e Institituto Nacional de Geriatría” www.concesiones.cl/proyectos/Documents/Hospital%20 Salvador/Bases%20de%20Consultoria.pdf

Il Cile lancia una nuova strategia energetica

Il governo cileno ha presentato la propria strategia energetica per il periodo 2012-2030, che è incentrata sull’energia idroelettrica e sul solare. La quota-parte dell’idroelettricità alla produzione complessiva sarà aumentata dall’attuale 35% al 49% entro il 2020. La sola regione di Aysen conta progetti per un ammontare di 6 miliardi di dollari, finanziati prevalentemente dalle società elettriche Endesa Chile e Colbun Chile nonché dal gigante minerario Xstrata. La costruzione di centrali solari su larga scala sarà concentrata nelle zone desertiche del nord. Il progetto faro è un impianto fotovoltaico con una capacità produttiva di 220 megawatt, che AES Gener costruirà vicino ad Antofagasta. Sono altresì previste opere geotermiche. Oltre a potenziare le capacità produttive, si intende anche ampliare la rete di distribuzione elettrica. Gobierno de Chile: National Energy Strategy 20122030 – Energy for the Future http://pds.kallman.com/shows/iftenergy_ 2012/pdfs/ Energy-for-the-Future-Chile’s-National-Energy-Strategy2012-2030-English.pdf

Si delinea un boom nella costruzione di nuovi centrali elettriche in Europa

Secondo uno studio dell’istituto Trend Research, la svolta energetica pianificata in molti paesi e l’alto consumo di elettricità causeranno un boom nella costruzione di nuovi centrali elettriche in Europa, soprattutto tra gli anni 2018 e 2025. Lo studio stima che entro il 2030 saranno costruite centrali con una capacità produttiva di 160 gigawatt. Un ammontare di circa 400 miliardi di euro sarà investito nell’edificazione di nuovi centrali e nelle fonti rinnovabili in quei Paesi europei, che mirano a una svolta energetica. Alcune Nazioni dell’Europa dell’Est continueranno invece a puntare sulle centrali nucleari e a combustibile fossile. In questo contesto, i rischi più temuti dalle imprese interpellate si annidano nella legislazione incerta in materia di politica energetica e nello sviluppo sempre più instabile dei prezzi di alcuni componenti e materie prime. I fornitori paventano che possano essere rimessi in questione la pianificazione e gli investimenti. energienachrichten.net: Umfassende Studie – Kraftwerksneubau in Europa www.energienachrichten.net/umfassende-studie-kraftwerksneubau-in-europa/

Osec Corso Elvezia 16 Casella postale 5399 – CH-6901 Lugano Tel. +41 91 911 51 35/37 Fax +41 91 911 51 39 info.lugano@osec.ch www.osec.ch

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Commercio estero di Monica Zurfluh, Responsabile Osec Ticino e Marco Passalia, Responsabile Servizio Export Cc-Ti

Difficoltà ricorrenti in ambito export

Monica Zurfluh

Marco Passalia

Nell’attività quotidiana siamo regolarmente confrontati con numerose richieste da parte di aziende ticinesi attive sui mercati esteri. In generale, costatiamo che indipendentemente dal settore d’attività dell’azienda, dalle dimensioni, dal fatturato, dall’organizzazione o dai prodotti venduti è possibile individuare un comun denominatore costituito da problematiche ricorrenti che toccano tutte quelle aziende che hanno relazioni commerciali con l’estero. Per fare fronte a queste necessità informative e formative, la Cc-Ti in stretta collaborazione con l’Osec, propone degli incontri finalizzati a coprire queste lacune. L’origine delle merci, i relativi documenti probatori e le responsabilità derivanti sono troppo spesso sottovalutati o addirittura sconosciuti. Quando la merce viene venduta ad un cliente all’estero (ovvero esportata) indipendentemente dalla resa è necessario fornire in maniera ufficiale - quindi attraverso una prova documentale - l’origine corretta dei prodotti venduti per ottenere un’eventuale esenzione del dazio, una riduzione dei tributi doganali o semplicemente per vedere applicata una determinata misura di politica commerciale da parte del Paese importatore. Nel contempo, nel determinare l’origine stessa della merce, vanno presi in considerazione diversi fattori tra cui non solo il Paese di destinazione della merce, ma anche il Paese d’origine. Da qui l’importanza della comunicazione tra reparti all’interno dell’azienda: se ad esempio il reparto acquisti cambia fornitore avendone reperito uno con prezzi inferiori, anche il reparto vendite deve esserne informato poiché anche l’origine della merce può cambiare e si possono allestire dichiarazioni d’origine che non corrispondo alla realtà. Quando si affronta questa problematica in genere le domande da porsi sono le seguenti: esiste un accordo di libero scambio con il Paese verso cui si esporta? Si applicano le regole del sistema preferenziale o di quello non preferenziale? Se le merci sono prodotte in seno all’azienda quali criteri d’origine vanno applicati? Che cosa è

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il cumulo dell’origine? E le prove documentali quali sono? In quali casi è possibile utilizzare una dichiarazione su fattura, e in quali casi la merce deve invece essere accompagnata da un il certificato di circolazione delle merci EUR.1 o EUR-MED oppure da un certificato d’origine? Oltre alle oggettive difficoltà nel rispondere a queste domande, spesso vengono anche sottovalutate le eventuali conseguenze sanzionatorie in caso in attestazione errata o falsa. In altre parole, da una parte, si riscontra regolarmente una lacuna informativa da parte di chi all’interno dell’azienda si occupa delle vendite, degli acquisti, delle spedizioni o anche della produzione. Dall’altra parte, invece, c’è un’insufficiente consapevolezza da parte dei dirigenti delle aziende delle possibili conseguenze derivanti dalle questioni legate all’origine delle merci. Il tema degli Incoterms è un’altra questione importante che viene spesso sottovalutata fino a quando non si incorre in una controversia tra chi esporta e chi importa. Non tutti sanno che si tratta di regole facoltative che non creano nuovi obblighi contrattuali tra venditore e acquirente, ma, nella fattispecie, chiariscono e ripartiscono le responsabilità e i rischi di ognuna delle parti rispondendo a domande quali: dove avviene la consegna della merce? Chi sopporta il costo del trasporto principale? Dove e in che momento avviene il passaggio/trasferimento del rischio? Chi si accolla gli altri oneri connessi al trasporto (documenti, spese di carico e scarico, sdoganamento, assicurazione)? Spesso succede che questi termini non solo non vengono applicati correttamente, ma addirittura vengono utilizzati senza veramente sapere quali sono le implicazioni. Inoltre, in azienda è frequente la mancanza di comunicazione anche tra l’ufficio vendite e l’ufficio spedizioni/logistica. Ciò obbliga a trasformare certe richieste in soluzioni logistiche non sempre adeguate: infatti, gli addetti alle spedizioni si trovano regolarmente a dover fare l’impossibile per cercare di rispettare quanto previsto da una resa negoziata con il proprio cliente, finendo talvolta di non rispettare veramente la resa stabilita. In generale, se chi esporta o importa è in grado di utilizzare lo strumento degli Incoterms in maniera ottimale, non solo è in grado di gestire con efficienza le pratiche e le relazioni con il proprio partner commerciale ma beneficia anche di un risparmio di costi. Nel prossimo numero verranno evidenziati alcuni altri temi sensibili e complessi che vengono regolarmente segnalati dalle aziende esportatrici: l’IVA intracomunitaria, le modalità di pagamento, le informazioni su nuovi partner commerciali e su nuovi mercati ed altro ancora.


Fiere internazionali

Cosmoprof Asia Hong Kong, 14 - 16 novembre 2012

Cosmoprof Asia è il principale salone dell’estetica, della bellezza e della cosmesi nella zona Asia Pacifico. Gli attori del settore vi si ritrovano per presentare e scoprire le nuove tendenze e i prodotti innovativi. Le donne asiatiche spendono sempre di più per i cosmetici, soprattutto per la cura della pelle, il trucco, i cosmetici sbiancanti e le colorazioni, facendo triplicare il tasso di crescita dell’industria in Asia. Tuttavia, malgrado i progressi fatti negli ultimi vent’anni, il mercato dei cosmetici cinese rimane poco sviluppato e lungi dall’essere saturo. Due fattori ne evidenziano il potenziale: la popolazione, che con 1,3 miliardi conta il maggior numero di potenziali consumatori al mondo, e la spesa annua pro capite per i cosmetici, di molto inferiore alla media dei paesi sviluppati (35 - 70 dollari). Il ventaglio dei prodotti cosmetici presentati ai saloni Cosmoprof fornisce una visione globale del ramo: prodotti professionali per capelli; attrezzature, apparecchiature e prodotti cosmetici per l’estetica; prodotti e attrezzature per ricostruzione unghie; attrezzature e arredamenti per acconciatori; arredamenti per profumerie; prodotti cosmetici e profumi; accessori per l’igiene e articoli da regalo; bigiotteria; cosmetici per erboristerie; articoli e novità per acconciatori; packaging; materie prime; tecnologie e servizi per l’industria cosmetica; prodotti farmaceutici e macchinari vari. Nel 2011, Cosmoprof Asia ha accolto 1’780 espositori (+9% rispetto al 2010) provenienti da 42 paesi e 48’503 visitatori (+7,5% rispetto al 2010) su una superficie fieristica di 68’000 mq. Osec vi allestisce lo SWISS Pavilion in collaborazione con l’Associazione svizzera dei cosmetici e dei detergenti SKW/ SCD, lo Swiss Business Hub China e il Consolato generale di Svizzera a Hong Kong. Il padiglione ufficiale svizzero si troverà nella Hall 1 dedicata a profumi, cosmetici e prodotti per la toilette. Informazioni generali sulla fiera: www.cosmoprof-asia.com Informazioni sullo SWISS Pavilion: www.osec.ch/it/node/28754?lforce=1

ISM Colonia, 27 - 30 gennaio 2013

Da oltre 40 anni, l’ISM rappresenta la maggior fiera annuale a livello internazionale per i confettieri esportatori di cacao, cioccolata e prodotti affini, pasticceria, panetteria fine, dolciumi, gelati e materie prime. È quindi la piattaforma ideale per scoprire e svelare le ultime tendenze, i nuovi prodotti e la loro evoluzione futura. La diversità del mercato mondiale si riflette nell’ampia offerta proposta all’ISM: è qui che s’incontrano i principali gruppi target dell’industria della confetteria. Le PMI e i leader sul mercato vi allacciano contatti essenziali a livello internazionale, onde poter rispondere a ogni minimo desiderio dei consumatori di domani con le loro idee, creazioni e concetti innovativi. Nel 2012, il salone ha accolto 1’412 espositori da 65 paesi, di cui l’83% proveniente dall’estero, su una superficie lorda di 105’000 mq. I professionisti giunti a Colonia da 130

paesi erano 35’000. I gruppi target del salone comprendono grandi distributori e le loro succursali regionali, cooperative, cash and carry, supermercati, discount, self-service, rifornitori di stazioni di benzina, grossisti di prodotti dietetici, drogherie, pasticcerie e panettieri. Come ogni anno, l’Osec collabora con Chocosuisse e Biscosuisse per allestire lo SWISS Pavilion a questa importante fiera. Esso sarà nuovamente ubicato nella posizione privilegiata della hall 4.2, tra i padiglioni nazionali di Belgio e Gran Bretagna. Informazioni generali sulla fiera: www.ism-cologne.de Informazioni sullo SWISS Pavilion: www.osec.ch/it/node/42061?lforce=1

L’alta qualità svizzera da assaporare

Arab Health Dubai, 28 - 31 gennaio 2013

Si tratta di uno dei saloni più rinomati nei settori tecniche e tecnologie medicali, salute, farmaceutica e tecnica dentale. Da 37 anni, è il punto d’accesso ideale a un mercato lucrativo e in rapida crescita. Infatti, il mercato sanitario negli Stati del Golfo continua a espandersi, con una crescita annuale stimata all’11% che dovrebbe raggiungere quota 43,9 miliardi di dollari entro il 2015. I Paesi con l’incremento più forte sono l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. L’edizione precedente del salone ha occupato tutte le superfici del Dubai World Trade Center. Gli espositori erano 3’094, in provenienza da 63 paesi, mentre si sono contati 76’101 visitatori e 7’177 delegati (+15% rispetto al 2011). Approfittate di questo importante evento per presentare i vostri prodotti e servizi allo SWISS Pavilion allestito dall’Osec in collaborazione con Medtech Switzerland, lo Swiss Business Hub GCC e lo Swiss Business Council Dubai. Informazioni generali sul salone: www.arabhealthonline.com Informazioni sullo SWISS Pavilion: www.osec.ch/it/node/2891?lforce=1

Informazioni sugli “Swiss Pavilion”: www.osec.ch/SWISSPAVILION

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Pubbliredazionale

Il miglior investimento per il futuro è la formazione in Specialista in Marketing Acquisire l’attestato Federale di Specialista in Marketing significa collocarsi a pieno titolo nel rapporto relazionale tra impresa e mercato. Lo Specialista in Marketing è un titolo che permette di ambire ad una promozione, di accettare nuove sfide professionali e di migliorare le opportunità competitive della propria azienda. Sviluppare le proprie conoscenze/competenze nell’ambito del Marketing è il miglior investimento possibile, soprattutto al giorno d’oggi, dove queste tecniche professionali sono considerate di fondamentale importanza per raggiungere il successo. Il corso prevede 420 ore di lezione (solitamente il martedì ed il giovedì sera, accompagnate da qualche sabato per ulteriori approfondimenti), 150 ore di lavoro autogestito e studio personale. Le materie trattate sono varie: economia politica, economia aziendale, contabilità, diritto, ricerche di mercato, strategia di marketing, distribuzione, vendita e promozione vendite, pubblicità, comunicazione integrata, relazioni pubbliche e tecniche di presentazione. Il candidato viene preparato per un primo esame intermedio chiamato MARKOM ed in seguito per l’esame di Specialista in Marketing con attestato federale (ex tecnico di Marketing).

N.B. L’attestato professionale federale di Specialista in Marketing viene riconosciuto in tutta Europa con il titolo di Junior Marketing Manager. SMSchool ha acquisito l’esperienza di 27 anni di corsi specifici con ben 275 diplomati federali. I docenti sono tutti professionisti con comprovata capacità e l’approccio didattico si basa su ore d’aula e lavoro di consolidamento, sia singolo che in gruppo. Per iscriversi agli esami i partecipanti devono essere in possesso di almeno un attestato federale di capacità (AFC) e aver lavorato per almeno 2 anni in un settore affine al marketing; Questo punto verrà discusso singolarmente durante il colloquio che precede l’iscrizione definitiva. L’inizio dei corsi è previsto il 23 ottobre 2012, l’esame MARKOM nell’agosto 2013 e l’esame finale Specialista in Marketing nel febbraio 2014. Informazioni supplementari tramite www.sms-edu.ch o per telefono allo +41 91 743 03 40 o fax +41 91 743 40 34

Occhi aperti prima di sistemare il vostro posto di lavoro. Lavorare in ufficio davanti a uno schermo posizionato in maniera non corretta o in una postazione di lavoro male organizzata può contribuire a provocare disturbi agli occhi, al collo, alla schiena o alle articolazioni delle mani, con conseguenti costi per l’azienda. I nostri consigli pratici e il nostro materiale informativo vi mostrano come promuovere, con pochi sforzi, la sicurezza e la salute in ufficio. www.prevenzione-in-ufficio.ch

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Vita dei Soci

Dal Ticino per il Mondo: insieme per le nuove sfide

Dal 5 al 7 ottobre 2012 si svolgerà, presso il Palazzo dei Congressi di Lugano, la seconda edizione del Forum “Generazioni nel cuore della pace – dal Ticino per il Mondo” che promuove, tramite uno spazio socioculturale, il dialogo tra le varie culture ed etnie nel mondo. La manifestazione viene sostenuta e patrocinata da: Città di Lugano, AIL, Fondazione Tamagni, Polizia cantonale, Assisi Pax International, One Clowns Italia e tanti altri. Perché “Generazioni nel cuore della pace”? Il forum vuole essere uno spazio internazionale di riflessione e scambio dove formare delle generazioni con solide basi che sappiano affrontare i cambiamenti con la giusta sensibilità, responsabilità e solidarietà. “Cuore” come centro ideale per una presa di coscienza rivolta a un avvenire ricco di nuove sfide dove le future generazioni ticinesi siano protagoniste, ma anche “cuore” inteso come punto di partenza per diffondere il messaggio di pace che prende il via dal Ticino per diramarsi in tutto il Mondo. La frenesia della società moderna ci ha allontanato dai classici valori della famiglia e della cultura, stiamo andando incontro a cambiamenti climatici sempre più frequenti e la popolazione si sta modificando assumendo un aspetto multiculturale. L’obiettivo del forum è quello di sensibilizzare i giovani ticinesi sulle tematiche quali il dialogo con i popoli, la salute, l’alimentazione, la salvaguardia dell’ambiente e dell’acqua, la non violenza, il ritorno ai valori fondamentali dell’individuo in modo che siano da esempio per le generazioni future e che divulghino gli ideali a tutta la popolazione. L’evento è promosso dall’Associazione Culture-Ti.net (Culture Ticino Network) di Lugano, che è nata con lo scopo di divulgare la cultura della pace, del benessere della persona e la salvaguardia dell’ambiente ticinese, svizzero ed internazionale attraverso eventi ed iniziative per tutte le generazioni. Durante l’evento, che avrà una durata di 3 giorni, il Palazzo dei Congressi si trasformerà in una sorta di Villaggio della Pace, all’interno del quale, vi sarà la possibilità di degustare cibi etnici e di seguire le diverse tavole rotonde con illustri relatori internazionali. Oltre a ciò, vi saranno diverse esposizioni di ONG, videoproiezioni di filmati culturali, mostre, danze, spettacoli, bancarelle fuori dal Palazzo dei Congressi e tanta altra animazione. Per questa nuova edizione verranno inoltre coinvolte attivamente le scolaresche del Canton Ticino.

Per realizzare il progetto è fondamentale la partecipazione attiva delle aziende presenti sul territorio. Anche da loro deve partire il messaggio di cambiamento. Le aziende possono partecipare con un sostegno finanziario, oppure contribuendo attivamente come espositori, in questo caso avranno a disposizione un’area interamente dedicata dove potranno avere un’ampia visibilità, o ancora potranno presentare un loro progetto su una tematica a cui ritengono si debba dedicare più spazio in rapporto anche alla loro filosofia aziendale. Potranno inoltre avere un ruolo attivo durante le tavole rotonde, proponendo un proprio relatore. Seguendo lo slogan “Dal Ticino per il Mondo” è fondamentale che anche le aziende del Ticino contribuiscano a questo importante progetto che mira alla salvaguardia dell’ambiente, del benessere psico-fisico della persona e delle future generazioni. Sarà inoltre un’ottima occasione di networking e visibilità internazionale per le aziende che aderiranno. Per maggiori informazioni vi invitiamo a telefonare al numero +41 91 922 95 18 durante gli orari di ufficio oppure di inviare una e-mail a info@maffeisnetwork.ch

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Vita dei Soci di Lisa Pantini

Il profumo di un caffè al sapore d’Africa Masaba Coffee ci ha aperto le porte del suo mondo, facendoci gustare l’aroma intenso del caffè cresciuto sulle pendici del Mount Elgon, in Uganda, nel cuore del continente africano Jean-Claude Luvini

per la cooperazione Ticino Uganda, che si prefigge un aiuto concreto alla popolazione ugandese in diverse forme. Nello specifico in questo il progetto mira a dare la possibilità ai contadini ugandesi di migliorare la qualità dei raccolti delle piantagioni di caffè e di vendere i prodotti della terra ad un prezzo equo in grado di garantire ai contadini un guadagno sufficiente per mantenere le loro famiglie. ACT-U, fondata da Luigi Gianinazzi, da molti anni sostiene la Nazione africana con progetti di sviluppo.

Sulle pendici del Monte Elgon, a quota 4’321 m sul livello del mare, un vulcano spento nel cuore dell’Africa, dove il Nilo trova le sue sorgenti, in Uganda, viene coltivato il caffè Masaba. Questo prodotto vede l’origine del suo nome dal Monte Elgon, che in lingua locale, viene appunto detto Masaba, “padre ancestrale”. Condizioni climatiche eccezionali per la coltivazione di perle in chicchi: piantagioni a terrazza, clima equatoriale, un terreno fertile con il giusto mix tra sole e pioggia. Il caffè cresce tra i 1’700 ed i 2’200 metri sopra il livello del mare. Il tutto grazie al sostegno ad una cooperativa di contadini da parte di ACT-U, un’associazione ticinese

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Con Masaba si vuole dare un sostegno ai contadini ugandesi, ed alla commercializzazione del marchio nel mondo, facendolo scoprire e potenziandone la diffusione, quale


pregiato caffè. Il caffè viene prodotto, raccolto, selezionato e preparato in Uganda per poi essere trasferito, verde verso l’Italia, dove è torrefatto alle porte di Milano e viene distribuito nel mondo. In Svizzera è Masaba Sagl che se ne occupa. Jean-Claude Luvini, titolare di Masaba Sagl, azienda basata presso il World Trade Center di Agno, armato di entusiasmo, si è buttato a capofitto in quest’avventura per la distribuzione e la commercializzazione del marchio Masaba Coffee in Ticino ed in Svizzera. Il caffè è apprezzato per il suo gusto deciso e dolce allo stesso tempo, assaporandolo si possono rievocare nella mente le belle immagini dei panorami dell’Africa che solitamente vediamo nei documentari… Forti di 3 certificazioni internazionali che garantiscono il rispetto dell’ambiente, dei produttori e della qualità del prodotto, Masaba si prende cura di tutti gli aspetti della produzione, curando i dettagli con un’attenzione alla responsabilità sociale. La commercializzazione in Svizzera è cominciata con l’offerta in esclusiva di Masaba in alcuni bar, alberghi e ristoranti, anche in Ticino. Ad oggi Manor ha introdotto Masaba Coffee nel proprio assortimento in 8 sue filiali

(Ginevra, Basilea, Chavannes, Morges, Vevey, Monthey, Sierre, Emmen). Il Masaba Coffee ha delle pregiate caratteristiche che lo collocano tra le migliori miscele di caffè al mondo: la regione dove cresce possiede specifiche ambientali tali da rendere molto stimata la coltivazione del caffè arabica, con una qualità eccellente ed un gusto speciale. Descriverne le caratteristiche sulle pagine di una rivista, quando il modo migliore per scoprirlo è dentro una tazzina da sorseggiare in compagnia! Importante ricordare che sul sito www.masabacoffee. com è possibile acquistare direttamente il caffè, che in pochi giorni arriverà direttamente a destinazione. Masaba Sagl World Trade Center Via Lugano 18 6982 Agno Tel. +41 76 523 37 43 sales@masabacoffee.com www.masabacoffee.com

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Vita dei Soci di Lisa Pantini

A piccoli passi nelle giuste scarpe A chi non è mai capitato di innamorarsi di un paio di scarpe in vetrina? In un negozio reale oppure online, spesso l’impulso irrefrenabile ci dice “devo provarle”. In un negozio reale si entra, si è assistiti da un venditore esperto che ci fa provare l’oggetto dei nostri desideri; se poi la misura non è quella giusta è il commesso stesso che ce ne fa provare un altro paio. Ma online? Come si fa ad essere sicuri che la misura delle calzature che acquistiamo tramite e-commerce sia corretta? Il progetto Right Shoes™ elaborato da UTD – Unique Trend Developments SA risponde a queste necessità. Vediamo come

Acquistare la giusta taglia di scarpe per ogni modello senza avere la necessità di provarle? Un sogno? Forse. Presto potrebbe divenire realtà. L’azienda Unique Trend Developments SA con sede a Massagno sta sviluppando un progetto chiamato Right Shoes™ che prevede, in breve, un sistema in grado di consigliare il consumatore nella scelta della taglia più adatta ai suoi piedi, per ogni modello di scarpa che desidera acquistare. Ma andiamo con ordine. L’e-commerce sta sempre più prendendo piede nelle abitudini dei consumatori di tutto il mondo: si acquista sempre maggiormente online, di tutto di più: abbigliamento, accessori, tecnologia, alimentari, e chi più ne ha più ne metta. Con questo incremento anche il settore calzaturiero online si è confrontato con significativi aumenti di merce venduta, ed ovviamente anche con qualche inconveniente, come i resi di paia di scarpe che non vanno bene per una serie di motivi, primo fra i quali la taglia sbagliata. L’incidenza dei costi dei resi per le aziende calzaturiere limita i guadagni, le statistiche parlano chiaro: i ritorni per misure errate si aggirano tra il 30 ed il 45%. Per il consumatore è estremamente difficile capire con certezza quale misura è quella corretta per i suoi piedi, considerando che ogni modello e ogni marca presenta caratteristiche di calzata e sviluppo taglie differenti. Ricevere scarpe che non calzano, è motivo di insoddisfazione per il cliente, che sarà da quel momento diffidente verso i sistemi di acquisto online. UTD è un’azienda svizzera che si occupa di implementazione e valorizzazione di tecnologie emergenti , altamente innovative,volte alla vendita online. L’azienda di Massagno opera con partner internazionali per il Progetto Right Shoes™. Il sistema Right Shoes™ si basa su una premessa fondamentale: la “forma”, ovvero lo “scheletro” sul quale ogni modello viene disegnato e montato fisicamente.

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Grazie alla partnership con il gruppo Newlast, che progetta e produce sistemi a controllo numerico per il settore calzaturiero, ed in particolare alla tecnologia NewlastSDF per la tornitura delle forme (l’unica al mondo che, eliminando interventi di finitura manuale su zone caratterizzanti come la punta e il tallone, consente di raggiungere livelli di precisione e ripetibilità totali), UTD è oggi in grado di conoscere l’esatta volumetria di ogni forma prodotta e, da questa, di risalire, al volume interno della calzatura che è stata montata su di essa. Right Shoes™ si basa su un sistema di confronto, attraverso complicati algo-


ritmi, tra i piedi del consumatore e le forme su cui è stato costruito il modello che desidera acquistare. Le implicazioni tecnologiche inerenti al progetto sono svariate e vengono portate avanti su più fronti, si va dallo sviluppo di sistemi adatti alla rilevazione 3D dei piedi allo sviluppo di una piattaforma web che opera il confronto e che può essere interrogata direttamente dai siti di ecommerce convenzionati.

Passo per passo

Già dall’inizio di quest’anno alcuni scanner per rilevazione 3D del piede stanno girando per l’Europa (Italia e Svizzera soprattutto, per ora). Grazie all’interazione di UTD con Newlast e con la SUPSI sono in fase di progettazione altri sistemi di rilevazione 3D dei piedi; tra cui un’applicazione per smartphone, finalizzati ad una capillare presenza sul territorio in modo da consentire ad ogni consumatore facile accesso al sistema.

UTD raccoglie i profili degli utenti e il 3D dei loro piedi in un portale specifico, dove, mediante registrazione, è possibile ottenere la propria RightShoes-ID, ovvero il codice identificativo dei propri piedi. Dall’altro lato, sullo stesso portale i marchi calzaturieri affiliati alimentano il database di tutte le scarpe che potranno essere acquistate mediante il sistema Right Shoes.

L’idea finale è quella di rendere disponibile un “assistente online” nella scelta della corretta misura della calzatura. L’utente

che acquista sul web troverà sul portale di e-commerce un widget, posto direttamente sulla scheda del prodotto prescelto, che attiva la procedura di comparazione piede/ scarpa. In pochi “click”, dopo essersi loggato, troverà la taglia consigliata sulla base delle dimensioni dei suoi piedi. Con questa tecnologia si prevede una ottimizzazione del sistema di vendita/acquisto online di calzature avvicinando le esigenze e aspettative del consumatore all’abbattimento dei costi e miglioramento del servizio da parte del produttore.

Il lancio del portale con l’operatività piena del progetto è prevista per il 21 dicembre 2012, nel frattempo è possibile rimanere aggiornati sulle iniziative Right Shoes attraverso il sito Internet www.rightshoes.ch, la pagina Facebook (www.facebook.com/rightshoes), Twitter (www.twitter.com/right_shoes) oppure chiedere ulteriori informazioni scrivendo a info@rightshoes.ch o attraverso il sito www.utrend.ch.

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Vita dei Soci

Ticinomoda: ecco le ultime novità

Franco Cavadini

Si è svolta lo scorso 22 maggio presso l’Hotel Splendide Royal a Lugano l’Assemblea annuale di Ticinomoda. Dopo i lavori assembleari, gli ospiti ed il pubblico presente hanno potuto seguire una relazione del Direttore della Divisone dell’economia, Signor Stefano Rizzi, sulla situazione economica e le strategie messe in atto dall’autorità cantonale in materia di sviluppo economico. Vi proponiamo di seguito la Relazione del Presidente Franco Cavadini

Sono lieto di porgere un cordiale saluto a tutti i presenti ed un sentito benvenuto a nome di tutto il Comitato ai nuovi soci, che hanno riconosciuto l’importanza dell’Associazione e della collaborazione tra imprenditori in un difficile momento economico, come quello che stiamo vivendo, che ci impegna uniti per mantenere sane e competitive le nostre aziende. Solo con l’unità d’intenti e i giusti suggerimenti da parte di tutti possiamo raggiungere gli obbiettivi che ci permettono di mantenere la nostra forza economica importante e vincente. In questi anni abbiamo lavorato interrottamente cercando di portare avanti alcune iniziative atte a dimostrare che gli imprenditori non stanno a guardare dalla finestra, ma lottano in prima linea per mantenere solide le nostre aziende. Purtroppo la tempesta economica mondiale, trascorsa e non superata, sta evidenziando come in moltissimi casi le capacità e le soluzioni messe in atto per uscire dalla crisi non siano sufficienti. È vero però che nei primi mesi del 2012 abbiamo visto timidi segnali di ripresa del mercato interno e una stima di crescita più prudente verso il mercato esterno. Per le ditte esportatrici si presenta il problema anche della competitività per la forza un po’ troppo elevata del franco. Esaminando tutte le componenti della gestione aziendale: dalla produttività, alla flessibilità e all’efficienza, vediamo come essa è diventata più complessa. Bisogna adattarsi alla continue variabili del mercato con rapide intese su orari e calendari; la mobilità professionale diventa una esigenza vitale. Abbiamo stabilito accordi sindacali, tanto significativi quanto sofferti sulla produttività, alla ricerca un miglioramento di supporto per armonizzare il lavoro a beneficio di tutti. Comunque per tutti si pone la questione di una struttura dell’economia che sta cambiando sotto la spinta delle globalizzazione dei mercati. Pare opportuno quindi interrogarsi sui modelli di sviluppo: essi devono essere modificati, in quali direzioni e con quali obiettivi? Non è solo una questione di interventi straordinari a sostegno dell’occupazione - i cosiddetti ammortizzatori sociali -, è il modello di competitività che va affrontato. Le conseguenze sono evidenti: le nostre aziende si trovano a contendersi quote di mercato con concorrenti sempre più agguerriti ed aggressivi, calano i margini, e le aziende sono così destinate a competere sui prezzi, vedendosi diminuire

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anche i volumi in un mercato in regresso per la difficile congiuntura. Se la prima difesa era stata la qualità del processo e del prodotto, la seconda è stata quella di porre sul mercato la flessibilità produttiva, l’adattabilità, il gusto ed il design; anche se questi elementi hanno fatto lievitare i costi, non sono comunque sufficienti per superare gli ostacoli che dobbiamo affrontare. Per competere con successo, ed è un requisito essenziale, non basta più un buon prodotto ad un buon prezzo: serve il contesto favorevole del territorio nel quale opera l’impresa e quindi una burocrazia amica, condizioni quadro quale supporto per favorire la crescita e lo sviluppo. La semplificazione burocratica del commercio è una necessità fondamentale: chi non risponde rapidamente al mercato ne esce in tempi brevi. Non sono più accettabili fantasiose costruzioni legislative; abbiamo bisogno di poche norme, semplici e comprensibili. Servono anche competenze più varie per essere ben presenti sui mercati. Competenze e formazione che sono da migliorare sempre sul nostro territorio. Tra le risposte possibili riteniamo prioritario realizzare servizi specialistici utili alle nostre aziende. Servizi che operano sui mercati internazioni attraverso la politica di sviluppo ed accompagnamento nella ricerca di nuovi sbocchi. La Camera di commercio del Cantone Ticino e l’Osec sono molto attivi per soddisfare le nostre esigenze. Far nascere e sviluppare questi servizi è un impegno che la nostra Associazione deve assumersi. Crediamo sia la strada giusta quella che stiamo da tempo percorrendo ed intendiamo continuare a percorrere, la conferma è la crescita costante dei nostri associati. Concordiamo certamente su tutto quello che è stato fatto finora, rimane a nostro avviso da considerare con molta umiltà e serenità se quanto è stato messo in pratica costituisce elemento di soddisfazione per le nostre aziende. Tutto è cambiato rispetto 15 anni fa. Adesso il prodotto ha un ciclo di vita molto breve. Vendiamo sul mercato prodotti sempre nuovi ma in quantità minori e questo significa studiare nuovi prodotti, cambiare materiali e innovare ogni volta il processo produttivo. Si tratta quindi un settore che è diventato molto complesso. L’industria dell’abbigliamento ha bisogno di giovani tecnici. I tecnici sono essenziali per il servizio, la progettazione e il controllo qualità del prodotto. Per quanto riguarda le competenze, data la complessità e i cambiamenti del settore, è necessaria una buona preparazione di base generalista alla quale dovrebbe seguire una formazione specialistica seguita poi da un stage in azienda. Il discorso delle formazione continua vale per tutti i dipendenti del comparto della moda. La scuola ha un ruolo molto importante nel formare le risor-


se umane sulle quali, in futuro, le nostre aziende potranno contare, e riteniamo che sia dunque un compito della nostra Associazione quello di fare da punto di raccolta delle richieste di figure professionali, che arrivano dalle aziende, per trasferirle alle scuole e favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. L’industria della moda, è presente nel nostro Cantone con importanti aziende che operano a livello Internazionale, prestigiose firme che operano nel Cantone in disparate attività con risorse umane di primissimo piano. È uno dei settori che ha registrato un’alta localizzazione territoriale con una forte specializzazione. Le regioni che si concentrano queste aziende sono il Mendrisiotto e il Luganese. La Fashion Valley Ticino rappresenta 1/3 dell’ industria tessile della Svizzera. L’importanza che ha raggiunto il nostro comparto industriale, da una tradizione locale ad una trasformazione internazionale, è fonte di grande crescita economica nel nostro Cantone. Per questo le istituzioni devono tener conto e mettere a disposizione delle imprese delle condizioni favorevoli che permettano al nostro comparto di crescere ancora. È stato un anno molto intenso con un evento di grande prestigio, “La voce della Moda in Ticino”, il 9 settembre 2011 al Castello di Morcote; ma anche un anno di grande sofferenza per le discussioni che ci hanno impegnati con i sindacati per applicazione dell’allegato 3 del CCL. Purtroppo stiamo attraversando un periodo di tensione fra le parti sociali che vogliono cambiare le regole stabilite da accordi già presi e che hanno dato fin’ora dei buoni risultati. Non ci aiutano a migliorare i rapporti le divergenze

che hanno i sindacati presenti sul territorio, le tensioni fra Svizzera e Italia sull’accordo sui frontalieri dell’aliquota di ristorno ai comuni confinanti, iniziative sindacali per vincolare nella costituzione Svizzera i minimi salariali, controlli di ogni genere e l’aumento della burocrazia, e non da ultimo il caro franco che ci penalizza, rischiando di farci perdere la competitività che con grande fatica abbiamo raggiunto. Noi desideriamo più flessibilità, più libertà, più considerazione e più attenzione ai nostri problemi, meno tasse e che la politica incentivi iniziative imprenditoriali e che metta in atto condizioni quadro vantaggiose. II nostro settore industriale ha la possibilità di attirare un buon numero di realtà imprenditoriali interessanti per il nostro territorio, a condizione che il mondo politico e i cittadini ticinesi pensino al futuro di questo Cantone e al ruolo importante delle istituzioni e delle associazioni di categoria. Numerosi studi hanno dimostrato i vantaggi dell’essere localizzati in Ticino. Gentile Signore, egregi Signori termino la mia relazione ringraziando gli ospiti; i soci; i membri del Comitato; le nostre segretarie; il Direttore della Camera di commercio; i collaboratori della Camera, che con la loro professionalità hanno creato una valida rete di supporto e di collaborazione con la nostra Associazione; la Divisione della formazione professionale e le scuole SAMS e STA; e tutti quelli, e sono molti, che sostengono e che collaborano con Ticinomoda con idee studi e servizi per far crescere questo comparto industriale a Fashion Valley a livello internazionale.

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Vita dei Soci di Lisa Pantini

Impresari costruttori soddisfatti… ma la politica desta qualche grattacapo L’assemblea annuale della SSIC Ticino, la Società Svizzera Impresari Costruttori Sezione Ticino, tenutasi lo scorso 10 maggio, ha messo in evidenza la solidità del settore e delle riserve di lavoro, attestandosi come buon momento congiunturale. Le preoccupazioni riguardano questioni politiche Ing. Cleto Muttoni

Il Presidente Ing. Cleto Muttoni, riconfermato ai vertici SSIC TI dall’Assemblea del 10 maggio, per il quadriennio 2012 – 2016, si è espresso con soddisfazione per le condizioni di lavoro, sia per l’andamento economico del settore. Certo, vi è sempre un’agguerrita concorrenza, a cui le nostre ditte devono far fronte, ma il mercato va bene. Al momento attuale i pensieri vanno a 3 tematiche di natura politica: il blocco delle residenze secondarie al 20% – iniziativa accettata in votazione lo scorso marzo, per cui la SSIC TI è stata molto attiva nel darsi da fare nell’informare l’opinione pubblica sugli effetti negativi se quest’iniziativa fosse stata accettata –, il completamento della galleria del S. Gottardo ed il messaggio del Governo sul freno alla spesa pubblica. Per le residenze secondarie, nel Ticino, quale regione turistica e di montagna, si temono effetti gravi, per cui il lavoro su cui ci si chinerà ora sarà una forte sensibilizzazione in vista della legge d’applicazione, per la quale la SSIC TI ha già inviato una risoluzione alla propria Sede centrale di Zurigo chiedendo un intervento presso il Governo federale basato su tre punti: la definizione di residenza secondaria, l’esclusione di edifici esistenti da restrizioni riferire a future ristrutturazioni (inclusi i rustici) e l’adozione di un periodo di transizione prima dell’entrata in vigore della legge. In quanto al Gottardo, la paventata chiusura di tre anni è un problema che assilla tutta l’economia visto il temuto isolamento del Ticino ed il conseguente effetto negativo su tutti i settori, non solo sull’edilizia. Il messaggio del Consiglio di Stato sulla gestione finanziaria e sul freno ai disavanzi pubblici (nr. 6625) non trova adesioni da parte del mondo economico ticinese. Muttoni afferma che la priorità deve venir data al controllo della spesa ed alla sua riduzione attraverso una selezione precisa dei compiti dello Stato, senza l’aumento della pressione fiscale che penalizzerebbe in ogni caso l’attrattività del Cantone e le imprese (ed i cittadini) operanti sul territorio. Il Direttore della SSIC TI, Ing. Vittorino Anastasia, ha confermato le preoccupazioni per la questione “residenze secondarie”, analizzando la situazione dal punto di vista delle riserve di lavoro: fino alla fine dell’anno rimarrà in vigore la legislazione attuale e si prevede un incremento di domande di costruzione quale effetto del voto dello scorso marzo. Un buon andamento confermato dalla cifra d’affari che nel 2011 si è attestata a 860.1 milio-

ni di franchi, con una massa salariale di 479.1 milioni. Un settore con un CCL all’avanguardia e condizioni per i dipendenti molto favorevoli ed interesanti. Unico “neo” i lavoratori distaccati e gli indipendenti in aumento: il mancato rispetto del CCL è fonte di preoccupazione per la SSIC TI e rappresenta una forte concorrenza per le imprese del settore indigene. Infine l’Arch. Paolo Ortelli, Direttore del Centro di formazione professionale SSIC TI di Gordola (CFP), ha evidenziato come il CFP sia diventato sempre di più un luogo d’eccellenza per la formazione delle professioni artigianali, edilizia in primis, ma anche professioni legate al settore edile in senso più ampio, con 16 associazioni professionali per 30 iter formativi che hanno sede a Gordola. L’ampliamento del CFP (progetto ARCA) e i lavori di ristrutturazione hanno permesso di aumentare il livello qualitativo delle strutture e di vincere il premio SIA 2012. 1’400 apprendisti vengono formati presso il CFP, di cui 242 sono muratori, ma nel centro non vi sono solo giovani in formazione, anche adulti – si parla di oltre 1’000 lavoratori del settore edile – che hanno beneficiato di un momento formativo grazie a corsi di aggiornamento e di formazione continua. Un settore vivo che conferma il buon andamento degli ultimi anni e la riscoperta dell’interesse dei giovani verso le professioni del settore artigianale. equipe pub_Layout 1 07.05.12 10.40 Pagina 1

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Vita dei Soci di Lorenza Bernasconi, Marketing Manager di Gruppo Sicurezza

CASTLE E SICUREZZA TRA LE RIGHE

Lorenza Bernasconi

Riassunto della puntata precedente: Mr. Pill è disperato perché la sua nuova formula non ancora brevettata è misteriosamente scomparsa dal suo ufficio. In occasione di un’uscita al parco, incontra un suo amico di vecchia data, Mr. Lewis; ma durante il pranzo Mr. Pill improvvisamente perde i sensi. Il mistero rimane ancora nel buio più assoluto

Mr. Pill – accasciato sulla poltrona – era privo di sensi ed il suo bicchiere frantumato per terra. Il cameriere in suo soccorso cercava di stenderlo per terra evitando i cocci di vetro. Mr. Lewis ordinò di chiamare i soccorsi ed aprì il bottone della sua camicia per tentare di farlo respirare meglio. Fece degli impacchi di acqua fredda sulla sua fronte ma non reagiva alle cure prestatagli dal suo amico. Finalmente si udì la sirena dell’ambulanza avvicinarsi velocemente e – in un batter d’occhio i soccorritori lo distesero sulla barella, predisposero un’infusione nel suo avambraccio ed innescarono il respiratore al viso. Mr. Lewis salì sull’ambulanza. Durante il percorso, spiegò ai soccorritori l’accaduto e quest’ultimi lo rassicurarono indicando che i parametri di Mr. Pill erano al momento stabili e non destavano particolari preoccupazioni. Presumibilmente stava vivendo un periodo di particolare stress che lo aveva portato ad un crollo psicofisico. Mr. Pill riprese finalmente conoscenza in ospedale e confortato dalla presenza del suo amico, attese l’esito di tutti gli accertamenti. Dopo alcune ore il medico di guardia decise di dimetterlo non riscontrando nulla di preoccupante. Era stato vittima di un calo di tensione, magari dovuto ad un accumulo di stress o ad un manco di sonno. Necessitava di molto riposo e di un monitoraggio costante da parte del suo medico curante. Mentre rientravano verso casa, Mr. Pill confidò a Lewis che prima di perdere i sensi gli era apparsa la visione della formula sparita. Trovava questa situazione molto singolare ed inquietante. Il suo amico lo rassicurò affermando che in situazioni di eccessivo stress, il cervello umano poteva generare delle visioni decisamente non veritiere. Si salutarono con la promessa di richiamarsi il giorno successivo, dopo una buona notte di riposo. Giungendo al suo attico, ebbe improvvisamente una folgorazione! Aspettò che l’ascensore finì la sua corsa, si precipitò in casa, prese il telefono, sorprendendo ed allarmando sua moglie e suo figlio seduti al tavolo di pranzo. Contattò Mr. Bomb, pregandolo di incontrarlo immediatamente in ufficio. Ritornò all’ascensore e salutò con un gesto la sua famiglia, affermando che aveva una riunione improvvisa della quale si era completamente scordato. Trovatosi in strada, si infilò nel primo taxi disponibile. “J. Bomb, desidero che tu controlli il tracciato di tutti i miei movimenti relativi la localizzazione satellitare del mio Personal Sentinel, analizzando tutti i dati dall’apparizione della statua africana fino alla scomparsa della formula”, illustrò Mr. Pill. Mr. Bomb era abituato a ricevere delle richieste un po’ strane dal suo titolare, essendo una personalità molto particolare. Si diressero nel suo ufficio, e – tramite identificazione biometrica – entrò nella piattaforma di localizzazione satellitare inserendo l’intervallo di data come motore di ricerca. Sullo schermo apparve il tracciamento di tutti gli spostamenti del periodo selezionato: dopo alcuni minuti di consultazione, Mr. Bomb notò una situazione decisamente anomala e decise di ingrandire le immagini per identificare in modo esatto il l’area della città che sembrava decisamente una zona di periferia,

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decisamente inconsueto per gli standard del suo principale. Il 13 di dicembre alle 18.45 uscì dallo stabilimento farmaceutico, salì in un taxi (rilevato dal controllo video dell’entrata) che già lo aspettava, ed attraversò la città in direzione dell’aeroporto. Dopo 15 km e 34 minuti di percorrenza, si fermò, uscì dal taxi ed entrò in un edificio di 18 piani. Si attardò per 17 minuti e poi rientrò senza ulteriori soste alla sua abitazione. Alle 20.15 il suo trasmettitore satellitare smise di inoltrare dei segnali, ciò significava che Mr. Pill lo aveva spento. Il giorno successivo, iniziò ad emettere dei segnali alle 6.15 in direzione dello stabilimento farmaceutico, nonostante un aereo lo aspettava in aeroporto per decollare verso la Cina. Mr. Bomb decise di rilevare l’indirizzo dell’edificio e si fece portare da un taxi. Sceso dal veicolo, constatò che si trovava in periferia ed il quartiere era molto degradato. Chissà cosa cercava Mr. Pill in queste zone. Si avvicinò all’ingresso principale e lesse tutti i nomi presenti sul citofono. Nessun nome gli permetteva di fare delle associazioni con persone a lui note. Lesse e rilesse i 36 nominativi senza spiegazione. Con l’ausilio di un’applicazione del suo cellulare scansionò tutti i nomi presenti e li associò alla lista di tutti i collaboratori della farmaceutica. Nessuna connessione. Decise allora di incrociare i nomi con il database dei visitatori e degli esterni. Dopo qualche minuto apparve finalmente un indizio: il nome di Robert Postman appariva sul suo schermo e – da quanto rilevato dal suo nome sull’entrata corrispondeva ad un appartamento al nono piano entrata sud. Dai tabulati di controllo si rilevava che il Signor Postman era entrato in azienda il 13 dicembre alle 15.15 e ne era uscito 8 minuti dopo. Ma chi era? Estrasse dalla sua valigetta un tablet per usufruire di uno schermo più ampio ed entrò – tramite una linea di alta protezione – nei server che gestivano la videosorveglianza dell’intero stabile. Selezionò la videocamera dell’atrio entrata e la impostò alle 15.10 del 13 dicembre e dopo 3 minuti vide apparire un uomo di mezz’età portare una scatola di legno. Si annunciò alla ricezione e la signorina scrisse sul registro: Corriere espresso, Signor Postman, consegna per Mr. Pill. Era oramai certo che la sera del 13 dicembre Mr. Pill si è intrattenuto con il corriere che gli aveva recapitato la statua africana. Tale fatto era decisamente anomalo e di conseguenza organizzò una riunione d’emergenza il mattino seguente con il consiglio di amministrazione. Inoltrò una chiamata d’emergenza simultanea criptata ai destinatari e li convocò per le 6.30. Arrivarono tutti puntuali e J. Bomb non perse ulteriore tempo. Illustrò la situazione e sottolineò l’incontro avvenuto con il corriere. Mr. Pill era esterrefatto e continuava a domandarsi il perché non riusciva a ricordarsi di quell’incontro. L’intero consiglio di amministrazione decise di incontrarsi con Mr. Postman, ma lo sospese ad effetto immediato dalla sua carica professionale. Rientrò a casa a piedi, oramai aveva tutto il tempo, attraversando il parco in direzione del museo. Rieccoci, ma la storia non finisce qua. Dopo l’estate, J. Bomb svelerà sicuramente nuovi indizi e nuovi particolari.


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Compagni mobili della persona I piccoli imprenditori e i liberi professionisti crescono con Business Sunrise

anche se è fuori casa. E se richiama dal suo cellulare, i suoi clienti riconoscono il suo numero di telefonia fissa. Così si trasmette quel valore importante che Manuela Wettstein vuole comunicare anche su un altro piano: la fiducia nella forza della propria individualità. «Ogni persona deve poter vivere così com’è.»

Aperta all’utilizzo della comunicazione mobile

Sternsicht: i prodotti Sunrise

Diversamente dall’immagine della sua categoria professionale, è aperta alla tecnologia ed esalta i vantaggi della telefonia mobile, nonché del computer: «Grazie a Internet mobile è tutto molto più facile. Ed io posso continuare a svolgere il mio lavoro in modo più flessibile non essendo legata ad un determinato luogo o orario.» È vero che dispone di un suo spazio a Winterthur, ma è per lo più in viaggio, va dai suoi clienti o tiene corsi di formazione. Con il suo tablet PC utilizza Internet in viaggio, una fonte inesauribile di sapere e per il collegamento in rete, perché lei tiene moltissimo a collaborare con esperti di tutto il mondo in diversi settori.

Soddisfazione e individualità

Lei utilizza il suo smartphone anche per il suo hobby preferito, il canto e il componimento di proprie canzoni in dialetto. Collabora con musicisti e svolge suo ruolo con l’aiuto di un’applicazione. «Si sente incredibilmente bene», afferma. Inoltre, grazie alla rapida rete di telefonia mobile di Sunrise, i suoi colleghi musicisti non devono aspettare la voce di Manuela Wettstein a lungo: in qualsiasi luogo le venga un’idea, è sufficiente che alleghi una registrazione a un’email. Con il suo dispositivo registra anche i suoni della natura. Lo scorrere di un ruscello, la tempesta dell’autunno o il canto degli uccelli. «È rilassante!» Tuttavia, utilizza la funzione di registrazione anche per lavoro: registra conversazioni con bambini per la sua attività di consulenza a scuole al fine di analizzare successivamente il loro livello di sviluppo. «Prima avevo bisogno di più apparecchi per tutto: ora solo uno», sostiene Manuela Wettstein. «La tecnologia semplifica tutto!» Tuttavia, non perde di vista il fatto che molte persone devono ancora apprendere come utilizzare le tecnologie informatiche, nonché cose molto banali come un numero di rete fissa. Per lei tutto ciò è virtuale: chi sceglie Manuela Wettstein, la raggiunge sempre,

Foto: Stefan Kubli

Le piccole imprese e quelle in fase di avvio crescono in modo sano attraverso la flessibilità. In questo processo vengono sostenute da un’infrastruttura TIC funzionante. Cellulare, portatile e rete dati sono irrinunciabili, anche per Manuela Wettstein, fondatrice di Sternsicht, un’azienda per cure di medicina complementare e coaching. «Siri» avrebbe questo aspetto se fosse in carne e ossa? Manuela Wettstein, 42 anni, lavora a Winterthur e in parte vive nel Canton Ticino, svolge un compito simile a quello dell’intelligente funzione vocale del nuovo iPhone: accompagna le persone per un lungo periodo. La laureata in medicina naturale ha fondato da poco a Winterthur la Sternsicht GmbH (www.sternsicht.com), un’azienda che unisce diverse discipline e ha come scopo la lotta contro i sintomi nel lungo termine piuttosto che nel breve periodo con i medicinali. «In oltre il 60 per cento dei casi si può rinunciare a qualsiasi farmaco, anche a quelli naturali», afferma Manuela Wettstein, che ha una relazione rilassata con la medicina tradizionale. Ci sarebbero ambiti in cui sarebbe forte. Ad esempio nella chirurgia. Per le sue offerte non utilizza medicinali, ma tecnologie moderne. «Olympos» è il nome di un’offerta di coaching completa in più fasi che può essere ordinata in Internet. Spariscono viaggi e colloqui: un cosiddetto e-coaching.

Manuela Wettstein: Grazie a Business Sunrise è collegata con i clienti tramite un numero

• Numero di rete fissa virtuale 0525340937 • Abbonamento di telefonia mobile Sunrise sunflat 5 al numero 0789212200 • T@KE AWAY max XL su iPad.

Quanti numeri?

Un numero di rete fissa per un apparecchio telefonico appartiene a ieri. Oggi si libera questo collegamento fisso. E Manuela Wettstein di Sternsicht lo sa da alcune settimane. Con il numero di rete fissa virtuale (business-sunrise.ch/virtualfixnet) di Business Sunrise, ogni chiamata verso il proprio ufficio viene segnalata automaticamente sul cellulare collegato al numero. Si tratta di qualcosa in più di un semplice inoltro di chiamata: Per le chiamate in uscita, l’utente decide se il numero di cellulare o di rete fissa viene mostrato al destinatario. L’attivazione della visualizzazione del numero di rete fissa avviene semplicemente tramite la selezione della sequenza *105*1#, la disattivazione tramite *105*2#. In questo modo l’imprenditore necessita di un solo numero. E di un abbonamento di telefonia mobile, ma non più di un vero collegamento a rete fissa. Ciò riduce i costi e semplifica la gestione dei contatti.

Su Business Sunrise

All’inizio del 2011 Sunrise ha riposizionato l’area dei clienti commerciali e ha lanciato il sottomarchio «Business Sunrise». L’offerta è ancora più forte di prima ed è stata adeguata alle diverse dimensioni imprenditoriali e alle strutture aziendali. Da soluzioni altamente standardizzate a quelle individuali: Business Sunrise offre a ogni impresa soluzioni ottimali per la comunicazione professionale completa, partendo dall’azienda in fase di start-up fino al gruppo attivo globalmente. Informazioni: business-sunrise.ch

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Vita dei Soci

Le reti di impresa come Incubatore per lo sviluppo economico

Le azioni di sostegno allo sviluppo del sistema produttivo hanno visto – negli anni passati – una prevalenza di strumenti operativi di supporto alla singola impresa. Recentemente si parla, invece, di forme di supporto e sostegno allo sviluppo delle capacità dei sistemi produttivi per “gruppi”, superando quindi la dimensione della “mono – impresa”. Nelle riflessioni compaiono importanti riconoscimenti alle filiere produttive, ai distretti “lunghi”, ossia apertisi ai fenomeni di internazionalizzazione e globalizzazione delle economie; parallelamente, sui temi della competitività delle imprese si sono affacciati (riproponendosi in forma nuova) concetti quali quello della reticolazione di impresa e delle imprese a rete. Si tratta di importanti elementi di riflessione, che intendono proporre nuovi modelli di sviluppo e di crescita: una risposta nuova al “vecchio” problema del tessuto di piccolissime imprese. Non una semplice “invocazione” alla crescita dimensionale delle imprese, ma la indicazione di una strategia di “collaborazione tra imprese” che consente una crescita per linee esterne e una vera valorizzazione delle piccole e medie imprese. È utile, quindi, capire come e con quali strumenti si possono accompagnare le imprese in percorsi di sviluppo di reti. In particolare si tratta di capire, da un lato, gli orientamenti delle imprese e i loro fabbisogni e, dall’altro, quali sono le competenze necessarie per fare rete e dove le imprese sono carenti per proporre percorsi di formazione e consulenze coerenti con gli obiettivi, sino all’accompagnamento effettivo. L’obiettivo, è proprio quello di conoscere le caratteristiche delle imprese potenzialmente orientate a collaborare con altri soggetti e quali sono i loro fabbisogni per delineare un modello di accompagnamento alla costruzione di reti di impresa, ovvero una sorta di “incubatore” che faciliti il trasferimento di competenze e conoscenze, favorisca la formazione delle risorse umane dedicate, offra occasioni di affiancamento a leader e imprese forti, e, in sintesi, fornisca un accompagnamento specialistico e personalizzato. Nella prima fase vengono esaminate le caratteristiche delle imprese e le loro performance, anche alla luce della recente crisi economica mondiale (dimensioni operative ed economiche, età dell’impresa e caratteristiche dei titolari, livello di internazionalizzazione, performance), al fine di ottenere quegli elementi di riferimento utili alla strutturazione di collaborazione attraverso le reti. Nella seconda fase viene valutata la propensione delle imprese ad investire e a sviluppare innovazioni cercando di cogliere quelli che possano essere i principali ambiti di intervento finalizzati ad avviare esperienze di collaborazione con altre imprese, centri di ricerca, università e fiduciarie che hanno già data-base di clienti pronti allo scopo. Nella terza fase si porrà l’attenzione sulle strategie che le imprese hanno attuato o stanno attuando per svilupparsi e per fronteggiare la concorrenza, ivi compresa anche la strategia di crescita per linee esterne. Nella quarta fase, infine, si analizzerà la loro propensione al fare rete con altri soggetti. Si cercherà pertanto di capire come si potranno porre nei confronti di una eventuale collaborazione con altre imprese individuandone le aspettative ed i timori che potrebbero avere dal lavorare all’interno di una rete oppure quali potrebbero essere le loro carenze e difficoltà e, conseguentemente, quali potrebbero essere i possibili ambiti di intervento per strutture pubbliche ed enti che si prefiggano di favorire la crescita di queste imprese attraverso forme reticolari e collaborative. È recentemente confermato da una nostra analisi che sei imprese su dieci risultano aver già fatto esperienze sui mercati esteri e per il 36% la presenza su questi mercati è ormai da considerarsi stabile. Per chi annovera tra i propri clienti anche soggetti esteri l’apporto economico fornito dall’export è quasi sempre rilevante e concorre mediamente a formare il 25,4% del fatturato. Un altro aspetto che caratterizza le imprese interessate ad operare in rete è una diffusa tendenza ad essere pro-attive: circa otto imprese su dieci non attendono che i problemi cadano loro addosso ma elaborano strategie per fronteggiare la concorrenza e per svilupparsi e incrementare

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le quote di mercato. In particolare il 44% delle imprese ha messo in atto strategie di sviluppo dell’attività che hanno consentito di incrementare la produzione e le quote di mercato mentre il 34% ha realizzato strategie di mantenimento che hanno consentito di fronteggiare la concorrenza e di mantenere fatturato e margini sostanzialmente stabili. Gli investimenti hanno favorito spesso l’introduzione in azienda di innovazioni, quasi sempre sviluppate direttamente e in autonomia dall’impresa stessa. Spesso lo sviluppo di strategie e la realizzazione di investimenti sono necessità imposte da una concorrenza crescente. Infatti, la percezione di mutamenti in atto sui mercati e di azioni di disturbo è denunciata da circa sei imprese su dieci. I subfornitori, che proprio per la loro posizione sul mercato hanno minori margini di manovra, appaiono i soggetti in posizione più critica nei confronti di una concorrenza crescente. Man mano che nella filiera si passa a posizioni più vicine al mercato finale la percezione dell’andamento della concorrenza è più chiara e tende a convergere su una valutazione meno allarmistica di crescita moderata se non addirittura di stabilità. Nell’ambito dei nuovi prodotti, le strategie puntano all’ampliamento della gamma offerta, all’innalzamento della qualità, del livello tecnologico e alla creazione. Per quanto concerne i processi produttivi le strategie in atto o in programma mirano ad introdurre innovazioni che permettano maggior flessibilità e consentano un risparmio in termini di costi. Con pari intensità le imprese intendono fronteggiare la concorrenza anche cercando nuove opportunità sui mercati esteri. Nonostante una certa diffidenza e ritrosia a lavorare con altri (vedasi, ad esempio, il fatto che lo sviluppo di innovazioni raramente è fatto in collaborazione con altre imprese o che nessuno ha utilizzato come fonte di finanziamento degli investimenti fondi derivanti dall’ingresso in società di altri soggetti) sono abbastanza diffusi casi in cui le imprese hanno avuto occasione di relazionarsi con altri operatori economici. Calandosi nella loro realtà e guardando in modo specifico alle strategie già poste in atto, o che pensano di realizzare a breve, le imprese vedono nella rete un facilitatore dell’attuazione delle strategie mirate ad incrementare l’export con l’ingresso su nuovi mercati e l’aumento della presenza su quelli già serviti, favorendo anche la creazione di una rete di vendita con intermediari. Da rilevare che per quasi la metà delle imprese, operare in rete potrebbe significare aumentare le proprie dimensioni senza dover incrementare la propria struttura. È importante evidenziare come, tra i vantaggi dell’operare in rete, venga sottolineata la possibilità di acquisire più facilmente nuove competenze, oltre alla possibilità di accrescere la competitività e le dimensioni, e facilitare l’adozione di innovazioni. Queste linee di intervento possono tradursi in azioni all’interno di percorsi di consulenza e sviluppo imprenditoriale rivolte ai temi dell’internazionalizzazione e dell’innovazione, piuttosto che in mirate azioni formative e di “matching” fra imprese e competenze offrendo quindi alle imprese stesse e agli imprenditori conoscenze, esperienze e relazioni al fine di creare RETI.


Vita dei Soci

Reclutamento e selezione di personale

Disponiamo di oltre 20 anni di esperienza nell’ambito del reclutamento, un’etica professionale esemplare e un’eccellente conoscenza del mercato ticinese. Applichiamo metodi di selezione comprovati e ogni ricerca è personalizzata in base alle esigenze dell’azienda. Definiamo i profili delle posizioni in collaborazione con il cliente e scegliamo i canali di ricerca più promettenti, optando per la nostra banca dati, gli annunci sulla carta stampata e i media online, oppure attraverso il research e i contatti diretti. Diamo molta importanza alla stabilità nelle relazioni con il cliente e il nostro obiettivo è di creare un rapporto di partenariato a lungo termine. Le fasi successive nel processo di reclutamento sono: selezione preliminare, interviste, presentazione dei candidati idonei nonché informazioni riguardo alle referenze. Se necessario e su richiesta specifica organizziamo Assessment individuali mirati. Vi offriamo la nostra assistenza e consulenza per tutte le decisioni da prendere fino alla fine del contratto.

HR Consulting

Assessment, Development e Newplacement sono servizi complementari che offriamo in cooperazione con DMS Consulting, società del gruppo Wilhelm, al fine di poter fornire una consulenza a 360° in ambito HR. La società dispone di uffici propri a Lugano e la consulente Leila Dressi gestisce ogni attività legata all’HR Consulting.

Assessment

Un Assessment in fase di selezione esterna o interna ha lo scopo di valutare delle competenze rilevanti durante il processo di selezione o in casi di riposizionamento interno della risorsa. Attraverso questa metodologia si identifica il best fit fra il comportamento dell’individuo valutato rispetto alle competenze chiave attese nella funzione. L’Assessment è ideale per individuare il potenziale, incentivare le capacità individuali ma soprattutto per sostenere le aziende nei loro processi decisionali relativi all’area del personale.

Development

Una gestione del personale durevole e sostenibile permette di risparmiare e porta un valore aggiunto per l’intera azienda. Chi favorisce lo sviluppo del personale sarà in grado di raggiungere un successo a lungo termine potendo contare su collaboratori preparati e soddisfatti. Noi appoggiamo dirigenti e collaboratori (coaching) op-

pure interi team (sviluppo di team) verso un percorso di crescita e di cambiamento. In quest’ottica DMS ha ideato uno strumento chiamato Development Awarness Tool (DAT) che permette un’analisi mirata dei punti di forza e delle aree di sviluppo dei candidati sulla base del profilo richiesto o di una potenziale funzione. Tale strumento permette di evidenziale il potenziale personale e professionale della risorsa così come la loro possibilità di sviluppo e si utilizza per intervenire in situazioni sociali, di conflitto oppure di conduzione.

Newplacement

Chi perde il posto e non ha più seguito l’evoluzione del mercato del lavoro, per un certo periodo, potrebbe aver bisogno di un’assistenza professionale. Il Newplacement, ovvero l’accompagnamento mirato alla ricerca di un reinserimento professionale, consente all’individuo sia di elaborare una situazione problematica trascorsa che di riflettere sui prossimi obiettivi. In questo modo si cerca di rendere il processo di riorientamento, e dunque di reinserimento professionale, tempestivo e il più possibile corrispondente alle esigenze e aspirazioni del candidato.

Research

In un periodo di incertezze come quello attuale, molti professionisti attivi sono reticenti a presentare le loro candidature; queste devono essere in un certo senso “raccolte”. In genere la “ricerca diretta” è indicata per posizioni con un profilo particolare, specialisti di settori o categorie non diffuse, in particolar modo a livello dirigenziale. Il Research si basa su una rete di rapporti intersettoriali, presuppone una conoscenza globale del mercato e richiede tatto e capacità di focalizzare gli obiettivi. Gli specialisti di «Research» del Gruppo Wilhelm svolgono il loro lavoro in modo discreto, competente ed estremamente professionale.

Payroll e Try & Hire

Luisoni Consulenze SA è da sempre specializzata in attività di intermediazione di personale a lungo termine, ovvero di impieghi a tempo indeterminato. Tuttavia, per esigenze specifiche di aziende clienti, siamo in grado di offrire un efficiente servizio di payroll, try & hire o contratti temporanei grazie alla collaborazione con Uniwork società appartenente al gruppo Wilhelm. Contattateci per maggiori informazioni!

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Vita dei Soci

L’importanza del Team building per il successo aziendale Si possono citare due tipologie di Team Building: - all’esterno (outdoor), ludico: caratterizzato dal gioco e dal divertimento, con lo scopo di creare momenti ricreativi da condividere con i propri colleghi); - in aula, formativo: come parte di un programma di sviluppo organizzativo più ampio. Entrambe le tipologie necessitano di un debriefing guidato che possa aiutare i partecipanti a tradurre e trasferire nelle dinamiche lavorative ciò che hanno potuto sperimentare. La vera chiave del lavoro è dunque rappresentata dal concetto, non dal tipo di attività da svolgere: riportare la metafora del gioco al business, ecco il cuore del Team building.

Nonostante molte attività di Team building possano risultare divertenti ed interessanti, se non vengono pianificate e scelte con estrema cura, si rivelano di scarso impatto ed utilità. Il Team building può trasformarsi in situazioni pericolose e dannose sia per i collaboratori sia per l’azienda. Se scelto invece con attenzione, si rivela molto efficace nello sviluppare la capacità di interagire con gli altri e nel migliorare la comunicazione all’interno del gruppo. Ma qual è effettivamente l’obiettivo di un Team building? Quando si prende in considerazione un’attività di questo genere, il primo passo è stabilire con precisione quale obiettivo raggiungere, il più delle volte le aziende danno maggior interesse al divertimento dei partecipanti, alla ricerca di attività ludiche che li possano strappare dalla monotonia di meeting più impegnativi e interminabili. Va pertanto detto che il vero lavoro di Team building consiste nel migliorare la capacità di gestire situazioni critiche che si creano all’interno del gruppo e rendere ogni componente del team più collaborativo, soddisfatto del proprio operato. Un vero e proprio lavoro di Team building deve pertanto prevedere temi quali: - comunicare meglio, - gestire i conflitti, - capire e valorizzare i talenti e le competenze di ogni membro del gruppo. Gli interventi di Team building maggiormente richiesti sono finalizzati al miglioramento della cooperazione tra uffici diversi, allo sviluppo delle capacità comunicative, alla creazione di rapporti di fiducia reciproci (ad esempio in caso di situazioni di stress, fusioni o acquisizioni), alla gestione del cambiamento quando vi sono dei nuovi orientamenti nelle politiche aziendali. Nell’attuale mercato del lavoro, sempre più materializzato e privo di punti di riferimento fisici, imparare a lavorare bene in gruppo costituisce un obiettivo fondamentale per le aziende. Indipendentemente dalle dimensioni o dal fatturato di un’impresa, è importante che la distanza fisica che esiste tra i diversi soggetti coinvolti in un progetto o appartenenti ad un’area aziendale, non si traduca in un ostacolo per la buona riuscita delle attività lavorative. Sappiamo bene quanto, ad esempio, un’informazione inviata tramite posta elettronica non riesca a trasmettere fino in fondo gli umori, le emozioni di una persona e quanto le dinamiche personali possano impattare negativamente sul successo di un lavoro. È pertanto sempre più importante porre la giusta attenzione sul fattore umano e fare in modo che i propri collaboratori, interni ed esterni, siano sempre allineati rispetto all’azienda e agli obiettivi stabiliti

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Per ottenere il massimo è inoltre importante: - personalizzare l’attività di formazione per adattarsi alle specifiche esigenze del gruppo e dell’azienda; - assicurarsi la presenza di leader nello svolgimento delle attività proposte (i superiori devono essere insieme ai propri team e lavorare con essi); - rendere partecipi superiori e collaboratori dei giudizi sui risultati di ognuno. Non importa quanto entusiasmante sia stata l’attività di Team building svolta: risulterà inutile se non verrà riportata sul luogo di lavoro. Migliorare ogni membro del gruppo nella sua complessità richiede del tempo, nessuno dei partecipanti deve attendersi risultati istantanei, ciò che occorre “portare a casa” sono nuove competenze e nuove idee per mettere in moto il miglioramento e la consapevolezza della strada da seguire per raggiungere gli obiettivi. Una volta individuati gli obiettivi da raggiungere è possibile scegliere l’attività di Team building senza naturalmente escludere il divertimento che, anzi, deve essere presente per poter creare l’ancora emotiva che attiverà i comportamenti virtuosi ed il lavoro di gruppo. Si consiglia inoltre di tenere in considerazione: - le personalità e le inclinazioni dei singoli partecipanti; - le dimensioni del gruppo (i gruppi più numerosi sono più adatti per attività di tipo ricreativo, mentre i piccoli sono più efficaci per attività finalizzate allo sviluppo delle competenze); - il budget a disposizione. Gli obiettivi di un Team building studiato nel rispetto dell’attività dell’azienda coinvolta, sono: - far conoscere la visione aziendale, la sua filosofia, i suoi valori; - riconoscere e rispettare la leadership, è fondamentale individuare un vertice che possa coordinare e monitorare tutte le attività; - gestire le diversità, la diversità è un elemento di ricchezza e un fattore costante di stimolo, ma può anche diventare un fattore di divisione se non viene ben gestito; - comunicare e gestire le risorse, ognuno secondo i propri ruoli e competenze deve conoscere le attività e i risultati raggiunti dagli altri componenti. Consel Suisse propone concetti di Team building basati sulla formazione esperienziale e formazione all’esterno, nella quale la parte ludica ha un ruolo preponderante; tuttavia le attività di Team building sono accompagnate da formatori professionisti che negli appositi momenti dedicati al debriefing reinterpretano le dinamiche che si sono sviluppate durante il gioco o il lavoro di gruppo, per declinarle nel linguaggio organizzativo. Consel Suisse Sagl Piazza C. Vicari 14 6982 Agno Tel. +41 91 605 55 00 Fax +41 91 605 11 55 www.conselonline.ch


Pubbliredazionale

La sicurezza e la tutela della salute sono importanti anche in ufficio Per molte persone, tensioni alla nuca, mal di schiena e bruciore agli occhi fanno parte della quotidianità in ufficio. Eppure, nella maggior parte dei casi, piccoli accorgimenti basterebbero per ottenere notevoli miglioramenti Al giorno d’oggi, circa la metà di tutte le persone che lavorano in un ufficio trascorre ogni giorno più di sette ore davanti ad uno schermo. Per questo vale la pena spendere qualche minuto per mettere in pratica semplici misure di prevenzione quando si lavora al videoterminale. Con una spesa e un impegno minimi, infatti, si possono ottenere notevoli miglioramenti in termini di sicurezza e salute sul posto di lavoro.

Disturbi provocati dal lavoro al videoterminale

Quando si lavora davanti ad uno schermo, gli occhi e la nuca sono particolarmente sollecitati: dai 12’000 ai 33’000 movimenti della testa e dello sguardo tra schermo, tastiera e documenti, dalle 4’000 alle 17’000 reazioni della pupilla al giorno. Se a questo aggiungiamo un’illuminazione inadeguata alle postazioni di lavoro con videoterminale, gli occhi subiscono un ulteriore sovraffaticamento. Spesso gli impiegati lamentano anche frequenti o costanti disturbi agli occhi, che si stancano, bruciano e lacrimano, costituendo un ostacolo per il rendimento generale. Lavorare davanti ad uno schermo provoca anche disturbi specifici legati alla posizione seduta, come mal di schiena, tensioni, dolori ai muscoli e ai tendini. Solo i disturbi dell’apparato muscolo-scheletrico comportano ogni anno 1,6 milioni di giornate lavorative perse. Cercare di prevenire questi disturbi nel miglior modo possibile è interesse anche dei datori di lavoro, considerato che la gran parte dei costi determinati dalle assenze sono a loro carico e che una giornata lavorativa persa costa in media 600 franchi.

Disporre la postazione di lavoro al videoterminale in modo da tutelare la salute

Riguardo alla prevenzione in ufficio, raramente è necessario acquistare nuove attrezzature, si tratta piuttosto di utilizzare nel modo corretto i mobili e gli apparecchi già presenti, per es. posizionando adeguatamente schermo, tastiera e mouse, oppure regolando sedie e scrivanie secondo le esigenze di ciascuno. Spesso bastano piccole modifiche, che ogni lavoratore può apportare da solo, per proteggere schiena, nuca ed occhi. Le conoscenze necessarie in proposito possono essere acquisite facilmente attraverso appositi opuscoli ed i moduli didattici online della Commissione federale di coordinamento per

la sicurezza sul lavoro CFSL, disponibili sul sito www. prevenzione-in-ufficio.ch. Un esempio di quello cui bisogna fare attenzione quando si lavora davanti ad uno schermo: - Quando vi sedete in posizione diritta, l’altezza della scrivania deve essere regolata in maniera tale da appoggiarvi facilmente i gomiti, senza sollevare le spalle. - Regolate l’altezza della vostra sedia in maniera tale da poter appoggiare completamente i piedi sul pavimento. Cosce e parte inferiore delle gambe devono formare un angolo di almeno 90 gradi. - Disponete la vostra postazione di lavoro in maniera tale da evitare luci fastidiose che si riflettono sullo schermo. - Posizionate lo schermo proprio davanti a voi, così da non dover ruotare la testa di lato. - La distanza ideale tra occhi e schermo è pari alla lunghezza di un braccio, un po’ di più se il monitor è di grandi dimensioni. - Non avvicinate lo schermo se non riuscite a leggere bene i testi visualizzati. Piuttosto, aumentate la dimensione dei caratteri della vostra applicazione. Su www.prevenzione-in-ufficio.ch, in aggiunta agli ulteriori consigli e alle domande più frequenti relative alla prevenzione in ufficio, sono disponibili indicazioni bibliografiche supplementari sui temi pianificazione e disposizione dell’ufficio, ergonomia e prevenzione degli infortuni.

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Pubbliredazionale di Chantal Gilardini Linder, Professional Coach Certificata ICF, 360 Coach Academy

È SOPRATTUTTO UNA QUESTIONE DI FOCUS

Oggi, nel nostro quotidiano, siamo sommersi da termini come crisi, franco troppo forte, galleria del San Gottardo, ... Effettivamente sono cose concrete. Ma non ne avete abbastanza? La storia non ci ha insegnato che in ogni evento, soprattutto i più duri, c’è una possibilità di crescita e sviluppo? D’altronde c’è anche un detto che dice: “quello che non ti uccide, ti rende più forte” Cosa stiamo aspettando per tirare fuori tutto il potenziale? Cosa stiamo aspettando per stimolare le potenzialità di coloro che collaborano con noi? Potenziale, nel linguaggio filosofico di impronta Aristotelico - scolastica, indica il momento precedente la piena e completa manifestazione o realizzazione (Devoto Oli). In questo momento più che mai, la soluzione sta nella responsabilità e nello sviluppo del potenziale umano che abbiamo a disposizione. A differenza di molte altre specie viventi abbiamo sempre dimostrato la nostra capacità di evolvere. Soprattutto nei momenti difficili come questo è importante investire sul proprio sviluppo e sullo sviluppo dei propri dipendenti. Evolvere è andare avanti, trovare soluzioni, pensare a quello che vogliamo ottenere e non focalizzare sulla situazione nella quale ci troviamo. Albert Einstein diceva “la crisi è la più grande benedizione per le persone e per le nazioni, perché la crisi porta progressi”.

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John Fitzgerald Kennedy disse: “non pensare a cosa la tua nazione può fare per te, pensa a cosa tu puoi fare per la tua nazione”. Mi piace moltissimo porre ai miei clienti, che siano individuali o gruppi, la seguente domanda: “cosa puoi fare per te stesso?” Questa domanda apre un intero mondo di pro attività, di creatività. Lo stesso vale nell’ambito aziendale, troppo spesso si mette il focus solamente o soprattutto sul cosa può fare l’azienda per il dipendente, ma come sarebbe se il dipendente si chiedesse cosa posso fare per la mia azienda? O cosa succederebbe se l’azienda chiedesse al dipendente cosa puoi fare per me? In 10 anni di esperienza nel coaching e nella formazione, ho avuto il grande onore e piacere, di vedere persone e team, riuscire dove altri non riuscivano, li ho visti crescere e diventare “grandi”, li ho visti fare cose incredibili; darsi valore e osare crederci. Non dimenticatevi mai che non si può pretendere che le cose cambino se si continua a fare le stesse cose, vuoi uscire dalla crisi? Bene è ora di cambiare è ora di fare qualcosa di nuovo. 360 coach academy Via Besso 59 6900 Lugano Tel. +41 91 220 55 45 www.360coachacademy.com


Vita dei Soci Tratto da Autoritratto, rivista di UPSA Ticino, anno XV, nr. 1, maggio 2012

A COLLOQUIO CON IL NEO-PRESIDENTE DI UPSA TICINO Nell’assemblea di UPSA Ticino del 3 maggio scorso, tenutasi presso l’Hotel Cadro Panoramica, vi è stato un passaggio di consegne alla Presidenza UPSA. Walter Robbiani cede il testimone a Franco Fontana

Ha diretto quarant’anni ESA Ticino / Engadina, la cooperativa dei garagisti che fornisce tutti i prodotti dell’automobile. Recentemente ha ceduto la direzione a Roberto Bellini, ma sta ancora curando un ampliamento della struttura. Ora, il Presidente uscente Walter Robbiani, coadiuvato dal Comitato cantonale, gli hanno chiesto di gestire le nuove sfide che attendono l’UPSA in un momento di grandi cambiamenti. Franco Fontana è una persona aperta e diretta, ma dotata anche della necessaria diplomazia. “Sa – spiega – come Direttore di una cooperativa sono abituato a trattare con clienti che sono al tempo stesso comproprietari della Società”. Lo abbiamo incontrato sul cantiere del nuovo stabile ESA a Giubiasco.

Dunque, gli chiediamo, è stato chiamato a fare il «Presidente tecnico».

Urs Wernli - Presidente del comitato centrale UPSA, Walter Robbiani Presidente uscente e Franco Fontana - neo Presidente UPSA

“A dire il vero, dopo oltre quarant’anni di lavoro gomito a gomito con i garagisti ticinesi mi aspettavo che mi nominassero socio onorario. Mi è arrivata invece la proposta di presiedere l’associazione di categoria. Innanzitutto mi corre l’obbligo di ringraziare Presidente, Comitato e, soprattutto, l’Assemblea dei soci per la responsabilità e fiducia accordatami”.

Spesso i soci UPSA hanno interessi diversi a dipendenza delle dimensioni delle loro aziende.

Con la sua esperienza dovrà traghettare UPSA verso le nuove sfide del futuro: con quale spirito si appresta a farlo?

Qualcuno le rimprovera di non aver mai gestito un garage in proprio.

“Con spirito di servizio. Credo di avere l’esperienza, le conoscenze e soprattutto il tempo per svolgere questo delicato lavoro. Spero mi sia permesso di raggiungere l’obiettivo in tempi brevi e di avere la possibilità di costituire un gruppo - La Direttiva -, con una giusta amalgama di imprenditori professionisti, composto da persone d’esperienza e di giovani, rappresentanti tutte le categorie dei piccoli/medi/grossi garage”.

Ma le ristrutturazioni aziendali richiedono tempi lunghi, non corti.

“L’UPSA deve preoccuparsi dei problemi della categoria (e non sono pochi) e le sfide future sono parecchio impegnative, indipendentemente dalla regione in cui esercitano o dal fatto che dirigano garage piccoli, medi o grandi”.

“Diciamo che questo potrebbe anche rappresentare un vantaggio, perché non sarò soggetto di conflitti di interesse. Spero di poter essere un coordinatore corretto tra le varie posizioni. Anche se i nostri soci sono in concorrenza tra loro, hanno interessi in comune. La mia abilità dovrà consistere nel trovare gli argomenti che uniscono, non quelli che dividono, evitando i personalismi. Inoltre con membri di una Direttiva di qualità, oltre ai 200 soci, posso attingere ad ogni informazione e sostegno di cui ho bisogno.”

“Non credo. Bisogna agire in fretta e poi, semmai, correggere il tiro cammin facendo, altrimenti si rischia che le soluzioni studiate troppo a lungo siano già superate al momento in cui vengono messe in atto. Secondo un noto modo di dire infatti, non è il grande che divora il piccolo, bensì il più dinamico e veloce che divora il lento. Io non amo chi si incolla alle poltrone”.

E i regionalismi come intende affrontarli?

Qual è il suo programma e quali le sue priorità?

Come si appresta a vivere questa sfida?

“Proseguire gli sforzi intrapresi dal mio predecessore per migliorare l’immagine della categoria, intensificare il dialogo all’interno dell’Associazione. Oltre naturalmente occuparsi della formazione, dei rapporti con i partner sociali e della comunicazione sia verso i soci che verso l’esterno”.

“Spero mi sia permesso di operare considerando il Ticino una città-regione, pur rispettando le esigenze dei cinque sottogruppi locali con cui l’UPSA opera sul territorio cantonale. La nuova struttura, se approvata, prevede grande responsabilità ai gruppi, ma coordinati, e in sintonia tra loro”. “So benissimo che non sarà facile, ma forse è proprio questo ad affascinarmi. Mi metto a disposizione come tecnico con l’esperienza e le conoscenze acquisite in oltre quarant’anni di lavoro nel settore. Una volta ultimato il compito che mi è stato affidato lascerò il posto a giovani”.

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Vita dei Soci

La “Vita dei Soci” su Ticino Business

Un nuovo prodotto? La recente apertura di una nuova filiale? Un traguardo importante come i 25, 50 o 100 anni di attività? Una presentazione della vostra attività? La rubrica “Vita dei Soci” su Ticino Business, periodico della Cc-Ti, è pronta ad accogliere e pubblicare eventi, ricorrenze, presentazioni e promozioni! Ticino Business contiene articoli d’attualità mirati sull’evoluzione dell’economia, della politica economica e delle normative in genere. Interventi, opinioni e riflessioni a 360° su argomenti di attualità cantonale, svizzera e internazionale. Prese di posizione, dibattiti, argomentazioni, casi pratici, opinioni autorevoli. Per maggiori informazioni: Lisa Pantini, Tel. +41 91 911 51 32 pantini@cc-ti.ch.

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i nostri

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consigli 4

per un e-commerce di sicuro successo

1. Analisi di Mercato Primo consiglio

Analizzare in modo dettagliato il mercato: quanti e quali potrebbero essere i potenziali clienti, analisi concorrenza, scelta dei prodotti e prezzi giusti.

2. Scelta del Software Secondo consiglio

La scelta del Software per la gestione di un e-commerce è importantissima. Consigliamo di analizzare e confrontare le caratteristiche e scegliere un software flessibile che si adatta alle Vostre esigenze e non viceversa.

3. Organizzazione e Processi Terzo consiglio

Un e-commerce ha bisogno di molta attenzione, soprattutto nei primi anni. Bisogna tener conto che all’inizio è fondamentale definire i ruoli e le mansioni del proprio personale per strutturare al meglio le potenzialità dell’e-commerce ed ottenere risultati ottimali e in continua crescita.

4. Dare Importanza al Design Quarto consiglio

Per dare fiducia è fondamentale realizzare un e-commerce con un design coinvolgente, una navigazione intuitiva e persuasiva, carrello veloce e pagamento sicuro. Infine il Vostro obiettivo è vendere!

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