Page 6

Contromano di Alessio del Grande

Con la politica fiscale il Ticino resta sempre fermo al palo

Toh, si riparla di amnistia fiscale. Dopo l’incontro dei Presidenti dei partiti di Governo, sembrano più disponibili la Lega, e a condizione di avere un’ampia maggioranza in parlamento, pure il PPD. Contrari, naturalmente, i Socialisti. Riuscirà il Parlamento a discutere del condono a settembre? Chissà? Il tema è troppo impegnativo e ad alto rischio, a meno di un anno dalle prossime elezioni cantonali. Peccato, perché sarebbe stata un'occasione persa, visto che pochi mesi fa erano tutti schierati lancia in resta nel sostenere l’urgenza dell’amnistia. Dunque, ancora incertezza sul condono e rinvio a tempo indeterminato per la riduzione delle gravose aliquote per i contribuenti più facoltosi. Poco meno di tremila persone, con redditi di oltre 250mila franchi, che con le loro imposte riempiono le casse dell’erario. Su 632 milioni di gettito fiscale complessivo delle persone fisiche, ben 170 milioni arrivano da loro. Ricchi in poche parole, che col loro denaro contribuiscono a finanziare in gran parte anche la generosa politica di aiuti e sostegni sociali. In un Cantone dove ben 112mila persone, su 330mila abitanti, sono in qualche modo sussidiati dallo Stato, e dove il 13% della popolazione, ossia 42mila cittadini circa, non paga imposte per redditi insufficienti. Contribuenti danarosi che il Ticino rischia, però, di perdere, di vedere andare via verso altri lidi che offrono condizioni fiscali molto più vantaggiose. “Il Ticino, in questo campo, resta fermo al palo, mentre gran parte degli altri Cantoni fanno a gara, sulla base di quanto consente loro il federalismo fiscale, per creare situazioni di favore per i grossi contribuenti e per le persone giuridiche” notavano amaramente il mese scorso con un lungo articolo sul Corriere del Ticino Marco Bernasconi e Donatella Ferrari. I due ex docenti del Centro tributario della SUPSI, che aveva elaborato uno studio proprio sull’urgenza della riduzione delle aliquote, sottolineavano i rischi di questo immobilismo nella politica tributaria ticinese, come se in questi anni non fosse accaduto nulla nel mondo finanziario internazionale. Invece, è capitato di tutto. Ma gli altri Cantoni, a differenza del Ticino, si sono mossi. Noi siamo rimasti fermi, come dimostra l’ultimo studio del Credit Suisse sull’attrattività dei Cantoni per gli insediamenti aziendali. Continuiamo a perdere posizioni sulla fiscalità per le persone giuridiche e per i contribuenti con alti redditi, uno scivolamento progressivo verso i piani

6   Ticino Business

bassi della classifica, il che è molto pericoloso nel quadro della concorrenza fiscale intercantonale e internazionale. Perché perdere posizioni significa perdere sempre più possibilità che imprese e ricchi contribuenti scelgano di venire i Ticino. È da troppo tempo ormai che da noi si aspetta un allentamento delle pressione contributiva sia per le imprese che per le persone fisiche. Anzi, col bilancio preventivo dell’anno scorso si sono aumentate le tasse per paura di ritrovarsi con i conti in rosso, mentre in realtà il risultato del consuntivo è stato poi al di sopra delle aspettative. Per sovvertire questo trend servirebbe una svolta radicale nella politica fiscale, ma purtroppo non c’è unanimità in Governo né una maggioranza pronta a sostenerla in Parlamento. Ed è per questo che amnistia e sgravi per i ricchi sono stati rimandati a tempi migliori. Ma non è solo una questione di Governo, di partiti e parlamento, che in definitiva sono lo specchio del Paese. Un Paese dove purtroppo domina una cultura assistenzialistica, alimentata anche da una politica sociale che ha creato un rapporto di dipendenza continua dallo Stato, senza riuscire, peraltro, ad eliminare le sacche di vero bisogno e di disagio economico. Ma per finanziare questa politica sociale servono soldi, e i soldi lo Stato e i Comuni li possono trovare solo con tasse e imposte. Non c’è altra possibilità: più aumenta la loro spesa, tanto più devono aumentare le entrate per l’erario. Senza farsi tante domande su chi sia a pagare e quanto. Se oggi si andasse a votare su un eventuale referendum per la riduzioni delle aliquote per i ricchi contribuenti, del resto già chiaramente minacciato dalla sinistra, questo sgravio verrebbe certamente bocciato a stragrande maggioranza. Perché la mentalità ormai corrente, plasmata da decenni di predicazione socialista contro i ricchi, è che la ricchezza va ripartita con il coltello del fisco e distribuita con sussidi, contributi e sostegni sociali. Senza angustiarsi tanto col fatto che per distribuirla questa ricchezza bisogna prima produrla. La battaglia per una politica fiscale diversa, che incoraggi e non mortifichi la produzione di ricchezza, prima ancora che in Parlamento va combattuta, dunque, nella società. Ed è una battaglia culturale, più che ideologica o politica, per ravvivare il sentimento di libertà e responsabilità individuale, il senso di autonomia dallo Stato, di autodeterminazione economica e di realizzazione personale.

Ticino Business  

n. 05 - Giugno 2010

Ticino Business  

n. 05 - Giugno 2010

Advertisement