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Ospite Intervista di Lisa Pantini con Giovanni Pedrozzi, Ing. Geot. ETH e Ing. Civ. SUPSI, Presidente ASIAT - Associazione Studi d'Ingegneria e d'Architettura Ticinesi

mobilità: Investimenti e percorsi alternativi per non restare bloccati Giovanni Pedrozzi

Può tracciare una sua valutazione, in generale, delle infrastrutture per la mobilità in Ticino, della rete ferroviaria e di quella stradale? “Oggigiorno tutto evolve rapidamente, e come per un’azienda, se la nostra regione vuole restare competitiva bisogna investire in continuazione anche nelle infrastrutture per la mobilità anticipando i bisogni, prima che diventino dei problemi. Nel Canton Ticino si è investito molto nella mobilità fino agli anni Ottanta e i frutti si sono raccolti nei decenni successivi; molte aziende si sono insediate nel nostro territorio portando posti di lavoro e benessere. Purtroppo dagli anni Novanta si è investito poco nella mobilità e in nodi stanno venendo al pettine. A risentirne sarà soprattutto l’economia; un azienda non si stabilisce in una regione dove i dipendenti o le merci restano ferme bloccate nel traffico, oppure non sono servite adeguatamente da una linea ferroviaria industriale, per non parlare del turismo. Per rispondere alla sua domanda l’asse autostradale Nord – Sud, che fino a pochi anni fa era molto funzionale e ha favorito lo sviluppo del benessere nel nostro Cantone, da diversi anni ha dei problemi di capacità nello smaltire il traffico. Da qualche anno si è aggiunto il problema dell'accesso agli agglomerati, fenomeno presente in quasi tutte le città svizzere. Se fino a pochi anni fa era facile prevedere quando si formavano gli ingorghi, e chi era flessibile poteva evitarli, adesso capita di trovarsi fermi nel traffico in giorni e orari non prevedibili. La ferrovia e il trasporto pubblico, efficaci negli agglomerati e nel collegare le città, ha invece delle difficoltà nel permettere un capillare servizio nelle regioni più discoste in tempi di percorrenza concorrenziali con il traffico privato, problema presente in tutte le regioni diffuse e di montagna come il Canton Ticino. Manca all’appello la mobilità Est – Ovest, che a mio modo di vedere, forse per ragioni culturali o mancanza di coraggio nel promuoverla, è sempre stata poco considerata nonostante il grosso potenziale. Adesso ci ritroviamo con un asse Sud – Nord importante ma al limite della sua capacità che in caso di un minimo imprevisto va in tilt perché non ci sono

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alternative. Sviluppare gli assi Est – Ovest, oltre a permettere dei percorsi alternativi alla mobilità, hanno un grande potenziale e metterebbero in rete la nostra regione. Per esempio una linea ferroviaria Domodossola – Locarno – Bellinzona – Roveredo – Val Chiavenna ci avvicinerebbe alla linea del Sempione, alla Svizzera Romanda, all’Engadina e alla Valtellina. A livello di traffico stradale c’è il collegamento di Locarno alla rete nazionale e aggiungo il prolungamento oltre Locarno verso l’Italia. Sempre a livello stradale interessante è l’asse Est – Ovest da Luino – Ponte Tresa – Agno – Lugano – Porlezza – Menaggio. Se gli assi Est – Ovest sono oggigiorno sotto sviluppati è perché a livello Federale si vede solo l’importanza dell’asse Nord-Sud e non dell'asse Est – Ovest, qui sta a noi Ticinesi a promuovere gli assi Est – Ovest, allineandoci per esempio con il Vallese, Canton Vaud, Grigioni e le Regioni italiane, con in primis la Valtellina”. Quali sono a suo avviso le situazioni più critiche? “Per il trasporto pubblico, e nel caso specifico intendo il treno regionale TILO, che collega le città ticinesi, si ha il problema degli agglomerati di Bellinzona e di Lugano, perché la sua capacità è già al limite in quanto si sovrappone al traffico Nord-Sud. Queste strozzature bloccano lo sviluppo dell’interessante progetto TILO, problema che si accentuerà fortemente con l’apertura della galleria AlpTransit. Oppure la tratta ferroviaria Italiana a Sud di Chiasso, quest’ultimo problema verrà in parte risolto con la nuova linea ferroviaria Mendrisio – Varese. A livello di trasporto stradale il problema principale sono le colonne ai portali della galleria del S. Gottardo, colonne che adesso ci sono anche in giorni privi del traffico dei turisti, gli accessi alle città, in primis Locarno, la tratta autostradale Lugano – Mendrisio e la strada cantonale Manno – Ponte Tresa. Purtroppo la lista si allungherà e se anche oggi si decide di intervenire, ora che i progetti verranno realizzati passeranno diversi anni. Stiamo pagando la mancanza di progettualità e di prevedere l’evoluzione dei traffico dei ultimi due decenni”.

Ticino Business  

n. 05 - Giugno 2010

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