Page 13

ciate: tra i fautori del rafforzamento delle linee dell’altopiano e quelli dell’asse Nord-Sud; tra le tesi delle politiche infrastrutturali di lungo termine e quelle dei liberisti, fautori di una politica dettata dal mercato (vedi un recente rapporto per Avenir Suisse) che mette in guardia su fondi e politiche infrastrutturali disgiunte da uno stretto rapporto costi-benefici. Il messaggio finale e le richieste di finanziamento su Ferrovia 2030 giungeranno nel 2011, ormai in pieno clima di rinnovo dei poteri federali. Ognuno troverà il modo di aggiungere argomenti, compreso la contrapposizione-condizione della seconda galleria stradale del San Gottardo (bloccata da un articolo costituzionale largamente voluto dal popolo). Ho paura che il vero tranello per il Ticino sarà quello di non poter trovare le giuste e forti alleanze esterne e addirittura di dividersi al suo interno”. Il Ticino e Alptransit: come cambierà la mobilità interna e con il resto del Paese? “Intanto occorre veramente apprezzare quanto capiterà con l’apertura al traffico delle due gallerie di base: guadagno di un ora nelle relazioni con il resto della Svizzera (Lugano–Zurigo, in 1 ora e 39 minuti); dimezzamento dei tempi nella rete interne ticinese tra Lugano e Bellinzona (12 minuti) e Locarno (22 minuti). Si potrà parlare di una vera rete urbana ticinese e transfrontaliera, considerando i treni TILO bicorrente fino a Sud di Como (Albate) e in particolare, a partire dal 2013/14, il collegamento con Varese e la linea del Sempione (via Gallarate); più tardi il collegamento diretto con Malpensa (un treno ogni ora da Lugano). E soprattutto le frequenze subiranno un salto di qualità: ogni quarto d’ora, nelle tratte interurbane e ogni mezzora sulle altre tratte secondo la domanda. Ci sono tutti gli elementi per rivoluzionare la mobilità”. Il Canton Ticino è pronto all'apertura di Alptransit o sarebbe necessario intervenire a livello di infrastrutture per sfruttare meglio questa grande opportunità? “Malgrado la rilevanza del tema di Ferrovia 2030 – la cui soluzione esige lucidità di idee, pragmatismo e

capacità di negoziazione (al di fuori della gran cassa delle messe in scena elettorali) – il Ticino ha grande interesse a concentrare tutta la sua attenzione per anticipare, con interventi complementari, gli effetti economici, sociali e d’organizzazione territoriale dell’apertura al traffico delle due gallerie di base – e della bretella Mendrisio-Varese-Gallarate (Malpensa). Infatti, la natura e le caratteristiche degli impatti non sono scontate e dipendono dalla nostra politica attiva e da tutti gli attori, pubblici e privati. Quali saranno le conseguenze strutturali? Le alternative inquietanti non mancano: diventeremo una zona grigia tra le due metropoli di Zurigo e Milano oppure c’è spazio per costruire un nostro posto al sole? Risolveremo finalmente una parte dei nostri problemi di mobilità interna e di organizzazione del territorio oppure si continuerà sul modello della «città diffusa» e della periferia metropolitana? L’esempio del Vallese dopo l’apertura, a fine del 2007, della galleria di base del Loetschberg può in parte aiutarci. Ho sul tavolo diversi studi commissionati sin dagli anni duemila per intravedere forze e debolezze della regione; si è mossa l’economia fondiaria (indicatore fondamentale che precede tutti gli altri), si sono mossi cantone e comuni e soprattutto i privati. A Visp sono sorte diecimila unità insediative equivalenti. Ma si registrano anche effetti di drenaggio, ed è aumentato il pendolarismo scolastico e professionale verso Thun e Berna. Il Ticino e la Mesolcina sembrano appena percepire il tema, a macchia d’olio e, in funzione di singoli interessi. I progetti alle stazioni di Muralto e Lugano soprattutto e, forse, di Mendrisio e di Bellinzona hanno un carattere anticipatorio. Per ora, tuttavia, non c’è niente di sistematico nell'antecipare gli effetti di Alptransit e il tema non è ancora caldo. Ma è il momento di mettere a punto strategie per dare concretezza al Piano Direttore del territorio, alle visioni degli agglomerati urbani e alla loro progettualità pubblica e privata, senza dimenticare i nuovi spazi in cui si posiziona la montagna (progetti San Gottardo 2020 e Parchi Nazionali). I prossimi dieci anni presentano vere e originali opportunità di sviluppo: tuttavia esse non maturano solo aspettando i treni entrare ed uscire dalle nuove gallerie ferroviarie”.

   13

Ticino Business  
Ticino Business  

n. 05 - Giugno 2010

Advertisement