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Dotto Adelaide Sono davvero libero? Era un soleggiato pomeriggio di primavera e Giacomo stava studiando storia per la verifica del giorno dopo. Doveva approfondire l'argomento della guerra di Resistenza e di come l'Italia fosse arrivata a ottenere la libertà dalla dittatura fascista. Lesse che il 25 luglio 1943 i membri del Gran Consiglio del fascismo avevano chiesto le dimissioni di Mussolini e la popolazione italiana cominciava ad avere qualche speranza. Dopodiché, sempre nello stesso anno, si era manifestato il primo episodio della Resistenza italiana. Nel Nord avevano preso le armi gli antifascisti e il 16 settembre 1943 c'era stato il primo episodio della Resistenza. Lesse poi che nel corso dei mesi successivi molti altri si erano uniti ai primi gruppi militanti ed erano diventati partigiani, cioè volontari armati che conducevano attentati o azioni di guerriglia e di sabotaggio contro gli eserciti di occupazione. Lesse ancora che essi erano coordinati da un Comitato di Liberazione Nazionale (Cln), costituitosi l'8 settembre 1943, e che nelle loro file erano confluiti due componenti principali: la prima era quella degli antifascisti storici e la seconda era quella dell'antifascismo “nuovo”. Nel 1944, con la “svolta di Salerno”, Togliatti aveva formato un governo interamente antifascista e gli Alleati avevano concesso finalmente alle truppe italiane di poter partecipare alla guerra al loro fianco. Essi si erano concentrati sul sabotaggio, sugli agguati e sugli attentati contro le pattuglie tedesche facendo così scoppiare una lacerante Guerra civile durante la quale le azioni partigiane ebbero un ruolo importante nella liberazione dell'Italia. Infine lesse che nel corso del 1944 Firenze era stata liberata e il 25 aprile 1945 era avvenuta l'insurrezione generale dell'Italia settentrionale. Dopo pochi giorni le truppe tedesche si erano arrese e Mussolini era stato catturato e fucilato. L'Italia era finalmente libera. Dopo aver finito di studiare, si fece la doccia, mangiò e andò a dormire presto perché era molto stanco e voleva essere riposato per fare bene la verifica. Prima di addormentarsi cominciò a riflettere. Pensò a quanto doveva essere stato difficile vivere sotto la dittatura fascista e a quanto doveva essere stata grande la gioia delle persone dopo la liberazione. Pensò anche a se stesso e alla sua vita e si chiese se lui fosse davvero libero. Dopo averci pensato molto, concluse che sì, era libero perché poteva andare a scuola, esprimere liberamente la propria opinione, scegliere che sport praticare e che amici frequentare, che vestiti indossare e cosa fare nel tempo libero. Poi pensò ai Paesi del mondo dove queste libertà non sono concesse alla popolazione e gli venne in mente Malala, la ragazzina pakistana di cui avevano parlato a scuola e che aveva lottato per l'istruzione delle donne nel suo Paese tanto che i talebani avevano tentato di ucciderla. Tra questi pensieri si addormentò. La mattina dopo si svegliò presto e, come sempre, si vestì, fece colazione e uscì di casa per recarsi a scuola. Mentre camminava per le strade notò che


tutti i ragazzi avevano lo zaino della stessa marca e portato allo stesso modo, e cioè non come sarebbe stato più comodo, ma come imponeva la moda. Inoltre indossavano tutti vestiti delle stesse marche. Arrivato a scuola, notò che c'era un banco in più. Lì sedeva un ragazzo sicuramente di famiglia non benestante perché portava vestiti fuori moda e un po' consunti. Ognuno si sedette al proprio posto e la professoressa di italiano disse:”Buongiorno ragazzi, questo è il vostro nuovo compagno Ettore. È venuto ad abitare nella nostra città la settimana scorsa e spero che riusciate a fare amicizia con lui”. Dopo tre interminabili ore di storia e italiano suonò la campanella e tutti uscirono in cortile per la ricreazione. Giacomo vide che in un angolo c'erano alcuni suoi compagni di classe che schernivano Ettore con delle battute di cattivo gusto e con l'uso di parolacce. Si avvicinò per ascoltare e voleva intervenire, ma aveva paura che prendessero in giro anche lui; allora si allontanò, ma gli rimase impressa la faccia triste del nuovo compagno. Nelle due ore successive non riuscì a pensare ad altro. Si sentiva un perdente, non valeva niente. Non era intervenuto. Tornò a casa con questo pensiero fisso e non riuscì a mangiare nulla. Doveva riuscire a trovare un modo per eliminare quei pensieri dalla sua testa. Accese il computer e si collegò a Facebook. Subito, sulla home, vide che un ragazzo aveva “postato” la foto del suo cellulare, non di certo di ultima generazione, e alcuni ragazzi avevano commentato prendendolo in giro. Spense il computer e decise di andare a fare una passeggiata visto che era una bellissima giornata e non aveva compiti per il giorno dopo. Tornò a casa la sera, prima di cena, mangiò qualcosa velocemente ed andò subito a dormire. Non riusciva a prendere sonno e cominciò a riflettere come la sera precedente, accorgendosi che adesso la sua risposta era diversa; non era più un “sì” convinto, ma un triste “no”. È vero, poteva scegliere che sport fare ed era istruito, ma non sceglieva con la propria testa come vestirsi, che zaino mettere e come metterlo, che amici avere e che cellulare acquistare. Decise che dal giorno dopo avrebbe dato una svolta alla sua vita e sarebbe diventato davvero libero, come l'Italia dopo quel fatidico 25 aprile 1945. Ordinò a sua madre di tirare fuori la cartella vecchia che aveva rifiutato, il maglione fatto a mano dalla nonna e le scarpe fuori moda che gli aveva regalato la zia per il compleanno. Nel cammino verso la scuola si sentiva più bello, migliore di prima. Arrivò in classe e si sedette vicino a Ettore cercando di fare amicizia e difendendolo dai compagni in ricreazione. Scoprì che era molto simpatico e dopo poco diventarono buonissimi amici. Ora andava a dormire la sera ed i suoi pensieri erano soltanto positivi. Andava a letto con il sorriso e si svegliava allo stesso modo. Ora si sentiva diverso, migliore di prima e migliore degli altri. Ora era libero. Qualche giorno dopo aprì il libro di latino per studiare e lesse una frase del filosofo Seneca che diceva:“Nulla servitus turpior est quam voluntaria ” . “Nessuna schiavitù è più vergognosa della schiavitù volontaria”.

Sono davvero libero?  

testo letterario