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Tema d’ italiano

Guarda Carlo

17/05/2012

“PER QUESTO MI CHIAMO GIOVANNI”

Questo libro straordinario racconta la storia di Giovanni Falcone, un magistrato palermitano con un grande senso della giustizia. Fin da piccolo aveva difeso i più deboli dai più forti perché prevalesse la legge giusta. Giovanni dedicò la sua vita a combattere la mafia per liberare la città di Palermo. Per questo motivo fondò il pool-antimafia, una squadra il cui obiettivo era sconfiggere il mostro. E ci riuscì. Il 16 dicembre 1987 nel tribunale di Palermo, grazie alle prove raccolte dai membri del pool-antimafia, vennero arrestati più di duecento mafiosi. Dopo il grande processo però vennero uccisi dei membri del pool, così Falcone e Paolo Borsellino, inseparabile amico dell’eroe, assieme alle mogli furono trasferiti nell’isola dell’Asinara (in Sardegna). A Giovanni dispiacque lasciare Palermo nelle mani del mostro, così alcuni anni dopo decise di ritornare nel suo paese natale. Mentre stava viaggiando con la moglie Francesca e la scorta in autostrada, la cosca di Corleone gli aveva preparato una “sorpresa”. Quintali di tritolo comandati da un telecomando erano piazzati sotto la strada. Era il 23 maggio 1992, la macchina di Giovanni era stata fatta saltare in aria da candelotti di tritolo. Fu un’esplosione terribile: Palermo aveva perso il suo uomo migliore. Nel momento in cui Giovanni Falcone morì, tutta Palermo si svegliò come gli orsi si svegliano dal letargo. La città cominciò a ribellarsi alla mafia e nessun negoziante pagava più il pizzo alla mafia. Giovanni Falcone mi ha molto colpito, perché pur sapendo che un giorno la mafia l’avrebbe ucciso, lui ha lottato fino in fondo per liberare Palermo. Anche nel momento in cui più di metà Palermo era contro di lui, Giovanni non mollava. È per questo che io sono rimasto molto colpito da questo grandioso personaggio, io non sarò mai come lui ma cercherò a scuola di difendere i ragazzi un po’ più deboli e giocare con quelli che stanno sempre da soli. Oggi esiste un personaggio molto simile a lui. Si chiama Roberto Saviano e non è un magistrato, ma un cittadino qualunque e vive scortato in casa sua a Napoli, minacciato di essere ucciso dalla camorra. Anche lui lotta contro il mostro e mi ricorda molto Giovanni Falcone.


Squizzato Martina V.to

Castelfranco

17/05/2012 PRENDI ESEMPIO DA GIOVANNI… Il libro che più mi è piaciuto è stato: “Per questo mi chiamo Giovanni”. Questo libro racconta in modo semplice, ma efficace, la storia di Giovanni Falcone: un ragazzino che ha impiegato tutta la vita per cercare di riportare la tranquillità sconfiggendo la mafia, un’organizzazione criminale che uccide e fa violenza. Nel libro, però,l’Autore non spiega direttamente la storia di Giovanni Falcone ma la introduce attraverso il racconto che un padre fa al figlio (di nome anch’egli Giovanni).Il racconto inizia quando il padre decide di far sapere al figlio il motivo per cui si chiama Giovanni,partendo a presentarglielo da un orsetto che il figlioletto tiene in camera: Bum con le zampette bruciacchiate a causa di un’esplosione voluta dalla mafia. Il giorno dopo, padre e figlio partono per una bella gitarella sulla spiaggia di Palermo (città in cui vivono) e mentre il padre narra, Giovanni conosce molte cose riguardo la vita di Falcone delle quali, fino a poco tempo prima, era ignaro. Il figlio inoltre viene a sapere che il proprio padre pagava la mafia e che quindi la morte di Falcone (strage di Capaci,23 Maggio 1992)gli aveva aperto gli occhi dandogli il coraggio di smettere. Tornati dal viaggio,perciò,anche Giovanni trova il coraggio di dire a Tonio ,un compagno che chiedeva ai ragazzini soldi minacciando coloro che non glieli volevano dare,che il denaro gli serviva per le sue amate figurine e,anche se era uscito dalla faccenda con un occhio nero, aveva contribuito a sospendere Tonio e ad imprigionare i suoi fratelli. Giovanni,così,ha seguito l’esempio di Falcone: lui lottava per la giustizia anche da giovane cercando di creare un clima solidale e sereno. In questo modo termina il libro,insegnandoci che il bene e la giustizia devono avere sempre la meglio sul male e l’arroganza.


Il racconto mi ha colpita proprio per questo motivo: Giovanni non si è mai fermato ma ha continuato a combattere contro la mafia arrivando ad imprigionare centinaia di mafiosi e a creare un volume con migliaia di reati. Trovo questo personaggio estremamente attuale : c’è molta gente che continua a contrastare la mafia ricordando che MAI bisogna fermarsi di fronte alle difficoltà,anche rischiando a scopo di realizzare il proprio ideale! Anche io, come alunna,sento di doverlo ricordare e di prendere esempio da Giovanni Falcone. Credo inoltre che la sua “guerra” per la giustizia durerà e intendo diventare una sua protagonista anche se non importante e famosa!


Di Marco Zampieri

Il libro “per questo mi chiamo Giovanni” parla di un bambino di dieci anni, Giovanni, e del padre, che gli racconta la storia di Giovanni Falcone; una storia di vittorie, di sofferenze, di battaglie per la giustizia e in cui la parola chiave è mafia.

Il libro comincia con un evento: un bambino della classe di Giovanni si è rotto un braccio cadendo dalle scale. I sospetti cadono su Tonio, un bullo che esige i soldi dei compagni, ma nessuno conferma i sospetti. Tutti hanno paura di fare la spia, certi della punizione che sarebbe stata inflitta loro da Tonio. Neanche Giovanni dice nulla, per paura di essere picchiato. Suo padre decide allora di raccontargli la storia di Giovanni Falcone. Il padre passa un intero giorno con suo figlio, parlandogli di Falcone e girando tra le strade di quella stessa Palermo che aveva ospitato Giovanni e' la Mafia.

Già da appena nato, Giovanni Falcone sembrava destinato a combattere le ingiustizie. Sembra che nacque infatti senza emettere un gemito, con i pugni serrati come un pugile. Sua madre gli ricordava infatti che “i veri uomini non piangono mai”, e lui cercava di mantenere sempre la calma, anche quando si feriva in modo grave. Quando andava a scuola cercava di combattere le piccole ingiustizie quotidiane, come i ragazzi più grandi che insultavano i suoi compagni. Voleva mantenere l’uguaglianza tra i ragazzi. Finiti gli studi, intraprende una poco soddisfacente esperienza all’


Accademia Navale di Livorno, quindi prende la strada del settore penale della magistratura, lavorando come sostituto procuratore a Trapani, dove incontra il mostro che combatterà fino alla morte. Scioccato dalla corruzione che si annidava nei tribunali di tutta Sicilia, avvia delle ricerche sui mafiosi che si basano sui conti in banca. Nasce il “pool antimafia”, Falcone ora deve girare con la scorta, per evitare di essere ucciso. Il papà racconta al piccolo Giovanni che Falcone si era innamorato di Francesca, ma non poteva vederla quasi mai per ragioni di sicurezza. Non poteva andare in giro senza un gruppo di uomini armati tutt’intorno, e non poteva entrare in posti pubblici. Nel 1987 Giovanni Falcone, insieme al suo amico e collega Paolo Borsellino, riesce Ad organizzare il primo maxiprocesso. Questa grande vittoria ebbe però degli esiti negativi sulla vita di Giovanni. Egli infatti fu accusato di protagonismo e la gente cominciò a rivoltarsi contro di lui. Dovette andarsene a Roma, e la mafia ne approfittò per tendergli una trappola. Il papà del bambino di nome Giovanni lo porta sull’autostrada Trapani – Palermo, mostrandogli un giornale che ritraeva la stessa strada, ma completamente devastata. Giovanni era morto nell’attentato preparato per lui che vide l’utilizzo di quintali di tritolo nascosti sotto la strada. Era il 23 Maggio 1992, il giorno in cui nacque il bambino. In quel momento Giovanni capisce perché si chiama così. Il padre racconta a Giovanni di come l’attentato lo abbia spinto a combattere la mafia, rifiutandosi di dare i soldi ai mafiosi che venivano a chiederglieli, anche se questo gli costò quasi la vita. Giovanni capisce che è suo dovere combattere i prepotenti, così quando come al solito Tonio gli chiede i soldi, lui si rifiuta di cederli. Il bullo gli fa un occhio nero e Giovanni lo dice alla maestra, che lo fa sospendere. Giovanni ha capito che la mafia non è invincibile, ed è dovere di ciascuno combatterla fin da piccoli.

Questo libro mi ha colpito perché dimostra che combattere le ingiustizie è difficile, ma non impossibile, e che se si agisce tutti


insieme si può sconfiggere anche un mostro grande come la mafia, ma bisogna imparare a non piegarsi fin da piccoli. Giovanni Falcone a dato la vita per questo, e anche noi dobbiamo impegnarci e combattere affinché il suo sforzo non sia stato vano. Giovanni è semplicemente un eroe attuale, che non ha superpoteri eccetto due: la forza di volontà e il coraggio.


Castelfranco V.to 17/05/2012 RAGAGNIN ILARIA

Tema di italiano:Ulisse

Durante l'anno ho letto il libro su Ulisse. In seguito ad un naufragio provocato da una tempesta alzatagli contro da Poseidone, dio del mare, Ulisse arriva nella terra dei Feaci. In quest'isola Ulisse viene accolto benevolmente da Nausicaa; che quel giorno, spinta da Atena, si trovava lungo le rive del fiume a lavare le vesti con le ancelle. Nausicaa era figlia del re dei Feaci, Antinoo. Ulisse, arrivato alla reggia, chiede in prestito una nave per tornare a Itaca. Nel frattempo racconta il suo viaggio: finita la guerra di Troia, Ulisse e i suoi compagni navigarono fino all'isola dei Ciconi, non molto distante da Troia, pensarono ad un stratagemma per coglierli di sorpresa. Però vengono scoperti e si ritirano nelle navi perdendo alcuni uomini. Tornarono in viaggio, ma finite le provviste furono costretti a fermarsi su un'altra isola, dove alcuni compagni di Ulisse persero la memoria mangiando la polvere dei fiori di Loto offerta loro dagli abitanti del luogo. Quindi Ulisse porta i suoi compagni smemorati, alle navi, con la forza. Si rimettono in viaggio in cerca di un'altra isola e ne avvistarono una molto rigogliosa. Scesero Ulisse e dieci uomini che arrivarono ad una grotta gigantesca. Il suo abitante doveva essere molto grande date le misure di cibo e ciotole. Lo aspettarono, ma egli fece strage dei compagni di Ulisse. I sopravvissuti lo accecarono e, mentre portava fuori le capre, scapparono. Approdarono sull'isola di Eolo che gli donò un'otre contenente i venti. Eolo si raccomandò che non venisse aperto finché non fossero arrivati ad Itaca, altrimenti sarebbero tornati in mare aperto, ciò però accadde. Ulisse tornò da Eolo, ma venne scacciato. Arrivarono all'isola di Circe che trasformò i compagni di Ulisse in porci, ma innamorata dell'eroe li trasformò in uomini. Ella diede ad Ulisse dei consigli. Ulisse passò per il regno dei morti e poi superò le sirene e poi Scilla e Cariddi, ma i suoi compagni mangiarono tre buoi del Sole. In seguito ad una tempesta morirono tutti tranne Ulisse che fu salvata da Calipso. La quale per ordine degli dei lo dovette lasciare andare. Ulisse infine naufragò dai Feaci. I Feaci, allora, gli fecero molti doni e lo spedirono addormentato ad Itaca. Si rivelò a Telemaco ed a Eumeo che lo aiutarono a preparare l'agguato ai Proci. I Proci erano i principi e i re che corteggiavano Penelope. Ulisse non viene riconosciuto da Penelope; solo dopo che l'eroe le spiegò che il loro letto nuziale lo aveva costruito lui Penelope potè riabbracciare il suo sposo. Il mito si conclude con la pace fra Ulisse e i parenti dei Proci, venuti per vendicare i principi uccisi. Ulisse mi ha insegnato a considerare la patria come un grande valore. Lui, ifatti ha lottato e rischiato la vita per tornare in patria da Penelope e dal figlio Telemaco, che grazie ad Atena, non è rimasto vittima dell'agguato preparato dai Proci. Atena, al contrario di Poseidone, ha sempre sostenuto Ulisse. Ed è per quello che mi ha insegnato l'eroe, che ho voluto parlarvi di lui.


Esperienze di letture