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ggi ho incontrato quattro ragazzini afgani sull’autobus, scendevano alla mia stessa fermata: Piramide. Hanno camminato cinque mesi per arrivare a Roma”. Cominciava così il blog de La Città di Asterix di Carlotta Mismetti Capua, giornalista del gruppo L’Espresso, su Facebook. Quell’oggi è lontano, si riferisce al dicembre 2008, ma è l’inizio di una storia e di un’amicizia, di una scelta di campo, di quelle che cambiano la vita. Lei dice che non è poi così importante, il particolare dell’autobus, ma forse lo è, se non altro perché non puoi scendere quando vuoi tu, sei obbligato a guardare che succede e a soffermarti. Cosa che nessuno di noi fa più. Quella sera la giornalista sente un uomo che borbotta dietro di lei contro “sti rumeni assassini”, e capisce che si riferisce a quattro ragazzini che stanno tutti assieme nell’altra parte della vettura e intorno hanno il vuoto. Isolati dalla paura. Lei si volta, si alza, è una professionista curiosa e militante, si avvicina e si rende conto che rumeni non sono, hanno i tratti asiatici, e felpe di cotone in pieno inverno. E comincia a fargli delle domande. Quanti anni avete, da dove venite, dove andate a dormire... Scopre che arrivano da Tagab, Afghanistan, hanno pagato delle guide e in sei mesi percorso 5mila chilometri a piedi, come Forrest Gump, attraversando cinque paesi, per scappare dall’orrore della guerra che li ha resi orfani. A quel punto, nella migliore delle ipotesi, molti di noi gli avrebbero dato dei soldi, 5, forse 10 euro, e poi sarebbero scesi dall’autobus più leggeri, sentendosi un minimo più buoni. Ma lei no. Scende assieme a loro. Fa un freddo cane e il Tevere sta per esondare, che cavolo! E con questo gesto semplice ma trasgressivo, la prima rottura di una serie di regole scritte e non, inizia un’avventura che sfocerà in una quasi adozione. Che Mismetti Capua ha raccontato prima su Facebook, poi in un corto diretto da Leonardo Cinieri Lombroso e oggi in un libro. Non riuscirete a staccare gli occhi da Come due stelle nel mare (Piemme) con la licenza Creative Commons, tanto la storia è inusuale e commovente, molto dura certo, ma sempre raccontata con grazia e ironia. Non è (solo) un reportage denuncia che ci rivela cosa succede ai profughi minori che arrivano in Italia e nessuna struttura riesce ad accogliere perché mancano i letti (a Roma ce ne sono solo 100), manca lo staff, uno psicologo, un traduttore che parli la loro lingua. Un mondo di solidarietà dove tutti fanno un pezzettino, scollegato dal pezzettino successivo, e dove nessuno è reNel fumetto di sponsabile di nulla. Così i apertura bambini vengono sbattuti dalAkmed e Wali, i ragazzi afgani la strada ai commissariati e accolti dalla quando va bene e trovano un giornalista. Ora la loro storia centro d’accoglienza poi si è raccontata scopre che è un ospizio. dalla stessa Come due stelle nel mare (da Carlotta Capua una poesia di Antonio Macha- Mismetti in Come due

O DALLA PARTE DEI BAMBINI

SCELTE ESEMPLARI

Una sera di dicembre Carlotta Mismetti Capua vede su un autobus di Roma dei ragazzini afgani. Ma invece di dargli solo dei soldi, scende e li porta via con sé. Cambiando la loro (e la propria) vita di Mara Accettura Illustrazioni di Caterina Notte e Massimo Bucchi

do) è il libro di una persona che, dopo aver visto, si è rimboccata le maniche. Cacciandosi in un casino terribile peraltro perché interessarsi di minori, semplicemente portarseli a casa per fargli fare una doccia e dargli da mangiare, è suscettibile di accuse tremende, come quello di essere coinvolti in una tratta. Cosa è scattato quella sera? «Quando ho sentito quei commenti razzisti ho riconosciuto la paura che c’era dietro. Non volevo essere da quella parte. Ho reagito, mi sono sentita chiamata in causa come giornalista. Ma non volevo semplicemente dare i soldi perché alla fine fare una donazione è qualcosa che ci fa chiudere i conti con la coscienza. Anche se i soldi glieli ho dati, insieme al numero del cellulare. E c’è stata una ragazza che si è avvicinata e mi ha detto “Signora voi siete un angelo”, frase che non mi è piaciuta perché non stavo facendo niente di straordinario. Volevo fare di più». Di quei quattro ragazzini ne rimarrà solo uno, Akmed appunto, 16 anni, quello più silenzioso, l’unico che il giorno seguente, dopo inutili tentativi di trovargli un posto per dormire alla Caritas che si concludono lasciandolo a stazione Termini, si presenterà all’appuntamento con quella signora, “Mrs Carlotta”. Mismetti Capua vuole aiutarlo a trovare un alloggio, fare i documenti, ma l’incontro con la burocrazia italiana diventa

stelle nel mare (ed. Piemme). Accanto, Roma vista dall’alto. D 218

D 219


Caterina Notte