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SPORTIVI E ATTACCHI DI PANICO A cura della Dottoresa Maroni Patrizia Psicologa Psicoanalista

Da Federica Pellegrini a Casey Stoner: solo chi ha sofferto o soffre di attacchi di panico sa quanto sia difficile convivere con l’ossessione dell’attacco successivo.

Una sensazione invalidante che solo se presa per tempo non rischia di diventare cronica. Gli attacchi di panico non risparmiano nessuno: dai disoccupati ai super lavoratori, da chi conduce una vita monotona a chi sta costantemente sotto i riflettori. Gli attacchi di panico quindi colpiscono la gente comune ma anche i vip: attori come Alessandro Gassman, Lucrezia Lante della Rovere, cantanti come Britney Spears, Giovanni Allevi, sportivi come Casey Stoner e Federica Pellegrini. La campionessa ammette che i suoi attacchi di panico non solo un lontano ricordo: “ho paura dell’acqua profonda, due anni fa ho avuto un attacco di broncospasmo, mi sono fermata perché non riuscivo più a respirare. Dagli esami ho capito il problema e lo abbiamo tenuto sotto controllo, ma le mie sensazioni in testa erano bruttissime. Ogni volta vivevo con l’incubo che potesse ricapitarmi. Soprattutto quando dovevo fare una distanza più lunga, come i 400 metri, diventavo bordeaux avevo una paura fottuta di entrare in acqua e di rimanerci, avevo il terrore di annegare. Da molti anni mi faccio seguire da un mental coach e abbiamo lavorato intensamente su questo problema”. Nel passato


della Pellegrini ci sono problemi legati alla sua autostima e immagine corporea che le sono costati anni di bulimia. “Ricordo le invidie, il fisico che cambiava..ho incominciato a guardarmi allo specchio e a non piacermi. Ho iniziato ad avere anche problemi di bulimia. Mi attaccavo al frigorifero e poi vomitavo tutto. Dopo la medaglia olimpica di Atene, avevo 16 anni e avevo perso la fiducia delle persone che mi stavano intorno. Mi sono detta: ‘No, basta. Qui bisogna cambiare completamente vita’. E da lì ho cambiato tutto: fidanzato, allenatore, manager, squadra, paese. Sono arrivata a Verona. E ha funzionato: un mese prima ero un cadavere, il mese dopo volavo”.

Cosa succede durante una crisi di panico? Non c’è nessuna predisposizione sono cose che capitano in tutti gli sport come nella vita di tutti i giorni quando si è chiamati a fare qualcosa di particolare. Gli attacchi capitano quando a un fenomeno fisiologico (sudorazione, aumento ritmo cardiaco e frequenza respiratoria) si aggiunge uno psicologico che è la svalutazione. E’ la falsa percezione della realtà. Agli atleti capita quando a uno stato di ansia o di fatica associano delle immagini e dei pensieri negativi e grandiosi del tipo “oddio, adesso affogo o mi viene un infarto”. Tutto ciò succede perché alcuni atleti non pensano di avere la preparazione mentale sufficiente per affrontare impegni di quel tipo. Si fidano delle proprie capacità fisiche ma pensano di non avere delle qualità mentali adeguate.

Come si fa a guarire? Per prima cosa l’atleta deve riconoscere i propri pensieri. Deve ricostruire quale è stato il suo percorso mentale quando ha avuto una crisi. A quel punto con il mental training, si lavora sulla visualizzazione di immagini; in modo che quando si riproporrà quell’evento cambierà l’associazione di pensiero. L’ansia non è di per sé negativa, è una carica emotiva che aiuta ad agire. Eppure qualcuno la giudica come


un’emozione negativa a cui associare un pensiero catastrofico. E’ proprio questo meccanismo che dobbiamo spezzare! Una persona insicura che ha una fragile idea di se stessa e che magari ha sperimentato relazioni affettive incerte può portare questo bagaglio di insicurezze nel proprio ambito lavorativo (sportivo e non): ciò rende ovviamente piu difficile fronteggiare le inevitabili sfide. Praticare uno sport viene spesso indicato come uno dei metodi più efficaci per scaricare l’ansia e lo stress e favorire la guarigione (ovviamente in associazione ad un’adeguata terapia). Quando si parla di professionisti però l’attività sportiva è intrisa di un clima emotivo e psicologico che può diventare opprimente per l’atleta. Anche chi è in posizione di vantaggio rispetto agli altri può sviluppare la ‘paura di vincere’ che determina il crollo delle prestazioni e la probabile sconfitta che a sua volta porta all’insicurezza creando un circolo vizioso.


Sportivi e attacchi di panico