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Cataldo Dino Meo

VA N D A L I C A


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Cataldo Dino Meo - V A N D A L I C A

Video ALOK Milano - www.videoalok.it STUDIOLO - www.studiolo.it Edizione numerata autografata

Copia n°

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Cataldo Dino Meo|V A N D A L I C A Edizione numerata autografata Produzione: Video ALOK Milano www.videoalok.it STUDIOLO www.studiolo.it - Milano, 2018 Tutti i video di Cataldo Dino Meo sono realizzati da Video ALOK Milano, diretti da Antonio Meo. Si possono vedere anche su: www.cataldodinomeo.it e su YouTube E-mail: cataldodinomeo@hotmail.com Webmaster siti: Roberta Levito Copertina: Giovanni Coda, foto tratta dalla collezione del film "Il Rosa Nudo", 2013 Quarta di copertina: frame dal video CARMINAVOX - VI (Gloria della sconfitta) di Antonio Meo, 2016 Ringraziamenti: Egon Key, Alessandra Caputo, Manuela Mantegazza, Roberto Mascheroni, Franco Bolelli, Concetta Meo, Guido Cribiori, Pieronicola Rigoldi, Giacomo Spazio, Luca Orlandini, Alessandro Pedretta, Massimo Carloni, Agostino Arrivabene. 6


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Cataldo Dino Meo

VANDALICA

Video ALOK Milano STUDIOLO 9


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La calunnia piĂš grave che circola sul mio conto: respira.

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CARMINAVOX - VII (video) (Sposto il limite, sposto il limite, sposto il limite)

Ho un solo modo per scongiurare imbarazzanti complicità , vivere da disadattato. Considero benefico il non avere colloquio con l’anima, nessuna vociferazione col divino, valuto la fortuna d’ignorare il mio nome, di non sapere mai come comportarmi, sottraendomi alla minaccia di restare invischiato nella guerra civile del senso di colpa. Sposto il limite, sposto il limite, sposto il limite. Vivo sospeso tra baratro, asfalto magnetico su pelle irrequieta, mani randagie che disegnano geografie ingovernabili. Mi sono gettato in pasto alla follia quando ho accettato di vivere con me stesso, cerebro-collassato, raptus estorsivo, scisma fecondo, sbocco di sangue infingardo.

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Sposto il limite, sposto il limite. Mi rallegro, finalmente la vita è cripta vuota, senza ossigeno: benvenuta alba di giubilo, sposto il limite, la vita è resa inservibile, perciò non potrà più angustiare la piccola cagna. Il mio destino è lo sfarzo dell’innocuo. Non proteggo la mente, non la dirigo, la faccio andare dove vuole, pacificato nell’accidia iconoclasta, oltrepasso l’estremità dell’Inviolato. Sposto il limite, sposto il limite. Mente pazza di verità, medicalizzata dall’umanesimo, fine esegeta dell’epilessia bovina, malarazza scannata. Il visibile è la manifestazione del Patibolo Ritrovato. Non credo nel peccato perché non credo in me. Sposto il limite, sposto il limite, sposto il limite.

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SQUADRISTI DI DIO

Progressisti e conservatori, ottenebrati negli obitori contigui del consenso residuale, si rubano marciapiedi a vicenda, nell'idillio inverecondo di presenze ingiustificate, relitti umanoidi dai disturbi dissociativi, sicari sboccati. Il vantaggio di vivere nel mondo corrotto è dato dal fatto che prima o poi incontro sempre uno piÚ corrotto di me. Ascolto enfasi per idioti: sei vivo, prezioso, utile. Sudario declamatorio, monologo eruttato dal sistema linfatico di loquacità sinistra, narcotico per chierici ipnotizzatori. Necrologio del solito minchione, preludio epilettico, incubo sottocorticale, anacronismo sigillato nel forziere d'infelicità, efficienza produttiva del bestiame prostituito.

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Più si agita l’ideologico marcescente della nostra corale attestazione, della nostra carne superstite, più ci inabissiamo nell’informe enclave mortuaria del sé. Quando si tratta di illusioni gli umani non badano a spese, non si risparmiano: non sanno contenersi, danno tutto quanto è nelle loro impossibilità. Vedo lazzaretti utopici, mazzieri che piantano chiodi nell'insolubile, necropoli di gaudio morale. Io non capisco niente della vita, la vita non capisce niente di me: due perfette coincidenze parallele. Condizione irrilevante se non fossi continuamente molestato dalla superbia degli squadristi di dio.

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INCONCILIABILE

Considero il vostro emettere soffio, atto d'ostilità, mossa belligerante, proditoria dichiarazione d’astio, nei miei confronti. Riconosco in voi il corredo genetico dei kapò, che affondano coltelli d'avversione piantati nell'ossequio, ultimo tributo al buonsenso dei tagliagole. Laida impudenza volersi perpetuare fiacca utopia, una sola risposta alla richiesta di putredine: saccheggiare l'attimo. Incrociare lo sguardo con voi, oppure udire, da un altro emisfero, il tono della vostra voce, mi getta fra i detriti delle fosse comuni. Ci sono istanti nei quali ho il tremendo avviso che qualcuno stia per compiere l’imprudenza di concedermi la sua fiducia. Poi accade l’inevitabile, in quel mentre, ecco svanire l’impacciata repulsione che lascia libero sfogo a caldo sentore d’apostasia, alla minima intesa con l’Inconciliabile.

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BARE INFERVORATE

Quando si comunica, anche il mutismo può avere carico eccessivo di frasi, l’afasia risultare bagarre assordante. Non credo nella parola, nell'idiozia della conoscenza reciproca. Ritengo insidioso lo scambio tollerante, infido il dialogo costruttivo. La cessione di opinioni mi schianta. Più cose metto dentro di me, più s’innalza l'eccentrica arguzia stratificata del Niente. Il pensiero, tutto il pensiero, rende infelici, avvilendoci nei bagni penali dell’analisi retorica ricaviamo civiltà anestetica, disperata promessa di un appagamento che mai ci sarà, sfrattati, come siamo, da ogni cervello, segregati nell'inutile affanno della favolistica , nell'apparato bellico dei nostri sermoni sventrati. Il giorno in cui il mio pensiero avrà bisogno di me, dovrò fuggire da levriero, giungere nella vastità bruciante di negazione, per non farmi raggiungere dal minimo sospetto di sciagurata paternità. 18

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Ingiungo all’iraconda intelligenza di starmi lontano, le sue doglie analitiche erudite mi danno raccapriccio, moltiplicano concetti criminogeni: quando incrocio il narciso logorroico dalle divagazioni prorompenti sparo a bruciapelo. Si rende necessario mettersi d’accordo tra persone civili: è vietato incrociare il proprio simile a una distanza inferiore ai mille chilometri, evitiamo, cosÏ, dispotiche collisioni tra bare infervorate.

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CARMINAVOX - VI (video) (Gloria della sconfitta)

Niente di me è certo, sicuro, provato, esisto solo nel mio cervello bacato, ma anche questo non lo giurerei. Identificarmi è impresa che supera ogni mia reale capacità, lo sfavillio della mia smorfia di bagascia beffarda infatuata d’inconcepibile, m’impedisce di citare il nulla, il vuoto, le lande impervie del distacco. Nella tormenta ho provato a interiorizzare clemenza, ma il tentativo ha prodotto in me tribolazioni da fuggiasco colto nel naufragio. Le fiamme mi circondano veementi, anche il firmamento è minato, l’ultima scusa si è arresa, non ho più un posto dove fuggire. Non so cosa farmene di me. 20

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Potessi costruirmi un cosmo personale nel quale riversare idee, superstizioni, qualsiasi esse siano, invece resto carcassa fasulla, pianto atavico truffaldino. Non voglio nascondermi dietro il pretesto del dolore, agnello sacrificale d’ogni nostalgico patimento. La mistica del dolore implica visione, aspettativa, tensione morale, che io sicuramente non sono in grado di sostenere. Mi resta solamente l’ammasso ambiguo d’ossa e nervi incapaci di vincere, tanto meno di aspirare a gloria della sconfitta.

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CARAVAGGIO (video)

Capelli corvini a ciocche, sopracciglia scurissime, occhi neri sporgenti, naso un po’ schiacciato, labbra tumide. Voglio uccidere! Uccidere! Stanerò voi che prevedete l’imprevedibile, smaschererò voi che schedate i sospiri. Ucciderò senza distinzione di razze. Mi avete imposto centinaia di doveri, concedetemi un solo diritto, uccidere! Chiedo forse troppo? I miei amici più giovani di me uccidono da anni, anch’io voglio uccidere, ucciderei con tatto e obiettività. Sferisterio, pallacorda, Campo Marzio, Roma. Caravaggio affronta Ranuccio Tomassoni con la spada, e lo uccide nella polvere, per debiti di gioco. Martirio di San Matteo. Nelle osterie fra bagordi e scandali, in mezzo a bastardi, feccia, arrogante, rissoso, sempre pronto ad aggredire. Barbaro visionario della luce tagliente. 22

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Fanciullo Morso dal Ramarro. Duelli all’arma bianca tra bande rivali, Colosseo, Trinità dei Monti, Saint Louis des Français. Caravaggio si lancia nella mischia, ferito alla gola e all’orecchio. Angelo sterminatore eretico, fazioso, eversivo, Medusa urlante col capo cinto d’aspidi. Voglio uccidere! Uccidere! Non ci tengo a far star bene, voglio innescare lo scompiglio, a sentirla nominare la pace mi fa l’effetto di Hiroshima. Voglio uccidere! Uccidere! Per sapere se esisto realmente. Luce che squarcia l’ordine costituito, accentua l’intensità, l’oltraggiosa beatitudine dei corpi infocati. Decollazione del Battista. Sacrificio d’Isacco. Ricercato, inseguito dagli sbirri, costretto a fuggire da Roma, Napoli,

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Valletta, in fuga sulla Chevrolet ruggine alla ricerca del rifugio sicuro. Fasci luminosi intermittenti fendono drammatici la Statale 666 che, dalla città di Cortez, porta fino a Gallup, New Mexico. Sui rilievi circostanti, battuti nella sera dal diluvio, scie lucenti lasciano intravedere: Estasi di San Francesco. Narciso. Riposo nella fuga in Egitto. Entra nel bar della stazione di rifornimento, rappresentazioni vive: Giuditta che decapita Oloferne. Amore vittorioso. Salomè con la testa del Battista. La radio trasmette composizioni liturgiche a piÚ voci, in fondo al locale aggredisce Mickey e Mallory Knox, Natural Born Killers. Si aggrappa al collo di Mickey impegnato a schiacciarsi foruncoli dal mento riflesso nel vetro della bottiglia di whisky, lo scaglia sul pavimento, cammina sopra la sua faccia con gli stivali cromati. 24

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Scaraventa Mallory tra il bancone e i videogame, colpisce col cacciavite nel bassoventre, bambina selvatica, compassionevole. Je t’adore, baby. Caravaggio lascia la Statale addentrandosi nel centro abitato. Madonna dei palafrenieri. Bacco. Vocazione di San Matteo. Costeggia il caseggiato col liuto sotto il braccio, nota una finestra spalancata, balza dentro. Le due donne presenti sono atterrite, ingaggiata una breve colluttazione, lega la giovane al lavandino, poi tenta di penetrare col suo membro l’anziana, ma fallisce a causa dell’eccessiva eccitazione, allora blocca pure lei. Sfodera il liuto, stupendo, ed esegue un brano delicatissimo. Le donne strillano come dannate, non riesce a suonare, il chiasso impedisce la concentrazione. Constatato che la buona musica non è apprezzata, si cala da dove era salito e se la svigna.

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Blue screen in tutta la strada. Cattura di Cristo. Ragazzo con canestro di frutta. David. Si nasconde sotto il pullman ma, probabilmente, qualcuno deve averlo intercettato, dato che da lì a poco sente le canne dei mitra della polizia premere nelle costole. Voglio uccidere! Uccidere! Chi vuole provare per primo? Fatevi avanti, non siate timidi, date il buon esempio, abbattete l’ultima riserva, lasciatevi andare al fremito smisurato, avete tutto da guadagnare. Visto che non sapete vivere, avrete, almeno, l’opportunità d’imparare a morire.

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CARNE

Sono di sola Carne. L’obsolescenza, il disfacimento della materia è la fine, fine completa, fango su fango, senza compenso, senza ritorno. Mi sta bene così, lungi da me stuzzicare i centri d’energia cosmica. Non sarò certo io a volere la risalita dalla discarica fino alla cristallina Kundalini. Tengo com’è la base sconnessa della spina dorsale, corona nella testa. Inutile fomentare discordia tra Me e il mio Io, me ne frego di quei due coglioni. Mi dissocio dal voler raggiungere il colmo felicità, pura beatitudine, altezze inusitate. Niente Bodhi, condizione che non è giudizioso affidare a un tipo smodato come me. Il Risveglio potrebbe innescare fulgori onnipotenti, capaci d’aizzare il pitbull in agguato nella mia rabbia suburra.

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Ho bisogno almeno di un po’ di fanatismo per meglio sopportare vicinanze antropomorfe. Nessun corpo glorioso, corpo esoterico, gioiello prezioso, nÊ attraversamento di comprensione finita, che mi tramuti nel sÊ trascendente. Lasciatemi al primo Chakra, livello sul quale intonare Mantra del Cazzo Duro, nel plesso sacro tra l’ano e i genitali.

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INDOLE SGUALDRINA

Cerco di convincermi che un unico amore è appagante, addestrato da voracità, possesso, normalizzato dal timor panico solitudine, ma non riesco: non posso stare con un solo amore, sono ciò che sono, cosa, oggetto soggiogato ai capricci. Ringraziando il cielo ho indole sgualdrina. Non m'importa dei panegirici amorosi elaborati nei secoli, sono oggetto usa e butta via, guerriglia sessuale che ha ereditato appetiti ingordi, vezzi multipli, sincronici, libero da ogni rapporto fisso, indipendente: absolutus. Il prossimo amore non si scorda mai. È da pericolosi psicolabili idolatrare la facoltà di leccare la stessa fica, succhiare lo stesso cazzo, per anni, addirittura per sempre, e pretendere che nous/noia non ce la faccia pagare cara.

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OSSESSIONE (video) OSSESSIONE (video) Non ce la faccio a vivere senza Non ce la faccio a vivere senza ossessione, mi è insopportabile ossessione, mi è insopportabile l’assenza di psicosi, posso tentare l’assenza di psicosi, posso tentare di esistere solo come fobia, di esistere solo come fobia, ombra d’ansia, depositario ombra d’ansia, depositario di patema. di patema. Mi è indispensabile un’ossessione Mi è indispensabile un’ossessione da coltivare adesso, subito, da coltivare adesso, subito, oggi stesso, un assillo che possa oggi stesso, un assillo che possa far ripartire questo cervello far ripartire questo cervello in défaillance. in défaillance. Avendo esigenze realistiche Avendo esigenze realistiche accetterei di buon grado accetterei di buon grado anche un’ossessione modesta, anche un’ossessione modesta, pervenuta magari, casualmente, pervenuta magari, casualmente, oppure un’ossessione logora, oppure un’ossessione logora, provata, consumata, provata, consumata, di seconda mano, purché mi di seconda mano, purché mi sottragga all’infelicità sottragga all’infelicità di essere felice. di essere felice.

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BILLIE Nata dalla schiuma degli Oceani, tra Sirene e deportati d’Africa, chiusa nella stanza bordello a Baltimora, ascoltando Bessie Smith e Satchmo. Venere Nera incisa da Benvenuto Cellini, prostituta a Harlem. Strange Fruit. Alcool, eroina, jazz, amori disperati, impronte digitali. Nera per i bianchi, troppo bianca per i neri. Federal reformatory for women, Alderson, Virginia. The Man I Love. Segue Canto sulla nave degli Argonauti, sottomette la Bestia a guardia di Gestazione della Polvere, incantandola col suo dolce veleno. I’m A Fool To Want You.

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New York City. Il sax tenore di Lester Young. Apollo Theather. Lady Day, dove la Centotrentunesima taglia la Settima Avenue. 70 centesimi in banca, 750 dollari fissati alla gamba col nastro adesivo. Splendore sulla Cinquantaduesima Strada. Gardenia bianca tra i capelli, correre a fil di lama in preda a Febbre, agonizzante e giĂ divina. Glad To Be Unhappy.

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BAMBINO SEDIZIOSO

Bambino sedizioso dagli occhi blu pervinca, cullato dal Bateau Ivre nelle lande impervie di plenitudine. Guance dal colorito roseo, lunghi capelli irsuti biondo rossiccio, voce incrinata, sguardo nitido, sprezzante. Maudit, veggente beffardo, altero, che placa il ricordo con assenzio, oppio, tutto quanto può forzare i ferri coattivi, frantumare accortezza e coscienza. Possiede, incastonata nel petto, la gemma sfrontata, charmant, del biscazziere. Arthur compone dai sedici ai diciannove anni, poi lascia, Une Saison en Enfer dei sensi, rinunzia perché la vita è altrove. Giunto “altrove” diventa mercante d’armi, indicando che è meno ripugnante trafficare in strumenti di morte, anziché insozzarsi coll’Io lirico.

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S’ammala alla gamba destra per il troppo camminare, il morbo si estende rapidamente dalla coscia fino al polpaccio. Fra dolori strazianti si mette in viaggio da Harar diretto a Marsiglia sulla lettiga trasportata da sedici uomini sotto il diluvio plumbeo. Dopo chilometri interminabili la carovana si smembra, sopraffatta dalla bufera. Arthur cade riverso, giace a lungo sui sassi privo d’aiuto, ormai interamente paralizzato, reso scheletrico, l’arto in cancrena. Viene soccorso in Piazza Tienanmen da eunuchi di Corte, trasportato, radente il muro rosso del lato nord, nella Città Proibita. Arthur e i suoi soccorritori entrano nel vasto cortile ove si erge il Padiglione della Suprema Armonia. Da sotto il Portico della Sala Imperiale vede correre belve mitologiche imbizzarrite cosparse dalla pioggia di petali cremisi. Dal Fiume dalle 34

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Acque d’Oro, Paul Verlaine, tra due ali di folla, sale la rampa centrale di granito calcando i Draghi Fluttuanti tra le Nuvole. Dagli scalini laterali lo seguono numi Persiani, Greci, Romani, raggiungono il Porticato. Verlaine avvicina il Revolver dei diecimila anni al bambino sans coeur.

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CARMINAVOX - V (video) (L'intero universo obbedì al dolore)

Perché tanta ferocia sull’empio seguace di Aristippo, affinché bruci i tizzoni ardenti della sua mente scellerata sull’ara del senso? Vai a capire com’è andata quella volta che, spinti da estro, si è arrivati a maturare spiegazione. Non è passato giorno in cui non l’abbia interrogata, provato a stanare nei recessi dei riscontri fantasmatici, in fondo a incrostazioni di porcilaia dotta. A dispetto del mio orgoglio luciferino, il risultato è stato impietoso: niente da dire, niente da capire. Nonostante i miei biasimevoli tracolli nei confronti dei virtuosismi mentali, l’indagine è chiarissima: spiegazione, raggiunta la cima delle sue risposte, ricade in basso nell’altro versante. Sisifo prolisso, costretto a riprendere la sua fatica, senza sosta, ogni qualvolta si convince d’aver soddisfatto un quesito. 36

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Rassegniamoci con classe, non c’è narrazione che possa ricondurci a com’è potuto accadere che l’esistenza si sia manifestata, così, dal nulla, un giorno in cui l’intero universo obbedì al dolore.

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ARITMIE OMICIDE

Ho visione che l’individuo schiatti, finisca d’apparire, lasci il posto a vapori leggeri che volino lontano, e che gli umani tornino a condizioni di preesistenza. Un rientro meditato, convinto, remissione spontanea, per chi ha potuto sperimentare, in migliaia d’anni, l’assoluta infondatezza, l’inutilità a permanere ulteriormente, data l’impossibilità di partecipare al vivere senza contrarre gravi aritmie omicide. Tieste ebbe come amante Erope, moglie del fratello Atreo, fu anche amante di Pelopia, sua stessa figlia, con la quale generò Egisto. Sottrasse al fratello Atreo il Vello d’Oro. Atreo, per vendicarsi, stuprò Pelopia, figlia-amante del fratello Tieste. Al pranzo di riappacificazione, egli fece servire, in umido, i due figlioletti che Tieste ebbe dalla sua prima moglie. 38

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Incaprettati fratricidi che si sono montati la testa, propensi a credersi qualcosa. Effimeri funamboli in contumacia dalla materia cerebrale che non ha giovato alla reputazione e al benessere dei suoi possessori. Forma mentis che occupa il loro cranio da ospite non piĂš gradito, increscioso status di separato in casa.

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POST FESTUM

Trascorro le giornate d’avventuroso guerriero sdraiato sul divano, allenato al solo cimento per cui ho genio: contemplare soffitti. Ad Atene Solone istituì la legge che proibiva l’ozio ai cittadini. Pienamente d’accordo, persino io mi sarei dato una mossa, se, invece di annichilirmi avessi potuto incontrare Socrate, ascoltare i dialoghi di Aristotele, sostare nel Giardino di Epicuro, la cui Scuola era frequentata da schiavi e dalla etera Leonzia. Mi sarei trovato nel mezzo del furore polemico del satiro Archiloco, primo moderno dell’antichità, segnato da ogni tipo di stenti, che faceva esistenza miserrima, non perché fosse povero, ma per compiangersi. Egli innovò l’Arte da sperimentatore, inventando il Recitativo Musicale. Avrei seguito Pan, col mio piede equino, nei suoi poderi, nella foresta abitata da Driadi e Ninfe, scelto 40

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a dimora i monti d’Arcadia, dove sarei stato esonerato dal faticare, così da potermi più agevolmente interrogare: cento miliardi di esseri umani transitati sulla Terra, mio padre e mia madre perché vissero? M’interrogo sulla loro effettiva utilità, rifletto se sapessero di avere messo al mondo selce per il fuoco. Mi è stato negato il chiarimento, se ne sono andati, abbandonandomi nella prigione cranica che ride di me, e, ancora, non so dove sono finito, scheggia di vetro conficcata tra i denti, dopo una notte di rancori post festum.

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IMPERTINENZA DEL VEDERE

Questa mattina di tiepido maggio mi sono ritrovato con questa fessura abnorme, protuberanza cerulea aggiuntiva, posta al centro esatto della fronte, connessa direttamente all’attivazione dell’istinto, del fiuto, sesto Chakra, ghiandola pineale rara, in disuso da tempo immemore, il Terzo Occhio. Dovrei sentirmi miracolato per il fregio benefico che attiva l'Oracolo, l'intuito, la folgorazione, per cogliere il lampo rivelatore, e riscrivere così i miei traumi sconnessi, senza l’utilizzo funambolico di Logica, considerato che non sono incline a varcare la Porta Interiore del Medium, non mi ritengo adatto a vedere altre realtà oltre il tangibile perché più guardo meno vedo. Non sono tipo da rapsodie disincarnate, volo astrale, magia nera o bianca che sia. Non crediate che io possa diventare così puerile da volermi affidare a cognizioni di causa. Non elargisco guarigioni 42

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strabilianti, né pratico sporchi trucchi curativi. Tuttavia non sono così sprovveduto da non sapere che i Greci ritenevano la sensazione visiva la più intellettuale, peroravano i poteri della vista interiore, la seconda vista, per meglio penetrare i segreti della natura. Ciò che gli iniziati non vogliono capire è che ogni elemento aggiuntivo, l'incremento a triade visiva, l'ultra assimilazione del Terzo Occhio, è per me calamità, autentico sfascio. Per quel che mi concerne, possiedo già occhi, di cui patisco la stolta egemonia del vedere, nei confronti dei quali ho destinato vigorosa disdetta dei loro servigi desueti, ma che essi si ostinano nell’impertinenza di tenere ancora spalancati. Vi assicuro che già con due occhi ho sufficienti applicazioni, tali da non farmi mancare certamente un sacco di guai.

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5 LUGLIO 1971

All’improvviso vidi accanto a me mio fratello Antonio, allora quindicenne, sgomitare per farsi largo nella bolgia creatasi intorno al Velodromo Vigorelli, Milano, entro cui era stato organizzato l'improvvido concerto dei Led Zeppelin. Il Dirigibile riuscÏ a suonare non piÚ di ventisei minuti, quel 5 luglio 1971, poi dovette arrendersi, abbandonare la scena, sottrarsi alla sarabanda di sirene, lacrimogeni, manganellate, pioggia di sassi, cariche dentro e fuori di oltre duemila agenti antisommossa. Noi, per sfuggire alle aggressioni poliziesche, trovammo riparo accucciati sotto una robusta siepe in Corso Sempione. Fu proprio in quel nascondiglio che, guardando Antonio, pensai a molti anni addietro, quando andavo al bar per guardare la TV dei Ragazzi. Spesso dal locale passava la mamma con mio fratello in braccio, ricordai che, appena faceva il suo 44

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ingresso, un uomo dal portamento signorile, l’avvicinava facendole sempre la stessa proposta: “signora, rifletta, nelle vostre condizioni... io e mia moglie siamo disposti a offrirle tanto oro quanto pesa il bambino”. Ripenso allo sgomento che avrebbe causato l'infausta congiuntura, qualora mia madre avesse accettato il terribile baratto, io sarei crollato nella più lugubre depressione, non per ragioni di remore morali, ma bensì di mero opportunismo. La mancanza, infatti, avrebbe comportato, per me, mellifluo sfaticato, dover respirare in prima persona, far scorrere sangue nelle vene, incarichi micidiali che, in tutti questi anni, Antonio ha svolto al posto mio, dandomi, così, la possibilità d’interpretare al meglio il personaggio che più mi si addice, il pappone.

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SEMPRE BEN PETTINATO!

Compiere gesta d’ordinaria divinazione sportiva, arte lisergica di prendere la Metro evitando, almeno per una volta, la febbricitante decimazione di lemuri lagnanti. Sì lo so, c’è da salvare l’umanità, ma qui troppa gente è ancora convinta che basti essere deboli per avere ragione. Sterminati campi di sterminio, sconfinati campi di confino. Mio padre m'insegnò come affrontare il plotone d’esecuzione: morto per morto, mi raccomando, sempre ben pettinato! Alla vigilia dello scontro impari nella terra delle Termopili, fu inviato un Cavaliere Persiano in perlustrazione con l’incarico di scrutare l’accampamento di Leonida. Il Cavaliere riuscì a scorgere l’attendamento dei Guerrieri Spartani: tra di essi alcuni praticavano esercizi ginnici, altri si pettinavano… 46

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SIMULACRI

Grazie, a chi ha ideato Computer, TV. Fagocitati dai simulacri evitiamo di parlarci, d’interrompere il muto silenzio smorzato, che allontana ogni insidioso slancio d’intimità. Ci sopportiamo solo restando ombre squartate. Rivolgersi al proprio simile è di per sé terrifica epifania, fetida unio mystica doversi anche ri-conoscere per ciò che siamo davvero: cortina virale del dolorismo spastico condiviso. Io non esisto, tu non ci sei. Possiamo così legittimare il fasto della nostra inservibilità. L’ultima umiliazione di cui abbiamo bisogno è curiositas, intrecciare il vento coi mestatori di fervore sociale, avanzare input confidenziali che gettino gli uni tra le braccia degli altri per copule predatorie. Nessuna chiamata alle armi per uno scopo comune, ognuno si arrangi, salvi il salvabile come meglio può.

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Posso rispettare soltanto chi è capace di imitare chiunque, ma che si guarda bene dall’assomigliare a se stesso. Il vero delitto dell’uomo è avvenire, patologica necrofilia del cordone ombelicale ossificato nel tetro ludibrio, appeso al nodo scorsoio vile di parvenu dell’impudicizia di esserci.

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CARMINAVOX - IV (video) (Nel pasto della belva)

Fatto d’arsura deviante, lordura fecale, composto molecolare d’anatema, reprobo d’etnia sconosciuta, carattere contundente, arma impropria d’assalti nefandi. Non possiedo ethos per abbracciare una fede, sono rettile sensista. Il martirio non è compatibile con la tempra dell’ammutinato. Per riuscire a convivere con la mia estromissione devo aggrapparmi dove posso, lupo hereticus, agguato cellulare, vilipendio transgenico, baro obsoleto, infima contumelia. La mia Meta è il sopraggiungere profondo di corsa senza arrivo: sono il classico tipo che ha tutto in testa, ma che al momento del bisogno non riesce mai a trovarla. Sono l’usurpatore esausto dell’inerte nulla operante, il dileggiatore di cibo nel pasto della belva.

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VISIBILIO DI CONDOR NEL VENTO

Miles regge lo specchio sotto il sesso della danzatrice Apsara, che si rade i peli con una mano, mentre con l’altra lancia i dadi nel Gioco. Minton’s Playhouse, Harlem. Dizzy Gillespie, Charlie Parker. Bebop. Rapinatore solitario sulla Dodge convertibile. Posteggia nei pressi della First National Bank. La folla è conquistata dalle note di Ascenseur pour l’Echafaud. Rabdomante della sospensione paralizza guardie e impiegati. All’interno della banca scorrono le inquadrature malinconiche di Jeanne Moreau errante nelle strade e nei bar parigini, alla ricerca dell’amore atteso invano. Miles rastrella le banconote senza staccare le labbra dalla Tromba. Incantatore neuro-chimico scioglie i nodi alle resistenze, semina perle 50

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nel serpente bianco della Via Lattea. Anche oggi la scimmia è placata. Eroina sparata nei piedi. Stravolto vaga tra i locali Birdland, Three Deuces, Onyx Club. Si sbatte come tossico professionista, borseggiatore, sfama il mostro da magnaccia sfruttando le puttane. Si fa mollare la grana nei lupanari in Guinea, Nigeria, Etiopia, lungomare dell’Avana, in Giappone, nei caffè di Patpong, Thailandia. Al centro del quadrato incrocia i guantoni con Sugar Ray Robinson. Stordito dall’elegante turbinio del bacino e delle gambe, finisce al tappeto: 1... 2... 3... 4... 5... 6... 7... La faccia tumefatta, l’intera figura si trasforma in Astronave Topazio e Meteorite, pulsazioni anti-radar, Ali Radianti dispiegate nel sortilegio d’Eos, Aurora. Immensi campi di cotone costeggiano l’Highway 61, in direzione Leland, Mississippi. All’incrocio con la 42, Miles, si schianta con l’auto contro il guard-rail, spezzandosi le caviglie.

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Nel cielo scorre il Rio delle Amazzoni, dai suoi mille affluenti scendono Max Roach e John Coltrane, trasportano Miles, nella selva tropicale lussureggiante, adagiandolo sotto giganteschi alberi ceiba. Orfeo si muove in suo soccorso a bordo della nave Molly Aida, condotta da Fitzcarraldo/Klaus Kinsky. Al canto e agli accordi dell’arpa, le fratture di Miles vengono rapidamente ricostruite, le articolazioni rianimate. Orfeo immette nella sua Tromba la Nike, Vittoria Alata di Samotracia, visibilio di Condor nel vento.

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INDIVISIBILE MELANCONIA (video)

Senza origini, privo di radici attuali, invoco Saturno perché mi renda lieve il dedalo che crea e distrugge la bile nera. Unicorno argenteo della sera immolato sul ciglio della rupe di coscienza illusa nella pietà impietosa dell’assenza/presenza. Contraddittoria, indivisibile melanconia, conoscitrice d’eventi che non possono appartenere al mondo, ma alle fibre stesse della fierezza, errabonda e scura, del gelido fuoco. Malum eccentrico, disarmonico splendore, di una vita abbattuta, esaltata, depressa, eccitata. Congiunzione incendiaria di labbra d’estasi.

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FEROCE IDOLATRIA

Non posso stare con una sola donna. M’innamoro appena esco da casa, attraverso piazze, supero vie, semafori, imbocco quartieri. Un balordo come me diventa ouverture incantata nell'osservare incedere ondulatorio, passo tellurico, modulazione sismica, rigido assetto da combattimento. Il Corpo Femminile è la sola, autentica prova che, anche privi di fede, si può assurgere a preghiera. Fasciate da soffice chiffon, carezzevole satin, mi consegnano a lubrifico fervore votato a deriva, furibondo, insaziabile stordimento, feroce idolatria. Il Corpo Femminile non si discute, nessun astruso groviglio filosofico, esso ci dice chi siamo realmente, costringendoci alla resa per manifesta inferiorità. Cupidigia inestinguibile, sfrenata 54

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servitÚ volontaria, rapimento assurto a suscitatore di supremo vizio osannante, feticcio, morbosa venerazione. Nella ghiotta vampa, carne e sangue si fanno Verbo, umido, anale, postribolo frusta, esaltato nel reciproco plagio di voluttà e grido, ebbrezza del volo. Invoco genuflesso coito spudorato, e che a nessuno salti in mente di venirmi a soccorrere, trovereste il sibarita vituperio, sperma demiurgo, daemonium infoiato da commozione e pornografia. Il Corpo Femminile è la sola, autentica prova che, anche privi di fede, si può assurgere a preghiera.

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COGNIZIONE

Dimostrazione lampante che nessuna cognizione è possibile viene dal fatto che sussistiamo, recidivi, in flagranza di reato, morbi inestirpabili, metastasi che inglobano agenti patogeni refrattari a ogni trattamento dissuasivo, ceppi robusti che fanno sempre tornare la stessa infezione, vita. La vista degli efficienti, dinamici ambiziosi incarogniti rampanti, suscita la supplica a Napalm, perchÊ svolga, scrupoloso, la sua missione. Nessuna concessione all'eutanasia perbenista, niente pietas per i forzati della cognizione: hanno saputo persino generare, procreare, a questo punto si abbatta su di essi la collera micidiale di lucidità .

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CARMINAVOX - III (video) (Pensare qualsiasi pensiero)

Pensare qualsiasi pensiero sancisce divisioni che sfociano in olocausti per un mondo migliore, avere una concezione dell’esistenza, reclamare ideali, sostenendoli con la presunzione di servire a uno scopo, è di per sé crimine che pretende spargimento di cadaveri. L’arroganza di scimmia settaria decreta melodiosi ergastoli, lo scannatoio è condizione ecumenica nella quale ci sorprendiamo aborti dogma rigorosi, stancamente esangui. La ricerca di fede, l’affermarsi di civiltà, il semplice fatto di respirare, producono corruzione. Superstizioni mediatiche dai bastoni chiodati sorvegliano i cani arrendevoli. Nuovi profeti sferrano il ghigno collaborazionista nel candore

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del mattatoio positivo, gangster della partecipazione mi chiedono di collaborare, farmi prossimo, proprio a me, in vacanza devozionale nella lirica assenza dei rinnegati.

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SILENZIO

Non si può dire che vi fosse silenzio prima della creazione, del resto è impossibile affermare che sarà silenzio alla fine dei tempi. Almeno di non affidare proni quel poco di nucleo cerebrale che ancora ci resta all’ammasso dei soliti squilibrati, alla furia della loro claustrale, ascetica pedagogia. Non si può sentire silenzio. L’ansimare simoniaco di usurai dell’avvento, la frenesia inesauribile dell’intelligenza attiva, la caduta dei singhiozzi nel lacrimatoio, impediscono di percepirlo. Non avremo silenzio finché concederemo anche al più lieve, impercettibile battito del cuore, di mantenere attivo l’ambizioso congegno ritmico della sua losca funzione.

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CARMINAVOX - I (video) (Il buono a niente)

Sto lontano dai raggiri dell’inconscio, rifuggo dissennate introspezioni, desisto da ogni velleità di risolvere rebus, vivo in quanto gioioso feretro decapitato, nel solco oltranzista di stirpe borderline. Applico il mio ingegno, in ricreazione permanente, in ciò che di buono so fare, il buono a niente. Non sono in grado di asciugare lacrime ad alcuno, sono troppo occupato con le mie, una sola distrazione, un'impercettibile svista, un’imperdonabile negligenza, potrebbe irrimediabilmente sciuparle. Credetemi, meglio così, guardate dove finiscono coloro che non si consegnano al disincanto: tra i clerico-comunisti metafisici, nel sudiciume conformista, coi mafiosi dei destini ultimi.

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IPAZIA

Se v'incamminate lungo la via che conduce alla città d’Alessandria, e vi prefiggete di varcare le sue mura con spiccata curiosità, siate accorti, potreste avere l’ineguagliabile sorte di trovarvi dinnanzi la signora della Scuola neoplatonica, che insegna matematica, astronomia, filosofia, sappiate che ella è Ipazia, la suprema altezza. Se vedrete che incute timore reverenziale di Maestra della helleniké diagogé, la via ellenica, e si muove con gesto nobile, siate certi di trovarvi al cospetto dell'inventrice del Planisfero, dell'Astrolabio, dell'Idroscopio, Ipazia, l’eminenza. Quando resterete incantati da occhi d’oliva nera, da un volto seducente e misterioso, dal colorito della pelle a sfumature brune, impreziosito da fluente chioma di lucido corvino, considerate che vi trovate innanzi Ipazia, l’acutezza.

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L’ascolterete nel serapèo lo splendido santuario innalzato al dio Serapide, formato da colonnati interminabili, statue che paiono viventi. Il cristianesimo, imposto con la spada da Teodosio, proibisce i sacrifici agli dèi, i riti pagani, equiparati con legge speciale a lesa maestà: chi non accetta l’amore di Stato del Cristo, viene messo a morte. Scrive Paolo nella prima lettera ai Corinzi: mulier taceat in ecclesia, ma Ipazia non ha timore di levare la voce nel corso di riunioni, durante le quali si trova a dissertare in mezzo a soli uomini. Veni daemon ferox, veni daemon ferox, veni daemon ferox. Su Alessandria imbrunire carico di sentore, stormire di vento tra gli alberi. Dal deserto la sabbia s’insinua nelle strade, ricopre i volti, secca la bocca di Ipazia, mentre i carnefici di dio impugnano attrezzi di carità.

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Veni daemon ferox, veni daemon ferox, veni daemon ferox. Per ordine del vescovo Cirillo, il gruppo cristiano, guidato dal monaco lettore Pietro, si apposta per sorprendere Ipazia al suo ritorno a casa. Veni daemon ferox, veni daemon ferox, veni daemon ferox. Aggredita sul carro, trascinata giÚ fino alla chiesa Cesareo, le strappano la veste, viene scarnificata utilizzando cocci affilati, e, nel momento in cui respira appena, le cavano gli occhi, quindi viene smembrata, fatta a pezzi, gettata nel Cinerone, dove si brucia la spazzatura. Gli assassini esultano con le parole del padre santo della loro Chiesa, Agostino: la donna è immondizia! Veni daemon ferox, veni daemon ferox, veni daemon ferox.

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ACATALEPSIA

Ognuno di noi osserva, vede le cose della vita dal suo punto di vista. Non ne abbiamo un altro. Non possiamo averne un altro. Quindi non si può trovare accordo con chi non riesce a trattenere la crapula trabocchevole della sua vescica profetica, con chi vive nutrendosi d’acredine ciarlante, col capo all’ingiù nei propri arabeschi mentali, nei bunker asimmetrici delle sue verità. Pertanto l’oggettivo diventa occasione di dure controversie, esercizio d'accanimento tra mastini saccenti, brutale colpo di mano ordito da gang che vogliono infilzare la tua testa sulla picca della loro vanità salmodiante. I nostri giudizi sono sempre difformi, l’esistere è avvilente disturbo speculativo, che addentrandosi nei limacciosi anfratti della propria realtà, riproduce costantemente tafferugli tra incompatibilità, discrepanze, dissimilitudini. 66

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Siamo fatti della stessa plasticità delle nostre suggestioni. Ogni imparzialità, valutazione, che viviamo è condizionato dal pensiero militante, dai lavacri frantumati nella scaturigine venefica di bacilli maniacali di verissima pazzia, che compromettono lo stabilire certezze. Non siamo attrezzati per la visione univoca, per noi è impossibile vedere la vita tutti quanti per quella che è, anche perché ciò che è, non sappiamo cosa sia. Pirrone di Elide la chiama acatalepsia, cocente incapacità di conoscere le cose nella loro radicale, insita natura. Egli afferma che ignoriamo la corretta realtà. Impensabile quindi condividere alcun dato pragmatico, ciò che viviamo accade per convenzione. La differentia sulle cose della vita si esplicita concretamente in deposizioni soggettive, prove selezionate in virtù di prevaricazioni e fendenti oltremodo indegne

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praticate da faide tribali officianti l'amore malato verità . Persino l'accorata testimonianza diretta è inficiata dal carcame schiumante del partito preso.

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GENTILUOMO (video)

Non siamo condannati all’amore, possiamo vivere senza, così com’è possibile spassarsela molto bene anche senza dio. In tutta la mia vita non ho mai detto ti amo a una donna. Non per sfortuna o recalcitrante predisposizione alla follia, neanche per il contagio di un batterio disgraziato, o per colpa da espiare. Come non ho mai avuto neppure un motivo recondito, impronunciabile, da collegare al mio increscioso delitto. Dire ti amo a una sola donna è un crimine che non ho mai voluto commettere, perché non sono poi così spietato da fare torto a tutte le altre. Gli amanti sono monoteisti, essi affermano: non avrai altro amore all’infuori di me. Un gentiluomo non può infangare

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la sua onorabilità assumendo un comportamento ingiurioso nei confronti delle altre donne. Egli non rinnegherà mai l’inderogabile dovere di ossequiare sempre e ovunque l’amore.

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IL CAN CHE DORME

Stiamo utilizzando il dieci per cento delle facoltà d'intendimento del nostro encefalo. Apriamo la nostra mente! Scardiniamo le porte della percezione! No, cazzo, no! Già con l’embolo parzialmente in funzione, abbiamo ideato Antropo, Imperio Vitae, il Ventesimo Secolo bollito vivo nello strutto di maiale del fanatismo ideologico. Non oso immaginare di cosa sarebbe capace la mandria scatenata, se un giorno sciagurato di baldoria irrefrenabile dovesse oltrepassare il recinto delle sue attuali capacità intellettive, ampliare la percentuale inutilizzata di materia grigia, aizzando il can che dorme.

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SHOT - 1 (video) ( Hurricane Tears - Lacrime d’Uragano)

Non puoi domandare all’Oceano le ragioni del suo tormentato impeto, mentre accoglie, tra le braccia, benevolo e devastante le tue Lacrime d’Uragano.

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TENTAZIONI (video)

Fango psichedelico crepuscolare, affronto demoni possenti a mani nude, e la sola certezza, l’ignoto, ripudiando rimorsi e memoria. La memoria è innocenza compulsiva che serve a meglio frignare, procurando alibi perché l’essenza sanguinaria si possa indignare in adulazione di pregevole demenza. Rapace dai rostri e adunchi artigli al titanio, sbandato, in balia della sorte, braccato dal castigo. Ho una sola chance alla nausea: che le tentazioni mi perseguitino.

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EMILY

Sono stato fidanzato con una ragazza che non era la mia fidanzata, facevamo coppia, a nostra insaputa. Innamorati? In tredici anni nessuno ne parlò mai. Per chi ci conosceva Emily era la mia ragazza, e del resto abitavamo nella stessa topaia, dormivamo nello stesso letto, avevamo i medesimi interessi. Lei era quasi sempre distante, stava con me senza stare con me, si spostava, viaggiava continuamente, trascorse la maggior parte degli anni in luoghi e città diverse, altri continenti. Per impegni improrogabili? No, per suo piacere! Viaggiava a New York City, in Bolivia, Colombia, oppure inseguiva qualcuno che le piaceva al momento fino in Messico. Andava in Brasile, Cuba, spesso alle prese con passioni, incontri, relazioni intense, anche in situazioni minacciose, estreme. 74

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Ogni suo viaggio poteva durare tre, cinque, otto mesi, andavamo avanti così. Capitò d’accompagnarla al consultorio, all’ospedale, vedendomi in sala d’attesa le dottoresse chiedevano: - È lui il padre? -. - No, non è lui -.

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NEL DISPREZZO DEL MAESTRALE

Sierra Mazateca. Boscaglia impenetrabile, flora rigogliosa, cinguettii d’uccelli d’ogni tipo, declivi scoscesi, estenuanti risalite lungo il Rio Santo Domingo. Nella capanna in lamiera circondata da cadute d'acqua la curandera Renée Falconetti, avvolta nel serape, l’occhio destro invaso da distese di fiori neri, porge l’Aquila Visionaria a Carl Theodor Dreyer con miele e pulque da bere. I due vecchi amici partecipano alla velada, seduti l’uno di fronte all’altra, su giacigli di rafia, intorno bracieri esalano copal, mariguana. Renée intona formule proficue, nenie azteche, supplichevoli orazioni esoteriche. In piena trance gli officianti assistono all’interrogatorio di Jeanne d’Arc, dinanzi all'alto soglio del Tribunale Ecclesiastico. Ingannata dalle infide richieste d’abiura, viene emesso 76

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il verdetto che la condanna alle fiamme. Nel mezzo della sala spoglia le vengono rasati i capelli. L’ambiente sprofonda nel gelo premonitore, lacrime scorrono sul volto spiritato. Dreyer le si avvicina, raccoglie il nettare del pianto che riga il volto di serica fanciulla nei petali d’orchidea, e si disseta nel disprezzo del Maestrale.

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ELIOGABALO

Sesto Vario Avito Bassiano, dalla Siria, Gran Sacerdote nel Tempio del dio Sole a Emesa, prestante, di rara bellezza, eterea, effeminata, conosciuto nei secoli con l’appellativo El-Gabal, Eliogabalo. Acclamato dalle truppe orientali. Imperatore Romano quattordicenne col nome Marco Aurelio Antonino, grazie alle manovre spregiudicate della nonna, Giulia Mesa. Mentre è in viaggio dalla Siria col caravanserraglio invia al Senato Romano un suo ritratto: abiti da Supremo Sacerdote nella foggia tipica dei Fenici, in seta ricamata d’oro, alta tiara sul capo. Adorno di collane, ciondoli, di valore e pregio inestimabile, il volto appare con sopracciglia marcate scure, guance imbellettate rosso e bianco. La madre Giulia Semiamira ha fascino esotico, sapori, profumi sensuali. Donna libera, dai costumi dissoluti, giudica la pudicizia femminile inutile, ridicolo retaggio. Proprio a causa 78

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della condotta licenziosa materna, lo si apostrofa col nome Vario, di padri vari, incerti. L’occupazione saliente di Eliogabalo è convogliare a Palazzo i ragazzi piÚ dotati per godere delle loro prestazioni sessuali. Divide le sue libidini con la madre, mentre affida il Governo di Roma alla nonna, prima donna a sedere sugli scranni senatoriali. Anche per i dissoluti, i piÚ incalliti viziosi, le sue devianze risultano insopportabili. Vive fremebondo, a caccia di amanti maschili che chiama onobeli, uomini forniti di attributi virili simili agli asini. Veste da donna, indossa parrucche, si depila, lo si vede aggirarsi nelle taverne, nei bordelli, per prostituirsi. Nel Palazzo Imperiale sosta sempre nudo, ammiccante sulla porta della camera da letto, e con voce melliflua provoca chiunque passi. Ha una relazione con Ierocle, schiavo biondo, auriga proveniente dalla Caria,

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che sposa, dal quale si delizia a farsi chiamare moglie, regina. Sposa anche Zotico, atleta di Smirne, per il quale organizza la cerimonia nuziale pubblica nel centro di Roma. Schifati dalla lercia belva immonda, i Pretoriani, istigati dalla regia lungimirante della nonna, si schierano contro l’Imperatore. Al Castro Pretorio lo assassinano insieme alla madre, complice e partecipe delle sue dissolutezze. Lo raggiungono nel luogo in cui si è rifugiato, e che spesso frequenta, la latrina. Ha diciotto anni.

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UNICITÀ

Manifestarsi così sfacciatamente pregni del miasma stomachevole della nostra supposta unicità ha il pregio, se non altro, di svelare il gustoso squartamento del ritrattista comico, dell'esilarante verme relegato nella vita postuma scaraventata sul proscenio della gogna sguaiata, con quel suo ciondolare nel climax sociale di speranza. Ho incontrato la mia unicità e non l’ho riconosciuta, anzi, per dirla tutta, sono andato in fissa, mi ha fatto incazzare, la megalomane! Così, non sapendo cosa dirle, faccio girare la voce che è una spia della polizia.

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PESTAGGI

Assurto a luogo comune, piegato ai colpi di sferza che mi hanno reso autopsia flagellata, rumore di fondo nell’inconsulto anelito di meglio cadere nell’oggi. Non mi è più necessaria alcuna sbornia sobillatrice per attraversare turbini di poltiglia spirituale, divenuta ormai materia consanguinea alla canea latrante d'ogni lercio intelletto. D’ora in avanti sarà la fiamma ossidrica a occuparsi d'incenerire il maliardo rintanato nel mio alter-ego. Le parole sono il risultato di ferrea disciplina, addestramento ai pestaggi, bastonature digrignanti, impietose. Non si possono agevolare anestesie inebetite nel dispositivo grottesco d'automi giulivi. Le parole che non uccidono, lavorano per il nemico.

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L’UOMO, L’UOMO, L’UOMO (video) L’uomo, l’uomo, l’uomo, chi se ne fotte, che crepi! Provate a domandare agli oceani cosa importerebbe loro se venisse a mancare l’immonda placenta. Chiedete alle stelle, all’intero universo, se potrebbero mai cessare di brillare, fermare l’immensità, per mancanza del doglianteinaccessibile al sublime. Interrogate i sogni se potrebbero sospendere, in qualche modo, il flusso phantastikòs per il vuoto lasciato dal tronfio suino. Ecco, allora, il solo interessato all’uomo è l’uomo, il raggiante omicida imploso per correità col superfluo.

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TRADIRE

Vorrei crescere infedele, tradire me stesso, l’assurda piovra capace di frenare la spia che si agita in me. Vendere al miglior offerente la chimica neurologica, spostata, degenere, che trattiene la mia fuoriuscita. Posso unirmi soltanto a gruppi che abbiano l'obbiettivo di sabotare il proselitismo mortuario di gamete e spermatozoo. Consegnare al nemico la linfa dei pensieri espressi, impedendo l’insolenza di un altro soprassalto puerile estorto all’ingenuità di cedevolezza. Nella mia sistematica infedeltà, nel tradimento fluidificante, rinnovo il propellente della mia devozione sgualdrina. Divenire delatore del mio sistema nervoso centrale, vendicare l’indebita occupazione di spazio nelle vene,

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con cui faccio leva sul tarlo malsano del diritto a manifestarmi. Tradire, per ingiuriare l'Io, tradire, affinché niente resti intentato, tradire, perché tutto ciò che è vivente è cattivo, e tutto ciò che è cattivo non è detto che non sia buono, tradire, per non alimentarmi d’acrimonia compiacente, tradire, per desistere dal convincimento, dal furore banditesco di perdurare.

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ESIBIZIONISMO ACCLAMANTE

Dubito della volontà che lotta contro i mali del mondo, un uomo accorto, custode prudente del suo esibizionismo acclamante, detesta la sola idea di gettarsi via per così poco. Mi rifiuto di battermi per un mondo migliore, non cadrò nell’imboscata, potrei, per un banale intrigo del caso, trovarmi a svolgere il ruolo abominevole d’insegnare, lanciare proclami, risultare megera propedeutica. Vorrei scongiurare di trovarmi a dettare messaggi, per non contribuire all’orrenda diffusione di spiriti liberi, alla calamità delittuosa di sviluppare, con dolo e colpa grave, gli stramaledetti processi interiori, la bieca formazione di una nuova anima.

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MANTIDE GOLOSA

Monica mi ha legato polsi e caviglie alla Moto Guzzi California, bestiaccia cromata, con la quale scorrazza nelle strade. S'è scordata di me, abbandonandomi nel garage di casa sua in una torrida giornata d’agosto milanese. Finestre dello stanzone chiuse, aria satura di tabacco e alcol, completamente fradicio di piscio. Mi ha bloccato in questa posizione da ore, appena finita la scorta di coca, è uscita a cercarne dell’altra, perché non le basta mai. Mantide golosa, con lei ogni nottata di sesso e coca deve tramutarsi in maratona interminabile, sfinimento. Scopare così a lungo e con una tale voracità da rischiare il collasso, ridursi al limite della distruzione, altrimenti s’incazza. Guai a manifestare attimi di cedimento, momenti di stanca, la devi mangiare tutta, fiestas di urla allo stato brado. - Almeno prima di uscire, slegami -

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- Non ci penso proprio, resterai legato finché torno, così impari a fare lo stronzo... Andrà, come al solito. Si presenta, in tailleur grigio, veletta dello stesso colore sugli occhi, guanti neri, negli studi notarili, agenzie di pegno, estrae la pistola: - fermi tutti, datemi i soldi della cassaforte, e nessuno si farà del male! Dopo ore infinite, disidratato, non più in grado nemmeno a chiedere soccorso, semisvenuto, mi accorgo di muovermi nel letto. Vedo la moto in lontananza, sento il sollievo di polsi e caviglie finalmente libere, apro gli occhi, Monica mi sorregge il capo, sorseggio un bicchiere d'acqua. - Ho portato la scorta, possiamo continuare a divertirci, su, bevi di nuovo, hai bisogno di bere molto... mi sei mancato, sai … adesso preparo delle strisce... tu intanto ce la fai a leggermi qualcosa? Adoro sentire la tua voce...Intanto apre la borsetta, con una mano estrae bustine di coca, con l’altra poggia sul tavolino la Calibro 38. Foxy Lady / Jimi Hendrix 90

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SCRIVERE DA NEMICO PUBBLICO

Occorre scrivere per gesto d’adrenalina infame, negromanzia vendicativa, che imprima il sigillo bruciante, metallo fuso col quale segnare il lettore come si fa selezione del bestiame da mattatoio. Scrivere sia atto terroristico, sabotaggio luddista, posto di blocco che dissuada ogni centralità umana, sotterfugio opprimente in spregio alla mente logica, componimento di frasi palindrome, in modo che, anche lette all’inverso, mantengano inalterata l’identica, crudele garrota. La scrittura sia sostanza caustica, clamorosa rovina, ricovero neuropsichiatrico, fucilazione alla schiena, giostra di morte per pendagli da forca, ogni frase, ogni frame, scorra sulla pagina, e in video, inoculati, scannerizzati con morbi sconosciuti, Irrimediabili. Si scriva in ostilità insorgente, recidendo l'omertà nei riguardi del pattume introspettivo.

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Scrivere non sia più salario dei docili alla tavola del collaborazionismo, ma istigazione a delinquere, arte malefica, abluzione in livido piombo del giustiziato all'imbrunire. Si ripudi l'harakiri degli artisti incompresi, svenevoli piscialletto, avanzi di una vita prodroma. Chiunque si arroghi il diritto di scrivere s'impegni a rovinarsi la vita, giuri che la sua non sarà mai ricerca spirituale tesa alla conoscenza di se stesso, tantomeno che si arruolerà cecchino educativo del con-senso, non è più accettabile la scrittura come inganno trasfigurato, via d'uscita per felloni, mediazione tra ostaggi. Chi scrive, pratichi l’omicidio seriale, disponga imboscate, rapimenti dei seguaci nelle case private. Di fatto egli è il loro padrone, detiene pertanto l'autorità solenne per eliminarli a suo piacimento, avendo altresì premura di soggiogare nuovi, ulteriori proseliti, ai quali avrà, preventivamente, estorta la vista, cavato gli occhi.

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SIGNIFICANZA

Merce lo sa, sa perfettamente cosa mi ci vuole: più cose possiedo, maggiore è la mia significanza. Tutto ciò che mi serve è ciò che si può comprare, il resto non ha incantazione, in cattività fugace. Non voglio farmi apprezzare per l’esperienza vitale, ma per ciò che ho. Giaculatorie etiche d'invasati hanno mai saziato? La necessità pleonastica nobilita nella fervida vivezza, indica precipua arché, la causa prima, il limo originario. Consiglieresti la vita a chi ancora non è venuto al mondo? D'accordo le gioie della maternità. Va bene. Ma se poi il piccolo, adorabile birbante non volesse più morire? Io non toccherei la vita nemmeno col bastone elettrico per i porci.

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A chi c'è già, dico: viviamo ignari, consumiamoci consumando. Sì può reggere la condizione di bonjour tristesse solo da ricchi, il vischioso sussiego strisciante degli alti ideali, infatti, è insopportabile non potendo crepare nella strepitosa seduzione dei beni materiali. Perciò affoghiamo, nel mare delle cose, finalmente soggetti senza identità, consacrati al Capitale e alla Civiltà dei Consumi, per non trastullarsi da innocenti quarti di bue nel presente valoriale mistico-religioso del più grande fake di tutti i tempi: il senso del nostro Spettacolo. Ai neonati si assegnino cento milioni di euro a testa posati sotto la culla. Da grandi, tutte le volte che tormentati s'interrogheranno sulle indegne gazzarre del Malaffare, avranno modo di mitigare la brutale delusione: il denaro è un'entità che alimenta la gioia di vivere.

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CARMINAVOX - II (video) (Lunghi Sogni Divini)

Sono nato nei laboratori farmaceutici da Albert Hofmann e il DNA-TV. Sorridente, minaccioso, disordine, nel tepore di lobotomia. Il mio solo obiettivo è divenire tripudio, non riesco a tenere la testa sopra le spalle, vivo la vita sollevato per aria, cospiratore inafferrabile, guerriero fatuo. Spaventa piÚ cambiare che distruggersi. Vivo perdendo tempo. Non contate su di me, lasciatemi fuori dal democratico pogrom umanista, sono l’arciere storpio gravato dal ritardo, che vigila lungo i bastioni disobbedienti di Sparta. Gravemente colpevole per aver disertato moderazione, equilibrio, unendomi al ruggito della Tigre Viola.

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Canaglia che ha irradiato Lunghi Sogni Divini nell’acquedotto di Sodoma e Roma. Onniscienti e saggi, vi offro, lacrime sante, delirio benedetto, se promettete di non rivelare il fulcro, la quintessenza della vita. Vi prego, lo sconforto sarebbe insopportabile, non date occasione al boia scuoiato di sfogare bestialmente la perfidia incontrollabile, facendo accoppiare con i dobermann le vostre madri. Ridatemi il buco del culo ovazione, per annullarmi nella versatile unità d’oblio velleitario. C’è letale attitudine al rifiuto nel mio software insurrezionale. Duole la protesi di filo spinato applicato ai piedi dei danzatori Impensati.

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FETICISMI CONVULSIVI

Santa Marguerite-Marie Alacoque, serva del Sacro Cuore, lecca il pus dei malati, ripulisce il vomito ai sofferenti, non riesce a trattenersi e lo fa con la lingua, ingurgitandolo avidamente. Louise de Bellèredu Tronchay, “Luisa del Nulla", vuole solo il suo Sposo, non conosce che il suo Sposo. Guardatela nel verginale abito nuziale, lucentezza abbacinante: cilicio a pelo caprino e crine. Due volte a settimana gusta le ulcere per dissetarsi usa il teschio, mangia dal pavimento. Le mistiche tarantolate alimentano feticismi convulsivi, fomentano manicomio. Non le puoi riprendere, non le puoi giudicare, godono come impazzite, raggiungono l’orgasmo, scopano da dio.

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TRANSFERT IN-AUDITO

Ho creduto che a ridurre fuori di testa Syd Barret fosse stato un brutto trip nel corso di una transumanza, che fosse stato l'acido a rinchiuderlo come una larva nella stanza del Chelsea Cloisters, Londra, circondato dagli ultimi modelli TV, spettrale olografia sonnambula elettrica. Dopo The Piper At Gates Of Dawn, non rientra più, sparito, avulso, spacciato, catturato. Trascorre le giornate davanti la prugna, fissandola, sperso, immerso nella scatola di fiammiferi, empatia con l’arancia. Inespressivo, differito, con la chitarra suona una sola nota scordata. Rientra giusto un attimo per ricordarsi di come si fa a picchiare la fidanzata. Poi con la Mini vaga per mesi attraverso l’Inghilterra. A Cambridge si fa internare nel locale ospedale psichiatrico, ma Syd non è mai stato malato mentale.

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Scaltro, fuggitivo endogeno, se n’è andato, eluso, desistito, scollegato dallo schema, dal taedium vitae, mentore astenuto, avulso, svanito, rifugiato nel Loculo Cosmico. Trasfert in-audito risolto al di là di Fantaso, divinità dei sogni, Imago scampata alla bagarre della presenza. Esercita la facoltà di non esserci, metafora rintanata, rarefazione in fuga nell’utero rovesciato. Shine On You Crazy Diamond / Pink Floyd

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FEMINA INSTRUMENTUM DIABOLI

Si può ben comprendere come un uomo possa aderire a Religione, l'ha ideata e strutturata nel sistema di potere patriarcale a sua immagine e somiglianza, Religione misogina, per soli uomini. Ciò che risulta sconcertante è invece come possa aderirvi la donna. Nonostante tutta la repulsione nei suoi confronti, perché accetta tanta mortificazione? Il Corano proclama l’uomo superiore alla donna, poiché dio ha fatto eccellere alcuni sopra altri, e che le donne buone sono quelle ubbidienti. Per chi non accetta la propria sottomissione dio ordina di porle in letti separati e di batterle. Il Siddur, libro quotidiano di preghiere ebraico, impone al fedele di ringraziare ogni giorno il Creatore per avergli risparmiato l’obbrobrio di nascere donna. Nell’Antico Testamento, la donna porta il peccato, la morte, femina instrumentum 100

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diaboli, la sua sopravvivenza dipende dalla generosità maschile. Colei che commette adulterio deve subire l’infibulazione, la macellazione dell’utero. La donna soggiace a Religione nel gioco di piacere colpevole? Non mi piace, ma lo voglio, non mi piace, ma m’interessa, ripugna, disgusta, eppure seduce?

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PREDA SCETTICA

Diffido di ogni processo formativo, giudico biasimevole impegnare la vista in aporie scurrili, esercizi d'investigazioni per flaccide salme. Indagare, sviscerare, apprendere, ci potrebbe indirizzare nel sudicio guano della truffa conoscitiva. Molto meglio applicarsi nell’arte del furto con destrezza, perfezionarsi a fregare gli allocchi, distinguersi nelle opere speculative mandando a lavorare gli altri. Sono un uomo probo con la fedina filosofica immacolata, privo di allocuzioni, refrattario alle avance del lerciume concettuale. Sarei felice di tenermi finalmente fuori dai pasticci, ma appena adotto escamotage, non faccio altro che esasperare la mia sorte di sbranato con mordacchia.

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Il pensiero è un lungo, tortuoso ricovero psichiatrico, piantonato da gendarmi impegnati nella caccia a preda scettica. Guardiani che hanno sancito la vita bene venerabile, mi accusano di sabotaggio, mentre lasciano scivolare nelle mie tasche tre bossoli d’avvertimento.

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SPLENDIDUM VITIUM Splendidum vitium, splendidum vitium, splendidum vitium. Non ho una ragione per esistere, ci pensa il corpo a farmi riprendere i contatti, ci pensa il corpo a ricordarmi perché mi sono così necessario. Resterò elegante debosciato che evita di sciogliersi nella grevità, autocreandosi presenza ridondante, squilibrio che implora di essere disturbato. Splendidum vitium, splendidum vitium, splendidum vitium. Assimilo capacità di prodotto sintetico, artificiale, vedo macchine con intelligenza biologica scrivere biografie degli arcangeli. Guai per me se il mondo non fosse così, l’insoddisfazione non potrebbe più alimentare la mia efferata avidità. Splendidum vitium, splendidum vitium, splendidum vitium. 104

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IL DONO DI RINASCERE UOMO

Darsana, visione indiana del mondo, non può esimersi dall'indicarci supposti metodi, pratiche, annunci di liberazione, non riesce a tacere, pretende d’indicare chi siamo, qual è il nostro bene. Tutte le volte che si effonde scibile, avanzano comizi a furor di popolo, si scavano trincee, s’edificano muri. Per me è vitale non abbandonare l'Io, il solo trauma, che mi sostanzia. Privato del mio acerrimo rivale, non saprei cosa essere, non saprei dove vomitare. Non canto inni Rgveda, la Sruti, rivelazione, mappa cerebrale per acquisire sciocche minuzie: beatitudini. Senza tante estenuanti baraonde stregonesche consiglio metodi molto più rapidi ed efficaci, spararsi LSD 25, che ha il merito del viaggio a tuo rischio e pericolo. Nemmeno Siddartha Gautama è riuscito a farsi i cazzi suoi, si accanisce

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contro la donna, la ritiene soggetto incompatibile con l’ascesi. Per Gautama il fascino malefico che esercita la fica, porta attaccamento, passione, bramosia, quindi attraverso la donna s’instaura perpetuo stato che incatena l’individuo al mondo, con questo al suo dolore, alla torbida ignoranza, al cerchio avernale nascita-malattia-morte. E' proprio vero, tutti siamo stati tra le gambe di una diciottenne, ma non è detto che tutti abbiano capito cosa ci stavano a fare. Il Risvegliato afferma che l’unione fisica, sessuale, è la forma originaria nella quale più si manifesta la sete di vita, per cui nega che la donna possa giungere al Nirvana, a meno che non estingua, dentro di sé, tutto quanto è femminile, sviluppando al contempo pensiero maschile, così da meritare il dono di rinascere uomo.

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SCHIERE D'ONESTI BEVITORI DI SANGUE

Schiere d’onesti bevitori di sangue, scortano neuroni d’ippocampo, area cerebrale interessata a risolvere problemi, fanno quadrato, serrano le fila intorno all’oscura, incoercibile fiducia nell’umano. Schiere d’onesti bevitori di sangue, viaggiano nel tempo-luce, a trecentomila chilometri al secondo, cercano di sbranare il sole ma non lo trovano perché, a ogni colpo di mascella che essi sferrano, il sole sfugge loro, poiché lo vedono com’era otto minuti prima. Allora si riversano su Andromeda, la galassia più vicina, ma ogni volta che la inquadrano essa sfugge alle zanne degli assalitori, vedono le sue braci a spirali com’erano due milioni di anni fa. Schiere d’onesti bevitori di sangue, vegliano commiserevoli vacanze romane d'amore cristiano. Vigilano alti prelati della cultura tollerante, lungo il suggestivo

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itinerario misericordioso: Piazza Campo de’ Fiori, esecuzioni di eretici al rogo. Trastevere, taglio delle mani. Ponte Castel Sant’Angelo, impiccagioni, squartamenti, decapitazioni. Piazza del Popolo, martellate sulle tempie. Schiere d’onesti bevitori di sangue, estendono, negli angoli remoti dell'intero territorio, le perlustrazioni per catturare Ceneo, primo transessuale, Ermes, che ha generato, con Afrodite, un figlio metà uomo, metà donna, Ermafrodito, dio di tutti i transiti. Tantalo, il primo assassino, che avendo gli dèi dell'Olimpo a cena, si accorse di non avere da mangiare per tutti, e allora sacrificò il figlio Pelope. Gli dèi se ne accorsero e respinsero la portata, condannando Tantalo ad avere sempre Fame e Sete. Le Schiere vogliono neutralizzare Alcibiade innamorato di Socrate, egli ha tentato invano di sedurre il Maestro, si è gettato in battaglia vestito da donna, combattendo da uomo con lo scudo d’oro.

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ASCOLTARE FRAGRANZE

Ikkyu Sojun, calligrafo zen, ispiratore Cha No Yu, cerimoniale del tè, finissimo poeta Koan nel Giardino di Roccia, fautore Kodo, graziosa arte d’Ascoltare Fragranze, cantore del Teatro esoterico Noh. Monaco facinoroso la cui etica non si affida all’arida ragione, alla repressione dei desiderata, non genuflette virtù alle sconsiderate macchinazioni dottrinarie. Non c’è raziocinio che possa frenare il roteare d’ascia del dolore, la sapienza scaturisce, a perdifiato, dalla nostra focosa bramosia. La liberazione dal desiderio è l’ennesima religione dello stupro. Vivere senza l'assillo del devoto ansioso di farsi riconoscere nella morigeratezza ascetica della meditazione, è finito il peregrinare frastornato della materia caotica, ormai si è capito che siamo

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congeniati per farci del male: basta un refolo di vita e il danno è presto fatto. Nessuna resistenza: quando s'invoca nettare inebriante è l'ebbrezza a volerlo, come pure ogni qualvolta gola esige cibo prelibato si risponde soltanto al richiamo connaturato, altresÏ, quando libido si scatena è bio, la nostra sostanza genitale, che necessita di soddisfazioni orgasmiche. Nuvola Vagante infrange la Regola, si ciba di carne, beve vino, frequenta abitualmente postriboli, taverne, fradicio e stonato si lancia sempre a capofitto nella Via del puttaniere.

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LA PETTINATURA DEI BEATLES

La pettinatura dei Beatles ha deciso della mia vita piÚ delle stimmate del crocifisso. I Beatles non hanno avuto bisogno di morire per salvarci, è bastato gettonare nei juke box Please Please Me.

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NIETZSCHE, CIORAN

Il fatto che a Nietzsche e Cioran sia stata applicata la deprecabile sanzione della morte ha nuociuto gravemente alla reputazione della Natura, che ha cosĂŹ confermato, in termini inconfutabili, l'assoluta mancanza di senso dell'umorismo.

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PUMA PSICONAUTA

Riders On The Storm / The Doors Venezia, tardo autunno. La pioggia scroscia in cascate d’acqua, si rovescia su rossa luce al tramonto, creando prismatici riflessi, caleidoscopiche esplosioni vermiglie. Venezia è così, ti stringe forte alla gola col suo drappo cremisi finché non riesci più a farne a meno. L’acquazzone proietta trasparenze, invita a lanciare pane azzimo sull'asfalto, in uso quand’ero piccolo, nell’era delle offerte propiziatorie. Sulla maestosa gradinata di Santa Maria della Salute, il monaco Intolerance aggredisce due giovani amici, inchioda l’uno sul corpo dell’altro e li lascia così, bocca a bocca. La Legge trasmette il mandato di cattura contro Maldoror, nemico del creato, ma il Signore dell’ubiquità che ha veduto l’aggressione dei due ragazzi

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malaugurati, e conosce quindi molto bene il vero volto dell’assassino, s’incazza di brutto: non è sportivo! Ombre di pioggia allungate su edifici spettrali, solitari, abbandonati, fumi densi esalano minacciosi dai Canali. I cittadini veneziani, rintanati in casa, attendono impazienti l'azione delle Squadre Positive, impegnate nella battuta di caccia a Maldoror, renitente, nemico dell'uomo. Intercettato al centro di Campo Santa Maria Formosa, colpito selvaggiamente a sprangate, scatta la lama giustizialista che lo ferisce al costato. La stoccata inferta è talmente profonda che l’accoltellatore deve esercitare tutta la sua energia per riprendersi l’arma a serramanico. Quando finalmente il coltello viene estratto, dal suo tabernacolo di sangue fuoriesce l'orrendo e il sublime impastato d'apocalisse, balza, con armoniosa agilità il puma psiconauta.

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DEMONE DEGLI ILLUMINATI

Filosofi, guru, santi, più scalano le vette della coscienza, più disprezzano la fica, essi pongono a premessa della conoscenza, il superamento del desiderio sessuale. Desiderio che giudicano ostacolo insormontabile per chi vuol farsi degno sulla Via del sapere. La fica è sempre stato il demone degli Illuminati. Cosa volete, a ciascuno l’illusione che merita, io vivo per sentito dire, ragiono col cazzo, provo gusto a spolpare miraggi. Per buona sorte ho istinti abominevoli, la generosa ventura mi dispensa così dal gravoso esercizio pensare. Se dovessi meditare mi macchierei di misfatti raccapriccianti: filosofia, dio, amore.

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Simulazioni del vezzo mortuario discernere, vana nequizia di coda tremula, avvilente scontro nel tugurio delle idee. Congiura di verbosità ruminante in conflitto esigono, ormai, disinfestazione, bonifica, tabula rasa d’ogni sproloquio galvanizzato.

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COMANDAMENTO (video) Sì, io vivo nel regno dello stupendamente inutile, sì, è lì che risulto formidabile. Ascolto l’urlo del prolungato indugio, gusto la mia triviale alterigia di scotennato in tempeste traboccanti rischi da spendere, inconcepibili gesta di strepitosi accidenti. Evirato del mio isterismo di bestia in calore, lascio che la vita s’insinui nelle piaghe pruriginose di ferventi deviazioni barbariche. Non c’è gioco d’azzardo che possa capovolgere le sorti viscerali dei miei viluppi labirintici. La speranza ha il compito di far funzionare i morti. Mi agito scarnificato da coltelli di redenzione, eunuco voglioso, rappresaglia nevrastenica in esercizio d’igiene tra inutile

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teschio e liturgia degli addii. Rivendico il precetto che predispone il ripristino del Comandamento, tanto in voga ai bei tempi andati, quando bastava una sola parola sbagliata, per sprigionare congenita fragranza di Sabba Rosso.

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VIVENTI INIMITABILI

Sia chiaro, una vita sola: svegliarsi al mattino, scoprirsi vestale iperborea unificata, eros androgino, punto magico in cui la frattura non può avvenire, conturbante abuso di fascino. Niente di meno, nessun disonore sarà tollerato nel meriggio turchese. Il delta del Mekong lastricato dalle sequenze di Apocalypse Now, lampi obliqui sulla Grande Muraglia cinese, flash accecanti del primo rifulgere tra avvoltoi e tempeste. L'alta foresta pluviale avvolge la Città con successione di edifici ornati da murales, che si estendono fino all’aeroporto con piste girevoli di cento piani, poggiati sulle nuche sofisticate dei cigni d’ambra. Sia chiaro, una vita sola: Aristippo, fondatore della Scuola cirenaica, che pone piacere come fine primario dell’esistenza, in un’etica del vivere pragmatico, privo di teorie. Il Cirenaico afferma antropocentrismo,

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sensismo assoluto, ricerca del godimento corporeo, autosufficienza individualistica, disprezzo per le convenzioni sociali e ogni tradizione. Tempio di Kandariya Mahadev, a Khajraho, tantrico grembo evocante, carne erotica speziata, amplesso prelibato, ambrosia su epidermide fremente, occhi semichiusi, turgidi seni di pesca. Sia chiaro, una vita sola: Rita inguainata nel vestito aderentissimo, scollatura mozzafiato dalle spalle all’ombelico, labbra rosso fuoco. Nel vederla i sapienti implorano pietà , chiedono umilmente perdono, per aver frainteso tutto nella vita. Eremita sottratto al mea culpa, in Laguna rosso shocking, steso su broccati, ametiste, velluti pregiati, avvolto in letargia, dormiveglia, pigra lentezza, rifrazione slow motion. Vetrate opalescenti, geoglifi in cima alla montagna, visibili in volo, Nazca, unghie protese dodicimila anni. Pentesilea, etÊra, figlia di Ares, guidava le Amazzoni, subÏ 122

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la maledizione d'Afrodite: essere violentata a vista. Appena un uomo la guardava, la possedeva. Fu uccisa da Achille, al quale bastò uno sguardo per operare la violenza. La maledizione valeva anche da cadavere. Sia chiaro, una vita sola: Aspasia, etÊra di Mileto, concubina di Pericle, donna erudita, notevole saggezza e abilità politica, maestra di retorica per uomini di spicco, tra i quali Socrate, anche istruttrice di prostitute la sua stessa professione. Proteo che cambia aspetto ogni giorno. Demostene, il balbuziente, che declama con la bocca piena di pietre. Per rafforzare la voce grida in riva al mare sovrastando il fragore delle onde. Argo Panoptes, gigante dai cento occhi, incaricato di sorvegliare, fare da guardia a Io. Distogliersi da percorsi obbligati, prevedibili, celebrare condizioni

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beffarde di precipizio, attraversare padiglioni itineranti della mente inespiabile oltre l'unità di misura del tempo disciplinato. La mia eccelsa aspirazione è avere il cuore strappato da mani misericordiose. Appartenere a iniziatori dissennati, trasvolatori a energia propulsiva, aura epica che ha foderato l’immortalità con lamine ignifughe per non farsi bruciare dai tempi, nell’intransigenza dei Viventi Inimitabili.

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CANE

Cane questua gridando, abbaiando, minacciando di mordere. Prende esempio dal topo che si aggira privo di orientamento nell’oscurità in cerca di una sistemazione. Egli dimora tra il portico di Zeus e il Pompeo, ma la sua vera abitazione è una botte nel Metroon. La connotazione dominante del battitore di moneta falsa, del carattere di Diogene di Sinope, è l’alterigia. Kosmopolites, cittadino del mondo, ramingo, se ne infischia della Scuola di Euclide, del chiacchierone perditempo Platone, giudica con sdegno le grandiose adunate dionisiache indette per meravigliare gli sciocchi, maledice i demagoghi al potere, non ritiene empietà mangiare carne umana. Catturato a Creta dai pirati, venduto come schiavo, e nonostante ciò dà ordini al suo compratore Seniade, educa i suoi figli a cavalcare, tirar d’arco, scagliare giavellotti,

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trasmette loro l’autàrkeia, bastare a se stessi, nutrirsi con semplicità, bere solamente acqua, tosarsi a fondo, eliminare gli ornamenti, non vestire la tunica, andare in giro scalzi, in silenzio, senza farsi distrarre e coinvolgere da nessuno. Sprezzante nei riguardi dei sacrifici agli dèi, avverso ai retori, loda chi non forma famiglia. Si batte contro le boriose scempiaggini dottorali di chi si prende troppo sul serio dall’alto dell’idealismo imperante. Sfacciato, impudente, sgonfia la vanagloria dell'effimero pensare racchiuso nelle catacombe dei sistemi filosofici, che hanno perso ogni contatto con la realtà, la realtà quella che si tocca, e che ci divora. Il Misantropo Celeste sbeffeggia, ridicolizza il vivere artificioso nella polis, alle sue regole ordinate dalla dike, giustizia, sempre posta sotto il tallone dai prepotenti, impiega il massimo afflato civico a cui un cittadino può aspirare: niente. Eccolo lì, lo scodinzolatore irriverente 126

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nella sua impresa più agghiacciante e vacua: gira con la lampada alla ricerca dell’augusto flagello. Eccolo lì, il Socrate Pazzo, maitre àpenser, che parla con la Statua, sollecitandola, ponendo interrogativi, per allenarsi a chiedere invano. Epigono di Demetra e Afrodite soddisfa le sue necessità fisiologiche in pubblico, masturbandosi in pieno giorno nella piazza del mercato, l'Agorà.

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DISPREGEVOLISSIMO

Adelaide ama i fiori, ma non si accorge, mater tenebrosa, che il figlio Giacomo non si guarda allo specchio. Agisce nel buio con polso ferreo, gelida lama che recide ogni accenno di pulsione emozionale. Puritana, integralista, impone ai figli le sue bestialità religiose: i vostri dolori offriteli a Gesù. Quando alcuni di essi muoiono, per Adelaide è giorno lieto, gioioso, saperli volati in paradiso. Giacomo, intimorito, rinunzia ai piaceri giovanili, è dono a Gesù. Nella biblioteca a Recanati si sviluppa deforme, d’aspetto dispregevolissimo, non si lava per non scorgere, seppure nella penombra, il corpo spaventevole, alto 1 metro e 41 centimetri. Deriso per gibbosità umilianti che si sommano a sofferenze immani: insufficienza respiratoria, impotenza, oftalmia che lo rende quasi cieco, disturbi digerenti, reumi a gola e petto, emicranie, emorragie al naso, stitichezza, asma 128

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bronchiale, dolori addominali, gonfiore a ginocchia e caviglie, liquido purulento nel cavo pleurico, inattività ghiandolare, tubercolosi ossea, depressione psicotica. Leopardi a Napoli percorre il lungo mare con indosso il soprabito consunto, bavero alzato, diretto al Caffè due Sicilie, per gustare la granita, l'amatissimo gelato. Si ferma davanti la ricevitoria del Lotto, i giocatori si accalcano, circondano la Gobba Veneranda, chiedono i numeri fortunati a o'rannavuottolo.

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CENERE

Sono equivoco impeccabile, embolia subdola, abiura sfibrata, verve cauterizzata nel capestro, embolo letale, supponente, millantatore, sicofante che signoreggia su masnada di cervelli marci. Sono stato destinato a stare male il meglio possibile. Se proprio deve essere vita, che lo sia davvero, senza esclusioni di colpi, digrignando i denti, contro leggi impresse nel sopruso dalla mente lapidea riflettente. Ecco la potenza: possedere me stesso ricavandone l’indifferenza di essere Unico. Soltanto perchÊ non perdo tempo a vivere mi capita di lenire, almeno per alcuni istanti, i rantoli che precedono Cenere.

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IL MANCATO

Sono il mancato, gonfia scimmia abusiva, razziatore sclerato, idra sarcastica, appetitoso dileggio, segmento traumatizzato, misfatto traslucido d'emorragia e cristallo. Sono Tifone, mostro dalle cento teste che si esprimono con pensieri tra di loro diversi. Pur avendo vissuto non prendendo parte all'esistenza, ho stretto i denti, mi sono convinto che qualcuno deve esserci dentro me, anche se non so ancora chi è, certamente c'è chi aziona l'argano interno, oltraggiando la mia assenza, rinnovando le mie perplessità d'incredulo. Tuttavia sono rassicurato nelle fauci febbrili di lupum contra spem, circa la tutela dei vizi dell'amico di nessuno, essi stanno certamente al sicuro: lontani dai principi. Mi hanno riadattato in politica di riduzione del danno, privandomi

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dell'ora d'aria, segregato nel vagone piombato del pensiero cinereo fidente. Il mancato dalla débacle salmodiante che non muove un dito per cercare l'uomo, gesto perverso nel quale non sarò in alcun modo implicato, il genere umano è inadatto a se stesso. Alimentato da logoi, ragionamenti, axis mundi, aulico Ente che infierisce su di me, appeso come sono, necrotizzato, al gancio del macellaio. Sono il mancato per il quale il mondo resta il luogo del delitto, in cui si esplicita l'esecranda figura del topo da fogna. Convivo alla sbarra del mastino disfunzionale, pingue sfintere allo stremo, calcificato in omelie di sogno infranto, avvolto nel sudario carminio. Le mie insanabili bravate con la realtà risalgono al giorno stesso in cui, la povera illusa, iniziò a vaneggiare le sue cretinate a proposito del mondo luce totale, il bluff metempsicosi, idiozie della vera natura, ecatombe dai fulgidi sconquassi. 134

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STUPEFAZIONE DELL'ONORE

Lode agli dèi per la prodigalità con la quale offrono copiose attribuzioni di miserie, esse danno significato, finitudine, inducono a leggi, fondano comunità, paradigmi entro cui stimarsi occorrenza del fato. Consideriamo prodigiose le miserie che ci accomunano, interrompiamo lo sferragliare dei bisturi lagnosi. Le bassezze condivise creano patti di sangue, accudiscono neuropatologie, scongiurano la recrudescenza della solitudine, istigano l'amplesso incestuoso tra vitalità incontenibile e lo scoramento delle proprie spoglie. Non cado nella rete d'oratoria starnazzante, potete malmenarmi finché volete ma io non dirò che la vita fa schifo: non è detto che siccome chi ti è avverso fa schifo tu debba fare più schifo di lui. Lo so bene cosa significa stare da queste parti, tuttavia, proprio io che subisco l'esistere per sfinimento,

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imploro di contenere gli eccessi da incantatori di molluschi. Chiedo costumanza al mugugno, esso non è legittimato a infastidire solo perchÊ affranto da epitaffio cagionevole. Le ferite procurate dalla disfatta bisogna sapersele meritare oltre la baraonda splatter protestataria, anche se si è vissuto gravato dal collare di pietra dei tumulati, cosÏ, per stupefazione dell'onore.

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KESTOS HIMAS (video)

Farfalla ipnotica, malizioso smarrimento, amara dolcezza che vorrei avere sempre in abbondanza. Stringi tra le ali costellazioni. Specialista in Angeli. Col tuo volo suadente plachi i morsi angosciosi. Incomparabile ardire nel bosco rutilante, circondata da estese migrazioni psichiche, nel Tempo in cui la fesseria del vivere non ricattava ancora l'indicibile. Il tuo destino è il sogno nella complicità del vento. Nelle acque screziate di Castalia custodisci la Kestos Himas, cintura magica d'Afrodite dai sortilegi amorosi, con cui rapisci la mente degli uomini saggi. Svanisci tutti i giorni per poi ritornare in un altro corpo immaginario.

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Il tuo destino è il sogno nella complicità del vento. Le tue mani contengono lo scrigno dei progettisti siderali, il languore fatato dei moltiplicatori d'infinito, capovolgimenti d'ottica, svenimenti di una nuova lingua totale. Sei la sola invitata al banchetto dei Dinosauri Volanti. Il tuo destino è il sogno nella complicità del vento.

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MITOMANIE DI VERITÀ

Il destino predilige l’essenziale, imbolsiti coliamo a picco per soverchia eccedenza, stritolati nel tritacarne del ciclo devastato, in osmosi grottesca col livore urticante, invincibile: non ci resta che perdere. Arroventati da mitomanie di Verità, confusi nei nostri dozzinali squilibri neurologici, sosteniamo con irascibili boati che Verità ci sopravvivrà, che essa è più elevata, più alta di noi, circostanza a cui non fatico credere, considerato che non ci vuole poi molto a stare un palmo sopra la merda. Profusi in effusioni con l’eternità, scordiamo che il nostro segno distintivo è il vigore decrepito dei furfanti colti in flagranza di lapidazione analgesica, epigoni ammaestrati abbiamo marchiato nelle carni l’asfissia dei sorpassati, cui non rimane che il sollievo di venire liquidati.

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CECITÀ SOCIALE

Sono fregato, ho un punto di vista, peggio per me, così imparo: sentimenti, passioni, realismo, fede, incoscienza, pessimismo, ottimismo, certezze e perplessità, ognuno s’inietta la sua overdose di pathos, il veleno che predilige. La vita è fatta della stessa sostanza dell’odio. I gemelli Preto e Acrisio litigavano tra loro già nel ventre materno. L'umano è fetente, becero agglomerato d'anchilosi, ordito dalla pretesa dispotica di più esistenza. A volte ho bisogno di vento, necessità di vanesio stordito senza terra né cielo, raffica che strappi, sradichi il miope lacchè ristretto nel pubblico ludibrio dello show del non so cosa sia, della mia stessa messa in scena. L’imprudente maneggio dello sgomento di morte, espone i succubi babbei a scorribande belluine 140

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del confortorio. Mi sottrarrò dal rimuginare demagogico del gregge saccente quando gli dèi mi concederanno il ripudio indomito, suggello di cecità sociale.

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SCHIAVISMO EUFORICO

Non c’entriamo niente con la vita, siamo inadeguati a vivere, l'esistenza non ci vuole, risultiamo nocivi ai nostri simili, privi di freni inibitori, riveliamo, in noi, l'assassino, l'arcano istinto crematorio. Incapaci di agonistica lealtà, non ammettiamo che esserci è materia sbranante. Per tutta idiozia, invece, non facciamo che produrre atroce seme, beffa cremosa, supplizio spermatico, narcisismo da testosterone ferale. La vita non dona la vita, fornisce animali alla greppia, ergastolani, fine pena, mai. In un mondo senza smidollati, lo shock primigenio sarebbe interdetto, vietato, non potrebbe circolare ammirato, posto improvvidamente a cardine dell’inganno gaudioso. Il primo vagito del nascituro, l’aprirsi delle sue palpebre, siano proibiti, inseriti tra i crimini contro l’umanità, proclamati illegali, fuorilegge, sanzionati in quanto schiavismo euforico.

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FASTOSA LUXURIA

Sulle labbra di Lautréamont sangue e camelie, fiele d’absentia. Avvoltoi tengono nei becchi serpenti stellati della notte, reminiscenze ad accesso peyote, battito d’ali lungo la linea d’orizzonte, brivido che precede la perdita di sé, ritrovandosi, senza fine, riverbero d’argento su sfondo di scenari laser da Primo Mattino del Mondo. Turpitudine ludica, edonismo, ode a diserzione. Fender Stratocaster, feedback, tumulto di battaglia, talismano d’accensione, no gravity. Levitazione, musica che non c’è, dardo orgiastico. Electric Ladyland, regalità impetuosa, Jimi Hendrix fastosa luxuria, sommossa Machine Gun nel crepitio d’acciaio e seta. Acid trip, Woodoo Chile, ogiva psicochimica.

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MANIGOLDO

Non sono tenuto ad alcuna etica coerenza tra le parole che pronunzio e le azioni che compio, mi riservo astuta licenza di meretrice imbrogliona, di non risultare sincero, eludere la iattura di venir preso sul serio, scambiato per un altro. Voglio dirla fino in fondo: non mi è chiaro ciò che dico perché si sono via via ampliate nella mia testa pruderie che indicano come anche il contrario di ciò che affermo non è detto che non mi vada a meraviglia. Intendo che pure l’opposto di ciò che balbetto e anche di ciò che credo di poter essere, può risultare lusinghiero agli occhi di questo manigoldo.

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NIHIL

È meraviglioso tremare nell’incertezza, vibrare nel periglio, asserragliato in camera d’apprensione col proiettile in canna, la sicura sbloccata, il colpo alla nuca nell’anello di fuoco immanente. Sragionare sullo stare al mondo, stando al mondo, ignorando di stare al mondo. Esaltante sentirsi in balia di locuste bianche aggrappate a palpebre e giugulare. Sentirsi materia, empirica concupiscenza: penso, quindi non sono. Tenero, romantico, ascoltare pulsazioni cardiache in allarme persistente, sapere che posso propormi abrasiva sobillazione, sommovimento in promiscuità con vipere senza scopo, ricettacolo di manipolazioni perturbate fatte di solido Nihil.

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PERPETUO CIRCUITO

Evoluzione: hobby fetish d’intrapresa, che celebra tutti i giorni il potere d’apartheid, messo in sicurezza dalla supremazia planetaria degli eserciti. Cos’è questa fregola di voler inventare nuovi mondi? Non ne avete avuto abbastanza di quello che abbiamo per convincervi ch'è preferibile non uscire da casa per evitare di fare altri danni? Non vi è bastato Zeus che ha partorito Atena nel mondo già adulta, senza che vi fosse intervenuta femmina, estraendola dalla propria testa, e che ella, con un sol botto, appiattisse il gigante Encelado, facendolo diventare un’isola, la Sicilia? O che l’orrendo mostro Tifone nella sua collera scagliasse contro il Re dell’Olimpo lunghissime saette che non andarono a segno, ma che in conseguenza formarono il deserto del Sahara e l'Arabia Saudita? L’avanguardismo evoluzionista mutante si sbornia sempre nelle retrovie: Zeus, dopo essersi unito 146

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a Semele, strappò il frutto del congiungimento non ancora maturo, cucendoselo in una coscia, portando egli stesso a termine la maternità, e cavando fuori Dioniso, dio del delirio, dopo il periodo regolare di gravidanza. Nessuna evoluzione nella caverna web, se ai primati on-line, accasciati su display, giunge il sospetto che le mogli si fanno sbattere da altri, essi brandiscono ancora la clava. Cos’è questa foia di cambiamento antropologico, non vi basta l’uomo così come lo conosciamo, midolla ringhiosa, per comprendere che una sua ennesima versione non potrebbe altro che rinnovare mal de vivre? Catastrofico poter disporre di ulteriori rappresentazioni umane prodotti con nuova carne, riproduzioni evolute, avatar, sviluppi cellulari, neo-organismi, contaminazioni, robot, androidi, intelligenze cyber, replicazioni di personalità, biotecnologie transumane, portatori della vecchia fistola verminosa: raccapricciante virus creazionista.

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Il favoreggiamento degli evoluzionisti assertori di entità ibride, che imprimono nell’individuo il sigillo espanso e che vogliano, altresì, offrire copertura sociale, artistica, religiosa, all’infame ciurma, sappiano, che si rendono complici del reato più abietto: allestire sale di rianimazione. Tecnica, Arte, propizi divertissement, che non possono farci scordare che non c’è progresso, avanzamento, poiché siamo sopraffatti da teologie corporative d'homo ideologicus preregistrato, resettato, remixato. Scordiamoci che ci sia alcunché da fare, tanto meno da essere, progettare mondi, sognare mutazioni della specie in una realtà più reale del reale, da non saperla distinguere. Non serve altra realtà, occorre convincersi che non riusciamo a evolverci, siamo così, inabili a ogni palingenesi, razza senescente, beoti hi-tech, irrisolti della sola, vera, forma evolutiva: spappolare il perpetuo circuito.

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ANIMA

Basta Anima, Ibis Egizia, cardine intramontabile, non ne posso più di sovranità Ba, fonte sul greto di sorgente spirituale. Facciamola finita coi morti stesi sul dorso affinché Anima possa volare via dalla bocca, Popol Vuh. Vengo vampirizzato da Ubyr, Anima dei Tartari del Volga, fascinazione lugubre che esala dai cadaveri assetati del sangue dei dormienti. Basta con l’insopportabile dualismo Yin-Yang, che compone l’universale anima mundi, maciullamento mentale originato dall' Oriente, Atman. Finiamola con logos, abbandoniamo il farabutto senso sulle autostrade in fiamme. Socrate riconosce Psyché, indica nella cura assidua dell’Anima il primo compito dell’uomo, ma almeno ha il ritegno di limitare la frode astenendosi dal proclamarla immortale. Prudenza che invece fa difetto a Platone che, più presuntuoso del Maestro,

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stabilisce Anima simbolo di purezza, indica pure la sua provenienza, il Soffio Divino. La descrive non avente inizio, ingenerata, incorporea, immortale. Con tutta evidenza il troppo talento può dare alla testa. Il lestofante afferma che Anima, calata da dio nel corpo, risulta contaminata da malvagità intrinseca alla materia stessa. CosÏ bestemmiando egli offre l’alibi decisivo ai rastrellamenti, cervello per cervello, al banditismo cristiano che, al Concilio di Efeso, ha modo di affermare tutto il possibile livore nei confronti del genere umano stabilendo, imponendo, l'aberrazione della condizione maligna della carne.

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VISIONE DI LEV JASCIN

Il ruolo del Portiere di Calcio è l'ambizione della vertigine nel guizzo danzante del fuoco. Ăˆ seduto sul respingente del tram diretto in fabbrica il quattordicenne Lev Ivanovic, meccanico sagomatore, rimpiazza i maggiori d'etĂ arruolati sul fronte della Seconda Guerra Mondiale. Sul posto di lavoro i compagni gli tirano bulloni e altri oggetti che afferra evidenziando prontezza di riflessi, da Portiere. Neutralizza la pericolosa bellezza della Grande Ungheria, vince le Olimpiadi di Melbourne, il titolo Europeo a Parigi, il Pallone d'Oro. Para oltre cento rigori. Asteroide 3442 Yascin. Fuoco, fuoco, fuoco, accendi il fuoco! Vola, vola, vola, vola ancora! Il suo corpo si estende per l'immensa Arena, lunga migliaia di chilometri,

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sterminata dislocazione, superba bizzarria in carbonio e sangue, dune sabbiose mosse da Tornado, nere scogliere levigate, folti boschi di palme e mangrovie, strati nebulosi ondulati, premonizioni genetiche, allegorie transitorie. Detiene le mani dell'assoluto con le quali dimostra, al pubblico degli stadi, che non si può afferrare ciò che non è mai stato. Guarda il sole dritto negli occhi da pari mito tutelare, il solo con funzione d'apoteosi, capace di spiccare il balzo memorabile nel barbaglio atemporale. Fuoco, fuoco, fuoco, accendi il fuoco! Vola, vola, vola, vola ancora! Possiede le braccia che hanno sbarrato la Porta di Stalingrado. Custode dei Giardini Pensili a Babilonia, costruttore dei colossi enigmatici dell'Isola di Pasqua, artefice d'Atlantide, ingegnere delle fortificazioni di Orione. Naviga in mare cobalto su navi trainate da aquile, destinazione 152

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ovunque. Le iene lo hanno eletto Titano dello spirito. Fulvi leoni della Savana attraversano l'immensa Piazza Rossa, Mosca, adulandolo, in dissolvenza incrociata, con astronauti millenari. Il ruolo del Portiere di Calcio è l'ambizione della vertigine nel guizzo danzante del fuoco. Fuoco, fuoco, fuoco, accendi il fuoco! Vola, vola, vola, vola ancora! Ragno Nero sovrasta l'immortale regalità dei faraoni, diviene vaneggiamento astrale, provoca incandescenze multiformi, realizza la dinamica dei contrari, emette sistemi sonori liquidi sfiorando Alisei coi pugni. Contiene Ludus, gioco, Cratos, potenza, repentaglio rigenerativo. Traccia vie telepatiche di comunicazione in equilibrio transgenico ricavato da flatus, soffio, in trame oniriche, concatenazione degli stacchi, frantumazione dei rapporti prospettici, simultaneità di spazi e geometrie oscillatorie,

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baluardo che resiste all'assalto dell'ultimo giorno. Il ruolo del Portiere di Calcio è l'ambizione della vertigine nel guizzo danzante del fuoco. Fuoco, fuoco, fuoco, accendi il fuoco! Vola, vola, vola, vola ancora!

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VANDALI COLTIVATORI DI ROSE

Gli dèi, sfasciati dalla tediosa immortalità, amano provocare gli umani, e in special modo giocano con chi si batte mostrando la tenacia di autentici combattenti. Del resto che soddisfazione è infierire su chi vive da turista spaesato su chi si arrende subito al primo apparire del fantasma dai mille nomi? L’ordine spontaneo, fuori controllo, dei Vandali Coltivatori di Rose mi fa vagabondare tra gli ammiratori delle nuvole.

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ISTERIA

La mia è stata una generazione di pezzi di merda. Protervi, spocchiosi, violenti, rivoltosi deficienti con inoculata la peste bubbonica dell'ebetismo populista, prototipi di supernova dal grugnito iconografico moralista venuti sulla Terra a salvare, condurre verso il sole radioso dell'avvenire l'intera umanità oppressa e sfruttata. Sgherri patibolari dalla corteccia cerebrale imbottita di tritolo ideologico, deformata dalle parole d'ordine indotte, manus militaris, a fanatica isteria dell'Oracolo ammaestrato dalla Trimurti simbiotica cristo-fascio-comunista. Messianesimo delinquenziale, perniciosa retorica elevata a rilucente benedizione, convinti d'essere gli eletti, i moderni fautori di un cammino trionfatore, gli edificanti di una vita mai vista, la migliore mai esistita.

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Che umiliazione incancellabile aver vissuto alla mercĂŠ di maculati sacerdoti del centralismo democratico, nella dialettica della cospirazione poliziesca, nel trionfo di guru dozzinali che plasmavano l'uomo nuovo con imbarazzanti esercizi di felicitĂ . Superstizioni chakra, ching, cabala, drogati dell'oroscopo, ibridi comunardi che si accapigliavano per chi doveva lavare i piatti. Stacanovisti dello sballo, mentecatti seguaci di spranga, stragismo, lotta armata, psicopatici del Bardo Thodol, libro tibetano dei morti, che spiegava al gregge come l'anima cosciente vivesse dopo la morte. Scrittori del brand Beat Generation ispirati dall'ubriacone integralista cattolico Kerouac, che odiava gli hippy. Spiritati della reincarnazione sempre pronti a rompere i coglioni col racconto indecoroso delle loro vite precedenti, idioti del misticismo malaticcio dall'inventario cromosomico allucinato.

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Che orrore vedere come tutto ciò, nel corso dei decenni, sia diventato costitutivo, abbia definito, formato, penetrato l'essenza stessa non solo del nostro genoma mentale ma anche di moltitudini successive di adepti smarriti. Rivoluzionari del costume contro la Società dei Consumi, distruttori d'ogni struttura gerarchica: balle, solo menzogne, insulsaggini, contraffazioni alimentate, orchestrate, dagli stessi imbonitori arruffa popoli che hanno sostituito, al vecchio regime, il loro ennesimo potere oppressivo. Istrioni col sangue agli occhi buoni per tutte le stagioni, festa tragica di scagnozzi convertiti a ogni supremazia di regime, hanno occupato il sistema politico, i centri economici, finanziari, l'informazione, la cultura. La Rivoluzione è andata al comando e ha consegnato all'intero pianeta l'attuale incubo paranoico. Io ero, fra i tanti, a fare da carne da 158

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cannone, da forza d'urto a questa famelica classe di nuovi despoti. La semplice fatalità di essere stati giovani non può giustificare l'asservimento a ciarlatani e alle loro manipolazioni seriali. Noi, chi siamo stati, cosa eravamo? Niente patetiche scuse, nessuna indulgenza: a noi piacevano i dittatori. I nostri idoli, gli eroi della nostra generazione erano tiranni: carnefici dello stalinismo sovietico, la Cina del macellaio Mao Tse-tung, le brutalità dei colpi di Stato in Grecia, in Cile, l'atteso ritorno del Duce. I nostri modelli di riferimento li prendevamo direttamente dalle fogne ideologiche degli alienati mentali: attentati, rapimenti, omicidi. Appoggiavamo l'intrepida lotta dei vietcong di Ho Chi Minh, ieratico e severo padre dell'immenso carcere Vietnam.

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Stavamo con i popoli terzomondisti, con la loro maledetta disfatta patriottica, nazionalista, per servi della gleba. Abbiamo fondato la religione della galera opportuna nell'Eden di Castro e Guevara. Detto chiaramente: Chuck Berry è piÚ grande di Che Guevara. Il boia fotogenico ha elargito al genere umano brutale Dittatura del Proletariato, tirannide che è sempre negazione di ogni libertà , quindi crimine contro la vita. La sua mente folle realizza i campi di concentramento per oppositori e omosessuali, maricones, le strutture detentive per il lavoro correzionale. Invece il figlio di puttana, teppista da riformatorio, ha scatenato i brividi nel mondo con Johnny B. Goode, Roll over Beethoven, il Rock and Roll, pandemonio glorioso nell'ignominia del XX secolo.

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INFAME SAMSARA

Anarchia non è riuscita ad attecchire nella mia gaglioffa malerba, tra le tante, inutili rivolte, non mi sono appassionato al suo malaffare identitario, al martirologio d'attivista, ho addestrato la mia testa a- topos, senza luogo, innato, esteta privo di cliché militante. Ho percepito anarchia come dottrina, ennesima fede che pone l’uomo al centro del pantheon generativo, Tesi che propugna altresì forme comunitarie d'associazione a beneficio di rapporti sociali che favoriscono l'anelito vitale, la soggettività dell'abietta Utopia. Qui non si tratta d'aggiustare, l'uomo non può essere messo a posto, revisionato, raddrizzato, neppure con l'ausilio d'opportuni progetti condivisi, solidali, di riprogrammazione antropologica, al fine di realizzare un più nobile scopo al quale votarsi, ma bensì di cancellare, strappare il contratto biologico stipulato con la volontà di procreazione.

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Finiamo giusto il nostro turno, questo giro di valzer, dopodiché lasciamo che le foreste riprendano il loro spazio, gli oceani tornino a essere popolati dai legittimi abitanti, che i cieli respirino come hanno sempre fatto, e che gli animali non vengano più trucidati dai mangiatori di carcasse. Togliamoci di mezzo con stile, siamo involucro di sporcizia, non attardiamoci più, abbiamo fatto il nostro corso, gettiamo la spugna. Finché c'è nascita, non c'è dissidio, c'è controllo. Decidiamoci. Ripudiamo il pavone imbellettato, il flagello del suo scopo, la ruota dell’affermazione, i suoi imperi gravidi, l'anatema del ciclo di ritorni, facciamola finita, una volta per tutte, con l’infame Samsara.

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SCALMANA

Questa incontenibile scalmana per la serenità, la fregola paradossale che pretende il diritto alla quiete, l'imbelle supplica di chi vorrebbe vivere in pace. La vita è lapsus arguto, congettura spuria irredimibile, horridus florilegium raggrumante idealità d'ammazzatoio. Debellare la violenza? Ve lo immaginate il mondo, sin dagli albori, senza violenza? Non sarebbe più il mondo e l'uomo avrebbe un altro nome.

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GIOIOSA MALINCONIA

Della vita mi è sembrato di aver potuto percepire solamente la sua probabilità, il vago sentore. Convincimenti maturati per cenni, che hanno potuto beffare giusto un guitto ingenuo e sprovveduto come me. Mi sono riconciliato con la vita, adesso è giunto il momento che lei si rassegni, mi perdoni, accetti la mia provvisorietà. Posso chiudere gli occhi e lasciarmi morire, così come ho abbassato lo sguardo e mi sono dato in oblazione. Lungo l'interminabile scia di sangue e terrore, edificata per sua gloria, di dio ho conosciuto soltanto l'orrore del suo pseudonimo. Faccio leva su tutto il mio eclettismo gaglioffo per procedere al passo col tremore rarefatto dell'Oscurità somma e bastarda. Ho dovuto lacrimare molto per cogliere tutta la profondità sensuale e trasognata che contiene una gioiosa malinconia. 164

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DAMNATIO MEMORIAE

Decomposizione a ruota libera: cercare se stessi. Eccelsa licantropia eloquente che conduce al down da crack buio e comatoso, affabulazione in sordida ars, svilita nel guano da neurosi criminogene intellettuali di damnatio memoriae. Conoscere se stessi, partire da se stessi, rivelare se stessi, accerchiamento da tristitia post coitum, il cielo me ne scampi, lenocinio! Scandagliare se stessi è indagine di soldataglia incline a pira funeraria su desco autodafé. I saggi ci invitano a rientrare in noi per conoscere se stessi, gl’iniqui falsari favoriscono la scriteriata frequentazione di consuetudini sataniste! Non avrò mai a che fare con me stesso, nessuna filosofia deturpante, nessun anestetico colluso. Non cadrò nelle grinfie di me stesso.

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Ammesso che sia possibile rintracciare se stessi, cosa potrebbe svelare, cosa mai riuscirebbe a scovare il fradicio di speranza, se non l’ennesimo stronzo che galleggia?

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APOSTOLICO FINE

Poco a poco dentro me ogni sapere è svanito, dissolto, sono rimasto antro, intercapedine desolatamente vuota, stato d’aridità desertica che ha ormai metabolizzato la sua condizione privilegiata di apolide disconnesso che non trova domicilio nel sistema solare. Ostinazione che ha causato reazioni di rigetto, ripulsa, azzerato impronte, scorie di tedio residuale, cancellato la mia farmacopea idealista, l'apostolico fine. Scomparsa scienza sono finite le spire ambiziose, ho dato forfait a ogni credenziale della gnosi. Telos, finalità, non aggiunge, agisce sottraendo, la torbida pistis, credenza, finalmente può sfatare la congettura: non c’è più bisogno di vita per vivere.

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PRODUZIONI VIDEO ALOK MILANO

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Foto di Emanuele Iuculano, 2017

Cameron Angelo Kozak, Antonio Meo, Cataldo Dino Meo, Pieronicola Rigoldi, Monica Artifoni.

Antonio Meo è il fondatore delle produzioni VIDEO

ALOK Milano. Al suo attivo si contano ormai decine d realizzazioni e regie. Inoltre egli è operatore di ripres

rapsodo musicale, ideatore e curatore di reading

concert e spettacoli live. Altri componenti del grupp

VIDEO ALOK Milano sono Monica Artifoni, Camero Angelo Kozak, Pieronicola Rigoldi, Cataldo Dino Meo. 171


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INDICE VIDEO VIDEO INDICE

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CARMINAVOX - VII (Sposto il limite, sposto il limite, sposto il limite) Ho un solo modo per scongiurare imbarazzanti complicitĂ , vivere da disadattato.

Testo pag. 13 Realizzazione: Antonio Meo, Giovanni Coda. Testo e voce: Cataldo Dino Meo. Con Gianni Dettori, Italo Medda, Gianni Loi, Sergio Anrò, Cataldo Dino Meo, Luca Catalano, Antonio Meo. Musica: Les Stick Fluo, Arasonus. Sequenze tratte dal film "Il Rosa Nudo" di Giovanni Coda. Produzione: Labor Cinema, Reindeercat solution, 2013. Operatori di ripresa: Antonio Meo, Luigi Dragone. Organizzazione set: Pieronicola Rigoldi. Regia: Antonio Meo. Video ALOK, Milano, 2016. Durata 7:04

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CARMINAVOX - VI (Gloria della sconfitta) Niente di me è certo, sicuro, provato, esisto solo nel mio cervello bacato...

Testo pag. 20

Realizzazione Antonio Meo. Testo, voce, Cataldo Dino Meo in presa diretta. Con Pieronicola Rigoldi. Musica: nihilNONorgan INDUSTRIE. Regia Antonio Meo. Video ALOK, Milano, 2016. Durata 4:19

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CARAVAGGIO ... arrogante, rissoso, sempre pronto a insultare, aggredire, barbaro visionario della Luce Tagliente.

Testo pag. 22

Realizzazione Antonio Meo. Testo e voce Cataldo Dino Meo. Musica: Five Thousand Spirits. Location: Chicago (USA). Tanks to: Cameron Angelo Kozak, Roberta Meo, Family Williams, Taylor and Kelsey Kozak. Regia Antonio Meo. Video ALOK, Milano, 2004. Durata 10:02

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OSSESSIONE OSSESSIONE Non ce la faccio a vivere senza ossessione, mi è insopportabile l'assenza di psicosi... Non ce la faccio a vivere senza ossessione, mi è insopportabile l'assenza di psicosi...

Testo pag. 30 Testo pag. 30 Realizzazione Antonio Meo. Testo e voce Cataldo Dino Meo. Realizzazione Antonio Meo. Musica: Arasonus. Testo voce Cataldo Regia eAntonio Meo. Dino Meo. Musica: Arasonus. Video ALOK, Milano, 2011. Durata 3:23 Regia Antonio Meo. Video ALOK, Milano, 2011. Durata 3:23

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CARMINAVOX - V (L'intero universo obbedì al dolore) Com’è potuto accadere che l’esistenza si sia manifestata, così, dal nulla, un giorno in cui l’intero universo obbedì al dolore.

Testo pag. 36

Realizzazione Antonio Meo, The Art Of Hermione Stavros. Testo, voce, Cataldo Dino Meo in presa diretta. Opere pittoriche: Hermione Stavros. Musica: Arasonus. Regia Antonio Meo. Video ALOK, Milano, 2015. Durata 3:20

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CARMINAVOX - IV (Nel pasto della belva) CARMINAVOX - IV (Nel pasto della belva) Il martirio non è compatibile con la tempra dell’ammutinato. CARMINAVOX - IV (Nel con pastoladella belva) Il martirio non è compatibile tempra dell’ammutinato. Il martirio non è compatibile con la tempra dell’ammutinato.

Testo pag. 49 Testo pag. 49 Testo pag. 49 Realizzazione Antonio Meo. Testo, voce, Cataldo Dino Meo in presa diretta. Realizzazione Antonio Meo. Musica: Alexander Testo, voce, CataldoFizzotti. Dino Meo in presa diretta. Realizzazione Antonio Meo. Regia Antonio Meo. Musica: Alexander Fizzotti. Testo, voce, Cataldo Meo in presa Video ALOK, Milano, 2014. Durata 3:06 diretta. Regia Antonio Meo. Dino Musica: Alexander Fizzotti. Video ALOK, Milano, 2014. Durata 3:06 Regia Antonio Meo. Video ALOK, Milano, 2014. Durata 3:06

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INDIVISIBILE MELANCONIA INDIVISIBILE MELANCONIA INDIVISIBILE MELANCONIA ... fierezza errabonda e scura del gelido fuoco... ... fierezza errabonda e scura del gelido fuoco... congiunzione incendiaria di labbra d'estasi. ... fierezza errabonda e scura del gelido fuoco... congiunzione incendiaria di labbra d'estasi. congiunzione incendiaria di labbra d'estasi.

Testo pag. 53 Testo pag. 53 Testo pag. 53 Realizzazione Antonio Meo. Realizzazione Antonio Meo. Testo e voce Cataldo Dino Meo. Realizzazione Antonio Meo. Testo e voce Cataldo Dino Meo. Special guest: Monica Artifoni. Testo e voce Cataldo Dino Meo. Special guest: Monica Artifoni. Musica: Arasonus. Special guest: Monica Artifoni. Musica: Arasonus. Regia Antonio Meo. Musica: Arasonus. Regia Antonio Meo. 2017. Durata 4:22 Video ALOK, Milano, Regia Antonio Meo. Video ALOK, Milano, 2017. Durata 4:22 Video ALOK, Milano, 2017. Durata 4:22

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CARMINAVOX - III (Pensare qualsiasi pensiero)

L'arroganza di scimmia settaria decreta melodiosi ergastoli...

Testo pag. 57

Realizzazione Antonio Meo. Testo, voce, Cataldo Dino Meo in presa diretta. Location: Milano. Regia Antonio Meo. Video ALOK, Milano, 2014. Durata 2:59

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CARMINAVOX - I (Il buono a niente) CARMINAVOX - I (Il buono a niente) ... vivo in quanto gioioso feretro decapitato, ... quanto gioioso feretro decapitato, nelvivo solcoinoltranzista di stirpe borderline. nel solco oltranzista di stirpe borderline.

Testo pag. 62 Testo pag. 62

Realizzazione Antonio Meo. Realizzazione Antonio Meo. Testo, voce, Cataldo Dino Meo in presa diretta. Testo, Antonio voce, Cataldo Regia Meo. Dino Meo in presa diretta. Regia Antonio Meo. 2014. Durata 2:36 Video ALOK, Milano, Video ALOK, Milano, 2014. Durata 2:36

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GENTILUOMO

Non siamo condannati all'amore, possiamo vivere senza, cosÏ com'è possibile spassarsela molto bene anche senza dio.

Testo pag. 69

Realizzazione Antonio Meo. Testo, voce, Cataldo Dino Meo in presa diretta. Musica: Arasonus. Con Ginevra Sanguigno, Wilma Zamboli, Roberta Meo, Miriam Rocchetta. Regia Antonio Meo. Video ALOK, Milano, 2011. Durata 3:57 184

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SHOT - 1 (Hurricane Tears - Lacrime d'Uragano) SHOT - 1 (Hurricane Tears - Lacrime d'Uragano) Non puoi domandare all’Oceano, le ragioni del suo tormentato Non puoi domandare all’Oceano, le ragioni del suo tormentato impeto. impeto.

Testo pag. 72 Testo pag. 72

Realization Antonio Meo. Realization Antonio Meo. Live interpretation Cameron Angelo Kozak. Live interpretation Cameron Angelo Kozak. Screenwriter Cataldo Dino Meo. Screenwriter Cataldo Dino Meo. Music composer: Alexander Fizzotti and Arasonus. Music composer: Alexander Fizzotti and Arasonus. Italian traslation by Roberta Meo. Italian traslation by Roberta Meo. Director Antonio Meo. Director Antonio Meo. Video ALOK, Milano, 2017. Durata 2:21 Video ALOK, Milano, 2017. Durata 2:21

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TENTAZIONI Ho una sola chance alla nausea, che le tentazioni mi perseguitino. Dedicato ad Andrea Tait, Dioniso.

Testo pag. 73

Realizzazione Antonio Meo. Testo e voce Cataldo Dino Meo. Con Clare Ann Matz, Andrea Tait, Cataldo Dino Meo. Riprese video: Alberto Carcangiu, Antonio Meo, Luigi Dragone. Ringraziamenti: Studio Fotografico Emanuele Iuculano. Wicked in flight high speed camera. Amazing slow motion camera. Regia Antonio Meo. Video ALOK, Milano, 2012. Durata 4:07 186

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L'UOMO, L'UOMO, L'UOMO ... il solo interessato all'uomo è l'uomo il raggiante omicida imploso per correità col superfluo. A Emil M. Cioran

Testo pag. 83 Realizzazione Antonio Meo.Testo e voce Cataldo Dino Meo. Con Luca Bergamo, Cameron Angelo Kozak, Cataldo Dino Meo. Musica: Arasonus. Operatori video: Luigi dragone, Roberto Contini, Gino Ginelli, Pieronicola Rigoldi, Antonio Meo. Location: Spazio Monica Artifoni, Pianengo (CR). Photo: Roberta Meo. Organizzazione set: Alberto Bruschieri, Piernicola Rigoldi. Ringraziamenti: Monica Artifoni, Pina Iacovino, Eleonora Trimboli, Cosimo Massafra. L'opera pittorica "Cuore" è di Pieronicola Rigoldi. Regia Antonio Meo. Video ALOK, Milano, 2013. Durata 6:07

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CARMINAVOX - II (Lunghi Sogni Divini) Sono nato nei laboratori farmaceutici da Albert Hofmann e il DNA-TV.

Testo pag. 95

Realizzazione Antonio Meo. Testo, voce, Cataldo Dino Meo in presa diretta. Effetti sonori: Antonio Meo. Regia Antonio Meo. Video ALOK, Milano, 2014.Durata 4:11

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COMANDAMENTO COMANDAMENTO Sì, io vivo nel regno dello stupendamente inutile, Sì, nel regno dello stupendamente inutile, sì, èiolìvivo che risulto formidabile. sì, è lì che risulto formidabile.

Testo pag. 119 Testo pag. 119 Realizzazione Antonio Meo. Realizzazione Antonio Meo. Testo e voce Cataldo Dino Meo. Testo e voce Cataldo Dino Maschera: Antonio Meo. Meo. Maschera: AntonioAlberto Meo. Carcangiu. Riprese Maschera: Riprese Maschera: Alberto Carcangiu. Location: Ospedale Psichiatrico Antonini, Location: Ospedale Psichiatrico Antonini, ex manicomio Mombello, Limbiate, (MB). ex manicomio Mombello, Limbiate, (MB). Regia Antonio Meo. Regia Meo. 2012. Durata 4:12 Video Antonio ALOK, Milano, Video ALOK, Milano, 2012. Durata 4:12

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KESTOS HIMAS Il tuo destino è il sogno nella complicità del vento.

Testo pag. 137 Corto di Antonio Meo. Testo e voce: Cataldo Dino Meo. Special guest Giulia Toninato. Con Pieronicola Rigoldi, Cataldo Dino Meo. Musica: Arasonus. Operatori di ripresa: Luigi Dragone, Elia Toninato, Antonio Meo. Location: Milano - ex Ospedale Psichiatrico Antonini, Limbiate Mombello (MB). Regia Antonio Meo. Video ALOK, Milano, 2017. Durata 9:34, B/N e Colore.

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LIVE

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POETRY ACTION

IL FESTIVAL DELL'AMORE 9 10 11 14 febbraio 2018. A cura di Franco Bolelli, Manuela Mantegazza, Piano B. BASE - Milano

9 febbraio - POETRY ACTION. Testi e voce Cataldo Dino Meo Musica: Arasonus Realizzazione, immagini e regia Antonio Meo Video ALOK Milano, 2018. Durata

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VANDALI COLTIVATORI DI ROSE

V-ART Festival Internazionale Immagine d'Autore. Direttore Artistico Giovanni Coda. XXI Edizione, Cagliari, 30 marzo, Centro Teatrale Intrepidi Monelli, 2017. Testi e voce Cataldo Dino Meo. Musica: Hermetic Brotherhood of Lux-Or, Arasonus, Les Stick Fluo. Realizzazione, immagini e regia Antonio Meo. Video ALOK Milano, 2017. Durata 19:36

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VANDALI COLTIVATORI DI ROSE

"HELP YOURSELF!" ARTS FESTIVAL 1 2 3 4 ottobre, 2016. 40 anni, 1976/2016 del Teatro OUT-OFF, Milano. Direzione Artistica Matteo Guarnaccia. 2 ottobre - VANDALI COLTIVATORI DI ROSE. Testi e voce Cataldo Dino Meo. Musica: Arasonus, Magnetica Ars Lab, Les Stick Fluo. Operatori di ripresa: Antonio Meo, Luigi Dragone. Realizzazione, immagini e regia Antonio Meo. Video ALOK Milano, 2016. Durata 19:00.

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I CANTI DI MALDOROR

MAY MASK 24 giugno, 2017, Cagliari. Testi: Isidore Ducasse conte di LautrĂŠamont. Voci: Cataldo Dino Meo, Roberto Belli. Musica: Brigata Stirner (Arnaldo Pontis, Roberto Belli). Tele-presenza Carmine Mangone. Traduzione dal francese di Nicola M. Buonarroti. Testi a cura di Cataldo Dino Meo. Editing immagini e regia Antonio Meo. Ringraziamenti: Giovanni Coda, Roberto Contini, Pieronicola Rigoldi. Video ALOK Milano, 2017. Durata 53:50.

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VECCHIO OCEANO!

MAY MASK 24 giugno, 2017, Cagliari.

Testo tratto da "I Canti di Maldoror" di Isidore Ducasse conte di LautrĂŠamont. Voce: Cataldo Dino Meo. Musica: Brigata Stirner (Arnaldo Pontis, Roberto Belli). Traduzione dal francese di Nicola M. Buonarroti. Editing immagini e regia Antonio Meo. Ringraziamenti: Giovanni coda, Roberto Contini, Pieronicola Rigoldi. Video ALOK Milano, 2017. Durata 8:29.

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VANDALI COLTIVATORI DI ROSE

A F A FESTIVAL (Autoproduzioni Fichissime Andergraund) - Leoncavallo (Spazio Pubblico Autogestito) 6 maggio, Milano, 2017. A cura di Ivan Hurricane. Testi Cataldo Dino Meo, eccetto "Sono figlio dell'uomo e della donna..." tratto da "I Canti di Maldoror" di Isidore Ducasse conte di LautrĂŠamont. Musica: Hermetic Brotherhood of Lux-Or, Arasonus, Les Stick Fluo. Operatori di ripresa: Marcello Albiero, Antonio Meo, Luigi Dragone. Realizzazione, immagini e regia Antonio Meo. Video ALOK Milano, 2017. Durata 20:01.

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www.videoalok.it

BONUS VIDEO

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VOGLIO UCCIDERE

Premio RAI 3 alla rassegna Film-maker, Milano, 1982. Testo e voce Cataldo Dino Meo. Musica e cori Giancarlo Sessa. Audio rimasterizzato. Riprese in super8 e regia Raffaele Schito. Produzione Maldoror. Video ALOK Milano. Durata 9:55.

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INDICE TESTI

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CARMINAVOX – VII (Sposto il limite, sposto il limite, 13 sposto il limite) .......................................................................... 1 15 SQUADRISTI DI DIO ............................................................ 3 17 INCONCILIABILE ................................................................. 5 18 BARE INFERVORATE .......................................................... 6 20 CARMINAVOX - VI (Gloria della sconfitta) ......................... 8 22 CARAVAGGIO .................................................................... 10 27 CARNE .................................................................................. 15 29 INDOLE SGUALDRINA ..................................................... 17 30 OSSESSIONE ........................................................................ 18 31 BILLIE .................................................................................... 19 33 BAMBINO SEDIZIOSO ....................................................... 21 36 CARMINAVOX – V (L'intero universo obbedì al dolore) .... 24 38 ARITMIE OMICIDE ............................................................. 26 40 POST FESTUM ...................................................................... 28 42 IMPERTINENZA DEL VEDERE ........................................ 30 44 5 LUGLIO 1971 ..................................................................... 32 46 SEMPRE BEN PETTINATO! ............................................... 34 47 SIMULACRI .......................................................................... 35 49 CARMINAVOX – IV (Nel pasto della belva) ....................... 37 VISIBILIO DI CONDOR NEL VENTO .............................. 38 50 53 INDIVISIBILE MELANCONIA .......................................... 41 54 FEROCE IDOLATRIA ......................................................... 42 56 COGNIZIONE ...................................................................... 44 57 CARMINAVOX – III (Pensare qualsiasi pensiero) ............... 45 59 SILENZIO .............................................................................. 47 CARMINAVOX – I (Il buono a niente) ................................ 50 62 IPAZIA ................................................................................... 51 63 66 ACATALEPSIA .................................................................... 54 208

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GENTILUOMO ..................................................................... 57 69 IL CAN CHE DORME ......................................................... 59 71 72 SHOT - 1 (Hurricane Tears - Lacrime d’Uragano) ................ 60 73 TENTAZIONI ....................................................................... 61 74 EMILY .................................................................................... 62 NEL DISPREZZO DEL MAESTRALE ............................... 64 76 ELIOGABALO ...................................................................... 66 78 UNICITÀ ............................................................................... 69 81 PESTAGGI ............................................................................. 70 82 83 L’UOMO, L’UOMO, L’UOMO ........................................... 71 86 TRADIRE ............................................................................... 74 ESIBIZIONISMO ACCLAMANTE .................................... 76 88 MANTIDE GOLOSA ........................................................... 77 89 SCRIVERE DA NEMICO PUBBLICO ............................... 79 91 SIGNIFICANZA ................................................................... 81 93 CARMINAVOX – II (Lunghi Sogni Divini) ........................ 83 95 97 FETICISMI CONVULSIVI ................................................... 85 TRANSFERT IN-AUDITO .................................................. 86 98 FEMINA INSTRUMENTUM DIABOLI ............................ 88 100 PREDA SCETTICA ............................................................... 90 102 SPLENDIDUM VITIUM ...................................................... 92 104 IL DONO DI RINASCERE UOMO .................................... 95 107 SCHIERE D'ONESTI BEVITORI DI SANGUE ................ 97 109 ASCOLTARE FRAGRANZE .............................................. 99 111 LA PETTINATURA DEI BEATLES ................................. 101 113 NIETZSCHE, CIORAN ...................................................... 102 114 PUMA PSICONAUTA ....................................................... 103 115 DEMONE DEGLI ILLUMINATI ...................................... 105 117 COMANDAMENTO ......................................................... 107 119

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121 VIVENTI INIMITABILI ..................................................... 109 125 CANE ................................................................................... 113 128 DISPREGEVOLISSIMO ..................................................... 116 130 CENERE .............................................................................. 118 133 IL MANCATO .................................................................... 121 135 STUPEFAZIONE DELL'ONORE ..................................... 123 137 KESTOS HIMAS ................................................................. 125 139 MITOMANIE DI VERITÀ ................................................. 127 140 CECITÀ SOCIALE ............................................................. 128 142 SCHIAVISMO EUFORICO ............................................... 130 143 FASTOSA LUXURIA ......................................................... 131 144 MANIGOLDO .................................................................... 132 145 NIHIL ................................................................................... 133 146 PERPETUO CIRCUITO ..................................................... 134 149 ANIMA ................................................................................ 137 151 VISIONE DI LEV JASCIN ................................................. 139 155 VANDALI COLTIVATORI DI ROSE .............................. 143 156 ISTERIA ............................................................................... 144 161 INFAME SAMSARA .......................................................... 149 163 SCALMANA ....................................................................... 151 164 GIOIOSA MALINCONIA ................................................. 152 165 DAMNATIO MEMORIAE ................................................ 153 167 APOSTOLICO FINE .......................................................... 155

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V A N D A L I C A - La poesia non ce la fa più a stare reclusa nella pagina estenuata e anemica. Soffoca per claustrofobico decesso editoriale. Occorre sottrarre la poesia all’insufficienza della parola stampata. La singolarità di Vandalica è quella di essere la sola raccolta poetica che contiene anche un Indice Video.

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VANDALICA  

VA N D A L I C A - La poesia non ce la fa più a stare reclusa nella pagina estenuata e anemica. Soffoca per claustrofobico decesso editorial...

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