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Storiografia degli Stili


Gotico 1200/1400 circa Con il declino dello stile romanico affiora dal centro Europa il gotico, esso si irradia attraverso arditissime architettura che nelle cattedrali come Notre Dame di Parigi si innalzano in un esasperato verticalismo, tra pilastri, contrafforti, pinnacoli, guglie, bifore e trifore con archi a sesto acuto, tra cui si sviluppano vetrate multicolori con scene evangeliche, ove imbrigliare la luce raffigurante Dio. Questo primo periodo, denominato *gotico classico*, abbraccia il XIII secolo, per poi definirsi nel secolo successivo in *gotico internazionale.* In Italia il gotico si sviluppa in vari modi, a seconda delle corti, per esempio il gotico pisano o veronese con le arche scaligere, viene pertanto denominato *gotico cortese. *

Con il quattrocento ed il rinascimento fiorentino il gotico segna il passo, rimanendo tuttavia nel resto d’Europa come nei centri minori o nelle vallate alpine. Questo periodo viene denominato, per l’infittirsi delle decorazioni con archetti, ramage ed altro, *gotico fiammeggiante o fiorito*, ne è una testimonianza il duomo di Milano. Gli arredi ed i mobili prendono spunto dalle decorazioni delle cattedrali, con cassoni sulle cui facciate vengono scolpiti gli stessi stilemi, dal classico motivo della pergamena ai rosoni e quant’altro. Importanti diventano i cori lignei delle cattedrali, intarsiati alla certosina. Al contempo si sviluppa l’arredo del castello e delle case torri, con cassoni dipinti con scene cortesi tra cui S. Giorgio che uccide il drago, cavalieri e dame. I cassoni vengono abbelliti e rinforzati da ferramenta possenti, con cerniere e complicate serrature nei forzieri. I tavoli sono semplici cavalletti ed assi lignee tagliate e smussate in modo grossolano, mentre spiccano una miriade di sgabelli a tre piedi sul cui dorsale vengono talvolta effigiati stemmi araldici.


Rinascimento: primo 1400/1500 c. pieno 1500/1540 c. – tardo 1540/1600 c.

Il rinascimento nasce a Firenze nei primi anni del quattrocento come riscoperta delle arti classiche greco romane, in un fervore di idee che attraverso le arti muta quella visione gotica di “bello idealizzato” in “bello naturalistico”. Si studia l’anatomia, la prospettiva, le regole matematiche per nuovi edifici, con Leon Battista Alberti che ne interpreta i canoni, Brunelleschi che edifica la cupola del Duomo di Firenze, Donatello nella scultura e Masaccio nella pittura; in quel primo rinascimento che vede l’abbandono dei castelli e delle case torri per una città ideale, con piazze e sontuosi palazzi bugnati, da palazzo Ruccellai a palazzo Strozzi a palazzo Diamanti di Ferrara. La conquista del potere non si fa più attraverso la spada dei prodi cavalieri ma attraverso il mercanteggiare, con banchieri e notabili. Fervono le botteghe con vere e proprie corporazioni di arti e mestieri, per arredi sempre più raffinati, con tavoli da centro formati da gambe a vaso, cassoni a sarcofago con zampe leonine, seggioloni e credenze dai raffinati intarsi certosini, suddivise da pannelli quadrati in numero pari, con all’interno dei rombi. *Il pieno rinascimento* si irradia da Firenze in tutta Itali ed in Europa, trovando in Roma l’apogeo con la cupola di S. Pietro di Michelangelo, per non dimenticare Raffaello, il genio di Leonardo e al nord l’arte del Mantegna. Dopo questi sommi artisti, il manierismo nella pittura come *il tardo rinascimento* nell’arredo, si evolvono in quella ricerca di “bello” che nell’“umanesimo” diventa ideale di vita, mettendo al centro l’uomo. Le grandi corti: i medici a Firenze, il duca di Montefeltro a Urbino, gli Estense a Ferrara, i Gonzaga a Mantova, i Sforza a Milano; si circondano di artisti, poeti e letterati, per dimore chiamate “delizie”, ove ostentare le proprie ricchezza attraverso raccolte d’arte vere e proprie icone. Nascono le gallerie, dagli Uffizi a palazzo Pitti, con i giardini di Boboli, per andare a Fontaineblau in Francia con i giardini e gli affreschi del Rosso Fiorentino. Tutto ormai è rinascimento, dallo stile ai nuovi modi di vita..


Primo seicento in Italia 1600/1645 Luigi XIII in Francia 1610/1643 Il primo seicento coincide con il regno di Luigi XIII in Francia e l’epoca d’oro nelle Fiandre. Dalla città di Amsterdan con il suo ricco porto si intrecciano fitti affari con il resto d’Europa. Artisti fiamminghi prendono sempre più piedi con le loro idee innovative, dalle nature morte ai paesaggi, dal trittico Portinari di Firenze ai ritratti dei mercanti vestiti di nero con bianche gorgiere. Viene importato dall’africa il legno d’ebano, da dove deriva il termine olandese “ebanista”; esso viene utilizzato per il colore nero e per la sua durezza nelle cornici dei quadri e nella rivestitura dei mobili. Dalla Spagna proviene invece la lavorazione del cuoio di Cordoba e la tornitura di derivazione araba, impiegata nelle gambe dei tavoli a bandelle e tavolini, come nelle sedie e nelle testate dei letti. Tale tornitura approda ben presto in Francia nello stile Luigi XIII e in Italia, soprattutto a Bologna. Questa particolare tornitura ad anelli verrà chiamata in Emilia tornitura a “rocchetto”, da qui stile rocchetto. A Firenze si prosegue la lavorazione del “commesso di pietre dure”, che dalle cappelle medicee si trasferisce nelle facciate di mobili detti “stipi”, con ribalte e cassettini rivestiti da un vero e proprio mosaico con motivi floreali, formato da marmi e pietre colorate su fondo d’ebano.


Barocco italiano e Luigi XIV francese (1643/1715) primo barocco 1645/1675 – pieno barocco 1675/1700 tardo barocco 1700/1720 circa Con il termine barocco, dal portoghese “aljofre barroco” nel significato di perla irregolare, si intende uno stile “bizzarro ed estroso”. Sviluppatosi a Roma con Lorenzo Bernini ed il colonnato di S. Pietro, tra scenografie di piazze, fontane e sculture fluttuanti, il barocco trova il suo apogeo nel magnificare i palazzi papalini della nobiltà romana. In Francia con Luigi XIV, il re sole, il “baroque” si manifesta raggiungendo nella mondanità della corte di Versailles il massimo dello sfarzo. Nascono mobili dalle ampie forme mosse, dorati o radicati, con specchi e cornici piene di volute e conchiglie, poste sopra dei lavoratissimi tavoli a muro “consolle” con piani in marmo. Se l’Italia è la patria del virtuosismo, soprattutto nella scultura lignea con Filippo Parodi, Francesco Pianta, Andrea Brustolon, Andrea Fantoni e Antonio Corradini, solo per citare i più celebri; la Francia incarna nell’intarsio con tartaruga “marqueterie” di André Charles Boulle, per armadi, cabinet, commode e scrivanie dai suntuosi fregi in bronzo dorato, la decorazione nella sua massima espressione. Dai mobili all’arazzeria dei gobelins, agli orologi, alle stoffe in broccato, velluto e damasco, l’arredo come il vestire viene caricato ed esasperato al massimo, in una miriade di colori tendenti al viola e rosso cardinale. Il barocco è dunque uno stile spesso sovrabbondante, pomposo, opulente e ricco nell’intreccio virtuoso delle decorazioni, tra ampie volute arricciate, come si può notare negli stucchi dei saloni, delle gallerie e dei scaloni d’onore.


Barocchetto in Italia 1720/1730-40 Il barocchetto in Italia come la Reggenza in Francia è uno stile di passaggio tra il barocco e il rococò. In questo periodo gli ambienti come le forme si rimpiccioliscono ed aggraziano, tutto è ancora barocco ma in modo più addolcito e delicato, le grandi volute lasciano il posto a nuvolette con sottili conchiglie dette a “pettine”. In Francia il reggente Filippo d’Orleans privilegia una vita di corte più semplice, meno pomposa. I colori si attenuano e dall’’Inghilterra si espande la moda delle “boiseries” alle pareti. I mobili vengono contenuti, con le gambe dei tavoli e delle sedie che si aggraziano e si curvano mantenendo ancora per poco le traverse a X del Luigi XIV. Nasce la moda delle cineserie, con pannelli e mobili fatti laccare prima in Cina e poi in Europa. A Venezia il barocchetto si evolve nell’arte dei mobili dipinti e radicati, mossi e curvati a doghe, tra cui spiccano le prime ribalte “bureau” e i primi “trumeau”.


Rococò in Italia 1730-40/1755 c. Luigi XY o rocailles in Francia 1723/1774 Il rococò in Italia è uno stile che si sviluppa sopratutto a Venezia nel pieno settecento, tra feste, balli in maschera, gioco d’azzardo e gite in barca sul “Burchiello”, in una società gaudente e dissipata, come veniva illustrata dallo stesso Goldoni e dal Longhi. L’abbigliamento è frivolo ed abbondante, impera la seta, con costumi femminili accentuati, dalle gonne a campana a corsetti di costrizione per accentuare il seno in generosi decolleté. Come nell’abbigliamento anche nei mobili vengono accentuate le bombature, con mosse e contromosse. La laccatura, prima a cineserie e poi a fiori, imperversa tra cornici alla “Tiepolo” e composizioni floreali alla Guardi. Da Venezia il rococò si espande a Genova con mobili bombati lastronati in bois de violettte, palissandro e bois de rose, dai motivi a quadrifoglio, per poi approdare a Roma e a Napoli in virtuosismi e capricci. Con Casanova questo stile viene chiacchierato in giro per l’Europa. In Inghilterra imperversa Thomas Chippendale, con mobili rococò dalle forme cinesi. A Torino lavora per la corte sabauda, con l’architetto Filippo Juvarra, l’ebanista Pietro Piffetti, eccellente intarsiatore che inserisce l’avorio nei cartigli e nelle filettature degli intarsi.

A Parigi invece, il Luigi XV o rocailles, si sviluppa soprattutto nei salotti, con ambienti raccolti e ovattati come le alcove, dove divani e divanetti di tutte le fogge e dalle ampie imbottiture la fanno da padroni, tra comò, bureau e trumeau che si rimpiccioliscono ed aggraziano, facendo si che i mobili di questo stile siano tra i più pagati nell’antiquariato.


Transizione 1755 circa /1770 Neoclassico in Italia Luigi XVI in Francia 1770/1792 A metà del settecento, prima a Roma e poi a Napoli con Ercolano e Pompei, si inizia ad avere voglia dopo la lunga stagione barocca di ritornare alla classicità già filtrata dal rinascimento. Nascono così i primi ambienti neoclassici, come il caffè degli specchi del Piranesi a Roma, frequentato soprattutto da inglesi. Questa nuova ventata, mentre imperversa il rococò, si può desumere in uno stile di transizione. Con l’avvento di Luigi XVI in Francia, il neoclassico si impone togliendo le linee curve per ritornare a colonne scanalate con architravi del mondo greco romano. I colori si attenuano passando dal rosso all’azzurro, al bianco, tra cornucopie, cammei, festoni, nodi d’amore e stoffe a righe. Le gambe dei mobili diventano a spillo, con sopra un collo ed un dado di raccordo collegato a traverse, dove all’interno si effige una rosetta. Nasce il secretaire, un mobile a ribalta con all’interno una miriade di cassettini. A Milano, alla corte del “Piermarini”, si sviluppano una serie di artisti, tra cui il mobiliere Giuseppe Maggiolini, autore di pregevoli mobili intarsiati con disegni neoclassici e floreali forniti dal “Levati”, lavora per Napoleone e per il Gran Duca d’Austria. Attraverso il tour d’Italy, viaggio nella classicità italiana, poeti, artisti, storici ed architetti come l’Adams inglese, diffondono il neoclassico in tutta Europa


Direttorio 1792/1804 Impero in Francia 1804/1815 Impero in Italia 1804/1830 Scoppiata nel 1789 la rivoluzione francese, il regno di Luigi XVI finisce, si ha quindi dal 1792 il periodo della convenzione, del direttorio e del consolato quando Napoleone diventa primo console. Si tratta di un periodo ancora neoclassico, con voglia di rinascimento e toscanità, attraverso rombi che nei mobili sostituiscono nel dado di raccordo le rosette. Nelle sedie fanno apparizione le gambe a sciabola, accanto a motivi di delfini, cigni e zampe di leone. I mobili sono un misto tra il Luigi XVI ed il futuro Impero. Con Napoleone ed il retour d’Egitto si sviluppa l’impero, uno stile imponente e marcato, con tappezzeria a larghe fasce bianche e blu, che dalla Malmaison di Joséphine, con i due architetti Fontaine e Percier, prende piede in tutta Europa. In Italia soprattutto a Lucca con Luisa sposa Baciocchi, a Roma con Paolina sposa Borghese, a Napoli con Gioacchino Murrat, a Parma ecc. Il mobilio è quasi sempre in legno di mogano con applicazioni in bronzo dorato, dove spiccano colonne e capitelli che sorreggono l’ultimo cassetto prima del piano. I letti sono a barchetta posti a parete su uno dei lati lunghi a mo di divani. Ci sono tripodi, sfingi ed altri motivi egizi, con sedie dallo schienale a lira, sgabelli danteschi, pisché e tavolini toilette.


In Francia Restaurazione: “Luigi XVIII 1815/1824″ – “Carlo X 1824/1830″ In Austria: Biedermier 1815/1830 Vienna 1850 oltre Caduto Napoleone si instaura in tutta Europa la “restaurazione”, attraverso il Congresso di Vienna del 1815 che sancisce il ritorno delle monarchie spodestate, con in Francia il re Luigi XVIII e poi il fratello Carlo X. Nei mobili le linee classiche diritte lasciano il posto al parziale ritorno delle curvature, con i bronzi dorati che vengono tolti per delle sottili filettature che nel Luigi XVIII sono in legni chiari su fondi scuri di mogano, mentre nel Carlo X sono in legni scuri d’ebano o amaranto su fondi chiari d’acero, ciliegio, betulla, frassino e limone. La capitale della moda non è più comunque Parigi ma Vienna, la quale detta un nuovo stile del “comune uomo borghese”, chiamato “biedermeier”. La casa diventa accogliente e comoda, con sedie e divani “sociali” sparsi ovunque, in un misto di confort e riservatezza. Nasce il mobile da design, con soluzioni che partendo dallo stile precedente di Maria Teresa d’Austria, diventeranno estremamente ardite e rivoluzionare, sfociando nell’invenzione del legno curvato a vapore di Michael Thonet con le sue famose sedie in paglia di Vienna, le più diffuse al mondo. Ben presto il biedermeir si impone in tutta Europa ed oltre, da Trieste a Berlino, a Mosca.


Luigi Filippo 1830/1848 Napoleone III o secondo IMpero 1850/1870 Eclettismo – Neostili – Revivals – Esotismo 1870/1890 Tra il 1830 e il 1890 abbiamo una serie di stili che ripercorrono le idee del passato in chiave moderna, talvolta assimilando più stili per una casa eclettica. Nei mobili il *Luigi Filippo* si rifà al rococò ed anche al rocchetto, in un misto di gambe ricurve e gambe tornite con piedi a “cipolla”. Si lavora soprattutto il legno di noce, con intagli a volute e conchiglie. Nascono i comò detti a “cappuccino”, con tre cassetti inglobati da una cornice e un cassettino stretto sotto il piano a forma di “collo o goletta”. Dopo il Luigi Filippo si ha il *Napoleone III*, uno stile francese che vede il ritorno dell’impero in modo più austero, prediligendo i colori scuri delle tappezzerie come l’annerimento della mobilia. Massimi interpreti di questa tendenza sono a Milano Ludovico e Ferdinando Pogliani. Passato il Napoleone III si ha poi un periodo di estrema confusione, dove tutto si intreccia, dalla corrente inglese di William Morris a mobili dei vari *neostili* per una casa eclettica, ai *mobili dello storicismo* che celebrano l’unità d’Italia, ai *revivals* del gotico e del rinascimento, per terminare in quella voglia di esotismo che precede il liberty.


Liberty 1890/1915-25 in Francia Art nouveau, in Austria Secessione, in Spagna Modernismo, in Europa Modern Style, in Italia Floreale Con l’avvento della corrente elettrica e l’accensione della prima lampadina il mondo cambia radicalmente, sfrecciano i treni a vapore e nascono i primi metrò, in una vita che attraverso l’esposizione Universale di Parigi del 1900 con la Tour Eiffel diventa sempre più frenetica. Siamo nell’era della modernità e delle prime riprese cinematografiche dei fratelli Lumière, tutto si scompone e diventa contorto, come i ferri battuti dei lampioni e delle cancellate, dalle linee curve a “colpo di frusta”, simbolo dell’art noveau. A Barcellona con il modernismo Catalano di Antonio Gaudì, in Italia con l’ islamismo di Carlo Bugatti, in Gran Bretagna con le linee stilizzate di Charles Mackintosh, in Austria con il pittore Gustav Klimt, esponenti estremi delle nuove tendenze, si forma quella nuova arte che totalizza ogni ambiente. Con Emille Gallé dell’ecole de Nancy per i vasi di vetro e con Louis Majorelle si consacra l’art noveau francese, mentre a Bruxelles abbiamo Vittorio Horta ed in Germania per lo “jugendstil” August Endell. In Italia si affermano il palermitano Ernesto Basile, Valabraga a Torino, Issel a Genova, Eugenio Quarti a Milano e tanti altri. Tutto ormai è liberty, dal vestire all’arredo, alle lampade, alla scultura, in un gioco che cancella il passato per un nuovo modo di vivere, sino alla prima guerra mondiale del 1915/18 che pone una pausa.


Art Decò 1925/1939-45 “in Italia Mussoliniano” Con l’Expo parigino del 1925 (esposizione internazionale des arts décoratifs et industriels modernes), nasce l’*art decò*, “un’arte decorativa, come dice la parola, che all’inizio si rifà al concetto di lusso tratto dalla “bella epoque”, per poi diventare dopo la crisi del 29 arte industriale e di massa”. Scaturita a Parigi ad opera dello stilista Paul Poiret, approda dopo il ’30 in America. A Vienna, con la Werkstatte fondata nel 1903 in pieno secessionismo, si ha con Josef Hoffman un astratto geometrismo tendente ai concetti del biedermeier. Parigi rimane in ogni caso il centro maggiore del design art decò, con il mobilio di Jacques Emile Ruhlman e l’azienda di Sùe et Mare, le lacche arancione di Jean Dunand, i lavori in vetro di Renè Lalique e la gioielleria Cartier. Per la prima volta si ha l’uso nei mobili dell’alluminio e dell’acciaio, come della pelle di squalo “sagrì” o di zebra. L’art decò diventa da stile pomposo a stile sintetico, fatto in serie per mobili d’ufficio, con gambe in metallo, preludio dello stile della nuova metropoli di Le Corbusier. In Italia si accavalla con lo stile Mussoliniano.

Storiografia degli stili  

una rassegna per data relativa alla denominazione degli stili nel corso dei secoli

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