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2006 - 2007

Luca Di Garbo 5 Gli insindacabili 2006/2007


IL SABATO DEL VILLAGGIO Dalla rubrica “Il Sabato del Villaggio” di www.castelbuono.org

Luca Di Garbo ottobre 2006 - aprile 2007 + appendici


LA CASTELBUONESITA’ E’ UN COSI CHINO I cosi chini sono i dolci tipici del Villaggio del periodo natalizio. Belli fuori, con glassa e diavolicchi o nella variante più semplice con spolverata di zucchero a velo, nascondono all’interno un ripieno dall’apparenza “ostile” ma decisamente dolce al palato. Noci, nocciole, fichi, mandorle, cioccolato, cotogno, chiodi di garofano, marmellate varie ne caratterizzano il gusto dell’assaggio. Un assaggio che è un rito. Il cosiddetto “tastari” che è una scoperta, una ricerca di quell’ingrediente segreto che ne rivela poi l’essenza. La peculiarità di questo “biscottone farcito” è che ogni famiglia castelbuonese ha la sua ricetta, un po’ come per la testa di turco ma con più varianti. Ricetta smaliziosamente vantata dinanzi ad amici e parenti con un malcelato pizzico d’orgoglio e di soddisfazione. Il “cosi chino” è l’emblema della castelbuonesità. Testimonianza di un fare e di un far vedere, di un mostrare e di un mostrarsi. Bello, vivace, colorato, tradizionale. Incomparabile. Rude, dolce, pungente. Sfaccettato. “Noi al Villaggio abbiamo questo, questo e quest’altro ed è tutto bello, bellissimo anzi unico”. La castelbuonesità esiste. È l’io del villeggiante che emerge. Un io che si fa noi e in quanto noi si mostra agli altri e dagli altri si fa apprezzare. È un attaccamento ai luoghi, ai ricordi, alle tradizioni. È un sentimento di appartenenza e di identità. Una forma mentis che porta ad accomunare tutti al di là di tutto. È un ethos più o meno celato, più o meno manifesto, più o meno conscio. Una disposizione dell’animo bonariamente campanilistica. La castelbuonesità emerge colorando le chiacchierate del paesano col forestiero di turno. Emerge fiera, solidale, orgogliosa a volte ipocrita e bugiarda. Emerge nell’abbraccio di due castelbuo-5-


nesi che scoprono di esserlo a migliaia di chilometri dal paese natio. Emerge nel cuore di chi, da tempo lontano, riscopre la familiarità di un paesaggio, a lungo sognato, in quel di Montenero. La castelbuonesità esiste. E si “sente”.

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CULTURA A GO GO La cultura va e viene. Al Villaggio è difficile che sedimenti. Venerdì. La cultura viene. Si assiste al ritorno delle masse istruite. Palermo, Catania, Messina sono i principali centri di fuga. Perché di fuga si tratta. La città opprime. La città è frenetica. La città è invivibile. Il Villaggio è...il Villaggio. Ma la città ci dà il pane. Il Villaggio ci dà la testa di turco. E’ un dolce ritorno. Breve ma intenso. Un ritorno che ha il sapore di una riconciliazione col vissuto più caro. Gli affetti ma anche gli affettati. Mi chiedo, vi chiedo, ma di questa cultura che va e viene cosa resta al Villaggio? Solo panni sporchi. D’altronde i panni sporchi si lavano in famiglia. E la famiglia è al Villaggio. Dove voglio arrivare? Eccoci al dunque. Dunque. Castelbuono si appresta ad eleggere il proprio sindaco. Il primo cittadino. Mi chiedo, vi chiedo: In cosa consisterà il contributo delle “masse istruite” al dibattito pre e post elettorale? Avvocati, ingegneri, architetti, storici, geologi, psicologi, naturalisti, fisici, matematici, letterati e comunicatori. Ce ne sono a decine. Tutti villeggianti. E se ognuno potesse contribuire, per quel che gli compete, allo sviluppo del programma? Fantapolitica, lo so. La politica, si sa, non è fatta per tecnici, specialisti ed esperti. Semmai, il politico è esperto di politica. Parla e ascolta il politichese. Tutti questi villeggianti non parlano né capiscono questo linguaggio, sono disaffezionati, apatici, eversivi e così si tagliano fuori. O vengono tagliati fuori? Siccome sono giovani si potrebbe pensare, per generalizzazione, che se ne fregano altamente degli affari politici. Penso invece che poco si faccia per stimolarli in un dibattito critico, costruttivo. Che sarà per la paura di essere scalzati? Paura di -7-


mostrare la propria “deficienza”? Tra un po’ inizierà il valzer delle liste e col nuovo sistema elettorale sarà una bella musica e staremo a vedere questi saggi consiglieri. Lunedì. La cultura va. E se la “diaspora delle menti” portasse all’elezione dello Scemo del Villaggio?

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MASINO, LO SCECCO DEL VILLAGGIO Costa 1500 euro l’anno ed è il nuovo addetto alla raccolta dei rifiuti differenziati del Villaggio. Si chiama Masino ed è stato preferito al signor Cavallino, detto Lino. Sostituisce Gino Camioncino, licenziato perché costoso, rumoroso, inquinante e soprattutto impopolare. Perché Masino e non Lino? La scelta è stata ponderata, a lungo. Entrambi molto dotati, per carità. Ma alla fine ha prevalso la flessibilità. Masino si muove meglio, è più abbasato, non ha troppe rivendicazioni sindacali e anche se non trotta come Cavallino lavora di più, è più silenzioso ed è molto popolare. Inoltre consuma di tutto e soprattutto consuma meno, quindi scarica meno, il che è un fattore “essenziale”. La scelta di puntare su un veicolo a trazione animale rientra nella poetica-economica dell’amministrazione comunale. È infatti poesia la scelta di affidarsi nostalgicamente a coloro che un tempo hanno trainato l’economia locale. E poi, vuoi mettere la convenienza? Masino non ha bisogno né di assicurazione né di bollo, solo ogni tanto di quattro zoccoli nuovi. Gino era sì veloce, rapido, capiente, tutte qualità inutili lavorando a passo d’uomo in mezzo alle strette stradine del centro storico. “Servivano forze fresche” ha dichiarato il capo del Villaggio, e come la mettiamo invece con gli sforzi freschi? È vero, Masino è portato fisiologicamente a lasciare per strada rifiuti umidi ma in linea di massima li raccoglie. E poi -9-


l’amministrazione prevede di dotare Masino di “sacca bisogni” atta a contenerne gli scarichi. L’unico problema è svuotarla, ma questo è un altro paio di maniche, ma anche di pantaloni e di scarpe (di chi svuota). Per quanto riguarda le essenze, ebbene, questo sì che è un problema sentito. Ma chissà che dopo l’idea di creare un allevamento di asine, non si pensi anche a una distilleria di profumi. Il contratto di Masino prevede tra l’altro alcuni doveri quali quello di ricoprire la parte dell’asinello nel presepe di Piazza Margherita, e quello di sostituire il capo del Villaggio nei discorsi istituzionali. D’altronde, meglio uno scecco vero che un vero scecco.

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SAN MARTINO A San Martino ogni mustu è vinu. L’antico proverbio agricolo ricorda che per il giorno di San Martino, il mosto ha finito di fermentare e può quindi essere “spillato”. Il cosiddetto spinucciari per i castelbuonesi assume contorni da festa goliardico-popolare. Cosa meglio di una sasizzata in compagnia per rendere giusto onore al dio Bacco? Sacro e profano vanno per una sera a braccetto passeggiando a chiazza nnintra in maniera né ortodossa né tanto meno ortogonale. Così nelle case e nelle cantine si tasta e si sciarìa. C’è chi si limita ad alzare il bicchiere e chi, in allegria, alza pure il gomito. C’è il produttore che è sicuro ca si conza, quello più che preoccupato dall’aspetto troppo trublo per confidare in miglioramenti imminenti e chi gongola paonazzo predicando a parenti e amici la buona novella o meglio il buon novello, con tanto di bottiglia omaggio con etichetta fiuggi ancora mpiccicata e didascalico commento: “stu anni m’arriniscivi”. Martino, chi era costui? Forse non tutti sanno che il “patrono dei tavernieri” è raffigurato nell’iconografia comune come un soldato romano in groppa ad un baio bianco. Un centurione con il gladio in mano, nell’atto del taglio della sua clamide in due parti da concedere per metà a un poverello seminudo e intirizzito dal freddo. Prodigiosamente, a quel generoso gesto, il freddo e la neve si attenuarono e il sole comparve. Oggi San Martino viene associato esclusivamente (e immediatamente anche grazie alla rima) a questa festa del vino e ai suoi connessi, appendici e strascichi. Un appuntamento frizzantino che i giovani universitari castelbuonesi festeggiano anche a Palermo - 11 -


con chiassose ed euforiche rimpatriate paesane. Per loro San Martino è un giorno “rosso” nel calendario. Forse non tutti sanno che causa ore piccole e mal di testa martellanti anche l’indomani sarà probabilmente dello stesso colore.

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IL BRANCO DEL VILLAGGIO Al Villaggio i ragazzini stanno per strada. In città no. Le strade sono per le macchine, per i taxi, per i bus e di striscio per pedoni e ciclisti. Non ci sono strade per i ragazzini. Non ci sono ragazzini per le strade. In compenso ci sono i ragazzini della strada. Quelli sì, ma solo in certe strade. Anche al Villaggio ci sono dei ragazzini della strada. Hanno i bicchieri in mano, non quelli di plastica con la coca cola. Hanno camminata ciondalante e aria da bulli. Si muovono come bufali. Gridano. Non ascoltano. Hanno dai 14 ai 16 anni. Li ho visti litigare selvaggiamente tra loro. Li ho visti insultare platealmente i pari età. Li ho visti prendersela barbaramente con gli adulti. Sputare in terra sui piedi degli anziani. Bestemmiare ad alta voce. Sembrano non aver paura, né regole, né rispetto. Sono solo taluni questo è vero, ma sono più di uno e quando non si è da soli si diventa branco. E il branco fa danni.

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VOX POPULI Il curtiglio è lo sport ufficiale del Villaggio. È un gioco di squadra che si fa con le parole. Appartiene alla famiglia dello scarabeo solo che mentre quest’ultimo è un gioco da tavolo, il curtiglio è un gioco principalmente da balcone o da piazza. Si gioca almeno in due e consiste nel diffondere voci che suscitano in chi ascolta, meraviglia e incanto esponenzialmente crescenti. Così come una palla di neve si ingrossa man mano che scende a valle trasformandosi in valanga, così il curtiglio si ingrossa man mano che scende verso la Fiumara trasformandosi in una palla (o balla per i nordici). Si parte dall’assioma che le parole sono pietre per costruire strutture verbali enormi. Lo scopo del gioco è riuscire, pietra dopo pietra, a ingrossare la voce sempre di più, finché non si viene proclamati “soprani” per acclamazione o “lapidati” per diffamazione. Ai soprani, maestri nel girare la pietra sette volte, vengono cambiati i connotati e conferita la cittadinanza onoraria di Petralia Soprana. Fondamentale alla fine della buona riuscita del gioco, è la padronanza della tecnica di diffusione del curtiglio che può avvenire secondo due criteri. Il primo è per strasentimento da assonanza, tecnica molto comune tra gli anziani, dove la frase “oggi si sposa Fiorella” si trasforma in “Moggi si scopa mia sorella”. Di solito queste voci vengono smorzate al primo tentativo di diffusione vista la testata inaffidabilità della fonte. Il secondo criterio di diffusione è quello per accrescimento iperbolico. Si inizia da una notizia presunta, una semplice frase composta da soggetto, verbo e complemento. A questa ognuno aggiunge del suo, a piacere. Tanto più piacere ci si mette, tanto più si avranno esiti pirandelliani. L’inizio del gioco viene sancito dal catartico “U sintisti?”. Questo incipit provoca nell’interlocutore di turno tutta una serie di effetti collaterali come lo spalancamento e successiva paralisi - 14 -


della cavità orale e, nei casi più gravi, l’inibizione del respiro e del battito cardiaco sottolineato dalla tipica frase “Morta sugnu!”. Affinché la fonte possa dar vita alla propria opera di accrescimento iperbolico è necessario che essa prenda debite precauzioni proferendo l’impersonale “Dici ca...”, tipico espediemente atto a garantire l’efficacia del divenire curtigliesco e a preservare la fonte da eventuali ilinciaggi. Capita però che l’interlocutore si insospettisca dubitando dell’attendibilità della notizia (“Cu t’u dissi?”), ed è qui che si vede la bravura del vero curtigliaro che, abilmente, delega la fonte a terzi a lui ovviamente ignoti (“U dicivani no varvieri” oppure “U sintii a chiazza”). Il curtiglio è un gioco altamente pericoloso. Per la qualità dei temi trattati e l’accuratezza dei particolari descritti è caldamente sconsigliato ai minori di 18 anni. Al Villaggio questo sport vanta un gran numero di tesserati. La sede locale della “D.C.CA” (Diffusione Certificata Curtiglio Autorizzato), si trova nella piazza principale e rende onore al Barbiere di Siviglia considerato il padre fondatore del Curtiglio moderno.

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TOP ONOMASTICA La vita del Villaggio fluisce piena di controsensi. Non si capisce perché il traffico vada per il verso sbagliato. (A proposito dove sono gli organi di senso?) Ma è prevista un’inversione di marcia. Da febbraio. Quando arriverà il fatidico piano traffico redatto da illustri luminari dell’Università di Palermo. Cari villeggianti, da febbraio si cambia senso. Molti disconoscono il fatto che sono previste anche delle modifiche toponomastiche. Come queste qui di seguito. Via Cefalù, non ne possiamo più. Via. Su proposta di ignoti diventerà “via Cicero”. Più che una via un invito a percorrerla. Via Mustafà, leader della resistenza islamica contro gli scudocrociati. Dentro Sottile, leader delle parole crociate. Ecco così “largo Sottile”, un sorta di ossimoro ma soprattutto una dimostrazione di affetto. Via Maurolico, scienziato astronomico. Al suo posto Leta, scienziato del traffico alle stelle. “La Leta via” sarà circondata da palme sopra le quali dei giullari, con dei fischietti, scandiranno a tutte le ore l’inno del villaggio: il Peppepeppeppeppè tormentone carnevalesco. E infine Piazza Margherita, in onore delle Regina degli italiani, diventa Pizza Margherita, in onore della regina delle pizze. Sarà piena di discorsi in tutte le salse e delle nuove, squisite, incomparabili, mozzarelle d’asina. Ma attenti all’olio abbondante, si rischia lo scivolone.

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LETTERA DI BABBO NATALE AL CAPO DEL VILLAGGIO Caro Capo del Villaggio, chi ti scrive è Babbo Natale. Di solito le lettere le leggo, stavolta ne scrivo una. Strappo alla regola. Tu te lo meriti. Ho saputo che nel tuo Villaggio hai reclutato degli asinelli per la raccolta dei rifiuti. Sono contento che esistono ancora persone come te. Pensavo di essere il solo a resistere alle tentazioni tecnologiche. Vista la tua encomiabile sensibilità, volevo metterti a conoscenza di una brillante iniziativa che un tuo collega, il sindaco di Acquanegra (Cremona), ha coraggiosamente intrapreso. Il signor Luciano Manfredi, che ha avuto la briga di mettere al mondo 6 pargoletti, si è fatto due conti durante le sue ripetute notti insonni: nei primi tre anni di vita per ogni culetto si consumano più o meno 4500 pannolini, con un impatto sull’ambiente a cui nessuno pensa e che rappresenta una tassa quotidiana per le giovani e spesso squattrinate coppie. Si calcola che la spesa per i pannolini sia di 1200 euro all’anno e che il culetto, finchè non siederà comodamente su un vasino, arrivi a produrre 900 chili tra cacchine, pipì e fibre plastiche, quest’ultime sostanze inquinanti e di difficile smaltimento. Nei pannolini ecologici le fibre plastiche vengono sostituite con sostanze naturali come il Pla, costituito da zuccheri estratti dai vegetali e cotone biologico. Ebbene, caro Capo del Villaggio, il sindaco di Acquanegra, nome abbastanza evocativo, ha deciso di invogliare i genitori ad acquistare pannolini lavabili, al posto di quelli usa e getta. Non si tratta dei vecchi “triangoli” o “sorrisi di stoffa”, ma di un “indumento” che può essere riutilizzato fino a 250 volte e regolato secondo le fasi di crescita del culetto. Costo 12,5 euro l’uno. Pensi, - 17 -


con soli venti pannolini, si può coprire il fabbisogno dei tre anni (addirittura è dimostrato che i culetti abituati a un pannolino ecologico imparano molto prima ad usare il vasino). 250 euro di spesa invece di 3600. Un risparmio di più di 3000 euro a culetto e se in una famiglia ci sono due culetti il risparmio è di 6000 euro, se i culetti sono tre, 9000, e così via. Con tale somma ci si potrebbe arredare un bagno nuovo per quando i culetti impareranno a usarlo, oppure perché no, decidere di mettere al mondo un altro culetto. Quanti culetti avete al Villaggio? 200? Fanno 600.000 euro di prodotto interno lordo in più. Ok, qualcuno avrà da ridire sul lordo ma le madri di Acquanegra promettono che viene via bene. E l’ambiente? Ci guadagna ancora di più. Alla fine ci saranno da smaltire 8 chili di eco-pannolini invece degli 800 chili di usa e getta che ogni culetto dei paesi ricchi consuma normalmente. Capisco che il sospetto per la novità e la paura di un ritorno all’antico e al lavabo, rendono titubanti molte mamme, il sindaco di Acquanegra ha pensato così di dare un contributo comunale pari al 50% della spesa alle famiglie che compreranno i pannolini ecologici al posto di quelli ormai diventati tradizionali. Naturalmente, chi deciderà di dare una svolta ecologista anche a questo “ingombrante” problema, riceverà l’assegno del comune di Acquanegra solo se esibirà lo scontrino di acquisto. Bello no? Ti assicuro che la cosa è simpatica assai. Fai un regalo ai tuoi villeggianti: Toglili dalla cacca. Auguri. Babbo Natale. Ps Purtroppo le renne che mi hai chiesto per la raccolta dei rifiuti, non posso dartele. Vabbè che ti frega, anche lo scecco vola.

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LA FAMA LIEVITATA Il Villaggio ha fama. Ma anche, il Villaggio affama. La simpatica assonanza dà vita a un curioso doppio senso, prettamente alimentare. Il villaggio ha un nome (anche se mi sono preso la briga di non citarlo mai in questa rubrica). E ha pure una nomea, nel senso “buono”. Mi spiego, vi spiego. Tempo fa, quando mi presentavo al forestiero citando la mia provenienza, le risposte erano più o meno “riconoscenti”. Oggi constato che il Villaggio cresce in popolarità e gente che prima sconosceva, ora conosce. E conosce con piacere. “Come no! Il paese dei panettoni”. Risposta classica. “Il paese dei panettoni.” Detta così, la cosa può sembrare pure un’offesa. A volte infatti faccio il tonto e mi offendo, per capriccio. Il “culo a panettone” può rivelarsi peculiarità gradita al pubblico maschile. “Panettone!” può essere anche una sentenza che etichetta un comportamento poco incline a lealtà e a principi di correttezza. Ma il significato che sta dietro “il paese dei panettoni”, com’è noto, è un altro ed è legato al boom dell’azienda dolciaria (che ho la bontà di non citare) che più di tutto, e tutti, trascina l’economia del luogo. Ora, il fatto che sia il panettone il “simbolo” del Villaggio, può far storcere il naso a qualcuno (alzi la mano, anzi, clicchi col destro, chi non storce il naso) e non perché l’odore non sia buono, anzi. Col passare del tempo si rischia di diventare “il paese dei mannetti”, grazie alla strategica scelta dell’azienda di buttarla sulla manna, o di buttare su (sul panettone) la manna. E meno male che l’azienda non si butterà mai sui piselli - 19 -


surgelati. Visto l’eco e la risonanza e con le elezioni alle porte, propongo che il costituendo Partito Democratico del villaggio si presenti alle amministrative con una lista appetibile: “La lista Panettone” con i “canditi” al posto dei “candidati”. D’altronde dall’Ulivo all’Uvetta il passo è breve.

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IL DOPPIO STROPPIA Al Villaggio circolano dei nomi improponibili. Di fatto si vive un periodo di forte agitazione. Si sono sollevati in parecchi in questi giorni al grido di “questa unione non s’ha da fare” o di “nessun compromesso, ne va del futuro dei nostri figli”. C’è anche chi sostiene con orgoglio di volere un altro nome e chi si sente di divorziare subito, prima che sia troppo tardi. Le primarie, il momento del primo appello, fanno davvero paura. Un appuntamento che rischia di macchiarsi di ridicolo. Ebbene sì, sta per finire il tempo dei “Cicero in Castagna” mentre si prospetta la Botta Forti o la Botta Di Vita. Al Villaggio, in seguito all’annuncio del primo sì del Senato al disegno di legge sulle modifiche al codice civile in materia, le coppie, di fatto, “proibite” hanno sonoramente manifestato il loro disagio con la costituzione del movimento “il doppio stroppia” sancita da una raccolta di firme -già lanciata in tempi non sospetti dal periodico locale “Le Madonie”- firme che riportiamo qui di seguito. Chi si sente di aderire al movimento può accodarsi alla lista. Ps Colgo l’occasione per dichiarare che il sottoscritto si reputa disposto ad eventuali, anche pericolose, giustapposizioni a patto il nulla osta, categorico, sul nome: Greta. Chi mi ama mi sequel. Movimento il “Doppio Stroppia” Firmatari Occorso Ventimiglia Allegra Forti - 21 -


Città Speciale Mitra Ficile Ricotta Aiosa Piro Putiri Ricotta Bianca Meli Presti Meli Cucco Gentile Lo Presti Bonomo Toscano Collesano Ventimiglia Occorso Ventimiglia Lima Sottile Badalì Attanzio(ne) Scelsi La Scuola Botta Forti Meli Scelsi Mercanti No-rata Cordone Sottile Ricotta Cicala Meli Castro Cucco Coco Sottile Fina Mitra Russo Lo Re Federico Lo Re Glorioso Alessandro Franco Bruno Franco Franco Federico Gentile Di Garbo Cipolla Sottile Cipolla Fina Castro Lo Re Collesano Pollina Cefalù Collesano - 22 -


Currieri Occorso Cucco Bonadonna Pupillo Speciale Cucco La Franca Sottile Di Vita Lo Re Salamone Lo Re Maggio

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TEMA: PARLA DEL TUO PAESE Il mio paese si chiama Castelbuono ed oltre ad essere buono è anche bello. Ma bello per davvero mica faccio scherzare. E’ un paese piccolo che contiene 9000 persone ma è bello uguale. Alcuni dicono che è pure più meglio di Cefalù che è sempre a mollo all’acqua e ai cefalutani gli si arrappano le dita (però a me Cefalù mi piace pure). A Castelbuono quelli di Palermo ci fanno pure la villa con la piscina finta per starci in estate quando a Palermo c’è un caldo che si squaglificano. Sopra il paese ci sono le montagne che si chiamano “pizzi gemelli”, Rosario dice che si chiamano così perché sembrano due minne ma lui è sporcaccione e io non ci credo. (Si può dire minne nel tema? Casomai ce lo tolgo) Io ci voglio bene al mio paese perché gioco con i miei compagnetti davanti allo spiazzale della chiesa, anche se il parrino ci spurtusa la palla perché una volta abbiamo acchiappato a San Pasquale e lui si è rotto, no il parrino San Pasquale. A Castelbuono c’è il castello e ci sono pure tante piazze, quella più bella è Piazza Margherita ma a me mi piace la Piazzetta perchè ci sono i vecchietti con la coppola quelli che erano pastori, loro ora si riposano e giocano ha briscola, anche io quando sono vecchio voglio giocare tutto il giorno a carte, però no a briscola ma hall’asso pigliatutto o a tivitti perché a briscola mi confondo è perdo sempre e così piango, non è che poi mi posso mettere a piangere quando sono con la coppola e il bastone! I vecchi non piangono più anche se il nonno strolico di Vincenzo piange sempre perché vuole il cannolo ma non lo può mangiare più perché c’ha il polistirolo. Spero che quando sono vecchio a me non mi viene il polistirolo perché a me mi piacciono i dolci e pure le cassate. Quando la mamma fa la testa di turco, che non è un marocchino senza la testa ma è il dolce di Castelbuono, io me la mangio e mi lecco pure il piatto - 24 -


che poi manco sembra usato e ci dico alla mamma di posarlo così com’è, ma lei poi lo lava lo stesso perché dice che fa schifo. Forse c’ha ragione perché se poi lo da a me quel piatto io lo do al nonno tanto non se ne accorge. Castelbuono è famoso perché ci sono i panettoni dei Fiasconaro. I Fiasconaro li portano in tutto il mondo, pure in Australia e in America anche se secondo me gli americani non lo capiscono che è buono per davvero, perché quelli si mangiano tutte quelle schifezze del meccdonald e si inghiottiscono pure le pietre senza capire che sono pietre. Ecco perché secondo me sono tutti pesanti pesanti che neanche ci passano nella porta. A Castelbuono da qualche giorno cammina l’asinello che è comparso anche nella televisione per raccogliere la munnizza nelle stradelle dove non ci passa il camio. L’asinello è simpatico ma va troppo piano e poi fa la cacca per terra e deve raccogliere pure i suoi rifiuti che fanno più puzza degli altri. Secondo me ci vuole il pannolino ma no quello piccolo ma quello grande che c’hanno i vecchietti. L’idea dell’asinello è venuta al sindaco di Castelbuono che si chiama Mario Cicero ma tutti lo chiamano Mario perché a lui non ci piace il suo cognome. Questo sindaco è un po’ pazzerello perché vuole andare sempre in televisione. Mio zio dice che può fare il cabarè e che secondo lui, lui il sindaco è più scecco dello scecco. Ma mio zio tifa per Berlusconi che a me non mi piace perché è ricco ricco e a noi poverelli non ci regala neanche un pacco di ciccipolenta. Ora mi è seccato scrivere spero che la maestra ci scrive bravissimo perché mi è piaciuto. Castelbuono comunque è davvero bello io se divento sindaco da grande ci cambio il nome e lo chiamo Castelbello. Luca III°B Maeeestra, nel tema ce la possono attaccare pure questa foto dove c’è il sindaco scecco con lo scecco? Gliel’ha tirata mio zio, quello che tifa per Berlusconi.

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VIABILITA’ E VIVIBILITA’, TUTTO UN CONTRO SENSO “Ciò che è facile o piacevole da vivere” è questa la definizione che lo Zingarelli dà della parola vivibile. Ne sentiremo parlare spesso, visto che il principale obiettivo di un sindaco - quello in base al quale costruisce principalmente il suo consenso - è quello di rendere vivibile, o più vivibile, il luogo che amministra. Nel nostro trafficato contesto paesano, ci accorgiamo come la vivibilità sia quasi esclusivamente legata alla viabilità. Urge un paese più viabile, più percorribile, dicono a destra e a manca: Una miglior viabilità implica una maggior vivibilità. Ma siamo sicuri che il castelbuonese voglia un paese più vivibile? Riflettendo sull’accezione semantica di vivibilità citata sopra, rimango perplesso dinanzi a quel “ciò che è facile o piacevole da vivere”. Il garantire la vivibilità del nostro Villaggio, ad esempio chiudendo al traffico il centro storico, comporta delle scelte “non facili” per il castelbuonese quindi poco vivibili. Lasciare la macchina a casa e camminare a piedi “non è facile da vivere”. Non facile per chi va a fare la spesa, non facile per chi carica e scarica merce, non facile per il commerciante, non facile per la vedova che va al cimitero, non facile per i bambini che vanno a scuola quando piove. Non facile, quindi poco vivibile. Tutte ragioni che, per carità, legittimano l’uso del mezzo privato. Sappiamo bene però come per il castelbuonese anche non trovare un parcheggio a meno di 5 metri dalla suocera o dalla farmacia “non è facile da vivere”, posteggiare ove possibile e attraversare a piedi le - 26 -


viuzze interne, anziché circumnavigare l’intero paese con l’auto, “non è facile da vivere”. Facile da vivere, quindi vivibile, è invece posteggiare bloccando una strada per comprare un pacco di sigarette o intralciare il traffico in via Cefalù inventandosi un posteggio creativo per un caffè. La gente è convinta che è tutta una questione di sensi vietati, di controsensi o di sensi unici senza senso, il vero problema è invece il senso civico, l’unico senso che manca.

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LA PASSEGGIATA DOMENICALE DOPO LA MESSA La passeggiata domenicale dopo la messa, è il rito, dopo il rito, del villeggiante “modello”. Un appuntamento top (model), ma anche un appuntamento topico, nel senso che anche i topi vengono allo scoperto. E talvolta ballano quando il gatto non c’è. Ci sono diversi flussi che sfociano sul corso per la passeggiata domenicale dopo la messa. Il primo flusso si getta dalla Strata Longa ed è detto “A rotta di Cozzo”. È un flusso caratterizzato da un pimpante e trionfale ingresso di coppie a braccetto, con pettorali da gara e abitino con tanto di sponsor in bellavista (“Congregazione San Pasquale Baylon, maestri di bon-ton”) o persino striscioni di autoincitamento per le coppie più anziane e devote (“in discesa tutti i Santi aiutano, pure Sant’Antonino”). Il secondo flusso viene detto “Cicìu Cicìu a missa finiu”. È peculiare per il caratteristico effetto Brancaleone dovuto a un vero e proprio assalto alla piazza da parte di tacchi e tacchini tutti profumati di Chanel alle panelle. In virtù del tono elettrizzante dell’omelia, gli uomini alla fine della liturgia, tendono tutti a scappare via con un’inspiegabile voglia di materasso. A tal proposito è stato siglato un accordo tra il parroco e la “Materassi Eden, sonno eterno”, per la programmazione di spot pubblicitari tra la fine della prima lettura e l’inizio della seconda. Il terzo e ultimo flusso è quello dei “ManiaCalì”. Tutti militanti di piazza di “vecchio corso”. Il flusso dei ManiaCalì fuoiriesce cantando cantando; ciò è dovuto a una prossimità con la - 28 -


Piazza che rende labili i confini tra messa e messainscena: non si capisce bene dove finisce una e inizia l’altra. I ManiaCalì, a messa conclusa, si ritrovano così a scambiarsi segni di pace, farciti da saluti e notizie su parenti e serpenti, con chiunque si ritrovi nei paraggi, il tutto generando ingorghi ravvicinati del terzo tipo. Nella passeggiata domenicale dopo la messa confluiscono anche flussi laici provenienti da tutt’altre vie. Il risultato è un purpurì che va avanti e indietro con uguale andatura e umore. Un serpentone, anzi un millepiedi, che si dipana a braccetto per il corso, bello e pulito, lucido e impettito. Il Villaggio ama passeggiare ma non camminare. Per camminare c’è l’auto che però va a passo d’uomo. E allora viva la messa! In moto.

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MASCHERATI E MASCARIATI Il carnevale del Villaggio non finirà certo nelle ceneri. Quest’anno c’è molta carne al fuoco e per spegnere gli entusiasmi carnascialeschi si dovrà attendere l’elezione del nuovo balanzone. E così, per la gioia delle dentiere, chiacchiere e riso abbonderanno sulla bocca degli ingordi. E le maschere continueranno il loro teatrino almeno fino ad aprile, quando, smontata la baracca, si insedieranno nel grande baraccone. E’ una moderna commedia dell’arte, dove c’è chi si maschera e chi si mascarìa. Il capo del Villaggio ad esempio, ha deciso di vestirsi da “Testa di Turco”, mascariandosi di cannella e con un diavolicchio per capello. Molti credono che sia tutta crema ma lui assicura che c’è parecchia sostanza, sotto mentite sfoglie. C’è chi si vestirà da “cavallo di Troia” e chi da “asinello di San Giuseppe”, chi da “Venere Ciprea” e chi da “Babbo i l’Itria”. Risate a crepapelle. Qualcuno ci lascerà le penne, qualcuno resterà in panne. Ma chi salirà sul carro del vincitore?

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IN FIN DEI CONTI “Il Villaggio è un’isola felice in fin dei conti”, parola di forestiero mordi e fuggi, quello che taglia l’aria col coltello e mangia volentieri. Ma ci sarà puzza di bruciato? La città ha i suoi problemi che il Villaggio non conosce. Verissimo. Ma è in dubbio che la pace regni sovrana. C’è chi dice che anche al Villaggio ci sia un che di serpeggiante, di invisibile eppur tangibile, di ineffabile eppur materiale. Se ne parla, ma non se ne parla. Si dice, ma non si direbbe. Viene fuori, ma si ricaccia dentro. C’è chi minimizza. Chi amplifica. E c’è magari chi ci cade. Chi si fa avanti con fare sorridente e mano protesa. E c’è magari chi si consuma. Un logorio che finisce per strozzare.

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IL VILLAGGIO E’ UNA BELLA DONNA DISTESA SUL BAGNASCIUGA Il Villaggio è una bella donna. Distesa sul bagnasciuga. I Pizzi Gemelli, due bei seni. A chiazza nnintra l’ombelico. Montenero, chiamatela come volete. I piedi a mollo a bearsi del refrigerio. Un braccio è sulla strada per Isnello, una mano a Vinziria. L’altro braccio è sulla strada per Geraci, l’altra mano ai Chiani Monaci. La testa? È altrove. Non si vede, forse reclinata al di là dei monti, forse girata su un fianco. Il Villaggio è una bella donna. Distesa sul bagnasciuga. Respira a pieni polmoni dell’aria frizzantina. Sospira. Una donna ricca di fascino, ammaliante, e di bellezza, selvaggia. Ai più impenetrante. E il cuore? Il cuore sono i villeggianti. Colmo di sentimenti contrastanti e contraddizioni. Il Villaggio è una bella donna. Distesa sul bagnasciuga. Una posizione attraente e sinuosa. Un carattere orgoglioso e sensuale. Una donna fertile e feconda. Dispensatrice di profumi ed essenze, doni di Madre Natura. Il Villaggio è una bella donna. Distesa sul bagnasciuga. Godiamone tutti. Amiamola.

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Il DUCA DEL VILLAGGIO

È un uomo che va adagio Che ha tempi diluiti In culo ai forsennati A volte sta un po’ alticcio Ma rifugge dal bisticcio E individua la sostanza smitizzando la parvenza.

Duca del villaggio Lo divenne un dì di maggio Quando cadde sul selciato E rinvenne titolato Lui dice in quantità Suscitando ilarità E abbellisce le orazioni con rime e citazioni Il duca del villaggio È un uomo che ha coraggio Che sfoggia i suoi talenti In barba ai criticanti. Incede per la strada Riverito ovunque vada E sentenzia ad alta voce La bocca mai non cuce Il duca del villaggio Ha le massime di un saggio E risponde ai prepotenti In gioco ai governanti Scherza in compagnia Non disdegna l’euforia Non ha maschere né orpelli Rifugge mode e balli Il duca del villaggio - 33 -


DALL’UNICORNO AL PIZZICHINTI’ IN 5 ANNI

Il nome del Villaggio è sulla bocca di tutti. E l’appetito vien mangiando. Cavalcando la scia degli asini netturbini – a proposito, impossibile stargli dietro! – i programmi elettorali dei candidati a capo del Villaggio, saranno tutti incentrati su idee iperboliche dal grande impatto mediatico. L’arrembante logica del “purché se ne parli”, giustificherà tutta una serie di rivoluzionarie iniziative, spacciate per “normale amministrazione”. L’obiettivo è quello di conquistare la rubrica quotidiana del Tg1 dal titolo: “Fuso orario, cose mai viste”. Se l’asinello significa “tornare a 40 anni anni fa”, iniziative ben più sconfinate come quelle in cantiere, destineranno il Villaggio all’implosione temporale. Infatti, secondo le prime indiscrezioni, tutti sono più o meno d’accordo che: Dal 2008 - Si procederà alla rottamazione delle auto circolanti che verranno sostituite da carrozze trainate, a seconda della classe sociale, da unicorni, cavalli, asinelli e cinghiamaiali. - Verrà lanciata la corrente “differenziata”. A “differenza” del mondo intero, l’elettricità al Villaggio sarà abolita. Dal 2009 - Partirà il progetto dell’acqua porta a porta. L’acqua direttamente dietro la porta di casa, come con il latte fresco. Acqua fornita tre volte la settimana: il lunedì umida, il mercoledì solida, il venerdì gassosa, la domenica amen. - Elaborazione della Teoria della Rivoluzione Ciceriana, secondo la quale tutto il mondo gira attorno al Villaggio e viceversa, il tutto secondo il principio fisico del girogirotondo - 34 -


quanto è bello il mondo casca la terra e tutti giù per terra. Dal 2010 - Istituzione della moneta unica del Villaggio, “il fiorino”, e promozione di forme di commercio alternative come il baratto. - Il Villaggio diverrà Reame con l’elezione del Re, che abiterà al castello con la sua regina, e la nomina di personaggi di spicco come: il giullare di corte, il matto, l’appeso, la luna nera ma anche fate, elfi, streghe, puffi e gargoyles. Dal 2011 - Via alle grandi opere. Previsti una piramide, una sfincia gigante e la costruzione del più grande Spaturno mai conosciuto. Mai conosciuto nel senso che nessuno sa cosa sia. - Promozione e valorizzazione esclusiva di antichi mestieri, come la caccia, e di forme d’arte innovative come il graffito rupestre. Dal 2011 - Estinzione della specie castelbuonese. - Creazione di un mondo tutto pace e testa di turco, teneramente adagiato su una crosta di mannetto al sugo di cinghiale ripieno di cosichini e pizzichintì. Di qui a breve, avremo la pancia piena di ricette elettorali, più o meno fantasiose, come queste. Nel frattempo, buon appetito a tutti.

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LA BALLATA DELL’AMORE INFEDELE Gonna griffata pendant con la maglia Lo sguardo evidenzia la segreta voglia. Percorre la piazza stillando gli odori Di donna abbagliante agghindata di ori. Cattura malizie, cenni eloquenti Di uomini persi in vaneggiamenti Snella la forma, folle apparenza Nulla sostanza, molle presenza. Fu giovane sposa in balia dei balocchi Di chi la sedusse tarpandole gli occhi Fedele al vizio non al consorte Dona i suoi sensi cedendo alla corte. Pentita giammai ma tronfia di orgoglio Frequenta salotti celando l’imbroglio Stringendo il marito affatto sospetto Ammicca vogliosa a chi dirimpetto. Chiaro il suo intento oscurato dal gioco In cui s’impone l’ardore bieco Non per denaro né per passione Ma per il trionfo della trasgressione.

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TEMA - UNA GITA PARTICOLARE Una gita particolare l’ho fatta a Castelbuono. Ma mica Castelbuono quello vero, un’altro Castelbuono, che si chiama come Castelbuono e che si trova in un posto che si chiama Unbria. L’Unbria è tipo la Sicilia ma sta in Italia, lì si parla l’italiano pulito pulito che il mio amico Rosario non ci capirebbe niente proprio. Facciamo che sto paese lo chiamo Castelbuonoquellofinto, così non mi confondo con Castelbuonoquellovero. Allora Castelbuonoquellofinto è alto 345 metri sul livello del mare, così almeno cè scritto nella tabella, ma io sto livello del mare non l’ho visto, invece a Castelbuonoquellovero se vai a liccia il livello del mare si vede e qualche volta pure le isole olie. Castelbuonoquellofinto c’ha 10 abitanti. No 10 mila, 10 contati, anche se io noneò contato neanche mezzo, forse sono tutti malati o forse sono tutti morti, anche se quando si entra nel paese non c’è neanche un cimitero e ho pensato che forse i morti se li mettono seduti nel sottano per compagnia, come si faceva con i parrini della matrice vecchia, ma ce le posso scrivere ste cose o fanno schifo? Casomai ce le tolgo. A Castelbuonoquellofinto esiste solo una via che arriva fino a numero venti e non si chiama in nessun modo così i postini non possono sbagliare mai, mica come a Castelbuonoquellovero che i postini si confondono e a casa mia arrivano sempre le bollette del papà di rosario e mio papa santìa. Il monumento più importante di Castelbuonoquellofinto è il castello ma è tutto rotto e non si capisce se è un castello o una stalla. Questo castello c’ha una campana con una corda che pinnilia fino a terra, io la volevo tirare ma il mio amico Francesco - 37 -


mi ha detto che se la tiravo mi cadeva di sopra e io non l’ho tirata, e mica sono scimunito. iA Castelbuonoquellofinto c’è pure il monumento ai caduti della guerra mondiale, come quello di piazza parrocchia ma senza il cannone, senza le palme e senza gli uccellini che ti cacano di sopra. Nel monumento c’è scritto che due persone poverine sono cadute e due sono dispersi, che significa che non li trovano più ma secondo me, mentre erano in guerra, se ne sono scappati in un altro paese più grande e forse ore sono morti, ma almeno hanno campato meglio. Ma la cosa che mi è piaciuta di più, proprio di più di più, è la scarpa con la terra e la pianta piantata dentro la scarpa che c’è cresciuta dentro. C’ho fatta pure la fotografia di quanto era bella! A me mi è piaciuta così assai che quando sono tornato a casa ho preso le scarpe di papà e c’ho impiantato il piddrisino con tutta la terra, ma mio papà m’ha tumpuliato tutto arraggiato perchè dice che gli ho azziccato le scarpe per uscire, allora di nascosto ho futtuto la scarpa al nonno ma poi gliel’ho data perché quello stava andando alla pia opera pastori con una scarpa sì e l’altra no e zuppichiava. Io a Castelbuonoquellofinto mi sparerei subito subito, però è un paese dove si sta in pace, è certo! con chi si ci sciarria che non c’è nessuno? Io qui ci porterei il mio amico mario, il sindaco, che a lui ci piace la pace (mi ha detto l’altro giorno che si è accattato pure il pigiama della pace tutto colorato arcobaleno). A Castelbuonoquellofinto ci porterei pure gli scecchi famosi per fargli fare un’altra gita e pure Rosario per fargli bollire un po’ gli animi quando fa il monello. Secondo me il tema l’ho finito. E’ troppo lungo? Casomai lo taglio un pochettino. Luca IV B (w inter) Maaaeeeestra, Rosario mi guarda ogni due secondi il tema e - 38 -


si mette a ridere perché vede che scrivo sempre Castelbuono Castelbuono e pensa che ho sbagliato a capire il tema. Quello ride ma poi glielo faccio vedere io che tanto mi ci scrive di nuovo bravissimo. Tanto l’ho fatto bello il tema no? Alla faccia sua. Maaaaeeeeestra scusa se parlo sempre di Castelbuono nei temi ma io al mio paese ci voglio bene. Pure se è finto.

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VIA FABRIZIO DE ANDRE’. A CASTELBUONO La butto lì, ma la prendo e la porto seriamente avanti, insieme a voi: via Fabrizio De André poeta con la chitarra Suona bene a Castelbuono in compagnia di Luigi Tenco. Vedo già i postini consegnare la posta cantando cantando. Che meraviglia. Esistono diciotto “via De André” e dieci “piazza De André” in Italia (da Roma in giù solo a Campobello di Licata). Ce ne vorrebbe una in ogni comune forse, magari a rimpiazzare tutte quelle – troppe – intitolate ai Savoia. Perché Fabrizio De André? Perché il Faber ha saputo parlare di libertà, pace, amore, giustizia, utopia, Dio, non con orazioni, comizi, prediche o urlando slogan e proclami ma quasi sottovoce, attraverso i suoi racconti, le sue storie in versi e musica. Storie di ultimi, umili, diseredati, sfruttati. Soprattutto storie di uomini. Personalmente sarebbe un piacere e un orgoglio compilare documenti, formulari e dichiarazioni sostituendo “via De André, palazzina Dolcenera” all’anonima ed estremamente confusionaria: contrada San Ippolito snc c/o cooperativa “Dolce Sogno” palazzina C. Mi accontenterei anche di “via Bocca di Rosa” visto che “Donna Rosa” sta poco sopra casa mia: ideale. Anzi, l’ideale sarebbe proprio rimpiazzare corso Umberto. Che passeggiate. Più verosimilmente “via De André” potrebbe essere una di quelle vie ancora senza un - 40 -


nome. Ma forse la cosa più bella, e giusta, sarebbe quella di intitolargli una bella piazza: piazza Parrocchia ad esempio, con una bella targa all’interno del monumento ai caduti con su inciso il testo della “Guerra di Piero”. Presto sarà lanciata una raccolta di firme. Saremo in molti. Ce la faremo. Grazie, in anticipo, a tutti quelli che vorranno sostenere l’iniziativa. Via Fabrizio De André: che poesia.

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PERLE COLTICHE “Per parlare di prospettive future...” Matteo Cangelosi “...Bisogna concretizzare il passato” Liborio Abbate “Trenta milioni di finanziamenti non sono poco cosa” Adriana Scancarello “La democrazia è leale se ha la capacità di delega” Adriana Scancarello “Intanto rivendico il diritto al dissenso” Lino Mazzola “Il sindaco ha amministrato per 5 anni con la destra” Lino Mazzola “Lei non ha i numeri per parlare” Mario Cicero “I numeri, numeri?” Lino Mazzola “I numeri culturali” Mario Cicero “Ah beh!” Lino Mazzola “Da lei non accetto nessuna lezione” Mario Cicero “Avverto che i cittadini abbiano perso il diritto di avere diritti” Enzo Sottile “Qualche osservazione per flash” Carmelo Mazzola “Non possiamo non accettare le regole che vengono da Roma e da Palermo altrimenti ni pigliami pi fissa, possiamo adattarle le regole, non stravolgerle” Carmelo Mazzola “Io ho fatto l’amministratore nove anni” “Tutti vogliamo L’Eden ma come si c’arriva?” “La novità può essere l’elemento vincente della coalizione” Angelo Ciolino “Nzumma, praticamente, in sostanza, sostanzialmente, nzumma, diciamo, nzumma (ad libitum)” Liborio Abbate “Uomini di sinistra, la Castelbuono di Sinistra, noi che siamo di sinistra, la vogliamo questa Unione sì o no?” “Centrosinistra...” (dal pubblico) - 42 -


“La cultura non è stata una priorità” Ivana Tarantino “Rebus sic stantibus” Ivana Tarantino “Finora abbiamo fatto outing, cosi di grande fratello” Vincenzo Capuana “Mario, tu non conosci l’analisi logica, ho iniziato con una frase secondaria” Tommaso Gambaro “Sul piano morale etico non accetto lezioni da nessuno NESSUNO” Mario Cicero “Questa è la giunta più a sinistra d’Italia” Mario Cicero “Il mio posto è nel popolo” Masci Tumasini Spallini “Pi mia puri a chiddri putiemi candidari, puri o sceccu” Gioacchino Cannizzaro “Puri a Giusippina” Nicola Piro “Amunì, jami ni Giusippina” (e si avvia) Gioacchino Cannizzaro “Dalla gente, con la gente, per la gente” Slogan del Movimento democratico per Castelbuono La Margherita. Quadro appesa nella sede del Salvatore. “Io penso che si può trovare un candidato sindaco comune” Nicola Piro “Si deve trovare un candidato sindaco comune” Silvio Bonomo “Si può” Nicola Piro “Si deve” Silvio Bonomo “Ci sono decine di persone, decine, in grado di unificare tutti i partiti” Gioacchino Cannizzaro “Propongo di sostituire la parola leadership” G C “Lo sappiamo tutti che sei antiamericano” Tommaso Gambaro “Io sono italiano, anzi siciliano, principalmente europeo” G C “Non siamo d’accordo sui candidati estremi persone che già alla candidatura creano spaccature” G C “Non so come e da chi è auspicabile che si partorisca questo Topolino” Pino Collesano “Un programma è fatto bene se dice come si deve decidere... come ci si deve comportare quando non c’è un programma” MC - 43 -


“E che facciamo se dovesse venir fuori il nome dell’innominato?” A S (alla parola innominato si spegne di colpo la luce “Minchia!” (Commento del pubblico) “Non facciamo sfoghi personali, improperi e cose simili” Matteo Cangelosi “Mi sento un pesce fuor d’acqua, qua dentro con molta gente non mi ci trovo, se si è spostato il buon senso mi sono spostato anche io” Martino Spallino “Meglio divorziare subito che tra sei mesi” M S “Stiamo facendo mille passi indietro, determiniamo prima il tavolo dell’Unione” Vincenzo Capuana “A me invece sembra che stiamo andando avanti” Tommaso Gambaro “Questa è la fotografia del centrosinistra” A S “Questo è il negativo della fotografia, bisogna ora passare al positivo, volevo dire che bisogna svilupparla” Pietro Carollo “Se leggiamo la parola rinnovamento nella nostra realtà significa levati tu ca mi ci mietti ja” Rosario Bonomo “Rosà, ma tu ti vo candidari a sinnacu” (domanda dal pubblico) “Non è la sede opportuna” R B “Sarà il coordinamento a chiederlo” V C “Io sto facendo un passo in avanti, grossissimo perchè io conto quanto gli altri” Carmelo Mazzola “Stasera stiamo perdendo innanzitutto tempo “ Vincenzo Allegra (si spegne la luce) “E abbiamo perso pure la luce” (dal pubblico)

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VUOTI A RENDERE


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Il sabato del villaggio